Home Page
per ogni contatto  peraltrestrade@libero.it          sezione Cadore  gd-pas@libero.it

 

Home Chi siamo Novità Comunicati Stampa Rassegna Stampa Documenti Contributi Autostrada Iniziative Foto Video Statuto Contatti Links

Tesi di laurea - Cecilia Alzetta

Cosa dicono, Rassegna stampa, Varie

2003    2004    2005    2006    2007    2008    2009  2010   2011  ultime...

gennaio    febbraio    marzo    aprile    maggio    luglio    agosto    settembre    ottobre    novembre    dicembre

 

GIUGNO

 

Il Gazzettino-Ud  30.06.2009

Ecco i sedici interventi strategici (piano infrastrutture f-vg)

Udine

I sedici “interventi strategici” individuati dalla Regione per mettere mano coerentemente al sistema viabilità in Friuli Venezia Giulia riguarderanno l’intera viabilità ordinaria. Tra questi spiccano quelli per la riqualificazione delle statali 13 e 14 e della strada regionale 56, con interventi sui nodi urbani di Udine (Tangenziale Sud), Pordenone (Circonvallazione Sud) e Monfalcone (attraversamento della città sulla 14) ed sui collegamenti tra le direttrici autostradali e le zone a più alta densità industriale.

Nello specifico, gli interventi strategici “commissariabili” previsti dal piano infrastrutture approvato la scorsa settimana dalla Giunta regionale riguardano i seguenti assi viari: statale 13 (Pontebbana): interventi di messa in sicurezza e fluidificazione del traffico; statale 14: interventi di messa in sicurezza e fluidificazione del traffico; regionale 56: interventi di messa in sicurezza e fluidificazione del traffico; regionale 252: interventi di messa in sicurezza; regionale 305: riqualificazione; regionale 354: riqualificazione; regionale 463: interventi di riqualificazione e messa in sicurezza; regionale 464: interventi di riqualificazione e messa in sicurezza. Nodi urbani: sistemazione provinciale 19, statale 14 e regionale 305 nei comuni di Monfalcone e Ronchi dei Legionari, Circonvallazione Sud di Pordenone , Tangenziale Sud di Udine, Circonvallazione Nord-Est di Udine; collegamento della A28 alla A23 attraverso la riqualificazione della viabilità esistente (regionale 177) e realizzazione di nuova viabilità (Sequals-Gemona); collegamenti infrastrutturali interessanti la zona industriale dell'Aussa Corno e raccordo con la A4; realizzazione del collegamento veloce Palmanova-Manzano; realizzazione del collegamento Palmanova-Cervignano; interventi (da programmazione annuale di Fvg Strade) funzionali al decongestionamento delle arterie autostradali sulle strade regionali 305 di Redipuglia, 463 del Tagliamento e 464 di Spilimbergo. Gli interventi che invece non sono ritenuti commissariabili riguardano gli interventi di miglioramento dei sistemi d'accesso e penetrazione a nodi strategici (Fiume Veneto, San Vito al Tagliamento, Tarvisio, Palmanova) e la riqualificazione della viabilità dell'area del mobile.

Nell’elenco degli interventi strategici non compare la realizzazione dell’autostrada che dovrebbe attraversare la Carnia per collegare la A23 alla A27. Un progetto ormai sepolto? «Ora dobbiamo pensare all’emergenza», ha risposto ieri l’assessore Riccardi.  A.L.

 

 

Corriere delle Alpi  30.06.2009

Prosegue la baruffa per la Fondazione. La Regione vuole Cortina, ma Bolzano non ci sta: «Sarà nostra»

«La sede Unesco? In Cadore»

Gli ambientalisti investono sulla montagna «dimenticata»

Durnwalder indica Bressanone o l’Accademia europea

BELLUNO. La sede della Fondazione Dolomiti patrimonio dell’Umanità? Non ci sono dubbi, per le associazioni ambientaliste: «Pieve di Cadore o Auronzo. Queste», secondo Gigi Casanova, portavoce della confederazione Cipra, «sono le due candidature più autorevoli, se vogliamo sostenere l’equità in montagna».

No, dunque, alle città di Bolzano o Trento, no anche a Cortina d’Ampezzo. Contro la candidatura di Cortina si è espresso anche il presidente della Provincia autonoma di Bolzano, Luis Durnwalder. «Se Cortina fosse in Alto Adige, non avrei nulla in contrario; ma, nonostante il referendum, non c’è stata annessione», afferma, suggerendo Bressanone, e in particolare la Fondazione l’Accademia europea Eurac. A Venezia si punta invece su Cortina («Il cuore delle Alpi») e Reolon critica chi fa baruffa.

 

Gli ambientalisti: «Pieve o Auronzo» Ma Durni non ci sta

«Trento e Bolzano devono finalmente rinunciare a qualcosa»

BELLUNO. La sede della Fondazione Dolomiti patrimonio dell’Umanità? Non ci sono dubbi, per le associazioni ambientaliste: «Pieve di Cadore o Auronzo. Queste», secondo Gigi Casanova, portavoce della confederazione Cipra, «sono le due candidature più autorevoli, se vogliamo sostenere l’equità in montagna». No, dunque, alle città di Bolzano o Trento, no anche a Cortina d’Ampezzo. Contro la candidatura di Cortina si è espresso il presidente della Provincia autonoma di Bolzano, Luis Durnwalder.

«Se Cortina fosse in Alto Adige, non avrei nulla in contrario; ma, nonostante il referendum, non c’è stata annessione», afferma Durni, suggerendo Bressanone, e in particolare la Fondazione l’Accademia europea Eurac, «che già si occupa della montagna oltre all’ambiente». Altrimenti? Altrimenti la turnazione.

«Bisogna stare attenti a non baruffare su un elemento secondario», mette in guardia Casanova, per conto del popolo dell’ambientalismo. «La protezione delle Dolomiti è un sistema a rete e come tale va valorizzato. Ritengo, pertanto, che proprio questa sia una buona opportunità perché Trento e soprattutto Bolzano finalmente rinuncino ad avere tutto e permettano che la montagna si sviluppi in modo armonico».

Perché, dunque, privilegiare sempre “i soliti”, mentre ci sono centri ed aree che rischiano la progressiva marginalità? Pieve e Auronzo, ad esempio, si trovano davanti a questa prospettiva. «In Dolomiti», dice Casanova, «vi è un grande bisogno di equità. Non è accettabile trovare la società dolomitica frammentata in comuni di serie A e serie C, avere province gestite da autonomie speciali e altre subalterne gestite da imposizioni e letture tipiche della pianura. In Dolomiti troviamo zone che presentano una attività turistica matura e altre che soffrono di marginalità, emigrazione, invecchiamento della popolazione, carenza di servizi. Il piano di gestione dovrà offrire risposta alle esigenze di equilibrio nello sviluppo attraverso piani di investimento che siano forti di termini oggi dimenticati: la solidarietà e la cooperazione». E, proseguendo su questa linea, l’esponente di Cipra sostiene che, anziché polemizzare dentro la montagna sulla sede della Fondazione, sarebbe il caso di impiegare le energie per avviare un rapporto più serio con la città. «In alcune aree il turismo ha modificato di fatto situazioni morfologiche, paesaggistiche e di biodiversità in modo irrecuperabile. Non possiamo lasciarci imporre il turismo dei grandi capitali metropolitani, di chi viene sul nostro territorio e attraverso le seconde case e l’industria dello sci strappa guadagni e li riporta nelle città».

 

La Regione appoggia le istanze del presidente bellunese Bottacin

Venezia vuole Cortina

Manzato: «E’ la capitale delle Dolomiti»

BELLUNO. «Fondazione a Cortina». Anche la Regione appoggia le istanze del presidente Bottacin. E lo fa per bocca del vice presidente Franco Manzato: «Ci sono discussioni inutili, come questa, successiva alla proclamazione a patrimonio dell’umanità delle Dolomiti. Se le Dolomiti hanno un luogo universalmente conosciuto che le possa rappresentare, quello è Cortina. Si può discutere di molte cose, di percentuali, di statuti speciali, ma la situazione è questa ed è semplicissima. Vedere la fondazione lontana da Cortina sarebbe come pensare di portare la capitale d’Italia in un posto diverso da Roma. Cortina è il cuore delle Dolomiti».

E l’assessore Oscar De Bona: «E’ comprensibile che ciascuna realtà voglia la sede sul proprio territorio, ma non va dimenticato che le Dolomiti si trovano per oltre i due terzi in provincia di Belluno e questo ha sicuramente il suo peso».

 

«Puntiamo su località che non hanno mai avuto troppa visibilità»

«Serve un confronto»

Reolon contro le «proposte improvvisate»

BELLUNO. «Le polemiche non fanno bene». L’ex presidente della Provincia, Sergio Reolon, invita alla calma. Chiaro il riferimento al centrodestra e in modo particolare ai vertici regionali: «Siamo andati avanti di comune accordo con le altre province, fino a Siviglia. Qui, chi in precedenza aveva tentato di boicottare la proclamazione, cosa ha fatto? Ha lanciato la candidatura di Cortina. Un atteggiamento sbagliato da parte di chi non ha a cuore le Dolomiti, ma soltanto l’interesse per la propria immagine. Una proposta improvvisata, sbagliata nel momento, perché sarebbe stato necessario sedersi attorno a un tavolo e discuterne. E’ giusto che la Fondazione abbia sede a Belluno, ma bisogna concordare il tutto. E poi fare il nome di Cortina è comunque un errore, visto che parliamo di una località che non ha bisogno di promozione».

 

Lettere

DOLOMITI-UNESCO

Un’occasione da sfruttare

di Moreno De Col *
Il riconoscimento, da parte dell’Unesco, delle Dolomiti quale patrimonio dell’umanità è un risultato di grande valore che trova unanime consenso, almeno al momento, da parte di tutte le forze politiche e socio-economiche della nostra provincia.

Come Appia crediamo nella bontà dell’iniziativa: a nostro giudizio, infatti, gli aspetti positivi sono di gran lunga superiori a quelli negativi. A patto, peraltro, che al riconoscimento si faccia seguire una gestione coerente e determinata rispetto alle sfide che questo riconoscimento pone.

L’amministrazione Reolon, con in prima fila l’assessore Visalli, ha ottenuto un risultato non scontato che dovrà ora essere sostanziato dal neo presidente Bottacin; la cosa non sarà semplicissima, perché già dai primi interventi sulla stampa appare da più parti forte la voglia di distinguersi, di ritagliarsi ruoli. Il dibattito già innescato sulla sede della Fondazione Dolomiti rappresenta, in questo senso, un segnale non proprio confortante.

Con la chiara premessa che, a nostro giudizio, Belluno è sicuramente preferibile a Bolzano, riteniamo che si debba evitare la proposizione di candidature bellunesi contrapposte.

Gli sforzi, al contrario, dovranno concentrarsi sul ruolo da riconoscere alla Fondazione e individuare con coerenza le professionalità bellunesi che dovranno concorrere - con le altre 4 province - a definire le linee e le politiche di questo bene seriale naturale che dal 26 giugno é inserito nella lista dell’Unesco.

Le ricadute turistiche in termine di visitatori, almeno nel primo periodo, saranno certe ma va detto con chiarezza che Trento, Bolzano e lo stesso Friuli sono più attrezzate di noi ad intercettare i nuovi flussi di visitatori con il rischio che la differenza oggi esistente potrebbe ampliarsi a favore dei territori contermini.

Ciò significa che, circa questa nuova opportunità, è necessario avviare una riflessione a tutto campo; riflessione che non lasci spazio a contrapposizioni di qualsiasi natura.

Riteniamo priva di senso, ad esempio, la discussione se siano da privilegiare le ristrutturazioni o le nuove costruzioni. E una seria, indifferibile riqualificazione alberghiera e ricettiva non si dovrebbe contrapporre alla realizzazione di nuovi complessi. A patto, certo, che siano pensati per rafforzare ed esaltare, con accorgimenti architettonici e tecnologici di rispetto ambientale, il contesto in cui saranno inseriti in modo da poter diventare essi stessi testimonianza della capacità di coniugare tutela ambientale e presenza sul territorio.

Quanto alla viabilità - un po’ per i limiti economici, un po’ a seguito di estenuanti mediazioni - il quadro generale è stato definito.

Ora è necessario l’impegno comune per accelerarne, per quanto possibile, la realizzazione. Senza, per questo, dimenticare la messa in sicurezza e la fluidità della viabilità minore perché si tratta di uno snodo fondamentale per gli auspicati nuovi flussi turistici.

Non si dovrà poi dimenticare che il turismo, nella sua accezione più ampia, significa anche valorizzazione delle attività di servizio, dell’agro-alimentare, dell’artigianato artistico e tradizionale di cui é ricca la nostra provincia. Presenze consolidate che possono contribuire a dare alla nostra offerta turistica quei segni di tipicità indispensabili a intercettare una domanda turistica curiosa, più attenta a immedesimarsi nel territorio che a consumarlo.

Ancora, la bandiera dell’Unesco non può diventare un’esclusiva dei nove gruppi dolomitici riconosciuti; al contrario, deve essere l’occasione per valorizzare quei territori “minori” ma ricchi di tesori che attendono solo d’essere scoperti, come l’Alpago o il Feltrino.

Sono questi alcuni dei temi sui quali impostare un programma di lavoro a medio termine che veda coinvolti gli attori interessati senza inutili protagonismi o contrapposizioni. Il riconoscimento delle Dolomiti é, anche sotto questo aspetto, un’occasione da non perdere.  * Presidente Appia Belluno

 

UNESCO/1

Il mio grazie a Reolon e Visalli

Le Dolomiti sono “Patrimonio dell’Umanità”: lo ha sancito l’Unesco a Siviglia. L’impulso partì anni fa dal ministero dell’Ambiente ma le cinque province interessate hanno lavorato in accordo, determinate nel portare a casa un risultato eccezionale per tutta l’Italia. Pensiamo solo al turismo, quello importante, con la T maiuscola, quello fatto da persone che potranno venire a visitare l’unico sito italiano (con le isole Eolie) paragonabile alle Piramidi d’Egitto! E Belluno è stata la provincia capofila di questo progetto. C’è di che esserne orgogliosi!

Tutto bene dunque? Beh, proprio bene no, se si cerca di ricordare alcuni passaggi segnati dalle dichiarazioni di qualche rappresentante politico. Il presidente Galan, irridente nei confronti di Belluno che dice: “... non è e non sarà mai una provincia autonoma” e dunque come si permette? E che, pur dicendosi d’accordo con l’inserimento delle Dolomiti come Patrimonio dell’Umanità, dal 2005 non fa uno straccio di delibera per farlo diventare realtà. Bottacin, attuale neo presidente della provincia di Belluno che afferma di “avere paura dei vincoli...”

Se le Dolomiti che, ricordiamolo, sono in massima parte nella provincia di Belluno, hanno ottenuto questo altissimo riconoscimento, lo dobbiamo alla serietà del lavoro che il presidente Reolon e l’assessore Visalli hanno continuato a portare avanti, credendoci sempre con la caparbietà di chi sa di lavorare per il suo territorio. Peccato che a Siviglia Reolon non ci fosse, e che su Rai 3 abbiamo ascoltato le parole di chi a Siviglia c’era senza alcun merito. Come molte volte succede, il riconoscimento va a chi “presenzia”, non sempre a chi ha lavorato.  Mariarosa Ceccon

 

UNESCO/2

Io elettore di centrodestra orgoglioso di Irma Visalli

Caro corriere, ho appreso che ufficialmente le Dolomiti sono state proclamate patrimonio dell’ Unesco.

Io sono un elettore del centrodestra, ma credo che questa ufficialità non debba avere colore o posizione politica ma dev’essere una notizia che inorgogliosisce tutti noi indipendentemente da tutto.

Visto che alcuni personaggi della destra politica del Comune, della Provincia e della Regione, hanno cercato di mettere i bastoni tra le ruote, vorrei dire all’assessore Visalli che molti elettori di centrodestra non concordano con questi personaggi.

Vorrei ringraziarla commosso per la sua determinazione e passione, noi siamo orgogliosi di questo premio, ma forse dovremmo essere orgogliosi anche di lei cara Irma, perchè senza di lei questo risultato non c’era sicuramente; un risultato che le nostre provincie confinanti forse avrebbero ottenuto senza noi, estromettendoci ancora una volta, lei non è solo come definiscono molti la mamma di questo progetto, lei è patrimonio non dell’ unesco ma di noi bellunesi.

L’ho incontrata che aveva appena ricevuto una semi conferma e ancora aveva gli occhi rossi, e vedendola gli occhi si sono arrossati anche a me per l’emozione che ha saputo trasmettermi.

Le elezioni politiche non le hanno dato una vittoria, anche a causa mia forse (purtroppo lei non era una candidata), ma le chiedo di essere sempre determinata per cercar di portare la provincia sempre più in alto, indipendentemete dai colori politici, perchè la provincia in questi casi non deve avere colori.

Cara Irma, mi scusi se mi permetto un po’ di confidenza, ma le volevo dire: grazie di cuore.  Lettera firmata

 

UNESCO/3

Un grande risultato merito di Reolon e Visalli

Il Movimento Autonomista Bellunese, appresa la notizia del riconoscimento delle Dolomiti quale patrimonio Unesco esprime la sua grande soddisfazione e gioia per questo traguardo raggiunto, nonostante gli ostacoli e le denigrazioni sparse a piene mani durante la recente campagna elettorale, che ha portato alla guida dell’amministrazione proprio quelle forze e personaggi politici che più si sono scagliati contro questa prospettiva di sviluppo e responsabilità di tutelare queste stupende cattedrali di roccia che si stagliano verso il cielo ignorando le povertà di piccoli uomini e altrettanto piccole idee.

