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MAGGIO

Il Gazzettino  30.05.2008

Assindustria Belluno

Vascellari: il governo Prodi ha mollato la montagna veneta

Cortina d'Ampezzo Il presidente di Assindustria Belluno, Valentino Vascellari, contiene a fatica l'amarezza per la sconfitta di Cortina nella corsa per i Mondiali di Sci Alpino del 2013: «La battaglia per il Made in Italy inizia molto male». I motivi della sconfitta sono antichi: «Ci sono due fattori evidenti: il primo e' la scarsa attenzione del Governo Prodi rispetto a una partita che invece andava giocata per essere vinta. Comprendiamo il grande impegno per l'Esposizione Universale, ma i Mondiali di sci del 2013 sono finiti nel dimenticatoio del precedente esecutivo. Si è addirittura permessa una doppia candidatura italiana, di Cortina e della Val di Fiemme, che ha compromesso in modo decisivo la scelta della giuria». Il secondo motivo è invece culturale, secondo Vascellari: «La montagna veneta è stata a lungo considerata come la figlia di un dio minore. La vittoria di Cortina sarebbe stata un primo enorme passo per uscire dall'isolamento. Però accogliamo con gratitudine l'impegno della Regione Veneto per il prolungamento dell'autostrada e attendiamo le attenzioni del Governo. Berlusconi ha già promesso una cabina di regia per la promozione dell'Italia e mi auguro che Mister Made in Italy possa lavorare con grandi risorse e di concerto con il Sottosegretariato al Turismo. Per facilitargli il lavoro propongo che anche le Dolomiti diventino un prodotto tipico a tutti gli effetti. Non si vive di sole mozzarelle».

 

 

OggiTreviso  28.05.2008        www.oggitreviso.it

Io sto con i contadini

Tutela del Prosecco, dei prodotti italiani e del reddito degli agricoltori: le priorità del Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia

Treviso. Da Venezia a Roma e ritorno. Di rientro da Maribor, in Slovenia, dove ha partecipato al Consiglio agricolo informale dei ministri euroepi dell'agricoltura, il neo ministro dell’Agricoltura Luca Zaia è già al suo secondo confronto europeo. Ormai lanciato in una dimensione non solo nazionale ma europea, non cambia il suo modo di agire e di pensare: ascolta quello che gli dice la gente, e tiene a precisarlo, senza dimenticare le priorità e le istanze del suo territorio.

In questa intervista rilasciata a "oggiTreviso", il ministro Zaia espone le sue priorità.

Ha già avuto modo di vedere le priorità del suo Ministero? Quali sono le tre cose da fare subito?
"Innanzitutto mi preme chiudere la partita della riserva del nome del Prosecco doc di Conegliano e Valdobbiadene. La richiesta di riserva del nome sarà chiusa con celerità una volta che la Regione Veneto avrà inviato il dossier in merito al Ministero dell’Agricoltura".

In favore della riserva del nome Prosecco Zaia si era già speso da vicegovernatore del Veneto, sicuro che vincolare il nome Prosecco non al vitigno ma all’area geografica è la strada maestra da percorrere per tutelare i viticoltori. Anche nel suo primo discorso da ministro, alla presentazione id Vino in Villa 2008 Zaia ha confermato l’importanza di questa opportunità per avere l’esclusiva sull’utilizzo di quel nome a livello nazionale e internazionale.

"Altrà priorità del mio Ministero è preservare il nostro modello d’agricoltura e i produttori italiani, limitando l’importazione di  prodotti stranieri. Infine difendere il reddito degli agricoltori. Per fare questo agiremo nell’ambito dell’Health Check della PAC, (la “verifica dello stato di salute” della Politica agricola comunitaria, n.d.r.) partecipando con  segnalazioni e proposte nel dibattito che entro l’anno permetterà alla UE di valutare qualche aggiustamento della PAC".

Come intende affrontate la delicata questione degli OGM?
"Il discorso è semplice: l’80% della popolazione ci dice di essere contraria agli organismi geneticamente modificati. Di questo dobbiamo prendere atto e agire di conseguenza. La questione va approfondita con cautela, dando priorità alla salute dei cittadini".

In qualità di ministro delle politiche agricole e forestali ritiene che agricoltura e foreste possano andare d’accordo? Oppure gli interessi della prima interferiscono con quelli delle seconde?
"Agricoltura e foreste possono convivere ed essere tutelate entrambe senza interferenze, infatti la PAC prevede finanziamenti a favore di entrambe. La tutela degli interessi dell’agricoltura non contrasta con la tutela delle foreste e viceversa".

E' intervenuto anche in merito alle priorità governative in materia di infrastrutture...
"Per quanto riguarda le infrastrutture ho solo chiarito che la Lega Nord ha portato in dote a Roma tutte quelle che sono le sue priorità.
In relazione al territorio veneto sono il prolungamento dell’A27 verso nord, in direzione Monaco, il completamento dell’A28, il passante di Mestre e la Pedemontana veneta".

