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Tesi di laurea - Cecilia Alzetta

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AGOSTO

Corriere delle Alpi  31.08.2010

UNESCO DOLOMITI

Segretario della Fondazione Oggi il nome

BELLUNO. Si saprà solo nel tardo pomeriggio di oggi il nome del nuovo segretario della Fondazione Dolomiti Unesco. Il consiglio d’amministrazione si riunirà alle cinque della sera. Sul tavolo, con ogni probabilità, una rosa di nomi. In questi giorni infatti sarebbe già avvenuta una prima scrematura dei quattordici candidati esaminati nel corso dei colloqui.

Una cosa è certa: ognuna delle cinque province giocherà le proprie carte ben sapendo che quello del segretario è un ruolo cruciale - per non dire strategico - per il futuro operativo della Fondazione.

Sarà un bellunese o un trentino? Un bolzanino, forse? Difficile dirlo anche perché alla fine potrebbe prevalere - seppure nei limiti della procedura concorsuale - un elemento di compromesso. Nessuno esclude che possa prevalere un candidato magari proveniente da una provincia che non fa parte del territorio della Fondazione. Certo è che Belluno rischia. Proprio la nostra provincia ha la presidenza del nuovo organo, compito che potrebbe essere agevolato da una figura vicina al Bellunese. (cr.ar.)

 

 

Il Sole 24 Ore  29.08.2010

Lezioni dimenticate. Che Croce tutelare il paesaggio!

di Salvatore Settis

Nel suo Breve trattato del paesaggio (1997), recentemente tradotto da Sellerio, Alain Roger fa una riflessione interessante: nel 1912 tre grandi intellettuali europei osservarono, indipendentemente, che il paesaggio non è natura ma storia, perciò lo vediamo attraverso il filtro della letteratura e dell'arte. Questo più o meno scrissero in Francia Charles Lalo, in Germania Georg Simmel, in Italia Benedetto Croce. Tanta sintonia si spiega per il comune riferirsi a un topos classico, quello secondo cui «la natura s'ingegna a imitare l'arte», come scrisse Ovidio; ma riflette lo spirito del tempo di quel principio di secolo, quando i movimenti per la conservazione del paesaggio si affermavano in tutta Europa. Per Croce, questa preoccupazione non fu solo teorica, ma si tradusse in un'energica azione politica: a lui infatti si deve la prima legge generale italiana per la tutela del paesaggio. È una storia che comincia da lontano, dall'Unità d'Italia. Cominciarono allora subito ardue battaglie per proteggere il patrimonio artistico e archeologico.

Gli Stati preunitari avevano in merito le leggi più antiche e avanzate del mondo: papi, repubbliche e sovrani, specialmente dal Settecento, sulla scia del diritto romano anteposero nettamente il bene comune (utilitas publica) agli interessi della proprietà privata, limitandone i diritti. L'unificazione del paese fu per mercanti e collezionisti l'occasione di approfittare del vuoto legislativo per vendere numerosissime opere d'arte (fu allora che avvenne la massima emigrazione di quadri, statue, manoscritti, disegni verso i musei stranieri). Restavano in vigore le leggi pontificie a Roma, quelle borboniche a Napoli, e così via; ma si stentò a lanciare una normativa nazionale. Il primo disegno di legge, voluto da Cavour e affidato a Terenzio Mamiani, naufragò subito; così, in rapida successione, le proposte di ministri della Destra (come Cesare Correnti e Ruggero Bonghi) e della Sinistra (come Michele Coppino, Francesco De Sanctis, Pasquale Villari, Ferdinando Martini). Si arrivò infine alla timida legge del 1902, che proteggeva ben poco, eppure fu bollata in Senato come feroce' perché intaccava i privilegi della proprietà privata, «diritto divino perché emanante dalla volontà di Dio».
Presto si constatò alla prova dei fatti la debolezza della legge del 1902, e si avviò il percorso verso una normativa più efficiente, che dopo un faticoso percorso sarebbe diventata la legge n. 364 del 1909. In quelle accese discussioni esplose il contrasto fra la Camera (interamente elettiva) e il Senato, dove per nomina regia o per censo sedevano molti membri dell'alta aristocrazia, interessati a mettere sul mercato le proprie collezioni. Non tutti, però. Senatore era anche il principe Tommaso Corsini, membro della stessa famiglia del card. Neri Corsini, ispiratore nel 1737 del «patto di famiglia» Medici-Lorena che assicurò per sempre a Firenze le collezioni granducali, e del papa Clemente XII, che volle nel 1734 severe norme di tutela e la fondazione dei Musei Capitolini, prima raccolta pubblica d'Europa. Nel 1898, per reagire agli sventramenti del centro storico di Firenze che ne sfigurarono il volto a partire da quando fu capitale del Regno, Corsini aveva fondato l'«Associazione per la difesa di Firenze antica», che divenne il centro di un vasto movimento di opinione. Dopo la raccolta di migliaia di firme, in un'affollata assemblea a Firenze fu votata per acclamazione una petizione al Senato: a proporla fu Benedetto Croce, poco più che quarantenne e non ancora senatore, ma già autorevolissimo. Quella legge aveva tre padri: due ravennati, il ministro Luigi Rava e il direttore generale Corrado Ricci (artefici nel 1905 di una legge per la tutela della pineta di Ravenna) e un deputato toscano, Giovanni Rosadi.

Nel disegno di legge, essi avevano aggiunto alla tutela del patrimonio anche quella di «giardini, foreste, paesaggi, acque» di prevalente interesse pubblico. Approvata dalla Camera, questa norma venne bocciata dal Senato, e il comma 3 che la conteneva fu soppresso, pur invitando il governo a presentare un disegno di legge sulle «proprietà fondiarie che importano una ragione di pubblico interesse a causa della loro singolare bellezza». In questo testo, il termine paesaggio è evitato, e la dizione proprietà fondiarie indica di dove venissero le resistenze a includere il paesaggio fra i beni da tutelare. Ma Rosadi non rinunciò alla battaglia, e già il 4 maggio 1910 presentò una nuova proposta di legge. La relazione si apriva con una domanda: «E possibile che il Parlamento rimanga insensibile e inerte, quasi non si accorga neppure che si sente e si agita anche in Italia, e pi in Italia che dappertutto, una questione del paesaggio?». Fu possibile. Eppure era accaduto allora qualcosa che nell'Italia di oggi non si riesce nemmeno a immaginare, la formazione di un Comitato nazionale per la difesa del Paesaggio, che raccolse non solo dieci associazioni protezionistiche, ma anche sei Ministeri, le Ferrovie dello Stato ed altre istituzioni pubbliche.

La legge Rosadi continuò a trascinarsi invano fra Camera e Senato, ma l'impulso decisivo fu dato da Nitti, quando nel suo primo governo istituì (1919) un sottosegretariato alle Antichità e Belle arti, preannuncio del ministero dei Beni culturali creato quasi sessant'anni dopo. Sottosegretario fu il veneziano Pompeo Molmenti, sostituito pochi mesi dopo proprio da Rosadi, che tenne l'ufficio anche nei successivi governi Giolitti e Bonomi. Molmenti aveva nominato una commissione presieduta da Rosadi per redigere la nuova legge, che fu pronta in pochi mesi, riprendendo quella insabbiata dieci anni prima. Dopo la caduta del governo Nitti, il disegno di legge fu ereditato dal quinto governo Giolitti, dove ministro della Pubblica istruzione era Croce. Egli rilanciò immediatamente il progetto, presentandolo al Senato con una vigorosa relazione introduttiva, e riuscì a farlo approvare 31 gennaio 1921. Sciolta la Camera, si tennero il 15 maggio 1921 elezioni anticipate: ma prima che giurasse il nuovo governo e il nuovo ministro, Croce ripresentò la legge tal quale (15 giugno). Rosadi restava sottosegretario, e fu anche grazie a lui che la legge continuò il suo cammino coi ministri ravennati, Corbino (governo Bonomi) e Anile (governo Facta).

Finalmente approvata l'11 maggio 1922, la legge (n. 778) fu pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 21 giugno, quattro mesi prima della marcia su Roma. Occorre una legge che «ponga, finalmente, un argine alle ingiustificate devastazioni che si van consumando contro le caratteristiche più note e pi amate del nostro suolo», scrive Croce nella sua relazione, poiché «difendere e mettere in valore le maggiori bellezze d'Italia, naturali e artistiche» risponde ad «alte ragioni morali e non meno importanti ragioni di pubblica economia». Croce cita i movimenti per il paesaggio in Francia, Germania, Svizzera, Austria e Inghilterra, richiama Ruskin («il paesaggio altro non è che la rappresentazione materiale e visibile della patria»), e argomenta che è necessario notificare i paesaggi di importante interesse , sottoponendoli a speciali limitazioni del diritto di proprietà, in nome di «ciò che è in cima ai pensieri di tutti, economia nazionale e conservazione del privilegio di bellezza che vanta l'Italia». Le limitazioni alla proprietà privata sono indispensabili come «una servitù per pubblica utilità», poiché sarebbe egualmente inammissibile «deturpare un monumento o oltraggiare una bella scena paesistica, destinati entrambi al godimento di tutti».

La legge Croce fu poi alla base della legge Bottai sul paesaggio (1939), che ancora è il nerbo del codice dei Beni culturali e del paesaggio, raro esempio di legge bipartisan condotta in porto da ministri (Urbani, Buttiglione, Rutelli) di due governi Berlusconi e di un governo Prodi; eppure è fra le leggi più disattese d'Italia, martoriata da deroghe, sanatorie, condoni, piani casa e quant'altro. Rileggiamo allora le parole di Croce, ma guardiamoci intorno: le «ingiustificate devastazioni» del nostro suolo si intensificano ogni giorno, il primato del pubblico bene che fu il cuore della storia d'Italia viene oggi impunemente calpestato in nome di un mercatismo straccione. Chiediamoci dunque: siamo capaci, noi oggi, di combattere le battaglie che un secolo fa seppero vincere Ricci e Rava, Rosadi e Benedetto Croce? Sapremmo coalizzarci in un rinnovato Comitato nazionale per la difesa del paesaggio?

 

 

Corriere delle Alpi  27.08.2010

Viabilità

Opera impattante, sbocchi inesistenti e vincoli pazzeschi per la Regione

A27, tanti motivi per dire no

«Per altre strade»: «Prolungamento insostenibile»

Alessia Forzin

PONTE NELLE ALPI. Il prolungamento dell’A27 è insostenibile. Non solo dal punto di vista ambientale, forse il più scontato, ma anche da quello economico e sociale. Queste le conclusioni dell’assemblea indetta dal comitato “Per altre strade” a Polpet, che ha visto una nutrita partecipazione di pubblico, accorso per capire i risvolti di un’opera che, per il fronte del “no”, «non porterà turismo, ma solo un aumento di traffico che penalizzerà il nostro territorio, che diventerà un semplice corridoio di passaggio, con l’ambiente devastato». Il 10 settembre scadono i termini per presentare le osservazioni, e i Comitati si stanno mobilitando.

L’opera. Presentata a luglio a Longarone, l’autostrada che collegherà Pian di Vedoia a Pian de l’Abate, in comune di Perarolo, sarà lunga 20 km. «Il 50% si svilupperà in galleria, il 22% su viadotti e il 24% su rilevati», ha spiegato Giovanna Deppi, del Comitato Pas. «Un’opera altamente impattante, con larghezza minima di 28 metri, tre svincoli, rilevati sul letto del Piave e alti 15 metri (come una casa di tre piani) e viadotti da 12 a 18 metri». Da non sottovalutare che tra scavi e costruzione verranno mobilitate 8.600.000 tonnellate di materiale, «con conseguente traffico di mezzi pesanti per il trasporto». Il costo è di 1 miliardo e 200 milioni di euro.

Quali sbocchi? «Che senso ha costruire un pezzo di autostrada se non si sa nemmeno da che parte andrà?», ha detto Walter Bonan. «Questo intervento è stato collocato in scenari europei, ma le aperture verso l’Europa sono scatole vuote, perchè le affermazioni dei nostri dirimpettai sono state chiare: nessuno sbocco verso nord e verso est. E’ un’opera che nasce senza una prospettiva di sviluppo». Senza contare che, una volta a Pieve, dove questo primo tratto si interromperà, «il traffico, che sarà aumentato vista la presenza dell’infrastruttura, si troverà davanti alla viabilità ordinaria, rischiando di farla collassare», ha aggiunto la Deppi.

Il paradosso della statale 51. Con la costruzione dell’autostrada, la ss51 verrà vietata ai non residenti, obbligando tutti gli altri a pagare tariffe esorbitanti: 6,50 euro per le auto private, 23,80 per i veicoli commerciali. «Le nostre aziende ne soffriranno», ha spiegato l’assessore all’ambiente di Ponte, Ezio Orzes. «Quest’intervento, nato per favorire la nostra economia, la penalizzerà».

I vincoli. Il documento che regola i rapporti tra committente (Regione in questo caso) e concessionario (il pool di aziende che realizzerà l’opera) fa drizzare i capelli in testa al Pas. «Tra le varie cose che si leggono c’è il fatto che la Regione non potrà assumere provvedimenti o azioni che vadano in concorrenza con l’opera», ha spiegato Orzes. «Il che significa che si spingerà tutto il traffico sull’autostrada, e che ogni miglioria alla viabilità provinciale, o alla ferrovia, sarà impossibile. La convenzione, infatti, dice che, se si altera l’equilibrio finanziario dell’opera (con qualunque azione che porti via auto dall’autostrada), il concedente, la Regione, dovrà fare delle concessioni». Come dare finanziamenti, «o concedere servizi no toll», ha aggiunto Ira Conti, del Pas Carnia. «C’è stato un caso simile in un altro territorio, in cui le imprese hanno avuto la possibilità di urbanizzare tutta l’area attorno all’infrastruttura».

Dov’è il rischio d’impresa? E’ sempre la Conti a spiegare i dettagli della bozza di convenzione: «Il concedente deve garantire tra banche e privati, così se le imprese non pagheranno, pagherà la Regione, e se non verranno raggiunti i flussi di traffico previsti, i privati hanno il diritto di avere una compensazione. Ovvero soldi. La gestione dell’autostrada sarà privata, le tariffe verranno aggiornate ogni anno sulla base di inflazione e indici di qualità misteriosi. Il privato potrà fare il bello e il cattivo tempo per 40 anni sul nostro territorio».

 

 

Il Gazzettino-Bl  27.08.2010

PONTE NELLE ALPI  "Peraltrestrade" ha incontrato i cittadini a cui è stato chiesto di manifestare la propria opposizione

Prolungamento A27 la raccolta dei "no"

Marco D’Incà

Un vasto pubblico ha affollato la sala cooperativa di Polpet, mercoledì sera, in occasione dell'assemblea promossa dal Comitato interregionale Peraltrestrade sul prolungamento dell'A27, da Pian di Vedoia a Macchietto: in platea, semplici cittadini, associazioni, enti, amministratori e politici, come il sindaco di Auronzo Bruno Zandegiacomo Orsolina e l'ex presidente della Provincia Sergio Reolon.

 Nella serata pontalpina il Comitato - da sempre contrario al prolungamento - ha raccolto pensieri, opinioni e iniziative di contrasto da adottare nei confronti dell'opera: «Sono molteplici i motivi che ci portano a sostenere che, da qualsiasi parte lo si analizzi, questo progetto non regge. Dall'esigenza, ribadita dall'Europa, di spostare il traffico dalla ruota alla rotaia, fino alla Convenzione delle Alpi che impedisce ogni nuovo attraversamento autostradale della catena montuosa. E va sottolineato, inoltre, che il riconoscimento Unesco non è conciliabile con un'infrastruttura così impattante dal punto di vista ambientale sul territorio dolomitico. Senza considerare le emissioni che alterano il clima e la necessità di impedire ulteriore consumo di suolo in un paese in cui scompaiono sotto il cemento e l'asfalto 300 metri quadrati di terra al minuto. E poi esiste il problema di natura economico-finanziaria: uno scoglio che risulta evidente incrociando costi di realizzazione, flussi di traffico ed entità dei pedaggi. Insomma, tutto pende a favore del privato».

 Il 10 settembre scadrà il termine per presentare le osservazioni in merito al progetto preliminare. Entro quella data, il Comitato si impegnerà a porre nero su bianco tutte le rimostranze emerse dal confronto dell’altra sera e a tracciare un quadro preciso, finalizzato a dimostrare «la scarsa efficacia dell'opera». A quel punto si pronunceranno la commissione Via (Valutazione impatto ambientale) e il Cipe (organo interministeriale per la programmazione economica).

 

 

Corriere delle Alpi  27.08.2010

Fondazione Unesco, martedì la nomina del segretario

Ultimo giorno di colloqui ieri a palazzo Piloni. Buone probabilità che si tratti di un bellunese

Cristian Arboit

BELLUNO. I colloqui sono stati ultimati nel tardo pomeriggio di ieri, adesso le cinque province si daranno alcuni giorni di tempo per riflettere e decidere. Il nome del nuovo segretario della Fondazione Dolomiti Unesco si saprà soltanto martedì prossimo quando il consiglio d’amministrazione con i rappresentanti di Belluno, Trento, Bolzano, Pordenone e Udine, tornerà a riunirsi nella sede di palazzo Piloni.

La partita è di quelle fondamentali: il ruolo del segretario è strategico. Dalla nuova figura dipenderà infatti la gestione “operativa” della Fondazione che avrà il compito di vigilare e promuovere le Dolomiti patrimonio dell’Umanità.

Ieri pomeriggio i rappresentanti delle cinque province hanno ascoltato gli ultimi sei candidati dei quattordici ammessi ai colloqui. Al bando avevano risposto in diciannove.

«Ora saranno fatte le opportune valutazioni», hanno scritto i cinque rappresentanti in un comunicato stampa congiunto. «In queste selezioni abbiamo seguito alcuni criteri chiave, analizzando l’esperienza dei candidati, la loro capacità organizzativa, la conoscenza della lingua straniera, la loro visione e conoscenza delle tematiche di avvio della Fondazione, nonché la motivazione personale e la specifica disponibilità ad assumere l’incarico».

Anche per questo durante i colloqui i cinque assessori provinciali sono stati assistiti ciascuno da un proprio tecnico d’area.

I giochi sono aperti anche se nessuno degli amministratori interessati lo vuole ammettere. La partita è soprattutto tra bolzanini, trentini e bellunesi. Un déjà vu se si considera il dibattito nato attorno alla sede della Fondazione.

Nemmeno per la figura del segretario sono mancati attriti. A fine giugno, mentre la Provincia di Belluno voleva arrivare alla nomina attraverso un affidamento diretto - permesso dalla normativa -, quella di Trento ha premuto per l’emanazione di un bando, poi bollato dai bellunesi come una «perdita di tempo».

Il perché è presto detto. La presidenza di turno bellunese è già iniziata, ma senza un segretario - e quindi un coordinamento tecnico e operativo - non si va da nessuna parte.

Ad ogni buon conto, questi giorni saranno decisivi. L’intenzione dei cinque assessori è quella di arrivare a martedì con una rosa ristretta di nominativi. Ognuno tenterà il colpaccio.

 

 

Corriere delle Alpi  26.08.2010

«Unesco, noi vogliamo contare di più»

I Club alpini della regione Dolomitica chiedono un peso maggiore

«I rifugi devono essere più moderni e meno spartani, ma non devono diventare alberghi d’alta quota»

Lina Pison

LIVINALLONGO. Dolomiti patrimonio dell’umanità: i Club alpini della regione Dolomitica rivendicano un peso maggiore nelle decisioni Unesco. Sarà questo uno dei temi della seconda riunione dei Card, in programma per sabato al Centro di formazione per la montagna “Bruno Crepaz” al Passo Pordoi.

«Vorremo essere coinvolti di più nelle scelte», spiega il portavoce del Cai Veneto Bruno Zannantonio, «perchè riteniamo di avere un certo know-how e per questo abbiamo chiesto di essere presenti nel Collegio dei sostenitori e nel Comitato scientifico della Fondazione».

I Card si sono riuniti per la prima volta il 18 dicembre 2009. «In occasione del convegno del 19 dicembre ad Auronzo», continua Zannantonio, «abbiamo avuto l’idea di mettere insieme i Club alpini della regione Dolomitica per dare inizio a dei rapporti diversi sui temi che riguardano la montagna e la gente che ci vive».

«Sabato», spiega ancora il portavoce del Cai Veneto, «affronteremo anche l’argomento del miglioramento dei rifugi. Sappiamo che queste strutture, che in stragrande maggioranza appartengono ai club alpini, al giorno d’oggi non possono più essere spartani come 50 anni fa, ma devono essere ammodernati senza, però, farli diventare degli alberghi d’alta quota».

Altro tema la sicurezza in montagna. Sulla proposta dell’inverno scorso di introdurre multe e carcere per chi provoca una valanga, che il re degli ottomila, Reinhold Messner, aveva bollato come «reazione isterica», la posizione di «tutti i club alpini è di contrarietà a qualsiasi limitazione». «Noi siamo per la cultura della formazione», aggiunge, «partendo dai bambini per arrivare agli adulti».

Rientra infine, tra i punti all’ordine del giorno, la possibile costituzione di una “rete transfrontaliera stabile” per bandi e progetti Interreg. «Spesso e volentieri», dichiara il portavoce del Cai Veneto, «veniamo sollecitati dalle amministrazioni a presentare domande riguardo rifugi, sentieri e alte vie e noi ci troviamo impreparati».

«Non dobbiamo realizzare solo guide e illustrazioni», conclude, «serve anche una segnaletica adeguata e per fare questo ci vogliono parecchi soldi. Bisogna creare a monte degli uffici, una segreteria per mandare avanti i nostri progetti. La cosa più logica sarebbe quella di individuare una sede a Bolzano per una questione di doppia lingua e per tenere i rapporti con le regioni austriache. In questo modo si può fare turismo d’alta montagna, quel turismo soft che la gente ricerca sempre di più».

 

 

CAT – Comitati Ambiente e Territorio  25.08.2010

Legge obiettivo regionale del Veneto: rieccola

di Adone Doni, Mattia Donadel

L’inaugurazione della bretella di Pianzano da parte del Governatore Zaia ha riportato in auge la proposta di una legge obiettivo regionale già avanzata nell’era Galan dall’Assessore Chisso, e passata in commissione regionale col voto favorevole di tutti i partiti presenti. In breve, la fotocopia della proposta di legge regionale della Regione Lombardia, subito impugnata dallo stesso Governo Berlusconi in carica davanti alla Corte Costituzionale per i numerosi profili di contrasto con il dettato costituzionale e con la normativa di settore.

Il rispolvero di una proposta sulla quale si butta a capofitto l’ineffabile Assessore alle Infrastrutture Renato Chisso, memore degli stop imposti da CAT con l’aiuto dei cittadini ad opere come la “Camionabile PD-VE”, per il mancato rispetto di norme procedurali già edulcorate e largamente semplificate. Lo slogan è che “è tutta colpa di Roma e dei suoi funzionari” e che per il progresso del Veneto occorre semplificare e velocizzare di più, insomma “fare presto e bene”, come ripete il duo Galan-Chisso.

La nuova legge obiettivo prevede che, in caso di inerzia degli organi statali e del CIPE, trascorsi 60 giorni la Regione Veneto possa sostituirsi ad essi, esautorando così la commissione VIA nazionale; pressoché con il solo pensiero, magari dell’Assessore Chisso, di Zaia e pure della Segretaria del PD Filippin, le opere diventeranno seduta stante di reale interesse collettivo, di vera utilità, sostenibili e tranquillamente accettate dai cittadini che ne subiranno il peso in termini di salute e pure patrimoniali (per il bene collettivo magari di trasportatori e di imprenditori globalizzati con fabbrichette all’estero).

