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MARZO Il Gazzettino 29.03.2009 A Feltre aspettano da 13 anni i tavoli da gioco austriaci, nel capoluogo c’è ancora chi conserva le azioni dello scalo dei velivoli Strade, aerei e casinò: vent’anni di promesse Tutti i progetti (mai realizzati) dei politici per il Bellunese presentati con tanto di studi di fattibilità e finanziamenti Belluno Mille miliardi di lire per andare a Dobbiaco con la ferrovia, 127 miliardi di lire per la Cadola-Mas, 500 milioni di euro per la superstrada della Valbelluna e poi ancora valanghe di studi di fattibilità e progetti rimasti nel cassetto, accompagnati da piogge di finanziamento che hanno messo in circolo tante speranze e pochi fatti. Vent’anni di promesse "infrastrutturali", dentro alle quali troviamo anche la creativa proposta di un casinò a Feltre e di un aeroporto a valenza europea per Belluno, hanno prodotto concretamente due sole opere: un pezzo di autostrada fino a Pian di Vedoia e il costruendo traforo del Col Cavalier, la prima residuo della Venezia-Monaco, il secondo della Cadola-Mas. Abbiamo ripescato dagli archivi le principali opere che hanno tenuto impegnata la classe politica, tra dibattiti, schermarglie e spreco di tempo e risorse.
Ecco i principali progetti sui quali la politica si è misurata a colpi di studi di fattibilità, impegnando capitali e promettendo piogge di finanziamenti Dal casinò alle autostrade, vent’anni di sogni C’era l’aeroporto con «voli a domanda» e un grande casa da gioco a Feltre, fino ai finanziamenti persi per la Cadola-Mas Viabilità La grande scommessa resta lo sbocco a nord,
ma anche il tratto A27-A23 appare a rischio Vent’anni di gigantesche sòle, tanto per
dirla alla romana. La dialettica politica e, peggio, pure i bilanci pubblici,
sono stati occupati dalle più variegate fantasie progettuali con il chiodo
fisso, e mai attuato, di uno sbocco a nord. Strade, superstrade, autostrade,
strade a scorrimento veloce, strade turistiche, tunnel, bretelle, bretelline,
passanti, trafori, circonvallazioni, ferrovie, metropolitane di superficie,
aeroporti fino al sogno di fare di Feltre una sorta Las Vegas medievale con un
bel casinò piazzato nel settecentesco palazzo Guarnieri di piazza Maggiore. Per
meglio valutare le case da gioco, la giunta guidata dall’attuale senatore
Gianvittore Vaccari, fece pure un soggiorno "di studio" nella termale
Badgastein, senza contare progetti e plastici per strutturare la città in
funzione della nuova presenza. Sembrava quasi di aver già i dadi in mano,
invece per il gioco d’azzardo ci resta solo il videopoker al bar sotto casa. Senza parlare della mobilità: la ferrovia è
un ramo sempre più secco, l'aeroporto è sempre la solita distesa di verde, e
l’unica grande via di comunicazione verso nord resta il preromanico tratturo
chiamato Alemagna. L’unica conquista in questi anni è stata l’autostrada
fino a Pian di Vedoia. Ecco una sintetica panoramica delle opere più
importanti promesse in questi anni, costate centinaia di milioni per studi di
fattibilità e progetti rimasti poi nel cassetto. VENEZIA-MONACO Quarant’anni di progetti, incontri,
mediazioni si sono dissolti nel nulla. Non solo c’era il no di Austria e
dell’Ostirol, ma anche il mitico finanziamento dell’opera da parte del
governo tedesco alla fine era solo un prestito. Il costo indicativo all’epoca
era di circa 500 miliardi di lire. SUPERSTRADA Un progetto che si perde nella memoria,
elaborato e rielaborato più volte. L’ultima delle quali dall’onorevole Aldo
Brancher che, nel 2005, a sorpresa, rispolvera il progetto e promette che sarà
realizzato entro dieci anni con un finanziamento di 500 milioni di euro. La
priorità è il tratto Sedico-Busche. L’Anas mette 2,5 milioni di euro per la
progettazione. CADOLA-MAS Con i Mondiali del 1992, Belluno ottiene un
finanziamento di 127 miliardi di lire per realizzare la bretella che collegherà
l’uscita dellla A27 di Cadola con Mas di Sedico, correndo in galleria lungo la
sinistra Piave, bucando il Col Cavalier per attraversare il Piave all’altezza
di Cesa di Limana e collegarsi all’Agordina. I soldi ci sono, ma il Comune di
Belluno si incarta su dove far passare il nuovo ponte. Più su, più giù, più
in là, più in qua, e alla fine i soldi vengono dirottati altrove. Belluno
perde il finanziamento. Oggi si lavora al traforo del Col Cavalier, residuo,
seppur importante, di un grande progetto naufragato in un mare di parole. AEROPORTO Corre l’anno 1992 e Belluno s’infiamma
attorno alla possibilità di avere un vero scalo aereo di dimensione europea con
voli «a domanda». Viene costituita anche la società di gestione che parte con
un capitale sociale di 460 milioni di lire portato poi a 2 miliardi. Anche i
privati sottoscrivono azioni. Capofila dell’operazione è la Provincia,
azionista di maggioranza. Ma alla fine anche questo progetto muore. A ricordo
restano le azioni che ancora qualche cittadino ha nel cassetto. FERROVIA La Calalzo-Dobbiaco è stata un pallino
perseguito per anni. Lo studio di fattibilità costò ben 500 milioni di lire a
metà degli anni Novanta, spiegando che per andare oltreconfine sarebbero
serviti ben 1000 miliardi di lire. Risultato: la stazione di Calalzo sta per
essere smantellata. Tre anni fa il progetto risorge per bocca dello stesso Galan
che caldeggia una linea Venezia-Cortina. Da non dimenticare poi la fantasiosa
Feltre-Primolano e la metropolitana di superficie. TRAFORO CAVALLINO Visto che con l’autostrada non si riesce a
passare il muro di nein dei vicini di casa, ecco che arriva l’idea di una
strada turistica con traforo del Cavallino. Nel 1996 la Regione lo definisce una
priorità. BRETELLINA Nel 2002 la Regione stanzia 10 milioni di
euro per collegare l’Agordina con la Sinistra Piave. L’annuncio arriva in
pompa magna: «L’appalto nel 2003». A27-A23 Resta in piedi il progetto di collegamento
tra le due autostrade, attraverso il centro Cadore e il traforo della Mauria. Ma
il continuo dilatarsi dei tempi racconta una storia sentita già troppe volte.
Il Gazzettino 26.03.2009 Il collegamento A27-A23 Sull’autostrada l’ombra della crisi Fra un mese la valutazione sulla fattibilità del prolungamento (a.fr.) Il progetto di collegare Cadore e Carnia, con una "bretella" autostradale da Pian di Vedoia a Tolmezzo, per ora rimane un sogno. Ma dopo aver condotto in porto il Passante di Mestre la Regione vuole continuare a pensare in grande. Così, fra un mesetto circa, si conoscerà il verdetto del Nucleo di valutazione tecnica che a Palazzo Balbi sta prendendo in esame il progetto. Del gruppo fanno parte il segretario generale Adriano Rasi Caldogno, Mauro Trapani della segreteria Bilancio e finanza e l’amministratore delegato di Veneto Strade Silvano Vernizzi, che stanno passando in esame le proposte di project financing presentate lo scorso anno in seguito alle audizioni avvenute in loco con le categorie. Una volta concluso il lavoro del nucleo tecnico, spiega l’assessore Chisso, la Giunta farà una delibera per dichiarare il pubblico interesse dell’opera. Il progetto, com’è noto, riguarda la realizzazione di un by-pass autostradale fra Pian di Vedoia e Tolmezzo passando per Longarone, Perarolo e il Passo della Mauria. Costo stimato dai 2 ai 3,2 miliardi di euro, per realizzare quello sbocco a Nord che il Veneto teorizza dai tempi del progetto dell’autostrada Venezia-Monaco. L’impegno finanziario del progetto ha per ora consigliato di procedere per gradi. Così lo scorso anno una cordata di imprese private, composta da Grandi Lavori Fincosit, Adria infrastrutture e Mantovani, ha proposto di procedere con la formula del project financing per il primo tratto di 20,7 chilometri, da Pian di Vedoia a Perarolo, per un costo stimato di 1.200 milioni. I Comuni coinvolti hanno di recente dichiarato il proprio interesse per l’operazione. Di mezzo, però, ci si è messa la crisi economica che rischia di ridimensionare i progetti pubblici e privati per la grande viabilità, nel Bellunese e non. Resta il fatto che il collegamento fra Cadore e Carnia è considerato strategico dagli industriali di Belluno, Treviso, Pordenone e Udine che a suo tempo avevano condotto uno studio sui benefici economici dell’opera. Anche di questo dovranno tenere conto i tre tecnici della Regione chiamati a esprimersi sul progetto.
Corriere delle Alpi 25.03.2009 Oltre Pian di Vedoia qualche domanda a Piol Vorrei porre qualche domanda all’assessore provinciale Quinto Piol (ed a tutti coloro a cui sta a cuore il futuro della nostra vallata), che ho ascoltato con interesse a Longarone, venerdì 20 febbraio, in occasione del dibattito organizzato dal Comitato Per Altre Strade. Da quanto (non senza una certa fatica...lo confesso) ho compreso, in sostanza è emerso che, ove il progetto autostrada A27 da 1.2 miliardi di euro fosse finanziato dai privati senza alcun onere per l’Amministrazione Pubblica, la Provincia, (dopo le ovvie verifiche di compatibilità...) darebbe senz’altro il suo benestare: troppa l’importanza di far qualcosa, che supererebbe - sempre se ho ben capito - ogni remora, di qualsiasi tipo: l’importante sarebbe il risultato, a qualunque costo (o quasi...). Si è detto: il progetto è “segretato” ancora per tre mesi perchè così vuole la legge (anche se in sala venerdì sera qualcuno ha invocato una precisa direttiva comunitaria che imporrebbe il venir meno del vincolo di segretezza e quindi massima trasparenza in questo tipo di casi). E quindi attendiamo tre mesi e poi se il progetto reggerà alle verifiche, via si darà il via. L’alternativa solo accennata (e solo per risolvere il problema di Longarone e Castellavazzo, che peraltro rappresenta il problema) sarebbe: tangenziale in galleria bypass di Longarone dalla galleria di Ospitale ad almeno il Desedan: costi enormemente inferiori, ma siccome qui non vi sarebbe alcun iniziativa di project financing i denari (da 164 a 250 milioni di euro) non vi sarebbero e quindi dovrebbe essere un’ ipotesi che....in fretta e furia....verrebbe accantonata. Le premetto che non sono né contrario né favorevole all’ipotesi autostrada; e ciò per due ragioni: la prima: ignoro se il prolungamento sia un’ipotesi “spot” fino a Macchietto ovvero se vi sia in animo la prosecuzione a Nord (la vecchia idea della Venezia Monaco). La seconda: ignoro le previsioni tecniche (in caso di abbandono dell’idea della VE - Monaco) nel caso via sia la volontà di prolungare la A 27 verso la A 23; ed in questo caso quale benefici possa portare alla nostra Provincia, che si vedrebbe solo “attraversata” da questa arteria. Orbene, Assessore Piol, mi chiedo e Le chiedo: perchè m’è parso di capire la predilezione da parte dell’Amministrazione che Lei rappresenta della soluzione A27 senza che vi siano le idee e le progettualità chiare sull’eventuale proseguimento? Perchè accantonare in fretta e furia l’ipotesi di un by pass di Longarone? Perchè non valutare l’opportunità di un project financing anche per la tangenziale di Longarone? Una scelta così”fondamentale” strategica e di vitale importanza può esser solo ispirata e guidata da ragioni economiche? Sono pienamente consapevole che senza le risorse nessuna scelta è possibile, ma mi chiedo e Le chiedo: siamo proprio convinti che i progetti a c.d. costo zero per l’Amministrazione pubblica, siano veramente i migliori per l’interesse pubblico? Mi chiedo e Le chiedo: dovremmo essere guidati solo da una logica economica (dell’emergenza) di breve periodo oppure un’opera di tale importanza potrebbe meritare un maggior approfondimento ed una attenta valutazione? Mi chiedo e Le chiedo: non sarebbe prima possibile sentire la base, sentire la gente, valutare - che ne so - con un referendum cosa ne pensa la popolazione residente? Mi chiedo e Le chiedo: quale scenari di ampio respiro (perchè è quello che si chiede ai nostri rappresentanti “P”olitici) si immagina per la nostra Provincia? L’economia industriale è il futuro? Il turismo potrebbe essere l’alternativa? Se si, quale turismo? Qualità o quantità? Una scelta così importante, dovrebbe necessariamente essere ispirata da una “filosofia” e da una “Visione” del Futuro il più possibile pensata e condivisa. Qual’è la sua Visione? Quale visione ha l’Amministrazione che Lei rappresenta? Non sarebbe il caso, oltre ad un approccio pragmatico e pratico (peraltro indispensabile), associare anche qualche seria ed attenta riflessione sulla direzione che si vuol dare e che la popolazione vuol prendere per il suo futuro? L’amministrazione della cosa pubblica ovviamente presuppone affrontare le questioni di necessità quotidiane, ma un atteggiamento di programmazione del futuro, a mio avviso, sarebbe indispensabile e saggio venisse supportato da un’IDEA di futuro che, all’incontro del 20 febbraio a cui lei ha partecipato non mi pare d’aver captato. Sono persuaso che le vie più facili e le strade in discesa, sono sempre le peggiori, anche se meno faticose. Mi farebbe piacere leggere il suo pensiero. Avv. Giovanni Battista Protti Faè di Longarone
