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APRILE Corriere delle Alpi 30.04.2009 «Votate come volete, ma dateci indicazioni» Illustrato dal sindaco il nuovo progetto di viabilità davanti a una platea gremita CORTINA. Tutto esaurito a Pontechiesa, ieri sera, per la presentazione alla
cittadinanza del nuovo nuovo progetto di viabilità elaborato dall’Anas; un
progetto, ha ribadito il sindaco Franceschi aprendo la serata, «che non è più
calato dall’alto come in passato ma che verrà portato avanti solo se
condiviso dalla popolazione». E da oggi l’Amministrazione entra in silenzio
stampa sull’argomento, in modo da non influenzare e la decisione definitiva «che»,
ha ribadito Franceschi, «dovrà essere presa dai residenti». Sì, ma in che
modo? Era quanto molti si aspettavano di sapere. In realtà non c’è stata
un’indicazione precisa. Franceschi ha solo parlato «di schede sulle quali
dovrete scrivere “sì” o “no” al progetto», senza aggiungere molto
altro.
Il Gazzettino 30.04.2009 Ieri sera i tecnici dell’Anas hanno illustrato il progetto viario di Cortina davanti a più di 400 persone Dieci anni di lavori per la tangenziale Costo di 450 milioni di euro e 90 mila viaggi in camion per trasportare i materiali Cortina La nuova tangenziale di Cortina si inserisce in un intervento più vasto di miglioramento della statale 51 di Alemagna, con l’attenzione concentrata su tre punti: oltre a Cortina sono gli attraversamenti di Vittorio Veneto e di Longarone. Lo hanno spiegato, ieri sera, i tre tecnici dell’Anas intervenuti al presentazione pubblica della nuova opera, di fronte ad oltre quattrocento persone. In realtà si tratta di un adeguamento del progetto già elaborato nel 2005, trasmesso dall’Anas al ministero delle Infrastrutture, poi soggetto a approvazioni e ad alcune bocciature, soprattutto sul piano ambientale. E’ per questo che è stato necessario ridurre l’impatto delle opere sul territorio, come hanno ricordato l’ingegner Massimo Simonini, dirigente dell’Area Nord dell’Anas, il geologo Salvatore Papale, responsabile della progettazione, entrambi della direzione centrale Anas per la progettazione, e l’ingegner Nicola Prisco, dirigente delle nuove costruzioni, del compartimento Anas di Venezia. Il nuovo disegno mantiene le caratteristiche funzionali del precedente progetto, con l’intento di migliorare i flussi veicolari in valle d’Ampezzo, sia sulla direttrice nord – sud, sia sul versante est – ovest, e con l’intento di agevolare la penetrazione nell’abitato. Tutto ciò con un intervento complessivo del costo previsto di 450 milioni di euro, da realizzare in tre stralci. Nel complesso, si parla di movimento di terra per un milione 350 mila metri cubi, da trasportare verso discariche a San Vito, Perarolo, Auronzo e Domegge. L’approvvigionamento di materiali inerti ammonta ad altri 340 mila metri cubi. Tradotto in camion, con una portata media di 20 metri cubi, significa 70 mila viaggi, avanti e indietro, per portare via la terra degli scavi, e 18 mila viaggi, nelle due direzioni, per portare il cemento, il ferro e l’altro materiale necessario. Un aspetto, questo, che è stato al centro di alcuni dei numerosi interventi. Il primo stralcio funzionale prevede 28 mesi; il secondo 45; il terzo altri 40. Se i lavori saranno fatti l’uno di seguito all’altro, vorrà dire avere un intenso traffico di camion sulle strade, non soltanto della valle, per almeno dieci anni, molto probabilmente di più, visto l’usuale dilatarsi della durata dei lavori. Diminuisce, rispetto al 2005, l’impatto sul territorio, anche limitandosi al solo ruolo dell’Anas, senza considerare le opere accessorie, previste a carico dell’amministrazione e degli imprenditori locali. In particolare, si alleggerisce lo snodo sul torrente Boite, a sud del paese, con un viadotto più basso e un po’ più corto, 165 metri rispetto ai 192 precedenti. L’amministrazione comunale cortinese, che ha indirizzato il nuovo progetto, con proprie decisioni strategiche, chiede ora ai cittadini di informarsi. Nelle prossime settimane verrà distribuito in tutte le case un fascicolo, con alcuni dati, mentre nell’atrio del municipio verranno esposte mappe e planimetrie. Poi, a fine maggio, sarà proposto un sondaggio, per avere un’idea della volontà della popolazione. Se il parere sarà favorevole, l’iter proseguirà, con l’inserimento delle opere nel nuovo Piano di assetto del territorio. Altrimenti, si chiederà all’Anas, con un consiglio comunale straordinario, di stralciare l’intervento dal programma di opere per i prossimi anni. Marco Dibona