 

 

Corriere delle Alpi  27.05.2008

«La nuova A27 sia priorità»

Zaia: «Ma senza sfondamento a nord»

CORTINA. Per il ministro delle Politiche Agricole, il veneto Luca Zaia, il prolungamento dell’autostrada A27 deve essere considerato «una priorità» infrastrutturale. Il ponte di Messina è compreso nel programma di governo, «come risultato di una mediazione», ma - ricorda Zaia - la Lega ha voluto un sottosegretario alle grandi opere del Nord perché queste hanno una priorità altrettanto importante. Ma come portare avanti la Venezia-Monaco? Secondo il ministro - che da presidente della Provincia di Treviso aveva promosso anche una raccolta di firme - l’arteria dovrà proseguire da Pian di Vedoia a Macchietto e da qui verso la Carnia, in galleria, per raggiungere poi il casello di Amaro. Non è infatti realistico, sempre secondo Zaia, pensare ad uno sfondamento a Nord. Prima della Venezia-Monaco, però, il Veneto attende - riconosce il ministro - la Pedemontana ed il completamento del Corridoio 5. Anche Per il ministro Sacconi, il ponte sullo stretto di Messina «è una grande opera e il Paese ha interesse a costruire grandi opere. Ogni grande struttura trasferisce esperienze tecnologiche e amministrative straordinarie. Anche il Mose è una grande esperienza internazionale, così come lo è il ponte non solo perchè unisce la Sicilia ma perchè saprà fornire un ritorno a vantaggio di tutto il Paese». (fdm)

 

 

Dolomiti Channel  26.05.2008

Prolungamento A27

di Gian Franco Pinna

Tempo fa il direttore del Gazzettino di Belluno scriveva in prima pagina “Senza infrastrutture non c’è futuro per il Cadore”.

