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MAGGIO

Il Gazzettino-Bl  30.05.2009

Lettere&Opinioni

Treni per il Cadore, vergogna senza fine né limiti

C’era una volta una réclame molto accattivante che inondava il tubo catodico. Suonava così: «Contro il logorio della vita moderna bevi... Cynar». A distanza di qualche lustro, quello spot televisivo non ha smarrito la sua... freschezza. Con una variante sostanziale, però. Anziché un bicchierino, di quel digestivo al carciofo se ne dovrebbe ingollare l’intera confezione se, per caso, hai l’idea di avventurarti su qualche tratta ferroviaria - ormai divenuta simbolo di bradipo - che ha come capolinea la montagna dolomitica. Il logorio riceve un colpo micidiale, schizzando al diapason. Sì, perché quando metti piedi sul predellino sei sì sicuro di partire, ma altresì sei assolutamente all’oscuro - per i più svariati, criptici, imponderabili motivi - di quando è, in che ora, pervieni alla meta. I monti non sono grissini friabili, prima di valicarli (lo sanno benissimo i ciclisti che sovente in alta quota ci piombano) sudi proverbiali sette camice, sono colossi che ti squadrano con albegia dell’alto in basso con la loro aureola di splendore. A tutto però c’è un limite. E un limite ci dovrebbe essere appunto pure per i collegamenti su rotaia che, con mezzi non sempre all’altezza della situazione, evocano non troppo vagamente le antiquate tradotto, in particolare nei tempi di percorrenza. E pensare che siamo nel 2009. Signori, ma vi rendete conto che da Vicenza per approdare a Calalzo, in una qualsiasi giornata, si impiega la bellezza di sei - dico 6 - ore, esattamente il triplo di quanto ci mette la quasi totalità delle utilitarie? Incredibili, ma vero. Se il biblico Giobbe, fosse quaggiù tra di noi, con ogni probabilità pur’egli perderebbe la sua proverbiale pazienza. E allora, se tanto mi da tanto, se il «convento» cadorino è messo male in arnese e non sa a che santo votarsi per sopravvivere (la stazione è a rischio soppressione all’indomani dello smantellamento del treno per Roma), gli itinerari su gomma, magari infilando l’autostrada non possono non indurre in tentazione, divenendo fatalmente una «pista» privilegiata. Se non altro per i tempi di percorrenza, considerevolmente accorciati. E, particolare non accessorio, senza «stand-by». Infiniti. Pantagruelica.  Giuseppe Da Sacco

 

 

Il Gazzettino-Bl  28.05.2009

Sartori, l’ambientalista anti-lottizzazioni

Il candidato di Altrementi: «Sono un forestale e non un politico, basta speculazioni»

«Tutti dicono che da questa crisi si uscirà diversi da come ci siamo entrati. La nostra lista vuole portare un contributo per trovare il modo di farlo». Parole di Ettore Sartori, candidato alla presidenza della Provincia per Altrimenti.

Dottore forestale, grande esperienza nelle tematiche ambientali, ha accettato la sfida. «Credo che i problemi possano essere risolti in modo diverso dalle solite contese elettorali – afferma – non guardando ai consensi che si possono avere nell’immediato o alla fine di una legislatura, ma pensando ai risultati tra 20, 30 anni. Affrontando scelte e decisioni di cui vedremo gli effetti a lungo termine. Io non sono un politico di professione e posso farlo. Ho la visione tipica del forestale, che sa già in partenza che non vedrà subito i risultati di quello che fa. Ma lo vedranno quelli che vengono dopo». Altrementi si presenta come lista di rottura dai soliti programmi elettoralistici. «Possiamo cambiare il nostro modo di vita, anche qui in provincia di Belluno – dice Sartori – pur senza grandi risorse, con piccole azioni. Penso al modo di costruire con modalità innovative, come la Casa Klima, con risparmio di fonti energetiche e minor consumo di territorio, meno immissioni di Co2. Non è un’idea nostra, lo dice anche Confedilizia». E poi, maggior attenzione nella pianificazione territoriale. «Basta speculazioni, con la pretesa di portare in montagna modelli che vanno forse bene in pianura. Grandi volumi come l’Altanon a Feltre o la lottizzazione di via Barozzi a Belluno non vanno bene un territorio già ampiamente sfruttato». Considerazione in linea con questa filosofia anche per il lavoro. «Riqualificare i posti per poterli mantenere, diversificare con imprese innovative. E poi, puntare su istruzione, troppo bassa in Italia e a Belluno rispetto al resto d’Europa, e sulla formazione professionale. La Provincia possiede queste competenze, le deve saper gestire al meglio». I temi ambientali di Altrementi si riflettono anche sulle scelte per il turismo. «No resort, ma favorire l’albergo diffuso e le piccole strutture in sintonia con i luoghi circostanti. Metterli in rete con le nostre tradizioni e specificità».

Sartori è contrario anche al prolungamento dell’A27. «La convenzione delle Alpi non prevede nuovi nastri d’asfalto. Meglio allora puntare sulla ferrovia, migliorando i tempi di percorrenza, istituire servizi di metropolitana leggera. Nel lungo periodo si vedranno gli effetti, anche in costi per la collettività. E, questione non secondaria, forse conteremo anche meno incidenti sulle strade». E poi, l’acqua. «Deve restare in mani pubbliche, non deve essere svenduta al Bim o ad altri Enti che intendono sfruttarla per reperire risorse economiche. L’acqua è una vera ricchezza per il futuro e bisogna pensarci bene». Sartori lancia uno slogan. «Non ripetiamo gli errori fatti finora. Inutile persistere su modelli che hanno portato alle odierne difficoltà. E non si prenda come scusante il fatto che a Belluno non abbiamo l’autonomia: alcune scelte possono essere compiute già ora, con le risorse che abbiamo».  Maurizio Dorigo

 

 

Eddyburg  28.05.2009

“PTRC del Veneto? Abbattiamolo”

Autore: Salzano, Edoardo

Il lavoro in corso nel Veneto per contestare il piano territoriale della giunta regionale e proporre un progetto alternativo

La giunta regionale del Veneto ha approvato il Piano territoriale regionale di coordinamento e ha aperto la fase delle osservazioni. Si tratta di un insieme di documenti ambiguo. Vi è un’ampia congerie di documenti di analisi, di enunciazione di obiettivi e indirizzi, molti di ottima qualità, dai quelli spesso si levano convincenti denunce sulla situazione territoriale della regione e promesse di radicale cambiamento. Ma gli atti concreti, in particolare le norme e le correlate cartografie, i documenti insomma cui è affidata l’efficacia del piano, sono assolutamente vergognosi per la loro assenza di precettività. Nessuna prescrizione, solo buoni pensieri, suggerimenti, raccomandazioni: salvo la grande infrastrutturazione del territorio, per il quale si prospettano scelte devastanti.

Si progetta infatti la ricostituzione del sistema insediativo regionale assumendo come assi portanti le autostrade, i loro percorsi come luoghi di attestamento delle previste nuove città, e i loro caselli come luoghi di concentrazione delle attività direzionali, commerciali, ricettive, ricreative. E si definisce un nuovo sistema di poteri: per un raggio di 2 km l’assetto di dei nodi autostradali e delle stazioni ferroviarie è sottratto alla competenza dei comuni, mediante lo strumento del “progetto strategico” di competenza regionale e del conseguente “accordo di programma”.

Il disegno di potere e l’alleanza strategica sono chiari. Le occasioni della grande speculazione, pubblica e privata, è saldamente nelle mani della giunta regionale, ed è concentrata lungo le linee forti del sistema infrastrutturale e i suoi nodi. Il resto del territorio è lasciato alla tradizionale speculazione immobiliare: grande, media, piccola e piccolissima, aiutata da una legge per l’edilizia che ha ancora peggiorato l’iniziale impostazione di Berlusconi. Le affermazioni virtuose di tutela della natura e dell’ambiente, dell’agricoltura e della montagna, sono vanificate da una normativa che proclama il buono senza negare il cattivo, utilizza termini accattivanti ma privilegia la libertà della proprietà di costruire senza vincoli, e comunque non obbliga nessuno a seguire consigli, suggerimenti, raccomandazioni.

Naturalmente il piano non ha le caratteristiche di piano paesaggistico ai sensi del Codice: di questo si parlerà più tardi, quando il governo Berlusconi avrà provveduto a depotenziare del tutto questo strumento, distruggendo le competenze degli organi che dovrebbero rappresentare lo stato, l’articolo 9 della Costituzione, la tutela (purtroppo malauguratamente scissa dalla “valorizzazione”)

A differenza che per il passato il disegno della regione non passa inosservato. Con l’animazione e il supporto del Cantiere sociale estnord e di alcune organizzazioni della Cgil aderenti alla rete della camere del lavoro, e con la collaborazione di un gruppo di eesperti nelle varie discipline coinvolte, un numero crescente di associazioni, comitati e gruppi di cittadinanza attiva sta organizzando inaspettate serie di azioni di critica e controproposta. Il primo esperimento era stato costituito dal lavoro sul piano territoriale della provincia di Venezia, che aveva condotto alla presentazione di 2600 osservazioni al piano. Era stata l’occasione non solo di presentare specifiche proposte di modifica (alcune delle quali sono state accolte) ma anche di informare i cittadini dei scelte sbagliate che si proponevano con da infrastrutture e insediamenti che avrebbero ingiustificatamente peggiorato le condizioni di vita. Aveva mostrato l’utilità della collaborazione su temi complessivi della vita e del futuro del territorio.

Col Ptrc il lavoro si è ampliato. É in gioco la contestazione di una strategia che vede l’abile confluenza di due linee complementari: quella che concentra gli interessi forti, e quella che sparpaglia sul territorio tutto il resto del “blocco edilizio”. La ricca mole di materiali d’analisi che adorna il piano arricchisce il materiale di studio sul quale esperti e cittadini proseguono il lavoro di conoscenza critica del territorio. Il gruppo di esperti dei vari settori (urbanisti, esperti di infrastrutture, di agricoltura, di economia, di natura e paesaggio) si riunisce sistematicamente ed elabora documenti di analisi e di proposta, in stretta collaborazione con i comitati più attivi. Questi organizzano iniziative sul territorio, per spiegare in termini semplici le questioni, illustrare le osservazioni, farle discutere e sottoscrivere ai cittadini.

Il prossimo passo è la presentazione, ai primi di luglio, di un gran numero di osservazioni circostanziate e presentate a termini di legge, raccolte nei numerosi incontri che i comitati stanno organizzando. Il secondo passo, più ambizioso, è di formulare – sulla base di questo movimento e del lavoro degli esperti – la proposta di un diverso progetto per il territorio della regione.

 

 

Il Gazzettino  27.05.2009

Cinque Province verso Siviglia

Conclusa la fase preparatoria. «Faremo fare all’Italia bella figura»

Tutti uniti nella marcia su Siviglia per fare delle Dolomiti un patrimonio dell'umanità.

Ieri a palazzo Piloni i rappresentanti delle province di Belluno, Trento, Bolzano, Pordenone e Udine e i membri tecnici del gruppo di lavoro hanno chiuso la fase preparatoria. Quella stessa che ha consentito di presentare la domanda alla severa agenzia dell'Unesco deputata a vagliare le candidature e che si è complimentata per il progetto. A ciò si aggiungono commenti favorevoli della comunità scientifica internazionale e del mondo della montagna che vi intravvedono un’opportunità di valenza sociale, economica e culturale di straordinaria portata.

Il presidente della Provincia e l'assessore Irma Visalli, nel ringraziare tutti coloro i quali hanno collaborato alla candidatura, hanno dichiarato: «E' stato fatto un grosso lavoro con serietà e responsabilità. Siamo sicuri che faremo fare bella figura all'Italia».

E' parere condiviso dalle altre province e tutti gettano acqua sul fuoco delle polemiche, compresi i distinguo di Galan e altri: «Tutti possono esprimere le loro idee, ma vince quella maggioranza che sul territorio è stata preponderante. Ricordiamoci poi che la candidatura viene presentata dallo Stato, ovvero dal governo in carica e sotto la regìa del Ministero dell'ambiente. Chi si oppone si assume le sue responsabilità». Poi c'è chi aggiunge: «Nulla vieta di cambiare idea», ovvero se ci si accoda dopo, si allargherà solo l'area del consenso e si rafforzerà la capacità di gestione del patrimonio Dolomiti costituito da un bene seriale unico al mondo e piattaforma delle Alpi centro della montagna europea.

Insomma, c'è chi c'ha creduto e altri no, ma è stato vincente lo spirito di unità delle cinque province e la candidatura è ormai un successo a livello mondiale. Inoltre le Dolomiti patrimonio dell'Unesco potranno essere progetto pilota e laboratorio di ricerca per studiare presente e futuro del vivere dell'uomo in montagna.

Con l'occasione si è gettato un occhio anche oltre Siviglia. Se tutto andrà per il giusto verso, anche con la costituzione dell'apposita Fondazione ci sarà l'opportunità di mettere in rete molti elementi a cominciare dalla formazione e dall'educazione, in primis scuole e musei, per dialogare con il resto delle Alpi e con l'Europa.  Dino Bridda

 

 

La Nuova di Venezia  26.05.2009

Le strade del Cadore e l’assessore Chisso

E’ noto che l’assessorato alla Mobilità regionale è molto attivo e nel tempo ha progettato e realizzato importanti arterie che danno lustro alla nostra regione e facilitato le comunicazioni, anche interregionali, ma un neo anzi due sono in dovere di segnalare all’assessore regionale Renato Chisso. Sono un amante sciatore e a volte vado a Cortina anche per lavoro perché mi occupo di telecomunicazioni. Nei miei percorsi ho notato delle gravi mancanze nelle strade che portano nel Bellunese. Mi spiego meglio. L’autostrada, ormai, arriva a Belluno ma da Termine di Cadore a Longarone, spesso si formano code interminabili (nei rientri) nel tratto che collega la strada nuova che porta a Tai all’ingresso dell’autostrada di Belluno. In prossimità di Longarone è quasi sempre un disastro in termini di traffico, anche perché in quel centro confluiscono i domenicali della Val Zoldana. Come ovviare a questi inconvenienti? Come primo obbiettivo sarebbe molto interessante prolungare la superstrada Tai - Termine di Cadore fino all’innesto con l’autostrada a Belluno. Tecnicamente parlando non mi sembra difficile prolungare la bretella che porta all’autostrada lungo un lato del Piave fino a Termine. Prendiamo ora in considerazione il tratto di strada che da Termine di Cadore va a Tai di Cadore. La strada è recente e scorrevole, hanno fatto dei lavori più che buoni. Il disastro in questo secondo caso è il percorso Tai - Cortina. Si tratta di una statale vecchissima costruita dai militari nella prima guerra mondiale che taglia letteralmente diversi paesi (non propio piccolissimi) quali Tai, Vodo, Borca, e S. Vito.  Il traffico è decisamente intenso composto soprattutto da mezzi articolati e questo complica le cose. Bisognerebbe avere il coraggio di fare una tangenziale come hanno fatto in Val Pusteria, che taglia (sotto o sopra) Tai, Vodo Borca S. Vito e Cortina per innestarsi direttamente sul passo Cimabanche.  Tecnicamente parlando l’opera non è proprio elementare, bisogna fare qualcosa di simile a quello che è stato fatto per il Fadalto, ma con un pò di buona volontà e un pò di tunnel non si deturpa poi tanto l’ambiente. Forse sono meglio i camion che passano davanti alla Chiesa di S. Vito e di Cortina?  Luca Sonaglioni  Venezi

 

 

Il Gazzettino-Bl  24.05.2009

Opere pubbliche

Dal Passante all’A27 «Ora il prolungamento»

Inaugura oggi il raccordo per Belluno

Belluno

La montagna è ancora più vicina alla pianura, perché da oggi a mezzogiorno il passante autostradale di Mestre sarà collegato direttamente con l’A27. Il casello di Mogliano è stato spostato un po’ più in direzione della tangenziale, consentendo così di intercettare il passante realizzato fra Mirano e Quarto d’Altino. Quindi il traffico da e per Belluno non dovrà più utilizzare la tangenziale. L’assessore Chisso parla di benefici al turismo, com’è avvenuto per il mare.

La Regione conferma che il progetto di prolungamento dell’A27 verso la Carnia e l’A23 (primo tronco) va avanti. Fra il 4 e l’8 giugno il Nucleo di valutazione sulla sostenibilità tirerà le conclusioni. Chisso parla di possibile gara europea per i lavori entro la metà del 2010, una volta definito il progetto piano finanziario, deliberato il pubblico interesse dell’opera e realizzato il progetto preliminare.

 

Passante di Mestre, apre il raccordo per Belluno

L’inaugurazione oggi alle 12. Chisso: «Sul prolungamento dell’A27 ai primi di giugno la valutazione sulla sostenibilità»

Oggi alle 12, presente il presidente della Regione Galan, viene inaugurata e aperta la nuova barriera di Mogliano Veneto del Passante di Mestre, che è stata spostata un po’ più a sud così da consentire il collegamento diretto con l’A27. «Con quest’opera Belluno si avvicina al resto della Regione. E questo porterà indubbi vantaggi anche al turismo della montagna bellunese» commenta l’assessore regionale Renato Chisso. Ora anche chi deve recarsi a Belluno può percorrere il nuovo tracciato autostradale senza dover transitare per la tangenziale di Mestre o uscire oltre il raccordo autostradale e tornare indietro per prendere l’autostrada di Alemagna. «Abbiamo rispettato i tempi previsti – spiega l’assessore Chisso – ed ora anche chi va a Belluno può beneficiare degli effetti del passante. Ma credo che i benefici potranno rendersi palesi anche nel settore turistico. Ho già avuto reazioni positive da parte degli operatori turistici delle spiagge venete, Jesolo, Carole e Bilione, che grazie al passante sono riusciti a calamitare un maggior numero di ospiti e soprattutto fidelizzarli. Se questo vale per le spiagge, dovrà valere anche per le Dolomiti, ora raggiungibili con maggior facilità».

Sono finiti, quindi, i disagi e degli automobilisti diretti verso Belluno, che soprattutto nei primi giorni di apertura del passante di Mestre si erano trovati spaesati sulla direzione da prendere per entrare in A27, lamentando anche una segnaletica insufficiente. Fatto il raccordo per l’A27, si guarda ora al prolungamento dell’autostrada dolomitica oltre Pian di Vedoia e il suo collegamento con il Friuli tramite la Carnia e l’A23. L’opera andrà realizzata in project financing, quindi con capitali privati. Il soggetto promotore c’è già e il progetto è stato già presentato agli enti interessati. «La riunione del Nuv, il nucleo che dovrà valutare la sostenibilità economica del progetto sarà convocata tra il 4 e l’8 giugno – annuncia l’assessore Renato Chisso – in quella sede sarà valutata la sostenibilità economica del progetto. Quindi sarà analizzato il piano finanziario per la realizzazione dell’opera, ma anche le tariffe. Una volta passato questo scoglio – spiega Chisso – la delibera passerà in giunta per determinare il pubblico interesse del prolungamento e andare quindi all’iter per il progetto preliminare».

Una volta redatto il preliminare, si potrà procedere alla gara d’appalto. «Una gara europea – ricorda l’assessore regionale – quindi aperta a chiunque vorrà partecipare per la realizzazione del tratto autostradale. C’è infatti da precisare che non è detto che i promotori del progetto siano gli stessi che verranno chiamati alla costruzione del prolungamento. La gara europea non prevede infatti il diritto di prelazione per i promotori. Certo, potranno partecipare, ma non è scontato che saranno loro a vincere».

Chisso si sbilancia su ipotetici tempi. «Credo che entro fine anno si potrà arrivare alla valutazione sul progetto preliminare e quindi la gara europea potrebbe essere indetta a metà 2010». Chisso è fiducioso sul proseguimento dell’iter, nonostante la crisi economica in atto.  Maurizio Dorigo

 

 

Corriere delle Alpi  23.05.2009

La perla Cortina non può autodistruggersi

Se tutti i sondaggi o i referendum si trasformassero in realtà con una bacchetta magica, ogni città, ogni paese e ogni borgata avrebbe la sua tangenziale, i loro campi da golf, e Cortina pure aeroporto, eliporto e per fortuna non passa qualche grosso fiume altrimenti da Venezia arriverebbero anche in motoscafo.

La realtà è ben altra: decenni di lavori.

Provocazione ma non troppo quella di Altrementi. Solo il 27 per cento dei cortinesi ha votato e probabilmente tra questi ci sono tutti i cittadini del centro che usano l’auto per ogni spostamento, poco i mezzi pubblici (anche per una politica fallimentare dell’attuale Dolomitibus) e “assuefatti” dalla bellezza dolomitica che li circonda, non si rendono conto del devastante impatto che una tangenziale porterebbe al paesaggio.

La perla delle Dolomiti non può auto-distruggersi con una tangenziale.

Stiamo scherzando o cosa? Un decennio di lavori e 450 milioni di euro per un opera che servirà non anti-traffico come scritto ma “devia-traffico”? Con gli stessi soldi si mantengono i cortinesi per 5 anni, si potrebbe fare il treno Calalzo-Dobbiaco e molti parcheggi scambiatori in periferia della città, cosicché i turisti godranno sempre del centro di Cortina a piedi e con il treno.

Smettiamo di pensare sempre e solo alla scatola di latta come mezzo di locomozione.

Dovremmo modificare tutte le cartoline da Cortina d’Ampezzo.

Benvenuti a Cortina, perla delle Dolomiti. Scusate se assomigliamo alla pianura e a Mestre!

Altrementi sta con quel 27.7 per cento dei cittadini che non vuole questo mostro.

Chiedo al sindaco Franceschi e alla sua giunta di coinvolgere non solo illustri vip milionari che arrivano a Cortina con enormi fuori strada e pretendono il tappeto rosso lungo il corso, senza accattoni, volantinaggio e quant’altro dia fastidioso ai loro permalosi occhi, ma che coinvolga anche chi la montagna la vive cosi com’è e che la ama per quello che è e non per quello che l’Anas vuole.

Parcheggi scambiatori e Bus navetta elettrici risolverebbero molti problemi. Più cultura del turismo di montagna che non è paragonabile ad altri modelli. Chi arriva, protesta, suona il clacson non è neppure degno di fermarsi a Cortina.  Luca Funes Candidato Altrementi collegio di Cortina

 

 

Corriere delle Alpi  23.05.2009

Nuove raccolte firme promosse nei paesi bellunesi

«Acqua bene comune» Oggi si firma in piazza

BELLUNO. Acqua bene comune: continua alla grande con adesioni, la petizione popolare a sostegno della vita di fiumi e laghi di montagna.

Moltissimi cittadini «hanno chiesto dove poter firmare e portare il proprio attivo contributo in questa fondamentale iniziativa in difesa della vita, dell’ambiente e della dignità delle comunità bellunesi contro chi vuole la privatizzazione dell’acqua» spiegano dal comitato promotore.

E per questo motivo e offrire il massimo coingolgimento possibile, oggi dalle 9 alle 12 verranno contemporaneamente attivati dei banchetti di raccolta firme a sostegno della petizione «Acqua bene comune» nelle principali piazze bellunesi: Agordo, Belluno, Farra d’Alpago, Feltre, Mel, Lamon, Pedavena, San Vito di Cadore, Sedico, Sospirolo, Trichiana, Valle di Cadore.

Fino ad oggi, inoltre, all’iniziativa hanno aderito molte associazioni e organismi di tutela e cultura ambientale: Cai, Bacini di pesca della provincia di Belluno, Wwf, Italia Nostra, LegAmbiente, Centro Internazionale Civiltà dell’Acqua, Pas Per Altre Strade, Comitato Prà Gras, Associazione Tina Merlin, Mountain Wliderness, Ufficio per gli stili di vita in montagna Diocesi Belluno-Feltre, Samarcanda, Ass. Canne Blu, Mosca Club Val Belluna, Ass. Amici della Bicicletta Belluno, Anpi, Ass. Culturale Confini Comuni, Ass. Culturale Magazzini Prensili, Ass. Per Sospirolo, Csa BL.itz, Comitato difesa Torrente Vanoi, Ass. Liberi Pescatori del Corlo, Gruppo Acquisto Solidale El Ceston, Centro Missionario diocesano di Belluno-Feltre, Federconsumatori Belluno.

 

 

Corriere delle Alpi  22.05.2009

Cortina: viabilità

I risultati del sondaggio

di Alessandra Segafreddo

Schiacciante prevalenza dei «sì»: 995 a 385

Soddisfatto Franceschi: «Ora ci ragioniamo sopra e poi torniamo in consiglio»

«L’indicazione è chiara, anche se per vari motivi la partecipazione al voto non è stata eccezionale

Ma per noi era d’obbligo chiedere un parere alla gente»

CORTINA. Il sondaggio indetto dall’Amministrazione sul progetto di viabilità presentato dall’Anas ha visto prevalere i “sì”. Su 1377 votanti, ci sono stati 995 voti favorevoli e 385 contrari. Sei la somma di schede bianche e nulle, sette le schede aggiunte a caso nell’urna. Il sindaco Andrea Franceschi si dichiara molto soddisfatto, sia per l’affluenza e sia per come la situazione è stata gestita. All’interno della maggioranza ci sono alcuni membri, anche di spicco, che sono da anni contrari al progetto della tangenziale, che tuttavia hanno assecondato l’opinione della maggioranza del gruppo.

