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DICEMBRE

Il Gazzettino  30.12.2008

Belluno risale la classifica. Seconda in qualità della vita

I punti di forza: poca criminalità, buoni affari e ambiente sano

Male le infrastrutture, la dispersione scolastica e il costo del mattone

Belluno seconda in Italia per qualità della vita. Lo afferma la consueta classifica di fine anno del “Sole 24 ore”, che regala alla provincia dolomitica la seconda piazza.

Belluno guadagna due posizioni rispetto al 2007 e si piazza dopo Aosta, precedendo i due “colossi” delle province autonome: Bolzano, terza e Trento, quarta. Una classifica che premia la montagna e in particolare l’arco alpino, visto che la quinta posizione appartiene a Sondrio.

Tra i 36 parametri passati in rassegna dal “Sole”, Belluno primeggia soprattutto in qualità ambientale, affari e poca incidenza della criminalità. Lusinghiero 13° posto quanto a Pil pro capite, con una media di 30.903 euro per abitante.

Ottimo primo posto per i protesti, 10,53 euro pro capite, mentre meno virtuosismo Belluno lo dimostra nei risparmi agli sportelli bancari: 63^ posizione con 9.275 euro per abitante.

Belluno non è neppure troppo conveniente per il costo delle abitazioni: 36° posto in compagnia di Pescara, Udine, Novara, Biella e Taranto, con un costo medio in zona semicentrale di 2060 euro al metro quadro. Buone notizie sul fronte occupazionale, dove Belluno è in 7^ posizione con il 79,5% dei giovani occupati tra i 25 e i 34 anni, ma manca di spirito d’iniziativa, con 7,98 imprese registrate ogni 100.000 abitanti, dato che la pone in coda alla classifica al 101 posto.

Il male cronico per Belluno è rappresentato dalle infrastrutture: la 95^ posizione del 2008 data dall’indice Tagliacarne è ormai una costante, con un valore di 48,4 mentre la prima, Trieste, conta un indice di 251,8. Posizione intermedia, 47 esima, per la sicurezza sulle strade, con 323,48 incidenti ogni 100.000 abitanti.

Belluno ottiene invece il primo posto per la pagella ecologica, presa dal Sole 24 ore dalla graduatoria “Ecosistema urbano” di Legambiente.

Meno bene quanto a dispersione scolastica, con un tasso per le scuole secondarie dell’ 1,6 rispetto allo 0,3 di Bolzano. Questo viene in parte confermato dal tasso dei laureati ogni 1000 giovani tra i 25-30 anni che mette Belluno al 48° posto in Italia. La provincia veneta ottiene le solite buone credenziali nei dati legati alla criminalità: 1^ per il minor numero di rapine, 2^ per furti d’auto, 19^ per scippi e borseggi, 25^ per furti in appartamenti, ma scende al 36° posto per i minori denunciati ogni 1000 abitanti: 9,93. Crollo quanto a nascite, 79^ posizione con 0.95 ogni 1000 abitanti e identica posizione per il rapporto tra giovani e anziani.

Belluno conferma la poca propensione al divertimento: 52^ per gli spettacoli cinematografici, 62^ per la musica. È però 8^ nella presenza di alberghi e ristoranti, dimostrando la sua vocazione turistica. Risultati brillanti, infine, quanto a solidarietà e impegno per gli altri: la provincia dolomitica può contare 1,24 organizzazioni di volontariato ogni 1000 persone, dato che la mette al 5° posto in Italia.

«Questo è un risultato che premia il lavoro di tutto un territorio. E il fatto che le prime cinque province in classifica siano tutte dell’arco alpino – commenta il presidente della Provincia di Belluno Sergio Reolon – dimostra che il modello di sviluppo adottato è quello giusto e che dobbiamo uscire dall’idea di subalternità e omologazione ai modelli della pianura e delle aree metropolitane. Ma dimostra anche che le Province montane svolgono un ruolo strategico. Sarebbe opportuno che il Veneto guardasse a questo modello con maggior considerazione».

Per il sindaco di Belluno Antonio Prade esce sconfitta l’idea che considera il Bellunese sfortunato. «Non siamo pochi, brutti e bastonati – dice Prade – e il merito di questo risultato va dato ai sindaci di questo straordinario territorio bellunese. Sono innanzitutto loro che, giorno dopo giorno, lo presidiano con "politiche di resistenza ammirevoli"». Punta invece sul gap delle infrastrutture il presidente di Assindustria Valentino Vascellari.

«Noi questo lo urliamo da tempo. Questo stato di cose allontana i giovani e rende problematico lo sviluppo. Qualcosa però inizia a muoversi – dice Vascellari – penso al prolungamento dell’autostrada del Cadore. Ho parlato con l’assessore regionale Chisso, mi ha annunciato che da gennaio partirà il confronto con i Comuni interessati. Una buona notizia. Ma infrastrutture significano anche metropolitana di superficie e banda larga. Impossibile non pensare ad un loro potenziamento in un territorio dove le distanze sono così evidenti». Punta sui problemi sociali il primario del Sert Alfio De Sandre. «Indici molto alti che accomunano un po’ tutte le aree montane, anche se il trend è in calo rispetto al passato. Merito della forte sinergia tra pubblico e associazionismo, che hanno negli anni creato una rete di aiuto formidabile».  Maurizio Dorigo

 

 

Corriere delle Alpi  28.12.2008

Tralicci di 60 metri e la sinistra dice sì

I tumori dovuti ai gas di scarico delle auto, in costante aumento, sono di destra o di sinistra? L’elettrosmog è di destra o di sinistra?

Mentre salivo in cima il Serva, mi sono posto questi quesiti. Perché la sinistra manifesta contro l’inquinamento delle auto, contro lo sventramento dei nostri territori con la costruzione di tralicci alti 60 metri per far passare linee ad alta tensione con alti rischi di aumenti di leucemia, ricordo cinque o sei anni fa in Consiglio ci fu una grande manifestazione regionale contro la Cordignano-Lienz, linea ad alta tensione da 380 KW che doveva passare proprio sulle nostre terre.

Poi quando la sinistra è al potere vota proprio per il prolungamento della autostrada in Cadore, e per le vacanze natalizie, la provincia, il comune di Ponte nelle Alpi, il comune di Belluno (ma almeno sono di destra) votano per i tralicci da 60 metri che passeranno sulle nostre teste friggendoci i cervelli.

Siamo dolomitici, continua a ripeterci Sergio Reolon a spese del cittadino, e comincio a capire il senso di questo spot elettorale, siamo dolomitici quindi siamo abituati a prenderlo in quel posto, la cosa che fa male è che a mettercelo in quel posto sono i compagni che abbiamo votato e sostenuto politicamente.

Buon Natale a tutti, anche agli ambientalisti che ieri manifestavano con la sinistra contro questi mostri e oggi vedono la sinistra votare questi obbrobri.  Diego De Toffol

 

 

Corriere delle Alpi  27.12.2008

Siamo dolomitici o sono tutte favole?

In Quest’anno di deliri politici, dove hanno vinto gli spot elettorali e propagandistici berlusconiani sul vero cambiamento invocato da tutti, dove hanno vinto paroloni leghisti come fuori gli immigrati, federalismo, autonomia sul problema lavoro, salute, inquinamento. In quest’anno, dove la sinistra al governo della provincia di Belluno ha sempre più avuto idee di destra e dove la propaganda elettorale prevale sul buon senso e sulle esigenze della gente comune, ecco arrivare l’ultima (spero) demenziale trovata provinciale dell’ anno: il termovalorizzatore. A volte mi chiedo che effetto provoca sedersi su di una poltrona da governatore (da sindaco, da presidente o da semplice assessore) perché devo ancora conoscerne uno, che si è comodamente adagiato su essa, che non sia impazzito. Amici e persone che stimo hanno già scritto abbastanza sul residuo in cenere che lascia un inceneritore (rifiuti tossici) e su quanta spazzatura servirebbe per alimentarlo e di conseguenza tir lungo le nostre provinciali. Non serve ribadire l’inutilità. Solo una oscena assurdità per i nostri figli. Provate solo immaginare una provincia se nessuno dicesse no.

Siamo dolomitici e quindi: montagne distrutte per far spazio a piste da sci e da golf. Autostrada fino a Macchietto e collegamento con il Friuli. Cava a Schievenin, allargamento di quella di Vas e di quella in Alpago, sghiaiamento incontrollato dei laghi. Fonderia a Fonzaso e ampliamento di quella in centro a Feltre e di Fortogna. Agricoltura industrializzata con fitofarmaci, pesticidi e diserbanti (ricordo che il tronco di una pianta di mele vecchia è rifiuto tossico nocivo). Termovalorizzatori o inceneritori magari uno a Santa Giustina e uno a Trichiana per par condicio tra le sponde del Piave... e tante altre.

