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Tesi di laurea - Cecilia Alzetta

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APRILE

Il Gazzettino-Bl  30.04.2010

L’INIZIATIVA È partita la raccolta di firme per dar vita a un referendum contro la privatizzazione

«L’acqua resti bene pubblico»

«Adesso basta. Sull’acqua decidiamo noi!»: questo è il nuovo urlo di battaglia del comitato "Acqua bene comune" che ha indetto una raccolta di firme per fare un referendum «che tolga l’acqua dal mercato e i profitti dall’acqua». Tre i quesiti: il primo vuole fermare la privatizzazione nella gestione delle reti idriche (abrogando l’articolo 23 bis legge 133/2008); il secondo cerca di aprire la strada al pubblico di nuovo nelle gare d’appalto (abrogando l’articolo 150 legge 152/2006); mentre il terzo punta a cancellare la remunerazione del capitale investito delle società di gestione dalle bollette dei cittadini (abrogando l’articolo 154 comma 1 decreto legislativo 152/2006).

È su quest’ultimo punto che Valter Bonan, presidente del comitato Acqua bene comune, a Belluno ha avuto da ridire sulle dichiarazioni rilasciate da Franco Roccon, presidente di Bim Gsp (gestione servizi pubblici), il 24 aprile scorso. «Roccon interviene su una questione politica con la scusa di dire due cose a carattere tecnico» secondo Bonan, che si chiede se ci sia stato un percorso condiviso con gli altri sindaci.

Per Roccon togliere remunerazione del capitale (7% per legge) dalle bollette significa non poter accedere a finanziamenti per investire nelle infrastrutture (sia per società pubbliche, sia private) e così ha lasciato aperta la possibilità di «accedere a risorse esterne al sistema pubblico». Per Bonan, invece, «Roccon ha volutamente confuso interessi su finanziamenti e oneri di gestione non opzionabili da parte dei cittadini perché la rete è una sola e al massimo si può creare un oligopolio». «Cosa ci stanno a fare gli amministratori pubblici se non a governare i servizi di interesse generale per i cittadini?», si è chiesto infine il presidente. Roberta De Salvador

 

 

Corriere delle Alpi 29.04.2010

«Il futuro? A27 fino a Macchietto e metropolitana di superficie»

BELLUNO. Più attenzione al Bellunese anche sul piano infrastrutturale. Lo ha fatto intendere l’assessore Renato Chisso, senza fare riferimento alle polemiche per il mancato assessore regionale. Occhio di riguardo anzitutto per la viabilità. Il proseguimento dell’autostrada A27, da Pian di Vedoia verso Macchietto, alle porte del Cadore, non è stato stoppato. «Anzi», precisa Chisso, «stiamo procedendo con la necessaria vivacità. Siamo in attesa, a giorni, dello studio di impatto ambientale, per poi andare avanti con le altre tappe».

Se il collegamento con la Carnia è di là da venire, il tratto bellunese è invece destinato a concretizzarsi in tempi tutt’altro che lunghi. Non solo, Chisso anticipa di ritenersi tranquillo rispetto ad eventuali problemi di impatto: «Non ce ne dovrebbero essere». Per quanto riguarda i tempi di realizzazione, invece, la sua ipotesi è che possa vedere la luce subito dopo la Pedemontana Veneta, i cui cantieri potrebbero materializzarsi il prossimo anno. E’ un problema, infatti, anche di risorse. Relativamente, poi, all’assetto ferroviario, l’esponente del Governo veneto si dice convinto che “sicuramente” la metropolitana di superficie raggiungerà il Bellunese. «Si tratta», specifica, «di perfezionare il progetto e di trovare le risorse; problema, questo, che sta incidendo sull’avvio del primo sistema metropolitano, fra Mestre, Castelfranco e Treviso. La metropolitana bellunese rilancerà anzitutto il versante ferroviario tra Conegliano, Vittorio Veneto, Ponte nelle Alpi e Belluno. Sarà un servizio “leggero”, a binario unico. Ancora per quanto riguarda la ferrovia, c’è l’impegno da parte di Trenitalia di non ridimensionare il servizio con i prossimi orari. Non fosse altro perché le nostre multe scottano per davvero». (fdm)

 

 

Messaggero Veneto  28.04.2010

Parco e fondazione Unesco: tre Comuni pronti a firmare

CLAUT. Saranno i principali attori della fondazione Unesco per il territorio del Pordenonese: il 13 maggio, il Parco naturale delle Dolomiti friulane e i Comuni di Claut, Cimolais ed Erto e Casso saranno a Belluno a festeggiare la nascita ufficiale dell’organismo di gestione delle Dolomiti. In quell’occasione, l’assessore provinciale Giuseppe Verdichizzi firmerà l’atto costitutivo della fondazione insieme ai colleghi di Udine, Bolzano, Trento e Belluno. Il presidente del Parco, Marino Martini, e i sindaci di Claut, Cimolais e Erto e Casso (rispettivamente Giacomo Giordani, Rita Bressa e Luciano Pezzin), stanno pensando come celebrare il momento: quasi sicuramente una rappresentanza di valcellinesi si recherà a Belluno per presenziare alla sottoscrizione. Da quel momento, le Dolomiti friulane (l’80 per cento delle quali insiste nei tre comuni dell’Alta Valcellina), saranno tutelate dall’Unesco. Non è scontata l’adesione di cittadini e di associazioni, vista l’importanza della cerimonia. Inizialmente, l’organismo che si occuperà della salvaguardia, ma anche del turismo sulle Dolomiti, avrà un fondo di gestione pari a 600 mila euro. Si tratta di una disponibilità prodotta dai trasferimenti degli enti coinvolti. L’obiettivo è quello di aumentarlo anche con le entrate che via via verranno incamerate grazie all’arrivo di visitatori. Il fondo indisponibile invece sarà di 70 mila euro: 10 mila a testa per ciascun socio fondatore, Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto comprese. (f.fi.)

 

 

Il Gazzettino-Bl  28.04.2010

Lettere

RESISTENZA SENSO CIVICO E 25 APRILE

Il sindaco anche quest’anno ha infelicemente scelto il 25 Aprile per parlare a sproposito.

Così i molti che si trovavano in piazza e si erano raccolti per ricordare la lotta di Resistenza, che ha liberato il nostro paese dal nazifascismo, hanno dovuto ascoltare Prade mentre spiegava il valore del senso civico che secondo lui corrisponde col rispetto acritico delle leggi e delle istituzioni.

Noi non la pensiamo così.

Proprio dall’esperienza partigiana abbiamo imparato che non sempre la Giustizia corrisponde alla Legge e che anzi, per difendere i beni comuni bisogna essere disposti, se necessario, anche ad andare contro alcune leggi.

Secondo noi il senso civico di cui vale la pena parlare è la disponibilità a mettere in gioco la propria vita, il proprio tempo e anche la propria libertà per i diritti del territorio e delle persone che ci vivono e proprio per questo motivo apprezziamo il senso civico di chi lotta contro l’amianto, di chi difende l’Acqua, di chi in questa città sceglie di stare in prima fila per costruire un territorio diverso.

Prade continua dicendoci che «poter essere processati davanti un tribunale libero è un lusso e una conquista della Resistenza», a lui che è pure avvocato ricordiamo che siamo sotto processo per Manifestazione non autorizzata, un reato inserito durante la dittatura fascista (Codice Rocco, 1931) che siamo fieri di aver infranto.

Affronteremo sempre i processi a testa alta, consci che senza quell’esperienza, oggi non saremmo parte di quell'area di persone che a Belluno sta costruendo cultura, socialità, percorsi politici per il bene comune.

Sappiamo anche che se sarà necessario ci troveremo ancora ad andare contro qualche legge, sempre sia chiaro, per questioni sociali e non per interessi privati come tanti protagonisti di quelle istituzioni che secondo il Sindaco di Belluno sono sacre e intoccabili. BL.itz  Belluno

 

 

Il Gazzettino-Bl  27.04.2010

La Cassazione "salva" la Marmolada

La Corte di Cassazione mette la parola fine nel contenzioso tra Mountain Wilderness e la società Funivie Tofana e Marmolada per lo "sfregio" al ghiacciaio della Regina delle Dolomiti.

Ha vinto l’associazione ambientalista nella lunga vertenza nata nel 2005 attorno alla realizzazione di una pista, tracciata sulle nevi eterne, utilizzata per trasportare gli operai in cima a Punta Rocca dove si lavorava all’ultimo troncone della cabinovia commissionata dalla società. Il mezzo di trasporto usato fu il gatto delle nevi, ovvero lo stesso che ogni giorni viene impiegato per battere le piste. L’ultimo grado di giudizio, inappellabile, conferma la condanna a sei mesi, convertiti in 6 mila euro di multa, nei confronti di Mario Vascellari, presidente della società, e Luciano Sorarù, responsabile degli impianti. Dovranno inoltre risarcire con 25 mila euro Mountain Wilderness per il danno morale. L’accusa è di aver violato l’articolo 181 del Codice del paesaggio che punisce chi, senza prescritta autorizzazione o in difformità ad essa, esegue lavori di qualsiasi genere su beni paesaggistici.

Esulta Mountain Wilderness che si dice l’unica ad essersi mossa a tutela di un patrimonio che oggi è sotto l’egida dell’Unesco. Né il Comune di Canazei né la Provincia di Trento, infatti, si sono costituite parte civile.

«E non ci fermeremo certo qui - commenta Vittorio Savorgnani, membro del direttivo Mw -, perché oggi più che mai la Marmolada rischia di diventare oggetto di pesante speculazioni immobiliari».

Una vittoria non solo giudiziaria, dice l’ambientalista, ma anche politica che apre nuovi fronti di tutela dell’ambiente. La sentenza, inoltre, riconosce all’associazione il diritto di tutelare la collettività quando l’ente pubblico decide di non resistere in giudizio. Il processo si aprì in primo grado nel 2007 concludendosi con la condanna ad 8 mesi ciascuno di Vascellari, Sorarù e Mario De Cesaro, responsabile della sicurezza. In Appello la pena scese a 6 mesi convertiti in multa. Giovedì la Cassazione ha confermato il giudizio di secondo grado che era stato appellato dal legale della società, Sandro De Vecchi. «I miei clienti - spiega il noto avvocato penalista - non riescono proprio a capacitarsi del perché usare un gatto delle nevi per trasportare degli operai sia uno sfregio all’ambiente mentre per battere le piste no». Una perplessità rafforzata anche dalla perizia del climatologo Luca Mercalli secondo il quale il ghiacciaio non venne intaccato. La pista venne tracciata solo sullo strato fresco, ricostruito poi dalla nevicata dell’inverno successivo.

 

 

Il Gazzettino  25.04.2010

Cortina

TANGENZIALE

Cortina lotta contro se stessa

Leggo con costernazione che ancora una volta Cortina è costretta a lottare contro se stessa. A fronte di progetti necessari anche se lunghi e difficili da realizzare c’è ancora chi, nonostante viva (e bene mi pare...) di turismo, continua a osteggiare progetti volti non tanto a «portare avanti» Cortina rispetto ad altre località, bensì a «riportarla al livello» di realtà più moderne e servite meglio. Prendo una dichiarazione a caso di uno degli assessori contrari: «Bisogna cambiare filosofia: è ora di finirla, con le auto che arrivano ovunque. Dobbiamo educare, noi e gli ospiti, a un uso diverso del territorio».

