Home Page
per ogni contatto  peraltrestrade@libero.it          sezione Cadore  gd-pas@libero.it

 

Home Chi siamo Novità Comunicati Stampa Rassegna Stampa Documenti Contributi Autostrada Iniziative Foto Video Statuto Contatti Links

Cosa dicono, Rassegna stampa, Varie

2003    2004    2005    2006    2007    2008    2009    2010   ultime...

gennaio    marzo    aprile    maggio    giugno

 

FEBBRAIO

Messaggero Veneto  28.02.2010

Il Comitato Per altre strade aderisce alla giornata di lotta dei migranti

FORNI DI SOTTO. Il comitato Per altre strade Dolomiti (Pas Dolomiti) di Forni di Sotto aderisce alla giornata di lotta dei migranti, organizzata per domani. Una giornata per i diritti e la dignità dei migranti, contro il razzismo e lo sfruttamento. «L’adesione- confermano gli esponenti dell’associazione - alla giornata di lotta si può esprimere in tanti modi concreti: nelle piazze, nei luoghi di lavoro e in tante altre sedi. Proponiamo anche una forma che dia maggiore visibilità al nostro impegno e invitiamo chiunque abbia un sito web a prendere alla lettera, mettendolo in pratica, lo slogan che riassume la giornata di lotta dei migranti: il 1° Marzo oscurate il vostro sito web per 24 ore sostituendo la home page con una pagina gialla (colore scelto per la giornata di protesta) in cui spiegate le ragioni dei migranti e date risalto alle iniziative programmate nella vostra città» .(g.g.)

 

 

La Vita Cattolica  27.02.2010

DOLOMITI

Marchio dell'Unesco opportunità di sviluppo

Approvato dalla Giunta regionale a metà febbraio lo statuto della fondazione «Dolomiti-Dolomiten-Dolomites-Dolomitis Unesco», come ha ricordato alla Bit di Milano l'assessore regionale alla Cultura, Roberto Molinaro, Provincia di Udine e Provincia di Pordenone dovrebbero essere pronte verso fine marzo o al massimo nelle prime settimane di aprile a essere parti costituenti della Fondazione, dopo i necessari «passaggi» prima in giunta e quindi nei rispettivi consigli provinciali.

Le due amministrazioni di Udine e Pordenone, con la Regione, sono infatti partner istituzionali, assieme alle province di Belluno, Bolzano e Trento, della nuova Fondazione, chiamata a tutelare e a valorizzare, «con un vero lavoro di equipe», questo patrimonio dell'umanità riconosciuto tale dall'Unesco nel giugno dello scorso anno.

Il «marchio» dell'Unesco alle Dolomiti si presenta come una grande «opportunità», ha osservato l'assessore provinciale alla Montagna, Ottorino Faleschini, ma ora la «prospettiva» è quella di sviluppare in quest'area così delicata un turismo di nicchia, d'elite, un turismo sempre più consapevole e sostenibile, che riesca a coniugare natura e culture locali.

 

 

Il Gazzettino-Ud  26.02.2010

TOLMEZZO  Il 7 marzo la festa con una "gita" a piedi sulla tratta dimessa

Ferrovia, futuro incerto

La linea carnica compie cent’anni: pressing per riattivarla

Compiere cent’anni e non aver ancora chiaro all’orizzonte il proprio futuro. Compleanno storico il prossimo 7 marzo per la “Linea Carnica”, la storica tratta ferroviaria Carnia-Tolmezzo-Villa Santina, inaugurata nel 1910 con 20 chilometri di binari, 3 gallerie, 4 viadotti, 4 ponti, 2 fermate, 2 stazioni, 18 caselli. Attiva fino al 1960 per i passeggeri, fino al 1968 per le merci, negli ultimi anni e soprattutto nelle ultime settimane è ritornata d’attualità a seguito della riproposizione di un progetto di rilancio turistico da parte dei componenti del Comitato della Ferrovia turistico-museale Carnia-Tolmezzo. Dopo un’interpellanza del consigliere regionale Colussi che chiedeva lumi sul progetto e la replica del Consorzio Industriale di Tolmezzo, attuale proprietario dei binari, che rispondeva di non avere soldi a sufficienza per sistemarla, arrivano nuove sollecitazioni da parte del Comitato Pas-Dolomiti di Forni di Sopra che rilancia anch’esso la proposta di collegare Amaro e Longarone, Carnia e Cadore, «non con una sorpassata e devastante autostrada, ma con una moderna ferrovia europea».

Alfio Anziutti del Comitato ricorda come «la ferrovia Carnia-Tolmezzo-Villa Santina-Ampezzo-Calalzo-Dobbiaco-Monaco era il grande disegno immaginato un secolo fa dai carnici che sapevano chi erano; la ferrovia è un bene che è di tutti non certo solo del Consorzio Industriale, su tutto l’arco alpino stanno recuperando le antiche ferrovie dismesse e abbandonate, non per farne qualcos’altro, ma per riportarle alla loro giusta funzione di trasporto collettivo di cose e persone; in Svizzera (Engadina) e in Alto Adige (Merano) su ferrovie recuperate viaggia un milione di persone all’anno». Ritornando al compleanno, la festa si farà il 7 marzo appunto, “Giornata nazionale delle ferrovie dimenticate” con un’escursione a piedi da Stazione Carnia sino a Tolmezzo (10km) mentre il 1° marzo a Villa Santina verrà inaugurata una mostra d’immagini d'epoca.  David Zanirato

 

 

Corriere delle Alpi  25.02.2010

A27, il progetto può cambiare

Proposto l’anticipo dell’attraversamento del Piave

BELLUNO. Il tracciato del prolungamento autostradale va spostato in sinistra Piave a Pian di Vedoia. La richiesta è arrivata dal Comune di Longarone durante un incontro avvenuto martedì ed è stata inoltrata in Regione dalla Provincia.

Il percorso in questione è quello del project financing che punta a collegare la A27 con la A23 (Udine-Tarvisio) con un tunnel verso est a Caralte. Martedì gli amministratori comunali di Longarone, Ponte nelle Alpi, Soverzene e Belluno hanno incontrato la Provincia per parlare di viabilità e urbanistica.

«Abbiamo proposto un paio di osservazioni al progetto del prolungamento autostradale», spiega il sindaco di Longarone Roberto Padrin. «Nel nostro Pat abbiamo inserito il percorso attualmente previsto, ma anche la soluzione alternativa proposta».

Oggi il disegno indica un tracciato che si sviluppa da Pian di Vedoia alla zona fiera di Longarone in destra Piave. All’altezza della fiera, ai piedi del centro del paese, ci sarebbe il passaggio in sinistra Piave, per poi entrare in galleria a Codissago. «L’attraversamento del fiume», continua Padrin, «dovrebbe avvenire proprio davanti alla valle del Vajont con un impatto che non ci sembra opportuno per quella zona».

Longarone dunque ha proposto di anticipare l’attraversamento a Pian di Vedoia, più o meno dove oggi c’è l’uscita della A27.

«Questo anche per proteggere due zone delicate e di pregio ambientale del nostro territorio comunale», dice ancora Padrin, «cioè Fortogna e la zona Protti. Infine abbiamo detto che lo svincolo in zona industriale non è prioritario, se verrà fatto bene, ma non è indispensabile».

Accanto alla richiesta di Longarone si sono poste le problematiche di Ponte nelle Alpi, dove l’autostrada c’è già, ma anche un traffico sempre più penalizzante per la comunità lungo la statale. «A noi serve una visione diversa della viabilità in Valbelluna», dice il sindaco di Ponte nelle Alpi Roger De Menech. Ponte vorrebbe cioè la galleria di Cadola, capace di eliminare il peggior carico di traffico in sinistra Piave, ma anche che il tratto Cadola-Pian di Vedoia restasse gratuito.

«Oggi», prosegue De Menech, «quel tratto di autostrada viene usato come tangenziale. Se verrà istituito il pedaggio, il traffico locale si riverserà in paese, appesantendo ulteriormente il traffico al bivio, dove è già pressoché insostenibile».

Anche le ragioni di Ponte sono state prese in considerazione dalla Provincia e inviate alla Regione.

