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OTTOBRE Corriere del Veneto 31.10.2008 La polemica Passante Alpe Adria e variante di Longarone, per la Provincia mancano i soldi Infrastrutture, scontro Chisso-Reolon BELLUNO. L'assessore regionale alla mobilità Renato Chisso bacchetta Sergio Reolon e invita i bellunesi alla riflessione. Le critiche di Chisso sono rivolte alle preoccupazioni espresse dal presidente della provincia su una ipotetica perdita del passante Alpe Adria e della variante di Longarone. Nei giorni scorsi Reolon, in uno dei suoi incontri con i cittadini che si è svolto a Longarone, aveva affermato che la Provincia si stava impegnando sul progetto della variante, mentre in Regione si stava lavorando ad un progetto di prolungamento dell'autostrada fino a Macchietto con la partecipazione di privarti. I ritardi legati al progetto di prolungamento della A27, secondo Reolon e Piol, rischierebbero di far saltare anche la variante di Longarone, già finanziata ed inserita nel piano quinquennale dell’Anas. Affermazioni dettate da convenienza politica, secondo Chicco. «Il clima da campagna elettorale ormai iniziata non aiuta a dire le cose come stanno; e non aiuta neppure il buonsenso, proprio mentre occorre fare benissimo anche le cose normali - ha affermato l'assessore - Io sono ottimista per natura e sono convinto che nessun pessimista abbia mai costruito il futuro: invito su questo i bellunesi alla riflessione. Se tuttavia le recenti affermazioni di Piol e di Reolon non sono dettate da pessimismo, trovo onestamente difficile che rispondano a criteri di buonafede». Chisso ha attaccato il presidente della provincia anche sulla questione dell'autonomia «Ogni bellunese sa che se avesse "semplicemente" l'autonomia istituzionale e non quella funzionale, disporrebbe probabilmente di meno risorse, almeno per le infrastrutture, rispetto a quelle che potrebbe utilizzare facendo conto solo su una quota parte delle entrate fiscali locali» Ma.Men.
Corriere delle Alpi 31.10.2008 Elezioni provinciali Altrementi, ambientalisti concreti Parte la campagna con forum tematici, il primo
il 7 sull’autostrada Il candidato sarà un nome prestigioso ma resta segreto BELLUNO. «Reolon non è coerente; il centrodestra non ne parliamo». Il candidato verrà svelato più avanti, ma Altrementi parte con la campagna elettorale per le elezioni provinciali del 2009 già in questi giorni. E’ fissata per il 7 novembre, alle 20.30 nella sala Luciani del Centro Giovanni XXIII a Belluno, la prima “libera conversazione” organizzata dalla lista di ispirazione ambientalista trasversale, primo incontro di una serie di forum che si terranno anche a Cortina e Feltre. Tema della serata sarà “Quattro passi in autostrada...una speculazione da miliardi di euro” e il volantino mostra l’immagine inquietante di un biscione multicolonna, in coda ai piedi di una vetta dolomitica. L’autostrada come progetto inutile e dannoso è nel programma di Altrementi, ma non solo. «Abbiamo scelto un nome prestigioso», spiegano Luca Funes e Mauro Vettor di Altrementi parlando del candidato presidente, «ma non ha ancora accettato, quindi per ora niente nome, del resto anche altri non hanno ancora deciso». Altrementi vuole collocarsi con precisione: «Siamo una lista ambientalista trasversale, non i classici Verdi, ma gente che vive la realtà bellunese e che vuole affrontare i problemi concreti di questo territorio». Qualche esempio, Funes e Vettor partono dal federalismo: «Ne parlano tutti, ma nessuno ha un progetto vero per questa provincia, non si sa cosa ci si vuole mettere dentro. Nel bellunese prevale una politica vecchia, pesante, favorevole a cave, strade, fonderie; occupare e devastare il territorio per soldi, ma poi cosa ci fanno con quei soldi? Sprechi». L’agricoltura non sfugge: «I contributi qui ci sono eccome e sono anche più cospicui che in Alto Adige, tant’è vero che Melinda vuole fare colture intensive da noi per accedere ai contributi. Il Veneto dà un sacco di soldi all’agricoltura, come alle associazioni di volontariato, ma qui gli sprechi sono enormi. E le Comunità montane che discutono se parlare in dialetto? Che inutilità». La politica si perde in cosucce, piccolezze rispetto a problemi molto gravi che ci sono. Il centrosinsitra non si esime: «Reolon mette l’autostrada nel piano e poi lui va a Igne a dire di no. Noi non siamo il partito del no, non siamo estremisti, diciamo sì alla variante di Longarone e Agordo, ma no all’autostrada, non serve, fino a Macchietto c’è già, si tratta di spostare un po’ a nord il collo di bottiglia. E poi perché i privati dovrebbero metterci i soldi? da dove vengono i loro soldi? E sarà sostenibile nei numeri?. Chi semina strade raccoglie traffico. Vorremmo mobilità alternativa, piste ciclabili utili anche per chi studia e lavora, case a risparmio energetico, un Parco gestito diversamente dove non ci siano “ambientalisti di Stato” appiattiti che approvano progetti come la centrale idroelettrica del Mis e altre scelte dubbie e molto costose». (i.a.)
Messaggero Veneto 31.10.2008 Lettere e opinioni Carnia Addio ai montanari e al loro mondo La Carnia in 50 anni ha perso metà della popolazione e, grazie a miopi piani regionali e comunali, ha costruito il doppio di case distruggendo fondovalle e zone turistiche. Ora, accanto al vecchio problema di base del consumo e della colonizzazione del territorio (tornaconto di chi specula, stupidità di chi amministra, silenzio di chi vive) e ai nuovi che incombono (chiusura di scuole e municipi) sorgono questioni che portano allo stesso risultato: il continuo degrado sociale e ambientale con la scomparsa dei montanari e del loro mondo. Prima questione. Strade. Del come non fare le cose necessarie. Sulla statale 52 Carnica, da Villa Santina alla Mauria, si dibatte da decenni: Anas, Regione, Comuni, ognuno con le proprie colpe. Se con gli anni grassi del terremoto si fossero rettificate due curve l'anno avremmo una signora strada. Invece siamo qui ancora a parlarne e chissà per quanto tempo. La strettoia di Esemon è un incubo, le curve successive pure, la galleria del passo della Morte è un mistero su cui, a questo punto, forse solo la magistratura può fare luce (per non parlare dello spreco di denaro pubblico, uno scandalo per distruggere il sottostante corso del più bel fiume della regione: il Tagliamento). È ora di fare, finalmente, un progetto condiviso di rettifica e miglioria della 52 Carnica, rendendola sicura, ma soprattutto turistica, al pari delle più belle strade alpine: si potrebbe chiamarla, da Amaro a San Candido, la "strada dei tessitori". Naturalmente, ma è ovvio! Invece di fare le cose che servono alla montagna ci parlano di tir e globalizzazione (proprio ora!) cioè dell'autostrada Amaro-Longarone: ridicoli! Come dice il letterato: «Questo è peggio di un crimine, è un errore». Seconda questione. Immondizie. Del come spesso applicare fa rima con intralciare. Ai Comuni della provincia di Udine, quasi tutti penso, è arrivata l'ingiunzione che parte della lunga filiera istituzionale (Regione, Provincia, Comunità montana, Arpa) per la chiusura a tempo indeterminato dei centri per la raccolta delle immondizie, cioè delle piazzole ecologiche per la raccolta differenziata. Ci saranno senz'altro dei motivi cui la solerte burocrazia fa riferimento. Ma ora che si fa? Ditte, imprese, negozi, famiglie come debbono organizzarsi? Non se ne sa nulla. I cancelli delle discariche sono chiusi, i comuni si limitano a dire «abbiamo scritto». Con l'inverno alle porte occorrono rapide soluzioni. Non mandando lettere da una scrivania all'altra ma, visto che esistono (o no?) utilizzando veloci e-mail o fax. Oppure che la montagna, com'è tradizione, scenda a valle con i suoi stati generali a difendere i propri diritti. Aspettando i tempi burocratici si corre il rischio di riempire le scarpate di rifiuti com'è accaduto ad altre latitudini. Pensare a un programma a livello di Comunità montana non sarebbe proprio male: magari cominciando a capire cosa ci sta a fare l'inceneritore, o come diavolo si chiama, del Vinadia chiuso da decenni. Cari politici carnici, che non significa tout-court montanari (prima Marsilio-Petris, ora Tondo-Lenna), cercate, provate almeno, a ridare dignità a questa terra non importando modelli, traffici e affari da cui la Carnia è ancora immune, magari facendoci vivere sotto i viadotti, bensì trovando motivi di sviluppo nella migliore tradizione alpina, ripensando alla ferrovia (andate a Merano o in Svizzera per capire), alle economie sostenibili legate a questi ambienti unici, a queste culture di terre verticali cui sentirsi legati, da ammirare non da distruggere.Alfio Anziutti consigliere comunale Forni di Sopra
Il Gazzettino-Bl 30.10.2008 Lettere e opinioni Prolungare la A27 non salverà il Cadore Caro signor Corso, coinvolgere l'industria bellunese e citare chi sta perdendo o ha già perso il lavoro per tirare acqua al mulino A27/ A23 lo trovo di pessimo gusto e in ogni caso non credo assolutamente, e come me in tanti, che il prolungamento dell'autostrada sia la panacea dei probelmi bellunesi; con la crisi economica ed energetica che imperversa (non si dica che il petrolio è sotto i 60$ perchè è un breve miraggio, e si sa) tra pochi mesi , non i mille anni che cita lei , non ci muoveremo più.. tornare a considerare con serietà il trasporto pubblico locale.. quello no?! Mattia Centelghe
Corriere delle Alpi 29.10.2008 «Non credo ai privati per l’autostrada» Reolon attende notizie da Venezia: «Noi puntiamo sulla variante» Longarone l’incontro di Alessia Forzin LONGARONE. Autostrada o variante di Longarone? L’argomento che ha tenuto banco nell’incontro tra il presidente della provincia Sergio Reolon e i cittadini di Longarone, Castellavazzo, Ospitale e Soverzene è stato quello della viabilità. «Noi siamo impegnati sul progetto della variante», ha spiegato Reolon, «ma contemporaneamente sta andando avanti anche quello relativo al prolungamento dell’autostrada fino a Macchietto, che vede impegnati dei privati. L’assessore regionale Chisso ha confermato che entro 15 giorni ci dirà se ci sono o meno dei privati che intendono investire per la realizzazione di quel tratto, che in ogni caso non andrebbe assolutamente realizzato con soldi pubblici». Reolon insomma è dell’idea che se i privati vogliono investire possono farlo, ma dubita «che questi privati ci siano davvero. Il presidente degli industriali ci dice da un bel pezzo che esistono, ora è il momento di tirare fuori i nomi, altrimenti noi vogliamo proseguire per la nostra strada e realizzare la variante di Longarone». Quest’ultima è stata inserita nel piano quinquennale dell’Anas, all’interno del quale figurano interventi per le strade bellunesi dell’ordine di 250 milioni di euro, e verrà realizzata se non vedrà la luce l’autostrada. O questo o quello insomma. Ma il prolungamento autostradale, visto con favore da tutti i sindaci dal Cadore al Comelico, pare scontentare i cittadini. Parecchi durante la serata hanno chiesto delucidazioni, e sembra che tutti preferiscano la superstrada. «Ma arrivando fino a Ponte nelle Alpi, sennò il traffico si intasa lo stesso» commentano in molti. Nell’attesa che le acque si muovano Reolon ha fatto il punto della situazione sui quattro anni di amministrazione che lo hanno visto lavorare soprattutto sulla valorizzazione del territorio. Che passa per la strada dell’economia locale, del recupero dell’agricoltura come fattore culturale, del turismo e del vivere in montagna. Montagna penalizzata dalle decisioni regionali, che si interessano più ai problemi della pianura: «Noi non contiamo nulla nelle decisioni, perché siamo numericamente pochi», ha detto Reolon, «per questo chiedo un federalismo fatto bene e un’autonomia politico amministrativa. Le decisioni sul nostro territorio le dobbiamo prendere noi che lo conosciamo, e non Venezia». In merito alla montagna, Reolon è stato invitato a dire la sua anche sulle comunità montane, che dopo i tagli governativi rischiano la chiusura: «Io invece credo siano necessarie» ha detto il presidente. «Non sono loro che costituiscono un costo per la politica. Sono enti importanti per tenere unito il tessuto sociale, per gestire la rete di piccoli comuni, anche se non devono amministrare il territorio, visto che per quello c’è la provincia. Non sono questi gli enti da tagliare. Semmai le Regioni, che non producono nessun servizio e costano, solo per il funzionamento del consiglio, 100 milioni di euro».