«Durante la presentazione pubblica del progetto», ricorda il primo cittadino in proposito, «avevo detto in maniera assolutamente trasparente che su questo tema specifico all’interno del gruppo di maggioranza c’erano sensibilità ed opinioni diverse, naturali all’interno di un gruppo così numeroso, ma che allo stesso tempo ritenevamo tutti che nessun sindaco, nessun assessore e nessuna maggioranza avrebbe potuto avere l’arroganza e la presunzione di calare un importante progetto di viabilità sopra la testa dei cittadini senza prima sentire la loro opinione. Sarebbe stato certamente più facile evitare di trattare l’argomento viabilità, tuttavia non abbiamo fatto come gli struzzi e non abbiamo nascosto la testa sotto la sabbia, preferendo affrontare comunque un tema difficile. Un ringraziamento», continua Franceschi, «va a tutti i membri del gruppo di maggioranza che per ragioni diverse erano contrari al progetto e che hanno dimostrato grande senso del dovere e rispetto delle istituzioni e della cittadinanza, evitando di rispondere alle provocazioni di basso livello e agli attacchi personali ricevuti nell’ultima settimana». Valutando a caldo il risultato, secondo Franceschi ci sono due elementi da tenere in considerazione. Il primo riguarda il numero di votanti (pari a poco più del 28% degli aventi diritto). «I motivi di questa affluenza non eccezionale», dice il sindaco, «possono essere di diversa natura; tuttavia i principali sono che, per definizione, un sondaggio porta con se motivazioni al voto più ridotte rispetto ad un vera e propria consultazione ufficiale; e che quindi una parte dei cittadini è disposta ad accettare quello che verrà deciso da altri. Il secondo elemento da considerare riguarda invece le percentuali tra coloro che hanno votato. A tal proposito non si può ignorare che la differenza tra i “sì” ed i “no” sia stata effettivamente molto marcata e che dalle urne sia emersa una indicazione ben definita sull’opinione dei cittadini». Ora la questione non è affatto conclusa. L’Amministrazione, nel giro di un paio di settimane, riprenderà i progetti in mano. «Dobbiamo valutare a mente fredda», conclude Franceschi, «il risultato del sondaggio e sarà necessario fare alcune considerazioni di carattere tecnico assieme ai professionisti che ci seguono nella stesura del Piano di assetto del territorio (Pat) sulla scia di alcuni suggerimenti e osservazioni pervenute in queste settimane. Poi ci sarà un passaggio ufficiale in consiglio comunale, sede deputata alle decisioni». Sarà quindi il consiglio comunale a decidere se procedere con il progetto che, se troverà il consenso dei consiglieri, potrà passare alla fase finale.

 

 

Il Gazzettino-Bl  22.05.2009

Presentato l’esito del sondaggio sul progetto dell’Anas dopo una settimana di consultazione. Al voto il 27% degli elettori, per il sì il 71%

Tangenziale, mille ampezzani favorevoli

In 1386 residenti hanno voluto esprimere il proprio giudizio sull’opera che costerebbe 450 milioni di euro

Cortina d’Ampezzo

La popolazione vuole la nuova strada di circonvallazione al centro del paese, la tangenziale, così come progettata dall’Anas. A dirlo è l’esito del sondaggio, promosso dall’amministrazione comunale. Per una settimana, dal 14 al 20 maggio, i residenti a Cortina, e soltanto loro, hanno potuto esprimersi. Lo hanno fatto 1.386 votanti, pari al 27.05% dei 5.122 elettori aventi diritto. Nello scrutinio di ieri mattina sono stati contati 995 voti a favore, pari al 71.78% dei votanti; i pareri contrari al progetto sono stati 385, pari al 27.77%. Tre le schede bianche, tre le nulle.

Il quesito al quale si doveva dare risposta era: “Sei favorevole ad accogliere il nuovo progetto, che interessa il territorio comunale?” Lo spoglio delle schede è avvenuto sotto il controllo del segretario generale Agostino Battaglia, con la presenza di esponenti dei tre gruppi presenti in consiglio comunale. Si conclude così un periodo di confronto, che si è aperto il 29 aprile scorso, con l’assemblea pubblica, alla quale hanno partecipato oltre quattrocento persone.

In quell’occasione tre tecnici dell’Anas presentarono il nuovo progetto, che riprende e modifica l’elaborato precedente, redatto nel 2005. Per l’attraversamento del centro del paese sono previste due gallerie, una più breve, di un chilometro e mezzo, da Zuel a La Riva, ed una più lunga, di quasi quattro chilometri, dal torrente Boite, davanti ai prati di Convento, sino a Brite de Val, oltre Cortina, verso Fiames, in direzione della Val Pusteria. Una terza galleria, un terzo stralcio, dovrebbe completare l’intervento e consentire di raggiungere l’area centrale del paese, la zona della ex stazione ferroviaria, per poi scendere nuovamente verso il ponte Corona, sul torrente Boite.

Il costo complessivo dell’opera, stimato ora, è di 450 milioni di euro, coperti dall’Anas. Dalle gallerie si dovrebbero scavare un milione e 350 mila metri cubi di materiale. I lavori, per stralci funzionali, dovrebbero durare almeno una decina di anni.

Rispetto ad altre ipotesi di lavoro, formulate gli anni passati, e a nuove prospettive di interventi, questo progetto è già inserito nella Legge Obiettivo; ha dunque una valenza strategica, per l’Anas, almeno per quanto riguarda l’attraversamento della conca d’Ampezzo, per cui il finanziamento dovrebbe essere garantito, non appena si passerà dall’attuale progettazione, di massima, ad un elaborato più accurato, un progetto definitivo ed esecutivo.  Marco Dibona

 

Urne chiuse

Il sindaco: «Mi aspettavo di più»

Cortina d’Ampezzo

«Ci sono due elementi da ponderare, con calma e attenzione: l’espressione a favore del progetto Anas, da parte della larga maggioranza di chi si è recato a votare, e l’affluenza alle urne, non molto elevata». Così, in estrema sintesi, il sindaco Andrea Franceschi riassume l’esito del sondaggio, per poi approfondire i diversi aspetti.

«Dall’urna è emersa un’indicazione ben definita sull’opinione dei nostri concittadini, e questa è una novità per Cortina. Alla nostra comunità è stata data una importante opportunità di esercitare la democrazia. Credo che tutti gli elementi emersi in questi giorni, assieme all’esito del voto, debbano essere tenuti in considerazione. Poi si torni sul tavolo della politica, che deve prendere le decisioni. Si vada in consiglio comunale, luogo deputato a questi adempimenti. Ci andremo, avendo indicazioni più chiare, dopo aver dato la possibilità alla gente di esprimersi. In passato non era stato fatto e questo aveva creato molte polemiche».

Dal 29 aprile in poi, dal momento della presentazione pubblica del progetto, da parte dell’Anas, e poi durante la settimana del sondaggio, non si sono vissute particolari tensioni, in paese.

«E’ proprio così. Per questo sono molto soddisfatto di come la nostra popolazione ha affrontato questo tema, così delicato: con compostezza, mantenendo i toni bassi, con grande maturità, senza eccessive polemiche, se si escludono alcuni eccezioni. In una parola: con grande serenità».

Pare che le tensioni maggiori, a questo punto, siano nel gruppo di maggioranza, fra favorevoli, contrari, perplessi.

«Già alla presentazione pubblica ho detto, in maniera assolutamente trasparente, che nella maggioranza c’erano sensibilità ed opinioni diverse. Un ringraziamento va a tutti i membri del gruppo, che per ragioni diverse erano contrari al progetto, e che hanno dimostrato grande senso del dovere e rispetto delle istituzioni e della cittadinanza, evitando di rispondere alle provocazioni e agli attacchi personali, ricevuti nell’ultima settimana».

Il 27% è un’ottima percentuale, per un sondaggio.

«E’ vero, ma sinceramente mi aspettavo qualche cosa di più; credevo che sarebbero andati alle urne almeno alcune centinaia di cittadini in più. Nella sostanza, abbiamo un campione, un sondaggio, che non ha il valore di un referendum vero e proprio, ma che comunque ci fornisce preziose indicazioni».

Tutti si chiedono che cosa accadrà adesso. L’amministrazione aveva preannunciato l’intenzione di portare la questione all’esame del consiglio comunale, sia in caso di vittoria dei consensi, sia con una bocciatura del progetto, da parte della popolazione.

«Credo che adesso sia opportuno lasciar passare qualche tempo, e parlo di settimane, non di mesi o anni, un periodo necessario per darsi il tempo giusto, in maniera tale da poter esprimere delle valutazioni a mente fredda. Faremo alcune considerazioni di carattere tecnico, assieme con i professionisti che ci seguono, nella stesura del Piano di assetto del territorio. Recepiremo alcune osservazioni e suggerimenti, che sono pervenuti in queste settimane. Infine si andrà in consiglio comunale, il luogo in cui vanno prese queste decisioni, così importanti».  M.D.

 

L’ex sindaco

«Poco di nuovo sotto il sole ora contano le finanze»

Cortina d’Ampezzo

(dim) Nella sua posizione di sindaco di Cortina, dal 1993 al 2002, poi assessore alla mobilità, per altri cinque anni, Paolo Franceschi gettò le basi per questo progetto, che oggi viene riproposto con delle modifiche, alcune sostanziali.

«Non poi così tante – obietta – perché, ad esempio, la rotonda fra le due gallerie, sul Boite, era già nella prima stesura, fatta dall’Anas. Venne poi sostituita con lo svincolo, per esigenze di sicurezza, visto che quello snodo è così vicino ai due tunnel. Ora c’è stato un adeguamento del progetto alle richieste della Soprintendenza, ma già avevamo cominciato a lavorarci noi. Così come era stata la passata amministrazione a togliere la galleria tra Fiames e Alverà».

Come valuta il voto nel sondaggio?

«E’ un risultato confortante. Ho il massimo rispetto per i cittadini, che hanno espresso il loro parere sul progetto, che ha avuto dei miglioramenti, un certo adeguamento. Ma c’è davvero poco di nuovo, sotto il sole».

Sarà la volta buona? Cortina potrà avere la circonvallazione?

«L’importante è verificare la disponibilità finanziaria, soprattutto di questi tempi, con la necessità, che c’è, di sviluppare gli investimenti per le infrastrutture. Ci sono delle buone opportunità. Il passo fondamentale, che abbiamo compiuto noi, è stato portare il progetto sino al Cipe».

Quindi si sente un po’ il padre di questa soluzione?

«Lo sta dicendo lei».

 

 

Il Gazzettino  22.05.2009

I risultati della consultazione in Ampezzo

Cortina vuole la tangenziale: 72% di "sì" al referendum

Cortina d’Ampezzo

Nostro servizio

La popolazione d’Ampezzo è favorevole al progetto dell’Anas per la circonvallazione al centro del paese, la variante alla statale 51 di Alemagna. Lo hanno detto i cittadini residenti, nel sondaggio promosso dall’amministrazione comunale, durato una settimana, dal 14 al 20 maggio. I voti a favore sono stati 995, pari al 71.78% dei votanti; i contrari sono stati 385, il 27.77%. Tre le schede bianche, tre le nulle. In tutto sono state contate 1.386 schede, pari al 27.05% dei 5.122 elettori aventi diritto.

 “Ci sono due elementi da ponderare, l’espressione a favore del progetto Anas, da parte della larga maggioranza di chi si è recato a votare, e l’affluenza alle urne, che non è stata molto elevata” – commenta il sindaco Andrea Franceschi.

 “Dall’urna è emersa un’indicazione ben definita sull’opinione dei nostri concittadini, e questa è una novità per Cortina. Alla nostra comunità è stata data una importante opportunità di esercitare la democrazia. Credo che tutti gli elementi emersi in questi giorni, assieme all’esito del voto, debbano essere tenuti in considerazione. Poi si torni sul tavolo della politica, che deve prendere le decisioni. Si vada in consiglio comunale, luogo deputato a questi adempimenti. Noi ci andremo, avendo indicazioni più chiare, dopo aver dato la possibilità alla gente di esprimersi. In passato non era stato fatto e questo aveva creato molte polemiche”.

Il progetto è stato presentato dall’Anas il 29 aprile scorso, in una assemblea pubblica alla quale hanno partecipato oltre quattrocento persone. Da quel giorno, in paese, non si sono vissute particolari tensioni.

 “Sono molto soddisfatto di come la nostra popolazione ha affrontato questo tema, così delicato – ammette Franceschi –con compostezza, mantenendo i toni bassi, con grande maturità, senza eccessive polemiche, se si escludono alcuni eccezioni. In una parola: con grande serenità”.

Ci sono tensioni, invece nel gruppo di maggioranza in consiglio comunale, fra favorevoli, contrari, perplessi.

 “Già alla presentazione pubblica di aprile ho ammesso, in maniera assolutamente trasparente, che nella maggioranza c’erano sensibilità ed opinioni diverse. Perciò ringrazio tutti i membri del gruppo che, per ragioni diverse, erano contrari al progetto, e che hanno dimostrato grande senso del dovere e rispetto delle istituzioni e della cittadinanza, evitando di rispondere alle provocazioni e agli attacchi personali, ricevuti nell’ultima settimana”.

Restano delle perplessità sulla percentuale di cittadini andati a votare, poco più del 27%. “Sinceramente mi aspettavo qualche cosa di più; credevo che sarebbero andati alle urne almeno alcune centinaia di cittadini in più. Nella sostanza, abbiamo un campione , un sondaggio, che non ha il valore di un referendum vero e proprio, ma che comunque ci fornisce preziose indicazioni”.  Marco Dibona

 

 

Corriere delle Alpi  21.05.2009

Viabilità: affluenza al sondaggio del 28,07%

Cortina. Oggi lo spoglio delle 1.377 schede e i risultati definitivi

CORTINA. Sono stati 1.377 i residenti che hanno partecipato al sondaggio di opinioni indetto dall’Amministrazione sul nuovo progetto di viabilità proposto dall’Anas. Su 4.907 aventi diritto si è espresso dunque il 28,07%. Oggi ci sarà lo spoglio delle schede e sarà comunicato l’esito. L’affluenza al sondaggio, considerando la portata del tema e la partecipazione che i cortinesi hanno sempre dimostrato se chiamati ad esprimersi, non è stata delle più alte. Andando indietro nel tempo, a settembre erano state raccolte più di duemila firme per fare appello contro la sentenza del Tar che dava il via libera ai non residenti per costruire due seconde case. Negli anni novanta, poi, l’allora gruppo di minoranza aveva indetto un sondaggio d’opinione contro la copertura dello stadio Olimpico. In tre giorni si erano espressi 1.800 residenti. L’amministrazione oggi terminerà il silenzio stampa e finalmente si esprimerà riguardo al delicato tema. Stando alle note ufficiali inviate dal Comune a decidere saranno i cittadini. Se prevarranno i sì l’Amministrazione si attiverà per trovare i finanziamenti e per portare avanti il progetto; se invece la maggioranza avrà votato no, verrà indetto un consiglio comunale straordinario e si chiederà all’Anas di stralciare il progetto dal piano quinquennale delle opere. Non si è mai fatto cenno alla percentuale di votanti che il sindaco Franceschi avrebbe preso in considerazione vista la delicatezza del tema. Quindi non si sa se il 28% degli aventi diritto deciderà per tutti.  (a.s.)

 

 

Corriere delle Alpi  21.05.2009

Consigliere Da Rold, lei non mi conosce...

Il Consigliere comunale di Belluno, Orazio Da Rold, ha dichiarato che “...Granzotto è un uomo del no: no all’autostrada, no alla circonvallazione di Cortina, no a qualsiasi infrastruttura”.

Non ho il piacere di conoscere il consigliere e neppure lo stesso, a quanto leggo, conosce il sottoscritto elencando una serie di mie dichiarazioni inesistenti o completamente errate.

In particolare lo scrivente non si è mai permesso di esprimere un giudizio sulla circonvallazione di Cortina d’Ampezzo in quanto questione attinente la viabilità ampezzana che riguarda, per l’appunto, gli amministratori ed i cittadini di Cortina.

Come amministratore di Pieve di Cadore, non mi sono mai sognato di esprimere giudizi su opere che dovevano essere realizzate in altri Comuni, così come ho sempre dichiarato la volontà che vengano realizzate in ordine di importanza la circonvallazione di Longarone, la prosecuzione della ferrovia fino a Cortina e tutte le circonvallazioni dei Comuni cadorini.

La mia posizione sull’autostrada, poi, è quella portata avanti dalla Provincia ed espressa sugli organi di stampa che il consigliere può comodamente trovare: prima venga presentato un progetto e poi ne discutiamo, perché non posso certo esprimere giudizi su ipotesi campate per aria o su progetti inesistenti!

Come vede, consigliere Da Rold, mi pare di essere l’esatto contrario dell’amministratore che lei dipinge: “uomo del Sì”, quindi, anche per quanto riguarda la certificazione Unesco delle Dolomiti, per la quale sono favorevolissimo, anzi entusiasta, visto e considerato che non porta alcun vincolo poiché l’Unesco non può né legiferare, né imporre regole ad alcuno Stato aderente.

E lei invece è favorevole alla certificazione Unesco?

Condivido con lei, invece, la comparazione con l’Austria, tanto che il Comune di Pieve di Cadore era fino a poco tempo fa partner di comuni austriaci per la realizzazione di progetto di turismo con mobilità sostenibile “Perle delle Alpi”: uno dei prodotti di tale progetto è il Bike & Bus che ogni estate circola per facilitare un turismo che privilegia gli spostamenti pubblici e sostenibili rispetto quelli invasivi che ancora predominano in Italia.  Roberto Granzotto

 

 

Il Gazzettino  21.05.2009

Circonvallazione, oggi lo spoglio

CORTINA - L’ultimo cittadino di Cortina a votare è stato il giovane Andrea Alverà, che ha consegnato la sua scheda alle 18 di ieri pomeriggio, proprio alla chiusura dello sportello, allestito dall’amministrazione comunale nell’atrio del municipio.

Si è concluso così il sondaggio, voluto per sentire il parere della popolazione sul progetto dell’Anas per la nuova strada di circonvallazione al paese. L’impiegato di turno in quel momento, Stefano Ponte, che ha concluso il lungo e gravoso impegno dei dipendenti comunali, ha inserito la scheda nell’urna, assieme a tutte le altre, votate nei giorni precedenti, espressione del sentire della popolazione. E sarà un’opinione di un certo peso, visto che hanno partecipato 1.377 cittadini, su 4.904 aventi diritto al voto, residenti e maggiorenni, con una percentuale del 28.07, del tutto confortante, poiché si tratta di un semplice sondaggio, non di un referendum, bisognoso di un quorum per la validità.

Ad attendere la chiusura della consultazione popolare c’era l’assessore ai lavori pubblici Etienne Majoni, soddisfatto per l’afflusso. La gente si è recata in municipio con una certa regolarità, da giovedì scorso sino a ieri, ma soprattutto l’ultimo giorno, tanto che si sono create persino delle code. Se il primo giorno, il 14 maggio, ci furono 180 votanti, ieri la cifra si è raddoppiata: alle 10.30 avevano votato 1.180 cittadini, con la partecipazione di quasi duecento persone nelle ultime otto ore.

La chiusura dello sportello è stata seguita da Nicola Salvato, comandante della polizia locale, che ha preso in consegna l’urna con le schede votate, dopo averla sigillata, con Claudio Talamini, responsabile dell’ufficio elettorale. Lo spoglio delle schede avverrà questa mattina, con la presenza del segretario generale Agostino Battaglia e degli amministratori pubblici. Poi sarà il sindaco Andrea Franceschi ad esprimere il commento del suo gruppo che, sino ad ora, ha mantenuto la compattezza da lui richiesta. Malgrado la divergenza di opinioni, fra consiglieri, fra assessori, nessuno è uscito allo scoperto, neanche dopo le provocazioni della minoranza, che ha chiesto espressamente di sentire l’opinione di chi, oggi al governo del paese, fu duramente contrario al precedente progetto di circonvallazione, nel 2005, ricalcato in gran parte da questo nuovo elaborato. Il gruppo di opposizione Cortina Dolomiti, invece, ha dichiarato espressamente il proprio favore per questa nuova ipotesi progettuale.  Dim

 

 

Corriere delle Alpi  20.05.2009

Orazio Da Rold (Pdl) sulla candidatura delle Dolomiti

«L’Unesco non sia la scusa per dire no ai cittadini»

BELLUNO. «L’Unesco non diventi una scusa per dire sempre no». Orazio Da Rold, consigliere comunale del Pdl, torna sulla candidatura delle Dolomiti a Patrimonio dell’umanità esprimendo una preoccupazione in particolare: «Il problema non è l’Unesco in sè, anche se stiamo ancora spettando di vedere il dossier. Quello che non vogliamo è che certe amministrazioni di centrosinistra, abituate a dire di no a tutto, usino il sigillo dell’Unesco come vincolo, come scusa in più per limitare l’azione dei cittadini».

Da Rold si rivolge in particolare a Roberto Granzotto, candidato consigliere del Pd e già sindaco di Pieve di Cadore: «Granzotto è un uomo del no: no all’autostrada, no alla circonvallazione di Cortina, no a qualsiasi infrastruttura». Ma c’è un’altra questione che solleva il consigliere del Pdl: «L’Unesco», osserva Da Rold, «ci dà un mezzo in più per essere concosciuti come luogo di grande pregio, ma non si può partire dalla coda. Se non abbiamo le strade per arrivare sulle Dolomiti, la ricettività per ospitare i turisti e non offriamo loro attrattive per il tempo libero, chi arriverà non tornerà più». da Rold vorrebbe che, come avviene in Austria, si provvedesse alla mobilità dei turisti: «Lì uno arriva, parcheggi l’auto e poi non la usa più fino a quando riparte, perché nelle zone turistiche sono roganizzatissimi con skibuss e tutto quello che serve. Tutto pubblico e tutto gratis. L’Unesco può andare bene, ma senza dimenticare che c’è un sacco di lavoro da fare prima». Per Da Rold: «La candidatura delle Dolomiti all’Unesco è un’idea che ci darà visibilità e clamore, ma sotto mancano ancora troppe cose. Mettiamo ogni questione a posto e soprattutto facciamo in modo che certe amministrazioni non ne approfittino per fossilizzare il territorio».

 

 

Il Gazzettino-Bl  19.05.2009

Il sindaco De Luca: «Paura dei vincoli, cambiamo idea»

Dolomiti nell’Unesco

Borca marcia indietro

Borca

La giunta comunale di Borca sta approntandosi a deliberare contro il progetto Unesco "Dolomiti patrimonio dell'umanità". Ad onor del vero va a revocare una decisione a favore già presa in passato. Il sindaco, Massimo De Luca: «Abbiamo deciso di rivedere la nostra posizione, in quanto non conforme alle nostre aspettative e che ci mette in apprensione per i troppi vincoli che vanno a manifestarsi».

Il primo cittadino di Borca spiega: «Nel 2005 avevamo aderito al progetto proposto dalla Provincia, però vedendo, ascoltando, udendo le voci degli ultimi tempi e informandoci su ciò che sta succedendo attorno, abbiamo deciso di revocare la nostra adesione. Torniamo sui nostri passi e quindi, a breve, deliberemo in merito. I motivi che ci hanno indotto a cambiare idea, non sono proprio così piccoli. Da circa sei mesi realizziamo che c'è un sistema di vincoli sul nostro territorio e, sentendo anche opinioni di altri come le Regole ampezzane o qualche altro sindaco del Cadore, abbiamo pensato di rivedere la nostra posizione. Non dimentichiamo che attorno a questi progetti si muovono comitati, uno per tutti quello del golf di Cortina».

«Siamo stufi di vincoli. Diventerà impossibile dotarci di impianti sciistici, andare a funghi, sistemare le strade di montagna. Non so quanto la mia revoca potrà incidere sul progetto Unesco, ma non voglio essere partecipe di ulteriori vincoli sul territorio di Borca e del Cadore in generale».

Il sindaco si domanda come mai le province a statuto speciali a noi confinanti come il Trentino Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia abbiano zone vincolate inferiori rispetto a quelle previste per la provincia di Belluno.  Nives Dilani

 

 

Il Gazzettino-Bl  19.05.2009

Cortina, la conversione di Marzotto alla tangenziale

«Ora il progetto è molto meno pesante. Trovo invece scandaloso costruire nuovi edifici, doveroso evitarlo»

Cortina d’Ampezzo

«Cortina è una di quelle gemme che non possono essere maltrattate. Credo che, in passato, sia accaduto. Spero non succeda più, in futuro». L’imprenditore vicentino Matteo Marzotto, presidente dell’Ente nazionale per il turismo, cortinese di adozione, è molto attento nel valutare il nuovo progetto di viabilità cittadina alternativo all’attuale strada di Alemagna.

«Ero abbastanza dubbioso sulla fattibilità della prima ipotesi – sostiene riferendosi al progetto elaborato dall’Anas nel 2005 – anzi ero molto critico, su alcune delle soluzioni proposte. Credo che invece vada elogiato, in questo caso, lo sforzo che è stato fatto, per elaborare una proposta che è molto diversa, e sottolineo il molto».

Come valuta quest’opera, che comunque influirebbe in maniera determinante sull’assetto della conca d’Ampezzo?

«Per mia natura, sono molto guardingo nei confronti della volontà di trasformare troppo Cortina, che è adagiata in una valle che ha delle caratteristiche peculiari, ma comprendo che ci sono dei problemi, legati alla viabilità, che si sono acuiti negli anni, nei decenni. Ora si sta andando verso una soluzione che mi pare ragionevole, anche se, da non tecnico, non posso valutarla nei dettagli. Penso al deposito del materiale di risulta degli scavi, penso al traffico dei camion, dai cantieri, ma mi pare che l’impatto possa essere contenuto, visto che gran parte della nuova viabilità si dovrebbe sviluppare sotto terra, in galleria».

In paese si sono create posizioni diverse, talora contrapposte: da una parte c’è chi sostiene che la necessità di avere una nuova viabilità sia prioritaria, dall’altra c’è invece chi solleva timori, connessi soprattutto all’impatto che questa opera potrà avere sul territorio e sulla vita dei cortinesi e dei loro ospiti, dello stesso fenomeno del turismo. Lei come si pone?

«Mi pare che l’Anas e l’amministrazione comunale, nella nuova progettazione, abbiano tenuto in considerazione le critiche che si erano generate dal progetto precedente, migliorandolo notevolmente».

Marzotto ha sempre vissuto un rapporto molto stretto con Cortina, dove ha trascorso lunghi periodi, dall’infanzia all’adolescenza, alla gioventù, frequentando le scuole, praticando sport, vivendo nella villa di famiglia, accanto allo stadio Olimpico del ghiaccio. Un amore, il suo, per Cortina, del quale parla spesso, e volentieri.