«Abbiamo scritto una lettera», dice l’assessore Ivano Faoro, «chiedendo l’anticipo dell’attraversamento del Piave, soluzione a minor impatto ambientale. Nel proporre questo cambiamento abbiamo cercato di tenere in considerazione anche alcuni punti chiave della viabilità già penalizzati». - Irene Aliprandi

 

 

Il Gazzettino-Bl  25.02.2010

L’INIZIATIVA Quattro Comuni indicano alla Regione il prolungamento

«A 27 sulla sinistra Piave»

Ponte: «Via il pedaggio sul tratto esistente e la costruenda di Cadola»

Sull'autostrada Provincia e quattro comuni si mettono insieme per stilare un documento da mandare in Regione. Ma in realtà non tutti ne condividono ogni aspetto. «La Provincia di Belluno e i comuni di Longarone, Ponte nelle Alpi, Soverzene e Belluno - riferisce l'assessore provinciale Ivano Faoro - si sono incontrati per elaborare un documento, che verrà inviato agli Uffici competenti della Regione Veneto circa il tracciato del prolungamento della A27 (Venezia-Monaco) nel nostro territorio. E d'accordo con i rappresentanti dei Comuni interessati abbiamo predisposto una lettera per richiedere che l'autostrada Venezia-Monaco tocchi la sinistra e non la destra Piave». Si tratta, questa, di una necessità che pare arrivare soprattutto da Longarone e Soverzene con cui si che chiede che dall'abitato di Fortogna in poi, la prosecuzione del tracciato autostradale continui avvicinandosi a Provagna. «E si tratta di una soluzione dettata da esigenze di carattere tecnico, logistico ed anche ambientale – prosegue Faoro - ora abbiamo chiara la via che preferiremmo venisse percorsa, e cioè quella meno impattante per la nostra provincia. Di qui, il documento con cui avanziamo le nostre richieste». Una richiesta nella quale «vorremmo contare su un progetto che tenga conto sia del nodo di Ponte nelle Alpi, sia di quello di Longarone: già fortemente penalizzati dal traffico, specie durante i periodi in cui sulle strade si riversa l'ondata di turisti, lo sarebbero ulteriormente dalla costruzione dell'autostrada a pagamento».

Ma la nota uscita da Palazzo Piloni dà per scontato che tutte le amministrazioni vogliano la prosecuzione dell'autostrada. Invece, fatta eccezione per l'ultima osservazione sul pedaggio, Ponte sostiene da tempo una posizione ben diversa. Che il sindaco Roger De Menech ripete: «La vera emergenza per il traffico è costituita dal Bivio di Ponte e da quello di Santa Caterina. Per questo, se autostrada deve essere, ipotesi che noi non sosteniamo, si lasci libero il pedaggio sul tratto già esistente e sulla costruenda galleria di Cadola».

 

 

Corriere del Veneto  25.02.2010

La Provincia scrive alla Regione

«A27, passaggio per la sinistra Piave»

BELLUNO - La Provincia di Belluno ingrana la quarta sul prolungamento dell'autostrada Venezia-Monaco e, in accordo con i comuni coinvolti, ha predisposto un documento da inviare alla Regione sul tracciato chiedendo che 1'A27 passi per la sinistra Piave. Resta, però, un nodo da sciogliere perché non si sono ancora tatti i conti con le regioni austriache e tedesche interessate dall'opera. Il primo passo, intanto, è stato fatto: trovare un accordo con le amministrazioni di Longarone, Ponte nelle Alpi, Soverzere e Belluno che si sono incontrate con la Provincia per decidere dove far passare l'autostrada. Richieste che saranno presto inoltrate agli uffici competenti della Regione Veneto. «D'accordo con i rappresentanti dei Comuni interessati - ha spiegato l'assessore di competenza, Ivano Faoro -, abbiamo predisposto una lettera per richiedere che la via autostradale della Venezia-Monaco tocchi la sinistra e non la destra Piave: si tratta di una soluzione dettata da esigenze di carattere tecnico, logistico ed anche ambientale. Ora abbiamo chiara la via che preferiremmo venisse percorsa, e cioè quella meno impattante per la nostra provincia. Di qui, il documento con cui avanziamo le nostre richieste. Nel proporre questa soluzione per il tracciato autostradale, è chiaro che abbiamo cercato di tenere in considerazione anche alcuni dei punti chiave dell'intera viabilità bellunese - ha detto ancora l'assessore -. Vorremmo contare su un progetto che tenga conto sia del nodo di Ponte nelle Alpi, sia di quello di Longarone. Già fortemente penalizzati dal traffico, specie durante i periodi in cui sulle strade si riversa l'ondata di turisti». Nelle scorse settimane, intanto, l'assemblea straordinaria della società Alemagna aveva riconfermato l'impegno di prolungare l'A27.  L.P.

 

 

Corriere delle Alpi  25.02.2010        AUTOSTRADA?  NO GRAZIE,  MEGLIO LE CIRCONVALLAZIONI Comunicato stampa Pas  (03 marzo 2010  Pdf)

Lettere

La proposta. Ci vuole l’autostrada per il Cadore

LA TELEVISIONE e i giornali hanno annunciato che lo stabilimento Marcolin di Vallesella si trasferirà a Longarone, danneggiando parecchie famiglie ed il relativo indotto. Cosa aspettiamo a realizzare il proseguo dell’autostrada A27 da Ponte nelle Alpi al Nord Europa? Non ci conviene fare come l’asino di Buridano, che morì di fame perché il padrone gli aveva messo davanti due mucchi di fieno, uno a destra e uno a sinistra, per cui non sapeva quale scegliere. Due sono i progetti dell’autostrada e qui rischia di morire l’asino.  Siamo ragionevoli! Il commercio e l’industria corrono su strade veloci, perché il tempo è denaro e l’argent fait la guerre. Mettiamoci nei loro panni e salveremo i nostri. Apriamo gli occhi! Il Cadore è alta montagna. L’agricoltura ha fatto il suo tempo quassù. Il turismo è stagionale: limitato al mare d’estate e condizionato dal meteo d’inverno. Se scappano le industrie per la difficoltà di raggiungere le città del Nord e i porti del Sud, cari sindaci ed egregio presidente della Provincia, cosa facciamo da marzo a giugno e da settembre a dicembre? Luigi Unterberger BELLUNO

 

 

Messaggero Veneto  25.02.2010

Arrivano i fondi per la Fondazione Dolomiti Unesco

FORNI DI SOPRA. Presentato dalla Provincia di Udine alla Bit di Milano il patrimonio naturale delle dolomiti riconosciuto dall’Unesco. «Il progetto - ha affermato l’assessore alla montagna Ottorino Faleschini – ha riscontrato un grosso successo di pubblico e di addetti ai lavori». Prosegue intanto l’iter per la creazione della Fondazione Dolomiti-Dolomiten-Dolomites-Dolomitis Unesco “che è in dirittura d’arrivo” come pure il progetto per determinare un marchio ad hoc riconoscitivo delle Dolomiti che le 5 provincie interessate hanno richiesto con un concorso di idee. «Una volta costituita la Fondazione- ha ribadito l’assessore – si procederà alla formazione della popolazione coinvolgendo le scuole, i comuni e tutti gli enti interessati, Parco Naturale delle Dolomiti friulane e Cai, che ha già iniziato un percorso divulgative nelle scuole. Intanto anche la nostra Regione ha stanziato 120 mila euro a favore della Fondazione approvandone lo statuto quale partecipazione al fondo di dotazione patrimoniale ed al Fondo di dotazione 2010.

La Fondazione dovrà gestire il patrimonio Dolomiti, riconosciuto come patrimonio naturale dell’umanità dall’Unesco lo scorso anno con il compito di contribuire ad uno sviluppo conservativo e durevole del patrimonio mondiale Dolomiti che nella nostra provincia interessa i comuni di Forni di Sopra e di Forni di Sotto con il gruppo dolomico che parte dai Monfalconi di Forni sul Passo della Mauria sino al torrente Rovadia che segna i confini fra i due comuni del Forni Savorgnani. La nostra regione è entrata così, al pari della regione Veneto che detiene il 90% del patrimonio Dolomiti, fra i soci fondatori assieme alle 5 provincie sui cui territori giacciono le montagne rosa: Belluno, Pordenone, Udine, Trento e Bolzano.

Il consiglio di amministrazione sarà composto da cinque membri, uno per ciascuna provincia che ha condotto l’ter di candidatura e che nomineranno come proprio rappresentante l’assessore provinciale competente. La presidenza del consiglio di amministrazione, di durata triennale, è assegnata a rotazione, in ordine alfabetico delle 5 provincie. I 17 articoli dello statuto prevedono inoltre il collegio dei sostenitori che raccoglierà i rappresentanti di tutti i soci, dai comuni alle diverse associazioni che aderiranno al progetto, l’organo di revisione e il comitato scientifico. (g.g.)

