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Il Gazzettino-Bl 28.11.2010 IL RETROSCENA Contraria la
Prestigiacomo. Paniz:« Belluno ideale come sede definitiva» Unesco, Cortina paga lo sgarbo La località ampezzana "punita" per l’assenza del sindaco alla
cerimonia ufficiale di Auronzo Ci sarebbe uno "sgarbo istituzionale" a frenare l’assegnazione a Cortina della sede della Fondazione Dolomiti Uniesco. Perché il ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo si sarebbero legata al dito l’assenza del sindaco di Cortina Andrea Franceschi alla manifestazione ufficiale dell’anno scorso ad Auronzo per il riconoscimento delle Dolomiti come patrimonio mondiale dell’Unesco. Tanto più che in quell’occasione era presente il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Dal canto suo Franceschi aveva espresso il personale disappunto sul fatto che le massime istituzioni dello Stato non avevano partecipato alle esequie delle vittime di Falco. «La sera prima dell’evento - ha ricordato Maurizio Paniz - avevo cercato di dissuadere Franceschi dalla sua decisione, proprio per il tipo e la qualità della cerimonia. Suppongo che il suo rifiuto abbia determinato conseguenze per Cortina. So infatti che a Roma non avevano preso bene la cosa». Su questo punto, come su altri che riguardano l’Unesco, Andrea Franceschi rimane chiuso nel suo "no comment". Così il deputato Maurizio Paniz s’inserisce nell’ampio dibattito apertosi dopo l’incontro in Provincia della maggioranza consiliare sulla località bellunese dove insediare la Fondazione Dolomiti Unesco. «Attualmente gli orientamenti si sono ristretti a due - sottolinea - cioè Cortina d’Ampezzo e Belluno. Dal canto mio esprimo disponibilità massima sia per il centro ampezzano e sia per la città capoluogo. Ma credo che quella a favore di Belluno possa essere la scelta più proficua e anche la più praticabile se vogliamo che la sede rimanga definitiva e non continui ad essere itinerante tra le province comprese nel perimetro dell’Unesco, com’è previsto attualmente. La città di Belluno ha a disposizione l’edificio che ospitava la Banca d’Italia, che è un immobile di pregio situato nel cuore del centro storico. Oltre alle attività istituzionali della Fondazione, il palazzo ha tutte le carte in regola per diventare il Museo dell’Unesco dove, grazie alle ampie sale, possono essere organizzate visite didattiche per ragazzi e guidate per turisti e residenti. Così Belluno diventerebbe un vero capoluogo della montagna».
Corriere delle Alpi 28.11.2010 Per il sindaco non ci sono altre alternative nella scelta Vaccari: «La sede dell’Unesco sia in montagna o a Feltre» BELLUNO. O in montagna o a Feltre. Il sindaco Gianvittore Vaccari e l’assessore alla cultura Ennio Trento del Comune di Feltre, ne sono convinti: ci sono solo due alternative per la sede della Fondazione Unesco e una di queste li riguarda da vicino. «Senza voler entrare nel merito se è avvenuta o meno una riunione per definire la scelta», scrivono Vaccari e Trento, «desideriamo qui confermare quanto già espresso e cioè che riteniamo debba essere privilegiata una località delle “terre alte” e che la sola alternativa può essere la città di Feltre». I feltrini hanno scritto ai media, ma anche al capogruppo del Carroccio in consiglio provinciale Nunzio Gorza. La forza di Feltre starebbe nella «sua localizzazione, la sua lunga storia e cultura e la sua conoscenza internazionale».
Il Gazzettino-Ud 27.11.2010 Logo Dolomiti contestato, slitta a dicembre la decisione TOLMEZZO - (d.z.) Discussione rinviata sulle eventuali modifiche da apporre al logo della Fondazione Dolomiti. Ieri nell'attesa riunione del Cda tenutasi a Belluno, causa l'assenza degli assessori delle Province autonome di Trento e Bolzano, impossibilitati a presenziare per problemi istituzionali, si è stabilito di rimandare lo spinoso argomento alla prossima riunione che sarà prevista entro i primi dieci giorni di dicembre. Si è comunque stabilito, come comunica l'assessore provinciale alla montagna di Udine Ottorino Faleschini, lo stand by sul regolamento d'uso del logo in attesa appunto di decidere se apportare migliorie al disegno, lasciarlo così com'è oppure modificarlo del tutto. Lo stesso Cda invece ha discusso poi del nuovo bando di gara per l'affidamento del portale internet della Fondazione, «altro elemento determinate per l'azione promozionale delle Dolomiti - commenta l'assessore - ed entro una settimana circa auspichiamo la pubblicazione del bando stesso».
Il Gazzettino-Bl 27.11.2010 FONDAZIONE Prade
d’accordo con la proposta, ok a denti stretti di Agordo «Unesco, sì a Cortina» Vettoretto smentisce tutto, ma il vertice Pdl-Lega c’è stato: ecco chi
c’era Se l’ipotesi di insediare la sede operativa della Fondazione Dolomiti Unesco a Villa Patt di Sedico aveva suscitato le ire di tutti, quella di Cortina ha messo gli animi in pace. Il sindaco di Belluno, Antonio Prade, ha pronunciato poche parole, ma convinte: «La Fondazione a Cortina? Va Bene. Bisogna ragionare in un’ottica bellunese». E il primo cittadino di Agordo, Renzo Gavaz: «Su Cortina nessuna obiezione». Lo ha detto a denti un po’ stretti, facendo un distinguo: «Se ci basiamo sulla visibilità del luogo possiamo confrontarci alla pari con il centro ampezzano. Se Cortina ha un nome molto conosciuto, anche Agordo ha la sua notorietà in tutto il mondo grazie ai centri turistici della vallata e alla Luxottica. In più, se vogliamo proprio dirla tutta, in base agli ultimi criteri posti dalla Provincia entro cui abbiamo dovuto nuovamente rapportarci, tutte le altre località proposte sono tagliate fuori, compresa Cortina. Agordo no, per molte ragioni. Lo si può vedere nel documento che abbiamo presentato e che, tra l’altro, conteneva la proposta unanime dei 16 sindaci dell’Agordino, più un altro, di mettere a disposizione dell’Unesco l’ex sede dell’istituto per periti minerari». Il sindaco di Cortina d’Ampezzo, Andrea Franceschi, coinvolto nel dibattito, ha preferito la scelta del «no comment». Così, dopo la riunione del gruppo di maggioranza che si è svolta mercoledì per mettere sul piatto le potenzialità di Cortina d’Ampezzo piuttosto che quelle di Belluno o di altre località della provincia ad ospitare la sede operativa della Fondazione Dolomiti Unesco, il comune capoluogo non è stato a guardare. L’assessore Paolo Gamba, insieme con il presidente della Provincia Gianpaolo Bottacin, è andato in sopralluogo nell’ex palazzo della Banca d’Italia, in quello che potrebbe diventare la sede della Fondazione. Lo fa sapere l’assessore provinciale con delega all’Unesco, Alberto Vettoretto, che contemporaneamente sostiene che a Palazzo Piloni non c’è mai stato un vertice di maggioranza. Peccato. Perché quell’incontro tra esponenti di Pdl e Lega c’è stato, eccome. Nella sede dell’amministrazione provinciale in via Sant’Andrea, all’ora della convocazione fissata per le 18 di mercoledì 24 novembre, si sono presentati davanti all’assessore Alberto Vettoretto, per il gruppo del Pdl il presidente del consiglio Stefano Ghezze e i consiglieri Silvano Martini, Maria Cristina Targon e Alberto Curto; per il gruppo della Lega Nord il capogruppo Nunzio Gorza, il vice capogruppo Cesare Rizzi e i consiglieri Elisabeth Forato e Cesare Bon. Presente anche il segretario della Fondazione Dolomiti Unesco Giovanni Campeol il quale ha lasciato la riunione appena terminate le relazioni di aspetto prettamente tecnico. Assessore e consiglieri invece hanno proseguito con le argomentazioni di carattere politico. Tutti hanno espresso le loro opinioni e portato le loro tesi in un dibattito che si è protratto per due ore abbondanti. Che Cortina, come abbiamo scritto ieri, in quell’incontro abbia rafforzato la sua candidatura la Fondazione è emerso chiaramente. Ed è già pronto il Comun Vecio per accoglierla. Questo è quanto.
FONDAZIONE Rinvio per il marchio della discordia Accordo su locandine e internet Nel consiglio d'amministrazione della Fondazione Dolomiti Unesco ieri non si è discusso del marchio incriminato. All'incontro, infatti, non hanno potuto prendere parte, per imprevisti impegni istituzionali, i rappresentanti delle Province di Trento e di Bolzano. Il punto era inserito tra le varie ed eventuali, ma è stato rinviato. «Considerata le assenze - ha spiegato Alberto Vettoretto, presidente di turno -, abbiamo ritenuto opportuno rimandare la discussione sul logo della Fondazione. Avremo modo di discuterne quando saremo tutti presenti». All'ordine del giorno ieri è passata la proposta di Trento per una pubblicazione su alcune locandine storiche delle Dolomiti e sono stati stabiliti i punti cardine del portale internet. Ai tecnici delle varie Province è stato chiesto predisporre la parte strutturale del sito con 3 finalità: presentazione istituzionale della Fondazione, spiegazione delle particolarità del bene e rinvii ad altri siti turistici di ciascuna delle zone rappresentate nell'ente per veicolare il potenziale economico. Il bando di gara sarà poi seguito direttamente dalla Fondazione. In attesa delle procedure per l'assunzione di personale tecnico e amministrativo la Provincia di Belluno ha provveduto a garantire la segreteria per il dirigente, Giovanni Campeol, con una risorsa a tempo determinato. Tutti e 5 i territori stanno muovendosi anche per trovare i componenti da nominare nel comitato scientifico, fondamentale per la creazione delle reti sul territorio e per dare indirizzi nella ricerca e nella conservazione del bene che confluiranno all'interno del piano di gestione. Dopo il logo e il portale online, la nomina degli organismi interni, mancherebbe quindi, l'accordo per le linee gestionali del bene e la Fondazione potrebbe dirsi sostanzialmente pronta per la verifica dei commissari internazionali Unesco a giugno 2011. (R.D.S.)
Il Gazzettino-Bl 26.11.2010 RISOLUZIONE Vertice in
Provincia di Lega e Pdl per la Fondazione Unesco sulla via di Cortina Il centro operativo potrebbe essere ospitato nel Comun Vecio Fondazione Unesco, la spunta Cortina. A far pendere l’ago della bilancia sulla capitale d’Ampezzo è stato il giudizio di Pdl e Lega durante il vertice di maggioranza del consiglio provinciale, presente il segretario generale della Fondazione Giovanni Campeol, che si è tenuto l’altra sera a Palazzo Piloni per discutere appunto della scelta della sede operativa della Fondazione. Anche Belluno ha delle chance, in forza di un progetto più ampio che vedrebbe la città come sede definitiva, evitando così la temporaneità triennale in ciascuna delle province facenti parte della Fondazione. Il Bellunese, dunque, ragiona in grande. Sia che si parli di Cortina, nota in tutto il mondo e zona forse più rappresentativa ad ospitare questo istituto: a disposizione c’è già il Comun Vecio. Ma anche la città di Belluno ha carte da giocare, vuoi perché è il capoluogo della provincia che ospita i tre quarti delle Dolomiti e perché potrebbero essere messi a disposizione l’edificio della Banca d’Italia o Palazzo Bembo. Qualche consigliere aveva proposto Auronzo ma l’idea è stata cassata. Oggi comunque, la risoluzione "Cortina" porrebbe fine alle polemiche scaturite dalla proposta del presidente di turno della Fondazione e assessore provinciale al Turismo Alberto, Vettoretto, di deputare Villa Patt di Sedico, di proprietà della Provincia, come sede operativa. L’idea aveva avuto l’effetto di un sasso in un vespaio. Una decina di esponenti di Pdl e Lega residenti nelle zone alte della provincia avevano rigettato l’ipotesi, firmando addirittura una petizione presentata al presidente Bottacin, e sostenendo che a Sedico non ci sono Dolomiti. Adesso la riunione di mercoledì sera sembra aver messo pace tra i contendenti. Non è così invece sul fronte del marchio che, dopo la presentazione ufficiale, ha visto alzarsi i cori di condanna al grafico. Insomma, finora la Fondazione Dolomiti Unesco non ha avuto un momento di pace. E pensare che deve ancora iniziare ad operare.
Corriere delle Alpi 25.11.2010 Lettere DOLOMITI UNESCO Cemento ovunque: il logo è lungimirante Contrariamente alle critiche da più parti avanzate nei confronti del nuovo logo scelto dalla fondazione Unesco per rappresentare le Dolomiti, io sono perfettamente d’accordo con quanto stilizzato nel tanto contestato simbolo. Il logo è lungimirante. Nel senso che anticipa quelle che saranno le Dolomiti bellunesi, le valli, i paesi, nei prossimi decenni. Una immensa colata di cemento. Edificazioni ovunque. Strade e superstrade. Capannoni in ordine sparso. Gallerie e sopraelevate. Insomma, i grattacieli newyorchesi richiamati nel logo diverranno presto una realtà. Fuori dal facile ma amaro terreno dell’ironia, io credo sia assurdo protestare per un simbolo, quando la realtà va nella direzione contraria a quella che si vorrebbe perseguire con un logo che rifletta il bello e il rispettoso della montagna. Ad Auronzo è stata avviata una devastante lottizzazione alle porte del paese. Su Cortina incombono i rischi di una tangenziale e di un aeroporto per vip. Tutto il Cadore è a rischio con la A27. Per Misurina si parla di una lottizzazione per 6.200 metri cubi di cemento sulle rive del lago. E noi ci scandalizziamo per un simbolo. Oscar de Gaspari AURONZO DI CADORE
Il Gazzettino-Ud 25.11.2010 TOLMEZZO Domani la
riunione del Cda della Fondazione dopo l’ondata di proteste Dolomiti, logo da correggere L’assessore provinciale Faleschini giocherà la carta della mediazione Una proposta di mediazione che spinga a ricercare dei migliorativi al disegno da parte del vincitore. Sarà questa la posizione che l'assessore provinciale alla montagna di Udine, Ottorino Faleschini, porterà domani sul tavolo del Cda della Fondazione Dolomiti, chiamata a riunirsi a Belluno per affrontare la questione del nuovo logo istituzionale - quello delle cime che assomigliano a dei condomini - che ha creato infinite polemiche tra i pro, pochi, e i contro, molti, come i tremila che hanno firmato online una petizione di protesta. Nel cda da una parte ci sarà la provincia di Bolzano che con il presidente Loris Durnwalder chiederà alla Fondazione di ripensarci: «Quel simbolo non ha niente a che vedere con le nostre montagne. E la popolazione non lo vuole. Io voto per rifare tutto e scegliere un nuovo logo» ha spiegato in questi giorni. Dall'altra il presidente il presidente della Fondazione e rappresentante della Provincia di Belluno, Alberto Vettorello, secondo il quale «tornare indietro è un po’improbabile, faremo comunque tutte le valutazioni del caso. C'è stato un regolare concorso per scegliere il vincitore. Anche se ripartissimo da zero, chi ci dice che poi non si scatenerebbero nuove critiche? Personalmente non mi dispiace il progetto scelto, penso sia un logo innovativo». A Faleschini, così come al collega rappresentante di Pordenone, Giuseppe Verdicchizzi, spetterà il compito di trovare la quadra. «Ho già informato il presidente Vettorello - anticipa Faleschini - che andrò a sottoporre al Consiglio una proposta concreta, che la momento per rispetto non anticipo, sfruttando la possibilità di richiedere modifiche al vincitore del bando date le numerose critiche emerse in queste settimane; è evidente che il primo impatto del logo gioca una parte molto importante nel percorso di promozione delle Dolomiti Patrimonio Unesco, quindi dovremo farci carico come prima cosa di valutare l'entità delle migliorie, studiare gli eventuali adeguamenti e un metodo per il percorso di restyling, se non troveremo una condivisione su questo allora occorrerà pensare ad altre strade da seguire». «Un logo è altamente soggettivo - aggiunge il collega pordenonese - magari non sarebbe piaciuto nemmeno quello di un guru del design. Noi comunque ci rimetteremo collegialmente alla discussione, così come fatto sino ad oggi in tutte le scelte».
Il Gazzettino-Bl 25.11.2010 IL MARCHIO CONTESTATO Bottacin
a Durnwalder: «Sei troppo nervoso» Logo, Udine e Pordenone: rivediamolo La proposta di un restyling nel prossimo cda della Fondazione L’accredito del fondo Letta, pensato dall’ex Governo Prodi per ridurre i divari tra comuni di province ordinarie e straordinarie confinanti, è in ritardo. Anzi, pare proprio che i contributi siano scomparsi dalla Finanziaria. E i sindaci interessati chiedono lumi: oggi a Milano, riuniti nell’Associazione Comuni Confinanti (Asscomiconf), batteranno ufficialmente cassa. Tra coloro che oggi saranno nel capoluogo meneghino i primi cittadini di Falcade Stefano Murer e di Castellavazzo Franco Roccon. «Dopo tanti proclami e altrettante promesse - afferma Murer - direi che è ora di fatti. Delle tre tranche annunciate ci è stata liquidata, nel 2008, solo la prima. I sindaci hanno grandi difficoltà a chiudere i conti visti i trasferimenti sempre più ridotti e le mani sempre più legate». Auspicabile, inevitabilmente, una boccata di ossigeno che potrebbe essere rappresentata appunto dal fondo Letta. In attesa, tra l’altro, di sapere se diventerà realtà un simile contributo annunciato: quello voluto dall’ex sottosegretario Aldo Brancher. «Chiediamo pari opportunità - conclude Murer - altrimenti i nostri territori saranno destinati a impoverirsi via via sempre più». (R.G.)