Autostrada A27 questione di soldi In più occasioni Confindustria ha invitato la Provincia di Belluno a schierarsi in maniera chiara riguardo il prolungamento dell’A27, e Palazzo Piloni lo ha fatto attraverso alcune dichiarazioni del Presidente Reolon e una lettera dell’Assessore ai Trasporti Quinto Piol. Ambedue hanno ritenuto “sconcertante” la richiesta di chiarimenti avanzata dal presidente dell’Associazione Industriali Valentino Vascellari, e hanno ribadito che la Provincia, con il proprio lavoro, ha aperto la strada a una posizione condivisa con tutti i sindaci dei Comuni da Ponte nelle Alpi fino al confine nord del Bellunese, espressa nella delibera del 2 febbraio 2007, approvata ad unanimità dal Consiglio Provinciale. In tale documento si dichiara “di considerare la realizzazione del prolungamento del raccordo autostradale A 27, quale possibile soluzione idonea al modello di sviluppo sociale - economico e ambientale di questa provincia e, volta a creare adeguati collegamenti con l’arco alpino e più in generale l’Europa, nonché quale requisito importante per lo sviluppo turistico - economico dei nostri territori, nonché adatta a risolvere e superare l’emergenza connessa con l’impraticabilità del tratto Longarone Rivalgo, uno dei primari punti neri della viabilità provinciale”. Un’ulteriore conferma dell’apertura di Palazzo Piloni al collegamento autostradale è contenuta nei documenti del Piano Strategico e del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, e non c’è occasione in cui non venga ribadita. Chiarita la propria posizione e quella dell’intero territorio interessato (quest’ultima in realtà è ben più articolata e contrastata di quello che si vorrebbe far credere), a sua volta la Provincia ha chiesto alla Regione di scoprire rapidamente le carte sulla reale disponibilità da parte di un gruppo di imprenditori privati a finanziare in toto il prolungamento autostradale da Pian di Vedoia a Rivalgo, anche per non rischiare di perdere il finanziamento Anas per il superamento della strettoia di Longarone-Castellavazzo con una circonvallazione ormai indifferibile. In sostanza tutto pare ridursi a una questione di soldi, ma una scelta così strategica e carica di conseguenze non dovrebbe venir guidata da una mera logica economica contingente che si limita a valutare solo quanti “affari” si possono fare mettendo in moto lavori, imprese e appalti, senza dati alla mano e senza che si intravveda sullo sfondo alcuna chiara linea politica e progettuale. La domanda di fondo, che si articola in più sottodomande, che il comitato Peraltrestrade pone a nome di tanti cittadini, è ancora una volta la seguente: in che modo la scelta autostradale può venire considerata soluzione idonea al modello di sviluppo sociale - economico e ambientale per questa provincia e per la “montagna” in genere, intesa sia come Dolomiti che più complessivamente come Alpi? Quali i vantaggi per la comunità locale? A quale valutazione strategica fa riferimento, a quale arco temporale e a quale futuro? E a quale conto economico, stante anche l’attuale diminuzione dei flussi di traffico causati dalla crisi economica mondiale (-25% sull’Autobrennero!)? E’ su queste scelte e risposte che l’operato della Politica verrà valutato. Peraltrestrade Dolomiti Comitato Interregionale Carnia-Cadore
La Repubblica 22.03.2009 Appennino, i torrenti inghiottiti dalla Tav Paolo Rumiz Come ti distruggo l’Italia facendo cose magari giuste in modo certamente sbagliato. E come le Grandi Opere distruggono territorio e democrazia. La Repubblica, 22 marzo 2009 San
Piero a Sieve.- Non servono sismografi per capire dove passa il tunnel dalla Tav
tra Bologna e Firenze. Basta seguire una traccia di foreste rinsecchite, alvei
vuoti, macerie. Persino i cinghiali rifiutano di vivere lassù. Sopra la
"grande opera" esiste una scia di "grandi disastri" che la
segnala fedelmente.
Il Gazzettino 22.03.2009 CALALZO Prosegue il progressivo abbandono dell’infrastruttura: dopo l’eliminazione di capostazione e manovratore è a rischio anche lo storico collegamento Oggi l’ultimo treno per Roma, stazione "addio" Rete Ferroviaria ha fatto sapere che il convoglio dalla capitale è in deficit nonostante l’aumento di viaggiatori Con la partenza dell’ultimo treno per Roma, cala oggi il sipario sulla stazione di Calalzo, per lasciare il passo ad un futuro di abbandono e disagi. Le tappe del progressivo disimpegno delle FS nei confronti della linea per il Cadore, un disinteresse a parole sempre negato, ma verificabile nei fatti, sono già tracciate. Ormai ufficiale, salvo ripensamenti dell’ultimo minuto, è la scomparsa di capostazione e manovratore a partire dal prossimo primo aprile. La stazione sarà gestita per tutto il giorno "in telecomando" da Belluno, senza la presenza di personale sul posto. Una decisione che apparentemente non cambia nulla, come sostengono con vigore i responsabili di Rete Ferroviaria Italiana. A parte il fatto che in questo modo viene a mancare un presidio del territorio e un punto di riferimento per i viaggiatori in cerca di informazioni o aiuto, è anche da considerare che in caso di guasti o inconvenienti, come una forte nevicata, da Belluno non si possono fare le stesse cose che può fare un capostazione sul posto, con il rischio che, in attesa che arrivi qualcuno, i treni possano bloccarsi per mezza giornata. D’altronde le tecnologie che consentono la gestione di Calalzo senza personale sul posto sono le stesse di 12 anni fa. Uno ad esempio è il treno espresso da e per Roma, tanto che è tuttora prevista la presenza del capostazione quando tale treno circolerà. Ma le Ferrovie, per bocca dello stesso amministratore delegato Mauro Moretti, hanno già fatto sapere che il convoglio è in forte deficit e sarebbe il caso di toglierlo. Peccato che il treno negli ultimi due anni sia stato più frequentato che negli anni precedenti, e che i clienti, per avere un posto nelle vetture letto e cuccette paghino fior di quattrini, spesso per avere ben poco. Il convoglio circola una sessantina di giorni l’anno, offre solo posti letto e cuccette e la possibilità per i viaggiatori di portarsi al seguito la propria auto. Un servizio prestigioso e particolarmente gradito, peccato che durante l’ultimo inverno spesso le vetture fossero poco riscaldate e a volte i viaggiatori si vedessero rimborsata una parte del biglietto perchè la "excelsior" prenotata non c’era e dovevano viaggiare su una di classe inferiore. E le Ferrovie, invece di organizzare meglio un servizio potenzialmente redditizio, pensano di eliminarlo. Per la prossima estate il treno dovrebbe ancora esserci, ma con l’aria che tira, quello partito ieri potrebbe essere stato veramente l’ultimo treno. Prossima alla chiusura infine anche la biglietteria, già aperta solo per sette ore al giorno, una situazione che si trascina da anni, dopo il pensionamento di un addetto, in attesa che al prossimo pensionamento la chiusura da parziale diventi totale. Intanto le porte cadono a pezzi e un odore nauseabondo ha infestato l’atrio e la sala d’attesa per mesi. Restano le nuove scale esterne, un monumento all’abbandono, visto che non portano praticamente da nessuna parte, tanto che quest’inverno la neve vi ha regnato sovrana. Una metafora del futuro della stazione, e forse dell’intera linea. Gianluca Zandanel
Corriere delle Alpi 21.03.2009 L’assemblea degli industriali di Irene Aliprandi Il decalogo di Vascellari per la provincia Il presidente degli imprenditori bellunesi mette in elenco l’autostrada come priorità Sui rifiuti è urgente «una soluzione strategica a livello provinciale» BELLUNO. Dall’occhialeria al tessile il
segno negativo investe ogni settore produttivo dell’economica bellunese e
nessuno azzarda previsioni, nemmeno a brevissimo termine. Eppure ottimismo e
fiducia sono le parole d’ordine anche per gli industriali, che ieri si sono
riuniti nell’assemblea generale di Confindustria Belluno Dolomiti. Un nuovo
nome che significa maggior radicamento e marketing territoriale, ma senza
rivedere le proprie posizioni, prima di tutto nei confronti della politica, che
tanto sta segnando la presidenza di Valentino Vascellari. Aziende e politica. «Ci sentiamo in
diritto, ma anche in dovere di intervenire per orientare le scelte a sostegno
dello sviluppo. Se questo significa fare politica, allora sì: anche
Confindustria Belluno fa politica». Vascellari è chiaro e non si pone come uno
dei tanti interlocutori, ma come colui che può dettare gli «obiettivi
prioritari per lo sviluppo delle nostre valli». Da qui il decalogo affidato ai
candidato alla Provincia: «Affinché si ricordino di non poter prescindere da
questi temi». Il decalogo. Dopo il cambio di nome,
auspicato anche per l’amministrazione provinciale, la «priorità assoluta»
è l’autostrada e chiunque ponga condizioni sbaglia: «Ci sono leggi che
tutelano l’ambiente e l’autostrada non può colmare tutti i gap
infrastrutturali», dice Vascellari riferendosi alle richieste avanzate dalla
Provincia, «non è più tempo per i sì condizionati». Prioritaria però è
anche la metropolitana di superficie e Belluno avrebbe diritto ad essere in pole
position rispetto alla pianura veneta, proprio per la sua posizione periferica.
Le strade virtuali non sono meno importanti per le aziende e la diffusione della
fibra ottica appare irrinunciabile. L’operazione però vale qualcosa come 15
milioni di euro e per Vascellari dovrebbe trovarli la Regione attraverso i fondi
Por. Agenzie & C. Il presidente di
Confindustria Belluno suggerisce la creazione di due nuove realtà: l’agenzia
per lo sviluppo della montagna veneta di emanazione regionale con testa a
Belluno e la società mista pubblico-privata per il turismo provinciale, capace
di fare di tutto, dall’assistenza al turista alla commercializzazione su scala
mondiale. «La Provincia si doti di un assessore al turismo», arriva a
suggerire Vascellari, che nel decalogo non dimentica l’innovazione e ipotizza
l’esonero dal pagamento dell’Ici per le aziende che costruiscono centri di
ricerca. Troppo verdi. Continua la battaglia di
Vascellari a favore degli inceneritori. Il presidente e titolare di un’azienda
“nel ramo” ricorda la scarsa prospettiva di vita delle nostre discariche, i
divieti europei di sotterramento e ipotizza un imminente sovraccarico dei
termovalorizzatori veneti: «Che non accetteranno più i nostri rifiuti. Urge
una soluzione strategica a livello provinciale» e annuncia un «interessante
convegno» in materia a Trichiana in aprile. Infine l’urbanistica, che deve
liberarsi dai vincoli di tutela e salvaguardia: «Nelle nostre vallate sviluppo
sostenibile è diventato diniego». Per Vascellari inoltre bisogna «fare ponti
d’oro» a chi vuole investire, come Metalba, Forgialluminio, Pandolfo o
l’albergo al passo Giau: «Ognuna si è scontrata contro un muro ideologico»,
oltre agli amministratori e ai cittadini, ci sarebbero: «Presunti ambientalisti
che spesso sono invece altre forze economiche che esprimono interessi di parte». L’economia. «Ci aspetta un 2009
molto difficile, con ordinativi bloccati e senza garanzie sufficienti di
sostegno da parte delle banche». Vascellari dà i numeri della cassa
integrazione (3,97% a gennaio e 4,28% a febbraio), ricordando che essa viene
pagata dalle imprese con soldi accantonati negli anni, ma il meccanismo va
rivisto. Tra i suggerimenti a rinforzo degli investimenti alle imprese, il
presidente chiede che l’Europa preveda l’applicazione obbligatoria di
un’etichettatura specifica per i prodotti di qualità. Pubblica amministrazione. Il tavolo
dell’economia è fatto da quattro gambe: «Una non si sta dimostrando
all’altezza del compito che i tempi richiedono». Peggio delle banche che non
fanno credito, peggio dei filibustieri della finanza, per Vascellari c’è la
pubblica amministrazione. Fa prova la comparazione europea.
Il Gazzettino 21.03.2009 Belluno All’assemblea generale appello a una maggiore efficienza della pubblica amministrazione Gli industriali a Sacconi: ecco le priorità Vascellari indica al ministro il decalogo per salvare la montagna:
dall’A27 alla banda larga Davanti al ministro del welfare Maurizio Sacconi, dal pulpito dell’assemblea generale Confindustria Belluno Dolomiti lancia un decalogo di priorità per salvare la montagna, una serie di problemi da risolvere al più presto e che vanno dai rifiuti all’autostrada passando per le autostrade di asfalto e informatiche. Non è mancato un affondo nei confronti della Provincia. Secondo il presidente Vascellari, non avrebbe fatto scelte strategiche in tema di discariche e l’appoggio al prolungamento dell’A27 sarebbe ancora troppo condizionato. Sacconi ha detto che la ripresa italiana partirà dal Nordest e ha invitato i giovani ad accettare ogni tipo di lavoro.
