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Tesi di laurea - Cecilia Alzetta

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GENNAIO

Corriere delle Alpi  30.01.2008

Piol a Vascellari sul prolungamento dell’autostrada

«Dove sono i capitali privati per l’Alemagna?»

Belluno. Dove sono gli investitori privati? Dell’autostrada di Alemagna non si è mai smesso di parlare, ma da qualche giorno la società, nata cinquant’anni fa per la sua realizzazione, si è rinfrescata. Ora è il momento di capire quali opportunità ci sono e il primo a chiedere notizie è l’assessore provinciale alla viabilità Quinto Piol, che si rivolge al presidente degli industriali Valentino Vascellari.

«E’ passato un anno da quando Vascellari ha annunciato l’interesse di capitali privati nel collegamento A27 - A23. Il presidente di Assindustria ha parlato di soggetti in grado di tirar fuori i 4.500 milioni di euro necessari. Attesa e incertezza rischiano di innescare discussioni e contrapposizioni e di distrarre l’attenzione da altro».

In sostanza la domanda di Piol a Vascellari è: «’Sti soldi ci sono o no?». La faccenda è seria perchè certe opere, come la variante di Longarone, dipendono direttamente da questo. Il superamento di Longarone è stato finanziato da Roma a condizione che non si faccia l’autostrada, perché le due strade insieme non hanno senso e nemmeno ci stanno fisicamente.

«La Provincia è nel cda della società per l’Alemagna perchè vogliamo controllare la sua attività», dice Piol, «ma non abbiamo voluto cariche, perché la riteniamo superata. La società resta come luogo di confronto tra i territori, ma scadrà tra 2 anni e prevede ancora il vecchio tracciato fino a Monaco. Vascellari parla da un anno di privati, ma non c’è il becco di un quattrino, nè mezzo nome». Per la Provincia è ora di andare al vedo: «Si scoprano le carte se qualcuno ha carte da giocare, altrimenti sono chiacchiere che creano contrapposizioni e discussioni inutuili, facendo passare in secondo piano i reali problemi infrastrutturali che si possono affrontare. Bisogna stare attenti a fare proclami». Piol ricorda le opere imminenti, oltre a Longarone: la galleria del Comelico, la Anzù-Busche, la Rivalgo-Venas, la messa in sicurezza della Val Boite e della direttrice per il Comelico. (i.a.)

 

 

Corriere del Veneto  30.01.2008

«Alemagna, il rilancio è fumo negli occhi»

Piol: fuori i nomi dei finanziatori. I dubbi della Provincia

Dopo la rinascita della società si torna a discutere dell'autostrada. L'assessore teme siano «Inutili proclami che alimentano polemiche»

Belluno - «Che si facciano i nomi dei finanziatori». Lo chiede l'assessore alla mobilità della Provincia Quinto Piol a quanti (primo fra tutti il presidente di Assindustria Valentino Vascellari) da oltre un anno parlano dell'esistenza di fondi e investitori disponibili per la realizzazione del prolungamento autostradale. Dalla recente rinascita della società Alemagna srl, che ha visto la vicepresidenza assegnata al sindaco di Belluno Antonio Prade, si torna a discutere insistentemente dell'autostrada, ma Piol teme siano solo: «inutili proclami che alimentano polemiche, col rischio di distogliere l'attenzione dalle cose da fare».

La nomina di Prade – Il sindaco di Belluno era stato nominato qualche giorno fa vicepresidente della società nata negli anni Sessanta per promuovere il collegamento autostradale tra Venezia e Monaco. A fine anno la Provincia di Venezia, titolare della maggiore fetta azionaria, aveva chiesto un'assemblea straordinaria per decidere h futuro della società. E stato quindi deciso di mantenerla in vita con l'incontro per le nomine dei vertici societari. L'assemblea ha quindi stabilito alla presidenza Marzio Favero, assessore ai Beni culturali, Patrimonio e Partecipazioni societarie della Provincia di Treviso e alla vicepresidenza il sindaco di Belluno. «Ho voluto e cercato questo impegno - aveva sottolineato Prade al momento della nomina - perchè credo che i Comuni dei Bellunese, non solo il capoluogo, che sono in gran parte soci, debbano avere un contesto per rappresentare le loro opinioni e i loro interessi. Certo non sarà una società a decidere se si farà o meno l'autostrada, ma da qui potremo lavorare per iniziative, idee e sinergie che finora non mi pare siano emerse.

