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AGOSTO Il Gazzettino-Bl 28.08.2009 Fistarol richiama la politica all’unità e boccia la sede itinerante «Fondazione: una partita da giocare con intelligenza» Cortina «Una soluzione salomonica che rischia di scontentare tutti». Il senatore Maurizio Fistarol contrario alla proposta formulata dal ministro Prestigiacomo sulla rotazione della sede Unesco per le Dolomiti e sollecita le istituzioni bellunesi a fare squadra con la Regione per arrivare al più presto «ad un orientamento unitario». Quella suggerita dalla titolare dell’ambiente «è apparentemente la scelta più facile per evitare le polemiche, ma è una soluzione debole che rischia di non dare alla fondazione quella efficacia operativa di cui avrà bisogno nei prossimi anni». «La provincia di Belluno - continua l’esponente del Pd - può legittimamente chiedere di avere la sede della fondazione qui, visto che sul nostro territorio insiste il 45% dei siti Unesco, cioè molti di più di quelli presenti nelle altre province dolomitiche e poi è baricentrica dal punto di vista geografico rispetto alle altre». Ma c’è una condizione perchè l’impresa riesca: l’impegno univoco su un sito. «La cosa, però, - continua Fistarol - va giocata in modo intelligente e unitario, proponendo la località che ha più chance di essere accettata anche da Trento, Bolzano, Udine e Pordenone, senza polemiche intestine che sarebbero controproducenti. Le ipotesi potrebbero essere Belluno, perché capoluogo, Cortina, per il prestigio di cui gode, e Auronzo di Cadore visto che è stata scelta come sede per il conferimento della targa e poi perché è la sede della cima dolomitica più prestigiosa: le Tre Cime di Lavaredo». Ma sono «soltanto esempi». «L’importante - conclude - è che le istituzioni e la politica bellunese, in accordo con la Regione, facciano al più presto uno sforzo unitario per giocare bene le carte, scegliendo il comune che ha più possibilità di essere accettato».
Il Gazzettino 27.08.2009 Messaggio di Confturismo all’indomani delle polemiche di Auronzo «L’Unesco a Cortina: unica sede possibile» Michielli«La Regione alzi un muro più alto di quello di Berlino per fermare i tentativi di Bolzano. E Franceschi stia con Galan» Cortina «Per la sede della Fondazione Unesco non ci
sono storie, deve essere assegnata a Cortina». Questa la posizione del
presidente di Confturismo Veneto, Marco Michielli che da un lato tira
amichevolmente le orecchie al sindaco della Perla, Andrea Franceschi, per
l’assenza di martedì ad Auronzo alla consegna della targa da parte del capo
dello Stato Giorgio Napolitano. Ma dall’altro invita tutti a ricucire le
posizioni, parlando di «errore gravissimo» qualora sfumasse la candidatura del
capoluogo ampezzano, magari a favore di Bolzano. «Lasciarsi scappare una simile occasione per
il rilancio del turismo montano veneto sarebbe imperdonabile - sottolinea -.
Quello alle Dolomiti è il quinto riconoscimento Unesco alla regione e non ci
sono altre candidature che possano competere con Cortina. Non ci sono in Veneto,
sia chiaro per tutti, e non ci sono fuori. Con la nostra Cortina al mondo
compete solo St. Moritz. L’ipotesi, poi, di una sede itinerante è una
proposta da manuale Cencelli, una soluzione che scontenterebbe
tutti.Insostenibile». A pesare per Michielli sono i numeri. «Abbiamo
64 milioni di turisti l’anno, nel bellunese c’è l’80% delle Dolomiti: non
c’è nemmeno da discutere che la sede Unesco non sia veneta. Contro una
eventualità altoatesina o trentina la nostra Regione deve alzare un muro tale
da far sembrare quello di Berlino un marciapiede. Questa volta abbiamo le cifre
dalla nostra parte, anche tralasciando il discorso dei privilegi grazie ai quali
i nostri albergatori fanno fatica ad adeguare le strutture e dall’altra parte
gli altri ricevono soldi a fondo perduto. Deve però essere chiaro che quella di
Cortina non è una delle candidature, ma l’unica candidatura possibile: il suo
rilancio farà da traino al bellunese e alla montagna veneta». Confturismo chiede a Venezia un segnale,
subito, a partire dalle infrastrutture: «Ora non ci sono più alibi - dice il
presidente sollecitando i palazzi regionali - la A 27 non può che chiamarsi
Autostrada delle Dolomiti, e questo può essere fatto entro l’anno: proprio
per onorare il riconoscimento Unesco». E a Franceschi l’invito «alla
lungimiranza, per il bene di Cortina, dello sviluppo turistico delle Dolomiti e
non solo». «Stia con Galan - conclude, rivolto al sindaco cortinese - La sua
assenza, ieri ad Auronzo, non può essere capita dalla pianura e non ha fatto
una buona impressione. Sicuramente ha avuto le sue ragioni, ma serve unità».
Lorena Ulpiani
Corriere delle Alpi 27.08.2009 Toscani: «Prima decidere il peso che ha ognuno e poi scegliere la sede» L’assessore torna sulla cerimonia di Auronzo con critiche al ministro e complimenti a Dellai Prossimo incontro a metà settembre intanto si tratta di Irene Aliprandi BELLUNO. «Prima si stabiliscono i pesi e poi si decide la sede». Archiviata anche la cerimonia con il capo dello Stato, si torna al lavoro sulla Fondazione Dolomiti Unesco e gli spunti non mancano. L’assessore provinciale Matteo Toscani non è d’accordo con il ministro Prestigiacomo, mentre allaccia un filo con Trento. «Il 18 settembre c’è la prossima riunione operativa con le altre Province», spiega Toscani, «ora siamo in una fase interlocutoria». Il primo spunto sta nella composizione del comitato di indirizzo e quindi nell’ingresso di Veneto e Friuli. Per Belluno anche Trento e Bolzano dovrebbero entrare in qualità di Regione, ma le due Province autonome non sono d’accordo: «Nella Costituzione», ricorda Toscani, «c’è la Regione Trentino Alto Adige, io credo che questa operazione sia possibile. Decidere come entrano le Regioni comunque è fondamentale, perché poi si misureranno i pesi e di conseguenza si sceglierà dove ha sede la Fondazione». Di sicuro non a rotazione a sorteggio, come ha proposto il ministro dell’ambiente durante il suo intervento ad Auronzo: «Mi è sembrata un’uscita estemporanea e fuori luogo», dice Toscani, «a sorteggio si fanno la lotteria e la tombola, non le cose serie. Il sorteggio è il criterio peggiore che si potesse proporre». L’assessore invece si sente di complimentarsi con il presidente della Provincia di Trento: «Dellai, secondo me, ha colto al meglio l’essenza della questione, con un discorso profondo e vicino a chi vive in montagna, ai bisogni della gente». Ben diverso il commento su Durnwalder: «I fischi? Se li è meritati». Nel frattempo è pronto il pieghevole in tre lingue che presenta le Dolomiti
patrimonio mondiale dell’umanità Unesco. Uno strumento di comunicazione con
informazioni di base e struttura grafica comuni alle cinque province, ma con
personalizzazione territoriale nelle foto.
Corriere delle Alpi 26.08.2009 DOLOMITI PATRIMONIO DELL’UMANITA’ Unesco. Napolitano accolto dalla folla ad Auronzo: «L’Italia inscindibile da nord a sud» Dolomiti montagne d’Europa Il capo dello Stato: «L’autonomia di Belluno? La vedo difficile» Il sigillo Unesco: «Ora tocca a voi» La folla applaude Napolitano che sollecita all’unione e alla responsabilità Un minuto di silenzio per gli uomini del Suem morti sabato «Ci inchiniamo alla loro memoria» di Irene Aliprandi AURONZO. «Io sono un ponte ideale tra le Eolie e le Dolomiti, oggi affiancate a conferma dell’inscindibilità del patrimonio nazionale, da nord a sud». Parla chiaro Giorgio Napolitano, che ieri ha partecipato alla cerimonia di consegna del riconoscimento Unesco alle Dolomiti. Il presidente della Repubblica è arrivato ad Auronzo in una giornata di lutto per la provincia di Belluno, che tra le Dolomiti ha perso «quattro valorosi», come li ha definiti lo stesso capo dello Stato. La sua visita era stata anticipata dalle polemiche per la coincidenza con i funerali e Napolitano non ha fatto tappa a Belluno, ma quella disgrazia non è stata dimenticata. Primo tra tutti Francesco Bandarin, direttore del centro per il patrimonio mondiale: «L’Unesco si inchina alla loro memoria». Al suo arrivo Napolitano è stato salutato dalla folla con un: «Sei il migliore!» e ha indossato il dono dei bambini: un cappellino con il simbolo delle Dolomiti patrimonio dell’umanità. Una sosta nel salottino privato e poi la cerimonia, iniziata con un minuto di silenzio. Sul palco si sono alternati gli interventi del sindaco di Auronzo, che ha definito le Dolomiti «un regalo della natura» e dei presidenti di Veneto, Friuli, Trento e Bolzano. Il rappresentante dell’Unesco ha spiegato perchè le Dolomiti sono state inserite nella lista del patrimonio mondiale. Responsabilità è stata la parola più usata negli interventi politici, ma il pubblico non ha apprezzato la scelta del presidente della Provincia autonoma di Bolzano: Luis Durnwalder ha salutato in italiano, poi ha tradotto in tedesco e a quel punto la sua voce, passata al ladino, è stata coperta da prolungati fischi di bellunesi e turisti. Ha voluto puntare sulla montagna vissuta invece Lorenzo Dellai, presidente della Provincia di Trento, ricordando i due rischi che incombono sulle Dolomiti: «Diventare una Disneyland o un deserto boscato»; solo chi si ostina a continuare i lavori tradizionali può salvarle, per primi gli allevatori. «Ma nelle sedi politiche il peso della montagna non è proporzionato», ha ricordato Dellai. Dopo un cenno ai caduti del Suem, il governatore veneto Giancarlo Galan ha vantato le tante bellezze regionali riconosciute dall’Unesco, da Venezia a Vicenza per finire con le Dolomiti «monumenti della creazione». Il ministro all’ambiente Prestigiacomo le ha definite «montagne irripetibili», assicurando l’impegno del governo per la tutela delle biodiversità. La Prestigiacomo ha proposto una sede della Fondazione itinerante, ma il suo tentativo di pacificazione è destinato a fermarsi nella piazza di Auronzo. Prima di scoprire la targa dell’Unesco, il presidente Napolitano ha descritto le Dolomiti come «un paesaggio tra i più spettacolari al mondo», senza rinunciare al richiamo all’unità del Paese. Il capo dello Stato ha voluto anche risvegliare il senso di responsabilità dei cittadini, citando l’articolo 9 della Costituzione: «La Repubblica siamo tutti noi, tutelare il paesaggio è dovere anche di noi cittadini, chi vuole fare una casa o ottenere un guadagno dal turismo deve ancorarsi al senso del limite e al rispetto delle regole».
«Montagne senza frontiere» Il monito di Napolitano. E sull’autonomia di Belluno: «La vedo difficile» «Trento e Bolzano hanno radici storiche diverse da
Belluno» di Francesco Dal Mas AURONZO. Neppure ad Auronzo, ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo, Giorgio Napolitano ha rinunciato a sottolineare quanto sia «inscindibile» l’Italia, perfino sul piano della valorizzazione dell’ambiente. E quindi della responsabilità, che compete a tutti, di tutelarlo e valorizzarlo. Abbandonando - ha aggiunto - le sterili polemiche. E stoppando l’autonomia, non la specificità, della Provincia di Belluno. Ma anche ricordando i morti dell’elicottero. Il bagno di folla. Bagno di folla prima e dopo la cerimonia per la consegna della targa a ricordo del riconoscimento Unesco delle Dolomiti come patrimonio dell’umanità. In testa la berretta delle Dolomiti, Napolitano è stato omaggiato da una classe delle elementari. «Resisti, sei il migliore», gli hanno gridato altri, dalla folla assiepatasi lungo la strada. Primi amori. Quasi con orgoglio, Napolitano ha ricordato quella che era stata una fuga in riva al lago: «Ad Auronzo - ha detto guardando la moglie - siamo legati da un bel ricordo personale giovanile». Curiosi, siamo andati a chiederglielo alla moglie Clio: «Eravamo fidanzati e siamo venuti in vacanza, la prima da soli, proprio qui ad Auronzo». Speculazioni fuori luogo. Napolitano scende dalla macchina e non trattiene il suo disappunto, probabilmente facendo proprio quello del governatore Galan: «Tutte le speculazioni sono fuori luogo», lamenta. Si riferisce al presidente della Provincia, Giampaolo Bottacin, e ai sindaci assenti, per rispetto, a modo loro, del lutto provinciale. «Non ci dimentichiamo di quello che è successo», mette le mani avanti il capo dello Stato. E i caduti li ricorda intensamente in apertura d’intervento, solidarizzando con le famiglie. Italia inscindibile. «Memorabile» per Napolitano il riconoscimento dell’Unesco. Ma attenzione, mette in guardia: l’Italia con il suo patrimonio culturale, artistico e naturale è inscindibile, non si può spezzare o separare. «Le Dolomiti e le Eolie sono affiancate nel World Heritage List: a conferma dell’inscindibilità del nostro patrimonio nazionale, del patrimonio di storia e bellezza che fa grande la nostra Italia». Interessi di parte. La Carta Costituzionale - poco letta, secondo Napolitano - richiama alla responsabilità della tutela dell’ambiente e del patrimonio storico ed artistico. Tutelare il bene di tutti e non perderci nella «cieca difesa degli interessi di parte», ecco l’impegno che il presidente della Repubblica lancia da Auronzo. Senso del limite. Lo sviluppo dell’economia e del turismo «debbono ancorarsi al senso del limite e al rispetto delle regole». Napolitano lo dice chiaro e tondo. La tutela dell’ambiente «non può essere spinta in secondo piano nelle decisioni delle autorità di governo e su ciò si dimostra determinata a vigilare il ministro Prestigiacomo». Autonomia. Impropriamente Napolitano viene interrogato
sull’autonomia della Provincia di Belluno. Non c’è, infatti, una richiesta
avanzata in tal senso dalle istituzioni. Quanto alle Province già autonome, Napolitano fa un ripasso della storia per chi l’ha dimenticata: Trento e Bolzano hanno ricevuto l’autonomia per ragioni storiche lontane nel tempo, e quindi «non sono realtà comparabili» con la provincia di Belluno. Superare le frontiere. Napolitano ha ringraziato Durnwalder «per aver insistito sul superamento del concetto di area di frontiera a favore di una visione delle Dolomiti come area di montagna aperta all’Europa. Nel 1998 toccò a me, in occasione dell’ingresso dell’Italia e dell’Austria nel sistema di Schengen, incontrarmi al Brennero con il mio collega austriaco per rimuovere la barriera che per ben due volte nel corso del secolo era stata attraversata da eserciti in guerra», ha ricordato Napolitano. «Fu il simbolo della conclusione di un’epoca tragica di divisioni e di conflitti. Viviamo in pace e in amicizia da tutti e due i lati delle Alpi. Ed è in questo spirito che voi certamente opererete, assolvendo gli impegni presi, come cittadini d’Italia e cittadini d’Europa, depositari e curatori di splendide risorse riconosciute come patrimonio mondiale dell’Umanità».
Polemica sulla sede della Fondazione. Il capo dello Stato: «Superare i particolarismi». Dellai: «Disputa ridicola» Galan-Durni, duello davanti a Napolitano Duro il governatore veneto: «Il suo cattivo gusto non ha proprio limiti» Stefania Prestigiacomo propone la rotazione
biennale tra i territori di Francesco Saltini AURONZO. Non era il giorno per fare polemiche, ma i due storici avversari non ne hanno voluto sapere di sotterrare l’ascia di guerra. La sede della Fondazione è il motivo di scontro tra Giancarlo Galan e Luis Durnwalder, con il collega trentino Dellai, il ministro Prestigiacomo e sopratutto il presidente della Repubblica a fare da pacieri: «Questo riconoscimento è frutto della collaborazione», ha detto Giorgio Napolitano, «e ciò che mi auguro è che tutti i protagonisti proseguano su questa strada, superando i vari particolarismi». «La sede a Bolzano». L’uscita di qualche giorno fa del presidente Durnwalder non è certo piaciuta al popolo bellunese che appena ha potuto lo ha ricoperto di fischi. Il governatore altoatesino cerca di smorzare la polemica: «Non ho detto che oggi (ieri ndr) avrei proposto Bolzano come sede della Fondazione, qualcuno ha travisato». Se non oggi, però, sarà domani... Perché Bolzano piuttosto che Belluno? Galan non ci sta. «Il cattivo gusto di Durnwalder non ha limiti», tuona il governatore veneto. «Oltre a non essere questo il momento per una simile dichiarazione, dovrebbe ringraziare il Padreterno per avere quell’autonomia per cui lo Stato lo ricopre di soldi». Al termine della manifestazione Galan si ripete: «Una bella cerimonia, senza troppe polemiche, anche se ho faticato molto a non fare un accenno agli incredibili, ingiustificabili e vergognosi privilegi con cui si trattano alcuni cittadini italiani rispetto ad altri. La Fondazione? Quella di Durnwalder è una polemica ridicola. Non si può decidere di ruotarla solo perché uno fa il prepotente». Polemica ridicola. Va giù duro il governatore trentino Lorenzo Dellai: «Quella sulla sede della Fondazione è una disputa ridicola. E’ l’aspetto minore, se non trascurabile, della questione, anche perché è già deciso che quella operativa seguirà il presidente di turno. Per quanto riguarda la sede giuridica, per me la sua ubicazione è ininfluente. Se Belluno ci tiene molto ad averla, per me va bene: l’ex presidente Reolon si è impegnato molto in questo progetto». Sede itinerante. E’ la proposta del ministro Stefania Prestigiacomo: «Propongo che la sede sia itinerante e che venga ospitata per due anni a rotazione da tutti i territori interessati dalla tutela Unesco. E’ legittimo che ognuno offra ospitalità, ma credo che tutti dovremmo trovare una soluzione». Friuli alla finestra. Il presidente Renzo Tondo non si intromette nella disputa: «Guardo ai contenuti piuttosto che al contenitore. Noi siamo disponibili ad appoggiare qualsiasi soluzione».
