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Tesi di laurea - Cecilia Alzetta

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OTTOBRE

Corriere delle Alpi  31.10.2010

Fondazione Unesco, Feltre cala tre assi

Il comune si candida per la sede e offre diverse opzioni

FELTRE. Sede operativa Unesco, se permettete ci siamo anche noi. Non in pole position, perché nell’avanzare la candidatura di Feltre il sindaco Vaccari e il suo vice Trento si mettono un passo indietro ai comuni delle terre alte, ma comunque in primissima fila. In Provincia, sul tavolo del presidente della Fondazione Alberto Vettoretto sono state portate tre opzioni: il castello di Alboino (simbolo della città), i palazzetti Cingolani (vetrina su piazza Maggiore), oppure uno spazio all’interno di palazzo Villabruna messo a disposizione da un privato. Sempre nella cittadella fa poi capolino la quarta ipotesi che spinge la soluzione di palazzo Bizzarini.

Attorno a questa rosa, Ennio Trento sottolinea il valore aggiunto che Feltre può dare come sede operativa Unesco (che, è bene ricordarlo, ruoterà ogni tre anni): «Il teatro La Sena e la sala degli Stemmi sono prestigiosi spazi di rappresentanza», dice. «Inoltre la città offre una buona potenzialità ricettiva, importante per l’accoglienza turistica, e nel connubio con il Parco delle Dolomiti mette al centro dell’attenzione la tutela del territorio. Senza dimenticare che la Fondazione per l’alta cultura sta affrontando gli stessi temi ambientali».

Mentre la Provincia ha ritirato la candidatura di villa Patt che aveva scatenato contrasti e polemiche, in corsa insieme a Feltre rimangono San Gregorio, Agordo, Cortina, Belluno e Auronzo. Tra questi nomi uscirà la sede operativa Unesco, che il presidente della Fondazione Vettoretto svelerà dopo aver tenuto conto dei criteri concordati con i sindaci nella riunione di venerdì a palazzo Piloni. Spiega Vaccari: «Non contrastiamo la candidatura delle terre alte, per il fatto di dare il giusto riconoscimento alla montagna che ha bisogno di essere sostenuta. Ma se questo non dovesse verificarsi, siamo convinti che la scelta ottimale debba essere Feltre, sia dal punto di vista geografico come cerniera tra bellunese, trentino e Friuli, sia sotto l’aspetto culturale, storico e ambientale». I giochi sono aperti e in attesa di vedere chi raggiungerà l’obiettivo, lo sprint è lanciato. In palio c’è il prestigio di diventare punto di riferimento all’interno dei confini riconosciuti patrimonio dell’umanità con tutti i vantaggi che ne derivano. (sco)

 

Lettere

L’AUTOSTRADA

La Venezia-Monaco sarebbe una mazzata per il turismo

Rispetto all’intervento dell’assessore regionale Renato Chisso apparso il 13 ottobre sul Corriere delle Alpi nelle “Lettere al Direttore”, vorremmo portare al dibattito alcune sue affermazioni.

“Il Bellunese a forza di grandi discussioni sulle risposte alle sue esigenze strutturali, rischia la morte economica, anche dal punto di vista turistico.” Non vi è alcun dubbio che con l’eventuale avvio dei lavori lungo la valle del Piave - da Ponte nelle Alpi al Cadore - la Statale di Alemagna diventerà un enorme cantiere per almeno sei sette anni, con la movimentazione, solo per lo spostamento degli inerti di risulta dagli scavi, di 270.000 camion, oltre ai quali va aggiunto tutto quanto serve poi per costruire un’autostrada.

C’è chi può pensare che con questa prospettiva ci siano turisti disposti a mettersi in viaggio per il Cadore? La risposta l’hanno già data gli albergatori tramite la loro associazione con un netto rifiuto di tale progetto. Se nell’immediato l’autostrada non aiuta l’economia turistica, ma la compromette, nel lungo periodo, una volta costruita l’arteria che “deve sfondare a nord”, il turismo cadorino sarà fortemente depresso perché l’appetibilità delle infrastrutture alberghiere e dell’ambiente austriaco, raggiungibile con altri 20 minuti di viaggio, sarà decisiva per non fermarsi in Italia, dove manca una politica e una cultura turistica diffusa e dove l’ambiente non è un capitale rispettato e offerto come valore.

“Da noi il traffico soprattutto di merci privilegia la strada e lo fa perché non ci sono ferrovie e non c’è una società ferroviaria di trasporto funzionale”. Siamo d’accordo che l’attuale impianto ferroviario è inadeguato, ed è quello che segnaliamo alla politica da anni. Spetta agli amministratori fare i piani per la mobilità su rotaia e non solo su gomma! A quando un piano trasporti che preveda per le merci, per i pendolari e per i turisti un’offerta ferroviaria all’altezza, come già fatto in altri paesi alpini quali ad esempio la Svizzera? Se ci sono investitori privati interessati a finanziare l’autostrada, perché non dovrebbero essercene anche per una moderna ed efficace ferrovia?

“Sulla Venezia Monaco, ogni bellunese sa che uno sbocco a nord serve all’economia della provincia; se la Venezia-Monaco l’avessimo fatta 40 anni fa, quando era facile...”. Il fatto che si discuta di autostrada dalla fine degli anni Cinquanta e non si sia ancora fatta, esclude che tutti i bellunesi siano convinti della bontà dell’opera. Lo sono alcuni, non tutti, e questo per un politico non è particolare trascurabile. Forse l’assessore era ancora troppo giovane per ricordare che negli anni Sessanta la quasi totalità delle amministrazioni locali erano favorevoli e hanno sottoscritto le quote associative della S.p.A. proponente (la Provincia di Belluno il 9 ottobre 1961), ma poi nel corso degli anni e alla luce di migliori conoscenze molte di queste realtà territoriali hanno cambiato idea e con esse molti dei residenti e degli affezionati villeggianti. Ci sarà pure un perché. A nostro avviso perché si è riusciti a dare ascolto non solo ai politici e agli uomini d’affari, ma anche a studiosi ed intellettuali che, forti delle verifiche e dei confronti fatti con altre simili realtà, hanno portato sul piano delle conoscenze quanto utile per arrivare a conclusioni opposte.

“Il fare” senza pensare è operazione bruta e quando va bene solo grezza, perché il pensare non può solo limitarsi al contiguo, al qui ed ora, ma deve essere costruito in prospettiva al futuro nostro e a quello delle generazioni a venire.

Per Altre Strade Dolomiti CARNIA-CADORE

 

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Il Gazzettino-Bl  31.10.2010

LA SEDE Mondin (Consorzio turistico): «Abbiamo le Tre Cime...»

Unesco, "sale" la montagna

Dopo mesi scelta ancora top secret, ma prevale il partito "dolomitico"

Ormai siamo al "totosede": quella che doveva essere un’operazione di routine, la scelta dell’ubicazione operativa della Fondazione Unesco Dolomiti, sta diventando il tormentone dell’autunno bellunese. A due mesi esatti dalla presentazione del nuovo segretario generale, Giovanni Campeol, la casella alla voce "sede" resta di fatto ancora scoperta. E’ vero, mancano pochi giorni alla designazione ufficiale prevista per la prossima settimana, ma già all’indomani della formalizzazione delle sei candidature e della ritrovata armonia tra i contendenti, il dibattito si riaccende. Troppo importante la posta in palio, per un territorio che di vetrine mondiali ultimamente ne vede poche. Sul tizzoni appena spenti dai vertici della Fondazione, adesso soffia Gino Mondin, presidente del consorzio turistico Dolomiti, cui fanno capo gli uffici turistici del comprensorio provinciale: «La sede operativa della Fondazione porta sviluppo, è inutile che dicano che si tratta solo di un paio di locali e punto. Se 20 sindaci su 21 (quelli del Cadore escluso Cortina, ndr) sottoscrivono un documento di convergenza su un unico comune, Auronzo, significa che chi decide non può non tenerne conto. Ci sono le Tre Cime -sottolinea Mondin- che da sole sono sinonimo di Dolomiti nel mondo, sarebbe un errore ignorarlo. Basta vedere cosa è successo con la zona industriale di Longarone: trasferire lì le aziende ha comportato la fine per asfissia delle aree di provenienza, un errore che non dobbiamo ripetere con la Fondazione Unesco».

Giura di non sapere ancora nulla Antonio Prade, sindaco di Belluno che sfoggia tutta la sua diplomazia: «Il capoluogo ha tutte le carte in regola sia dal punto di vista strutturale che dal punto di vista logistico per ospitare la sede, ma non ne farò mai una battaglia. Quello che conta -assicura il primo cittadino- è l’unità del territorio, per questa sì sono deciso ad andare fino in fondo». Sui motivi del ritardo nella scelta, Prade spiega che esistono ancora alcuni passaggi da fare, ma che già aver scremato la rosa dei candidati è da considerare un buon risultato. Infine una frecciatina ai nostri vicini di Trento e Bolzano per i quali le lungaggini bellunesi potrebbero riflettersi sull’effettivo avvio della fase operativa della Fondazione: «Vuol dire che i signori delle Regioni autonome confinanti -precisa il sindaco- dovranno armarsi di pazienza ed aspettare i nostri comodi...». Insomma, meglio aspettare, ma essere certi di aver fatto un buon lavoro, piuttosto che accelerare e rischiare un flop.

 

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Corriere delle Alpi  30.10.2010

La Fondazione non sarà a villa Patt

Vertice con i sindaci, ritirata l’opzione di Sedico in pole ora c’è Belluno

UNESCO In corsa ci sono anche Auronzo, Feltre, Agordo oltre a Cortina: «Decisione concordata»

Cristian Arboit

BELLUNO. Forse stavolta è la volta buona. Dopo un mese di polemiche, incidenti diplomatici e contrasti, i sindaci interessati a ospitare la sede operativa Unesco si sono ritrovati a palazzo Piloni. Alla fine è stato raggiunto l’accordo sui criteri da adottare per individuare il luogo più idoneo.

Mentre la Provincia ha ritirato la candidatura di villa Patt, Agordino e Cadore hanno fatto squadra, avanzando rispettivamente i nomi di Agordo e Auronzo. La decisione spetterà al presidente della Fondazione Vettoretto, che per il momento non vuole sbilanciarsi.

Belluno capoluogo, però, sembra in pole position.

Rispetto all’incontro di un mese fa, ieri mattina a Palazzo Piloni si è respirato un clima diverso. Decisamente più fresco rispetto all’aria torbida che si era venuta a creare dopo la candidatura di Villa Patt. Una fuga in avanti che non era piaciuta a nessuno, anche perché era stata la stessa Provincia a chiedere ai sindaci di avanzare la propria candidatura

«Quella di villa Patt era una scelta comunque ponderata», spiega Alberto Vettoretto, assessore provinciale al turismo e presidente di turno della Fondazione. «Giocavano a favore la logistica e il prestigio della sede». Fatta la premessa, è stato lo stesso Vettoretto a ritirare formalmente la proposta.

«Ho visto che non c’era condivisione».

Nel frattempo, i comuni sembrano essersi coalizzati, proponendo candidature forti. E’ il caso della Magnifica comunità del Cadore che ha avanzato ufficialmente l’opzione Auronzo. Più o meno analoga la situazione dell’ Agordino, come conferma anche il sindaco di Agordo Gavaz: «Il nostro comprensorio si presenta nella sua interezza, non ci sono dispute interne. Ma siamo pronti al confronto».

Tra le candidature “forti” ci sono anche Belluno, Feltre e Cortina, tre città di “diverso grado dolomitico”, ma ognuna con le sue chance di successo.

A decidere sarà Vettoretto, intenzionato a farlo al più presto: «La decisione spetta a me», dice, «ma prima ci sarà un confronto coi sindaci».

La decisione di Vettoretto poggerà però su alcuni elementi elaborati ieri mattina e che poi hanno trovato la condivisione dei sindaci. A elencarli è il segretario della Fondazione, Giovanni Campeol, convinto che la nuova sede dovrà essere - oltre che in un luogo pregevole - in un posto “facilmente raggiungibile», «vicino alle istituzioni» e che consenta una «mobilità rapida».

Insomma, la parola d’ordine sembra essere “accessibilità”: «In questa sede - ricorda Campeol - dobbiamo lavorare».

Viste le indicazioni del segretario, c’è chi dice che alla fine la scelta ricadrà su Belluno città, proprio accanto alla sede legale in Provincia, dove è fresca di stampa la nuova targhetta con tanto di simbolo dell’Unesco. A quel punto, però, qualcuno potrebbe obiettare (a ragione) che si è fatto tanto rumore per nulla.

Campeol e Vettoretto, dal canto loro, dicono di non volersi sbilanciare. «La decisione sarà presa in tempi brevi», assicura l’assessore provinciale, ben consapevole che difficilmente si metterà tutti d’accordo. «Comunque la decisione va presa», ripete a scanso di equivoci.

Un escamotage però sembra già essere stato trovato. Nel caso di grandi eventi o manifestazioni infatti la sede operativa è pronta a muoversi sul territorio.

Alla fine, dicono un po’ tutti, sono due uffici e tre dipendenti. Già, ma allora perché tutti la vogliono?

 

 

L’ATTIVITA’

Campeol operativo da lunedì «Vanno organizzati gli uffici»

BELLUNO. Da lunedì Giovanni Campeol, neo-segretario della Fondazione Dolomiti Unesco, sarà operativo a tempo pieno.

Lo ha detto lui stesso ieri mattina a margine dell’incontro con i sindaci. Ora che l’organismo è entrato nella fase di piena operatività, la lista delle cose da fare è lunga eterna. «Innanzitutto dobbiamo organizzare gli uffici», afferma Campeol. La Fondazione di per sé - oltre al segretario - avrà due dipendenti: un tecnico e un amministrativo. Per il resto, ci sarà un coordinamento con gli uffici della Provincia.

Da qui l’esigenza di coordinare le attività e ottimizzare di conseguenza il servizio.

C’è poi la questione internet: il sito delle Dolomiti patrimonio dell’Umanità è in fase di costruzione: «L’obiettivo è quello di metterlo in rete entro la fine dell’anno», annuncia Campeol.

E ancora, ci sono da pianificare gli interventi sulle cinque province, ma soprattutto comunicare cos’è l’Unesco. Il segretario comincia con il dire cosa non è: «Non è una struttura che metterà nuovi vincoli, come qualcuno continua a dire in giro».

Nel frattempo, sono in corso le ultime procedure per il deposito del marchio.

Marchio che è già nel cassetto del presidente Vettoretto ma che sarà presentato solo fra pochi giorni, quasi sicuramente il 5 novembre prossimo. «Con il marchio, potremo promuovere le Dolomiti in giro per il mondo», afferma Vettoretto.

Un primo appuntamento è già in agenda: si tratta della fiera dell’Unesco in programma per metà novembre ad Assisi, dove la Fondazione dolomitica sarà chiamata a relazionare nel corso di un convegno internazionale. (cr.ar.)

 

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Il Gazzettino-Bl  30.10.2010

SEDE UNESCO  In corsa Feltre, Belluno, Cortina, Agordo, San Gregorio nelle Alpi e Auronzo

Sindaci scoppia la pace, sei candidati

Dopo le polemiche dei giorni scorsi per la scelta di Villa Patt, il fronte si ricompatta

Giovanni Longhi

Agnellini: dopo gli anatemi incrociati che si erano scagliati l’un l’altro all’indomani della designazione di villa Patt come possibile sede della Fondazione Unesco Dolomiti, strali che non avevano risparmiato neppure il vertice dell’ente che quella ipotesi aveva caldeggiato, adesso tra i sindaci della provincia e Unesco è scoppiata la pace. Artefici della difficile opera di ricomposizione del fronte, l’assessore provinciale al Turismo e presidente di Unesco Dolomiti, Alberto Vettoretto e il suo segretario generale, Giovanni Campeol che a poche ore dall’avvio formale dell’attività istituzionale dell’ente (l’insediamento ufficiale è previsto l’1 novembre) hanno convocato, fatto ragionare e alla fine sintonizzato sulla medesima frequenza campane soliste e voci fuori dal coro. L’alveo entro il quale i rappresentanti della Fondazione Unesco hanno ricondotto tutti, cancellando piccoli orticelli e futili liti da ballatoio, è quello del grande interesse comune legato alla presenza della Fondazione, a prescindere dall’ubicazione della sua sede. In realtà il quadro è solo meno frantumato di prima, anche se Vettoretto e Campeol, giurano sulla disponibilità dei sindaci ad accettare di buon grado qualsiasi decisione in merito alla sede. Ecco la mappa: ai quattro "battitori liberi", Feltre, Belluno, San Gregorio nelle Alpi e Cortina che fanno corsa a sè, si affiancano l’Agordino e il Cadore le cui Comunità montane hanno concordato rispettivamente per Agordo e Auronzo. Uno di questi sei centri è destinato ad ospitare la sede con buona pace, così hanno ribadito presidente e segretario, anche degli altri esclusi.

