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SETTEMBRE

Corriere delle Alpi  30.09.2009

Prolungamento A27: a Venezia i 5 sindaci

LONGARONE. A Venezia dall’assessore Chisso per parlare del prolungamento dell’A27 verso nord. Soddisfatti i sindaci di Ponte, Longarone, Castellavazzo, Ospitale e Perarolo per la brusca accelerazione all’iter del progetto pensato per liberare la valle del Piave dalla morsa del traffico. «Si tratta di una svolta positiva, la gente non ne può più degli ingorghi e dei disagi lungo la statale. A questo punto, è importante riuscire a coinvolgere anche la Provincia», dice Franco Roccon.

 

di Michele Giacomel

A Venezia si discuterà martedì del prolungamento dell’A27: soddisfatti i 5 primi cittadini

I sindaci di Ponte, Longarone, Castellavazzo, Ospitale e Perarolo da Chisso: «Una svolta positiva per la viabilità nella nostra valle»

LONGARONE. A Venezia per parlare di autostrada. Si è tenuto ieri in Regione un incontro tra l’assessore alla viabilità Renato Chisso e i sindaci di Ponte, Longarone, Castellavazzo, Ospitale e Perarolo per discutere le tappe dell’iter amministrativo che potrebbe portare al prolungamento dell’A27 verso nord. I 22 chilometri di autostrada, che libereranno Longarone Castellavazzo e il basso Cadore dagli estenuanti incolonnamenti, verranno discussi in giunta regionale martedì: se verrà approvato il Pubblico interesse sul progetto, si potrà partire.

Entro tre mesi, inoltre, dovrebbe essere ultimata la valutazione di impatto ambientale, alla quale i Comuni si sono impegnati a partecipare: «Garantire la compatibilità ambientale è un passaggio fondamentale, sul quale dobbiamo essere certi prima di intervenire», dice Roberto Padrin. «Sarebbe necessario obbligare il traffico pesante a transitare sul nuovo tratto autostradale, per alleggerire la viabilità lungo la statale. Comunque, in campagna elettorale avevo detto come la viabilità fosse un problema da risolvere al più presto, e che la soluzione più rapida sarebbe stata anche la migliore. Per questo non posso che dirmi soddisfatto per questa accelerazione. Questa soluzione permette di liberare i 52 milioni di euro messi a disposizione dall’Anas per la variante di Longarone, soldi che potranno essere destinati alla sistemazione delle vie secondarie».

Padrin ha voluto che alla riunione fossero presenti anche il vice sindaco Luigino Olivier e l’ex sindaco Pierluigi De Cesero: «È il segno della continuità di questa amministrazione con quella precedente; d’altra parte, De Cesero ha accettato il ruolo di consigliere comunale proprio per dare il suo personale apporto a questioni, come quella della viabilità».

Soddisfatto anche il sindaco di Castellavazzo Franco Roccon: «Si tratta di una svolta positiva, la gente non ne può più degli ingorghi e dei disagi lungo la statale. A questo punto, è importante riuscire a coinvolgere anche la Provincia». «Il prolungamento dell’A27», dice Livio Sacchet, di Ospitale, «è sempre stato visto favorevolmente da Ospitale. Siamo soddisfatti di vedere i primi passi concreti in questa direzione a patto però che il progetto non si fermi a Macchietto, altrimenti non avremmo risolto il problema, ma lo avremmo solo spostato».

 

 

Sì della Regione all’elettrodotto

Interconnetterà Veneto e Friuli via passo Mauria

LORENZAGO.  La giunta veneta ha approvato l’iniziativa di Enel Distribuzione tesa a realizzare un elettrodotto a 20 kV che, attraverso il passo della Mauria, interconnette il Veneto e il Friuli Venezia Giulia. «Ringrazio il presidente Galan, a cui compete questa materia», ha detto l’assessore Oscar De Bona al termine della seduta di Palazzo Balbi, «per aver sostenuto il progetto che consentirà di alimentare le utenze sui due versanti garantendo una maggiore sicurezza nella fornitura di energia elettrica ad entrambe le aree montane».

«La nuova linea avrà la lunghezza totale di 2,79 chilometri, sarà in parte aerea e in parte interrata. Essa si svilupperà per circa il 63% in comune di Lorenzago dove sono previsti 1444 metri di cavo aereo e 327 metri di cavo interrato. Il restante 37% dell’elettrodotto attraverserà il territorio carnico».

Le due Regioni avevano già concordato un percorso procedurale condiviso, riconoscendo innanzitutto l’utilità dell’opera approvando il tracciato e precisando che i provvedimenti finali di autorizzazione alla costruzione a all’esercizio della linea vengano rilasciati dai territori di competenza. Per il Veneto il compito spetta alla Provincia di Belluno. Tra le altre prescrizioni per la realizzazione dell’elettrodotto, soprattutto di carattere ambientale, è stabilito che gli interventi siano eseguiti salvaguardando la vegetazione esistente, senza arrecare danno al buon regime delle acque e che i lavori non vengano effettuati nel periodo fra il 1º aprile e il 30 giugno per non produrre effetti negativi sul gallo forcello presente in zona.

«Sono soddisfatto per il buon esito della procedura», conclude De Bona, «perché si tratta di un’opera attesa dalla popolazione e che, attraverso il sistema di scambio tra i due territori regionali confinanti, garantirà la costante erogazione di energia elettrica alle utenze».

 

 

Il Gazzettino-Bl  30.09.2009

Prolungamento A27, c’è la dichiarazione di interesse pubblico

Longarone

(mdi) I Comuni di Longarone, Ponte nelle Alpi, Castellavazzo, Ospitale e Perarolo di Cadore hanno approvato la dichiarazione di interesse pubblico per il prolungamento della A27: il 6 ottobre, la Giunta regionale potrà dunque avviare l'iter per l'inizio dei lavori sul tratto stradale che da Pian di Vedoia arriverà fino a Macchietto. Entro la fine di dicembre, inoltre, sarà completata la valutazione di impatto ambientale. Insomma, comincia a intravedersi la luce in fondo al tunnel in merito al problema del traffico sulla statale di Alemagna. Ieri, infatti, si è svolto un incontro a Palazzo Balbi tra l'assessore regionale Renato Chisso e i sindaci dei Comuni sopra citati - oltre all'ex primo cittadino longaronese, Pierluigi De Cesero - per tracciare il bilancio di una vicenda in continua evoluzione: "Si è trattato di un incontro informale voluto dall'amministrazione di Longarone - commenta il sindaco Padrin -. Siamo soddisfatti, ora vogliamo valutare le ricadute ambientali di una simile operazione e coinvolgere la Provincia". Chisso, durante l'incontro, ha insistito per vietare ai camion il transito sull'Alemagna, una volta concluso il prolungamento autostradale.

 

 

Sì dalla Regione a 2,7 chilometri di elettrodotto

Lorenzago

(mdi) La Giunta veneta ha approvato l'iniziativa di Enel Distribuzione, finalizzata a realizzare un elettrodotto a 20 kV che, attraverso il Passo della Mauria, collega il Veneto e il Friuli Venezia Giulia. La nuova linea avrà la lunghezza di 2 chilometri e 790 metri, sarà in parte aerea e in parte interrata. Si svilupperà per circa il 63 per cento in comune di Lorenzago di Cadore, dove sono previsti 1444 metri di cavo aereo e 327 metri interrato. Il restante 37 per cento dell'elettrodotto attraverserà il territorio carnico di Forni di Sopra".

Le due Regioni avevano già concordato un percorso procedurale condiviso, riconoscendo innanzitutto l'utilità dell'opera e precisando che i provvedimenti finali di autorizzazione alla costruzione e all'esercizio della linea venissero rilasciati dai territori di competenza. Per il Veneto il compito spetta alla Provincia di Belluno. Tra le altre prescrizioni per la realizzazione dell'elettrodotto - soprattutto sotto il profilo ambientale - è stabilito che gli interventi vengano eseguiti salvaguardando la vegetazione esistente, senza arrecare danno al buon regime delle acque, e che i lavori non siano effettuati nel periodo fra il 1 aprile e il 30 giugno, in modo da non produrre effetti negativi sul gallo forcello presente in zona.

«Sono soddisfatto per il buon esito della procedura - conclude De Bona - perché si tratta di un'opera attesa dalla popolazione, capace di garantire la costante erogazione di energia elettrica alle utenze».

 

 

Il Gazzettino-Ud  29.09.2009

FORNI DI SOTTO

Dolomiti friulane tra le vette dell’Unesco

Il 26 giugno scorso le Dolomiti sono divenute patrimonio naturale dell’Unesco e quindi dell’intera umanità, ricomprendendo anche alcuni gruppi montuosi rientranti nel territorio del Fvg: sono le “Dolomiti Friulane” ricadenti nei comuni di Erto e Casso, Cimolais, Claut, Forni di Sotto e Forni di Sopra ed abbracciando altre aree limitrofe definite “cuscinetto”.

Per rendere omaggio ai giganti di pietra e alla loro specificità paesaggistica, sabato 3 ottobre si terrà, a Forni di Sotto, una manifestazione per celebrare l’evento e rilanciare ancora una volta il prestigioso riconoscimento che regala al territorio montano regionale un’occasione strategica e potenzialmente unica di valorizzazione e sviluppo turistico.

La proclamazione di giugno è avvenuta al Palazzo dei Congressi di Siviglia, in Spagna, con giudizio unanime dei 21 membri del Consiglio mondiale dell'Unesco che hanno attribuito il riconoscimento a nove gruppi dolomitici, 231 mila ettari in tutto, tra le province di Trento, Bolzano, Belluno, Pordenone e Udine. Il processo di candidatura era stato avviato nel 2004 e condotto, su affidamento dello Stato, dalle cinque Province italiane.

«Credo che questa elezione- dice il sindaco di Forni di Sotto, Marco Lenna- sia un’occasione storica per rilanciare l’offerta turistica della montagna udinese e pordenonese e per progettare un sistema piu’ ampio di ricettività volto al recupero del patrimonio esistente. Penso agli stavoli, ai casolari e all’albergo diffuso che potrebbe essere proposto nei boschi e nelle malghe, oltre che attraverso il recupero edilizio ordinario».

Lenna prospetta una ridefinizione dell’accoglienza e del rapporto con il turismo, non di massa, ma di nicchia, rispettoso dell’ambiente e delle offerte naturalistiche”. Parla di sistema allargato e di collaborazione tra i comuni interessati per realizzare un’accoglienza costruttiva e competitiva. La cerimonia di sabato offre l’occasione per presentare i prodotti locali e richiamare l’attenzione dei partecipanti anche sull’enogastronomia e sulle peculiarità del territorio che fanno da contorno alle Dolomti. La serata sarà presentata da Alessandro Pozzetto che chiamerà sul palco i componenti del Coro Gospel del Fvg che dirigerà in “Il Signore delle Cime” e “Stelutis Alpinis”. Porteranno il loro contributo musicale anche il coro locale di Forni di Sotto, il coro “Sot la Nape” di Villa Santina e la banda di Ampezzo che aprirà la manifestazione intitolando l’Inno di Mameli. L’organizzazione prevede il coinvolgimento delle associazioni locali, la Pro Loco, “La tole” e la Protezione Civile; mentre presso la biblioteca sarà allestito l’angolo postale, per ricevere l’annullo della giornata.

 

 

Corriere delle Alpi  27.09.2009

«Peraltrestrade» si mobilita

«Prolungare l’A27 non porterà nessuno dei benefici paventati»

CORTINA/CADORE. Ancora un rotondo no al prolungamento dell’A27. Lo dichiara il Comitato interregionale “Peraltrestrade Dolomiti”, dopo aver letto le anticipazioni dell’assessore Renato Chisso secondo cui, l’8 ottobre, la giunta Galan dichiarerà il seguito della grande incompiuto “di pubblico interesse” per cui la Regione darà, subito dopo, il via alle consultazioni dei Comuni.

Il movimento ambientalista sostiene che «per liberarci dalle code non serve un’autostrada ma bastano nuove varianti (a cominciare da quella di Longarone-Castellavazzo) in modo tale che rendano vivibili i centri abitati senza tagliarli fuori e farli morire». Di più: è convinzione degli ambientalisti che «l’autostrada ci ridurrebbe a un corridoio di transito pesante a esclusivo servizio dei mercati del Nordest e del Sudeuropa, compromettendo per sempre il territorio, che è la nostra maggiore risorsa». Il passante Alpeadria, come è stato chiamato il collegamento Cadore-Carnia, ha il compito, infatti, di avvicinare Venezia al Centro Europa, in particolare quella Nordorientale. “Peraltrestrade” a questo punto fa anche due conti, «perché un investimento privato di 2500 miliardi di vecchie lire per i 21 km che separano Pian di Vedoia da Caralte sta in piedi solo se può contare su almeno 38 mila veicoli paganti al giorno (dati Anas 2004); il rischio è insomma che il conto finisca a carico ancora una volta di Pantalone». Il movimento ambientalista solleva anche un’altra serie di problematiche, comprese quelle del lavoro. I cantieri verrebbero appaltati alle grandi imprese, «con scarse ricadute occupazioni sul nostro territorio, limitate peraltro nel tempo, come lo è stato per le dighe». A questo punto gli ambientalisti rilanciano sulla ferrovia, potenziando la linea da Venezia e per Cortina, come a suo tempo promise il presidente Galan in vista dei mondiali di sci. Gli ambientalisti minacciano la più netta opposizione qualora si materializzasse il progetto di un’autostrada che «sventrerà le Dolomiti».  Francesco Dal Mas

 

 

IL Gazzettino-Bl  27.09.2009

A27, "no" del Pas al prolungamento

«L’autostrada sarebbe solo un imbroglio»

Pieve

(lu) La Regione rimette sul tavolo la realizzazione del prolungamento della A27 fino a Macchietto con il passaggio in giunta della classificazione dell’opera fra quelle di "pubblico interesse" ed è immediata la reazione del Comitato interregionale Carnia-Cadore di "Per altre strade" (Pas). Fermo il "no", preventivo ed assoluto: non importa dove e come potrebbe venir costruito un eventuale nuovo tratto di autostrada. Per gli aderenti al Comitato si tratterebbe dell’ennesimo "imbroglio". Tanto grave da far leva, per scongiurarlo, anche sullo spettro della tragedia del Vajont.