 

 

Messaggero Veneto  25.02.2010

Domani sera l incontro dibattito sulla gestione dell'acqua

FORNI DI SOTTO. Domani, alle 20, nella sala consiliare di Forni di Sotto il comitato Peraltrestrade organizza un incontro dibattito sull’acqua. Si dibatterà sul fatto se l’acqua debba rimanere in mano alla collettività, senza dover lucrare sulle necessità vitali delle persone o se il desiderio di guadagno dei privati sia una garanzia di buona gestione, che le regole del mercato vadano applicate a qualunque cosa, anche all’acqua, e che ciò che si vuole cedere sia in realtà la semplice “gestione” della risorsa, non la proprietà. Se ne parlerà con i sindaci di Forni di Sotto, Marco Lenna, e di Cercivento, Dario De Alti, con il consigliere regionale Enore Picco e con Franceschino Barazzutti del Comitato tutela acque. (g.g.)

 

 

Il Gazzettino-Bl  24.02.2010

VIABILITA’ A chiederlo anche Ghedina

«Sulla tangenziale si discuta subito»

CORTINA - C’è anche la firma del consigliere di maggioranza Pietro Ghedina, in calce alla richiesta di convocazione del consiglio comunale per approfondire il tema della viabilità in paese. Assieme ai cinque consiglieri di opposizione, Ghedina chiede al sindaco di fare finalmente chiarezza sulla posizione dell’amministrazione sul progetto Anas della tangenziale. Il 29 aprile 2009 l’opera venne presentata alla popolazione. Dal 14 al 20 maggio il Comune organizzò un sondaggio fra i residenti: i voti a favore furono 995, pari al 71.78% dei votanti; i contrari 385, il 27.77%. In tutto furono contate 1.386 schede, il 27% dei 5.122 elettori aventi diritto. In Consiglio non se ne parlò fino al 10 luglio, e soltanto fra le comunicazione del sindaco, senza discussione. Il gruppo di maggioranza ha posizioni contrapposte, al suo interno, che hanno determinato le dimissioni di un assessore, poi rientrate, a patto di non portare avanti il progetto.

Ora il nuovo Consiglio, con quattro punti: l’esame del progetto Anas della tangenziale; la verifica delle indicazioni urbanistiche, relative alla viabilità, da inserire nel nuovo Piano di assetto territoriale; l’illustrazione, da parte dell’assessore competente Etienne Majoni, dello stato di attuazione del progetto e delle autorizzazioni; la verifica delle relazioni fra il Piano neve regionale, di sviluppo degli impianti di risalita e delle piste, e la mobilità e i parcheggi.

«La firma del consigliere di maggioranza Pietro Ghedina ci fa cominciare a sperare più obiettività, su questa importante e delicata questione, anche nel gruppo di maggioranza»- conclude Gianfrancesco Demenego. (M.Dib.)

 

 

Messaggero Veneto  24.02.2010

Elettrodotto Terna Alleanza Veneto-Friuli dei comitati contro

Ambiente PAVIA DI UDINE. I comitati di base di Veneto e Friuli si uniscono contro i progetti degli elettrodotti di Terna a Nord Est. E contemporaneamente raccolgono anche il sostegno della Cia regionale (la Confederazione italiana agricoltori) a sostegno dell’interramente del mega impianto. I “Cat” (Comitati ambiente territorio), Cappella Vive, Paeseambiente e Comitato per la Vita del Friuli Rurale hanno deciso infatti di unire le loro forze per opporsi al disegno di Terna che prevede la realizzazione aerea di tre elettrodotti ad altissima tensione in Veneto e in Friuli. «funzionali - sostengono i comitati - all’insediamento delle centrali nucleari di Chioggia e Monfalcone». I tre elettrodotti da 380.000 volts sono: Dolo-Camin nei comuni di Dolo, Camponogara, Fossò, Strà, Vigonovo, Saonara; Scorzè-Volpago del Montello nei comuni di Venezia, Martellago, Scorzè, Zero Branco, Quinto di Treviso, Parco del Sile, Morgano, Trevignano e Volpago del Montello; e infine Redipuglia-Udine Ovest in Friuli che si collega all’incombente Linz-Cordignano, nel territorio Veneto e Friulano, una volta esteso alla stazione di Sandrigo. Ed ecco la nuova mossa di questi comitati, che hanno chiesto al Presidente dell’Unione Europea, alla Regione Veneto, alla Regione Friuli Venezia Giulia, al ministero dell’Ambiente, al ministero delle attività produttive, al Ministero delle infrastrutture, e a tutte le province e i comuni interessati, la necessità di arrivare (di fronte alla dimostrazione dell’assoluta necessità del progetto) ad una realizzazione esclusivamente interrata delle varie opere, «così da salvaguardare il territorio».

 

 

Terra Nordest  23.02.2010

Il ritorno del trenino Carnia-Tolmezzo

di Giannandrea Mancini

MOBILITA'. Il comitato Ftmct vuole rilanciare la ferrovia in disuso che collega le due località. L’obiettivo è valorizzare il territorio e i modi di viverlo in maniera ecosostenibile. Ma anche recuperare la giusta funzione di trasporto collettivo.

Si torna a parlare della ferrovia in disuso Carnia-Tolmezzo. E questa è già una buona notizia. Grazie alla passione del comitato Ftmct ( ferrovia turistico museale Carnia Tolmezzo), la stampa ha ripreso interesse su questo progetto. Il comitato, è formato da un gruppo di professionisti accumunati dalla passione per il treno e con l’obiettivo di rilanciare il collegamento ferroviario tra la Carnia e Tolmezzo lungo la valle del Tagliamento offrendo ai visitatori panorami e paesaggi significativi. Il comitato intende valorizzare una mobilità sostenibile attenta al territorio e ad un turismo eco-sostenibile.

La ferrovia della Carnia, cento anni fa, fu salutata come strumento di progresso, un volano per portare queste terre a contatto con i mercati tedeschi. Successivamente la linea è stata gradualmente abbandonata a favore del trasporto su gomma con la chiusura del tratto da Tolmezzo a Villa Santina e con la successiva rimozione dello scambio che la univa alla rete italiana. Il comitato ha cercato di sensibilizzare la società Cosint di Tolmezzo, proprietaria della linea, su un progetto turistico-museale che potrebbe avere un impatto molto positivo per le popolazioni locali anche in termini turistici. Ma pare che la Cosint ritenga troppo vecchia questa ferrovia e troppo costoso rimetterla in sicurezza.

Meglio smantellare la linea e far passare al suo posto un grande tubo che contenga gli scarichi della zona industriale di Amaro diretti al depuratore di Tolmezzo. Anche il comitato Pas Dolomiti si è interessato alla storica ferrovia proponendo che al posto di collegare Amaro e Longarone con una sorpassata e devastante autostrada, si unisca la stazione di Carnia a Calalzo e all’Europa con una moderna ferrovia. Per il comitato Pas, «solamente dei tetragoni incapaci, ignoranti di storia e di politica, non sanno capire l’importanza della ferrovia, il futuro che essa può rappresentare per la Carnia, la sua cultura, l’economia, il turismo».

Su tutto l’arco alpino si stanno recuperando le antiche ferrovie dismesse e abbandonate. Non per farne qualcos’altro (come fogne o strade) ma per riportarle alla loro giusta funzione di trasporto collettivo, unite a tempo libero e cultura (bici, gastronomia, storia, scuole). In Svizzera (Engadina) e in Alto Adige (Merano) su ferrovie recuperate viaggia un milione di persone all’anno. La Carnia pertanto non va smantellata. Duro il commento finale del comitato Pas Dolomiti: «Tenetevi le “vostre” autostrade cari presidenti, consiglieri, assessori (nati forse in montagna, non certo montanari) e lasciateci il “nostro” treno magari europeo che colleghi Comunità e Comuni».

 

 

Il Gazzettino-Ud  23.02.2010

AUTOVIE VENETE L’Ad Melò porta in Cda i risultati luglio-dicembre 2009

L’utile d’asfalto sale dell’11%

I numeri del semestre: il risultato sfiora un aumento del 30%

TRIESTE - Ricavi gestionali per 71 milioni di euro, ma soprattutto un margine operativo lordo che supera quasi dell’11 per cento (10,9) quanto la società aveva messo in preventivo per il semestre luglio-dicembre 2009: 26,5 milioni invece di 23,9.

