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LUGLIO Corriere del Veneto 29.07.2010 Finanze e logistica Unicredit: soldi a Trieste, Venezia non è strategica Maresca: porto lagunare
carente verso l’Europa VENEZIA - Il porto di Venezia può ambire solo a essere lo sbocco al mare della pianura Padana, perché lo scalo merci al servizio della Baviera e dell'Austria è Trieste. Unicredit Logistics, la società attraverso la quale il colosso del credito finanzia le grandi infrastrutture, pone un freno alle ambizioni di sviluppo internazionale dello scalo lagunare. A sfavore del quale giocherebbe soprattutto l'assenza di un passaggio diretto e veloce, sia autostradale che ferroviario, oltre le Alpi. La doccia gelata arriva dal vicepresidente di Unicredit Logistics Maurizio Maresca: «Venezia non ha un mercato rilevante in Baviera e in Austria ma è un porto che alimenta la pianura padana in competizione con La Spezia, invece alla base del grande porto a Monfalcone c'è il corridoio Adriatico- Baltico, via Tarvisio, che è l'unico ad avere dei consistenti margini di crescita». Maresca, già presidente dell'Autorità Portuale di Trieste e membro del consiglio di amministrazione di Alitalia, non esclude affatto la possibilità che la Unicredit Logistics supporti anche la realizzazione della nuova piattaforma off-shore al largo della bocca di porto di Malamocco, confermando che si sono già svolti alcuni incontri con lo staff del presidente dell'Autorità portuale di Venezia, Paolo Costa. «L'idea che muove Unicredit Logistics è la possibilità di trasferire i traffici che oggi sono diretti nei porti del Nord Europa, come Rotterdam, Amburgo e Anversa, verso i porti italiani». «Non sono state ancora prese decisioni su Venezia ma non c'è alcuna sovrapposizione con Trieste, perché i mercati - ribadisce Maresca - sono diversi». A preoccupare non è il costo, che per la piattaforma off-shore veneziana raggiungerebbe gli 1,3 miliardi di euro. «Il gruppo è disponibile a mettere a disposizione tutti i finanziamenti necessari - aggiunge il vicepresidente di Unicredi Logistics - per i progetti che dimostrano di poter funzionare ». L'handicap, per Venezia, è piuttosto il mancato completamento della Venezia- Monaco, perché «solo se i corridoi verticali sono più efficienti, i grandi armatori internazionli - sottolinea Maresca - localizzerebbero i loro traffici sui porti italiani». Della questione si è interessato in prima persona il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, che ieri ha annunciato di averne parlanto direttamente con i vertici del gruppo Unicredit ed in particolare con l'amministratore delegato Alessandro Profumo. «Profumo mi ha confermato - ha reso noto Zaia - che Trieste per Unicredit non è una scelta strategica e se c'è un solido progetto veneziano l'istituto ci sarà». Zaia evita accuratamente di sollevare nuove polemiche nei confronti dell'istituto di credito. «Questa non è una scelta come quella - ha puntualizzato il presidente della Regione Veneto- che Unicredit ha preso nella corsa verso l'Expo e le Olimpiadi». La colpa di Venezia è, inoltre, quella di essere partita tardi. Le linee guida del progetto del porto d'altura, per il traffico petrolifero e i container, devono infatti ancora essere presentate, mentre a Trieste si sta discutendo della nomina di un commissario ad hoc. Il vicepresidente di Unicredit Logistics conferma che la piattaforma in mare aperto è stata proposta dopo che l'iniziativa giuliana era già partita. «Il responsabile della finanza di progetto del gruppo Unicredit Massimo Pecorari è andato subito a parlare con Costa, nella consapevolezza che i due investimenti non sono incompatibili e che dal lato italiano si può arrivare a un traffico di quattro milioni di teu, come confermano gli armatori con i quali Unicredit ha già preso contatti». Nel frattempo però sia Unicredit che Intesa San Paolo continuano a dedicare grande attenzione ai porti dell'altra sponda dell'Adriatico, quella orientale: domani è prevista una riunione operativa a Capodistria, per la presentazione di un piano al quale sta lavorando il Governo sloveno. Si tratta della creazione di un polo logistico che vedrebbe accreditato come partner strategico le potenti ferrovie tedesche della Deutsch Bahn. In tal caso la sfida, per Venezia, risulterebbe molto più temibile di quella rappresentata da Trieste e Monfalcone. A fronte degli accordi firmati dall'associazione dei porti dell'area, Napa, la concorrenza nel Nord Adriatico è sempre più agguerrita. Massimo Favaro
Il Gazzettino-Bl 29.07.2010 LA POLEMICA Il bellunese Augusto de Nato contesta la lista: i Comuni poi potrebbero vendere ai privati «La natura non si può vendere» Il Wwf scende in campo contro l’alienazione di parchi e vette: «L’ambiente non ha prezzo» «Assegnare un prezzo ai beni naturali dimostra una sola cosa: l'ambiente non ha il posto che gli spetta nella scala di valori». È preoccupato Augusto de Nato, vicepresidente di Wwf Veneto e coordinatore delle associazioni ambientalisti bellunesi, dopo la pubblicazione da parte dell'Agenzia del Demanio dei beni da assegnare agli Enti locali o mettere in vendita. «È una cosa pazzesca - afferma De Nato - lo Stato cerca di risolvere i problemi di cassa svendendo i propri gioielli. Come Wwf siamo assolutamente contrari a questo tipo di soluzione. Per due motivi: primo, far passare il concetto che l'ambiente è mercificabile - spiega De Nato -; secondo, assegnare un prezzo irrisorio ad un patrimonio naturalistico quali sono ad esempio le montagne». De Nato rileva un'assoluta incongruità in questa operazione. «Ma come, le Dolomiti sono state appena classificate patrimonio dell'umanità dall'Unesco, quindi considerate un'eccellenza, e l'Agenzia del Demanio fissa un prezzo che in alcuni casi è minore di quello di un piccolo appartamento. È una cosa davvero incredibile». De Nato ricorda anche che questa operazione arriva nel bel mezzo dell'Anno internazionale della biodiversità. «Questo vuol dire svuotare di significato la stessa parola biodiversità, non rendersi conto di come ogni bene ambientale rappresenti una risorsa a se stante e per questo di valore incommensurabile». Il vicepresidente del Wwf pone l'accento anche ad un altro problema, molto meno filosofico. «I Comuni, penalizzati da sempre minori risorse economiche ma costretti ad erogare i servizi alla popolazione, potrebbero decidere per fare cassa di alienare a privati i beni ambientali di cui sono entrati in possesso. Non voglio neppure immaginare le conseguenze di questa ipotesi». (dorigom)
Corriere delle Alpi 28.07.2010 Lettere A27 ED ELETTRODOTTI Appoggiate chi difende salute e diritti dei bellunesi «PRENDE forma un altro pezzo della Venezia-Monaco, altri 20 km che avvicinano il Veneto e il Bellunese al cuore dell’Europa e ridanno corpo alla vocazione naturale di una regione dalla storia emblematica, che ha fatto dei suoi rapporti con il mondo il motore del proprio sviluppo». E’ il commento del presidente Zaia all’esito positivo della presentazione dello studio di impatto ambientale del Passante Alpe Adria, prolungamento fino a Macchietto dell’A27. «Intanto andiamo avanti a casa nostra, con il consenso e anche in funzione delle esigenze delle nostre comunità locali», ha aggiunto Zaia, «e sono sicuro che alla fine prevarrà in tutti il buon senso, unito al pragmatismo delle popolazioni interessate, che hanno tutto da guadagnare da un collegamento diretto tra Venezia, Belluno, il Tirolo, la Baviera e l’Europa centrale e del Nord, capace di liberare le attuali strozzature senza richiedere particolari contropartite ambientali e territoriali».Pazzesco: è l’ennesima prova che dei bellunesi non frega niente a nessuno. Men che meno ai politici, bravissimi a carpire voti tra una barzelletta in dialetto e una pacca sulle spalle, degustando agnello e prosecco o raboso di qua e di là del Piave. Non è bastato sacrificare la valle del Piave per l’interesse della Montedison e della grande industria di Marghera che con il Vajont a quanto pare non è riuscita a insegnare molto; non basta neppure ricordare il recente tentativo di sfruttare la stessa valle del Piave per far passare sopra le teste della popolazione di 36 comuni un elettrodotto da 380.000 Volt (Cordignano - Lienz) di 18 anni fa (2003). Allora, consapevole che si trattasse non solo di politica. ma di una cosa ben più importante come la Salute, grazie allo strenuo lavoro del Comitato delle Associazioni per l’ambiente a cui hanno aderito spontaneamente anche singoli cittadini e molti amministratori, la gente si è opposta quasi all’unanimità per un progetto non indispensabile e a fortissimo impatto ambientale. Progetto che non si esclude possa essere ripreso sfruttando proprio l’auspicato tracciato autostradale. Bravi non c’è che dire: due piccioni con una fava! E dire che proprio l’attuale governatore del Veneto, nel 2003, da presidente della Provincia di Treviso, sottofirmò, insieme ai sindaci di 36 comuni bellunesi e trevigiani, la delibera di opposizione al progetto della Terna spa. Per farlo venne addirittura convocato un consiglio comunale aperto al palasport di Vittorio. Qual è il virus che trasforma così i nostri rappresentanti politici passando di poltrona in poltrona? Forse non è ancora chiaro per tutti i bellunesi che anche per chi ci dovrebbe rappresentare, quando è il momento non siamo che carne da macello: chi se ne frega se la salute di 200.000 persone è messa in pericolo di fronte agli enormi vantaggi economici che può portare l’autostrada all’Italia. Che cos’è il bellunese di fronte all’interesse dell’industria e del commercio nazionale? Una manciata di montanari in una briciola di terra da zittire con una manciata di privilegi da cospargere un po’ qua, un po’ là! I giochi si sa come funzionano: ormai nessuno ci racconta più nulla di nuovo. Ma i cittadini bellunesi che soffrono per quanto sta accadendo, consapevoli che la viabilità del bellunese possa e debba essere migliorata non solo a favore degli scambi commerciali con il resto dell’Europa, ma anche per noi stessi, evitando le speculazioni, diano forza a chi come sempre e ovunque considera prioritaria nelle scelte politiche di ogni tipo la salute, il benessere e i diritti della popolazione. Wwf Alpago
Il Gazzettino 27.07.2010 Leonardo Muraro «La Venezia-Monaco fa paura solo a Bolzano»
Il Gazzettino 26.07.2010 VIABILITA' Gottardo (Pdl): «La Venezia-Monaco resterà un sogno» TRIESTE - «La Venezia-Monaco è sempre stata un progetto affascinante, ma è destinata a rimanere un sogno»: lo afferma il coordinatore del Pdl del Friuli Venezia Giulia Isidoro Gottardo commentando il rilancio dell'idea, avvenuto dal presidente del Veneto Zaia e dal ministro degli Esteri Frattini. «Le illusioni -prosegue - non ci possono distogliere dalla realtà, quella dell'emergenza sull'A4 su cui dobbiamo concentrarci, ma in particolare dalla realtà con cui fare i conti, ovvero del fatto che le due direttrici fondamentali su cui dobbiamo investire sono e rimarranno il Brennero e Tarvisio». Gottardo ricorda quindi che «la Pedemontana veneta è ormai partita da Vicenza, via Bassano si collega con la Venezia-Belluno, su cui a giorni si innesterà la A28. La sua naturale prosecuzione verso Tarvisio e la Sequals-Gemona sono reti indispensabili a distribuire con più equilibrio il traffico e capaci di dare nuove opportunità di sviluppo a Pedemontana veneta e friulana.
LONGARONE Il nuovo tratto sarà lungo venti chilometri e settecento metri E' ufficiale l'autostrada salirà in Cadore L'opera costerà un miliardo e duecento milioni di euro, tutti messi dai privati È ufficiale: il prolungamento dall'autostrada A27 si farà. Il nuovo tratto, lungo venti chilometri e settecento metri, collegandosi allo svincolo di Pian di Vedoia proseguirà- attraverso i Comuni di Ponte nelle Alpi, Longarone, Castellavazzo, Ospitale di Cadore e Perarolo di Cadore, fino alla località Pian dell'Abate. L'opera costerà un miliardo e duecento milioni di egro, sarà interamente finanziata da tre società private, e sarà pronta entro quattro anni. Dallo svincolo di Pian di Vedoia il nuovo tracciato continua per quasi sei chilometri e mezzo a cielo aperto sulla destra Piave, con un alternarsi di tratti in rilievo e viadotto. La struttura non intaccherà gli insediamenti già esistenti, fatta eccezione per l'area sportiva di Fortogna, in particolare per gli spogliatoi del campo sportivo. All'altezza della frazione di Faè è previsto lo svincolo di Longarone, che permetterà sia di inserirsi velocemente nella zona industriale, alleggerendo quindi il traffico pesante, che imboccare la Val di Zoldo. Superato lo svincolo, il tracciato attraversa il Piave con il viadotto "Vajont" proprio di fronte a Longarone, aumentala propria quota per superare la provinciale, e si immette nella galleria "Codissago", il primo di una serie di tunnel che, alternati a brevi viadotti, faranno arrivare l'autostrada fino in località Pian dell'Abate, a Perarolo. Il tracciato si ricollega quindi con la statale Alemagna all'uscita della galleria di Pontesei. La scelta del tratto in galleria è dettata dalla conformazione della valle del Piave, che in quel punto si restringe troppo per permettere qualunque altra soluzione, e dalla valutazione di impatto ambientale. Inoltre, il materiale di scavo dei tunnel sarà recuperato come materiale da costruzione peri rilievi speri calcestruzzi. Il totale del nuovo tratto prevede quindi circa undici chilometri in galleria, e poco meno di 10 in viadotti e ponti. Il progetto prevede due corsie, oltre a quella d'emergenza, per ogni senso di marcia, lo spartitraffico centrale, e interventi di mitigazione dell'infrastruttura con sistemazioni a verde e barriere antirumore. Verranno predisposte piazzole di sosta d'emergenza ogni chilometro, l'illuminazione degli svincoli, colonnine Sos e pannelli a messaggio variabile. In galleria ci saranno by-pass e vie di fuga, impianti automatici antincendio e di ventilazione. Il tutto è pensato per alleggerire al massimo il traffico che intasa la statale Alemagna durante le stagioni turistiche, e per evitare incolonnamenti. Lo stesso sistema di pedaggio è di nuova generazione: i classici caselli saranno sostituiti da portali con telecamere. Basta code. Michele Giacome
LONGARONE L'assessore
regionale alle infrastrutture ha spiegato i dettagli tecnici dell'opera Chisso: l'impegno per la realizzazione è assicurato De Menech (Ponte): opera monca, tralascia il problema del collegamento tra Cadore e Valbelluna Si chiama "project financing", ed è il sistema grazie al quale è stato possibile far partire il progetto, dell'autostrada senza che l'ente pubblico, né lo Stato né la Regione, investano un curo nell'opera. Il progetto è stato presentato da un consorzio di privati che, se dovessero aggiudicarsi i lavori, godranno dei ricavi dei pedaggi per i prossimi quarant'anni. Un investimento importante per le tre società, l'Adria Infrastrutture, la Mantovani e la Fincosit, che hanno già ottenuto la copertura finanziaria dalle banche. Insomma, Chisso assicura che l'impegno per la realizzazione dell'opera è assicurato. I tempi di realizzazione sono fissati a 60 mesi dal momento della stipula del contratto di concessione, di cui 12 perla realizzazione del progetto definitivo, e 48 per la realizzazione dell'opera, «e di sicuro i privati avranno tutto l'interesse di concludere nei tempi i lavori», ha commentato l'Assessore regionale Chisso, «per iniziare a rifarsi delle spese con i pedaggi». Il passaggio fondamentale è stato poi la dichiarazione di pubblico interesse da parte della Giunta regionale. Con la presentazione del . Progetto preliminare e dello ; Studio di impatto ambientale è ora cominciata la , procedura di Via. Adesso cittadini e amministrazioni hanno sessanta giorni di tempo per raccogliere osservazioni da presentare alla Regione e ai Ministeri dell'ambiente e dello Sviluppo , economico. Quindi, con una delibera del Cipe, ci sarà l'approvazione del progetto, e conseguentemente il via alla gara d'appalto europea per individuare il soggetto costruttore. II gruppo di privati che ha presentato il progetto dovrà quindi mettersi in gara con altri per realizzare l'opera, senza nessun diritto di prelazione. «E a questo punto che gli enti locali hanno la possibilità di inserire altri particolari», ha spiegato Chisso, «perché un'opera del genere lasci qualcosa anche al territorio che attraversa. L'ente promotore ha esposto il proprio progetto, ma poi la gara d'appalto non prevederà solo quello, ma anche altri interventi che riusciremo ad inserire mantenendo vivo l'interesse dei privati. È un treno che dobbiamo prendere al volo, a cui possiamo agganciare altri vagoni, A questo ragionamento, durante la presentazione del progetto, immediatamente si è agganciato il, sindaco di Longarone Padrin, chiedendo «uno sgravio dei pedaggi a favore dei residenti, e alcune opere di compensazione, come le forme di collegamento ai centri con svincoli ed arterie adeguate. L'ipotesi del prolungamento autostradale è un'occasione da sfruttare, ed ora la stiamo toccando concretamente. Invito tutte le amministrazioni ad andare avanti unite su questa strada, al fianco della Regione». Alla conferenza di presentazione è intervenuto anche il sindaco di Ponte nelle Alpi Roger De Menech, che ha colto subito l'occasione per rilanciare sul progetto e consegnare a Chisso alcuni documenti sul traffico a Ponte: «Così com'è si tratta di un'opera monca: risolve il problema del traffico verso il Cadore, ma tralascia il collegamento tra la parte alta della provincia e il suo cuore economico-produttivo, che si sviluppa sull'asse Ponte-Belluno-Sedico. Ad oggi passano attraverso il bivio di Ponte 19 mila auto al giorno, 6 mila solo tra le 17 e le 18 di sera. Manca una visione complessiva della viabilità in provincia: un progetto autostradale del genere che non prevede altri interventi sul territorio è un'occasione sprecata». Anche il capogruppo di minoranza di Longarone Celeste Levis ha già pronte .alcune proposte di intervento da inserire: «Il letto del Piave è in una situazione di grave degrado, che rende pericoloso soprattutto durante le piene. Propongo quindi di inserire anche un intervento di manutenzione dell'alveo del Piave e dei suoi affluenti. Inoltre potremmo cogliere l'occasione per un rilancio turistico della zona, magari attraverso uno sviluppo della piste ciclabili un direzione nord-sud». Mi-Gi.
Bolzano va subito in Parlamento Se nel marzo 2011 si farà la gara europea, per ottobre-novembre dell'anno prossimo si potrà sapere chi dovrà costruire e gestire l'autostrada. Si andrà così al progetto definitivo, poi il via ai lavori nel primo semestre del 2012. Quattro anni di cantieri secondo Chisso sono «tempi certi», perché i costruttori non hanno nessun interesse a posticipare l'inizio degli incassi dei pedaggi. Quindi 2016, prima metà, o seconda metà, o 2017. Insomma, più o meno così. L'assessore regionale Renato Chisso la dà ormai per sicura. R dado è tratto. L' iter é iniziato. Sarà 1'A27 la variante di Longarone. Consentirà l'alleggerimento della statale di Alemagna, e non ci saranno code al casello terminale a nord semplicemente perché... non ci sarà il casello: una telecamera leggerà il numero di targa di chi transita e manderà il conto a casa. Sembra tutto facile, anche questo fatto del project financing che scarica tutto il costo dell'opera sui privati. Alla Regione e allo Stato resterebbero solo le opere complementari, da discutere con le comunità locali. E poi? «Con questo progetto arriviamo fin dove possiamo», ha detto Chisso, «da lì si può proseguire verso Tolmezzo, ma servono tre miliardi di contributi pubblici che è impossibile trovare, o andiamo dritti verso nord (e anche a Zaia piacerebbe di più, perché il Veneto ha bisogno di uno sbocco a Nord), ma qui ci si scontra con i "no" dei vicini. Ci siamo detti: aspettiamo di trovare i soldi? Aspettiamo il "sì" dell'Austria? E intanto stiamo fermi? No, qui facciamo tutto "in casa", e dunque avanti, andiamo in su». La Provincia autonoma di Bolzano non si è fatta attendere. «Non alimentiamo false speranze», ha detto il presidente Luis Durnwalder, «vogliamo ribadire la nostra posizione: restiamo contrari a un prolungamento dell'autostrada Alemagna». «Anche se l'Italia non ha ancora ratificato il Protocollo sul traffico della Convenzione delle Alpi che vieta la costruzione di nuove arterie transfrontaliere alpine», ha ricordato Durnwalder, «I'Austria e la Germania invece lo hanno recepito. Quindi il progetto è bocciato in partenza». Inoltre, ha proseguito il Presidente, «sarebbe davvero un controsenso costruire un nuovo tratto di autostrada attraverso le Dolomiti proprio adesso che questo gioiello è entrato a far parte del patrimonio mondiale Unesco e che tutte le Regioni sono ufficialmente impegnate a tutelarlo con precisi obblighi». La questione è già stata portata dagli altoatesini al Parlamento italiano: nel "question time' di mercoledì 21 luglio, il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, parlando anche a nome del ministero delle Infrastrutture, ha risposto a un'interrogazione del deputato altoatesino Brugger sulla ripresa d'interesse - al di qua delle Alpi a cominciare dalla Regione Veneto - nei confronti dell'autostrada Venezia-Monaco. Diversamente dall'Italia, Austria e Germania hanno già ratificato il protocollo Trasporti della Convenzione delle Alpi (trattato internazionale ratificato anche dall'Italia) e comunque - ha precisato Vito rispondendo a Brugger - «nessun contatto il Governo italiano ha avviato con Austria e Germania per un collegamento autostradale transfrontaliero». L.G.
Pieve di Cadore Il Sindaco: prima le circonvallazioni È chiara la posizione del sindaco di Pieve di Cadore Antonia Ciotti sull'autostrada. I paesi cadorini dovrebbero avere le circonvallazioni prima di qualsiasi ipotesi di avanzamento dell'autostrada. La posizione era già stata espressa nella riunione del 21 aprile 2010 al presidente Bottacin nella riunione organizzata dalla Provincia in merito all'ipotesi di prolungamento dell'autostrada. Antonia Ciotti, partendo dalla convinzione che un primo cittadino deve ricercare il meglio per la propria comunità in fatto di qualità della vita, ha voluto ribadire la contrarietà dell'amministrazione da lei guidata. La posizione del sindaco Ciotti nasce dalla convinzione che il prolungamento risulti un'opera inutile e devastante per il territorio cadorino e che un alternativa migliore sia una strada a scorrimento veloce sempre comunque preceduta dalle circonvallazioni dei paesi - Tai, Valle, Calalzo, Domegge e di tutta la Val del Boite (dove serve) - accanto a quella fondamentale di Longarone che ostacola il normale defluire del traffico domenicale dei mesi di punta. Tali opere sono fondamentali per spostare il traffico e l'eventuale aumento di veicoli (prospettabile con la dichiarazione di sito dell'Unesco) lontano dai centri abitati. Dopo la quasi scomparsa dell'industria dell'occhialeria - sostiene il sindaco , Ciotti - quest'area divenuta Patrimonio dell'Umanità punta decisamente sulla risorsa turistica e deve poter mantenere integro il suo ambiente. Un'autostrada non può che danneggiare questo territorio al quale è rimasta per fortuna una bellissima natura. In Cadore molti pensano che l'incontro tenutosi a Longarone con l'Assessore regionale Chisso avrebbe dovuto vedere l'intervento anche dei sindaci di quel territorio, gli stessi che si troverebbero alle porte un'opera che avrebbe certamente importanti ricadute cadute locali. Il traffico va tolto dai centri abitati, è questa una convinzione ferma del sindaco Ciotti. C.L.