«Fumo negli occhi» - Ma intanto è molto tempo che si succedono voci su probabili finanziatori. «Un anno fa Vascellari dava per certi soldi e privati, eppure non si è visto un euro, né si è fatto avanti alcun finanziatore. Solo fumo negli occhi: così non si risolvono i problemi delle infrastruttura», afferma Piol, ricordando la cifra prevista per l'investimento, 4.500 milioni di euro, e invitando a fare i nomi. Riguardo alla ricostituzione della società Alemagna dice: «La maggior parte dei soci aveva convenuto che era praticamente inutile. E stata tenuta come luogo di confronto e per questo, come Provincia, siamo rimasti dentro. Per evitare strumentalizzazioni». Rispetto al fumo negli occhi, gli interventi necessari sono ben individuati: «Abbiamo condiviso con il territorio il Piano strategico, siamo riusciti ad avere i soldi per l'Anzù-Busche, il Col cavalier e la circumvallazione di Longarone. E per quest'ultima potremo rischiare di perdere i finanziamenti, se si continua a parlare di autostrada. Mancano la Rivalgo-Venas, e la continuazione verso Cortina, la statale 52 con la galleria del Comelico - conclude Piol - per il collegamento autostradale abbiamo concordato un percorso di verifica. Attendiamo i risultati».  Michela Canova

 

 

Il Gazzettino  28.01.2008

Alemagna s.p.a. - Autostrada A27-A23

«E' un fatto molto positivo. E' il segnale che la società civile bellunese crede nella bontà di questo progetto». Così Valentino Vascellari, presidente di Assindustria, commenta la nomina di Antonio Prade, sindaco di Belluno, alla vicepresidenza di Alemagna spa, la società nata qualche decennio fa per accompagnare le iniziative volte alla costruzione dell'autostrada. Con Parde vicepresidente, Alemagna ha chiamato alla presidenza Marzio Favero, assessore ai Beni culturali, patrimonio e partecipazioni societarie della Provincia di Treviso.

«La nomina del sindaco di Belluno alla vicepresidenza della società non può che farci guardare al futuro con ottimismo dice il numero uno degli industriali bellunesi Significa che la società civile bellunese crede in un'opera, il proseguimento dell'autostrada dopo Pian di Vedova eil collegamento autostradale tra A27 e A 23, che è fondamentale per lo sviluppo della provincia. Noi industriali ne abbiamo dimostrato la fattibilità. Ora tocca alla Regione fare il passo successivo, cioè indire i bandi. Credo che non sia questione di molto: più volte l'assessore alle politiche della mobilità e infrastrutture, Renato Chisso, si è sbilanciato in tal senso».

Gli industriali bellunese, assieme ai colleghi delle province di Treviso, Udine e Pordenone, avevano presentato le loro ipotesi di lavoro relativamente al collegamento autostradale tra l'A27 (Venezia-Bellluno) e l'A23 (Palmanova-Tarvisio), nel luglio scorso. Il collegamento, che potrebbe essere finanziato dalla Defpa Bank, isituto di credito con sede legale in Irlanda, era stato illustrato dall'architetto Bortolo Mainardi, componente della commissione infrastrutture di Confindustria il quale aveva spiegato come il lavoro avesse puntato sul minimo impatto ambientale, dato che il 66 per cento del tracciato, vale a dire 56,5 chilometri, sono previsti in galleria. «Questo aumenta i costi, stimati attorno ai 4 miliardi di euro aveva detto Mainardi - ma questi costi potrebbero sostenersi con il project financing se venisse attuata l'ipotesi della tariffa tunnel: applicare cioè a questo tratto di autostrada, che per la maggior parte è in tunnel, le tariffe che vengono applicate per il transito nei grandi trafori alpini, come ad esempio il Monte Bianco». Il collegamento A27-A23, che da Pian di Vedova, nei pressi di Longarone, sfiora Pieve di Cadore e poi, sotto il passo della Mauria, raggiungerebbe la Carnia e Tolmezzo, misura approssimativamente 80 chilometri, un terzo dei quali nel Bellunese.Ilario Tancon

 

 

Corriere delle Alpi  25.01.2008

La spa per l’autostrada

Prade vuol rilanciare la società Alemagna

Il sindaco è il nuovo vice presidente: «Il prolungamento dell’A27 è una priorità»

Ma restano le critiche Fop: «Non serve a nulla Vendiamo le quote»

Belluno. L’assemblea della Alemagna spa ha scelto Antonio Prade come vice presidente e il sindaco di Belluno rilancia la società nata per coltivare il progetto dell’autostrada attraverso la provincia di Belluno. Un compito messo all’ordine del giorno decenni fa, discusso fin qui con pochi risultati e criticato da alcuni amministratori locali. Prade sul prolungamento dell’A27 giura e ha sempre giurato. Piuttosto, le novità riguardano le sue valutazioni su Alemagna spa: «La società era ferma, moribonda. Eravamo arrivati a un punto in cui o si rilanciava o era meglio chiuderla. Nel limbo non poteva stare». In un recente consiglio a palazzo Rosso, venne invocata la liquidazione, ora invece il sindaco parla di rilancio. L’assemblea di mercoledì l’avrebbe dimostrato, anche con la nomina alla presidenza di Marzio Favero, assessore della Provincia di Treviso.