Impossibile fare una previsione, anche se i criteri elencati ieri da Campeol, ai quali dovrà rispondere la prescelta, sono abbastanza chiari: nell’interazione con il resto del paese dovrà rispondere a esigenze di mobilità e di centralità, ovvero dovrà essere facilmente raggiungibile dalla pianura; conferenze stampa, incontri con i media, eventi dovranno essere organizzate in tempi rapidi; richiesta poi una certa prossimità alle sedi dei centri amministrativi istituzionali e il capoluogo, almeno per questi due primi aspetti parte favorito. Poi c’è l’interfaccia per così dire, "interno", quello della Fondazione con il territorio in cui si trova: «Dovremo poter dialogare con la provincia, intesa come territorio, non solo come ente -ha precisato il segretario - il confronto non potrà essere ostacolato dalla distanza».

Insomma, un rebus: Belluno appare in "pole position", il sindaco Prade aveva già caldeggiato questa scelta, ma per il capoluogo sarebbe l’ennesimo fiore all’occhiello, tenuto conto che comunque, già la sede legale si trova a palazzo Piloni. L’altro punto fermo è il tramonto di Villa Patt destinata ad accogliere Dolomiti Turismo in arrivo da via Psaro. Anche Feltre ha le sue carte: già nel 2006 l’allora rettore dell’Iulm, Giovanni Puglisi aveva caldeggiato questa soluzione, tanto più ora con il Castello, che oggi ospita il Magistrato alle acque, che potrebbe essere svincolato dal demanio. Agordo propone l’istituto Follador, mentre Auronzo dispone dell’edificio che attualmente ospita l’Azienda sanitaria. Il sindaco di Cortina, Andrea Franceschi, aveva dato la disponibilità di alcuni locali all’interno del "comun vecio". Nei prossimi giorni presidente e segretario scioglieranno l’enigma, anche se l’operazione più difficile, quella di stemperare le tensioni, sembra ormai eseguita con successo.

 

 

LA CURIOSITA’

Marchio scelto tra 400, esordirà ad Assisi

Mentre cresce l’attesa per sapere chi si aggiudicherà la sede dell’Unesco, solo pochi eletti hanno già visto il marchio ufficiale scelto tra 400. I pochi eletti sono il presidente Alberto Vettoretto e il segretario Giovanni Campeol, oltre, naturalmente ai membri del Comitato - giuria chiamato a selezionarlo. Nulla è trapelato sui suoi contenuti, sia per una questione di correttezza nei confronti del Cda di Unesco Dolomiti, composto dai cinque assessori delle provincie interessate (Pordenone, Trento, Bolzano, Belluno e Udine), sia per la normativa in materia di marchi che impone assoluta riservatezza prima del suo deposito formale. Al vincitore si è arrivati scremando dalla quota iniziale di 400 bozzetti pervenuti a Trento, ben 360 progetti. Dai 40 rimanenti si è poi scesi dopo un’ulteriore selezione a 3 tra i quali è poi stato designato il vincitore. Verrà comunicato il 5 novembre, prima al Cda riunito e poi ai media per la diffusione. Il suo esordio in una cornice ufficiale è previsto il 19 novembre quando ad Assisi è in programma il convegno mondiale del turismo e dei siti Unesco. Quell’occasione segnerà anche il battesimo istituzionale del neo segretario Giovanni Campeol. Gestirà un budget annuo di 600 mila euro. (G.L.)

 

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Corriere delle Alpi  26.10.2010

Lettere

TRENI

Il treno per Calalzo è scomparso definitivamente

Buongiorno, sono appena montato sul treno 33640 delle 15:34 da Padova e ho notato un dettaglio sul tabellone: destinazione Belluno. Fino a pochi giorni fa questo era il treno per Calalzo-Pieve di Cadore. Recentemente i lavori a monte di Ponte Nelle Alpi lo avevano “fermato temporaneamente” fino a Belluno con autocross sostitutiva, tutta una situazione temporanea, stando alle aziende ferroviarie (Fs, Rfi, Treniitalia....).

Io pendolo quotidianamente da Feltre a Padova e nelle settimane scorse, a causa di questi temporanei lavori, un cortese messaggio alla stazione di Padova e a bordo a inizio viaggio avvisava che il treno si sarebbe fermato a Belluno e non poteva arrivare a Calalzo causa lavori.

Oggi sul tabellone si legge destinazione Belluno, il cortese messaggio sia in stazione che a bordo non c’è più.
Il sito Internet Trenitalia che permette di trovare orari e treni identifica il treno 33640 come diretto a Belluno e poi c’è l’autobus VE728 da Belluno a Calalzo.

Ma gli orari in vigore da fine giugno non sono validi fino a metà dicembre? Perché un cambiamento ad ottobre?

Sono piccoli dettagli, ma a parer mio abbiamo definitivamente perso questa diretta connessione tra Padova e Calalzo, una delle tre presenti in giornata.

E’ con questi piccoli dettagli che ci abituano un po alla volta a grossi cambiamenti.

 

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Il Gazzettino-Bl  26.10.2010

FONDAZIONE  Lozzo e Borca si ritirano, anche Pieve guarda alla val d’Ansiei

Unesco, il Cadore punta su Auronzo

Il distretto sanitario possibile sede in caso di assegnazione

Ritirate le candidature di Lozzo e di Borca, i Comuni cadorini, compreso Pieve che in precedenza aveva appoggiato la candidatura di Agordo, puntano tutti su Auronzo affiché ottenga la sede operativa della Fondazione Dolomiti Unesco. Si ricorderà la recente levata di scudi dei comuni dolomiti (cadorini e agordini) contrari all’ipotesi di Sedico formulata dalla Provincia.

Di questo si parla nel municipio della Val d'Ansiei. Anzi, fra breve dovrebbe uscire un documento unitario di appoggio alle aspirazioni auronzane, manifestate fin da quando nell'agosto di due anni fa il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva consegnato proprio in Auronzo il prestigioso riconoscimento delle Dolomiti come patrimonio mondiale dell'umanità.

Come sede operativa sarebbe stato individuato l'edificio prospiciente la Piazza S. Giustina, che attualmente ospita il distretto sanitario e i cui servizi verrebbero spostati nei locali liberi dell'ex-ospedale Luigi Rizzardi. Se n'è parlato anche in un recente consiglio comunale e in un incontro con i vertici dell'Ulss. In tal senso sarebbe già stato raggiunto un accordo di massima con il direttore generale dell'Uls di Belluno, Ermanno Angonese. (G.G.)

 

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Corriere delle Alpi  24.10.2010

Necessaria una strategia comune. Ma ora si litiga su (quasi) tutto. Anche sulle bici

Dolomiti: il marchio conteso

Gli appetiti delle province dopo il riconoscimento Unesco

BELLUNO. «Provincializzare il marchio delle Dolomiti, significa uccidere il brand». Loris Lombardini, pubblicitario trentino, autore di importanti campagne nazionali (su tutte quelle con protagonista Reinhold Messner), quasi si infervora quando sente parlare di Dolomiti.

I tentativi di fuga delle singole province, iniziati subito dopo la proclamazione di patrimonio mondiale dell’Unesco, secondo Lombardini rischiano di bruciare le potenzialità, non solo turistiche, del marchio.

«Innanzi tutto bisogna capirsi su una cosa - dice Lombardini - il riconoscimento ricevuto è di livello mondiale e quello che noi dobbiamo comunicare deve rivolgersi ad un pubblico mondiale: sarà già complesso gestire il marchio Dolomiti, trasmettere il senso di unicità di questo ambiente negli Stati Uniti piuttosto che in Giappone, figurarsi se gli si deve associare realtà piccole come Bolzano, Belluno o Trento. Morte assicurata». «E’ comprensibile - prosegue Lomabrdini - che ora tutti cerchino di tirare la coperta dalla propria parte, per portare a casa un tesoro che per ora però è solo virtuale, ma più si arricchiscono furbizie e diatribe, peggio sarà per tutti».

Belluno vorrebbe addirittura cambiare il nome alla propria provincia, affiancando a quello originale la parola Dolomiti: «Una follia: questo significa spingere le altre province inetressate a fare un salto in avanti a loro volta. Se la situazione è questa - prosegue Lombardini - tutti devono fare non uno, ma tre passi indietro e ragionare all’unisono. Non posso essere sicuro che Dolomiti Unesco sia un marchio vincente, ma non si può gettare al vento una grande opportunità solo per vendere speck o canederli con appiccicato il marchio “Dolomiti”. Le speculazioni commerciarli o turistiche sono pericolosissime, svuotano di significato il brand».

Le Dolomiti, in verità, sono già molto conosciute: «Ma solo in determinati segmenti. Mi spiego: non tutti siamo stati nel Grand Canyon o a Petra, ma tutti sappiamo di cosa stiamo parlando. E magari un giorno ci vorremmo andare. La stessa cosa non la si può dire oggi per le Dolomiti: se si lavora in una certa direzione, tra qualche anno queste montagne potranno entrare nell’immaginario collettivo mondiale». Come? «Per esempio - spiega il pubblicitario - puntando forte sulla tutela ambientale, trasmettere la volontà di mantenere integro un ambiente unico».

Per il marchio ci sono in gara quasi trecento studi, il vincitore del concorso sarà presentato fra pochi giorni: «Fare una gara per il marchio mi è sembrata un’ottima idea - commenta ancora Lombardini - certo che se ci mettiamo a litigare prima ancora di sapere quale sarà il simbolo con il quale informare il mondo...».  (G.F.P.)

 

 

L’esperto: «Va trasmesso a tutto il mondo il senso di una cosa unica. Come il Grand Canyon o Petra»

«Unità d’intenti o il brand perde valore»

L’avvertimento del pubblicitario Lombardini: campanilismi pericolosi

Gianfranco Piccoli

BELLUNO. Mentre la Fondazione muove i primi passi, e annuncia la presentazione del logo il 5 novembre, attorno alle Dolomiti marchiate Unesco si agitano gli appetiti delle singole province.

A far stappare la bottiglia delle polemiche è stata la decisione della Provincia di Belluno di chiedere il cambio di denominazione: provincia di Belluno-Dolomiti. Luis Durnwalder quando serve non usa metafore: «Se Belluno vuole pubblicizzarsi, non lo faccia inserendo le Dolomiti nella dizione ufficiale della Provincia. Se tutti facessero così, sarebbe il caos». «Non è una questione politica, ma una precisa (e datata) richiesta di un territorio che contiene il 70% delle Dolomiti», la replica di Gianpaolo Bottacin, presidente bellunese. Che respinge le dietrologie spuntate attorno a questo tema: «Se dovessi pensare male ogni volta che Bolzano e Trento, dotate di ben altri strumenti normativi oltre che economici, fanno qualcosa, non finirebbe più. Rispetto le loro scelte, ma ognuno stia al proprio posto». Loris Lombardini (ne riferiamo a parte), noto pubblicitario, lancia l’allarme: attenti, il marchio vale se presentato al mondo come unico, gli spezzatini figli del provincialismo sarebbero un suicidio. E’ facile immaginare che la definizione del regolamento d’uso del logo, che il cda della Fondazione affronterà a breve, sarà un passaggio delicato: sui principi saranno tutti d’accordo, ma, si sa, il diavolo si annida nei dettagli. E metterà fuori la testa al momento (in) opportuno.

Belluno-Dolomiti a parte, sono tanti i temi sui quali le principali province dolomitiche si sono scornate in questi ultimi anni. Il ticket sui passi, ad esempio. Luis Durnwalder lo sponsorizza da tempo, ma Belluno e Trento lo guardano con scetticismo. La questione è di fatto irrisolta. L’ultima polemica è ancora targata Bolzano-Belluno, e riguarda le gran fondo di ciclismo, organizzate in territorio altoatesino, ma con sconfinamenti o conseguenze dirette nel Bellunese. «A voi i soldi, a noi i disagi», ha tuonato l’assessore bellunese Ivano Faoro. Che ha chiesto uno stretto regolamento per le manifestazioni ciclistiche e «contropartite» per i comuni attraversati. Chiaro?

Dai campanili ai sotto-campanili. In provincia di Belluno si deve decidere la sede delle Dolomiti Unesco. Agordo e Cortina hanno legittimamente alzato la mano. «Sedico», ha proposto la Provincia. Comune che, in verità, con le Dolomiti poco ci azzecca. Un altro affluente del grande dibattito è il Parco naturale delle Dolomiti di Sesto, trasformato recentemente in Parco delle Tre Cime. Felici i comuni di Dobbiaco e San Candido. Un po’ meno Sesto Pusteria - che nel nome originario si riconosceva - e Auronzo, che si è sentita scippata di un bene che ha davanti al naso.

E’ pacifico che la Fondazione non ha il compito e nemmeno le competenze per occuparsi di questioni che attengono soprattutto alla sfera amministrativa delle province interessate. Lo ha sottolineato Bottacin: «Non confondiamo i piani. E non dimentichiamo che le differenze tra province a statuto speciale e province ordinarie sono enormi, difficile potersi muovere insieme dal punto di vista normativo». La Fondazione, tuttavia, potrebbe diventare l’ombrello sotto il quale trovare soluzioni condivise. E’ impensabile, infatti, che si promuova il marchio Dolomiti Unesco senza poi pensare, ad esempio, ad una mobilità condivisa, piuttosto che al marketing turistico.

Su questo punta l’assessore provinciale trentino Mauro Gilmozzi. Il quale predica pazienza e spinge al largo chi la vuole buttare in rissa (ma nel frattempo la Provincia di Trento ha nominato un dirigente ad hoc per le Dolomiti, Claudio Ferrari, direttore del Parco Adamello-Brenta: 70 mila euro all’anno più premi): «Serve un passaggio culturale, che richiederà tempo. Sono sicuro - dice Gilmozzi - che nella Fondazione si troverà la soluzione a molte questioni. Il Piano di gestione sarà la chiave per lavorare in rete: Trento si occuperà dei musei, Bolzano delle strategie di sviluppo, Belluno della promozione... Conseguenza naturale di questo lavoro sarà affrontare temi importanti e complessi come la mobilità. Non è facile, ma dobbiamo procedere uniti, nel rispetto delle peculiarità».

«Provincializzare o trasmettere un’immagine di lite continua sarebbe pericolosissimo - commenta l’assessore provinciale al turismo dell’Alto Adige, Hans Berger - abbiamo tutti lo stesso interesse, nessuno può dire “le Dolomiti sono mie”. Avere una strategia comune è fondamentale, coinvolgendo tutti gli assessorati che hanno competenza in materia di ambiente, turismo e mobilità».

 

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Il Gazzettino-Bl  24.10.2010

CORTINA

«Sarà la tangenziale del caos»

Memoria tecnica dell’ex assessore Majoni contro il progetto di Franceschi

Marco Dibona

Lo studio di fattibilità sulla circonvallazione di Cortina, voluto dall'amministrazione comunale, ha numerose criticità, sia per l'interazione con l'abitato sia per il transito in zone in stato di instabilità. Lo sostiene l'architetto Etienne Majoni, per tre anni assessore comunale ai lavori pubblici, che ha seguito da vicino l'iter del progetto Anas per la variante all'abitato di Cortina. Majoni si era dimesso il 19 agosto proprio per la frattura con sindaco e maggioranza, sulla tangenziale. Nel consiglio di mercoledì scorso ha presentato un'ampia memoria, nella quale analizza, assieme ad altri tecnici, lo studio voluto dal sindaco Franceschi.

«Se si dovesse andare avanti con questo nuovo progetto - sostiene Majoni - la cittadinanza non avrà mai più la possibilità di risolvere in maniera definitiva la problematica del traffico, anzi subirà, per almeno dieci anni, cantieri in tutta la conca, per poi avere una situazione di traffico peggiorata. Il cantiere del progetto Anas era previsto tutto in galleria, mentre con questa ipotesi non sarà possibile». Nell'ampio documento, vengono evidenziate alcune criticità del nuovo studio, da quelle funzionali ai problemi ambientali e di interferenza con l'abitato, dalle criticità geotecniche alla valutazione dei costi. Si passa poi all'esame dei singoli punti: l'imbocco a nord della galleria Cianpedeles, il tunnel principale, sulla destra del Boite, in una zona storicamente sottoposta a frane, alla galleria Sote ra Ries, alla galleria nei pressi del cimitero, dove c'è un corpo di frana complesso. Una critica specifica riguarda i costi: non 131 milioni, come annunciato dal sindaco, ma il doppio, 260 milioni 200 mila euro. Altrettanto deciso l'intervento del consigliere di opposizione Luigi Alverà: «È un progetto frettoloso, che non soddisfa nessuno, se non i rapporti politici, in giunta e in maggioranza. Il vostro è un brutto modo di portare avanti un progetto che serve soltanto per non fare niente».

Critiche anche da Pietro Ghedina, anch'egli consigliere indipendente, nel gruppo di maggioranza: «Le idee sono confuse, ci sono contrasti, per cui non faremo né un progetto, né l'altro. Almeno evitiamo di spendere altri soldi, in nuove indagini o sondaggi. Mi auguro che la prossima amministrazione riprenda il progetto Anas e lo porti avanti».

 

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Corriere delle Alpi  22.10.2010

CORTINA

Impietosa la critica di Ghedina e Dimai: «E’ impattante quanto quello Anas e presenta più di una criticità»

Viabilità, opposizioni scatenate

«Il progetto di Franceschi sarà una vera iattura per Cortina»

Alessandra Segafreddo

CORTINA. Lo studio di fattibilità sulla viabilità continua a dividere. Il progetto presentato ad agosto dal sindaco Franceschi, e votato mercoledì in consiglio da 10 membri della maggioranza dopo alcune modifiche fatte dai tecnici, vede ancora nettamente contrarie le opposizioni.