Era il giorno che seguiva un incontro avvenuto a Pieve di Cadore per parlare di mobilità, e dove lui stesso aveva fatto da moderatore. Nello scritto giornalistico, anzi, opinionistico, Grazziottin sostiene che gli amministratori e i rappresentanti di ogni categoria devono confrontarsi a tutto campo e fare delle scelte strategiche, portando avanti quelle sulle quali si è già creata una maggioranza.Di che cosa stava parlando? Del prolungamento della A 27, principalmente. Quando dice maggioranza, non c’è chiarezza se parla dei sindaci riuniti a Longarone, oppure degli industriali pro autostrada. Perché non vi è mai stata una votazione con tutti gli interessati politici riuniti e industriali di tutte le categorie, ne vi è mai stato un referendum popolare sulla questione. Semmai vi sono state delle decisioni consiliari (Domegge e Calalzo, tanto per citare) che si sono espresse negativamente sul progetto conosciuto.
Proprio sul termine maggioranza sono d’accordo: una volta trovata questa, si parte. Ma al momento questa non c’è. Esiste solo nei salotti di chi vuole fare l’Affare A27.
Purtroppo le cose non stanno andando molto bene per chi vuole costruire. Non è bastato comprare spazi giornalistici in tv e sui quotidiani. Ormai la gente non è più ignorante (nel vero significato del termine) come un tempo. L’hanno voluto i politici, su questa parte delle dolomiti, spostare le braccia della gente dai campi e dai boschi verso l’industria, dargli più soldi e più tempo e farla studiare. Ex contadini, allevatori e boscaioli adesso sono operai specializzati, impiegati, manager, imprenditori. Il principio della A27 è nato nello stesso periodo quando è stata decisa la soppressione della ferrovia che collegava Calalzo con Cortina d’Ampezzo, e sostituirla con i costi dell’autostrada Venezia Monaco. Oggi diventa quindi sempre più difficile da queste parti, su questo terreno, imporre i voleri e gli interessi di altri estranei, lontano dalla vita di montagna …
Non è a caso che parlo di estraneità.
Nel suo elegante articolo Grazziottin rilevava una risposta del territorio verso queste problematiche che è basata sul “NO a Prescindere”. Verso tutto e tutti. Forse intende un No dettato dall’ignoranza. Forse crede che il NO che i suoi interlocutori di quella serata di incontro pubblico hanno incassato, fosse provenuto e prevenuto da allevatori e boscaioli, o operatori turistici in declino.
Una battuta per i media bellunesi. I lettori sono anche “studiati”.
E quindi quel “no a prescindere” dichiarato in neretto nell’articolo, ha dato tanto fastidio al popolo della montagna, che, lo ripetiamo, non è più fatto in maggioranza da analfabeti e operai. Ha dato tanto fastidio quanto l’affermazione di Benvegnù, vice in Confindustria Belluno: ”Rischiamo di essere una riserva indiana” detta al convegno dei Lions (sezione imprenditori e industria) di qualche tempo fa.
E quindi ecco che non riuscendo ad entrare con le buone si cerca di sfondare con un ariete. È un gioco classico, che conoscono anche i bambini: “perché non fai così come loro…” Il gioco è portato sul tavolo da un esponente illustre, il pensatore supremo della A27 degli ultimi progetti, parliamo di Bortolo Mainardi. Egli ha tutte le ragioni per dire quello che dice, bisogna pur farsi comprendere a attirare l’attenzione dei più osteggiatori al prolungamento, Prima di entrare nel gioco, si avvicina al popolo della montagna da amico, sottolineando che lui ha origini cadorine ed è di Lorenzago, appassionato della montagna e delle Tre Venezie. Ecco la frase: “da 50 anni noi parliamo di ferrovia e di autostrada, mentre gli altri decidono e fanno. Come in Germania, in Austria e in Olanda”. Guarda caso sono tutti paesi sinonimi di perfezione e progresso. Perché non citare la Spagna, o meglio la Cina, che per costruire le sue dighe non guarda in faccia il suo popolo.
Chi vede l’affare A27 vede sfumarlo sempre più grazie agli stessi fautori. Ma se il consenso locale viene a mancare allora bisogna fare come per le grandi opere. Agire e basta. Solo che la A27 è difficile da definire opera strategica e di grande interesse. Sapete perché? Perché con la nuova direttrice europea che attraversa il nord Italia e sbocca all’Est, il prolungamento della A27 risulterebbe un arteria di alleggerimento e di secondario interesse. Utile solo a che vive nei dintorni della Autostrada per Trieste e quella del Brennero. Un fazzoletto di terra non proprio piccolo, ma abitato da poche anime in uno dei posti più belli del mondo, tanto da candidarlo all’Unesco come Patrimonio dell’Umanità. Una candidatura sempre sostenuta con leggerezza mentre nel frattempo si cerca una soluzione per la autostrada, oscurando la sua brutta immagine con un “Piano B” che intende realizzare una ferrovia. Prima ho detto utile perché è il centro della questione, è davvero importante per capire. Una strada infatti viene costruita per utilità in base al flusso veicolare attuale e moltiplicato per un determinato fattore qualora venisse realizzato in un determinato periodo di tempo. Dalle ultime rivelazioni statistiche dell’Anas sulla strada Alemagna (le prime rinviate da alcuni sindaci cadorini increduli, seppure confermate dalla Società Strade di Dobbiaco) risulta che il flusso attuale al 2007 non raggiunge una soglia tale da giustificare un intervento infrastrutturale di tale portata. Ciò vale a dire che costruire l’autostrada è impensabile, perché il pedaggio non restituirebbe la spesa per le poche macchine che vi percorrerebbero ogni giorno. Praticamente per più di trecento giorni all’anno ci possiamo fermare sulla linea di mezzeria e cucinarci la polenta: tempo di cottura 90 minuti. Oppure fare una tranquilla partita di pallone.
La strada è complicata. Si cerca quindi di aprire le “zucche vuote” parlando di progresso, di futuro, di servizi. E qui entra in gioco il No a prescindere evidenziato da Grazziottin. Solo che lui forse lo intende un partito preso contro il Foresto. Ma bisogna allora motivare questo partito preso.
E la motivazione è tanto semplice quanto banale può sembrare questo mio articolo agli affaristi della A27:
il popolo della montagna, non ha niente a che vedere con chi vive a Belluno, a Feltre, a Venezia. Ne tanto meno con il polo industriale di Padova e Vicenza, che si gioverebbero dell’Autostrada. Qualche vantaggio lo avrebbero anche le imprese artigiane presenti a Longarone, ma anche Longarone, seppure ai piedi delle Dolomiti, non è montagna.
Mezzo secolo fa, grazie all’impegno di Cortina d’Ampezzo, le olimpiadi avevano dato una vocazione al territorio. Allora si viveva di pastorizia, bosco e occhialeria e di poco turismo, quanto bastava. Sono sempre stati dei piccoli maestri falegnami, fabbri. Ma tutti capaci di reinventarsi nel momento del bisogno. Chiuse le miniere un secolo fa, ecco i gelatieri. Erano quindi tante piccole macro economie, familiari o corporative. E ciò gli è sempre bastato. Cortina, proiettata nel mondo dalle gesta degli atleti e raccontata dai suoi illustri visitatori, riportava le immagini con la vita e la cultura delle Dolomiti, dove si ritrovava il Cadore pensato da Carducci. E così via. Le occhialerie avevano il loro sviluppo, ma non erano strettamente necessarie alla popolazione che viveva di suo.