Sono i numeri dettagliati - dopo le anticipazioni pubblicate domenica scorsa dal Gazzettino - fornite ieri al Consiglio d’amministrazione di Autovie Venete da Dario Melò, l’amministratore delegato che a primavera sarà chiamato ad assumere anche la presidenza come avvenne già durante il primo mandato di Renzo Tondo alla presidenza della Regione. Il presidente di Autovie, infatti, Giorgio Santuz, sta per assumere la presidenza di Fvg Strade, cosa che Tondo aveva annunciato in un’intervista al Gazzettino un semestre fa. Un mandato triennale che chiude in bellezza l’impegno con la Regione dell’ex ministro friulano, garante in questi mesi di delicati equilibri fra Roma e Trieste.

E siccome di semestri parliamo, quello dal primo luglio al 31 dicembre dell’anno scorso è per Autovie una doppia vittoria: sono numeri che riguardano un periodo di crisi nera dei traffici, vale a dire degli introiti da pedaggi. «Il risultato ante imposte - dettaglia Melò - è risultati pari a 20,3 milioni di euro rispetto alla previsione aziendale di 15,8 milioni»: sono 4,5 milioni di euro in più che rispondono a 28,9 punti percentuali con il segno positivo davanti.

Le manutenzioni, infine, sono costate 2,1 milioni in più del budget messo in preventivo dalla concessionaria, ma Melò spiega il dato con la necessità di eseguire lavori slittati nel tempo e di realizzarne altri in anticipo rispetto alla tabella di marcia.  Maurizio Bait

 

 

L’Amico del Popolo  21.02.2010

TRENTO - Gli Enti rappresentativi delle montagne italiane a congresso all’insegna dell’autogoverno delle proprie risorse

L’Uncem: più compartecipazioni su acqua ed energia

Come “sindacato del territorio” l’Unione degli Enti montani punta a estendere il principio del sovracanone idroelettrico

«Possibile che della risorsa acqua, che sta per sbarcare nelle borse valori del mondo, ai territori montani, suoi produttori, non debba restare nulla?». E poi, un’avvertenza: «Sull’acqua e sull’energia si gioca la partita del secolo». Usa immagini e parole forti, quasi da orazione civile, Enrico Borghi per aprire e scuotere il 15o congresso nazionale dell’Uncem, che a Trento lo ha confermato ai vertici di Comuni, Comunità, Enti montani per il terzo mandato consecutivo. Per ritrovare - o meglio per tracciare - la strada del futuro delle montagne italiane, l’Uncem, la “voce” di rappresentanza di questi territori (e non solo più dei loro enti), ha scelto di partire da Trento, città alpina laboratorio di un’autonomia declinata al massimo grado, e crocevia, nella storia dell’arco alpino, di molti appuntamenti chiave.

NUOVE AGENZIE DI SVILUPPO LOCALE

Il congresso di Trento ha puntato dritto sul territorio che dalle Alpi agli Appennini scandisce la geografia del Paese, e ha acceso i riflettori sull’uso delle risorse verdi: acqua, aria, legno, foreste. «Qual è il ritorno sul territorio di questo gigantesco “business”?», si è chiesto e ha chiesto Borghi lasciando in sospeso la domanda, anche perché a Trento l’Uncem ha parlato agli amministratori e ai rappresentanti delle comunità che vivono in quota senza dare spazio, per la prima volta nella sua storia, alla politica nazionale rimasta così fuori del dibattito. Secondo Borghi, «è possibile, anzi auspicabile, rinunciare ai finanziamenti centralistici “a pioggia” (di fatto ormai azzerati, ndr) per costruire una “piattaforma” alternativa, fatta da istituzioni locali leggere (le nuove agenzie di sviluppo locale) che sappiano cucire con il filo della specificità montana le materie di riferimento: agricoltura e turismo, industria e cambiamenti climatici, energie rinnovabili e biodiversità, accessibilità locale e servizi di interesse generale, interconnessioni con le reti e sviluppo rurale, trasporti e telecomunicazioni, istruzione e innovazione, formazione e ricerca, diversità culturale e linguistica». L’Uncem immagina le montagne italiane come il «campo base di attività ad alto valore aggiunto» e rivendica la «compartecipazione delle popolazioni locali al processo di gestione industriale » delle risorse da loro prodotte o custodite. Dà man forte, in questa visione, il presidente del Censis, Giuseppe De Rita: «La montagna, finora, è stata depredata dei beni primari di cui è titolare». A sua volta il presidente generale del Cai, Annibale Salsa, invita a predisporre «la cassetta degli attrezzi giusti». E il presidente della Provincia autonoma di Trento, Lorenzo Dellai, sprona a «non subire il “divide et impera”». Il suo assessore, Mauro Gilmozzi, che oltre agli enti locali e all’urbanistica segue anche Dolomiti Unesco, fa del modello trentino un punto di riferimento a prescindere dall’ordinamento “speciale”: «Stiamo lanciando le Comunità di valle come nuovo sistema di governo locale. Abbiamo vinto la battaglia contro le seconde case. Siamo impegnati a recuperare la funzione produttiva dei boschi. Ma soprattutto puntiamo ad assicurare la qualità della vita dei residenti in montagna ».

LE ALPI: TESORETTO DI 200 MILIARDI

Da sindacalista dei territori montani (per affermare ciò l’Uncem ha modificato anche lo statuto), il presidente Borghi osserva che «il solo bacino idrografico alpino produce 216 miliardi di metri cubi l’anno, dei quali il 95 per cento scivola per gravità al di fuori delle Alpi. Ad un euro al metro cubo, avremmo la stratosferica cifra di 200 miliardi di euro all’anno...». Un importo su cui i montanari - ragiona Borghi - possono vantare qualche diritto estendendo il meccanismo del sovracanone idroelettrico «a tutte le risorse naturali impiegate e utilizzate a beneficio della collettività nazionale». Ecco la sfida lanciata, da Trento, alla politica e alla finanza (i più importanti concessionari sono infatti società quotate in borsa, da Enel ad Acea, da A2A ad Edison). «È il momento giusto per chiedere l’autogoverno della risorsa acqua con un nuovo intervento normativo a livello statale e regionale a favore delle zone montane», batte il chiodo l’assessore della Provincia di Sondrio, Ugo Parolo, vice di Borghi. Già: manca la strumentazione giuridica capace di dare forza a questa prospettiva. E bisogna capire chi e come, nella “partita del secolo”, sia in grado di dare scacco matto...   di Maurizio Busatta

 

 

Il Gazzettino  21.02.2010

AMBIENTE Le Province di Udine e Pordenone costituenti della Fondazione

Dolomiti, la grande chance Unesco

Il Parco friulano permetterà di coniugare natura e culture locali

UDINE - La Provincia di Udine e quella di Pordenone dovrebbero essere pronte, tra fine marzo e inizio aprile 2009, a diventare parti costituenti della Fondazione "Dolomiti-Dolomiten-Dolomites-Dolomitis Unesco", dopo i passaggi prima in giunta e quindi nei rispettivi consigli provinciali. Le due amministrazioni, con la Regione, sono infatti partner istituzionali, assieme alle Province di Belluno, Bolzano e Trento, del nuovo organismo chiamato a tutelare e a valorizzare, in un lavoro di equipe, il patrimonio che è diventato dell’Umanità Unesco nel giugno 2009.

Il Parco delle Dolomiti Friulane abbraccia quasi 37mila ettari, compresi nell’ambito dei circa 200mila dei Monti Pallidi, che insistono sul territorio di otto comuni pordenonesi e udinesi.

«Il riconoscimento dell’Unesco è stato anche frutto delle sinergie che le istituzioni sono riuscite a mettere in campo - hanno sottolineato gli assessori provinciali di Pordenone, Michele Boria, di Udine, Ottorino Faleschini, e Andrea Di Giovanni, direttore di TurismoFvg -; collaborazioni che ora dovranno essere condivise non solo con le amministrazioni municipali coinvolte nel piano, ma soprattutto con le popolazioni locali che vivono il territorio».

Unesco, per Dolomiti italiane, vuol dire grande opportunità. Ora la prospettiva è di sviluppare in quest’area così delicata un turismo di nicchia, d’élite, sempre più consapevole e sostenibile, che riesca a coniugare natura e culture locali.

