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Corriere delle Alpi 30.09.2010 Lettere A27 FINO A MONACO Serve una protesta continua e intellettuale E’ lodevole la protesta che l’intero Cadore sta portando avanti contro l’autostrada A27 fino a Perarolo. Che poi finirà lì perché Germania e Paesi limitrofi non ne vogliono sapere. Le assemblee di Polpet, Longarone e di Codissago hanno registrato un ottimo livello di partecipazione e dibattito. Ma non basta. Credo sia necessario alzare il tiro, spostare l’area di protesta e trovare adeguati interlocutori. Alzare il tiro della protesta nel senso che devono emergere le opinioni dei politici per stabilire i partiti che vogliono l’autostrada e quelli che la rifiutano. Coinvolgendo in questo netto gioco di separazione tutte quelle associazioni che si richiamano ai valori ambientali ed ecologici. Oltre che tutti gli ordini di ingegneri, urbanisti, architetti, economisti che, a vario titolo, potrebbero essere chiamati a collaborare con il progetto di chi vuole l’autostrada. Infine un appello, firmato dalle più importanti figure morali del Cadore, dovrebbe chiudere la protesta rigorosamente nominativa. Il comitato contro l’autostrada non deve infatti ignorare che perderà l’attenzione dei media nel momento in cui la protesta si affievolirà, perderà di mordente e lo spirito giacobino di oggi verrà totalmente inquinato da sfiducia, stanchezza e delusione. Il rischio non sussisterebbe se importanti figure intellettuali del Trevigiano, Padovano e Bellunese si esprimessero periodicamente con puntigliosa costanza. Di solito è più apprezzabile una foresta che cresce silenziosamente rispetto al fragore di un singolo albero che cade. Ma nel nostro caso, l’anonimato che protesta deve avere la meglio su chi è più discreto, non fa notizia ma assume decisioni devastanti. Ma questa stessa protesta deve anche svilupparsi su diverse aree geografiche. Il Cadore non può essere lasciato solo. Occorre sensibilizzare le aree industriali di Padova, Treviso e Venezia, l’antica Patreve o area metropolitana della quale periodicamente si parla, sempre interessata per ragioni industriali, mercantili e turistiche a volere l’autostrada fino a Monaco. E’ al cuore della produzione industriale che occorre chiedere spiegazione sull’opportunità o meno di fare l’autostrada. Occorre che il comitato Peraltrestrade si mobiliti in pianura, spiegando alle popolazioni ed aree industriali le ragioni che obbligano a dire no all’autostrada fino a Monaco. Coinvolgere in una condivisa protesta questo immenso bacino socio produttivo è cosa difficile da studiare e gestire, ma il tema dovrebbe essere argomento della prossima assemblea cadorina. Infine è necessario stare con il fiato sul collo ai destinatari delle osservazioni avanzate dal comitato Peraltrestrade in data 8/9/2010, destinate al ministero dell’Ambiente, della Cultura ed alla Regione. Tutte istituzioni in mano a Lega e Pdl che, notoriamente, non hanno cultura ecologico-ambientale nel loro dna politico. Ma intanto la Provincia di Treviso nel 2011 andrà al voto. Come altri Comuni del Bellunese, Trevigiano, Padovano. Se tutti ricorderanno nelle urne lo scempio che a breve potrebbe consumarsi nel loro amato Cadore, un effetto imitativo si potrebbe riversare anche verso il nord del Paese. Gli americani ci insegnano che il battito d’ali di una farfalla in Florida provoca uno tsunami nel Texas. Adottiamo, una volta tanto, un bel principio di idealità e pragmatismo che ci arriva da oltreoceano. Oscar De Gaspari AURONZO DI CADORE
Corriere delle Alpi 29.09.2010 Gli operatori sono contrari, temono che l’autostrada creerà problemi
alla viabilità e al turismo Il prolungamento dell’A27 causa polemiche BELLUNO. Non bastava il fronte politico e la società civile a dividersi sull’argomento; il prolungamento dell’autostrada A27 da Ponte nelle Alpi fino a Rivalgo spacca anche il mondo del turismo. Se da un lato infatti gli industriali del settore appoggiano il project-financing, dall’altro gli albergatori e ristoratori dell’Ascom - che restano la grande maggioranza - hanno un’idea diversa: «Non siamo contrari a priori, ma la vera priorità è la viabilità ordinaria. L’autostrada da sola è deleteria», afferma Gildo Trevisan, presidente della Federalberghi di Belluno. «Abbiamo altri problemi», spiega ancora l’albergatore cadorino. «Parlare di autostrada è come discutere del sesso degli angeli». Trevisan prende le distanze dalla presa di posizione entusiastica di Confindustria: «Tutti dovremmo riflettere sulle conseguenze pratiche di quest’opera. L’autostrada da sola potrebbe essere un vero massacro per il nostro turismo». Il nodo è concreto: «L’effetto imbuto una volta arrivati a Pieve di Cadore sarà inevitabile. Ma ci rendiamo conto dell’impatto sulla viabilità in Val Boite e verso il Comelico? Rischiamo di raddoppiare i tempi di percorrenza tra le località». Per Trevisan le priorità sono ben altre, dalla sistemazione della viabilità interna di San Vito al famigerato bivio di Tai: «Sono molto preoccupato», afferma il presidente di Federalberghi. «Anziché parlare dei veri problemi che soffocano il nostro territorio e la nostra economia, si continua a parlare di un’opera che progettata da sola non ha alcun senso. Non penso che gli interessi di qualche impresa siano superiori a quelli di un intero comprensorio». (cr. ar.)
Corriere delle Alpi 28.09.2010 Lettere VIABILITÀ PROVINCIA Disfano e poi ripropongono i nostri progetti Mancanza di memoria? Schizofrenia? Incapacità? Alle attuali amministrazioni di centrodestra di Comune e Provincia sembra dare talmente fastidio quanto hanno fatto quelle di centrosinistra che le hanno precedute che cercano di cancellare dalla propria mente e da quella dei cittadini i grandi risultati ottenuti per poi ripartire daccapo, salvo riproporre le stesse cose (magari al ribasso) visto che comunque non hanno idee autonome. E’ il caso delle infrastrutture, dove tale modo di agire, se da un lato potrebbe farci piacere perchè conferma la bontà delle nostre scelte, dall’altra comporta gravi ritardi, perdita di finanziamenti e spreco di risorse ed energie. Strada a scorrimento veloce della Val Belluna - Cadola/Anzù. Prade, sulla stampa,: «Il progetto della Cadola - Anzù ha oramai alcuni decenni”, “oggi l’amministrazione di Belluno sta lavorando con l’assessore regionale Chisso e con il consigliere Dario Bond” e, in altra parte, “credo negli accordi di programma”; mentre l’assessore provinciale Faoro rispolvera la Cadola-Mas per sottolineare l’importanza del collegamento destra-sinistra Piave e collegamento con l’Agordina. Ma signori!.. L’accordo di programma per la Cadola-Anzù è stato firmato il 24/01/2005 tra, Anas, Regione, Provincia e Comuni di Belluno, Ponte, Limana, Sedico, S.Giustina, Sospirolo, Cesiomaggiore e Feltre. Comprende le soluzioni progettuali che prevedono la Galleria di Cadola, Col Cavalier, l’attraversamento del Piave Visomelle-S. Fermo e collegamento con l’S.R. Agordina, le circonvallazioni di Sedico e S.Giustina e la Busche-Anzù. Alla firma era presente anche il sottosegretario Brancher, che promise la realizzazione dell’intera opera in 5 anni (100 milioni di euro all’anno). Poi sappiamo come è andata a finire. Il finanziamento è arrivato per Col Cavalier solo grazie all’amministrazione di centrosinistra e governo Prodi. Quindi Bond e “partito del fare” (?) basta “ciacole”, dateci dentro per i finanziamenti. Prolungamento A27. Toscani (vice presidente del consiglio regionale) qualche giorno fa afferma: «Oggi serve una visione d’insieme per l’intera viabilità dalla fine della A27 verso il Cadore, una progettazione unitaria complessiva di tutta la viabilità successiva all’autostrada impiegando nella maniera migliore le eventuali risorse disponibili. Pertanto il territorio deve lavorare già da adesso con Provincia e Regione per una ipotesi condivisa senza attendere che arrivi un progetto calato dall’alto». Ma abbiamo a che fare con comportamenti da smemorati o schizofrenici? O si tratta solo di incapacità? Nel 2008, per la prima volta, abbiamo raggiunto come Provincia un accordo storico sulla viabilità “oltre autostrada” con tutte le amministrazioni comunali e comunità montane del Cadore, concordato una “progettazione unitaria” e ottenuto, per tale studio, il finanziamento di 150.000 euro dalla Regione che ha concordato sulle nostre scelte. Ma cosa fanno Bottacin, Toscani e soci appena arrivano a Palazzo Piloni? Fanno sparire i finanziamenti per tale studio condiviso e ora, invece, Toscani dice che ci vuole uno studio complessivo condiviso. Ma per cortesia! Ci si rende conto di cosa si dice? Quinto Piol Direzione Provinciale Partito Democratico
VIABILITÀ BELLUNO Le nuove indicazioni sono idee vecchie Viabilità nuova, idea vecchia. E’ la proposta per una nuova viabilità a Belluno, presentata giovedì sera in commissione urbanistica. Novità per la città le proposte fatte, ma non per la commissione urbanistica; difatti analoghe proposte furono presentate a suo tempo dall’amministrazione De Col, assessore Nevijel, quali soluzione per mitigare gli effetti della futura chiusura del ponte degli Alpini. La proposta di allora prevedeva le scelte in via Caffi, via Segato con l’aggiunta del senso unico in via Volontari della Libertà (davanti alla Fantuzzi) e dismissione del semaforo all’incrocio tra via Cavour e via Segato (ospedale vecchio), sostituito da una rotatoria, ma questa fu accantonata proprio da Gamba, che a suo tempo la giudicò costosa e poco funzionale. Oggi diventa buona, anzi una rivoluzione alla viabilità. Ricordo che queste modifiche alla viabilità scaturirono sulla base di uno studio generale della viabilità fatta dagli uffici del Comune, nessun costo; oggi, invece, si dice che deriva dalle indicazioni contenute nello studio effettuato dallo studio Beaumont di Verona (non gratis ovviamente), un documento ricco di dati, presentato bene e bello da vedersi, ma che alla fine conduce a scelte e proposte fatte a suo tempo. Da questo studio esce la scelta sul luogo dove realizzare il ponte sul Piave, tra Sagrogna e San Pietro in Campo, che tra l’altro risolverà poco il problema del traffico alla Veneggia e soprattutto in città. Guarda caso il luogo è quello previsto dal Prg nel 1997 e le modifiche alla viabilità ricalcano quanto indicato nel 2005 dallo studio degli uffici comunali, ma nel contempo non si fanno scelte forti che vengono ribadite dal documento, come il collegamento tra la strada Agordina e la sinistra Piave, che darebbe respiro non solo alla viabilità di Mussoi, ma all’intera città. Tutto questo alla fine pone un interrogativo: era necessario commissionare lo studio e spendere ancora soldi, visto che scelta e proposte sono uguali a quelle indicate dalle amministrazioni precedenti? In questa “rivoluzione” entra anche la rotatoria alla “Cerva”, ferma per l’opposizione al progetto di ampliamento (predisposto sempre dall’amministrazione De Col) da parte dei proprietari. Anche in questo caso, come in tanti altri, ci si adegua al volere dei privati e non alla necessità della collettività. Per ultimo la scelta di riaprire al traffico pesante il ponte degli Alpini, scelta “molto coraggiosa”, e soprattutto di buonsenso. Vista la situazione attuale in via San Biagio, arriva tardi, ma come si dice, meglio tardi che mai. Roberto De Moliner Gruppo L’Ulivo-Pd in consiglio comunale
Correre delle Alpi 26.09.2010 Zaia e Chisso, a detta di Toscani, «stanno studiando opere strategiche» Viabilità in Cadore, «si lavora» CADORE. «La Regione Veneto, con il presidente Luca Zaia e l’assessore Renato Chisso, sta studiando progetti per la realizzazione di opere strategiche che miglioreranno e completeranno la viabilità in provincia di Belluno e, in particolare, in Cadore». Lo afferma, con soddisfazione, il vicepresidente del consiglio regionale, Matteo Toscani, dopo l’incontro con l’assessore veneto alla viabilità. «E’ stato un confronto utile e positivo», commenta Toscani, «perché è emersa la chiara volontà della giunta regionale di risolvere l’annosa questione del miglioramento delle strade statali 51 e 51 bis, con soluzioni importanti e definitive. Al momento si tratta soltanto di ipotesi e, proprio per questo, non è opportuno entrare nel dettaglio. I tempi sono comunque maturi per aprire, a breve, un confronto con gli enti locali interessati. Torna perciò più che mai attuale», prosegue il vicepresidente, «la proposta di uno studio di insieme sulla viabilità in Cadore che non sia l’ennesimo e poco utile piano strategico, bensì un quadro d’insieme, dettagliato e utilizzabile per individuare gli interventi secondo le priorità e le esigenze del territorio. La Provincia dispone ancora, e sono certo di quello che dico, di 150 mila euro che possono essere spesi proprio per questo progetto».
Il Gazzettino-Bl 26.09.2010 CADOLA-MAS «Prima i pareri di tre Comuni poi l’accordo di programma» Domenica 26 Settembre 2010, «Certo che consulteremo il comune di Belluno. Ci mancherebbe!». L'assessore provinciale Roberto Faoro non ha letto l'intervento del sindaco Antonio Prade pubblicato ieri sul nostro giornale, in cui il primo cittadino si diceva «meravigliato» per un presunto non coinvolgimento del Comune capoluogo nella progettazione della Cadola-Mas, ma ascoltatolo al telefono, accetta di parlarne: «Prima di tutto non voglio entrare in polemiche di questo tipo. Il tutto nasce da un equivoco: sul tema, che è quello della pianificazione territoriale, con la Regione non c'è stato alcun accordo di programma, ma solo una riunione con il competente Ufficio tecnico regionale. E io ho subito informato sia il Comune di Belluno, parlando con l'assessore Paolo Gamba, sia quello di Ponte nelle Alpi, sindaco Roger De Menech, sia quello di Sedico». Come dire: niente di segreto «per un progetto che intende essere complementare alla A27». «Ora raccoglieremo i pareri delle tre amministrazioni comunali - conclude Faoro - e solo a quel punto saremo pronti a fare l'accordo di programma: e con noi, Provincia, ci saranno Regione e Comuni interessati al tracciato». Sulla questione interviene anche Quinto Piol (Pd), ex assessore provinciale alla viabilità. «Alle attuali amministrazioni di centrodestra di Comune e Provincia sembra dare talmente fastidio quanto hanno fatto quelle di centrosinistra che cercano di cancellare dalla propria mente e da quella dei cittadini i grandi risultati ottenuti da queste ultime per poi ripartire daccapo, salvo riproporre le stesse cose (magari al ribasso) visto che comunque non hanno idee autonome».