La bella pensata, “del foresto”, di sfruttare l’occasione per costruire strade e dighe ha portato ad azioni industrializzanti e alla realizzazione di infrastrutture che oggi appaiono in tutto il loro assoluto declino. Ridimensionato il ruolo primario dell’occhialeria, il territorio si ritrova oggi con strutture di cemento da abbattere o convertire, bosco incurato e dominante, segherie smarrite, piste da sci abbandonate, alberghi e ristoranti chiusi, una linea ferroviaria dismessa, linee autobus che dettano i tempi per comunicare tra paese e paese e di fatto isolano la gente, laghi artificiali semivuoti in stagione. Va sottolineato un aspetto importantissimo. Gli affaristi vogliono fare leva sulla presunta esasperazione che i pendolari dolomitici affrontano per i loro spostamenti verso la pianura (Longarone e Belluno) e per il passaggio dei TIR, altrettanto responsabili del congestionamento del traffico. Una esasperazione ancora più accentuata dagli scarsi e inefficienti servizi e collegamenti con autobus della attuale ditta che gestisce le linee del bellunese. E questo non è un caso. Non si legge mai sui giornali locali del completo isolamento tra le valli in determinati orari diurni, serali e notturni. Praticamente si costringe la popolazione a regolarsi solo in quelle fasce. Cortina d’Ampezzo rimane isolata con il resto del mondo anche in stagione in fasce orarie dove non vi è coincidenza con arrivi o partenze dei Treni a Calalzo. Isolata dal resto del mondo è la parola giusta. Cortina non ha ne treni ne aeroporti. Mancando anche gli autobus, restano i taxi. Provate a prenderli. Il taxi italiano è il più caro del mondo. Tutto ad uso e consumo di chi ha fatto affari qui senza curarsi minimamente di cosa sarebbe successo al territorio, quali modifiche.
Intanto la gente ha studiato e si è arricchita, hanno più tempo e più macchine, più case, molti hanno abbandonato la montagna per andare a vivere in città, dove il lavoro è più facile e si guadagna tempo e denaro. Soldi portano soldi e voglia di soldi. Ecco quindi che in villaggi di montagna si cerca una trasformazione a paese, crescono le società e imprese edilizie e d’asfalto (incredibile e impensabile a 1000 – 1300 mt), nuovi piani regolatori che consentono cubature e trasformazioni d’uso. Si sta sostituendo l’economia degli ultimi trent’anni con la nuova edilizia, quella dei soldi subito. Facendoci un giro nei villaggi presenti nelle valli ci sorprenderemo a notare che le case chiuse sono oltre il doppio di quelle abitate, ma crescono come funghi nuove case, addirittura palazzi condominiali, mentre accanto una storica casa o villa dell’ottocento è da abbattere. Quindi il territorio si è impoverito. È mancato il bracciante per il bosco, è mancato l’allevatore, il coltivatore, e si è via via spenta quella spinta a vocazione turistica. Oggi chi è del posto difficilmente lavora la terra. Difficilmente fa lavori sporchi. Preferisce studiare, il lavoro in ufficio, al massimo nel settore alberghiero vogliono fare cuochi, métre, o direttori. Le case allora sono state abbandonate, altre vendute. Nel turismo Cortina e tutto il suo hinterland sta soffrendo dello stesso malessere: seconde case, manodopera non specializzata e a basso costo (preferibilmente straniero ). Nell’industria occhialiera se non si effettuano tagli di ogni genere, dal personale alla sua qualificazione si rischia la chiusura. Il prodotto interno del territorio dolomitico, escluso turismo e industria dell’occhiale, denota una scarsa circolazione di denaro. Gli stipendi volano in paesi stranieri poiché la maggior parte dei lavoratori sono stranieri. Hanno vitto e alloggio pagato. I soldi che circolano sono sempre gli stessi. Le industrie non investono sul proprio territorio.
Se il territorio avesse mantenuto la sua identità, mantenendo orti, allevamenti e la casa, la mentalità dell’ospitalità principio alla base del turismo e ricchezza insostituibile nella vita, oggi il territorio sarebbe all’altezza di altri grandi località che eportano non solo immagine turistica, ma anche stili di vita (i Masi Altoatesini, la Valle d’Aosta). Ma l’abbandono del territorio e la perdita di identità tangibile al visitatore lascia un senso di inquietudine e decadimento. E l’immobilismo dovuto all’indecisione se fare del turismo la strada giusta crea una situazione “paludosa” dove ciò che c’è sta annaspando.
Portano sempre esempi dove con la autostrada si è migliorata la vita. Vorrei proprio vedere perché non si portano esempi opposti, dove cioè l’assenza di una autostrada valorizza il territorio dove fare coltivazioni da certificazione di qualità, dove il turismo entra nella natura del posto, dove grazie alla sua “lentezza” di movimenti, viene vissuto appieno da chi vive e da chi visita. Perché non vengono citati anche posti vicini come Dobbiaco, la Pusteria. Hanno una autostrada? Sapete cosa hanno? Una ferrovia!
L’autostrada migliora la circolazione, permette di muoversi in velocità, ci collega con il mondo. Cosa arriva però anche con l’autostrada. Chi percorrerà con facilità quegli svincoli, l’autostrada porta anche miseria. Alcuni sindaci vogliono imporre che se fatta l’autostrada questa deve avere gli svincoli per entrare e uscire dai villaggi (perché sono villaggi). Pensate, ad un ecomostro si aggiungono altri piccoli ecomostri per tappare la bocca alla gente dicendogli: infondo puoi prendere l’autostrada a un chilometro da qui…
E allora come la mettiamo. Ancora una volta arriva Chisso, Mainardi, Benvegnù a dire “bisogna fare l’autostrada?”
Basta percorrere la statale da Longarone a Cortina, da Cortina a Dobbiaco, senza mai scendere dall’auto per capire come vivono questi villaggi, quelle piccole economie sopravvissute alla crisi della occhialeria e del turismo. Se proprio vogliono la maggioranza vadano personalmente da chi vive sulla Alemagna e i soldi che guadagna li reinveste sul suo territorio, per vedere e sentire cosa gli risponderanno.
No, a prescindere.
La decisione di cosa fare nelle Dolomiti non spetta a Venezia, a Padova, a Trieste o a Bruxelles, ne forse tantomeno a Belluno. Spetta alle genti delle Dolomiti, che devono avere il coraggio di formarsi in un'unica coalizione, in un unico comune o provincia, e cominciare a camminare per i propri interessi, non quelli delle fabbriche giù per la bassa.
Anche le poste italiane vedono i paesi lungo l’Alemagna come un unico luogo, hanno tutte lo stesso cap 32040. Perché non cercano di avere un unico sistema amministrativo?, se non a livello comunale, che almeno siano le comunità montane a promuovere iniziative comunitarie.
Il sindaco di Cortina, Franceschi, ha disertato la Comunità della Val Boite. Grave errore. Le comunità vanno prese e accorpate una alla volta, facendole divenire Comunità Montana (se non Provincia) delle Dolomiti. Ecco uno strumento capace di poter fare qualcosa, se visto nel modo giusto, e trasformando i piccoli comuni in suoi satelliti operativi. Troppi comuni per poche decisioni da prendere e il carrozzone è fermo da decenni. Inoltre incapacità programmatiche. A chi è piovuto dal cielo un progetto comunitario e realizzato grazie a finanziamenti statali e europei, oggi rischia di chiudere il giocattolo per aver amministrato le idde di altri con atteggiamenti poco aperti verso la cooperazione.
Che non se la prenda Belluno, ed anzi si faccia sostenitrice di iniziative volte a dare autonomia ad un luogo che merita diverse attenzioni.