Per le Dolomiti friulane ci saranno, quindi, notevoli possibilità di crescita, chance importanti per il territorio, all’interno di un progetto che non può però svilupparsi all’insegna dei localismi.  P.T.

 

 

La vita cattolica  20.02.2010

Lettere

Ferrovia carnica fino in Cadore

Si è riaccesa la luce in fondo al tunnel della ferrovia in disuso “Carnia-Tolmezzo”. Fatto dovuto principalmente all’interesse di appassionati, a continue lettere apparse sulla stampa regionale durante il 2009.

Il merito principale per salvaguardare questo patrimonio e promuoverne un intelligente utilizzo va ai componenti del Comitato FTMCT (Ferrovia turistico-museale Carnia-Tolmezzo) che da anni si impegnano in questa faticosa opera di sensibilizzazione.

Sempre i Comitati.

Anche PAS-Dolomiti si è interessato alla nostra storica ferrovia proponendo che al posto di collegare Amaro e Longarone con una sorpassata e devastante autostrada, si unisca la stazione di Carnia a Calalzo e...all’Europa con una moderna ferrovia che guardi alla gente e all’ambiente di montagna: si attraversa il “Patrimonio Unesco”.

Solamente dei tetragoni incapaci, ignoranti di storia e di politica, non sanno capire l’importanza della ferrovia, il futuro che essa può rappresentare per la Carnia, la sua cultura, l’economia, il turismo.

Ancora i Comitati.

Era il 1910 quando il Comitato sorto dieci anni prima si sciolse in occasione della gioiosa inaugurazione del collegamento ferroviario “Carnia-Villa Santina”. 20 km. (19327,82), 3 gallerie, 4 viadotti, 4 ponti, 2 fermate, 2 stazioni, 18 caselli, scartamento normale di 1.445.

Era l’ 8 maggio 1910.

Dopo la Grande Guerra venne progettata la “Trieste-Carnia-Villa Santina-Ampezzo- Calalzo-Dobbiaco-Rattenberg-Monaco”. Un progetto grandioso che avrebbe potuto cambiare economia e vita delle zone attraversate. Iniziarono i lavori. Poi, tra le tante colpe, i fascisti hanno anche quella di aver cancellato il progetto, smantellando anche i due piccoli tronchi Villa-Comeglians e Tolmezzo-Paluzza: dovevano fare l’Impero.

Ora sembra che rinascano antiche sensibilità verso questo mezzo di trasporto che viene continuamente rivaluto. L’inizio da cui ripartire nel pur complesso discorso su viabilità, ambiente, cultura e turismo è rappresentato dall’esistente ferrovia “Carnia-Tolmezzo”. Un bene che è di tutti non certo solo del Consorzio Industriale.

Su tutto l’arco alpino stanno recuperando le antiche ferrovie dismesse e abbandonate. Non per farne qualcos’altro (come fogne, strade o altre stupidaggini), ma per riportarle alla loro giusta funzione di trasporto colettivo di cose e persone, unite a tempo libero e cultura (bici, gastronomia, storia, scuole, ecc).

In Svizzera (Engadina), in Alto Adige (Merano) su ferrovie recuperate viaggia un milione di persone all’anno.

La Carnia non va “smantellata”, questa montagna va salvaguardata, conservata come   “terra sacra” del Friuli. Un prezioso territorio ricco di “biodiversità” che deve solo migliorare non certo crescere: in 50 anni dimezzati i carnici, raddoppiate le case.

Risultato di gnomi politici dallo sguardo corto.

La Carnia che cento anni fa volle la ferrovia aveva lo sguardo lungo, era quella delle cooperative, del turismo, delle cave, dell’acqua, dei boschi, dei musei, delle imprese d’avanguardia: dov’è finita? Quella Carnia di qualità che “produceva” amministratori capaci e non arrivisti appollaiati sulle indennità, quella che l’indimenticato Tito Maniacco chiamava “eternamente celtica e ribelle” che fine ha fatto?

Di nuovo i Comitati.

Ora qui parliamo della ferrovia, del treno che può essere quel futuro immaginato nel 1921 dai nostri progenitori, ed è a loro che dobbiamo rispondere più che alla attuale inadeguata “Casta” politica.

Maggioranza regionale che toglie alla Carnia dignità, autonomia, potere e patrimoni trasferendo tutto in pianura: si ingrassano i grassi.

Come tacere quando con scelte inconcepibili si cancella la Comunità Montana!

E nessuno che si alzi, a muso duro, da carnici a difendere quella “Comunità Carnica”, voluta da Gortani, da Moro, da Lepre.

Siamo di fronte ad un “genocidio istituzionale” che priva la Carnia di ogni forma di autonomia e che, dopo aver ucciso la “Comunità Carnica”, passa alla cancellazione dei suoi comuni: così funziona il federalismo della nuova politica, così si difende l’autonomia di un popolo, il suo diritto a decidere.

Caso unico su tutto l’arco alpino: nessuno ha nulla da dire, nessuno scende in piazza? Mala tempora currunt.

La ferrovia Carnia-Tolmezzo-Villa Santina-Ampezzo-Calalzo-Dobbiaco-Monaco” era il grande disegno immaginato un secolo fa dai carnici che sapevano chi erano, da politici e industriali che sapevano guardare lontano e difendevano la loro terra e le loro istituzioni.

Tenetevi le “vostre” autostrade cari presidenti, consiglieri, assessori (nati forse in montagna, non certo montanari) e lasciateci il “nostro” treno magari europeo che colleghi “Comunità e Comuni”.

Carnici, facciamo l’impossibile, sacrabolt! per non perdere anche questi binari, ferroviari e istituzionali: non basta certo avere in mano il biglietto con le belle parole dei santini elettorali, quelle sono promesse ormai scadute.  Alfio Anziutti – Comitato PAS Dolomiti

 

 

Corriere delle Alpi  17.02.2010

Venezia-Monaco è un demone

Stiamo perdendo tempo per uno sfondamento a nord che ha ricevuto tanti no

di Quinto Piol

Nell’approssimarsi di ogni appuntamento elettorale torna alla ribalta lo “sfondamento autostradale a nord” ovvero la Venezia - Monaco. Pura campagna elettorale di una parte politica? Se fosse solo questo, non ci sarebbe da preoccuparsi: i cittadini bellunesi hanno forse capito che il mito della Venezia - Monaco è oramai un logoro slogan. Quello che è grave è che sul prolungamento della A27 si sta tornando ancora ad un dibattito che era stato superato e che sta bloccando le realizzazioni infrastrutturali possibili ed urgenti individuate unanimemente dal territorio. In sede di predisposizione del Ps e Ptcp c’era stata una condivisione totale del territorio sulle soluzioni infrastrutturali complessive e sul metodo da seguire per il raggiungimento degli obbiettivi. Il potenziamento della rete ferroviaria è stato indicato unanimemente come la soluzione migliore per il trasporto pubblico mentre per quanto riguarda le infrastrutture viarie il disegno complessivo concordato per tutto il territorio provinciale superava anche vecchie contrapposizioni territoriali e ideologiche

Tale condivisione è fondamentale per poter far si che il territorio possa presentarsi unito e con le idee chiare nei confronti di Regione, Anas e Stato per ottenere i finanziamenti necessari. In particolare per quanto riguarda la direttrice di Alemagna il Ptcp ha recepito integralmente l’accordo unanime tra le amministrazioni locali (Provincia, Comuni e Comunità montane tra Ponte nelle Alpi e il confine nord).

Oltre che al potenziamento e prolungamento della ferrovia l’intesa prevedeva i seguenti interventi prioritari strategici per quanto riguarda le infrastrutture stradali, interventi coerenti con il modello di sviluppo individuato: miglioramento del collegamento Pian di Vedoia - Rivalgo; potenziamento e riqualificazione funzionale del collegamento Longarone-Valzoldana-Alto Agordino sulla 251; realizzazione della variante Rivalgo - Venas; realizzazione circonvallazioni degli abitati della Valle del Boite; un secondo tunnel del Comelico sulla 52 “Carnica” e riqualificazione del tratto compreso fra la galleria e l’abitato di S. Stefano; riqualificazione del tratto Calalzo - Galleria Comelico; collegamento casello A27 di Cadola con Belluno (Galleria di Cadola). Quale è stato l’evolversi della situazione?

La variante di Longarone (e Castellavazzo) è ferma come richiesto dalla Regione in attesa degli esiti del “project-financing” per il prolungamento della A27. Va ricordato che la progettazione della variante è da anni finanziato dalla Regione e che l’intervento era stato inserito nel Piano Quinquennale Anas 2007/2011 con “appaltabilità” 2009 (atti ufficiali).