Lo conferma Chisso, Toscani rassegnato Addio al tunnel Rivalgo-Venas Il progetto era affascinante: raccordare direttamente Rivalgo, pochi chilometri a nord di Longarone, con Venas, in piena Valle del Boite, con un tunnel e un viadotto che avrebbe anche risolto il problema del collegamento di Cibiana di Cadore con il fondovalle. Ma la Rivalgo-Venas (o Macchietto-Venas) resterà nel libro dei sogni, tante più se il casello finale dell'autostrada A27 sarà collocato a nord di Macchietto, cioè troppo oltre. Peccato, perché avrebbe permesso di scavalcare in un colpo solo una fila di "punti neri' della Statale di Alemagna, ovvero i paesi di Tai, Valle e Venas, compreso il pericoloso gomito di Vallesina. «II tunnel Rivalgo-Venas costerebbe troppo», spiega all'Amico del Popolo l'assessore regionale ai trasporti Renato Chisso. «e una infrastruttura di quelle proporzioni non potrebbe certo essere considerata come un'opera complementare al prolungamento dell'autostrada, In altre parole, né lo Stato né la Regione potrebbero permetterselo. E i privati? «Se lo inserissimo nel progetto di prolungamento dell'A27 i costi lieviterebbero a dismisura e il project financing (il sistema che permette di costruire con capitali privati ) non starebbe in piedi». Matteo Toscani più che deluso è rassegnato. Oggi è vicepresidente del Consiglio regionale, ma da sindaco di Valle di Cadore si era molto speso a favore di quel collegamento "inedito". «La "pietra sopra", sulla Rivalgo-Venas, è già stata messa per la mancanza di soldi», afferma Toscani, «non sarà il prolungamento dell'autostrada a decretare l'irrealizzabilità di quel progetto. Il quadro che Toscani dipinge fa paura: «Le casse ministeriali sono completamente vuote, e senza soldi le grandi opere non le fai. Io non so fino a che punto ce ne rendiamo conto: la situazione reale è drammatica, a livello statale siamo sull'orlo del baratro, se non ci siamo già dentro». Significa che la Valle del Boite è condannata a una viabilità obsoleta, e che non si vedranno mai le circonvallazioni dei paesi, magari in galleria? Chisso rimanda all'Anas e al cadorino Bortolo Mainardi che ne è consigliere: «La 51 di Alemagna è dell'Anas, bisognerà vedere cosa riescono a fare. E' da vedere anche in quali forme si potrà stabilire una collaborazione con Veneto Strade», l'azienda delle strade della Regione, che ha una sede in provincia di Belluno e che in questi anni ha dato prova di grande efficacia. «Passare le strade Anas a Veneto Strade?», si domanda Toscani: «Se ci sono anche i soldi il ragionamento può avere un senso, sennò no». E allora, con i "buchi neri" sulla strada per Cortina? «Nel mio comune di Valle il nuovo sindaco ha elaborato una serie di interventi, anche importanti, ma di costo contenuto: con cinque milioni di euro potremmo risolvere qualche situazione critica». Insomma non è il momento per le soluzioni radicali, di largo respiro. «Già», conferma Toscani, «però il problema del traffico soprattutto domenicale in Cadore va risolto, perché non possiamo continuare a limitare in modo così pesante la libera circolazione dei residenti e rischiare di stancare i turisti: mi chiedo come fanno ad avere ancora voglia di sopportare quelle ore di coda per il rientro, tutte le domeniche. E il proseguimento dell'autostrada fino oltre Macchietto non risolverà i problemi, ma li sposterà soltanto qualche chilometro più a nord».
LONGARONE Valuterà l’impatto E Padrin mette in moto la commissione A27 La Regione ha comunicato il deposito della documentazione soggetta a valutazione di impatto ambientale relativo al progetto di prolungamento dell'autostrada A27 e il Comune di Longarone si è messo subito in movimento per non vanificare il tempo a disposizione per produrre osservazioni, pareri, suggerimenti e ponderare la procedura, in particolare, per la sua sostenibilità ambientale. «Dall'incontro di giovedì è emerso un quadro decisamente ottimistico sulla realizzazione dell'opera», commenta Roberto Padrin, sindaco di Longarone. AI progetto con la formula del project financing, vale a dire la costruzione di un'opera pubblica con finanziamento di privati, è la soluzione confermata. In un momento di recessione economica dove non è certo facile reperire investitori, mi rendo conto che questo potrebbe anche alimentare qualche incertezza in merito alla fattibilità dal punto di vista economico dell'opera, ma l'assessore Chisso ci ha fornito ampie assicurazioni. Pertanto ho ritenuto opportuno adoperarmi per quelle che sono le nostre responsabilità di fronte all'avvio delle procedure di valutazione di impatto ambientale». Il sindaco si è subito attivato coinvolgendola giunta municipale. Nascerà una specifica commissione, formata da tecnici longaronesi ed esponenti del mondo associativo, per esaminare congiuntamente il progetto sul quale cercare pareri o osservazioni condivise.
Il Manifesto 24.07.2010 Veneto. Grandi opere a nord est. Il federalismo, crisi e maxiprogetti Tangentopoli o no, prosegue la distruzione di una delle belle regioni d’Italia, governata dal Partito del mattone. di Ernesto Milanesi Dopo il Passante di Mestre, la Pedemontana e una serie di altre opere. Il Veneto del neogovernatore Zaia fa i conti con sette miliardi di euro di superstrade, tangenziali e raccordi. Pagate con il sistema del project financing Dietro l'angolo l'ombra di Tangentopoli Mega-progetti con il sistema del project financing. Un «pacchetto» di lavori che sembra costruito su misura. Tanto più che rispuntano alcuni protagonisti della Tangentopoli veneta degli anni Novanta. Una strada a senso unico per «rivoluzionare» la viabilità? L'assessore Renato Chisso (Pdl) non si accontenta del Passante di Mestre e rilancia il programma messo a punto dalla vecchia giunta Galan. Come per il «portafoglio» dei nuovi ospedali, la Lega Nord reciterà davvero il ruolo di impietoso garante? Stretto fra la crisi economica e l'attesa del federalismo, il Veneto del nuovo governatore Luca Zaia fa i conti con 7 miliardi di euro di superstrade, tangenziali, grandi raccordi. Si chiama «finanza di progetto»: la partecipazione dei privati alle opere di interesse pubblico che la Regione non è più in grado di appaltare. Così si è costruito a Mestre l'ospedale nuovo di zecca che si affaccia su via don Giussani. La sanità veneta dell'era Galan ha messo in cantiere anche gli ospedali di Schio, Asolo e della Bassa padovana. Giusto prima che calasse il sipario sui tre lustri del governatore berlusconiano, ecco firmato in pompa magna anche il "preliminare" del nuovo ospedale di Padova (1,7 miliardi) dove però è sempre a zero l'integrazione fra Azienda ospedaliera, Usl 16 e Università. Sul fronte della viabilità è intervenuto il consigliere regionale Mauro Bortoli (Pd) che ha depositato una documentata interrogazione, facendo andare su tutte le furie l'assessore Chisso. «I soggetti individuati dalla Regione come promotori rientrano nella ristretta cerchia dei poteri forti del mondo economico veneto. In particolare, eclatante è il caso della Mantovani Spa finora promotrice di tutte le tre operazioni cui ha partecipato (prolungamento A27, nuove tangenziali e indirettamente nella Via del Mare). I promotori contano sul diritto di prelazione. Perfino in caso di sconfitta nella gara, viene riconosciuto dal vincitore l'importo delle spese dichiarate nella predisposizione dell'offerta. E nel 2007 la Mantovani ha registrato utili per 13,5 milioni contro i 500 mila euro del 2001...» afferma Bortoli. E dubbi pesanti sul conto economico, perfino del Passante di Mestre: «In teoria, il project financing serve al pubblico per favorire l'attuazione di infrastrutture perché il codice dei contratti assegna ai privati il rischio d'impresa e di mercato. In pratica, la bilancia é tutt'altro che in equilibrio: il Passante nel 2009 ha registrato il 30% in meno di traffico, con conseguente sforamento del piano finanziario e intervento della Regione a ripianare il deficit». Chisso non era abituato a farsi controllare. Tanto meno nel merito dei conti. Ed è sbottato con una dichiarazione inferocita: «Bortoli non può mica calunniare per sentito dire. Si informi e dica almeno cose fondate. Simili affermazioni sono prive di qualunque fondamento. Nessuna convenzione regionale prevede che se i ricavi sono inferiori alle previsioni, vi sia un ripiano con un contributo della Regione o con aumento delle tariffe. Le convenzioni prevedono, invece, che in casi eccezionali i concessionari possano richiedere la revisione della convenzione come del resto espressamente indicato dall'art. 143, comma 8, del codice dei contratti». Bortoli ha mantenuto il punto: «Confermo tutto, anche perché ciò che sostengo rientra nelle decisioni della giunta regionale. Il Passante? È vero che non è stato realizzato in project financing: tuttavia è un esempio dei rischi che potranno esserci sugli equilibri del bilancio regionale. Il piano economico finanziario del Passante non è in linea per Galan, che ha manifestato il suo disappunto in più occasioni e pubblicamente. Chi dovrebbe informarsi meglio è l'assessore Chisso». Proprio questa polemica ha rimesso sotto i riflettori il «giro» delle imprese votate ai cantieri pubblici. Mantovani Spa significa imbattersi nell'ingegner Piergiorgio Baita. Comincia la carriera alla Furlanis, l'impresa di costruzioni guidata da Giovanni Mazzacurati, il futuro presidente del Consorzio Venezia Nuova. Dopo un passaggio a Italstrade, Baita si concentra sugli appalti: è il vero stratega del Consorzio Venezia Disinquinamento. Cantieri in laguna e «pulizia» degli acquedotti veneti. Alessandra Carini, firma di punta del gruppo Espresso in Veneto, evidenzia la geopolitica degli anni Novanta: «Il Consorzio era controllato dalla veneziana Iniziativa (al vertice Orazio Rossi), che doveva essere il cilindro dal quale fare uscire progetti e soldi per le infrastrutture e che diventa una sorta di salotto buono delle imprese di costruzioni dove siedono Maltauro, Grassetto, Ligresti e Dino Marchiorello, allora presidente degli industriali veneti e di Antonveneta. Anche Baita ha solide amicizie politiche: è braccio destro di Cremonese, doroteo, presidente della giunta regionale. Anche lui finisce travolto dalla Tangentopoli veneta: Felice Casson e Ivano Nelson Salvarani lo fanno arrestare nell'ambito dell'inchiesta che svela la spartizione degli appalti tra i socialisti di Gianni De Michelis e i democristiani di Bernini e Cremonese. Parla con i giudici per ore, svelando i meccanismi di distribuzione degli appalti. Ne esce con un'assoluzione». Baita si trincerò dietro il ruolo di esecutore dei compiti assegnati dall'impresa. Allora, in Veneto, si poteva lavorare solo con la «benedizione» dei partiti. Le Procure fecero crollare gli imperi edilizi di Tangentopoli, anche grazie ad altri top manager come Baita che scaricarono le responsabilità penali. Si disintegrò la Grassetto che aveva monopolizzato Padova, mentre a Vicenza non fu semplice sopravvivere per la Maltauro. All'epoca, fece scuola l'ordinanza di un magistrato sull'inconsapevole trasporto di valigette anche per conto delle cooperative... Vent'anni dopo, in Veneto sembrerebbero esserci i presupposti per una specie di replica riveduta e corretta. Ancora lavori con i soldi pubblici. Di nuovo, imprese in pole position. E setacciando le sigle dei consorzi affiorano le storiche alleanze con le coop. E' la politica business oriented che non è mai stata solo il marchio di fabbrica del centrodestra. Il mercato dei lavori pubblici nelle sette province vale 3 miliardi all'anno. La Regione, da sola, finanzia lavori per 700 milioni. E nel 2008, secondo i dati ufficiali, oltre il 65% delle opere pubbliche sono state realizzate proprio in project financing. Alla vigilia delle elezioni di marzo, la fotografia del comparto sanitario era più che eloquente. In Lombardia il «modello Formigoni» che stempera il pubblico grazie alla Compagnia delle Opere aveva previsto 17 progetti del valore di oltre 1,2 miliardi. Il Veneto segue a ruota con 6 progetti da 846 milioni. La Toscana "rossa", invece, non va oltre 546 milioni. Una tendenza precisa, spesso e volentieri alimentata da una sorta di «unità nazionale» già sperimentata in Veneto. A Padova lo stadio delle tangenti e il palazzo di giustizia furono concepiti, approvati e costruiti proprio sull'onda del «pentapartito democratico». Adesso si replica con il Grande Raccordo Anulare, naturalmente in project financing, grazie alla sintonia istituzionale fra Vittorio Casarin (ex presidente della Provincia che guida la società promotrice) e il sindaco Flavio Zanonato. Nella Gra Spa, infatti, il 4% delle azioni risulta detenuto proprio dalle imprese costruttrici: Mantovani Spa è di nuovo la capofila. Insieme al Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna e ad un altro pool di società del settore edilizio che il 22 dicembre 2006, nello studio del notaio Nicola Cassano, si sono costituite nel Consorzio Gra imprese padovane. Una sintomatica alleanza locale, visto che si tratta di sei sigle e personalità tutt'altro che marginali. Intercantieri Vittadello, Alissa Spa e Fratelli Gallo Srl sono imprese dell'Alta padovana, quanto Road Spa di Cittadella che fa capo alla famiglia del futuro presidente di Confindustria Massimo Pavin. Con loro il Consorzio stabile Consta che riunisce la galassia che fa capo alla Compagnia delle Opere (da Mattioli a Ste Energy, dalle coop sociali Giotto e Tintoretto a Geobasi). Infine, la Sicea Spa di Vigonza che significa Rizzani De Eccher ovvero chi ha fatto viaggiare il prototipo del tram targato Lohr. Ma anche Leonardo Cetera, il manager della Grassetto che negli anni '90 fu spazzata via da Tangentopoli. Era tornato in auge come presidente dell'associazione costruttori edili; compare, puntualmente, ad ogni "snodo" degli affari con le amministrazioni locali. E' la strada maestra dell'economia opaca. In Veneto, si procede con la cara vecchia concertazione. A Vicenza, la pianificazione urbanistica della giunta Variati non può prescindere dalla professionalità del mancato sindaco di centrodestra. A Venezia, il restyling del Lido è nelle mani di una società costituita dall'ex assessore alla cultura. E nessuno ha voglia di preoccuparsi degli «strani» flussi di denaro che alimentano il mercato immobiliare, ultima frontiera del modello veneto. Prima, sempre i soliti? Anche nella Regione di Zaia?
Il Gazzettino-Bl 22.07.2010 Lettere PROLUNGAMENTO A27 Il federalismo calato dall'alto Come si possono conciliare le Dolomiti patrimonio dell’Unesco con il progetto di un’autostrada che dovrebbe attraversarle, col prolungamento della A27, da Longarone al Cadore e poi all’AltoAdige per raggiungere Monaco di Baviera? Così come auspicato, fra gli altri, dal presidente della Regione Veneto, Zaia. Mi pongo questa domanda ogni volta che le cronache giornalistiche ritornano sul tema, come in questi giorni, in occasione dell’incontro che l’assessore regionale Chisso ha avuto, a Longarone, con alcuni sindaci, per l’illustrazione del progetto autostradale fino a Macchietto. I sindaci del Cadore non sono stati invitati a quell’incontro: la signora Ciottti, sindaco di Pieve di Cadore, se ne è giustamente, e pubblicamente, lamentata, oltre a ribadire la sua contrarietà all’autostrada soprattutto per l’inquinamento che, probabilmente, deriverebbe dalle code automobilistiche (in alcuni periodi dell’anno) che l’eventuale attuazione del progetto sposterebbe in Cadore, 20 km più a monte rispetto a oggi. Altri sindaci, come quello di Calalzo, considerano ineluttabile accettare, al riguardo, «decisioni prese dall’alto». Sono un po’ disorientato perché si sente parlare, da tempo, di federalismo, ben espresso dal «paroni a casa nostra», oltreché di possibile autonomia della provincia di Belluno; la difesa del territorio da scempi ambientali (proprio a ridosso del Vajont) non è meritevole di attenzione? Finora, in questa ultima fase, si è espressa solo la signora sindaco di Pieve, salvo non mi sia sfuggito l’intervento di altri politici. Mi auguro che altri, autorevolmente, intervengano sia per confermare la sostanza delle battaglie sostenute per avere «Dolomiti patrimonio dell’Unesco», sia per coerenza al conseguente, e giusto, uso propagandistico che viene fatto di questa etichetta (anche da chi l’aveva osteggiata). Giovanni Cappellari Pedavena
Alto Adige 22.07.2010 Il governo frena sull'Alemagna, Brugger soddisfatto BOLZANO. «Non vedo motivo di particolare preoccupazione, l’Alemagna non è un progetto attuale». Così il deputato della Svp Siegfried Brugger commenta la risposta ricevuta ieri durante il question time alla Camera dal ministro per i rapporti con il parlamento Elio Vito. «Per la costruzione dell’autostrada Alemagna Venezia-Monaco - ha detto Vito - serve un accordo con i Paesi interessati (Austria e Germania, ndr), con i quali non risultano attualmente contatti per il progetto in parola». Vito ha quindi informato il parlamento che «l’Anas non si è espressa sulla pubblica utilità del progetto ai fini di un’eventuale finanza di progetto». Per quanto riguarda la Convenzione delle Alpi e in particolare il protocollo trasporti, il ministro ha sottolineato che «la Convenzione non è stata ancora recepita nell’ordinamento, essendo oggetto di ampio dibattito politico». Il ministro ha poi però aggiunto che «a prescindere dall’adesione dell’Italia a tale accordo internazionale, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti fa notare che un’eventuale programmazione per la costruzione di un’autostrada transfrontaliera non potrebbe prescindere dal concerto e dall’accordo con i Paesi interessati, con i quali non risultano attualmente contatti per il progetto in parola».
Alto Adige 21.07.2010 Senatore leghista contro Durnwalder: sì all Alemagna BOLZANO. «Chi ha detto che dobbiamo tener conto delle parole di Durnwalder? Certamente, non è il depositario della verità anche in relazione agli accordi del ’46 tra De Gasperi e Gruber in cui è prevista una convenzione per la libera circolazione delle persone e dei beni tra il Tirolo del nord e il Tirolo orientale, sia su ferrovia sia, nella misura più ampia possibile, per strada. Ora capisco che Durnwalder non si senta italiano, capisco che ad ogni stormir di fronda lui è tentato di chiedere il parere austriaco, ma è proprio per questo che noi siamo favorevoli all’autostrada Alemagna. E se ci mettessimo d’accordo direttamente con il governo di Vienna?». Entra nella polemica tra il governatore Zaia e quello altoatesino Durnwalder sull’autostrada Alemagna, il senatore della Lega nord Piergiorgio Stiffoni sostenendo fortemente la tesi del governatore veneto. «Sappiamo benissimo - continua polemico il senatore del Carroccio - - quanto Durnwalder non ritenga di appartenere a questo Paese. Personalmente, sposo senz’altro la tesi del presidente Zaia anche perché è la quarta volta che il sottoscritto presenta un disegno di legge per il prolungamento dell’autostrada Venezia-Monaco con il project-financing, la prima nel luglio del 2000 e poi nelle varie legislature». Contro il progetto dell’autostrada di Alemagna il deputato della Svp Siegfried Brugger che ha ribadito il no della Provincia e ieri ha presentato un’interrogazione urgente al ministro delle infrastrutture e trasporti Matteoli. Il governo risponderà oggi nel corso del question time.