Nell’era in cui una nube di cenere blocca il mondo (segno che tutti ormai usano l’aereo), mi spiega il signor De Biasi come pretende che arrivino i turisti a Cortina? Ben venga una limitazione al traffico nel centro del paese, ma l’afflusso dall’esterno come avverrebbe nel futuro? E i Tir, dove li facciamo passare, in cielo? Prima di sputare sentenze pesanti come macigni, che rischiano di irrigidire ulteriormente una situazione che già è vicina al «rigor mortis», non sarebbe meglio gettare un’occhiata in altre località che hanno risolto il problema (una a caso? A 30km da Cortina in Pusteria)? Dopo questa occhiata, se si ha ancora voglia di criticare si offrano delle valide alternative, oltre alle critiche. Odo parole vuote, poco costruttive, sempre uguali ormai da troppi anni e intanto Cortina langue...  Giorgio Marchesini

 

 

Messaggero Veneto  23.04.2010

Dolomiti-Unesco: a Belluno la sede della fondazione

PORDENONE. Nascerà il 13 maggio prossimo a Belluno la Fondazione «Dolomiti - Dolomiten - Dolomites Unesco», cinque Province e due Regioni che coordineranno sforzi e strategie per la promozione di questo territorio montano «patrimonio dell’umanità». La decisione è stata presa ieri al tavolo politico, svoltosi nel municipio di Erto (Pordenone) tra i rappresentanti delle sette istituzioni coinvolte: in nome delle Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto, gli assessori Roberto Molinaro e Marino Finozzi, per le Province autonome di Trento e Bolzano, gli assessori Mauro Gilmozzi e Miki Laimer, per la Provincia di Belluno, il presidente Giampaolo Bottacin e in nome delle Province di Pordenone ed Udine, gli assessori Giuseppe Verdichizzi e Ottorino Faleschini.

 

Fondazione Unesco il 13 maggio

ERTO E CASSO. Il 13 maggio: è questa la data fatidica indicata ieri pomeriggio per la nascita ufficiale della Fondazione Unesco: durante l’incontro fiume in municipio a Erto e Casso, le Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto e le Province di Pordenone, Udine, Belluno, Bolzano e Trento hanno deciso di dar vita ad un organismo unico al mondo. Si tratterà di un organo chiamato a gestire il vasto ambito territoriale delle Dolomiti, che le Nazioni Unite ha riconosciuto come patrimonio dell’umanità lo scorso 26 giugno. Ieri mattina in Val Vajont si sono riuniti tecnici ed esperti. Nel primo pomeriggio è stata invece la volta dei politici: la Provincia di Pordenone era rappresentata dall’assessore Giuseppe Verdichizzi, mentre la Regione da Claudio Violino. Al tavolo di lavoro anche il presidente della Provincia di Belluno, Gianpaolo Bottacin, e gli assessori Michael Lainer (Bolzano), Ottorino Faleschini (Udine) e Mauro Gilmozzi (Trento). Alla fine è stato deciso che il prossimo 13 maggio a Belluno nascerà ufficialmente la fondazione: in quell’occasione verranno firmati l’atto costitutivo, lo statuto e il piano gestionale. Tutti e tre i documenti sono stati in realtà già ampiamente discussi e sistemati nel loro contenuto. La fondazione, imposta dall’Unesco allo Stato italiano, sarà l’unico interlocutore abilitato all’Onu e dovrà funzionare entro il 2011. La presidenza sarà a turnazione alfabetica di tre anni partendo da Belluno. Durante la riunione di ieri a Erto è stato avviato anche l’iter che porterà ad individuare un logo internazionale per il nuovo ente (sarà bandito un apposito concorso di idee). «Con oggi si è chiuso un ciclo di incontri che ci tenevano impegnati dallo scorso giugno, quando a Siviglia è stata confermata la nostra adesione al club Unesco – ha commentato Verdichizzi, artefice del progetto a livello pordenonese –. Non è stato semplice giungere alla stesura dei singoli atti istitutivi, ma possiamo dire di avercela fatta. La fondazione sarà un modello unico al mondo perché rappresenterà territori tra loro diversi, anche a livello costituzionale oltre che morfologico. Questa vittoria va attribuita alla gente di montagna, che per secoli ha preservato le Dolomiti e ora deve trarre i giusti benefici dalla dichiarazione di tutela». Verdichizzi ha ricordato come in Italia siano solo due i siti ambientali salvaguardati e cioè la catena alpina e le isole Eolie in Sicilia. (f.fi.)

 

 

Alto Adige  23.04.2010

Unesco: si parte

ORTISEI. Giovedì 13 maggio, ore 10: la «Fondazione Dolomiti-Dolomiten-Dolomites-Dolomitis» diventerà realtà. La decisione è stata presa durante l’incontro politico organizzato a Erto per definire gli ultimi dettagli sullo Statuto. Una riunione alla quale hanno preso parte gli assessori all’ambiente delle regioni coinvolte; per l’Alto Adige c’era Michl Laimer. Durante il confronto è emerso che i vari passaggi burocratici sono praticamente terminati. Il primo atto da affrontare sarà l’individuazione del percorso per arrivare alla nomina del segretario generale della Fondazione. La sede, come noto, sarà a Belluno.

La Fondazione è l’organismo chiamato a coordinare e a rappresentare tutti gli enti, con l’obiettivo di contribuire alla conservazione e allo sviluppo sostenibile delle Dolomiti dopo la proclamazione a Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco. Durante il summit si è parlato delle strategie da adottare, suddivise in quattro capitoli: la conservazione, che raccoglie le strategie per la gestione del bene e del turismo sostenibile; la formazione degli operatori e l’educazione al valore del bene; la comunicazione, con la gestione del marchio e degli eventi e la pubblicazione di una rivista; la valorizzazione della storia, dell’identità, dell’arte, della montagna e del paesaggio.

 

 

Trentino  23.04.2010

Dolomiti, il 13 maggio nasce la Fondazione

TRENTO. Nascerà il 13 maggio a Belluno la Fondazione Dolomiti Unesco, cinque Province e due Regioni che coordineranno sforzi e strategie per la promozione di questo territorio montano “patrimonio dell’umanità”. L’annuncio è stato dato dall’assessore regionale veneto al turismo e alle funzioni amministrative Marino Finozzi, al termine di una riunione con i soci fondatori svoltasi a Erto (Pordenone) a cui ha partecipato per il Trentino l’assessore agli enti locali Mauro Gilmozzi. «Grazie al lavoro coordinato delle Province di Trento e Bolzano - ha commentato soddisfatto Gilmozzi - ora è arrivato il momento di passare ad una fase più operativa». Belluno per i primi tre anni avrà la presidenza della fondazione, oltre alla sede della Fondazione.  Fondazione che avrà il compito di individuare una strategia di promozione complessiva dell’area montana e di definire piani di gestione per ciascuno dei siti riconosciuti dall’Unesco.

 

 

Corriere delle Alpi  23.04.2010

DOLOMITI UNESCO

Ieri l’incontro a Erto. Toscani: «È tutto ok Non ascoltate chi fa terrorismo psicologico»

Fondazione, il 13 maggio la firma

I rappresentanti dei sette enti si ritroveranno col notaio a Palazzo Piloni

Francesco Saltini

BELLUNO. Giovedì 13 maggio, ore 10: la “Fondazione Dolomiti-Dolomiten-Dolomites-Dolomitis” diventerà realtà. La decisione è stata presa durante l’incontro politico organizzato a Erto per definire gli ultimi dettagli sullo Statuto. Una riunione alla quale hanno preso parte gli assessori Marino Finozzi (Veneto), Roberto Molinaro (Friuli), Ottorino Faleschini (Udine), Giuseppe Verdichizzi (Pordenone), Mauro Gilmozzi (Trento), Michl Laimer (Bolzano) e l’accoppiata Gianpaolo Bottacin-Matteo Toscani per Belluno.

Durante il confronto è emerso che i vari passaggi burocratici sono praticamente terminati. Una volta ottenuto il via libera da parte dei consigli provinciali di Udine e Pordenone (in programma rispettivamente lunedì 26 e mercoledì 28), la strada che porterà alla nascita della Fondazione sarà tutta in discesa, con i presidenti dei sette enti che si ritroveranno giovedì 13 maggio a Palazzo Piloni per siglare l’atto costitutivo davanti al notaio Osnato. Nel pomeriggio, poi, si riuniranno per la prima volta il consiglio direttivo e il consiglio d’amministrazione, quest’ultimo composto dalle cinque Province.

Il primo atto da affrontare sarà l’individuazione del percorso per arrivare alla nomina del segretario generale della Fondazione: «Sarà una figura condivisa», spiegano Bottacin e Toscani. «Essendo però la presidenza a Belluno per i primi tre anni, il primo direttore della Fondazione dovrebbe essere indicato da noi».

I compiti della Fondazione. È l’organismo chiamato a coordinare e a rappresentare tutti gli enti, con l’obiettivo di contribuire alla conservazione e allo sviluppo sostenibile delle Dolomiti dopo la proclamazione a Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco.

Durante il summit si è parlato delle strategie da adottare, che sono state suddivise in quattro capitoli: la conservazione, che raccoglie le strategie per la gestione del bene e del turismo sostenibile; la formazione degli operatori e l’educazione al valore del bene; la comunicazione, con la gestione del marchio e degli eventi e la pubblicazione di una rivista; la valorizzazione della storia, dell’identità, dell’arte, della montagna e del paesaggio.

Bellunesi contenti. «Siamo soddisfatti», dichiarano all’unisono Toscani e Bottacin, «dopo il primo traguardo rappresentato dalla proclamazione delle Dolomiti a Patrimonio dell’Umanità, ne abbiamo raggiunto un altro. La nascita della Fondazione è la chiave per poter iniziare a lavorare concretamente in vista della prossima scadenza, quella del giugno 2011, quando saremo chiamati a presentare all’Unesco un progetto di sviluppo complessivo e un piano strategico per lo sviluppo sostenibile dell’area dolomitica riconosciuta Patrimonio dell’Umanità».

Presidente e assessore si tolgono poi qualche sassolino dalle scarpe: «È vero, siamo un po’ indietro rispetto alla tabella di marcia, ma era impossibile fare tutto nei tempi previsti. L’importante è che l’Unesco capisca che stiamo lavorando in progressione e con la determinazione necessaria per raggiuiungere gli obiettivi. Per questo motivo smentiamo categoricamente chi (chiaro il riferimento ai predecessori a Palazzo Piloni ndr) tenta di fare terrorismo psicologico, dichiarando che il mantenimento del marchio Unesco è in pericolo».