«Cinquant’anni fa ci hanno "fregato" con le dighe; oggi ci vogliono "fregare" con l’autostrada - scrive il Pas Dolomiti in un volantino diffuso ieri - Allora le aspettative erano di benessere e sviluppo, e abbiamo visto come è andata a finire: Longarone piange ancora i suoi morti, il paese di Vallesella è stato spostato e svuotato, il Piave ridotto a un rigagnolo». Nel piatto delle ragioni finisce pure l’attuale crisi economica. «Oggi - prosegue infatti la nota - affossato il turismo e delocalizzata l’occhialeria, ci fanno sperare in una nuova occupazione e rinnovano le stesse promesse: ma sarebbe un’altra "fregatura"».

Poi i cinque "perchè" della presa di posizione. «Perchè per liberarci dalle code - sottolinea infatti il Pas - non serve un’autostrada: bastano nuove varianti. Perchè l’autostrada ci ridurrebbe ad un corridoio di transito pesante. Perchè un investimento di 2.500 miliardi di vecchie lire per i 21 chilometri che separano Pian di Vedoia da Caralte sta in piedi solo se può contare su almeno 38mila veicoli paganti al giorno, dati Anas. Perchè i lavori verrebbero appaltati alle grandi imprese, con scarse ricadute occupazionali sul nostro territorio, limitate per altro nel tempo, come lo è stato per le dighe». E infine: «Perchè i paesi più evoluti investono sul trasporto collettivo e sulla ferrovia». «Per tutto questo - conclude il Comitato - diciamo "no" a un’autostrada delle Dolomiti e rilanciamo la ferrovia Venezia-Cortina».

 

 

Il Gazzettino-Bl  26.09.2009

Con la dichiarazione si avvia l’iter per l’appalto: dopo la valutazione d’impatto ambientale la gara europea per la realizzazione

La Regione: «A27, interesse pubblico»

Il prolungamento dell’autostrada verso Tai in giunta il 6 ottobre, poi la delibera sul Bur

«Contiamo di avviare le consultazioni con i Comuni entro qualche mese ed è ragionevole ipotizzare in un anno l’arrivo all’appalto». Così l’assessore regionale Renato Chisso dà l’annuncio del prossimo arrivo in giunta, per l’ultimo passaggio, della dichiarazione di pubblico interesse per il prolungamento della A27. Ci si era sperato con la Depfa Bank, poi tutto si era fermato. Ma questa, per Chisso «è la volta buona». «Lo porteremo in giunta non nella seduta di martedì prossimo - spiega - ma in quella del 6 ottobre. E con l’approvazione del pubblico interesse si avvia concretamente l’iter verso l’appalto».

L’obiettivo regionale del prolungamento è l’arrivo dell’autostrada fino a Tai di Cadore, nel comune di Pieve e il successivo raccordo con la A23 della Carnia, e tramite questa l’apertura di una nuova via all’Austria. Ma il tratto interessato da questa prima accelerazione autorizzativa è quello iniziale, ossia il progetto sino alla galleria di Macchietto, a monte di Longarone: 22 chilometri verso il Cadore, 11 dei quali in galleria, per un costo di un miliardo e 200 milioni di euro.

La delibera di giunta verrà pubblicata sul Bur; l’opera passerà in consiglio e sottoposta a Via e al Cipe; solo in seguito si avrà la pubblicazione sulla Gazzetta per la gara.

 

«A27, appalto tra un anno: deciso il sì della giunta»

Tratto di pubblico interesse realizzato in finanza di progetto

Il via fino a Macchietto, ma gli obiettivi sono Tai e la A23

Venezia

«Pronto per l’approvazione della dichiarazione di pubblico interesse il prolungamento della A27: il sei ottobre lo porteremo in giunta avviando l’iter verso la costruzione». Così l’assessore regionale alla mobilità e alle infrastrutture Renato Chisso dà l’annuncio dell’imminente voto dell’esecutivo per snellire le procedure per il nuovo tratto autostradale verso il Cadore.

L’obiettivo del progetto è l’arrivo dell’autostrada fino a Tai di Cadore, nel comune di Pieve. Poi il successivo raccordo con la A23 della Carnia e tramite questa l’accesso alla via all’Austria. Il tutto in finanza di progetto.

Ma il tratto interessato dall’accelerazione regionale per ora è quello iniziale, ossia il progetto Pian di Vedoia - galleria di Macchietto, a monte del territorio di Longarone: 22 chilometri verso il Cadore, 11 dei quali in galleria, per un costo previsto di un miliardo e 200 milioni di euro.

Ci si era sperato anche negli anni scorsi con la Depfa Bank, poi tutto era naufragato. L’infrastruttura torna sul tavolo con un progetto preliminare presentato alla Regione da un proponente privato.

Anche se il tratto non raggiunge Pieve di Cadore, l’annuncio ha posto un elemento concreto nel dibattito sulla viabilità dei comuni cadorini e di quelli ampezzani.

Una volta approvato a palazzo Balbi il pubblico interesse del nuovo spezzone, la delibera di giunta verrà pubblicata sul Bur. Poi l’opera passerà in consiglio, sarà sottoposta a Via e all’approvazione del Cipe.

Solo in seguito si avrà la pubblicazione del bando sulla gazzetta per la gara d’appalto che porterà ai cantieri. «Si tratta di una gara europea - specifica il dirigente regionale alle infrastrutture Silvano Vernizzi, commissario straordinario per il Passante e amministratore delegato di Veneto Strade -. Sottoposta quindi a tutte le regole che questo tipo di bando comporta».

L’accelerazione non è solo tecnica, interessa anche l’apparato politico amministrativo: Chisso su questo fronte ha annunciato la massima disponibilità nel raccogliere le richieste e le osservazioni dei comuni. «Il pubblico interesse ci consente di procedere secondo criteri più snelli, così come la finanza di progetto permette di non gravare sul bilancio regionale - sottolinea l’assessore - ma questo non significa non poter valutare con attenzione le osservazioni e i pareri dei territori attraversati».

Già nei prossimi mesi sarà infatti avviato un tavolo di concertazione con Provincia, Comuni ed enti interessati per la messa a punto del tracciato e dello sviluppo dell’infrastruttura.

Sul tavolo pure la proposta di tre imprese, relativa ancora ad oltre un anno fa. Prevede l’arrivo in Friuli Venezia Giulia per uno sviluppo di 85 chilometri. Ma come lo stesso Chisso ha sottolineato in più di una occasione «sbloccato con strumenti regionali il primo tratto si proceda con questo, poi si lavorerà al seguito».

La costruzione del prolungamento alleggerirebbe comunque non poco il traffico, turistico e non, verso il Cadore trasformando in un brutto ricordo le code a passo d’uomo a Longarone e Pieve.  Lorena Ulpiani

 

 

Il Gazzettino  26.09.2009

Infrastrutture

Autostrada A27, «il prolungamento è di pubblico interesse»

Belluno

«Il 6 ottobre sarà approvata in giunta la dichiarazione di pubblico interesse per il prolungamento della A27: sarà l’avvio dell’iter per la costruzione». Così l’assessore regionale alla mobilità e alle infrastrutture Renato Chisso dà l’annuncio di un’accelerata sui tempi per l’apertura dei cantieri per il nuovo tratto autostradale verso il Cadore. Quello che negli obiettivi regionali, in futuro, dovrà proseguire verso la Carnia, raccordandosi alla A23, e oltre, verso l’Austria. Il tutto in finanza di progetto.

Ma il tratto che per ora viene sbloccato dal sì di palazzo Balbi è quello iniziale, ossia da Pian di Vedoia alla galleria di Macchietto, a monte del territorio di Longarone: 22 chilometri verso il Cadore, 11 dei quali in galleria, per un costo previsto di un miliardo e 200 milioni di euro.

L’infrastruttura torna ora sul tavolo con un progetto preliminare presentato alla Regione da un proponente privato. Votato il "pubblico interesse" dell’opera, la delibera di giunta verrà pubblicata sul Bur. Poi il progetto passerà in Consiglio, sarà sottoposto a Via e all’approvazione del Cipe. Solo in seguito si avrà la pubblicazione del bando sulla gazzetta per la gara d’appalto europea che porterà ai cantieri.  Lorena Ulpiani

 

 

Corriere delle Alpi  26.09.2009

«Viabilità, martedì saprete tutto»

L’assessore Chisso annuncia: il progetto per l’Altobellunese va in giunta

VALLE. «Ormai è tutto deciso, e martedì prossimo porteremo in giunta regionale il progetto di soluzione per la viabilità dell’Altobellunese». Lo ha dichiarato giovedì l’assessore regionale ai Trasporti, Renato Chisso, durante un incontro stampa improvvisato sul piazzale dell’edificio Polivalente di Valle appena inaugurato dal governatore del Veneto Giancarlo Galan. «Tra l’autostrada A27 e la Macchietto-Venas, la scelta della Regione è caduta sulla prima».

«E così, nella seduta di giunta di martedì, la A27 sarà dichiarata opera prioritaria nella viabilità bellunese».

Quando ci sarà l’incontro con l’amministratore delegato di Trenitalia, Moretti, per discutere dei tanti problemi delle Ferrovie soprattutto in questa parte alta della provincia di Belluno?

«L’incontro c’è già stato la settimana scorsa», ha detto Chisso, «ma in questo momento non mi è possibile rivelare i contenuti della discussione. Ci sono ancora delle cose in ballo, quindi è prematuro parlare».

Ci sono novità per quanto riguarda la stazione ferroviaria di Calalzo?

«Hanno forse soppresso qualche treno? Se non è successa una cosa del genere, vuol dire che non ci sono novità importanti per il momento. Dopo la vicenda del treno Calalzo-Roma, per il quale ci siamo incontrati in municipio a Calalzo poco più di un mese fa, per quanto riguarda le linee dell’Altobellunese, se si fa eccezione per i lavori a Ponte nelle Alpi che creano in effetti qualche disagio, non ci sono novità da segnalare».

Cosa ne pensa della pista ciclabile “La Lunga Via delle Dolomiti”?

«Ritengo sia una struttura importante, che andrà pubblicizzata in tutti i modi e in tutti i luoghi possibili, specialmente all’estero. Potrebbe dimostrarsi un forte volano per l’economia del Cadore ed anche della stessa Cortina».

Il coordinatore della FIAB, Renier, ha chiesto che Trenitalia metta a disposizione dei vagoni attrezzati per il trasporto delle bici fino a Calalzo; vagoni che sarebbero già nei magazzini di Verona. Cosa potrà fare e in quali tempi?

«Avete sentito che cosa ha detto il presidente Galan: mi ha dato mandato di contattare ufficialmente l’azienda ferroviaria per trovare una soluzione al problema del trasporto delle biciclette sui treni diretti in Cadore. E’ evidente che, se non ci sarà il supporto delle ferrovie, il numero di ciclisti che percorrerà la ciclabile che abbiamo appena inaugurato non sarà molto elevato. E’ un problema che riguarda anche il turismo proveniente dall’estero. Cercheremo di trovare una soluzione. Sia chiaro che è interesse primario anche della Regione che questa bellissima ciclabile che unisce Calalzo a Carbonin sia il più possibile trafficata».  Vittore Doro

 

 

Messaggero Veneto  25.09.2009

Sabato 3 ottobre saranno presentati i prodotti locali e le altre iniziative per la valorizzazione e lo sviluppo turistico della montagna

Dolomiti friulane una manifestazione per il rilancio

FORNI DI SOTTO. Il 26 giugno scorso le Dolomiti sono divenute patrimonio naturale dell’Unesco e quindi dell’intera umanità, ricomprendendo anche alcuni gruppi montuosi rientranti nel territorio del Fvg: sono le “Dolomiti Friulane” ricadenti nei comuni di Erto e Casso, Cimolais, Claut, Forni di Sotto e Forni di Sopra ed abbracciando altre aree limitrofe definite “cuscinetto”. Per rendere omaggio ai giganti di pietra e alla loro specificità paesaggistica, sabato 3 ottobre si terrà, a Forni di Sotto, una manifestazione per celebrare l’evento e rilanciare ancora una volta il prestigioso riconoscimento che regala al territorio montano regionale un’occasione strategica e potenzialmente unica di valorizzazione e sviluppo turistico. «La cerimonia ufficiale che si è tenuta ad Auronzo lo scorso agosto alla presenza del presidente Napolitano e le altre manifestazioni collaterali che si sono susseguite rappresentano un’occasione per invitare a conoscere le nostre ricchezze, ma dall’altro obbligano ad una riflessione sulle ricadute turistiche di tale prestigioso riconoscimento», commenta il sindaco di Forni di Sotto, Marco Lenna.«Credo che questa elezione sia un’occasione storica per rilanciare l’offerta turistica della montagna udinese e pordenonese e per progettare un sistema piu’ ampio di ricettività volto al recupero del patrimonio esistente. Penso agli stavoli, ai casolari e all’albergo diffuso che potrebbe essere proposto nei boschi e nelle malghe, oltre che attraverso il recupero edilizio ordinario». Lenna prospetta una ridefinizione dell’accoglienza e del rapporto con il turismo, non di massa, ma di nicchia, rispettoso dell’ambiente e delle offerte naturalistiche. Parla di sistema allargato e di collaborazione tra i comuni interessati per realizzare un’accoglienza costruttiva e competitiva. La cerimonia di sabato offre l’occasione per presentare i prodotti locali e richiamare l’attenzione dei partecipanti anche sull’enogastronomia e sulle peculiarità del territorio che fanno da contorno alle Dolomti. Sono previsti infatti stand enogastronomici di produttori locali ed intrattenimenti musicali con precisa connotazione locale, a voler rafforzare le peculiarità del territorio.

