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GENNAIO

Corriere delle Alpi  31.01.2009

Piol va dall’Anas con i sindaci

A27, anche De Cesero e Roccon scenderanno a Mestre

LONGARONE. Ci saranno anche i sindaci di Longarone, Pierluigi De Cesero, e di Castellavazzo, Franco Roccon, all’incontro del 10 febbraio a Mestre con l’Anas chiesto dall’assessore provinciale Quinto Piol per verificare la situazione della variante alla statale 51 di Longarone e Castellavazzo.

Lo annuncia la Provincia, sottolineando che si tratta di un chiarimento indispensabile per decidere il “sì” oppure il “no” all’ipotesi di prolungare l’A27 a Rivalgo.

Come già ribadito dall’assessore Piol martedì davanti alla seconda commissione consiliare della Regione, «lo stato della progettazione è uno degli elementi indispensabili per dare un giudizio definitivo sul prolungamento dell’autostrada».

«Avremmo gradito fosse stata accolta la nostra richiesta di invitare all’audizione anche le altre amministrazioni comunali che all’audizione», ha ricordato martedì Piol alla commissione regionale, «Infatti il Ptcp adottato il 7 novembre per le infrastrutture della parte nord della provincia recepisce integralmente l’accordo unanime tra le amministrazioni locali (Provincia, Comuni e Comunità montane tra Ponte nelle Alpi e il confine nord)».

E quell’intesa è, al momento, il caposaldo delle scelte future. Oltre che al potenziamento e prolungamento della ferrovia l’intesa prevede una serie di interventi strategici per quanto riguarda le infrastrutture stradali. Uno di questi è il miglioramento del collegamento Pian di Vedoia (uscita A27)-Rivalgo, dopo la valutazione tra l’ipotesi di prolungamento dell’autostrada A27 da Pian di Vedoia a Rivalgo e l’altra ipotesi di superamento degli abitati di Longarone e Castellavazzo in variante alla statale 51.

Una scelta, ribadisce la Provincia, che dovrà avere il minor impatto ambientale possibile che dipenderà principalmente dall’aspetto finanziario e quindi dalla certezza dei tempi di realizzazione, considerando che la variante alla statale 51 prevede il totale finanziamento statale ed è già inserita nel piano quinquennale Anas, mentre la soluzione autostradale fino a Rivalgo prevede invece il totale finanziamento privato con un piano di “finanza di progetto”, sul quale Provincia chiede certezze.

 

 

Il Gazzettino  31.01.2009

Longarone

Incontro per la variante di Longarone

Anas e Provincia s'incontreranno il prossimo 10 febbraio per verificare la situazione riguardante la variante alla statale 51 di Longarone e Castellavazzo. Un incontro urgente, fanno sapere dalla Provincia, in relazione all’ipotesi di prolungamento fino a Rivalgo dell’autostrada A27. Molti i temi all'ordine del giorno della riunione che è in programma a Mestre, nella sede dell’Anas, e a cui oltre all'assessore provinciale alla Viabilità Quinto Piol, parteciperanno anche i sindaci di Longarone e Castellavazzo.

 

 

Carta EstNord  01.2009

DOCUMENTARE MOBILITA' - E' reperibile in rete il documentario realizzato dal comitato Per Altre Strade sulla visita effettuata lo scorso novembre da un nutrito numero di militanti del comitati e di amministratori locali alla ferrovia della Val Venosta, realizzata in questi ultimi anni e che rappresenta un esempio all'avanguardia di mobilità intelligente in una valle alpina. Vera alternativa allo scempio che si sta preparando con la prosecuzione della Venezia-Belluno [A27] verso la Carnia.  www.peraltrestrade.it     

 

 

Corriere delle Alpi  30.01.2009

Presentate in Regione

Viabilità: i cadorini dettano le priorità

Perarolo non vuole il prolungamento A27-A23: «Così è impattante»

BELLUNO. No al collegamento autostradale tra A27 e A23 e a qualsiasi altro progetto di infrastrutture che potenzino la viabilità lungo la valle del Piave ma che non sono concordate e discusse con le realtà locali; ma soprattutto che da Rucorvo al confine comunale, se si deve intervenire, lo si faccia in galleria, per non stravolgere il territorio: il consiglio comunale di Perarolo è stato chiaro nella sua delibera e le decisioni, con le priorità individuate da 4 comunità montane, sono finite sul tavolo della seconda commissione regionale. Una lista di priorità consegnata dai rappresentanti delle Cm di Centro Cadore (Flaminio Da Deppo), Comelico e Sappada (Valerio Piller Roner), Valboite (De Vido) e Longaronese-Zoldo. Le Cm hanno individuato in 4 segmenti le principali direttrici della mobilità dell’alta provincia. La prima riguarda l’eventuale prolungamento dell’A27 Pian di Vedoia - Longarone Rivalgo: le Cm dicono che in tal caso va previsto l’adeguamento del collegamento di Longarone con lo Zoldano e la Valcellina. Quanto all’A27-Rivalgo, chiedono che sia a pedaggio libero e comunque il prolungamento autostradale va considerato sostitutivo della variante Longarone-Castellavazzo (questa individuata in alternativa).

Secondo: il collegamento Rivalgo-Valboite. La variante Rivalgo-Venas decongestionerebbe i centri di Tai e Valle ma contestualmente andrebbe migliorato il collegamento con Cibiana; così sarebbe anche con le varianti di Vodo, Borca e San Vito, poi il nodo Cortina.

Terzo: il collegamento Rivalgo - Centro Cadore - Comelico. Le Cm chiedono una viabilità alternativa al ponte Cadore con l’attraversamento di Perarolo per risolvere problemi di impraticabilità della viabililtà principale tra i viadotti Italia e Cadore. Da Rivalgo a Ponte Cadore viene quindi indicata una variante dalla sinistra alla destra Piave. Infine il miglioramento dell’accesso a Comelico e Sappada con un secondo tunnel a fianco dell’attuale, il prolungamento della viabilità in galleria fino a S.Stefano; miglioramenti su Ss Carnica e Val Degano. Quarto: il traforo della Mauria. Le Cm puntano anche alla ferrovia. strategici sono allora la metro di superficie con trno navetta fino a Calalzo, la ferrovia fino a Cortina-Dobbiaco, Calalzo come centro della mobilità dell’alta provincia riqualificando anche la stazione dei bus, l’armonizzazione del servizio pubblico tra Austria, Val Pusteria e Cadore-Comelico sfruttando la programmazione europea.

 

E’ spaccatura anche sull’A27

PONTE NELLE ALPI. Si divarica sempre di più la frattura tra il sindaco Fulvio De Pasqual e la sua maggioranza. L’ultimo punto di frizione riguarda il progetto di “project financing” per il collegamento dell’autostrada A27 con la A23. Il primo cittadino pontalpino ha già spiegato l’altro giorno di ritrovarsi «con le posizioni di concretezza» di moltri amministratori locali interessati al proseguimento dell’autostrada. E De Pasqual contesta che invece i rappresentanti della sua maggioranza, «soprattutto il Partito democratico, si appiattiscono sulle posizioni di “Decrescita felice”» il movimento favorevole alla riduzione dei consumi energetici. «Tipiche utopie di un “ambientalismo militante”», contesta De Pasqual, «portate avanti dall’assessore all’ambiente Ezio Orzes che sul prolungamento dell’A27 ha una visione piuttosto integralista».

In ogni caso, ora che il progetto inizia a concretizzarsi, il sindaco ribadisce l’identità di vedute con gli altri sindaci interessati all’intervento viario, dice: «Anche se Ponte è interessato marginalmente dal prolungamento che congiungerà Pian di Vedoia con Caralte sono tutti da valutare e soppesare i problemi derivanti dal probabile aumento del traffico nel territorio di Ponte provocato dall’applicazione dei pedaggi sul nuovo tratto autostradale». (p.b.)

 

 

L’AUTOSTRADA

Gravi danni ambientali

Con grande enfasi e poco pragmatismo si continua a parlare di un possibile collegamento tra la A27 e la A23. Un collegamento di 85 km di cui circa il 50% in galleria. Premetto che, almeno da parte mia, non vi è nessun pregiudizio ideologico nei confronti dell’autostrada purchè questa possa portare effettivi vantaggi e benefici per le popolazioni locali. Reputo altresì importante il superamento della strozzatura Longarone-Castellavazzo per il traffico su gomma, e per la quale la soluzione è a portata di mano. Ciò che invece mi stupisce è la volontà di portare avanti un progetto di autostrada che arrecherebbe gravissimi danni da un punto di vista ambientale ad una delle più belle e incontaminate zone della nostra provincia e d’Italia. I numeri di metri cubi di roccia da perforare sono impressionanti, i danni provocati a sorgenti e falde enormi. Ma ciò che maggiormente impressiona è l’effetto negativo che si avrà per il trasferimento di traffico dalla A4 e A23 alla A27 senza contare quello lungo l’asse Arsiè-Ponte nelle Alpi. Chi considera questo tratto di autostrada una opportunità per la provincia ha una visione miope verso sviluppo e salvaguardia del territorio bellunese. Sono ben altri i bisogni della provincia a partire dal trasporto ferroviario e per finire con la viabilità provinciale e interprovinciale. A chi ha avuto l’opportunità di vedere il progetto di collegamento della A23-A27, specie la valutazione costi-benefici, non sarà sfuggito i bassi rendimenti del capitale investito a meno che non si facciano supposizioni molto fumose e poco consistenti per giustificarne la convenienza economica.  Lorenzo Rispoli Segretario provinciale Pdci

 

Il Gazzettino-Bl  30.01.2009

CALALZO DI CADORE

Chisso assicura: «La Regione vuole rilanciare la stazione delle Dolomiti»

La Regione è impegnata nella riqualificazione della stazione ferroviaria di Calalzo, destinata a diventare la "stazione delle Dolomiti". Un accordo-quadro con la società Rete Ferroviaria Italiana disciplinerà l'uso degli immobili, le aree di pertinenza ubicata nelle stazioni della rete del Veneto e non di utilizzo strettamente necessario per la circolazione ferroviaria. Il sindaco Piermario Fop si sta battendo, ormai da tempo, per trasformare la stazione di Calalzo in prestigiosa porta d’accesso alle Dolomiti. Per Calalzo la Regione intende assumere un ruolo di promotore per la sottoscrizione, tra Rfi e soggetti pubblici o privati, di convenzioni per la gestione e l'uso delle infrastrutture per svolgere attività sociali, istituzionali ed economico-produttive compatibili con la circolazione dei treni, con il servizio ferroviario in genere e con quello alla clientela ferroviaria in particolare. «La Regione è consapevole dello stato di degrado e di abbandono in cui versano alcune stazioni per cui non posso che esprimere compiacimento e condivisione per il piano del Comune cadorino» ha scritto Chisso al sindaco Fop. «Quella è la stazione non può non diventare la stazione delle Dolomiti e non per conseguire un titolo nobiliare od onorifico ma per attrezzarsi strutturalmente in moderno terminal del trasporto pubblico - sostiene il sindaco calaltino, perchè - quella è la sua naturale vocazione, perchè la provincia di Belluno ha già individuato nel capolinea ferroviario della Venezia-Cadore la sede ideale per il centro della mobilità provinciale, dove il trasporto pubblico su rotaia si integra efficacemente con quello su gomma, perchè è il luogo dove parte e arriva la pista ciclabile “La lunga via delle Dolomiti” e dove si irradia una ampia rete sentieristica a trecentosessanta gradi». Insomma il terminal calaltino investito di una funzione di nodo strategico di collegamento con le vallate d’Ampezzo, del Comelico, di Sappada e di Auronzo, dove si trovano le più belle montagne dell’arco dolomitico, grazie ad una stazione ferroviaria chiamata a recitare il ruolo di protagonista del cambiamento e dell'innovazione. Un progetto che sta riscuotendo consensi e adesioni.  Bortolo De Vido