Il primo cittadino di Calalzo Piermario Fop non si lascia convincere. «In consiglio, avevamo già deliberato la cessione delle azioni dell’Alemagna spa di cui il Comune è titolare. Purtroppo», sottolinea, «non abbiamo mai trovato chi le compra. Se il Comune di Belluno o la Provincia di Treviso vogliono farsi avanti...» Fop non risparmia «gli auguri di buon lavoro a Prade», ma sulla spa è più che scettico: «E’ una struttura che non ha senso e tra l’altro ritaglia uno spazio marginale agli enti bellunesi (il 13,94% delle quote, ndr). Non mi risulta che finora abbia avuto dei costi, non prevede indennità di carica, ma ci mancherebbe pure questo». E non concede nulla di più al progetto di un’A27 attraverso le Dolomiti: «Distruggerebbe le potenzialità economiche e ambientali del territorio».

Opposta la posizione di Prade, che nell’autostrada bellunese crede, anche se non sa «quale potrà essere lo sviluppo immediato del progetto. Bisogna procedere per gradi: intanto, arriviamo fino a Tai, poi vedremo». La spa sarà utile «non tanto sul piano operativo (cioè per decidere effettivamente di realizzare l’autostrada), quanto per tenere vivo il dibattito e dare slancio politico agli interventi».

Fop continua a scuotere il capo: «L’autostrada bellunese è solo un equivoco tenuto in piedi da politici che alimentano false aspettative. E’ pura propaganda, un bluff. E lo dicono i tecnici: non ci sono risorse, non c’è una programmazione che incoraggi a parlare di prolungamento dell’A27. E non ci sarebbero nemmeno i flussi di traffico sufficienti per giustificare gli investimenti, soprattutto se si procedesse per gradi o stralci». Meglio «concentrarci su circonvallazioni e miglioramento della viabilità esistente: opere indispensabili per le quali, se corriamo dietro a vaneggiamenti politici, potremmo perdere i finanziamenti». A Lorenzago, il sindaco Mario Tremonti non ci sta. Lui all’autostrada è «favorevole a priori» e non gli importa di difendere una posizione eventualmente isolata: «Si è parlato tanto senza fare nulla. E’ il momento di agire».

Prade si rende conto che l’A27 transalpina o transdolomitica divide: «Anche la Provincia di Venezia è critica... Vedremo se si può ricostruire un fronte unitario». Intanto, lancia l’Alemagna spa verso «iniziative, idee e sinergie che finora mi pare non siano emerse». L’autostrada è fondamentale: «Questa spa ha il grande pregio di avere come soci i tantissimi enti territoriali che dalla costruzione del tracciato avranno benefici diretti o indiretti». L’integrazione con la pianura è una priorità, «non meno importante dell’autonomia».  Fausto Da Deppo

 

 

Corriere delle Alpi  25.01.2008

Per l’Unesco le Dolomiti hanno nove cuori

Definiti i sistemi montuosi. Che insieme costituiscono un «bene seriale»

La candidatura riguarda i due criteri della storia geologica della terra e della straordinaria valenza paesaggistica

Toni Sirena

Belluno. Alla fine sono diventati nove i sistemi dolomitici inseriti nella candidatura. All’inizio erano tredici, ma l’Unesco ha richiesto un anno fa di ridurli di numero e di accorparli. Coprono un’area di 236 mila ettari, 136 mila dei quali nei «cuori», 100 mila nelle aree «tampone». Sono tra i gruppi più belli e più noti delle Dolomiti, e costituiscono, insieme, un «bene seriale». Ciascuno di essi ha caratteristiche specifiche, ma nello stesso tempo concorre a rendere le Dolomiti irripetibili e uniche al mondo.

I sistemi montuosi sono: Pelmo-Nuvolau; Marmolada; Pale di San Martino, San Lucano, Civetta, Dolomiti Bellunesi; Dolomiti Friulane e d’Oltrepiave; Dolomiti Settentrionali; Puez-Odle; Sciliar-Catinaccio; Rio delle Foglie; Dolomiti di Brenta. Il loro numero è stato ridotto accorpandone alcuni ed eliminando quelli più puntuali e isolati per rendere più visibile l’unitarietà del bene. Sono così rimasti fuori Spalti di Toro, cresta di confine, Piccole Dolomiti, monte Corno, Bosconero, monte Bivera, ma anche le Cinque Torri, che non si potevano collegare al Cristallo, e il Sella per l’assenza di norme di tutela. Anche i «criteri» che motivano la candidatura sono stati ridotti a due.