La Provincia «L’Anas dica come finanzierà l’opera. Non è inserita nell’elenco delle priorità» Cortina(md) «Siamo sorpresi per aver appreso dalla stampa della presentazione a Cortina, da parte dell’Anas, del nuovo progetto per la strada di attraversamento di Cortina in variante alla 51 di Alemagna». L’assessore alla mobilità Quinto Piol ha fatto un salto sulla sedia e poi ha acceso il computer e scritto di getto al presidente dell’Anas Pietro Ciucci e al ministro delle Infrastrutture Altero Mattioli. «L’opera non è inserita nel piano strategico provinciale – spiega – e neppure nel Ptcp recentemente adottato. Vorremmo perciò sapere in quale contesto l’Anas intende inserire quest’opera e quale sia il suo finanziamento rispetto a quelle ritenute a suo tempo strategiche». Piol ricorda infatti che nel 2007, dopo due anni di incontri, era stato raggiunto un accordo sulle priorità con Comuni e Comunità montane del Cadore. In particolare, riferisce l’assessore, sulla variante di Longarone, inserita nel piano quinquennale 2007-2011 e appaltabilità prevista nel 2009. Per la quale, aggiunge Piol, in un incontro tenutosi lo scorso 10 febbraio, l’Anas aveva fatto presente la mancanza della completa copertura finanziaria anche per il primo stralcio. 105 milioni di euro su una spesa di 164 milioni. Ed ancora, il secondo lotto della variante di Feltre sulla statale 50, del costo di 34milioni 500mila euro su 119 milioni. Poi, la galleria del Comelico lungo la SS52, il cui stato ad oggi desta preoccupazioni, con l’esigenza di una seconda canna per un importo di 78 milioni. Infine, ricorda Piol, le varianti Rivalgo-Venase abitati della Val Boite lungo la SS 51. «Queste sono le priorità scelte dal territorio – conclude Piol nella lettera – su queste vorremmo rassicurazioni. Non entrando in merito, invece, del nuovo progetto di attraversamento di Cortina, che ad oggi neppure conosciamo».
Il Gazzettino 29.04.2009 Cortina, dall’Anas un nuovo progetto di tangenziale Oggi la presentazione della proposta con minore impatto ambientale rispetto al piano precedente Cortina d’Ampezzo Nostro servizio Nuova amministrazione, nuovo progetto di circonvallazione. A Cortina si ripete la trafila, che si perpetua ormai da generazioni: oggi verrà presentato alla popolazione una nuova ipotesi, per la variante al centro del paese. In pratica, un sistema di strade, ponti, gallerie, per togliere il traffico dalle strade e dalle piazze attorno alla chiesa. Un collegamento più rapido con le due aree sciabili, i versanti ovest e est dell’ampia conca d’Ampezzo. Questo progetto, redatto dall’Anas, in realtà è in buona parte una rielaborazione di quello precedente. Ci sarà uno svincolo con minore impatto, un ponte più basso, a scavalcare l’alveo del torrente Boite, ma resterà la lunga galleria, di ingresso al paese, per il primo stralcio funzionale dei lavori, 122 milioni di euro, su un totale complessivo di 450. Resterà la seconda galleria, per la tangenziale vera e propria, del secondo stralcio: un lungo tunnel, quasi quattro chilometri, sotto le ghiaie e le argille franose alle pendici della Tofana. Cambia radicalmente, invece, il terzo stralcio: sulle mappe non c’è più la galleria per salire ad Alverà, verso la strada 48 delle Dolomiti. Al suo posto c’è un tunnel, in centro, per salire verso la stazione delle autocorriere e poi scendere in via dello Stadio, a chiudere il cerchio attorno al centro, sul ponte Corona. Uno dei benefici di questa operazione dovrebbe essere l’alleggerimento della pressione del traffico sul centro, soprattutto di quello pesante, mediamente 410 Tir al giorno. Così magari la tossica via Cesare Battisti potrebbe diventare area pedonale, ad ampliare il salotto buono delle piazze. Sino a qui la competenza dell’Anas. Per gli altri aspetti, che nel progetto precedente erano di competenza di comune e imprenditori privati, è sparito il grande parcheggio scambiatore multipiano, nei prati di Convento. Via anche le stazioni a valle degli impianti a fune, diretti verso Pocol e la Tofana ad ovest, verso i monti Faloria e Cristallo a est. Non si parla più neppure del people mover, la metropolitana leggera di superficie, i vagoncini che avrebbero dovuto collegare il paese con il parcheggio e le stazioni degli impianti di risalita. Si alleggerisce il peso, dunque, sull’area verde, a sud del centro. Oggi l’incontro con la popolazione, che poi verrà chiamata ad esprimersi sul progetto: se dirà di si, il programma verrà inserito nel nuovo Piano di assetto del territorio, una sorta di piano regolatore, che i comuni stanno redigendo. Se la gente dirà di no, assicurano il sindaco e gli assessori, il progetto verrà stralciato e non se ne parlerà più. Marco Dibona
Niente multipiano e metrò di superficie. Ma a Cortina sbuca un tunnel in