«Si parla tanto della nuova strada, ma io trovo abbastanza scandaloso vedere edificare nuovi edifici, partendo dal prato verde. Un conto sono le ristrutturazioni, la sistemazione di strutture già esistenti, un altro è la costruzione di edifici del tutto nuovi. In taluni casi, mi pare proprio una pazzia. Credo che per l’amministrazione comunale sia un atto morale, quello di preservare, quanto più è possibile, la bellezza di questo posto straordinario, sia nei confronti del passato, sia guardando al futuro».  Marco Dibona

 

Il sondaggio

Ottocento al voto, il 16% degli elettori

Oggi e domani ultimi giorni utili

Cortina d’Ampezzo

(dim) Oggi e domani sono gli ultimi due giorni a disposizione, per la popolazione di Cortina, per partecipare al sondaggio sulla nuova circonvallazione, iniziato giovedì scorso. Sino ad ora si sono recati nell’atrio del municipio, dove è aperto lo sportello, circa 800 cittadini, più o meno il 16% degli aventi diritto. Erano 180 il primo giorno, 500 nella giornata di sabato, con un incremento costante. Se permarrà questo ritmo, c’è la speranza di riuscire a coinvolgere almeno un migliaio di votanti, un quinto degli elettori maggiorenni, in modo che il campione sia assai significativo, con il 20% dei pareri, prima della conclusione dell’iniziativa, prevista nella giornata di mercoledì 20 maggio. Poi l’amministrazione farà la conta dei voti, ci sarà lo spoglio delle schede, per verificare il gradimento dei cortinesi nei confronti del nuovo progetto dell’Anas. Il Comune ha chiesto un voto di indirizzo, non un’analisi tecnica: se il parere dei cittadini sarà favorevole, il progetto continuerà il suo iter, sostenuto anche dall’amministrazione, che lo inserirà nel Piano di assetto del territorio. In caso contrario, se prevarranno i pareri contrari, verrà presto convocato un consiglio comunale, nel quale verrà votata una delibera per lo stralcio definitivo e per accantonare il tema della viabilità di scorrimento.

 

 

Il Gazzettino-Bl  17.05.2009

Il punto della situazione in un incontro indetto a Tai

Acqua bene comune, rischi e problemi nel Bellunese

Pieve di Cadore

È indetto per martedì 19 maggio, alle 20.45, nella sala pubblica di Tai di Cadore un incontro sul tema "Sulle acque del Piave". È organizzato dal Gruppo d’Acquisto "El Ceston" e la Cooperativa Sociale Onlus Samarcanda e costituirà un momento informativo e di discussione con Valter Bonan del Comitato provinciale Acqua Bene Comune Belluno. Sul tavolo il problema dello sfruttamento dell’acqua del Piave e dei suoi affluenti. Il bacino del fiume Piave è tra i più artificializzati d’Europa e in difformità alle normative nazionali ed europee di settore - spiegano gli organizzatori - si continua ancora a vendere e concedere per fini speculativi più acqua di quella realmente disponibile. Le conseguenze di tutto ciò sono individuate nell’incremento dei rischi idrogeologici, l’avanzamento del cuneo salino, la perdita di diversità naturali e di paesaggio, la banalizzazione dei corsi d’acqua e dei laghi di montagna ecc.

Il Comitato provinciale Acqua Bene Comune Belluno sta promuovendo una campagna di raccolta firme che si pone alcuni obiettivi precisi. Tra questi: attuare una moratoria di tutte le richieste di ulteriori concessioni di derivazione; verificare la congruità e legittimità delle grandi concessioni storiche idroelettriche; trasferire canoni di gestione integrata del demanio idrico di competenza alla Provincia di Belluno; stabilire un livello minimo d’invaso nei laghi; riconoscere negli statuti degli enti locali il diritto umano dell’acqua ed il suo status di bene pubblico. Il tema è di particolare attualità - si precisa - anche perchè in molti programmi politici elettorali di giugno sono in previsione la costruzione di nuove centraline per lo sfruttamento idroelettrico delle acque degli affluenti del Piave.

 

 

Corriere delle Alpi  16.05.2009

Dolomiti patrimonio dell’umanità

di Cristian Arboit

«Rischiamo solo di fare brutta figura»

Il caso

BELLUNO. Ieri il presidente Reolon ha risposto in modo duro sia al governatore del Veneto Galan che al sindaco di Belluno. «Si rischia di rovinare tutto»

 

«Queste polemiche rischiano di rovinare un grande risultato»

Il 27 giugno a Siviglia ci sarà l’ufficializzazione della candidatura, nel frattempo nel Bellunese i monti pallidi sono più pallidi del solito. E non è un’impressione ottica, ma il risultato di una settimana di aspre polemiche. E pensare che lunedì scorso il via libera dell’Iucn aveva ottenuto l’applauso bipartisan del consiglio provinciale, salvo poi precipitare in poche ore, trasformando quella che sembrava a tutti una conquista nel miglior terreno per fare polemica, quella dura e senza sconti. Su tutto, ci sono le dichiarazioni del governatore veneto Giancarlo Galan.

Galan mercoledì ha accusato palazzo Piloni di aver tentato di scippare competenze specifiche a Regione e Comuni. Apriti cielo.

Galan ha sparato a zero sulle modalità di partecipazione degli enti messa in piedi dalla Provincia, preannunciando azioni al Ministero. E questo, a poco più di un mese dalla consacrazione definitiva delle Dolomiti a Siviglia in Spagna.

A rincarare la dose ci ha pensato anche il sindaco di Belluno Antonio Prade, preoccupato per i presunti vincoli che l’inserimento delle Dolomiti nell’elenco Unesco potrebbe comportare. Insomma, in pochi giorni si è scatenata una bufera politica fino a poco tempo inimmaginabile.

Anche per questo oggi da palazzo Piloni è arrivato un aut-aut.

“Rovinate tutto”. Il rischio - a sentire Reolon - è che il lavoro fatto venga travolto dalla mancanza di unitarietà del fronte bellunese.

Per il presidente il dato che deve fare riflettere è soprattutto uno: la stragrande maggioranza dei comuni e degli enti bellunesi aveva detto sì all’iniziativa, in pratica il 98 per cento della popolazione. «Lo stesso Comune di Belluno ha detto sì», sottolinea il presidente senza lesinare critiche al governatore Galan e al sindaco Prade.

Il primo, secondo Reolon, si sarebbe sentito “messo da parte”: «Ha capito la portata straordinaria dell’operazione e si è imbufalito. Non tollera l’idea che Belluno faccia qualcosa senza Venezia. Noi pratichiamo l’autonomia e lui non vuole. Ha una indole contro il Bellunese».

Quanto al primo cittadino di Belluno, Reolon è perentorio: «La città capoluogo soffre di un declino politico. Prade parla di vincoli che non esistono, accontentando Venezia. Si comporta come la periferia con il centro. E’ una visione pericolosa e deleteria».

Ma Reolon risponde anche alle critiche sulle modalità di coinvolgimento di enti e istituzioni: «Non è stato scavalcato nessuno, tanto meno la Regione».

Il pericolo ora è “fare brutta figura”: «E’ dal 1992 che nel Bellunese si parla di questo importante riconoscimento e adesso che il grosso è stato fatto, qualcuno perde tempo a baruffare». Anche per questo Reolon si sente “amareggiato”. «Belluno è diventata capitale delle Dolomiti, ma qualcuno non vuole ammetterlo».

Turisti in crescita. Polemiche a parte, resta - citando Reolon - una “straordinaria” opportunità: «Tutti i siti riconosciuti dall’Unesco hanno avuto un aumento di turisti del trenta per cento».

A sentire il presidente il riconoscimento dell’Iucn è “un evento internazionale”: «Dietro a questa vicenda c’è stata una grande capacità di coordinamento fra province simili, visione strategica e capacità del fare».

Da qui, i ringraziamenti di rito al Club alpino italiano e al commissario nazionale della Commissione Unesco.

Quanto ai vincoli semplicemente non esistono: «Ricordo che il novantanove per cento del territorio riconosciuto dall’Unesco è già vincolato tra zone Sic e Zps». Una constatazione cui segue a stretto giro di posta una stoccata: «A stabilire l’elenco delle zone è stata proprio la Regione. L’Unesco non può imporre niente, al massimo può ritirare il riconoscimento».

 

 

Corriere delle Alpi  16.05.2009

La viabilità a Cortina

«Non lasciamoci fuorviare, andiamo a votare»

Sul progetto dell’Anas, Demenego del Comitato civico lancia l’appello ai residenti

di Alessandra Segafreddo

CORTINA. «Per non cadere nell’apatia più deleteria dello stare a guardare, ognuno di noi deve farsi carico delle sua responsabilità e deve andare a votare. In questo frangente è importantissimo votare, in un modo o nell’altro ma votare». Questo l’appello che Eddy Demenego, a nome del Comitato civico, lancia ai residenti. Al centro dell’attenzione c’è il nuovo progetto di viabilità dell’Anas.

Alla presentazione la sala Enel era gremita, al punto informativo in municipio l’andirivieni è stato costante. Tuttavia si sono ultimamente alzate alcune voci di Cortina che, fuori dal coro di assensi al progetto, sottolineano la propria contrarietà basandosi su informazioni che secondo Demenego sono «fuorvianti».

«Sulle ragioni del no», dichiara Demenego, «continuano gli allarmismi. Si dice che si potrebbe far meglio, che l’opera è troppo costosa, che ci saranno 10 anni di cantieri, che ci sarà un disagio per la popolazione terribile, che il turismo ne soffrirà e che gli stessi turisti non verranno più a Cortina, ed in più con abile dialettica si accennano le mezze verità. Ho sentito frasi come “L’Anas ha cancellato il passante di Zuel”, “Bisognerà depositare un milione e 700.000 metri cubi di materiale di scavo”, “ci vorranno 75.000 camion per trasportare gli inerti nelle discariche”, “la strada è prevista per 29.000 vetture al giorno” e molte altre chiacchiere che non sto a ripetere».

«La verità», dice Demenego, «è che il mini passante di Zuel non serve più dato che la nuova galleria prevista inizia ad Acquabona ed esce Doneà, e l’Anas ha già le idee chiare su dove scaricare il materiale di scavo. Per quanto riguarda i 75.000 camion, fatti i debiti calcoli si ottiene che passeranno solo 5 camion ogni 2 ore. Infine la portata giornaliera della strada si riferisce semplicemente agli standard Anas per le nuove statali, e certamente non ad una previsione reale di traffico. Ci sarà un aumento di veicoli, questo è certo, ma ci sarà comunque anche con la viabilità attuale».

«La Val Pusteria ha una strada di scorrimento veloce», conclude Demenego, «e per ora non ci siamo accorti di aumenti di traffico, ma non facciamoci trovare impreparati per quando ciò avverrà. Teniamo in considerazione che i 3600 veicoli di media giornalieri che vengono da nord sono per la maggior parte di solo transito, e se riusciamo a non farli passare per corso Italia, via Ghroman, via Battisti, via Olimpia e via Roma sarà solo un bene per il paese. Mentre i 16/17 mila che provengono mediamente dal Cadore, e che l’inverno si dirigono prevalentemente verso i campi da sci sulla destra orografica di Cortina, non passeranno più per il centro».

Intanto i residenti stanno andando ad esprimere il loro parere. L’affluenza è costante e ieri pomeriggio avevano votato 350 persone. Le urne in municipio, saranno aperte fino a mercoledì, tutti i giorni dalle 8 alle 18.

 

 

Corriere delle Alpi  16.05.2009

Dal palco della Spes Arena il ministro parla di immigrati («giusto respingerli»), di federalismo («preso») e della legge di Maroni sulla sicurezza

Bossi: «Il salario va regionalizzato»

Il leader della Lega Nord in città mette i cavalli al motore di Bottacin

BELLUNO. «Il nord un bel giorno si svegliò e mandò un gruppo dei suoi a Roma, con l’obbligo di tornare con la libertà». Umberto Bossi arriva a Belluno e con poche parole manda in delirio il popolo leghista. In città, ieri sera, per sostenere la candidatura alla presidenza della Provincia di Gianpaolo Bottacin, il segretario federale della Lega Nord è apparso in gran forma.

Sul palco con Bossi c’erano il ministro Luca Zaia, la vicepresidente del Senato Rosy Mauro, il capogruppo del Carroccio al Senato Federico Bricolo, il segretario nazionale Gian Paolo Gobbo, il senatore Gianvittore Vaccari, il deputato Franco Gidoni e naturalmente il candidato Bottacin. Sugli spalti della Spes Arena circa trecento militanti che raramente hanno smesso di applaudire e gridare. Reduce da altri due comizi nel Veneto, Bossi si è fatto aspettare, ma subito ha attaccato con i temi caldi del momento, dalla sicurezza all’immigrazione e naturalmente il federalismo fiscale. «Preso!», esclama Bossi riferendosi al federalismo e poi sul respingimento dei migranti: «Stop all’immigrazione incontrollata, andiamo avanti su questa strada. Chi ha perso il proletariato interno mirava a quello esterno, che arrivasse a tonnellate, ecco perché interessava alla sinistra, ma non è più possibile far entrare i clandestini, vanno aiutati a casa loro. Il futuro di Veneto e Lombardia è legato alla nostra terra, non c’è libertà senza la terra. La Lega», continua Bossi, «nasce per liberare il popolo della Padania. La Lega è forte perché ha gente che ci crede e ha ideali e chi ha ideali non si vende, non è merce di scambio. Quando il popolo padano si mette in cammino piega la storia e fa i miracoli». Non mancano i riferimenti al lavoro del ministro Maroni e alla sinistra: «Stanno chiusi a palazzo e non capiscono più la gente, sono lontani, non sanno fare l’analisi». Infine “il sogno”: «Il salario regionalizzato, cioè tener conto del costo della vita in ogni zona. Il salario nazionale ha creato solo sacche di povertà». A questo punto la parola passa a Rosy, che sa interpretare alla perfezione il pensiero di Bossi, ma con molti decibel in più. La donna del sindacato leghista approfondisce la teoria della contrattazione territoriale: «Più soldi in busta paga per lavoratori e pensionati. Gli operai ci votano perché noi manteniamo le promesse, come il federalismo e respingere i clandestini. Bisogna tutelare la nostra gente, il lavoro per i nostri giovani e le nostre aziende. Razzista è chi pensa il contrario».

Il federalismo, promette Bossi riprendendo la parola a tratti, sarà anche demaniale e tutti i palazzi e le terre dello Stato torneranno ai Comuni. Zaia sulle quote latte chiarisce: «Facile avere le palle quando arriva Bossi e ti dice “ricordati che la Lega non lascia mai solo nessuno», ma il ministro a Vittorio Veneto ha anche citato il prolungamento della A27 con la A23: «Basta tergiversare. Dritti verso Monaco». Infine Bossi “presenta” Bottacin: «La Lega punta sui giovani come Zaia, Tosi e Bottacin. Quando diventerai presidente aspetto il tuo invito e mi devi offrire da bere». Bottacin risponde con poche parole grintose, ringrazia chi lo aiuta e lancia lo slogan: «Ci lega la voglia di fare».

 

 

Corriere delle Alpi  16.05.2009

di Vittore Doro

De Carlo: «Troppi vincoli sul territorio»

La lista ospiterà Manzato con le proposte regionali «anti Unesco»

CALALZO. «Mercoledì alle 18 il vicepresidente della Regione, Manzato, sarà a Calalzo per presentare le proposte della Regione sulla salvaguardia delle Dolomiti, in contrapposizione con il progetto dell’Unesco». Lo ha annunciato giovedì sera il candidato a sindaco di Calalzo Luca De Carlo, durante la presentazione della sua lista nella sala consigliare del municipio. Davanti ad un pubblico molto numeroso ed altrettanto caldo, De Carlo, ha illustrato la filosofia della sua linea amministrativa.

Spiegando com’è riuscito a raccogliere attorno a se molti cittadini ansiosi di far riprendere al loro paese la via dello sviluppo economico, De Carlo ha dato la parola i candidati che si sono autopresentati, illustrando brevemente la loro figura e le loro intenzioni.

«Alla base della nostra volontà di proporci alla vostra attenzione», ha affermato De Carlo, «ci sono due motivi molto forti: per prima cosa dobbiamo convincere i cittadini a non andarsene da Calalzo, fermando lo spopolamento del paese. Secondo, dobbiamo fare in modo che Calalzo diventi un luogo accogliente e che la gente sia invogliata a venire a viverci. Dobbiamo incentivare il turismo in tutte le sue forme, valorizzando i due poli eccezionali che già esistono: Lagole e la Valle d’Oten. Oggi ci sono degli alberghi che già sono un buon biglietto da visita, ma dobbiamo fare in modo che gli albergatori non rimangano soli, e trovino un concreto aiuto nel pubblico».

Parlando poi di ambiente, il candidato sindaco ha spiegato quale sarà la linea della sua lista, se questa vincerà le elezioni. «La nostra provincia», ha affermato De Carlo, «ha già troppi vincoli, che impediscono ai cittadini di prendere delle iniziative migliorative dell’ambiente. Noi intendiamo applicare la norma del buon senso. Mi sapete dire quanti in camicia bianca e cravatta sono venuti a salvare i nostri prati, i nostri boschi? Se non ci fossero i proprietari dei fienili che ogni anno tagliano l’erba, e gli abitanti del paese che raccolgono la legna nei boschi, pensate che venga a farlo chi vuole mettere ancora vincoli?»

«Per questo», ha concluso De Carlo, «basta con le iniziative che arrivano dall’alto. Tutte queste decisioni devono essere prese dal basso, con il consenso della gente».

Ha poi parlato della necessità di difende i prodotti specifici della montagna, accorciando la distanza che oggi esiste tra produzione e consumatori. Chiudendo l’incontro, De Carlo ha illustrato il suo progetto sulla scuola, che prevede la valorizzazione di ciò che esiste e il rafforzamento della scuola per prototipisti, aprendo il convitto dell’Enaip ad altre istituzioni.

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Il Gazzettino  16.05.2009

Il presidente uscente: «Galan sull’Unesco contro i bellunesi»

Belluno

Sulla candidatura delle Dolomiti a patrimonio dell’umanità il presidente della Provincia replica in modo compiuto alle perplessità sollevate dal presidente della Regione, Galan, e dai sindaci di Belluno e di Vodo. Il primo sostiene che dietro l’inizitiva si nasconderebbe il tentativo di far credere che certe competenze regionali e comunali siano delegabili alla Provincia; i secondi dicono di temere nuovi vincoli.

Reolon spiega che la delega alle Province di occuparsi della candidatura, ormai prossima, è arrivata dal Ministero, che essa è stata accettata dall’Unesco per il territorio così com’è, coi suoi vincoli già presenti, senza chiederne di nuovi; che la condivisione al progetto è pressoché totale e che la contrarietà della Regione non è contro l’Unesco o Reolon ma contro la Provincia.

 

«Dolomiti, Galan contro la Provincia per principio»

Reolon: «Ancora una volta va contro gli interessi dei bellunesi. Il capoluogo? Periferia di Venezia»

Dopo il via libera della speciale commissione, nessuna polemica fermerà l’ingresso delle Dolomiti (27 giugno a Siviglia) nel patrimonio dell’umanità custodito dall’Unesco, ma il ritorno di fiamma di chi oggi si afferma molto perplesso nuoce di sicuro all’immagine del Bellunese. L’iniziativa, nata nel 1992 da un’idea di Reinhold Messner e di altri alpinisti, è stata delegata dal Ministero dell’ambiente alle Province di Belluno, Trento, Bolzano, Pordenone e Udine, che hanno raccolto dai Comuni il 98 per cento delle adesioni. Secondo le statistiche, le aree entrate in questo Olimpo hanno beneficiato di un aumento del turismo pari al 30 per cento. Nel caso di Belluno non ci sono nuovi vincoli proposti. All’Unesco è stato chiesto se fosse accettabile la candidatura di un territorio così com’è, con i vincoli già esistenti ma anche con le piste, con le aree Sic e Zps indicate dalla Regione su indirizzo dell’Unione europea. L’Unesco non è uno Stato. Non ha proposto o imposto né deciderà mai qualche cosa su di un’area, ma si dice disposto o meno ad accettarla. Se un domani non rispondesse più ai requisiti previsti per i patrimoni mondiali, non farebbe altro che declassificarla. Sono questi i concetti espressi ieri a Palazzo Piloni dal presidente della Provincia, Sergio Reolon, «molto amareggiato» dalle polemiche innescate dal presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, appoggiate dai sindaci di Belluno, Antonio Prade, e da quello di Vodo, Guido Calvani, secondo i quali dietro questa operazione, che porterebbe vincoli sul territorio, ci sarebbe la voglia della Provincia di prendersi competenze che non ha.

«Le delibere comunali da noi raccolte rappresentano il 98 per cento della popolazione. Tentare oggi di far credere che manca la condivisione è davvero goffo, dopo tutto quello che abbiamo fatto e prodotto nella raccolta del consenso intorno a un progetto strategico, che dà a Belluno un ruolo e una visibilità mai avuti sul piano internazionale».

Palazzo Piloni ritorna sul «paradosso», che da un lato si piange sulla scarsa visibilità e dall’altra si oppone resistenza quando c’è una proposta esaltante, e sulla «strumentalità politica» delle esternazioni. «Anche i bambini sanno che non ci sono nuovi vincoli- assicura Reolon - Galan non è contro l’Unesco e neanche contro Reolon. E’ contro la Provincia, contro la sua capacità di produrre autonomia senza ancora averla formalmente. La sua è la reazione stizzita del sovrano che vede un territorio muoversi da sé. Ancora una volta si mette contro l’interesse dei bellunesi».

La replica di Reolon c’è anche per Prade: «Mi amareggiano il degrado fisico della città capoluogo e il suo declino politico. Belluno sembra ormai la periferia di Venezia, una gabbia dalle sbarre arrugginite in cui siamo subalterni. Ricordo anche che Belluno ha dato la propria adesione con una delibera e che non ci è servita, e non ci serve, l’autorizzazione della Regione per questa iniziativa».

 

 

Il Gazzettino  16.05.2009

La lista Altrementi

«Più traffico con nuove strade e autostrade meglio potenziare il trasporto collettivo»

«Non c’è testo sulla mobilità che non sottolinei un principio incontestabile: ogni nuova arteria stradale produce maggiore traffico e annulla, dopo breve tempo, quei miglioramenti che si prefiggeva». Altrementi, la lista ambientalista che candida alla presidenza della Provincia, Ettore Sartori, si pone il problema di quale mobilità sia meglio nel Bellunese e indica l’«utopia concreta», la «rivoluzione copernicana» della «mobilità collettiva da potenziare rispetto a quella individuale su gomma».

«In provincia di Belluno - si legge in una nota - il dibattito sembra essere incentrato solo sull’eventuale prolungamento dell’autostrada A27. Come se la realizzazione di quell’arteria risolvesse d’incanto i problemi strutturali dell’intera provincia. Arrivati a Cortina, che cosa si fa? Ci sarà l’effetto imbuto, perché al di là del confine provinciale e regionale la Pusteria intera ed i suoi abitanti non ne vogliono sapere e l’Austria, a differenza dell’ Italia, ha ratificato il protocollo trasporti della Convenzione delle Alpi che prevede l’impossibilità di nuove arterie di grande comunicazione transfrontaliere».

«Tutte le forze politiche si dichiarano favorevoli al prolungamento dell’A27 “obbedendo” all’appello del Signor Vascellari (si vede chi comanda veramente). “Da due anni favorevoli a prolungare la A27” rispondeva il presidente della Provincia Reolon scaricando le responsabilità sulla Regione. Non parliamo poi dei partiti di centrodestra, presso i quali la poca sensibilità per le problematiche del territorio e dell’ambiente è proverbiale e sotto gli occhi di tutti».

 

 

Il Gazzettino  16.05.2009

Di fronte all’allarme suscitato la En&En ribadisce i vantaggi del progetto per la captazione dell’acqua del Frison

«Centrale senza impatto ambientale»

Caneve: «C’è il modo di riportare l’alveo alle condizioni naturali quando necessita»

Santo Stefano

Sulla captazione dell’acqua del Frison, per trasformarla in energia elettrica, si profila il tavolo di confronto fra il Comune di Santo Stefano, Bim, Regola di Campolongo e la En&En, la società per azioni nata su spinta di Confindustria Belluno Dolomiti, che l’altro ieri ha illustrato il proprio progetto.

Al centro del vertice, che potrebbe essere convocato in Comelico già la prossima settimana, c’è il duplice progetto di realizzare una centrale idroelettrica lungo il torrente Frison, nella frazione di Campolongo, alla quale sono interessati l’amministrazione comunale, quella regoliera e il Bim da una parte e la En&En dall’altra. La Comunione familiare, inoltre, è già titolare di una richiesta di concessione per la derivazione ad uso idroelettrico delle acque e ciò da undici anni, cioè dal 1998. «I termini usati nell’incontro di giovedì sono impropri – chiarisce Antonio Caneve della En&En, riferendosi al “Mose” e all’autogrill, con cui erano stati definiti il sistema di paratoie da abbattere all’occorrenza e la centrale idroelettrica sopraelevata, a cavallo del torrente – La scelta progettuale che abbiamo fatto, e che difendiamo a spada tratta, è tecnologicamente avanzata e condivisa con il Genio Civile, proprio per creare la situazione meno impattante dal punto di vista ambientale. Essa consente di riportare l’alveo alle sue condizioni naturali quando ho necessità e di restituire acqua pulita». Oltre all’aspetto tecnico, dalle dichiarazioni di Caneve emerge quella più ampia disponibilità, che era sfuggita durante l’assemblea pubblica di giovedì, a sedersi attorno ad un tavolo con il Comune, la Regola e il Bim per cercare un accordo. «E’ nostra intenzione – chiarisce – giungere ad una condivisione del progetto, come abbiamo già fatto altrove, con una ricaduta in termini di vantaggio per il territorio». E che non vi sia una preclusione al confronto è evidenziato anche da un ulteriore passaggio del referente della En&En, lì dove afferma che «sono stati recepiti i consigli tecnici espressi l’altro ieri». Di giungere ad un accordo spera anche il sindaco di Santo Stefano, che auspica che le parti si possano sedere attorno ad un tavolo, per discutere dei due progetti, che una coincidenza temporale ha voluto che fossero redatti quasi contemporaneamente. «Stiamo mettendo in campo tutte le energie e strategie – afferma Silver De Zolt – affinché il nostro territorio sopravviva. Per questo è importante che ci sia un confronto».  Yvonne Toscani

 

 

La Repubblica  16.05.2009

Cassazione

Disastri ambientali, danni morali ai cittadini

ROMA - Vanno risarciti i danni morali a quei cittadi­ni che, residenti in una zona in cui si è verificato un disa­stro ambientale, vivono uno "stato di preoccupazione per la propria salute". Lo ri­badisce ,la Cassazione, con­fermando una sentenza con cui si riconosceva il diritto a 86 persone - residenti in prossimità dell'Icmesa di Seveso, da cui era fuoriuscita una nube tossica di diossina - a ricevere un risarcimento pari a 5mila euro ciascuno.

