Home Page
per ogni contatto  peraltrestrade@libero.it          sezione Cadore  gd-pas@libero.it

 

Home Chi siamo Novità Comunicati Stampa Rassegna Stampa Documenti Contributi Autostrada Iniziative Foto Video Statuto Contatti Links

Tesi di laurea - Cecilia Alzetta

Cosa dicono, Rassegna stampa, Varie

2003    2004    2005    2006    2007    2008    2009    2010  2011   ultime...

gennaio    febbraio    marzo    aprile    giugno    luglio    agosto    settembre    ottobre    novembre    dicembre

 

MAGGIO

Corriere delle Alpi  25.05.2010

AUTOSTRADE

La Venezia-Monaco? Prade non copi Muraro

Rilancio della Venezia-Monaco: il modo migliore per non fare niente.

Ci risiamo quando non si hanno idee si seguono quelle degli amici più vicini (dal punto di vista politico e/o geografico). E’ il caso del sindaco Prade che non avendo idee strategiche per la sua città rincorre le posizioni di Muraro, presidente della Provincia di Treviso che dice: o la Venezia - Monaco o niente. Muraro ha anche manifestato più volte la sua contrarietà al collegamento A23 - A27 come proposto dalla Regione Veneto e Regione Friuli! E’ da anni che la Provincia di Treviso lo dice all’interno della Società per l’autostrada di Alemagna nata 50 anni fa e che scade quest’anno senza avere prodotto il risultato per il quale è nata. Ma mentre è comprensibile la posizione di Muraro al quale non interessa la situazione delle viabilità bellunese ma solo collegare la sua provincia verso nord (oppure niente), è da stigmatizzare la posizione di Prade che se farà breccia fra gli amministratori bellunesi procurerà gravi danni per la città di Belluno e per l’intera provincia. E’ arcinoto, infatti, che il progetto di collegamento autostradale Venezia - Monaco, contrastato da Bolzano e Austria ed escluso dalla convenzione delle Alpi è stato abbandonato da tempo anche dallo stato Italiano e dalla Regione Veneto che ha fatto, appunto, una proposta alternativa.

Ma allora cosa può produrre questo atteggiamento servile di Prade nei confronti della bassa? Ma è evidente che se la priorità assoluta diventa la impossibile Venezia - Monaco, addio (come già sta avvenendo) a tutte le altre infrastrutture indispensabili, possibili e già unanimemente condivise dal territorio bellunese: Variante di Longarone, Rivalgo - Venas, galleria Comelico, galleria di Cadola, il ponte Visomelle - S. Fermo, le circonvallazioni di Sedico e S. Giustina, la Anzù - Busche e quindi addio alla “Superstrada” della Valbelluna. Ci ritroveremo fra qualche decennio con la Società per l’Autostrada di Allemagna ancora in vita ma con il territorio bellunese moribondo. Sindaco Prade faccia il sindaco di Belluno, faccia prima gli interessi della sua città e guardi un po’ di più a quelli dell’intera provincia di Belluno piuttosto che a quelli della provincia di Treviso che è già ampiamente tutelata sia a Venezia che a Roma. Il vero provincialista è lei che senza idee per lo sviluppo per il suo territorio e con la sola piaggeria verso il potere centralista sta portando al regresso inesorabile questa nostra città e, per il ruolo di capoluogo che ha, l’intera provincia.  Quinto Piol  Direzione Provinciale PD

 

Il Gazzettino-Bl  25.05.2010

Corona contro  Unesco e Campiello

Daniela De Donà

Lancia in resta, in nome della semplicità e della verità: «Non posso fare finta di niente e non ho il prosciutto sugli occhi». Mauro Corona se la prende con chi gira la minestra dietro ai premi letterari, punta il coltello sul marchio Unesco. «O i tir o il blasone» tuona a proposito del divieto per i pastori di transumare in Val Cellina - ora con le Dolomiti patrimonio dell'umanità - dove lasciano passare camion su camion carichi di ghiaia. «Non ce l'ho con i sindaci, ma accuso la Regione e Roma. Accuso i ministri come Pecoraro Scanio che non mi hanno mai risposto. Tutti presi forse dal ponte di Messina?».

Un Mauro Corona a 360 gradi che - come da lui affermato «si preoccupa e non si occupo di politica» - è stato presentato ieri sera al ristorante al Borgo della Famiglia Viel, da Roberto De Martin, già presidente nazionale del Cai, e Luigi Boito, presidente dell'Associazione cultura e stampa di Belluno che ha organizzato l'incontro.

Nessun pelo sulla lingua a proposito dell'esclusione dalla cinquina del Premio Campiello: «Mi avevano detto che ero finalista, di comperarmi per settembre un vestito da cerimonia. Ho registrato tutto.

Ma sono improvvido, sono un rustico. E i critici hanno cambiato idea. Avranno pensato che magari avrei preso a calci Bruno Vespa». Si scuote la testa: «Anche nel Campiello giochi di potere, niente di pulito».

Si è toccato poi il tasto della scrittura: «Pare ci sia una rivolta contro quelli che scrivono. E in numero di lettori ci ha battuto anche il Biafra. Ma se la gente preferisce lo scrivere al leggere, lasciamo che sia. Alla fine si scrive per uscire dall'inferno, per lottare contro l'oblio». Anzi, l'invito per chiunque è di prendere appunti, di fare elenchi. Qualsiasi cosa: «Chissà quanti fatti a Belluno sono scomparsi perché nessuno li ha fissati con la penna».

Si torna su una querelle non sopita: chi scrive i libri di Corona? «All'inizio mi offendevo quando sentivo girare la voce che non fossi io. Ora rispondo che è vero che non scrivo i miei libri. Me li scrive Garcia Marquez, e io scrivo i suoi». A tal proposito ricorda che a giugno uscirà un libretto con quattro favole per bambini (titolo “Il ritorno delle stagioni”) che sottolinea come sia più facile ammirare «ciò che non è più naturale ma modificato».

Si passa dalla letteratura alla scultura. E Luigi Boito lancia una proposta al Corona del legno: perché non trasmettere il sapere con le mani creando una scuola in cui bambini e ragazzi possano entrare in contatto con il sapere antico legato al togliere legno dal legno. Una scuola d'arte di cui Mauro Corona sia tutor, maestro regolarmente retribuito: Corona annuisce. L'idea, magari solo di poter insegnare ad accendere il fuoco con due bastoncini, gli garba. Ma nessun compenso «perché un mestiere che si ama lo si regala».

 

 

L’Amico del Popolo  23.05.2010

BELLUNO. Giovedì 13 maggio i sette soci fondatori (cinque Province e due Regioni) hanno firmato l’atto costitutivo

Costituita la Fondazione Dolomiti Unesco

Insediato anche il Consiglio di amministrazione formato dalle 5 Province

Undici mesi dopo la proclamazione di Siviglia, le Dolomiti Unesco hanno la loro casa comune. Giovedì13 maggio è finalmente nata, a rogito del notaio Pasquale Osnato, la Fondazione Dolomiti - Dolomiten - Dolomites – Dolomitis Unesco. Sede legale a Belluno, sedi operative in ciascuna delle 5 Province interessate, l’hanno tenuta a battesimo i 7 enti fondatori:le Province di Belluno,Bolzano, Pordenone,Trento, Udine insieme con le Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia, nel cui territorio sono situati i 9 siti montuosi “patrimonio mondiale Unesco” (su 142 mila ettari più del 40 per cento si trova in provincia di Belluno).

La Fondazione sarà il punto di riferimento per sviluppare le attività di conservazione, gestione, comunicazione e valorizzazione conseguenti a tale straordinario riconoscimento. Per ilprimo triennio la presidenza della Fondazione sarà in mano alla Provincia di Belluno. Dopo la firma dell’atto costitutivo sotto il tiro di flash e telecamere come in un set cinematografico, il presidente della Provincia di Belluno Gianpaolo Bottacin non ha nascosto «l’emozione» che deriva da questa responsabilità. «Soddisfazione per questo passo fondamentale» ha espresso l’assessore della Provincia di Bolzano Michl Laimer. Il«clima di armonia» attorno al tavolo della Fondazione è stato il registro sul quale ha posto l’accento il presidente della Provincia di Pordenone Alessandro Ciriani.«La ricerca di una strada comune» ormai avviata e «la crescita del collegio dei sostenitori» che non basta auspicare sono stati i temi richiamati dall’assessore provinciale di Trento Mauro Gilmozzi. Gli ha fatto eco il presidente di Udine, Pietro Fontanini, per sottolineare l’orgoglio di quella Provincia di sentirsi parte di un’operazione culturale di grande rilievo.

L’assessore friulano Roberto Molinaro e il suo collega veneto Marino Finozzi hanno invitato a tenere conto che per la prima volta - con Dolomiti Unesco - vengono superate «diversità ordinamentali» non indifferenti. Sì, perché - spiega il vice-presidente del nuovo Consiglio regionale veneto Matteo Toscani, che dal punto di vista bellunese ha condotto la fase post-Siviglia - «la neonata Fondazione garantirà il governo coordinato del “bene Dolomiti” sul territorio di più realtà istituzionali diverse per ordinamento. La strategia sarà quella di creare una rete di collaborazioni tra enti e territori». La Fondazione non è infatti un nuovo ente con poteri (più o meno sovraordinati) sul territorio “patrimonio dell’umanità”. È una cabina di regia in cui condividere le azioni da sviluppare per tenere le Dolomiti dentro la lista dei siti certificati Unesco. Con l’atto costitutivo insediato anche il Consiglio di amministrazione della Fondazione formato dagli assessori delegati delle 5 Province. Presentata nell’occasione un’elegante “brochure” in italiano, tedesco e inglese (a cura dell’architetto Cesare Micheletti) che aiuterà a conoscere più da vicino i sistemi e i valori di Dolomiti Unesco: «paesaggi unici al mondo, di eccezionale bellezza naturale, che possiedono un complesso di valori di importanza internazionale per le scienze della Terra», come recita la motivazione ufficiale riportata sull’ultima di copertina. Sito internet di riferimento: www.dolomiti-unesco.org.  M.B.

 

 

Corriere delle Alpi  22.05.2010

In autunno la riunione per prorogarne la durata. Muraro: «Chiederò aiuto a Zaia e Berlusconi»

Società Autostrada, avanti tutta

Prade: «La Venezia-Monaco sarebbe vitale per la nostra economia»

Ezio Franceschini

BELLUNO. Tempi brevi per la scadenza della Società per l’autostrada di Alemagna spa. La proroga della sua durata dovrà essere approvata dai soci istituzionali e privati che la compongono entro il 31 dicembre. Nella riunione del consiglio direttivo, che ieri ha visto all’Auditorium di Belluno l’approvazione del bilancio 2009, è stata concordata per l’autunno l’assemblea straordinaria dove verranno decise le sue sorti.

Il sindaco di Belluno e vicepresidente della società, Antonio Prade, è stato invitato dal sindaco di Falcade, Stefano Murer, ad avviare un giro di consultazioni tra tutti i soggetti coinvolti, specie i piccoli Comuni, per capire la loro disponibilità a sostenere il progetto di uno sbocco a nord con il completamento della Venezia-Monaco, oggi ferma a Pian di Vedoia.

I segnali per un’ulteriore proroga della scadenza appaiono comunque confortanti, almeno stando alle dichiarazioni di intenti dei diversi soggetti, sia istituzionali che privati, che hanno partecipato ieri mattina alla riunione, sebbene per buona parte in forma di delega, come il presidente della Provincia di Treviso, Leonardo Muraro, assente all’appuntamento, ma convinto sostenitore della società, nata nel dicembre del 1960, nella quale ha dichiarato di volere rientrare anche la Provincia di Venezia, dopo il cambio al vertice politico dell’ente con il successo della Lega. «La Provincia di Treviso ha sempre creduto nel rilancio della società, composta da un azionariato fatto di istituzioni e enti locali trevigiani, bellunesi e veneziani», spiega Muraro. «Intendo nei prossimi giorni, in qualità di presidente di questa società, scrivere al governatore del Veneto, Luca Zaia, e al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, affinchè sostengano l’avanzamento del progetto e ci aiutino, a livello nazionale come internazionale, a superare tutte le questioni, anche finanziarie, per dare così il via libera alla Venezia-Monaco. La Regione, in particolare, potrebbe finanziare la progettazione dell’opera infrastrutturale, dando così poi il via al passo successivo. In questo momento di crisi, le nostre aziende e i nostri cittadini meritano un sistema di infrastrutture adeguato che riduca le distanze soprattutto a livello europeo, a cominciare dalla Germania».