 

 

Il Gazzettino  22.05.2008

Tutela del paesaggio ora è troppo comodo diventare i paladini

Ma davvero volevamo un Veneto così? E quale residuo paesaggio si vuole difendere? (...) Mi permetto di osservare come non esista più, a parte alcuni ambiti ben circoscritti, il paesaggio veneto. Esiste una sottospecie, come immagine, risultato e segno di una società, e di una occupazione del suolo che ne ha ignorato l'identità e lo stato fisico naturale. I fiumi, i torrenti, le risorgive, le coste, le aree umide, i biotopi, i prati, le colline, le montagne? Potrebbe essere indicata per ogni singola parte di questo complesso mosaico, la ragione del mutamento. Le cave e le concessioni minerarie, l'utilizzo del l'acqua, il lento degrado del le risorgive, le coste come sfilata di edifici, i biotopi e le aree umide, come fastidiosa presenza di una storia del suolo che non ci interessa, le colline come sfondo per edifici, le montagne come nomi da esportare, umiliate da un'edilizia indecente. Qualcuno mi dica: dove il paesaggio è stato elemento fondante di una politica urbanistica? Gli strumenti urbanistici fin dagli anni Sessanta prevedevano traguardi di abitanti non sostenibili? E ora, altri e variegati strumenti urbanistici consentono la tutela di cosa? E le Vas, le Via sono noiosi contrattempi o regole da seguire scrupolosamente? (...) Poi vorrei sottolineare una correlazione. La salute e la malattia sono risposte allo stato del l'ambiente, che può essere origine di stress e di patologie; non a caso queste si manifestano nelle forme più varie all'interno del le aree urbane degradate o periferiche. In questo campo di ricerca siamo ancora ai primordi. Si stanno collegando i sintomi, si incrociano i dati. (...) Avevamo e abbiamo strumenti di analisi dei sistemi territoriali potenzialmente di rara efficacia. Discipline umanistiche e scientifiche a disposizione, ricercatori, urbanisti, geologi ambientali, idraulici, economisti, medici ed intellettuali, il cui apporto alla conoscenza forse è rimasto confinato nelle biblioteche, oppure ignorato. Siamo smarriti, però potevamo tutela re il paesaggio attraverso il sapere, che forse non serve, perché è sentito come qualcosa contro una crescita in ogni caso da riordinare. Dobbiamo riflettere e agire sul cosa e come fare, prima che la realtà, la cruda realtà s'imponga all'interno di un vago parlare, adesso, di tutela del paesaggio .  Pier Maria Gaffarini - Facoltà di Ingegneria - Università di Padova

 

 

L’Amico del Popolo  17.05.2008

Giornata dell’economia - In previsione di Cortina 2013 ma non solo

Infrastrutture, Reolon: prepariamoci per la prossima legge obiettivo

Infrastrutture e sviluppo turistico al centro della sesta Giornata dell’economia, che la Camera di commercio di Belluno ha celebrato nella mattinata di venerdì 9 maggio nella sede di piazza Santo Stefano.

Infrastrutture e turismo vengono spesso visti come termini antitetici: Silvano Vernizzi, amministratore delegato di Veneto Strade, è partito da questa sottolineatura. Eppure il turismo ha bisogno di infrastrutture. Tanto che il presidente della Camera di commercio Paolo Doglioni ha insistito sul grave ritardo della provincia di Belluno rispetto al resto d’Italia: su 103 in classifica, siamo oggi al 95o posto. «E dire che figuriamo tra le aree più industrializzate ».

Infrastrutture indispensabili, turismo scelta strategica. «Pensiamo al Comelico», ha detto il presidente della Provincia Sergio Reolon: «o si sviluppa seriamente il turismo, o tutti dovranno scendere a valle». L’obiettivo è condiviso, «ma dobbiamo fare molta molta strada». Per esempio, anche avviando una strategia comune con l’aereoporto di Treviso per portare turisti in provincia: «un aspetto fondamentale», ha detto Reolon, che ha anche indicato il mondiale di sci del 2013 a Cortina come un’occasione da non perdere. «In questa prospettiva ma anche se non si dovesse fare il mondiale a Cortina dobbiamo farci trovare pronti e inserire nella prossima legge obiettivo del nuovo governo, in giugno, le opere infrastrutturali di cui abbiamo bisogno». Non c’è solo carenza di strade e ferrovie, ma anche di infrastrutture immateriali, come la “banda larga” per i collegamenti a internet. «Un territorio se vuole essere appetibile sia per l’industria, l’artigianato e il commercio, sia soprattutto per il turismo, deve poter offrire una accessibilità il più possibile moderna e adeguata agli obiettivi dello sviluppo», ha detto Doglioni. A una condizione: «il nostro territorio non può né deve essere violentato da infrastrutture che deturpino il paesaggio e che condizionino negativamente la qualità della vita».

«Il nostro deficit di infrastrutture è grandissimo», ha rincarato Reolon, «viario ma soprattutto ferroviario e nelle fibre ottiche». Anche se poi si scopre - parola dell’assessore regionale Oscar De Bona - che i Comuni bellunesi di confine finora non hanno minimamente raccolto la possibilità di compartecipare allo stanziamento di risorse già accantonate dalla Regione e dalla Provincia di Belluno, in accordo con il Trentino, proprio per la diffusione della banda larga nei loro territori (nell’ambito del fondo Letta e dell’accordo Galan-Dellai). Sarà perché i Comuni, ormai, non hanno più una lira? «Forse in questa fase sarebbe meglio un marciapiede in meno e una fibra ottica in più», ha sostenuto De Bona.

 

 

Corriere delle Alpi  15.05.2008

di Irene Aliprandi

Assindustria, Vascellari si ricandida alla guida

Il 13 giugno l’assemblea per l’elezione del presidente dei prossimi due anni

«Il mio è stato un lavoro soddisfacente ma incompleto» In agenda energia e autostrada

BELLUNO. Un secondo mandato per Valentino Vascellari. Al termine di un giro di consultazioni, il presidente di Assindustria Belluno ha dissipato i dubbi, annunciando a tutti gli associati la sua ricandidatura, in occasione dell’assemblea del 13 giugno. L’apprezzamento riscontrato negli incontri delle settimane scorse ha convinto Vascellari, che afferma di voler portare a termine il lavoro non concluso dei primi due anni. Non si esclude che avrà degli sfidanti.