 

 

Il Gazzettino-Bl  25.09.2009

L’assessore veneto ai trasporti invita Toscani e i sindaci favorevoli alla proposta di Valle a fare passi concreti per valutare le ipotesi realmente percorribili

«Sul pedaggio possiamo ragionare, ma spetta alla Regione»

Chisso intanto annuncia lo sblocco del prolungamento della A27 fino a Tai: ci siamo riusciti e sarà presto in giunta

Valle

La Regione non è sorda alla proposta del sindaco di Valle, e assessore provinciale al turismo, Matteo Toscani rispetto all’imposizione di un pedaggio ai mezzi pesanti sulla strada di Alemagna dopo il disastro ambientale provocato dal rovesciamento di una cisterna carica di gasolio. Ma dall’emotività del momento l’assessore veneto ai trasporti Renato Chisso invita a passare alle valutazioni concrete della restrizione, inserendola nel contesto complessivo della viabilità. «L’idea del pedaggio, se finalizzata alla realizzazione di un’altra infrastruttura - dice Chisso - è perseguibile, ma bisognerà ragionarne in termini concreti, a freddo e concretamente. Certo non possono metterla in pratica i Comuni, spetta eventualmente alla Regione». L’assessore ipotizza anche la via di un pedaggio che si abbini ad un divieto di transito in un sistema di viabilità rivisto e razionalizzato. «Il pedaggio - aggiunge infatti chiedendo ai Comuni di fare gli atti necessari perchè si proceda a valutazioni reali - può essere applicato anche ad una nuova opera, tangenziale o altro, e abbinato al divieto di transito per un certo tipo di mezzo, in questo caso, sull’Alemagna. Altrimenti si rischia di avere nuove strade e problemi vecchi. Bisogna capire se le comunità interessate vogliono questo».

Ma Chisso sul tavolo mette anche quella che definisce la «vera notizia del giorno». «Abbiamo sbloccato il proseguimento della A27 fino a Tai. Lo porteremo in giunta, non nella prossima seduta ma in quella successiva, comunque nel giro di poche settimane. E ragionare sulla A27 è concretezza».

Intanto proseguono le operazioni di bonifica dell’area interessata dallo sversamento del combustibile. L’Anas ha provveduto a rimuovere l’asfalto su richiesta dell’Arpav e ultimare il nuovo manto stradale. Nel merito di divieti e pedaggi però la direzione regionale alza le mani. «Sono decisioni politiche - commenta il capo compartimento Eutimio Mucilli - sul piano tecnico non ci sono ragioni per vietare il traffico ai mezzi pesanti. Ma sono questioni che esulano dalle nostre competenze, puramente tecniche».  Lorena Ulpiani

 

 

Corriere delle Alpi  24.09.2009

Viabilità e sicurezza, scoppia la polemica

Reolon: «Pensi solo all’autostrada». Bottacin: «Non ne sai nulla»

VALLE DI CADORE. L’ex presidente della Provincia, Sergio Reolon, attacca la nuova amministrazione sulle scelte strategiche per le strade bellunesi, la giunta Bottacin ribatte a stretto giro: «Non sa nulla di viabilità».

Il botta e risposta polemico si è scatenato ieri sullo sfondo dell’incidente di Vallesina. Ad accendere le polveri è stato Reolon, ieri in visita sul luogo del ribaltamento.

«Non è la prima volta che incidenti del genere mettono in ginocchio la viabilità e costituiscono un grave pericolo di inquinamento», ha contestato Reolon. «Purtroppo se ne parla molto nel momento dell’emergenza ma poi il problema torna nel dimenticatoio. Noi lo avevamo affrontato in modo radicale, facendo inserire nel piano quinquennale dell’Anas il finanziamento prioritario della realizzazione della variante di Longarone e nel piano di previsione la Rivalgo-Venas. Per la prima volta unitariamente su queste due opere avevamo raccolto il consenso di tutti i sindaci della parte alta della Provincia».

La nuova amministrazione provinciale, contesta però Reolon, ha invece deciso di cambiare strategia. «Nel documento programmatico non c’è alcuna indicazione di questi interventi né sono indicate le priorità».

«L’unica cosa di cui si parla», prosegue Reolon, «è di un prolungamento dell’autostrada, addirittura non più in una sola direzione ma con una biforcazione a Macchietto, verso Nord e verso Est».

«Fra l’altro questa amministrazione che si richiama sempre al coinvolgimento dei Comuni», dice ancora, «dovrebbe spiegare in quale documento i sindaci della parte alta della Provincia chiedono due autostrade».

«Reolon, ha perso un’altra occasione per tacere», è la replica del presidente Gianpaolo Bottacin. «Ha dimostrato ancora una volta di non sapere nulla di viabilità e di non aver neppure letto le linee programmatiche dell’attuale amministrazione». Nel capitolo 6, paragrafo 3 del programma, fa notare Bottacin, si parla della “necessità di definire interventi di deviazione del traffico di passaggio dai centri abitati, anche i minori, attraverso la realizzazione di varianti e tangenziali”. «Questo è quanto è stato scritto e quanto Reolon finge di non aver letto. Se ci ritroviamo ancora con questo problema viario è proprio perché in precedenza non è stato risolto. Nulla, però, c’era da aspettarsi da chi confonde la viabilità di passaggio con quella interna».

 

 

Il Gazzettino  24.09.2009

I sindaci del Cadore: «Il traffico è un disastro, sì alla tassa sui Tir»

Belluno

Nostro servizio

Alleanza dei sindaci del Cadore per la tassa sui Tir in transito nel bellunese. Non è certo passata inosservata la proposta di Matteo Toscani, sindaco di Valle di Cadore, che dopo l’ennesimo inquinamento causato dal rovesciamento dell’autocisterna carica di gasolio a Vallesina, sull’Alemagna (nella foto), ha proposto di mettere «una tassa sul passaggio dei mezzi pesanti diretti in Val Pusteria». Toscani ha anche conferito mandato ai legali del Comune di procedere a un’azione legale per risarcimento danni. Pronta la risposta dei colleghi sul pedaggio. Tutti d’accordo tranne Auronzo: «Al di là della normativa che non stabilisce la possibilità di emettere un provvedimento del genere - osserva il sindaco Bruno Zandegiacomo Orsolina - è necessario che vengano adeguate le strade. Dobbiamo cercare una soluzione che non sia quella del pedaggio, magari farci fare le circonvallazioni».

Nel coro dei "sì" invece il sindaco di San Vito, Andrea Fiori: «L’idea di Toscani non è utopistica. In Austria chi si dirige a Innsbruck, transita sul ponte Europa dove il pedaggio si è sempre pagato». Per Antonia Ciotti, primo cittadino di Pieve «sì al pedaggio e con i soldi che si incassano si facciano le circonvallazioni». D’accordo anche il sindaco di Cortina, Andrea Franceschi: «Propongo di far passare di qui solo "gli aventi diritto". Dobbiamo metterci d’accordo per una battaglia da portare avanti assieme a livello europeo».

Sulla stessa frequenza Massimo De Luca, primo cittadino di Borca: «Avevo già proposto che i mezzi pesanti circolanti sulla nostra statale siano solo quelli che partono o arrivano in provincia di Belluno. Tutti quelli che provengono dall’Austria, dalla Romania, o dall’Alto Adige e che vanno verso la pianura, dovrebbero entrare da Tarvisio o dal Brennero».

Intanto l’incidente è approdato in Procura di Belluno. L’ipotesi di reato che si potrebbe profilare è quella di disastro ambientale. Ma sull’entità, sulle dimensioni e sulle conseguenti ricadute è necessario rapportarsi ai rilevamenti dell’Arpav. Soprattutto si dovrà stabilire l’irreversibilità o meno del danno derivato dallo sversamento di tredicimila litri di gasolio nelle acque del torrente e del lago di Valle. «Per il momento - spiega il procuratore capo, Domenico Labozzetta - non disponiamo ancora di una relazione scritta, che ci perverrà quanto prima».

Ma in Procura è atteso anche l’esito dei rilievi condotti dalla polizia municipale di Valle sulla condotta dell’autista della ditta Remo Bertani di Marghera. È stato acquisito il disco del cronotachigrafo. E, dalle 7 di ieri mattina, sul tratto in cui si è verificato l’incidente si è proceduto alla fresatura dell’asfalto e alla successiva riasfaltatura.  Nives Milani

 

 

Il Gazzettino  23.09.2009

Mobilità

Bolzano vuole i pedaggi sui passi, no di Belluno: «Per noi solo danni»

Belluno

Nostro servizio

Pedaggi sui passi dolomitici. Bolzano torna alla carica ma Belluno punta i piedi: «No, se i vantaggi stanno tutti di là. Hanno l’alternativa del corridoio stradale e ferroviario del Brennero, mentre noi ci riempiremmo di ulteriore traffico pesante». La questione è riemersa ieri a Trento all’incontro tra le tre Province interessate su iniziativa del governatore altoatesino Durnwalder, presenti il vice presidente Pacher per Trento e il presidente Bottacin per Belluno. Durnwalder è stato categorico: «Applichiamo il pedaggio a carico dei veicoli che transitano sui passi Stelvio, Sella, Gardena e Campolongo».

Evidenti le ripercussioni di tale provvedimento nel versante veneto, soprattutto per il passo Campolongo che collega l’Alto Cordevole con la Val Badia ed è importante “porta” da nord per la mobilità turistica dal Centro Europa alla provincia di Belluno. Bottacin ha subito opposto obiezione e chiesto quale fosse il vero obiettivo dell’operazione. La risposta di Durnwalder è stata: «Ridurre l’inquinamento ambientale e il flusso veicolare». Altra obiezione di Bottacin: «Quando l’A27 sarà collegata al Friuli aumenterà il traffico pesante verso la Pusteria, ma attraverserà la nostra provincia e, se proprio vogliamo parlare di inquinamento, va a finire che noi mangiamo l’osso e voi la carne. È chiaro che così Belluno non può starci». Lascia perplesso Bottacin il fatto che, a suo tempo, il presidente trentino Dellai s’era dichiarato contrario, ma il suo vice s’è dimostrato tiepido. L’incontro di Trento comunque era interlocutorio e se ne dovrà riparlare, interpellando anche le forze sociali ed economiche. Non sarà un percorso facile.  Dino Bridda

 

 

Il Gazzettino-Bl  23.09.2009

Secco il no di Bottacin: «Così intaserete le strade del Bellunese. Saranno un grande ostacolo per i turisti che vogliono venire in Veneto»

Passi a pagamento, scontro con Bolzano

All’incontro di Trento Durnwalder rilancia i pedaggi: «Pronti su Stelvio, Sella, Gardena e Campolongo»

Belluno

Pedaggi sui passi dolomitici. Bolzano torna alla carica, ma Belluno punta i piedi: «No, se i vantaggi sono unilaterali». La questione è riemersa ieri a Trento all'incontro tra le tre province interessate su iniziativa del governatore altoatesino Durnwalder, presenti il vice presidente Pacher per Trento e il presidente Bottacin per Belluno. Durnwalder è stato categorico: «Applichiamo il pedaggio a carico dei veicoli che transitano sui passi Stelvio, Sella, Gardena e Campolongo». Evidenti le ripercussioni di tale provvedimento nel versante veneto, soprattutto per il passo Campolongo che collega l'Alto Cordevole con la Val Badia ed è importante «porta» da nord per la mobilità turistica dal Centro Europa alla provincia di Belluno. Il presidente bellunese ha subito opposto obiezione.

 

Pedaggio sui passi, scontro tra Province

Durnwalder deciso ad andare avanti col progetto, Bottacin: «Non se ne parla»

L'incontro era di carattere interlocutorio, però tanto è bastato perché Luis Durnwalder calasse una carta pesante sul tavolo nel tentativo, non riuscito, di far passare un provvedimento che interessa anche i suoi colleghi di Belluno e Trento e riguarda il transito sui passi dolomitici di comune pertinenza.

Tentativo non riuscito perché soprattutto Gianpaolo Bottacin ha opposto immediata obiezione intravvedendo nella proposta sì vantaggi per il Trentino Alto Adige, ma non certo per Belluno. All'incontro, tenutosi ieri a Trento in occasione della riunione del Consiglio regionale, ha partecipato anche il vice presidente e assessore alla mobilità Pacher della provincia autonoma di Trento. L'iniziativa è stata di Durnwalder che voleva così affrontare l'annoso nodo di alcuni passi dolomitici ai quali da tempo si ipotizza di applicare un pedaggio a carico del traffico veicolare che vi transita. Il fatto interessa in particolare i passi Stelvio, Sella, Gardena e Campolongo con evidenti ripercussioni nel Bellunese, soprattutto per quest'ultimo che collega l'Alto Cordevole con la Val Badia ed è importante «porta» da nord per la mobilità turistica dal Centro Europa.