Siamo sempre dell’idea di essere dolomitici? O crediamo ancora nelle favole che i politici ci raccontano?

Sicuramente un sì per la tangenziale di Longarone (soffocato dal traffico domenicale), un sì anche per quella di Agordo, ma un SI enorme per la ferrovia.

Vero modello dolomitico. Vera battaglia politica che i nostri amministratori devono fare. Sì a parcheggi scambiatori e metropolitana di superficie almeno tra Belluno e Ponte nelle alpi. Sì alla raccolta differenziata porta a porta.

Sì ad un modello di piste ciclabili come in nord Europa. Si alle energie rinnovabili e agli edifici (pubblici) modello casa-clima. Sì ad un cambiamento culturale nelle scuole e nella nostra testa.

I politici difendono la poltrona e galleggiano sul “ni”. O si dice sì o si dice no di solito, mentre in “politichese” si vive sugli spot, sulle promesse, sorrisi di circostanza ed apparizioni a qualsiasi cerimonia o inaugurazione che sia. Pur di esserci e di mantenere quella poltrona che fa degenerare i neuroni.

Ultimo esempio? Autonomia e federalismo. Parole che portano voti in cascina ma dopo? Come lo si attua o lo si può praticare in una vastissima territorialità provinciale con un bassissimo numero di residenti? Ne parlano i politici e incitano le persone. Belluno autonoma, Stato Veneto.... Follie da manicomio.

Infatti le calamità naturali aspettano fondi europei e regionali, Feltre (Lega) aspetta fondi regionali per pagare le Associazioni, le strade le paga Veneto strade e Anas, la provincia (PD) va a prendere soldi da Dellai. E se dovessimo sborsare noi?

Vedete che non potremmo essere autonomi e che ci prendono in giro? Sperando in un 2009 politicamente purgato da egocentrismi di massa e da politici saldamente attaccati al loro partitismo, auguro buon anno a tutti i bellunesi.

Dottor Luca Funes Altrementi segretario Ordine Medici Veterinari della provincia Belluno

 

 

Corriere delle Alpi  24.12.2008

Federalberghi veneto boccia il resort in Marmolada

Cemento sulle Dolomiti? «E’ una vera eresia»

BELLUNO. «Cemento sulle Dolomiti? Una eresia». È un misto di rabbia e stupore il tono con cui Marco Michielli, presidente regionale di Federalberghi e di Confturismo, commenta l’ipotesi di mega-resort turistici tra le cime più belle d’Italia. Al centro l’idea di Assindustria di costruire due colossali alberghi a Malga Ciapela e Sappada, un progetto definito da Michielli «infelice, frutto di una mente incosciente e speculativa (e non nel senso filosofico del termine). L’emanazione di Confindustria che si chiama Federturismo, vuole svendere il territorio e fa finta di non sapere che la ricettività nella provincia di Belluno, come in tutte le altre province del Veneto, è già più che sufficiente: perché anziché continuare a cementificare non diamo modo ai nostri albergatori di ristrutturare e rinnovare l’esistente? Federalberghi Veneto non è stata mai, a priori, contraria a nuovi insediamenti ricettivi. Ma evidenzia come, nella nostra regione, sia di vitale importanza che non si approvino nuovi strumenti urbanistici senza approfondire preventivamente, con analisi economiche mirate sul territorio, le reali necessità del mercato turistico-ricettivo locale e dell’economia turistica, nonché gli indirizzi necessari per un suo equilibrato sviluppo», sostiene Michielli.

«Oggi parliamo di 475 alberghi bellunesi sui 3.266 nel Veneto per il 2007 (il 14,54%), e di 20.560 letti sui 209.258 negli alberghi veneti (circa il 9,83%): non abbiamo certo bisogno delle multinazionali; abbiamo, invece, assoluta necessità di orizzonti liberi, che sono il pane del turismo, soprattutto in montagna. Gli industriali puntano sull’aeroporto di Venezia per richiamare turisti a Sappada? Mi risulta che il Marco Polo esistesse già prima della loro scoperta», ironizza Michielli.

«Ho letto che qualcuno si è lamentato dei troppi limiti urbanistici nella provincia di Belluno.... Ce ne fossero un po’ di più alla libertà di costruire, staremmo tutti meglio e non saremmo costretti a ripetute alzate di scudi per difendere il nostro territorio da attacchi edificatori come questo. E badate bene», avverte il presidente di Federalberghi Veneto, «non sto difendendo il territorio per puro spirito ambientalista, ma negli interessi di una categoria e di un settore che rappresento. Insomma, il mio proteggere il territorio è interessato: sono convinto, fermamente convinto, che non possa esistere turismo senza bellezza. Ma la bellezza sta nei progetti faraonici che qualche sindaco può approvare per vanità o per oneri di urbanizzazione, oppure risiede nelle montagne, nelle coste, negli spazi miracolosamente sopravvissuti al profitto? Ci rendiamo conto che gli oneri di urbanizzazione costituiscono una risorsa per le finanze comunali, ma auspichiamo che i sindaci vogliano guardare più in là dell’immediato, e valutino attentamente territorio e situazioni prima di sperperare un tesoro, vale a dire l’ambiente montano come lo conosciamo e come vorremmo riconoscerlo anche di qui a vent’anni».

 

 

Corriere delle Alpi  23.12.2008

Altrementi contro De Cesero: «L’autostrada non ci serve»

LONGARONE. «I cittadini di Longarone dovrebbero proprio ringraziare il loro sindaco De Cesero se a tutt’oggi il centro di Longarone è sovente intasato dal traffico proveniente dal Cadore e da Cortina».

Sono le parole di Davide De Martini Bonan e Mauro Vettor del movimento Altrementi, dopo le le dichiarazioni del sindaco sulla viabilità nella valle del Piave. «Leggiamo bene? C’era la possibilità di avviare i lavori per la variante e il sindaco ha bloccato il finanziamento di una variante che poteva ad oggi già essere stata realizzata e quindi, avendo allargato buona parte della statale, aver se non risolto sicuramente migliorato notevolmente la viabilità bellunese? Il nostro parere è che forse De Cesaro ha fatto apposta a ritardare la realizzazione della variante, per far sì che il traffico e i disagi diventassero sempre più inaccettabili e quindi la popolazione fosse costretta ad accettare questo assurdo progetto autostradale. Che poi avrebbe un senso solo se venisse collegato a Nord o alla A23. Ma che senso ha in questo periodo di crisi energetica ed ambientale programmare un’opera che verrà realizzata forse tra qualche decennio e che distruggerà l’ambiente, il territorio e il turismo della Valle del Boite, nel caso si optasse per il collegamento a Est. Questa, infatti, diventerebbe un corridoio di attraversamento per migliaia di mezzi provenienti dall’est Europa, impoverendo le località attraversate, come già successo per la A23 nella zona della Carnia o di Tolmezzo».

«La vera soluzione», proseguono, «è la ferrovia con un collegamento a nord fino a Dobbiaco, e anche come sostiene pure De Cesaro la metropolitana di superficie. Ma questa necessita di finanziamenti per l’elettrificazione e il riammodernamento e pertanto sarebbe in antitesi con l’autostrada. Insomma è venuto il momento di fare scelte chiare che tutelino e valorizzino il nostro territorio, già impoverito e sfruttato da speculatori senza scrupoli».

 

 

Il Gazzettino-Bl  23.12.2008

Lettere e opinioni

Le incongruenze ambientaliste della Sinistra

I tumori dovuti ai gas di scarico delle auto, in costante aumento, sono di destra o di sinistra?

L'elettrosmog è di destra o di sinistra? Mentre salivo in cima il Serva, mi sono posto questi quesiti.

Perché la sinistra manifesta contro l'inquinamento delle auto, contro lo sventramento dei nostri territori con la costruzione di tralicci alti 60 metri per far passare linee ad alta tensione con alti rischi di aumenti di leucemia, ricordo cinque o sei anni fa in Consiglio ci fu una grande manifestazione regionale contro la Cordignano-Lienz, linea ad alta tensione da 380 volt che doveva passare proprio sulle nostre terre .

Poi quando la sinistra è al potere vota proprio per il prolungamento della autostrada in Cadore, e per le vacanze natalizie, la Provincia, il Comune di Ponte nelle Alpi, il comune di Belluno (ma almeno sono di destra ) votano per i tralicci da 60 metri che passeranno sulle nostre teste friggendoci i cervelli .

Siamo dolomitici, continua a ripeterci Sergio Reolon a spese del cittadino, e comincio a capire il senso di questo spot elettorale, siamo dolomitici quindi siamo abituati a prenderlo in quel posto, la cosa che fa male è che a mettercelo in quel posto sono i compagni che abbiamo votato e sostenuto politicamente.