Nel frattempo il Movimento rivolge un sentito ringraziamento all’amministrazione di Sergio Reolon e in particolare ad Irma Visalli che si è impegnata per raggiungere l’ambito traguardo che ora è lasciato nelle mani di chi è salito, suo malgrado, sul carro dei vincitori. Un elogio va infine rivolto anche alle varie rappresentanze ambientaliste delle quali vanno ricordati la fiducia, l’impegno e la caparbietà messe in campo.

In ogni modo il ritorno in campo del Movimento Autonomista Bellunese, nato nei primi anni novanta con scopi culturali e di stimolo verso l’autogoverno e autonomia della nostra provincia, è dettato dall’esito delle ultime lezioni provinciali, che hanno visto prevalere partiti che non hanno mai fatto nulla per la montagna, piuttosto l’hanno penalizzata, ignorandone le attese e non riuscendo nemmeno a varare uno statuto che ne sancisce la specificità.

Oggi i programmi, le idee da realizzare attengono la necessità di far dialogare e confluire, una provincia come la nostra, costituita da poco più di 200 mila abitanti, con entità e territori euro alpini, in altre parole, con ambiti montani, ad esempio, con le entità regionali e provinciali che hanno lavorato per far annoverare le Dolomiti a patrimonio dell’umanità. Il Movimento Autonomista ritiene, insomma, che sia fondamentale uscire dall’equivoco che ci vede appartenere ad una regione che nei secoli, sin dai tempi della Serenissima, non ha mai compreso le vere necessità delle genti di montagna le quali, per altro, continuano, pervicacemente, a tributare cieca e acritica fiducia al Leone di S. Marco nelle cui fauci sono finite e continuano a confluire le nostre risorse e rivendicazioni.  Eugenio Padovan Movimento Autonomista Bellunese

 

Il Gazzettino  30.06.2009

LA POLEMICA

Dolomiti-Unesco, Manzato: «Discussioni inutili, la sede della Fondazione deve essere a Cortina»

Venezia

La battaglia a distanza fra Bolzano e Cortina per la sede della Fondazione Unesco per le Dolomiti (nella foto, l’Antelao) patrimonio dell’umanità, non si ferma. Lo dimostra la presa di posizione di Franco Manzato, assessore regionale al Turismo e vicegovernatore del Veneto, che ha risposto a Luis Durnwalder, presidente della Provincia di Bolzano, il quale ieri ha ribadito ciò che aveva riferito al Gazzettino: è Bolzano la sede giusta per la Fondazione, sostiene Durnwalder, la città ha già la sede del segretariato della Convenzione delle Alpi, mentre la Fondazione potrebbe essere ospitata dall’Accademia europea Eurac, che si occupa dei temi legati alla montagna oltre che a quelli dell'ambiente.

Franco Manzato, ovviamente, fa il tifo per Cortina. «Ci sono al mondo - rileva - discussioni inutili, come questa che coinvolge ben tre regioni nel cercare di individuare la sede più consona per la Fondazione. Se le Dolomiti hanno un luogo universalmente conosciuto che le possa rappresentare, quello è Cortina. Si può discutere di molte cose, di statuti speciali, di comuni che chiedono di passare dall'altra parte, ma la situazione è questa ed è semplicissima. Vedere la Fondazione lontana da Cortina sarebbe come pensare di portare la capitale d'Italia in un posto diverso da Roma».

Cortina, sostiene il vicegovernatore, «è il cuore di tutte le Dolomiti, e questo ne fa la sede naturale per la Fondazione. Spero che sia questo il metro di giudizio e che non si proceda oltre con discussioni che ci squalificherebbero a livello internazionale». Posizione rafforzata da un altro assessore veneto, Oscar De Bona, secondo il quale «è comprensibile che ciascuna realtà voglia la sede sul proprio territorio, ma non va dimenticato che le Dolomiti si trovano per oltre i due terzi in provincia di Belluno e questo ha sicuramente il suo peso».

 

Il Gazzettino-Bl  30.06.2009

Lettere&Opinioni

Orgoglio per il riconoscimento Unisco senza dimenticare chi non ci credeva

Le Dolomiti sono Patrimonio dell’Umanità: lo ha sancito l’Unesco a Siviglia. L’impulso partì anni fa dal Ministero dell’Ambiente ma le cinque province interessate hanno lavorato in accordo, determinate nel portare a casa un risultato eccezionale per tutta l’Italia. Pensiamo solo al turismo, quello importante, con la "T" maiuscola, quello fatto da persone che potranno venire a visitare l’unico sito italiano (con le isole Eolie) paragonabile alle Piramidi d’Egitto! E Belluno è stata la provincia capofila di questo progetto. C’è di che esserne orgogliosi!

Tutto bene dunque? Forse no, se si cerca, in questo mondo frenetico, di ricordare alcuni passaggi segnati dalle dichiarazioni di qualche rappresentante politico. Il presidente Galan, irridente nei confronti di Belluno che dice: «... non è e non sarà mai una provincia autonoma» e dunque come si permette? E che, pur dicendosi d’accordo con l’inserimento delle Dolomiti come Patrimonio dell’Umanità, dal 2005 non fa uno straccio di delibera per farlo diventare realtà. Bottacin, attuale neo presidente della provincia di Belluno che afferma di «avere paura dei vincoli...».

Se le Dolomiti che, ricordiamolo, sono in massima parte nella provincia di Belluno, hanno ottenuto questo altissimo riconoscimento, lo dobbiamo soprattutto alla serietà del lavoro che l’ex presidente Reolon e l’ex assessore Visalli hanno continuato a portare avanti, credendoci sempre con la caparbietà di chi sa di lavorare per il suo territorio.

Peccato che a Siviglia Reolon non ci fosse, e che su Rai 3 abbiamo ascoltato le parole di chi a Siviglia c’era senza alcun merito. Come molte volte succede il riconoscimento per quanto si è realizzato va a chi «presenzia», non sempre a chi ha lavorato.

Il mio piccolo grazie per questo grande risultato va a Sergio Reolon, a Irma Visalli e a tutta la loro amministrazione Provinciale.  Mariarosa Ceccon

 

 

www.newsbelluno.it  29.06.2009

Dolomiti nel patrimonio dell'Unesco, è solo «una buffonata commerciale»

E' la dichiarazione di Giorgio Daidola, docente di scienze economiche e statistiche all'Università di Trento. Polemiche sulla sede

BELLUNO - Dopo la proclamazione da parte dell'Unesco delle Dolomiti patrimonio naturale dell'umanità si scatena la guerra per la scelta della sede amministrativa della Fondazione che dovrà gestire la nuova istituzione. Il Veneto lancia la candidatura di Cortina d'Ampezzo, da sempre considerata la 'perla' delle celebri cime. Ma intanto l'assessore all'urbanistica e agli enti locali della Provincia autonoma di Trento Mauro Gilmozzi, ha ricordato che le tutte e cinque le province conivolte «sono chiamate a dare risposte sensate e articolate sui vari temi e a fare squadra, come hanno fatto sinora». Non solo. Gilmozzi ha anche suggerito una sede a rotazione. Contro la candidatura di Cortina si è espresso il presidente della Provincia autonoma di Bolzano Luis Durnwalder. «Se Cortina fosse in Alto Adige, non avrei nulla in contrario; ma, nonostante il referendum, non c'e' stata ancora annessione», ha detto proponendo Bressanone. «Siamo la provincia con il territorio più vasto e ciò va premiato», ha detto suggerendo anche come sede per la Fondazione l'Accademia europea Eurac, «che già si occupa dei temi legati alla montagna oltre che a quelli dell'ambiente». In alternativa, anche Durnwalder, come Gilmozzi, sarebbe favorevole ad una rotazione tra le cinque province dell'area dolomitica, «come già viene fatto - ha riferito - ad esempio con la comunità di lavoro delle Regioni alpine Arge Alp». Intanto sta suscitando polemiche la dichiarazione di Giorgio Daidola, docente di scienze economiche e statistiche all'Università di Trento, alpinista esperto ed appassionato di montagna, che ha bocciato senza mezzi termini la proclamazione delle Dolomiti a patrimonio dell'umanità, definendola «una buffonata fatta solo per motivi turistici e commerciali.«Lascia stupiti - ha commentato - che l'Unesco conceda questo riconoscimento, senza porre paletti precisi. Non mi pare certo un marchio che sia garanzia di comportamenti sostenibili. Posso capire che si parli di patrimonio dell'umanità perché le montagne, per fortuna, sono bellissime, sono uniche e sono di tutti. Ma il modo in cui è gestito l'ambiente non è certo quello che si dovrebbe adottare. Daidola, che ha parlato al quotidiano trentino 'L'Adige', ha aggiunto: «Ci guadagna l'establishment, questo sistema economico drogato che si nutre di queste cose. E poi diranno anche che sono molto bravi, perché sono sensibili ai problemi ecologici, ma quando è il momento di adottare le decisioni fanno il contrario. Anzi, questo riconoscimento servirà loro per giustificare ancora di più le marachelle».

Anche il 're degli ottomila' Reinhold Messner ha ricordato le responsabilità e i doveri che il riconoscimento comporta. E non manca neppure chi fa presente che l'Unesco ha imposto alle isole Eolie, divenute patrimonio naturale dell'umanità prima delle Dolomiti, la chiusura delle cave di pomice, misura che ha comportato la perdita di proventi per 80 famiglie. Intanto, si scatena la guerra per la sede amministrativa della Fondazione che dovrà gestire la neoproclamata istituzione.

 

 

Corriere delle Alpi  29.06.2009

«Unesco a Pieve? Bella proposta»

Soddisfazione in paese per l’idea del sindaco

PIEVE DI CADORE. L’offerta del sindaco Maria Antonia Ciotti del Forte di Montericco come sede della nascente Fondazione Unesco, ha suscitato pareri positivi sia da parte dei cittadini, che tra i tecnici e le autorità della zona. Ad ascoltare, con una certa sorpresa, la disponibilità del sindaco Ciotti ad accollarsi il “fardello”, una sala piena di personaggi illustri e di autorità. Tra le prime persone dichiaratamente favorevoli ad accogliere una sede così prestigiosa nel paese cadorino, è il vicepresidente della Fondazione Tiziano, Maria Giovanna Coletti: «Pieve, oltre alle sua caratteristiche ambientali, figura tra le Città d’arte del Veneto, ed ha ottenuto il riconoscimento di “Città della cultura” e di “Città murata”. Possiede, quindi, tutti i requisiti per accogliere una sede prestigiosa, come la Fondazione delle “Dolomiti patrimonio dell’umanità”. Sono convinta che nelle sedi decisionali, la scelta di Pieve avrà buone possibilità per emergere».

Anche al di fuori della politica, l’idea piace un po’ a tutti, anche al titolare dello storico Caffè Tiziano, Stefano Pompanin che, essendo originario di Cortina, potrebbe avere altri legami di cuore: «Penso che se veramente arrivasse a Pieve la sede della Fondazione, tutti ne avremo dei benefici, se non altro per il prestigio internazionale che comporterebbe».

Sempre nel comparto economico, la disponibilità di Antonia Ciotti è piaciuta anche all’albergatore e neo consigliere provinciale Gino Mondin: «Non posso che essere favorevole», commenta. «Si tratta di un fatto molto importante che potrebbe condizionare il futuro del turismo e quindi dell’economia in Cadore. Sarà difficile che la richiesta venga accolta, perché ci sono troppi pretendenti e combattere contro corazzate come Cortina e Bolzano non sarà facile. Certamente il fatto che il forte sia in fase di restauro, perciò con un progetto aperto alle necessità della Fondazione, potrebbe essere un elemento a favore di Pieve»

 

 

Il Gazzettino  29.06.2009

PATRIMONIO DELL’UMANITÀ  Sulla stessa linea Paolo Doglioni, Camera di Commercio: «La maggior parte del gruppo montano è bellunese»

Dolomiti, anche Bottacin spinge per Cortina

Il neo presidente della Provincia: «Sarebbe una sede prestigiosa e baricentrica per l’intera area dolomitica»

Raggiunto il primo obiettivo, ovvero il riconoscimento dell'Unesco, per le «Dolomiti patrimonio dell'umanità» ora entra in campo la questione degli atti conseguenti, primo fra tutti quello riguardante la fondazione che dovrà essere costituita allo scopo. Ma, ancora prima di ciò, il dibattito si accende sulla sede e si presenta già ricco di spunti di riflessione poiché il fatto interessa ben cinque provincie dell'arco alpino orientale. Nelle fasi precedenti si era ribadito più volte che la forza della proposta stava proprio nell'unità d'intenti e nella condivisione dell'obiettivo da raggiungere. Sino a Siviglia, infatti, è stato fatto un importante gioco di squadra che, alla fine, ha sortito l'effetto sperato. Ora la questione si fa meno idilliaca, poiché sembra quasi naturale che emergano le diverse candidature in base a valutazioni più o meno oggettive in ordine all'idoneità dei vari territori coinvolti. Interpellato sull'argomento il neo presidente della Provincia Gianpaolo Bottacin è molto prudente. Sino a ieri aveva avuto un colloquio sul tema solo con il suo collega della provincia di Udine e nei prossimi giorni si ripromette di fare altrettanto con quelli di Bolzano, Trento e Pordenone. Preso atto di quanto dichiarato sia dal sindaco di Cortina (anche se la proposta è partita dall’assessore regionale Oscar De Bona) che da Lorenzo Dellai - Trento propone una rotazione tra le cinque realtà -, Bottacin considera con positività l'autocandidatura del centro ampezzano: «Penso che Andrea Franceschi abbia avanzato una candidatura più che proponibile. Poi, per la sua natura di città conosciuta in tutto il mondo e non necessariamente identificabile con la provincia di appartenenza, credo che Cortina d'Ampezzo potrebbe essere sede prestigiosa e baricentrica in grado di mettere d'accordo l'intera area dolomitica». Ma Bottacin ribadisce che siamo ancora in una fase interlocutoria: «È tutto da decidere, si vedrà». Dal canto suo il presidente della Camera di commercio Paolo Doglioni sottolinea ancora una volta che il pronunciamento di Siviglia è un fatto di grande importanza che apre orizzonti interessanti per l'economia dei territori interessati. «Non ci potranno che essere benefici - rimarca il responsabile di palazzo Pagani Cesa - e ora, ancor più di prima, si tratta di mettere in campo ogni sforzo comune perché si abbiano ricadute positive per l'intera area dolomitica». Su tale linea d'azione Doglioni ricorda un impegno preso con il collega Michl Ebner, presidente della Cciaa di Bolzano: «Da tempo avevamo fissato per il prossimo agosto un incontro per siglare un accordo di collaborazione tra le forze imprenditoriali delle due provincie contermini. Oggi, alla luce dei fatti, ciò assume ancora maggiore valenza. È un esempio di come dovremo comportarci tutti da qui in avanti». La sede della Fondazione? «È legittimo - risponde Doglioni - che ciascuno abbia aspirazioni in tale direzione. Io parto da una considerazione di buon senso: la maggior parte delle Dolomiti insiste sul territorio della nostra provincia. Ergo... Nessuna prevaricazione, a ciascuno la sua dignità, però esiste una oggettività che non può essere misconosciuta».  Dino Bridda

 

 

Corriere delle Alpi  28.06.2009

LE DOLOMITI PATRIMONIO DELL’UMANITA’

IL CONVEGNO

«Noi nella Fondazione come sentinelle»

Gli ambientalisti allarmati: «Guai farsi travolgere dalla forza mediatica del marchio»

PIEVE DI CADORE. Ecco le “sentinelle delle Dolomiti”. Il loro nome e cognome? Mountain Wilderness, Legambiente, Cipra, Pas, Ecoistituto, ed altre realtà ancora. Ieri si sono date appuntamento a Pieve di Cadore per applaudire al riconoscimento Unesco, ma anche per dire che il marchio non basta. E che, in ogni caso, va gestito, magari attraverso la costituenda fondazione. E che questo ente non può essere rappresentativo solo delle istituzioni che sono salite sul carro all’ultimo momento - attirate da quel 30% in più di presenze turistiche immaginato qua e là -, ma che dentro ci debbono essere anche loro, gli ambientalisti, i primi a credere nel progetto. I primi anche a formalizzarlo. E i primi, oggi, a lanciare la prossima candidatura: il matrimonio tra Unesco e Monte Bianco.

«Il piano di gestione presentato a Siviglia non ci soddisfa», afferma Gigi Casanova, di Cipra, nel pieno del convegno al Cosmo, presenti fra gli altri il sindaco di Pieve, Antonia Ciotti, l’arcidiacono del Cadore, mons. Marinello, Ester Cason della Fondazione Angelini, fra i primi a lavorare scientificamente sul progetto; assente, invece, la Provincia di Belluno. «Il piano di gestione», sottolinea ancora Casanova, «lascia aperte perplessità, nonostante vadano riconosciute ai tecnici che lo hanno elaborato e alle istituzioni lodevoli capacità nella pianificazione, nella lettura del territorio e nella conduzione di una trattativa difficile con l’Unesco».