Qual è l'obiettivo di questa ipotizzata operazione? Il governatore altoatesino l'ha buttata là: ridurre l'inquinamento ambientale dai gas di scarico dei veicoli e il flusso degli stessi. «Siamo tutti preoccupati per questi problemi - ha sottolineato Bottacin -, ma io lo sono ancor di più degli altri due colleghi perché non posso usufruire delle loro stesse alternative, ovvero del corridoio stradale e ferroviario del Brennero. Quando l'A27 sarà collegata al Friuli aumenterà il traffico pesante che poi proseguirà per la Pusteria, ma intanto attraverserà la nostra provincia e, se proprio vogliamo parlare di inquinamento, va a finire che noi mangiamo l'osso e gli altri la carne. È chiaro che, stando così le cose, Belluno non può starci». A rincarare la dose il presidente della Provincia di Belluno ha posto poi ai colleghi il vero problema dell'area dolomitica, ovvero il prolungamento dell'A27. Già, perché se i pedaggi sui passi vanno a favore di Bolzano e Trento e per Belluno si risolvono in un ulteriore ostacolo per il turista, il traffico troverebbe sfogo sul resto della rete stradale provinciale, compreso in primis quello pesante. Che cosa ne pensano i nostri vicini? «Sulle loro risposte - riferisce Bottacin - debbo dire che sono rimasto alquanto perplesso. Da Trento mi aspettavo opposizione al tema dei pedaggi, sul quale mi pare che Dellai avesse detto no a suo tempo, ma Pacher non ha dimostrato piena contrarietà. Più secco l'atteggiamento di Durnwalder che è intenzionato ad andare avanti sulla sua strada anche se la proposta non fosse condivisa da tutti i soggetti interessati».  Dino Bridda

 

 

Corriere delle Alpi  23.09.2009

di Irene Aliprandi

Passi, Bolzano vuole i pedaggi

Bottacin: «Troppo rischioso per chi vive di turismo»

BELLUNO. «Pensateci per un po’, ma noi siamo intenzionati a farlo in ogni caso». L’ipotesi di imporre un pedaggio lungo i passi dolomitici torna in agenda dopo l’incontro di ieri tra le Province di Bolzano, Trento e Belluno. Il governatore altoatesino Luis Durnwalder ha consegnato ai colleghi uno studio con il quale propone di istituire una “tariffa d’uso” su quattro passi: Sella, Gardena, Campolongo e Stelvio. Sul versante bellunese però le perplessità non mancano.

L’incontro, avvenuto ieri mattina a Trento in occasione di un consiglio regionale, era stato chiesto proprio da Durnwalder, che da tempo propone di introdurre il pedaggio su alcuni passi. Limitare il traffico e tutelare l’ambiente è l’obiettivo dichiarato della Provincia autonoma di Bolzano, ma quali sarebbero le conseguenze sul turismo? A Bolzano e Trento nessuna o quasi, mentre a Belluno gli effetti rischiano di avvertirsi nettamente. La prima preoccupazione infatti riguarda tutto il flusso turistico proveniente da nord, quello che arriva in Italia dal Brennero e che, per arrivare nella nostra provincia, dovrebbe pagare un pedaggio in più.

La reazione di Belluno infatti è stata “freddina”: «Ho fatto presente a Durnwalder le nostre preoccupazioni», spiega il presidente della Provincia Gianpaolo Bottacin. «Se avessimo anche noi uno sbocco a nord e fossimo inseriti nel Corridoio 1 non ci sarebbero problemi, ma così rischiamo di rimetterci solo noi. Comunque ci penseremo facendo tutte le valutazioni del caso». Ha bisogno di tempo anche la Provincia di Trento, visto che ieri il presidente Dellai era assente.

Durnwalder però non ne lascia molto: i vicini hanno un mese e mezzo circa per analizzare lo studio ed esprimersi, ma non si capisce quale sia il margine di trattativa, visto che Bolzano intende procedere in ogni caso, imponendo il pedaggio sul suo versante, anche se nello studio la diminuzione dei carichi di traffico non è garantita, anzi.

Sulla questione si inserisce anche la reazione dell’assessore provinciale e sindaco di Valle Matteo Toscani a quanto successo sull’Alemagna: «Se a Bolzano tassano i passi alpini, noi tasseremo il loro trasporto commerciale», dice provocatoriamente Toscani. «Per noi quei mezzi sono solo fonte di inquinamento, perché si tratta di merci destinate altrove. Se a Bolzano vogliono tassare i passi alpini, perché noi non possiamo fare altrettanto sulle merci che vanno e vengono dalla Val Pusteria?».

 

 

DOLOMITI UNESCO

Accordo tra le Province: la sede della Fondazione sarà a Palazzo Piloni

La scelta è definitiva, ora si cerca il sito operativo Toscani in Svizzera: «Adesso lì la gente è entusiasta»

Visita al massiccio del Jungfrau per consigli utili

BELLUNO. Sarà a Belluno, in città, a Palazzo Piloni, la sede giuridica della Fondazione Dolomiti Unesco. La decisione è stata assunta già da qualche giorno congiuntamente tra tutte le cinque Province coinvolte, ma le polemiche dei mesi scorsi hanno fatto mantenere una certa riservatezza sulla scelta. Resta ancora da decidere invece la sede operativa in provincia di Belluno, sede che cambierà ogni tre anni, a rotazione, come la presidenza.

Dopo lunga discussione e qualche polemica di troppo, la riunione del 18 ha sciolto molti nodi: dalla struttura della Fondazione Dolomiti Unesco, alla sede legale sulla quale però le cinque Province avevano deciso di mantenere un basso profilo, in sostanza evitando di comunicarlo. Ora però tutte le giunte provinciali sono state informate e la scelta di Belluno si può considerare definitiva: la Fondazione avrà sede a Belluno, nel palazzo della Provincia. A questa sede “formale” e giuridica, si affiancheranno poi le sedi operative, che cambieranno ogni tre anni insieme alla presidenza, affidata alle diverse Province in ordine alfabetico. Gli spazi operativi bellunesi non sono ancora stati individuati: «Tutti i 44 Comuni bellunesi compresi nei confini del sito Unesco sono papabili», dice l’assessore provinciale delegato Matteo Toscani, «valuteremo sulla base delle esigenze e dei requisiti, ovviamente è necessario un luogo già pronto perché ci serve subito».

Ma ci sono altre questioni che interessano di più. Toscani ieri è stato in Svizzera, a Naters, sede della Fondazione che gestisce il sito Unesco del massiccio del Jungfrau-Aletsch-Bietschhorn, uno dei più simili a quello delle Dolomiti e già visitato dalle altre quattro Province dolomitiche nei mesi scorsi, ma non da Belluno. Toscani ha fatto tappa in Svizzera per incontrare il direttore di quella Fondazione Unesco e capire come fare tesoro delle esperienze altrui.

L’esito della visita è stato incoraggiante, soprattutto sotto il profilo del gradimento. «In tutti i 48 comuni vallesi e bernesi, la candidatura fu decisa attraverso un referendum che ottenne il 75% dei consensi, ma ora la coscienza della gente è ancora più elevata». Toscani è rimasto impressionato proprio dalla capacità degli svizzeri di coinvolgere le popolazioni locali: «Inizialmente erano perplessi e temevano i vincoli», racconta l’assessore provinciale, «oggi chi è fuori dal confine del sito Unesco si lamenta e vorrebbe essere inserito, perché sa che questo aumenterebbe il valore dei suoi prodotti. Lì hanno investito molto e c’è stato un forte salto di qualità».

Molti i consigli utili dati dagli svizzeri che sono disponibili a venire a Belluno per incontrare i sindaci. Dalla sede unica, alla forma di gestione si è parlato di tutto, ma gli aspetti più importanti sono quelli legati ai progetti e alla partecipazione.  Irene Aliprandi

 

 

Carta estnord  23.09.2009

Nuova Valsugana in project financing? Crescono i No

«A noi pare che il progetto presentato, che prevede un impatto significativo per più Comuni, la distruzione di un ambiente ancora integro come la Destra Brenta, la costruzione di 18 chilometri di arteria stradale, un viadotto di notevole impatto ambientale e paesaggistico, sia semplicemente una follia. Lo ripetiamo: il problema va risolto con progetti meno invasivi e radicali». La Cgil di Bassano del Grappa prende nettamente posizione contro il progetto della Valsugana bis - l'ennesima diavoleria in project financing [a pagamento] promossa da una cordata di imprese [le solite: Pizzarotti, Mantovani & c.] e prontamente «sponsorizzato» dalla giunta regionale. Il No della Cgil si aggiunge al compatto rifiuto votato all'unanimità dal consiglio comunale di Bassano.

 

Qui sotto il comunicato del sindacato.

17/09/2009 - Nei primi giorni di luglio 2009 un gruppo di imprese (peraltro sempre le solite impegnate in più progetti di project financing in Veneto) ha depositato in Regione una proposta di finanza di progetto per 730 milioni di euro per la realizzazione del tratto veneto della nuova Valsugana, sostituendo - di fatto e con il beneplacito della Regione - un progetto già oggetto di complicata discussione negli anni passati e giunto ad una soluzione concertata e condivisa.

Siamo d'accordo che sia ormai urgente affrontare il problema della fluidità del traffico in Valsugana, in particolare nella strozzatura del semaforo di Carpanè nel Comune di S. Nazario, ma proprio per questa ragione siamo convinti che la soluzione proposta sia inutile e persino dannosa per ragioni di metodo e di merito che vogliamo evidenziare in modo netto.

Il metodo: quando mai un costoso progetto di privati, interessati ovviamente (e, dal loro punto di vista, legittimamente) al business, ha soppiantato un progetto delle comunità e dei loro Rappresentanti isituzionali senza che le comunità stesse ne venissero a conoscenza?

Se passasse questo principio, saremmo davanti al precedente abnorme di un interesse di pochi a discapito della collettività chiamata, peraltro, a contribuire poi mediante il pedaggio, al pagamento di un'opera non chiesta.

Al contrario, siamo convinti che si debba promuovere una grande partecipazione di istituzioni locali, associazioni sociali e singoli cittadini poiché si tratta di una scelta strutturale di modifica irreversibile di un territorio delicato.

Per questa ragione chiediamo che la Delibera di giunta Regionale sia ritirata, che il Veneto si doti di una programmazione regionale che definisca le priorità infrastrutturali, selezioni i bisogni reali e non si faccia condurre dalle aspirazioni delle imprese. Forse serve qualche grande opera in meno e molte piccole buone opere in più, compresa la Valsugana.

Il merito (per quanto appreso dai giornali e in attesa di prendere visione del progetto dettagliato): a noi pare che il progetto presentato, che prevede un impatto significativo per più Comuni, la distruzione di un ambiente ancora integro come la Destra Brenta, la costruzione di 18 chilometri di arteria stradale, un viadotto di notevole impatto ambientale e paesaggistico, sia semplicemente una follia. Lo ripetiamo: il problema va risolto con progetti meno invasivi e radicali.

Per parte nostra, stiamo a fianco delle Istituzioni locali che non possono essere espropriate del diritto di decidere sul proprio territorio (con buona pace del federalismo!) e con la cittadinanza, stufa di vedere il proprio ambiente violato da proposte irragionevoli come quest'ultima, appresa - peraltro - dai media.

La Cgil di Bassano del Grappa

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Carta estnord  09.2009

Facciamo spazio (pubblico)

di Edoardo Salzano

Lo spazio pubblico è un bene comune. Ma il concetto di “bene comune” è un concetto che è bene spiegare, come tutti quelli che indicano significati e realtà controcorrente.
Il “bene” è qualcosa che vale di per sé, per la sua identità, per l’uso che ne possono fare le persone. Un bene può essere un oggetto (una spiaggia o una terra, una casa o una statua, un pezzo di pane o l’acqua limpida che sgorga dalla sorgente), o un sentimento (l’amicizia, l’amore, il rispetto), o una relazione con qualcos’altro (la conoscenza, la partecipazione, la cura della salute). Può avere un valore venale (il pane lo devo pagare a chi lo fa, così la statua o il libro), ma è una condizione accessoria. Insomma, il bene non è una “merce”.
Qualcosa che è “comune” (un’altra parola che si tende a cancellare) appartiene a più persone: a una comunità, o a un’intera società (locale, nazionale, mondiale). Nessuno può appropriarsene individualisticamente; tutti devono poterne godere, rispettando le regole che consentono a tutti di farlo.
Sono beni comuni l’acqua e l’aria, sono beni comuni la storia dell’umanità e il suo futuro, sono beni comuni gli spazi pubblici.
Un ruolo rilevantissimo nella vita della città e del territorio (e di tutti gli uomini che formano la società, e della società nel suo insieme) hanno gli spazi pubblici. Devo precisare che cosa intendo quando parlo di spazi pubblici.
Gli spazi pubblici sono l’anima della città e la ragione essenziale della sua invenzione; sono il luogo nel quale nella quale società e città s’incontrano, nel quale il privato diventa pubblico e il pubblico si apre al privato.
Lo spazio pubblico ha il suo punto di partenza nell’archetipo della piazza, ma permea l’intera concezione della città come bene comune: la città come spazio fisico (urbs), la città come casa della società (civitas), la città come governo (polis). Ma lo spazio pubblico è costituito anche da tutti quegli elementi della città e del territorio che sono finalizzati allo svolgimento di funnzioni che non ha senso, o non è possibile, svolgere individualmente: dalla scuola all’ospedale, dalla biblioteca al tribunale, dal campo sportivo alla palestra.