 

 

Il Piccolo  15.05.2009

Riunione dei comitati No Tav

TRIESTE Nel tardo pomeriggio di oggi, alle 18, la sala del Centro Anton Ukmar «Miro» a Domio ospiterà un incontro pubblico organizzato dal costituendo Comitato triestino No Tav. Interverranno anche alcuni rappresentanti di altre realtà che operano con gli stessi obiettivi di quella locale, ma provenienti da aree diverse del Paese: il comitato No Tav della Val di Susa, quello di Trento e Bolzano e ancora della Toscana (Firenze-Mugello) e di Alessandria (che si contrappone al terzo valico Tav). Gli esponenti delle singole realtà illustreranno le loro motivazioni per continuare ad opporsi alla realizzazione delle cosiddette grandi opere. Inoltre, saranno presenti anche persone appartenenti ai comitati No Tav del Basso Friuli e a quello contrario all’autostrada Carnia-Cadore. Un altro incontro anti-Tav Trieste-Divaccia è in programma lunedì, alle 16.30, allo stagno di Basovizza.

 

 

Corriere delle Alpi  15.05.2009

Sondaggio sulla viabilità al via con polemica

Cortina Dolomiti: «La giunta non faccia come Ponzio Pilato e si esprima»

di Alessandra Segafreddo

CORTINA. Si è aperto tra le polemiche il sondaggio di opinione indetto dall’amministrazione comunale affinché i residenti si esprimano sul progetto di viabilità presentato dall’Anas. Ieri, il primo giorno di apertura delle urne nell’atrio del municipio, l’affluenza è stata costante. E ieri il gruppo di opposizione “Cortina Dolomiti” in una nota ha dichiarato di essere favorevole al progetto.

Un piano che però, spiega una nota del gruppo, «di nuovo ha ben poco: rappresenta al 95% quello già approvato dalla precedente amministrazione nel 2005».

E il gruppo di minoranza chiede che la giunta Franceschi prenda posizione sul futuro della viabilità ampezzana. Molte sono le perplessità che “Cortina Dolomiti” vede celarsi nel silenzio stampa nel quale si è chiuso il gruppo di maggioranza.

«L’attuale assessore all’urbanistica Stefano Verocai e l’attuale assessore al patrimonio Marco De Biasi», ricordano i consiglieri di minoranza, «nel consiglio del 2005 votarono in modo contrario al progetto Anas». Il gruppo “Cortina Dolomiti” valuta positivamente il fatto che l’amministrazione abbia voluto coinvolgere i cittadini su un tema così importante, tuttavia, «sarebbe stato meglio fare un vero e proprio referendum consultivo, non un sondaggio».

La minoranza ritiene che «si sia assunto una vera e propria “posizione di comodo” nel non voler esprimere alcun giudizio in merito al progetto, facendo, in un caso così importante e vitale, il “Ponzio Pilato” della situazione come d’altronde già fatto anche con la questione ladina del “sì o “no”al passaggio all’Alto Adige».

Enrico Valle ed i suoi ricordano che attualmente vige una «democrazia rappresentativa»; dunque i rappresentanti, cioè gli amministratori in carica, non dovevano esimersi dall’esprimere pubblicamente la propria posizione, anche perché «è loro dovere» fare delle scelte e portarle a compimento. «Abbiamo già avuto la triste esperienza dell’assessore Huber», sottolineano, «che ha fatto credere che avrebbe portato a Cortina i Mondiali di bob, per poi trovarci tutti “traditi” dall’amministrazione che in cuor suo aveva già preso la decisone di smantellare la pista. Riteniamo pertanto che la popolazione debba sì essere informata, ma debba anche sapere cosa ne pensa chi li amministra e governa, in primis il sindaco e l’assessore all’urbanistica». Non è «possibile», secondo la minoranza, «che Verocai, che ha una delega così importante come l’urbanistica e che da due anni sta elaborando e pianificando il presente ed il futuro di Cortina attraverso il Pat (Piano di assetto territoriale), non si esprima e non dica cosa ne pensa». Anche il fatto che la Provincia, con cui Verocai ha avuto costanti contatti per il Ptrc, sia caduta dalle nuvole, come ha dichiarato l’assessore Quinto Piol, lascia perplessa la minoranza.

«Crediamo sia un dovere degli amministratori», conclude “Cortina Dolomiti”, «dire chiaramente cosa pensano con lealtà e trasparenza, giocando con tutte le carte in tavola e dicendo chiaramente e senza equivoci cosa vogliono per Cortina e per il suo futuro. Ci aspettiamo dunque un seguito al nostro invito, affinché gli amministratori si esprimano pubblicamente, siano essi favorevoli o contrari, perché non condividiamo il silenzio stampa mosso solo da un triste calcolo politico e probabilmente da forti incomprensioni all’interno del gruppo di maggioranza. Ci auguriamo che a questo nostro appello non si sottragga nessun consigliere comunale, non potendo esserci tattica o opportunismo su un tema così vitale».

 

 

Corriere delle Alpi  15.05.2009

«Galan, ferma il riconoscimento Unesco»

Vodo, l’appello di Calvani: «Non si potranno più fare né piste né strade»

VODO. «Galan pensaci tu». Con un accorato appello al governatore del Veneto, Guido Calvani, sindaco uscente di Vodo e presidente provinciale di Italcaccia, sottolinea nuovamente il suo totale disappunto a far diventare patrimonio dell’Unesco la provincia di Belluno.

Già lunedì il presidente nazionale di Italcaccia, Mario Gargano, aveva inviato una lettera a Galan contro il riconoscimento che «comporterebbe solo ulteriori vincoli e priverebbe le consuete attività di caccia, agricoltura, sport e simili».

«Non sono mai stato contrario al riconoscimento Unesco di particolari siti che necessitano urgentemente delle massime tutele», dice ora Calvani, «vedi la piramide di Cheope, una cosa ben definita e delimitata ove l’unico scopo e quello di preservarla nel tempo, e quindi risulta di facile gestione poiché l’unico interesse è comune a tutti, ma quando si parla di territorio, in questo caso così vasto, ove esistono i più disparati interessi socio-economici spesso in contrasto tra di loro, qualcuno dovrà soccombere e mi chiedo chi».

Molte le pratiche a rischio secondo Calvani. «Sarà la volta dei cacciatori», si chiede, «o dei pescatori, degli agricoltori o degli impianti di risalita, dei fungaioli o degli amanti della bici, degli sciatori o dei semplici campeggiatori, dei rifugi alpini o della gente del luogo che non potrà piantare neppure un chiodo sul proprio fienile? O succederà come a Lipari dove è stata chiusa l’unica cava di pomice con 75 famiglie senza lavoro?».

In qualità di presidente provinciale di Italcaccia, Calvani esprime anche il suo netto dissenso sulla politica provinciale che è stata adottata in questo ultimo periodo, «anche perché», sottolinea, «non si può dare credibilità a un soggetto che dà i contentini o le caramelline che una volta si davano all’asino per farlo star buono, cercando di non fargli vedere la realtà ben più drammatica che lo avvicinava sempre di più al mattatoio, e poi si batte per ottenere il riconoscimento Unesco di molti siti ove a causa di ciò non si andrà più a caccia».

«Spero proprio che questa volta i cacciatori abbiano la memoria lunga», conclude Calvani, «e non si facciano prendere ancora una volta in giro. Questa iniziativa pone a rischio la realizzazione di nuove strade e piste da sci, che contrastano con i palesi interessi di tutte le nostre Comunità come la candidatura di Cortina ai Mondiali di sci, evento che interesserà tutta la valle del Boite ed altri Comuni». (a.s.)

 

Unesco, il centrodestra e i vincoli che non ci sono

Le esternazioni sui quotidiani e nei consigli comunali da parte degli esponenti del centro destra bellunese, dimostrano ancora una volta chi, in questa provincia, sta lavorando per costruire e chi per distruggere. Che la candidatura delle Dolomiti a patrimonio dell’Unesco sia frutto dell’idea dell’amministrazione Reolon non è un mistero per i bellunesi. Va sottolineato e ribadito però che se come provincia otterremo questo risultato sarà di certo per merito del lavoro in prima persona di Sergio Reolon e dell’Assessore del Partito Democratico Irma Visalli. Il centro destra bellunese, seppur oggi qualche ministro si lasci andare a dichiarazioni di giubili, ha infatti sempre solo osteggiato l’iniziativa. La motivazione è solo una, il fatto che sia un’idea di Sergio Reolon. I vincoli presunti, sono una scusa: se si fossero informati veramente si sarebbero accorti che non esistono. La verità è che gli esponenti locali di Udc, Pdl e Lega non sanno nemmeno cosa sia l’Unesco e quale valore abbia per il turismo e l’economia montana il riconoscimento per cui l’amministrazione Reolon tanto si è spesa.  Valerio Tabacchi Coordinatore Pd

 

Che le Dolomiti siano un  patrimonio dell’Umanità è affermazione scontata

Antonio Prade

Che le Dolomiti siano un un patrimonio dell’Umanità è affermazione così scontata che non vi è bisogno di una dichiarazione dell’Unesco per farla diventare vera.

Da quando sono state scientificamente scoperte ed alpinisticamente valorizzate - dunque da qualche secolo - le nostre montagne sono percorse da uomini e donne di tutto il mondo che ne hanno anche scritto in maniera mirabile. Una per tutti, Amelia Edwards nel lontano fine ’800. L’Umanità, da queste parti, è di casa senza il bisogno di atti amministrativi Dove dunque la materia del contendere sulla questione Unesco?

Sta, tutta intera, innanzitutto, nelle sue implicazioni - diciamo così - culturali delle quali si è discusso davvero troppo poco.

Altro che sede della Fondazione a Palazzo Bembo oppure no!

Leggo la Convenzione del 1972. Si parla di “patrimonio culturale e patrimonio naturale minacciati... dalla evoluzione della vita sociale ed economica”; si dice che “la protezione di questo patrimonio su scala nazionale rimane spesso incompleta per l’ampiezza dei mezzi necessari.... e per l’insufficienza delle risorse economiche, scientifiche e tecniche del paese sul cui territorio il bene da tutelare si trova”; si ricorda che l’Unesco aiuterà “il mantenimento, il progresso e la diffusione del sapere vegliando alla conservazione del patrimonio universale”; si sottolinea che “le convenzioni internazionali dimostrano l’importanza della tutela di questi beni indipendentemente dal popolo cui appartengono” (proprio così: indipendentemente dal popolo cui appartengono!); ancora, si dice che “di fronte alla ampiezza e alla gravità dei pericoli spetta alla collettività internazionale di partecipare alla protezione del patrimonio... mediante una assistenza collettiva che, senza sostituirsi alla azione dello Stato, la completa efficacemente”; per ultimo, che “è indispensabile adottare nuove disposizioni per attuare un efficace sistema di protezione collettiva del patrimonio culturale...”.

Ognuno interpreti queste parole come vuole. Io penso che questa Convenzione internazionale forse non si adatta ad una area così vasta e complessa come le Dolomiti.

E sopratutto dico: ma le Dolomiti e la nostra gente di montagna meritano di essere ingabbiati in parole che io traduco così: fatevi da parte, state distruggendo le Dolomiti ed è meglio che ci pensiamo noi.

Laddove quel noi sono, ovviamente e come sempre, una burocrazia lontana e spesso insensibile ai bisogni della nostra comunità.

Oggi, sotto le mentite spoglie della rivendicazione di un valore che chi vive le nostre montagne conosce da generazioni, ci prepariamo ad un’altra tappa del lungo percorso di sottrazione degli strumenti di governo del nostro territorio.

La nostra gente è chiamata a vivere dentro una gabbia dove i reali poteri costruzione del proprio destino saranno affievoliti - e di molto - dal ricatto culturale dell’Unesco.

Che poi a qualcuno piacciano le gabbie quando hanno le sbarre d’oro, questa è tutta un’altra storia.  Sindaco di Belluno

 

 

Il Gazzettino  15.05.2009

UNESCO

Il fronte del no sulle Dolomiti patrimonio dell’umanità

Calvani: «Non c’è unità ho informato il ministero»

«Era il 30 maggio 2005 quando il consiglio comunale di Vodo, che qualcuno ebbe a definire un paesino di montagna, deliberò all’unanimità di non aderire all’iniziativa per i timori che, oggi finalmente smascherati benché celati all’opinione pubblica sino al convegno di Cortina, si sono puntualmente verificati». Chi parla è il sindaco Guido Calvani. Il suo no, allora, fece notizia. Oggi, a distanza di quattro anni, ritorna il suo "no grazie!" all’ingresso delle Dolomiti nel patrimonio dell’umanità tutelato dall’Unesco. E anche la sua opposizione formale, nel momento in cui ha diffidato la Provincia a inserire il proprio territorio, sebbene sia «ugualmente inserito nel progetto». «Dov’è la prevista condivisione necessaria al riconoscimento? Non c’è da meravigliarsi, perché questo è il vero concetto della democrazia che ha il nostro presidente della Provincia. Il mese scorso dell’accaduto ho informato il Ministero dell’ambiente e la nostra rappresentanza Unesco a Parigi e a breve dovranno decidere il da farsi».

Secondo il sindaco di Vodo, queste «discutibili manovre porteranno solo all’ingovernabilità di alcuni territori, sui quali saranno calati dall’alto una miriade di pittoreschi vincoli richiesti a gran voce da chi non ha nulla a che vedere con il nostro territorio, sul quale, preve prevede il progetto, avremo un compito di semplice comparsa».

Su tuteli dal tempo la piramide di Cheope, conclude Calvani, non un territorio così vasto dove esistono i più disparati interessi socio-economici. Succederà come a Lipari, dov’è stata chiusa l’unica cava di pomice con 75 famiglie senza lavoro? Chi dovrà soccombere? Cacciatori e pescatori? Gli agricoltori? O gli impianti di risalita? I fungaioli piuttosto che gli amanti della bici o i campeggiatori?

«Penso che che questa convenzione internazionale forse non si adatta a un’area così vasta e complessa come le Dolomiti - afferma il sindaco di Belluno, Antonio Prade - e soprattutto dico: ma le Dolomiti e la nostra gente di montagna meritano di essere ingabbiati in parole che io traduco così: fatevi da parte, state distruggendo le Dolomiti ed è meglio che ci pensiamo noi. Che poi a qualcuno piacciano le gabbie quando hanno le sbarre d’oro, questa è tutta un’altra storia».

«Il centrodestra bellunese combatte vincoli che non ci sono ribatte il segretario provinciale del Pd, Valerio Tabacchi - le sue esternazioni sui quotidiani e nei consigli comunali dimostrano ancora una volta chi, in questa provincia, sta lavorando per costruire e chi per distruggere. Che la candidatura delle Dolomiti a patrimonio dell’Unesco sia frutto dell’idea dell’amministrazione Reolon non è un mistero per i bellunesi. Va sottolineato e ribadito però che, se otterremo questo risultato sarà di certo per merito del lavoro in prima persona di Sergio Reolon e dell’assessore del Partito democratico Irma Visalli. Il centrodestra bellunese, seppur oggi qualche ministro si lasci andare a dichiarazioni di giubilo, ha sempre solo osteggiato l’iniziativa. La motivazione è solo una, il fatto che sia un’idea di Sergio Reolon».

 

 

Il Gazzettino  15.05.2009

Franceschi e la sua giunta accusati dalle minoranze di atteggiamento pilatesco di fronte al progetto che nel 2005 vide contrari due attuali assessori allora all’opposizione

«Tangenziale, l’amministrazione scopra le carte»

Buona l’idea di interpellare la popolazione, ma per far questo ci voleva un vero e proprio referendum consultivo

Cortina

I cittadini di Cortina hanno il diritto di sapere, in modo chiaro, cosa pensa l’amministrazione comunale del progetto di tangenziale, elaborato dall’Anas. Per questo tutti gli amministratori devono esprimersi, a cominciare dal sindaco Andrea Franceschi, per passare ai due assessori attuali Marco De Biasi e Adriano Verocai, che furono contrari, nel 2005, come consiglieri di opposizione, al precedente progetto. A sostenerlo è il gruppo di minoranza Cortina Dolomiti, in un’ampia nota, nella quale i quattro consiglieri si dicono favorevoli a questa nuova ipotesi di lavoro. Nel documento vengono sottolineati alcuni aspetti tecnici, ai quali porre grande attenzione, nella progettazione definitiva, a cominciare dall’integrazione con la viabilità cittadina ordinaria e dalle bretelle di collegamento con la strada 48 delle Dolomiti.

Secondo Cortina Dolomiti il progetto attuale ricalca, al 95%, quello già approvato dal precedente consiglio comunale, il 28 novembre 2005. Allora la maggioranza fu favorevole, con un astenuto, e la minoranza votò contro. Sono poi state recepite altre indicazioni, date dal consiglio comunale, come l’eliminazione della galleria verso Pierosà. Va bene sentire la gente sul progetto, secondo Cortina Dolomiti, ma meglio sarebbe stato farlo con un vero e proprio referendum consultivo, non una sorta di sondaggio. Non si condivide però la posizione di comodo del comune, che non ha voluto esprimere alcun giudizio in merito. Un atteggiamento alla Ponzio Pilato, come già fatto anche con la questione ladina del passaggio all’Alto Adige.

«Crediamo sia un dovere degli amministratori, in ossequio alla loro funzione pubblica, dire chiaramente cosa pensano, con lealtà e trasparenza, giocando con tutte le carte in tavola e dicendo chiaramente e senza equivoci cosa vogliono per Cortina e per il suo futuro!»  Marco Dibona

 

 

Il Gazzettino  15.05.2009

SANTO STEFANO Presentato il progetto di Confindustria per la realizzazione di una centrale idroelettrica

Un Mose sul Frison per captare acqua

Dura reazione della Regola: «È un’autentica rapina ai danni del nostro territorio»

Santo Stefano

Un Mose ed un autogrill sul Frison, per captare l’oro azzurro e trasformarlo in energia elettrica da vendere all’Enel: sono questi i due punti cardini del progetto illustrato, nel tardo pomeriggio di ieri, nella sala consiliare del municipio di Santo Stefano, dalla En&En, la società che fa capo alla Confindustria Belluno Dolomiti, nata per offrire energia alle aziende. A monte dei tornanti, opera unica nel suo genere per aver superato indenne il tempo ed il maltempo, con una sola svolta che ha ceduto per un centimetro e mezzo, verrebbe creato uno sbarramento non fisso, con la classica traversa, bensì attraverso paratoie da abbattere all’occorrenza, sulla falsa riga del Mose che si sta realizzando a Venezia. Da qui il tracciato scorrerebbe prima nell’alveo del torrente, successivamente taglierebbe perpendicolarmente la quindicina di curve per poi ritornare nel letto dell’affluente del Piave fino alla centrale idroelettrica. Questa, a mo’ di palafitta (che, per il consigliere comunale Lionello Virgili, «non sta né in cielo né in terra») verrebbe realizzata sopraelevata, a cavallo del Frison. Il tutto per evitare il passaggio sulle proprietà della Regola di Campolongo.

Alla presentazione, obbligatoria per legge, hanno presenziato amministratori pubblici, privati e cittadini, che al termine dell’illustrazione hanno esternato, pacatamente ma in maniera risoluta, la contrarietà al progetto, sia in linea di principio che nel merito. L’amministrazione comunale di Santo Stefano, infatti, da anni sta portando avanti un progetto analogo, di concerto con il Bim e la locale Regola, già titolare di una richiesta di concessione per la derivazione ad uso idroelettrico delle acque. “Si tratta di un’operazione politicamente scorretta – ha esordito il vicesindaco, Ezio Alfarè Lovo, invitando a realizzare impianti lì dove i Comuni non ne hanno previsto. Molto decise anche le parole del presidente della Regola di Campolongo: «Si stanno mettendo i pali fra le ruote da tante parti. Questo non è un aiutarci ma un’ulteriore autentica rapina nei confronti della povera gente e del nostro territorio, che non ne beneficia in alcun modo. Se è vero che l’acqua è pubblica, altrettanto lo è il fatto che qui ci viviamo noi». E tra i cittadini c’è chi ha sostenuto che una volta tanto il Comelico dovrebbe farsi sentire con una dimostrazione. Diverse perplessità sono inoltre state sollevate sul piano tecnico.

Da parte sua, En&En ha difeso l’autonomia e la fattibilità del progetto, respingendo ogni accusa di copiatura del progetto e addebitando il doppione solo ad una coincidenza.  Yvonne Toscani

 

 

Il Gazzettino  14.05.2009

Polemiche dopo il via libera della commissione Unesco all’ingresso delle montagne nel patrimonio dell’umanità

Galan: giù le mani dalle Dolomiti

Il governatore del Veneto: «La Provincia tenta di scippare competenze regionali e comunali»

Belluno

Sulla candidatura delle Dolomiti a patrimonio dell’umanità alza la voce il presidente della giunta regionale del Veneto. Il suo è un attacco ai «furbetti di Provincia», che a suo dire cercherebbero di approfittarne per avocare a sé competenze che sono della Regione o dei Comuni. Il governatore contesta anche il metodo e afferma che non poche proteste sono giunte in Regione.

Il presidente della Provincia si limita a osservare che la gestione della candidatura è stata decisa anche con il ministero. Reolon sospetta che Galan, in prossimità del traguardo, voglia rientrare in gioco dopo avere snobbato molti incontri.

Il sindaco di Belluno, Antonio Prade, è tiepido sulla candidatura e sottolinea come non siano accettabili vincoli che passano sopra le teste e come sia necessario un chiarimento.

 

«Unesco, non vogliamo vincoli sulle nostre teste»

Prade chiede un chiarimento prima della decisione di Siviglia in giugno

Reolon a replica a Galan: «Traguardo vicino, lui critica per mettersi in luce»

E’ bufera sulla candidatura delle Dolomiti a patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Dopo l’annuncio del presidente della Provincia Reolon del parere positivo dell’Iucn, propedeutico al riconoscimento a Siviglia da parte dell’Unesco, si scatena la polemica. A scendere in campo il presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan (nella foto con Reolon), che contesta un ipotetica manovra della Provincia per assumersi competenze di altri, proprio in virtù del piano di gestione del piano di tutela.

«Dire le che Dolomiti venete potrebbero essere dichiarate Patromonio mondiale dell’Unescxo è dire una scontata ovvietà - attacca Galan - non lo è pià quando si continua a fare i "furbetti di Provincia", tentando di far credere che competenze e responsabilità in capo alle Regioni, e magari anche ai Comuni, siano delegabili alle Province».

Qui sta la natura dello scontro. Il teorema di Galan è che la Provincia di Belluno, territorio nel quale stanno i due terzi delle Dolomiti, possa approfittare della questione Unesco per "scippare" competenze ad altri Enti, Regione e Comuni in primis. «Tanto per essere chiari - argomenta Galan - ci sono fenomeni dolomitici anche in Basilicata. Vogliamo forse estendere l’evento nordestino a terre comprese tra Matera e Potenza? Insomma, non allarghiamoci troppo e furbescamente al di là del Veneto - dice Galan - al solo scopo di alzare un polverone di iniziative che non portano da nessuna parte».

Il governatore veneto contesta anche il metodo usato per gestire la candidatura Unesco. «Su quanto fatto fino ad ora, comprese le modalità di convocazioni, incontri o stesure di documenti, c’è molto da discutere. E si discuterà, ma nelle sedi opportune e tra chi ha reali copetenze in materia urbanistica e di parchi, fatto salvo di ottenere per davvero l’inserimento delle nostre Dolomiti negli elenchi Unesco». Galan ricorda in proposito che «sono giunte in Regione non poche proteste contro chi si illude di decidere alla spalle di Comuni, associazioni e cittadini per davvero "posizionati" in terra Dolomitica, cioè Veneta».

Tra i Comuni che esprimono dell perplessità sul metodo anche il capoluogo Belluno, la cui maggioranza di governo nell’ultiomo consiglio comunale si è dimostrata piuttoto freddina all’annuncio di Reolon. Il timore, secondo Palazzo Rosso, è che il territorio comunale inserito tra i siti Unesco possa far scaturire scelte che passano al di sopra le competenze municipali. O comunque, che erodano le competenze attuali.

«La dichiarazione di principio di patrimonio dell’umanità non fa male a nessuno - dice il sindaco Antonio Prade - ma non accetteremo che questo porti a vincoli o decisioni prese sopra di noi. Ci vuole perciò un’opera di chiarificazione, che non può arrivare dopo la decisione di Siviglia alla fine di giugno». Prade e Galan la pensano insomma allo stesso modo.

Sulla questione commenta il presidente della Provincia Sergio Reolon. «Voglio ricordare a Galan che l’iniziativa di candidatura Unesco è partita proprio dal Ministero con l’allora referente Matteoli - precisa - e la Regione è sempre stata invitata agli incontri, convocata insieme alle Province. E con il Ministero è stato deciso che la gestione della candidatura sarebbe stata delle Province. Quanto al Comune di Belluno, vedo che ognuno la pensa un po’ a modo suo nel centrodestra, lo stesso schieramento politico che, tra l’altro, con il ministro leghista Zaia, ha dato un riconoscimento positivo alla candidatura Unesco».

L’attacco del presidente della Regione, per Reolon, è un tentativo di ritornare in gioco su questa questione. «Forse pensava che non fosse così importante e in questo Galan ha fatto un errore fondamentale, magari mal consigliato da qualcuno. Infatti, dopo avere partecipato alla prima riunione, la Regione ha poi latitato. Se ora che la candidatura sta arrivando ad un traguardo positivo, cerca di rientrare facendo clamore, sbaglia tattica. Non si pone infatti contro l’amministrazione Reolon, ma contro l’interesse di questa provincia intesa come territorio e come gente che la abita. Ovvio che le porte alla Regione sono sempre aperte. Lo sono sempre state».  M.D.