Tutto però si è fermato da tre anni su richiesta della Regione.

Va, invece, ricordato che la proposta della Regione di Finanza di Progetto che prevederebbe la realizzazione del prolungamento della A27 con oneri completamente a carico dei privati è del 2007, è stata secretata fino a qualche mese fa e che una volta resa pubblica ha confermato tutti i dubbi (o certezze) di impraticabilità sul piano finanziario e ricadute negative per il territorio interessato.

Il bando prima preannunciato dalla Regione entro l’estate 2009, poi entro l’anno 2009 poi ancora prima delle elezioni regionali 2010, ancora non si è visto. Di fatto siamo alla paralisi.

Ma ora un’altra proposta viene dalla Provincia di Treviso che presiede la Società per l’Alemagna: fermi tutti, avanti con la Venezia - Monaco (già bloccata da Bolzano e dagli austriaci) facciamo ulteriori verifiche con Bolzano e gli austriaci! A Treviso o Venezia non interessa se intanto, nel nostro territorio, le opere urgenti e possibili non vanno avanti, a loro interessa solo la Venezia - Monaco.

E gli interessi del territorio bellunese? E la Provincia di Belluno cosa pensa, cosa fa? Lasciamo che decidano gli altri?

 

 

Corriere delle Alpi  15.02.2010            Posizione di Arge Stop Transit  (pdf)

Stop Transit: «Nessuna chance per l Alemagna»

«Gli austriaci hanno già detto di no»

BELLUNO. La Società per l’autostrada Alemagna spa vuole chiedere il parere di Bruxelles e degli austriaci sulla fattibilità della Venezia - Monaco, prima di andare avanti con i progetti.

La richiesta (avanzata durante l’assemblea dei giorni scorsi) trova una pronta risposta, quella del Comitato Arge Stop Transit Lienz che ieri ha diffuso un comunciato: «Il Parlamento austriaco ha ratificato la Convenzione delle Alpi, escludendo in questo modo ogni possibilità di prolungamento dell’Alemagna su territorio austriaco, sotto qualsiasi forma», esordisce il comitato per ribadire cose già note da tempo.

«Nelle ultime settimane i media italiani riportano che i fautori delle autostrade in Veneto sono tornati alla ribalta e premono per un nuovo collegamento transalpino che si collochi fra le autostrade esistenti del Brennero e dei Tauri, sacrificando al traffico stradale ambiente e salubrità di altre valli alpine. E’ ormai ampiamente riconosciuto che la costruzione di un’infrastruttura autostradale comporta grandi investimenti di capitali ma pochi nuovi posti di lavoro; le stesse somme investite in altri tipi di progetti (per esempio nella ristrutturazione termica degli edifici, in piccoli progetti per le energie rinnovabili, investimenti sulla rotaia) porterebbero a ben maggiori e diversificate ricadute occupazionali».

«Secondo uno studio del Governo tedesco (affidato al Bundesanstalt fur Landeskunde und Raumfoschung) l’affermazione che un’autostrada favorisca lo sviluppo economico e occupazionale delle regioni economicamente svantaggiate attraversate manca di qualsiasi presupposto scientifico. I politici e le lobbi del cemento convinti di poter proseguire in qualche modo con l’Alemagna, sotto forma di autostrada o di superstrada, sul territorio austriaco, verranno fermati non solo dalla Convenzione delle Alpi in vigore in Austria, ma anche dalla immutata e ferma opposizione degli abitanti delle vallate alpine, opposizione allargata anche al Sudtirolo».

 

 

Corriere del Veneto  14.02.2010

Viabilità Le reazioni dopo che la società ha risuscitato la direttrice per Monaco

Zaia: A27, sceglieremo la via possibile

Chisso: l'Alemagna mantiene vivo un mito

BELLUNO - «Asse Nord-Sud strategico per il Veneto, ma seguiremo la strada che ci permette di realizzare l'opera». È il breve commento del candidato del centrodestra alla presidenza della Regione, il leghista Luca Zaia, sul prolungamento dell'A27 verso nord. L'altro ieri l'assemblea della società Alemagna (50 anni di vita e 110 soci, tra cui Regione, Province tra cui le leghiste Belluno, Treviso e Venezia, Comuni e Camere di commercio di Treviso e Belluno), ha riconfermato gli impegni di sempre: puntare da Venezia a Monaco, passando per Alto Adige-Austria. Una strada abbandonata di fronte ai ripetuti no di Bolzano e Vienna, che di traffico pesante tra la vallate non ne vogliono sentir parlare. L'alternativa che si è impostata è congiungere A27 e A23, passare per il Friuli e andare a Nord verso Tarvisio; che poi è la strada che si dovrebbe seguire dopo il primo prolungamento in project financing già approvato. «Certo - chiosa Zaia - tra Belluno e Monaco ci sono solo 213 chilometri; ma bisogna parlare con comunità non venete». E cioè con Luis Durnwalder e Werner Faymann, rispettivamente governatore di Bolzano e cancelliere austriaco.

«Mi fa piacere - scherza l'assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso - che qualcuno abbia deciso l'itinerario senza chiedere il placet a Province autonome e Stati sovrani; c'è un solo punto fermo: il prolungamento dell'A27 sino a Tai. Con un project financing depositato, siamo in attesa di uno studio di impatto ambientale. L'iter burocratico terminerà nel secondo semestre di quest'anno. Tempi brevi, dunque». E dopo? « O verso Nord - chiosa Chisso - o verso il Friuli. La prima via è piena di ostacoli e forse prevarrà la politica di fare le cose possibili». E la società dì Alemagna? «Mantiene viva un'idea - termina Chisso - forse perché i miti restano in piedi finché non si realizzano».

Rimane da capire quali chances ci siano che Bolzano e Vienna cambino idea. E qui i pareri divergono. «La situazione è in movimento - sostiene il consigliere regionale Pdl Dario Bond -; prima c’erano solo no secchi, ora qualche spiraglio inizia ad aprirsi. C'è una forte pressione del ministero delle Infrastrutture e dell'Ue: l'asse Nord-Sud non interessa solo a noi». Di diversa opinione l'assessore regionale PdI Oscar De Bona: «In passato ho organizzato raccolte di firme e bussato a molte porte ma il potere di veto di Bolzano e il no di Vienna sono sempre stati decisivi. Non penso che abbiano cambiato opinione, né credo che lo faranno. Secondo me è più facile convincere Vienna che Durnwalder, ma, anche qui, non sono ottimista. La verità è che non ci sono le condizioni per una Venezia-Monaco».  Marco de’ Francesco

 

 

Corriere del Veneto  13.02.2010

Prolungamento dell'A27

«Di corsa per i Giochi 2020»

Bottacin (Provincia): convincerò austriaci e tedeschi

BELLUNO - Prolungamento dell'A27? Per l'autostrada Venezia-Monaco il presidente della Provincia di Belluno, Gianpaolo Bottacin, è intenzionato ad andare a Bruxelles. «Nessuno dei miei predecessori è mai andato a parlare coi colleghi austriaci e tedeschi. Bisogna farlo» annuncia. L'assessore alla Viabilità, Ivano Faoro, ha parlato di «studi preliminari interni che predisporremo. Faremo il massimo per ottenete la Venezia-Monaco».

Intanto ieri mattina Leonardo Munaro, in veste di presidente della società «Alemagna Spa», era a Belluno per una riunione alla Camera di commercio. Obiettivo riaccogliere la Provincia di Venezia che ha deciso di non vendere più le proprie quote dalla società. Muraro, presidente della Provincia di Treviso, al termine dell'assemblea straordinaria dell'«Alemagna Spa» della quale presiede il consiglio di amministrazione, era ottimista.

« E stata un'assemblea positiva, sono emersi spunti importanti - ha rimarcato l'amministratore della Marca - Uno su tutti: rilanciare la Venezia-Monaco anche e soprattutto in vista della candidatura di Venezia per le Olimpiadi 2020. Inoltre la Provincia di Venezia ha deciso di non vendere più le proprie azioni, quindi conferma la partecipazione all'azionariato per la nuova autostrada che si arricchisce dell'ingresso di Assindustria Belluno».