Opere che sentito l’altro slogan “Prima il Veneto” saranno certamente realizzate in finanza di progetto solo da ditte venete o vicine al sistema veneto. Come dire “sistema Galan”: Mantovani qua, studio Astaldi là, un pezzetto di Adria Infrastrutture della Sig.ra Minutillo (ex segretaria di Galan), Compagnia delle Opere dappertutto ed una spruzzatina di cooperative rosse.

Basterà che dalla Regione si dica un VORREI… e già vedremo fiorire nuove autostrade gestite privatamente per 40 anni anche trasformando strade o tangenziali ora percorribili gratuitamente, o nuovi ospedali che asciugheranno di ogni risorsa tutto il budget sanitario regionale per gli anni a venire.

La legge obiettivo varata dal Governo Berlusconi e immodificata da quello Prodi è di per se già un insulto per la democrazia, che espropria di fatto le comunità locali, i comuni, le province, dalla possibilità di minimamente incidere nel procedimento di approvazione e realizzazione di una opera infrastrutturale decisa sì, dal governo centrale, ma anche sulla base di indicazioni provenienti dalle Regioni.

Semplificare ulteriormente una procedura come la legge obiettivo che, invece, dovrebbe essere abolita, significa mettere ancor più in pericolo un territorio fortemente antropizzato come quello della Regione Veneto, che ha già perso molto, moltissimo, del suo fascino e della sua vivibilità e che non ha davvero bisogno che il buon governatore un bel giorno si svegli con l’idea di dire “bisogna fare l’autostrada Venezia-Monaco” (lungo il Piave, per Cortina, sotto le dolomiti di Fanes).

Perché, da domani, potrebbe essere già fatta!

 

 

Corriere delle Alpi  24.08.2010

Lettere

CORTINA

Tangenziale light morti «pesanti»

Il Consiglio Comunale di Cortina ha detto sì alla nuova tangenziale light proposta dal sindaco Andrea Franceschi. Ma ha lasciato sul campo morti e feriti. Certamente la democrazia rappresentativa è stata rispettata, Ma la democrazia del buon senso? Quella che imporrebbe al consigliere di essere informato prima di decidere, di non essere ricattato con la formula o con me o contro di me, di decidere autonomamente senza vincoli di partito?

Il buon senso politico è stato sconfitto. Il buon senso democratico, che avrebbe dovuto esprimersi con un nuovo referendum tra i residenti, mortificato. Il buon senso economico ignorato. La fiducia nel primo cittadino compromessa. Come poter credere ad una persona che afferma, senza porsi alcun ragionevole dubbio, che la nuova tangenziale risolverà tutti i problemi? Per il sindaco Franceschi non esistono possibili margini di errore, incertezze, ripensamenti, imprevisti. L’importante è risparmiare, velocizzando i tempi. Termini questi che da sempre si pongono in contrasto: se vuoi una cosa non puoi realizzare l’altra e viceversa.

Resto comunque sbalordito della faciloneria con la quale i rappresentanti della Conca ampezzana, probabile espressione di pochissimi geometri o periti o ingegneri o geologi, decidono un progetto senza averlo minimamente approfondito nell’ambito delle proprie conoscenze tecniche. Avendo quale faro di Alessandria, il solo risparmio economico, il solo ricompattamento politico in giunta, la sola (presunta) unità del paese da troppi anni divisa sul progetto. Resta incomprensibile la posizione dell’assessore Majoni che si è dimesso da assessore ai lavori pubblici. Come se i lavori pubblici si identificassero tutti nella nuova tangenziale. Chi è stato legittimamente eletto per un incarico deve portarlo a termine oppure dimettersi in toto. Senza conservare ambigui ruoli pulitici. L’opposizione ha fatto il suo decoroso lavoro. Ma insufficiente. Espresso il voto contrario, avrebbe dovuto abbandonare l’aula consiliare e dimettersi in blocco. Invitando alle dimissioni anche i primi e secondi non eletti così da lasciare alla maggioranza la completa responsabilità di portare avanti il demenziale progetto.

Ai residenti, ai villeggianti, a quanti amano la montagna resta la speranza che l’iter burocratico e la resistenza agli espropri facciano rivedere la deliberazione assunta il 19/8/2010. Ma non c’è da farsi illusioni. Il turismo di montagna ne soffrirà sempre di più se a gestirlo e stimolarlo saranno sindaci che vogliono cementificare e distruggere il verde per potenziare il profitto capitalistico mascherato da sviluppo. E sindaci che vogliono tassare i poveracci “colpevoli” di organizzare una grigliata in montagna. Nella Roma liberata del 1945 è passata alla storia l’anonima scritta su un muro cadente: “cambiano i c..i ma i culi sono gli stessi”: Cortina e Calalzo ignorano le vere esigenze della gente. Una municipalità arricchisce i già ricchi, l’altra depreda i sempre più poveri. L’accostamento alla frase è certamente volgare ma di difficile smentita.  Oscar De Gaspari   Auronzo di Cadore

 

 

Iniziato lo screening dei candidati da scegliere per il segretariato dell’Unesco

Lista corta per la Fondazione

Esame per i primi nove. Domani via al secondo round

Cristian Arboit

BELLUNO. L’obiettivo è arrivare a una rosa di quattro-cinque nominativi. Tra loro, sarà scelto il segretario della Fondazione che dovrà gestire le Dolomiti patrimonio dell’umanità. Dopo l’inizio dei colloqui con l’esame dei primi nove candidati, un secondo round è previsto per giovedì quando davanti alla commissione sfileranno i rimanenti cinque. Le domande presentate entro il 4 agosto - data ultima prevista dal bando - furono diciannove, ma quattordici sono stati gli ammessi.

Dopo il primo ciclo di colloqui, sembra che qualche candidato sia già stato depennato dalla lista. Agli aspiranti segretari oltre ad alcune domande di carattere generale sui temi Unesco sono stati formulati anche dei quesiti pratici così da testare la capacità operativa. Gli anglosassoni parlerebbero di “problem solving”.

Una cosa è però certa: nessuno sta cercando un semplice funzionario. Tra tutti gli assessori “dolomitici” c’è la consapevolezza che il ruolo del nuovo segretario sarà strategico per il futuro della Fondazione. Ovvio che ciascuno degli amministratori provinciali - nei limiti della discrezionalità imposti solitamente dalle procedure concorsuali - voglia portare acqua al proprio mulino.

Certo, c’è da considerare che il segretario dovrà lavorare a stretto contatto soprattutto con il presidente di turno. Se si considera che la presidenza per questi primi anni è bellunese, i candidati nostrani avrebbero buone chances di farcela. Su quattordici persone ammesse ai colloqui, circa la metà sono bellunesi. Ma la matematica in politica - inutile negarlo - è un’opinione.

 

 

Il Gazzettino 24.08.2010

Grandi opere, Veneto fai-da-te

Il governatore Zaia annuncia una legge-obiettivo per abbattere procedure e tempi di realizzazione. E’ il "federalismo burocratico"

GODEGA DI SANT’URBANO - Qui dobbiamo fare un’altra rivoluzione, oltre a quella fiscale. A Roma dobbiamo dire non solo "basta tasse", ma anche "basta burocrazia". Vogliamo regionalizzare la legge obiettivo, chiediamo pieni poteri sulle infrastrutture, identifichiamo le opere strategiche e ci facciamo noi la progettazione». Inaugurando la bretella di Pianzano, un’opera complementare della A-28 che collega la Pontebbana con uno dei caselli della nuova autostrada, 4 chilometri e 200 metri di asfalto di cui si parla da quarant’anni, il governatore veneto Luca Zaia ha lanciato la nuova sfida federalista. Una legge obiettivo regionale, sul modello di quella nazionale approvata dal governo Berlusconi nel dicembre 2001 che ha riguardato il Passante di Mestre, la Pedemontana, la terza corsia della A-4.

«Questa di Pianzano è l’unica opera che non ha avuto comitati contro. Sugli espropri abbiamo trovato i necessari accordi con i proprietari - ha sottolineato Zaia - Ma ogni tanto da Roma arrivavano troike di funzionari a dirci cosa fare, come fare, dove modificare, cosa aggiustare: questa strada è costata più di trasferte e di progetti che di lavoro».

All’annuncio del governatore seguiranno presto i primi passi. Entro fine settembre-inizio ottobre verrà presentato un progetto di legge regionale a doppia firma, Renato Chisso, assessore alle Infrastrutture e Trasporti, e Massimo Giorgetti, assessore ai Lavori pubblici. Non molto distante, ma un po’ diverso sì, da quello che la precedente legislatura non riuscì a portare a termine.

«Prendiamo sempre la bretella di Pianzano - aggiunge Chisso - Il progetto preliminare è dell’agosto 1998. Siamo soddisfatti per aver rispettato gli impegni, ma i tempi sono da terzo mondo. Troppi anni rispetto alle risposte che il territorio e i cittadini giustamente chiedono. Troppi. Questi sono i tempi della burocrazia, non della democrazia. Interverremo ripresentando al Consiglio la proposta di legge obiettivo per ridurre i tempi delle decisioni».

Di questo progetto Chisso delinea i punti principali: avrà come ambito di intervento, almeno inizialmente, le strade: regionali e provinciali. Con esclusione di quelle statali e di quelle comunali, in modo da non invadere competenze altrui e non creare troppi attriti. Che comunque non mancheranno di fronte a quello che, per qualcuno, rischia di diventare un nuovo "centralismo regionale".

La legge dovrà consentire di superare i tempi di risposta dei Comuni. Questo è uno dei passaggi che si ritiene necessario sveltire. «Occorre poi un’unica cabina di regia, una sorta di Cipe (il comitato interministeriale per la programmazione economica) veneto. La Conferenza regionale dei servizi va velocizzata, non dovrebbe più entrare nel merito ma occuparsi di sottoservizi e ricadute su altri enti, tipo Enel, Agip e così via». Chi dovrebbe far parte di questo Cipe veneto? «Tendenzialmente Regione e Province».

Non saranno felicissimi i Comuni che potrebbero ritrovarsi con le unghie spuntate e meno forza contrattuale. Ma è sufficiente un provvedimento regionale per trasferire pieni poteri alla Regione? O si rischiano nuovi contenziosi, ricorsi, battaglie legali dal basso e dall’alto? «La legge regionale è necessaria e sufficiente - mette in chiaro Chisso - Parliamo appunto di atto legislativo, non amministrativo».

 

 

Le novità

Legge taglia-tempi: 160 le strade interessate. Escluse quelle comunali

GODEGA DI SANT’URBANO - Ottanta più ottanta circa. La legge obiettivo veneta potrebbe riguardare oltre 160 opere, in grandissima parte strade, secondo i dati forniti dall’assessorato alle Infrastrutture. Un’ottantina è oggi in capo a Veneto Strade, la spa costituita dalla Regione a fine 2001 per la progettazione e l’esecuzione di interventi sulla rete viaria regionale. Altrettante - probabilmente anche di più - le strade e le opere di rilevanza provinciale che potranno essere coinvolte dall’imminente "federalismo stradale". Tra queste, tanto per fare due esempi, il nuovo accesso a Venezia, il nuovo ponte di san Giuliano, o sempre per restare nel veneziano, l’annosa sistemazione della 515 tra Scorzè-Noale-Salzano.

Intanto sulla legge obiettivo è già partita la dialettica politica. «Va bene, tutto ciò che va nel senso del decentramento è un bene - osserva Rosanna Filippin, segretario regionale del Pd - Ma Zaia non può prendere in giro i veneti. Il governo che frena, a Roma, su scelte fondamentali come il ramo Brescia-Venezia della Tav, è quello di Berlusconi, quello a cui la Lega giura fiducia ogni giorno. Altro che prima il Veneto: negli otto anni in cui è stata governo in Veneto, dal 2000 ad oggi, la Lega ha sempre accettato che accadesse il contrario».

Legge obiettivo a parte, sarà un autunno di grandi lavori per le strade della regione. Passato il gran caldo, riapriranno i cantieri per portare a termine o avviare importanti opere, per non dire di quelle minori.

Il governatore Zaia ha confermato ieri che il prolungamento della autostrada A-28 (Conegliano-Pordenone-Portogruaro) sarà completato prima della fine di settembre. Il primo casello ad aprire sarà quello di San Vendemiano, l’ultimo, verso fine anno, quello di Godega.

Per ottobre poi apriranno i cantieri della Pedemontana. Lo ha confermato il commissario straordinario Silvano Vernizzi (nella foto sopra). Si partirà con il primo lotto, nel bassanese, e con le indispensabili bonifiche belliche nonostante il Tar del Lazio debba ancora pronunciarsi sul ricorso presentato da Impregilo e da altre imprese sulla presunta mancanza di requisiti della Sis, la concessionaria torinese. Il secondo lotto riguarderà il trevigiano, fino a Spresiano; il terzo il vicentino, zona Montebello-Thiene. «La Pedemontana è un’opera importante da 2,5 miliardi di euro - ha ribadito ieri Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso - Gli appalti dovranno andare ad imprese locali, in questo momento di crisi è una vera boccata d’ossigeno».

A fine ottobre poi è prevista la posa della prima pietra della terza corsia autostradale A-4 Venezia-Trieste, lunga 110 chilometri. Il primo dei quattro lotti, la Quarto d’Altino-San Donà è tutto in territorio veneziano. Poi la terza corsia sale verso il Friuli con i tre lotti successivi: San Donà-Alvisopoli; Alvisopoli-Gonars e Gonars-Villesse.

 

 

Corriere delle Alpi  22.08.2010

Patrimonio Unesco, obiettivo coinvolgimento

A Longarone serata con il Cai e Bruno Bratti sul riconoscimento alle Dolomiti

Michele Giacomel

LONGARONE. «Vogliamo creare consapevolezza nella popolazione sul importanza del riconoscimento delle Dolomiti come patrimonio dell’umanità da parte dell’Unesco». L’obiettivo lo ha spiegato così Giacomo Cesca del Cai di Longarone.

Lo ha spiegato a margine alla serata presentata in sala Popoli d’Europa dal titolo “Vivere Dolomiti Unesco”.

«Ci aspettiamo il contributo di tutti, dei residenti e dei turisti, per dare sostanza alla grande opportunità che offre questo riconoscimento: abbiamo bisogno di una mentalità nuova, consapevole e collaborativa, che senta la necessità di partecipare attivamente alla valorizzazione del territorio».

Significativo è il fatto che il relatore della serata, Bruno Bratti, sia proprio un giovane di Longarone: è stato lui, dopo aver seguito il corso “Vivere Dolomiti Unesco” promosso dalla Fondazione Angelini, a chiedere una data al Cai e al sindaco di Longarone per parlare del riconoscimento Unesco, ed ha trovato immediata disponibilità.

Anche da parte sua, al termine della relazione, un appello al pubblico: «Non dobbiamo aspettare che sia l’organo preposto a prendere le decisioni e a dare forma a questo progetto: questo è il momento di fare cultura condividere conoscenze e creare significati. Con il riconoscimento Unesco siamo di fronte agli occhi di tutto il mondo, e ci viene chiesto: Dolomiti, chi siete voi? Ogni cittadino è chiamato a contribuire per dare una risposta».

D’accordo con quest’analisi anche Cesca: «Dall’esterno ci percepiscono come una realtà unitaria, e si aspettano una risposta unitaria. Il concetto “il territorio è nostro e lo gestiamo noi” non esiste più. Dobbiamo creare una mentalità nuova, partecipe e condivisa, capace di superare i campanilismi».

 

 

Il Gazzettino-Bl  21.08.2010

Bufera sulla tangenziale

espandi

Lo studio di fattibilità sulla nuova tangenziale di Cortina, sul quale è caduto l’assessore Etienne Majoni (dimessosi), passerà all'esame e al voto della giunta all'inizio della prossima settimana.

Sulla votazione del consiglio, con dieci consensi al lavoro del sindaco, espressi dal suo gruppo, un'astensione e sei voti contrari, quattro dei quali dell'opposizione e due da consiglieri di maggioranza, si susseguono i commenti.

«Un altro assessore fatto fuori, chi sarà il prossimo? Ma poi si andrà nuovamente alle urne - chiosa caustico Eddy Demenego, del Comitato Ampezzo, che prosegue - la nostra diversa lettura su questa votazione si lega alle pretestuose considerazioni del sindaco sul risultato del sondaggio da lui voluto nel 2009, sul progetto Anas. Allora 995 cittadini votarono si, contro i 385 del no. Il sindaco ritiene che i 995 hanno torto, quindi ripara l'ingiustizia ed approva i 335. Con un'unica votazione ha eliminato la possibilità che Cortina possa avere una tangenziale, che lui non vuole, ed un assessore scomodo, osteggiato in giunta e che non accetta i ricatti. Questo strano sistema di gestire la cosa pubblica ci costerà, e ci è già costato, caro».

Di parere totalmente diverso il Comitato civico Cortina: «Accogliamo con grande favore la decisione di fare un passo indietro, rispetto al progetto di variante elaborato dall'Anas - sostiene la presidente Marina Menardi - che aveva provocato dubbi già nella precedente amministrazione e che aveva, da subito, spaccato la cittadinanza, fra favorevoli e contrari. Apprendere che, in fase di stesura finale del Pat, si è deciso di abbandonarlo, per un altro progetto di minore impatto e di più facile realizzazione, non può che migliorare le nostre aspettative. Non siamo al momento in grado di esprimere una valutazione tecnica del nuovo studio, ma questo poco importa: il "progettone Anas non verrà inserito nel nuovo Piano di assetto del territorio e si va verso una soluzione più consona alle esigenze del nostro paese".

Intanto si pensa alla presentazione pubblica del nuovo elaborato, probabilmente in settembre. In quell'occasione saranno proposti anche i cambiamenti, che verranno adottati, recependo osservazioni, suggerimenti o critiche. Qualcuno si è già espresso, ed ha avuto soddisfazione: è il caso dell'architetto Ambra Piccin, che ha proposto di spostare più a sud la rotonda, inizialmente prevista sulla destra del torrente Boite, davanti alle case di Crignes, appena superato l'attuale ponte Nadalet.

 

Ghezze l’oppositore: «Il sindaco si sbaglia»

Nel recente consiglio comunale, parlando degli oppositori alla tangenziale, il sindaco Andrea Franceschi ha iniziato l'elenco da Enrico Ghezze, presidente degli impianti a fune.

«Notizia di scarsissima importanza - ribatte Ghezze - ma soprattutto assolutamente falsa. Mi sono sempre dichiarato fermamente convinto della necessità, per lo sviluppo di Cortina, di un progetto che affronti e risolva definitivamente la fondamentale questione della viabilità. Le mie lamentele, rivolte al comune, riguardano la brutta presa di posizione, sul progetto di tangenziale, da noi donato all'amministrazione e bocciato dal sindaco in meno di 24 ore. E lamento anche il fatto che siano stati sprecati ben tre anni per pubblicizzare e sostenere il progetto Anas, con riunioni e un referendum consultivo della popolazione, a rinforzo delle teorie sostenute a quel tempo dall'amministrazione, mentre oggi viene riproposto un progetto, firmato dagli stessi progettisti che hanno collaborato con noi alla precedente stesura, che lo ricalca ampiamente in parecchie sue parti». (M.D.)

 

 

FONDAZIONE  Ieri si è riunito il consiglio di amministrazione

Unesco, primi "esami"

Valutate 9 candidature su 14 alla carica di segretario

Consiglio d'amministrazione Unesco, elezione del segretario, ciak 2. Si è svolta ieri pomeriggio la seconda scena di un film che si preannuncia più lungo del previsto. Dalle 14 alle 18 a Palazzo Piloni, sede legale della Fondazione Unesco, oltre che della Provincia di Belluno, si è riunito il cda con tutti gli assessori delle 5 province coinvolte (Belluno, Bolzano, Pordenone, Trento, Udine). L'ordine del giorno era la scelta del segretario, che dovrebbe essere la figura chiave dell'ente, ma nemmeno stavolta è uscito il nome giusto. Tutto, infatti, era già stato rimandato a inizio luglio quando la persona che Belluno aveva individuato era già pronta alla nomina, ma le altre province avevano preferito indire un bando per scegliere con maggiore trasparenza l'incaricato. Dopo un mese - il concorso si è chiuso il 4 agosto - erano una ventina le candidature pervenute che si sono poi ridotte, dopo una prima scrematura per escludere i curricula che non presentavano i requisiti richiesti. «Abbiamo selezionato 14 nomi e ieri ne abbiamo colloquiati 9» dice Alberto Vettoretto, presidente di turno del cda e assessore al turismo bellunese. Sembra che ai candidati locali siano arrivati i complimenti anche dagli assessori delle altre province. Si sa solo che una parte del colloquio è in inglese e che molto si basa su casi concreti. Dagli uffici di piazza Duomo si sono visti entrare, ad esempio, il trentino Helmut Panghera e il bellunese Giuliano Vantaggi. «Per definire una rosa di nomi finale, bisognerà attendere il prossimo cda convocato per giovedì prossimo, con altri 5 colloqui, poi ci vorrà ancora un altro incontro per la nomina» conclude Vettoretto.

 

 

Corriere delle Alpi  21.08.2010

Cortina.  E intanto Enrico Ghezze precisa la sua posizione sul progetto e propone già una prima variante

Franceschi si gode la fiducia

«La maggioranza ha mostrato compattezza sul programma»

Alessandra Segafreddo

CORTINA. «Sono soddisfatto». Così il sindaco Andrea Franceschi all’indomani del voto favorevole alla sua proposta per migliorare la viabilità ampezzana. «Ho chiesto fiducia su un punto importante del nostro programma elettorale», spiega il primo cittadino, «cosa che avviene in tutte le democrazie. Ho richiamato il gruppo ad una compattezza sul programma e la risposta è stata ottima».

Nove su undici dei suoi lo hanno appoggiato. Solo Pietro Ghedina ed Etienne Majoni, che poi si è dimesso da assessore ai Lavori Pubblici, hanno votato contro.

«Ho voluto fare un passo indietro», dice Franceschi, «rispetto al progetto Anas, ma per ripartire più veloci, con una possibilità maggiore di vedersi finanziare un progetto più economico di 116 milioni di euro rispetto ai 450 previsti dall’Anas. E’ un progetto a misura di Cortina, che può e deve essere modificato, ma che finalmente risolverà il problema traffico».

A settembre lo studio di fattibilità verrà presentato ai cittadini. Nel contempo è on line sul sito del Comune e in municipio continuano ad arrivare proposte e pareri.

«Ho già ricevuto molte osservazioni», spiega il sindaco, «e alcuni consigli pertinenti di cui i tecnici terranno di certo conto. Dopo la presentazione pubblica verrà data a tutti la possibilità di dare dei suggerimenti; poi i tecnici realizzeranno il progetto preliminare e si partirà con l’iter burocratico».

Per i soldi? «Il tema del finanziamento», risponde Franceschi, «è cruciale, ma dato che la parola d’ordine è risparmio, credo che ci siano le reali possibilità per reperirli. Inoltre il progetto verrà legato all’evento dei mondiali e quindi ci sarà la concreta possibilità di avere un finanziamento straordinario».

Fa subito alcune proposte anche l’architetto Enrico Ghezze, presidente degli impiantisti, che il sindaco in consiglio ha citato tra i contrari alla sua proposta.