Il Gazzettino-Bl 29.10.2008 «Rischiamo di perdere passante e variante» Allarme di Piol sul ritardo che blocca il progetto di prolungamento della A27 dal quale dipende il futuro della circonvallazione di Longarone «Siamo molto preoccupati, perché qui si corre il rischio di restare sia senza prolungamento dell'autostrada fino a Macchietto sia senza la variante di Longarone». La preoccupazione espressa dall'assessore provinciale alla mobilità, Quinto Piol, viene condivisa anche dal presidente dei Assindustria, Valentino Vascellari che la trova «giusta» sotto il profilo della ristrettezza di tempo dentro al quale si gioca la partita viabilità sull'asse di Alemagna. Ma Vascellari, a differenza di Piol, resta ottimista sulla possibile realizzazione del cosiddetto passante Alpe Adria. Anche la crisi del credito che ha travolto una delle principali banche finanziatrici, ovvero la Defpa di Dublino, viene ritenuta una variabile risolvibile da parte della cordata di imprese che procedono in project financing. Sul tappeto, la battuta d'arresto subita dal progetto preliminare per prolungare la A27 da Pian di Vedoia fino a Macchietto. Dopo il boom estivo tutto è caduto in una sorta di oblio. L'assessore regionale Renato Chisso, la settimana scorsa, aveva detto di voler convocare entro fine ottobre l'audizione di tutti i rappresentanti degli enti interessati dal passaggio del nuovo tronco autostradale al fine di mettere l'ultimo visto al progetto e fare in modo che la giunta regionale potesse licenziarlo come "opera di interesse nazionale" già entro novembre, aprendo così le porte all'appalto. «Non abbiamo ancora alcuna comunicazione da parte di Chisso - dice Piol -. Il tempo stringe e si corre il rischio che salti anche la variante di Longarone, già inserita e finanziata dal piano quinquennale dell'Anas. La realizzazione, infatti, è sospesa in attesa che si dicida se fare o meno il prolungamento della A27. È chiaro che se passa questo progetto diventa inutile procedere con la variante, sarebbe uno spreco di soldi e di territorio. Ma dobbiamo decidere in fretta, perchè il piano Anas scade nel 2011. E sappiamo bene quanto siano lunghi i tempi nel settore delle grandi opere pubbliche». Il destino della variante di Longarone resta quindi appeso a doppio filo a quello del cosiddetto Passante Alpe Adria che, in un secondo stralcio, dovrebbe portare fino a Tolmezzo attraverso il Centro Cadore, la Mauria e la Carnia. Anche per Vascellari, che con Assindustria ha fortemente sostenuto il progetto, tanto è vero che il primo studio di fattibilità venne affidato proprio alla Depfa dal suo predecessore, Celeste Bortoluzzi, è necessario fare in fretta. Nutre tuttavia fiducia nell'assessore Chisso che si dice più che mai convinto della bontà dell'opera, della sua utilità non solo per dare a Belluno il tanto sognato sbocco a nord, ma anche per agganciare l'intera regione ai grandi assi di comunicazione che ormai puntano dritti ai mercati emergenti dell'Est. L'idea inoltre di procedere in project financing permetterà agli enti pubblici di non sborsare denaro. L'investimento sarà in capo alle imprese costruttrici, la "Grandi Lavori Fincosit spa", "Adria Infrastrutture spa" e "Impresa di costruzioni ing. E. Mantovani spa" che poi gestiranno l'opera introitando i pedaggi. La lunghezza complessiva del questo primo stralcio è di circa 21 chilometri, di cui 11 in galleria. Il costo complessivo di 1 miliardo 200 milioni di euro. Ma qualcuno, dietro alle quinte, è già pronto a giurare che il passante Alpe Adria non si farà mai. Procede bene invece l'iter progettuale per il traforo del Col Cavalier. «Tutto sta procedendo nella norma - afferma Piol -, secondo i tempi previsti. Le osservazioni arrivate da tre cittadini non inficiano il progetto». Nei prossimi giorni di sarà la firma dell'accordo di programma tra Comune, Provincia, Regione e Veneto Strade. Lauredana Marsiglia
Movimento Verdi «Coralmente gli assessori Chisso e Piol "boicottano" lo
sviluppo ferroviario» In questo periodo in cui il duplice tema autostrada-ferrovia è all'ordine del giorno, i Verdi dicono la loro. «Non si è mai sentito tanto (s)parlare di ferrovia in questo territorio - afferma Massimiliano Fiabane - come negli ultimi mesi. Evidentemente le forche caudine delle elezioni si avvicinano e la produzione di aria fritta incrementa, come sempre, vista la penuria di idee in circolazione. Ultima in ordine di tempo la proposta del "signore degli anelli d'asfalto" assessore regionale Renato Chisso relativa allo studio di fattibilità per l'estensione del progetto regionale di metropolitana finanziato con 500 mila euro». Una questione, questa, che per i Verdi diventa spunto per più riflessioni. «A cominciare - sottolinea - proprio da quella cifra che altro non pare che l'ennesimo finanziamento pubblico ai privati per una delle tante consulenze con cui si sono riempiti i cassetti di molti assessori. Esiste poi una questione di sostanza politica. Sembra, infatti, che lo stesso Chisso non abbia visto (o faccia finta) che si è consolidata anche una progettualità locale che considera il territorio bellunese centrale e non periferico come egli tanto gradirebbe. E che dire dell'"elettrofinzione", quell'idea cioè di voler rettificare (inutilmente) decine di gallerie spendendo valanghe di pubblici denari (che non ci sono) per allungare i tempi di realizzazione di un sistema ferroviario civile fino alle calende greche?». «Ancora - sottolinea Fiabane - Chisso dice che si deve avere pazienza e speranza nei mondiali di sci a Cortina nel 2017 (ipotetici). Una riflessione politica, la sua, che dovrebbe essere demolita a suon di opposizione ma che, invece, trova nel suo omologo provinciale Quinto Piol il più grosso sostenitore. E a radicare la nostra convinzione arriva, tempestivo, il sostegno ai venditori d'asfalto e catrame di Valentino Vascellari di Assindustria. Evidentemente ai due la politica del fare (finta) piace tanto. Non a caso appena hanno potuto sgattaiolare dal progetto dell'ex ferroviere Barbieri l'hanno fatto. Ovvio, visto che l'idea ha il difetto di costare poco, di essere immediatamente realizzazbile, di diventare concorrenza per Dolomitibus (di cui la Provincia è maggior azionista). Se poi dovesse anche risolvere quale problemuccio di traffico sarebbe ancora più pericoloso visti gli interessanti guadagni che la Provincia stessa ha dalle entrate tributarie derivanti da assicurazione auto e imposta di trascrizione: oltre 11 milioni di euro anche per il 2008».