PIEVE Guide alpine a confronto sul futuro della montagna. Appello
dell’assessore Coletti alla vigilanza sul marketing «Dolomiti Unesco: rischio speculazioni» Stefania Mattea Pieve, capitale dell'alpinismo per questo fine settimana, è orgogliosa di ospitare il quinto raduno dei sette gruppi alpinistici delle Dolomiti. «Siete un esempio di come la montagna deve essere vissuta, senza violazioni. Con la vostra passione ci aiutate a difendere lo spirito e la cultura di questi luoghi» - afferma l'assessore allo sport, Maria Giovanna Coletti, in apertura dell'incontro tenutosi ieri al Cos.Mo. Non nasconde però dei timori: «Il titolo di Dolomiti sito Unesco è importante ma allo stesso tempo pericoloso. La montagna rischia di perdere la sua sostenibilità e di diventare un'operazione di marketing. Il nostro impegno di amministratori locali è quello di bloccare le speculazioni, lottando e presidiando il territorio». Dare alle Dolomiti uno spessore culturale. Questa è la risposta unanime che arriva dai relatori. «Puntare su una montagna di qualità, che valorizzi le proprie peculiarità e si discosti dai modelli di turismo cittadino» - asserisce Enrico Borghi, presidente dell'Uncem. Tra i presenti molte guide alpine con le maglie distintive dei diversi gruppi. E proprio attraverso queste figure professionali, fortemente legate al territorio, passa il valore aggiunto della montagna. Non è mancata la discussione sul tema dell'abusivismo professionale. Erminio Sartorelli, presidente del collegio nazionale guide alpine, risponde in maniera propositiva: «Stiamo lavorando per cercare di uniformare le qualifiche, non tanto per le guide quanto per tutte quelle figure che svolgono attività in montagna. Ciò che più ci preme è garantire all'utenza la sicurezza, mettendo a loro disposizione professionisti preparati. Non proponiamo quindi nuove figure professionali. Rimarrà solo la guida alpina, ma inseriremo elenchi speciali con limitazioni di attività».
Corriere delle Alpi 25.09.2010 Ieri a Belluno convegno sulla mobilità sostenibile Davanti all’Auditorium comunale alcuni cittadini hanno portato striscioni No A27, sit-in di protesta «Passuello voleva allontanarci per questioni di decoro» BELLUNO. E’ il prolungamento dell’A27 un esempio di “mobilità sostenibile”? E’ questa la domanda, ovviamente provocatoria, che il comitato Peraltrestrade ha rivolto, ieri mattina, ai partecipanti del forum voluto a Belluno dal Comune e dalla Cipra. Davanti all’Auditorium comunale, un gruppo di cittadini ha srotolato alcuni striscioni dal contenuto più che eloquente. Da un lato “Autostradopoli” che fa rima, guarda caso, con “Tangentopoli”, dall’altro “Predoni a casa nostra”, riedizione in chiave ambientalista del motto leghista “Padroni a casa nostra”. Il sit-in, spiegano i manifestanti, avrebbe infastidito alcuni amministratori, in particolare l’assessore alla cultura, Maria Grazia Passuello: «Ci ha invitato a liberare l’area per una questione di decoro», spiegano i ragazzi. Estetica a parte, la questione è un’altra: «I nostri amministratori non si rendono conto che i cittadini bellunesi non vogliono l’autostrada», afferma Lorenzo Bogo, curioso di sapere cosa ne pensi il presidente della Provincia, Gianpaolo Bottacin: «Finora Bottacin non ci ha dato una risposta esaustiva sul prolungamento fino a Rivalgo. Perché avvalla un’opera che nessuno vuole, a cominciare dalle comunità locali? Non eravamo “paroni a casa nostra”?». E’ arrivata da Forni di Sotto Ira Conti, la rappresentante del Comitato: «Non c’è stata nessuna concertazione con le popolazioni residenti. Abbiamo capito che ormai il settore pubblico è a completo servizio di quello privato, del project-financing, termine che nasconde amare verità». Per i cittadini il problema è “democratico”: «Non ci torna la procedura che è stata adottata finora», prosegue Conti. «La cosa drammatica è che tanti amministratori, che dovrebbero invece tutelarci, non sanno nemmeno di che cosa si parla, non conoscono l’argomento. Continuano a dirci che dobbiamo scegliere se vogliamo diventare una riserva indiana o se preferiamo il progresso. E’ una domanda sbagliata e mal posta». (cr.ar.)
Una rivoluzione per la viabilità Gamba ha presentato il progetto, tra cui una rotatoria più ampia alla Cerva BELLUNO. Come ti cambio la mobilità in quattro mosse. Rivoluzione in vista per Belluno. Il Comune ha presentato ieri lo studio con il quale intende migliorare la circolazione e la vivibilità in città. Lo ha fatto durante la conferenza internazionale “Mobilità verso il futuro”. Tra le linee ci sono l’abolizione delle svolte a sinistra in via Vittorio Veneto, il potenziamento della rotatoria alla Cerva, la soppressione del traffico pesante su via Lungardo, sensi unici in centro. Può bastare? Belluno sarà pure una delle città più vivibili d’Italia, sarà prima per qualità della vita e sul podio per qualità dell’aria, ma i margini per migliorare ci sono eccome. E’ da questo presupposto che ha preso le mosse l’assessore Paolo Gamba nell’illustrare il nuovo disegno per il capoluogo dolomitico. Idee semplici ma che potrebbero avere un’incidenza positiva sui flussi di traffico, soprattutto nelle ore di punta. A realizzare il piano è stato lo studio veronese De Bomont. Il poker è stato calato nel corso della conferenza internazionale organizzata nell’auditorium comunale dall’associazione “Città alpina dell’anno”, dal Cipra e dal Comune di Belluno all’interno della manifestazione “Oltre le vette”: «Pensiamo a una città ancora più vivibile. Le criticità ci sono e vanno affrontate», la premessa dell’assessore all’urbanistica. La rivoluzione in vista riguarda quattro punti cruciali della viabilità
cittadina. Di questi, almeno a tre sono a costo zero, consistendo di fatto in
una modifica delle attuali “abitudini di guida”. L’alternativa alla strada resta il caro vecchio - oggi rinnovato - ponte degli Alpini. Bello, luccicante e omologato. Peccato per la rotatoria della Cerva che non consente grandi manovre. E proprio qui si concentrerà la seconda mossa, che consisterà nel riassetto della rotatoria con un miglioramento dei “parametri dimensionali e geometrici”. «Ci sarà un allargamento verso la zona delle ex segherie», spiega Gamba. «E’ l’unico spazio che possiamo utilizzare». C’è poi l’intervento numero tre compreso nella formula “fluidificazione della circolazione del centro città con interventi di regolamentazione dei sensi di marcia”. Già, ma cosa vuol dire? «Vogliamo eliminare il semaforo davanti al tribunale e quello delle scuole Gabelli», precisa l’assessore comunale. «Per toglierli però si dovranno istituire dei nuovi sensi di circolazione». La proposta principale è quella di realizzare un senso unico in via Girolamo Segato (la strada del palazzo di giustizia). Contemporaneamente si metterà mano su via Ippolito Caffi, che - a sua volta - sarà liberata dai parcheggi sui lati. «Sono pochi posti auto che di fatto intralciano la circolazione», sostiene Paolo Gamba. Quarta e ultima mossa da fare nel breve termine sarà l’eliminazione delle svolte a sinistra in via Vittorio Veneto tra la rotatoria all’incrocio con via Medaglie d’Oro - nella zona dell’hotel Europa Executive - e la rotonda di Nogarè (quella prima della Veneggia per chi è diretto verso Ponte nelle Alpi). Il principio vale per tutte le strade secondarie che sbucano sulla principale. Da quando entreranno in vigore i divieti, tutti quelli che svoltano a sinistra dovranno girare a destra e cambiare senso di marcia nelle due rotonde. Nello studio dell’ingegnere veronese si snocciolano dati molto interessanti sulla consistenza dei flussi. Tra i punti più trafficati del capoluogo ci sono il ponte degli Alpini - con circa mille passaggi all’ora - e le zone a ridosso delle principali rotatorie, vedi l’imbocco per Mussoi (e quindi verso l’Agordino), l’area tra il Lungardo e Lambioi, Veneggia e via Vittorio Veneto. Nella partita rientrano anche le infrastrutture, dalla variante del Col Cavalier al sottopasso di Marisiga. Tutte opere che miglioreranno la viabilità esterna con evidenti ricadute su quella interna. «E’ l’inizio di un percorso», afferma Gamba, «la nostra sfida è quella di mantenere Belluno a un livello molto elevato di mobilità. Cominceremo con una sperimentazione». L’obiettivo è ambizioso: fare della città il “capoluogo delle Dolomiti”, un luogo capace di attrarre ed accogliere. La discussione è aperta, anche perché l’urbanistica è tutto tranne che una scienza esatta.
Il dibattito Alla Conferenza sulla mobilità nelle città alpine ipotesi di intervento per cambiare volto a Belluno «Chiudere il centro, scelta sbagliata» Ma il sindaco Prade ha anche invitato a lavorare insieme BELLUNO. Prima ha bocciato la pedonalizzazione del centro, poi ha invitato a lavorare “insieme”. Questi alcuni dei messaggi lanciati dal sindaco Antonio Prade all’inaugurazione della giornata dedicata alla mobilità sostenibile. «Abbiamo bisogno di lavorare andando oltre le ideologie», ha detto Prade. «Per disegnare un nuovo sviluppo c’è bisogno di dialogare con il territorio e mettere a confronto esperienze». Il primo cittadino porta l’esempio della chiusura del centro di Belluno alle auto: «Si era rivelata una scelta sbagliata e aveva portato degli scompensi sia al centro che alla periferia». Da qui, secondo il primo cittadino, la necessità di cucire addosso al territorio le soluzioni più efficaci. «Ma dobbiamo farlo senza pregiudizi». «Per questo», ha detto Prade, «credo negli accordi di programma. Sono strumenti che fanno la sintesi dei bisogni della popolazione e delle singole istituzioni». Prade ha porta l’esempio della variante del Col Cavalier, la futura circonvallazione del capoluogo. «Una scelta fatta insieme al territorio». (cr.ar.)
Molti buoni propositi L’assessore De Zolt «Servizio locale da
incrementare» BELLUNO. Sono arrivati da tutto l’arco alpino per confrontare le loro esperienze e lanciare un nuovo modello di sviluppo. E’ stata una giornata piena di buoni propositi quella che si è tenuta ieri nell’auditorium comunale di Belluno, dove si è parlato di mobilità e territorio. Italiani, austriaci, sloveni, svizzeri, francesi: tutti insieme per studiare un sistema “sostenibile” di circolazione. Dal canto suo, la Cipra ha lanciato numerosi segnali, partendo da un dato di fatto: i mutamenti climatici in corso sono più visibili e destabilizzanti in un territorio fragile come quello montano. Dall’assessore provinciale Silver De Zolt è arrivato l’invito a incrementare il servizio pubblico locale: «Il tema della mobilità tocca tutti, a partire dalle realtà più periferiche. Serve sensibilità». Tra i partecipanti anche il consigliere regionale del Pd, Sergio Reolon: «Il trasporto collettivo riduce le emissioni», ha affermato l’ex presidente della Provincia, che nella giornata della mobilità a tutti i costi ha lanciato diverse provocazioni. Mentre da un lato si parla di “sostenibilità”, dall’altro ci sono serie preoccupazioni per la tratta ferroviaria Ponte nelle Alpi-Calalzo, attualmente sospesa: «Ci sono segnali contrastanti», afferma Reolon che risponde anche alle rassicurazioni dell’assessore regionale Renato Chisso: «Chisso dice di stare tranquilli perché non usa i nostri treni». Per l’amministratore del Pd occorre invece andare in senso opposto: «La ferrovia deve essere potenziata. Per questo spero ancora che si ritorni a parlare del collegamento Venezia-Cortina». Altra storia è il prolungamento dell’A27: «Continuare a parlare dell’A27 significa non seguire i problemi del territorio». (cr.ar.)
Lettere Progetti Si continua a fare strade e le aziende chiudono Leggendo i giornali e le continue dichiarazioni dei nostri politici rimango sempre più allibito e sinceramente mi chiedo se io e le persone normali con un po’ di buon senso e loro viviamo nello stesso mondo. Ultimamente, non so se per far scrivere i giornali o per far conoscere ai cittadini la loro inutile esistenza, continuano a sparlare di Autostrada e viabilità, bene partendo dalla prima, sono convinto che il suo allungamento sia di una inutilità totale, oltre al fatto che non la vuole la popolazione, non la vogliono per fortuna i vicini dell’Alto Adige, avrebbe dei costi insensati e per finire sarebbe la mazzata finale per il turismo che dovrebbe essere il nostro futuro o no? Adesso spunta un nuovo tunnel da 150 milioni di euro a Cadola, del quale si è firmato un accordo, tunnel che in linea d’aria sarà a un paio di chilometri da quello che “forse” sta partendo adesso (Col Cavalier). Praticamente avremmo 2 tunnel per una spesa totale di circa 230 milioni di euro a distanza di 10 km uno dall’altro, forse anche meno. Tutto questo mentre noi siamo una popolazione che invecchia in continuo calo, e a detta di illustri esperti in poco tempo diversi dei nostri paesi di montagna non ci saranno più, quindi cercate di farmi ben capire per chi stiamo costruendo queste strade? E visto che nell’inseme di tutti questi grandiosi investimenti e progetti rientra anche il Ponte di Bribano, ed io vivo a 100 metri dal luogo, avrei piacere di ricordare quanto segue: qualche mese fa sono andato alla presentazione del progetto, c’era il Gotha della politica, c’erano 2 televisioni e tutti hanno preso la parola per illuminarci su questo misero ma indispensabile progetto da 5-6 milioni di euro. Sembrava fosse tutto fatto, ma come ben sappiamo a tutt’oggi nulla è stato fatto e non si è ben capito quando qualcosa si farà, sempre se si farà, nel frattempo però nel nostro Comune di Sedico nell’ordine sono fallite le imprese Roni e Vanz, qualcun’altra fallirà, la Olis si è trasferita per il momento al Boscon, ma una sua consociata a fine ottobre chiuderà e così discorrendo, ed il discorso ad ogni modo sono convinto sia fotocopiabile in tutta la Provincia. Allora mi domando e dico, chi è che non vive la realtà io o la nostra classe politica, personalmente penso che la misura sia ormai ben colma, e che sia giunta l’ora di smetterla di parlare a vanvera e fare progetti faraonici dei quali nemmeno Voi capite bene il significato e per i quali sopratutto non c’è un centesimo! Penso che anche per Voi sia giunta l’ora di avere il coraggio di raccontare alle persone come stanno veramente le cose, e con un po’ di umiltà cercare e chiedere l’aiuto di tutti per risolvere se possibile i problemi e cercare di dare un futuro alla Provincia, sono altresì convinto che sia ormai passata l’ora di sperperare soldi nelle più disparate attività che non rendono, costano alla popolazione e servono solo per prendere qualche voto alle elezioni, quando per i servizi essenziali i soldi mancano sempre. Per finire, questo concetto a Voi risulterà un po’ strano, e forse nemmeno lo capirete, ma ricordateVi che “L’oceano è fatto da un infinità di gocce d’acqua” ed anche i paesi e le Provincie sono fatti da una moltitudine di persone, se mancano le gocce d’acqua sparisce l’oceano, ma anche se mancano le persone spariscono sia i paesi che le Provincie.