 

 

Corriere delle Alpi  29.01.2009

L’AUTOSTRADA

«E’ perfettamente inutile»

Verdi e Altre Menti contro gli enti che dicono sì

BELLUNO. «L’autostrada è assolutamente inutile». Il movimento Altre Menti, nato a Feltre e pronto a candidarsi alle elezioni provinciali di giugno, prende posizione sul prolungamento della A27, dopo l’audizione in Regione di martedì, quando tutti gli attori bellunesi si sono detti favorevoli. Davide De Martini Bonan protesta contro questo atteggiamento: «Nascondono la testa sotto la sabbia e, invece di sviluppare alternative, decidono di assecondare i privati. Il problema è che di sicuro serviranno anche i soldi pubblici e tanti!». Altre Menti rimprovera la Provincia, ma anche il sindaco di Longarone: «De Cesero ha bloccato la variante Anas, cioè non ha dato il suo parere favorevole solo per beneficiare l’ipotesi autostrada. Se la variante fosse realizzata nei tempi giusti, potrebbe dare una svolta al traffico di Longarone e un’autostrada di fianco sarebbe assurda. L’autostrada stravolgerebbe questa provincia, sia da punto di vista ambientale che economico», dice ancora De Martini. Per Altre Menti la questione centrale sta nelle scelte politiche per il futuro del territorio: «Si punta sempre tutto sul trasporto su gomma, vedi i 12 nuovi autobus che acquisterà la Provincia: bisogna puntare sulla ferrovia e abbandonare l’alimentazione a gasolio. Da un punto di vista ambientale costruire nuove strade è assolutamente superato. Purtroppo contro l’autostrada si schiera solo Pas Dolomiti, tutti gli altri non hanno coraggio di prendere con chiarezza una posizione contraria, ma alla fine tutti noi subiremo certe scelte».

Cita l’impegno di Pas Dolomiti a difesa dell’ambiente interessato dal tracciato dell’autostrada anche Moreno Barbieri, portavoce provinciale dei Verdi: «Pas fa un ragionamento molto crretto, che è quello della prospettiva nelle decisioni. Siamo di fronte a un’opera che porterà con sè grosse speculazioni, senza parlare dell’impatto ambientale anche durante i lavori. Vista la crisi economica», dice ancora Barbieri, «potrebbe essere l’occasione per immaginare visioni diverse, invece si continua a progettare un territorio stradale». Barbieri ritiene che si sottovaluti l’emergenza tumori: «Il traffico e l’inquinamento ne sono cause accertate, non le stufe a legna!».

Poi una frecciata al presidente della Provincia Reolon: «Meglio risparmiare sulle elezioni di giugno: non servono, tanto governa già il centrodestra. Spero che si apra una discussione, il mondo ambientalista dovrebbe decidere una posizione seria e dura su quest’ipotetico scempio. Fatta la variante di Longarone non serve nient’altro. Bisognarebbe pensare seriamente al treno, piuttosto». Infine Barbieri indirizza una battuta agli ex colleghi: «Dalla sinistra arcobaleno, alla sinistra autostradale».

 

 

Il Gazzettino-Bl  29.01.2009

Autostrada

Altrementi contesta l’ok della Provincia. Accuse dai Verdi

«A27, il prolungamento è un intervento assurdo»

Il prolungamento dell’autostrada? Un intervento assurdo per una provincia come la nostra. E se possiamo capire gli interessi degli industriali, quello che sconcerta è la posizione degli Enti locali e della Provincia». Lo afferma Davide De Martini Bonan di Altrementi. «Ribadiamo, come fatto in altre occasioni, la nostra contrarietà ad uno sviluppo di mobilità che distruggerà le risorse ambientali e avrà un impatto negativo sul turismo. Ma qui si continua a fare scelte scellerate che porteranno ad aumentare il flusso delle auto invece che puntare al trasporto pubblico. E sapere che anche la Provincia è fondamentalmente d’accordo – dice Bonan – non è una bella notizia».

De Martini chiede un atteggiamento diverso da parte di Palazzo Piloni. «Stanno lavorando per far inserire le Dolomiti tra i patrimoni dell’umanità dell’Unesco, e poi avallano progetti come l’autostrada che passa attraverso le montagne che si vorrebbero tutelare. Una contraddizione». Anche dai Verdi bellunesi arrivano le bordate contro la scelta autostradale. «Qui si intravvede una bella speculazione – dice Moreno Barbieri – siamo in Italia e sappiamo bene come i costi lieviteranno e si moltiplicheranno. Così come i tempi di realizzazione. Casi come la Salerno-Reggio Calabria o, senza scomodarsi troppo, la Fenadora-Anzù, sono sotto gli occhi di tutti». Barbieri riflette anche su altre questioni. «Abbiamo pensato seriamente agli effetti sulla salute? Si parla di incidenza di tumori nel Bellunese e non si pensa a cosa produrranno 25.000 macchine al giorno lungo il Cadore. Forse – conclude Barbieri – in questo periodo di crisi stiamo davvero perdendo l’occasione di uno sviluppo diverso del nostro territorio, basato sulla mobilità ferroviaria. E, se proprio bisogna fare strade, non bastava la circonvallazione di Longarone?»   M.D.

 

 

Corriere delle Alpi  28.01.2009

IL PROLUNGAMENTO DELL’A27

Sì all’autostrada, purché si faccia subito

Enti locali e associazioni di categoria a favore, ma ci sono nodi non rinviabili

BELLUNO. Sì al prolungamento dell’autostrada, purché si faccia in fretta. I distinguo non mancano, ma è sostanzialmente unanime la posizione espressa ieri da enti locali e associazioni di categoria di fronte alla Commissione urbanistica regionale. L’audizione però è stata a senso unico: Comuni interessati, Provincia, artigiani e Assindustria sono stati chiamati a dire la loro sul project financing presentato nell’agosto 2007 da tre società, ma la Commissione e l’assessore regionale Chisso non hanno fornito elementi in più su quel progetto e sui soldi necessari a realizzarlo.

I numeri. Il collegamento tra la la A27 e la la A23 infatti costa, da preventivo, oltre 1.200 milioni di euro. Il project financing presentato dalle società Grandi lavori Finconsit Spa, Adria Infrastrutture Spa e Impresa di Costruzioni ing. E. Mantovani Spa prevede di allungare la A27 fino a Rivalgo. Il progetto ha già ricevuto un primo via libera dalla Commissione urbanistica e la giunta regionale intende dichiarare a breve la pubblica utilità dell’opera, ma è passato oltre un anno e mezzo dall’iniziativa dei privati e non si sa se la loro disponibilità esista ancora. Ieri ai presenti non sono state date informazioni sulle intenzioni della cordata, nè sullo studio di impatto ambientale che pare sia stato eseguito dall’Università di Venezia, sulla base dello studio di fattibilità dell’architetto Bortolo Mainardi. I bellunesi, comunque, si sono detti tutti favorevoli.

La Provincia. «La priorità assoluta», dice l’assessore provinciale alla viabilità Quinto Piol, «è il superamento del nodo di Longarone e Castellavazzo. Nel piano quinquennale Anas ci sono 120 milioni per la variante (in galleria in destra orografica del Piave), opera che però è alternativa all’autostrada (in sinistra Piave). E’ chiaro che se ci sono privati disposti a finanziare al 100% il prolungamento della A27 dobbiamo far loro ponti d’oro. Ovviamente a patto che l’opera venga realizzata in tempi brevissimi, rispetti l’ambiente e preveda buoni innesti con la Val Zoldana e la Val Cellina. Evitiamo di restare fermi a discutere per cinquant’anni di opere indispensabili e che si potrebbero fare subito».

Longarone. I fatti da accertare dunque sono ancora molti e il 10 febbraio la Provincia incontrerà l’Anas e la Regione insieme al Comune di Longarone per capire qualcosa di più. Il sindaco di Longarone Pierluigi De Cesero vuole chiarezza: «Sono al termine del secondo mandato, lavoro al problema viabilistico da dieci anni e siamo ancora molto indietro. E’ ora passata di procedere, Longarone non può più aspettare. La variante inserita dall’Anas non soddisfa del tutto, dovrebbe arrivare almeno al Desedan, ma sarebbe cantierabile già quest’anno. Noi vorremmo vedere un progetto più avanzato dell’autostrada e la valutazione di impatto ambientale. Siamo pronti a sottoscrivere l’opera che può essere realizzata prima tra le due, scegliamo ciò che è più veloce».

Castellavazzo. «La variante Anas», dice il sindaco di Castellavazzo Franco Roccon, «è finanziata e potrebbe già partire. Sull’autostrada restano alcuni interrogativi, anche se il tracciato che conosciamo al momento sarebbe buono. Di fronte a una situazione come quella attuale, ormai insostenibile, un amministratore non può rinviare la soluzione e purtroppo una scelta pregiudica l’altra. E’ necessario decidere il più in fretta possibile, con tutti gli strumenti a disposizione».

Assindustria. L’audizione di ieri ha dato grande soddisfazione ad Assindustria Belluno, che da anni si batte perché la provincia abbia uno sbocco autostradale a nord. «Tutti hanno sostenuto la validità dell’iniziativa e la necessità del prolungamento autostradale», dice il direttore Stefano Perale. «Questa sostanziale unanimità è molto interessante, visto il ruolo della nostra associazione nel proporre il progetto. Per Assindustria si tratta di un’opera importante che va sostenuta ai massimi livelli, anche perché è a totale carico dei privati: il pubblico non dovrà spendere un euro. Inoltre rispetta l’ambiente e le norme di sicurezza con il 50% del tracciato in galleria». Perale non ha notizie della cordata, ma assicura: «Quando delle società presentano progetti del genere non cambiano idea nel giro di un anno e mezzo. Gli appalti non saranno domani e servirà tanto di quel tempo che la crisi farà in tempo a passare. Sono convinto che le risorse ci saranno, perché c’è il ritorno economico».

 

Flaminio Da Deppo

Dubbi sullo “sbocco a nord”, in direzione Tarvisio-Austria, è stato espresso dal presidente della Comunità montana Centro Cadore Flaminio Da Deppo: «Auspico interventi di miglioramento delle connessioni viabilistiche tra le diverse valli e l’adeguamento della statale Carnica, ritenendoli più utili dell’ipotizzato raccordo con il valico di Tarvisio».

Renato Chisso

«Il consenso unanime del territorio conferma la nostra intuizione e ci sprona a proseguire con maggior determinazione», commenta l’assessore regionale alla mobilità Renato Chisso. La consultazione di ieri era stata richiesta dalla Commissione. «Il prolungamento a nord si farà, ma il tracciato sarà concordato con i Comuni», chiarisce Chisso.