Il Gazzettino 28.10.2008 Il presidente della Provincia ieri sera ha incontrato gli abitanti della zona puntando l’attenzione sulla viabilità «Variante di Longarone prioritaria» Reolon: «Dobbiamo investire nell’agricoltura: deve assumere valenza turistica» Longarone Nella sala Popoli di Europa si è tenuto il quinto round dei 16 previsti degli incontri di Sergio Reoloncon con la popolazione della provincia. Al quarto anno di amministrazione e prima della scadenza del 2009, Reolon ha elencato i punti più salienti dell'attività svolta e la necessità di questi incontri, molto utili per capire volontà, preoccupazioni e sensibilità dei cittadini. Che cosa sarà il Bellunese tra vent'anni, quando sarà finita la fase manifatturiera? L'attuale crisi mondiale ha denunciato come siano stati illusori certi orientamenti, come il mercato fosse tutto e lo Stato fosse poco o niente. La stessa Provincia, sua emanazione, sta assumendo ruoli sempre più importanti nel rafforzare l'economia locale senza perdere d'occhio il collegamento infrastrutturale. Le strade in primis. Per le quali sono stati spesi 124 milioni di Euro, contro i 34 della precedente amministrazione. Sui 400 milioni regionali previsti, ben 250 sembrano destinati al Bellunese e tra questi figura la variante di Longarone, prioritaria, egli ha stigmatizzato, rispetto a un ipotetico tratto autostradale di 18 km da Pian di Vedoia a Macchietto, per il quale non si dovrebbe usare denaro pubblico, ma solo soldi di privati. La Regione voleva la variante sulla golena del Piave, il Comune in galleria. L'ha spuntata il Comune e ora l'opera dovrebbe vedere la luce dentro i prossimi cinque anni. Per quanto riguarda l'istruzione un occhio di riguardo è stato rivolto al trasporto degli studenti, facendo loro spendere la cifra più inferiore di tutte le Province a statuto ordinario. Per i rifiuti, a detta della Regione, l'inceneritore non serve. Bisogna studiare un modo per recuperare parte dei rifiuti e non distruggerli, riducendo così i costi della loro eliminazione. Argomento ad hoc è stata l'acqua. Per anni colonizzazione del Bellunese con la conseguenza tragica del Vajont, Reolon ha ribadito che l'acqua deve restare in montagna e i suoi corsi, torrentizi o fluviali, recuperati ambientalmente. Ma la parte del leone la fa l'agricoltura. Cenerentola per anni, deve diventare ora un fatto turistico e culturale, per la quale la Provincia deve diventare una cabina di regia e di collegamento tra tutti i soggetti. Turismo (ammodernare gli alberghi) e ferrovia (metrò di superficie) hanno concluso la relazione, dando il via agli interventi. Giorgio Piccin
Il Gazzettino 27.10.2008 L’inchiesta Un’autostrada incompiuta tra i monti e la tortuosa statale delle vacanze A passo di Lumaca verso Cortina di Giuseppe Pietrobelli Un tempo lassù sulle montagne si andava con il trenino o con il torpedone che cominciava a risalire i tornanti subito dopo Vittorio Veneto. Oggi che inseguiamo il comodo sogno di mettere gli sci ai piedi nel più breve tempo possibile o di arrivare quanto più vicino alle malghe in altura, la strada è un'illusione di libertà dalla fatica e una dannazione da andamento lento del traffico. Perchè l'autostrada A27 sospesa nel vuoto è un'accelerazione pazzesca in pianura, destinata però ad arenarsi a nord di Ponte nelle Alpi quando torna ad essere una via di comunicazione alpina qualunque, seppure specialissima visto che conduce fino a Cortina.
Sulla strada per Cortina, tutti a passo di lumaca L’Alemagna come prosecuzione della Mestre-Belluno, quando la montagna prende la rivincita sulle automobili Ci sono voluti trent'anni per ultimare la A27 da Mestre a Pian di Vedoia, 84 chilometri che inizialmente dovevano costituire il primo troncone della Venezia-Monaco, opera monumentale destinata ad infrangersi sotto le alte cime e per il rifiuto degli altoatesini di farsi sfregiare le vallate con l'asfalto. Adesso ci troviamo di fronte a un'autostrada che per una buona parte non è tra le più pericolose d'Italia, ma nei pochi chilometri che vanno da Mogliano all'allacciamento con la Tangenziale di Mestre conosce record negativi di mortalità. È il collo di bottiglia che ha causato una serie gravissima di incidenti negli ultimi anni, tamponamenti a catena contro le auto perennemente ferme in attesa che la A4 le accolga. Eppure le hanno provate tutte per ridurre al minimo il rischio. Basta passare la barriera a pagamento di Mogliano. Un primo lampeggiante tra le due corsie serve perloppiù ad attirare l'attenzione degli automobilisti. In precedenza i pannelli hanno dato informazioni sulla presenza di code anche a Treviso Nord o Sud. Insomma, l'automobilista è avvertito. Ma subito dopo sono stati adottati una serie di accorgimenti che dovrebbero indurre alla prudenza. Innanzitutto bisogna scegliere se seguire la direttrice per Trieste o quella per Milano. Se si va verso est si imbocca la corsia di sorpasso delimitata da piccoli paracarri in gomma. Nel secondo caso si rimane sulle due corsie di destra. E subito iniziano gli avvertimenti. Autovelox, cartelli che annunciano possibili code, limiti di velocità, segnali luminosi. Davvero accorgersi che il pericolo è in agguato sembrerebbe impossibile. Eppure un'autostrada senza traffico è sempre una tentazione. Ne sanno qualcosa i malcapitati che hanno proseguito indifferenti ai richiami, prima di infilarsi sotto i rimorchi dei Tir o andando a sbattere contro auto e camioncini fermi. Il muro può materializzarsi all'improvviso e non lascia scampo se il piede non si è alzato dall'acceleratore. Un ulteriore intervento, costoso e realizzato in pochi mesi, ha riguardato alcuni anni fa l'allargamento dell'innesto in Tangenziale, così da rendere più fluido il punto dove si incrociano tre direttrici di marcia, quella da nord, quella da Trieste e quella della bretella autostradale "Marco Polo". Dati alla mano, i morti ci sono sempre, soprattutto in quel punto. Nel 2006 furono 6, nel 2005 furono 5, il doppio nel 2004. Il tributo complessivo agli 848 incidenti avvenuti dal '96 al 2006 è di 52 vittime, con 1.367 feriti. Il vero problema della A27 è soprattutto questo, se si escludono alcune curve dopo il lago di Santa Croce. Salendo, invece, le code sono rade e anche il casello di Belluno, seppur con poche porte, è in grado di assorbire le uscite, salvo che nelle giornate di punta turistica, estiva e invernale. Ma quando a Pian di Vedoia si imbocca la statale 51 è come entrare in un altro mondo, anche se in 15 anni gli incidenti sono stati 1.666, i morti 67 e i feriti 2.770. L'Alemagna in realtà comincia in pianura, alla periferia di Conegliano. Ma ormai fino a Ponte nelle Alpi è un'amena via per scampagnate domenicali, anche se ridotta a un fantasma disabitato. Basta raggiungere San Floriano per rendersene conto. Sopra la testa i piloni dell'autostrada, che tanti soldi costarono ai contribuenti italiani. Lungo la Ss 51 ormai sono chiusi bar e negozi, in abbandono gli alberghi che pure un tempo davano vita a un turismo di mezza montagna. Bisogna superare la curva con il bar dei motociclisti che si riposano dopo essersi sfidati con corse da brivido e lasciarsi alle spalle il lago di Santa Croce per ritrovare un po' di vita. Ponte nelle Alpi è ancora una strozzatura, soltanto mitigata dalla rotonda e dal fattoi che il traffico pesante corre veloce in A27. Incrocio faticoso con la via che a sinistra conduce a Belluno. Poi la strada si fa diritta fino a Longarone. È la vallata del dolore, dei morti del Vajont. Il paese è fatto di cemento armato, la statale passa rasente muraglioni grigi. Più in alto le case che si salvarono. Sulla destra, incombente, ormai inutile, la diga che resse l'urto dell'acqua. Longarone è un punto critico. Perchè ogni domenica di buon tempo che Iddio manda in terra, d'estate e d'inverno, diventa una lunga coda a fisarmonica. Soprattutto a scendere, per i rallentamenti fino all'imbocco della A27. I pomeriggi d'incubo si consumano qui. Ma a volta cominciano molto più in alto, fino a qualche chilometro prima del Ponte Cadore. Curve, gallerie (in successione: Termine, Ospitale, Perarolo), impossibilità di superare. Sono queste le cause di disagi peraltro naturali per strada di montagna. Si è lavorato a rettificare i tratti più pericolosi. Ad agosto hanno aperto una variante che fa guadagnare qualche minuto. Verso Pieve di Cadore si corre, anche perchè ci sono alcuni tratti a doppia corsia (alternativamente per un solo senso di marcia) che consente di superare i veicoli più lenti. La tangenziale di Pieve ha tolto parecchi problemi nell'innesto che a destra conduce verso Domegge e il lago di Centro Cadore. Ma a Tai ci si deve fermare. Code assicurate anche qui. Poi l'attraversamento del centro abitato è faticoso, il rettifilo indurrebbe alla corsa, ma con la stagione turistica si va a passo d'uomo. Valle, Venas, Vodo, Borca, sono i paesi tagliati dalla statale di Alemagna che ne costituisce l'ossatura. Nessun sindaco si sognerebbe di chiedere una tangenziale, ammesso che vi sia lo spazio per realizzarla, perchè le auto portano i turisti, la gente porta denaro. Ma i problemi sono gravi un po' dappertutto. Semafori più o meno volanti creano altre code. Una casa del Trecento bloccò il transito per mesi, a causa del rischio di un crollo. Fino a San Vito di Cadore, ammorbata dalle auto, è così. Più a nord la strada si allarga, il traffico scivola verso Cortina d'Ampezzo. La "perla delle Dolomiti" meriterebbe di essere collocata in un pianoro senza sbocco. Avremmo solo gli intasamenti per arrivarvi, non i camion e le macchine che la devono attraversare per dirigersi verso Dobbiaco e il Sud Tirolo. Poche settimane all'anno dura il grande assalto, ma è infernale. Perchè attorno alla chiesa e al municipio si concentra il traffico di attraversamento, assieme a quello degli abitanti e dei foresti in villeggiatura che non sanno rinunciare all'auto per andare in centro.L'inquinamento è alle stelle. Livelli meneghini che destano stupore e allarme. Alcuni anni fa il progetto di gallerie e ponti per una circonvallazione costosissima in terreno di frana ha creato polemiche, ha diviso in due il paese, ha fatto nascere comitati di proposta e di protesta. Cortina rimane in questo ibrido di cittadina di montagna intangibile, ma allo stesso tempo fragile. Il traffico che la fa vivere rischia di ucciderla. Più a nord, fino a passo Cimabanche e lungo la Val di Landro che finisce a Dobbiaco, la strada conosce bellezze inusitate. Non solo le Tre Cime di Lavaredo, soprattutto un paesaggio incontaminato. Montagna vera, struggente, perfetta. La strada sembra esaltare il paesaggio, non sfregiarlo. Andare in quota con l'auto o con la moto è finalmente un'emozione e un piacere, non il disgusto per una giornata di sole o di neve bruciata standosene dentro una colonna che non avanza mai. Giuseppe Pietrobelli (Continua)
I "punti neri" A Mogliano l’”imbuto” maledetto, dopo Longarone troppe curve e paesini L'autostrada A27 presenta un punto nero che ha drammaticamente marcato le cronache degli ultimi anni, ovverole code all'innesto con la A4subito dopo Mogliano a causa del mancato assorbimento del traffico in Tangenziale di Mestre. Nononostante le segnalazioni, le corsie differenziate, i divieti, gli autovelox, auto e camion si allineano formando una fila che rimane costante per buona parte della giornata. La soluzione del problema dovrebbe venire con l'apertura del Passante e il conseguente decongestionamento della tratta attuale da Quarto d'Altino alla barriera ovest di Mestre. Occorre prestare attenzione anche allecurvenella parte montana e alventoche può essere forte sui viadotti del Fadalto. La Ss51 è diventata, dopo gli intasamenti alle periferie di Conegliano e Vittorio Veneto, una strada turistica grazie alla sovrastante autostrada, ma con il pericolo delle evoluzioni ecorse dei centaurisui tornanti del Fadalto. Come tutte le strade di montagna, anche la Alemagna ha i problemi dei tratti a curve e stretti, dove incrociare un mezzo pesante può diventare un problema. Il rischio si ha soprattutto a nord di Longarone dove si sta lavorando allarettifica e allargamento di alcuni trattie da Pieve di Cadore a S. Vito di Cadore. Il secondo "punto nero" è dato da una serie impressionante diattraversamenti di paesini di montagna(Ponte nelle Alpi, Valle, Venas, Vodo, San Vito). Ma anche a Tai, l'incrocio con la strada che scende dal centro di Pieve pone problemi di flussi, anche se meno rilevanti di un tempo grazie alla tangenziale con galleria. Il terzo punto critico è l'attraversamento di Cortina d'Ampezzo, la "perla delle Dolomiti" che vede i camion transitare accanto alla chiesa e sul retro del municipio, con paradossali fenomeni di inquinamento atmosferico durante i periodi di vacanza. Un ulteriore punto nero è la mole enorme di mezzi in movimento, sia d'estate che d'inverno. La conseguenza è costituita da lunghe code a Ponte nelle Alpi, Longarone, Tai e Cortina. G. P.