La sfida Tre confini da superare di Toni Sirena Una giornata intensa, sofferta, impegnativa. La visita del presidente Napolitano ad Auronzo di Cadore ha segnato una assunzione di responsabilità e, nello stesso tempo, i funerali a Belluno delle quattro vittime dell’elicottero del Suem e del soccorso alpino hanno marcato, nel dolore, l’abbraccio della gente della montagna ai suoi uomini caduti in servizio. C’è un filo che unisce questi due momenti, vissuti entrambi con forte emozione: è il filo della solidarietà, quello di un sentire comune di chi vive la montagna. Sono stati, entrambi, momenti forti nei quali la comunità ha ritrovato se stessa, si è in qualche modo riconosciuta. Un segnale che molti, a partire da Napolitano, hanno invitato a non smarrire, sforzandosi di guardare oltre i particolarismi e le polemiche. La cerimonia, sobria e a momenti solenne, di Auronzo, nella quale si è formalizzata la consegna del «sigillo» dell’Unesco alle Dolomiti, segna un punto di partenza, non di arrivo. Raggiunto un risultato a lungo perseguito (con «impegno tenace», ha detto Napolitano), c’è tutto un futuro da costruire, nella direzione indicata in questa prima fase: un territorio unico al mondo ma ricco di diversità, che per la prima volta viene considerato come un insieme coerente, superando confini amministrativi e barriere storiche e culturali. E’ questa la scommessa del futuro. Spesso la storia ha visto le genti delle Dolomiti l’una contro l’altra armate, ma oggi è proprio la diversità «costruttiva» a indicare il valore di questa terra che finalmente riesce a ragionare insieme, a costruire insieme un progetto, da un versante all’altro delle stesse montagne. La diversità è ricchezza e la ricchezza culturale un valore: è questo, non altro, che ha voluto segnalare Durnwalder, il presidente di Bolzano, parlando in italiano, in tedesco e in ladino, cioè nelle tre lingue parlate dalle popolazioni delle Dolomiti. Per questo i fischi sono stati ingenerosi, o forse la questione della lingua era solo un pretesto per segnalare un’insofferenza per i «privilegi» dei vicini, polemica a lungo alimentata, che ha certo le sue ragioni ma nello stesso tempo riduce la complessità storica e culturale delle ragioni degli altri, quelle delle radici dell’autonomia. Ora, per le Dolomiti riconosciute patrimonio del mondo viene la parte più difficile: come dare concretezza a un’idea che è alla sua prima tappa? Dellai, presidente trentino, ha posto non a caso l’accento sul «cosa fare». Sarà questa la vera cartina di tornasole delle buone o cattive intenzioni, non la questione della sede. Questa ha un valore simbolico certamente alto, ma ne ha meno dal punto di vista concreto, perché probabilmente tutte le Province a rotazione avranno la rappresentanza della Fondazione Dolomiti-Unesco, e perché ci saranno sedi o sportelli operativi fissi in tutte le Province. E’ un fatto, se proprio vogliamo parlare di «quote» di Dolomiti (ma non è mai stata questa, finora, la logica del progetto Unesco che ha invece sempre ricercato la pari dignità tra i territori), che la «quota» maggiore è in provincia di Belluno. Ma è anche un fatto che Trento e Bolzano sono molto più avanti nei temi dello sviluppo sostenibile, centrale nel progetto Unesco (casa clima, piste ciclabili, biciclette elettriche, città a bilancio neutro di emissioni, ecc.). Dall’altro lato, è altrettanto vero che Trento e Bolzano hanno bruciato forse molti ponti alle spalle, perché il territorio è stato spesso brutalizzato da strade, cemento e seconde case, sicché, paradossalmente, Belluno potrebbe perfino trovarsi avvantaggiata nel disegnare il futuro possibile. I temi veri sono questi, non certo la spartizione di poltrone o di sedi, non giochi di potere, non campanilismi: in gioco è un nuovo modello di «governance» di un territorio complesso. Questa è la scommessa. I quattro uomini della montagna che sono morti mentre volavano sulle cime, non guardavano dove passava il confine, e nemmeno chiedevano la nazionalità o la lingua o la residenza agli altri uomini che andavano a salvare. Le Dolomiti sono patrimonio dell’umanità anche per questo. Toni Sirena
Il Gazzettino 26.08.2009 Napolitano: Dolomiti simbolo di tutta l’Italia Il capo dello Stato ad Auronzo ritorna sull’unità nazionale: «Il nostro patrimonio è inscindibile, da Nord a Sud» Nostro inviato Un richiamo all’unità dell’Italia e al riferimento costante alla Costituzione, indicata quasi come una sorta di bibbia laica per i cittadini, è venuto dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ad Auronzo ha partecipato alle celebrazioni per le Dolomiti dichiarate dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Nel giorno del dolore, per i concomitanti funerali dei quattro bellunesi morti nell’aereo precipitato a Cortina, il capo dello Stato ha pronunciato parole non di circostanza, ma di sostanza. Al punto da far venire il mal di pancia a qualche leghista. La visita è avvenuta secondo il protocollo, dentro una cornice di folla festante e sotto un cielo dolomitico di bellezza sfacciata. Nessun cambio di programma. Anzi, entrando nella tensostruttura davanti alla pieve, è stato categorico. «Non si dimentica quello che è successo: questa non è una festa, è una cerimonia seria di riflessione e di impegno». E sulle defezioni di due sindaci, ha risposto: «Le speculazioni sono fuori luogo». Davanti ai ministri Prestigiacomo e Tremonti, ai presidenti delle Regioni Veneto, Friuli e Trentino Alto-Adige, delle province di Bolzano, Trento, Belluno, Pordenone e Udine, ha pronunciato un discorso improntato solo in apparenza all’esaltazione della montagna e dei beni artistici italiani. In realtà contiene un riferimento agli strappi di chi ha criticato le celebrazioni per i 150 anni dell’unità nazionale, che non si sarebbe ancora realizzata viste le differenze di sviluppo tra Nord e Sud del paese. Napolitano è intervenuto alla fine, quando i molti spettatori ammassati all’esterno avevano sonoramente fischiato Luis Durnwalder, che aveva rivolto un saluto in tedesco. A parte il dissenso da stadio, il clima è stato intenso, le riflessioni non rituali sul destino della montagna. Il discorso del capo dello Stato si è incentrato sull’unitarietà del patrimonio ambientale italiano. Ha sottolineato «lo spirito di collaborazione» tra istituzioni che ha portato al riconoscimento quale patrimonio dell’umanità di «un paesaggio montano tra i più spettacolari al mondo». E ha aggiunto: «Mi auguro che questo spirito si consolidi al di fuori di ogni particolarismo». Ma quando ha sottolineato il «sentimento di orgoglio che ci unisce perchè con le Dolomiti l’Italia raggiunge il primato di 44 siti iscritti nel patrimonio mondiale dell’umanità» ha dilatato, non casualmente, l’orizzonte. Ha citato l’altro «sito naturale» italiano eletto a rilevanza globale, ovvero le isole Eolie. «Ora le Dolomiti e le Eolie sono affiancate nella Wolrd Heritage List: a conferma dell’inscindibilità del nostro patrimonio nazionale, da Nord a Sud, dell’inscindibilità del patrimonio di storia e bellezza che fa grande la nostra Italia». Ha poi invitato alla responsabilità nel salvaguardare un patrimonio comune, la natura e la montagna. E ha indicato la Costituzione quale fondamento della Repubblica «che riconosce diritti e tutela beni preziosi per tutti». Una responsabilità anche per i singoli cittadini. «Contano i comportamenti di ciascuno che debbono essere rivolti non al cieco soddisfacimento di interessi particolari, ma alla salvaguardia della ricchezza comune». L’inciso sull’inscindibilità «da Nord a Sud» è stato aggiunto dal presidente al discorso scritto, con una chiara sottolineatura dlela voce. E ai giornalisti che al pomeriggio gli hanno chiesto se alludesse alle turbolenze anti-unitarie ha risposto: «State tranquilli, su questi temi torneremo presto». Una promessa, ma non solo. Qualcuno ha capito e non ha gradito. Mario Borghezio, europarlamentare della Lega Nord. «È ben lecito domandarsi se il nesso che Napolitano pone fra patrimonio nazionale e unità del Paese sia da considerarsi fondato e indissolubile per l'oggi e per il domani. Temo proprio di no, perché in uno Stato federale esso appartiene al territorio di riferimento». E ha rincarato, con polemica: «È una fortuna che le Dolomiti appartengano al popolo veneto e non a coloro che attualmente custodiscono e valorizzano la Grotta Azzurra di Capri». Ovvero, i napoletani.
Due regioni in corsa per la sede Il ministro: facciamola itinerante Gaffe linguistica del presidente dell’Alto Adige: «Le diverse culture sono un patrimonio» Il governatore del Veneto: «Che cattivo gusto» Il giorno prima lo stesso presidente della Provincia Autonoma di Bolzano aveva avanzato la candidatura della propria città ad ospitare la sede della Fondazione dell’Unesco. Un’irruzione a gamba tesa mentre è in gioco la gestione collegiale di una ghiotta occasione di visibilità nel mondo. E siccome Durnwalder non perde occasione per invitare tutti a rispettare le diversità, etniche e linguistiche, si becca la piccata reazione di Giancarlo Galan che si domanda perché tale diversità debba prevedere laute prebende a favore delle regioni a statuto speciale. Il presidente del Trentino Alto-Adige è piuttosto entusiasta per il riconoscimento dell’Unesco. E spiega così il suo riferimento in tedesco (e poi in ladino) alla gente ladina, la stessa che ha chiesto con un referendum di lasciare il Veneto. «La gran parte del territorio esistente quello bello, è nell'area ladina e perciò ho ritenuto giusto salutare i cittadini di queste zone nella loro madrelingua. Le culture diverse sono un patrimonio e non devono fare paura. Non capisco perché qualcuno ha fischiato. Questo è valore umano, questa è cultura». Parlando davanti a Napolitano, Durnwalder non ha rivendicato candidature (ma lo aveva fatto con i giornalisti). Più prudentemente ha spiegato le ragioni della grandezza delle Dolomiti. L’ambiente naturale ancora abitato da chi vi lavora. La bellezza che attira 15 milioni di turisti all’anno. L’equilibrio di fauna e flora. Il senso di solidarietà della gente delle valli. Il multilinguismo, come ricchezza. Subito dopo Lorenzo Dellai, presidente della Provincia di Trento, difende con lo stesso orgoglio le differenze da valorizzare nelle Dolomiti «come casa comune degli uomini e delle donne che vogliono vivere sulle nostre montagne». Avvertendo che i rischi sono due. «Trasformarle in una grande Disneyland senza anima o in un deserto boscato senza comunità di persone». Poi un invito perentorio: «Smettiamola con questa ridicola disputa su dove andrà la Fondazione». Non cade nel tranello neppure Renzo Tondo, governatore del Friuli, che anzi invita a fare delle Dolomiti «un’espressione del made in Italy, che punti sul turismo sostenibile e valorizzi la natura e la cultura delle nostre genti». Il governatore Galan nel discorso ufficiale non tocca argomenti polemici con i vicini che stanno dall’altra parte delle Tre Cime di Lavaredo. Ma lo fa a bordo pista. Per criticare la ribadita candidatura di Bolzano. «Se Durnwalder dice queste cose dimostra di avere cattivo gusto. Io, che invece ho buon gusto, evito proprio di parlarne. Da quelle parti non hanno pudore. Come si fa in un giorno di lutto per il Veneto, con il presidente della Repubblica in Veneto che celebra lo straordinario successo di queste montagne? Durnwalder ha ancora il coraggio di chiedere cose dopo l'autonomia che gli riconosce privilegi ingiustificati, ingiustificabili e indefinibili...». Galan non affonda. «Le province hanno realizzato una grande opera che precedentemente non era riuscita: far sì che l'Unesco desse questo riconoscimento. Poi non abbiamo fatto delle gran belle figure, ma questo lo diciamo a partire da domani. Oggi godiamoci questo momento bello, senza polemiche». A fare ufficialmente da paciere è il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. «Non è la giornata per discutere sulla sede della Fondazione», aveva risposto prima di intervenire ufficialmente a chi le chiedeva un giudizio sulle divisioni tra le cinque province. «È legittimo che ognuno offra ospitalità, ma credo che tutti dovremmo trovare una soluzione». Parlando di fronte al presidente Napolitano ha prospettato tale soluzione, anche se sa un po’ da compromesso. «Proporrò che vi sia una sede itinerante in tutti i territori perché è giusto e corretto rispettare le aspettative di tutti». Insomma, una «turnazione ogni due anni». E per cominciare? «Potremmo fare un sorteggio». Giuseppe Pietrobelli
«Chiamiamole Dolomites» La proposta di Messner tra ladino e inglese
Il Gazzettino-Bl 25.08.2009 LONGARONE Comuni e Regione a confronto sull’A27 I sindaci di Longarone, Castellavazzo e Ospirale incontreranno l’assessore regionale alla mobilità Chisso per riaffrontare l’ipotesi del prolungamento dell’autostrada sino a Macchietto. Ciò, per i primi cittadini, ridurrebbe il traffico.