«Ribadisco invece la mia posizione favorevole nei confronti di un sistema integrato di mobilità a Cortina», dice Ghezze, «e propongo, in variante al nuovo progetto, la costruzione di una galleria che colleghi la zona del Parco di Cortina (prima del ponte Crignes, ndr) con la località La Vera (dopo la fermata dell’autobus, ndr) anziché attraversare più volte il Boite. Per quanto riguarda invece le mie lamentele, esse riguardano la brutta presa di posizione in relazione al precedente progetto di tangenziale, donato all’amministrazione comunale due anni e mezzo fa, firmato Cortina Sim e bocciato dal sindaco in meno di ventiquattro ore. E lamento anche il fatto che siano stati sprecati ben tre anni per pubblicizzare e sostenere invece il progetto Anas, con riunioni pubbliche e addirittura un referendum consultivo della popolazione, a rinforzo delle teorie sostenute a quel tempo dall’Amministrazione; oggi viene riproposto invece un progetto, firmato dagli stessi progettisti che hanno collaborato con noi alla precedente stesura, che ricalca ampiamente il nostro. Il progetto Anas», conclude Ghezze, «sostenuto dalla categoria degli impianti a fune, cui io appartengo, era e rimane calato dall’alto, e si risolve in definitiva nella costruzione di una galleria tra Cortina sud e Cortina nord. Questo tipo di intervento avrebbe l’effetto di generare ulteriore nuovo traffico di passaggio che di certo potrebbe intasare gli altri comuni della Valboite».

 

 

Il Gazzettino  20.08.2010

espandi espandi   (Simulazione Anas 2009)

Cortina preferisce la "mini" tangenziale

Marco Dibona

Venerdì 20 Agosto 2010, Il Comune di Cortina segue una strada nuova, per realizzare la circonvallazione: ieri il consiglio comunale ha di fatto abbandonato il progetto elaborato dall'Anas, per una veloce tangenziale, adatta per portare fuori dalle piazze e dalle strade del centro il traffico di scorrimento, i grandi camion che vengono dall'Austria, o ci vanno. È stato approvato uno studio di fattibilità, proposto dal sindaco Andrea Franceschi, elaborato dai tecnici della Proteco, che prevede un'opera assai meno impegnativa della precedente. Costi assai più contenuti, da 450 a 116 milioni, tempi più brevi di lavoro, limitati a quattro anni, un impatto sul territorio più contenuto, assicura il sindaco. Non è d'accordo l'assessore ai lavori pubblici Etienne Majoni, che si è speso, nei tre anni di questa amministrazione, per confrontarsi con l'Anas, per migliorare il progetto, per adeguarlo alle esigenze del paese. Così l'assessore ha votato contro il suo sindaco, come la minoranza, come un altro consigliere di maggioranza: alla fine 10 sì e 7 no. Per l'assessore Majoni, nel pomeriggio, le dimissioni dall'incarico, le deleghe restituite al sindaco, ma rimarrà consigliere comunale.

Il nuovo studio, del sindaco, prevede un'infrastruttura meno impegnativa di quella progettata dall'Anas: gallerie più brevi, meno materiale da spostare, una strada larga 9.50 metri e sulla quale viaggiare a velocità da 60 a100 chilometri orari. I 5 chilometri complessivi, quattro dei quali di nuova realizzazione, sono divisi in tre stralci. Il primo prevede l'attraversamento dell'abitato di Zuel, alle porte del paese, è lungo 400 metri, costerà 16 milioni e ci vorranno due anni per realizzarlo. Il secondo correrà prevalentemente in superficie, sulla sinistra del torrente Boite, da Coiana a Crignes, dove si supera il corso d'acqua. Sono 1.600 metri, per 50 milioni di costo, quattro anni di lavoro. Il terzo stralcio correrà in galleria, sulla destra del Boite, da Crignes verso Dobbiaco, per 1.800 metri, altri 50 milioni e quattro anni di lavori. I cantieri, però, potranno essere aperti contemporaneamente, per accelerare le opere. Soprattutto se si dovranno finire per il 2017, per i Mondiali di sci alpino, che Cortina spera di vedersi assegnare dalla Federazione internazionale dello sci, fra due anni, in Corea. Un grande evento, dunque, ancora una volta come traino per l'esecuzione di infrastrutture che, altrimenti, sarà difficile ottenere.

Dura l'opposizione all'iniziativa del sindaco, sia per i contenuti, sia per i modi con i quali è stata presentata. È un errore abbandonare un progetto reale, concreto, finanziato e sostenuto dall'Anas - sostengono i consiglieri che l'hanno avversato - e affidarsi ad un semplice studio di fattibilità, uno schizzo sulla carta, come è stato definito, che deve ricominciare tutto l'iter, con il rischio di perdere di nuovo tanti anni.

«L'unica chance per Cortina è affidarsi ad un progetto più contenuto e connesso ad un evento come i Mondiali - replica il sindaco - perché la situazione italiana è grave, non ci sono denari da gettare. Come ha detto il ministro Giulio Tremonti, la ricreazione è finita».

 

 

ASSEMBLEA

Prolungamento della A27

I Comitati si mobilitano

Si mobilitano i Comitati cadorini contro il project financing del collegamento autostradale Alpe Adria-Belluno, che dovrebbe unire il Cadore con la Carnia. Hanno annunciato per il 25 agosto alle 20,30 a Ponte nelle Alpi un'assemblea aperta per «contrastare un'opera dai risvolti oscuri e dalle minacciose implicazioni per la nostra provincia». «Di positivo c'è - scrivono i comitati - che alcuni sindaci del Cadore (Pieve in testa) e il vicepresidente del Consiglio Regionale Veneto (il cadorino Matteo Toscani) stanno affrontando di petto il tema del prolungamento della A27. Meglio tardi che mai».

 

 

Il Gazzettino-Bl  20.08.2010

PERALTRESTRADE

«A27, Longarone e Castellavazzo irresponsabili»

Il Comitato interregionale "Per altre strade Dolomiti", attacca i sindaci interessati dal prolungamento della A27: «A differenza dei primi cittadini del Cadore - dice in una nota - la maggioranza dei sindaci sta solo subendo le direttive calate dall'alto, mostrando uno scarso senso di responsabilità nei confronti delle comunità di cui sono amministratori pro-tempore». Le critiche arrivano a pochi giorni dall'incontro sul prolungamento autostradale, in programma mercoledì 25 (ore 20.30) nella sala Cooperativa di Polpet, a Ponte nelle Alpi. «L'assemblea - fa sapere il Comitato - è aperta ad associazioni e soggetti che intendono condividere, in tempi utili, iniziative di contrasto verso un progetto dai risvolti oscuri». Dito puntato in particolare, contro due amministrazioni: «I problemi di viabilità potrebbero essere affrontati semplicemente con una serie di modeste circonvallazioni. A partire da quella di Longarone-Castellavazzo. Ma l'opera non viene presa in esame dai rispettivi amministratori, da sempre incapaci di porsi il problema delle conseguenze che scaturiscono dal loro agire». (M.D.I.)

 

 

CORTINA   Il sindaco ottiene 10 voti a favore del nuovo progetto

Tangenziale: Franceschi salvo, Majoni lascia

Marco Dibona

Il braccio di ferro sulla nuova tangenziale di Cortina l’ha vinto il sindaco. Dal consiglio comunale ha avuto dieci voti favorevoli, sei contrari e un astenuto. Fra i no quello dell’assessore Majoni, che poco dopo si è dimesso per restare consigliere, contestando soprattutto il metodo. Il rischio che potesse non ottenere il consenso necessario non era peregrino, nel qual caso Franceschi si sarebbe dimesso. Ma la sua giunta e la sua maggioranza ha perso così un altro pezzo.

Questa variante costerà molto meno di quella progettata dall’Anas, ma dovrà ripercorrere l’iter da zero.

Il consiglio comunale di Cortina ha approvato il nuovo studio di fattibilità per la circonvallazione, presentato dal sindaco Andrea Franceschi, che ha ottenuto dieci voti a favore. Fra i sei contrari, quattro consiglieri di opposizione, un consigliere di maggioranza e l'assessore ai lavori pubblici Etienne Majoni. Un astenuto, il consigliere del gruppo Cortina oltre il 2000. Terminato il confronto in aula, talvolta sfociato in scontro, l'assessore ha annunciato le proprie dimissioni dalla giunta, ad anticipare un provvedimento che, con ogni probabilità, sarebbe presto stato assunto dal sindaco.

Tutto come nelle previsioni, dunque, al termine di una settimana convulsa, fatta di prese di posizione e di critiche, di attacchi e parate, fra le diverse componenti dell'amministrazione comunale e della comunità ampezzana.

Nel lungo consiglio di ieri, sette ore di lavori, la nuova tangenziale è stata l'argomento principe, anche in relazione ad altri punti all'ordine del giorno. Dai banchi della minoranza, i due gruppi hanno duramente contestato la decisione del sindaco di abbandonare il progetto precedente, elaborato e pagato dall'Anas, già sottoposto all'esame di diversi enti, dei quali ha ottenuto l'approvazione. E già ieri si è iniziato a proporre delle varianti, dopo le osservazioni, le critiche o i suggerimenti di alcuni cittadini al nuovo progeto.

Per il sindaco Franceschi, l'intento è invece proprio l'opposto: fare un passo indietro, ma per ripartire più veloci, con una possibilità maggiore di vedersi finanziare un progetto più abbordabile, di 116 milioni di euro, rispetto ai 450 previsti dall'Anas.

Lo scontro politico si è concluso con la perdita di un altro pezzo, nello schieramento di maggioranza, anche se la capogruppo Irene Pompanin ne ha cantato la coesione. Etienne Majoni lascia la giunta e il gruppo, come fece, giusto un anno fa, il 18 agosto 2009, il consigliere Pietro

 

 

Corriere delle Alpi  20.08.2010

L’ex assessore a fine seduta rimette l’incarico e resta da «consigliere indipendente»

Vince Franceschi, Majoni lascia

La nuova viabilità pensata dal sindaco raccoglie 10 voti

Alessandra Segafreddo

CORTINA. Con dieci voti (nove più uno) a favore, sei contrari e un astenuto passa il progetto di viabilità presentato dal sindaco Franceschi. Contrario l’assessore ai Lavori Pubblici Etienne Majoni che, dopo il voto, lascia l’aula e rassegna le dimissioni.

Un consiglio fiume, durato sette ore, che ha visto un gruppo di maggioranza unito dal quale si è però distaccato pubblicamente Majoni.

«In seguito all’esito della votazione», spiega, «essendo in totale disaccordo con l’impostazione e con il comportamento del sindaco e per il rispetto che nutro nei confronti della cittadinanza, restituisco di mia spontanea volontà l’assessorato e le relative deleghe, dichiarandomi fin d’ora indipendente dal gruppo rappresentato da Franceschi. Rimango al mio posto da consigliere nel rispetto dei voti che i cittadini hanno espresso nei miei confronti».

«Ho fatto un passo indietro», spiega Franceschi, «ma ho richiamato i miei consiglieri a quanto avevamo promesso in campagna elettorale. Al programma che ci ha fatto avere la fiducia dei cortinesi. Ci eravamo detti contrari ai maxi progetti e ci siamo invece trovati sul tavolo quello dell’Anas che ci ha fatto perdere solo tempo. Deve decidere Cortina, e non l’Anas; che aveva già inserito nuovamente il quarto stralcio. Il nuovo progetto è a misura di Cortina, è condiviso dalla Valboite, ed è solo un passo indietro a quello dell’Aans, che non compare nelle carte del Cipe e che non è finanziato. Questo studio di fattibilità», sottolinea Franceschi, «potrà essere migliorato dai tecnici. In consiglio io ho chiesto un voto politico di fiducia al nostro programma elettorale. Questo è un progetto a misura di Cortina che ricalca l’idea di realizzare delle rotonde e che non impatta il nostro territorio; costa molto meno ed è anche realizzabile in tempi celeri».

E in nove lo hanno appoggiato. Critici solo Pietro Ghedina ed Etienne Majoni.

«Non buttiamo via il progetto Anas», è l’invito di Ghedina, «che ha un iter più avanzato, che è tutto in galleria ed è meno impattante».

Ma il tempo stringe, specie in vista dei mondiali 2017.

«Ho parlato con il ministro Matteoli», sottolinea il sindaco, «e mi ha detto che del progetto Anas nessuno gli ha mai chiesto di interessarsi, che le grandi opere si fanno se hanno un pedaggio impensabile per Cortina, e che un progetto più contenuto e legato ad un evento come i Mondiali ha certo migliori possibilità di essere finanziato».

Critici sulla fretta i consiglieri di “Cortina Dolomiti” che hanno sottolineato come avrebbero dovuto avere più tempo per valutare la cosa. «Avete il progetto da nove mesi», dice Enrico Valle, «e ce lo fate votare in una settimana. Noi avevamo chiesto un parere dell’Anas su questo studio e non lo avete richiesto. Avete perso tre anni col progetto Anas che ora rigettate». “Cortina Dolomiti” aveva proposto l’emendamento alla variante Anas che toglieva il 4º stralcio e parte del 3º; ma non è passato. Si è astenuto il capogruppo di “Cortina oltre il 2000”, Michele Dimai, sebbene lo studio di fattibilità presentato dal sindaco sia molto simile al progetto presentato dal suo gruppo nel 2005, contrario alla variante Anas.

 

 

Spaccati anche i due comitati civici

Quello della Menardi appoggia la recente scelta dell’Amministrazione quello di Eddy Demenego è invece fortemente critico e spara a zero

CORTINA. Comitati cortinesi spaccati sul progetto della viabilità. Da una parte il “Civico Cortina” (una trentina di soci), presieduto da Marina Menardi, che accoglie con favore la proposta di Franceschi. Dall’altra il “Civico Ampezo” (circa lo stesso numero di iscritti), presieduto da Eddy Demenego, che invece critica Franceschi e appoggia l’assessore Etienne Majoni e il progetto Anas.

«Il comitato “Civico Cortina” », spiega la Menardi, «è da anni impegnato nell’osservare l’operato dell’Amministrazione. Noi accogliamo con favore l’idea di fare un passo indietro rispetto al progetto Anas che aveva provocato parecchi dubbi già nella precedente Amministrazione e aveva fin da subito spaccato la cittadinanza. Apprendere ora che in fase di stesura del Piano di assetto del territorio è stato deciso di abbandonare il progetto Anas per un altro meno impattante e di più facile realizzazione non può che migliorare le nostre aspettative. Non siamo al momento in grado di valutare tecnicamente il nuovo studio di fattibilità», conclude la Menardi, «ma al momento questo poco importa. Il progettone Anas non verrà inserito nel nuovo piano regolatore e si va verso una soluzione più consona alle esigenze del nostro paese».

Critico invece Demenego. «Un altro assessore fatto fuori, chi sarà il prossimo? Ma poi si andrà nuovamente alle urne». Fa poi due considerazioni sul progetto Anas e sulla proposta votata. «Il primo», dice Demenego, «è un progetto “politico nazionale” che avrebbe dovuto proseguire a quel livello; il secondo è provinciale, con tutto ciò che comporta visto che i finanziamenti, comunque, vengono sempre dal governo nazionale. La nostra diversa lettura su questa votazione si lega anche alle pretestuose considerazioni del sindaco sul risultato del referendum da lui voluto nel 2009 sul progetto Anas: 995 cittadini che votarono si, contro i 385 del no. Il sindaco ritiene che i 995 hanno torto, quindi ripara l’ingiustizia e “benedice” i 335. La realtà è che, con un’unica votazione», conclude, «il sindaco ha eliminato la possibilità che Cortina possa avere una tangenziale, che lui non vuole, ed un assessore scomodo, osteggiato in giunta e che non accetta i ricatti. Questo strano sistema di gestire la cosa pubblica ci costerà caro; anzi, ci è già costato caro. Sono tante le scelte fatte da questa Amministrazione che non condividiamo, e molti i silenzi su obiettivi importanti. Cosi stando le cose sarà difficile per tutti fare gruppo e unire le forze attorno al sindaco». (a.s.)

 

 

«Votiamo secondo onestà intellettuale»

Irene Pompanin e Huber replicano alle critiche dell’opposizione

CORTINA. I consiglieri di maggioranza, anche quelli che si erano detti favorevoli alla tangenziale in aprile, hanno votato a favore del nuovo progetto. «Non siamo dei burattini», ha spiegato il capogruppo Irene Pompanin, «e stiamo votando secondo onestà intellettuale. Sia chi era contrario e sia chi era favorevole. Il gruppo è più che mai unito attorno al sindaco e trovo l’atteggiamento di Majoni, usando un eufemismo, quanto mai sprezzante nei confronti di chi l’ha sempre difeso, sostenuto e accompagnato, ossia nei confronti del sindaco».

Ha usato toni pesanti l’assessore allo Sport e al Turismo Herbert Huber (nella foto), pungolato dalle minoranze, in quanto si era detto favorevole al progetto Anas. «Io ero favorevole», ha detto, «e sarei disposto a tutto pur di togliere il traffico dal centro. Questa proposta è fattibile in tempi brevi. Capisco che i consiglieri di minoranza vogliano strumentalizzare il mio voto, ma ricordo che in anni che “Cortina Dolomiti” ha retto il paese non sono mai riusciti nemmeno a fare un parcheggio. Questo è un progetto realizzabile in vista della candidatura ai Mondiali 2017 e non ci fa perdere tempo dato che si farà in 5 o 6 anni». Dello stesso tenore l’intervento di Luca Alfonsi. (a.s.)

 

 

Forno di Zoldo. Festa della montagna, il vescovo Andrich interviene sullo statuto regionale

Dolomiti verso nuove alleanze

Matteo Toscani annuncia un vertice a settembre con Durnwalder

Stefano Vietina

FORNO DI ZOLDO. L’ingresso delle Dolomiti nel patrimonio dell’umanità Unesco scompagina i tradizionali confini a cui siamo abituati ed impone nuove alleanze, sia geografiche che politiche, con l’obiettivo di uno sviluppo sostenibile di tutta l’area.

Lo ha confermato ieri a Campo di Zoldo, alla 31ª Festa della montagna promossa da Comune e Pro loco, il vice presidente del consiglio regionale Matteo Toscani, che ha annunciato che il prossimo 21 settembre incontrerà il presidente della Provincia di Bolzano Luis Durnwalder.

La recente decisione di quella amministrazione di cambiare la denominazione del Parco delle Dolomiti di Sesto in Parco delle Tre Cime non va letta come un affronto, ma dimostra una sensibilità per il simbolo stesso delle Dolomiti che vogliamo raccogliere e, senza complessi di inferiorità, rilanciare in un apposito tavolo di lavoro. All’insegna del dialogo».

Se Toscani ha allargato l’orizzonte e la prospettiva, il presidente della Provincia Gianpaolo Bottacin ha ripercorso il difficile avvio della Fondazione Unesco, alla ricerca di pesi e contrappesi fra le cinque province interessate (Belluno, Bolzano, Trento, Pordenone e Udine) e l’ingresso successivo delle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia, «voluto per riequilibrare le quote, visto che la nostra provincia apporta all’intera fondazione ben oltre il 40% del territorio interessato, ovvero del capitale, e quindi non poteva contare solo per il 20%».

«Entro settembre - ha precisato Alberto Vettoretto, presidente della Fondazione - avremo il logo e poi ci concentreremo sulle attività necessarie a rispondere positivamente all’ispezione che avremo nel 2011 da parte dell’Unesco».

Perché l’ingresso in questa lista di assoluto prestigio, «che garantisce una super-certificazione di qualità, non è per sempre», ha ricordato il geologo Sandro Furlanis di Dolomiti Project. Il quale poi ha spiegato cosa significa per le Dolomiti diventare patrimonio dell’umanità, ovvero «il riconoscimento di montagne uniche ed irripetibili, integre ed autentiche e come tali da conservare e rispettare. Senza dimenticare che le montagne non esistono senza l’uomo, chiamato ad un corretto sfruttamento di questo territorio che non ne comprometta le risorse».

Il presidente del Parco, Benedetto Fiori, ha poi assicurato che sarà la Regione «a rimpinguare le casse del Parco dopo i tagli del Governo, sono già d’accordo con l’assessore regionale Manzato».

Ma il richiamo più politico l’ha forse offerto il vescovo di Belluno-Feltre, Giuseppe Andrich, che in due occasioni (alla fine della tavola rotonda ed al momento del brindisi) ha richiamato con forza, «tenendomi dentro il mio confine di interprete della gente, l’urgenza di uno Statuto regionale con il riconoscimento delle specificità della montagna, con i suoi problemi, ad iniziare dalla spopolamento, cercando di alleggerire il peso delle tasse».
 Prima di intonare “Sul cappello che noi portiamo”, «perché questo, non dimentichiamolo mai - ha concluso - è l’anno del centenario del cappello degli alpini».

 

 

Corriere delle Alpi  19.08.2010

Lettere

VIABILITA’

Meglio la ferrovia di nuove strade

HO LETTO in questi giorni gli interventi dei sindaci di Cortina e San Vito, nonché quello del vice presidente regionale Matteo Toscani sulla viabilità nel Cadore/Ampezzano e non li ho trovati molto convincenti.

Punto uno: quella che viene pubblicizzata come una “soluzione per l’ inquinamento (?) e il traffico” altri non è che un “palliativo”: le auto (e i camion) in transito non diminuiranno (si “nascondono” ma restano!) e l’ inquinamento neppure (lo smog non rimane sul tratto stradale ma si sposta con il vento!).

Punto due: dubito molto sul fatto che si possa “tassare” il passaggio dei mezzi pesanti sul ponte Cadore, se non ricordo male una cosa del genere è già stata provata da altre parti ma è stata ritirata poco dopo per vari motivi (ricorsi, proteste, ecc.) o più probabilmente per i costi e la burocrazia che l’operazione comportava! (come si fa pagare? Chi controlla? Quanto costa chi controlla?....).

Punto tre: la questione è chiara: invece che trovare un’alternativa al problema traffico lo si sposta, rovinando una bellissima vallata, perché in Italia l’incognita “varianti in posa d’ opera” è sempre in agguato.

Toscani in un articolo di giornale sottintende la realizzazione anche di una ferrovia....(giusto se avanza spazio eh...!) ma io mi chiedo....e non basta quella?? Sarà più facile obbligare (dando una valida alternativa) a far girare le merci su rotaia che far pagare una nuova (incerta) “gabella” agli autisti!

Oltre al minor costo di realizzazione di una superstrada, la ferrovia inquina cinque volte meno del traffico nello stesso tratto di percorrenza ed in oltre (con appositi servizi di trasporto ecologici comunali, pubblicità, offerte ecc.) si può dare comunque un ottimo servizio che incentivi i turisti a lasciare l’auto a casa, o perlomeno ad utilizzarla il meno possibile nella nostra vallata.  Sergio De Monte

 

 

Corriere delle Alpi  19.08.2010

Cortina. Sostiene che «non potrebbe lavorare per un’idea in cui non crede» e ringrazia Ghezze e la Zardini

Franceschi: «Pronto ad andarmene»

Il sindaco chiederà domani «almeno 9 sì» al nuovo progetto di viabilità

CORTINA. Il sindaco Franceschi è pronto a dimettersi se non otterrà domani in consiglio almeno nove voti all’emendamento che proporrà sulla viabilità. Tuttavia, chi della maggioranza voterà contrario sarà praticamente fatto fuori. Questa la prova cui sindaco e consiglieri si sottoporranno alle 8,45 di domani. «Ritengo che ci siano alcune circostanze particolari in cui un sindaco, per essere tale, debba prendere l’iniziativa», spiega Franceschi, «e guidare il paese verso la soluzione dei problemi».

«Amministrare significa saper prendere delle decisioni e assumersene la responsabilità, nel bene e nel male. E’ quello che ho fatto. E’ chiaro che sto correndo un grosso rischio. Se infatti tra gli 11 consiglieri di maggioranza, tra i quali non considero Pietro Ghedina, la mia proposta non ottenesse almeno nove voti, per senso di responsabilità dovrò rassegnare le dimissioni a fine consiglio. E’ altrettanto chiaro, però, che chi decidesse di non appoggiare il sindaco in un passaggio così cruciale, di fatto si chiamerà fuori dalla maggioranza. Staremo a vedere. Per quanto mi riguarda, sono estremamente sereno e convinto che questo nuovo progetto sia ciò che la cittadinanza si aspettava».