«Viste le modifiche apportate con la nuova delibera, che riguardano a nostro avviso più gli interessi e le lamentele di pochi cittadini che non il reale miglioramento del progetto», spiega Gianpietro Ghedina di “Cortina Dolomiti”, «non possiamo che notare un lievitamento dei costi di circa 20 milioni di euro: si passa infatti da 116 a 136. Siamo dunque più che mai convinti che l’intera operazione sia stata una avventata scelta politica figlia di equilibrismi», continua il consigliere di minoranza, «che sta però già costando molti soldi alla nostra comunità. Da primo, in termini di tempo: infatti erano 5 anni che si lavorava su un vero progetto, quello dell’Anas, ed è da oltre 20 che si discute di viabilità; secondo punto, lo spreco in termini di risorse: la progettazione precedente è stata infatti interamente pagata per quasi 1 milione dall’Anas, e ci chiediamo ora cosa dirà la Corte dei Conti. Viene poi gettato via l’unico progetto che aveva percorso un iter di progettazione completo, ottenendo la maggior parte delle autorizzazioni e dei permessi necessari, e che era pronto per essere finanziato nel momento in cui non solo le risorse nazionali si fossero trovate ma anche le nostre capacità e conoscenze politiche lo avessero sostenuto. Ora viene presentato uno studio di fattibilità, quasi una mera ipotesi di lavoro di poche tavole, nemmeno meditate; e la prova è che, dopo nemmeno 30 giorni, siamo già qua a fare i primi ritocchi, che non si sa neppure chi ha ricevuto mandato a fare. E poi, chi pagherà la progettazione? Progettazione che, tra l’altro», aggiunge Ghedina, «non è meno impattante della precedente, con cinque rotatorie, un imbocco in zona frana, una cantierizzazione pesante nel centro del paese che non tiene conto della zona Chiave/Cademai. Un “progettino” che ha tutta una serie di problematiche ancora da approfondire che ne allungheranno certamente i tempi e che ne faranno lievitare i costi».

Contrario anche il gruppo “Cortina oltre il 2000” di Michele Dimai. «Non più tardi di 2 mesi fa», sottolinea, «in sede di presentazione fulminea, la bozza era stata definita come “un parere di massima su una filosofia”; adesso scopriamo che, dopo soli 5 giorni dal quel consiglio, la giunta ha fornito ai progettisti varianti per salvaguardare la realizzazione di Farsetti. Eravamo stati assicurati che ci si sarebbe incontrati per discutere sui cambiamenti, che si stava solamente facendo un atto per bloccare il progetto Anas e per iniziare un percorso per una tangenziale meno impattante e più funzionale. In realtà era, come prevedibile, solamente una regolamento di conti interno alla maggioranza. Sono contrario», conclude Dimai, «perché il tracciato originale era su terreno stabile ed ora parte di esso è stato spostato, anche per esplicita ammissione degli stessi progettisti, su terreno che “presenta una certa instabilità”. Con questa soluzione Cortina non avrà benefici, anzi vedrà la propria viabilità ancora più congestionata».

 

 

«Occhio ai costi: quei conti sono solo presunti»

E Pietro Ghedina invita «a lasciare perdere entrambe le soluzioni»

CORTINA. Ma i contrari al nuovo progetto cono anche due membri di maggioranza: i consiglieri Pietro Ghedina ed Etienne Majoni (ex assessore ai Lavori Pubblici dimessosi proprio per questa ragione). Il primo invita l’Amministrazione a lasciare perdere, il secondo chiede di riesumare il progetto Anas.

«Con i contrasti interni che abbiamo», dice Ghedina, «non realizzeremo né il progetto Anas e né questo nuovo voluto dal sindaco. Quello dell’Anas era però un progetto ad uno stadio avanzato: pertanto non spendiamo almeno altri soldi inutilmente... Mi auguro che la prossima Amministrazione porti avanti il progetto Anas per rispetto della popolazione che lo ha votato». Non lo dà per perso, il progetto Anas, l’ex assessore Majoni. «Invito a non dare per perso il progetto Anas», dice, «in quanto l’ente ha già speso oltre un milione per la progettazione e non credo sia contento di buttare tutto nel cestino». Majoni, mercoledì in consiglio, ha ammesso di avere ancora contatti con l’Anas, parole che hanno indispettito il sindaco Franceschi. «Mi preoccupa», dice il primo cittadino, «che Majoni continui ad avere contatti con l’Anas. La realtà è una sola: non ci sono soldi. Il ministro Tremonti è stato chiaro, così come i ministri alle infrastrutture. Lo stesso Mainardi, membro del consiglio dell’Anas, ha più volte detto che i soldi per la tangenziale di Cortina non ci sono. Pertanto un nuovo progetto che costa un quarto di quello Anas avrà più chance di essere realizzato». Ed è anche sui costi che Majoni si trova in disaccordo. «La valutazione dei costi», spiega, «è basata sull’utilizzo di prezzi parametrici dedotti da interventi simili. Ma c’è un’evidente sottovalutazione delle problematiche tra le gallerie e l’abitato. Lo studio di fattibilità presentato, a mio parere, ma anche per ammissione degli stessi tecnici che lo hanno redatto, ha numerose criticità in termini di interazione con l’abitato e con le zone in evidente stato di instabilità. Non si sa poi chi finanzierà la progettazione preliminare, esecutiva e definitiva. Certamente l’Anas non potrà parteciparvi essendo questo un progetto interno al paese, costituito sostanzialmente da una variante alla Ss51 di Alemagna, strettamente legata all’abitato di Cortina e posizionata in riva destra del Boite. Non si sa nemmeno», continua Majoni, «chi pagherà le indagini geologiche necessarie a portare lo studio di fattibilità ad uno stadio di progetto. Mancando il sostegno dello Stato, tutto ricadrà sulle tasche di noi cittadini, quando invece c’era già un progetto a costo zero in tasca. Se questa nuova idea andrà avanti», conclude, «la cittadinanza “subirà” per almeno dieci anni cantieri in tutta la Conca per poi avere una situazione di traffico peggiorata. La cantierizzazione del progetto Anas era prevista tutta in galleria, mentre ora questo non sarà più possibile». (a.s.)

 

 

Ieri, a palazzo Piloni, durante l’incontro del consiglio di amministrazione presentazione ufficiale del segretario generale Campeol

Fondazione Unesco, logo al via da novembre

Entro quindici giorni sarà approvato il regolamento unitario necessario per utilizzare il marchio

Paola dall'Anese

BELLUNO. Entro i primi di novembre il logo della Fondazione Dolomiti Unesco potrà essere utilizzato. Parola dell’assessore provinciale Alberto Vettoretto che ieri, a palazzo Piloni ha riunito il Cda della Fondazione per visionare il logo che la commissione esaminatrice ha selezionato e soprattutto «per definire il regolamento per l’uso del marchio stesso, regolamento indispensabile, per legge, per poter registrare il logo». Su come sia fattoil marchio che è stato scelto, vige ancora il massimo riserbo. «E’ molto bello», si sbottona Vettoretto che aggiunge: «Entro il 5 novembre la presentazione ufficiale».

Ieri il consiglio di amministrazione della Fondazione Dolomiti Unesco, formato dai cinque assessori delle province che ne fanno parte, si è riunito per esaminare il logo scelto dalla commissione, tra quasi 300 proposte giunte alla Provincia di Trento. «Sul logo», dichiara l’assessore bellunese, «c’è stata l’unanimità non solo della commissione, ma anche del Cda della Fondazione. Ma ancora non possiamo svelare di cosa si tratta».

Vettoretto punta l’attenzione «sul grande lavoro di sintesi che abbiamo portato avanti in un clima di condivisione e armonia tra tutte le parti, per definire il regolamento con cui il marchio dovrà essere usato. E non è stato facile, visto che ogni provincia ha regole diverse. Ma siamo riusciti in una sola giornata a stendere una bozza che dovrà essere approvata in tempi rapidi».

Infatti è intenzione della Provincia di Belluno accelerare i tempi. «Noi stiamo lavorando, anche se da fuori non se ne accorgono e vogliamo che entro il 5 novembre prossimo tutto sia ultimato».

Sarà proprio in quella data che il Cda della Fondazione si è dato appuntamento per votare il regolamento, dando così il via alla registrazione del logo. «In questo modo, dopo alcuni giorni, potrà essere utilizzato».

Ma la riunione di ieri è servita anche per espletare un altro adempimento necessario per il buon funzionamento della Fondazione, vale a dire la presentazione ufficiale del segretario generale Giovanni Campeol. «Il segretario ha illustrato quali sono gli step fondamentali da attuare per poter superare l’esame della commissione Unesco il prossimo anno. Tra questi ci sono l’attivazione del sito web, su cui stiamo lavorando alacremente, la divisione delle reti e anche la scelta della sede. Su questo fronte prossimamente rifaremo un altro giro tra i sindaci».

 

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Corriere delle Alpi  21.10.2010

Viabilità, consiglio spaccato

Passa il 1º stralcio su Zuel. Pioggia di critiche al sindaco

Definiti ancora di più i gruppi al governo. Per Majoni: «E’ una presa in giro». Alverà: «Non soddisfa nessuno»

Alessandra Segafreddo

CORTINA. Acceso, lungo, e dibattuto il consiglio comunale di ieri pomeriggio, incentrato sulla viabilità. In apertura Michele Dimai si è scusato per le offese lanciate a conclusione dell’ultimo consiglio. In municipio si sono ulteriormente definiti i gruppi al governo.

Da una parte il sindaco Franceschi con nove dei suoi, dall’altra i due gruppi di minoranza di “Cortina Dolomiti” e “Cortina oltre il 2000” e nel mezzo, contrari a Franceschi e ai suoi, l’ex assessore, ieri definitosi consigliere indipendente, Etienne Majoni, e il consigliere di maggioranza Pietro Ghedina.

La spaccatura è avvenuta sulla votazione dello studio di fattibilità della nuova viabilità che è passato con sette voti contrari e dieci favorevoli. «Il primo stralcio su Zuel», ha spiegato Franceschi, «è stato modificato a sud ed è stata spostata la rotonda a nord. L’importo complessivo ora è di 19.630.000 euro; il secondo da la Riva e Lungo Boite prevede un nuovo sottopasso per i pedoni e per i ciclisti, uno spostamento della rotonda dalla chiesa della Difesa, e una nuova bretella per il traffico di rientro dalle piste della Tofana, con le modifiche il costo è di 39.130.000; il terzo stralcio va da Lungo Boite a Cadelverzo ed è stata eliminata l’uscita di emergenza in galleria a Ronco, per questo ultimo il costo è di 72.540.000 euro».

«Questo studio di fattibilità verrà inserito nel Piano di assetto del territorio», ha concluso il sindaco, «siamo consapevoli che sarà difficile da realizzare, visti i tempi di crisi, ma è meno costoso di quello Anas, e in vista dei Mondiali di sci del 2017 ci giochiamo tutte le carte in nostro possesso».

Critico l’ex assessore Majoni che ha presentato una relazione di cinque pagine nella quale ha smontato tutte le cifre redatte dai tecnici, e le ha aumentate di parecchie centinaia di migliaia di euro. «Questo studio di fattibilità», ha detto, «è una presa in giro per il paese. Per sei persone avete buttato nel cestino mille voti di cittadini e un progetto già in fase preliminare, con un iter avanzato». Critico anche Luigi Alverà: «Questo progetto tolto dal cassetto in modo frettoloso ad agosto non soddisfa nessuno se non i rapporti politici della giunta, e non ha uno straccio di parere. E’ un pessimo modo per continuare a portare avanti un gruppo a discapito dei problemi di viabilità che Cortina ha che non verranno risolti».

Soddisfatto il sindaco: «Siamo consci delle difficoltà, ma il primo stralcio, quello del passante di Zuel, potrebbe anche avere un iter autonomo ed essere fatto a spese del comune». La discussione si è protratta a lungo anche sul punto inerente i criteri di assegnazione degli alloggi di proprietà comunale di Acquabona in diritto di superficie per residenti. Il Comune ha 13 appartamenti ultimati e ha deciso di assegnarli in diritto di superficie, una scelta politica che non è stata condivisa dai gruppi di minoranza.

 

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Il Gazzettino-Bl  21.10.2010

CORTINA

Passa la mini tangenziale

espandi

Lunghissima e a tratti aspra, la discussione sulla nuova tangenziale di Cortina, nel consiglio comunale di ieri sera. Le modifiche alla delibera consiliare del 19 agosto scorso, che portava avanti il nuovo studio di fattibilità, è passata con 10 voti a favore e 7 contrari, dei cinque consiglieri di opposizione e dei due consiglieri Pietro Ghedina ed Etienne Majoni, del gruppo di maggioranza. Il sindaco Andrea Franceschi ha riassunto le principali variazioni, intervenute in questi due mesi. Da sud, è stato rivisto il primo stralcio, presso l'abitato di Zuel, con l'introduzione di un'altra rotatoria, al posto dello svincolo, che inizialmente era stato previsto sopra il nuovo albergo Rosapetra. Cambia la rotatoria di Coiana, ripensata considerando la pista ciclabile e pedonale, e viene spostata la rotatoria presso la chiesa della Difesa, ad una distanza maggiore, per rispetto dell'edificio sacro. Di rilievo lo spostamento verso sud dell'attraversamento del torrente Boite, a Crignes, per soddisfare le richieste di alcuni residenti in zona. Lì ci sarà anche una bretella, per congiungere la nuova tangenziale alla strada 48 delle Dolomiti, per sveltire il rientro dei veicoli, al termine della giornata sugli sci, nella stagione invernale. Variazioni anche al terzo stralcio, dove è stato rivisto il lungo tunnel, pensato più lontano dalle case, senza la galleria di sicurezza a Ronco, con un diverso attraversamento del Boite a nord, fra Cadin e Cademai, ed una nuova rotatoria, sui prati della sinistra Boite, e un migliore raccordo con la viabilità esistente. In quanto ai costi, per il primo stralcio sono stati previsti 19 milioni 630 mila euro, per il secondo 39 milioni 130 mila, per il terzo 72 milioni 740 mila, per un totale di 131 milioni 300 mila ed un aumento di 20 milioni, rispetto a due mesi fa. «Ad agosto proposi di rinviare il punto, per approfondirlo - ha commentato l'ex sindaco Roberto Gaspari, oggi all'opposizione - perché quello studio era improponibile, ma si volle andare avanti lo stesso. Adesso ci portate delle modifiche, che sistemano due lacune, da me rilevate allora: lo svincolo di Zuel e l'incompatibilità con il parcheggio sotterraneo dell'ex funivia di Pocol. Però così facendo, spostando i problemi, avete dato soddisfazione a qualcuno, ma avrete certamente le reazioni di altri, che si opporranno al nuovo progetto».

 

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Corriere delle Alpi  20.10.2010

CORTINA

Viabilità, una bocciatura senza appello

Eddy Demenego (comitato civico Ampezzo): «Progetto deturpante»

Ma il problema vero «è che nessuno mai tirerà fuori i soldi»

CORTINA. «A due mesi dal voto che eliminò il progetto dell’Anas, Cortina si ritrova anche senza la possibilità futura di avere una circonvallazione; perché quello che verrà proposto oggi in consiglio è uno studio per una viabilità interna del paese, cioè un’opera che non rientra nelle competenze dei gestori della viabilità statale; e, di conseguenza, non si potrà avere neppure il loro appoggio presso il governo per il suo finanziamento». Critico il comitato civico Ampezzo, presieduto da Eddy Demenego, sull’idea di Franceschi di variare il progetto di viabilità, di adottarne uno definito «meno costoso e meno impattante». «In periodi di scarse disponibilità economiche», sottolinea Demenego, «questo dimostra con quanta superficialità l’Amministrazione abbia preso, e continui a prendere, delle decisioni su argomenti importanti senza valutarne il costo che avranno per il paese. Far saltare un progetto già inserito nel corridoio 5 europeo, e nel “progetto Obiettivo” del Governo (il che equivale ad avere il finanziamento dell’opera, ndr), per proporre qualcosa che non ha ancora alcun parere fondamentale previsto dalla legge, a noi sembra un’assurdità. Il progetto che vuole proporre l’Amministrazione presenta delle incongruenze sostanziali fra le ipotesi di lavoro ed il risultato finale, avrà un grossissimo impatto ambientale e sconvolgerà siti di altissimo valore paesaggistico tutelati da oltre settant’anni e salvaguardati da tutte le Amministrazioni precedenti. Inoltre, non da sottovalutare, se questo studio sarà tradotto in progetto, che costerà alle casse comunali, cioè a noi, oltre un milione di euro».

Il gruppo di Demenego ha visto il progetto scaricabile dal sito comunale, ma molte sono le perplessità. «Le vie Barone Franchetti, Marconi, Grohmann diventeranno pedonali, ma», di chiede Demenego, «come si arriverà poi in stazione o in piazza delle Poste è un mistero; e coloro che scendono da Alverà, con la chiusura di via Grohmann, dove passeranno per raggiungere il centro? Le cinque rotatorie», conclude, «che con la loro deturpante presenza fanno cadere l’ipotesi di una tangenziale, sono improponibili anche per una via di scorrimento. Chiunque guardi con occhio attento il nuovo tracciato si renderà conto che rovinerà irrimediabilmente il fondovalle; “la bella Cortina”, per usare le parole del capogruppo di maggioranza Irene Pompanin, merita un progetto su misura, sostenibile nei tempi e negli spazi, che non è quello attuale». Appuntamento oggi alle 16,30 per la “battaglia” in consiglio (a.s.)