Preoccupate per la “pesante ingerenza” delle Province di Trento e Bolzano, «in quanto dal 2006 in poi hanno bloccato ogni iniziativa partecipativa avviata dalle altre tre Province», le associazioni chiedono di poter collaborare “costruttivamente”, anzitutto attraverso la Fondazione. E questo perché «il piano rischia di risultare un grande marchio che produrrà economia, come più volte sottolineato dal mondo politico delle Dolomiti». Infatti, le aree mature del turismo dolomitico rischiano di essere «travolte dalla forza mediatica del marchio» e di non essere in grado di «offrire risposta al bisogno-dovere di tutelare ambienti, vallate e culture tanto fragili». Quindi, operativamente, no al collegamento Civetta-monte Pelmo, no ai piani previsti a Sappada, no a nuovi impianti tra passo Rolle e San Martino,, no alle proposte per Croda Rossa e Monte Elmo, il Sassolungo, Carezza e passo Costalunga, Pinzolo e Campiglio.

L’Unesco, infatti, non aggiunge una virgola di tutela a quella esistente o a quella che lo Stato e le istituzioni vorranno aggiungere. Sono esclusi - «e questo non riusciamo a comprenderlo» - monti suggestivi, simbolo stesso delle Dolomiti, dal Sassolungo al Sella, dall’Antelao agli ambiti della cultura e della lingua dei ladini. «Per raggiungere le terre alte friulane si sforbicia», fa notare Toio de Savorgnani, di Mountain Wilderness, «il Cansiglio, una delle foreste più tutelate d’Italia».

Da qui la nuova tappa lanciata dagli ambientalisti a Pieve di Cadore: dopo il riconoscimento naturale passiamo al patrimonio culturale. «Lo possiamo fare da subito prendendo come traccia di lavoro il piano di gestione che ha avuto riconoscimento significativo da parte della International Union for Conservation of Nature». In altre parole - ammette Casanova - «noi abbiamo un grande obiettivo nel breve periodo, dimostrare all’Unesco che le Dolomiti meritano di essere riconosciute come monumento culturale dell’umanità, che la tutela delle sole rocce ci va stretta».

 

«Basta massificazione»

De Savorgnani (MW) e i risvolti sul turismo

PIEVE DI CADORE. Protezione naturale? D’accordo, ma anche umana. Il suggerimento arriva da Vittorio de Savorgnani, di Mountain Wilderness, intervenuto ieri a Pieve di Cadore al convegno sulle Dolomiti patrimonio dell’Unesco, insieme a numerosi altri relatori che fanno parte del mondo ambientalista.

Tra questi, troviamo Claudio Agnoli della cooperativa Sociale Cadore, che ha dimostrato come «fallace sia l’obiettivo di incrementare il turismo del 30 per cento con il prezioso marchio dell’Unesco, poiché è in tutt’altra direzione che noi dobbiamo andare».

Dal movimento “Pas” è poi arrivato un nuovo accorato appello, attraverso Ira Conti. Un appello contro l’autostrada di collegamento tra l’A27e l’A23, anche se dovesse correre in galleria. «Questa non può essere che un’ecoregione alpina», ha detto.

Trevisan, dell’associazione albergatori, dal canto suo, si dice certo che «il turismo deve cambiar pelle in futuro, grazie a questo nuovo biglietto da visita, che segna tutta la qualità dell’ambiente».

Nulla più, dunque, sotto il segno della massificazione.

 

«Adesso il monte Bianco»

Casanova (Cipra) lancia la nuova candidatura

PIEVE DI CADORE. «Adesso puntiamo sul Monte Bianco». Sì tocca al grande «bianco» dell’arco alpino.

Da Pieve di Cadore parte la proposta delle associazioni ambientaliste perché la prossima candidatura dell’Unesco sia quella del Monte Bianco.

«Dalle Dolomiti lanciamo il grande ponte ideale» sottolinea Gigi Casanova, portavoce di Cipra, la confederazione delle organizzazioni «tra Oriente ed Occidente, la tutela dell’Unesco non può non interessare la più alta vetta d’Europa. Se oggi abbiamo vinto l’azione politica seriale che ha unito cinque province» propongono le associazioni «perché non provare, da subito, a partire proprio da questo convegno, con il raggiungimento dell’obiettivo di tutelare una vetta che interessa tre nazioni, Francia, Svizzera ed Italia?».

Cioè che riguarda tre stati europei e montani in modo particolare. Un attimo di silenzio e poi gli applausi di consenso dall’auditorium di Pieve di Cadore per coloro che hanno avanzato la proposta.

E l’applauso più fragoroso è proprio quello dei rappresentanti dei movimenti che si battono per la tutela del Monte Bianco, arrivati a Pieve fra i primi, pur essendo i più lontani.

 

Il grande alpinista Carlo Alberto Pinelli

«Non può essere solo un fiore all’occhiello»

PIEVE DI CADORE. I rischi? Per Carlo Alberto Pinelli, uno dei più grandialpinisti e ricercatori, fondatore di Mountain Wilderness, anche lui presente a Pieve di Cadore, «il pericolo più grave è che questo riconoscimento diventi soltanto un fiore all’occhiello o uno specchietto per le allodole, sul piano politico, e che, pertanto, non porti invece a una consapevolezza maggiore del valore della montagna». Con un’attenzione del tutto particolare, come suggerisce Pinelli: «Anche con il nostro aiuto il ministero dell’Ambiente e dei Beni culturali devono sapere che la montagna va valutata anche dal punto di vista spirituale».

 

 

Corriere delle Alpi  28.06.2009

LE DOLOMITI PATRIMONIIO DELL’UMANITA’

Bolzano propone l’Accademia Europea, ma Belluno risponde con il gioiello Cortina

Dolomiti-Unesco: è scontro

Scatta il braccio di ferro per la sede della Fondazione

Alla fine potrebbe spuntarla Trento che vuole la rotazione

SIVIGLIA. Terminati i festeggiamenti per l’inserimento delle Dolomiti nella Lista Unesco, le 5 Province rischiano lo scontro. L’oggetto del desiderio è la sede della Fondazione. E se l’assessore Laimer batte i colleghi sul tempo, proponendo l’Accademia Europea di Bolzano, il neo presidente di Belluno, Gianpaolo Bottacin, esordisce: «Oltre la metà delle Dolomiti si trova qui, è giusto che la Fondazione sia nel Bellunese, magari a Cortina». E poi c’è Trento: «La presidenza della Fondazione sarà a rotazione tra le cinque sorelle».

 

L’accordo è lontano: l’ipotesi più probabile è una rotazione per ordine alfabetico tra le 5 province

Guerra per la sede della Fondazione

Bottacin punta su Cortina, Bolzano mette sul piatto l’Accademia europea

SIVIGLIA. Adesso viene il bello. Terminati i festeggiamenti per l’inserimento delle Dolomiti nella Lista Unesco, le 5 Province rischiano di andare allo scontro. L’oggetto del desiderio è la sede della Fondazione e non è un dettaglio da poco, perché nell’immaginario collettivo il centro di accoglienza, studio e amministrazione del bene corrisponde al luogo in cui andare per visitare il sito.

«Sappiamo che tutti vorrebbero avere la sede della Fondazione», dice chiaramente l’assessore della Provincia autonoma di Bolzano Michl Laimer, che batte i colleghi sul tempo proponendo non solo la città, ma anche l’edificio: l’Accademia Europea di Bolzano. Al momento le posizioni delle cinque Province sono quattro. Belluno vuole la sede della Fondazione nel proprio territorio, l’Alto Adige a Bolzano, il Trentino a rotazione, mentre Udine e Pordenone non entrano nella disputa. Per ora.

Il neo presidente della Provincia di Belluno, Gianpaolo Bottacin, esordisce con una valutazione di merito: «Oltre la metà delle Dolomiti si trova qui, è giusto che la Fondazione sia nel bellunese», osservazione che Laimer liquida molto semplicemente: «Non è un criterio» e fornisce una serie di argomentazioni che sarà dura contestare. «Bolzano sarebbe la sede ideale, perché c’è l’Accademia Europea, centro scientifico, già sede staccata della Convenzione delle Alpi e riferimento della Cipra. L’Accademia ha competenze per oltre trenta lingue e con l’Unesco, che ha sede a Parigi, si dialoga in francese. Inoltre l’Accademia ha una grande esperienza in tema di montagna, contatti, rappresentanze, personale qualificato, esperienza».

Laimer fa solo un’ipotesi alternativa: «Nello statuto, già approvato da tutte le giunte è stabilito che la presidenza della Fondazione sarà a rotazione in ordine alfabetico tra le cinque Province, nella persona dell’assessore competente. Si può decidere che l’assessore abbia in casa anche la sede della Fondazione».

E’ più o meno la posizione del collega di Trento Mauro Gilmozzi: «Lo dico dall’inizio: la Fondazione deve avere sedi plurime, va creata una rete di sedi, sta nella natura stessa del sito seriale. Il principio della policentricità del sito Unesco eviterà ogni litigio e così non serviranno strutture particolari, perché ogni Provincia potrà usare le proprie strutture amministrative. Possiamo e dobbiamo pensare a una rete, come per la presidenza. Non roviniamo il lavoro di cinque anni», fa appello Gilmozzi. «Non è importante cosa si prende, ma cosa si mette dentro, io non mi pongo il problema della sede. Abbiamo creato una grande alleanza, il tema è complesso ma la policentricità è essenziale».

Certamente i soggetti coinvolti, nei mesi scorsi ne hanno già parlato e non è escluso che siano state costruite linee di condotta parallele. Bottacin non è disponibile a cedere tanto facilmente e a quanto pare si sta già muovendo, in maniera informale, con i soggetti più facili da convincere, Udine e Pordenone. Per questioni logistiche, di immagine e per rendere la cosa più accettabile agli altri, Bottacin pensa a Cortina, ma voci parlano anche del castello di Andraz a Livinallongo. Il presidente dichiara: «So che Bolzano la vuole, ma la maggior parte delle Dolomiti è qui. Secondo me Belluno deve avere un ruolo centrale nella gestione del patrimonio Unesco e io auspico che la sede della Fondazione possa trovarsi in un luogo altrettanto centrale, prestigioso e indiscutibile per la bellezza dolomitica, come Cortina».

 

«C’è il forte di Montericco»

Ciotti è sicura: «Edificio su misura»

PIEVE DI CADORE. Immediata adesione del sindaco di Pieve all’invito del ministro Stefania Prestigiacomo di stabilire la sede operativa delle “Dolomiti patrimonio dell’umanità” in un immobile della Prima guerra mondiale dimesso e centrale al territorio tutelato.

«Noi», dice il sindaco Maria Antonia Ciotti, «mettiamo a disposizione uno degli edifici più prestigiosi, ubicato a ridosso del centro storico. Inoltre, visto che è fase di restauro, è possibile modificarne il progetto per ottemperare a tutte le necessità che si rendano necessarie per accogliere e rendere operativa al massimo la sede di un istituto così prestigioso come l’Unesco: parlo del forte di Montericco e batteria Castello, costruiti sui ruderi del “Castello di Pieve di origine romana”».

La dichiarazione di disponibilità del sindaco Ciotti, è stata a lungo applaudita dalle autorità, dai tecnici e dai cittadini presenti ieri al convegno ambientalista di Pieve.

«Sappiamo bene», ha aggiunto Maria Antonia Ciotti, «che la nostra non sarà l’unica proposta. Siamo però fiduciosi che, considerata la centralità del Cadore nell’ambito dolomitico (abbiamo le Dolomiti Orientali ad est, quelle occidentali ad ovest e le Tre cime di Lavaredo a nord), la nostra proposta dovrà essere presa in seria considerazione».

 

«Cortina sarebbe onorata»

Il sindaco Franceschi: «Noi ci siamo»

CORTINA. Cortina probabile sede del sito Unesco. Questa l’ipotesi lanciata a Siviglia e accolta con entusiasmo dal sindaco Andrea Franceschi: «E’ un riconoscimento delle azioni messe in campo dalla nostra amministrazione. Per uscire da quella sorta di isolamento che ha caratterizzato il passato anche recente del nostro Comune. L’aver iniziato a collaborare con tutti, mettendo al servizio del territorio la notorietà e la visibilità di Cortina, si sta rivelando vincente. Saremmo onorati, anche perché la nostra località potrebbe rappresentare il giusto punto di incontro tra le cinque province».

Apprende con piacere la notizia anche il neo sindaco di San Vito Andrea Fiori. «Il riconoscimento avuto dalle nostre montagne», dichiara, «deve essere inteso come punto di partenza e non come uno d’arrivo; un punto di partenza per un processo di valorizzazione, tutela e insieme sviluppo turistico delle nostre zone, da perseguire facendo convivere esigenze che, se non identificate chiaramente, possono apparire divergenti. Occorre affrontare il tema di quale dovrà essere il modello di sviluppo della montagna dolomitica, in modo che questo prestigioso riconoscimento non si traduca semplicemente in un bollino da inserire sugli opuscoli turistici o, peggio ancora, in una nuova serie infinita di vincoli».

 

Le proposte di Bolzano

«Studiamo gli altri siti. Un’idea? Un grande parco coi passi chiusi»

SIVIGLIA. Subito al lavoro, perché nel 2011 l’Unesco farà la prima verifica sul sito Dolomiti. Se la Provincia di Belluno è quella che ha tenuto in mano il coordinamento della candidatura, ora il timone passa a Bolzano e l’assessore Michl Laimer ha una serie di idee chiarissime: «Il 7 luglio convocherò le cinque Province per un incontro a Trento», afferma Laimer, «e per quel giorno sarà bene che tutti abbiano le idee chiare. Va perfezionato il piano di gestione, bisogna chiarire il concetto di turismo che vogliamo sulle Dolomiti e determinare chi ha titolo per dare in concessione il marchio Unesco».

A questo proposito è stato chiesto un parere legale per capire se titolare del marchio è l’Unesco di Parigi, quello di Roma o se potrà essere la Fondazione Dolomiti Unesco. La questione interessa moltissimo agli operatori turistici, che vorrebbero spendere il sigillo universale già da giorni. Laimer considera inevitabile oltre che conveniente il confronto con gli esperti (cita Messner) e gli altri siti Unesco: «Bisogna ascoltare gli altri, non solo noi stessi. Dobbiamo contattare i gestori di patrimoni mondiali per capire tante cose, tipo come hanno sviluppato i piani di gestione e come hanno scelto la sede ufficiale».

Per l’assessore altoatesino il primo obbligo è: «Formare e comunicare ai cittadini la grandezza di questo riconoscimento, trasmettere anche a loro questo fuoco, spiegare a tutti che vivono in uno dei posti più belli al mondo». Laimer è stato colpito dalla cancellazione di Dresda: «E’ successo perché non hanno saputo convincere la cittadinanza della ricchezza di quell’opportunità. Noi dobbiamo investire nelle teste e nel cuore delle comunità locali e poi informare i turisti, perché sentano questa peculiarità. E’ giusto che il turismo sfrutti il marchio Unesco, ma dobbiamo trovare formule coraggiose, ad esempio sulla mobilità. In alcuni siti hanno messo il numero chiuso per i turisti. Sui passi siamo disponibili a discutere qualsiasi modello, anche la loro chiusura. Cioè in quelle strade si potrebbe impedire il traffico privato, anche a pagamento. I passi interni al sito si potrebbero percorrere solo con navette pubbliche. E’ un’idea», tranquillizza Laimer, «ma perché non pensare a una sorta di grande parco, dove chi arriva ha subito una sensazione particolare e precisa?».

 

«Che fatica per quella firma»

Viola critica i proclami di ministri e assessori

PIEVE DI CADORE. «Mi fa dispiacere» continua a ripetere il professor Franco Viola dell’Università di Padova. E’ stato lui ad elaborare il primo studio scientifico per la candidatura delle Dolomiti a patrimonio dell’umanità. «Ho provato dispiacere - riferisce alla platea del Cosmo - che sui media nazionali il primo annuncio lo abbia dato il ministro Zaia, parlando di marchio di qualità e che, successivamente, il ministro Prestigiacomo abbia inserito il progetto nella nuova economia». Dispiacere anche perché Messner si è pure lui pronunciato, «ma solo io ed Ester Angelini sappiamo con quanta fatica gli abbiamo strappato la firma in calce alla proposta di candidatura».
«Ho provato dispiacere quando ho sentito parlare, dal Bellunese, dell’Unesco che espropria le Dolomiti e dell’Unesco che ha cacciato gli abitanti dalle isole Eolie. Stupidaggini autentiche, dette proprio nel bellunese».

Altri presi di mira? Sì, anche il povero assessore regionale Oscar De Bona che, ricorda Viola, dopo tante riserve, si dichiara soddisfatto solo perché le Dolomiti rappresentano un patrimonio da sfruttare, o perché sono composte da una dolomia tutta particolare o perché sono attraversate da trincee di guerra. Questo approccio con il riconoscimento da parte dell’Unesco è solo “grottesco”, a sentire Viola, il quale evidenzia ben altre particolarità delle Dolomiti. Una fra tutte: la presenza di ben 2400 specie di flora ed il 10% del patrimonio faunistico europeo. Era stata invitata anche la Provincia, all’incontro di ieri. L’assessore comunale Coletti ne ha sottolineato con forza l’assenza, ma è toccato a Michele Boato, direttore dell’Ecoistituto, intervenire dalla sala affermando: «non si sono ancora insediati, è troppo presto per polemizzare».