«E’ ovvio», riprende il sindaco tornando all’out-out lanciato, «che se la mia idea non venisse accetta io mi dimetterei perché sarebbe impossibile portare avanti qualcosa che non condivido; e credo che, per le medesime ragioni, la stessa dovrebbero farla altri». Insomma, se Majoni non appoggia il progetto della viabilità presentato dal sindaco, sarebbe difficile pretendere che se ne occupi poi come assessore competente nelle sedi opportune.

«Come ho più volte detto», ribadisce il primo cittadino, «una delle motivazioni che mi hanno spinto a presentare quest’alternativa era proprio la volontà di riunire le diverse anime del paese attorno ad una soluzione che fosse condivisa e che tenesse conto delle differenti e legittime opinioni. E infatti mi sembra che il nuovo progetto abbia tolto un peso dalle spalle di chi aveva votato contro e di chi non aveva partecipato al sondaggio perché non aveva le idee chiare. Allo stesso tempo, però, anche molti di coloro che avevano appoggiato il progetto Anas hanno accolto con favore la nuova alternativa, in quanto riesce a risolvere tutti i problemi individuati, è realizzabile in tempi contenuti e risparmiando oltre 300 milioni di euro. Credo pertanto che i tentativi di alcuni di buttare benzina sul fuoco rimarranno isolati e si spegneranno da soli. Ho letto con molto interesse gli interventi in materia di rappresentanti di importanti istituzioni e mi sento di ringraziare pubblicamente sia la presidente dell’Ulda Elsa Zardini e sia il presidente del consiglio provinciale Stefano Ghezze».

 

 

Le critiche dell’assessore Majoni

«Faremo di Cortina un tappo di traffico»

CORTINA. «Si sta illudendo la gente». Così l’assessore ai lavori pubblici Etienne Majoni. «Intanto la variante Anas è meno impattante», dice, «e poi stiamo parlando di uno studio di fattibilità, ossia di uno schizzo. Si vuole accantonare un progetto preliminare che ha avuto pareri favorevoli, e che è già al Cipe per un disegno, a favore di uno studio che renderà Cortina un tappo di traffico dato che non è collegato alla viabilità dei territori limitrofi e che quindi è difficile venga finanziato. Abbiamo chiamato la gente a votare e ora non ne teniamo conto. Anche l’assessore regionale Chisso ha detto che non è opportuno cambiare; e lui è l’interlocutore principe con cui trattare. Se non avessimo perso tempo, il progetto Anas sarebbe già definitivo. Inoltre, tolto il quarto stralcio, e tolta anche parte del terzo, ossia la galleria in centro, i costi sarebbero diminuiti e ci sarebbe stata la concreta opportunità di realizzare la variante. Questa fretta nel buttare anni di lavoro», conclude Majoni, «non ci porterà da nessuna parte; inoltre è antidemocratica».

 

 

Italo Zandonella Callegher, prima del concerto dei Solisti Veneti, ha poi tratteggiato i contorni del grande anfiteatro del Creston Popéra

«Siamo noi il vero cuore del patrimonio Unesco»

In centinaia per ribadire la necessità di uno sviluppo sostenibile «da conquistare insieme»

Stefano Vietina

COMELICO. «Siamo noi il cuore del patrimonio Dolomiti Unesco». Con queste parole forti e significative, che rappresentano sia un’affermazione e sia un’assunzione di responsabilità, Gianluigi Topran d’Agata, presidente del Consorzio turistico Val Comelico, ha chiuso ieri una mattinata per molti versi eccezionale.

Centinaia di appassionati hanno infatti preso d’assalto di buon mattino il sentiero che dal rifugio Lunelli conduce al Berti (a 1950 metri), nel bel mezzo del Vallon Popèra, per ribadire che l’ingresso nella lista del patrimonio naturale dell’Unesco, avvenuta poco più di un anno fa, è un traguardo ambito e meritato, ma anche punto di partenza per uno sviluppo sostenibile.

Il tutto all’insegna della parola “insieme”, che è ritornata più volte nei discorsi ufficiali, quasi ad esorcizzare il limite strutturale di queste zone, che è spesso apparso, in passato, quello di un campanilismo fin troppo esasperato e per molti versi miope.

«La nostra», ha esordito Mario Zandonella Necca, sindaco di Comelico Superiore e presidente della Cm Comelico/Sappada, «è una montagna da vivere. Sentiamo dunque forte e urgente l’esigenza di un impegno comune affinché venga preservato non solo il patrimonio naturale, come è giusto, ma anche la presenza dell’uomo, senza il quale le Dolomiti non sarebbero quello che sono».

«Abbiamo organizzato questo incontro con diversi marchi, ma con un unico pensiero», gli ha fatto eco Umberto Martini, presidente generale del Cai, promotore dell’evento insieme al Consorzio ed al Comune di Comelico Superiore, «il riconoscimento dell’Unesco è un traguardo importante, che abbiamo raggiunto insieme e che insieme dobbiamo valorizzare. Siamo al fianco delle amministrazioni locali con tutti i nostri club e siamo certi di poter dare un contributo».

La soddisfazione della Provincia di Belluno è stata manifestata dal vice-presidente Silver De Zolt, che ha richiamato «l’importanza di fare squadra e di parlare una stessa lingua». Senza mancare però di rilevare, a fronte di alcune recenti richieste di allargamento dell’area tutelata dall’Unesco, che «qualche anno fa, quando di discuteva dell’ingresso in questa lista, non erano pochi gli amministratori che ci vedevano più vincoli che opportunità».

A tratteggiare, con brevi ma intense pennellate, i contorni del grande anfiteatro del Creston Popéra non poteva che essere, poi, Italo Zandonella Callegher, cantore del Comelico in tanti suoi libri. Ne ha ricordato gli scenari di guerra, la gloriosa presa del Passo della Sentinella del 16 aprile 1916, le prime imprese alpinistiche del 1870. Ma soprattutto ha voluto ribadire che «queste sono montagne del Comelico, anche se in passato qualcuno ha cercato di metterci la propria etichetta», con chiaro riferimento alla Pusteria.

A Emiliano Oddone, geologo, è toccato un appassionato richiamo alla specificità della roccia dolomitica ed un invito a viverla sempre con stupore ed emozione. Poi il giornalista della Rai Giuseppe Casagrande, che ha coordinato gli interventi, ha introdotto i vincitori del prestigioso premio Pelmo d’oro, fra i quali Richard Godecke, che ha ricordato Piero Rossi per la sua idea del Parco delle Dolomiti, si è detto felice del riconoscimento dell’Unesco ed ha auspicato che «questo patrimonio sia territorio non di strade, non di seggiovie, ma dell’uomo sapiens-sapiens, su due piedi!»

Alla magica musica dei Solisti Veneti, presenti con un ensemble composto da due violini, violoncello, tromba e clarinetto, è stato riservato il compito di chiudere la mattina. In uno scenario in cui le nubi si divertivano a modificare le quinte naturali, i Solisti Veneti hanno eseguito musiche di Charpentier, Vivaldi, Paganini, Bartok, Rossini, Mouret, ed una interpretazione del “Signore delle Cime” di Bepi De Marzi.

 

 

Lettere

CORTINA

Il nuovo ricatto del sindaco

“O con me o contro di me” non sono solo le parole contenute nei Vangeli di Matteo e Luca o quelle che Mussolini pronunciò nel 1924 a Roma ma anche il pensiero del “nostro” Sindaco Andrea Franceschi che ancora una volta dopo l’epurazione di Teo Sartori Presidente Gis, di Paola Valle vice Sindaco e del Consigliere Pietro Ghedina recapita a mezzo stampa ai suoi consiglieri comunali di maggioranza.

Chi ragiona con la propria testa, chi osa mettere in dubbio quanto già deciso o voluto dal Sindaco è purtroppo condannato a fare una «brutta fine», quella che molto probabilmente toccherà a chi solo proverà a sostenere il progetto (Anas) o chi non condividerà la soluzione del Sindaco.

Noi da parte nostra siamo sconcertati nel vedere che il Sindaco per far prevalere una sua idea dell’ultima ora utilizzi “il ricatto” per tappare la bocca ai suoi Consiglieri che potrebbero non essere d’accordo con lui, che possono valutare come questo progetto sia più impattante dal punto di vista ambientale visto che avrà cinque rotonde anziché tre, perchè porta il traffico pesante nelle zone molto delicate del nostro territorio (Lungo Boite).....

Ma allora dov’è la «libertà di coscienza» che proprio su questo tema era stata dichiarata quattro mesi fa?

Speriamo fortemente, anzi ne siamo certi, che i consiglieri di maggioranza troppe volte costretti dal Sindaco a credere alla storia dell’orso e votare a comando, ragionino con la loro testa pensando ai propri cittadini, in particolare a quelli che li hanno votati senza paura delle ire di un Sindaco che sta conducendo alla deriva questo paese.

Gruppo “Cortina Dolomiti CORTINA

 

 

VIABILITA’

La tangenziale di Cortina la resa della ragione

Il teatrino dei politici che giocano a fare i tecnici, allestito per l’autostrada A 27 fino a Monaco, sembra replicarsi, ancor più negativamente, per la tangenziale di Cortina.

Si presenta, emerso dal nulla, un nuovo progetto con notevoli varianti rispetto a quello Anas fermo dal 2007.

Ed illustrato in assise comunale a porte chiuse alla vigilia di ferragosto quando i consiglieri presenti erano già con la mente in vacanza.

Iniziativa che ricorda molto da vicino il consenso democratico dato al passante di Mestre: la superstrada venne presentata e discussa il 28/4/2003 da 300 persone, lo 0,02% della popolazione raggruppata in sette Comuni interessati dal tracciato di 32 chilometri.

Sorprende la visione ristretta e campanilistica degli amministratori della val Boite che pensano solo ed esclusivamente a Cortina ignorando deliberatamente le interconnessioni economiche e sociali con le altre comunità montane.

E sfiorando il paradosso, come nelle dichiarazioni dell’assessore regionale Chisso che afferma come la nuova tangenziale di Cortina sia valida pur non avendone letto il progetto. Come dire, qualunque cosa va bene purchè si faccia “L’errore era non fare niente”.

Proviamo allora a porci alcune domande/osservazioni sull’utilità della tangenziale per alleggerire il peso del traffico sulla “Perla” delle Dolomiti.
Il traffico dei camion verrà allontanato da Cortina?

Chi lo accoglierà comunque? Quali e quanti paesi si dovranno sacrificare?

E il traffico commerciale su rotaia?

Progetto archiviato per sempre?

Allora si abbia il coraggio di dichiararlo.

Il terminal ferroviario di Calalzo verrà potenziato?

I collegamenti di autobus con i diversi paesi del Cadore e Comelico verranno migliorati

L’incremento demografico della Val Boite sarà in grado di spingere l’economia locale oltre i confini dell’ampezzano così da giustificare un massiccio investimento in infrastrutture viarie?

E la popolazione interessata alla tangenziale è stata democraticamente sentita? Infine, si potrà affermare, dati alla mano, che la tangenziale servirà sia al turismo di montagna come all’anziana residente nella casa albergo di Cortina?

L’Usl sanitaria dell’intero Cadore/Comelico ne uscirà rafforzata?

Tutte domande-osservazioni che rimarranno senza risposta. O meglio una risposta c’è, anche se improponibile e quasi blasfema nella sua formulazione. La tangenziale serve agli speculatori immobiliari.

Agli albergatori. Al commercio all’ingrosso e al minuto. Ai politici. Ai ricconi.

Alle lobby dell’auto e della benzina.

Non porterà alcun beneficio fiscale all’operaio della val Boite oppure al pensionato più o meno autosufficiente, ai giovani sposi che cercano casa disponendo di un lavoro precario. In compenso sarà garantita la devastazione ambientale.

Ma anche a questo scempio ci si farà l’abitudine con il tempo, così come accaduto per la Val Lapisina, il Fadalto, il lago di Santa Croce.

L’assessore Etienne Majoni propone un nuovo referendum di scelta tra il vecchio progetto Anas e quello light da 126 milioni di euro del sindaco Franceschi. Benissimo. Aggiungerei però una terza opzione di scelta per la popolazione ampezzana: quella di un potenziamento delle rete ferroviaria commerciale e turistica.

Allegando, con riferimento alla nuova tangenziale, due mozioni esplicative a favore e contro. Credo che le urne potrebbero riservare qualche sorpresa.

Mi auguro che qualche voce autorevole si levi, al di sopra di tanta superficialità per fermare questo demenziale progetto. Penso all’associazione “Peraltrestrade Comitato interregionale Carnia - Cadore (wwwperaltrestrade.it) e sono sicuro che se i media dessero a questo importante sodalizio tutto lo spazio che serve, si potrebbe aprire un autorevole dibattito. Ma il dissenso non è mai ben accetto. E quando non è portatore di voti viene deliberatamente ignorato da chi è legittimato ad assumere decisioni. Viviamo in un deserto di valori ambientali.

E la cultura che in questi giorni si sta autocelebrando con le manifestazioni Cortina incontra ed Auronzo eventi ha le sue colpe.

Se esistesse realmente dovrebbe battere non uno, ma una decina di colpi.

Oscar De Gaspari Auronzo di Cadore

 

 

AUTOSTRADA

Grandi infrastrutture date i vostri pareri

Sul sito www.peraltrestrade.it c’è un ampio estratto della proposta di project financing avanzata da Grandi Lavori Fincosit - Adria Inftastrutture - Ing. E. Mantovani Costruzioni che include il progetto preliminare e lo studio di impatto ambientale relativi al Passante Alpe-Adria Belluno – Cadore.

Di positivo c’è che alcuni sindaci del Cadore (Pieve in testa) e il vicepresidente del Consiglio Regionale Veneto (il cadorino Matteo Toscani) stiano affrontando di petto il tema del prolungamento dell’A27.

Meglio tardi che mai.

Di negativo c’è che la maggioranza dei sindaci non lo abbia ancora fatto, subendo forse direttive calate dall’alto, e allo stesso tempo mostrando uno scarso senso di responsabilità nei confronti delle comunità di cui sono amministratori pro-tempore.

E saremmo curiosi di sapere quanti tra loro si siano letti il Progetto di Fattibilità e lo Studio di Impatto Ambientale resi pubblici il 15 luglio scorso a Longarone.

Perché, non scordiamocelo, stiamo parlando dell’opera più impattante che abbia mai interessato la Provincia di Belluno, opera che punta a trasformarla in un corridoio supertrafficato di traffico internazionale, presupposto senza il quale non sta in piedi neanche sotto l’aspetto economico-finanziario (al punto di pretendere che la SS51 venga preclusa al traffico non locale, attraverso dei sistemi fantasiosi tutti da inventare - vedi sito www.peraltrestrade.it).

Un’opera senza sbocco - perché a nord e a est non la vogliono - che condizionerebbe, in peggio, lo sviluppo di un’area che va da Cortina a Sappada, senza risolvere i problemi di viabilità e di mobilità sul tappeto, che potrebbero venire meglio affrontati da una serie di più modeste circonvallazioni.

A partire da quella di Longarone-Castellavazzo, che, chissà perché, non è mai stata caldeggiata dai rispettivi amministratori, i più ferventi promotori e sostenitori del prolungamento autostradale, amministratori che mai, ma proprio mai, si sono posti il problema delle conseguenze “a monte” del loro agire.

Il 10 settembre scadrà il termine dei 60 giorni per le osservazioni al progetto preliminare, poi sarà la volta della commissione regionale Via (Valutazione Impatto Ambientale), del Cipe (Comitato Interminesteriale per la Programmazione Economica), infine il bando e l’assegnazione dei lavori.

Invitiamo chi ha qualcosa da obiettare a farlo quanto prima, perché dopo sarà tutto più difficile.

Per Altre Strade Dolomiti Comitato Interregionale Carnia-Cadore

 

 

Il Gazzettino-Bl  18.08.2010

Viabilità Cortina

«Chi vota contro è fuori»

Tangenziale, il sindaco spera nella maggioranza e avverte: se non passa, mi dimetto

Andrea Franceschi lascerà l'incarico di sindaco di Cortina, se lo studio di fattibilità per la nuova tangenziale non otterrà almeno nove voti, nel consiglio comunale di domattina. Ma se li troverà, saranno gli eventuali oppositori, all'interno del suo gruppo, a doversene andare.

«È chiaro che sto correndo un grosso rischio - dichiara Franceschi - perché se fra gli undici consiglieri di maggioranza, tra i quali non considero Pietro Ghedina, la mia proposta non ottenesse almeno nove voti, per senso di responsabilità dovrò rassegnare le dimissioni, un minuto dopo la fine della seduta del consiglio. È altrettanto chiaro, però, che chi decidesse di non appoggiare il sindaco, in un passaggio così cruciale, di fatto si chiamerà fuori dal gruppo di maggioranza. Staremo a vedere cosa succederà».

Il messaggio è chiaro, il destinatario pure: Etienne Majoni, assessore ai lavori pubblici, suo cugino. Il quale non nasconde la sua contrarietà, per tutta l'operazione che il sindaco sta conducendo, con la presentazione di uno studio di fattibilità, per la nuova tangenziale, che di fatto annulla il lavoro svolto da Majoni, per un paio d'anni, nel tessere i rapporti con l'Anas, a sostegno del progetto di variante della statale di Alemagna, nel centro del paese.

«Lo studio di fattibilità del sindaco presenta punti deboli e rispecchia il progetto Sim, che fu bocciato, da questa amministrazione, nel 2008, ad eccezione di una nuova galleria - sostiene Majoni - e inoltre, prima di parlare di cifre e importanti risparmi, bisognerebbe verificare l'oggettiva realizzabilità di questa "nuova" ipotesi progettuale e specificare chi si accollerà la spesa.

È assurdo accantonare un progetto già depositato al Cipe e che ha avuto l'appoggio popolare, a dispetto di un altro, che presupporrebbe l'inizio di un nuovo lungo percorso e andrebbe contro il volere della cittadinanza. Ricordo che il sindaco, in occasione del sondaggio del maggio 2009, promise che anche per un solo voto avrebbe tenuto fede al volere popolare. Su temi di tale delicatezza non è ammissibile essere guidati dall'intento di tener unita la maggioranza politica. Giusto tenersi pronti una valida alternativa, ma sarà appropriato parlarne solo laddove la popolazione, chiamata (di nuovo!) a votare, si esprimesse a favore di un'altra soluzione, che dovrà essere però altrettanto sostenibile e realizzabile».

L'operazione del sindaco sarebbe dunque politica e non tecnica. La nuova proposta servirebbe solamente a recuperare il voto dei sei membri di maggioranza, i tre consiglieri Stefano Dandrea, Giovanna Martinolli e Irene Pompanin, e i tre assessori Marco De Biasi, Enrico Pompanin e Adriano Verocai, che il 22 aprile, in consiglio comunale, si dissero contrari al progetto Anas, per l'eccessivo impatto sul paese. A favore, oltre al sindaco, c'erano gli assessori Herbert Huber e Etienne Majoni, i consiglieri Luca Alfonsi, Pietro Ghedina e Sergio Maioni. In minoranza, si è sempre detto a favore del progetto Anas il gruppo Cortina Dolomiti, oggi contrario allo studio del sindaco. Contrario ad entrambe le ipotesi il consigliere di Cortina oltre il 2000. Domattina, come dice il sindaco, ci sarà un'altra conta. Che sarà decisiva, per il futuro della sua amministrazione. Comunque vadano le cose.

 

 

Il Gazzettino  18.08.2010

«Nuova tangenziale, pronto a dimettermi»

Cortina, il sindaco avverte il consiglio comunale. Ma è scontro con l’assessore Majoni

Andrea Franceschi lascerà l'incarico di sindaco di Cortina, se lo studio di fattibilità per la nuova tangenziale non otterrà almeno nove voti, nel consiglio comunale di domattina. Ma se li troverà, saranno gli eventuali oppositori, all'interno del suo gruppo, a doversene andare.

«È chiaro che sto correndo un grosso rischio - dichiara Franceschi - perché se fra gli undici consiglieri la mia proposta non ottenesse almeno nove voti, per senso di responsabilità dovrò rassegnare le dimissioni, un minuto dopo la fine della seduta del consiglio». E l’assessore Majoni, che sosteneva il progetto Anas, contesta il sindaco.

 

 

Il Gazzettino-Bl  17.08.2010

PROGETTO ANAS Comitato Ampezzo

«Rispettate il sondaggio»

Il Comune ha chiesto il parere della popolazione, sul progetto Anas della nuova tangenziale (in foto), e l'ha avuto, nel maggio 2009. Ora lo rispetti. A chiederlo è il Comitato civico Ampezzo, a firma di Eddy Demenego, il quale contesta la stesura del nuovo studio di fattibilità, presentato i giorni scorsi: «Questo nuovo progetto, non concordato con gli enti preposti, è un semplice disegno di viabilità interna al paese, non ha nessuna possibilità di essere finanziato e preso in considerazione dall'Anas, che gestisce 31.115 chilometri di strade ed è deputata alla progettazione di tracciati extraurbani veloci e sicuri e non è certamente tenuta a risolvere i problemi della viabilità cittadina. Tanto meno l'Anas ha bisogno di Cortina per risparmiare denaro e trasferirlo dove la nostra amministrazione ritiene sia opportuno».

Oltre a criticare gli aspetti tecnici della nuova ipotesi di tracciato della tangenziale, Demenego contesta gli aspetti politici della vicenda: «Questa è la seconda consultazione popolare che l'amministrazione non onora: come cittadini ci chiediamo il perché. Sono dunque vere le voci che questa maggioranza è ormai divisa su tutto ed ha difficoltà a ricompattarsi, rischiando il blocco amministrativo? O, peggio ancora, per soddisfare alcuni consiglieri si vuole approvare una delibera che creerà danno e disagi permanenti alla popolazione? L'aspetto inquietante di tutta questa vicenda è lo stato confusionale che domina alcuni membri della maggioranza, tanto che ritengono di poter prendere in giro la popolazione, portando velocemente in consiglio comunale, il 19 agosto, l'approvazione di questo progetto, che farà decadere quello dell'Anas, che è già finanziato ed ha tutte le carte in regola per essere attuato. Gli Ampezzani sono fortemente contrariati e risentiti nei riguardi degli amministratori, tanto da ritenere che, se l'attuale giunta avesse delle mire per un prossimo mandato, se le può dimenticare». (M.Dib.)

 

 

Corriere delle Alpi  17.08.2010

LA NUOVA VIABILITA’

Ladini spaccati sul progetto

L’Uld’A favorevole, il Comitato civico Ampezzo è critico

Elsa Zardini è «contenta della nuova soluzione» Eddy Demenego attacca: «Nessuna possibilità di vederla realizzata»

Alessandra Segafreddo

CORTINA. Ladini spaccati sul progetto viabilità. Se da un lato la presidente dell’Unione dei ladini d’Ampezzo, Elsa Zardini, elogia lo studio presentato dal sindaco Franceschi, e sottolinea come sia meno impattante, dall’altro Eddy Demenego, presidente del Comitato civico Ampezzo, critica fortemente l’operato dell’amministrazione comunale.

«Noi ladini che teniamo fortemente al nostro territorio», dice la Zardini, «siamo contenti di questa nuova soluzione e ci auguriamo vada in porto. Io personalmente ero contraria al progetto Anas che andava a deturpare la nostra Cortina. Al sondaggio di opinione ho votato no e tanti dei miei concittadini che hanno votato sì lo hanno fatto solo perché il traffico va tolto dal paese. La situazione è veramente insostenibile. Il sindaco ha avuto il coraggio di guardare in faccia la realtà e di fare un passo indietro proponendo un progetto a misura di Cortina sia esteticamente sia economicamente. La gente del paese è contenta perché noi ampezzani amiamo le cose semplici e non volevamo una mega autostrada che aumentasse ancora di più lo smog nella nostra valle. Ora siamo tranquilli e ci auguriamo non ci siano intoppi che fermino questo progetto che ripercorre la linea adottata in Pusteria dove il traffico è inesistente in centro ai paesi».