Il Gazzettino-Bl 25.09.2010 IL COMITATO "PER ALTRE STRADE" Striscioni contro l’A27 all’ingresso del convegno «Predoni a casa nostra» e «Autostradopoli»: con questi slogan ieri i ragazzi del centro sociale «Blitz» e il comitato «Per altre strade» hanno accolto i partecipanti al convegno delle città alpine alla ricerca di una mobilità e di un clima sostenibile. «Le nostre osservazioni al progetto di valutazione d'impatto ambientale per il prolungamento A27 non sono state accolte e per sapere perché dobbiamo pure fare una richiesta d'accesso agli atti, quando queste dovrebbero essere cose pubbliche» dice Giovanna Deppi, rappresentante locale di «Per altre strade». Aggiunge la collega friulana Ira Conti: «Dopo gli esempi esposti al convegno sono sempre più convinta che si possano intraprendere altre iniziative e che l'autostrada a Belluno non serva».
All’auditorium Mobilità sostenibile, futuro da inventare Cos'ha lasciato questo convegno sulla mobilità sostenibile? Una giornata di dibattito non può certo bastare per trovare soluzione alla complessa situazione bellunese, ma di sicuro qualche nuova idea l'ha portata. In Austria, ad esempio, esistono incentivi economici per chi va a lavorare senza auto e in altre regioni il problema oggi non è quello di costruire nuovi collegamenti ma capire come ridurre le emissioni. «Resta il fatto che dobbiamo noi per primi crescere al nostro interno perché ciò che andava bene 10 anni fa ora non va più bene». Con queste parole ha riassunto nelle conclusioni una giornata di lavori l'assessore alla mobilità del Comune di Belluno, Paolo Gamba. Un cambio culturale a partire dai singoli resta, quindi, l'auspicio generale. Autostrada sì o autostrada no? Questo è stato il vero tormentone dall'apertura con il sindaco Antonio Prade, alla chiusura con l'assessore provinciale ai trasporti Silver De Zolt. Alla domanda del moderatore della tavola rotonda finale «Se avesse 1 miliardo nei prossimi 10 anni cosa farebbe?» De Zolt ha risposto: «L'idea della Provincia è arrivare fino ad un certo punto con l'autostrada ma anche puntare sulla ferrovia». Insomma un piede di qua e uno di là, sempre che i soldi bastino. È spuntata, però, poi l'ipotesi di un tavolo per riunire enti a vari livelli, costruttori compresi, per capire quale sia la soluzione su cui puntare e chiarire una volta per tutte - si spera - il futuro della mobilità bellunese. (R.D.S.)
L’intervento Strade e gallerie quegli accordi senza di noi di Antonio Prade Il progetto della strada a scorrimento veloce della Valbelluna, detto anche Cadola-Anzù, ha oramai alcuni decenni. Dopo le occasioni perse in passato per la realizzazione di alcune sue parti (non possiamo dimenticare, purtroppo, il voto contrario del Consiglio comunale di Belluno di qualche lustro fa) oggi l'Amministrazione del Comune di Belluno, in particolare nella persona dell'assessore Fabio Da Re, sta da tempo lavorando con l’assessore regionale alle infrastrutture, Renato Chisso e con il consigliere Dario Bond per il completamento di quest’importantissimo asse viario. Come si può ben capire, si tratta di un'opera che interessa moltissimo anche la Città di Belluno. Detto questo, mi preme sottolineare che per me, per il sindaco di Belluno e per l'intero consiglio comunale che ha avuto modo di pronunciarsi sulla questione all'unanimità qualche mese or sono, l'attraversamento della Città di Belluno è prioritario. Il che significa che dopo la prossima realizzazione del tunnel del Col Cavalier, metteremo mano al Ponte sul Piave a nord di Belluno e alla sua tangenziale, opere oggi quasi totalmente finanziate e per le quali, fra qualche giorno, saremo a Venezia per sottoscrivere l’accordo di programma fra Comune di Belluno e Regione Veneto. Subito dopo inizieremo la progettazione preliminare, documento necessario per ottenere tutte le autorizzazioni del caso. Ho dunque letto con meraviglia di accordi di programma che riguarderebbero la galleria di Cadola-Sagrogna. Ovvio che si tratta di un’opera importante, anzi importantissima, ma si possono, mi chiedo, fare accordi di questo genere senza il Comune di Belluno? Condivido con il mio assessore Fabio Da Re, che segue da tempo la questione, un altro modo di vedere le cose. Per noi, per l’intero Consiglio Comunale di Belluno, fra la galleria del Col Cavalier e quella di Cadola, ci sono gli abitati di Levego e di Sagrogna, frazioni importantissime della nostra Città dove abbiamo anche individuato alcune aree a sviluppo artigianale. Di queste noi oggi ci stiamo occupando. Riteniamo infatti che la realizzazione delle bretelle di Levego e Sagrogna e il Ponte sul Piave a San Pietro in Campo con in fondi CAV sono opere prioritarie per disciplinare il traffico in vista dell’ipotetico prolungamento dell’A27. Resto dell’idea che problemi di questa portata devono essere affrontati con il metodo del confronto costruttivo fra le forze politiche e gli enti territoriali interessati. Anche perché le risorse finanziarie da impiegare in questi progetti sono ingenti e soltanto una forte coesione del territorio ci potrà consentire di metterli in cantiere per davvero. Antonio Prade - sindaco di Belluno
In centro. Quattro i punti d’intervento: la sperimentazione partirà
entro Natale per due mesi Gamba annuncia la rivoluzione viaria Stop ai tir in via Lungardo, riassesto della rotatoria delle Cerva, senso unico Tribunale-Gabelli Roberta De Salvador Signori si cambia. La viabilità nel capoluogo delle Dolomiti verrà rivoluzionata a breve. Ad annunciarlo ieri Paolo Gamba, assessore di riferimento comunale, durante il convegno internazionale Cipra (Commissione internazionale per la mobilità delle Alpi) sul futuro della mobilità. Il rappresentante della città di Belluno ha presentato uno studio realizzato in collaborazione con una società specializzata nel settore dello sviluppo urbanistico. «Prima di Natale - dice - vorremmo sperimentare per 60 giorni alcune soluzioni per rendere più agevole la circolazione». Quattro gli assi principali d'intervento. Il primo: eliminare il traffico pesante da via Lungardo, anche per evitare i classici camion arenati sulla solita curva di Borgo Pra. Ma, se per fare l'albero ci vuole un seme, per fare un seme un frutto, dirottare la circolazione dei camion altrove vuol dire potenziare il ponte degli Alpini e per raggiungere l'obiettivo si passa necessariamente dal riassesto della rotatoria alla Cerva. «Sarà allargata verso le ex segherie e spostata perché il traffico da Agordo e Mussoi sia smaltito con più facilità» ha detto Gamba. Punto due: tra la rotatoria di Nogaré e quella di vie Medaglie d'oro sarà eliminata la possibilità di deviare a sinistra. Niente più svolte per cercare di togliere le lunghe code che spesso si formano lungo via Vittorio Veneto nelle numerose intersezioni. Terzo cambiamento: addio doppio senso su via Segato e l'ultimo tratto di via Dante prima dell'entrata in centro. Tra il Tribunale e le Gabelli, dove sono collocati due semafori, si circolerà a senso unico solo verso le scuole e ci sarà il divieto di circolazione sulla laterale di via Cesare Battisti. Quarta e ultima modifica: spariscono i parcheggi su via Caffi. «Il parcheggio ora c'è, interrato e le manovre delle auto creano disagi a fronte di un numero molto limitato di posti» sostiene Gamba. Se su queste quattro sfide tra poche settimane i cittadini saranno chiamati a misurarsi, c'è poco più avanti un grande punto di domanda: la gara d'appalto per il servizio pubblico locale. «A Mussoi - si chiede l'assessore - l'autobus 10 anni fa passava ogni 40 minuti e passa ancora ogni 40 minuti, come mai? I cittadini oggi per usare i mezzi pubblici hanno bisogno di muoversi con più rapidità». Infine una provocazione: secondo Gamba per non penalizzare i negozi del centro storico sarebbe opportuno far pagare anche i posteggi dei centri commerciali.
Corriere delle Alpi 24.09.2010 Repliche di Bottacin sulla pianificazione della viabilità e l’assessore Zanolla: «Il confronto è aperto» Reolon: «Toscani incoerente su A27» Il consigliere chiede alla Regione garanzie sulla ferrovia, Chisso
tranquillo BELLUNO. «La linea tra Ponte e Calalzo va potenziata». Il consigliere regionale del Pd Sergio Reolon si dice preoccupato per: «La momentanea sospensione di quel servizio ferroviario, temo nasconda la volontà delle Ferrovie dello Stato di ridimensionare o addirittura di smantellare il collegamento». Reolon ha rivolto una interrogazione “urgente” alla giunta veneta, chiedendo quali garanzie il governo regionale possa fornire sulla ripresa della tratta e domanda un preciso impegno della Regione per migliorare i collegamenti ferroviari tra Venezia e Calalzo e tra Padova e Calalzo, che dostituiscono “i due assi fondamentali” della rete ferroviaria nella provincia di Belluno. A Reolon risponde l’assessore regionale Chisso: «Chi sogna fantasmi a volte cade dal letto». Chisso non azzarda grande fiducia in Trenitalia, ma ricorda che la sospensione era stata preannunciata come fatto ordinario; inoltre c’è un contratto a livello regionale e la Regione vigila costantemente. Infine il potenziamento della linea bellunese si farà. Reolon poi è intervenuto anche sul prolungamento della A27. «E’ contraddittoria la presa di posizione di Toscani (Lega) che oggi invoca il prolungamento della A27 oltre Rivalgo, quando appena quindici giorni fa, raccogliendo il plauso degli ambientalisti, aveva ipotizzato una soluzione alternativa. Ricordo che proprio la giunta provinciale di cui faceva parte ha deciso di dirottare altrove i soldi destinati (dal piano strategico della giunta Reolon) allo studio di fattibilità per il disegno della rete viabilistica oltre l’autostrada». Secca la replica del presidente della Provincia Gianpaolo Bottacin: «Noi i soldi degli studi li abbiamo dirottati in opere. Basta con questi studi strategici, noi facciamo opere». Infine sulla proposta di Toscani per la viabilità in Cadore, ieri ha parlato anche l’assessore provinciale alla pianificazione Bruno Zanolla. «La Provincia ha già in mente di far sedere attorno ad un tavolo tutti gli enti coinvolti nel progetto: da Veneto Strade ad ogni singolo Comune, da Palazzo Piloni alla Regione, all’Anas, tutti devono poter dire la propria sul proseguo del progetto. L’obiettivo è quello di fissare una strategia condivisa per stralci».
Il Gazzettino-Bl 24.09.2010 Prolungamento dell’A27. Scontro tra Reolon e Toscani Sul prolungamento dell’A27 è un botta e risposta amministrativo. Ieri il vicepresidente del Consiglio regionale Matteo Toscani diceva che «serve uno studio d’insieme per la viabilità da Ospitale verso nord, evitando proposte singole in contrasto». E oggi il collega di opposizione Sergio Reolon replica: «È contraddittoria la presa di posizione di Toscani che oggi invoca il prolungamento della A27 oltre Rivalgo, quando 15 giorni fa aveva ipotizzato una soluzione alternativa e quando proprio la Giunta provinciale di cui faceva parte ha deciso di dirottare altrove i soldi destinati allo studio di fattibilità per il disegno della rete viabilistica oltre l’autostrada». A ribattere all’esponente Pd è il presidente della Provincia Gianpaolo Bottacin: «Noi i soldi degli “studi” li abbiamo dirottati in opere». Infine l’assessore provinciale all’Urbanistica Bruno Zanolla invita a «operare per stralci, che siano autonomamente funzionali, con soluzioni condivise da tutti gli enti interessati».
Strade, rilanciata la Cadola-Mas La Provincia rispolvera il collegamento con la 203 dopo l’accordo di programma per il secondo traforo Dopo il traforo di Col Cavalier e quello di Cadola, sottoscritto in un accordo di programma tra Regione e Provincia proprio in questi giorni, sarà rispolverato il collegamento "storico" della Cadola-Mas. «Un’iniziativa tutt’altro che archiviata - sottolinea l’assessore provinciale Ivano Faoro -; ci stiamo impegnando affinché la partita possa essere riaperta, riprendendo il cammino alla volta di progetti e fondi». Forse non tutti ricorderanno ma la strada in oggetto, prevista nel pacchetto opera pubbliche dei Mondiali di calcio ’90 per un importo di 125 miliardi delle vecchie lire ma poi persasi nei mille rivoli delle spartizioni, avrebbe dovuto collegare in maniera fluida la destra Piave e l’Agordino con la A27. Anni e anni di diatribe sul percorso da farle fare: bucare il Boscon? Allargare la zona di San Felice? Raddrizzare Roe? Oppure puntare su Chiesurazza? «Più che al Mas - spiega l’assessore Faoro - la strada dovrebbe giungere nel territorio compreso tra i comuni di Belluno e di Sedico, in zona Chiesurazza. L’ipotesi dell’epoca, e quella che vogliamo riportare sul tavolo di lavoro, era quella di realizzare una via di comunicazione che catalizzasse la viabilità da e per l’autostrada verso la destra Piave e l’Agordino». Ma certo, prima di quest’opera, ci sono altre priorità. «Di sicuro - sottolinea l’assessore Faoro - ci sono Col Cavalier, appena iniziato. E poi il proseguimento dell’A27 e il traforo di Cadola sottoscritto mercoledì. Certo sarebbe bello che dopo questi interventi si potesse avviare quella che ormai è noto come "Cadola-Mas"». E a proposito del tunnel tra Cadola e Sagrogna, soddisfazione per l’accordo di programma di mercoledì viene espressa dal sindaco di Ponte nelle Alpi Roger De Menech. «Spero che nei prossimi giorni - afferma - ci sia incontro per chiarire quali saranno le strategie. Va detto che il traffico sulla direttrice Ponte-Belluno non è un problema della viabilità di Ponte nelle Alpi, ma interessa tutta la provincia. E noi siamo contenti che ne sia stata riconosciuta la necessità. Per commenti più precisi sull'opera, aspettiamo di vedere quando il tutto sarà concretizzato nero su bianco. Di certo quelle annunciate sono cifre importanti». Raffaella Gabrieli
Corriere delle Alpi 23.09.2010 «Serve un progetto verso nord» Toscani sulla A27. 5 Stelle: «La gente è esclusa» BELLUNO. «Alla gente del Cadore e dell’intera comunità bellunese non è stato chiesto alcun parere sul prolungamento della A27». Il Movimento Cinque Stelle contesta alcune affermazioni dell’assessore provinciale alla viabilità Ivano Faoro, a proposito delle modifiche al progetto, recepite in commissione regionale Via. «Le decisioni sono state prese dall’alto», scrive il movimento, segnalando i problemi maggiori dell’opera: il pagamento di pedaggi onerosi (6 euro circa per le auto e 23 per i mezzi pesanti, con licenza di aumentare); l’obbligo per i non residenti di usufruire dell’autostrada; il divieto di costruite alternative stradali e di eseguire opere di manutenzione delle strade già esistenti per un periodo di 40 anni fino a copertura delle spese di investimento con relativo guadagno. E ancora: il divieto di superare i 30Km orari su strade già esistenti e, in caso di mancato adempimento dei patti vincolanti da parte delle istituzioni (regione, provincia) vi sarà una penale i cui costi ricadranno sui cittadini sottoforma di tasse. Adriano Marengon del Movimento Cinque Stelle aggiunge la lenta morte della ferrovia, l’incompatibilità tra un’opera del genere e il riconoscimento Unesco e i costi astronomici dell’opera destinata al project financing. Sulla A27 interviene anche il vicepresidente del consiglio regionale Matteo Toscani: «Non possiamo accontentarci della positiva decisione della Commissione regionale Via di fermare il prolungamento di A27 a Rivalgo. Serve uno studio d’insieme condiviso rispetto alla viabilità da Ospitale verso nord. Oggi», aggiunge Toscani, «vi è più che mai la necessità di immaginare una visione d’insieme per l’intera viabilità che muove dalla fine dell’A27 verso il Cadore ed oltre. Serve una progettazione unitaria e complessiva di tutta la viabilità successiva all’autostrada, impiegando nella maniera migliore le eventuali risorse disponibili. Pertanto, il territorio deve lavorare già adesso con Provincia e Regione ad una ipotesi condivisa, senza attendere che arrivi un progetto calato dall’alto».
