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Tesi di laurea - Cecilia Alzetta

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FEBBRAIO

Il Gazzettino-Bl  27.02.2009

L’assessore provinciale Visalli fa sapere però di aver chiamato la Federazione regionale

Presentazione candidatura Unesco delle Dolomiti

«Un malinteso il mancato invito dei ladini»

Cortina

Nella candidatura delle Dolomiti a patrimonio mondiale, riconosciuto dall’Unesco, saranno molto importanti le questioni di identità, di storia, delle radici della popolazione che vive in queste valli. Lo assicura l’assessore provinciale Irma Visalli, rispondendo così alle preoccupazioni espresse da Elsa Zardini, presidente dell’Union generela di Ladins dles Dolomites.

«Mi metterò in contatto direttamente con la presidente Zardini – assicura l’assessore Visalli – per chiarire quello che è stato uno spiacevole malinteso. Non c’era alcuna intenzione, da parte nostra, di escludere la comunità ladina dall’incontro che faremo a Cortina, sabato mattina. Noi abbiamo mandato l’invito alla Federazione fra le unioni culturali ladine del Veneto, pensando che ci fosse una divulgazione diversa. In quanto agli inviti, ognuna delle cinque province, che sono interessate dal progetto, e che saranno rappresentate sabato a Cortina, ha provveduto a diramarli direttamente. Mi dispiace che all’Union Generela non sia giunto l’invito a partecipare, a dare il proprio apporto. Lo farò personalmente».

Nel merito della questione, l’assessore Visalli precisa una delle particolarità della candidatura: «In Italia l’Unesco tutela tanti beni culturali, il nostro è il paese più ricco al mondo, sotto questo aspetto. C’è però un solo bene naturale: le Isole Eolie. Qualora dovesse essere accolta la nostra candidatura, le Dolomiti sarebbero il secondo. I criteri sui quali si basa questa ipotesi sono di carattere estetico, paesaggistico e geomorfologico, ma la nostra candidatura propone un diverso concetto di paesaggio: non semplicemente la cartolina, del bel luogo, bensì una realtà naturale frutto della costante cura dell’uomo, nel tempo. Noi auspichiamo una forte attenzione per la popolazione residente. Il paesaggio non c’è, se non esiste l’osservatore e se nessuno vive in quel luogo. Su questi aspetti, crediamo di essere molto vicini alle attese della presidente Zardini».  Dim

 

 

Il Gazzettino-Bl  26.02.2009

La Provincia presenta a Cortina la candidatura Unesco e non coinvolge i rappresentanti della storica popolazione

Difesa delle Dolomiti, ladini ignorati

La presidente Zardini: «Non siamo solo folclore ma soprattutto identità e cultura»

Cortina

La Provincia di Belluno organizza un incontro, sabato alle 9.30, per presentare la candidatura delle Dolomiti a patrimonio mondiale dell’Unesco, e poi non coinvolge i rappresentanti dei Ladini, la popolazione storica, che vive da secoli sulle Dolomiti. È l’accusa che rivolge l’ampezzana Elsa Zardini, presidente dell’Union Generela di Ladins dles Dolomites, l’organismo culturale che, dal 1905, unisce Badia, Gardena, Fassa, Fodom e Ampezzo.

«Non solo non ci hanno coinvolti nei lavori, ma non ci hanno nemmeno invitati all’incontro di sabato, che pure si svolge a Cortina – conferma Elsa Zardini – e questo la dice lunga sulla mancanza di rapporti, di interesse, che c’è da parte della Provincia di Belluno nei nostri confronti. Nel merito, mi chiedo che senso possa avere tutelare il territorio delle Dolomiti, se prima non si pensa a proteggere chi abita, lavora, vive su queste montagne, in queste nostre valli. Le crode sono lì, ci resteranno per milioni d’anni, nessuno le sposta, ma la gente sì, la popolazione dolomitica rischia davvero di andarsene tutta, altrove, se non ci saranno più le condizioni per garantirne la sopravvivenza in loco».

Un tema, quello della tutela della popolazione, oltre che della parlata, che sta particolarmente a cuore alla presidente Zardini, tanto è vero che, nel prossimo mese di maggio, l’Union Generela ha organizzato un incontro con il ministero degli Interni, che si svolgerà proprio a Cortina, a dieci anni dall’entrata in vigore della legge 482, la norma quadro nazionale che tutela le parlate minoritarie. La prossima estate, nel mese di luglio, sarà Arabba a ospitare una tavola rotonda, incentrata sull’identità del popolo ladino dolomitico.

«In questi giorni abbiamo completato l’ufficio di presidenza della Generela – precisa Elsa Zardini – e sono stata affiancata dal badioto Marco Pizzinini, per la provincia di Bolzano, e dal fassano Silvano Ploner, per quella di Trento. Visto che io rappresento Ampezzo, dunque la provincia di Belluno, si continua con questo spirito di collaborazione, di unione, di interscambio, fra le tre realtà amministrative in cui sono spartite le Dolomiti. Abbiamo già in programma incontri con gli assessori Luigi Chiocchetti, per la Provincia di Trento, e Florian Mussner, per Bolzano. Con Belluno, invece, si continua a stentare».

Oltre alla presidente e ai due vice, sono previste delle commissioni, che si occupano dei diversi settori: una per il settimanale La Usc di Ladins, il rapporto con gli organi di informazione e l’uso di Internet; una per l’ufficio linguistico; una per le manifestazioni.

«Gli eventi che organizziamo non devono essere solamente folcloristici, come crede qualcuno – precisa la presidente – ma sono improntati soprattutto sui temi, sui contenuti della nostra identità e della nostra cultura».  Marco Dibona

 

 

Corriere delle Alpi  22.02.2009

La viabilità del futuro

Autostrada o variante, resta ancora l’incognita

De Cesero e Piol al gruppo Pas: nessuna decisione senza dei progetti precisi

LONGARONE. Al momento non ci sono ancora elementi sufficienti per delineare con chiarezza il futuro della viabilità tra l’uscita dell’autostrada A27 a Pian di Vedoia e il collegamento con il Cadore. Questo è quanto è emerso dalla tavola rotonda promossa venerdì sera a Longarone dall’associazione Pas Dolomiti - in una sala gremita di amministratori e cittadini - durante la quale si sono confrontati il sindaco Pierluigi De Cesero e l’assessore provinciale ai trasporti Quinto Piol.

De Cesero e Piol hanno ripetuto le diverse possibilità vagliate negli ultimi anni, sottolineando però la mancanza di progetti avviati, su cui basare una discussione concreta. «In linea di massima lavoreremo sull’ipotesi di prolungamento dell’autostrada in accordo con i comuni», ha detto Piol, «ma finché non avremo un progetto non potremo decidere». «Il progetto non l’ho ancora visto», ha detto De Cesero, «e non posso basarmi su quattro segni di matita su una cartina».

In sostanza sia il passante che snellisca il traffico attorno al centro di Longarone, che la possibilità di portare l’autostrada fino a Rivalgo rimangono ipotesi, ma nulla di più. Eppure qualcosa si deve fare per risolvere il problema delle code, su questo Comune e Provincia sono concordi. Il problema è la mancanza di un progetto concreto.

Al momento la progettazione della circonvallazione, per la quale, secondo l’Anas, servirebbero 164 milioni di euro, è bloccata proprio per la mancanza di fondi. Mentre l’autostrada dovrebbe essere interamente finanziata da privati, con un project financing, ma in questo caso le difficoltà nascono dal fatto che Comuni interessati e Provincia ignorano ancora i dettagli strutturali e l’eventuale impatto ambientale. E’ su questo tema che si è mossa l’associazione Pas, chiedendo chiarezza. Dato l’investimento notevole che l’opera richiederebbe in un contesto di crisi economica mondiale, poi, difficilmente si potrebbero trovare soggetti disposti ad accollarsi la spesa. Ci si trova quindi in una situazione di stallo, di fronte alla quale sia il sindaco che l’assessore si sono dimostrati disponibili a tenere aperte tutte le porte, per evitare di escludere qualsiasi possibilità utile. De Cesero, inoltre, ha sottolineato la necessità di portare la possibile variante almeno fino al collegamento con l’autostrada a Pian di Vedoia, mentre Piol ha precisato che, nonostante l’apertura al prolungamento dell’A27 fino a Macchietto, nessuna decisione verrà presa finché non sarà possibile valutare l’impatto sociale dell’opera sul territorio.  Michele Giacomel

 

ALTREMENTI

«Sono state ignorate le vere alternative»

LONGARONE. «La politica bellunese continua a volare basso: si doveva parlare di mobilità ma si è finito per discutere solo su “autostrada sì, autostrada no” attorno ad un rigo di pennarello su una cartina». Esprime delusione Luca Funes del movimento Altrementi (in corsa per le provinciali) dopo l’assemblea di Longarone. «La Provincia vuole procedere con l’autostrada quando la stima di massima parla di un’opera da 44 mila euro al metro», dice Funes, «una cifra esorbitante. Dicono che ci saranno i finanziatori privati in cambio di 40 anni di pedaggi, ma per rinetrare di quella cifra folle non so quanti milioni di passaggi ci vorrebbero. Ai sindaci del territorio va bene se la pagheranno tutta i privati, ma i project financing per legge non possono essere al 100 per cento coperti dai privati. E se la spesa poi aumenta chi la paga? Noi cittadini?»

«Quello che mi preoccupa», spiega ancora l’esponente di Altrementi, «è che di alternativo non hanno previsto nulla. Ad esempio c’è il tema della ferrovia: la Provincia dovrebbe spingere su questa soluzione, arrivando magari a conmprare la linea locale per farne una metropolitana di superficie. Oppure si potrebbero portare avanti avanti progetti di mega parcheggi scambiatori: perché non farne a Pian di Vedoia per collegare poi il Cadore con le corriere? Sono progetti alternativi, certo, ma ci vorrebbe anche un cambio di mentalità per portarli avanti. Invece l’altra sera a Longarone ci si è limitati a parlare di autostrada e basta».

Ignorando, ammonisce Funes, un rischio: «Se dovesse farsi l’autostrada il problema verrebbe solo spostato in Cadore. Un casello a Macchietto scaricherebbe tutto il problema delle code su Pieve».

