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Tesi di laurea - Cecilia Alzetta

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LUGLIO

Corriere delle Alpi  31.07.2008

Interrogazione parlamentare sul passante Alpe Adria

Ora anche il Friuli spinge per collegare A23 e A27

Fabiano Filippin

ALTOBELLUNESE. Il collegamento tra le autostrade A23 e A27 non interessa il solo Bellunese: il Friuli Venezia Giulia guarda infatti con estremo interesse alla possibilità di un anello viario tra l’area di Tolmezzo e l’alta Provincia di Belluno, in particolare con il futuro “passante Alpe Adria”.

E’ questo, in estrema sintesi, il concetto espresso nei giorni scorsi dal deputato di Alleanza Nazionale (ed ex sottosegretario all’Economia, Manlio Contento) in un’interrogazione parlamentare.

L’onorevole del Pdl, eletto nel Pordenonese, ha fatto notare al ministro delle Infrastrutture, il compagno di partito Altero Matteoli, come il passante Alpe Adria rimarrebbe monco senza una naturale prosecuzione verso il tolmezzino. Pochi giorni fa il consiglio regionale del Veneto ha infatti approvato un progetto di massima per il miglioramento infrastrutturale del Cadore. Secondo Contento, è necessario estendere il piano viario in questione al limitrofo passo della Mauria, prevedendo quindi un collegamento tra l’A23 e l’A27. Il problema maggiore sembra però rappresentato dai costi, visto che al momento si parla di un esborso non inferiore ai 500 milioni di euro per le sole opere di competenza del versante friulano. L’interpellanza al ministro Matteoli mira a capire se e con quale tempistica si possa ipotizzare la costruzione di un’opera del genere all’altezza del passo della Mauria. Il deputato di An vuole anche sapere se sia possibile fin d’ora stabilire il costo dell’infrastruttura in esame. Manlio Contento ha ricordato l’importanza strategica di una carreggiata a largo scorrimento che migliori i deboli collegamenti montani tra il Cadore e Tolmezzo: ciò nell’ottica di un ulteriore incremento di veicoli da e per il Nord Europa, Austria in primo luogo. Ma nell’interrogazione si fa riferimento anche al cosiddetto “corridoio 5”, cioè alla rete stradale e ferroviaria che, nell’agenda dell’Unione europea, dovrebbe passare per il Nord est e unire tra loro il Portogallo all’Ucraina. Ora anche i governatori del Veneto e del Friuli Venezia Giulia (rispettivamente Giancarlo Galan e Renzo Tondo, entrambi del centrodestra) sono chiamati a collaborare per il rilancio infrastrutturale delle due zone montane tra loro confinanti. La speranza è che già per il 2011 le ruspe possano avviare le operazioni preliminari alla costruzione del passante Alpe Adria.

 

 

Corriere del Veneto  30.07.2008

Alemagna, Prade tiene duro

Reolon «Giocattolo inutile»

Muraro (provincia di Treviso): «Sostegno da Zaia»

Pro e contro dopo  l’uscita della Provincia di Padova, De Cesero: «Cosa cambia se la liquidiamo? Così diamo un contributo di idee»

BELLUNO «Alemagna? Un giocattolino inutile».Parole forti, quelle del presidente della Provincia di Belluno. Sergio Reolon. Pronunciate all'indomani dell'ok della Regione a proseguire l'A27 con un primo lotto fino a Caralte in project financing, ovvero con capitali privati, sbloccando un impasse di anni, e alla decisione della Provincia di Padova di liquidare la propria quota in Alemagna spa, la società che dal 1960 avrebbe dovuto realizzare la Venezia-Monaco. «La società non ha più senso», ha affermato il presidente dell'ente padovano, Vittorio Casarin, riaprendo il dibattito. Nel quale c'è anche chi però sostiene la necessità di andare avanti.

Come fa il presidente della provincia di Treviso, Leonardo Muraro, che punta su un sostegno all'interno del governo da parte del ministro alle Politiche agricole: «Io penso che i sostenitori del tratto Sud-Nord possano trovare un sostegno in Luca Zaia».

La società

In ballo, secondo i dati depositati in Camera di commercio, c'è una società di oltre cento soci. Tra loro Comuni (56 i bellunesi, 7 i trevigiani), Province e Camere di commercio. Ma anche l'azienda municipalizzata delle farmacie comunali di Vittorio Veneto, che detiene 7.064 azioni per 1836,64 euro, o la farmacia comunale di Chies d'Alpago che detiene 150 azioni per 39 euro di capitale; o Comuni dall'altra parte del Veneto, come il veneziano Cavarzere (150 azioni per 39 euro di capitale), ma anche l'autostrada Torino-Milano (70.643 azioni per 18.367 euro di valore). La Regione è socia per 300 azioni (controvalore: 78 euro); Cariverona detiene 98.900 azioni per 25.714 euro mentre Fondazione Cassamarca ne ha 88.304 per 22.959,04.

Ridotto all'osso il bilancio, tipico di una società non operativa: «L'unica attività svolta dalla società é la gestione dei titoli indicati nelle immobilizzazioni finanziarie», ammette la relazione sulla gestione del bilancio 2006 (l'ultimo disponibile). Vale a dire i tre certificati di deposito della cassa di risparmio di Venezia per 100mila, 25mila e 97mìla euro, che producono interessi attivi per 5.903 euro; a questi si aggiungono 8 euro di attivo di conto corrente bancario. Eppure nonostante questa non operatività la società ha prodotto nel 2006 una perdita di 5.277 euro (2.646 l’anno precedente). Il capitale sociale è di 312mila euro; a fronte di un valore della produzione indicato in 1 euro, la società costa 11.172 euro fanno: tra questi 4.264 di emolumenti per il collegio sindacale (non sono previsti compensi per i membri del consiglio d’amministrazione), 3.775 do consulenze e segreteria, mille di prestazioni occasionali, 177 euro di spese condominiali.

I pro e i contro

Ma se le cose stanno così, non sarebbe il caso di liquidarla? «Noi chiarisce Reolon – non abbiamo ceduto la nostra quota su richiesta di alcuni sindaci del Bellunese che sono convinti che Alemagna abbia ancora un ruolo; esercitare pressioni sulle istituzioni per realizzare il tratto sud-nord. Personalmente penso che Alemagna sia una società che non promuova alcun obiettivo e che non abbia compiuto un solo atto, nella sua quasi cinquentennale esistenza, per realizzare l'infrastruttura. E poi ho l'impressione che dì Venezia-Monaco non si parli più»

Una linea che non piace al sindaco di Longarone, Pierluigi De Cesero. «Si, lo so che non si è fatto nulla - concede - ma Alemagna rappresenta un opinion leader storico, una sorta di “comitato pro". E poi, se la liquidassimo cosa cambierebbe? Ci tornerebbero indietro pochi spiccioli, e perderemmo l'occasione di fornire un contributo di idee. Il nostro territorio sta scoppiando per il traffico; e la viabilità, nel Bellunese, è rimasta agli anni sessanta».

Ancor più netto il sindaco di Belluno, Antonio Prade, vicepresidente di Alemagna: «Se l'autostrada arriverà sino a Macchietto lo si deve anche al ruolo di Alemagna, che ha stimolato le scelte politiche. Prossimamente ci incontreremo con l'assessore  regionale alla mobilità, Renato Chisso per stabilire la tempistica degli interventi». Solo che la società termina, per statuto, alla fine del 2010. Per qualcosa di concreto non resta molto tempo.  Marco de' Francesco

 

 

Il Sole24Ore  29.07.2008

Infrastrutture. Accolto dalla Regione Veneto il progetto di prolungare l'autostrada A 27 a Macchietto (Belluno)

Project financing per il Cadore

Mutuo della banca tedesca Depfa per finanziare la spesa di 1,2 miliardi di euro

Claudio Pasqualetto

Belluno

Quarant'anni dopo la battaglia, persa per avere uno sbocco in Europa con la Venezia-Monaco, che era stata fermata poco dopo Longarone diventando un sorta di incompiuta simbolo, Belluno è convinta di poter uscire dal suo oneroso isolamento. La Regione veneta ha accolto un project financing per realizzare il tratto che dall'attuale casello d'uscita dell'autostrada porta fino a Macchietto, nel cuore del Cadore. La proposta è stata presentata da Grandi lavori Fincosit, Adria infrastrutture e Mantovani e dovrà ora ottenere il via libera del Consiglio regionale e l'approvazione del Cipe Prima di sere messa in gara. In tutto sono circa 21 chilometri, la metà dei quali in galleria, di strada a due corsie, con una terza di emergenza per ciascun senso di marcia; il costo stimato è di 1,2 miliardi di euro, interamente coperto dalla finanza di progetto.

«E’ la conferma che quando abbiamo presentato la nostra prima idea in materia avevamo ragione - dice Valentino Vascellari, presidente di Confindustria Belluno -. Con i colleghi industriali di Treviso, Pordenone e Udine abbiamo fatto conti e molte proiezioni ed oggi è chiaro che il collegamento di Belluno con l'Europa è un'opera non solo importante ma anche economicamente autosufficiente».

L'idea vincente è stata quella di abbandonare ogni vecchio progetto di sbocco verso la Germania o l'Austria passando attraverso un Alto Adige decisamente ostile e di guardare invece alle opportunità dei nuovi mercati ma al tempo stesso alla necessità di non turbare troppo l'ambiente. Da qui il progetto di unire lo storico troncone della A27 fra Venezia e Belluno con la A23 Udine-Tarvisio per collegare, appunto attraverso Tarvisio, Belluno e il Veneto alla rete autostradale europea.

II Veneto - dice Vascellari - ha già ha già fatto la sua parte, dal Friuli il governatore Renzo Tondo ci conferma il suo favore e la Regione si è dotata degli strumenti legislativi necessari. Non resta che ottenere il via libera anche in sede nazionale al progetto per il troncone intermedio che collegherà il Bellunese alla Carnia in galleria».

L'opera, nella sua totalità, avrà un costo globale stimato sui 3,5 miliardi. Una banca tedesca specializzata, la Depfa, si è già offerta per concedere il mutuo necessario spalmato su un periodo di 35 anni e mancherebbe solo alla cassa un contributo dello Stato di circa 500 milioni.

«Se non ci sono intoppi particolari - dice ancora Vascellari - il primo tratto veneto potrebbe essere pronto in poco più di quattro anni : due per i passaggi burocratici, altrettanti per l'esecuzione dei lavori. Contemporaneamente o quasi potrebbe muoversi il Friuli Venezia Giulia e, anche calcolando i tempi più lunghi del troncone di raccordo fra le due regioni, non è fantascienza pensare che il collegamento possa essere operativo nel giro di 7-8 anni».

«I vantaggi sono evidenti - conclude Vascellari - . L'autostrada, o superstrada a pagamento che sia, rivitalizzerebbe due aree importanti per il Nordest come Belluno e la Carnia. Sarebbe un ulteriore supporto dl straordinaria importanza per Cortina e per la sua aspirazione di ospitare un turismo sempre più senza confini, ma soprattutto sarebbe lo sbocco indispensabile per la seconda gronda che attraversa la nostra area, quella Pedemontana che, raccordata a Conegliano con la A27, potrà ridare fiato all'A4 da tempo in gravi difficoltà di tenuta alla luce della crescita esponenziale dei traffici con i mercati dell'Est».

 

 

Corriere del Veneto  29.07.2008

A27: «L'Alemagna spa non ha più senso»

Prolungamento dell'autostrada, Padova esce dalla società

Decisione in Provincia dopo l'ok al lotto in project financing. li presidente Favero: a settembre assemblea sugli obiettivi

BELLUNO - A27, la Provincia di Padova esce da Alemagna spa. L'annuncio l'ha fatto la scorsa settimana direttamente dal presidente dell'ente padovano, Vittorio Casarin (Forza Italia), che è anche presidente dell'autostrada Padova-Venezia e vicepresidente della Brescia-Padova: l'ente vende il 2,65% delle quote della società la cui mission è la realizzazione della Venezia-Monaco. Una decisione che rimette in discussione, all'indomani della scelta della Regione di sbloccare il prolungamento dell'A27 con un primo lotto pagato da capitali privati, la reale utilità di mantenere in vita l'Alemagna. Per parte sua Casarin mostra di avere le idee chiare: «.Per me la società non ha più senso. Sembrava che dovesse andare in liquidazione lo scorso anno, invece poi l'hanno voluta tenere in vita. Per me non ha futuro, a meno che non vogliano usarla per proporre qualche piano in project financing. E oltretutto non c'è esperienza in campo di gestione autostradale. Abbiamo partecipato un paio di volte al cda; poi ne siamo usciti e abbiamo messo in vendita la nostra quota».

Una decisione con cui Padova si allinea alla Provincia di Venezia, di centrosinistra, che aveva già liquidato le sue quote lo scorso anno. «La formula di Alemagna è superata - taglia corto il presidente di Davide Zoggia, presidente dell'ente lagunare - se mai ci sarà un'autostrada, sarà qualcun'altro a farla. La verità è che Alemagna non ha realizzato la propria mission».

Dopo quasi cinquant'anni Alemagna spa ha un capitale sociale di 312mila euro; 110 soci, tra cui Regione, Province, Comuni e Camere di commercio di Treviso e Belluno, Fondazione Cassamarca. Eppure nessun cantiere. Basterà per andare avanti? Quinto Piol, assessore alla viabilità della Provincia di Belluno e membro del consiglio di amministrazione di Alemagna dice: «Siamo rimasti per sostenere la causa dell'autostrada e per non creare tensioni con altri enti territoriali». Gli fanno eco altri due membri del consiglio di amministrazione, Rizieri Ongaro e Paolo Doglioni, rispettivamente presidente della Comunità montana Agordina e della Camera di commercio di Belluno. «Non ci sono fondi - ammette Ongaro - si voleva solo affermare la volontà politica di sostenere l'asse Sud-Nord». Ma non è il caso di liquidare Alemagna? «Anzitutto - dichiara Doglioni - arriviamo a scadenza (31 dicembre 2010). Le infrastrutture sono un problema per industria e turismo, qualcosa dev'essere fatto».

Prova una difesa più appassionata il presidente di Alemagna (e assessore alle partecipazioni societarie della Provincia di Treviso), Marzio Favero: «Ci siamo resi conto che il valore di Alemagna non sta nel capitale quanto nell'estensione della compagine societaria. Per realizzare opere importanti è necessario un ampio consenso politico. Ci siamo dati due scadenze primarie: un accordo con la Provincia di Belluno per rivalutarne il molo di ente di coordinamento; poi, a settembre, l'assemblea dei soci per definire le linee di lavoro in armonia con la Regione. Alemagna era una cellula dormiente: l'abbiamo risvegliata».  Marco de' Francesco

 

 

Corriere delle Alpi  29.07.2008

L’autostrada ad Antenna 3

BELLUNO. Si parlerà del progetto di prolungamento dell’autostrada oggi, nel programma “Ore 13” di Antenna 3. La Regione ha approvato il piano che prevede la prosecuzione dell’arteria viaria da Pian di Vedoia a Macchietto. Si tratta di ulteriori venti chilometri, una buona parte in galleria, che faranno arrivare l’autostrada alle porte di Pieve di Cadore. Pareri favorevoli, ma anche pareri contrari. Ne parleranno, con il conduttore Sante Rossetto, il direttore della Associazione industriali di Belluno, Stefano Perale, un rappresentante del Comitato del no e per la Provincia e l’assessore Quinto Piol.

 

 

Corriere del Veneto  26.07.2008

II vertice Il ministero dell'Ambiente ha ribadito il supporto di Prodi

Dolomiti patrimonio dell'Unesco

Sostegno dal nuovo governo

BELLUNO - Anche il nuovo governo dà a proprio appoggio alla candidatura delle Dolomiti a diventare patrimonio dell'Unesco. Alla riunione con i rappresentanti delle cinque province interessate (Belluno, Trento, Bolzano, Udine e Pordenone) svoltasi tutto il giorno a Palazzo Piloni l'altro ieri ha partecipato anche Pier Luigi Petrillo, a capo del gruppo di lavoro che si occupa di candidature e Unesco per il ministero dell'Ambiente. F, a nome del ministro Stefania Prestigiacomo, ha dichiarato l'impegno a sostenere il progetto.

«E un passaggio importante, fa capire come si voglia portare a casa la candidatura a livello trasversale e a prescindere da chi è al governo - dice soddisfatta l'assessore provinciale Irma Visalli, che da anni segue l'iter che vede capofila il Bellunese - ieri (giovedì, Ndr) si è svolta una lunga riunione con gli assessori provinciali di Udine e Pordeone, i referenti di Trento e Bolzano e i due specialisti, il geologo Piero Gianolla e il paesaggista Cesare Micheletti».II vertice era organizzato in vista della visita dell'osservatore dell'Iucn, l'International union for conservation of nature, che a metà settembre girerà per una settimana tutti i siti candidati, da Bolzano al Friuli Venezia Giulia. «Non sappiamo ancora il nome, certo sarà un esperto di tutti i siti a cui sarà affiancato un gruppo di cinque figure tecniche, una per provincia, che lo accompagnerà assieme ai due specialisti» continua Visalli. A fianco della procedura standard verranno organizzati eventi promozionali. «Uno di quelli ipotizzati prevede sia coinvolto Reinhold Messner, così come altri alpinisti e testimonial che hanno appoggiato l'iniziativa» chiarisce l'assessore.

Verrà poi realizzato il sito Internet della candidatura, con i cinque uffici legali al lavoro. «Una delle prerogative chieste dall'Unesco è che si riesca a far armonizzare le realtà diverse, con azioni volte alla valorizzazione delle Dolomiti, a prescindere dalle differenze. D'ora in avanti fisseremo in calendario incontri, anche col pubblico, che vedono tutte le province assieme» conclude. All'incontro c'erano la Regione Veneto, con Max Pachner per l'assessore Oscar De Bona che sta valutando il proprio patrocinio, così come sta già facendo al Regione Friuli Venezia Giulia.  Michela Canova

 

 

CARTA QUI EstNord  25/31.07.2008

LA GIUNGLA D’ASFALTO

di Gianni Belloni

Dove dieci anni fa circolavano due veicoli a motore, oggi ne circolano tre. E l'85 per cento delle persone e delle merci viaggiano a petrolio. Perciò bisogna fare nuove autostrade, dicono gli amministratori: una mappa del disastro

«Siamo quelli che lavorano senza tanto parlare». Renato Chisso, assessore regionale alla mobilità, alla recente inaugurazione del nuovo casello di Dolo [Venezia] ha usato un argomento consueto della retorica nordestina, quella del «lavora e tasi», del fare senza tanto discutere. Sarebbe invece bene parlarne, del diluvio di grandi opere autostradali che si stanno abbattendo sul nordest. Se non altro perché, se tutto andrà come nei piani e come documentiamo in queste pagine, tra il 2010 e il 2015 il volto di questo territorio ne uscirà completamente trasformato. Le grandi opere autostradali concepite negli anni ottanta, entrate nei documenti di programmazione negli anni novanta e rimaste al palo per una decina d'anni stanno tutte divenendo solidissima realtà. Un intrico impressionante che trasformerà in peggio, e definitivamente, il volto dei nostri territori.

«Quando si è trattato di capire a fondo la normativa sul project financing in modo sereno posso dire di aver chiesto lumi a Baita», racconta il presidente del Veneto, Giancarlo Galan, nel libro-intervista di Paolo Possamai [«lI nordest sono io», editore Marsilio]. Piergiorgio Baita è il presidente della impresa di costruzioni «Ing. Mantovani Spa», che solo nel settore autostradale, si è aggiudicata i lavori per la Pedemontana Veneta, il prolungamento della A27, il raddoppio della Serenissima...

Le spiegazioni di Baita devono essere state molto chiare: il project financing è la leva di cui parla nell'articolo nelle prossime pagine Paolo Cacciari e grazie alla quale le grandi opere sono ripartite. Con alcune conseguenze. Ambientali, prima di tutto. Nell'ultimo decennio i veicoli registrati in Veneto sono aumentati del 35-40 per cento e le stesse percentuali di aumento si registrano nel traffico autostradale. L'85 per cento degli spostamenti intercomunali di persone avvengono su strada e con autoveicolo privato, e sempre su strada viaggia l'85 per cento delle merci a lunga percorrenza. Nell'arco di vent'anni, come documenta il Wwf, ciascun abitante del nord Italia ha raddoppiato la lunghezza dei chilometri percorsi in un anno - passando dagli 8 mila e cinquecento del 1990 ai 16 mila del 2000 - e la lunghezza media degli spostamenti quotidiani è anch'essa raddoppiata passando, nello stesso periodo, da 10 a 20 chilometri a testa.

È così che il traffico autostradale della megalopoli padana emette 66 milioni di tonnellate di C02 all'anno. Con il petrolio verso i 200 dollari il barile c'è da domandarsi quale sia la ragionevolezza di chi si ostina a perpetuare questo modello. Il problema è che non ci si affanna nemmeno a convincere: «Lavora e tasi».

Oltre all'incidenza sulla qualità dell'aria e sul clima le nuove arterie serviranno a perpetuare e potenziare il modello della città diffusa. Le autostrade rappresentano le teste d'ariete dell'edificazione a macchia d'olio: sarà così per la Valdastico sud nell'ancora non saturo Polesine, o per la Nogara mare per le non ancora incontaminate Valli Veronesi. E rappresentano poi un economia e un blocco di potere - come il simpatico quadretto delle spiegazioni di Baita a Galan vividamente suggerisce - dove pochi nomi rimangono dentro l'empireo dei grandi affari, senza rischi, concorrenza e rapporti consolidati con la politica. Che di questi interessi si fa utile strumento.

La domanda a questo punto sorge spontanea: di fronte a questo stravolgimento, che ne è dell'opposizione? In alcuni casi, come quello della Valdastico sud, i movimenti di opinione contrari alla devastazione ambientale sono riusciti a mettere in seria difficoltà le procedure. In altri, come per la Romea commerciale o per l'autostrada Carnia-Cadore, la mobilitazione è relativamente larga e significativa. Il 99 per cento della politica, così come i mezzi d'informazione e gli opinionisti, è nettamente schierato per la politica del «fare» e, su alcune cose, «tacere».

Il problema qui a nordest è sempre quello di costruire rete tra le opposizioni e, soprattutto, produrre, prima che sia definitivamente troppo tardi, un immagine alternativa, più bella e convincente, di quella di una terra ferita da decine di nastri d'asfalto. Produrre più «est nord», in definitiva.