A settembre l’assessore alla mobilità Chisso incontrerà i sindaci della zona Prolungamento dell’A27 se ne riparla con la
Regione Per ridurre le code tra Perarolo e Longarone
torna in auge l’ipotesi di spostare l’uscita dell’autostrada a Macchietto Longarone Il sindaco di Longarone, Roberto Padrin, si arma di
carta e penna per provare a risolvere una volta per tutte il problema legato
all'insostenibile traffico lungo la statale di Alemagna. Soprattutto in questo
periodo di notevole afflusso turistico. Il destinatario della lettera è
l'assessore regionale alla mobilità Renato Chisso. Sollecitato da Padrin a
prendere una decisione in tempi rapidi per porre rimedio all'annosa questione,
Chisso ha deciso di fissare un incontro con l'amministrazione - e con ogni
probabilità pure Castellavazzo e Ospitale - nei primi giorni di settembre: «La
situazione è davvero complicata - commenta Padrin - i disagi coinvolgono non
solo i cittadini che vivono a ridosso dell'Alemagna, ma anche i molti turisti
che raggiungono le nostre montagne. Ecco perché ho deciso di scrivere alla
Regione: l'interessamento dell'assessore Oscar De Bona è stato importante per
aprire un confronto». Verranno discusse, in modo particolare, due ipotesi,
già da tempo sul tavolo di Palazzo Balbi: la variante e il prolungamento
autostradale. Nel primo caso, si tratta di un progetto inserito nel piano
triennale Anas. L'ostacolo, al momento insormontabile, è l'ingente costo
dell'operazione: oltre 160 milioni di euro. Il tracciato prevede una galleria,
in grado di escludere, o quasi, Longarone dal transito delle auto. La seconda
proposta prevede il prolungamento dell'autostrada A27 fino a Macchietto di
Perarolo. In questo modo, il collegamento con il Cadore diverrebbe molto più
snello. A tale proposito, la Regione è impegnata in uno studio di fattibilità:
pare, inoltre, che un gruppo di privati sia disposto a coprire, almeno in parte,
le spese per l’ampliamento autostradale. Insomma, qualcosa si muove e lo testimonia anche
l'iniziativa dei pass promossa da Longarone, Castellavazzo, Ospitale e Perarolo:
grazie all'impiego di forze dell'ordine e semplici volontari, la circolazione
delle macchine su tutta la viabilità che interseca la statale 51 è stata
vietata a coloro che non risiedono nei Comuni. E il minor traffico sulle arterie
laterali ha avuto dei risvolti positivi, ma non sufficienti, anche sull'Alemagna
stessa. Marco D'Incà
«Cortina senza strade: facciamo autocritica» Con Vascellari al PalaInfiniti la voce degli industriali sulla crisi Marzotto: «Stiamo tenendo». Ghezze: «Servono impianti» Cortina La montagna, in provincia di Belluno, è utilizzata per scopi turistici molto meno di quello che merita. Nelle nostre valli, gli operatori non hanno ancora saputo esprimere le loro potenzialità. Lo ha sostenuto Valentino Vascellari, presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, intervenendo al dibattito "Le vette del turismo sostenibile", proposto ieri dalla rassegna Cortina InConTra. «La mia è un’autocritica – ha concluso Vascellari – perché non siamo ancora stati capaci di fare quello che avremmo dovuto: facciamolo. Che cosa è mancato? Le infrastrutture. Il turista vuole arrivare molto in fretta, nel luogo di vacanza, e pretende di andarsene con uguale rapidità: va colmata la carenza di infrastrutture, che è colpa della politica». Da parte di Matteo Marzotto, presidente dell’Ente nazionale del turismo, parole di ottimismo sull’andamento della stagione: «Dobbiamo fare riferimento ad un nostro osservatorio, dell’Enit, perché in Italia, non si riesce ad avere dati ufficiali, nessuno fornisce i numeri di cosa accade. Sembra comunque che la flessione sia meno grave delle previsioni: stiamo tenendo. L’estate, la grande destinazione è il mare, con un 47% del movimento turistico, eppure la montagna non è una nicchia, è invece una grande destinazione». «Ma di che montagna parliamo – ha replicato lo scrittore Mauro Corona – di quella firmata, di Cortina, o di quella senza servizi, della Valcellina, dove rubano la ghiaia ai torrenti? Ci vuole un ministro delle pari opportunità anche per la montagna. Ora che ci ha riconosciuto l’Unesco, che si controllino le malefatte: la stanno massacrando, la Valcellina». Il presidente del consorzio Cortina Turismo ha portato alcuni dati sull’uso dell’ambiente: «La percentuale del territorio provinciale coperta da impianti e piste da sci è del 7 per mille; quella sottoposta a vincoli ambientali, di vario genere, supera il 60 per cento – ha detto Stefano Illing – eppure è stato lo sci a permettere la permanenza dell’uomo. Dove non è nato, o non si è sviluppato il turismo invernale, la montagna si è spopolata. C’è una visione estetica del territorio, mentre è la modernizzazione ad avere portato dei benefici nell’uso della montagna». Per Enrico Ghezze, presidente degli impianti a fune di Cortina: «Noi impiantisti facciamo parte di un grande sistema, complesso. Le mancanze di altri settori fanno soffrire il nostro, che ha bisogno di grandi numeri, di tante presenze. Il calo dei posti letto negli alberghi non consente di alimentare gli impianti, che invece hanno aumentato la loro portata. Inoltre mancano i collegamenti fra le vallate». Provocatoria la sua posizione sui Mondiali di sci alpino: «Noi ci dobbiamo sempre affidare, all’italiana, ai grandi eventi, quindi speriamo nei Mondiali di sci, altrimenti i soldi non arrivano. Ma con quali progetti? Se, per disgrazia, ce li affidano, per il 2015, come li facciamo? Non ci sono strade, né parcheggi, né impianti adeguati». In numerosi interventi ci sono state domande, accuse, richieste, rivolte all’amministrazione comunale. Che però non ha inteso partecipare all’incontro. Marco Dibona
La Repubblica online 25.08.2009 Il Capo dello Stato alla cerimonia per l'iscrizione delle Dolomiti nella World Heritage List Nella stessa lista sono presenti anche le Eolie, "a conferma che l'Italia è una" Napolitano, nuovo appello all'Unità "Da Nord a Sud patrimonio inscindibile" AURONZO DI CADORE (BELLUNO) - "Le Dolomiti e le Eolie sono affiancate nella World Heritage List: a conferma dell'inscindibilità del nostro patrimonio nazionale, del patrimonio di storia e di bellezza che fa grande la nostra Italia". Il richiamo esplicito all'Unità, l'invito a superare i "ciechi" particolarismi, sulla scia delle polemiche che da settimane attraversano e dividono il Paese, è stato formulato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo discorso in occasione della iscrizione delle Dolomiti nel patrimonio Unesco. Il Capo dello Stato ha ricordato, in apertura di cerimonia, i quattro volontari del soccorso morti sabato scorso sulle montagne della provincia di Belluno a bordo di un elicottero e ha rivolto l'espressione della sua "partecipe solidarietà al dolore dei familiari". Ha poi detto di essere particolarmente lieto, seppure con un velo di tristezza, di partecipare a un evento memorabile: "Memorabile per la gente delle Dolomiti e memorabile per l'Italia che vede oggi iscritti anche questi suoi luoghi meravigliosi nella lista del patrimonio mondiale dell'umanità". Per il Capo dello Stato il riconoscimento dell'Unesco "non è piovuto dal cielo, ma ha coronato l'impegno tenace portato avanti dalle istituzioni regionali e locali e dal Governo nazionale, in uno spirito di collaborazione che mi auguro si consolidi al di fuori di ogni particolarismo". ''Il paesaggio, l'ambiente naturale e storico - ha proseguito Napolitano - sono beni, sono valori che non possono essere spinti in secondo piano nelle decisioni delle autorità di governo - e su ciò si dimostra determinata a vigilare il ministro Prestigiacomo, e me ne compiaccio - ma non possono nemmeno essere ignorati o trascurati dal singolo che aspiri a costruirsi una casa o che voglia trarre maggior profitto dall'attività turistica''. Il presidente della Repubblica ha poi osservato che la valorizzazione di territori quali le Dolomiti, ''opportunamente mirata a migliorarne la fruibilità e in generale lo sviluppo dell'economia e del turismo, debba ancorarsi al senso del limite e al rispetto delle regole''. Anche questo impegno, come ha sottolineato Napolitano, sarà tra le direttive della Fondazione Dolomiti che sta per nascere. ''Vi sono tutte le condizioni perchè di qui venga un esempio valido per tutto il Paese che vede purtroppo ferito da guasti ed esposto a seri rischi il suo patrimonio naturale, storico e artistico''. Secondo il presidente della Repubblica, la ricchezza dell'Italia non è solo motivo di orgoglio, ma comporta degli obblighi: "Abbiamo di fronte al mondo la responsabilità di salvaguardare questo grande patrimonio comune. E d'altronde a ciò ci richiama l'articolo 9 della nostra Costituzione, che è uno dei suoi principi fondamentali: la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione". Per il Capo dello Stato "se si legge la Carta - e bisognerebbe farlo, e tornare a farlo, costantemente - ci si accorge che il soggetto più citato è la Repubblica. E', nel dettato della Costituzione, la Repubblica il soggetto che regge gran parte dei suoi precetti, che riconosce diritti e che tutela beni preziosi per tutti".
Corriere delle Alpi 25.08.2009 DOLOMITI UNESCO Corona accende la polemica «Ci hanno dato la targa Unesco ma intanto ci massacrano...» CORTINA. Quasi si ribella Mauro Corona quando sente parlare di sviluppare ulteriormente aree già consolidate nel turismo. «Ma di che montagna stiamo parlando? Sapete che ci sono dei paesi di questa provincia dove i ragazzi per andare a scuola debbono prendere il pullman alle 5 del mattino? Paesi dove non c’è tabacchino, non ci sono negozi di frutta e verdura, non c’è macelleria, non ci sono giornali, dove si sta privatizzando perfino l’acqua. Altro che protezione dell’Unesco». Corona non ha dubbi: «Ci vuole un ministro delle Pari Opportunità anche per la montagna. Ci stanno mettendo l’etichetta di Unesco e ci massacrano. Siamo il patrimonio dell’umanità, dicono. Ma quale umanità? Quella disperata che vive nei paesi più abbandonati delle terre alte?». Lo scrittore di Erto conclude augurandosi che con l’Unesco «si fermino tutti gli ultimi scempi in programma». Prima dell’inizio del dibattito, è stato emesso un comunicato ufficiale con il quale «la grande famiglia di “Cortina InConTra” », si legge, «partecipa con commozione al lutto di Cortina, del Bellunese e del Veneto per la scomparsa di quattro uomini valorosi del pubblico soccorso, caduti nell’esercizio del loro dovere professionale». La nota ricorda che in tutti gli eventi culturali in cartellone «da sabato scorso e fino a tutta la giornata di domani (oggi per chi legge, ndr) è stato e sarà osservato un minuto di silenzio» e che alle esequie dell’equipaggio del Suem «parteciperà anche una rappresentanza di “Cortina InConTra” » Durnwalder: «La sede a Bolzano» Toscani scandalizzato: «Inopportuno, spiacevole e superficiale» BELLUNO. Come nulla fosse e con un tempismo inquietante, Luis Durnwalder annuncia ufficialmente che Bolzano vuole la sede della Fondazione Dolomiti Unesco e approfitterà della visita di Napolitano per dirglielo direttamente: «La Provincia autonoma di Bolzano presenterà la propria candidatura quale sede della fondazione per le Dolomiti patrimonio dell’Unesco. Ad Auronzo», dice candidamente, «i responsabili delle Regioni e delle Province delle Dolomiti avranno occasione di conversare con il capo dello Stato e Bolzano intende presentare la propria candidatura». Seccatissima la risposta dell’assessore provinciale all’Unesco Matteo Toscani: «Ho letto con profonda amarezza, incredulità e sconcerto la dichiarazione di Durnwalder. In un momento in cui l’intera provincia di Belluno è in lutto per il tragico evento di sabato, il presidente bolzanino coglie l’occasione della visita del capo dello Stato per rivendicare la sede della fondazione Unesco. Mi sarei aspettato un rispettoso silenzio o parole di solidarietà anziché rivendicazioni, su cui non voglio entrare nel merito, assolutamente fuori luogo e fuori tempo, spiacevoli, superficiali ed inopportune. Per la popolazione bellunese e per la politica questo deve essere un momento di raccoglimento. Durnwalder ci dovrebbe maggiore rispetto, sempre, ma ancor di più nella drammatica situazione in cui ci troviamo. Il presidente di Bolzano abbia la compiacenza di attendere le esequie prima di fare altre esternazioni sulla questione Unesco». Una lunga marcia durata 5 anni Quasi una corsa a ostacoli: ecco come si è arrivati al riconoscimento DOLOMITI UNESCO La prima idea nel 1993, poi rilanciata nel 2005 E’ un
punto di arrivo, ma anche un nuovo inizio di Toni Sirena BELLUNO. Quindici anni dopo la prima proposta, cinque dopo l’inizio della fase di costruzione della candidatura, le Dolomiti diventano patrimonio dell’umanità. Oggi ad Auronzo si suggella ufficialmente il prestigioso riconoscimento che apre scenari nuovi per le Dolomiti. La scelta di Auronzo risponde alla logica del progetto, ed è una condizione posta dal presidente della Repubblica: la cerimonia viene fatta in un luogo importante delle Dolomiti, ma non nel luogo simbolo della «montagna dei vip», cioè Cortina. Il messaggio è chiaro: il riconoscimento dell’Unesco non va alla montagna famosa, quella del gran turismo. Il progetto non serve a questo, non per questo le Dolomiti sono state iscritte nell’elenco dei beni dell’umanità. Il loro non è un valore di mercato, le Dolomiti sono un bene e non una risorsa da sfruttare con le logiche che hanno segnato i destini della montagna (arricchimento da un lato, spopolamento e abbandono dall’altro). Il cammino è stato lungo. La prima idea fu lanciata nel 1993 in un convegno di una serie di associazioni, tra le quali Mountain Wilderness, Cai, Fondazione Angelini e altri. Rilanciata dalla Provincia di Belluno nel 2005, ha seguito un percorso difficile, non privo di momenti di arresto, ostacolata apertamente da persone e forze legate a una vecchia idea di «sviluppo» (impiantisti e immobiliaristi in primo luogo). L’idea si è modificata per via, facendo i conti con la realtà che spesso non coincide con le ambizioni. Superando pragmaticamente gli ostacoli senza tuttavia smarrire l’ispirazione originaria. Si può definire a ragione un esempio positivo di capacità di tenere la barra, di trasformare in progetto concreto (politico, amministrativo) un’idea partita dal basso, di mettere d’accordo realtà diverse in nome di un disegno unitario e condiviso, di accogliere sollecitazioni e nello stesso tempo respingere velleitarismi. L’idea iniziale era di proporre una candidatura come «sito culturale». Perché le Dolomiti non sono solo cime e vette, ma anche valli, pascoli e paesi. La montagna è un paesaggio culturale, è un territorio antropizzato che si è trasformato in una lunga storia di sedimentazione di lavoro, civiltà, culture, lingue e popoli a contatto. Tutto il contrario di una «selvaggità» che è, a ben vedere, il lato opposto di una stessa medaglia: da un lato la montagna disneyland, il parco giochi di un’area urbana che guarda alla montagna, alternativamente, come territorio di servizio o di sfruttamento; dall’altro, e per reazione, una montagna vergine, immacolata, lasciata a se stessa e alle dinamiche «naturali». Né sfruttamento né naturalità selvaggia, ma un territorio in cui montagne e uomini si incontrano e interagiscono, e si cambiano a vicenda. L’idea ha incontrato molti ostacoli, tra i quali la constatazione dell’unicità delle Dolomiti, geologica e paesaggistica. Inoltre, l’Italia aveva già una quarantina di «siti culturali», e solo uno «naturale». Alla fine, pur essendo il riconoscimento «naturale», nel dossier e nel piano di gestione si riconosce che il paesaggio montano è per sua natura «paesaggio abitato», è una natura antropizzata. La seconda difficoltà con cui ha dovuto fare i conti è stata la frammentazione dei «cuori» (cioè delle montagne e dei gruppi montuosi individuati), ritenuta eccessiva dall’Unesco. Dunque si sono ridefiniti i perimetri, accorpando e semplificando. Per la prima volta l’Unesco ha riconosciuto un bene naturale «seriale», costituito cioè da una serie di siti e non da un «continuum» interamente perimetrato. La terza questione è stata la definizione di chi dovesse gestire il sito Unesco. L’Unesco chiedeva di avere un unico punto di riferimento, un unico organismo di gestione. Le Dolomiti sono divise amministrativamente tra Province autonome (Bolzano e Trento), Province di regioni a statuto speciale (Pordenone e Udine), Province ordinarie (Belluno): ordinamenti e regole molto differenziati. Si è deciso per una Fondazione, un organismo di gestione che mettesse tutte le cinque Province su un piano di pari dignità e che garantisse l’unitarietà richiesta dall’Unesco. Non una questione di quote, dunque, stabilita sulla base del territorio di competenza delle singole Province oppure, ancor peggio, dei soldi versati da ciascuna di esse. Senza questa condizione di «pari dignità» alla fine il progetto non sarebbe andato in porto e la candidatura bocciata. Non sarebbe stato possibile nemmeno che il coordinamento del progetto venisse assunto da Belluno. La Fondazione dovrà essere operativa entro il 2011. E questo vuol dire approvare lo Statuto, decidere la sede legale e quella - o quelle - operative, chiarire il piano di gestione (cioè le azioni concrete per gestire e valorizzare il sito Unesco coerentemente con la dichiarazione di «patrimonio dell’umanità»). Un lavoro impegnativo, che può essere svolto positivamente solo se verrà mantenuta l’ispirazione originaria: pari dignità, sviluppo sostenibile, apertura all’articolazione del territorio e alle popolazioni (associazioni, parchi, enti locali). Ma oggi a firmare l’invito alla cerimonia di Auronzo sono il ministero dell’Ambiente, le due Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia e le due Province autonome di Bolzano e Trento. Sono sparite le Province di Belluno, di Udine e di Pordenone. Sarà così anche sulla targa che l’Unesco consegnerà al presidente della Repubblica e che Napolitano «girerà» al territorio? Lo vedremo oggi. Cos’è cambiato? Si è passati dal territorio ad altro, forse a giochi di potere, forse a equilibri politici, forse al voler ribadire la centralità (o il centralismo?) delle Regioni. Forse, sotto, c’è il timore di dovere in futuro cedere alla Provincia di Belluno le competenze in materia di turismo. Forse la convinzione, più volte espressa da Galan, che le Province non servano e che i Comuni debbano in futuro rapportarsi solo con la Regione. Forse questo ed altro. Di certo, le ostilità al progetto Unesco non sono mancate: perché «ci sono i vincoli» (Oscar De Bona), perché «è un ricatto culturale» (Antonio Prade), perché «comandano le Province autonome» (Bottacin e Toscani), ed altro ancora. Da Belluno e Venezia arrivano da alcuni mesi solo «attenzioni» per lo sfruttamento turistico ed economico del marchio. Il progetto Unesco potrà recuperare il disegno con cui si è arrivati al riconoscimento? Un lavoro che è stato premiato come «modello istituzionale» (parole di Francesco Bandarin, direttore del Patrimonio mondiale Unesco), dove prima dei «pesi» viene il territorio.
L’elenco dei gruppi BELLUNO. I beni riconosciuti sono passati da 27 della prima stesura a 9 nell’ultima, grazie a un lavoro di accorpamento. I nove «cuori» sono: 1) Pelmo, 2) Marmolada, 3) Pale di San Martino, San Lucano, Dolomiti Bellunesi, Vette Feltrine, Civetta, Moiazza, 4) Dolomiti Friulane, 5) Dolomiti Settentrionali (Cadini, Dolomiti di Sesto, Dolomiti di Ampezzo, di Fanes, Senes e Braies, Dolomiti Cadorine, Sett Sass), 6) Puez-Odle, 7) Sciliar-Catinaccio, Latemar, 8) Rio delle Foglie-Bletterblach, 9) Dolomiti di Brenta. Per ciascun complesso montuoso è prevista anche un’area di pre-cuore. Tutti i territori godono già di una qualche forma di tutela e protezione (dai Parchi, nazionali, regionali e provinciali, alle zone Sic e Zps). Nel complesso, la superficie del territorio che entra nell’elenco dei siti dell’Unesco è di 231 mila ettari: la porzione più consistente è in provincia di Belluno.
Associazione industriali «E ora facciamo l’autostrada» BELLUNO. Adesso che c’è il «marchio» Unesco, facciamo l’autostrada. A dirlo è Valentino Vascellari, presidente degli industriali bellunesi. Che chiede che la sede della futura Fondazione sia a Belluno «centro nevralgico delle Dolomiti Patrimonio dell’Umanità». Ma che lancia anche un appello ai bellunesi: «Noi bellunesi dovremo utilizzare questa possibilità come volano di sviluppo turistico per le nostre vallate dolomitiche». Ma ci vuole l’autostrada: «A Belluno si dovrà arrivare veloci, per vivere lenti». Questo «dovrà essere lo slogan che caratterizza lo sviluppo turistico». Quindi: «Una mobilità più adeguata di quella attuale, con il prolungamento dell’autostrada e il miglioramento della viabilità complementare». Vascellari ha inoltre sottolineato che il riconoscimento dell’Unesco sarà anche un sostegno alle produzioni tipiche, da quelle enogastronomiche a quelle industriali.