Lo statuto di Assindustria Belluno, a differenza di altri, prevede mandati di due anni rinnovabili e a giugno scade la prima presidenza di Vascellari. L’elezione è un meccanismo complesso, un po’ all’americana. La prima fase si è già conclusa, con l’individuazione dei delegati (che voteranno in assemblea) da parte di ogni sezione. Le sezioni (cioè i settori rappresentati in Assindustria) hanno pesi specifici differenti a seconda del numero di addetti e a Belluno chi conta di più sono le occhialerie e le aziende metalmeccaniche, poi edilizia e terziario medio e infine tutti gli altri. Da domani a lunedì i cinque saggi di Assindustria (Paolo Terribile, Angelo Funes Nova, Luigi Pinto, Alfonso Secco e Delfo Monti) consulteranno tutte le sezioni e gli “associati che contano” e dai colloqui emergeranno i nomi degli eventuali sfidanti di Vascellari. La scelta tra i candidati avverrà in assemblea privata il 13 giugno.

Valentino ci riprova. «Senza false umiltà», dice Vascellari, «ritengo di aver fatto un lavoro soddisfacente, ma non completo. Voglio sostenere ancora i temi del mio mandato: il rilancio del turismo, la spinta per le infrastrutture e il riconoscimento della funzione positiva dell’attività imprenditoriale nella società bellunese, soprattutto delle industrie manifatturiere. C’è ancora lavoro da fare, ho ancora davanti compiti da svolgere».

La squadra. E’ davvero presto per dire cosa succederà e quindi Vascellari non si sbilancia. «Deciderò i nomi della giunta dopo, se verrò rieletto». Di diritto, in qualità di vicepresidenti, entrano il rappresentante della piccola industria Enrico Triches e dei giovani industriali Marco Bortoluzzi, ma si capisce che Vascellari sta pensando a qualche cambiamento: «Terrò conto dei risultati ottenuti e dell’entusiasmo».

Gli scenari. Due anni fa c’era un secondo candidato, Ezio De Pra’, ritiratosi poco prima della votazione. E’ possibile che De Pra’ sia ancora interessato. «La vita associativa», racconta Vascellari, «è molto dialettica, anche se in altre province si vede di più. Mi auguro che l’elezione non incontri grandi ostacoli e comunque qui dentro la politica non trova spazio». Del resto Vascellari ha avuto contrasti sia col centrodestra (vedi la polemica con Galan in occasione dell’assemblea generale) che col centrosinistra. «Un po’ me ne vanto», commenta lui.

I temi. L’obiettivo a medio termine “agguantabile” è l’autostrada, ma Vascellari si dice “abbagliato” dalla vivacità vista alla Mido e dalla capacità di ripresa dell’occhialeria, grazie all’innovazione. Per quanto riguarda la crisi del settore edile: «Dopo cinque anni di attivismo una fase di stanca è fisiologica, ma le aziende bellunesi sono sane e se si investirà sulle infrastrutture sarà un bene». Infine l’energia: per Vascellari la nuova frontiera, la tecnologia da sviluppare e su cui puntare, è il solare.

 

 

Il Gazzettino  15.05.2008

Si ricandida il presidente di Assindustria

Vascellari è pronto al mandato bis

Belluno

Valentino Vascellari è pronto per il secondo mandato al vertice di Assindustria. Ieri ha ufficializzato la sua ricandidatura per un secondo biennio. E' l'unico in corsa. Ora i cinque saggi si metteranno al lavoro per le consultazioni di rito in vista dell'assemblea fissata per il 13 giugno. Quel giorno sceglierà il suo vice e in una successiva seduta nominerà la squadra, dalla quale non dovrebbero mancare Triches e Bortoluzzi. Il presidente uscente ha mandato un messaggio a tutti gli associati per annunciare la sua decisione e illustrare, sulla scorta del consuntivo, le sue idee per completare il programma intrapreso.

Fra le priorità del Vascellari bis c'è il turismo e il suo sviluppo, ma anche un rapporto migliore con le pubbliche amministrazioni, a prescindere dal loro colore politico, e il prolungamento dell'autostrada verso nord.

 

«Darò continuità al mio lavoro»

Assindustria, Vascellari si ricandida al vertice per un altro biennio mettendo il turismo come priorità

Valentino Vascellari si ricandida alla presidenza di Assindustria Belluno. La cosa era nell'aria. L'aveva, tra l'altro, già a suo tempo anticipata "Il Gazzettino". Ma ora è ufficiale. Ed è anche l'unico in corsa. È stato lo stesso interessato, a confermarlo ieri nel corso di un incontro con la stampa a palazzo Doglioni Dalmas. «Intendo dare continuità al lavoro iniziato, portato avanti, ma non completato nel corso dei trascorsi due anni». Con la decisione del presidente di scendere in campo per acquisire un secondo mandato si mette in moto tutto il meccanismo per le elezioni. Entrano in scena i cinque saggi: Paolo Terribile, Angelo Funes Nova, Luigi Pinto, Alfonso Secco e Delfo Monti. Toccherà a loro fare le consultazioni, previste tra domani e il 19 maggio in vista dell'assemblea, fissata per il 13 giugno, in cui ci sarà la designazione. In quell'occasione non vi sarà solo la nomina del presidente, ma anche del suo vice. In un successivo momento il neoeletto presidente procederà alla designazione dei componenti di giunta, scelti tra coloro che maggiormente hanno dimostrato impegno e attivismo. Al suo interno vi saranno comunque di sicuro il presidente della Piccola Impresa, Enrico Triches e il presidente dei Giovani Imprenditori, Marco Bortoluzzi. Frattanto Vascellari ha diffuso agli associati un messaggio in cui, preannuciando l'intento di ricandidarsi per proseguire il proprio impegno per l'impresa e il territorio bellunese, trae in certo senso il consuntivo del lavoro fin qui portato avanti. «Il mio ruolo di presidente e i miei doveri di cittadino - spiega - mi hanno spinto , da una parte, a garantire agli associati servizi sempre più efficienti e lungimiranti, dall'altra a lottare contro quelle resistenze antiche che, nelle nostre valli in particolare, si oppongono da sempre al cambiamento. Sono però battaglie che vanno affrontate: qui fare associazionismo significa curare gli interessi dell'impresa, ma anche ragionare in una prospettiva di rinnovamento della provincia. La nostra industria ha infatti bisogno di un territorio che, oltre a ricevere sostegno, sia pronto ad affrontare le nuove sfide lanciate dal mercato globale».