Precisa Muraro: «II tutto testimonia la rivitalizzazione del progetto e la bontà dell'attività promossa dalla Provincia di Treviso negli ultimi anni. La mia proposta, condivisa oggi all'unanimità, è di contattare subito il commissario europeo per la Mobilità, presentando un progetto condiviso sulla Venezia-Monaco. Ricordo che esiste già un documento firmato anche dall'allora europarlamentare della Lega Gian Paolo Gobbo. Per non parlare poi della raccolta di firme organizzata nel 2003 proprio dalla Provincia di Treviso, con l'allora presidente Luca Zaia, che ha visto oltre 11 .400 sottoscrizioni. E la grande opera continua a essere sostenuta dal Movimento popolare per la Venezia-Monaco, un'aggregazione spontanea col quale ho avuto un incontro anche di recente».

Conclude il politico leghista: « A fine assemblea è stato costituito un gruppo di lavoro che avrà base a Belluno, capoluogo del territorio interessato dall'opera, dal quale dovranno partire proposte sul prolungamento dell'A27».  Federica Fant

 

 

Corriere delle Alpi  13.02.2010

Avanti tutta per la Venezia-Monaco

Belluno e Treviso ci credono: «Ora dobbiamo sentire gli austriaci»

BELLUNO. La strada - anzi, l’autostrada - verso Monaco continua a essere in salita, ma da ieri c’è qualche certezza in più. L’assemblea straordinaria della società Alemagna ha riconfermato gli impegni di sempre, ovvero il prolungamento della A27.

Un progetto che potrebbe avere nuova energia con la candidatura di Venezia per le Olimpiadi del 2020.

Prima però, ed è questa la novità più importante, verrà contattato il Commissario europeo sulla mobilità: «Senza un coordinamento a livello transfrontaliero non si va da nessuna parte», ha sottolineato più volte il presidente della Provincia Gianpaolo Bottacin.

A Bruxelles. Sembrerà paradossale ma finora si sono fatti i conti senza l’oste, e cioè senza le regioni austriache e tedesche interessate dall’opera.

«E’ inutile che ci parliamo addosso e non sappiamo cosa ne pensano gli austriaci. Finora non è mai stato fatto in maniera ufficiale», spiega Bottacin.

Da qui l’intenzione di investire della questione direttamente Bruxelles: «Dobbiamo capire anche l’eventuale disponibilità finanziaria», prosegue il presidente della Provincia.

Chiede una “linea condivisa” anche il collega trevigiano Leonardo Muraro, presidente della società: «Esiste già un documento firmato dall’allora europarlamentare Gian Paolo Gobbo, senza contare la raccolta firme realizzata nel 2003 proprio dalla Provincia di Treviso con 11400 sottoscrizioni».

Insomma, Belluno e Treviso sono per un’accelerazione dell’iter.

Lo dimostra lo studio preliminare portato avanti proprio dalle due Province con risorse interne. «Crediamo in questo progetto», ha ribadito pure l’assessore provinciale Ivano Faoro, durante l’assemblea che si è tenuta nella sede della Camera di Commercio.

Rientra Venezia. Ma l’assemblea di ieri è stata convocata per ri-accogliere nella società Alemagna la Provincia di Venezia, che ha deciso di non vendere più le proprie azioni.  Un ritorno all’ovile “interessato”: in ballo, oggi, c’è la candidatura di Venezia e del suo hinterland in vista delle Olimpiadi del 2020, evento che - manco a dirlo - ha bisogno di importanti infrastrutture.

Per Muraro, si tratta ovviamente di «un’occasione per rilanciare il prolungamento». Prolungamento che, sottolinea l’amministratore trevigiano, continua a essere supportato da un movimento popolare che lo stesso Muraro ha incontrato di recente.

Belluno base. A fine assemblea, è stato costituito un gruppo di lavoro che avrà base a Belluno, non a caso il territorio interessato maggiormente dall’opera.

Una scelta inevitabile e che ieri è stata rafforzata dall’ingresso ufficiale nella società per azioni di Confindustria Belluno Dolomiti. «Questo testimonia la rivitalizzazione del progetto e la bontà dell’iniziativa», afferma Muraro.

Zona franca in Cadore. E nella giornata dedicata al ritorno del progetto, ci sono novità per l’intero Cadore. Pochi giorni fa - nel pieno dell’affare Marcolin (con la chiusura dello stabilimento di Vallesella) - la Provincia aveva anticipato misure specifiche per il territorio. «Stiamo dialogando con il Governo per istituire una zona franca», ha rivelato Bottacin. Come avevamo anticipato qualche giorno fa, è previsto un incontro a fine mese a Cortina.  Cristian Arboit

 

 

Il Gazzettino-Bl  13.02.2010

Prolungamento A27 idea per le Olimpiadi

L'Assemblea della società Alemagna ha sancito l'ingresso di Assindustria Belluno e creato un gruppo di lavoro (base a Belluno) per proposte sul prolungamento A27. Per il presidente Leonardo Muraro «la Venezia-Monaco sarà strategica per le Olimpiadi 2020 nella città lagunare».

 

 

Il Gazzettino-Ud  12.02.2010

PATRIMONIO DELL’UMANITÀ

Fondazione Dolomiti Unisco la Regione fa proprio lo statuto

TRIESTE - Contribuire a uno sviluppo conservativo e durevole del patrimonio mondiale Dolomiti Unesco. Così recita lo statuto della Fondazione Dolomiti Unesco, approvato ieri dalla Giunta regionale su proposta dell'assessore Roberto Molinaro.

La Regione, infatti, è tra i soci fondatori assieme alla Regione Veneto, alle Province autonome di Trento e Bolzano e alle Province di Belluno (sede legale e fiscale), Udine e Pordenone della Fondazione, che si dichiara garante dell'attuazione degli obiettivi definiti nel piano di gestione. Per il 2010, la Regione ha destinato alla Fondazione 120mila euro che coprono interamente le quote spettanti per la partecipazione al Fondo di dotazione patrimoniale e al Fondo di dotazione.

 

 

Il Gazzettino  09.02.2010

DOLOMITI UNESCO Inserita nella finanziaria regionale. Ancora attriti fra Province

Fondazione, via libera dalla Corte dei conti

Il nulla osta del collegio dei revisori della Corte dei Conti per la costituzione della Fondazione Dolomiti Unesco è arrivato pochi giorni fa, c’è stato anche il riconoscimento da parte della Regione, che l’ha inserita in finanziaria; manca ancora l’approvazione definitiva da parte del consiglio provinciale bellunese e un riallineamento burocratico di tutte le istituzioni coinvolte.

A fare il punto della situazione sulla “battaglia Unesco” è Matteo Toscani, assessore provinciale al turismo: «Trento e Bolzano formalmente sarebbero già pronte, ma noi comuni mortali dobbiamo aspettare l’iter burocratico secondo la legge nazionale per costituire la Fondazione. Serve che la parte friulana, rimasta per ora un po’indietro, compia gli stessi nostri passaggi». C’è un ritardo di qualche settimana, ma se tutto andrà bene la firma dal notaio a Belluno potrebbe avvenire a fine febbraio.

L’ultimo tavolo politico, previsto per il 28 gennaio scorso a Cimolais (Pn), è saltato «per una decisione unilaterale di Bolzano» che Toscani non ha per nulla gradito e della quale attende ancora una spiegazione.

Intanto, l’amministrazione provinciale modifica la sua organizzazione interna con una struttura dedicata, perché ora si inizia a delineare la fare di programmazione. «Fino ad oggi Paolo Centelleghe, dirigente del Settore ambiente e territorio si è occupato dell’Unesco, ma ora i temi diventano molti con competenze che si allargano al turismo e al marketing, quindi, come referente è stata scelta Gabriella Faoro, dirigente del Settore economico, sociale e culturale» ha detto Toscani, che è anche candidato come consigliere regionale per la prossima legislatura.

Non si tratta di un vero e proprio cambio di vertice perché «l’idea è quella di creare un nocciolo con una base solida affiancato da 3-4 figure di altri settori, a seconda degli argomenti in gioco», ma rappresenta un avvicinamento ad un sistema organizzativo più strutturato vicino a quello delle altre realtà limitrofe.

Dopo alcuni incontri fatti a Belluno, ieri a Venezia si è tenuto un nuovo tavolo per trovare accordi preliminari con la Regione sulla questione ma per Toscani sono già chiari alcuni punti: «Come bellunesi non siamo d’accordo che marketing e rappresentanza vengano coordinate da due province limitrofe. Inutile che Trento e Bolzano si propongano per gestire le cose attraverso la stampa. Chi arriva per primo non vince: si deve decidere insieme intorno ad un tavolo».  Roberta De Salvador

 

 

La Vita Cattolica  06.02.2010

A 100 anni dalla costruzione, la ferrovia fino a Villa Santina è abbandonata. Un’associazione vuole rivitalizzarla, ma la proprietà non ci sta.