 

L'insieme dei progetti stradali approvati o quasi sembra un piatto di spaghetti. Che stringono alla gola colli e boschi, delta dei fiumi e città. Ecco l'elenco dei progetti e la folla di imprese che dovrebbero realizzarli, che poi sono i soliti noti

 

1. Passante di Mestre

Anello delle tangenziali padovane promossa dalla Società autostradale Venezia-Padova. 450 milioni di euro di spesa, altri 200 milioni servono per la superstrada prevista sugli argini dell'idrovia e che collegherebbe la zona industriale di Padova con quella di Marghera. Si tratta dell'opera simbolo del nordest che esce dall'«immobilismo delle opere pubbliche», così come è stato presentato.

L'opera permetterà di decongestionare - in realtà per pochi anni visto il tasso d'aumento del traffico - la leggendaria tangenziale di Mestre, calvario del nordest in coda. In pratica un raccordo autostradale, oggi in fase di costruzione, che collegherà gli attuali caselli dell'autostrada A4 Dolo-Mirano, Quarto d'Altino e l'intersezione con l'A27 Mestre - Belluno. A sovrintendere l'opera è stato chiamato un commissario, Silvano Vernizzi, che ha firmato il 20 settembre 2004 il decreto che ha dato il via libera ai lavori per il Passante. Un cartello di imprese è oggi al lavoro: Impregilo Spa; Grandi Lavori Fincosit Spa; Fip Industriale; Cooperativa Muratori e Cementisti [Cmc]; Consorzio Cooperative Costruttori [Ccc]; Consorzio Veneto Cooperative; Serenissima Costruzioni Spa.

Il progetto del Passante è stato osteggiato da ambientalisti e verdi. In particolare in un'analisi del Wwf, basata su studi di impatto ambientale relativi a sei diversi progetti alternativi per la soluzione del nodo di Mestre, il Passante esce sconfitto in termini di sicurezza, fattibilità, rispetto per l'ambiente e per il paesaggio.

 

2. Prolungamento A27 Passante Alpe Adria

La Commissione urbanistica e viabilità del Consiglio regionale del Veneto ha dato, il 15 luglio, il via libera al prolungamento dell'autostrada Mestre-Belluno, che da Pian di Vedoia giungerà fino a Pian de l'Abate, in località Caralte, da dove potrà connettersi con la strada statale 51 di Alemagna. Da qui potrebbe collegarsi con l'A23 ad Amaro, in Carnia, proseguendo poi verso l'Austria attraverso il valico di Tarvisio, come da progetto Anas per 6 miliardi, o puntare direttamente verso nord secondo il vecchio progetto autostradale Venezia-Monaco.

L'iniziativa rinverdisce appunto i fasti della Venezia­Monaco, progetto anni settanta, in versione project financing, a costo zero per le casse pubbliche, e gestito da tre società note come la Grandi Lavori Fincosit, Adria Infrastrutture e Impresa di costruzioni Ing. E. Mantovani. Alle società che si aggiudicheranno il project financing andrà la concessione quarantennale dell'esazione dei pedaggi.

Il costo di 1200 milioni di euro equivale a circa un terzo del tracciato complessivo fino ad Amaro. Da notare che nell'agosto di quest'anno verrà completata la galleria di Macchietto, frazione di Perarolo, rendendo la vecchia Alemagna concorrenziale e scorrevole.

Battagliero il comitato «Per altre strade - Dolomiti», che ha presenterà il 22 agosto l'annuale rapporto sulle Alpi in collaborazione con Mountain Wilderness, e il 2 ottobre la visita, con amministratori locali al seguito, in Val Venosta alla nuova tratta ferroviaria che ha risolto i problemi di mobilità di quella vallata alpina.

 

3. Romea commerciale

È stata benedetta anche dal presidente della repubblica Giorgio Napolitano, che, durante una sua recente visita in Veneto, l'ha definita «indispensabile». L'autostrada, che collegherebbe Mestre con Ravenna, partorita negli anni ottanta e inserita per la prima volta nel Piano regionale dei trasporti del Veneto nel 1990, ha avuto vita travagliata.

Nel 2001 il progetto fa parte delle emergenze infrastrut­turali individuate dalla Legge Obiettivo. Una società, la «Newco - Nuova Romea Spa», è composta tra gli altri da Autostrada Venezia-Padova, Brescia-Padova, Autovie Ve­nete, Impregilo, Costruzioni Mantovani, Unicredit e Gruppo Imi San Paolo oltre che le «coop rosse» Cmc e Ccc. Presidente Vittorio Casarin, presidente della Provincia di Padova e dell'autostrada Padova-Venezia.

Presentato il progetto nel 2003, i giochi si complicano per la concorrenza, caldeggiata dal ministro Lunardi, del corridoio autostradale Mestre - Orte, per cui si faceva avanti una cordata guidata dal gruppo Bonsignore. Quel progetto prevedeva un tunnel, progettato dallo stesso Lunardi, sotto la tangenziale di Mestre. Nel 2003 il proget­to della cordata di Bonsignore viene dichiarato di pubbli­co interesse da Anas. La commissione per la Valutazione d'impatto ambientale sostanzialmente boccia, nel luglio del 2007, il progetto, già indebolito dalle mobilitazioni po­polari e dal mancato accordo con la cordata della società Nuova Romea Spa - in cui convergevano interessi bipartisan - e dalle alterne vicende di alcuni dei suoi protago­nisti [della cordata di Bonsignore faceva parte anche la Banca popolare di Lodi dell'indimenticabile Fiorani].

In queste settimane il progetto sta rinascendo a nuova vita: inserito nell'ultimo documento di programmazione economica e finanziaria, Vittorio Casarin propone di spez­zare in due il progetto tra Veneto ed Emilia Romagna in modo da velocizzare la procedura. Sul tragitto della nuo­va opera, il Delta del Po e dell'Adige e le valli di Comacchio. La rete No-Ar definisce l'opera «inutile e dannosa» e pro­pone, invece, di mettere in sicurezza l'attuale, pericoloso tracciato.

 

4. Sistema delle tangenziali. Raddoppio A4

Il campo di battaglia è ancora fumante: la neonata società delle tangenziali venete - costituita al cento per cento dal gruppo autostradale Brescia-Padova presieduta dal presidente leghista della Provincia di Vicenza Attilio Schneck – ha perso l'assegnazione per il project financing della nuova opera. Ad aggiudicarsi l'onore una associazione temporanea d'imprese guidata dalla Pizzarotti di Parma, con il gruppo Maltauro di Vicenza e lo studio Altieri di Thiene.

Accanto alle attuali sei corsie verrebbero costruite due corsie per senso di marcia, destinate al traffico di breve percorrenza, che colleghino le tangenziali di Brescia, Verona, Vicenza e Padova, realizzate in questi 15 anni della società autostradale Serenissima, uscita sconfitta dalla gara. Previste due gallerie di 9 mila metri, che bucheranno la collina di Valmarana, nei colli berici, territorio del comune di Altavilla Vicentina. Non potevano mancare, nel cartello che si è aggiudicato l'opera, la Mantovani Spa e la Maltauro. Vice presidente del consiglio d'amministrazione di Veneto Pass - la società che, secondo il progetto vincitore, avrà le gestione dei pedaggi del nuovo sistema delle tangenziali - risulta Claudia Minutillo, ex segretaria di Giancarlo Galan. Il particolare non è passato inosservato a chi ha voluto leggere nella contesa su chi dovesse gestire questa nuova opera l'eterna lotta di Galan contro la società Serenissima e quindi la cordata di potere di cui fanno parte pezzi della Lega - Schenk e prima ancora la ex presidente Manuela Del Lago - e di Forza Italia. L'ipotesi è che i lavori inizino nel 2010, per concludersi sei anni più tardi.

 

5. Valdastico sud

L'autostrada A31 è meglio conosciuta come PiRuBi, dai nomi dei ras democristiani degli anni settanta, quando l'opera -che doveva collegare Trento con Vicenza e Rovigo, feudi elettorali rispettivamente di Piccoli, Rumor e Bisaglia - è stata immaginata. I lavori del tratto tra Vicenza e Rovigo sono iniziati nel 2005 mentre il tratto a nord si arresta, per ora, a Piovene Rocchette. Una tenace mobilitazione ambientalista, con ricorsi alla magistratura, ha rallentato l'opera. L'autostrada lambisce decine di ville venete e paesaggi ancora integri come quelli dei colli berici, oltre a cancellare qualcosa come 900 aziende agricole.

 

6. Superstrada Pedemontana Veneta

L'affidamento da parte della giunta regionale, in seguito a gara, di progettazione, realizzazione e gestione della Superstrada Pedemontana Veneta è avvenuta il 4 dicembre del 2007 ed è andata all'associazione temporanea d'imprese Impregilo Spa [mandataria], Pedemontana Veneta Spa, Autostrada Brescia-Padova, Autostrade per l'Italia, Autovie Venete, Grandi Lavori, Impresa Costruzioni G. Maltauro, Rizzani de Eccher, Carron Cav. Angelo Spa, Consorzio Cooperative Costruttori, Impresa Ing. E. Mantovani Spa, Intercantieri Vittadello Spa e Serenissima Costruzioni Spa.

Entro la fine del 2008 il vincitore è tenuto alla consegna del progetto definitivo, e a marzo 2009 potrebbero partire i primi cantieri. Sono previsti 56 mesi per ultimare i lavori. Sulla società «Pedemontana Veneto Spa» sono fioccate le polemiche, vista l'incredibile trasformazione del suo assetto azionario che l'ha portata a divenire, nel giro di un mattino, nel 2005, da società a capitale a prevalenza pubblica, l'85 per cento, ad una a prevalenza privata, con il pubblico al 23 per cento. Nessuna gara è stata indetta per la cessione delle quote. È pendente un ricorso al Tar e, denuncia il consigliere regionale dei Democratici, Gianni Gallo, «va chiarito il conflitto d'interesse legato alla presenza nella Spa di imprese che eseguono i lavori e di società che ne dovrebbero controllare la regolarità».

I novantacinque chilometri della superstrada collegheranno la A27 Mestre-Belluno nei pressi di Spresiano con Montebello Vicentino, passando a sud di Bassano e collegandosi con l'autostrada Serenissima, «rispondendo alle esigenze di viabilità della fascia settentrionale delle province di Treviso e di Vicenza». L'opposizione all'opera si concentra soprattutto nel tratto della valle dell'Agno, dove è attivo un comitato che denuncia il carico d'inquinamento che la superstrada porterà con sé.

 

7. Nogara-mare

Il via libera della commissione Via regionale è arrivato il 29 maggio di quest'anno, mentre l'inserimento dell'opera è avvenuto con la finanziaria del centrosinistra, l'anno scorso, grazie all'emendamento dei deputati Marino Zorzato di Forza Italia e di Simone Frigato del Pd e, lamentano i comitati, alla distrazione dei componenti della sinistra in commissione bilancio.

Il tracciato parte da Nogara, in provincia di Verona, e dopo circa 84 chilometri dovrebbe connettersi con la nuova Romea Commerciale: da quest'ultima si dovrebbero raggiungere il Delta del Po, Chioggia, Mestre e Ravenna. Con delibera del 28 marzo 2006 la Regione Veneto ha dichiarato di «pubblico interesse» la proposta di finanza di progetto, presentata a giugno 2004 dalla Confederazione Autostrade Spa, per realizzare l'autostrada regionale Nogara-Mare a pedaggio. Il progetto complessivo della Confederazione autostradale del nord, che comprende Serenissima e Gruppo Gavio, è di una autostrada parallela al corridoio Torino-Venezia, completando così fino all'Adriatico il tratto che oggi va da Torino a Cremona. Il decreto del Cipe è atteso agli inizi del 2009 e l'assessore veneto alla mobilità Chisso spera di veder aprire i cantieri per la fine dello stesso anno.

Sempre l'assessore Chisso è il regista degli interventi complementari, una pletora di opere stradali per 42 chilometri complessivi, sollecitate dai comuni, in particolare polesani, che hanno fatto lievitare i costi dell'opera ma hanno avuto il pregio di «ungere» il consenso. Il comitato contro l'autostrada denuncia i pesanti impatti che la «Nogara mare» porterà al territorio delle Valli Grandi Veronesi, l'ultima vasta area della pianura padano-veneta priva di urbanizzazione, e stima che nelle vicinanze dell'opera «verranno prelevati oltre 13 mila metri cubi di inerti e materiale vegetale, cioè circa un quarto di quanto attualmente autorizzato per tutto il Veneto».

 

8. A28 Portognuaro-Conegliano

L'autostrada è lontana dai 3 ai 5 chilometri dalla statale, la Pontebbana, di cui dovrebbe ridurre il traffico. Un progetto alternativo di superstrada, più vicino alla statale e meno oneroso era stato presentato dai Verdi ma mai preso in considerazione. L'opera è stata oggetto di una campagna di opposizione, in particolare da parte del Wwf, per l'impatto che il nastro d'asfalto avrebbe sulla linea delle risorgive trevigiane e per la distruzione dei «palù», zona umida e ricca di siepi.

 

 

ECCO IL PROJECT FINANCING: LA FORMULA GIUSTA PER FARE STRADA

di Paolo Cacciari

Come «semplificare» le procedure e impadronirsi del denaro pubblico. Una formula magica finanziario-affaristica

Project financing, ovvero finanza strutturata o di progetto: è una formula magica molto in voga tra i fedeli del dio Mercato. Pronunciandola, ministri, sindaci, presidenti ricevono [dal sistema bancario] il denaro necessario a realizzare le agognate opere «di interesse pubblico». Autostrade e trasporti in generale, parcheggi e cimiteri, attrezzature per le public utilities, ospedali e acquedotti, teatri e pesino carceri. L':anno scorso, il 25 per cento degli appalti avviati dalle pubbliche amministrazioni rientravano nella tipologia della finanza di progetto. D'un botto, la storica «crisi fiscale» delle economie mature svanisce, i parametri di sostenibilità del debito pubblico non contano più, le spese per investimenti spariscono dai debiti di bilancio. Un vero miracolo. I nuovi sciamani - i promotori finanziari - affermano che in tal modo la «leva finanziaria» aiuta a realizzare le infrastrutture e i servizi di pubblica utilità. Ovviamente avviene esattamente il contrario: è l'economia reale che supporta quella dei pezzi di carta.

Il project financing è uno strumento per mettere le mani sui flussi certi di denaro cash dei servizi pubblici locali, un modo per drenare quattrini dalle tasche della gente per alimentare l'insaziabile voracità del mercato finanziario. È stato calcolato che le «risorse» finanziarie - azioni, obbligazioni, depositi, ecc. - negli ultimi quaranta anni sono aumentati di 14 volte. Buon per i possessori di titoli che generano rendite. Ma qualcuno si è mai domandato chi li paga?

Dal punto di vista finanziario il project financing è in realtà una semplice operazione di anticipazione del denaro necessario alla realizzazione di un'opera. Istituti di credito specializzati - in gergo Infrastructure equity fund, in Italia ve ne sono una quindicina - una volta individuata l'opera da realizzare, emettono titoli obbligazionari, bond e li collocano nel mercato, infilandoli nei fondi di investimento che a loro volta banche, assicurazioni, fondi pensione e risparmiatori vari compreranno allettati dalla promessa di buoni rendimenti. I denari necessari alla costruzione dell'opera vengono quindi rastrellati e i cantieri possono partire, con gaudio dei nostri politici. Il rischio per gli intermediatori finanziari è zero, la loro parcella per il prezioso servizio è sicuro. Per capire l'intreccio tra finanza e opere di interesse pubblico basta seguire la carriera di Vito Gamberale, passato da amministratore delegato di Autostrade Spa della famiglia Benetton al Fondo dedicato alle infrastrutture creato dalla Cassa Depositi e Prestiti.

Ma come viene garantito il ritorno con gli interessi dell'investimento?

I nostri promotori di project financing incominciano qui a fare delle distinzioni interessanti tra «opere calde», «opere fredde» e «opere tiepide» [le chiamano proprio così, vedi la relazione della dottoressa Ilaria Bramezza per la realizzazione del Sistema delle tangenziali lombardo­veneta proposto dalla Società autostrada Brescia-Padova].

Quelle «calde» si finanziano completamente con i proventi tariffari, con i cespiti da sbigliettamento, con i ticket, ecc. Quelle «fredde» - scuole, carceri, ecc. - continuano ad avere bisogno di flussi di denaro pubblico. Quelle tiepide, bastardine, sono destinate a diventare «semipubbliche». Succede però che alcune opere pensate dai promotori e certificate dai valutatori come molto «calde», come il treno ad Alta velocità che avrebbe dovuto finanziarsi per almeno il 60 per cento, si sono rivelate delle sòle, come direbbero i nostri amici romani, da decine di miliardi di euro, regolarmente ripianati nelle varie finanziarie. Per sbagliare le previsioni basta poco: una sottovalutazione dei costi di realizzazione, una sopravalutazione del numero delle utenze, una lungaggine nei tempi di realizzazione. Poi, ovviamente, non si può lasciare una «incompiuta», e così subentra lo Stato.

Per mettere in piedi una operazione di project financing serve un promotore, una «società veicolo» - Special porpose vehicle - che sappia creare quel Partenariato tra Pubblico e Privato [PPP] tra i soggetti autorizzatori e concessori e le imprese di costruzione, gli sponsor finanziari e le società di gestione. Nel settore delle autostrade questo compito è ambìto dalle società di gestione, che da semplici prestatori di servizi [casellanti, manutentori, ecc.] diventano veri imprenditori, volano per distribuire grandi affari alle società di progettazione e costruzione [a nordest i nomi sono sempre quelli: Studio Altieri, Ing. E. Mantovani, Astaldi, Impregilo...], per di più potendo seguire procedure senza gare, con affidamenti negoziati che ora si chiamano di «dialogo competitivo» tra aziende.

Troppo potere alle piccole società - la Venezia Padova, la Padova Brescia, la Autovie Venete - anche per un liberista come Galan. Il quale, così come ha già ottenuto il collega Formigoni, nel nome del «federalismo autostradale» preferisce infatti mantenere il controllo della realizzazione e gestione di tutte le nuove tratte autostradali attraverso la «Cav», la nuova società Regione-Anas, che funzionerà da stazione appaltante. Lo scontro è gustoso: riferendosi agli amministratori delle società autostradali nati nella politica - Vittorio Casarin, Lino Brentan, Giustina Destro, ecc. - e che ora si candidano a progettare servizi e affari, Galan ha detto: «Sono una casta che difende i suoi privilegi» [Alessandra Carini, Mattino di Padova del 16 luglio].

 

ESTNORD di Gianni Belloni

Un groviglio di nuove autostrade

Finalmente la politica fa la sua parte: attrezza le infrastrutture perché lo sviluppo abbia corso. Le principali opere autostradali del nordest vedranno la luce, se tutto andrà secondo i piani, tra il 2009 e il 2015: il raddoppio della Brescia-Padova, la nuova Romea Commerciale, la Nogara Mare, la Valdastico Sud, la Pedemontana Veneta, il prolungamento della Mestre - Belluno, il Passante di Mestre. Il volto dei nostri territori ne uscirà trasformato, e non solo fisicamente.

L'impatto ambientale e territoriale sarà fortissimo, le nuove autostrade consolideranno l'uso monopolistico dell'automobile privata e faranno dilatare le distanze percorse. Aumenterà il tragitto per gli spostamenti casa-lavoro, casa-luogo di consumo e di divertimento, e cambieranno così, in peggio, luoghi e tempi delle persone. Con buona pace della crisi petrolifera e dell'effetto serra. Ma cambieranno gli assetti politici e di potere, con il consolidamento di gruppi politici ed imprenditoriali strettamente intrecciati e sempre più potenti. Il meccanismo del project financing, che ha permesso l'apertura dei cantieri, promuove la confusione dei ruoli e l'opacità del mercato e della politica. I politici si presentano sorridendo al taglio del nastro, una opinione pubblica disinformata e cresciuta a facili miti in gran parte applaude [in coda]. Rimangono le minoranze dissenzienti, spesso isolate e sulla difensiva.

 

 

Il Gazzettino  26.07.2008

La Prestigiacomo

«Il governo sosterrà la candidatura delle Dolomiti a patrimonio Unesco»

Anche il nuovo governo sosterrà la candidatura all'Unesco delle Dolomiti come patrimonio dell'umanità. La conferma è arrivata giovedì dall'incontro delle cinque province interessate, Belluno, Trento, Bolzano, Udine e Pordenone, con i rappresentanti dell'Ufficio di Gabinetto del ministro all'ambiente Prestigiacomo e gli esperti per le questioni scientifiche della candidatura. Un riconoscimento importante, che porta fiducia al gruppo di lavoro, intenzionato a proseguire con forza il progetto di vedere riconosciute le Dolomiti dall'importante organizzazione internazionale. Nell'incontro è stata anche ribadito il ruolo di coordinamento della Provincia di Belluno sulle altre province interessate, riconfermando quindi la bontà del lavoro eseguito dall'ente che può annoverare la maggior porzione delle Dolomiti. Ma si è anche discusso di come verrà gestito il sito Dolomiti una volta riconosciuto "patrimonio dell'umanità" da parte dell'Unesco, ipotizzando la nascita di una specifica fondazione per armonizzare le risorse e le azioni da compiere. Fatto questo ulteriore passo, si attende ora per il prossimo mese di settembre la visita sul campo da parte dell'osservatore dell'Ivcn, la struttura che per conto dell'Unesco dovrà valutare dal vivo la bontà della candidatura.  M.D.

 

 

Messaggero Veneto  24.07.2008

Friuli

Posta dei lettori

Anche noi in difesa dell'Università

Il comitato PAS Dolomiti - Per Altre Strade Dolomiti - è nato per contrastare e proporre  alternative all'insensato progetto dell'autostrada Tolmezzo - Belluno, e per  difendere gli autentici interessi delle nostre popolazioni dalle avidi mani  di speculatori senza scrupoli. E in questa notte della democrazia, in cui la  voce delle lobby e dei comitati d'affari sembrano sovrastare la legittima  sovranità popolare, questo comitato esprime la propria solidarietà a tutti coloro che in questi giorni lottano per difendere l'integrità e l'autonomia  dell'Università di Udine, l'Università del Friuli.

Una università, è bene ricordarlo, nata per volontà del popolo friulano che trent'anni or sono la  richiese, con ben 125.000 firme, quale strumento per la propria rinascita.

Una università la cui istituzione ha permesso ai giovani delle nostre  montagne un più facile accesso agli studi universitari. Per cui la libertà, l'integrità, e l'autonomia dell'Università del Friuli sono nostri interessi. E ci dichiariamo pronti ad ulteriori  azioni per difenderli

Simone Petris. Comitato interregionale Pas Dolomiti (Ampezzo)

 

 

Il Gazzettino  23.07.2008

In breve

COMITATO PAS DOLOMITI

«Difendiamo l'università»

Il comitato Pas Dolomiti (Per Altre Strade Dolomiti), nato per contrastare e proporre alternative al progetto dell'autostrada Tolmezzo-Belluno, è solidale con tutti coloro che si stanno attivando per difendere l'autonomia dell'Università del Friuli. «Una università - ricorda Simone Petris, portavoce del Comitato - è bene ricordarlo, nata per volontà del popolo friulano che trent'anni or sono la richiese, con ben 125.000 firme, quale strumento per la propria rinascita. Una università la cui istituzione ha per messo ai giovani delle nostre montagne un più facile accesso agli studi universitari. Per cui la libertà, l'integrità e l'autonomia dell'Università del Friuli sono nostri interessi. E ci dichiariamo pronti ad ulteriori azioni per difenderli».