 

 

Il Gazzettino  14.05.2009

Da oggi e fino al 20 maggio prossimo si può "votare" in municipio per esprimere il proprio parere

Circonvallazione: decidono i cortinesi

Franceschi: «Se prevarranno i sì l’opera verrà inserita nel Piano di assetto del territorio»

Cortina

Da oggi i cittadini di Cortina possono esprimere la loro opinione sul progetto dell’Anas per la variante alla statale 51 di Alemagna, la nuova circonvallazione al paese. Da questa mattina sino a mercoledì 20 maggio, ogni giorno, con orario continuato, dalle 8 alle 18, ci si può presentare nell’atrio del municipio, se maggiorenni, con un documento di identità, per ricevere la scheda, sulla quale esprimere il proprio consenso, oppure il dissenso, nei confronti del progetto. L’elaborato è stato presentato alla popolazione il 29 aprile scorso, al centro congressi, davanti a più di quattrocento persone. Poi l’amministrazione comunale ha inviato a tutte le famiglie un fascicolo, per consentire ad ognuno di farsi un’idea dei lavori, e nell’atrio del municipio sono stati esposti i disegni, su un pannello di grandi dimensioni, perché le immagini fossero ancora più chiare, per tutti. «Noi invitiamo la cittadinanza a recarsi a votare e a farlo già da subito, per evitare assembramenti o code negli ultimi giorni – spiega il sindaco Andrea Franceschi – e poi, se prevarranno i voti a favore, l’opera verrà inserita nella previsione del Piano di assetto del territorio e l’amministrazione si attiverà per reperire le risorse necessarie. Se invece prevarranno i no, convocheremo subito un consiglio comunale straordinario e chiederemo lo stralcio definitivo del progetto». Sia da parte del sindaco Franceschi, sia dal resto dell’amministrazione, non ci sono stati sinora pronunciamenti in un senso o nell’altro, anche se talvolta la posizione è emersa ugualmente. Quello che è certo, è che all’interno del gruppo che governa il paese non c’è unità di vedute. Lo stesso nella popolazione. «Aldilà di come andrà il sondaggio – aggiunge il sindaco Franceschi – siamo molto soddisfatti della grande maturità con cui i cittadini di Cortina hanno affrontato il tema». In realtà sono state espresse diverse perplessità sul sondaggio, ritenuto uno strumento insufficiente: meglio sarebbe stato, secondo diversi osservatori, ricorrere ad un voto vero e proprio, tale da reggere qualsiasi contraddittorio.  Marco Dibona

 

 

Corriere delle Alpi  14.05.2009

Dolomiti-Unesco / 1

I soliti furbetti di provincia

Dire che le Dolomiti venete potrebbero essere dichiarate patrimonio mondiale dell’Unesco è dire una scontata ovvietà. Non è più un’ovvietà quando si continua a fare “i furbetti di Provincia”, tentando di far credere che competenze e responsabilità che stanno in capo alle Regioni (e magari anche ai Comuni) siano delegabili alle Province.

Tanto per essere chiari, ci sono fenomeni dolomitici anche in Basilicata. Vogliamo forse estendere l’evento nordestino a terre comprese tra Potenza e Matera? Insomma, non allarghiamoci troppo e furbescamente al di là del Veneto, al solo scopo di alzare un polverone di iniziative, dichiarazioni ed esclamazioni che non portano da nessuna parte.

Su quanto fatto fino ad ora, comprese le modalità di convocazioni, incontri o di stesure di documenti, c’è molto da discutere. E si discuterà, ma nelle sedi opportune e tra chi ha reali competenze in materia urbanistica e di parchi, fatto salvo l’obiettivo di ottenere per davvero l’inserimento delle nostre Dolomiti negli elenchi Unisco.

Segnalo intanto che in Regione sono giunte non poche proteste contro chi si illude di decidere alle spalle di Comuni, associazioni e cittadini per davvero “posizionati” in terra dolomitica, cioè in Veneto.”  Giancarlo Galan Presidente Regione Veneto

 

Dolomiti-Unesco / 2

Ecco perché ero contrario

Irene Aliprandi, nota giornalista del Corriere delle Alpi, in una cronaca del recente consiglio comunale di Belluno, appariva quasi incredula di fronte al fatto che qualcuno potesse avere dubbi sulla validità di inserire le Dolomiti nel patrimonio dell’Unesco. dal momento che, in qualità di assessore all’ambiente ritenni, a suo tempo, di non aderire alla richiesta di inserire le Alpi nella lista in questione, credo valga la pena spiegarne i motivi. La prima questione è squisitamente etica; non mi piace l’idea di considerare gli abitanti di un territorio incapaci di tutelarlo al punto di dovere ricorrere ad una salvaguardia esterna. Io credo che i bellunesi siano perfettamente in grado di convivere, rispettandole, con le loro montagne e non credo che, in caso di qualche dissenso, il parere di qualche burocrate a Parigi o altrove conti più del nostro. Il fatto che l’Unesco sia un organismo mondiale non significa che le decisioni siano prese dall’umanità ma, quasi certamente, a decidere sono poche persone sedute in un ufficio o in qualche salotto. Personalmente trovo offensiva, oltre che provinciale, questa idea che “fuori” ci sia qualche entità benigna che, non si sa per quale motivo, dovrebbe curare, a nome dell’umanità, i nostri interessi meglio di quanto potremmo farlo noi. Non credo che la tutela dell’Unesco, come dimostra la distruzione dei Budda giganti in Afganistan, vada oltre le carte bollate.

La seconda questione è che è tuttora viva l’iniziativa di collocare le Alpi nel patrimonio dell’Unesco per cui diventeremmo un “patrimonio” inserito in un altro “patrimonio” in attesa di ulteriori allargamenti.

Le richieste di inserimento sono sempre maggiori e non vi è dubbio che, un po’ alla volta, come è giusto, tutto il pianeta sia inserito in questa lista e allora comincerà il gioco al contrario di chi, per mostrare la propria esigenza di maggiore tutela o attenzione metterà in piedi qualche altro marchingegno con una lista per uscire dall’Unesco.

E’ un paradosso ma non tanto maggiore dell’idea di affidare ad altri la tutela del nostro territorio.  Piero Balzan

 

 

Corriere delle Alpi  13.05.2009

Dolomiti, federalismo e poca salvaguardia

Condividiamo in pieno questo ulteriore passo verso il riconoscimento delle Dolomiti come partimonio dell’Unesco. La specificità e la bellezza delle Dolomiti ovviamente è storia antica ma non vogliamo trovarci per questo nella retorica della beatificazioni di luoghi che purtroppo sono sempre di più minacciati da interventi invasivi dell’uomo.

Logiche di sviluppo armonico tra natura e uomini devono essere viste anche nella politica locale con scelte precise. La costruzione dell’autostrada verso Cortina o mega alberghi in Marmolada, ampliamenti e concessioni per nuove fonderie appaiono in netto contrasto con questo ambiente così fragile e insostituibile con danni irreversibili.

Progetti come alcuni interventi sulla viabilità del bellunese sono importanti e vanno fatti come ad esempio, la circonvallazione di Longarone, Agordo, ma devono essere interventi mirati con tempi certi e condivisi alla popolazione. Il grande richiamo potenziale turistico di certe località anche limitrofe alle Dolomiti vanno valorizzate pubblicizzate con iniziative come l’albergo diffuso, piste ciclabili, un modello di sviluppo che dovrebbe assomigliare di più a quello dei nostri vicini austriaci.

Invece prevale, anche tra politica e imprenditori, un concetto del progesso ecomonico legato a schemi degli anni 60 o più facilmente della “economia campana”.

Le seconde case hanno creato dei paesi virtuali che si popolano poche mesi all’anno lasciano costi e oneri alla pololazione locale. Un vero riconoscimento di presidio e tutela del territorio tarda a venire a quegli impreditori agricoli, tra i quali molti giovani sempre più marginali rispetto alla competizione di mercato.

Si è visito anche nel riconoscimento dei fondi per lo sfalcio, fondi per le aree di confine, penalizzare di fatto i bellunesi rispetto ad altre località del Veneto e non solo.

In questa situazione vediamo il limite di un federalismo fatto non per il territorio e la sua gente ma muoversi come sempre per logiche di consenso elettorale premiando chi a già di più.  Mauro Vettor  ALTRE MENTI

 

 

Corriere delle Alpi  13.05.2009

Cortina e la sua nuova viabilità

CT appoggia «anche dal punto di vista turistico» il progetto presentato dall’Anas

«Se perdiamo questo treno, addio...»

Illing: «La situazione attuale è insostenibile, dobbiamo trovare presto i correttivi»

«Rispetto all’ipotesi di qualche tempo fa cui mi ero opposto questa presenta evidenti migliorie»

Alessandra Segafreddo

CORTINA. Il consorzio “Cortina Turismo” appoggia il progetto di viabilità presentato di recente dall’Anas e dal Comune. Il consiglio dell’ente ha esaminato, dal punto di vista turistico, le conseguenze che avrebbe la realizzazione di questa tangenziale sul valore del marchio Cortina. «La situazione del traffico e della viabilità attuale è insostenibile», ha dichiarato il presidente Stefano Illing, «in quanto la situazione odierna è difficilmente sopportabile dal punto di vista turistico e per l’immagine del paese».

«Non è più possibile accettare di vedere autotreni che transitano in centro, davanti al sagrato della chiesa; o il degrado cui è ora è costretta via Cesare Battisti; o le lunghe code causate dal movimento di turisti, con il rumore e l’inquinamento da polveri e scarichi conseguente. Questa situazione mette a repentaglio anche l’appetibilità turistica della conca ampezzana. Se non ci diamo un taglio, non meravigliamoci poi se i turisti preferiranno trascorrere le loro ferie in località dove l’aria è certamente più respirabile».

Sul tavolo “Cortina Turismo” si è trovata a valutare una proposta che è già avanti con l’iter burocratico, avendo già avuto il parere favorevole del Cipe; una proposta che è finanziata dal governo centrale, quindi a costo zero per la collettività ampezzana. In alternativa c’è il mantenimento dello stato attuale delle cose.

«Secondo noi», ha ammesso Illing, «non vi sono oggi alternative alla realizzazione di una tangenziale per ridurre il traffico di autotreni e dei veicoli di transito sulla viabilità urbana del paese; quindi questa proposta trova il nostro pieno consenso. Inoltre, rispetto al vecchio progetto, al quale faccio presente che anche io mi ero opposto, quello attuale presenta un netto miglioramento con la sostituzione del grande svincolo su viadotto con rotonda e con l’eliminazione della galleria con arrivo a Pierosà. Sono invece previsti, e secondo me funzionali, la galleria artificiale di collegamento con il Lungoboite Maioni, l’accesso in galleria all’area della stazione, dove è previsto il posteggio multipiano, e lo sbocco in località Pontechiesa. Vanno anche bene la nuova posizione delle aree di servizio per i cantieri e il minore impatto paesaggistico ed ambientale delle nuove soluzioni proposte».

Ai fini turistici, il Consorzio ha avanzato all’Amministrazione alcuni suggerimenti migliorativi che potranno essere presi in considerazione nella fase di progettazione esecutiva. “Cortina Turismo” chiede che venga presa in considerazione la possibilità di unire i primi due stralci di lavori in modo da ridurre i tempi di cantiere, di evitare la galleria alla Riva studiando un accesso meno impattante alla rotonda da Manaigo e di predisporre dei parcheggi nel Lungoboite Maioni. I tempi di realizzazione della variante si aggirano intorno ai tre anni per stralcio; ma i vari stralci possono anche essere realizzati contemporaneamente. «I disagi», ha concluso Illing, «saranno i disagi naturali che ogni cantiere comporta. Tra l’altro le gallerie vedranno i cantieri solo negli imbocchi, e quindi non sarà interessata la zona del centro. Questa resta l’unica variante possibile da realizzare; se si perde questa opportunità, che porta sicuri benefici al centro come è stato il caso di Moena o in Pusteria, sarà difficile, se non impossibile, trovare un altro progetto che venga finanziato e approvato come questo dell’Anas».

 

 

La Repubblica  13.05.2009

Dolomiti patrimonio dell'umanità arriva il primo sì dell'Unesco .

Andrea Selva

TRENTO - La tutela dell'Unesco non servirà a proteggere le Dolomiti dall'erosione e dal disgelo che provocano crolli di torri e guglie rocciose (fenomeno naturale, rassicurano i geologi), ma è festa ugualmente in cinque province del Nord-Est per il via libera all'ingresso dei «monti pallidi» nella lunga lista dei patrimoni dell'umanità. La proclamazione ufficiale è attesa per fine giugno, ma il visto della commissione ha alimentato le speranze a Trento, Bolzano, Belluno, Pordenone e Udine che gridano vittoria dopo un primo rinvio del fascicolo nel 2007.

E' una storia lunga, cominciata nel 1992 con l'ipotesi di Mountain Wildemess sostenuta da Reinhold Messner, proprio lui che in gioventù aveva scalato tutto lo scalabile sulle pareti di casa, le più verticali dell'arco alpino, prima di lanciarsi alla conquista degli 8mila himalayani.

Non sarà una tutela di cultura e tradizioni-questo è stato chiarito con il primo rinvio – ma di paesaggi estremi e rocce uniche al mondo che strapiombano per centinaia . di metri. Erano una barriera corallina sommersa dal mare, le Dolomiti, e a questo devono la loro colorazione chiara che si accende al tramonto: «Cattedrali gotiche, castelli in rovina che cambiano colore con il trascorrere del giorno», per usare le parole di Dino Buzzati che era di casa.

La fascia tutelata è quella oltre i 2.000 metri, dove finiscono i pascoli e cominciano i ghiaioni. Si va dalle Dolomiti di Brenta (Trentino), fino alle Dolomiti friulane passando per le pareti del Pelmo e della Civetta (Belluno) e naturalmente la Marmolada, la regina, con i suoi 3.342 metri e un ghiacciaio in pericolo. I presidenti delle cinque province assicurano che non ci saranno restrizioni aggiuntive a quelle già esistenti (l'area affidata all'Unesco è già parco naturale per il 70 per cento).

La sanzione possibile sarebbe quella - terribile per l'immagine - di vedersi sottrarre il «marchio», come punizione per non aver gestito al meglio il patrimonio protetto. Di questo si parla nel piano di gestione che prevede verifiche ogni cinque anni. In ballo - questo è il punto - c'è un titolo in grado di fare miracoli sull'incremento delle presenze turistiche.

Con le Dolomiti si rafforza il primato italiano del «paese più bello» con 43 siti tutelati fra gli 878a livello mondiale.

 

 

Il Gazzettino-Bl  13.05.2009

Valutazione positiva del Consorzio Cortina: senza alternative allo stato attuale continua l’immagine negativa

Tangenziale promossa dal turismo

Illing: «Ora abbiamo una possibiltà, rumore e inquinamento in paese non sono più accettabili»

Cortina d’Ampezzo

«Ci sembra una proposta valida: risolve un problema che è sul tavolo da quarant’anni». Stefano Illing riassume così il parere del direttivo del consorzio Cortina Turismo, in merito al progetto di variante all’abitato, per la statale 51 di Alemagna, presentato dall’Anas.

«La nostra valutazione è positiva – continua il presidente di Cortina Turismo – perché, in assenza di questa alternativa, di questo progetto, c’è lo stato attuale, che non è assolutamente soddisfacente, anzi è negativo, per l’immagine di Cortina, come impatto che noi offriamo all’ospite, in termini di traffico, di rumore, di polvere nel centro del paese».

La valutazione che il direttivo del consorzio ha fatto è di carattere turistico.

«Noi diciamo che non è più accettabile la situazione attuale: il traffico aumenterà ancora, in futuro, perché intorno a noi le strade diventano sempre più scorrevoli. Questo traffico si caricherà, sempre più, su Cortina. In assenza di un’alternativa, continueremo ad averlo nel centro del paese. Oggi c’è un progetto, concreto, che è già al Cipe, che fa parte della Legge Obiettivo. Su questo progetto siamo stati chiamati a pronunciarci, perché l’amministrazione comunale ha chiesto il parere a tutta la cittadinanza, e la nostra valutazione è positiva».

Questo non significa che il progetto sia l’ideale, che non ci siano cose da cambiare. «Ci auguriamo che alcuni aspetti, ancora negativi, possano essere risolti, nella fase di progettazione definitiva ed esecutiva» precisa Illing, confortato, nelle analisi, dalla sua professione di ingegnere.

Il consiglio direttivo di Cortina Turismo ritiene che la nuova proposta dell’Anas, elaborata nel 2008, presenti dei miglioramenti, rispetto alla precedente ipostesi di lavoro, del 2005; primo fra tutti, la sostituzione del grande svincolo, all’ingresso sud del paese, con una rotonda. Poi si valuta positivamente l’eliminazione della galleria che era prevista tra Fiames e Alverà. Si vede di buon occhio la galleria artificiale, di collegamento fra la rotonda e il Lungoboite dottor Majoni. Positiva anche la galleria per salire sino alla zona della vecchia stazione ferroviaria, alla partenza dell’impianto per il monte Faloria, ai nuovi parcheggi sotterranei, per scendere infine verso lo stadio Olimpico. Fra gli aspetti tecnici, pare buona la decisione di posizionare altrove i cantieri, di grande peso, nel primo progetto. Nel complesso, si rileva un minore impatto paesaggistico ed ambientale, delle nuove soluzioni proposte.

Ci sono anche alcune richieste, alcune proposte, da prendere in considerazione, nella fase della progettazione esecutiva. «Chiediamo di unire i primi due stralci, in modo da ridurre i tempi – spiega Illing – ma siamo convinti che i disagi causati dal cantiere, che pure si verificheranno, saranno comunque meno pesanti di quello che si deve sopportare ora. Vorremmo inoltre evitare la galleria a la Riva, con un accesso meno impattante alla rotonda, da Manaigo. Infine si dovranno predisporre dei parcheggi, sul Lungoboite dottor Majoni».  Marco Dibona

 

 

Il Gazzettino  13.05.2009

Una mostra a Venezia

L’Europa: «Pedemontana, un’opera che tutela l’ambiente»

Venezia

Il principio generale ha riguardato il rispetto dell’ambiente e l’impatto di una grande infrastruttura pubblica che, se da un lato risolverà i problemi di circolazione in un’area vasta e industrializzata come le Prealpi venete, dall’altra punta a "inserirsi" nell’habitat naturale senza stravolgimenti. Anzi, incuneandosi e diventandone un tutt’uno. Un progetto non proprio facile. Ma in questo caso è possibile parlare di "quadratura del cerchio". E a sintetizzare, e soprattutto a riconoscere questo obiettivo ci ha pensato il Consiglio d’Europa che ha selezionato il progetto redatto dalla società Pro.Tec.O di San Donà di Piave (Venezia), come lavoro esemplare per il rispetto di un’area straordinaria del Veneto lungo la quale scorrerà in futuro la cosiddetta Pedemontana.

E proprio a suggellare questo riconoscimento, ieri mattina, al Cotonificio di Santa Marta a Venezia, una delle sedi dell’Istituto di Architettura, è stata inaugurata una mostra dal titolo "Il Divino del Paesaggio" nella quale si analizzano e si presentano al pubblico le soluzioni adottate per la valorizzazione e la rivalutazione paesaggistica dell’area pur in presenza di una grande opera pubblica. Il riconoscimento espresso dal Consiglio d’Europa, peraltro, è stato dovuto per l’adeguamento del piano di impatto ambientale della Pedemontana nel rispetto della Convenzione europea del Paesaggio, in pratica la "Magna carta" della difesa ambientale sul continente. La mostra (chiude il 25 maggio) è accompagnata anche da un volume "La Pedemontana veneta. Il Divino del paesaggio: l’economia della forma" curato da Renato Rizzo (Marsilio editori).  P.N.D.

 

 

Corriere delle Alpi  12.05.2009

Dolomiti-Unesco, il progetto passa l’esame

Sì della commissione Iucn, il 27 giugno a Siviglia la comunicazione ufficiale

Il lungo iter era iniziato nel dicembre del 2004 con alterne vicende Cinque le province interessate, coordinate da Belluno

BELLUNO. Dolomiti patrimonio dell’umanità: c’è il parere favorevole dell’Iucn, l’organismo valutatore dell’Unesco. La notizia è stata data ieri pomeriggio dal presidente della Provincia di Belluno, Sergio Reolon nel corso dell’ultimo consiglio provinciale di fine mandato. Malgrado il percorso per la proclamazione a patrimonio dell’umanità non sia concluso (il finale è previsto il 27 giugno a Siviglia) si può tranquillamente dire che ormai il più è stato fatto e che d’ora in avanti la strada è tutta in discesa.

Nel gennaio 2008 erano stati consegnati a Parigi, sede dell’Unesco, i materiali di candidatura composti da un dossier scientifico, una bozza di piano di gestione, le cartografie, un video e altri documenti allegati. Nel settembre del 2008, poi, due valutatori dell’Iucn avevano percorso le Dolomiti, accompagnati da un gruppo di lavoro composto dai tecnici delle Province e da un rappresentante del ministero.

Il parere dell’Iucn suona ancora più positivo e determinante visto che due anni fa era stato proprio questo organismo a richiedere al comitato composto dalle province di Belluno, Trento, Bolzano

Udine e Pordenone e dalle tre Regioni Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia integrazioni, correzioni e informazioni supplementari, in quanto aveva ritenuto che due dei quattro elementi caratteristici delle Dolomiti non avessero la peculiarità dell’«unicità mondiale». L’Iucn aveva ritenuto, insomma, importanti gli aspetti geomorfologici e paeseggistici (e non quelli della biodiversità) sui quali poi il comitato ha concentrato i suoi sforzi. Sforzi che adesso sono andati a buon fine.

La parola spetta ora all’Unesco che entro la fine di maggio dovrà prendere la decisione che si baserà, però, sul parere positivo dell’organo valutatore.

Il percorso della candidatura delle Dolomiti a patrimonio dell’umanità era iniziato nel dicembre 2004 con la convocazione delle cinque province e delle tre regioni al ministero dell’Ambiente. E ora a distanza di quasi cinque anni la conclusione positiva sembra a portata di mano.

Inserire le Dolomiti nel patrimonio dell’umanità avrà una ricaduta notevole in particolare per l’attrattività turistica internazionale del territorio dolomitico. In gioco c’è un disegno di sviluppo sostenibile e la centralità del rapporto tra ambiente, economia e società. (p.d.a)

 

Nessun altro vincolo

Come è cambiata la proposta negli anni A una Fondazione la gestione del sito

La prima idea fu avanzata nel 1995 dagli ambientalisti

BELLUNO. Ci sono voluti cinque anni di lavoro di cinque province con i loro assessorati e uffici tecnici: oggi si può dire che la candidatura delle Dolomiti al prestigioso riconoscimento di «patrimonio dell’umanità» è davvero in dirittura d’arrivo. Non è mai accaduto infatti che l’Unesco si sia pronunciata in modo difforme dal giudizio dell’Iucn (International Union for Conservation of Nature), l’organismo internazionale di cui l’Unesco si avvale per la valutazione scientifica delle candidature di beni naturali. Manca dunque solo la comunicazione ufficiale dell’Unesco, prevista a Siviglia il prossimo 27 giugno. Il parere dell’Iucn supera dunque ogni residua titubanza per il parere definitivo e l’inserimento delle Dolomiti nell’elenco dell’Unesco.

La proposta di candidare i Monti Pallidi nasce in realtà nel 1995 dalle associazioni ambientaliste, che avrebbero voluto includere l’intero territorio dolomitico, anche in nome delle caratteristiche culturali e socio economiche dell’area. Una via che però si dimostrò impraticabile. La candidatura riprese quota nel dicembre 2004, anche grazie all’allora ministero dei Beni culturali e ambientali, e con il coordinamento della Provincia di Belluno. Nel 2007 un primo parere dell’Iucn, non totalmente favorevole, portò alla riduzione dei siti individuati, alla ridefinizione dei criteri (riconosciuti solo quelli geologico-paesaggistici), e alla richiesta di individuare un referente unico per la gestione del sito Unesco. Ora tutte queste difficoltà appaiono risolte, grazie al non facile lavoro di squadra di cinque province, che per la prima volta hanno sperimentato un modello di gestione del territorio che supera le differenze culturali e linguistiche e i confini di un’area divisa in Province autonome e ordinarie.

E’ ancora presto per definire il futuro ente di gestione del sito Unesco, che sarà comunque una Fondazione, costituita dalle cinque Province ma comunque aperta alle associazioni e ad altri enti. Associazioni, comuni, enti parco hanno già messo le mani avanti, rivendicando il loro coinvolgimento. Ma dalle Province viene l’invito a non mettere il carro davanti ai buoi: sarà materia di confronto dopo la comunicazione ufficiale dell’Unesco. Così come è presto per decidere dove verrà collocata la sede della Fondazione. Si pensa in ogni caso a «sportelli» in ciascuna delle cinque province interessate. La Regione Veneto, coinvolta fin dall’inizio dal ministero, non ha finora partecipato al progetto, frenata dalle pressioni, sotterranee ma non troppo, degli impiantisti e delle società sciistiche, ma dopo la valutazione positiva dell’Iucn potrebbe modificare la sua posizione.

Un fatto è certo: l’inserimento delle Dolomiti nell’elenco dell’Unesco non comporta ulteriori vincoli a quelli già esistenti, e del resto l’Unesco o la Fondazione che verrà costituita non rappresentano certo un livello amministrativo in più, tanto meno sovraordinato. L’Unesco ha richiesto, per la sua valutazione, che il territorio fosse già soggetto a interventi di tutela (Parchi, zone Sic e altro), che dimostrassero l’interesse reale alla salvaguardia. L’unica possibilità è che, in caso di manifesta violazione dei principi che ispirano l’Unesco, venga revocato il prestigioso «marchio». Che ha una grande valenza anche turistica.

 

Nove i «cuori» dell’area

Ma attenti al cartellino rosso dell’Unesco

BELLUNO. Tre carte giocano a favore della candidatura delle Dolomiti: il fatto di essere un bene seriale, di essere un bene naturale, di potersi proporre anche come collegamento tra le Alpi orientali e quelle occidentali. Nell’elenco Unesco (878 siti in 145 paesi) i beni seriali sono una rarità: le Dolomiti sono state proposte non come un territorio «chiuso», delimitato da un perimetro, ma come una serie di gruppi montuosi (i «cuori», 142 mila ettari) circondati da aree-tampone (90 mila ettari). In Italia ci sono 42 siti dichiarati «patrimonio dell’umanità», ma ben 41 sono siti «culturali», e uno solo, le isole Eolie, è un sito «naturale». Ogni anno un Paese può proporre due candidature (una naturale e una culturale). Le aree dolomitiche individuate dopo un lungo lavoro di studio e selezione, sono nove:

1) Pelmo, Croda da Lago; 2) Marmolada; 3) Pale di San Martino, Pale di San Lucano, Dolomiti Bellunesi, Vette Feltrine; 4) Dolomiti Friulane e d’Oltrepiave; 5) Dolomiti Settentrionali; 6) Puez-Odle; 7) Sciliar, Catinaccio con il Latemar; 8) Rio delle Foglie; 9) Dolomiti di Brenta.

Le candidature nascono dal basso, dai singoli paesi. Che devono però dimostrare che si tratta davvero di aree e beni che non hanno uguali nel resto del mondo, e che per questo devono essere tutelati e protetti come «patrimonio dell’umanità» che si riceve dal passato e si trasmette al futuro.