Corriere delle Alpi 25.10.2008 Autostrada: appello al sindaco di Longarone In riferimento alle dispute, inerenti il prolungamento dell'autostrada A27-A23 o della costruzione della variante di Longarone sulla Ss51, vorrei ribadire con un esempio piuttosto calzante il mio pensiero e, contemporaneamente, rivolgere un appello al Sindaco di Longarone. In un certo senso, nel Bellunese, sta succedendo come sul Titanic. La nave che correva veloce e sicura ha sottovalutato "l'iceberg Cina" e, dopo averlo speronato, sta affondando ormai spezzata in due. La metà anteriore, che possiamo considerare il Cadere, è affondata ed è con la prua (parte anteriore) rivolta al fondale e con solo ormai una piccola parte dello scafo e della chiglia attaccati alla poppa (parte posteriore) che ne evita l'inabissamento. La parte posteriore, che possiamo considerare il Longaronese ed il resto della provincia, sta facendo acqua da tutte le parti (vedi i casi della Fedora. Safilo, del mancato rinnovo dei contratti alla Luxottica ecc.) Molti sono scappati dalla prua alla poppa in cerca di salvezza ma ora non c'è più scampo. Come sul Titanic, anche qui i nostri “capitani" stavano dormendo, ed anche qui ci sono i vigliacchi, che normalmente fanno parte della casta dei ricchi e dei politici, che stanno cercando di farci vedere che tutto sta andando bene e che ci hanno fatto del bene finora, e intanto occupano le insufficienti scialuppe (le scialuppe sono i soldi di tutti che purtroppo amministrano loro) per scappare verso la loro ricchezza e il loro successo (vedi i progetti prioritari dei nostri politici di treni e strade che sono tutti rivolti verso Cortina a discapito del Cadore). A bordo si sta suonando l'ultimo concerto (le sirene delle fabbriche che ancora per poco suoneranno) e i corpi dei moribondi stanno galleggiando con il loro giubbotto di salvataggio (la mobilità), mentre altri sono già scomparsi negli abissi (i disoccupati) Fino a pochi mesi fa, i nostri politici bellunesi avevano il coraggio di far vedere la nostra provincia come quella con minor tasso di disoccupazione mentre all'ufficio di collocamento di Pieve, non c'era un solo annuncio di lavoro in fabbrica a tempo indeterminato. Evitano di parlare di lavoro e ci illudono con valanghe di costosa propaganda illusoria e surreale mentre ormai all'interno delle nostre famiglie si iniziano a contare i disoccupati, ovvero le vittime della loro disattenzione. L'ultima speranza di salvezza, non solo per il Cadore, ma per tutto il Bellunese, è ora nelle mani del Sindaco di Longarone, che dovrà decidere se far continuare l'autostrada per un collegamento con il Friuli, oppure accettare la variante sulla Ss51 di Alemagna che porrà fine definitivamente al progetto di collegamento autostradale A27-A23. Se non ci sarà un collegamento autostradale, per i prossimi mille anni, il Cadore dovrà rinunciare a qualsiasi progetto industriale e ad una ricerca di autonomia e indipendenza che si possono raggiungere solo attraverso le vie di comunicazione. I suoi abitanti dovranno accontentarsi di vivere con due-tre mesi di turismo l'anno, isolati dal resto del mondo o fare la "sguattera" di Cortina. Credo inoltre che neanche Longarone possa vivere di turismo. Spero che il Sindaco di Longarone si renda conto che, in un certo senso. sua sarà la responsabilità di quello che sarà anche il futuro del Bellunese, del Cadore e dei suoi abitanti Mi rivolgo Quindi a Lei, Signor Sindaco di Longarone, visto che chi sta governando il Bellunese finge di non sentire gli "sos" e di non vedere i "razzi" che stiamo lanciando e Le chiedo, per favore: "non salga su quella scialuppa mentre, lo vede, la moltitudine è con l'acqua alla gola". Carlo Corso
Corriere del Veneto 23.10.2008 Mobilità Apre lo svincolo di Rivalgo A27, Vascellari con Chisso BELLUNO - Apre lo svincolo di Rivalgo. Lo farà oggi l'Anas, a Rivalgo di Ospitale di Cadore, sull'Alemagna, dove è stato riqualificato il tratto da Longarone a Macchietto. E la novità apre contraccolpi sul fronte politico. «Nessuna cerimonia ufficiale ma un passo concreto a favore della sicurezza e della mobilità del Bellunese», ha affermato l’assessore regionale alla Mobilità, Renato Chisso, che poi sul project financing per prolungare l'A27 ha annunciato di voler sentire a breve i sindaci interessati, garantendo poi la prosecuzione della metropolitana di superficie verso Belluno. Un'assunzione indiretta del merito a cui replica l'assessore provinciale alla viabilità, Quinto Piol: «Siamo soddisfatti perché grazie alle nostre pressioni l'Anas ha stretto i tempi, anticipando l'apertura dello svincolo di Rivalgo di quasi due settimane». Su questo fronte il presidente di Assndustria, Valentino Vascellari, si schiera con Chisso su metropolitana e A27: «Bravo a nome degli industriali per aver raccolto la sollecitazione esternata all'incontro del 1.ottobre con Galan».
Messaggero Veneto 23.10.2008 «Sequals-Gemona, territorio a rischio» FORGARIA. Torna a farsi sentire la voce di “Vivere il Friuli”, neonato coordinamento tra comitati, associazioni, organizzazioni ambientaliste e privati cittadini impegnati nel promuovere e coniugare lo sviluppo delle infrastrutture alla tutela ambientale. Il dito è puntato, ancora una volta, sul progetto della Sequals-Gemona, ritornato proprio di recente alla ribalta per via di una nuova ipotesi che vorrebbe l'arteria, una volta realizzata, a pedaggio. «Così – insorge il coordinamento -, di fronte alle capacità inutilizzate dell’A23 e della ferrovia Pontebbana, di fronte ai progetti di potenziamento della A4 e della statale 13, in presenza della proposta di trasportare 57 mila camion per ferrovia ipotizzato dalla Regione e del progetto di trasporto combinato lanciato a Gorizia, noi dovremmo offrire un lembo di territorio unico perché un fiume di camion provenienti dall’Est risparmi qualche chilometro di strada per dirigersi a Mestre». «Perché si tratta di questo – continua “Vivere il Friuli” – non della favola secondo cui l’ipotizzata autostrada risolverebbe i problemi di viabilità che vanno invece affrontati correggendo i tracciati esistenti, in modo compatibile con la risorsa ambientale preziosissima per lo sviluppo turistico della pedemontana. Di questo, però, nessuno parla, salvo qualche incrollabile amministratore». La battaglia intrapresa dai comitati intende in prima battuta proteggere il territorio e le sue perle naturalistiche, alcune delle quali si trovano proprio lungo l'ipotetico tracciato della Sequals-Gemona, «che si snoda in mezzo a ben cinque Sic – ricordano da “Vivere il Friuli” -, ovvero Torbiera di Sequals, Greto del Tagliamento, Valle del Medio Tagliamento, Lago di Ragogna, Torbiera di Casasola e Andreuzza. E ancora attraverso una riserva naturale, quella di Cornino, un biotopo, la palude di Fontana Abisso, un’area di riferimento, le risorgive di Bars. Chi ci governa dovrà spiegare – concludono gli animatori del coordinamento - come si conciliano la bellezza e l’unicità della terra friulana, tanto decantata nella promozione, con progetti di strade e trafori, qui nella Val d'Arzino, in Carnia, dovunque». (m.d.c.)
Il Gazzettino 22.10.2008 Prolungamento A27 Chisso convoca i sindaci Riparte l’iter per licenziare il progetto Il prolungamento dell'autosrada A27 fino a Macchietto riprende il suo iter burocratico. «Entro fine mese - assicura l'assessore regionale alla viabilità Renato Chisso - ci sarà l'audizione degli enti locali. Entro novembre il progetto dovrà essere licenziato dalla Giunta». Ma sullo sfondo del collegamento si agita la crisi delle banche. Depfa in testa.
