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OTTOBRE A favore del ripristino della Carnia-Tolmezzo /1 In primo piano Per posta e per e-mail Vorrei fare alcune considerazioni sulle lettere pubblicate il giorno 14 e il giorno 18 ottobre inerenti alla dismessa linea Carnia-Tolmezzo. Lettere al riguardo negli ultimi tempi se ne erano già lette numerose, a dimostrazione che l’argomento suscita non poco interesse, visto anche che si tratta di cosa pubblica. A differenza di molte altre linee da tempo abbandonate e ormai demolite, questa è ancora in condizioni di essere ripristinata o come linea vera e propria o a uso turistico. Chi scrive ha il brutto vizio di frequentare Paesi quali Austria, Germania e Svizzera e suo malgrado si trova a doversi confrontare con realtà lontanissime dal punto di vista dell’utilizzo di vecchie linee. Il discorso vale anche per il resto d’Europa e del mondo, se si pensa che in Bosnia dopo tutto quello che hanno passato è stata ripristinata una linea a scartamento ridotto a uso turistico; evidentemente hanno capito che la rinascita e il rilancio di un’area depressa si fa anche in questo modo. E da noi? Da quanto leggo ci sarebbe chi è pronto a realizzare tutto ciò, ma è ostacolato da decisioni politiche che appaiono miopi di fronte a qualunque opportunità di rilancio di una zona, che spesso si dichiara in affanno, ma non esita a proporre “gerle” dai costi scandalosi che nulla darebbero a quelle terre. Eppure ogni qual volta in regione si effettuano tra mille difficoltà treni speciali a vapore e no, l’interesse della gente è fortissimo, come dimostra il successo del treno Gorizia-Bled. È di pochi mesi fa la notizia della costruzione della pista ciclabile Cervignano-Grado sul tracciato di una ferrovia che qualunque amministratore intelligente avrebbe recuperato al servizio ferroviario, considerando il bacino d’utenza di una zona fortemente turistica. L’occasione per la Carnia di invertire questa tendenza è a portata di mano, ma l’impressione è che possa sfuggire per l’ennesima volta, accontentandoci di avere una regione che pullula di piste ciclabili spesso sottoutilizzate se non del tutto inutili! Daniele De Anna Remanzacco A favore del ripristino della Carnia-Tolmezzo /2 Può sembrare strano che, proprio nell’anno in cui molto probabilmente si perderà l’unico collegamento ferroviario diurno rimasto tra Venezia, Udine e Vienna (una scelta scellerata, che danneggerà il turismo udinese e friulano in genere e tutta una rete di relazioni anche culturali con l’intera l’Austria) e tutti – amministratori, uomini politici, operatori turistici – dovrebbero sentirsi coinvolti in prima linea per la sua difesa, ci sia qualcuno che proponga il ripristino, a scopi turistico-museali, di ciò che rimane della storica ferrovia carnica, la Carnia-Villa Santina, ovvero il tronco tra Carnia e Tolmezzo, fronteggiando una lunga contesa con gli stessi amministratori carnici che sembrano sempre bellamente dimenticarsi che esista e se ne vorrebbero probabilmente sbarazzare. Eppure, nonostante la diversità delle problematiche, c’è una sola ratio che accomuna queste due situazioni: il sovrano disprezzo per tutto ciò che è una risorsa pubblica, di tutti, che ha rappresentato nella nostra storia un mezzo di trasporto ecologico e sicuro per le nostre genti, e che ha fatto la storia di questa regione, aprendola dall’isolamento, mettendola in contatto con altri popoli, favorendone la conoscenza. Mentre in tutta la regione alpina (vedasi gli illuminanti esempi delle province autonome di Trento e Bolzano) si potenziano i collegamenti transfrontalieri e si rinnovano o si riaprono linee ferroviarie locali da anni chiuse al traffico, con positivi risultati commerciali e cambiamenti radicali nelle abitudini della scelta del vettore di trasporto (dall’auto al treno), qui in Friuli sembra spirare un’aria ben diversa, avversa al treno, al quale tutt’al più relegare un ruolo di trasporto pendolare, feriale, di collegamento lungo un unico asse privilegiato, quello dell’asburgica e lenta «Veneto-Illirica», tra Venezia, Treviso, Pordenone, Udine, Gorizia e Trieste: linea fondamentale, d’accordo, ma che già quando venne inaugurata 149 anni fa dimostrava tutti i difetti di oggi. E così, se da un lato si rispettano soltanto (in parte e a fatica) le esigenze dei pendolari, tutto il resto della rete ferroviaria regionale langue. Languono la Pedemontana Gemona-Sacile e la Casarsa-Portogruaro, chiuse al traffico tutta l’estate, langue la Pontebbana, nonostante gli imponenti lavori di ammodernamento di questi ultimi anni, che è stata allontanata dai centri abitati e ha perso le caratteristiche di una linea al servizio dei centri che un tempo collegava uno ad uno, langue la Udine-Cervignano, chiusa al servizio i giorni festivi. Il ripristino al servizio turistico della Carnia-Tolmezzo sarebbe un bel segnale di inversione di rotta, in questo scenario così deludente e sfavorevole per le nostre strade ferrate. Ciò che ha compiuto in questi ultimi dieci anni un gruppo di volontari e appassionati è ammirevole e degno della massima considerazione. La vecchia ferrovia carnica, che il prossimo anno compirà cent’anni, potrebbe attirare non solo migliaia di appassionati ma anche semplici cittadini con le loro famiglie, assaporando il breve viaggio lungo un percorso di grande bellezza paesistica, e adatto a far conoscere anche ai più giovani la storia della nostra idea di progresso. Romano Vecchiet Udine
Il Gazzettino 30.10.2009 INFRASTRUTTURE Norme antisismiche e nuove opere fanno salire il costo dell’intervento Prestiti miliardari per la A4 Terza corsia, Autovie Venete costretta a chiedere 1.800 milioni di euro alle banche TRIESTE - La battaglia di Autovie Venete sui fondi della terza corsia A4 non è contro l’Anas. È contro il tempo. La società concessionaria controllata dalla Regione Friuli Venezia Giulia tramite Friulia deve accedere rapidamente al credito delle banche e della Cassa depositi e prestiti per un totale che impressiona: 1,8 miliardi di euro. E deve fornire le adeguate garanzie di "bancabilità", come si dice con termine tecnico e come sta scritto nelle richieste formalizzate dall’Anas. L’Azienda di Stato il 10 novembre terrà un Consiglio d’amministrazione che potrebbe approvare il piano finanziario della nuova, grande scommessa infrastrutturale a Nordest. Le spese preventivate attualmente per la terza corsia e per tutte le opere accessorie (a cominciare dall’autostrada Villesse-Gorizia, in partenza a dicembre) ammontano a circa 2,3 miliardi di euro. In un primo tempo erano state definite in poco più di 1,8 miliardi, ma poi il Governo ha allargato le competenze del commissario Renzo Tondo, governatore del Friuli. E si sono poste di traverso molteplici condizioni avverse, elencate proprio ieri nel Cda di Autovie dal nuovo amministratore delegato Dario Melò: l’adeguamento dei prezzi e quello delle opere alle prescrizioni imperative dei Consorzi di bonifica, del Genio civile, dell’Autorità di bacino. E non è finita: servono più soldi anche sulla scorta delle più recenti norme antisismiche e per via dell’aumento delle superfici di depurazione. La lista delle doglianze finanziarie seguita con il rafforzamento delle difese ambientali e anche - cosa importante per il futuro non prossimo - la maggiore occupazione di terreno in previsione di una quarta corsia. Trovare quasi 2 miliardi di euro non è facile, eppure bisogna. Renzo Tondo ha ben presente che Pietro Ciucci, il presidente dell’Anas, la scorsa settimana a Roma gli ha detto a chiare lettere che bisogna fornire garanzie di "bancabilità". E lui, il presidente-commissario, ha fatto sospendere e aggiornare al 17 novembre l’assemblea di Autovie convocata per l’esame del piano che ancora non c’è. E ha tagliato corto: «Ha ragione l’Anas, le cose vanno fatte come Dio comanda. Se serve qualche settimana, ce la prendiamo e basta». Ma dove punta il Friuli Venezia Giulia? Come pensa di pagare somme che da sole valgono quasi mezzo bilancio della Regione? Autovie Venete ha formalizzato una richiesta esplicita all’Anas: bisogna rispettare i patti della vecchia convenzione 2007, dove si prevede un indennizzo a fine concessione, fra 8 anni: e sapete la cifra? Giusto 1,8 miliardi di euro. I conti tornerebbero: il Friuli metterebbe un buon mezzo miliardo con fondi propri di Autovie, insistendo sull’evidente circostanza che la terza corsia serve al Paese e all’Europa, non soltanto al Nordest. È vero che Tondo non vuole ancora porsi il problema pratico di cosa possa succedere nel 2017, di quali assetti di gestione della A4 a tre corsie possano configurarsi. Ma appare decisiva la prospettiva (sulla cui praticabilità il Governo è impegnato a provvedere per legge) di affidare la proprietà dell’autostrada Venezia-Trieste a una società mista di diritto pubblico composta da Anas, Regione Veneto e Regione Friuli Venezia Giulia. A quel punto carte, debiti e indennizzi potrebbero rimescolarsi. Ma ha ragione Tondo: mancano 8 anni.
Il Gazzettino-Ud 30.10.2009 TRAFFICO STRADALE Mappe di rischio per tutti i Comuni A4 e Pontebbana sorvegliate speciali TRIESTE - Decisa dalla Regione un’indagine statistica in tutti i 219 Comuni del Friuli Venezia Giulia, con lo scopo dichiarato di utilizzare i dati raccolti dal Registro tumori regionale dal 1995 al 2005, raffrontando i territori attraversati con quelli non attraversati dalle principali direttrici di traffico: si tratta dell’autostrada A4 Venezia-Trieste, della A23 da Palmanova a Udine e Tarvisio e della statale Pontebbana in tutto il suo lungo tratto friulgiuliano, vale a dire dal confine fra Veneto e provincia di Pordenone alla frontiera di Coccau con l’Austria. Il programma prevede la definizione di mappe di rischio in relazione ai tumori delle vie respiratorie, soprattutto quelli alla laringe, alla trachea, ai bronchi e ai polmoni. Si tratta di patologie che presentano elevati tassi d’incidenza in Friuli Venezia Giulia. E sebbene sia noto che 9 casi su 10 vadano attribuiti al fumo di sigaretta, resta importante che la Sanità pubblica accerti il "ruolo" di altri agenti cancerogeni. E fra questi primeggiano i residui della combustione dei motori a scoppio, come Pm10 e Pm2,5. Ancora maggiore rilevanza assume il problema - come annotano gli esperti della Sanità regionale - di fronte a un’evoluzione esponenziale dei traffici veicolari in Friuli Venezia Giulia sull’asse Est-Ovest. Allo scopo di verificare le variazioni geografiche delle incidenze dei tumori alle vie respiratorie, la Regione intende ottenere la definizione di vere e proprie mappe di rischio, con le quali l’incidenza su ciascun territorio comunale sarà posta a raffronto con la media del Friuli Venezia Giulia, con tanto di media di rischio per fasce d’età e per sesso.
Corriere delle Alpi 29.10.2009 Ieri pomeriggio Interrogazione anche sull’A27 PONTE NELLE ALPI. Tra le interrogazioni quella del gruppo «VotoxPonte» sul prolungamento della A/27. Il documento, però, voleva «tastare il polso» e verificare le diverse sensibilità all’interno della maggioranza, «stanare» e «far venire il mal di pancia» a qualche esponente della maggioranza sensibile ai temi ambientalisti.
Il Gazzettino 27.10.2009 UNESCO Le cinque Province hanno approvato lo statuto della Fondazione Ora le Dolomiti hanno la Carta Antonella Lanfrit UDINE - Le Dolomiti patrimonio dell’umanità camminano speditamente per rendere operativi i propri strumenti di salvaguardia: ieri a Udine è stato licenziato lo Statuto definitivo per la costituzione della Fondazione, trovando la formula, un Consiglio direttivo, perché anche le Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto abbiano voce in capitolo insieme alle Province di Belluno, Bolzano, Trento, Pordenone e Udine. Era il nodo politico che restava da sciogliere ed ora che tutti i sette soci fondatori hanno trovato il modo di rappresentarsi si procederà per la ratifica del documento da parte di Giunta e Consiglio delle cinque province e la firma dal notaio. Spetterà quindi alla Regione del Veneto riconoscere la Fondazione, poiché la sua sede fiscale e legale è a Belluno. “Vogliamo che sia operativa entro gennaio 2010”, ha confermato al termine dei lavori del tavolo politico l’assessore alla Montagna della Provincia di Udine, Otorino Faleschini. Del Consiglio direttivo (che si aggiunge a Cda, presidente, comitato scientifico, collegio dei sostenitori e dei revisori dei conti) faranno dunque parte le due Regioni e le cinque Province, con il compito di dare gli indirizzi strategici per i piani di gestione e di assicurare azioni “armonizzate” rispetto alle politiche territoriali e ambientali. L’organismo, inoltre, esprimerà parere obbligatorio sugli atti del Cda. “In questa Fondazione bisogna crederci – ha detto l’assessore alla Cultura del Friuli Venezia Giulia, Roberto Molinaro –. Come Regione abbiamo chiesto di entrare a far parte, insieme al Veneto, perché sappiamo che è uno strumento di sviluppo del territorio”. Tra le dodici azioni che la Fondazione potrà sviluppare vi sono l’eventuale adozione di nuovi strumenti di salvaguardia e la possibilità di esprimere “il parere” sulla pianificazione territoriale che Regioni e Province faranno nelle aree su cui insistono le cime. Il 2 dicembre incontro a Venezia.
Corriere delle Alpi 26.10.2009 In Regione Trento interroga sul pedaggio per la A27 “A quanto ammonterà il pedaggio che i ‘cadorini’ dovranno pagare per transitare nel nuovo tratto della A27 di prossima realizzazione?” E’ questo uno degli interrogativi posti dal consigliere del Partito Democratico Guido Trento in un’interrogazione a risposta immediata presentata alla Giunta. Il consigliere chiede, inoltre, “per quanti anni sarà applicato questo pedaggio, se la strada attuale verrà chiusa al traffico pesante e se la circonvallazione di Longarone prevista nel Piano Triennale Anas verrà realizzata o meno”.
Corriere delle Alpi 25.10.2009 «L’acqua non è merce privata» In millecinquecento hanno sfilato nel corteo a tutela del «bene comune» Amministratori, associazioni giovani e non si sono ritrovati per dire no allo sfruttamento Cristian Arboit BELLUNO. Nessuno si sarebbe mai immaginato una partecipazione del genere.
Sono state oltre 1500 le persone che ieri hanno preso parte alla manifestazione
contro la privatizzazione dell’acqua. Un messaggio trasversale contro lo
sfruttamento del oro del Terzo millennio. Che sia la Piave o il Vajont, il
messaggio è stato forte e chiaro. Emblematico il grido che si è innalzato
davanti alla sede di Confindustria, dove si è rotta simbolicamente una diga
fatta di lenzuola: «Rompiamo gli invasi». «Acqua, pescatori, fonte di vita. E non aggiungo altro», afferma Giuseppe Giacobbi, presidente del bacino di pesca del Centro Cadore. «L’unico modo per sopravvivere è mantenerla in mano pubblica», dice. Piave in pericolo. L’esempio più eclatante è a portata di mano. Basta guardare al fiume simbolo di Belluno, uno dei corsi d’acqua più sfruttati d’Europa. Il novanta per cento della sua acqua è intubata e dirottata verso le terre basse, ma lo stesso vale per altri torrenti bellunesi, spossati da una pianura troppo spesso assetata e mai sazia. A confermarlo è anche il consigliere regionale Guido Trento. Proprio in questi giorni in Regione si sta discutendo il nuovo piano delle acque, un documento che per l’esponente politico è semplicemente “vergognoso”. «Il Piave e il Brenta non sono minimamente tutelati. Il deflusso minimo vitale non è garantito». Ma lo scandalo è un altro: nel piano - ai fini delle concessioni - si considerano ancora i 150 milioni di metri cubi dell’invaso del Vajont, ma anche la volumetria - circa nove milioni di metri cubi - del lago di Pontesei nello Zoldano. E questo, nonostante una frana abbia ridotto la portata del bacino. «Questo dimostra quanto conta il Bellunese. In pianura, invece, si continuano a sprecare le nostre risorse», sostiene Trento, che punta il dito anche contro i tanti pozzi abusivi presenti sul territorio veneto. «Il risultato - dice Trento - è che noi paghiamo, loro no». Comuni in prima fila. Tra gli amministratori presenti c’è anche il sindaco di Domegge Lino Paolo Fedon: «Vorrei che le competenze ritornassero ai comuni - premette il primo cittadino - ma so anche che non è possibile. L’acqua è il nuovo petrolio e non la vedo in mano privata». Ma Fedon difende il diritto dei comuni di realizzare delle centraline sul proprio territorio: «Basta avere rispetto delle risorse», dice riferendosi a un progetto che il Comune sta portando avanti da tempo, quello di una centralina sul torrente Talagona. «L’impatto ambientale è pressoché nullo», afferma Fedon, che ha ricevuto il via libera del bacino di pesca. «Siamo stati coinvolti nella decisione e il progetto è valido», afferma il presidente del bacino Giacobbi. Ma non tutto il mondo è paese. E’ il caso dell’Agordino, dove procede il progetto di una centralina in valle del Mis da parte del Parco delle Dolomiti. «Nessuno ci ha coinvolto e il rischio è quello di uno scempio», afferma il presidente del bacino Enrico D’Isep. «L’Agordino - ricorda D’Isep - è il comprensorio più sfruttato». Attenzione alle centraline. Un appello alla cautela - dopo la presa di posizione di ieri del sindaco di Vigo di Cadore - arriva dall’ex assessore provinciale all’urbanistica Irma Visalli. «Il problema deve essere risolto alla radice. I nostri comuni non hanno le risorse per andare avanti e devono arrangiarsi come meglio possono sfruttando il territorio». Da qui l’invito a Regione e Stato di mettere gli enti secondari nelle condizioni di fare da soli. «Altrimenti - avverte Visalli - il rischio è quello di trovarsi impianti in ogni comune senza un minimo di regolamentazione». E questo, senza contare lo sfruttamento continuo dei fiumi: «Siamo colonizzati». L’inizio di un percorso. «Spero sia solo l’inizio di un movimento d’opinione», si augura Claudio Nevyjel. «L’acqua bene comune è un principio irrinunciabile». Tanto è stato ribadito da tutti gli organizzatori e partecipanti dell’evento. Su tutti il comitato acqua-bene comune e i ragazzi del Blitz, presenti in massa. «Il servizio idrico integrato deve rimanere in mano pubblica. E’ una questione di sopravvivenza», ha detto il presidente del comitato Valter Bonan. Il Piave, nel frattempo, ringrazia ma continua a mormorare in attesa di misure concrete.