Il  treno negato alla Carnia

Quando fu costruita, giusto 100 anni fa, la Ferrovia Carnia-Tolmezzo-Villa Santina fu salutata come strumento di progresso, occasione di sviluppo, mezzo con cui superare le difficoltà di movimento delle popolazioni servite. Una piccola linea con ambizioni grandi: diventare il collegamento diretto tra Trieste, Monaco e i mercati della Germania.

La piccola linea è stata più volte sacrificata a favore del trasporto su gomma, prima con la chiusura del tratto da Tolmezzo a Villa Santina, poi con la rimozione dello scambio che la univa alla rete italiana nella stazione di Carnia. Ora questo piccolo gioiello di tecnologia e sviluppo rischia, ancora una volta, di essere sacrificato alla poca lungimiranza di chi è chiamato a gestirlo.

Oggi che tutti invocano il ritorno alla mobilità dolce, al trasporto di merci e persone su ferrovia, che infauste previsioni danno per imminente l'esaurimento dei giacimenti di petrolio, questi binari potrebbero tornare ad avere ambizioni grandi. Dotare Tolmezzo e la Carnia di una via di comunicazione veloce, sicura ed ecologica come la ferrovia, darebbe lustro alla cittadina carnica, riaffermando il suo status di centro nevralgico della montagna friulana.

E proprio questo che ha spinto un gruppo di professionisti, ex amministratori di ferrovie e imprese in Friuli e in Italia, accumunati dalla passione per il treno, la sua storia, le sue potenzialità, a fondare nel 2003 l'associazione per la Ferrovia turistico museale Carnia-Tolmezzo, che ha tra i suoi scopi quello di preservare la linea dall'abbandono e la distruzione, sviluppare un sistema di collegamento turistico tra Carnia e Tolmezzo che, attraverso la valle del Tagliamento, offra ai visitatori spunti e panorami altrimenti persi. Avviando contatti con aziende di soggiorno, musei, ristoranti ed alberghi della zona, l'associazione intende promuovere un turismo dolce, che vede il treno come mezzo per scoprire le zone attraversate. Un turismo molto in voga nei paesi a nord delle Alpi.

Molti, in questi anni, i tentativi fatti dai soci con il proprietario della linea, il Cosint di Tolmezzo, con politici e amministratori locali e regionali, per poter avere la possibilità di concretizzare questo sogno. Più volte è stato posto l'accento sull'importanza che la linea potrebbe avere per le popolazioni attraversate, come attrazione per il turista ma anche, in un futuro non lontano, nuovamente come mezzo di trasporto di persone e cose.

E interesse per la piccola linea, poco più di 10 km, velocemente si è allargato ad appassionati austriaci, inglesi e tedeschi, nonché di molte regioni italiane, desiderosi di scoprire, attraverso il treno, una parte di territorio che normalmente rimane a lato delle grandi vie di comunicazione che attraversano la regione.

Quando sembrava che le cose stessero volgendo a favore della Ftmct, la doccia fredda. Pare che il Cosint, che pure vede tra i suoi scopi la promozione della crescita socio-economica dell'Alto Friuli, ritenga la ferrovia inutile e vetusta. I fondi per metterla in sicurezza non rientrano tra le disponibilità del consorzio. Anzi, si ritiene più opportuno smantellare la linea per far passare al suo posto, un grosso tubò che porti gli scarichi della zona industriale di Amaro fino al depuratore di Tolmezzo.

Quale futuro dunque per la Carnia-Tolmezzo? Essere preservata a favore del territorio e delle popolazioni della Carnia o sacrificata ad uno sviluppo industriale che ha segnato negativamente il passato e che rischia di lasciare alle generazioni future danni irrimediabili?  Marco Birri

 

 

Il Gazzettino-Bl  03.02.2010

Lettere

Inquinamento. La ricetta? Autobus gratis

Se vogliamo veramente ridurre l’inquinamento che come tutti gli anni si ripresenta puntuale in giornate fredde di alta pressione, bisogna prendere in seria considerazione il fatto di rendere gratuito il trasporto pubblico all’interno del comune esattamente come si fa in occasione delle grandi feste dell’Addolorata e di San Martino.

Un’ulteriore (estrema) restrizione si potrebbe fare obbligando, in concomitanza con quanto detto sopra, a utilizzare le auto omologate per 4-5 passeggeri solo se con più di due persone a bordo in alcune fasce orarie del giorno. Solo così facendo si renderà estremamente vantaggioso utilizzare i mezzi pubblici lasciando a casa l’automobile e si potrà ridurre l’inquinamento. Per finire una campagna di sensibilizzazione al fine di ridurre specialmente in alcuni uffici e centri commerciali la temperatura anche di pochi gradi sarebbe gradita.  Pierluigi Zanolli

 

 

Corriere delle Alpi  02.02.2010

Cambiare il nome del Parco naturale delle Dolomiti di Sesto...

Il sindaco su tutte le furie

AURONZO. La decisione della giunta provinciale di Bolzano di cambiare il nome del Parco naturale delle Dolomiti di Sesto in parco naturale delle Tre Cime, se non ha sorpreso i comuni di Dobbiaco e San Candido che l’hanno richiesta, ha però sollevato rabbia e stupore a Sesto mentre ancora più dura è la posizione di Auronzo, dove il sindaco Zandonella ha prospettato di adire le vie legali.

La polemica sul nome del parco delle Dolomiti di Sesto è vecchia di decenni e con essa anche l’insoddisfazione di Dobbiaco e di San Candido che, con la crescita dell’interesse turistico per le Dolomiti e le Tre Cime, hanno sempre mal digerito un nome che, pur facendo capo alla geografia, dimenticava Dobbiaco e San Candido per favorire Sesto. Così la dichiarazione Unesco “Dolomiti patrimonio dell’Umanità” ha fornito ai due comuni l’occasione per tornare alla carica, vincendo (per ora) la loro battaglia. Delusione e rabbia ad Auronzo. Il sindaco Bruno Zandegiacomo Orsolina: «E’ una scelta che ci trova nettamente contrari. Faremo opposizione anche in termini legali, qualora sia possibile, contro l’uso improprio delle Tre Cime da parte degli altoatesini. Abbiamo già fatto opposizione al garante per l’utilizzo delle Tre Cime nella pubblicità», prosegue, «ma putroppo è stata respinta. Se se ora si passa a dare nuova ufficialità a un utilizzo delle Tre Cime da parte della Provincia di Bolzano, siamo pronti a dare ancora battaglia. Nessuno, se non Auronzo e forse Dobbiaco, ha la titolarità per fregiarsi delle Tre Cime. Non tollereremo un atteggiamento così aggressivo». Dura anche la presidente Apt di Auronzo e Misurina, Lorenza Caldart: «Vogliono gestire le Dolomiti da Bolzano? Una ragione in più perché la Fondazione Unesco sia ad Auronzo. Loro non possono prendersi tutto. Non parlo di carte topografiche ma in noi tutti c’era la speranza che la decisione Unesco portasse a un atteggiamento di condivisione delle scelte, proprio perché le Dolomiti non sono più di Sesto o di Auronzo, ma sono appunto patrimonio dell’umanità». (al.ma.)

 

 

Trentino  01.02.2010

Dolomiti, Messner sponsor a Londra

TRENTO. «Sono le montagne più belle del mondo». Lo ha ribadito ieri sera a Londra Reinhold Messner, presentando insieme all’assessore Michl Laimer il riconoscimento delle Dolomiti a Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco a una platea di circa 200 altoatesini che vivono in Gran Bretagna

Ottenuto il riconoscimento, l’idillio tra le cinque Province coinvolte si è però spezzato e da mesi ognuno considera solo gli interessi del proprio territorio. L’ultima notizia poco edificante arriva da Pordenone, che giovedì aveva organizzato una riunione del tavolo tecnico e del tavolo politico per verificare lo stato di avanzamento dell’istituzione della Fondazione. Ma alla fine dei politici all’incontro c’erano solo i friulani. La Provincia di Bolzano infatti ha scritto agli altri (Trento e Belluno) per annunciare che il tavolo politico sarebbe saltato e a quel punto Trento non ha mandato nemmeno i tecnici.