Autostrada, l’appalto entro i primi 2009 L’assessore regionale Chisso accelera dopo il ritardo estivo. Ma sullo sfondo si agita la crisi finanziaria delle banche Riparte l'iter per la realizzazione del prolungamento autostradale Pian di Vedoia-Macchietto. Il ritardo sulla tabella di marcia stilata a giugno dalla Regione, stava facendo temere una possibile frenata politica sulla realizzazione di una direttrice attesa da anni. Ma ora che la volontà torna in pista, ad offuscare l'orizzonte progettuale arriva la crisi finanziaria.La Depfa, l'istituto di credito irlandese che realizzò lo studio di fattibilità dell'opera e che si era fatta avanti per il maxi-finanziamento, è ritenuta la principale causa della drammatica situazione della casa madre, la Hypo Real Estate, salvata con un maxi piano da 50 miliardi di euro garantito dallo Stato tedesco. La crisi di liquidità resta dunque il principale nemico da battere, anche se la politica sembra ostentare una buona dose di ottimismo sul "particolare". Con questo scenario, non prevedibile in giugno quando il progetto preliminare venne approvato in Commissione regionale viabilità e urbanistica, riprende l'iter di approvazione. L'assessore regionale alle politiche della mobilità, Renato Chisso, recupera il tempo perduto, e mette in agenda già entro fine mese l'incontro con i rappresentanti degli enti locali interessati dal passaggio del cosiddetto "Passante Alpe Adria". Quello che, in un successivo stralcio, dovrebbe collegare il Bellunese con la A23 Udine-Tolmezzo attraverso il Centro Cadore e la Carnia.La convocazione non ha ancora una data ma l'assessore parla di tempi strettissimi. «L'audizione che avevo promesso agli enti locali - spiega Chisso riferendosi alle sue dichiarazioni di luglio -, sarà convocata già entro la fine del mese. Non so ancora se a Belluno o a Venezia. Ma è un mio impegno preciso farlo nel giro di pochi giorni». Chisso intende portare in Giunta il progetto già entro novembre, in modo da poterlo sottoporre subito all'ultimo placet della valutazione ambientale. Una corsa contro il tempo per spianare la strada all'appalto già nei primi del 2009. Ma è credibile un tempo così breve? Non è che poi si arriverà a fine anno, e forse anche oltre, prima di farlo approdare in Giunta? «Li uccido se non si chiude prima - tuona Chisso -. Dobbiamo farcela molto, molto prima». In giugno, la pratica era stata licenziata solo parzialmente, in attesa di sentire i rappresentanti del territorio. Saranno quindi convocati i sindaci dei comuni interessati, la Provincia e le categorie economiche. Dopodiché il progetto farà un rapido passaggio in Commissione. Ultima tappa sarà la Giunta regionale. Il disco verde dell'esecutivo sarà il sigillo per dichiarare dichiarare l'opera di «interesse nazionale» e scavalcare quindi d'un balzo tutti gli ostacoli urbanistici. L'incontro con amministratori e imprenditori bellunesi era in agenda già in settembre, ma, come spiega l'assessore, «per una serie di impegni di Commissione che si sono accavallati, si è stati costretti ad un rinvio». Il project financing per la progettazione, costruzione e gestione del passante Alpe-Adria è stato presentato dalle società "Grandi Lavori Fincosit spa", "Adria Infrastrutture spa" e "Impresa di costruzioni ing. E. Mantovani spa". La lunghezza complessiva dell'opera è di circa 21 chilometri, di cui 11 in
galleria. Il costo complessivo di 1 miliardo 200 milioni di euro. E
all'orizzonte la crisi delle banche. Lauredana Marsiglia
www.newsbelluno.it 22.10.2008 Metropolitana
di superficie, sintonia tra Industriali e Regione del Veneto BELLUNO – Bene così. Il Presidente di Assindustria Belluno, Valentino Vascellari, esprime il proprio parere sulle azioni dell’Assessore Regionale alla Viabilità Renato Chisso per la realizzazione della metropolitana di superficie per Belluno e per il prolungamento dell’Autostrada A27 fino a Macchietto. «Un “bravo” all’Assessore Chisso – dice Vascellari – al quale voglio fare i complimenti a nome dell’Associazione Industriali di Belluno, per aver raccolto tempestivamente la sollecitazione che abbiamo esternato all’incontro del primo ottobre con il presidente Giancarlo Galan». «L’impegno a mettere 500 mila euro per la progettazione – aggiunge - è il primo fondamentale passo in vista dell’effettiva realizzazione dell’opera, che ci fa apprezzare l’attenzione della Regione Veneto per le infrastrutture nel Bellunese, per altro verso già dimostrata attraverso l’efficace lavoro svolto dalla struttura locale di Veneto Strade sul fronte viario. Vogliamo ribadire quanto detto a Galan, ovvero che la metro di superficie è utile alla nostra provincia: per ridare significato alla ferrovia bellunese ora pressoché abbandonata a se stessa da RFI, perché può risultare un’utile sistema di trasporto persone per connettere adeguatamente Belluno al resto del Veneto, per contribuire a snellire e agevolare gli spostamenti interni in provincia soprattutto nelle aree a maggior concentrazione di insediamenti urbani ed economici; per dare risposte concrete al fenomeno del pendolarismo interprovinciale che, secondo le stime elaborate dalla Provincia, già oggi interessa quasi quotidianamente circa 10 mila persone occupate nell’industria e nei servizi locali ma non residenti nel bellunese. E sarà questo un aspetto destinato a crescere nel tempo. Ci rendiamo conto – conclude -che i tempi per l’effettiva concretizzazione del sistema metropolitano di superficie saranno dilatati, ma con l’impegno finanziario annunciato da Chisso inizia quanto meno ad avviarsi la macchina realizzativa precorrendo le scadenze della programmazione regionale e ciò risulterebbe in linea con gli auspici e le indicazioni che Assindustria segnalò alla Provincia, ancora nell’autunno 2006, perché dell’opportunità di sviluppare questa infrastruttura ne fosse dato conto in seno al Piano Strategico provinciale. L’annuncio dell’Assessore Chisso sulla Metropolitana di superficie insieme a quello più recente sull’accelerazione dell’iter di affidamento del project financing per il prolungamento dell’A27 non possono perciò che essere salutati con favore da coloro che, come Assindustria ma non solo, hanno a cuore lo sviluppo sociale ed economico del nostro territorio».
Messaggero Veneto 21.10.2008 Posta dei lettori L’euroregione che vogliamo Da
anni, il progetto di una euroregione a cavallo delle alpi orientali che
organizzi la vita e il lavoro delle popolazioni di origine germanica, slava e
latina, è oggetto di molti dibattiti sia a livello regionale e interregionale,
che internazionale. Ad una
prima proposta di euroregione che prevedeva la associazione di Slovenia,
Carinzia e Friuli-V.G., si è recentemente aggiunto anche il Veneto. E dietro a
lui pare che anche altre regioni stiano bussando per entrare. Ma se il progetto
originario prevedeva lo sviluppo di sinergie tra queste regioni, e l’obiettivo
era di arrivare ad una sorta di autogoverno, con la partecipazione del Veneto il
progetto cambia sia nelle finalità sia nei beneficiari di questa costruenda
euroregione. Essa infatti da
libera associazione di regioni confinanti, diventa espressione delle
aspirazioni coloniali dei potentati Veneti (ma non solo) sul Friuli. Per i
potentati veneti è infatti importante disporre del nostro territorio quale
piattaforma logistica che sia di supporto alle loro esportazioni e ai loro
scambi con i paesi dell’est. Costoro non vedono il Friuli come una entità
distinta ed autonoma, ma solo come una zona su cui costruire le
infrastrutture a loro utili. Pronti all’occorrenza ad allungare le mani
anche sulle sue risorse . Ecco allora il progetto di una TAV che devasterà la
bassa, ma i cui treni non si fermeranno mai in Friuli. Ecco l’autostrada
Carnia-Cadore, che distruggerà la Valle del Tagliamento, senza portare reali
benefici nè ai carnici né ai cadorini.
Ecco la terza corsia della A4 per snellire il traffico dei tir, pur
avendo a disposizione una ferrovia sotto utilizzata. Ma ecco anche le
multiutilities, società da cui ricavare
lauti profitti con la gestione delle nostre acque chiare e scure, del
gas, dell’energia
elettrica e dei rifiuti. E per raggiungere i loro obiettivi, aiutati in ciò
anche da questa giunta regionale, stanno minando quelle parti della nostra
specialità che sono di ostacolo alle loro mire espansionistiche. Nei
pensieri di questi finanzieri e di questi industriali, c’è spazio solo per il
business.Tutto il resto, ambiente, diritti delle minoranze linguistiche, diritti
civili, principi della Costituzione, non merita il dispendio di risorse. Il caso
della provincia di Belluno che si è vista respingere dalla regione Veneto una
legittima richiesta di autonomia per il suo essere totalmente provincia di
montagna, decentrata rispetto ai ricchi centri della pianura, e per la presenza
sul proprio territorio della minoranza ladina, sta a dimostrarlo. Tuttavia una
euroregione non dovrebbe avere lo scopo di accrescere il capitale di banchieri
ed industriali quanto quello di garantire ai cittadini europei una omogeneità
di servizi, una parità di diritti, ed una certa eguaglianza nella condizione
sociale. Compito della Politica, all’interno di questa euroregione, non
dovrebbe essere
quello di promuovere disegni espansionistici, ma invece favorire
l’incontro, l’associazione e lo scambio di esperienze fra popolazioni
affini. Le provincie friulane, per esempio, potrebbero, associandosi con la
provincia di Belluno, dare ad essa ciò che il resto del Veneto le nega. E
costituire così, magari anche con il contributo della provincia di Trento,
all’interno dell’euroregione, uno spazio aperto
ai diritti delle minoranze linguistiche ladine,
friulane , slovene e tedesche,
ai diritti dell’Ambiente, e ai diritti degli abitanti delle zone
montane nell’autogestione delle proprie risorse.