Il benvenuto di Pieve lo ha dato il sindaco Atonia Ciotti, che sottolinea l’importanza della protezione Unesco dal un punto di vista mai segnalato fino ad oggi: la tutela della salute. «Qui ci sono troppi morti di tumore» riferisce, soffermandosi sui rischi di inquinamento anche ai piedi delle più belle montagne del mondo. Il direttore dell’Uncem, Tommaso Dal Bosco, prende la parola per affermare ancora una volta la necessità che le comunità montane non vengano tagliate ma che, al contrario, attraverso questi strumenti si riscopra da parte del governo la necessità di una politica puntuale per le terre alte (“fino a oggi, invece, solo tagli di fondi”.

 

Lettere al giornale

UNESCO

Vascellari e De Bona: uscite che avviliscono

Mi sorprendono e mi avviliscono le metamorfosi non proprio kafkiane di Vascellari e dell’amico Oscar De Bona in relazione al riconoscimento delle Dolomiti da parte dell’Unesco.
 Non voglio distribuire note di merito perchè non ho titolo per farlo, ma il non affermare apertamente ed ad alta voce che se questo evento storico ha avuto luogo, lo si deve a Sergio Reolon, che ringrazio per gli sforzi ed infine i risultati che egli ha ottenuto in relazione a questo formidale evento, ciò significa fare del sofismo! Bottacin almeno è stato onesto nel riconoscerne il merito al suo predecessore.  Arnaldo De Porti

torna su

 

Il Gazzettino-Bl  28.06.2009

Gli ambientalisti a convegno

«Contenti ma solo parzialmente»

Pieve di Cadore

Soddisfatti ma preoccupati: gli stessi ambientalisti che, nel 1993, proposero di designare le Dolomiti patrimonio dell’umanità, hanno fatto ieri il punto di quanto ottenuto, e di quanto hanno perso.

«Siamo soddisfatti, ma fino a un certo punto – asserisce Carlo Alberto Pinelli, presidente onorario di Mountain Wilderness Italia – perché il nostro era un progetto globale, innovativo: inserire nell’elenco dell’Unesco tutto il territorio dolomitico, dal Sarca al Tagliamento. Invece si sono delimitate soltanto le emergenze naturali più spettacolari. E’ un limite. Era molto più significativo inserire le realtà vive, le vallate, gli abitanti, la storia delle popolazioni che vivono sulle Dolomiti da millenni. Speriamo adesso che il fato internazionale puntato su queste emergenze ambientali produca effetti benefici, virtuosi, anche nelle zone che non sono state incluse».

Una posizione condivisa da Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente: «E’ sicuramente una vittoria, ma parziale, perché corriamo il rischio che si crei l’effetto vetrina: che si aumenti il turismo usa e getta, senza che le popolazioni locali ne abbiano reale vantaggio. Il problema vero è questo: la montagna si salva se le popolazioni che vi abitano migliorano la qualità della loro vita e non semplicemente se aumenta il flusso turistico da fondovalle».

L’alpinista e ambientalista Vittorio De Savorgnani, di Mountain Wilderness Veneto, cerca alleanze. «Adesso noi ci auguriamo caldamente che le forze politiche del Veneto e del Bellunese siano al nostro fianco, per sostenere questa proposta, che deve continuare ad andar avanti. Siamo solo ad un punto intermedio: c’è ancora molto lavoro da fare».

Luigi Casanova, di Cipra Italia, allarga gli orizzonti: «Dobbiamo cogliere questa grande opportunità, offerta alle popolazioni delle Dolomiti, e dobbiamo impegnarci non soltanto nella tutela dell’ambiente, ma nella costruzione di un nuovo modello sociale, di vita. Non vorremmo che fosse soltanto l’occasione per vendere un marchio turistico molto forte, ma molto impattante».

Nei saluti, in apertura del convegno, Maria Antonia Ciotti, sindaco di Pieve, ha chiesto di scegliere il suo paese, come sede del riconoscimento internazionale, per la sua valenza storica, artistica e culturale. Con la possibilità di utilizzare, come spazi più idonei, i forti della prima guerra mondiale.  Marco Dibona

 

 

Il Gazzettino  28.06.2009

Trento resta fuori mentre si fa avanti anche Pieve di Cadore. Galan: «Contento quando avremo gli stessi mezzi delle regioni a statuto speciale»

Dolomiti, scoppia la guerra per la sede Unesco

Braccio di ferro tra Cortina e Bolzano. Ampezzo: «Siamo il punto d’incontro». La replica: «Noi la scelta più naturale»

di Franco Soave

La compattezza con cui la delegazione italiana ha accompagnato a Siviglia la candidatura dei Monti Pallidi patrimonio dell’umanità, si è sbriciolata 24 ore dopo come un’esile e fragile guglia dolomitica di fronte al problema dei problemi: dove piazzare la sede della Fondazione. L’unità in Spagna, dunque, è durata lo spazio di un giorno perchè ieri Cortina da una parte, con l’aggiunta a sorpresa di Pieve di Cadore, e Bolzano dall’altra si sono già candidate. Resta fuori Trento, che parla di un braccio di ferro senza senso, ma gli altri hanno già dato fuoco alle polveri.

Il primo a scendere in campo è il sindaco di Cortina, Andrea Franceschi, secondo il quale un’eventuale sede in Ampezzo - ipotesi emersa in Spagna - «sarebbe motivo di grande soddisfazione sia per il Comune che per l'intera comunità». «Saremmo onorati se la scelta cadesse proprio su Cortina - aggiunge il sindaco - anche perché la nostra località potrebbe rappresentare il giusto punto di incontro tra le cinque province coinvolte e anche perché potremmo condividere questo risultato con tutto il Cadore». Franceschi annuncia inoltre che presto contatterà «i cinque presidenti per consentire agli amici di Belluno, Bolzano, Trento, Pordenone e Udine di riunirsi proprio a Cortina per fare le loro valutazioni e arrivare quindi alla scelta definitiva».

Tutti d’accordo? Ovviamente no. Perchè la stessa cosa la pensa Luis Durnwalder, presidente della Provincia di Bolzano. «Io sono del parere che Bolzano sia il centro, è ovvio - osserva - noi abbiamo la maggior parte delle Dolomiti e credo che la nostra sia veramente la zona migliore per la sede della Fondazione Unesco. Dobbiamno insistere per avere la sede qui». Durnwalder è convinto che le cinque Province interessate (Belluno, Udine, Pordenone, Bolzano e Trento) dovranno incontrarsi, dialogare e che alla fine una soluzione si troverà. «Capisco che ogni Provincia vorrebbe avere la Fondazione - prosegue - ma non si può pensare di aprire più sedi, probabilmente serviranno dei "recapiti" decentrati, ma la sede deve essere una». Ed è logico che il presidente di Bolzano sponsorizzi la sua città: «Vedo che lei ha capito, io difendo la sede più naturale». Da Siviglia conferma tutto Michl Laimar, assessore all’Ambiente: «Il modello della rotazione (previsto dallo statuto; ndr) può essere interessante ma bisogna vedere se giuridicamente è fattibile. Bolzano, invece, sarebbe la sede ideale perchè abbiamo già l'Accademia europea, un centro scientifico che segue gli aspetti legati alla montagna ed è sede distaccata della Convenzione delle Alpi. La decisione però sarà oggetto di trattative».

Se Bolzano non molla, Trento invece non ci sta. E Lorenzo Dellai, presidente della Provincia, è categorico. «Non ho nessunissima voglia di partecipare a questo braccio di ferro, non ha senso. Dobbiamo capire bene cosa significa questa scelta dell’Unesco, l’abbiamo voluta e adesso bisogna conoscere gli impegni, le responsabilità e le potenzialità. Insomma c’è un mare di lavoro da fare rispetto al quale la sciocchezzuola della sede in questo momento non merita certo una discussione».

Dellai tiene a puntalizzare che non si tratta di un nuovo "carrozzone" con sede, struttura, apparati vari: «Non è nulla di tutto questo. Certo ci sarà bisogno di stabilire, dal punto di vista formale, una sede per il riferimento giuridico della Fondazione ma non ho nessuna pretesa, nè preclusioni, nè rivendicazioni. Il senso di questo evento è far lavorare in rete le strutture che già ci sono in tutte e cinque le Province. La questione della sede non la vedo proprio. Anche perchè le Dolomiti hanno una caratteristica fondamentale: sono policentriche».

Alla fine arriva anche il terzo incomodo, un concorrente scomodo per Cortina visto che si tratta di Pieve di Cadore. È il sindaco della cittadina di Tiziano, Maria Antonia Ciotti, ad avanzare la candidatura: «Penso sia importante porre l’attenzione sull’uomo che vive in montagna, oltre che sulla montagna stessa – spiega Ciotti – e in questo senso credo possa essere opportuno collocare a Pieve la sede della Fondazione». E Cortina? «Ha già tanti motivi di richiamo...».

In attesa di sbrogliare una matassa che più intricata non si può, arriva anche il giudizio del governatore Giancarlo Galan, il quale esulta per la proclamazione «ma con giudizio. Perchè sono d'accordo con Mauro Corona» quando afferma che le nostre sono «montagne di serie B». Galan, insomma, torna a premere sul federalismo fiscale perchè «le montagne di serie A stanno altrove, dove ci sono i soldi per i servizi, per i trasporti, per mandare i figli all'università in Austria, per i tantissimi finanziamenti alle attività turistiche, che comunque non sempre rispettano natura, ambiente e paesaggi».

Secondo Galan la Regione del Veneto, «entro i cui confini rientra almeno il 70% del sistema dolomitico (Durnwalder però sostiene che la maggior parte dei Monti Pallidi sono targati Bolzano, ndr), può addossarsi una qualche autocritica a proposito delle sue politiche a sostegno della montagna, ma senza esagerare perché quello che potevamo fare abbiamo cercato di farlo». Insomma ciò che manca si chiama federalismo fiscale: «Al momento è solo una legge approvata: ciò che conta è sapere quanti soldi e quando questi soldi arriveranno in Veneto - spiega Galan - per dare alla gente dolomitica ciò che da decenni hanno in Trentino Alto Adige o in Friuli, regioni a statuto speciale».  Franco Soave   (Hanno collaborato Anna Valerio e Marco Dibona)

 

 

«Ciò che conta è tutelare l’ambiente. Il Centro? Non è detto che sia solo uno»

Venezia

È uno scienziato ambientale, quindi tra i primo a gioire del risultato per le Dolomiti diventate "patrimonio" dell’Umanità. Ma Engelbert Ruoss (nella foto), responsabile dell’Ufficio "regionale" dell’Unesco per la scienza e la cultura in Europa, sede a Venezia, è anche esperto di tutti i problemi che si aprono quando arriva una promozione del genere.

Dottor Ruoss, ha sentito? Cominciano le discussioni per la sede.

«Non ho ancora avuto notizia di questo. Però penso che il vero principale obiettivo sia la protezione e la conservazione della natura, dei beni culturali, del paesaggio delle Dolomiti».

Invece...

«Non sarei pessimista. Quello che conta è il rispetto per l’ambiente. E per l’Unesco, mi creda, non ha alcuna importanza dove potrà essere collocato il centro che fa funzionare tutto questo. L’importante, ripeto, è che funzionino le cose».

Davvero nessuna importanza per dove verrà collocato il centro di gestione?

«Ripeto: l’importante è proteggere le zone. Occorre fornire servizi e garanzie alle aree che hanno valore per l’umanità. E poi...».

Poi?

«Nessuno ha detto che debba esserci un solo centro».

Che cosa significa?

«Che è possibile che ci siano più luoghi, che i centri per il funzionamento del sito siano più di uno. Non è obbligatoria una sola sede».

Esempio?

«Si potrebbe avviare un centro per l'accoglienza, un altro per l’amministrazione, uno per i sistemi turistici».

Ruoss ci dica: cosa si aspetta l’Unesco adesso? Occorre un piano preciso, vero?

«Tempo 18 mesi per fare il piano che deve essere anche piano di gestione e che è parte dell’applicazione del documento. Ora Regioni e Province (con i Comuni) devono dire che cosa vogliono e come agiranno».

Insistiamo: sedi comprese.

«Dovranno dire anche dove, certo. E chi fa che cosa. E di che cosa il centro scelto (o i centri scelti) sarà responsabile».

Complicato, pare, vista la facilità di polemiche con le quali l’Italia sembra affrontare cose di questa natura.

«Si sappia fin da subito che assieme agli onori di una "collocazione internazionale" di questo tipo ci sono oneri e responsabilità. Soprattutto in un piano di gestione dove sono coinvolti tanti Comuni che adesso dovranno essere integrati e responsabili per applicare bene le nuove norme».

Come sono andate le cose in altri posti del mondo?

«Non ci sono solo le Dolomiti ad avere avuto problemi. Altri siti - per esempio - hanno discusso a lungo, come Monte San Giorgio nel Ticino meridionale, vicino a Lugano, da poco nella lista dell’Unesco. Lo stesso problema ha avuto anche il ghiacciaio d'Aletsch. Lì è nata una forte verifica con Berna per dove collocare la sede».

Alla fine?

«È una decisione politica, che deve venire dopo che le autorità locali e regionali hanno discusso fra di loro. Un sistema affidato alla democrazia, anche questo. Dico solo che più idee e più partecipazione ci saranno alla fine favoriranno una buona la scelta finale».  Adriano Favaro

 

 

La stampa mondiale consacra le Dolomiti

Dai giornali cinesi a quelli americani ed europei, tutti concordi sulla bellezza dei Monti Pallidi. The Guardian: «Affascinanti»

Anche i cinesi celebrano le Dolomiti. L'eco della decisione presa venerdì dall'Unesco, a Siviglia, si è sparso in tutto il mondo. Persino in Medio Oriente. Sì, perché la scelta del World Heritage Committee non coinvolge soltanto le nostre montagne, ma anche un monte celebre della Cina centrale, situato nella provincia dello Shanxi: il Wutai. Composto da cinque picchi, con cime ampie e piatte, simili a piattaforme, il Wutai è considerato un luogo sacro per i buddisti in quanto ospita ormai da secoli diversi templi presi d'assalto dai fedeli degli insegnamenti di Siddharta. Nell'esaltare il riconoscimento dell'Unesco per il monte più alto della Cina centro-settentrionale, il Beijing Today e il China Daily (secondo la traduzione inglese delle omonime testate orientali) hanno citato, pur in tono minore, anche le Dolomiti.

La stampa mondiale era monopolizzata da titoli, articoli e inchieste sulla scomparsa di Michael Jackson, ma le nomine dell'Unesco hanno trovato spazio a qualsiasi latitudine e longitudine. Anche i media americani, pur evitando approfondimenti e limitando al minimo immagini e fotografie, non si sono lasciati sfuggire la notizia: Usa Today, per esempio, scrive che «le Dolomiti si meritano lo status di patrimonio dell'umanità», mentre il Chicago Tribune passa in rassegna tutti i riconoscimenti dati dal World Heritage Committee e cita per prime proprio le Dolomiti. Per il Philadelphia Daily News, invece, l'Unesco ha premiato soltanto le coste del mare di Wadden e la nostra catena montuosa, snobbando completamente i titoli che la commissione di Siviglia ha offerto a Cina e Capo Verde.

A livello europeo, scorrono fiumi di inchiostro sull'argomento. In Francia, Le Parisien - dopo l'introduzione di rito - prende in considerazione la valenza sotto il profilo turistico delle Dolomiti, «zona conosciuta per le bellezze naturali, la ricchezza della flora e della fauna, ma anche per essere un paradiso frequentato da ciclisti e amanti delle scalate». E se per il quotidiani iberici El Paìs ed El Mundo i nostri monti prendono la cadenza tipicamente spagnola di "Dolomitas", l'inglese Times ne riconosce «il valore universale, ma anche culturale, al pari di antiche città e monumenti storici». Decisamente interessante l'analisi ad ampio raggio di Maev Kennedy, penna di The Guardian: «L'Italia è, in assoluto, il Paese che gode del maggior numero di siti artistici. Ai castelli, i musei, i palazzi e le rarità archeologiche, si aggiunge ora la maestosità delle Dolomiti. La serie di vette oltre i tremila metri rende questo paesaggio montano fra i più affascinanti al mondo». In Germania, la Bild e il Berliner Morgenpost si concentrano soprattutto sul "caso Dresda": l'Unesco, infatti, ha cancellato la città tedesca dalla propria lista di patrimoni dell'umanità, a causa della pianificazione di un ponte sul fiume Elba che deturperebbe il volto del centro storico barocco e dei bucolici dintorni. Sul riconoscimento alle Dolomiti, solo un rapido accenno.  Marco D'Incà

 

 

Corriere delle Alpi  27.06.2009

Le Dolomiti Patrimonio dell’Umanità

Convegno oggi a Pieve

Come non perdere questo treno è il tema intorno al quale dibatteranno Cipra, Legambiente e MW

Dolomiti, è il momento della svolta

Il riconoscimento Unesco un’opportunità straordinaria per le Terre Alte

Le tre associazioni sono convinte «che non si debba importare il modello di vita delle città»

PIEVE DI CADORE. Ieri, da Siviglia, l’atteso riconoscimento delle Dolomiti come patrimonio dell’umanità protetto dall’Unesco. Il che rappresenta un’opportunità assolutamente straordinaria per le Terre Alte. Ed è quanto verrà ribadito anche al convegno di questa mattina a Pieve di Cadore (presso il Cosmo, inizio ore 9.30) da Cipra Italia, Legambiente, Mountain Wilderness.