Corriere delle Alpi 21.07.2010 Zaia e l’autostrada «Non rinunciamo allo sbocco a nord» Sono stati anche stanziati 200.000 euro per mettere in sicurezza i
sentieri alpini Francesco Dal Mas BELLUNO. Continua la collaborazione tra Belluno e Trento, tramite la Regione. La giunta Zaia ha stanziato ieri 3 milioni e 600 mila euro di interventi a carattere turistico. La stessa giunta ha stanziato 200 mila euro per i sentieri di montagna. Ma a tener banco, a Palazzo Balbi, è stata ancora una volta la Venezia-Monaco, con il no arrivato da Bolzano. No che non spaventa il governatore Luca Zaia. Non solo Durnwalder, anche la sua giunta ha detto che l’ipotesi della
Venezia Monaco è impraticabile. «Non è una novità». E allora perché lei ha rilanciato la sfida ed ha insistito perché lo
facesse anche il ministro Frattini? «Se è per questo ne ho parlato anche a Durni. Da un certo punto di vista, lo capisco. Ma gli ho detto che pure lui deve comprendere la nostra necessità di un terzo valico». Perché è irrinunciabile? «Noi disponiamo di 17 milioni di presenze turistiche di area tedesca. Ne avremmo molte di più se avessero la possibilità di raggiungerci in due ore e mezza. Bolzano non può pensare di tenerci sotto una cappa. Noi siamo per rispettare la loro autonomia, però è altrettanto vero che la loro libertà finisce dove inizia la nostra. Questo è un principio irriversibile. Quindi, ribadendo la piena volontà di collaborare sia con Durnwalder che con Dellai, noi confermiamo la necessità di fare un ragionamento sul terzo valico». Federalberghi ha denunciato nei giorni scorsi le condizioni di
precarietà in cui si trovano gli alberghi di confine, che avvertono
quotidianamente la concorrenza con gli esercizi che si trovano appena oltre
confine... «Proprio oggi (ieri per chi legge, ndr.) la giunta ha varato una delibera relativa ai Comuni di confine per alcune attività. Stiamo lavorando con Trento e Bolzano per metter mano al famoso accordo di Milano che prevede lo stanziamento di 40 milioni di euro per i Comuni di confine». Reinhold Messner l’attende domenica sul monte Rite alla prima festa
delle Dolomiti monumento dell’umanità. «Mi dispiace, ma ho un altro impegno. La montagna ha comunque tutta la mia solidarietà e simpatia. Sempre oggi, in giunta, abbiamo varato un secondo provvedimento: sosterremo le comunità montane con 200 mila euro per rivitalizzare i sentieri. Il tema dei sentieri è poi quello della fruibilità delle nostre montagne. Non si dimentichi che l’80% delle Dolomiti sono venete, ma soprattutto che sono patrimonio dell’umanità». Sentieri di montagna. Duecentomila euro per la manutenzione, il ripristino della segnaletica e la messa in sicurezza di sentieri alpini, vie ferrate e bivacchi di montagna: questa la somma ottenuta ieri dall’assessore al turismo Marino Finozzi e che sarà presto trasferita alle 19 Comunità montane venete (169 mila euro per quelle bellunesi) affinché possano eseguire interventi di mantenimento in efficienza e in sicurezza del territorio montano e renderlo sempre più fruibile dal punto di vista turistico. Per il turismo d’alta montagna, le Comunità montane sono tenute ad assicurare la manutenzione dei sentieri alpini e delle vie ferrate, ad attuare e ripristinarne la segnaletica e a curare che siano rispettate le condizioni di sicurezza. Compiti che vengono svolti utilizzando personale di particolare esperienza e competenza disponibile presso le sezioni del Club alpino italiano e le guide alpine. Inoltre per i bivacchi fissi, le Comunità montane competenti per territorio, d’intesa con la sezione del Club Alpino Italiano o con altre associazioni alpinistiche senza fine di lucro, svolgono attività di sorveglianza e provvedono a realizzare quanto necessario per mantenerne o ricostruirne l’efficienza. Trento-Belluno. La giunta regionale, ha approvato ieri quattro progetti di valenza turistica e valorizzazione ambientale, da realizzare nei territori a confine tra Veneto e Trentino. La spesa complessiva è di circa 3 milioni e 620 mila euro, di cui 2 milioni e 845 mila euro (il 78%) finanziati con il POR. Questi, in dettaglio, i progetti: «Moon Walking on the Superb Dolomits: dalle Valli ai Ghiacciai attraverso le Pale di San Martino». Il progetto, che coinvolge i comuni bellunesi di Gosaldo, Voltago Agordino, Taibon Agordino, e quelli trentini di Tonadico e Siror, prevede una serie di interventi per infrastrutturare un percorso ad anello di 60 chilometri, in prevalenza pedonale, ma praticabile anche con mountain bike e perfettamente fruibile per gli appassionati di nordic walking. Saranno realizzati un parcheggio scambiatore a Sarasin di Gosaldo, una strada silvo pastorale a Voltago Agordino, aree attrezzate e di sosta a Col di Prà e la sistemazione della vecchia strada militare in località Pont di Taibon per un costo di 725.000 euro. Il secondo progetto riguarda la realizzazione di due punti di accoglienza per cicloturisti, con vendita di prodotti tipici, uno a Castello Tesino e uno a Cesiomaggiore, a Busche, per valorizzare l’arrivo di percorsi ciclo-turistici del basso Feltrino e del territorio di Mel e del Tesino, parte della via romana Claudia Augusta. Soggetto attuatore è la Lattebusche, costo complessivo è di 715.000 euro. Il terzo progetto prevede il recupero del sistema fortificato delle Scale di Primolano, ottocentesca opera di sbarramento italiana sul confine per controllare l’importante arteria tra la Valsaguna, il Feltrino e il Primiero. Spesa per il primo stralcio di 580.000 euro. Infine viene finanziata la realizzazione di una pista ciclabile nei Comuni di Dolcè (Verona) e Avio (Trento).
Il Gazzettino-Bl 21.07.2010 VENEZIA-MONACO Zaia: «Il no di Durnwalder è solo strategico» Mercoledì 21 Luglio 2010, «La Provincia autonoma di Bolzano, l'Austria e la Germania sono da sempre contrari al progetto dell'autostrada Alemagnà Venezia-Monaco». Lo afferma il deputato Svp Siegfried Brugger in una interrogazione a risposta immediata al ministro delle infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli. «Le valutazioni - aggiunge - sono negative in ragione delle risorse finanziarie inesistenti e in considerazione dell'impatto devastante che una tale opera avrebbe sul territorio delle Dolomiti, patrimonio universale dell'Umanità per l'Unesco». Ma per Zaia il no dell'Alto Adige «più che un problema ambientale è un concetto strategico. A Durnwalder ricordo però - ha aggiunto Zaia - che la loro libertà finisce dove inizia la nostra. Per noi il terzo valico si chiama Venezia-Monaco. Cerchiamo risposte attraverso il dialogo ma vogliamo ricordare che questo asse significa accesso all'Adriatico da parte del Nord Europa».
Il Gazzettino-Bl 21.07.2010 IL GOVERNATORE ALTOATESINO Durnwalder: «A27, no al prolungamento» Martedì 20 Luglio 2010, BOLZANO - «La Provincia di Bolzano è categoricamente contro il prolungamento dell'autostrada Alemagna. Come già detto in passato ripetiamo: Alemagna, no grazie!». Lo ha ribadito ieri il governatore altoatesino Luis Durnwalder, rispondendo ad una proposta del suo collega veneto Luca Zaia in merito al prolungamento dell'autostrada verso l'Austria. «Anche se l'Italia non ha ancora ratificato il protocollo per il traffico della Convenzione delle Alpi, l'Austria e la Germania lo hanno già fatto e per questo nuove autostrade transfrontaliere non possono essere costruite», ha detto Durnwalder. «Sarebbe anche assurdo costruire un'autostrada - ha concluso il governatore - che attraversa le Dolomiti proprio adesso che questo gioiello è entrato a far parte del patrimonio Unesco. Noi non ci stancheremo mai di ribadire la nostra posizione».
Il Velino 21.07.2010 AMB - Autostrada Alemagna, Vito: Su utilità progetto non c'è parere Anas Roma, 21 lug (Il Velino) - “Ad oggi, l’Anas non si è espressa sulla pubblica utilità del progetto ai fini di un’eventuale finanza di progetto”. Così Elio Vito, nel corso del question time a proposito dell’eventuale costruzione di una nuova autostrada “Alemagna” che collegherebbe Venezia con Monaco di Baviera passando nel suo percorso italiano attraverso i comuni di Treviso, Vittorio Veneto, Pian di Vedoia, Longarone, Carbonia, Dobbiaco, Brunico. Vito ha risposto per conto del collega alle Infrastrutture Altero Matteoli ad un’interrogazione di Siegfried Brugger e Karl Zeller del gruppo Misto (minoranze linguistiche) che chiedeva conto al governo di un’opera caldeggiata dal governatore del Veneto Luca Zaia, ma su cui il presidente della regione Trentino Alto Adige Luis Durnwalder ha già espresso nei giorni scorsi forte contrarietà, citando peraltro anche quella Convenzione delle Alpi che escluderebbe la possibilità di realizzare un simile progetto. E proprio su quest’ultimo aspetto della questione Vito ha aggiunto da un lato che “la Convenzione non è stata ancora recepita nell’ordinamento, essendo oggetto di ampio dibattito politico”. Mentre dall’altro ha voluto sottolineare che “a prescindere dall’adesione dell’Italia a tale accordo internazionale, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti fa notare che un’eventuale programmazione per la costruzione di un’autostrada transfrontaliera non potrebbe prescindere dal concerto e dall’accordo con i Paesi interessati, con i quali non risultano attualmente contatti per il progetto in parola”. Il ministro ha poi ricordato che il proseguimento dell’autostrada A27 Mestre-Belluno verso l’Austria e la Germania “è stato concepito negli anni Settanta nell’ambito delle iniziative volte a conseguire un efficiente assetto della viabilità europea con l’obiettivo specifico di realizzare un più diretto collegamento tra i porti dell’alto Adriatico ed il sistema delle zone industriali del centro Europa”; che per la costruzione di questa autostrada era stata costituita nel 1970 la società ‘Batia’; e che la stessa società nel 1971 ha indirizzato all’allora ministero dei lavori pubblici formale istanza per ottenere in concessione la costruzione e l’esercizio dell’autostrada. “Con legge 492 del 1975, che vietava la costruzione di nuove tratte autostradali - ha proseguito Vito - , il progetto subì una fase di stallo. Successivamente, sulla base della legge 531 del 1982, contenente il Piano decennale per la viabilità di grande comunicazione e misure di riassetto del settore autostradale, la società intraprese di nuovo l’iniziativa ai fini dell’ottenimento della concessione. L’opera venne inserita nel Piano Stralcio triennale 1991/1993, attuativo del Piano Decennale dell’Anas. Nel 1992 la Società ha redatto uno studio di fattibilità corredato dal piano finanziario, dichiarando la garanzia sul finanziamento dell’opera da parte della Società “Batia-München” senza alcun contributo da parte dello Stato italiano”. Resta però il fatto che per ora l’Anas non ha ancora fatto sapere se considera questa autostrada una priorità.
Corriere delle Alpi 20.07.2010 «Sarebbe assurdo costruire una autostrada che attraversa le Dolomiti,
patrimonio Unesco» Durnwalder: «Alemagna? Nein» Il presidente della Provincia ribadisce la posizione altoatesina BELLUNO. Il «nein» di Bolzano risuona forte e chiaro. Luis Durnwalder, presidente della Provincia autonoma lo ha ribadito, con forza, ieri, durante un incontro con la stampa per parlare delle infrastrutture altoatesine: «Alemagna, no grazie». «La Provincia di Bolzano è categoricamente contro il prolungamento dell’autostrada Alemagna. Come già detto in passato ripetiamo: Alemagna, no grazie!». Lo ha ribadito per l’ennesima volta, dopo che nei giorni scorsi il governatore veneto Luca Zaia, uno dei grandi sponsor della Venezia - Monaco, aveva annunciato l’intenzione di chiedere direttamente a Durnwalder un cambio di rotta rispetto al passato. «Anche se l’Italia non ha ancora ratificato il protocollo per il traffico della Convenzione delle Alpi, l’Austria e la Germania lo hanno già fatto e per questo nuove autostrade transfrontaliere non possono essere costruite», ha detto Durnwalder. «Sarebbe anche assurdo costruire un’autostrada - ha concluso il governatore - che attraversa le Dolomiti proprio adesso che questo gioiello è entrato a far parte del patrimonio Unesco. Noi non ci stancheremo mai di ribadire la nostra posizione». C’è evidentemente qualcuno, fuori dai confini bellunesi, che ha a cuore le Dolomiti molto più di chi, come i bellunesi, non perdono occasione di rimarcare che il 70 per cento dei Monti Pallidi si trova in provincia di Belluno. Non sembra quindi aver smosso il presidente Durnwalder neppure la dichiarazione di qualche giorno fa, fatta a Palazzo Balbi dal ministro Frattini, di fronte ad una precisa richiesta dello stesso Zaia. «La Venezia - Monaco è indispensabile per collegare il centro dell’Europa all’Alto Adriatico» aveva dichiarato Frattini. Un «avanti tutta», che non ha fatto cambiare idea agli altoatesini, da sempre contrari al prolungamento della A27 attraverso il loro territorio. C’è da chiedersi se questo nuovo e fermo stop, potrà avere delle conseguenze sul progetto tra Pian di Vedoia - Macchietto, che la Regione sta sostenendo a spada tratta: un costo di 1.2 milioni di euro, per realizzare solo 20 chilometri, con il progetto di rientrare della cifra spesa con i pedaggi. Se andare oltre non si può, fare un pezzettino ha senso?
Lettere PROLUNGAMENTI A27, i Comuni guardino a un progetto unico PROLUNGAMENTO A27; ovvero la Storia Infinita, meglio, sembra che invece questa favola abbia trovato, a seconda delle ottiche, il proprio lieto fine. Ce lo ha confermato l’Assessore Regionale alla Viabilità e Trasporti Renato Chisso: inizio 2012 - fine lavori 2016; almeno fino a Macchietto, poi si vedrà quale eventuale proseguo. Fin qui le dichiarazioni d’intento; ma subito sono arrivate quelle dei distinguo, in primis dal mio Sindaco sig. Antonia Ciotti, a cui rinnovo amicizia e stima, pur non emanando il suo medesimo “odore politico”. Condivido quel po’ di “indignazione” espressa per non essere, al pari di altri suoi colleghi, stata coinvolta nel progetto finale almeno come interlocutrice, ma sicuramente i perché validi ci saranno; quello che invece mi stupisce un po’ è il “solito” benaltrismo, quel vezzo di molti di esprimere la contrarietà ad un qualsivoglia progetto, adducendo il ritornello - che c’è ben altro da fare... Nello specifico si indica il bisogno di dirottare il traffico dai centri abitati con apposite circonvallazioni, e viene citato l’abitato di Tai. Il Sindaco si ricorderà come nella metà degli anni 90 fosse stato presentato un progetto di traforo del Col Vaccher che dallo svincolo del Ragno sbucasse in Pian de Val vicino al ponte di Rualan in comune di Valle, per poi raccordarsi di nuovo con l’ Alemagna dopo l’abitato di quel comune. Se non ricordo male, il progetto fu rigettato dalla Sovrintendenza ai Beni Archeologici perché il sito di Pian di Val [...] “poteva essere interessato da probabili sepolture paleo-venete e/o celtiche”[...] e insorsero anche commercianti e cittadini contro: senza passaggio il paese muore, in sintesi il pensiero. Ma non solo questa la causa del mai avvio di detti svincoli: estrapolo da una mia intervista del febbraio 2006 apparsa su di un settimanale che si pubblica nella zona Ladina all’allora Commissario straordinario alle Infrastrutture del Veneto, arch. Bortolo Mainardi, alla domanda: - Non crede che nell’eventualità di un procedere della A 27, non sia giocoforza trovare circonvallazioni che poi portino attraverso i paesi della Valle del Boite fino a Cortina, tagliandoli fuori dal traffico che oramai sono a rischio collasso? Così rispondeva: - Il problema del traffico e dell’ammodernarsi della strada attraverso la Valle del Boite, è un cruccio che ormai dura da anni e senza soluzione di sorta. Direi di proporre ai comuni interessati di misurarsi e prendere esempio dalla Valbelluna per trovare almeno un patto su di una idea di strada, e portare avanti con costanza e convinzione le idee atte per iniziare [...]. Insomma, ciò che manca non sarebbero i dove, ma i come che abbiano perlomeno
una condivisione su un punto, ovvero che i comuni interessati giungessero ad un
accordo su un progetto condiviso. Tante idee diverse non porterebbero da nessuna
parte.
Corriere delle Alpi 19.07.2010 Ieri ai piedi del ghiacciaio c’era anche uno sciamano che ha dedicato un
canto in onore della montagna «Ripartire dal Patto del 2003» Festa della Marmolada, l’invito di Casanova agli enti locali ROCCA PIETORE È sembrato il modo di festeggiare della natura quella pioggia, tra sabato e domenica, che ha liberato il ghiacciaio della Marmolada dalla morsa del caldo, lasciando nel cielo cupi nuvoloni che, però, non hanno rovinato la prima “Festa nazionale della Regina delle Dolomiti”. Così, ieri si è celebrato a Pian dei Fiacconi l’evento indetto da Mountain Wilderness per festeggiare una vittoria storica. Si tratta della conferma in Cassazione della condanna ai dirigenti delle Funivie Tofane - Marmolada Spa con un risarcimento di 25 mila euro all’associazione. Oltre al risarcimento riconosciuto all’associazione, i giudici hanno concesso un ulteriore risarcimento di 50 mila euro a favore della Provincia di Trento, costituitasi parte civile attraverso le stessa associazione. Un risultato che assume anche il significato di monito ad evitare abusi verso la natura. Un trionfo, che gli ambientalisti, capitanati da Gigi Casanova, hanno celebrato riunendo in quota, alle 14.30, alpinisti, escursionisti e quanti amano l’ambiente. E all’appello di Mountain Wilderness hanno risposto, nonostante il maltempo, in tanti. Ai piedi del ghiacciaio si sono ritrovati una cinquantina di rappresentanti delle sezioni di Cai Veneto, Sat di Moena, Cavalese e Mattarello, Legambiente del Veneto, Italia Nostra del Trentino e Cipra Italia. Sul pianoro dove è visibile il galoppante ritiro delle nevi perenni, l’avvocato Nicola Canestrini, che ha seguito la causa per Mountain Wilderness, ha sottolineato l’importanza della sentenza che ribadisce il valore dell’ambiente, tutelato dagli articoli 9 e 32 della Costituzione, ma che resterà unica. «La legge - ha spiegato Canestrini - che ha permesso ad un’associazione come Mountain Wilderness di dichiararsi parte civile, e richiedere un risarcimento, è stata abrogata». Un successo singolare, quindi, che stimola ad ulteriore impegno. «Ripartiamo da qui - ha detto Casanova - invitando le Province di Trento e Belluno e i Comuni di Canazei e Rocca Pietore a lavorare insieme come stabilito dal “Patto per la Marmolada” del 2003. Tanto più che entro aprile 2011 si dovrà presentare il piano di gestione delle aree dolomitiche tutelate dall’Unesco. Inoltre, rilanciamo la campagna per l’“acqua bene pubblico”, avviata in Marmolada nel 2003, con padre Zanotelli». E ha posto l’accento sulla partita dell’acqua, anche Francesca Caprini, coordinatrice dei comitati trentini del Forum dei Movimenti per l’acqua che sostengono il referendum contro la legge Ronchi. «Possiamo festeggiare - ha detto Caprini - anche il deposito a Roma, il 19 luglio, di 1.200.000 firme raccolte per l’ammissione dei tre quesiti referendari di abrogazione della legge». Terminati i “riti occidentali” spazio, in Marmolada, a quelli di chi con la montagna vanta legami atavici, rinnovati attraverso cerimonie dal sapore ancestrale. Ieri, a Pian dei Fiacconi, sono arrivati anche i colombiani dell’associazione Yaku, che hanno parlato della loro pacifica battaglia per l’acqua e per la difesa del ghiacciaio Cocuy. In testa il carismatico leader spirituale degli indigeni U’wa, Berito, che ha chiuso la festa con un epilogo da vero sciamano: ha dedicato alla Marmolada un canto in onore di montagna, acqua e vita in armonia fra uomo e natura. Berito vive in Colombia. Difende il suo popolo dalle mire delle multinazionali e dalle armi di paramilitari e guerriglieri. Nel 1998, per la protesta contro la Occidental petroleum, che voleva estrarre petrolio dalla terra indigena, Berito ha ricevuto il premio Goldman per la difesa dell’ambiente: 125.000 dollari che ha donato alla sua comunità.
Corriere delle Alpi 18.07.2010 Zannantonio del Cai punta il dito sull’assenza dell’assessore
provinciale al turismo. D’Andrea: «Pensiamo a pesare nella fondazione»
Dolomiti e Unesco, il Cadore guarda al futuro Confronto a Pieve con qualche rimpianto per il Parco delle Marmarole mai
divenuto realtà Maria Ioppi PIEVE DI CADORE. Dal Parco delle Marmarole che non c’è al riconoscimento Unesco arrivato un anno fa, dal ruolo della società civile al futuro di chi vive in montagna. Sono alcuni dei molti temi toccati ieri - con una qualche polemica attorno all’assenza dell’assessore provinciale al turismo - nella sala consiliare della Magnifica al convegno “Dolomiti Unesco-Una scelta di qualità per una montagna di opportunità”. Dopo i saluti del presidente della Magnifica, Renzo Bortot, il vice presidente del Gruppo promotore del Parco Cadore, Giovanni Monico, ha sottolineato che «il riconoscimento Unesco deve coinvolgere tutta la società civile ed in questo la Magnifica ricopre un ruolo cardine grazie alla sua rappresentatività». Ma Monico ha anche fatto notare: «Se con un compasso puntiamo sulle Marmarole e disegniamo una circonferenza di raggio 40 km individuiamo una corona di parchi, mancante solo nel nostro territorio». E ha voluto lanciare una provocazione: «Siamo furbi noi o sono furbi tutti gli altri?». Franco Viola, docente all’università di Padova e membro della fondazione Angelini, ha ripercorso le fasi della candidatura al riconoscimento Unesco aggiungendo che ora «serve un piano di gestione globale che deve essere predisposto entro aprile 2011». Mirta Da Prà Pocchiesa, promotrice del Parco del Cadore, ha invece ricordato che «risale al 1981 la proposta del Parco Marmarole. Oggi, senza Parco ma con il riconoscimento Unesco in mano, puntiamo su scelte di qualità passando da un’idea di io al un modo di ragionare sul noi». Bruno Tellia, dell’università di Udine, ha quindi sottolineato: «Esiste il sito “world heritage” che contiene una sommaria descrizione di tutti i siti patrimonio dell’umanità. Per le Dolomiti i contenuti sono eccezionalmente molto ampi ed approfonditi. Leggerli fornisce degli input realizzabili». È stata poi la volta degli interventi dal pubblico introdotti dal giornalista della Rai Giuseppe Casagrande, che ha coordinato tutta la mattinata. Ed è stato Bruno Zannantonio, presidente della commissione veneta sentieri del Cai, a innescare la discussione: «Sono deluso dall’assenza dell’assessore provinciale al turismo Alberto Vettoretto», ha sottolineato. «È fondamentale che le istituzioni si facciano promotrici di tutto questo». Emanuele D’Andrea, vice presidente della Magnifica, ha risposto alla provocazione: «L’assenza fisica dell’assessore oggi è irrilevante. È fondamentale che i rappresentanti bellunesi al tavolo della fondazione Dolomiti patrimonio dell’umanità abbiano lo stesso peso e le stesse condizioni degli altri». Francesca Larese Filon, presidente dell’Union Ladina, ha da parte sua rimarcato il ruolo della cultura autoctona. «Occorre lavorare al fine di permettere ai cittadini locali di risiedere in montagna», ha detto. «Siamo rappresentanti della cultura ladina e vogliamo dare voce all’orgoglio di abitare questo territorio». L’ex assessore provinciale Irma Visalli ha quindi ribadito che «l’ideale per le Dolomiti era ottenere un riconoscimento misto tra patrimonio culturale e naturale. Abbiamo colto la seconda opportunità per raggiungere il miglior risultato. Adesso, con il riconoscimento, occorre superare l’idea di confine perché non esiste iniziativa che si possa fare dentro l’area e non fuori». Il docente all’università di Udine Bruno Tellia, in conclusione del convegno, ha rimarcato come il paesaggio dolomitico sia da considerarsi la somma di vette e valli, cultura, tradizione ed identità e tutto questo è il patrimonio dell’umanità autentico e da comunicare all’esterno.