Buon natale a tutti, anche agli ambientalisti che ieri manifestavano con la sinistra contro questi mostri e oggi vedono la sinistra votare questi obbrobri.  Diego De Toffol, Belluno

 

 

Corriere delle Alpi  21.12.2008

Floriano Pra promuove i due progetti di Malga Ciapela e Sappada: «Opportunità»

Resort, il fronte si è spaccato

I Verdi: «Così si condanna a morte la nostra provincia»

Barbieri: «Assindustria svende il territorio come per l’autostrada»

BELLUNO. Inevitabile che il fronte si spaccasse. Il progetto di due mega strutture alberghiere nel cuore delle Dolomiti ha fatto esultare alcuni e disgustato altri. L’idea - tenuta a battesimo venerdì mattina da Federturismo e Assindustria - è quella di realizzare due resort da migliaia di posti letto, uno a Malga Ciapela, il secondo a Sappada. Una società di consulenza è già alla ricerca di alcuni grandi investitori.

«Due colossi di questo tipo, oltre a violentare il territorio, potrebbero richiedere opere di urbanizzazione, strade e interventi fuori da ogni regola», afferma Moreno Barbieri, portavoce della federazione dei Verdi.

L’attacco ad Assindustria è frontale: «Questi due maxi-progetti si collegano in modo splendido con quello dell’autostrada», ironizza il verde, per il quale si vanno a contrapporre «diversi modelli di sviluppo».

«Costruire due mega-resort nel cuore delle Dolomiti significa condannare a morte l’economia bellunese. Bisogna agire in altro modo», conclude Barbieri.

Di tutt’altro avviso è l’ex assessore regionale al turismo Floriano Pra, agordino e - per di più - albergatore: «Quella lanciata da Assindustria è una proposta utile e necessaria», dice, prendendo le distanze dalla presa di posizione di Walter De Cassan, presidente di Federalbeghi. «Le grandi strutture alberghiere portano turisti anche alle imprese più piccole, innescando un circolo virtuoso», prosegue l’ex amministratore. «Il turismo è cambiato e dobbiamo andare incontro ai grandi tour operator. Occorre lanciarsi sul mercato globale».

«La vera lotta che dobbiamo portare avanti», prosegue Pra, «è quella contro le seconde case. In provincia di Belluno gli alberghi sono ancora troppo pochi».

Pra dice di essere a conoscenza del progetto di Malga Ciapela: «Parliamo di alberghi a cinque stelle, strutture che potrebbero portare clientela nuova».

Per l’ex assessore al turismo non è da sottovalutare nemmeno un altro aspetto, quello occupazionale: «Il manifatturiero è in crisi e molti lavoratori dovranno ricollocarsi nel mondo del lavoro. Strutture così grandi e importanti potrebbero garantire il posto a centinaia di persone».

Insomma, Pra non vede alcun effetto collaterale: «Pensiamo solo agli investimenti che si potrebbero fare sugli impianti a fune. Ci sono potenzialità enormi».  (cr.ar.)

 

 

Il Gazzettino-Bl  21.12.2008

Con prefazione di Francesco Cossiga è uscito il libro di Bortolo Mainardi che racconta genesi e realtà del sistema viario italiano

Infrastrutture ferme al "Semaforo rosso"

Dai fasti degli anni ’70 al declino attuale dovuto «ad un malinteso concetto di protezione ambientale»

"Colui che non prevede le cose lontane, si espone a infelicità ravvicinate". Il sommo pensiero di Confucio conclude il libro di Bortolo Mainardi, "Semaforo rosso. Italia: genesi, storia e realtà delle infrastrutture" (edizione Marsilio), con il quale l'autore mette in evidenza, attraverso dati e analisi, come e perché l'Italia, con Belluno tristemente capofila, sia oggi il fanalino di coda d'Europa in termini di infrastrutture. Eppure, negli anni '70 il numero delle nostre autostrade superava di gran lunga quello delle autostrade francesci e britanniche. Poi il meccanismo si è inceppato in quello che Francesco Cossiga, che ha curato la prefazione, chiama «un malinteso concetto di protezione ambientale» che l'autore definisce "fondambientalismo". In 238 pagine, Mainardi, architetto, esperto di storia e politica delle infrastrutture, già Commissario straordinario per le grandi opere strategiche del Nord-Est e oggi componenente della Commissione tecnica di verifica di impatto ambientale (Via e Vas) del ministero dell'Ambiente, racconta fasti e declino del nostro sistema viario, intrecciando dati e valutazioni con la sua esperienza di commissario che ha portato persino a sbloccare il progetto per il passante di Mestre.

Fondambientalismo, è termine che lei conia per motivare il declino infrastrutturale.

«Cerco di sottolineare anche una mia opinione relativamente alla nascita dei movimenti Verdi ed anche sul miscuglio di ambientalismo-statalismo che ha frenato sia l'economia di mercato sia la creatività delle persone: sono i concetti di responsabilità, meritocrazia, etica alla base della logica romana della bona fides, è l'uomo libero artefice del suo progresso non certo i modelli di organizzazione politico-economico».

Ma allora l'inquinamento è tutta un'invenzione?

«Quando provocatoriamente titolo un capitolo del libro dell'ambientalismo inquinante, sottolineo come molte posizioni contrarie ad un'opera siano surrettiziamente viziate nei dati scientifici, allo scopo di allarmare la pubblica opinione su ricadute negative per la salute pubblica. Sicuramente Co2 e Pm10 presentano elementi intossicanti per le vie respiratorie, ma che siano anche cancerogeni è una risposta che lascio al prof. Veronesi "che lo smog sia causa di tumore - dice Veronesi - è solo uno slogan," e cita l'esempio di Ginevra considerata la città meno inquinata al mondo ma con un'incidenza di tumori pari a quella di Milano e adirittura di Venezia che, come si sà, non ha traffico».

Italia fanalino di coda nelle infrastrutture e Belluno fanalino d'Italia. Che fine ha fatto il prolungameno della A27?

«Sul prolungamento della A27 non ne parlo nel libro. Credo ad oggi che la giunta regionale del Veneto stia attenendo il parere del Nucleo di valutazione e verifica degli investimenti (Nuvv) sul projct financing presentato con il progetto preliminare nel 2007 per poi dichiarare o meno il pubblico Inrteresse all'opera. Altro non so. Nemmeno sulla possibile realizzazione e i tempi, sono scelte di alto profilo politico».

La materia è sicuramente interessante ma arida, come ha vissuto la stesura del libro?

«Leggere e scrivere è da sempre il mio rifugio, la mia risorsa ,la conoscenza, cioè il vero capitale di chi è nato materialmente povero come me e che il Signore ha però compensato con una potente ricchezza interiore. Il libro mi rappresenta più di qualsiasi altra storia di vita, aldilà del tema trattato, il libro è il senso di una fatica. Un libro rappresenta anche l'anima di chi lo ha scritto ed io ho la serenità interiore di aver sempre e pubblicamente detto e scritto i pensieri della mia anima».  Lauredana Marsiglia

 

 

Corriere delle Alpi  20.12.2008

di Francesco Saltini

«Troppi silenzi sull’A27, via libera alla variante»

De Cesero prende posizione: «La Regione ci dica cosa vuol fare con l’autostrada»

La viabilità a Longarone

LONGARONE. Troppi silenzi sulla futura viabilità di Longarone, ma ora il tempo stringe. Pierluigi De Cesero non ci sta e torna a pressare la Regione sul prolungamento dell’autostrada, un tema caro al sindaco, giunto ormai alla scadenza del suo doppio mandato, un tema fondamentale per il futuro del paese. «Non possiamo più aspettare», tuona De Cesero. «Sono passati ormai nove anni da quel 22 gennaio 2000, giorno in cui iniziai, con un’assemblea al centro culturale, la battaglia longaronese per ottenere l’atteso miglioramento della viabilità. E’ passato tanto tempo da allora ma, se si eccettuano le solite uscite propagandistiche di qualcuno, soprattutto durante le campagne elettorali, la situazione è rimasta pressoché invariata».

De Cesero ripercorre il cammino: «In nove anni abbiamo fatto tanta strada in termini di consensi e comitati favorevoli all’autostrada. Noi amministratori abbiamo trovato una certa condivisione sul territorio; abbiamo lavorato per avere la variante longaronese, ottenendo un finanziamento dall’Anas di 70 milioni; abbiamo stoppato questa ipotesi, quando è affiorata l’idea di prolungare l’autostrada, con lo spostamento verso Macchietto dell’uscita di Pian di Vedoia. Ma a distanza di nove anni ci sono solo alcune certezze e non sono positive: il traffico è peggiorato, le strade sono intasate e la gente non ne può più. Ecco perché non sopporto più i silenzi della Regione sull’autostrada, silenzi che non mi lasciano pensare positivo».