Pas Dolomiti

«Ci auguriamo che prevalga il buon senso. Perché e per chi questa opera sarebbe una priorità, e non piuttosto un perseverare nella miope politica del fare-per-spendere, in un momento di sbandamento. Un appello agli amministratori locali: il rischio di rendere un cattivo servizio alle collettività che pro-tempore rappresentate è grande»

Fulvio De Pasqual

Al contrario della sua maggioranza, il sindaco di Ponte nelle Alpi Fulvio De Pasqual si dichiara: «In linea con le posizioni di concretezza di molti amministratori locali interessati al proseguimento dell’autostrada. Ora dalle chiacchiere e dalla enunciazione di principi si comincia ad entrare concretamente nel merito».

 

FERROVIA

Entro breve interventi tecnici sulle linee

BELLUNO. A margine dell’incontro di ieri a Venezia sul prolungamento dell’autostrada, si è parlato anche di ferrovia.

L’assessore regionale alla mobilità Renato Chisso e il collega della Provincia di Belluno Quinto Piol hanno fatto il punto sugli innumerevoli problemi del servizio offerto da Trenitalia nel Veneto e dei collegamenti con il bellunese. Gli spunti polemici tra i due assessori non sono mai mancati e l’ultimo in ordine di tempo riguarda le segnalazioni di disservizi da parte degli utenti e l’indirizzo a cui inviarle. «E’ chiaro», dice Piol, «che se mi arriva qualcosa lo girerò immediatamente a Chisso, visto che la Regione è l’unica che può far rispettare il contratto a Trenitalia».

La situazione però resta disastrosa e su questo convengono sia Chisso che Piol: «Continuo ad essere preoccupato», afferma l’assessore provinciale, «dobbiamo fare di tutto perché le cose migliorino. Il nuovo orario sta creando un sacco di problemi».

Al di là delle questioni contingenti, Chisso ha confermato lo stanziamento di 500 mila euro per la progettazione della metropolitana di superficie fino a Belluno: un anticipo della terza fase regionale di creazione di un servizio di trasporto pubblico su rotaia che dovrebbe mettere in collegamento più concreto e rapido le località del Veneto.

«Chisso inoltre», aggiunge infine Piol, «ha affermato che sono subito disponibili interventi infrastrutturali importanti per migliorare e velocizzare le nostre linee». Si tratta di alcune richieste prettamente tecniche fatte dalla Provincia l’anno scorso e che riguardano, ad esempio, l’incrocio a Santa Croce (per consentire gli scambi) e il miglioramento dei deviatori nelle stazioni.

 

 

Il Gazzettino  28.01.2009

Audizione in consiglio regionale

Tutti d’accordo: la A27 va prolungata fino in Cadore

Belluno

Nostra redazione

Il prolungamento dell’autostrada A27 da Ponte nelle Alpi al Cadore si farà. Questo, almeno, è il parere concorde degli enti del territorio bellunese chiamati ieri in audizione dalla seconda commissione regionale viabilità per dire la loro sul cosiddetto passante “Alpe Adria” che in futuro dovrebbe collegarsi al Friuli tramite il raccordo con l’A23.

Un sì condizionato da qualche precisazione e garanzia. Certezza dei finanziamenti, visto che l’opera dovrà essere realizzata con un project financing a totale capitale privato, rassicurazioni sul minor impatto ambientale possibile, attenzione verso la viabilità accessoria,a cominciare dal raccordo per Venas di Cadore verso Cortina e la Val di Zoldo. E, soprattutto, la garanzia che i previsti lavori dell’autostrada non inficino la costruzione della variante di Longarone, già finanziata nel suo primo stralcio e pronta per essere appaltata. Per il resto, si può partire. «Il consenso unanime del territorio – afferma l’assessore regionale Reato Chisso - conferma la nostra intuizione e ci sprona a proseguire con maggior determinazione».

Ora, dopo il via libera degli enti locali e delle categorie economiche, potrà partire il complesso iter burocratico per la progettazione e quindi per la realizzazione dell’opera: un tracciato di 20 chilometri, il 50% in galleria. All’incontro di ieri a Venezia hanno preso parte la Provincia di Belluno, i Comuni e le Comunità montane interessate dal passaggio dell’autostrada, ma anche Assindustria Belluno e Confindustria Veneto, tra i più grandi sostenitori del progetto.

«Dall’audizione in consiglio regionale sono arrivati ottimi risultati. Il prolungamento dell’A27 da Pian di Vedoia a Macchietto sta mettendo tutti d’accordo su un progetto voluto e presentato da noi - commenta il direttore di Assindustra bellunese Stefano Perale – quello di oggi è un ulteriore tassello a sostegno di un progetto che porterà benefici al turismo, all'economia e alla vita dei bellunesi e che aprirà finalmente alla possibilità concreta di dare uno sbocco a nord alla nostra regione».  Maurizio Dorigo

 

 

 

 

 

Il Gazzettino-Bl  28.01.2009

 

Longarone e Castellavazzo chiedono solo di non ostacolare la variante alla statale d’Alemagna

 

A27, accordo sul prolungamento

 

Comuni, Provincia e categorie convocati in Regione approvano il project financing

 

Venezia

 

Comuni e Provincia con le categorie economiche sono favorevoli al prolungamento dell’autostrada da Pian di Vedoia a Macchietto, prima fase di un progetto molto più complesso che vorrebbe collegare l’A27 con l’A23 a Tolmezzo con un tunnel sotto il passo della Mauria. Questo primo stralcio è di 20 chilometri, la metà in galleria, sulla sinistra orografica del Piave. Sia pure con sfumature diverse, ieri in seconda commissione regionale, che li aveva convocati per un’audizione, i sindaci di Ponte nelle Alpi, Longarone, Castellavazzo, Ospitale e Perarolo e il presidente della Comunità Centro Cadore, Assindustria e Artigiani si sono detti d’accordo in in linea di massima con il project financing portato avanti da Regione e Assindustria.

Non mancano le preoccupazioni e la richiesta di garanzie sui finanziamenti, sui tempi e sull’impatto ambientale dell’opera.

Per i sindaci di Longarone e di Castellavazzo, il progetto non dovrà ostacolare la variante sulla statale d’Alemagna, già inserita nel Piano quinquennale dell’Anas e finanziata per il primo stralcio. Ferma opposizione al prolungamento dell’A27 viene ribadita dal Comitato "Per altre strade".

 

Sì di Comuni e imprese al prolungamento dell’A27

Parere favorevole al nuovo tracciato fino a Macchietto ma con timori su finanziamenti, tempi e impatto ambientale

Tutti d’accordo, in linea di massima, per il prolungamento dell’A27 da Pian di Vedoia a Macchietto. Ma con qualche doverosa raccomandazione. In primis, sui tempi di realizzazione e sulla certezza dei soldi per finanziare il tracciato. Ieri mattina enti locali e categorie economiche bellunesi sono state a Venezia in audizione presso la seconda commissione regionale, passaggio importante per ottenere il via libera dal territorio al prolungamento del tracciato autostradale fino in Cadore. Opera da 1 miliardo e 200 milioni di euro che, è stato assicurato, verrà costruita in project financing, quindi con soli capitali privati. Il tracciato è di circa 20 chilometri, il 50% del quale in galleria.

I rappresentanti del territorio bellunese hanno chiesto però alcune garanzie. La prima è che davvero ci siano dei soggetti disposti a finanziare il prolungamento, in modo da non dare avvio a cantieri infiniti. Raccomandazioni anche sull’impatto ambientale dell’autostrada: asfalto e piloni non dovranno rovinare il territorio. E poi, l’opera dovrà tenere conto della viabilità di contorno, la connessione tra Rivalgo e Venas e quella con la 251 della Val di Zoldo. Ma c’è un’altra questione aperta, la variante di Longarone, per la quale esistono già un progetto e un finanziamento. Il previsto nuovo tracciato autostradale non dovrà rallentare gli sforzi fatti fino ad oggi per bypassare il centro longaronese. E su questo il sindaco di Longarone ha voluto essere chiaro. La varante è già inserita nel piano quinquennale Anas 2007-2011, il primo stralcio finanziato e potrebbe essere appaltato già nel 2009. Su questo i sindaci di Longarone e Castellavazzo avranno un incontro il 10 febbraio con Anas e Regione.

Preoccupazione condivisa anche dalla Provincia di Belluno. «Dobbiamo puntare su tempi certi per l’autostrada – spiega l’assessore Quinto Piol – altrimenti rischiamo di stare qui a parlarne ancora per anni e intanto perdiamo il finanziamento per la variante di Longarone. Ci dovranno dire se i privati disposti ad investire ci sono davvero». All’audizione c’erano anche i rappresentanti di Assindustria Belluno e Confindustria del Veneto. «Pur con leggere diversità oggi si è raggiunta l’unanimità – dice soddisfatto il direttore di Assindustria bellunese Stefano Perale – e l’assenso del territorio è un passo importante per dare il via all’iter burocratico. Anche noi chiediamo tempi certi e ristretti». Critico, invece, il Comitato “Per altre strade” che si oppone al progetto. «Vi immaginate l’impatto di 270.000 viaggi di camion “Pellicani” che per almeno 10 anni spostano materiali di risulta su e giù per la valle del Piave usufruendo della viabilità ordinaria, visto che sulla sinistra Piave non esistono né strade né accessi?».  Maurizio Dorigo

 

 

Il Mattino di Padova  28.01.2009

La A27 si spinge oltre Belluno

VENEZIA. Il prolungamento a nord dell’autostrada Mestre-Belluno A27 si farà, ma il tracciato sarà concordato con i Comuni. Lo ha affermato l’assessore regionale alla mobilità Renato Chisso, al termine della consultazione promossa dalla commissione Trasporti del Consiglio regionale con gli enti locali e con le categorie economiche del Bellunese in merito al «project financing» approvato dalla Giunta veneta nell’agosto 2008 che prevede di prolungare di una ventina di chilometri l’autostrada delle Dolomiti in direzione Pieve di Cadore. La commissione Trasporti era presieduta da Tiziano Zigiotto (Fi).  La commissione che in precedenza aveva già espresso parere favorevole al progetto presentato dalle società «Grandi lavori Finconsit Spa», «Adria Infrastrutture Spa» e «Impresa di Costruzioni ing. E. Mantovani Spa» di allungare la A27 fino a Pian de l’Abate, ieri ha voluto ascoltare il parere anche della Provincia di Belluno, delle cinque amministrazioni comunali interessate (Ponte nelle Alpi, Longarone, Castellavazzo, Ospitale di Cadore e Perarolo di Cadore), delle comunità montane Centro Cadore e Cadore-Longaronese-Zoldo, e dei rappresentanti di Confindustria, Confartigianato, Unioncamere. Da Provincia ed enti locali è arrivato un «sì» condizionato all’ipotesi di finanza di progetto, in quanto l’intervento sposterebbe solo più a nord il «capolinea» dell’autostrada, decongestionando solo parzialmente il comprensorio di Longarone dal traffico generato dai flussi turistici verso il Cadore e dalla locale zona industriale. Ma a preoccupare Provincia e amministratori locali è soprattutto la contemporaneità tra le due soluzioni attualmente in campo in alternativa alla viabilità attuale: da un lato il prolungamento dell’autostrada con la finanza di progetto («Ma i fondi privati saranno sufficiente per finanziare l’opera senza contributi pubblici?» ha chiesto provocatoriamente l’assessore provinciale ai trasporti Quinto Piol); e, dall’altro, la variante alla statale Alemagna, già inserita nel piano quinquennale Anas 2007-2011 e già finanziata per il primo stralcio. «La configurazione morfologica della vallata - ha spiegato il sindaco di Longarone Pierluigi De Cesero - è tale da non consentire il passaggio di entrambe le arterie. Longarone e l’intero comprensorio vanno decongestionati dal pesante traffico di attraversamento, ma dobbiamo scegliere quale delle due soluzioni perseguire per evitare un impatto ambientale esagerato e razionalizzare gli investimenti». Dubbi sull’eventuale «sbocco a nord», in direzione Tarvisio-Austria, è stato espresso dal presidente della Comunità montana Centro Cadore Flaminio Da Deppo.