Il Gazzettino-Bl 18.07.2010 DOLOMITI UNESCO In un
convegno il confronto tra Magnifica, Ascom ed esperti della montagna Parco del Cadore: piace anche al Cai Daniele Collarino Il palazzo della Magnifica Comunità ha ospitato il convegno "Dolomiti Patrimonio Unesco - Scelte di qualità per montagne di opportunità" al quale hanno partecipato moltissime autorità, unite ai rappresentanti di categorie strettamente correlate al tema. Dopo i saluti di benvenuto di Bortolot e De Bortoli, presidenti di Magnifica e Ascom, la parola è passata a chi di dovere. L'idea più significativa emersa nel corso della conferenza è stata quella di attivare il Parco del Cadore, per il quale il gruppo promotore, capitanato da Mirta De Pra, sta lavorando ancora dal 1981: «Da quasi trent'anni stiamo cercando di favorire l'introduzione del Parco perchè sapevamo che bisognava creare un'alternativa al mondo dell'occhiale in ottica ambientale e turistica. A fatica abbiamo ottenuto il sostegno di molte associazioni, anche di volontariato, ma la spinta più forte in questo senso è sempre arrivata dalla gente che nel corso degli anni ci ha sempre chiesto a che punto fosse l'iniziativa. Ora però toccherà anche alle amministrazioni muoversi per istituire e portare avanti questo progetto». Un appoggio è stato garantito anche dal Cai, tramite il presidente regionale Emilio Bertan, e dai rappresentanti della Fondazione Angelini, un centro studi sulla montagna, capitanati da Franco Viola: «Il patrimonio Unesco è una grande responsabilità per gli abitanti, un'importante via di sviluppo socio-economica che deve risvegliare un grande senso di appartenenza». E in tal senso la fondazione si è già mossa organizzando, anche nelle scuole, corsi volti a far conoscere i benefici del riconoscimento mondiale. Dopo l'intervento di Bruno Tellia dell'università di Udine che ha sottolineato come «bisognerà rendere le Dolomiti qualcosa di speciale» il microfono è passato al pubblico. Unanimi gli appelli agli enti a non correre il rischio di farsi sfuggire una vera e solida opportunità.
Il Gazzettino-Bl 17.07.2010 «Circonvallazioni prima della A27» Yvonne Toscani Sabato 17 Luglio 2010, Prima del prolungamento dell'autostrada si facciano le circonvallazioni. Più che un appello è un pacato ma risoluto «diktat», quello che parte da Pieve verso Venezia. Dopo aver letto i quotidiani di ieri, il sindaco di Pieve non ci ha messo molto, infatti, a scrivere direttamente all'assessore regionale alla viabilità, Renato Chisso, per esternare tutto il proprio disappunto sulle ultime puntate dell'ormai infinita questione della A27. L'ulteriore goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il mancato invito ai primi cittadini del Cadore a partecipare all'incontro tenutosi giovedì a Longarone con alcuni colleghi della zona, per presentare lo studio d'impatto ambientale del prolungamento della A27, che dovrebbe diventare realtà nel 2016/2017. «La prima domanda che rivolgo all'assessore regionale - afferma Maria Antonia Ciotti - è proprio il motivo di questa mancanza. In fin dei conti il prolungamento dell'autostrada, sicuramente, porterà un flusso di traffico maggiore nei nostri paesi con le inevitabili conseguenze dell'inquinamento e quindi con ripercussioni sulla salute dei cittadini». Insomma, ad esser stati snobbati sono stati coloro che saranno tra i primi a sentire sulle proprie spalle e propria pelle le conseguenze del prolungamento della A27 fino a Macchietto. La risoluta presa di posizione del sindaco di Pieve è in linea con l'opinione espressa da sempre in merito al progetto di un'autostrada che attraversi il Cadore, ritenuta un'infrastruttura che non porterebbe alcun beneficio al territorio. «Chiedo ufficialmente a Chisso se non ritenga assolutamente indispensabile che prima del prolungamento della A27 e, quindi, prima di portare il traffico fin sulla porta di casa si pensi alle circonvallazioni della frazione di Tai e del Comune di Valle - continua il sindaco di Pieve, convinta di interpretare anche il pensiero della gente. Ed ora, in tutto il Cadore, si attende una risposta dall'esponente regionale a cui è stata inviata la lettera, recapitata anche ai consiglieri regionali bellunesi Dario Bond, Sergio Reolon e Matteo Toscani
Corriere del Veneto 17.07.2010 Opere e strade Venezia-Monaco, la Farnesina in campo Il ministro degli Esteri Frattini: «Opera strategica, convinceremo Bolzano e l’Austria» VENEZIA — La bussola di Luca Zaia, non c’è che dire, punta a Nord. Stavolta, però, si deve guardare ben oltre la Padania, al di là delle Alpi, direzione Monaco, perché il governatore s’è messo in testa di realizzare quella che da cinquant’anni a questa parte è nulla più che una promessa: si chiama Alemagna, è l’autostrada che dovrebbe collegare Venezia alla capitale della Baviera. Zaia era tornato alla carica già sul finire del mese scorso: «E’ in cima ai nostri pensieri» aveva avvertito posando la prima pietra del passante di Col Cavalier, a Belluno. Ora il governatore torna alla carica e sembra aver trovato un nuovo alleato, di quelli che contano: «La Venezia- Monaco è un’infrastruttura fondamentale, può unire il centro dell’Europa alla più grande piattaforma commerciale del Mediterraneo, quella dell’Alto Adriatico» sentenzia il ministro degli Esteri, Franco Frattini. E certo ne servirà di diplomazia per persuadere la provincia autonoma di Bolzano, l’Austria e la Germania che l’opera è buona e giusta e s’ha da fare ancor oggi, nell’anno del Signore 2010. Gli ultimi tentativi non sono andati a buon fine: il presidente altoatesino Luis Durnwalder è stato irremovibile («Di qui non passeranno mai»), il suo assessore all’Ambiente Michl Laimer addirittura irridente: «Non mi pare che il Veneto abbia soldi da spendere per una cosa del genere». Di mezzo, a voler essere onesti, ci sarebbe pure la Convenzione delle Alpi, che protegge la corona montuosa promuovendo lo sviluppo sostenibile dell’area, anche se l’Italia, che pure l’ha firmata, poi s’è rifiutata di sottoscrivere il protocollo relativo ai trasporti. Zaia però non si scoraggia: «Guardiamo con interesse alla Mitteleuropa e Monaco è lontana appena 213 chilometri. Il terzo valico sarebbe un’opportunità straordinaria non solo per i commerci ma anche per il turismo ed il punto è che si può fare, la sua realizzabilità tecnica non è in discussione. Si devono soltanto superare alcuni ostacoli diplomatici ». E qui entrano in gioco Frattini e la Farnesina: «Avvieremo al più presto il dialogo con la provincia di Bolzano, l’Austria e la Germania e cercheremo di superare la loro contrarierà così da partire al più presto con l’iter per la realizzazione dell’autostrada. La direttrice nord-sud è fondamentale, penso allo sbocco per le merci verso il porto di Rotterdam ma anche allo sviluppo delle autostrade del mare, che è un impegno preciso di questo governo». Si vedrà se l’Alemagna, risorta per ora nelle intenzioni, troverà finalmente spazio anche sulla carta. Nell’attesa resta in vita la società nata per la sua realizzazione (capitale sociale 312 mila euro, presidente il leghista Leonardo Muraro) e si procede per piccoli passi, spronati dagli industriali, che non vedono l’ora d’avere una via più breve verso i mercati del centro Europa, e col beneplacito dell’Unesco, che dopo aver consegnato le Dolomiti al patrimonio dell’umanità ha fatto sapere di non avere alcuna riserva sull’opera. Il prolungamento della A27 per un’altra ventina di chilometri, fino al Cadore, è stata annunciata giovedì dall’assessore alle Infrastrutture Renato Chisso, che ha ricordato come la Venezia- Monaco sia inserita dal Piano trasporti della Regione. Il presidente della Provincia di Belluno, Gianpaolo Bottacin ha preso coraggio, allontanato il «piano B» della deviazione verso il Friuli e la A23 e sfidato Durnwalder: «Vorrà dire che arriveremo fino in Alto Adige, dopo di che vedranno loro il da farsi». Il dado è tratto, la diplomazia può mettersi al lavoro. Ma.Bo (ultima modifica: 19 luglio 2010)
Corriere delle Alpi 17.07.2010 IL PROLUNGAMENTO DELLA A27 «Autostrada? Altre le priorità» Il sindaco Ciotti scrive a Chisso, ma De Carlo è favorevole e Zaia plaude
BELLUNO. C’è chi applaude (Zaia), chi sbotta (il sindaco di Pieve), chi non se la prende, dicendo che il prolungamento dell’A27 è un affare che “passa sopra le nostre teste” (il sindaco di Calalzo). Di certo, la presentazione del progetto preliminare della nuova opera, non lascia nessuno indifferente. Ieri mattina, Maria Antonia Ciotti ha scritto all’assessore Renato Chisso. E non si tratta di una lettera di cortesia. Anzi, a dirla tutta, il sindaco Ciotti parte proprio da quello che sembra un atto di “scortesia” per lo meno istituzionale: «Perché non sono stati invitati i sindaci del Cadore?», la domanda indirizzata a Chisso. «In fin dei conti il prolungamento dell’autostrada porterà un flusso di traffico maggiore nei nostri paesi con le inevitabili conseguenze dell’inquinamento e quindi con ripercussioni sulla salute dei cittadini». “Altre priorità”. Per il primo cittadino di Pieve - che ribadisce di essere contrario ad una autostrada in Cadore - ci sono altre priorità, a cominciare dalla realizzazione delle circonvallazioni di Tai e di Valle. «Glielo chiedo ufficialmente, convinta di interpretare anche il pensiero della nostra gente», l’appello di Ciotti a Chisso. «Prima di portare il traffico fin sulla porta di casa, fate le circonvallazioni dei paesi». La lettera è stata inviata anche ai consiglieri regionali bellunesi Dario Bond, Sergio Reolon e Matteo Toscani. “Basta chiacchiere”. Si vota alla real politik il sindaco di Calalzo, Luca De Carlo, che la pensa diversamente dalla collega di Pieve: «Il prolungamento fino a Macchietto ci può anche stare, l’importante è che si limiti l’impatto ambientale». Quanto all’invito mancato, nessun psicodramma: «Meglio così, avevo altre cose da fare. E’ inutile negarlo. Queste decisioni sono prese dall’alto. Le comunità locali hanno spesso una possibilità di incidere pari a zero. Nel caso del prolungamento fino a Macchietto, Calalzo può fare ben poco». Ad ogni buon conto, sottolinea il primo cittadino calaltino, un incontro con la Provincia c’è già stato: «I sindaci del Cadore erano stati invitati a un tavolo e io ho avanzato le mie osservazioni. Da parte dell’amministrazione provinciale c’è stata molta disponibilità». Infine una considerazione misto provocazione: «Penso nessuno oggi si azzardi a criticare i pilastri del Ponte Cadore. Altrimenti, ce lo dicano e ritorneremo a scendere per la strada della Cavallera». Zaia canta vittoria. «Prende forma un altro pezzo della Venezia-Monaco», afferma da Venezia il governatore Luca Zaia. «Intanto andiamo avanti a casa nostra con il consenso e anche in funzione delle esigenze delle nostre comunità locali. Sono sicuro», conclude il governatore, «che alla fine prevarrà in tutti il buon senso unito al pragmatismo delle popolazioni interessate che hanno tutto da guadagnare da un collegamento diretto tra Venezia, la Baviera e l’Europa centrale e del nord, capace di liberare le attuali strozzature senza richiedere particolari contropartite ambientali e territoriali».
Venezia-Monaco, nuovi sponsor Piace anche a Frattini: «È indispensabile» BELLUNO. Luca Zaia, governatore del Veneto è riuscito a convincere anche la Farnesina. «La Venezia-Monaco è indispensabile per collegare il centro dell’Europa alla più attraente piattaforma di trasporto che c’è nel Mediterraneo orientale, cioè l’Alto Adriatico», ha infatti dichiarato il ministro Franco Frattini ieri in Regione, rispondendo all’appello del governatore. Lunedì a Roma Frattini tratterà con Unicredit del rilancio dei porti di Trieste e di Monfalcone, che hanno bisogno di un’infrastrutturazione puntuale a monte. Venezia rischia di stare alla finestra, mentre Capodistria e Fiume inseguono progetti autonomi di potenziamento. Ecco, dunque, che il titolare della Farnesina si fa carico delle attese, e nello stesso tempo delle preoccupazioni del Veneto, per uno sfogo diretto a Nord. 213 chilometri da Monaco a Venezia sarebbero la “fine del mondo” per gli autotrasportatori, oltre che per i turisti. Zaia, dunque, non si lascia sfuggire l’occasione. «Per la Venezia-Monaco chiedo l’interessamento del ministro degli Esteri, magari discutendo con i governi dei Paesi confinanti per poter trovare una soluzione rispetto al tracciato. E’ una partita che sentiamo molto, perchè questo terzo valico rappresenta una grande opportunità - fa presente a Frattini - per una regione come la nostra che non conosce solo attività imprenditoriali del primario e del secondario ma anche altre come il turismo. Qui abbiamo un bilancio del turismo eccezionale: circa 62 milioni di presenze. Siamo la prima regione d’Italia per il turismo, con un fatturato di 12 miliardi di euro». Chi riteneva che Frattini, innamorato della Val Badia e, quindi, della Val Pusteria, contrarissima al proseguimento dell’A27, ascoltasse con il dovuto distacco il presidente del Veneto, è rimasto deluso. «Avanti tutta», ha subito applaudito l’esponente del governo. «E’ evidente che collegare il Veneto direttamente al centro dell’Europa costituirà una straordinaria opportunità per attirare il traffico dei commerci con le autostrade del mare, che sono una priorità del Governo Berlusconi». Si tratterà ora di passare dalle parole ai fatti, quindi alla riapertura della trattativa in particolare con le autorità austriache. Dario Bond coglie la palla al balzo e rilancia. «Ora, dopo le rassicurazioni del ministro, resta da affrontare il tema spinoso del “nein” di Durnwalder. Il Presidente della Provincia di Bolzano si comporta come se l’Alto Adige non fosse una provincia italiana e come se gli interessi di sviluppo e di crescita di un’area strategica come la nostra non lo riguardassero». Per il capogruppo del Pdl non ci sono dubbi: «Il “nein” di Durnwalder va superato a tutti i costi e assieme al ministro Frattini prepareremo un incontro perché si possa arrivare, tutti, a capacitarsi dell’importanza di una Venezia-Monaco nel quadro delle infrastrutture della mobilità che i paesi europei più lungimiranti, da est a ovest, stanno realizzando». (fdm)
Una commissione a Longarone Servirà a raccogliere le osservazioni dei cittadini LONGARONE. La giunta regionale ha dichiarato il pubblico interesse del prolungamento dell’A27 nell’ottobre del 2009. E’ da allora che si sono aperte ufficialmente le danze. La presentazione di giovedì mattina alla popolazione di Longarone è stato il primo passaggio di una procedura che si preannuncia lunga e complessa. Riepilogando: la data di inizio lavori è fissata per il primo semestre del 2012, quattro anni di cantiere, circa ventuno chilometri di tracciato (la metà di questi in galleria) per un importo complessivo di un miliardo e duecento milioni di euro. A finanziare interamente l’opera saranno i privati attraverso un “project financing”. Per il momento, si è mosso un comitato promotore formato da tre imprese - la Fincosit, la Mantovani e l’Adria Infrastrutture - che ha realizzato il progetto preliminare. Non è detto però che saranno loro le imprese appaltatrici: prima di dirlo, ci sarà infatti un bando di gara. Una nuova commissione. Con la presentazione di giovedì a Longarone si è aperta la fase delle deduzioni. Ci sono sessanta giorni di tempo per proporre eventuali critiche al progetto. Il Comune di Longarone non vuole perdere tempo e nei i prossimi giorni varerà una commissione per le osservazioni sull’impatto ambientale: «Un momento così vitale per il futuro delle nostre comunità non può essere vissuto in solitudine, ma attraverso una consultazione quanto più estesa tra i cittadini e le forze economiche e sociali presenti sul territorio», afferma il sindaco Roberto Padrin che torna anche sulle perplessità avanzate nei confronti del “project financing”: «In un momento di recessione economica dove non è facile reperire investitori, mi rendo conto che questo potrebbe anche alimentare qualche incertezza in merito alla fattibilità dal punto di vista economico dell’opera, ma l’assessore Chisso ci ha fornito ampie rassicurazioni». Ancora numeri. La nuova autostrada avrà due corsie da 3,75 metri per senso di marcia, una banchina in destra di tre metri e uno spartitraffico da due metri e sessanta. In totale, la piattaforma stradale sarà di venticinque metri. (cr.ar.)
IL MINISTRO «La Venezia-Monaco serve all’Adriatico»
Corriere delle Alpi 16.07.2010 LE INFRASTRUTTURE «Il prolungamento dell’A27 si farà» Presentato a Longarone il progetto da Pian di Vedoia a Macchietto Costerà 1.2 miliardi per venti chilometri di tracciato Cristian Arboit LONGARONE. E’ ufficiale. Il prolungamento dell’A27 si farà e sarà pronto entro il 2016. Parola della Regione che ieri mattina ha presentato il progetto preliminare alla popolazione nell’ambito della procedura di Via, la valutazione di impatto ambientale. L’opera costerà un miliardo e duecento milioni di euro e sarà finanziata interamente da tre società private che dicono di confidare nei pedaggi. Venti chilometri e settecento metri di autostrada, da Pian di Vedoia fino a Macchietto. Questo il tracciato della nuova grande opera che dovrebbe sorgere tra pochi anni. La Regione parla di una “nuova sfida”, il comune di Longarone di “giornata storica”. In mezzo ci sono le perplessità del comune di Ponte nelle Alpi e un piccolo giallo: basteranno davvero i pedaggi a coprire l’intero investimento? Fatto sta che la procedura è iniziata ieri mattina alle 10 al centro culturale di Longarone. La Via al progetto preliminare è stata presentata in un’ora e mezza, adesso scattano i sessanta giorni per eventuali osservazioni. L’opera. Il nuovo tracciato inizia nelle vicinanze dell’area di sosta di Pian di Vedoia. Da qui e fino a Longarone l’autostrada è a cielo aperto e si sviluppa tra rilevati e viadotti. La struttura lambisce le frazioni di Fortogna e Faè, ma non interessa direttamente case e aziende, fatta eccezione per gli impianti sportivi di Fortogna, in particolare gli spogliatoi. Fino a Longarone, la nuova strada è tutta sulla Destra Piave. Il cambio di sponda è previsto proprio a Longarone, nei pressi della zona industriale, dove il tracciato attraversa il Piave con il viadotto Vajont. Qui, la nuova strada aumenterà la propria quota così da superare la provinciale e imboccare la prima galleria, già battezzata “Codissago”. Dopo il primo tunnel, si esce all’aperto per un brevissimo tratto in località Pian dei Sas e poi ancora gallerie intervallate da qualche viadotto. L’arrivo è fissato a Pian De L’Abate in comune di Perarolo. I privati. In gergo si chiama “project financing”, in pratica ci sono tre società che hanno deciso di metterci del loro, convinte della convenienza economica dell’impresa. Si tratta dell’Adria Infrastrutture, della Mantovani e della Fincosit. «Senza di loro, le amministrazioni pubbliche non potrebbero assumersi un onere del genere», allarga le braccia l’assessore regionale alla viabilità Renato Chisso. «Ve lo avevo detto che i privati c’erano», dice non tanto velatamente a chi pensava - ed erano in tanti - che l’opera non fosse “appetibile” per dei privati. Dal canto loro, i diretti interessati, dicono di confidare nei pedaggi: «Abbiamo fatto uno studio e rientreremo delle spese», afferma Gianfranco Zoletto dello studio Mantovani, uno dei tre partner. A far rientrare le tre società dall’investimento saranno i pedaggi. Certo, resta da capire a quanto ammonterà ogni singolo ticket visto anche il costo complessivo dell’opera. Un miliardo e duecento milioni di euro non sono certo bruscolini. Lo svincolo dei desideri. Ritornando al progetto, la nuova autostrada avrà tre svincoli. Uno a Pian di Vedoia, l’altro a Longarone in zona industriale, un terzo a Pian dell’Abate, a Perarolo. Svincolo quest’ultimo che sarà omologato per un possibile proseguimento verso Monaco o verso il Friuli. Speranza che Regione e Provincia hanno nuovamente accarezzato durante la presentazione alla popolazione della valutazione d’impatto ambientale. Come a dire: noi ci teniamo pronti per qualsiasi evenienza. Ha parlato di una “giornata storica” il sindaco di Longarone Roberto Padrin che ha già anticipato la presentazione di alcune osservazioni. Proprio a Longarone l’opera avrà il maggiore impatto, passando dalla Destra alla Sinistra Piave, immettendosi in una galleria sotto Codissago. Ora cittadini e amministrazioni avranno sessanta giorni per presentare a Regione e ai Ministeri dell’ambiente e dello Sviluppo economico eventuali osservazioni. Per qualcuno il pericolo di stop è dietro l’angolo: «E i verdi?», afferma un uomo nel pubblico. «Ve li siete dimenticati?». Serafico l’assessore Chisso: «Con gli ambientalisti ho un ottimo rapporto. Anni fa dicevano cose che poi sono entrate nel patrimonio di tutti». L’autostrada del “politically correct”? Staremo a vedere.
Chisso: «Ci vorranno 4 anni» Ora scattano i due mesi per le osservazioni Tre ditte disponibili a realizzare l’opera in project financing LONGARONE. «Si fa, si fa». E’ una sorta di ritornello quello di Renato Chisso. L’assessore del passante di Mestre distribuisce sicurezza e rassicurazioni. Ai giornalisti che gli chiedono “ma allora si fa?”, risponde con l’aria di chi si sente preso in giro: «Ma come? Lo dicevo che c’erano i privati pronti a prendere in mano la questione. Oggi ve l’ho dimostrato». In effetti, il progetto c’è, così come i rappresentanti delle tre ditte che hanno dato vita al “project financing”. Tutti e tre ribadiscono che l’operazione è conveniente. Ben intenso. Per ora le tre ditte - Mantovani, Adria Infrastrutture e Fincosit - sono soltanto promotori. Sarà il bando di gara a dire chi realizzerà materialmente l’opera: «Dipende dall’offerta. Certo, se la loro sarà quella migliore, da promotori diventeranno appaltatori», sottolinea Chisso, che davanti ai cittadini di Longarone - non tantissimi in verità - si è sbilanciato sui tempi dell’opera. Il cronoprogramma. La tabella di marcia è servita e fumante. Da oggi scattano i sessanta giorni per la presentazione delle osservazioni al progetto preliminare, poi sarà la volta della commissione regionale della Via. “Assicuro tempi rapidi”, dice Chisso. Sarà poi il turno del Cipe, il comitato interministeriale per la programmazione economica, infine il bando e l’assegnazione dei lavori. Chisso parla del primo semestre del 2012 come data di inizio del cantiere. «Ci vorranno quattro anni», afferma poi. Da dove arrivi tanta perentorietà lo si capisce guardando alle dinamiche interne di ogni “project financing”: «Queste aziende sono esposte con le banche, hanno termini ben precisi. Non possono scherzare», sottolinea. Opera “monca”. Non le manda a dire il sindaco di Ponte nelle Alpi, Roger De Menech, per il quale così com’è l’opera nasce “monca”: «Non lo dico solo perché al bivio di Ponte passano circa 19 mila macchine al giorno, 6 mila solo tra le 17 e le 18 di sera, ma perché serve una visione complessiva della viabilità». Per De Menech bisogna pensare a un’opera in grado di mettere in collegamento la parte alta della provincia con il cuore economico-produttivo della Valbelluna: «Quanto a Ponte, se non si cambia rotta, prevedo un futuro perennemente in coda». Detto questo, De Menech consegna a Chisso un dossier sul traffico a Ponte. Dal canto suo, il capogruppo di opposizione a Longarone, Celeste Levis, chiede più attenzione per il Piave e la possibilità di prevedere un rilancio turistico della zona con la realizzazione di marciapiedi e piste ciclabili. Le rassicurazioni. Per l’assessore regionale, c’è spazio per nuove richieste. «Ca’ nisciuno è fesso», ironizza Chisso. «Il prolungamento dell’autostrada è un treno al quale si possono agganciare altre opere». (cr.ar.)