L’assessore trentino Gilmozzi a Madonna di Campiglio Un territorio unico e una sfida «Le polemiche finiranno presto» MADONNA DI CAMPIGLIO. Dolomiti: un patrimonio naturale unico. Ma anche, soprattutto, Dolomiti come spazio di opportunità verso un futuro sostenibile e un diverso governo del territorio, che coinvolgerà per la prima volta le popolazioni di 5 province, su un territorio di 231.00 ettari, fra “core zone” e aree cuscinetto. Un complesso puzzle, affascinante sotto il profilo naturale e sotto quello socio-politico. Così sono state rappresentate domenica sera le Dolomiti a Madonna di Campiglio, nel convegno “Le Dolomiti di Brenta. Patrimonio mondiale dell’Umanità”. Tre le cifre di lettura proposte: i valori di questo patrimonio (paesaggio, geologia, estetica); il futuro del governo di questo prezioso territorio e infine l’antropologia alpina e le sue connessioni con le scelte degli usi (e abusi) del territorio stesso. Governance era la parola d’ordine, ripresa dall’assessore provinciale trentino all’urbanistica Mauro Gilmozzi e da Annibale Salsa, antropologo e presidente del Cai. Salsa ha ricordato tanto il necessario equilibrio fra conservazione e infrastrutturazione (nel caso delle Dolomiti soprattutto turistica), quanto il rischio del disaccoppiamento tra turismo invernale e estivo. «Il turismo centrato sull’inverno è pericoloso - ha detto Salsa - Crea omologazione e un consumo eccessivo di territorio. Sappiamo che laddove prevale il turismo invernale abbiamo troppe seconde case. Meglio perseguire il modello sudtirolese, che ha saputo mantenere un buon rapporto fra alberghi e seconde case e la qualità del paesaggio e urbanistica». Sembra facile, una questione di regole. In Trentino esiste la legge Gilmozzi. «Attenzione, però - ammonisce - è una questione di cultura, prima ancora che di norme e di pianificazione». Gli fa eco Gilmozzi, che è piaciuto nel suo intervento anche ai rappresentanti degli ambientalisti di Italia Nostra, Legambiente e Mountain Wilderness presenti, rilanciando il ruolo della conoscenza e della scienza ma ha soprattutto indicato la strada della nascente Fondazione Dolomiti Patrimonio Unesco: «Le polemiche finiranno presto. Troveremo un buon accordo. Per noi la sede va bene anche a Belluno. L’importante è il futuro della governance, che ora dovrà vederci operare in sinergia, con un nuovo metodo e nuove prospettive di qualità del territorio e anche per il turismo». Una promessa di sostenibilità. Per l’assessore il riconoscimento Unesco e la collaborazione nella Fondazione, sono un’opportunità «per riportare al centro dell’agenda politica la montagna e governare il territorio dolomitico in modo più equo». Maddalena Di Tolla
www.greenreport.it 25.08.2009 Considerazioni sostenibili sul Passante di Riccardo Pretto Premesso che, dal punto di vista della mobilità sostenibile, nel suo più stretto significato, la realizzazione di nuove autostrade, rappresenta quasi sempre una sconfitta, vorrei analizzare, prendendo spunto dall'evento dell'apertura del nuovo Passante di Mestre, un sistema generale di mobilità che è predominio della «gomma» e come tale si porta dietro le evidenti ed inevitabili conseguenze. Non è una novità, sentire parlare di sviluppo, potenziamento ed efficacia della rete ferroviaria è addirittura un argomento scontato, ma sempre attuale. Se per raggiungere una o più mete, non ho una alternativa al veicolo privato che considero soddisfacente, scelgo la mia automobile! Per esempio, perché le ferrovie non si organizzano, per una gestione dei bagagli tipo "aeroporto"? La difficoltà delle famiglie o comunque della situazione vacanze è il trasporto delle valige e annessi: se potessi andare in stazione mi caricassero i bagagli in un vagone apposito e poi alla destinazione me li facessero trovare in stazione... potrebbe essere già un punto a favore della scelta delle ferrovie, invece che essere ammassati e fare sforzi da campioni olimpici per trasportarsi i bagagli su gradini tipo «alpinisti» e posti bagagli non adeguati. Ma, tornando all'evento del passante, mi sento di poter dire, innanzitutto, che l'informazione efficace, puntuale e perché no anche preventiva (senza aspettare il formarsi dei km di coda - ma i pedaggi fanno gola e più «pesci» entrano, più soldi entrano!), avrebbe giocato un ruolo non di poco conto (pannelli, internet, radio, sms in accordo preventivo con i principali gestori di telefonia, personale addetto...). L'altro aspetto di difficile «guarigione» è che la novità attira.... e molti vogliono provare la novità proprio il 1 agosto. Allora ecco la massa dirigersi sulla stessa destinazione... il nuovo passante!; ma un sistema intelligente dovrebbe poter governare l'ingresso anche con sistemi coercitivi per es: comunicando (e lascio a chi di dovere prevedere il miglior modo possibile) che da un certo momento in poi, il costo dell'entrata in autostrada è aumentato di un tot per cento, come si fa con le navi, con gli aerei e in qualche modo anche con i treni. Avviso in anticipo in modo tale che qualcuno sia scoraggiato e scelga l'alternativa. Prevedere anche una sorta di corsia preferenziale tipo telepass per chi si prenota via internet... insomma non si può lasciare alla domanda di mobilità la scelta di rincorrere ed aumentare le infrastrutture, costruirne di nuove o inadeguate [e qui invito alla lettura degli articoli di esperti in costruzioni di infrastrutture che si sono espressi sul progetto del passante]. In un sistema di mobilità dove il veicolo privato fa da padrone, dove il sistema alternativo [ferrovie in primis] è largamente inadeguato a soddisfare una domanda di qualità, dove anche il sistema di distribuzione delle merci contribuisce fortemente a spingere in quella stessa direzione, dove l'informazione fa finta di essere tecnologicamente avanzata ed efficace, dove si costruiscono tratti autostradali con scarse uscite di «sfogo» sul territorio e aree di sosta scarse o inesistenti (e non solo su quel tratto), faccio fatica a non pensare che la cosa si ripeterà, magari non in modo così eclatante, e che i km di coda ce li faremo ancora per molto tempo [anche per colpa di quegli automobilisti che vanno costantemente nella corsia centrale quando quella a sinistra è vuota o quegli imbecilli che rallentano per vedere l'incidente nella corsia opposta ecc..]. In sostanza manca una visione e una comprensione [sicuramente non facile] globale della mobilità nazionale e collaborazione internazionale, manca inoltre una direzione verso una mobilità che a questo punto non chiamerei più sostenibile, ma accettabile e direi ormai l'unica degna di essere presa in considerazione e discussa, se non vogliamo soccombere negli innumerevoli lati negativi che un sistema di logica private-moving porta con sé.
Corriere delle Alpi 24.08.2009 MOUNTAIN WILDERNESS «Dolomiti, basta cemento in montagna» AURONZO. Domani ad Auronzo il Presidente della Repubblica consegnerà agli amministratori delle cinque province dolomitiche la Targa Unesco del riconoscimento del patrimonio naturale dell’umanità. Renata Tavernar e Luigi Casanova di Mountain Wilderness ricordano che «visto il ruolo e il sostegno dato dall’associazione all’iniziativa» alcuni soci saranno presenti alla cerimonia. «Sarà l’occasione, affermano i rappresentanti di Mountain Wilderness, per ribadire che sarà necessario essere coerenti nella gestione del bene naturale, quindi con una netta inversione delle politiche di sviluppo fino ad oggi protagoniste nella cementificazione di gran parte del territorio delle Dolomiti. Chiediamo inoltre la nostra presenza nel percorso istituzionale di avvio della Fondazione Dolomiti Unesco». Domani ad Auronzo (piazza Santa Giustina), ci sarà un servizio temporaneo con annullo speciale (9-14,30).
Corriere delle Alpi 23.08.2009 Il presidente della Provincia replica a Laimer: «Sono nervosi perché non comandano più» «Usano toni inaccettabili» Fondazione Unesco, Bottacin irritato con Bolzano di Irene Aliprandi BELLUNO. «Stiamo scherzando?». Se lo chiede il presidente della Provincia Gianpaolo Bottacin, irritato dalle parole dell’assessore all’ambiente della Provincia autonoma di Bolzano, Michl Laimer che sulla Fondazione Unesco ha affermato: «Dettiamo noi le condizioni». «Trento e Bolzano sono agitati fuori modo», dice Bottacin, «non si è mai visto che usassero toni del genere, assolutamente inaccettabili». Per Bottacin è la conseguenza di alcuni passaggi che hanno messo in difficoltà le due superpotenze autonome: «La decisione del ministro Prestigiacomo di far entrare nella Fondazione anche le Regioni Veneto e Friuli, e la scelta di Auronzo come sede della visita di Napolitano hanno innervosito i nostri vicini, che si sentono indeboliti e accerchiati». Bottacin ricorda a Laimer di aver già accettato che la sede giuridica della Fondazione fosse a Belluno, ma svela anche una battuta antipatica fatta dall’assessore in occasione della prima riunione dopo Siviglia a Trento. Un incontro dai toni accesi per diversi motivi e alla fine Laimer arrivò a chiedere ai bellunesi: «Voi quanti soldi ci mettete?», sottolineando implicitamente l’enorme disparità di risorse. «La Regione Veneto paga totalmente la visita di Napolitano e mette 300 mila euro nella Fondazione. E’ delirante pensare che una provincia ordinaria possa competere con una speciale, ma loro contano per uno tanto quanto noi. Il loro nervosismo arriva guarda caso ora e ciò significa che prima erano tranquilli di poter far ciò che volevano, ma non siamo più loro succubi. Con certi atteggiamenti Bolzano si auto isola, di certo non può pensare di comandare sul 32% della nostra provincia, che porta all’Unesco il 45% dei siti. Non ci faremo certo comandare da chi fa fatica persino a parlare la nostra lingua». E all’opposizione Bottacin ricorda: «L’ex amministrazione Reolon è
entrata nel progetto Fondazione Dolomiti Unesco con il 45% del capitale, ma ne
è uscita con solo il 20% delle quote di partecipazione. Un’operazione da
dilettanti, che ci ha portato a contare molto poco, ma ora è da questo che
dobbiamo partire per far pesare l’importanza ed il ruolo di Belluno». Secondo
il presidente: «La via da seguire è quella indicata dal ministro Prestigiacomo,
che spinge per l’ingresso delle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia nel
comitato. Ora noi riusciamo in ciò in cui ha fallito, per sua stessa
ammissione, l’ex assessore provinciale Visalli. Oggi la Regione Veneto entra
alle nostre condizioni, dimostrando che con il dialogo noi riusciamo dove altri
non ce l’hanno fatta».
Corriere delle Alpi 22.08.2009 Il progetto Veneto e Friuli spingono per l’ingresso nel Cda L’assessore: ma il progetto è nato con le Province
Dolomiti Unesco, Laimer attacca Braccio di ferro con Galan sulla fondazione: vuole entrare? Ci dia la sede BOLZANO. Nervi tesissimi sulla Fondazione Dolomiti Unesco, che deve essere istituita ed è bloccata dal braccio di ferro con il Veneto. La Regione, rimasta fuori finora dal progetto, vuole entrare a tutti i costi. Insieme al Friuli Venezia Giulia, il governatore Giancarlo Galan ha trovato un alleato di ferro nel ministero dell’Ambiente. Ma il Cda previsto dallo Statuto su cui l’Unesco ha dato il via libera prevede la presenza solo dei soci fondatori coinvolti dall’inizio, le cinque Province di Bolzano, Trento, Belluno, Pordenone e Udine. L’assessore Michl Laimer: decidiamo noi le condizioni. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano arriverà ad Auronzo (Belluno) il 25 agosto per la cerimonia ufficiale di consegna del riconoscimento delle Dolomiti come patrimonio Unesco. I soci fondatori, ovvero le Province di Belluno, Bolzano, Trento, Pordenone e Udine vi arriveranno nel pieno del caos provocato dall’azione decisa dalla Regione Veneto che, dopo il sigillo dell’Unesco, chiede di entrare tra i soci fondatori insieme alla Regione Friuli Venezia Giulia. L’assessore provinciale Michl Laimer attacca: «Non sarà né il ministero né la Regione Veneto a decidere di entrare nella fondazione. Solo noi Province possiamo modificare lo statuto. Sia chiaro: se andiamo avanti così blocchiamo tutto, è sufficiente Bolzano». Visto che il voto di Bolzano è fondamentale per modificare lo statuto, «dovranno trattare con noi». La Provincia ha già deciso quale sarà uno degli argomenti di scambio: la sede legale. Le candidature stanno fioccando, dall’Alto Adige, dal Bellunese, da Erto (Pordenone) ma Laimer punta su Bolzano: «L’Eurac sarebbe il posto giusto. E’ una realtà non politica, sede della Convenzione delle Alpi». Un passo indietro. Nel vertice della scorsa settimana ad Auronzo Trento (con l’accordo di Bolzano) è arrivata con una proposta di mediazione: la creazione di un organismo non previsto dallo statuto, un comitato di indirizzo e controllo con quattro membri: Bolzano, Trento, la Regione Veneto e la Regione Friuli Venezia Giulia, tutti con il 25 per cento a testa. Il Cda resterebbe invece riservato alle cinque Province. Assessore Laimer, quando ne discuterete? «La prossima riunione sarà il 18 settembre». Arriverete divisi alla cerimonia con il presidente Napolitano. Non è un bel biglietto da visita per la futura Fondazione Dolomiti Unesco. «Non è colpa nostra. Per quanto ci riguarda si può procedere alla costituzione della fondazione con le cinque Province: siamo noi che ci siamo impegnati per anni a costruire questo progetto, quando la Regione Veneto stava a guardare, o meglio cercava di stoppare. Non voglio nemmeno ricordare cosa è successo». Come è andata che adesso la Regione Veneto chiede di partecipare? «Dopo il grande successo di Siviglia, quando l’Unesco ha detto di sì alle Dolomiti, ci è arrivata dal ministero dell’Ambiente una lettera con la richiesta di modificare lo statuto: secondo loro dovremmo portare a 7 i soci fondatori, con le due Regioni in più, e istituire un consiglio di amministrazione a 7. La lettera del ministero ci è arrivata con acclusa la corrispondenza tra Roma e la Regione Veneto, se qualcuno avesse dubbi sull’ideatore di tutto». Perché questo vi irrita? «Perché non esiste che il Veneto pretenda di entrare, stravolgendo l’impostazione iniziale. Può chiedere e noi Province possiamo accettare di modificare lo statuto. Certo non lo faremo senza porre condizioni. Basta Bolzano per bloccare tutto». Il comitato di indirizzo proposto da Trento e da voi viene contestato dalle altre Province perché darebbe più peso alle Regioni e taglierebbe fuori loro. «Non è un problema nostro. Devono risolverlo loro con le rispettive Regioni. Possono anche decidere di dividere il posto riservato alle Regioni con le Province, suddividendo il diritto di voto». E nel Cda? «No, quello deve restare a cinque, con le Province». In cambio la sede legale? «Certo, che sarà affiancata da sedi operative in ogni Provincia con la presidenza a rotazione». Che tempi avete? «Nel giugno 2011 ci dovrà essere la fondazione e dovremo presentare il concetto turistico: c’è tutto da attivare, gli studi, il marchio, il sito». Come sarà il turismo con il bollino Unesco? «Basato su un concetto di mobilità sostenibile e qualità. Chi teme ulteriori vincoli al territorio ricordi che i siti che abbiamo portato sono già tutti tutelati. E’ una stupenda occasione». (fr.g.)
«Noi rappresentiamo la sede naturale» I cinque comuni della Badia rivendicano un ruolo centrale BOLZANO. Dolomiti & Unesco: la sede della Fondazione è ambita dalla Ladinia. La chiedono, con insistenza, tutte le valli attorno al Sella nella convinzione che possa essere «un giusto riconoscimento ad una minoranza linguistica che ha contribuito alla valorizzazione dei Monti Pallidi». Partendo da questa considerazione di fondo - fatta propria anche dalla presidente dell’Union Generela Elsa Zardini che ha sollecitato la sede in uno dei Comuni bellunesi che hanno chiesto l’annessione alla Regione Trentino Alto Adige - i sindaci dei cinque comuni della Badia - Corvara, Badia, La Valle, San Martino e Marebbe - hanno preso carta e penna ed hanno scritto di recente al presidente dell’Alto Adige Luis Durnwalder e all’assessore altoatesino Michl Laimer per chiedere, appunto, che la sede della Fondazione sia nella vallata ladina. Ma i singoli comuni non hanno trovato unità di intenti per quanto riguarda la location. In Alta Badia puntano su Castel Colz (sopra l’abitato di La Villa), Marebbe ha chiesto ufficialmente che la Fondazione venga ubicata a San Vigilio. Le richieste altoatesine si aggiungono alle molte richieste bellunesi.
«Il Veneto non ha mai fatto nulla per il Bellunese» Guido Trento contro la Regione che «ora vuole avere un ruolo di comando nella Fondazione» BELLUNO. «Come è possibile che la Regione Veneto, che non ha mai fatto gli interessi del Bellunese, ora voglia far parte della Fondazione Unesco, anzi comandare nella Fondazione, lasciando da parte il Bellunese?». Se lo chiede Guido Trento, consigliere regionale del Pd. «La Regione è sempre stata contro: contro i piccoli comuni, non ha mai fatto niente per sostenere la residenzialità in montagna; ha finanziato per un anno la legge 30, e l’anno dopo ha tolto il finanziamento e li ha dati alla pianura. Tutti i mesi di novembre, da dieci anni, la Regione boccia gli emendamenti al bilancio che presento a favore della montagna, per sostenere i piccoli negozi, i piccoli comuni. E’ sempre stata contro il riconoscimento delle Dolomiti come patrimonio Unesco. E ora cosa fa? Chiede poltrone e potere, scalzando la Provincia? E la Provincia cosa fa? E’ supina, schiacciata sulle posizioni della Regione». Anzi, cerca di scaricare le colpe di quanto sta accadendo, del predominio del Trentino Alto Adige sui predecessori: «Bottacin dimostra ancora una volta di non aver mai creduto nè mai sostenuto l’autonomia del Bellunese». Non è la sola presa di posizione contro quanto sta accadendo nella costituzione della Fondazione, quella di Trento. Interviene anche il consigliere comunale del Pd, Roberto De Moliner: «Sono esterefatto da quello che è emerso dai vertici che si stanno tenendo: dopo essere stata ente trainante per arrivare al riconoscimento da parte dell’Unesco, la Provincia passa in secondo piano. Rischia di ottenere il 12.5 per cento dentro la Fondazione, mentre detiene il 70 per cento delle Dolomiti. Secondo me si sta verificando quello che si era già ventilato: la Provincia di Belluno dipende dalle decisioni di Venezia. Questo è il dato di fatto e le ultime vicende lo dimostrano. Se Bolzano e Trento hanno il 50 per cento del peso, decideranno loro su quello che verrà fatto, le decisioni passeranno attraverso le loro idee. Loro faranno un gioco di squadra, a differenza di quanto facciamo noi. Come Pd in Comune avevamo chiesto la sede dell’Unesco a Belluno. Sia il sindaco che Orazio Da Rold avevano posto ancora il problema dei vincoli. Intanto Bolzano e Trento si sono buttati a pesce. Come al solito dimostriamo poca lungimiranza, sia come Comune che come Provincia».