 

 

lettere

LEGAMBIENTE

Esultano e poi vogliono autostrade e inceneritori

Fanno un torto all’intelligenza dei loro elettori certi politici che, commentando la classifica di Legambiente “Ecosistema Urbano”, si gasano per il risultato di Belluno. Non sono gli stessi che sponsorizzano improbabili e inutili autostrade Venezia-Monaco? Piani di espansione urbanistica senza limiti? Inceneritori in Valbelluna? Centralone idroelettriche a gogo? Agricoltura intensiva intrisa di pesticidi? Centri storici inquinati di benzopirene? Che insultano i comitati che si battono per la difesa del territorio (perché si sa che gli affaristi si riuniscono nei salotti)? Che osteggiano la differenziata porta a porta? Che sparano ogni giorno contro l’amministrazione di Ponte nelle Alpi, trionfatore tra i Comuni Virtuosi d’Italia? Che multano i veneti, tutti, pur di deregolamentare l’esercizio della caccia?

E allora diciamolo: promossi a pieni voti i cittadini bellunesi per l’impegno ecologico, bocciati invece alcuni amministratori per i loro commenti che sono poco appropriati.  Italia dei Valori BELLUNO

 

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Il Gazzettino-Ud  20.10.2010

PALUZZA

Fronte unito dei comitati carnici la manifestazione il 13 novembre

PALUZZA Dalla Carnia alla Val Resia. I comitati della montagna friulana per la salvaguardia del territorio stanno facendo fronte comune ed hanno dato vita a un coordinamento permanente, con lo scopo di monitorare la situazione dei punti più critici. I diversi gruppi, da quelli per l'Acqua libera e contro il raddoppio della centralina idroelettrica sul lago di Cavazzo, fino a Carnia in movimento, si sono ritrovati lunedì sera a Paluzza per fare il quadro della situazione, «puntando a risvegliare le popolazioni su tutte le questioni che riguardano l'ambiente e l'etica» ha affermato Renato Garibaldi, uno dei referenti.

Alla presenza di diversi sindaci della vallata si è decisa la data della grande manifestazione di piazza che radunerà tutto il movimentismo altofriulano, si tratterà di sabato 13 novembre a Paluzza, con un corteo che scenderà dal colle di San Daniele sino al Municipio paluzzano.

Il ricordo va ad altre manifestazion che videro migliaia di persone scendere in piazza a difesa della montagna, una voce che in qualche modo venne ascolatata o che comunque fece drizzare le orecchie alla classe politica regionale.

Quella dell’elettrodotto alla fine non è che l’ennesima occasione per rivendicare il rispetto verso questi paesi che chiedono solo di poter continuare a esistere.

 

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Corriere delle Alpi  18.10.2010

«La sede dell’Unesco in un centro dolomitico»

Lo ha chiesto con una lettera la Federazione delle Unioni culturali ladine

BELLUNO. La sede della Fondazione Unesco in uno dei paesi dolomitici. Lo chiede la Federazione delle Unioni culturali dei ladini dolomiti del Veneto, attraverso il suo presidente Francesca Larese Filon che ha inviato una lettera al presidente della Fondazione, al direttore e al presidente della Provincia.

«Diverse istituzioni che insistono sul territorio dolomitico hanno già offerto la disponibilità ad ospitare la sede e risulta necessario che questa sia inserita nell’area sottoposta a riconoscimento. L’area dolomitica ha oggi più che mai il dovere di mantenere sul territorio servizi e strutture che la rappresentano: la “fuga” in pianura della Fondazione Unesco risulta incomprensibile proprio per la necessità di assicurare il giusto riconoscimento alle valli dolomitiche e alla popolazione che da secoli vive e conserva la loro bellezza con sacrifici e difficoltà. Questa popolazione è oggi per più dell’80% rappresentata dalla minoranza linguistica ladina che ha e ha svolto un ruolo indispensabile e fondamentale per la salvaguardia e valorizzazione di un patrimonio linguistico, storico e culturale che ben si associa al riconoscimento Unesco».

Secondo la Larese «la Fondazione Unesco è una opportunità importantante per la nostra gente, e la sua sede, nella logica del rispetto e dell’etica verso la popolazione montanara dolomitica e ladina, deve trovare localizzazione in una qualsiasi località che sia nel territorio dolomitico della provincia di Belluno, che peraltro rappresenta la maggioranza assoluta territorio dolomitico delimitato come Patrimonio dell’Umanità».

 

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Il Gazzettino-Bl  17.10.2010

FONDAZIONE UNESCO  Lettera alla Provincia dopo il caso di villa Patt

I ladini scrivono a Bottacin

Larese Filon: «Incomprensibile la "fuga" in pianura della sede»

Roberta De Salvador

La Federazione tra le Unioni Culturali dei Ladini Dolomitici della Regione del Veneto scrive alla Fondazione Unesco e alla Provincia di Belluno per fare in modo che la sede operativa sia istituita nel territorio dolomitico.

Un'ulteriore richiesta che si aggiunge al documento già presentato da alcuni consiglieri e assessori dell'alta provincia a Palazzo Piloni. «La "fuga" in pianura della Fondazione Unesco risulta incomprensibile per la necessità di assicurare il giusto riconoscimento alle valli dolomitiche e alla popolazione che da secoli vive e conserva la loro bellezza con sacrifici e difficoltà», dice la presidente della Federazione ladina Francesca Larese Filon. La richiesta viene motivata con il fatto che sempre più frequentemente il territorio dolomitico della provincia subisce tagli con un successivo spopolamento e un progressivo abbandono del territorio disagiato e periferico. «L'area dolomitica - afferma con forza la Filon - ha oggi più che mai il dovere di mantenere i servizi e le strutture che la rappresentano». La presa di posizione della Federazione ladina veneta a sostegno di una sede Unesco dolomitica, inserita, cioè, nell'area sottoposta a riconoscimento, deriva ovviamente dalla composizione della popolazione della zona. Più dell'80% delle persone che abitano lì fa parte, infatti, della minoranza linguistica ladina che svolge oggi e ha svolto in passato, stando alla presidente, «un ruolo indispensabile e fondamentale per la salvaguardia e valorizzazione di un patrimonio linguistico, storico e culturale che si associa al riconoscimento Unesco». Si allarga sempre di più la platea che chiede ascolto e spinge con forza verso nord. Se l'assessore al turismo e presidente di turno della Fondazione Unesco, Alberto Vettoretto, sulla questione della sede pensava di risolvere tutto con una mera scelta funzionale, dovrà vedersela ora anche con i ladini.

 

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Il Gazzettino-Bl  17.10.2010

BELLUNO-DOLOMITI

Quando le idee non hanno prezzo

No al prolungamento dell’A27 rilanciato dal governatore Luca Zaia. No al progetto di legge per cambiare il nome della provincia in Belluno-Dolomiti, presentato da me e dal collega Maurizio Paniz dopo il voto unanime del consiglio provinciale. Da Bolzano arriva una netta bocciatura a due iniziative che potrebbero portare alcuni significativi vantaggi al nostro territorio. Nel primo caso si tratta di un’idea antica che periodicamente ritorna d’attualità, visto anche il cronico deficit infrastrutturale che affligge la nostra provincia. Nel secondo di un’azione di marketing territoriale a costo zero, che prende spunto da un’incontestabile specificità: il 72 per cento delle Dolomiti si trova a Belluno.

Due casi molto diversi tra loro, ma accumunati dalla medesima reazione del governatore Luis Durnwalder: no e ancora no. Di fronte a questo atteggiamento, viene da chiedersi che cosa vogliono ancora questi altoatesini, che già vivono in una condizione di benessere grazie alla loro particolare forma di autonomia. In merito alla quale, peraltro, noi della Lega Nord non abbiamo mai avuto nulla a che ridire. Al contrario di chi non perde occasione per invocare la fine dei privilegi delle realtà a statuto speciale. Né abbiamo mai messo in discussione le scelte dell’amministrazione provinciale altoatesina, per esempio sul bilinguismo.

Crediamo, infatti, che sia giusto difendere e valorizzare le specificità e l’autonomia dei territori. Ma è un principio, questo, che non ammette deroghe. Lo si deve rispettare con coerenza, non per convenienza. Altrimenti si perde di credibilità. Come sta facendo Durnwalder, quando si intromette in decisioni che non gli spettano. Se i bellunesi vogliono identificare la loro provincia con le Dolomiti, il governatore altoatesino ne deve prendere atto e lasciare che la proposta segua il suo corso. Bolzano può spendere milioni di euro per promuovere turisticamente il suo territorio. Belluno si arrangia come può, portando avanti iniziative che non costano nulla ma che possono essere comunque efficaci. Caro Durnwalder, a volte le idee non hanno prezzo.

Franco Gidoni deputato Lega Nord

 

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Corriere delle Alpi  16.10.2010

Infrastrutture sempre più verdi

Chisso assicura rispetto del territorio e opere di mitigazione

MOGLIANO. «Alberi lungo le strade», l’assessore regionale Renato Chisso lancia la nuova filosofia ecologica per i progetti infrastrutturali della Regione. Non solo il Passante di Mestre, ma anche la Pedemontana, le nuove Tangenziali, l’alta capacità ferroviaria e la Nogara-Mare: le nuove strade del Veneto saranno affiancate da piccoli «polmoni verdi» per tutelare il paesaggio e mitigare l’inquinamento da polveri sottili. Il tema è stato al centro del convegno di Veneto Agricoltura dal titolo «Fasce Boscate polifunzionali lungo il Passante» svoltosi ieri mattina a Mogliano Veneto per presentare il primo tratto sperimentale di un chilometro realizzato lungo l’autostrada. Da questa sede l’assessore alle Infrastrutture ha annunciato di voler replicare l’esperienza pilota in ambito regionale: «siamo consapevoli che la realizzazione delle opere pubbliche deve essere accompagnata dal loro migliore inserimento nel contesto territoriale e paesaggistico - ha affermato - le infrastrutture sono necessarie, le inevitabili ferite per il territorio possono però essere efficacemente mitigate. Questo è il nostro impegno; l’iniziativa progettuale che Veneto Agricoltura ha realizzato a Mogliano va considerata propedeutica ad un intervento di più vasto respiro». La vera sfida riguarda però la fattibilità economica del progetto. Le risorse per espropriare anche i terreni ai lati delle strade (si parla di fasce che vanno dai 25 ai 40 metri) non ci sono. Il progetto deve dunque trovare la disponibilità delle aziende agricole interessate, per le quali la sostituzione di queste fasce alberate con le tradizionali coltivazioni dovrà risultare sostenibile oltre che dal punto di vista ambientale, anche da quello economico. (m.marc.)

 

 

CORTINA

Viabilità, «progetto migliorato»

Cortina. Il sindaco soddisfatto del lavoro in Commissione «Mercoledì il passaggio in consiglio e poi subito al lavoro»

Quattro o cinque punti per venire incontro a delle esigenze reali

Andrea Gris

Nel corso della riunione della commissione consiliare tenutasi l’altra sera, il sindaco Andrea Franceschi ha indicato le modifiche e illustrato la versione aggiornata dello “studio di fattibilità modificato della viabilità di Cortina d’Ampezzo”. Il documento verrà ora votato nel prossimo consiglio comunale che si terrà mercoledì prossimo alle 16.30.

«A seguito di alcuni suggerimenti pervenutici», spiega il primo cittadino, «e che abbiamo ritenuto interessanti e soprattutto in grado di dare maggiore qualità al progetto, abbiamo fatto sistemare lo studio di fattibilità, migliorandolo ulteriormente rispetto alla versione approvata dal consiglio comunale nel mese di agosto. In particolare sono stati perfezionati gli ingressi delle gallerie del passante di Zuel e della rotonda in zona Riva», spiega Franceschi, «è stato sensibilmente migliorato l’attraversamento del Boite, sono stati leggermente modificati il tracciato e l’uscita a nord del terzo stralcio. Adesso dire che finalmente ci siamo. Se il consiglio comunale voterà a favore, procederemo speditamente, a partire proprio dal primo stralcio di Zuel».

Non rimane quindi che aspettare il consiglio di mercoledì prossimo, quando ci sarà l’inserimento del progetto nella tavola delle infrastrutture del nuovo piano di assetto del territorio che l’Amministrazione sta realizzando. Molti cambiamenti in vista, quindi, e una nuova viabilità che da troppo tempo è attesa in Ampezzo. Con le ultime modifiche, il progetto dovrebbe costare circa 132 milioni di euro. Il momento non è certo dei migliori per battere cassa e, da quanto si sa, da sempre la viabilità cortinese non è certo una priorità dell’Anas (così come non lo era il precedente progetto firmato dalla stessa società alla quale comunque si chiederà il finanziamento). Per chi fosse interessato, il progetto può essere visionato e scaricato dal sito del Comune all’indirizzo www.cortinadampezzo.it. Quanto al passaggio in consiglio, non dovrebbero esserci problemi sul via libera.

 

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Il Gazzettino-Bl  15.10.2010

FONDAZIONE UNESCO

Visalli: «C’è la presidenza, non le idee»

Sede Fondazione Dolomiti Unesco? «Non ci sono atti amministrativi che ne parlino» ha detto l'assessore Vettoretto rispondendo ad una domanda d'attualità della minoranza. «È solo una proposta forte mirante a valorizzare Villa Patt, nulla di deciso».

Dai banchi della Giunta è arrivata così una risposta tranquillizzatrice per i sindaci che avevano protestato e che saranno convocati quanto prima per discutere l'argomento e giungere ad una soluzione condivisa.

Nel contempo Vettoretto ha ribadito che l'organico è composto dal segretario Campeol e da due dirigenti contabile e tecnico e che il Consiglio d'amministrazione ha deciso un'attività per il 2011 per la quale saranno a disposizione 600.000 euro.

Insoddisfatta la minoranza. Irma Visalli: «Non è una risposta politica, non avete una linea condivisa, assessori di questa Giunta e qualche sindaco sono contrari a Villa Patt, avete scatenato un'inutile e dannosa guerra sul contenitore, ma quali sono i contenuti? Belluno ha la presidenza, ma non le idee». (D.B.)

 

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Il Gazzettino-Bl  15.10.2010

Lettere

IL NOME DELLA PROVINCIA

Le Dolomiti dovrebbero unire

Nell’aggiungere Dolomiti al nome Belluno nessuno toglie ad altri. Infatti basterebbe guardare all’unità piuttosto che alla spartizione. Il Partito democratico di Belluno, durante la Festa democratica nazionale delle Dolomiti, in Nevegal, ha voluto esplicitare tale convinzione: sono state stampate tante magliette con la scritta «Belluno-Dolomiti», «Bolzano-Dolomiti», «Trento-Dolomiti», «Udine-Dolomiti» e «Pordenone Dolomiti». Messe a disposizione di tutti i partecipanti, hanno dato il senso di ciò in cui crediamo:che le Dolomiti sono ciò che tiene insieme, non quello che divide. Abbiamo fatto un passo coerente con quello che già si era deciso di perseguire dopo il riconoscimento Unesco: una rete solidale tra istituzioni, politica, persone.

A Dunwalder diciamo che aggiungere il nome di Dolomiti a Belluno, così come potrebbe essere aggiunto a Bolzano e Trento ma anche Pordenone o Udine (se lo vogliono), rappresenterebbe un elemento di chiarezza e non di «confusione». Anzi di giustizia visto che fino a oggi nell’immaginario collettivo alle Dolomiti veniva associato principalmente, se non unicamente, al Trentino-Alto Adige pur avendo la provincia di Belluno la maggiore quantità e certamente anche la qualità delle Dolomiti «mondiali».

Essere nel Patrimonio dell’Umanità vuol dire infatti unità, solidarietà e uguaglianza . E in «fare rete» vuol dire anche riequilibrare le cose e porre freno alle ingiustizie. Ma il riequilibrio e la rete solidale vanno perseguite politicamente con una capacità del convincimento che soddisfi sia le istanze di cui si è portatori sia il rapporto con gli altri «Dolomitici». Invece, purtroppo, anche le migliori idee soccombono sotto l’inefficienza e l’incapacità politica della giunta Bottacin.

Noi non possiamo che continuare a essere favorevoli all’aggiunta della parola Dolomiti a quella di Belluno visto che lo abbiamo già fatto con il logo e verificato con il sondaggio (citato malamente da Bottacin) quando eravamo al governo della Provincia. Dall’indagine emerse però che il nome Dolomiti non può essere solo facciata. Se è un bene si associ a Belluno per rilanciare il fatto che qui ci sono le Dolomiti. È altrettanto importante fare cose concrete affinché al nome si associno azioni di sviluppo coerenti a questo bene eccezionale. E quindi siamo stati e siamo sì favorevoli, ma con tutte le accortezze del caso. Per questo, in consiglio provinciale, il Partito democratico aveva auspicato, alla luce della nuova responsabilità politica che ci ha consegnato il riconoscimento Unesco, la più ampia condivisione con le altre province del Patrimonio chiedendo che il presidente Bottacin e il suo assessore delegato, si muovessero in modo da non dare alcuna sponda a polemiche e liti che fanno solo il danno del Bellunese e delle Dolomiti.