E’ una delle contropartite Padrin: «Pedaggi minori ai residenti» BELLUNO. Uno sgravio dei pedaggi a favore dei residenti e delle opere di compensazione. Chiede una contropartita il sindaco di Longarone, Roberto Padrin, convinto che ora sia arrivato il “momento della concretezza”. «Ben venga l’ipotesi del prolungamento autostradale, che va comunque valutata nella piena salvaguardia dell’ambiente che ci circonda e nelle ricadute che si avranno sui nostri territori, ipotesi che deve trovarci tutti noi amministratori uniti se vogliamo che si arrivi a un risultato concreto». Da qui l’invito a dare «sostegno al governo regionale affinché vada avanti su questa strada», ma a determinate condizioni: «Modalità esecutive, condizioni di transito e costi di pedaggio andranno analizzati con attenzione, ma nel realizzare una opera di tale portata propongo lo sgravio dei pedaggi a favore dei residenti e delle opere di compensazione». Il principio è semplice: «Qualcosa va lasciato sul territorio in casi come questi e inoltre si dovranno studiare bene le forme di collegamento con i centri locali attraverso adeguati svincoli e opportune arterie. Non possiamo favorire l’isolamento». Padrin tocca anche il tasto “turismo”: «Servono infrastrutture che non depauperino il nostro ambiente, ma che siano sostenibili e funzionali a permettere alle nostre comunità e ai turisti di poter collegarsi senza interminabili code. Situazioni paradossali che viviamo ogni inverno e ogni estate». Piena soddisfazione arriva dagli ambienti di Confindustria Belluno Dolomiti, sponsor fin dall’inizio della formula “project-financing”. In prima fila anche la Provincia di Belluno con l’assessore alla viabilità Ivano Faoro: «E’ un primo importante traguardo. Un’occasione che non possiamo lasciarci sfuggire». Restano i sogni proibiti, su tutti la Venezia-Monaco: «E’ una questione che va approfondita, ma adesso facciamo un passo alla volta». (cr.ar.)
Il Gazzettino-Bl 16.07.2010 IL PROGETTO Il prolungamento dell’A27 pronto entro il 2016 Presentato l’impatto ambientale Entro il 2011 la gara d'appalto L’assessore Chisso: «Lavori in 4 anni» Sì di Longarone, Ospitale frena Roberta De Salvador Presentato ieri a Longarone il Sia (studio d'impatto ambientale) del prolungamento della A27 fino a Macchietto. Entusiasmo, ma anche qualche critica per Fincosit, Adria e Mantovani, i tre attori privati che hanno avanzato la proposta. L'opera dovrebbe costare circa un miliardo e 200 milioni di euro in project financing e dovrebbe essere pronta entro il 2016-17. Con questo sistema i privati metteranno i soldi, mentre la Regione si occuperà di qualche opera complementare, da decidersi in un tavolo con gli enti locali, come annunciato dall'assessore ai trasporti della Regione Veneto, Renato Chisso, durante l'incontro. «Vogliamo assolutamente realizzare il prolungamento - ha promesso Chisso - almeno fin dove è casa nostra». Restano aperte sia le ipotesi di sbocco verso l’Austria, sul quale spinge anche il governatore Luca Zaia, sia quello verso il Friuli, anche se le altre amministrazioni restano scettiche. Ci sono 60 giorni per le osservazioni al Sia, poi il via libera della giunta regionale, quello del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) ed entro fine 2011 la gara d'appalto europea. «I lavori dureranno 4 anni e partiranno nel primo semestre 2012» afferma Chisso, con il pieno sostegno di Confindustria Belluno per l'iniziativa. Fin qui sembra tutto facile, ma i Comuni qualche punto di domanda se lo pongono. «Le esenzioni per i pedaggi ai residenti proposte dall'assessore regionale non sono scritte sulla carta» dice Roger De Menech, sindaco di Ponte nelle Alpi. Longarone spinge, invece, perché l'attraversamento sul Piave, previsto dirimpetto alla Val Vajont, sia confinato a Dogna, per lasciare la visuale sulla diga. Come già approvato in giunta nel 2007, poi, Perarolo di Cadore, ribadisce per voce del vicesindaco, Nadia Boni, che Pian dell'Abate è un'area di pregio ambientale e lo svincolo va fatto a Rivalgo Ru Corvo. La disponibilità alle modifiche c'è, ma da tanto si parla di questa infrastruttura e i dubbi non mancano. «Quello che serve è la concretezza» dice Roberto Padrin, sindaco di Longarone. Il meno convinto è il collega di Ospitale di Cadore, Livio Sacchet: «Bisogna fare qualcosa subito. Ho fatto tantissime riunioni, ma temo sia solo un'illusione il fatto che dei privati vogliano investire nel tratto Longarone-Macchietto».
CIFRE E DETTAGLI Il pagamento del pedaggio sarà senza barriere Il prolungamento della A27 adotterà un sistema di pagamento del pedaggio senza barriere per evitare svincoli, caselli e relative code, andando a placare i timori degli amministratori cadorini. Tra le curiosità dei 21 km del futuro tra Longarone e Macchietto spiccano anche barriere fonoassorbenti, parapetti e schermature all'imbocco delle gallerie in legno e metallo per dare continuità all'opera all'aperto e in sotterraneo. E ancora led e livelli di illuminazione differenziati per posizione e in base alle ore del giorno, visto che oltre la metà del tracciato si sviluppa in galleria. Già stabiliti anche i pedaggi ipotetici: da Pian di Vedoia a Longarone 0.20 euro/km per i veicoli leggeri e 0.75 euro/km per i veicoli commerciali che diventano 0.32 e 1.20 euro/km fino a Caralte. I volumi di traffico che potrebbe assorbire la nuova arteria (la proiezione arriva, però al 2015) sono 1300 e 2000 veicoli leggeri, e circa 200 commerciali. (R.D.S.
Corriere delle Alpi 15.07.2010 Longarone. Alle 10 al centro Parri la presentazione dell’assessore
regionale Renato Chisso A27, la Via sul prolungamento I sindaci divisi. De Menech: «Serve un asse viario sulla Valbelluna»
Paola dall'Anese LONGARONE. «Questa per noi rappresenta un’opera strategica per evitare le code, soprattutto la domenica». Così l’assessore provinciale alla mobilità, Ivano Faoro parla del prolungamento dell’A27 la cui Valutazione di Impatto Ambientale sarà presentata oggi alle 10 al centro Parri di Longarone alle amministrazioni locali dall’assessore Renato Chisso. Di questo intervento si parla da qualche decennio e ogni volta è sempre stato accantonato per motivi di soldi. Ma a quanto pare ora la necessità di intervenire è diventata impellente, come ammette l’assessore Silver De Zolt. «Domenica sono stato oltre 3 ore in coda da Longarone a Lozzo e sono convinto che in queste condizioni molti turisti non ritorneranno più. Va trovata una soluzione per una viabilità compatibile anche se questo potrebbe avere un impatto ambientale, ma la provincia deve vivere e se non lo facciamo siamo al collasso». Ma sulla necessità dell’opera i sindaci non sono tutti concordi come dimostrano le osservazioni presentate nei giorni scorsi in Provincia. Le priorità di Ponte. «La nostra priorità è il traffico sull’asse della Valbelluna, da Ponte a Sedico, che è in continua crescita. Ogni giorno al bivio di Ponte abbiamo un passaggio di 19mila auto», precisa il primo cittadino, Roger De Menech. «Da una parte c’è il problema dell’esodo domenicale, dall’altro un sistema viabilistico in sofferenza. Serve una bretella a Ponte e nella Sinistra Piave. L’unica cosa che chiediamo è che il tratto autostradale che ci interessa resti libero dal pedaggio visto che è l’unica circonvallazione che abbiamo». E sul prolungamento dell’A27 «l’autostrada l’abbiamo già, vorremo invece una visione di ampio respiro per risolvere il traffico sulla Valbelluna. E ricordiamo che questo non è il nostro traffico, ma il bivio di Ponte e quello di Santa Caterina sono provniciali.». La diga del Vajont. Il sindaco di Longarone, Roberto Padrin, invece, è interessato a ridurre al minimo l’impatto ambientale del tracciato soprattutto nel passaggio sotto la diga del Vajont. «E’ un breve tratto perchè poi il tracciato si innesta in galleria. Ho proposto un passaggio sulla Sinistra Piave prima della diga». E poi sul progetto complessivo Pradin commenta: «Io sono favorevole alla soluzione più veloce per risolvere la situazione, però, salvaguardando l’ambiente». Perplesso il sindaco di Ospitale, Livio Sacchet. «Chiederemo lo svincolo, visto che nessuno lo vuole. Io credo nel prolungamento dell’A27 perchè un’autostrada porta sviluppo, slancio economico, però siamo arrivati con un ritardo di 40 anni. Ora come ora, per evitare l’intasamento sarebbe più utile la variante di Longarone, anche perchè sul project financing ci sono dei problemi. Solo se i soldi li metterà lo Stato si potrà realizzare l’opera, perchè i privati non avranno alcun interesse, se il tratto autostradale si fermerà a Macchietto».
Il Gazzettino-Bl 15.07.2010 LONGARONE La Provincia si dichiara favorevole al prolungamento fino a Macchietto A27, sindaci da Chisso con le loro osservazioni Roberta De Salvador Sarà presentata oggi a Longarone, alle 11.30 nella sede della Pro loco, la valutazione di impatto ambientale per il prolungamento della A27 fino a Macchietto. Gli amministratori dei comuni interessati potranno avere un confronto diretto con l'assessore regionale ai trasporti Renato Chisso. «Il prolungamento è indispensabile», dice il referente per la Provincia di Belluno, Ivano Faoro, ricordando le code di domenica scorsa, che hanno incastrato migliaia di veicoli tra Lozzo di Cadore e l'imbocco dell'autostrada a Longarone. «Senza strade è complicato vivere, o si fa qualcosa o arriveremo al collasso», sentenzia il vicepresidente provinciale Silver De Zolt. Sul sogno ormai da tempo marciano campagne elettorali e promesse politiche, ma adesso la situazione inizia a farsi proprio seria. Anche per la chiusura delle strade laterali a favore dei residenti, come emerso pochi giorni fa in Prefettura, manca il personale e il traffico in stagione è un problema per tutto il sistema economico. «Chiudiamo le strade della provincia», sembra sia stata la provocazione lanciata dopo il vertice dal prefetto dal sindaco di Perarolo. «Siamo la terza provincia veneta per arrivi turistici dopo Venezia e Verona - ricorda Alberto Vettoretto, assessore al turismo - ma l'80% dei visitatori non torna». Facile pensare che dopo l'incubo di 3 ore sulla statale Alemagna a passo d'uomo, qualunque visitatore opti per una località diversa. Ma la carambola delle accuse è già partita. Idalgo De Pra, consigliere di minoranza di Ponte nelle Alpi, dice: «Le posizioni dell'amministrazione De Menech tendono sempre a frenare lo sviluppo. L'attuale autostrada, ora ancora di salvezza - ricorda - è stata a lungo osteggiata». Il traforo di Cadola, una variante per il centro, il ponte sul Piave e i problemi di viabilità interna, secondo il consigliere, non sono presi in considerazione.
Il Gazzettino-Bl 13.07.2010 LONGARONE Prosegue il cammino della Venezia-Monaco verso
Macchietto "Via" libera all’autostrada La valutazione ambientale sarà presentata al pubblico giovedì da Zaia Martedì 13 Luglio 2010, Prolungamento dell'autostrada A27: la Regione fa sul serio. Solo qualche settimana fa si era impegnata a presentare entro il 20 la Via (valutazione impatto ambientale). Ieri si è saputo che questo documento necessario per l'avvio delle grandi opere sarà illustrato pubblicamente dopodomani, giovedì 15 luglio, a Longarone. «Un'attenzione e una sensibilità verso il nostro territorio di cui ringraziamo la Regione Veneto - dice il sindaco Roberto Padrin - anche perché è annunciata la presenza del presidente Luca Zaia». Il prolungamento pensato dalla Regione parte da Pian di Vedoia, lì dove ora termina, e arriva a Macchietto: 22 chilometri di asfalto e piloni più a nord, in Cadore. «Una soluzione per il traffico va trovata - dice il primo cittadino di Longarone - si chiami autostrada o circonvallazione, perché la situazione che si vive in certe domeniche non è più sopportabile dai cittadini. Anche la scorsa scorsa, pur non essendo una domenica a rischio, è stato il caos che io ho sperimentato in prima persona: sia lungo la statale d'Alemagna sia lungo quella della val di Zoldo, le code sono durate ore». A conferma di una situazione difficile, anche il vertice fissato per questa mattina in Prefettura per coordinare gli interventi nelle domeniche da bollino rosso. Il prolungamento dell'autostrada è, fra gli altri, fortemente voluto da Zaia che dice: «La chiameremo Venezia-Monaco, perché solo 213 chilometri separano le due città». Ma non sono pochi a osteggiarla. Non solo ambientalisti. Fra questi anche l'ex presidente della Provincia e ora consigliere regionale Sergio Reolon che parla della «solita illusione vecchia di 40 anni» preferita a opere inserite nel piano quinquennale Anas. Come, guarda caso, proprio la circonvallazione di Longarone. L'incontro di giovedì (alle 10 al centro culturale di Longarone) è pubblico e aperto a tutti. Ed è facile prevedere che non mancherà il dibattito.
Corriere delle Alpi 11.07.2010 «Dolomiti for life», lo slogan Unesco La proposta (subito accettata) è stata del presidente dell’Enit Marzotto CORTINA INCRODA Sarcastico De Luca: «Finora alle nostre montagne non è venuto in tasca nulla dal riconoscimento» CORTINA. “Dolomiti for life”. E’ lo slogan che Matteo Marzotto, dal palco di “Cortina inCroda”, ha proposto per pubblicizzare le Dolomiti patrimonio Unesco. La seconda edizione della rassegna si è aperta appunto con questo tema. Sul palco l’opinionista Erri De Luca, il presidente dell’Enit Matteo Marzotto, il vice presidente del consiglio regionale Matteo Toscani e i due alpinisti Franco Nicolini e Mirco Mezzanotte. Sulle Dolomiti patrimonio Unesco per ora c’è l’attestazione ottenuta a Siviglia, come ha ricordato Toscani. Ma manca uno slogan, manca uno spot, manca un’idea unica che faccia fruttare il riconoscimento a scopi ambientali e turistici. Ed è stato proprio Marzotto che ha regalato un’idea di marketing per la fondazione Unesco. «Dolomiti for life», ha proposto Marzotto; un’idea immediatamente raccolta dal direttore artistico della kermesse, Andrea Gris, che ha declinato l’opzione in varie possibilità: «Dolomiti for children, Dolomiti forever, Dolomiti for peace» e molte altre. Il consiglio dell’esperto di maketing, quale è a livello internazionale Marzotto, è stato semplice ed efficace: «Io lascerei il termine Dolomiti», ha detto, «così com’è in italiano, perché l’italianità delle Dolomiti a mio avviso deve rimanere, forte ed efficace. Poi aprirei all’internazionalità della seconda parte dello slogan, inserendo la parte in inglese. Lo slogan deve essere breve, ma di effetto, facile da ricordare e da pronunciare». Idea colta al volo anche da Toscani. «Sposo la proposta di Marzotto», ha detto, «sono infatti concorde nel ritenere che lo slogan debba essere unico e semplice. La fondazione Unesco sta lavorando in questo senso. Io frequento quotidianamente due siti Unesco, le Dolomiti di casa mia e la laguna veneta. Credo che si debba puntare sulle straordinarie opportunità che l’Unesco può dare per incentivare il turismo e la tutela ambientale, il che non significa vincoli al territorio». Irriverente la proposta di spot fatta da Erri De Luca: «Dolomiti? Subito». L’opinionista di “Cortina inCroda” che ha sottolineato come per ora il vantaggio di avere il marchio Unesco sia più per l’Unesco che per i paesi dolomitici, ha voluto provocatoriamente dare una sferzata ai membri della Fondazione. De Luca ha elevato la serata ai massimi sistemi riscotendo prolungati applausi. Lo scrittore napoletano, con la sua genialità e la sua innata semplicità, ha esposto con naturalezza il suo pensiero in merito al riconoscimento che ha definito «patacca o etichetta». «Chi ha deciso che esiste un organo che stabilisce che ci sia un rango assoluto? Io credo che sia l’Unesco che si fa gran pubblicità con le Dolomiti. Per ora dal riconoscimento attribuito alle Dolomiti non vedo né l’utile né il dilettevole». Non resta quindi che attendere i risvolti che questo riconoscimento potrà dare alle Dolomiti. (ma.an.)
Corriere delle Alpi 10.07.2010 Lettere UNESCO In pochi mesi rovinano quanto fatto in 5 anni L’albero comincia a dar frutti, ma non sono commestibili. Sulla questione Unesco, la Provincia ed il suo Presidente stanno rovinando in pochi mesi tutto il duro lavoro portato avanti per 5 anni dall’ex Assessore Visalli e dall’amministrazione Reolon. L’impegno di partecipazione, di costruzione, di condivisione e l’entusiasmo tra le varie Provincie dopo questo cammino ha portato, tutti assieme, a questo orgoglioso, soprattutto per chi ci abita, ed invidioso riconoscimento di Dolomiti Patrimonio dell’Umanità. Noi dell’Italia dei Valori di Belluno non vogliamo difendere nessuno, ma ci dispiace vedere che qualcuno, che per la sola volontà di comandare, intende distruggere tutti quegli sforzi portati avanti dai vari Amministratori Provinciali per l’unione delle genti dolomitiche e per dare un senso d’appartenenza superiore che superasse i soliti campanilismi feudali. Far entrare anche la Regione Veneto nella fondazione è stato uno sbaglio che, come al solito, ha fatto sì che i Bellunesi non contino più nulla: è la dimostrazione che qualcuno usa l’Unesco per i propri scopi ed interessi. Abbiamo finalmente capito che giochi sporchi ci sono sotto. E non ci piacciono. L’indirizzo politico dell’amministrazione Botaccin, con la scusa dell’Unesco, è di ricattare le altre Provincie su scelte, secondo loro prioritarie, tipo A27 (sono come i bambini o peggio, “io ti do questo se tu mi dai quello” o “Il secchiello è mio, e la paletta è mia”), invece di concentrarsi su cose più serie. Zaia dovrebbe lasciar perdere la questione Unesco. Il presidente della Regione dovrebbe lasciare l’incarico a qualcuno che abbia competenze e cultura politica adeguate, non ai soliti amici delle lobby impreditoriali. Popolo dolomitico “Sveie ve!”- «Sti-qua je qua a farse i affari soi!» Idv Belluno
Corriere delle Alpi 08.07.2010 Provincia Belluno Dolomiti: presentato il progetto di legge BELLUNO. I deputati bellunesi Franco Gidoni (Lega Nord) e Maurizio Paniz (Pdl) hanno presentato il progetto di legge per la modifica del nome della Provincia, secondo quanto indicato all’unanimità dal consiglio provinciale. La Costituzione italiana, che all’articolo 133 disciplina il mutamento delle circoscrizioni provinciali e l’istituzione di nuove Province nell’ambito di una Regione, non include una regolazione esplicita per l’ipotesi del mutamento della denominazione di una Provincia. «Per questo», dicono i due parlamentari, «è opportuno sottoporre la proposta di modifica allo stesso iter procedurale previsto per il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove Province come confermato dall’articolo 133 della Costituzione e procedere con legge ordinaria». L’auspicio è che questo progetto di legge possa avere un appoggio trasversale, in modo da avere un risultato in tempi brevi.