Corriere delle Alpi 24.11.2010 «La Fondazione va per proprio conto» Irma Visalli e l’Unesco: «E’ la cerniera tra istituzioni e territorio
ma chi la comanda pensa che sia il braccio operativo della Provincia» BELLUNO. Stupita e preoccupata. E’ lo stato d’animo di Irma Visalli, coordinatore comunale del Pd ed ex assessore provinciale, dopo il botta e risposta tra gli albergatori e il presidente della Fondazione, Alberto Vettoretto. «Non mi sono piaciute», tuona la Visalli, «le giustificazioni di chi ha rappresentato le Dolomiti al salone di Assisi, per non aver coinvolto i soggetti territoriali al primo World Turism Expo (WTE) dei siti Unesco tenutasi ad Assisi. Era meglio dire solo “abbiamo sbagliato, vediamo come rimediare”. Invece le affermazioni fatte mettono l’accento su due questioni importanti: “ad Assisi si dovevano mostrare paesaggio e geologia, non si dovevano vendere alberghi e sistema ricettivo” e “Assisi era una vetrina di tipo istituzionale”». «Nel primo caso lascia molto perplessi il fatto che i valori (paesaggio e geologia) per cui siamo entrati nell’Olimpo dei luoghi più belli del mondo, sembrano cosa “altra” da chi giornalmente vende e promuove, attraverso il sistema recettivo, proprio quei valori. Ma gli operatori non trarrebbero forse qualche vantaggio anche solo dalla consapevolezza di essere all’attenzione dei più grandi tour operator del mondo? E non sono loro i protagonisti di quel turismo responsabile che l’Unesco promuove? In secondo luogo, preoccupa il perpetuarsi dell’assenza di coordinamento tra il territorio e le azioni che coinvolgono la Fondazione Dolomiti Unesco e le amministrazioni provinciali. Sembra non vi sia alcuna consapevolezza che la Fondazione è la cerniera tra istituzioni, Unesco e la popolazione, i cosiddetti portatori di interesse. Non è il braccio operativo dell’ente Provincia. Ma lo strumento che dovrebbe garantire le reti tra i territori provinciali e tra tutti i soggetti che vivono e lavorano nel patrimonio mondiale». «Per entrambe le questioni», sottolinea la Visalli, «sarebbe utile che chi oggi ha l’onore e l’onere di gestire il patrimonio Dolomiti Unesco ricordi le vere motivazioni per cui siamo stati riconosciuti Patrimonio dell’Umanità e per cui saremo ri-valutati tra qualche mese. Si trova scritto nelle sintesi dei rappresentanti ministeriali che all’indomani di Siviglia scrivevano: le Dolomiti, da laboratorio di processi naturali oggi si trasforma in un modello sperimentale di gestione di rilevanza mondiale che sarà oggetto di una nuova valutazione nel 2011; per allora, infatti, la Fondazione dovrà essere operativa e dovranno esser date alcune precise indicazioni in termini di soluzioni sostenibili per il turismo».
BOTTACIN SUL LOGO «Non vi piace? Non esponetelo» BELLUNO. «A qualcuno non piace il logo? Beh, quel qualcuno non è obbligato ad utilizzarlo». Il presidente Gianpaolo Bottacin interviene sulle polemiche che ancora animano il risultato del bando per il logo del bene Dolomiti-Unesco. «Indubbiamente, più se ne parla, meglio è per le Dolomiti stesse», dice Bottacin. «Solo non capisco le tante polemiche intorno a un logo: nemmeno io ne sono entusiasta, ma si vada avanti. Chi ne fa una pregiudiziale, si chiami fuori dalla Fondazione. Detto ciò, se a qualcuno non piace quel logo, quel qualcuno può fare tranquillamente a meno di utilizzarlo. Non c’è alcun dovere, né di esporlo, né di promuoverlo. È una immagine che ha vinto un regolare concorso e la Fondazione ne è proprietaria. Nel regolamento non c’è traccia di obbligo da parte degli operatori turistici di farne uso».
Il Gazzettino-Bl 24.11.2010 IL SIMBOLO CONTESTATO Per il
presidente nessuno è obbligato all’uso La replica di Durnwalder: «Non sono suo servo, le Dolomiti anche nostre» Bottacin contro i no-logo: escano dalla Fondazione Roberta De Salvador «A qualcuno non piace il logo? Beh, quel qualcuno non è obbligato ad utilizzarlo». Secche le parole del presidente della Provincia di Belluno, Gianpaolo Bottacin, sulla questione del marchio scelto dalla Fondazione Dolomiti Unesco. Già, ma chi sarebbe quel qualcuno? Reinhold Messner? Si è pronunciato per il «no-logo», ma per portare gente nei suoi musei non ne ha bisogno. Oliviero Toscani? Un fotografo, famoso certo, ma lavora in tutt'altre regioni. I club alpini delle regioni dolomitiche che hanno esternato il loro disappunto pochi giorni fa? Potrebbe essere. Gli scettici non si contano più e dal 5 novembre, data di presentazione ufficiale del marchio, un po’ tutti hanno detto la loro. Ma la politica di mezzo c'è sempre e guarda caso anche Luis Durnwalder, presidente della Provincia Autonoma di Bolzano, è stato uno dei numerosissimi oppositori della scelta fatta dalla commissione. «Non esprime quello che noi vorremmo, potrebbero essere anche i grattacieli di New York», ha sbottato Durnwalder. «Non capisco le tante polemiche - gli risponde Bottacin -: nemmeno io ne sono entusiasta, ma si vada avanti. Chi ne fa una pregiudiziale, si chiami fuori dalla Fondazione». Sarebbe liscio come l'olio per il presidente bellunese togliere così di mezzo Bolzano, ma Durnwalder non sembra dell'idea: «Non accetto aut aut, non sono servo di Bottacin e mi riservo possibilità di dire ciò che mi piace o non mi piace. Un pezzo di Dolomiti è anche nostro». Pare che a discutere sul da farsi saranno, comunque, gli assessori Unesco delle 5 province il 26 novembre nel prossimo cda. «Se la maggioranza deciderà per il sì, lo accetterò, ma se lo cambieranno sono contento» dice il presidente altoatesino. Per Bottacin più si parla del logo meglio è per le Dolomiti, ma l'iter, piuttosto che riprendere tutto da capo, potrebbe essere molto più semplice: «Non c'è alcun dovere, né di esporre, né di promuovere il marchio - riporta il presidente bellunese -. È un'immagine che ha vinto un regolare concorso e la Fondazione ne è proprietaria. Il regolamento è chiaro sul suo possibile utilizzo, ma non c'è traccia di obbligo da parte degli operatori turistici di farne uso».
QUI SANTO STEFANO Buzzo: «Mi piace, è moderno e crea attenzione» Il logo Dolomiti Unesco piace in Comelico. Guido Buzzo, già amministratore e presidente per lunghi anni dell'azienda autonoma di soggiorno e turismo, nonché grafico ed illustratore per vari enti, giornali e riviste, promuove a pieni voti il marchio tanto criticato. «Nel simbolo di Arnaldo Tranti - spiega - vedo formazioni che emergono verso il cielo, rosso tiziano, da piedistalli costituiti da ghiaioni bianchi». Per il designer comeliano, con alle spalle molti depliant informativi, esse assomigliano a sculture. «Può piacere o meno - conclude - in ogni modo dal punto di vista pubblicitario ha raggiunto l'obiettivo, perché è moderno e crea attenzione e curiosità». Yvonne Toscani
LORENZAGO No alla Venezia-Monaco Il Comune rinnova il patto Il Comune di Lorenzago ha rinnovato il patto con la società che con fermezza da diversi anni dice di no alla costruzione dell'autostrada Venezia-Monaco. L'amministrazione cadorina compartecipa con una quota molto bassa all'interno del sodalizio ma ha deciso durante l'ultimo consiglio di prorogare la propria decisione per i prossimi 40 anni. «Una seduta molto serena e pacata - afferma Mario Tremonti - nella quale abbiamo parlato anche dell'assestamento di bilancio, un atto obbligatorio da trattare entro fine novembre in cui si cerca di chiudere tutti i conti dell'anno in corso». L'ordine del giorno del consiglio prevedeva poi la vendita di un terreno di proprietà comunale. «Da quando ci siamo insediati un anno e mezzo fa - afferma il sindaco Mario Tremonti - abbiamo instaurato con la cittadinanza un ottimo rapporto di fiducia e collaborazione. I privati ci chiedono di acquistare degli appezzamenti e dei reliquati confinanti ai loro terreni. Al comune queste aree non servono e quindi le vendiamo senza alcun tipo di problema». In chiusura il primo cittadino ha illustrato ai presenti il convegno sulla montagna che si terrà a Lorenzago giovedì 9 dicembre. «Si tratta di un incontro - conclude Tremonti - che fa parte di una serie di conferenze che toccheranno tutto il Centro Cadore con lo scopo di far conoscere ed approfondire le tematiche e le risorse del nostro territorio».
Logo Unesco «Marchio inefficace. Dobbiamo cambiare» Il Club alpino si fa portavoce dei 100 mila associati «La Fondazione
Unesco si apra a nuove proposte» Per il Cai il logo della Fondazione Dolomiti Unesco è «un biglietto da visita che mette a disagio» e per questo va rivisto. «Nella certezza di rappresentare il pensiero di oltre 100 mila associati - dicono uniti i presidenti di tutti i Card (Club alpini della regione dolomitica) - esprimiamo la nostra perplessità sull'efficacia del bando». I club non escono allo scoperto casualmente, ma dopo aver constatato che tramite web (www.firmiamo.it) sono state raccolte migliaia di firme (2.627 mentre scriviamo) perché venga rivista la decisione presa dalla commissione. Il bando aperto quest'estate e gestito dalla Provincia di Trento per conto di tutte e 5 le aree patrimonio dell'umanità, sembra che non abbia portato ad una decisione sufficientemente condivisa con la premiazione di Arnaldo Tranti. «Pochi eventi - ricordano i presidenti dei Card - hanno saputo coalizzare la quasi totalità del pensiero nei confronti di una scelta quale il logo Unesco. Se può essere ponderato il commento degli addetti ai lavori, pur nell'atteggiamento di totale negatività, la base sociale dei club si è espressa con opinioni intransigenti, sferzanti che non danno spazio a mediazioni». Muso duro, quindi, da parte degli alpinisti. Messner non è che la punta dell'iceberg. «Un logo policromatico che esaltasse i colori nelle sfumature stagionali che rendono uniche queste montagne doveva essere il concetto base da sviluppare» suggeriscono i rappresentanti Card. «Chiediamo che la Fondazione Dolomiti Unesco riveda la sua posizione con un gesto di apertura a nuove proposte e soluzioni che - concludono i club alpini - trovino la condivisione più ampia possibile».
Il Gazzettino 21.11.2010 BELLUNO Già raccolte
migliaia di firme in un sito internet: «Quel simbolo è da rivedere» Club alpini in rivolta: no al logo Unesco Veneto, Friuli, Trentino e Alto Adige contro il marchio scelto per la
Fondazione Dolomiti E’ rivolta contro il marchio della Fondazione Dolomiti Unesco. Alle perplessità dei cittadini che sono insorti subito contro la decisione della commissione su internet e alle dure critiche di Reinhold Messner, ora si aggiungono anche i 100mila soci dei Card (Club Alpini della Regione Dolomitica) nella crociata contro il marchio. Il profilo dolomitico grigio, rosso e bianco del designer Arnaldo Tranti, proclamato vincitore da un’apposita commissione il 5 novembre, non convince nessuno. «La simbologia non sembra granché, dà l’impressione che si tratti di un’agenzia immobiliare. Questo marchio non è adatto a rappresentare le Dolomiti» commenta Emilio Bertan, presidente del Cai Veneto. Opinione che sembra diffusa, non solo dagli appassionati di montagna, ma anche tra i commenti di www.firmando.it. Il sito ha lanciato una campagna di raccolta firme perché la Fondazione possa tornare sui suoi passi e decida di rivedere il logo. In pochi giorni sono arrivate oltre 2.600 adesioni, senza contare i diversi gruppi nati su Facebook. La domanda che rimbalza sul web è: serviva davvero un bando per trovare un marchio così ambiguo e scarsamente rappresentativo? «Pochi eventi hanno saputo coalizzare la quasi totalità del pensiero nei confronti di una scelta quale il logo Unesco» constatano amaramente tutti uniti i presidenti dei Card, Veneto compreso. Ma constatare non basta, quando «la base sociale dei club alpini delle Dolomiti si è espressa con opinioni intransigenti, sferzanti e che non danno adito a mediazioni». Se nemmeno chi dovrebbe utilizzare il marchio per promuovere rifugi, mostre e incontri è convinto, in effetti, qualche domanda la Fondazione dovrebbe porsela. Il rischio è che il logo resti nel cassetto e nessuno lo usi. Pare che, se proprio costretti, i membri dei club alpini lo adotteranno, ma non certo volentieri, né tantomeno con convinzione. Lo definiscono «un biglietto da visita che mette a disagio» e questo la dice lunga. «La speranza - confessa piuttosto Bertan - è che la Fondazione dopo le
proteste decida di rivedere il marchio». Pure il colore, con quel rosso che sa
tanto di Tirolo, ma poco di natura, non entusiasma tanto gli animi. «Un logo
policromatico in grado di esaltare i colori nelle sfumature stagionali che
rendono uniche queste montagne doveva essere il concetto base da sviluppare»
scrivono nel loro intervento i presidenti Card. In sostanza il bando lanciato
l’estate scorsa e gestito dalla Provincia di Trento per i club alpini, posava,
quindi, su fondamenta poco solide: più che soffermarsi su aspetti emozionali,
puntava, invece, sulle quattro culture (italiana, tedesca, ladina, friulana)
poco intellegibili per l’esterno. Come se portarsi appresso il nome Fondazione
Dolomiti-Dolomiten-Dolomites-Dolomitis non fosse già sufficientemente
ingombrante e complicato.
PERCHÈ SÌ «È un marchio che richiama tutti i territori dolomitici» «È un linguaggio innovativo, come è innovativa la Fondazione che racchiude cinque territori diversi sotto alcuni aspetti». Parola di sindaco. Per Antonio Prade, primo cittadino di Belluno, non è il marchio il problema. In fondo il capoluogo è il centro più ecosostenibile d'Italia secondo Legambiente e non saranno certo quelli che possono apparire come grattacieli sulla carta intestata Unesco a cambiare le cose. «Probabilmente nei prossimi anni questo marchio entrerà nella nostra cultura - dice Prade -. Non fermiamoci su questi temi, guardiamo avanti».
PERCHÈ NO «Un obbrobrio, Dolomieu si rivolterà nella tomba» «È un obbrobrio, un aborto». Senza mezzi termini sputa il rospo Maria Antonia Ciotti, sindaco di Pieve di Cadore. La sua opinione riguardo il marchio Unesco è nettamente negativa e non c'è verso: lati positivi non ce ne sono. Il rosso non va, il disegno le fa assomigliare a grattacieli e dentro c'è ben poco della cultura di montagna. «Dolomieu - aggiunge uno dei primi cittadini dell'alta provincia bellunese - si starà rivoltando nella tomba». Secondo la Ciotti gli abitanti delle Dolomiti non potranno proprio identificarsi con un simile marchio.
Corriere delle Alpi 21.11.2010 I CAI DELLE DOLOMITI «Quel logo è negativo, il bando è da rifare» BELLUNO. I Club Alpini della Regione Dolomitica contro il logo Dolomiti Unesco. «Pochi eventi hanno saputo coalizzare la quasi totalità del pensiero nei confronti di una scelta quale il logo Unesco». E’ di totale negatività il giudizio della base sociale dei Club Alpini della Regione Dolomitica, che si è espressa con opinioni intransigenti, sferzanti e che non danno spazio a mediazioni sul logo. «In pochi giorni un sito web ha raccolto migliaia di firme. Anche eminenti esponenti del mondo alpinistico e grafico si sono espressi per la revisione degli esiti del bando. Ci possono essere giustificazioni interpretative, ma l’efficacia del marchio è proporzionale all’impatto ed al richiamo che ottiene tra i potenziali fruitori del bene Dolomiti-Unesco». «Un logo policromatico che esaltasse i colori nelle sfumature stagionali che rendono uniche queste montagne doveva essere il concetto base da sviluppare. Esprimiamo, pertanto, nella certezza di rappresentare il pensiero degli oltre 100 mila associati, la nostra perplessità sull’efficacia del bando. Chiediamo che la Fondazione Dolomiti Unesco riveda la sua posizione, con un gesto di apertura a nuove proposte e soluzioni che trovino la condivisione più ampia possibile. Non sarebbe produttivo, né di interesse per la collettività, dover operare con un “biglietto da visita” che mette a disagio. Siamo sempre più convinti che gli abitanti e i fruitori delle montagne possano e debbano avere un peso determinante nelle scelte che impegnano il territorio e pertanto insistiamo per una soluzione della inaccetabile situazione creatasi». Le prospettive di un nuovo bando però sono praticamente nulle: «Se così sarà ce lo terremo», dice il presidente del Cai Veneto Emilio Bertan, «ma è imbarazzante usare un logo che non piace a nessuno». Infine il coinvolgimento del Cai nella Fondazione: «Lavoriamo per far conoscere le Dolomiti Unesco con una forte attività di informazione e abbiamo chiesto al segretario della Fondazione un incontro, ma non ci ha ancora risposto». (i.a.)