Primo sì al tunnel di Cadola In ballo ci sono 150 milioni di euro. Regione pronta a fare la sua parte Enti locali ed imprese si sono incontrati a Venezia per definire cosa fare sul prolungamento dell’A27 Cristian Arboit PONTE NELLE ALPI. Un accordo di programma da 150 milioni di euro tra Regione, Provincia e imprese per bypassare uno dei punti più critici della viabilità provinciale. Si torna a parlare del traforo di Cadola. Lo si è fatto ieri mattina a Venezia dove si sono trovati i soggetti - sia pubblici che privati - interessati al prolungamento dell’A27. A confermare la nuova partita è l’assessore Ivano Faoro. Dal canto suo, il sindaco Roger De Menech si dice soddisfatto, ma ancora non esulta: «Voglio ulteriori conferme. Se così fosse, sarebbe un risultato storico». Il tavolo tecnico si è riunito all’indomani della commissione Via che di fatto ha accorciato il percorso autostradale di circa due chilometri e mezzo, portando l’uscita da Pian dell’Abate a Rivalgo-Ru Corvo. Un “accorciamento” che ha aperto nuovi fronti, come quello del traforo di Cadola, che potrebbe finalmente vedere la luce dopo anni di promesse e mezzi impegni. A dire che è la volta buona è l’assessore provinciale Ivano Faoro: «Regione e Provincia sono pronte a firmare un accordo di programma con i soggetti che si occupano dell’A27», dice confermando poi che in ballo ci sono circa 150 milioni di euro, più del doppio del Col Cavalier. Già, ma la sostenibilità economica? L’obiezione è legittima e la risposta tempestiva: «Con l’accorciamento dell’autostrada andiamo a risparmiare una bella somma, che in parte potrebbe essere utilizzata per il territorio». Lo stesso Faoro dice che la Regione è pronta a fare “la sua parte”. Il progetto di Cadola non è affatto nuovo, infatti il Comune di Ponte nelle Alpi in passato il Comune ha più bussato la porta in Regione e a Roma. «Spero che sia chiaro ora che mettere in sicurezza la Sinistra Piave è una priorità», dice il sindaco De Menech. «La direttrice Ponte-Belluno-Sedico è la più trafficata. Servono nuovi sforzi». Il progetto prevede un’arteria che inizia allo sbocco dell’A27 in territorio pontalpino e finisce sulla strada verso Belluno capoluogo all’altezza degli stabilimenti Fontana, andando così a bypassare Cadola e la rotatoria di Rione Santa Caterina. «Il tracciato è in buona parte sotterraneo», spiega il sindaco che si metterà in contatto con gli uffici regionali e provinciali, per verificare un’opportunità che per il territorio potrebbe essere storica. Il traforo di Cadola entrerebbe a far parte di una sistemazione complessiva della Sinistra Piave, dalla realizzazione del Col Cavalier - al centro di polemiche sulla liquidità dei 60 milioni di euro occorrenti - alla variante di Lentiai-Bardies, iniziata ufficialmente da qualche mese dopo un braccio di ferro con alcuni residenti che non è ancora finito. Per il Bellunese quindi si apre una nuova partita, collegata indissolubilmente alla realizzazione dell’A 27»
Mobilità nelle città alpine Un convegno domani all’Auditorium sul futuro del sistema dei trasporti BELLUNO. «Quando un paio di anni fa, a Bolzano, in occasione dell’assemblea della Città Alpine dell’anno ho lanciato l’idea di tenere a Belluno il convegno che caratterizza ogni anno l’attività dell’Associazione, intendevo proprio questo: fare della Città di Belluno, per qualche giorno, il centro di gravità di una vasta area alpina. Sul tema importantissimo della mobilità, domani, avremo modo di ascoltare esperienze le più diverse e a queste aggiungeremo anche le analisi e le proposte della Città di Belluno»: così il sindaco di Belluno ha presentato la conferenza internazionale «Mobilità verso il futuro: le città alpine alla ricerca di una mobilità sostenibile» che si terrà domani all’Auditorium comunale. «Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito alla organizzazione di questo importante convegno internazionale, in primis l’Associazione delle Città Alpine dell’Anno e la Cipra. Ringrazio anche, per l’aiuto significativo, l’Amministrazione provinciale e la Rete di Comuni “Alleanza nelle Alpi”. Sono certo che sarà l’occasione per seminare bene, premessa necessaria per raccogliere ancora meglio». Al convegno verranno portate le esperienze delle altre città alpine. Al pomeriggio una tavola rotonda.
E’ nato un gruppo su Facebook: già numerosi gli iscritti Il Cadore difende la ferrovia CALALZO. L’allarme per la possibile chiusura della linea ferroviaria
Calalzo-Ponte non preoccupa solo gli amministratori locali, ma l’intera
popolazione dell’Altobellunese. Così, molti cittadini si stanno mobilitando
per far sentire la propria voce. E hanno scelto il metodo più moderno e
incisivo: il socialnetwork Facebook. E’ nato così il gruppo “La Ferrovia
delle Dolomiti Belluno - Calalzo Pieve di Cadore Cortina”, che in pochi giorni
ha già raggiunto un considerevole numero di iscritti. I promotori del gruppo su Facebook si augurano che possa nascere un movimento di opinione che aiuti i sindaci e gli altri amministratori pubblici ad affrontare da un punto di forza gli inevitabili incontri con l’azienda ferroviaria e con la Regione, che la chiusura della linea ferroviaria porta con se. Non va dimenticato che questa linea nel 1979 fu salvata e riaperta al transito dei treni, dopo un’adeguata manutenzione della ferrovia e delle stazioni poste lungo il percorso, solo grazie a una manifestazione di protesta che portò oltre 7000 bellunesi a Venezia. Allora, per organizzare la dimostrazione ci vollero alcuni mesi e la disponibilità di Radio Club 103. Oggi una manifestazione come quella potrebbe essere organizzata in pochissimo tempo grazie a internet e a Facebook, mezzi che, facilitando le comunicazioni tra i cittadini, rendono più facile ripetere una manifestazione simile a quella del 1979. (v.d.)
Il Gazzettino-Bl 23.09.2010 MOVIMENTO CINQUE STELLE «Prolungamento della A27: un imbroglio» Il Movimento 5 stelle di Belluno, vicino a Beppe Grillo, non usa mezzi termini per esprimere la sua ferma contrarietà in merito al prolungamento della A27: «Cinquant'anni fa ci hanno imbrogliati con le dighe - sbotta Adriano Marengon - oggi ci vogliono riprovare con l'autostrada. La Provincia sostiene che la A27 verrà realizzata in base alle osservazioni di modifica fatte dai cittadini sul territorio. Ma alla gente del Cadore e dell'intera comunità bellunese non è stato chiesto nulla. Le decisioni sono state prese dall'alto e divulgate alla popolazione a giochi già compiuti». (M.D.I.)
VIABILITÀ A NORD Toscani: «A27, oltre Rivalgo un progetto unitario» «Non possiamo accontentarci della positiva decisione della Commissione regionale Via di fermare il prolungamento della A27 a Rivalgo. Serve uno studio d’insieme condiviso rispetto alla viabilità da Ospitale verso nord per evitare fughe in avanti di singole amministrazioni con proposte che faticano a trovare coerenza l’una con l’altra». Il vicepresidente del Consiglio regionale Matteo Toscani lancia questa proposta all’indomani dell’ok della Via al progetto della A27 imponendo di fermare tre chilometri più a sud del previsto, ovvero a Rivalgo anziché Perarolo. «Serve una progettazione unitaria e complessiva di tutta la viabilità successiva all’autostrada - dice Toscani -, impiegando nella maniera migliore le eventuali risorse disponibili. Pertanto, il territorio deve lavorare già adesso con Provincia e Regione ad una ipotesi condivisa, senza attendere che arrivi un progetto calato dall’alto».
IL PROGETTO Provincia e
Regione siglano l’intesa da 150 milioni per il tunnel sino a Sagrogna Traforo di Cadola firmato l’accordo Provincia di Belluno e Regione Veneto firmano l’accordo di programma per il traforo di Cadola. Quell’opera richiesta con forza dalla popolazione di Ponte nelle Alpi, soffocata dal traffico, che prevede la realizzazione di un tunnel tra l’uscita dell’autostrada e la frazione bellunese di Sagrogna. Questo andrebbe poi a collegarsi al "fratello" di Col Cavalier andando così a intercettare la viabilità della Sinistra Piave, da e per la A27, e alleggerendo così quella via di comunicazione tra Ponte e Belluno caratterizzata da alcuni punti neri che sono ad esempio Cadola e Santa Caterina. «Quello sottoscritto oggi (ieri) in Regione - commenta l’assessore provinciale Ivano Faoro al termine dell’incontro avuto nel pomeriggio alla direzione viabilità - è un bel risultato. Si tratta di un’opera complementare al proseguimento dell’A27 che va ad accogliere le istanze dei cittadini della zona interessata. Questo traforo, assieme a quello di Col Cavalier, servirà da collettore del traffico strettamente legato all’autostrada, dando così respiro a quello quotidiano di collegamento tra le località della tratta in questione». Il progetto costerà all’incirca 150 milioni di euro. «Saranno recuperati - spiega Faoro - tramite risparmi sul prolungamento dell’A27 oppure attraverso cofinanziamenti regionali». Quest’opera, considerata complementare all’A27, dovrà essere ratificata con un ulteriore accordo di programma tra Provincia e Comuni di Ponte nelle Alpi e Belluno. «Con questo tunnel - conclude l’assessore Faoro - verrà creata una sorta di "corsia privilegiata" tra la Val Belluna e l’autostrada. Quindi, oltre a togliere traffico a Cadola e Sagrogna, si avrà un collegamento più diretto tra i paesi della Sinistra Piave e quelli della pianura trevigiana e veneziana».
Corriere delle Alpi 22.09.2010 La mobilità in provincia A27, il percorso sarà più corto L’autostrada terminerà a Rivalgo: lo ha deciso la «Via» Accolte le richieste di Ponte e Perarolo Svaluto Ferro: «C’era il rischio di trovarsi la strada dentro casa» Cristian Arboit BELLUNO. Il prolungamento dell’A27 verso il Cadore sarà meno lungo del previsto. Così si è espressa la commissione Via che si è riunita ieri mattina a Mestre. Sono state infatti accolte, tra le altre, le richieste dei comuni di Ponte nelle Alpi e Perarolo. «L’autostrada terminerà a Rivalgo», annuncia l’assessore provinciale Ivano Faoro. Rispetto al tracciato presentato a Longarone nel luglio scorso in un’assemblea con la popolazione, l’opera si accorcia di 2.5 km. Adesso, la partita attorno all’opera da un miliardo e duecento milioni di euro si sposta a Roma. Il rischio per Perarolo era quello di trovarsi con una nuova arteria sul proprio territorio comunale, già ampiamente sacrificato nel corso dei decenni sull’altare della viabilità da e per il Cadore. La soluzione di uno svincolo a Pian De L’Abate, in piena zona industriale, piaceva a pochi, a cominciare dall’amministrazione comunale. «I pericoli erano diversi», spiega il sindaco Pierluigi Svaluto Ferro, «sia per il nostro comune che per il resto del territorio». Non solo l’uscita dell’autostrada andava a inserirsi in piena zona industriale, ma avrebbe potuto creare, secondo le osservazioni del Comune, un effetto imbuto sul resto della viabilità, tesi peraltro condivisa da molte altre amministrazioni del Cadore. «A Rivalgo», sottolinea lo stesso primo cittadino, «ci sono spazi diversi». Pericolo scampato? Per Perarolo forse sì. Lo stesso Svaluto Ferro non nasconde la sua contrarietà all’opera: «Un’autostrada così non serve. Basterebbe trovare una soluzione per Longarone e potenziare la viabilità esistente. Il Cadore non deve essere una zona di passaggio, ma un punto di partenza e di arrivo». Avanti tutta. Si dice soddisfatto anche l’assessore Faoro, per il quale l’autostrada rimane invece un’opera utile. «Il nostro impegno è realizzarla nel rispetto delle comunità locali. Nel caso di Perarolo, abbiamo appoggiato le osservazioni al progetto del Comune». Nel corso di una conferenza stampa-lampo, ieri mattina a palazzo Piloni, l’assessore ha ribadito come lo svincolo a Rivalgo non pregiudichi in alcun modo un’eventuale continuazione dell’arteria verso altri lidi, primo fra tutti Monaco. «Questa modifica non compromette continuazioni nelle diverse direzioni». Non mancano alcune considerazioni politiche: «La nostra provincia rimane tra le ultime per infrastrutture. Abbiamo bisogno di queste opere. Pensiamo solo a cosa saremmo ora senza l’autostrada verso Venezia. Peggio di una riserva indiana». «Non si può dire che nel nostro territorio, a parte in alcuni casi, ci siano opere mostruose o impattanti», aggiunge Faoro. «Non possiamo rimanere isolati più di quanto siamo». E la Valbelluna? Faoro ha poi comunicato come la commissione Via abbia accolto anche i rilievi del Comune di Ponte nelle Alpi sulla necessità di predisporre delle opere complementari di collegamento tra l’autostrada e la viabilità della Valbelluna. Ma qui le variabili sono diverse, come sottolinea il sindaco di Ponte, Roger De Menech: «Le opere complementari che chiediamo, come il traforo di Cadola, sono costose. Qui il problema è economico». Anche per questo De Menech vuole approfondire la valutazione della commissione Via prima di dirsi soddisfatto. Resta infine l’interrogativo sui pedaggi, che i sindaci vogliono gratuiti per i residenti.«L’autostrada dovrebbe essere libera per tutti i bellunesi», rimarca Svaluto Ferro. «E’ un punto sul quale dobbiamo insistere».