Il Gazzettino-Bl 08.07.2010 Lettere UNESCO Logiche politiche per il segretario Segretario Fondazione Unesco: Nessuna chance per i giovani. Ho assistito con l’amaro in bocca alla diatriba di questi giorni per la scelta del Segretario della Fondazione Dolomiti Unesco. Un posto che fa gola a tanti ma credo che meriti un impegno e una dedizione pressoché totale per portare alle Dolomiti buoni frutti. Lo scorso 15 maggio Matteo Toscani mi aveva illuso affermando che per questa carica non c’erano raccomandati, che serviva una laurea almeno quadriennale ed esperienza amministrativa e tecnica, che non c’era nulla di precostituito. Faceva preludere l’esistenza di una selezione vera alla quale poteva partecipare chiunque ma soprattutto finalmente libera dalla logica partitica delle “poltrone”. Ora scopro che, prima ancora della pubblicazione del bando, i nomi ci sono già sia a destra che a sinistra. Un buon manager può essere solo chi non è stato direttamente coinvolto nelle attività dell’azienda, altrimenti non potrà avere la “lucidità” per decidere quale sia veramente la cosa migliore da fare. Perché il curriculum di un giovane intraprendente, impegnato, magari con un solido bagaglio culturale con capacità relazionali, non deve essere tenuto in considerazione? Perché non possiamo almeno degnarci di leggerli i curricula dei giovani? Perché non li possiamo valutare? Almeno stavolta facciamo prevalere la meritocrazia alle logiche di potere. Angelo Levis
Corriere delle Alpi 07.07.2010 L’ex presidente provinciale: «Sono io ad aver ottenuto il riconoscimento» Unesco, Reolon attacca «Invitato Toscani che ha fatto perdere un anno» Alessandra Segafreddo CORTINA. La rassegna “Cortina inCroda” già prima ancora di iniziare scatena le ire del consigliere regionale di minoranza Sergio Reolon. Ieri l’esponente Pd ha fortemente criticato ai microfoni di Radio Cortina la scelta di “Cortina inCroda” di chiamare a discutere di Dolomiti patrimonio dell’Unesco il vice presidente del consiglio regionale Matteo Toscani e non lo stesso Reolon, che da presidente della Provincia raggiunse l’obiettivo di vedere le Dolomiti consacrate a patrimonio dell’umanità. «Chi organizza queste cose», ha detto Reolon, «ha più responsabilità degli stessi amministratori. E’ la paura del coraggio delle iniziative che fa sì che si chiami Toscani, che è colui che ha fatto perdere un anno all’iter Unesco, e non si chiami il sottoscritto, che ha portato a casa un riconoscimento importantissimo. E’ un opportunismo dilagante nei confronti dei gestori del potere, e si chiama Toscani perché siede in maggioranza». Non solo “Cortina inCroda”, il bersaglio polemico di Reolon, ma anche i cortinesi e gli amministratori provinciali. «C’è un ritardo nel portare a casa i frutti di questo sigillo», ha detto, aggiungendo che «i cortinesi hanno contribuito a costruire un guaio nel quale si trova ora tutto il Bellunese». Secondo Reolon si rischia di perdere i benefici che l’Unesco avrebbe dato alle Dolomiti bellunesi. «Non si agisce in maniera intelligente e condividendo le scelte con le altre Province», ha detto. «Si mette una persona fuori dalla porta, senza condividere la scelta, e con l’arroganza si pretende che diventi il segretario del sito Unesco. Si vuole la sede e il segretario e si creano divisioni inutili». Il riferimento di Reolon è alla vicenda di Nicola De Santis, il cortinese che la Provincia aveva proposto come segretario della fondazione Unesco. Dopo l’ultima riunione, è stato indetto un bando per scegliere chi avrà questo delicato ruolo, ma i tempi si allungano. «Il tempo passa», ha concluso Reolon, «e le cose vanno sempre peggio. Si sono persi 6 mesi per far entrare la Regione nella fondazione, cosa inutile perché la Regione poteva erogare finanziamenti stando fuori e non vi era necessità di cambiare lo statuto. Ora si pretende la sede della Fondazione e il segretario senza una procedura trasparente. A livello di immagine la Provincia avrebbe dovuto fare da capofila e coordinare un logo universale per tutti, invece ha lasciato che l’ente Parco facesse manifesti obbrobriosi e che ogni Comune usi l’etichetta Unesco a suo piacimento». Da “Cortina inCroda” la replica a Reolon - che venerdì ha detto che sarà alla serata per ascoltare Erri De Luca - è pacata: l’augurio degli organizzatori è che non si utilizzi la rassegna per fare politica, in quanto la kermesse ha tutt’altro spirito.
Durnwalder: «Chiudete pure» Passi dolomitici, Bolzano dice sì ai sindaci ladini M.di Giangiacomo BOLZANO. Dopo l’apertura dell’assessore provinciale all’ambiente Michl Laimer e l’annuncio del sindaco di Badia Freinademetz, che porterà in consiglio comunale una delibera per la chiusura a fasce orarie dei passi dolomitici nel periodo estivo, Luis Durnwalder passa la patata bollente, un po’ provocatoriamente, agli amministratori ladini: «Facciano la loro scelta e se ne assumano tutta la responsabilità - dice il presidente della giunta altoatesina -. Noi la appoggeremo». Presidente Durnwalder, avanti con il pedaggio? «La mia posizione è sempre la stessa, ma se i nostri ladini della Val Gardena e della Val Badia vogliono farlo, possono chiudere la strada per i passi dolomitici quando vogliono. Devono fare la loro scelta, noi la appoggeremo. Io e l’assessore Mussner siamo convinti che il pedaggio sia la cosa migliore. Non vogliamo imporre le nostre decisioni a nessuno, ma temiamo che la chiusura al traffico non funzionerà. Passo Gardena non è l’Alpe di Siusi, lì non c’è una funivia sulla quale trasferire il traffico su gomma». Anche l’assessore Laimer, però, propende per la chiusura a fasce
orarie. «Lui ha detto solo che ci sono diverse opzioni e che lui preferirebbe la chiusura». Quindi, come giudica l’iniziativa del sindaco di Badia Jaco Freinademetz? «Che facciano pure la loro scelta, ma dopo ne risponderanno: se ci saranno proteste, la responsabilità sarà del sindaco. Io non voglio una minoranza che si lamenta perché si sente isolata e non può circolare nel resto della Provincia». L’assessore Mussner sostiene che dalla scelta che verrà fatta per la riduzione del traffico sui passi dipenderanno anche quelle relative alle circonvallazioni ancora da realizzare nelle vallate ladine. «No, tra queste due cose non c’è nessun collegamento, è solo una questione di fondi: per le circonvallazioni di Selva e Corvara non li abbiamo». E se a decidere sui passi fosse la fondazione Dolomiti Unesco, come ha suggerito lo stesso Laimer? «L’Unesco non c’entra, queste sono scelte che competono alla Provincia». Il sindaco Freinademetz dice che, dopo il riconoscimento Unesco, sente di dover fare qualcosa per ridurre il traffico. Lei no? «Noi vogliamo regolamentare il traffico per ridurre l’inquinamento e lo vorremmo fare con il trasporto pubblico e l’introduzione del pedaggio». Vi siete dati una deadline per una decisione? «Io penso che ci vorranno un paio d’anni, ma una prova i Comuni ladini possono farla anche l’anno prossimo: bastano un cartello ed una sbarra. Ma stiano attenti: mi sembra che i turisti non siano proprio d’accordo».
Bottacin: «Unesco, non cerco polemiche» Ma replica alla Visalli e alla minoranza sul lavoro svolto finora BELLUNO. «Chi ha condotto la partita Unesco all’inizio ci ha fatto entrare con il 45% del capitale (cioè la maggioranza) per poi uscirne con una “quota azionaria” pari per tutti, avvantaggiando le altre Province. Chiaro che ora i Trentini vogliano chi ha dato loro più potere, penalizzando Belluno». Così il presidente Gianpaolo Bottacin replica sulle polemiche sollevate dall’opposizione e in particolare da Irma Visalli. «Se l’attuale Amministrazione provinciale non avesse esteso anche alle Regioni la possibilità di entrare a far parte della Fondazione, ora saremmo ancora fortemente penalizzati», ha spiegato Bottacin. «Dopo l’ingresso di Veneto e Friuli-Venezia-Giulia abbiamo riequilibrato il tutto, ottenendo, per esempio, che la sede legale della Fondazione rimanga a Belluno in via permanente». «Dobbiamo operare con oggettività, correttezza e senza bandierine politiche, perseguendo unicamente il bene delle Dolomiti».
Corriere delle Alpi 06.07.2010 A «Racconti in Valle di San Lucano» lanciato un appello: vanno valorizzate le proprie differenze Dolomiti, la gente è protagonista Le storie di chi abita la montagna animano il dibattito sull’Unesco Gianni Santommaso TAIBON. «Ora sono i dolomitici a dover diventare patrimonio dell’umanità». A dirlo sabato sera sul palco di Col di Prà è stato Mario Diluviani, il “maestro di Treviso”, innamorato della Valle di San Lucano che da 50 anni ha scelto come sua dimora. Poche parole con le quali ha però colto l’idea di fondo degli organizzatori di “Racconti in Valle di San Lucano”: la gente di montagna deve riappropriarsi del proprio territorio e lavorare per renderlo più vivibile per sé e per i turisti che, sospinti anche dal marchio Unesco, potrebbero arrivare numerosi. L’esperienza intellettuale del maestro, la sua emigrazione al contrario, è stata messa in comune nella seconda parte della serata con quella di altri protagonisti della montagna chiamati a raccontare le loro esperienze. Quella di Diego Bulf, per esempio, 19 anni, casaro della latteria turnaria di Peden a Taibon, che ha preferito seguire la sua passione e trascurare le sirene del posto in Luxottica. Quella di Riccardo Decima della Malga Prampèr che ha ricordato come con passione e sacrifici arrivino anche i risultati e che ora, con il riconoscimento Unesco, i turisti chiederanno i prodotti del posto. Per non parlare poi di un simbolo dei malgari locali, Nino Belòt, la cui famiglia è da quattro generazioni impegnata nell’agricoltura, o del “padrone di casa” Roberto Lagunaz che da guida alpina si è inventato un lavoro di successo con la bonifica delle pareti rocciose. O ancora di Maurizio Venzo che ha sollecitato la nascita di nuove guide alpine, o di Luciano Sabbedotti che ha insistito sul legame tra geologia e turismo. Tutta gente, insomma, che per la valorizzazione del territorio è già impegnata. Un pensiero significativo per il futuro delle Dolomiti è stato espresso anche dal geologo di Dolomiti Project, Sandro Furlanis. «Non bisogna copiare, ma prendere spunto da ciò che viene da fuori. La gente di montagna deve avere l’orgoglio e la dignità di valorizzare le differenze». Alla conoscenza del patrimonio Dolomitico e della Valle di San Lucano in particolare, i fautori dell’iniziativa hanno inoltre dedicato l’intera giornata di domenica con la presentazione dei lavori tematici sul “Paesaggio dolomitico” eseguiti dagli studenti delle scuole agordine (ai quali Livio e Andrea Benvegnù hanno consegnato un significativo contributo), la conferenza di Filippo Lorenzini e Irma Visalli sullo sviluppo sostenibile in montagna, i laboratori di Dolomiti Project.
DOLOMITI UNESCO Visalli: «Basta contrapposizioni» «Si rischia di far fallire il sistema di condivisione con le altre
province» Tirata in causa interviene la consigliera del Pd «La forzatura politica l’ha fatta Bottacin» Paola dall’Anese BELLUNO. «Si fermi questa devastazione del metodo di condivisione che, con grande mediazione, abbiamo portato avanti per ottenere il riconoscimento Unesco e si ripristini l’obiettivo comune per potenziare questa grande opportunità con scelte politiche e culturali adeguate». L’appello è del consigliere Irma Visalli che entra nella discussione della Fondazione Unesco, tirata per la giacchetta. L’intervento del consigliere provinciale arriva all’indomani delle polemiche sorte per la mancata nomina del segretario generale della Fondazione Unesco, saltata la settimana scorsa e che ha portato ai ferri corti la Provincia di Belluno e quella di Trento per la scelta del bando per l’individuazione di chi ricoprirà l’incarico prestigioso. In questo botta e risposta tra l’assessore trentino Gilmozzi e il presidente Bottacin era saltato fuori anche il nome di Visalli, come possibile candidata all’impiego. Cosa smentita da Gilmozzi. Ma soprattutto è emerso il contrasto tra i due territori. Cosa che il consigliere del Pd invita a evitare. «Sono stata tirata in causa mio malgrado in questa querelle scatenata dal presidente Bottacin che ha pensato di fare una forzatura politica portandosi dietro il candidato che dava, evidentemente, ormai per eletto, almeno come leggo dai giornali. Sicuramente da quanto accaduto non emerge un quadro positivo di come sta evolvendo la vicenda», precisa Visalli. Inoltre la consigliera, che durante la giunta Reolon ha seguito e coordinato il comitato per la candidatura Unesco, lavorando gomito a gomito coi rappresentanti delle altre province interessate, si dice «preoccupata ed esterefatta per come si sta smontando un metodo che è stato costruito con grande lavoro, quello della condivisione. Il riconoscimento Unesco è stato anche un riconoscimento ad un metodo interistituzionale in cui il territorio è al centro, non le singole realtà. Credo che se la Provincia di Belluno continuerà a comportarsi così si arriverà ad una contrapposizione che non farà bene a nessuno, ma soprattutto al nostro territorio. Allora, altro che isolamento». Visalli denuncia infatti «lo sfaldamento dei rapporti per lasciare spazio a quello che è chiaro a tutti trattarsi di una lite vera e propria per aggiudicarsi una cosa che è di tutti, ma che rischia di diventare di uno soltanto. «Dispiace che il nostro presidente della Provincia pensi che Dolomiti Unesco sia una questione di gestione di potere di spartizione di poltrone, e non solo di politica». «La nostra è già una posizione debole, visto che dobbiamo aggiungere al nostro nome anche quello delle Dolomiti, perchè siamo consci che abbiamo bisogno di questo. Però va fatto con grande attenzione per le province dolomitiche». Poi Visalli conclude facendo un po’ di chiarezza su come funzionerà la Fondazione. «La sede legale della Fondazione, ricordo al presidente Bottacin, rimarrà sempre a Belluno, mentre le sedi operative sono dislocate in tutte le province interessate. L’unica cosa che varierà sarà la presidenza che dovrà essere in grado di creare reti e rapporti».
Il Gazzettino-Bl 06.07.2010 LA FONDAZIONE Dopo la mancata
nomina del candidato bellunese decisi i criteri di scelta Unesco, bandita la gara sul segretario Dopo il flop di venerdì sulla nomina, è
uscito nel tardo pomeriggio di ieri il bando ufficiale per la ricerca di un
segretario generale da inserire nella Fondazione Unesco. Le cinque
amministrazioni provinciali coinvolte hanno lavorato fino all'ultima ora per far
uscire in tempo il concorso. Fino al 4 agosto sarà possibile candidarsi per
ricoprire l'incarico a tempo determinato (3 anni) e il contratto di lavoro
prevederà anche un periodo di prova di 6 mesi. Bisognerà passare al vaglio del
parere della commissione creata dalla Fondazione per un colloquio prima della
nomina del consiglio di amministrazione vero e proprio, che dovrebbe avvenire,
salvo sorprese, il 20 agosto. Oltre alla laurea, conseguita dopo 5 anni di
studio, è richiesta un'esperienza minima di altrettanto tempo nella gestione
territoriale e ambientale, con specifico riferimento alla montagna e a funzioni
dirigenziali di alto livello. La specializzazione professionale deve
essere avvalorata anche da pubblicazioni scientifiche e giuridico-amministrative.
Si restringe chiaramente così di molto la rosa dei contendenti, anche se è
possibile aver lavorato sia in ambito pubblico, sia nel privato. Scontata, ma
non così tanto in fondo, la richiesta della conoscenza diretta del territorio e
del quadro istituzionale Unesco, che negli ultimi tempi si è profilato
piuttosto complesso, visto i battibecchi e i rimbalzi politici proprio sul
metodo da utilizzare nella nomina in questione.
Roberta De Salvador
Visalli: «Bottacin rovina i rapporti coi partner» Nomina, l’ex assessore provinciale contesta il presidente che accusa Trento e Bolzano di allungare i tempi «Fermate questa devastazione del metodo che ha portato, un anno fa, all'obiettivo di inserire le Dolomiti tra i Patrimoni dell'umanità». L'appello arriva dall'ex assessore provinciale Irma Visalli, che nella passata giunta Reolon ha lavorato con le altre quattro province di Bolzano, Trento, Udine e Pordenone al traguardo Unesco. «L'attuale amministrazione provinciale sta sfaldando i rapporti instaurati in passato - dice la Visalli - promuovendo un preoccupante clima di contrapposizione». Il riferimento è alle accuse del presidente Gianpaolo Bottacin alla Provincia di Trento sulla scelta del direttore della Fondazione Unesco. «Bottacin ha accusato Trento di perdere tempo - spiega la Visalli - ma in verità la forzatura l'ha fatta proprio lui, portando al cda un nome che non era stato condiviso con gli altri. Non so come siano andate davvero le cose - ammette l'ex assessore provinciale - ma dubito che i trentini, che conosco bene, abbiano fatto passi indietro su possibili nomi. Contesto invece l'atteggiamento di Bottacin e della sua giunta. Un approccio metodologico errato, dettato forse da una gestione del potere, che vanifica il grande lavoro fatto fino a poco tempo fa con gli altri partner Unesco». Tra le indiscrezioni, anche quella che Trento avesse fatto proprio il nome della Visalli come possibile direttore della Fondazione. «Non lo so - risponde l'ex assessore - se questo fosse è la dimostrazione degli ottimi rapporti che ci sono stati tra noi. Rapporti che l'attuale amministrazione provinciale rischia di far saltare». Ora per scegliere il direttore si andrà al bando. «Spero - auspica Irma Visalli - che nella selezione possa prevalere la figura di una persona capace di fare rete con tutti i soggetti, e non ci si limiti alle sole qualità manageriali. La Fondazione non è una fabbrica».
Corriere delle Alpi 05.07.2010 Unesco, c’è ancora tanto da fare Dalla valle di San Lucano l’appello a superare i campanilismi Il sindaco di Taibon chiede un impegno concorde delle istituzioni della società civile su tutela e vivibilità Gianni Santomaso TAIBON. «Finora, sul significato del riconoscimento Unesco, non si è capito nulla». A suonare la sveglia a tutti, politici e cittadini, è stato Enrico Camanni, alpinista e scrittore, che sabato sera, alla manifestazione “Racconti in Valle di San Lucano” promossa dal Comune di Taibon e dalla Sezione Agordina del Cai e condotta brillantemente dal giornalista Bepi Casagrande, ha detto a chiare lettere che a un anno dalla proclamazione di Siviglia molto c’è ancora da fare. In tal senso Camanni (che ha elogiato la grande partecipazione di gente, “che raramente si ritrova nell’arco alpino”, sotto il tendone di Col di Prà) è venuto incontro alla volontà degli organizzatori che, guidati da Paolo Sibillon, hanno inteso creare un evento per permettere alla gente di montagna di capire l’importanza del marchio Unesco ai fini dello sviluppo economico e sociale del territorio. Se l’obiettivo finale è dunque stato raggiunto, ci si aspettava forse qualcosa in più dai politici bellunesi presenti (il vicepresidente del Consiglio regionale, Matteo Toscani, e l’assessore provinciale Alberto Vettoretto) per quanto concerne lo stato dell’arte, le linee guida del futuro, i progetti da condividere con le popolazioni. Dopo la rievocazione della proclamazione Unesco di Siviglia, letta dall’assessore comunale Silvia Tormen con il sottofondo di “Oh montagne”, a esprimere i concetti di maggior peso (sottolineati non per niente da un convinto applauso del pubblico) è stato invece il presidente del Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige, Marco Depaoli. «Da un lato - ha detto - c’è la necessità di lavorare tutti assieme in maniera sinergica, dall’altro il bisogno di esportare anche in Veneto e in particolare nella provincia sorella di Belluno, che ha gli stessi problemi di Trento, il modello di federalismo che da noi ha funzionato». Dal canto suo Toscani ha fatto riferimento a un protocollo d’intesa tra Venezia e Belluno per creare dei mini-pacchetti per i turisti in modo che alternino il loro soggiorno tra la laguna e le Dolomiti, mentre Vettoretto, evidenziando il carattere apartitico del riconoscimento, ha chiesto un applauso per Irma Visalli, presente fra il pubblico, ex assessore provinciale della giunta Reolon artefice dell’ottenimento del riconoscimento stesso, e ha comunicato come alla Provincia di Belluno spetti ora il compito della promozione turistica. E da promuovere, come ha messo una volta di più in luce il filmato realizzato da Roberto Soramaè (“Un viaggio nella storia dal triassico ai nostri giorni”) c’è davvero tanto. «Questo è un punto di partenza - ha detto Camanni - abbiamo luoghi che vanno conservati e sviluppati e ci deve essere una grande responsabilità nella loro valorizzazione». «Una presa di coscienza - ha rimarcato a sua volta il sindaco di Taibon, Loretta Ben - che deve rafforzare un concorde impegno delle istituzioni (erano presenti anche i sindaci di Siror, Tonadico e Fiera di Primiero, ndr) e della società civile per rendere sempre più efficace la tutela e la conservazione del territorio, garantendo alla gente la sicurezza di una serena vivibilità». Argomenti che sono stati al centro anche degli interventi di Cesare Lasen (Gruppo lavoro Cai Unesco) e del presidente generale del Cai, Umberto Martini. Il primo ha sottolineato al proposito l’importanza di imboccare la strada dello sviluppo “senza erodere il capitale”, il secondo ha fatto presente che oggi, in molti casi, l’attrazione della pianura sta mostrando i suoi limiti e che il ritorno in montagna è dunque possibile. Responsabilità, dunque, ma anche sinergia. «Bisogna coagulare progetti diversi - ha spiegato Camanni - perché se ci fissiamo sui campanili non andiamo da nessuna parte. Dobbiamo recuperare le cose buone che hanno fatto altri, parlarci, comprendere il carattere collettivo del patrimonio, mettere in campo la fantasia e capire che la montagna non è solo ricordo del passato, ma va legata al futuro».
E sulle polemiche tra Trento e Bolzano: «Un mese in più o in meno non fa differenza» «Puntare sulla qualità della vita» Per il trentino Depaoli bisogna affinare le scelte degli investimenti TAIBON. «Quello dei fondi per i comuni di confine è un contenuto che ora va fatto maturare assieme alle popolazioni, puntando innanzitutto sui servizi e la qualità della vita». Il presidente del Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige, Marco Depaoli getta un seme nel terreno dei rapporti fra comuni, o meglio fra comunità confinanti. Liquida come cose da poco le recenti polemiche sul segretario della Fondazione Unesco e punta sul concreto, sulla necessità di un’azione sinergica tra le valli confinanti per crescere assieme. Insomma, proprio nei giorni della frizione tra Belluno e Trento, rilancia il dialogo per centrare gli obiettivi che le due realtà hanno in comune. Presidente, cosa pensa delle recenti polemiche tra Trento e Belluno? «Le discussioni sul segretario della Fondazione sono piccolezze se rapportate al carattere mondiale del riconoscimento Unesco: si cercava una persona di alto profilo, una figura qualificata in un momento di necessità. Ora si farà il bando e non credo che un mese in più o un mese in meno sia quello che farà naufragare la situazione». Lasciando da parte gli scontri ci sono invece altre possibilità di
collaborazione tra le due realtà, quella trentina e quella bellunese? «Scambi e rapporti sono già in atto e questo era uno dei grandi obiettivi che avevamo. Lo abbiamo visto nel campo della viabilità nel quale Trento ha modificato una legge per fare interventi fuori provincia anche dove, magari, il nostro interesse era limitato. Questi discorsi tra paesi di confine vanno portati avanti e ampliati perché il rapporto tra aree vicine è un’opportunità e un contenuto che deve essere fatto maturare assieme alle comunità locali». Verso quali ambiti deve ora dirigersi tale rapporto? «Fino ad oggi esso è stato gestito in maniera provvisoria. Adesso è giunta l’ora di affinare le idee e di fare una scala delle priorità che i territori e le comunità hanno. Queste ultime devono confrontarsi, collaborare e perfezionare le proposte. E a muoversi devono essere in primis i rappresentanti delle amministrazioni locali». Forse parlare solo di comuni di confine è un po’ limitativo. «È chiaro che è giusto parlare di zone di confine abitate da comunità ognuna delle quali ha la propria storia e le proprie radici che è giusto che restino. Tuttavia bisogna iniziare a concentrarsi su ciò che si ha in comune senza iniziare a dire “Io passo di qua e io di là”. Finora, forse per la fretta, ci si è concentrati su un certo tipo di progetti, ma adesso, tanto in più in tempo di crisi, bisogna magari lasciar perdere il marciapiede e puntare sulla qualità della vita: i servizi e le vere esigenze degli abitanti. Questo perché è necessario che la gente rimanga a vivere in montagna e se rimarrà anche la montagna sarà mantenuta in vita». (g.san.)