Il Gazzettino 19.11.2010 Veneto, Tav sempre più vicina Strade e ferrovie: dal Cipe finanziamenti per le grandi opere a Nordest Sacconi: «Cantieri aperti in fretta». Brunetta: «Al Mose 230 milioni» Maurizio Crema Una pioggia di finanziamenti per far ripartire i lavori infrastrutturali nel Nordest. Il Cipe ha acceso semaforo verde complessivamente per 21 miliardi di opere da progettare o completare in tutt’Italia. In Veneto si va dal via libera alla settima tranche delle dighe mobili del Mose per difendere Venezia dalle acque alte, allo studio per l’alta velocità ferroviaria passando per strade e tangenziali. Soddisfatti i ministri veneti. L'ok del Cipe permette «di aprire in tempi brevi i cantieri e avviare concretamente la realizzazione delle opere», il commento di Maurizio Sacconi. Il ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta plaude ai 230 milioni stanziati per il Mose, già arrivato al 60% dei lavori (manca la fase più critica, le cerniere): «Una decisione che assicura la prosecuzione delle lavorazioni in corso di un'infrastruttura strategica e che, per la loro stessa tipologia, richiedono continuità operativa». Per Galan (agricoltura e pesca) in arrivo dal fondo infrastrutture 100 milioni per il comparto agroalimentare; altri 177 milioni vanno al settore irriguo e bonifiche. «È stata una giornata di straordinaria importanza, la Tav è sempre più vicina al Veneto: con gli stanziamenti per la Treviglio - Brescia ormai ci siamo - osserva l’assessore alle Mobilità e Infrastrutture, Renato Chisso -. Mancano ancora i finanziamenti per la Brescia - Verona, che costerà intorno al miliardo, ma siamo in dirittura d’arrivo. In più è stato approvato dal Cipe il quadruplicamento della linea ferroviaria Verona - Fortezza, opera fondamentale per assicurare lo sbocco del Brennero e quindi al Nord Europa». Già, però l’alta velocità è ancora ferma in Lombardia: «La tratta Verona - Venezia è nella legge obiettivo, sono convinto che il progetto definitivo dovrebbe essere completato entro metà 2011». Con un’avvertenza: «Il project financing e lo Stato da soli non potranno sostenere questa partita, servirebbero fonti alternative». Chisso plaude all’inserimento tra gli obiettivi 2011 - 2013 del progetto dell’Off Shore del porto di Venezia: «È un segnale importante perché è in concorrenza con Monfalcone e Trieste. Il Cipe ha inoltre deliberato l'inserimento nella stessa Legge Obiettivo del Sistema delle tangenziali Venete, della Strada Mediana veronese, della nuova Strada Regionale n. 10 «Padana Inferiore» fino a Legnago e della Valsugana. Si tratta di interventi che possono procedere senza bisogno di alcun contributo statale». In lista anche il prolungamento della A27 poco sotto Tai di cadore, i collegamenti con le spiagge Jesolo e Bibione, la Valdastico Nord. Non è da meno la ricerca industriale, destinataria di quasi 800 milioni, grazie alla rimodulazione del Fondo rotativo per il sostegno alle imprese. «Il Veneto ha finalmente motivo di esprimere soddisfazione per le determinazioni del Cipe», afferma il presidente della Confindustria del Veneto Andrea Tomat: «Un significativo successo per il Veneto e per la 'squadra' che ha lavorato su questi obiettivi, i ministri veneti e la Regione con l'instancabile assessore Chisso. Purtroppo sono ancora escluse le tratte venete della Tav ma sembra che finalmente ci saranno le risorse per iniziare la progettazione. Ora dobbiamo lavorare per cantierare queste opere il prima possibile».
Il Gazzettino 17.11.2010 FINANZIARIA Il
sottosegretario Alberto Giorgetti: «In arrivo finanziamenti per ferrovie e
strade venete» Infrastrutture, il governo rilancia Maurizio Crema «Ci stiamo muovendo in un sentiero strettissimo, i vincoli europei di bilancio ci hanno già costretto a tagliare al dotazione della legge di stabilità da 7 a 5,5 miliardi. Ma abbiamo messo in cantiere provvedimenti per opere decisive per il Nordest: dall’Alta Velocità al Brennero passando per il Grande raccordo anulare di Padova, aeroporti e interporti». Alberto Giorgetti, sottosegretario veronese all’economia, il braccio destro del ministro Giulio Tremonti, alla vigilia del Cipe (consiglio interministeriale per la programmazione economica in calendario domani) si incarica di definire i punti nodali per il Nordest della Finanziaria in discussione alla Camera: «In primo luogo ci siamo impegnati ad allentare il patto di stabilità per Comuni e Regioni virtuose, questo provvedimento che deve passare al vaglio di Bruxelles, potrebbe mettere in campo risorse consistenti per il Veneto - spiega il sottosegretario del Pdl - ma abbiamo anche definito tutta una serie di priorità infrastrutturali, che dovranno ovviamente passare dal project financing». L’elenco è lungo e dovrebbe passare anche dal finanziamento dell’ultima tranche delle opere del Mose di Venezia: «L’Alta Velocità ferroviaria da Milano a Verona, opera da oltre 4,5 miliardi, gode di una copertura ampia, quelli che mancano sono i fondi per la Verona - Venezia, ferrovia da 5,2 miliardi di costo, per la quale ci sono circa 160 milioni a livello di progettazione. Altri fondi andranno per la Verona - Fortezza, cioè la tratta del Brennero».In Veneto sono da far decollare il Grap, il raccordo di Padova, e anche quello di Verona: «In questo caso è prevista la possibilità di variare le tariffe con destinazione d’opera degli incassi in più», spiega Giorgetti. Verranno messi in sicurezza anche i servizi locali sia ferroviari che automobilistici: «Il fondo per i trasporti regionali passerà da circa 600 milioni a 480, la differenza dovrebbe essere coperta agendo sulle tariffe e i biglietti». Dunque aumenti in vista, ma posti di lavoro garantiti. Nei giorni scorsi infatti le società di trasporto pubblico locale avevano rilanciato l’allarme di un taglio intorno al 10-20% dei fondi statali versati alle Regioni, un calo che avrebbe comportato il taglio di 3-4mila. Infine il sistema aeroporti e interporti: «Anche qui sono previsti aumenti delle risorse tramite la tariffazione dei servizi». Un ticket logistico per chi passa dagli scali di Verona e Venezia.
Carnia, la marcia dei duemila David Zanirato La gente della Carnia ancora una volta dice No all'elettrodotto. E per dimostrarlo si è stretta attorno ai sindaci che quel No lo hanno ribadito venerdì alla Regione e alla cordata proponente l'infrastruttura. In 1800 ieri pomeriggio hanno risposto alla chiamata del Coordinamento dei comitati per la difesa del territorio e si sono ritrovati presso il nuovo ponte di Cercivento armati di fischietti, tamburi, bandiere italiane, bandiere austriache, vessilli della Patria del Friuli. Si sono viste famiglie con i passeggini, anziani, giovani, militanti e semplici cittadini, gente di ogni età che ha manifestato civilmente con cori, fischi, inni e proclami lanciati dal capopopolo Renato Garibaldi con il suo megafono. Dal "Non passerete, non molleremo, resisteremo" al "Giù le mani dalla terra o la Carnia si ribella" fino a "Regione, senza remissione, ci togli gli acquedotti, ci imponi elettrodotti". A guidare il corteo reggendo lo striscione di Carniainmovimento alcuni ragazzini, alle loro spalle il tricolore italiano e la bandiera dell'Austria, dietro ancora i sindaci della Valle del But, Elia Vezzi di Paluzza, Dario De Alti di Cercivento, Sergio Straulino di Sutrio, Elio Moser di Zuglio, Giorgio Morocutti di Ligosullo, Marlino Peresson di Arta Terme. A fianco di loro l'unico consigliere regionale presente era Enore Picco della Lega Nord. E poi i parroci con in testa monsignor Angelo Zanello, Arciprete per la Carnia a testimoniare la vicinanza della Curia udinese. Ma non solo: tra le tante facce di carnici, friulani della bassa, carinziani, tutti con cartelli di denuncia e t-shirt a tema, si sono intravisti anche esponenti di vari partiti (senza bandiere al seguito) da Rifondazione all'Idv, dalla Sinistra e Libertà, agli Autonomisti del Fronte Friulano, passando per diversi rappresentanti del Pd, quindi le associazioni degli ambientalisti, i rappresentanti delle categorie economiche e dei sindacati, dagli artigiani agli allevatori, dal presidente della Secab Cortolezzis al presidente della Banca di Credito Cooperativo della Carnia e del Gemonese Cescutti. Lungo via Roma "serrata" dalle saracinesche abbassate dei negozi, solidali con il movimento, i rumorosi manifestanti, al ritmo dei tamburi e tra i rintocchi delle campane, si sono ritrovati in piazza della Fontana a Paluzza dove dal palco, allietato dalle note di Lino Straulino, del Carnorum Regio e da Alessio Screm, a turno si sono uditi i vari proclami dei rappresentanti dei comitati, di alcuni sindaci che hanno confermato che "non siederanno più ad alcun tavolo sulla questione", di don Zanello, del sindaco della carinziana Dellach e di alcuni cittadini. Riposte le bandiere e ripiegati gli striscioni lentamente la folla si è dileguata. La battaglia continua.
Più di cento i manifestanti austriaci PALUZZA - (d.z.) La protesta contro l'elettrodotto ha contagiato anche la Valle del Gail in Carinzia. Sono stati oltre un centinaio i manifestanti austriaci che ieri hanno presenziato al corteo di Paluzza. Cittadini provenienti dalla vicina Mauthen, futuro probabile terminale della linea d'interconnessione transfrontaliera, ma anche da Dellach, con in testa il sindaco Christine Ploner, e poi da Lienz, Hermagor. Tra di loro anche Hannes Guggenberger, del comitato Pro Gailtal, che ha informato di come solo recentemente la popolazione carinziana sia stata messa al corrente del progetto dell'elettrodotto. «È la prima volta che siamo uniti - ha spiegato - da tre mesi a questa parte i giornali si sono svegliati annunciando l'imminente procedura di Valutazione d'impatto ambientale austriaca. Ed i cittadini si sono arrabbiati. Proprio ieri (venerdì, ndr) il sindaco di Mauthen Walter Hartlieb (Spd) ha annunciato sulla stampa che anche lui dirà No all'elettrodotto».
LE VOCI «Abbiamo risposto a chi aspettava 4 gatti» Chiesto il rispetto dell’ambiente e anche dell’acqua PALUZZA - «A chi pensava di trovare quattro gatti, abbiamo risposto alla grande. Non so come finirà questa battaglia, so solo che venderemo cara la pelle. Ora ancor di più che gli amici carinziani della Valle del Gail hanno dimostrato di condividere la lotta. A politici e a sindaci chiediamo di ritornare sui loro passi perché è la gente che glielo sta chiedendo»: Renato Garibaldi condensa in queste parole il senso della giornata, ancora una volta è riuscito a portare tantissime persone in strada, nelle piazze. A fianco a lui oltre ai movimenti e agli altri comitati, si è rivista la presenza importante della Chiesa friulana, il vescovo Mazzoccato ha portato il suo messaggio attraverso l'Arciprete di Tolmezzo don Angelo Zanello, che usando la metafora forte di un malato (la Carnia) che rischia l'infarto, ha invitato a non fermarsi ad un facile peacemaker ma ha chiesto che si utilizzi le più avanzate tecnologie, specificato quindi che: «Noi non siamo a priori contro l'elettrodotto ma chiediamo che venga rispettato l'ambiente e queste genti, e che quindi lo si faccia interrato, anche se costa di più». Richiamando quindi la dottrina sociale della chiesa ha ribadito che l'infrastruttura, "se passerà, dovrà far ricadere gli stessi benefici sia su chi la realizza, sia su chi la ospita". In chiusura l'appello: «Sindaci, non vendetevi». Ed a proposito di sindaci, freschi del No ribadito alla Regione nel confronto di venerdì, a parlare Elia Vezzi: «Non ci sono più confini quando si parla di territorio, dobbiamo resistere», e poi Dario De Alti: «Noi serviamo per ascoltare la gente e per difendere la gente, il nostro territorio e la nostra acqua hanno un valore inestimabile. Tondo e Cacitti riflettete, se questo mostro verrà realizzato la colpa sarà vostra». Ma anche il popolo della sinistra più o meno radicale si è schierata in blocco nella piazza, Tiziano, giovane militante del Pd ha commentato: «Questa è un opera che non sentiamo necessaria, che ci renderà difficile continuare a vivere quassù, soprattutto per i giovani; la politica deve ascoltare questa gente, non fare gli interessi dei grossi imprenditori». Unico rappresentante della Lega Nord Enore Picco, che ci è andato giù pesante: «L'elettrodotto deve essere solo interrato. Punto. C'è una brutta generazione di sindaci che prima facevano i rivoluzionari, oggi sono entrati nel sistema e stanno distruggendo le generazioni che li hanno preceduti, gente capace di far fare dietro front non ad un pivello ma ad Adriano Biasutti in persona, diga di Pinzano docet». Anche la bassa friulana ha voluto stringersi attorno ai carnici con Adelvise Tibaldi del Comitato Friuli Rurale. Camminando tra i manifestanti capita di sentire anche un padre che al proprio figlioletto dice: «Fai silenzio, stai attento, qui si parla anche del tuo futuro». Sono le 16.30, pian piano la gente inizia ad andarsene e Garibaldi lancia l'ultima sortita: «Non ci fermiamo qui, ora marceremo su Tolmezzo e Cavazzo, per far cambiare idea a quelle amministrazioni che non ascoltano i loro cittadini». D.Z.