 

 

Corriere delle Alpi  27.01.2009

«No al prolungamento dell’autostrada A27»

L’amministrazione si oppone all’opera che aumenterà traffico e inquinamento

Oggi a Venezia la commissione regionale ascolterà gli enti locali e le categorie sulla proposta del project financing

PONTE NELLE ALPI. E’ venuto il momento per dire cosa si pensa e Ponte nelle Alpi dirà no. E’ convocata per oggi, alle 10.30, la Seconda commissione regionale, che dovrà ascoltare il parere degli enti locali bellunesi e delle associazioni di categoria, in merito al project financing che prevede il collegamento tra l’autostrada A27 e la A24. La proposta presentata da tre società nell’agosto 2007 è ancora in una fase di studio di massima, ma la giunta regionale intende dichiarare il pubblico interesse sull’opera, subito dopo il pronunciamento della commissione.

«Sembra riprendere quota il dibattito sul proseguimento dell’autostrada A27», si legge in un comunicato diffuso ieri dalla giunta e dal capogruppo di Uniti per Ponte, «e sulla carta, dalle nebbie del projet financing, fa capolino l’investitore privato. Nei prossimi giorni sapremo qualcosa in più. Finora abbiamo assistito a forti prese di posizione di alcuni sindaci della nostra provincia dell’Associazione industriali e della Regione Veneto, prese di posizione che probabilmente, prima di essere assunte, meriterebbero un confronto pubblico ben più articolato. Il consenso delle categorie economiche e degli enti locali più volte sbandierato dall’assessore regionale Chisso, per esempio, è tutto da dimostrare».

L’amministrazione pontalpina prosegue: «C’è da chiedersi su quali basi si è costruito il consenso, visto che del progetto, delle reali previsioni dei flussi di traffico, dell’effettivo impatto ambientale dell’opera e di come verrà finanziata non si sa praticamente niente? Quali ricadute ad esempio ci saranno per il Comune di Ponte nelle Alpi se il progetto proseguimento dell’autostrada venisse approvato così come è stato presentato? Innanzitutto comporterebbe un aumento di traffico che potrebbe arrivare fino a 38.000 veicoli (auto e camion) al giorno. Qualcuno ha spiegato ai cittadini che abitano lungo la valle della Piave cosa comporta in termini di ricadute sanitarie, un aumento delle emissioni in atmosfera, stimate dal progetto, di 325.000 tonnellate all’anno di anidride carbonica, di polveri fini e di altri inquinanti? L’altra domanda che ci dobbiamo porre è chi metterà i soldi?».

La pagheremo con il project financing rispondono in regione. «Suona bene», proseguono i pontalpini, «ma non è una formula magica. La si presenta così: solo la prima tratta Pian di Vedoja Caralte costerà quasi un miliardo di euro ma, dicono, la finanzieranno i privati (capiremmo presto che invece necessiterà di consistenti finanziamenti pubblici). Ed in cambio di cosa? Minimo di una concessione per la riscossione dei pedaggi per la durata di 50 anni. Per Ponte nelle Alpi vorrebbe dire che diventerà a pagamento anche la tratta Cadola Pian di Vedoja, l’attuale tangenziale di ponte nelle Alpi, con il conseguente riversamento del traffico in centro, cosa che porterebbe alla paralisi la già difficile viabilità del nostro comune, con pesanti ricadute in termini sanitari per la nostra popolazione. I due nodi viari prioritari da risolvere sono la circonvallazione di Longarone e la galleria di Cadola. Opere che possono e devono essere finanziate con gli interventi statali straordinari, secondo il principio che le tasse pagate devono tornare sul territorio per realizzare opere funzionali, efficaci e con una strategia complessiva e integrata a livello comprensoriale e provinciale. Spiace», conclude il comunicato, «vedere alcuni amministratori che, con valutazioni che richiederebbero un’analisi più approfondita e condivisa con le comunità, si lanciano in una rincorsa affannosa di “opere compensatorie” sul proprio territorio perdendo la visione d’insieme del concetto di bene comune».

 

 

Il Gazzettino  27.01.2009

PONTE NELLE ALPI   Le perplessità di assessori e capogruppo sul prolungamento dell’autostrada

«Tenuti all’oscuro sulla nuova A27»

La giunta (ma senza sindaco): «Per Ponte solo più traffico e più inquinamento»

«Oggi (ieri) c'è un incontro in Regione dedicato al prolungamento dell'autostrada, appuntamento di cui si sa poco o niente» dicono in Comune. E sono proprio gli assessori e il capogruppo di Uniti per Ponte che provano ad alzare il velo di silenzio e poca chiarezza che sull'incontro è stato steso. Un comunicato, il loro, in calce al quale non compare la firma del sindaco Fulvio De Pasqual. Ma non è una novità, perché le due diverse posizioni erano già emerse in consiglio comunale.

Assessori e capogruppo, innanzitutto, non sono soddisfatti dal modo in cui il dibattito sull'autostrada è portato avanti: «Dalle nebbie del projet financing fa capolino l’investitore privato: nei prossimi giorni sapremo qualcosa in più, finora abbiamo assistito a forti prese di posizione di alcuni sindaci della nostra provincia, dell’associazione industriali e della Regione. Posizioni che prima di essere assunte meriterebbero un confronto pubblico ben più articolato. Il consenso delle categorie economiche e degli enti locali più volte sbandierato dall’assessore regionale Chisso è tutto da dimostrare. C’è da chiedersi su quali basi si sia costruito visto che di progetto, reali previsioni dei flussi di traffico, effettivo impatto ambientale dell’opera e di come sarà finanziata non si sa praticamente niente». I firmatari si chiedono per esempio quali ricadute ci saranno per Ponte: «Innanzitutto comporterebbe un aumento di traffico che potrebbe arrivare fino a 38.000 veicoli al giorno». Senza considerare poi cosa comporterà, dal punto di vista sanitario, «un aumento delle emissioni in atmosfera, stimate dal progetto di 325.0000 tonnellate annue di anidride carbonica, polveri fini e altri inquinanti».

Molti i punti interrogativi sul finanziamento dell'opera: «Il project financing non è una formula magica. La si presenta così: solo la prima tratta Pian di Vedoja Caralte costerà quasi 1 miliardo di euro ma, dicono, la finanzieranno i privati, mentre capiremo presto che necessiterà di consistenti finanziamenti pubblici. Ed in cambio di cosa? Minimo una concessione per la riscossione dei pedaggi per la durata di 50 anni. Per Ponte vorrebbe dire che diventerà a pagamento anche la tratta Cadola Pian di Vedoja, l’attuale tangenziale del paese, con il conseguente riversamento del traffico sul centro urbano che porterebbe alla paralisi la già difficile viabilità del nostro comune e comporterebbe pesanti ricadute in termini sanitari per la nostra popolazione». Infine assessori e capogruppo indicano nella circonvallazione di Longarone e nella galleria di Cadola i due nodi viari prioritari da risolvere, «opere che possono e devono essere finanziate con gli interventi statali straordinari, secondo il principio che le tasse pagate devono tornare sul territorio».  Giovanni Santin

 

 

Corriere delle Alpi  27.01.2009

Vascellari, la dignità qui non è in vendita

Il presidente di Assindustria Belluno, con notevole disinvoltura, frequentemente cerca di rappresentare puntuali interessi lobbistici, di categoria, finanche individuali come fossero quelli generali delle nostre comunità.

Le sue dichiarazioni alla stampa del 16 gennaio relative alla volontà di realizzare un rilevante impianto di produzione idroelettrica a Busche (con derivazione delle acque del Mis a Camolino (!)), sono un palese esempio del suo “pragmatismo” imprenditoriale con il quale liquida, in una battuta, oggettivi limiti ambientali, diritti delle comunità interessate, vincoli normativi di metodo e di merito.

Parlare di iniziativa “estremamente opportuna in questo momento di crisi” e “rispettosa dell’ambiente” è un modo goffo per sviare i cittadini dalle necessarie e urgenti risposte alla precarietà del lavoro e alla recessione e di nascondere, nello specifico, i problemi reali e tangibili che stanno dietro all’assenza di pianificazione e trasparenza della politica idroelettrica nei nostri territori. Rivendicare a priori la sostenibilità ambientale di certi impianti in una provincia come la nostra, dove il 90% circa delle acque utilizzabili sono già state sfruttate, denota una certa spregiudicatezza di pensiero che viene ribadita dal presidente Vascellari anche nel suo finto ed inelegante riferimento con “stupore” verso le prese di posizione contro la realizzazione di un mega albergo a Malga Ciapela con partecipazione familiare.Insomma, secondo la sua consolidata impostazione, questa provincia è un terreno che consente ancora ampi margini di sfruttamento e non bisogna perdere tempo, soprattutto ora che, con la crisi economica, è importante fare businnes, senza troppi fronzoli di disquisizioni sul come e per chi. Allora avanti con le proposte degli inceneritori (che non hanno alcuna influenza negativa sulla nostra salute) delle autostrade (che portano lavoro e benessere) dei mega resort (che migliorano il paesaggio poco significativo della Marmolada), delle centrali idroelettriche che portano via la poca acqua rimasta nei fiumi (risorsa che non ha alcun significato biologico e culturale e sta lì solo per essere intubata). Siamo consapevoli che sia compito arduo spiegare a chi vede solo il profitto:
- che la qualità dell’aria e della salute sono diritti dei cittadini e che anziché bruciare i rifiuti si possono ridurre erecuperare i materiali di cui sono composti risparmiando energia e materie prime non inquinando l’atmosfera e i polmoni delle persone;
- che un paesaggio naturale è valore di diversità non trasferibile ed elemento costitutivo l’identità e la coscienza dei luoghi nelle popolazioni di montagna; - che l’acqua è un bene comune e che i fiumi sono ecosistemi complessi essenziali per la sicurezza idrogeologica, per l’efficacia depurativa, per la conservazione delle biodiversità, per gli utilizzi idropotabili ma anche territori dell’anima, della storia e delle emozioni delle persone. Forse è più utile operare affinchè le nostre comunità si riprendano in mano il loro destino e la vivibilità di questi territori perché beni comuni e dignità non sono e non devono essere in vendita.