Il Gazzettino-Bl 04.07.2010 FONDAZIONE UNESCO Contrasti
e polemiche sulla scelta del segretario La guerra delle Dolomiti Belluno voleva subito il proprio candidato, Trento e Bolzano chiedono un bando «FORZATURA POLITICA» Lo stop del candidato bellunese alla segreteria generale della Fondazione Dolomiti Unesco conferma come ancora all’interno del cda non vi è uniformità di vedute. Bottacin l’ha buttata sul politico, vedendo una «forzature politica». Trento ribatte: «Così non si va nel verso giusto». Pordenone e Udine gettano acqua sul fuoco. DA LUNEDI’ LA GARA Da domani verrà pubblica il bando con le caratteristiche che dovrà avere il candidato e nella prossima riunione del consiglio di amministrazione, il 20 agosto, la Fondazione potrà iniziare l’attività. «Unesco, Belluno troppo polemica» Roberta De Salvador Si arricchisce di nuovi particolari la mancata elezione del segretario generale Unesco. Se finito il terzo incontro del consiglio d'amministrazione venerdì scorso il presidente della provincia di Belluno, Gianpaolo Bottacin attaccava Trento per aver messo in atto una forzatura politica e allungare, così, i tempi per l'operatività della Fondazione, ora le voci si moltiplicano sul piano politico Bottacin (Lega) fa sapere che Mauro Gilmozzi (Pd), l'assessore che è nel cda per rappresentare Trento gli ha detto: «O è Irma Visalli il nome individuato per ricoprire la carica o procediamo con il bando». E allora via con il bando, visto che l'architetto Visalli era stato l'assessore all'urbanistica della passata amministrazione provinciale di centrosinistra. Per Gilmozzi, invece, quella della selezione tramite concorso è stata una scelta condivisa da tutti gli attori: «Abbiamo discusso sul metodo, le persone proposte da Bottacin potranno comunque essere valutate insieme alle altre». L'assessore non si risparmia sul lato politico e rammenta: «Se ogni volta Bottacin prende la discussione come una polemica, non andiamo nel verso giusto». Tra due fazioni contrapposte, ci sono i due friulani che dribblano il versante politico fornendo un'ulteriore versione dei fatti, mentre i cellulari bolzanini suonano a vuoto. «L'ipotesi principale rimaneva quella del bando al quale i funzionari degli uffici stavano già lavorando da tempo e che era in un accordo fatto a monte, ancora prima della costituzione della Fondazione» sostiene Giuseppe Verdichizzi. «Il clima era sereno - racconta Ottorino Faleschini da Udine - tanto che la proposta del presidente Bottacin di inserire nel bando le competenze giuridico-amministrative è stata accettata da tutti». Sull'allungamento dei tempi, anche se di concreto dopo la nomina dell'Unesco più di un anno fa, nulla o quasi si può dire sia stato fatto, sembra che nessuno sia preoccupato tanto che per Gilmozzi «a fine agosto avremmo comunque il segretario e il nuovo marchio, che individueremo entrambi tramite bandi di gara in maniera trasparente, anche se le ferie condizionano il frangente».
Il Gazzettino 04.07.2010 IL CASO UNESCO Sulle Dolomiti il Nord Est sa solo litigare Dolomiti o del litigio. Dolomiti o della farsa. Dopo la battaglia per la sede pervasa da liti di campanile che hanno portato ad una decisione pilatesca: si cambia ogni tre anni e così le cinque province sono accontentate, ecco il bubbone, tutto politico, per la nomina del "segretario della Fondazione". Dolomiti, Fondazione-litigio Prima sulla sede, ora baruffe sul segretario. «Senza "il piano" nel 2011 l’Unesco ci chiude» Pare proprio infatti che per i "Monti pallidi" diventati patrimonio dell’Umanità un anno fa con solenne cerimonia dell’Unesco il 26 giugno 2009 a Siviglia, il destino adesso sia grotteso. E un po’ se la sono voluta tutti, diciamolo. A partire dal nome "Fondazione Dololomiti-Dolomiten-Dolomites-Dolimitis Unesco": metà delle lingue indoeuropee rappresentate. Un nome così nel biglietto da visita del prossimo segretario generale della Fondazione fa fatica a starci. Sempre che questo segretario arrivi. Finora comunque, a guardare quello che è accaduto, le cinque province coinvolte (Belluno, Bolzano, Pordenone, Udine e Trento) non hanno prodotto granché se non sul piano dei litigi. L’ultimo guazzabuglio riguarda l’elezione del segretario generale, la persona, cioè, che dovrebbe dare una precisa direzione alla Fondazione costituita il 13 maggio scorso per creare il piano di gestione. Senza il piano - che una commissione Unesco nel 2011 dovrà valutare - si rischia di uscire dall’Unesco. E allora tutti a casa. Così resterebbero le isole Eolie da sole a rappresentare l’Italia nei suoi paesaggi. Il nodo-segretario (facile capirlo) è aggrovigliato dalla politica. Al termine dell’ultimo consiglio di amministrazione di venerdì a Belluno, a Palazzo Piloni, sede legale della Fondazione, il presidente della provincia di Belluno Gianpaolo Bottacin (Lega) ha attaccato Trento dicendo che "si è messa di traverso rallentando i tempi". La replica dell’assessore trentino competente, Mauro Gilmozzi (Pd) è semplice: "preferiamo la via della trasparenza". Bottacin aveva il nome del suo candidato ma - lamenta - "Trento non ha voluto nemmeno prendere in considerazione il soggetto che avevamo individuato e che lì presente era già pronto alla nomina". Pare che la replica al semi-basito Bottacin sia stata: “o il nome è quello Irma Visalli o si passa al bando”». Il bando, come il segretario fosse un funzionario di un qualsiasi comune. Visalli è stata la persona che - per la passata amministrazione bellunese, guidata da Sergio Reolon (Pd) - aveva seguito il progetto Unesco. Dietro le quinte c’è chi ricorda che nella riunione del mese scorso era stato messo anche a verbale che a Belluno "spettava individuare una persona per la carica di segretario". Invece? Trento e anche Bolzano (Pd anche qui) nell’ultimo consiglio avrebbero fatto un passo indietro. «Non ho delegato a nessuno la selezione del segretario generale - commenta il trentino Gilmozzi -. Se ogni volta Bottacin prende la discussione come una polemica non andiamo nel verso giusto». Risparmiamo i risvolti locali conditi di umori in salsa pordenonese o udinese. Alla fine si decide che lunedì il bando verrà pubblicato. Per trovare il "bravo segretario", si dovrà aspettare ancora un mese, mentre la verifica del 2011 si avvicina. Finito? No. C’è il nodo del comitato scientifico (da 3 a 5 membri) che dovrà essere scelto per far funzionare la Fondazione. Tutto è rimesso al 20 agosto, quando il Cda si riunirà nuovamente. Ciao. Sani. Mandi. Grüß Gott. Roberta De Salvador
PRIVATIZZAZIONI Contestate 60 mila firme raccolte in Veneto Gentilini e Strada alleati per l’acqua Raccolte in Italia un milione di firme in favore del referendum per l'abrogazione della legge che porterà in tempi brevi alla «privatizzazione dell'acqua». Un risultato che va oltre le aspettative dei promotori, convinti di ragranellare non più di 700mila firme. La provincia veneta dove è stato raccolto il maggior numero di firme è Verona con 22mila, seguita da Vicenza (20mila), Padova e Venezia (16mila), Treviso (11mila), Rovigo e Belluno (5mila). La proposta referendaria è stata firmata in Veneto da volti noti della politica e dello spettacolo come Giorgio Orsoni, Laura Puppato, Gino Strada e Marco Paolini, ma anche dallo «sceriffo» di Treviso Giancarlo Gentilini. Il comitato promotore «Acqua bene comune» rivendica così un successo storico sia per i numeri sia per le modalità con le quali è stato ottenuto. «Non ci sono partiti o associazioni - conferma Valter Bonanno, coordinatore "Acqua bene comune" per il Veneto - ma solo cittadini e volontari. È un successo senza precedenti, dove anche in regioni storicamente tiepide è stata registrata una forte partecipazione. In Veneto, ad esempio, sono state raccolte 90mila firme e molte ancora ne stanno arrivando". «La trasversalità dei firmatari - spiega Bonanno - dimostra che questa iniziativa interessa e mette d'accordo autonomie locali e cittadinanza». Parallelamente alla proposta referendaria, in Veneto si assiste ad una vera e propria «guerra di trincea» da parte delle amministrazioni locali nei confronti dei provvedimenti di legge che vanno a toccare il servizio idrico. Da una parte sono sempre di più i comuni che modificano il loro statuto per mettere nero su bianco che l'acqua è un bene comune privo di rilevanza economica, dall'altra l'indiscrezione secondo la quale la Regione Veneto è pronta a presentare ricorso contro l'abolizione degli Ato contenuto nel c.d. «decreto Calderoli», atto ritenuto privo di costiutuzionalità. Il milione di firme raccolte dal movimento «Acqua bene comune» verrà consegnato il prossimo 19 luglio alla Corte di Cassazione di Roma.
Corriere delle Alpi 03.07.2010 DOLOMITI UNESCO Sarà un bando a individuare il segretario generale Bottacin: «Come concordato avevamo un nome» «Trento ci fa perdere tempo» La Fondazione
resta senza capacità operativa fino a settembre Irene Aliprandi BELLUNO. «Trento ci
fa perdere tempo». Sarà un bando ad individuare il segretario generale della
Fondazione Dolomiti Unesco, ma forse più che mai, la decisione ha fatto
scoppiare la polemica all’interno del cda. Durante la riunione di ieri
infatti, è sfumata l’opportunità di rendere immediatamente operativa la
Fondazione, soggetto che deve gestire il sito Patrimonio dell’Umanità. La Provincia di Trento è arrivata all’incontro con una bozza di bando già pronta e nella quale i requisiti richiesti erano una formazione urbanistica e precedenti incarichi in seno all’Unesco, titoli che però la Provincia di Belluno ha ottenuto di modificare. L’assessore trentino Mauro Gilmozzi ha espressamente fatto il nome di Irma Visalli, ex assessore provinciale del Pd. Il bando verrà pubblicato lunedì e i candidati saranno selezionati sulla base della preparazione in materie giuridiche o amministrative, della conoscenza di inglese e francese (le lingue ufficiali dell’Unesco) e della conoscenza del territorio patrimonio Unesco dal punto di vista socio economico e naturalistico. Quello che serve alla Fondazione è un manager operativo, in grado di relazionarsi con enti pubblici. A fine luglio sarà formata la commissione che dovrà valutare i candidati, selezionandone 5 e il 20 agosto il cda sceglierà il segretario. In sostanza la Fondazione resterà senza direzione fino a settembre, pur essendo stata creata a metà maggio. Un ritardo che sarà pesante e ieri la Provincia di Bolzano ne ha avuto la prova: la realizzazione del sito Unesco dovrà aspettare nonostante sia già stato individuato il soggetto, perché l’incarico dev’essere affidato dalla Fondazione. Il presidente della Provincia di Belluno Gianpaolo Bottacin ci va giù duro: «Trento ha voluto il bando: perdiamo tempo. Avevamo già il nome, era lì presente, ma Trento non ha voluto nemmeno prendere in considerazione il soggetto che avevamo individuato e che era già pronto alla nomina», dice Bottacin. «Avremmo potuto avere già da questa sera il segretario della Fondazione Dolomiti Unesco. Una persona qualificata, una figura tecnica, scelta secondo criteri oggettivi, come già concordato con gli amici di Trento e di Bolzano: loro, però, hanno voluto fare un passo indietro e fare una forzatura politica. Così facendo, è evidente che qualcuno ha voluto allungare i tempi».
Il Gazzettino 03.07.2010 Trento e Bolzano vogliono un bando, salta la nomina del segretario Unesco, doccia fredda Bottacin: «Così perdiamo tempo». Già lunedì si apre il concorso Roberta De Salvador Manca il segretario generale della Fondazione Unesco e mancherà fino al 20 agosto prossimo quando il consiglio di amministrazione si riunirà di nuovo. L'incontro che si è svolto ieri a palazzo Piloni e che aveva all'ordine del giorno la nuova nomina si è concluso in un nulla di fatto, creando due opposte fazioni. Delle due ore di intensa discussione, un'ora e 45 minuti sono serviti per accordarsi su come individuare la figura che darà le direttive operative alla Fondazione per i prossimi 3 anni. Belluno dopo il revisore dei conti, eletto nella prima seduta, aveva pronto un nome anche per il secondo incarico. «Trento non ha voluto nemmeno prendere in considerazione il soggetto che avevamo individuato e che, lì presente, era già pronto alla nomina» ha spiegato Gianpaolo Bottacin. Si sarebbe potuto procedere in maniera più celere, senza perdere altro tempo, visto che la scadenza del piano di gestione per il 2011 è sempre più vicina, ma la scelta è stata un'altra. «Trento e di Bolzano hanno voluto fare un passo indietro e adottare una forzatura politica - ha proseguito Bottacin - . Noi, per non creare attriti politici, abbiamo seguito la strada del bando, indicando però dei requisiti chiave come la preparazione giuridico-amministrativa del soggetto, la capacità manageriale e la conoscenza del nostro territorio». Da lunedì sarà, dunque, possibile candidarsi perché verrà pubblicato il concorso come concordato con le altre province nel cda. Entro il 30 agosto, è stato stabilito nell'incontro di ieri, arriveranno anche i nomi del comitato scientifico. Potrebbero bastare anche 3 componenti, ma si può arrivare fino a 5 per statuto ed è probabile che si preveda di eleggerne uno per provincia. «Dobbiamo procedere velocemente per mettere le basi che ancora non siamo riusciti a mettere a questa casa» ha commentato il presidente del cda in carica, nonché assessore provinciale al turismo, Alberto Vettoretto.
La polemica «Caro Reolon, dove sono i soldi della Calalzo-Dobbiaco?» «Se non ci sono i soldi per il prolungamento dell’autostrada, dove troverebbe Reolon quelli per la ferrovia Calalzo-Dobbiaco?». Gianpaolo Bottacin, presidente della Provincia di Belluno, risponde così alle critiche mosse dal suo predecessore, Sergio Reolon, che aveva definito «un vagheggiamento» l’ipotesi di continuare la A27 fino alla vicina provincia autonoma di Bolzano. E dopo «la prima riflessione spontanea», passa all’attacco di quelli che definisce «i sogni» del consigliere regionale del Pd: «L’Anas non ha mai assicurato la copertura per la variante di Longarone». Il botta e risposta fra i due inquilini di palazzo Piloni s’infiamma anche sulle priorità indicate dal piano viabilità lasciato in eredità dal consigliere regionale del Pd. «Come mai Reolon non ha citato la galleria di Cadola? Un caso di memoria selettiva nel suo stesso schieramento?» si chiede Bottacin, ribattendo alle accuse di divisioni interne al governo regionale e provinciale. «Involontaria anche la mancata menzione di Guido Trento, consigliere regionale all’epoca di Achille Variati?». (L.L.)
Corriere delle Alpi 02.07.2010 Gli ex amministratori provinciali intervengono sula Venezia-Monaco e sulla
variante di Longarone Pd: «Sulla viabilità solo illusioni» Reolon e Piol all’attacco: «Se continuiamo così non si farà
nessuna opera» «Chiederò a Chisso quale direzione avrà il prolungamento» BELLUNO. «Se è intenzione di qualcuno di non fare più nulla in questa provincia per i prossimi anni per la viabilità, questo è il modo migliore». Gli esponenti del Pd, capitanati dal consigliere Sergio Reolon e dall’ex assessore Quinto Piol, tornano all’attacco sulla questione della Venezia-Monaco, sollevata nei giorni scorsi dallo stesso governatore Zaia. «Credo che si sia perso di vista l’obiettivo cioè ammodernare la nostra viabilità» ha detto anche Lidia Maoret, segretario provinciale del Pd. «Il presidente Bottacin parla di portare l’autostrada fino a Bolzano, i sindaci di Longarone e Castellavazzo si lamentano perchè mancano i soldi per la variante di Longarone, mentre a Cortina c’è ancora indecisione sulla variante. Insomma, è evidente che manca la regia provinciale nella programmazione viaria del nostro territorio tanto che tutti parlano di ciò che dovrebbero fare gli altri e così nessuno fa niente». Ne ha per tutti il consigliere regionale Reolon che denuncia l’immobilismo di cui il Bellunese è rimasto vittima ad oggi sul fronte viabilistico. «Il governatore Zaia parla delle assicurazioni per le vittime di Falco, dell’Anas e della Venezia-Monaco, ma non dice cosa farà la Regione in questo territorio. Bottacin con Toscani sono andati all’Anas e sono tornati indietro con le pive nel sacco per poi ipotizzare un prolungamento dell’autostrada fino a Bolzano: ma i soldi chi li mette? Ricordiamoci che la variante di Cortina non è inserita in nessun documento di programmazione. E se i milioni di euro per il Col Cavalier li abbiamo portati a casa è merito solo di Achille Variati, all’epoca capogruppo del Pd a Venezia», precisa Reolon che continua: «Sulla variante di Longarone, è stato Chisso a bloccare la progettazione, eppure continua a spandere illusioni sull’A27-A23». Il consigliere veneto poi si rivolge al suo successore a palazzo Piloni invitandolo, «invece di dire cose impossibili, a fare un’allenza con Bolzano per fare la ferrovia, magari usando i fondi delle aree di confine e mettendo insieme le forze per finanziare la variante di Longarone e la Anzù-Busche». Reolon sottolinea come importante sia il metodo che si adotta per portare a casa dei risultati, vale a dire «bisogna definire le priorità e su quelle spingere». Parla di incapacità di Stato e Regione nel fare investimenti, invece l’ex assessore Quinto Piol. «Bisogna avere un’idea in testa per portare avanti le cose. Noi nel 2007, con tutto il territorio, siamo riusciti ad ottenere un accordo completo sulla direttrice di Alemagna e su questo bisognava continuare. Ma poi si è preferito parlare di project financing, una vera maledizione perchè ha rinviato il progetto di 3-4 anni. Le favole che ci raccontano sono una presa in giro e rappresentano il modo per non fare nulla. Se andiamo avanti così fra 50 anni annovereremo come ultima opera realizzata nella nostra provnicia soltanto il Col Cavalier».
La vicenda Da Bolzano e Austria il «no» BELLUNO. Per il prolungamento dell’A27, la cosiddetta Venezia-Monaco, con il no più risoluto di Bolzano e dell’Austria, l’alternativa possibile sembrava essere quello verso la A23 Udine-Tarvisio attraverso la Carnia, già lanciata dalla Regione come project financing, ma ancora senza esito. E su questo si è tornati a parlare nei giorni scorsi dopo l’annuncio di Zaia di ripartire proprio da questo progetto.
Il consigliere Bond «Presto il piano per portare l’A27 a Macchietto» BELLUNO. «Ho rassicurazioni dall’assessore Renato Chisso che, nel giro di qualche settimana, sarà presentato a Belluno il progetto di prolungamento della A27 fino a Macchietto. Poi seguirà il percorso della valutazione ambientale e la raccolta delle osservazioni delle amministrazioni comunali interessate». Il consigliere regionale Dario Bond interviene sulla questione dei finanziamenti contribuendo a renderla ancora più nebulosa. «Sarò il raccordo tra Venezia e Belluno così da seguire passo passo il proseguio del progetto», precisa auspicando la messa in piedi di un tavolo tra amministratori regionali, provinciali e comunali, compresi i parlamentari, per definire un cronoprogramma degli interventi.
Il Gazzettino-Bl 02.07.2010 VIABILITÀ
Reolon grida allo scandalo: strade locali dimenticate «A27, solo illusioni» Venezia-Monaco, «meglio dialogare con Bolzano sulla ferrovia» E’ “doppio scandalo” nel bellunese, secondo il consigliere regionale Sergio Reolon. Da una parte, l’assessore regionale alla viabilità, Renato Chisso, bloccherebbe progetti, come la variante di Longarone, che secondo l’esponente del Partito democratico avrebbe risolto i problemi di viabilità locali, mentre dall’altra il presidente della Provincia, Gianpaolo Bottacin, vagheggerebbe di un’autostrada per Monaco già bocciata dalla Commissione europea. «Esterrefatto» si dice il predecessore di Bottacin a palazzo Piloni mentre lancia sul tavolo della conferenza stampa tenuta ieri nella sede del Pd i quotidiani che titolano la provocazione del suo successore sul prolungamento della A27 fino a Bolzano. «I soldi chi li ha?». E ricorda l’ultimo incontro di Bottacin e del consigliere regionale, Matteo Toscani, con i vertici Anas a Roma. «Tornarono con le pive nel sacco» ricorda rilanciando, invece, il progetto di una ferrovia fino a Dobbiacco sul quale, a suo dire, «Durnwalder (presidente della Provincia di Bolzano, ndr) sarebbe più disponibile». «Un’illusione» definisce, infatti, Reolon il sogno nel cassetto presentato per la prima volta trent’anni fa da Floriano Pra, ex-assessore di palazzo Ferro-Fini, e ripreso nei giorni scorsi dal Governatore del Veneto, Luca Zaia, e dal presidente della Provincia, Gianpaolo Bottacin, cui contrappone, invece, il piano quinquennale concordato dalla sua Giunta con l’Anas. «Le nostre priorità erano la variante di Longarone, la Busche-Anzù e, dopo il 2012, la galleria del Comelico» osserva Reolon denunciando il centoduesimo posto del bellunese nella classifica italiana per dotazione di infrastrutture. «Fatto 100 il valore nazionale e 120 quello veneto, la nostra provincia si ferma a 39». Contro Regione e Stato «incapaci di investire nel nostro territorio» punta il dito anche Quinto Piol, ex-assessore della giunta Reolon, che rispolvera uno studio presentato nel 2005 e commentato dall’attuale ministro, Aldo Brancher, allora sottosegretario, sulla viabilità provinciale. «Di questi progetti è stato avviato solo quello del traforo di Col Cavalier, finanziato grazie all’allora consigliere regionale Achille Variati e non dei contemporanei Dario Bond e Gianpaolo Bottacin». Incalza Reolon: «Fra tante frottole si perde di vista l’interesse dei cittadini: continuare il lavoro già concordato con l’Anas». «E si perdono anche i soldi richiesti per fare fronte alle vere necessità della provincia» aggiunge il segretario provinciale del Pd, Lidia Maoret.