Messaggero Veneto 14.11.2010 Elettrodotto e acqua, i no della Carnia PALUZZA. Oltre duemila persone si sono trovate ieri sul ponte fra Cercivento e Paluzza per protestare contro il progetto di realizzazione dell’elettrodotto aereo Somplago-Wurmlach e contro la privatizzazione dell’acqua. Un successo inatesso: infatti sino a pochi minuti prima delle 14, orario stabilito per l’incontro sul ponte fra i due comuni, a essere presente era solamente un imponente servizio delle forze dell’ordine. Poi sono arrivate le prime persone, a piedi dai comuni del posto, in automobile da lontano, dalle altre valli della Carnia, dal Friuli, ma soprattutto, fra i primi a giungere, sono stati i cittadini arrivati dall’Austria. Quindi l’incontro fra i sindaci di Cercivento e Paluzza sul ponte, l’arrivo dei comitati, i sindaci degli altri paesi della Carnia, anche non coinvolti direttamente dal passaggio dell’elettrodotto Fantoni-Pittini-Burgo a dimostrare la loro solidarietà. Lungo la strada ad attenderli negozi ed esercizi pubblici con le serrande sbarrate, con poche eccezioni, con esposte espressioni di solidarietà. Nella valle del But ieri non hanno protestato solo contro l’elettrodotto: i vari slogan hanno spaziato a 360 gradi, in particolare contro la privatizzazione dell’acqua e i comitati che invitavano a firmare per la riconsegna ai comuni della gestione del ciclo integrato delle acqua e invitando le famiglie a scrivere alla Regione chiedendo una legislazione in tal senso. Ad accogliere il corteo nella piazza di Paluzza c’era un piccolo palco e la musica di Lino Straulino. Prima dei vari discorsi, la corale di Paluzza ha intonato l’inno della Carnia, “Carnorum Regio” del maestro Giovanni Canciani. Dopo l’introduzione, ha preso la parola il parroco di Tolmezzo, don Angelo Zanello che non ha esitato ad usare parole taglienti a sostegno della gente di montagna. «Sulla pelle della Carnia un nuovo elettrodotto sarebbe uno sfregio, una cicatrice che però si può evitare». Il prelato vede la crisi che attanaglia l’economia e che richiede oggi l’elettrodotto, derivare la scelte lontane: «Non stiamo ricercando, con l’elettrodotto, le cause profonde». Don Zanello ha parlato di solidarietà, di distribuzione della ricchezza, che cresce anche in Italia, ma non per tutti: «Se l’elettrodotto si farà, i benefici debbono essere per tutti, non solo per gli industriali: le ricadute debbono essere per tutti, per tutto il periodo della concessione. Deve vincere la squadra, così le imprese producono di più e danno più lavoro». Quindi ha invitato i sindaci a «non vendersi». Gino Grillo
I sindaci: una battaglia di tutta la montagna CERCIVENTO. Tanta gente comune e rappresentanze di movimenti e comitati anche da fuori Carnia. Ieri c’erano i presenti dei sindaci di Cercivento e Paluzza, ma anche quelli di Zuglio, Forni Avoltri, Ligosullo, Arta Terme in forma ufficiale con la fascia tricolore, e poi il sindaco di Raveo, comuni quest’ultimi non direttamente interessati dal passaggio dell’elettrodotto. «Le nuove disposizioni- ha detto Marlino Peresson – di Adria Alpe Energy elimina un elettrodotto nel nostro comune, ma Arta Terme, che per tantissimo tempo ha posseduto Pramosio, intende portare la prorpia solidarietà alla vallata: non ci si può limitare al proprio campanile». Elia Vezzi ribadissce che «come sindaci dell’Alta valle del But abbiamo già espresso la contrarietà all’elettrodotto aereo delle nostre comunità: non ci siederemo ad altri tavoli della trattativa: il nostro “no” è conclusivo». «Tondo e Cacitti, che ha la delega alla montagna, sbagliano – ha detto Dario De Alti - a non considerare la volontà della gente: la politica non deve imporre scelte dall’alto, che accontentano solo gli industriali, devono pensare al loro territorio». «Siamo in tanti, mancano i soliti - ha detto Franceschino Barazzutti – se i comitati crescono è perché sbaglia la politica e chi la gestisce». Aldevis Tibaldi, del “Movimento per la vita del Friuli Rurale” ritiene che la «vittoria delle gente del But sarà la vittoria della gente del Friuli, e anche per l’elettrodotto di Redipuglia la Terna dovrà ripensare le proprie posizioni». Unico rappresentante regionale Enore Picco della Lega Nord: «Non mi assoggetto alle linee provenienti dall’alto: ero e sono contrario all’elettrodotto aereo. Quello che spiace è che passi il ricatto “meno energia: a rischio i posti di lavoro”. Fra pochi anni, se passa il progetto, Fantoni e Pittini licenzieranno tutti, trasferiranno altrove la produzione e qui venderannmo vendendo energia elettrica». Hannes Guggenberg del Comitato austriaco Pro Gailthal ha assicurato che «da ieri sera (venerdì x chi legge) anche i sindaci della vicina Carinzia hanno preso coscienza del problema e una posizione contraria l’elettrodotto». Una conferma si è avuta dal sindaco di Dellach Gailtal, Chistine Ploner che ha esortato i partecipanti alla marcia di ieri a sostenere anche le prossime, imminenti manifestazioni di dissenso in Austria. Intanto, a breve, un’altra massiccia manifestazione è stata annunciata da più voci, questa volta la sede sarà Tolmezzo, per «verificare se veramente la città carnica è la rappresentante di tutte le istanze della gente e del territorio carnico.» (g.g.)
Corriere delle Alpi 14.11.2010 E “Cortina Dolomiti” ne approfitta per criticare Franceschi Fondazione Unesco: San Vito dà il suo appoggio ad Auronzo «Logica conseguenza di una politica che ci isola da tutti» CORTINA/SAN VITO. Cortina come sede Unesco: il tema torna a fare discutere. All’indomani della proclamazione, fu il sindaco Andrea Franceschi a proporre il suo paese come sede della nascitura Fondazione. Da lì in poi, non se n’è saputo più nulla. Ora in lizza per ospitare la prestigiosa sede ci sono parecchie località bellunesi, e non ultima Auronzo. Ed è proprio Auronzo, vicina a Cortina, che ha trovato l’appoggio di tutti i Comuni del Cadore. Andrea Fiori, sindaco di San Vito, ai microfoni di Radio Cortina ha ammesso il suo appoggio ad Auronzo. «Piuttosto di vedere 50 candidature o liti», ha dichiarato, «abbiamo concordato per avere come sede Auronzo. Ritengo che la sede come zona dovrebbe rimanere qui in quanto le Dolomiti più belle e rappresentative sono nella nostra zona». Come Fiori, altri primi cittadini del Cadore. La candidatura di Cortina, resta quindi isolata; ma forse non ha nemmeno bisogno dell’appoggio di altri sindaci, dato che la scelta verrà fatta dalla Fondazione. Per i consiglieri di minoranza di “Cortina Dolomiti” l’isolamento è da imputare alla politica del gruppo di maggioranza. «Innanzitutto riteniamo che si sia perso inspiegabilmente troppo tempo», ammettono Enrico Valle e i suoi, «e che la cosa fondamentale è quello che si farà piuttosto che dove sarà la sede. E’ certo che se la sede fosse a Cortina ciò potrebbe dare una visibilità che altri Comuni difficilmente potrebbero offrire. Il problema vero», sottolinea “Cortina Dolomiti”, «sta però nella condivisione delle scelte perché uniti si è più forti e questa cosa a noi pare che il sindaco Franceschi e gli amministratori di maggioranza del Comune di Cortina non l’abbiano capita per miopia politica e per personalismi che hanno provocato in soli tre anni un isolamento a livello locale ma anche regionale e nazionale. Non si può trattare tutti a pesci in faccia come hanno fatto in Comunità Montana e quindi rovinare i rapporti con i Comuni della Valle del Boite. Non si può non sedersi su un tavolo comune per lottare tutti assieme contrastando i tagli regionali sulla sanità nel Cadore, e poi sperare di essere appoggiati. Cortina», concludono, «ha la forza per poter ottenere importanti risultanti per sé ma anche per chi gli sta vicino e la scelta di Cortina come sede della fondazione Unesco quindi sarebbe la più logica».
Messaggero Veneto 13.11.2010 Elettrodotto, la montagna oggi in piazza: a Paluzza per dire no all’impianto aereo PALUZZA. Anche il Wwf Friuli Venezia Giulia sarà presente a Paluzza oggi, alla manifestazione contro l’elettrodotto Somplago-Wurmlach, promossa dal Coordinamento dei Comitati Ambiente e Territorio. L’associazione ambientalista vuole così ribadire le critiche al progetto, già espresse nell’ambito della procedura Via sul progetto dell’elettrodotto e sostenere i cittadini che giustamente si battono per la tutela dell’ambiente naturale e del paesaggio in una delle zone più belle e suggestive della montagna friulana. Il Wwf ribadisce anche le critiche alle motivazioni addotte da Alpe Adria Energia a sostegno del progetto. «Appare, in particolare, inverosimile che si dichiari di voler importare elettricità a basso costo dall’Austria, poiché - da molti anni – in quel Paese il saldo tra produzione e consumi di energia elettrica è negativo: l’Austria cioè non riesce a produrre tutta l’elettricità di cui ha bisogno e deve importarne dall’estero - si legge in una nota degli ambientalisti-. Inoltre, la capacità produttiva delle centrali esistenti in Friuli Venezia Giulia (anche senza contare il raddoppio di quelle di Somplago e di Monfalcone, né la nuova centrale da 400 MW proposta a Trieste) supera di circa il 60 per cento il fabbisogno di elettricità della regione». «Il costo totale di produzione di un kWh è infatti circa il doppio del costo necessario per risparmiare lo stesso kWh. Inoltre, gli investimenti nell’efficienza energetica creano da tre a quattro volte più posti di lavoro, rispetto a quelli creati con gli investimenti nella costruzione di centrali elettriche nucleari o a carbone - continua il documento -. La mobilitazione dei cittadini contro l’elettrodotto, quindi, è sacrosanta, perché punta il dito contro l’inaccettabile insieme di ricatti e falsità, messi in campo dagli ambienti economici regionali, a sostegno di questo progetto, come di altre infrastrutture energetiche». «Non siamo contrari all’elettrodotto – afferma il presidente di Legacoop Fvg Renzo Marinig – perché l’approvvigionamento energetico è un fattore importante per imprese e famiglie, ma riteniamo siano da preferire soluzioni, come quella interrata di Secab, sostenibili dal punto di vista ambientale e vantaggiose per tutte le realtà del territorio. Per la realizzazione di tale struttura non saranno inoltre necessari interventi pubblici e la collaborazione con la neocostituita cooperativa Powercoop permetterà di commercializzare l’energia elettrica prodotta anche al di fuori della Carnia con ricadute positive in termini economici per il territorio montano».
Il Gazzettino-Ud 13.11.2010 Logo Dolomiti, sul web 1500 contro L’assessore Faleschini: «Chiederemo modifiche». Critico anche Reinhold Messner FORNI DI SOPRA - (d.z.) «Il Consiglio di amministrazione della Fondazione Dolomiti si è riservato di poter richiedere al vincitore delle modifiche al logo se ritenute utili, ed è evidente che lo faremo visti i commenti»: così l'assessore alla montagna della provincia di Udine, Ottorino Faleschini, ha commentato la marea di critiche che hanno inondato il web a seguito della pubblicazione di quello che dovrà essere il marchio promozionale e riconoscitivo delle montagne Patrimonio Unesco. «Quanto successo in Friuli a livello di reazioni negative si è registrato anche altrove, a Trento, Bolzano, Belluno. Occorre precisare - ha proseguito Faleschini su Carnia.la - che la possibilità di chiedere modifiche l'avevamo già prevista, e certo non potranno stravolgere il concetto alla base del logo, ma sicuramente mi farò promotore di prendere in esame le critiche». Nel frattempo è stata promossa una raccolta di firme online contro il medesimo logo, che in pochi giorni ha raggiunto circa 1500 sottoscrizioni. Tra i delusi dal marchio anche Reinhold Messner, che su Montagna.tv aveva affermato: «All'inizio non volevo credere fosse il logo scelto per rappresentare le Dolomiti. Credevo fosse un altro disegno, un simbolo scelto per identificare New York».
Il Gazzettino-Bl 13.11.2010 IL MARCHIO UNESCO Tranti: «Le Dolomiti non sono solo natura» Manhattan o Dolomiti? E’ proprio nella risposta a questa domanda che si risolvono le perplessità sulla realizzazione grafica del logo vincitore che andrà ad identificare la Fondazione Dolomiti Unesco. Arnaldo Tranti, l’architetto vincitore si sfoga con il portale del turismo nelle Dolomiti dolomiti.it, autorizzandolo a pubblicare le sue impressioni sulla “dolomiti.it fan page” presente su Facebook e sulla quale si sta dando, ormai da diversi giorni, l’opportunità di esporre i loghi Dolomiti Unesco dei partecipanti non vincitori alle selezioni. «Le Dolomiti non sono solo Natura. C’è anche l’uomo - sostiene Tranti - lui le abita e le vive e oggi si assume un’enorme responsabilità per continuare a godere della loro straordinaria bellezza. Ecco quindi che quell’elemento “urbano” che traspare e che ad lacuni dà fastidio, ci racconta che quelle cime saranno osservate da occhi attenti, nel loro percorso di tipo naturale e antropizzato, tutelate ed aiutate».
Corriere delle Alpi 13.11.2010 LA POLEMICA Il contestatissimo marchio del designer Tranti ha fatto arrabbiare anche il presidente dell’Asat «Logo Unesco, concorso da rifare» Rigotti (Albergatori trentini): «Dolomiti? Sembra la Monument Valley» Giuliano Lott BELLUNO. Non c’è pace per il logo fresco vincitore del concorso d’idee per la Fondazione Dolomiti Unesco. Dopo le aspre critiche dei giorni scorsi, il presidente dell’Associazione albergatori trentini Natale Rigotti chiede di ripetere il concorso: «Macchè Dolomiti, sembra la Monument Valley». A un raffronto diretto, pare difficile dargli torto: il logo ideato dal designer valdostano Arnaldo Trenti assomiglia molto alla catena americana. Quasi al punto di rappresentarne l’imitazione pedissequa. Per questo, sostiene il presidente dell’Asat, serve un atto di coraggio. «Non possiamo morire sui 50 mila euro che è costato il concorso» dice Rigotti, «con tutto il rispetto per Vettoretto, presidente della Fondazione, e i citatissimi Le Courbusier, il grande architetto che descrisse le Dolomiti come “le più belle costruzioni del mondo”, e Douglas Williams Freshfield, il pioniere dell’alpinismo inglese che ne scrisse come “torri e architetture”, fino ai manifesti di Franz Lenhart, che delle Dolomiti ha realizzato negli anni Venti aluni dei suoi famosi disegni, molto stilizzati». Non è infatti la radicale stilizzazione, sostiene Rigotti, che fa del marchio creato da Tranti un lavoro inadeguato. Anzi, «forse quel logo potrà, negli anni futuri, rappresentare le Dolomiti come “visione dello spirito”» azzarda il presidente dell’Asat. Aggiungendo però: «Il guaio è che nel marchio più che un sorprendente lampo di genio si legge una stanca imitazione». Quella, appunto, della famosa catena montuosa al confine tra Utah e Arizona, sfruttatissimo sfondo di western (celebri quelli di John Ford) e spot pubblicitari. «Una somiglianza eccessiva che stride con l’obiettivo di comunicare immediatamente l’identità di un territorio unico e non ripetibile come quello dolomitico. E sicuramente non aiuta alla sua valorizzazione anche turistica».
IL VINCITORE TRANTI «Non c’è solo la natura anche l’elemento urbano va tutelato sulle
montagne» BELLUNO. Manhattan o Dolomiti? Sono in questa domanda le perplessità sul logo della Fondazione Dolomiti Unesco. Arnaldo Tranti, l’architetto vincitore si sfoga con il portale dolomiti.it. «Le Dolomiti non sono solo Natura. C’è anche l’uomo», esclama Tranti. «Lui le abita e le vive e oggi si assume un’enorme responsabilità per continuare a godere della loro straordinaria bellezza. Quell’elemento “urbano” che traspare e che ad alcuni dà fastidio, ci racconta che quelle cime saranno osservate da occhi attenti, nel loro percorso di tipo naturale e antropizzato, tutelate ed aiutate», conclude. E’ su questa tesi che il marchio ha preso forma lasciando aperta questa speciale e unica ambiguità visiva: Dolomiti come costruzioni da rappresentare senza enfasi e senza ruffianerie tra colori e fiorellini. David Pirrello, presidente di dolomiti.it aggiunge: «Concordo. Il logo centra appieno il concetto Dolomiti con i criteri di verticalità e di varietà di quelle molteplici forme che ricordano gli antichi bivacchi, le scalate e i terrazzamenti».
Messaggero Veneto 12.11.2010 Domani la protesta dei Comitati contro il piano Burgo-Fantoni-Pittini PALUZZA. I Comitati invitano la popolazione domani in piazza su elettrodotto e acqua: «Difendiamo ciò che vale, casa nostra!». Grande manifestazione, dalle 14 partendo dal ponte di Cercivento e arrivando fino a Paluzza contro l’elettrodotto aereo Würmlach-Somplago, contro “il furto della nostra acqua”, e a difesa della “nostra Terra e Dignità”. All’evento, organizzato dal Coordinamento dei comitati Ambiente e Territorio con l’appoggio dei comitati della montagna friulana e carinziana, è invitata a partecipare, numerosa, la popolazione. «Il Tricolore – annuncia Renato Garibaldi di Carnia in Movimento - sventolerà assieme alla Bandiera bianca e rossa dell’Austria a dimostrare che dopo la pace è arrivata anche l’alleanza dei due popoli, per difendere il proprio territorio. E lo faremo con i nostri parroci e la diocesi, imperituri e coerenti alleati, assieme ai pochi sindaci fedeli al mandato dei loro cittadini, tutti in prima fila il 13 novembre dalle 14 sul ponte Paluzza-Cercivento. Una Comunità intera scenderà in piazza per opporsi alla privatizzazione dell’acqua e la costruzione del megaelettrodotto privato che potrebbe essere interrato con buona pace di tutti. Partiamo da lì alle 14.30 e saliamo in corteo fino a Paluzza dove nella piazza fontana ci sarà musica e riflessioni sui temi. Intendiamo ribadire – ribadisce Garibaldi - che il nostro progetto di sviluppo è diverso dal loro e non può prescindere dal rispetto del territorio e della gente. Lanciamo perciò uno slogan che nasce dalle parole del Santo Padre del 1° gennaio di quest’anno, traslitterando al particolare: Se vuoi coltivare la pace difendi la Carnia. Non è una minaccia, ma bensì un avvertimento per tutti coloro che pensano di governare una Comunità a prescindere dagli interessi della stessa. Le elezioni sono sempre più vicine. Vi aspettiamo sul ponte di Cercivento alle ore 14 di sabato 13 novembre per tenere accesa la nostra capacità di indignazione e l’istinto di giustizia». (t.a.)
Il Gazzettino-Bl 12.11.2010 TANGENZIALE L’ex assessore
Majoni torna alla carica «Si chieda un referendum» La cittadinanza di Cortina dovrebbe pretendere di esprimersi, con un referendum o sondaggio, in merito allo studio di fattibilità sulla circonvallazione, proposto dal sindaco Andrea Franceschi, di pura matrice politica. Lo sostiene il consigliere comunale Etienne Majoni, già assessore ai lavori pubblici, che lamenta il silenzio dell'amministrazione, per quattordici mesi, da maggio 2009 sino ad agosto 2010, senza nemmeno prendere in considerazione il sondaggio, che vide la popolazione favorevole al precedente progetto, redatto dall'Anas. Majoni presentò, il 21 ottobre scorso, un rapporto tecnico di analisi, fortemente critico sullo studio voluto dal sindaco: «La cittadinanza si sta domandando - sostiene Majoni - quali interessi si celino dietro questa scelta avventata e dietro la soluzione sconsiderata proposta, che presenta enormi problematiche tecniche e geologiche e costi che non saranno di certo quelli sbandierati, con tanta sicurezza, dal sindaco». (M.Dib.)