La destra «E’ anche una nostra battaglia ma nessuno ci dà appoggio» BELLUNO. «E’ due anni che facciamo questa battaglia, ma nessuno ha mai voluto darci il suo appoggio. Non vorrei ci fossero motivi ideologici. Per noi non è una questione partitica o ideologica». Per questi motivi Titti Monteleone, segretaria regionale della Destra, ha deciso di manifestare “in proprio” con uno stand in piazza dei Martiri. Con lei alcuni esponenti della Gioventù italiana e l’avvocato Paolo Patelmo. Qualcuno temeva un incontro ravvicinato tra i manifestanti e i ragazzi della Destra, ma tutto si è svolto in maniera pacifica e civile. «Siamo contro la privatizzazione dell’acqua», conferma Monteleone. «Mi chiedo dove fossero tutte le associazioni che hanno manifestato in piazza due anni fa quando abbiamo iniziato la nostra lotta. Spero non si faccia solo dell’ideologia». (cr.ar.)
Il Gazzettino-Bl 25.10.2009 «Giù le mani dall’acqua» Corteo, comizi e musica per difendere il prezioso bene dalle speculazioni di gestori privati Un telo blu fluttuava per le strade del centro di Belluno ieri pomeriggio, facendo rimbalzare tanti palloncini celesti. Era uno dei simboli utilizzati dal comitato “Acqua bene comune” nel corso dell’omonima "maniFESTAzione" per sensibilizzare la cittadinanza sul tema della privatizzazione delle risorse idriche imposta dal Governo in recepimento delle direttive europee. Il corteo, che ha raccolto 1500 persone secondo gli organizzatori, circa 700 secondo la Questura, è arrivato a Borgo Piave tra soste, comizi e musica. La festa con giochi e dibattiti si è mescolata alla raccolta di firme. Il comitato ha proposto, infatti, una petizione perché l’acqua non sia privatizzata ma sia riconosciuta, piuttosto, come un servizio pubblico essenziale a gestione locale. Gran parte del testo è dedicata anche alla tutela del fiume Piave. Il 90% delle acque del bacino sono indirizzate a scopi produttivi e solo il 10% scorre nel letto del fiume. Troppo poco per garantire il deflusso vitale del fiume e permettere la pesca. Insomma, sulla gestione dell’acqua economia e sostenibilità si scontrano. Valter Bonan, presidente del comitato, replicando ai dubbi sollevati dal sindaco di Vigo, dice: «Perché i Comuni non reclamano dalla Regione i soldi che avanziamo dal canone del demanio idrico (circa 18 milioni di euro) o i fondi per la montagna prima di sfruttare le risorse ambientali?». Bonan ha citato anche il problema delle concessioni storiche e ha specificato che il comitato chiede solo l’applicazione di leggi vigenti. Hanno marciato anche Lugi Casanova, vice presidente di Cipra Italia, l’indiana Jaysarkal, il valtellinese Adriano Licini, che organizzerà una cosa analoga in marzo, e Alessandro Mazzer che presenterà una mozione alla Conferenza del clima a Copenhagen. Durante il corteo nessuna tensione. In piazza dei Martiri era presente anche una rappresentanza del Progetto H20 promosso da “La destra” che mira a restituire libero accesso all’acqua ai cittadini.
Emendamento per preservare il fiume Piave «Entro il fine settimana sarà approvato il primo piano acqua del Veneto. L’acqua è il patrimonio più grande della provincia di Belluno. Siamo stufi che a comandarci sia la pianura!». A parlare il consigliere regionale Guido Trento (Pd), presente eri pomeriggio al corteo “Acqua bene comune”. Ha presentato un emendamento in sede regionale perché il Piave sia escluso dalle deroghe al deflusso vitale e perché dal bilancio idrico siano eliminate disponibilità insussistenti di Pontesei e Vajont. «In provincia abbiamo avuto 2.000 morti a Longarone e 13.000 per siliciosi nella costruzione di dighe. Inoltre, Perarolo e Cencenighe potrebbero essere nuove Giampilieri. La gestione idrica implica conseguenze sulla sicurezza della gente».
La Tribuna di Treviso 24.10.2009 Sei progetti in attesa di avanzamento Ecco i project financing su opere infrastrutturali dichiarati di pubblico interesse dal Veneto e il rispettivo stato di avanzamento. Questo elenco non tiene conto dei project financing presentati per nuovi ospedali, case di riposo, parcheggi e in genere tutte le opere cosiddette «calde», cioè che danno tariffe. 1) PEDEMONTANA VENETA , superstrada a pedaggio, valore 2,1 miliardi di euro, già affidata al consorzio di imprese Sis. 2) NOGARA MARE , autostrada regionale, importo 1,4 miliardi di euro, promotore Confederazione Autostrade (Brescia Padova, Gruppo Gavio, Padova Venezia, Autobrennero), acquisito il parere dei ministeri Ambiente e Beni culturali, procedura in corso di approvazione al Cipe. 3) GRAP , grande raccordo anulare di Padova, importo 600 milioni di euro, promotore Autostrade Brescia-Padova e Padova-Venezia, progetto preliminare privo ancora di Via regionale e Via nazionale, sotto contestazione per legge obiettivo (si rietiene che ne sia escluso ma si confida che il prossimo Dpef nazionale lo includa). 4) SISTEMA TANGENZIALI VENETE , importo 2,250 miliardi di euro, promotori un’Ati con Pizzarotti, Mantovani e Maltauro, in procedura di legge obiettivo dopo l’ok dal Via regionale. 5) MEOLO-JESOLO , superstrada a pedaggio, solo dichiarazione di pubblico interesse, non ancora iniziata la procedura di impatto ambientale, importo 220 milioni di euro, proponente un’Ati con Adria Infrastrutture, Strade del mare spa, Consorzio vie del mare. 6) PASSANTE ALPE ADRIA , arteria di prolungamento dell’A27, importo 1,2 miliardi di euro, promotore un’Ati con Mantovani e Grandi Lavori Fincosit, progetto ancora in attesa della valutazione d’impatto ambientale.
Il Gazzettino-Bl 24.10.2009 PROLUNGAMENTO A27 Gli industriali rilevano le azioni cedute dalla Provincia di Padova "Venezia-Monaco" Entra Confindustria La Provincia di Padova esce dalla Società per l’autostrada di Alemagna, già al centro di vivaci discussioni sull’opportunità di continuare a tenerla in vita visto il venir meno della ragione sociale, e Confindustria Belluno Dolomiti ne rileva il mini-pacchetto azionario (2,6%). «Un’occasione da non perdere» l’ha definita il presidente Valentino Vascellari, spiegando che l’ingresso societario altro non è che un gesto simbolico per tenere viva l’attenzione sul bisogno della provincia, e di tutto il Veneto, di avere uno sbocco a nord, verso l’Europa. «Per andare oltreconfine - aggiunge ancora il presidente - useremo tutte le leve possibili, specie ora che la Regione Veneto sta dimostrando apertamente di voler prolungare la A27. Avrà tutto il nostro sostegno perchè si tratta di un’opera che avrà una grande funzionalità per l’economia e la vita di Belluno. Ora si tratta di fare un passo in più e di dare una prospettiva al prolungamento». Nata nel 1960 con l’obiettivo di promuovere la realizzazione della famosa Venezia-Monaco, fermatasi a Pian di Vedoia, la società ha sempre dovuto fare i conti con l’irremovibile "nein" del Sudtirolo, tanto da aver costretto il Veneto a ripiegare sul tracciato A27-A23 attraverso il Centro Cadore e la Carnia per allacciarsi al valico di Tarvisio. La Regione Veneto si è impegnata per realizzare altri 20 chilometri fino a Pieve di Cadore. Da qui l’innesto degli industriali bellunesi nella società di Alemagna che ha l’obiettivo di non far calare l’attenzione sull’esigenza di uno sbocco europeo.
MANIFESTAZIONE Tutti in corteo per difendere il bene acqua “Acqua bene comune". Per difendere l’acqua da possibili speculazioni legate alla privatizzazione, oggi il Comitato organizza una manifestazione itinerante, dal piazzale stazione a Borgo Pra, che si arricchirà di musica, spettacolo e riflessione. Sarà anche l’occasione per firmare la petizione che rivendica la proprietà comune dell’acqua. Alla manifestazione hanno dato il loro appoggio anche Alex Zanotelli, Marco Paolini e Riccado Petrella. L’appuntamento è alle 15 con il raduno in stazione. Interverranno anche Sandro Buzzatti, con una lettura de "Il respiro dell’acqua". Seguirà il reading musicale "La dura madre" con i "Blues del Piave" e poi giocoleria e ristoro per tutti.
Corriere delle Alpi 24.10.2009 Con la partecipazione si punterà su una rete viaria più importante A Confindustria Belluno il 2.6% di Società per l’autostrada BELLUNO. Confindustria Belluno Dolomiti è entrata formalmente a far parte della Società per l’autostrada di Alemagna spa, acquistando una partecipazione societaria pari al 2,6% della quota capitale. Con questa mossa, l’associazione che riunisce gli industriali della provincia di Belluno afferma ancora una volta di credere fortemente nell’importanza strategica di dare uno sbocco verso nord alla Regione Veneto. «È un’occasione da non perdere - ammonisce Valentino Vascellari Presidente di Confindustria Belluno Dolomiti. La Regione Veneto sta dimostrando apertamente di volere il proseguimento dell’A27: ha tutto il nostro sostegno, perché si tratta di un’opera che avrà una grande funzionalità per l’economia e la vita in provincia di Belluno. Ora si tratta di fare un passo in più e di dare una prospettiva al prolungamento dell’autostrada A27, con uno sbocco ai territori limitrofi». La Società per l’Autostrada di Alemagna Spa è stata fondata nel 1960 per promuovere la realizzazione di un’infrastruttura che collegasse direttamente Venezia con Monaco di Baviera. Fanno parte della compagine societaria più di 100 soggetti fra amministrazioni pubbliche e associazioni di categoria. La provincia di Belluno è ben rappresentata anche nel Consiglio di Amministrazione, di cui fanno parte Camera di Commercio, Provincia, Comune di Belluno e Comunità Montana Agordina. Con l’ingresso di Confindustria Belluno Dolomiti viene rafforzato anche dal mondo economico bellunese il sostegno alla realizzazione di un’opera che consegni finalmente anche al Veneto un collegamento esterno diretto verso i flussi di merci e turisti provenienti dall’Europa.
Il corteo parte alle 15 dalla stazione Manifestazione per dire no allo sfruttamento dei fiumi BELLUNO. Appuntamento alle 15 di oggi alla stazione ferroviaria per la manifestazione “L’Acqua è vita”. Associazioni, comitati e singoli cittadini attraverseranno Belluno per arrivare a Borgo Piave per ribadire lo stop allo sfruttamento dei fiumi e alla privatizzazione dell’acqua. I concetti della manifestazione sono chiari: «L’acqua è un bene comune, un diritto umano universale non assoggettabile a meccanismi di mercato; la proprietà e la gestione del servizio idrico devono essere pubbliche e partecipate dai cittadini, improntate a criteri di equità, solidarietà (anche in rapporto alle generazioni future) e rispetto degli equilibri ecologici; e soprattutto va ristabilita una corretta, sostenibile e trasparente gestione dei fiumi e dei laghi di queste montagne, da tempo soggetti ad artificializzazioni inaccettabili ed utilizzi impropri e speculativi». Ma la manifestazione servirà anche per ribadire altre emergenze come le norme di settore non rispettate, le promesse di interventi non mantenute, l’assenza di controlli e di trasparenza gestionale. La manifestazione sarà costellata anche da testimonianze vicine e lontane (dall’India, dal Vajont, dal Monastero di Sezano...), dall’intervento teatrale di Sandro Buzzatti “Il respiro delle acque”, dal reading musicale “La dura Madre - I blues della Piave”, giocoleria, equilibrismi e clownerie con “Santosh ed Improvvirus”. Alla petizione della manifestazione “Acqua Bene Comune”, oltre a numerosi enti (Cai, Bacini vari, Wwf, Mountain Wilderness eccetera) hanno aderito anche padre Alex Zanotelli, Marco Paolini, Riccardo Petrella, Massimo Carlotto, Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua e Comitato italiano per il contratto mondiale sull’acqua.
L'intervento Acqua bene comune, se serve a mantenere la vita in montagna Antonio Mazzucco* A tutti coloro che oggi scenderanno in piazza per una «manifestazione gioiosa» contro i «predoni dell’acqua» vorrei chiedere quale soluzione realistica pensano di proporre per contribuire alla salvaguardia della vita in montagna. A tutti coloro che si identificano in una visione idilliaca e ideologica dell’ambiente, a tutti coloro che credono che l’acqua dovrebbe «scorrere liberamente nei letti dei fiumi, a formare rivoli, cascate, in quel favoloso ambiente che è stato anche riconosciuto Patrimonio dell’Umanità», vorrei dire: provate voi ad amministrare un piccolo comune del Cadore o dell’Agordino, con le casse sempre più vuote e le aspettative dei cittadini da soddisfare. Provate voi, cari amici dei comitati, a garantire i servizi alle famiglie, a tenere aperte le scuole e gli asili nido, ad assicurare il trasporto scolastico e l’assistenza agli anziani, a mantenere in ordine le strade, a spalare la neve, ad acquistare i mezzi necessari all’ordinaria attività di un ente locale, naturalmente cercando di non aumentare le tasse in un momento di grave difficoltà economica. Provate voi che siete così bravi a chiedere che l’acqua scenda a valle senza che sia immessa in un tubo per produrre energia pulita. Provate voi a evitare che le nostre montagne si spopolino, senza utilizzare in modo responsabile le risorse che il territorio mette a disposizione. Io ci ho provato. E vi racconto come è andata. Nel 2005 il mio Comune, Vigo di Cadore, è stato obbligato ad aprire un mutuo di undicimila euro per l’acquisto di una Ape Car. Il mezzo serviva agli operai, ma in cassa i soldi non c’erano. Non avevo altra scelta che ricorrere a un prestito, anche a costo di pagare quel mezzo molto più caro a causa degli interessi. Oggi problemi di questo tipo non esistono più. Perché ogni anno nelle casse comunali entrano mediamente 400.000 euro, grazie agli utili prodotti dalla centralina idroelettrica realizzata in dieci mesi sul torrente Piova ed entrata in funzione il 7 luglio del 2006. Il costo dell’opera, oltre 4 milioni di euro, è stato pagato in parte dall’amministrazione comunale (circa 600 mila euro), in parte con un finanziamento a fondo perduto ottenuto tramite la Comunità montana “Centro Cadore” dal Ministero delle Attività Produttive (2.300.000 euro) e per il resto (circa 1.000.000 euro) dalla società che, in concessione, ha realizzato e gestisce l’impianto (EnPiova). Per un Comune con poco meno di mille e settecento abitanti e un gettito dell’Ici che si aggira sui trecentomila euro, quell’impianto è una specie di bombola d’ossigeno che serve a tenere in vita un paese di montagna. Si può dunque dire che a Vigo di Cadore c’è un «prima» e un «dopo» la centralina idroelettrica. Prima anche l’acquisto di una Ape Car era un problema amministrativo ed economico. Prima la manutenzione dei muretti, delle strade e dell’asilo era procrastinata di anno in anno perché i soldi non c’erano. Prima un inverno nevoso rappresentava una disgrazia, perché drenava risorse economiche che spesso non c’erano. Dopo le cose sono cambiate, eccome. Adesso non è che siamo ricchi, ma abbiamo un’entrata che, ogni anno, permette all’amministrazione comunale di investire soprattutto in opere pubbliche e nell’acquisto di mezzi. Spesso senza nemmeno aprire dei mutui. L’esempio forse più significativo di come è cambiata la vita del comune dopo l’entrata in funzione della centrale riguarda l’impianto di illuminazione pubblica. Il nostro Comune estinguerà solo nel 2015 il mutuo aperto nel 1967 per la realizzazione dell’impianto di illuminazione pubblica che nel frattempo è diventato obsoleto, pagando ovviamente interessi enormi. Adesso, grazie agli utili della centrale, stiamo realizzando un nuovo impianto, per di più a basso consumo, e lo pagheremo senza indebitarci. I soldi che il Comune incassa grazie alla produzione di energia pulita da fonte rinnovabile servono a rendere abitabile il paese. Ma qui abbiamo conosciuto anche la miseria e l’emigrazione di massa. Con questa centralina preleviamo una certa quantità di acqua, garantendo comunque sempre il minimo deflusso vitale, e la rilasciamo tre chilometri più a valle. Produciamo energia pulita, per di più nel modo migliore possibile: a basso impatto ambientale e senza la ciclicità di altre fonti rinnovabili come il vento e il sole. Con gli utili della centralina agevoliamo la vita in montagna, contrastando quello spopolamento che affligge molte località della nostra provincia. Noi, insomma, cerchiamo di risolvere in modo concreto i problemi della nostra gente, con un occhio a quel fenomeno che si chiama riscaldamento globale e che tutti a parole vorrebbero contrastare, visto che attualmente oltre l’80 per cento dell’energia elettrica è prodotto bruciando combustibili fossili. Per noi produrre energia pulita significa aiutare l’ambiente, almeno sino a quando qualcuno non scoprirà una ricetta magica per soddisfare la richiesta di energia che tutti noi utilizziamo per vivere. *Sindaco di Vigo di Cadore
Corriere delle Alpi 23.10.2009 Acqua bene comune, non merce Anche i pescatori parteciperanno alla manifestazione di domani BELLLUNO. Armiamoci e partiamo. Insieme. Il presidente del bacino di pesca 9 Ferruccio De Poi chiama a raccolta i “suoi” pescatori in vista della manifestazione contro la privatizzazione dell’acqua che si svolgerà domani (partenza alle 15 dal piazzale della stazione), e coglie l’occasione per fare una serie di considerazioni sullo stato di salute dei fiumi bellunesi. «La richiesta del nostro bacino non cambia», spiega. «Costantemente chiediamo acqua, e acqua pulita, autonomia gestionale e controllo da parte della Provincia. L’acqua è basilare, il resto vien da sé. Parliamo spesso di come una volta i pesci abbondassero, ma l’unica cosa che è realmente cambiata sono i fiumi: non ci sono più piene. Più piove e più i nostri fiumi sono piccoli. E la poca acqua rimasta è estremamente fangosa, perché manca acqua pulita per riuscire a diluirla». Il trattamento che viene riservato ai fiumi, dunque, non è certo dei migliori: spesso vengono lasciati in asciutta, «il canale di scarico di Camolino da giorni di notte è asciutto, mentre di giorno è in piena, ma nessuno fa nulla perché tanto viene garantito il minimo vitale, che è pari a 1 metro cubo, misurato sotto il ponte di Gron. Ma sapete cosa significa Minimo vitale? Che sotto di così si muore. Sette anni fa questo stato di cose ha portato all’estinzione dei temoli, che risalendo si sono stabilizzati a Regolanova, presso gli scarichi fognari di Camolino e della latteria. E per fortuna che sono indicatori di acqua pulita!». Inutile anche la semina di nuovi pesci, perché «prima di liberarli bisogna avere un habitat idoneo, altrimenti non ci sono molte possibilità di riuscita. Provate a mantenere un pesce rosso senz’acqua o con sbalzi continui di acqua e temperature. Questo è quello che succede quotidianamente ai nostri fiumi e ai nostri pesci». Anche i pescatori devono, insomma, fare la loro parte per far tornare i fiumi a vivere: «Nell’assemblea di febbraio mi ero preso l’impegno di entrare in un Comitato per l’acqua. Ora però c’è bisogno anche della tua partecipazione», aggiunge De Poi rivolgendosi ai pescatori del bacino di cui è presidente. «Come pescatore ma soprattutto come cittadino. Non è vero che le battaglie sono perse, prima bisogna provare a farle. Insieme». Domani i pescatori manifesteranno reggendo in mano le canne, simbolo della loro attività. Perché i fiumi tornino a vivere e l’acqua torni ad essere considerata un bene comune e non una merce. Ma i partecipanti alla manifestazione provengono anche da moltre altre realtà associative e culturali bellunesi. (a.f.)