Chisso: «Il progetto fino a Caralte avanza. Lo presento a Belluno» «Entro il 20 luglio dovrebbe essere presentata la Via, la valutazione di impatto ambientale per il progetto di prolungamento dell'autostrada A27 verso il Cadore». Lo afferma l'assessore regionale alla viabilità Renato Chisso, assicurando che l'iter per la costruzione del collegamento tra l'autostrada di Alemagna e la A23 friulana sta procedendo. «La Via verrà presentata alle istituzioni interessate con tutta probabilità nella sede della Provincia di Belluno - anticipa l'assessore Chisso - poi attenderemo i tempi per le osservazioni che andranno presentate nel mese successivo». Chisso assicura che non c'è stato alcuno stop deliberato all'idea del collegamento autostradale attraverso la Carnia. «Magari i tempi si sono un pò dilatati, ma si tratta di questioni tecniche, non di volontà politica». Tanto meno, dice l'assessore regionale, c'è stato uno smarcamento dei soggetti che avevano presentato la loro iniziativa di project financing. «Sul tavolo c'è una proposta concreta - dice Chisso - e da quello che so nulla è cambiato da allora». Neppure il progetto di collegare l'A28 friulana da Cimpello (Pd) a Gemona (Ud), dovrebbe rappresentare un problema. Chisso rimarca le tappe di quello che dovrebbe restare l'iter procedurale per il prolungamento dell'A27. Dopo il riconoscimento del pubblico interesse e l'inserimento in Legge Obiettivo ora si procede alla Via. Poi la pratica passerà a Roma per la Via nazionale e l'approdo al Cipe. Da quel momento si potrà procedere alla gara per scegliere chi sarà il soggetto chiamato a realizzare l'opera. A cominciare dal tratto fino a Macchietto. (M.D.)
«La Venezia-Monaco passi dal Comelico» Yvonne Toscani Per bypassare il "no" di Luis Durnwalder, presidente della Provincia di Bolzano, l'autostrada passi per il Comelico. A rispolverare il vecchio tracciato della Venezia-Monaco, sotto il Cavallino, è il sindaco di San Pietro, che nelle prossime ore invierà una lettera al governatore del Veneto, Luca Zaia, con la proposta e l'invito a valutare tale ipotesi nonché a salire in Comelico, magari accompagnato dai tecnici. In controtendenza, quindi, rispetto ad altri colleghi, dichiaratisi contrari all'autostrada, Silvano Pontil Scala è da sempre un convinto sostenitore che una via di comunicazione a più corsie, per ogni senso di marcia, rappresenti un'ottima occasione per il territorio. «Ritengo che questa possa essere l'alternativa più adeguata per superare il "no" di Bolzano - spiega il primo cittadino di Villa Poli - che, chiaramente, non ha alcun interesse che venga realizzata un'arteria così importante ad est in contrapposizione a quella che già ha. Da sempre sono favorevolissimo, per molti aspetti, alla realizzazione dell'autostrada, il cui tracciato, a questo punto, potrebbe essere quello originario, con il traforo del Cavallino o, persino, con un tunnel che lo copra quasi completamente. Ciò permetterebbe di dover trattare solo con l'Austria». Per Pontil Scala una strada così concepita sarebbe di vitale importanza per Comelico, Cadore, Bellunese e Veneto. Di certo per il sindaco sampietrino «non aveva alcun senso» procedere verso oriente, con il collegamento della A27 alla A23. E visto che c'è, il primo cittadino si esprime favorevolmente sul passaggio della Regione relativo alla gestione delle strade. «Concordo pienamente con il presidente della giunta regionale - afferma, nonostante il braccio di ferro in corso con Villa Patt per i tabelloni luminosi per limitare la velocità - quando sostiene che essa debba passare completamente a Veneto Strade. Basti pensare all'esempio della situazione vergognosa in cui versa la statale "52 Carnica" dalla galleria Comelico in qua».
Tangenziale alla conta Regione e ministero sollecitano Cortina, il voto in Consiglio entro luglio A qualche settimana dal Consiglio che dovrebbe portare Cortina al voto sulla variante alla statale 51 di Alemagna, l’assessore regionale ai trasporti Renato Chisso sollecita l’amministrazione per un pronunciamento chiaro. Lo ha fatto pubblicamente anche lunedì scorso, a Belluno, all'avvio dei lavori per il nuovo tunnel di Col Cavalier, quando ha spiegato di non aver ancora capito se, da parte dei cortinesi e del Comune ampezzano, ci sia o meno la volontà di realizzare la tangenziale. Da Cortina arriva la risposta del fronte del "sì", con gli assessori Etienne Majoni e Herbert Huber, rispettivamente con deleghe a lavori pubblici e turismo, che si dicono sereni sull’appuntamento in aula. «Sono fiducioso che nel prossimo Consiglio si arrivi a un accordo, pur nel rispetto delle diverse posizioni - dice Majoni -; nell’ultima seduta le dichiarazioni di voto erano dieci favorevoli e sette contrarie: i numeri ci sono». E per i cortinesi Majoni ricorda il sondaggio: «Si è espresso il 30% dei cittadini e di questo - sottolinea - il 70% si è detto a favore. Gli esperti di sondaggi insegnano che una simile percentuale indica un dato enorme, anche su un campione di appena il 5%. Quanto agli astenuti non li interpreto come contrari, ma in "contumacia". Ho fatto tutto ciò che era necessario per rimuovere gli ostacoli, coerentemente alla convinzione personale sulla necessità dell’opera e al pronunciamento della gente. Per avviare qualcosa di diverso si dovrebbe ricominciare tutto. Tenendo anche conto del fatto che sulla tangenziale l’iter è già al livello più alto, al Cipe, in attesa del nostro documento, con Regione e ministero favorevoli. Non è detto che sarebbe così su un nuovo progetto». Favorevole anche Huber che riconosce ai "no" la coerenza di percorsi diversi ma ritiene la tangenziale «un compromesso assolutamente accettabile, rispetto ad altre alternative che presenterebbero grandi difficoltà». «Legittimo - spiega - quando si parla di un cammino trentennale come questo riscontrare posizioni divergenti, ad esempio quella di Verocai. In questo senso il sindaco ha scelto un confronto democratico lasciando mano libera a ciascuno nell’interesse di Cortina». L’ultimo scontro in aula si era avuto il 22 aprile scorso. Allora si scoprì che per l'Anas è ancora valido il progetto che prevede di scavare una quarta galleria fra Ra Era e Alverà, oltre ai tre tunnel previsti dai primi stralci. Fra i sei membri di giunta si sono detti a favore della circonvallazione, così come prevista, il sindaco Andrea Franceschi, Huber e Majoni. Contrari Marco De Biasi e Adriano Verocai. Contrario pure Enrico Pompanin. Equamente divisi anche i sei consiglieri di maggioranza: favorevoli Luca Alfonsi, Pietro Ghedina e Sergio Maioni, contrari Stefano Dandrea, Giovanna Martinolli e Irene Pompanin, capogruppo di Cortina Dolomiti. Sui banchi opposti, nei due gruppi di minoranza, hanno confermato il loro favore i quattro consiglieri di Cortina Dolomiti: Luigi Alverà, Roberto Gaspari, Gianpietro Ghedina ed Enrico Valle. Coerente con le posizioni pregresse, resta contrario il gruppo Cortina oltre il 2000 con Michele Dimai. Prossimo confronto, quello della conta, entro il mese di luglio: forse già tra una decina di giorni. R.B.
Messaggero Veneto 02.07.2010 Carnia: i sindaci dissidenti rispondono a Petris Rispondendo alle critiche del presidente Fontanini Renzo Petris, presidente di Carniacque Spa , ha gridato ai quattro venti che il bilancio della Spa è ok. Ma Petris si è “dimenticato” di dire che la passività di 130 mila euro è stata superata privando i Comuni azionisti del 30% degli introiti della Spa a essi dovuto, con una stangata sulle tariffe, con un servizio che lascia molto a desiderare e con canoni di depurazione non dovuti. Fatti che hanno indotto molti a un esame critico di Carniacque anche in relazione alle caratteristiche del territorio in cui opera : la Carnia, il Canal del Ferro-Valcanale e i comuni di Bordano, Montenars, Trasaghis, e Venzone. È quindi il caso di esaminare i caratteri di tale territorio in relazione alla gestione del servizio idrico, considerandone l’estensione, gli insediamenti abitativi e la consistenza demografica. Trattasi di un territorio molto vasto. Infatti la distanza fra Tarvisio e Forni di Sopra supera i 100 chilometri, più di quella da Tolmezzo al mare. È un territorio montuoso in cui i fondivalle rappresentano una parte molto modesta della superficie complessiva, mentre la viabilità e le condizioni climatiche non sono facili specialmente d’inverno. Gli insediamenti abitativi, tranne quelli più consistenti di fondovalle, nella maggior parte dei casi sorsero per ben precisi motivi storici, culturali, economici e di sicurezza a mezza costa o in quota, dispersi sul territorio e con un numero esiguo di abitanti. Basti pensare, per esempio, alle tante frazioni di Ovaro, Comune di 2 mila 220 abitanti nel Canale di Gorto: Muina, Cludinico, Mione, Luint, Ovasta, Lenzone, Liariis, Clavais, Cercenat e Corva in quota e, oltre al capoluogo, Agrons, Cella, Luincis, Entrampo, Chialina sul fondovalle. Le stesse ubicazione e dispersione degli insediamenti troviamo nel comune di Zuglio (642 abitanti) con le frazioni di Sezza (648 mslm) e di Fielis (835 mslm); in comune di Arta Terme (2 mila 234 abitanti) con le frazioni di Cabia (804 mslm), Valle (878 mslm), Rivalpo (904 mslm), Lovea; in comune di Forni Avoltri (735 abitanti) con le frazioni di Frassenetto (1.089 mslm), Sigilletto (1.121 mslm), Collinetta (1.191 mslm) e Collina; in comune di Lauco (877 abitanti) con le frazioni di Trava, Avaglio, Alleghidis, Vinaio, Buttea (916 mslm) e con le borgate di Chiaulans, Plugna (963 mslm), Uerpa (1.086 mslm), Runchia, Val (1.187 mslm). Ci fermiamo qui perché è chiara la realtà insediativa sul territorio montano senza andare anche a Sauris, Ligosullo, Comeglians, Enemonzo, Socchieve, Ampezzo o a Resia con i suoi tanti insediamenti sparsi nella valle o a Chiusaforte con le sue borgate lungo la Val Raccolana. Va tenuto presente che la conformazione del territorio, l’ubicazione degli abitati e delle sorgenti di approvvigionamento hanno comportato la presenza di una molteplicità di acquedotti, a volte in uno stesso comune. Insomma, una situazione ben diversa da quella della popolosa pianura rifornita dal Cafc pompando dalla sorgente di Molin del Bosso. Ma per avere il quadro più completo occorre esaminare anche la presenza e la distribuzione degli abitanti sul territorio servito da Carniacque. Ebbene, sul territorio molto vasto servito da Carniacque la demografia langue. Infatti, nei 27 comuni della Carnia, esclusa Tolmezzo, gli abitanti sono 29 mila 776 su una superficie di 1.164,95 kmq, pari a 25,56 abitanti per kmq. Aggiungendo i 10 mila 611 abitanti e i 65,69 kmq di Tolmezzo si hanno 40 mila 387 abitanti su 1.230,64 kmq dell’intera Carnia, pari a 32,82 abitanti per kmq. Va osservato che anche il più popoloso comune di Tolmezzo presenta una dispersione degli abitanti in numerose frazioni: Illegio, Fusea, Cazzaso e Cazzaso Nuovo in quota, Caneva, Casanova, Lorenzaso, Terzo, Imponzo e Cadunea sul fondovalle. Gli otto comuni del Canal del Ferro-Valcanale hanno 12 mila 683 abitanti su una superficie di 876,79 kmq, pari a 14,47 abitanti per kmq, mentre i comuni di Bordano, Montenars, Trasaghis e Venzone fanno 6 mila 112 abitanti su una superficie di 167,62 kmq, pari a 36,46 abitanti per kmq. Complessivamente la popolazione della Carnia, del Canal del Ferro-Valcanale e dei comuni pedemontani citati fa 59 mila 795 abitanti su una superficie di 2.275,05 kmq, pari a 26,28 abitanti per kmq. I dati seppur sommariamente fin qui esposti sono sufficienti a trarre due conclusioni. La prima: la vastità, le caratteristiche del territorio e la dispersione degli insediamenti abitativi comportano costi elevati. La seconda: l’esiguo numero degli abitanti comporta poche utenze e quindi bassi ricavi, incrementabili di ben poco dalle seconde case dei non residenti. Conseguentemente, mancano i presupposti (e i numeri) per una gestione centralizzata del servizio idrico quale quella di Carniacque. È irresponsabile pensare di ridurre il divario costi/ricavi aumentando drasticamente le tariffe, indipendentemente dal momento difficile vissuto dalle famiglie, o ridurre la già bassa qualità del servizio per contenere i costi. È invece evidente che le caratteristiche del territorio e la sua demografia richiedano una gestione decentrata del servizio idrico a livello comunale o di Associazione (Unione) di Comuni, ciò anche per il principio di sussidiarietà: i problemi di un luogo trovino innanzi tutto soluzione in quel luogo, garantendo così anche la partecipazione e la responsabilità dei locali amministratori e dei cittadini e il recupero di quell’antica cultura dell’acqua propria della gente di montagna. Non c’è motivo per cui i problemi risolvibili a Forni di Sopra da quella Comunità debbano essere risolti a Tolmezzo da Carniacque o addirittura a Udine dall’Ato, considerato che nei casi di grave emergenza interviene la Protezione civile. Il vigente articolo 148, comma 5 del Dls 152/2006 già prevede per i Comuni montani con meno di 1.000 abitanti la facoltà di gestire in proprio il servizio idrico. È opportuno che le modificazioni alla legge Galli regionale prevedano l’estensione di tale facoltà a tutti i Comuni montani e l’abolizione del parere preventivo dell’Ato. Il presidente Tondo, i consiglieri Baritussio, Cacitti, Della Mea, Marsilio e Picco conoscono bene questo territorio come lo conoscono i sindaci. È tempo che i primi assumano gli opportuni provvedimenti legislativi e i secondi quelli amministrativi, non limitandosi al mugugno. Diversamente, è da ritenere che il mantenimento degli inutili Ato, Carniacque spa, relative presidenze e cda, centri di potere, sia più importante del servizio idrico adeguato al territorio, alla necessità e alla cultura della gente che lo paga. di Dario De Alti, sindaco di Cercivento; Manuele Ferrari, sindaco di Forni Avoltri; Giorgio Morocutti, sindaco di Ligosullo; Franceschino Barazzutti, già sindaco di Cavazzo Carnico; Imler Casanova, già sindaco di Ravascletto; Tita De Stalis, già sindaco di Ravascletto; Gianni Nassivera, già sindaco di Forni di Sotto
Il Gazzettino-Bl 01.07.2010 VENEZIA-MONACO Anche
Confindustria con Zaia. Bond: intervenga Fratttini «Autostrada fino a Bolzano» Bottacin sfida Durnwalder: prolunghiamo l’A27 al confine con l’Alto
Adige IL TRAFFICO PESANTE Il dibattito sul prolungamento dell’autostrada fino a Monaco, innescato dal governatore Zaia e gelato subito dal presidente altoatesino, si accende. Ora è il presidente della Provincia, Bottacin, a lanciare la provocazione: «Prolunghiamo l’A27 fino al confine con l’Alto Adige e poi deciderà quella provincia se continuare o meno. A noi interessa il problema serio dei Tir che ci attraversano e inquinano. Confindustria rincara la dose: «Quando il vicino fa finta di non capire, bisogna stanarlo». Bond: «Intervenga Frattini» L’A27 Bottacin dopo il
no di Bolzano: siamo stritolati dal traffico «Autostrada al confine» Vascellari (Confindustria): «Staniamo il vicino che non vuol capire» «Prolungare l'A27 fino al confine con il Trentino-Alto Adige. Poi decideranno loro se continuarla sul loro territorio». È la proposta del presidente della Provincia, Gianpaolo Bottacin, in risposta all'ennesimo "nein" del suo omologo di Bolzano Luis Durnwalder all'ipotesi di sbocco a nord dell'autostrada bellunese. Proposta provocatoria, per l'inquilino di Palazzo Piloni, ma non troppo. «Noi abbiamo un problema serio - dice Bottacin - legato ai mezzi pesanti che, sulla nostra terra, sono unicamente di passaggio. Vedi la situazione della Val Boite, attraversata quotidianamente da centinaia e centinaia di Tir che creano traffico e inquinamento». Se, invece, argomenta Bottacin, si potessero incanalare i camion lungo un'autostrada, il problema per Belluno verrebbe arginato. E la palla passerebbe alla Provincia Autonoma di Bolzano, costretta a trovare una soluzione per evitare l'invasione dei mezzi pesanti. Ed ecco la proposta. «Allungare l'A27 fino al confine della nostra provincia. Poi saranno gli altoatesini a scegliere dove incanalare il traffico di merci che arriva nella loro zona. Non voglio entrare in ipotesi progettuali - conclude Bottacin - la mia vuole essere una risposta politica a Durnwalder». Risposta che però piace al presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, Valentino Vascellari. «Condivido l'impostazione di Bottacin, perché quando il vicino fa finta di non capire, bisogna stanarlo». Vascellari plaude anche al rilancio di Zaia della Venezia-Monaco. «Ha affrontato il problema di petto. Il Veneto è una delle regioni più dinamiche al mondo, ma è l'unica in Italia a non avere uno sbocco a nord. E a nord ci vogliamo andare, piaccia o no all'Alto Adige. Noi industriali di Belluno, Udine e Pordenone avevamo prodotto uno studio di fattibilità per il collegamento attraverso la Mauria, da cui si evinceva che quella autostrada si sarebbe pagata negli anni con il flusso di traffico. Ovvio che ora sta alla politica, non sta a noi, decidere il percorso migliore.
Corriere delle Alpi 01.07.2010 VIABILITA’ Dario Bond: «Ci rivolgeremo a Frattini» Venezia - Monaco, Bottacin: «Arriviamo fino al nostro confine» BELLUNO. Gianpaolo Bottacin, presidente della Provincia, ipotizza il prolungamento dell’autostrada almeno fino al confine tra la provincia bellunese e quella trentina: «Poi decideranno loro dove far defluire i camion. Noi abbiamo un serio problema legato ai mezzi pesanti che, nella nostra terra, sono unicamente di passaggio», dice Bottacin. «La Val Boite è attraversata quotidianamente da centinaia e centinaia di tir che creano traffico ed inquinamento: si rende necessario trovare una soluzione al problema. La Venezia Monaco è un’opera di rilievo europeo», dice ancora il presidente, «bisogna capire cosa ne pensa la Ue, ho già chiesto a Scottà e Cancian che si informino, ma aspetto ancora una risposta». Il capogruppo regionale del Pdl, Dario Bond aggiunge: «Ci appelleremo al ministro degli Esteri Franco Frattini per perorare la causa della Venezia-Monaco. I dubbi e i veti di Durnwalder sono legittimi, ma dovrebbero anche sottostare agli interessi più generali dell’economia del Nordest e dell’Italia intera. Migliaia di aziende dell’area più produttiva del Paese non hanno uno sbocco verso Austria e Germania, tra le più grandi aree industrializzate del mondo. Il Veneto ancora oggi non ha un collegamento diretto con il Nord Europa mentre il prolungamento della A27 significherebbe l’europeizzazione piena del bellunese con effetti positivi sia per il comparto industriale che per quello turistico».
L’appello ai parlamentari bellunesi per fare pressione sull’Anas. A27: «Riunioni inutili» I sindaci: «Andate a trovare i soldi» Variante di Longarone, ora i Comuni minacciano azioni
forti Padrin e Roccon «E’ la priorità subito un incontro
per sapere la verità basta con i proclami» BELLUNO. «Sì è vero, l’Anas ci ha detto che i soldi per Longarone non ci sono mai stati», la conferma è del presidente della Provincia Gianpaolo Bottacin, ma ai sindaci interessati la notizia, insieme a quella dell’affossamento del progetto di prolungamento dell’autostrada, arriva a sorpresa e ben poco gradita. «Adesso basta, è ora di pensare a forme forti di protesta», dice deluso il sindaco di Longarone Roberto Padrin e il suo collega di Castellavazzo Franco Roccon aggiunge: «Cosa dobbiamo fare ancora per spiegare che quella variante è la priorità? Gli enti locali devono scendere in strada e bloccare l’Alemagna?». I Comuni, a questo punto, chiedono un tavolo urgente: «Ci dicano la verità». Il sospetto che i soldi per la variante non ci fossero, era forte, ma a questo punto Padrin chiede una soluzione in tempi brevi. «Abbiamo avuto pazienza e fiducia», dice il sindaco, «abbiamo aspettato che si decidesse se era più opportuno fare la variante o il prolungamento dell’autostrada. Alla fine tutti si sono focalizzati su questa seconda ipotesi, l’assessore regionale Chisso è sempre apparso molto determinato nel dire “si farà” e noi abbiamo accolto la sua strategia». Longarone ha anche partecipato alla costruzione di un percorso condiviso. Le ultime riunioni sul prolungamento dell’autostrada risalgono a un mese fa: «Siamo andati in Provincia a discuterne insieme agli altri Comuni, ci hanno chiesto di fare le osservazioni, le abbiamo fatte, ma adesso siamo alle solite. Della variante di Longarone si parla da anni», dice ancora Padrin, «ogni volta sembra di essere lì lì e poi salta tutto. A questo punto vogliamo sapere di che morte morire e se dobbiamo tenerci la statale così com’è. Cosa intendono fare i nostri parlamentari a Roma? Prendo atto con delusione che nessuno sta dimostrando la determinazione necessaria a risolvere un problema che non è solo di Longarone: tra pochi giorni», ricorda il sindaco, «ricominceranno i soliti problemi di traffico e di code chilometriche. Siamo delusi, e forse è ora di pensare a forme forti di protesta». E’ d’accordo anche Roccon: «E’ necessaria una riunione urgente tra tutti gli attori istituzionali. Dopo il Col Cavalier, ormai in cantiere, la variante di Longarone è il nodo principale di questa provincia. Non vogliamo più sentire proclami su grandi opere, in questo momento è necessario risolvere i problemi locali di questo territorio». Anche Castellavazzo ha partecipato alle riunioni sul prolungamento della A27: «Siamo sempre stati fiduciosi nell’attività della Regione e dell’assessore Chisso», dice ancora Roccon, «ma a questo punto crediamo che giunto il momento di dar corso agli accordi presi dalla Regione con gli enti locali. Vogliamo tornare al tavolo e sapere la verità. I proclami siano seguiti da azioni concrete». Bottacin torna sulle riunioni fatte in Provincia per il prolungamento della A27: «Sono state conseguenti alla delibera regionale, noi dovevamo raccogliere le osservazioni e mandarle in Regione e così abbiamo fatto. Venezia ha sempre puntato sul prolungamento dell’autostrada, ma tutti i difetti di sostenibilità finanziaria di quel progetto sono noti da tempo». Sulla variante di Longarone Bottacin aggiunge: «Sollecito i parlamentari bellunesi ad andare all’Anas a trovare i soldi».
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