Altro segnale considerato positivo sotto il profilo delle sinergie necessarie al mantenimento della società, che conta una ventina di soci e il cui capitale sociale ammonta a 312.000 euro, è l’adesione da parte di Confindustria Belluno, che va così a rinforzare le fila dei privati con la Camera di Commercio (c’è anche quella di Pordenone), Confartigianato, Bim, Cariverona, Aci e altre realtà del territorio, non solo bellunese.

Via libera ufficiale alla riunione decisiva anche dalla Regione e dalle Province di Padova e Belluno, mentre anche i Comuni defilati dal possibile tracciato del nuovo tratto autostradale, come Cencenighe, con il sindaco Mauro Soppelsa, sottolineano la bontà del progetto aldilà di ogni campanilismo.

Per il vicepresidente della società, Antonio Prade, «è un’opera importante che si giustifica anche al di fuori degli interessi bellunesi per la sua valenza commerciale globale. Sotto il profilo locale è un momento in cui l’Est Europa è diventato uno dei nostri maggiori referenti sia commerciali che turistici. E’chiaro che uno sbocco a nord per noi, tanto più in um momento di crisi, dove il pubblico ha il dovere di trainare il privato, ci farebbe diventare più competitivi».

 

 

Il Gazzettino-Bl  22.05.2010

Alemagna Spa

Muraro: «Via libera alla Venezia-Monaco»

Prorogare la vita della società (la scadenza è al 31 dicembre 2010) e ottenere il via libera per la Venezia-Monaco. Questa la proposta di Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso e presidente della società autostradale Alemagna Spa, all’assemblea della società stessa, svoltasi all’auditorium di Belluno ieri mattina. Una proposta che è stata accolta con interesse da tutti i soci. Nel corso dell’incontro è stato anche approvato il bilancio di esercizio relativo al 2009. (I.T.)

 

 

La Vita Cattolica  22.05.2010

Dolomiti

C’è la fondazione Unesco

E’ stato firmato il 13 maggio nel palazzo della Provincia di Belluno l'atto costitutivo della  fondazione «Dolomiti Unesco», l'organo che avrà il compito di gestire, tutelare e valorizzare il complesso montuoso divenuto patrimonio dell'umanità. Lo statuto (composto da 17 articoli che dettagliano scopi e funzionamento della fondazione) è stato siglato dai soci fondatori e cioè le cinque province dolomitiche e le regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia che, all'unisono, hanno parlato di «giornata storica» per i territori attraversati dalle Dolomiti.

Per la Regione c'era l'assessore alla Cultura, Roberto Molinaro, per la Provincia di Udine il presidente, Pietro Fontanini, e l'assessore alla Montagna, Ottorino Faleschini.

I compiti della Fondazione si riassumono in tre punti: conservazione, valorizzazione e promozione (attraverso adeguate azioni di comunicazione) del patrimonio Dolomiti. Tutto questo, coordinandosi con le due regioni e le cinque province.

Secondo l'assessore Molinaro «siamo di fronte anche a una sfida culturale, perché la Fondazione dovrà essere capace di coniugare la conservazione con lo sviluppo di queste montagne».

Presidenza e sede della Fondazione sono inizialmente in capo alla Provincia di Belluno, per poi seguire un principio di rotazione triennale, in ordine alfabetico, tra le province. Lo statuto prevede anche l'ingresso di altri soci - enti o privati - in qualità di sostenitori. La Fondazione parte comunque con un patrimonio iniziale di 70 mila euro conferito dagli enti fondatori. Il fondo dovrà però essere rimpinguato, poiché il piano economico prevede spese di gestione pari a 600 mila euro per i primi tre anni.

 

 

Tolmezzo

Impegno per la ferrovia

Il centesimo anniversario della costruzione della ferrovia Carnia-Tolmezzo-Villa Santina, celebrato sabato 8 maggio nel capoluogo carnico con l'inaugurazione di una mostra fotografica organizzata dall'Associazione ferrovia turistico museale Carnia-Tolmezzo e visitabile fino a123 maggio, ha portato bene a questo sodalizio.

Infatti, nel suo intervento di saluto, il presidente della Regione, Renzo Tondo, ha manifestato il suo impegno diretto affinché la tratta ferroviaria in questione, oggi di proprietà del Cosint (Consorzio per lo sviluppo industriale di Tolmezzo) venga definitivamente ripristinata e completata come da tempo chiede l'associazione presieduta da Franco Montanaro.

A questo riguardo ha espresso piena soddisfazione anche il consigliere regionale di Cittadini-Libertà civica Piero Colussi, che ancora lo scorso 12 gennaio aveva presentato un'interpellanza alla Giunta per sollecitare una presa di posizione circa la volontà del Cosint di procedere allo smantellamento dell'impianto, realizzato a suo tempo con cospicui fondi regionali per servire da collegamento con la zona industriale del medio Tagliamento e, in particolare, con la Cartiera di Tolmezzo.

«In questo modo - ha sottolineato Colussi - potrà concretizzarsi il progetto a lungo inseguito dall'associazione di utilizzare a fini turistici quella tratta ferroviaria con l'impiego di locomotive e carrozze di valenza storica così come già avviene, con successo, sia in Slovenia che in Carinzia».

 

 

Carta Estnord  20.05.2010

Salzano: «Federalismo demaniale, ovvero la privatizzazione dei beni comuni»

di Giulio Todescan

«La manovra è chiarissima: prima si sono impoveriti i comuni, si sono tagliate le loro finanze, si sono ridotti al minimo i trasferimenti dallo Stato ai comuni, e contemporaneamente sono aumentati i compiti degli enti locali. Poi è stata data loro la possibilità di trasformare l'urbanizzazione in soldi, consentendo di destinare i fondi derivanti dagli oneri di urbanizzazione non per realizzare le opere di urbanizzazione, ma per coprire le spese correnti. In questo modo si sono incentivati negli ultimi anni i comuni a rendere edificabili sempre più aree, per poter fare cassa». Il terzo atto, secondo Eddy Salzano, decano degli urbanisti italiani e impegnato in prima linea nella difesa dei beni comuni, è stato servito su un piatto d'argento ieri, con l'approvazione del «federalismo demaniale», da parte della commissione parlamentare ad hoc.

«I comuni continuano ad essere poverissimi, perché gli oneri di urbanizzazione sono molto bassi, e così oggi, visto che si vuole privatizzare tutto quello che è privatizzabile, dalle spiagge alle sorgenti, si cedono questi beni ai comuni perché li valorizzino economicamente, e quindi le cedano ai privati». Dietro il federalismo sbandierato dalla quasi totalità del parlamento, una gigantesca operazione di trasferimento di beni materiali. Ma anche di potere politico, che viene «ceduto» dallo Stato centrale: «Il senso dell'operazione – continua Salzano – è trasferire poteri dai luoghi più forti della Repubblica ai luoghi più deboli, come sono oggi i comuni, perché la privatizzazione possa passare più facilmente»

Il passaggio verso la privatizzazione non è però così netto: la gestione dei beni rimarrà agli enti pubblici.

«Alcuni si potranno vendere subito, per altri il processo di sdemanializzazione sarà più lungo. Ma scommetto che col tempo si renderà tutto più facile. Il punto centrale è che il testo approvato consente ai comuni di fare varianti urbanistiche sui beni già demaniali, aprendo la strada a enormi speculazioni edilizie. Quello che fa impressione è che il consenso è stato larghissimo: Di Pietro ha votato a favore, il Pd si è astenuto di malavoglia, molti avrebbero preferito votare a favore».

Il passaggio agli enti locali non interesserà tutto il patrimonio statale.

«Hanno lasciato fuori le attrezzature militari, ma andranno probabilmente in gestione alla società Difesa Spa, lo stesso ministro La Russa ha già detto che andranno privatizzate. Se i comuni le daranno in gestione ai privati in cambio avranno un pezzettino della torta».

Anche da sinistra, però, si è parlato di un aspetto positivo del federalismo demaniale: ad un convegno organizzato a Vicenza nel 2008, ad esempio, l'ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari e quello di Vicenza Achille Variati proposero un'iniziativa per favorire il diritto di prelazione dei comuni sulle aree demaniali statali, che spesso si trovano in zone strategiche delle città.

«Non mi stupisce affatto: Cacciari ha promosso per primo la commercializzazione dei terreni di Tessera City, su questo sono tutti d'accordo, è una decisione bipartisan».

Nel concreto quali potrebbero essere le aree che faranno più gola ai privati, in Veneto e nel nord est?

«Pensiamo solo alle caserme: una gigantesca risorsa per le città, pensiamo cosa possono essere per Udine, per Gorizia, per Venezia, per Padova. Sono punti centrali della città, dove fra l'altro c'è più carenza di servizi pubblici. Forte Marghera, ai limiti della laguna fra Mestre e Marghera, è un esempio classico: può essere utilizzato a fini sociali, come si sta facendo fra mille difficoltà adesso, o mercificato, trasformato in beni di lusso, come già si è ipotizzato negli anni scorsi».

L'altra notizia della settimana è la bocciatura della candidatura veneziana per ospitare le Olimpiadi del 2020, in favore di Roma: una candidatura a cui lei si era opposto fin da subito.

«Per fortuna si sono scampate le Olimpiadi a Venezia. A Roma il progetto è meno impattante, a Venezia sarebbe stato distruttivo. Siamo riusciti a bloccare l'Expo ai tempi di De Michelis: insorse la città, l'Europa e il parlamento italiano, di fronte all'ipotesi di travolgere Venezia con ulteriori masse di turisti. Le Olimpiadi avrebbero lo stesso effetto, e sarebbe una spinta verso un'ulteriore spettacolarizzazione dello sport, quando c'è grande fame per piccoli impianti sul territorio. Con le Olimpiadi si sarebbero incentivate operazioni di grande valorizzazione immobiliare come Tessera City, la cementificazione del Lido, la metropolitana sublagunare. L'opposizione, a differenza di vent'anni fa, questa volta non si è mossa. Di fatto non c'è più, i comitati e le associazioni sono troppo piccoli, divisi e fragili».

Alcuni mesi fa si è costituita però la rete dei comitati e delle associazioni per la difesa del territorio del Veneto, da lei presieduta.

«E' un lavoro faticoso: siamo molto impegnati con la campagna contro la privatizzazione dell'acqua, fra poco poi si aprirà anche la vertenza contro il nucleare. L'impegno in grandi battaglie nazionali si aggiunge al fatto che ognuno ha il suo problema locale a cui badare: le risorse sono poche, la lotta è difficile. Bisogna avere molta pazienza, lavorare molto e guardare ai tempi lunghi».

 

 

Il Gazzettino-Ud  20.05.2010

CARNIA

La ferrovia storica: sul futuro le prime proposte alternative

TOLMEZZO - (d.z.) Ed ora cosa si farà della tratta ferroviaria Carnia-Tolmezzo? Note sono le richieste di due associazioni per un suo recupero a scopi turistico-museali, ma il vice-presidente del Cosint, ente proprietario delle rotaie, Furio Ramani, dopo aver chiarito la vicenda giudiziaria, fa chiarezza anche su questo: «Occorrerebbero, al Cosint, minimo 300mila euro di soli interventi urgenti di messa in sicurezza più altre centinaia di migliaia per le manutenzioni annuali e sarebbe impensabile per un trenino turistico che farebbe al massimo una corsa a settimana. Personalmente – precisa – vedrei la creazione di una pista ciclabile, da affiancare al cablaggio della banda larga già ultimato ed alla condotta di pompaggio dei reflui di Amaro che verrà realizzata a breve». Eppure proprio nei giorni scorsi il consigliere regionale dei Cittadini Piero Colussi ha dato notizia che il presidente della Regione Renzo Tondo, «ha manifestato il suo impegno diretto affinché la ferrovia venga definitivamente ripristinata e completata come da tempo chiede l'associazione Ferrovia turistico museale Tolmezzo-Carnia».