La lotta per una quantità e qualità adeguata degli spazi pubblici ha avuto un suo momento significativo, in Italia, negli anni Sessanta del secolo scorso, nella conquista degli “standard urbanistici”. Vuole allargarsi oggi ad altri elementi e altre esigenze. Del resto, fin dfa quegli anni la vertenza per i servizi e gli spazi pubblici si è saldata, diventando tutt’uno, con quella per “la casa come servizio sociale” e quella per il “diritto alla città”. Oggi ci può proporre di allargare l’attenzione e l‘obiettivo dalla conquista (dalla difesa) delle attrezzature e dei servizi di prossimità (dal quartiere alla città) all’intera gamma di esigenze dell’uomo che vive su territori più ampi: la ricreazione psico-fisica nei grandi spazi naturali dei monti, delle colline e delle coste, il godimento dei grandi patrimoni archeologici, storici e culturali disseminati sui territori, le attrezzature utilizzabili solo in una dimensione di area vasta.

Non è spazio pubblico solo l’insieme dei luoghi fisici. É spazio pubblico anche l’uso che si fa dei suoi elementi. Non a caso nella civiltà greca e in quella romana lo spazio pubblico fisico (l’agorà e il foro) erano i luoghi della politica. Lì si discuteva e si dibatteva, lì avevano voce tutti quelli cui le regole di quella democrazia dava il diritto di parlare e di dissentire, lì quelli che gestivano il potere avevano il dovere di confrontarsi con chi li criticava.
Ai giorni nostri non difende gli spazi pubblici solo chi difende il parco dall’invasione del cemento, la piazza dalla sua trasformazione in parcheggio, l’edificio pubblico dall’alienazione al privato. Difende lo spazio pubblico anche chi, come l’Onda che si sollevò impetuosa dal mondo della scuola, difende il principio della scuola aperta a tutti, finanziata con i soldi di tutti, e amministrata e gestita nell’interesse generale: appunto, difende il carattere pubblico della scuola. E difende lo spazio pubblico chi si oppone alla norme che, con l’alibi della sicurezza, vietano l’accesso agli spazi pubblici a determinate categorie di abitanti (cittadini o forestieri che siano), o addirittura, come è accaduto perfino nella civilissima Reggio Emilia in attuazione di una circolare del ministro Maroni, impediscono in talune piazze la riunione di più persone.

Oggi gli spazi pubblici sono attaccati su più fronti, da mille tentativi di privatizzazione e mercificazione.
Sono attaccati là dove esistono: dove si trasforma un’area destinata dalle norme sugli “standard urbanistici” , o dalle scelte di piani regolatori lungimiranti, a un’utilizzazione edilizia privata. Come a successo (un esempio tra mille) a Padova con le iniziative di cancellare con l’edilizia i “cunei verdi” dalla campagna al centro città, che erano stati disegnati dal piano di Luigi Piccinato.
Sono attaccati dalla mancanza di previsione di spazi pubblici nei nuovi quartieri e nelle periferie delle città, oppure quando si spacciano per spazi pubblici aree destinate al verde e a qualche servizio, ma posti di fatto al servizio diretto degli abitabti dei condomini circostanti. Uno spazio pubblico, per essere tale, deve essere aperto a tutti e da tutti deve essere sentito tale, non deve essere occluso da recinzioni reali o virtuali

Cancellare o indebolire gli spazi pubblici, negarne le caratteristiche fondamentali, significa cancellare o indebolire la città come intreccio di urbs, civitas, polis: di luogo fisico, di società di politica. Significa commettere un “urbicidio”.
Atti che vanno in questa direzione non sono solo quelli che ho finora ricordato. Lo è anche il tentativo, in corso ormai da qualche decennio, di sostituire agli spazi pubblici la loro scimmiottatura: i “non luoghi” (gli ipermercati e gli outlet, gli aeroporti e le stazioni ferroviarie) caratterizzati dalla ricerca dei requisiti opposti a quelli che rendono pubblica una piazza (lo spazio pubblico per antonomasia): la recinzione mentre la piazza è aperta, la sicurezza mentre la piazza è avventura, l’omologazione mentre la piazza è differenza e identità, la natura delle persone che la abitano, clienti anziché di cittadini; la distanza dalla vita quotidiana anziché la sua prossimità.

L’attacco agli spazi pubblici hanno la sua matrice ideologica in quel declino dell’uomo pubblico che molti pensatori denunciano da tempo; un declino che ha forse la sua radice in quell’alienazione del lavoro, ossia nella finalizzazione dell’attività primaria dell’uomo sociale ad “altro da sé”, che costituisce l’essenza del sistema capitalistico. E hanno la loro matrice strutturale nel dominio del diritto alla proprietà privata e individuale sopra ogni altro diritto, che costituisce il fondamento dei sistemi giuridici vigenti, in Italia e altrove.

A questi rischi occorre opporsi. E in mille luoghi d’Italia ci si oppone, con l’iniziativa di comitati, associazioni, gruppi di cittadini e di abitanti che si mobilitano a difesa del loro territorio, delle loro città, dei loro quartieri. Fra qualche giorno, il 12 settembre, a Padova, a conclusione della Scuola estiva di eddyburg si terrà un convegno nazionale organizzato da Cgil, eddyburg e Legambiente proprio su questi argomenti. Il tema è: “Spazio pubblico: declino, difesa, riconquista”.

 

 

Il Gazzettino  20.09.2009

FONDAZIONE UNESCO

Palazzo Piloni sigla un accordo con la Regione: in arrivo 300 mila euro per la promozione

«Niente stipendi dalla Fondazione»

Unesco, Province concordi sulla gratuità dei posti nel cda e nel consiglio direttivo

Belluno

Non sarà un carrozzone la Fondazione Unesco. E non ci saranno stipendi nel direttivo. Lo assicurano la Provincia di Belluno e l’omologa di Trento. Se lo augura il sindaco di Cortina. Quando ormai è certa la sede legale a Belluno e ufficiale che quella operativa per i primi tre anni sarà in un Comune bellunese, si delinea il consiglio direttivo: una sorta di camera di compensazione degli squilibri in materia di competenze e di risorse fra province autonome e ordinarie. Intanto la Regione finanzia la promozione delle Dolomiti bellunesi e il Ciset dice che il turismo cresce dell’8.6%, anche se oltre 1100 questionari della Provincia arrivano critiche per la carenze di intrattenimenti serali, wellness e trasporti.

 

Sede legale per sempre a Belluno, quella operativa per i primi tre anni in un Comune

«Non sarà un carrozzone progetteremo le Dolomiti»

Dellai e Toscani: «Necessario un consiglio direttivo allargato alle Regioni Veneto e Friuli per armonizzare le competenze fra enti». Turismo: +8,6%

«Non sarà un carrozzone» giurano tutti in coro i partner: no, la Fondazione Unesco no. Quando l’altro giorno le cinque Province hanno deciso quello che avevano già ipotizzato da tempo, vale a dire il varo di un consiglio direttivo con le Regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia, qualcuno si è ricordato degli appetiti di potere e della crisi economico-finanziaria che stiamo vivendo. Nel caso delle Dolomiti, diventate patrimonio dell’umanità, pare proprio che non ci sarà una moltiplicazione di poltrone e stipendi.

Chiedergli un’opinione sul fatto che, a fianco del consiglio di amministrazione costituito dalle Province con lo scopo di gestire, nasca un consiglio direttivo “politico” allargato alle due Regioni, fa stizzire il presidente della Provincia di Trento: «Sono veramente stufo di queste impostazioni. Cerco un vaccino, visto che si parla da tempo di quello influenzale, contro la demagogia. Guardi, un gettone di presenza in più o in meno non è un problema. E poi si tratta di organismi. In ogni caso basta stabilire che non si dà, punto e basta». Come abbiamo riferito, l’ingresso delle Regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia ha lo scopo di mettere tutti i partner sullo stesso piano dal punto di vista operativo, perché oggi sul piano urbanistico e finanziario solo le Province autonome di Trento e di Bolzano hanno potere legislativo, mentre quelle di Belluno, Pordenone e Udine dipendono dalle rispettive Regioni.

Lorenzo Dellai disegna i contorni di questa operatività: «Era chiara fin dall’inizio la necessità di dare a tutti le stesse leve amministrative e finanziarie prima della coralità di intenti. Belluno non è come Trento o Bolzano. Le auguro di ottenere l’autonomia che cerca, ma finora non ce l’ha. Intendiamoci: la Fondazione Unesco non ha poteri decisionali, perché se così fosse noi non avremmo mai aderito, non volendo mettere in discussione l’autonomia degli enti locali. Ma può vincere la scommessa su come gestire, in una coralità di intenti, le Dolomiti nei prossimi vent’anni in materia di turismo, trasporti, urbanistica».

Il presidente trentino riconosce a Belluno il «merito di essere partita da protagonista» e in particolare «a Reolon un’impegno costante» quand’era presidente. Oggi l’assessore provinciale al turismo, Matteo Toscani, peraltro senza enfasi, ricorda come Palazzo Piloni sarà la sede legale-fiscale della Fondazione. Certo, conta molto di più la sede operativa, che invece turnerà ogni tre anni di provincia in provincia in ordine rigorosamente alfabetico. Comincerà Belluno, poi seguiranno Bolzano, Pordenone, Trento e Udine.

Tutti si chiedono in quale dei 44 Comuni bellunesi interessati sarà ospitata, ma è presto per dirlo. «In linea teorica, tutti sono in corsa. In ottobre andremo in Svizzera, a vedere come si sono comportati i due Cantoni che gestiscono il patrimonio della Jungfrau, quali spazi richiede una sede operativa. I Comuni sono invitati, poi decideremo insieme».

Quanto al direttivo, Toscani conferma che l’ipotesi era già allo studio da tempo, compresa la scelta di stabilire fin d’ora che vi parteciperanno gli assessori, come auspicava ieri l’assessore regionale De Bona, di modo che non ci siano ulteriori spese.

«Che non debba essere un’occasione per piazzare qualche persona o pagare altri stipendi» sottolinea anche il sindaco di Cortina d’Ampezzo, Andrea Franceschi, d’accordo anche sul fatto che il meccanismo di riequilibrio istituzionale sia «doveroso» di fronte a «disparità oggettive» e alla «capacità indiscussa di Trento e di Bolzano di sfruttare meglio i vantaggi».

A giudicare dai dati Ciset, il Centro internazionale di studi sull’economia turistica, la prospettiva che il brand Unesco porti inevitabilmente più gente sulle Dolomiti sarebbe già una certezza. «Fra giugno e agosto il sistema della provincia di Belluno ha chiuso con un +8,6% rispetto all’anno scorso. «Dato splendido in questi tempi di crisi, grazie anche al ritorno di tedeschi, austriaci e veneti».  Flavio Olivo

 

 

Messaggero Veneto  19.09.2009

Lettere

LAGO DI CAVAZZO  Trasparenza e compensazioni

Il volantino «Occhio al lago!» sul potenziamento della centrale di Somplago ha fatto perdere la testa al sindaco di Cavazzo Dario Iuri, che ha steso, addirittura su carta intestata del Comune, una risposta diffusa a mo’ di volantino e pubblicata sulla stampa. Eppure, quel volantino conteneva solo:

1) uno schema del progetto; 2) alcuni dati tecnici e valutazioni forniti da Edipower; 3) la contestazione degli stessi; 4) l’invito ai sindaci a non commettere l’errore commesso con la Sade e a non accettare l’oscillazione di 1 mt (ma sarà di più!) del livello che comporterebbe la definitiva rovina del lago; 5) l’invito alla popolazione a rifiutare di essere tenuta all’oscuro e a pretendere di essere informata e coinvolta nelle decisioni. Tutto qui! Nel volantino non c’erano le espressioni «svendere», «in barba agli interessi dei concittadini», «festa del pesce», che il sindaco scrive. Insomma, un normale volantino d’informazione e di esposizione di posizioni.

Ma è bastato questo a far adirare il sindaco Iuri, a farlo sentire leso nella sua maestà, ad agitarlo a tal punto da fargli cadere la maschera. Così si sono rivelate l’insofferenza per le opinioni diverse dalla sua e una concezione autoritaria e assoluta del mandato elettorale. Infatti:

1) «Sarà mia premura, quando la giunta comunale lo riterrà opportuno, dare ampia informativa sullo stato dell’arte del progetto», così egli scrive. Significa che egli ritiene che i suoi cittadini non abbiano diritto di conoscere lo stato attuale delle cose e di seguirle, ma lo sapranno, se egli lo vorrà, forse solo dopo che avrà deciso tutto, cioè a posteriori. Significa che, per lui, i cittadini hanno solo il diritto di andare a votare ogni 5 anni, ma poi non devono mettere il becco nelle cose del Comune e se lo fanno rompono. Infatti, la sua amministrazione non fa informazione e comunicazione, non tiene assemblee, che danno fastidio se tenute da altri. La scusa per non fare informazione è che, tanto, «la gente non s’interessa», mentre in realtà gli fa comodo che non s’interessi. L’assenza in consiglio comunale dell’opposizione accentua questi aspetti negativi.

2) Lo Iuri-pensiero è chiarito dal «lasciateci lavorare!» che chiude la sua lettera. I governanti democratici dicono «lavoriamo insieme», il che congiunge. Quelli autoritari invece dicono «lasciateci lavorare», il che disgiunge.

3) Per scaricarsi dalla responsabilità il sindaco Iuri sottolinea che «la competenza autorizzativa spetta al ministero». Vero! Ma noi invece sottolineiamo «sentita la Regione e gli enti territoriali». Quindi gli amministratori comunali sono corresponsabili avendo dato pareri favorevoli. 

4) Il sindaco Iuri se la prende con il «partito del No!, a prescindere». Ma con il suo operato sul progetto Edipower si è collocato nel «partito del Sì!, a prescindere», che è l’altra faccia della stessa medaglia. Sull’autostrada Cavazzo-Cadore e sull’elettrodotto sta nel «partito del No!». Sarebbe stato opportuno che si fosse chiarito le idee prima di scrivere quello che ha scritto al riguardo. 