Augusto Angelini  Valter Bonan  COMITATO ACQUABENECOMUNE

 

 

Il Gazzettino  24.01.2009                  SEPOLTI E AFFAMATI  Volantino distribuito da PAS Dolomiti

POZZUOLO Intanto la proposta di interrare il tracciato raccoglie sempre più consensi: arriva anche quello di Honsell

Elettrodotto, la protesta arriva in Fiera

Composta manifestazione del comitato "Friuli rurale" all’inaugurazione di Agriest

In silenzio lungo il lato della sala con uno striscione su cui era scritto in friulano: «Vie i sensârs dal Friûl» e poi un volantino distribuito ai presenti, da non lasciare il minimo dubbio. Queste le forme di contestazione scelte all’inaugurazione della manifestazione Agrifest, la fiera dell’agricoltura, da parte del comitato per la difesa del Friuli rurale.

Un volantino intitolato “Senza Terra”, per dare subito l’idea del tema trattato. «La terra se la stanno fregando insieme alla nostra dignità – è l’esordio – mentre voi siete rimasti a guardare, a riempirvi la bocca con i buoni propositi di sempre, aspettando il plauso servile ed il momento del buffet».

Segue la filosofia delle lotte del Comitato: «per salvare il salvabile», «un’economia rurale ancora possibile, aggredita dall’affarismo miope di pochi e dalla complicità di quegli amministratori che si nascondono dietro il pretesto di un progresso giocato sul piano del ricatto occupazionale».

La presenza del professor Barberis, massimo studioso tra l’altro di sociologia rurale e padre nobile della cultura dei prodotti tipici italiani e dell’Italia rurale, non basta ad assolvere, per il comitato, i politici e i tecnici regionali: «Il suo essere qui – afferma il comitato – non vi consente di farvi scudo e di evitare di farvi carico dei pericoli incombenti, delle speculazioni in corso e di tutto quello che si nasconde dietro le cosiddette “grandi opere”, tanto care al governatore, miope se su di esse scommette, convinto del loro valore taumaturgico e pronto a trasformare il Friuli in una fantomatica “piattaforma logistica».

Lungo è l’elenco sciorinato dal presidente del Comitato, Aldevis Tibaldi: dalla Tav all’autostrada della Carnia occidentale, dall’autostrada Vittorio Veneto – Pian di Vedoja, da tutte quelle altre opere che rubano terreno all’agricoltura, senza contare la “miriade di cave tra Palmanova e Codroipo, per le quali c’è sempre qualcuno disposto ad autorizzarle mimetizzandole con funamboliche attività ricreative (campi da golf e di canottaggio, ippodromi) che si dissolvono non appena terminato il saccheggio della ghiaia». E per finire la battaglia attuale del Comitato in merito all’elettrodotto Ronchi – Udine Ovest.

A tal proposito fuori sacco Tibaldi informa che ha incassato la solidarietà, a parte del professor Barberis, del sindaco di Udine Honsell, il quale ha manifestato la necessità di coinvolgere il volere popolare per il tramite di Agenda 21.   A.L.

 

Aperta a Udine la fiera Agriest. L’assessore regionale: «Modelli da cambiare»

«Ridare valore alla terra»

Violino: «Sbagliato considerarla marginale nei Piani regolatori»

Udine

«Il Friuli Venezia Giulia è un modello da imitare per il rilancio dell’agricoltura italiana». Il plauso al settore rurale dell’economia regionale arriva da Corrado Barberis, presidente dell’istituto nazionale di sociologia rurale, intervenuto ieri all’inaugurazione di Agriest, la fiera nazionale dell’agricoltura che ha aperto i battenti nel quartiere fieristico udinese.

Secondo l’assessore regionale Federica Seganti la nostra regione vanta ampi spazi verdi e non solo cemento, ma i vincoli alla pianificazione territoriale sono ancora troppi e i livelli di pianificazione troppo stratificati «creando veti incrociati che non portano a nulla». Quello che serve è una «pianificazione territoriale di tipo federalista, che non parta dall'alto ma dalle proposte, capacità e convergenze di tutti gli operatori, per creare un piano territoriale che risponda anche alle aspettative del mondo rurale». L’amministrazione regionale già muove i primi passi in questa direzione con il codice regionale dell'edilizia, che sarà presentato a febbraio e che terrà conto delle problematiche dell'edificazione nell'ambito rurale, per procedere al ripristino dell'ambiente e del paesaggio della tradizione agricola.

In effetti se al giorno d’oggi «la ghiaia ha più valore della terra fertile, i modelli vanno cambiati», auspica l’assessore alle risorse agricole Claudio Violino. Stop dunque alla pianificazione territoriale basata su un modello industriale, «bisogna uscire dal concetto che siano destinate all’agricoltura solo aree residuali. Il settore agricolo è stato per decenni la spina dorsale del sistema economico-sociale della nostra regione e quella della terra rappresenta un'economia reale. Occorre inoltre considerare - aggiunge Violino - che il fattore terra, inteso come territorio coltivabile, è un patrimonio da non disperdere; non ci possiamo lasciar sfuggire altre aree, se teniamo conto che negli ultimi vent'anni il 25 per cento della superficie rurale è già stata sacrificata sull'altare del progresso; purtroppo ancora nei Piani regolatori comunali il valore del suolo viene considerato di basso profilo e marginale rispetto alle aree edificate e produttive; lo sviluppo dev'essere invece equilibrato e calibrato con le esigenze dell'ambiente».

A favore del territorio si schiera anche il comitato per la vita del Friuli Rurale, presente ieri in fiera con un lungo striscione: “No all’elettrodotto”.  Lisa Zancaner

 

 

Sbilanciamoci  21.01.2009

Un colpo di mano sulle grandi opere

di Anna Donati e Stefano Lenzi

Prosegue la blindatura delle decisioni del Padrone. Cancellato il ruolo di chi volesse esprimere dissenso per opere dannose o inutili.

Ormai è un coro (quasi) unanime: per superare la crisi pesante che ha colpito l’Italia, come il resto d’Europa e del mondo, bisogna sostenere con risorse pubbliche le grandi opere, per battere la recessione e la disoccupazione crescente. Ma in Italia, per chi governa ed anche per chi sta all’opposizione in parlamento, grandi opere non significa investimenti utili per mettere in sicurezza le scuole, per riqualificare le periferie con demolizioni e ricostruzioni, costruire le reti per il trasporto su ferro in città e comprare i treni per i pendolari, la bonifica ed il risanamento dei siti inquinati e delle aree a rischio, gli interventi contro il dissesto idrogeologico, la banda larga ed internet per tutti. Significa sempre e soltanto le solite “grandi opere” di scarsa utilità, ad alta intensità di cemento ed elevato impatto ambientale, dai costi finanziari insostenibili per le vuote casse dello Stato, come il Ponte sullo Stretto, l’autostrada della Maremma o l’Alta Velocità Torino-Lione.

E per dare il via libera a queste opere, che evidentemente non hanno il consenso di cittadini ed istituzioni locali” nel decreto legge 185 anticrisi arriva un’altra novità per “forzare le decisioni” in Conferenza dei Servizi: non saranno più assunte a maggioranza ma “tenuto conto delle posizioni prevalenti” (senza poi specificare prevalenti per chi, sulla base di quali numeri e punti di vista?).

Una novità che secondo il ministro Matteoli è stata concepita ad hoc per superare l’opposizione degli enti locali della Val Susa per realizzare l’Alta Velocità Torino-Lione, che - va ricordato - proprio grazie alla mobilitazione popolare e degli enti locali, era stata sottratta alle procedure accelerate della Legge Obiettivo dal Governo Prodi, e quindi restituita a procedure ordinarie con decisioni in Conferenza dei Servizi. Procedure ordinarie che adesso vengono stravolte per consentire “comunque” di realizzare le opere.

Riguardo all’ambito di applicazione appare evidente - nonostante gli errori della stampa italiana - che la nuova disposizione non si applica alle infrastrutture strategiche, ma a quelle decise con procedure ordinarie promosse dall’amministrazione statale.

Con un emendamento presentato dai relatori al DL 185 in Commissione e poi confermato dal testo approvato con il voto di fiducia in Aula è stato aggiunto un nuovo comma 10-bis dell’art, 20, che interviene sulle decisioni che verranno assunte in Conferenza dei Servizi. Con questa modifica la maggioranza e Governo (se non verrà modificato dal passaggio al Senato) ottengono due risultati:

la decisione assunta dalla Conferenza dei servizi, anche se non approvata all’unanimità come richiesto dalla normativa vigente, sostituisce, comunque, ad ogni effetto gli atti di intesa, i pareri, le concessioni, anche edilizie, le autorizzazioni, le approvazioni, i nulla osta, previsti da leggi statali e regionali;

il dissenso espresso da una o più amministrazioni non blocca la conclusione del procedimento di localizzazione dell'opera promosso dall’amministrazione statale, che procede comunque, d’intesa con la regione, nella decisione, “tenendo conto” delle posizioni prevalenti espresse in sede di Conferenza dei servizi (qualora il dissenso venga espresso da un'amministrazione dello Stato preposta alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico o alla tutela della salute e della pubblica incolumità ovvero dalla regione interessata si procede invece con l’iter speciale previsto dall’art. 81, comma 4 del DPR 616).

Quello che sarebbe interessante capire, è cosa si intenda per “ posizioni prevalenti”, e che naturalmente non viene spiegato dal provvedimento perché sarà deciso di volta in volta sulla base di valutazione arbitrarie da chi convoca la Conferenza dei Servizi. Infatti secondo le norme attuali il dissenso nella Conferenza era già superabile se si esprimeva la maggioranza delle posizioni, così come stabilito dall’art. 12 della L. 340/2000.
Ma la novità del nuovo testo inserito nell’art.20, comma 10bis, del DL 185, la Conferenza dei Servizi non subordina la conclusione del procedimento a una determinazione raggiunta sulla base della “maggioranza delle posizioni espresse”, ma permette all’amministrazione statale procedente e promotrice del progetto, di concludere comunque la Conferenza dei Servizi sulla base di una valutazione arbitraria, d’intesa con la Regione interessata, tenendo solo conto delle “ posizioni prevalenti” .

Quindi, per posizione prevalente, alla luce di questa lettura,si può intendere anche la posizione promossa dallo Stato, d’intesa con la Regione interessata, che prevale in quanto sovraordinata a quella espressa dagli enti locali.

Nel qual caso si tratta di capire come questa possa comunque prevalere senza entrare in contrasto con l’art 5 della Costituzione, nel quale si stabilisce che “ (…) la Repubblica riconosce e promuove le autonomie locali, e l’art. 118 della Costituzione, (così come modificato dalla L. 301/2001) nel quale vengono sanciti i principi di sussidiarietà verticale e di leale collaborazione tra le amministrazioni pubbliche, e come possa essere applicata in modo omogeneo non essendo definito il quadro di regole da rispettare, dando invece spazio a disparità di trattamento tra interventi da decidere e comunità locali, che si prestano ad usi politici, ricattatori e discrezionali.

Beni comuni, interessi collettivi, interesse pubblico, decisioni a maggioranza, posizioni prevalenti: anche il linguaggio e le parole spiegano la trasformazione di concetti essenziali come gli “interessi diffusi” verso le “posizioni prevalenti” che non rispettano nemmeno il concetto di decisioni a maggioranza. Un altro passo in avanti nella realizzazione di grandi opere indifferenti al territorio, incapaci come sono di convincere gli enti locali ed i cittadini.