centro Questa sera all’Alexander Girardi la presentazione del nuovo piano Anas da 450 milioni sulla variante alla statale 51 Circonvallazione, un tunnel in centro Sostituirà la galleria verso Alverà e collegherà la stazione dei bus e lo stadio Cortina Un intervento complessivo per 450 milioni di euro, da realizzare però in tre stralci funzionali, in tre fasi successive, il primo dei quali per un importo di 122 milioni: è questo, in sostanza, il progetto che l’Anas presenterà oggi alla popolazione di Cortina, alle 21, al centro congressi. Un piano per realizzare la variante alla statale di Alemagna, una sorta di cinconvallazione al paese. In alcune parti, questo elaborato non si discosta per nulla dal vecchio progetto, in auge già da alcuni anni: in particolare nel secondo stralcio, la lunga galleria fra i prati di Convento e la località Brite de Val, a nord. Resta dunque il tunnel di quattro chilometri, sotto le case di Crignes, Val, Cadelverzo, Cadin: sarà l’opera fondamentale, per togliere il traffico di passaggio, per allontanare i Tir dalle piazze. Non cambia tanto neppure il primo stralcio, di ingresso al paese, da sud, soprattutto nella parte iniziale, da Zuel a La Riva. Cambia molto, invece, il terzo stralcio: non c’è più la galleria per salire ad Alverà, verso la strada 48 delle Dolomiti. Al suo posto c’è un tunnel, in centro, per salire verso la stazione delle autocorriere e poi scendere in via dello Stadio. Soprattutto ci sono delle novità nei raccordi fra le diverse parti del grande progetto e nelle opere complementari. E’ sparito dalle mappe il grosso "fagiolo", come era stato definito lo svincolo, sopra il Boite, fra le due gallerie, a La Riva. Al suo posto ci sarà una rotonda, più contenuta, dalla quale partirà comunque una strada di collegamento interno, che andrà verso il ponte Corona e che sosterrà tutto il traffico verso il versante occidentale della vallata, le aree sciistiche di Socrepes, Tofana, Pocol, Cinque Torri, i passi Giau e Falzarego. A fondovalle andrà verso nord, sino allo stadio Olimpico, all’area sportiva di Sopiazes, alla partenza della Freccia nel Cielo. Questa strada consentirà di alleggerire la pressione su via Battisti, che potrà addirittura diventare area pedonale. In generale, si è intervenuti con il criterio di un minore impatto sull’ambiente. Sino a qui la competenza dell’Anas. Poi si passa agli altri aspetti, che nel precedente progetto prevedevano l’impegno dell’amministrazione pubblica e degli imprenditori privati del luogo. E’ sparito il grande parcheggio scambiatore multipiano, del quale si sarebbe dovuto occupare il Comune. Via anche le stazioni a valle degli impianti a fune, diretti verso Pocol e la Tofana ad ovest, verso i monti Faloria e Cristallo a est. Non si parla più neppure del people mover, la metropolitana leggera di superficie, i vagoncini che avrebbero dovuto collegare il paese con il parcheggio e le stazioni degli impianti di risalita. Si alleggerisce il peso, dunque, sull’area verde, a sud del centro. Ci sono invece importanti novità soprattutto nel terzo stralcio: in sostanza una galleria per salire dalla rotonda, alle porte del paese, sino alla attuale stazione delle autocorriere, dove si vuole costruire un parcheggio multipiano interrato, accanto alla stazione di partenza della funivia del Faloria. Questa struttura, negli intenti dei progettisti, dovrebbe eliminare le code di veicoli, alla ricerca di un posto per parcheggiare, e dovrebbe alleggerire il traffico sul versante orientale della conca, sulla strada che sale a Rio Gere e al passo Tre Croci. Dalla stazione, la galleria dovrebbe poi scendere verso via dello Stadio, per chiudere l’anello, al ponte Corona. Marco Dibona
Etienne Magoni «Abbiamo modificato il vecchio piano limitando l’impatto ambientale» Cortina (nim) «Una nuova soluzione al problema della viabilità cortinese che limita al minimo impatto ambientale, rispetto al precedente progetto, perché ha eliminato l'enorme svincolo e il mega garage multipiano nella zona del Convento, nonché la bretella di raccordo della SR48 delle Dolomiti in località Alverà. E Cortina potrà veder eliminato, dall'attuale anello del centro, il notevole e disagevole traffico di transito che non ha alcun interesse a stazionare». Così Etienne Majoni, l'assessore che ha concordato con l'Anas il nuovo progetto. «Abbiamo modificato notevolmente il vecchio piano togliendo, oltre al grande svincolo del Convento e il mega parcheggio scambiatore, anche la partenza di due nuovi impianti di risalita sui prati tra la frazione di Mortisa e il fiume Boite, nonché la strada in superficie lungo via Guide Alpine e la galleria che avrebbe dovuto collegare la zona di Fiames con quella di Alverà». Si tratta di un progetto di circa 450 milioni di euro da realizzarsi in tre stralci funzionali e che, proprio per l'entità della spesa, potrà essere affrontato solo con i finanziamenti da parte dello Stato.