 

 

Corriere delle Alpi  20.05.2010

«Ora date i Mondiali a Cortina»

Dario Bond chiede una compensazione dopo che il Coni ha bocciato la candidatura olimpica di Venezia 2020

«Il ministro Bossi se ne farà garante insieme a Galan»

Cortina. Persa la candidatura di Venezia per le Olimpiadi 2020, il Veneto deve puntare ora ai campionati mondiali di sci del 2015 sostenendo con forza Cortina nei confronti delle concorrenti Saint Moritz (Svizzera) e Vail (Usa). Questa la posizione del capogruppo del Pdl in consiglio regionale, Dario Bond, di fronte alla scelta della giunta del Coni di preferire Roma al capoluogo veneto come candidatura italiana per i Giochi 2020. «Evidentemente», commenta Bond, «i romani hanno messo in campo finanziamenti e squadre più consistenti, ma anche più vicine ai palazzi che contano». Ma ora, sottolinea Bond, il Veneto deve guardare avanti, alla sfida tra Cortina, St. Moritz e Vail. «I mondiali di sci 2015», ribadisce il capogruppo veneto del Popolo della libertà, «li vogliamo a Cortina quale occasione per tutto il Veneto. Ce l’ha promesso il ministro Bossi come contropartita per la mancata candidatura di Venezia e si farà garante delle nostre richieste presso il governo nazionale il ministro Galan. I mondiali di sci», osserva Bond, «sono previsti nello stesso anno dell’Expo di Milano e possono diventare un volano strategico per il Lombardo-Veneto. L’occasione sportiva a Cortina va pensata come l’occasione per tutta la regione di sviluppare infrastrutture a partire proprio da Venezia: penso al progetto Tessera e, per il Bellunese, al rinnovamento della linea ferroviaria da Conegliano verso Calalzo e Cortina e al proseguimento dell’A27 da Pian di Vedoia a Macchietto, alle grandi promesse come la terza corsia dell’A4 tra Venezia e Trieste, all’alta velocità ferroviaria e a tutto il sistema portuale dell’Alto Adriatico. La fortissima squadra che il Veneto è riuscito ad aggregare per sostenere la candidatura di Venezia ha mancato il bersaglio non certo per demerito», conclude Bond, «anzi su come è stata condotta la gara “contro Venezia” c’è molto da ridire e lo diremo. Ora quella stessa squadra non lasci Cortina da sola nella sua difficile battaglia, ma si riorganizzi pensando sempre al sistema-Veneto; solo così aumenteranno le possibilità di vittoria». (a.s.)

 

 

Lettere

PATRIMONIO UNESCO La gente chiede azioni concrete

La parola «patrimonio» nel senso comune indica un insieme di oggetti, di conoscenze e di ricordi che hanno una qualche importanza preferenziale per un individuo o per un gruppo. Un fotografia in bianco e nero, qualche gioiello di famiglia, i racconti dei nonni possono essere considerati dei piccoli tesori, dei possedimenti irrinunciabili, ma lo sono anche le meraviglie del mondo, come le montagne o il mare, le rovine archeologiche o gli edifici del passato. Questo capitale deriva il suo pregio dai valori sia culturali sia spirituali che gli vengono riconosciuti: questi «beni patrimoniali» ci regalano l’impressione di essere lì per noi, per farsi ammirare, perché ne possiamo godere e sentirci più soddisfatti. Il patrimonio e l’eredità di un popolo in questa visione del senso comune sono proprio il principio, la fonte, le «radici» che plasmano e conducono l’essere umano a essere quello che è nella vita sociale. Il passato e le tradizioni di una nazione sono delle risorse che danno forma e garantiscono una bussola per la vita sociale e le decisioni politiche locali e nazionali.

In questo senso il patrimonio non è solo fonte di ispirazione, «radice» di una soggettività ma è in un certo senso il frutto, il prodotto di una scelta di accogliere una tradizione, un’eredità: il patrimonio in parte ci deriva da coloro che ci precedono, è la dote e l’eredità che dai padri muove verso i figli ma in parte è la scelta dei figli che vanno incontro ai padri e i maestri che preferiscono.

Il valore del progetto politico Dolomiti Patrimonio dell’Umanità va quindi nel senso di tutelare e valorizzare le più belle montagne del Mondo riconoscendole come luogo di straordinaria bellezza naturale e culturale, considerate come parte integrante sia del contesto in cui le Dolomiti sono inserite sia delle persone che le abitano. Un grande patrimonio, quello del vivere la montagna e in montagna, che va difeso e messo ai primi punti dell’agenda della nuova Fondazione Unesco per garantire in prospettiva non tanto la sopravvivenza ma la dignità morale e sociale di chi quotidianamente si scontra con difficoltà e problemi. Servizi scolastici, sanitari, viari e così via, devono essere considerati non solo prioritari, ma funzionali alla stessa valorizzazione turistica.

Da qui si deve partire, per tradurre in azioni concrete queste necessità, per ridare dignità e rispetto al territorio e alla gente che lo abita, affinché questa importante occasione non si traduca in una nuova illusione ma in progetti concreti, tangibili e condivisi con chi quotidianamente presidia questi luoghi a vantaggio della nostra storia e del nostro futuro che essi rappresentano.  Nicola Castellaz

 

 

Corriere delle Alpi  19.05.2010

Il consigliere bellunese a colloquio con il ministro: «Servirà una cornice di interventi infrastrutturali»

«Niente Olimpiadi? Dateci i mondiali»

Bond chiede una compensazione per il Veneto: «Aiutate Cortina»

Francesco dal Mas

Venezia. Mors tua, vita mea? Proprio così, per Venezia 2020 e Cortina 2015, a margine del vertice in Regione tra il ministro delle riforme Umberto Bossi, il governatore Luca Zaia, il capogruppo del Pdl, Dario Bond, e quello della Lega, Canar. Si è discusso della candidatura di Venezia ai Giochi olimpici del 2020 e Bossi ha assicurato a Zaia il suo impegno. Bossi che ha chiesto a Bond se Berlusconi fosse stato fatto partecipe delle attese di Venezia e dei veneti. Bond ha risposto di sì, ma ha anche chiesto a Bossi un supplemento di pressing.

«Se Venezia dovesse perdere, Quanto meno ci dovrà essere una compensazione». Anzi, due potrebbe risultare le compensazioni. La prima: un coinvolgimento diretto di Venezia e del Veneto nelle manifestazioni dell’Expo. Ma soprattutto i mondiali di sci a Cortina, nel 2015. Un evento sportivo importante, ma che dovrà avere ricadute di sviluppo analogamente al programma delle Olimpiadi del 2020. Per Bond, insomma, non sarebbe sufficiente assicurare a Cortina la candidatura. Sarebbe indispensabile una cornice di interventi infrastrutturali, a partire da Venezia stessa. Magari quella direttrice ferroviaria ipotizzata a suo tempo da Galan, con il rinnovamento della linea da Conegliano verso Ponte e Calalzo e da qui a Cortina. O, ancora, un’accelerazione del proseguimento dell’A27 da pian di Vedoia a Macchietto.
 Bond, insomma, rilancia in alto, molto in alto, il rimbalzo di un’eventuale perdita della candidatura 2020. Bossi si è incontrato con Zaia, Bond, Caner, il segretario del Carroccio, Gobbo, prima di partecipare, nel salone di Palazzo Balbi, all’incontro con i vertici politico-amministrativi del Veneto. Per la provincia di Belluno c’erano, fra gli altri, il vicepresidente del consiglio Matteo Toscani, il presidente della Provincia, Giampaolo Bottacin, il consigliere regionale del Pd, Sergio Reolon. Tra Reolon e Bottacin c’è stata anche una stretta di mano, al limite della cordialità. Numerose le strette di mano tra europarlamentari e consiglieri regionali della Lega con Reolon. Il quale poi ha commentato: «Con loro, per la verità, ho un rapporto molto bello». L’assessore Manzato è arrivato a chiosare, di fronte a Bottacin: «Reolon sì che aveva una profonda conoscenza del territorio». «Io, però», gli ha replicato sorridendo il presidente della Provincia. «sono stato un grande capogruppo in consiglio regionale».

Questo prima dell’intervento di Bossi, a conclusione del quale il rappresentante della sinistra («siamo in due del Pd e mi dispiace che altri abbiano disertato l’incontro col ministro»), ha criticato l’assunzione d’impegno dello stesso Bossi: «Troppo debole sia per le Olimpiadi, che per le misure anticrisi e il federalismo». Olimpiadi che, se assegnate a Roma, «non possono avere quale unica compensazione, i mondiali di sci a Cortina». Che, in ogni caso, sarebbero i benvenuti.

 

 

Lettere

VIABILITA’

Il diverso trattamento tra Cortina e Calalzo

SULLA tangenziale di Cortina il consiglio comunale prima si spacca a metà, poi l’opposizione si dichiara possibilista in presenza di opere complementari, infine si rimanda ogni decisione in più ristretti incontri

Esiste quindi una progettualità concreta oltre che dialettica su come raggiungere il più velocemente Cortina, la perla delle Dolomiti. Che si potrebbe raggiungere anche con il suo terminal ferroviario di Calalzo. Un importante fine corsa per tanti treni che servono l’intero centro Cadore. Ma Calalzo ha una stazione da terzo mondo, dove è stata soppressa l’unica sala d’attesa per cui l’ospite che desidera visitare o partire dal Cadore deve sostare in corridoio, su una sgangherata e promiscua panca in legno

Credo che lo sviluppo economico e civile di una regione o parte di essa debba essere omogeneo e procedere di pari passo con le innovazioni. Tutti criticano il faraonico progetto di ponte sullo stretto di Messina ben sapendo che in tanti paesi della Calabria e della Sicilia l’acqua corrente non è disponibile in certe ore della giornata. Mentre le ferrovie locali viaggiano spesso su un unico binario. Da un lato la tecnologia più sofisticata. Dall’altro l’arretratezza più evidente. Mille chilometri più in alto si replica l’assurdo. Le zone montane ricche come Cortina e la valle del Boite dovrebbero essere servite da autostrade, superstrade, aeroporti per la gioia di pochi vip e l’appetito di molti affaristi immobiliari. Le aree meno qualificate come Calalzo, Auronzo, Lorenzago Pelos, Sappada non sono più raggiungibili in tarda serata. difettando il terminal di Calalzo di mezzi, strutture, logistica e buon senso.

Allora un sospetto è legittimo. Le grandi opere stuzzicano l’appetito finanziario dei potenti gruppi aziendali privati. La logistica ferroviaria che serve le classi più deboli della società non esprime business e viene lasciata alle spietate leggi della domanda e dell’offerta. Il nuovo assessore regionale ai trasporti dovrebbe dire la sua. Non in politichese ma con reali cifre alla mano. Per spiegare che è giusto ipotizzare una tangenziale a Cortina mentre il poveraccio che arriva a Calalzo in una tarda domenica con la neve e che deve proseguire il suo viaggio si deve arrangiare. Perché alla stazione di Calalzo trova il deserto dei Tartari. Nemmeno un elenco telefonico per chiedere aiuto.  Oscar De Gaspari

 

 

Terra Nordest  18.05.2010

Dolomiti Dopo tanti appelli cinque Province e le Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia hanno trovato l’intesa

Finalmente la Fondazione

di Giannandrea Mencini

E alla fine è nata. Dopo unalunga attesa, dopo vari appelli da parte di alcuni autorevoli Ministri e dello stesso

Presidente della Repubblica Napolitano, i responsabili di cinque  Province del Nordest e delle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia hanno firmato la costituzione della Fondazione Dolomiti-Unesco.

Scopo della Fondazione è quello di contribuire a uno sviluppo conservativo e durevole del patrimonio mondiale Unesco Dolomiti.

Ha sede legale e fiscale in provincia di Belluno per i primi 3 anni (in seguito, sempre per mandati di 3 anni, a Bolzano e poi nelle altre province) ed è dotata di 5 sedi operative in ciascuna delle province coinvolte.