Niente di nuovo, invece, sul fronte della sede della Fondazione: «Per il momento», sottolinea Toscani, «abbiamo raccolto le proposte. Sarà compito dell’assessore che mi succederà a Palazzo Piloni, capire quale sia l’ubicazione più idonea».

Per Toscani, destinato a un incarico in Regione, quella di Erto è stata l’ultima occasione per rappresentare la Provincia in chiave Unesco: «Sono orgoglioso di aver dato il mio contributo in questa prima fase, con l’auspicio di poter essere ancora utile da Venezia alla causa Unesco». Essendo Toscani un rappresentante del territorio, questa sarebbe la soluzione più logica. Ma tutto, come sempre, dipenderà da Zaia.

 

«Una vittoria della gente di montagna»

L’assessore friulano Verdichizzi: «Saremo unici al mondo»

Fabiano Filippin

ERTO E CASSO. «Questa vittoria va attribuita alla gente di montagna, che per secoli ha preservato le Dolomiti e ora deve trarre per prima i giusti benefici dalla dichiarazione di tutela».

L’assessore provinciale di Pordenone, Giuseppe Verdichizzi, ha commentato così l’esito della riunione tenutasi ieri a in municipio a Erto in merito alla nascita della Fondazione Unesco.

Alla riunione ha partecipato personalmente anche l’assessore regionale del Friuli Venezia Giulia, Claudio Violino. «La Fondazione sarà un modello unico al mondo perché rappresenterà territori tra loro diversi, anche a livello costituzionale oltre che morfologico. Non è stato facile mettere insieme Province e Regioni a statuto speciale e ordinario ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Fa onore appartenere a una lista che in Italia conta solo un altro sito ambientalmente vasto, e cioè le isole Eolie in Sicilia». Da Pordenone sono giunte rassicurazioni sul futuro funzionamento del nuovo ente. «Le polemiche sulla sede e sui consigli di amministrazione fanno ormai parte del nostro passato», ha spiegato l’assessore Verdichizzi, salutando il sindaco di Erto e Casso, Luciano Pezzin, che ha fatto gli onori di casa al summit.

Finozzi e l’occasione per la montagna. «L’iscrizione delle Dolomiti nel patrimonio mondiale Unesco», sottolinea l’assessore regionale Finozzi, «si configura come un’occasione straordinaria per ragionare sui temi della montagna e sulla specificità anche culturale del territorio dolomitico».

«La Regione Veneto», concldue Finozzi, «sosterrà quindi la nascita e le iniziative della Fondazione con un cospicuo impegno di bilancio: per il 2010 sono stati già stanziati 120 mila euro di cui 10.000 sono stati già impiegati per la costituzione dell’ente e altri 110 mila serviranno invece per lo sviluppo di progetti».

 

 

Il Gazzettino-Bl  23.04.2010

IL VERTICE A Erto Casso ieri la decisione sulla data, ora incontri per le sedi operative

Unesco, Fondazione il 13 maggio

Da ieri c’è una data certa sulla Fondazione Dolomiti-Dolomiten-Dolomites Unesco: il 13 maggio. Si costituirà alle 10 davanti al notaio Osnato. Lo hanno deciso ieri, nella sala consigliare del municipio di Erto Casso, i soci fondatori rappresentati dagli assessori delle cinque province: Faleschini (Udine), Verdichizzi (Pordenone), Gimozzi (Trento), Laimer (Bolzano) e naturalmente Toscani con il presidente Bottacin (Belluno). C’erano anche gli assessori regionali Finozzi (Veneto) e Molinaro (Friuli). Di qui al 13 maggio devono ancora riunirsi i consigli provinciali di Udine (lunedì) e Pordenone (mercoledì), cosa che hanno già fatto Belluno di recente e le giunte provinciali di Bolzano e di Trento in settembre.

Com’è noto, la sede legale sarà a Palazzo Piloni e la presidenza dei primi tre anni spetta a Belluno. Il 13 maggio si riuniranno prima il consiglio direttivo (i sette enti), per individuare il percorso di scelta del segretario generale (direttore) che indicherà Belluno per essere condiviso, e subito dopo il consiglio di amministrazione (le cinque Province). Ora inizia anche il confronto sulle sedi operative, una delle quali sarà nel Bellunese. «Siamo soddisfatti - commentano Toscani e Bottacin - del risultato dopo la proclamazione di Siviglia che ci consente di arrivare all’estate 2011, quando l’Unesco farà le prime verifiche, con le carte in regola in risposta a chi strumentalizza le cose facendo terrorismo sul mancato rispetto dei tempi». «La Regione Veneto - conferma Finozzi - ha stanziato 120 mila euro per il 2010, di cui 110 mila per i progetti».

 

 

Il Gazzettino-Bl  23.04.2010

CORTINA

La tangenziale spacca il Consiglio

La tangenziale spacca il consiglio comunale di Cortina, senza tenere conto degli schieramenti. La seduta di ieri, che doveva votare una delibera sul progetto Anas di variante alla 51 di Alemagna, si è concluso con un nulla di fatto, con la decisione di organizzare altri incontri, confrontarsi, verificare le posizioni. Con un unico punto comune, fra tutti i diciassette consiglieri: la contrarietà alla galleria fra Ra Era e Alverà, inserito dall’Anas come quarto stralcio. Per la prima volta, però, sono emerse chiare le posizioni nella maggioranza: «Ero e sono a favore della nuova circonvallazione. A Cortina c’è un problema, il traffico, e questa è la soluzione, in linea con quanto accade ovunque: le strade sono sempre più veloci», ha concluso il sindaco Andrea Franceschi. Prima di lui si erano detti a favore Etienne Majoni, l’assessore che ha tenuto i rapporti con l’Anas, e Herbert Huber, che vede la valenza turistica di un’opera che tolga il traffico di passaggio dal paese.

«Sono contrario a una dimensione della strada sovrastimata, a una realizzazione dai tempi incerti, alla logica del progetto, che non tiene conto di ciò che c’è a valle di Cortina, del territorio da qui a Pieve. E bisogna cambiare filosofia: è ora di finirla, con le auto che arrivano ovunque. Dobbiamo educare, noi e gli ospiti, ad un uso diverso del territorio», ha riassunto l’assessore Marco De Biasi, mentre Adriano Verocai ha detto: «Noi la paghiamo, questa strada, in termini ambientali. E per quanto riguarda il quarto stralcio, non lo vogliono togliere: le gallerie portano soldi, a chi le fa, e Pietro Lunardi le vuole fare».

Contrario anche l’assessore Enrico Pompanin: «All’inizio ero favorevole al progetto Anas, con alcune prescrizioni, convinto che fosse necessario fare qualcosa, e in tempi brevi. Ora sono convinto che non sarà così facile. E questo progetto finirà per bloccare ogni altra progettazione, così come gli interventi minori, come l’attraversamento di Zuel».

«Siamo contrari a questo scenario, prospettato dalla futura viabilità. La bella Cortina merita un progetto su misura, sostenibile, nei tempi e negli spazi», ha affermato Irene Pompanin, capogruppo di maggioranza, a nome anche dei consiglieri Giovanna Martinolli e Stefano Dandrea, mentre favorevoli si sono detti i consiglieri Luca Alfonsi e Sergio Majoni, pur chiedendo di togliere il quarto stralcio.

«Ne abbiamo bisogno, e ce la fanno gli altri, non perdiamo questa occasione», ha sentenziato il consigliere Pietro Ghedina.

 

 

Il Gazzettino-Ud  22.04.2010

TOLMEZZO I Comitati chiamano a raccolta per la difesa delle fonti montane

In Carnia l’onda referendaria

Contro la privatizzazione dell’acqua banchetti nelle piazze dell’Alto Friuli

Anche in Carnia, così come in tutta la Regione e nell’Italia intera sabato e domenica inizierà la raccolta di firme per la richiesta di referendum contro la privatizzazione dell'acqua. Obiettivo raggiungere 500 mila firme in 90 giorni. Una battaglia che dopo la manifestazione nazionale del 20 marzo scorso a Roma, si è estesa a tutta la penisola facendo raggruppare diversi movimenti e comitati territoriali con l’obiettivo di difendere quello che viene definito “un diritto inalienabile”, l‘acqua pubblica. Nella montagna friulana dove da diverso tempo il tema è costantemente fonte di dibattito e protesta, saranno Carniainmovimento ed il suo leader Renato Garibaldi, assieme al Comitato per la difesa del Bacino del Tagliamento, guidato da Franceschino Barazzutti, a tenere le redini della raccolta referendaria: «Liariis, le decine e decine di centraline idroelettriche, Carniacque spa e le bollette quadruplicate – commenta Garibaldi – sono tanti i validi motivi per i quali i carnici devono scendere in difesa delle loro fonti, della loro acqua; abbiamo 90 giorni di tempo per dire alla politica italiana ed europea che l'acqua non è una merce, ma un diritto inalienabile».

 Proprio per questo Garibaldi da appuntamento a questa sera alle 20.30 presso la sala parrocchiale di Tolmezzo, sopra il Cinema David, “a tutti gli uomini e donne di buona volontà che vogliono condividere una strategia comune per il raggiungimento del quorum. 500 mila firme sono tante ma noi – esorta l’apicoltore - accenderemo la nostra candela, che è sempre meglio che imprecare contro la notte così come ispirava Madre Teresa”. Nell’occasione verranno distribuiti i moduli vidimati, i volantini e materiale pubblicitario, le istruzioni per l'uso della raccolta delle firme. Verranno quindi stabilite le date e i modi per le presenza nelle piazze di tutto l’Alto Friuli. Banchetti che saranno segnalati ed aggiornati regione per regione sul sito internet www.acquabenecomune.org.

 

 

Messaggero Veneto  22.04.2010

Approvata la relazione programmatica per lo strumento che dovrà conservare e sviluppare le zone montane patrimonio universale Unesco

Fondazione Dolomiti, arriva il disco verde della Provincia

TOLMEZZO. Via libera dalla giunta provinciale alla relazione programmatica per la costituzione della Fondazione Dolomiti-Dolomiten-Dolomites-Dolomitis, l’organismo che avrà l’obiettivo di contribuire alla conservazione e allo sviluppo sostenibile delle Dolomiti dopo la proclamazione a Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco. Ora lo Statuto, unitamente all’atto costitutivo e alla relazione per la costituzione della Fondazione, dovranno essere approvati in Consiglio provinciale nella prossima seduta del 26 aprile. «Con questo passaggio – ha commentato l’assessore provinciale allo sviluppo della montagna Ottorino Faleschini –, ovvero con la discussione nella competente commissione provinciale e con l’approvazione dell’esecutivo, abbiamo raggiunto un importante obiettivo. Ovviamente – ha proseguito – tramite la Fondazione gli enti coinvolti potranno entrare nel merito delle azioni concrete e onorare il primo degli impegni assunti con l’Unesco lo scorso giugno a Siviglia che prevedeva appunto la costituzione della Fondazione. Secondo i programmi, quest’ultima dovrebbe vedere la luce a Belluno il prossimo mese di maggio con l’indicazione quindi della presidenza proprio a partire da quella Provincia». Inizialmente, l’organismo deputato alla gestione delle Dolomiti avrà un fondo di gestione pari a 600 mila euro, fondo costituito dai trasferimenti degli enti coinvolti, «obiettivo – aggiunge Faleschini – implementarlo con tutte le entrate che via via andremo a realizzare». Pur non essendo ancora formalmente costituita la Fondazione, le Province non hanno perso tempo e, in attesa della sua istituzione, hanno avviato i programmi chiave come la definizione del marchio per il quale è stato pubblicato un apposito bando. Oggi ci sarà un incontro politico ad Erto e Casso per definire i lavori che sono in itinere. «Il nuovo organo – assicura Faleschini – permetterà alle Province un miglior coordinamento e un’accelerazione della capacità di azione. In agenda quindi ci saranno quasi certamente tra i primi punti la distribuzione ufficiale dei compiti suddivisi per settori e l’attivazione dei piani di gestione. Costituita la Fondazione, che coinvolge come soci fondatori, oltre a quella di Udine, le Province autonome di Bolzano e Trento e le Province di Belluno e Pordenone nonché il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, sarà mia cura intensificare l’azione di coinvolgimento di tutti i soggetti portatori di interesse». «Con questo atto – conclude Faleschini – la Provincia continua nell’azione di stimolo e di prospettiva per la montagna friulana».