Corriere delle Alpi 28.04.2009 Viabilità, l'Anas presenta un nuovo progetto CORTINA. Domani sera alle 21, a Pontechiesa, verrà presentato alla cittadinanza un nuovo progetto di viabilità elaborato dall’Anas «e che», fa sapere l’Amministrazione, «non sarà più calato dall’alto come in passato e che verrà portato avanti solo se condiviso dalla popolazione». Appena insediata, anche su sollecitazione di diversi cittadini, la giunta è andata a verificare a che punto fosse il vecchio progetto e ha scoperto che era ancora attivo presso il CIPE; e, quindi, finanziabile da un momento all’altro. «L’Anas», si legge in una nota dell’Amministrazione Franceschi, «ci aveva contestualmente fatto presente che lo stesso progetto si sarebbe potuto modificare entro certi limiti senza dover ricominciare tutto l’iter burocratico; di conseguenza noi abbiamo evidenziato le cose che più non ci piacevano, in definitiva le stesse contestate all’epoca dai vari comitati ed enti, pur sapendo che le perplessità potevano essere legate anche ad altri elementi. In particolare», si legge ancora nella nota, «avevamo chiesto che venissero eliminati il grande svincolo nella zona del Convento; il mega parcheggio scambiatore; la partenza di due nuovi impianti di risalita sui prati tra la frazione di Mortisa e il fiume Boite; la strada in superficie lungo via delle Guide Alpine; la galleria che avrebbe dovuto collegare la zona di Fiames con quella di Alverà». A parte queste indicazioni, come si ricorderà l’Amministrazione aveva fatto presente all’Anas anche l’importanza (peraltro più volte sottolineata durante la campagna elettorale) di prevedere una nuova viabilità per arrivare alla zona della stazione, dove nei prossimi anni verranno realizzati un grande parcheggio completamente interrato ed il polo culturale. Domani sera l’Anas presenterà quindi il nuovo progetto, redatto sulla base delle indicazioni e dei suggerimenti arrivati dalla giunta ampezzana. A seguire, verrà inviato a casa di tutti i residenti un fascicolo esplicativo e successivamente verrà creato un punto informativo all’interno del quale i cittadini potranno acquisire notizie ulteriori. Infine verrà data la possibilità a tutti i residenti di esprimere il proprio parere al riguardo in una sorta di sondaggio di opinione. «Se prevarranno i no», si legge ancora nella nota, «l’Amministrazione convocherà subito un consiglio comunale straordinario e chiederà lo stralcio definitivo del progetto; se invece prevarranno i sì, l’opera verrà inserita nella previsione del Pat e l’Amministrazione si attiverà per reperire le risorse necessarie». Infine la giunta Franceschi fa sapere che, in proposito, «come Amministrazione non rilasceremo dichiarazioni sull’argomento fino alla chiusura del sondaggio, in quanto riteniamo corretto che ognuno si formi la propria opinione senza essere influenzato. Non replicheremo ad eventuali attacchi o polemiche strumentali. Allo stesso tempo ci auguriamo che non ci saranno ingerenze esterne da parte di enti o istituzioni, fatte magari con lo scopo di acquisire visibilità in vista delle elezioni comunali, provinciali ed europee che interesseranno moltissimi candidati. L’unica opinione che conterà sarà quella dei cittadini residenti di Cortina, perché non si tratta di una questione politica, ma piuttosto di un tema trasversale che interessa tutta la cittadinanza. Chiediamo pertanto ai cittadini di valutare attentamente il progetto, di studiarlo, di farsi un’idea e di recarsi a votare, in modo tale da dare alla giunta e ai professionisti che stanno elaborando il Pat gli indirizzi su come andare avanti». (a.s.)
Corriere delle Alpi 28.04.2009 Longarone, variante confermata nella pianificazione dell’Anas L’Anas conferma la presenza della variante di Longarone tra le opere pianificate nel programma di interventi fino al 2011, che prevede lavori per oltre un miliardo e mezzo di euro. La conferma è arrivata a Padova dal presidente dell’Anas, Pietro Ciucci, che a margine dell’inaugurazione del terzo lotto della “Superstrada dei vivai” ha fatto il punto sulla pianificazione delle opere. «Il Veneto è una delle regioni italiane alle quali l’Anas riserva la maggiore attenzione», ha detto Ciucci. «Tra lavori stradali e autostradali in corso, in fase di avvio e programmati, si arriva ad oltre 6,4 miliardi di euro, di cui 3,4 miliardi relativi alla rete Anas e 3 miliardi della rete autostradale in concessione». Attualmente i lavori in corso o di prossimo avvio sono pari a circa 235 milioni di euro (204 milioni per nuove opere e circa 31 milioni per lavori di manutenzione). Tutti i lavori già in corso, ha sottolineato Ciucci, saranno completati entro l’anno. La variante di Longarone rientra tra le nuove opere previste dal programma Anas fino al 2011. L’Anas, sul fronte invece delle infrastrutture autostradali, ha ha recentemente approvato in consiglio di amministrazione il progetto preliminare per la realizzazione del corridoio di viabilità autostradale dorsale Civitavecchia-Orte-Mestre, opera che verrà realizzata in nove anni in project financing.