Associazioni che sono convinte che «la montagna non può e non deve importare il modello di sviluppo e del vivere proprio delle città, pena l’estinzione del bene ambientale e l’acuirsi dei problemi idrogeologici».

Con l’arrivo della tutela, dunque, inizia una nuova sfida, che non dovrà più vedere le istituzioni, locali o regionali che siano, su fronti contrapposti. Al convegno di oggi, che si propone di dar gambe - senza se e senza ma - al protocollo Unesco, interverranno i responsabili regionali del Cai e delle associazioni dell’area dolomitica, le autorità locali, rappresentate anche a livello nazionale dal Direttore Generale dell’Uncem, Tommaso Dal Bosco, l’alpinista e presidente di Mountain Wilderness, Fausto Destefani, il vicepresidente di Cipra Italia Luigi Casanova, il garante di Mountain Wilderness Internazionale, Carlo Alberto Pinelli, il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza.

Si stapperanno bottiglie di prosecco alla decisione di Siviglia? No, anche perché non ci sarà Sergio Reolon ad offrirle, come egli stesso si augurava, qualora fosse stato rieletto presidente della Provincia. Anzi, i promotori anticipano che non è affatto il caso di brindare. «C’è il rischio, infatti», avvertono, «che il patrocinio dell’Unesco possa trasformarsi in un marchio turistico che aggraverà i problemi di gestione del territorio e sociali, specialmente nelle zone ad alta intensità turistica; pensiamo alla mobilità, alla cementificazione, alla gestione delle risorse idriche».

Ecco, dunque, che le associazioni si proporranno come presidio perché questo non accada. «Sarà nostro compito e quello dei comitati trasformare questo rischio in una grande opportunità di ridisegno dell’economia e della qualità del vivere in Dolomiti».

Qual è lo sviluppo compatibile con la tutela Unesco? Reinhold Messner, recentemente, ha risposto, dall’alto del Monte Rite, che bisognerebbe chiudere i passi alpini e permetterne l’accesso con le navette. Questa mattina, probabilmente, non si arriverà a tanto. Ma sarà proposta una piattaforma in più punti su cui lavorare.

 

Politiche adeguate

Non vi è dubbio che il patrimonio geologico, paesaggistico e la biodiversità presenti in Dolomiti siano un bene dell’umanità che va conservato e, se possibile, migliorato. Si chiede l’adozione di politiche atte a mantenere integri gli ambienti che avranno meritato il riconoscimento dell’Unesco, partendo dai fondovalle per arrivare allo specifico del monumento, l’elemento paesaggistico più forte, la vetta, o il ghiacciaio (vedi Marmolada).

 

 

Corriere delle Alpi  27.06.2009

Le Dolomiti Patrimonio dell’Umanità

I 21 paesi membri all’unanimità hanno iscritto i Monti Pallidi nella lista del World Heritage

Dolomiti, tutela Unesco

Proclamate a Siviglia «patrimonio dell’umanità»

Sono nove i gruppi montuosi per un totale di 231 mila ettari

SIVIGLIA. Dalle 12 di ieri le Dolomiti sono nella Lista dell’Unesco, come bene seriale naturale, per l’unicità, integrità e eccezionalità dal punto di vista geologico e geomorfologico. Sono bastati 15 minuti per convincere i 21 Paesi membri del Comitato Unesco a iscrivere le Dolomiti nella Lista del «patrimonio dell’umanità». La proclamazione è stata fatta a Siviglia. Un lungo applauso ha salutato la decisione, frutto di cinque anni di lavoro. Nel futuro, la prevista Fondazione e il piano di gestione.

 

La tutela Unesco è realtà

Bastano 15’ per convincere i 21 Paesi del comitato

Complimenti da Canada e Svezia piccole perplessità da Kenya e Bahrein poi soltanto applausi per i monti pallidi

di Irene Aliprandi

Le Dolomiti sono patrimonio dell’umanità. Sono bastati quindici minuti, ieri mattina, per convincere i 21 Paesi membri del Comitato Unesco ad iscrivere le Dolomiti nella Lista del World Heritage.

Ogni preoccupazione, accumulata in cinque anni di lavoro e peggiorata dalla cancellazione di Dresda due giorni fa, è stata spazzata via dall’applauso liberatorio della delegazione italiana, arrivata numerosa a Siviglia, dove il Comitato Unesco è riunito dal 22 al 30 giugno. Centinaia di rappresentanti di tutto il mondo si sono chiusi nella sala riunioni di Palazzo Fibes attorno alle 10.30 per iniziare l’analisi delle 27 candidature presentate.

Tecnici e amministratori di Belluno, Bolzano, Trento, Udine e Pordenone erano già in fibrillazione da ore, ma con loro, a raccogliere la gloria, sono arrivati anche l’assessore della Regione Veneto Oscar De Bona e il ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo. Alle 11.45 il relatore dell’Iucn, il comitato tecnico di valutazione dei siti naturali, ha preso la parola per illustrare le ragioni della candidatura delle Dolomiti e i motivi che hanno portato l’Iucn a promuoverla presso l’Unesco, mentre sul megaschermo apparivano le immagini delle vette più belle del mondo.

Il primo ad intervenire è stato il membro canadese del comitato, complimentandosi per la scelta. E improvvisamente la paura è scomparsa, perché nel rituale più consumato l’apertura del dibattito dice tutto. Congratulazioni anche dalla Svezia, prima di un breve intervento dell’ambasciatore d’Italia all’Unesco Giuseppe Moscato, che ha citato il grande lavoro fatto dalle cinque Province, il piano di gestione e l’implementazione del piano entro il 2011, in conformità con quanto indicato dall’Iucn. Qualche piccola perplessità è arrivata dal Kenya, in riferimento al turismo intensivo, stessa preoccupazione del Bahrein, che ha chiesto anche se è prevista l’estensione del sito. L’Iucn ha replicato sottolineando l’eccezionalità dell’iscrizione di un bene seriale, affermando la prospettiva dell’estensione, ma anche l’opportunità della scelta fatta sui nove gruppi candidati.

Anche l’ambasciatore ha voluto rassicurare i colleghi internazionali, citando la futura Fondazione, le regole e le prescrizioni. Solo pochi istanti prima che la presidentessa del Comitato formulasse le ultime parole, l’adozione dei sei paragrafi che compongono la proclamazione e le congratulazioni all’Italia, seguite dal lungo applauso dei nostri delegati, alcuni con occhi lucidi.

Dalle 12 di ieri le Dolomiti sono nella Lista dell’Unesco, come bene seriale naturale, che soddisfa ben due criteri a livello universale, caso praticamente unico: l’unicità, l’integrità e l’eccezionalità dal punto di vista geologico e geomorfologico. Cinque Province, amministrativamente e politicamente divise, ieri sono state riunite sotto un unico sigillo.

 

Commossa la «mamma» del progetto

Irma Visalli: «Apriamo le porte a tanti tipi di turismo»

E’ Irma Visalli la più commossa dopo la proclamazione. L’ex assessore e “mamma” della candidatura delle Dolomiti sottolinea la centralità della Provincia di Belluno, coordinatore di quest’esperienza: «Questo riconoscimento sarà volano di uno sviluppo importante e si aprono le porte a tanti tipi di turismo».

«Con rammarico devo constatare l’assenza del presidente Bottacin, fatto che depotenzia il ruolo che deve avere la Provincia di Belluno in un evento mondiale. Questo progetto è al centro del nostro piano per la montagna abitata: essere dolomitici vuol dire non essere confine nè periferia di Venezia, ma centro e luoghi di relazioni d’Europa». Perfino il prossimo assessore Matteo Toscani ha un velo rosso negli occhi: «E’ un momento emozionante per il territorio, traguardo ma anche punto di partenza. Non scordiamo però che le Dolomiti sono abitate e va tutelato anche l’uomo che lo ha mantenuto così. Altro punto sarà l’individuazione della sede della Fondazione: Belluno è partner principale e rivendica la sede».

Michl Laimer, assessore della Provincia di Bolzano, ribadisce l’assenza di vincoli ed esprime gioia e soddisfazione: «Sento un nuovo obbligo, quello di sviluppare un concetto di gestione e far sentire a tutti i cittadini la ricchezza naturale del luogo in cui vivono. Non è normale vivere in un posto riconosciuto come bellezza straordinaria mondiale». Tre gli aspetti da sottolineare per Mauro Gilmozzi, assessore di Trento: «Ha pagato moltissimo la capacità di lavorare in gruppo, esempio di vera sussidiarietà tra tecnici e tra istituzioni, che hanno superato le diversità politiche. In secondo luogo si aprono opportunità per le genti che vivono in montagna, perché con questa notorietà torneranno al centro del ragionamento politico». Soddisfatta, alla fine, anche la Regione Veneto: «Non siamo mai stati contrari», afferma ora l’assessore Oscar De Bona, «volevamo solo gli stessi criteri usati da Trento e Bolzano». (i.a.)

 

Reolon: «Ci siamo riusciti nonostante i boicottaggi»

«E’ una giornata storica per la provincia di Belluno». Così il presidente Gianpaolo Bottacin commenta il riconoscimento Unesco: «E’ una notizia che ci rende felici e orgogliosi, perché l’Unesco ha riconosciuto la straordinaria peculiarità delle Dolomiti. Adesso dobbiamo essere bravi a valorizzare questo riconoscimento mondiale anche per favorire lo sviluppo turistico. Non dimentico chi, in questi anni, si è impegnato a fondo per raggiungere questo risultato. Il mio pensiero va anche al mio predecessore Sergio Reolon e alla sua giunta. Se le Dolomiti sono oggi Patrimonio dell’Umanità il merito è anche loro». Ed eccolo l’ex presidente Reolon: «Un progetto voluto con forza, lungimiranza e determinazione dalla mia amministrazione; ottenuto nonostante la contrarietà e il tentativo di boicottaggio operato dal presidente della Regione Galan e dall’assessore De Bona»

 

Un territorio che batte con 9 cuori di pietra tra boschi e valli d’oro

Nove gruppi dolomitici per un’ estensione complessiva di 142 mila ettari, cui si aggiungono altri 85 mila ettari di aree cuscinetto, per un totale di 231 mila ettari, suddivisi tra le province di Trento, Bolzano, Belluno, Pordenone e Udine: questo il nuovo patrimonio dell’umanità sancito dall’Unesco ieri a Siviglia.

Ne fanno parte il gruppo formato da Pelmo e Croda da Lago, tra Cadore, Zoldano e Ampezzano; la Marmolada, fra Trentino e Veneto e comprendente la cima più alta delle Dolomiti (3.343 metri) e il ghiacciaio più significativo; il gruppo formato dalle Pale di San Martino, Pale di San Lucano e Dolomiti Bellunesi, tra Veneto e Trentino; il gruppo delle Dolomiti Friulane e d’Oltre Piave, le più orientali, suddivise fra Pordenone e Udine; le Dolomiti Settentrionali, fra Alto Adige e Veneto e comprendenti i frastagliati Cadini, le candide Dolomiti di Sesto, le austere Dolomiti d’Ampezzo, le lunari Dolomiti di Fanes, Senes e Braies; il gruppo Puez-Odle, tutto in territorio altoatesino, parco naturale; il gruppo formato da Sciliar, Catinaccio e Latemar, a cavallo fra Alto Adige e Trentino; le Dolomiti di Brenta, le più occidentali, dove vive ancora l’orso bruno, tutte in territorio trentino; il Rio delle Foglie, canyon unico al mondo, le cui stratificazioni rocciose dei più diversi colori e gli innumerevoli fossili di animali preistorici permettono di leggere come in un libro aperto la storia geologica della Terra.

La candidatura delle Dolomiti era arrivata in Spagna forte del parere positivo espresso nelle scorse settimane dall’Iucn (l’Unione mondiale per la conservazione della natura), l’organismo internazionale incaricato di esaminare in prima istanza e candidature dei beni naturali Unesco. Sinora in Italia il riconoscimento come bene naturale era stato assegnato solo alle Isole Eolie.

 

PELMO-CRODA DA LAGO

Il gruppo del Pelmo-Croda da Lago (tutto in provincia di Belluno) ha un’estensione di 4.343 ettari, cui si aggiungono 2.427 ettari di zona cuscinetto. Il massiccio principale è costituito dal Pelmo (3.168 metri), un titano che si eleva tra Cadore e Zoldano.

La sua forma richiama un trono tanto che viene chiamato il Caregon del Padreterno. Accanto sorge il Pelmetto (2.990 metri) alla cui base sono state trovate orme fossili di dinosauro. La Croda da Lago (2.701) si trova nell’Ampezzano. Altre cime sono la Rocchetta Alta (2.412) e la Rocchetta Bassa (2.047), il monte Formin (2.657) e il Nuvolau (2.574). L’Iucn: «E’ paesaggio scenografico con un’ampia serie di formazioni rocciose comprendenti torri, altipiani, cenge e ghiaioni, e testimonianze dell’ultima grande glaciazione». Numerosi i fossili.

 

PALE, BELLUNESI, FELTRINE

Il terzo compendio dolomitico è un insieme di più gruppi, riuniti sotto la dizione Pale di San Martino San Lucano-Dolomiti Bellunesi-Vette Feltrine, estesi su un totale di 31.665 ettari tra Trento e Belluno.

L’insieme si presenta come un grande ferro di cavallo ed è “una delle più complete serie stratigrafiche delle Dolomiti dal primo Paleozoico al Cretaceo”. Le Pale di San Martino sono segnate da una serie di ghiacciai (il più grande, la Fradusta). Tra le principali cime, il Cimon della Pala (3184). Le Pale di San Lucano sono ciclopiche muraglie, a picco per 1.500 metri. A nord la Civetta (3.220), il più colossale monoblocco delle Dolomiti. Dolomiti Bellunesi e Vette Feltrine, impervie e selvagge, sono nel Parco nazionale Dolomiti Bellunesi.

 

MARMOLADA

La vetta della Marmolada raggiunge i 3.342 metri, la più alta di tutte le Dolomiti: dalla sua imponenza le deriva il nome di “Regina delle Dolomiti”. Fra Trentino e Veneto, si estende su 2.207 ettari.

Anche Papa Wojtyla salì in vetta nel 1979. La parete sud precipita per oltre 600 metri. Nella valutazione Iucn la Marmolada figura tra i gruppi che spiccano per particolare bellezza, idoneo per ricerche geologiche, paleontologiche e glaciologiche. Tra i sottogruppi, l’Ombretta-Ombrettola, la Catena della Cima Uomo, i Monzoni-Vallaccia, il Collac-Buffaure, le catene del Padòn e dell’Auta. Tra le cime a nord il Gran Vernel (3.210) e il Piccolo Vernel (3.098), il Piz Serauta (3.069) e punta Rocca (3.309).

 

CATINACCIO-ROSENGARTEN

Le Torri del Vajolet sono tre spettacolari guglie, universalmente note: sono il cuore del gruppo del Catinaccio (Rosengarten, Giardino delle Rose), che assieme allo Sciliar/Schlern e al Latemar, si estende su 9.302 ettari, al confine fra le Province di Trento e di Bolzano (lo Sciliar solo Bolzano). Catinaccio e Sciliar si affacciano sulla terrazza di Fiè/Voels-Siusi/Seis, che digrada sulla Valle d’Isarco.

Visto da sud lo Sciliar appare come un pianeggiante altipiano al quale sembrano addossati due caratteristici aguzzi campanili, Punta Santner (2.413 metri) e Punta Euringer (2.394). Visto da nord è un imponente massiccio roccioso, striato da canaloni e ripide gole. Il gruppo nel corso della giornata cambia continuamente di colore fino a diventare rosa, rosso e poi violetto alla sera. Le cime principali sono il Catinaccio d’Antermoia (3.002 metri), le Torri del Vajolet (sui 2.800 metri), la Roda di Vael (2.806), la Cima Catinaccio (2.981), la Croda di Re Laurino (2.813).

Il terzo gruppo del compendio è il Latemar.

 

FRIULANE E D’OLTREPIAVE

Sono la parte più orientale e si estendono per 21.460 ettari su tre province e due regioni: Belluno in Veneto, Pordenone e Udine in Friuli, comprese tra Piave e Tagliamento, Val Tramontina e Val Cellina.

I gruppi principali da nord a sud sono la Cridola (2.581 metri), i Monfalconi (Cima Monfalconi, 2.548), gli Spalti di Toro (Cadin di Toro, 2.386) e Duranno-Cima Preti (2.706). La valle del Vajont è diventata tristemente famosa per la tragedia del 1963. Tra le cime c’è il famoso Campanile di Val Montanaia (2.173 metri). Dal punto di vista naturalistico, sono tra i gruppi più selvaggi e meno antropizzati di tutte le Dolomiti, protetti e valorizzati dal Parco Naturale delle Dolomiti Friulane.

 

PUEZ-ODLE

Il gruppo Puez-Odle è situato totalmente in Alto Adige (in tedesco Puez-Geisler). E’ un complesso piccolo, esteso su 7.930 ettari. Può essere definito il “sito di lavoro geologico delle Dolomiti”.