L’atto costitutivo è stato firmato a Belluno presso Palazzo Piloni giovedì 13 maggio e hanno firmato tutti i soci fondatori: l’assessore regionale veneto al Turismo (con delega alla provincia di Belluno) Marino Finozzi; per la Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia era presente l’assessore alla Cultura, Roberto Molinaro. In rappresentanza delle cinque Province erano presenti: il presidente bellunese, Gianpaolo Bottacin e l’assessore all’Unesco, Matteo Toscani; per Bolzano ha posto la propria firma l’assessore di competenza, Michl Laimer, mentre per Trento si è presentato l’assessore Mauro Gilmozzi. Dalla Provincia di Udine sono giunti il presidente Pietro Fontanini, accompagnato dall’assessore Ottorino Faleschini; da Pordenone hanno invece presenziato il presidente Alessandro Siriani e l’assessore Giuseppe Verdichizzi. Un momento storico per la montagna triveneta.

Si aprono così nuove prospettive sia nel campo turistico, ma di un turismo consapevole e sostenibile, e sia nel campo economico, ma di una economia che interagisca in modo sostenibile con lo straordinario patrimonio ambientale rappresentato dalle Dolomiti.

Ora le autorità istituzionali, attraverso la Fondazione, avranno un compito molto importante, dovranno costruire il piano di gestione che dovrà essere approvato a giugno del prossimo anno dalla Commissione dell’Unesco.

Un piano di gestione che dovrà conciliare le non poche aspettative economiche di queste aree montane con l’esigenza di preservare e tutelare questa ricchezza ambientale inestimabile rappresentata dalla montagna dolomitica.

Un piano di gestione che dovrà essere aperto e partecipato a tutte quelle numerose realtà istituzionali (comuni, parchi) e associative (Cai, Mountain Wilderness) che da mesi chiedono un coinvolgimento delle proprie realtà per creare una sinergia forte e condivisa per il rilancio anche economico della montagna. Il prossimo consiglio di amministrazione sarà, sempre a Belluno, il 31 maggio 2010 e in quella data verrà discussa la scelta del segretario della Fondazione e si parlerà delle nomine dei coordinatori dei gruppi di lavoro dei vari assi strategici che interessano le Dolomiti. Interessante infine evidenziare che la Fondazione Dolomiti Unesco per la prima volta in Italia unisce enti tra loro molto diversi come regioni a statuto speciale con regioni ordinarie e province ordinarie e a statuto speciale e dovrà avere la capacità di cercare collaborazioni con le istituzioni internazionali, comunitarie, nazionali, regionali e locali. Buon lavoro.

 

 

Il Gazzettino  16.05.2010

Giuseppe Pietrobelli

Le montagne "in vendita"

Anche le vette dolomitiche nell’elenco dei beni che lo Stato alienerà col "federalismo demaniale". E che possono essere ceduti ai privati

La cima di montagne come il Cristallo, le Tofane e la Croda Rossa a Cortina, quotate poche decine di migliaia di euro. Terreni ex fluviali e arenili, dal Lido di Venezia a Sottomarina. Caserme militari e una base segretissima come la Pluto di Longare, che ospitò le testate nucleari americane. Perfino un faro a Venezia che vale 2.798 euro. C’è di tutto nell’elenco dei "beni disponibili" del Demanio statale in Veneto che potranno essere acquisiti (gratuitamente) da Comuni, Province e Regione, grazie al "federalismo demaniale". Ma in teoria potrebbero essere rivenduti ai privati. Perfino le montagne. Tra parentesi il valore d’inventario in euro.

DUEMILA BENI. In totale i beni censiti in Veneto sono 1.846, così suddivisi per province: 138 a Belluno, 163 a Padova, 103 a Rovigo, 351 a Treviso, 607 a Venezia, 145 a Vicenza, 259 a Verona.

MONTAGNE BELLUNESI. Cime in vendita, sotto forma di terreni. Come il Monte Cristallo (259.000 euro), Croda del Becco (12.000), Croda Rossa-Pomagagnon (26.000), Faloria (22.000), Falzarego-Cinque Torri (22.000), Tofane e Monte Rocchetta (175 mila euro). Ma anche il piazzale della stazione a Cortina (258.000) o il terreno ex-Sade (3.000.000). A Belluno la caserma "Fantuzzi" (9. 384.000).

IL NAVIGLIO A PADOVA. I pezzi più pregiati nel Padovano sono il poligono di tiro di Praglia (1.190.000) e l’ex cava Masina a Sant’Urbano (1.079.000). Ma ci sono anche canoniche a Veggiano e Brugine (158.000 ciascuna), un ex accampamento a Pontevigodarzere (622.000), l’ex Canale Naviglio a Padova (686.000), l’ex Poligono di Piove di Sacco (185.000), ad Albignasego l’ex Polveriera Villa Osti (853.000).

IL CAMPO DI GOLF DI ALBARELLA. Spiccano a Rovigo il campo da golf di Albarella (l’isola dei Marcegaglia) che vale 4.650.000 euro, e l’ex base missilistica di Ceneselli (2.813.000).

SILE E CASERME A TREVISO. La caserma "Salsa" a Santa Maria del Rovere, a due passi dal centro, è il pezzo di maggior valore (12.959.000). Di pregio anche la caserma "Maset" a Codognè (3.310.000), la caserma "Zanusso" a Oderzo (3.850.000) e la polveriera di Santa Bona a Treviso (591.000). A Casacorba di Vedelago il Parco del Sile (628.000).

I FORTI DI VENEZIA. Adesso sappiamo quanto vale il formidabile sistema difensivo di Venezia. Tra i beni alienabili troviamo la caserma d'artiglieria Pepe al Lido (24.477.000), l’ospedale militare della Marina ex monastero di Sant’Anna (8.747.000), l’ex monastero di Santa Croce alle Zattere (1.954.000), l’ex caserma di Cavalleria San Nicolò al Lido (1.719.000), l’ex Forte Morosini agli Alberoni (1.936.000), la polveriera Amalfi a Punta Sabbioni (4.253.000), il forte Ca’Roman di Pellestrina (1.090.000), l’ex caserma della Finanza a Sant’Erasmo (129.000), l’ex forte (363.000) e il terreno (2.826.000) di San Giuliano, l’ex batteria Penzo di Sottomarina (1.893.000), l’ex batteria di Murano (502.000), l’ex forte di Sant’Erasmo (6.937.000), l’ex batteria Rocchetta al Lido (5.765.000), l’ex batteria Emo al Lido (8.152.000).

L’ARENILE DEGLI ALBERONI. Lo Stato è pronto a lasciare anche gli ex alloggi dei Monopoli di Stato alle Zattere (1.773.000), l’arenile degli Alberoni (1.456.000), terreni agricoli a Punta Sabbioni (3.075.000), le "casse di colmata" a Malcontenta (1.397.000) e quelle di Mira (11.456.000). Imponente il patrimonio a Chioggia: i magazzini ai Saloni (1.703.000), l’isola dei Cantieri (713.000), l’isola dell’Unione (1.887.000), fabbricati in via della Fossetta (2.614.000) e tantissimi terreni in Valli (2.000.000).

TESTATE NUCLEARI. In provincia di Vicenza, a Longare, sarà ceduto il misteriosissimo "Sito Pluto", ricavato dentro caverne naturali, dove gli americani tenevano un deposito di testate nucleari (5.582.000 euro). A Bassano la caserma Monte Grappa (6.010.000). A Schio un rifugio antiareo sotto il castello di Schio. Chi volesse comperarlo può considerare il valore d’inventario di 25.375 euro.

 

 

AltoFriuli  15.05.2010

Ex ferrovia Carnia-Tolmzzo: la verià del Cosint

di David Zanirato

“La Guardia di Finanza ha ultimato i suoi accertamenti ad inizio 2010, la pratica è stata archiviata”. A parlare, cercando di sgombrare il campo dalle annose polemiche sui lavori di recupero della tratta è Furio Ramani, vice-presidente del Consorzio.

“La Guardia di Finanza ha ultimato i suoi accertamenti ad inizio 2010, formulando in due anni di indagini 400 pagine di osservazioni, come Cosint abbia opposto ricorso a tutte ed abbiamo vinto, la pratica è stata archiviata”. A parlare, cercando di sgombrare il campo dalle annose polemiche sui lavori di recupero della tratta ferroviaria Carnia-Tolmezzo, è Furio Ramani, vice-presidente del Consorzio per lo sviluppo industriale di Tolmezzo, che interviene facendo chiarezza sulla querelle delle rotaie dismesse e dell’ex scalo tolmezzino divenuto panificio.

“Dopo lo stop al transito dei treni lungo questa tratta, avvenuto definitivamente negli anni ’90 – ha spiegato Ramani – nel 2000 si è iniziato a progettare gli interventi di recupero e messa in sicurezza delle rotaie, interventi pensati in 3 lotti diversi; il primo di questi, che ha interessato il tronco più a sud, aveva avuto 2 miliardi 300 milioni delle vecchie lire (1 milione 800 mila euro circa) di finanziamento ed è stato completato nel 2002 con un risparmio di 700 milioni di lire, poi utilizzati per altri interventi sempre nel nucleo industriale di Tolmezzo; a seguire – prosegue il vice-presidente - la Regione aveva concesso al Cosint altri 1.400.000 euro per il 2° e 3° lotto, ma nel 2003 in una riunione in Comunità montana con amministratori locali, politici e rappresentanti di categoria è emersa la notizia che la società Ferrovie dello Stato aveva rifatto il piano nazionale della rete e Stazione Carnia non figurava più come scalo, quindi con decisione unanime dei presenti era stato deciso lo stop al proseguimento dei lavori per l’ammodernamento della ferrovia che sarebbero diventati vani”.

Ed ecco che il Cosint, onde non perdere quei contributi, chiede alla Regione di deviare i fondi per un progetto di cablaggio con banda larga delle tre zone industriali di Tolmezzo, Amaro, Villa Santina (progetto ultimato la cui entrata in servizio si deciderà a breve con un bando, ndr). “Nel frattempo in Procura è stato depositato un esposto-denuncia – prosegue ancora Ramani – e la Guardia di Finanza nel 2008 ha iniziato a controllare il tutto dalla A alla Z, tutte le osservazioni sono state respinte ed i ricorsi sono stati vinti dal Cosint, per un ammontare di spese legali pari a 200 mila euro”.

Ramani chiarisce anche la storia dell’ex scalo ferroviario, nel quale è stato negli anni scorsi realizzato un fabbricato industriale concesso in affitto: “Quei lavori sono stati fatti nel 2003, quando ormai si era deciso che la ferrovia non veniva più ripristinata – specifica Ramani – il terreno era del resto di proprietà del Cosint che ha costruito il capannone; questo stabile, regolarmente concesso ai prezzi di mercato, è stato dato in affitto negli scorsi anni ad una attività di panificio, gestita da Paolo Cucchiaro, che nel frattempo si è diventato Presidente del Cosint, ma tutto alla luce del sole”.

IL FUTURO Ed ora cosa si farà della tratta ferrovia Carnia-Tolmezzo? Note sono le richieste di due associazioni per un recupero a scopi turistico-museali della tratta, ma il vice-presidente del Cosint, ente proprietario delle rotaie, Furio Ramani, dopo aver chiarito la vicenda giudiziaria, fa chiarezza anche su questo: “per esaudire queste richieste al Cosint occorrerebbero minimo 300 mila euro di soli interventi urgenti di messa in sicurezza più altre centinaia di migliaia di euro per le manutenzioni annuali e sarebbe impensabile per un trenino turistico che farebbe al massimo una corsa a settimana. Il mio parere personale, ma non è la posizione ufficiale del Cosint – precisa – sarebbe la creazione di una pista ciclabile, da affiancare al cablaggio della banda larga già ultimato ed alla condotta di pompaggio dei reflui di Amaro che verrà realizzata a breve”.

Eppure proprio nei giorni scorsi in un comunicato il consigliere regionale di Cittadini-Libertà Civica Piero Colussi da notizia che il presidente della Regione Renzo Tondo, nel corso dell’inaugurazione della mostra per il Centenario della tratta, aperta sabato scorso a Tolmezzo, “ha manifestato il suo impegno diretto affinché la ferrovia in questione venga definitivamente ripristinata e completata come da tempo chiede l'associazione Ferrovia turistico museale Tolmezzo-Carnia, presieduta da Franco Montanaro”. Mistero.