Corriere delle Alpi 25.04.2009 La questione idrica Petizione per salvare l’acqua In campo 30 associazioni. Bonan: «Basta centraline» BELLUNO. Una petizione per dire «no» alla privatizzazione dell’acqua e alla realizzazione di ulteriori centraline idroelettriche. A chiedere a gran voce una moratoria di tutte le domande di concessioni elettriche e maggiore rispetto per la risorsa idrica è Walter Bonan, del comitato “Acqua bene comune”, sceso in campo insieme ad 30 associazioni, tra ambientalisti, Cai, bacini di pesca. Un folto gruppo di persone che da oggi, giorno della Liberazione, al 9 ottobre (data della tragedia del Vajont), in ogni manifestazione pubblica (tramite banchetti o incontri culturali e sociali, anche appositamente organizzati) raccoglieranno le firme per la petizione sull’acqua. «Firme che invieremo a tutti gli enti locali, alla Provincia e alla Regione. E se non otteremo i risultati sperati, siamo pronti a farci sentire in sedi più opportune. Perchè i nostri fiumi devono tornare a essere le arterie della nostra storia». Un lavoro quello sull’acqua che va avanti da diversi anni in provincia e che è sfociato «due anni fa nella raccolta di firme per una proposta di legge regionale di iniziativa popolare, che soltanto l’altro ieri è approdata all’esame della commissione ambiente della Camera», dice Bonan. «Nel frattempo, però, l’anno scorso nella Finanziaria è passata una legge che metterà a bando di gara i servizi pubblici. Tra questi anche quello idrico. Segnando il primo passo verso la privatizzazione». Di fronte a questa prospettiva, le associazioni chiedono che «venga introdotto negli statuti degli enti locali il diritto umano all’acqua, riconosciuto il suo status di bene comune e che la proprietà e la gestione di questa risorsa sia pubblica». Su questo fronte Bonan parla di irregolarità e inadempienze, soprattutto da parte della Regione. «Sappiamo che sono ferme a Venezia ben 28 richieste di nuove centraline idroelettriche (23 di privati e 5 di Comuni), che vanno ad agire sul 10% dell’acqua rimasta a defluire negli alvei montani», precisa Bonan, che a questo proposito chiede una verifica della «congruità e legittimità delle concessioni idroelettriche storiche e di quelle irrigue scadute da tempo. Chiediamo che venga aggiornato il bilancio idrico complessivo tramite stazioni di controllo e monitoraggio. Non dimentichiamo che tutto il bacino del Piave ha un deficit idrico che porta a una drammatica perdita delle diversità naturali e del paesaggio, alla banalizzazione dei corsi d’acqua, all’abbassamento delle falde freatiche e alla difficoltà di riproduzione della fauna ittica». Bonan, quindi, ribadisce come sia importante «eliminare le deroghe al rispetto del deflusso minimo vitale, come indicate nel piano regionale a tutela delle acque, in quanto immotivate rispetto ai criteri previsti dalle norme europee e internazionali, stabilendo anche un livello minimo di invaso dei laghi. Un’operazione», conclude Bonan, «che necessita del trasferimento dei canoni e della gestione integrata del demanio idrico alla Provincia». (p.d.a.)
Il Gazzettino 25.04.2009 Petizione per far diventare l’acqua un bene comune Il Comitato: «Il Bim sia una municipalizzata È inconcepibile monetizzare un servizio indispensabile com’è quello idrico» Al motto "Acqua bene comune" parte da oggi la raccolta di firme avviata da Cai, associazioni ambientaliste e culturali, bacini di pesca, Centro internazionale civiltà dell’acqua, Diocesi. Due gli obiettivi fondamentali di questa trentina di sodalizi: far riconoscere agli enti lo status di bene comune all’acqua e trasformare il Bim in azienda municipalizzata affinché gestisca pubblicamente un servizio che non è discrezionale. Ma forte è anche un’altra richiesta, rivolta alla Regione. E cioè che non vengano accolte le 28 nuove domande (23 di soggetti privati, 5 di Comuni) di realizzare altrettante centrali. «Istanze improponibili - ha sottolineato Valter Bonan, portavoce del Comitato acqua bene comune - se si pensa a quanto grande è il deficit idrico nel bacino del Piave». E proprio per il Piave, uno dei fiumi più artificializzati d’Europa, il Comitato chiede «la revisione del bilancio idrico e l’attuazione degli obblighi di vigilanza, misura e monitoraggio continuativi sugli aspetti quantitativi e qualitativi dei rilasci e dei deflussi vitali». Alla presentazione del progetto, ieri nella sede del Centro servizi per il volontariato, oltre a Bonan erano presenti anche Roberto De Rocco per il Cai, Adriano Zampol per le associazioni ambientaliste e Ferruccio De poi ed Enrico D’Isep per gli 11 bacini di pesca provinciali. «I fiumi - hanno sottolineato coralmente - sono ecosistemi essenziali alla vita e in quanto tali vanno difesi e governati in modo sostenibile e solidale attraverso processi partecipativi». Varie le altre istanze presentate dal movimento. «Vanno messe in discussione le grandi storiche concessioni idroelettriche scadute da tempo nonché fortemente sovradimensionate. Vanno poi trasferiti alla Provincia i canoni e la gestione integrata del demanio idrico ed eleminate le deroghe al rispetto del deflusso minimo vitale come indicate nel Piano regionale tutela delle acque». Attenzione viene prestata anche ai laghi, per i quali viene richiesto un livello minimo d’invaso. «Non possono essere considerati come delle spugne - è stato sottolineato - da spremere a seconda delle esigenze della pianura senza tenere in considerazione le devastazioni degli ecosistemi che ne derivano sia a monte che a valle». La petizione chiede inoltre di dare piena attuazione al diritto di accesso agli atti, consultazione e partecipazione dei cittadini e delle comunità locali nelle scelte di gestione e pianificazione dell’acqua e di riconoscere negli statuti degli enti locali il diritto umano all’acqua e il suo status di bene comune. E ancora, tornando a far riferimento al Bim, il Comitato desidera che venga confermato il principio della proprietà e della gestione pubblica del servizio idrico integrato quale servizio locale privo di rilevanza economica in quanto realtà pubblica essenziale». Come a dire che il Bim deve diventare azienda municipalizzata, tralasciando completamente ogni forma di monetizzazione dell’acqua. La petizione-azione, caratterizzata anche da serate e
manifestazioni a tema (sito internet www.acquabenecomunebelluno.info), partirà
oggi. E si concluderà il 9 ottobre, ricorrenza del disastro del Vajont. «Un
dramma che evidentemente non ha insegnato ai bellunesi nulla - ha commentato
Bonan -, dato lo stato pietoso in cui si ritrovano i nostri corsi d’acqua».