La vede però in modo contrario Demenego, che critica il modus operandi della giunta Franceschi. «E’ la seconda consultazione popolare che l’amministrazione non onora», dice, «come cittadini ci chiediamo il perché. Sono dunque vere le voci di paese e cioè, che questa maggioranza è ormai divisa su tutto ed ha difficoltà a ricompattarsi, rischiando il blocco amministrativo, o peggio ancora, per soddisfare alcuni consiglieri si vuole approvare una delibera che creerà disagi permanenti. Quando si chiamano gli elettori ad esprimere il loro pensiero su una questione di grande interesse con il voto, il risultato darà sempre una parte vincente sull’altra e sovvertire il risultato è una squallida dimostrazione di arroganza di potere. Se questi consiglieri comunali sconfitti, invece di mantenere un assordante silenzio durante la settimana antecedente il voto, si fossero presentati, e con cognizione di causa e motivazioni tecniche, avesse spiegato alla popolazione i motivi del loro dissenso, avrebbero compiuto un atto doveroso, civile e giusto».

«Questo progetto», secondo Demenego e il comitato da lui presieduto, «non concordato con gli enti preposti, è semplice disegno di viabilità interna al paese, non ha nessuna possibilità di essere finanziato e preso in considerazione dall’Anas».

Se da un lato dunque per l’Uld’A l’amministrazione Franceschi sarà l’unica a risolvere il problema della viabilità, dall’altro per Demenego e il suo comitato questa amministrazione è invece destinata a non essere più rieletta, perché non tiene conto di coloro che hanno votato al sondaggio di opinione, cioè di 1.386 persone rispetto alle oltre 6 mila residenti.

 

Ghezze: «Capiamo se ci sono soldi»

Il presidente del consiglio provinciale prende posizione

IL DIBATTITO  Ha qualche dubbio ma è ottimista

CORTINA. Perplesso ma ottimista. Si definisce così il presidente del consiglio provinciale, l’ampezzano Stefano Ghezze, sul nuovo progetto di viabilità.

«Sono perplesso su come è stata gestita la cosa», ammette Ghezze, «in quanto l’assessore competente Etienne Majoni ha sempre detto che il progetto di tangenziale redatto dall’Anas era a buon punto. Ora si tratterebbe di capire cosa significa questo. Soprattutto se i soldi previsti per quel progetto ci sono. Ho visionato lo studio di fattibilità che ha presentato il sindaco e devo dire che fa onore al primo cittadino aver lanciato un progetto che rispetto al precedente da 474 milioni di euro ne costa 116 milioni e va comunque a risolvere il problema del traffico».

Tuttavia, sottolinea Ghezze, «c’è una bella differenza da un progetto avviato come quello dell’Anas, che ha già fatto determinati passaggi burocratici, da uno studio di fattibilità. E’ pertanto da capire bene quali sono i tempi di realizzazione di questo nuovo progetto molto meno impattante e che sento piacere alla gente».

Per Ghezze la nuova soluzione «essendo molto meno costosa, in un periodo di riduzione dei finanziamenti da parte del Governo centrale forse avrà un iter più veloce. Inoltre è una soluzione che dal punto di vista ambientale salvaguarda meglio il territorio».

In ogni caso Ghezze è chiaro: «Sulla viabilità di Cortina si deve esprimere il consiglio comunale e non si deve perdere altro tempo. Ho letto le dichiarazioni dell’assessore Majoni che invita i cittadini ad un referendum sul tema. Sinceramente lo trovo ridicolo. I cortinesi si sono espressi tre anni fa e hanno dato mandato a Franceschi e alla sua giunta di risolvere i problemi del paese. Ora è il consiglio comunale il luogo deputato per prendere certe decisioni».

«Io», conclude Ghezze, «non ho condiviso del tutto nemmeno il sondaggio di opinione sul progetto Anas e i pochi che sono andati a votare sottolineano come la contrarietà era abbastanza unanime. Chiamare i cittadini ad un referendum sul nuovo progetto è un atto di debolezza da parte dell’amministrazione, allungherebbe poi i tempi di mesi preziosi. Auspico pertanto che sia il consiglio a deliberare e che poi si parta in maniera celere».

L’emendamento per approvare lo studio di fattibilità verrà portato giovedì in consiglio dal sindaco. Intanto, da ieri, lo studio è anche su internet, sul sito del Comune. (a.s.)

 

 

Corriere delle Alpi  15.08.2010

«L’A27 come specchietto per le allodole»

Quinto Piol commenta la proposta di Toscani: «Sudditanza»

BELLUNO. «Toscani si è accorto che il prolungamento della A27 non si farà, per i costi elevatissimi. E tira fuori la proposta di trasformare la vecchia statale in due corsie a scendere dal Cadore a Longarone e la nuova Alemagna in due corsie a salire. Il tutto a pagamento? Mi sembra assurdo, incredibile».

Quinto Piol, membro del Pd, commenta le dichiarazioni di ieri del vice presidente del consiglio regionale.

«Parlare del prolungamento della A27 è solo un modo per distogliere l’attenzione dai veri problemi della provincia, come abbiamo sempre detto. Se ne parla e intanto non si fa niente. Basta vedere cosa è successo per la variante di Longarone. E’ vero che i soldi non c’erano ma perchè la Regione, che doveva mettere quelli del progetto, ha bloccato tutto, puntando sull’autostrada. Se non c’è il progetto, come si sa, l’Anas non mette soldi».

Piol torna sulla proposta di Toscani: «Mettere a pedaggio le uniche strade che ci sono mi sembra una enormità. E una sudditanza nei confronti della Regione e dello Stato. Dicono che la giunta Reolon era litigiosa. Io dico che si faceva valere. Come è accaduto per il Col Cavalier. Se fosse stato per l’Anas, i soldi non li avremmo visti, aveva cassato l’opera. C’è voluto l’impegno di tutti, a partire dai parlamentari, per far finanziare il traforo».

Non è mai accaduto, dice Piol, che si siano trovati i soldi facilmente. E’ sempre servito combattere per averli.

Intanto si è gettato a mare un accordo di soli tre anni fa, che aveva visto le amministrazioni all’unanimità appoggiare le proposte di Palazzo Piloni per la viabilità provinciale.

«Hanno distrutto quell’accordo e non hanno fatto niente altro. E puntano sulla A27, progetto che non si sostiene economicamente».

 

 

Alemagna e viabilità in Cadore

«5 stelle» dice sì all’idea di Toscani

CADORE. Il Movimento 5 Stelle Cadore-Beluno interviene sulle proposte lanciate ieri dal vice presidente del consiglio regionale Matteo Toscani in merito alla viabilità del Cadore. Secondo Toscani se l’Anas cedesse le varianti già realizzate alla Società Autostrade, quest’ultima si troverebbe metà dell’opera realizzata e questo fa pensare che se si utilizzasse la Statale 51 di Alemagna a due corsie per scendere dal Cadore a Belluno, si potrebbero sfruttate le nuove varianti per salire verso nord realizzando a completamento solo quella di Longarone.

Il Movimento lanciato da Beppe Grillo fa sapere di apprezzare le proposte avanzate da Toscani. «Di certo», scrivono in una nota i portavoce bellunesi, «anche Toscani si rende conto che tutte le varianti in galleria e il ponte Cadore sono soldi buttati, anche se queste proposte sanno molto di “politichese” per far bella figura pur sapendo che i giochi nella stanza dei bottoni sono già fatti. Riteniamo che devono essere i sindaci e la popolazione in loco a dover decidere cosa sia meglio per il loro territorio, apprezziamo però che qualcuno cominci a sollevare un po’ di dubbi su questo progetto». Le proposte che prevedono le migliorie ai tracciati già esistenti sono condivisibili per i sostenitori di Grillo, ma le definiscono un «minestrone per mettere d’accordo tutti, autostradisti, variantisti, per cui difficilmente praticabili». «A nostro avviso», sottolineano, «l’opera più importante, da fare subito, è la variante di Longarone, che rimane un vero proprio tappo a causa del restringimento della carreggiata e del contestuale innesto con la Val Zoldana. Il progetto autostradale originario farebbe aumentare del 30% il traffico nelle nostre vallate cadorine. Se si fa l’autostrada rischiamo di perdere il titolo Unesco da poco conseguito». (a.s.)

 

 

Zanotelli parla di acqua e Africa e invita a una «catena» sui sentieri di queste montagne perchè si rispettino gli accordi

«Le Dolomiti diventino patrimonio per l’umanità»

Attilio Moretti

AGORDO. Le Dolomiti abbracciano l’Africa. Gran pubblico nella sala Don Tamis, per accogliere padre Alex Zanoatelli, testimone di disagi e problematiche del continente africano. Simposio organizzato dal Comune di Auronzo con l’associazione Gruppi Insieme si può, con la collaborazione del Comune. La proiezione di un filmato relativo alla vita quotidiana nel continente nero, ha dato la svolta, dopo una breve ma esaustiva presentazione dell’evento, al dibattito dove il presidente dei gruppi “Insieme di può” Piergiorgio Da Rold, ha ribadito «l’indifferenza dei grandi e ricchi stati, che dopo aver firmato un protocollo d’intesa al G8 andato in scena a L’Aquila, non hanno mantenuto le promesse e in Canada hanno ripromesso praticamente le stesse cose dell’anno prima. La catena umana che ha accerchiato le Tre Cime di Lavaredo, seimila persone che mano nella mano hanno voluto mandare un segnale per l’Africa, non è giusto rimanga nell’anonimato perchè l’abbraccio è stato solidale e provocatorio per le istituzioni che mettono la testa sotto la sabbia».

La focalizzazione seguente è sull’acqua, che paradossalmente fuori scende copiosamente: Walter Bonan la dichiara «diritto inalienabile, universale, senza logiche speculative internazionali. Tutte situazioni già interpretate, ma rimaste nei cassetti del Parlamento. In un quadro naturale ed ambientale è la base per un tema rilevante ed essenziale come quello della vita. Ogni 15 secondi un bambino in Africa muore per sete».

Padre Zanotelli, da buon napoletano, ha tirato in ballo quello che chiama “o’ sistema”. Sostiene che «l’acqua è un diritto fondamentale, che comunque deve passare attraverso il Comune. Il referendum, in una vera sfida epocale, ha dichiarato che tutti la pensano allo stesso modo, la gestione dell’acqua deve passare attraverso una gestione pubblica locale, fuori dagli interessi della “politica”. Lancio il sasso per evitare quelle speculazioni che per anni ha avuto come bene prioritario il petrolio: un invito anche all’Unesco che ha dichiarato le Dolomiti bene dell’Umanità, trasformandolo in Dolomiti per l’Umanità. L’acqua deve avere tre prerogative: non rilevanza economica, non avere mercato, esseer senza profitti». E per i prossimi eventi una catena umanitaria tra i sentieri delle Dolomiti affinchè le promesse vengano mantenute. Il sasso è tratto.

 

 

Il Gazzettino-Bl  15.08.2010

Piol

«Prolungamento A27 Toscani ha capito che non si farà mai»

«La conferma che il prolungamento della A27 è stato usato e viene ancora usato dalla Regione Veneto per distogliere l’attenzione sulle cose da fare e concordemente individuate, arriva perfino in anticipo. Non serve neppure aspettare l’esito della gara del project-financing (se mai ci sarà)».

Quinto Piol, ex assessore provinciale alla viabilità e membro del direttivo provinciale del Pd, replica così alla proposta del vicepresidente del consiglio regionale, Matteo Toscani (Lega), di trovare alternative. «Poche settimane fa l’assessore regionale Chisso ha presentato in pompa magna il progetto del prolungamento dell’autostrada a Longarone: entro quattro anni tutto realizzato con i soldi di quattro imprese private. Bisogna ricordare che nel 2007 la stessa Regione aveva bloccato la progettazione, già finanziata, della variante di Longarone, perché il tutto sarebbe stato appunto realizzato con i soldi dei privati attraverso il project financing: autostrada fino a Rivalgo. Tale decisione ha vanificato l’inserimento della stessa nel piano Anas 2007-2011. Oggi il vice presidente del Consiglio Regionale Matteo Toscani dice meglio fare altro! Che si sia accorto che il project financing non sta in piedi? Che abbia capito anche lui, da buon cadorino, che ci stanno prendendo in giro? Ma che propone il vice presidente del Consiglio regionale? Mettiamo il pedaggio sulla vecchia 51 e sulle varianti realizzate per ricavare i soldi per finanziare nuove strade perché non possiamo avere finanziamenti! Quindi lungo la valle del Piave si passerebbe solo a pagamento. Questo si che vuol dire tutelare la residenzialità in montagna e favorire il suo sviluppo! Ora sì che ci arrangiamo da soli. Altro che quando c’era quel litigioso di Reolon - conclude ironicamente Piol - che è riuscito a farsi finanziare in un anno e mezzo di governo Prodi solo il passante di Col Cavalier per 63 milioni di euro».

 

 

VIABILITA’  Franceschi: consensi al nuovo progetto dentro e fuori il paese

«Tangenziale condivisa»

Il sindaco: «Le uniche note stonate e polemiche vengono dalla minoranza»

Marco Dibona

Il nuovo studio di fattibilità della tangenziale di Cortina sarà pubblicato da domani sul sito del Comune www.comunecortinadampezzo.it e chi vorrà potrà richiederne una copia cartacea all'ufficio segreteria, al quarto piano del palazzo delle Poste.

Intanto il sindaco Andrea Franceschi assicura di aver avuto un positivo riscontro in paese: «Mi fa gran piacere vedere che il nuovo progetto abbia trovato una condivisione pressoché unanime dei cittadini». Un'ipotesi di lavoro che supera i confini della conca d'Ampezzo e guarda con favore al vicino Cadore. «Allo stesso tempo credo sia importante sottolineare l'appoggio dei sindaci Andrea Fiori, di San Vito, e Antonia Ciotti, di Pieve, di Vittore De Sandre, presidente della comunità montana Valboite, del consigliere regionale Matteo Toscani e dell'assessore regionale Renato Chisso».

Il lavoro sviluppato dal sindaco ha avuto invece delle critiche interne, in paese, in consiglio comunale. «Le uniche note stonate in questi giorni sono state le dichiarazioni dei consiglieri di minoranza Michele Dimai e Luigi Alverà - ribatte il sindaco Franceschi - con una critica a priori, si è sostenuto che il nuovo progetto non potrà essere compreso nemmeno aspettando mesi. È evidente che questa giustificazione non regge, in quanto il primo e il secondo stralcio, riguardanti il passante di Zuel e il tratto da La Riva al Lungoboite, riprendono idee e progetti di cui si parla da decenni e che un consigliere comunale non può non conoscere. La vera innovazione riguarda invece il terzo stralcio in galleria da Lungoboite a Maion. L'incontro con i tecnici è servito proprio per spiegarne la fattibilità tecnica e dissipare eventuali dubbi di carattere ingegneristico». In attesa di confrontarsi in consiglio comunale, le contrapposizioni fra maggioranza e minoranza sono divampate in maniera piuttosto decisa. «Voler fare polemica a tutti i costi - conclude il sindaco - è quindi solo l'ennesima dimostrazione di non avere a cuore la soluzione del problema. Pur sapendo bene che l'unanimità non esiste mai, sono comunque molto rincuorato dall'appoggio della gente. L'obiettivo era proprio risolvere i problemi della viabilità, risparmiando e unendo la cittadinanza e il territorio. Credo che a questo punto ci siano tutte le condizioni per procedere su questa strada con decisione».

 

 

Corriere delle Alpi  14.08.2010

LA VIABILITA’ DI CORTINA

A27, l’alternativa di Toscani

«La vecchia 51 e le nuove varianti diventino una superstrada»

CADORE. Matteo Toscani, vice presidente del consiglio regionale, rilancia due proposte per diminuire l’impatto negativo che il traffico ha in Cadore.

«Se restiamo ancorati come è stato finora su posizioni soltanto politiche», spiega Toscani, «continueremo a parlare tra di noi senza ottenere nulla, tanto più in un momento di crisi e di scarsità di risorse. Serve adesso più che mai, come ha fatto il sindaco di Cortina Andrea Franceschi, il coraggio di proposte innovative senza i pregiudizi o la superficialità con cui ad esempio, oltre 10 anni fa, fu bocciata la bretella Macchietto-Venas da me proposta e oggi da più parti invocata, e probabilmente non più realizzabile per gli alti costi previsti».

Toscani rilancia così la scelta di Cortina, mettendo sul tavolo due proposte da cui può prendere il via in Cadore il dibattito sull’impatto della A27 e sulla necessità delle varianti di allacciamento alla viabilità attuale.

«Sarà la politica con l’ausilio di tecnici a valutarne la fattibilità», spiega Toscani, «sapendo quanto la Valle del Piave sia stretta e geologicamente delicata. Proprio considerando questo, rischiamo di trovarci entro quattro anni a sopportare l’impatto di sei corsie di autostrada, due di Alemagna, della ferrovia e delle varianti esistenti. Ovvero: verso il Cadore sarebbe riversata una colata di cemento che rischierebbe di penalizzare un’area già ambientalmente fragile».

Da qui la prima proposta di Toscani: «Se l’Anas cedesse le varianti già realizzate alla Società Autostrade, quest’ultima si troverebbe metà dell’opera realizzata, cioè le corsie di uno dei due sensi di marcia, assorbendo l’esistente nel nuovo percorso. Con la liquidità ricavata ci sarebbero risorse sufficienti per investire su ulteriori varianti alla viabilità esistente da Perarolo verso Cortina e verso Auronzo, per rendere più leggero l’impatto del traffico».

Ma Toscani fa anche un’altra proposta: utilizzare la vecchia Statale 51 a due corsie per scendere dal Cadore a Belluno, e sfruttare le nuove varianti per salire verso nord, realizzando a completamento solo quella di Longarone. Il tracciato della A27 diverrebbe quindi una superstrada senza necessità di ulteriori opere per assorbirne il traffico.

«Vedo finalmente», prosegue Toscani, «che a Venezia si procede speditamente sull’elaborazione di modifiche alla viabilità verso il Cadore, e questo è significativo. Ritengo che oggi ci siano margini di intervento anche da parte del nostro territorio e che da questo non si possa prescindere, nella consapevolezza però che la moderna A27 si innesterebbe sul vecchio tracciato. Per questo il territorio cadorino deve oggi esigere che in parallelo allo studio sull’autostrada si proceda a sistemare la rete viaria verso Auronzo e Cortina fino al confine regionale».

La proposta elaborata da Franceschi è ottima», sottolinea Toscani, «e coniuga l’esigenza di un progetto “a misura di Cortina” con l’esiguità delle finanze a disposizione in un periodo di crisi. Usiamo allora la stessa filosofia per decidere assieme ma con celerità una proposta che scenda dal Cadore a Venezia e che sia logica e coerente con la specificità del territorio su cui la A27 andrà ad innestarsi». (a.s.)

 

 

Anche la Comunità montana prende posizione a favore

CORTINA. Fioccano le attestazioni di sostegno al progetto Franceschi. Ora interviene il presidente della Comunità montana Valle del Boite, Vittore De Sandre. «Noi appoggiamo il sindaco di Cortina», dice, «e siamo favorevoli ad appoggiarlo quando si aprirà il dialogo sulla viabilità dell’intero territorio. Le intenzioni di Franceschi sono infatti quelle di cercare di investire parte dei 330 milioni di euro che si andrà a risparmiare per intervenire sui paesi del Cadore. Credo che sia un’ottima operazione. Le risorse purtroppo scarseggiano e se l’Anas voleva investire oltre 400 milioni di euro sul vecchio progetto ora credo sarà contenta di investirne meno a Cortina e di usare il resto per tutta la Val Boite. Cortina nel 2017 noi ci auguriamo ottenga i mondiali di sci alpino e per quella data, se procederà tutto secondo quanto detto dal primo cittadino ampezzano, la viabilità della conca sarà diversa, scorrevole e toglierà il traffico dal centro. Sarà importante per quell’evento sistemare anche il traffico che attanaglia i paesi del Cadore». (a.s.)

 

 

Il Gazzettino-Bl  14.08.2010

Lettere

AUTOSTRADA

Il prolungamento è solo speculazione

Gentile direttore, a riguardo del prolungamento del A27 verso nord, ritengo quest’opera un danno per le Dolomiti e le popolazioni, costretti ancora una volta a subire gli scempi di una classe politica incapace di difendere il territorio, dandolo in pasto ad operazioni speculative.

E’ passato un anno dalla nomina da parte dell’Unesco delle Dolomiti “patrimonio dell’umanità” quando ad Auronzo i vertici della politica si riempivano la bocca di belle parole per preservare questo bene unico al mondo, è forse questo il modo migliore per tutelarlo? Non mi pare proprio anzi è pura follia. Personalmente credo che la montagna abbia bisogno di servizi in loco per sopravvivere e non di un’autostrada che, comunque, non risolverebbe i problemi limitandosi a correre in parallelo alla strada esistente alla quale manca una sola variante: quella di Longarone. Non vedo perché buttare al vento 25 anni di lavori. Non è meglio valutare il potenziamento della ferrovia? Dando dei servizi decenti sul territorio in modo che, il turista che vuole trascorrere una vacanza sulle Dolomiti, possa viverla nel modo migliore dimenticando lo stress del traffico delle città. Infine invito le popolazioni interessate e non a riflettere sulle conseguenze, dobbiamo reagire all’indifferenza delle istituzioni locali. Adriano Marengon  Movimento  5 Stelle Cadore-Belluno

 

 

Traffico

Toscani: A27 non necessaria se si sfruttano "51" e varianti

In tema di viabilità e traffico, il vice presidente del consiglio regionale, già sindaco di Valle, Matteo Toscani, fa due proposte. «La valle del Piave è stretta e geologicamente delicata - afferma Toscani - e rischiamo di trovarci entro quattro anni a sopportare l'impatto di sei corsie di autostrada, due di Alemagna, della ferrovia e delle varianti esistenti. Verso il Cadore sarebbe così riversata una colata di cemento, che rischierebbe di penalizzare un'area già di per sé fragile».

Ecco quindi la prima idea: «Se l'Anas cedesse le varianti già realizzate alla Società Autostrade, quest'ultima si troverebbe metà dell'opera realizzata, cioè le corsie di uno dei due sensi di marcia. Con la liquidità ricavata dalla cessione, ci sarebbero risorse sufficienti per investire su ulteriori varianti da Perarolo verso Cortina e verso Auronzo, per rendere più leggero il traffico sulle valli»

La seconda:«Si potrebbe utilizzare la vecchia SS51 a due corsie per scendere dal Cadore a Belluno e sfruttare le nuove varianti per salire verso nord, realizzando a completamento solo quella di Longarone. Il tracciato della A27 diverrebbe quindi una superstrada senza necessità di ulteriori opere per assorbirne il traffico. «Dobbiamo agire con logica e coerenza per salvaguardare il nostro territorio. Diversamente non lamentiamoci se le scelte vengono calate dall'alto».

Pronta la replica del "moVimento 5 stelle" Cadore-Belluno che s’ispira a Beppe Grillo: «L'opera piu importante, da fare subito, è la variante di Longarone, che rimane un vero e proprio tappo a causa del restringimento della carreggiata e del contestuale innesto con la val di Zoldo. La proposta della superstrada è sicuramente un passo avanti. Con l'autostrada infatti c'è il rischio di perdere il titolo Unesco da poco conseguito».