 

 

Il Gazzettino  21.02.2009

Presentato il Ptrc, il vero "piano regolatore" della regione. Punti chiave: difendere le aree agricole e cambiare la concezione degli insediamenti produttivi

«Il nuovo Veneto: più terra, meno capannoni»

Galan: «Abbiamo sacrificato troppo territorio, basta aree industriali ovunque: il futuro è una grande città dove si viva meglio»

Padova - «Se sciupiamo la natura, sciupiamo la vita». Poche parole in un soffio quelle di Mario Rigoni Stern ricordate (a otto mesi dalla scomparsa) con un video nell’aula Magna dell’Università. Racconta della terra veneta dove il richiamo alla natura è ancora una specie di codice genetico che unisce le nostre vite. Ed è nel senso di una natura finalmente da rispettare che la Regione ha deciso di portarsi sulle spalle la responsabilità di disegnare il Veneto del futuro nel quale immaginare ancora una casa in collina, l’aeroporto a meno di un’ora, un treno che ci porta in ogni paese, un capannone che non inquina lo sguardo. Se un giorno ci sentiremo così vivendo nel Veneto, vuol dire che saremo dentro la realtà di ciò che ieri è stato chiamato Piano territoriale di coordinamento, ovvero la mappa-madre che la Regione consegna alle Province e ai Comuni senza dogmi, ma come un quadro da completare su come difendere e che cosa creare su questa terra nei prossimi anni.

«È una banca dati del Veneto offerta alla comunità per costruirci strategie ed azioni concrete». Così l’ha definita, presentandola davanti al consiglio regionale, i presidenti delle province, architetti e urbanisti, il presidente della Regione Giancarlo Galan. Con lui l’assessore regionale Renzo Marangon e il rettore dell’Università, Vincenzo Milanesi. Un quadro che si compone di tante tavole, come un polittico del Quattrocento e che è costato quattro anni di fatiche. Non è facile disegnare il futuro. «Abbiamo deciso un’impostazione particolare: da un lato preservare alcuni aspetti del nostro paesaggio, e per il resto togliere più vincoli possibili per dare spazio alla creatività - ha detto Galan - Non c’è da parte nostra un’egemonia da imporre ma un’idea: che il Veneto è un’unica grande città metropolitana coi suoi centri abitati, i suoi parchi, le sue periferie. Un Veneto in cui avremo bisogno di due soli aeroporti, ovvero il sistema Venezia-Treviso da un lato e Verona dall’altro, perchè a un nostro imprenditore non importa certo di andare alla Malpensa. Deve arrivare all’aeroporto in meno di un’ora. Ma questo è anche il Veneto dov’è obbligatorio che ci sia una sola grande azienda dei servizi per evitare che vengano fagocitate da quelle europee. Ma è soprattutto un Veneto dove dobbiamo finirla di consumare territorio. Dunque verticalizziamo le costruzioni, ma non tanto quelle residenziali che non si sposerebbero col nostro modello culturale, piuttosto quelle degli spazi lavorativi. Qui una soluzione va studiata». Insomma - e semplificando - invece di quattro capannoni da un piano facciamone uno di quattro. In fondo è un piano per decidere, come è stato definito.

«È il Terzo Veneto che concepiamo come una grande città, coi suoi parchi, le sue zone commerciali, le sue vie di comunicazione. Una città come Los Angeles, e che vogliamo più bella e dove si viva meglio: con una grande mobilità interna per altri 500mila nuovi abitanti, ma con una grande capacità progettuale, in cui stiano aziende con grandi capacità di innovazione e capacità di espandersi all’estero».

«Continueremo a vivere in villette unifamigliari in questo Veneto? - continua Galan - Io credo che lo sviluppo debba essere di tipo diverso e che per preservare le zone che abbiamo deciso di preservare serva concentrare altre attività in altre parti della Regione». Dunque nel Veneto dei capannoni ci sarà una grande attenzione al terreno agricolo. «Ne abbiamo sacrificato fin troppo di questo Veneto, quindi nel Piano c’è questa concezione: basta capannoni sparsi senza logica o aree industriali in ogni paese quasi fosse uno status symbol averle, basta aree artigianali in ogni luogo, terreni agricoli lasciati all’interesse di chi li ha per divenire edificati. C’è una parte del Veneto destinata a vivere meglio ed è quella che resterà agricola».

Impossibile elencare tutti gli obiettivi strategici. Ma tanto il Piano intende difendere i percorsi della grande guerra nelle Dolomiti quanto non mette limite ai posti-barca sulle coste. Tanto si preoccupa di fare un elenco delle architetture del ’900 quanto di individuare nuovi profili metropolitani. Dopo l’asse centrale Venezia-Padova-Vicenza anche quello che si sta realizzando tra Legnago-Rovigo-Adria. Sono dieci le "tavole" della legge che si soprappongono l’una sull’altra. Con la Carta dedicata all’uso del suolo, quella dell’energia con il nuovo rigassificatore al largo del Po, quella della Montagna e della biodiversità che studia le interconnessioni tra mare e montagna e individua i corridoi ecologici. E poi ancora c’è la carta dei poli logistici e della piattaforma economica, quella dei turismi che coinvolge anche le aviosuperfici per gli sport alternativi e la Carta della mobilità e delle città. Su tutte il mantello della carta dei paesaggi. Sono 39, una memoria da non perdere.  Mauro Giacon

 

 

Corriere delle Alpi  20.02.2009

La mobilità a nord di Belluno: oggi il convegno ambientalista

LONGARONE. “A nord di Belluno, quale mobilità?”. E’ il titolo dell’incontro organizzato per questa sera alle 20.30, nella sala Popoli d’Europa di Longarone dal comitato Cadore-Carnia di “Per altre strade Dolomiti”.

Si tratta di un confronto pubblico per una scelta strategica in uno scenario di grandi incertezze tra il sindaco di Longarone Pierluigi De Cesero e l’assessore provinciale ai trasporti quinto Piol. Il programma: alle 20.30 apertura dell’incontro; alle 20.35 proiezione video sulle scelte di mobilità intermodale attuate in Val Venosta a seguito dell’incontro del 5 ottobre 2008 con Helmuth Moroder, progettista della rinnovata linea ferroviaria Merano-Malles; alle 21.05 intervento del sindaco Pierluigi De Cesero; alle 21.20 intervento dell’assessore provinciale Quinto Piol; alle 21.35 le repliche del sindaco De Cesero e dell’assessore Piol. Alle 22.05 interventi del pubblico e conclusione del comvegno.

 

 

Il Gazzettino  20.02.2009

LONGARONE Prolungamento della A27 verso nord

L’allarme di Pas Dolomiti «Cadore corridoio di auto»

Il comitato Pas, “Per altre strade Dolomiti” organizza questa sera alle 20.30 nella sala Popoli d’Europa di Longarone l’incontro pubblico “A nord di Belluno, quale viabilità?”. Tra gli ospiti, il sindaco di Longarone Pierluigi De Cesero e l’assessore provinciale Quinto Piol. In un documento Pas Dolomiti esprime, ancora una volta, le sue forti perplessità al progetto di prolungamento dell’autostrada A27 verso il Cadore e poi, con altri due tronchi, in direzione della Carnia per allacciarsi all’A23. Un tracciato di 85km complessivi per un flusso stimato di 38mila veicoli al giorno. Pas Dolomiti ricorda le vicende che hanno portato all’audizione in Regione, lo scorso 27 gennaio, degli Enti locali e le categorie economiche interessate dal prolungamento dell’ A27 da Pian di Vedoia a Macchietto. «Il comunicato diffuso al termine dell’audizione – spiega Pas Dolomiti – non spiega però quali vie di comunicazione complementari avrebbero a disposizione i veicoli una volta giunti a Macchietto». E contestano anche i benefici dichiarati dai fautori del prolungamento. «In realtà - dice il comitato – il Cadore e la Carnia diventerebbero un corridoio di attraversamento per le auto e i Tir provenienti dall’Europa dell’est in direzione della pianura veneta, con una moltiplicazione del traffico di transito anche nelle valli vicine. I rumori e le emissioni nocive scaricate ogni anno da 14 milioni di veicoli farebbero poi scappare a gambe levate qualsiasi villeggiante». Pas Dolomiti interviene anche sulla sostenibilità economica dell’opera. «Alla fine, come dice chiaramente l’analisi finanziaria ed economica allegata allo studio di fattibilità, saranno i contribuenti ad accollarsi la copertura di voragini finanziarie, a totale vantaggio degli istituti bancari che garantiscono gli investimenti iniziali. Tra l’altro, l’irlandese Depfa Bank, filiale del colosso Hypo Real Estate, che aveva dato la disponibilità a finanziare il 90% del progetto, è tra le banche maggiormente coinvolte dal terremoto che fa tremare i mercati finanziari».  M.D.

 

 

Corriere delle Alpi  19.02.2009

Scelte coerenti dopo il riconoscimento Unesco

Le dichiarazioni del signor Vascellari, presidente dell’Associazione Industriali di Belluno, in merito alle presunta presa d’atto Unesco che definisce la provincia di Belluno ultranormata e ipervincolata, è un’interpretazione della realtà che lascia pochi spazi a un vero dialogo di sviluppo basato sulla verità oggettiva e una valutazione economica sociale della provincia basata su schemi di sviluppo che ricordano a nostro giudizio molto la politica campana.

Non ci e dato sapere cosa ne pensi l’Unesco del mega-centro alberghiero in Marmolada, che Vascellari sponsorizza, del quale perfino le associazioni degli albergatori ne temono gli effetti negativi e non si hanno notizie neppure sul prolungamento della A27 e dei suoi effetti devastanti sull’ambiente, con un beneficio irrisorio per la mobilità provinciale.

Il sindaco di Longarone, nel frattempo, non utilizza i fondi già stanziati per la circonvallazione del paese: aspettano l’autostrada, dando cosi un bell’esempio di politica all’italiana.

C’è poi il caso della Fonderia di Fortogna, che chiede quasi un raddoppio della sua capacita produttiva in una paese già duramente provato dalla attuale produzione e dall’inquinamento conseguente. Il comitato tecnico provinciale sull’impatto ambientale di tale industria ha dato parere favorevole, con alcune prescrizioni che appaiono comunque in grave contrasto con uno sviluppo economico alternativo.

Non è un caso che tale impianto si ampli non nei pressi del sito di Bassano, attiguo alla seconda lavorazione, ma in un piccolo comune bellunese, con una provincia che altera scelte alla don Abbondio con qualche lavata di mani di troppo.

Governare vuole dire scegliere con autorevolezza e buon senso. Abbiamo un territorio fragile, non da industria pesante, e il riconoscimento mondiale dato dall’Unesco per un complesso di montagne tra le più belle del mondo, ci obbliga a scelte coerenti.

Noi cittadini bellunesi possiamo valutare con i nostri occhi la realtà edilizia e urbanistica della nostra provincia, le seconde case che crescono come funghi, capannoni industriali vuoti e inutilizzati, magari costruiti con contributi pubblici: meglio speculare che produrre?