I territori. Si trovano quasi interamente in alta quota e sono disabitati. I residenti sono appena 15 all’interno dei «cuori» e 154 nelle zone tampone, quasi tutti gestori e custodi di rifugi o malghe. Sono comprese 220 vette, di cui 42 sopra i 3100 metri, 40 tra 3100 e 2950, 50 tra 2950 e 2800. Presenti ghiacciai (i più grandi sono Marmolada e Cristallo) e zone di neve eterna. La proprietà è quasi interamente pubblica (il 92,7% per i «cuori», l’87,5% per le zone tampone), suddiviso tra demanio, Comunità montane, Regole, usi civici. La parte maggiore è in provincia di Belluno (40% dei «cuori», 54% delle zone tampone), seguono Bolzano (rispettivamente 32% e 14%), Pordenone (11% e 16%), Trento (15% e 8%), Udine (1% e 7%).

Vincoli e tutele. Sono presenti ben 9 parchi: un parco nazionale (Dolomiti Bellunesi), due regionali (Dolomiti d’Ampezzo e Dolomiti Friulane), sei provinciali (Fanes-Senes-Braies, Puez-Odle, Sciliar-Catinaccio, Dolomiti di Sesto, Paneveggio-Pale di San Martino, Adamello-Brenta). I territori proposti all’Unesco devono avere già qualche misura di tutela. L’inserimento non comporta dunque alcun vincolo aggiuntivo.

I criteri. La candidatura riguarda il criterio VII e il criterio VIII. Sono tra loro collegati, ma il primo prende in considerazione i fenomeni naturali eccezionali oppure le aree di straordinaria bellezza naturale e importanza estetica, il secondo i territori significativi per lo studio del passato geologico della terra. Il dossier illustra dunque le caratteristiche geologiche, geomorfologiche e paesaggistiche, motivandone l’unicità e la straordinarietà che rendono le Dolomiti meritevoli di essere inserite tra i beni dell’umanità. Si parla anche di «geodiversità», concetto abbastanza recente che data all’inizio degli anni Novanta. Sono note le caratteristiche della dolomia, ma anche gli eccezionali colori all’alba e soprattutto al tramonto. Giudizi scientifici, dunque, ma anche storici ed estetici. Una storia che non è fatta solo di rocce e foreste, ma anche di popoli e di lingue a contatto, vera ricchezza dell’area che ne fa un territorio singolare. E un paesaggio mitico: sono «le città dei Titani».

La geologia. Le Dolomiti, spiega il dossier, documentano in una piccola area 200 milioni di anni di storia della terra dal Paleozoico superiore al Mesozoico. Grazie alla ricchezza di fossili, è una delle aree più importanti per la biostratigrafia del Triassico. Ma sono anche un eccezionale laboratorio, ideale per la ricerca, l’insegnamento, lo sviluppo e la comprensione delle teorie geomorfologiche.

Il paesaggio. Per Le Corbusier le Dolomiti erano «les plus belles constructions du monde». Gruppi montuosi separati, scenografie e strutture del paesaggio capaci di suscitare forti emozioni, strutturato per linee verticali (pareti rocciose, picchi, guglie, pinnacoli, torri) e orizzontali (cengie, altopiani, piattaforme), nel quale sono riconoscibili volumi (prismi, cubi, piani) e figure geometriche (punti e linee). Tutto ciò, insieme ai colori, all’armonia dei contrasti e alla straordinaria varietà morfologica, rendono le Dolomiti uniche al mondo.

Il contesto. «Eccellente» viene considerato lo stato di conservazione dell’area, dove sono presenti attività tradizionali (limitate però alle zone più basse) mentre lo sviluppo del turismo non ha compromesso l’integrità del territorio. L’impatto è giudicato «modesto» perché solo il 5% dei turisti si spinge oltre i 1600 metri: non è dunque terra di turismo di massa, che rimane nelle aree limitrofe ai grandi sistemi, ma di amanti della montagna. Solo due le cabinovie (Tofane e Marmolada). Dentro l’area individuata ci sono 2850 posti letto in rifugi e bivacchi.

Il piano di gestione. Si tratta in sostanza di un impegno degli enti che hanno proposto la candidatura. Non per gestire il territorio (che è già gestito) ma per rispettare e promuovere i principi della Convenzione dell’Unesco. In particolare, si prevede di sviluppare le iniziative di educazione ambientale, di insegnamento e conoscenza del «bene», di promuovere forme di sviluppo sostenibile (anche turistico), di valorizzare le Dolomiti rispettandone la tutela, di collegare in rete gli istituti di ricerca. Un Comitato di coordinamento, formato con un accordo di programma tra le Province proponenti, avrà il compito di armonizzare le diverse azioni, tenendo presente che ogni «cuore» può avere una vocazione diversa (per esempio le Dolomiti Friulane sono più vocate alla wilderness, le alte vette all’escursionismo alpinistico, i parchi alle iniziative di promozione e educazione ambientale).