La fondazione Unesco e i comuni Pat e Prg sotto la lente Campeol: «Serve la coerenza nello sviluppo» Cristian Arboit BELLUNO. La prima mossa della Fondazione Dolomiti Unesco? Verificare la “coerenza” della pianificazione urbanistica dei comuni dolomitici con le finalità del riconoscimento. A dirlo è il neosegretario Giovanni Campeol. «Non si tratta di nuovi vincoli. Saremo una struttura agile e diremo la nostra sullo sviluppo del territorio». Tra gli obiettivi, la promozione via web e l’attivazione di collaborazioni con le università. Campeol parla di obiettivi chiari e delineati, partendo da una premessa: «L’Unesco non crea vincoli e non pone norme». Una considerazione necessaria quando ci si prepara a “verificare” i piani regolatori e i piani di assetto del territorio delle realtà dichiarate patrimonio dell’Umanità. L’obiettivo è chiaro: formulare dei suggerimenti ai comuni perché mantengano una politica di sviluppo compatibile con le linee dell’Unesco. Va da sé che chi sgarra, rischia di finire fuori dal patrimonio. «Ci faremo sentire», prosegue Campeol, «ma non saranno pareri né obbligatori né tanto meno vincolanti». E ancora: «Non ci sarà nessun aumento della burocrazia». Fin qui le rassicurazioni prima di partire con lo screening dei vari piani urbanistici. Un altro capitolo sembra quello della promozione e dello sviluppo del territorio. Tre le parole d’ordine: compatibilità ecologica, “durabilità” economica e partecipazione pubblica. «Non esiste sviluppo sostenibile senza sviluppo economico», afferma Campeol, intenzionato a “fare sistema” con le università: «Stiamo pensando, infatti, proprio a delle summer school». Un primo esempio di formazione arriva dal progetto della Fondazione Angelini in collaborazione con il Cai presentata ieri mattina in provincia. Si tratta di un corso interdisciplinare di geografia rivolto agli addetti ai lavori, insegnanti, guide turistiche e albergatori. «Vogliamo formare i formatori», spiega l’assessore provinciale al turismo Alberto Vettoretto. «Dobbiamo rafforzare il senso di appartenenza alle Dolomiti». Questo corso, che si terrà nello Zoldano nel fine settimana, si inserisce all’interno di un percorso di formazione già iniziato diverso tempo fa con la collaborazione del Club alpino italiano. Il primo ciclo di lezioni, organizzato da Ester Cason, vedrà la partecipazione di una quarantina di persone fra docenti, guide alpine, operatori turistici e si concentrerà sul cosiddetto «sistema 1», ovvero il Pelmo e la Croda da Lago. Altri corsi rivolti agli addetti ai lavori si terranno tra la fine del 2010 e il 2011. Alle lezioni teoriche si alterneranno escursioni sul territorio sotto la presenza di professori universitari ed esperti. Tra gli argomenti toccati ci saranno la geologia, la storia dei luoghi, ma anche l’evoluzione dei versanti e delle frane. «Il marchio Dolomiti Unesco», sottolinea Vettoretto, presidente di turno della Fondazione, «non è solo un marchio commerciale di cui fregiarsi, quanto un programma di più ampio respiro che ha tra i suoi principali obiettivi la conservazione e la valorizzazione del territorio. Concetti che passano attraverso la conoscenza».
Il Gazzettino-Bl 22.09.2010 L’AUTOSTRADA Provincia
soddisfatta, prolungamento più corto, Rucorvo-Venas e traforo di Cadola A27, alle modifiche dice sì Veneto Strade La commissione via di Veneto Strade ieri ha detto sì alle osservazioni sul prolungamento della A27 presentate dalle Provincia. «Eravamo preoccupati - dice l'assessore provinciale alla viabilità, Ivano Faoro - perché temevamo che le aziende finanziatrici dell'opera avessero qualcosa da ridire visto che abbiamo proposto di accorciare di 3 km l'autostrada e l'ultimo traforo». Dopo la presentazione a luglio del Sia (studio d'impatto ambientale), i sindaci di concerto con Palazzo Piloni hanno fatto le loro proposte di modifica, che in quanto tali, potevano non essere approvate. «Siamo soddisfatti, perché lo svincolo sarà costruito a Rivalgo ru Corvo e non a Perarolo» dice Faoro. Riprende forza, quindi, il progetto del traforo tra Rivalgo e Venas, che permetterebbe di togliere dai paesi il traffico, ma di agevolare i turisti nel loro viaggio in Cadore. Tra le altre prescrizioni, in tutto 25, si trova anche un'altra opera mai realizzata ma da anni al centro delle cronache, il traforo di Cadola. «Un raccordo necessario con il Col Cavalier e il nuovo ponte di San Pietro in Campo» dice Faoro. E a chi ostacola il progetto di prolungamento della A27 l'assessore ricorda che «senza l'autostrada, una delle opere più impattanti che abbiamo in provincia, oggi saremmo ancora più isolati di quello che siamo per la nostra stessa natura». Poi prosegue: «Il collegamento con Venezia è necessario. Invito chi si opponeva all'epoca a farne a meno e a pensare a come sarebbe la situazione ora». «Con le paure - conclude Faoro - non andiamo da nessuna parte». Il progetto passa ora nelle mani del Ministero delle Infrastrutture.
PROGETTI & INCARICHI L’architetto cadorino possibile commissario Mainardi sale sulla Tav Treni veloci fra Venezia e Trieste, Zaia e Tondo scrivono al Governo Un commissario straordinario per la realizzazione della Tav Venezia-Trieste. L’idea piace ai governatori di Fvg e Veneto. E spunta un nome, Bortolo Mainardi, architetto cadorino esperto di infrastrutture, membro del cda Anas e già commissario per le grandi opere del Nordest. I presidenti Renzo Tondo e Luca Zaia, dopo l’incontro conviviale lunedì a Treviso, meditano la lettera congiunta da inviare al Governo per chiedere l’intervento della figura "accorcia-burocrazia". Il progetto, pena la revoca del finanziamento concesso dall’Unione europea, va presentato entro il 31 dicembre: lo ha recentemente ricordato anche il coordinatore europeo per il Corridoio 5, Laurens Jan Brinkhorst. A tavola, alla presenza dei segretari regionali della Lega e dei coordinatori del Pdl, si parla del progetto preliminare della linea ferroviaria Tav/Ac Tagliamento-Ronchi sud. Ma anche del potenziamento del valico di Tarvisio – tema sollevato dal coordinatore regionale del Pdl friulano, Isidoro Gottardo - al quale il Veneto guarda con interesse. Tav. Il problema è che deve essere ancora definito il punto di intersezione tra questa tratta e quella precedente, da Venezia al Tagliamento. La questione è complessa: fin dal febbraio 2006, infatti, la giunta del Veneto ha manifestato la volontà di arrivare ad un tracciato “basso” della linea sul proprio territorio, per raggiungere le località balneari lungo la costa. La Regione Fvg, invece, insiste per un tracciato in affiancamento all’autostrada A4. I due presidenti si sono chiariti, anche in vista di un prossimo incontro con Brinkhorst che potrebbe aver luogo a metà ottobre a Trieste. Tarvisio. Il Veneto cova il progetto di un collegamento diretto Venezia-Monaco. Ma è di là a venire. Ecco allora la soluzione, percorribile, alla portata di tutti: potenziare il valico di Tarvisio. Lo spiega lo stesso Gottardo. L’inaugurazione della A28 è imminente – afferma – e si innesta sulla Venezia Belluno. La Regione Fvg lavora a pieno ritmo sulla Cimpello-Sequals e da qui a Gemona. «Bisogna fare un ragionamento di prospettiva», dice Gottardo. Le premesse ci sono. R.U.
Corriere delle Alpi 21.09.2010 «Trenitalia non faccia brutti scherzi» La sospensione del collegamento con Ponte non fa dormire sonni tranquilli I sindaci De Carlo e De Menech hanno immediatamente chiesto di essere ricevuti in Regione CALALZO. «Non vorremmo che la sospensione temporanea del collegamento ferroviario da Ponte a Calalzo precludesse in realtà all’idea di Trenitalia di interrompere il servizio in via definitiva». La reazione dei sindaci Luca De Carlo (Calalzo) e Roger De Menech (Ponte) dopo l’incontro di ieri in Provincia non si è fatta attendere: annunciano infatti di aver chiesto al vicepresidente Silver De Zolt, che si è immediatamente attivato con la Regione, un colloquio per comprendere il destino del collegamento ferroviario tra la Valbelluna e il Cadore. «Abbiamo ricevuto in questi giorni numerosissime proteste dai nostri cittadini già per la sospensione temporanea del servizio, prevista al momento fino ad ottobre», dichiarano, «ora il rischio e le preoccupazioni sono che Trenitalia decida di interrompere a Ponte la ferrovia, danneggiando un intero comprensorio e tutta la parte nord della provincia. Non vogliamo nemmeno immaginare una prospettiva di questo tipo, dato che gli utenti si stanno convincendo che la decisione di Trenitalia vada nella direzione di verificare la reazione del territorio nei confronti della soppressione del servizio. Una scelta del genere da parte di Trenitalia sarebbe compiuta nella sola logica di una penalizzazione eccessiva per un territorio che a quel punto avrebbe unicamente l’Alemagna come direttrice verso nord». De Carlo aggiunge anche che, come sindaco di Calalzo, illustrerà
all’assessore Chisso «anche le problematiche relative alla nostra
biglietteria che già è stata oggetto di discussioni con i vertici di
Dolomitibus. Al di là del caso specifico del mio paese», aggiunge De Carlo, «la
paventata interruzione del collegamento ferroviario non riguarda solo i Comuni
interessati, ma rischia di penalizzare l’intero Cadore. Non dimentichiamo, ad
esempio, che la ciclabile delle Dolomiti, inaugurata un anno fa da Galan e
Chisso ed oggi già interessata da oltre 60mila passaggi, ha uno dei due
terminali di partenza proprio nella stazione di Calalzo». «Chiederemo un segnale di attenzione per un territorio che ha sempre riscontrato nella ferrovia un collegamento fondamentale per la propria mobilità e per il turismo», concludono all’unisono De Menech e De Carlo, «ci muoveremo con assoluta sinergia e decisione per mantenere il collegamento a tutti i costi».
Il Gazzettino-Bl 21.09.2010 FERROVIA A RISCHIO Calalzo e Ponte nelle Alpi protestano: se chiude, danno «Non vorremmo che la sospensione temporanea del collegamento ferroviario da Ponte nelle Alpi a Calalzo precludesse in realtà all'idea di Trenitalia di interrompere il servizio in via definitiva». La reazione dei sindaci Luca De Carlo di Calalzo e Roger De Menech di Ponte nelle Alpi è chiara e decisa. L'incontro avuto in Provincia ha allertato anche il vicepresidente Silver De Zolt, che ora si muoverà con la Regione per comprendere il destino del collegamento ferroviario tra la Valbelluna e il Cadore. «Abbiamo ricevuto in questi giorni numerosissime proteste dai nostri cittadini - dichiara De Menech - e non vorremmo ora che Trenitalia si sogni di interrompere a Ponte la ferrovia, danneggiando un intero comprensorio e tutta la parte nord della provincia». «Non voglio nemmeno pensare a una prospettiva di questo tipo - tuona De Carlo - dato che gli utenti si stanno convincendo che la decisione di Trenitalia vada nella direzione di verificare la reazione del territorio nei confronti della soppressione del servizio. In questo caso confermo nella maniera più assoluta la contrarietà di tutta la parte alta della provincia e non solo, visto che anche il sindaco di Ponte ha manifestato come me tutta la sua preoccupazione. Una scelta del genere da parte di Trenitalia sarebbe compiuta nella sola logica di una penalizzazione eccessiva per un territorio che a quel punto avrebbe unicamente l'Alemagna come direttrice verso nord. Alla Regione illustrerò anche le problematiche relative alla nostra biglietteria che già è stata oggetto di discussioni con i vertici di Dolomitibus. L'interruzione del collegamento ferroviario non danneggerebbe solo i comuni interessati dalla tratta, ma penalizzerebbe l'intero Cadore: su questo sono certo di raccogliere e coniugare le istanze di tutti i miei colleghi sindaci del comprensorio». I due sindaci si muoveranno quindi in prima linea e porteranno le istanze degli utenti in Regione, davanti all'assessore Chisso .
Corriere delle Alpi 19.09.2010 L’A27 verso la Carnia? Nessuno ne parla più Chisso e Matteoli tacciono. E Paniz se la prende con le autonomie CORTINA. L’Autoalemagna verso la Carnia? Morta e sepolta, nessuno ne ha parlato alla convention del Pdl a Cortina. Non lo ha fatto il ministro delle infrastrutture, Altero Matteoli. Non l’ha fatto l’assessore Renato Chisso. I quali, invece, si sono soffermati su tutti gli altri progetti infrastrutturali, dalla Tav alla Pedemontana veneta. Chisso si limita a confermare che al momento resta certo che l’A27 procederà fino alle porte del Cadore. L’Alto Adige, infatti, non la vuole. Un motivo in più per Maurizio Paniz di rinnovare le sue riserve alle specialità e alle autonomie. «Le province autonome di Trento e Bolzano? Sono da abolire». Anche la Regione Friuli Venezia Giulia, che ha meno privilegi del Trentino Alto Adige? «Pure il Fvg», risponde Paniz. Il parlamentare del Pdl non perde occasone di ribadire questo suo concetto con quanti incontra, ministri e dirigenti del partito per primi. O ha detto, per la verità, anche aprendo i lavori. «Non c’è soluzione al problema del diverso trattamento tra la nostra provincia e quelle autonome, se non cancelliamo tutte le specialità». E dopo? «Dopo alziamo la specialità di tutte le autonomie». E aggiunge che su questi temi bisogna trovare l’adesione di tutte le forze politiche. Un sogno? «Assolutamente no. Io intrattengo rapporti cordiali con tutti. Sì, anche con la sinistra. A cominciare da Prodi. L’importante è essere corretti e trasparenti». Con le province di Bolzano e Trento, sembra più in conflitto il Pdl che la Lega. La Lega, appunto. Il Carroccio è finito spesso sotto i riflettori di quanti sono saliti sul palco dell’Audi Palace. Rilanciando la competizione. «Zaia? E’ un amico, ha una grande capacità», conferma il ministro Brunetta. «Nessuno ovviamente lo mette in discussione. Ma nessuno, qui in Veneto, deve pensare di avere l’egemonia, la verità in tasca. Le coalizioni sono tanto più forti, se hanno forti capacità sintesi». Bossi, in agosto, era salito in Cadore per vantarsi che lui era riuscito, in consiglio dei ministri, a non far parlare Galan. Corregge invece Brunetta. «In Cdm non abbiamo mai avuto problemi con la Lega, neppure quando abbiamo preso decisioni difficili. Come su Roma capitale». Brunetta, appunto. E’ stato lui una delle star della convention ampezzana. Tanto che ancora venerdì una signora gli si è avvicinata, col proprio bambino, e gli ha detto: «Sa che mio figlio vuol fare da grande il ministro Brunetta?». E lui, sorpreso: «Sì, ma devi studiare». (f.d.m.)