Domani dalle 15 l’iniziativa contro lo sfruttamento dei fiumi Il corteo dalla stazione al Piave BELLUNO. «Acqua bene comune» è il titolo della manifestazione in programma per sabato a partire dalle 15 dal piazzale della Stazione. Il corteo si snoderà lungo il centro cittadino, per arrivare a Borgo Piave. Dal palco testimonianze vicine e lontane, intervento teatrale di Sandro Buzzatti «Il respiro delle acque», reading musicale con il Blues del Piave, giocoleria, equilibrismi, clownerie con Santosh. Il tutto a sostegno di una petizione dal titolo «Acqua bene comune», che pone l’attenzione sullo stato delle acque del Piave, fiume tra i più artificializzati d’Europa. «Meno del 10 per cento dei corsi d’acqua di montagna può essere oggi considerato come naturale. E si continua a vendere e a concedere per finalità speculative più acqua di quanta sia disponibile realmente». La petizione chiede una moratoria di tutte le richieste di nuove concessioni di derivazione (stop alle nuove centrali), di verificare la congruità delle grandi concessioni storiche idroelettriche, rivedere il bilancio idrico del Piave, eliminare le deroghe al deflusso minimo vitale, stabilire il livello minimo dei laghi.
Corriere delle Alpi 22.10.2009 Il consigliere dell’Idv, Angelo Levis, critica il Comune: «Speravo premesse per progetti ecosostenibili» A27, «Perchè Ponte non si oppone?» De Menech replica: «Ho in mente soluzioni viarie già applicate in Europa» Paolo Baracetti PONTE NELLE ALPI. Nella querelle sul prolungamento dell’A27 entra anche Angelo Levis, l’unico consigliere provinciale dell’Italia dei valori e residente a Vich, la frazione dei Coi de Pera. Levis rileva «con dispiacere» che il sindaco di Ponte nelle Alpi, Roger De Menech, non sia «in contrapposizione di idee con nessuno sul prolungamento dell’autostrada». Levis non entra tanto nel merito se l’opera sia necessaria, anche perché «in pratica Ponte ne subisce già le conseguenze. Il dispiacere nasce dal fatto che speravo e pensavo che l’amministrazione pontalpina premesse su soluzioni di viabilità ecosostenibili (Val Belluna e prolungamento ferroviario fino all’Austria)». Invece, secondo Levis, «la ferrovia è vista solo come ristoro (con la conseguenza di non venir considerata neanche dopo quale mezzo di trasporto alternativo)». «Alcune soluzioni per il futuro sono difficili da portare avanti perché si scontrano con mentalità e abitudini di vecchio stampo. I cittadini, però, quando le vedono attuate quasi sempre ne rimangono entusiasti». Levis suggerisce così al sindaco che «l’eventuale prolungamento venga subordinato a opere di ristoro nel territorio e che queste vengano realizzate prima dell’inizio dei lavori autostradali: a Coi de Pera aspettano da decenni il ristoro autostradale del tratto che già abbiamo, l’ormai famigerato tombotto di Lizzona». Il sindaco De Menech, da parte sua, risponde che la posizione della sua giunta è chiara e che «si rifà esclusivamente a atti ufficiali, a quanto contenuto nella delibera regionale e affermato nella riunione di venerdì col presidente Bottacin e gli altri sindaci interessati dall’eventuale prolungamento». Quanto all’utilità? «Se l’A27 si fermasse a Perarolo, i problemi del traffico sarebbero solo spostati un po’ più in su. Ho in mente invece soluzioni viarie già realizzate in Europa che potrebbero essere applicate anche da noi».
Il ponte e la superstrada a braccetto Marchet: «I due progetti possono andare avanti insieme» CESIOMAGGIORE. «Va benissimo il progetto dell’Anas per il collegamento della Superstrada fino a Busche ma visti i costi da affrontare e i tempi di attesa è il caso di considerare con molta attenzione il progetto del ponte di Sanzan proposto dall’ingegner Bonan». Il comitato frazionale di Busche fa il punto dopo la serata dedicata al futuro della viabilità nel Feltrino e nella Valbelluna. Il presidente Angelo Marchet è soddisfatto perché la serata ha raggiunto l’obiettivo: «Volevamo innescare un dibattito su quale viabilità sia meglio per il nostro territorio e vista l’attenzione suscitata dal progetto di Nino Bonan siamo contenti. Detto questo, resta la sostanza. E le ultime cifre comunicate dall’Anas che stima in duecento milioni di euro la somma necessaria per realizzare la galleria da Anzù a Busche deve fare riflettere. Si tratta di somme difficili da reperire e di un’opera che richiede tempi lunghi. Se ci sono voluti quarant’anni per arrivare ad Anzù quanto bisognerà aspettare per questa tratta ancora più impegnativa? Per questo l’ipotesi di realizzare un ponte a Sanzan che colleghi destra e sinistra Piave a sud di Feltre va tenuta in considerazione. Anzi, secondo il comitato un progetto non esclude l’altro». Marchet sostiene che la superstrada debba prevedere già il collegamento con la statale rettificata dopo Busche: «Il progetto esecutivo dovrà contenere non solo il collegamento fino al Sagittario, ma proseguire oltre, altrimenti non sarà comunque risolto il problema dell’intasamento della frazione. Per quanto riguarda il progetto di ponte elaborato da Nino Bonan, Angelo Marchet fissa quelli che a suo avviso sono i lati positivi: «Ci sono state delle opere di miglioramento della vialibilità come a Bardies, oppure il ponte di Busche, altri stanno per partire come la rettifica delle curve di Anzù e l’allargamento del ponte di Bribano. Pensando anche al collegamento con la Pedemontana a Caerano, quel ponte può essere una soluzione insieme ad altri interventi lungo la regionale Feltrina. Non dimentichiamo che poi la Sinistra Piave garantisce il collegamento a Belluno, all’autostrada A27 e offre due sbocchi sulla pianura». (r.c.)
Il Gazzettino 22.10.2009 LO STUDIO Lungo il fiume 50 prese, 17 invasi, 6 dighe e 30 impianti. Sabato
corteo di protesta Nel Piave solo il 10% dell’acqua resta libera «Meno acqua nei tubi e più acqua nei fiumi». Questo è, in sintesi, il messaggio che vuole lanciare il "Laboratorio di promozione sociale Magazzini Prensili" dopo uno studio specifico che denuncia che nel bacino del Piave è rimasto solo il 10% di acqua libera. E proprio per questo sabato pomeriggio alle 15 con partenza da piazzale della stazione si terrà un corteo dal titolo "Acqua bene comune". «Sembra difficile parlare del problema acqua nella nostra provincia», sottolinea Chiara Viale in rappresentanza del Laboratorio. «La percezione comune che l'acqua sia una risorsa illimitata e che l'energia che se ne può ricavare sia pulita - aggiunge la portavoce - è in realtà il risultato di una sistematica opera di omissione dei dati reali e delle informazioni da parte di soggetti portatori di interessi economici quali Enel, consorzi irrigui e imprese private». Ma che cosa si intende per "problema acqua"? «I dati parlano chiaro - risponde Viale -. La portata d'acqua del Piave è ridotta ad 1/3 ed il 90% dei torrenti montani sono prosciugati». Nello studio divulgato si approfondisce il problema dell'artificializzazione che è "intensa ed estesa": 50 prese; 200 chilometri di tubature; 17 invasi di media grandezza; 30 impianti di produzione e 6 grandi dighe. «Nella sola provincia di Belluno che rappresenta l'1% della superficie dello Stato italiano - si evince dall'elaborato - viene prodotto il 5% dell'energia idroelettrica nazionale. E in molti casi l'acqua non viene riimmessa nel bacino di prelievo, ma in altri bacini idrografici». Ma il Piave non è sfruttato solo per la produzione di energia idroelettrica. La ricerca infatti rende noto che «100 mc/secondo della sua acqua vengono utilizzati dai Consorzi di bonifica per uso irriguo» e che «il Piave alimenta anche l'acquedotto di Venezia ed innumerevoli sono le sottrazioni abusive». Tuttavia, a fronte di questa notevole artificializzazione (tra le più alte d'Europa), si sottolinea che «non sono state attivate stazioni di monitoraggio e controllo atte a garantire il deflusso vitale e a verificare la congruità dei rilasci». Ma per capire quale sia la percezione di questa realtà tra la popolazione bellunese, il Laboratorio di promozione sociale Magazzini Prensili ha effettuato un sondaggio telefonico informale su un campione rappresentativo di abitanti della Valbelluna. E per il 79% degli intervistati l’acqua è un bene comune.
Realtà industriale 10.2009 Che cosa succede in tempo di crisi Meno Tir in Austria Che la crisi ci sia lo si evince in Austria anche da un altro indicatore: quello del traffico autostradale. Come è noto, le auto acquistano un bollino che consente di viaggiare per un determinato periodo; il prezzo è lo stesso sia che si voglia andare soltanto fino a Klagenfurt, sia che si voglia percorrere avanti e indietro tutti i 2.000 e passa chilometri della rete autostradale. I camion - cioè il traffico merci - paga invece il pedaggio in base ai chilometri percorsi, con un sistema di telerilevazione automatica (tipo Telepass). E per questo tipo di traffico nel primo semestre dell'anno è stato registrato un calo del 17%. È la prima volta che si verifica un fenomeno del genere. Fino allo scorso anno il traffico dei Tir era stato sempre in crescita, causa soprattutto l'apertura dei confini dell'Est Europa; e con il traffico crescevano le proteste degli abitanti lungo le autostrade, soprattutto in Tirolo, minacciati dall'inquinamento da gas di scarico. Ora, invece, di Tir se ne vedono sempre di meno e si pone il problema inverso, almeno per l'Asfinag (la società che gestisce tutte le autostrade e superstrade), che nel primo semestre ha visto calare il fatturato di 150 milioni di euro. Ciò renderà più difficili in futuro gli investimenti per migliorare e rendere più sicura la rete autostradale. Dovrà attingere, come in passato, a prestiti bancari, aumentando il suo debito consolidato che ora ammonta alla ragguardevole somma di 11,4 miliardi di euro.
Corriere delle Alpi 18.10.2009 Ponte nelle Alpi riflette sull’autostrada De Menech: «Preoccupati per l’aumento del traffico» PONTE NELLE ALPI. The Day after. A bocce ferme dopo essersi confrontato con la sua maggioranza, il sindaco De Menech ritorna sull’incontro in Provincia tra i presidente Bottacin e i cinque sindaci interessati al prolungamento dell’autostrada. L’incontro - esordisce Roger De Menech, il sindaco di Ponte - è stato positivo. «La posizione di Ponte è chiara ed è stata esplicitata nel corso della riunione di venerdì e Bottacin l’ha ben compresa». Le preoccupazioni di Ponte derivano dal fatto che, con la realizzazione del prolungamento, Ponte si trovi, all’improvviso «senza la bretella priva di pedaggio che collega Pian di Vedoja al casello». «Se i costi del pedaggio del nuovo tratto fossero esosi (come è prevedibile per rientrare rapidamente dagli investimenti del project financing) molti automobilisti utilizzerebbero la viabilità normale e a Ponte, ai 18 mila veicoli giornalieri, si aggiungerebbero tutti coloro che ora utilizzano la bretella». «I nostri problemi sono molto simili a quelli di altri sindaci della provincia e noi non ci mettiamo in contrapposizione con nessuno». All’interno del Pat di Ponte (in avanzata fase di progettazione) c’è un «Piano del traffico interno» che fotografa la situazione pesante in cui versa Ponte. «L’argomento sarà affrontato in consiglio e spero che, dopo la discussione, venga emesso un ordine del giorno unitario sull’argomento anche se al momento non c’è alcun elemento concreto sul quale potersi esprimere». «L’auspicio deriva dal fatto che - prosegue De Menech - sull’argomento c’è un’identità di vedute sia nei programmi elettorali di tutti i gruppi sia per quanto detto dalle precedenti amministrazioni». In buona sostanza il sì alla realizzazione dell’arteria autostradale è subordinato dall’esigenza di non intasare il bivio di Ponte realizzando, ad esempio, «la galleria di Cadola, il ponte tra San Pietro e Sagrogna e la nuova ferrovia della Val Belluna». (p.b.)
Tolmezzo: i 100 anni servizio ferroviario tra Carnia-Tolmezzo e Villa Santina di Roberto Chiandussi Pochi giorni fa è comparsa nella rubrica “In primo piano” (del MV) una missiva in cui si parlava del tronco ferroviario che porta da Carnia a Tolmezzo, ripristinata negli anni 80 dello scorso secolo a servizio della zona industriale di Tolmezzo e limitrofe. Nel corpo della lettera si fa cenno a un possibile uso turistico della tratta, come ben si dice imitando quanto si può vedere in Austria, e io aggiungo anche nel resto dell’Europa e del mondo. Sono ormai oltre 7 anni che chi scrive queste righe sta sostenendo una proposta in questo senso, e pensare che ce ne sono voluti solo 2 per costruirla ex novo cent’anni fa, sono già disponibili alcuni mezzi ferroviari per l’uso turistico, è stata costituita un’associazione alla quale aderisce una cinquantina di “amici della rotaia”. Purtroppo a tutt’oggi ci manca una definitiva autorizzazione da parte dell’ente attualmente proprietario della tratta ferroviaria a cominciare a organizzare il servizio turistico. Recentemente, con gli altri sodalizi regionali che si occupano della stesso tipo di attività culturale, si è redatta una proposta di legge regionale che, nelle nostre intenzioni, avrebbe dovuto istituzionalizzare le attività fer-amatoriali regionali, purtroppo anche questa via si è dimostrata molto ardua, la proposta è stata rigettata con una lunga serie di obiezioni, che ci costringeranno a riscriverla e ripresentarla. Quello che vorrei sottolineare è che alcune delle obiezioni, in relazione alla nostra proposta, sono arrivate proprio “dall’ambiente politico carnico”, che ha sostanzialmente dichiarato il disinteresse per l’iniziativa, avvalendosi anche di argomentazioni non esatte o completamente sbagliate. A esempio si fa riferimento a difficoltà legate ai rigidi regolamenti ferroviari, o genericamente si dichiara il disinteresse per l’iniziativa visti i precedenti scarsi risultati dal traffico merci già attivato e alle forti spese sostenute in passato. Ora il problema dei regolamenti non sussiste, il tronco ferroviario sarebbe gestito con i regolamenti per i raccordi ferroviari, per questo abbiamo già interessato anche il ministero dei Trasporti, alle altre considerazioni rispondo dicendo che mediamente in Europa le ferrovie turistiche gestite da appassionati sono visitate annualmente da 12/15 mila visitatori, senza contare le giornate particolari dedicate a festeggiamenti a tema ferroviario o legate alle feste tradizionali locali, che la passata gestione si occupava di merci e non di passeggeri, e che quindi se si dovranno sostenere delle spese queste saranno, almeno in parte, coperte dall’introito della vendita dei biglietti. I fondi necessari all’avvio dell’attività si possono reperire dai contributi europei, e forse anche localmente visto che le somme in gioco sono inferiori a quelle necessarie per la realizzazione di altre “faraoniche” opere. Si avvicina a grandi passi la data del 9 maggio 2010, quando cadrà il centenario dell’attivazione del servizio ferroviario tra Carnia-Tolmezzo e Villa Santina, ed è un vero peccato vedere che, per assurde riluttanze, resistenze personali e svianti opinioni politiche sbagliate, si tenga fermo un gruppo di volontari che grazie al loro lavoro gratuito riporterebbero in vita una struttura ferroviaria unica per valenza tecnico-ingegneristica, unica linea ferroviaria carnica ancora esistente e che ne garantirebbe il mantenimento anche per un futuro riutilizzo a uso commerciale.
Corriere delle Alpi 17.10.2009 Prolungamento dell’autostrada: ieri in Provincia i cinque sindaci Anas e Regione «convocate» a Palazzo Piloni «Finalmente si parla di infrastrutture in modo concreto» BELLUNO. Anas e Regione convocate a palazzo Piloni, probabilmente venerdì prossimo. E’ la decisione presa nell’incontro tra lavincia e i 5 sindaci interessati al prolungamento dell’A27 e della sistemazione della SS 51 d’Alemagna, con riferimento alla variante di Longarone. Da una parte il presidente Bottacin e l’assessore Piccoli. Dall’altra i sindaci di Ponte nelle Alpi, De Menech; Padrin, Longarone; Sacchet, Ospitale di Cadore; Roccon, Castellavazzo; Svaluto Ferro, Perarolo di Cadore.