Su ferrovia e mobilità si è scritto molto, ma fatto poco. Solo un “minuetto” di danze, arrivando al paradosso di avere due treni sulla stessa tratta con medesimo orario e poi il nulla, anzi la riduzione dei servizi, con penose attese e orari che escludono molte utenze pendolari e turistiche.

Opere come le circonvallazioni di Longarone e Agordo sono indispensabili alla mobiltà provinciale, il completamento della circonvallazione di Feltre, dopo otto anni di lavoro, è un atto dovuto da molto tempo.

In poche parole aspettiamo il quotidiano buon senso e magari un viaggio mentale dei nostri amministratori in altre regioni d Europa.

Mauro Vettor - Altrementi

 

 

La Tribuna di Treviso  19.02.2009

Comitato anti-casello, già 100 adesioni «Devasta il paesaggio, non lo vogliamo»

SANTA LUCIA. Sono già un centinaio le persone che hanno dato la loro adesione al «Comitato per la salvaguardia del paesaggio veneto», che si oppone al progetto del casello dell’A27 a Santa Lucia. «Ci sentiamo presi in giro per la mancanza di trasparenza, il progetto è stato tenuto nascosto e calato dall’alto - sostiene il direttivo del Comitato - anche il Comune ha le sue responsabilità, è passato solo attraverso una delibera di giunta senza essere vagliato dal consiglio comunale e senza dare spazio alle osservazioni». Sono in subbuglio soprattutto i residenti della zona Grave, per la realizzazione della nuova uscita. Per questo alcuni abitanti si sono riuniti in un comitato per chiedere la rivisitazione del progetto: «Ci poniamo in difesa del territorio, verrà portato del traffico in una zona ancora vergine ed a carattere rurale - continuano i rappresentanti - una delle principali preoccupazioni è che il casello sia posizionato proprio a metà tra le due cave previste nel Prac». Il timore è che l’uscita autostradale diventi un pretesto per realizzare le cave previste dal piano regionale. «Vogliamo che il progetto sia rivisto nella sua totalità, che se ne discuta con la popolazione - aggiunge il comitato - ci possono essere soluzioni alternative. Verranno messe in campo iniziative per sensibilizzare la popolazione». In origine il casello era previsto a Santa Maria del Piave in Comune di Mareno, quindi è stata decisa la sua collocazione in località Gabbiano. «Abbiamo scelto di spostare lo svincolo a Santa Lucia, in un’area golenale, non urbanizzabile, proprio per posizionarlo lontano dai centri abitati, con un minor impatto ambientale - aveva sostenuto il presidente della provincia Leonardo Muraro durante la firma del protocollo con i Comuni - la Provincia vuole quest’opera». Intanto stasera il Consiglio di Santa Lucia voterà un ordine del giorno contro le cave. (di.b.)

 

 

Corriere delle Alpi  19.02.2009

La crisi in autostrada

A27: traffico pesante in calo del 2.3 per cento

BELLUNO. La crisi si fa sentire anche nelle autostrade, specie la A27. A dirlo sono i dati resi noti dalla società di comunicazione di Autostrade per l’Italia.

I dati del 2008 evidenziano un andamento del traffico sulla rete in concessione al gruppo in contrazione dello 0.8% rispetto al 2007, a causa della crisi economica. La diminuzione risulta modesta per i veicoli leggeri (-0.3%), mentre maggiore per i veicoli pesanti che hanno registrato un decremento del 2.3%. Risultato peraltro influenzato positivamente dalla presenza di un un giorno in più nel 2008.

In particolare l’andamento del traffico ha dimostrato una flessione marcata nel quarto trimestre del 2008 (-2%), soprattutto per i mezzi pesanti (-6%) e in minor misura per i mezzi leggeri (-0.6%). Nell’ambito dell’attuale congiuntura economica negativa sulla flessione dei volumi di traffico dei mezzi pesanti, influisce pesantemente il calo della produzione industriale nazionale (-3.5% nei primi 11 mesi dell’anno e -9.7% nel solo mese di novembre).  (p.d.a.)

 

 

Corriere delle Alpi  17.02.2009

Una regione solidale

Il recente seminario di Assindustria che ha centrato l’attenzione sul futuro della montagna veneta è un contributo politico importante alla discussione aperta nel bellunese nei confronti della autonomie speciali, dei presupposti privilegi di queste e sulle azioni, concrete come vogliono gli industriali, per uscire dalle tante crisi che coinvolgono la montagna italiana.

Accanto a questo canale di dialogo ve ne sono altri aperti da tempo. L’iniziativa referendaria tesa ad ottenere l’autonomia della Provincia di Belluno e l’aggregazione di quest’ultima alla grande Regione delle Dolomiti assieme a Trento e Bolzano, i referendum dei comuni secessionisti, la grande rete di dialogo e confronto costruita fra associazioni ambientaliste e comitati del Trentino e del bellunese. Sono ponti di dialogo, di confronto che aiutano il consolidarsi di esperienze, che costruiscono nella nostra montagna e nelle valli amicizia, solidarietà, investimento nell’identità.

Le situazioni di crisi aiutano l’approfondimento, la ricerca di nuove vie, di innovazione sociale e di proposta di progresso, specialmente nei territori lasciati marginali e dimenticati. La crisi economica ha impresso una accelerata a queste dinamiche. Ma nella riunione di assindustria, se si esclude la riflessione importante del Presidente della Provincia Sergio Reolon, c’è stato un grande assente.

Il concetto di limite.la consapevolezza del valore del limite è ricchezza per chi vive in montagna, ogni momento si devono fare i conti con la fragilità geologica e idrogeologica, con gli spazi ristretti, con le asperità, con terreni poveri di fertilità, con difficoltà di comunicazione. Ma la montagna è anche ricchezza. Le Dolomiti sono uno scrigno di biodiversità naturale, propongono valori culturali come le minoranze linguistiche, proposte di sviluppo, di innovazione tecnologica. Le nostre vallate nell’immediato futuro saranno il rifugio della disperazione di chi vive e lavora nelle pianure, nelle grandi metropoli.

La difesa della identità della montagna non passa quindi attraverso il solo potenziamento delle reti viarie, (imposizione della velocità della tipica cultura metropolitana). Penso sia più interessante, coinvolgente, innovativo ricostruire nella montagna una reale offerta di servizi agli abitanti, diffondere reti di saperi, investire nelle filiere a minima emissione di CO2, investire in nuove professionalità recuperando quanto andato perduto, cioè il capitale di conoscenze nel lavoro che ci hanno portato all’abbandono dei boschi, della agricoltura di montagna, alla gestione dei pascoli e dell’Alpe. Su questo disegno si dovrebbero mettere le basi statutarie della nuova Regione delle Dolomiti.

Spetta alla politica tessere i passaggi istituzionali che ci permettano un nuovo metodo di confronto con i cugini della Regione Trentino Alto Adige. Dolomiti patrimonio dell’umanità è stato un primo concreto passo in questo senso. E’ ancora compito della politica raccogliere quanto emerso dalla riunione di Assindustria e accompagnarlo alle nuove sfide che la crisi economica e quella ambientale ci impongono. E’ ruolo della politica superare progetti antichi, già falliti nell’arco alpino, che si rifanno alla viabilità veloce, ai mega resort, al potenziamento delle aree sciabili. Sono imposizioni che strappano i territori, che cancellano identità, luoghi e comunità. E’ sempre ruolo della politica ridisegnare la società ed i suoi reali bisogni raccogliendo gli stimoli che stanno pervenendo dai comitati che costruiscono ponti culturali fra il Cadore e la Carnia, fra i tanti comitati che nel feltrino lavorano con il Primiero ed il Trentino. Le reti dei saperi, le passioni della politica non viaggiano sulle autostrade, fortunatamente hanno sempre bisogno dell’uomo.

Dobbiamo chiederci quale lavoro vogliamo diffondere nelle Dolomiti, come investire in formazione continua, anche nelle vallate. E come possiamo fare questo se al tavolo del confronto non invitiamo le organizzazioni sindacali?

Noi ambientalisti da tempo siamo pronti a raccogliere questa sfida, a confrontarci con tutti, associazioni imprenditoriali in primo luogo, liberi da interessi particolari e sempre attenti a pochi obiettivi: rispetto della natura, investimenti di interesse generale che portino ricaduta diffusa, qualità, vivibilità. L’impegno strategicamente più urgente, che ci collegherebbe alle politiche che la maggioranza dei sindaci delle Alpi promuovono, potrebbe essere l’investimento nel risparmio energetico e nell’abbattimento delle emissioni di CO2. Con un nuovo spirito: unità, condivisione e solidarietà.

Luigi Casanova CIPRA ITALIA

 

 

Il Gazzettino  15.02.2009

Lettere e opinioni

«La forte incidenza di tumori esige chiare spiegazioni»

«Ma che colpa abbiamo noi?» No, non abbiamo alcuna ambizione canora, né tantomeno sentiamo l’atmosfera sanremese, ma leggendo quanto affermato dal vice presidente degli industriali bellunesi (Perale) ci viene spontaneo ricordare il ritornello di questa vecchia canzone.

Certo, una persona che decide di dedicare tempo, energie, risorse per far parte di un Comitato, dovrebbe mettere in preventivo di vedersi messo sotto accusa.

«Pensate solo al vostro orticello», «non sapete dire che no»... per giungere fino a «siete dei terroristi - fare terrorismo»... Ma in fondo quale è la colpa di questi tanto vituperati Comitati? Forse quella di chiedere spiegazioni? Di non accettare passivamente progetti calati dall’alto senza chiedere di capire particolari e conseguenze? Di passare ore su carte e scarotoffie per verificare iter e procedure? Abbiamo forse la colpa di amare così tanto il territorio che ci ospita da pretendere di capire se progetti e insediamenti andranno a minacciarlo e devastare aspetti ambientali, sociali, culturali? Abbiamo forse la colpa di diffondere dati di ricerche, di studi, di incidenza dei tumori.. di cercare di informare, condividere e dar vita a spazi di condivisione aperti a tutti?

Beh certo, qualcuno può anche pensare che sarebbe molto meglio se i cittadini se ne stessero in casa attaccati alla televisione e non si impicciassero di queste questioni che fanno circolare molti soldi e che sono sempre e comunque sinonimo di “progresso”.