Una procedura complessa, che può durare anche anni. L’Unesco tuttavia non impone nuovi vincoli, si tratta di un trattato internazionale, nel quale vengono recepite le leggi e le normative del Paese proponente. Nello stesso tempo, essere inseriti nel «patrimonio dell’umanità» comporta responsabilità e impegni per la corretta gestione del bene, in coerenza con i principi dell’Unesco. Ogni cinque anni è prevista una relazione all’Unesco che spieghi cosa è stato fatto per preservare il sito e per valorizzarne le caratteristiche. Nel caso di manifesta «infrazione», l’Unesco può espellere il sito dal «patrimonio dell’umanità» con pesante danno di immagine e di attrattività turistica. E’ quello che potrebbe capitare alle Eolie, finite sotto «attenzione» per una scorretta gestione che contraddice i principi dell’Unesco.

Per le Dolomiti, non sono dunque «vietate» nuove infrastrutture, impianti o strade. Ma l’Unesco ne valuterà attentamente l’impatto, distinguendo, anche, se toccano le aree «cuore» o quelle «tampone».

 

 

Il Gazzettino  12.05.2009

Prossimo passo una Fondazione con Trento, Bolzano, Udine e Pordenone. L’appello del Cai: attenti, la montagna non può applicare i modelli delle città

Primo sì alle Dolomiti patrimonio dell’umanità

L’Unesco giudica ammissibile la richiesta, a fine mese la decisione definitiva. Belluno: per noi è un’occasione unica

Belluno

Nostro servizio

È stato di buon auspicio l'augurio che domenica, a Latina, al passaggio delle penne nere bellunesi lo speaker della manifestazione ha rivolto alla folla di alpini presenti all'82. adunata nazionale: «Belluno e le sue Dolomiti sono candidate a diventare patrimonio dell'umanità, riconosciute dall'Unesco. E noi tutti speriamo che l'esito sia felice». La notizia che la candidatura di Belluno, e con essa delle province di Trento, Bolzano, Udine e Pordenone, aveva superato il primo gradino, è giunta ieri a Belluno nel primissimo pomeriggio e subito il presidente uscente della Provincia Sergio Reolon ne ha dato notizia al consiglio provinciale convocato per l'ultima volta prima delle elezioni.

È stato l'Iucn, l'organismo tecnico che ha il compito di segnalare all'Unesco l'ammissibilità delle richieste, a esprimere un primo parere favorevole. La decisione definitiva, che di norma non si scosta da questo giudizio, arriverà a fine mese. La proclamazione è infine prevista per il 27 giugno a Siviglia. L’inserimento delle Dolomiti tra le bellezze patrimonio dell’umanità diventerà un volano per un turismo che si andrà ad aggiungere a quello invernale, con il Bellunese destinato a diventare meta di studiosi e naturalisti. L’importante risultato ragggiunto offre a Reolon anche l'occasione per togliersi qualche sassolino: «È vero, ci sono state anche posizioni contrarie, per esempio da parte di sindaci che temevano nuovi vincoli in grado di limitare lo sviluppo della montagna: ma è normale ci siano idee diverse. Quel che dispiace è il mettersi di traverso per presa di posizione, sin dall'inizio, da parte della Regione che, convocata insieme a noi nel 2005 dal ministero dell'Ambiente, non ha mai sostenuto il nostro progetto. Speriamo che le cose ora cambino». Per l’assessore all’Urbanistica Irma Visalli è l’occasione anche per sganciarsi da Venezia: «Questa è la dimostrazione che il marchio ce l'abbiamo qui in casa, senza dover cercare di mettersi per forza al traino del capoluogo lagunare come vorrebbe qualcuno».

Iniziato nel 2005, l'iter era stato bloccato due anni fa dallo stesso Iucn perché due delle quattro ragioni per cui era stata presentata la candidatura, non erano esclusive delle Dolomiti, non erano cioè caratteristiche uniche: comuni anche ad altre zone gli aspetti delle biodiversità e dell'ecologia; i due criteri riconosciuti tipici delle Dolomiti erano quelli legati alla geologia e al paesaggio d'estetica.

Il passo successivo ora sarà la creazione della Fondazione, nella quale con Belluno entreranno anche le province di Trento, Bolzano, Udine e Pordenone, le tre regioni di competenza e tutti gli enti portatori d'interesse, insieme per sostenere il marchio e proporre iniziative che mettano in rete ciò che ogni singolo territorio già produce e fa.

E proprio ieri Annibale Salsa, presidente generale del Cai, nel corso di due incontri, il primo ad Auronzo con gli studenti, il secondo a Pieve di Cadore con amministratori, imprenditori e cittadini, ha spiegato quanto «la montagna abbia bisogno di essere rivitalizzata». «La montagna che è sentita estranea dagli stessi abitanti appiattiti nel conformismo imperante, nella superficialità, nella omologazione - ha detto - secondo modelli propri delle città. In particolare sul versante italiano delle Alpi, dove sono scomparsi fra le giovani generazioni orgoglio, fierezza, spirito delle comunità di montagna strette attorno al proprio campanile, segno di specificità. In sostanza i giovani non si riconoscono più nei villaggi di montagna. È invece necessario conoscere il proprio territorio, in una parola praticare la cultura della montagna e le sue radici. Siate orgogliosi e fieri di vivere in montagna» ha concluso Salsa.  Giovanni Santin, Gianfranco Giuseppini

 

LA SCHEDA

Il Veneto vanta quattro siti, uno il Friuli Venezia Giulia

Sono 42 le città e i siti italiani riconosciuti patrimonio mondiale dall’Unesco. Il Veneto ne vanta ben quattro e il Friuli Venezia Giulia uno: Venezia e la sua laguna che fu nel 1987 tra i primi siti italiani a ricevere il riconoscimento di patrimonio culturale e naturale dell’umanità ai sensi della Convenzione firmata a Parigi nel 1972; nel 1994 toccò a Vicenza come città del Palladio; nel 1997 il riconoscimento andò all’orto botanico di Padova, il primo realizzato al mondo e che risale al 1545. Nel 1998 anche il Friuli entrò nell’ambita "famiglia" con la zona archeologica e la basilica patriarcale di Aquileia risalenti all’Impero romano prima di essere distrutte dalle orde unne di Attila nel V secolo. Ultima entrata, infine, quella dell’intera città di Verona nel 2000.

Il regolamento prevede che ogni Stato membro dell’Unesco compili, ogni cinque anni, una lista propositiva di siti e i nuovi criteri di selezione mirano all'inclusione di tipologie fin'ora poco rappresentate quali, ad esempio, i paesaggi culturali o l'architettura contemporanea. Le domande di inserimento nella lista propositiva devono essere inoltrate dalle amministrazioni competenti per la gestione del sito (sindaci, Sovrintendenze di un'area archeologica o un Ente parco) e dal 2002 le nuove iscrizioni non possono essere più di 30 l'anno di cui il 50% in Paesi fin'ora non rappresentati e 50% in applicazione dei nuovi criteri

 

IL SINDACO A FAVORE

Calalzo: «Un marchio che aiuterà il turismo»

Belluno

Nostra redazione

«È una questione culturale ed etica, altro che di nuovi vincoli. Noi dobbiamo fare un turismo di qualità e solo un marchio ci può garantire e aiutare». Piermario Fop, primo cittadino di Calalzo, è uno dei sindaci favorevoli all’inserimento delle Dolomiti nel patrimonio mondiale dell’Unesco, perché lo considera fondamentale per un’area che si è sviluppata negli anni ma che oggi, in un mercato globale, soffre della carenza di qualità e rischia di perdere, con l’identità culturale, anche un’opportunità se non una sfida economica.

«Vincoli? Non c’è nulla di nuovo - spiega il sindaco - Più vincoli di quelli che già abbiamo non saprei. Non ne arrivano di nuovi, perché quelli proposti dall’Unesco si sovrappongono e si concretizzano in perimetri definiti, non totali. Certo non possiamo immaginare uno sviluppo turistico fatto ancora di impianti di risalita o di autostrade che arrivano fin sui monti, perché quello cui dobbiamo puntare è un turismo di contenuti, non modelli che non ci appartengono». Ecco che, secondo Fop, la certificazione diventa importante veicolo di promozione del territorio.

Nel piccolo comune cadorino, che con il suo capolinea ferroviario è un po’ la porta del Cadore e di Cortina, il tentativo di elevare l’offerta è in atto da qualche tempo con scelte precise, come appunto il treno, le piste pedonali e ciclabili, la mostra-mercato dei prodotti biologici, che dovrebbero essere condivise anche dagli altri Comuni. «Abbiamo detto a Cortina - conclude Fop - appoggiamo la candidatura ai mondiali, ma Cortina ci appoggi nella battaglia per mantenere standard di servizi ferroviari, perché diversamente a perderci saremmo tutti: gli ampezzani, che non possono illudersi di ottenere eventi mondiali senza il treno, i cadorini perché il turismo soffice è il loro unico futuro».

 

IL SINDACO CONTRARIO

San Vito: «Troppi vincoli per le nostre valli»

Belluno

Nostra redazione

Dolomiti patrimonio dell’umanità? Ganpietro De Vido, sindaco di San Vito, ultimo lembo del Cadore prima dell’Ampezzo, storce il naso. Farà magari stecca nel coro di tanti entusiasti colleghi, ma così come stanno le cose proprio non ci sta. E motiva il suo dissenso: «È un discorso interregionale dove alcuni hanno indicato le sole crode. Ma da noi ci si è spinti a fondovalle. E questo soprattutto in Comelico e nella nostra Valle del Boite».

Il primo cittadino sanvitese, per spiegarsi meglio, ricorre all’esempio rappresentato della limitrofa Borca, laddove a voler comprendere le zone a protezione speciale e quelle d’interesse comunitario si è arrivati quasi alla strada. «A conti fatti - soggiunge - il nostro territorio risulta vincolato per il 90 per cento». L’ingegner De Vido non si capacita delle situazione: «Ha quasi l’aria di una punizione. Ma mica abbiamo compiuto scempi paesaggistici. Al contrario sappiamo autogestirci bene e abbiamo sempre operato in direzione di uno sviluppo sostenibile con il paesaggio. Io giro parecchio e le noto le cose nelle altre realtà. Se si va in Piemonte o in Lombardia vedi cosa hanno fatto del territorio, disseminandolo di condomini. E non occorre poi andare tanto lontano. In fondo in Friuli hanno fatto peggio di noi». Perchè nel futuro del Cadore - dice in sostanza De Vido - dobbiamo attenderci questo ulteriore vincolo? «Noi viviamo di turismo. Almeno finchè questo ci sarà consentito». Eppure c’è chi nel Bellunese attende e auspica il riconoscimento Unesco. «Certo è la Provincia - risponde polemico il sindaco - d’altra parte siamo in clima elettorale e il presidente Sergio Reolon ne ha fatto una bandiera».  Bruno De Donà

 

 

lavoce.it  12.05.2009

Un anno di governo: infrastrutture

di

Un’analisi de lavoce.info sul costo delle grandi opere. Questi liberali cancellano sia la pianificazione che la concorrenza, sia lo stato che il mercato

I PROVVEDIMENTI

Con il decreto del luglio 2008 dedicato alla prima manovra economico finanziaria, il nuovo governo ha resuscitato le concessioni ai general contractors per le tratte non ancora avviate dell’alta velocità ferroviaria: Milano-Genova, Milano-Verona e Verona-Padova. Le concessioni, affidate a suo tempo senza alcuna procedura competitiva, erano state già revocate dai governi di centrosinistra nella XIII e XV legislatura e riportate alla luce dal centrodestra nella XIV legislatura.

In uno dei primissimi provvedimenti approvati dal governo (il Dl 59/2008) è stata inserita una disposizione che rinnova automaticamente e senza gare le convenzioni tra Anas e le concessionarie autostradali. In autunno, il ministro Tremonti ha avuto parole dure nei confronti dei concessionari autostradali, rei di non aver eseguito gli investimenti nei tempi previsti e aver nel frattempo intascato pedaggi giustificati proprio con la necessità di finanziare quegli investimenti. Da tanta severità è però emerso solo un rinvio degli aumenti tariffari in programma (ormai scattati) e una forma semplificata per gli adeguamenti tariffari futuri, con una nuova regola valida per 10 anni, e non più 5, che stravolge sostanzialmente il metodo del price cap. Tanto, per come lo si era applicato per i 10 anni precedenti

Il cosiddetto “Collegato infrastrutture” al Dpef, sempre del luglio 2008, metteva bene in chiaro che il nuovo governo avrebbe puntato molto, almeno a parole, sulle grandi opere infrastrutturali. Viene rilanciato alla grande il ponte sullo Stretto di Messina. Altrettanto bene chiariva come del faraonico elenco di opere inserite nella Legge obiettivo del 2003 si era realizzato relativamente poco. Ma soprattutto si ammetteva come molte delle opere non avessero ancora trovato finanziamento, come il coinvolgimento dei privati fosse rimasto molto al di sotto di quanto a suo tempo sperato e come quindi assai più consistente avrebbe dovuto essere l’esborso di denaro pubblico in futuro. Al tempo stesso, si prevedeva un’ulteriore riduzione delle risorse destinate a investimenti pubblici (-11,5 per cento), al fine di risanare la finanza pubblica.

Il Dl 152 dell’11 settembre 2008 corregge, per la terza volta, il Codice dei contratti pubblici dando nuovo rilievo, per il project financing, alla gara “bifasica” con diritto di prelazione. Essa prevede che, nella prima fase, si competa sulla qualità del progetto e nella seconda sul prezzo. Il progetto del “promotore” che si è aggiudicato la prima fase viene posto a gara nella seconda, in cui, tuttavia il promotore stesso gode di un diritto di prelazione che gli attribuisce uno straordinario vantaggio e quindi può scoraggiare la partecipazione alla seconda fase della gara. Dato che è nella seconda fase che si fa il prezzo sarebbe proprio qui che si vorrebbe una partecipazione ampia e, dunque, una concorrenza accanita.

Con l’inasprirsi della crisi economica, alle grandi opere vengono attribuite taumaturgiche virtù anticongiunturali e si annuncia un massiccio finanziamento. Il primo “rifinanziamento” della Legge obiettivo, con il decreto anticrisi, è però modesto: 2,3 miliardi. Il 6 marzo 2009, finalmente, il Cipe stanzia altri fondi, peraltro ancora una volta in misura cospicua prelevati dal Fondo aree sottoutilizzate (Fas). Tale fondo ha un vincolo di destinazione: l’85 per cento al Sud e il 15 per cento al Centro-Nord. In gran parte sono fondi necessari a completare opere già cantierate da tempo e sulla via di battere nuovi record in materia di lentezza della realizzazione. 1,3 miliardi sono destinati al ponte sullo Stretto, mentre si ammette che l’opera non potrà essere avviata prima di 12-18 mesi. Le risorse destinate all’edilizia scolastica – che negli ultimi anni non solo ha mostrato le crepe ma ha fatto dei morti – sono briciole.

GLI EFFETTI

Non è semplice valutare gli effetti macroeconomici immediati delle misure adottate. È certo però che gli annunci, da soli, hanno scarsi effetti e i fondi “freschi” stanziati, e non semplicemente spostati da qualche altra destinazione, sono di dimensione assai ridotta. Sul piano metodologico, va rilevato che, ancora una volta, il Cipe, per approvare un maggior numero di progetti, ricorre allo stratagemma del “finanziamento parziale”, che permette forse di aprire più cantieri, ma non di completare le opere fino alla loro piena funzionalità. Come ha rilevato la Corte dei conti nel 2007, questa abitudine ha spinto alla frammentazione di progetti per lotti, spesso assai poco “funzionali”, al fine di massimizzare la probabilità di ottenere fondi dal Cipe, pregiudicando però la programmazione generale e finendo per accrescere i costi delle opere complessive, oltre che per allungarne i tempi di realizzazione.

Il governo ha inserito all’articolo 20 del decreto anticrisi norme per velocizzare le procedure esecutive dei progetti del quadro strategico nazionale e per modificare il relativo regime di contenzioso amministrativo. Non è ancora dato di sapere se tali misure abbiano già avuto qualche effetto positivo e, naturalmente, se l’avranno in futuro. Resta tuttavia il dubbio che tale “velocizzazione” non riesca a incidere sui lunghissimi tempi per la progettazione, le conferenze dei servizi, ecc. che caratterizzano la gestazione delle grandi opere italiane.

Il giudizio sul ripristino dei vecchi contratti per l’alta velocità lo affidiamo alle parole pronunciate da Mauro Moretti, amministratore delegato di Fs, nel corso di un’audizione al Senato della Repubblica, in cui cercava di spiegare il fatto che un chilometro di Av in Italia costa circa il triplo che in Francia. “I contratti sottoscritti in Italia per la realizzazione della direttrice To-Mi-Na fanno riferimento alla convenzione Tav-Gc del 1991, che prevede la negoziazione diretta tra committente e general contractor nell’ambito di un affidamento sostanzialmente già effettuato. In tale caso, la congruità del prezzo che viene esperita prima dell’affidamento dal soggetto tecnico che supporta la committenza deve necessariamente tenere conto, oltre che dei costi di costruzione diretti, anche degli oneri organizzativi e finanziari, degli attrezzaggi e delle prestazioni previsti dall’affidatario in termini ed entità difficilmente contestabili. In un affidamento mediante gara, invece, tali oneri incidono generalmente di meno, poiché gli stessi concorrenti, per poter aggiudicarsi l’affidamento,operano nel proprio ambito imprenditoriale specifiche ottimizzazioni organizzative e gestionali, tenendo conto di capacità, risorse, attrezzature già di loro proprietà, sinergie operative ed economiche realizzabili nell’esecuzione delle opere. Il ricorso ad una gara ad evidenza pubblica avrebbe sicuramente comportato una riduzione dell’ordine del 14 ÷ 20 per cento”.

Infine, dai provvedimenti presi, la concorrenza non emerge come una delle principali preoccupazioni dell’esecutivo e anzi sembra essere vista, col plauso del quotidiano della Confindustria, come un ostacolo al “fare”. Chi cerca di difenderla è additato come un paladino del “non fare”. Eppure è ampiamente riconosciuto che la concorrenza costituisce un potente antidoto alla corruzione, che è notoriamente molto diffusa, e non solo in Italia, proprio nel settore dei lavori pubblici: l’evidenza empirica sul punto è ampia e univoca. Ed è altrettanto noto che la corruzione è non solo nemica del fare, ma anche nemica del fare bene e a costi ragionevoli.

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Corriere delle Alpi  09.05.2009

«Il sondaggio sulla viabilità? Una farsa»

Demenego alla giunta: «Piuttosto aprite un serio confronto sul tema»

CORTINA. Gianfrancesco Demenego, capogruppo di “Cortina Oltre il 2000”, invita la maggioranza ad annullare «le fantomatiche consultazioni», sul progetto di viabilità, ed «a rompere il silenzio stampa per aprire, se ne sono capaci, una discussione generale sul problema della viabilità. Qualora ciò non avvenisse, la maggioranza dimostrerebbe tutti i suoi limiti nell’affrontare il problema di Cortina e sarà quindi nostro dovere di minoranza di informare, sotto tutti gli aspetti, la cittadinanza ed invitare la stessa a non esprimersi per offrire in un futuro la possibilità di scaricare le scelte sbagliate a terzi, cosa che questa amministrazione fa regolarmente».
 L’atteggiamento assunto dall’Amministrazione Franceschi nella gestione del progetto della nuova possibile viabilità è, secondo Demenego, «sintomatico di come questo gruppo di persone non sia in grado di affrontare i problemi. C’è stata l’assoluta mancanza di ricerca di collaborazione con chiunque», dichiara Demenego, «altrimenti non si spiegherebbe il fatto di aver presentato la proposta a scatola chiusa, ovvero prendere o lasciare, lo stesso giorno sia alle minoranze e sia alla popolazione. Inoltre questo progetto è frutto delle manie di grandezza di pochi componenti della maggioranza e non è espressione del gruppo. Se così non fosse non si spiegherebbe la posizione imbarazzata del sindaco che si trova a rinnegare il suo programma elettorale, per il quale ha ottenuto il 65% dei voti, e di come non abbia rimarcato che il progetto sia condiviso dalla maggioranza e quindi chi non è d’accordo deve adeguarsi». Non va giù al capogruppo di minoranza nemmeno il silenzio stampa sul tema che l’Amministrazione ha deciso di mantenere per non influenzare le scelte dei cittadini. «Questo è sintomo di forti contrasti», sottolinea Demenego, «e di una assoluta incapacità di sostenere un dibattito sulle proprie convinzioni ed idee». Anche il sondaggio di opinione non convince. «Il non indire una consultazione ufficiale non dà nessuna attendibilità all’esito e non vincola l’Amministrazione a scelte precise ma gli offre solo possibili scusanti in caso di futuri problemi. Al riguardo», ricorda Demenego, «non bisogna dimenticare che questi personaggi sono i parenti prossimi di quegli amministratori che hanno ignorato le quasi 1.800 firme per non iniziare i lavori di copertura dello stadio Olimpico del ghiaccio e che ora tutti criticano. Se questa amministrazione fosse realmente interessata al problema della viabilità e fosse democratica», conclude Demenego, «avrebbe discusso con le minoranze le possibili soluzioni che la viabilità presenta, eventualmente anche nominando una commissione di tecnici o invitando degli esperti; avrebbe spiegato in modo oggettivo i pro ed i contro delle differenti soluzioni al problema e avrebbe dovuto indire un referendum ufficiale con le diverse soluzioni da porre in essere». (a.s.

 

 

Corriere delle Alpi  08.05.2009

Annullata la sentenza che dava a due privati il via libera per costruire seconde case

Il Consiglio di Stato «cancella» il Tar

Franceschi: «E’ sì una vittoria nostra, ma soprattutto di tutti i cittadini ampezzani»

«Passa il principio che è nostro il diritto di decidere in merito a tutto ciò che è bene per il futuro del paese»

Alessandra Segafreddo

CORTINA. Il Consiglio di Stato ha annullato la sentenza del Tar Veneto (per la precisione la numero 2645/2008) che avrebbe consentito la costruzione di nuove seconde case sul territorio comunale di Cortina. La notizia è stata data ieri, «con grandissima soddisfazione», dall’Amministrazione stessa, che ormai da parecchio tempo si stava battendo affinché il territorio ampezzano rimanesse intatto, ovvero senza vedere spuntare nuove seconde case.

Su quattro ricorsi presentati contro il Comune (rappresentato dagli avvocati Ivone Cacciavillani, Chiara Cacciavillani e Sergio Dal Prà) e contro la Regione Veneto (rappresentata dagli avvocati Luisa Londei e Romano Morra), due erano stati accolti e altri due erano stati sospesi per mancanza di alcuni documenti. Anna Maria Ancilli (avvocati Gioia Vaccari, Alfredo Biagini e Pier Vettor Grimani) ed Ettore Andrea Tagliapietra (avvocati Aurelio Bianchini d’Alberigo e Renzo Cuonzo) avevano vinto il loro ricorso e avrebbero potuto costruire due nuove case. La vicenda ebbe inizio con l’attuazione del nuovo prg, che a Cortina entrò in vigore nel 2004. La Ancilli aveva acquistato nel 1972 vari appezzamenti di terreni allora edificabili, per un totale di 2230 mq. Con il nuovo prg i terreni in questione furono declassificati a destinazione agricola e gli unici destinati ad essere edificati erano quelli necessari al Comune per realizzare le case per i residenti. Da qui il ricorso contro il cambio di destinazione d’uso. Sullo stesso piano il ricorso mosso da Ettore Andrea Tagliapietra, proprietario di un terreno di 2.986 mq, prima edificabile e poi classificato “a prato e pascolo”. Entrambi i ricorsi muovevano dall’idea che il Comune avesse reso verdi i terreni di proprietà privata e lasciato edificabili quelli propri. E il Tar aveva dato ragione ai cittadini. Il Comune è andato in appello, e a settembre ha raccolto ben duemila firme contro una sentenza definita fin da subito «vergognosa». Dopo si era partiti con il ricorso al Consiglio di Stato e la sentenza era stata in un primo momento sospesa ed oggi si può invece dare l’ufficialità del definivo annullamento. Le motivazioni verranno pubblicate prossimamente e appena l’Amministrazione le riceverà ne darà immediata diffusione.

I due che più di tutti si erano mossi in prima persona contro questa sentenza erano stati il sindaco Andrea Franceschi e l’assessore all’urbanistica e all’edilizia Stefano Verocai.

«Oggi è un grande giorno per Cortina», dichiara il primo cittadino, «questa è certamente una vittoria dell’amministrazione comunale, ma prima di tutto lasciatemi dire che è una vittoria dei cittadini di Cortina che ci hanno sostenuto in questa difficile battaglia. Grazie di cuore a tutti. Per quanto ci riguarda andremo avanti con la consueta decisione e combatteremo come sempre in ogni sede a tutela della nostra gente, del nostro futuro e del nostro diritto di decidere noi stessi ciò che è bene per la nostra gente».

Sulla stessa linea anche Verocai. «Alla fine», dichiara l’assessore, «la ragionevolezza è prevalsa e questa sentenza è per noi motivo di grandissima soddisfazione, in quanto viene ribadito il diritto dell’amministrazione comunale di pianificare lo sviluppo urbanistico del proprio territorio senza che ci sia nessuno ad imporre delle regole dell’alto».

 

 

Il Gazzettino-Bl  08.05.2009

I giudici di secondo grado hanno accolto il ricorso del Comune contro la sentenza del Tar che invalidava il Piano

Prg, il Consiglio di Stato salva Cortina

I terreni contesi restano inedificabili. Il sindaco: «Grande giorno, vincono tutti i cittadini»

Cortina d’Ampezzo

A Cortina non si costruiranno altre seconde case. Nemmeno quelle che il Tribunale amministrativo regionale del Veneto aveva implicitamente autorizzato, nell’estate 2008, accogliendo i ricorsi dei possessori di alcuni terreni nella conca. A dare ragione al Comune di Cortina è ora il Consiglio di Stato, che si è espresso nel merito, dopo aver concesso la sospensiva alla sentenza del Tar, lo scorso autunno, come richiesto dal comune.

«Oggi è un grande giorno per Cortina! – sbotta il sindaco Andrea Franceschi – perché questa è certamente una vittoria dell’amministrazione, ma prima di tutto dei cittadini, che ci hanno sostenuto in questa difficile battaglia. Grazie a tutti».

La decisione del Tar veneto era stata fortemente criticata in paese ed era stata organizzata una raccolta firme, nel settembre 2008, con una grandissima partecipazione.

«Alla fine la ragionevolezza è prevalsa – commenta l’assessore all’urbanistica Adriano Verocai – e questa sentenza è motivo di grandissima soddisfazione, poiché viene ribadito il diritto del comune di pianificare lo sviluppo urbanistico del proprio territorio».