Dieci comandamenti per salvare la montagna Il presidente indica le priorità per Belluno, dal turismo
all’autostrada Alla pubblica amministrazione chiesti più servizi e meno burocrazia Un decalogo per rilanciare la montagna bellunese. E’ questa la proposta lanciata da Valentino Vascellari all’assemblea generale di Confindustria Belluno Dolomiti, svoltasi ieri pomeriggio in un teatro comunale non così pieno come ci si poteva attendere. «Confindustria a Belluno fa politica – ha esordito il numero uno degli industriali della provincia – fa politica nel senso che si sente in diritto e in dovere di intervenire per orientare le scelte a sostegno della sviluppo». Uno sviluppo che passa, appunto, per dieci obiettivi prioritari. Obiettivi nell’enunciazione dei quali Vascellari non ha mancato di criticare l’amministrazione provinciale, soprattutto per quanto riguarda questione rifiuti e il piano territoriale di coordinamento provinciale. Il primo punto riguarda la necessità di una pubblica amministrazione efficiente, vale a dire caratterizzata da più servizio e meno burocrazia. Il secondo punto riguarda il la “Provincia di Belluno Dolomiti”. «Noi abbiamo tracciato la via – ha detto Vascellari – ora chiediamo che anche l’amministrazione provinciale faccia il passo e, prima che altre province ci rubino l’idea, valorizzi nel suo nome il patrimonio delle Dolomiti». Anche per quanto riguarda il terzo punto del decalogo, quello relativo al prolungamento dell’autostrada fino a Macchietto, Vascellari ha tirato in ballo la provincia, sostenendo che quello di Palazzo Piloni non deve essere un appoggio condizionato. Di seguito il presidente degli industriali ha citato la necessità della metropolitana di superficie, della banda larga e dell’istituzione dell’agenzia per lo sviluppo della montagna veneta. Con il settimo punto ha sottolineato la necessità di una società per il rilancio del turismo provinciale, proponendo l’istituzione di un assessorato con delega al turismo, mentre con l’ottavo quello del sostegno all’innovazione. Un affondo deciso contro Palazzo Piloni è avvenuto con il nono punto del decalogo, quello relativo ai rifiuti. «La Provincia non ha ancora scelto che strategia adottare per il futuro – ha detto Vascellari – cosa faremo tra poco, quando le discariche saranno colme o l’Unione europea pretenderà il rispetto delle proprie direttive che vietano il sotterramento dei rifiuti e i termovalorizzatori della pianura veneta non accetteranno i nostri rifiuti perché già oberati dai volumi dei propri territori? Sarà una soluzione sostenibile quella di smaltirli in Germania o Slovenia»? Affondo deciso quello di Vascellari anche nell’ultimo punto, quello relativo all’urbanistica e all’uso del territorio. «Sembra che nelle nostra vallate il paradigma “sviluppo sostenibile” venga declinato sempre più spesso negando di fatto lo sviluppo, in nome di una raffigurazione ogni giorno più dogmatica del significato di “sostenibilità” ambientale». Vascellari è poi tornato su temi a lui cari, come la necessità di provvedere all’unione dei comuni nelle realtà più piccole e quella che la politica e l’amministrazione sostengano le realtà economiche che investono sul territorio». Dopo l’intervento del ministro Sacconi («abbiamo lavorato per garantire stabilità, liquidità e occupabilità», si è svolta la tavola rotonda, coordinata da Irene Pivetti e che ha visto sul palco del Comunale il presidente di Confindustria Veneto Andrea Tomat, l’assessore al bilancio del Veneto Marialuisa Coppola, il direttore generale della Banca Popolare di Vicenza Samuele Sorato e il presidente della Provincia. Sergio Reolon non ha mancato di replicare al presidente di Confidnustria Belluno. «Vascellari dice che la politica deve avvicinarsi al mercato – ha esordito Reolon – mi pare un affermazione singolare in un momento in cui Berlusconi dice che è più difficile governare che fare impresa e Tremonti dice che troppo spazio si è lasciato al mercato. L’errore della politica in questi anni è stato proprio quello di dare carta bianca al mercato, dimenticando che la funzione che le è propria non è solo quella di garantire gli scambi, ma anche la giustizia sociale. Sono d’accordo che occorrono meno burocrazia e meno amministrazione – ha detto ancora Reolon – ma la soluzione è meno amministrazione e più governo, non meno politica e più mercato». Ilario Tancon
Carta 20/26.03.2009 A Dario Di Vico Caro vicedirettore del Corriere della Sera, ho letto con interesse un tuo commento sul Corriere Economia di lunedì scorso. Si intitolava «Il paradosso di Mestre», a proposito del fatto che il Passante, la mega-autostrada che doveva «sturare» il passaggio dei Tir tra il Friuli e il Veneto - inaugurata da Berlusconi in persona poco più di un mese fa - è già un buco nell'acqua, anzi nell'asfalto: «Il traffico di Tir nell'area di Mestre - scrivi - è clamorosamente sceso e per di più i camionisti tendono a scegliere il vecchio percorso per non pagare il nuovo pedaggio». Effetto della recessione, certo, ma anche della concorrenza a morte tra «padroncini» dei camion. Bene, tu ne trai due morali. La prima è che «i ritardi si pagano». Non è tanto convincente, se permetti: se il Passante si fosse aperto anni fa, non è ragionevole credere che avrebbe ripagato il miliardo che è costato [per non parlare dei danni ambientali e sociali]. Ma tu ricavi dalla circostanza una seconda, e molto più sostanziosa, morale: «È proprio così vero - scrivi - che la singola realizzazione sia auto-propulsiva, capace in sé di generare attività economica?». Di seguito, fai l'esempio della Fiera di Milano, e concludi: «... Se ci spostiamo a Sud è difficile credere che pur importanti progetti infrastrutturali abbiano come per incanto la capacità di creare attorno a sé occasioni di business». Incanto? Direi dogma, piuttosto. Mai messo in discussione dalla politica né dal Corriere della Sera, che anzi ha condotto campagne feroci contro i «Nimby», gli egoisti localisti che si oppongono agli «importanti progetti infrastrutturali» come il Ponte sullo Stretto o la Tav. È stato il tuo giornale a lanciare l'allarme sul fatto che il 51 per cento delle opere pubbliche è fermo a causa della resistenza cittadina. E io pensai: 51 per cento? Allora stiamo vincendo. Perfino la signora Marcegaglia, presidente di Confindustria, ha suggerito che si dovrebbero prima di tutto aiutare le piccole e medie imprese. Evidentemente, si avverte che la crisi agisce soprattutto su un tipo di industria tipicamente italiana, «distrettuale» e di dimensioni non grandi, capace in passato di innovazione e di agilità nella competizione. La vera ricchezza industriale lì sta, così come in un'agricoltura che resiste allo schiacciasassi dell'agro-industria. Invece il governo spende molti miliardi per sostenere le banche [che poi non fanno credito alle piccole e medie imprese], per le centrali nucleari [fin qui virtuali, per fortuna] e per le «grandi opere» [sette o otto miliardi]. Stanzia molto meno per gli ammortizzatori sociali e nulla per quel che servirebbe davvero, ossia un micro-credito di massa che aiuti le persone e le comunità a creare nuove attività economiche. Che siano, diciamo così, in sintonia con l'epoca, che non solo è quella di una competizione globale ormai impazzita, ma anche quella dell'esaurimento delle risorse e della crisi ambientale. Faccio un solo esempio. Invece che finanziare il deficit di Enel [60 miliardi, esito di investimenti dementi sul nucleare di Neanderthal dell'est o sull'acquisto di Endesa] con un aumento di capitale che pesa sulle tasche degli azionisti [cioè noi, alla fine] o buttando i soldi di Terna [la rete elettrica] per acquistare da Enel linee elettriche obsolete, con quegli stessi soldi si potrebbe creare una industria diffusa delle fonti rinnovabili: che richiede ricerca, altri tipi di reti elettriche [a misura della produzione molecolare], produzione di pannelli fotovoltaici e altra tecnologia, installazione e manutenzione, ecc. Non è un'idea originale: in Germania hanno creato 150 mila posti di lavoro. Il Passante di Mestre quanti posti di lavoro stabili ha creato? Pierluigi Sullo
Messaggero Veneto 21.03.2009 L’appello Il Fvg al governo: per i cantieri aperti stessi poteri dell'A4 TRIESTE. «Poteri speciali», gli stessi dell'emergenza della A4, anche per le infrastrutture minori del territorio. La richiesta della Regione è partita. Destinatario della missiva firmata da Renzo Tondo il governo, che ha concesso lo stato di emergenza sull'autostrade. Se l'esecutivo Berlusconi accoglierà la richiesta della Regione, l'assessore ai Trasporti Riccardo Riccardi sarà in grado di snellire le procedure per le infrastrutture «correlate» all' emergenza autostradale. «Le risorse per le infrastrutture - ha detto l'assessore - sono un problema, ma non il primo dei problemi. Dobbiamo prendere atto che questo Paese rimuove gli ostacoli di natura burocratica con deroghe: la gestione commissariale lo ha dimostrato. Il presidente Tondo - ha continuato - ha già firmato la lettera in cui chiediamo di poter utilizzare i poteri derogatori su procedure legate a opere che in qualche modo siano correlate a quella che è l'emergenza autostradale». Già mercoledì, nel corso della riunione anticrisi del consiglio regionale, Riccardi aveva chiesto maggiori poteri, anche per incidere più velocemente sulla congiuntura economica. «Le opere vengono fatte - ha aggiunto Riccardi - se ci sono risorse, se ci sono procedure più snelle e sistemi che garantiscano I'efficenza, che è determinante in questo tipo di operazioni». Sempre sul fronte delle infrastrutture, i primi due mesi dell'anno hanno confermato un trend negativo in regione. Viaggiano di meno i passeggeri, in automobile e in aereo, ma soprattutto le merci. Ieri il porto di Trieste ha comunicato un -13,4% nei primi mesi dell'anno.
Messaggero Veneto 20.03.2009 Valcellina, la strada va vietata ai Tir Il caso La strada della Valcellina, costruita nel 1902, è oggi meta di escursionisti, appassionati di natura e la montagna che cercano tranquillità, aria pura e il contatto con la natura. Si tratta di una strada di montagna, con tutti i suoi problemi annessi (strettoie e curve). Non è possibile quindi che le autorità competenti permettano il passaggio giornaliero a un numero vergognoso di Tir, che deturpano la già precaria situazione della strada. Buche, cedimenti, muri di sostegno bombati. Senza contare il problema più grave: cioè il rischio di trovarsi di fronte il Tir che occupa l’intera carreggiata, la curva, la strettoia creando gravi disagi al conducente dell’autovettura che puntualmente si ritrova a dover effettuare manovre rischiose e azzardate per permettere il passaggio del mezzo pesante. È doveroso che le amministrazioni pubbliche si preoccupino di tutelare la sicurezza, la tranquillità degli abitanti prima di tutto. Inoltre l’intera valle ospita un territorio protetto, un parco naturale, il Parco Naturale delle Dolomiti friulane. L’impatto ambientale causato dai Tir è disastroso, rischia di mettere a repentaglio l’intero ecosistema, aumentando l’inquinamento che sarà sicuramente ormai raddoppiato. Rischiamo così di perdere un patrimonio floristico e faunistico prezioso, a cominciare dalle coppie di aquile reali che vivono, lo sappiamo, solo in territori sani e “naturalmente” idonei. Si chiede pertanto alle varie amministrazioni competenti di intervenire in merito e di bloccare il traffico pesante in Valcellina. Questo è un impegno che le amministrazioni non dovrebbe sottovalutare in quanto mai come adesso è importante diffondere una sensibilizzazione ambientale che deve essere portata avanti per tutelare il nostro pianeta. Stefano Ricci Siena
Il Gazzettino 18.03.2009 Novemila passeggeri in più sulle ferrovie in Veneto Venezia Cresce la domanda di trasporto ferroviario, e ne guadagna l'ambiente. Nel 2008 i viaggiatori sui treni regionali del Veneto sono stati circa 140 mila al giorno, con una crescita media di novemila passeggeri rispetto al 2007, pari a un incremento del 7 per cento. A indicarlo sono le Ferrovie dello Stato che sottolineano come siano saliti anche i chilometri complessivi percorsi dai pendolari (+79 milioni), attestandosi a circa 2.100 milioni. Diminuisce invece la lunghezza del tragitto medio percorso ogni giorno dai pendolari, indice questo di un sempre maggiore utilizzo del treno in ambito metropolitano. In Veneto, nel 2008, secondo le Ferrovie il treno ha permesso un risparmio energetico e un minore inquinamento rispetto all’anno precedente. Grazie ai novemila spostamenti in più al giorno effettuati a bordo dei treni regionali sono stati sottratti almeno seimila viaggi in auto, con una riduzione di gas nocivi, in un anno, pari a circa seimila tonnellate di CO2 (biossido di carbonio o anidride carbonica). Anche l'Alta Velocità contribuisce a rendere più pulita l'aria che respiriamo. A soli due mesi dalla partenza del servizio Roma-Milano, il treno batte l'aereo e l'auto con circa il 50 per cento di preferenze complessive, a fronte del 32 per cento registrato fino al 14 dicembre 2008, data di attivazione della linea Alta Velocità tra Milano e Bologna.