 

 

VIABILITA’  Presentata ai consiglieri la nuova ipotesi per Cortina

Scontro sulla tangenziale

Il sindaco: inutili attacchi. La minoranza: sempre più impantanati

La riunione dei consiglieri comunali sulla nuova ipotesi di tangenziale al paese è stata a porte chiuse, ma dalla sala sono comunque fuoriuscite dichiarazioni molto severe, nello scontro che si è riacceso, fra maggioranza e opposizione.

«Sul tavolo c'è un progetto innovativo, che sembra riscuotere un consenso trasversale all'interno e all'esterno del paese, e alcuni consiglieri non hanno trovato niente di meglio da fare che portare l'ennesimo inutile attacco» - lamenta il sindaco Andrea Franceschi.

«Quella che alcuni mesi fa era solo un'idea alternativa dei progettisti che ci seguono nella stesura del Pat - aggiunge - ha preso corpo e concretezza e per questo motivo, una volta verificata la fattibilità tecnica, l'ho presentata, affinché fosse valutata attentamente dai consiglieri comunali. Capisco che ad alcuni dia fastidio che si sia finalmente riusciti a trovare una soluzione equilibrata e capace di unire le diverse e legittime convinzioni della cittadinanza, però cercare la polemica a tutti i costi mi sembra assolutamente ridicolo e dannoso per il paese. Preoccupiamoci piuttosto di risolvere il problema una volta per tutte».

Assai decisa la replica dei consiglieri di minoranza di Cortina Dolomiti: «Si è assistito all'ennesima bufala, al tentativo estremo di chi non è riuscito, in tre anni, a realizzare nemmeno uno dei punti principali e qualificanti del suo programma (vedi il parco giochi). Ora sta cercando, su un tema delicato e importante come quello della viabilità, di unire la sua maggioranza, ormai divisa su tutto, prendendo in giro un intero consiglio comunale e i cittadini che esso rappresenta».

Nel merito del progetto, la critica è ancora più forte: «È pura follia presentare tre tavole disegnate, cercando di farle passare come un reale progetto per Cortina, la vera panacea per tutti i mali, già pronto da portare all'attenzione del consiglio comunale, il 19 agosto. In realtà ci sono dissidi interni alla maggioranza, poca chiarezza, mancanza di trasparenza e di qualsiasi strategia. Ci sono soltanto chiacchiere, che danno come risultato una perdita di altri cinque anni, sul progetto dell'Anas. Se non lo si voleva, bastava dirlo tre anni fa, dopo l'elezione in Comune, senza buttare via un sacco di soldi (qualcuno anche su questo risponderà) perdere tempo e prendere in giro tante persone. In primis quelle che sono andati a votare al sondaggio e l'intera cittadinanza, che non ha ancora capito quale futuro avrà la viabilità di Cortina: se continuare a vivere in una camera a gas o se realmente, senza bugie, vi sia una prospettiva futura. La maggioranza su questo deve ancora decidere ed esprimersi».

 

 

L’assessore

Majoni: «Non smonto la proposta di Franceschi»

CORTINA - L'assessore comunale ai lavori pubblici Etienne Majoni intende accantonare ogni polemica, sul tema della tangenziale: «Io non ho sposato il progetto Anas, non è un progetto fortemente voluto da me, come è stato detto e scritto. Ho solo cercato di migliorare, di rendere meno impattante possibile, l'unico progetto finora attivo. E ora non è certo mia intenzione smontare il progetto del sindaco. Semmai è mia premura offrire a tutti la possibilità di comprendere e di esprimersi».

Va però fatta una precisazione: nel caso dell'Anas, è un progetto già redatto, che rientra nella Legge Obiettivo nazionale, è al Cipe, fra i progetti finanziabili, di grande importanza. Ha inoltre superato tutti i pareri preventivi del Ministero per i beni e le attività culturali, del Comune, della Regione e dell'Autorità di bacino. Inoltre non è costato nulla al Comune, essendo stato eseguito direttamente dall'Anas. Lo studio del sindaco, invece, non è ancora un progetto, ma uno studio di fattibilità, che indica un ipotetico, nuovo tracciato, non conosciuto dai più, e avrà dei costi progettuali, che qualcuno dovrà accollarsi. «Ora ritengo opportuno, anche nei confronti della cittadinanza - conclude Majoni - che anche questa seconda ipotesi segua lo stesso iter del progetto Anas, affinché la popolazione possa esprimersi, avendo in mano elementi paritetici, quindi con serenità e serietà». (M.Dib.)

 

 

Il Fatto Quotidiano  14.08.2010

Dolomiti. Il sacco dei Monti Pallidi

L’Antersasc. Pochi lo conoscono: devi salire quassù per sentire il silenzio delle Dolomiti, perché ogni luogo ha un suo silenzio, diverso da tutti gli altri. Ti arrampichi su per la Val Badia, abbandoni l'auto a Juel e poi lentamente ti incammini. Sali e a ogni passo lasci un pezzo dei rumori che porti con te: prima il grido delle auto che arrancano in salita, poi le suonerie dei cellulari (“assenza di campo”), le voci delle persone, le campane dei paesi in lontananza attutite dai prati. Alla fine resta il calpestio dei tuoi passi che ti viene dietro come se ti inseguisse. Allora ti puoi fermare e chiudere gli occhi: non senti più nulla. Eccolo, il silenzio delle Dolomiti, umido come il bosco di larici e cirmoli che hai intorno, morbido di muschio. Freddo dell'aria che scende dalle vette. Per questo chi conosce le Dolomiti sale all'Antersasc: non per raggiungere una meta, ma per allontanarsi da qualcosa. Allora immaginatevi la sorpresa quando, mesi fa, avviandosi per il sentiero ci si è imbattuti in una strada. Non una piccola traccia, ma una sterrata larga oltre 3 metri che saliva per più di un chilometro e mezzo (ma diventeranno due e mezzo). Ai lati decine di larici secolari abbattuti e poi quella ruspa gialla su per il bosco e una scia di terra scoperchiata. Anche il silenzio era scomparso.

Il funerale di una montagna

No, questa non è la storia di uno scempio edilizio da milioni di metri cubi che stravolge una regione, come quelli della pianura veneta o delle coste liguri. Una strada lunga due chilometri e mezzo può sembrare, forse è, una piccola cosa. Ma di sicuro è anche un segno, perché siamo nel cuore del parco Puez-Odle, uno dei più intatti e selvaggi delle Alpi. Ai piedi delle Odle, quei massi alti centinaia di metri che sembrano caduti dal cielo per piantarsi dritti nei prati.

Una ferita per le Dolomiti, una delle tante, però. Così da queste parti qualcuno ripete sempre più spesso un nome: Dresda. Ma che cosa c'entra la Germania con i Monti Pallidi al confine fra Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli? “Dresda era stata inserita nell'elenco dei beni patrimonio dell'Umanità, poi si è deciso di costruire un ponte sull'Elba per collegare le due parti della città. E l'Unesco ha ritirato il riconoscimento”, racconta Michil Costa, albergatore di Corvara. Aggiunge: “Se continuiamo così anche le Dolomiti perderanno il titolo che hanno conquistato appena nel 2009”.

Da mesi Michil non pensa ad altro, a quella strada che sale tra larici e prati al “suo” Antersasc. Appena può, con Giovanna Pedrollo, si arrampica su per la montagna per fotografare il cantiere. Costa non è tipo da arrendersi, ha un carattere pirotecnico, così le sta tentando tutte perché quella strada sia fermata e diventi un caso. In Alto Adige, ma non solo. “Abbiamo lanciato delle iniziative, magari provocatorie, ma non vogliamo mancare di rispetto a nessuno”, racconta Michil. Si riferisce a quei necrologi comparsi sui giornali altoatesini: “Resterai sempre nei nostri cuori per tutto quello che ci hai dato e che hai fatto per noi, Munt de l'Antersasc”. Poi la cerimonia funebre: decine di persone in corteo al passo delle Erbe, turisti e la gente della Val Badia e della Val di Funes. “Un'iniziativa di dubbio gusto”, l'ha bollata qualcuno. Chissà, una cosa però è certa: da giorni in Alto Adige non si parla d'altro.

Una strada, ma per chi?

Vero, non è tutto bianco o nero, qui non si tratta di una colata di cemento per riempire le tasche dei soliti noti: “Abbiamo approvato il progetto perché il percorso consentirà di raggiungere una malga altrimenti abbandonata. Le nostre montagne sono così belle perché sono abitate. Oggi non possiamo più pretendere che i contadini portino a spalla il sale per gli animali o la legna per riparare la malga”, racconta Luis Durnwalder, presidente della Provincia di Bolzano. Ma più d'uno solleva dei dubbi: “Si spendono centinaia di migliaia di euro pubblici per costruire una strada che ha un impatto devastante sul paesaggio”, attacca Andreas Riedl, direttore della federazione Protezionisti sud-tirolesi. Aggiunge: “Non solo la Provincia ha dato il via libera al taglio di decine di larici secolari, ma lo ha anche finanziato (il primo tratto del percorso, circa un chilometro e mezzo, è costato 116mila euro, il secondo deve ancora essere realizzato)”. Durnwalder replica: “L'abbiamo pagata noi perché è una strada forestale”. Ma soprattutto c'è di mezzo un parere negativo degli stessi uffici provinciali: “La commissione Tutela del Paesaggio aveva dato parere negativo. Nonostante la bocciatura, il presidente Durnwalder ha deciso di andare avanti lo stesso”, ricorda Michil Costa. E domanda: “Ma voi credete davvero che quella strada dove passano anche i camion servirà soltanto per una malga? Vedrete, poi magari nascerà un ristorante, e alla fine ci passeranno decine di auto”. La Provincia invece giura: “La strada servirà soltanto per i trattori. Quella resterà una malga”.

Marmolada, il gigante ferito

Chissà quante persone ogni anno salivano all'Antersasc. Poche. Ma quella strada non riguarda soltanto loro. Ora tutti – i turisti, ma soprattutto la gente di qui – si chiedono dove stiano andando le Dolomiti. E allora la storia non riguarda soltanto le Odle, ma anche il gigante dei Monti Pallidi. La Marmolada, che riconosci subito per quella vetta che arriva alle nuvole. Un gigante, però, ferito, con quel ghiacciaio che ogni anno si ritrae. Chissà se sia per il “global warming” oppure per quei pali della funivia piantati nel ghiaccio. Adesso ai suoi piedi hanno addirittura deciso di costruirci un residence. Lo chiamano così, ma è molto di più: un palazzo da 100 appartamenti con intorno 54 chalet, il centro benessere, quello per congressi, piscine coperte, saloni, negozi, palestre. Secondo i primi calcoli, il complesso dovrebbe contare quasi 90.000 metri cubi di nuove costruzioni (e pensare che la Regione gli ha già dato, nel 2007, una bella sforbiciata). Ai tre abitanti di Malga Ciapela si aggiungeranno novecento persone.

Ma ormai qui i progetti fioriscono più delle stelle alpine: si parlava di realizzare una pista, con tanto di tunnel scavato nella roccia, per collegare la Marmolada e il San Pellegrino anche se i comuni di Falcade (Belluno) e Soraga (Trento) l'hanno bocciata. A promuoverla, come il resort della Marmolada, la famiglia Vascellari, signori degli impianti di risalita veneti alla guida degli industriali bellunesi. E c’è il progetto di un impianto che dovrebbe collegare Cortina con San Vigilio di Marebbe (ai margini della zona vincolata) e il Sella Ronda, il giro del Sella che ogni anno attira mezzo milione di sciatori: “Cortina è isolata, bisogna collegarla alla Val Badia, sarebbe per tutti un’occasione unica. Si potrebbero fare sessanta chilometri con gli sci ai piedi”, già sogna Mario Vascellari che fa parte anche del Consorzio ampezzano che gestisce gli impianti a fune. Peccato che di mezzo ci siano gli alpeggi vergini del Col di Lana.

A Sappada (Belluno) invece dovrebbe essere realizzato un nuovo albergo da 180 stanze. In Alta Badia gira da tempo l’idea di un rifugio fu-turistico firmato dal designer Ross Lovegrove. Sembra una navicella spaziale in mezzo ai prati. “Per non parlare delle nuove piste alla porte delle Dolomiti, nella zona di Folgaria, che spazzeranno via tanti pascoli e la memoria della Prima guerra mondiale”, racconta Luigi Casanova di Mountain Wilderness. “Chissà che cosa dirà l'Unesco”, dicono gli ambientalisti. Bisogna agitare lo spauracchio di una bocciatura internazionale, perché da soli le nostre montagne non riusciamo a difenderle.

 

 

Corriere delle Alpi  13.08.2010

Furlanis e il concetto di “patrimonio Unesco”

Pieve. Interessante serata al Cos.Mo. in compagna del geologo

PIEVE DI CADORE. «Diventando le Dolomiti patrimonio dell’umanità», ha affermato il geologo Sandro Furlanis parlando al Cos-Mo di Pieve, «anche voi che le abitate siete direttamente parte in causa nella loro salvaguardia; potrebbe succedere come accadde all’epoca dei talebani: questi sparavano sui Budda in Afganistan, tanto che intervennero le Nazioni Unite per fare finire lo scempio. Ovvero, se la gestione delle Dolomiti dovesse presentare dei problemi per la loro salvaguardia, nulla vieterebbe che l’Unesco decida di chiamare un aiuto esterno per il loro salvataggio». Il paradosso illustrato da Furlanis è servito per concretizzare il concetto di “patrimonio” che gli ascoltatori non riuscivano bene ad afferrare. «E’ chiaro», ha aggiunto il geologo, «che le Dolomiti appartengono ai Comuni, alle Province e alle Regioni, com’era prima della convenzione di Siviglia; ma tutti voi che le abitate avete una responsabilità morale nei loro confronti». L’incontro, il secondo della serie (un terzo si terrà la prossima settimana), organizzato dagli albergatori del Centro Cadore, in effetti ha raggiunto lo scopo per il quale è stato concepito: far conoscere anche ai turisti in vacanza sulle Dolomiti la portata e i problemi nati con la convenzione Unesco. (v.d.)

 

 

VIABILITA' CORTINA

«La questione andava gestita diversamente»

L’opposizione parla di tentativo di «ricucire rapporti ormai logori»

CORTINA. Dubbiosi i consiglieri di minoranza sul tema della nuova viabilità. Michele Dimai, capogruppo di “Cortina oltre il 2000”, non entra nel merito del progetto, ma critica le modalità con le quali il sindaco ha gestito la faccenda. «Convocare una riunione di approfondimento senza preavviso il 13 di agosto alle 10 del mattino», dice Dimai, «significa volere che nessuno vi partecipi. Farlo su un tema fondamentale e fermo da mesi, anzi da anni, come quello della viabilità significa affossare il problema definitivamente. Più che cercare una soluzione condivisa sembra una chiamata alle armi per i componenti della maggioranza ed il tentativo estremo di tenere assieme persone che assieme non lo sono più da tempo, se non per ambizioni personali». Pongono alcune domande dalle fila della minoranza. «Come mai questo “nuovo” progetto è uscito solo ora se era da diversi mesi sul tavolo e se comunque sarebbe stato inserito nel Pat alla faccia del progetto Anas? Come mai la lettera è scritta in prima persona? Se tale progetto, presentato come emendamento nel prossimo consiglio, accantonerà tutte le alternative passate, accantonerà anche chi, ossia l’assessore Majoni, ci ha messo la faccia e ha speso tempo e soldi pubblici?». L’Amministrazione, dal canto suo, precisa che l’incontro di oggi sarà a porte chiuse, riservato ai soli consiglieri comunali. A settembre, subito dopo il termine della stagione turistica, ne verrà organizzato un altro aperto alla cittadinanza.

«Si tratta quindi di un progetto nuovo e realizzabile», ribadisce Franceschi, «più a misura del nostro paese e che può rappresentare la giusta sintesi per evitare che Cortina rimanga vittima dei prevedibili aumenti futuri dei flussi di traffico. A maggior ragione se pensiamo che è appena stata avviata la procedura Vas per il prolungamento dell’autostrada A27 fino a oltre Macchietto e più precisamente fino a Pian dell’Abate. Quello che chiedo ai consiglieri è di analizzare il nuovo progetto attentamente, facendo tutti uno sforzo nella giusta direzione: i favorevoli al precedente progetto accettando un’alternativa che non modifica la filosofia di fondo e che, risparmiando, risolve comunque tutti i problemi; i contrari, invece, facendo un passo avanti e non trincerandosi dietro posizioni di principio poco lungimiranti». (a.s.)

 

 

E Majoni sta zitto

L’assessore ai Lavori Pubblici il grande “bocciato” dalla scelta

CORTINA. Il vecchio progetto della tangenziale era fortemente caldeggiato dall’assessore ai Lavori Pubblici, Etienne Majoni, che ora si chiude nel silenzio. «In questo momento», dichiara, «non mi sento di rilasciare alcuna dichiarazione. Probabilmente parlerò in consiglio, la sede più opportuna». Col nuovo studio di fattibilità proposto da Franceschi non si parla più di tunnel chilometrici, ma di “operazioni chirurgiche” più che di interventi edilizi tradizionali, dato che verrà rispettato il tessuto urbano. Alcuni dettagli dovranno poi essere definiti nelle fasi di progettazione successive, come ad esempio lo svincolo di Zuel che dovrà essere spostato più a nord a seguito della nascita di una recente volumetria alberghiera. «Il bilancio ambientale delle realizzazioni», spiega Franceschi, «è nettamente positivo: le nuove infrastrutture sono sostanzialmente sotterranee o in trincea, mentre l’eliminazione della congestione viaria produce sensibili minori percorrenze ed emissioni veicolari, a fronte di riutilizzo di sedimi esistenti e di limitato consumo di territorio». (a.s.)

 

 

E dal sindaco di Pieve arriva subito l’appoggio

CORTINA. Con il nuovo progetto si risparmiano circa 330 milioni di euro. La somma necessaria a realizzare i tre stralci è di 116 milioni. Il primo, che vede la realizzazione della variante di Zuel, costa 16 milioni e si realizzerà in due anni; il secondo, che risolve i problemi da Cojana a Crignes, costa 50 milioni ed è realizzabile in 4 anni; il terzo prevede il collegamento verso Dobbiaco in galleria: quattro anni di lavoro per 50 milioni. Positive le reazioni dai sindaci del Cadore. La prima ad intervenire è Maria Antonia Ciotti, di Pieve. «Voler tenere unito il paese e allo stesso tempo risparmiare risolvendo i problemi della viabilità», dice, «sono due principi importantissimi che fanno onore a Franceschi. E’ tornato sui suoi passi con intelligenza e da parte mia gli faccio i complimenti». (a.s.)

 

 

«Una viabilità a misura di Cortina»

Il sindaco Franceschi illustra la filosofia alla base del nuovo progetto

Ci adeguiamo a quelle che sono le idee messe in cantiere per lo sviluppo della città con la creazione dei poli culturale e sportivo

Alessandra Segafredo

CORTINA. Una viabilità che si adegui ai progetti per il futuro ampezzano. E’ questo che propone il sindaco Andrea Franceschi bocciando il progetto Anas della famosa tangenziale, che per anni ha diviso il paese.

L’amministrazione comunale ha infatti previsto nel piano delle opere pubbliche la realizzazione di due grandi interventi di riqualificazione urbana: il polo culturale e il polo sportivo. Il polo culturale riqualifica l’ambito della ex stazione ferroviaria, mentre il polo sportivo riordina e riqualifica l’area dello stadio del ghiaccio. Entrambi questi interventi si ricollegano direttamente al bisogno di migliorare la viabilità di attraversamento e di servizio urbano, nonché dei parcheggi. «Lo studio di fattibilità», spiega Franceschi, «propone uno schema della mobilità di Cortina adeguato alle richieste della mobilità privata e del parcheggio; che ricostruisce la mobilità pedonale del tessuto urbano; che elimina le strozzature viarie, che attualmente condizionano in maniera negativa la vivibilità del paese ed è in grado di dare una risposta sia alle esigenze dei residenti sia a quelle del turismo, estivo ed invernale». Le criticità attuali della viabilità ampezzana sono essenzialmente riconducibili alla congestione viaria ed alla mancata valorizzazione di alcune funzioni del tessuto urbano. «Cortina», come spiegano i tecnici della Proteco, che hanno realizzato il progetto, «presenta una forma della città condizionata dagli assi di attraversamento, dato che le strade radiali convergono in un anello viabilistico interno al centro urbano. L’anello fluidifica infatti il traffico, ma è controproducente nei momenti di punta: allunga e mescola i percorsi, sommandoli in strade che li smaltiscono spesso con difficoltà, aumentando costantemente le emissioni veicolari». La nuova visione della città e l’offerta turistica di qualità richiedono invece di migliorare la vivibilità e la qualità dell’aria, riservando le zone centrali alla sola mobilità pedonale e realizzando parcheggi in punti facilmente raggiungibili a piedi, peraltro collegati al centro e agli impianti di risalita da percorsi dedicati. La proposta, che sarà presentata ai consiglieri oggi alle 10 in sala cultura, ipotizza la realizzazione di circonvallazioni scorrevoli a ovest e a est, sostanzialmente in trincea o in galleria, molto prossime o coincidenti con le destinazioni dell’utenza. La circonvallazione ovest, di 3 km da Riva a Majon lungo la sponda sinistra del Boite, riutilizza la viabilità esistente collegata con nuovi tratti in trincea coperta. La circonvallazione est, di 1 km lungo il torrente Bigontina, permette di raggiungere la ex stazione e passo Tre Croci, evitando le interferenze con il tessuto cittadino. Si prevedono poi parcheggi sotterranei di attestazione, che permettono di eliminare anche la congestione dei parcheggi in quota. Tutto questo permetterà di espandere la zona pedonale, realizzabile in futuro, una volta eliminata la cesura creata dalle trafficatissime vie barone Franchetti, Marconi, Grohmann, Cesare Battisti, Mercato, Olimpia. Il progetto prevede poi una compatibilità con il potenziale arroccamento della nuova funivia della Freccia del cielo/Tofana all’ex Polveriera, così come previsto dal Piano neve del Comune, e la valorizzazione del parcheggio esistente in destra Boite, molto accessibile da ogni provenienza, che viene collegato alla città attraverso il ponte esistente che sarà pedonalizzato.

 

 

Il Gazzettino-Bl  13.08.2010

PIEVE  Rispolverato ieri in giunta il progetto di variante per Tai e Valle

«Tangenziale, avanti»

Il sindaco: «Giusto ma impossibile un pedaggio sul ponte Cadore»

Venerdì 13 Agosto 2010, «Un pedaggio per i Tir in transito sul Ponte Cadore?». Il sindaco scuote la testa, sa che la proposta del collega di San Vito resta una provocazione, un’alternativa assai difficile, se non impossibile, da praticare. L’Alemagna che corre sul viadotto è una statale ed è molto improbabile che l’Anas possa prevederlo, figuriamoci i sindaci. Anni fa, quando scoppiò il caso del transito nello stretto e antico abitato di Valle, non successe nulla. Ormai non si scoraggia più nessuno con i divieti.

E allora ecco che Antonia Ciotti ieri pomeriggio in giunta ha rispolverato un progetto, firmato nel 1996 dall’architetto Trevisan, fatto proprio da Regione Veneto e Anas ai tempi in cui era sindaco Roberto Faccin, per la variante di Tai e di Valle. Se il traffico è inarrestabile, pare inevitabile darsi da fare su come governarlo, tanto più che il prolungamento dell’autostrada da Pian di Vedoia a Perarolo sembra fattibile, stando alla Regione e alle imprese che se ne faranno carico senza chiedere nulla se non la gestione dei pedaggi.