La gestione futura. Viene ipotizzata la costituzione di una Fondazione Dolomiti-Unesco che potrebbe garantire meglio una gestione unitaria. Previsti infine il monitoraggio sistematico attraverso le reti già esistenti, e una relazione periodica da inviare all’Unesco.

 

 

Il Cadore  01.2008

COLLEGAMENTO A/27 CON A/23

I CITTADINI HANNO IL DIRITTO DI SAPERE COME LA PENSANO I LORO AMMINISTRATORI COMUNALI.

In merito all’importante argomento del proseguimento autostradale da Pian di Vedoia a Tolmezzo, arteria che dovrebbe realizzarsi adottando uno dei tre tracciati ipotizzati nell’attraversamento del Cadore Centrale per poi proseguire nella Val Tagliamento nella confinante Carnia, se non erro, si sono espressi a favore dell’opera  l’ Amministrazione Provinciale, alcuni Sindaci di comuni Cadorini    (vedasi riunione indetta dal Sindaco di Longarone), e per il Centro  Cadore solo gli operatori turistico alberghieri.

Manca   una chiara presa di posizione ufficiale con relativa delibera dei Consigli Comunali, che sono i veri rappresentanti  eletti dal popolo.

Per quanto ne sono a conoscenza lo ha fatto nei mesi scorsi  il comune di Perarolo.

Alcuni Comuni del suddetto territorio avrebbero il censuario comunale interessato all’ attraversamento della bretella autostradale, altri sarebbero solamente dirimpettai allo scorrimento dell’ autostrada.

Il parere delle Comunità Montane non è la stessa cosa, gli amministratori non sono nominati direttamente dal popolo; certo,  possono anche esse contribuire a dire la loro a patto  che riescano a trovare  unanimità di intenti e di voto al proprio interno.

Mi sembra che ci siano stati solo dei pronunciamenti ufficiosi di amministratori comunali in riunioni aperte al pubblico in cui s’illustravano i pro e i contro sulla fattibilità dell’opera.

Questi sacrosanti pareri dei “primi e più diretti” rappresentanti della popolazioni locali sono quanto mai necessari  tenuto conto dell’ impatto ambientale e  paesaggistico, di rumorosità riflessa per lo scorrimento dei tir, di inquinamento atmosferico ecc. che la realizzazione di tale infrastruttura comporterebbe per  questi nostri Comuni .

E la cosa sarebbe veramente grave  se venisse adottata la  soluzione con brevi gallerie e con qualche viadotto che andrebbe a  costeggiare il lago artificiale creato con la diga di Sottocastello.

Da quello che si è potuto capire nella zona di Perarolo, Domegge e Lorenzago verrebbero anche realizzati degli svincoli per l’ accesso autostradale.

Ebbene, da quando le maggiori fabbriche d’occhiali si sono trasferite dal Cadore a Longarone tutti abbiamo letto e sentito gli inviti a sviluppare il turismo quale risorsa naturale, vista la bellezza dei luoghi che abbiamo la fortuna di abitare; tali raccomandazioni fatte dai nostri esponenti politici  affermavano che solo così avremmo potuto creare nuovi posti di lavoro ai giovani Cadorini.

Balza subito all’ occhio il diverso modo di ragionare in primo luogo dei nostri operatori turistici, poi degli amministratori pubblici  e dirigenti che  sostengono acriticamente la realizzazione dell’autostrada, rispetto ai loro colleghi della Pusteria, indicata da tutti come esempio da seguire per lo sviluppo turistico e la  gestione del territorio.

Anni fa, all’ ipotizzato passaggio della famosa  Venezia Monaco hanno sempre detto “ Alemagna nein “, con tanto di striscione appeso ad una parete di roccia ben visibile percorrendo  strada  statale Cortina Dobbiaco.

Vorrei che qualcuno ci spiegasse per quale motivo la vicina provincia di Bolzano, l’Austria ed anche la Svizzera,  territori con una morfologia simile alla nostra non vogliono neanche sentire parlare di autostrada, eppure godono d’attività turistica alberghiera per il turismo montano da farci invidia.

Neanche Cortina d’ Ampezzo e la Valle del Boite  hanno realizzato le varie circonvallazioni dei loro paesi alla strada statale, pur parlandone da molti anni.

Se ne deduce che non è certamente la strada veloce ad attrarre sul posto i villeggianti, ma la ricettività e la continua manutenzione e ammodernamento di alberghi, appartamenti, ristoranti e  negozi, ovvero l’aspetto ordinato e pulito dei paesi ospitanti che fa accorrere le persone  per le proprie vacanze.