Messaggero Veneto 17.03.2009 Un comitato contro la centrale: «Pericolo diossina» PONTEBBA. Monta la protesta nel Comune di Pontebba. Si è costituito, infatti, un Comitato di cittadini con l’intento di impedire la realizzazione di un impianto a biomasse a fianco della statale 13 Pontebbana, in prossimità della confluenza del rio degli Uccelli con il fiume Fella. Per il Comitato, dai camini della centrale, potrebbero esserci emissioni di diossina. Per questo è stata avviata una campagna di volantinaggio per sensibilizzare i cittadini sulla possibile pericolosità dell’impianto, che però ha già ottenuto le necessarie autorizzazioni da parte della Provincia di Udine. E proprio su questo punto nasce una delle perplessità del Comitato: «Dovete sapere – si legge in un testo indirizzato ai cittadini di Pontebba – che il progetto dell’impianto è privo del parere relativo all’impatto ambientale. Tale parere dovrebbe indicare le prescrizioni a garanzia della non insorgenza di danni che la centrale potrebbe arrecare all’ambiente, al suolo, all’aria e quindi alla salute delle persone, ed è formulato dall’amministrazione regionale solo su impianti a biomassa a partire da una potenza minima di 50 megawatt termici. A Pontebba – prosegue il volantino – con furbesca premeditazione, è stato progettato un impianto da 49,9 megawatt termici, in modo da poter eludere tale certificazione, che sicuramente avrebbe bloccato l’iter del progetto». L’impianto di Pontebba dovrebbe sorgere in una zona attualmente inutilizzata, che è servita da deposito del materiale ricavato dagli sghiaiamenti dei fiumi dopo l’alluvione dell’agosto 2003. Un impianto da 49,9 mega watt termici, che consumerà 140 mila tonnellate di cippato ogni anno. Tra le perplessità portate avanti dal Comitato, anche la promessa che, con l’apertura della centrale a biomasse, a Pontebba potrebbero sorgere venti nuovi posti di lavoro. «Ricordate le promesse di posti di lavoro una volta realizzata l’autostrada? – si legge ancora nel testo –. Posti promessi molti, posti di lavoro reali uno». A rischio, secondo il comitato, anche il futuro turistico di Pontebba: «Se la centrale sarà costruita, oltre alla tragedia per la salute pubblica, si assisterà ad un degrado dell’ambiente e quindi ad un danno economico che riguarderà tutto il Comune di Pontebba e, in questo clima, assisteremo al naufragio di qualsiasi progetto turistico per la zona, al depauperamento dei vostri boschi e dei vostri terreni, ad un costante deprezzamento dei vostri beni». A convincere poco anche i tempi del rilascio dell’autorizzazione da parte dell’amministrazione provinciale, che ha impiegato soltanto sei mesi, quando i via libera per il solo ampliamento delle discariche richiede, ad esempio, più di un anno. Il confronto prosegue, con l’amministrazione comunale da una parte, impegnata a difendere la bontà del progetto, e il Comitato dall’altra, convinto a contrastare la realizzazione della centrale. Di certo questo, sarà uno dei temi dell’imminente campagna elettorale. Alessandro Cesare
Il Gazzettino 15.03.2009 La replica Reolon: «Da due anni favorevoli a prolungare l’A27» Il presidente risponde alla richiesta di Vascellari: «Sia la Regione a scoprire finalmente le carte sui privati disposti a realizzare l’opera» Prolungamento dell’A27: Regione a fianco di Confindustria Belluno Dolomiti, che sollecita una presa di posizione chiara, a sostegno dell’opera, da parte della Provincia. «Ma vuole forse essere una battuta spiritosa, quella di Vascellari?», commenta Sergio Reolon. Non si capacita il presidente della Provincia della richiesta del presidente di Confindustria. E dire che c’è tanto di documentazione a dire come stanno le cose. Ci ha pensato l’assessore Quinto Piol a fornirne prova attraverso una lettera inviata a Vascellari. Rammenta che la posizione della Provincia sul prolungamento della A27 è nota da tempo. Basta rileggere il documento approvato all’unanimità dal consiglio provinciale il 2 febbraio 2007. «Senza dubbio Lei sa - afferma l’assessore alla viabilità e trasporti - che tale posizione è stata condivisa con tutti i sindaci dei Comuni da Ponte nelle Alpi fino al confine nord della provincia». Non basta: è contenuta nei documenti del Piano Strategico e del Ptcp, alla costruzione dei quali Assindustria Belluno ha partecipato. «La netta posizione della Provincia - soggiunge Piol - è stata poi da me ufficialmente comunicata e depositata al Consiglio regionale nell’ audizione alla 2. Commissione il 27 gennaio 2009, presente Assindustria Belluno». Piol trova "sconcertante" la richiesta di chiarimenti avanzata da Vascellari che - e qui interviene Reolon - «dovrebbe ricordare che il nostro lavoro ha aperto la strada ad una posizione condivisa sulla questione». E a questo punto rilancia alla Regione: «Da due o tre anni dicono che ci sono i soldi per il prolungamento autostradale. Ma dove o no questi privati? O la si tira per le lunghe in fase elettorale, dopodichè salterà magari fuori che dietro non c’è nessuno?». All’ultimo incontro tra Provincia, Anas e Regione, il rappresentante di quest’ultima ha assicurato che il nucleo di valutazione entro maggio si sarebbe espresso sull’utilità e sostenibilità economica dell’offerta per il prolungamento fino a Rivalgo. Piol: «Scopriamo le carte: o ci sono questi imprenditori privati, e allora escano i nomi; o nell’attesa, perdiamo pure i soldi dell’Anas circa la variante per la soluzione che passa per il superamento della strettoia Castellavazzo-Longarone». Bruno De Donà
Corriere delle Alpi 15.03.2009 Seconda serata a Santa Giustina con «ConFiniComuni Tumori, incidenza record imputato è l’inquinamento SANTA GIUSTINA. La seconda serata del ciclo di appuntamenti in tema di inquinamento atmosferico promossi dall’associazione “ConFiniComuni” ha focalizzato la sua attenzione sulle conseguenze sanitarie dell’inquinamento, e in particolare con la malattia più temuta e fisicamente devastante, il tumore. «Cinquant’anni fa i tumori erano malattie rare», ha spiegato Morando Soffritti, direttore scientifico dell’Istituto Ramazzini di Bologna, che studia queste patologie, «ma uno dei fattori da tenere in considerazione è l’aumento dell’aspettativa di vita: oggi le donne vivono 15 anni più di allora, gli uomini dieci anni in più, e il cancro è una delle evoluzioni delle cellule, che avviene più facilmente in vecchiaia». Anche se la lunghezza della vita incide molto, non vanno dimenticati gli altri fattori, la predisposizione genetica e l’ambiente in cui si vive. «Alcuni tipi di cancro sono concentrati in alcune nazioni, ma con il tempo colpiscono anche gli immigrati, quindi dipendono dall’ambiente», ha spiegato ancora Soffritti, «poi incide il lavoro svolto, per l’esposizione ad alcune sostanze dannose. Oggi, invece, la differenza fra città e campagna va sparendo». «La Valbelluna ha oggi la più alta percentuale di incidenza dei tumori di tutto il Veneto, che è la regione con il dato peggiore d’Italia», ha spiegato Guido Trento, consigliere regionale, «e anche se non ci sono le prove scientifiche che questo dipenda dall’inquinamento, di fatto le conseguenze della forte inversione termica le vediamo anche da soli. I dati Arpav parlano di una differenza di 10 gradi, che, vista la quasi totale assenza di vento, comporta il ristagno dell’aria inquinata». Non è facile tutelarsi in una situazione come questa, anche perché, come ha ricordato Soffritti, «attualmente sono in calo i tumori soprattutto perché per tante tipologie si sono trovati strumenti di diagnosi precoce e si adottano a tappeto sulla popolazione, ma quando la malattia è in fase avanzata non ci sono terapie davvero efficaci». Sono quindi fondamentali le diagnosi precoci, assieme al tentativo di abbandonare l’uso di prodotti e componenti cancerogeni. «Ridurre i consumi, per risparmiare economicamente e guadagnarci in salute», è invece la ricetta di Guido Trento, che ha ricordato l’importanza delle nuove tecnologie nelle costruzioni, invitando a usare di più i mezzi pubblici. (a.a.)
Il Gazzettino 14.03.2009 «Sulla A27 la Provincia prenda una posizione» Vascellari: dobbiamo aprirci BELLUNO - Sull’autostrada Confindustria Belluno Dolomiti chiama la Provincia, invitandola a prendere una posizione ufficiale. Il progetto di prolungamento, sostiene il presidente degli imprenditori, ormai gode il sostegno della Regione Veneto e dei sindaci interessati al traccciato. Il progetto sarebbe strategico per lo sviluppo del territorio. «Autostrada per essere più integrati» Confindustria Belluno Dolomiti chiede alla Provincia di prendere posizione sul prolungamento Il progetto per il prolungamento dell’A27 c’è, così come il piano finanziario, e gode dell’approvazione della Regione Veneto. Qual è la posizione della Provincia? Se lo chiede il presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, Valentino Vascellari, in vista dell’assemblea generale del 20 marzo. «L’impegno dei privati per il prolungamento dell’autostrada è stato presentato – afferma Vascellari – e i sindaci dei comuni interessati dal transito dell’infrastruttura sono d’accordo. La Regione si sta impegnando ed è al nostro fianco in un progetto strategico per dare prospettive venete ed europee a Belluno. Quello che manca è la presa di posizione chiara a sostegno dell’opera da parte della Provincia». Altrettanto strategico e fondamentale per lo sviluppo del territorio è abbandonare la concezione di una provincia autoreferziale che porta a chiedere autonomia o specificità solo per la montagna bellunese. «Belluno è il fulcro di una montagna veneta che produce il 12% del valore aggiunto regionale, amministra il 36% della superficie e complessivamente dà da vivere al 15,2% della popolazione: sono numeri di tutto rispetto, soprattutto se considerati come un sistema: il sistema della montagna veneta – spiega il presidente di Confindustria Belluno Dolomiti – ma è la mentalità che deve cambiare: non più piccolo è bello, ma insieme per contare di più. Non si può, quindi, avere in mente solo la montagna bellunese: in questo momento storico, abbiamo la possibilità di abbandonare l’autoreferenzialità e metterci a capo di un progetto di ampio respiro che coinvolga, oltre a Belluno, le aree montane della provincia di Treviso, Vicenza e Verona. I vantaggi? Prima di tutto l’appoggio della Regione, il principale referente per il finanziamento di progetti per lo sviluppo; quindi la certezza che facendo sistema, Belluno abbandona la perifericità, contrasta lo spopolamento e il degrado, entra in rete, progetta uno sviluppo integrato e sostenibile». Creare un’agenzia per lo sviluppo della montagna veneta è l’indirizzo che Confindustria Belluno Dolomiti, con l’appoggio di Confindustria Verona e Confindustria Vicenza, ha proposto alla Regione Veneto, ricevendone l’appoggio: «Si tratta di una scelta fondamentale per il nostro territorio – sottolinea Vascellari – che consente di prendere decisioni per lo sviluppo senza passare per le logiche della politica e i tempi della burocrazia».
Il Gazzettino 12.03.2009 I fondi A4 / Riccardi Traffico a picco e meno pedaggi «Ma esistono i correttivi al piano» Trieste Nostro inviato Gianfranco Moretton, capogruppo del Pd in Regione, prefigura un rischio contabile anche per finanziare la regina delle grandi opere: la terza corsia dell’A4. Ma dalla Giunta arrivano subito rassicurazioni. «Una parte dei denari necessari - spiega Moretton - dev’essere garantita dalle entrate dei pedaggi. Ma questa voce sta subendo due duri colpi: da una parte le perdite dovute all’entrata in esercizio del Passante, nella cui società Autovie non figura. Dall’altra il drastico calo dei volumi di traffico pesante a causa della crisi economica». In effetti proprio ieri Autovie Venete ha diffuso i nuovi dati di traffico, raffrontando il febbraio 2009 con il febbraio 2008: il calo del traffico pesante è addirittura del 23% circa, come riferiamo con un’analisi più dettagliata in altro articolo. Dunque cantieri a rischio? «Era un fenomeno atteso. Se dovesse presentarsi un problema finanziario valuteremo in quella fase le modalità per affrontarlo», è la risposta dell’assessore regionale alle Infrastrutture Riccardo Riccardi, che è anche vicecommissario straordinario per l’emergenza dell’A4. «Esiste un preciso piano finanziario - spiega l’assessore - che funziona in base a una serie di equilibri». In altre parole, «qualora da una parte dovessero essere disponibili risorse minori a quelle previste, dall’altra si renderebbe possibile valutare l’esercizio di alcune leve finanziarie». Fra queste, potrebbe figurare un (eventuale) adeguamento delle tariffe, ma anche il ricorso alla quota d’indennizzo prevista a favore di Autovie Venete al termine del periodo di concessione dall’Anas, periodo che va scadere nel 2013 e cioè nel medesimo periodo che il cronoprogramma della terza corsia prevede per l’ultima fase dei lavori. Ma Riccardi non si sbilancia e ripete: «Verificheremo le cose quando si manifesterà il problema. Difficile, oggi, sia fare previsioni che azzardare analisi, perché i dati sono in costante evoluzione e qualsiasi interpretazione rischierebbe di essere smentita. Altrettanto prematuro quantificare i cambiamenti dal punto di vista economico». M.B.