Ci scusi Vice Presidente Perale ma noi non la pensiamo così, noi amiamo questa nostra vallata e ci creda, di SI ne diciamo davvero tanti, anzi molto spesso siamo proprio noi a proporre progetti, iniziative, ad appoggiare o dar vita a proposte e iniziative (dal basso). Come è accaduto martedì 3 febbraio nel riuscitissimo incontro tenutosi a Farra di Feltre

Noi siamo convinti che i “Comitati”, intesi come spazi aperti a tutti per il dialogo, il confronto, l’informazione, la condivisione, siano un bell’esempio di democrazia, della tanto invocata “partecipazione”, della presa di consapevolezza e sia un importante antidoto al disimpegno e al menefreghismo. Siamo consapevoli di dare fastidio a qualcuno ma credo che non sia fregandosene o lasciando fare che si dimostra amore per la propria terra. Speriamo che invece di attaccare e accusare ci sia una maggiore predisposizione (da parte di politici, amministratori e organizzazioni di categoria) al dialogo e al seguire percorsi condivisi.

Ci hanno invece colpito molto positivamente le dichiarazioni del Segretario della CISL P.Torresin che in una intervista a riproposto una riflessione molto interessante

Non possiamo non essere d’accordo che il reparto manifatturiero ha un peso notevole sulla struttura economica della Provincia di Belluno. Balza all’occhio che i dati del manifatturiero rappresentano il 40% in provincia di Belluno contro un 20 % per il Veneto e un 17% per l’ Europa. Risulta quindi difficile pensare che l’ anomalia manifatturiera bellunese resti tale e non subisca un inevitabile ridimensionamento. Crediamo anche noi che serva aprire una discussione e una riflessione su tutto ciò’.

Guardando alla situazione nel suo insieme, tenendo conto delle tipicità, anche ambientali, sociali e alle potenzialità (spesso inespresse) della nostra bella Provincia. Non crediamo che puntare “dita accusatorie” contro chi ha delle forti perplessità verso l’imposizione di inceneritori, industrie pesanti, meleti intensivi, cave sia la soluzione migliore.

Speriamo che politici, sindacalisti, ordini e categorie abbiano la forza, la volontà, la capacità di abbandonare posizioni precostituite e affrontare la situazione nel suo insieme senza scandalizzarsi se coloro che vivono questo territorio osano dire la loro, chiedono di essere protagonisti nelle scelte che condizionano e condizioneranno il loro presente e soprattutto il loro futuro. Il “no” a questo tipo di confronto peserebbe molto di più dei no espressi dai Comitati su alcuni progetti e condizionerebbe la crescita e la riuscita di tali progetti.

Non possiamo non manifestare tutta la nostra preoccupazione per i dati recentemente diffusi relativi all’incidenza dei tumori (“il cancro colpisce 1800 nuove persone in provincia di Belluno) soprattutto di quelli alle vie respiratorie (“record bellunese nel Veneto”).Chiediamo a viva voce che si faccia il possibile per spiegare il perché di questo preoccupante dato, che si avviino serie e approfondite indagini epidemiologiche, che si tenga ben presente anche questo aspetto quando si parla di “futuro del bellunese e dei bellunesi”.  Tiziano Fantinel - Comitato Prà Gras

 

 

Corriere delle Alpi  14.02.2009

Si parla di ambiente e poi non si fa nulla

Prendo spunto dall’intervento di Tiziano Fantinel (Comitato Pra Gras) letto sul Corriere delle Alpi sabato per ribadire il suo concetto di cercare il confronto con le parti per il bene della provincia. Confronto che i politici non affrontano.

Gli ambientalisti vengono spesso bollati, etichettati ed accantonati nei momenti decisionali, fatto poi tirarli in ballo quando fa comodo. Si parla di ambiente, inquinamento, tumori alle vie aeree, vivibilità quando ci sono elezioni perché si attira la sensibilità della gente, perché è sulla bocca di tutti il vivere bene, sani e all’aria aperta. Poi in realtà? Chi continua la battaglia sono solo comitati e liberi cittadini.

Esempio pratico le amministrative di Feltre 2007. Durante la campagna elettorale la discussione è sempre stata incentrata sull’ambiente. Ma dopo quasi 2 anni la coalizione vincente di questa parolina magica non si ricorda neppure le iniziali. “Siamo al corrente dell’inquinamento” “stiamo monitorando la situazione” “è nel nostro programma” continua a dire il sindaco. Ma l’amministrazione Vaccari in questi 2 anni cos’ha fatto per le polveri sottili? Per la città? Nulla.

Anzi sì, un montacarichi e un’aspirapolvere.

Ben vengano i comitati allora che almeno fan sobbalzare dalle poltrone vetusti politici con medioevali idee di “progresso” fatto ancora di fabbriche (fonderie) di autostrade (Vascellari addirittura sogna 4 corsie tra tangenziale e autostrada a Longarone. No comment) e inceneritori (dove i Sindaci scavalcano i loro cittadini per il “dio Bim”).

Ben vengano i Comitati spontanei che organizzano decine di serate ed informano la gente comune sulla reale situazione della provincia.

I politici ci etichettano ma hanno mai partecipato a una serata? Troppo legati a vincoli di partito e più propensi a distruggere l’avversario che nell’ascoltare le proposte dei comitati ch e ricordo essere formati da persone che vivono nel territorio e non vaneggiano in fantascientifiche autostrade a 3 corsie fino a Oslo magari o in camini alti 50 metri per distribuire al meglio l’inquinamento.

La lotta tra destra e sinistra porterà la provincia ad ammuffire così come le idee di crescita che gli attuali amministratori hanno dei loro rispettivi comuni. La favola della mancanza di soldi forse è solamente una scusa o forse è un bene che non ci siano per certi versi.

Ci stiamo avvicinando con passi mostruosamente giganti verso la formazione di veri e propri cimiteri industriali (non zone industriali) mentre la politica arranca come un dinosauro alla fine dei suoi giorni. Sorda, cieca ed incapace di cambiare per vivere.

I comitati non dicono no senza proporre delle soluzioni. No ai meleti
intensivi e perché, si all’agricoltura di nicchia, al biologico, agli incentivi per nuovi agricoltori locali. No all’autostrada e perché, sì alla tangenziale di Longarone che colleghi la ss 51 oramai scorrevole e larga fino a Pieve di Cadore. Sì al treno, ai bus navetta, a parcheggi scambiatori. No all’inceneritori e perché, si alla raccolta differenziata spinta e alla riduzione della produzione di rifiuti partendo dalle scuole e facendo formazione alle nuove generazioni. E avanti così. Basta dire che siamo solo per i no.

Ha ragione Tiziano Fantinel. Diamo fastidio. Ma la gente comune deve anche aprire gli occhi di fronte a questi signori che ci fanno credere ciò che vogliono con la loro bella parlantina e i loro slogan folcloristici ma che poi ci presentano tutt’altro a cose fatte a volte con l’arroganza di pretendere ragione.

Diamo fastidio perché spingiamo per una “condi-visione” diversa della provincia?

Non è che forse Voi “veri” politici vi siete fossilizzati su idee capitalistiche anni 60 e noi siamo già oltre con idee rivoluzionarie, geniali e innovative che potrebbero aprire la porta ad una nuova mentalità in provincia?

Lottare per la poltrona a discapito dei cittadini è una storia stancante, vecchia e di cattivo gusto. Se vi lamentate lasciate strada ai giovani o ascoltate i comitati ogni tanto e non fate vostre idee che non lo sono per spot propagandistici.  Luca Funes Altrementi

 

 

Corriere delle Alpi  13.02.2009

Mali conosciuti (come le infrastrutture) e quelli paventati (altri vincoli al territorio)

«Rilanciamo la montagna con una agenzia»

La proposta presentata dagli Industriali che chiedono alla Regione modifiche al Ptrc

Vascellari: «Abbiamo messo assieme una squadra di professionisti» Preferita l’ipotesi di un patto tra enti

BELLUNO. Gli industriali lanciano l’agenzia per la montagna, braccio operativo della Regione. Lo hanno fatto da Belluno, con un seminario di approfondimento di problemi e prospettive, chiamando a parlarne esperti locali e delle vicine regioni autonome. «Proponiamo la creazione di una agenzia - ha detto il presidente Vascellari - perchè siamo convinti che la montagna si possa rilanciare».

Ma è proprio alla Regione che viene rivolto il primo appunto critico: «Siamo preoccupati per i contenuti del Piano territoriale regionale, dove si prevedono nuove restrizioni e vincoli alla montagna veneta. E’ una impostazione troppo rigida per essere accettata da noi montanari che in secoli di vita e economia abbiamo sempre salvaguardato con amore le nostre Dolomiti. Non occorre aggiungere altri limiti ad un territorio che - lo ammette lo stesso Unesco - è già ultranormato e ipervincolato».

Al segretario generale della Regione, Adriano Rasi Caldogno, che ha concluso il seminario, è stato presentato un progetto chiamato «Dolomiti e montagna veneta», cioè - ha spiegato Vascellari - un accordo di programma grazie al quale organizzare una gestione del territorio montano più attenta alle peculiarità, in collaborazione con la regione, gli enti locali, gli operatori economici e sociali.

Sul Piano territoriale, spiegano gli industriali, è previsto il tracciato (ad esempio) della metropolitana di superficie, ma senza la possibilità di fare nuove stazioni.

La relazione di Vascellari ha elencato i mali conosciuti della montagna: la provincia di Belluno penultima in Italia per infrastrutture; solo il 10 per cento dei comuni coperti dalla banda larga; le linee ferroviarie scarsamente utilizzate; una proiezione demografica al 2020 con una popolazione attiva in calo di 15.000 unità. «Questo ultimo dato ci preoccupa moltissimo».

Sul tema delle infrastrutture il presidente degli industriali ha battuto il tasto del prolungamento della A27, del progetto (già annunciato anni da Celeste Bortoluzzi, quando era presidente degli industriali) di fare un tunnel da Cison di Valmarino a Trichiana. Ma la montagna, ha detto Vascellari, non è solo quella bellunese, è anche quella veronese e vicentina. «Occorre fare sinergia tra territori montani, mettere insieme le forze e rilanciare le nostre economie».

«Da Belluno ci siamo candidati a fare da capofila per un laboratorio di progettualità per l’area montana che nel Veneto rappresenta il 15.2% della popolazione e il 36% del territorio».

Assindustria ha messo insieme una squadra di professionisti - ha annunciato Vascellari - per verificare la fattibilità di una agenzia di sviluppo dedicata ai territori montani. Costruirla non solo è possibile ma anche consigliabile. Una agenzia che sostenga la manifattura, il turismo di montagna, senza ricorrere alle casse regionali ma richiamando capitale privato e partecipando a progetti dell’Unione Europea».