Corriere delle Alpi 12.11.2010 Il logo DOLOMITI UNESCO Marchio: «Non si torna indietro» Il presidente Vettoretto sorvola sulle critiche e sui sondaggi contrari Cristian Arboit BELLUNO. «Il logo può piacere o non piacere, ma non si può tornare indietro». A una settimana esatta dalla presentazione del marchio della Fondazione Dolomiti Unesco, il presidente Alberto Vettoretto difende la scelta fatta dalla giuria di esperti nominata dalle cinque province. «Non si faccia l’errore di confondere un marchio di comunicazione con uno commerciale», dice Vettoretto. Invito a parte, resta la protesta che giorno dopo giorno monta sul web, dove sono state raggiunte le mille firme “virtuali” contro la creazione del designer valdostano Arnaldo Tranti. Se inizialmente sembrava una pura dissertazione estetica, adesso il fronte del no si sta trasformando quasi in un movimento d’opinione, capace di muovere le masse. Basta farsi un giro anche sul sito del “Corriere delle Alpi”, dove il sondaggio on-line sta facendo il pieno di commenti. Quasi tutti negativi, anche se - visto l’andazzo - sembra banale dirlo. Dal canto suo, il presidente di turno della Fondazione, il bellunese Alberto Vettoretto non si scompone: «Siamo in una democrazia e tutti possono esprimere la loro opinione». Nessuna stoccata e nessuna polemica con chi in questi giorni ha definito più o meno velatamente il logo come una “schifezza”. E’ il caso del fotografo Oliviero Toscani, ma anche dei commenti al vetriolo dell’alpinista Messner e del governatore altoatesino Durnwalder. Fatta la premessa, arriva però una constatazione: «Piaccia o no, finora il marchio ha dimostrato di funzionare. Tutti ne parlano e questo è un fatto positivo», prosegue Vettoretto, che sottolinea anche come la creatura di Tranti non sia un marchio commerciale, bensì di comunicazione: «Il logo deve richiamare il bene Dolomiti, non deve rappresentarle. Confondere le due cose è un errore». Vettoretto ritorna poi sulla scelta della giuria tecnica: «Hanno lavorato sulla base di criteri precisi che, a loro volta, erano stati prefissati in un bando regolare». Da qui l’intenzione di procedere con il logo del designer valdostano: «Non si può tornare indietro». Vettoretto fa poi un’ultima considerazione, di natura più pratica: «Prima di esprimere giudizi, consiglierei di attendere la pubblicazione del logo sui depliant e sulla cartellonistica». In attesa di vedere “l’effetto che fa”, parafrasando una vecchia canzone di Jannacci, non si placa la protesta di chi vede nel nuovo marchio un oltraggio ai monti pallidi. Nelle ultime ore, per esempio, una petizione lanciata su facebook ha già raggiunto le mille adesioni. In questo caso, il marchio viene definito addirittura “orrido”. Decine anche i commenti sul sito on-line del Corriere delle Alpi, dove i nostri lettori possono continuare a dire la loro e, improvvisarsi critici d’arte. Anche se qualcuno sarebbe pronto a contestare che di arte si parla.
Messaggero Veneto 11.11.2010 Acqua, parte la protesta contro le servitù TOLMEZZO. Arrivano le bollette dell’acqua in Carnia: si prospetta un altro salasso per le famiglie che potrebbero vedere ancora una volta, nonostante il cambio al vertice di Carniacque, la società che gestisce il ciclo integrato delle acque nei comuni dell’alto Friuli, aumentare l’importo annuo da corrispondere per il servizio. Franceschino Barazzutti interviene:«Carniacque per cercare di far passare la sua politica di aumenti, ha diviso il periodo di fatturazione in due semestri. Ma è sotto l’occhio di tutti che la somma fatturata per il periodo gennaio giugno 2010 è maggiore alla metà di quella fatturata per tutto l’anno precedente». Ferve intanto la preparazione della manifestazione di sabato a Cercivento contro tutte le servitù cui verrebbe soggetta la montagna carnica. Non si parlerà solo di elettrodotto Somplago Wurmlach- prosegue Barazzutti – si parlerà a 360 gradi di tutte le imposizione cui è soggetta la montagna: anche di acque». «Ci avevano detto - continua Barazzutti – che con Carniacque, società privata, ma con i Comuni della montagna a detenere ampie quote di capitale, non si sarebbe privatizzato questo bene essenziale. Ma chi comanda è la friulana Amga, che gestisce lo know how e di fatto stabilisce all’Ato le tariffe da applicare». Intanto “Aghe di Mont” il movimento che tende a far tornare in capo ai
comuni la gestione dell’acqua, ha cominciato a raccogliere le adesioni per far
inviare da parte delle famiglie della Carnia, Tarvisiano e Gemonese una
lettera-tipo al presidente Tondo nella quale si chiede di riconoscere l’acqua
come bene primario e comune e di riportare la sua gestione in capo ai comuni. «Grazie
al fatto che la nostra è una Regione a statuto speciale - spiega Barazzutti –
l’esecutivo dovrà riassegnare le competenze dell’Ato entro la prossima
primavera: ci attendiamo che a marzo 2011 la Regione, sommersa dalle lettere dei
cittadini della montagna, tenga conto della loro volontà e riassegni la
gestione delle acque si comuni montani». Gino Grillo
Iniziative anti-inquinamento AMPEZZO. Il tema della soft mobility “Gno nono in cariole” organizzato dal Club Unesco e da alcune associazioni della Carnia, assieme agli istituti comprensivi, sarà dibattuto domani e sabato nella Sala Unfer di Ampezzo. L’orario dell’incontro sarà dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19. Con questo progetto si vuole sensibilizzare le comunità della Val Tagliamento sui problemi dell’inquinamento, e all’uso quotidiano delle auto e dei mezzi di trasporto altamente inquinanti che, secondo studi che saranno presentati, toccherebbero anche i paesi di montagna la cui aria non sarebbe pulita dai venti. Fra le proposte che gli organizzatori vareranno al convegno, ci saranno quelle relative alla promozione di un turismo sostenibile, con il riappropriarsi dei vecchi progetti di ferrovia , «in altre regioni molto sensibili alle problematiche ambientali si sono ripristinati vecchi tragitti ferroviari, con ritorni economici notevoli, molto apprezzati dalle popolazioni locali e dai turisti». Il treno quindi come forma di spostamento e di attrazione per i bambini e le famiglie; non manca il Car sharing: noleggio di auto elettriche a ore o a km e il Bike Sharing: «Le biciclette elettriche ormai sono una realtà in molti paesi, parcheggi appositi muniti di pensiline fotovoltaiche per le ricariche». Si parlerà anche di progetti più immediati, cui tutti possono aderire da subito, con consigli su una guida più calma, senza accelerate inutili e con piccoli accorgimenti che, olrre a far bene al portafoglio, faranno bene anche all’ambiente, come utilizzare la macchina, in caso di bisogno, non da soli, ma condividendola con altri amici-utenti. (g.g.)
Il Gazzettino-Ud 11.11.2010 TOLMEZZO La scelta del
Cosint per riconvertire il tracciato dismesso La linea ferrata diventa ciclabile Intervento affidato alla cooperativa Cafab per un ettaro e mezzo David Zanirato Partirà con una bonifica ambientale e la realizzazione di un tratto di pista ciclabile, la riconversione dell'ultimo miglio della ferrovia Carnia-Tolmezzo. Il Cosint, il consorzio per lo sviluppo industriale di Tolmezzo infatti ha deliberato il progetto di intervento sull'area insistente lungo via Grialba, tra l'incrocio di via dell'Industria e l'ex terminal ferroviario della Zona industriale sud di Tolmezzo, ammontante a 270 mila euro. Un primo intervento che arriva dopo anni di polemiche e ipotesi di riconversione della linea ferroviaria dismessa, per la quale alcune associazioni avevano proposto un riutilizzo con trenino a fini turistici, idea bocciata dai vertici del consorzio in quanto troppo onerosa. Ora lo stesso ente ha deciso di imprimere una svolta all'incompiuta aggiudicando i lavori alla Cooperativa Cafab che avrà il compito di sistemare il tratto di sedime ferroviario ampio circa 1 ettaro e mezzo di superficie e ora coperto da sterpaglie e rovi, realizzandovi appunto un tratto ciclabile e pedonale, ideale prosecuzione della passeggiata che dalla Chiesetta di S.Ilario conduce fino al Parco Urbano di via Janesi. Accanto a ciò il tracciato verrà abbellito con arredo urbano, alberature e siepi, si prevedono rivisitazione dei marciapiedi, la sistemazione dell'attuale piazzolla ecologica di via Grialba, la realizzazione di una nuova area verde tematica e infine la creazione di un nuovo parcheggio da 56 posti auto inserito all'interno dell'ex terminal ferroviario. Naturalmente si parla della sistemazione di una minima parte rispetto all'intero percorso della ferrovia che prosegue verso Amaro attraversando la località di Pissebus, linea accanto alla quale il Cosint ha già deliberato nei mesi scorsi la posa delle condotte dell'acquedotto che dalla zona industriale di Amaro pomperà i reflui verso il depuratore di Tolmezzo. La prospettiva che lasciano intendere i vertici del Consorzio per una riqualificazione completa delle rotaie dismesse guarda ad una prosecuzione della pista ciclabile, ma occorreranno risorse ancora da recuperare.
Corriere delle Alpi 11.11.2010 «Fa venire in mente New York non le montagne più belle del mondo» Messner boccia il logo Unesco BELLUNO. Bocciato senza appello dal re degli alpinisti. Continua il fuoco più o meno “amico” sul nuovo marchio delle Dolomiti patrimonio dell’umanità. A dire la sua, stavolta, è Reinhold Messner: «Non mi sembra riuscito, fa venire in mente New York e non le montagne più belle del mondo». «Il messaggio non è quello giusto. Le montagne sono tutta un’altra cosa”, dice guardando alle quattro “torri” dolomitiche su sfondo arancione. Ma se il tiro al marchio sembra diventato uno sport regionale, anzi interregionale, c’è qualcuno che comunque si smarca. E’ il caso di David Pirrello, presidente del portale Dolomiti.it, che promuove il simbolo a pieni voti: «E’ un logo che si sposa molto bene con il concetto Dolomiti e racchiude tutti quei criteri base con cui l’Unesco ha giudicato il patrimonio mondiale dell’umanità». Pirrello è reduce dal convegno che si è tenuto a Bressanone in occasione dell’Ims, il summit internazionale della montagna: «Il geologo Piero Gianolla», racconta Pirrello, «ha citato la verticalità e la varietà di forme tra i criteri fondamentali per l’assegnazione del titolo Unesco ai monti pallidi». Lo stesso staff di Dolomiti.it ha partecipato alla selezione con quattro loghi, che però non sono stati premiati: «Nessuna polemica - dice Pirrello - la scelta doveva essere una». Detto questo, Dolomiti.it lancia una sorta di sfida, chiedendo al popolo del web di dire la sua. Il portale invita chi ha partecipato al concorso dell’Unesco a inserire i loghi non vincitori, così da allargare la discussione. (cr.ar.)
Corriere delle Alpi 10.11.2010 «Il marchio Unesco non ci rappresenta» L’artista Gianni Pezzei boccia il logo presentato dalla fondazione Lorenzo Soratroi LIVINALLONGO. «Che idea si faranno i turisti delle nostre Dolomiti dopo aver visto quel logo?». Se lo chiede l’artista Gianni Pezzei, che si unisce ai commenti più o meno critici di sindaci ed esponenti del mondo politico bellunese, ma anche di tanti cittadini che hanno espresso il loro parere sul sito del Corriere delle Alpi, e boccia il logo della Fondazione Dolomiti Unesco. «Dopo averlo visto sono rimasto letteralmente basito» spiega il pittore e scultore fodom. «Lo dico come insegnante di educazione artistica da ben 38 anni e da allievo del grande maestro Luciano minguzzi all’Accademia i Brera. Chi “legge” visivamente quel logo e non conosce la bellezza delle nostre montagne, ma anche chi le conosce e le apprezza perché ci vive dentro non può che bocciarlo. Sono quattro grattacieli cementificati posti su una dolina bianca. Un americano, un asiatico, un russo, un giapponse, che idea si può fare del luogo dove andrà a trascorrere le proprie vacanze? Forse opterà per una metropoli piuttosto che un luogo con megastrutture sulle dune. Non approvo nemmeno qullo sfondo arancione. Che siano poi delegate a Trento le competenze sulla scelta dei loghi presentati senza coinvolgere direttamente gli artisti della Provincia di Belluno mi colpisce e mi lascia una profonda amarezza. C’è un corri corri per avere il logo “Dolomiti Unesco”, ma che nell’aspetto artistico decida Trento sulla proposta aostana “ricavata da una fotografia, dove ho visto le linee verticali e orizzontali intersecanti che le compongono e che ho riprodotto facendole stagliare su uno sfondo arancione, il colore delle Dolomiti al tramonto», come ha dichiarato l’autore, «sminuisce e mortifica studi ed impressioni di chi dipinge le Dolomiti da sempre. Il grande pittore Masi Simonetti, se potesse, mi darebbe sicuramente ragione». Gli esperti (e forse anche le persone comuni) quindi «bocciano» il marchio che dovrebbe rappresentare le Dolomiti in giro per il mondo.
Piovono lettere a difesa dell’acqua Sarà prossima ad intasarsi di lettere la cassetta della posta del presidente della Regione Renzo Tondo. Si fa sempre più consistente in Alto Friuli infatti il movimento in difesa dell'acqua pubblica e nei giorni scorsi è partita l'iniziativa dei banchetti all'aperto del comitato "Aghe di Mont" al fine di far sottoscrivere ai capifamiglia di Carnia, Tarvisiano e Gemonese una lettera-tipo indirizzata al Governatore attraverso la quale si chiede la difesa e la tutela dell'acqua come bene primario e comune e il ritorno della sua gestione ai Comuni. Le prime 400 missive affrancate e spedite sono state imbucate in Val Resia dove nel fine settimana appena trascorso i volontari del Comitato spontaneo No centralina idroelettrica Resia 2 Ponte Rop, tra i promotori del coordinamento altofriulano "Aghe di Mont", hanno allestito i propri punti informativi nelle piazze del comune dando seguito all'opera di sensibilizzazione sulla questione che, come spiega una delle militanti, Anna Micelli, «viene subito accolta con grande favore dalla popolazione che è ben conscia del problema e delle ripercussioni che le nuove bollette dell'acqua hanno avuto sulle rispettive tasche». Nei prossimi giorni verranno organizzati dei punti informativi, nei diversi esercizi pubblici della Valle, ai quali potrà rivolgersi chi condivide le finalità del movimento. Ma l'iniziativa di sottoscrizione delle lettere sta contagiando anche la Carnia dove centinaia di firme sono state raccolte tra Paluzza, Forni di Sopra e di Sotto, Ampezzo mentre venerdì ci sarà un incontro pubblico ad Ovaro. E anche in Val Canale-Canal del Ferro si sta presentando l'iniziativa a Dogna e Chiusaforte. Settimanalmente si farà il punto della situazione e si conta di ultimare la raccolta entro Natale. «Sono le famiglie che vivono nei nostri comuni di montagna che sentono la necessità di esprimere la loro opinione e che pongono a chi ci amministra un problema molto importante - proseguono dal comitato - Entro marzo del 2011, la Regione Friuli Venezia Giulia dovrà restituire le competenze degli Ato e quindi potrà tornare a legiferare sulla gestione del servizio idrico avvalendosi dello Statuto di autonomia speciale. La gente della montagna vuole dire la sua su una questione così vitale e spera che la sua voce venga ascoltata».
Il Gazzettino 10.11.2010 MARCHIO DOLOMITI UNESCO Messner: «Non mi piace, sembra New York» BOLZANO - Il nuovo logo delle Dolomiti patrimonio Unesco non piace a Reinhold Messner. «Non mi sembra riuscito, fa venire in mente New York e non le montagne più belle del mondo», dice l'alpinista. Il marchio, ideato dal designer aostano Arnaldo Trenti, che ha vinto un concorso d'idee, rappresenta, in uno stile un po’ astratto, quattro torri-grattacielo che simboleggiano le Dolomiti, che si stagliano su sfondo rosso. «Le Dolomiti sono composte da un fitta serie di linee verticali e orizzanti e su queste ho creato il tessuto che le delimita nel marchio», spiega il designer. Ma secondo Messner, «il messaggio non è quello giusto: le torri sembrano edifici, ma le montagne sono un'altra cosa». Dello stesso parere il governatore altoatesino Luis Durnwalder: «Il marchio non mi piace, ma non deve piacere a me, bensì a tutti. A me fa venire in mente solo grattacieli», chiude Durnwalder.