 

 

Corriere delle Alpi  22.04.2010

Dolomiti Unesco domani riunione per la Fondazione

ERTO E CASSO. Nuova riunione tecnica in programma per domani a Erto e Casso: l’argomento sarà la futura fondazione Unesco, chiamata a gestire l’immenso patrimonio ambientale e sociale delle Dolomiti.

Il tavolo di lavoro avrà natura prettamente politica: gli assessori provinciali di Belluno, Bolzano, Trento, Udine e appunto Pordenone si incontreranno con il sindaco di Erto e Casso, Luciano Pezzin, e con i rappresentanti del nascente organismo. L’assemblea della Val Vajont rappresenterà un altro importante momento per fare il punto sullo stato di avanzamento dei lavori e sulle prossime iniziative. In particolare dovrà essere definita la data per l’avvio del concorso d’idee che sceglierà il logo della fondazione.

A breve dovrebbe anche essere lanciata una campagna informativa per uno speciale bando di concorso. L’ente delle Dolomiti deve, infatti, avere un logo. La scelta di Erto e Casso non è casuale, trattandosi di uno dei luoghi che si è candidato ad ospitare la sede della fondazione. Al momento il problema dell’ubicazione degli uffici è stato risolto proponendo delle turnazioni. Ma prima o poi il quartier generale dell’Unesco dovrà trovare una collocazione permanente e la Val Vajont ritiene di avere tutte le carte in regola per ottenere tale riconoscimento.  Fabiano Filippin

 

 

Corriere delle Alpi  21.04.2010

Unesco, domani ultimi dettagli a Erto

Saranno presenti i soci, a maggio la firma per la Fondazione
BELLUNO. Si terrà domani a Erto e Casso l’incontro politico per definire gli ultimi dettagli sullo Statuto della Fondazione Unesco. Alla riunione, per la Provincia di Belluno, parteciperanno l’assessore Matteo Toscani (ancora in carica), il presidente Gianpaolo Bottacin e la dirigente incaricata. Dovrebbe essere l’ultimo incontro preliminare alla firma dal notaio, per sistemare e fissare i paletti ancora lasciati in sospeso.

Anche l’ultimo passaggio burocratico infatti si è concluso, con il via libera della giunta provinciale di Udine alla Fondazione l’organismo che avrà l’obiettivo di contribuire alla conservazione ed allo sviluppo sostenibile delle Dolomiti dopo la proclamazione a Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco. Ora lo Statuto, unitamente all’atto costitutivo e alla relazione per la costituzione della Fondazione, dovranno essere approvati in consiglio provinciale nella seduta del 26. La Fondazione dovrebbe nascere a maggio, a Belluno, con la firma dal notaio e l’indicazione della presidenza proprio a partire dal bellunese. Inizialmente, l’organismo deputato alla gestione delle Dolomiti avrà un fondo di gestione pari a 600 mila euro, fondo costituito dai trasferimenti degli enti coinvolti, ma l’obiettivo sarà quello di implementarlo anche con le entrate che via via si andranno a realizzare. Il fondo indisponibile invece sarà di 70 mila euro: 10 mila a testa per ciascun socio fondatore. Pur non essendo ancora formalmente costituita la Fondazione, le Province non hanno perso tempo e, in attesa della sua istituzione, hanno avviato i programmi chiave come la definizione del marchio per il quale è stato pubblicato un apposito bando.

 

 

Corriere delle Alpi  21.04.2010

Cortina. In vista del consiglio il gruppo guidato da Demenego sprona a risolvere il problema traffico

Viabilità, comitato in campo

Civico Ampezzo invita a votare a favore della tangenziale

Alessandra Segafreddo

CORTINA. Il comitato Civico Ampezzo scende in campo sul tema della viabilità, invitando il consiglio a votare “sì” sulla tangenziale. Sul progetto Anas di viabilità da sempre ci sono favorevoli e contrari. Solo un concetto viene condiviso da tutti: Cortina necessita di una nuova viabilità, di uno studio complessivo che permetta la realizzazione di strade di collegamento che tolgano il traffico dal centro del paese.

Il paese ha bisogno di parcheggi, di strade scorrevoli che evitino soprattutto il traffico pesante dall’attuale circonvallazione che passa attraverso case, alberghi e negozi. Se a certi il progetto Anas 2008 che il consiglio comunale andrà a votare domani non piace, altri invece lo vedono come l’unica soluzione possibile per lo sviluppo di Cortina e dei comuni limitrofi. E ora prende posizione il comitato Civico Ampezzo, presieduto da Eddy Demenego, che invita il consiglio al voto favorevole sulla tangenziale.

«Una viabilità importante è sempre stata foriera di sana e durevole economia per ogni città o paese», sottolinea Eddy Demenego, «non è quindi esagerato dire che il futuro della valle d’Ampezzo e del Cadore si deciderà domani nel consiglio comunale di Cortina. Se dovesse prevalere il voto contrario al progetto dell’Anas per la nostra circonvallazione, automaticamente anche la variante di Longarone, quella di Valle e di Tai di Cadore cadrebbero. Il traffico già intenso ed in aumento renderanno questo tracciato di difficile percorrenza e poco gradevole. Il centro pedonale di Cortina rimarrà stretto fra due strade camionabili ed inquinato. Cosa succederà al nostro turismo è difficile da prevedere, ma certamente ci allontaneremo, con un crescente negativo, dagli stand delle località che hanno, grazie alle loro infrastrutture, una occupazione in continuo aumento».

Del progetto Anas a Cortina si discute da anni e la realtà è che non è ancora stato finanziato e quindi, sebbene inserito nel piano triennale Anas, non è detto che poi venga realizzato.

«Non vogliamo entrare nel merito sulle opinioni dei consiglieri comunali relativamente al progetto dell’Anas», spiega Demenego a nome del comitato, «in quanto siamo certi che avranno ottime ragioni per sostenere le loro idee, concordi o contrarie che siano. Il nostro pensiero va oltre perché, dopo sessant’anni di proposte e progetti caduti nel nulla, ne abbiamo uno migliorato, grazie alle prescrizioni, che forse non è perfetto ma certamente risolverebbe molti dei problemi di traffico della nostra valle, ed è l’unico che abbia seguito un iter per una fattibilità concreta. Perderlo significa rimandare il problema di altri 20 o 30 anni, ce lo possiamo permettere?»

«Nel luglio dell’anno scorso», ricorda Demenego, «gli abitanti d’Ampezzo, chiamati dall’amministrazione ad esprimersi su questo progetto ed a seguito di un lungo dibattito hanno dato, con largo margine di voti, il loro consenso a questo piano, che domani verrà votato in consiglio e che ci auguriamo non sarà un voto politico, ma un voto ponderato e al di sopra delle parti, nell’interesse della cittadinanza». Il futuro del progetto è appeso ai voti anche se a quanto detto dal sindaco Franceschi è più una questione formale «perché se vuole l’Anas procede ugualmente, dato che il progetto fa parte della legge Obiettivo».

 

 

Il Gazzettino  21.04.2010

«Chiudere al traffico i passi dolomitici»

BOLZANO - Il club alpino sudtirolese Avs e le associazioni ambientalistiche chiedono la chiusura al traffico dei passi dolomitici dalle ore 9 alle 15 per i mesi di luglio, agosto e settembre. Il pedaggio, che la Provincia di Bolzano vorrebbe introdurre, «non limita il traffico ma serve solo a riempire le casse», affermano.

«Lo dimostra - è stato detto - l'esperienza di passo Rombo, dove il pedaggio è stato introdotto nel 2006 e il traffico non è calato». Il governatore Durnwalder ha ribadito che «la soluzione più sensata è un pedaggio. In questo modo, chi utilizza queste strade di montagna, contribuisce alla loro manutenzione». Ma ha sottolineato che «il pedaggio non finirebbe nel bilancio provinciale, ma sarebbe destinato alla manutenzione, alla messa in sicurezza di queste strade e allo sviluppo del trasporto pubblico su queste vie di comunicazione». Durnwalder ha anche precisato che «per il momento non è stata fissata nessuna data per l'introduzione del pedaggio sui passi dolomitici in Alto Adige». Secondo Avs e ambientalisti, «le Dolomiti come patrimonio Unesco non devono restare una trovata pubblicitaria ma vanno viste come impegno per la loro tutela e il loro sviluppo sostenibile».

In passato Reinhold Messner si è espresso più volte a favore della chiusura temporanea dei passi per «dare respiro» alle montagne e a chi le frequenta.

 

 

Il Gazzettino-Bl  21.04.2010

VIABILITA’ Alla vigilia del Consiglio appello del Comitato civico Ampezzo

«In croce senza tangenziale»

Demenego: non va bocciata altrimenti resteremo fermi per altri 30 anni

Sulla nuova tangenziale viaggerà il futuro di Cortina - sostiene il comitato civico Ampezzo. Ecco dunque che lo scontro politico, che si prospetta nel consiglio comunale di domani, intimorisce queste persone, che si esprimono per voce di Eddy Demenego: «Nel nostro gruppo, che si è riunito su questo tema, le notizie pervengono dai vari componenti dell'amministrazione comunale e ci preoccupano non poco. Ci sembra che, su questo argomento di vitale importanza, per tutto il comprensorio, ci si stia radicalizzando su posizioni politiche più che tecniche, con gravi danni per il futuro economico di Cortina e non solo del nostro paese».