L’idea del segretario Pd Proposta di Frena: «Io scommetto su Colle S.Lucia» BOLZANO. La sede della fondazione Unesco a Colle Santa Lucia, il comune bellunese meno noto e più «povero» tra quelli dolomitici. La proposta arriva da Antonio Frena, segretario del Pd Altoatesino. «Ho letto con interesse - esordisce Frena - l’intervista a Elsa Zardini, presidente di Union Generela: sia ladino, ma soprattutto da segretario del Pd altoatesino, partito che si è sempre battuto per il ritorno alla provincia di Bolzano dei comuni di Cortina, Colle Santa Lucia e Livinallongo. Condivido pienamente quindi quanto affermato da Zardini - prosegue il segretario altoatesino del Pd - riguardo alla necessità in questo momento storico di una maggior attenzione per la Ladinia, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto della dissipazione del territorio e la temuta perdita d’identità della popolazione. Ma ritengo che proprio i riflettori puntati sulle nostre valli grazie al successo dell’operazione Dolomiti-Unesco, debbano mettere in evidenza quanto c’è ancora da fare sulla via dell’equiparazione economica e sociale fra i vari ambiti della Ladinia. Ben venga quindi la proposta di Zardini - prosegue Frena nel suo intervento - di localizzare la sede della fondazione Unesco in uno dei tre comuni rimasti nel Bellunese (lei indica Cortina), onde focalizzare l’attenzione su un referendum un po’ sottotono, ma si può fare ancora di più. Proporre per esempio come sede Colle Santa Lucia, il comune più piccolo, più povero e forse più dimenticato. Cortina, così come le altre pretendenti nelle due province autonome, ha già molto: la Ladinia sulla via della riunificazione - conclude il segreario del Partito democratico dell’Alto Adige - non può continuare a viaggiare a due velocità».
Corriere delle Alpi 21.08.2009 La presidente vede in Cortina «la scelta ideale». Proseguono i preparativi in vista dell’arrivo del presidente Napolitano «Unesco, valorizzare i ladini referendari» Zardini (Generela): la sede della Fondazione in uno dei tre Comuni bellunesi BOLZANO. «Dolomiti & Unesco: la sede della Fondazione è bene che sia in uno dei tre Comuni ladini che hanno deciso di passare dal Veneto alla Regione Trentino Alto Adige: sarebbe un esempio, concreto, di impegno per la riunificazione dei ladini». Lo sostiene Elsa Zardini, presidente dell’Union Generela, che sollecita maggiore attenzione per la minoranza linguistica. In vista anche dell’arrivo - il 25 agosto ad Auronzo - del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per festeggiare il riconoscimento delle Dolomiti a patrimonio dell’umanità, la presidente dell’Union Generela rilancia in merito alla sede della Fondazione che «gestirà» questo importante ricoscimento. «A parere della Generela - dice Elsa Zardini - è importante che la sede possa essere in uno dei tre Comuni che nell’ottobre del 2007 hanno deciso, tramite un referendum popolare, di passare dal Veneto alla Regione Trentino Alto Adige per favorire quella riunificazione dei ladini che è la priorità assoluta anche della Generela. In questo contesto, e certo non lo dico perchè sono cortinese, proprio Cortina d’Ampezzo sarebbe la sede ideale oltre che prestigiosa». La presidente della Generela - è l’associazione culturale che raggruppa le vallate attorno al Sella - ribadisce un concetto che sta a cuore sia alla Ugl che a lei personalmente: «I ladini per problemi legati all’alloggio, alla speculazione edilizia, alla vendita delle seconde case sono costretti a lasciare le loro vallate. Di conseguenza debbono abbandonare ciò che hanno cercato di mantenere per secoli. Sforzi in tal senso ne sono stati fatti grazie alle Viles, alle Regole Ampezzane, alla vicinanza in Badia e allo stesso maso chiuso. Ma queste regole bisogna mantenerle e valorizzarle nel rispetto della cultura dei ladini. Ecco perchè chiediamo, soprattutto in questo momento, maggiore attenzione per la Ladinia. Le Dolomiti, intese anche e soprattutto come patrimonio naturale dell’umanità, non sono soltanto rocce e boschi. Sono soprattutto persone che vivono fra i Monti Pallidi. È a loro che bisogna guardare per capirne le esigenze e quindi rispettarle». La Zardini, a proposito alla sede della Fondazione, ricorda: «Ovviamente la decisione sarà politica. Io spero, vivamente, che la scelta sia concordata nel rispetto di quello che la Generela sostiene da sempre, ovvero che nei confronti della Ladinia bisogna lavorare assieme per raggiungere risultati concreti. E questo impegno comune serve anche, e soprattutto, per capire le problematiche della Ladinia in modo tale da affrontarle poi con la dovuta attenzione per poterle - mi auguro - risolverle». (e.d.)
Corriere delle Alpi 20.08.2009 LA FONDAZIONE DOLOMITI UNESCO Palazzo Piloni cerca un’alternativa più vantaggiosa alla bozza di martedì La Provincia rilancia: tre quote del 33% E chiederà a Trento e Bolzano di entrare nel consiglio di indirizzo come Regione di Irene Aliprandi BELLUNO. Un comitato di gestione con le cinque Province e un comitato di indirizzo a tre Regioni: Veneto, Friuli e Trentino Alto Adige, con quote del 33,3%. E’ questa la controproposta che la Provincia di Belluno e il Veneto faranno agli altri partner della futura Fondazione Dolomiti Unesco, ma è difficile prevedere come andrà a finire. Belluno considera la discussione di martedì un “punto di partenza”, ma quanto successo durante la riunione di Auronzo dimostra come l’idillio tra le cinque Province fosse solo presunto e sia già finito da un pezzo. Per accettare l’ingresso delle Regioni Veneto e Friuli, Trento e Bolzano hanno chiesto in cambio il sacrificio delle tre Province non autonome. Per non cedere quote all’interno della Fondazione Dolomiti Unesco, le Province autonome hanno aperto solo alle Regioni, riducendo a quattro le quote e ribadendo, una volta di più, le condizioni di inferiorità istituzionale di Udine, Pordenone e soprattutto Belluno. Fin dall’inizio, l’ente di Palazzo Piloni aveva rinunciato a rivendicare la propria superiorità in termini numerici (il 45% dei siti Unesco in cambio di una quota del 20% nella Fondazione) per garantire l’armonia tra tutti i territori coinvolti, ma quel “favore” non è stato ricambiato da Trento e Bolzano, che arriverebbero ad avere in due la metà del peso, ma con il 37% dei siti Unesco. Ora, Costituzione alla mano, Belluno rispolvera la Regione Trentino Alto Adige e si annuncia un braccio di ferro.
Irma Visalli critica i suoi successori, ma anche i partner della candidatura «Atteggiamento troppo debole» BELLUNO. «Visto che è saltato il modello istituzionale a cinque, allora è meglio mandare tutto all’aria». Irma Visalli, ex assessore provinciale all’Unesco, cerca di ricostruire le ragioni della proposta fatta da Trento e Bolzano. «E’ stato un atto di forza, sbagliato, in risposta ad un altro atto di forza, quello fatto dalla Regione Veneto. Non approvo il comportamento delle due Province autonome, ma capisco l’esito, era naturale vedendo con quale spocchiosità si è mossa la Regione Veneto». A questo punto però la Visalli suggerisce un’alternativa. «Bisogna tirare fuori gli attributi e, visto che si sta facendo una rivoluzione, occorre rilanciare chiedendo di spartire le quote all’interno della Fondazione sulla base dei siti Unesco». In sostanza la Visalli propone di stabilire che ogni Provincia abbia un peso proporzionale al territorio inserito nella lista del patrimonio dell’umanità: Bolzano ha il 25%, Pordenone il 13%, Trento il 12%, Udine il 4% e Belluno il 45%, con aggiustamenti di decimali da stabilire. Forse però sarebbe stato opportuno deciderlo fin dall’inizio: «Non abbiamo mai chiesto di più, perché per noi era chiaro che sarebbe rimasto l’equilibrio a cinque», spiega la Visalli. «L’Unesco ci ha assegnato il riconoscimento anche perché avevamo stabilito e realizzato una parità tra le Province, la struttura della Fondazione era già stabilita con cinque quote paritarie e le competenze non erano così rilevanti, visto che il sigillo è arrivato lo stesso nonostante non ci fosse la Regione Veneto. Inoltre la competenza sul paesaggio non è nemmeno delle Regioni, ma dello Stato». L’ex assessore non pensa che la Regione andasse esclusa: «L’ingresso era ovvio, giusto, auspicabile e ineludibile, ma andava costruito in maniera diversa. Provincia di Belluno e Regione Veneto dovevano stipulare un protocollo di intesa, che poteva essere l’occasione buona per farsi passare alcune specifiche competenze ad esempio in materia di turismo e per chiedere la modifica dello statuto regionale, attribuendo la specificità a Belluno, così come riconosicuto dall’Unesco». Secondo la Visalli le Regioni sarebbero dovute entrare nelle quote delle
Province: «Trento è sempre stata chiara, per loro andava bene l’ingresso
delle Regioni, a patto che non cambiasse la spartizione delle quote. Noi non
avremmo mai ceduto alla Regione», dice il consigliere Pd riferendosi
all’amministrazione Reolon. «Ora Trento e Bolzano hanno visto un ente
Provincia debole, che non fa la battaglia nei confronti della Regione e non mi
stupisce come sta andando, si capiva già quando Bolzano ha preso il
coordinamento».
L’assessore Toscani sottolinea i problemi che sono alla base dell’attuale disputa «Due errori iniziali da rimediare» BELLUNO. «E’ grottesco che l’incapacità politica di chi ci ha preceduto, causa della grande debolezza di partenza di Belluno, sia ora strumento di accusa nei nostri confronti». Matteo Toscani, assessore provinciale all’Unesco, ricostruisce i fatti e rispedisce al mittente le accuse di “debolezza”. «Il riconoscimento dell’Unesco è un fatto positivo e dò atto a quanti ci hanno lavorato: tecnici della nostra struttura e professionisti esterni. Considero l’Unesco un’eredità importante, ma se analizziamo a fondo la questione politica, si contrappongono fatti negativi importanti». Per Toscani gli errori fatti in passato sono stati due: «Non essere stati capaci di far condividere il percorso della candidatura alla Regione, che non è stata coinvolta. a Regione però non può restare fuori per competenza, farla entrare è un obbligo, lo dice anche il ministero». Il secondo errore è: «Aver considerato tutte le cinque Province come soci alla pari, a prescindere dalla superficie Unesco interessata. Belluno, con il suo 45% di siti, vale quanto Udine che ha il 4%». Ora: «Da quei due errori di partenza bisogna uscire», prosegue l’assessore Toscani, «e l’unica soluzione è dividere le quote secondo percentuali diverse. Le Regioni Veneto e Friuli possono entrare solo in due modi: o con la proposta di Trento e Bolzano, o con quella che vogliamo rilanciare e che comprende anche la Regione Trentino Alto Adige». Le Province autonome propongono un consiglio di indirizzo a quattro: Trento, Bolzano, Veneto e Friuli ognuno col 25%; Belluno lo propone a tre: Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli ognuno col 33,3%. «Non si venga a dire che è colpa nostra se c’è quasta situazione, stiamo solo raccogliendo i frutti indigesti e velenosi. Per decenza», incalza l’assessore, «sono sempre stato zitto, ma se si attribuiscono colpe alla nuova amministrazione che non ne ha, è giusto essere chiari: i problemi ci sono fin dall’inizio». Matteo Toscani ci va giù duro: «Il coordinamento della Provincia di Belluno negli anni scorsi è aria fresca se il risultato è stato quello di contare per un quinto pur disponendo di quasi la metà del patrimonio Unesco. Comunque vada si può solo migliorare ed è quello che stiamo cercando di fare con il lavoro di queste settimane. E’ anche una questione di impegno che sarà necessario in futuro: Belluno oltre a possedere il 45% di siti Unesco, ha anche quasi il 30% del proprio territorio inserito nella lista dei patrimoni dell’umanità e quindi dovrà necessariamente lavorare più delle altre Province (che hanno portato nell’Unesco molto meno) e con ben altre problematiche.
Corriere delle Alpi 19.08.2009 di Irene Aliprandi Fondazione, il blitz di Trento e Bolzano. Cresce il loro potere Con Veneto e Friuli inserite, ci guadagnano le Province autonome BELLUNO. Un comitato di indirizzo e controllo e un comitato di gestione. Si risolve così la partecipazione delle Regioni Veneto e Friuli che entreranno come soci fondatori nella Fondazione Dolomiti Unesco, ma qualcosa cambierà nell’assetto ipotizzato inizialmente. A guadagnarci saranno le Province autonome di Trento e Bolzano, che in questo modo avranno quote più sostanziose. La questione è stata discussa ieri, ad Auronzo, dove le cinque Province si sono riunite con il capo di gabinetto del governatore Veneto Galan e con il sindaco che ospiterà il presidente della Repubblica Napolitano. Prima un aggiornamento sulla cerimonia del 25 agosto, poi una riunione ristretta ai cinque assessori provinciali. Dato per certo l’ingresso delle Regioni, avallato dal ministero dell’ambiente e condiviso da Trento e Bolzano per questioni di competenza istituzionale sul governo dei siti Unesco, restava da capire come realizzare la partecipazione. La Provincia di Trento ha proposto la creazione di un comitato di indirizzo e controllo, con ampi poteri decisionali, a quattro membri: Trento, Bolzano e le Regioni con il 25% a testa. Le altre tre Province non autonome sono invece inserite nel comitato di gestione, limitato alle 5 Province, ma con meri poteri esecutivi. Belluno, Udine e Pordenone però hanno fatto obiezione, visto che il loro ruolo sarebbe risultato assai marginale. Alla fine si è deciso di accogliere nel comitato di indirizzo e controllo anche le tre Province non autonome, ma nella quota delle rispettive Regioni. Ricapitolando: Trento e Bolzano avranno il 25% ciascuna del peso, la Regione Veneto e la Provincia di Belluno insieme un altro 25%, la Regione Friuli e le Province di Udine e Pordenone riunite, l’ultima fetta di 25%. A conti fatti le Province autonome si ritrovano ad aumentare il loro potere all’interno della Fondazione rispetto alle previsioni iniziali, quando sembrava che la torta si dovesse dividere per cinque, con un 20% a testa per ogni Provincia. Impossibile sperare che le cose cambino, perché a Trento e Bolzano va benissimo così, anzi meglio e l’evidente disparità viene garantita dalla Costituzione. Prossimo appuntamento il 18 settembre, con la bozza di statuto da sottoporre alle Regioni. «La presenza della Regione Veneto è importante», afferma l’assessore provinciale Matteo Toscani. «Il fatto che non ci fosse prima non è un buon motivo per escluderla, anzi, sarà un modo per riallacciare rapporti mancati in passato».