Il Fatto Quotidiano 09.11.2010 Piogge, cemento e segretarie: l’eredità di Galan pesa sul Veneto di Ferruccio Sansa Un governatore, Galan, che ha ricoperto il Veneto di cemento ed è stato
promosso ministro dell’Agricoltura. La sua ex-segretaria che in pochi anni
diventa uno dei più grandi imprenditori del mattone, maneggiando somme a nove
zeri con società in Italia e a San Marino. E poi esponenti di spicco del Pdl
che la fanno da padroni nel settore delle grandi opere. Succede nel Veneto,
regno del centrodestra. “I fenomeni naturali che si sono verificati in Veneto rientrano nella normalità. È normale che in autunno si registrino piogge di tali intensità e durata”. Così la Società Italiana di Geologia Ambientale. Ma allora perché il Veneto è diventato un lago? Il governatore Luca Zaia non ha dubbi: il cemento non c’entra. Chissà, forse anche perché il cemento è una questione spinosa per la sua maggioranza. Più d’uno da queste parti solleva il dubbio: l’alluvione potrebbe essere conseguenza della cementificazione selvaggia voluta dal centrodestra e soprattutto da Giancarlo Galan, il governatore “Doge” che regnando dal 1995 al 2010 ha costruito come nessun altro. Autostrade, centri commerciali, capannoni, paesi nuovi di zecca (spesso deserti). In pochi anni il paesaggio è stato stravolto. I dati del Centro Studi dell’Università di Padova confermano l’impressione: dal 2001 al 2006 sono state realizzate abitazioni per 788 mila persone, quando la popolazione è aumentata di 248 mila. Sono state rilasciate concessioni per 94 milioni di metri cubi di costruzioni, l’equivalente di una palazzina alta e larga dieci metri e lunga 1.800 chilometri. Nel solo 2002 sono stati costruiti 38 milioni di metri cubi di capannoni. Ma soprattutto: la superficie urbanizzata in Veneto è aumentata del 324% rispetto al 1950 (mentre la popolazione è cresciuta del 32%). Perché l’acqua diventa disastro Un cambiamento che può aver trasformato una forte pioggia in un disastro.
“La terra lascia penetrare l’acqua, mentre il cemento è impermeabile e
favorisce le alluvioni”, spiega Adone Doni, portavoce del Cat, Comitato
Ambiente e Territorio della Riviera del Brenta. Intanto il Pd nicchia o si divide. Alcune sue figure storiche, come Lino Brentan, seguono la via del pragmatismo (che l’ha portato nel cda di 11 società autostradali). Pochi criticano la politica del mattone del Pdl. Quasi nessuno fa notare il potenziale conflitto di interessi di figure come Lia Sartori, deputato europeo del centrodestra (con un passato, tra l’altro, nella commissione Trasporti). Proprio lei che è stata assessore regionale ai Trasporti e poi presidente del Consiglio regionale e che attraverso la società di progettazione Altieri ha collaborato con la Mantovani. Ecco la rete del cemento veneto. In tanti, anche nel centrosinistra, speravano che Zaia prendesse le distanze. Ma non è stato così. E il Governatore adesso rischia di restare impantanato nel fango lasciato dalle piogge.
Corriere delle Alpi 09.11.2010 Toscani: «Che schifezza quel logo» Il celebre pubblicitario boccia i tre finalisti: umiliate le Dolomiti Giuliano Lott TRENTO. «Si, li ho visti i loghi. Chi era la giuria? Anzi, glielo dico io. Erano per caso politici ed esperti di marketing? Perchè si vede. Questi elaborati sono di una povertà mortificante. Fanno schifo tutti e tre. Amo le Dolomiti, non meritavano questo». Oliviero Toscani, con la proverbiale schiettezza, boccia senza appello i loghi vincitori del bando della Fondazione Dolomiti Unesco. Toscani conosce benissimo la materia. Pubblicitario e fotografo, sessantotto anni, figlio d’arte (il padre Fedele fu il primo fotoreporter del Corriere della sera), è stato il creatore di campagne pubblicitarie e corporate per Chanel, Esprit, Fiorucci, Prenatal, Valentino e, per 18 anni - dal 1982 al 2000, è stato il responsabile della pubblicità per Benetton, l’industriale dell’abbigliamento che deve proprio a lui e alle sue campagne-choc (che gli sono valsi numerose citazioni a giudizio) l’immagine azzardata e provocatrice che ha reso il marchio trevigiano celebre nel mondo. Come fotografo ha collaborato per riviste come Elle, Vogue, Harper’s Bazar, ha esposto alla Biennale di Venezia, alla Triennale di Milano, nei musei d’arte contemporanea di Roma, Losanna, Città del Messico e un’altra dozzina di istituzioni museali. Con i suoi lavori ha vinto premi in tutto il mondo, tra cui quattro Leoni d’oro a Cannes e - ironia della sorte - il Gran premio dell’Unesco. Toscani chiede qual’è il vincitore tra i tre bozzetti. Gli spieghiamo che ha vinto quello del designer aostano Arnaldo Tranti. «Quello rosso con le montagne che sembrano grattacieli? Cosa c’entra con le Dolomiti? Ma anche gli altri due. Sembrano marchi di un supermercato. Andrebbero benissimo per della carne in scatola. Si vede che sono stati selezionati da gente che lavora nel marketing. Gente incompetente che farebbe meglio a cambiare mestiere». Ma tra i tre ce ne sarà uno che preferisce, no? «Sono come tre rotoli di carta igienica, uguali l’uno all’altro. Non ce n’è uno meglio o uno peggio, fanno schifo tutti e tre». Il creativo dei creativi è un fiume in piena. «Mi dispiace, perchè sono un grande amante delle Dolomiti, sono per me delle montagne uniche al mondo. Con quei colori cangianti a seconda dell’incidenza della luce, quelle forme che le avvicinano, anche se sembra un’eresia, a un’opera d’arte. Guardarle è un’emozione, che non emerge certo da questi marchi. Le Dolomiti sono equiparabili a delle sculture». Se è ciò che pensa dei vincitori, si immagini come dovevano essere quelli che hanno perso. «La rovina della pubblicità è il marketing. I loro esperti sono masse di incompetenti che hanno creato dei lavori buoni per dei subumani. Quegli stessi subumani che poi sono chiamati a valutare cos’è l’estetica, cos’è l’arte. E’ molto triste, ma questi sono i risultati. E si vede».
La giuria: critiche legittime, ma ingiuste Micheletti: scelta oculata. Duro Durnwalder: non piace neanche a me TRENTO. Loris Lombardini, pubblicitario di lungo corso e presidente di Confesercenti, si aspettava un risultato diverso dal concorso per il logo che rappresenterà le Dolomiti come patrimonio dell’umanità per l’Unesco. «Da pubblicitario, non ho visto nulla di geniale, che mi facesse sobbalzare dalla sedia. Ma i tre finalisti non mi dispiacciono. Mi piacciono di più, ad esempio, del bozzetto che avevamo presentato con il nostro studio, e che a me non piaceva già in partenza. Certo, ogni concorso si presta alle critiche, è inevitabile. Ma per capire le ragioni della giuria, composte da persone di esperienza, bisognerebbe vedere anche i 385 lavori scartati. Non metterei comunque sotto processo il vincitore, semmai è la giuria che deve assumersi le proprie responsabilità». Vista la rilevanza del marchio, non era meglio rivolgersi a dieci professionisti del settore? «Forse sì, ma ci si sarebbe esposti alle critiche degli esclusi. Certo, un bando aperto a tutti implica il rischio del dilettantismo». Lombardini, il logo che ha vinto le pare adatto? «Ho molte riserve, ma ormai i giochi sono fatti. Da presidente di Confesercenti, mi auguro che questo segno venga compreso in una valenza positiva, che il marchio funzioni. Sarebbe opportuno però fare una ricerca preventiva sulla percezione del marchio da parte di gente che non ha mai visto le Dolomiti, come gli americani o i cinesi». Le critiche hanno fatto fischiare le orecchie a cesare Micheletti, architetto e presidente della giuria, che però difende la valutazione finale: «Ogni critica è legittima, però quelli che oggi si stracciano le vesti non hanno visto i 388 lavori ammessi alla valutazione. Devo dire che in gran parte erano imbarazzanti. Non a caso i primi due classificati sono professionisti, significa che è stata premiata la qualità del lavoro professionale. I criteri da assolvere erano complessi, gli elaborati dovevano soddisfarne un numero impressionante». Ma il logo ha scontentato molti, che vi hanno visto lo skyline di una metropoli più che la silouette delle Dolomiti. «Anche il simbolo della Nike è una curva insulsa, ma funziona. Capisco che possa non piacere, ma si è cercato di premiare un segno che si distinguesse anche sotto il profilo del marketing, e che non riproponesse la trita olografia delle cime rosa. Posso anticipare però che sull’elaborato verrà eseguito un lavoro di affinamento. Peraltro la geologia le indica come “costruzioni” e “edifici”. E anche lo scalatore Douglas Freshfield descrisse le Dolomiti come “fortezze di roccia”, “torrette e bastioni”. Era il 1885, e i grattacieli non esistevano». Sarà, ma il logo non ha soddisfatto neanche il presidente della Provincia di Bolzano Luis Durnwalder: «Non mi piace, sembrano grattacieli. E l’avrei preferito più colorato».
Il Gazzettino-Ud 09.11.2010 PALUZZA Elettrodotto, adesioni al corteo di sabato PALUZZA - Inizia a scaldare i motori in Carnia il movimentismo anti-elettrodotto in vista della grande manifestazione di sabato 13 novembre a Paluzza, appuntamento dalle ore 14 con ritrovo al nuovo ponte di Cercivento e poi il via al corteo. Ad unirsi ai tanti comitati ed associazioni guidati da Carniainmovimento anche "Pas-Dolomiti" che si oppone all'Autostrada Carnia-Cadore. «Non è facile manifestare, non è facile uscire di casa, dal proprio guscio di abitudini - spiega Ira Conti - ma mai come in questa occasione la partecipazione popolare è determinante perchè se per altri territori ormai potrebbe essere troppo tardi perchè non c'è più nulla da salvare, qui da noi le cose stanno diversamente; il nostro ambiente ha un altissimo e ormai raro valore paesaggistico e naturale. Quindi l'appello ai carnici a manifestano e salire sulle barricate, così come è stato fatto per in Val di Susa». Sul fronte dei comuni contrari ad intervenire nel dibattito il sindaco di Zuglio, Elio Moser, che conferma la contrarietà all'opera da parte della propria amministrazione comunale: «Da sempre, in modo chiaro ed univoco, abbiamo dimostrato la contrarietà alla realizzazione di tale infrastruttura - spiega - per quanto attiene al parere di compatibilità ambientale che i Comuni erano recentemente chiamati a dare sulla modifica del progetto, si segnala che da questo Comune nulla era dovuto, poiché le variazioni di progetto non interessavano il proprio territorio e che pertanto non c'era nulla da aggiungere al parere negativo già espresso precedentemente con apposita delibera consiliare». (d.z.)
FORNI DI SOPRA Selezionato su
434 idee per rappresentare il patrimonio dell’Umanità Dolomiti, il logo non convince Ma l’assessore Faleschini lo difende: «Sarà la nostra testa di
ponte sui mercati» Chi lo paragona alla ex skyline di New York, chi a dei condomini o dei tralicci, chi si rifà al film "The Day After Tomorrow", chi ad una televisione difettosa, chi semplicemente lo definisce uno schifo. Sono solo alcuni dei commenti che si possono trovare sul web ma anche tra diversi amministratori locali, riferiti al nuovo logo delle "Dolomiti patrimonio dell'Umanità", disegnato da Arnaldo Tranti, di Aosta, uscito vincitore tra 434 proposte da un concorso bandito dalla Fondazione Dolomiti-Dolomiten-Dolomites-Dolomitis Unesco con sede a Belluno e "costato" 30 mila euro. Nelle motivazioni della scelta si legge che «il segno riconduce visivamente alla geomorfologia delle Dolomiti, evitando la riconoscibilità di cime specifiche per dare rappresentatività all'insieme dei nove sistemi. Il disegno descrive il "tessuto" geologico delle Dolomiti». Ma molti non sono dello stesso avviso e, così come capitò per il nuovo logo turistico della Regione, quello del "live" tra Friuli e Venezia Giulia, anche in questa occasione cittadini ed esperti di settore non perdonano nè l'idea ed il disegno del logo nè il suo costo di realizzazione, opinioni comuni riscontrabili non solo in provincia di Udine ma anche in quelle di Belluno e Trento. Chi invece difende la scelta è l'assessore provinciale alla montagna Ottorino Faleschini: «Il marchio è stato registrato per tutte le categorie merceologiche per dare alla nostra montagna la possibilità di una concreta ricaduta economica. Ora la priorità è quella di avviare azioni concrete: dotarsi di una cartellonistica omogenea, sviluppare le linee guida sulla strategia turistica e sugli altri assi già condivisi dalla fondazione. Il marchio dolomiti sarà la nostra testa di ponte per cercare di conquistare nuove aree di mercato - prosegue - ma per fare questo dobbiamo avere la capacità di abbinare l'unicità delle dolomiti ai nostri prodotti e ai nostri servizi. È una scommessa ambiziosa che possiamo vincere solamente se lavoriamo in squadra, ci mettiamo in discussione e se intendiamo questo prestigioso riconoscimento come un'opportunità e non come la soluzione a tutti i problemi».
Il Gazzettino-Bl 09.11.2010 «Le mie Dolomiti sono un po’ urbane» Roberta De Salvador Da Aosta arriva risposta alle critiche piovute dopo la presentazione del nuovo marchio della Fondazione Dolomiti Unesco. Arnaldo Tranti, il designer valdostano che ha creato il discusso simbolo, spiega come ha optato per questa scelta. Dalla scorsa settimana ad oggi, la sua idea sembra che non abbia riscosso i favori del pubblico. Come l'ha presa? «Mi spiace si spari a zero prima di vedere come sarà utilizzato il marchio, ma credo sia fisiologico. Forse non era proprio quello che ci si sarebbe immaginati. I requisiti legati alla rappresentazione erano di tipo tecnico, non tanto grafico, ne è scaturito un linguaggio difficile da tradurre. Poi ognuno ha un'immagine nella sua testa e se non corrisponde a quello che si ha davanti è normale che succeda questo». Una delle critiche più diffuse è che l'immagine ricordi i grattacieli più che le montagne. Come è arrivato a quel disegno? «Guardando diverse foto mi sono accorto che le forme sembrano delle costruzioni. Dal celebre architetto Le Corbusier che definì le Dolomiti "i più impressionanti edifici del mondo" in avanti, comunque, in tanti le hanno viste come torri, pinnacoli e campanili. È forse il primo ad averle rese grattacieli contemporanei, però, con la rete che le delinea. Le Dolomiti sono composte da una fitta serie di linee verticali e orizzontali e con queste ho creato la texture, il tessuto che le delimita nel marchio. Il fatto di puntare a qualcosa che sembrasse alto non è che uno degli indirizzi tecnici del bando e anche il numero delle torri, quattro, simboleggianti altrettante lingue e culture, era una delle richieste. In studio ci siamo resi conto subito che guardandole erano un pò urbane, ma questa ambiguità intrigante, potrebbe essere proprio la fortuna marchio, una volta fatta l'abitudine». E perché ci è stato aggiunto del rosso? «Per me il colore non ha significato, in genere faccio solo marchi in bianco e nero. Abbiamo mantenuto il grigio delle montagne, ma abbiamo osato con quello che non è un rosso, ma in realtà un arancio vivace, che ricordava il colore brillante che hanno le Dolomiti al tramonto». Potrà subire delle modifiche in futuro? «Un marchio contemporaneo deve essere in grado di caratterizzare tanto un manifesto, quanto in sito web. Bisogna guardare quanta variabilità ha al suo interno, quante cose possono essere smembrate e riassemblate. Potrebbe anche essere fatto arcobaleno per simboleggiare tutti i colori che le rocce possono assumere». Che rapporto ha con la giuria e con la Fondazione? «In genere, non partecipo a concorsi perché diffido dalle giurie dove non ne conosco i componenti. Sulle Dolomiti ho trovato subito una soluzione che mi ha convinto e sono stupito che l'abbiano capita».