Questo comitato è, sin dall’inizio, favorevole alla tangenziale; ecco quindi il timore che dal consiglio di domani esca invece un parere contrario: «Una viabilità importante è sempre stata foriera di sana e durevole economia, per ogni città o paese, non è quindi esagerato dire che il futuro della Valle d’Ampezzo e del Cadore si deciderà domani, in Consiglio. Se dovesse prevalere il voto contrario al progetto dell’Anas per la nostra circonvallazione, automaticamente anche la variante di Longarone, quelle di Valle e di Tai di Cadore cadrebbero. Il traffico già intenso ed in aumento renderà questo tracciato di difficile percorrenza e poco gradevole. Il centro pedonale di Cortina rimarrà stretto fra due strade camionabili ed inquinato. Cosa succederà al nostro turismo è difficile da prevedere, ma certamente ci allontaneremo dagli standard delle località che hanno, grazie alle loro infrastrutture, un’occupazione in continuo aumento. Dopo sessant’anni di progetti, caduti nel nulla, ne abbiamo uno che forse non è perfetto ma certamente risolverebbe molti dei problemi di traffico della nostra valle. Lo scorso anno gli abitanti d’Ampezzo hanno dato, con largo margine, il loro consenso a questo piano; ci auguriamo che il voto del consiglio non sia politico, ma ponderato e al di sopra delle parti, nell’interesse della cittadinanza».

 

 

Corriere delle Alpi  20.04.2010

Tangenziale, è un «calderone»

CORTINA. Il progetto di viabilità per Cortina redatto dall’Anas continua a preoccupare. Tre i principali interrogativi che la gente si pone. Il primo: se Dresda non è più patrimonio Unesco per aver realizzato un semplice ponte, che cosa succederà a Cortina quando si andrà a fare una tangenziale?

Dresda e l’intera valle dell’Elba, in Germania, come noto sono stati cancellati dalla lista dei luoghi Unesco dopo che un referendum popolare aveva sancito la scelta definitiva di costruire un ponte sul fiume per migliorare i collegamenti tra le due parti della città. Secondo gli esperti Unesco, però, il nuovo collegamento stradale era poco utile e soprattutto andava a pregiudicare completamente l’aspetto della città e dell’intero scenario della valle del fiume Elba. La decisione, senza precedenti, è stata presa nel giugno 2009 a Siviglia, nella stessa riunione che ha decretato le Dolomiti patrimonio dell’Umanità. La “condanna” di Dresda è stata quella di pianificare la costruzione di un ponte sull’Elba, un’opera che «deturperebbe il volto del centro storico barocco e dei bucolici dintorni della città». E se Cortina farà addirittura una tangenziale cosa accadrà? Risponde l’assessore provinciale uscente all’Unesco, Matteo Toscani.

«Trovo molto spiacevole strumentalizzare il patrimonio Unesco per dei principi ideologici», dichiara Toscani, «anche perché l’accostamento tra Dresda e il suo ponte e Cortina e la futura tangenziale non ha nessuna ragione di esistere. Sono le Dolomiti che sono state dichiarate patrimonio dell’umanità, da una certa quota in su. Ciò che avviene nell’abitato non è materia Unesco. La tangenziale interessa zone non perimetrale dai confini Unesco; e direi che un miglioramento della viabilità, e di conseguenza della qualità della vita, potrebbe essere un valore aggiunto e non una penalizzazione».

Secondo motivo di preoccupazione: se nel 2005 il consiglio comunale votò a maggioranza l’eliminazione dal progetto del quarto stralcio, che ora invece viene nuovamente inserito, chi dà certezze che l’Anas ascolterà poi davvero il consiglio di soprassedere alla realizzazione come assicurato dal sindaco? Il tema del contendere è la “bretella” tra Alverà e La Verra, un tunnel di circa 4 km da sempre osteggiato da tutti. L’Anas lo aveva inserito nel progetto, il consiglio del 2005 (guidato da Giacomo Giacobbi) lo bocciò; il consiglio di giovedì, guidato da Andrea Franceschi, lo vuole ugualmente bocciare, anche se il progetto Anas 2008 è stato inserito con tutti e 4 gli stralci nel piano triennale delle opere pubbliche Anas. Il che significa che, se si troveranno i soldi, si partirà con i lavori. Ma il consiglio poi avrà il potere di bloccare uno stralcio?

«E’ l’accordo che ho preso col ministero delle Infrastrutture», risponde l’assessore ai Lavori Pubblici Etienne Majoni, «e con l’Anas. Ho sottolineato come la galleria non debba essere realizzata. Poi il passaggio formale di stralcio lo dovrà fare il Cipe e in quel momento allegheremo tutti gli atti di consiglio che decretano la volontà di non realizzare il tunnel». A questo punto, il terzo quesito: se Majoni ha il potere di far togliere la galleria al Cipe, che senso ha portare la delibera in consiglio dove si rischia che non passi dato che alcuni membri di maggioranza e di minoranza sono contrari   Alessandra Segafreddo

 

 

L’Amico del Popolo  18.04.2010

Approvato lo statuto anche dal Consiglio provinciale di Belluno, mancano solo le approvazioni di Pordenone e Udine

Fondazione Dolomiti Unesco nascerà a maggio

Sede legale e prima presidenza a Belluno, sedi operative in ciascuna delle 5 province

Parto un po’ lungo, ma fiocco rosa a maggio per la Fondazione Dolomiti Unesco, l’organo chiamato a garantire lo «sviluppo conservativo e durevole» dei 9 gruppi dolomitici entrati a far parte della lista Unesco del “patrimonio naturale dell’umanità”. Anche il Consiglio provinciale di Belluno ha infatti approvato (all’unanimità) lo schema di statuto con 7 soci fondatori: oltre a Belluno, le Province di Bolzano, Pordenone, Trento e Udine nonché le Regioni Veneto e Friuli. A formalizzare le “carte” prima dell’atto costitutivo dal notaio, mancano solo le Province di Pordenone e Udine. Lo statuto si compone (facendo gli scongiuri...) di 17 articoli, l’ultimo dei quali abbastanza innovativo ma importante nel senso che afferma le pari opportunità fra uomo e donna: «Nel presente statuto - vi si legge infatti - si è rinunciato a formulazioni rispettose dell’identità di genere per non compromettere la leggibilità del testo». Secondo il modello delle Fondazioni, la struttura di Dolomiti Unesco contemplerà: - il Consiglio direttivo, - il Consiglio di amministrazione, - il Presidente, - l’Organo di revisione, - il Collegio dei soci sostenitori, - il Comitato scientifico. Toccherà a loro (per la parte politica, nelle persone degli assessori delegati) dare l’impronta a questa grande sfida, culturale ma non solo. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo aveva sottolineato nel corso della cerimonia celebrativa ad Auronzo di Cadore in agosto: «Vi sono tutte le condizioni perché di qui venga un esempio per tutto il Paese». L’attestato dell’Unesco non è un bollino blu o una medaglia olimpica o un premio Oscar che, una volta guadagnato, si può mettere in bella mostra nel proprio “palmares”. Essere sito Unesco rappresenta una grande responsabilità. La vicenda di Lipsia - cancellata dall’Unesco durante la sessione di Siviglia alla vigilia dell’inserimento delle Dolomiti - insegna e fa riflettere. Per i territori sui quali le Dolomiti riflettono le loro splendide architetture, il sigillo dell’Unesco è un titolo del quale fregiarsi, tuttavia occorre darsi un codice di comportamenti virtuosi e coerenti. È il compito, questo, del Piano di gestione. La sua elaborazione e definizione - in modo partecipato - è l’adempimento più urgente che attende la nascitura Fondazione, impegnata ad assicurare anche un’adeguata attività di formazione e informazione alle popolazioni interessate. Su simile doppio binario - Piano di gestione e sensibilizzazione delle comunità locali - la tabella di marcia concordata con l’Unesco a Siviglia, il 26 giugno dell’anno scorso, impone di accelerare il passo. È un eufemismo dire che adesso bisogna correre. Entro fine anno va confezionato il primo “dossier” post-Siviglia da inoltrare all’Unesco.  Maurizio Busatta

 

 

Il Gazzettino-Bl  18.04.2010

Variante: «Progetto tenuto nascosto»

Il progetto dell’Anas per la nuova tangenziale di Cortina prevede ancora il quarto stralcio, una galleria fra Ra Era e Alverà, a collegare la statale 51 di Alemagna e la regionale 48. E’ prevista anche la spesa, di 80 milioni di euro, che va a sommarsi ai 313 milioni dei primi tre stralci. Eppure il consiglio comunale l’aveva chiesto, di togliere quell’intervento, e lo scorso anno, quando ci fu la presentazione pubblica del progetto, alla popolazione di Cortina, la galleria non figurava più. «Io l’ho visto, quel quarto stralcio, sul progetto della variante, e ne ho parlato, il 1 gennaio scorso, proprio qui a Cortina, con Pietro Lunardi, ministro delle Infrastrutture, all’epoca in cui l’Anas fece il progetto della variante» – spiega Sergio Maioni, residente ad Alverà, uno dei membri più attivi del comitato, che si preoccupò dell’impatto dell’opera, all’indomani della presentazione. «Quel progetto è a Cortina dall’autunno scorso, è da ottobre che ce l’hanno, in comune, quindi per qualcuno non è una sorpresa, il suo contenuto. Mi meraviglia, invece, che l’abbiano tenuto nascosto, che nessuno ne abbia parlato prima».

Di viabilità, della tangenziale, si parla di nuovo dallo scorso 23 febbraio, da quando i cinque consiglieri comunali di minoranza, ed un loro collega di maggioranza, hanno chiesto formalmente la convocazione del Consiglio. Venerdì, in commissione consiliare, è stato Michele Dimai, rappresentante di Cortina oltre il Duemila, a scoperchiare la pentola.

«Noi continuiamo ad essere contrari a quell’opera, soprattutto al quarto stralcio, alla galleria che sale a Pierosà – precisa Sergio Maioni – ma siamo anche consapevoli che c’è ben poco da fare, da opporsi, se l’Anas lo vorrà fare, se troveranno i soldi. Noi privati, noi del comitato, lo stesso Comune di Cortina, potremo dire ben poco: non è facile contrastare la Legge Obiettivo, nella quale è inserita la circonvallazione di Cortina, come una delle priorità della viabilità italiana ed internazionale, connessa al Corridoio V, fra Lisbona e Kiev».Come valutate quella galleria, sul piano tecnico? «Noi siamo contrari, ma capiamo che, se si vuole eliminare il traffico dal centro di Cortina, bisogna pure trovare una soluzione, per le auto che scendono da Rio Gere, dal passo Tre Croci. Se manca quella galleria, le auto dovranno per forza arrivare in paese e scendere lungo via Grohmann, per arrivare, in qualche modo, sulla nuova circonvallazione».

 

 

Corriere delle Alpi  17.04.2010

Fondazione Unesco, il sì di Bolzano

BELLUNO. Dopo l’approvazione nel consiglio provinciale di Belluno, prende sempre più corpo la Fondazione deputata a sorvegliare sullo sviluppo delle Dolomiti patrimonio dell’umanità Unesco.

La Giunta provinciale di Bolzano ha dato incarico al presidente Luis Durnwalder e all’assessore Michl Laimer di provvedere alla ratifica della Fondazione e di disporre la partecipazione finanziaria altoatesina di 10.000 euro al capitale della Fondazione stessa.