L’Amico del Popolo 19.09.2010 Necessario un progetto per la provincia Autostrada da valutare in un piano complessivo Il dibattito sull’opportunità o meno di prolungare l’autostrada A27 può rappresentare un’occasione di crescita per tutta la provincia se non si limiterà a uno scontro frontale, muro contro muro, tra chi è favorevole e chi è contrario, ma se consentirà di individuare quali possono essere le soluzioni migliori in fatto di mobilità per tutto il territorio. Sarebbe invece un errore che tutto si limitasse a un sorta di referendum pro o contro l’autostrada, quasi fosse un “pacchetto” preconfezionato, da prendere o lasciare così come altri l’hanno predisposto. Varie osservazioni che la settimana scorsa sono state inviate a Venezia dalla Provincia vanno anche in questo senso, chiedendo di rendere più coerente e meglio inserita nel contesto della viabilità provinciale la nuova grande opera che si prospetta. Se così non fosse, evidentemente sarebbe alto il rischio di trovarsi con un corpo estraneo che, se risolve alcuni problemi, tanti altri ne apre. Per essere concreti, il prolungamento dell’autostrada non può e non deve certo comportare il peggioramento di altre parti delle rete viaria provinciale. Parimenti la sua realizzazione non deve voler dire che il Bellunese, beneficiato da quest’opera, perda poi il diritto di richiedere la sistemazione di altre situazioni problematiche. Il Cadore, con la Valboite ma non solo, ha certamente bisogno di nuove soluzioni in fatto di mobilità. E lo stesso vale anche per tante altre zone della provincia. Soluzioni che devono andare di pari passo con l’eventuale sviluppo del progetto autostradale che, evidentemente, deve tenere presente tutto il quadro provinciale. Si tratterà di stilare una serie di priorità, di collocare gli interventi in un certo arco temporale, ma un piano complessivo è necessario, anche per un senso di doverosa equità verso quei territori che, non direttamente interessati all’autostrada, rischiano di vedere allontanarsi per anni la possibilità di interventi.
Il Gazzettino-Bl 16.09.2010 Lettere DEMOCRAZIA A27 VERSO LA CARNIA DILAGA IL DISSENSO Una risata seppellirà l'autostrada. C'era parecchia stampa e qualche televisione. È stata una bella giornata, ci siamo divertiti e siamo orgogliosi di questi giovani veneti (i ragazzi di "Casa Bliz") che con fantasia e creatività lavorano per salvaguardare il loro territorio; senza violenza e con tanta ironia. Noi di Pas non siamo più soli: molte forze politiche e associazioni ambientaliste si sono apertamente e decisamente schierate contro il proseguimento dell'A27. E tutti fanno riferimento, nei loro comunicati, ai comitati popolari e al seguito da essi ottenuto tra i cittadini, attraverso una semplice e doverosa opera di informazione; quell'informazione che le amministrazioni hanno colpevolmente omesso. Alla commissione Via sono piovute osservazioni da tutte le parti; ci auguriamo che tengano conto anche del fatto che la prassi avrebbe previsto ben altra pubblicizzazione del progetto. La democrazia non è solo una bella parola, prevede informazione per tutti, confronti e discussioni. Solo le dittature risparmiano questi "tempi morti" e puntano dritti sul "fare" ad ogni costo; costi quello che costi. Peraltrestrade e Casa Bliz – Belluno
Infrastrutture. Torna di attualità il progetto
dell’autostrada che attraversa la valle del Piave. Gli ambientalisti sono
critici per l’impatto su un’area riconosciuta patrimonio dell’umanità
dall’Unesco. E che non risolverebbe i problemi Prolungamento della A27, un progetto da bloccare di Giannandrea Mancini Il prolungamento dell’autostrada A27 da Pian di Vedoia a Pieve di Cadore, in provincia di Belluno, potrebbe essere presto una realtà. Il progetto in discussione dal 2007 e che ha trovato diverse resistenze tra le popolazioni cadorine e degli ambientalisti, è tornato in questa estate prepotentemente alla ribalta. Presentato a Longarone il 15 luglio scorso, l’elaborato porta le firme Rock Soil, Technital, Idroesse, Hidrostudio. Il coordinamento progettuale è della Territorio srl, studio professionale che fa capo all’architetto Bortolo Mainardi (membro del Cda dell’Anas e della Commissione Via nazionale). La copertura economica è garantita da una proposta di finanza di progetto firmata dalle note imprese Grandi Lavori Fincosit, Adria Infrastrutture e Ing. E. Mantovani. La concessione avrà una durata di 40 anni a decorrere dalla fine dei lavori. L’infrastruttura dovrebbe essere lunga 21 km, per metà in galleria, per il resto su rilevato o viadotto, e si svilupperà lungo la stretta valle del Piave affiancandosi alla statale 51 di Alemagna, alle varianti già aperte e alla linea ferroviaria in esercizio. Costo dell’opera 1.200 milioni di euro finanziata da privati che puntano sui pedaggi per rientrare con gli investimenti. Lo Stato interverrà con opere complementari. L’ipotesi infrastrutturale trova la ferma opposizione degli ambientalisti del Comitato Pas Dolomiti - Comitato Interregionale Carnia-Cadore da sempre attivo in difesa del territorio montano e delle sue genti. Opposizione che ha portato diversi cittadini, associazioni e anche amministratori, a riunirsi in assemblee pubbliche, la prima il 25 agosto a Polpet (Ponte delle Alpi, Belluno) poi anche a Fortogna, frazione di Longarone sempre nel bellunese, per confrontarsi sul progetto preliminare presentato dalle citate imprese e per raccogliere osservazioni da presentare entro il 10 settembre al progetto in questione. Il Comitato Pas in una nota ha evidenziato che il progetto presentato non regge sotto l’aspetto ambientale, perché si propone di trasformare la valle del Piave in un corridoio per il traffico internazionale, e perché in aperta contraddizione con il recente riconoscimento Unesco di Dolomiti Patrimonio dell’Umanità. Inoltre non risolve nessuno dei problemi di mobilità e di viabilità sul tappeto e anzi ne crea di nuovi in quanto interrompendosi alle porte di Pieve di Cadore porterebbe al collasso le strade ordinarie in direzione Centro Cadore-Auronzo-Comelico da una parte e Valle del Boite-Cortina dall’altra, rendendone doppiamente invivibili i paesi attraversati dall’opera. Meglio puntare, quindi, su una serie di più modeste circonvallazioni a partire da quella di Longarone Casellavazzo. Il progetto contrasta poi con le direttive europee che prevedono uno progressivo spostamento del traffico merci dalla strada alla rotaia, ed è stato proposto in spregio alla Convenzione delle Alpi che pone il veto ad ogni nuovo attraversamento autostradale delle Alpi. Infine, questa è un’opera che solo sulla carta è “a totale carico dei privati” ma, in realtà, scarica sul pubblico i rischi di impresa, secondo la formula purtroppo ben collaudata di privatizzare i profitti e di “pubblicizzare” le perdite. Montagne, valli, genti, culture (sbandierate,
quando fa comodo, un po’ demagogicamente) per i comitati che si oppongono da
tempo a questa opera impattante, sono solo un fastidioso, irrilevante ostacolo
fisico da superare. Da superare con una certa diffi coltà, però, visto che la
mobilitazione a difesa del territorio continua e trova ampi consensi. Scheda Un convegno a Belluno per discutere di mobilità Proprio nel momento in cui si torna a parlare di autostrade fra le valli dolomitiche, il 24 settembre 2010 si terrà a Belluno la conferenza internazionale “Mobilità verso il futuro” Città alpine alla ricerca di una mobilità clima sostenibile”. La conferenza è organizzata dall’Associazione Città alpina dell’anno, insieme al Comune di Belluno e alla CIPRA (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi). Rappresentanti politici da comuni grandi e piccoli, esperti e semplici interessati discuteranno a Belluno sulle sfide attuali di una mobilità moderna urbana e periurbana, anche quale importante concausa dei cambiamenti climatici. Con esempi concreti, come quello di Belluno, città più vivibile d’Italia secondo Legambiente, e con l’aiuto di esperti del settore verranno trattati punti di forza e di debolezza di progetti esistenti e di nuove strategie. Hanno già annunciato la partecipazione anche i Comitati che da anni si oppongono all’invasione di autostrade e superstrade lungo le Dolomiti, a partire dal prolungamento ipotizzato dell’A27. Il convegno si terrà all’ Auditorium Comunale di Piazza Duomo (Belluno) e le lingue ufficiali saranno il francese, tedesco, italiano e sloveno. L’evento inizierà alle 9 del matttino con il saluto del Sindaco di Belluno e si concluderà alle 17.45. Nella sessione del pomeriggio, a partire dalle 14.30, si approfondiranno in particolare le possibili soluzioni alle problematiche della mobilità in questi territori. La partecipazione è gratuita. È possibile iscriversi online su: www.cittaalpina.org/it/iscrizione. Le presentazioni degli interventi verranno pubblicate su: www.cittaalpina.org.
Corriere delle Alpi 14.09.2010 Autostrada Da Radicali e Verdi una lettera alla Regione contro la A27 In quattro punti l’opposizione al prolungamento BELLUNO. Radicali di Belluno e Verdi contro il prolungamento dell’autostrada A27. I Radicali e i Verdi si oppongono al prolungamento autostradale fino a Macchietto. E l’hanno fatto presentando un preciso documento articolato in 4 punti alla Direzione dei Lavori Pubblici della Regione Veneto: il costo dell’opera si aggirerà sui 4,5 miliardi di euro (non 1,2), elevatissimo per costruire 20 chilometri di autostrada quando già esiste la ss51, che avrebbe bisogno solamente di tratti di circonvallazione per bypassare alcuni paesi; l’impatto ambientale sarebbe devastante visto che più della metà della strada verrebbe scavata producendo grandi quantità di materiali da dover smaltire e un’altra significativa parte sarebbe su viadotto; il collegamento della provincia di Belluno con l’Europa potrebbe essere fatto in un modo eco-sostenibile e più moderno tramite una linea ferroviaria fino a Dobbiaco; la contrarietà palesata da molti cittadini residenti nei comuni di passaggio dovrebbe far desistere, specie in un periodo di dissociazione della società civile dalla vita politico-amministrativa, per non creare ulteriori distacchi e tensioni nelle comunità territoriali di montagna, delle quali si disinteressano in favore della speculazione sulle infrastrutture e sugli appalti pubblici.
Corriere delle Alpi 12.09.2010 Tra Ponte nelle Alpi e Longarone è andata in scena la colorata manifestazione del comitato «Pas Dolomiti» A27, protesta anti prolungamento Un finto casello e volantini per dire «no» all’autostrada verso Caralte Ezio Franceschini PONTE NELLE ALPI. Autostrada? No, grazie. Protesta creativa del comitato Peraltrestrade Dolomiti, ieri mattina sulla statale 51 di Alemagna, a qualche chilometro da Ponte nelle Alpi in direzione di Longarone. Appartenenti al comitato interregionale Carnia-Cadore, e altri cittadini, hanno presidiato il margine della strada attrezzati con un semaforo e un finto casello autostradale. Scandendo slogan al megafono come “La pagherete cara, la pagherete tutta”, e distribuendo volantini con le ragioni del “No” al prolungamento di 21 km del tratto autostradale da Pian di Vedoia a Caralte. Sul banco degli imputati il solito meccanismo delle grandi opere, che mette d’accordo le imprese private e la politica degli affari «privatizzando i profitti e socializzando le perdite», ha spiegato Giovanna Deppi, di Peraltrestrade, versante bellunese. Il comitato sostiene che l’opera serva solo ai costruttori e ai politici che l’appoggiano, all’insegna del “fare per spendere” invece che il contrario: «Un miliardo e 200 milioni di euro per fare 21 chilometri e poi sarà finita là, perché di fatto né Bolzano, né l’Austria, né il Friuli la vogliono questa autostrada. Quando si accorgeranno, se già non lo hanno capito, che i flussi di traffico non ripagheranno mai la spesa, ci penseranno i soldi pubblici a pagare gli investitori». «E’un’opera inutile e dannosa per il Cadore, che avrà tariffe da traforo del Monte Bianco, più di 6 euro per 20 km, e farà morire la valle trasformandola, per ben che vada, in un corridoio di traffico internazionale», avverte Deppi, «è normale chiedersi cosa ci sia sotto, visto che tre imprese private (Adria, Fincosit e Mantovani, ndr) condizioneranno il futuro del Bellunese e dei suoi abitanti per i prossimi 40 anni». Il progetto preliminare denominato “passante Alpe Adria” è del luglio 2007, ed è stato presentato a Longarone lo scorso 15 luglio. «Costa 30 milioni di euro solo lo studio di fattibilità, quando con 150 milioni, di cui 50 li metterebbe l’Anas, Longarone avrebbe la variante. Senza contare che è praticamente uguale a quello già fatto nel 2005 dall’Anas. In questa storia c’è un sacco di gente che ci guadagna ancora prima che sia mossa una sola pietra», fa presente il comitato, assieme al fatto che lo studio d’impatto ambientale «è stato redatto dalle stesse imprese che propongono l’opera». Per Ira Conti, del comitato sul versante Carnia, «è chiaro anche ai bambini che un’ autostrada che finisce a Pieve peggiorerebbe la situazione della mobilità in Cadore, aumentando le code e intasando la viabilità ordinaria lungo tutta la valle del Boite da una parte e Auronzo e il Comelico dall’altra». Peraltrestrade riconosce infatti che il problema del traffico in Cadore ci sia, ma che l’autostrada non lo risolva. Rilancia invece la necessità del potenziamento della linea ferroviaria, delle circonvallazioni come vero e meno dispendioso strumento per sollevare i paesi del Cadore dall’assalto del traffico. I numerosi automobilisti di passaggio sulla ss 51, ieri mattina, sono parsi divertiti e interessati dall’iniziativa, autorizzata, rallentando al “casello” e accettando di buon grado i volantini.
Il WWF contro il progetto Miotto: «Non c’è la compatibilità ambientale per il passante» LONGARONE. Secondo il Wwf veneto non c’è compatibilità ambientale per il prolungamento della A27 - Passante Alpe Adria e l’associazione di tutela dell’ambiente chiede che per il progetto venga riaperta la procedura di Via. Il presidente Walter Miotto si è rivolto ai ministeri dell’ambiente e della cultura e alla Regione: «Alla luce delle gravi carenze riscontrate nelle osservazioni allo studio di impatto ambientale, soprattutto per quanto concerne l’inesistente valutazione delle alternative e l’insufficiente trattazione delle motivazioni dell’opera, la valutazione di incidenza carente, i flussi del traffico e la reale domanda di mobilità legata alla conformazione urbanistica del territorio e la mancanza della valutazione ambientale strategica, riteniamo che l’opera progettata oltre che antieconomica e inutile sia inadeguata al contesto territoriale e paesaggistico interessato». Per quanto concerne la fattibilità economica il Wwf sottolinea le tariffe previste per la nuova tratta. Tratto da Pian di Vedoia a Longarone: 0.20/km per i veicoli leggeri; 0.75/km per i veicoli commerciali; tratto da Longarone e Caralte: 0.32/km per i veicoli leggeri; 1.20/km per i veicoli commerciali: «Tariffe che sono fuori da ogni logica di mercato e contribuiranno di fatto, a mantenere il traffico potenziale, almeno per quanto riguarda i mezzi leggeri, nell’attuale sedime della ss 51. Tale situazione paradossale contribuisce da sola, in maniera decisiva, ad una dichiarazione negativa di compatibilità ambientale». (e.f.)