Corriere delle Alpi 07.11.2010 Il sindaco di Pieve di Cadore: «Non dà la dimensione di quanto siano
belle le Dolomiti» Pioggia di critiche sul logo Unesco Bottacin è convinto che ci vorrà del tempo per apprezzarlo Cristian Arboit BELLUNO. La speranza è che Arnaldo Tranti, il designer aostano autore del nuovo marchio delle Dolomiti, sia uno che accetti le critiche. Perché in queste ore ne stanno piovendo tante e quasi tutte feroci. Basta farsi un giro su internet, a cominciare dal sito del Corriere delle Alpi. Sia inteso, il bersaglio più che l’artista è la commissione che ha deciso tra i 400 loghi arrivati a Trento. «E pensare che ci sono stati così tanto tempo a decidere», afferma il sindaco di Pieve di Cadore Maria Antonia Ciotti. «Povere Dolomiti, Dolomieu si starà rivoltando nella tomba. Questo marchio», aggiunge Ciotti, «non dà la dimensione di quanto sia bello il nostro patrimonio dell’Umanità». Chi non si fa problemi di etichetta è il capogruppo della Lega nord a Belluno, Silvano Serafini: «Mi sembra di vedere una televisione difettosa». Poi il linguaggio si fa più tecnico: «La troppa modernità espressiva non sempre raggiunge l’ obiettivo. Questo logo non interpreta le Dolomiti». Dice di «non voler esprimere giudizi» il consigliere regionale del Pd, Sergio Reolon, che si lascia però andare a un breve commento: «A me non comunica le Dolomiti, ma sicuramente la giuria ha fatto del suo meglio». E’ lo stesso Reolon, ex presidente della Provincia, a dire come la scelta sia stata fatta da una commissione d’esperti: «Con il tempo può cambiare l’impressione». Paradossalmente ha un’opinione analoga l’attuale presidente Gianpaolo Bottacin: «E’ un simbolo molto ricercato che potrà essere apprezzato con il tempo», dice. Insomma, neanche Bottacin sembra a una prima vista entusiasta: «Al di là del marchio - rimarca il presidente - l’importante è che ci sia un unico ombrello per le Dolomiti e che con questo si potrà fare promozione. Ricordo che il 70 per cento delle Dolomiti si trova nel Bellunese». Qualcuno che dica “bello” non si trova neanche con il lanternino, eppure ci sono commenti generosi. «Beh, che dire, è un simbolo coraggioso e inaspettato», afferma Francesca Larese Filon, presidente dei Ladini del Veneto. «Ora sta a noi riempirlo di iniziative. La nostra gente è orgogliosa del riconoscimento Unesco». Lo guarda più volte l’assessore provinciale Lorenza De Kunovich: «Io direi così. Montagne che si stagliano come grattacieli verso il cielo», l’ interpretazione. «Certo, il fondo lo avrei fatto azzurro». E non, sembra di capire, per motivi politici (De Kunovich è del Pdl): «L’azzurro è simbolo di purezza». L’assessore dà comunque un “sette” e sentenzia: «Va studiato». «Io non sono un grafico», afferma Michele Carbogno, assessore comunale a Belluno, «ma originale è originale, anche se non mi sembra un marchio particolarmente significativo». Di solito l’arte divide, stavolta sembra avere messo tutti d’accordo.
Non ci sono giudizi positivi Si scatena il popolo di Internet, messaggi sul sito del Corriere BELLUNO. Il popolo del web si scatena. Sul sito del Corriere, www.corrierealpi.it, sono numerose le prese di posizione contro il nuovo marchio Dolomiti Unesco. «Faccio il grafico professionista da anni, e non ho partecipato al concorso. Mi sento di dire che il logo è davvero inadatto, mi spiace ma anche “brutto” esteticamente, il colore poi mi lascia interdetta», è il commento di Ilianka. Ma il tono è simile anche negli altri messaggi: «Totalmente inadatto allo scopo sotto ogni punto di vista». Dure critiche ai giudici e anche ai soldi che sono andati ai vincitori, 30.000 euro. «Più che alla bella natura delle Dolomiti, il logo mi fa venire in mente grattacieli altissimi che spero non presagiscano un futuro sfruttamento edilizio» è un’altra opinione. «Guardando questo logo viene da domandarsi se di notte le luci dei grattacieli rimarranno accese. E’ un invito a cementificare, se ce ne fosse bisogno, le nostre montagne. Siamo proprio a corto di tutto» dice Rubirosa. «Il logo, in sè non è brutto, ma non ci azzecca nulla con le Dolomiti. Ottimo per una società immobiliare, rappresentante di palazzinari».
Lettere L’APPELLO Un impegno trasversale per salvare la ferrrovia Da molto tempo l’Idv che opera in Provincia denuncia lo stato di degrado delle ferrovie bellunesi tanto da essere stati soprannominati “quelli delle ferrovie”. Eppure ora qualcuno forse dovrà scusarsi con noi per la scarsa considerazione che ci è sempre stata rivolta. Ricordo, per esempio, l’atteggiamento del presidente Bottacin che in più riprese ha sostenuto che la provincia non avrebbe competenze in tale settore. Tuttavia, proprio ora che il tema si sta facendo “interessante”, Bottacin dichiara di voler fare un sopralluogo sulla tratta ferroviaria Ponte-Calalzo “per capire”. C’è poco da capire, perché qua serve solo la calcolatrice per contare il numero di treni soppressi e quantificare l’anidride carbonica immessa nell’ambiente con le corse sostitutive degli autobus o i mezzi propri dei cittadini, la rassegnazione dell’utente verso questo mezzo di trasporto. L’analisi è semplice: nel corso degli anni non sono stati fatti i necessari interventi di ammodernamento delle linee, e non occorre pagare consulenti anche per questo. Binari datati e traversini, in molti punti ancora in legno, che compromettono la linea vengono tamponati con specie di rattoppi o con prescrizioni ai macchinisti affinché moderino la velocità di transito. I lavori che RFI ha fatto di recente sono esclusivamente, e solo sui tratti di curvatura, sulla linea Stazione per l’Alpago-Ponte nelle Alpi-Feltre. Così a volte mi pare che molti non capiscano o facciano finta di non capire. Se poi ci mettiamo che la Provincia persevera sull’autostrada, la frittata è fatta. Secondo me, occorre un impegno comune, trasversale, continuo. Impegno di amministratori locali, forze politiche locali e regionali. Ma in prospettiva dei tagli nazionali ai trasferimenti alla regione sul trasporto pubblico locale, serve che Zaia dimostri finalmente la sua acclamata attenzione per Belluno. Lo dico dall’opposizione, perché purtroppo se questa battaglia della ferrovia verrà persa, credo sarà per sempre. Per il bene del bellunese non vorremo poter dire alle prossime campagne elettorali che Bottacin e Zaia ci hanno tolto un pezzo di ferrovia. I.D.V ritiene più opportuno lo sbocco a nord con la ferrovia, perchè più ecosostenibile e oltretutto l’unico attuabile. Pur in queste diversità di una visione di futuro per il bellunese ci pare che tutti almeno vogliano questa tratta in vita. Bisogna darsi da fare anche sui tempi di percorrenza dei collegamenti con Venezia, inefficienti, dipendono in gran parte da problemi strutturali presenti nel Vittoriese.Angelo Levis Capogruppo Idv Consiglio Provinciale
Il Gazzettino-Bl 07.11.2010 FONDAZIONE UNESCO Giudizi
sommari e valutazioni scettiche Il marchio non piace Ciotti: «Dolomieu si rivolta nella tomba». Prade: «Rispetto» Nonostante mesi di studi, valutazioni e numerose riunioni della giuria, il nuovo marchio Unesco è riuscito a scontentare praticamente tutti. Le opinioni come sempre divergono, ma la gente comune, soprattutto online, esprime davvero forti perplessità. Il termine deve essere inteso in senso letterale. «È un obbrobrio», «è orribile», «è un aborto» sono alcune delle espressioni che si leggono più spesso tra i commenti alla notizia su www.gazzettino.it e anche in svariati blog. C'è chi, comunque, la butta sull'ironico: «Potrebbe andare bene per un eventuale remake di Profondo Rosso» scrive Enrico nel nostro sito. Sul filone «sembra la casa dei vampiri» si aggiunge anche Dona. Il colore è difeso, però, da Mirco che ricorda l'abete rosso e il lago di Tovel o l'alba e il tramonto sulle rocce. Poi si intravede un folto gruppo di persone al quale il marchio ha ricordato le skyline piene di grattacieli di New York. Eros è uno di questi, ma anche Birota, Alieno, Cinzia e una serie di altri commentatori. Qualcun altro è più tragico: «A mio avviso lo slogan più giusto era cementificate» riporta Mazula sul sito. Un anonimo azzarda: «Sembra che abbiano proclamato questo logo vincitore con canoni errati, uno fra tutti è la mancanza d'empatia: ci troviamo di fronte ad delle rovine di una fantomatica città post-nucleare». Anche i politici hanno detto la loro: «Dolomieu si starà rivoltando nella tomba» pesta duro Maria Antonia Ciotti, sindaco di Pieve di Cadore. Più cauto Luca De Carlo di Calalzo: «Credo che il cittadino medio capisca poco da questa grafica e il colore mi lascia perplesso. Non rende giustizia alle nostre montagne». Per il sindaco di Belluno, invece, serve rispetto per chi ha lavorato. «La Fondazione è di per sé innovativa - dice Antonio Prade - e nei prossimi anni questo linguaggio entrerà nella nostra cultura. Non fermiamoci su questi temi, ma guardiamo avanti». Roberta De Salvador
Messaggero Veneto 06.11.2010 Le scuole studiano la mobilità FORNI DI SOPRA. Il tavolo di lavoro “Altre Dolomiti Unesco”, l’istituto comprensivo della Val Tagliamento e i comuni di Ampezzo, Socchieve, Forni di Sotto e Forni di Sopra nell’ambito della settimana Unesco di educazione allo sviluppo sostenibile in programma dall’8 al 14 novembre hanno scelto il tema della mobilità. «Le esigenze della mobilità, dentro e fuori le nostre città, possono conciliarsi con il rispetto dell’ambiente, della salute e della qualità della vita? Quale contributo può provenire dalle politiche dei trasporti pubblici, dagli strumenti di pianificazione urbana, dalla ricerca e l’innovazione nel settore automobilistico, dai modelli di consumo e dalla gestione dei flussi turistici? E’ davvero possibile promuovere forme alternative e salutari di mobilità?» questi i temi che saranno proposti con il progetto “Gno nono in cariole” che si svilupperà nei giorni 8 e 9 novembre a Forni di Sopra nelle sale del vecchio municipio, il 10 e 11 in biblioteca a Forni di Sotto, il 12 e 13 nella Sala Unfer ad Ampezzo ed il 14 e 15 a Socchieve nel centro culturale. Gli appuntamenti avranno orario dalla 10 alle 12 e dalle 16 alle 19. Con questo progetto si vuole sensibilizzare le comunità della Val Tagliamento sui problemi dell'inquinamento, e all'uso quotidiano delle auto e dei mezzi di trasporto altamente inquinanti. «Il problema dell'inquinamento, dell'effetto serra, del surriscaldamento terrestre, dello scioglimento dei ghiacciai è un problema globale, anche della Carnia.» (g.g.)
Corriere delle Alpi 06.11.2010 DOLOMITI UNESCO Il logo Tranti: «Ho cercato un simbolo di un’antica identità» In uno stile «urban» riproduce l’aspetto geologico delle montagne
proiettandolo nel futuro BELLUNO. «Volevo tradurre graficamente, senza scendere nell’astratto, la storia delle Dolomiti. Ad aiutarmi una fotografia, dove ho visto le linee verticali e orizzontali intersecanti che le compongono e che ho riprodotte facendole stagliare su uno sfondo arancione, il colore delle Dolomiti al tramonto». Il logo vincitore riconduce visivamente alla geomorfologia delle Dolomiti senza far riconoscere cime specifiche per dare rappresentatività all’insieme dei nove sistemi. Il disegno riproduce l’ordito, fatto di segni verticali netti (spinta verticale delle pareti) spezzato da un trama più leggera e disordinata di segni orizzontali (le cenge, le balze, i terrazzamenti). La valle è rappresentata da un segno arcuato che descrive e rivela lo sfondo. Le Dolomiti sono rappresentate in quattro cime che simboleggiano le quattro diversità culturali del territorio: italiani, tedeschi, ladini, friulani. Le figure emergono dal bianco e prendono forma all’interno di un rettangolo orizzontale, quasi un “territorio“, un perimetro per tutelare un ambiente unico e mitico. Importanti anche i caratteri usati per la scritta “Dolomiti, Dolomiten, Dolomites, Dolomitis”, un carattere unico, che richiama nella sua verticalità lo svettare delle montagne. Il 2º logo classificato rappresenta i quattro ambienti linguistici e la stratificazione del paesaggio sotto forma di una sorta di cartellonistica da sentieri, dove i colori richiamano quelli del paesaggio montano. Il 3º, infine, rappresenta la stratificazione geologica, vegetale e storica
delle Dolomiti espressa nei colori delle cinque montagne trapezoidali che
simboleggiano le 5 Province. (p.d.a.)
Fondazione, il logo viene da Aosta Ieri la presentazione ufficiale. La prima uscita il 18 novembre ad
Assisi Il vincitore del concorso indetto dalla Provincia di Trento è il designer
Tranti, 2º Belloni (MB) e 3º Moreno (Mo) Paola dall'Anese BELLUNO. E’ di Arnaldo Tranti, designer di Saint Cristophe (Aosta), il marchio che rappresenterà la Fondazione Dolomiti Unesco nel mondo. A palazzo Piloni sono stati presentati i primi tre lavori classificati nel concorso che ha visto 420 partecipanti provenienti anche dall’estero. «Questo logo», ha spiegato Cesare Micheletti, presidente della giuria tecnica, «riunisce in sè gli aspetti geologici, paesaggistici e culturali richiesti dal bando, proiettando però le Dolomiti in una dimensione moderna». La prima uscita ufficiale del logo e della Fondazione sarà il 18-19 novembre al Salone Unesco di Assisi. «E’ la prima volta che partecipo a un concorso, l’ho fatto perchè mi ha subito emozionato riuscire a evocare l’aspetto mitologico insieme a quello moderno e identitario delle Dolomiti», ha commentato Tranti. Secondo classificato al concorso indetto dalla Provincia di Trento, è Enrico Belloni di Seregno (Monza-Brianza), terzo Diego Moreno di Modena. Alla presentazione era presente l’intero cda della Fondazione, dal segretario generale Giovanni Campeol ai rappresentanti delle cinque province: l’assessore Mauro Gilmozzi di Trento, Ottorino Faleschini di Udine, Giuseppe Verdichizzi di Pordenone, Michl Laimer di Bolzano e l’assessore bellunese, Alberto Vettoretto a fare gli onori di casa, nella sua veste di presidente della Fondazione. «Siamo arrivati al momento clou: il marchio che oggi è stato depositato, servirà a far circolare il bene Dolomiti in tutto il mondo». «Trovare il logo giusto non è stato facile», ha precisato Micheletti, «visto che doveva racchiudere e divulgare i valori per cui le Dolomiti sono diventate patrimonio Unesco, dall’aspetto geologico e paesaggistico, alle quattro culture comprese in queste montagne. Trovare un unico elemento grafico che riportasse tutti questi elementi era impossibile». La giuria ha puntato, quindi, su alcuni elementi come, ad esempio, le caratteristiche espressive e di comunicazione. Alla fine, dopo sei incontri e una settimana di lavoro intenso, è arrivata la decisione. «Il logo di Tranti sintetizza gli aspetti che volevamo emergessero attraverso una sinteticità del segno bianco e lo skyline che si staglia nel cielo, che rappresenta quello che deve rimanere nel ricordo di chi torna da questo sito». Il marchio, come ha spiegato il segretario generale della Fondazione, in base al regolamento approvato proprio ieri dal consiglio di amministrazione, potrà «essere usato da subito dalle cinque Province e dalle due Regioni che ne fanno parte, sarà data la licenza d’uso ai Comuni e alle Comunità che operano nel sito, alle associazioni culturali e scientifiche senza scopo di lucro che vogliano approfondire la conoscenza del patrimonio Unesco, mentre sarà concesso, dietro pagamento, a soggetti privati anche stranieri, solo in occasione di manifestazioni e iniziative che mirino a valorizzare o a discutere di questo bene». Il logo da oggi in poi dovrà essere affiancato ai marchi istituzionali dei membri della Fondazione stessa e sarà, tempi tecnici permettendo, utilizzato in tutta la cartellonistica e la segnaletica stradale. Insomma, il simbolo dovrà cercare di unire realtà finora distanti tra loro, come hanno sottolineato l’assessore Faleschini, che ha rimarcato come «da oggi bisognerà lavorare per impostare una politica turistica efficace su questo bene, come da tempo il tessuto economico ci chiede», e il collega della provincia di Udine, che ha puntato l’attenzione sul fatto che «il marchio nasce da un lavoro collegiale svolto in perfetta sintonia tra tutti gli attori. Dal punto di vista pratico dovrà tradurre l’uniformità dei territori dolomitici». Sulla stessa linea anche il presidente della Provincia di Belluno, Gianpaolo Bottacin che, dopo aver ringraziato tutti per il lavoro svolto, ha sottolineato: «Il marchio dà una forte accelerata a tutta la Fondazione e riunisce sotto un “ombrello” tutti i suoi componenti». Ha parlato della modernità che proviene dal simbolo, l’assessore trentino Gilmozzi. «Questo ci spinge a guardare a uno sviluppo nuovo della montagna, che con questo marchio sarà promossa e valorizzata».