Corriere delle Alpi 17.10.2008 Per ora da Conegliano a Belluno, il prolungamento verso Calalzo legato alla ipotesi dei mondiali di sci a Cortina nel 2017 Metro, il progetto è finanziato L’assessore Chisso annuncia di aver trovato 500.000 euro Passante Alpe Adria è in commissione per le
audizioni di Francesco Dal Mas BELLUNO. La metropolitana di superficie da Conegliano a Vittorio Veneto e sino a Belluno, per poi proseguire verso Feltre e Montebelluna, non è più un chiacchiericcio. «Nella prossima finanziaria regionale - ci anticipa l’assessore a viabilità e trasporti Renato Chisso, a margine di un vertice a Pordenone per illustrare il cronoprogramma della terza corsia dell’A4 - stanzieremo 500 mila euro per la progettazione». Progettazione, dunque, che dovrebbe iniziare il prossimo anno. L’opera - precisa Chisso - non prevederà il raddoppio dei binari ma senz’altro l’elettrificazione. I binari, invece, raddoppieranno all’altezza delle nuove stazioni che verranno aperte lungo la tratta. Ad incominciare da quelle già richieste in località “Ai Gai”, in comune di San Vendemmiano, e presso l’area industriale di San Giacomo di Veglia. Con ogni probabilità saranno riattivate le stazioni dismesse o solo parzialmente utilizzate come quelle di Soffratta, Nove, Santa Croce al Lago, Stazione per l’Alpago. Per Chisso si pone un’altra prospettiva: il prolungamento della ferroviaria da Conegliano a Calalzo, fino a Cortina. «In vista dei probabili mondiali di sci a Cortina nel 2017 è senz’altro possibile che non solo prolunghiamo il servizio metropolitano fino a Calalzo, ma che completiamo la ferrovia fino a Cortina, utilizzandola poi con la stessa modalità di servizio». Quanto ai tempi e alle risorse necessarie, Chisso non si sbilancia. «Bisogna avere pazienza», si limita a dire. «Certo, l’assegnazione dei mondiali a Cortina potrebbe accelerare i programmi». Anche se acquisirebbe priorità il tratto di metropolitana da Conegliano a Ponte nelle Alpi, fino a Calalzo e, di conseguenza, con la naturale conclusione a Cortina. Tempi altrettanto rapidi (si fa per dire), l’assessore Chisso li mette in conto per il “Passante Alpe Adria”, ovvero il prolungamento dell’A27 fino alle porte del Cadore. «Entro l’anno dovrebbero non solo concludersi le audizioni nella commissione interessata del consiglio regionale (ed ho chiesto a chi di dovere di accelerare), ma anche formalizzarsi il passaggio in giunta per l’attivazione delle procedure di inserimento di quest’opera nella Legge Obiettivo». Esperite queste formalità, ci sarà la valutazione dell’impatto ambientale e proseguirà, pertanto, l’iter che dovrà portare all’apertura dei cantieri. Apertura probabile nel 2010, come a suo tempo annunciato, e che Chisso conferma. A Pordenone non si è invece parlato del collegamento tra il Cadore e la Carnia. Era presente, al vertice, anche l’assessore friulano ai trasporti Riccardo Riccardi. Le due Regioni confermano il prolungamento carnico del passante, ma sostengono che al momento hanno altre priorità, ad incominciare dalla realizzazione della terza corsia dell’A4. «Un passo alla volta e ci arriveremo», concordano Chisso e Riccardi.
Corriere delle Alpi
16.10.2008 «Troppo baccano dai giunti dell’A27» Il sindaco scrive alla Società autostrade dopo le lagnanze della gente Paolo Baracetti PONTE NELLE ALPI. Continua il confronto tra l’amministrazione e la Società Autostrade che risale all’indomani dell’apertura della A/27 avvenuta, alla chetichella, nella notte tra il 28 e il 20 giugno 1995. Ora ci si lamenta per il rumore dei giunti del viadotto di Cadola. E il Comune scrive. A distanza di 13 anni le ricadute dell’utilizzo dell’autostrada sul territorio e sulla qualità della vita dei cittadini che risiedono in prossimità del manufatto anche se, in alcuni casi si sono attenuate, permangono i disagi. L’ultima querelle riguarda il rumore provocato dai veicoli che transitano ad elevata velocità sui giunti del viadotto di Cadola: il Comune chiede di dare seguito al «Piano di contenimento del rumore relativo alle infrastrutture di trasporto in concessione ad Autostrade per l’Italia». Tra amministrazione e Società sono intercorse dai primi giorni del 2007, telefonate, un sopralluogo ed un scambio di note per realizzare gli «interventi urgenti di sistemazione, opere migliorative e lavori di messa in sicurezza» del tratto che attraversa per tutta la sua lunghezza il territorio di Ponte. Ora il sindaco De Pasqual ha rotto gli indugi e facendo seguito ad una petizione del 16 aprile scorso, chiede alla Direzione IX Tronco Udine di Tavagnacco (Udine) «di indicare una precisa progettualità con relativa tempistica in merito alla runorisità del traffico autostradale». Ma non solo. Il primo cittadino chiede lumi su cosa significhi «essere inseriti al 91º posto della graduatoria nazionale in un percorso definito dalla conferenza Stato-Regioni». Se da un lato l’essere inseriti indica che il problema sollevato è «reale», dall’altro non fornisce «risposte certe sulla soluzione definitiva della questione». A conclusione della lettera inviata lo scorso 22 settembre, De Pasqual ribadisce «la necessità di un incontro in maniera tale da poter dare ai cittadini le indispensabili certezze». La non sufficiente protezione delle barriere (nei pressi di Lizzona e La Secca) e la rumorosità dei giunti a Cadola erano problemi già sollevati dai residenti nel novembre 2005. Ma ben prima che venisse aperta la Vittorio Veneto-Pian di Vedoia per la ventina di famiglie le cui abitazioni sono sotto i piloni, l’autostrada è stata una iattura. Fin dal 1980 quando iniziarono i lavori di realizzazione. Dopo aver sopportato per anni i disagi provocati dalle attività delle imprese che lavoravano per conto della Spea, i residenti hanno registrato danni irreversibili alle case e convivono con la caduta di oggetti, blocchi di neve e sale durante il servizio di sgombero neve, oltre al rumore «infernale» dei giunti. Di qui la stringente richiesta di intervenire prolungando le barriere di protezione e sostituendole con altre più protettive.
Messaggero Veneto 13.10.2008 Forni di Sopra. Un comitato di residenti protesta contro i lavori sul fiume nei pressi del Passo della morte: un progetto vecchio di dieci anni «Tagliamento, no a inutili colate di cemento» FORNI DI SOTTO. «Per riparare i danni che abbiamo fatto in passato, ora ne causiamo di peggiori». Un comitato di residenti della zona, Pas Dolomiti-Comitato interregionale Carnia-Cadore, scende in campo con una "lettera aperta" contro i lavori sul Tagliamento nei pressi del Passo della morte che, come unico risultato, porterebbero a "deturpare il più bel fiume della regione». «Sarebbe auspicabile - affermano - che il progetto in esame non fosse vecchio di dieci anni ma che perlomeno tenesse conto dei moderni criteri di riqualificazione fluviale; si dovrebbe avviare un processo di rinaturalizzazione di un tratto di fiume che veniva già in passato inutilmente deturpato. Riteniamo che non si possano al giorno d'oggi, risolvere i problemi di erosione incanalando un torrente di montagna e distruggendone le sponde originali; né, tantomeno, in tal modo si rende un servizio alla comunità locale che di tanto ha bisogno meno che di inutili colate di cemento». Il Comitato ricorda quanto fatto, in passato, per tutelare il fiume, «considerato un modello ecosistemico e uno straordinario laboratorio a cielo aperto». E in merito ai lavori previsti in zona, si ricorda che «negli anni '80 proprio sotto il Passo della morte, venivano realizzate alcune opere con l'intento di contenere i secolari assestamenti di quelle zone interessate, in passato, dal crollo di una parte della montagna posta sulla sinistra del fiume. Ora, su entrambe le sponde, si trova il materiale dell'antica frana: tale materiale incoerente poggia, sulla riva destra del fiume, su una formazione rocciosa (unica parte solida presente in zona), mentre la sponda sinistra è interessata tutt'ora dal movimento franoso». Nel progetto realizzato all'epoca, era previsto un muro di contenimento del versante sinistro, che sarebbe stato realizzato verso la parte centrale del fiume, e non al piede del versante in movimento». Nel frattempo, «come era facilmente prevedibile, il fiume si è insinuato tra di esso e il versante in frana, scavando, erodendo e lasciando il manufatto al centro del greto, quale inutile monumento alla stupidità umana». E oggi? «Il muro non si tocca, anzi lo si vuole addirittura ristrutturare e rinforzare». E si vuole «allargare il greto del fiume sul suo lato destro rimuovendo lo sperone roccioso su cui poggia il materiale incoerente, resto dell'antica frana». «A ciò si aggiungano le nuove briglie in progetto, le quali si sommeranno all'esistente nell'impedire la risalita della fauna ittica, e nel rendere inutili gli investimenti Europei nell'ambito del "Progetto rapide", promosso dalla Regione per incentivare il rafting fluviale»
Carta EstNord 10.2008 Mappe quotidiane UNA GITA SULLA A27 È davvero molto singolare la gita organizzata dal comitato Per altre strade [Pas] Dolomiti domenica 5 ottobre alla ferrovia della Val Venosta, in provincia di Bolzano, «dimostrazione vivente che i tempi sono nuovamente maturi per investire mentalmente ed economicamente sul treno». Alla gita hanno preso parte amministratori locali e attivisti del comitato. Il comitato Pas si batte contro il prolungamento dell'A27 e propone una «cura del ferro» per la mobilità alpina: l'esperienza della Val Venosta insegna che si può fare.