Pompanin: «No alle circonvallazioni» Il presidente degli operatori chiede che la 51 resti così VAL BOITE. Non tutti sono favorevoli a realizzare circonvallazioni in Val Boite, come auspicato nell’incontro tra i sindaci della valle, ai quali si è aggiunto quello di Pieve. I più preoccupati sono commercianti e abitanti lungo l’Alemagna, che col traffico porta lavoro. «Le circonvallazioni dei paesi della Valboite: Valle, Venas, Vodo, Borca e San Vito, non servono allo sviluppo dell’economia della valle». Lo afferma, tra gli altri, Stefano Pompanin, presidente del Comitato Operatori Economici di Pieve “Città di Tiziano”, cortinese doc trapiantato in Cadore, che aggiunge: «nessuno di chi vorrebbe oggi le circonvallazioni riflette sui motivi che hanno fatto nascere una economia turistica in questi paesi. Qui per molti anni non è arrivata l’industria dell’occhiale, però l’economia del turismo si è sviluppata ugualmente, anche se non con le punte di ricchezza raggiunte dal Centro Cadore. Questo perché l’economia di questi paesi, basata sul turismo e sul commercio, ha potuto svilupparsi solo perché attraversati dalla strada di Alemagna, sulla quale hanno corso per decenni le automobili che hanno portato i turisti e favorito i commerci. Si sta cercando di trovare una soluzione per eliminare il transito dei mezzi pesanti. Con le circonvallazioni si renderebbe tutto il traffico scorrevole e nessuno si fermerebbe più». «Oggi», aggiunge, «sono solo due i punti veramente critici della Valboite: l’imbuto di San Vito e la curva di Palazzo Piloni - Costantini a Valle. Il resto va bene così, e la statale che attraversa la valle può diventare una strada panoramica da gustare da parte dei turisti, com’è la Costiera Amalfitana e quella Ligure». E Pompanin propone soluzioni viarie inconsuete e la soluzione dei blocchi a Tai: «basta una rotonda al Bivio di Nebbiù». (v.d.)
Lettere PROLUNGAMENTI Il pasticcino autostradale sarà molto indigesto E in questi casi, dolorosa quanto repubblicana statistica, quel che manca lo paghiamo di tasca nostra. Il tutto per ottenere un tratto lungo come una viuzza di Milano, quasi completamente in galleria più viadotti e mal situato in una valle stretta e incasinata dove (forse mimetizzata dalle nebbie di Avalon) esiste una bella strada nuova nuova Una strada cui mancano solo 2 circonvallazioni (una c’è e l’altra non ci vuole molto) ma che “purtroppo” è già stata costruita. In futuro verrà sicuramente utilizzata dagli utenti autostradali più risparmiosi. Ricordo inoltre, se la memoria non mi tradisce, letture ed ascolti riguardanti un territorio naturalmente dotato di importanti problemi, e nel quale il solo pensare all’aggettivo “idrogeologico” dovrebbe dare qualche brivido e spingere verso progettualità più realistiche e meditate. Pignolando pensiamo anche ad anni di migliaia e migliaia di camion di detriti “da diporto”, con le gallerie succede così. Ma forse qui ci salviamo perchè, come è noto, le tante tonnellate di polveri di questa provincia sono estremamente silenziose. E l’inquinamento acustico non è cosa di poco conto. Altra questione degna di nota è la gestione economica dell’opera, come già pubblicato sulla stampa per coprire il solo investimento preventivato/virtuale dovrebbero essere applicati pedaggi altissimi. I saggi scieglierebbero altrimenti. Difficile quindi capire i vantaggi di tutto ciò, mi pare che una volta considerati rischi, costi, camion e fantasie l’unica cosa che resta è solo l’ottima “sacher”, l’economia della costruzione fine a se stessa che non sa parlare di qualità di sviluppo e di comunicazione ma solo di spazio che è possibile occupare quanto prima. Creando nello stesso tempo un limite letale per una delle vere necessità di questa provincia, arrivare a Dobbiaco con il treno. Da lì cominciano l’Europa e le cose serie. Moreno Barbieri BELLUNO
Il Gazzettino-Bl 12.09.2010 PERALTRESTRADE Semaforo e
casello fasulli per fare volantinaggio sulla strada a Cima i Pra A27: blitz contro il prolungamento Una trentina i manifestanti che hanno rallentato il traffico sotto il controllo della Polizia Giovanni Santin Domenica 12 Settembre 2010, Un finto casello e dei falsi casellanti; un apparente scontrino per il pedaggio non pagato. Finti anche il semaforo lampeggiante e il personale che chiede agli automobilisti di rallentare per consegnare loro un volantino. Ma la finzione finisce qui. Perché le informazioni dicono gli autori del blitz "anti prolungamento della A27 «sono vere, verissime». Ed è proprio per informare che ieri alle 10.30 l'associazione "Peraltrestrade" ed alcuni comitati di cittadini attivi sul territorio hanno organizzato un presidio a Cima i Pra, a pochi chilometri dall'ingresso in autostrada a Pian di Vedoia, in Comune di Ponte nelle Alpi. Venticinque, forse trenta persone, non solo bellunesi, tutti con addosso la pettorina arancione, sotto gli occhi della Digos si sono disposte sui due lati della strada. Ancor prima di loro, nei due sensi di marcia, la Polizia invitava a rallentare. Poi, arrivati nei pressi del presidio, accolti dallo striscione "Autostradopoli", gli automobilisti venivano invitati ad abbassare il finestrino per ricevere il volantino ed un finto scontrino del pedaggio. Nel quale si informava innanzitutto del costo per transitare lungo gli ipotetici 26 chilometri del nuovo tratto di autostrada da Pian di Vedoia a Caralte: 6.50 euro per i veicoli leggeri, 23.80 euro per i veicoli commerciali. «Sono notizie contenute nella convenzione - dicono Ira Conti e Giovanna Deppi di Peraltrestrade - e nel progetto tenuto segreto in Regione per anni e presentato a Longarone lo scorso 15 luglio. Da quella data in poi ci sono stati 60 giorni per le osservazioni. E noi le abbiamo fatte. Ma anche se il tempo è scaduto, siamo convinti che se qualcuno ha ancora qualcosa da dire, potrà essere ascoltato e preso in considerazione». Anche il finto casellante informa; ma megafono alla bocca lo fa con ironia ripetendo slogan: «Anal Autostrade: pronti a prenderla? Solo 6 euro per 26 chilometri! La pagherete tutti, la pagherete cara! Paga caro il pedaggio e buon viaggio! Si paga caro, si viaggia male! Entrate nel tunnel dell'autostrada!». Pochi, davvero pochi gli automobilisti che non hanno abbassato il finestrino e che non hanno preso il volantino. Molti capiscono di cosa si tratta e ringraziano. «È accaduto così anche nelle assemblee tenutesi nei giorni scorsi a Fortogna e Castellavazzo - dicono gli organizzatori - la gente arriva e dice: "Grazie. Pensavo che l'autostrada fosse una cosa buona, invece solo ora vengo sapere cose che non conoscevo. Ed è proprio questo che manca: l'informazione. E anche sull'autostrada non è detta l'ultima parola».
LE RAGIONI DEL NO «Non risolve i problemi: serve solo ai costruttori» PONTE - Sono contenute in nove pagine fitte fitte le osservazioni che il comitato interregionale Carnia Cadore "Perltrestrade" ha redatto per opporsi alla proposta di project financing passante Alpe-Adria Belluno-Cadore. Eccone alcune. «Esiste un problema di traffico, è vero. Ma le soluzioni sono il potenziamento della ferrovia e la realizzazione di circonvallazioni, non il prolungamento dell'autostrada che sposterebbe il tappo da Longarone a Pieve di Cadore, preliminare solo ad un ulteriore prolungamento. Quella che si vuol far passare per un'opera di interesse generale sembra invece corrispondere più che altro all'interesse dei costruttori di infrastrutture». Da un'analisi del progetto «si evince infatti come il territorio, inteso come popolazione di montagna, non ha nulla da guadagnare, ma molto da perdere, con la realizzazione di un'autostrada lungo la valle del Piave. Il costo dell'opera è di 1.200 milioni di euro per rientrare dai costi, gli studi che l'hanno progettata contano sui pedaggi, ipotizzando flussi di traffico molto lontani dalla realtà: dovrebbero essere 25 mila nel 2015 e 41mila nel 2039; ma oggi, nelle domeniche di punta, sul ponte Cadore transitano 11-12 mila veicoli». «Forse - conclude Peraltrestrade - si conta sul fatto che sarà fatto di tutto per disincentivare l'uso della statale, per lunghi tratti della quale si dovrà transitare a non più di 30 chilometri all'ora». (G.S.)
Lettere AUTOSTRADA Prolungamento A27. I nodi al pettine Prolungamento A27: i nodi vengono al pettine! Siamo finalmente venuti a conoscenza del tipo di osservazioni che l’ente provincia intende fare. Nel corso della riunione, ribadendo che l’amministrazione Bottacin ritiene il prolungamento coerente con gli indirizzi di pianificazione provinciale, i tecnici della provincia e gli assessori competenti ci hanno illustrato una serie di opere complementari, da intendersi come una serie di arterie di viabilità ordinaria, tangenziale e circonvallazioni ritenute opere coordinate con il prolungamento stesso. Queste proposte, che hanno lo scopo di alleggerire il traffico nei centri abitati, sono sostenute anche dall’Idv sebbene in un contesto diverso. Il punto centrale che ci divide è la visione di una mobilità che secondo me considera il trasporto su gomma ormai insufficiente a garantire qualità ed economicità e senza dubbio con un impatto ambientale crescente. Il punto però che più mi ha sorpreso positivamente è stata la proposta di cancellazione di parte dell’art.5 sugli “obblighi del concedente”, interventi di traffic calming. L’articolo, di fatto, declasserebbe l’Alemagna a rango di viabilità comunale con la conseguenza che chi vuole spostarsi nel Bellunese è obbligato a prendere l’autostrada a pedaggi onerosissimi. Ancor di più mi trova soddisfatto la proposta di cancellazione di quella parte dell’art. 5 che impedirebbe alle amministrazioni locali di realizzare interventi di miglioramento dell’attività parallela e quindi del trasporto pubblico locale ma soprattutto della ferrovia. La cosa interessante da notare è che, se accolte, di fatto verrebbe a mancare un elemento fondamentale del Pef (mancato flusso a seguito di dette limitazioni) che determinerebbe l’insostenibilità economica di questa proposta di finanza di progetto. Insomma come da tempo andiamo dicendo, quest’opera, così come proposta, non è la soluzione alle aspettative della nostra provincia. Continueremo a vigilare. Angelo Levis Capogruppo Idv Consiglio provinciale
Infrastrutture AUTOSTRADA - Nella convenzione c'è anche il "rallentamento" della statale Se prolungare l'autostrada significa obbligare tutti a percorrerla e a pagare Venerdì 10 settembre scadono i sessanta giorni per le osservazioni al progetto di prolungamento dell'autostrada di Alemagna. La questione è stata sviscerata anche nell'ambito di alcuni incontri, come la partecipata riunione pubblica che si è svolta a Fortogna il 2 settembre e l'assemblea fra i sindaci cadorini convocata martedì 7 settembre a Pieve. A Fortogna i frazionisti, presenti in massa all'appuntamento, si sono detti molto preoccupati sulle possibili ripercussioni di un tracciato autostradale che passerebbe assai vicino ad alcune costruzioni poste nei pressi del Piave. Il comitato, nettamente contrario all'ipotesi del prolungamento, ha presentato le sue puntuali osservazioni al progetto, indicando i punti di maggiore rischio ed evidenziando una serie di contraddizioni che gettano forti dubbi sulla reale sostenibilità economica di un'opera che dovrebbe costare 1 miliardo e 200 milioni di euro. Viene preferita l'ipotesi di una variante stradale per Longarone, accantonando il progetto dell'autostrada. I SINDACI CADORINI PROMETTONO UNITA' A Pieve i sindaci del Cadore e di Cortina hanno affidato proprio all'ampezzano Andrea Franceschi il compito di portavoce nei rapporti con Anas, Regione e Provincia: c'è la volontà di arrivare a indicazioni unitarie e condivise in merito alla viabilità da parte dì tutti i sindaci di quel comprensorio. E c'è la promessa dei primi cittadini di discutere a fondo il tema della viabilità e delle sue ricadute economiche e sociali, per arrivare a una posizione comune che possa orientare le scelte. E' molto avvertita, peraltro, la necessità delle circonvallazioni: a Cortina, nella Valle del Boite, in Centro Cadore. Può essere che il comitato dei sindaci di Cadore e Ampezzo arrivi anche a indicare una scala condivisa di priorità. Sotto esame, in questi ultimi due mesi, è stata la bozza di convenzione per il prolungamento dell'A27 «Passante Alpe Adria», presentata ai comuni verso metà luglio. II patto legherà la Regione del Veneto e il gruppo di tre imprese che si sono rese disponibili a realizzare l'opera con il sistema della "finanza di progetto" (Project Financing): una serie di vincoli reciproci per garantire in primo luogo, com'è ovvio, il ritorno economico ai privati che si accolleranno le spese di realizzazione. TRAFFICO, LE STIME SONO CORRETTE?. Vincoli non di poco conto, com'è emerso nella riunione di Fortogna. Il costruttore privato, infatti, rientrerà delle (ingenti) spese di realizzazione incassando un pedaggio "rinforzato" per 40 anni dall'entrata in servizio dell'autostrada e solo se i flussi di traffico prospettati si riveleranno corretti o superiori alle previsioni. Le stime sono di un aumento di veicoli lungo l'asse del Piave, sia per il generale incremento della mobilità turistica prospettato anche dalla Ue, sia per il richiamo che l'autostrada stessa eserciterà sull'utenza stradale. Ma le previsioni di traffico - molto superiore ai flussi attuali - sono corrette? E davvero l'autostrada richiamerà un flusso veicolare internazionale anche se, contrariamente alle previsioni iniziali, ormai sembra irrealizzabile il collegamento con l'A23 a Tolmezzo, a pochi chilometri dalla forntiera-Est di Tarvisio? E se davvero si farà la nuova autostrada Pordenone-Gemona? Tra i molti dubbi, questi appaiono i piú fondati. Una cosa è certa: la Regione dovrebbe impegnarsi a fare di tutto perché i veicoli scelgano l'autostrada al posto della Statale 51 di Alemagna (che nel frattempo, negli ultimi anni, é stata in buona parte allargata e velocizzata da Castellavazzo fino a Pieve di Cadore). E' scritto nella convenzione: la Regione si impegna a «rafforzare il bacino di utenza dell'opera e la domanda di servizi da parte dell'utenza introducendo o procurando affinché siano introdotti divieti e limitazioni al traffico pesante sul tratto stradale della SS 51 Alemagna da Longarone alla fine del tronco nei pressi di Caralte, e condizioni di utilizzo del medesimo tratto da parte dei mezzi leggeri in funzione esclusivamente del traffico locale dei residenti, assumendo o facendo in modo che siano assunti da tutte le competenti amministrazioni, aziende ed enti pubblici i provvedimenti a tal fine necessari». In altre parole, tutto il traffico, pesante e non, ad eccezione di quello dei residenti, dovrà essere forzatamente convogliato sull'autostrada, a costo di rendere meno scorrevole la strada statale 51. Non solo: la Regione non potrà «compromettere la gestione» dell'autostrada : «creando attività in concorrenza o comunque determinando sottrazione di bacino di utenza e conseguenti effetti negativi sull'equilibrio economico e finanziario». Che vuol dire: vietata qualsiasi miglioria sulla viabilità ordinaria, ma anche stop a qualunque ipotesi di rilancio della ferrovia che oggi resiste fino a Calalzo. Non saranno ammessi sbagli sulle stime di traffico, che determinerebbero anche la revisione (al rialzo) delle tariffe. Infatti, tra i «presupposti e le condizioni di base che assicurano il mantenimento dell'equilibrio economico e finanziario» è citata la «concreta esistenza e fruibilità di un bacino di utenza di entità non inferiore a quella assunta a riferimento ai fini della stima dei flussi di traffico». Se i conti non torneranno, la Regione dovrà erogare un contributo pubblico (i costi, dunque, ricadrebbero sui cittadini) ed eventualmente prorogare la durata della concessione. Fatto sta che i dubbi sulla sostenibilità economica dell'opera circolano anche in Regione: ancora nel 2009 il Nucleo regionale di valutazione e verifica degli investimenti scriveva che «le ipotesi di traffico sono strettamente condizionate dall'applicazione di provvedimenti di traffic calming lungo la Statale 51, che richiedono il preventivo accordo con Anas Spa e gli enti locali coinvolti», e che «i tassi di crescita del traffico ipotizzati dal proponente sono compatibili con l'aumento del traffico registrato al casello di Belluno della A27 nel periodo 2000-2006, ma non trovano riscontro nel contemporaneo incremento del traffico registrato lungo la SS51», fermo restando che «sotto il profilo tariffario, il pedaggio chilometrico della proposta appare sensibilmente più elevato rispetto ad analoghe infrastrutture autostradali». I conti li ha fatti il Comune di Ponte, nettamente contrario: da Cadola a Caralte 6,50 euro per le auto, 23,80 euro per i veicoli commerciali.