 

 

Il Gazzettino  19.01.2009

L’ex commissario straordinario Mainardi, che curò il progetto del prolungamento autostradale, plaude alla convocazione dei sindaci da parte di Chisso

«A27-A23, importante che ora passi in giunta»

Ma il bando di appalto dell’opera avrebbe dovuto essere emanato ancora nel 2007. E intanto incombono le elezioni

«Bene il passaggio con i sindaci, ma l’importante è che il progetto ora passi al Nucleo di valutazione (Nuv) e quindi in giunta per acclarare la pubblica utilità dell’opera».

Bortolo Mainardi, padre putativo del progetto di collegamento autostradale A27-A23 Pian di Vedoia-Tolmezzo, plaude all’iniziativa dell’assessore regionale Renato Chisso di dare finalmente il via alle audizioni con i sindaci dei territori interessati al passaggio del prolungamento, ma si «avvale della facoltà di non rispondere» alla domanda sul perché le audizioni siano arrivate in così forte ritardo rispetto alla presentazione del progetto preliminare, peraltro accompagnato dal project financing, depositato ancora il 2 agosto 2007. La stessa Regione prevedeva di indire il bando per l’appalto già nel 2007. Ma siamo nel 2009 e il progetto non è nemmeno stato valutato dall’apposito organo regionale in base al cui responso si potrà procedere o meno.

Fu Mainardi, nella veste di allora commissario straordinario per le grandi opere del nord est, a fianco dell’allora ministro alle infrastrutture Pietro Lunardi, a spingere per questa ipotesi di sbocco a nord, cercando così una risposta al miraggio della Venezia-Monaco che per trent’anni tenne alto il dibattito socio-politico senza portare però a nulla. Qualcuno già ipotizza che anche il collegamento A27-A23 potrebbe fare la stessa identica fine. E per una ragione in più rispetto ad allora: la crisi finanziaria che ha portato le banche a chiudere i rubinetti del credito. La Depfa, l’istituto di credito irlandese che per conto dell’Assindustria Belluno realizzò uno studio di fattibilità dell’opera e che si era fatta avanti per il maxi-finanziamento, è stata ritenuta, giusto pochi mesi fa, la principale causa della drammatica situazione della casa madre, la Hypo Real Estate, salvata con un maxi piano da 50 miliardi di euro garantito dallo Stato tedesco.

Mainardi, insomma, preferisce conservare il suo ruolo tecnico, evitando di intromettersi nei meandri della politica, l’unica alla quale spetti ora la decisione sul progetto autostradale caldeggiato soprattutto dall’Associazione industriali di Belluno.

Il progetto del valico confinario prese forza con il protocollo di Gorizia (4 aprile 2004) siglato tra i governatori del Veneto e del Friuli con il ministro Lunardi che incaricò l’Anas di redigere uno studio di fattibilità per il prolungamento A27 (Pian di Vedoia) con la A23 (Tolmezzo) su un tracciato di 85 chilometri e con innesto a Villaco (Austria) 162 chilometri. L’Anas ne dichiarò la fattibilità inserendolo nel Piano pluriennale della viabilità 2012. Stessa cosa, nel novembre 2006, venne fatta dal ministero delle infrastrutture che lo dichiarò "priorità nazionale".

Insomma, le elezioni si avvicinano e non è difficile ipotizzare che il prolungamento autostradale diventi uno degli immancabili ostaggi delle lentezze politiche.  Lauredana Marsiglia

 

Il precedente

Cinquant’anni di dibattito sul miraggio Venezia-Monaco

Senza tener conto dei troppi "no" e della carenza di fondi

L’idea della Venezia-Monaco nasceva nel 1960. Alcune Camere di commercio costituirono la società per l’Autostrada di Alemagna spa che nel ’61 presentò all’Anas la domanda per la concessione e gestione della Venezia-Monaco, corredandola di piano economico.

Nel ’64 la società ottenne la partecipazione anche di Province, Comuni e Istituti bancari regionali e nel ’66 affidò la progettazione del tratto italiano Mestre-Valle Aurina attraverso Conegliano, Vittorio Veneto, Ponte nelle Alpi, Tai di Cadore, Auronzo, Passo Monte Croce, Brunico, San Giovanni.

Oltre confine l’ipotesi prevedeva il passaggio per Dobbiaco (Bz) attraverso la Val Pusteria per arrivare a Brunico dove si diramavano due possibilità: Brunico-Fortezza, oppure Brunico (traforo Valle Aurina)-Zillertal e innesto a Schwaz sull’autostrada austro-tedesca della dogana di Kufstein.

Ma in quarant’anni nessuno è mai riuscito di venire a capo delle tante problematiche emerse, tra cui il nein del Trentino Alto Adige al passaggio del tronco sul suo territorio, nonché l’opposizione della stessa Cortina e delle vallate del Centro Cadore e della Val d’Ansiei, oltre all’esosità dei costi non commensurati ai benefici. Nel ’75 arrivò poi il blocco legislativo per la costruzione di nuove autostrade.

Vi era poi la decisa e contraria posizione dell’Austria e del land dell’Ost Tirol a qualsiasi nuovo tracciato viario sul proprio territorio, sia esso di collegamento transfrontaliero che di segmenti interalpini di cui al Protocollo trasporti della Convenzione della Alpi che l’Austria ha ratificato e che è tutt’ora in vigore.

Ma, particolare non da poco, la ventilata possibilità che i tedeschi finanziassero di tasca propria l’opera altro non era che la disponibilità ad un prestito.

Eppure, nonostante queste insormontabili difficoltà, il dibattito sulla Venezia-Monaco impegnò politici e amministratori per ben quarant’anni. Come se realmente quell’autostrada fosse a portata di mano.  L.M.

 

 

Corriere delle Alpi  18.01.2009

Autostrada, il 27 audizioni in Regione

In arrivo fondi per i punti neri delle strade comunali e il triennale

BELLUNO. E’ fissata per il 27 la Commissione regionale che ascolterà enti locali e associazioni di categoria sul collegamento tra A27 e A23. Il project financing Alpe-Adria, presentato da una cordata di imprenditori appoggiati da una banca, era già stato analizzato dalla Commissione urbanistica che aveva rimandato la dichiarazione di pubblico interesse. «Abbiamo fissato la nuova riunione di commissione», spiega il consigliere regionale di Fi Dario Bond, «con le audizioni dei Comune interessati, della Provincia, del Consorzio Bim e delle associazioni di categoria. Il progetto di massima verrà mostrato a tutti e verranno raccolte le osservazioni (parere consultivo), poi inizierà l’iter successivo». Sarà la giunta regionale a dichiarare il collegamento autostradale con la Carnia di pubblico interesse, atto necessario per procedere con la Via, il coinvolgimento del Cipe, le varianti urbanistiche, la gara per il concessionario, il progetto definitivo, ecc...

Ieri l’assessore regionale alla viabilità Renato Chisso ha anche presentato l’elenco degli interventi sulle strade finanziati da Venezia. Nel 2009 sono previste otto opere necessarie a risolvere i punti neri della viabilità comunale a Soverzene (secondo lotto della nuova circonvallazione), Danta di Cadore (rifacimento strade in via Aiarnola, via Monte Piedo, via Rossini e via Gera), Alleghe (messa in sicurezza della strada dei Molini), Santo Stefano di Cadore (marciapiedi in via Frison, via Nazionale, via Udine), Farra d’Alpago, Rocca Pietore (percorsi pedonali protetti in ambito urbano), Valle di Cadore (percorso pedonale protetto tra le scuole e gli impianti sportivi) e Pieve di Cadore. I contributi più rilevanti sono quelli per un marciapiede a Pieve di Cadore e un ponte sul torrente Runal a Farra (300 mila euro l’uno).

Infine procede l’iter burocratico per le opere di Veneto Strade, tra le quali spicca il passante del Col Cavalier (che costerà 63 milioni di euro), con un investimento complessivo di 91,7 milioni di euro.

 

 

Il Gazzettino  18.01.2009

Martedì 27 in seconda commissione regionale l’audizione dei Comuni interessati dal progetto. Soldi ai punti neri comunali

Autostrada avanti, sindaci a Venezia

Dal Piano triennale della viabilità arrivano 92 milioni. Chisso: «Treni, anticipata la metro di superficie»

Belluno

Soldi per le strade. E per le ferrovie. Questo ha annunciato ieri l’assessore regionale Renato Chisso nella sede del Genio civile. Dal Piano triennale per le strade escono quasi 92 milioni di euro, in cui la parte del leone fa il tunnel di Col Cavalier (63), fondamentale by pass della città sulla sinistra Piave. Ci sono fondi anche per i "punti neri" comunali e una soluzione vicina per il ponte di Bribano. Il Piano è stato approvato dalla commissione e presto andrà in aula. Chisso ha annunciato per martedì 27 l’audizione di Comuni, Comunità montane, categorie economiche e Bim sul prolungamento "Alpe Adria" dell’autostrada A27 da Piani di Vedoia a Tai. Si tratta di un parere consultivo, poi inizieranno gli studi di impatto, il Cipe, il preliminare e la gara. Sulla Ferrovia Chisso ha annunciato l’anticipo della terza fase per la metro di superficie a Belluno e un accordo cui convogli-bus.

 

Nella sede del Genio civile l’assessore regionale ha illustrato i progetti contenuti nel triennale già approvato in commissione

Viabilità, Piano da 92 milioni per il Bellunese

Confermate le opere di Col Cavalier. Chisso: «Sull’autostrada ho convocato sindaci, Comunità, categorie economiche e Bim»

Martedì 27 gennaio ci sarà a Venezia in seconda commissione regionale l’audizione dei soggetti interessati al prolungamento dell’autostrada A27 fino in Cadore. Lo ha comunicato l’assessore veneto Renato Chisso salito ieri a Belluno. Il project Alpe Adria sarà illustrato a Comuni, Provincia, Comunità montane, categorie economiche e Bim. «Sarà un parere consultivo, poi partirà l’iter dovrà determinare il pubblico interesse dell’opera viaria da Pian di Vedoia a Tai di Cadore».

Il progetto andrà avanti con gli studi di impatto ambientale, per passare in un secondo momento al Cipe e l’approvazione del progetto preliminare. E, di seguito, ci sarà la gara per trovare il soggetto concessionario e l’affidamento a chi vincerà il bando del progetto definitivo. Chisso è anche salito a Belluno per illustrare il piano triennale delle strade, già passato in commissione e che presto arriverà in consiglio regionale.