 

 

Il Gazzettino  20.07.2008

L’intervento

Il declino del territorio? Nostra povertà intellettuale

Serve ancora scrivere, richiamare, appellare sulla grave situazione di declino che da troppo tempo sta attraversando, in particolare il Cadore, ma anche la nostra provincia connotata da un folle immobiliarismo e vendita sistematica del territorio? Fanno rumore le recenti, ripetute, violente ed impietose prese di posizione di Messner sui mass-media. Crediamo che l'alpinista altoatesino tenga proprio al bellunese. Noi di contro ci lasciamo andare, come sempre, a reazioni a volte piccate e a volte giustificatorie. Tuttavia, continuiamo imperterriti a cementare enormi porzioni di luoghi stupendi avendo la supponenza di contrabbandare tutto ciò come sviluppo, creazione di ricchezza (ma per chi?) e, non mancasse altro, per costruzione di futuro.

Ma cosa pensano e quali programmi contraddistinguono i nostri comuni e i loro amministratori? Parlano i fatti e quello che chiunque può vedere ed osservare camminando per i comuni, le frazioni e i borghi oggi indistinguibili. Quindi capannoni, case e case ed asfalto e via ripetendo. Ed ancora, come se non bastasse, intere ed interminabili sedute dei consigli comunali occupati da discussioni, scontri, polemiche su piani regolatori, regolamenti edilizi, cambi di destinazione d'aree agricole, lottizzazioni, centri commerciali.

Difficilmente si esce da questi temi per affrontare altri settori, magari la cultura o il vivere in armonia con la natura. A chi possiamo addossare la colpa, dunque, di una tale piattezza e povertà intellettuale e di prospettiva? Alle confinanti province autonome che hanno più soldi di noi? Per avere un'idea di quali siano le discussioni che più appassionano larghe schiere di bellunesi, oltre all'immancabile calcio, è sufficiente fermarsi in qualche bar, e non solo delle località turistiche, per ascoltare confronti legati solamente al costo degli immobili e dei terreni. Non si parla d'altro. Mai che si colga l'andamento della stagione agricola. Anche se non è necessario: campi non se ne vedono più, perché le seconde case sono dappertutto. Sono assenti i contributi nella misura delle province autonome o la nostra inedia non ci fa nemmeno falciare e pulire il prato attorno alla nostra casa e coltivare l'orto? Il declino e la nostra scomparsa sono allora nelle leggi o nei finanziamenti oppure dentro di noi? Smettiamola una volta per tutte di distribuire colpe e accuse ad altri quando sono solamente nostre.  Eugenio Padovan - già segretario provinciale Uil

 

 

L’Amico del Popolo  19.07.2008

 

L’intervista

L’architetto Bortolo Mainardi ha coordinato il progetto

Mainardi: l’autostrada per un colpo d’ala

«La provincia di Belluno ha bisogno di aprirsi verso l’esterno»

Dallo studio di fattibilità al progetto preliminare. È un balzo in avanti, quello compiuto in questi giorni dal “Passante Alpe Adria”, ovvero il prolungamento verso il Cadore (e la Carnia) dell’autostrada A27. Un gruppo di imprese ha presentato alla Regione del Veneto una concreta proposta di finanza di progetto (project financing), con un piano per la costruzione e la gestione del nuovo tratto autostradale. Dietro il progetto preliminare c’è un gruppo di professionisti coordinato dall’architetto Bortolo Mainardi di Lorenzago di Cadore, già Commissario per le grandi opere nel Nordest.

Architetto Mainardi, il tracciato dell’autostrada presentato con il project financing è lo stesso divulgato un anno fa?

«No, è diverso dallo studio di fattibilità dell’Anas. Il primo tratto verso nord, da Pian di Vedoia a Longarone, è rimasto sostanzialmente uguale, ma nel salire ci sono delle modifiche nei tracciati in galleria. La modifica più sostanziale, però, riguarda lo svincolo per il Cadore: non a Caralte ma più a sud, a Macchietto. Lì è stato previsto il viadotto per il Cadore, mentre l’autostrada, nel suo futuro proseguimento verso la Carnia, si infilerà di nuovo in galleria. Voglio esprimere un plauso alla Regione del Veneto, perché con le sue forti sollecitazioni per realizzare questo primo stralcio del “Passante Alpe Adria” muoverà anche il Friuli».

Quant’è lungo il nuovo tratto da Pian di Vedoia a Macchietto?

«Sono circa 21 chilometri di tracciato, di cui il 55% in galleria».

E quali svincoli sono stati previsti?

«Uno soltanto, a Longarone, vicino alla zona industriale e a servizio del collegamento con la valle di Zoldo».

I collegamenti, appunto. Quali saranno le più importanti arterie di raccordo con l’autostrada?

«La prima arteria complementare non potrà che essere la Cadola-Belluno, anche per dare senso pieno al tunnel di Col Cavalier che sarà realizzato nei prossimi anni. Poi c’è il nodo della Valle del Boite, tutto da risolvere: cosa fare da Macchietto a Cortina? Quali soluzioni preferiscono gli amministratori di quella valle? Non è dato a sapere, non c’è ancora un tracciato condiviso!»

Ma non c’è già l’accordo per il tunnel Macchietto- Venas?

«Avrebbe un costo elevatissimo e risolverebbe solo parzialmente i problemi della Valle del Boite. Occorre una valutazione complessiva della mobilità in provincia e decisioni politiche conseguenti, spero di non essere il solo, per esempio, ad aver registrato come la nuova viabilità statale da Ospitale a Macchietto sia ormai dimensionalmente “vecchia” e poi, dov’è la logica tra i costi ed i benefici per gli svincoli su Rivalgo e per la vecchia Perarolo?».

E in Centro Cadore? Lei, in passato, ipotizzava un tunnel da Pieve a Tre Ponti, oltre Lozzo.

«Continuo a vedere l’opportunità di una soluzione che dal Centro Cadore si colleghi attraverso il Comelico all’Austria, da Sega Digon con il traforo del Cavallino: nel disegno strategico autostradale che collegherà il bellunese sul valico di Tarvisio all’Est- Europa, questa strada intervalliva interregionale che colleghi l’Italia all’Austria, potrebbe essere di interesse per entrambi gli Stati».

Tolmezzo, Austria... insomma lei vuole “guardare fuori” dalla provincia di Belluno.

«I problemi nuovi della nostra provincia come quelli della progressiva deindustrializzazione del comparto occhialeria e della non qualificazione turistica, non si risolvono con soluzioni vecchie e chiudendosi in casa a raccontarsi le storie dei nonni! La priorità è collegarsi con l’esterno dei nostri confini bellunesi, è diminuire le distanze fisiche e cioè le distanze economiche poi, per le strade interne, abbiamo tutto il tempo per migliorarle, oggi non sono queste strategiche, prioritarie!».

Quanto tempo ci vorrà, per avere l’autostrada fino a Macchietto?

«Ragioniamo. Adesso il progetto di “project financing” si deve dotare dello Studio di Impatto Ambientale. Se all’ulteriore iter progettuale ed autorizzativo serviranno altri due anni da oggi, nel 2010 potrebbe esserci la gara europea con l’inizio dei lavori nel gennaio 2011, quattro o cinque anni, e l’autostrada è fatta».

 

 

Corriere delle Alpi  17.07.2008

Noi abbiamo a cuore il futuro delle Dolomiti

Ci riferiamo alla lettera a firma Carlo Corso pubblicata recentemente dal Corriere delle Alpi, che ha per tema il collegamento autostradale A27-A23 e per titolo: “Ambientalisti “disonesti”, e ora vi spiego perchè”.

Se per “ambientalisti” il sig. Corso intende cittadini responsabili, senza interessi di parte, informati e impegnati, che hanno a cuore il futuro di questa regione dolomitica minacciata da un’opera tanto impattante quanto costosa e quanto inutile, ebbene sì, lo ammettiamo, anche noi di Peraltrestrade Dolomiti ci sentiamo “ambientalisti”.

Quanto a sentirci “disonesti” perché non coinvolti attivamente nella sua battaglia - che d’altra parte condividiamo - per un distributore di gpl e metano in Cadore, rammentiamo al sig. Corso che “disonesto” è chi imbroglia, chi approfitta della buona fede altrui, chi mente, e gli suggeriamo un uso più appropriato e più cauto dei termini.

Nella sua lettera il sig. Corso esprime la convinzione che “una volta terminato il prezioso collegamento A27 Pian di Vedoia - A23 Tolmezzo, il Cadore, ora morto, tornerà a vivere”, ma ancora una volta ci permettiamo di dissentire, e di suggerirgli di andare a vedere come si è evoluto (o, meglio, involuto) il fondovalle del Canal del Ferro, in direzione Tarvisio, a seguito dell’apertura dell’A23.

Gli rispondiamo riportando la testimonianza resa a Calalzo, in occasione di un convengo sulla viabilità tenuto nel 2003, dall’allora sindaco di Resiutta (UD): “L’Alpe Adria A23 è stata costruita nel periodo immediatamente successivo al terremoto con una funzione di viabilità turistica per collegare il bacino dell’Austria ai centri balneari della Regione Friuli Venezia Giulia e del Veneto. Oggi il Tarvisio è diventato la valvola di sfogo di tutto il traffico pesante che proviene dal nord-est e dall’asse balcanico e che poi si trasferisce sugli altri territori.

Nel corso del tempo la realizzazione di questa autostrada ha causato alle nostre comunità notevoli danni: c’è stata l’eliminazione di qualsiasi ricaduta economica sul territorio.

Tutti gli otto Comuni che si trovano nei 70 km della valle che parte dalla Stazione per la Carnia fino a Tarvisio si sono trovati improvvisamente a zero con qualunque attività connessa al comparto commerciale e turistico.

Perché? Perché questa autostrada era divenuta il bypass di tutta la valle, per cui il traffico andava direttamente dal confine alle località di destinazione e non rilasciava assolutamente più risorse, per cui si è verificata una crisi fortissima nel comparto commerciale e turistico di Tarvisio e di tutta la valle.

Oggi anche la vecchia viabilità è di nuovo satura di autotreni, per cui non solo abbiamo satura l’autostrada, ma anche la strada statale, tant’è vero che oltre all’inquinamento atmosferico nei paesi stiamo superando i limiti di guardia di quello che è l’inquinamento acustico, altro danno che viene portato a un territorio che avrebbe vocazione turistica.”

Non pretendiamo con questo di far cambiare al sig. Corso le sue convinzioni sugli ambientalisti “disonesti” e su un progetto autostradale che, se realizzato, trasformerebbe le valli del Piave e del Tagliamento in un corridoio di traffico internazionale, con conseguenze a livello ambientale, economico e sociale che lui neanche si sogna, ma di offrire a lui e ai lettori del giornale che ci ospita qualche elemento di riflessione contro corrente.

Per qualsiasi riferimento e per la rassegna stampa completa sull’argomento invitiamo a consultare il nostro sito www.peraltrestrade.it
Comitato Interregionale Pas Dolomiti www.peraltrestrade.it

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Corriere delle Alpi  17.07.2008

«Una riflessione sul futuro»

AltreMenti apre il dibattito in vista delle provinciali

Belluno. Il movimento politico AltreMenti, nato a Feltre in occasione delle ultime elezioni amministrative, avvia il dibattito in vista delle elezioni provinciali del 2009. «Qualità della vita, modelli di sviluppo, tecnologie del risparmio, processi di decrescita, sono argomenti decisivi sui quali è fondamentale iniziare a riflettere», spiega il movimento. «Ma in questo territorio, come altrove, le priorità sembrano essere altre nonostante problemi sempre più gravi: consumo e dissesto del territorio, sfruttamento dell’acqua, inquinamento vario, uniti alla mancanza si prospettive economiche diverse dalle attuali e causati non solo da una normativa spesso inefficace, ma anche come effetto di un ceto politico più interessato a difendere particolarismi ed interessi economici che una visione complessiva di sviluppo e tutela di un delicato territorio come la provincia di Belluno. Non è più possibile agire e riflettere per settori definiti e politicamente isolati: ambiente, salute, biodiversità, economia, trasporti, viabilità, istruzione, sono elementi di un modello in cui ogni dimensione si relaziona con le altre».

AltreMenti vede invece uno sfruttamento economico e immediato di ogni possibile risorsa, che si parli di acqua piuttosto che di edilizia, come di energia o di viabilità. «Il tutto inserito nell’attesa che si possa finalmente realizzare la disastrosa ipotesi autostradale, affare di notevoli dimensioni, vero paradigma di un uso dissennato del territorio che ottiene purtroppo vasti consensi da entrambi gli schieramenti politici. A questo proposito, benché convinti della limitata valenza di talune scadenze elettorali, abbiamo deciso di iniziare una riflessione complessiva a riguardo dei temi di vitale importanza che le elezioni Provinciali 2009 dovranno considerare con maggiore attenzione. Abbiamo infatti colto, nella nostra prima esperienza alle amministrative di Feltre nel 2007, che un gruppo di cittadini liberi da vincoli ideologici ed economici ma con proposte concrete, possa condizionare l’agenda politica locale. Lontani dall’idea di governare per conto di altri e intenzionati a rappresentarci essenzialmente come persone continuiamo quindi il nostro percorso di gruppo aperto, nell’ottica di una partecipazione attiva e critica alle decisioni politiche che riguarderanno il futuro della nostra Provincia».

 

 

Corriere delle Alpi  16.07.2008

Convocati i bellunesi

A27 fino a Macchietto avanti tutta

Viabilità

Belluno. Tempi da record per il project financing del proseguimento dell’A27 da Pian di Vedoia a Caralte. Via libera anche dalla commissione regionale Urbanistica e viabilità, che ha deciso di chiamare a rapporto gli amministratori locali, come loro avevano chiesto

 

di Francesco Dal Mas

Prolungamento autostrada, avanti tutta

Ok della Commissione urbanistica-viabilità Entro l’estate audizione di Provincia e sindaci

«Vogliamo un’opera che colleghi il Nordest e l’Europa», dice Chisso

Belluno. Tempi da record per il project financing sul “Passante Alpe Adria”, ovvero il proseguimento dell’A27 da Pian di Vedoia a Caralte. A una settimana dal “benestare” della giunta Galan, sull’operazione della finanza di progetto ha dato il benestare la commissione Urbanistica e viabilità del Consiglio regionale. Tuttavia con una garanzia in più: la Commissione presieduta da Tiziano Zigiotto ha deciso, su richiesta di Franco Frigo del Pd, di chiamare a rapporto i rappresentanti della Provincia di Belluno e dei Comuni interessati al tracciato, prima che la giunta deliberi la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera: «L’audizione», commenta il consigliere regionale Dario Bond, «è in programma entro la fine dell’estate».

Ci sono, infatti, ancora degli aspetti da chiarire, da parte sia della provincia che di alcuni Comuni. Pur in un contesto di generale approvazione del passo avanti per lagrande incompiuta.

Come ha spiegato l’assessore alla mobilità, Renato Chisso, intervenendo in commissione, il “project financing” è a costo zero per le casse pubbliche e porta la firma di tre società: la “Grandi Lavori Fincosit spa”, l’“Adria Infrastrutture spa” e l’“Impresa costruzioni ing. E. Mantovani spa”. Società che si candidano non solo alla progettazione, ma anche alla realizzazione e alla gestione del Passante.

«Tuttavia», ha ricordato al riguardo l’assessore Chisso, «la gara sarà europea e libera in quanto, in base alle nuove normative entrate in vigore nell’agosto 2007, le tre società proponenti non godranno di alcun diritto di prelazione».

La lunghezza del nuovo nastro d’asfalto sarà di 20 chilometri e 700 metri. Tre gli svincoli: Pian di Vedoia, Longarone e Pian de l’Abate. Il percorso in galleria sarà di 11,41 km per la carreggiata nord e 10,75 km per quella sud. Ponti e viadotti avranno un sviluppo di 3,5 chilometri.

Il costo complessivo stimato dalle società è circa 1.200 milioni di euro. Costo che è pari a un terzo di quello previsto per completare il collegamento tra la Carnia e il Cadore. Alle società che si aggiudicheranno il project financing andrà una concessione quarantennale dell’esazione dei pedaggi.

Per Chisso «si tratta di un’opera da tempo attesa che si inserisce in un progetto complessivo per creare un corridoio di collegamento tra il nordest italiano e il centro Europa e che prevede, in prospettiva, un collegamento tra l’A27 dalla valle del Piave con un traforo sotto il passo della Mauria fino all’autostrada A23 che porta al Tarvisio».

Al momento, però, non ci sono le risorse per ipotizzare progettualmente di andare oltre Caralte. Ammesso che sul territorio ci sia la volontà politica di farlo. Volontà che al momento è piuttosto dubbiosa. Tant’è che per il primo tratto l’assessore Chisso ha sollecitato alla Provincia di porsi al tavolo di un confronto con tutti gli enti locali, magari gestendolo direttamente.

Ecco, dunque, la proposta in sede di Commissione dello stesso Frigo. Considerati, però, i tempi di pronunciamento della Commissione urbanistica, si ha la sensazione che il percorso non sarà affatto incidentato.

 

 

Il Gazzettino  16.07.2008

A27 fino a Perarolo, i privati si candidano al progetto

Belluno

Nostra redazione

Finora gli annunci erano stati calorosi ma informali e prudenti. Ieri, invece, l'assessore regionale alla politiche della mobilità, Renato Chisso, ha affidato a un comunicato la notizia che il progetto per il battezzato "Passante Alpe Adria" ha fatto un altro passo avanti, perché la Commissione consigliare urbanistica e viabilità, presieduta da Tiziano Zigiotto, ha sdoganato la presentazione dell'assessore di un project financing per il prolungamento dell'autostrada A27 da Pian di Vedoia (Ponte nelle Alpi) a Pian de l'Abate di Caralte (Perarolo), dov'è prevista una connessione con la statale d'Alemagna. Poco prima, a Macchietto, uscirà la galleria sulla statale 51 che completa la rettifica del tracciato e che sarà percorribile dal prossimo 8 agosto.

Il progetto, a costo zero, porta la firma di una cordata di tre spa, colossi delle infrastrutture stradali: la Grandi lavori Fincosit di Roma, la Adria infrastrutture di Mestre e l'Impresa costruzioni ing. E. Mantovani di Mira. Non è detto che saranno loro a progettare, realizzare e gestire i pedaggi per quarant'anni. Come spiega Chisso, «la gara sarà europea e libera, perché in base alle nuove normative in vigore dall'agosto 2007 le tre società proponenti non godranno di alcun diritto di prelazione». È tra le prime opere italiane dopo la modifica delle norme, che ora dovrà seguire l'iter delle iniziative inserite nella legge obiettivo con l'approvazione del progetto preliminare da parte del Cipe.

La Regione sottolinea il fatto che questo progetto, che «rientra nella programmazione nazionale e regionale e nella previsione di corridoio di collegamento con l'autostrada A23» a Tolmezzo, è a costo zero per le casse pubbliche, ritenendola un'opera che si pagherà da sé. Quello presentato è il primo tronco di 20,7 chilometri, più della metà dei quali in galleria, con ponti e viadotti per 3,5 chilometri, per un costo stimato di 1200 milioni di euro. Sono previsti tre svincoli: Pian di Vedoia, dove oggi termina la bretella a nord del casello di Cadola, Longarone e Caralte. L'intero tracciato fino alla Carnia, che passerà in traforo sotto il passo della Mauria, costerebbe 500 milioni, troppi per la finanza pubblica e comunque non ancora disponibili nemmeno da imprese. Il lato friulano, dunque, resta per ora un sogno.Su richiesta del consigliere di opposizione Franco Frigo, la commissione ha deciso di invitare a Venezia per un'audizione la Provincia e i Comuni interessati al tracciato: Soverzene, Longarone, Castellavazzo, Ospitale e Perarolo. Solo dopo la giunta regionale dichiarerà l'opera di pubblica utilità. Chisso parla di «clima favorevole da parte dei Comuni e della Provincia», «di risposte alla comunità veneta e alla sua economia», di «un migliore collegamento anche in vista dei futuri mondiali di sci a Cortina». Ma il presidente della Provincia, Sergio Reolo, avverte: «Dovranno essere sentiti tutti i Comuni, anche quelli del Cadore, dai quali con un lungo lavoro anche all'interno del Piano territoriale provinciale abbiamo ottenuto quanto meno di non opporsi al progetto».  Flavio Olivo

 

Ora c'è l'annuncio ufficiale

Belluno

Ora c'è l'annuncio ufficiale. E anche il nome. Si chiamerà Passante Alpe Adria il prolungamento dell'A27 da Pian di Vedoia a Caralte. Si tratta di primo tronco del collegamento con la A23 a Tolmezzo. Ieri la proposta di project financing, firmata da tre colossi delle infrastrutture, è stato presentata dall'assessore regionale alla mobilità, Renato Chisso, alla commissione consigliare urbanistica e viabilità. Ora inizierà a Venezia l'audizione dei Comuni interessati all'opera (Soverzene, Longarone, Castellavazzo, Ospitale e Perarolo) insieme con la Provincia. Solo dopo l'opera potrà essere dichiarata di pubblica utilità e inforcare l'iter procedurale delle opere inserite nella legge obiettivo, con un'unica gara europea per la scelta del concessionario una volta che il progetto preliminare sarà approvato dal Cipe. Non è detto che siano per forza le tre imprese proponeneti.

Chisso (nella foto a fianco con reolon) parla di «clima favorevole dei Comuni interessati e della Provincia». Il presidente Reolon: «E' il frutto di un lavoro fatto con tutti i Comuni, anche quelli del Cadore, che dovranno essere sentiti dalla Regione. Tutti si sono espressi per non opporsi al progetto». Il consigliere regionale Dario Bond, che era in commissione, afferma: «Si è deciso di licenziare parzialmente la pratica per svolgere tutta l'istruttoria tecnica ed economica e riportarla in commissione prima dell'audizione».

 

 

Corriere del Veneto  16.07.2008

A27, primo via libera in consiglio

Belluno - Via libera anche dalla commissione Urbanistica del consiglio regionale al progetto di prolungamento dell'A27, da Pian di Vedoia a Pian de l'Abate in località Caralte. L'assessore alla Viabilità, Renato Chisso ha illustrato il piano in project financing, puntando sul fattore «costo zero» per le casse pubbliche, presentato da tre grandi società.