A commento della sua lettera Vascellari ha spiegato di aver avuto contatti con tutti, senza trascurare alcuna sezione e ricevendo significative attestazioni di consenso. «Se sarò rieletto - ha ribadito - l'indirizzo dato nel primo biennio continuerà». Una priorità? «Senza dubbio lo sviluppo turistico, obiettivo da perseguire in collaborazione con le pubbliche amministrazioni, prescindendo da valutazioni sul colore politico». Quanto alle preoccupazioni, prevale l'ottimismo: nel settore occhialeria il fatturato dell'export ha registrato ottimi risultati: frutto della capacità innovativa degli imprenditori. E quanto all'edilizia, seppure si può parlare di un quinquennio di stasi, una ripresa si può essere stimolata dall'impegno del Governo attraverso investimenti nelle infrastrutture. Una speranza? Il prolungamento dell'autostradaBruno De Donà

 

 

Corriere del Veneto  15.05.2008

Economia

Presidenza Assindustria

Vascellari si ricandida

BELLUNO . A un mese dal rinnovo delle cariche di Assindustria, il 13 giugno, Valentino Vascellari ripropone, al termine del primo biennio al vertice, la sua candidatura alla presidenza. E il suo nome dovrebbe rimanere tonico in lizza. «Ritengo di aver fatto un lavoro soddisfacente per l'associazione, ma di doverlo ancora completare», rammenta il presidente uscente. Lo statuto di Assindustria prevede, a differenza di altre associazioni provinciali di Confindustria, la nomina del presidente ogni due anni, non rinnovabile al quarto. La sua candidatura, già annunciata da una lettera a tutti gli iscritti, è stata consegnata ai saggi, i 5 probiviri Paolo Temile, Angelo Funes Nova, Luigi Pinto, Alfonso Secco, Dello Monti, che incontreranno II prossimo fine settimana i presidenti delle sezioni, per valutare eventuali altre candidature. Vascellari Intende portare avanti i grandi temi affrontati finora. Primo obiettivo: l'autostrada. «I temi più sentiti, il rilancio dei turismo, come l'attenzione alle infrastrutture e il riconoscimento della funzione positiva dell'imprenditoria, che crea benessere - elenca Vascellari -. Se dovessi essere confermato, proseguirei nel programma iniziato. II primo obiettivo, che mi sembra oggi abbastanza attuabile, è l'autostrada». Se l'occhialeria si è ripresa, il settore edile è quello che segnala maggiore crisi: «Si lamenta a ragion veduta per un calo effettivo. Ci sono fasi cicliche nell'edilizia: all'attivismo segue sempre un momento di tranquillità».

 

 

Corriere delle Alpi  10.05.2008

Veneto strade annuncia che la bozza definitiva sarà a disposizione in estate, a disposizione 50 milioni su un totale di 63

Col Cavalier, pronto il progetto

Ma Belluno continua a essere maglia nera nelle infrastrutture

Mancano strade e vie Doglioni preoccupato: «Così non cresciamo, siamo tra gli ultimi Serve una risposta»

Cristian Arboit

Belluno. Il progetto definitivo del Col Cavalier sarà pronto entro la pausa estiva. Parola di Veneto strade. Nonostante questo la situazione delle infrastrutture in provincia rimane davvero critica.

Una buona notizia - anzi ottima - e tanti piccoli problemi che fanno un grande problema. Le infrastrutture in provincia continuano a essere merce rara, nonostante negli ultimi anni Belluno abbia risalito la china delle realtà meno servite da strade, ferrovie e servizi di trasporto in genere. «Siamo novantacinquestimi a livello nazionale su centotre realtà. Un abisso soprattutto se si considerano la nostra vocazione industriale e turistica», allarga le braccia Paolo Doglioni, presidente della Camera di commercio e moderatore della sesta Giornata dell’economia, che ieri ha portato nella sala conferenze dell’ente la crema del mondo economico-finanziario bellunese e alcune scolaresche.

Infrastrutture e turismo. Ironizza, ma è un’ironia condita di amarezza, il presidente della Provincia Sergio Reolon: «C’è da essere soddisfatti, qualche anno fa eravamo penultimi, prima di Ragusa. Mi chiedo solo cosa si è fatto per salire in classifica». La preoccupazione di Reolon è collegata principalmente al rilancio turistico del territorio e guarda agli ancora eventuali mondiali di Cortina del 2013. «Dobbiamo farci trovare pronti», dice ricordando la recente istituzione di una cabina di regia composta da Provincia, consorzio Dolomiti e Camera di commercio. Segue un aut-aut: «O si parla davvero di turismo o certe zone come il Comelico saranno costrette a scendere a valle».

Prade e i mali della politica. Dà una lettura differente, per certi versi diametralmente opposta, il sindaco di Belluno Antonio Prade che sottolinea ancora una volta «la difficoltà della politica di partorire decisioni coordinate». Non manca un riferimento all’attualità e al clima che si respira a palazzo Rosso: «Il caso del comune è icastico», dice con il primo cittadino con un certo senso dell’autocritica. Tocca a lui aprire un capitolo sensibile, quello del prolungamento dell’autostrada: «C’è ancora qualche ritrosia ma siamo sulla strada giusta».