Viabilità, venerdì confronto in Provincia. Il presidente: «Finalmente si parla di infrastrutture, nel concreto» Bottacin convoca Anas e Regione Ieri riunione con i 5 sindaci per discutere di A27 e sistemazione Alemagna BELLUNO. Anas e Regione convocate a palazzo Piloni, probabilmente venerdì prossimo. E’ la decisione presa nell’incontro tra Provincia e sindaci. Che dura ben più della mezz’ora prevista. Riunione tra la Provincia e i 5 sindaci interessati per discutere dell’ipotizzato prolungamento dell’A27 e della sistemazione della SS 51 d’Alemagna, con riferimento alla variante di Longarone. Da una parte il presidente Bottacin e l’assessore Piccoli. Dall’altra i sindaci di Ponte nelle Alpi, De Menech; Padrin, Longarone; Sacchet, Ospitale; Roccon, Castellavazzo; Svaluto Ferro, Perarolo. Cioè quelli più direttamente interessati a queste grandi opere. Escono tutti dopo circa un’ora e mezza. D’altronde, sul tavolo ci sono i 1200 milioni di euro che costerebbe il prolungamento autostradale da Pian di Vedoia a Pian de l’Abate e i 52 milioni dell’Anas per l’Alemagna che, almeno per adesso, non ci sono più. Non si tratta di “cosucce”. Il prolungamento dell’A27, proposto in project financing da società private (Grandi Lavori Fincosit spa, Adria infrastrutture, Mantovani spa) è stato dichiarato dalla giunta regionale, con apposita delibera, di pubblico interesse. I soldi per la variante di Longarone, invece, sembrano essersi volatilizzati. Al termine, i primi cittadini delegano il presidente Bottacin per le dichiarazioni finali. La loro l’hanno detta a porte chiuse. Con una certa franchezza, da ciò che filtra. Manifestando anche perplessità e problematiche. Allora, presidente Bottacin, facciamo sintesi. Intanto, finalmente, si parla concretamente di infrastrutture in provincia di Belluno. Questa è la premessa. Poi? Poi sono emerse alcune problematiche. Quali? Ad esempio il problema della viabilità a Ponte nelle Alpi. Con il prolungamento dell’A27 a pedaggio potrebbe esserci un aumento del traffico sulla viabilità ordinaria che andrebbe ad ingolfare il paese. Però, al di là di questo, mi lasci aggiungere una decisione che abbiamo preso. Prego. Abbiamo deciso di convocare Anas e Regione per la prossima settimana, probabilmente venerdì. E ci saranno anche i 5 Sindaci Per chiedere cosa? Vogliamo capire, carte alla mano, lo stato dell’arte per il futuro sia dell’A27 che dell’Alemagna. Successivamente, faremo un altro incontro coinvolgendo i Sindaci interessati indirettamente dalle questioni. Quindi, quelli, ad esempio, della val del Boite, del centro Cadore, sostanzialmente i primi cittadini della parte alta della provincia. C’è chi (ad esempio il movimento Altrementi) ritiene che il prolungamento dell’A27 sia un bluff in chiave elettorale, regionale. Lei che ne pensa? Bisognerebbe chiederlo a chi ha dato, in questo momento, la spinta al prolungamento A27. Io parto dal presupposto che, ed era ora, si parla di infrastrutture in provincia di Belluno. Non mi sembra poco. I soldi per la variante di Longarone sulla Ss 51 non ci sono. Prendo atto. La prossima settimana ne parleremo con l’Anas per capire anche questo. A27 e variante di Longarone sono compatibili? Non è che una escluda l’altra? Uno degli argomenti che vogliamo capire, la prossima settimana, è il tracciato previsto per il prolungamento dell’autostrada. In mano non ce l’abbiamo. E poi vediamo. Di ipotesi di variante a Longarone nel corso degli anni ce n’è stata più d’una. Alcuni Sindaci sono preoccupati per gli alti pedaggi ipotizzati per il prolungamento dell’A27. Capisco e lo so. La prossima settimana, e non solo, ci sarà tempo per approfondire.
Il Gazzettino-Bl 17.10.2009 L’incontro. Ieri riunione con i sindaci, la prossima venerdì presenti
anche Regione e Anas A27, Bottacin chiede chiarezza Impossibile pronunciarsi sul prolungamento della A27 senza aver prima chiarito due punti essenziali: di quale progetto si sta discutendo e che fine hanno fatto o faranno i 52milioni della vecchia variante Anas per Longarone. È la sintesi dell’incontro, ieri pomeriggio, a palazzo Piloni fra il presidente della Provincia, Gianpaolo Bottacin, il vice-presidente Giovanni Piccoli, e i cinque sindaci dei comuni interessati dall’infrastruttura: Longarone, Ponte nelle Alpi, Castellavazzo, Ospitale di Cadore e Perarolo di Cadore. «Si tratta di capire - spiega Bottacin al termine della riunione - su quale progetto la giunta regionale ha dichiarato l’interesse pubblico: non è sufficiente sapere che il pronunciamento dell’esecutivo è relativo al project financing presentato lo scorso anno. Vorrei il progetto sul tavolo, con il riferimento in delibera. Solo a quel punto si potrà entrare nello specifico». C’è poi la questione delle opere complementari e dei finanziamenti. «Voglio sapere - aggiunge il presidente come condizione essenziale - se i 52milioni per la variante Anas a Longarone ci sono ancora, dove sono, o se invece non ci sono più. Perchè fanno la differenza sulle opere a completamento del prolungamento autostradale e nei singoli comuni». Ponte ad esempio ha già fatto notare come il prolungamento, con il pedaggio sul tratto da Pian di Vedoia, finirebbe per scaricare il traffico sulla 51. Ma è solo uno dei punti. «Per questo - conclude Bottacin - la prossima settimana, probabilmente venerdì, convocheremo un secondo incontro, presenti anche Anas e Regione: perchè per capire al tavolo si deve essere tutti. Successivamente, un ulteriore incontro coinvolgerà anche i Comuni della val Boite».
Autostrada, Ponte dice "no" al prolungamento «Se realizzata a pagamento il traffico verrebbe spostato sulla statale
che attraversa il comune» Il gruppo di "Insieme per Ponte" che governa a Ponte nelle Alpi fa sapere la propria contrarietà al prolungamento dell’autostrada A27-A23. Fra i motivi anche il fatto che se realizzata a pagamento, sposterebbe sulla statale che attraversa Ponte - Bivio, via Roma, borgo e ponte di Santa Caterina e Cadola - il traffico che ora percorre il tratto senza pedaggio. «In vista delle elezioni regionali c’è nella compagine della destra una tendenza a piantare, da Venezia, bandierine nel territorio della nostra Provincia – dice il gruppo - sbandierando un consenso locale che non c’è. Sull’ipotesi di proseguimento della A27-A23 si convocano i sindaci dei comuni interessati, e senza mai presentare progetto e quadro economico, senza mai svelare le trame nascoste del project financing, si chiede loro di esprimersi. In queste occasioni non essendoci niente su cui discutere, i sindaci presentano invece le problematiche irrisolte della viabilità dei territori che amministrano: le circonvallazioni di Longarone e di Ponte, la galleria di Cadola, il ponte tra san Pietro e Sagrogna». Per il gruppo la Regione ha dichiarato l’interesse pubblico «su un progetto che nessuno conosce. Ma da parte del comune di Ponte non c’è alcun parere favorevole né alcun elemento concreto sul quale potersi esprimere».
Corriere delle Alpi 16.10.2009 Viabilità Oggi in Provincia summit coi sindaci su A27 e Alemagna BELLUNO. Questo pomeriggio nella sede della Provincia (ore 14,30) summit sulla viabilità. Da una parte il presidente della giunta Gianpaolo Bottacin e l’assessore Giovanni Piccoli, che gestisce i rapporti con il territorio. Dall’altra 5 sindaci: Roberto Padrin (Longarone), Roger De Menech (Ponte nele Alpi), Livio Sacchet (Ospitale), Franco Roccon (Castellavazzo) e Pierluigi Svaluto Ferro (Perarolo) interessati a futuri lavori viabilistici. Al centro della discussione il prolungamento dell’A27 ma anche la situazione della statale della Ss 51 d’Alemagna. L’ipotizzato prolungamento dell’autostrada, da Pian di Vedoia allo svincolo di Pian dell’Abete, è stato ritenuto dalla giunta regionale di pubblico interesse. L’incontro servirà ad analizzare nei dettagli la delibera regionale.
Lettere Autostrada A Ponte tutti uniti per non perdere occasioni Bene ha fatto il gruppo di Idalgo De Pra a suscitare il dibattito in consiglio e più in generale a Ponte nelle Alpi sul prolungamento della A27. E’ una questione questa che interessa lo sviluppo della provincia, nell’ammodernamento delle rete di servizi tanto per lo sviluppo del secondario quanto per quello turistico. Per il nostro comune rappresenta una opportunità, forse l’ultima, per potere inserire la galleria di Cadola tra le opere compensatorie. Bene ha fatto quindi l’attuale sindaco a proseguire con i contatti con il gruppo che si era allora formato attorno a De Cesero (sindaci tendenzionalmente favorevoli al si). Anzi, la posizione di apertura sul prolungamento deve essere chiara e forte, senza tentennamenti, in quanto il nostro territorio ha già avuto tanto i vantaggi della presenza della A27, quanto gli inevitabili danni legati al tracciato stesso. In sostanza, noi di Ponte nelle Alpi non abbiamo nulla da perdere in quanto la autostrada esiste già. La vera partita per Ponte è rappresentata nel mettere al primo posto il finanziamento della galleria di Cadola con il mantenimento libero dell’attuale tratto in maniera da avere una “tangenziale” che liberi le frazioni di Ponte e di Cadola dal morso del traffico di attraversamento. Per ottenere questo non abbiamo, oggettivamente, molti alleati. I diversi territori hanno legittime aspettative nelle opere di compensazione. Dobbiamo evitare quello che è successo con la scelta di Col Cavalier, in cui vengono risolti i problemi degli altri comuni mentre a Ponte la situazione peggiorerà. La premessa per evitare tutto ciò è che nel consiglio comunale di Ponte ci sia una forte posizione unitaria che permetta al sindaco di sedersi al tavolo della trattativa con la Regione, assieme alle altre amministrazioni, senza tentennamenti, preclusioni, differenziazioni di stampo ambientalista, che, se presenti, avranno come unico effetto non di fermare un percorso oramai avviato, ma di favorire chi, prendendo spunto dalle nostre eventuali reticenze, sarà ben felice di dirottare le opere di compensazione su altri territori. E’ questo purtroppo un film già visto. Lavoriamo tutti perché questo non accada, nell’unico intereresse di Ponte. Fulvio De Pasqual Ex sindaco di Ponte
Corriere delle Alpi 15.10.2009 Sull’A27 la maggioranza è in sintonia L’interrogazione di De Pra non divide il sindaco e gli ambientalisti Orzes: «Ma dobbiamo ancora vedere i progetti del prolungamento» PONTE NELLE ALPI. Idalgo De Pra non ce l’ha fatta, almeno per il momento. L’interrogazione presentata l’altro giorno al sindaco da «VotoxPonte» circa il prolungamento dell’autostrada A/27 a nord, oltre Pian di Vedoja, non ha «spaccato» la maggioranza: il sindaco De Menech e l’alleato ambientalista Orzes sono sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda. «La posizione dell’amministrazione», dice De Menech, «non si discosta dalla posizione sulla viabilità delle amministrazioni che si sono succedute in questi ultimi 10 anni». Una posizione chiara e limpida nell’ottica del “pubblico interesse”, sancito dalla Regione del Veneto nei giorni scorsi: «Sapremo qualche cosa di più “sullo stato dell’arte” nella riunione che è stata promossa dal presidente Bottacin per venerdì, riunione alla quale sono stati convocati i sindaci dei territori interessati al prolungamento. Anche se», aggiunge De Menech, «il pronunciamento della giunta veneta presenterebbe delle connotazioni di carattere elettoralistico. Faccio comunque mie le preoccupazioni e le osservazioni contenute nell’interrogazione presentata dalla minoranza sulla salvaguardia del territorio di Ponte». In buona sostanza gli amministratori di Ponte auspicano che il tratto di autostrada che già attraversa il territorio rimanga libero da pedaggio e che il traffico di collegamento con il capoluogo avvenga attraverso il traforo di Cadola e raccordo con il Col Cavalier, oltre alla emergente necessità di trovare alternative al traffico interno che soffoca quotidianamente il centro di Ponte. Ma non solo. La realizzazione del prolungamento sarebbe propizia per risolvere anche i problemi minori di ristoro e bonifica ambientale rimasti irrisolti: le barriere antirumore e la captazione o regimazione di piccoli corsi d’acqua a carattere torrentizio. «VotoxPonte», nella sua interrogazione oltre a chiedere lumi sulla
posizione dell’amministrazione in merito al prolungamento, implicitamente
andava a verificare il grado di coesione su questa partita della maggioranza
(una coalizione di centrosinistra con forti connotazioni ambientaliste). E la
coesione c’è: Ezio Orzes, già esponente ambientalista e assessore
all’ambiente di Ponte anche nell’amministrazione De Pasqual, si allinea alla
posizione del sindaco, sottolineando tra l’altro che «è difficile esprimersi
sul merito visto che fino ad ora non si sono visti i progetti del prolungamento
dell’autostrada A/27». «Anche se dal comunicato della Regione sembrava che
tutti i comuni interessati all’infrastruttura viaria (Ponte, Longarone,
Castellavazzo, Ospitale e Perarolo) fossero d’accordo», chiude Orzes, «ultimamente
sono emersi dei distinguo». (pb)
Corriere delle Alpi 14.10.2009 Il movimento considera l’opera un bluff elettorale che fa solo perdere tempo «La priorità è Longarone» Altrementi sul project per il prolungamento autostradale di Irene Aliprandi BELLUNO. L’autostrada? Molto probabilmente un inutile bluff. Altrementi, movimento nato da qualche anno a Feltre e protagonista anche alle elezioni provinciali di giugno, torna a farsi sentire su alcune questioni non solo ambientali. L’autostrada. Contrari da sempre, quelli di Altrementi guardano al progetto di prolungamento della A27 con rinnovato scetticismo e senza risparmiare critiche anche al centrosinistra. «Da una parte si persevera con le stesse proposte», dice Moreno Barbieri, «dall’altra c’è il silenzio assoluto. Per fortuna c’è la voce di qualche amministratore locale. Secondo noi la priorità è eliminare i punti neri della viabilità: Longarone prima di tutto e poi sarebbe utile anche la galleria di Cadola. Se risolviamo il nodo di Longarone comunque, poi avremo una superstrada fino a Tai con uno sforzo minimo». Secondo Barbieri inoltre il progetto dell’autostrada non sta in piedi facilmente: «I pareri tecnici evidenziano la necessità di elevati pedaggi e divieti lungo l’Alemagna per costringere il passaggio a pagamento in autostrada. Per 20 km in più credo che i camionisti sceglieranno altre strade e quindi gli introiti non basteranno a sostenere l’opera. Credo che i privati lo sappiano bene, così come la giunta regionale e allora viene da pensare che il tutto sia solo una manovra elettorale di Galan. Il problema è che questo gioco fa perdere tempo, mentre il problema dei punti neri stradali rimane. Nella malaugurata ipotesi che il prolungamento si faccia davvero, poi, non si considera l’impatto ambientale di un’opera del genere, ad esempio nella movimentazione del materiale delle gallerie». Secondo Altrementi però il traffico va affrontato in maniera più complessa, pensando anzitutto a spostarne gran parte sui treni: «Non è facendo una strada in più che si riduce il traffico. Serve una visione di sistema diversa». Lavoro. In un periodo del genere servono “sforzi di fantasia” e l’ambiente può aiutare. Luca Funes cita due esempi di settori troppo poco sfruttati: la filiera del legno e quella dell’acqua, cioè della ghiaia. «Dopo i primi quattro mesi di nuova amministrazione provinciale», dice Funes, «resta lo stesso andazzo del passato. L’assessore all’ambiente potrebbe incentivare di più certe produzioni, come la filiera del legno. Non si capisce perché, con tutti i boschi che abbiamo, bisogna andare a prendere i pellets in Ucraina. Si tratta di creare lavoro, ma anche curare l’ambiente, aumentando la sicurezza e favorendo il turismo», e a proposito di turismo Funes aggiunge: «Bella la pista ciclabile del Cadore, ma che non resti un caso isolato e a spezzoni». Polveri. Prima ancora del freddo sono ricominciati gli sforamenti delle pm10. «Ogni anno», conclude Funes, «a Feltre si supera il limite massimo degli sforamenti, ma non si assumono misure concrete per ridurre le emissioni. Non ci sono idee, nè progetti a lungo periodo eppure la legge parla chiaro».
Ponte. «La giunta si schieri» De Pra interroga sull’autostrada PONTE NELLE ALPI. I consiglieri di «VotoxPonte» Idalgo De Pra, Adolfo Bortoluzzi e Giuseppe Trevisiol, in una interrogazione, chiedono lumi «su quale sia l’orientamento del sindaco sul prolungamento a nord dell’autostrada, quali gli interventi o le richieste collaterali che riguardano il territorio di Ponte e che si ritengono utili proporre in fase progettuale» e quindi «se la maggioranza ha una posizione univoca sulla questione». Gli interroganti fanno presente che la Regione ha definitivamente sancito la necessità del prolungamento e che «l’opera si concretizza con una proposta di finanza di progetto, quindi senza aggravio per il bilancio dello Stato». Dopo aver ricordato che il tratto di autostrada che già attraversa il territorio pontalpino non può essere perduto (dato che rappresenta l’unica alternativa al vecchio ponte, chiuso da anni al traffico pesante) gli interroganti sottolineano l’impatto positivo che il prolungamento dell’arteria avrebbe sul traffico di Ponte e Longarone. (p.b.)