Ma oggi sulle testate nazionali siamo ben visibili come Patrimonio Mondiale solo con i litigi. La giusta rivendicazione dei diritti di appartenenza del Bellunese soccombono sotto le polemiche. Ecco il risultato dell’agire dell’attuale amministrazione provinciale che continua a emergere a ogni piè sospinto: le Dolomiti come oggetto di contesa e non come elemento essenziale dell’unità e della giustizia. Irma Visalli

 

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Corriere delle Alpi  14.10.2010          leggi la lettera di Oscar De Gasperi      COMUNICATO STAMPA  PAS Dolomiti  22 ottobre 2010  (pdf 150 kb)

Lettere

VIABILITA’ REGIONALE

Il difficile mestiere di trovare soluzioni che accontentino tutti

Nella sua “Etica”, Spinoza citava spesso la frase “Ogni eretico ha la sua Bibbia”, per ricordare che tutte le eresie, le apostasie, gli scismi trovano, in chi li causa e li crea, una giustificazione nelle Sacre Scritture.

Lo stesso, dico io, avviene in campo infrastrutturale, dove molti hanno un’altra soluzione e trovano come motivarla. A discutere di quale sia la migliore, si finisce come l’asino di Buridano (anch’esso citato da Spinoza), il quale non seppe scegliere tra il sacco di avena e quello di farro e morì di fame.

Il bellunese, a forza di grandi discussioni sulle risposte alle sue esigenze strutturali, rischia la morte economica, anche dal punto di vista turistico.

Io invece lavoro per risolvere i problemi e dare risposte, e opero nel dialogo ma anche facendo. Rispondo a Oscar De Gaspari con due constatazioni: lui ha ragione a dire che da noi il traffico soprattutto di merci privilegia la strada, e lo fa perché non ci sono ferrovie e (aggiungo io) non c’è una società ferroviaria di trasporto funzionale.

Io voglio portare a casa l’Alta Capacità Ferroviaria, intanto. Che significa una seconda coppia di binari in direzione Est - Ovest. Ma, guarda un po’, quest’opera che certamente De Gaspari condivide trova l’opposizione dei De Gaspari di pianura, che blaterano di ferrovia litoranea neanche la volessimo fare passare sulla battigia.

Sono tuttavia certo che se avessimo ipotizzato altre soluzioni, avrebbero detto che è troppo alta, oppure troppo mediana, perché il “no” viene trasformato in rendita di posizione politica.

Io dico che dobbiamo lavorare assieme per il tracciato migliore, ma non aspetto il consenso unanime, sennò faremmo tutti a tempo a morire di vecchiaia (e certamente vivremo io e lei ancora molto a lungo).

Lo stesso sulla Venezia Monaco: ogni bellunese sa che uno sbocco a Nord serve all’economia della provincia. Se la Venezia - Monaco l’avessimo fatta 40 anni fa, quando era “facile”, nessuno si porrebbe il problema di levarla di mezzo e anzi sarebbe motivo di orgoglio regionale e nazionale, oltre che arteria fondamentale. Oggi serve ancora, anzi di più, ma i soldi pubblici per farla non ci sono, mentre ci sono volontà e tecnologie per farla benissimo dal punto di vista ambientale. E poi bisogna elaborare una progettualità per reperire le risorse finanziare necessarie.

Detto questo, oggi lavoro per portare più in là la A 27, assieme agli enti locali interessati. Ma in ogni caso nessuno a mai parlato per questa arteria di Eurovignette, sistema per colpire i veicoli più inquinanti sui grandi assi autostradali, come quello Est - Ovest per intenderci.

Renato Chisso Assessore Regione Veneto

 

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Il Gazzettino-Ud 14.10.2010

Cartello di comitati per l’acqua

RESIA - (d.z.) «Aghe di Mont», questo il nome del super-cartello nel quale si raduneranno i vari rappresentanti delle diverse Comunità e Comitati locali sorti in Alto Friuli in seguito alla nuova gestione del ciclo idrico integrato da parte di Carniacque. Da Socchieve a Resia, da Paluzza ad Ovaro, da Cercivento a Paularo, a Forni di Sotto i cittadini della montagna chiedono di essere ascoltati dal presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, affinché la gestione del servizio idrico ritorni ai Comuni montani. La protesta-proposta è contenuta in una lettera che verrà spedita direttamente a Tondo e a tutte le famiglie. Per info la mail aghedimont@tiscali.it.

 

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Il Gazzettino-Bl 14.10.2010

Lettere

LA VIABILITÀ DI PONTE

Un incontro molto deludente

La stampa locale ha giustamente dato ampio spazio alle proposte dell’amministrazione comunale sulla viabilità. Molto meno spazio è stato dato ai consiglieri comunali (Idalgo De Pra) con l’eccezione per il leghista Olivotto, peraltro non intervenuto durante il dibattito. Ma si sa che di questi tempi non ci può essere una minestra politica senza il sale della Lega. Nulla è stato riportato degli interventi di semplici cittadini come quelli interessanti di Antonio Manzotti e dell’architetto Maurizio Pison.

Voglio riportare alcune mie riflessioni esplicitate in parte nell’incontro stesso. Un incontro assai deludente. Innanzitutto per l’assenza del sindaco De Menech, giustificato con una certa goffaggine dal vicesindaco Vendramini. Poi per le conclusioni stranamente affidate all’assessore all’ambiente. Ma come è mai possibile, architetto Mansotti, che non abbia sentito Lei, assessore competente, il dovere di rispondere agli interventi dei presenti e che l’unica proposta da Lei fatta sia il vecchio e, vista la situazione economica, irrealizzabile traforo del Monte Serva?

È stata un a riunione schizofrenica in cui da un lato si è parlato di altezza di dossi, segnaletica verticale e orizzontale (questioni per le quali sono sufficienti le competenze dei nostri uffici) e dall’altro di tematiche complesse come la viabilità statale, provinciale e regionale. Entrando nel concreto, gli assessori presenti hanno detto che il prolungamento dell’A27 provocherà solo danni economici e sanitari ai cittadini. Credo non sia sfuggito all’opinione pubblica come invece il sindaco, non solo esponente politico, è nella condizione di fare un’azione di lobby per il nostro comune in seno alla Provincia anche se questo ha irritato importanti esponenti di altri comuni.

Ma allora quali sono i veri motivi della sua assenza all’incontro con la popolazione?

L’unica concreta maniera di finanziare la Galleria di Cadola è di collegarla con il prolungamento della A27. La Galleria di Cadola rappresenta per noi un significato del tutto particolare, una sorte di tangenziale che porterà, almeno in parte, fuori da Cadola e dal centro di Ponte il traffico di attraversamento. Questo è un obiettivo, forse il più importante per la vivibilità del nostro comune.

Fulvio De Pasqual,  Ponte nelle Alpi

 

 

SEDE UNESCO

L'ubicazione ideale? Le «terre alte»

Il sospetto c’era e la realtà è più grave delle preoccupazioni legittime. Ci risiamo, dopo il «travagliato parto» per la scelta e nomina del segretario, anche la scelta del luogo dove ubicare la seda della neonata Fondazione Unesco diventa un problema. Le metodologie di lavoro usate dall’amministrazione Bottacin nelle prime e vere importanti decisioni riguardanti la Fondazione lasciano a desiderare.

Se è pur vero che trattasi comunque di scelte importanti, si deve però evidenziare che queste prime decisioni sono essenzialmente strutturali. Mi vien da pensar male quando si dovranno affrontare le questioni ben più importanti ossia i progetti di contenuto, valorizzazione, conservazione e opportunità che tale riconoscimento deve portare con sé.

Già in consiglio provinciale l’opposizione aveva espresso la propria preoccupazione alle poche idee di questa amministrazione su tale tematica. A questo si è aggiunto anche il cambio di gestione del referato al turismo (prima di competenza di Toscani ora consigliere regionale) che inevitabilmente ha comportato ulteriori perdite di tempo. Insomma, tutta una serie di circostanze che a un anno e mezzo dal riconoscimento Unesco vedono la Fondazione ancora in fase di allestimento.

Personalmente credo che le discussioni che stanno nascendo sulla ubicazione della sede siano una sorta di «guerra tra poveri». Riconosco però come legittima l’aspirazione di tanti Comuni a ospitarla giacché interessati dalla nota informativa inviata dalla Provincia al principio di questa vicenda.

Personalmente credo che tale sede debba essere ubicata in quelle che ormai in gergo vengono chiamate «terre alte». Le giustificazioni a tale ubicazione sono molteplici ma per farla breve ne cito solo una. In questo momento storico di trasformazioni dell’apparato burocratico del nostro Paese con le legittime richieste di decentramento, sarebbe opportuno che anche noi non facessimo l’errore di concentrare tutto «al centro» ma riconoscessimo a quelle zone «più periferiche», appunto, le giustificate aspettative.  Angelo Levis, capogruppo Idv in consiglio provinciale.

 

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Corriere delle Alpi  13.10.2010       Renato Chisso risponde a De Gasperi

Lettere

MOBILITA’

Autostrada A27. Annibale alle porte

L’autostrada di Monaco è sempre nel pensiero dell’assessore regionale Renato Chisso. Che, preoccupato per non saper come remunerare i capitali privati che potrebbero essere investiti nella A27 per il tratto Ponte Nelle Alpi - Rivalgo (Ospitale di Cadore), studia una tariffa forfettaria per i camion che provengono dall’Europa dell’est.

Apparentemente l’assessore Chisso ha ragione. La nostra economia nazionale trasporta su rotaia solo l’8% delle merci, contro il 25% di Francia e il 30% della Germania. Di più, la rete ferroviaria si è ridotta di ben 2000 chilometri dal 1950 ad oggi. I nostri politici veneti privilegiano il trasporto su gomma sapendo che il 35% delle merci europee transiterà attraverso il Veneto. Ma - e qui l’assessore dovrebbe riflettere - mentre Francia e Germania si stanno attrezzando sempre di più con il trasporto su rotaia, veloce e sicuro, l’Italia e il Veneto si troveranno a dover fronteggiare costi di trasporto su gomma notevolmente più elevati rendendo i propri prodotti sempre meno competitivi.

Salvo poi dare la colpa al costo del lavoro, la bassa produttività, i sindacati invasivi. E non posso non sorridere amaramente di fronte alla più demenziale delle ipotesi formulate a salvaguardia dell’ambiente che potrebbe essere violentato dalla nuova autostrada: gran parte del tracciato correrà in galleria. Ammesso e non concesso che un lungo tunnel autostradale non offenda la natura e sappia offrire sicurezza al transito veicolare (cosa succederebbe se si dovesse verificare un analogo incidente come quello accaduto sul Fadalto il 17/8/2000 con un’autocisterna - bomba letteralmente esplosa?), mi chiedo quale potrebbe o dovrebbe essere la qualità dell’aria in galleria in caso di improvvisa o programmata sosta.

Ancora oggi, a Termine di Cadore nel tunnel lungo 2253 metri l’aria è sempre irrespirabile. I dati statistici dell’inquinamento non sono disponibili. Analoga situazione al tunnel di Col Caralte lungo 1383 metri e in tante altre gallerie cadorine.

Al riguardo evidenzio un dato storico-statistico. Domenica 21 luglio 2002 il giornale radio dava notizia alle venti di sera nella rubrica viabilità strade, che tutte le gallerie di accesso al Cadore erano chiuse per troppo inquinamento al loro interno. Sono passati otto anni da allora ma non credo che la tecnologia ambientale abbia studiato ed applicato innovative soluzioni per la pulizia dell’aria, mentre nel frattempo è notevolmente aumentato il traffico veicolare privato e industrial-commerciale.

Allora la A27 deve finire dove è ora. Perché oggi non ci sono i presupposti per un suo completamento fino a Monaco mancando di una qualsiasi progettualità economica. Esattamente nove anni fa, il 13/8/2001 l’attuale ministro per le politiche agricole ebbe a dichiarare che “ricordare ai trevigiani che la A27 è importante è come rammentare al Papa l’importanza della religione cattolica”. Un’impegnativa dichiarazione che meriterebbe un aggiornato commento, dal momento che da ogni parte si levano voci e motivazioni, ovviamente verbali, a sostegno del progetto. Il prolungamento della A27 esprime al contrario devastazione ambientale, inquinamento e cementificazione. Un nuovo Annibale è alle porte e non ci sarà mai uno Scipione né alcuna Zama che potranno salvarci. Ma un Pier Capponi che suona le campane a raccolta del popolo potrebbe sempre spuntare.  Oscar De Gaspari

 

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Il Gazzettino-Bl  13.10.2010

IL PROGETTO  Ponte nelle Alpi ribadisce il "no" all’opera. Le ragioni della contrarietà spedite anche in Regione

Prolungamento A27. Osservazioni a Roma

Giovanni Santin

Il comune di Ponte nelle Alpi non vuole rimanere spettatore del possibile prolungamento della A27. Anzi. Vuole giocare tutte le sue carte e dire, con forza, quale sia la sua posizione. Che è di contrarietà a tale ipotesi. Quindi continuano gli incontri e i dibattiti, ma intanto per Roma e per Venezia sono partite le osservazioni formali al progetto.

«Rilevato che è facoltà del Comune presentare delle osservazioni entro il termine utile» e «considerato che il termine per la presentazione delle osservazioni agli enti competenti» era lo scorso settembre, dopo averle fatte proprie ed approvate nel corso di una delibera di giunta, le osservazioni sono state inviate a chi di competenza. Ed in particolare al ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare, in particolare alla direzione generale per la salvaguardia ambientale, al ministero per i Beni e per le attività culturali, direzione generale per la qualità e la tutela del paesaggio e l'arte e l'architettura contemporanea e all'ufficio Valutazione di impatto ambientale della Regione Veneto.

Le osservazioni circa il possibile prolungamento della A27 da Pian di Vedoia, già in territorio pontalpino, sino a Caralte, in Cadore, sono note. L'amministrazione comunale ribadisce la propria contrarietà, auspicando anche che, comunque vadano le cose, il tratto fra l'uscita "Belluno" e quella "Pian di Vedoia" rimanga gratuito. Se così non accadesse, lungo la 51 di Alemagna si riverserebbe un flusso ancora maggiore di automobili. Un vero pericolo per una strada che nella zona Bivio registra 19 mila passaggi giornalieri. Infine un auspico affinché si pensi ad innestare il traffico della A27 nella strada della Val Belluna, cioè verso il traforo di Col Cavalier, sempre con lo scopo di diminuire il numero di veicoli che transitano lungo le statali che passano per l'abitato di Ponte.

 

 

Cortina

La tangenziale torna in aula

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Le decisioni del consiglio comunale di Cortina sulla tangenziale devono essere riviste. A meno di due mesi dalla seduta del 19 agosto scorso, la delibera numero 55 va modificata. Se ne parlerà domani, nella seconda commissione consiliare, che si riunirà alle 17.30, all'ultimo punto di un ordine del giorno molto denso; poi si discuterà di nuovo in consiglio. La votazione sulla nuova tangenziale provocò una frattura, all'interno della giunta ampezzana, con le dimissioni di Etienne Majoni, assessore ai lavori pubblici, al quale subentrò Luca Alfonsi.

Durante le accese discussioni, che caratterizzarono quella seduta, furono espresse numerose perplessità, non soltanto dai banchi della minoranza, sul nuovo studio di fattibilità, voluto dal sindaco, a sostituire il progetto elaborato dall'Anas. Una scelta politica, si disse, e non tecnica, necessaria per ricompattare il gruppo di maggioranza, che altrimenti si sarebbe sfaldato, diviso in due parti, tra favorevoli e contrari alla tangenziale, sia fra gli assessori, sia fra i consiglieri della lista Progetto per Cortina, che sostiene il sindaco Andrea Franceschi.

Fra gli altri interventi, l'ex sindaco Roberto Gaspari criticò la fretta, con la quale si voleva far passare il nuovo studio di fattibilità, pochi giorni dopo averlo presentato ai consiglieri, nel periodo culminante della stagione turistica.

«Non l'abbiamo ancora votato e già dobbiamo recepire critiche, modifiche, varianti, trovare soluzioni ai problemi che emergono - disse - dalla sovrapposizione della strada con il nuovo albergo, a Zuel, alla rotonda di Crignes, da spostare, per le osservazioni presentate, dal vero e proprio pugno nello stomaco, rappresentato dallo svincolo nei prati di Cademai, oltre il ponte di Cadin, all'altra sovrapposizione, vicino al centro, fra la nuova strada e il parcheggio multipiano sotterraneo, progettato da Farsetti, sotto l'ex stazione di partenza della funivia di Pocol».

Proprio questo Piano urbanistico attuativo, per ricavare un parcheggio interrato, sarà uno degli altri punti di notevole interesse della commissione di domani pomeriggio, che prelude ad un prossimo consiglio comunale, nei giorni a venire. I lavori di domani si apriranno invece con un altro punto delicato, il nuovo regolamento per l'applicazione del Cosap, il Canone per l'occupazione del suolo pubblico, che venne discusso a lungo, nel consiglio comunale del 29 maggio scorso, e che poi fu rinviato, quando ci si rese conto di alcune incongruenze, nella proposta formulata.