«Un'opera da tempo attesa»,- ha affermato Chisso, evidenziando come questi lavori si inseriscano in un progetta più ampio di collegamento tra il nordest italiano e il centro Europa, anche attraverso un collegamento tra la A27 con un traforo sotto il Passo della Mauria e la A23 che porta a Tarvisio. II progetto di prolungamento, che sarà aggiudicato con una gara europea, prevede 20 chilometri di autostrada per un costo complessivo stimato dalla cordata privata di 1,2 miliardi di euro. La Commissione ha deciso di invitare in un'audizione i rappresentanti della provincia di Belluno e dei comuni interessati dal tracciato, prima della delibera di pubblica utilità dell'opera.

 

 

Il Gazzettino-Bl  12.07.2008

VERDI

Barbieri: «Il prolungamento dell'autostrada? Un meraviglioso esempio di speculazione»

(R.G.) «No alla prosecuzione dell'autostrada da Pian di Vedoia a Macchietto». I Verdi, come manifestato del resto in più occasioni anche in passato, hanno le idee chiare.

«Non possiamo che dirci contrari al progetto - afferma Moreno Barbieri (nella foto), responsabile provinciale del movimento -, siamo infatti di fronte al classico esempio di speculazione. In questo tipo di opere il vero affare è costruire. E quindi distruggere l'ambiente. Ci troviamo di fronte alla solita situazione all'italiana. Si pensi ad esempio, restando all'interno della nostra provincia, alla storica incompiuta Fenadora-Anzù o alla rettifica delle curve di Busche interrotta più e più volte. L'obiettivo? Allungare i tempi per alzare i costi».

Ma Barbieri dà alla vicenda anche una visione politica. «La notizia del project financing - sottolinea - esce guarda caso solo dieci mesi prima delle elezioni provinciali. Quasi fosse un messaggio: vincerà la tornata colui che sosterrà l'intervento. Una maniera sinceramente poco corretta di far politica. Il presidente Sergio Reolon, a tal proposito, ha più volte manifestato la propria contrarietà. E in questa situazione stride il cauto silenzio dei partiti di Centrosinistra che non si sono espressi. Va compreso che ciò che ci viene prospettato è, complessivamente, una "magnifica" speculazione alla quale dobbiamo dire "no"».

Una riflessione poi sulla circonvallazione di Cortina. «Non vorrei - aggiunge - che questa andasse in accoppiata al prolungamento a Macchietto creando una sorta di pericolosissima X destinata a devastare l'ambiente circostante».

I Verdi condividono le posizioni, illustrate in questi giorni, da Wwf e Mountain Wilderness. «Forse ci si dimentica - conclude Barbieri - le ripercussioni ambientali che una tale opera pubblica può comportare: inquinamento dell'atmosfera e del sistema idrico, dissesto idrogeologico, l'abbandono definitivo di una viabilità alternativa come può essere il potenziamento delle linee ferroviarie».

 

 

La Vita Cattolica  12.07.08

La Carnia non sarà asfaltata

Mancano risorse per l'autostrada tra il Cadore ed Amaro. L'A27 si limita a proseguire fino ai piedi delle Dolomiti, con il project financing

Difficilmente si farà l'autostrada della Carnia. Troppe le risorse necessarie, circa 6 miliardi di euro. I tempi, in ogni caso, saranno lunghissimi.

Lo ha fatto capire la regione Veneto presentando il 9 luglio il project financig per il prolungamento dell'A27 da Pian di Vedoia a Macchietto, alle porte del Cadore. «D'altra parte, basta una superstrada per agganciare le Dolomiti alla Carnia» ha dichiarato nei giorni scorsi Reinhold Messner a «la Vita Cattolica».

«L'autostrada è stata inserita nei nostri piani, la Regione, quindi, ha messo le mani avanti, ma al momento è destinata a rimanere nel cassetto», ha ammesso col nostro giornale l'assessore Riccardo Riccardi. Che ha aggiunto: «Abbiamo altre priorità, per motivi di sicurezza la terza corsia dell'A4, ad esempio».

Intanto, però, le preoccupazioni dell'industria per le prospettive della fluidità dei traffici in regione e di conseguenza per la mobilità delle merci prodotte dalle industrie locali sono state riportate dal presidente dell'Assindustria friulana, Adriano Luci, insieme con il vicepresidente Vicario Cristina Papparotto, all'assessore Riccardi. Luci ha colto l'occasione per ricordare anche le difficoltà in cui opera il settore dell' autotrasporto merci in conto terzi che si trova in una situazione unica a livello italiano dovendo non solo confrontarsi con costi di esercizio crescenti che azzerano la redditività, ma soprattutto a competere in condizioni impari con la concorrenza impropria degli operatori dei paesi dell'Est.

Riccardi ha delineato le linee strategiche che intende perseguire consapevole della situazione difficile del traffico che mostra una crescita annuale del 5/6% con una incidenza del trasporto pesante del 30% sul traffico totale, il livello più elevato a livello italiano.

E difficile bloccare il traffico se non per ragioni di ordine pubblico e di, sicurezza, né d'altro canto si può penalizzare l'economia.

Pertanto, ha sottolineato Riccardi, bisogna realizzare e tempestivamente le opere che servono. Per questo cruciale è la realizzazione della terza corsia sulla A4.

Per realizzare questo obiettivo in tempi accettabili lo sganciamento del procedimento relativo alla terza corsia autostradale da quello riguardante il tracciato della linea ferroviaria connesso al Corridoio V diventa inevitabile se si intendono accelerare i tempi per la terza corsia. Altrimenti il rischio reale è di restare bloccati per altri dieci anni.

 

 

L’Amico del Popolo  12.07.2008

L’annuncio dell’assessore alle politiche della mobilità del Veneto

Chisso: finalmente ci siamo per la A27 fino a Macchietto

«Passante Alpe Adria: il nome porta bene. Di sicuro finalmente ci siamo e dopo 20 anni possiamo arrivare con l’A27 fino a Macchietto, con una proposta concreta, che non costa alle casse pubbliche, in un clima favorevole da parte dei Comuni interessati e della Provincia di Belluno». Con queste parole l’assessore alle politiche della mobilità del Veneto, Renato Chisso, ha formalmente annunciato la proposta di finanza di progetto per la progettazione, costruzione e gestione del “Passante Alpe Adria - Prolungamento A27”, presentata dalle Società “Grandi Lavori Fincosit Spa”, “Adria Infrastrutture Spa” e “Impresa di Costruzioni Ing. E. Mantovani Spa”. Alla presentazione erano presenti anche il consigliere regionale Dario Bond e il segretario regionale per le infrastrutture Silvano Vernizzi.

È tra le prime opere presentate in Italia dopo la modifica delle norme sul Project Financing e che dunque non gode del diritto di prelazione. Dal punto di vista procedurale, la proposta è stata ora inviata al Consiglio regionale per avere il parere della competente Commissione Consiliare, poi seguirà il percorso previsto dalle iniziative inserite in Legge Obiettivo, con un’unica gara europea per l’individuazione del concessionario, dopo l’approvazione del progetto preliminare da parte del Cipe.

«L’intervento - ha sottolineato Chisso - rientra pienamente nella programmazione nazionale e regionale e nella previsione di corridoio di collegamento con l’autostrada A23 e la Carnia attraverso il Passo Mauria, del quale rappresenta di fatto il primo passo certo a senza costi per le finanze pubbliche. È inoltre un passo certo anche nella prospettiva di un migliore collegamento in vista di futuri mondiali di sci a Cortina. Rispetto alle chiacchiere, discussioni infinite e polemiche, noi abbiamo scelto la strada del fare - ha aggiunto l’assessore - con la quale abbiamo dato e stiamo fornendo le risposte che servono alla comunità veneta e alla sua economia e sulla quale intendiamo continuare. Questa iniziativa va proprio in tale direzione. Dopo il parere della Commissione consiliare apriremo le consultazioni con i Comuni con il raccordo della Provincia per ottimizzare l’inserimento dell’intervento sul territorio».

Il project Financing in questione prevede il prolungamento dell’Autostrada A27 “Venezia - Belluno”, con inizio in località Pian di Vedoia e termine in località Pian de l’Abate, a sud di Caralte, con connessione alla statale 51 “di Alemagna” e uno svincolo a Longarone. La lunghezza complessiva dell’opera, a due corsie più corsia d’emergenza per senso di marcia, è di circa 21 km, 11 dei quali in galleria. Il costo complessivo è stato quantificato in un miliardo 200 milioni di euro. I Comuni interessati dall’infrastruttura viaria sono Soverzene, Longarone, Castellavazzo, Ospitale e Perarolo di Cadore.

«Cogliamo questa opportunità nell’ambito del corridoio A27-A23», ha detto ancora Chisso, «tenuto conto che per l’intero collegamento è stata prevista la necessità di un intervento pubblico di 500 milioni di euro e che questo orizzonte non è definito, mentre fino a Macchietto disponiamo di un progetto che sta in piedi economicamente. Insomma, intanto partiamo, e quando ci saranno le risorse arriviamo in Friuli Venezia Giulia. Così evitiamo quanto accaduto per la Romea Commerciale, rimasta al palo nel contesto del collegamento fino a Civitavecchia».

 

 

Corriere delle Alpi  11.07.2008

Prolungamento dell’autostrada: insorgono gli ambientalisti

Mountain Wilderness sul piede di guerra: «Inquinamento e traffico sono già una piaga delle Dolomiti. 22 chilometri illogici, perché affiancano due statali».

 

IL PROLUNGAMENTO DELL’AUTOSTRADA

di Francesco Dal Mas

A27: gli ambientalisti sul piede di guerra

Insorge Mw: «Inquinamento e traffico sono già una piaga delle Dolomiti»

«Sono 22 chilometri illogici, perché affiancano due statali»

BELLUNO. No all’autostrada Cadore-Carnia. Perplessità, se non addirittura contrarietà, anche al primo tronco, quello che va da Pian di Vedoia fino a Caralte. Il mondo ambientalista insorge: è preoccupato per il mini-allungamento dell’A27. «E’ un primo passo per poi procedere con il progetto complessivo», rileva Vittorio De Savorgnani, facendosi portavoce degli umori interni alla sua associazione, che risponde al nome di “Mountain Wilderness”.

«Anche da solo porta più traffico e inquinamento ai piedi delle Dolomiti, dove di traffico ce n’è già troppo», ribadisce Luigi Casanova, uno dei leader della stessa organizzazione e della Cipra che ripetutamente ha manifestato la contrarietà al progetto.

Traffico, si badi, anche pesante, come quello dei tir che scendono dalla Val Pusteria verso Cortina e il Cadore per salire in autostrada, risparmiando sui pedaggi. «Sono 22 chilometri di autostrada illogici, poiché affiancano due statali, una delle quali assai veloce con l’ormai prossima apertura della galleria di Macchietto», osservano entrambi. «Hanno un senso solo se avranno un seguito infrastrutturale, ciò che appunto noi non vogliamo. Anche perché solo il trasporto ferroviario è compatibile con questo ambiente».

Non più tardi di domenica scorsa, uno degli ex leader del movimento ambientalista, Reinhold Messner, dall’alto del monte Rite aveva auspicato, invece, l’autostrada fino alle porte del Cadore e poi una direttrice per il Friuli sotto forma di superstrada veloce, a pagamento. Neppure questa, per Mw, è ragionevole, dal momento che «non ci saranno mai i 25 mila passaggi al giorno che, secondo il progetto-Mainardi, giustificherebbero economicamente la nuova arteria». Quando ancora non si sapeva della decisione della giunta regionale del Veneto di far propria la proposta di project financing sul tratto Pian di Vedoia-Macchietto, era sceso di nuovo in campo il Comitato interregionale Pas Dolomiti per replicare ad alcuni sindaci della Carnia favorevoli al collegamento per ridare opportunità di sviluppo alle loro valli. «Una domanda sorge spontanea: può un’opera faraonica di 85 chilometri, dal costo previsto di tre miliardi di euro, essere sostenibile dal punto di vista ambientale e puntare al “miglioramento della qualità della vita delle popolazioni della di montagna”, quando tale opera taglierebbe drasticamente le vallate della Carnia e del Cadore, sconvolgendo natura alpina e paesaggi montani con rilevati alti anche 16 metri, viadotti, gallerie, svincoli e ponti, incanalando e attraendo tra Alpi e Prealpi il traffico pesante del trasporto merci diretto e proveniente da est? E soprattutto», si chiedevano ulteriormente, «è veramente necessario tutto ciò proprio ora che tale opera, anche a causa del prezzo del petrolio, viene considerata dalla Comunità Europea, ampiamente superata dalla movimentazione di merci e persone su rotaia?». Per Pas Dolomiti non ci sono dubbi: la devastazione ambientale è assicurata, non importa se parte dell’autostrada si sviluppa in galleria, a cominciare dal primo tratto, il “Passante Alpe Adria”. «A pro di chi, dovremmo sacrificare 28 Siti di importanza comunitaria, 16 Zone di protezione speciale (Sic direttiva habitat), un’Area di rilevante interesse ambientale (A.R.I.A.), un Parco intercomunale, due Parchi naturali, il nostro paesaggio storico (cosa c’è di più storico del paesaggio?), l’aria che respiriamo, le nostre sorgenti (il disastro Tav del Mugello insegna, così come lo sciagurato caso nostrano del “Passo della Morte”) il silenzio delle valli, la perifericità rispetto ai circuiti criminali, un possibile turismo di alta qualità e molto altro difficilmente quantificabile soprattutto in termini di mero “rientro finanziario” e di “compensazione alle popolazioni locali”?».

 

 

Il Gazzettino-Bl  11.07.2008

Il primo tratto del passante Alpe Adria, Pian di Vedoia-Macchietto, ora attende solo lo studio di impatto ambientale

«Autostrada pronta in quattro anni»

Bortolo Mainardi: «Con quest’opera usciamo dal grande equivoco della Venezia-Monaco».

Belluno

«Se tutto va bene in quattro anni il nuovo tratto autostradale Pian di Vedoia-Macchietto potrebbe essere finito».Bortolo Mainardi, padre "tecnico" del progetto di fattibilità per uno sfondamento ad est che portasse Belluno fuori dal cul de sac della Venezia-Monaco, è raggiante. Non solo nella sua veste di ex commissario straordinario per le grandi opere del Nordest che nell'aprile 2004 riuscì a mettere tutti d'accordo per il collegamento A27-A23 attraverso Centro Cadore e Carnia, ma anche come semplice cittadino di una realtà che nelle Dolomiti trova sì la sua forza d'immagine, ma anche la sua grande barriera verso l'Europa. Costerà 1 milione 200 mila euro e sarà lunga 21 chilometri, 11 dei quali in galleria, risolvendo tra l'altra il nodo di Longarone.

«Sono estremamente riconoscente all'assessore regionale Renato Chisso - dice Mainardi - perché questo è un momento storico per la nostra provincia che ci toglie dal grande equivoco della Venezia-Monaco sul quale si è discusso inutilmente per decenni. Un progetto che non era realizzabile: Cortina disse no già nel 1968, mentre l'ipotesi Val d'Ansiei non reggeva economicamente. Ma, comunque, una volta a Carbonin, si sarebbe dovuto fare i conti con l'irremovibile no dell'Austria». Puntare ad est è stata la scelta lungimirante che oggi allaccia la provincia, e attraverso di essa il Veneto, ai dieci grandi corridoi paneuropei voluti dall'Europa. E quello che all'inizio per molti era solo un "ripiegamento", oggi, secondo Mainardi, si rivela la carta più attuale. «La Regione ha fatto un'operazione straordinaria - prosegue - che finirà col dare un fortissimo stimolo alla Regione Friuli Venezia Giulia per realizzare anche il tratto fino a Tolmezzo. Siamo di fronte ad un progetto preliminare con il project financing e ad un quadro economico già vistato dagli istituti bancari. Quindi, fatti e non chiacchiere. Ora dovrà essere fatto lo studio di impatto ambientale. È credibile che entro un anno la Regione possa arrivare ad aprire l'avviso di gara. Entro due, se tutto andrà bene, si potrà aprire il cantiere, e in altri due vedere terminata l'opera». Da superare resta dunque ancora l'ultima griglia ambientale. «Sotto questo profilo - spiega Mainardi - credo che le questioni siano davvero irrisorie, anche perché il 50 per cento del tracciato è in galleria, e comunque tutto ha una soluzione. L'importante è capire che l'inquinamento è creato dalle congestioni non dal traffico che scorre». Un riconoscimento al suo ruolo tecnico, Mainardi la avuto in queste ore con la nomina, da parte del ministro Prestigiacomo, a membro della Commissione Via-Vas, organo nazionale che vigila su strategie e impatto ambientale delle grandi opere, dal ponte sullo stretto alla Tav.  Lauredana Marsiglia

 

 

Corriere del Veneto  11.07.2008

Grandi opere I sindaci: servono però le circonvallazioni

«A27, passante pronto nel 2015»

E Messner sdogana il progetto

Belluno - «Il passante Alpe Adria? Se le cose filano lisce, potrebbe essere pronto già nel 2014 o nel 2015». Lo afferma l'architetto Bortolo Mainardi, ex commissario straordinario per le grandi opere e ora per la terza corsia sull'A4 tra Venezia e Trieste, che aveva coordinato lo studio di fattibilità del progetto di prolungamento della A27 sino a Macchietto presentato dall'Anas, cui oggi si rifà il piano in project financing presentato l'altro ieri in Regione. Un piano che piace a industriali e sindaci (anche se con qualche riserva) e che viene sdoganato anche da Reinhold Messner, che si dice «perfino contento».

«Il progetto - afferma Mainardi - nasce bipartisan, nell'aprile 2004 da Giancarlo Galan e Riccardo IIIy, Presidenti di Veneto e Friuli. Fa parte di un piano più vasto comprendente il corridoio di collegamento tra A27 e A23 per collegare Veneto ed Est europeo». II progetto è stato ripreso e approvato nella riunione di martedì dalla giunta regionale veneta. Prevede un investimento di 1,2 miliardi di euro e un percorso di 21 chilometri, 11 dei quali in galleria. I comuni interessati all'infrastruttura sono Soverzene, Longarone, Castellavazzo, Ospitale e Perarolo di Cadore. «Entro un anno - continua Mainardí - i promotori del piano presenteranno uno studio di impatto ambientale, poi ci sarà la gara europea e dopo, se tutto va bene, inizieremo i lavori, che si chiuderanno fra sei-sette anni».

Quanto a Messner, il re degli Ottomila, che negli tempi non aveva lesinato i rilievi critici verso il Bellunese è convinto che il passante sia la soluzione.

«E’ un atto intelligente e necessario - dice -. Si porta avanti l'autostrada e si divide il traffico che va nelle località turistiche: verso Cortina e verso Auronzo e la Mauria». E l'impatto ambientale? «Negli ultimi anni - conclude - si è visto l'aspetto peggiore. Tutto si bloccava nelle strade e i paesini erano soffocati da un traffico aggressivo e non intelligente. Non ero d'accordo con l'allungamento sino all’Austria, ma fino a Perarolo va bene. Ora manca ancora il collegamento con l'A23 e la Carnia attraverso il Passo della Mauria».

Qualche perplessità dai sindaci del Cadore, che l'altro ieri hanno tenuto un vertice a Calalzo. «Il problema - afferma Mario Fop, sindaco di Calalzo - e che bisogna valutare anche la possibilità di creare raccordi o circonvallazioni per evitare intasamenti dovuti alla moltiplicazione dei traffico pesante. Per il resto non osteggiamo il progetto».  Marco de’Francesco    Federica Fant

 

Messaggero Veneto  11.07.2008

Tolmezzo. A tre anni dal progetto di massima dell’Anas riprende l’iter per il collegamento tra la valle del Piave e il casello di Amaro attraverso il traforo della Mauria

Autostrada per il Cadore, dal Veneto primo via libera

La giunta Galan ha detto ok al project financing degli industriali per realizzare parte degli 88 km

AMARO. Primo passo della Regione Veneto per il collegamento autostradale fra la A27 di Belluno e la A23 della Carnia di Amaro. La giunta regionale del Veneto ha infatti valutato positivamente la proposta di project financing, avanzata da un gruppo di industriali del Veneto per la costruzione di un primo tratto degli 88 Km previsti dal progetto di massima licenziato dall'Anas nel 2005 che nelle intenzioni dovrebbe collegare il Bellunese con la Carnia per poi avere aperte le porte verso l'Europa del Nord e dell'Est.

«Non sappiamo chi siano i soci di questa cordata - ammettono all'Assindustria di Belluno - ma certamente vi è un certo interesse da parte degli industriali della nostra regione che, oltre ad aver valutato positivamente un eventuale collegamento con l'Austria attraverso il passo autostradale di Tarvisio, hanno valutato economicamente fattibile e conveniente il loro coinvolgimento in prima persona nell'esecuzione del primo tratto da Belluno a Pian de l'Abate a sud di Caralte»

Un passaggio fondamentale per l'esecuzione dei lavori, quello fatto registrare dalla giunta regionale veneta, che però rappresenta solo un primo passo dell'iter burocratico necessario per dare il via all'opera, che vedrebbe, in questo caso, la, realizzazione di un tratto dell'autostrada di 21 km fino all'inizio del Cadore con due corsie di 3.75 metri per senso di marcia e uno spartitraffico di 2.60 metri, con circa 3.5 km di ponti e viadotti per un investimento di 1.200 milioni di euro.

«La Regione Veneto - chiariscono gli industriali bellunesi - ha di fatto deliberato di accogliere l'ipotesi di project financing avanzato dalla cordata industriale che prevede che l'investimento sia totalmente a carico dei privati, senza esborso di fondi pubblici».