I pendolari Treni tagliati ed è protesta A partire dal 13 dicembre, con l’entrata in vigore dell’orario invernale, saranno cancellati tutti i treni viaggiatori diurni da Venezia a Vienna, con passaggio per Udine, Villach e Klagenfurt. Un vuoto nel trasporto pubblico come non s’era mai riscontrato in passato, nemmeno quando l’Austria non faceva parte dell’Unione Europea e il confine era davvero un confine. Resterà soltanto il treno della notte, comodo forse per chi deve recarsi fino a Vienna, ma non per tragitti più brevi fino in Carinzia, dove si arriverebbe in orari impossibili. Tale scelta è in netto contrasto con i rilevanti investimenti effettuati in questi anni per potenziare la linea Pontebbana che, attraverso Udine, collega il Friuli con l'Austria; la soppressione del collegamento con Vienna, fa seguito ad altri recenti ridimensionamenti - anche della qualità del servizio pubblico ferroviario - che penalizzano Udine, Pordenone e l'intera regione Friuli-Venezia Giulia. I tagli dei collegamenti Vienna-Venezia e il pericolo (per ora scongiurato) dei tagli degli altri collegamenti diretti Udine–Milano e Trieste–Roma denotano che l’Italia per Trenitalia incominci a Venezia. Lo scenario futuro: i cittadini del Friuli Venezia Giulia costretti a cambiare il treno a Mestre per andare a Milano o a Roma. Questo è lo scenario che si prefigura se Trenitalia porterà a compimento il piano d’azione proposto da Rete Ferroviaria Italiana (Rfi). I nostri transiti internazionali, strategici in vista del lancio dei grandi corridoi europei, sono di fatto emarginati: la Regione potrebbe essere spinta ai margini dei servizi ferroviari. Eurostar, Eurocity, Cisalpini da Venezia direzione Est? La croce sopra. Altro che cuore dell’Europa. Persi i centri decisionali, rischiano di andarsene anche i treni. A sopravvivere, i soli convogli regionali, con le loro notevoli criticità. Senza il diretto e con l’obbligo di scendere dal treno regionale e salire sull’Eurostar a Mestre, il passeggero del Friuli Venezia Giulia viaggerà a ritmo di lumaca. Siamo in presenza di un vero e proprio disimpegno di Trenitalia nei confronti della nostra regione e in particolare dell’Alto Friuli. La cosa clamorosa è che le Istituzioni tacciono, o brancolano nel buio, cercando interlocutori sbagliati (Trenitalia), quasi elemosinando il Gestore a non portare a compimento il piano di smantellamento previsto ... siamo arrivati al punto che si considera una vittoria aver perso ’solo’ il collegamento con Vienna! È di questi giorni l’interrogazione bipartisan firmata dagli onorevoli Rosato, Maran, Strizzolo (Pd), Monai (IdV), Antonione (Pdl) e Compagnon (Udc): “Le Ferrovie dello Stato non abbandonino il Friuli Venezia Giulia”. Nel testo indirizzato al Ministro Altero Matteoli si denuncia come, “nonostante l’attività merci sia tra le più rilevanti in ambito nazionale per la presenza dei poli industriali, dei valichi con Austria e Slovenia, di tre porti regionali e dello scalo di Cervignano, è rimasto un unico centro direzionale del traffico merci, a Udine”. I deputati chiedono a Matteoli di “assicurare un direttore regionale e un direttore commerciale pienamente responsabili. Comitato Pendolari, Gemona - Udine
Corriere delle Alpi 13.10.2009 «Un nuovo ponte a Sanzan» Costa poco e darebbe sfogo al traffico verso Cadola e la pianura L’opera lunga quasi 500 metri richiede un decimo dei fondi della
galleria prevista sotto il Telva di Roberto Curto FELTRE. Un ponte che colleghi destra e sinistra Piave a sud di Feltre per creare uno sbocco verso la pianura e verso Cadola. Il punto scelto è il rettilineo di Sanzan e località Masetti in comune di Vas. Lunghezza poco meno di cinquecento metri, costo 8, 9 milioni di euro al massimo contro i 120 che servirebbero - sempre che mai l’Anas reperisca una tale somma - per le due gallerie del Telva necessarie a raggiungere Busche. L’idea è di Nino Bonan, il progetto nemmeno troppo complicato. Il risultato finale, secondo l’ingegnere feltrino, sarebbe altrettanto valido quanto la realizzazione della superstrada. Giovedì sera lo spiegherà anche al pubblico presente a Busche per la serata dedicata al futuro della viabilità. «Ci sono alcune opere prioritarie che ritengo utili e necessarie per risolvere alcuni nodi» spiega Bonan, «perché la provincia di Belluno deve perseguire tre obiettivi: arrivare a nord con l’allungamento dell’A27 per Tarvisio, avere uno sbocco a sud attraverso la strada regionale Feltrina per collegarsi alla costruenda autostrada Pedemontana veneta e completare il collegamento trasversale dalla Valsugana fino a Cadola individuato nella superstrada della Valbelluna». Qui Bonan spiega qual è l’alternativa a portata di mano: «Visto che la superstrada è stata progettata nel 1965 e dopo oltre 40 anni è ferma ad Anzù forse è più semplice e meno costoso sistemare le strade che scorrono a destra e sinistra del Piave collegandole con un insieme di ponti, per la gran parte già esistenti. La mia proposta è quella di collegare le due sponde con un nuovo ponte a sud di Feltre, all’altezza di Sanzan, rendendo Feltre baricentrica rispetto al ponte di Busche e al ponte del Fante di Vas così da dare sbocco al traffico che arriva dalla superstrada ad Anzù e creare un rapido collegamento con Cadola attraverso la sinistra Piave». Bonan promuove proprio la sinistra Piave ad arteria principale: «Con gli interventi della Provincia e di Veneto Strade», aggiunge il tecnico, «la tratta sta diventando sempre di più una strada a scorrimento veloce e le auto evitano di attraversare buona parte dei centri abitati. E’ un valido sbocco verso Cadola e penso anche al traforo del Col Cavalier già appaltato, ma offre il collegamento anche con la pianura con le gallerie di Vas e Segusino». Il nuovo ponte consentirebbe di risparmiare tantissimo denaro rispetto al progetto dell’Anas: «Si può realizzare il ponte e allo stesso modo proseguire nelle opere di ammodernamento della Sr348 per rendere più snello arrivare all’autostrada Pedemontana che passerà per Caerano. In più ci sarebbero i fondi per eseguire le circonvallazioni di Santa Giustina e Sedico. Il mio auspicio è che tecnici e politici possano condividere i miei obiettivi».
Messaggero Veneto 12.10.2009 Lettere A proposito di ferrovie e di collegamenti Chiediamo cortesemente spazio da tolmezzini al Messaggero Veneto per attirare l’attenzione su quella che è da tempo la grande “incompiuta”. Parliamo della linea ferroviaria che costeggia la capitale della Carnia e giunge alla cartiera per il cui ripristino, in tempo ancora di prima Repubblica, si spesero, sembra, grandi parole e ahimè anche molti soldi. Doveva servire, si disse allora, da volano alla ripresa di tutta l’area montana, ora tutt’al più serve al pascolo delle capre che ne brucano l’erba intorno. Eppur sembriamo meravigliati quando a sud dell’“equatore”, per dire, “Striscia la notizia” ci mostra i “paradisi” dimenticati, “mangiatoie” di soldi pubblici iniziate e mai realizzate, tuttavia da padani e friulani orgogliosi ci dimentichiamo con facilità e per opportunità delle nostre “cattedrali”, nel deserto s’intende. Cosa si pensa di fare di quattro ferri che passano a sud del “Benvenuto”? Dopo la prima pietra, anzi dopo la prima “rotaia”, aspettiamo da tempo immemore anche la seconda. Eppure qualcuno forse l’idea ce l’ha, perché non recuperarla perlomeno per finalità turistiche? Siamo come bambini contenti quando saliamo sui treni a cremagliera in Austria, eppur vediamo che oltre ai balocchi li si fanno, per fortuna, anche i soldi. Naturalmente ora ci viene risposto che altre sono le priorità: «a nonde betz... Cumò a nonde betz, prime andere ancje di butaa vie» ci verrebbe voglia di dire. D’accordo l’occupazione, le industrie eccetera, ma quando le grandi fabbriche non ci saranno più qualcos’altro dovremmo pur inventarci come l’Austria appunto insegna. Si vive anche senza ciminiere, magari con i trenini che portano i bambini. Pierpaolo Lupieri Flavio Cimenti Tolmezzo
Il Gazzettino-Bl 12.10.2009 Società Alemagna. Il Comune "frena" Il Comune di Belluno non intende aumentare la propria partecipazione sociale, attualmente all’1,3, nella vecchia società di Alemagna. Lo afferma nella delibera di giunta con la quale rinuncia al diritto di prelazione sulle quote alienate dalla Provincia di Padova.
La Tribuna di Treviso 11.10.2009 A/27, FOLLIE AUTOSTRADALI Si avvicinano le elezioni regionali e si ricomincia a farneticare sulla continuazione dell’autostrada A 27, chiamata in origine Venezia-Monaco. Autorevoli voci affermano che bisogna continuarla e, considerata la netta opposizione del Cadore e quella ancora più determinata dell’Austria (cui nessun Governo italiano può imporra «grandi opere»), l’ultima proposta è di arrivare fino a Lorenzago, sottopassare in galleria il Passo della Mauria e, invadendo e massacrando la valle di Ampezzo e dei due Forni, scendere per collegarsi con la «Alpe-Adria» (Udine- Klagenfurt) sotto Tolmezzo. Come dire: per andare in Austria non seguendo il percorso attuale che non è molto frequentato dovrete salire a oltre 900 metri di altitudine per poi scendere a 300: Ottima e allettante prospettiva per i camionisti! In questo modo si continua a non affrontare uno dei problemi nodali per la Provincia di Treviso: abbiamo una via di comunicazione Sud-Nord capace di assorbire un elevato volume di traffico e la usiamo al 10-12% della sua capacità; contemporaneamente saturiamo oltre ogni limite le altre strade, statali o regionali che siano. Per risolvere il problema il Piano Territoriale Provinciale di Coordinamento (Ptpc) prevede il raddoppio della Pontebbana con un nuovo tracciato parallelo all’autostrada tra Conegliano e Treviso, con un nuovo ponte sul Piave a distanza di circa 2 chilometri dal ponte non frequentato, spesso deserto, dell’autostrada! Ci sembra che ciò sia in contrasto con le conclamate affermazioni sulla necessità di risparmiare il territorio, di pensare ad uno sviluppo «sostenibile», di rispettare il paesaggio: tutte affermazioni che stanno in premessa di ogni Legge e di ogni Atto regionale o provinciale che vengono immediatamente dimenticate e contraddette dalla seconda pagina in poi. Cerchiamo di porre il problema in altri termini: esiste una via di comunicazione sottoutilizzata ed esiste congestione sulle altre: la soluzione si trova studiando il modo di portare il traffico sulla prima, prima,non pensarla soltanto adatta alle grandi distanze ma fare in modo di renderla accessibile affinchè possa ospitare anche quello «casalingo» di 5, 10, 15 chilometri. Il problema non è nuovo ed è già stato affrontato e risolto anche in Italia nelle agglomerazioni residenziali-produttive poste in aderenza/vicinanza a città maggiori, in aree comunque simili alla cosidetta città diffusa (o confusa?) veneta, alla nostra realtà. Si tratta semplicemente di modificare il sistema di pagamento del pedaggio (dovuto essendo l’autostrada data in concessione a privati) sostituendo i «caselli» con le barriere. In questo modo il traffico che entra o esce dall’autostrada, invece di essere concentrato in pochi punti, può trovare una maggior quantità di collegamenti al territorio, con opere più semplici, meno costose, meno invasive. A chi spetta questo studio? Ovviamente allo Stato o alle istituzioni cui lo Stato ha conferito il compito di «gestire il territorio», come spetta alle stesse la gestione delle concessioni autostradali che definiscono diritti (di realizzare un utile con i pedaggi) ma anche doveri (gestione, manutenzione, attenuazione degli inquinamenti,adeguamenti, ecc.) Abbiamo preso ad esempio l’autostrada A 27 ma i medesimi problemi e le medesime soluzioni valgono anche per il Passante di Mestre o la prevista Pedemontana. I vantaggi per il pubblico sono evidenti: - la distribuzione degli accessi in più punti evita concentrazione del traffico su poche strade e consente di ridurre la quantità ed i costi delle cosidette «opere complementari» che sono divenute spesso merce di scambio con le amministrazioni locali; - l’attuale concentrazione di traffico nei casello provoca ulteriori concentrazioni di attività; basti vedere cosa sta accadendo nei pressi del casello di Treviso-sud nel comune di Silea; - le opere necessarie per l’accesso/uscita possono limitarsi a quattro «baffi» e, se necessario,a due piccole rotatorie evitando e limitando estese occupazioni di territorio. In questi ultimi giorni abbiamo potuto esaminare il progetto del casello di Scorzè del Passante di Mestre: nell’ultima versione si pensa di realizzarlo a cavallo del fiume Dese, terzo per lunghezza dei fiumi di risorgiva che arricchiscono la nostra Regione, «corridoio ecologico» nei Piani Territoriali di Coordinamento di Regione e Provincia, e sono previsti ben 5 ponti sul fiume. Alla faccia dell’ecologia e del risparmio! - le strade attuali sono l’armatura del nostro territorio e lo servono su ambedue i lati; un punto di scambio in corrispondenza delle intersezioni con le nuove opere è automaticamente baricentrico rispetto al territorio. Abbiamo visto anche il progetto del Casello della A 27 a Nord del Piave (S. Maria di Piave) collocato sul bordo del fiume in modo tale da dover prevedere due lunghi tratti di nuova strada per collegarsi con la viabilità esistente e assolutamente non baricentrico rispetto all’area che dovrebbe servire: costi inutili, superflui al punto tale che sorge il dubbio che esso debba invece servire al collegamento tra l’autostrada e una attività produttiva, estremamente e negativamente impattante sul paesaggio. Nel primo caso perchè non si colloca in una posizione più centrale? Nel secondo caso perchè i costi devono essere sostenuti dal pubblico?; - il Concessionario non può avanzare obbiezioni perchè l’aumento del traffico è anche aumento dei pedaggi e dell’utile ed il sistema consente diminuzione dei costi di personale peraltro già perseguita con l’automazione dei caselli. Su tutti questi problemi riteniamo necessario un ripensamento drastico e totale: un passo indietro per valutare scientificamente quanto si vuol realizzare evitando dichiarazione pubblicitarie prive di fondamento realizzativo. La politica del «fare» è necessaria ma deve essere collegata al «fare bene»: «fare male» è peggio del «non fare». - Umberto Zandigiacomi / (Presidente della Sezione / di Treviso / di Italia Nostra)
L' Amico del Popolo 11.10.2009 visualizza la mappa Dichiarata opera di pubblico interesse dalla Giunta Galan La Regione non rinuncia al prolungamento della A27 «Il Veneto non rinuncia ad un collegamento verso l’Europa e va avanti a Nord, scegliendo la soluzione già ora possibile che non preclude nulla, in attesa della grande risposta strategica circa lo sbocco da dare, che dovrà essere individuato con il consenso delle comunità locali». Lo ha ribadito il presidente del Veneto Giancarlo Galan, nei giorni scorsi, commentando la dichiarazione di pubblico interesse decisa dalla Giunta regionale sulla proposta di finanza di progetto per la progettazione, costruzione e gestione del “Passante Alpe Adria - Prolungamento A27”, presentata dalle società “Grandi Lavori Fincosit spa”, “Adria infrastrutture spa” e “Impresa di Costruzioni Ing. E. Mantovani spa”. Il prolungamento dell’A27 da Longarone fino a Macchietto per l’Amministrazione Galan è dunque solo una tappa, fondamentale, di una strategia che il Veneto vuole perseguire: raggiungere il cuore del vecchio continente e nello stesso tempo eliminare i vincoli infrastrutturali della provincia di Belluno anche verso le Alpi e oltre. Dopo la dichiarazione di pubblico interesse, le società proponenti dovranno presentare lo Studio di impatto ambientale, per la cui stesura saranno studiate con le comunità locali le soluzioni più idonee per il migliore inserimento dell’intervento nel territorio, proponendo anche alternative al progetto originario. Dopo di che il progetto sarà sottoposto a valutazione di impatto ambientale nazionale e all’approvazione da parte del Cipe, ottenuta la quale verrà messo in gara. «In questa circostanza non è prevista la possibilità di prelazione da parte del proponente», ha spiegato dal canto suo l’assessore alle politiche della mobilità del Veneto Renato Chisso, «e dunque chi vince dà seguito alla realizzazione e alla gestione». «In ogni caso», ha aggiunto Chisso, «con questa iniziativa contiamo non solo di proseguire a Nord e avvicinarci, ad esempio all’autostrada A23, con la quale poi raggiungere l’Austria attraverso l’esistente valico di Tarvisio, ma di poter dare in tempi brevi una risposta efficace a una serie di problematiche della viabilità bellunese, con una riduzione dei tempi di percorrenza attuali e rendendo più sicura la mobilità, soprattutto per quanto riguarda i mezzi pesanti. Ricordo inoltre che, su questa proposta, la Seconda Commissione consiliare aveva espresso parere favorevole all’unanimità, confermato anche nella successiva audizione con gli enti locali interessati». Le caratteristiche del prolungamento Queste le caratteristiche del prolungamento dell’autostrada A27 da località Pian di Vedoia, in Comune di Longarone, a Pian de l’Abate, in comune di Perarolo di Cadore, a sud di Caralte, con connessione alla strada 51 “di Alemagna”. I Comuni interessati all’infrastruttura viaria, prevista per una buona parte in galleria, sono: Longarone, Castellavazzo, Ospitale di Cadore e Perarolo di Cadore, in Provincia di Belluno. La lunghezza complessiva dell’asse principale, comprensiva delle rampe di svincolo di Pian de l’Abate, è di circa 20,7 km, con gli svincoli di “Pian di Vedoia”, “Longarone” e “Pian de l’Abate”, con ponti e viadotti per uno sviluppo complessivo di circa 3,50 km, con gallerie per la carreggiata nord per uno sviluppo di circa 11,41 km e per la carreggiata sud per complessivi 10,75 km circa. La sezione viaria prevista è a 2 corsie da 3,75 metri per senso di marcia, una banchina in destra di 3 metri, una sul lato interno di 0,70 metri, e con spartitraffico di 2,60 metri, con larghezza totale della piattaforma stradale di 25 metri. L’investimento complessivo stimato dal proponente per la realizzazione dell’opera è pari a circa 1.200 milioni di euro e non prevede alcun contributo pubblico.