«La provincia di Belluno avrà quasi 92 milioni di euro sui 220 deliberati – ha detto l’assessore – e questo è un riconoscimento concreto della specificità della provincia di Belluno». La parte del leone la farà il passante di Col Cavalier, 63 milioni di euro per l’intervento tra Case Fagherazzi e Visomelle. Compreso il tunnel sotto il colle di 1820 metri e i collegamenti con la provinciale 1,5 milioni di euro saranno destinati al secondo stralcio dell’adeguamento e rettifica della provinciale 251 ad Igne, in comune di Longarone, i cui lavori partiranno in primavera. Il piano prevede poi 9 milioni per la galleria di 380 metri in comune di Lamon, sulla statale 50, e l’adeguamento del ponte sul Rio Molina. L’intervento permetterà di bypassare la frana caduta recentemente sulla statale. 1 milione di euro sarà speso per l’allargamento del ponte sul torrente Pedalca a Trichiana, sulla regionale 635, 1 milione 300.000 per il primo lotto del tratto Chiesa-Gavaz in comune di Zoldo Alto, 900.000 euro sulla regionale 204 per il primo lotto dell’adeguamento del tratto Belluno-Mas. Ed ancora, 1 milione 500.000 euro saranno impiegati sula regionale 48 tra Auronzo e Cortina, 1 milione per il primo lotto dei lavori sulla provinciale 422 tra Puos e Tambre, in Alpago, 600.000 euro per il miglioramento della viabilità sulla provinciale 465 tra Santo Stefano e Vigo di Cadore, 2 milioni per il primo lotto della regionale 348 tra Feltre e Quero, altri 2 milioni per l’adeguamento della provinciale 347 a Voltago e Gosaldo, 1 milione per opere di presidio idrogeologico sulla provinciale 465 a Santo Stefano di Cadore, 3.400.000 euro per l’intersezione tra la provinciale 347 e statale 51 in comune di Valle di Cadore.

Dei 91.700.000 milioni, 30 arrivano dalla Regione, gli altri da Stato o altri Enti.  Maurizio Dorigo

 

Il bilancio dei sindaci uscenti / Longarone

Per De Cesero due mandati tra viabilità, piano regolatore e fusione dei Comuni

Longarone

Fusione dei comuni, Piano regolatore generale, viabilità, "Longarone Domani". A pochi mesi dalla scadenza del suo secondo mandato amministrativo, il sindaco Pierluigi De Cesero (in foto) parla del futuro del territorio longaronese e degli ultimi impegni della sua giunta comunale.

«Innanzitutto tengo a precisare che non abbandonerò mai Longarone. Sono un amministratore che ha scelto di rimanere al proprio posto anche andando contro ad opportunità politiche di livello superiore. Ho lavorato a fondo con la mia compagine, e non ci siamo mai tirati indietro, sacrificando ogni nostro momento di vita privata e tutto ciò perché amiamo il nostro paese e sentiamo forte il senso di responsabilità nei confronti di chi ci ha dato fiducia. Tanto è stato fatto, ma per completare il lavoro svolto in questi dieci anni, bisognerà quanto meno proseguire su questa strada, almeno sui grandi temi. Per questo l'auspicio è che la prossima compagine amministrativa abbia la forza di portare avanti le molte iniziative già messe in cantiere. Indubbiamente uno dei processi fondamentali per il futuro del nostro territorio è quello legato alla fusione con i Comuni di Castellavazzo e Ospitale. Se ne parla da tempo, anzi la nostra amministrazione è stata la prima, già nel 2004, a lanciare la proposta attraverso il vicesindaco Bruno Pradella. Nel recente consiglio comunale abbiamo approvato un ordine del giorno che conferma la volontà di andare avanti partendo da un confronto con le popolazioni e contemporaneamente abbiamo deciso l'inopportunità di procedere adesso in quanto, a pochi mesi dalle elezioni, tutto questo potrebbe dar adito a strumentalizzazioni che non vogliamo».

Sul Prg De Cesero precisa. «Sono convinto che il futuro dovrà passare attraverso l'adozione del Piano, che questioni strettamente burocratiche ci hanno al momento ancora impedito di approvare. La speranza è dunque di approvarlo e, se non lo riuscissimo a fare, comunque il più del lavoro è stato fatto".

De Cesero parla poi del progetto della "Longarone Domani". «Con l'ormai imminente apertura del palasport e la costituzione della società Longarone Impianti Sportivi srl, abbiamo completato una serie di interventi atti a creare i requisiti per costituire la "Longarone domani", uno strumento consortile in grado di mettere a sistema tutto il patrimonio storico, culturale, economico e sociale del nostro paese. Uno strumento in grado di coordinare l'attività sociale e dare impulso al futuro di Longarone. A questo si aggiunge anche l'apporto allo sviluppo sostenibile della zona industriale per il mantenimento dei posti di lavoro in un momento congiunturale non certo dei migliori».

Resta il grande problema legato alla viabilità, da sempre affrontato con assoluta attenzione dal primo cittadino longaronese. «Il dibattito sul prolungamento dell'arteria autostradale ha trovato già in passato una totale apertura dell'amministrazione quale possibile soluzione per alleggerire l'ingente traffico. Il progetto finanziario, presentato da Assindustria attraverso l'individuazione di un pool di imprenditori disposti a investire nella realizzazione del primo tratto Pian di Vedoia-Macchietto, è stato positivamente accolto dalla Regione, ma ad oggi ancora non ci è dato di sapere le determinazioni della Regione stessa. Certamente l'amministrazione di Longarone, quale realtà direttamente interessata dall'eventuale realizzazione del progetto, ritiene indispensabile prima di tutto valutare l'impatto ambientale legato all'adozione della soluzione presentata. Certamente i silenzi prolungati della Regione non ci fanno ben sperare per il futuro del prolungamento e sarà mia cura a questo punto tornare sulla variante, già in programma con un contributo di circa 70 milioni di euro. Positivi sono comunque i lavori dell'allargamento della provinciale 251 nei pressi di Igne, che vede un primo stralcio di circa 4 milioni di euro, cui si aggiunge l'ottenimento di un finanziamento pari a circa 5 milioni per un nuovo tratto della stessa strada tra Igne e Soffranco».  Roberto Padrin

 

 

Corriere delle Alpi  16.01.2009

Le reazione

Ambientalisti al contrattacco «E’ sfruttamento del territorio»

SOSPIROLO. In fermento il fronte ambientalista bellunese che intravvede nel progetto un’operazione complessiva più ampia e “distruttiva”: «Assindustria si sta rivelando per quella che è. Un’associazione che anziché valorizzare il territorio preferisce sfruttarlo senza alcuna logica», afferma Moreno Barbieri, rappresentante provinciale della Federazione dei Verdi.

«Mi chiedo che cosa ne sarà del Cordevole e del Mis, ma soprattutto quali saranno le ricadute sull’ecosistema della zona. Penso che serva una mobilitazione, anche se tutto dovrà partire dai singoli». Barbieri porta l’esempio della centrale di Ospitale di Cadore dove si brucia olio di palma che arriva da Oltreoceano: «E’ questo il modello di sviluppo che vogliamo darci? La nostra provincia è già stata abbastanza sfruttata, soprattutto sul fronte delle risorse idriche».

Il “disegno complessivo” cui si riferisce Barbieri parte da lontano, e cioè dal progetto per il prolungamento dell’autostrada: «C’è poi la partita dell’inceneritore, per non parlare del mega resort sulla Marmolada voluto proprio da Vascellari». (cr.ar.)

 

«La centrale sarà un’infrastruttura importante»

Vascellari: ambiente rispettato. Il sindaco Moro: ma noi vogliamo valutare bene

SOSPIROLO. «In un momento come questo di crisi economica e occupazionale si invocano ovunque investimenti infrastrutturali. Il nostro progetto sarà proprio un’infrastruttura importante, per di più nel settore delle energie rinnovabili, rispettosa dell’ambiente e già nota a tutte le amministrazioni comunali interessate». Valentino Vascellari, presidente di Assindustria Belluno, ufficializza così il progetto per sfruttare l’acqua in uscita dalla centrale Enel di Camolino, portandola fino a Busche.

Un progetto, sottolinea Vascellari, che sarà portato avanti congiuntamente dall’Enel e dall’En&En, la società degli industriali dedicata al settore idroelettrico.

L’idea di base è semplice, ed era stata avanzata dall’Enel già trent’anni fa: “pescare” con un invaso a Piz di Sospirolo l’acqua in uscita dalla centrale, che ora finisce nel torrente Mis e quindi nel Cordevole, convogliarla fino a Busche di Cesiomaggiore e lì realizzare una nuova centrale. Quel progetto mai realizzato è stato rivisto e aggiornato, spiega Vascellari, prevedendo una condotta esclusivamente sotterranea per trasferire l’acqua fino a Busche.

«Abbiamo deciso di dare una mano e di associarci all’Enel in questa iniziativa», spiega Vascellari, «estremamente opportuna sooprattutto in questo momento di crisi».

«La Regione ha appena emanato le norme attuative per l’approvazione delle procedure sugli impianti ad energia rinnovabile, in particolar modo idroelettrici», dice Vascellari, «e al momento siamo partiti chiedendo l’autorizzazione in Regione».

Venezia ha 180 giorni di tempo per rispondere, quindi l’iter potrebbe prendere piede piuttosto rapidamente.

«Non sarà prelevata tutta l’acqua che esce, sarà rispettato il deflusso minimo vitale», sottolinea quindi Vascellari, che non vede motivi di obiezioni all’iniziativa sul piano ambientale: «Parliamo di fonti rinnovabili, di un tubo sotto terra. Ognuno è libero di pensarla come crede, ma non vedo quali perplessità possano esserci su un progetto come questo. Anche se d’altra parte se c’è chi si oppone alla realizzazione di alberghi - spiega il presidente di Assindustria, al centro da giorni del dibattito sul progettato resort a Malga Ciapela - e ormai non mi meraviglio di nulla».

Ma un primo invito alla cautela arriva dal primo sindaco chiamato in causa dal progetto, quello di Sospirolo. «Finora abbiamo visto delle carte che si riferiscono a progetti già in essere dal 1980», dice Renato Moro, «e va detto che ogni cinque, sei anni questo progetto sembra tornare fuori, anche se non se n’è mai fatto nulla. Al momento abbiamo fatto qualche chiacchierata, ma non abbiamo ancora ricevuto dati tecnici. E allora io, che non sono del partito dei “no” a priori, dico però “fermi tutti”, dobbiamo discuterne bene, su un progetto concreto, perché dobbiamo capire esattamente quale sarà l’impatto ambientale sul territorio».

Anche perché, rivendica Moro, «il nostro terrritorio è sempre stato sfruttato, anche la Provincia recentemente si è appropriata degli scavi della sabbia sul lago del Mis, e ora è il momento di mettere giù qualche paletto, di rivedere tutte le servitù che toccano il comune».  Stefano De Barba

 

 

Corriere delle Alpi  16.01.2009

Nacque a Belluno nel 1941. Vascellari: «Era un amico dei nostri imprenditori»

E’ morto Adalberto Valduga

Era presidente di Confindustria del Friuli Venezia Giulia

Il lutto. Si è spento a Udine martedì sera

BELLUNO

 

«Adalberto Valduga era presidente degli Industriali di Udine quando accolse la nostra delegazione guidata dall’allora presidente Luigi Arsellini», dicono ad Assindustria Belluno. «Insieme agli Artigiani ci recammo da lui per presentare una prima ipotesi di traforo della Mauria. Da questo primo approccio ancor oggi gli industriali delle due province sostengono il collegamento tra la A23 e A27». «Valduga era un vero bellunese, nel corpo e nello spirito», commenta Valentino Vascellari, presidente di Assindustria Belluno. «E’ stato amico di molti nostri imprenditori, eccellente uomo di impresa e di vita associativa, ha saputo rappresentare con il suo carisma il paradigma dell’ascolto, dell’equilibrio e della passione per il lavoro».