 

 

Dolomiti e Unesco «Ecco che cosa non va»

«Ha ragione Luis Durnwalder: non ha senso aggiungere la dizione Dolomiti accanto al solo nome della Provincia di Belluno. Nel riconoscimento dell'Unesco, come sito naturale, patrimonio dell'umanità, ci sono cinque province: allora dovrebbero fregiarsi tutte e cinque, di quel nome. Invece di creare nuove divisioni, cerchiamo di lavorare dove siamo uniti».

Per Enrico Ghezze, operatore turistico ed economico di Cortina, presidente del Consorzio impianti a fune, con Auronzo e San Vito di Cadore, la decisione adottata dal consiglio provinciale di Belluno non è corretta.

«È stato un gesto quantomeno poco elegante, poco sportivo, privo di fair play. Nel concreto, non ha senso. Sarebbe molto meglio lavorare, finalmente, sulla base del riconoscimento dell'Unesco. È una faccenda che non decolla, non ci si muove e, quando lo si fa, si sbaglia. Come per la scelta delle sede della fondazione, a Villa Patt, a Sedico. Ancora una volta, non si è tenuta in alcuna considerazione la parte alta della provincia, le montagne. È chiaro che poi le aree al confine, lontane anche da Belluno, chiedono di andarsene, di cambiare provincia o regione».

Quale sede vedrebbe opportuna? «Quando nacque il Dolomiti Superski, non ci furono dubbi: scelsero Cortina. Era ovvio, pensavano ad una località ben visibile, simbolica. Credo che anche la sede della fondazione Unesco debba essere Cortina, è la scelta più semplice e più efficace»  (M.Dib.)

 

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Corriere delle Alpi  12.10.2010

A Ponte dubbi sulla nuova viabilità

Olivotto (Nuova Lega): «Bisogna adottare progetti più semplici e chiari»

La preoccupazione riguarda la sicurezza degli attraversamenti

PONTE NELLE ALPI. Sono state presentate, martedì sera, nella sala Tina Merlin della biblioteca civica di Ponte, dall’ingegner Grazioso Piazza, le linee-guida del piano del traffico.

Si tratta solo di un primo approccio al problema. Seguiranno tutti i passaggi istituzionali. L’incontro ha permesso di «fotografare» il presente. Sono stati snocciolati dati sul traffico e sul piano delle rotatorie (quella del bivio e quella che sorgerà nei pressi del Famila), della Cadola-Mas, dell’attraversamento del Piave con un ponte che raggiungerà Campo San Pietro.

Sono state ipotizzate le ricadute su Ponte che avrebbe la realizzazione del prolungamento della A/27.

La razionalizzazione della viabilità a Ponte è indifferibile: il piano presentato potrà essere sottoposto all’Anas affinché, dati alla mano, decida di accogliere e fare proprie le proposte di Ponte nelle Alpi. La sala Merlin era gremita. Accanto al tecnico c’erano, oltre al vice sindaco Vendramini, gli assessori Ezio Orzes e Denis Mansotti. Tra il pubblico anche Idalgo De Pra e Damiano Olivotto. Il leader di «VotaXPonte» (Pdl), nel suo intervento, ha difeso il progetto del prolungamento della A/27: un progetto che, secondo lui, «sarebbe osteggiato dall’attuale maggioranza consiliare».

Piuttosto deluso si è dichiarato Damiano Olivotto, esponente di «Ponte nelle Alpi Nuova Lega» che ai aspettava «qualche soluzione pratica immediata».

«Ben venga parlare di assetti futuri della viabilità, ma i cittadini», ha detto, «hanno bisogno di risposte concrete ai problemi». Qualche mese fa la Lega aveva presentato un’interrogazione in seguito ad un pedone che era stato investito sulle strisce pedonali. Ma da allora «poco è cambiato, anzi nulla. I problemi sollevati ci sono ancora, come i rischi sugli attraversamenti pedonali e non possiamo attendere oltre».

«Se c’è da fare pressione su enti sovracomunali che si faccia, e se questi non rispondono che venga messo alla luce di tutti il motivo della non risposta». Olivotto ha poi ricordato che «ci sono già esempi, e neanche tanto distanti, di opere semplici per la regolazione del traffico che possono essere adottati: sfruttiamoli». (p.b.)

 

 

UNESCO

E sul segretario Campeol dice: «Va in pensione, si dedicherà a tempo pieno»

«Non è questa la priorità»

Fondazione, Vettoretto torna ma non parla della sede

BELLUNO. Una strategia da costruire. Il ritorno dell’assessore provinciale al turismo dalle ferie doveva coincidere con il chiarimento sulla sede della Fondazione Unesco, ma sarà necessario aspettare ancora. «Sono appena rientrato», ha detto ieri Alberto Vettoretto, «devo prendere atto di quanto è successo nei giorni scorsi».

In realtà, prima di assumere una linea, Vettoretto vuole parlarne con il presidente Gianpaolo Bottacin, che in questi giorni è stato a Roma per il rientro e i funerali dei quattro alpini morti in Afghanistan. Ma prima o poi qualcosa bisognerà dire, perché le comunità della parte alta del bellunese si sono ribellate all’idea di Vettoretto di insediare la Fondazione Dolomiti Unesco a Villa Patt di Sedico. Qualcosa in più di un’idea: prima di partire infatti Vettoretto l’aveva comunicata ai sindaci come una decisione presa, poi ridimensionata, col presidente Bottacin impegnato a placare le ire dei consiglieri di maggioranza e degli assessori “di montagna”.

Bottacin ha spiegato che Vettoretto «sistemerà tutto», si vedrà come e quando.

Nel frattempo però sembra che il presidente abbia anche chiesto al suo assessore il piano di lavoro di Giovanni Campeol, scelto a inizio settembre quale segretario della Fondazione. Una richiesta singolare, perché significa che non ci sono incontri frequenti, mentre una delle condizioni per ottenere quel posto era che l’impegno fosse esclusivo.

«Campeol andrà in pensione il primo novembre», rivela Vettoretto, «e questa è la dimostrazione che vuole mettere tutto il suo tempo nella Fondazione. Il segretario sta lavorando, ha già preso in mano tutti i plichi con le carte da studiare per svolgere al meglio il suo compito». La prima, fondamentale scadenza, è quella del giugno 2011, quando l’Unesco verrà a verificare se tutti i paletti fissati a Siviglia sono stati rispettati e quindi se confermare o meno il riconoscimento alle Dolomiti. Vettoretto punta molto sulle conoscenze che Campeol ha all’Unesco. «In futuro organizzeremo conferenze stampa frequenti per spiegare l’avanzamento dei lavori, conclude». Infine sta per diventare ufficiale la scelta del logo della Fondazione, a giorni ci sarà una riunione del tavolo tecnico. (i.a.)

 

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Corriere delle Alpi  10.10.2010

Lettere

VELENI

Signor Corso, che pensa del paesaggio veneto rovinato?

Ma chi  è questo signor Carlo Corso che ce l’ha a morte con i comitati territoriali che si battono per salvare quello che resta di un ambiente maltrattato? Le domandiamo, signor Corso, non trova nulla da dire in merito alla distruzione, già realizzata, in atto e in programma, del cosiddetto “paesaggio veneto”? E sì che la faccenda balza agli occhi!

No, il signor Corso, in un paese dove il numero di chilometri di strade ogni mille abitanti è tra i più alti d’Europa, dove non si fa altro che progettare grandi e costosissime infrastrutture e si lascia il territorio, gli edifici e le strade esistenti andare in santa malora, dove i veleni più letali escono dalla terra come i funghi, ecco che il signor Corso invoca, come diritto più assoluto, il “diritto alla mobilità”. Da lì, da un Cadore industrialmente delocalizzato, egli vorrebbe prendere la stecca e tracciare una serie di linee rette sulla carta geografica: Belluno- Trieste, Cortina-Udine, forse anche Auronzo-Austria, Belluno-Vienna o Belluno-Paesi dell’Est. La dettagliata descrizione dei defatiganti viaggi che lui e i suoi amici hanno dovuto affrontare, a causa del mai realizzato collegamento autostradale Carnia-Cadore, muniti di sacchetti anti vomito e chissà, forse anche di bussola, altimetro e kit di sopravvivenza, ci hanno tenuto con il fiato sospeso, così come siamo rimasti affascinati dall’elenco delle autostrade dalle quali, senza nemmeno scendere dall’auto o dal pullman, il turista può ammirare i più bei laghi delle Alpi. Tali immagini ci hanno distratto, ma solo per un momento, dai problemi della nostra vita quotidiana: dall’agonia delle strutture pubbliche in montagna (scuola, sanità, servizi al cittadino), dall’impoverimento del tessuto sociale, dal degrado demografico fino alla scomparsa del senso di identità delle residue popolazioni valligiane. Ci mancavano solo Lei ed i suoi alti strilli, di fronte ai quali tutti dovremmo attivarci ed adoperarci come un sol uomo per abbattere gli ostacoli naturali e umani che si oppongono al suo compulsivo bisogno di velocità. Desideriamo informare il signor Corso che il diritto più irrinunciabile è in primo luogo quello a vita e salute; in secondo luogo quello di non veder devastato il territorio dove viviamo e dove vorranno, speriamo, vivere in nostri figli. Perché non viene egli qui da noi, paese per paese, a spiegare come sventrare le nostre montagne per viaggiare comodamente e senza scossoni in tutte le direzioni la sua fantasia gli suggerisca? Venisse pure, siamo in democrazia. Ma la democrazia non garantisce solo i diritti dei più forti, ricchi, potenti e ammanicati (leggasi politici, imprenditori e tirapiedi vari). La democrazia, per il momento, permette anche alle voci fuori dal coro di farsi sentire. E Lei ci sentirebbe, gentile signor Corso, oh se ci sentirebbe. Un’ultima cosa: informiamo il signor Corso che il diritto costituzionale alla mobilità è meglio garantito dal treno. Esso, rispetto ad un’autostrada, non è impattante sulla salute dei valligiani, lo è relativamente poco sull’ambiente e sul paesaggio, è molto meno costoso, più sicuro, più socializzante, non comporta nausee da mal di macchina e rende inutili i sacchetti anti vomito; è utilizzabile da giovani, giovanissimi, anziani, disabili, persone prive di patente o di denaro per comprarsi una macchina. Nei paesi più avanzati è tornato ad essere una grande attrazione per il turismo di qualità ed internazionale. Si guardasse intorno il signor Corso, si accorgerebbe che molti miti degli anni ’60 sono caduti, e che oggi il progresso non corre più su ruote di gomma, ma sui binari di una consapevole presa di coscienza dei limiti dello sviluppo, così come è stato inteso fino ad oggi.

 

 

No alla centrale idroelettrica

Novemila firme pro «Acqua bene comune»

Federico Brancaleone

SOSPIROLO. «No alla centrale», «9000 bellunesi contano meno di qualche speculatore». Un messaggio forte e chiaro sui cartelloni esposti dal comitato Acqua Bene Comune a Piz, proprio nella zona dove dovrebbe sorgere la vasca di accumulo del mega impianto idroelettrico che da Sospirolo proseguirà fino a Busche per 11 km, interessando i comuni di Sospirolo, San Gregorio, Santa Giustina e Cesiomaggiore.

Novemila sono i cittadini bellunesi che hanno sottoscritto la petizione a difesa dei fiumi; ieri a Piz c’erano invece 200 persone tra organizzatori, associazioni e cittadini.

A fare da portavoce Valter Bonan, referente regionale e provinciale del comitato. Una conferenza stampa inusuale: gli spettatori hanno formato un corteo che si è spostato lungo la strada del paese, seguendo il corso del torrente Mis, dove si sono esibiti una trentina di canoisti.

Secondo il progetto, portato avanti da Enel al 51% e da En&En al 49%, la vasca di carico di Piz avrà un’estensione di 2000 mq e sarà parzialmente interrata a 8,30 metri di profondità, lasciando a vista l’acqua contenuta. Dalla vasca partirà un inghiottitoio, cioè un tunnel di 5,10 metri di diametro che continuerà per 11 km fino alla centrale che sorgerà in campagna a Zaetta. Una portata massima derivata di 50 mc/s; potenza annua di 90 GWh; 400 mila metri cubi di materiale scavato; 5 anni di lavoro previsti. «Sono numeri che testimoniano lo spessore dell’intervento» dichiara Bonan. «Questo porterebbe a una situazione problematica per molti aspetti, primo su tutti l’alimentazione delle falde. Vi è anche un’anomalia, perché non si tiene conto della normativa in materia di acque che prevede di migliorare i corpi idrici entro il 2015; qui si sta facendo esattamente il contrario».

Ancora, il portavoce sottolinea la difficoltà di accesso alla documentazione già richiesta alle due società proprietarie.

Il sospirolese Renzo Crosato, consigliere provinciale del Pd, invita tutti a dire il proprio “no” all’impianto in consiglio provinciale venerdì 15 alle 15,30. Bonan ha messo in luce molti lati negativi dell’impianto, chiedendo il coinvolgimento di associazioni, comitati, autorità e cittadini.

Il referente regionale è intenzionato anche a chiedere una moratoria sulla realizzazione di nuove centrali; la proposta riguarda l’intervento sulle grandi concessioni idroelettriche storiche, in mano all’Enel fino al 2029, che possono rappresentare una fonte di guadagno per le comunità locali. La proposta è dunque quella di aprire una verifica contrattuale per il rilascio di una quota di partecipazione azionaria che potrebbe essere utilizzata per scopi sociali, ad esempio per la riqualificazione fluviale dal punto di vista turistico e sportivo.

Prossimo appuntamento: la manifestazione regionale a Venezia, prevista per il 4 dicembre.

 

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Corriere delle Alpi  09.10.2010

«Sull’Unesco il gioco delle parti»

Irma Visalli (Pd) giudica «vergognoso» il comportamento tenuto da maggioranza e giunta provinciale sulla sede della Fondazione

BELLUNO. «Il gioco delle parti sulla vicenda sede Unesco sede è semplicemente vergognoso». La polemica è ancora aperta e da chiarire e sulla questione interviene Irma Visalli, consigliere provinciale e segretario comunale Pd. «Vergognoso in termini politici perché tutto interno ad una maggioranza che manifesta palesemente di non evere né linea politica nè un progetto. Parlano sconfessandosi a vicenda, facendo governo ed opposizione insieme. Giochino che la Lega fa ovunque, dal livello nazionale a quello locale. Basta pensare a quanto dicono di Roma ladrona o della politica centralistica, occupando contemporaneamente tutte le sedie del potere più centralistico che c’è, sia a Roma sia a Venezia. Ma tanto poi basta una bella magnata di polenta e coda alla vaccinare per risolvere i dissidi!».

«Le dichiarazioni di Bottaccin ne sono testimonianza», prosegue la Visalli, «dichiara egli stesso che la decisione della sede Unesco a Villa Patt è stata presa in giunta ma anche due suoi assessori, oltre a tanti consiglieri del Pdl e della Lega, sono firmatari della protesta. Contro se stessi. Ma che fanno? Governano la Provincia o giocano a tamburello?

«Vergognosa», insiste Visalli, «anche la questione di merito. E’ un anno e mezzo che il progetto Unesco sta fermo al palo per queste ridicole dispute. Senza fare le cose concrete ed utili agli operatori e al territorio, si accendono micce che, anziché produrre coesione e unità, stanno lacerando la provincia. Il tema “sede” è solo l’emblema dell’inefficienza e dell’incapacità! Enfatizzato già da Toscani quando, inviando a tutti i sindaci la richiesta a “candidarsi” con tanto di mappe e metri quadri a disposizione, si riempì la bocca della grande “concertazione” con i Comuni. Pur sapendo che questo è un problema di lana caprina ma che, senza criteri e un ‘idea di base, avrebbe solo causato “guerra”. Ma forse», dice il consigliere provinciale, «il problema è un altro. La provincia sa cosa deve fare la sede? E i comuni ne sono stati informati? Cosa vi succederà dentro oltre il suo simbolismo? Tale è l’ignoranza sull’argomento che il nostro Sindaco Prade addirittura dice che tra tre anni la sede va dismessa. Ma chi gliel’ha detto?. E non è meglio che al momento si lavori negli uffici provinciali e poi, una volta capito “qual cosina” di cosa si deve fare, pensare a dove farlo? Da due mesi la Fondazione dovrebbe essere operativa, e dovrebbe aver iniziato a lavorare per le cose che nel 2011 verranno verificate dall’ Unesco per restare nel Patrimonio. Qualcuno si ricorda che si devono attivare progetti in rete con le altre Province e avviare ben nove piani di gestione sui luoghi Unesco? E’ triste», conclude la Visalli, «deludente e preoccupante che il Patrimonio Dolomiti Unesco si riduca a questo!».

 

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Corriere delle Alpi  07.10.2010

Unesco, la maggioranza contro Vettoretto

Da Lega e Pdl il no a Villa Patt: «Vogliamo un incontro urgente»

BELLUNO. Nove tra consiglieri e assessori provinciali si oppongono alla scelta, espressa dall’assessore al turismo Alberto Vettoretto, di destinare Villa Patt quale sede della Fondazione Unesco. Elementi del Popolo della Libertà e della Lega Nord (residenti nella parte alta della provincia), congiuntamente, hanno sottoscritto una lettera inviata ieri al presidente della Provincia Gianpaolo Bottacin, con la richiesta urgente di un incontro. La lettera è stata firmata da Silvano Martini (Pdl), Stefano Ghezze (Pdl), Cesare Rizzi (Lega Nord), Elisabeth Forato (Lega Nord), Silver De Zolt (Pdl), Renza Buzzo Piazzetta (Lega), Giovanni Sommavilla (Pdl), Gino Mondin (Lega) eDaniela Templari (Lega). Tutti hanno saputo della cosa attraverso i gironali.