Il Tar del Veneto, con la sua sentenza, accolse due dei quattro ricorsi, presentati nel 2003 e nel 2004, contro il piano regolatore generale, adottato dal consiglio comunale di Cortina il 30 maggio 2001 ed approvato dalla giunta regionale il 14 novembre 2003. Fu una delle tante pagine dell’infinito contenzioso, che si aprì alla fine degli anni Settanta, quando il piano regolatore bloccò la costruzione di seconde case. Molti terreni, prima edificabili, vennero classificati zone verdi, agricole, pascoli, boschi: di fatto non vi si poteva più costruire.

Così per l’appezzamento di proprietà di Linda Mavian, presso Zuel, di Anna Maria Ancilli, nella zona residenziale di Pralongo, di Ettore Andrea Tagliapietra, ad Alverà, e di Palmira Elisa Stona Cherchi, nel bosco dietro l’albergo Cristallo. Sono loro i firmatari dei quattro ricorsi, presi in considerazione dal Tar del Veneto, con la sentenza emessa dalla sezione presieduta da Bruno Amoroso, consigliere Alessandra Farina, consigliere relatore Italo Franco.

Fu un un dispositivo che il sindaco Andrea Franceschi e l’assessore all’edilizia e all’urbanistica Stefano Verocai definirono vergognoso. Soprattutto quando il magistrato, nel lungo testo della sentenza, 24 pagine, ritenne «inappropriato prevedere, nel contesto turistico della zona, un insediamento a carattere popolare, atto a favorire i residenti e le persone dei ceti meno abbienti».

Cioè le abitazioni per le famiglie di Cortina non devono sorgere nelle aree residenziali, da riservare alle seconde case, dei forestieri. «Il giudice fa delle affermazioni che ci scandalizzano – sentenziò il sindaco Franceschi – e non è la persona giusta per decidere su questioni che incideranno profondamente sul futuro del nostro paese».

Già nel gennaio 2007 il Comune si affidò ai tre consulenti tecnici Paolo Stella Richter, Amerigo Restucci e Dionisio Vianello, per cercare di tutelarsi contro il Tar che, pochi giorni prima, aveva messo in dubbio l’autonomia del comune in materia urbanistica.  Marco Dibona

 

 

Il Gazzettino-Ud  08.05.2009

Riccardi: «Nessuna prevaricazione, decideremo insieme la lista dei cantieri strategici»

Grandi opere, schiarita con l’Anci

Trieste

Nostro inviato

Nessuna volontà di prevaricazione nei confronti dei Comuni. L’assessore regionale alle Infrastrutture Riccardo Riccardi chiarisce al Gazzettino che la norma sulle opere strategiche, inserita nel pacchetto anti-crisi elaborato dalla Giunta Tondo, chiede condivisione nello scopo di «fare le cose più importanti presto e bene», spiega l’assessore. E anche sull’elenco di queste opere il confronto, anzi la "concorrenza" fra enti pubblici dovrà avvenire a tutto campo.

Mercoledì l’Anci del Friuli Venezia Giulia, pur approvando nella sua globalità il pacchetto di norme contro la crisi, aveva espresso invece una severa contrarietà su quella parte che consente alla Regione di commissariare il Comune che non adegui il proprio piano regolatore alla pianificazione regionale per le grandi opere. I sindaci non l’hanno presa bene, temendo - come ha spiegato il loro presidente Gianfranco Pizzolitto - che «si esproprino le comunità locali del diritto-dovere di decidere del loro futuro con una corretta gestione del territorio attraverso il rispetto dei piani regolatori e del Piano territoriale regionale». Insomma «è inaccettabile - hanno aggiunto - che un sindaco venga cacciato e sostituito da un commissario perché non intende far realizzare un'opera sul proprio territorio. Abbiamo detto no con forza a una analoga proposta della giunta Illy, diciamo no ora alla giunta Tondo».

Abbiamo detto no, certo. Ma ieri mattina Pizzolitto e Riccardi hanno avuto un chiarimento importante. E Riccardi annuncia che «le opere strategiche saranno definite preventivamente». Sono, per inciso, gli interventi di viabilità relativi alle statali 13 e 14 e alla strada regionale 56 per la messa in sicurezza e la fluidificazione del traffico, soprattutto nella prospettiva dei cantieri della terza corsia lungo la A4. Tali lavori comporteranno una spesa complessiva stimata di 38,5 milioni di euro dei quali 12,4 sulla statale 13 (tratto Zoppola-Basiliano), 10,650 sulla statale 14 (tratto Latisana-Monfalcone) e 15.450 sulla regionale 56 (rotonda Paparotti-Cormons).

«La buona fede di Riccardi e la validità delle sue intenzioni sono fuori discussione», ha precisato dopo il chiarimento Pizzolitto. Che di fronte alla garanzia di decidere insieme la lista delle grandi opere giura risoluto: «Non solo non ci metteremo di traverso, ma come sempre collaboreremo lealmente, con quella partecipazione "concorrente" che deve distinguerci». In fondo «i Comuni sono i primi a volere le opere, possibilmente in tempi brevi».

Ma può darsi che tutto questo parlare divenga inutile, come la norma contenuta dal disegno di legge regionale anticrisi: «Abbiamo chiesto al Governo di allargare le competenze del commissario per l’A4 - spiega Riccardi - e se ciò avverrà, la sua gestione potrà occuparsi direttamente anche delle strade ordinarie interessate dagli interventi».  Maurizio Bait

 

 

L’espresso  07.05.2009

Attualità – POLITICA E AFFARI / IL CASO VENETO

La segretaria ne ha fatta DI SUPER-STRADA

L'ex assistente del governatore Galan ha costruito un impero di società con base a San Marino. Che si danno, molto da fare nei grandi appalti della regione

DI VITTORIO MALAGUTTI

Gli avversari politici del suo capo, senza grande sfoggio di fantasia, si erano inventati per lei il soprannome di "Dogessa". Maligni. A quei tempi, era il 2005, Claudia Minutillo faceva da segretaria a Giancarlo Galan, governatore, e quindi "Doge", del Veneto. La signora sfoggiava modi spicci e un'aria vagamente manageriale, ma certo nessuno si aspettava di ritrovarla, a quattro anni di distanza, addirittura a capo di una piccolo gruppo finanziario-industriale. Costruzioni, immobili, editoria: un network di società, tutte targare Minutillo, nate e cresciute dopo che la collaboratrice di Galan ha lasciato il suo incarico in Regione.

Ovviamente si parte dal Veneto, per arrivare fino a San Marino, il paradiso fiscale in terra di Romagna. Da quelle parti Minutillo, 4-5 anni compiuti lo scorso autunno, amministra la Finanziaria infrastrutture. A che serve? Non si sa. Il nome suggerisce un qualche impegno nei grandi lavori, strade, ponti e così via. A ben guardare, però, la ditta con base sul Monte Titano non ha nessuna attività in Italia. Insomma, ha tutta Paria di una scatola vuota, almeno per il momento.

Non finisce qui, perché a San Marino ha sede anche la Bmc broker, un'altra società gestita dall'ex braccio destro di Galan. Nel 2006 questa sigla, sconosciuta ai più, si vide assegnare incarichi e parcelle dalla giunta di centrodestra. C'è da pubblicizzare il Sistema metropolitano regionale? Ci pensa la Bmc di San Marino. Cerimonia al porto di Venezia? La regia dell'evento è firmata Bmc. Cose piccole, tutto sommato, che però all'epoca sollevarono malumori e sospetti in consiglio regionale. Ma il bello arriva dopo, con il cemento. Sì, perché, a quanto pare, la segretaria diventata imprenditrice di successo ha sviluppato una gran passione per le opere pubbliche. Un cambio in corsa, il suo. Smessa la divisa da dipendente pubblico è tornata a bussare alle porte della Regione, ma questa volta a caccia di appalti. Dapprima, a sorpresa, il suo nome spunta tra gli amministratori della Pedemontana, la società a capitale privato (Autostrade. Impregilo, banche e altre imprese di costruzioni) chiamata a realizzare il progetto in discussione da decenni di una nuova strada tra Vicenza e Treviso. Questo primo incarico diventa un trampolino di lancio verso nuovi affari.

In effetti il Veneto, da qualche tempo, è una miniera di occasioni. Passanti, bretelle, strade e autostrade. La torta vale miliardi. E in questa girandola di progetti si è ritagliata un ruolo anche la ex "Dogessa". Un posto al sole: Piuttosto uno strapuntino, ma su un treno che viaggia a tutta velocità. Lo guida Piergiorgio Baita, gran capo della Mantovani spa. Baita, 60 anni, veneziano, è un asso pigliatutto delle costruzioni. Da anni ormai la Mantovani, controllata dalla famiglia Chiarotto, fa incerta di appalti in tutto il Triveneto. Il giro d'affari cresce di conseguenza: 210 milioni nel 2005, 348 milioni l'esercizio successivo, e nel 2007, ultimo dato disponibile, 41; milioni con 13 milioni di profitti.

Baita comanda, ma Minutillo si è messa in scia. Prendiamo l'azienda veneziana Adria infrastrutture. A prima vista sembra una sigla marginale, una delle tante che nuota nel gran mare dei lavori pubblici. Dalle carte societarie però spuntano nomi e affari importanti. L'azionista principale è il gruppo Mantovani, quello di Baita. Mentre al timone della società, con i gradi di consigliere delegato, c'è proprio lei, l'ex collaboratrice del governatore, che partecipa anche al capitale. La sua quota, il 5 per cento, risulta intestata a una società di Mestre, la Investimenti srl. Senza dare troppo nell'occhio, in questi ultimi anni Adria infrastrutture si è conquistata la sua fetta di lavori pubblici. Sono appalti regionali, assegnati con la regia dell'assessore veneto ai Trasporti, il forzista Renato Chisso, instancabile promoter di grandi opere dalla Laguna fino alle Dolomiti, in un diluvio di progetti, cemento e asfalto. Qualche esempio: Adria infrastrutture guiderà l'associazione di imprese chiamata a costruire la "Via del mare", la superstrada a pedaggio che dovrebbe collegare l'autostrada A4 con il litorale di Jesolo. In totale quasi 20 chilometri di tracciato con due viadotti, sette sottopassi, 6 caselli. Poi c'è il cosiddetto passante Alpe Adria, 85 chilometri di autostrada per unire Longarone a Tarvisio attraverso il Cadore e la valle del Tagliamento. Un primo tratto di 20 chilometri sarà realizzato in base al progetto presentato da Adria infrastrutture insieme a Mantovani e alla romana Fincosit.

Non sempre fila tutto liscio. L'anno scorso, per esempio, la coppia Baita-Minutillo puntava su un'area messa in vendita dall'Autorità portuale a Marghera. All'asta però è risultata vincente l'offerta di una società immobiliare gestita dal finanziere Andrea De Vido. Risultato: la gara va ai supplementari, tra ricorsi e controricorsi al Tar, ma la rimonta a questo punto sembra difficile.

Poco male, perché ormai la segretaria-manager è lanciatissima. E di recente, a quanto pare, si è buttata a capofitto anche nel gran business dell'editoria. La rampante Minutillo, infatti, ricopre il ruolo di consigliere delegato in sei società gemelle. Si chiamano "II Venezia", "II Verona", "Il Treviso", "Il Padova", e così via, con i nomi di tutti i capoluoghi di provincia veneti esclusa Rovigo e con l'aggiunta di Mestre. Questi marchi corrispondono ad altrettanti omonimi giornali pubblicati dal gruppo editoriale E Polis del finanziere Alberto Rigotti. Come funziona? Semplice, spiega Rigotti, «le società possiedono le testate e le affittano all'editore». Un modo come un altro, sostiene Rigotti, per stringere alleanze a livello locale. E in effetti tra i soci delle singole testate troviamo, oltre alla E Polis, anche la solita Adria infrastrutture del gruppo Mantovani insieme alla Pizzarotti. Quest'ultima è una grande impresa di costruzioni con sede a Parma, ma è sbarcata in Veneto per giocare da protagonista nella partita miliardaria dei lavori pubblici.

L'estate scorsa, per dire, Mantovani e Pizzarotti si sono aggiudicate insieme la ricca commessa per realizzare la superstrada che unirà tra loro le tangenziali di Padova. Vicenza e Verona, una sorta di raddoppio dell'autostrada Serenissima. Insomma, il piatto forte dell'alleanza sono gli appalti, ma a fare da contorno c'è l'editoria, con i quotidiani veneti del gruppo E Polis. Sarà un caso, o forse no, ma a gestire il business dei giornali è stata nominata proprio la neo-manager Minutillo. Cioè l'ex segretaria di Galan, nonché buona amica di Chisso, i due politici che gestiscono incarichi e commesse.

 

 

Il Gazzettino-Ud  07.05.2009

Commissario al posto di chi disobbedisce

Pianificazione, l’Anci è pronta a opporsi

«Comuni espropriati dei loro diritti»

Udine

«Il Comune adegua il proprio strumento di pianificazione generale, territoriale e urbanistica agli atti di pianificazione di cui all’art. 3 entro 120 giorni dalla data di efficace degli stessi. In caso di omissione la Regione nomina un commissario ad acta con il compito di provvedere in via sostitutiva». È questo il capo 2 del disegno di legge regionale 64, chiamata anche decreto anticrisi, che l’Anci boccia, invitando la Regione a modificarlo. «Con questo articolo – spiegano il presidente Gianfranco Pizzolitto e il vice presidente vicario Nerio Belfanti – si espropriano le comunità locali dal diritto-dovere di decidere del loro futuro con una corretta gestione del territorio attraverso il rispetto dei piani regolatori e del Piano territoriale regionale. È inaccettabile – hanno aggiunto - che un sindaco venga cacciato e sostituito da un commissario perché non intende far realizzare un’opera sul proprio territorio. Abbiamo detto no con forza a una analoga proposta della giunta Illy, diciamo no ora alla giunta Tondo».

Il ddlr prevede inoltre che basti una delibera di un assessore per definire strategica un’opera pubblica e quindi imporla ai Comuni. «Siamo assolutamente d’accordo con lo spirito del decreto anticrisi che punta ad accelerare e snellire i tempi burocratico-amministrativi per creare in breve condizioni di lavoro alle nostre imprese – ha aggiunto il presidente dell’Anci Gianfranco Pizzolitto – ed infatti abbiamo sollecitato più volte la Regione ad aumentare trasferimenti ai Comuni che sono in grado di far partire subito importanti opere pubbliche. Ma se dietro a questo intendimento c’è la tentazione di espropriarli dalla gestione del territorio, allora la risposta non che essere negativa. La nostra opposizione sarà determinata; nessun Comune accetterà mai di subire le conseguenze di decisioni altrui sul proprio territorio».

L’Anci si dichiara disponibile ad approfondire la questione con gli assessori regionali competenti e con il presidente Tondo.

Secondo l’Anci il problema sarebbe superabile con la predisposizione di una sorta di legge obiettivo o di un piano delle grandi opere, discusso con i Comuni e approvato dal Consiglio regionale. «Solo una volta definita la cornice, individuate le opere, i tempi, socializzando il tutto con il sistema degli Enti locali e con le popolazioni – spiega Pizzolitto – sarà possibile accelerare realmente le opere pubbliche. Altre strade, fra l’altro, rischiano di essere controproducenti, perché vengono vissute della popolazioni come una imposizione dall’alto».

Il Comitato esecutivo si è inoltre confrontato con il presidente dell’Areran Giuseppe Mareschi e con il direttore regionale generale della direzione del personale Augusto Viola sul contratto del comparto unico e sulle ricadute che avrà sui Comuni la riforma della sicurezza approvata dalla Giunta Tondo e con una delegazione dell’Ordine dei commercialisti, guidata dal presidente Marco Pezzetta che si è parlato con i sindaci del ruolo e delle competenze dei revisori dei conti nelle amministrazioni comunali.

 

 

Corriere delle Alpi  07.05.2009

Infrastrutture a nordest

Corridoio Cinque a rischio

L’Italia sta perdendo i 30 milioni di finanziamenti europei La colpa è di Veneto e Friuli: non hanno un progetto comune

Da cinque anni si aspetta dalle due Regioni il tracciato su cui deve passare la linea ferroviaria

Alessandra Carini

VENEZIA. Alzi la mano chi non ha, almeno per una volta, protestato contro la mancanza di finanziamenti all’Alta velocità nel Nordest, contro la messa in secondo piano rispetto agli altri progetti italiani. Alzi, ancora, una mano chi non ha rivolto l’accusa contro Roma che non dà i soldi alle Ferrovie, che lesina i fondi per quest’opera lasciando il Corridoio Cinque, un asse vitale per il Nordest italiano e la sua posizione logistica in Europa, incompiuto. Bene.

Tutti quelli che fino ad ora hanno protestato sappiano che in questi giorni si sta consumando una piccola tragedia, o, se così si vuole, una farsa. Perché l’Italia sta perdendo i 30 milioni di euro che la Commissione europea aveva concesso (di cui 5 per il finanziamento del progetto preliminare dell’Alta velocità-Alta Capacità tra Mestre e Trieste). Li sta perdendo non per colpa di Roma, ma delle Regioni, il Veneto in prima fila e a seguire per logica il Friuli, che in realtà è andato avanti eroicamente da solo.

Tutto ciò succede perché che da cinque anni, da quel 2004 in cui questi soldi erano stati concessi in nome dell’importanza riconosciuta al Corridoio Cinque, non sono riusciti a tracciare un progetto comune che definisse dove deve passare la ferrovia per le due Regioni. Contatti affannosi sono in corso, in queste ore, per tentare di trovare una soluzione, una bozza, in modo da non perdere i finanziamenti e con essi anche la faccia.

Ma nessuno sa se, tra richieste di proroga, che il ministero delle Infrastrutture sembra intenzionato ad avviare, progetti abborracciati all’ultimo minuto per trovare un compromesso, si arriverà da qualche parte. L’Italia rischia così di presentarsi all’appuntamento del 2010, quando in sede europea ci sarà la quinquennale revisione delle priorità e dello stato di realizzazione dei «Corridoi», con un asse Ovest-Est mozzato alle ali, cioè ancora in ballo, sulla Torino Frejus, e di là da venire sulla Mestre Trieste, con il rischio di compromettere le decisioni future sui finanziamenti.

Enzo Cipolletta, direttore delle Ferrovie, non è pessimista, almeno sul Nordovest. «Se entro quest’anno - dice - si deciderà di avviare i lavori del tunnel credo che potremo presentarci nel 2010 con qualche forza. Certo che se restiamo in alto mare sia a Ovest che a Est, tutto diventa più complicato».

Senza contare i numerosi «buchi» nel mezzo, e cioè il fatto che tra Verona e Padova, soprattutto, c’è in mezzo ancora irrisolto il nodo di Vicenza ormai in ballo da anni, senza che un vero accordo sia stato raggiunto sul tracciato, e quindi sul finanziamento. Mentre da Treviglio fino a Brescia le Ferrovie attendono di sapere quanta parte verrà destinata quest’anno dal governo alla costruzione effettiva della linea. A Est comunque l’assenza di un progetto e la perdita dei finanziamenti sono un segno della responsabilità che, alla fine, hanno anche le Regioni nel fallimento. Soprattutto il Veneto che per ora non ha deciso nulla mentre i friulani, soprattutto sotto la presidenza di Riccardo Illy, per il quale il Corridoio Cinque era una vera ossessione, sono andati avanti.

Da Portogruaro a Ronchi, la tratta che è in territorio friulano, è stata infatti più o meno definita. Ma senza sapere come da Mestre si arriverà a Portogruaro, è poco più di nulla. E poi ritornano qui in ballo i friulani con Autovie, dato che il percorso più logico era quello di affiancare la ferrovia all’autostrada Mestre-Trieste.

Ma la soluzione è finita in un vicolo cieco, un po’ per i costi, - bisogna rifare tutti i cavalcavia e nessuno sa chi li paga -, un po’ perché ormai c’è la corsa a fare la terza corsia d’urgenza, un po’ perché la Regione Veneto si è messa a progettare altro, e cioè un percorso che passa vicino al mare, vicino a Jesolo e Eraclea, ritenuto impossibile e pazzesco da tutti non solo per i costi ma anche perché passa in zone ultradense di paesi o di siti delicati dal punto di vista naturalistico. E come in tutti i casi che si comincia a discutere un progetto invece di un latro, si finisce nel nulla.

Paolo Costa che da anni sta conducendo una battaglia in Europa e che come presidente del Porto di Venezia, insieme a Trieste, sta cercando di ribilanciare sull’Adriatico un asse logistico infrastrutturale che rischia di spostarsi altrove, dice di essere sicuro che la priorità del Corridoi Cinque verrà confermata. «E’ un fatto scontato - dice -, del resto a livello europeo stiamo tessendo una serie di accordi che ridefiniscono gli assi: come quello raggiunto pochi giorni fa, su proposta austriaca, estende il Corridoio Varsavia-Vienna a Danzica, Trieste e Venezia, con l’accordo di cechi, sloveni e polacchi, creando un legame tra Baltico e Adriatico». Ma tutto questo lavoro si rivelerà per gran parte inutile, se non si rafforzerà l’asse ferroviario, di cui i porti hanno bisogno come il pane per la loro logistica, ma che le Regioni, e soprattutto il Veneto, sembrano non considerare prioritario.

 

 

Il Gazzettino  06.05.2009

TANGENZIALE Pannelli e tavole appesi nell’atrio

Il progetto dell’Anas esposto in municipio. A metà mese il voto

Cortina

(dim) Da oggi si può visionare il progetto dell’Anas per la nuova tangenziale di Cortina. Gli elaborati sono esposti nell’atrio del municipio, su ampi pannelli, con immagini, fotografie, ricostruzioni grafiche di grandi dimensioni.

Così il progetto risulta molto più chiaro e leggibile, di quanto apparve sul pieghevole distribuito il 29 aprile scorso, alla presentazione ufficiale, da parte dei tecnici dell’Anas, e spedito nei giorni successivi nelle case dei cittadini di Cortina. L’assessore ai lavori pubblici Etienne Majoni, con alcuni collaboratori, ha sistemato i pannelli, che riproducono ogni aspetto dell’opera, con particolare attenzione per lo snodo centrale della nuova viabilità, la grande rotatoria accanto al torrente Boite, sotto l’attuale via delle Guide Alpine. Il materiale rimarrà esposto al pubblico in questo mese di maggio, sino all’apertura del sondaggio, una sorta di consultazione popolare. Negli uffici comunali, con modalità ancora da definire, nei dettagli, sarà sistemata un’urna, nella quale i cortinesi potranno infilare la scheda, con il loro parere sull’opera, favorevole o contrario.

Il sondaggio dovrebbe aprirsi, secondo quanto assicurato dagli amministratori, a metà di questo mese e durare una settimana. Il sindaco Andrea Franceschi e gli altri componenti dell’amministrazione intendono esprimersi: non vogliono influenzare la popolazione, che deve essere libera di dire la sua, dopo aver esaminato e valutato il progetto. All’interno dello stesso gruppo di maggioranza ci sono posizioni diverse, alcune fortemente critiche, altre favorevoli, ma si è deciso di non comunicarle. Se l’esito del sondaggio sarà favorevole, il Comune farà proseguire l’iter del progetto, inserendolo nel nuovo Piano di assetto del territorio; altrimenti, con un consiglio comunale apposito, si chiederà all’Anas di stralciarlo dal programma degli interventi

 

 

Corriere delle Alpi  05.05.2009

Agli impiantisti piace il nuovo progetto Anas

Ghezze: «E’ un piano ciclopico ma va realizzato». Zardini: «I tempi sono maturi»

«Ora attendiamo che il Comune apra un dialogo costruttivo con chi opera nel nostro settore»

di Alessandra Segafreddo

CORTINA. Pareri favorevoli, tra gli operatori di un settore fondamentale per il turismo come quello degli impianti a fune, al progetto di viabilità presentato dall’Anas e dal Comune la settimana scorsa. Entro fine mese i cittadini saranno chiamati, con modalità ancora da definire, a dare il loro parere. Sarà fatto un sondaggio di opinione e i residenti dovranno dichiararsi favorevoli o contrari.

In base all’esito del sondaggio, l’iter andrà avanti con soldi statali oppure, nel corso del primo consiglio comunale utile, verrà deliberato lo stralcio definitivo del progetto dal piano quinquennale dell’Anas e il tema della viabilità di scorrimento verrà accantonato.

Nei prossimi giorni verrà aperto il punto informativo nell’atrio del municipio dove verranno esposte mappe e planimetrie affinché i residenti possano farsi un’opinione.

Il progetto della tangenziale, che verrà a costare 474,2 milioni di euro, è diviso in tre stralci funzionali che potranno essere realizzati anche contemporaneamente. Il primo stralcio durerà 28 mesi; il secondo 45; il terzo altri 40.

Nel complesso, si parla di movimento di terra per un milione 350 mila metri cubi, da trasportare verso discariche di inerti. L’approvvigionamento di materiali ammonta invece ad altri 340 mila metri cubi.

Il tema è molto complesso, ma arrivano i primi pareri dei cortinesi. «Se è vero che ci sono i finanziamenti statali e che il progetto può essere approvato e realizzato bisogna sicuramente andare avanti». Questo il parere di Enrico Ghezze, presidente degli Impianti a fune Cortina, San Vito, Auronzo e Misurina. «Cortina», spiega Ghezze, «è da prima delle Olimpiadi del 1956 che tenta di modificare la sua viabilità. Questo rimane un progetto ciclopico, che non si inserisce in maniera ottimale con il tessuto della viabilità urbana, ma va sicuramente realizzato. Poi mi auguro che in sede di stesura del Piano di assetto del territorio l’amministrazione apra un dialogo costruttivo, per definire un progetto anche relativo al collegamento degli impianti di risalita della conca, tema che anche stando all’ultimo incontro organizzato da “Cortina Turismo” interessa alla maggioranza degli imprenditori turistici».

Per quanto riguarda il movimento di inerti Ghezze lancia anche una proposta. «Per limitare il passaggio di camion carichi di inerti», dice, «si potrebbe pensare di scaricare il materiale nell’altopiano di Faimes per rialzare tutto il sito e gli alvei del torrente Boite».

Favorevole alla nuova viabilità anche Alberico Zardini, presidente della Faloria spa. «Per molti aspetti», dichiara, «questo progetto si avvicina a quello che avevamo presentato noi impiantisti di Cortina Sim, anche se manca la parte relativa ai collegamenti sciistici. Tutto sommato mi va bene. I tempi sono maturi e si deve avere il coraggio di rischiare avvallando questo progetto».

 

 

Corriere delle Alpi  05.05.2009

Cosa vuol dire essere di sinistra?