Il Gazzettino 10.03.2009 Tra un mese la firma sul protocollo che farà rinascere la stazione dei treni Calalzo È stata più che positiva la trasferta a Venezia di Piermario Fop, sindaco di Calalzo, e di Quinto Piol, assessore della provincia, scesi in laguna per definire con la società della Rete Ferroviaria Italiana i dettagli del protocollo di intesa per la riqualificazione della stazione di Calalzo. Si trattava di mettere a punto anche l'accordo-quadro per disciplinare l'uso degli immobili, le aree di pertinenza ubicate nella stazione, anche di utilizzo non strettamente necessario per la circolazione ferroviaria. Il sindaco Fop si sta battendo, ormai da tempo, per trasformare la stazione-capolinea di Calalzo in prestigiosa porta d'accesso alle Dolomiti, e ha trovato preziosi alleati nella Provincia e nella Comunità montana del Centro Cadore che firmeranno il protocollo assieme al Comune di Calalzo. La Regione ha dato sostegno all'iniziativa attraverso la disponibilità dell'assessore regionale Renato Chisso che ritiene indispensabile dare un'altra veste alla presenza delle stazioni sul territorio regionale: «Non posso che esprimere compiacimento e condivisione per il piano del Comune cadorino» aveva scritto al sindaco Fop che, dal canto suo, aveva ribadito: «Questa stazione deve diventare la stazione delle Dolomiti, da trasformare in un moderno terminal del trasporto pubblico, perchè quella è la sua naturale vocazione». E perchè la provincia di Belluno, va aggiunto, ha già individuato nel capolinea ferroviario della Venezia-Cadore la sede ideale per il centro della mobilità provinciale, dove il trasporto pubblico su rotaia si integra efficacemente con quello su gomma. Insomma il terminal calaltino investito da una funzione di nodo strategico con le vallate d'Ampezzo, del Comelico, di Sappada e di Auronzo. Il protocollo di intesa, esaurite le formalità burocratiche, sarà firmato a breve, «tra un mese, un mese e mezzo», ha assicurato Fop. Bortolo De Vido
Corriere delle Alpi 09.03.2009 CALALZO Il primo cittadino a Venezia con l’assessore provinciale ai trasporti Piol per firmare la riqualificazione Stazione a rischio, Fop in Regione Il sindaco: «Prima incontrerò Chisso, se i tagli sono veri non resteremo
a guardare» In mattinata il sindaco di Calalzo, Piermario Fop, e l'assessore provinciale Quinto Piol saranno a Venezia per rendere operanti gli accordi con la Regione sulla riqualificazione della stazione ferroviaria di Calalzo e per sottoscrivere la convenzione per la gestione e l'uso delle infrastrutture utili a svolgere attività sociali, istituzionali ed economico-produttive compatibili con la circolazione dei treni, con il servizio ferroviario in genere e con quello alla clientela ferroviaria in particolare. Fop non ha raccolto, per ora, il grido di allarme sui "tagli" annunciati per treni, capistazione e biglietterie. «Voglio prima documentarmi alla fonte e poi eventualmente promuovere tutte le azioni a tutela della nostra stazione, se minacciata» ha detto Fop. Come è noto, anche la Regione è impegnata nella riqualificazione della stazione ferroviaria di Calalzo, destinata a diventare la «stazione delle Dolomiti». Sarà appunto l'accordo-quadro con la società Rete Ferroviaria Italiana a disciplinare l'uso degli immobili, le aree di pertinenza nelle stazioni della rete del Veneto e non di utilizzo strettamente necessario per la circolazione ferroviaria. Il sindaco Fop si sta battendo, ormai da tempo, per trasformare la stazione del suo Comune, il capolinea di Calalzo, in prestigiosa porta d'accesso alle Dolomiti, trovando un prezioso alleato, oltre che nei colleghi sindaci del Cadore, nell'assessore regionale Renato Chisso che, parole sue «ritiene indispensabile dare un'altra veste alla presenza delle stazioni sul territorio regionale». «La Regione è consapevole dello stato di degrado e di abbandono in cui
versano alcune stazioni ferroviarie per cui non posso che esprimere
compiacimento e condivisione per il piano del Comune cadorino», aveva scritto
Chisso al sindaco Fop, che, dal canto suo, aveva ribadito che quella stazione
non può non diventare la stazione delle Dolomiti, «da trasformare in un
moderno terminal del trasporto pubblico», perchè «quella è la sua naturale
vocazione, perchè la provincia di Belluno ha già individuato nel capolinea
ferroviario della Venezia-Cadore la sede ideale per il centro della mobilità
provinciale, dove il trasporto pubblico su rotaia si integra efficacemente con
quello su gomma, perchè è il luogo dove parte e arriva la pista ciclabile
"La lunga via delle Dolomiti" e dove si irradia una ampia rete
sentieristica a trecentosessanta gradi». Insomma il terminal calaltino
investito di una funzione di nodo strategico di collegamento con le vallate
d'Ampezzo, del Comelico, di Sappada e di Auronzo, grazie ad una stazione
ferroviaria chiamata a svolgere un ruolo di protagonista nel cambiamento e
nell'innovazione tecnologica e di immagine. Bortolo De Vido
Corriere delle Alpi 08.03.2009 Cantieri contro l’aggressione A Seren incontro tra i comitati a difesa del territorio SEREN DEL GRAPPA. Il lato oscuro della crescita economica del nord-est sono i problemi derivanti dall’aggressione del modello di sviluppo sul territorio. Lo hanno detto i partecipanti al convegno dei Cantieri sociali, che si è svolto ieri all’agriturismo Albero degli alberi in Valle di Seren. In una sorta di tavola rotonda in mezzo alla natura, ognuno ha condiviso le sue idee per discutere insieme proposte di cambiamento. L’idea è quella di una società attenta alle iniziative di economia solidale nel rispetto dell’integrazione tra le genti. L’incontro è servito per dibattere di democrazia, carta dei diritti del territorio, visioni condivise di futuro e buone pratiche per attuarle. «C’è un grande fermento di iniziative di resistenza sulle singole emergenze, ma sono rari i momenti di riflessione generale sul contesto che le genera», ha premesso Valter Bonan. «Il convegno è un’occasione importante per connettere reti affini del nord est». Il rappresentante del comitato Prà gras Tiziano Fantinel ha sottolineato come «condividere le conoscenze serve da stimolo per continuare nella lotta alle nefandezze del territorio come la monocoltura e la cementificazione». «Attraverso il contatto tra le varie realtà si riescono a creare sinergie in grado di affrontare i pericoli che vengono dalle industrie pesanti, dalle cave e dall’agricoltura intensiva per tutelare el bene comune», ha aggiunto Fantinel. «Per questo stimo portando avanti un progetto di condivisione dei saperi, sensibilizzando la gente sui vantaggi della biodiversità e dell’autoproduzione. Abbiamo cercato di coinvolgere la cittadinanza locale, informandola tramite il volantinaggio e invitandola a segnalare eventuali situazioni di nocività e insalubrità». Sotto la spinta della tutela ambientale, dei bisogni sociali e della qualità del vivere, il seminario dei cantieri sociali dell’Est nord ha manifestato l’urgenza di far emergere le varie esperienze che stanno cercando strade per il cambiamento. (sco)
Corriere delle Alpi 08.03.2009 di Francesco Dal Mas «Il passante Alpe Adria? Lo vedo a rischio» Tomat è nero col governo, e non lo manda a dire: «Faremo i conti alle urne» Il presidente di Confindustria «E i politici del nostro Veneto non hanno mosso un solo dito» CORTINA. Sforbiciato dell’Alta Velocità, il Veneto rischia di perdere anche la rete sul territorio e, per quanto riguarda Belluno, il “passante Alpe Adria”, da Pian di Vedoia ad Amaro (in Carnia). Lo ha fatto intendere il presidente di Confindustria Veneto, Andrea Tomat, a margine del meeting dei giovani imprenditori del Nordest e dell’Emilia Romagna, che il bellunese Gianluca Vigne ha presieduto a Cortina. Tomat è duro con il governo e fa capire che l’indignazione dei veneti potrebbe avere pesanti riflessi anche alle prossime elezioni. A Tomat fanno presente che il piano del Cipe, con lo stretto di Messina e il Mose, ha ricevuto vasti consensi. «Non credo qui nel Veneto... La cosa che mi preoccupa di più è il fatto che sia sparito il progetto dell’Alta Velocità, che ha una valenza molto importante, non solo per l’impatto sul trasporto gomma-merci ma perchè è un progetto che nella sua struttura disegna gli assetti territoriali, nel senso che contribuisce a dare un posizionamento strategico al trasporto Est Ovest, per l’Italia e il Corridoio 5». Per la verità, le Regioni Veneto e Friuli hanno sempre sostenuto che
da quest’asse dipende anche l’infrastrutturazione territoriale, fino appunto
alla provincia di Belluno. «La connessione Ovest-Est negli ultimi 20 anni è stata una specie di attraversata della steppa, vissuta su un’autostrada con tutte le pene e i problemi che sappiamo. Noi veniamo da un’esperienza molto drammatica per quanto riguarda il trasporto su gomma, quella di un’autostrada che ha arrancato a sostenere i traffici con costi umani, sociali e industriali che ben conosciamo, una progettualità che si è conclusa, per quanto in ritardo e con l’intervento di questo governo, con l’inevitabile constatazione che noi ci avviamo a chiudere un gap che però misura una distanza importante che abbiamo patito in questi anni. Siamo già in ritardo rispetto alle altre aree. Che si cancellino con un tratto di penna progetti così impattanti sul piano strategico complessivo del territorio non può essere passato in silenzio». Prima del ponte di Messina, dunque, si doveva finanziare l’Alta Velocità? «Nella nostra lista di priorità, e mi auguro nella lista delle priorità di tutti i politici che rappresentano il nostro territorio, questo progetto è sicuramente davanti a quello del ponte sullo Stretto. Però non ho proprio visto una politica locale reattiva su questo punto». In queste ore ha ricevuto proteste? Ci sarà una reazione alle prossime
elezioni? «Sì, una telefonata continua. Non credo sia tollerabile questo ridimensionamento. Se dobbiamo essere primi, dobbiamo esserlo come imprenditori ma anche come classe politica. Io pongo una domanda ai nostri politici: ritengono davvero che le priorità indicate rispondano alle esigenze del territorio? Lasciamo la risposta agli elettori e io credo che gli elettori debbano giudicare. Abbiamo anche dei partiti, ad esempio la Lega, che in passato si sono spesi per una forte rivendicazione delle esigenze di queste aree: mi auguro ci sia ancora qualcuno interessato a farlo in maniera concreta”. «Tomat su questo ha perfettamente ragione», condivide Gianluca Vigne, bellunese, presidente dei giovani imprenditori di Confindustria, «ma c’è anche un’altra emergenza: esiste un tessuto di piccole e medie imprese che non registrano alcun tipo di aiuto. L’aiuto che chiediamo è lo sgravio fiscale sulla ricapitalizzazione delle imprese, sul reinvestimento degli utili in azienda, una serie di politiche che possono da subito incidere nelle aziende familiari del Nordest che in questo momento stanno rimettendo i propri capitali per poter sopravvivere e che hanno bisogno di avere il turbo nel motore; un turbo che il governo oggi ancora non ci sta dando».