Le sottoscrizioni verranno consegnate a Provincia di Belluno e Regione Veneto.
Raffaella Gabrieli
Grandi opere, arriva la legge blocca-ricorsi La cosiddetta norma "antiNimby" in discussione alla Camera è in realtà un attacco intimidatorio alle associazioni e al loro ruolo di presidio civico Lo scopo dichiarato è quello di contrastare "l’egoismo territoriale" che rallenta "il cantiere Italia". Ma l’effetto della legge anti Nimby (not in my back yard, non nel mio giardino), in caso di approvazione, sarà di azzerare, attraverso la minaccia di risarcimenti milionari, i ricorsi alla giustizia amministrativa da parte di associazioni ambientaliste storiche, che difendono ciò che resta del Belpaese da abusi edilizi e colate di cemento. La proposta di legge 2271 è sottoscritta da 136 deputati del Pdl ed il primo firmatario è l’onorevole Michele Scandroglio, genovese, fedelissimo del ministro Claudio Scajola. Aderiscono, tra i tanti, l’ex ministro Pietro Lunardi, il presidente della commissione Cultura Valentina Aprea, il vice di quella Ambiente Roberto Tortoli, l’ex presidente della Regione Liguria Sandro Biasotti. Presentata
in sordina nei giorni del "piano casa", con due brevi aggiunte
all’articolo 18 della legge 8 luglio 1986 (responsabilità processuale delle
associazioni di natura ambientale), potrebbe schiacciare all’angolo celebri
sigle come Italia Nostra, Legambiente, Wwf, Vas Verdi Ambiente e Società, senza
parlare della miriade di comitali locali. "È
una legge liberticida, intimidatoria, di regime - attacca l’avvocato Daniele
Granara, docente alla facoltà di giurisprudenza di Genova, legale in molti
ricorsi ambientali - . Confido che venga ritenuta palesemente anticostituzionale
visto che l’articolo 24 stabilisce che "Tutti possono agire in giudizio
per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi"". "È chiaro - spiega il presidente di Italia Nostra Giovanni Losavio - che lo scopo specifico della proposta di legge è quello di mettere catene (concrete e psicologiche) alle Associazioni, impedendo di fatto lo svolgimento del proprio ruolo civico con la minaccia di ritorsioni per avere la via spianata a fare del territorio quello che "loro" vogliono". Marco Preve
La Repubblica - Milano 14.04.2009 Il fervore della Sinistra per le Autostrade L'incredibile, a suo modo masochista, sintonia di certi riformisti padani coi cementificatori a oltranza (f.b.) LASCIA stupiti il fervore autostradale della sinistra milanese. Il centrodestra continua la sua marcia proponendo e promuovendo opere infrastrutturali come uno schiacciasassi, convinto che l'opinione pubblica lo seguirà ciecamente. COME un ingenuo torello segue il drappo rosso: ne conosciamo la sorte, lui no. Difficile farlo ragionare e lorsignori lo sanno: non per niente il toro è simbolo folle della Borsa in rialzo. Convincere dunque il torello che si sta per infilzarlo è un compito troppo arduo per questa sinistra ondivaga. Che delle strade, tutte le strade, ci si debba occupare è vero com’ è altrettanto vero che un’ amministrazione incapace di progetti di viabilità per interi bacini si riduce a pensare alle autostrade come unico mezzo per snellire il traffico che deve principalmente alla sua lentezza il carico d’ inquinamento che dissemina lungo i suoi percorsi. Le autostrade sono un ripiego in un’ area già fortemente infrastrutturata con viabilità ordinaria. Ripiego ma anche affari e questa è la molla che fa pendere la bilancia. Autostrade dunque, sembra ineluttabile, ma come? Intanto dovrebbero essere accompagnate da una norma esattamente contraria a quella varata dalla Regione Lombardia con la legge obiettivo n° 226 del 2008 che dà mano libera all’ edificazione lungo i bordi autostradali. In secondo luogo, con questo provvedimento si sancisce anche ogni rinuncia a una pianificazione del territorio lasciando andare verso uno sbrodolamento edilizio. Non si vuol certo dire di rinunciare a finanziare le infrastrutture, le autostrade in particolare, con il recupero di oneri di urbanizzazione delle aree rese edificabili e divenute di pregio per la presenza di queste nuove infrastrutture. Le piattaforme intermodali, i centri commerciali, le stazioni di servizio, gli alberghi servono, inutile dirlo, ma servono ancora di più se non devastano a caso il Paese inseguendo solo i margini di profitto di chi ha già alcune aree o se le sta procurando. Non ne abbiamo avuto abbastanza di finanziarizzazioni? Vogliamo finanziarizzare anche tutto il territorio con la politica dei pedaggi? Perché di questo si tratta alla fine: fare investimenti privati nel settore dei monopoli naturali - le autostrade- garantendo redditi, spesso indebiti, mancando una vera regolazione. Un’ autostrada diventa indispensabile per un utente che non ha alternative rispetto a una viabilità ordinaria su strade dissestate e pericolose. Un continuo conflitto d’ interesse tra pubblico e privato: un pubblico curiosamente inattivo a favore di un privato dinamico e berlusconianamente provvidenziale. Brutta empasse per la sinistra. Ma siamo sicuri che inseguire il drappo rosso del toreador porti voti? Se lo si vuol fare, almeno lo si faccia con argomenti seri, dichiarando il gioco e sapendo di correre il rischio dei convertiti dell’ ultimo minuto: un’ irridente accoglienza. Beltrami Gadola, Luca