5) Come faccia – così scrive – «a scongiurare qualsiasi ulteriore alterazione dell’acqua, delle sponde e delle aree limitrofe dei due laghi» resta un mistero dal momento che un’enorme massa d’acqua di 110 mc/sec sarà in continuo movimento sia all’interno del lago sia tra Somplago e Verzegnis. Saremmo ben lieti – e gliene daremmo atto – se fosse come egli dice. Ma i miracoli li lasci a Gesù. 

6) Fa finta che sia gente di Enemonzo a “vigilare” sul lago, mentre sa bene che l’estensore del volantino – il presidente del Comitato tutela acque – è persona a lui ben nota, ex sindaco di Cavazzo, che delle vicende del lago e della sua valle sa più di lui, avendole vissute in prima persona, e che, per il ruolo primario svolto e quale cittadino, ha tutto il diritto di dire la sua. 

7) Si tranquillizzi il sindaco Iuri. I Comitati continueranno a dire la loro sui problemi emergenti del territorio montano. È il loro compito. Lo consente la Costituzione. Se ciò gli dà fastidio, sono problemi suoi. Non si sta con i Comitati quando fa comodo e poi bastonarli quando non lo fa più! 

8) Restiamo convinti che il progetto Edipower sia stato gestito male nei modi e nei contenuti, che una mobilitazione della popolazione locale e dell’opinione pubblica avrebbe dato maggiore forza alle ragioni locali per salvare il lago, ai sindaci stessi e creato ben altre prospettive. Ma i sindaci pare abbiano, purtroppo, preferito mollare il lago e buttarsi sulle “compensazioni”. Quali?

Franceschino Barazzutti per il Comitato tutela acque del bacino montano del Tagliamento, il Comitato Peraltrestrade Pas Dolomiti, l’associazione Movimento Mont Tolmezzo

 

 

Corriere delle Alpi  19.09.2009

Dolomiti Unesco

Consiglio direttivo: 7 tutti alla pari

Fondazione, struttura definita e presidente a rotazione

BELLUNO. Un consiglio direttivo a sette e un consiglio di amministrazione a cinque. Armonia ritrovata tra tutti gli enti coinvolti dal riconoscimento delle Dolomiti patrimonio dell’umanità Unesco. La questione più spinosa, lasciata in sospeso per un mese, è stata risolta con una decisione salomonica, che mette tutti sullo stesso piano e al contempo ognuno a decidere per sè. La Fondazione Dolomiti Unesco, ormai pronta per essere istituita, avrà sette soci fondatori: le Province di Belluno, Bolzano, Udine, Pordenone e Trento e le Regioni Veneto e Friuli. Questi sette soggetti andranno a formare il consiglio direttivo, organo principale della Fondazione perché darà gli indirizzi strategici, detterà le linee e assumerà gli impegni reciproci. La questione dei pesi proporzionali è stata risolta eliminando il problema: ogni ente avrà un ruolo paritetico e ognuno deciderà per il proprio territorio, visto che il consiglio non potrà essere organo deliberante.

Il ruolo operativo, l’esecutore materiale di quanto deciderà il consiglio direttivo, sarà del consiglio di amministrazione formato in questo caso dalle cinque Province.

La struttura della Fondazione è stata decisa ieri a Palazzo Piloni nell’incontro tra i rappresentanti delle Province e gli assessori regionali Oscar De Bona (Veneto) e Roberto Molinaro (Friuli). «Rispetto ai primi incontri in cui ci si era confrontati, partendo a volte da posizioni distanti, siamo soddisfatti del risultato ora raggiunto», commenta l’assessore provinciale Matteo Toscani. «Abbiamo lavorato insieme in perfetta sintonia, condividendo lo spirito di unitarietà di intenti e raggiungendo importanti accordi che ci fanno guardare con ottimismo al futuro».

Durante la riunione però sono stati decisi anche altri aspetti importanti. Il consiglio direttivo non avrà un presidente, figura prevista nel solo cda. La presidenza andrà a rotazione ogni tre anni (insieme alla sede operativa) ad una delle cinque Province partendo da Belluno.

«Ora», prosegue Toscani, «bisogna prepararsi alla presidenza e confrontarci con il territorio per individuare la sede operativa più opportuna. Secondaria la questione della sede legale, ma siamo sulla buona strada per individuarla». Che possa essere Belluno? (i.a.)

 

 

Il Gazzettino  19.09.2009

Fondazione Unesco, nuovo ente per equilibrare i rapporti tra Province autonome e no

Dolomiti, moltiplicate sedi e poltrone

Belluno

Nostro servizo

Non ci sarà soltanto un consiglio di amministrazione per la nascitura Fondazione per le Dolomiti Unesco Patrimonio dell’Umanità. Presto verrà varato anche un consiglio direttivo, al quale parteciperanno le cinque Province di Belluno, Pordenone, Udine, Trento e Bolzano e le due Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia. La decisione è arrivata ieri al termine dell’incontro, nella sede della Provincia a Belluno, in vista della costituzione della Fondazione. C’erano assessori e amministratori delle Province interessate, più gli assessori regionali Oscar De Bona per il Veneto e Roberto Molinaro per il Friuli. E proprio in vista della Fondazione, è scaturita la proposta di affiancare al consiglio di amministrazione anche un consiglio direttivo, che comprenda anche le due Regioni veneta e friulana.

Insomma, in un certo senso raddoppiano gli enti che devono promuovere le Dolomiti, e se a questo si aggiunge il fatto che per la Fondazione ci vorranno cinque sedi (una per provincia perché la sede principale sarà assegnata in ordine alfabetico a rotazione ogni tre anni), il rischio “carrozzone” è reale. Ne è convinto, per esempio, l’ex sindaco di San Vito di Cadore, Gianpiero De Vido, secondo il quale «in questo momento devono accontentare un po’ tutti e scelte di questo genere sono il risultato di decisioni funzionali alla poltrona e alla politica, non alla promozione delle Dolomiti».

C’era, però, un problema da risolvere, non affrontato a sufficienza al momento della presentazione della candidatura all’Unesco. Quello delle competenze dei singoli enti che dovranno gestire il territorio. Se, infatti, le Province di Trento e Bolzano, a statuto speciale, possiedono specifiche competenze su settori come le riserve e i parchi, non è così per le Province limitrofe; e c’è anche il problema del reperimento dei fondi per gli interventi che la Fondazione dovrà attuare. Anche in questo caso, Bolzano e Trento possiedono le risorse le altre Province no. Era quindi necessario un riequilibrio.

Ecco allora la proposta, accettata da tutti gli interlocutori, di un consiglio direttivo da affiancare al consiglio di amministrazione. Un organo del tutto nuovo che avrà un ruolo di indirizzo e strategico, mentre il cda avrà compiti operativi ed esecutivi. «Un passo necessario – afferma l’assessore veneto Oscar De Bona – per far sì che tutti e cinque i territori provinciali possano ragionare in termini di parità. In questo modo le due Regioni, Veneto e Friuli Venezia Giulia, entrano a supporto delle loro Province per lavorare con pari competenze di Trento e Bolzano». Non c’è il rischio che diventi un “baraccone” dove piazzare politici e amici ben pagati?. «E una questione da affrontare – osserva ancora De Bona – per evitare questo si potrebbero nominare gli assessori regionali che già godono di una indennità». Per costituire il consiglio direttivo ci vuole anche una modifica dello statuto della Fondazione.

 

 

Il Gazzettino-Bl  19.09.2009

La decisione ieri a palazzo Piloni. De Bona: «Era necessario, troppe diversità per Trento e Bolzano»

Unesco, nasce il consiglio direttivo

Nella partita della Fondazione entrano in gioco le Regioni con un nuovo organo

Belluno

Non ci sarà soltanto un consiglio di amministrazione per la nascitura Fondazione per le Dolomiti Unesco Patrimonio dell’Umanità. Presto verrà varato anche un Consiglio direttivo, al quale parteciperanno le cinque Province di Belluno, Pordenone, Udine, Trento e Bolzano e le due Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia. La decisione è arrivata ieri al termine dell’incontro, convocato nella sede dell’Amministrazione Provinciale di Belluno, in vista della costituzione della Fondazione. Alla riunione hanno preso parte gli assessori ed amministratori delle cinque Province interessate, più gli assessori regionali Oscar De Bona per il Veneto e Roberto Molinaro per il Friuli Venezia Giulia. E proprio in vista della Fondazione, è scaturita la proposta di affiancare al Consiglio di amministrazione anche un Consiglio direttivo, che comprenda anche le due Regioni veneta e friulana.

C’era, infatti, un problema da risolvere, non affrontato a sufficienza al momento della presentazione della candidatura all’Unesco. Quello delle competenze dei singoli Enti che dovranno gestire il territorio. Se, infatti, le Province di Trento e Bolzano, a statuto speciale, possiedono specifiche competenze su alcuni settori come le zone Zps e Sic, riserve e Parchi, non è così per le Province limitrofe. E c’è anche il problema del reperimento delle risorse per gli interventi che la Fondazione dovrà attuare sui territori riconosciuti dall’ Unesco. Ed anche in questo caso, Bolzano e Trento possiedono i necessari fondi, le Province vicine no. Era quindi necessario un riequilibrio su questi aspetti, un’omogeneizzazione delle forze in campo per poter discutere e agire ad armi pari. Ecco, allora, la proposta, accettata da tutti gli interlocutori, di un Consiglio direttivo da affiancare al Consiglio di amministrazione. Un organo del tutto nuovo che avrà un ruolo di indirizzo e strategico, mentre il cda avrà compiti operativi ed esecutivi.

 

Incontro ieri mattina in Provincia. Oscar De Bona: «Per evitare l’effetto carrozzone potremmo far entrare gli assessori che già godono dell’indennità»

Unesco, dopo il cda arriva il consiglio direttivo

Anche le Regioni in questo modo entreranno nella Fondazione assieme alle cinque province dolomitiche

Nasce il Consiglio direttivo per la Fondazione Unesco, per gestire le Dolomiti patrimonio dell’Umanità. Un organo che si affianca al Consiglio di Amministrazione, formato dalle cinque province che hanno presentato a suo tempo la candidatura all’Unesco.

La decisione di dar vita al Consiglio direttivo è scaturita ieri a Palazzo Piloni di Belluno, nella sede dell’Amministrazione provinciale, nel corso dell’incontro tra i rappresentanti delle cinque province di Belluno, Pordenone, Udine, Trento e Bolzano e gli assessori regionali Oscar De Bona per il Veneto e Robero Molinaro per il Friuli Venezia Giulia. Ieri si doveva discutere della costituzione della Fondazione, e in questa prospettiva è nata l’idea del Consiglio direttivo, che comprenda oltre alle cinque province anche le Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia. Un nuovo organo che avrà, è stato spiegato, un ruolo strategico e di indirizzo in merito agli impegni reciproci dei vari Enti coinvolti nella Fondazione, mentre il consiglio amministrazione ha compiti operativi ed esecutivi. C’era, infatti, da affrontare una questione fondamentale per la gestione del territorio che comprende le Dolomiti patrimonio dell’umanità. Ovvero, le competenze di ciascuna delle cinque Province su alcuni settori come le zone Zps e Sic, i Parchi regionali, le riserve. Ma imprescindibile anche il reperimento delle risorse economiche per la gestione delle azioni da intraprendere nel territorio delle cinque province.

Se le Province Autonome di Trento e Bolzano possiedono sia le competenze territoriali che i fondi necessari per la gestione degli interventi, così non è per le tre Province di Belluno, Pordenone e Udine. «Era quindi necessario – spiega l’assessore regionale bellunese Oscar De Bona – trovare una soluzione per ovviare a questa lacuna. Ed è stato deciso concordemente di dar vita ad un Consiglio direttivo che potesse trovare condizioni omogenee su tutti e cinque i territori». Con gli Enti che hanno le competenze necessarie per agire alla pari con Trento e Bolzano, che di fatto hanno le stesse prerogative delle Regioni. Alle province di Belluno, Udine e Pordenone si affiancano quindi le rispettive Regioni. Per procedere alla costituzione del Consiglio direttivo è però necessaria una modifica dello statuto della Fondazione. Dopo questo passo, il nuovo organo potrà iniziare a lavorare, anche in vista della designazione della presidenza della Fondazione, che sarà assegnata come concordato alla Provincia di Belluno.

Un altro compito sarà quello di individuare la sede operativa. Il Consiglio direttivo piace all’assessore provinciale di Belluno Matteo Toscani. «Rispetto ai primi incontri in cui ci si era confrontati, partendo a volte da posizioni distanti – dice - siamo soddisfatti del risultato raggiunto. Abbiamo lavorato insieme in perfetta sintonia, condividendo lo spirito di unitarietà di intenti e raggiungendo importanti accordi che ci fanno guardare con ottimismo al futuro». Ma chi siederà nel Consiglio direttivo? Il timore è che possa infatti nascere l’ennesimo “carrozzone” clientelare. «Anche questa è una questione da affrontare – afferma l’assessore regionale veneto Oscar De Bona – lo si potrebbe risolvere nominando ad esempio assessori in rappresentanza delle Province, che godono già di una loro indennità».  Maurizio Dorigo

 

 

Corriere delle Alpi  13.09.2009

«La Provincia pensi alla ferrovia»

Ponte, il capogruppo Collarin sollecita un tavolo

PONTE NELLE ALPI. Ferrovia: cosa fare? Secondo Pierpaolo Collarin, il capogruppo di maggioranza, sarebbe opportuno un incontro al più presto con la Provincia per verificare l’interesse e la disponibilità per la «Nuova ferrovia della Val Belluna».