Corriere delle Alpi 08.03.2009 UNESCO di Vittore Doro «Non devi andare contro la volontà comune» L’ex sindaco Granzotto “bacchetta” Calvani sul tema Dolomiti patrimonio Unisco «A suo tempo diedi il mio ok al progetto Macchietto-Venas perchè lo
voleva la maggioranza» PIEVE DI CADORE. Il sindaco di Vodo, Guido Calvani, ha annunciato alcuni giorni fa che scriverà alla sede europea dell’Unesco, a Parigi, contro la candidatura delle Dolomiti a patrimonio dell’umanità. Roberto Granzotto, già sindaco di Pieve e firmatario invece della condivisione della candidatura, contesta vivacemente la posizione del sindaco cadorino. Perché non è d’accordo con Calvani? «Innanzitutto perché il progetto coinvolge 5 Province e qualche centinaio di Comuni, che hanno condotto l’attività istruttoria. La quasi totalità dei Comuni ha aderito all’iniziativa e solo due hanno fatto opposizione; dei quali uno, appunto Vodo, ha minacciato di bloccare il riconoscimento di tutte le Dolomiti». E’ possibile? «La domanda da fare è un’altra: è ammissibile che in questa Italia possa bastare un Comune, un sindaco, per impedire la realizzazione di una iniziativa che coinvolge la quasi totalità del territorio del quale fa parte anche quel Comune? Con quale spirito gli amministratori di Vodo decidono di portare avanti una battaglia contro tutti per cercare di non far ottenere un riconoscimento voluto dalla quasi totalità del territorio al quale quel Comune appartiene?». Calvani dice che il progetto sarebbe calato dall’alto. «La Provincia ha coinvolto fin da subito le amministrazioni comunali, ha fatto incontri, ha spiegato, ha sentito tutti gli amministratori ed ha modificato le proposte iniziali tanto da avere ottenuto le adesioni scritte dei 4/5 delle amministrazioni interessate e la non opposizione delle altre». Perché il progetto è tanto importante? «Finalmente si sta pensando in grande per un progetto straordinario che porterà risorse economiche sul territorio e tutti sappiamo quanto ciò sia importante (1.000.000 di euro per il primo anno, ndr). Un Comune, i suoi amministratori, il suo sindaco, non si accontentano di manifestare la loro contrarietà, ben legittima per carità..., ma minacciano di opporsi con il rischio di far perdere un’opportunità a tutti. Con quale spirito, sindaco ed amministratori di Vodo, vi accingete a decidere per tutti noi altri che le Dolomiti non debbano essere patrimonio dell’Unesco?». Cosa vuole dire a Calvani? «Che le Dolomiti non sono sue: Calvani vuole decidere per conto di tutti che le nostre montagne non debbano ottenere il riconoscimento? Gli ricordo che, quando ero sindaco a Pieve, ero disposto ad accettare, contro la mia volontà ma perché era quella della maggioranza, la Macchietto-Venas. Spero, Calvani, che tu desista; anche perché il riconoscimento dell’Unesco non costituisce alcun vincolo»
Corriere delle Alpi 08.03.2009 I TAGLI AL TRASPORTO SU ROTAIA «Treni, chiederò subito un incontro» L’assessore Piol protesta: «Questa mazzata ci penalizza ancora di più» BELLUNO. «Questa è la dimostrazione che la nostra provincia, se non ottiene il giusto riconoscimento, rischia di essere ulteriormente marginale». L’assessore provinciale alla mobilità, Quinto Piol torna alla carica dopo aver appreso dell’intenzione di Rfi di eliminare i capostazione da Calalzo e Ponte nelle Alpi e sopprimere la tratta Calalzo-Roma. «La settimana scorsa ho incontrato l’assessore regionale Renato Chisso e gli ho chiesto un incontro, anche in merito al documento che qualche tempo fa la Provincia di Belluno (insieme a quella di Treviso, ai sindacati e alle associazioni dei consumatori), ha presentato. Documento in cui chiediamo più attenzione verso alcune tratte ferroviarie penalizzate dal nuovo orario. Non ricevendo alcuna convocazione, ho sollecitato l’assessore che mi ha promesso un incontro entro 15 giorni». Ma la situazione si complica. «Le notizie apparse sui giornali di ieri sono state per me un’ulteriore mazzata che impone un confronto urgente tra tutti. Attenderò la settimana prossima e se non riceverò alcun segnale da Venezia, penseremo a qualche altra azione. Noi ci aspettiamo dalla Regione delle risposte, in quanto l’argomento del trasporto ferroviario è di sua competenza. Noi, da parte nostra, siamo disponibili ad essere al fianco della Regione per avere un servizio ferroviario degno di tale nome». Ma Piol su questo fronte si sente impotente. «Più che protestare con Trenitalia e sollecitare la Regione non possiamo fare altro, perchè non abbiamo competenza in materia. Anche se un’alternativa ci sarebbe: provincializzare anche il trasporto su rotaia, come abbiamo fatto per quello su gomma. E’ un progetto che stiamo valutando, ma per realizzarlo sarebbe necessario il supporto finanziario di Venezia». Intanto, nei prossimi giorni l’assessore provinciale, convocherà anche i sindacati. «Non appena riceverò il loro documento relativo alle modifiche dell’orario, sarà mia cura chiamare le parti sociali per un confronto e per conoscere meglio le cose come stanno. Qui siamo di fronte a un salto di qualità in senso negativo, anche se si capisce che la questione non è solo locale, ma assume un aspetto regionale e nazionale. A maggior ragione, serve fare fronte comune». «Anche perchè», conclude Piol, «un servizio pubblico in quanto tale non deve rispondere a fini aziendalistici: se lo scopo è fare profitto, dovrei tagliare due terzi delle corse di Dolomitibus. E’ comunque un’indecenza: faremo di tutto per rivendicare il diritto ad avere i servizi come le altre province». (p.d.a.)
Il Gazzettino-Bl 07.03.2009 UNESCO La Provincia «Grande opportunità di sviluppo» Cortina «Il riconoscimento delle Dolomiti come Patrimonio dell’Umanità, oltre a non imporre alcun nuovo vincolo sul territorio, trasformerà quelli attualmente in essere in una grande opportunità di sviluppo ambientale e turistico». La Provincia continua a difendere con autorevolezza le proprie posizioni. La candidatura delle Dolomiti coinvolge il territorio di cinque province. Oltre a Belluno, per quattro anni hanno lavorato alla candidatura all’Unesco le Province di Trento, Bolzano, Udine e Pordenone. Ma quella di Belluno, con un totale di quasi 200mila ettari, pari al 54% dell’intero territorio, è nettamente la più vincolata, anche rispetto ad altre celebri realtà regionali come ad esempio Padova, Treviso, Rovigo e Venezia nei quali le percentuali di territorio vincolato sono comprese fra l’11% e il 16%. Poiché circa il 70 per cento delle Dolomiti si trova in territorio bellunese, il progetto Unesco è strategico per trasformare gli attuali vincoli in opportunità di sviluppo.
Il Gazzettino-Ud 07.03.2009 AMARO L’economista nepalese Dipak R.Pant ha presentato ad Agemont il suo progetto di sviluppo sostenibile Internet in casa e le galline nell’orto Dalle aree montane e marginali può partire una strategia di risposta alla crisi Amaro «Il computer ed internet dentro casa, l’orto con le galline fuori casa». La metafora è molto esemplificativa ma con essa Dipak R. Pant, l’economista intervenuto ieri presso l’Agemont di Amaro, racchiude bene il concetto di economia sostenibile sulla quale dovranno incominciare a poggiare il proprio domani le comunità marginali come la montagna friulana. Lo studioso, tra l’altro professore presso l’Università Carlo Cattaneo di Castellanza, in provincia di Varese ha presentato davanti alla platea di autorità, rappresentanti di categorie e semplici cittadini (in videoconferenza c’erano anche gli studenti del liceo “Leopardi Maiorana” di Pordenone) il proprio modello di sviluppo, chiamato “Bussola eco-tech”, fondato proprio sull’importanza delle aree marginali e basato su tre concetti cardine: il piccolo centro come elemento di continuità, il riordino ambientale e la connettività. «Esplose le bolle finanziarie a livello planetario frutto acerbo della New economy, accertata l’avvenuta saturazione dei consumi che ora ci ha lasciato “carcasse industriali” – ha chiosato Pant – da questa difficile ma salutare crisi possiamo uscirne proprio valorizzando questi luoghi marginali di montagna e di collina dove lo svantaggio strutturale può trasformarsi in vantaggio di nicchia, dove le pere qui, e non nella pianura padana, diventano curiose e diverse proprio per il sistema-luogo in cui vengono coltivate». Quali allora le strade da poter percorrere? «Su ogni territorio va calibrata specificatamente la strategia più opportuna ma ci sono delle linee guida da cui non si può prescindere – ha proseguito l’economista catalizzando forte apprezzamento dai presenti – occorre una mobilità multiforme fatta di integrazione tra i diversi mezzi di trasporto e non certo una mera viabilità che esaspera il traffico; l’agricoltura va riconosciuta come asset fondamentale sia per lo sviluppo economico sia per la difesa di un ambiente fragile; ci deve essere un indebolimento di quella memoria storica fatta di futili anniversari ideologici a favore di un recupero delle risorse culturali di base, dalle sagre enogastronomiche alle tradizioni popolari; e poi ancora occorre promuovere degli incubatori di piccole imprese, partecipate da amici o da famiglie, capaci di rovesciare verso l’alto un business che diventi competitivo e non comparativo; le “botteghe” di paese devono ritornare a svolgere una funzione urbanistica, di socialità e non solo commerciale». Tutto ciò però per trovare attuazione non può prescindere dalla connettività, ha ammonito Pant ossia “la capacità dei piccoli centri di rimanere appetibili dal punto di vista delle relazioni con il resto del pianeta, grazie a un salto di qualità nell'investimento tecnologico”. La nota dolente per la Carnia, dove come ha ricordato il sindaco di Amaro Tomaciello, «per stendere le fibre ottiche e portare la banda larga ci si è affidati a tre enti diversi che non si parlano». David Zanirato
Corriere delle Alpi 06.03.2009 «Cosa succederà se verrà prolungata l’A27?» Il comitato Peraltrestrade Dolomiti chiede spiegazioni dopo l’incontro pubblico L’associazione chiede dove si sfogherà il traffico che arriverà a Pieve di Cadore Michele Giacomel LONGARONE. Se si farà il prolungamento dell’A27, cosa succederà dopo? Dove si sfogherà il traffico che arriverà a Pieve di Cadore? A questa domanda nessuno ha ancora dato risposta secondo l’associazione Peraltrestrade Dolomiti, che ha voluto fare il punto con un documento sull’incontro svoltosi a Longarone il 20 febbraio sul tema del superamento viario del nodo di Longarone-Castellavazzo. Nonostante il dibattito si sia rivelato utile per «mettere meglio a fuoco i termini della questione, e a sensibilizzare la popolazione su un tema - quello della mobilità - che condizionerà il futuro di questa regione dolomitica e di intere comunità», gli organizzatori lamentano comunque il fatto che non ci sia stata una decisa risposta alla «grande domanda di fondo posta dal comitato Pas a nome di tanti cittadini, e articolata in più sottodomande: quali i vantaggi di una scelta autostradale per la comunità locale; a quale valutazione strategica fa riferimento; qual è il progetto politico ed economico-ambientale per la montagna intesa sia come Dolomiti che più complessivamente come Alpi; a quale arco temporale si fa riferimento e a quale futuro?». In particolare, secondo il comitato Pas, «il dibattito di Longarone non ha risposto in modo concreto a una domanda posta insistentemente: nell’eventualità di una scelta autostradale, quali vie di comunicazione complementari avrebbero a disposizione i veicoli una volta arrivati alle porte di Pieve di Cadore? Il sindaco de Cesero non si è spinto con le proprie considerazioni oltre l’ambito comunale; l’assessore Piol ha invece elencato tutta una serie di adeguamenti viari da realizzare in un ipotetico futuro, ma ambedue hanno sorvolato sul fatto che un qualsiasi privato che investa 2.500 miliardi di vecchie lire in un tronco autostradale di 21 km, il cui unico scopo è di quello di bypassare Longarone, è presumibile si aspetti quantomeno due cose: la prima è che una volta ultimato il primo tratto funzionale si riaprano immediatamente i cantieri in direzione della Carnia, o preferibilmente di Monaco; la seconda che l’amministrazione pubblica provveda a piene mani a riempire i buchi di bilancio che si verranno a formare, eventualità d’altra parte prevista dai meccanismi perversi del project financing». Secondo il Comitato sarebbero perseguibili vie alternative, come dimostra il caso della nuova Ferrovia della Val Venosta, in provincia di Bolzano: «in soli quattro anni, e con un investimento non eccessivo, è stato possibile ristrutturare e rimettere in funzione un’infrastruttura obsoleta e abbandonata, con un incredibile risultato di gradimento e di frequentazione. Si tratta della prima parte di un intervento che vedrà impegnata tutta l’amministrazione provinciale di Bolzano nel riattivare e ammodernare i suoi tronchi ferroviari intervallivi con lo scopo di spostare parte consistente della mobilità dalla gomma alla rotaia. È l’esempio concreto di come una mobilità integrativa e alternativa alla gomma sia possibile, a condizione che sia sostenuta da una forte volontà e da una lungimirante visione del futuro».