Come dovrebbe essere questa agenzia? Un braccio operativo della Regione, con un funzionamento semplice e veloce in grado di partecipare a specifici bandi dei ministeri e a progetti di cooperazione europea. Una agenzia con una serie di priorità su cui lavorare: strade, ferrovie e digitale; promozione della economia manifatturiera e turistica; mantenimento dei servizi, sostegno alla innovazione e alla cultura. Praticamente tutto.  Marcella Corrà

 

Corriere delle Alpi  13.02.2009

Candidatura all’Unesco pronto il programma

CORTINA. La Provincia ha messo a punto e diffuso ieri il programma dell’incontro che, il 28 febbraio, vedrà Cortina ospitare la presentazione della candidatura delle Dolomiti a patrimonio mondiale Unesco. Ma sulla scelta di Cortina quale scenario dell’iniziativa è già polemica, con la presa di posizione del capogruppo della Lega Nord in consiglio provinciale, il feltrino Nunzio Gorza, che reclama un ruolo anche per Feltre.

«Cinque province, un territorio: le Dolomiti». E’ questo il titolo dell’incontro di presentazione, fissata all’Alexander Girardi alle 9,30 di sabato 28 gennaio. Il programma diffuso ieri prevede l’intervento introduttivo dell’assessore provinciale Irma Visalli, quindi la visione del filmato “The Dolomites” e gli interventi del consulente scientifico Cesare Micheletti e del presidente nazionale del Cai, Annibale Salsa.

Quindi toccherà alla tavola rotonda “La candidatura come modello di governo del territorio”, che vedrà partecipare i presidenti delle cinque province coinvolte: Sergio Reolon per Belluno, Luis Dunwalder per Bolzano, Alessandro Ciriani per Pordenone, Lorenzo Dellai per Trento, Pietro Fontanini per Udine.

Coordinerà il dibattito il giornalista di Rai Tre Maurizio Mannoni, mentre la giornata verrà moderata dalla giornalista di Antenna 3 Tiziana Bolognani. Le conclusioni verranno tratte da Aldo Cosentino, direttore generale del dipartimento protezione natura al ministero dell’Ambiente.
 L’annuncio dato ieri dalla provincia non è però piaciuto al capogruppo leghista Gorza che, pur riconoscendo il prestigio internazionale di Cortina, contesta: l’evento può essere l’occasione per dare lustro ad altri luoghi prestigiosi del territorio, «anche la città di Feltre che per la sua profonda tradizione storica e culturale si presta a rappresentar la provincia e le sue peculiarità».

 

Il Gazzettino  13.02.2009

Patto per la montagna fra pubblico e privato

Assindustria lancia l’Agenzia. Miracco: «Si sposa col Galan-pensiero». Reolon: «Prima la dimensione politica»

Anticipata qualche mese fa nel corso dell’incontro al Comunale con il presidente della Regione Giancarlo Galan, l’ “Agenzia della montagna veneta” è stata lanciata ufficialmente da Assindustria Belluno, in collaborazione con Confindustria Verona e Confindustria Vicenza, ieri pomeriggio, a villa Doglioni Dalmas, nel corso del seminario dal titolo, appunto, “Idee per un’agenzia della montagna veneta. Oltre la stagione dei referendum e per una collaborazione con le Regioni autonome”.
Di che cosa si tratta? «Abbiamo pensato a una realtà che sostenga la vita, la manifattura, il turismo di montagna in modo economicamente sostenibile – ha spiegato il presidente di Assindustria Belluno, Valentino Vascellari – Ciò significa non ricorrere alle casse regionali, ma richiamare capitale privato e, in seconda battuta, partecipare a progetti dell’Unione Europea. L’agenzia, sull’esempio di altre realtà territoriali, potrebbe partecipare, autonomamente o in partnership con enti locali, a specifici bandi del Ministero per lo sviluppo economico, progetti di cooperazione interregionale, progetti europei di capitalizzazione legati allo stanziamenti di fondi strutturali. Perché – si è chiesto Vascellari – è necessario creare una nuova realtà quando ci sono già le Province che potrebbero accordarsi per realizzare direttamente progetti di rilancio della montagna? Per diverse ragioni. Innanzitutto, l’agenzia sarebbe un braccio operativo della Regione, senza nodi istituzionali, di coordinamento e di vincoli di sussidiarietà da superare. L’agenzia, poi, avrebbe un funzionamento semplice e veloce, come fa l’impresa che individua i problemi, studia e propone le soluzioni, ricerca i fondi, interviene e mantiene monitorati i risultati, senza bisogno di partecipazioni e rappresentanze, votazioni o procedimenti di affidamento incarichi troppo farraginosi come sono quelli delle pubbliche amministrazioni». L’agenzia, secondo Vascellari, potrebbe contemplare tra i suoi soci anche gli operatori della montagna che, con la loro esperienza diretta, porterebbero contributo sostanziale nelle fasi di analisi e progettazione.
La formula giuridica ritenuta più opportuna sarebbe quella del “patto”. «Si tratterebbe di accordi sulla base di una progettualità condivisa – ha spiegato ancora il presidente di Assindustria Belluno – progettualità che si interfaccerebbe direttamente con la Regione, referente diretta per progetti di sviluppo strategico dell’intera montagna veneta». Quali gli obiettivi da perseguire? «Gli obiettivi sono chiari – ha detto Vascellari – Lo sviluppo della rete infrastrutturale su gomma, su rotaia e digitale, la promozione dell’economia manifatturiera e turistica, il mantenimento dei servizi alla persona e alle imprese, il sostegno all’innovazione d’impresa, l’investimento nella cultura».
Un plauso è venuto da Franco Miracco, portavoce del governatore Galan, il quale ha sottolineato come «l’agenzia sposi bene il Galan-pensiero, volto alla semplificazione» e come la stessa agenzia «sarà uno degli strumenti operativi indispensabili quando sarà attuato il federalismo fiscale».
Critico, invece, Sergio Reolon. «E’ apprezzabile avere aperto un laboratorio di idee – ha esordito il presidente della Provincia – Ma l’esigenza primaria per il futuro e lo sviluppo della montagna passano, innanzitutto, per il recupero dell’identità e del riconoscimento della montagna stessa. Occorre ricostruire le regole di convivenza, ripensare l’idea di comunità. Occorre, insomma, ripartire dalla dimensione politica del problema e non dai tecnicismi dell’economia». Reolon ha anche ribadito un concetto che gli è caro: quello, cioè, che la montagna veneta va ripensata alla luce di un contesto che comprende tutto l’arco alpino. Il tema delle alleanze e delle collaborazioni è stato il filo conduttore anche degli interventi successivi. Quello del sociologo Diego Cason, ad esempio, che ha sottolineato come, anche nell’ambito del sistema turismo veneto, Belluno non abbia i numeri per competere con Venezia o Verona e che, dunque, per guardare al futuro non possa prescindere dal ricercare sinergie. Sinergie possibili anche con le regioni confinanti: in questo senso,l’avvocato Enrico Gaz ha evidenziato un esempio di interazione realizzata, come la sanità del Primiero che gravita su Feltre. “Alleanze” è la parola chiave anche per Adriano Rasi Caldogno. «E’ necessario potenziare la connessione tra montagna e pianura veneta – ha detto il segretario generale della Regione Veneto - Occorre raccordarsi su interessi ben precisi e puntare su eccellenze comuni. Con i particolarismi e i piagnistei non si va da nessuna parte. L’agenzia è la strada giusta e la Regione c’è».

Nel corso del seminario di ieri pomeriggio sono state portate anche esperienze di valorizzazione della montagna. Quella di Veneto Strade, ad esempio, illustrata dall’ingegner Sandro D’Agostini («Veneto Strade è un ottimo esempio di ente pensato per questo territorio»), quella del Consorzio Dolomiti, con il suo presidente Virginio Piccin, quella di Agemont, l’agenzia per lo sviluppo economico della montagna del Friuli Venezia Giulia. Ancora, di particolare interesse è stato l’intervento dell’ingegner Willy Husler, il quale ha illustrato il percorso di recupero della ferrovia della Val Venosta: 60 km da Merano a Malles, costati cinque anni di lavori (dal 2000 al 2005) e 2 milioni di euro a chilometro. «I risultati ci hanno dato ragione – ha detto Husler – Ora abbiamo 7 mila passaggi giornalieri, contro i 2500 del Brennero. A trarne beneficio non è stato solo il trasporto locale, ma anche il turismo».  Ilario Tancon

 

 

Corriere delle Alpi  11.02.2009

A27: parte la verifica su 1200 milioni di euro

Entro giugno il nucleo di valutazione risponderà sulla fattibilità dell’impresa

Bocciato Vascellari «Impossibile una corsia che vada bene per tutto»

Cristina Contento

BELLUNO. Prolungamento dell’A27 Pian di Vedoia-Rivalgo come il ponte sullo stretto di Messina: servono 1200 milioni di euro. Almeno stando al programma che nel 2007 hanno presentato tre ditte in base al project financing definito: la Grandi lavori Fincosit spa; l’Adria infrastrutture spa, l’impresa costruzione E. Mantovani spa (insieme con le banche).

Ieri a Provincia e Comuni di Castellavazzo e Longarone, Regione e Anas hanno confermato che entro giugno il nucleo di valutazione regionale verificherà la fattibilità finanziaria dell’opera. In parole povere: se quei 1200 milioni di euro ci sono, se le ditte li sborsano, e se la proposta è fattibile.

Nel frattempo c’è la variante di Longarone e Castellavazzo: 52 milioni di euro disponibili nel piano quinquennale Anas 2007-2011, ma se il percorso è previsto in galleria (cosa che non piace al sindaco Roccon) ne servono 180 di milioni.

Insomma: ne passerà ancora di acqua nel Piave prima di vedere dissolte le code sull’Alemagna, soprattutto perchè anche Regione e Anas bocciano l’ipotesi del presidente di Assindustria, Valentino Vascellari, che suggeriva di costruire comunque una tratta intercambiabile, come A27 o superstrada, a seconda di quel che va maturando.

Ieri a Venezia la riunione sullo stato dell’arte delle due opere, presenti Regione, Anas, Provincia (con l’assessore alla Mobilità Piol), i sindaci Pierluigi De Cesero (Longarone) e Franco Roccon (Castellavazzo). «L’accordo è di arrivare in tempi brevi e certi alla verifica della reale disponibilità dei privati a realizzare il prolungamento A27 fino a Rivalgo, cosa che non prevede alcun contributo pubblico» spiega l’assessore Piol.

«Queste imprese hanno fatto l’offerta nel 2007, per realizzare l’opera di un miliardo e 200milioni di euro a fronte di 40 anni di concessione seguente. Oggi c’è la promessa della Regione che entro 3 o 4 mesi il nucleo di valutazione arriverà alla conclusione sulla fattibilità finanziaria di questa offerta. Poi se c’è il parere di pubblica utilità e fattibilità finanziaria (si conoscono solo le intenzioni, non i dettagli), allora può partire il bando di gara per individuare chi può progettare e realizzare l’opera». Se non va avanti, c’è la progettazione della variante ma a spese di Anas, dunque soldi pubblici da usare, con l’ulteriore promessa che se si procede con l’A27, i soldi della variante saranno impiegati sempre in provincia.