Il sindaco è un fautore del prolungamento dell’A27 («un progetto razionale»), ma dopo nove anni è arrivato il momento delle scelte: «La Regione deve fare un passo deciso. Se non sarà fatto nel giro di qualche mese, io farò la mia scelta. Chiamerò l’Anas e darò il via libera, a malincuore, alla variante. Ripeto, per me non è questa la soluzione migliore per la valle del Piave, perché la variante risolverà solo il bypass di Longarone, ma non mi sembra che ci siano altre possibilità. Una cosa è certa: prima della scadenza del mio mandato prenderò una decisione. E sarà quella definitiva».

De Cesero riprende un vecchio progetto, in grado, a suo dire, di risolvere i problemi della viabilità nella valle del Piave: «Serve la metropolitana di superficie, che dovrà collegare tutti i comuni della valle. Solo in questo modo risolveremo i problemi delle nostre aree industriali, da sempre intasate di macchine. Dico ciò anche in qualità di presidente del Conib. La metropolitana dovrà collegare i nostri paesi, da Feltre a Belluno, dall’Alpago a Longarone. Una volta tolto il traffico ordinario dalle nostre strade, queste potrebbero essere sufficienti ad accogliere turisti e chi ci lavora».

E i costi? Per De Cesero potrebbero essere coperti agevolmente: «I soldi che servono per realizzare una sola strada, potrebbero bastare per coprire le spese della metropolitana. Senza dimenticare che tale operazione potrebbe essere coperta con il project financing, magari con l’apporto della associazioni di categoria».

 

Corriere delle Alpi  20.12.2008

Vascellari: «A Belluno troppi vincoli»

Commissionato uno studio per capire l’appeal della nostra provincia

BELLUNO. Dimmi dove vai e ti dirò chi sei, ma soprattutto cosa vuoi. Assindustria Belluno e Unicredit hanno commissionato uno studio al Ciset, il centro internazionale di studi sull’economia turistica, per capire la propensione del mercato a investire sulla montagna bellunese.

In pratica, si testerà quanto il Bellunese sia attraente per fondi, istituti bancari, catene alberghiere e tour operator. Soltanto dopo si potrà tracciare un identikit del cliente giusto e agire di conseguenza.

«E’ la prima volta che viene commissionato uno studio di questo tipo», affermano con un certo orgoglio da Assindustria.

Non solo alberghi. «Gli alberghi da soli non funzionano», l’avvertimento di Daniel John Winteler, presidente nazionale di Federturismo Confindustria. «Servono servizi e attività di contorno».

Winteler sintetizza il tutto con tre “A”: «Servono attrattività, accessibilità e animazione. Belluno pecca nelle ultime due». Dal presidente della Federturismo è arrivato però un plauso agli industriali bellunesi: «Belluno è la prima provincia che si sta muovendo sul fronte degli investimenti».

Dolomiti? Difficile investire quando il prodotto è poco conosciuto. Questo il rilievo fatto ieri mattina durante la presentazione delle nuove strategie in materia di turismo di Assindustria.

Su tutto la difficoltà a identificare le Dolomiti come bellunesi. Da qui la stoccata di Valentino Vascellari a Sergio Reolon: «Assindustria aveva proposto di abbinare la dicitura Dolomiti a quella di Belluno, ma la Provincia si è mossa con timidezza».

Vascellari ha però aperto un nuovo fronte: «Abbiamo chiesto alla Regione di chiamare l’A27 “autostrada delle Dolomiti”».

L’amara verità. Spietato Antonio Colombo, direttore generale di Federturismo-Confindustria: «Ai russi non interessa la distinzione fra Dolomiti bellunesi e Dolomiti trentine. Sono categorie che non toccano il turista medio».

Una nuova 33. Ma le problematiche del turismo sono tante, a cominciare dalla mancata approvazione di una nuova legge quadro regionale. «Il turismo si evolve velocemente. Rischiamo di rimanere indietro», il campanello di allarme di Federturismo veneto. «Serve una nuova disciplina per le attività extra-alberghiere». (cr.ar.)

 

 

Corriere delle Alpi  20.12.2008

Assindustria tira la volata, mentre una società di consulenza cerca investitori. A Rocca duecento camere e 50 chalet

Pronti due mega centri turistici

Sorgeranno a Malga Ciapela e Sappada, migliaia di posti letto

Il presidente Vascellari: «A Belluno ci sono troppi vincoli». Albergatori «Così si svende il territorio»

BELLUNO. Due mega-resort nel cuore delle Dolomiti. E’ questa l’iniziativa che Assindustria sta portando avanti accanto alla società di consulenza Oliver Wyman Group e ieri tenuta a battesimo dai vertici di Federturismo. Le due grandi strutture alberghiere - autentici colossi - potrebbero sorgere a Malga Ciapela e a Sappada. Nel primo caso si tratta di una struttura da 200 camere e 50 chalet (senza contare parcheggi, centro congressi e wellness), nel secondo di un maxi albergo da duecento camere. «Siamo fritti, così si svende il territorio», il commento di Federalberghi. Nemmeno il tempo di annunciare il progetto che si è aperto un nuovo fronte. Possono due grandi resort rilanciare il turismo? Mentre Assindustria - che ieri ha lanciato in grande stile le due proposte - dice di sì, Federalberghi è già sulla difensiva. La questione del resto è delicata. Ne sanno qualcosa a Rocca Pietore dove venne approvata la variante «Vascellari».

 

di Cristian Arboit

Cemento sulle Dolomiti, è già polemica

Gli industriali tirano la volata a due resort Consulenti sono alla ricerca di investitori

Duecento camere e 50 chalet sulla Marmolada con centro congressi

BELLUNO. Due mega-resort nel cuore delle Dolomiti. E’ questa l’iniziativa che Assindustria sta portando avanti accanto alla società di consulenza Oliver Wyman Group e ieri tenuta a battesimo dai vertici di Federturismo. Le due grandi strutture alberghiere - autentici colossi - potrebbero sorgere a Malga Ciapela e a Sappada. Nel primo caso si tratta di una struttura da 200 camere e 50 chalet (senza contare parcheggi, centro congressi e wellness), nel secondo di un maxi albergo da duecento camere. «Siamo fritti, così si svende il territorio», il commento di Federalberghi.

Nemmeno il tempo di annunciare il progetto che si è aperto un nuovo fronte. Possono due grandi resort rilanciare il turismo bellunese? Mentre Assindustria - che ieri ha lanciato in grande stile le due proposte - dice di sì, Federalberghi è già sulla difensiva.

La questione del resto è delicata. Ne sanno qualcosa a Rocca Pietore dove nel febbraio 2005 venne approvata la cosiddetta variante «Vascellari» dal nome del proponente Mario Vascellari, gestore della società funivie Tofana-Marmolada. L’atto amministrativo venne adottato a poche ore dal blocco previsto dalla legge urbanistica regionale, fatto che provocò una serie di polemiche e illazioni.

La variante - poi soggetta a diverse traversìe - prevedeva un “wellness center” a destinazione alberghiera per un volume di 57 mila metri cubi e un’altezza massima di dodici metri, un villaggio-albergo da 14 mila e un villaggio turistico da cinque mila.

L’impressione è che il progetto presentato ieri da Assindustria sia più o meno lo stesso. «Pensavo che non se ne facesse più nulla. O almeno ci speravo», il commento di Walter De Cassan, rappresentante di Federalberghi.

Progetto fotocopia o meno, resta il fatto che la società Wyman sta cercando investitori per mettere le ali al progetto. Le autorizzazioni - affermano da Assindustria - ci sono già.

I progetti. Ma l’operazione non coinvolge soltanto Malga Ciapela. Tra i due progetti bellunesi che i consulenti proporranno ai loro grandi investitori c’è anche Sappada, dove potrebbe sorgere un hotel da 180 camere. Anche qui le autorizzazioni sarebbero già state concesse.

Dice di non essere a conoscenza del singolo progetto il sindaco sappadino Gianluca Piller Roner: «Ci sono diverse varianti ferme. Potrebbe essere una di queste». Ciò nonostante, il giudizio è positivo: «La ricettività a Sappada è sottodimensionata a favore delle seconde case. Sarebbe un’opportunità».

Cercasi capitali. «I soldi per investire ci sono, basta trovarli». Sembra questo il motto della Wyman, che da qui ai prossimi mesi passerà a setaccio il suo database di capitalisti per capire se c’è qualcuno interessato a investire tra le palladi Dolomiti. «Il Bellunese è una provincia ricca di attrattive e con un prodotto unico. Punteremo su questo», afferma Joris D’Incà della Wyman, per il quale non è da sottovalutare nemmeno la relativa vicinanza agli aeroporti di Venezia e Monaco. A febbraio i primi investitori saranno contattati e - nel caso - invitati a visionare le zone.