«Di questa idea molto si è parlato e scritto», esordisce Collarin, «la ferrovia rappresenterebbe una grande opportunità che va approfondita sulla base dell’esperienza della Val Venosta: treni luminosi, accoglienti, affidabili, ad alta automazione, una gestione efficiente, nuove fermate in corrispondenza di centri commerciali e zone industriali». «Un treno», prosegue, «che proponga un modello di turismo alternativo alle scampagnate in giornata che si risolvono con un traffico oneroso e pochi spiccioli lasciati al territorio». Collarin si sofferma poi sulla «linea ferroviaria semiabbandonata, stazioni indecorose dove perfino le macchinette automatiche faticano a funzionare. Una ferrovia che di fatto disincentiva il viaggiare in treno. A fianco, l’Alemagna con auto ferme per traffico». Quindi «la necessità di un treno che possa essere adottato da molti lavoratori per lasciare a casa la macchina. In Val Venosta si constata che le abitudini si sono così radicalmente modificate che qualcuno addirittura risparmia l’acquisto della seconda macchina».

L’amministrazione di Ponte è molto interessata all’avvio di questo progetto anche in considerazione del traffico eccezionale che soffoca Ponte: il vero snodo provinciale nel quale confluiscono gli assi viari confluenti al bivio. Bisogna pensare a una nuova mobilità che, in prospettiva, usi meglio la struttura ferroviaria che attraversa la Valbelluna: «Ponte sta lavorando alla creazione di un parcheggio nei pressi della stazione per permettere un agevole scambio tra auto e treno. Anche per questo», secondo Collarin, «serve un coordinamento provinciale poiché fin da subito i comuni interessati inseriscano nei nuovi strumenti urbanistici spazi idonei per parcheggi a questo scopo». Collarin auspica che con la Provincia si discuta anche del progetto del nuovo ponte pedonale-ciclabile sul Piave: «Una realizzazione che Ponte ritiene utile per la mobilità tra le frazioni in particolare dei ragazzi e degli anziani». E a nome di Insieme Per Ponte, Collarin «esprime la piena fiducia e il forte sostegno alla giunta», sotto attacco. (p.b.)

 

Il Gazzettino-Bl  13.09.2009

Lettere

La nostra montagna va tutelata veramente

Riteniamo intollerabile che imprenditori e politici considerino la montagna essenzialmente un luogo dove sia possibile produrre business alterando e distruggendo gli equilibri naturali. Le nostre montagne non sono sassi da asportare per gli interessi della pianura o luoghi dove ci si reca in fretta e furia in alternativa al centro commerciale.

Di questi turisti, visitatori e imprenditori non abbiamo certo bisogno. Come non abbiamo bisogno di tutti quei sindaci che sentendo parlare di cave, miniere, piste da sci e funivie hanno un sussulto di gioia e immaginano già come spendere tali proventi, diretti o indiretti, per consolidare il proprio consenso personale.

Se a livello internazionale è stata riconosciuta l’importanza delle Dolomiti come patrimonio dell’umanità, ciò non ci deve spingere a distruggere le Prealpi trevigiane e il massiccio del Grappa.

Il Veneto nel suo complesso ha già rifornito tutta l’Europa di materiale edile: pensiamo sia giunto il momento di bloccare e cancellare qualsiasi cava o miniera dalle nostre montagne.

Se nel Cansiglio si vuole ridurre l’impatto del traffico automobilistico certamente una funivia - che parte da Vittorio Veneto e raggiunge il Monte Pizzoc per poi andare chissà dove - è solo l’ennesima follia speculativa del fare i soldi per fare soldi, forse utile ai politici di Vittorio ma non certamente al nostro patrimonio montano.

Se realmente si vuole ridurre le auto, basta vietarle creando una rete con parcheggi, bus navetta, percorsi ciclabili, che sia ecocompatibile e rispettosa della montagna.

Chi visita da sempre il Cansiglio, non teme certamente di parcheggiare la propria auto in zone prestabilite e usare dei mezzi consoni al rispetto d’un ambiente che amano e rispettano da sempre.

Se problema c’è, non è un problema etico. Bisogna avere il coraggio di dire no a tutte quelle operazioni finanziare ed economiche incompatibili con l’ambiente in cui viviamo.

Troviamo sconvolgente le posizioni di alcuni partiti di centro sinistra e di sinistra (Partito dei comunisti italiani) che sono caduti nel tranello del male minore («Se non ci date la cava dateci almeno la funivia o delle nuove piste da sci o un parco eolico»), perché percorrendo questa strada si producono solo disastri ambientali irreparabili distruggendo un patrimonio unico e irripetibile.   Vittorio Alberti

 

 

Il Gazzettino-Bl  10.09.2009

Sul treno della Valbelluna

Comune chiama Provincia

PONTE NELLE ALPI - La maggioranza di Insieme per Ponte, per bocca del suo capogruppo Pierpaolo Collarin, chiede un incontro con l'amministrazione provinciale, per verificare interesse e disponibilità per sostenere il progetto della “Nuova ferrovia della Val Belluna” che colleghi, con corse e fermate frequenti, Longarone con Feltre e Ponte con l’Alpago.

E’ un'idea non nuova, dibattuta un anno fa anche nel corso della settimana “Più futuro” organizzata proprio a Ponte.

«Vogliamo un treno che proponga un modello di turismo alternativo alle scampagnate in giornata che si risolvono con un traffico oneroso e pochi spiccioli lasciati al territorio. Oggi ci sono una linea ferroviaria semiabbandonata, stazioni indecorose dove perfino le macchinette automatiche faticano a funzionare, una ferrovia che disincentiva il viaggiare in treno, mentre a fianco corre la statale Alemagna con le auto ferme per il traffico di rientro dalle gite giornaliere. C'è la necessità di un treno che possa essere adottato da molti lavoratori per lasciare a casa l'auto».

Ponte è tanto interessato all'avvio di questo progetto che sta anche lavorando alla creazione di un parcheggio nei pressi della stazione per permettere un agevole scambio tra auto e treno. «Anche per questo serve un coordinamento provinciale perché fin da subito i Comuni interessati inseriscano nei nuovi strumenti urbanistici spazi idonei per parcheggi a questo scopo».

Con la Provincia Ponte vorrebbe discutere del progetto del nuovo ponte pedonale-ciclabile sulla Piave: «Crediamo che questo possa essere un'opera di grande utilità per la mobilità tra le frazioni, in particolare dei ragazzi e degli anziani».

Infine il gruppo consiliare “Insieme Per Ponte” esprime la propria piena fiducia e il forte sostegno alla giunta e solidarizza con il sindaco e gli assessori soggetti in questi mesi a ripetuti attacchi personali.

 

 

Il Gazzettino  09.09.2009

L’accordo tra province

Belluno, Treviso e Venezia firmano l’intesa su ambiente, rifiuti e autostrada per Monaco

TREVISO – Dai monti al mare. Le tre Province leghiste di Belluno, Treviso e Venezia sono concordi su un nuovo asse a tre per lo sviluppo del territorio. Il primo passo è stato compiuto ieri nel capoluogo della Marca, dove i tre presidenti si sono riuniti per firmare il protocollo d’intesa. Le amministrazioni si assicurano massima collaborazione e si preparano a cercare una strategia condivisa dal turismo alla natura, dai rifiuti all’acqua, sino ai nodi della viabilità. E proprio da quest’ultimo tema emerge con forza il rilancio del collegamento autostradale Venezia-Monaco di Baviera. Le tre Province lo vogliono, e lo dicono subito a chiare lettere. «La sinergia è un punto di forza per sostenere e promuovere in ogni sede istituzionale il progetto dell’autostrada tra il Nordest e l’Europa centro settentrionale», si legge nel Protocollo siglato ieri dai presidenti Gianpaolo Bottacin, Leonardo Muraro e Francesca Zaccariotto. Ma il gruppo di lavoro messo in piedi ieri discuterà anche di ambiente: dalla gestione del servizio idrico integrato alla tutela e alla valorizzazione del fiume Piave, passando per la programmazione del recupero e dello smaltimento dei rifiuti.  Mauro Favaro

 

 

Corriere delle Alpi  09.09.2009

Lettere

Viabilità

Un consiglio per evitare le code sull’Alemagna

Sfortunatamente, sono stato partecipe assieme a migliaia di altri automobilisti alla colonna che si è formata nel pomeriggio di domenica sulla Ss 51 dell’Alemagna tra Pieve di Cadore e Longarone. Tre ore di colonna sono state un’eternità e la carica di energia, ricevuta dalla bella gita in montagna, se né andata del tutto al ritorno.

Il massimo della frustrazione è stato raggiunto quando noi automobilisti siamo dovuti stare fermi, per più di mezz’ora, davanti a un cartello elettronico lampeggiante che ti diceva di moderare la velocità.

Anche se non rappresento alcun Movimento o Comitato o altro gruppo, ma sono un semplice cittadino italiano, spero possa essere presa in considerazione la mia idea, come spero verranno prese in considerazione tutte quelle di coloro che avranno la volontà di trovare un rimedio alla situazione oramai “drammatica”.

E’ ragionevole pensare che, se ci fosse una strada che by-passasse Longarone, il problema sarebbe quasi risolto. Ma rimanendo così la situazione, proporrei di utilizzare i cartelli luminosi e tutti i volontari, nelle giornate critiche, obbligando gli automobilisti già dalle 15 a procedere a 40 chilometri all’ora obbligatori; ma soprattutto vieterei i sorpassi (con l’obbligo di procedere in un’unica colonna). Essi servono solo per ingolfare il “collo di bottiglia” che si forma prima delle gallerie e di Longarone.

Così com’è conformata la statale 51 è esattamente come un grande imbuto con il collo più stretto che è Longarone. A monte la parte più larga dell’imbuto raccoglie diciamo molto “liquido”, (formato dalle auto), da due grandi “bottiglie”, provenente dalle due direttrici (Cortina e Auronzo-S. Stefano di Cadore) e corre giù verso valle alla velocità massima che può raggiungere.

Se questo “liquido” non viene regolamentato, crea esattamente, quello che succede nella realtà, quando l’imbuto pieno si ingolfa e raccoglie a fatica altro liquido. Così le auto si incolonnano e si crea un unico serpentone fermo che sarà sempre più lungo, in quanto, più velocemente gli automobilisti arriveranno nell’imbuto, più dovranno stare fermi.

Quindi l’importante è che le auto, entrino (25-30 chilometri a monte), alla stessa velocità se non inferiore nell’imbuto di quante ne possano uscire. E nella strettoia di Longarone, causa anche l’incrocio con Zoldo e altre variabili, le auto non possono uscire a più si 45 km all’ora.

La preziosa collaborazione di tutti coloro che ora bloccano le entrate delle strade alternative alla colonna, e sono tantissimi, dovrebbe essere utilizzata per far rallentare, lungo il tragitto, il traffico, prima che esso si blocchi, (questo si può ottenere con un ponte radio che tiene sotto controllo il traffico a Castellavazzo) con dei cartelli mobili che ricordano la velocità obbligatoria da raggiungere (40 km all’ora). Se la colonna procede anche lentamente, diventa automatico e inutile, anche per chi le conosce, percorrere la Cavallera o tutte le strade alternative che sono più lente della principale, ma che possono servire da valvola di “sfogo” in caso di blocco della viabilità, se percorse da qualche centinaio di auto.

Praticamente tutti dovrebbero percorrere i 24 chilometri tra Pieve di Cadore e Longarone in poco più di quaranta minuti. Sempre meglio di tre ore.  Pierluigi Zanolli  Belluno

 

 

Corriere delle Alpi  08.09.2009

Il presidente della commissione nazionale Puglisi spiega cosa significa

«Unesco, grande opportunità per il futuro delle Dolomiti»

«Si accendono i fari sul sito e tutta l’umanità diventa così responsabile dell’integrità»

di Irene Aliprandi

BELLUNO. «Il riconoscimento dell’Unesco accende i fari sulle Dolomiti». Giovanni Puglisi, presidente della Commissione italiana Unesco, spiega cosa significa appartenere al patrimonio dell’umanità.

«L’iscrizione delle Dolomiti», dice Puglisi, «è un fatto importantissimo dal punto di vista culturale, ambientale, della valorizzazione turistica e paesaggistica». Ma cosa significa “materialmente”? «Il riconoscimento dei siti è una forma di trattato internazionale tra l’Unesco e il Paese membro. In questo caso l’Unesco riconosce le Dolomiti alle condizioni alle quali l’Italia le ha individuate all’atto della candidatura», prosegue il presidente della commissione nazionale, «tutto ciò che riguarda la gestione del bene, è nella titolarità dell’Italia. In sostanza», chiarisce, «si accendono i fari sulle Dolomiti, dicendo che esse sono importanti al punto di dover essere protette dall’intera umanità».

Ma cosa si aspetta l’Unesco dall’Italia? Nulla di diverso da quanto già stabilito, spiega ancora Puglisi: «L’Unesco chiede solo che l’Italia rispetti quanto si è impegnata a fare all’atto della candidatura, con scelta propria e autonoma». Anche la Fondazione è una decisione assunta nei mesi scorsi: «La Fondazione è uno strumento di gestione come altri, in questo caso è più utile di altri perché il bene grava su cinque province diverse, realtà territoriali che hanno caratteristiche istituzionali proprie e la Fondazione sembrava la scelta più opportuna, perché consente una gestione in forma paritaria tra le cinque province. Ci stanno pensando anche alle Eolie, ma lì forse si opterà per un consorzio».

Per Puglisi è già tutto scritto anche per quel che riguarda il piano di gestione: «E’ contenuto nella candidatura e non si deve far altro che applicarlo. I responsabili, cioè il Paese membro e le istituzioni territoriali, hanno predisposto una serie di azioni che ora svilupperanno nel dettaglio».