«Ho anche chiesto cosa ne pensavano della proposta del presidente di Assindustria di realizzare una variante che potesse essere una corsia della futura autostrada» continua Piol. «Per Regione e Anas è tecnicamente impossibile, anche dal punto di vista trasportistico (svincoli, collegamenti e stralci funzionali)».

Il sindaco De Cesero puntualizza: «Il progetto A27 non è mai stato stoppato: c’è un proponente e questo non ha mai ritirato la sua proposta. Ora si parte con la verifica di fattibilità. Secondo: lo studio di fattibilità della variante di Longarone è quello di cui avevamo già discusso, il cui finanziamento è virtuale: l’investimento per quel tipo di variante, che superi Castellavazzo e Longarone, si stima costi costa 180 milioni di euro (in galleria) a fronte di una possibilità di finanziamento di 52 milioni». Terzo: «Qualora l’A27 dovesse andare avanti e procedere fino a Rivalgo, c’è l’impegno dell’Anas a usare i soldi della variante per migliorare la tratta, in rispetto alle esigenze e distinguo di ogni amministrazione del territorio interessata. L’Anas si impegna inoltre a trasformare in progetto preliminare della variante lo studio di fattibilità attuale: questo se non va in porto l’A27».

Dei due tracciati se ne sceglierà uno, alla fine, ma anche per De Cesero è impensabile pensare di fare una variante come fosse un’autostrada: «Ha costi e caratteristiche diverse dal percorso autostradale. C’è ampia soddisfazione da questo incontro: sono 10 anni che questa amministrazione discute il problema viabilità ma non ha mai perso di vista l’obiettivo di superare il collo di bottiglia di Longarone-Castellavazzo. Dobbiamo trovare una soluzione risolutiva da qui ai prossimi 50 anni: razionale e senza populismi».

 

«I soldi si impieghino sul territorio»

BELLUNO. «Abbiamo capito che l’iter burocratico dell’autostrada va avanti con una valutazione prevista in estate. L’Anas resta in attesa di vedere come va a finire la questione autostrada, considerati i tempi brevi fissati. E io ho chiesto che se va avanti il progetto dell’A27, i soldi del piano quinquennale Anas per la variante di Longarone possano essere usati non per la galleria ma per la rettifica della strada»: così il sindaco di Castellavazzo Franco Roccon per il quale «è assolutamente necessario che quei fondi restino collegati al territorio».

Quanto al tracciato ipotetico, ovviamente si arriva a Rivalgo in autostrada, poi si ipotizzano varianti fino a Venas, tagliando fuori Pieve di Cadore. Saranno valutate le ricadute ambientali, svincoli di entrata e uscita, pagamento a pedaggio «ma si può ipotizzare anche gratuito per i residenti», continua Roccon. «E’ importante comunque la volontà di andare avanti sull’autostrada; e l’Anas s’è impegnata, in attesa del parere, a predisporre un preliminare in accordo con la Regione per la variante di Longarone e Castellavazzo, prendendo in considerazione le segnalazioni degli enti locali».

 

 

Il Gazzettino  11.02.2009

Vertice ieri a Mestre per valutare la possibilità di un prolungamento dell’A27 fino a Macchietto

Autostrada, la risposta entro l’estate

Se non ci sarà la copertura economica le attenzioni saranno rivolte alla variante di Longarone

Longarone

Nel giro di tre/ cinque mesi il nucleo tecnico di valutazione ambientale della Regione presenterà lo studio definitivo di fattibilità tecnica ed economica del prolungamento dell'autostrada da Pian di Vedoia a Macchietto.

La fattibilità del tratto, sul quale saranno comunque chiamate a porre le loro osservazioni le amministrazioni comunali interessate, andrebbe ad escludere il progetto della variante di Longarone alla statale 51 di Alemagna, peraltro già inserita nel quinquennale dell'Anas.

La conferma arriva dalla Regione Veneto che ieri ha incontrato i vertici dell'Anas, l'assessore provinciale Quinto Piol e i sindaci di Longarone, Pierluigi De Cesero, e di Castellavazzo, Franco Roccon.

«Finalmente abbiamo una tempistica precisa - afferma con soddisfazione Piol -. Si è trattato di un incontro molto importante che ha fatto chiarezza una volta per tutte sulla situazione della viabilità in una zona estremamente sollecitata dal traffico».

All'orizzonte due sono dunque le soluzioni.

Da un lato il prolungamento autostradale, il cui investimento è stato quantificato in un miliardo e 200 milioni di euro, per il quale hanno già sottoscritto il loro impegno il gruppo di privati comprendenti Grandi Lavori Fincosit Spa, Adria Infrastrutture e Mantovani Spa, dall'altro la variante con i suoi 180 milioni di euro di costo con 52 milioni inseriti nel piano.

«Esser riusciti ad arrivare ad una doppia soluzione su cui scegliere ci ripaga di quanto fatto in questi anni per risolvere un problema che ci ha da sempre visti in prima linea - è il commento del sindaco Pierluigi De Cesero - da parte nostra abbiamo constatato la piena disponibilità a procedere per arrivare finalmente ad una soluzione definitiva. Ben venga la soluzione autostadale purchè compatibile con la sicurezza e le esigenze ambientali e, in alternativa, la variante. Su quest'ultima soluzione ci troveremmo di fronte alla difficoltà di reperire le risorse per arrivare ai 180 milioni di spesa previsti. Ma questo sarà un passo successivo».

Soddisfatto anche il sindaco Franco Roccon.

«Abbiamo apprezzato l'impegno da parte dell'Anas, qualora passasse la soluzione autostrada, di intervenire anche al miglioramento dell'attuale viabilità sull'Alemagna, dove è indispensabile intervenire. Per quanto riguarda la zona competenza di Castellavazzo sono state accolte le nostre indicazioni di passare sotto il centro abitato e siamo comunque pronti a valutare congiuntamente tracciato e conseguenze sul territorio».  Roberto Padrin

 

 

Il Gazzettino  10.02.2009

Passante. Il popolo "dei 40 metri": «Vita da incubo tra frastuono e vibrazioni»

Da Mirano a Spinea, la rabbia di chi per pochi metri non è rientrato nell'area di rispetto per i maxi-indennizzi

Spinea

di Davide Tamiello

MESTRE (10 frebbraio) - A loro poco importa dei trionfalismi inaugurali di domenica. Alle 13.45 di ieri, è cominciato il vero calvario. I vetri delle case hanno iniziato a tremare, la pace della campagna si è ufficialmente trasformata in un chiassoso viavai di camion e auto.
Ormai non protestano più, accettano quasi a testa bassa l’incedere del progresso, ma a stento trattengono la rabbia. In quei 32 chilometri di Passante, vedono solo lo stravolgimento delle loro vite. E’ il popolo dei “40 metri”. La distanza, cioè, che intercorre tra le abitazioni e l’autostrada.

Quaranta, cinquanta, o anche trenta: poco importa. Quel che conta è che non rientrano nella fascia di rispetto che li avrebbe ricoperti d’oro, o quantomeno avrebbe consentito loro di rifarsi una vita altrove. No, per queste persone l’indennizzo è arrivato (o arriverà) ma non è sufficiente per cambiare casa. Anche perché, ora come ora, una casa con vista sul Passante ha decisamente poco mercato. Troppo vicini, quindi, per poter apprezzare con oggettivo distacco l’opera viaria più importante degli ultimi trent’anni, troppo distanti, però, per avere il giusto risarcimento dei danni subiti.

E allora? Non resta che sperare di abituarsi al nuovo corso degli eventi, oppure sognare tempi migliori. Il nostro viaggio tra gli scontenti parte da Mirano, via Porara, alle porte di Vetrego. Maria Colombo vive in uno splendido casolare, un rustico appartenuto alla storica famiglia miranese degli Errera, restaurato e tirato a lucido con gusto e pazienza. Un patrimonio artistico e culturale vincolato, stando a quanto direbbe l’attuale proprietaria, dalla Soprintendenza dei Beni culturali. Un gioiello murato, oggi, tra il Passante e il cavalcavia di via Porara. Per accedervi, è necessario aggirare il sovrappasso e imboccare un piccolo sentiero creato ad hoc, per permettere alla famiglia Sabbadin, questo il cognome da sposata della donna, di uscire. «Siamo a trenta metri dall’autostrada – racconta – ma la cosa peggiore è il cavalcavia che ci passa sopra la testa. Siamo tagliati fuori dal mondo da questo “muro da Berlino”».
Incisa sulla targa del campanello una frase (antecedente a ogni cantiere) che, oggi, suona come la più crudele delle beffe: “voi se criticate le opere nostre fatene una a spese vostre”. L’autostrada e il cantiere sembrano rispondere in coro: “eccovi serviti”.

Ci spostiamo a Crea, dove nel giro di un anno e mezzo dovrebbe sorgere il nuovo casello. Qui, la situazione è ancora più pesante per le decine di famiglie di via Rossini. Il Passante, in questo punto, non presenta barriere fonoassorbenti. Circa duecento a metri sul lato est, quasi 600 sul lato ovest. Morale? Di notte non si dorme per il frastuono e i residenti delle case più vicine salutano (giusto per cortesia) camionisti e automobilisti.
«E’ una cosa inconcepibile – racconta Cristina Ferzolla – ci sono famiglie con anziani e bambini, e persone che devono andare a lavorare. Non abbiamo diritto alla nostra quiete?». Il
 
tratto ovest di via Rossini, poi, presto dovrà fare i conti anche con la nuova bretella che collegherà la Provinciale 81 al futuro casello di Crea. «Rimarremo isolati – dicono i residenti – avevamo chiesto che venisse fatto almeno un sottopasso per dare continuità alla via ma niente, hanno scelto di confinarci tra il Passante e la bretella senza possibilità di appello».

La palma dei più sfortunati, però, forse appartiene ai robeganesi di via XXV Aprile. Le vittime sacrificali della tanto contestata “variante Sic”, deviazione dell’ultima ora imposta dal Cipe su indicazione della Soprintendenza dei Beni culturali che portò il Passante proprio davanti alle loro case. Il valore di mercato di quelle splendide villette, acquistate nel 2005 per 370 mila euro, quando ancora il tracciato era previsto a 500 metri di distanza da questo nuovissimo quartiere residenziale, adesso è in crollo verticale. Certo, qui il raccordo passa in trincea e il rumore e il disagio, in fin dei conti, è minore che in altri punti. Magra consolazione per chi, come Francesca Verioli e Giovanni Bortolato, aveva scelto accuratamente questo quartiere immerso nella campagna per crescere i propri figli lontano dai rumori e dall’inquinamento del traffico.
 