«Rottura». Sa che si tratta di un’operazione di «rottura» il presidente di Assindustria Valentino Vascellari: «Siamo solo all’inizio della nostra storia turistica. Questo è un segnale forte. Belluno», prosegue, «ha bisogno di strutture ricettive». Altro nodo, quello dei vincoli: «Sono troppi».

«Siamo fritti». Non usa mezzi termini Walter De Cassan di Federalberghi: «Ricordo che Federturismo e Confindustria sono quelli che hanno bloccato la normativa che consentiva ai piccoli alberghi di derogare alla normativa antincendio solo perchè gli industriali dovevano vendere qualche estintore in più».

L’affondo è totale: «Così si svende il territorio alle multinazionali. Senza contare l’impatto per i piccoli imprenditori. Nel Bellunese non servono nuove strutture bensì rimodernare quello che si ha».

 

 

Il Gazzettino  20.12.2008

L'A27 cambierà nome e diventerà l'autostrada delle Dolomiti

L'A27 cambierà nome e diventerà l'autostrada delle Dolomiti. Lo ha annunciato ieri il presidente della Regione Giancarlo Galan durante la festa per la chiusura dei lavori del passante di Mestre. L'idea di dare all'autostrada una denominazione che richiamasse le montagne bellunesi è stata lanciata la scorsa settimana da Assindustria Belluno. Tutto è avvenuto durante un incontro, svoltosi mercoledì, tra il presidente Valentino Vascellari, il direttore Stefano Perale, e l'assessore regionale alle politiche alla mobilità e alle infrastrutture, Renato Chisso. «Sono felicissimo che in Regione la nostra proposta abbia trovato seguito - ha commentato Vascellari -. L'autostrada che porta verso le nostre montagne non poteva non chiamarsi autostrada delle Dolomiti. L'assessore Chisso ha fin da subito condiviso l'idea. Mi fa piacere che il presidente Galan sia stato dello stesso avviso». Secondo Vascellari l'amministrazione regionale «si è resa conto di quanto sia fondamentale legare il nome delle Dolomiti al territorio bellunese per evitare che tale nome venga sciupato da altri. Cosa che peraltro sta avvenendo da anni». Il presidente di Assindustria vorrebbe anche modificare la denominazione della Provincia, chiamandola BellunoDolomiti.«Sono due anni che abbiamo inoltrato questa richiesta all'amministrazione provinciale che però si sta muovendo con molta timidezza, nonostante ci abbia confermato il suo interesse a portare avanti la cosa. Noi siamo decisi a insistere dato che siamo convinti dell'esigenza di dare in tutti i modi possibili visibilità al nostro territorio». Assindustria, in una nota, ha fatto sapere che nel colloquio avuto con Vascellari l'assessore Chisso ha dimostrato disponibilità anche su altri temi che potrebbero stimolare il turismo e l'economia locale. Tra questi il sistema ferroviario metropolitano di superficie che «nella prossima finanziaria troverà un importante finanziamento per la sua progettazione nell'area bellunese».  (A.Cip)

 

 

Il Gazzettino  20.12.2008

Le iniziative rientrano nei piani nazionali di Federturismo. Winteler: «Vitto e alloggio non bastano più»

Due hotel di lusso tra Sappada e Marmolada

I progetti già autorizzati dai Comuni sono di società bellunesi: 400 camere e campi da golf

Due grandi strutture alberghiere di lusso dotate di ogni comfort, dal campo da golf al faraonico centro benessere.E' il progetto di due società bellunesi, già provvisto di autorizzazioni comunali, da costruire una ai piedi della Marmolada, l'altra a Sappada. Entrambe le iniziative imprenditoriali rientrano nel piano sugli investimenti esteri messo a punto a livello nazionale da Federturismo Confindustria assieme alla società di consulenza Oliver Wyman. L'operazione, illustrata ieri nella sede di Assindustria Belluno, prevede il coinvolgimento di importanti finanziatori esteri specializzati nel settore turistico e punta ad attrarre non solo capitali, ma anche management. In pratica si cercano finanziatori esteri (soprattutto nei Paesi arabi) disposti a mettere i soldi.«A febbraio ha spiegato Joris D'Incà, consulente della Oliver Wyman ci saranno i primi incontri tra gli imprenditori e i soggetti che abbiamo individuato come possibili investitori. In caso di condivisione di idee e obiettivi verrà fissato un iter che porterà alla loro realizzazione». Se tutto dovesse procedere senza intoppi, sotto la Regina delle Dolomiti sorgerà il Grandhotel Marmolada wellness e sport resort con 248 stanze, distribuite tra 54 chalet e 100 appartamenti. Fiore all'occhiello del complesso il centro benessere, che si svilupperà su un'area di ben 5.000 metri quadrati. Il progetto del Mountain resort Sappada prevede invece 180 posti letto in una prima fase, ai quali se ne vorrebbero aggiungere altri 150.Per il presidente di Assindustria, Valentino Vascellari, il turismo bellunese «uscirà dall'età della pietra».

 

Cercasi investitori esteri per due grand hotel di lusso

Assindustria rilancia sul turismo: pronti i progetti per le maxi strutture, una ai piedi della Marmolada e l’altra a Sappada

Due grandi strutture alberghiere di lusso dotate di ogni comfort, dal campo da golf al faraonico centro benessere. Una da costruire ai piedi della Marmolada, l'altra a Sappada. I progetti esistono già, al pari delle autorizzazioni comunali. Mancano solo i soldi, ma ciò potrebbe non rappresentare un problema. Entrambe le iniziative imprenditoriali, volute da due società bellunesi, rientrano nel piano sugli investimenti esteri messo a punto a livello nazionale da Federturismo Confindustria assieme alla società di consulenza Oliver Wyman. L'operazione, illustrata ieri nella sede di Assindustria Belluno, prevede il coinvolgimento di importanti finanziatori esteri specializzati nel settore turistico e punta ad attrarre non solo capitali, ma anche management.«A febbraio ha spiegato Joris D'Incà, consulente della Oliver Wyman ci saranno i primi incontri tra gli imprenditori e i soggetti che abbiamo individuato come possibili investitori. In caso di condivisione di idee e obiettivi verrà fissato un iter che porterà alla loro realizzazione». Se tutto dovesse procedere senza intoppi, sotto la Regina delle Dolomiti sorgerà il Grandhotel Marmolada wellness e sport resort con 248 stanze, distribuite tra 54 chalet e 100 appartamenti. Fiore all'occhiello del complesso il centro benessere, che si svilupperà su un'area di ben 5.000 metri quadrati. Il progetto del Mountain resort Sappada prevede invece 180 posti letto in una prima fase, ai quali se ne vorrebbero aggiungere altri 150.«Queste iniziative ha dichiarato il presidente di Assindustria Belluno, Valentino Vascellari - sono l'inizio di un cambiamento di marcia quantomai necessario, poiché il turismo bellunese è ancora all'età della pietra. Rappresentano la prima tappa di un progetto aperto a tutte le imprese». L'obiettivo di Assindustria è quello di offrire una piattaforma per mettere in rete gli investitori esteri tour operator, venture capitalist, fondi di stato e real estate con i potenziali progetti che nasceranno sul territorio, identificare le opportunità del mercato turistico, attrarre investimenti e seguire l'andamento degli stessi. Il tutto coinvolgendo le imprese associate. Il presidente di Federturismo Confindustria, Daniel John Winteler, ha descritto la filosofia che sta alla base di tutta l'operazione e dell'importanza del coinvolgimento di interlocutori internazionali: «Il turismo, che genera il 10\% del pil e l'11\% dell'occupazione, non è un settore di cui si può occupare chiunque. Va invece affidato ad attori capaci e competenti, in grado di metterlo a sistema con gli altri settori dell'economia. Allo stesso tempo, è fondamentale importare anche know how, per riuscire a fornire servizi che soddisfano le esigenze della clientela. Non basta costruire strutture alberghiere. Queste devono essere facilmente accessibili e dare ai turisti anche più di quello che cercano: dall'assistenza ai bambini alle possibilità di svago durante la giornata. Vitto e alloggio non bastano più. Noi siamo una federazione che raggruppa 25 categorie: ci sono gli alberghi, ma anche gli impianti di risalita, le agenzie di viaggi e i tour operator, solo per citarne alcune. Bisogna riuscire a lavorare in rete».Anche Gianernesto Zanin, presidente di Federturismo Veneto, ha sottolineato la necessità di intendere le imprese turistiche come un'unica filiera vera: «Nessuno oggi può pensare che ci siano differenze di tipo strategico tra le imprese che operano nel settore turistico. Tutte concorrono nella formazione del medesimo prodotto. Per questo dobbiamo creare una rete integrata tra le imprese a livello regionale». Per il direttore generale di Federturismo Confindustria Antonio Colombo, il turismo si deve affermare come «un settore che ha una propria dignità, al pari del manifatturiero. Bisogna uscire dalla logica della rendita - ha detto - per andare incontro ai mercati in maniera competitiva, sia sul piano delle politiche che su quello delle strategie. E' questa l'idea di fondo del nostro progetto che cerca il coinvolgimento degli investitori internazionali».  Andrea Ciprian