«Capisco Andrea Fiori - spiega la Ciotti - se potessi mettere la tassa sul ponte la metterei. Anzi, lo metterei anche prima di Cortina, dall’altra parte, al passo di Cimabanche. Ma non è possibile su una strada dello Stato. Pensi che la nostra fontana di Tai, appena restaurata, già si muove a causa delle vibrazioni dei camion di passaggio! Credo che dobbiamo puntare dritto alle circonvallazioni, a portare il traffico fuori dai nostri paese così violentati, specie in Valboite. Oggi (ieri, ndr) vediamo il progetto per Tai e Valle e lo rilanceremo alla grande».

Il 7 settembre a Pieve si terrà un vertice sulla viabilità, ma intanto il sindaco intende sfruttare la novità arrivata dal sindaco di Cortina per risolvere i problemi in modo unitario, se possibile. «Apprezzo l’intelligenza politica del giovane Franceschi, che ha deciso di affidarsi a una tangenziale molto meno impattante e costosa cercando il massimo consenso. Credo che con quei 300 milioni e più di euro risparmiabili rispetto al progetto Anas si possa finanziare anche la variante di Tai e di Valle»

 

 

Corriere delle Alpi  12.08.2010

Cortina. La diversità delle opinioni e uno scenario nazionale difficile alla base della decisione di Franceschi

Dietro front sulla tangenziale Anas

Il sindaco propone un nuovo progetto, «più economico e condivisibile»

CORTINA. Clamorosa svolta in tema viabilità. Il sindaco Franceschi ha comunicato l’intenzione di non appoggiare più il progetto della tangenziale, fortemente voluto dall’assessore ai lavori pubblici Etienne Majoni, e di proporne uno nuovo, a misura di Cortina, più economico e condivisibile da tutti. Due gli obiettivi che questa mossa politica importante e delicata si prefigge: quello di unire il paese su un tema così determinante come la viabilità e quello di riuscire a risparmiare 300 milioni di euro.

Il tutto proponendo un progetto altrettanto valido. Il nuovo studio di fattibilità verrà presentato domani alle 10 in sala cultura. «Le diverse opinioni sulla tangenziale Anas», spiega Franceschi, «sono emerse in maniera chiara anche all’interno del consiglio, col gruppo di maggioranza diviso, un emendamento progettuale della minoranza nato in quattro e quattr’otto in una pausa di 10 minuti, cambi repentini di opinione con consiglieri che prima chiedevano il rinvio e che poi avevano fretta di votare e viceversa. In buona sostanza, non è stata trovata una linea comune che fosse la sintesi delle diverse e legittime convinzioni. Per quanto mi riguarda, pur avendo sempre avuto il massimo rispetto per le opinioni di tutti, ero a favore del progetto del 2009 in quanto lo consideravo risolutivo dei molti problemi di viabilità del paese e perché rappresentava l’idea più concretamente realizzabile visto che l’iter era già stato avviato. Tuttavia, anche se stando alle dichiarazioni rilasciate dai vari consiglieri comunali la linea portata avanti dovrebbe ottenere una maggioranza, seppur risicata, personalmente», sottolinea il sindaco, «sono disposto a fare un passo indietro per farne due in avanti e unire il paese; ciò anche in considerazione del mutato scenario nazionale che impone a tutti tagli, risparmi e sacrifici e che rende impellenti ulteriori valutazioni etiche su come investire i soldi pubblici. Partendo dal presupposto che amministrare non significa nascondere la testa sotto la sabbia come gli struzzi, ma affrontare e risolvere i problemi, in assoluta autonomia e con il supporto tecnico dei professionisti che ci seguono nella stesura del Pat, ho chiesto che venisse approfondita la fattibilità tecnica di una soluzione alternativa capace di coniugare i diversi punti di vista». Il nuovo progetto riesce a risolvere tutti i problemi: attraversamento dei mezzi pesanti, accessibilità ai poli di attrazione principale, decongestionamento del traffico nell’anello del centro, deflusso dalle piste da sci. E’ poi realizzabile in tempi contenuti e quindi potrà essere inaugurato in tempo per i mondiali di sci del 2017; spazza via tutte le perplessità di tipo idrogeologico del progetto Anas e supera gran parte dei relativi problemi di cantierizzazione».

 

 

Il Gazzettino-Bl  12.08.2010

LA PROPOSTA

«Fermiamo i Tir col pedaggio sul ponte Cadore»

SAN VITO  Tangenziali per i paesi e un pedaggio per i tir. È la ricetta anti-coda del sindaco per l’incontro di Pieve

«Ticket per i camion sul ponte Cadore»

Lorena Ulpiani

San Vito di Cadore è bloccato dal traffico. I numerosi passaggi pedonali, in piena stagione, provocano lunghi incolonnamenti soprattutto per chi scende da Cortina. Scartata l’ipotesi di sovrappassi, il sindaco Fiori attende un incontro con i colleghi cadorini per lanciare due ipotesi: o rilanciare con convinzione le tangenziali in ogni paese oppure introdurre un ticket per i mezzi pesanti che salgono dall’autostrada o scendono verso Belluno transitando sul ponte Cadore. Potrebbe essere un deterrente, dirottandoli o per l’autostrada della Carnia o per quella del Brennero.

«Propongo di tassare il traffico pesante sul ponte Cadore, seguendo l’esempio dell’Austria. E di puntare alle tangenziali dei paesi per scaricare il traffico dai centri abitati. Senza questo, parlare di tangenziale di Cortina e di prolungamento della A27 fino a Macchietto è un suicidio». Determinato a non mollare il sindaco di San Vito, Andrea Fiori, che vede ancora una volta la stagione estiva accompagnata dal solito "tappo": le chilometriche code per e da Cortina. Il serpentone di auto, moto e camion si "scontra" con il flusso continuo dei turisti da un lato all’altro del centro, tagliato in due dall’Alemagna. Continui attraversamenti pedonali per dare sicurezza, ma anche inquinamento e stress. In passato si era ipotizzato un sovrappasso, ma quell’idea è stata accantonata: «Sarebbe un qualcosa in più, ma non risolverebbe la situazione». Così San Vito porterà la propria ricetta, di limitazione del traffico pesante con un pedaggio che scoraggi i camion, sull’esempio del ponte Europa ad Innsbruck, e di opere prioritarie all’incontro sulla viabilità fissato per il 7 settembre a Pieve di Cadore: tavolo convocato dal sindaco Maria Antonia Ciotti, insieme al collega ampezzano Andrea Franceschi.

«Troppi camion - sottolinea Fiori - passano qui per evitare il Brennero e l’autostrada. Mettere un pedaggio anche da noi aiuterebbe e non servirebbero anni». Poi le tangenziali dei paesi. «So già di avere l’accordo di tutti i sindaci» assicura. Il nodo dolente però è l’Anas. «Ci ha sempre detto no su tutto - aggiunge amareggiato - eppure per risolvere il problema del Cadore basterebbe molto meno di quanto dato per la Salerno-Reggio Calabria senza che venisse realizzato nulla. Ho avuto un primo incontro lo scorso anno con Bortolo Mainardi per trovare una soluzione, ma la risposta è stata gelida: non ci sono soldi e quindi niente. A Pieve avremo un’altra occasione e spero che l’Anas arrivi con maggiore apertura». Nell’ipotesi di Fiori la tangenziale di San Vito seguirebbe un tracciato naturale, con la necessità di un unico tunnel. «Dovrà passare a valle del paese - precisa infatti il sindaco - andando dal Pio Decimo, attraverso i prati, sino all’altezza della nuova cooperativa. Ancora meglio sarebbe andare sino alla cava, ma ci sarebbero troppi problemi per il passaggio sul lago e le case». Dopo le code del Ferragosto e degli esodi del ritorno, la parola tornerà all’Anas.

 

 

VIABILITÀ  Alla vigilia del dibattito in Consiglio il sindaco rilancia a sorpresa

Tangenziale: nuovo progetto

Franceschi: «Risolve i problemi, costa meno ed è realizzabile per il 2017»

Marco Dibona

Per la tangenziale di Cortina c'è un altro progetto. L'ennesimo studio è stato elaborato dai professionisti che si stanno occupando del Pat, il Piano di assetto del territorio. Sono stati incaricati dal sindaco Andrea Franceschi, che ieri ha reso pubblico il nuovo progetto, allegato ad una lettera, inviata ai consiglieri comunali. Tutto ciò in un momento assai delicato, dell'amministrazione ampezzana, sul tema. È dal 22 aprile, infatti, che si attende di sapere la posizione del Comune: in consiglio si dibatté l'argomento, richiesto dai cinque consiglieri di minoranza e da uno di maggioranza, e si seppe della netta spaccatura, nel gruppo che governa Cortina. Sei a favore, sei contrari, al progetto dell'Anas, elaborato gli anni passati.

Ecco ora l'ennesimo studio di fattibilità che, per il sindaco, presenta importanti novità, in tre stralci, per un importo di soli 116 milioni di euro, da attuare in quattro anni, se gli stralci saranno contemporanei: «Riesce a risolvere tutti i problemi: attraversamento dei mezzi pesanti, accessibilità ai poli di attrazione principale, decongestionamento del traffico del centro, deflusso dalle piste da sci - scrive Franceschi - è realizzabile in tempi contenuti e quindi in tempo per i Mondiali di sci alpino del 2017, qualora venissimo scelti. Spazza via tutte le perplessità idrogeologiche del progetto Anas e supera gran parte dei problemi che lo accompagnavano, per i cantieri. È più facilmente finanziabile, in quanto costa solo un quarto, rispetto al precedente, liberando in questo modo risorse importanti, che potranno essere in parte investite sulla viabilità dell'intera Valle del Boite, i cui sindaci sono già stati da me interpellati. Se l'Anas era realmente disposta ad investire 450 milioni di euro per la sola viabilità di Cortina, non potrà che essere a favore di questo tipo di intervento, che presenta anche importanti risparmi».

Il sindaco chiede infine di analizzare attentamente il nuovo progetto, con la prospettiva di un voto, nel prossimo consiglio comunale.

«Per quanto mi riguarda, ero a favore del progetto presentato nel 2009, lo consideravo risolutivo dei molti problemi di viabilità del paese, perché era l'idea più concretamente realizzabile. Tuttavia sono disposto a fare un passo indietro, per farne due in avanti e unire il paese, su un tema delicato come la viabilità».

 

 

Corriere delle Alpi  10.08.2010

Strutture

Un secco no all’autostrada

DOPO tutte le varie prese di posizione di queste settimane, sarebbe opportuno ricordare a tutti i sostenitori dell’autostrada che l’unica risorsa ancora disponibile nel nostro territorio è il turismo e che per fare turismo bisogna preservare al massimo l’ambiente.

Bisogna ricordare che il connubio autostrada-turismo non esiste da nessuna parte in Europa, anzi è proprio il contrario. Camperisti dal 1990 abbiamo girato quasi tutta l’Europa soprattutto nei piccoli centri dove i turisti sono numerosi anche se i collegamenti non sono certo di tipo autostradale; in particolare ricordiamo che le più belle stazioni invernali svizzere sono raggiungibili solo in treno e tutte le altre, solo con strade normali, lo stesso vale per l’Austria, per la Slovenia e per la Croazia.

L’esempio italiano è la Sardegna dove non ci sono autostrade e le strade sono sicuramente peggiori di quelle bellunesi però i turisti non mancano, attirati dal mare meraviglioso; mi chiedo come mai noi non riusciamo a fare lo stesso pur avendo le più belle montagne del mondo.Mi sembra inoltre che la Valle d’Isarco (Vipiteno-Passo del Brennero) e la valle Tolmezzo-Tarvisio in Friuli, abbiano avuto un ricaduta negativa sul turismo dopo la costruzione delle autostrade.

Far arrivare l’autostrada nei garage degli alberghi non servirà certo a compensare la scarsa cultura turistica presente nel nostro territorio. Invitiamo tutti comunque a fare una breve vacanza nella vicina Austria, in particolare nella valle dello Zillertal, dove dovrebbe sbucare la tanto desiderata autostrada Venezia-Monaco, una valle servita da un trenino (www.zillertalbahn.at) a scartamento ridotto (cm 76), che effettua servizio viaggiatori con orario cadenzato e trasporto merci; la linea in alcuni punti è in fase di raddoppio per aumentare il numero di treni circolanti. Basterà poco per rendersi conto di come si deve fare turismo e per capire che in quella valle l’autostrada non passerà mai. Qualcuno ha osservato che costruire più strade per alleviare il traffico è come allentare la cintura per curare l’obesità!  Elio e Maria Rosa Boni - Perarolo di Cadore

 

 

Il Gazzettino-Bl  08.08.2010

LONGARONE  Il Comune detta le condizioni per dire sì all’opera. Svincoli in zona industriale e a Codissago sotto ponte Campelli

«A27, per i residenti dovrà essere gratis»

Marco D’Incà

Il tempo stringe, l'amministrazione di Longarone accelera. E presenta rimostranze, suggerimenti e un piano di studio sul prolungamento dell'autostrada A27. Si è discusso a lungo, anche in consiglio comunale, del progetto che cambierebbe radicalmente la viabilità del territorio. C'è una scadenza temporale improrogabile: il 15 settembre. Entro quella data, i Comuni interessati dal prolungamento della A27 dovranno farsi trovare pronti con un progetto definito. Ma l'amministrazione longaronese, con i gruppi di maggioranza e opposizione compatti, sembra avere già le idee chiare: «Siamo favorevoli all'autostrada, ma per realizzarla non siamo disposti ad accettare qualsiasi tipo di tracciato. Il progetto deve tener conto dell'impatto ambientale e delle ricadute positive sulle nostre zone».

Il sindaco Roberto Padrin e gli altri consiglieri intendono muoversi: «Verrà costituito un gruppo di lavoro che avrà il compito di valutare le situazioni di criticità, ma anche ipotesi, osservazioni e prospettive, da presentare alla Regione e al ministero dell'Ambiente».

Una delle condizioni poste dal Comune longaronese riguarda «il pedaggio gratuito per i residenti». «Siamo consapevoli che, essendo un'opera privata, le scelte non spettano unicamente a noi - dice Padrin - ma difenderemo con forza le nostre ragioni e il nostro territorio». Nella sede municipale di palazzo Mazzolà, sono emerse anche indicazioni sul possibile tracciato, che si concluderà a Macchietto: «Vogliamo adottare la soluzione meno impattante. Di conseguenza, la gola del Vajont deve essere preservata. Un innesto potrebbe essere all'altezza di Codissago, con un passaggio a "S" sotto il ponte Campelli. Priorità anche all'analisi dello svincolo in zona industriale, importante nell'ottica del transito di mezzi pesanti, e alla salvaguardia della zona delle Fontane, di Fortogna e del Desedan». (M.D.I.)

 

 

Il Gazzettino-Bl  06.08.2010

PERALTRESTRADE

A27 verso Pieve, bocciati Zaia e Bottacin

Venerdì 6 Agosto 2010, «Un’autostrada che finisce alle porte di Pieve peggiorerebbe la situazione della mobilità in Cadore, aumentando le code e intasando la viabilità ordinaria lungo tutta la valle del Boite da una parte e Auronzo e il Comelico dall’altra, contestualmente all’apertura di questo tronco si renderebbe necessario un suo prolungamento, preferibilmente in direzione di Monaco». Questo l’attacco di Peraltrestrade al progetto di prolungamento della A27 in Cadore. Sotto accusa per l’associazione sono «Zaia, presidente della Regione Veneto, Muraro e Bottacin, rispettivamente presidenti delle Province di Treviso e di Belluno, nonché le confederazioni degli industriali veneti». «Cosa centrano la montagna dolomitica, i bisogni e le priorità della gente che vive nelle sue valli? Nulla - attaccano gli ambientalisti - a conferma di quello che sappiamo già, cioè che delle Terre Alte e dei suoi abitanti poco importa ai politici di Venezia, di Treviso e – spiace doverlo constatare - anche di Belluno».

Montagne, valli, genti, culture, sbandierate, quando fa comodo: in questo caso - conclude la nota - solo un fastidioso, irrilevante ostacolo fisico da superare. Ad ogni costo. Sembra di stare in un mondo rovesciato dove le risorse collettive non sono usate per aumentare il benessere dei cittadini ma dirottati per garantire rendite di posizione a imprenditori e politici incapaci di innovare. Ma non è detta l’ultima parola»

 

 

Corriere delle Alpi  05.08.2010

I contrari all’autostrada

Peraltrestrade contro il prolungamento: «Il progetto economicamente non sta in piedi»

Nuova A27, pedaggi salati

I conti del Comitato: 6 euro per le auto, 21 per i Tir

Prolungamento della A27, pedaggi salati

Il comitato Peraltrestrade ha fatto i conti: sei euro per le auto, 21 per i camion su 21 km

I mezzi pesanti e leggeri avrebbero l’obbligo di percorrere il tratto in autostrada e pagare la pesante tariffa

di Lina Pison

BELLUNO. «Il progetto preliminare sul prolungamento dell’A27, presentato 20 giorni fa a Longarone, non sta in piedi». La sonora bocciatura arriva dal comitato Peraltrestrade Dolomiti, da sempre contrario all’autostrada, e convinto che la Regione abbia fatto i conti senza l’oste. Una delle questioni sollevate sono i costi del pedaggio che supererebbero di 4 volte la tariffa applicata attualmente sul tracciato esistente.

Il costo della tratta che va da Pian di Vedoia a Pieve di Cadore è di un miliardo e 200 milioni di euro. L’opera sarà finanziata interamente da privati che punteranno sui pedaggi per rientrare degli investimenti. Il comitato ha preso in mano il piano economico del progetto preliminare ed ha calcolato che, per percorrere i 21 chilometri del nuovo tracciato, un automobilista dovrebbe pagare 6 euro e il conducente di un mezzo pesante circa 21 euro. «Chi vuole che venga», dichiara Giovanna Deppi del Pas, «con queste tariffe i turisti si guarderanno bene dall’arrivare in Cadore».

Costi 4 volte più alti. Attualmente il pedaggio autostradale per la tratta di 83 chilometri che va da Ponte nelle Alpi a Mogliano è di 6 euro e 70 e per i 24 chilometri fino a Vittorio Nord di 1 euro e 70. «Due anni fa», continua Deppi, «il Nucleo regionale di valutazione e di verifica degli investimenti aveva valutato il progetto A27». «Sotto il profilo tariffario», si legge nel documento, «il pedaggio chilometrico della proposta appare sensibilmente più elevato rispetto ad analoghe infrastrutture autostradali, mentre appare più confrontabile con quello applicato nei trafori del Monte Bianco, del Frejus, del Gran San Bernardo e del Ponte Europa e del Tunnel dei Tauri, in Austria».

I conti non tornano. «Se non sapessimo che in questo Paese tutto può succedere», continua Deppi, «potrebbe sembrare una bufala». Il Pas solleva il problema «dell’insostenibilità economico-finanziaria del progetto che risulta evidente incrociando pochi parametri». Il risultato sono flussi di traffico troppo bassi per supportare dei costi di costruzione così elevati. «Lo studio prevede un transito (sul solo tronco autostradale) di 25 mila veicoli al giorno dal 2015, che diventeranno 41 mila nel 2039. Sono flussi che non ci sono. Attualmente, se le nostre informazioni sono esatte, nelle domeniche di punta sul Ponte Cadore transitano 11/12 mila veicoli».

Alemagna off-limits. La proposta, contenuta nella bozza di convenzione inclusa nel progetto preliminare, prevede che la statale 51 resti a disposizione dei soli residenti, mentre tutti gli altri, mezzi pesanti e leggeri, verrebbero obbligati a percorrere il nuovo tratto autostradale e a pagarne il relativo pedaggio. «Una cosa allucinante», scrive il comitato. «Non si può costringere nessuno ad andare in autostrada», prosegue Deppi, «non credo che esista al mondo un obbligo di questo tipo. E poi non si capisce se la circolazione lungo l’Alemagna comprende tutti i bellunesi o solo quelli che risiedono nei comuni attraversati dall’autostrada».

Sindaci latitanti. «Noi», dichiara ancora Deppi, «lanciamo il sasso agli amministratori. Accettare significa massacrare questo territorio. Vogliono l’autostrada solo perchè la pianura ha bisogno di uno sbocco a Nord e non cercano nemmeno più di dirci che lo fanno per noi. L’impatto ambientale sarà spaventoso». I lavori dovrebbero partire nel primo semestre del 2012 e dovrebbero essere completati entro il 2016-2017. «Non sono realistici 4 anni di lavoro», continua, «sul piano Anas precedente parlavano di 10 anni. 6-7 anni ci vorranno. La 51 diventerà impraticabile per molti anni e in Cadore non ci verrà più nessuno».

Il problema resta. «Una autostrada che finisce alle porte di Pieve peggiorerebbe la situazione della mobilità in Cadore intasando la viabilità ordinaria lungo tutta la valle del Boite da una parte e Auronzo e il Comelico dall’altra». L’alternativa? «Ci vuole la circonvallazione di Longarone», conclude Giovanna Deppi, «il tappo è quasi tutto lì e poi un po’ alla volta fare delle varianti, ma non tagliare fuori i paesi con l’autostrada».

 

I camionisti: «21 euro? Sono troppi»

Agli industriali il progetto piace, ma «la tariffa non sarà accettata»

BELLUNO. Da sempre favorevoli al prolungamento dell’A27, gli autotrasportatori bellunesi intervengono sulla questione dei pedaggi.

Troppo onerosa la tariffa di 21 euro che potrebbe essere applicata ai mezzi pesanti per percorrere i 21 chilomentri da Pian di Vedoia fino a Macchietto, cioè il nuovo tratto che verrebbe costruito.

«Ma come?», si chiede Sandro Da Rold, presidente della Sezione industrie dei trasporti di Confindustria Belluno Dolomiti, «In Sicilia girano gratis e non vedo perchè dobbiamo pagare noi in un territorio con una specificità così pesante».

«La proposta dell’autostrada è interessante», continua, «e dal punto di vista delle infrastrutture è importantissimo che si faccia, ma la categoria non potrà pagare assolutamente queste cifre. La richiesta dei committenti è di spendere sempre meno e avere tariffe sempre più basse. Penso che la nostra categoria, se dovrà sostenere questi costi, si batterà per avere un ristorno successivo».

«E’ vero che i tempi di percorrenza si riducono», conlude Da Rold, «ma 21 euro sono troppi. Bisogna trovare, in fase di dichiarazione dei redditi, una formula per rientrare dalle cifre. Il mondo dell’autotrasporto locale non potrà mai accettare questa tariffa per una categoria che svolge anche una funzione sociale». (l.p.)

 

 

Dolomiti. Il sindaco Franceschi esclude «scenari imprevedibili». «Saremo noi i tutori delle montagne»

«Nessuna vendita, le curiamo noi»

«Il federalismo demaniale ripara ad un’anomalia figlia della storia»

Alessandra Segafreddo

CORTINA. Le Dolomiti in vendita: interviene il sindaco Franceschi, primo cittadino di Cortina. «Ritengo doveroso dire la mia sulla vicenda relativa alle Dolomiti in vendita», spiega Franceschi, «partendo dal presupposto che condivo pienamente le perplessità legate alle stime fatte dal Demanio, in quanto è assolutamente impossibile quantificare il valore delle montagne più belle del mondo».

«Detto questo, e ribadito comunque il fatto che le cifre sono soltanto nominali e che non sarà previsto alcun esborso da parte del Comune, ci tengo ad entrare nel merito della questione per sottolineare alcuni aspetti».