Il Gazzettino-Bl 19.08.2009 Protesta di Udine e Pordenone escluse dagli interventi in occasione della consegna della targa da parte del capo dello Stato Dolomiti Unesco, per la Fondazione arriva il doppio binario: comitato di gestione con le province e controllo con le regioni Auronzo Ennesima riunione quella che si è tenuta ieri nel municipio di Auronzo per definire alcuni punti controversi sulla fondazione Unesco-Dolomiti a cui hanno partecipato i rappresentanti delle 5 Province interessate all'attestazione internazionale di Patrimonio dell'Umanità. All'inizio della riunione, oltre ai 22 rappresentanti delle Province, erano presenti anche il sindaco di Auronzo per gli onori di casa e Francesco Dotta, capo-gabinetto del governatore del Veneto, Giancarlo Galan. D'obbligo era parlare della consegna ufficiale da parte del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, della targa Unesco. Di fronte alle rimostranze di Udine e Pordenone per essere state escluse dalla scaletta degli interventi nel giorno di presenza del Capo dello Stato in Auronzo, proprio Dotta ha assicurato il suo interessamento presso il Quirinale per ovviare a questa incresciosa «svista». Se non rimediata potrebbe innescare un più che probabile incidente istituzionale. Come dire: «Perché Trento e Bolzano sì, Belluno è fuori discussione perché Provincia ospitante, Udine e Pordenone no?». Controversa la discussione sulla Fondazione Unesco-Dolomiti. Così, dopo un articolato e complesso confronto, dal cilindro è sbucata una proposta di massima che dovrebbe accontentare tutti. Si parla allora di un doppio binario che si articola in un comitato di gestione con le sole 5 Province (braccio operativo) e un altro di indirizzo e di controllo composto da 4 nuclei: Trento, Bolzano, Belluno con la Regione Veneto, Udine e Pordenone con la Regione Friuli-Venezia Giulia. Si è in definitiva cercato di salvaguardare in tal modo sia l'identità provinciale, sia quella regionale. Si è parlato anche della creazione del logo, il cui incarico è già stato affidato, da apporre sulle tabelle all'entrata del territorio dell'Unesco-Dolomiti così da offrire la giusta informazione geografica e maggiore visibilità. Infine su espressa richiesta del delegato bellunese, Matteo Toscani, è stato deciso di tradurre gli atti dall'inglese all'italiano. E così commenta: «Ribadisco l'importanza dell'entrata nella fondazione della Regione Veneto, inizialmente esclusa. Poi la traduzione in italiano degli atti. Sembra cosa banale, ma ci tenevo particolarmente per poterlo trasmettere a tutti i Comuni, così come è avvenuto con il dossier contenente le perimetrazioni del territorio interessato al riconoscimento, colmando una lacuna». Spinoso l'argomento della sede della fondazione, tanto che il tema non è stato nemmeno sfiorato. Probabilmente se ne parlerà nel prossimo incontro del 19 settembre nella sede provinciale di Belluno a cui parteciperanno anche le Regioni Veneto e Friuli Venezia. Gianfranco Giuseppini
Il Gazzettino 19.08.2009 La sentenza Consiglio di Stato: «Viabilità pericolosa, ecco perchè va chiuso il casello della A28» Treviso Nostro inviato Traffico nel centro abitato e pericolo per i bambini. Dopo anni di battaglia, la sentenza del Consiglio di Stato sancisce la chiusura del casello di Levada dell’autostrada A28. Ora sono state rese note le motivazioni. La decisione è stata presa il 9 giugno, dopo che il Comune di Godega aveva presentato ricorso contro la sentenza del Tar del Veneto. Una questione annosa, nata in seguito all’apertura alle auto del casello di Levada, l’ultimo in attesa della conclusione della A28 Portogruaro-Conegliano e dell’innesto sulla A27 Venezia-Belluno. Dal 2006, con l’apertura del passaggio, si erano susseguite le proteste dei residenti, dei genitori dei bambini costretti a fare i conti con le migliaia di auto in uscita dall’autostrada dirette verso la Pontebbana. Smog, incidenti mortali, pericolo per pedoni e bici, minacciati dal traffico concentrato nella piccola frazione di Pianzano. Il tutto perché l’apertura del casello era avvenuta senza le opere complementari: la bretella destinata a portare le auto fuori dal centro abitato. Un’opera prevista nelle prescrizioni di ministero dell’Ambiente e della Regione. Per questo il Comune di Godega aveva presentato ricorso al Tar chiedendo la chiusura del casello; richiesta respinta nel settembre 2007 dal Tribunale e oggi ribaltata dal Consiglio di Stato al quale i cittadini si erano appellati. «Le opere autostradali (casello e bretella, ndr) avrebbero dovuto essere realizzate non solo in un unico contesto, ma anche in esecuzione di un solo appalto». La sentenza non lascia spazio alle interpretazioni del Tar. E la concessionaria Autovie Venete si appresta a dar seguito alla decisione del Consiglio di Stato. Erica Bet
Il Gazzettino-Bl 18.08.2009 Querelle sulla sede Unesco «La follia della Lega» (lm) La Lega bellunese ne fa una questione di rispetto del sentimento ladino, spiegando che una decisione politica su dove ubicare la sede della Fondazione Unesco ancora non è stata presa, ma il Pdl dà l’aut aut agli alleati bollando come «follia» l’annuncio fatto domenica dai leghisti del Trentino Alto Adige di candidare Canazei, Corvara e Selva Val Gardena. «È una follia - tuona l’onorevole Maurizio Paniz (Pdl) - anche il solo pensare che la sede possa uscire dal territorio provinciale. Qualitativamente e quantitativamente Belluno vanta la parte più importante delle Dolomiti. Mi auguro che la Lega bellunese faccia valere in maniera forte e chiara le giuste rivendicazioni di Belluno quale sede della Fondazione, contando anche sul fatto che abbiamo dalla nostra parte le Province di Udine e di Pordenone. Non dimentichiamo poi il messaggio forte che il capo dello Stato darà con la sua presenza ad Auronzo». Una presenza che, secondo il deputato, deve essere «correttamente interpretata». In casa dei leghisti bellunesi, però, i toni sono tutt’altro che allarmati. Le dichiarazioni rilasciate dai loro colleghi "a statuto speciale" nell’ambito dell’incontro con i ladini avvenuto a Passo Gardena, sembrano non preoccupare. «Ognuno fa il proprio gioco - afferma il presidente della Provincia, Gianpaolo Bottacin -. Loro tireranno per il Trentino Adige, noi per Belluno. Uno a uno palla al centro! Ma su questo argomento preferiamo tenere ancora un profilo basso per evitare di fare confusione nel quadro di un continuo fiorire di candidature». Il senatore Gianvittore Vaccari, segretario provinciale della Lega, preferisce invece «interpretare» le dichiarazioni del collega trentino Sergio Divina, come una semplice condivisione del «giusto» sentimento dei ladini di considerarsi gli antichi tutori di un patrimonio così importante. «Divina - dice Vaccari - ha semplicemente detto ai ladini ciò che io stesso avevo detto a Livinallongo, ovvero che la loro richiesta di essere premiati facendo del loro territorio sede della Fondazione, è pienamente condivisibile. Ma questa, ovviamente, è solo una condivisione personale. Politicamente una decisione non è ancora stata presa e so che, comunque, su questo fronte sta lavorando il presidente Bottacin. Ritengo comunque - conclude - che a Belluno ci siano tutte le condizioni per ospitare la sede». Insomma, sarà una bella battaglia!
Il Gazzettino-Bl 17.08.2009 Proposta della Lega Nord dopo l’incontro con i rappresentanti di Trento, Bolzano e dei Ladini «Dolomiti Unesco: a Canazei, Corvara o Selva» Corvara in Val Badia, Selva di Val Gardena e Canazei in Val di Fassa, «tutte centrali a corona del Sella-Pordoi», sono le sedi ideali per la Fondazione Dolomiti Patrimonio Unesco: è quanto emerso oggi a Passo Gardena in una riunione tra esponenti della Lega Nord e dei ladini del Trentino Alto Adige. «La necessità di trovare una sede per la Fondazione - dice il documento finale - è una grande occasione per affermare che l'ubicazione in un comune ladino valorizzerebbe tutto l'ambito territoriale ladino, aumenterebbe l'attenzione sulla soluzione della causa ladina e creerebbe i presupposti per una legislazione unitaria considerando che servirebbe un "unicum" a protezione del patrimonio ambientale dolomitico». Con la delegazione della Lega (sen. Sergio Divina, l'on. Maurizio Fugatti, il consigliere di Trento Alessandro Savoi ed il rappresentante di Bolzano Robert Janek) si sono incontrati il sindaco di Selva Gardena Roland Demetz, l'assessore di Canazei Silvano Parmesani e il presidente dell'associazione Autonomia Ladines Dolomites Emilio Talmon.
Messaggero Veneto 17.08.2009 Lettere Il parco del mare - Capricci triestini Che si sia in presenza di una
pesante crisi economica non c’è dubbio, ma altrettanto indubbio è che questa
crisi economica è un formidabile alibi per punire e mettere in difficoltà gli
avversari politici e negare finanziamenti a diritti costituzionalmente tutelati
ma ugualmente sempre avversati e negati, come i diritti linguistici. In tempi di
vacche grasse, i diritti linguistici sono sempre gli ultimi nella lista della
spesa, e quando c’è da togliere sono sempre i primi della lista. Si toglie
sempre a chi è l’ultimo, a chi ha di meno. Patetico poi il ricorrere perfino
all’immagine della povera mamma in cassa integrazione con il figlioletto in
braccio, per rendere ancora più incisivo il messaggio populista che in tempi di
crisi la tutela dei diritti linguistici non può essere una priorità,
soprattutto se parliamo di lingua friulana. Quanto scommettiamo che il futuro
nuovo acquario di Trieste (Parco del mare), di cui per altro i friulani non
sanno nulla, e salvo lodevoli eccezioni, la stampa non li informa (meglio che
ignorino?), rientrerà tra le priorità di Renzo Tondo? 45 milioni di euro di
capitale iniziale. Tutto finanziato con fondi pubblici perché per i privati
questo acquario non sarebbe un
affare ( “scarso interesse dei privati”, riporta la stampa triestina dalla
relazione dell’assessore al Comune di Trieste, Giovanni Battista Ravidà). Una
struttura che l’ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali) nel suo recente
dossier pubblicato in http://www.enpa.it/it/uffici/DOSSIER_ACQ_TRIESTE.pdf
, stronca senza pietà anche sul piano finanziario. Ma la vuole la Camera
di Commercio di Trieste ed è già stata approvata dal Comune di Trieste. E
questa città nel 2008 ha preferito Tondo a Illy. Dunque va premiata e
accontentata. E a pagare il salatissimo conto del capitale iniziale di questo
nuovo capriccio triestino, più i costi di gestione che dal dossier dell’ENPA
risultano ingentissimi, saranno ancora una volta i friulani a cui Renzo Tondo,
per altro, ha già negato il riequilibro finanziario tra le due università
regionali (Trieste sovra-finanziata da far paura, Udine da anni sotto
finanziata), negato ogni finanziamento al centro di ricerca Friuli Innovazione,
tolto i finanziamenti per la ristrutturazione del cinema-teatro Odeon,
finanziato con la miseria di 500 mila euro all’anno per 10 anni il nuovo museo
di storia naturale, cancellata l’orchestra sinfonica friulana, negato ogni
finanziamento alla ristrutturazione dello stadio di calcio Friuli, cancellate le
Comunità montane. E negato ai friulani anche il diritto alla tutela della loro
lingua, diritto che con gli attuali miserrimi finanziamenti statali e regionali
di fatto è stato cancellato. Un Friuli a cui Tondo riserva solamente il ruolo
di territorio con obbligo di servitù di passaggio, colate di cemento e la
peggior devastazione ambientale con la TAV, elettrodotti, cave e l’inutile
autostrada Cadore-Carnia. Forse è arrivato il momento che i friulani alzino la
voce e protestino sotto il Palazzo della Regione a Trieste. Piazza Unità
d’Italia è una piazza ampia e forse è il caso di incominciare a riempirla
con tanti friulani stanchi di essere angariati e messi da parte, stanchi di
essere considerati solo “braccia” per produrre PIL regionale con cui poi
finanziare ogni richiesta triestina. E se Trieste proprio vuole il “Parco del
mare”, se lo finanzi da sola o utilizzi il Fondo per Trieste! Roberta
Michieli, Renzo Balzan, Licio De Clara, Luigi Del Piccolo, Matteo Fogale, Linda
Picco, Giuliano Zelco
Corriere delle Alpi 15.08.2009 DOLOMITI UNESCO Le Regioni nella Fondazione Il ministero dice sì al Veneto. Saranno soci fondatori di Irene Aliprandi BELLUNO. Le Regioni Veneto e Friuli entreranno nella Fondazione Dolomiti Unesco come soci fondatori. Il ministero dell’ambiente ha dato il via libera a una bozza di statuto elaborata dalla Regione Veneto, con cui si porta da cinque a sette il consiglio di amministrazione. Inizialmente contraria a fare delle Dolomiti un patrimonio dell’umanità, dal giorno della proclamazione la Regione Veneto ha cambiato radicalmente rotta, chiedendo di partecipare con un ruolo da protagonista alla gestione del sito Unesco e stanziando, come somma di apertura e dimostrazione di interesse, 300 mila euro. Alla presenza di Venezia nella Fondazione ha già detto sì anche la Provincia autonoma di Trento il 15 giugno, nella “Dichiarazione di intenti” relativa alla candidatura delle Dolomiti. La Regione Veneto ha colto la palla al balzo, inviando a Roma una bozza di statuto, con cui il ministero dell’ambiente concorda, confermando anche il proprio impegno (evidentemente assunto con Venezia) a far sì che tutti gli enti territoriali competenti sul sito Unesco siano rappresentati nella Fondazione. Detto questo, il ministero invita a procedere con il lavoro necessario a costituire la Fondazione al più presto, ricordando che l’Unesco a Siviglia ha chiesto tempi brevi. La decisione, che sembrerebbe definitiva, verrà senz’altro discussa martedì ad Auronzo, in occasione di un incontro preparatorio alla visita del presidente della Repubblica. In paese arriveranno le Province comprese nel sito Unesco, più il capo di gabinetto del presidente della Regione Giancarlo Galan e in quella sede si capirà meglio cosa ne pensano soprattutto Bolzano e Trento. Nelle settimane scorse la Provincia di Trento aveva elaborato un’altra proposta, che cercava di limitare la presenza delle Regioni, creando un comitato di indirizzo (dov’erano accolte) e un comitato esecutivo confinato alle 5 Province. Il problema è che, stando a come l’aveva descritto Trento, il comitato di indirizzo concentrava a sè tutti i poteri più importanti e la Provincia di Belluno ne era esclusa. In ogni caso la questione sembra essere risolta con la decisione del ministero. L’assessore provinciale delegato all’Unesco Matteo Toscani commenta favorevolmente l’ingresso delle Regioni: «Credo che sia un fatto molto positivo, perché per noi la presenza della Regione Veneto può rappresentare solo un valore aggiunto, di cui per altro avremo bisogno, considerato che ci confrontiamo con due Province molto potenti e soprattutto con una che è solita a modi piuttosto autoritari». Toscani si riferisce all’ente di Bolzano, presieduto da Luis Durnwalder, che l’altro giorno ha ribadito la volontà della sua amministrazione di ottenere la sede della Fondazione Dolomiti Unesco. «E’ normale che Durni lo dica, non c’è nulla di strano se fa delle proposte nell’interesse della sua provincia, così come è normale che la Provincia di Belluno rivendichi la sede, visto che è oggettivamente baricentrica». Nel bellunese si trova oltre il 45% della superficie dei siti Unesco (e una percentuale molto più elevata di Dolomiti), a Bolzano meno del 25%, a Pordenone circa il 13%, a Trento il 12% e a Udine il 4%. «Sicuramente non saranno le Province, singolarmente, a decidere, nè potrà essere il presidente di Bolzano Durnwalder, ma sarà una decisione assunta in maniera collegiale, coinvolgendo tutti gli enti interessati».
Il Gazzettino-Bl 15.08.2009 L’alleanza tra le due province Venezia e Dolomiti unite dall’Unesco E’ un doppio nodo quello che unisce Venezia alle Dolomiti: il marchio Unesco, conseguito rispettivamente nel 1979 e 2009, e la sinergia d’intenti fra le Province di Venezia e Belluno, cui a breve si aggiungerà anche quella di Treviso. Lo hanno ribadito con voce unanime i neo-assessori al turismo delle province di Belluno, Matteo Toscani, e Venezia, Giorgia Andreuzza, definendo l’incontro, svoltosi martedì scorso a Ca’ Corner, «un confronto importante per avviare una proficua collaborazione fra due eccellenze di livello mondiale, entrambe patrimonio dell’umanità ed entrambe venete». «Il miglioramento del collegamento viario e intermodale» che migliori la fruibilità turistica del territorio, dalla laguna veneta alle vette dolomitiche, è stata la priorità condivisa dalle parti. In questa ottica, s’inserirà la futura collaborazione della provincia limitrofa di Treviso, che per la sua posizione mediana è per vocazione l’area d’unione, raccordo e completamento delle due realtà, lagunare e dolomitica. «Al prossimo incontro – ha annunciato l’assessore provinciale bellunese Toscani – inviteremo anche il collega di Treviso nell’intento di complementare il percorso ideale che parte dallo splendido litorale veneziano e attraverso la pianura e le colline trevigiane si estende fino alla maestosità delle cime di casa nostra». Fra i punti all’ordine del giorno, complice il clima vacanziero minato dal rischio code in tangenziale come sulle provinciali di montagna, anche il miglioramento dell’offerta ciclo-vacanza. Saranno infatti le due ruote uno dei mezzi offerti al turista che voglia conoscere meglio le bellezze territoriali nei loro aspetti culturali e naturali. Altra novità su cui puntare, il turismo sociale, oggi sempre più dinamico e attento alla qualità. Annunciato a breve un ulteriore incontro con l’assessore al Turismo della Regione Veneto, Franco Manzato, per «approfondire le straordinarie offerte del nostro territorio – ha dichiarato entusiasta l’assessore della provincia di Venezia – dalle ville della Riviera del Brenta, alla costa veneziana fino ai parchi naturali». Loredana Losso
Corriere delle Alpi 14.08.2009 Dolomiti patrimonio dell’umanità. Il governatore ne discuterà con il presidente Napolitano il 25 ad Auronzo «Belluno sede Unesco? Perché mai?» Il presidente altoatesino Durnwalder: «Sono allo studio anche altre ipotesi» BELLUNO. Belluno, dunque, la sede della Fondazione che dovrà gestire le Dolomiti riconosciute dall’Unesco come monumento dell’umanità? «E chi l’ha detto?» sbotta, sorridendo, Luis Durnwalder al cronista che azzarda l’ipotesi bellunese come dato certo da portare il 25 agosto ad Auronzo, alla festa con Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica. «E’ vero che la provincia di Belluno ha nel suo territorio una parte consistente delle Dolomiti» continua il presidente altoatesino. «Di questo si dovrà tener conto. Ma ci sono allo studio anche altre ipotesi». Il governatore dell’Alto Adige, che incontra i giornalisti nella sua casa di Falzes, non vuol fare anticipazioni. Salvo precisare: «Noi avremmo una cittadina in grado di ospitare la Fondazione. E lo farebbe ben volentieri. Preciso subito che non è Bolzano..». Bressanone? Durnwalder si limita a sorridere. E, subito dopo, puntualizza. «C’è una sede legale e c’è anche una sede operativa. Quest’ultima sarà flessibile, si muoverà con il presidente che sarà a rotazione». Quella legale, dunque, sarà fissa? «Sì e noi ci siamo candidati, come Provincia abbiamo individuato anche la possibile sede. Ma dobbiamo tener conto delle tante difficoltà esistenti». Che ne sarà del Veneto che, come Regione, ha chiesto di farne parte? E del Friuli Venezia Giulia che ambisce ad analogo riconoscimento? «Non abbiamo ancora deciso nulla, ne dobbiamo parlare». Durnwalder avrà modo di parlare direttamente col Capo dello Stato. Che cosa gli dirà, però, non lo vuole anticipare. «Farò capire ancora una volta che l’Unesco non ci impone nuovi vincoli, ma riconosce quelli che abbiamo. Quindi le nostre comunità non avranno nulla da temere». Ad Auronzo, al cospetto delle Dolomiti, Durnwalder avrà modo d’incontrare anche il governatore del Veneto, Giancarlo Galan. Sarà, ufficialmente, la prima volta dopo tre anni di polemiche, da quando Lamon, da una parte, e Cortina dall’altra, hanno cominciato a dimostrare il loro interesse per il Trentino e l’Alto Adige. «Per la verità - precisa subito Durnwalder - il presidente Galan l’ho incontrato altre volte. Ci salutiamo, i nostri rapporti personali sono cordiali. Quando ci troviamo non abbiamo nessuna difficoltà a parlarci. Sul piano istituzionale, invece, è un’altra cosa». Ovvero? «Galan deve sapere, e lo ripeto per l’ ennesima volta, che non è colpa sua se alcuni Comuni vogliono venire da noi. Io non ho fatto nulla per chiamarli». Durni, probabilmente, non tornerà sull’ argomento neppure davanti a Napolitano e a Galan, il 25 ad Auronzo. Francesco Dal Mas
Messaggero Veneto 14.08.2009 Dolomiti patrimonio Unesco Il 25 cerimonia con Napoletano BELLUNO. La proclamazione Unesco delle Dolomiti quali patrimonio dell’umanità verrà festeggiata il 25 agosto ad Auronzo di Cadore alla presenza del presidente della repubblica, Giorgio Napolitano. Con il capo dello Stato interverranno all’iniziativa, tra gli altri, il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e il presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan. Il Friuli Venezia Giulia sarà rappresentato dal presidente Renzo Tondo e da una delegazione di sindaci dell’area montana. Nel corso della manifestazione verrà scoperta nella piazza principale di Auronzo una targa commemorativa che ricorderà il prestigioso traguardo raggiunto dalla catena dei «monti pallidi». Le Dolomiti sono entrate a far parte della lista dei siti patrimonio universale dell’umanità il 26 giugno scorso, su decisione del World heritage committee.