L’intera area è tutelata come Parco naturale, ultimi bastioni a nordovest delle Dolomiti tra Gardena, Badia, Val d’Isarco e Val di Funes. La parte nord è dominata da due massicci: le Odle di Eores/Aferer Geisler, con il Sass da Putia (2.875 metri) e le Odle di Funes/Geisler. La parte sud è occupata da un ampio bastione arroccato attorno al Col de Puez (2.725), con pascoli e splendidi laghetti alpini. Tra le cime più note il Sassongher (2.665 metri). Se il Puez è grigio e lunare, le Odle sono una spettacolare sequenza di guglie arditissime, di colore chiaro e brillante.

 

BRENTA

Le Dolomiti di Brenta sorgono all’estremità occidentale dell’area dolomitica e si presentano come un’isola di dolomia fra i gruppi granitici dell’Adamello e della Presanella.

Unico gruppo dolomitico a ovest dell’Adige, il Brenta è tutto in territorio trentino, tutelato nel Parco Adamello-Brenta. Nell’area sopravvive l’ultima colonia di orsi bruni autoctoni delle Alpi. Lungo 42 km e largo 15, il Gruppo di Brenta (tra Val di Sole, Val di Non, Sella di Andalo, Giudicarie Esteriori, Val Rendena e Campiglio), si presenta come una colonna vertebrale di roccia, un susseguirsi di vette, campanili, bastioni, ghiaioni, vedrette, canaloni e altipiani rocciosi. Caratteristica è la presenza di laghi, il più grande dei quali è il lago di Molveno. L’area è di 11.135 ettari

 

DOLOMITI SETTENTRIONALI

L’area si sviluppa su 55.586 ettari tra le province di Bolzano e di Belluno. Ne fanno parte le Dolomiti di Sesto, i Cadini, Braies-Prags, Fanes e Sennes, le Tofane, il Cristallo e le Dolomiti Cadorine.

Presentano la più completa serie stratigrafica di tutte le Dolomiti. Tra le cime, il Paterno, le Tre Cime di Lavaredo, i Rondoi-Baranci e i Tre Scarperi, il Cristallo (3.221), emblema di Cortina, il Pomagagnon, il Popena (3.152). A ovest sorge un vastissimo comprensorio, formato dall’area di Braies, dall’alpe di Sennes e dall’alpe di Fanes. E ancora le Conturines, le Tofane, con la cresta del Lagazuoi, la Croda Rossa il Cavallo. Al, di là del Passo Falzarego, il gruppo dei Sett Sass. L’area sudorientale è dominata da tre massicci: il Sorapis (3.205), le Marmarole e l’Antelao (3.264).

 

RIO DELLE FOGLIE

Chi volesse avere una rappresentazione della storia geologica delle Dolomiti non ha che da recarsi nella gola del Rio delle Foglie-Bletterbach, in Alto Adige, al Gran Canyon delle Dolomiti.

In nessun’altra zona delle Alpi la stratigrafia della dolomite è così ben evidente. L’area del Rio delle Foglie è una gola intagliata dal torrente di circa 8 chilometri e profonda fino a 400 metri, che ha messo in luce uno spaccato di stratigrafie geologiche risalenti a 250 milioni di anni fa. Quest’area di soli 271 ettari guarda sulla Valle dell’Adige, tra Aldino e Redagno. L’unica cima notevole è il Corno Bianco-Weisshorn (2.317). L’intera area è compresa nel Parco Geologico del Rio delle Foglie. Presenti fossili di animali (eccezionale il calco di un piccolo sauro intero) e di piante.

torna su

 

Il Gazzettino-Ud  27.06.2009

PATRIMONIO UNESCO

Fontanini: «Dolomiti, vince il lavoro d’equipe»

Udine

«Non ho mai dubitato un attimo che ci potesse essere un finale diverso in questa storia. È stato un percorso lungo e faticoso ma alla fine i risultati sono arrivati». Non è per nulla sorpreso il presidente della Provincia di Udine Pietro Fontanini nell’apprendere la notizia che il World Heritage Commitee ha ufficialmente inserito le Dolomiti nella lista del Patrimonio Universale dell’Umanità Unesco. La decisione sulla candidature presentata dall’Italia è stata presa all’unanimità dai 21 membri della commissione dell’Unesco riunitasi a Siviglia. «Un lavoro congiunto quello degli ultimi anni – ha precisato Fontanini – che ha visto unite le Province di Belluno, Bolzano, Pordenone, Trento e Udine. L’inserimento delle Dolomiti friulane nella lista dell’Unesco – evidenzia – rappresenta un ottimo risultato, sia dal punto di vista ambientale, che da quello turistico, per far conoscere le bellezze del nostro territorio».

A perorare la candidatura, assieme alla Provincia di Udine, si erano mossi negli anni scorsi anche i Comuni friulani di Ampezzo, Forni di Sotto, Forni di Sopra, Prato Carnico, Socchieve, Sauris e Rigolato. «Al di là dell’importanza del riconoscimento – ha proseguito – ritengo sia necessario riflettere sul valore di una candidatura definita dagli stessi valutatori dell’Unesco come un possibile modello per le future candidature che coinvolgono territori e amministrazioni differenti. I quattro anni trascorsi – ha proseguito - , hanno visto infatti le 5 Province impegnate in un lavoro complesso, il cui spirito è stato quello di vedere le Dolomiti non più come confine ma come importante cerniera».

La gestione del sito Unesco sarà affidata a una fondazione costituita dalle cinque Province, aperta anche ai parchi, agli enti locali ad altre associazioni e fondazioni. La fondazione non avrà alcun potere normativo né di si potrà sovrapporre agli enti locali. Costituirà invece il luogo delle relazioni tra territori per la valorizzazione delle Dolomiti. «Non siamo di fronte a un monumento – ha concluso Fontanini - ma a una serie di luoghi eccellenti e abitati in cui, la tutela della natura passa indispensabilmente attraverso l’azione dell’uomo, come per generazioni hanno dimostrato gli abitanti delle Alpi».

 

 

Il Gazzettino-Bl  27.06.2009

Il ministro Prestigiacomo: «Gran gioco di quadra, porterò il Presidente della Repubblica». E le tv giapponesi già trasmettono le immagini

Le Dolomiti patrimonio mondiale dell’umanità

La decisione dell’Unesco a Siviglia alle 12.01 di ieri. Esplode la gioia tra la delegazione, poi la festa al consolato

Siviglia

Dalle 12.01 di ieri le Dolomiti sono patrimonio dell'umanità. Lo ha stabilito la commissione ambiente dell'Unesco riunita a Siviglia: 21 membri coordinati dall'ambasciatrice spagnola Maria Jesus San Segundo che hanno appoggiato all'unanimità la candidatura avanzata da cinque province italiane (Belluno, Udine, Pordenone, Bolzano e Trento) di tre regioni diverse. Un risultato che ha fatto dimenticare in un baleno alla delegazione bellunese guidata dall'assessore provinciale uscente Irma Visalli e dal suo successore fresco di nomina Matteo Toscani le vicissitudini di due giorni in Spagna senza bagagli, persi in qualche aeroporto. Un po' meno le “beghe” politiche di casa (e con la Regione) e le sconfitte troppo fresche per essere scordate anche in un momento storico.

L'Unesco ha accolto la proposta di tutelare come patrimonio dell'umanità nove gruppi dolomitici: il Pelmo-Croda da Lago, la Marmolada, le Pale di Sa Martino-San Lucano, le Dolomiti bellunesi, le Dolomiti friulane e d'oltre Piave, le Dolomiti di Brenta. «Ora le cinque province entro qualche mese dovranno dare vita ad una Fondazione per la gestione del bene – spiega Visalli – individuando un referente unico per l'Unesco con una sede propria». Un nodo che le province dovranno sciogliere visto che già ieri mattina sono emerse posizioni differenti. «Le Dolomiti tutelate sono per due terzi nel Bellunese, è naturale pensare che la sede sarà nel Bellunese, magari a Cortina», ha detto l'assessore regionale Oscar De Bona che a Siviglia rappresentava il presidente Giancarlo Galan, «quando andremo al Columbus day a New York con la delegazione veneta per presentare i pacchetti turistici invernali, avremo qualcosa di importante in più da presentare e vantare. L'Unesco non impone vincoli, al limite se i beni non sono tutelati li stralcia. Ma garantisce un ritorno turistico che vedremo presto». Replica l’assessore bolzanino Laimer: «Adesso pensiamo a festeggiare, della sede ne parleremo».

Per lo Stato italiano si è presentata il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo attesa nelle prime fila del consesso dell'Unesco, dall'ambasciatore dell'Italia nel World Hermitage Giuseppe Moscato. «Sappiamo tutti quale valore aggiunto sia essere beni dell'Unesco, adesso dovremo tutelare il territorio – ha detto – adesso la grande sfida è continuare a lavorare insieme al piano di gestione e sviluppo. Il primo passo sarà trovare l'accordo per una sede, io mi impegno a portarvi il Presidente della Repubblica».

Quello delle Dolomiti è il primo sito seriale dell'Unesco, cioè il primo bene formato da tanti luoghi, in questo caso da tante montagne. Un primato che sta già aprendo la strada alla candidatura delle Alpi. E la collaborazione che le cinque province hanno dimostrato in questi quattro anni è stata più volte sottolineata dalla presidente della commissione e portata ad esempio per gli altri Stati membri. Le tv giapponesi già impazziscono per le Dolomiti.  Anna Valerio

 

Ore 12.01 arriva l’sms: «Per le Dolomiti è fatta»

Lacrime e abbracci tra la delegazione bellunese a Siviglia

Visalli e Toscani chiamano Reolon e Bottacin. Poi è festa

Siviglia

Ore 12.01 squilla il cellulare. Un sms dell'assessore provinciale di Belluno Matteo Toscani dalla sala dove si riunisce la commissione ambiente dell'Unesco a Siviglia annuncia: «È fatta!».

Pochi istanti dopo esce Irma Visalli, l’assessore uscente che aveva la delega apposito al progetto, con gli occhi lucidi: «Le Dolomiti sono mondiali». E si perde in baci e abbracci con chi le sta attorno. Poi prende il cellulare e digita un numero: «Ciao Sergio, le Dolomiti sono patrimonio dell'umanità». Poco distante Toscani tenta di prendere la linea e chiamare il nuovo presidente della provincia di Belluno, Gianpaolo Bottacin, senza riuscirci. L'"esordio mondiale" del futuro assessore all'ambiente si deve accontentare di un sms, come aveva fatto poco prima con i giornalisti bellunesi affiancati alla delegazione che la sicurezza aveva bloccato fuori della sala. La riunione era riservata, vi potevano entrare solo i delegati internazionali e i 21 membri della commissione presieduta dall'ambasciatrice spagnola Maria Jesus San Segundo.

Una giornata ricca di emozioni per una delegazione che si è presentata a Siviglia senza bagagli, finiti non si sa bene dove. Un arrivo innervosito dalla notizia che per la prima volta l'Unesco in serata aveva bocciato una candidatura (Dresda) e altre - come le Eolie - sarebbero state richiamate, in odore di cancellazione. I lavori ieri sono iniziati alle 10.30. La commissione valuta 5 progetti, tre ampliamenti di perimetri (nelle Filippine, in Corea e Russia) e due nuovi siti (le Dolomiti e il mare di Wadden presentato da Germania e Olanda). Serpeggia la preoccupazione: l'Iucn (l'organismo che ha effettuato le verifiche tecniche e l'11 maggio scorso aveva dato il parere favorevole) aveva arricciato il naso su due skilift in Marmolada e sullo sviluppo turistico sulle Tre Cime. Alle 11.45 Tim Badman, direttore dell'Iucn, presenta la candidatura delle Dolomiti. Gli unici stati che fanno osservazioni sono Kenya e Bahrain (arcipelago del golfo Persico), chiedono rassicurazioni sulla gestione del sito e dei futuri flussi turistici. Il Kenya si dice preoccupato per l'estensione del sito dolomitico (si parla di nove gruppi, 142 ettari di superficie tutelata e 85mila ettari di "zone cuscinetto", 5 province e 3 regioni coinvolte). Ma interviene ancora Badman e spiega che la forza della candidatura è proprio nella bellezza del sito e nel nuovo modello: un bene seriale fatto di tante montagne sostenuto da un lavoro di gruppo e una sinergia che ha saputo andare oltre la politica. L'inglese convince la platea e l'ambasciatrice spagnola annuncia che l'Unesco dal 26 giugno 2009 ha un nuovo patrimonio dell'umanità da tutelare: le Dolomiti.

«È il coronamento di un percorso durato 4 anni - commenta all'uscita il ministro all'Ambiente Stefania Prestigiacomo - ma finalmente ce l'abbiamo fatta. L'Unesco mette sul piatto 10 caratteristiche che riconosce ai siti, di solito ne attribuisce una, alle Dolomiti ne ha riconosciute due, bellezza e caratteristiche geomorfologiche. Segni importanti. Adesso la sfida sarà sulla gestione del sito e sulla scelta della sede: invito province e regioni a dare prova di coerenza e trovare l'accordo, io in cambio mi impegno a portare il Presidente della Repubblica all'inaugurazione». Per la Regione c'è Oscar De Bona con Max Pachner: «È un momento storico, dovremo aiutare la gente ad avere consapevolezza di questo risultato. Non c’è mai stato parere contrario della Regione, avevamo solo posto la condizione che le aree cuscinetto fossero più limitate in linea con le scelte fatte da Bolzano e Trento. Due settimane fa il ministro ci ha convocati e abbiamo trovato l'intesa. Abbiamo 18 mesi per partire e sicuramente ci saranno dei piccoli assestamenti, ad esempio in Valle del Boite. Turisticamente è importante che il mondo sappia che le Dolomiti non sono solo a Trento e Bolzano. L'Unesco non mette vincoli, ma garantisce con la sua tutela una cassa di risonanza mondiale. Di questo ne dovranno tenere conto tutti. La Regione entrerà nella Fondazione che gestirà il sito, ma sarebbe giusto che la sede fosse nel Bellunese, a Cortina, visto che le Dolomiti sono per due terzi nel nostro territorio».

La delegazione poi si sposta al consolato italiano a Siviglia. La tensione scema. Arriva il ministro. Foto ricordo con le varie delegazioni e prima del brindisi finale gli ultimi ringraziamenti. La parola all'ex assessore Visalli che questa volta le lacrime non le trattiene più, avvolta dagli applausi di politici e dirigenti che l'hanno vista combattere per 4 anni. È l'emozione di un traguardo raggiunto ma anche sfugito a pochi giorni dalla sconfitta elettorale che ha visto Bottacin succedere a Reolon: «Dedico questa giornata a Giuliano De Marchi, queste sono le sue Dolomiti».  Anna Valerio

 

Prestigiacomo alle Province: «Ora collaborate»

Il geologo Panizza commosso: «Ho trovato la chiave giusta»

SIVIGLIA - (A.V.) Alla fine è risultato vero il detto «l'unione fa la forza». Anche se ieri il ministro Prestigiacomo brindando con le delegazioni ha messo le mani avanti: «Il mio merito è solo quello di avervi chiusi in una stanza a Roma per sette ore, vi prego di essere coerenti e collaborare ancora. Il primo banco di prova è che troviate un sito condiviso, magari un luogo della prima Guerra mondiale. Io mi impegno a presentarmi all'inaugurazione con il Presidente della Repubblica. Ma posso portarlo in una sede sola, quindi mettetevi d'accordo».

Eppure una delle cose che la commissione Unesco ha apprezzato maggiormente è stata la collaborazione dimostrata. «Sono molto emozionato – commenta Ottorino Faleschini, assessore di Udine - la gratificazione di oggi è proporzionale alle difficoltà che abbiamo dovuto superare per arrivare a questo risultato che rafforza l'orgoglio della gente di montagna. Lavorando insieme abbiamo contribuito allo sviluppo del nostro territorio». «Una giornata straordinaria proprio nel giorno dell'insediamento del nuovo consiglio provinciale di Pordenone» dice Sergio Bergnach, dirigente del settore pianificazione. Per Mauro Gilmozzi, assessore di Trento: «È stata premiata la capacità di lavorare insieme. Adesso abbiamo la responsabilità di fare in modo che l'ambiente vada a braccetto con lo sviluppo sostenibile. Quanto alla sede, la vorremmo mobile, a seconda di chi guiderà il sito in quel periodo». «Avevo fatto la mia tesi sulle Dolomiti 50 anni fa – dice commosso Mario Panizza, il geologo che ha preparato la documentazione – questo corona la mia carriera di geomorfologo. Ho individuato una chiave di lettura originale e vincente puntando su bellezza e geomorfologia: è già stata adottata come chiave scientifica internazionale per i futuri siti seriali dell'Unesco». Michil Laimer, assessore di Bolzano: «Questo è un marchio, un riconoscimento mondiale. È una giornata che non dimenticherò mai, è il massimo che un assessore all'ambiente può sperare per il proprio territorio. Un risultato ottenuto facendo lavorare insieme cinque province senza fare politica. Della sede adesso non parliamo, ora è il momento di festeggiare».

«Adesso cominciamo a stare sotto i riflettori del mondo – conclude Irma Visalli – conterà molto l'autodeterminazione degli enti locali. Mi è dispiaciuto non vedere Bottacin in persona ora che Belluno ha un ruolo nel mondo, ma spero nella continuità e resto a disposizione del gruppo che seguirà l'iter».