«Comprendiamo», scrivono, «che la decisione dell’assessore Vettoretto abbia, nella valorizzazione di un palazzo che è proprietà della Provincia, una sua ratio, ma come è facilmente intuibile, e come si è già letto sulla stampa, questa scelta ha lasciato amareggiati e sorpresi gli amministratori e i cittadini delle zone in cui noi abitiamo». Consiglieri e assessori sono stati sollecitati affinché la sede operativa della Fondazione sia posta in un Comune compreso nei siti Dolomiti Unesco.

«L’importante risultato elettorale conseguito da questa maggioranza, ottenuto anche grazie al massiccio voto della montagna dolomitica, aveva acceso speranze di maggior considerazione per la parte alta della provincia di Belluno, dove più grande è il disagio per la concorrenza sleale delle Provincie a statuto speciale d’oltre confine. Il fatto innegabile che i siti Unesco siano tutti in questa parte delle provincia, sono la ragione per la quale ci sentiamo di chiedere che la scelta di Villa Patt a Sedico possa essere materia di discussione e di revisione in una riunione di maggioranza da convocare al più presto e che dia la possibilità, a noi delle Terre Alte, di rappresentare le legittime istanza e aspettative della nostra area».

Chi ha sottoscritto la lettera chiedendo l’incontro a Bottacin non vuole alimentare polemiche, ma la bufera sulla decisione di Vettoretto si è già abbattuta. «Vorremmo solo ottenere che la scelta della sede, il cui valore simbolico va ben al di là della semplice presenza di un paio di uffici, possa tener conto delle conseguenze e ricadute sul territorio che va dall’Alto Agordino a Sappada passando per l’Ampezzano, il Cadore e Comelico». (i.a.)

 

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Corriere delle Alpi  06.10.2010

Viabilità: novità in cantiere

Presentate ieri ai cittadini le linee guida del futuro piano traffico

Paolo Baracetti

PONTE NELLE ALPI. Si è tenuto ieri sera, nella sala Tina Merlin della biblioteca civica di Ponte, un incontro nel corso del quale l’ingegner Grazioso Piazza ha illustrato le linee-guida del piano traffico di cui l’amministrazione comunale gli aveva commissionato la redazione.

«Si tratta», ha fatto sapere il vice sindaco Vendramini, «solo di un primo approccio al problema. Seguiranno tutti i passaggi istituzionali. Ma era importante che la cittadinanza sapesse subito cosa bolle in pentola».

Si è parlato di traffico ma soprattutto di infrastrutture: il piano delle rotatorie (quella del bivio e quella che sorgerà nei pressi del Famila), della Cadola-Mas, dell’attraversamento del Piave con un ponte che raggiungerà Campo San Pietro. Sono state ipotizzate le ricadute su Ponte che avrebbe la realizzazione del prolungamento della A/27.

Lo studio ha ipotizzato proposte di interventi per il miglioramento del traffico urbano del centro di Ponte nelle Alpi.

«Non solo interventi sui marciapiedi e sugli attraversamenti pedonali nei viali Cadore e Dolomiti: il tecnico si è soffermato sulla messa in sicurezza dei pedoni anche nei punti «sensibili», gli edifici scolastici, le scuole materne, gli uffici postali e il municipio a Cadola, sparsi nel territorio. Un quadro più completo», dice Vendramini, lo avremo però solo quando il piano del traffico sarà sovrapposto al nuovo strumento urbanistico e al piano delle piste ciclabili che è in corso di definizione». L’incontro di ieri sera ha permesso di «fotografare» il presente e di immaginare quali potrebbero essere i vantaggi sulla mobilità in uno dei «punti neri» della viabilità dell’intera provincia. La necessità di razionalizzare la viabilità a Ponte è urgente e il piano presentato ieri sera potrà essere sottoposto all’Anas affinché, dati alla mano, decida di accogliere e fare proprie le proposte di Ponte nelle Alpi.

 

 

Sede Unesco, Martini coi sindaci

«Fanno bene a chiedere a chi è saltato in mente Villa Patt»

Maria Ioppi

CADORE. Sulla proposta di Villa Patt a Sedico come sede operativa della Fondazione Unesco è unanime l’opinione dei rappresentanti provinciali di Pdl e Lega eletti nella parte alta della provincia di Belluno. Silvano Martini, consigliere del Pdl: «Hanno fatto bene i sindaci cadorini ad esprimere le loro perplessità in merito alla proposta di Villa Patt e sono logiche le loro richieste di spiegazioni sulla razio che ha portato a tanto. Lo stesso valga per Giovanni Piccoli, primo cittadino di Sedico, che si è dimostrato sorpreso ed in attesa di apprendere le motivazioni della proposta dell’assessore Vettoretto. La nostra azione corale, come rappresentati della parte alta della provincia, è il segnale positivo, non certo consueto», spiega Martini, «che ci stiamo muovendo nelle sedi opportune per rivedere questa proposta. Mi sembra lapalissiano, come hanno sottolineato nei giorni scorsi anche i primi cittadini cadorini, che la scelta della sede operativa debba cadere ove sorgono i siti Unesco. Condivido anche l’opinione di Franceschini, sindaco di Cortina, che denuncia l’errore metodologico, fatto salvo che l’inattività a cui si riferisce è solo apparente. La Provincia», prosegue, «è una grande macchina che, per mettersi in moto, deve fare sintesi all’interno della Fondazione tra le naturali divergenze di tradizione, struttura ed amministrazione che esistono tra l’Alto Adige, le Province di Bolzano, Trento, Belluno, Pordenone e Udine. Confido nel buon senso», conclude Silvano Martini, «ed a partire da questa proposta, che non è ancora un ordine ultimativo, lavoreremo per arrivare ad una scelta il più possibile condivisa».

 

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Corriere delle Alpi  05.10.2010

Manfreda (Lozzo) il più critico: «Per promuovere un sito, per lo meno bisognerebbe conoscerne le criticità»

Sede Unesco, la polemica non si placa

Altri tre sindaci si uniscono al coro degli increduli sulla proposta Villa Patt

Fedon e Savaris «Qualcosa non quadra in questa decisione»

Maria Ioppi

CADORE. Dopo i sindaco di Perarolo e Calalzo, altri primi cittadini chiedono alla Provincia quali criteri hanno portato alla proposta di Villa Patt come sede operativa Unesco.

Mario Manfreda, sindaco di Lozzo, appare incredulo.

«Sono rimasto allibito nel sentire le ultime novità», dichiara, «e vorrei sapere se sono frutto del solo assessore provinciale al Turismo oppure se si tratta di una linea condivisa. Prima di avanzare la proposta di Villa Patt bastava porsi due semplici domande: dove sono i siti Unesco? E quali sono i fini di una sede operativa? Per costruire piani di gestione e promuoverli razionalmente, credo che occorra essere dove sorgono i siti stessi».

Il disappunto è di tipo comprensoriale e nasce dalla gente che vive in aree già sfavorite da motivi logistici importanti, come avevano rimarcato anche De Carlo e Svaluto, ai quali la sede a Sedico sembra premiare poco la “vera” montagna, quella che attira nel Bellunese milioni di presenze turistiche l’anno.

«Non sono offeso perché non è stato scelto il mio Comune», continua Manfreda, «anche se avevo proposto palazzo Pellegrini, come altri sindaci avevano indicato le loro alternative; ma ritengo che la sede operativa debba per lo meno conoscere direttamente le criticità del luogo che mira a promuovere».

Come Svaluto Ferro e De Carlo auspicano ad una scelta che sia un segnale d’attenzione e sviluppo per le genti di montagna, Manfreda spiega che «noi amministratori e la nostra gente difenderemo il territorio, perché non accettiamo che tutto venga spostato in pianura: qui si gioca il futuro della montagna. Anche con le passate amministrazioni provinciali abbiamo battagliato, perché non ci muove l’ideologia, ma la difesa della montagna. Oltretutto», conclude, «così non facciamo una bella figura né nei confronti delle altre Province, né dell’Unesco. Ci lamentiamo della situazione veneziocentrica e poi perdiamo un’opportunità del genere per far vivere le periferie; e ancor più riguardo al forte disagio dell’Alto Bellunese occorre avere attenzioni, non solo parole. Mi auguro si faccia un passo indietro».

Lino Paolo Fedon, sindaco di Domegge aggiunge che «se guardiamo la concentrazione dei siti Unesco rispetto alla proposta di Villa Patt qualcosa non quadra. Mi chiedo, come fanno del resto tutti i cittadini cadorini, quali siano le motivazioni ed il criterio della scelta. Già il Comelico è stato escluso», aggiunge Fedon, «e questo ulteriore decentramento mi pare davvero ben poco consono».

Infine il sindaco di Valle, Bruno Savaris, dichiara che «proprio perché la parte bellunese riconosciuta Patrimonio dell’Umanità sta in Cadore, in Ampezzo e nell’Agordino, neppure io capisco questa paventata scelta di Villa Patt. Auspico un incontro per ragionare su una sede operativa periferica che darebbe opportunità di promozione e sviluppo alle genti che vivono le zone montane sede dei siti stessi».

 

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Il Gazzettino  05.10.2010

PONTE NELLE ALPI

Viabilità, giunta e cittadini a confronto

Stasera a Ponte nelle Alpi, nella sede della biblioteca civica a Polpet, si parlerà di autostrada e più in generale di viabilità. La giunta comunale pontalpina ha infatti organizzato un incontro, aperto alla popolazione, per parlare di questi due temi. Saranno presentate le osservazioni, messe a punto dall'amministrazione, al progetto di prolungamento fino a Caralte dell'autostrada A27. Successivamente l'ingegner Grazioso Piazza, che ha redatto il piano del traffico di Ponte, presenterà lo studio sulla viabilità pontalpina. Appuntamento alle 20.30. (G.S.)

 

 

«Sede Unesco, prima i criteri»

Il sindaco di Cortina: «Errore metodologico a monte». Prade: «Per noi inutile vincolare un palazzo per 3 anni»

Roberta De Salvador

Martedì 5 Ottobre 2010, La scia di polemiche sulla proposta della sede operativa Unesco in pianura o in montagna non accenna a fermarsi. Ultimo in ordine di tempo a pronunciarsi sulla scelta il sindaco di Cortina D'Ampezzo, Andrea Franceschi, che polemizza sui sistemi utilizzati da Palazzo Piloni. «Mi sembra - afferma - che a monte ci sia stato un errore metodologico: sono state raccolte le candidature dei singoli Comuni senza prima stabilire i criteri con i quali la decisione sarebbe stata presa». Risale a febbraio, quando ancora l'assessore competente era Matteo Toscani (oggi consigliere regionale) l'invio di un questionario informativo a 44 Comuni della provincia per capire quali potessero essere le sedi appropriate. Poi la carica è passata ad Alberto Vettoretto, diventato oltre che assessore, di colpo presidente di turno della Fondazione Unesco. Sua l'idea di Villa Patt di Sedico come sede operativa, che ha scatenato un can can.

E Francheschi spiega il perché di una puntualizzazione sul tema: «Se la sede dovesse avere un valore istituzionale, non potrebbe che essere ubicata a Belluno. Se dovesse avere un obiettivo di visibilità mondiale, la scelta naturale cadrebbe su Cortina d'Ampezzo. Se dovesse avere come obiettivo il rilancio di una zona in difficoltà, il Cadore e Pieve in particolare sarebbero la sede più logica. E così via per le altre candidature, tutte autorevoli». Dalle fila della Provincia, tutto tace, compreso il cellulare dell'assessore interessato, che è in ferie. Certo è che quella di Sedico all'amministrazione risulta una proposta, ma non una scelta definitiva. Ma il sindaco di Cortina è preoccupato più che altro per i tempi. «La politica - dice - deve solo prendersi le proprie responsabilità rapidamente per porre fine a questa guerra tra poveri». La divisione sulla sede è «sciocca», un «penoso e inutile teatrino» perché «il punto - spiega - è che il nostro territorio è stato insignito del riconoscimento «Unesco» quasi un anno e mezzo fa e oggi sembra che ci si stia ancora barcamenando sugli aspetti burocratici, invece che su quelli sostanziali del progetto. È ora di rimboccarsi le maniche».

«Parole sante» quelle del collega ampezzano per il sindaco di Belluno, Antonio Prade. «Franceschi porta alla discussione argomenti condivisibili, ma c'è anche l'aspetto che riguarda la temporalità della sede, che dovrebbe stare 3 anni nel bellunese e 12 fuori». Stabile è la sistemazione legale, messa in Provincia a Palazzo Piloni, mentre la sede operativa, dove lavoreranno il segretario generale, Giovanni Campeol e un paio di impiegati, ruota ogni 3 anni in una delle 5 province. «Mi pare - aggiunge Prade - che la scelta tra il soddisfare un aspetto simbolico o puramente operativo, alla stregua di queste premesse, sia abbastanza semplice». Se si vuole privilegiare l'immagine, insomma, Cortina potrebbe essere l'idea giusta, ma se si vuole puntare sulla pragmaticità, Villa Patt non va scartata, considerando che è di proprietà della Provincia. Dedicare un intero palazzo - per Belluno il Bembo o la Banca d'Italia - potrebbe essere uno spreco. Il 2014 è alle porte e della sede operativa per i 12 anni successivi non se ne farebbe nulla.

 

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Corriere delle Alpi  03.10.2010

BUFERA SULLA SEDE UNESCO

«Snobbate le vere Dolomiti»

La protesta dei sindaci, la presa di distanza di Toscani

Cadore in rivolta Svaluto Ferro e De Carlo parlano di bisogno di marketing «per il territorio» «Per ora solo ipotesi»

Cristian Arboit

BELLUNO. A chiamarli in causa chiedendo loro di presentare la propria autocandidatura era stata proprio la Provincia, lo stesso ente che venerdì ha comunicato l’intenzione di portare la sede Unesco a Villa Patt di Sedico, comune che non si era nemmeno fatto avanti. E’ proseguito per tutta la giornata di ieri il fuoco di fila sulla proposta dell’assessore Vettoretto.

«Così non si valorizzano le vere Dolomiti», tuonano i sindaci di Calalzo e Perarolo. Cerca di riportare la calma il consigliere regionale della Lega, Matteo Toscani, fino a pochi mesi fa assessore provinciale al turismo: «Chiudiamo la protesta e apriamo alle proposte. La scelta non è definitiva», afferma Toscani, che chiede che si prenda in considerazione l’alta montagna.

Impietosa l’opposizione: «E’ un autogol davvero clamoroso».

Dopo la lettera aperta dei sindaci di Pieve di Cadore e Santo Stefano, Maria Antonia Ciotti e Alessandra Buzzo, che senza mezzi termini avevano parlato di “beffa”, ieri è stata la volta di un duo maschile: Pierluigi Svaluto Ferro e Luca De Carlo, sindaci di Perarolo e Calalzo, nonché presidente e assessore della Comunità montana Centro Cadore.

«Speravamo che la scelta della sede della Fondazione tenesse in considerazione le peculiarità del territorio, quelle stesse che ci hanno consentito un anno fa di essere proclamati patrimonio dell’Umanità», la premessa dei due amministratori. «I cittadini dell’Alto Bellunese si chiedono perché ancora una volta si sia prediletta un’area che non ha bisogno di marketing territoriale spinto e che anche nell’opinione pubblica non rappresenta la montagna».

Sia Svaluto Ferro che De Carlo non avevano avanzato la candidatura dei loro comuni: «La questione è comprensoriale e riguarda il marketing territoriale di una zona già disagiata. Vale anche per l’Ampezzo e l’Agordino».

«Vettoretto è un amico ed è sempre stato disponibile», dicono, «ma anche alla luce del consenso ottenuto da Bottacin in Cadore ci aspettavamo una scelta diversa. Così non si premia la vera montagna».

L’incidente diplomatico è bello che servito. Lo sa bene il vicepresidente del consiglio regionale Matteo Toscani. Era stato lui - in qualità di assessore provinciale al turismo - a spronare i comuni del Bellunese ad autocandidarsi.

Non è un caso che sia stato lo stesso Toscani a contattare ieri il presidente Bottacin. «Penso ci sia stata una incomprensione», riporta l’ex assessore. «Quella della Provincia era solo una proposta». Proposta dalla quale però Toscani - seppure diplomaticamente - prende le distanze: «Obiettivamente la scelta della sede deve ricadere sull’Alto Bellunese. Lo dico anche da amministratore cadorino».
Da qui l’invito: «Chiudiamo la protesta e apriamo alla proposta. Qualcuno alla fine ci rimarrà male, perché la sede sarà una, ma ci sono i margini per ritornare a confrontarsi». Toscani guarda al lato positivo: «Se c’è stata questa reazione significa che il territorio è interessato alla partita dell’ Unesco».

Guarda invece al bicchiere mezzo vuoto (e verosimilmente se la ride) Sergio Reolon dal Pd: «E’ un autogol. Prima la Provincia interpella i comuni, poi avanza una candidatura che non tiene minimamente in conto le istanze del territorio. Siamo al paradosso».