Carta 10/16.10.2008 EstNord di Gianni Belloni Nuovi sindaci per altre strade Negli ultimi clamorosi fatti nella vicenda de Dal Molin c'è un particolare che non molti hanno notato: il sindaco Achille Variati è stato raggiunto dalla notizia dello «scippo» della consultazione popolare da parte del Consiglio di stato mentre era a Roma l'1 ottobre, alla manifestazione dei 400 sindaci, in grande maggioranza veneti, che reclamavano autonomia e controllo delle risorse. La manifestazione è stata tenuta a debita distanza dai «palazzi», tanto che qualcuno di loro ha potuto, con dubbio gusto, esclamare: «Ci trattano peggio dei'no global'». Tra i sindaci nessun leghista e giudizi sprezzanti sulla riforma Calderoli che pare confermare il centralismo regionale e la compressione dei servizi pubblici. Qualche giorno dopo, mentre a Vicenza si celebrava con successo il referendum autogestito, un pugno di amministratori del Cadore si univano agli attivisti dei comitati per raggiungere la sud tirolese val Venosta, e capire così come funziona la locale linea ferroviaria. Lì vogliono farci passare un'autostrada, ma gli abitanti preferiscono la linea ferroviaria e si alleano al comitato «Per altre strade» per evitare lo scempio e costruire alternative. Dopo i sindaci-sceriffi sarebbe bene mettere in luce figure diverse di sindaci, capaci di aderire al terreno e misurarsi con il terremoto politico e sociale in cui siamo destinati a vivere. Senza fare sconti quando occorre, ma senza ritirarsi nel guscio del «proprio mestiere».
Il Gazzettino 07.10.2008 Un "viaggio-studio" in Alto Adige, organizzato da Pas Dolomiti, ha gettato le basi per approfondire la questione legata alla mobilità ferrovia e all’intermodalità dei mezzi Trenino della Val Venosta, al vaglio l'ipotesi di importarlo nel Bellunese Un viaggio in Val Venosta con la speranza, nel cuore, di poter importare nel Bellunese il riuscitissimo sistema ferroviario della zona. Un mezzo a due piani di Dolomitibus domenica è infatti partito da Tai di Cadore, alla presenza dell'assessore provinciale ai trasporti Quinto Piol e carico di persone provenienti dal Cadore e dalla Carnia, alla volta di Merano. La comitiva (nella foto in stazione a Malles), organizzata dall'associazione Pas Dolomiti, è stata accolta dal progettista Helmut Moroder che ha illustrato la tratta da Merano a Malles e le caratteristiche di economicità degli interventi infrastrutturali (60 km di ferrovia costano quanto 2 km di circonvallazione stradale) nonché l'utilità delle linee di tipo turistico e di servizio per i cittadini delle valli. «Moroder - spiegano i partecipanti - ha insistito sulla necessità di unire essenzialità degli interventi ad assoluto comfort ed elevati standard di sicurezza ed efficienza con ridotti costi di gestione». All'arrivo nella stazione di Malles vi erano due autobus delle linee svizzere che hanno dimostrato l'efficacia dell'intermodalità gomma/rotaia. «Pensando al nostro territorio - spiega Pas Dolomiti - noi sosteniamo una moderna linea ferroviaria. Diciamo invece no alla realizzazione della circonvallazione stradale di Longarone, ultimo atto delle utili sistemazioni stradali realizzate da Tai a Castellavazzo, del resto già finanziata dall'Anas e oggi messa a rischio dal miope mito della inefficace, antieconomica e patetica idea di autostrada fino a Rivalgo». Il viaggio di ritorno è stato ricco di riflessioni tra i partecipanti. «Le montagne - sottolinea Pas - non sono un ostacolo da attraversare. Le Dolomiti e le valli quali Carnia, Cadore, Tirolo ,Val Venosta, Engadina Svizzara sono parte di un luogo strategico dell'Europa che si chiama Alpi. Questa consapevolezza oggi non è ancora fatta propria dalle categorie produttive ma nemmeno dalle istituzioni troppo impegnate a immaginare autostrade per fuggire da queste valli o per snaturarle. Nell'attualità di una economia glocale le Alpi e le Dolomiti non devono diventare un'appendice della metropoli Padana. La montagna ha bisogno di infrastrutture che le permettano di mettersi in rete, prima di tutto tra i suoi territori».rettifica errore articolo: Pensando al nostro territorio, è proprio PAS Dolomiti, sono proprio i sostenitori di una moderna linea ferroviaria che difendono strenuamente la realizzazione della circonvallazione stradale di Longarone, (ultimo atto delle utili sistemazioni stradali realizzate da Tai a Castellavazzo) del resto già finanziata dall’ A.N.A.S.e oggi messa a rischio dal miope “mito” della inefficace, antieconomica e patetica idea di autostrada fino a Rivalgo
Corriere del Veneto 07.10.2008 Prolungamento della A27 La Regione accoglie la proposta ... Il prolungamento della A27. Una proposta di Project Financing, accolta dalla Regione, prevede il prolungamento a nord della A27 Venezia-Belluno fino a Macchietto, centro Cadore. L'autostrada arriverebbe non lontana da Cortina.
Corriere delle Alpi 02.10.2008 Venezia-Monaco? «Certo che si può fare» Secondo Galan è necessario premere sugli Stati vicini di Francesco Dal Mas BELLUNO. Non ha dubbi Valentino Vascellari, presidente di Assindustria Belluno: «Il federalismo deve riconoscere la specificità di questa provincia», altrimenti non serve. E la specificità significa, ad esempio, più infrastrutture. Quindi più risorse per farle. Il governatore Giancarlo Galan ricorda che la Regione ha investito 250 milioni sulle strade di Belluno, contro i 400 dell’Anas per tutto il Veneto. All’appuntamento, però, manca la direttrice-madre, la Venezia-Monaco. «Sappiamo che è un capitolo già chiuso...» introduce il moderatore del confronto al Teatro Comunale, Claudio Pasqualetto. «Macché chiuso. Basterebbe un’azione dello Stato italiano sugli altri Paesi vicini. Un po’ di pressing, insomma. Nulla è irrealizzabile, nemmeno la Venezia-Monaco». Galan pensa a Luca Zaia, ministro dell’agricoltura, che da presidente della Provincia di Treviso e da vicepresidente della Regione si è speso per il proseguimento dell’A27 secondo l’originario tracciato? Forse no. Anzi, sicuramente no. «Però col tempo...» butta là. Intanto rilancia la necessità che il “passante Alpe Adria” si colleghi con la Carnia. Annuisce dalla prima fila di poltrone l’assessore Renato Chisso, «il più bravo che ho» ammette Galan davanti al pubblico di Oscar De Bona. Peraltro non «è solo l’A27», fa capire Vascellari, «nel resto della provincia abbiamo “strade oscene”». E quanto alle ferrovie? «Lì non possiamo mettere le mani» precisa subito Galan, sapendo dove Vascellari va a parare -. «Ci sono le FS, che tra l’altro si trovano in condizioni comatose». Però il presidente degli industriali insiste. Chiede la metropolitana di superficie, ovvero l’anello: da Belluno a Feltre, Montebelluna, Treviso, Conegliano, Vittorio, Ponte e Belluno, magari con l’aggiunta di Calalzo. Ma i soldi chi li mette? «Gli impianti di base ci sono già. Il resto costa relativamente». «Avete ragione, faremo il terzo stralcio della metro di superficie. Ma di più non posso dire. Non siamo ancora nella fase della progettazione e della ricerca dei necessari finanziamenti. Dunque...». A questo punto il moderatore “provoca” Vascellari: arriveranno mai a Belluno i treni rossi di Montezemolo? «Forse mai, ma di sicuro aspettiamo in tempi brevi i treni veloci: per Venezia o Padova. I tempi, oggi, sono indecenti»
E sull’autonomia il governatore veneto ribadisce il suo pensiero: «Non
vi serve. Vi occorre il federalismo fiscale» «Un’agenzia per la montagna» La chiede Vascellari al «The dei presidenti». Galan perplesso BELLUNO. Un’Agenzia per la montagna. Per tutta la montagna veneta. Ma con sede a Belluno. Non un altro carrozzone. Ma una struttura molto snella, capace di dare risposte in tempi reali, non virtuali, alle imprese e a quanti altri operano sulle terre alte ma si trovano le mani legate dalla burocrazia. E’ quanto ha chiesto Assindustria Belluno, attraverso il suo presidente Valentino Vascellari, alla Regione, rappresentata al teatro Comunale dal suo governatore, Giancarlo Galan. Galan è stato anche contestato all’esterno del teatro dal partito democratico. E dentro il governatore punta il dito contro il presidente della Provincia e il consigliere regionale Trento che non sono andati all’incontro giudicato come uno spot elettorale. Li chiama politici modesti, Galan. Altro tema affrontato è stato quello delle infrastrutture: Galan ha parlato degli investimenti fatti sulla viabilità ma ha anche aggiunto che manca la Venezia Monaco.