La notizia è stata diffusa ieri dall’amministrazione provinciale di Bolzano.

La Fondazione prescritta dall’Unesco all’atto del riconoscimento delle Dolomiti patrimonio dell’umanità reca il nome “Dolomiti-Dolomiten-Dolomites-Dolomitis Unesco”. Il suo compito è di garantire uno sviluppo unitario del patrimonio mondiale Dolomiti in tutte e cinque le realtà partecipanti, ovvero nelle province di Bolzano, di Trento, di Belluno, di Pordenone e di Udine.

Con la delibera della Giunta provinciale, come ha sottolinea l’assessore Laimer, la Provincia di Bolzano ha adempiuto a tutte le formalità necessarie per l’istituzione della Fondazione; ora tocca alle altre Province che non hanno ancora dato l’ok ed alle Regioni Friuli - Venezia Giulia e Veneto. Entro giugno del 2011, infatti, la Fondazione è chiamata a presentare all’Unesco un progetto di sviluppo complessivo ed un piano strategico per lo sviluppo sostenibile dell’area dolomitica riconosciuta patrimonio dell’umanità.

Intanto giovedì prossimo ad Erto si svolgerà uno degli incontri delle cinque Province partecipanti. L’assessore altoatesino Laimer ha annunciato ieri l’impegno affinchè in questa occasione si possa fissare un programma per la definizione in tempi stretti dell’istituzione della Fondazione, chiamata ad elaborare gli importanti documenti richiesti dall’Unesco. Alla Fondazione verrebbero affidati una serie di compiti. Dovrebbe in primo luogo provvedere all’armonizzazione delle basi giuridiche, alla collaborazione fra regioni e province coinvolte anche tramite il coinvolgimento della popolazione, e poi sostenere le istituzioni scientifiche e le aree di tutela interessate dal riconoscimento quale patrimonio mondiale.

La provincia di Bolzano sarà rappresentata nel Consiglio direttivo dal presidente Durnwalder, mentre nel Consiglio di amministrazione dall’assessore Laimer.

La Fondazione avrà la sua sede fiscale a Belluno e disporrà di cinque sedi operative nelle singole realtà coinvolte. La presidenza della Fondazione avrà durata triennale e sarà affidata a rotazione secondo l’ordine alfabetico. Nei primi tre anni tocca a Belluno, seguirà quindi Bolzano.

 

 

Alto Adige  17.04.2010

Dolomiti-Unesco, la Provincia pone le basi

BOLZANO. Prende corpo la fondazione deputata a sorvegliare sullo sviluppo delle Dolomiti patrimonio dell’umanità Unesco. La giunta provinciale di Bolzano ha dato incarico al presidente Luis Durnwalder e all’assessore Michl Laimer di provvedere alla ratifica della fondazione e di disporre la partecipazione finanziaria altoatesina di 10.000 euro al capitale della Fondazione stessa.

La fondazione prescritta dall’Unesco all’atto del riconoscimento delle Dolomiti patrimonio dell’umanità reca il nome “Dolomiti - Dolomiten - Dolomites - Dolomitis Unesco”. Il suo compito è di garantire uno sviluppo unitario del patrimonio mondiale Dolomiti nelle province di Bolzano, Trento, Belluno, Pordenone e Udine.

Con la delibera della giunta, la Provincia di Bolzano ha adempiuto a tutte le formalità necessarie per l’istituzione della fondazione; ora tocca alle altre Province ed alle Regioni Friuli - Venezia Giulia e Veneto. Entro il giugno 2011 la fondazione è chiamata a presentare all’Unesco un progetto di sviluppo complessivo ed un piano strategico per lo sviluppo sostenibile dell’area dolomitica.

Giovedì prossimo ad Erto (Pordenone) si svolgerà l’incontro delle cinque Province partecipanti. L’assessore Laimer annuncia di impegnarsi affinchè in questa occasione si possa fissare un programma per la definizione in tempi stretti dell’istituzione della fondazione, chiamata ad elaborare gli importanti documenti richiesti dall’Unesco. La fondazione dovrebbe in primo luogo provvedere all’armonizzazione delle basi giuridiche, alla collaborazione fra Regioni e Province coinvolte anche tramite il coinvolgimento della popolazione ed altresì sostenere le istituzioni scientifiche e le aree di tutela interessate dal riconoscimento quale patrimonio mondiale. La Provincia di Bolzano sarà rappresentata nel consiglio direttivo dal presidente Durnwalder, nel consiglio di amministrazione dall’assessore. La fondazione avrà la sua sede fiscale a Belluno e disporrà di cinque sedi operative nelle singole realtà coinvolte. La presidenza della fondazione avrà durata triennale e sarà affidata a rotazione secondo l’ordine alfabetico. Nei primi tre anni tocca a Belluno, quindi a Bolzano.

 

 

Il Gazzettino  14.04.2010

Dolomiti Unesco. Quanto tempo perso inutilmente

Sembra finalmente che il Comune di Belluno si sia deciso di partecipare alla partita della sede Unesco. Peccato si sia sprecato un anno di tempo prezioso in cui il Comune di Belluno poteva far valere il suo ruolo di capoluogo della montagna veneta e delle Dolomiti. Infatti giusto un anno fa (20 aprile 2009), il Consiglio comunale discuteva un ordine del giorno presentato da me con cui veniva chiesto che il Comune assumesse un ruolo di protagonista nel contesto di Dolomiti Unesco e che la città di Belluno potesse ospitare la sede della fondazione che si andava a costituire proponendo come possibile luogo il palazzo Bembo. Il documento scatenò un’accesa discussione e l’amministrazione Prade si dimostrò contraria a tale riconoscimento e ai contenuti dell’odg.

 Ancora una volta la politica ha giocato un brutto ruolo, anziché dare un servizio si è trovato ogni possibile pretesto per ostacolare un’iniziativa di indubbio vantaggio per il nostro territorio, tant’è che l’odg venne brutalmente bocciato.

 Ora che la Provincia (di centrodestra) chiede ai comuni la disponibilità di ospitare la sede della fondazione il sindaco Prade e la sua maggioranza cambiano idea e accolgono favorevolmente l’invito a entrare nel dibattito. Meglio tardi che mai!

 L’esclusione dei bellunesi dalla giunta regionale dovrebbero insegnare una volta di più che se non pensiamo (tutti, da destra a sinistra) a farci valere, rimarremo sempre indietro. Mentre perdiamo tempo su dove e come fare la sede della fondazione le altre province sono già avanti nel valorizzare il marchio e promuovere il territorio nella nuova veste Unesco. Su un argomento così importante, Belluno deve fare la sua parte e diventare (senza comunque prevaricare le peculiarità degli altri comuni) il centro di riferimento dell’intero territorio Dolomitico. A questo punto la città di Belluno dovrebbe mettere a disposizione non solo la struttura ma anche un po’ più entusiasmo e convinzione.

 A tal proposito il Pd bellunese è pronto a collaborare su idee e progetti. Una proposta che potrebbe dare significato e concretezza a un orientamento condiviso è quella di organizzare in città un evento specifico per valorizzare il binomio territorio–Unesco. Così per la prima volta la popolazione si sentirà partecipe di un progetto di vasta scala.    Silvano De Salvador    consigliere comunale     Pd Bellun

 

 

Corriere delle Alpi  09.04.2010

Unesco

Fondazione, c è l'ok unanime del consiglio

BELLUNO. Il consiglio provinciale all’unanimità dà il via libera alla costituzione della Fondazione Dolomiti Unesco e dà mandato al presidente Bottacin di firmare tutti gli atti necessari allo scopo, alla presenza del notaio e delle altre province interessate. Ancora una volta le Dolomiti fanno superare gli ostacoli dettati dalle appartenenze politiche, unendo maggioranza e opposizione nel segno di un progetto per tutelare e valorizzare «un bene globale e unico» per il quale «serve lavorare tutti insieme».

L’atto è stato già approvato dalle province autonome di Trento e Bolzano, mentre sono ancora lontane Pordenone e Udine: «Ma speriamo che entro la fine di aprile si possa concludere questa partita», ha auspicato l’assessore Matteo Toscani, il quale ha rievocato brevemente le tappe che hanno portato all’importante riconoscimento.  Resta aperta, invece, la questione della sede della Fondazione. Per questo l’assessore ha inviato nei mesi scorsi una lettera ai 44 comuni bellunesi interessati, perchè facciano una sorta di ricognizione patrimoniale, indicando l’immobile che potrebbero mettere a disposizione. «Ad oggi sono pervenute 14 risposte e di queste 9 ci sono sembrate congrue. Sarà la Provincia a scegliere, alla fine, la sede operativa».

Malgrado il voto favorevole, l’opposizione non ha lesinato le critiche alla giunta, lamentando il mancato coinvolgimento e soprattutto i tempi troppo lunghi con cui si sta portando avanti la questione. Irma Visalli del Pd, ha rilevato come «l’Unesco sta depennando i siti per i quali non sono stati rispettati i tempi per le procedure e che sono trattati male», invitando quindi la giunta Bottacin a «rispettare i termini, non si deve più perdere un’ora, visto che di tempo se n’è già perso tanto». Visalli si è detta preoccupata che la partenza di Toscani per la Regione possa spostare ancora più in là le scadenze.

«Guardiamo con interesse a questa nuova fase che arriva dopo 10 mesi da Siviglia, portando però una diversità di metodo di lavoro che non si basa più sulla rete e sulla collaborazione del territorio», ha proseguito Visalli, auspicando che «i tre consiglieri bellunesi eletti in Regione possano tra loro collaborare per continuare il processo Unesco». La consigliera si è detta sconcertata del fatto che alla Bit di Milano le cinque province Unesco si siano presentate separate, dimostrando una visione particolaristica. «Se ci fosse più dialogo, Dolomiti Unesco potrebbe diventare un’opportunità e non la solita patacca da appuntare sulla giacca della maggioranza». Ha parlato di unità e di lavoro insieme anche il consigliere Silvano Martini (Pdl): «E’ una responsabilità grande che va affrontata insieme».

Non sono mancate critiche da parte dell’opposizione anche sulla ricerca della sede. «L’aver scritto a tutti i comuni non ha fatto altro che alimentare aspettative dei singoli enti, che non fanno che dilatare i tempi di attuazione», ha detto Visalli, a cui ha fatto eco Claudia Bettiol: «La sede dovrà essere nel comune capoluogo, magari nell’ex palazzo della Banca d’Italia».

Non si è fatta attendere la risposta dell’assessore Toscani: «Il lavoro di squadra è importante, ma si deve fare quando c’è la pariteticità dei soggetti interessati. Voi avete solo criticato finora, mentre io, per eleganza, per stile e per correttezza, non ho mai speso una parola per criticare gli errori della vostra giunta».

A chiudere gli interventi, il consigliere Raffaele Addamiano, che ha invitato a «guardare avanti», insieme con l’esponente dell’Idv, Levis e del Psi, Isotton. - Paola Dall Anese

 

 

Il Gazzettino-Bl  09.04.2010

PROVINCIA Voto unanime sulla struttura della Fondazione. Critico il Pd

Unesco, il consiglio approva lo statuto

Sulla ricerca della sede hanno risposto solo 9 Comuni su 44

Approvato in consiglio provinciale all’unanimità ieri a Belluno, dopo una lunga discussione tra maggioranza e minoranza, lo statuto della Fondazione Unesco.