Coro unanime dalle istituzioni del Fvg: «Occasione speciale anche per il Friuli» FORNI AVOLTRI. Giorgio Napolitano farà visita al nuovo tesoro del mondo, le Dolomiti, recentemente riconosciute da parte dell’Unesco “patrimonio dell’umanità”. Il presidente della Repubblica farà della sede del corpo forestale dello Stato di Auronzo di Cadore, la sua base per questa inaugurazione confermata il 25 agosto. Il capo dello Stato non sarà però, come sperato dall’assessore alla Montagna della Provincia di Udine, Ottorino Faleschini, alle cime dolomitiche dislocate in Friuli, ma si fermerà in territorio cadorino. Una scelta di sicurezza per i due esponenti politici, che però non ha causato eccessivi rammarichi in Friuli. «Auronzo di Cadore – ha detto il primo cittadino di Forni di Sotto, Marco Lenna – rappresenta una scelta logistica perfetta: un vero baricentro che deve accontentare tutti. Era improbabile pensare che il presidente della Repubblica potesse visitare tutti i siti promossi dall’Unesco». Un riconoscimento del quale Lenna si dice, a nome dell’intera area, «altamente onorato, che ci consente qualche chance in più per uscire da una situazione di scoramento morale che si avverte fra la gente, isolata nella montagna». Un’occasione da non perdere quindi, adoperandosi a garantire il raggiungimento degli obiettivi che il protocollo di gestione prevede per la salvaguardia e la tutela dell’ambiente. «Un obiettivo che in parte è già stato individuato e seguito – ha ammesso Lenna – dal Parco naturale delle dolomiti friulane». Soddisfazione per questo riconoscimento è stato espresso anche dal presidente del Parco, Marino Martini. «Le aree riconosciute dall’Unesco – ha spiegato Martini – fanno parte dei territori del comune di Erto e Casso con la Val Zemola, di Cimolais con la Val Cimoliana, di Claut con la Val Settimana e parte della Val di Giere, di Forni di Sopra dal Cridola alla Val di Suola e Forni di Sotto con la Val Rovadia e la Val Poschiadea. Quasi 22 mila ettari del nostro territorio sono divenuti parte integrante di questo progetto, coordinato dalle Province, che in giugno ha trovato il consenso unanime del Comitato per l’Eredità del mondo. Inoltre, gli altri 15 mila ettari del Parco, sono inseriti nell’area cuscinetto». Questi ambienti pieni di ricchezze di flora e fauna e di peculiarità geologiche, sono il fiore all’occhiello di questi territori e della nostra regione. Con questo importante riconoscimento l’Unesco ha deciso all’unanimità di innalzarlo a patrimonio del mondo al fine di preservarne intatte le caratteristiche anche, per le generazioni future. Gino Grillo
Corriere delle Alpi 12.08.2009 «Guai fermare il Ptcp» La Visalli all’attacco sull’Unesco e sul Ptrc Bottacin: «Osservazioni tolte non attinenti» BELLUNO. Continua lo scontro tra maggioranza e opposizione sulle Dolomiti Unesco. Ieri in consiglio provinciale è stata discussa l’interrogazione (Reolon, Visalli) sull’evento di Siviglia e sul ruolo della Provincia. L’ assessore Matteo Toscani ha ripercorso l’evento di fine giugno, spiegando perché il presidente Bottacin non poteva essere presente e ha assicurato che il ruolo bellunese verrà salvaguardato nei confronti dell’ingresso della Regione e per quel che riguarda la sede della Fondazione. La Visalli si è detta insoddisfatta della risposta: «La Regione è presente solo alle feste: non ha mai messo una firma per dire sì alle Dolomiti patrimonio dell’umanità». Sempre la Visalli ha presentato un’interrogazione sulle osservazioni al Ptrc: «Avevo lasciato pronte le osservazioni alla nuova amministrazione. Voi le avete inviate a tempo scaduto». Ma per l’ex assessore è interessante approfondire quali osservazioni sono state tolte: «La questione sullo spopolamento della montagna, lo stop alle seconde case, ai centri commerciali, la richiesta del riconoscimento della specificità della montagna bellunese diversa dalle altre, la tutela dell’agricoltura con sovvenzionamenti, la perequazione territoriale, la richiesta di normare le procedure per i Pat semplificati, la richiesta di un centro studi sulla fragilità del territorio. Se questo è il prologo per l’ annunciata modifica del Ptcp, noto che si è modificata di netto l’idea di modello di sviluppo, in nome della logica delle mani libere. Il Ptcp però è adottato, fermarlo significa fermare la delega sull’urbanistica alla Provincia» Bottacin ha risposto che le osservazioni eliminate non erano attinenti al
Ptrc: «Non è che non siamo d’accordo col loro contenuto, ma non è Infine l’interrogazione di Crosato sulla discarica abusiva di Fastro si è rivelato un equivoco: era il Fastro della Val Suga.
Il Gazzettino-Bl 12.08.2009 A due settimane dall’arrivo di Napolitano. Chieste le dimissioni della Templari: «Rivendico la mia autonomia» Unesco, scontro aperto in Provincia Tregua finita tra maggioranza e opposizione a palazzo Piloni: scintille in consiglio Belluno Quello di ieri è stato un continuo rinfacciarsi di posizioni passate e attuali sul leit motiv delle altrui incoerenze, ovvero ci si preoccupa più di demolire l'altro piuttosto che costruire. Per una legislatura neonata non è un prologo incoraggiante e ciò è emerso soprattutto nelle discussioni sulla questione «Dolomiti Unesco» e sul «caso Templari». Per la prima questione il Pd ha attaccato con Irma Visalli rimproverando l'assenza di Bottacin a Siviglia, un ruolo debole di Belluno e uno indefinito di Venezia, un'asetticità di posizione della giunta circa l'importanza del riconoscimento che Napolitano consegnerà ad Auronzo il 25 agosto, scarso impegno per il futuro della fondazione. Il che significa: «Vi abbiamo lasciato una buona eredità, non disperdetela». L'assessore Matteo Toscani (delega Unesco) ha rivendicato un'azione autonoma e forte di Belluno sottolineando che nulla è scontato in fatto di coordinamento, sede della fondazione e via dicendo. Opposizione insoddisfatta e preoccupata. Poi nuove fiammate sul «caso Templari». È stato Renzo Crosato a sollevare una questione di incompatibilità: «Un assessore non può lavorare per la disgregazione del territorio, Bottacin le tolga la delega». Rimproveri a raffica della maggioranza contro Reolon con Addamiano che ha ricordato un suo odg bocciato nel 2007, ma contenente appello all'unità provinciale. Ancora dalla maggioranza: l'ex presidente ha sostenuto i referendari di Lamon e oggi chiama all'unità, noi siamo coerenti e voi no, noi ascoltiamo il territorio e voi non avete «sentito» il disagio del popolo ladino. Alla richiesta di dimissioni Daniela Templari risponde con ironia: «È un processo alle intenzioni, rivendico la mia libertà di opinione, voi avete detto sì a Lamon e Sovramonte e no agli altri non so perchè, mi stupisco del forte autoritarismo di "lor signori"». Bridda
Unesco, è scontro «Provincia debole» Il centrosinistra all’attacco su fondazione e nomina della Templari Toscani: nulla di scontato. L’assessore ladino: processo alle intenzioni C'è dell'insofferenza in Consiglio provinciale. Quello di ieri è stato un continuo rinfacciarsi di posizioni passate e attuali sul leit motiv delle altrui incoerenze, ovvero ci si preoccupa più di demolire l'altro che di costruire. Per una legislatura neonata non è un prologo incoraggiante e ciò è emerso soprattutto nelle discussioni sulla questione "Dolomiti Unesco" e sul "caso Templari". Per la prima questione il Pd attacca con Irma Visalli rimproverando l'assenza di Bottacin a Siviglia, un ruolo debole di Belluno e uno indefinito di Venezia, un'asetticità di posizione della Giunta circa l'importanza del riconoscimento che Napolitano ci consegnerà ad Auronzo, scarso impegno per il futuro della fondazione. Il che significa: «Vi abbiamo lasciato una buona eredità, non disperdetela». L'assessore Matteo Toscani, con delega all’Unesco, invece rivendica un'azione autonoma e forte di Belluno sottolineando che nulla è scontato in fatto di coordinamento, sede della fondazione e via dicendo: «Non ci sono giochi fatti». Opposizione insoddisfatta e preoccupata. Sul "caso Templari" è Renzo Crosato a sollevare una questione di incompatibilità: «Un assessore non può lavorare per la disgregazione del territorio, Bottacin le tolga la delega». Qui scattano i rimproveri a raffica della maggioranza contro Sergio Reolon, con Addamiano che ricorda un suo ordine del giorno bocciato nel 2007, ma contenente l’appello all'unità provinciale, per la serie: "da quale pulpito viene la predica". Ancora dalla maggioranza: «L'ex presidente ha sostenuto i referendari di
Lamon e oggi chiama all'unità, noi siamo coerenti e voi no, noi ascoltiamo il
territorio e voi non avete "sentito" il disagio del popolo ladino».
Alla richiesta di dimissioni Daniela Templari risponde con ironia: «È un
processo alle intenzioni, rivendico la mia libertà di opinione, voi avete detto
sì a Lamon e Sovramonte e no agli altri. Non so perchè. Mi stupisco del forte
autoritarismo di "lor signori"». Quest'ultimo epiteto non piace a
Reolon, che lo ritiene dispregiativo e ammette di non aver saputo rimuovere le
ragioni alla base dei referendum: «Spero che lo facciate voi. Non sappiamo le
vostre intenzioni: però avete qualche solco che vi divide. Tra voi ci fu chi
votò contro il referendum a Lamon. Noi vogliamo una provincia integra, e voi?».
A difesa dell'assessore Templari il capogruppo Pdl Addamiano ricorda che la
stessa, vedi le ultime delibere di giunta, sta lavorando per il bene di tutta la
provincia e non agisce contro, mentre la maggioranza è garante dell'unità
territoriale e non accetta accuse di «servi» di Venezia, alla stregua di
moderni e sprovveduti Arlecchini. Replica di Crosato: «Noi siamo coerenti,
volevamo unire tutte le ragioni referendarie per farne punto di forza per tutta
Vertice sul trasporto ferroviario dopo la lunga serie di disagi che hanno aperto il 2009 nel capolinea cadorino: presenti Comune, Provincia e governo veneto «Salveremo il Roma-Calalzo, a costo di pagare come Regione» Chisso: «In settembre l’incontro con Trenitalia». Bond: «Serve un treno funzionale o i turisti andranno altrove» Calalzo Il tragico mese di luglio vissuto dalla stazione ferroviaria di Calalzo ha imposto il summit di ieri, nella sala consiliare di Calalzo dei vertici provinciali e regionali legati ai trasporti. Presenti in aula, oltre al sindaco Luca De Carlo, anche Renato Chisso, assessore regionale alla mobilità e alle infrastrutture, il consigliere regionale Dario Bond e Silver De Zolt, neoeletto assessore alla gestione faunistica, caccia, pesca e trasporti per la provincia di Belluno. «A settembre ci incontreremo con Moretti (amministratore delegato di
Trenitalia), e salveremo il Calalzo-Roma - ha esordito Chisso - a costo di
coprire noi, come Regione, i costi per la sopravvivenza della linea».
Nell'ultimo periodo i disservizi sulla tratta per Calalzo sembravano non finire
mai. Ritardi, corse soppresse senza avvisare nessuno con i viaggiatori pronti ad
aspettare un treno che non c'è, il monitor degli orari fuori uso. Insomma un
vero disastro. «Certi disagi sono insostenibili se vogliamo vendere al meglio
il pacchetto turistico Cadore - afferma De Carlo - La popolazione e i sindaci
del territorio sono preoccupati per questa situazione. Dobbiamo invece far
acquistare alla stazione maggiore A intervenire ci pensa poi De Zolt, che tende la mano al sindaco cadorino: «Anche le infrastrutture sono carenti e bisogna potenziare le attività all'interno della struttura. L'ufficio turistico ad esempio verrà portato all'esterno e la biglietteria troverà la sua giusta collocazione dentro la stazione, dov'è giusto che stia». Idee chiare anche per Bond: «Bisogna creare un treno funzionale, adatto alle esigenze dei turisti di montagna, vedi ciclisti ed alpinisti, altrimenti vanno da un'altra parte. Stiamo progettando il doppio scambio a Ponte Nelle Alpi da cui deriverà un vantaggio per tutti, imprenditoria compresa. A Calalzo parte poi una delle piste ciclabili più importanti d'Europa che a breve ci collegherà all'Austria: tutto ciò va promosso e sostenuto adeguatamente». Le buone premesse non mancano. Anche se in aula qualcuno ha fatto notare un altro problema, ovvero come di notte alla stazione di Calalzo di treni da anni non se ne veda neanche l'ombra, con i turisti spesso costretti a pernottare nel trevigiano prima di poter ripartire destinazione Cadore. Intanto però va salvato il salvabile; una volta fatto questo si penserà poi a come ampliare l'offerta per richiamare più utenza possibile. Daniele Collavino
Il Gazzettino 10.08.2009 Passante di Mestre, allarme smog L'esperto: migliaia di persone a rischio De Simone: «Secondo uno studio chi abita nei 32 km della bretella ha il 50% di possibilità di avere trombosi» MESTRE (10 agosto) - Smog, polveri, inquinamento, per tutte quelle persone che abitano a ridosso dei 32 chilometri del passante di Mestre il rischio di ammalarsi di trombosi è del 50%. Ad affermarlo l'architetto Fernando de Simone, la cui tesi è basata sui risultati di un recente studio del Policlinico di Milano su 1500 abitanti della metropoli. Se è vero che chi abita a ridosso di autostrade e tangenziali ha 50% di possibilità in più di ammalarsi, ci sarebbero, sostiene l'architetto «migliaia di persone a rischio lungo i 32 km del Passante di Mestre». De Simone, autore nel 1996 di uno progetti alternativi al Passante (quello del tunnel autostradale sotto Mestre), sostiene l'esigenza di «intervenire rapidamente con la mitigazione ambientale lungo il percorso del Passante». L'esperto ricorda che nel suo progetto di tunnel autostradale «era prevista proprio per questo l'installazione di una serie di filtri per l'abbattimento dei gas di scarico, che avrebbero notevolmente migliorato la qualità dell'aria». L'allarme del progettista, riferito alle popolazioni che risiedono vicino all'arteria mestrina, fa riferimento allo studio dello staff medico del policlinico milanese, uscito recentemente sulla rivista di settore Circulation, secondo il quale chi abita a 3 metri dalle strade ad alto scorrimento, rispetto a chi abita ad almeno 253 metri, ha il 50% di probabilità in più di avere una trombosi.