Il Gazzettino-Bl 11.04.2009 I dati dell’Osservatorio provinciale della mobilità. I punti neri restano l’Alemagna e il tratto Sedico-Santa Giustina Traffico, in Valbelluna 32mila auto al giorno Nella sinistra Piave incremento annuo del 2,5%, sulla destra dello 0,6%. Record a Santa Caterina con + 4% Belluno La minuziosa radiografia dell’Osservatorio provinciale rivela che negli ultimi dieci anni il traffico sulle strade bellunesi aumenta in media dell’1 per cento ogni anno, con punte del 4 alla rotatoria di Santa Caterina a Ponte nelle Alpi, snodo cruciale dei flussi di traffico. Sui due assi principali della viabilità in Valbelluna si contano in un giorno anche 32 mila veicoli e sulle due statali, la 50 Feltrina e la 51 d’Alemagna, transitano in un minuto anche 20 veicoli nelle opposte direzioni, come sulle arterie principali del Veneto centrale. Al casello autostradale di Belluno l’aumento percentuale in una dozzina d’anni è stato pari al 46%, mentre può capitare che a Longarone, nel clou dell’estate, passino anche 26 mila mezzi ogni giorno. Il traffico tenderà ad aumentare soprattutto nella Sinistra Piave.
Sempre più auto sulle strade La crescita annua è dell’1% Sulla destra e sinistra Piave punte di 32 mila veicoli ogni giorno Fra Cadola e Longarone sulla 51 l’aumento più consistente Quanto è aumentato il traffico sulla grande rete provinciale negli ultimi dieci anni? Annualmente, fra il 2000 e il 2008, dell'1% in media con picchi del 2,5% in Sinistra Piave e del 4% a S. Caterina, mentre in Destra Piave si è registrato un incremento dello 0,6% sulla Busche-Sedico e un lieve calo nella Belluno-Ponte nelle Alpi. Tutto ciò è in dipendenza dell'allargamento del ponte di San Felice e della realizzazione delle rotatorie di Busche e Santa Caterina. La tendenza proseguirà in modo ancora più consistente con le varianti di Col Cavalier e di Lentiai e Bardies spostando sempre più il traffico dalla Destra alla Sinistra Piave. Questa in sintesi è la lettura dei dati forniti dall'Osservatorio provinciale della mobilità e illustrati ieri a palazzo Piloni dall'assessore Quinto Piol e dalla dirigente Katya Biasuzzi. L'Osservatorio è attivo dal 1998, per iniziativa di Regione e Province, la collaborazione dell'ateneo di Padova e la gestione di Dolomiti Bus, ma dal 2007 è passato alla Provincia ove è stato costituito apposito ufficio che continua a monitorare il traffico con 19 postazioni sulle principali arterie con rilievi della durata di 10 giorni consecutivi ciascuno. Di tali dati si avvalgono anche Arpav, Veneto Strade, Anas, Comuni e privati e vengono utilizzati per l'elaborazione di pianificazioni di diversa natura in fatto di mobilità, progetti stradali, attività commerciali, ecc. Attuato per spire induttive, pozzetti, armadietti e apparecchi radar il dispositivo dell'osservatorio «conta» i transiti del traffico diurno (7-19) e giornaliero (24 ore) medio, le punte biorarie del mattino e della sera, le velocità medie e la composizione veicolare. La rilevazione sui due assi principali rivela che in Val Belluna (SS 50+SP1) passano 30-32.000 veicoli al giorno con un incremento medio annuo dal 2000 al 2008 dello 0,5%, mentre sull'Alemagna (SS 51 tratto Cadola-Longarone) ne circolano 16-18.000 con aumento dell'1%. La punta massima è sulla SS 50 con 19.000 veicoli/giorno ciascuno nei tratti S. Giustina-Sedico e Belluno-Ponte nelle Alpi. Seguono l'Alemagna tra Ponte nelle Alpi e Longarone con 18.000 veicoli e uscita A27-S. Caterina con 16.000, la Feltrina da ponte Fener a confine provinciale con 15.000, la SP 1 Sinistra Piave con 13.000 veicoli ciascuno nei tratti da Santa Caterina a Belluno e da Lentiai alla rotatoria di Busche. Nell'intervallo biorario di punta il traffico è di circa 2.800 veicoli/due ore, ovvero ogni minuto transitano 20 veicoli nelle opposte direzioni, il che fa dire che le SS 50 e 51 hanno carichi paragonabili ad alcune tratte principali dell'area centrale veneta. Nelle altre sezioni stradali considerate, invece, il traffico medio è compreso fra i 5.000 e i 10.000 veicoli al giorno. Qualche dato