Il Gazzettino-Bl 06.11.2010 FONDAZIONE Presentato ieri
dalla giuria e dalle cinque Province il vincitore del concorso Dolomiti Unesco: ecco il simbolo Il disegno di un aostano, scelto fra 420 proposte, rappresenterà l’ente
nel mondo intero Dino Bridda Per l'Unesco le Dolomiti... parleranno aostano. In termini grafici, s'intende, poiché viene da Saint Cristophe Arnaldo Tranti, il vincitore del concorso per il marchio della Fondazione. I quattro elementi linguistici del territorio sono da lui stilizzati in quattro forme verticali spezzate da linee orizzontali puntando su un concetto caro a Le Corbusier: «Le Dolomiti sono le più belle costruzioni del mondo» e con qualche richiamo visivo allo stile grafico buzzatiano. Ora, secondo Tranti, bisognerebbe realizzare anche uno specifico carattere tipografico per accentuare l'identità del messaggio. Cesare Micheletti, ieri alla presentazione a palazzo Piloni, ha definito il lavoro della giuria alquanto impegnativo per scremare le 420 proposte arrivate, scartarne una quarantina perché non rispondenti al bando e definire la terna finale sulla base di precisi criteri di valutazione tendenti ad una sorta di linguaggio che sposasse geologia e paesaggio. Oltre al vincitore vi sono attenuti il secondo classificato, Enrico Belloni di Seregno (MB), e il terzo, Diego Moreno di Modena. Belloni s'è richiamato alla cartellonistica dei sentieri e alla stratificazione della roccia dolomitica distinta in quattro colori, tante quante le lingue del territorio, mentre Moreno ha rappresentato le cinque province con il cromatismo di altrettante forme trapezoidali. Il segretario generale Campeol ha sottolineato che è stato già approvato il regolamento d'uso: il marchio sarà concesso gratuitamente a enti e associazioni senza scopo di lucro e a pagamento a soggetti privati con fini di lucro, ma entrambe le categorie dovranno usarlo nell'ottica di azioni tendenti ad uno sviluppo compatibile del territorio dolomitico. Il neonato marchio farà il suo debutto già nei giorni 18 e 19 novembre al Salone di Assisi e così la Fondazione, come da più parti detto ieri, potrà finalmente muoversi con un'immagine uniforme fortemente espressiva e di sicuro impatto comunicativo. Il presidente della Provincia Bottacin ha rilevato come in questa occasione le cinque province si siano mosse in spirito di costruttiva collaborazione. Premessa confortante per il cammino della Fondazione che ora è chiamata all'altro passo importante, quello della scelta della sede. Bocche cucite a tal proposito, ma è solo questione di pochi giorni.
Corriere delle Alpi 06.11.2010 Lettere LA POLEMICA Vogliono uccidere la ferrovia bellunese In questa ultima settimana, attraverso la stampa locale, si è levato un grido di allarme, perché si sta portando a termine l’agonia delle linee ferroviarie della provincia bellunese, lavoro impostato vent’anni fa; passo dopo passo, nella sonnolenza dell’intera provincia, e più in particolare dei politici che dicono di rappresentarci. Da anni, da bellunese ed ex ferroviere, dico con le mie lettere sulla stampa locale che dall’alto si stava lavorando per cancellare le linee ferroviarie bellunesi. Ora ripeto il grido d’allarme, perché sia recepito dall’intera provincia bellunese, che non può permettere che sia ucciza ferroviariamente la nostra provincia. Per noi ferrovia è sinoniomo di economia, vuole dire far sì che la gente rimanga a vivere in montagna e, cosa primaria, difendere, preservare, conservare l’immenso patrimonio di bellezze naturali che madre natura ci ha lasciato in consegna. Bisogna cominciare a capire che, “tolte le illusioni”, la nostra maggiore ricchezza è e resta il turismo. Non si conserva il nostro ambiente e il nostro territorio con un continuo serpentone da 50-60 o 80 chilometri di auto; diamo ai turisti che amano le nostre stupende Dolomiti un efficiente servizio ferroviario da Venezia a Cortina e oltre, e certamente tanti lasceranno l’auto. Ora, a fronte di questo periodo economicamente difficile anche previsto, è ora di chiedere ai politici parlamentari che si sono fatti eleggere, sia a Venezi, che a Roma, che chiedano quelle infrastrutture delle quali la provincia bellunese ha urgente necessità, in primis la linea ferroviaria che da Venezia via Conegliano, Ponte nelle Alpi, Calalzo, Cortina e Dobbiaco ci porti verso il cuore d’Europa, perché questa è la via più breve per far sentire Vienna più vicina a Venezia. Non dobbiamo farci fermare dalla voce “costi”, perché la santificata alta velocità non così necessaria prevede una spesa di di 31 milioni di euro a chilometro, mentre la Bologna-Firenze ne costa 76. Conosciuti questi costi si può dire, senza paura di sbagliare, che con gli euro di una decina di chilometri di alta velocità si può realizzare l’intera linea Conegliano-Dobbiaco, una ferrovia indispensabile per lo sviluppo economico della provincia bellunese. Il preciso dovere per chi governa è di creare i presupposti e le basi economiche per permettere a chi lo vuole di vivere e rimanere nelle sue montagne, perché la montagna ha bisogno dell’uomo. Mi è doveroso ricordare che la deindustrializzazione del Cadore è iniziata circa vent’anni fa ed è coincisa con l’inizio dell’impoverimento del servizio ferroviario, cosa che posso affermare e sostenere, avendo prestato servizio come capo stazione alla circolazione treni dal 1970 al 1985 a Belluno e dal 1986 al 1991 a Ponte nelle Alpi. Armando Barbieri BELLUNO
Il Gazzettino-Bl 06.11.2010 Lettere FERROVIA BELLUNESE È giunta l’ora di darsi da fare Ho letto sul Gazzettino del 4 novembre la lettera del signor Armando Barbieri che trattava argomenti inerenti la «ferrovia bellunese». E il titolo era «Un "omicidio" già previsto vent’anni fa». Devo dire che condivido appieno quanto scritto in quella lettera, e in modo particolare quando il signor Barbieri precisa che «è tempo di dire ai politici parlamentari che si sono fatti eleggere per rappresentarci, che Belluno e la sua provincia ha urgente bisogno di infrastrutture in primis la ferrovia che da Venezia porta a Calalzo, Cortina e quindi a Dobbiaco. Tutti continuano a dire che la nostra maggiore ricchezza resta il turismo (anche se purtroppo abbiamo perso più di vent’anni)». Ha perfettamente ragione il signor Barbieri quando dice che la deindustrializzazione è iniziata proprio circa 20 anni fa. Oltre alla ferrovia, credo che a nessuno sia sfuggito, ci stanno portanto via un reparto, un Primario, un pezzo di ospedale e così via... Ora bisogna agire, agire e ancora agire! Basta grandi convegni sul futuro della montagna o sull’autostrada (a chi serve ?). Non abbiamo nemmeno circonvallazioni nei paesi (vedi Cortina e Pieve). Non abbiamo strutture alberghiere che possano essere chiamate tali. Ci riempiamo la bocca con l’Unesco e non riusciamo nemmeno a metterci d’accordo tra di noi. Credo siate convinti che è passato il tempo delle parole! Lionello Bertagnin, consigliere di minoranza Comune Calalzo di Cadore, consigliere in Comunità montana Centro Cadore.
Corriere delle Alpi 03.11.2010 Reolon sui treni: «Ai sindaci va data una risposta» Il consigliere del Pd: «Lo stillicidio a cui è sottoposta la nostra
linea non fa pensare al rilancio» BELLUNO. «La mobilitazione dei sindaci nei confronti di Trenitalia non è solo legittima, ma anche doverosa, e sacrosanta. Sono anni che la linea funziona a singhiozzo. Una risposta è necessaria, perchè avere o non avere un servizio ferroviario in una zona già difficile come la nostra fa la differenza». Così Sergio Reolon, consigliere veneto del Pd, torna sulla vicenda della linea interrotta. «La questione è già stata portata a palazzo Balbi il 23 settembre, cioè a dieci giorni di distanza dall’inizio della sospensione del servizio ferroviario tra Ponte nelle Alpi e Calalzo, ho posto al consiglio regionale una interrogazione in merito», precisa Reolon che continua: «Ma ad oggi l’assessore Chisso non ha ancora dato una risposta ai bellunesi». «Se i sindaci e gli abitanti paventano una dismissione del servizio ferroviario non sono solo fantasmi: lo stillicidio a cui è sottoposto il treno del Bellunese fa pensare a tutto, meno che a un rilancio. E questa non è una sensazione, ma una realtà che pesa ad ogni viaggio sulle spalle dei pendolari, degli studenti che dovrebbero avere la stessa accessibilità al trasporto ferroviario di cui godono tutti gli altri cittadini del Veneto». Conclude Sergio Reolon: «Si parla tanto di sviluppo economico sostenibile: l’asse ferroviario Venezia-Cortina è una risorsa concreta, una spina dorsale per lo sviluppo, anche turistico, della nostra provincia. Nel frattempo, Trenitalia ha posticipato di due settimane lo stop, previsto inizialmente fino a fine ottobre. Allora mi chiedo anche: dove è finito il tavolo Provincia-Regione-Trenitalia?».
Il Gazzettino-Bl 03.11.2010 Reolon in prima linea a difesa della linea ferroviaria Il consigliere regionale si schiera al fianco dei sindaci preoccupati del depotenziamento della Ponte-Calalzo «Doverosa, legittima e sacrosanta». Così il consigliere regionale Pd Sergio Reolon definisce la mobilitazione nei confronti di Trenitalia dei sindaci della montagna per una linea che da «anni funziona a singhiozzo. Una risposta è necessaria, perché avere o non avere un servizio di trasporto ferroviario in una zona già difficile come la nostra fa la differenza». E la presa di posizione dei primi cittadini e della categorie produttive è «un atto di grande responsabilità nei confronti del territorio e di chi lo abita». E sulla questione Reolon lo scorso 23 settembre, cioè a dieci giorni di distanza dall'inizio della sospensione del servizio ferroviario tra Ponte nelle Alpi e Calalzo, ha interrogato il consiglio regionale per chiedere come la giunta intenda muoversi «affinché il servizio sia ripreso al più presto e migliorato. Ma ad oggi l'assessore Renato Chisso non ha ancora dato una risposta ai Bellunesi. Se i sindaci e gli abitanti paventano una dismissione del servizio ferroviario non sono solo fantasmi: lo stillicidio a cui è sottoposto il treno del Bellunese fa pensare a tutto, meno che a un rilancio». Infine Reolon si chiede: «Dove è finito il tavolo Provincia-Regione-Trenitalia?». G.S.
Lettere AUTOSTRADA Opportunità di sviluppo Nel rispetto delle idee di chiunque, mi vedo costretto a far notare come nella lettera pubblicata domenica 31 dall'Associazione Per altre strade vi siano punti poco chiari. Si parta dal presupposto che ogni infrastruttura, anche la più utile, un danno ambientale lo fa, ma arrivare a dire che un'autostrada (peraltro il cui tragitto è in buona parte sotterraneo) distrugga il turismo di una Provincia mi sembra esagerato e, se mi è concesso, un po' ottuso. Il fatto che in questo periodo, ove autonomie e federalismi van di moda, gira e rigira i discorsi si tirano sempre in ballo i vicini privilegiati del Trentino-Alto Adige per la loro ecosostenibilità, dimenticando che sono letteralmente tagliati dall'Autostrada 22 del Brennero (forse i pareri contrari del Svp sono dovuti proprio alla preoccupazione di avere un concorrente in Veneto?). Dopo si parla di brutta visione per chi arriva indicando il fatto di vedere dei cantieri al lavoro. Forse bisognerebbe allora iniziare a guardare anche gli altri segnali di benvenuto offriamo, dicasi discarica, edifici in rovina, cantieri mai completati e via dicendo, su cui però si tace armoniosamente. Capitolo ferroviario: sono sempre stato dell'idea che i trasporti su lunga distanza e il pendolarismo siano da fare in treno, certo è che con una ferrovia del genere non possiamo prendere in considerazione il treno neanche come mezzo per il trasporto scolastico e, tornando al discorso precedente, ammodernare il tratto ferroviario richiederebbe ben più "fastidiosa" gente che lavora oltre che una diversa strutturazione aziendale della stessa (l'esempio potrebbe esser quello delle Ferrovie gestite da altre aziende in Lombardia) che farebbe sobbalzare i soliti signori del "No a prescindere" già contrari a privatizzazioni ben meno eclatanti. Mi dispiace constatare che in Italia si sia uniti quasi esclusivamente dalla cultura del "sì ma non a casa mia", quando invece opportunità di sviluppo potrebbero essere molto meglio sfruttate, magari partecipando al progetto evidenziando come potrebbe migliorare il tutto con alcune modifiche, magari anche facendo presente ai nostri amministratori come ogni tanto ci sia anche da esprimere opinioni costruttive. Mario Alessandro Ruggeri Belluno
Corriere delle Alpi 02.11.2010 «Fondazione, la sede deve essere a Cortina» Presa di posizione della Larese Filon (federazione tra le unioni ladine del Veneto) PIEVE DI CADORE. «La discussione sulla sede della Fondazione Unesco rende necessario un intervento che ha l’intenzione di chiarire una posizione condivisa da buona parte dei ladini». Così si apre una nota di Francesca Larese Filon, presidente della Federazione tra le unioni culturali ladine del Veneto. «La sede della Fondazione va inserita nell’ambito dell’area tutelata e non a valle; la sede dovrebbe avere un’ampia rappresentatività e diventare nell’ideale collettivo il simbolo delle Dolomiti; va ridiscussa e mediata la sede “rotante” che non permette un adeguato sviluppo della Fondazione. Ritengo che vi sia già una località che può diventare simbolo delle Dolomiti e che è anche geograficamente nel mezzo del territorio: questo posto è Cortina, e a suo tempo il sindaco aveva anche messo a disposizione per la Fondazione il centralissimo Comun Vecio. Ma nel carosello delle candidature Cortina è sparita».
Corriere delle Alpi 01.11.2010 Un fronte unico per salvare la ferrovia E’ la proposta del sindaco De Carlo che chiede l’appoggio delle categorie produttive CALALZO. Continuano le preoccupazioni dovute alla sospensione del servizio dei treni sulla linea Ponte-Calalzo. Anche se Trenitalia assicura che, all’esito positivo della manutenzione programmata, i mezzi torneranno a circolare, i sindaci vogliono avere garanzie nero su bianco. Il sospetto è che la società intenda dismettere la linea, eliminando un servizio che gli abitanti della montagna ritengono indispensabile. Gli amministratori non ci stanno e promettono azioni concrete. Roger De Menech, sindaco di Ponte, sta alla finestra ed aspetta di vedere se il servizio verrà ripristinato, come promesso a metà novembre. «Da Ponte partono moltissimi collegamenti sia verso nord che verso sud. Noi non contestiamo lo stop per la manutenzione, ma il fatto che non ci sia chiarezza sul futuro». E proprio per favorirla, il sindaco ha comunque intenzione di proporre un tavolo di concertazione. «Non appena la linea verrà riaperta», dice, «chiederò un incontro tra sindaci e vertici di Trenitalia affinchè ci vengano date garanzie per il mantenimento del servizio». Ma non solo. Tra i desiderata di De Menech, c’è quello di chiedere il potenziamento almeno della tratta Ponte-Venezia, anche alla luce degli investimenti che Trenitalia sta facendo sulle linee a Santa Croce per migliorare gli scambi. In attesa della riapertura del servizio, continuano i disagi per i pendolari, soprattutto ragazzi che dovrebbero prendere il treno per raggiungere la scuola. «Quella linea», commenta il sindaco di Longarone Roberto Padrin, «è obsoleta, si dovrebbe pensare ad un suo potenziamento per ridurre il traffico veicolare, ma ci vuole una politica di investimenti seri, se si vuole dare un servizio agli utenti». A Castellavazzo invece si fermano solo i treni senza conducente. Il sindaco Franco Roccon ricorda l’episodio di due anni fa, quando un locomotore partì da Calalzo senza macchinista per poi sostare sui binari dimenticati di Castellavazzo. «La nostra stazione», spiega, «è stata dismessa da anni. Abbiamo chiesto più e più volte a Trenitalia di ripristinare il servizio, ma non ce l’hanno mai concesso con grande disagio soprattutto per gli studenti che devono aspettare la corriera oppure andare a Longarone». A Pieve di Cadore le telefonate al sindaco, di cittadini che pur dovendosi spostare a Calalzo per prendere il treno, si sentono defraudati di un servizio essenziale, sono all’ordine del giorno. «Sono sempre più convinta», è il commento di Antonia Ciotti «che percorrere la strada dell’autonomia, raccogliendo le firme per il referendum, sia l’unico modo per difendersi da azioni subdole contro la montagna». All’esito del test di usura delle ruote, secondo il sindaco di Calalzo Luca De Carlo, le istituzioni anche quelle economiche, dovranno fare fronte comune, produrre e sottoscrivere un documento che chieda il potenziamento e la rivalutazione della stazione in chiave turistica. «Ho l’impressione», dice, «che Trenitalia intenda chiudere la linea perchè la ritiene antieconomica. Già una ventina di anni fa hanno cercato di farlo, ma allora ci fu una sollevazione popolare. La nostra proposta a Trenitalia è quella di far arrivare la ferrovia oltre confine, unendosi al Comelico. Si parla di turismo ecosostenibile, di riduzione del traffico veicolare ed invece poi si chiudono i binari». Vivere in montagna, in queste condizioni, sta diventando giorno dopo giorno sempre più difficile.
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