Investimento che gli industriali vedrebbero ritornare nelle loro casse grazie all'incasso derivante dei ticket di passaggio sull'autostrada per un determinato numero di anni. Lo statuto della Regione Veneto prevede infatti che in tema di comunicazioni autostradali possa essere la Regione stessa ad accordare le concessioni. «Il Veneto - ammette l'Assindustria bellunese - è anche andata oltre, dichiarandosi pronta a divenire attrice di una concessione di un eventuale contributo pubblico. Un segnale che dimostra come sia più convinta del Friuli su questa iniziativa».  Gino Grillo

 

Gli imprenditori

Assindustria Udine: questa bretella obiettivo fondamentale per la Carnia

UDINE. Gli industriali di Udine ritengono la bretella autostradale fra la A23 ad Amaro e la A27 a Belluno un'opera centrale per il progresso del territorio e dell'economia, anche se, ammettono, esistano due velocità relativamente alle due regioni interessate: Friuli Venezia Giulia e Veneto. «Sapevamo - ammette Enzo Lugnani dell'Assindustria di Udine - che il Veneto era più avanti su questo campo. Ma ciò dipende essenzialmente dalle diverse priorità che le due Regioni danno al settore della comunicazioni nei rispettivi territori». Gli accordi iniziali, fra gli industriali delle province di Udine, Pordenone, Treviso e Belluno, dopo che l'Anas aveva fatto realizzare il progetto di fattibilità nel 2005, e che è stato preso di dovuta considerazione dall'industria del nord est, prevedevano una partenza univoca di tutta la tratta, di circa 88 km, suddivisi quasi equamente fra i territori delle due regioni, in gran parte costruiti in galleria. Attualmente in Veneto una cordata di imprenditori privati ha presentato un project financing alla Regione Veneto, per un tratto solo di questa opera che prevede investimenti vari milioni di euro. La cordata veneta, che prevede investimenti per 1.200 milioni di euro, sarebbe disposta ad intervenire nella costruzione di un tratto di 21 km in territorio di competenza, nel Veneto, da Pian delle Vedoie sino a Pian dell'Abate, cercando pure di suscitare interesse nelle imprese nella nostra regione.

«Si sapeva - sostengono gli industriali udinesi - che in Veneto questa opera era più sentita e che gli attori erano più decisi negli interventi, ma il fatto che abbiano voluto partire da soli, con una prima tranche della costruzione della bretella autostradale, non cambia i nostri interessi sulla fattibilità dell'opera».

«Dobbiamo comunque tener presente le condizioni obiettive in cui le due realtà, Veneta e Friuli Venezia Giulia, anche a livello politico, possono deliberare in materia di vie di comunicazione». Sebbene alcuni imprenditori del settore strade si siano, a suo tempo, detti favorevoli e disposti ad intervenire direttamente nella costruzione dell'autostrada in oggetto nella nostra regione, all'Assindustria friulana non risultano interessamenti diretti da parte di loro associati per copiare, almeno sino al momento attuale, quanto fatto dai colleghi veneti. «Rimane il fatto - concludono - che la bretella autostradale fra Cadore e Carnia rimane un obiettivo di importanza centrale».(g.g.)

 

La Regione

Riccardi: è un progetto interessante ma prima serve la terza corsia sull'A4

 

UDINE. «La Regione Friuli Venezia Giulia guarda con interesse alla realizzazione dell'autostrada del Cadore, che dovrebbe unire il Veneto e Tarvisio, ma in questo momento le priorità dell'amministrazione sono concentrate in altre direzioni e, in primis, alla costruzione della terza corsia sull'A4». È questa la risposta che l'assessore regionale ai trasporti, Riccardo Riccardi, ha dato ieri a fronte della presentazione del progetto per il primo lotto dell'autostrada del Cadore da parte della Regione Veneto. «L'opera è uno dei principali obiettivi che la giunta vuole raggiungere - ha spiegato Riccardi -, ma al momento non il prioritario che per noi resta la realizzazione della terza corsia sull'A4. Il Veneto ha una propria strategia legata soprattutto ai volumi di traffico che la rete viaria deve supportare fino a Cortina, mentre nella nostra zona la situazione è diversa».

Per Riccardi, inoltre, i nodi ancora da sciogliere sono parecchi. «La creazione del traforo sul passo della Mauria è fondamentale per il completamento dell'opera -ha detto -,ma per realizzarlo bisogna risolvere tre questioni distinte: i tempi tecnici, la costruzione del consenso popolare e la copertura finanziaria. Quest'ultimo punto, in particolare, è delicato perché al momento non possediamo una disponibilità di fondi in grado di garantire il completamento dell'autostrada. Per questo ribadisco, e sottolineo, che bisogna avere pazienza, ragionare con calma e trovare le soluzioni più appropriate».

E sul tema dell'autostrada del Cadore si innesta anche quello della Gemona-Sequals che in caso di realizzazione della nuova opera potrebbe essere trasformata anch'essa in autostrada. «È una possibilità - ha concluso Riccardi - perché le problematiche delle infrastrutture sono centrali nell'azione di governo dell'amministrazione regionale, ma ancora prematura. Il problema è sempre quello e cioè il denaro. Le soluzioni sono due: o riusciamo, in qualche maniera, ha trovare quella totale copertura pubblica che stando così le cose non c'è, o bisogna pensare alla possibilità di immettere del capitale privato che possa coprire i costi. In ogni caso, questi, sono argomenti che affronteremo più avanti, perché penso che per l'asse viario friulano sia più urgente, adesso, arrivare all'approvazione del terzo lotto per la terza corsia di un'autostrada, l'A4, che ormai non regge più i volumi di traffico che deve sostenere ogni settimana».  Mattia Pertoldi

 

 

Assindustria Belluno  11.07.2008

Primo Piano

Vascellari sul prolungamento A27: "E' un grande successo".

Dopo il via libera della Giunta Regionale alla proposta di finanza volta alla progettazione, realizzazione e gestione del cosiddetto "Passante Alpe Adria" i pareri sul prolungamento della A27 da Pian di Vedoia fino a Macchietto, sono quasi tutti favorevoli a partire da quello del Presidente di Assindustria Valentino Vascellari: "il nostro ruolo come industriali, si è concluso quando abbiamo dato alle due Regioni, Veneto e Friuli, il progetto: avevamo previsto di procedere per lotti arrivando con il primo fino a Macchietto. E' importante che ora si continui a pensare ad andare oltre proseguendo e collegando l'A27 all'A23". Il Presidente di Assindustria aggiunge anche di averne già parlato con il Governatore del Friuli, Renzo Tondo: "E' carnico ed ha affermato la stessa attitudine di Illy. Si deciderà insieme come sviluppare il tronco viario. Quello di questi giorni è un grande successo".

Assindustria Belluno proprio a luglio dell'anno scorso aveva consegnato alle Regioni Veneto e Friuli un'ottimizzazione dello studio di fattibilità concluso da Anas due anni prima e un approfondimento che verificava la sostenibilità finanziaria dell'opera.

 

 

Corriere del Veneto  10.07.2008

A27, via libera dalla Provincia

I sindaci: «No al lotto in Cadore»

Esultano gli Industriali. Casanova (Cipro): incompatibile con l'Unesco

Vertice tra i primi clttadini Ieri sera a Calalzo. Fop: «Favorevoli fino a Rivalgo, ma vogliamo

BELLUNO - Dopo il via libera della giunta regionale al prolungamento dell'A27 i pareri sul «passante Alpe Adria» sono quasi tutti favorevoli. II «ben fatto» arriva da Provincia, da Assindustria Belluno e da Longarone. Mettono invece le mani avanti i sindaci dei Cadore, che hanno tenuto un primo vertice a Calalzo già ieri sera. Duro invece Luigi Casanova, vicepresidente di Cipra Italia, l'organizzazione che raccoglie le organizzazioni ambientaliste impegnate nella protezione delle Alpi.

Intanto dopo l'approvazione dell'altro ieri, il progetto dei 21 chilometri (di cui 11 in galleria), tra Pian di Vedoia e Pian de l'Abate, a sud di Caralte (1,2 miliardi di investimento, pagato in project financing dalla cordata privata che se lo aggiudicherà) è stato presentato ieri a Venezia dall'assessore regionale ai Trasporti, Renato Chisso.

II primo cittadino di Longarone, Pierluigi De Cesero, commenta con soddisfazione la notizia: «E’ la soluzione che abbiamo sempre auspicato. Non solo nell'ottica dei grandi flussi di traffico per il turismo, ma anche per la quotidianità. II prolungamento significa, prima di tutto, liberare le nostre strade e consentire di investire con contributi pubblici sulla sistemazione degli inserimenti sull'asse principale. Saranno soprattutto i nostri cittadini a beneficiarne».

Ed anche la Provincia di Belluno, per bocca dell'assessore Quinto Piol, - che annuncia anche come a inizio agosto si aprirà la nuova galleria Rivalgo-Macchietto -, si dice favorevole: «L'autostrada fino a Rivalgo non è in contrasto con il modello di sviluppo costruito con il territorio, quello contenuto nel piano strategico e nel piano territoriale. Il superamento di Longarone è urgente». Diverso il discorso per il progetto di collegamento tra A27 e A23, su cui Piol ribadisce l'idea della Provincia di uno studio di fattibilità allargato, che valuti anche le ricadute sociali ed economiche: «Abbiamo chiesto due giorni fa la disponibilità a Chisso».

Scontato il sì del presidente degli Industriali di Belluno, Valentino Vescellari, che è più deciso anche sul raccordo con l'A23. Vascellari dice di averne già parlato con Renzo Tondo, governatore del Friuli: «E' carnico ed ha affermato la stessa attitudine di IIly. Si deciderà insieme come sviluppare il tronco viario. Quello di oggi è un grande successo».

Più cauti i sindaci del Centro Cadore, che hanno ripetuto il loro no ad un eventuale secondo stralcio che prolunghi l'A27 in Cadore. Spiega il primo cittadino di Calalzo, Pier Mario Fop: «Siamo favorevoli con il prolungamento fino a Rivalgo, ma vogliamo vedere il progetto, per capire i fatti».

Anche Luigi Casanova, per Cipra è scettico a dir poco. Su tre punti «demolisce» il prolungamento dell'A27. Uno: «Bisogna smetterla di promuovere il trasporto su gomma, ma sviluppare le reti esistenti allungando la ferrovia Roma-Calalzo fino a Cortina». Due: «Con la candidatura delle Dolomiti a patrimonio dell'Unesco, come si fa a danneggiare così l'ambiente?». Tre: «Si parla di 11 chilometri di gallerie. I tunnel non hanno nulla di ecologico: sono costosi , pericolosi e bisogna anche chiedersi dove si depositeranno quegli 11 km di materiale. La Regione e gli industriali farebbero meglio a pensare che la montagna è satura».  Federica Fant

 

 

A27 Chisso lancia il prolungamento a Nord

Passante Alpe Adria «Sarà gara europea»

VENEZIA - Lo sfondamento a nord, quello ormai leggendario immaginato dalla vecchia classe dirigente democristiana, arrivava in autostrada fino a Monaco. Oggi, c'è da ringraziare se la A27 Mestre-Belluno, ferma da un oltre un ventennio al Pian di Vedoia poco sotto Longarone, riuscirà ad avanzare di altri venti chilometri fino a Macchietto, nel cuore del Cadore. II nuovo tratto si chiamerà Passante Alpe Adria, anche perché il termine Passante, da queste parti, tutto sommato porta bene. Così Renato Chisso, assessore regionale alla mobilità, può permettersi un po’ di enfasi­: «finalmente ci siamo, vogliamo rimettere in moto un'opera agognata da decenni. Potevamo aspettare – ha aggiunto Chisso - che il governo centrale trovasse le risorse per realizzare il corridoio di collegamento tra Veneto e Friuli A27-A23, ma chissà quanto ci sarebbe voluto. Intanto partiamo noi, con le cose che possiamo fare».

«Noi» significa la Regione Veneto, ma il prolungamento della A27 verso Cortina porta la firma dei privati. Precisamente Mantovani Costruzioni, Adria Infrastrutture e Grandi Lavori Fincosit, cioè le tre imprese che si candidano a promuovere in project financing la realizzazione del nuovo tratto di autostrada. L'impresa, bisogna dirlo, è notevole, sul piano tecnico e di conseguenza su quello finanziario, anche perché quest'opera non godrà di alcun contributo pubblico. Costruire venti chilometri di autostrada è già costoso, costruirli in montagna, con metà del percorso in galleria poiché la valle del Piave è stretta e non concede alternative, lo è ancora di più. I promotori stimano un investimento di 930 milioni al netto dell'Iva, che diventano 1,2 miliardi assommando anche le spese tecniche e i costi assicurativi. Perciò la domanda è la seguente: se i costi saranno per intero a carico dei privati e dovranno essere ammortizzati con gli incassi  dei pedaggi, a quali tariffe si viaggerà sulla futura A27 allungata verso nord? Risponde Chisso, senza fare cifre: «Se le tre società si candidano a realizzarla senza contributi pubblici, avranno fatto bene i loro conti. C'è un piano economico preciso, asseverato dagli istituti di credito, che fa parte integrante della proposta di project financing: il progetto, sul piano finanziario, sta in piedi».

Va detto che, in ossequio alla nuova normativa che regola la finanza di progetto, per individuare i soggetti che andranno materialmente a realizzare e gestire il Passante Alpe Adria, la regione dovrà bandire una gara europea, alla quale naturalmente potranno partecipare imprese diverse da quelle proponenti. Mantovani, Adria e Grandi Lavori Fincosit non avranno, in questo caso, diritto di prelazione.  AZ

 

 

Corriere delle Alpi  10.07.2008

IL PROLUNGAMENTO DELLA A27

Dopo Pian di Vedoia per venti chilometri, più della metà in galleria. E poi viadotti e svincoli. La Regione approva

«Via libera fino a Macchietto»

Presentato il project financing da 1.2 miliardi, soldi privati

Ma i sindaci vogliono essere subito coinvolti «Capire cosa succederà»

Belluno. «Finalmente ci siamo» sospira l’assessore regionale Renato Chisso. «Col project financig l’autostrada A27, dopo 20 anni, proseguirà fino a Macchietto, ovvero alle porte del Cadore». Tre società, due di Venezia e una di Roma, si sono messe assieme e hanno presentato a Venezia la loro proposta. Si tratta del proseguimento fino a Macchietto, quindi per circa 21 chilometri dopo Pian di Vedoia, dell’autostrada A27, per un costo di 1.2 miliardi di euro. Tutti soldi privati, i gestori riscuoteranno il pedaggio per un lungo numero di anni, forse 50. Le reazioni dei sindaci interessati ma anche della Provincia e degli industriali sono positive.

 

«Autostrada fino a Macchietto, ci siamo»

Tre imprese presentano un progetto da 1.2 miliardi

«Proposta concreta che non costa nulla agli enti pubblici»

Francesco Dal Mas

BELLUNO. «Finalmente ci siamo» sospira l’assessore regionale Renato Chisso. Lui il bicchiere lo vedo mezzo pieno: «Col project financig l’autostrada A27, dopo 20 anni, proseguirà fino a Macchietto, ovvero alle porte del Cadore».

Ma c’è chi vede il bicchiere mezzo vuoto. A quando il passante Alpe Adria fino all’aggancio con la A23?

Oppure: a quando il completamento della Venezia-Monaco, attraverso lo sfondamento a Nord, come vorrebbero il ministro Zaia ed il presidente della provincia di Treviso, Muraro? «Oggi i soldi non ci sono» risponde Chisso, prendendo in considerazione solo l’ipotesi Cadore-Carnia. «Non so se ci saranno domani, mi auguro di sì. So che per questi primi 20 chilometri l’ente pubblico non impiega un euro. So che per proseguire verso il Friuli il Pubblico dovrebbe sborsare ben 500 milioni di euro» (l’investimento totale è di 6 miliardi). Quindi? Tempo al tempo. «Anche perché - precisa, puntiglioso, Chisso - a me piacciono i fatti, non le parole».

Ovvero - e il messaggio alla Lega è implicito: «Rispetto alle chiacchiere, discussioni infinite e polemiche, noi abbiamo scelto la strada del fare con la quale abbiamo dato e stiamo fornendo le risposte che servono alla comunità veneta e alla sua economia e sulla quale intendiamo continuare». I fatti, nel caso dell’A27, dicono, ad esempio, che la proposta progettuale delle Società “Grandi Lavori Fincosit spa”, “Adria Infrastrutture spa” e “Impresa di Costruzioni Ing. E. Mantovani spa” è «concreta, non costa alle casse pubbliche, e pure è economicamente sostenibile», e si contestualizza «in un clima favorevole da parte dei Comuni interessati e della Provincia». Dario Bond, consigliere regionale, piazzato accanto a Chisso, annuisce, precisando: «Sì, anche il presidente della provincia di Belluno è d’accordo».

«Semmai - lo riprende Chisso - c’è una diversa valutazione tra noi e la Provincia su dove concludere l’autostrada, se a Macchietto o un poco prima, ma sicuramente ci metteremo d’accordo».

Il Project Financing prevede il prolungamento dell’ autostrada A27 “Venezia - Belluno”, con inizio a Pian di Vedoia e termine in località Pian de l’Abate, a sud di Caralte, con connessione alla 51 “di Alemagna” e uno svincolo a Longarone. I Comuni interessati sono quelli di Longarone, Castellavazzo, Ospitale di cadore, Perarolo. La lunghezza complessiva dell’opera, a due corsie più corsia d’emergenza per senso di marcia, è di circa 21 km, circa 11 in galleria.

Il costo complessivo è stato quantificato in un miliardo 200 milioni di euro, più 931 milioni di Iva e 269 per spese tecniche. Barriere antirumore, raccolta e trattamento delle acque di prima pioggia con vasche interrate e bacini di sedimentazione: questi gli interventi di mitigazione. Per la sicurezza sono previste piazzole di sosta ogni mille metri, l’illuminazione degli svincoli, le colonnine Sos, pannelli a messaggio variabile, il controllo del traffico con l’ausilio di telecamere, il servizio di assistenza alla viabilità, la pavimentazione drenante, impianti automatici antincendio e di ventilazione in galleria, piazzola di sosta, by- pass e vie di fuga in galleria.

I pedaggi? «Le tariffe saranno estremamente concorrenziali, perché terranno conto che nei pressi c’è la statale di Alemagna, modernizzata e, quindi, superveloce». La concessione, pertanto, sarà molto lunga, almeno di 50 anni, il massimo previsto in Veneto. Dal pedaggio, in ogni caso, saranno esentati i residenti del territorio attraversato.

«Il Passante Alpe Adria - sottolinea Chisso - è tra le prime opere presentate in Italia dopo la modifica delle norme sul Project Financing e che dunque non gode del diritto di prelazione. Dal punto di vista procedurale, la proposta è stata ora inviata al Consiglio regionale per avere il parere della competente Commissione Consiliare, poi seguirà il percorso previsto dalle iniziative inserite in Legge Obiettivo, con un’unica gara europea per l’individuazione del concessionario, dopo l’approvazione del progetto preliminare da parte del Cipe».

L’assessore assicura “il più ampio spazio” al confronto con tutte le istituzioni interessate, con i Comuni in particolare “per ottimizzare l’ inserimento dell’intervento nel territorio”. Confronto di cui terrà le redini la Provincia. «L’intervento - sottolinea ancora Chisso - rientra nella programmazione nazionale e regionale e nella previsione di corridoio di collegamento con l’Autostrada A23».

Senza dimenticare i futuri possibili mondiali a Cortina.

 

 

Venti chilometri, 11 in galleria

Tra Pian di Vedoia e Pian de l’Abate un project financing per costruire il primo tratto del «Passante Alpe Adria»

«Dare una soluzione efficace ai problemi della statale 51»

BELLUNO. La proposta di project financing per il proseguimento dell’autostrada è ancora del 7 agosto 2007. L’hanno presentata le società “Grandi Lavori Fincosit Spa”, con sede legale in Roma, piazza Fernando de Lucia, “Adria infrastrutture spa”, con sede legale a Venezia - Mestre, viale Ancona e “Impresa di Costruzioni Ing. E. Mantovani spa”, con sede legale a Venezia - Mestre, via Cesare Battisti. La proposta riguarda la progettazione, costruzione e gestione del “Passante Alpe Adria - Prolungamento A27”, come è stato definito.

PERCHE’ L’AUTOSTRADA  «La statale 51, pur teatro di numerosi interventi di sistemazione, compresi alcuni tratti di variante, presenta tuttora diversi punti di criticità in prossimità dei centri abitati, con pericolose intersezioni a raso, con diritto di precedenza. Con questa candidatura - si legge nella delibera di giunta - il proponente si prefigge lo scopo di dare una soluzione efficace a queste esigenze e problematiche, riducendo i tempi di percorrenza, rendendo più fluido il traffico veicolare e realizzando un primo intervento funzionale al proseguimento verso nord dell’autostrada A27, nell’ottica di un disegno più ampio che permetta, in un secondo tempo, un collegamento con l’autostrada A23, proseguendo così l’itinerario verso l’Austria sul valico di Tarvisio».

LA SCHEDA  La lunghezza complessiva dell’asse principale, comprensiva delle rampe di svincolo di Pian de l’Abate, è di circa 20,70 km, con gli svincoli di “Pian di Vedoia”, “Longarone” e “Pian de l’Abate”, con ponti e viadotti per uno sviluppo complessivo di circa 3,50 km, con gallerie per la carreggiata nord per uno sviluppo di circa 11,41 km e per la carreggiata sud per complessivi 10,75 km circa. L’altimetria si presenta con valori variabili compresi tra 400 metri e 600 metri e la pendenza non supera il 3,1% sull’asse principale e il 6% sulle rampe di svincolo. La piattaforma stradale ha una larghezza minima di 25 metri.

ALTRE CARATTERISTICHE  La carreggiata - secondo la relazione contenuta nella delibera regionale - è completata con gli elementi marginali che risultano di dimensioni contenute, in quanto sono state adottate soluzioni tecniche di smaltimento delle acque meteoriche di piattaforma che hanno consentito di ridurre l’occupazione e l’estensione del corpo stradale.

Nei tratti in viadotto invece, la sezione è composta da due carreggiate separate, ciascuna con due corsie da 3,75 metri, una banchina in destra di 3 metri e una banchina sul lato interno di 0,70 metri, quindi in totale la piattaforma stradale ha una larghezza di 11,20 metri. Per la viabilità principale è stata adottata una pavimentazione di tipo semirigido, che offre maggiori garanzie in termini di durata e di resistenza a sollecitazioni dei carichi pesanti del traffico.

Lo smaltimento delle acque meteoriche lungo l’intero sviluppo del tracciato viene assicurato dalle unità di smaltimento costituite dalla rete di raccolta.

IMPATTO AMBIENTALE  La Regione riconosce che “l’opera si posiziona in un territorio di elevato e preminente interesse ambientale, determinato principalmente dalla compresenza di ambiti naturalistici, storici e paesaggistici, dalla complessità dell’orografia, dalla presenza del fiume Piave. Data la particolare natura e morfologia dei luoghi, le principali problematiche ambientali connesse alla realizzazione dei nuovi interventi sono riconducibili principalmente all’impatto paesaggistico, soprattutto nel tratto iniziale del tracciato proposto, che si sviluppa a cielo aperto al margine del letto del fiume Piave. Nella parte successiva del percorso, invece, grazie al notevole sviluppo dei tratti in sotterraneo, l’invasività visuale dell’intervento è limitata ai brevi tratti in cui l’infrastruttura viene realizzata in viadotto. Per questi tratti, allo scopo di ottimizzarne l’inserimento paesaggistico, sono state scelte tipologie con manufatti “leggeri”, limitando il numero delle pile e aumentando la luce delle campate». (fdm)

 

 

di Marcella Corrà

«Vogliamo capire subito cosa succederà»

Fino a Macchietto tutti d’accordo ma vogliono essere coinvolti

Piol: «Uno studio per proseguire verso la Carnia»

Belluno. Il piano strategico e quello territoriale della Provincia lo prevedevano, gli industriali lo hanno sempre voluto, i comuni lungo l’asse del Piave, quelli della parte bassa soprattutto, sono soddisfatti. Insomma il prolungamento della A27 fino a Macchietto ha trovato ieri molti protagonisti soddisfatti della decisione assunta dalla Regione. A cominciare dal presidente degli industriali, Valentino Vascellari: «Abbiamo regalato il nostro progetto a Veneto e Friuli».