Forma a parte, Reolon entra nel merito: «Fare la sede a Villa Patt avrebbe senso se ci fosse - oltre al contenitore - anche un contenuto. Il rischio è di realizzare due uffici in mezzo al nulla, alla faccia del marketing territoriale».

 

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Il Gazzettino-Bl  03.10.2010

IL CASO FONDAZIONE  Prade: «Anche nel capoluogo, ma scelta condivisa»

«Sede Unesco a Villa Patt»

Coro unanime dei sindaci della Valbelluna: «Siamo la finestra sul Parco»

Giovanni Longhi

Villa Patt nella bufera mentre un solco sempre più profondo contrappone i sindaci montani a quelli della Valbelluna: non si placa la polemica per la scelta ipotizzata dalla Provincia di assegnare alla storica dimora sedicense la sede della Fondazione Unesco per le Dolomiti patrimonio dell’umanità. Dopo che i sindaci di San Vito e Agordo a nome anche di altri colleghi di comuni montani, avevano criticato il metodo e il merito della scelta rivendicando la piena ed esclusiva titolarità ad ospitare la base operativa della Fondazione, adesso scendono in campo i primi cittadini della Valbelluna che, sebbene con sfumature diversificate, ribadiscono lo stesso concetto: «Sacrosanto che la sede sia qui da noi». Deciso sostenitore della scelta della Provincia è Renato Moro, sindaco di Sospirolo che sottolinea la presenza sul territorio del suo Comune del parco nazionale delle Dolomiti bellunesi: «Siamo di fronte a queste montagne, non poteva essere trovata sede migliore. Abbiamo già tanti problemi con i quali confrontarci come amministratori ogni giorno -conlude Moro- forse sarebbe meglio vedere le cose con un senso di maggior globalità».

Concorde con palazzo Piloni anche Stefano Cesa, sindaco di Mel: «I comuni della Valbelluna sono una sorta di immensa finestra sulle Dolomiti, non esiste montagna bassa e montagna alta, dobbiamo fare squadra e portare a casa un risultato che va a vantaggio di tutti».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Armando Vello, sindaco di Lentiai: «Villa Patt si trova al centro di una rete stradale che favorisce i contatti, decentrare la struttura sarebbe uno sbaglio».

La pensa così anche Giorgio Cavallet, sindaco di Trichiana: «La sede va collocata in un punto accessibile a tutti e velocemente, Villa Patt inoltre si presta anche dal punto di vista del pregio archiettonico».

A questa impostazione si associa Mario Favero, primo cittadino di Limana, che all’aspetto logistico dà molto rilievo, ferma restando la valenza simbolica dei comuni montani.

Più diplomatico Giovanni Piccolo, diretto interessato sindaco di Sedico: «Fermo restando che anche noi qui abbiamo il nostro bel Parco nazionale, la reazione dei sindaci di Cadore e Agordino è comprensibile, credo che nessuno avrebbe gridato allo scandalo se la sede fosse stata affidata ad Auronzo o a Cortina solo per fare degli esempi, l’aspetto morfologico in questi casi ha il suo peso, anche perchè si fa un gran parlare di iniziative a favore della montagna, poi quando è il momento...».

Sulla questione intervengono poi anche i sindaci di Calalzo, Luca De Carlo e di Perarolo, Pierluigi Ferro, che in una nota congiunta ribadiscono l’opportunità che la sede Unesco fosse collocata «in una zona da rendere strategica in chiave di promozione e sviluppo e in una logica di riequilibrio e non di aridi costi di gestione e recupero».

Infine Belluno, super partes, terzo incomodo o "tra i due litiganti"...: «Credo che la soluzione migliore sia quella di Belluno che rappresenta l’intero territorio -puntualizza il sindaco Antonio Prade- ma voglio che se caso mai questa dovesse essere la scelta, su di essa converga l’accordo di tutti indistantamente, atrimenti non se ne fa nulla».

 

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Messaggero Veneto  03.10.2010

«Le Dolomiti un patrimonio da valorizzare»

AMPEZZO. Il 26 giugno 2009 l’Unesco, agenzia dell’Onu, ha dichiarato le Dolomiti patrimonio naturale dell’Umanità. Quattro comunità da allora sono al lavoro sinergicamente per valorizzare questo bene. Nell’aprile di quest’anno associazioni culturali e naturalistiche, assieme ad insegnanti e cittadini di Forni di Sopra, Forni di Sotto, Ampezzo e Socchieve hanno istituito un tavolo di lavoro «spinti - osserva Lorena Di Centa, vice sindaco di Ampezzo – da uno spirito di collaborazione che deve essere da stimolo per tutti i residenti della Valle Tagliamento».

Il tavolo sta lavorando attivamente sul territorio, con l’obiettivo di sensibilizzare e coinvolgere i giovani e i ragazzi delle nostre comunità ben sapendo che saranno loro i principali attori del futuro delle nostre valli, instaurare un rapporto di collaborazione con le varie amministrazioni, costruire un sito Web, organizzare attività locali che possano dare riscontro anche economico. Altri passi importanti saranno la creazione di una mappa delle attività ecocompatibili del territorio e studiarne le dinamiche e potenzialità e la richiesta formale ai quattro comuni di entrare nell’Alleanza nelle Alpi «che da 10 anni è impegnata per l’attuazione di una politica alpina sostenibile, in tutti gli ambiti tematici della Convenzione delle Alpi: turismo, agricoltura, viabilità». «Siamo convinti - prosegue Di Centa - che il vero patrimonio debba venir costruito dal basso e attraverso un processo articolato; si potrà pervenire a una diversa, attiva ed efficace gestione di beni naturali tanto straordinari solo coinvolgendo la popolazione, ridando a essa la speranza di potersi risollevare da una situazione di degrado e ispirando nell’Unesco la fiducia nella nostra volontà di non sprecare un’occasione così formidabile».” Gino Grillo

 

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La tribuna di Treviso  03.10.2010

Società Alemagna, prima inutile ora strategica

Società per l’autostrada di Alemagna Spa. Anno di costituzione 1962. Patrimonio? 311mila euro, nemmeno i soldi per fare una ciclabile. Risultati economici del triennio? Ben 82 euro per il 2007, 756 euro nel 2008, buco da 4.534 euro l’anno passato. La società ha per scopo sociale «la promozione, la costruzione e l’esercizio dell’autostrada Venezia-Monaco». Un sogno lungo cinquant’anni e zero chilometri d’asfalto visto che ad oggi l’A27 si ferma a Belluno, e tanti saluti all’Austria. Mesi fa, in vista di dismissioni, il Comune fece chiaramente intendere di non essere interessata alla società, tanto che rifiutò di acquisire le quote delle Province di Padova e Venezia (uscite dalla società). Ora, la società è diventata funzionale. «Svolge attività necessarie alla tutela dell’interesse pubblico», e per questo Ca’Sugana decide di non dismettere il suo 8,3% anche se il bilancio è in rosso. Referente della società è la Regione Veneto di Zaia. (f.d.w.)

 

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Il Gazzettino  02.10.2010

BELLUNO  I sindaci di Pieve e Auronzo: decisione ingiusta. Protesta anche Agordo

Sede Unesco, Cadore in rivolta

La Provincia indica Sedico, la replica dalle Dolomiti: beffata la montagna

Stefania Mattea - Egidio Pasuch

Una villa firmata dall’architetto del Pedrocchi come sede della Fondazione Dolomiti Unesco. Peccato che non sia proprio sulle Dolomiti, ma solo ai suoi piedi. E’ bastato che ieri la Provincia proponesse l’ottocentesco edificio de Manzoni ai Patt di Sedico, ristrutturato di recente, per scoperchiare i malumori di Cadore e Agordino, che rivendicano la presenza dei siti scelti per essere protetti dall’organismo dell’Onu solo nelle loro aree.

Dal varo formale della Fondazione si sono susseguite le candidature di località bellunesi. Si sono fatte avanti, oltre che il capoluogo Belluno, Feltre, San Gregorio nelle Alpi, Agordo, Cortina, Vodo, Pieve di Cadore, Lozzo, Auronzo, dove Giorgio Napolitano e Stefania Prestigiacomo vennero per la "consegna" del riconoscimento. E proprio Auronzo e Agordo erano le località che forse più ambivano a ospitare per i primi tre anni la sede operativa.

L’assessore provinciale Vettoretto, con delega all’Unesco, nell’incontro di ieri mattina a Palazzo Piloni, sede della Provincia e anche sede legale delle Fondazione, ha «messo sul tavolo» l’ipotesi di Villa Patt, progettata da Giuseppe Jappelli e riportata agli antichi splendori con fondi regionali per il turismo, con un passato da albergo di lusso e di orfanotrofio, oggi sede di rappresentanza della stessa Provincia, nonché casa di Veneto Strade e di un museo del Settimo alpini.

La nota ufficiale motiva l’indicazione come «una buona soluzione per valorizzare appieno una struttura di pregio, che si attua alle nostre necessità». E sorvola sulla reazione dei Comuni a quella che viene considerata quasi una scelta fatta più che «l’apertura di un confronto». Il sindaco di Pieve di Cadore, Antonia Ciotti, guida la rivolta dei Dolomitici con un documento: «Siamo contrari a questa decisione ingiusta, che beffa ancora una volta la montagna. I siti Unesco si trovano in Agordino e in Cadore, non in Val Belluna. Chiediamo alla Provincia di cambiare indirizzo e di scegliere le Dolomiti».

Anche Auronzo, tra le più titolate anche per vantare le celeberrime Tre Cime di Lavaredo già scelte nel dépliant della Fondazione, è rimasta di sasso. Il sindaco, Bruno Zandegiacomo, critica anche il metodo usato dalla Provincia. Gli altri "dolomitici", gli Agordini, sono sulla stessa lunghezza d’onda. Il sindaco di Agordo, Renzo Gavaz, aveva già pronta da tempo la sede del glorioso Istituto minerario. Boccone amaro anche per lui. Cortina era assente.

 

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Il mattino di Padova  02.10.2010

Da noi come in Slovenia una «vignette» per la A27

VENEZIA. Come ripagare i capitali privati investiti sul prolungamento della A27? Il pedaggio non basta, aumentarlo oltre i limiti è controproducente, ecco spuntare l’idea di introdurre l’obbligo di «vignette», il ticket forfettario di attraversamento in uso in Austria e Slovenia. A mettere in circolo l’idea è Renato Chisso.

L’ assessore regionale ai trasporti chiarisce: «Niente di concreto, solo una possibilità allo studio». La proposta è volutamente tenuta sul vago, realizzarla solo sui 20 chilometri del prolungamento autostradale da Ponte nelle Alpi a Rivalgo (Ospitale di Cadore) appare infatti insensato, la proposta potrebbe avere invece significato qualora fosse applicata sull’intera rete stradale bellunese trevigiana mestrina. «Penso ai camion che vengono dall’est europeo - spiega Chisso - alcuni fumano tanto che sembrano andare a legna».

Ticket, vignette o altro, il problema che assilla gli amministratori è come remunerare i capitali dei privati disposti a finanziare l’impresa. Il 21 scorso, a Mestre, il «Via», la commissione regionale che giudica l’impatto ambientale, ha dato parere favorevole alla costruzione, almeno alla sua ultima variante che riduce i chilometri da 21 a 18,5 e i costi da 1 miliardo e 200 milioni a 700 milioni, accontendo i comuni interessati, tutti contrari a farsi attraversare da un’autovia ad alto traffico.

Girano indiscrezioni che rendono già chimerica la remunerabilità del progetto, ticket di 6 euro per coprire meno di 20 chilometri ad esempio calcolati su un volume di traffico che appare già sproporzionato. I residenti temono che per incrementarlo artificialmente si ricorra allo stratagemmao di ridurre la convenienza nel servirsi della statale Alemagna. Agli abitanti dei comuni attraversati è stata promessa l’esenzione, scontentando però tutti gli altri bellunesi obbligati a servirsi dell’autostrada per lavoro.

 

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Corriere delle Alpi  02.10.2010

UNESCO

Vettoretto: «Valorizziamo una struttura di pregio» Auronzo, Pieve e S. Stefano: «Le Dolomiti siamo noi»

Fondazione a Sedico? La montagna si ribella

La Provincia annuncia la sede a Villa Patt, ma i sindaci protestano: «Cadore o Agordino»

BELLUNO. Se non è una rivolta poco ci manca. I sindaci di Agordino e Cadore non ci stanno a vedere la sede della Fondazione delle Dolomiti Unesco a Villa Patt di Sedico. Per qualcuno è una vera bestemmia nei confronti delle terre alte, immerse nelle Dolomiti più della verde Valbelluna. La proposta è stata comunicata ieri mattina ai sindaci delle realtà auto-candidate dall’ente Provincia, decisa a portare gli uffici del nuovo organismo nella struttura di Sedico.

I sindaci di Pieve di Cadore e Santo Stefano parlano di “beffa”: l’ennesimo sgarbo nei confronti dell’alta montagna.

Le Dolomiti patrimonio di quiete e tranquillità? Manco per sogno. Lo si è toccato con mano ieri mattina quando l’assessore al turismo Alberto Vettoretto ha comunicato agli amministratori comunali la decisione di realizzare a Sedico la sede della Fondazione. Qualcuno ha strabuzzato gli occhi: a Sedico? Nel cuore della Valbelluna? Ma le Dolomiti non sono quassù? In lizza per diventare sede della Fondazione c’erano undici comuni del Bellunese, da Auronzo a Cortina, passando per Agordo, Rivamonte, Pieve di Cadore, Lozzo, Vodo, ma anche Belluno, Feltre, Ponte e San Gregorio. Entrambi questi ultimi “nelle Alpi”. E forse non a caso.

Meglio la villa. Palazzo Piloni ha avanzato la sua proposta a inizio riunione, portando alcune argomentazioni: «Lo stabile è stato recentemente restaurato, grazie a dei finanziamenti regionali destinati al turismo», ha detto l’assessore Vettoretto, presidente di turno della Fondazione. «E’ una buona soluzione per valorizzare appieno una struttura di pregio che si adatta alle nostre necessità».

In una nota si dice anche che «resta inteso che ogni sportello Iat presente sul territorio bellunese avrà un ruolo fondamentale nella promozione della Fondazione stessa». La Provincia - si dice poi - «apre al confronto». «Ora proseguiamo nei lavori per la promozione del nostro patrimonio, valorizzandolo in ogni suo aspetto», conclude Vettoretto.

A Sedico? A molti la proposta non piace, anche perché qualcuno l’ha percepita come un “diktat”. «Di fatto l’assessore Vettoretto ci ha comunicato una decisione già presa. Non mi è piaciuto il modo di procedere», ammette Bruno Zandegiacomo Orsolina, sindaco di Auronzo, luogo dove poco più di un anno fa il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dichiarò le Dolomiti “patrimonio dell’umanità”.

«Forse», dice Zandegiacomo Orsolina, «c’erano comuni più rappresentativi dal punto di vista geografico con tutto il rispetto per Sedico».

L’appello. Insomma, il problema è sia di forma che di sostanza. A evidenziarlo in una lettera scritta di pugno sono state Maria Antonia Ciotti e Alessandra Buzzo, rispettivamente sindaci di Pieve di Cadore e Santo Stefano.

L’attacco è diretto. Ciotti e Buzzo parlano di una decisione «ingiusta» e che «beffa la montagna»: «Dovevano essere scelti dei luoghi del Cadore e dell’Agordino, non certo della Valbelluna».

Da qui l’appello ai consiglieri provinciali di boicottare la proposta illustrata dall’assessore Vettoretto. «Se saranno chiamati a pronunciarsi nel merito, li invitiamo a prendere la giusta decisione, cambiando il sito e scegliendo una località del Cadore o dell’Agordino».

La lettera è stata inviata per conoscenza a diversi sindaci dell’Alto Bellunese. Alcuni sarebbero già pronti a sostenerla. Quassù le Dolomiti ce le hanno nel dna.

 

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Il Gazzettino  01.10.2010

Chisso: vignetta per i tir inquinanti

Sì della Regione al prolungamento della A 27

L'allungamento della A27 ha ottenuto il sì della commissione Via regionale. «Entro la metà del prossimo anno contiamo di effettuare la gara per individuare il concessionario del project financing», ha confermato Renato Chisso, assessore regionale alle Infrastrutture. L'autostrada verrà prolungata da Pian di Vedoia (attuale limite) a Rivalgo, poco prima di Tai di Cadore. Valore dell'operazione: 700 milioni di euro. Ma la Regione non ha abbandonato il progetto di un'ulteriore prosecuzione dell'arteria, per rilanciare la Venezia-Monaco. La bocciatura da parte di Bolzano? Chisso per convincere gli altoatesini, un'idea ce l'avrebbe: «Non volete venire a discutere? Bene, noi andiamo avanti, vi portiamo il traffico fino al confine, poi sono affari vostri». Un metodo, ribadisce l'assessore, che sta già dando qualche frutto anche con la provincia di Trento, inizialmente contraria al raddoppio delle corsie (in galleria) della Valsugana.

Comprese queste opere, in Veneto sono in partenza appalti per 11 miliardi di euro. Per recuperare risorse Chisso non disdegna l'introduzione della «vignetta»: «Lo fanno in tutta Europa, perché noi no? Non sarebbe una tassa in più per i mezzi locali, ma solo per i Tir in attraversamento da Est ad Ovest e, soprattutto, per quelli più inquinanti».  (mzan)

 

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