«La metropolitana anche qui» E’ la richiesta che arriva dagli industriali bellunesi BELLUNO. Gli industriali chiedono la metropolitana di superficie non solo lungo la tratta Conegliano-Calalzo, ma anche verso Belluno, Feltre e Montebelluna. «Sarebbe più che auspicabile che l’impegno regionale fosse immediatamente esteso a tutta la rete SFMR di interesse provinciale, cioè non solo la tratta Conegliano-Calalzo bensì anche la tratta Montebelluna-Ponte nelle Alpi (che metterebbe “in rete” la Valbelluna)», afferma Confindustria Belluno alla luce delle disponibilità dell’assessore alla mobilità, Renato Chisso, che ancora a fine agosto ha annunciato che è intenzione della Giunta regionale di anticipare i tempi di realizzazione della terza fase (finanziamento della progettazione), quantomeno per la parte relativa al Bellunese e per la tratta che parte da Conegliano (verrà raggiunta con la 2º fase) e sale a Calalzo. La metropolitana è un sistema moderno di trasporto ferroviario integrato per persone caratterizzato soprattutto dall’alta frequenza di corse. Implica la ristrutturazione delle stazioni esistenti, la creazione di nuove fermate, l’acquisto di nuovi treni specializzati, l’aumento delle frequenze, l’ ammodernamento ed il potenziamento della rete ferroviaria esistente, un migliore interscambio “ferro-gomma”. La sua realizzazione è distinta in tre fasi: la prima è in corso di realizzazione (Veneto centrale); la seconda è appena stata finanziata dal Cipe; per la terza (che include il Bellunese) mancano ancora progetti e stanziamenti. Ma ieri pomeriggio a Belluno la Regione ha preso impegni. (fdm)
Corriere delle Alpi 01.10.2008 Mobilità in provincia In treno si può: «Basta volerlo» Più Futuro ora attacca: «Il Minuetto? Sapevano di fallire» PONTE NELLE ALPI. Mobilità atto primo. Si è aperta sul tema del trasporto pubblico e sulle possibilità di un miglioramento della situazione del traffico, che congestiona Ponte nelle Alpi ma in genere tutta la provincia, la settimana di convegni sul tema della sostenibilità economica, sociale e ambientale denominata “+ Futuro”, promossa dal comune pontalpino con il contributo di numerose associazioni del volontariato e della tutela dell’ambiente. «Il treno è la vera e unica soluzione al problema della viabilità del Bellunese» ha esordito il moderatore della serata Valter Bonan «ma non certo la navetta Belluno-Feltre, che è stata impostata appositamente male in modo da farla fallire. Si è voluto dimostrare che la soluzione sta nelle strade, visto che l’assessore regionale Chisso preme per il prolungamento dell’autostrada verso nord. Costo dell’operazione un miliardo e 230 milioni euro. Mentre la ferrovia Merano-Malles ne è costati solo 115». Il treno dei desideri dunque. Realizzabile? L’esempio della Val Venosta dimostra che sì, è possibile, con una spesa relativamente bassa, realizzare un servizio funzionale, con 8 stazioni, 18 fermate, capace di servire tutti i paesi della valle anche grazie all’utilizzo di bus navetta che collegano le zone più periferiche alle stazioni. «Trasportiamo 2 milioni di persone l’anno, con una puntualità del 97,6%» ha spiegato il direttore dell’infrastruttura ferroviaria Helmut Moroder. «Il treno dei desideri da noi è ormai storia. E’ una realtà». Una realtà realizzabile anche a Belluno? Secondo l’assessore provinciale Quinto Piol la differenza sostanziale con l’esperienza meranese sta nella definizione delle competenze: «Si deve capire chi deve fare cosa, per non rischiare di sbagliare nuovamente come con la navetta famosa, anche se la Regione e Trenitalia sapevano benissimo che il progetto era destinato a fallire. Sono stati buttati soldi e due anni di lavoro in quel caso». Nell’attesa dell’arrivo dei finanziamenti da parte della regione stessa (Belluno è compresa nella quarta fase, attualmente è stata realizzata la prima, dopo 10 anni dal finanziamento), è stato commissionato uno studio a Dolomiti Bus, che ha analizzato il contesto bellunese. E quel che è emerso non è incoraggiante: innanzitutto le stazioni nella Valbelluna si trovano tutte ai margini dei centri abitati, e le navette, secondo Dolomiti Bus, non basterebbero da sole a risolvere il problema. Inoltre è la mentalità stessa ad essere propensa all’utilizzo del mezzo proprio piuttosto che di quello pubblico: «Qui il treno si usa per andare verso la pianura, per i viaggi lunghi. Ed è ovvio visto che la ferrovia non tocca i paesi e non prevede fermate intermedie». Per cambiare il sistema, per creare qualcosa di innovativo e che realmente serva agli utenti è necessario migliorare tutta la rete a livello regionale, e in sinergia tra comuni e società di trasporti, cosa che attualmente non sembra avere prospettive. «E dopo una boccata di ossigeno ripiombiamo nello sconforto» ha commentato Bonan. «E il problema non è solo di mancanza di finanziamenti, visto che i soldi
per il prolungamento dell’autostrada ci sono». «E ci sono stati anche per il
ProntoBus», come ha detto Armando Barbieri nel corso del dibattito. Barbieri
nel 2002 aveva presentato un progetto per la metropolitana di superficie,
inserendo 26 metro sulla Belluno-Ponte nelle Alpi, utilizzando la linea
esistente. Un treno ogni mezzora scarsa, con due fermate intermedie, a
Baldenich-Cavarzano e dietro la Veneggia. Costo per un anno: 648mila euro. «Una
bazzecola nel bilancio regionale. Ma la regione ha detto di non averli. Però
per costruire strade si sono trovati». L’idea che domina il dibattito è che
sia necessario investire sulla rotaia più che sull’asfalto, e che da qualche
parte bisogna iniziare, anche con una tratta piccola, seguendo un dictat
semplice: obiettivi chiari, funzionalità, efficienza. Il discorso sulla mobilità
è stato ulteriormente approfondito in un secondo convegno ieri sera.
Il Gazzettino-Bl 01.10.2008 Ponte nelle Alpi Esordio con
bocciatura per lo studio commissionato alla società dalla Provincia «Piano trasporti Dolomitibus? No grazie» Bonan: «Non dà prospettiva». Collarin: «Cadola non è periferica». Orzes: «Basta con l’alibi Regione» Quando Helmut Moroder ha terminato l'esposizione del progetto della Merano-Malles, 40 chilometri di linea ferroviaria risuscitati da un progetto forte e contenuto nei costi, l'atteggiamento delle circa 70 persone presenti al teatro di Paiane per la serata inaugurale della "Settimana della sostenibilità sociale economica ambientale" che si sta tenendo a Ponte nelle Alpi, era duplice: molti hanno sottolineato il fatto che «allora è possibile anche da noi»; altri invece hanno vissuto l'intervento dell'ingegnere altoatesino con senso di frustrazione: «Perché qui no?». A spiegare perchè un progetto simile a Belluno e provincia sia ancora lontano da realizzarsi, lo ha chiarito subito dopo Nicola Moretti (Dolomitibus), che ha presentato lo "Studio finalizzato alla realizzazione della rete di trasporto collettivo" commissionato alla Società dalla Provincia. Infatti, dove a Bolzano le difficoltà oggettive - ferrovia dismessa da anni, strutture da ristrutturare ed adeguare ai nuovi parametri di sicurezza e di comfort anche per i disabili, diffidenza degli operatori turistici, scarso numero di viaggiatori - sono state superate grazie ad un progetto chiaro e condiviso «e con treni puntuali nel 97,6\% dei casi», a Belluno gli stessi elementi sono stati presentati come difficoltà insormontabili. Non sono mancati momenti imbarazzanti. «Sulle strade bellunesi c'è qualche rallentamento, non c'è coda - ha detto Moretti - lo dimostrano i tempi di percorrenza della strada che da Feltre porta a Belluno e viceversa. Sì, è vero: in treno s'impiega meno, ma la gente preferisce la macchina». Gli ha risposto Pierpaolo Collarin (capogruppo maggioranza Ponte): «Non c'è coda? Venga a Cadola, snodo fondamentale per la viabilità bellunese: di qui passa tutto. E proprio per questo non può essere giudicata periferica come è emerso da questa relazione». Inferocito anche Armando Barbieri, che anni fa aveva presentato un progetto di metropolitana di superficie Belluno-Ponte: «Ma i 648mila euro necessari non sono mai stati trovati dalla Regione; che invece ha stanziato più di 1 milione di euro per il ProntoBus a Belluno e altrettanti per il fallimentare progetto della navetta Belluno-Feltre. E a proposito di coda: venite a Belluno, in via Vittorio Veneto e ditemi cos'è, se non coda». Anche Valter Bonan, moderatore della serata, dopo l'intervento di Moroder e Moretti non ha potuto che osservare: «Dopo una boccata di ossigeno, siamo ripiombati in una prospettiva senza futuro». Alla fine il presidente della Provincia Sergio Reolon ha detto: «Noi siamo interessati al modello qui presentato, ma effettivamente l'ultima parola, qui da noi, spetta alla Regione». Un alibi, secondo l'assessore pontalpino Ezio Orzes: «Perché, Regione o meno, questa sera Provincia e Dolomitibus non hanno presentato un'idea forte su cui unirsi e poter lavorare». Giovanni Santin
Il Gazzettino-Bl 01.10.2008 Dai nostri lettori Irpef, ferrovie, A27 e Università ecco le domane per il governatore Ivano Deola di Mel: «L'Ipef regionale non doveva durare tre anni?» Roberto Burlon di Belluno: «La Regione Veneto, in provincia di Belluno, ha molti uffici quali Avepa, Servizi Forestali, Veneto Strade, Genio Civile, tutti dislocati in immobili in affitto o di proprietà, senza una logica apparente. Mi chiedo perchè non si sia mai tentato di concentrarli in un'unica sede per dare migliore servizio all'utenza. Penso alla Caserma Fantuzzi, soluzione ideale». Giampietro Fant di Limana: «Concordo con lei sul problema dell'università: "pochi atenei ma buoni", allora ha intenzione di chiudere Feltre o, visto che ha inviato da queste parti il dott. Rasi Caldogno, Feltre diventa un'eccezione? Perché, invece, non creare presso le strutture di eccellenza, alloggi gratuiti per studenti regolari, cosicché anche i figli degli operai possano avere l'opportunità di studiare? Sulla razionalizzazione degli enti locali: l'Unione artigiani, tempo fa, ha presentato una proposta per l'unione dei Comuni in provincia di Belluno che supererebbe il problema Comunità montane, lei cosa ne pensa?» Alberto Dal Magro di Sedico: «Che prospettive vi sono per la rete ferroviaria nella nostra provincia? Le pare normale che in un territorio tra i più ricchi e produttivi al mondo sia necessario trascorrere 2 ore in treno per recarsi da Belluno a Padova o a Venezia? Per non parlare degli innumerevoli casi di ritardi o rotture delle locomotive». Gianni Milani di Cortina: «Più di due anni fa lei disse qui a Cortina che avrebbe desiderato realizzare un collegamento tra l'aeroporto Marco Polo e Cortina con una linea ferroviaria. Gradirei sapere a che punto sia. Nel frattempo gli industriali stanno portando avanti la prosecuzione della A27, non le pare che l'asta del Piave sia già satura di strade? E, soprattutto, questa non pregiudicherebbe la possibilità che le Dolomiti diventino patrimonio Unesco?» Delfi Levis dalla Svizzera: «Chiedo al presidente se si sia mai informato su come funziona il federalismo svizzero, capisco che l'Italia non potrebbe copiarlo tale e quale, ma potrebbe almeno darci un'occhiata. Una cosa è certa, la Svizzera detiene un federalismo esemplare che funge da esempio anche per l'Unione Europea».
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