Il progetto degli industriali, quello dell’Anas, quello di Mainardi. E infine questo, proposto dalle tre società, due veneziane e una romana, con un project financing.

«Il nostro ruolo, come industriali, si è concluso quando abbiamo dato il progetto alle due Regioni: avevamo previsto di procedere per lotti, arrivando con il primo fino a Macchietto. E’ importante che ora non si pensi di terminare a Macchietto, ma si continui a pensare ad andare oltre» aggiunge Vascellari. Con l’attuale presidente del Friuli Venezia Giulia, che è di Tolmezzo, Vascellari si è confrontato anche di recente, trovano una sponda amica. «Con il nostro progetto abbiamo dimostrato la fattibilità economica e ambientale dell’opera. E abbiamo anche trovato una banca tedesca pronta a finanziarla. Adesso però tocca alla Regione muoversi, noi stiamo a guardare».
 Nella presentazione a Venezia Chisso e Bond hanno coinvolto anche la Provincia, con un ruolo di coordinamento degli enti locali. «La Provincia è d’accordo» ha detto Chisso.

Quinto Piol, assessore provinciale ai trasporti, ricorda il contenuto del piano strategico e del piano territoriale provinciale: «Il territorio, gli enti locali hanno condiviso le scelte sulla viabilità da Ponte al confine: e cioè una viabilità di tipo autostradale per superare Longarone e Castellavazzo, fino a Rivalgo; poi la Rivalgo - Venas; il superamento di tutti i centri abitati fino a Cortina. Inoltre la messa in sicurezza e il potenziamento della 51bis verso Auronzo, la seconda canna della galleria del Comelico e il potenziamento della viabilità fino a Santo Stefano. Infine l’adeguamento della strada provinciale della Val di Zoldo. Tutto questo è stato inserito nei piani strategici con una intesa tra comuni e comunità montane. E nella premessa tutti sono stati d’accordo prima di tutto sul prolungamento della ferrovia».

E per il collegamento verso la Carnia? «I Comuni hanno chiesto un approfondimento, uno studio di fattibilità allargato, che affronti gli aspetti tecnici, economici e ambientali, per il quale ho chiesto il coinvolgimento della Regione. E dalla Regione ho avuto proprio nei giorni scorsi un riscontro positivo».

In pratica l’assessore regionale Chisso ha confermato che la Regione è disposta a cofinanziare lo studio.

Piol definisce quella della Provincia, sul prolungamento dell’autostrada, una posizione non ideologica ma laica, pragmatica. E dunque se ci sono i finanziatori privati disposti a pagare il prolungamento non ci saranno posizioni contrarie.

Soddisfatto anche Franco Roccon, sindaco di Castellavazzo, che comunque chiede che sia subito convocato il tavolo dei sindaci, per stabilire un programma, per conoscere il progetto e il lavoro che si intende fare.

Vuole capirne di più anche Pierluigi De Cesero, sindaco di Longarone. Il suo comune è sicuramente quello più direttamente interessato al progetto: «E’ il momento di fare un po’ di chiarezza, si sono sentite dichiarazioni discordanti anche negli ultimi giorni. C’è chi parla del 2017 per la soluzione del problema del traffico, ma il mio Comune non può aspettare ancora dieci anni. Noi abbiamo praticamente pronta una variante, che se si fa il prolungamento della A27, non ha più motivo di esistere. Ma i soldi per la variante devono essere reinvestiti sul nostro territorio. In ogni caso occorre che gli enti locali siano coinvolti subito, dobbiamo condividere gli obiettivi. E che sia chiaro che il territorio non accetta tutto quello che viene deciso dall’alto. Vogliamo vedere cosa viene proposto, vogliamo poterlo discutere. Voglio capire cosa succederà per il mio paese, e quando succederà».

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Il Gazzettino-Bl  10.07.2008

L’assessore Chisso illustra la proposta di finanza di progetto di prolungamento della A27 Pian di Vedoia-Macchietto

«Passante Alpe Adria: il nome porta bene»

21 chilometri (11 in galleria) e costerà 1 milione 200 mila euro. Previsto uno svincolo a Longarone.

Belluno

«Passante Alpe Adria: il nome porta bene. Di sicuro finalmente ci siamo e dopo 20 anni possiamo arrivare con l'A27 fino a Macchietto, con una proposta concreta, che non costa alle casse pubbliche, in un clima favorevole da parte dei Comuni interessati e della Provincia di Belluno». Con queste parole l'assessore alle politiche della mobilità del Veneto Renato Chisso ha formalmente annunciato la proposta di finanza di progetto per la progettazione, costruzione e gestione del "Passante Alpe Adria - Prolungamento A27", presentata dalle Società "Grandi Lavori Fincosit Spa", "Adria Infrastrutture Spa" e "Impresa di Costruzioni Ing. E. Mantovani Spa". Si tratta di una delle prime opere presentate in Italia dopo la modifica delle norme sul Project Financing e che dunque non gode del diritto di prelazione. Il project Financing in questione prevede il prolungamento da Pian di Vedoia a Pian de l'Abate, a sud di Caralte, con connessione alla Ss 51 di Alemagna e uno svincolo a Longarone. La lunghezza complessiva dell'opera, a due corsie più corsia d'emergenza per senso di marcia, è di circa 21 km, 11 dei quali in galleria. Il costo complessivo previsto è di 1 miliardo 200 milioni di euro. I comuni interessati sono Soverzene, Longarone, Castellavazzo, Ospitale e Perarolo.

«Cogliamo questa opportunità nell'ambito del corridoio A27/A23 - ha detto ancora Chisso - tenuto conto che per l'intero collegamento è stata prevista la necessità di un intervento pubblico di 500 milioni di euro e che questo orizzonte non è definito, mentre fino a Macchietto disponiamo di un progetto che sta in piedi economicamente. Insomma, intanto partiamo, e quando ci saranno le risorse arriveremo in Friuli».

Annunciata anche l'apertura entro l'anno del Passante di Mestre e della A28 Conegliano-Sacile entro il febbraio 2010.

 

 

Sul prolungamento dell’autostrada sino a Macchietto i primi cittadini della zona interessata si ritroveranno per confrontarsi sui progetti e sulle fasi di realizzazione

A27, dai sindaci l'invito a non perdere tempo

De Cesero (Longarone): «Si condivida il progetto tutelando l’ambiente». Roccon (Castellavazzo): «Incontriamoci quanto prima»

L'annuncio del project financing per il prolungamento dell'autostrada A27 da Pian di Vedoia sino alla località Macchietto viene accolto con favore dai sindaci dei paesi interessati alla nuova tratta.

Una soddisfazione della quale non c'era il minimo dubbio che viene rilanciata con un appello: «Amministratori, lavoriamo insieme per elaborare un progetto ampiamente condiviso».

Il coordinatore dei primi cittadini della zona in questione è Pierluigi De Cesero, alla guida del Comune di Longarone.

«Quella di oggi (ieri per chi legge) - afferma - è una notizia di estremo rilievo che finalmente fa chiarezza dopo le preoccupanti uscite sulla stampa di quest'ultimi giorni.

Si pensi a quella dell'assessore Renato Chisso che parlava del 2017 come data di completamento dell'opera in questioni e poi a quella del governatore Giancarlo Galan che, proprio a Belluno, ha definito l'autostrada "un sogno". Oggi quindi, con questa notizia ufficiale, abbiamo la certezza di cosa sarà della nostra viabilità».

Un disorientamento che è stato allontanato e anzi sostituito dal desiderio di capire tempi e metodi di realizzazione dell'intervento. «L'auspicio - sottolinea De Cesero - è che sulla progettualità ci sia la massima condivisione possibile da parte delle amministrazione così come alta deve essere l'attenzione alla salvaguardia dell'ambiente.

Siamo pronti a valutare e a discutere la soluzione di questo annoso problema.

Parte del merito di questo importante obiettivo raggiunto per De Cesero è da attribuire al consenso unanime del consiglio provinciale. «Ritengo che si sia arrivati a questo punto - aggiunge il primo cittadino - anche grazie all'unitarietà con la quale il consiglio provinciale ha accolto il mio ordine del giorno, presentato proprio in qualità di consigliere provinciale, che chiedeva la disponibilità a verificare l'ipotesi autostradale. Un'ipotesi che è stata anche inserita in quello che è il piano regolatore provinciale in fase di approvazione».

Sulla medesima linea d'onda il collega di Castellavazzo Franco Roccon che chiede ai sindaci interessati alla tratta di riunirsi quanto prima e di confrontarsi alla luce di quanto emerso nel corso della conferenza stampa di ieri a Venezia.

«Plaudo all'assessore Chisso e al consigliere Dario Bond - afferma - per aver portato avanti questo progetto che per i territori interessati risulta assolutamente indispensabile se si vuole alleggerire l'ingente traffico della zona.

Basta percorrere la strada tra Pian di Vedoia verso Pieve di Cadore per rendersi conto, soprattutto il sabato e la domenica, di cosa significano i disagi viabilistici caratterizzati da code e, non di rado, anche incidenti.

Ritengo serva, quanto prima, una riunione tra tutti i sindaci interessati che, alla luce di progetti esistenti, avranno modo di verificarli e di approvarli.

Al collega De Cesero, nostro coordinatore, dico che siamo in prima linea con lui affinché questa iniziativa diventi realtà quanto prima».

 

 

Il Gazzettino-Bl  10.07.2008                           Rispondiamo al sig.Carlo Corso (pdf)

Lettere & opinioni

Ambientalisti "disonesti"  e ora vi spiego perché

Leggendo le notizie che riguardano il collegamento autostradale A27 Pian di Vedoia-A23 Tolmezzo ho visto che, come al solito, forse per vocazione, gli ambientalisti cercano sempre di fermare chi vuol costruire qualcosa. Sono anni che in Cadore stiamo combattendo per avere un distributore di gpl e (non "o") metano che, inevitabilmente, porterebbe indiscutibili vantaggi per l'ambiente, oltre che per le nostre tasche. Come mai in tutti questi anni non si è sentito nè visto un solo ambientalista che perorasse questa causa? Possibile che testardamente riescano a sbattere la testa solo e sempre sugli "stessi pali" e non si accorgano che ci sono anche altri modi per salvare l'ambiente? Non sono neppure mai riuscito a scorgerne uno con la maschera antigas nelle dannosissime, vergognose ed estenuanti code domenicali che devono fare con infinita pazienza le famiglie di turisti per tornare a casa loro. Che siano un'entità astratta o che siano veramente persone reali? Se sono persone reali, vorrei prendere un ambientalista per metterlo all'interno di una fumosa galleria della Ss 51 di Alemagna un intero pomeriggio domenicale per vedere come ne esce. Se ne esce. Si sta discutendo a livello mondiale di ridurre l'inquinamento e di loro nemmeno l'ombra. Possibile che intervengano solo quando si tratta di opporsi o "non fare" qualcosa, mentre invece se c'è da costruire sono tutti latitanti? Anche dalle più alte cariche della provincia di Belluno e dei nostri comuni neppure una parola di interessamento per garantire al Cadore non uno, ma più distributori di gPL e metano in grado di servire le zone di Auronzo-Comelico e San Vito-Cortina. È chiaro che siamo stati dimenticati, oltre che isolati. Una volta terminato il prezioso collegamento A27 Pian di Vedoia-A23 Tolmezzo il Cadore, ora morto, tornerà a vivere. Avremo importanti università più vicine per i nostri figli. Avremo ospedali con strutture e macchinari indispensabili per vivere, oltre a personale medico specializzato più facilmente raggiungibili e a portata di mano. Quando ci sarà l'autostrada anche gli scambi commerciali potranno riprendere per il Cadore e forse potremo dare alle nostre fabbriche un giro inverso di chiavi (le moltissime strutture presenti per un valore di miliardi rendono il Cadore adatto e predisposto a soddisfare molte richieste industriali). Potremo riaprire per poter garantire nuovamente un -lavoro-per-tutto-l'anno- alle persone, e non solo stagionale come vogliono proporre senza altre prospettive i nostri politici. Per la loro passività di fronte alla "Caporetto industriale" del Bellunese e al numero spaventoso di gente che ha perso e sta perdendo il lavoro, se mi viene permesso un paragone calcistico direi che, come nella nazionale italiana è stato cambiato il ct Donadoni per il fatto che certi obiettivi non sono stati raggiunti, sarebbe ora di sostituire anche qui da noi i ct del Bellunese.  Carlo Corso

 

Il Gazzettino-Ud  10.07.2008

Autostrada alpina e barricate

Lettera aperta ai sindaci di Tolmezzo e di Forni di Sotto (e per conoscenza ai sindaci di Ampezzo, Preone, Forni di Sopra, Amaro, Sauris, Verzegnis, Villa Santina, Enemonzo, Socchieve, Comunità montana della Carnia, al presidente della Provincia di Udine, al presidente della Regione. Crediamo che, pur in assoluta buona fede, abbiate le idee un po' confuse circa la funzione del vostro mandato istituzionale; nessuno immagina che dobbiate alzare barricate a priori e avverso i progetti che provengono dal mondo economico e politico. Ad ogni buon conto, ben vengano i dubbi da voi espressi; è lecito sperare che al cospetto di un'opera di tali vaste proporzioni, di un'ipotesi di tale impatto sul territorio, (quale sarebbe la costruzione di un'autostrada alpina che, per collegare due autostrade esistenti, A23 e A27, attraverserebbe la Valle per intero), tralasciando le vaghe citazioni in merito a "interessi sovranazionali" o alle fantasmagoriche "positive ricadute sulle popolazioni locali", la vostra azione porti ad un serio approfondimento del progetto e a un dibattito pubblico partecipato e diffuso sul territorio che rappresentate.

Per fare ciò, dovreste voi per primi studiare bene la questione e informarvi in merito alla legislazione mondiale ed europea in tema di ambiente, trasporti e mobilità, impatti delle emissioni sulla salute umana, accesso della popolazione alle fasi decisionali. Dai tempi di Rio de Janeiro (1992) la comunità internazionale ribadisce per mezzo di convenzioni, protocolli, e leggi nazionali: a) come il paesaggio rappresenti un elemento chiave del benessere individuale e sociale (Convenzione europea del paesaggio, 20 ottobre 2000); b) la necessità di tutelare l'ambiente e il paesaggio naturale fino ad oggi sopravissuto all'era industriale; c) il diritto delle popolazioni "ad una vita sana in armonia con la natura"; d) il diritto all'accesso informato del pubblico al processo decisionale in materia ambientale (Convenzione di Arhus 1998); e) il coinvolgimento di tutte le componenti della società nei processi decisionali che riguardano l'ambiente (Agenda 21); f) la necessaria valutazione "bottom up" (dal basso) degli effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente , ovvero illustrazione e discussione delle proposte prima che esse diventino piani e progetti; g) l'ineludibile necessità di non costruire altre autostrade transalpine (Convenzione delle Alpi-Protocollo dei trasporti) al fine di tutelare un bene di inestimabile valore mondiale qual è la catena alpina e la qualità della vita di abitanti e ospiti (le Dolomiti ed il fiume Tagliamento saranno in futuro probabili "Patrimonio dell'Umanità" dell'Unesco); e ultima considerazione ma non in ordine di importanza: il Protocollo di Kyoto e tutti gli impegni disattesi dal nostro Paese in materia di riduzione delle emissione di anidride carbonica, per la qual cosa le future generazioni non pagheranno solo gli effetti ambientali, ma anche le salatissime sanzioni internazionali.

Quali che siano "gli interessi sovranazionali", questo è l'impegno che un Sindaco assume di fronte ai suoi cittadini. Come si possono emarginare le popolazioni dalle decisioni che riguardano il territorio dove essi vivono e che ricadranno giocoforza sulle loro teste e su quelle dei loro figli? A noi popoli del No, nati a causa di una profonda crisi della rappresentanza democratica nel nostro disastrato Paese, appare molto poco in linea con l'Europa la circostanza per la quale sono proprio coloro che hanno interessi tangibili nella realizzazione di un'opera, gli stessi che consigliano i nostri politici, che finanziano l'opera (si fa per dire poichè sappiamo benissimo come funziona il projet financing), e che producono le considerazioni sull'eventuale impatto ambientale e sociale! Ma si sa, siamo nel paese del conflitto di interessi. Sulla scia di codesto dubbio molto italiano, una domanda sorge spontanea: può un'opera faraonica di 85 chilometri, dal costo previsto (!) di tre miliardi di euro essere sostenibile dal punto di vista ambientale e puntare al "miglioramento della qualità della vita delle popolazioni della di montagna", quando tale opera taglierebbe drasticamente le vallate della Carnia e del Cadore, sconvolgendo natura alpina e paesaggi montani con rilevati alti anche 16 metri, viadotti, gallerie, svincoli e ponti, incanalando e attraendo tra Alpi e Prealpi il traffico pesante del trasporto merci diretto e proveniente da est? E soprattutto, è veramente necessario tutto ciò proprio ora che tale opera, anche a causa del prezzo del petrolio, viene considerata dalla Comunità Europea, ampiamente superata dalla movimentazione di merci e persone su rotaia? A pro di chi, dovremmo sacrificare 28 Siti di Importanza Comunitaria, 16 Zone di Protezione Speciale (Sic Direttiva Habitat), 1 Area di Rilevante Interesse Ambientale (Aria), un Parco Intercomunale, due Parchi Naturali, il nostro Paesaggio Storico (cosa c'è di più storico del paesaggio?), l'aria che respiriamo, le nostre sorgenti, il silenzio delle valli, la perifericità rispetto ai circuiti criminali, un possibile turismo di alta qualità e molto altro difficilmente quantificabile soprattutto in termini di mero "rientro finanziario"e di "compensazione alle popolazioni locali"?

Ira Conti

Comitato interregionale PAS-Dolomiti

Federico Simeoni

Fronte Friulano - Front Furlan

 

 

Il Mattino  10.07.2008

Project financing

A Fincosit, Adria e Mantovani il prolungamento della A27

Belluno. La Venezia-Monaco attende da 20 anni di poter proseguire dall'interruzione di Pian di Vedoia. II ministro Luca Zaia e il presidente della Provincia di Treviso, Leonardo Muraro, vorrebbero che puntasse direttamente alla capitale bavarese, sfondando le Dolomiti. C'è, invece, un progetto dell'Anas per collegarla all'A23, ad Amaro, in Carnia. Tre i tronchi. L'investimento di 6 miliardi è stratosferico. Ecco, quindi, che la Regione Veneto ha deciso di accogliere la proposta di project financig delle dalle società Grandi Lavori Fincosit, Adria Infrastrutture e Impresa di Costruzioni Ing. E. Mantovani per la progettazione, la costruzione, la gestione. «Finalmente ci siamo, e si chiamerà Passante Alpe Adria» ha detto ieri a Venezia Chisso, accompagnato da Silvano Vernizzi e dal consigliere bellunese Dario Bond. Ventuno chilometri, 11 dei quali in galleria, da località Pian di Vedoia a Pian de l'Abate, a sud di Caralte, con connessione alla S.S. 51 «di Alemagna» e uno svincolo a Longarone. Due corsie più corsia d'emergenza per senso di marcia, costo complessivo è stato quantificato in un miliardo 200 milioni di euro. Riscuoterà il pedaggio il nuovo gruppo; fino a Pian di Vedoia la titolarità dell'A27 è della società Autostrade. Ma lungo la valle scorrono due statali, una oltremodo veloce. Chi mai pagherà per salire in autostrada? «II pedaggio sarà concorrenziale - assicura Chisso -, eppure dal punto di vista economico il nuovo passante è sostenibile, come hanno confermato le banche che hanno visionato il piano finanziario». Da Caralte si vedono da una parte le Marmarole, dall'altro l'Antelao; insomma siamo proprio ai piedi delle Dolomiti. Non è che l'autostrada proseguirà in futuro per Cortina? «Assolutamente no - assicura Chisso -, proseguirà invece per la Carnia, sempreché si trovino le risorse. Per l'intero collegamento è stata prevista la necessità di un intervento pubblico di 500 milioni e nelle condizioni in cui ci troviamo questo orizzonte è tutt'altro che definito». Plaudono gli imprenditori bellunesi per il «passo avanti». II presidente della provincia, Sergio Reolon, nel passato piuttosto scettico auspica il confronto. «Sarà lui a tirare le fila» dice Chisso. (f.d.m)

 

 

Corriere delle Alpi  10.07.2008

L’assessore Chisso lascia intendere che l’attuale progetto è sostanzialmente abortito

«La Romea prima della tangenziale»

«Le prescrizioni imposte sono imponenti e poi la Regione ora ha priorità ben diverse»

Per Silvano Vernizzi (dipartimento veneto per le grandi opere) «c’è uno svincolo davvero inaccettabile»

Francesco dal Mas

Cortina. «Prima della tangenziale di Cortina la Regione pone, come prioritaria, la Romea commerciale». Lo ha confermato ieri a Venezia l’assessore regionale alla mobilità, Renato Chisso, rispondendo ad una domanda del “Corriere delle Alpi”. Non ci sono i soldi, al momento, per realizzare sia la circonvallazione del capoluogo ampezzano (ben 450 milioni di euro) e sia la «tanto sospirata» Romea. E’ vero, la tangenziale di Cortina è stata inserita nel Dpef.

Ed è pure prevista nella Legge Obiettivo. «Se è per questo, il Dpef», rileva, quasi indispettito, l’autorevole esponente della Regione Veneto, «ha fatto una mera ricognizione di quanto c’era nella Legge Obiettivo e l’ha riproposto. Il Dpef cita anche la Sublagunare». Non cita, invece, la Romea commerciale... «La inserirà proprio domani (oggi per chi legge, ndr). E questo perché si tratta di una necessità posta in termini perentori dalla Regione». Chisso si dice sicuro che, pertanto, questa infrastruttura avrà una corsia preferenziale a livello politico. Si rende ben conto, peraltro, che possa avere un percorso incidentato per l’ormai prossimo pronunciamento del Tar su ricorsi pesanti che sono stati presentati e sul prevedibile ricorso al Consiglio di Stato in relazione alla sentenza.