L’8 aprile ha segnato anche l’ultima volta di Matteo Toscani, come assessore al turismo con la giunta Bottacin. Il neo eletto consigliere regionale non si sbilancia, però, ancora sulle prossime dimissioni, ribadendo che la scelta del suo successore sarà fatta nelle prossime ore. In attesa di sapere anche chi diventerà assessore nel nuovo consiglio regionale - Lega e Pdl a confronto - Toscani ipotizza la possibilità di deleghe specifiche sulla questione Unesco, che non è detto siano legate a quelle della montagna. Il Veneto è entrato nella partita lo scorso anno e sarà nel consiglio direttivo della Fondazione e l’assessore cercherà, se possibile, di occuparsi anche da lì della questione.

Lo statuto prevede, oltre al consiglio direttivo dei 7 soci fondatori, un consiglio di amministrazione operativo con 5 soci (rappresentanti delle province) e un presidente, che ogni 3 anni ruoterà. Con lo stesso termine cambierà anche la sede operativa, mentre quella legale e fiscale risiederà a Belluno. E’ stato inserito nello statuto approvato anche un organo di revisione, un comitato scientifico e un collegio di sostenitori.

«Nessuna specificazione in merito a quali possano essere i sostenitori» fa notare il consigliere di minoranza, ex assessore competente, Irma Visalli (Pd), che aggiunge: «In 10 mesi si poteva fare ben di più e ora non bisogna perdere più nemmeno un’ora». Ma Toscani sottolinea anche come i tempi siano sempre più lunghi di quelli previsti dall’Unesco e oggi le province friulane siano ancora indietro dal punto di vista burocratico. «Il rischio di depennamento dall’Unesco è reale e come italiani siamo sotto osservazione» ribatte la Visalli, che si dimostra molto preoccupata anche per gli inevitabili tempi di assestamento che richiederà il cambio di vertice.

La battaglia c’è stata anche per la sede operativa. La proposta del Pd di concentrarla nel capoluogo (ex sede Banca d’Italia), non è stata accolta e la Provincia ha preferito inviare una lettera a 44 comuni interessati. Hanno risposto in 9 tra i quali Alleghe (Belluno è ottimale); Auronzo (l’ex canonica Villagrande); Cortina d’Ampezzo (Comun Vecio), più altri della zona del Cadore e dell’Agordino. Feltre propone addirittura 3 siti. Tra questi manca ancora all’appello proprio Belluno, che entro fine settimana dovrebbe fare la sua proposta. (R.D.S.)

 

 

Messaggero Veneto  08.04.2010

Riproposta la tratta ferroviaria per collegare la Carnia a Calalzo

Forni di Sotto. Il progetto del Comitato Pas

FORNI DI SOTTO. Il comitato Per altre strade (Pas) ripropone, con Ira Conti, la tratta ferroviaria La Carnia – Calalzo di Cadore. Lo ha fatto con un intervento a favore del traffico su rotaie durante un recente convegno tenutosi a Trieste sui trasporti e viabilità. “Il treno dei desideri” così Conti presenta il sogno nel cassetto che conta ormai un secolo, da quando nel 1910 si inaugurava il tratto ferroviario Carnia-Villa Santina. Allora il comitato per la ferrovia veniva sciolto, ma nasceva l’idea di un collegamento fra Trieste e Monaco di Baviera, nella ricca Germania. Un progetto ancora valido per Comitato Pas. Nei Forni Savorgnani ancora oggi ci si ricordano i paletti rossi piantati su quella che avrebbe dovuto essere la direttrice che collegava Tolmezzo con Calalzo, passando per galleria di circa 5 km al di sotto della Forcella Giaf per sbucare sulla sponda orientale del lago di Domegge, di fronte alla stazione ferroviaria di Calalzo. Il progetto prevedeva quindi il collegamento con Cortina d’Ampezzo, Dobbiacco, Rattenberg e quindi Munchen, in Baviera. Nel 1921 per tali lavori furono stanziati 5 milioni di lire per il primo tratto: Tolmezzo – Ampezzo. L’avvento del fascismo distolse la necessità e i fondi per questa ferrovia, e nel 1967 andò in disuso anche il tratto Carnia – Villa Santina. Il Comitato Pas, con sede a Forni di Sotto e una in Cadore, si batte per una ripresa del progetto, anche a scopo turistico e ambientale. Conti ha spiegato che l’iniziativa di riproporre la ferrovia, “anche al posto di una piu’ inquinante autostrada” è sorta a seguito di un viaggio esplorativo a Merano per valutare l’esperienza della ferrovia Merano – Malles della Val Venosta. Dapprima la popolazione era contraria, ma poi si sono avuti risultati piu’ che soddisfacenti: “Dopo 5 anni, il treno, moderno e rinnovato secondo le ultime tecnologie, riprende a percorrere la valle. Le carrozze, con ampi finestrini che permettono di godere del paesaggio, accessibili ai disabili ed alle biciclette, sono frequentate abitualmente da valligiani e da turisti.” Dalle prospettive di far viaggiare un milione e mezzo di passeggeri all’anno, già nel 2007 si era toccata quota 2 milioni di viaggiatori. Oggi è allo studio il collegamento ferroviario Merano-Bolzano fino alla Pusteria, per il quale la Provincia ha già stanziato 112 milioni di euro. (g.g.)

 

 

Corriere delle Alpi  06.04.2010

Tolmezzo-Calalzo, il sogno ambientalista compie cento anni

Era l’8 maggio 1910 allorché il Comitato sorto dieci anni prima per il collegamento ferroviario “Carnia-Villa Santina” si scioglieva perché il fine era raggiunto. Si inaugurava infatti quel giorno, con una grande festa popolare, la nuova tratta di 20 chilometri (per la precisione 19.327,82 metri) a scartamento normale (1,445 metri) tra Cania e Villa Santina, con 3 gallerie, 4 viadotti, 4 ponti, 2 fermate, 2 stazioni e 18 caselli. Il collegamento fu salutato allora come strumento di progresso, con cui superare le difficoltà di movimento delle popolazioni servite. Una piccola linea insomma, ma con ambizioni grandi: diventare il tramite migliore tra Trieste, Monaco e i mercati della Germania.

Dopo la Grande Guerra il sogno sembrò concretizzarsi con il progetto della linea “Trieste-Carnia-Villa Santina-Ampezzo-Calalzo-Dobbiaco-Rattenberg-Monaco”: un’opera grandiosa che avrebbe potuto cambiare davvero l’economia delle zone attraversate.

Il 3 aprile 1921 un decreto legge autorizzava l’inizio dei lavori della Villa Santina-Calalzo, stanziando 5 milioni di lire per il tronco fino ad Ampezzo Carnico, e il 20 aprile 1922 era pronto il progetto degli ingegneri Fausto De Zolt e Paolo Masieri per il tronco da Comeglians a Sappada.

Altri sogni intervennero, però, colonialistici questa volta, con l’era fascista, stornando fondi e interessi dalle nostre montagne, cosicché finirono smantellati i due piccoli tronchi Villa-Comeglians e Tolmezzo-Paluzza. Nel 1967 veniva chiuso il tratto Tolmezzo-Villa Santina anche al trasporto merci e la storia sembrava essere arrivata davvero al capolinea.

Ma in Carnia quella vecchia ferrovia continua ad avere combattivi sostenitori, decisi a salvaguardare questo patrimonio e a promuoverne un intelligente utilizzo. Particolarmente attivi il Comitato Ftmct (Ferrovia turistico-museale Carnia-Tolmezzo) e il Comitato Pas (Per Altre Strade)-Dolomiti che ha anche una sezione in Cadore (recapito gd-pas@libero.it).

Il Comitato unico è nato ufficialmente dopo un incontro avvenuto sul Passo della Mauria l’11 marzo 2007 tra cittadini della Carnia e del Cadore e unisce idealmente i paesi della Val Tagliamento con quelli della Valle del Piave e del Boite fino a Cortina, allo scopo di cercare contatti, unire culture e condividere percorsi comuni. Uno dei principali obiettivi è quello di diffondere informazioni sulle grandi opere autostradali programmate nelle nostre valli e sulle loro ricadute economiche, sociali e ambientali.

In un convegno tenutosi a Trieste lo scorso 25 marzo su trasporti e ambiente, Ira Conti, rappresentante di Pas-Dolomiti, ha presentato una relazione intitolata “Il treno dei desideri” per riproporre l’attualità di questa linea alla luce degli esempi lungimiranti che in tal senso vengono da altre regioni, soprattutto dall’Alto Adige, dove la Merano-Malles costituisce un ottimo esempio di innovazione nel segno della tradizione. Mentre da noi purtroppo si privilegia l’alta velocità «che serve ai manager con la paura di prendere l’aereo: per loro si bypassa tutto un mondo di piccole città e paesi i cui abitanti si dovranno arrangiare alla belle meglio. Così i piccoli paesi si spopolano, diventano sempre più poveri e si vedono costretti a vendere il loro territorio ai grandi costruttori di infrastrutture; il cerchio si chiude e il denaro finisce nelle solite tasche».

Dotare Tolmezzo e la Carnia di una via di comunicazione veloce, sicura ed ecologica come la ferrovia, darebbe lustro alla cittadina carnica, riaffermando il suo status di centro nevralgico della montagna friulana.

E proprio questo ha spinto un gruppo di professionisti, ex amministratori di ferrovie e imprese, accomunati dalla passione per il treno e la sua storia, a fondare già nel 2003 l’associazione per la Ferrovia turistico museale Carnia-Tolmezzo, che ha tra i suoi scopi quello di preservare la linea dall’abbandono e sviluppare un sistema di collegamento turistico tra Carnia e Tolmezzo che, attraverso la valle del Tagliamento e tramite contatti con aziende di soggiorno, musei, ristoranti, offra ai visitatori spunti e panorami altrimenti persi.  Insomma, il sogno Tolmezzo-Calalzo dura ancora e viene perseguito attraverso due canali sinergici: quello dello sviluppo di una linea moderna e funzionale, in alternativa all’autostrada, e quello di un recupero del tracciato storico e culturale da essa comunque individuato. Proposte che sarebbero gradite entrambe a Paolo Rumiz e alla sua struggente nostalgia di un’Italia ferroviaria che non c’è più.

 

 

Il Gazzettino-Bl  06.04.2010

FORUM PER L’ACQUA

Raccolta di firme per 3 referendum contro la privatizzazione del bene

Il Forum italiano dei movimenti per l’acqua, costituito da centinaia di comitati territoriali che si oppongono alla privatizzazione, ha presentato nel 2007 una legge d’iniziativa popolare, con oltre 400.000 firme, per chiedere la ripubblicizzazione dell’acqua. «L'attuale governo - spiegano i comitati - ha invece deciso di approvare, nel novembre scorso, una norma per consegnare definitivamente l’acqua ai privati e alle grandi multinazionali».