A tal proposito perché non si è realizzato uno stabilimento nei pressi della fonte termale di  Lagole,  magari in sinergia con  Valgrande di Padola ?

La località Gei di Calalzo,  posizione amena, panoramica e soleggiata  sarebbe stata molto adatta  allo scopo, invece è stata destinata non molti anni addietro a zona industriale.

Se si fosse fatto lo stabilimento  termale, ora che nelle immediate vicinanze c’è  l’Ostello della lunga via ciclabile delle Dolomiti, (struttura ben realizzata ),  ritengo che  il tutto si sarebbe potuto facilmente integrare per le molteplici esigenze del turista.

A Pieve di Cadore centro l’amministrazione comunale ha fatto molto, mancano però dei ristoranti e qualche altro  albergo che  in sinergia con le  strutture ricettive esistenti  potrebbero ben rispondere alle esigenze del turista e/o del  visitatore  occasionale  del capoluogo Cadorino.

Un  segnale positivo in questa direzione si è avuto ultimamente con   la  riapertura del  Gran Caffè Tiziano, locale storico molto conosciuto ed unico nel suo genere nella Regione Veneto

Anche la  recente mostra dei quadri del  Tiziano ha  attratto a Pieve migliaia e migliaia di persone, erano anni che non si  vedeva la piazza così animata, tuttavia andrebbe  realizzato con estrema  urgenza un ulteriore parcheggio comodo e vicino al centro storico, la cittadina è giustamente sede mandamentale di molti uffici pubblici e privati, parcheggiare un’auto nelle ore antimeridiane diventa un’impresa; e anche per tale inconveniente che alcuni  uffici si sono spostati a Tai.

Va portata a termine e recuperata ad un ruolo attivo la massiccia ristrutturazione  dei forti di Monte Ricco, luogo molto panoramico e vicinissimo al centro storico del paese.

Fatte queste considerazioni, come semplice cittadino ritengo  che  per gli abitanti del Cadore le vere priorità infrastrutturali siano la circonvallazione della strada statale a  Longarone,questa si molto necessaria ed urgentissima, a cominciare dall’ uscita delle galleria  nei pressi di Castellavazzo.

Se poi aggiungiamo  l’ ammodernamento della  ferrovia con il necessario proseguimento almeno   fino a Cortina, le nostre vie di comunicazioni con la pianura si potrebbero definire eccellenti in relazione al numero di abitanti cui devono servire.

Peraltro, già ora  da Pieve di Cadore possiamo raggiungere l’ autostrada con venti/venticinque minuti di viaggio.

La bretella autostradale attraverso il Centro Cadore e la Carnia, se come sembra  si vorrà fare,  servirà unicamente per far transitare delle merci, che viceversa sarebbe meglio venissero trasportate con i treni a trazione elettrica, molto meno inquinanti dei trasporti su gomma.

Tutti  abbiamo avuto modo di vedere  nel mese di Dicembre cosa  è successo quando  gli autotrasportatori hanno protestato bloccando le vie di comunicazione per il trasporto delle merci;  non è forse questo un buon motivo per incrementare i trasporti su ferro ?

In tal senso si è anche pronunciata la Comunità Economica Europea con protocollo sottoscritto per adesione e consenso anche dall’ Italia, proprio nei primi mesi del 2007.

Inoltre, il collegamento autostradale progettato  rispetto alla rete esistente farebbe  risparmiare solo pochi  chilometri per raggiungere le zone industriali della pianura Veneta da chi  proviene  dall’ Austria e dall’ est Europa.

Infine,  mi chiedo come si farà a pubblicizzare e utilizzare come promozione turistica  i soggiorni dei Papi a Lorenzago, una volta che avremo un autostrada magari con relativo svincolo di accesso che passa nelle vicinanze?

Ciò detto,voglio essere estremamente chiaro; ognuno è libero di pensare e argomentare  come meglio crede,  in democrazia la scelta va fatta a maggioranza e una volta presa dovrà essere vincolante e condivisa da tutti.

Non mi piacciono i si ed i no aprioristici, bisogna sempre e comunque dialogare e confrontarsi su quale sia l’ alternativa  migliore per la nostra terra,essendo ben consapevoli che ogni medaglia ha sempre il suo diritto e il suo  rovescio.

L’affermazione che le strade hanno sempre favorito l’ interscambio tra le varie popolazione  e sviluppato il  progresso è certamente vera; però è altrettanto vero che specialmente al giorno d’ oggi  abbiamo un forte bisogno di territori con  natura incontaminata dove poterci rilassare, respirare aria pura e riprenderci dallo stress e dall’ inquinamento che la  vita nei grossi centri urbani comporta.