«Quando c’è di mezzo l’Anas», chiosa l’assessore, «non si sa mai come va a finire». Potrebbe andar meglio, invece, per la tangenziale di Cortina? Sì, ad avviso di Chisso, tenendo conto dei “padrini” (il virgolettato è nostro) su cui la circonvallazione può contare. Ma Chisso si dice poco convinto che sul piano oggettivo la tangenziale abbia chances maggiori della Romea. Il progetto presentato tre anni fa ha ricevuto il parere favorevole della Commissione tecnica regionale ma con tante e tali prescrizioni che impongono modifiche radicali. «Sono prescrizioni pesanti, pesanti, tre volte pesanti», puntualizza Chisso, facendo intendere che l’infrastruttura risulta, ad oggi, di difficilissima realizzazione. Prescrizioni fatte proprie anche dalla giunta regionale, «che ha già detto la sua, non a parole, bensì basandosi su fatti precisi». L’impatto più grave - a sentire Silvano Vernizzi, che coordina il dipartimento regionale che si occupa delle grandi opere - è quello dello svincolo, «davvero inaccettabile dal punto di vista ambientale, così come progettualmente concepito». Altri problemi sono imposti dalle gallerie, la cui realizzazione è fissata in aree che presentano «seri problemi di sicurezza geologica», per cui sono necessari «studi molto approfonditi». «Ribadisco, il parere della commissione regionale è favorevole, ma le prescrizioni sono imponenti», insiste Chisso. Ad avviso dello stretto collaboratore del presidente Giancarlo Galan, Cortina ha semmai altri problemi infrastrutturali. Di accesso, per esempio, soprattutto in vista degli eventuali Mondiali di sci nel 2017. La soluzione di uno di questi problemi potrebbe essere la Macchietto-Venas che farebbe risparmiare di almeno 20 minuti l’arrivo ai piedi delle Tofane? «Questa è un’ipotesi progettuale allo studio. Ma non voglio prendere impegni precisi, perché passare dalle parole ai fatti è difficile se non ci sono i soldi». «La Macchietto Venas? E’ un’idea», conferma Vernizzi, «ma niente di più. Le disponibilità economiche sono quelle che sono e le priorità al momento sono altre».

 

 

Corriere del Veneto  09.07.2008

Il progetto

Nuovo tratto di autostrada per avvicinare Cortina

Venezia. Cortina si avvicinerà attraverso l’A27. La giunta regionale ha recepito la proposta delle imprese che si candidano a realizzare un nuovo pezzo di autostrada con la formula della finanza di progetto. Ferma a Pian di Vedova, l’A27 allungherà di 17 chilometri fino a Macchietto, nel Cadore.

 

Le infrastrutture Ancora un project financing, firmato da Mantovani, Adria e Grandi Lavori Fincosit

L'autostrada si, allunga verso Cortina

La Regione accoglie la proposta di sfondamento a nord della A27

Venezia - Quell'autostrada verso Cortina, che nacque con l'ambizione internazionale di arrivare addirittura fino a Monaco e che invece muore poco gloriosamente a Pian di Vedoia, poco sopra Belluno, torna a marciare verso nord sulla gambe del capitale privato.

Con la formula magica del project financing, che sta caratterizzando l'intero pacchetto infrastrutturale messo in campo dalla Regione (Pedemontana Veneta, sistema delle tangenziali lungo la A4, autostrada Nogaramare), anche la A27 Venezia-Belluno recupera una prospettiva di sviluppo. Ieri, a palazzo Balbi, è stata piantata la prima bandierina: la giunta regionale ha recepito la proposta delle imprese che si candidano a realizzare un nuovo pezzo di autostrada con la formula della finanza di progetto. Detto in soldoni: i soggetti privati propongono di realizzare l'opera con risorse proprie in cambio dei futuri incassi derivanti dal pedaggi. E chi sono, in questo caso, i candidati promotori? Nessuna sorpresa: l'impresa di costruzioni Mantovani, in alleanza con Adria Infrastrutture (che fa capo, come Mantovani, a Romeo Chiarotto) e la Grandi Lavori Fincosit, società partecipata dal gruppo veronese Mazzi. L'investimento stimato dai privati supera i 900 milioni di euro, per realizzare poco più di 17 chilometri di autostrada, da Pian di Vedoia fino a Macchietto, minuscola frazione del comune di Perarolo nel centro del Cadore, alle porte di Pieve. Da qui a Cortina resterebbero gli ultimi 44 chilometri di strada statale. Ma la prospettiva è più ampia: riaprire la partita del collegamento fra il Veneto e l'Europa al di là delle Alpi, gettando le basi per il progetto, condiviso con il Friuli, di agganciare in futuro attraverso la Carnia l'autostrada che da Udine conduce in Austria.

Sul piano tecnico, questi 17 chilometri in più costituiscono un impegno ingegneristico non da poco. Oltre Longarone - che oggi soffre dell'assedio del traffico lungo la statale Alemagna, via obbligata di comunicazione -, la valle del Piave si fa stretta e non offre spazio fisico per il passaggio di un'altra strada. Infatti, ben 8 chilometri del nuovo tracciato sono inevitabilmente previsti in galleria, fino a sbucare all'altezza di Caralte, prima di Perarolo.

Il progetto, per ora, ha segnato soltanto la prima tappa. Secondo la nuova normativa regionale, voluta fortemente dagli alleati di maggioranza Lega, An e Udc, ora la proposta di project financing dovrà essere sottoposta al parere della competente commissione consiliare, per poi imboccare la tortuosa via che transita attraverso la dichiarazione di pubblica utilità, la valutazione di impatto ambientale e poi la gara pubblica per l'individuazione del promotore, dove la candidatura di Mantovani-Adria-Grandi Lavori Fincosit entrerà in concorrenza con eventuali soluzioni progettuali alternative. Di strada ce n'è tanta ma da ieri, almeno come suggestione, Cortina è un po' più vicina.  Alessandro Zuin

 

 

Il Gazzettino-Ud  09.07.2008

L’opera autostradale ha il sostegno della giunta Galan

Dal Veneto via libera alla Carnia-Cadore

Belluno

(rg) Primo mattone per il project financing volto al prolungamento dell'autostrada A27 fino a Macchietto. Ieri la Giunta regionale del Veneto ha deliberato la proposta di finanziamento per la progettazione, la costruzione e la gestione del cosiddetto "Passante Alpe Adria-Prolungamento A27".

«Un passaggio fondamentale - l'ha definito il consigliere regionale Dario Bond (Forza Italia) - per il potenziamento della nostra autostrada. La proposta prevede il prolungamento della Venezia-Belluno, con inizio in località Pian di Vedoia e termine a Pian de l'Abate a sud di Caralte, con connessione alla SS51 di Alemagna che presenta diversi punti di criticità. Comprensibile quindi l'importanza di quest'opera».

Gli obiettivi di questa operazione, come spiega Bond, sono «il tentativo di dare una soluzione efficace alle storiche problematiche viabilistiche, riducendo i tempi di percorrenza, rendendo più fluido il traffico veicolare e realizzando un primo intervento funzionale al proseguimento verso nord dell'A27 nell'ottica di un disegno più ampio che permetta, in un secondo tempo, un collegamento con l'A23, proseguendo così l'itinerario verso l'Austria sull'esistente valico di Tarvisio».

Su ciò verrà richiesto il parere alla competente commissione consiliare anche se, come dice Bond, «è quasi un passaggio superfluo vista la decisione della giunta». «I comuni interessati da tale infrastruttura prevista in buona parte in galleria - aggiunge Bond - sono Soverzene, Longarone, Castellavazzo, Ospitale e Perarolo. La lunghezza complessiva dell'asse principale, comprensiva delle rampe di svincolo di Pian de l'Abate, è di circa 21 km con gli svincoli di Pian di Vedoia, Longarone e Pian de l'Abate, con ponti e viadotti per uno sviluppo complessivo di circa 3,5 km. Sono previsti due corsie da 3,75 metri per senso di marcia e uno spartitraffico di 2,60 metri. L'investimento complessivo stimato è di circa 1.200 milioni di euro».

 

 

Il Gazzettino-Bl  09.07.2008

Primo mattone per il project financing. Dario Bond: «Interessati i comuni di Soverzene, Longarone, Castellavazzo, Ospitale e Perarolo»

A27: si parte per il passante Alpe Adria

La giunta regionale ha deliberato per la proposta di finanza per la “progettazione, costruzione e gestione”

Belluno

Primo mattone per il project financing volto al prolungamento dell'autostrada A27 fino a Macchietto. Ieri la Giunta regionale ha deliberato la proposta di finanza per la progettazione, la costruzione e la gestione del cosiddetto "Passante Alpe Adria - Prolungamento A27". «Un passaggio fondamentale - l'ha definito il consigliere regionale Dario Bond (Forza Italia) - per il potenziamento della nostra autostrada. La proposta prevede il prolungamento della Venezia-Belluno, con inizio in località Pian di Vedoia e termine a Pian de l'Abate a sud di Caralte, con connessione alla SS51 di Alemagna che presenta diversi punti di criticità. Comprensibile quindi l'importanza di quest'opera». Gli obiettivi di questa operazione, come spiega Bond, sono «il tentativo di dare una soluzione efficace alle storiche problematiche viabilistiche, riducendo i tempi di percorrenza, rendendo più fluido il traffico veicolare e realizzando un primo intervento funzionale al proseguimento verso nord dell'A27 nell'ottica di un disegno più ampio che permetta, in un secondo tempo, un collegamento con l'A23, proseguendo così l'itinerario verso l'Austria sull'esistente valico di Tarvisio». Su ciò verrà richiesto il parere alla competente commissione consiliare anche se, come dice Bond, «è quasi un passaggio superfluo vista la decisione della giunta». «I comuni interessati dall'infrastruttura prevista in buona parte in galleria - aggiunge - sono Soverzene, Longarone, Castellavazzo, Ospitale e Perarolo. La lunghezza complessiva dell'asse principale, comprensiva delle rampe di svincolo di Pian de l'Abate, è di circa 21 km con gli svincoli di Pian di Vedoia, Longarone e Pian de l'Abate, con ponti e viadotti per uno sviluppo complessivo di circa 3,5 km. Sono previsti due corsie da 3,75 metri per senso di marcia e uno spartitraffico di 2,60 metri. L'investimento complessivo stimato è di circa 1.200 milioni di euro».  Raffaella Gabrieli

 

 

Messaggero Veneto  08.07.2008

Cavazzo. Dario Iuri minaccia di scendere in piazza: il consiglio si è già espresso, nessun ulteriore vincolo per il nostro territorio

Il sindaco: barricate contro il collegamento A27-A23

Minaccia barricate contro l’autostrada il sindaco di Cavazzo Carnico, Dario Iuri.

«Non condivido le scelte di certi miei colleghi di poter accettare il progetto dell’autostrada che dovrebbe collegare Belluno con Amaro - afferma-. Nessun atteggiamento passivo, forse neppure le barricate, ma una dura resistenza e una difesa strenua della campagna e del territorio della vallata di Cavazzo Carnico pare che bisognerà metterla in conto, se si vuole far passare la bretella autostradale fra la A27 e la A23 sulla piana del comune della destra orografica del fiume Tagliamento».

«La nostra amministrazione non intende mollare: non discostiamo da quanto deliberato in sede di consiglio comunale - prosegue il primo cittadino – nessun ulteriore vincolo al nostro territorio».

Dario Iuri elenca le servitù cui il territorio è soggetto: tante fra elettrodotti, strade, autostrade e futuri progetti di altri transiti, senza che il territorio possa ottenere un minimo di riparazione o di ritorno, neppure economica. Pesano su Cavazzo Carnico le ipotesi di passaggio dei tralicci dei futuri elettrodotti Wurmlach Somplago, che poi andrebbero a fornire le acciaierie della pedemontana di Osoppo. La zona destinata a campagna, che è sita nei pressi delle rive del fiume Tagliamento, con le tre ipotesi del progetto di fattibilità presentate dagli industriale delle due regioni, Veneto e Friuli Venezia Giulia, attraverserebbero la piana coltivabile, creando un altro svincolo di collegamento con l’autostrada Tarvisio - Udine. Rischia così di rompersi il fronte dei sindaci sul tema di questa importante infrastruttura per la quale gli industriali si dicono pronti ad intervenire, ponendo sul piatto della bilancia la prima trance di 800 milioni di euro per un primo intervento fra Belluno e Macchietto in Cadore grazie ad un financial project. A suo tempo, ha ricordato ancora Dario Iuri, come una delibera del consiglio della Comunità montana della Carnia, evidenziasse fra l’altro, la richiesta alla Regione di stralciare dal P.T.R. il comma h dell’art. 31 trattante specificatamente a questa autostrada.

 

 

Il Gazzettino-Bl  08.07.2008

Lettere

Anno 2028, pensando all’autostrada mai nata. Così sogno un ritorno al futuro.

Certo, chi l’avrebbe immaginato che solo vent’ anni fa, il 6 luglio del 2008, una delle cose che sembravano più importanti anzi fondamentali (leggendo il giornale dell’epoca) risultasse essere il collegamento autostradale A 27 - A 23, da non crederci proprio.  Si parlava di quel collegamento come di una indispensabile infrastruttura per lo sviluppo del bellunese, reclamavano un po’ ovunque almeno il prolungamento fino a Macchietto. La gran parte della società che “conta” vedeva nell’opera uno strumento centrale per un fulgido futuro della nostra provincia. Eppure anche venti anni fa si sapeva che il petrolio avrebbe raggiunto i costi attuali che hanno cambiato il sistema di trasporto e non solo, si sapeva che le nostre valli a causa dell’inversione termica avrebbero trattenuto gli inquinanti a terra i quali avrebbero drammaticamente peggiorata la situazione sanitaria. Si sapeva praticamente tutto, che l’opera avrebbe avuto un impatto ambientale devastante, che sarebbero nati dei problemi sul Piave, e il Tagliamento, che i costi sarebbero lievitati fino a raggiungere cifre astronomiche altro che 4 miliardi di euro ipotizzati, si sapeva perfino che non vi era alcuna necessità di collegamento tra due zone che per loro natura avevano riferimenti economici culturali sociali in aree diverse. Era anche chiaro che il turismo così come concepito fino ad allora non avrebbe avuto storia, inimmaginabile infatti che si potesse pensare ad un turismo fatto come in quegli anni, con migliaia di automobili che scorazzavano in lungo e in largo consumando senza remore una fonte d’energia importante come il petrolio la quale già allora avrebbe dovuto essere usata, come si fa oggi, per cause più nobili. Di fatto, in breve, si sapeva benissimo che quel modello di “sviluppo” non aveva futuro, cambiamenti climatici, risorse energetiche limitate, problemi ambientali caricati come eredità negativa sulle spalle delle generazioni future erano questioni ampiamente evidenti. Incredibile ma vero, si sapeva già tutto ciononostante quello era il modello vincente. Per nostra fortuna la situazione politica dell’epoca era bloccata in Regione Veneto su problemi legati ai rifiuti di Napoli (tanto per dire come la crisi ambientale fosse già conclamata) e a provvedimenti incivili per una mal concepita sicurezza sociale, contro dei poveri zingari che venivano fatti passare come la causa di tutti i problemi. Fu cosi che grazie a faccende d’equilibrio politico non si diede seguito a quello che si sarebbe divenuto un errore drammatico. Poi con la conversione sulla “via di Damasco” di alcuni nostri amministratori che si resero conto dell’errore che avrebbero commesso nel realizzare quell’opera, e il precipitare della crisi economica che spinse ad interessarsi d’altre cose la società che “conta”, il progetto fu abbandonato, ma mancò proprio un nulla. Rimase per qualche tempo una sola voce a chiedere quell’intervento una voce inascoltata per fortuna quella di R. Messner.  Augusto De Nato

 

 

Il Gazzettino  06.07.2008

Voce autorevole e vicina al vertice regionale conferma la presenza a Belluno dell'assessore Chisso per la fine del mese

I giorni più importanti per l'autostrada

Il vicepresidente Assindustria «Continuiamo a credere nel progetto di raccordo tra A23 e A27»

Entro fine luglio Renato Chisso, assessore alle Politiche della Mobilità e Infrastrutture della Regione Veneto, sarà a Belluno per chiarire gli ancora molti dubbi legati alla realizzazione di un'infrastruttura, il collegamento tra A23 e A27, da molti considerata vitale e per la quale, un pool di imprenditori italiani ha già presentato il progetto finanziario.

A confermare l'annuncio di Chisso sono fonti vicine all'assessorato regionale. Chisso dovrebbe così illustrare quella realtà già in essere e che corrisponde al progetto (4 miliardi di euro complessivi, 800 milioni di euro per il tratto Pian di Vedova e Macchietto), presentato a cura di Assindustria Belluno in collaborazione con Treviso, Pordenone e Udine.

Il progetto prevede il prolungamento dell'autostrada fino a Macchietto e il collegamento a Forni di Sopra e Tolmezzo. Pio Paolo Benvegnù, vicepresidente di Assindustria Belluno, non pare dare più di tanto peso né agli allarmi lanciati in questi giorni né ai ritardi nel comunicare le decisioni da parte della Regione Veneto.

Anche se però il fondo di tutta la questione pare proprio essere la macchina regionale. "Inceppatasi" visibilmente in questi giorni per il fuoco che viene dalle polemiche attorno a Galan. Fuoco che ha anime leghiste ma che trae ossigeno da tanti malesseri e disagi. Aspetto che non sottovalutano ma che non impedisce all'imprenditoria che progetta lo sviluppo di quest'area di sperare nel successo dell'idea di prolungamento.

 

Ultimi giorni per il tratto A23 - A27

Atteso fra qualche settimana l’arrivo dell’assessore Chisso. Sempre vivo il "progetto Assindustria"

Quindici-venti giorni ancora per conoscere il futuro dell'autostrada bellunese.Entro fine luglio Renato Chisso, assessore alle Politiche della Mobilità e Infrastrutture della Regione Veneto, salirà in provincia per chiarire gli ancora molti dubbi legati alla realizzazione di un'infrastruttura, il collegamento tra A23 e A27, da molti considerata vitale e per la quale, come evidenziato dal nostro giornale nei giorni scorsi, un pool di imprenditori italiani ha già presentato il progetto finanziario.

Un investimento in cambio di uno sfruttamento delle entrate dei pedaggi per una trentina d'anni.

A confermare l'ormai imminente annuncio di Chisso, al quale ieri proprio dalle pagine del Gazzettino si era rivolto il sindaco di Longarone sollecitando un chiarimento, sono fonti vicine all'assessorato regionale.Chisso dovrebbe così illustrare quella realtà già in essere e che corrisponde al progetto (4 miliardi di euro complessivi, 800 milioni di euro per il tratto Pian di Vedova e Macchietto), presentato a cura di Assindustria Belluno in collaborazione con le analoghe associazioni di Treviso, Pordenone e Udine nel luglio di un anno fa.

Il progetto prevede il prolungamento dell'autostrada fino a Macchietto e, di qui, il collegamento a Forni di Sopra e dunque a Tolmezzo.Un collegamento strategico che darebbe alla provincia di Belluno la possibilità di essere direttamente collegata ad un sistema trasportistico aperto verso le direttrici di maggior interesse sotto il profilo economico e turistico.Tecnicamente, si tratta di 80 chilometri di percorso, un terzo dei quali in provincia.Circa il 60 per cento è previsto in galleria. Pio Paolo Benvegnù, vicepresidente di Assindustria Belluno, non pare dare più di tanto peso né agli allarmi lanciati in questi giorni né ai ritardi nel comunicare le decisioni da parte della Regione Veneto.

«Credo che Galan e Chisso in questo periodo abbiano la mente distratta da altri problemi afferma il numero due degli industriali bellunesi, con chiaro riferimento alla guerra in corso tra Forza Italia e Lega in Regione e agli attacchi cui da più parti è fatto segno il governatore Noi di certo non molliamo, anche se le resistenze, come quelle degli ambientalisti, di certo non mancano».«Il progetto e gli imprenditori pronti a finanziarlo ci sono dice ancora Benvegnù e la sintonia con il presidente della Regione Friuli, Tondo, è piena. Credo che a breve anche la posizione della Regione Veneto si chiarirà. Del resto, non scopro io che i tempi della politica e quelli dell'imprenditoria non sempre collimano». Ilario Tancon

 

 

Corriere delle Alpi  06.07.2008

Messner perora la causa di una superstrada che “agganci” l’A23

«Sfondare a Nord? Inutile»

«Si deve puntare ai turisti dell’Est; gli altri non valicano le Alpi »

Cibiana. Lo sfondamento autostradale a Nord, magari sotto il monte Cavallino? «E’ impossibile e non è nemmeno saggio nell’ottica di creare il bacino turistico per il futuro. Meglio, come sostiene il governatore Galan, prolungare l’A27 fino a Macchietto e da qui agganciare l’A23, in Carnia, con una superstrada, magari a pagamento». Parola di Reinhold Messner. Il “re degli ottomila” ha convocato i più grandi protagonisti dell’arrampicata “in direttissima” al “museo fra le nuvole” sul monte Rite. E ieri pomeriggio era così felice che s’è abbandonato agli autografi richiesti numerosi dagli escursionisti. Ma ha trovato lo spazio per prendere in considerazione anche i problemi di stretta attualità.

AUTOSTRADA A27. Nei prossimi giorni l’assessore regionale Renato Chisso presenterà il progetto per la prosecuzione dell’A27 fino alle porte del Cadore, «come peraltro hanno chiesto gli amministratori locali», ricorda Sergio Reolon, presidente della Provincia. Più in là non si può andare.

Il ministro Luca Zaia ed il presidente della Provincia di Treviso, Leonardo Muraro, vorrebbero sfondare a Nord. Galan dice che non è possibile. Messner gli dà ragione. «Gli austriaci non lo permetterebbero. Ed i turisti dal Centro e dal Nord Europa si fermano a ridosso delle Alpi. Quindi non sarebbe saggio arrivare fino a Monaco. Noi», insiste l’ex alpinista, «dobbiamo catturare i potenziali turisti dell’Est. Non quelli della Russia, perché arrivano a Venezia con l’aereo personale. Tutti gli altri. E’ necessaria una direttrice dalle Dolomiti verso l’Est. Una superstrada, magari a pagamento, basta per attraversare la Mauria e scendere verso la Carnia. Auspico che Galan», conclude, «convinca Berlusconi a procedere in tal senso».

MENO TASSE. Messner propone la detassazione per chi vive e lavora montagna. Il presidente della Provincia, Reolon, si dice d’accordo. Lo è anche il governatore Giancarlo Galan. Che ammette tuttavia «grosse difficoltà, a meno che non si faccia subito il federalismo fiscale». «Lo so anch’io che è difficile, ma allora si lavori per il federalismo fiscale. Mi sembra invece», sottolinea Messner, «che si vada a rilento».