Corriere delle Alpi 05.08.2009 Ferrovie: i sindaci segnalano i disagi Partita ieri la lettera della Provincia rivolta ai primi cittadini Intanto, si pensa ad arrotondare i costi dei biglietti dell’autobus BELLUNO. E’ partita ieri la lettera della Provincia rivolta a tutti i sindaci interessati dalla linea ferroviaria con la quale si chiede di segnalare gli eventuali disservizi creati dal mezzo di trasporto a rotaie da qui fino a settembre. L’epistola è stata voluta dall’assessore provinciale Silver De Zolt, che la settimana scorsa aveva incontrato a Venezia il dirigente veneto dei trasporti (assenti gli interlocutori di Trenitalia). Incontro in cui De Zolt ha elencato i disagi che da anni gli utenti del Bellunese devono sopportare quando decidono di prendere il treno. «Voglio capire bene, anche su stimolo della Regione, quali sono i problemi reali, solo così potremo prendere i dovuti provvedimenti». Nei prossimi giorni, inoltre, l’assessore provinciale incontrerà il sindaco di Montebelluna e quello di Treviso per confrontarsi sulla questione. «Serve un’azione comune per rilanciare un servizio che diventa sempre più importante, soprattutto in vista dei vantaggi che deriveranno dal fatto che le nostre Dolomiti sono diventate patrimonio dell’umanità Unesco. Questo significherà un aumento, almeno mi auguro, di turisti che saranno richiamati nel nostro territorio. E se le strade si intasano e ogni week end ci sono gli ingorghi, se siamo la provincia con meno vie di comunicazione, almeno dobbiamo offrire un servizio di trasporto pubblico degno di un sito Unesco. Ricordiamoci che il biglietto da visita di un territorio non sono soltanto la natura e gli alberghi, ma anche le vie di collegamento. Per questo le alternative sono o il prolungamento dell’A27 fino in Cadore o la creazione di una circonvallazione alternativa al giro dei paesi. Ma sul piatto c’è anche il potenziamento del trasporto pubblico». E su questo fronte, rientra anche il trasporto gestito da Dolomitibus. «Con la società stiamo pensando di rivedere il costo del biglietto a partire da settembre. Si tratterà di un adeguamento all’Istat, non di un aumento che non viene applicato da quattro anni». (p.d.a.)
Corriere delle Alpi 04.08.2009 Tra strade, autostrade da fare e cieli intasati Sul palco il ministro Matteoli, Giovanni Castellucci e Colaninno CORTINA. Non tutti gli italiani pagano le tasse? Roberto Colaninno, numero uno di Alitalia, ha scelto “Cortina InConTra” per una proposta shock. «Perché non insegniamo ai bambini delle elementari il concetto di tassa?». Mentre il ministro Altero Matteoli, titolare delle Infrastrutture, lo ha guardato un po’ basito, l’amministratore delegato di Autostrade, Giovanni Castellucci, ha provato ad obiettare: «Io piuttosto insegnerei l’educazione civica». Ma Colaninno non ha desistito. «Pagare le tasse», ha spiegato, «è un elemento fondamentale dell’educazione civica». Ma non tutto il dibattito si è consumato intorno a questo dilemma. Ben altri i motivi di riflessione al PalaInfiniti. Ha tenuto banco, ovviamente, la compagnia di bandiera. E Colaninno ha rassicurato i numerosi lombardi. «Teniamo moltissimo ai passeggeri del Nord», ha osservato, «e abbiamo detto che siamo a disposizione per trovare delle soluzioni per migliorare il servizio. Siamo coscienti che l’Italia del Nord rappresenta un mercato fondamentale per Alitalia. La compagnia non può non essere presente in un bacino di utenza così importante». Il numero uno di Alitalia non ha mancato di ringraziare il governo. «Credo che il governo abbia dato un segnale molto forte nei confronti degli obbligazionisti e degli azionisti dell’Alitalia che avevano investito ai suoi tempi in questa società». Il ministro Matteoli ha risposto rassicurando a sua volta. «L’Alitalia, che finalmente vola con regolarità e ha saputo in sei mesi riconquistare la fiducia dei passeggeri, sta ripagando governo e imprenditori che hanno deciso di investire in una compagnia aerea deficitaria», ha detto, «e gli imprenditori sono intervenuti perchè non si sono sentiti soli in questa operazione. La trattativa si è risolta in due mesi: un successo». Si è parlato anche di ferrovia. E ancora il ministro, sostenuto peraltro da Castellucci, ha osservato che il futuro non corre sui binari. Si è parlato ovviamente di autostrade. «E’ esagerato dire che il Passante è stata una spesa inutile. L’opera è fondamentale», ha evidenziato Matteoli, «se assieme al Passante avessimo fatto la terza corsia della A4 i problemi sarebbero stati minori di certo. A luglio e agosto in tutta Europa nascono intasamenti». Ma l’ingorgo di sabato scorso? «Normale amministrazione», per Castellucci; che ha poi specificato: «L’applicazione dei tutor sulle autostrade italiane sarà incrementata. Il tutor è una medicina che cura un comportamento sbagliato. Però serve. Le estensioni saranno graduali. Non saranno applicati al 100% della rete, lo metteremo dove il tasso di mortalità lo richiede». Castellucci ha ricordato l’impegno di Autostrade per l’Italia per la prevenzione. «Nel 1999 avevamo 11,4 morti ogni miliardo di chilometri percorsi. Nell’ultimo semestre siamo arrivati a tre morti ogni miliardo di chilometri». Francesco Dal Mas
La Tribuna di Treviso 04.08.2009 Casello A27, il comitato si affida all'Università SANTA LUCIA. «Non vogliamo succeda il caos come a Pianzano, qui il casello sarà fatto per i cavatori». A sostenerlo il comitato Tutela del paesaggio veneto che, insieme ai gruppi d’opposizione Progetto Santa Lucia e Santa Lucia sostenibile, ribadisce la contrarietà al progetto del casello dell’A27 in zona Grave: hanno contattato anche un’Università richiedendo l’intervento di esperti per formalizzare una serie di obiezioni. Intanto è partita la raccolta delle firme per una petizione che verrà presentata al Comune di Santa Lucia e alla Provincia, in cui si chiede il blocco del progetto autostradale finchè non verrà dato lo stop al piano cave della Regione (sono previsti due siti estrattivi nell’area tra Borgo Malanotte e Santa Lucia in mezzo ai quali sarà collocata la nuova uscita dell’A27) e la convocazione un consiglio comunale straordinario sul tema. Nella stessa petizione si chiede venga formata una commissione scientifica per studiare le soluzioni viarie al casello. «Alla firma del protocollo d’intesa il sindaco Fantinel aveva presentato una paginetta con sei punti chiamandoli condizioni, ma di quel foglio è rimasto lettera morta - spiegano i rappresentanti del comitato Tutela del paesaggio veneto - il vicesindaco Szumski ha dichiarato il suo no alle cave, non vorremo che anche i suoi interventi fossero solo fumo negli occhi per calmare la protesta. Se crede realmente e vuole ottenere tale risultato per primo firmi la petizione e ci aiuti a raccogliere le firme». Il comitato chiede l’appoggio dell’amministrazione comunale, fin da subito aveva trovato il sostegno dei gruppi di minoranza santalucesi. «Questo progetto e la viabilità servono solo ai cavatori - tuona Arturo Bernardi, capogruppo di Progetto Santa Lucia - un favore fatto alle attività estrattive, un altro conto sarebbe servire la viabilità della zona. Questo casello non serve al territorio». A settembre verrà organizzata una «Festa dei sassi» per sensibilizzare la popolazione, nella zona di campagna delle Grave ai margini del Piave dove è prevista la costruzione del casello dell’A27 di Santa Lucia. (di.b.)
La Repubblica 03.08.2009 Quel serpente di auto a passo d' uomo ha scaricato 400 tonnellate di veleni ROMA - Il primo esame per il passante di Mestre è stato un autogol pesante: un miliardo di euro speso in asfalto e cemento per guadagnare tempo ha prodotto la perdita di 68 anni di vita. Un dato che si ottiene sommando le ore sprecate dalle 150 mila persone intrappolate nell' ingorgo del primo agosto. Alle giornate buttate via si devono poi aggiungere i costi in termini di inquinanti emessi dai motori imballati e di spese aggiuntive per la benzina. «Quando gli ambientalisti dicevano che la singola opera non ha senso se non si guarda all' assieme della circolazione erano presi per rompiscatole: questi sono i risultati della politica basata sul fare prima che sul pensare», ricorda Alberto Fiorillo, portavoce di Legambiente. «Se non creiamo alternative ragionevoli su ferro, continueremo a spostare di qualche chilometro l' inizio dell' imbuto per il traffico, non lo elimineremo. Non si può immaginare di costruire un nastro di asfalto a otto corsie che attraversa tutta l' Italia, città comprese». Dai calcoli di Legambiente risulta che le 50 mila macchine che avevano imboccato con fiducia il passante di Mestre, sicure che l' opera inaugurata nel febbraio scorso avrebbe eliminato il rituale blocco d' inizio agosto, hanno prodotto, a causa dell' aumento di inquinamento dovuto alla paralisi della circolazione, 400 tonnellate di anidride carbonica. Per riassorbirla, sottraendola all' atmosfera dove dà un contributo all' accelerazione dell' effetto serra, bisognerebbe piantare circa 400 ettari di foresta. Misurare l' effetto psicologico di una vacanza iniziata con una coda di quattro o cinque ore nel momento in cui doveva cominciare il relax è più difficile. Si può invece quantificare una spesa imprevista di 60 mila euro: il costo del 30 per cento di consumi aggiuntivi di carburante da attribuire all' ingorgo. Il passante di Mestre non è stato comunque l' unico punto critico per gli 8 milioni di auto che in questo week end hanno affrontato la strada delle vacanze. «Calcolando una percorrenza media di 300 chilometri per ogni macchina in movimento si l' inquinamento complessivo: un quinto dell' anidride carbonica prodotta in Italia viene dal traffico su gomma». Nonostante lo straordinario numero di città d' arte, che suggerirebbe sistemi di spostamento meno aggressivi, l' Italia ha uno dei più alti indici di motorizzazione al mondo: siamo quarti dopo Stati Uniti (760 auto ogni mille abitanti), Lussemburgo (659) e Malesia (640). In Italia ci sono 620 macchine ogni mille abitanti, contro una media europea di 463 macchine. Il Regno Unito ne ha 463, l' Olanda 429, la Danimarca 354. Non va meglio prendendo le città: 76 auto ogni cento abitanti a Roma e 63 a Milano mentre Los Angeles ne ha 57, Parigi 45, Londra 36, Madrid 32, Copenaghen 27 e New York 20 (13 a Manhattan). «È la conseguenza di uno squilibrio profondo tra i vari sistemi di trasporto che incide sulla sicurezza, visto che l' automobile è il mezzo più pericoloso, e sularriva all' emissione di 360 mila tonnellate di CO2 e di 120 tonnellate di polveri sottili», osserva Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente. – Antonio Cianciullo
Galan contro l’Anas: «Patetici» Continuano le polemiche, nel day-after del maxi ingorgo nel
quale sabato sono finiti imbottigliati centinaia di migliaia di automobilisti.
Postilla da eddyburg
eddyburg.it 02.08.2009 Perché la crisi del Passante di Mestre Una storia esemplare di Mariarosa Vittadini
Errori di sistema ed errori di progetto intervista a Carlo Giacomini
Corriere delle Alpi 02.08.2009 «La Regione sta facendo disastri» Trento contro Venezia: «Il sociale è penalizzato» BELLUNO. «Questa amministrazione regionale sta facendo disastri sulla sanità e sul sociale. E così non si può più continuare». A dare man forte al direttore dei servizi sociali dell’Usl n. 1, Angelo Tanzarella che l’altro ieri la denunciato una situazione difficile per quanto riguarda le risorse per il sociale, è il consigliere veneto del Pd, Guido Trento che accusa la Regione di «non saper fare una vera politica della sanità e del sociale». «Dobbiamo considerare che ben 2300 persone ospiti nelle case di riposo da autosufficienti sono diventate nel tempo non autosufficienti e quindi hanno necessità di usufruire della quota sanitaria a carico della Regione», dice il consigliere del Pd. «Dobbiamo anche tenere presente che negli ultimi tempi Venezia sta accumulando un notevole ritardo nel pagamento delle quote sanitarie, mettendo in difficoltà le case di riposo. E questa è una vera schifezza. Di fronte a questo quadro non possiamo certo pensare che siano le famiglie o i parenti dell’ospite a sopperire alle carenze della Regione», dice Trento che aggiunge: «Si deve considerare, inoltre, che il pianeta anziani è il problema dei problemi ed esiste una legge nazionale che impone che il fondo per la non autosufficienza sia mantenuto con l’Irpef. L’anno scorso avevamo chiesto che parte dello 0.5% dell’Irpef, ad esempio uno 0.3%, venisse impiegato per rimpinguare il fondo per la non autosufficienza ma invece si è preferito impiegarlo sulle strade e sul cemento». «Qui non ci si rende conto che il problema è molto grave e se non si risolve presto rischia di scoppiare. A questo punto potrei immaginare che quegli 8.2 milioni di euro che sono stati deliberati la settimana scorsa dal consiglio regionale per finanziare in modo straordinario il fondo per la non autosufficienza possano essere utilizzati sia per chi è dentro le case di riposo sia per chi non lo è, secondo dei criteri da definire, privilegiando, come è logico pensare, i casi più gravi». Che manchino le risorse economiche ne è consapevole lo stesso consigliere
Trento. «Ma credo che chi governa questa regione non si sia reso conto di come
funziona un bilancio, di come costruirlo. Credo che siano tutti impegnati a
rispondere alle richieste di qualche persona, piuttosto che avere a cuore la
sicurezza e il benessere dei veneti. Se continuano in questo modo si rischia di
massacrare un sistema sanitario e sociale che funziona bene. Mi auguro soltanto
che a settembre il riparto 2009 varato dalla giunta possa essere modificato e si
possa ottenere più risorse per la nostra provincia. Belluno, finora ne è
uscita penalizzata a vantaggio di altre zone che non hanno le nostre stesse
difficoltà». (p.d.a.)
Corriere delle Alpi 01.08.2009 di Paolo Baracetti Ex Alemagna chiusa e pass ai residenti contro i «furbetti» Lo stop scatterà ogni domenica d’estate fino al 6 settembre CASTELLAVAZZO. Divieto di transito sulla vecchia Alemagna nelle domeniche più trafficate di agosto e settembre e pass ai residenti per scoraggiare i «soliti furbi» che, per sfuggire alle code, si riversano sulla vecchia viabilità peggiorando la situazione anche nei paesi. E’ la ricetta messa a punto l’altro giorno in Prefettura da Comuni e Anas per le domeniche da domani al 6 settembre e che i sindaci ieri hanno presentato alla popolazione. Sono circa 30 mila i veicoli che intasano, soprattutto al rientro, la statale
51 tra Perarolo, Ospitale, Castellavazzo e Longarone la domenica: un problema
annoso e per il quale sono state sperimentate soluzioni che, alla prova dei
fatti, si sono dimostrate inefficaci. Solo i residenti, così, potranno accedere a questa rete viaria “minore” formata, parzialmente, dal vecchio tracciato della statale (che fu abbandonato negli anni ’70). I turisti dovranno, invece, utilizzare la viabilità ordinaria. Insomma stop ai «furbetti», anche se, come ha detto l’assessore di Longarone Giorgio Bartoli, «l’ordinanza è un palliativo»: la soluzione del problema del traffico e delle conseguenti estenuanti code di vacanzieri in rientro avverrà solo quando sarà realizzata la circonvallazione di Longarone o ci sarà il prolungamento dell’A27. Intanto si comincia con questa sperimentazione. Il pass avrà durata illimitata mentre l’ordinanza che vieta il transito sulla 51 entrerà in vigore domani, proseguirà per tutte le domeniche di agosto e si concluderà domenica 6 settembre. L’applicazione dell’ordinanza, è stato assicurato, avverrà con un pizzico di buon senso. La polizia locale ha assicurato che farà tutto il possibile per agevolare la mobilità dei residenti. Chi fosse sprovvisto del pass, perché non ne ha fatto ancora richiesta, può transitare se, una volta fermato, può dimostrare di avere i requisiti (ad esempio una parentela). Insomma con l’ordinanza si intende tutelare i residenti permettendo loro di raggiungere casa propria con relativa facilità poiché, attualmente, nel tentativo di by-passare la statale 51, la domenica pomeriggio i vacanzieri intasano le comunali esterne per poi, a valle, rimettersi nella viabilità principale. Insomma le quattro amministrazioni si sono coalizzate per cercare di migliorare la situazione ed hanno individuato una soluzione. Sarà efficace? Basterà attendere qualche domenica poiché domani sarà solo l’esordio e il sistema deve entrare a regime.
La tribuna di Treviso 01.08.2009 Mobilitazione contro il casello A27 SANTA LUCIA. Il comitato per la «Tutela del paesaggio veneto» è aumenta la mobilitazione per fronteggiare il pericolo di deturpamento del territorio della Sinistra Piave, dopo l’approvazione del progetto definitivo per la costruzione del casello dell’A27 a Santa Lucia. L’opera da 17 milioni di euro, annunciata dalla Provincia alla Conferenza dei servizi, trova già i residenti pronti a dare battaglia, contro l’aumento annunciato del traffico fino a 20 mila veicoli al giorno, in un’area ad altissimo pregio agricolo per la presenza di vigneti doc, mais, asparagi. Un territorio esteso circa 1000 ettari e prezioso dal punto di vista agronomico, turistico ed alimentare. All’incontro tenutosi mercoledì al Gabbiano ad affiancare il Comitato c’erano anche i consiglieri comunali dei gruppi di minoranza di Santa Lucia e Mareno, oltre che un numeroso pubblico. «L’opera non servirà alla viabilità, ci pare sia fortemente propedeutica ai siti di escavazione, in un territorio già contemplato dalla Regione nell’elenco delle attività estrattive, visto il piano regionale per le attività di cava - ha attaccato Loreta Bellussi, membro del comitato - l’aumento del traffico, con la costruzione del casello, causerà smog e l’inevitabile contaminazione dei prodotti. Immaginatevi cosa accadrà se trovassero del piombo nei vini che qui vengono prodotti da sempre, come il raboso piave ed il prosecco. La nostra lotta è contro la devastazione di chi mette in pericolo il nostro futuro». Roberto Cancian, membro del Comitato, ha illustrato il progetto e la viabilità di adduzione che prevede l’allargamento dell’arteria lunga 7,300 km e tre rotatorie, tra i Comuni di Santa Lucia (località Mandre) e di Cimadolmo (via Prese a San Michele). «Fra le nostre prossime iniziative - ha affermato Arturo Bernardi - vi sarà la convocazione straordinaria del consiglio comunale di Santa Lucia, e la richiesta alla Regione di congelamento del progetto». (Alessandro Viezzer)
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