Corriere delle Alpi 11.10.2009 Lettere Dopo Messina Stop alle opere faraoniche pensiamo all’ambiente All’indomani del recente disastro alluvionale di Messina, il presidente della Repubblica ha proposto una riflessione sulla necessità di investire energie e risorse sulla sicurezza più che su opere faraoniche; anche se non espressamente citato, il pensiero di tutti è corso al Ponte sullo stretto di Messina. Per tutta risposta, il ministro Matteoli, a toglier dubbi su eventuali ripensamenti del governo, ha dichiarato il prossimo inizio dei lavori per il Ponte suddetto. D’altra parte bisogna ricordare che lo stesso Governo, pochi mesi fa, aveva previsto, nel Piano casa, un articolo sull’alleggerimento delle norme antisismiche esistenti. Poi il terremoto dell’Abruzzo ha fatto ritirare rapidissimamente l’articolo stesso. Mi sono corse, allora, alla mente, alcune potenziali opere faraoniche della nostra provincia, spesso citate nelle cronache quotidiane, a riscontro degli opposti pareri di chi le programma ed auspica e di chi vi si oppone, soprattutto per motivi di salvaguardia paesaggistico-ambientale o di dubbio sulla reale utilità di esse ad un esame costo - beneficio: 1) prolungamento dell’autostrada da Pian di Vedoia fino a Caralte: la giunta regionale ha stabilito, come dicono i giornali del 7 ottobre, che trattasi di opera di pubblico interesse. A parte le possibili disquisizioni sul concetto di “pubblico interesse” di un’opera “faraonica”, a pochi chilometri dal Vajont, se si arriverà a fare questa ulteriore autostrada, alla fine le code domenicali di automobili verranno solo spostate più a nord di Longarone; ma c’è già qualche sindaco che propone di farla proseguire nella parte alta del Cadore....nel cuore delle Dolomiti, patrimonio Unesco! 2) Mega-resort della Marmolada, cioè monumentale complesso residenziale, di cui si deciderà nei prossimi mesi. Rappresenterà davvero una occasione di sviluppo turistico della zona? Con quale rispetto per l’ambiente? Tutto l’arco alpino, dal Piemonte al Nordest, è cosparso di mega complessi residenziali, costruiti negli ultimi decenni, ed ora in disuso od in rovina (ben descritti su una pagina di “Repubblica” di qualche mese fa) 3) Piano Altanon a Feltre: prevede la costruzione di una serie di palazzi di notevole altezza nell’ultima area verde, situata a ridosso del centro città, tali da ostacolare il panorama della cittadella di Feltre e, forse, delle Vette Feltrine; oltretutto con possibili risvolti economici negativi per gli esercizi commerciali già esistenti. Perché non è possibile la creazione di un Parco, come sembrava auspicio, da interviste di qualche esponente della stessa Amministrazione Comunale che guida la città e che invece ha dato voto favorevole (se pur non compatto) al Piano edilizio dell’Altanon al Consiglio comunale del 1º settembre? Credo che eventi tragici come quello di Messina o quello del terremoto d’Abruzzo dovrebbero indurre tutti a seguire la riflessione proposta dal presidente Napolitano, pensando concretamente a salvaguardare il territorio ed il paesaggio che ci sono vicini. Giovanni Cappellari Pedavena
Corriere delle Alpi 10.10.2009 Prolungamento A27 e sistemazione Ss51 di Paolo Piffer Restyling Alemagna, niente soldi Mainardi: «L’opera non è finanziata». Venerdì incontro in Provincia BELLUNO. Hanno visto lungo i sindaci dell’Alemagna, chiamiamoli così, che ieri al Corriere delle Alpi hanno dichiarato tutta la loro preoccupazione sui fondi Anas (52 milioni) per la sistemazione dell’arteria, in primis la variante di Longarone, prevista nel piano quinquennale 2007-2011 dell’ente. I soldi non ci sono. Venerdì prossimo in Provincia incontro con i sindaci sulla viabilità. Bortolo Mainardi, l’architetto cadorino che da luglio siede nel consiglio di amministrazione dell’Anas, afferma laconico: «Io leggo le carte, e le carte dicono che la variante di Longarone non è finanziata. Se hanno dubbi, che gli amministratori si rivolgano ai politici». Punto. Il che, servisse tradurre, vuol dire: non ci sono i soldi. A sollevare l’allarme erano stati, in particolare, i primi cittadini di Castellavazzo, Franco Roccon e di Perarolo, Pierluigi Svaluto Ferro. Venerdì prossimo, insieme ai colleghi di Ponte nelle Alpi, Longarone e Ospitale, saranno in Provincia per un incontro con il presidente Bottacin e l’assessore Piccoli. E al centro della riunione è prevista la discussione sull’ipotizzato prolungamento verso nord dell’A27 ma anche la situazione dell’Alemagna, i fondi previsti per sistemarla. Più avanti, un successivo incontro coinvolgerà altri sindaci, quelli che non sono direttamente interessati al tracciato del prolungamento autostradale ma i cui effetti, per forza di cose, si faranno sentire su tutta la provincia. «Si tratta di fare il punto della situazione - sottolinea l’assessore provinciale Piccoli, che ha la delega per i rapporti con il territorio - Analizzeremo nel dettaglio la delibera regionale che riconosce il prolungamento dell’A27 di pubblico interesse. Il nodo viabilità, nel suo insieme, sarà al centro dell’incontro perché qui c’è la necessità di tenere coeso il territorio». Sull’argomento interviene anche il senatore del centrosinistra Maurizio Fistarol che a palazzo Madama siede nella commissione che si occupa di infrastrutture. «Quello che posso dire - afferma - è che nella bozza finanziaria che riguarda gli interventi infrastrutturali in tutto il Paese i fondi sono drasticamente calati. Se Mainardi afferma che i soldi per l’Alemagna non ci sono non ho motivo di non credergli. Verificherò personalmente. D’altronde, le opere vengono finanziate anno per anno». «Sulla questione viabilità nel Bellunese - continua - è importante sistemare e far funzionare quello che c’è. Non faccio guerre di religione è perciò, ad esempio, del collegamento autostradale A27-A23 si può parlare. Non sono contrario in linea di principio. Basta però che queste opere non vadano a compromettere la manutenzione ordinaria e straordinaria della viabilità esistente».
Corriere delle Alpi 09.10.2009 Prolungamento A27 Perplessità sul costo dei pedaggi. Tutti d’accordo al traffico pesante sulla nuova arteria e a risanare la Ss 51 Sindaci preoccupati: «Fateci capire» Padrin: «Innanzitutto l’ambiente». Svaluto: «Spariti i soldi della variante» Bottacin: «I soldi per la Ss ci sono» Piccin: «Manca la programmazione» Il
Pas: «Rilanciamo la Fs Venezia-Cortina» BELLUNO. La prossima settimana, probabilmente giovedì, il presidente della Provincia Bottacin incontrerà i sindaci interessati al prolungamento dell’A27 verso nord. Nei giorni scorsi la giunta regionale ha dichiarato il pubblico interesse sull’opera da realizzarsi in project financing da parte di società private. E i sindaci sono preoccupati per l’ambiente e gli alti pedaggi. La situazione sembra quella di chi è fra l’incudine e il martello. Infatti, da una parte c’è l’esigenza ormai improcrastinabile di liberare la statale 51 d’Alemagna da un traffico insostenibile, leggero e di mezzi pesanti. Dall’altra la realizzazione del prolungamento dell’Autostrada numero 27 da Pian di Vedoia allo svincolo di Pian dell’Abate a Perarolo comporta interventi per forza di cose pesanti. In vista, anche, in un futuro ancor più in là nel tempo, di un collegamento con l’A23 proseguendo quindi verso l’Austria sul valico esistente di Tarvisio. Il più prudente è il sindaco di Longarone Roberto Padrin il quale sottolinea che «è necessario capire la sostenibilità dell’opera dal punto di vista ambientale. Certo, potrebbe risolvere i problemi della Ss 51 ma è necessario valutare attentamente». Da parte di alcuni primi cittadini l’allarme è sui soldi previsti dall’Anas, 52 milioni di euro, per la sistemazione della Ss 51. Sicuro Pierluigi Svaluto Ferro, sindaco di Perarolo. «Si naviga a vista. Il prolungamento dell’A27 sarà un ulteriore spreco di territorio. Tantopiù nel momento in cui i milioni previsti dall’Anas per la sistemazione dell’Alemagna sono spariti, affossati». A stretto giro di posta risponde il presidente Bottacin: «L’ipotesi di prolungamento dell’autostrada è senz’altro interessante perché ci metterebbe in collegamento con il nord. A quanto mi risulta, inoltre, i soldi per l’Alemagna non sono mai usciti dal bilancio quinquennale dell’Anas». Rimpalla Franco Roccon, sindaco di Castellavazzo: «Sono preoccupato per gli stanziamenti a favore della statale 51 che sembrano non esserci più. Sul prolungamento dell’A27 sono d’accordo perché sposterà il traffico pesante in austostrada. Certo, bisognerà procedere con i piedi di piombo e valutare attentamente gli equilibri economico-finanziari». Sulla questione degli alti pedaggi ipotizzati nel parere del Nucleo regionale di valutazione e verifica degli investimenti, allegato alla delibera regionale, ci va giù duro Livio Sacchet, sindaco di Ospitale. «Sono stato tra i promotori del sì al prolungamento dell’autostrada ma sono contrariato dai pedaggi che si ipotizzano così alti. Se poi i turisti dovranno viaggiare solo in autostrada e non sulle strade interne i nostri paesi andranno a morire». Sacchet si rifà a quanto afferma il Nuvv nel suo parere dove è scritto che, oltre al traffico pesante, verrà spostato in A27 anche quello leggero “turistico” lasciando l’Alemagna «in funzione esclusivamente del traffico locale dei residenti». Mentre sui pedaggi, visto che chi realizzerà l’autostrada dovrà pur rientrare dall’investimento, si specifica che la strada è quella dei ticket applicati per i trafori del monte Bianco, del Frejus, del Gran San Bernardo e del ponte Europa. Il che equivale ad una forbice che va, per le normali vetture, dagli 8 ai 33,20 euro a passaggio. Virginio Piccin, presidente del Consorzio Dolomiti, allarga le braccia. Parla a titolo personale. «Se il prolungamento serve - afferma - facciamolo, ma decidiamo e andiamo avanti. Cosa vuole che le dica, la realtà è che, e non da oggi, la politica si serve dei territori. In provincia di Belluno manca qualsiasi tipo di programmazione e nessuno, per decenni, ha avuto la volontà di guardare le possibilità di sviluppo di questa provincia. E’ un disastro». Chi vede come fumo negli occhi la nuova opera è il Pas Dolomiti (il comitato Carnia-Cadore “Per altre strade”). «Ci vogliono fregare con l’autostrada - afferma in un volantino - Rilanciamo il progetto di una nuova ferrovia che colleghi Venezia a Cortina». Paolo Piffer
Messaggero Veneto 09.10.2009 Salta anche il treno per Vienna e il Fvg è sempre più isolato Mentre si lavora alacremente alla costruzione dell’Euroregione, mentre il presidente Fvg Renzo Tondo partecipa con il governatore della Carinzia a un incontro a Bruxelles per perorare la causa del corridoio Baltico-Adriatico, mentre si moltiplicano i rapporti transfrontalieri tra Comuni, associazioni culturali, gruppi sportivi, mentre accade tutto questo, Friuli e Carinzia stanno per perdere un collegamento fondamentale: quello del treno. A partire dal 13 dicembre, infatti, con l’entrata in vigore dell’o rario invernale, saranno cancellati tutti i treni viaggiatori diurni da Venezia a Vienna, con passaggio per Udine, Villach e Klagenfurt. Un vuoto nel trasporto pubblico come non s’era mai riscontrato in passato, nemmeno quando l’Austria non faceva parte dell’Unione Europea e il confine era davvero un confine. In dicembre, chi vorrà andare in Carinzia a visitare i mercatini di Natale, dovrà farlo con la propria auto o approfittando di qualche gita organizzata. Resterà soltanto il treno della notte, comodo forse per chi deve recarsi fino a Vienna, ma non per tragitti più brevi fino in Carinzia, dove si arriverebbe in orari impossibili. Già lo scorso anno Trenitalia aveva deciso di sopprimere una corsa, suscitando disagi e proteste. È prevedibile che le proteste si ripeteranno anche questa volta e probabilmente con maggior vigore. Si era trattato allora, e si tratta anche adesso, di una decisione unilaterale. Le Ferrovie austriache (Öbb), infatti, non erano d’accordo. Avevano insistito a lungo con Trenitalia perchè la corsa non fosse cancellata. Avevano addirittura proposto – come ha riferito Christoph Posch, portavoce delle Öbb – di entrare in Italia con un treno austriaco e con personale proprio, ma Trenitalia avrebbe imposto un pedaggio così elevato da rendere l’intrapresa insostenibile economicamente. Ed ecco allora la soluzione alternativa, che potrebbe tornare utile anche agli utenti friulani: l’istituzione di alcune corse in pullman tra Klagenfurt e Venezia. Le Öbb hanno intenzione di istituire quattro corse al giorno (andata e ritorno) nei mesi invernali e addirittura cinque in estate. I viaggiatori, infatti, non mancano. Forse non saranno sufficienti per far chiudere i conti in attivo a Trenitalia, ma sufficienti per garantire la redditività del servizio in pullman. «Abbiamo un coefficiente di utilizzazione intorno al 75/80% – riferisce Posch – e nei fine settimana arriviamo al tutto esaurito. Lo scorso weekend abbiamo dovuto addirittura aumentare il numero dei pullman» Marco di Blas
Corriere del Veneto 08.10.2009 La polemica A27 a nord, sì dei sindaci Ma il web: «Devastante» Galan: «Abbatteremo i confini». Il nodo sulla stangata pedaggi BELLUNO — Prolungamento dell’A27 fino a Macchietto, la dichiarazione di pubblica utilità da parte della giunta regionale convince le amministrazioni comunali. Ma sulla questione rimangono ancora molti punti da chiarire: quale sarà la ricaduta su tutto il territorio circostante? È giusto chiudere l’Alemagna ai mezzi pesanti e pensare a pedaggi alti? E ancora, cosa fare ore dei 52 milioni di euro che l’Anas aveva messo a disposizione per la variante di Longarone? Per discuterne, i Comuni coinvolti direttamente nella grande opera (Longarone, Castellavazzo, Ospitale e Perarolo di Cadore) si riuniranno a breve in Provincia. Intanto sul web corre la protesta dei cittadini contrari al prolungamento dell’A27, che hanno creato un gruppo 124 membri in Facebook. Il governatore del Veneto, Giancarlo Galan, ha commentato la dichiarazione della giunta regionale, che giudica di pubblico interesse la progettazione, costruzione e gestione del prolungamento dell’A27 (presentata dalla Grandi Lavori Fincosit in associazione con Adria Infrastrutture e con l’impresa di costruzioni Mantovani). «Il prolungamento fino a Macchietto è solo una tappa - commenta Galan - per raggiungere il cuore del vecchio continente, eliminando, al contempo, i vincoli infrastrutturali del Bellunese». Intanto, per costruire 20 chilometri di autostrada, per buona parte in galleria, i proponenti privati hanno previsto un investimento di 1,2 miliardi di euro. Inevitabili le ricadute sul prezzo del pedaggio, che potrebbe arrivare a costare come il passaggio nel traforo del Monte Bianco. L’intervento di project financing, d’altronde, si basa proprio sull’uso di capitali privati in cambio dei futuri pedaggi da incassare. «Se si le opere si fanno, è giusto che siano pagate», commenta il sindaco di Castellavazzo, Franco Roccon, mentre il primo cittadino di Ospitale, Livio Sachet, ammette che «con prezzi troppo alti, i passaggi potrebbero risentirne». Cosa
ne sarà della variante di Longarone, con i 52 milioni di euro messi a
disposizione dall’Anas? «L’importante che i fondi rimangano in questo
territorio - parla il sindaco di Longarone, Roberto Padrin - potrebbero essere
investiti per sistemare gli svincoli della zona industriale e la 251 della Val
di Zoldo». Da parte dei sindaci nessun indugio sul possibile divieto di
transito ai mezzi pesanti sull’Alemagna, a patto che si trovi una soluzione
per permettere l’arrivo delle merci nella zona industriale. Decisamente più
agguerriti, invece, i commenti dei cittadini iscritti al gruppo di Facebook «Contro
il prolungamento dell’autostrada A27, che procurerebbe uno scempio delle
bellezze delle nostre montagne, ormai unica risorsa delle nostre terre». Fino a
ieri erano già una cinquantina gli interventi a sfavore. Elena Placitelli
Corriere delle Alpi 08.10.2009 Ribadito il coinvolgimento delle comunità locali, possibile la revisione del progetto. Infine la gara «Non rinunciamo ad andare a Nord» Il sostegno forte di Giancarlo Galan al prolungamento dell’autostrada A27 BELLUNO. «Il Veneto non rinuncia a un collegamento verso l’Europa e va avanti a Nord, scegliendo la soluzione già ora possibile che non preclude nulla, in attesa della grande risposta strategica circa lo sbocco da dare, che dovrà essere individuato con il consenso delle comunità locali». Il presidente del Veneto Giancarlo Galan, commenta così la dichiarazione di pubblico interesse decisa dalla giunta regionale sulla proposta di finanza di progetto per la progettazione, costruzione e gestione del “Passante Alpe Adria - Prolungamento A 27”, presentata dalle società Grandi Lavori Fincosit, Adria infrastrutture e impresa di Costruzioni Mantovani. Il prolungamento dell’A27 da Longarone fino a Macchietto è dunque solo una tappa, fondamentale, di una strategia che il Veneto vuole perseguire: «raggiungere il cuore del vecchio continente e nello stesso tempo eliminare i vincoli infrastrutturali del bellunese verso le Alpi e oltre». Dopo la dichiarazione di pubblico interesse, le società proponenti dovranno presentare lo studio di impatto ambientale, coinvolgendo le comunità locali per le soluzioni più idonee per il migliore inserimento dell’intervento nel territorio, proponendo anche alternative al progetto originario. Dopo di che il progetto sarà sottoposto a Via nazionale e all’approvazione da parte del Cipe, ottenuta la quale verrà messo in gara. «In questa circostanza», spiega l’assessore Renato Chisso, «non è prevista la possibilità di prelazione da parte del proponente e dunque chi vince dà seguito alla realizzazione e alla gestione. In ogni caso con questa iniziativa contiamo non solo di proseguire a Nord e avvicinarci, alla A23, raggiungendo l’Austria attraverso il valico di Tarvisio, ma di poter dare in tempi brevi una risposta efficace a una serie di problematiche della viabilità bellunese, con una riduzione dei tempi di percorrenza attuali e rendendo più sicura la mobilità, soprattutto per quanto riguarda i mezzi pesanti. Ricordo inoltre che, su questa proposta, la II Commissione consiliare aveva espresso parere favorevole all’unanimità, confermato anche nella successiva audizione con gli enti locali interessati». La proposta del “Passante Alpe Adria” il prolungamento dell’autostrada A27 da Pian di Vedoia in comune di Longarone, a Pian de l’Abate in comune di Perarolo di Cadore, a sud di Caralte, con connessione alla ss 51 di Alemagna. I comuni interessati all’infrastruttura viaria, prevista per una buona parte in galleria, sono: Longarone, Castellavazzo, Ospitale di Cadore e Perarolo di Cadore, in Provincia di Belluno. La lunghezza complessiva comprensiva delle rampe di svincolo di Pian de l’Abate è di circa 20,7 km, con gli svincoli di Pian di Vedoia, Longarone e Pian de l’Abate, con ponti e viadotti per circa 3,50 km, con gallerie per la carreggiata nord per circa 11,41 km e per la carreggiata sud per 10,75 km. La sezione viaria prevista è a 2 corsie da 3,75 m per senso di marcia, una banchina in destra di 3,00 m, una sul lato interno di 0,70 m, e con spartitraffico di 2,60 m, con larghezza totale della piattaforma stradale di 25 m. L’investimento complessivo stimato dal proponente per la realizzazione dell’opera è pari a circa 1.200 milioni di euro e non prevede alcun contributo pubblico.
Il Gazzettino 08.10.2009 A27, Galan: «Il Veneto prosegue verso l’Europa» VENEZIA - «Il Veneto non rinuncia a un collegamento verso l'Europa e va avanti a Nord, scegliendo la soluzione già ora possibile che non preclude nulla, in attesa della risposta strategica circa lo sbocco da dare, che dovrà essere individuata con il consenso delle comunità locali». Così afferma il presidente del Veneto, Giancarlo Galan, a proposito della dichiarazione di pubblico interesse decisa dalla giunta veneta sulla proposta di project financing per il Passante Alpe Adria, cioè il prolungamento della A 27. Il prolungamento della A27 da Longarone fino a Macchietto è una tappa importante di una strategia che il Veneto vuole perseguire: raggiungere il cuore del vecchio continente e nello stesso tempo eliminare i vincoli infrastrutturali del bellunese anche verso le Alpi e oltre. Dopo la dichiarazione di pubblico interesse, le società proponenti dovranno presentare lo studio di impatto ambientale, per la cui stesura saranno studiate con le comunità locali le soluzioni più idonee, proponendo anche alternative al progetto originario. Dopo di che il piano sarà sottoposto alla Via nazionale e all'approvazione del Cipe, ottenuta la quale verrà messo in gara. La lunghezza complessiva del Passante Alpe Adria A27 è di 20,7 chilometri, l'investimento è stimato dal proponente in circa 1.200 milioni di euro e non prevede alcun contributo pubblico.