MASO CHIUSO. Messner non ha dubbi. «Portare l’esperienza del maso chiuso di modello altoatesino sulle Dolomiti o, in genere, sulle Alpi significherebbe salvare l’agricoltura di montagna e, quindi, la montagna stessa. E’ quanto auspico anch’io». Messner racconta che sta tentando da 25 anni di diventare imprenditore agricolo, come i contadini in provincia di Bolzano. «Non ci riesco. Ho detto a mio figlio, che l’altro ieri ha compiuto 17 anni, che al compimento dei 18 chieda di essere riconosciuto come contadino. Perché insisto? Per comprare un maso bisogna spendere un milione di euro ed altri 200 mila di tasse. Un contadino, invece, non ha alcuna tassa». E’ difficile, però, esportare l’esperienza altoatesina. «Difficile ma non impossibile. Famosi giuristi mi dicono che è fattibile».

MORTI IN MONTAGNA. La stagione in quota è iniziata male, con troppi morti. «La gente dovrebbe capire che la montagna, a qualsiasi quota e relativamente a qualsiasi difficoltà, è sempre pericolosa. I palestrati che fanno roccia devono rendersi conto che la montagna non è una palestra. E confesso che è difficile avere ancora entusiasmo per la montagna dopo che tanti ci sono morti».

STILI D’ARRAMPICATA. Tra ieri e oggi sul Rite si festeggiano gli alpinisti della “direttissima”. «Noi abbiamo la responsabilità, in questo museo, di rappresentare la storia di tutto l’alpinismo. E nell’alpinismo non c’è stile bello o brutto, positivo o negativo».

 

 

Il Gazzettino  06.07.2008

Lettere

Autostrada alpina

Lettera aperta ai sindaci

Egregi Sindaci, crediamo che, pur in assoluta buona fede, abbiate le idee un po' confuse circa la funzione del vostro mandato istituzionale; nessuno immagina che dobbiate alzare barricate a priori e avverso i progetti che provengono dal mondo economico e politico. Ad ogni buon conto, ben vengano i dubbi da Voi espressi (anch'essi un po' confusi, a onor del vero); è lecito sperare che al cospetto di un'opera di tali vaste proporzioni, di un'ipotesi di tale impatto sul territorio (quale sarebbe la costruzione di un'autostrada alpina che, per collegare due autostrade esistenti, A23 e A27, attraverserebbe la Valle per intero), tralasciando le vaghe citazioni in merito a "interessi sovranazionali" o alle fantasmagoriche "positive ricadute sulle popolazioni locali", la Vostra azione porti ad un serio approfondimento del progetto ed a un dibattito pubblico partecipato e diffuso sul territorio che rappresentate.

Per fare ciò, dovreste Voi per primi studiare bene la questione e informarvi in merito alla legislazione mondiale ed europea in tema di ambiente, trasporti e mobilità, impatti delle emissioni sulla salute umana, accesso della popolazione alle fasi decisionali. A questo punto sareste in grado di pensare autonomamente e di esprimere parole ed azioni intese a tutelare gli autentici interessi delle popolazioni che siete delegati a rappresentare e supportare, non a soppiantare nella scelta del loro destino. Fossero anche le barricate.

Dai tempi di Rio de Janeiro (1992) la comunità internazionale ribadisce per mezzo di Convenzioni, Protocolli, e Leggi Nazionali:a) come il paesaggio rappresenti un elemento chiave del benessere individuale e sociale (Convenzione Europea del Paesaggio-20 ottobre 2000);

b) la necessità di tutelare (significa conservare) l'ambiente ed il paesaggio naturale fino ad oggi sopravissuto all'era industriale;

c) il diritto delle popolazioni "ad una vita sana in armonia con la natura";

d) il diritto all'accesso informato del pubblico al processo decisionale in materia ambientale (Convenzione di Arhus 1998);

e) il coinvolgimento di tutte le componenti della società nei processi decisionali che riguardano l'ambiente (Agenda 21);

f) la necessaria valutazione "bottom up" (dal basso) degli effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente (procedura VAS Direttiva CE 42/2000), ovvero illustrazione e discussione delle proposte prima che esse diventino piani e progetti;

g) l'ineludibile necessità di non costruire altre autostrade transalpine (Convenzione delle Alpi- Protocollo dei trasporti) al fine di tutelare un bene di inestimabile valore mondiale qual è la catena alpina e la qualità della vita di abitanti e ospiti (le Dolomiti ed il fiume Tagliamento saranno in futuro probabili "Patrimonio dell'Umanità" dell'Unesco);

e ultima considerazione ma non in ordine di importanza: il Protocollo di Kyoto e tutti gli impegni disattesi dal nostro Paese in materia di riduzione delle emissione di anidride carbonica, per la qual cosa le future generazioni non pagheranno solo gli effetti ambientali, ma anche le salatissime sanzioni internazionali.

Quali che siano "gli interessi sovranazionali" (collegamenti Pan-Europei di collegamento con i paesi asiatici e con l'Europa dell'est = flussi di immigrazione in entrata e delocalizzazione in uscita), oppure i calcoli di un raggruppamento politico-economico espressione degli industriali del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, questo è l'impegno che un Sindaco assume di fronte ai suoi cittadini.Come si possono emarginare le popolazioni dalle decisioni che riguardano il territorio dove essi vivono e che ricadranno giocoforza sulle loro teste e su quelle dei loro figli?

A noi popoli del No, nati a causa di una profonda crisi della rappresentanza democratica nel nostro disastrato Paese, appare molto poco in linea con l'Europa la circostanza per la quale sono proprio coloro che hanno interessi tangibili nella realizzazione di un'opera, gli stessi che consigliano i nostri politici, che finanziano l'opera (si fa per dire poichè sappiamo benissimo come funziona il projet financing), e che producono le considerazioni sull'eventuale impatto ambientale e sociale! Ma si sa, siamo nel paese del conflitto di interessi.Sulla scia di codesto dubbio molto italiano, una domanda sorge spontanea: può un'opera faraonica di 85 chilometri, dal costo previsto (!) di tre miliardi di euro, essere sostenibile dal punto di vista ambientale e puntare al "miglioramento della qualità della vita delle popolazioni della di montagna", quando tale opera taglierebbe drasticamente le vallate della Carnia e del Cadore, sconvolgendo natura alpina e paesaggi montani con rilevati alti anche 16 metri, viadotti, gallerie, svincoli e ponti, incanalando e attraendo tra Alpi e Prealpi il traffico pesante del trasporto merci diretto e proveniente da est?

E soprattutto, è veramente necessario tutto ciò proprio ora che tale opera, anche a causa del prezzo del petrolio, viene considerata dalla Comunità Europea, ampiamente superata dalla movimentazione di merci e persone su rotaia?

A pro di chi, dovremmo sacrificare 28 Siti di Importanza Comunitaria, 16 Zone di Protezione Speciale (SIC Direttiva Habitat), 1 Area di Rilevante Interesse Ambientale (A.R.I.A.), un Parco Intercomunale, due Parchi Naturali, il nostro Paesaggio Storico (cosa c'è di più storico del paesaggio?), l'aria che respiriamo, le nostre sorgenti (il disastro TAV del Mugello insegna, così come lo sciagurato caso nostrano del "Passo della Morte") il silenzio delle valli, la perifericità rispetto ai circuiti criminali, un possibile turismo di alta qualità e molto altro difficilmente quantificabile soprattutto in termini di mero "rientro finanziario" e di "compensazione alle popolazioni locali"?

Ed ora, alla luce di quanto finora detto, desideriamo avanzare al Direttore del quotidiano che ci ospita, una richiesta: di voler dare voce e titolo anche a quei soggetti (comitati, associazioni, esperti, nonché semplici cittadini) i quali non si uniscono al generale coro di assenso ponendosi in modo critico rispetto a programmi e progetti ideati nelle sedi più o meno istituzionali. Recentemente, nel corso di un interessante convegno tenutosi a Tolmezzo dal titolo "Comunicare montagna", è stato affermato, ed in ciò concordiamo pienamente, come la pluralità e la democrazia dell'informazione diffusa nelle zone marginali e periferiche come la nostra, rappresenti un po' il polso della pluralità e della democrazia dell'informazione a livelli molto più vasti. Perdonerete se ci dichiariamo un po' preoccupati.

Ira Conti - Forni di Sotto - comitato interregionale PAS-Dolomiti     www.peraltrestrade.it     peraltrestrade@libero.it

 

 

Il Gazzettino  05.07.2008

Longarone. Il primo cittadino replica all’annuncio dell’assessore regionale che vorrebbe attendere fino al 2017

«A27, Chisso dica cosa vuole fare»

De Cesero: «Chiedo un incontro urgente anche a nome dei sindaci favorevoli all’autostrada»

«Longarone non può aspettare ancora dieci anni prima che si possa trovare una soluzione al traffico attraverso la variante o il possibile prolungamento autostradale». Così il sindaco di Longarone, Pierluigi De Cesero, risponde alle affermazioni dell'assessore regionale alla viabilità Chisso, il quale nei giorni scorsi aveva dichiarato che entro il 2017 la parte nord della provincia di Belluno dal punto di vista della viabilità sarebbe stata sistemata. «Auspico a questo punto un incontro con l'assessore che illustri, non solo attraverso la stampa, le intenzioni su uno dei temi più delicati della nostra provincia. Lo chiedo a nome dei sindaci del movimento a favore dell'autostrada. Ritengo sia giusto che l'assessore ci parli di quale sia la reale situazione e la programmazione futura. Lo faccio non con senso critico nei suoi confronti, ma con la responsabilità di chi deve dare delle risposte ai propri cittadini».

Da anni De Cesero sta portando avanti la sua battaglia per una soluzione alla viabilità e nei gironi scorsi ha inviato all'Anas la richiesta di sistemare l'accesso a sud di Fortogna attraverso la realizzazione di una rotonda che potrebbe da un lato smistare il traffico verso il paese con la messa in sicurezza per i veicoli, dall'altro fungere da rallentatore verso coloro che escono dalla frazione. «Siamo convinti in questo modo di dare maggior sicurezza ad un tratto dell'Alemagna che presenta un elevato grado di pericolosità», aggiunge De Cesero.

Il tema della viabilità è stato ieri al centro dell'attenzione per la presenza di un gruppo di quaranta studenti della Facoltà di architettura dello IUAV di Venezia, guidati dal professor Giovanni Campeol, che sono stati ricevuti dallo stesso De Cesero in municipio. Nel corso della giornata gli studenti hanno effettuato sopralluoghi sul territorio e la settimana prossima prepareranno degli elaborati con una serie di valutazioni e progettualità di impatto ambientale su un'eventuale prosecuzione del tratto autostradale di Pian de Vedoia. «E' stato un incontro molto proficuo che mi ha permesso di affrontare diversi temi legati a Longarone, all sua storia, alla sua rinascita e alla sua riqualificazione. Ai ragazzi ho ribadito la poszione della nostra amministrazione di totale apertura affinchè si trovi una soluzione, sia essa la variante all'Alemagna, peraltro già inserita nel piano triennale dell'Anas, sia l'autostrada».  Roberto Padrin

 

 

Il Gazzettino  05.07.2008

Il governatore a Belluno parla di A27

Galan "chiude" ogni sbocco verso il nord

Belluno

Fra pubblico e privato. Dalla grande viabilità all'amicizia con l'ex assessore regionale Floriano Pra. Giancarlo Galan, ieri sera al ristorante Al Borgo, è andato a ventaglio anche sulle questioni bellunesi in occasione della presentazione del libro "Il Nordest sono io". Salutato dal presidente del Circolo Cultura e Stampa bellunese, Luigi Boito, e da Flavia Colle per l'Intesa dolomitica il governatore del Veneto è stato pungolato su varie questioni di carattere nazionale da Ario Gervasutti, inviato del Gazzettino.

Senza glissare su faccende di casa nostra. Ironia dura viene rivolta ai Comuni referendari che si appellano, per il passaggio di Regione, all'identità culturale. Per Galan, sotto sotto, la spinta è data dai soldi: «Rispetto tantissimo i ladini, ma avrei preferito che avessero deciso di creare una provincia automoma ladina a statuto ordinario».Galan aggiusta poi il tiro, plaudendo al coraggio del ministro Brunetta che punta a togliere i privilegi all'Alto Adige. E rilancia sottolineando le ragioni dei secessionisti: «Sono mossi da ragioni vere perchè la differenza di condizione c'è. Ma io come presidente non concederò mai che si possa ferire l'unità territoriale della Regione". L'integrità va perseguita- a detta del governatore - perseguendo la strada del federalismo fiscale».Sulla viabilità nessuna speranza di ritornare al progetto della Venezia-Monaco: «Di collegamento diretto a nord niente riguarderà Belluno. Non se ne parlerà di sicuro per molti anni». Sì invece alle bretelle, unica speranza per il bellunese. Collegandosi con la ferrovia al tunnel per il Brennero o, su gomma, a Tarvisio. Fra le faccende di carattere generale di attualità è giunto il commento a proposito della dichiarata disponibilità data da Galan a Berlusconi e Bossi di aprire una discarica regionale per accogliere 7 tonnellate di rifiuti provenienti da Napoli. Di fronte all'ostruzione annunciata dalla Lega, Galan esprime apprezzamento per la posizione assunta dal bellunese Giampaolo Bottacin «più aperto certamente di Gobbo». Il governatore - rispondendo alle domande del pubblico - non ha glissato, infine, a proposito di Floriano Pra:«E'un grande amico che mi ha fatto conoscere la montagna bellunese e che proprio nella sua terra non è stato aiutato come meritava».  Daniela De Donà

 

 

Corriere del Veneto  04.07.2008

Asfalto sulle Dolomiti. La contessa Rosanna Donà dalle Rose: quest'opera è uno sfregio ambientale

Tangenziale a Cortina, i vip tornano a litigare

Cortina - Si riaccende la polemica sulla tangenziale di Cortina d'Ampezzo. Il progetto, approvato dal Cipe nel 2001 e inserito sia nel «Piano pluriennale della viabilità 2003-2012» che nel Contratto di programma triennale 2003-2005 era stato escluso dall'ambito delle opere strategiche individuate dal ministro Antonio Di Pietro. Ambito nel quale è tornato con il nuovo governo Berlusconi, che l'ha incluso in allegato al Documento dì programmatone economica e finanziaria.

II piano prevede un tracciato di 113 chilometri di cui 9,3 interrati in quattro gallerie, oltre che quattro svincoli e un viadotto a sei rampate. Comporterà scavi per 1,6 milioni di metri cubi. Il costo è stimato in 441 milioni di euro, circa 40 al chilometro, un valore doppio rispetto al Passante di Mestre.

E la Regina della Dolomiti torna a dividersi, mentre prende vigore il comitato del no. «Sono favorevole al l00% al progetto - afferma Maurizio Paniz, deputato bellunese del Pdl - e mi spiace che qualcuno cerchi di affossarlo. In alta stagione ci vuole un'ora e mezza per attraversare Cortina: è chiaro che così non si poteva continuare. Inoltre qualche variazione al piano è sempre possibile, e il viadotto può essere ridisegnato con un minore impatto ambientale». Impatto che Paniz considera di per sé poco rilevante. «Agli amici del partito del no - conclude - dico: avete già fallito altre volte, continuate pure così».

Meno disposta all'ironia la contessa Rosanna Donà dalle Rose, a capo dell'agguerrita associazione «Per il futuro di Cortina».E non fa sconti a nessuno. «E’ uno scempio - dichiara - questo è un posto unico al mondo, immerso in una valle incantevole. Se il progetto sarà realizzato, tutti perderemo qualcosa di irripetibile. In particolare, l'impatto del viadotto è devastante. Un vero sfregio. Bisogna pensare che tutte le valli ­che sono state attraversate da ecomostri hanno perso, insieme al fascino, anche il turismo».

Per la contessa l'opera è inutile. «Come se l'Italia non avesse altri problemi - sbotta - che costruire palazzi di cemento in mezzo al verde». Infine, se la prende con il governatore della Regione. «Galan - termina - si è recentemente lamentato perché il paesaggio veneto è stato devastato. Ma lui dov'era? Dove viveva, in Basilicata? Di quale Regione è governatore? Io spero che alla fine prevalga il buonsenso, e che di questa opera non si parli più».

Rincara la dose Sergio Maioni, rappresentante per Cortina d'Ampezzo della stessa associazione. «Non è solo uno scempio - afferma Maioni - ma è anche un progetto rischiosissimo. A Cortina ci  sono circa 325 siti franosi, per lo più fermi; ma non mi sembra il caso di stimolarne il degrado».

Più sfumata la posizione di Enrico Valle, presidente del comitato promotore di «Cortina 2013 per Coppa dei Mondo». «Non sono contrario tout court al progetto - afferma -. E’ che non voglio vedere il viadotto coi piloni di cemento armato. Qui certe cose non si possono fare, perché la cittadina regge sul turismo». II progetto, dunque, per Valle può andare avanti solo con modifiche sostanziali. «Una tangenziale è necessaria - continua - perché è vero che in alta stagione il traffico è un problema serio. Ma l'opera deve essere tutta interrata, da una parte all'altra della cittadina, senza viadotti e altri mostri. Si può fare, perchè oggi ci sono le conoscenza adeguate. Insomma, basta un progetto con la testa».  Marco de' Francesco

 

 

Messaggero Veneto  01.07.2008

La notizia è stata confermata dall’Assindustria di Belluno, ma per conoscere i dettagli dell’operazione sarà necessario attendere la presentazione del progetto alla Regione

L’autostrada del futuro collegherà la Carnia a Belluno

E’ pronto un pool di aziende disposte a stanziare 800 milioni per collegare la A27 con la Tarvisio-Udine

TOLMEZZO. Pronto un pool di aziende per prolungare il tratto autostradale nel bellunese sino ai confini con la nostra regione. La notizia proviene dall'Assindustria di Belluno: sarebbe infatti stato trovato il gruppo di imprese disposto a sborsare 800 milioni euro per il primo tratto del raccordo autostradale fra la A27, Venezia-Belluno e la A23 Tarvisio-Udine, sino a collegarsi con l'uscita di Amaro.

Per avere notizie più precise sarà necessario attendere le prossime settimane, quando il progetto sarà presentato alla Regione Veneto.

Soddisfazione intanto viene espressa dagli industriale veneti, che a suo tempo assieme ai colleghi friulani, di Udine, Treviso e di Pordenone, hanno già finanziato un progetto di fattibilità dell'intera opera, per questo primo traguardo che vedrebbe l'allungamento del tratto autostradale fra Pian di Vedoia, nei pressi di Ponte nelle Alpi e Macchietto di Perarolo, a due passi dal centro Cadore. Il pool di imprese è, secondo la nota dell'Assindustria bellunese, pure pronto ad assumersi l'onere finanziario, grazie ad un progetto di sfruttamento del ritorno della spesa con l'acquisizione delle somme di pedaggio a carico dell'utenza automobilistica. Un project financing di 800 milioni di euro per un periodo di circa 30 anni, per il primo dei tre tratti che permetterebbero il collegamento fra le due autostrade di interesse europeo: gli altri due tratti riguardano rispettivamente la zona fra Macchietto e Forni di Sopra in Carnia e quindi dal centro dolomitico sino ad Amaro. Sebbene si debba attendere l'annuncio ufficiale che dovrebbe essere dato dall'assessore regionale veneto Renato Chisso nelle prossime settimane agli autori del progetto, all'Assindustria si respira ottimismo circa la risposta che anche la regione Friuli Venezia Giulia dovrà necessariamente dare all'opera. Il presidente dell'Assindustria bellunese, Valentino Vascellari, ricorda come lo studio di fattibilità fosse compatibile dal punto di vista ambientale con le zone attraversate, che riguardano pure due parchi naturali, uno nel Veneto e uno, il Parco naturale delle dolomiti friulane, nella nostra regione. Il presidente degli industriali si è detto fiducioso che se questo primo progetto dovesse prendere il via, non ci dovrebbero essere freni sul versante friulano. Recentemente il presidente Vascellari ; avrebbe interloquito in merito con il nuovo presidente della nostra regione Renzo Tondo il quale, secondo l'Assindustria veneta, il quale si sarebbe espresso favorevolmente riguardo al progetto. Rimane ora da attendere, dopo le proposte degli industriali, la risposta ufficiale del mondo politico.  Gino Grillo

 

I SINDACI                    LETTERA APERTA  ai Sindaci di Tolmezzo e Forni di Sotto  (pdf)

«Nessuna barricata contro quest'opera»

TOLMEZZO. Un atteggiamento attendista da parte di alcuni primi cittadini della Val Tagliamento sull'opera autostradale, che potrebbe attraversare i territori dei loro comuni, viene espressa da Andrea Ghidina e Sergio Cuzzi, rispettivamente sindaci di Forni di Sotto e di Tolmezzo. Non mancano alcuni dubbi sulla reale utilità dell'opera, non a livello locale, ma soprattutto a livello internazionale, ma si escludono prese di posizione contrarie preconcette di primo acchito. «Non ho informazioni dirette - inizia Cuzzi - su questi ultimi eventi. Voglio comunque chiarire che questa opera non riguarda la Carnia, ma solamente interessi europei, di collegamenti internazionali fra sud, nord ed est Europa». Un intervento che la Carnia, in un certo senso dovrebbe supportare in considerazione di più alti interessi di comunicazione che però dovranno dare ricadute positive al territorio.

«No alle barricate contro quest'opera - ribadisce il suo collega Ghidina - anche se personalmente non riesco a comprendere la reale utilità, anche economica, da parte degli industriale veneti a quest'opera».

No dunque a proteste "tipo No Tav", sempre però qualora che le amministrazioni e le collettività interessate vengano coinvolte nel progetto e si dialoghi assieme.

«Se l'opera è da realizzare, le comunità locali dovranno avere delle ricadute economiche, di immagine ed occupazionali».

Ghidina pone l'accento sulla necessità comunque di salvaguardare l'integrità dei parchi naturali, «patrimonio non solo peri comuni interessati, Forni di Sopra e Forni di Sotto, ma per tutta la regione Friuli Venezia Giulia», che l'infrastruttura dovrà giocoforza attraversare. Massimo rispetto per l'ambiente dunque, posto come condizione per non avere i comuni contro, ma anche ricadute occupazionali ed economiche. «Mi rimane il dubbio - termina Ghidina - dell'utilità socio-economica dell'opera anche a livello internazionale, e temo che si possa ripetere l'esperienza della galleria del Passo della Morte: un cantiere perenne che a quasi dopo 20 anni non è ancora chiuso».  (g.g)

 

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