Soprintendenza-stop. Lancia alcuni strali nei confronti della Soprintendenza l’assessore regionale Oscar De Bona. «Il vero problema è che le scelte condivise spesso ci sono ma queste vengono stoppate da organi non sempre vicini al territorio», la dura presa di posizione. «E’ così che spesso la mediazione, magari davanti al prefetto, partorisce soluzioni parziali, insoddisfacenti e costose». Sulla falsariga Veneto strade: «La tutela paesaggistica e ambientale dovrebbe diventare competenza degli enti locali. Spesso abbiamo le mani legate».

L’autostrada della polemica. De Bona riprende poi il tema autostrada, suscitando le critiche di Reolon. «Mi pare che siamo tutti d’accordo per il prolungamento da Longarone in su», l’esordio dell’amministratore regionale. Sullo sfondo un infastidito Reolon: «Non bisogna dire cose false». Il concetto sarà poi ripreso dallo stesso Reolon un’ora più tardi, sollecitato dal direttore di Assindustria Stefano Perale. «Finora c’è condivisione per il prolungamento dell’autostrada fino a Macchietto-Venas, per la realizzazione delle circonvallazioni di Borca e San Vito e per la sistemazione della galleria Comelico. Il tutto accompagnato da uno studio di sostenibilità economica, sociale e ambientale. Altre soluzioni non troverebbero il consenso delle diverse istituzioni», il quadro del presidente della Provincia.

Una luce per il Cavalier... A dare un segnale di speranza è Silvano Vernizzi, amministratore delegato di Veneto strade. «Il progetto definitivo del Col Cavalier sarà pronto prima della pausa estiva», afferma con una certezza che sembra assoluta. Ma non si tratta solo di carte. «L’opera è per buona parte finanziata. Siamo arrivati a cinquanta milioni di euro sui 63 occorrenti. E’ un traguardo importantissimo». Restano ovviamente da trovare i tredici milioni mancanti.
 Vernizzi annovera il traforo tra le grandi opere, accanto al famigerato passante di Mestre «pronto a dicembre». Ma questa è un’altra storia.

... e una speranza per Feltre. L’amministratore delegato di Veneto strade afferma come nelle intenzioni della società ci sia anche il prolungamento della Pedemontana, da sempre uno dei grandi sogni dell’alto Trevigiano e del Feltrino, e il miglioramento della viabilità da e per la val di Zoldo. «Il turismo», sostiene Invernizzi (ma non è l’unico nella giornata dell’economia), «chiede facilità di accesso».

In ballo c’è l’emendamento al piano triennale delle opere che la giunta regionale approverà a breve. «E qui ci saranno a disposizione duecentocinquanta milioni di euro per tutto il Veneto», anticipa l’amministratore delegato. Guai però farsi illusioni: «Per una realtà come la nostra sono pochi».

Tanto per dare una dimensione, la stessa cifra è stata stanziata da Veneto strade nel Bellunese dal 2002 per 925 chilometri di tratti di competenza.

 

 

Il Gazzettino  08.05.08

TOLMEZZO Cacitti delegato a seguire l’Alto Friuli

«Alla Carnia penso io»

Tolmezzo

(d.z.) Rotta l'emozione del giuramento, dopo il primo giorno a Trieste scortato dai fedelissimi dell'ex municipio, il neo consigliere regionale carnico Luigi Cacitti non vuole perdere tempo e illustra, da "braccio operativo" in pectore per l'Alto Friuli, come intenderà supportare l'operato nella montagna friulana del governatore Renzo Tondo. «Ci siamo incontrati e abbiamo concordato i primi temi da affrontare - spiega Cacitti - mi è stato chiesto di seguire da vicino il nostro territorio, la cui delega è rimasta comunque in capo al presidente. Da me grande attenzione sarà quindi rivolta a tutto l'Alto Friuli in termini di sviluppo economico-sociale, ma non esiterò a curare gli interessi di Tolmezzo in particolare, perchè da troppi anni il capoluogo carnico non riceve a livello regionale l'attenzione dovuta relativamente ai servizi comprensoriali erogati (tribunale, ospedale, ecc.)».

Cacitti auspica, fermo restando le indicazioni del gruppo del Pdl di cui farà parte, di poter entrare a far parte di alcune commissioni consiliari (Bilancio, opere pubbliche, caccia) mentre già illustra le questioni per le quali si spenderà nell'immediato: «C'è l'esigenza manifestata da molti amministratori locali della rivisitazione della legge n. 5 sull'urbanistica, che per gran parte del territorio regionale ha creato problemi d'applicazione; da rivedere in tempi rapidi anche le applicazioni della legge n. 1 sulle autonomie locali». Tanti i temi forti che già si affacciano alle porte, vedi l'annunciata chiusura delle Comunità montane, verso le quali Cacitti condivide la posizione di Tondo «perchè - spiega - nonostante ciò che esprimano i rispettivi presidenti, nella maniera in cui sono state gestite sino ad ora, ovvero come tramite per la spartizione di cariche, questi organismi non servono più». Ritornerà d'attualità anche la questione elettrodotti che l'ex-vice sindaco di Tolmezzo vede in via di definizione: «Il ricorso al Tar vinto dalla Burgo non credo sposterà di molto le carte in tavola, di sicuro mi farò carico di portare all'attenzione della giunta la necessità di appurare prima il reale fabbisogno di importazione di energia dall'estero e poi la comunicazione costante ai cittadini di come stanno e di come si evolveranno effettivamente le cose».

Tra gli ultimi atti del governo Illy c'era stata l'approvazione del Nuovo Progetto Montagna, cosa succederà ora? «Un progetto che prima di diventare esecutivo è rimasto in gestazione sulla carta per cinque anni - conclude Cacitti - ad oggi può solo che aver perso la propria efficacia oltre che essere diventato inadatto alle contingenze che via via si presentano».