 

 

Il Gazzettino-Bl  19.12.2008

«Mettete le Dolomiti nella segnaletica»

Nei giorni scorsi il presidente di Assindustria Belluno, Valentino Vascellari, ed il direttore, Stefano Perale, hanno incontrato l'Assessore regionale alle Politiche della mobilità ed infrastrutture, Renato Chisso, per esaminare lo stato di avanzamento di alcuni temi. Sul tema del prolungamento della A27, l'Assessore ha assicurato che il progetto sta proseguendo: all'inizio del prossimo anno ci saranno le consultazioni con gli enti locali e dopo un passaggio nella secnda commissione, verranno assegnati i lavori. Vascellari ha anche proposto che nelle indicazioni stradali relative al nuovo passante di Mestre sia chiaramente indicata la dicitura "Dolomiti" fra le località raggiungibili tramite l'A27. Non sol. Il presidente ha proposto di denominare il tratto "Autostrada delle Dolomiti", dando una caratterizzazione più incisiva, a favore della promozione del turismo montano. Altrettanta disponibilità è stata dimostrata dall'Assessore sul sistema ferroviario metropolitano di superficie che nella prossima finanziaria troverà un importante stanziamento per la sua progettazione nell'area bellunese.

 

 

Il Diari  03/17.12.2008

Lenghe & Culture

Quant che Cjavaç i disè di No al Fisco

Tal Dicembar di 46 agns indaûr, la ribelion dal paîs cuintri une tasse injuste: la targhe su lis barelis. Come che al conte Remo Brunetti, che al fo in place in chê volte

A Cjavaç a àn savût di no paiâ, par une volte, une tasse. E je la tassazion su lis barelis e la storie e je chê de rivolte in place disvilupade 46 agns indaûr, tal dicembar dal 1962. In chê volte, il Stât al veve fat buine une gnove tasse che e lave a tocjâ un imprest, lis barelis, une vore presint tes fameis furlanis, massime a Cjavaç dulà la plui part di lôr al viveve cun ce che i dave la tiere e in chê ete di chês bandis la mecanizazion dai imprescj agricui no jere tant disvilupade. Si capìs che la int, denant di une tasse cussì, si invelegnè e e lè in place denant dal municipi vuidât dal sindic democristian Alfeo Macutan: «varai vût 12 agns - al ricuarde Remo Brunetti, che al fò in place ancje lui cun sô nono - e mi visi che in centenârs di lôr a larin place cu lis barelis par protestâ. E jere la prime volte che fameis di divierse fasse sociâl si cjatarin dutis insieme par lamentâsi in maniere publiche. Par solit, chi di nô chê volte si jere simpri une vore rispetôs des autoritâts, ma te Val da lât di Cjavaç la int e veve za patît pai lavôrs pe centrâl eletriche che e veve cambiât i nivei e la temperadure de aghe e savoltât l'ecosisteme naturâl. Denant di une tasse che e imponeve di meti lis targhis e paiâ une tasse pardabon pes barelis, la int no volè savent. E fo la uniche tasse che no vin paiât». Intune vore di fotos, finidis tai agns passâts tai libris di fotografiis de storie di Cjavaç ma ancje sui lunaris, si puès viodi une gruesse cuantitât di int di in place dal municipi e tal mieç il sindic Macutan cul rapresentant de oposizion dal PCI Fedele Macuglia: ae fin, denant di dute chê proteste il prin citadin si movè ju aes prefeturis e al rivè a fermâ la gnove tasse. «è just fâsi sintî, cuant che alc al tocje ducj. Se i motîfs a son juscj no je strumentalizazion che e tegni», al dîs Remo Brunetti. Come diviers siei compaesans, ancje lui al à seguît in chescj agns dutis lis problematichis che a àn interessât il paîs: a scomençâ dal eletrodot, cuestion inmò vierte, che il stès sindic Dario Iuri si è mot une vore par contratâ cui proponents il progjet, une linie sot tiere amancul a Cjavaç, viodût che za in frazion di Somplât cablis e liniis eletrichis a son sore dutis lis cjasis. Un paîs sfortunât, par chel che al inten lis servitûts che i rivin des gruesis oparis, Cjavaç, che cumò si cjate a tratâ ancje sul grues progjet dal colegament autostradâl Cjargne-Cjadovri. Cence contâ la cuestion des boletis de aghe: di Cjavaç, al ven il sindic de ricostruzion Franceschino Barazzutti che cumò al vuide i comitâts che a domandin che l'aghe e resti in man ai comuns su pe Cjargne, che e je une vore siore di aghe. Cui sa se, come che al capitè tal 1962, la int e tornarà in place.  Pal eletrodot, in place a Tumieç, a son stâts e pe autostrade, manifestazions si son vudis tai ultins agns massime a Sudri e Fors Disore.  Piero Cargnelutti

 

 

Corriere delle Alpi 12.12.2008

Palazzo Piloni: «Ci abbiamo investito 124 milioni»

«Ghezze attacca chi risolve problemi»

La Provincia replica all’accusa di «fare ben poco in tema di viabilità»

CORTINA «E abbiamo coperto magagne altrui»

CORTINA. «Ghezze attacca chi risolve i problemi». Con queste parole inizia la nota scritta dal portavoce del presidente della provincia, Sergio Reolon, in immediata replica alle polemiche dichiarazioni rilasciate ieri da Enrico Ghezze, presidente del Consorzio degli impianti a fune di Cortina, San Vito, Auronzo, Misurina.

Ghezze aveva invitato Reolon «a spendere i soldi pubblici per cercare di risolvere l’annoso problema che vede gli sciatori incolonnati per ore nel momento del rientro a casa, invece di utilizzarli in campagne pubblicitarie inutili, che vengono per lo più ignorate da tutti». «Ghezze», si legge nella nota, «dimentica gli sforzi fatti dalla Provincia per il turismo e i 124 milioni investiti sulla viabilità interna al territorio. Il presidente del Consorzio impianti a fune di Cortina ingenera confusioni e offre un segnale di debolezza che non ci si aspetterebbe da un operatore turistico. Gli operatori turistici conoscono bene quali sono i problemi e quali sono gli sforzi fatti dalla Provincia, anche per coprire mancanze altrui. E’ il caso, solo per citare un esempio, dell’istituzione del fondo per la ristrutturazione degli alberghi. Un lavoro fatto dalla Provincia di Belluno, sebbene la competenza sia regionale. Ancora una volta, purtroppo, anziché attivare energie collettive e anziché fare sforzi comuni per risolvere i problemi, si preferiscono l’isolamento, le divisioni e la contrapposizione con chi non ha responsabilità nel merito ma cerca comunque di farsi carico delle difficoltà. Prendersela con la Provincia per il traffico sulla Statale 51 di Alemagna», continua il portavoce di Reolon, «svia l’attenzione da chi ha effettive responsabilità, lo Stato e l’Anas nello specifico. Ma, soprattutto, non incide minimamente nella risoluzione del problema. Vale la pena allora ricordare quanto fatto dall’attuale amministrazione provinciale nel settore della viabilità: per la prima volta, con il coordinamento della Provincia, sono state definite con tutti gli enti locali le soluzioni viarie per Cadore e Ampezzo, tra cui la variante di Longarone, la Rivalgo-Venas e la nuova galleria Comelico. L’accordo di tutti gli enti locali era una condizione indispensabile posta dall’Anas per ottenere qualsiasi intervento futuro. Tra opere realizzate, appalti e lavori in corso, la Provincia dal 2004 a oggi ha assicurato finanziamenti per 124 milioni di euro sulle proprie strade. Per comprendere la portata e il valore di questa cifra basti ricordare che la precedente amministrazione provinciale, nei cinque anni 1999-2004 aveva destinato alla viabilità 34 milioni di euro. Per le strade statali (di competenza statale e Anas), la Provincia ha attivato finanziamenti con il piano quinquennale dell’Anas 2007-2011 per un totale di 250 milioni di euro. In particolare, per quanto riguarda la strada statale 51 di Alemagna, questa amministrazione ha sbloccato la progettazione della variante di Longarone (oggi la progettazione è però ferma su richiesta della Regione Veneto che intende prolungare l’autostrada con finanziatori privati, ndr) e ha ottenuto il finanziamento dei lavori nel piano quinquennale. Inoltre», conclude la nota, «sempre nel piano quinquennale è previsto il finanziamento della variante di Zuel. Grandi passi avanti sono stati fatti anche per la viabilità ex Anas, oggi gestita da “Veneto Strade”. Purtroppo continuiamo a rilevare che al Bellunese la Regione assegna meno del 15%o delle risorse disponibili a fronte di un’estensione della rete stradale pari al 30% dell’intera regione».  (a.s.)