Ma niente vincoli: «L’Unesco», chiarisce Puglisi, «è un osservatorio internazionale, è garante del rispetto delle regole sottoscritte. “Patrimonio dell’umanità” non è altro che una dizione: indica come un bene sia posto sotto la tutela di tutti, abitanti come turisti sono moralmente responsabili dell’integrità di quel bene. Questo significa che chiunque ha diritto di fruire del sito nelle sue caratteristiche che lo rendono unico e speciale, oggi come tra vent’anni».

Infine Puglisi nega di aver espresso giudizi su opere che si vorrebbero realizzare tra le Dolomiti, come ad esempio la variante di Cortina: «E’ una storia vecchia come il cucco e non mi risulta che ci sia ancora un progetto ben definito. Non ho fatto commenti, non mi fascio la testa prima che si rompa, forse qualcuno cerca l’incidente».  

 

Corriere delle Alpi  05.09.2009

La nuova Valsugana

L'intervento

Grazia: «Un progetto arrogante e folle frutto di accordi nati in ambiti privati»

Prima di commentare l’ipotesi del nuovo project financing della Valsugana approvato dalla Giunta Regionale del Veneto ho atteso la presentazione in conferenza stampa del presidente Galan, assente, e dell’assessore Chisso. Se non fossimo in settembre avrei pensato ad uno straordinario pesce d’aprile. Ritengo questo progetto assolutamente inutile, uno sfregio ad un territorio già fragile per sua natura, uno spreco di risorse economiche, una presa in giro dei cittadini bassanesi e vicentini visto che quella strada dovrebbe pure essere a pagamento.

Un progetto che nasce in modo oscuro, frutto di consultazioni e accordi sorti evidentemente in ambiti privati e non nelle sedi istituzionali, visto che non vi è stato uno scambio di opinioni con le amministrazioni locali e le cittadinanze interessate. E poi, perché quelle imprese? Si sono riunite in modo autonomo o sono state “sollecitate”?

Hanno deciso da sole di spendere 18 milioni per il progetto e lo studio di fattibilità, o hanno avuto una qualche rassicurazione, sempre da soggetti ignoti, che quei soldi sarebbero stati abbondantemente recuperati a carico dei contribuenti?

E perché ancora una volta il project financing con le caratteristiche ben note che si porta dietro?

Mi piacerebbe che il signor Galan ed il suo fido assessore Chisso venissero a prendere visione del territorio. Un progetto inoltre che nasce, ripeto, senza alcuna riflessione e coinvolgimento degli enti locali (Provincia, Comuni e Comunità Montana) i quali tra l’altro, dopo anni di fatiche, avevano individuato una soluzione condivisa in sinistra Brenta anche con il beneplacito di Regione e Anas.

È questo il federalismo o la concertazione territoriale tanto auspicate da Galan? Per quanto tempo ancora i veneti dovranno subire queste scelte arroganti, squisitamente “economiche”, questi sciocchi soprusi?

Constato che gli assessori Donazzan e Giorgetti si sono astenuti. Avrei preferito che avessero votato contro ma, se credono in ciò che dicono, potranno certamente proporre una delibera di revoca. Lo facciano o saranno anch’essi partecipi di una scelta scellerata e vergognosa.

Ho però fiducia, tanta fiducia nei cittadini poiché, come si è dimostrato recentemente con le comunali a Bassano, sono sempre più intolleranti rispetto a imposizioni “pubbliche” non condivise. A Bassano appunto siamo riusciti ad “abbattere” le torri cambiando l’amministrazione; in Regione, il prossimo anno, riusciremo a sconfiggere l’arroganza di una scelta e a far approvare un progetto di Valsugana compatibile con il territorio e nella condivisione con gli enti e con i cittadini e... le strade a pagamento Chisso le proponga pure a Cinto Euganeo (con il project financing).  Raffaele Grazia Consigliere regionale

 

 

La nuova Valsugana Il project non convince Donazzan e Giorgetti

di Renzo Mazzaro

VENEZIA. Tornano alla carica i nostri con un project financig da 700 milioni di euro. Persa la Pedemontana, non si sono persi d’animo. Il gruppo Mantovani in alleanza con l’impresa Pizzarotti di Parma, la Cordioli della famiglia Tosoni di Verona e Cis spa, compagnia di investimenti partecipata dalla finanziaria regionale Veneto Sviluppo, rilancia sul fronte stradale proponendo un nuovo tracciato per la Valsugana: 18 chilometri, da Bassano a San Nazario, due terzi in galleria, il resto su viadotti o in trincea. Tempo di realizzazione quattro anni e mezzo. Progetto definito d’interesse pubblico, fatto proprio dalla giunta Galan che dà 90 giorni di tempo per le controfferte. Poi scatterà la procedura per l’appalto e l’affidamento. Ovviamente i 18 chilometri saranno a pagamento. Quanto sarà il pedaggio? «Sarà in linea con le tariffe in vigore», si stringe nelle spalle l’assessore Renato Chisso, lasciato solo alla conferenza stampa da un Giancarlo Galan che era annunciato ma non si è fatto vedere. Non risulta che il presidente avesse impegni. Anzi, risulta che l’orario fosse stato concordato per garantire la sua presenza. Non è l’unica stranezza: Galan non era presente neanche alla giunta del 4 agosto, in cui il project financing è stato approvato con l’astensione degli assessori Massimo Giorgetti ed Elena Donazzan. Si aggiunga che i Comuni del Bassanese sono contrari, si va verso una rivolta popolare. Per finire, il precedente progetto di allargamento della Valsugana, anche questo dal costo di 700 milioni, già discusso e approvato dall’Anas ma finanziato solo per metà, resta in vigore. Siamo al bis della deprecata situazione di Mestre, Passante contro il Tunnel, stavolta a parti invertite tra governo e Regione Veneto? «Ovviamente se l’Anas troverà i soldi che mancano per l’allargamento della Valsugana - risponde Chisso - questo progetto decade. Ma è meglio mettere le mani avanti, visto che finora nessuna cifra è stata inserita nelle finanziarie statali. Abbiamo preferito rilanciare, dimostrando senso di responsabilità».

Ma se l’Anas dovesse vincere al Superenalotto i 350 milioni che mancano per l’allargamento della Valsugana, come la metteremo con le imprese del progetto 2 e i soldi che avranno speso? «Nessuna penale - replica pronto Chisso -. Nell’allegato A è previsto che in caso di rescissione nulla sarà dovuto dall’amministrazione alle imprese partecipanti». Rischio totale, nessuna copertura? Mah.

La filosofia del project - spiega Chisso - è separare il traffico pesante, che andrà in galleria, da quello normale che resterà sul tracciato attuale. A regime, basterà un divieto di transito per rendere la Valsugana «una strada panoramica». «Riconosco che il nuovo tracciato pone problemi ambientali - ammette Chisso - vedremo come risolverli. Ma non chiedete a me perché è stato scelto questo tracciato e non un altro. Nulla vieta che nei prossimi 90 giorni ci arrivi una proposta più interessante. Siamo all’inizio dell’iter. Il progetto non è alternativo alla Valdastico Nord. Nessun conflitto con il Trentino: se Dellai consente, in casa nostra facciamo quello che vogliamo».

Sarà. Ma i primi problemi sono in giunta. L’astensione di Elena Donazzan è motivata con argomenti più di opposizione che di neutralità: «Irritazione e preoccupazione per una urgenza immotivata e perché manca una concertazione con il territorio». Massimo Giorgetti non è da meno: «Non mi spiego la fretta e ho dubbi sulla procedura». Che dubbi? «La dichiarazione di pubblico interesse va chiesta al Consiglio regionale prima, non dopo il bando». Ma l’impressione è che si trovino davanti una macchina schiacciasassi. Cis spa (vicepresidente Lia Sartori) sta emettendo obbligazioni convertibili al tasso del 6%, per un totale di 30 milioni. In banca quanto vi danno?

 

 

Corriere delle Alpi  03.09.2009

Longarone. Alemagna in tilt. Pd e Lista Reolon presentano un’interrogazione in Consiglio provinciale. Sindaci da Chisso

«Variante o autostrada, ma da fare subito»

Padrin: «Traffico, situazione da risolvere una volta per tutte nel rispetto ambientale»

LONGARONE. In questo periodo di forte concentrazione del traffico sulla Ss 51 di Alemagna torna con forza alla ribalta l’esigenza di un potenziamento della strada. Il sindaco di Longarone Padrin, insieme ai colleghi della vallata, è in attesa di incontrare a breve l’assessore regionale Chisso per capire quale possa essere la soluzione definitiva, e migliore, all’annoso problema.

«E dovrà essere - sottolinea Padrin - una soluzione da realizzare nel più breve tempo possibile e compatibile con l’ambiente. Ormai è un problema non più derogabile».

Intanto il Pd e la Lista Reolon in consiglio provinciale hanno presentato un’interrogazione per sapere se ci sono novità che portino alla risoluzione del nodo viario. «Già in sede di costruzione del Ps (il piano strategico) e del Ptrc (il piano territoriale regionale di coordinamento) - sottolinea il documento dei due gruppi - l’amministrazione provinciale, con tutte le amministrazioni comunali e le Comunità Montane del territorio compreso tra Ponte nelle Alpi e il confine, avevano individuato nel superamento degli abitati di Longarone e Castellavazzo l’opera prioritaria ed urgente da realizzare».

L’amministrazione provinciale di centro-sinistra si era mossa ottenendo, alla fine del 2007, l’inserimento nel Piano quinquennale dell’Anas dell’opera “Variante di Longarone” con un primo finanziamento di 51 mila 990.835 euro. Nella riunione del 10 febbraio scorso richiesta dalla Provincia con l’Anas, Regione e comuni di Longarone e Castellavazzo è stato poi comunicato che l’iter progettuale della variante è stato poi sospeso dalla Regione Veneto con l’arrivo della proposta di project financing (finanziamento di progetto) per il prolungamento della A27, sostenuto dalla giunta regionale e che prevede oneri completamente a carico dei privati. La proposta è stata avanzata da quattro aziende italiane nel 2007.

«Va ricordato - precisa l’interrogazione - che, in accordo con il territorio, sia il Ps che il Ptrc approvato prevedono il superamento degli abitati di Longarone e Castellavazzo alternativamente o in Variante alla Ss 51 o, con oneri completamente a carico dei privati, attraverso il prolungamento della A 27 fino a Rivalgo

Nella riunione del 10 febbraio il rappresentante della Regione Veneto aveva confermato la volontà e la possibilità del prolungamento della A27 fino a Rivalgo con oneri completamente a carico dei privati assicurando un parere entro maggio-giugno. «A tutt’oggi - sottolineano nell’interrogazione il gruppo del Pd e la Lista Reolon in Consiglio provinciale - non si ha notizia del parere del Nucleo tecnico».

Quindi, il Pd - a firma di Renzo Crosato, Irma Visalli, Zaira Martire, Mirco Costa, Claudia Bettiol, Cristina Biene - e Sergio Reolon, interrogano Presidente e Giunta per conoscere se l’amministrazione provinciale si è attivata per conoscere i motivi dei ritardi; in che modo intende arrivare al superamento del nodo viario».

 

 

Corriere delle Alpi  01.09.2009

Castellavazzo, tutti soddisfatti per i minori problemi dovuti al traffico del rientro: «Ora è necessario un intervento strutturale»

«Il pass è ok, ma serve l’A27 fino a Pieve»

Roccon elogia l’iniziativa e ringrazia gli uomini che hanno pattugliato le strade

E agli ambientalisti: «La domenica il paese è invaso dalle auto»

CASTELLAVAZZO. Passata l’ultima domenica da bollino rosso, è tempo di bilanci per la viabilità sull’Alemagna, che «alla prova del nove ha saputo reggere il grande afflusso dei veicoli in transito». A fare il punto della situazione è il sindaco di Castellavazzo Franco Roccon.

«I risultati sono positivi, i residenti sono soddisfatti per la maggiore fruibilità delle vie secondarie, chiuse alla circolazione dei turisti. Ma anche il traffico, tranne alcuni momenti in cui andava a rilento, è stato scorrevole». Merito delle partenze intelligenti, che hanno diluito il rientro tra sabato e domenica, del pass, ma anche delle «25 persone impegnate nel servizio sulla strada», continua il sindaco, ringraziando «le forze dell’ordine, il personale dell’Anas, i volontari della Protezione Civile per l’egregio lavoro svolto per rendere fluido il traffico. Ma ringrazio anche la Prefettura per l’attenzione avuta nei riguardi delle nostre strade».

Sono 3500 i pass che sono stati distribuiti. La sperimentazione terminerà domenica, ma Roccon e colleghi si stanno già muovendo per risolvere una situazione che rischia di diventare critica: «Avremo a breve un incontro con l’assessore regionale Chisso per capire gli sviluppi futuri per la viabilità sull’Alemagna». In progetto ci sono l’allungamento dell’A27 e la variante di Longarone: «Interventi non più procrastinabili. Ogni anno assistiamo a un aumento del traffico tra il 3 e il 5%», spiega Roccon. «Un intervento è necessario».

Il pass per i residenti è infatti solo un palliativo. Roccon si schiera con il partito di chi vorrebbe il prolungamento dell’autostrada fino a Pieve di Cadore: «In questo modo la statale verrebbe fruita solo dai residenti o da chi deve raggiungere questi paesi. Ovviamente si presterebbe grande attenzione all’aspetto ambientale. A chi è contrario rivolgerei un invito: venire a Castellavazzo in queste domeniche a vedere in che situazione siamo».  Alessia Forzin

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