 

 

Corriere delle Alpi  14.05.2010

I MONTI PALLIDI NEL FUTURO

Dolomiti Unesco, è nata la Fondazione

La firma ieri a Belluno: dovrà gestire il territorio tra sviluppo e conservazione

Bottacin felice: «Passaggio storico per la nostra terra» Gilmozzi: «Costruiremo il piano di gestione ascoltando la gente»

Alessia Forzin

BELLUNO. E’ nata ufficialmente ieri, con la firma di fronte al notaio dei rappresentanti delle cinque Province e delle due Regioni coinvolte, la Fondazione “Dolomiti - Dolomiten - Dolomites - Dolomitis Unesco”. «Palazzo Piloni è stato teatro di un passaggio storico per la nostra terra», ha detto il Presidente della Provincia di Belluno, Gianpaolo Bottacin.

Una tappa che apre «innumerevoli opportunità, sia turistiche che economiche».

Bottacin ha fatto gli onori di casa di fronte al parterre delle autorità presenti: c’erano l’assessore al turismo con delega alla montagna della Regione Veneto Marino Finozzi, l’assessore friulano Roberto Molinaro, Bottacin e Matteo Toscani per la Provincia di Belluno, per Bolzano l’assessore Michl Laimer, per Trento l’assessore Mauro Gilmozzi, per la Provincia di Udine il presidente Pietro Fontanini e l’assessore Ottorino Faleschini, per quella di Pordenone il presidente Alessandro Siriani e l’assessore Giuseppe Verdichizzi. Notaio Pasquale Osnato.

Tutti i rappresentanti istituzionali hanno sottolineato l’importanza del momento, definito «storico» da più parti, perchè con la nascita della Fondazione si entra nella fase operativa del progetto. La Fondazione nasce a meno di un anno dalla proclamazione, avvenuta a Siviglia, delle Dolomiti Patrimonio dell’Umanità Unesco (era il 26 giugno 2009). Tra i suoi compiti ci sarà quello di «fare sintesi, tra istituzioni differenti che hanno mostrato comunque di sapere collaborare», ha spiegato il presidente (per un solo giorno) Matteo Toscani, e quello di programmare lo sviluppo del territorio tra turismo e conservazione.

«Non è affatto scontato che si debba intervenire per garantire entrambi gli aspetti», ha detto l’assessore friulano Molinaro. «E non è scontato che si intraprendano azioni uniche per la valorizzazione e la tutela del territorio». E’ importante, infatti, tenere conto delle specificità, che sono tante, sono diverse, e non sono solo ambientali.

Quando si pensa alle Dolomiti, infatti, si pensa alle montagne, la natura, l’ambiente. Ma i Monti Pallidi sono anche sinonimo di cultura, con le minoranze linguistiche che le popolano, dai ladini ai friulani, e che devono essere valorizzate e tutelate.

«Essere patrimonio mondiale non è né un dovere né un obbligo», ha aggiunto l’assessore bolzanino Michl Laimer, «è un onore, e una sfida culturale. In tutto il mondo ci sono 176 siti Unesco, e solo 2 in Italia. Uno di questi sono le Dolomiti».

Anche Marino Finozzi ha affrontato l’argomento del futuro della Fondazione, che deve sì puntare a promuovere l’area, ma con «uno sviluppo che non si scontri con la conservazione». A tal fine Finozzi pensa all’educazione dei turisti «che verranno a visitare questo patrimonio. Andare per boschi, non è come fare un giro in giostra. Bisognerebbe camminare nei sentieri di montagna con lo stesso rispetto con cui si entra in chiesa: in silenzio, senza fare rumore, con l’animo aperto all’ascolto».

Per quanto riguarda le cifre, la Fondazione ha un patrimonio iniziale di 70 mila euro, mentre 600 mila euro sono quelli destinati al fondo di gestione per il primo anno. Uno dei primi passi della Fondazione, che per tre anni sarà presieduta da un rappresentante bellunese, sarà la costituzione del Piano di gestione, per il quale Mauro Gilmozzi si augura «di creare un confronto con la gente che quotidianamente vive le Dolomiti. Dovremo attivare tutti gli strumenti che la Fondazione ha individuato per coinvolgere le persone». Gilmozzi è stato anche il primo ad affermare che «con la Fondazione si può iniziare a parlare di una politica per la montagna», nel suo complesso. «Essa può diventare uno strumento per la gestione sostenibile delle nostre montagne», ha concluso l’assessore veneto Finozzi.

 

Un debutto formale per il nuovo cda

Ieri prima riunione, il 31 sarà nominato il segretario

BELLUNO. Il Cda della neonata Fondazione Dolomiti Unesco si è riunito per la prima volta ieri, subito dopo la firma dei rappresentanti istituzionali di fronte al notaio. A presiederlo il presidente Matteo Toscani, che però già questa mattina verrà sostituito da Alberto Vettoretto, che lo sostituirà nelle vesti di assessore provinciale. I rappresentanti di Belluno, Bolzano, Pordenone, Trento e Udine hanno nominato il revisore dei conti, individuato nel commercialista Marco Brida di Belluno. «È stato il giorno dell’insediamento ufficiale», spiega Toscani, «nella prossima riunione affronteremo un ordine del giorno ben più corposo rispetto a quello odierno».

Il Cda si riunirà nuovamente a Palazzo Piloni il 31 maggio. In quell’occasione verrà discussa la scelta del segretario della Fondazione, ma si parlerà anche delle nomine dei coordinatori dei gruppi di lavoro dei vari assi strategici che interessano le Dolomiti.

Toscani non ha mancato di invitare il cda della Fondazione Unesco a Palazzo Ferro Fini: «Non vuole essere solo un gesto simbolico», ha sottolineato, «ma anche la testimonianza che la Regione Veneto vuole essere parte attiva nella partita della Fondazione Unesco».

Nel cda della Fondazione sono presenti cinque membri, compreso il presidente. Per ogni provincia partecipa l’assessore competente. (a.f.)

 

 

FONDAZIONE UNESCO

Al lavoro, ora gli alibi sono finiti

Irma Visalli


Ieri è nata formalmente la Fondazione Unesco Dolomiti. Una data importante e un passo essenziale su un percorso che non è mai stato facile e che continuerà a non esserlo. Per la sua complessità, per il fatto che nessun fatto formale, nessun documento e nessun nuovo organismo, potrà sostituirsi alla volontà e alla capacità dei singoli di fare sistema in un’azione politica che superi gli steccati delle differenze amministrative e delle visioni di parte.

E’ passato quasi un anno dal riconoscimento e tra meno di un anno sarà analizzato il lavoro fatto per esser confermati o meno “patrimonio dell’Umanità”. Senza alcuno spirito polemico, bisogna essere coscienti che, se fino ad oggi si rimandava alla costituzione della Fondazione per l’avvio delle azioni unitarie e concrete per promozione, valorizzazione e tutela del sito Unesco, da oggi non ci sarà alcun alibi a ulteriori rallentamenti nel superamento di una visione in cui prevalgono i ruoli individuali e le competenze delle diverse istituzioni. E’ ora che si avvii la vera “governance” delle Dolomiti Unesco. Parola difficile e abusata che vuol semplicemente dire una gestione del sito Unesco in cui il concetto guida sia l’interdipendenza e la rete. Il risultato nascerà dalla capacità di mantenere e sviluppare la sinergia tra attori pubblici e privati, tra amministrazioni e soggetti diversi che hanno in comune la responsabilità e l’amore verso un territorio che è oggi un patrimonio “unitario” agli occhi del mondo.

Dovrà, senza indugi, prevalere la crescente attenzione verso la coerenza tra le singole azioni e i diversi soggetti, che, solo se insieme e con una visone di “sistema”, possono consentire il superamento degli ostacoli che rallentano l’attuazione di strategie di valorizzazione e sviluppo delle Dolomiti Patrimonio dell’Umanità. Per essere chiari non dovranno più compiersi errori come l’ultimo relativo alla cartellonistica, piccolo ma lampante esempio di cosa significhi muoversi “ognun per se”.

In uno spirito collaborativo e costruttivo, auspico che si avvino quelle azioni presenti nel documento per la gestione approvato dall’Unesco che muovono nella direzione suddetta, tra queste: la rete delle scuole e delle università, la rete degli amministratori, la rete dei nove parchi (magari prima dei cartelli sarà utile mettere intorno ad un tavolo direttori e presidenti e confrontare i singoli piani e azioni di sviluppo), la rete delle associazioni della montagna, come già avviato dal CAI, la rete delle Camere di commercio, la rete degli operatori turistici, degli albergatori. Questa, a mio avviso, la base per arrivare a soddisfare gli impegni assunti un anno fa.

La Provincia di Belluno, la prima ad assumersi la presidenza della Fondazione per tre anni, ha oggi nuovamente in mano la carta del coordinamento. E’ un ruolo che potrà dare input, attraverso il rafforzamento “orizzontale” delle Dolomiti nelle Alpi e in Europa, a benefici specifici per i problemi che affliggono la nostra provincia e la nostra montagna più che le vicine province autonome. In questo speriamo che la giunta provinciale voglia fare partecipare alle decisioni la commissione consiliare competente, che vi sia un rinnovato e democratico dibattito e una più adeguata informazione ai cittadini. Solo attraverso questa sinergia si farà vedere che la politica è capace di fare altro che perdersi in stupide baruffe. Che la centralità del territorio e del bene comune non cambia col cambiare dei colori di chi governa. Ricordando che essere nel patrimonio mondiale Unesco è anche motivo di crescita culturale. Perché sempre più all’orgoglio dell’identità locale si unisca la responsabilità collettiva nei confronti del mondo e delle generazioni future.

 

 

Il Gazzettino  14.05.2010

Unesco unisce le Dolomiti

A Belluno la firma congiunta tra le Regioni interessate che dà vita alla nuova Fondazione

Roberta De Salvador

E’ finalmente operativa la Fondazione Dolomiti - Dolomiten - Dolomites - Dolomitis Unesco. Ieri mattina a Belluno la firma dell’atto notarile per la costituzione dell’ente per «uno sviluppo conservativo e durevole del patrimonio mondiale».

La sede legale della fondazione sarà palazzo Piloni (la Provincia di Belluno) e per ora anche quella operativa, che ruoterà ogni tre anni. Per il padrone di casa, il presidente Gianpaolo Bottacin, “si tratta di un passaggio storico. Da qui si aprono innumerevoli opportunità, sia sotto il profilo turistico, sia economico”. L’assessore al turismo provinciale uscente, il cadorino Matteo Toscani, neo-eletto come vicepresidente del consiglio del Veneto, ha ricordato come il costituirsi della Fondazione sia una tappa fondamentale quanto la nomina avvenuta il 26 giugno 2009 e ha annunciato di voler invitare il consiglio di amministrazione della Fondazione in Regione.

L’Unesco ha tracciato una strada comune per tutti gli enti amministrativi coinvolti nella partita, nonostante le diversità organizzative. Tra regioni e province autonome ed ordinarie la collaborazione per una volta ha avuto la meglio, come ha fatto notare Roberto Molinaro, assessore del Friuli Venezia Giulia: «C’è stato uno sforzo istituzionale e ordinamentale notevole per un obiettivo condiviso». Anche per il presidente della Provincia di Pordenone, Alessandro Ciriani, si è vista «una trasversalità non comune in questo Paese». A rappresentare il Veneto, che ha nel suo territorio il 45% del patrimonio Unesco, era presente l’assessore al turismo, Marino Finozzi, che ha sottolineato come la montagna abbia una propria cultura e meriti rispetto: «Bisognerà insegnare ai turisti che le Dolomiti vanno visitate come quando si entra in Chiesa». A conclusione dell’atto c’è stato subito il primo cda, formato dai rappresentanti delle Province, che ha nominato il revisore dei conti, il commercialista bellunese, Marco Brida e ha posto le basi per la selezione del segretario generale della Fondazione. Prossimo incontro, sempre a Belluno, il 31 maggio.