 

 

Corriere delle Alpi 10.12.2008

Si continua a dimenticare il ruolo della ferrovia

Nel telegiornale delle ore 20.30 della prima decade di novembre il conduttore ha intervistato la signora Marcegaglia, la presidente degli industriali italiani, sulla pesante crisi che c’è anche nel nostro paese. La Presidente ha indicato i problemi che il governo deve o dovrebbe affrontare per rivitalizzare la nostra economia. La Presidente, ha detto parlando di infrastrutture, che ritiene necessarie (sottolienando con forza): strade - superstrade - autostrade. Ma è possibile che si sappia parlare solo di asfalto - cemento e logicamente camion, tir e simili? Ma in questa nostra Italia che era il giardino d’Europa, nessuno vuole vedere quello che con evidenza fa rabbrividire; le nostre pianure coltivabili che sono il misero 23% dei nostri 301.000 km2 che sono il totale del nostro territorio, comprese le acque interne. Quale percentuale è stata consumata perché asfaltata / cementificata / edificata e altro? Sono stati consumati milioni di ettari di terreni coltivabili, e in certe regioni i terreni migliori. Mi viene spontaneo chiedere: ma vivo in un paese dove per caso il Padre Eterno abbia ordinato che tutto deve viaggiare su gomma? Mi è d’obbligo ricordare, che l’industria italiana, dopo la catastrofe 1940/1945, è risorta con i nostri 16.225 km di binari che sono la nostra rete ferroviaria, che sono ancora tutti lì e che arrivano in tutti gli angoli del nostro paese e hanno trasportato tutto e di tutto, facendo grande il nostro paese.

Ecco perché non serve nessuna alta velocità dai costi enormi con un consumo di territorio che dovrebbe preoccupare. Ma nei primi anni Sessanta è arrivata l’importante infrastruttura autostradale (quella del Sole) che però non si è capito che poteva e doveva essere, con altre ben calcolate strade e autostrade, un valido sistema di trasporto complementare alla ferrovia. Invece si è individuato sulle strade e autostrade il grande business del «cemento / asfalto - gomma - camion».

L’Italia paese dalle cinque stagioni (non quattro) con terreni coltivabili fertilissimi, dove si può produrre tutto dal riso Vercellese alle arance siciliane è stata selvaggiamente cementificata e asfaltata.

Il nostro paese era uno dei sei che per primi cominciarono a costruire l’Europa con il Mercato comune Europeo. E con gli accordi di Roma era stato riconosciuto il privilegio all’Italia «giardino d’Europa» dell’esportazione in tutta l’Europa dei prodotti della nostra terra, con particolare riguardo per i prodotti ortofrutticoli e agrumari del sud, che viaggiavano con treni programmati: in 25 ore dalla Puglia e in 35 ore dalla Sicilia i nostri profumati prodotti arrivavano sui mercati della Svizzera e della Germania.

Per trasportare il tonnellaggio medio di un treno occorrono circa 25/30 camion; eppure, chi vive e viene dal mondo dell’industria, chi la rappresenta, conosce di certo cosa sono stati per la rinascita dell’Italia dal 1945 i 16.225 km di binari della nostra rete FS con le 12.880 stazioni. E con i raccordi ferroviari con le industrie; quale ruolo importante hanno avuto le linee FS per il turismo, in particolare estivo, con treni completi da 15/18 carrozze che arrivavano da tutta l’Europa, e portavano migliaia e migliaia di turisti, che venivano a bagnarsi nelle allora limpide acque dei nostri mari e portavano miliardi di moneta pregiata, che allora facevano quadrare la bilancia dei pagamenti. Allora, se invece di chiedere di consumare ancora territorio e terreni fertili con asfalto e cemento, non sarebbe meglio da parte degli industriali o chi li rappresenta, chiedere a chi di competenza perché in questa nostra Italia le ferrovie non funzionano come nei paesi a noi confinanti. Le ferrovie sono state il motore propulsore dell’economia, tanto da far diventare l’Italia la quinta potenza industriale del mondo e rendendola non ricattabile dalle associazioni degli autotrasportatori con costi che conosciamo, da duecento milioni di euro.  Armando Barbieri Belluno

 

 

Corriere delle Alpi  09.12.2008

di Vittore Doro

«Calalzo diventi la stazione delle Dolomiti»

Appello dei sindaci del Cadore con l’appoggio del presidente della Provincia

Antonia Ciotti chiede «unità per realizzare un progetto a vantaggio di tutto il Cadore»

CALALZO. «Stazione delle Dolomiti; e non più solo di Calalzo e del Cadore. Luogo nevralgico irrinunciabile e insostituibile della mobilità dell’alta provincia di Belluno». Questo è stato il messaggio che a più voci hanno lanciato sabato i sindaci del Cadore, tagliando insieme il nastro tricolore della nuova scala di collegamento della stazione ferroviaria con il paese di Calalzo.

Le parole dei primi cittadini hanno fatto eco, amplificandole, a quelle di PierMario Fop, sindaco di Calalzo, che per anni ha lavorato per raggiungere il traguardo di dotare di una struttura moderna e funzionale il Centro Cadore. Un centro internodale, snodo dei trasporti su gomma che si diramano per tutte le vallate del Cadore, punto di partenza della “Lunga via delle Dolomiti”, una delle più belle piste ciclabili d’Italia e che nel tempo porterà da queste parti (si spera vivamente) migliaia e migiaia di visitatori amanti del turismo “soffice”, con il quale il treno va naturalmente a braccetto. Mezzo di trasporto che diventerà sempre di più complementare alla bicicletta.

Tra gli interventi più significativi durante la cerimonia di sabato certamente quello del sindaco di Pieve, Maria Antonia Ciotti, che ha collegato le vecchie e condivise battaglie per la sopravvivenza della ferrovia, con la necessità improcrastibanile di modernizzarla.

«Sono orgogliosa di essere presente in questa circostanza», ha affermato, «insieme a gli altri sindaci del Cadore, offrendo così un’altra straordinaria immagine di unità, come era stata offerta quando la tratta ferroviaria Ponte nelle Alpi - Calalzo era stata dichiarata un ramo secco che era necessario tagliare. In quella occasione sono stati ben 11.000 i cadorini che scesero a Venezia per protestare, fornendo una immagine di unità che portò al superamento della vertenza ed all’ammodernamento della linea. Ora è necessario che questa unità si riformi per consentire il rilancio di questa che è diventata la stazione delle Dolomiti».
“Stazione delle “Dolomiti”, dunque, anche per il presidente della Provincia, Sergio Reolon, al quale è spettato il compito di chiudere gli interventi, e che ha promesso di intervenire subito presso la direzione delle Ferrovie dello Stato per far affiancare al nome della stazione di Calalzo quello di “stazione delle Dolomiti”.

«E’ necessario», ha affermato Sergio Reolon, «un progetto ambizioso e strategico come questo sviluppato dal sindaco di Calalzo per rilanciare con forza e definitivamente il trasporto ferroviario come insostituibile».

Un concetto che in precedenza era stato fatto proprio anche dall’ingegner Stefano Angelini, responsabile della Direzione Infrastrutture della Regione, che aveva spiegato in sintesi quanto sta facendo Venezia per il trasporto ferroviario, ribadendo la massima disponibilità dell’ente a ragionare coi sindaci sulle problematiche non solo della stazione ma del trasporto ferroviario tutto, ovviamente per quanto di competenza della Regione.

 

 

Corriere delle Alpi  07.12.2008

«La stazione centro della mobilità provinciale»

Nuovi progetti su rotaia lanciati con l’inaugurazione delle scalette tra Fs e paese

A Calalzo l’inaugurazione

CALALZO. Le Fs di Calalzo «centro della mobilità provinciale» ma Rfi devono avviare a breve la ristrutturazione interna della stazione realizzando l’edicola e razionalizzando la biglietteria. Così il presidente della Provincia Sergio Reolon e il sindaco di Calalzo Piermario Fop, inaugurando la scalinata della stazione Fs insieme con colleghi amministratori e parlamentari.