Far convivere  le due  cose assieme  mi sembra alquanto difficile,  se non impossibile, quindi dobbiamo necessariamente scegliere, e scegliere bene.

Termino auspicando che tutti i nostri rappresentanti a vari livelli riflettano bene e con la propria testa cosa sia meglio per noi, i nostri governanti tengano nella  debita considerazione  il parere delle popolazioni interessate, prima di buttarsi a capofitto in azioni irreversibili che potremmo far pagare duramente  a chi verrà dopo di noi ad abitare e vivere nell’ unica e incantevole montagna Cadorina.

Gian Antonio Casanova Fuga

 

 

Il Gazzettino  15.01.2008

Nessun privato ha presentato offerte. Per il prolungamento Chisso preannuncia un’assunzione diretta d’iniziativa

La Regione sull'A27: si va avanti

Prade ne parla con Vascellari: «Fase di stallo che va superata con le decisioni»

Tempo scaduto. Nessuno ha preso in mano la patata bollente del prolungamento dell'autostrada verso il Friuli e la Regione ha deciso di farsene carico personalmente. L'indicazione arriva dall'assessore regionale Renato Chisso. «In maggio avevamo preannunciato che, se nessuno avesse provveduto entro la fine del 2007, a portare avanti l'iniziativa avremmo pensato noi. Siamo intenzionati a rispettare questo impegno. E assicuro che c'è già qualcosa che si muove, ma potremo essere più precisi tra qualche giorno». Insomma, il prolungamento dell'A27 verso il Cadore resta nei buoni intenti di Venezia.

Intanto a Belluno il sindaco Prade e il presidente di Assindustria Vascellari spingono perché dalle parole si arrivi ai fatti. «Siamo in un momento di stallo - dice il sindaco - ed è necessario riportare l'argomento all'attenzione di tutti, perché termini la fase del confronto e si apra quella delle necessarie decisioni. Ma - puntualizza Prade - questa volta con protagonisti anche gli enti locali, in primis il Comune che rappresento. E questo deve avvenire attraverso gli strumenti che ci sono, quindi la Società per l'autostrada di Alemagna, che può dare gli stimoli giusti alla realizzazione dell'opera. E fa piacere che il presidente di Assindustria condivida la necessità di un maggiore impegno su questo tema».

Per Prade bisogna se non altro si deve cominciare a riparlarne. «Non mi interessa il percorso che dovrà avere l'autostrada. Certo dovrà essere un tragitto che porti i minori danni alle popolazioni del Cadore, terra sulla quale l'opera dovrebbe passare». E proprio per questo Prade spiega che i Comuni debbono avere un maggior peso nelle decisioni. «Anche il Comune di Belluno, e non solo perché un domani potrà magari avere un collegamento con la nuova autostrada, ma perché è giusto che rispetto ad interventi che riguardano il territorio si possa dire la nostra. Quindi, la società per l'autostrada di Alemagna può essere l'ambito ideale per discuterne facendo valere il nostro peso».  M.D.

 

 

Corriere delle Alpi  08.01.2008

L’assessore provinciale soddisfatta dell’interessamento di Frattini: «A fine mese sarà tutto pronto»

Visalli: «Dolomiti, avanti tutta»

«Ma bisogna essere uniti ed evitare ogni confusione»

Ezio Danieli

BELLUNO. «Ben venga la proposta di Franco Frattini. Fa piacere che il futuro delle Dolomiti interessi anche la Comunità europea ma attenzione a non creare confusione, soprattutto in questo momento in cui la candidatura viene ripresentata al Governo, che poi la inoltrerà all’Unesco, con le integrazioni che ci erano state chieste.

Chi parla è Irma Visalli, assessore all’urbanistica della Provincia di Belluno con delega speciale per la questione del marchio Unesco per le Dolomiti.

La Visalli parla a nome del comitato delle cinque Province - Bolzano, Trento, Belluno, Udine e Pordenone - che dalla fine del 2004 portano avanti la candidatura dei Monti Pallidi come “patrimonio culturale dell’umanità”.

A che punto siamo con la candidatura?

«I passi in avanti sono stati notevoli in questi ultimi mesi, tanto che abbiamo completato i riposizionamenti chiesti per quanto riguarda la geologia-formologia e il paesaggio. La pratica verrà inviata proprio in questi giorni al ministero, che entro l’1 febbraio provvederà alla consegna all’Unesco. La richiesta di candidatura delle Dolomiti è stata arricchita anche con un filmato».


Un lavoro rilevante...

«Impegnativo ma svolto in perfetta collaborazione fra le Province interessate e con il supporto anche della Regione Friuli Venezia Giulia. Confidiamo anche nell’appoggio del Governatore del Veneto, Giancarlo Galan».