significativo riferito al più recente 2008. Sull'Alemagna il punto critico è Longarone (media giornaliera 17.634), mentre Cadola con 15.612 passaggi viaggia sull'aumento medio annuo dell'1,5% con punte più alte in estate e periodo natalizio. Sulla SS 50 del Grappa a passo Rolle il picco è a Santa Giustina (19.121), seguito da Ponte nelle Alpi (18.973), Busche (18.045) e Bel Sit (16.191). Qui «cedono» i mezzi pesanti per effetto nuove rotatorie, ponte S. Felice e lavori sul ponte degli Alpini. Sulla SP 1 Sinistra Piave i medesimi effetti al contrario si sono fatti sentire a S. Caterina (13.388) e Cesana (13.438). Sulle strade regionali della nostra provincia nel 2008 il picco è stato a Fener (15.358), seguito da Peron (7.527) e Fonzaso (7.282). In altre sezioni delle strade provinciali si sono registrati 6.627 passaggi a Vas e 5.362 a Piz. Infine la crescita media annua (1996-2007) al casello di Cadola è stata del 3,5% e del 2,7% a quello di Fadalto. Prossimamente l'osservatorio provinciale si doterà di nuovi punti di rilevazione in Comelico, Zoldo, Agordino e Arsiè. Dino Bridda
Il Gazzettino-Bl 10.04.2009 «Soffocati dalle auto ma la ferrovia è in abbandono» Calalzo Per difendere la ferrovia, scende in campo anche la Camera di commercio. Dopo la cancellazione del capostrazione e dei manovratori dalla stazione capolinea, il presidente Paolo Doglioni ha rotto ogni indugio e ha scritto a Trenitalia per manifestare il disappunto per una scelta che, a suo dire, impoverisce ancora una volta l’infrastruttura. Intorno alle tratte bellunesi da sempre gli scudi sono alzati nel timore che, ogni tanto, si perda qualche pezzo. Puntualmente le Ferrovie hanno sempre smentito intenzioni di ridimensionamento, citando gli investimenti fatti anni fa. Ma l’ultima decisione ha sollevato molte proteste. Dopo l’annuncio del Gazzettino, che annunciava con la sparizione del personale dirigente anche la partenza dell’ultimo treno per Roma. «Prendo spunto dalle notizie di cronaca, ma anche da alcune segnalazioni di protesta pervenute per farle presente la situazione ferroviaria poco edificante della provincia di Belluno». Doglioni ricorda come ormai porzioni sempre maggiori di territorio bellunese siano soffocate dal traffico su gomma, specie sulle direttrici principali dalla Valbelluna al Cadore. «Un efficace servizio ferroviario potrebbe costituire la più valida alternativa per il decongestionamento del traffico stradale e per migliorare la salute e la qualità di vita dei cittadini. Ma la ferrovia bellunese, così come è strutturata attualmente, non è in grado di reggere il confronto con la strada. La carenza di corse e gli elevati tempi di percorrenza, specie nei collegamenti con la pianura veneta, scoraggiano l’uso del treno e lo rendono poco concorrenziale rispetto agli altri mezzi di trasporto (auto, pulmann ecc.)». Il presidente della Camera di commercio sottolinea come negli ultimi decenni si sia assistito ad un «generale decadimento del trasporto ferroviario locale». E questa situazione è la conseguenza di tagli del personale, specie quello addetto alla manutenzione ferroviaria, della soppressione di numerose corse, fra le quali anche la storica “Freccia delle Dolomiti”, della chiusura di stazioni intermedie, di caselli e dei pochi scali merci esistenti, divenuti per lo più aree dismesse, il cui stato di degrado non fa certamente onore ad una provincia ad elevata vocazione turistica quale la nostra. «La scomparsa del capistazione e dei manovratori dalla stazione di Calalzo, sostituiti da una gestione diretta da Belluno a partire dal 1° aprile scorso - scrive Doglioni citando il Gazzettino - rappresentano un’ulteriore conferma del progressivo disimpegno da parte della Rete ferroviaria italiana. Si tratta di un’operazione che mette anche a rischio il convoglio Calalzo–Roma, un comodo servizio previsto nei periodi di maggior afflusso turistico (circa 60 giorni all’anno), in cui i viaggiatori hanno l’opportunità di portarsi appresso la propria auto. La soppressione di questa corsa potrebbe infliggere un colpo mortale al trasporto ferroviario locale, con effetti negativi sulle presenze turistiche, specie nel Cadore». La protesta dell’ente, indirizzata alla direzione regionale di Trenitalia, conclude con l’augurio che tutto ciò non avvenga e che i numerosi turisti possano raggiungere le località bellunesi in sicurezza e senza patemi d’animo. «Lo dico sia come privato cittadino - sottolinea Doglioni - sia nelle vesti di presidente della Camera di commercio di Belluno, in cui opero quotidianamente per la promozione dei servizi sul territorio». R.B.
Il Gazzettino-Bl 07.04.2009
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