La Provincia vede la stazione calaltina (a Fs sarà chiesto che la chiami stazione delle Dolomiti) come «centro della mobilità provinciale», ha assicurato Reolon che ha rilanciato il prolungamento a nord, Venezia-Cortina, ma su rotaia. Da ieri la scalinata delle Fs collega Calalzo alla sua storica stazione, un centro che anche per il parlamentare leghista Franco Gidoni «non dovrà più essere terminale di un ramo secco delle Ferrovie, ma diventare nodo importante per accogliere il traffico futuro, attivando una ramificazione della linea ad alta velocità che tra poco entrerà in funzione sulla tratta Venezia-Trieste. L’aeroporto di Venezia dista da Calalzo 130 chilometri. Potrebbe essere collegato con la Stazione delle Dolomiti con un treno veloce. Non dovrebbe essere troppo difficile: parte del tracciato sin dal 1938 è realizzato per un doppio binario. E si va facendo sempre più strada l’idea che l’eliminazione del collegamento con Dobbiaco fu un grosso errore da riparare col prolungamento della linea». Prima di lui la nutrita serie di interventi dei sindaci presenti, iniziata col padrone di casa, Fop, secondo il quale questo intervento «rifocalizza l’attenzione sullo snodo calaltino come luogo nevralgico e irrinunciabile della mobilità dell’alta provincia».

Una stazione «delle Dolomtii», non solo calaltina: e che sia così l’hanno dimostrato con la loro presenza i sindaci della zona intervenuti, i parlamentari (dal senatore Fistarol, agli onorevoli Paniz e Gidoni), poi l’arcidicono del Cadore, monsignor Renzo Marinello, l’ingegner Angelini (per l’assessore Chisso), Max Pachner (per il consigliere De Bona) il presidente del Bim Giovanni Piccoli, Cm, Magnifica e altri.

«Oggi», ha affermato Fop «non inauguriamo solamente la scala che dalle Fs porta a Calalzo, ma certifichiamo un momento importante: la stazione ferroviaria diventerà la “Stazione delle Dolomiti”, alla quale faranno capo i servizi ferroviari per tutto il territorio. Servizi che saranno riqualificati. Inoltre, vorrei fare un auspicio chiedendo a tutti i responsabili presenti, che la stazione sia ricostruita col progetto di un architetto famoso, perché essendo la porta delle Dolomiti non sfiguri nei loro confronti. Infine e su questo c’è già un accordo con la Cm Centro Cadore e la Provincia: la stazione diventerà un centro nodale per lo smistamento di Tir e altri mezzi di trasporto merci. Un progetto che non riguarda solo il Cadore, ma anche il vicino Friuli, Austria e Slovenia». Poi gli altri sindaci, il presidente della Cm Flaminio Da Deppo, della Magnifica e dei parlamentari ai quali è stato chiesto un forte impegno a sostegno dei servizi in montagna. Quindi la benedizione di monsignor Marinello, del parroco di Calalzo, don Lorenzo Menia. Ora, come ha chiesto il vicesindaco di Perarolo, Pierluigi Svaluto, è bene che i cadorini riprendano ad usare il treno, come mezzo di trasporto pubblico. (v.d.)

 

 

Il Gazzettino-Bl  07.12.2008

CALALZO Tanti sindaci del Cadore hanno voluto essere presenti alla cerimonia tenutasi ieri alla stazione

Taglio del nastro per la scalinata

Reolon: «E ora rilanciamo il progetto di prolungamento della linea verso Cortina»

Calalzo

(B.D.V.) Sono stati i sindaci del Cadore, tutti insieme, a tagliare il nastro inaugurale delle nuove scale della stazione di Calalzo. E' stato un bel gesto, di valore emblematico, che ha dato un senso di unione e di compattezza ad una cerimonia di grande significato, soprattutto per il futuro. Piermario Fop, il sindaco, l'ha ribadito: «serve focalizzare l'attenzione dei governanti sulla stazione e sul trasporto ferroviario. Stazione delle Dolomiti, non solo di Calalzo. Stazione del Cadore. Luogo nevralgico della mobilità dell'alta provincia di Belluno. Snodo dei trasporti su gomma che si diramano per tutte le vallate del Cadore, punto di partenza della ciclabile Lunga via delle Dolomiti, una delle più belle d'Italia che farà diventare il treno sempre più complementare alla bicicletta». Il concetto di unità del Cadore, lanciato dai sindaci col loro gesto di tagliare insieme il nastro, è stato ribadito da mons. Renzo Marinello, arcidiacono del Cadore, e dai presidenti delle comunità montane del Centro Cadore e di Comelico Sappada, che hanno confermato la disponibilità dei loro enti a battersi per le legittime aspirazioni dei cittadini definendo iniqua la campagna di delegittimazione scatenata contro gli enti da loro rappresentati. Agli onorevoli Franco Gidoni e Maurizio Paniz ed al senatore Maurizio Fistarol i sindaci hanno chiesto un impegno forte a sostegno delle giuste rivendicazioni della gente di montagna per mantenere i propri servizi. E' toccato poi a Stefano Angelini, responsabile della direzione infrastrutture della Regione Veneto, illustrare quanto sta facendo la Regione per il trasporto ferroviario. Il presidente della Provincia, Sergio Reolon, ha giudicato positiva la trasformazione della stazione a Calalzo in centro della mobilità provinciale e ha rilanciato l'opportunità del prolungamento della ferrovia verso Cortina per collegare la cittadina con Venezia. Ha concluso Fop: «è necessario procedere con urgenza a realizzare il programma di ristrutturazione interna della stazione, con il ritorno dell'edicola e con la razionalizzazione della biglietteria».

 

 

Corriere delle Alpi  02.12.2008              leggi l'articolo in riferimento

Il prezzo pagato in Friuli per avere l’autostrada

Egregio Signor Carlo Corso. Il mio nome è Remo Brunetti e sono uno dei firmatari di quella lettera che lei ha menzionato nella Sua. Non credo che un’autostrada possa risultare piacevole. Personalmente mi annoiano tutti quei chilometri di strada dritta.

Ma prima di cantare le lodi dell’autostrada Udine-Tarvisio e delle sue varie utilità, dovrebbe chiedersi quale sia stato il prezzo pagato dalle popolazioni dei territori attraversati da questa infrastruttura. Perché qui in Friuli un prezzo è stato pagato, e mi creda, il conto è stato salatissimo. La valle del Lago di Cavazzo, l’unico lago naturale di questa regione, è stata completamente deturpata e sfregiata dai viadotti. E neanche l’attraversamento del Canal del Ferro è stato indolore. La costruzione di un’autostrada in una valle così stretta ha creato non pochi problemi e disagi. Tuttavia in cambio di queste distorsioni dell’habitat e dell’ambiente era stato promesso uno sviluppo in tutti i paesi della valle.

Purtroppo è stata detta una cosciente menzogna. Perché a svilupparsi in quella valle è stato solo lo spopolamento. Del resto sono cose che lei può verificare di persona. Quando in autobus o in automobile passa da quelle parti si fermi a parlare con qualche anziano e gli chieda se sono poi arrivati nella sua valle il progresso e lo sviluppo. Detto questo faccio io una domanda a lei, Signor Carlo. Noi carnici, come lei sa, siamo contrari ad un collegamento autostradale fra la Carnia e la provincia di Belluno. Noi pensiamo che sia più utile, per le esigenze di entrambe le nostre popolazioni, allargare ed eventualmente rettificare l’attuale statale. Ma se qualcuno fra di voi crede che lo sviluppo debba seguire le orme delle carovane dei Tir, ebbene devo chiedervi se siete pronti.

Siete pronti a mettere a repentaglio il vostro ecosistema? Siete voi pronti a lasciar peggiorare la qualità dell’aria che respirate? Siete pronti a sentire il rombo perenne dei motori anche nel cuore della notte? Siete pronti a far diventare la vostra terra una terra di nessuno, esposta agli attacchi dei malavitosi che arriveranno con ancor più facilità? Ed infine siete proprio sicuri che quest’opera aiuti il vostro turismo o non sia invece considerata una disgrazia da quanti amano la tranquillità? Vorrei poi precisare una cosa. Come lei afferma nella Sua lettera, la linea autostradale della Saf Tolmezzo-Udine e viceversa, è senz’altro molto utilizzata. Tuttavia alcuni dei nostri amministratori si sono accorti che a causa del traffico cittadino, queste corriere pur veloci sull’autostrada, impiegano troppo tempo per arrivare nel centro delle città.

Per cui si sta facendo vieppiù concreta l’ipotesi di una metropolitana di superficie che colleghi i vari centri della nostra regione, con tempi di percorrenza molto più ridotti del trasporto su gomma. Credo che un esempio per tutti venga dalla rinata ferrovia della Val Venosta. Un esempio che può aiutarci a superare i limiti degli attuali sistemi di trasporti. Pensiamoci. Mandi  Remo Brunetti Cavazzo Carnico