Il vice presidente Ue, Franco Frattini, ha lanciato la proposta delle Dolomiti come patrimonio naturale dell’umanità...

«Sono contenta per il suo interesse. Significa che c’è un interesse trasversale nei confronti delle Dolomiti. In tal senso si sono espressi anche il presidente del consiglio Prodi in occasione della sua recente visita a Belluno e anche il ministro Rutelli: tutti concordano nell’obiettivo del marchio Unesco per le Dolomiti come patrimonio naturale dell’umanità».


Frattini punta al marchio anche culturale...

«Un passo alla volta. Intanto la candidatura del governo all’Unesco sarà per il marchio naturale, sulla base del lavoro che è stato svolto in tutti questi anni e sulla risultanze che sono emerse dalle indicazioni fatte dalla stessa Unesco. Ciò non toglie, ovviamente, che in futuro non si possano aggiungere ulteriori marchi alle Dolomiti. Personalmente ritengo che in questo momento bisogna cercare di fare meno confusione possibile nel presentare la candidatura. Davanti all’Unesco dobbiamo presentarci compatti, con un’unica richiesta».


Frattini ritiene utile il coinvolgimento della Lombardia...

«Abbiamo invitato quella Regione all’inizio del nostro lavoro di gruppo. A una riunione aveva presenziato anche un rappresentante di Brescia, che poi non aveva più manifestato interesse».


Sempre Frattini evidenzia la necessità di sostenere la candidatura anche con importanti testimonial...

«L’abbiamo già fatto, ottenendo l’adesione di geologi di fama internazionale, di grandissimi alpinisti - fra tutti anche Reinhold Messner - e di esponenti della cultura».


Carte in regola, dunque, per la candidatura?

«Ne siamo convinti. Nella speranza di una voce di sostegno unica e corale».

 

La proposta da Bruxelles

BELLUNO. Marchio Unesco per le Dolomiti intese come patrimonio culturale dell’umanità? «I Monti Pallidi meritano un riconoscimento più ampio da parte dell’Unesco visto che sono un patrimonio universale e come tale è giusto riconoscerlo». Lo sostiene Franco Frattini, vicepresidente della Commissione europea. Nei prossimi giorni, al suo rientro a Bruxelles, metterà nero su bianco la proposta per coinvolgere «Alto Adige, Trentino, Veneto e Lombardia».
Frattini illustrerà la proposta nel corso di un convegno che si terrà a Bolzano, probabilmente entro la fine di febbraio, organizzato dalla sezione bolzanina del Soromtimist International d’Italia.

 

 

Il Gazzettino  03.01.2008

I PROBLEMI DELLA VIABILITA’

Anche il presidente bloccato nel traffico del Bellunese

Passo Campolongo

«Occorrono soluzioni adeguate per la viabilità. Ho impiegato più tempo ad attraversare Belluno che New York». Anche la vacanza di Romano Prodi è costellata, come succede ai comuni mortali, da ritardi e rallentamenti, e la strada per raggiungere Livinallongo è stata un piccolo calvario per il presidente del Consiglio. Poi ci si è messo il telefonino, con l'oscuramento della Tim nella notte di Capodanno. «Ho chiamato il 119 - ha detto Prodi - e mi hanno risposto con molta cortesia spiegandomi che l'eccesso di traffico telefonico aveva mandato in tilt il sistema».

I disagi patiti in auto e al telefono il premier, in compenso, li dimentica in pista. E dopo una discesa «vertiginosa» sulla Gran Risa, la "nera" da Coppa del mondo, gli resta pure la forza di dichiarare: «Non ho paura di niente». In Val Badia ieri mattina Prodi ha incontrato il parlamentare bellunese Maurizio Paniz, che lo ha accompagnato per qualche ora sulle piste di sci. Il forzista, definito dallo stesso premier «un ottimo sciatore» ha ammesso di aver fatto fatica a stargli dietro. «Sulla tecnica magari lascia un po' a desiderare, - è il suo commento - ma sicuramente ha un coraggio da leone». In seggiovia il deputato di centrodestra e il leader di centrosinistra hanno parlato amabilmente di tutto un po', ma soprattutto dei problemi del Bellunese. La viabilità, appunto. «Nei quattro anni e mezzo che ci separano dai Mondiali di sci del 2013, vista la candidatura di Cortina, dovranno essere realizzate opere importanti» ha convenuto Prodi. Un esempio? Il percorso dall'autostrada fino a Cortina, la circonvallazione di Longarone, un collegamento diretto, magari tramite un tunnel, verso l'Agordino. Un'ipotesi, quest'ultima, tutta da valutare insieme al progetto del Col Cavalier. Intanto Paniz ringrazia il premier «per aver scelto il Bellunese per le sue vacanze». Poi, se ne migliorasse anche le strade...Simona Pacini