Francesca, da domenica, non riesce a smettere di piangere. «E’ peggio di quel che pensassimo, lo scorrere delle auto e dei camion è un sottofondo continuo che non cessa mai».
Cosa ancor più grave, qui i cittadini non hanno visto neanche l’ombra degli indennizzi. «Siamo a 40 metri dal Passante – aggiunge Giovanni – ma non ci hanno dato nulla. Certo che ci piacerebbe andar via da qui, ma come facciamo in questo momento? Non ci hanno dato un euro e la nostra casa non possiamo certo rivenderla al prezzo di acquisto».

Tante storie, tante vite. Il Passante è innovazione e progresso, certo, ma non cancella il dolore e la sofferenza dell’esercito degli scontenti.

 

 

Corriere delle Alpi  08.02.2009

Brevi

LONGARONE

Incontro all’Anas sulla variante

Martedì ci sarà l’incontro richiesto dall’assessore provinciale Quinto Piol all’Anas per verificare la situazione riguardante la variante alla statale 51 di Longarone e Castellavazzo.

La verifica è urgente soprattutto in relazione all’ipotesi di prolungamento fino a Rivalgo dell’autostrada A27. Come già ribadito dall’assessore Piol martedì 27 gennaio davanti alla seconda commissione consiliare della Regione sul prolungamento dell’autostrada A27, «lo stato della progettazione è uno degli elementi indispensabili per dare un giudizio definitivo sul prolungamento dell’autostrada stessa». La riunione è in programma a Mestre, nella sede dell’Anas alle 15. Saranno presenti anche i sindaci di Longarone e Castellavazzo e i tecnici della Regione del Veneto.

 

 

Il Gazzettino-Bl  08.02.2009

LONGARONE Il capo del Governo riceverà oggi a Mestre una lettera del presidente della Comunità montana in cui si illustrano i disagi provocati dall’elevato traffico

Levis a Berlusconi: «Soluzioni viarie per Longarone»

Per il rappresentante dell’ente vanno bene entrambe le ipotesi: variante e prolungamento dell’A27. «Basta che si faccia qualcosa»

Longarone
Celeste Levis, presidente della Comunità montana Cadore, Longaronese e Zoldo, ha preso carta e penna per scrivere al capo del Governo Silvio Berlusconi. In oggetto: la risoluzione dei problemi viabilistici di Longarone. La missiva sarà consegnata oggi al Cavaliere dal consigliere regionale Dario Bond a Mestre, in occasione dell’inaugurazione del passante. In copia il documento verrà recapitato anche al governatore del Veneto Giancarlo Galan, l’assessore regionale alla mobilità Renato Chisso e al presidente dell’Anas Pietro Ciucci.
«In modo molto sincero come si addice alle persone pragmatiche - afferma Levis - chiedo di dare una soluzione alla viabilità del Longaronese. Quel Longarone che nel triste 9 ottobre 1963 subì l’immane tragedia del Vajont, costata 2 mila vittime, e che, nonostante le difficoltà, ha saputo rialzarsi per continuare a vivere. Il problema della viabilità trova dibattiti nelle varie sedi da molti decenni, dall’idea dell’autostrada Venezia – Monaco, alla variante della SS 51 di Alemagna. Ma pragmatici dobbiamo essere e decidere cosa si deve fare».
Levis prosegue sottolineando che «oggi i tempi sono maturi per dare risposte a un territorio di montagna, che subisce un transito veicolare oramai insostenibile e in continua crescita. Il Longaronese è diventato una sorta di strettoia, per tutti i veicoli che vi transitano dalle Dolomiti alla pianura Padana e viceversa, con interminabili code di automezzi soprattutto di turisti. Le nostre amministrazioni, e non solo, sono convinte che il prolungamento dell’autostrada A 27 e la variante della statale di Alemagna n. 51 siano entrambe soluzioni percorribili per raggiungere l’obiettivo di uno sviluppo sostenibile dei nostri territori. Concludendo, e considerando che nel breve periodo ci sarà l’incontro con gli enti preposti per decidere in merito, ritengo necessario chiedere un vostro interessamento per la soluzione del problema».  Raffaella Gabrieli

 

 

Il Gazzettino  08.02.2009

«Potenzieremo tutte le infrastrutture». «Deciderà Galan se ci sarà un dopo-Galan». «L’aut-aut di Bossi sull’Udc? Una bufala»

«Il futuro del Nordest è pieno di cantieri»

Intervista al Presidente del Consiglio che oggi inaugura il Passante autostradale

 

L’INTERVISTA
«La Regione Veneto ha dimostrato la più elevata capacità di realizzare le grandi infrastrutture»

IL FUTURO
«Quest’area sarà piena di cantieri: dalla Romea all’autostrada per Cortina, all’alta velocità»

 

Presidente Berlusconi, dopo il Passante di Mestre e il completamento del Mose l'attenzione verso il Nordest, che soffre di una cronica carenza di infrastrutture, si tradurrà in altre "grandi opere" o la strategia del governo cambierà?

«Siamo il primo governo dei fatti, dopo tanti, troppi governi delle risse e delle chiacchiere inconcludenti. Il Passante di Mestre e il Mose, ai quali aggiungerei il rigassificatore di Rovigo che abbiamo messo in funzione in ottobre, resteranno nella storia come prove inconfutabili ed eccellenti della nostra concreta azione riformatrice. Sono due infrastrutture sbloccate dal nostro precedente governo con la Legge Obiettivo, dopo infiniti veti dell'ambientalismo di sinistra che considera un attentato contro la natura ogni intervento dell'uomo, mentre per noi è vero il contrario. Noi siamo convinti che si possa intervenire senza offendere la natura e migliorare la qualità della vita umana. E faccio notare che il nostro progetto per il salvataggio ambientale di Venezia è condiviso da importanti istituti finanziari europei».

A quali istituti si riferisce?

«Nei giorni scorsi la Banca europea per gli investimenti ha approvato un finanziamento di 1,5 miliardi di euro che consentiranno di completare il Mose, che richiede un investimento di 4,5 miliardi. Quanto al Passante di Mestre, da più di dieci anni c'erano ogni giorno code chilometriche e grandi rischi per la sicurezza; ora invece ci sarà un traffico scorrevole e sicuro. Ne siamo orgogliosi. Un orgoglio che condivido con il governatore Giancarlo Galan, poiché la Regione Veneto è quella che ha dimostrato la più elevata capacità di realizzazione delle grandi opere, in sintonia con la nostra strategia».


Sì, ma per le "grandi opere" nel Nordest cosa farà il governo?

«L'Italia ha un ritardo infrastrutturale di almeno 30 anni. Per colmare questo ritardo abbiamo deciso di investire risorse ingenti; abbiamo iniziato con i 16,6 miliardi di euro decisi dal Cipe il 18 dicembre ed entro marzo-aprile faremo partire un secondo e robusto piano, con fondi nazionali ed europei».

E l'obiettivo qual è?

«Il Passante di Mestre è una tappa importante, ma per soddisfare le esigenze delle imprese del Nordest servirà agire anche in altre direzioni. Oggi il Veneto è baricentrico rispetto alla nuova Europa e necessita di un adeguato sbocco autostradale verso Nord. Per questo stiamo esaminando con Galan altre priorità, come il Passante Alpe Adria a Nord, per prolungare la Mestre-Belluno e migliorare i collegamenti con Cortina in vista dei futuri mondiali di sci. L'autostrada Romea Venezia-Cesena a sud. La terza corsia da Venezia e Trieste. Il completamento dell'alta capacità ferroviaria nazionale nella tratta Milano-Verona e il nodo di Verona. Il potenziamento dei valichi alpini, a cominciare dal Brennero, per il quale il nostro commissario europeo, Antonio Tajani ha assegnato di recente risorse significative. Infine il corridoio Adriatico-Baltico per collegare i porti dei due mari. Il futuro del Nordest sarà pieno di cantieri».

Ario Gervasutti

 

 

Il Gazzettino-Bl  07.02.2009

«Variante di Longarone e A27 non si fanno concorrenza»

Per risolvere il nodo viario, Assindustria sostiene la realizzazione di due corsie che poi raddoppierebbero diventando autostrada

Longarone

Arriva dal presidente di Assindustria Belluno Valentino Vascellari la proposta che potrebbe finalmente sbloccare la situazione della viabilità nella parte alta della nostra provincia.

«La variante di Longarone e il proseguimento dell'autostrada A27 fino a Rivalgo - precisa Vascellari - non sono opere in concorrenza fra loro. Anzi. Si potrebbe progettare la costruzione della variante sul tratto che sarà domani dell'autostrada, iniziando con un'infrastruttura a due corsie che fungerebbe, oggi, da variante per il comune di Longarone e domani, ampliata a quattro corsie, da tratto autostradale».

L'idea che Assindustria Belluno propone sul nodo di Longarone garantirebbe diversi vantaggi, primo fra tutti la possibilità di utilizzare subito i fondi stanziati dall'Anas per la variante, consegnando allo stesso tempo all'opera una prospettiva strategica di sviluppo futuro, da variante ad autostrada utile per lo sbocco a nord.

Come sottolineato anche dall'assessore regionale Renato Chisso nel corso dell'audizione in seconda commissione regionale lo scorso 27 gennaio, devono essere colte tutte le occasioni per sviluppare la rete infrastrutturale in provincia di Belluno, mantenendo sul territorio i finanziamenti previsti.

Nel caso dell'ipotesi di Assindustria Belluno, quindi, i finanziatori privati che si sono proposti per la realizzazione del proseguimento della A27 potrebbero intervenire, in un secondo momento, riscattando il tratto dedicato alla tangenziale di Longarone e garantendo così la possibilità di riutilizzo delle risorse liberate per la manutenzione o la realizzazione di altre opere provinciali.

«Questa soluzione non è ancora stata vagliata dai tecnici - sottolinea Vascellari - ma credo che, se la Regione Veneto e l'assessore Chisso che guida gli uffici competenti la ritenessero come io credo valida, potrebbe garantire risparmio di tempo e di denaro, minor impatto ambientale e coordinamento fra esigenze del presente e prospettive di sviluppo futuro della provincia e del Veneto. Non si può più aspettare. Credo sia giunto il momento di scegliere con decisione di realizzare opere capaci di rendere scorrevole il movimento di uomini e merci».