 

Le reazioni

Nel coro di entusiasmi Vascellari fa il solista

«Non diventeremo un museo». Bottacin riconosce i meriti di Reolon. E c’è chi vuole cambiare il nome all’A27

Coro di commenti per le Dolomiti nell’Unesco. «Una giornata storica per la provincia di Belluno e per tutta l'area dolomitica – afferma il presidente della Provincia Gianpaolo Bottacin - una notizia che ci rende felici e orgogliosi. Adesso dobbiamo essere bravi a valorizzare questo riconoscimento per favorire lo sviluppo turistico e la Provincia di Belluno dovrà avere un ruolo da protagonista. Naturalmente non dimentico chi si è impegnato a fondo per raggiungere questo risultato, il mio predecessore e la sua giunta». Proprio l’ex Sergio Reolon esprime la sua soddisfazione. «È un grande progetto voluto con forza, lungimiranza e determinazione dalla mia amministrazione. È la dimostrazione che quando si pensa in grande si possono ottenere grandi risultati, nonostante la contrarietà e il tentativo di boicottaggio di forze locali e regionali, in primo luogo dal presidente della Regione Galan e dall'assessore De Bona». Orgoglioso il sindaco di Feltre e senatore Gianvittore Vaccari. «È il frutto della natura, ma specialmente dell'uomo che sulle Dolomiti ha sempre vissuto con fatica. Le ha sapute conservare, tutelare, farle apprezzare e ora renderle più aperte a tutti i popoli del mondo».

Plaude anche l’economia bellunese, a cominciare dal presidente della Camera di Commercio Paolo Doglioni. «Sono contento per il rilancio turistico che questo riconoscimento significa, sono già in contatto con il presidente della Camera di Bolzano per un incontro indirizzato all’unità territoriale». Contento ma anche preoccupato il presidente di Confindustria Belluno Dolomiti Valentino Vascellari. «Non vorremmo diventare un museo, con il congelamento di ogni possibilità di sviluppo in ambito turistico e manifatturiero. La nostra associazione vigilerà con attenzione in tutte le sedi competenti affinché le regole che verranno fissate non siano a svantaggio della vita, del lavoro e del turismo».

Soddisfazione dal presidente del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi Guido De Zordo. «Non è solo il riconoscimento dell’unicità e del valore scientifico, ambientale ed estetico delle montagne più famose del mondo, ma anche una attestazione della qualità del lavoro svolto in questi anni da tutte le aree protette». Gli fa eco il direttore Nino Martino. «L’inserimento nell’Unesco faciliterà le attività di cooperazione internazionale che il Parco ha già avviato con altre aree protette straniere». Il presidente di Federalberghi Veneto Marco Michielli propone addirittura di rinominare l’A27 Autostrada delle Dolomiti. «I regolamenti che governano i Patrimoni dell’Umanità garantiranno poi un maggior controllo sulle speculazioni edilizie». Commenta anche il consigliere comunale di Belluno Silvano De Salvador (Pd). «Ora che il riconoscimento è realtà esorto il sindaco Prade ad abbandonare i preconcetti e lo invito ad attivarsi per far valere il ruolo di Belluno come capoluogo della montagna veneta e delle Dolomiti».  Maurizio Dorigo

 

 

Il Gazzettino  26.06.2009

Convegno nazionale sul futuro dolomitico

PIEVE - Domani al Cos.Mo di Pieve di Cadore dalle 9 in poi si terrà un convegno nazionale sulle Dolomiti patrimonio dell'umanità tutelato dall'Unesco, organizzato dalle associazioni ambientaliste Mountain Wilderness e Legambiente, con il patrocinio di Cipra Italia e del Comune cadorino ospitante. E’ un appuntamento importante a cui aderiscono i comitati locali che operano nelle Dolomiti a difesa dell'ambiente naturale, il Club alpino italiano, l'Ecoistituto del Veneto, Primiero Viva e decine di persone protagoniste della vita sociale nelle comunità di montagna.

Il dibattito verterà sul tema delle "Dolomiti patrimonio dell'umanità: raccogliamo i frutti di un lungo impegno" e vuole accogliere la new entry nel patrimonio mondiale dell'umanità delle Dolomiti, il grande sistema montuoso che si estende in cinque province italiane (Trento, Bolzano, Belluno, Pordenone e Udine), uno straordinario monumento geologico e mosaico culturale animato da comunità che parlano dialetti italiani, tedeschi e ladini.

In seguito alla proclamazione, che avverrà domani a Siviglia, le Dolomiti diventeranno il 44. sito italiano iscritto nel patrimonio Unesco, ma anche il più grande in assoluto tra i siti del nostro Paese. Il convegno ha dunque l'intento di rilanciare la sfida originale e di individuare grandi obiettivi per uno sviluppo locale rispettoso dello straordinario scenario dolomitico, il suo patrimonio naturale e la sua grande identità culturale.

Interverranno così molte associazioni dell'area dolomitica, rappresentate a livello nazionale, dal direttore generale dell'Uncem, Tommaso Dal Bosco, all'alpinista e presidente di Mountain Wilderness, Fausto De Stefani, dal vicepresidente di Cipra Italia Luigi Casanova al garante di Mountain Wilderness Internazionale, Carlo Alberto Pinelli,. e dal presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza.

Claudio Agnoli, presidente della "Cadore Società Cooperativa Sociale", introduce il pensiero della comunità cadorina:«Questa giornata si presenta come un'occasione importante non solo di riflessione sul grande patrimonio dell'Unesco ma per aprire un dibattito sui problemi e le priorità della gente di montagna che popola il nostro territorio. Mi auguro infatti che questa iniziativa serva soprattutto ad affrontare tutti gli aspetti economici che ci ruotano attorno».

 

 

Il Gazzettino  26.06.2009

Unesco, la delegazione bellunese a Siviglia

Atterrati ieri pomeriggio in Andalusia senza valigie il neoassessore Toscani e l’ex Visalli

Siviglia

Inizia con una disavventura il viaggio della delegazione bellunese a Siviglia. Il gruppo degli undici guidati da Irma Visalli (assessore uscente) e Matteo Toscani (in odore di nuovo assessorato) è rimasto senza bagagli all'aeroporto della città spagnola dove sabato le Dolomiti dovrebbero essere proclamate "patrimonio dell'umanita" dall'Unesco.

Un esordio in terra andalusa ricco di suspence che ha contribuito ad aumentare la tensione dell'attesa per il fatidico momento. E per almeno 24 ore di valige non se ne parla.

Ma l'obiettivo della missione non toglie l'entusiasmo ai protagonisti del viaggio che vede la delegazione arricchita dei giornalisti delle testate bellunesi, del professor Mario Panizza che ha seguito la parte tecnica del progetto, dall'assessore Ottorino Faleschini della Provincia di Udine, Mauro Gilmozzi assessore di Trento. La provincia di Pordenone ha inviato due funzionari perche ancora non c’è la giunta.

«E' bellissimo che siamo tutti qui al di là delle varie strade seguite - dice Visalli - per l'Italia ci siamo solo noi, la candidatura delle città longobarde è stata rimandata al 2010. E' la vera occasione per essere visibili a tutto il mondo». «Ci sono forti aspettative e non manca la speranza che si tratti di una cosa che veramente possa rilanciare il territorio - assicura Toscani - ma non possiamo nascondere una certa preoccupazione, raccolta anche tra la gente in campagna elettorale: non vorremmo che alla fine ci fossero ulteriori vincoli oltre ai già numerosi che abbiamo». Nel pomeriggio a Siviglia è arrivato anche il ministro Stefania Prestigiacomo.  Anna Valerio

 

 

Corriere delle Alpi  25.06.2009

Dolomiti-Unesco conto alla rovescia

CORTINA. Nè troppo caldo, nè troppo freddo. Questo è quanto Cortina ha provato leggendo la notizia pubblicata ieri da alcuni quotidiani nazionali riguardanti le diramazioni ampezzane dell’indagine di Bari, con festini allietati da escort e coca in un albergo e nella villa di un inmprenditore. Del resto donne bellissime o appariscenti a Cortina se ne vedono sempre e da sempre. Per quanto riguarda le camere dei lussuosi alberghi da 20mila euro a notte a Cortina non se ne trovano. Ma sui festini e la coca nessuno si sorprende. E la curiosità si risveglia.

 

Parte il conto alla rovescia A Siviglia le Dolomiti patrimonio dell’umanità

Bottacin ha delegato Matteo Toscani e Irma Visalli discussione e proclamazione attese tra domani e sabato

di Irene Aliprandi

BELLUNO. Saranno Matteo Toscani e Irma Visalli a rappresentare l’ente Provincia a Siviglia. Il nuovo presidente Gianpaolo Bottacin, per altri impegni, ha deciso di non andare alla riunione dell’Unesco dov’è attesa la proclamazione delle Dolomiti patrimonio dell’Umanità, delegando il consigliere provinciale della Lega Nord Toscani e l’ex assessore Visalli (Pd), ora consigliere di opposizione. La Visalli ha seguito tutto l’iter della candidatura in questi anni.

Non è ancora chiaro se la discussione della candidatura delle Dolomiti avverrà domani o sabato. Al Comitato Unesco, formato dai rappresentanti di 21 Paesi (l’Italia non c’è), verranno sottoposte 27 candidature e delle Dolomiti si occuperà un esperto dell’Iucn, l’organismo scientifico che ha già dato parere favorevole e lusinghiero al lavoro fatto dalle cinque Province coinvolte, capofila proprio quella di Belluno. In caso di necessità di “mediazione politica” è titolato ad intervenire solo l’ambasciatore d’Italia presso l’Unesco, Giuseppe Moscato.

Al termine della corposa presentazione da parte dell’Iucn e di un rituale ben preciso, il Comitato deciderà se iscrivere o meno le Dolomiti nella Lista dell’Unesco e, in caso di esito positivo, ci sarà la proclamazione universale. Venerdì a Siviglia ci sarà anche un rinfresco, organizzato dal ministero dell’Ambiente, con i prodotti tipici delle Dolomiti. In Spagna andranno anche il funzionario della Provincia che ha seguito la candidatura e le delegazioni delle altre Province.

 

 

Il Gazzettino-Bl  23.06.2009

Mountain Wilderness e Legambiente lanciano l’allarme sui rischi della candidatura a patrimonio dell’umanità

Dolomiti: «Pericolo marchio turistico»

In un convegno nazionale che si tiene sabato a Pieve si dibatterà sui problemi del territorio

Pieve

Sabato prossimo, 27 giugno, a Pieve di Cadore, con inizio alle 9, al Cos.Mo, le associazioni ambientaliste Mountain Wilderness e Legambiente, con il patrocinio di Cipra Italia e del Comune di Pieve, hanno organizzato un convegno nazionale sulle Dolomiti Patrimonio dell’Umanità tutelato dall’Unesco. Sul tavolo una questione importante. Da ieri al 30 giugno a Siviglia è all’esame infatti l’iter della candidatura delle Dolomiti Patrimonio naturale dell’umanità, una candidatura costruita dal Ministero dell’Ambiente e con il protagonismo diretto delle cinque province interessate: Belluno, Bolzano, Pordenone, Trento e Udine.

Aderiscono al convegno di Pieve i comitati locali che operano in Dolomiti a difesa dell’ambiente naturale, il Club Alpino Italiano, l’Ecoistituto del Veneto, Primiero Viva e decine di persone protagoniste della vita sociale e nelle comunità delle Dolomiti.

Il convegno, grazie ai protagonisti del percorso associativo ed istituzionale, ricostruirà la storia della proposta (Biella, 1987), e avrà il compito di illustrare, accanto ad alcuni limiti presenti, le tante opportunità di azione che il sostegno dell’Unesco porterà nell’area dolomitica.

In prospettiva c’è il rischio che il patrocinio dell’Unesco possa trasformarsi in un marchio turistico che aggraverà i problemi di gestione del territorio e sociali, specialmente nelle zone ad alta intensità turistica: pensiamo alla mobilità, alla cementificazione, alla gestione delle risorse idriche. «Sarà dunque compito delle associazioni e dei comitati - spiegano i promotori - trasformare questo rischio in una grande opportunità di ridisegno dell’economia e della qualità del vivere in Dolomiti». L’occasione è notevole: per la prima volta un bene seriale, che coinvolge istituzioni fra loro diversissime riguardo l’autonomia legislativa ed economica, può venire riconosciuto dall’Unesco meritevole di tutela.  B.D.D.

 

Il decalogo

«Regole chiare per tutelare la montagna»

PIEVE - L’associazionismo ambientalista, lavorando con le associazioni di categoria, con quelle sindacali, con il mondo del volontariato, ma anche e specialmente con le istituzioni delle vallate dolomitiche e delle province coinvolte potrà ridefinire un disegno di sviluppo delle Dolomiti basato su linee guida ben precise.

La corenza. Viene chiesta l’adozione di politiche adeguate a mantenere integri gli ambienti che avranno meritato il riconoscimento dell’Unesco, partendo dai fondovalle per arrivare allo specifico del monumento, l’elemento paesaggistico più forte, la vetta, o il ghiacciaio (vedi Marmolada).

L’equita. In Dolomiti vi sono province dotate di autonomia speciale che costruiscono sviluppo sociale diffuso, che sconfiggono l’esodo dalla montagna e che sostengono nelle vallate un livello di servizi che rispetta i cittadini e offre opportunità di alta qualità. E’ necessario che queste opportunità, attraverso il piano di gestione di Dolomiti Patrimonio dell’Umanità, vengano diffuse su tutto il territorio e che si superi l’attuale divisione fra comunità incluse nella serie A ed altre che sembrano destinate a rimanere marginali. Il lavoro. Sarà necessario ricostruire in tutti i territori delle Dolomiti le politiche tese a rafforzare il lavoro, attraverso la formazione continua e l’attrazione dei saperi.

L’identità. La forza sociale espressa dalle dolomiti è rappresentata dalla diffusione delle diversità, in termini di biodiversità naturale, linguistiche, amministrative, modi di vivere e qualità sociale. L’attuale crisi economica porta alla tentazione di svendere ulteriori territori, le parti più sensibili del nostro patrimonio. Attraverso Dolomiti patrimonio dell’umanità abbiamo la possibilità di ricostruire dinamiche culturali e politiche che porteranno vantaggi in tutte e cinque le province.

Rapporto città – montagna. Si deve ricostruire un rapporto equilibrato fra chi fugge dalle città per ritrovare nelle Dolomiti serenità, pace, natura libera, ambienti incontaminati, oasi ricreativa. La montagna non può e non deve importare il modello di sviluppo e del vivere proprio delle città, pena l’estinzione del bene ambientale e l’acuirsi dei problemi idrogeologici.

 

 

Carta EstNord  22.06.2009

Dolomiti patrimonio dell'umanità?

di Elena Placitelli

Dolomiti patrimonio dell’umanità? «Solo un marchio turistico». A breve il vertice spagnolo e il contro vertice italiano: a Siviglia per la tutela della vetta, a Pieve di Cadore, in Provincia di Belluno, contro la distruzione della vallata.

Dal 22 al 30 giugno, a Siviglia, l’Unesco deciderà se le Dolomiti del Triveneto potranno diventare patrimonio dell’umanità ed essere considerate tra i posti più belli del mondo.

Ma secondo gli ambientalisti il rischio è che il patrocinio si trasformi in un marchio turistico che porterà e alla svendita del territorio: «ci saranno ricadute su mobilità, cementificazione e gestione delle risorse idriche». La partita è aperta, e le associazioni ambientaliste hanno deciso di intraprendere la sfida per uno sviluppo equilibrato e sostenibile, ridisegnando l’economia e la qualità della vita nelle Dolomiti.

L’obiettivo è di riaffermarsi come protagoniste del percorso di candidatura Unesco e di essere riconosciute nella fondazione che gestirà il patrimonio dell’umanità. Per raggiungere lo scopo, la prima cosa da fare è quella di guardarsi negli occhi e di contarsi. L’appuntamento è al contro vertice nazionale che aprirà i battenti alle 9 del 27 giugno nel palazzo Cos.Mo di Pieve di Cadore. Il convegno si intitola «La sfida continua» ed è organizzato da Mountain Wilderness e Legambiente con il patrocinio di Cipra e del Comune di Pieve di Cadore. Associazioni e comitati, nazionali e locali, si riuniranno per scongiurare il rischio che le Dolomiti diventino un mero prodotto di mercato.

«Abbiamo sottoscritto un documento – spiega Luigi Casanova di Mountain Wilderness –sul ruolo che l’ambientalismo dovrà assumersi indipendentemente dal risultato di Siviglia». Il convegno ricostruirà la storia della candidatura, che nasce a Biella nel 1987 grazie al contributo ecologista. Nel 2004, la candidatura passa nelle mani del ministero dell’Ambiente che riunisce i presidenti delle cinque province interessate: Belluno, Bolzano, Pordenone, Trento e Udine. Viene bocciata la proposta di tutelare le dolomiti come patrimonio culturale, limitandosi soltanto alla bellezza del paesaggio e all’elemento naturale della roccia.