Corriere delle Alpi 06.03.2009 «Con l’Unesco arriveranno solo nuovi vincoli» Calvani attacca la candidatura e la Provincia: «Saremo comparse a casa nostra» L’amministrazione di Vodo ha contestato già cinque anni fa la proposta con una delibera di Alessandra Segafreddo «Ora», dichiara Calvani, «sarò costretto,
per l’obbligo di legge di far rispettare i deliberati assembleari, ad inviare
un’informativa a Parigi all’Unesco. A chi ha infatti assistito al convegno a
Cortina non sarà sfuggito che non si tratterà di semplice promozione del
territorio, che ci avrebbe trovato tutti concordi, ma sarà una vera e propria
gestione del nostro territorio. La coreografica passerella messa in atto a
Pontechiesa era mancante di ben tre su cinque protagonisti, i presidenti delle
Province di Trento, Bolzano e Pordenone che non ha inviato neppure un delegato,
evidentemente impegnati in compiti più importanti, un segnale che pesa come un
macigno e lascia molto riflettere». Sintomatico, per Calvani, l’intervento di
Giovanni Puglisi, responsabile della commissione: «Ha affermato con estrema
sicurezza che l’Unesco, se non fosse soddisfatto, interverrebbe subito
d’autorità sia sul passante autostradale Alpe-Adria, sia sulla tangenziale di
Cortina, aggiungendo un secco “no” a nuovi impianti di risalita. Alla faccia
del territorio senza vincoli». Ma Calvani è critico anche sulla fondazione
di gestione del territorio. «Ci saranno», spiega, «le 5 Province che
nomineranno il cda; un presidente, un segretario generale, un comitato
scientifico, un collegio dei revisori dei conti ed un collegio dei sostenitori
del quale faranno parte Comuni, parchi e università. I Comuni assieme alle
Regole (neanche prese in considerazione) che sono gli amministratori e i
proprietari del territorio vengono trattati come soci sostenitori del club di
Topolino. Saremo destinati ad avere il ruolo di comparse a casa nostra». Ma non finisce qui. Calvani ha delle serie
perplessità anche chi di fatto governerà il territorio. «Spiccavano varie
associazioni ma non compaiono la Regione, le società di impianti, i beneficiari
di usi civici, cacciatori, pescatori. La gente di montagna, specialmente nelle
piccole realtà, è stufa di mangiare pane e vincoli. Reolon che sta cavalcando
l’onda dicendo di essere stato sempre fautore dell’autonomia, ci deve
spiegare perché adesso ha voluto farci calare dall’alto, poiché non
totalmente condivisa dal territorio, questa iniziativa che intanto finirà di
vincolare il territorio bellunese per circa il 98%, ed inevitabilmente produrrà
proprio la sua ingovernabilità. Non si è reso conto che noi amministratori
diventeremo ostaggi di tutte quelle associazioni ambientalistiche e non, ognuna
delle quali pretenderà di poter decidere il futuro del nostro territorio in
nome dell’Unesco». Secondo Calvani non c’è futuro per le
opere pubbliche, le strade anche silvo pastorali, le piste da sci, gli impianti
a fune, i rifugi alpini, le malghe. «E’ stato facile», conclude, «addossare
alla Regione la colpa dell’istituzione casuale delle aree Sic e Zps, invece
Reolon, per solo motivazioni politiche legate alla sua riconferma, prepara ai
cacciatori e ai pescatori questo scherzo di cattivo gusto che forse non gli
permetterà più di esercitare la loro passione nei luoghi loro più cari».
Corriere delle Alpi 01.03.2009 PATRIMONIO DELL’UMANITA’ Sergio Reolon presenta la piattaforma alpina per la valorizzazione delle specificità delle Terre Alte da Trento a Udine «Una Regione dolomitica» Da Cortina il lancio della candidatura a Patrimonio Unesco Il ministro Prestigiacomo ha inviato una lettera di appoggio del governo Una Fondazione per la gestione CORTINA. Una Regione Dolomitica per meglio gestire il “Patrimonio dell’umanità” così come verrà riconosciuto dall’Unesco. «Una Regione non ancora istituzionalizzata, ma che sulla base delle esperienze condotte in questi anni, unitariamente, dalle Province di Belluno, Trento, Bolzano, Pordenone e Udine - spiega il presidente della Provincia di Belluno Sergio Reolon - possa armonizzare le politiche e l’azione amministrativa delle diverse comunità per la gestione coordinata dello sviluppo». Da qui la “piattaforma alpina” varata ieri a Cortina che ha come primo obiettivo la Regione Dolomitica, quindi con un di più di autonomia e di valorizzazione delle specificità. Obiettivo da conquistare, giorno dopo giorno, senza attendersi nulla (o ben poco) dall’alto. Chi, dunque, aveva immaginato l’appuntamento all’Alexander Girardi Hall come un momento di festa per lanciare la candidatura delle Dolomiti a Patrimonio dell’Umanità, con tanto di passerella, ha dovuto ricredersi. Dal Mas
di Francesco Dal Mas «La motivazione non può essere solo turistica» Gli ambientalisti: «Le Dolomiti non devono diventare una disneyland alpina» «La tutela dell’Unesco significa dire basta alla cementificazione e a nuovi impianti di risalita Ben venga l’autonomia ma bisogna farne buon uso» spiega il famoso alpinista CORTINA. Sergio Reolon rassicura dal palco del Girardi Hall che i siti riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità hanno comportato un aumento del turismo del 30%. In sala ascoltano Alessandro Gogna, alpinista tra i più noti in Italia, ma anche ambientalista, Gigi Casanova, vicepresidente della Confederazione Cipra, Vittorio De Savorgnani, portavoce di Mountain Wilderness. Tutti e tre storcono il naso. «Va benissimo la candidatura delle Dolomiti - dicono - ma non finalizziamola ad un supplemento di presenze turistiche». E in ogni caso - aggiunge Gogna -, seppur auspicando che cresca il turismo ecosostenibile, «bisognerà vedere come ci si adeguerà, valle per valle, all’aumento di presenze: si costruirà chissà ancora che cosa per far divertire sempre di più, oppure si cercheranno di favorire nuove esperienze, opposte a quella di una futura disneyland alpina?». Gogna, comunque, ammette di avere fiducia. «Siamo stati noi i promotori, ancora 20 anni fa, di questa candidatura, in tempi recenti non ci hanno neppure fatto partecipare, ma non per questo evito di sottolineare l’importanza che ben 5 Province si siano messe insieme ed abbiano definito una piattaforma alpina che, tutto sommato, va nella nostra direzione, anziché verso quella dei costruttori selvaggi». Ma che cosa vorrà dire essere sotto tutela dell’Unesco? I sindaci temono maggiori vincoli. Gli ambientalisti no. «Basta autostrade, basta cementificare, basta seconde case, basta nuovi impianti di risalita: questo vuol dire la tutela dell’Unesco. Si dice che le isole Eolie rischiano di uscire da questa protezione. Io ho un sospetto: non so quanto il territorio sia stato davvero protetto». Al convegno si è parlato parecchio di autonomia. Gogna puntualizza: «Ben venga l’autonomia, ma bisogna farne buon uso. E questo buon uso lo si fa nella misura in cui l’autonomia viene conquistata duramente. Un’autonomia, dunque, non rivendicata a tavolino, ma appunto come conquista meritata della popolazione». E, a questo riguardo, durante il convegno il presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini, si è dichiarato disponibile ad accogliere a braccia aperte Sappada, «anche se immagino che oltre alla storia e alla lingua abbia influito la maggiore autonomia economica del Friuli Venezia Giulia».
«Autostrada? Meglio di no» Ma il presidente del Cai invita a trovare soluzioni Annibale Salsa contro nuovi impianti «Ce ne sono troppi» CORTINA. Il prosieguo dell’autostrada A27 è compatibile o no con la tutela dell’Unesco? Annibale Salsa, presidente generale del Cai, sorride alla domanda. «E’ evidente che no. Attenzione, però: bisogna vedere come sarà realizzata». Ma quando lei parla, come ha fatto qui all’Alexander, del limite oltre al quale non si può andare. «Sì, ma ho anche invitato a guardarsi dai fondamentalisti». «Bisogna trovare una soluzione infrastrutturale affinché la gente che decide di restare in montagna lo possa fare in condizioni di dignità». Regge la protezione dell’Unesco con le seconde case, così sviluppate anche ai piedi delle Dolomiti? «Assolutamente no, perché questa specifica ricettività ha penalizzato il turismo alpino. Turismo che ha tenuto di più in provincia di Bolzano, in alcune vallate della provincia di Trento, in Svizzera ed in Austria dove si è evitata la massificazione turistica». Arrivando a Cortina lei ha visto davvero tanta neve. Lo sa che c’è chi immagina piste ed impianti di risalita un po’ dappertutto? «Basta impianti. Ce ne sono troppi. E nonostante tutta questa neve non è che gli operatori abbiano fatto chissà quali miracoli». Il Cai ha sposato davvero la cultura del no? «No. Ma nemmeno quella del sì senza condizioni. Noi proponiamo la cultura della cura». Cioè del prendersi cura. «Esattamente. La natura è stata addomesticata, ben oltre i limiti da rispettare». La protezione dell’Unesco aiuta a riconoscere e conservare questi
limiti? «Proprio così. Bisogna farlo, però, senza contrapposizioni sterili, senza steccati ideologici. Bisogna farlo con l’etica della responsabilità. Quindi con le buone pratiche». Ma come convincere quanti, invece, non ci riescono più a stare al di
sotto del limite? «Basta guardare intorno. Le vallate che erano prese d’assedio dai turisti, appunto senza limiti, sono ormai deserte. Non ci va più nessuno». (fdm)
CORTINA Tangenziale nuovo progetto tutto interrato Arriva la candidatura Unesco e Cortina che si ritiene la capitale delle Dolomiti “patrimonio del mondo” si adegua. «L’Anas ci dovrebbe presentare, entro breve tempo - annuncia il sindaco Andrea Franceschi - un progetto di tangenziale rivoluzionato rispetto al precedente». Progetto che era stato aspramente contestato. L’amministrazione comunale aveva invitato l’Anas di rimetterlo nel cassetto, in quanto troppo invasivo dal punto di vista ambientale. Il Comune ha presentato all’Anas una serie di proposte che vedono la tangenziale in catacomba, praticamente interrata per quanto riguarda i tratti più esposti e che considera sotto terra anche i parcheggi e lo svincolo. «Purtroppo non tutti i parcheggi - precisa Franceschi - ma per buona parte sì». Va detto subito che l’opera non è di imminente realizzazione, perché, studio a parte, si tratterà di trovare anche le necessarie risorse, che oggi ancora non ci sono e che sono di notevole entità. (fdm)
IL GOVERNO «Avete tutte le carte in regola» Il ministro Prestigiacomo invia una lettera d’appoggio CORTINA. Il Governo ci sta: «Le Dolomiti hanno tutte le carte in regola per diventare patrimonio dell’umanità dell’Unesco». Lo ha scritto ai convegnisti di Cortina il ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio, Stefania Prestigiacomo, confermando che «il riconoscimento di un territorio dal valore naturalistico eccezionale ha tutto il sostegno del ministero dell’Ambiente, che sta seguendo il processo di candidatura, avviato nel 2004, con grande attenzione, specialmente in questa fase finale, in vista della decisione definitiva della Commissione Unisco che si riunirà in giugno a Siviglia». Il ministro assicura il suo appoggio «per un esito certo di quest’unica candidatura italiana, la seconda in assoluto dal punto di vista ambientale, dopo quella delle Isole Eolie, diventata patrimonio Unesco nel 2002». Tutt’altro che formale il messaggio del ministro Prestigiacomo, più breve ma al tempo stesso più tonso di qualche altra chiacchierata svolta in aula. «Mi preme sottolineare il valore di questa candidatura - sottolinea ancora Prestigiacomo - come esempio di sinergia tra enti locali. Per la prima volta, infatti, cinque Province hanno messo al centro il territorio, senza discutere di confine e competenze, con un obiettivo comune: valorizzare le Dolomiti». Entrare nel patrimonio dell’Unesco, secondo Prestigiacomo, «significa dare un riconoscimento al valore universale del territorio, rispettando nel contempo l’unicità e l’integrità dello stesso e rendendo gli abitanti del luogo di ciò pienamente consapevoli». Dopo aver dichiarato che «si tratta di un riconoscimento che le Dolomiti meritano», Prestigiamo conclude confermando che il ministero dell’Ambiente attiverà tutti i canali di dialogo con l’Unesco affinché l’Italia possa uscire vittoriosa dall’appuntamento di Siviglia. L’idea di una così alta protezione delle Dolomiti è arrivata da Mountain Wilderness e Lega Ambiente, ancora nei primi anni ’90. Si è formalizzata nel 2004, ma due anni dopo è stata stoppata, per l’esigenza di insistere sui criteri di eccezionale bellezza naturale ed eccezionale valore geologico e geomorfologico, non considerando di valore universale i processi biologici ed ecologici presenti nell’area, né le biodiversità. L’anno scorso la candidatura viene ripresentata, secondo il nuovo approccio e con la considerazione di 9 siti, per un totale di 142 mila ettari di “area cuore” e di 89 mila ettari di area cuscinetto. Questi i siti: Pelmo-Croda da Lago (6.770 ettari); Marmolada (2.785 ettari); Pale di San Martino - San Lucano - Dolomiti Bellunesi (55.334 ettari); Dolomiti Friulane e d’Oltre Piave (46.488 ettari; Dolomiti Settentrionali (78.768 mila ettari); Puez Odle (10.793 ettari); Sciliar, Catinaccio, Latemar (14.072 ettari); Rio Delle Foglie (819 ettari); Dolomiti di Brenta (15.336 ettari). L’area protetta è di 142 mila ettari di “area cuore” e di 89.226 edi “aree buffer”, complessivamente più di 231 mila ettari. La candidatura delle Dolomiti - come ha spiegato a Cortina Cesare Micheletti - assume una rilevante importanza a livello nazionale, essendo il nostro lo Stato con il maggior numero di siti Unisco (42 culturali e solo 1 naturale, le isole Eolie), allo scopo di riequilibrare la lista e fornire un quadro più rappresentativo del Patrimonio mondiale italiano. Ci sarà una Fondazione ad occuparsi della protezione dell’Unesco. Fondazione che si prefigura “quale soggetto che promuove la cooperazione tra le Province al fine di assicurare l’armonizzazione delle politiche di gestione in atto del patrimonio mondiale Unesco Dolomiti, distinto dalle istituzioni che hanno responsabilità diretta nella pianificazione dei territori candidati”. (fdm)
Il responsabile della commissione Giovanni Pugliesi «Nessun nuovo vincolo ma l’Unesco vigilerà» CORTINA. «Nessuna preoccupazione, l’Unesco non impone nuovi vincoli. E’ un trattato internazionale, quindi, come ogni trattato, si recepiscono le leggi, le normative, i vincoli del Paese». Giovanni Pugliesi è il responsabile della Commissione italiana per la candidatura delle Dolomiti e delle Eolie al riconoscimento di “patrimonio dell’umanità”. Possiamo considerarci già arrivati a Parigi, dove si deciderà? «Incrociamo le dita per le Dolomiti. Potrebbe esserci qualche sorpresa per le Eolie, riconosciute nel 2002». Ai numerosi sindaci preoccupati rispetto alla nuova tutela, lei quali
rassicurazioni dà? «Si preoccupino, i Comuni e le Province, solo se dovesse accadere come per la Valdastico Sud, che passa vicino ad alcune ville». Appunto, qui non abbiamo le ville ma le cime più belle al mondo. Anche da queste parti (pardon, in Cadore, no nell’Ampezzano) transiterà il passante autostradale Alpe Adria... «Bisogna vedere come e dove sarà realizzato. Certo, se si sviluppasse alla luce del sole, l’Unesco comincerebbe a fare problemi». Li farebbe anche nel caso l’Anas insistesse per costruire la tangenziale di Cortina in bella vista dalle quote alte della Conca? «Certo che sì. Ma ho sentito che si sta studiando un progetto per realizzare le opere più impattanti in sotterranea. Ecco, si dovrebbe procedere in questo modo». Nuovi impianti di risalita sono possibili? «No, bisogna comunque considerare se si tratta dell’“area cuore” o dell’“area tampone”. In base a quello che ho riscontrato, comunque, la candidatura delle Dolomiti parte benissimo». La prima azione sul piano politico? «Non c’è dubbio: bisogna lavorare tutti insieme per armonizzare i sistemi, in modo che questo riconoscimento diventi una opportunità di sviluppo, non un freno». Ritiene che l’ordinamento diverso tra la Provincia di Belluno e le altre, possa essere un problema? «Il futuro è del governo delle autonomie. Al congresso del Movimento autonomo del siciliano Lombardo, ha fatto un certo effetto sentire riferimenti da una parte a Belluno e dall’altra a Lampedusa. Parlando delle spinte autonomiste». (fdm)
LA FONDAZIONE CORTINA. La Fondazione che si occuperà di gestire i territori delle Dolomiti patrimonio dell’umanità opererà con un finanziamento di 600 mila euro per il primo anno, distribuito fra le 5 Province, e di 400 mila, annuali, per il successivo biennio. I primi auguri alla nuova realtà che andrà a costituirsi, se la candidatura passerà, arrivano dalla Fondazione Angelini, che da anni è il motore delle iniziative culturali e scientifiche che si fanno nella montagna bellunese ma non solo. La Fondazione era ieri rappresentata a Cortina da Ester Angelini, che non si è persa nessun passaggio del convegno, neppure i più critici (a suo avviso). La Fondazione Angelini, infatti, si è battuta anche per questa candidatura, oltre che per la Convenzione delle Alpi. E ha operato a fianco di Cai e ambientalisti.