Secondo alcune indiscrezioni di stampa, le Dolomiti ampezzane varrebbero molto meno di un posto auto in pieno centro a Cortina. Cosa che ha fatto sobbalzare molti. Per “acquistare” il monte Cristallo, sembra che bastino 259 mila euro; ma per Tofane e Rocchette assieme già ne basterebbero 175 mila; e per Faloria e Sorapiss 22 mila euro sarebbero sufficienti. La Croda del Becco, il Col Rosà, il Lavinores e la Croda d’Antruiles, un quartetto nel Parco d’Ampezzo, valgono insieme 11.929 euro. Cifre che fanno riflettere e sorridere allo stesso tempo. I più infatti si augurano che vada in porto il federalismo demanilale e che le crode rientrino nei beni da cedere a titolo gratuito agli enti pubblici.

Il sindaco Franceschi sottolinea anche che la situazione di Cortina è un’assoluta anomalia derivante dal primo conflitto mondiale che vide la località ampezzana passare dall’Austria all’Italia.

«In parole povere», continua il sindaco, «le montagne passarono allo Stato Italiano come bottino di guerra e dopo quasi un secolo è più che giustificato che ritornino in capo ai legittimi proprietari. Perché infatti solo le nostre Dolomiti dovrebbero rimanere in capo al Demanio?».

Oltre a questo, Franceschi ricorda che la cura e la manutenzione dei territori in questione nel corso del tempo non è mai stata fatta dal Demanio stesso, bensì da gruppi locali quali le Guide Alpine o il Cai, che hanno operato anche con il supporto finanziario delle istituzioni, in primis proprio Comune e Regione, e grazie alla disponibilità dei volontari.

«Mi sento di tranquillizzare tutti coloro che paventano scenari imprevedibili», ammette il sindaco, «nel momento in cui l’iter della vicenda si sarà concluso. Posso garantire che nessuno più di noi, che viviamo a Cortina 365 all’anno e non solo una settimana a Natale ed una a Ferragosto, ha interesse a tutelare e a rispettare e il territorio. Anche se stiamo parlando di un Patrimonio dell’Umanità, ricordo che questa è prima di tutto casa nostra e il luogo dove vogliamo che crescano anche i nostri figli e i nostri nipoti. Siamo noi a rappresentare la massima garanzia possibile per il territorio, non qualche alto funzionario del Demanio. Anche per questo», conclude Franceschi, «sapendo di interpretare il sentimento di tutti i miei concittadini, ringrazio tutti coloro che stanno portando avanti la giusta battaglia del federalismo demaniale».

 

 

Il Gazzettino-Bl  05.08.2010

Franceschi e Dolomiti in vendita

«Queste montagne ci spettano»

Il sindaco di Cortina interviene sulla vicenda delle Dolomiti in vendita, per il federalismo demaniale varato dal Governo: «Condivido le perplessità sulle stime fatte dal Demanio - afferma Andrea Franceschi -: è impossibile quantificare il valore delle montagne più belle del mondo. Le cifre sono solo nominali e non sarà previsto alcun esborso da parte del Comune. La situazione di Cortina è un'anomalia, derivante dal primo conflitto mondiale, allorchè le montagne passarono allo Stato italiano come bottino di guerra e dopo quasi un secolo è più che giustificato che ritornino ai legittimi proprietari. Perché solo le nostre Dolomiti dovrebbero rimanere al Demanio? Nessuno più di noi, che viviamo qui tutto l'anno, ha interesse a tutelare e rispettare e il territorio. Anche se stiamo parlando di un patrimonio dell'umanità, questa è prima di tutto casa nostra e il luogo dove vogliamo che crescano i nostri figli». (M.dib)

 

 

Il Fatto Quotidiano  04.08.2010

Addio ai treni per le merci esultano i camion

di Daniele Martini

Ciò che è assolutamente incredibile è la capacità di questo governo di fare tutte, ma proprio tutte, le cose che devastano il territorio, rendono invivibili le città, peggiorano la vita degli abitanti, sprecano risorse, arricchiscono i ricchi. Il Fatto Quotidiano, 4 agosto 2010

Treni merci addio. L’Italia si avvia a conquistare anche il record di primo paese d’Europa senza un servizio cargo pubblico su rotaia. Il traguardo non è lontano e le Ferrovie fanno di tutto per raggiungerlo il più in fretta possibile. I dati forniti al Fatto dagli operatori del settore sono molto negativi. Secondo Giacomo Di Patrizi, presidente di FerCargo, l’associazione delle imprese del trasporto merci, dal 2006 al 2010 il traffico è sceso da 68 milioni di treni al chilometro a 42 milioni. Nel 2009 il calo è stato superiore al 30 per cento e quest’anno è previsto un altro arretramento dell’8. La quota di traffico su ferro è ormai appena il 6 per cento del totale delle merci trasportate, la metà della media europea. Su questa Waterloo dei binari pesa ovviamente la crisi economica, ma l’arretramento è ormai strutturale, frutto soprattutto di una scelta deliberata dalle Fs assecondata, di fatto, dal governo. Sono anni, per la verità, che la divisione merci Fs zoppica vistosamente, ma il fenomeno ha avuto un’accelerazione negli ultimi tempi ed è andata del tutto delusa la speranza che l’arrivo di un “ferroviere” alla guida dell’azienda dei treni, un tecnico come Mauro Moretti, potesse invertire la tendenza e riportare gradualmente anche il cargo italiano verso livelli europei. Alla fine del primo mandato e all’inizio del secondo, il bilancio dell’era Moretti per le merci è in netto passivo. Il nuovo amministratore tratta il settore come una cenerentola, peggio, come una zavorra di cui liberarsi perché non fa utili, proprio come il trasporto pendolari e quello passeggeri sulle lunghe percorrenze. Per Moretti, e per il governo che gli lascia mano libera, solo i treni redditizi, i Freccia Rossa , Argento e similari, sono meritevoli di attenzione. Con buona pace della natura pubblica delle Fs, azienda di proprietà del ministero dell’Economia, tenuta all’erogazione di un servizio universale per i cittadini e le merci.

In Controtandenza

Sintetizza il presidente FerCargo: “Ci stiamo avviando verso l’estinzione del trasporto merci su ferro; il governo consente al gestore dell’infrastruttura, la società Rfi delle Ferrovie, di ridurre il numero di scali disponibili e di porre maggiori vincoli e pretendere prezzi più alti per l’accesso a quelli rimasti disponibili”. Durissima anche Assoferr, l’associazione degli operatori ferroviari intermodali: “Le Fs pensano solo all’Alta velocità passeggeri che sta progressivamente distruggendo il sistema ferroviario merci italiano sia convenzionale sia intermodale”. Per Giovanni Luciano, segretario trasporti Cisl, “il trasporto merci è dimenticato proprio nel momento in cui in Europa tutti puntano sui trasporti puliti”. Moretti finora ha affrontato il tema con una logica più da contabile che capo azienda. Invece di riorganizzare il servizio per renderlo più efficiente e conveniente, si è concentrato sul contenimento delle perdite, obiettivo senz’altro lodevole, ma strategicamente asfittico. Rispetto a un rosso di 300 milioni e passa di euro all’anno, ora la divisione merci Fs viaggia sui 200. Ma dal punto di vista dell’economia dei trasporti non è un gran risultato, perché sull’altro piatto della bilancia ci sono migliaia di imprese costrette a trasferire le merci dai treni alla strada con costi maggiori.

Il momento dei tir

Da aprile a queste aziende le Fs negano la possibilità di spedire singoli carri costringendole ad organizzare un treno completo. Ovvio che soprattutto le medie e piccole abbiano rinunciato ai binari e obtorto collo si siano rivolte ai padroncini dei camion e dei tir. Ancora nessuno sa quanto costerà al sistema Paese questo spostamento forzoso anche in termini di sicurezza sulle strade. Di certo, però, il costo economico complessivo sarà di gran lunga superiore dei 100 milioni di euro di minori perdite incamerati dalle Fs. E mentre le Ferrovie si ritirano dal mercato italiano, comprese le aree ricche del Nord, al loro posto si fanno avanti i colossi europei che fiutano l’affare, da Deutsche Bahnhof, le ferrovie tedesche, a Sncf, i francesi, alle ferrovie svizzere. Nel Centro e nel Sud, inoltre, è tutto un proliferare di nuove società cargo private, almeno una decina, impegnate a occupare il vuoto lasciato dall’azienda di Moretti.

L’impostazione del capo Fs, però, piace all’azionista unico, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che infatti tace e quindi acconsente. Il governo fa anche di peggio: non solo si rende complice della ritirata dai binari, ma favorisce in tutti i modi i padroncini dei camion. Molto più di altri esecutivi del passato, il governo Berlusconi ha scelto la strategia della gomma foraggiandola con la bellezza di circa un miliardo di euro di incentivi all’anno. A cui di recente ha aggiunto un altro regalo, infilato quasi di soppiatto nel decreto per la privatizzazione della compagnia di navigazione Tirrenia.

Tariffe minime

Il dono si chiama “provvedimento sulle tariffe minime” e permette alle società di trasporto e ai camionisti di fissare un prezzo al di sotto del quale non è consentito scendere. In pratica è un assist alle intese di cartello, contro gli interessi di chi spedisce le merci. Il giorno prima dell’approvazione il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, di solito prudente e misurato, è arrivato addirittura ad invitare i parlamentari a non votare a favore del testo preparato dal governo. E anche Confindustria ha criticato la scelta, mentre il senatore Luigi Zanda (Pd) se l’è presa con il malcostume di mimetizzare provvedimenti importanti come questo all’interno di altri testi.

Il sottosegretario alle Infrastrutture, Bartolomeo Giachino, ha sostenuto la scelta pro-padroncini con un’argomentazione da antologia: “L’Italia è un paese in cui l’autotrasporto dispone di un potere e di armi che nessun altro ha nell’economia”. Come i camionisti ai tempi del colpo di Stato di Pinochet in Cile, insomma. Siccome gli autotrasportatori dell’Unatras stavano minacciando il blocco dei Tir ad agosto, con una botta di coraggio decisioni-sta il governo ha deciso di affrontarli cedendo. Li ha accontentati in pieno, fornendo loro, oltretutto, altre munizioni per presentarsi più forti al prossimo scontro e al prossimo inevitabile ricatto.

 

 

Corriere delle Alpi  03.08.2010

Autostrada, ok «a certe condizioni»

Il consiglio vigilerà affinchè il prolungamento non danneggi il territorio

L’idea è quella di istituire un gruppo di studio che valuti i progetti e presenti osservazioni

LONGARONE. Ben venga l’autostrada, ma senza il sì incondizionato a qualsiasi ipotesi di tracciato. È questa la presa di posizione del consiglio comunale di Longarone, in merito al prolungamento della A27, che ha portato alla decisione di istituire un gruppo di lavoro per valutare con precisione l’impatto ambientale che un’infrastruttura del genere avrebbe sul territorio. «Sulla base del progetto di prolungamento presentato il 15 luglio, abbiamo individuato quattro punti di criticità che meritano attenzione», sottolinea il sindaco Padrin.

«Si tratta della zona delle Fontane e del campo sportivo di Fortogna; il letto del torrente Desedan da regolamentare; un’analisi sullo svincolo previsto in zona industriale; e soprattutto l’impatto ambientale che l’autostrada avrebbe passando davanti alla gola del Vajont. Siamo sempre favorevoli al prolungamento dell’autostrada, che risolverebbe molti dei problemi legati alla viabilità nella nostra zona, ma diciamo no ad ipotesi che vadano contro al nostro territorio. Per questo vogliamo istituire un gruppo di studio che valuti tutte le ipotesi e le varianti al progetto presentate, e che sia in grado di presentare in giunta osservazioni in tempo utile per essere presentate alla Regione e ai ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico».

La proposta ha trovato favorevole tutto il consiglio; l’opposizione ha anche invitato, attraverso le parole del capogruppo Levis, ad accelerare i tempi e ad alzare la posta. «E’ importante che un’opera del genere abbia ricadute positive sul territorio, sia con l’affiancamento al progetto principale di altre infrastrutture e vie di comunicazione, sia con benefici per la popolazione, come ad esempio l’eliminazione del pedaggio per i residenti. Rimane il fatto che dobbiamo rimanere compatti, e presentare proposte concrete per non perdere questo treno. È vero che alla fine le decisioni saranno prese da altri, ma è anche vero che l’autostrada deve passare sul nostro territorio, e che abbiamo la possibilità di imporre le nostre esigenze».

Sull’importanza di stringere i tempi e presentarsi compatti si sofferma anche l’ex sindaco De Cesero: «Di fronte ad un intervento del genere non possono esistere campanilismi: qui è in gioco la natura dell’intero territorio del Comune, non solo quella di alcune aree. Anche le frazioni lungo l’asta del Maè saranno coinvolte, per via dello svincolo con la Provinciale 251 della Val di Zoldo che non è affatto banale da risolvere. Senza contare che ci saranno ricadute sui territorio limitrofi, come Ponte; e perciò devono entrare in gioco la Provincia e Veneto Strade, che non può esimersi dal valutare il progetto e fare osservazioni. Dobbiamo presentare valutazioni tutti insieme, e dobbiamo farlo velocemente; abbiamo tempo solo fino al 15 settembre, che è ormai prossimo».  Michele Giacomel

 

 

Corriere della Sera  03.08.2010

Se le montagne di Cortina valgono come un’utilitaria

di Massimo Spampani

CORTINA D’AMPEZZO (Belluno) — Sono patrimonio dell’Unesco, ma a prezzi stracciati. Le Dolomiti, le montagne di Cortina, tra le vette più famose dell’orizzonte alpino, santuari della storia dell’alpinismo e mete classiche del turismo estivo e invernale, valgono anche meno di un posto macchina, nel centro ampezzano. Quassù il mattone è il più caro d’Italia, con prezzi delle case da capogiro, oggi realisticamente tra i 17 e i 23 mila euro al metro quadrato, ma la roccia, per quanto blasonata e sublime, che si infiamma nell’enrosadira all’alba e al tramonto, è in liquidazione.

Ecco allora che tra i beni demaniali che lo Stato intende dismettere per trasferirli agli enti locali a cominciare dai Comuni, il più caro, si fa per dire, è il monte Cristallo, valutato 259 mila euro, ma Tofane e Rocchette assieme già scendono a 175 mila e il Faloria con il Sorapiss a 22 mila. La Croda del Becco, il Col Rosà, il Lavinores e la Croda d’Antruiles, un quartetto nel Parco d’Ampezzo, valgono insieme 11.929 euro, più o meno il prezzo di un’utilitaria. Fatti i conti un appartamento di 100 metri quadrati a Cortina, se ti va molto bene, lo paghi un milione e 700 mila euro.

I criteri che l’agenzia dello Stato ha applicato per dare un valore d’inventario alle montagne sono cose per gli addetti ai lavori, fatto sta che per alcune cifre si spacca addirittura l’euro a metà. «Ci interessa solo che ritornino ai legittimi proprietari — dice Andrea Franceschi, sindaco di Cortina —. Noi le montagne non dobbiamo pagarle, ci verranno attribuite a titolo gratuito e di certo, una volta nostre, non le venderemo, dal punto di vista morale le sentiamo già nostre: che valgano un euro o 100 milioni è la stessa cosa. Credo che Cortina abbia dimostrato di saper tutelare il proprio territorio. Probabilmente sono finite nel calderone di altri beni di proprietà demaniali, come caserme, stazioni, immobili dismessi». «La cosa mi colpisce profondamente — ribatte Ernesto Majoni, direttore dell’Istituto culturale ladino delle Dolomiti — capisco che il demanio abbia i suoi metodi per calcolare i valori, ma la cosa ha del grottesco. Questi monti sono patrimonio dell’Unesco, i valori delle nostre montagne non sono misurabili in termini di ambiente, storia, patrimonio culturale, fruibilità turistica. Mettere in mano ai Comuni la possibilità di disporre di questi beni mi preoccupa. Se qualche Comune ha bisogno di far cassa utilizzandoli, magari troverebbe anche chi li compra. Mi auguro che la vigilanza sia attenta».

Sia pur rari e contenuti, non mancano in passato esempi in cui il Comune di Cortina ha venduto zone rocciose: «Per costruire le stazioni in quota della funivia della Tofana, per esempio», conferma Siro Bigontina, vicepresidente dell’Unione dei Ladini d’Ampezzo, coordinatore del comitato che ottenne il referendum per il passaggio di Cortina al Trentino-Alto Adige, che però si dice «molto soddisfatto del ritorno delle montagne in proprietà ad Ampezzo». Ma perché Cortina ha le sue montagne nella «lista della spesa» che lo Stato vuol dismettere, mentre l’Alto Adige e il Trentino no? È Bigontina a spiegarlo: «Si tratta di un’anomalia. La questione si trascina dal primo conflitto mondiale. Fino allora Cortina apparteneva all’Austria e con l’annessione all’Italia le sue montagne sono finite al demanio. Lo stesso è accaduto per il piccolo comune bellunese di Livinallongo. I nostri vicini altoatesini e trentini invece, le hanno riottenute in proprietà quando è stato redatto lo statuto speciale per le Provincie autonome di Trento e Bolzano». Quindi per esempio per le Tre Cime di Lavaredo, il Catinaccio o il Sassolungo il problema non esiste. La loro dignità è salva.

 

 

Il Gazzettino  02.08.2010

  (Quanto valgono le Dolomiti)

IL CASO  Scoppia la polemica sulla quotazione che il demanio ha dato alle Dolomiti "in vendita"

Il "Cristallo" vale quanto un garage

Il monte simbolo di Cortina a 295mila euro. Meno di un milione per un una ventina di cime

Lunedì 2 Agosto 2010, Il monte Cristallo, l'immane quinta che chiude la valle d'Ampezzo, a nord, per il demanio dello Stato vale 259 mila euro. È la cifra riportata nell'elenco dei beni da dismettere, in questo caso da passare alle amministrazioni comunali. Dal punto di vista venale, è un importo limitato: nel centro di Cortina, il Comune pensa di vendere posti auto sotterranei a 150 mila euro l'uno, come base d'asta. Altri valori, invece, sono incalcolabili.

«Il mio amore per questi posti mi impedisce di farne una stima - sbotta Antonella Fornari, alpinista e scrittrice - non riesco a pensare di convertire questo patrimonio, che l'Unesco ha stabilito essere dell'intera umanità, in denaro. Non capisco questa operazione. Va bene l'immobile, la vecchia caserma dismessa, ma come si fa, per una montagna? Non si può quantificare la sua bellezza, la sua storia, il simbolo che rappresenta, di una cultura, di una terra. Oggi, al mondo, tutto deve avere un prezzo, una proprietà. Invece dovremmo essere talmente maturi da prenderci tutti in carico tutto il patrimonio dell'umanità». L'ampezzano Ernesto Majoni è uno storico dell'alpinismo, un cultore della montagna, oltre ad essere direttore dell'istituto culturale ladino delle Dolomiti, a Borca di Cadore: «Il demanio ha i suoi metri, i suoi parametri catastali, per valutare questi beni, ma io credo sia incommensurabile il valore ambientale, paesaggistico, storico di questi colossi di dolomia. Il Cristallo (foto di lato ndr) ha cento e cinquant'anni di storia dell'alpinismo in Ampezzo, dal 1865, è la culla dell'arrampicata sulle nostre crode. Presto uscirà il libro di Fabio Cammelli, una monografia sul Cristallo, con grandissima attenzione per le singole vie, per una sola cima del gruppo. Pensiamo alle pagine di storia, scritte sul Cristallo, nel periodo bellico, della prima guerra mondiale, che ancora si può leggere sui sentieri attrezzati. E poi la fauna, la flora: è impensabile catalogare tutto questo in una dimensione economica. Mi pare impossibile attribuire un valore venale, ad un patrimonio del genere».

Alla storia si rifà Siro Bigontina, coordinatore del comitato referendario di Ampezzo, Colle e Livinallongo, per il cambio di regione, tra i primi ad attivarsi perché lo Stato italiano restituisse a questi tre comuni la proprietà delle montagne: «Speriamo ci vengano restituite presto, che venga resa giustizia alla nostra gente. Sarebbe una beffa, se i nostri comuni dovessero comperarsi le crode che ci hanno portato via, novant'anni fa, alla fine della Prima guerra mondiale».

 

 

Corriere delle Alpi  01.08.2010

Lettere

AUTOSTRADA

Non prolungate l’A27 fino a Monaco

“Voglio il completamento della Venezia - Monaco. L’autostrada va fatta”. Queste impegnative parole di Luca Zaia di vaga reminiscenza aristotelica (ipse dixit, l’ha detto lui!) hanno innescato tutta una serie di dichiarazioni politiche da parte dei dirigenti veneti, una più demagogica dell’altra.

Giampaolo Bottacin chiede il prolungamento della A27 fino al confine austriaco per poi lasciare a Vienna la decisione di continuare o meno. Come dire, investiamo subito milioni di euro fino al nostro confine, poi confidiamo in un miracolo imitativo di Austria e Germania. Rappresentanti di Enti Locali e categorie economiche del bellunese dicono si alla A27 da Pian di Vedoia fino a Perarolo, poi si vedrà. Per intanto affari e turismo si svilupperanno meglio.

Sergio Reolon si preoccupa dell’inesistenza di un project financing senza il quale non si può parlare di prolungamento autostradale. Il sindaco di Belluno Antonio Prade sente come un dovere istituzionale tentare l’avventura dell’autostrada. E Dario Bond si rivolgerà al ministro degli esteri Frattini per dare stimolo ad un progetto autostradale che dorme da cinquanta anni.

Tante dichiarazioni e altrettanti sproloqui. Ognuno si è ben guardato dal dare risposte tecniche in merito al devastante impatto ambientale che comporterebbe il prolungamento della A27 fino a Monaco di Baviera. Non si sa chi dovrà pagare l’opera, se i privati o la collettività. E cosa ci guadagnano la montagna e la sua gente. Non ci sono studi demografici finalizzati a stabilire lo sviluppo economico che ne deriverebbe. Non si sa a cosa serva prioritariamente l’autostrada, se per turismo, traffico economico-veicolare pesante o qualità di comunicazione. Non si sa quanto la nuova autostrada sia compatibile con la cultura del trasporto pubblico. Le opere complementari, ossia gli svincoli per servire le tante zone industriali nel cuore dell’Europa rappresenteranno un’ulteriore fonte di danno ambientale e devastazione. Si incrementeranno le abitazioni che sorgeranno lungo gli svincoli alterando il valore del mercato immobiliare. Ci sarà un maggior inquinamento d’aria e acustico, pateticamente contrastato da quelle orrende paratie che corrono lungo i confini autostradali. Si scatenerà una spaventosa corsa agli appalti con conseguente aumento di reati come corruzione, concussione, malversazione. I cantieri potrebbero venire bloccati dalle diverse legislazioni nazionali vigenti in materia ambientale. Infine, dato non trascurabile, nessuno ha mai testato il parere dell’opinione pubblica europea, fino a prova contraria, datrice di lavoro per tanti politicanti locali.

Dodici domande - osservazioni che nascono spontanee in ogni cittadino, ma che i politici si sono ben guardati dal formulare proprio perché a rispondere dovrebbero essere chiamati geologi, architetti, ingegneri, urbanisti, economisti, sociologi, demografi, ambientalisti e uomini di cultura.

L’intelligenza tace. Sproloquia la presunzione. Confermando ancora una volta che l’Italia e il Veneto sono governati dal partito dell’asfalto, del cemento, della speculazione,

Allora ringraziamo Laimar, Luis Durnwalder, il Comitato interregionale Cadore - Carnia Pas Dolomiti, il presidente della provincia di Venezia Davide Zoggia, l’Austria, il Sud Tirolo, la Germania.

Si deve a queste persone ed alle Istituzioni che rappresentano se le nostre Dolomiti non saranno violentate ancora una volta. Ma non bisogna mai abbassare la guardia. Ricordiamoci di tutto questo in campagna elettorale.  Oscar De Gaspari  Auronzo di Cadore