Corriere delle Alpi 07.10.2009 Il prolungamento da Pian di Vedoia a Caralte costerà 1200 milioni di euro, i pedaggi saranno elevati Da Venezia arriva
il sì all’A27 La giunta Galan l’ha dichiarata opera di pubblico interesse BELLUNO. Via libera al prolungamento dell’autostrada A27. La giunta regionale ieri ha approvato la delibera che prende atto della proposta di project financing avanzata da tre società nel 2007 e ha dichiarato il pubblico interesse sull’opera. Scorrendo la delibera però i dubbi non mancano. La proposta di project financing è stata avanzata da Grandi Lavori Fincosit spa, Adria infrastrutture spa e Mantovani spa per la progettazione, costruzione e gestione del prolungamento autostradale da Pian di Vedoia a Pian de l’Abate. Costo dell’opera, circa 1.200 milioni di euro totalmente a carico dei privati proponenti. Previsto un pedaggio elevato, simile ai grandi trafori, per rientrare dalla spesa.
Venezia dice sì all’autostrada La giunta Galan dichiara il pubblico interesse all’opera Pedaggio elevato simile ai grandi trafori, necessario impedire il traffico lungo l’Alemagna da Longarone a Caralte di Irene Aliprandi BELLUNO. Via libera al prolungamento dell’autostrada A27. La giunta regionale ieri ha approvato la delibera che prende atto della proposta di project financing avanzata da tre società nel 2007 e ha dichiarato il pubblico interesse sull’opera. Scorrendo la delibera però i dubbi non mancano. La proposta di project financing è stata avanzata da Grandi Lavori Fincosit spa, Adria infrastrutture spa e Mantovani spa per la progettazione, costruzione e gestione del prolungamento autostradale da Pian di Vedoia a Pian de l’Abate. E’ il primo tratto del progetto che dovrebbe collegare la A27 alla A23: 20,7 chilometri con due svincoli, 3,5 km di ponti e viadotti, 11,4 km di gallerie nella carreggiata nord e 10,7 in quella sud. Costo dell’opera circa 1.200 milioni di euro totalmente a carico dei privati proponenti, «senza alcun contributo pubblico», assicura la delibera regionale. Sul progetto si sono già espressi la seconda commissione (unanimità), la direzione valutazione progetti e investimenti e il Nuvv (nucleo valutazione e verifica degli investimenti) realtà della Regione, e ora va acquisito lo studio di impatto ambientale, a carico delle società. Nel parere del Nuvv emergono tuttavia elementi che inducono perplessità sotto il profilo economico finanziario. I proponenti hanno fornito uno studio sui flussi di traffico e l’ipotesi del pedaggio che renderà l’intervento sostenibile per i privati. Il Nuvv sottolinea che i tassi di crescita del traffico ipotizzati sono compatibili con quelli registrati in autostrada, ma non lungo la ss51. Tra le prescrizioni del nucleo “inderogabile presupposto di fattibilità” è il rafforzamento del bacino di utenza: “introducendo divieti e limitazioni del traffico pesante lungo la ss51 da Longarone a Caralte e condizioni di uso per i mezzi leggeri”. Ovvero solo i residenti potranno evitare l’autostrada. “Pertanto”, si legge ancora, “l’intervento potrà procedere nel suo iter solo una volta stipulata apposita convenzione con Anas e enti locali”. Il Nuvv aggiunge un altro elemento: “Il pedaggio chilometrico della proposta appare sensibilmente più elevato rispetto ad analoghe infrastrutture autostradali che attraversano regioni montuose e che quindi applicano tariffe maggiori in relazione ai maggiori costi di ammortamento delle opere realizzate”. Il Nuvv dice che la tariffa ipotizzata è comparabile con quelle applicate nei trafori del Monte Bianco, Frejus, Gran San Bernardo e altre in Austria. C’è da chiedersi perché i camionisti non dovrebbero preferire il Brennero. Già oggi i sindaci di Longarone (nodo definito prioritario nel parere regionale), Castellavazzo, Ospitale e Perarolo verranno convocati dal presidente della Provincia Gianpaolo Bottacin: «Vanno coinvolti immediatamente i Comuni (ci siamo visti anche la settimana scorsa) per affrontare le problematiche che si potrebbero presentare».
Il Gazzettino-Bl 07.10.2009 Via libera. Nei prossimi giorni la convocazione in Provincia dei sindaci dei cinque Comuni A27, c’è l’interesse pubblico La giunta regionale fa ripartire il project financing per il prolungamento dell’autostrada Il prolungamento della A27 ha superato la prova in giunta regionale, da ieri è opera di "interesse pubblico". Lo aveva annunciato 15 giorni fa l’assessore alla mobilità Renato Chisso e dall’esecutivo è arrivato il via libera che rimette in campo il project financing del primo stralcio. Ora si avrà la pubblicazione sul Bur cui seguiranno gli altri tre passaggi: il via libera del consiglio regionale, la valutazione di impatto ambientale e l’approvazione da parte del Cipe. Solo dopo si arriverà al bando di gara europea che porterà all’appalto. Sempre secondo Chisso, quest’ultimo è ipotizzabile «in un anno». Intanto sul territorio due le consultazioni attivate dalla Provincia. Una, informale, la scorsa settimana con i sindaci dei comuni interessati: Ponte nelle Alpi, Longarone, Castellavazzo, Ospitale di Cadore e Perarolo di Cadore. L’altra nei prossimi giorni alla luce dell’approvazione dell’interesse pubblico. Sul tavolo c’è un progetto preliminare presentato alla Regione dalle imprese "Grandi lavori Fincosit spa", "Adria Infrastrutture spa" e "Impresa di costruzioni ing. E. Mantovani spa" nel 2008 per un investimento preventivato di un miliardo e 200 milioni di euro a fronte di un prolungamento di 22 chilometri verso il Cadore, da Pian di Vedoia a Macchietto. Comuni favorevoli al finanziamento privato ma in attesa di esaminare il progetto. «Non abbiamo ancora visto nulla» sottolinea infatti Pierluigi De Cesero, sindaco di Longarone per due mandati, attualmente consigliere d’opposizione in Provincia. De Cesero chiede alla Regione «di dare una linea chiara e di portarla sino in fondo» ricordando che esiste ancora il progetto della variante elaborato dall’Anas. «Entrambe le infrastrutture sarebbero insostenibili - spiega - Il rischio è che ci troviamo con uno prolungamento della A27 che se non arriva almeno a Fortogna non risolve il problema e magari fra 10 anni anche il ritorno della variante». Inoltre l’abbandono del progetto Anas solleva una questione economica. «La Variante avrebbe avuto un impatto ambientale insostenibile - ricorda l’ex sindaco - quindi bene il prolungamento, ma a condizione che i 52milioni assegnati per il progetto Anas rimangano al territorio. Potrebbero andare al tratto Tai-Cortina, o alla 251 verso la val di Zoldo, ad esempio». E alla Regione un appello: «Se viene assunta una decisione sia risolutiva». Da qualche parte si è fatto notare che la campagna elettorale per le regionali è partita e che sulla questione la prima conferenza interregionale si era tenuta nel gennaio del 2000. Va comunque dato atto a Chisso di aver tenuto il punto: «Questa - ribadisce - è la volta buona».
Il Gazzettino 07.10.2009 Infrastrutture Sì della giunta al prolungamento della A27 con il piano dei privati VENEZIA - L’assessore Renato Chisso ha cercato di blindare la notizia, ma non c’è riuscito: presenterà i dettagli nei prossimi giorni, ma il dato di fatto è che la giunta regionale ha approvato, nella seduta di ieri, la dichiarazione di pubblico interesse alla proposta di project financing presentata da tre società (Fincosit, Adria Infrastrutture, Mantovani) per la realizzazione del Passante Alpe Adria. Trattasi del prolungamento dell’autostrada A27 Mestre-Belluno da Pian di Vedoia (dove ora termina) fino a Pian de l’Abate. A Palazzo Balbi non è passata inosservata l’assenza dalla riunione di Massimo Giorgetti (An-Pdl), critico nei confronti del project financing che fa lavorare solo le solite, grandi imprese. (al.va.)
Il Mattino di Padova 07.10.2009 La A27 acquista un nuovo tratto da Longarone fino a Macchietto VENEZIA. Lo hanno chiamato «Passante Alpe Adria» perchè Passante è un nome che porta bene. E’ il prolungamento della A27 da Longarone fino a Macchietto (e in futuro fino a Tolmezzo e alla A23): approvato ieri in giunta il project financing. Un progetto da un miliardo e 200 milioni di euro, presentato da tre società: «Grandi lavori Fincosit spa», «Adria infrastrutture spa» e «Impresa di costruzioni Mantovani spa». Finanza di progetto, e dunque realizzazione con soldi dei privati, per un’opera fondamentale della viabilità dolomitica, ulteriore pezzo dell’«agognata» autostrada tra Venezia e Monaco di Baviera. «Dopo 20 anni finalmente c’è qualcosa di concreto» aveva spiegato l’assessore regionale alle infrastrutture Renato Chisso alla presentazione del progetto. Ieri il primo via libera in giunta, con il placet del presidente Giancarlo Galan. Si tratta di un’infrastruttura fondamentale nella prospettiva dei mondiali di sci a Cortina d’Ampezzo nel 2015. L’A27 oggi, da Venezia, arriva fino a Ponte nelle Alpi. Il project financing prevede il prolungamento da Pian di Vedoia fino alla località di Pian de l’Abate, a sud di Caralte, con la connessione alla strada statale 51 «di Alemagna». La nuova autostrada avrà un solo svincolo, e sarà ovviamente a Longarone, il più grosso dei comuni interessati. Un tratto di strada a due corsie più quella di emergenza per ogni senso di marcia, lungo circa 21 chilometri, la metà dei quali in galleria. Attraverserà i comuni di Soverzene, Longarone, Castellavazzo, Ospitale di Cadore e Pararolo di Cadore. Si tratta del primo stralcio di un’altra grande opera: il raccordo tra la A27 e la A23. Restano infatti circa una ventina di chilometri, con però il traforo della Mauria fino a Tolmezzo, per arrivare in Carnia e di qui collegarsi all’autostrada che porta in Austria.
La Tribuna di Treviso 05.10.2009 La Venezia-Monaco anticrisi Con il termine di «Corridoio» si fa riferimento ai progetti di reti multimodali (ferrovie, strade) per il trasporto di merci e persone che connettono le infrastrutture dei paesi dell’Europa centrale con quelli dell’Europa dell’Est e del bacino del Mediterraneo. Attualmente sono in fase di realizzazione dieci corridoi multimodali. Il Corridoio 5 è l’unico che interessa l’Italia. Si tratta di un’opera da un lato attesa (e dall’altro contestata, sopratutto per il suo impatto ambientale) che attraversa la nostra regione, dotandola di un asse infrastrutturale di collegamento est-ovest di primaria importanza. Infatti noi crediamo che l’uscita dall’attuale crisi (che è crisi globale, e che evidenzia un’affaticamento delle economie del vecchio continente) non possa limitarsi all’adozione delle solite misure di tipo monetario o di stimolo del mercato, ma deve basarsi sul rilancio dei grandi sistemi territoriali e la loro ottimizzazione infrastrutturale. Connettere e far dialogare fra loro le grandi aree europee, favorendo nel contempo lo sviluppo di quelle attualmente più arretrate dell’Est, è perciò una priorità per gli scenari economici futuri, in grado di valorizzare il potenziale produttivo e sociale dell’Europa. In questo contesto per il Veneto (e la provincia di Treviso), soprattutto in prospettiva della realizzazione del «corridoio 5» è necessario riqualificare il sistema delle relazioni infrastrutturali nord-sud, in particolare rispetto alla Germania, che rimane un motore imprescindibile di sviluppo, al quale attingono settori non marginali del nostro sistema produttivo. In questa prospettiva qualche esponente politico ha rilanciato l’ipotesi della Venezia-Monaco, magari con un percorso diverso da quello storicamente individuato, in modo da eliminare il gap a livello infrastrutturale che le nostre merci subiscono cronicamente in questa direzione di marcia. Se il potenziamento delle direttrici di mobilità verso Est ha gestito i processi di delocalizzazione dell’economia locale e arricchito i traffici verso e da quell’area, quello verso la Germania è funzionale ad una molteplicità di dinamiche produttive del territorio - nel settore metalmeccanico in particolare, ma non solo - che si articolano nelle varie fasi dell’attività di subfornitura, ma anche nella qualificazioni di nuove specializzazioni di produzione e di servizio. Non solo, il nostro export può ritrovare nuovo slancio verso il mercato tedesco e del nord Europa (dopo un certo raffreddamento degli ultimi anni), tornando ad essere un partner privilegiato in grado di offrire prodotti competitivi e di qualità per un mercato esigente e ricco. Infine dobbiamo pensare ad un rilancio dei flussi turistici, dato che il nostro Paese negli ultimi anni ha subito il sorpasso da parte di territori che non dispongono certo del nostro patrimonio culturale né le stesse bellezze paesaggistiche. Le strozzature infrastrutturali (gli imprenditori trevigiani lo hanno capito da tempo) sono vincoli pesantissimi per la nostra economia che non solo limitano le capacità competitive dei sistemi produttivi esistenti, ma sono anche di freno a nuovi investimenti e a nuove forme di cooperazione fra le grandi aree economiche a livello continentale. Ed è una grande sfida che lanciamo per poter riequilibrare a vantaggio del Veneto e del Nord est le potenzialità dello sviluppo, prefigurando per noi nuove opportunità per il prossimo decennio, dato che il baricentro è oggi sicuramente collocato al di là delle Alpi. (Presidente di A.A.I. Associazione artigianato e piccole medie imprese) Pierluigi Zambon
Forni di Sotto. Amministratori e associazioni locali a convegno sulle iniziative per sfruttare il prestigioso premio Riconoscimento Unesco, ora si pensa al futuro FORNI DI SOTTO. "Dolomiti: patrimonio dell'umanità: che fare?" Questo il tema della riunione tenutasi, ieri sera, nella, sala consiliare di Forni di Sotto, indetta da alcuni comitati della montagna: Per Altre Strade (Pas), Cipra, Movimento Mont, Mountain Wilderness, Legambiente cui ha partecipato anche il Club Unesco di Udine. Presente una sessantina di persone, amministratori dei comuni interessati compresi, ci si è posti l'interrogativo di cosa fare per mantenere integro questo patrimonio, riconosciuto di valore globale dall'Unesco, e di come utilizzarlo a favore di chi in montagna ci vive. Dopo una disanima su cosa sia effettivamente un patrimonio dell'umanità dell'Unesco, ci si è accorti che più che onori ora ci saranno maggiori oneri, non sostanziali: l'Unesco non pone limiti all'utilizzazione del bene: se i parametri non saranno più quelli richiesti dall'organismo internazionale con sede a Parigi, questo semplicemente toglierà il riconoscimento, ma rimane un onere soprattutto morale nei confronti dell'umanità, consci di avere fra le mani un bene prezioso che non si può deturpare. Meglio, è stato sottolineato, se l'Unesco avesse concesso il riconoscimento per una valenza culturale e non solo ambientale, in quanto le vette considerate degne di essere mostrate al mondo come uniche sono la risultanza di una convivenza dell'uomo su questi territori. Va da se che il riconoscimento ambientale è motivo di orgoglio per la zona interessata e per la montagna friulana, in quanto tale riconoscimento è stato concesso solo 800 volte in campo mondiale e solamente due in Italia: alle Dolomiti fanno coppia le Isole Eolie. Ecco quindi la richiesta a tutti i presenti di fornire idee su come promuovere il territorio. Impresa non facile, ardua, che deve confrontarsi con le realtà politiche e con i tempi cambiati. Dalla riunione, e da quelle che seguiranno, dovranno scaturire le richieste da avanzare ai politici quando metteranno mano al protocollo di gestione del bene, la "Fondazione delle Dolomiti", alla quale le associazioni intendono partecipare. Una riunione per ribadire la volontà dì esserci, di contare, di ricercare quelle opportunità di riscoprire la vera essenza della realtà montanara e di conviverci senza deturparla, consci che gli schemi del passano non sempre sono riproponibili, recuperando indotti economici e sociali tali che possano permettere a chi in queste vallate ci abita, un riscontro effettivo in termini di qualità di vita. Gino Grillo
Il Gazzettino-Bl 05.10.2009 Dibattito indetto da "Peraltrestrade" Dolomiti non solo monti ma valli e valori culturali «Patrimonio di tutti senza passerelle» Forni di Sotto Nella sala consigliare del Comune di Forni di Sotto, gremita di persone, si è svolto ieri un incontro-dibattito su “Dolomiti Unesco – Un patrimonio da costruire assieme-“. L’iniziativa di "Peraltrestrade" intendeva dare l’opportunità alla popolazione di prendere consapevolezza del significato di “patrimonio dell’umanità” riconosciuto a giugno dall’Unesco alle nostre Dolomiti. L’incontro è stato organizzato dal Comitato Interregionale Pas Dolomiti, il Cipra, Il Movimento Mont, Legambiente F.V.G, WWF e Mountain Wilderness. Ira Conti del Comitato Pas ha introdotto gli ospiti invitando il pubblico al dibattito. Tutti d’accordo sul fatto che il patrimonio di cui si parla non può essere limitato all’unicità delle vette ma è legato strettamente alle valli e soprattutto al patrimonio culturale che caratterizza il territorio dolomitico. La preoccupazione emersa dagli interventi è che quanto ottenuto non venga svilito quale passerella dalle istituzioni e dalla politica e che la Fondazione incaricata di gestire questo privilegio non sia rappresentativa delle reali esigenze e possibilità dei nostri territori. La richiesta esplicita di queste Associazioni è che vi sia la massima trasparenza ed il rispetto di ogni singola realtà territoriale e culturale. E’ stato chiesto che a tal fine nella Fondazione venga assicurata la presenza di un rappresentante delle Associazioni e degli Usi Civici. Federico Scarso, Cipra Italia, ha sottolineato come il riconoscimento dell’Unesco abbia alla base la collaborazione di amministrazioni provinciali diversissime tra loro, infatti le province di Belluno, Bolzano, Trento, Udine e Pordenone hanno collaborato per ottenere tale onorificenza. Ha continuato sottolineando quanto sia importante ripopolare le zone alpini e come a questo scopo sia imprescindibile sfruttare i “saperi”, l’identità, le lingue e le risorse presenti nel “sistema” delle Dolomiti. Ha definito l’Unesco «collezionisti che cercano la cosa più bella, piazza, vetta, cattedrale che sia» e tale oggetto di collezione non appartiene ai singoli, bensì a tutta l’umanità. Crescere, ha asserito Pizzuti Roberto del WWF, non significa consumare a dismisura un bene, ponendo una chiara critica al progetto per la costruzione dell’autostrada che dovrebbe collegare la Carnia al Cadore. La coordinatrice del dibattito ha continuato dicendo: «siamo come formichine sotto la lente di ingrandimento, una scatola vuota da riempire con idee e progetti». Cristina Kratter
Il Gazzettino-Ud 04.10.2009 Dolomiti Unesco I MOVIMENTI «Adesso basta opere faraoniche» Forni di sotto (d.z.) “Un Patrimonio da costruire insieme” si diceva, ma siamo sicuri
che ci sia coscienza di tutto ciò nelle istituzioni? A chiederselo saranno
questa sera i comitati Pas Dolomiti, Cipra Italia, Movimento Mont, Mountain
Wilderness e Legambiente Fvg che sempre a Forni di Sotto hanno organizzato un
incontro-dibattito alle ore 17 presso la sala consiliare durante il quale,
spiegano i promotori, “vorremmo fare domande e proposte, saperne di più sul
riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità per poter trarre vantaggi e
benefici per sè e per le future generazioni. Siamo di fronte ad una sfida
epocale – proseguono – e vogliamo capire se da domani, dopo questa festa,
Regione, Provincia, Comuni adotteranno fatti ed azioni concrete da calare entro
le cornici legislative per gestire al meglio le opportunità che ci troveremo di
fronte. Questo territorio prima di tutto sarà da valorizzare con iniziative
ecologicamente sostenibili e non da quindi degradare, evitando perciò il
progetto di autostrada Carnia-Cadore, non pensando ad incredibili centrali sul
Tagliamento oppure stravaganti briglie mangia-soldi; non proponendo aggressive
“grandi opere” di economie al tramonto che mettano in crisi i comuni e
distruggano le comunità alpine, non calando dall’alto decisioni e scelte.