Il Gazzettino-Bl 01.03.2009 Per le Dolomiti nell’Unesco anche il ministro Cortina Presentazione ufficiale, ieri a Cortina, della candidatura delle Dolomiti a divenire patrimonio dell’umanità e sito tutelato dall’Unesco. Un coro di voci autorevoli, quello levatosi in Ampezzo. Tutti d’accordo sull’opportunità del riconoscimento ad un territorio dal valore naturalistico eccezionale, col il pieno sostegno del ministro per l’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Convinto assertore della proposta è il presidente della Provincia. Reolon, a chi teme che l’intervento Unesco rappresenterà più un vincolo che una protezione, ribatte che la nuova frontiera dello sviluppo economico imporrà di far sì che ambiente e territorio non siano più sfruttati, ma divengano una componente fondamentale della crescita.
Presentata ieri al centro congressi la candidatura ufficiale di un’area omogenea che riunisce tre regioni e cinque province sotto un unico simbolo Dolomiti sito Unesco, decisione a giugno Reolon: «Opportunità per coniugare tutela e sviluppo». Diversi
sindaci, invece, temono di essere penalizzati dai vincoli Cortina Le Dolomiti hanno tutte le carte in regola per diventare patrimonio dell’umanità e sito tutelato dall’Unesco come riconoscimento di un territorio dal valore naturalistico eccezionale che, per questo motivo, ha tutto il sostegno del Ministero dell’Ambiente. È quanto ha scritto ieri Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai partecipanti alla presentazione ufficiale della candidatura, che si è tenuta nel centro congressi di Cortina. L’incontro in valle d’Ampezzo è stato il primo di una serie di cinque, che accompagneranno l’ultimo tratto del cammino sino alla decisione che l’Unesco prenderà, nel prossimo mese di giugno, a Siviglia. «Questa candidatura rappresenta una grande opportunità ed è anche la dimostrazione della capacità di cinque realtà di governo del territorio, di cinque enti locali, di cinque province, di lavorare assieme» sostiene Sergio Reolon, presidente della Provincia di Belluno che collabora, in questo grande progetto, con Bolzano, Trento, Pordenone e Udine. A chi obietta che l’intervento dell’Unesco può rappresentare più un vincolo che una protezione (e non sono pochi, a iniziare da diversi sindaci), Reolon propone questa riflessione: «Come si può coniugare tutela e sviluppo? La nuova frontiera dello sviluppo economico, che uscirà da questa crisi mondiale durissima, sarà quella della green economy, la capacità di far sì che ambiente e territorio non siano più usati e sfruttati, ma siano invece una componente fondamentale della crescita. La loro valorizzazione sarà davvero la nuova frontiera dello sviluppo economico». L’assessore provinciale Irma Visalli, che segue da vicino l’evolversi di questa candidatura, ha illustrato con meticolosità il percorso fatto sino ad ora e gli ideali che l’hanno animato, per concludere con un riferimento agli ultimi passi, che restano da fare, prima del prossimo mese di giugno. La proiezione del filmato “The Dolomites” ha riempito la sala di forti suggestioni, prima dell’intervento del consulente scientifico Cesare Micheletti, che ha illustrato metodologia e contenuti del processo di candidatura. Per Annibale Salsa, presidente nazionale del Club alpino italiano, le Dolomiti devono restare montagne vive, di comunità in cui l’innovazione può essere un’opportunità sostenibile, senza scempi, per il bene di tutti. Da Giovanni Puglisi, presidente della commissione italiana dell’Unesco, un parere autorevole e lusinghiero: «Le Dolomiti sono un posto eccezionale, dove la bellezza si coniuga con la capacità di essere fruita in modo spontaneo e dove l’intelligenza nel governo del territorio ha saputo dare, a questa attrattiva, anche una valenza economica. Questo è un momento importante della politica culturale italiana, nelle agenzie internazionali. Con questa candidatura, consolidiamo il primato dell’Italia, la nazione che ha il maggior numero di siti dell’Unesco registrati». Marco Dibona
Il Gazzettino-Ud 01.03.2009 Montagna Dolomiti tutelate dall’Unesco Udine Le Dolomiti hanno tutte le carte in regola per diventare patrimonio dell’umanità, un sito tutelato dall’Unesco, come riconoscimento di un territorio dal valore naturalistico eccezionale che, per questo motivo, ha tutto il sostegno del Ministero dell’Ambiente. È quanto ha scritto ieri Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai partecipanti alla presentazione ufficiale della candidatura, che si è tenuta nel centro congressi di Cortina. L’incontro in valle d’Ampezzo è stato il primo, di una serie di cinque, che accompagneranno l’ultimo tratto del cammino, sino alla decisione che l’Unesco prenderà, nel prossimo mese di giugno, a Siviglia. «Questa candidatura rappresenta una grande opportunità ed è anche la dimostrazione della capacità di cinque realtà di governo del territorio, di cinque enti locali, di cinque province, di lavorare assieme» – sostiene Sergio Reolon, presidente della provincia di Belluno, che collabora, in questo grande progetto, con Bolzano, Trento, Pordenone e Udine. A chi obietta che l’intervento dell’Unesco può rappresentare più un vincolo, che una protezione, Reolon propone questa riflessione: «Come si può coniugare tutela e sviluppo? La nuova frontiera dello sviluppo economico, che uscirà da questa crisi mondiale, durissima, sarà quella della green economy, la capacità di far si che ambiente e territorio non siano più usati, sfruttati, ma siano invece una componente fondamentale della crescita. La loro valorizzazione sarà davvero la nuova frontiera dello sviluppo economico». L’assessore provinciale Irma Visalli, che segue da vicino l’evolversi di questa candidatura, ha illustrato con coinvolta meticolosità il percorso fatto sino ad ora e gli ideali che l’hanno animato, per concludere con un riferimento agli ultimi passi, che restano da fare, prima del prossimo mese di giugno. Per Annibale Salsa, presidente nazionale del Club alpino italiano, le Dolomiti devono restare montagne vive, di comunità in cui l’innovazione può essere un’opportunità sostenibile, senza scempi, per il bene di tutti. Da Giovanni Puglisi, presidente della commissione italiana dell’Unesco, un parere autorevole e lusinghiero. Marco Dibona
Corriere della Sera 01.03.2009 Cortina Patto tra Belluno, Trento, Bolzano, Pordenone e Udine La sfida delle vette : «Le Dolomiti saranno protette dall'Unesco» Mobilitate 5 province, verdetto a giugno Dal nostro inviato CORTINA D'AMPEZZO (Belluno) — Se ne parla dagli anni '90, ma questa dovrebbe essere la volta buona: le Dolomiti stanno per entrare nel gotha dei patrimoni mondiali, firmati Unesco. La decisione finale verrà presa dalla Commissione ad hoc, in giugno, a Siviglia. Ma gli ispettori Iucn (International Union for Conservation of Nature) hanno già valutato positivamente la candidatura, che, apportati i correttivi richiesti (9 siti di eccezionale bellezza naturale ed eccezionale valore geomorfologico, rispetto ai 13 presentati in precedenza), risponde finalmente ai criteri indicati. Dunque, nelle valli alpine del Nordest c'è ottimismo. Fatto sta che, ieri, a Cortina — la località più famosa delle Dolomiti — si sono riuniti i rappresentanti delle cinque province interessate (Belluno, Bolzano, Pordenone, Trento, Udine) per fare il punto sull'iter della candidatura, e sulla gestione del «valore aggiunto» che otterrebbe il territorio attraverso il marchio di Patrimonio naturale dell'umanità. «Le statistiche dicono che i siti Unesco portano automaticamente il 30 per cento di turismo in più», avverte Sergio Reolon, presidente della Provincia di Belluno, che ha assunto il ruolo di coordinamento. Questo è il punto più delicato. Dai discorsi pronunciati in pubblico, nell'Alexander Girardi Hall, gremita, la questione business come opportunità/rischio viene trattata con accenti diversi. Tuttavia, bisognerà arrivare al traguardo per verificare se le nobili intenzioni (crescita culturale, tutela dell'ambiente, turismo compatibile), l'annunciata green economy del futuro, reggeranno alla prova della realtà. Se la politica del «blocco delle seconde case» sbandierata come fiore all'occhiello del Trentino dall'assessore al Paesaggio, Mauro Gilmozzi, sarà motivo d'ispirazione per l'area dolomitica doc. Del resto, gli ambientalisti, guidati da Mountain Wilderness (la prima associazione che propose la candidatura Unesco), sono in stato d'allerta. Il portavoce Luigi Casanova avrebbe preferito per le Dolomiti il riconoscimento «culturale», invece che «ambientale». «Diversamente — spiega — vengono salvaguardate le cime, ma i vincoli non toccano le vallate e i paesi nel loro contesto storico-sociale». Per inciso, se la pratica si concluderà positivamente, quello dolomitico, dopo le Eolie, sarebbe il secondo sito italiano Unesco con l'imprimatur per le bellezze della natura. Mentre, alla voce cultura, il nostro Paese annovera 44 siti. Ai timori di Mountain Wilderness risponde il Cai, per bocca del presidente Annibale Salsa: «Il problema non è il no ma il come — dice —. La natura da sempre è addomesticata; occorre individuare il limite da non valicare». Dal fronte del pragmatismo spinto, invece, c'è chi teme che il marchio Unesco freni lo sviluppo. Su tutto, domina l'orgoglio ritrovato dell'unità di intenti di 5 province diverse (si pensi all'invidiata autonomia speciale del Trentino Alto Adige), che sperimentano un metodo condiviso. E il sindaco di Cortina, Andrea Franceschi, fuori dal convegno ripropone il tema della tangenziale che aveva acceso gli animi di ampezzani e villeggianti: accantonato il vecchio progetto, se ne attende uno nuovo dall'Anas, a basso impatto ambientale. Marisa Fumagalli
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