 

 

Il Gazzettino-Bl  14.05.2010

Unesco, una firma per le Dolomiti future

È nata ieri mattina a Palazzo Piloni la Fondazione Dolomiti - Dolomiten - Dolomites - Dolomitis Unesco. L’atto notarile è stato firmato a tempo di record per la costituzione dell’ente preposto a coordinare le iniziative per «uno sviluppo conservativo e durevole del patrimonio mondiale». In poco meno di venti minuti i presidenti e gli assessori delle province interessate (Belluno, Bolzano, Pordenone, Trento, Udine) e i due rappresentanti di Friuli e Veneto, hanno firmato i documenti necessari sotto l’occhio vigile del notaio bellunese Pasquale Osnato. Una sala piena, dove oltre a 10 amministratori, si sono aggiunti anche quattro testimoni.

Dopo la proclamazione del 26 giugno 2009 a Siviglia, ora si entra nell’operatività. Tutti i partecipanti hanno sottolineato lo sforzo che si è compiuto per creare la Fondazione, nonostante le diversità istituzionali degli enti coinvolti.

Il padrone di casa, Gianpaolo Bottacin, presidente della Provincia di Belluno ha commentato: «Quello di oggi è un passaggio storico per la nostra terra. Da qui si aprono innumerevoli opportunità, sia sotto il profilo turistico, sia economico, che ci impegnano ad un rispetto sempre maggiore del nostro patrimonio ambientale». L’emozione espressa dal presidente è la stessa anche per l’assessore al turismo provinciale il cadorino Matteo Toscani, neo-eletto come vicepresidente del consiglio del Veneto, che oggi rassegnerà le dimissioni in Provincia e passerà il testimone ad Alberto Vettoretto.

Un ruolo di grande responsabilità attende la Fondazione considerato che, come ha fatto notare l’assessore all’ambiente della Provincia autonoma di Bolzano, Michl Laimer: «Di 176 patrimoni mondiali Unesco, 2 soli si trovano in Italia. Andrà trasmesso un messaggio culturale». Di biodiversità naturale, ma anche culturale della montagna ha parlato, invece, il presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini: «Spero la Fondazione sia un volano per lo sviluppo di zone poco antropizzate che stanno soffrendo». «Le genti di montagna non sono seconde a nessuno, ma rappresentano l’eccellenza» ha rimarcato l’assessore udinese Ottorino Franceschini.

La fondazione si occuperà di conservazione del patrimonio dolomitico ma anche valorizzazione del territorio, per un «turismo morbido», come l’ha definito il presidente della Provincia di Pordenone, Alessandro Ciriani, accompagnato dall’assessore Guiseppe Verdicchizzi. Molto più pragmatico il rappresentante della Provincia autonoma di Trento, Mauro Gilmozzi: «Ci vuole più contatto con il territorio. Spero si formi a breve il collegio dei sostenitori partecipato da Comuni e Parchi per creare i piani di gestione».

L’approccio concreto non è, tuttavia, mancato e il consiglio di amministrazione già un’ora dopo la firma dell’atto era al lavoro. Marco Brida, commercialista bellunese, è stato nominato revisore dei conti e si è parlato anche della nomina del segretario generale. Prossima convocazione il 31 maggio sempre a Palazzo Piloni.

 

LA SCHEDA

Cos’è e come funzionerà

La Dolomiti Unesco sarà una Fondazione leggera, che si avvarrà del supporto delle equipe formate nelle diverse Province interessate. Un segretario generale, che verrà nominato dal cda su proposta bellunese, ma in seguito ad un avviso pubblico, più un impiegato amministrativo e uno tecnico. Il patrimonio del nuovo ente è di 70.000 euro, mentre il fondo di gestione ammonterà a 600.000 euro all’anno. «Quest’anno saranno meno, visto che partiamo a maggio» precisa l’assessore provinciale al turismo di Belluno, Matteo Toscani.

La sede operativa che per tre anni sarà nel capoluogo, deve ancora essere individuata e intanto nella sede legale, che è la stessa della Provincia bellunese, a palazzo Piloni, l’ufficio del segretario generale è stato smantellato per far posto al collegio degli amministratori.

L’obiettivo principale ora è quello di sviluppare i piani di gestione da presentare all’Unesco a giugno 2011, che conterranno gli indirizzi di gestione e promozione dell’area delle Dolomiti, che è di 231 mila ettari, quasi la metà in territorio bellunese. (R.D.S.)

 

 

Messaggero Veneto  14.05.2010

Dolomiti, ora c è la fondazione

CIMOLAIS. Siglato a Belluno l’atto costituivo dell’ente che avrà il compito di tutelare e promuovere le Dolomiti Unesco. Presente alla firma anche la Provincia di Pordenone. Lo statuto (composto da 17 articoli che dettagliano scopi e funzionamento della Fondazione) è stato siglato dai soci fondatori, e cioè le cinque province dolomitiche e le regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia, i quali hanno parlato di «giornata storica» per i territori attraversati dalle Dolomiti. La Provincia di Pordenone era rappresentata dal presidente Alessandro Ciriani e dall’assessore alla pianificazione Giuseppe Verdichizzi, mentre per la Regione c’era l’assessore alla cultura, Roberto Molinaro. «I compiti della Fondazione – ha spiegato Verdichizzi – si riassumono in tre punti: conservazione, valorizzazione e promozione, attraverso adeguate azioni di comunicazione, del patrimonio Dolomiti. Tutto questo, coordinandosi con le due Regioni e le cinque Province». «Ora – ha aggiunto Ciriani - dobbiamo rendere operativi questi principì. Grazie al riconoscimento dell’Unesco e alla neonata Fondazione, oggi possiamo concretamente rilanciare il turismo nelle aree della provincia con problemi di spopolamento come quelle dei comuni di Cimolais, Erto e Casso, Claut, Andreis e Barcis. Penso, per esempio, al turismo ecocompatibile o a quello di carattere “scientifico”, costituito dagli esperti o appassionati di geologia; o ancora, al turismo scoutistico. Soprattutto, contiamo sul ”tam-tam” internazionale che può derivare dal riconoscimento Unesco: una grande leva su cui fare affidamento». «Gli adempimenti formali sono terminati – ha evidenziato Ciriani – ora inizia la parte più dura in cui andranno declinati concretamente principi e obiettivi». Ciriani ha sottolineato che nell’attività della fondazione andrà tenuta in considerazione la diversità tra i vari territori. «Le Dolomiti friulane - ha notato - sono sicuramente diverse da Cortina d’Ampezzo».

Presidenza e sede del neocostituito organismo interregionale fanno inizialmente capo all’ammistrazione provinciale di Belluno: successivamente si seguirà un principio di rotazione triennale, in ordine alfabetico, tra le Province. Lo statuto prevede anche l’ingresso di altri soci - enti o privati – in qualità di sostenitori. La Fondazione parte con un patrimonio iniziale di 70 mila euro, conferito dagli enti fondatori. Il fondo dovrà, comunque, essere rimpinguato, in quanto il piano economico prevede spese di gestione pari a 600 mila euro per i primi tre anni. Nella mattinata di ieri si è riunito anche il primo consiglio di amministrazione (formato da un assessore per ogni provincia: quella di Pordenone era rappresentata da Verdichizzi) per espletare le prime formalità. Il prossimo passò sarà la nomina del segretario generale. Tra circa due mesi, invece, si conosceranno gli esiti del concorso internazionale di idee istituito per creare il logo ufficiale delle Dolomiti Unesco. In cantiere anche la creazione di un sito web unico di riferimento. Sempre ieri è stata presentata una speciale pubblicazione dedicata alle Dolomiti che, per quanto riguarda la provincia di Pordenone, verrà prossimamente distribuita nelle scuole.

 

Via alla Fondazione Dolomiti-Unesco

Il Friuli firma

BELLUNO. Assessori e presidenti di 5 province del Nordest e gli assessori regionali di Veneto e Friuli Venezia Giulia hanno firmato ieri, a Belluno, l’atto costitutivo della Fondazione «Dolomiti-Unesco», secondo quanto previsto dopo l’inserimento dei “monti pallidi”, il 26 giugno del 2009, nella lista del patrimonio mondiale dell’organizzazione internazionale. All’incontro hanno partecipato per le regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia, gli assessori Marino Finozzi e Roberto Molinaro (nella foto), per la Provincia di Belluno il presidente, Gianpaolo Bottacin, e l’assessore Matteo Toscani, per le Province autonome di Bolzano e Trento, gli assessori Michl Laimer e Mauro Gilmozzi, per la Provincia di Udine il presidente, Pietro Fontanini, e l’assessore Ottorino Faleschini, e per quella di Pordenone il presidente, Alessandro Ciriani, e l’assessore Giuseppe Verdichizzi.

Scopo della Fondazione, è stato ricordato, è quello di «contribuire ad uno sviluppo conservativo e durevole del patrimonio mondiale Unesco Dolomiti. Ha sede legale e fiscale in provincia di Belluno per i primi tre anni (in seguito, sempre per mandati di tre anni, a Bolzano e poi nelle altre città) ed è dotata di cinque sedi operative in ciascuna delle province coinvolte. Il fondo di gestione è costituito dai conferimenti annuali dei soci fondatori in misura di un quarto per ciascuna provincia autonoma, un quarto ripartito fra Provincia di Belluno e Regione Veneto, e un quarto ripartito fra le province friulane ela Regione Friuli Venezia Giulia.

Per l’assessore regionale alla Cultura del Friuli Venezia Giulia, Roberto Molinaro, con la fondazione Dolimiti Unesco «tutti sono responsabili di tutto. Una responsabilità - che rappresenta una doppia sfida culturale. Da un lato - ha spiegato - c’è la necessità di tradurre le peculiarità linguistiche, paesistiche e tradizionali delle Dolomiti in una risorsa per lo sviluppo complessivo dei territori interessati. Dall’altro occorre promuovere forme di gestione in grado di coniugare conservazione, valorizzazione e fruizione dell’intero sito sottoposto a tutela in un’ottica di turismo sostenibile».

 

 

Corriere delle Alpi  14.05.2010                Il treno, signor Corso, il treno  Rispondiamo al sig. Corso  (pdf)

Lettere

VIABILITA’

Il Cadore è isolato dal resto del mondo

FRA LE molte gite effettuate in questo periodo con i favolosi pullman gran turismo della Dolomiti Bus, Dolomiti Tours (Gardaland, Casa della Farfalla a Montegrotto Terme, Festa degli alpini a Bergamo, Concorso di musica a Cremona, ecc. ecc.), un giorno mi sono trovato a dover condurre un gruppo di ragazzi da Belluno a Trieste.

Per forza di cose ho dovuto recarmi, tramite l’A-27, a Vittorio Veneto, uscire dall’autostrada e fare il tratto di strada che da Vittorio conduce alla A-28. Ho infine imboccato l’A-28 in direzione Trieste.

Pochi giorni fa un mio collega, partito da Cortina d’Ampezzo per recarsi ad Aquileia-Grado, mi disse che, una volta giunti a Tai, nonostante il navigatore gli indicasse di andare per il Passo della Mauria, preferì scendere fino a Pian di Vedoia e fare l’analogo giro per Vittorio Veneto.

Con il pullman, infatti, affrontando il Mauria con i suoi infiniti tornanti, oltre a impiegare moltissimo tempo per giungere a Tolmezzo dove si imbocca l’autostrada, si rischia di trovarsi dopo poche decine di minuti con la gente che sta male e a dover usare i sacchetti per il vomito. Stiamo parlando di una “strada” che, con i suoi tornanti a tuttosterzo, è impraticabile ed obsoleta. È molto strano che in Cadore, che è la zona più disagiata in questo senso, non si sia fatto vivo ancora nessuno a pretendere come diritto alla mobilità (intanto lo faccio io!) la costruzione del tratto di autostrada che collegherebbe il Cadore con il Friuli.

Anche se in Friuli non tutti sono d’accordo sulla costruzione dell’autostrada (c’è però anche lì chi la vorrebbe...), credo che il Cadore e il Bellunese abbiano, così come succede nelle cause giudiziali che vediamo in televisione (vedi la trasmissione Forum), il diritto più assoluto al passaggio attraverso le loro terre per giungere a una sufficiente mobilità.