 

 

Il Gazzettino  15.01.2009

Tangenziali, piste, termovalorizzatori: ecco, secondo l’osservatorio del Nimby Forum, le infrastrutture rimaste solo sulla carta

Grandi opere, le 13 incompiute del Nordest

Dal Veneto al Friuli Venezia Giulia tanti progetti mai decollati. Perché contestati o bloccati da ricorsi

Mestre, Tredici grandi opere "scomparse" a Nordest: dieci in Veneto e quattro in Friuli Venezia Giulia perchè una a cavallo delle due regioni viene conteggiata due volte. Vittime in molti casi della sindrome di Nimby, acronimo inglese che sta per "not in my back yard" ovvero "non nel mio cortile" a significare tutte quelle azioni di contrasto all’esecuzione di un impianto o di una infrastruttura in un determinato posto. È quanto risulta dall’osservatorio permamente che Nimby Forum effettua sui media italiani per monitorare lo stato di avanzamento o spesso di inerzia dei grandi progetti che si scontrano con la volontà espressa ora da comitati spontanei di cittadini ora da amministrazioni locali spesso da lobby di potere.

Iniziative dimenticate nel limbo delle intenzioni, progetti rimasti sulla carta, cantieri bloccati, ristrutturazioni mai avviate con l’unico risultato di grandi incompiute a discapito di servizi migliori, economie di spesa e progresso in genere. È lo stesso Nimby Forum a catalogare le opere "scomparse" in otto differenti macrocategorie che ne indicano lo stato attuale: si va dagli impianti in funzione, contestati per l’impatto del loro funzionamento, a quelli in costruzione, da quelli in attesa di autorizzazione amministrative a quelli fermi in attesa di modifiche strutturali. E ancora ci sono gli impianti costruiti dopo essere stati contestati nella fase di realizzazione e quelli bloccati perchè in attesa di procedimenti giudiziari dinanzi al Tar o al Consiglio di Stato; i progetti abbandonati perchè non hanno superato la procedura di Via, l’azienda si è ritirata o mancano le autorizzazioni e, addirittura, i progetti dei quali non è nemmeno possibile risalire allo stato di avanzamento dei lavori.

Ma vediamo queste grandi opere "scomparse" a Nordest. Si comincia dalla terza pista dell’aeroporto "Marco Polo" di Tessera che nelle intenzioni della società di gestione Save doveva potenziare lo scalo veneziano ma la cui progettazione si è scontrata con gli ambientalisti e con altri progetti di sviluppo della zona per finire con i termovalorizzatori di Vittorio Veneto e Belluno, altri progetti abbandonati, mentre quello di Manzano, in Friuli, è fermo in attesa di modifiche e quello di Spilimbergo è in funzione, ma oggetto di contestazioni per l’impatto ambientale. Poi troviamo le centrale a biomasse di Pianello di Enego (Vi), mai entrata in funzione; la discarica per rifiuti speciali di Zerman di Mogliano Veneto, al confine tra le province di Venezia e Treviso, sul cui progetto è attesa una pronuncia del Consiglio di Stato e l’impianto di compostaggio di Lovadina, nel trevigiano, che Nimby Forum dà per fermo in attesa di modifiche ma che invece è stato spostato ed è regolarmente funzionante a Trevignano.

Sul fronte degli elettrodotti, è prevista per il 2010 la costruzione del primo pilastro di quello a cavallo tra Veneto e Friuli da Cordignano a Sesto al Reghena, il cui progetto è rimasto bloccato sei anni, mentre è ancora bloccato quello tra Udine e Okrogolo, in Slovenia, del quale si sta ancora discutendo del tracciato; è in funzione invece l’impianto tra Soverzene, nel bellunese, e Scorzè, nel veneziano, da dove con un già contestato progetto dovrebbe ora proseguire fino a Volpago del Montello. C’è poi la tangenziale di Cortina pensata per bypassare il centro ampezzano ma subito scontratasi con l’ira degli ambientalisti, il raccordo autostradale dal Tirreno al Brennero che è in attesa di autorizzazione e il gasdotto in costruzione, già oggetto di dispute giudiziarie, da Porto Viro, nel rodigino, a Minerbio, nel bolognese, che condurrà per oltre cento chilometri il metano che approderà al rigassificatore in Adriatico.

In tutta Italia la grandi opere incompiute monitorate sono 89 e, anche riducendo le "sparizioni" da undici a dieci (visto che Nimby Forum ha equivocato sull’impianto di compostaggio di Lovadina) per il Veneto è un record in negativo che pone la regione seconda dopo la Lombardia (25 impianti "scomparsi") e prima del Piemonte (9 casi). Tra le cause analizzate prevalgono l’abbandono dei progetti da parte delle imprese e gli ostacoli di tipo burocratico o amministrativo, mentre i progetti che scatenano la sindrome di Nimby sono destinati nella maggior parte dei casi a rimanere mere ipotesi che nemmeno intraprendono l’iter autorizzativo.  Giuseppe Tedesco

 

 

Costa: un’idea sbagliata di democrazia

L’ex ministro ed europarlamentare: «Siamo vittime del triangolo perverso: soldi, consenso, procedure»

Mestre, (g.t.) «Mi piace pensare a un triangolo delle Bermude dove, invece che le navi, spariscono le grandi opere e i tre scogli del triangolo sono i finanziamenti, le procedure e il consenso». Paolo Costa, presidente della commissione trasporti all’Europarlamento e componente del comitato scientifico di Nimby Forum, esemplifica così i mali che affliggono la realizzazione di impianti e infrastrutture nel nostro Paese. «Nimby - aggiunge - ha a che vedere con una patologia nella formazione del consenso ma ci sono altre due patologie e ognuna delle tre non deve essere confusa e immischiata con le altre».

Vediamo il primo scoglio del triangolo.

«Sui finanziamenti bisogna decidere quali sono le quattro-cinque-venti cose da fare a livello nazionale alle quali si garantiscono nel tempo le risorse pubbliche per la loro realizzazione con un piano pluriennale con il quale le cifre messe ogni anno a bilancio diventano assolutamente ragionevoli a fronte di un importo complessivo che appare irraggiungibile. Servono però regole certe».

Passiamo alle procedure.

«Intanto ci vuole la programmazione: non è possibile che ogni Governo faccia la propria lista delle grandi opere urgenti da inserire nella Legge obiettivo. Capisco per un’opera simbolo come può essere il ponte sullo Stretto, ma questa deve essere l’eccezione e non la regola. Le regole sulla progettazione, poi, non sono sufficientemente approfondite: ho scoperto facendo il commissario al Dal Molin che il nostro progetto esecutivo più raffinato vale il 50% di un analogo progetto americano nel quale è indicato anche il tipo di viti da utilizzare. L’appalto è punto debole del nostro sistema: lasciamo perdere la patologica interferenza della politica, ma il nodo è che sono troppe le stazioni appaltanti e molte, quella per esempio del piccolo comune, non sono in grado di competere con le strutture tecniche e giuridiche delle aziende. Ne basterebbero una-due per ogni regione, composte dai migliori ingegneri e avvocati sul mercato e quindi con una capacità contrattuale enorme. E arriviamo al contenzioso dove il decreto anti-crisi dovrebbe introdurre finalmente la norma che, se l’azienda apre una causa, intanto non c’è più sospensiva ma si va subito sul merito e se poi l’azienda ha ragione avrà un risarcimento, ma l’opera non si ferma».

E alla fine ci vuole il consenso.

«Sono necessarie grande informazione e grande trasparenza: si raccolgono le opinioni e poi si decide mentre ora prima decidiamo, poi annunciamo e difendiamo la decisione. La sindrome Nimby poggia su un malinteso concetto di democrazia: come non può il prefetto decidere sulla costruzione di un asilo nido, è altrettanto sbagliato che un sindaco decida su un progetto di interesse nazionale».

Nimby Forum ha calcolato in 14 miliardi il costo a livello nazionale di questo non fare. A quanto ammonta il danno a Nordest?

«Scendendo di scala diventa impossibile quantificare il costo: prendiamo il Passante, gli effetti della sua mancanza sull’economia italiana sono stati ben maggiori di quelli provocati al Veneto e che sono difficili da estrapolare dal contesto generale della perdita di produttività calcolata sul Pil».

 

 

Cortina, la tangenziale in tunnel e viadotti

Uno studio commissionato da Assindustria Belluno ha accertato che il traffico di Cortina, nei periodi più intesi delle stagioni turistiche, è prevalentemente di ingresso e non di transito. Ma l’idea di una tangenziale che eviti ai camion di passare accanto alla chiesa e sul retro del municipio piaceva molto all’ex sindaco Paolo Franceschi. I tunnel e i viadotti previsti hanno subito fatto inorridire ambientalisti e parecchi Vip, e non se ne è più parlato.

 

 

Corriere delle Alpi  06.01.2009

La protesta per la coda «Prigionieri del traffico»

Belluno. «Per tutta la giornata non siamo quasi riusciti a muoverci da un lato all’altro del paese, e da Castellavazzo a Longarone e verso Belluno. E’ incredibile quello che siamo costretti a sopportare ogni volta che c’è un aumento del traffico per l’arrivo dei turisti o il loro rientro a casa». A parlare è Franco Roccon, sindaco di Castellavazzo, mentre al volante della sua auto, è fermo in coda.  Per tutta la giornata, ma soprattutto dal primo pomeriggio, da Cortina a Pian di Vedoia si è formata un’unica mega coda di auto, in viaggio verso la pianura. Decine di chilometri di macchine quasi ferme, o in movimento lento. La situazione più difficile si vive nei paesi che si affacciano sulla 51 di Alemagna: infatti diventa difficile immettersi sulla statale, o spostarsi semplicemente anche di poche centinaia di metri.  «Abbiamo vissuto delle giornate allucinanti. Sabato scorso per tutta la giornata le macchine si sono messe in colonna sia in salita che in discesa, chi andava a sciare e chi tornava a casa. E’ cominciato al mattino per chi saliva verso Cortina ed è proseguito al pomeriggio per chi tornava in pianura».  E gli abitanti di Castellavazzo, ma anche di Ospitale, di Longarone, per non parlare di quelli del Cadore e della Val Boite, si sono trovati imbottigliati insieme a migliaia di turisti. Ieri la stessa cosa.  La prefettura si è mossa e ha lanciato un appello a chi deve rientrare a casa alla fine della vacanza: «Chiediamo di scaglionare su tutta la giornata di oggi il rientro, e non concentrarlo nelle ore del tardo pomeriggio» è l’invito partito dalla prefettura.  «Non si può comunque andare avanti così» continua il sindaco Roccon. «E’ tempo di dare il via ai progetti, che siano quelli della variante di Longarone o della autostrada, basta che qualcuno si muova. Stiamo aspettando da settembre di essere convocati, come enti locali interessati, per dare le nostre osservazioni nella commissione urbanistica regionale, sul prolungamento della A27. Ebbene siamo ancora in attesa di essere ascoltati. Io lancio un pubblico appello alla Regione, a Galan, all’assessore regionale, alla commissione e ai consiglieri: alla ripresa dei lavori in consiglio regionale, bisogna che questa questione vada avanti».  Sulla statale arriva il traffico delle valli laterali: a Pieve di Cadore quello da Auronzo e dal Comelico, a Longarone quello da Zoldo, e poi di nuovo a Faè, quello di chi cerca strade alternative, passando per Soverzene, ma poi deve comunque rientrare sulla 51. E il caos è assicurato. Anche per oggi.