Piuttosto si riprenda in mano il progetto di linea ferroviaria Carnia-Dobbiaco;
si esalti la biosfera del Tagliamento, si sostenga le attività economiche
legate alla gente di montagna, si decentri e si coinvolga i cittadini”.
FORNI DI SOTTO Il presidente Tondo: «Pietra miliare per lo sviluppo». Fontanini: «Non esiste solo la Barcolana, occhio di riguardo alla montagna» Lis Dolomitis, l’altro modo di fare turismo La festa per il riconoscimento Unesco diventa un invito alle amministrazioni a coglierne la potenzialità Forni di Sotto Ora che il grande sforzo nella conquista dell’ambito riconoscimento è giunto a buon fine, ora che anche le Dolomiti friulane, o meglio “Lis Dolomitis”, potranno portare un sostanzioso ritorno d’immagine alla Val Tagliamento, alla montagna pordenonese e più in generale alla Regione Friuli Venezia Giulia, spetterà soprattutto alle popolazioni locali sentire proprio l’onere e l’onore assegnato dall’Unesco, mettendo in campo tutta quella serie di iniziative promozionali, turistiche, sociali, capaci di far fruttare al meglio l’investitura mondiale. È questo l’indirizzo generale uscito in maniera inequivocabile dalla riuscita festa organizzata ieri a Forni di Sotto per celebrare anche in Regione l’assegnazione del titolo di Patrimonio dell’umanità alle vette nostrane. Una festa partecipata dalle comunità locali che tra musica, gastronomia e spunti per il futuro ha permesso di gettare le basi “per un nuovo modo di fare turismo” ha spiegato il sindaco fornese Marco Lenna, raccontando poi di un “sogno che è diventato realtà, di un riconoscimento che non dovrà essere solo un brand fine a se stesso. In un momento di crisi - ha spiegato – sarà un buon volano per noi. Da parte nostra, consci di un possibile incremento turistico pari al 20 per cento, pensiamo ad una regia promozionale di vallata, al potenziamento dell'albergo diffuso e a un turismo 'dal volto umano' dove gli appassionati della montagna possano veramente godere delle bellezze della natura e riposarsi'”. Un lavoro di squadra che impegnerà i comuni direttamente coinvolti, da Forni di Sopra a Forni di Sotto, da Ampezzo a Socchieve, passando per i pordenonesi Erto e Casso, Cimolais e Claut con il contributo naturale dell’Ente parco delle Dolomiti Friulane. Numerose le personalità del mondo politico ed economico che hanno presenziato all’evento ed hanno garantito il proprio supporto soprattutto economico per il futuro, dal sottosegretario di Governo all’Ambiente Roberto Menia al Presidente della Regione Renzo Tondo, ai trainer protagonisti del successo ovvero il Presidente della Provincia Fontanini ed il suo assessore alla Montagna Ottorino Faleschini, fino a Maria Giovanni Elmi incaricata di esaltare dai suoi palcoscenici privilegiati queste incantevoli vette. Proprio da Fontanini poi è giunto un avvertimento alla Regione, ossia “in Friuli Venezia Giulia non ci deve essere solo la Barcolana ma d’ora in poi occhio di riguardo anche a lis Dolomitis”. Invito raccolto da Tondo che si è impegnato, passata questa “finanziaria di rigore” a ricercare i dovuti fondi nel corso dei prossimi esercizi. Lo stesso Governatore ha poi ricordato come il riconoscimento ottenuto rappresenti una pietra miliare per lo sviluppo del territorio e si è congratulato con gli amministratori locali “per aver saputo reagire, combattendo così lo spopolamento, l'abbandono del territorio e la crisi economica, che in montagna colpisce forte”. David Zanirato
Il Gazzettino-Bl 04.10.2009 «Unesco e autostrada, ora serve la coerenza» FORNI DI SOTTO - Oggi alle 17 nella sala consigliare del municipio le associazioni ambientaliste e il Comitato Pas Dolomiti darà vita a un incontro-dibattito su "Dolomiti Unesco, patrimonio da costruire insieme. «Ora è una realtà - si legge in un comunicato - ma quanti di noi sono pienamente consapevoli del significato di questa dichiarazione? Quanti di noi vorrebbero saperne di più per poter trarne vantaggi e benefici per sé e per le future generazioni?». Nella giornata dedicata a San Francesco, patrono d’Italia, seguendo ai festeggiamenti indetti dal Comune di Forni di Sotto per l’assegnazione dell’ambitissimo marchio, viene ogranizzato questo incontro informativo per la popolazione da Comitato interregionale Pas Dolomiti, Cipra Italia, Movimento Mont Mountain Wilderness, Legambiente. Il riconoscimento di patrimonio dell’umanità, sottolineano le associazioni, impone che le amministrazioni pubbliche adottino comportamenti coerenti. Si parlerà anche del progetto di prolungamento dell’autostrada A27 da Ponte nelle Alpi a Tomezzo, per collegarla con l’A23 (per ora c’è l’intenzione di realizzare il tratto fino a Macchietto). «E’ un’assurdità solo parlare dell’autostrada Carnia-Cadore, opera che la Regione ha inserito nei suoi piani e che andrebbe a cancellare tutti i propositi Unesco». Gli organizzatori sono favorevoli invece «alle modeste rettifiche di cui ha bisogno la statale 52 Carnica» e «alla riproposizione del vecchio progetto di linea ferroviaria Carnia-Dobbiaco»
Messaggero Veneto 04.10.2009 La Carnia in festa per le Dolomiti: «Bene da salvaguardare e valorizzare» FORNI DI SOTTO. La Carnia ha celebrato ieri il suo monumento più prestigioso: le Dolomiti, che dallo scorso giugno sono state catalogate dall’Unesco patrimonio dell’umanità. E’ stato così inserito nel patrimonio mondiale un elemento seriale quali le Dolomiti, riconoscendo la valenza anche a quelle montagne meno conosciute, ma egualmente degne di rappresentare la naturalità di questi territori, che sono le “montagne pallide” orientali. Forni di Sotto, che ha ospitato l’evento, e Forni di Sopra le ospitano, mentre Ampezzo e Socchieve sono zone limitrofe. La giornata è stata ricca di iniziative, tese a valorizzare e non solo a salvaguardare un patrimonio naturalistico, ma anche a promuovere un nuovo approccio della cultura e della tradizione locale con la montagna. Ad aprire la giornata, davanti ad un folto pubblico di gente del paese e alle numerose autorità sono stati i ragazzi della Val Tagliamento Marching Band che hanno eseguito l’inno nazionale. Quindi sono iniziati i discorsi ufficiali, a portare i saluti per primo è stato il padrone di casa, il sindaco di Forni di Sotto Marco Lenna, quindi, dopo un intermezzo con il Coro del paese, sono intervenuti l’assessore provinciale alla montagna Faleschini, il presidente del Parco naturale delle dolomiti friulane Martini, il presidente della provincia di Udine Fontanini, l’assessore alla montagna della provincia di Pordenone Verdichizzi ed il consulente per l’Unesco Cesare Micheletti. Questi ha illustrato la nascita delle Dolomiti, sorte 250 milioni di anni or sono da un mare tropicale, ma conosciute scientificamente, e quindi al grande pubblico, solo 200 anni or sono con naturalista francese Déodat de Dolomieu che per primo studiò il particolare tipo di roccia predominante nella regione, carbonato doppio di calcio e magnesio. Presenti pure Renata Caprio D’Aronco presidente del Club Unesco di Udine e Maria Giovanna Elmi. Quindi, dopo un intermezzo con il Coro Gospell del Friuli Venezia Giulia, gli interventi del sottosegretario all’ambiente Roberto Menia e del presidente della regione Renzo Tondo. Durante la giornata da segnalare l’apertura di un chiosco filatelico con annullo speciale in friulano, uno dei primi bilingue nella nostra regione. La giornata si è conclusa con un pranzo dove tutti i convenuti hanno potuto assaporare la gastronomia tipica della montagna carnica. Gino Grillo
Tondo: un occasione
di rilancio economico FORNI DI SOTTO. «Il riconoscimento che proietta le Dolomiti in un sistema planetario è frutto del lavoro delle comunità di montagna che sanno reagire, pensando al proprio futuro sviluppo». Così il presidente Renzo Tondo ha presentato la giornata commemorativa del riconoscimento dello status di patrimonio dell’umanità concesso dall’Unesco alle Dolomiti. «Plaudo al sindaco di Forni di Sotto Marco Lenna, primo cittadino di un piccolo paese, che ha saputo esprimere un concetto di una realtà che reagisce alle sfide, che non solo mugugna,e ne avrebbe di chè, e che ha dimostrato di creare coesione fra le varie anime del paese». Tondo ha parlato pure della crisi finanziaria internazionale che attanaglia anche la montagna carnica, «ma che ora con questa opportunità datale a livello mondiale, può trasformarsi in una occasione di rilancio». La Regione, ha assicurato Tondo, farà la sua parte a fianco di chi vive la montagna. Un nuovo approccio quindi del territorio verso il mondo intero. Ne ha tracciato le linee anche il sindaco Lenna: «un riconoscimento che non deve essere solo un fattore economico, ma deve rappresentare un motivo di tutela ulteriore per le comunità cosidette minori, degli usi e dei costumi di tutte le genti che nel passato hanno saputo piegare, modellare e valorizzare la nostra montagna». Un punto di svolta rispetto al passato, quando ci si relazionava in modo diverso rispetto «a quello che i nostri antenati avevano verso l’ambiente naturale in cui vivevano, a partire dal rispetto per la natura, con un razionale sfruttamento del suolo da quale traevano ciò che serviva loro per vivere degnosamente senza stravolgere o modificare l’ambiente circostante». Negli anni 80 del secolo scorso l’ambiente è stato stravolto, puntando «ad una economia basata sull’industria, trascurando le attività peculiari della montagna». Lenna ritiene doveroso riscoprire nuovamente quell’approccio dei vecchi montanari :«non guardare alla montagna come fonte di lucro, ma quale contesto da valorizzare e dal quale trarre le linee guida per prospettare una vita futura che si svolga nella nostra montagna». (g.g.)
Il Gazzettino-Bl 04.10.2009 Lettere&Opinioni Altrementi lotterà ancora. E nel mirino ci saranno autostrada e inceneritore Le elezioni provinciali sono ormai archiviate, e con la fine dell’estate si torna alla solita e onnipresente campagna elettorale. Ma nonostante gli spot la nostra provincia continua a presentare problematiche ambientali molto importanti, ed è difficile non notare come esse condizionino pesantemente sia la nostra salute sia quella ricchezza ambientale e culturale che non riusciamo a utilizzare (le cifre lo dimostrano) in modo corretto e lungimirante. Da una parte i dati certi: 50 tonnellate/anno di emissioni a camino dell’industria, l’aumento vertiginoso (e comprensibile viste le politiche sulla mobilità) del traffico, le pure e semplici rilevazioni mediche, l’evidente dissesto del territorio e tanta speculazione edilizia allegramente bipartisan (Feltre e Belluno insegnano). Dall’altra una crisi reale che inizierà ora a mostrare i suoi effetti più violenti. Da ciò alcune inevitabili riflessioni. Accanto alla real-politik riguardo a un tessuto produttivo che va chiaramente salvaguardato e mantenuto, c’è anche l’obbligo di chiarire che la salute è un diritto e non una «costosa» mediazione, e l’attenzione politica va quindi decisamente spostata anche su opzioni diverse. Rivalutare agricoltura, turismo diffuso, artigianato locale e piccola impresa diventa a nostro avviso un percorso obbligato, una produzione di ricchezza realmente connessa al territorio e al significato degli anni che verranno. La necessità di aprire una discussione vera su queste tematiche essenziali è stata al centro della recente esperienza della lista Altrementi che raccoglieva al proprio interno molte persone impegnate a contrastare le molteplici questioni ambientali ora presenti (purtroppo i comitati non sono in grado di connettersi tra loro per svariate questioni personali o di «giardino»). Con una critica profonda all’inadeguatezza della sinistra in questo campo ma consapevoli che proprio nel locale, partecipazione e amministrazione hanno talvolta saputo trovare una sintesi efficace quanto positiva. È ovvio che la polarizzazione dello scontro politico tra i due blocchi assieme alla nostra inesperienza, forse anche sottolineata da normali errori, hanno disegnato un risultato assai poco soddisfacente per la lista. Rimangono però in campo le ragioni che ci hanno spinto a cercare uno spazio politico nuovo e in grado di andare oltre gli steccati le appartenenze e le coincidenze. E restano ben vive tutte quelle realtà e quei soggetti che autonomamente proseguono percorsi ed esperienze che parlano di equità e diritti veri. Da qui la nostra intenzione di fare tesoro dell’esperienza acquisita nella recente elezione provinciale per continuare lo stesso percorso culturale e politico. Per questo Altrementi non finisce ma rilancia la sua riflessione con l’umiltà di chi capisce che il sentiero è accidentato ma resta l’unico percorribile. Un percorso nel quale troveremo, sicuramente entro breve, due scelte possibili che rischiano di essere speculazioni letali per il futuro di questa provincia. Autostrada e inceneritore. Per Altrementi: M. Scapin, L. Funes, M. Barbieri, A. Barbieri, M. Fiabane
La Vita Cattolica 03.10.2009 Festa a Forni di Sotto per «Lis Dolomitis Furlanis» sabato 3 ottobre Ma gli ambientalisti sono preoccupati per il collegamento tra A23 e A27 L’autostrada dell’Unesco No all’autostrada Cadore-Carnia. «Sventrerebbe le Dolomiti patrimonio dell'umanità». La Provincia di Udine ha organizzato per il 3 ottobre, con inizio alle 10.30, a Forni di Sotto, la celebrazione ufficiale dell'iscrizione delle Dolomiti friulane nel patrimonio mondiale dell'umanità Unesco. Ma a quell'appuntamento si presenterà anche il movimento « Peraltrestrade» , portando l'istanza che la Val Tagliamento non sia attraversata dal collegamento autostradale tra Macchietto, nel Bellunese, ed Amaro. L'argomento ritorna perché in questi giorni la Regione Veneto ha dichiarato di interesse pubblico il primo tratto del collegamento, da Pian di Vedoia alle porte del Cadore, per una ventina di chilometri. Da questo punto l'autostrada dovrebbe proseguire in galleria. Gli ambientalisti di «Peraltrestrade» sostengono che «non serve un'autostrada ma bastano nuove varianti»; che «l'autostrada ci ridurrebbe ad un corridoio di transito pesante ad esclusivo servizio dei mercati del Nordest»; che l'investimento di 2500 miliardi di vecchie lire per i 21 km in terra bellunese «sta in piedi solo se può contare su 38 mila veicoli pesanti al giorno», il che è da escludere. La protezione Unesco delle Dolomiti, comprese quelle friulane, viene presa a pretesto per contestare progetti infrastrutturali che sono definiti «invasivi». Il dibattito alla festa di Forni di Sotto chiarirà meglio le posizioni. Sotto il grande tendone allestito nella piazza del municipio sono previsti gli interventi delle autorità ed una relazione tecnica sul contenuto del progetto. Sarà allestita anche una mostra fotografica sugli aspetti ambientali e paesaggistici delle Dolomiti friulane. Saranno presenti, oltre al presidente della Provincia, Pietro Fontanini, e all'assessore provinciale allo Sviluppo della montagna, Ottorino Faleschini, il consulente scientifico del procedimento di candidatura, Cesare Micheletti, il sottosegretario del ministero dell'Ambiente, Roberto Menia, nonché il presidente della Regione, Renzo Tondo. Autorità, queste, che erano quasi tutte presenti ad Auronzo, il 25 agosto, quando il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, tagliò simbolicamente il nastro di questa nuova avventura di tutela e promozione ambientale. Ma i problemi non mancano. Ora che le Dolomiti sono diventate Patrimonio naturale dell'umanità, le cinque province che hanno presentato e sostenuto la candidatura daranno vita a una Fondazione, la cui finalità è quella di contribuire allo sviluppo conservativo e durevole del bene, attraverso l'attuazione degli obiettivi condivisi e definiti nel piano di gestione. Le azioni che la Fondazione metterà in campo, attraverso i suoi organi ed avvalendosi delle strutture delle cinque province o di organizzazione ad esse collegate, vanno lette all'insegna della collaborazione, finanziaria ed organizzativa, e dell'armonizzazione delle politiche di gestione del Bene. Ma già si sta baruffando - specie tra Belluno e Bolzano - sulla sede della Fondazione. Chi dovrà ospitare quella legale e chi quella operativa? . Duro anche il confronto sull'opportunità che la regione Friuli-V.G. e in particolare quella del Veneto siano tra i soci fondatori della Fondazione. Lo spettacolo che ne sta uscendo è davvero deprimente ed è fondato il rischio che per accontentare tutti si costruisca un carrozzone. Va detto subito che con molta dignità i presidenti Tondo e Fontanini si sono rifiutati di far parte di questo triste spettacolo. Ed il -perché lo spiegheranno loro stessi sabato a Forni di Sotto. (La parte friulana protetta dall’Unesco è l’1% sul totale, responsabilità più che dignità –nota di Pas-) Francesco Dal Mas
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