Non è possibile che, tuttora, per raggiungere Udine, Trieste o i Paesi dell’Est, partendo dal Cadore o dal Bellunese, si sia costretti a fare il giro del globo. E probabilmente lo stesso vale per chi dall’Est o dal Friuli vorrebbe venire con il pullman a visitare il Cadore. Vista la difficoltà di accesso da entrambe le parti, ci pensa su due volte, e se ne va... “per altre strade”... Poi vogliamo parlare di turismo!?  Carlo Corso Belluno

 

 

Il Gazzettino 13.05.2010

In Provincia

Oggi la firma per la nascita della Fondazione

Si terrà oggi a Belluno la costituzione della Fondazione Dolomiti Unesco, che unirà cinque provincie e due regioni nel coordinamento del territorio tutelato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite. Sarà Pasquale Osnato il notaio bellunese che si occuperà dell’atto, previsto alle 11.30 nella sede legale della fondazione (palazzo Piloni). A Belluno per i prossimi tre anni ci sarà anche la sede operativa, ancora da definire.

Il patrimonio iniziale sarà di 70 mila euro: 10.000 euro il contributo delle province di Trento, Bolzano, Belluno e la Regione Veneto; 7.000 di quelle di Udine e Pordenone e 16.000 euro della Regione Friuli.

Tutti gli enti coinvolti faranno parte del consiglio direttivo, mentre le 5 provincie costituiranno il consiglio di amministrazione. Quest’ultimo si riunirà già domani, dopo la costituzione. Oggi saranno presenti Roberto Molinaro, assessore alla Cultura della Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia, Gianpaolo Bottacin, presidente della Provincia di Belluno, Matteo Toscani, ancora per poco assessore all’Unesco della Provincia di Belluno, Mich Laimer, assessore all’Unesco della Provincia Autonoma di Bolzano, Alessandro Ciriani, presidente della Provincia di Pordenone, Giuseppe Verdichizzi, assessore all’Unesco della Provincia di Pordenone, Mauro Gilmozzi, assessore all’Unesco della Provincia Automa di Trento, Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine, Ottorino Faleschini, assessore all’Unesco della Provincia di Udine.

 

 

METRO SU ROTAIA

L’accusa dei Verdi

«Tante chiacchiere e nessun fatto»

«Periodicamente gli amministratori di turno pontificano sull’ipotesi di dar vita a una metro su rotaia. Per poi, puntualmente, lasciar cadere l’argomento nel vuoto». Moreno Barbieri, responsabile provinciale dei Verdi, fa riferimento alla proposta lanciata dal sindaco di Belluno Antonio Prade di modificare l’oggetto sociale di Dolomitibus allargando la gestione anche al trasporto ferroviario».

«Il primo cittadino - afferma Barbieri - ipotizza una navetta su rotaia alla quale mai, in passato, si è realmente lavorato. Il progetto era stato completamente snobbato a livello provinciale. L’unica a farsi avanti fattivamente, negli anni ’90, fu Trenitalia che propose di ridurre del 30% i suoi costi».

Poi Barbieri fa tre osservazioni: «Com’è possibile dare in mano la rete ferroviaria locale a una realtà come Dolomitibus che, a seguito di una sorte di golpe (di cui l’unico a rendersi conto è stato Francesco Rasera Berna), è in parte andata in mano ai francesi? Che fine farebbe quell’autonomia che tanto si vuole perseguire? E ancora: non è un controsenso voler puntare al potenziamento della rete bellunese quando al contempo continuano a chiudere, o a perdere servizi, le stazioni?». (R.G.)

 

 

Corriere delle Alpi  13.05.2010

Tutti i soci fondatori presenti all’appuntamento in Provincia

Oggi si firma, nasce ufficialmente la Fondazione Dolomiti Unesco

BELLUNO. E’ in programma per oggi alle 11.30, la nascita ufficiale della Fondazione Dolomiti Unesco. Nella sala Piloni della sede della Provincia verrà firmato il documento che sancisce la creazione della Fondazione. Saranno presenti i rappresentanti delle Province e delle Regioni coinvolte: Marino Finozzi, assessore della Regione Veneto; Roberto Molinaro, assessore della Regione Friuli; Matteo Toscani, assessore a Belluno; Michl Laimer, assessore della Provincia Autonoma di Bolzano; Alessandro Ciriani, presidente della Provincia di Pordenone; Giuseppe Verdichizzi, assessore a Pordenone; Mauro Gilmozzi, assessore della Provincia Automa di Trento; Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine; Ottorino Faleschini, assessore a Udine e il padrone di casa Bottacin.

 

 

Il Gazzettino-Bl  12.05.2010

Lettere

TRASPORTI

Serve un dibattito per parlare di treni

Alla montagna serve un trasporto efficiente anche se costa più che altrove. In Austria e Svizzera, dove la montagna copre pressoché la totalità del territorio, la rete ferroviaria è stata costantemente sviluppata e ammodernata. Ritengo stimolante la recente notizia dell’incontro tra le amministrazioni di Trento e Belluno, in cui la Provincia di Trento ha presentato un piano di investimenti nell’ambito ferroviario dell’ordine di centinaia di milioni di euro distribuiti in 20 anni. Tra i progetti: raggiungere Feltre da Trento con mezz’ora di treno. Un progetto di tali dimensioni è giusto svilupparlo in un asse Venezia–Brennero via Ponte nelle Alpi (ne conseguono elettrificazione delle linee e creazione di una piattaforma logistica a Ponte nelle Alpi).

Vista l’importanza di tale progetto condiviso da tutte le amministrazioni coinvolte, anche di oltre confine (al contrario di quelli relativi all’autostrada), ritengo sia il momento di pressare il presidente Zaia (che si era riproposto di fare personalmente gli interessi dei bellunesi) al fine di sostenere a tale iniziativa. Per esempio organizzando una tavola rotonda per discutere della bozza del progetto trentino in occasione della mostra il «Treno nelle Dolomiti» (Longarone, 23 maggio; gli organizzatori dell’Aics sono disponibili ad accogliere tale iniziativa). Il momento è quello giusto, le condizioni ci sono, l’opinione pubblica lo vuole, la Regione è dalla nostra parte: avanti assessore De Zolt. Con i fatti.  Angelo Levis

 

 

Corriere delle Alpi  11.05.2010

Tangenziale, obiettivo l’unanimità

Maggioranza e minoranze vanno in cerca di una soluzione condivisa

CORTINA Lunedì incontro per fare il punto sulla situazione e arrivare al prossimo consiglio con le idee chiare

Alessandra Segafreddo

CORTINA. E’ stato fissato per lunedì prossimo l’incontro informale tra i vari consiglieri di maggioranza e minoranza sul tema della tangenziale. La questione era già stata inserita all’ordine del giorno del penultimo consiglio, il 22 aprile; ma, dopo ore di discussione, si decise di eliminare il punto e di ritrovarsi a discutere della questione per arrivare in consiglio con un’idea il più possibile condivisa.

In consiglio, infatti, emerse come il gruppo di maggioranza fosse spaccato sul progetto della tangenziale.

Favorevoli si sono dichiarati il sindaco Andrea Franceschi, gli assessori Etienne Majoni ed Herbert Huber, i consiglieri Luca Alfonsi, Pietro Ghedina e Sergio Majoni; contrari gli assessori Stefano Verocai, Marco De Biasi ed Enrico Pompanin e i consiglieri Irene Pompanin, Giovanna Martinolli e Stefano D’Andrea. Il consiglio si è espresso in maniera unanime solo sulla volontà di eliminare il quarto stralcio del progetto, quello che vede la realizzazione del collegamento tra Alverà e La Verra attraverso una galleria di circa quattro chilometri, da sempre osteggiato da tutti.

Bretella di collegamento che già nel 2005 ottenne il diniego a maggioranza del consiglio comunale, ma che tuttavia è ancora presente nel progetto Anas. Il gruppo di “Cortina Dolomiti” ha proposto alcuni emendamenti da votare in consiglio assieme all’approvazione della variante Anas che saranno discussi lunedì nella riunione a porte chiuse. Enrico Valle e i suoi chiedono che i primi due stralci del progetto, quelli che riguardano le gallerie esterne che hanno lo scopo di togliere il traffico dal centro, vengano realizzati contemporaneamente; che il terzo stralcio venga realizzato solo in parte, ossia che si proceda alla costruzione della galleria che unisce La Riva alla stazione, ma che venga eliminata la parte che porta verso lo stadio e il ponte Corona; che il quarto stralcio venga eliminato del tutto.

Contrario al progetto della tangenziale il capogruppo di “Cortina oltre il 2000”, Michele Dimai, che invece suggerisce di riprendere in mano un progetto realizzato dal suo gruppo nel 2005 che è a misura di Cortina, meno impattante e più funzionale.

I due gruppi di minoranza hanno inoltre chiesto di essere maggiormente coinvolti sul tema, da sempre molto delicato per Cortina. La riunione di lunedì probabilmente sarà la prima di una lunga serie. La spaccatura del gruppo di maggioranza fa presagire difficoltà future anche in vista dell’approvazione del piano di assetto del territorio. Franceschi è deciso di portare il progetto Anas in consiglio; anche se in realtà, come hanno sottolineato tutti, l’Anas, se volesse e riuscisse a reperire i fondi necessari, potrebbe agire indipendentemente dal parere del consiglio comunale. Prova ne è che nel 2005 il consiglio bocciò il quarto stralcio che in realtà è ancora presente nel progetto attuale.

«Il tema è delicato, la variante è inserita nella legge Obiettivo e se l’Anas vuole la porta avanti lo stesso», spiega Franceschi, «ma noi riteniamo importante che il consiglio si esprima; e, se uscirà un parere negativo, ci attiveremo per far togliere la variante dalla legge obiettivo, altrimenti lo porteremo avanti. Io ero e sono a favore del progetto per diversi motivi. Credo sia la soluzione più concreta, ma non è detto sia l’unica, per risolvere il problema della viabilità che va visto su ampia scala pensando anche al prolungamento dell’A27 fino a Venas che garantirà uno scorrimento del traffico e maggiore vivibilità per i paesi del Cadore attraversati dall’Alemagna».

 

 

Terra Nordest  11.05.2010

Progetti

Per il bacino tra Pieve e Lozzo, l’Enel pensa allo sfruttamento finalizzato alla produzione di energia

Cadore, in difesa del lago

di Giannandrea Mencini

Tra gli abitati di Pieve di Cadore e Lozzo di Cadore, siamo nella provincia di Belluno, si trova il Lago di Centro Cadore, un bacino artificiale formatosi negli anni cinquanta in seguito alla costruzione della diga di Pieve di Cadore che sbarra il Piave all’altezza della frazione di Sottocastello.

L’infrastruttura faceva parte del complesso di dighe e centrali realizzati dalla società Sade lungo l’alto bacino del fiume. In questo bel lago si specchiano i boschi del Centro Cadore e più in lontananza si scorgono alcune fra le crode più selvagge delle Dolomiti fra cui gli Spalti di Toro tanto amati e raccontati dallo scrittore e scalatore Mauro Corona. Da anni i paesi che si affacciano sul lago come Pieve, Calalzo, Domegge e Lozzo, discutono di come sfruttare questa risorsa naturale e ambientale a fini turistici soprattutto di fronte alla crisi del comparto artigianale e industriale legato alle occhialerie che ha colpito tutta la zona. E mentre le comunità locali discutono, l’Enel ha presentato un progetto in qualità di proprietaria dell’invaso: propone di sghiaiare il lago e asportare i fanghi in modo da poter sfruttare il bacino al meglio per la produzione di energia.

L’Enel ha emesso un bando di appalto lavori e concordato con la vecchia amministrazione provinciale un compenso sui proventi derivanti dalla vendita degli inerti. Insomma si vuole trasformare il lago del Centro Cadore in un lago che non c’è. Già normalmente nel periodo estivo il lago appare spesso tristemente senza acqua scatenando la protesta contro l’Enel delle popolazioni ed enti locali.