«Da qui - viene spiegato - la decisione di raccogliere le firme, dal 24 aprile, per proporre 3 quesiti referendari che vogliono abrogare la legge approvata dall’attuale governo e le norme approvate da altri governi in passato che andavano nella stessa direzione: quella di considerare l’acqua una merce».

 

 

Il Manifesto  06.04.2010

Il neoliberismo che piace a sinistra

di Ugo Mattei

Sul manifesto di domenica il presidente di Publiacqua spa Erasmo D'Angelis tesse le lodi del modello toscano di gestione dell'oro blu. Assumiamo pure che la Toscana (o Cuba) siano, per ragioni di cultura politica generale, modelli «virtuosi» di misto.

Questo fatto, proprio come l'argomento per cui in certe realtà italiane a gestione pubblica le cose vanno malissimo, nulla apporta contro la necessità e la superiorità teorica del modello di gestione democratica ed ecologica dell'acqua che si ritiene di poter raggiungere tramite il referendum. Innanzitutto, la presenza di un pubblico disastroso non sta a significare che il suo "commissariamento" da parte del privato sia la soluzione migliore. A parte il fatto che esistono anche esperienze interamente pubbliche estremamente virtuose (mi piace ricordare qui quella di Cuneo), dobbiamo aver ben chiaro che il modello misto pubblico-privato declinato in funzione del profitto, garantito dalla legge Galli e poi da quella Ronchi, costituisce il miglior brodo di coltura dell'affarismo partitocratico ed autoritario. Esso pone le premesse istituzionali per la divisione leonina di costi e benefici (costi pubblici, benefici privati) laddove i secondi non sono solo benefici economici tout court per gli investitori privati (Acea, ecc) ma anche benefici per il personale politico o parapolitico coinvolto nella gestione mista. Si tratta di vantaggi altrettanto privati anche se meno visibili, che si concretizzano in termini di favori privati all'elite politica, se non direttamente in quattrini per le campagne elettorali. Non mi stupisce affatto che questo modello di gestione del "pubblico interesse", tipico di gran parte del terzo mondo, possa purtroppo aver coinvolto anche l'acqua cubana. Il problema è la confusione fra l'interesse pubblico e quello delle élites politiche.
Ciò naturalmente vale anche per altre questioni, come per esempio la gestione dei rifiuti, e ancor più vistosamente le grandi opere pubbliche come la Tav o il Ponte sullo Stretto. Questo mi pare spieghi sia alcune delle posizioni del Pd, che continua a difendere il misto "for profit garantito" utilizzando la più screditata delle idee, quella per cui i soldi per gli investimenti li metterà il privato, sia la posizione che sta emergendo nell'Idv.

Premesso che nel Pd esistono posizioni apertamente referendarie quali quella di Roberto Placido, premiato con oltre 11.000 preferenze nel disastro del centrosinistra piemontese, mi pare chiaro che la posizione dei cosiddetti ecodem può soltanto considerarsi ipocrita. Ma come si fa a pensare che nel Parlamento più impotente della nostra storia repubblicana, dove una maggioranza trasversale larga come poche altre difende per le ragioni suddette il "misto for profit garantito" (dall'acqua all' energia, alle grandi opere) possa avere qualsiasi speranza di passare una riforma che non garantisca al 100% i saccheggiatori del bene comune? Proprio questa osservazione ha convinto l' intero arco di forze del "Forum Acqua Pubblica" ed il "Comitato Rodotà sì acqua pubblica" a convergere convintamente sulla soluzione referendaria. Realisticamente, infatti, tanto la legge di iniziativa popolare sull'acqua voluta dal Forum, quanto il progetto di legge delega sui beni pubblici della Commissione Rodotà non avrebbero forza politica sufficiente in questo Parlamento se non sostenuti da un imponente movimento di massa quale quello che potrebbe essere innescato dal referendum. A maggior ragione il referendum convince tutti quanti hanno a cuore il vero interesse pubblico (non quello delle élites di partito), per il fatto che i tre quesiti che abbiamo elaborato, attaccando direttamente il modello di gestione mista "for profit garantito", pongono serie premesse teoriche per un nuovissimo modello di governo ecologico e democratico dei beni comuni, ispirato all'art. 43 della Costituzione, che finalmente inverta la rotta neoliberista.

E veniamo a Di Pietro. Ero presente con i compagni del Forum all'incontro con l'Idv (Di Pietro, De Magistris, Brutti) del 12 marzo scorso e. pur nello sconforto generale per un clima davvero povero dal punto di vista democratico, ero rimasto favorevolmente colpito per il fatto che Di Pietro avesse detto espressamente di voler far propri i nostri tre referendum. Su premesse comuni culturalmente e politicamente così nette e avanzate, avevo ragionato, si troverà certamente un'intesa di metodo. Mi ero sbagliato. Credo ora semplicemente che Di Pietro, fatti due conti, si sia reso conto di essere ormai parte di quell'élite politica il cui interesse privato, come quello di tutto il fronte partitocratico antireferendario, è ben servito dal "misto for profit garantito". Come dicono i resistenti della Val Susa: sarà dura!

 

 

Corriere delle Alpi  04.04.2010

Unesco, giovedì il via libera

BELLUNO. Sarà approvato giovedì l’ultimo atto per la costituzione della Fondazione Unesco. Il consiglio provinciale approverà lo Statuto dell’ente che andrà a gestire le Dolomiti patrimonio dell’umanità, statuto già adottato in bozza dalla giunta provinciale e che ha ricevuto il via libera dal collegio dei revisori dei conti.

Lo stesso passaggio è già stato fatto nelle altre Province, anche a Udine, dove a lungo si è temuto lo stallo per le perplessità manifestate dai revisori dei conti. E’ stato grazie a una consulenza con i tecnici bellunesi che la Provincia di Udine è riuscita a sciogliere le riserve, concentrate sugli impegni di spesa per il futuro. Costi non ben quantificati ma che saranno importanti. Lo Statuto della Fondazione infatti prevede una sessantina di azioni, alcune impegnative. «Solo col tempo si può definire quanto si spende», dice Matteo Toscani. «La Fondazione deve sostenersi e gli impegni finanziari saranno pesanti, ma il problema si affronta cammin facendo». Matteo Toscani, eletto consigliere regionale, spiegherà tutto giovedì, nel suo ultimo consiglio provinciale da assessore, prima di dimettersi il giorno successivo, cioè il 9.

Passato in consiglio lo Statuto verrà firmato davanti a un notaio bellunese e la Fondazione sarà finalmente realtà. I soci fondatori saranno sette, le Province più le due Regioni (Veneto e Friuli perché Trento e Bolzano hanno tenuto duro), come sette saranno i membri del consiglio di indirizzo, mentre nel consiglio di amministrazione sideranno solo le cinque Province di Belluno, Trento, Bolzano, Udine e Pordenone.

Da un punto di vista pratico la Fondazione verrà gestita da un segretario generale, l’equivalente del direttore, figura chiave che spetterà a Belluno indicare per primo. Il segretario generale resterà in carica tre anni, legato alla presidenza di turno, che parte appunto da Belluno.

Poi ci saranno almeno un paio di dipendenti della Fondazione, oltre all’ufficio Unesco già approntato da Palazzo Piloni, ma senza dipendenti che si occupano solo di quello.

Ma dove? La questione della sede rimane un nodo aperto. Nelle settimane scorse l’amministrazione provinciale ha inviato una lettera a tutti gli oltre quaranta Comuni compresi nei confini Unesco. «Chiediamo», spiega Toscani, «ai Comuni di manifestare il loro interesse ad avere la sede. Nella lettera è allegata una scheda da compilare con le caratteristiche dell’immobile: metri quadri, destinazione d’uso, tempi per la disponibilità. Non serve uno spazio molto grande, ma potrebbe essere l’occasione per creare una struttura abbinata che abbia attinenza con le Dolomiti come un centro studi». Le risposte stanno già arrivando e alcune vallate, come l’agordino, hanno fatto la scelta di aggregarsi in un’unica proposta. «Al di là delle insinuazioni», conclude Toscani, «non siamo mai stati fermi in questi otto mesi, forse non abbiamo fatto tante conferenze e stampa come altri». (i.a.)

 

 

Messaggero Veneto  02.04.2010

La Fiom dell'Alto Friuli esprime apprezzamento per i contenuti del documento presentato nei giorni scorsi

Cgil: sviluppo e autonomia per la montagna

TOLMEZZO. Con riferimento alla conferenza stampa dei giorni scorsi per la presentazione del documento riguardante l’autonomia della montagna, la Fiom Cgil dell’Alto Friuli, attraverso Gianpaolo Roccasalva esprime il proprio apprezzamento sull’iniziativa ed apprezza che anche la Cisl dell’Alto Friuli, a suo tempo contraria all’istitiuzione della Provincia dell’Alto Friuli, abbia sostanzialmente rivisto la sua posizione riguardo un ente istituzionale che rappresenti il territorio montano.

«È apprezzabile che in quella sede si sia anche delineato un programma, una piattaforma che cominci ad abbozzare un modello di sviluppo per la montagna friulana che deve tener conto della specificità del territorio e del suo ambiente - si legge in una nota- . In particolare è stato molto apprezzata la contrarietà all’autostrada della Val Tagliamento. Non abbiamo bisogno di mostri inutili che devasterebbero il territorio senza alcun beneficio per lo stesso. Altre questione quella dell’elettrodotto. Tre importanti aziende del nostro territorio, due nella pedemontana, una in Carnia, hanno da tempo presentato progetti per interconnessione con la rete austriaca. La necessità di avere l’energia elettrica ad un prezzo ridotto è un elemento decisivo per mantenere queste aziende radicate nel nostro territorio».

«È imbarazzante che, nè il governo nazionale nè quello regionale, abbiano risolto la questione. E’ necessario che anche su questo aspetto qualcuno batta un colpo, in quanto il collegamento è necessario, ma è indispensabile che questo avvenga nel rispetto dell’ambiente e nel rispetto della volontà dei cittadini che vivono nei territori interessati all’attraversamento dell’elettrodotto stesso - continua il documento-. Il nodo centrale della questione è comunque il lavoro. È necessario che i nostri giovani debbano avere la possibilità di realizzare le proprie aspettative, le proprie ambizioni, i propri sogni restando o tornando nel nostro territorio. È per questo che il nostro territorio deve essere in grado di attrarre le imprese per aumentare l’offerta di lavoro, che è, e rimane, uno dei rimedi allo spopolamento. Per fare questo si devono valorizzare le eccellenze che ci sono (tipo il centro di innovazione tecnologica di Amaro), migliorare le infrastrutture informatiche, sviluppare la cosiddetta “green economy”, che sta già dando risultati notevoli in Germania. Per sviluppare questi progetti non è sufficiente sperare negli interventi regionali. Serve una regia, un coordinamento locale che decida in loco cosa e come fare. Non è importante cercare il nome di questo soggetto. L’importante è che ci sia».