Il primo maggio, su invito degli amici di Sospirolo, Denis e Ivan, ho assistito a Erto alla prima del film “Il sole sorge a mezzanotte”, storia di un ragazzo di 15 anni, Gianni, impiccato dai fascisti e dai tedeschi, perchè sospettato di essere collaboratore dei partigiani.

Un film commovente, che mi ha fatto ritornare in mente la dichiarazioni del sindaco di Belluno Prade. Ma mi è tornato in mente anche la totale assenza di prese di posizione della sinistra, tranne i soliti tre rompi “balle”. NEmmeno l’Anpi si è indignata. Mi sono tornati in mente gli scioperi generali della Cgil del 12 dicembre 2008, 13 febbraio e 4 aprile di quest’anno, nel totale isolamento da parte della sinistra bellunese, Rifondazione comunista e Comunisti italiani compresi.

Ritengo la Cgil l’ultimo baluardo in difesa dei lavoratori, sì, lo dico proprio io, che l’ho criticata spesso. Ritengo che, sconfitta la Cgil, i padroni avranno ancora più potere nel precarizzare il lavoro e dilaniare ancor di più salari e diritti dei lavoratori, e per questo, una sinistra che si rispetti, dovrebbe prendere le sue difese, anche se ci sono le elezioni provinciali e si rischia di pestare i piedi a qualcuno.

Poi vedo che nelle liste del Pd che si candida con Reolon, c’è una esponente della Cisl e allora tutto si spiega delle mancate dichiarazioni della sinistra e dei adepti di Reolon. Ritengo la Cisl e tutti coloro che la seguono, Bonomi in testa, il male del sindacato. Cosa vuol dire essere di sinistra? Mettere le mani sull’acqua e gestirla come merce di scambio con le altre provincie? Dire che l’autonomia della provincia di Belluno è cosa buona e giusta, cosi si hanno più denari da gestirsi e spartirsi?

Lasciare i lavoratori al loro destino in balia di falsi sindacati, ma l’importante è che votino a sinistra? Essere di sinistra vuol dire che è ora di cambiare sistema di mobilità e poi darsi da fare per il prolungamento dell’A27? Rinnegare certi valori della resistenza per accattivarsi il voto di centro? Aumentare l’età pensionabile e ridurre il compenso delle pensioni? Tenere i salari costantemente bassi? Boh. Vale la pena votare queste persone?  Diego De Toffol

 

 

Corriere delle Alpi  03.05.2009

Cortina: «Minerebbe la vivibilità della vallata»

«Un’opera assurda e sconsiderata»

“AltreMenti” critica il progetto della nuova viabilità proposto dall’Anas

CORTINA. Sul progetto della nuova viabilità di Cortina, presentato mercoledì dall’Amministrazione e dai tecnici dell’Anas, arrivano i primi pareri contrari. «E’ un’opera assurda», scrive in una nota Davide De Martini Bonan, di “AltreMenti”, «che, rispetto al progetto iniziale, è stata “migliorata” per limitare l’impatto ambientale. Nonostante questo, a nostro parere è un’opera sconsiderata».

«E questo sia per i costi, sia per l’impatto ambientale e sia soprattutto per la vivibilità della vallata stessa. L’opera infatti rimane imponente», spiega la nota, «con gallerie, mega rotatorie, svincoli. Inoltre sarà realizzata in oltre 9 anni preventivati con movimentazione di materiale per 700.000 metri cubi. Solo questi dati dovrebbero fare riflettere: significa che a Cortina ci sarà un enorme cantiere aperto per 10 anni e la valle del Boite», continua De Martini Bonan, «sarà attraversata da 115.000 camion di materiale verso discariche di inerti e verso il cantiere. Fino al 2020 la splendida zona ampezzana sarà sconvolta da rumore, traffico pesante e polveri, rischiando un allontanamento del turismo in cerca di tranquillità e silenzio dei monti, magari verso il vicino Alto Adige, che non avrebbe sicuramente permesso un’opera di questo genere». Anche il costo secondo il gruppo «è spaventoso». Si parla di 475 milioni di euro circa, «equivalente da solo a 7 volte il bilancio annuale complessivo della Provincia di Belluno. Infine», conclude la nota di “AltreMenti”, «la valle del Boite diverrà una via di comunicazione diretta verso Nord. Come gruppo “AltreMenti”, che si presenterà alle prossime elezioni provinciali, siamo favorevoli alla realizzazione di opere viarie che vadano a risolvere il traffico in centro, come ad esempio la tangenziale di Longarone o di Agordo. Anche per Cortina si può risolvere questo problema, ma deve essere un’opera molto limitata, meno impattante e che si realizzi in pochi anni». (a.s.)

 

 

Il Gazzettino-Bl  03.05.2009

Il gruppo in corsa per le provinciali rilancia la ferrovia

"Altrementi" ai cortinesi: «Per la nuova tangenziale un progetto assurdo»

Cortina

«Il progetto Anas per la circonvallazione di Cortina è assurdo». A sostenerlo è Davide De Martini Bonan, per la lista Altrementi, che si candida alle elezioni provinciali.

«Rispetto al progetto iniziale, l’opera è stata "migliorata", per limitare l’impatto ambientale. Nonostante questo è sconsiderata per costi, impatto ambientale e vivibilità della vallata. Resta imponente: gallerie, mega rotatorie, svincoli. Sarà realizzata in oltre nove anni, con movimentazione di materiale di 700mila metri cubi. La Valle del Boite sarà attraversata da 115mila camion. Fino al 2020 la splendida zona ampezzana sarà sconvolta da rumore, traffico pesante e polveri, rischiando un allontanamento del turismo in cerca di tranquillità e silenzio dei monti, magari del vicino Alto Adige, che non avrebbe permesso un’opera di questo genere».

Il gruppo Altrementi considera poi il costo: «E’ spaventoso: si parla di almeno 475 milioni di euro, 920 miliardi di lire, equivalente da solo a sette volte il bilancio annuale complessivo della Provincia di Belluno. Per rimettere in funzione 60 chilometri della ferrovia Merano – Malles sono stati spesi 115 milioni di euro, meno di un quarto della spesa preventivata per la circonvallazione di Cortina. L’Anas prevede una strada in grado di reggere 28.800 veicoli al giorno, quasi il doppio del massimo attuale. Questo perché un altro effetto sarà l’aumento del traffico, soprattutto pesante, ancor più se verrà allungata l’autostrada fino a Macchietto. La valle del Boite diverrà una via diretta verso Nord. Allora i paesi attraversati dalla statale, da San Vito a Pieve, chiederanno anche loro circonvallazioni. O magari l’autostrada fino a Dobbiaco? E’ questo che vogliamo, per una provincia che si definisce a vocazione turistica».

Si propone uno sviluppo diverso, investimenti su un’altra mobilità, il treno, ripristinando la tratta fra Calalzo e Dobbiaco. Il gruppo Altrementi è favorevole a opere viarie per risolvere il traffico in centro, come la tangenziale di Longarone o di Agordo. Anche a Cortina si può risolvere questo problema, con un’opera limitata, meno impattante e che duri pochi anni.

Il sindaco Andrea Franceschi, che non intende rispondere alle osservazioni, aveva annunciato alla presentazione del progetto: «Ogni volta che si parla di Cortina, è un’occasione per qualcuno di trovare visibilità; mi aspetto che lo facciano in molti, anche questa volta. Lo faranno i candidati. Ognuno prenda pure il suo quarto d’ora di celebrità, ma poi saremo noi, e soltanto noi, a decidere».

 

 

Il Piccolo  03.05.2009

Tanti gli ambientalisti arrivati da fuori provincia

In sfilata anche la protesta No-Tav

Lavoro e diritti innanzitutto, ma anche difesa dell’ambiente e rispetto per il territorio. Le celebrazioni del 1 maggio a Trieste hanno assunto quest’anno un chiaro sapore ecologista, grazie alla presenza in corteo di decine di ambientalisti. Giovani e anziani, alcuni arrivati anche da fuori provincia, decisi ad esprimere con forza la loro contrarietà a «tutte quelle opere folli che la politica spaccia per occasioni di sviluppo, ma che, invece, altro non sono se non manovre per arricchire i soliti noti e violentare l’ambiente».
Ecco allora gli striscioni contro l’alta velocità ferroviaria - «l’illusione di un lavoro, la certezza di sprechi e danni al territorio» -, le critiche alle istituzioni che sostengono il progetto del rigassificatore, gli slogan per dire no all’autostrada Carnia-Cadore e agli interventi che rischiano di stravolgere l’habitat del fiume Tagliamento. Il tutto accompagnato da un colonna sonora particolarmente efficace: Caparezza e la sua «Grande Opera», manifesto della lotta contro le lobby dell’edilizia e le decisioni prese sulla pelle delle popolazioni.
Una protesta comunque pacifica e pacata: chi temeva provocazioni da parte dei gruppi No Tav è stato smentito. L’unico e innocuo fuori programma è stata la costruzione di un «carretto ad alta velocità», fatto correre in piazza Unità sotto lo sguardo divertito di centinaia di manifestanti. (m.r.)

 

 

Messaggero Veneto  01.05.2009

Infrastrutture

Grandi opere Grandi affari

di Gianfranco d'Aronco

Il detto “grandi opere, grandi affari” non è nuovo né tanto meno è mio: ma me ne approprio, perché esso può senza offesa riferirsi anche alle preconizzate colossali infrastrutture della nostra regione. Ne parlano, da cinque anni almeno, non le autorità, ma le ditte direttamente interessate, con l’aria di chi è sicuro di avere il potere dalla parte sua. Il quale potere, a ogni squillo di tromba di questa o di quella azienda, risponde col silenzio più riguardoso. È recentissima la replica del competente assessore regionale a proposito di un elettrodotto.

“La Regione – dice l’assessore – non ha ancora deciso di dire sì”, va completata nel senso che non ha ancora deciso di dire no.

I lettori di questo giornale sanno che non da oggi lo scrivente tocca questo tasto (s’intende come può), basandosi sul ragionamento e sul sentimento. Voglio dire che non interviene all’improvviso, svegliato dal crescente montare di una protesta. Ora, non credo che le grandi imprese si muovano perché, ispirate dall’alto, hanno scoperto in sé la vocazione degli apostoli e dei missionari, il cui fine è quello di aiutare i bisognosi, illuminare i ciechi, visitare i carcerati, dare da bere agli assetati e additare i veri valori della vita. Trattandosi di aziende, è logico pensare con tutto rispetto che, senza spregiare il bene, mirino piuttosto a far quattrini: in altre parole, che badino a chiudere a fine anno il bilancio in attivo, o quanto meno in pareggio. Non si può pretendere certo che la società romana Terna, per esempio (parlo male dei miei di famiglia, essendo io della Terna nientepopodimeno che un piccolo azionista, ma come si vede protestante) si prefigga per statuto il bene materiale e spirituale del popolo: altri sono giustamente i suoi scopi. E utilizzerà quindi (è recente) gli 809 milioni incassati dalla vendita del 66 per cento di Terna Participaçoes in Brasile, per reinvestirli in Italia e per aumentare così i profitti. È affar suo, ed è legittimo nella norma di legge.

Desta stupore invece che non solo Terna, ma anche Quaterna e Cinquina (chiamiamole così) proclamino le loro intenzioni, inneggiando con frasi scultoree alla “rilevanza strategica” di altre opere “di fondamentale importanza e urgenza”. Lo stile è analogo a quello di un ex assessore regionale, quando dichiarava con granitica fermezza, a proposito di un progettato rigassificatore: “Se qualcuno vuole proporre la politica della fame e del freddo faccia pure, il governo della regione starà dall’altra parte”.

E simili. Ci parlano così degli immancabili vantaggi con gli elettrodotti, e addirittura di “notevoli benefici anche per l’ambiente” (sic). Non solo, ma l’elettricità verrà a costare di meno: all’azienda senza dubbio. Che si sappia, oggi non dovremmo avere carenza di produzione elettrica in Friuli. Se mai si vogliono realizzare le nuove linee Redipuglia–Udine e Würmlach–Somplago anche per vendere energia in eccedenza. I cittadini comuni converranno sull’avvenuto risparmio, quando potranno confrontare le bollette a venire con quelle del presente.

Vi è comunque una conseguenza spiacevole, questa sì sicura: l’impatto ambientale, che per gli imprenditori delle grandi opere è ininfluente. Gli elettrodotti debbono essere aerei, dicono, perché quelli interrati costano di più. Pare che violentare la Bassa friulana sia cosa da niente: stravolgere un ambiente che fa parte della nostra fisionomia e della nostra cultura non conta, per chi sa fare bene i suoi conti. Con una sfilza di tralicci alti 60 metri, avremo anche noi, nel nostro piccolo, qualche torre Eiffel da mostrare orgogliosi ai turisti. I cavalieri d’industria ci parlano di sviluppo, in nome del quale tutti dovrebbero chinare riverenti il capo. Serge Latouche ha pubblicato un libro fondamentale sullo “sviluppismo”, cioè sulla mania di sviluppare tutto il possibile, presentando ogni iniziativa come indispensabile – pena tornare al medioevo –, copiando modelli senz’anima ed estranei alla nostra tradizione, nella fregola del globalismo.

Altra necessità inderogabile e urgente il famoso corridoio 5: una servitù di passaggio che si vorrebbe imporre al Friuli, invece di adeguare il preesistente. Per di più ci si vuole dirigere verso Trieste, e non verso Gorizia e il Vipacco (la via più naturale e immensamente meno costosa per Lubiana), con strazio inevitabile della Val Rosandra e perforazione del Carso, girovagando sotterra a chiocciola per chilometri e chilometri, con milioni di metri cubi di roccia da sbancare. Si tace invece quanto al corridoio Adriatico– Baltico, per il quale c’è già la Pontebbana utilizzata a metà: corridoio che ci porterebbe ai grandi mercati del Centro Europa, e non a quelli modesti dei Balcani e della Ucraina. Lo Stato, affermava in Senato ancora nel gennaio 1964 Tiziano Tessitori, dovrebbe “studiare la possibilità di ridare a Trieste, in qualche modo, il suo retroterra, che non è il Friuli, che non può essere il Friuli, che non fu mai il Friuli. Il suo retroterra è l’Europa centro–est e può diventare la Germania–sud. Occorrono, quindi, collegamenti stradali sia con la piccola Austria, sia con la Germania–sud”.

Diceva l’altro giorno il presidente di uno degli esemplari comitati spontanei, che sono i piccoli uomini ad avere bisogno di grandi opere: mentre veramente grandi sono invece coloro che pensano alle infinite, piccole cose utili di ogni giorno. Perché per esempio si pensa solo a realizzare i treni superveloci per pochi, e si lascia il materiale rotabile desueto e insufficiente per la folla dei pendolari, condannati alle scomodità e ai ritardi? Senza contare le piccole opere quotidiane, come i lavori di manutenzione, che non hanno bisogno di manager milionari e che non destano alcuna eco nel paese.

Le casse di espansione e l’autostrada Cadore–Carnia sono altre opere appetibili dalle imprese. Chissà perché. Silenzio invece, perché non è una grande opera, sulla ex–statale Pordenone–Udine–Gorizia, che è tutta un collo di bottiglia: per cui città e paesi sono sostanzialmente spiazzati. Idem quanto alla pedemontana Sequals–Gemona.

È da sperare che l’amministrazione regionale non diventi corresponsabile di questo roseo avvenire.

 

 

Il Gazzettino-Bl  01.05.2009

Reazioni a caldo della città sul nuovo progetto: l’opera è ritenuta indispensabile ma spaventano impatto ambientale e cantieri

Tangenziale Anas, Cortina divisa

Fassina, commerciante: «Serve una soluzione più leggera». Enrico Ghezze: «Dico sì, è necessaria»

Cortina

C’è una diffusa perplessità, fra la gente di Cortina, sul progetto per la tangenziale al paese, presentato mercoledì sera dall’Anas (in foto). A suscitarla sono soprattutto le dimensioni della variante.

«Sì, sono favorevole alla circonvallazione, ma non a questa – asserisce Roberto Fassina, commerciante – perché rimane comunque un’opera molto grande. Tutto potrebbe essere risolto con un’opera più leggera, meno costosa, di minore impatto. Immagino un’unica galleria, dall’hotel Miramonti sino a oltre l’ospedale Codivilla, con una sola uscita, a metà, per gli svincoli verso le piste da sci».

«Bisogna fare certamente qualcosa per liberare la città dal traffico – commenta Antonio Scaramuzza, fotografo nella caotica via Cesare Battisti – che la rende invivibile, in certi periodi dell’anno. Questo ci induce ad essere favorevoli alla circonvallazione. C’è però il problema ambientale, visivo, paesaggistico. Bisogna studiare a fondo il problema».

Pochi metri più in là, Andrea Galuzzi esprime i suoi timori:

«Per Cortina sarà un cantiere immenso. Nove anni di scavi sono impegnativi, per una località turistica: creerebbero grosse difficoltà, forse più dei camion che passano adesso, tutti i giorni, anche qui, in questa via. Mi auguro si possa trovare una soluzione migliore».

E ci sono delle riflessioni anche sul rapporto fra il passante, voluto dall’Anas, e le componenti elaborate in sede locale.

«Ho delle perplessità sul progetto – commenta Stefano Ghezze – non tanto per la parte che compete all’Anas, quanto sulle integrazioni, che non ci sono, con le altre soluzioni necessarie, a cominciare dal collegamento con gli impianti di risalita. Presentata così, è solo una strada di scorrimento. Ben venga, ma certo mi aspettavo qualcosa di più, dall’amministrazione».

Un parere analogo viene da Enrico Ghezze: «Dico di sì alla circonvallazione, perché non abbiamo più tempo. Dobbiamo farla assolutamente, è una grave mancanza di Cortina. E’ quasi tutta in galleria, quindi con uno scarso impatto. Anche se questo progetto "parla" poco con la viabilità urbana, interna al paese, purtroppo lo dobbiamo fare, e in fretta, perché non abbiamo più tempo».

«Dopo averci pensato a lungo, devo dire di no al progetto – obietta Fabiano Guerrini – perché non si stanno facendo gli interessi di Cortina, con questa tangenziale. L’Anas certamente ha un suo programma, ma i suoi progetti non sono di sicuro a favore del nostro paese».

Numerose le domande, le critiche, le perplessità espresse già mercoledì sera, durante la presentazione, soprattutto da parte di alcuni tecnici, ingegneri e architetti. Con un pensiero diffuso, per l’eccessivo peso sul territorio: «Credo che resti comunque un progetto sovradimensionato, per le reali esigenze di Cortina – ha sostenuto Sergio Maioni – perché l’Anas ci propone una strada in grado di reggere 28.800 veicoli al giorno, mentre dalle statistiche risulta che le punte massime attuali sono di 17 mila, con una media di 9.500 veicoli al giorno». A fine maggio decideranno i cittadini con il sondaggio voluto dal Comune.  Marco Dibona

 

I sindaci

De Vido: «Bene, serva d’esempio agli altri»

Via libera da Toscani: «Non capisco i "no"»

Cortina

(dim) «Il progetto dell’Anas per la circonvallazione di Cortina è simile a quello che ho, appeso nel mio ufficio, per il mio Comune: come può non piacermi? E’ un dato di fatto: nelle nostre valli, così strette, non c’è alternativa, le circonvallazioni al centro vanno fatte in galleria» – commenta Gianpietro De Vido, sindaco di San Vito. «E spero che Cortina faccia da pilota – aggiunge – che apra la strada, per poi riuscire a risolvere i problemi analoghi, anche negli altri paesi della Valle del Boite. A caduta, ogni miglioramento fatto sull’asse viario principale, comporta un aumento della necessità di intervenire negli altri paesi, perché aumenta il traffico. Ma cresce anche la possibilità di risolvere il problema».

Una posizione analoga per Guido De Zordo, di Cibiana: «L’attraversamento di Cortina ha un interesse strategico per tutta la Valle del Boite, può creare un sistema viario integrato della montagna. L’importante è che non siano gli altri ad insegnare come fare. Benvenuta la scelta di Cortina, di eliminare ostacoli della viabilità, soprattutto per favorire il turismo».

Fra i paesi del Cadore ad avere i maggiori problemi di attraversamento c’è Valle, ma il sindaco Matteo Toscani è favorevole al progetto dell’Anas: «Sto sentendo nascere polemiche, sull’opportunità di intervenire sui nostri problemi di traffico, iniziando dalla circonvallazione di Cortina. E’ vero che solitamente le strade si sistemano dal basso verso l’alto, però in questo caso siamo di fronte ad una situazione eccezionale: la particolarità di Cortina merita questa attenzione, ci mancherebbe che non tutelassero il bene più prezioso che abbiamo. E’ giusto che si faccia così. Non sono dunque in linea con le polemiche».

Un cantiere così impegnativo graverebbe su tutto il territorio circostante, anche sui nodi della viabilità di Valle, da attraversare con i camion. «Per grandi lavori - dice - è inevitabile sopportare dei disagi. Non si possono non realizzare grandi opere, per il timore dei disagi».

E’ invece spaesato Lino Paolo Fedon, sindaco di Domegge, a sentire che, nel suo comune, l’Anas avrebbe individuato una possibile discarica, nella quale convogliare parte del milione e 350 mila metri cubi di terra da scavare nelle gallerie di Cortina. «Non ne so nulla - spiega - Nessuno ci ha mai interpellati, né in via informale, né ufficialmente. Anche perché non mi risulta che ci siano dei siti adatti, a Domegge, in cui piazzare quantità del genere di materiale. E poi mi pare del tutto assurdo trasportare tutta quella terra per distanze così lunghe. In quanto al progetto, mi pare sia una buona idea, quella del sindaco di Cortina, di sentire il parere della sua popolazione».

 

 

Corriere delle Alpi  01.05.2009

Viabilità, il progetto Anas divide gli ampezzani

Maxi intervento o opere ridotte senza tunnel: le prime reazioni a Pontechiesa

Cortina il dibattito

di Alessandra Segafreddo

CORTINA. «Cortina che cambia». Questo il tema affrontato mercoledì sera a Pontechiesa. Il sindaco Andrea Franceschi, l’assessore ai lavori pubblici Etienne Majoni, l’ingegner Massimo Simonini, dirigente dell’Area Nord dell’Anas, il geologo Salvatore Papale, responsabile della progettazione, e l’ingegner Nicola Prisco, dirigente delle nuove costruzioni del compartimento Anas di Venezia, hanno presentato ai molti cittadini presenti il nuovo progetto di viabilità di Cortina.

In sostanza è il rifacimento del progetto del 2005 inserendo le richieste dell’amministrazione comunale, ossia l’eliminazione del grande svincolo nella zona del Convento, del mega parcheggio scambiatore, della partenza di 2 nuovi impianti di risalita sui prati tra la frazione di Mortisa e il fiume Boite, della strada in superficie lungo via delle Guide Alpine e della galleria che avrebbe dovuto collegare la zona di Fiames con quella di Alverà.

Oltre a ciò è stata progettata una nuova viabilità per arrivare alla zona della stazione, dove nei prossimi anni verranno realizzati un grande parcheggio completamente interrato ed il polo culturale.

I cortinesi, dai molti interventi fatti all’incontro pubblico, in sostanza sembrano divisi in due. Da una parte chi è favorevole ad un progetto di grande portata che modifichi una volta per tutte la viabilità cittadina e che rispetti l’ambiente, come è in sostanza quello dell’Anas che vede molti tratti in galleria e quindi con un impatto ambientale pari a zero. Dall’altra ci sono invece i contrari ad un maxi progetto, favorevoli invece a interventi più piccoli ma mirati alla viabilità locale. Questi prediligono la realizzazione del passante di Zuel e l’allargamento di qualche strada, ma niente tunnel, rotatorie e tangenziali.

Il progetto, che verrà a costare 474,2 milioni di euro, è diviso in tre stralci funzionali che potranno essere realizzati anche contemporaneamente. Il primo stralcio durerà 28 mesi; il secondo 45; il terzo altri 40. Nel complesso si parla di movimento di terra per un milione 350 mila metri cubi, da trasportare verso discariche di inerti. L’approvvigionamento di materiali ammonta invece ad altri 340 mila metri cubi. Ora a decidere sarà la gente.

A giorni verrà distribuita in tutte le case l’edizione straordinaria del notiziario dell’amministrazione che spiega nel dettaglio, con una vasta documentazione fotografica, il progetto Anas. Dalla settimana prossima nell’atrio del municipio verranno esposte mappe e planimetrie affinché i residenti possano farsi un’opinione chiara. A fine maggio i residenti saranno chiamati a dare la loro opinione attraverso un sondaggio.

 

De Vido: «Questo è il metodo migliore per affrontare temi così importanti»

I sindaci «vicini» hanno apprezzato il coinvolgimento della popolazione

L’assemblea

CORTINA. Alla serata a Pontechiesa erano presenti anche i sindaci dei Comuni limitrofi e il presidente della Comunità montana, Eusebio Zandanel. Unanimi le dichiarazioni di soddisfazione, in primis per essere stati personalmente invitati dal sindaco Andrea Franceschi, e in secondo luogo per le modalità con le quali l’amministrazione ampezzana ha voluto portare avanti il delicatissimo tema. «L’incontro», ha dichiarato il sindaco di San Vito, Gianpietro De Vido, «è stato molto interessante. Gli esperti hanno semplificato un progetto che ora è chiaro anche ai cittadini. Il numero dei presenti in sala già per sé sottolinea l’importanza del tema e quanto sia sentito proprio dia residenti. Il mio plauso va al collega Franceschi che ha pensato di coinvolgere la popolazione e tramite un sondaggio di opinione. Questo è il metodo migliore per affrontare temi così importanti e delicati. Per il problema dell’attraversamento della statale nel centro di San Vito, se sarò riconfermato sindaco, farò lo stesso. Chiederò ai residenti cosa ne pensano della realizzazione di un sottopasso». Soddisfatto della serata si è dichiarato anche il sindaco di Cibiana, Guido De Zordo. «Non sta a noi giudicare il progetto», ha detto De Zordo, «e la sua validità. Noi siamo stati invitati come uditori e abbiamo ascoltato con attenzione dato che le soluzioni in merito alla viabilità di Cortina porteranno un sicuro beneficio a tutto il territorio. E’ la gente di Cortina che ora deve dare questa indicazione. Se andrà bene a loro l’amministrazione lo porterà avanti, altrimenti si penserà a interventi alternativi. A noi dalla Valle del Boite preme solo che ci sia una possibilità di accesso e di attraversamento della conca ampezzana il meno invasiva possibile». (a.s.)

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