Appare impensabile veder prosciugato il lago almeno per un decennio e percorso lungo le sponde da automezzi pesanti magari con la presenza di draghe nel letto del lago stesso. Un brutto vedere che potrebbe mettere seriamente in crisi l’ecosistema legato alla presenza del lago e mettere in pericolo la salubrità delle acque a valle. Nonché dare un colpo durissimo allo sviluppo turistico ed economico della zona. L’ingegner idraulico Giovanni Maria Susin, esperto conoscitore dell’area interessata dall’intervento, ha espresso le sue perplessità sul progetto dalle colonne del periodico Il Cadore edito a cura della Magnifica Comunità di Cadore. Premesso che il bacino oltre ad aver la funzione idroelettrica ha da anni anche la funzione irrigua a vantaggio dei Consorzi di pianura e serve come sbarramento per il contenimento delle piene, Susin ha evidenziato i danni ambientali ed economici se il progetto fosse realizzato. Il problema reale è lo scarico della vecchia centrale più a sud di Pelos (Bl) che in sessant’anni si è riempito di ghiaia, per l’esperto idraulico l’alternativa è quella di portare lo scarico della centrale in galleria e far fluire in tubazione le ghiaie in acque profonde o oltre la diga. D’altronde è inutile togliere la ghiaia quando il Piave e i torrenti producono per ogni Kmq circa 1000 metri cubi di materiale all’anno e invece non si interviene colpevolmente a monte per evitare le piene. Il timore quindi è quello di trasformare il lago di Centro Cadore in una grande cava con le ovvie conseguenze. Così, mentre i comuni del Centro Cadore si mobilitano per avere garanzie sull’integrità del lago, la protesta comincia a montare fra la popolazione e pure sulla rete. Su Facebook è nato un gruppo con oltre 1300 sostenitori per difendere il lago e renderlo fruibile dal punto di vista turistico.

L’appello è chiaro: «Battiamoci per un livello minimo che consenta di apprezzarne la bellezza e renderlo un biglietto da visita per l’intero Centro Cadore. L’acqua è un bene comune ed anche noi abbiamo il diritto di sfruttarla in maniera rispettosa dell’ambiente. Un lago vuoto e maleodorante offende la nostra dignità e mortifica chi ama il Cadore».

 

 

Corriere delle Alpi  09.05.2010

Lo chiede il capogruppo dell’Idv Levis

Un incontro sulla ferrovia e sulle prospettive future

BELLUNO. «Il treno nella provincia di Belluno può offrire nuove prospettive di sviluppo». Ne è convinto il consigliere provinciale dell’Italia dei Valori Angelo Levis: «Alla montagna serve un trasporto efficiente anche se costa più che altrove. In Austria e Svizzera, dove la montagna copre pressoché la totalità del territorio, la rete ferroviaria è stata costantemente sviluppata e ammodernata. Ritengo stimolante la recente notizia dell’incontro tra le amministrazioni di Trento e Belluno, in cui la Provincia di Trento ha presentato un piano di investimenti nell’ambito ferroviario dell’ordine di centinaia di milioni di euro distribuiti in 20 anni». Tra i progetti di cui si è discusso tra le due amministrazioni, c’è anche quello di raggiungere Feltre da Trento in solo mezzora di treno. «Un progetto di tali dimensioni», prosegue Levis, «è giusto svilupparlo in un asse Venezia - Brennero via Ponte nelle Alpi (ne conseguono elettrificazione delle linee e creazione di una piattaforma logistica a Ponte nelle Alpi). Vista l’importanza di tale progetto condiviso da tutte le amministrazioni coinvolte, anche di oltre confine (al contrario di quelli relativi all’autostrada), ritengo sia il momento di pressare il presidente Zaia (che si era riproposto di fare personalmente gli interessi dei bellunesi) al fine di sostenere a tale iniziativa».

«Sarebbe necessario», propone ancora il capogruppo dell’Idv, «mettere in piedi un convegno, dibattito, tavola rotonda per discutere, intanto, della bozza del progetto trentino in occasione della mostra il “Treno nelle Dolomiti” che si terrà anche quest’anno a Longarone il 23 maggio. Invito l’assessore provinciale ai trasporti Silver De Zolt ad organizzare tale incontro per l’interesse che merita». La mostra è organizzata annualmente già dal 2004 dall’Aics (associazione italiana cultura e sport) per sensibilizzare i cittadini sulle problematiche del trasporto ferroviario nella nostra provincia. «L’Aics mi ha offerto piena disponibilità ad accogliere tale iniziativa. Il momento è quello giusto, le condizioni ci sono, l’opinione pubblica lo vuole, la Regione è dalla nostra parte: avanti assessore De Zolt con i fatti».

 

 

Il Gazzettino-Bl  09.05.2010

Dolomitibus va su rotaia «Puntiamo alla metro»

Lauredana Marsiglia

BELLUNO

«Stiamo lavorando alla modifica dell’oggetto sociale di Dolomitibus, allargando la gestione anche al trasporto ferroviario».

Antonio Prade, sindaco di Belluno, all’indomani dell’assemblea dei soci che conferma l’ottima gestione dell’azienda di trasporto pubblico, si lascia scappare un anticipo del nuovo progetto.

L’obiettivo è preciso: creare un servizio di metropolitana di superficie che solchi l’asse Feltre-Belluno-Longarone diventando la spina dorsale del sistema di trasporto locale da integrare a "pettine" con il servizio su gomma.

Si chiama "intermodalità", ovvero sistema integrato gomma-rotaia. Se ne è parlato per anni, senza mai venirne a capo, soprattutto per le difficoltà, dovuta a diverse esigenze, di far interagire Trenitalia con la Dolomitibus.

«Un ingresso della nostra azienda di trasporto nel sistema di gestione del servizio su rotaia - spiega ancora Prade - significherebbe non solo poter gestire una rete locale che funga da metropolitana di superficie, ma anche poterla coordinare con il trasporto extraurbano creando un unico sistema, rapido ed efficiente capace di servire adeguatamente tutto il territorio provinciale».

La modifica statutaria diventa così un passaggio fondamentale sul quale i soci (40% Ratp, 49,5 Provincia e 10,5 Comune capoluogo) stanno lavorando.

«È un passaggio molto importante - prosegue Prade - che apre alla Dolomitibus la possibilità di entrare nel settore ferroviario».

Mettere in sinergia i due sistemi significherebbe anche risparmio, perché si andrebbero ad eliminare le sovrapposizioni e doppioni sulle stesse tratte.

Negli anni scorsi l’esperimento di istituire una navetta su rotaia tra Belluno e Feltre, gestita da Trenitalia con il contributo della Regione Veneto, era drammaticamente fallita. Ora ci si riprova, ma con presupposti completamente diversi: ovvero cercando di arrivare ad un unico gestore.

Sarà questa la vera sfida per il trasporto locale.

 

 

Il Gazzettino-Bl  08.05.2010

LO SCONTRO Torna in aula la proposta dell’opposizione sulle gallerie per eliminare l’attraversamento del centro

Nuova tangenziale Consiglio blindato

Marco Dibona

La circonvallazione di Cortina torna all’esame dei consiglieri comunali. Il progetto Anas della nuova tangenziale sarà esaminato e discusso giovedì prossimo, in una riunione informale del consiglio comunale, a porte chiuse, non aperto al pubblico. Il confronto riprende così dove si interruppe, il 22 aprile scorso, quando il sindaco Andrea Franceschi decise di chiudere il consiglio comunale senza votare il punto all’ordine del giorno, che era stato richiesto dai cinque consiglieri di minoranza e da Pietro Ghedina, del gruppo di maggioranza.

In quell’occasione emersero chiaramente, per la prima volta, le diverse posizioni; fra i sei membri della giunta, si dissero a favore della variante alla statale 51 di Alemagna lo stesso sindaco Franceschi e gli assessori Etienne Majoni e Herbert Huber, contrari gli assessori Marco De Biasi, Enrico Pompanin e Adriano Verocai. Risultarono divisi pure i consiglieri di maggioranza: tre a favore, tre contrari. Nell’opposizione, fu contrario l’unico consigliere del gruppo Cortina oltre il 2000, a favore i quattro di Cortina Dolomiti, autori di un emendamento. E sarà proprio su questa proposta che si aprirà il confronto di giovedì, con la richiesta all’Anas di realizzare contemporaneamente i due primi stralci del progetto, le gallerie per togliere il traffico di attraversamento dal centro. Si chiede inoltre di eliminare definitivamente il quarto stralcio, la galleria da Ra Era a Pierosà, collegamento fra la statale 51 di Alemagna e la regionale 48 delle Dolomiti. In quanto al terzo stralcio, previsto dal progetto Anas in galleria, fra la località Riva e la stazione, con un successivo prolungamento, in discesa, verso via dello Stadio, l’emendamento vorrebbe limitare il progetto alla prima parte, ma a doppio senso di circolazione, sia in salita, sia in discesa, mentre si vorrebbe eliminare l’altra galleria, dalla stazione verso via dello Stadio e il ponte Corona. I due gruppi di minoranza chiedono inoltre una loro maggiore presenza, a garanzia dell’impegno di tutto il consiglio comunale, nel proseguimento dell’iter del progetto.

 

 

L’Amico del Popolo  02.05.2010

L’annuncio dell’assessore regionale Marino Finozzi

Nascerà il 13 maggio a Belluno  la Fondazione Dolomiti Unesco

Nascerà il 13 maggio a Belluno (che ne avrà la sede legale e la presidenza per il primo triennio) la Fondazione “Dolomiti - Dolomiten - Dolomites Unesco” con cui cinque Province e due Regioni coordineranno sforzi e strategie per la promozione di un territorio “patrimonio dell’umanità”. «L’iscrizione delle Dolomiti», ha sottolineato l’assessore regionale Finozzi, «nel patrimonio mondiale Unesco si configura come un’occasione straordinaria per ragionare sui temi della montagna e sulla specificità anche culturale del territorio dolomitico. Tutti temi da affrontare con una nuova consapevolezza e responsabilità amministrativa per garantire nel tempo la durata dei valori universali che l’Unesco ha riconosciuto. Un’occasione in particolare per il Bellunese che da solo rappresenta il 45% del territorio delle Dolomiti Unesco e sul quale insistono cinque dei nove siti tutelati». Si trovano infatti interamente nel Veneto il sito di Pelmo - Croda da Lago, mentre insistono parzialmente nel Bellunese quelli delle Dolomiti settentrionali, Pale di San Martino - Pale di San Lucano - Dolomiti Bellunesi - Vette feltrine, Dolomiti friulane e Marmolada. «Secondo lo statuto concordato tra i soci», fa presente ancora Finozzi, «l’amministrazione provinciale di Belluno sarà libera di individuare il luogo più opportuno per la sede operativa. Dal canto suo la Regione del Veneto sosterrà la nascita e le iniziative della Fondazione con un cospicuo impegno di bilancio: per il 2010 sono stati già stanziati 120 mila euro di cui 10 mila sono stati già impiegati per la costituzione dell’ente e altri 110 mila serviranno invece per lo sviluppo di progetti. La Fondazione Dolomiti avrà il compito di individuare una strategia di promozione complessiva dell’area e di definire piani di gestione per ciascuno dei siti riconosciuti dall’Unesco. In cantiere c’è anche un concorso per la creazione di un logo unico che rappresenti il patrimonio delle Dolomiti.

 

 

Il Gazzettino-Bl  01.05.2010

Roberta De Salvador

«Acqua, il controllo resti pubblico»

L’Aato dà mandato al Comitato per mantenere la gestione idrica sul territorio

I sindaci bellunesi chiedono che il servizio idrico integrato rimanga pubblico e demandano a Bim Gsp (Gestione servizi pubblici) il compito di occuparsene. Nell’ultima assemblea Aato Alto Veneto, i vertici 66 dei 69 comuni della provincia (Quero, Alano e Vas rientrano, infatti, nell’Aato trevigiano) hanno votato all’unanimità una delibera dove si dichiara che «l’acqua è un valore pubblico ed è giusto che rimanga in mano agli amministratori locali, che da sempre gestiscono la continuità del servizio e l’oculata gestione degli impianti e delle reti». «La decisione rafforza e difende la scelta fatta nel 2003 di affidare al soggetto pubblico locale (Gsp) tale gestione», afferma l’assessore provinciale alle risorse idriche, Bruno Zanolla. La delibera è supportata dalla possibilità di concedere una deroga all’affidamento ordinario nella gestione del servizio idrico integrato ai territori con particolari caratteristiche geomorfologiche, economiche e sociali, contenuta nell’ultimo decreto legge sul tema (il 112 comma 3 articolo 23).