Continua dunque a essere sempre più alta l'attenzione sulla viabilità in provincia, ma dopo tanti annunci, ora sembra sempre più concreta la strada di un intervento per risolvere uno dei problemi più annosi e delicati del nostro territorio.  Roberto Padrin

 

L’incontro

Viabilità sotto la lente d’ingrandimento con il comitato Per altre strade Dolomiti

LONGARONE - (r.p.) Di variante e di proseguimento dell'A27 si parlerà il 20 febbraio alle 20.30 nella sala Popoli d'Europa nell'incontro "A nord di Belluno, quale mobilità", organizzato dal comitato Per altre strade Dolomiti, al quale sono stati invitati il sindaco Pierluigi De Cesero e l'assessore provinciale ai trasporti Quinto Piol. Nel frattempo è previsto per martedì 10 febbraio un incontro a Mestre per verificare la situazione della variante di Longarone e Castellavazzo alla presenza dello stesso assessore Piol e dei sindaci dei due Comuni.

L'incontro del 20 è stato convocato a poco meno di un mese dall'audizione in Regione con l'assessore Chisso sulla proposta di finanza per la progettazione, costruzione e gestione del "Passante Alpe Adria - prolungamento A27", presenti le massime autorità locali e industriali. Sulla questione il comitato afferma che «l'assessore Chisso non ha ritenuto opportuno invitare alla consultazione i sindaci da Perarolo in su. Se Chisso ha trovato unanimi consensi ad andare avanti, contemporaneamente la giunta di Ponte nelle Alpi e il consiglio comunale di Perarolo hanno dichiarato apertamente la loro contrarietà all'opera e le Comunità Montane presentano una lista di priorità in tema di viabilità e chiedono che un eventuale proseguimento autostradale fino a Rivalgo sia a pedaggio libero. Le motivazioni che hanno spinto i sindaci di Longarone, Castellavazzo e Ponte a sostenere l'opzione autostradale rispetto alla circonvallazione di Longarone, già finanziata dall'Anas, non ci sono chiare, ma temiamo che non siano fondate su una lungimirante analisi di pro e contro. È pur vero che le conseguenze dell'opera ricadrebbero soprattutto su altri, ma non ci pare questo un motivo sufficiente per giustificare la loro posizione».

 

 

Corriere delle Alpi  07.02.2009

La viabilità a Longarone

di Francesco Saltini

«Una variante da trasformare in autostrada»

Vascellari spinge per partire con i lavori, De Cesero frena: «Problemi economici»

Il sindaco: «Se ci fossero investimenti privati avremmo fatto bingo»

LONGARONE. «Andiamo avanti con la variante di Longarone, realizzandola in modo che un domani possa essere trasformata in una corsia dell’autostrada». La questione legata al futuro prolungamento dell’A27 continua a tenere banco. L’ultima proposta viene dal presidente di Assindustria, Valentino Vascellari. A questa replica il sindaco longaronese Pierluigi De Cesero: «Ciò che propongono gli industriali era la nostra prima soluzione, che però non sembra essere praticabile dal punto di vista economico: una corsia autostradale, infatti, ha bisogno di dimensionamenti diversi, specie in galleria, rispetto a una semplice variante. E in questo modo le spese crescono a dismisura. Se ci fossero investimenti da parte di privati...».

Assindustria si muove. «La variante di Longarone e il proseguimento dell’autostrada A27 fino a Rivalgo non sono opere in concorrenza fra loro», dice Vascellari, «anzi: si potrebbe progettare la costruzione della variante sul tratto che sarà domani dell’autostrada, iniziando con una infrastruttura a due corsie che fungerebbe, oggi, da variante per il comune di Longarone e domani, ampliata a quattro corsie, da tratto autostradale».

Un’idea, quella del presidente di Assindustria, che garantirebbe diversi vantaggi, primo fra tutti la possibilità di utilizzare subito i fondi stanziati dall’Anas per la variante, consegnando allo stesso tempo all’opera una prospettiva strategica di sviluppo futuro, da variante ad autostrada utile per lo sbocco a nord. Nel caso dell’ipotesi di Assindustria, i finanziatori privati che si sono proposti per la realizzazione del proseguimento della A27 potrebbero intervenire, in un secondo momento, riscattando il tratto dedicato alla tangenziale di Longarone e garantendo così la possibilità di riutilizzo delle risorse liberate per la manutenzione o la realizzazione di altre opere provinciali.

«Questa soluzione non è ancora stata vagliata dai tecnici», sottolinea Vascellari, «ma credo che, se la Regione e l’assessore Chisso la ritenessero come io credo valida, potrebbe garantire risparmio di tempo e di denaro, minor impatto ambientale e coordinamento fra esigenze del presente e prospettive di sviluppo futuro della provincia e del Veneto».

De Cesero guarda avanti. L’idea lanciata da Assindustria è sempre piaciuta all’amministrazione longaronese: «Ciò che propone Vascellari era stato già adottato dalla mia giunta, ma c’è un grosso problema economico. Da quanto mi è dato sapere, e le fonti sono decisamente buone, il dimensionamento di una galleria autostradale ha costi decisamente superiori rispetto a un tunnel di una variante. Senza dimenticare che non è semplice suggerire all’Anas di realizzare una variante, che in futuro potrebbe cedere ai privati».

«Non siamo dei pazzi a Longarone, come qualcuno vuol far credere», prosegue il sindaco. «Se portiamo avanti parallelamente i progetti per la variante e per il prolungamento dell’A27, lo facciamo perché al momento non è possibile fare altrimenti. Se però gli industriali o altri privati fossero disponibili a investire subito dei soldi, avremmo fatto bingo».

E sul prolungamento dell’autostrada conclude: «L’ho sempre detto e lo ribadisco: è questa la soluzione ideale per tutti».

Una variante da rivedere. L’attuale progetto della variante di Longarone non soddisfa il sindaco De Cesero, che martedì sarà all’Anas per discutere alcuni aggiustamenti: «Così com’è pensata non risolve assolutamente il problema. In questo momento, infatti, è prevista l’uscita sud vicino al “4 Valli”, una soluzione che bypassa il centro di Longarone, ma che sposta i disagi più a sud. E soprattutto non avrebbe soluzione di continuità, non potendola un domani collegare con Pian di Vedoia. Proprio il collegamento tra autostrada e variante sarebbe oggi la soluzione ottimale, ma ci sono 50 milioni di euro di differenza tra i due progetti. Troppi».

La proposta longaronese. Come detto, De Cesero martedì sarà all’Anas: «Chiederò uno sforzo per spostare l’uscita della variante più a sud, dopo Faé e il torrente Desedan. Da qui, infatti, potrebbe partire un secondo stralcio dell’opera che permetterebbe un domani di collegare variante e A27. Questa sarebbe la decisione sostenibile che andrò a proporre ai tecnici Anas».

 

 

Corriere delle Alpi  03.02.2009

Il gruppo propone un confronto tra Piol e De Cesero

Prolungamento dell’A27 «Pas» chiede chiarezza

LONGARONE. Un faccia a faccia pubblico tra il sindaco di Longarone, Pierluigi De Cesero, e l’assessore provinciale ai trasporti, Quinto Piol, per fare il punto sul dilemma della viabilità a nord di Belluno: la scelta tra la variante di Longarone, già finanziata dall’Anas, e il prolungamento dell’autostrada ancora tutto da definire con il “project financing”.

A organizzarlo, per ill 20 febbraio alle 20,30 nella sala Popoli d’Europa di Longarone, è il gruppo Pas Dolomiti, che sulla questione la propria posizione l’ha già dichiarata da tempo: no al prolungamento autostradale. E che, annunciando la serata dedicata al tema della mobilità, torna ad attaccare, partendo dall’incontro del 27 gennaio a Venezia tra l’assessore regionale Chisso, la Provincia e un gruppo di sindaci bellunesi sulla proposta di “finanza di progetto” per il prolungamento dell’A27.

«Chisso non ha ritenuto opportuno», critica il gruppo interregionale Carnia-Cadore, «invitare alla consultazione i sindaci da Perarolo in su, nonostante le pressioni della Provincia. Forse il tempo a disposizione (un’ora in tutto, stando all’Odg), non permetteva di estendere ulteriormente la rosa dei convocati...» E se dopo l’incontro la giunta regionale ha sottolineato il consenso bellunese al progetto di prolungamento, Pas Dolomiti fa notare che «la giunta di Ponte nelle Alpi e il consiglio comunale di Perarolo hanno dichiarato apertamente la loro contrarietà all’opera e le Comunità montane sono uscite con un documento congiunto nel quale presentano una lista di priorità in tema di viabilità, e chiedono che un’eventuale proseguimento autostradale fino a Rivalgo sia a pedaggio libero». Per questo, secondo il gruppo Per Altre Strade Dolomiti, «le motivazioni che hanno spinto i sindaci di Longarone, Castellavazzo e Ponte a sostenere l’opzione autostradale rispetto alla circonvallazione di Longarone (già finanziata dall’Anas) non ci sono chiare, ma temiamo che non siano fondate su una seria, approfondita e lungimirante analisi dei pro e dei contro».

Così, mentre è alle porte l’incontro del 10 febbraio a Mestre tra Anas, Provincia e sindaci di Longarone e Castellavazzo per verificare lo stato dell’arte della variante alla Ss 51, Pas Dolomiti lancia la proposta del confronto pubblico il 20 febbraio, durante il quale il gruppo chiederà di fare chiarezza, proponendo anche un video sulle scelte per la mobilità intermodale attuate in Val Venosta.

 

 

La Repubblica-Affari&Finanza  02.02.2009

Economia italiana: Treni merci

Il Governo ha tagliato i finanziamenti al trasporto merci su rotaia e rischia di dare un colpo decisivo ad un settore che in Italia non riesce a decollare, visto che ancora oggi oltre l'85% delle merci viaggia su strada. Fs minaccia di scaricare l'aumento su tutto il settore della logistica innescando una reazione a catena: Dietro questa polemica c'è però la realtà di un settore con troppi problemi. Andare a sud non rende, il traffico è scarso, le linee antiquate. Ma anche al nord la situazione non è rosea. Da Genova a Milano, poco meno di 150 chilometri, il trasporto su rotaia risulta ancora oggi antieconomico.

La riduzione delle emissioni di C02 ha spinto molti paesi, Francia e Germania in testa, a investire per dirottare sulla rotaia gran parte del trasporto merci effettuato su gomma, mentre noi andiamo controcorrente. Pesa sul settore anche la polverizzazione degli impianti intermodali, i magazzini di smistamento per ottimizzare le operazioni di trasbordo e di riduzione dei loro costi. E, di fronte a infrastrutture carenti, anche se il mercato è formalmente aperto, la concorrenza resta limitata in poche nicchie.  (p jad.)