«Significa – continua Casanova – che dalla tutela verranno escluse le vallate. Il rischio è che tutto si riduca a un marchio, trasformando in sciagura quella che dovrebbe essere un’opportunità, soprattutto per le vallate, già messe a dura prova dall’aumento del traffico e dalla crescita delle seconde case». «Ci batteremo – continua Casanova - perché gli ambienti riconosciuti dall’Unesco siano mantenuti integri a partire dai fondovalle. No quindi all’autostrada, all’ampliamento delle aree sciabili e alla trasformazione dei parchi naturali in parchi turistici. Nell’area dolomitica si alternano aree più o meno sviluppate, in Province autonome e a statuto ordinario. In Cadore, ad esempio, la Provincia di Belluno non riesce ad offrire alla popolazione nemmeno i servizi indispensabili. Chiediamo che a tutta l’area montana coinvolta dal patrocinio sia data pari opportunità di sviluppo mediante autonomia di governo. Contro lo spopolamento della montagna vogliamo poi nuove opportunità di lavoro, attraverso la formazione continua e l’attrazione dei saperi. La forza sociale espressa dalle Dolomiti è rappresentata dalla diffusione delle diversità naturali, linguistiche e amministrative: l’aspetto geologico unisce queste diversità e arriva a costruire un’identità che va recuperata e resa leggibile. La montagna, infine, non deve importare il modello di sviluppo della città, pena l’estinzione del bene ambientale: esaurendo le risorse, perderemo la capacità di attrarre chi fugge dalla città per cercare un ambiente incontaminato».  

Secondo gli ecologisti, dunque, nel patrimonio dell’umanità bisogna ricomprendere, oltre al bene naturale dato dalle vette, anche tutti gli aspetti culturali, sociali ed economici delle vallate, che fanno delle Dolomiti un esempio unico al mondo. La sfida continua.

 

 

Il Gazzettino-Bl  20.06.2009

Sabato prossimo con MW, Legambiente e Comune

Dolomiti patrimonio Unesco convegno nazionale a Pieve

Pieve

Sabato prossimo 27 giugno alle 9 le associazioni ambientaliste Mountain wilderness e Legambiente, con il patrocinio di Cipra Italia e del Comune, daranno vita a un convegno nazionale sulle Dolomiti patrimonio dell’umanità tutelato dall’Unesco. Com’è noto, da 22 giugno al 30 giugno, a Siviglia, in Spagna, si concluderà l’iter della candidatura delle Dolomiti, costruita dal Ministero dell’ambiente con le cinque province interessate: Belluno, Bolzano, Pordenone, Trento e Udine.

Aderiscono al convegno i comitati locali che operano nelle Dolomiti in difesa dell’ambiente naturale, il Club alpino italiano, l’Ecostituto del Veneto, Primiero Viva e decine di persone protagoniste della vita sociale e delle comunità delle Dolomiti.

In una nota degli organizzatori si legge che il convegno, grazie ai protagonisti del percorso associativo ed istituzionale, ricostruirà la storia della proposta (Biella, 1987), ma avrà il compito di illustrare, accanto ad alcuni limiti, le tante opportunità di azione che il sostegno dell’Unesco porterà nell’area dolomitica.

«E’ presente il rischio - sostiene il comitato - che il patrocinio possa trasformarsi in un marchio turistico che aggraverà i problemi di gestione del territorio e sociali, specialmente nelle zone ad alta intensità turistica. Pensiamo alla mobilità, alla cementificazione, alla gestione delle risorse idriche. Sarà compito delle associazioni e dei comitati trasformare questo rischio in una grande opportunità di ridisegno dell’economia e della qualità del vivere in Dolomiti».

Per la prima volta un bene seriale (insieme di siti), che coinvolge istituzioni fra loro diversissime riguardo l’autonomia legislativa ed economica, può venire riconosciuto dall’Unesco meritevole di tutela.

 

 

La Tribuna di Treviso  19.06.2009

«A Da Re riservo il telefono presidenziale»

VITTORIO VENETO. «Per Toni Da Re sindaco c’è a disposizione il telefono presidenziale: può chiamarmi a qualsiasi ora al numero riservato alle massime autorità dello Stato». Il ministro all’Agricoltura Luca Zaia chiude la campagna elettorale della Lega Nord e del suo candidato a sindaco di Vittorio Veneto, in piazza del Popolo (il clima è quello di una festa), e si dichiara a «piena disposizione della città». «Ovviamente mi auguro che vinca Gianantonio Da Re per dare continuità ai programmi in cantiere. Questi dieci anni di Lega Nord hanno segnato il Risorgimento di Vittorio Veneto. Nessuno, ritengo, vuol ripiombare nel buio delle amministrazioni di sinistra». Non manca, nell’intervento di Luca Zaia, un forte richiamo alle banche perché «non dimentichino le imprese, ma nemmeno le famiglie». E avanti tutta, fra l’altro, con l’autostrada A27: «Fino a Monaco», assicura il ministro. (f.d.m.)

 

 

Corriere delle Alpi  18.06.2009

Dolomiti Unesco. Il 27 giugno organizzato un convegno a Pieve di Cadore

«Solo un marchio turistico»

L’allarme è di Cipra, Legambiente, Mountain Wilderness

PIEVE DI CADORE. «C’è il rischio che il patrocinio dell’Unesco possa trasformarsi in un marchio turistico che aggraverà i problemi di gestione del territorio e sociali, specialmente nelle zone ad alta intensità turistica, pensiamo alla mobilità, alla cementificazione, alla gestione delle risorse idriche».

L’allarme quanto mai autorevole è firmato da Cipra, Legambiente, Mountain Wilderness, che si dicono perfettamente (o quasi) d’ accordo con la tutela delle Dolomiti da parte dell’Unesco, ma mettono le mani avanti rispetto a tutta una serie di problemi che esporranno in un convegno sabato 27 giugno a Pieve di Cadore, alle 9, al palazzo Cosmo. Convegno che cade alla conclusione dell’iter a Siviglia del sospirato riconoscimento.

Aderiscono al convegno i comitati che operano nelle Dolomiti a difesa dell’ambiente naturale, il Cai, l’Ecostituto del Veneto, Primiero Viva e decine di persone protagoniste della vita sociale e nelle comunità delle Dolomiti.

«I rischi ci sono - avverte Luigi Casanova, portavoce di Cipra - ma sarà compito delle associazioni e dei comitati trasformarli in una grande opportunità di ridisegno dell’economia e della qualità del vivere in Dolomiti».

Diversi i passaggi. Uno di questi è l’ equità. «In Dolomiti vi sono province dotate di autonomia speciale che costruiscono sviluppo sociale diffuso, che sconfiggono l’esodo dalla montagna e che sostengono nelle vallate un livello di servizi che soddisfa i cittadini e offre opportunità di alta qualità».

«E’ necessario - sostiene Casanova - a questo punto, che queste opportunità, attraverso il piano di gestione di Dolomiti quale patrimonio dell’umanità, vengano diffuse su tutto il territorio e che si superi la divisione fra comunità incluse nella serie “A” ed altre che sembrano destinate a rimanere marginali».  Francesco Dal Mas

 

 

Il Gazzettino-Bl  10.06.2009

In breve

Longarone

Piol e la circonvallazione

«Da oltre due anni è bloccato il progetto della circonvallazione di Longarone sulla statale 51 di Alemagna, un intervento inserito nel piano quinquennale 2007-2011 dell’Anas è già finanziato con 52 milioni di euro. Questo a causa delle ipotesi sul prolungamento dell’autostrada A27 fino a Rivalgo, che vengono continuamente proposte e poi rinviate». Quinto Piol, assessore provinciale alla viabilità interviene a riguardo delle parole della Regione sul possibile prolungamento dell’autostrada A27. «Tutto è fermo perché si aspetta di verificare se esiste realmente l’annunciata possibilità di costruire l’autostrada con i soli capitali privati. Così facendo si impedisce però la costruzione di opere fattibili e indispensabili per il nostro territorio».

 

 

Il Gazzettino  05.06.2009

Ma la Regione Friuli V. G. frena: «L’interesse c’è, però prima di tutto per noi viene la costruzione della terza corsia sull’A4 per Trieste»

La Venezia-Belluno pronta ad arrivare in Cadore

Autostrada per la Carnia, il Veneto presto decreterà l’interesse pubblico del primo lotto poi passerà all’appalto dell’opera

Il Veneto ci crede e va avanti. Il periodo non è dei più facili perchè la crisi, anche se a Nordest è avvertita meno che altrove, esiste. Ma la Regione ha deciso che il prolungamento dell’autostrada A 27 Venezia-Belluno almeno fino al Cadore vale tutti gli sforzi possibili, anche perchè contribuirebbe a distribuire meglio il traffico in un’area da sempre molto critica, soprattutto in periodi turistici, quale è quella del Centro Cadore. Dunque, si prosegue. Il prolungamento dal termine attuale a Pian di Vedoia, fino a Caralte in realtà altro non è che il primo tratto del collegamento con l’autostrada Udine-Tarvisio, quella Cadore-Carnia (o Longarone-Tolmezzo) che però in Friuli per il momento incontra animi ancora tiepidi.

Oggi, comunque, la questione sta in questi termini. Prima di tutto sarà una gara europea a decidere il nome di chi costruirà l’autostrada fino in Cadore, anche se una prima proposta dei privati esiste già. L’ha avanzata l’anno scorso l’Ati (associazione temporanea d’impresa) composta dalle società Grandi Lavori Fincosit di Roma, Adria Infrastrutture e Mantovani, la quale ha proposto alla Regione un piano in "project financing" per il tratto tra Pian di Vedoia e Caralte (poco più di venti chilometri in tutto). Ebbene, la Regione sta valutando in questi giorni la fattibilità del progetto attraverso il nucleo di valutazione degli investimenti che dovrebbe esaurire il proprio compito nel giro di pochi giorni.

E passato il piano delle tre Spa private, la giunta regionale approverà la delibera che decreta il pubblico interesse dell’opera, quindi indirà la gara europea. «La procedura dovrebbe concludersi entro pochi giorni» assicura Renato Chisso, assessore veneto ai Trasporti. Che poi spiega il perché è trascorso un po’ di tempo da quando l’Ati ha depositato la sua proposta e il certo via libera. «Abbiamo dovuto adeguare la legge regionale a quella nazionale, dopo che l’ex ministro Di Pietro ha disposto la cancellazione del diritto di prelazione dai provvedimenti sugli appalti pubblici». Operazione che ha impegnato il Consiglio regionale per alcuni mesi vista la complessità della provvedimento. Il nuovo tratto di autostrada, aggiunge Chisso, non prevede alcuna partecipazione dello Stato o della Regione. A differenza, vista la complessità della progettazione che dovrà prevedere la realizzazione di molte gallerie, del tratto oltre Caralte per il quale sarebbe necessaria una notevole quantità di denaro pubblico. Il che giustificherebbe, a detta dell’assessore, lo scetticismo di parte friulana.

E infatti, sul collegamento autostradale fra Cadore e Carnia, il governatore friulano Renzo Tondo ricorda che l’opera figura fra i punti contenuti nel patto firmato con il premier Berlusconi. Ma a sua volta Riccardo Riccardi, assessore regionale alle Infrastrutture, puntualizza che «al momento non vi sono risorse pubbliche disponibili e nemmeno prospettive concrete di interventi di capitali privati». Riccardi, che è anche vice di Tondo nella gestione commissariale dell’emergenza A4 Venezia-Trieste, spiega che «l’interesse c’è ma la programmazione è alle primissime battute». In ogni caso, «attualmente siamo concentrati su altre cose». Leggi: terza corsia.

Renzo Tondo esprime soddisfazione, invece, per le parole rassicuranti di Silvio Berlusconi sui finanziamenti da destinare alla Tav nel Nordest e annuncia che quanto prima verificherà il dettaglio con il Cipe. Il presidente del Friuli Venezia Giulia, promette «un’assidua vigilanza» sulla disponibilità dei finanziamenti una volta che la progettazione in corso per il tratto Venezia-Trieste sarà ultimata, entro il 2010. E «apprezzo il fatto che a "provocare" il premier a rispondere sui fondi Tav sia stato il direttore del Gazzettino, un giornale che evidentemente ha a cuore il proprio territorio».  R.N.E.  (Ha collaborato Maurizio Bait)

 

 

Il Piccolo  04.06.2009

Tre miliardi per unire il Cadore alla Carnia

di MARTINA MILIA TRIESTE Una autostrada lunga 85 chilometri per collegare il Cadore alla Carnia. Un progetto per fare uscire dall’isolamento le aree della montagna, per dare impulso alle aree produttive e al turismo. Un progetto – di cui esistono per ora buone intenzioni e la volontà condivisa di Veneto e Friuli Venezia Giulia di realizzarla – che per concretizzarsi ha bisogno di risorse: tre miliardi di euro secondo lo studio commissionato due anni fa dalle associazioni Industriali di Belluno, Treviso, Pordenone e Udine e donato alle Regioni. Risorse pubbliche da investire nel collegamento non ce ne sono per cui il progetto è a caccia di fondi privati. In Veneto è stata avanzata una proposta di project financing per il primo troncone (23 chilometri) mentre in Friuli Venezia Giulia le manifestazioni di interesse latitano.

LO STUDIO Due anni fa le associazioni industriali di Belluno, Treviso, Pordenone e Udine, hanno donato uno studio di fattibilità sull’opera redatto dallo Studio Ingegner de Beaumont e a DEPFA Bank, sotto la supervisione e il coordinamento dell’architetto Bortolo Mainardi. Il punto di partenza è stata l’analisi del collegamento autostradale tra la A27 (Venezia-Belluno) e la A23 (Udine-Tarvisio), elaborata dall’Anas e completata nel marzo 2005. Partendo dal sistema del «doppio arco» determinato dal Passante di Mestre (Dolo/A4-Mogliano-Quarto d’Altino/A4) da un lato e dalla Pedemontana veneta «unita» al completamento della A28 (Montebello/A4-Tiene-Bassano-Conegliano-Pordenone-Portogruaro/A4), dall’altro, lo studio ha ipotizzato a completamento del quadro una prosecuzione della A 27 – autostrada che interseca centralmente entrambi gli «archi» - verso nord-est, fino al collegamento con la Carnia e quindi con il Friuli.

L’OPERA Secondo l’elaborazione, che prende le mosse dallo studio di fattibilità dell’Anas, l’opera – si parla di una strada a scorrimento veloce o di un’autostrada, ma comunque di un’arteria a pedaggio - andrebbe costruita in tre tronconi: tra Pian di Vedova e Pieve di Cadore (23 chilometri), tra Pieve di Cadore e Forni di Sopra (altri 23 chilometri) e tra Forni e la connessione con la A 23. L’ipotesi di tracciato economicamente più impegnativa risulta essere quella a più basso livello di impatto ambientale e paesaggistico, ovvero quella che prevede la massimizzazione dei percorsi in galleria (66% dello sviluppo totale) e una forte contrazione del tracciato in viadotto (12% dello sviluppo totale).

I COSTI L’arteria, secondo lo studio di Confindustria - che tiene conto dei flussi di traffico medi giornalieri (ipotizzati 31300 veicoli il giorno nel primo tratto, 12500 nel secondo e 14 mila nel terzo) -, comporterebbe costi «di pura costruzione» tra i 2 e i 3,2 miliardi. La cifra massima ipotizzata, considerata la necessità di ridurre al minimo l’impatto ambientale, sembra quella più attendibile. A questa andrebbero poi sommati tutti gli oneri di costruzione per cui, secondo gli esperti, l’intera strada potrebbe arrivare a superare tranquillamente i quattro miliardi. Considerata la scarsità di risorse pubbliche e l’impegno che entrambe le Regioni hanno già riversato su altri fronti, l’unica via plausibile per realizzare il collegamento è la ricerca di fondi privati.

IL VENETO Dopo aver deliberato la facoltà di essere ente concedente (al posto di Anas), la Regione Veneto ha aperto alle manifestazioni di interesse di privati una prima proposta – per il primo troncone e quindi quello che di fatto attraversa il Cadore e che potrebbe tranquillamente vivere autonomamente dando una risposta al traffico, soprattutto turistico, delle Dolomiti – è arrivata. Ad avanzarla è stata una associazione temporanea di impresa formata da Grandi Lavori Fincosit Spa di Roma e dalle due imprese venete Adria Infrastrutture Spa e Ing. Mantovani Spa. La Regione è ora chiamare a valutare la proposta nel merito e, in caso risponda ai desiderata, deliberare il pubblico interesse dell’opera, atto preliminare e necessario alla progettazione.

IL FRIULI VENEZIA GIULIA Il percorso in Friuli Venezia Giulia sembra, invece, in salita. Non per mancanza di interesse da parte della politica – che già con la giunta Illy aveva sostenuto l’importanza del collegamento e aveva deliberato la facoltà, per la Regione, di rilasciare concessioni per arterie a pedaggio, strade e autostrade -, ma per mancanza di interesse da parte dei privati. «L’opera – spiega l’assessore alle Infrastrutture, Riccardo Riccardi – è stata inserita nell’accordo Tondo Berlusconi e come tale è ritenuta strategica dalla Regione. Dobbiamo però fare i conti con risorse pubbliche che non ci sono. Le nostre priorità al momento sono l’asse terza corsia della A 4 - Villesse Gorzia e gli interventi per decongestionare la viabilità ordinaria collegata al sistema autostradale. L’unico modo per realizzare quel collegamento richiede l’impegno di risorse private, ma al momento la Regione non ha ricevuto alcuna manifestazione di interesse né proposta di project financing».

torna su