UN PIANO PER LE STRADE - Parla il consigliere Anas Bortolo Mainardi:
irrealistici, ormai, gli sbocchi a Nord e a Est Né Monaco né Tolmezzo: l'A27 al massimo fino a Caralte Ancora possibile il traforo del Cavallino, ma occorre fare presto. Tra le priorità, la galleria del Comelico e la Valbelluna Molti problemi strutturali affliggono la viabilità bellunese e richiederebbero una soluzione definitiva. La provincia di Belluno, d'altra parte, è in fondo alla classifica italiana per dotazione di infrastrutture. Le ultime discussioni, in ordine di tempo, riguardano l'allungamento dell'autostrada A27 da Pian di Vedoia fino a Caralte (contestualmente alla variante di Longarone) e la tangenziale di Cortina d'Ampezzo. Il quadro generale delle scelte vede coinvolti in primo luogo l’Anas, la Regione del Veneto, gli enti locali e alcuni soggetti privati interessati alla realizzazione delle grandi opere con la tecnica del project financing, che più o meno funziona così: la società privata realizza l'opera a proprie spese, poi incassa i pedaggi per qualche decina d'anni e alla fine ottiene un vantaggio economico. Quali scelte, dunque? Quali priorità, nell'ottica di migliorare nel suo insieme il sistema infrastrutturale bellunese? MAINARDI: UN PIANO PER LO SVILUPPO «Le strade non vanno trattate solo come opere pubbliche. Le vie di comunicazione sono investimenti fissi sociali sul territorio che da sempre cambiano radicalmente i connotati delle comunità attraversate. Le reti infrastrutturali e la mobilità nella e della comunità bellunese non possono prescindere da un'idea del territorio e quindi da un progetto del possibile sviluppo economico e sociale». Parole di Bortolo Mainardi, architetto originario di Lorenzago di Cadore, Commissario straordinario per le Grandi opere strategiche del Nord-Est dal 2003 al 2006, e oggi uno dei quattro consiglieri di amministrazione dell'Anas, la Spa controllata interamente dal Ministero dell'economia che gestisce buona parte della rete viaria italiana. Mainardi è anche autore di un volume dedicato proprio alla storia e alle prospettive delle infrastrutture in Italia, intitolato «Semaforo rosso», edito nel 2008 da Marsilio con la prefazione di Francesco Cossiga PRIMA E DOPO GLI ANNI OTTANTA «La provincia di Belluno è storicamente caratterizzata da una duplice problematica: le difficoltà nei collegamenti interni tra le vallate, e nella velocità di collegamento da e verso l'esterno» ragiona Mainardi. «L'asse di Alemagna, storica direttrice di collegamento tra Venezia e il Sud Tirolo, è un tracciato antico, terminato nel 1831. Allora e per un certo periodo di anni quello fu il passaggio preferito per il trasporto di legname e per il commercio in generale. Con il tempo, a seguito dell'apertura della "strada dell'Adige" che collega Verona con il Brennero, con lo sviluppo della ferrovia fino al collegamento con Innsbruck e poi con la tratta Fortezza-Dobbiaco del 1871, l'Alemagna perse progressivamente il traffico a favore dell'area trentina. Per certi aspetti questa situazione segnò la fine del canale di comunicazione attraverso le Dolomiti bellunesi». «Bisogna arrivare agli anni Ottanta», continua Mainardi, «perché lo Stato, attraverso l'Anas, avvii degli interventi importanti sulla vecchia direttrice di Alemagna: oltre a ultimare il tratto autostradale tra Vittorio Veneto e Pian di Vedoia, realizza la galleria del Comelico, le varianti di Lozzo e Pieve, il Ponte Cadore, le varianti al tracciato della strada statale 51 con le gallerie di Caralte, Macchietto, Rucorvo-Rivalgo, Ospitale, Castelavazzo, insieme con altre opere minori. Sull'asse rimane però da risolvere il nodo di Longarone, il quale è un'evidente emergenza e priorità su questa strada statale». LA VENEZIA-MONACO «ORMAI IRREALlSTICA» Mainardi, nel suo ruolo di Commissario per le grandi opere, ebbe l'incarico di verificare la possibilità di un proseguimento dell'autostrada verso nord, per ridare piena funzionalità a quell'antica direttrice di collegamento, cercando uno sbocco verso la Germania. «Dal mio punto di vista, quindi tecnico e non politico», argomenta Mainardi, ritengo che il collegamento con la rete autostradale europea sia un'ipotesi ormai irrealistica. Non dimentichiamo che anche un ramo del parlamento italiano ha già ratificato i Protocolli in attuazione della Convenzione delle Alpi, tra i quali quello che riguarda il trasporto su strada. Recita testualmente: «Le parti contraenti si astengono dalla costruzione di nuove strade di grande comunicazione per il trasporto transalpino». VERSO TOLMEZZO? «L'IDEA È SCEMATA» Strada chiusa verso nord? E' ovvio che l'ipotesi del proseguimento dell'autostrada si giustificherebbe meglio se «andasse da qualche parte", cioè se fosse raccordata ad altre autostrade. Per questo nel 2003 proprio Mainardi, al tempo Commissario per le grandi opere strategiche del Nord-Est, propose il collegamento della A27 con la A23. Tuttavia oggi l'architetto è pessimista: «L'idea di collegare Pian di Vedoia a Tolmezzo, che avevo cercato di porre all'attenzione anche nazionale nel 2003, direi che oggi è completamente scemata vista e considerata l'ipotesi della regione Friuli del collegamento da Cimpello a Gemona, per il quale è stato già presentato il bando di gara in Finanza di Progetto che scade a dicembre». TUNNEL CAVALLINO? «SUBITO O MAI PIÙ» L'architetto Mainardi si sente però di proporre un'altra via alla politica. «C'è ancora una possibilità di collegare la nostra provincia con un valico confinario, pur rimanendo scettico su possibili attraversamenti alpini con strade di grande comunicazione, visto il divieto contenuto nel già citato Protocollo trasporti della Convenzione delle Alpi. Personalmente, proporrei di cercare un accordo concreto con la comunità di Lienz, in Austria, per uno sbocco di strada turistica sotto il Monte Cavallino. Presto, però, perché il Friuli sta cercando di convincere la comunità della Carinzia a realizzare un passaggio sotto il Monte Croce Carnico; per l'Austria, una strada potrebbe escludere l'altra». L'A27 PUÒ ARRIVARE ALLE PORTE DEL CADORE Mainardi vorrebbe che i ragionamenti si concentrassero su ciò che è realmente realizzabile. «Ho la sensazione che la politica non produca programmi di concrete possibilità ma grandi scenari per lo più filosofici, per quanto riguarda la mobilità in generale. Venendo a cose più concrete», continua l'architetto, «io vedo tra le priorità per la provincia di Belluno il completamento della A27 fino a Macchietto, e che risolverebbe contestualmente la priorità della variante di Longarone». C'è anche un consiglio "politico": «In attesa del parere sullo Studio di Impatto Ambientale del progetto autostradale fino a Macchietto», sostiene Mainardi, «mi pare opportuno verificare la possibilità di un contributo pubblico spalmato in cinque anni e con rimborso in clausola concessionaria: sarebbe di sicuro aiuto per tenere basse le tariffe. Si potrebbe anche ipotizzare l'intervento in due tempi, cioè in due stralci, ed è anche possibile verificare con l'Anas se c'è la possibilità di utilizzare la strada esistente per la realizzazione della nuova autostrada». LE ALTRE PRIORITÀ SECONDO MAINARDI «La politica», conclude Mainardi, «dovrebbe interrogarsi su come plasmare e programmare interventi di sicura necessità e priorità». E l'architetto fornisce il suo elenco: «il completamento del collegamento della A27 tra Cadola e il Col Cavalier, la messa in sicurezza della galleria del Comelico con l'impianto di illuminazione, l'impianto antincendio e la realizzazione dei luoghi sicuri; le varianti sulla Valbelluna tra Busche, Sedico e Santa Giustina; la variante di Feltre (Anzù-Nemeggio); alcuni tratti della Valle del Boite, a partire dall'attraversamento di Valle». Riassumendo: sì all'autostrada fino alle porte del Cadore (e basta), sì al traforo turistico del Monte Cavallino, sì a una serie di migliorie in tutta la provincia. No a chiacchiere inutili su ciò che non sarà possibile realizzare, no a opere che non risultano necessarie né prioritarie. L.D.O.
Corriere delle Alpi 11.09.2010 IL PROLUNGAMENTO DELL’A27 «L’Alemagna resti libera» Tutti i paletti messi dai sindaci al progetto preliminare Ieri sono scaduti i termini per presentare le osservazioni. Molte perplessità tra gli amministratori Lina Pison BELLUNO. Ultimo giorno utile, ieri, per presentare in Regione le osservazioni al progetto preliminare sul prolungamento dell’A27. Cancellare l’obbligo per i non residenti di percorrere l’autostrada: questa una delle richieste contenute nel faldone partito alla volta di Venezia. Il rischio di trovarsi con una Alemagna off-limits è stato uno dei temi più dibattuti di queste settimane. A finire sotto accusa l’articolo 5 della delibera di giunta che di fatto ha dato il via libera all’opera. «L’articolo», dichiara Angelo Levis, capogruppo dell’Italia dei Valori in consiglio provinciale, «declasserebbe la statale 51 a rango di viabilità comunale con la conseguenza che chi vuole spostarsi nel Bellunese è obbligato a prendere l’autostrada a pedaggi onerosissimi». Le richieste. E’ toccato a Palazzo Piloni il compito di raccogliere le osservazioni al progetto tra tutte le istituzioni locali interessate al tracciato. «Il documento finale», spiega l’assessore provinciale alla viabilità, Ivano Faoro, «è stato condiviso, in linea generale, da ogni parte politica». Lungo l’elenco delle richieste che Palazzo Piloni ha inviato a Venezia. Prime fra tutte lo stop a Rivalgo per non andare a compromettere un’area di pregio come Pian dell’Abate. Si chiede, poi, di inserire delle opere migliorative della viabilità a nord del collegamento: la Rivalgo-Venas e la circonvallazione in Val Boite potranno scongiurare eventuali congestioni del traffico attratto dalla nuova opera. E ancora. Realizzare un insieme di interventi per strade extra-urbane che uniscano le direttrici Valsugana e Alemagna e un collegamento con la Valle di Zoldo e la Valcellina, prevedendo un collegamento fra lo svincolo di Longarone e la provinciale 251. L’imbuto di Ponte. Due le richieste avanzate dal sindaco, Roger De Menech: «Iniziare finalmente a progettare e a realizzare il traforo di Cadola e lasciare gratuito il pedaggio nel tratto di A27 fino a Pian di Vedoia». «Questo prolungamento», spiega il primo cittadino, «rischia di avere effetti assolutamente negativi per l’abitato di Ponte congestionando ancora di più il Bivio e l’incrocio di Santa Caterina perchè se il tratto libero viene messo a pagamento è chiaro che quella parte di traffico si riverserebbe sulla viabilità comunale». L’impatto su Longarone. «Noi abbiamo chiesto», spiega il sindaco Roberto Padrin, «l’inserimento di barriere antirumore su tutto il tracciato e viadotti bassi per l’impatto ambientale, abbiamo recepito le osservazioni degli abitanti di Fortogna che avevano chiesto di salvaguardare una zona di grande pregio spostando il tracciato verso il Piave». Longarone domanda, poi, di valutare gli effetti che l’opera avrà sul traffico in zona industriale che in alcune ore della giornata è intasato e di esentare dal pedaggio le maestranze». I dubbi della minoranza. «Per noi è importante che questa provincia sia collegata, non attraversata», dichiara Irma Visalli consigliere del Partito democratico. «Prima di tenere il territorio in bilico tra autostrada sì e autostrada no, bisogna vedere se l’opera sia sostenibile dal punto di vista economico, sociale ed ambientale, ma lo studio finanziato dalla Regione con 150 mila euro è stato fermato da questa amministrazione». Il tema autostrada ha tenuto banco in queste settimane, ma per l’opposizione le incertezze non mancano soprattutto sui tempi e i costi e anche qualche timore. «E se si temporeggia troppo», conclude Visalli, «la circonvallazione di Longarone rischia di saltare».
Ieri l’incontro a Dobbiaco tra l’assessore De Zolt e i rappresentanti degli altri due partner Collegamento tra tre regioni Palazzo Piloni, capofila, sta studiando il sistema più adeguato BELLUNO. Un nuovo sistema di trasporto per collegare e rendere più agevole muoversi tra tre regioni. E’ questo il senso del progetto che la provincia di Belluno sta mettendo a punto, come capofila, insieme alla Provincia di Bolzano e ai territori austriaci. Ieri c’è stato il primo incontro per discutere delle possibilità e dei sistemi da mettere in campo per raggiungere l’obiettivo. Alla riunione, che si è svolta ieri mattina a Dobbiaco, erano presenti l’assessore provinciale alla viabilità, Silver De Zolt con i suoi funzionari, i rappresentanti della provincia di Bolzano e quelli austriaci. Un incontro proficuo che è servito a gettare le basi per l’avvio del progetto così ambizioso ma anche così importante per il turismo nel territorio dolomitico. «Il piano, già finanziato dalla Regione per circa 300.000 euro» precisa De Zolt al termine dell’incontro, «prevede la creazione di una nuova soluzione per il trasporto tra queste tre aree, Veneto, Bolzano e Austria, a scopi non solo turistici ma anche lavorativi, visto che sono in molti dal Comelico ad andare quotidianamente oltre confine per lavorare». «La nostra idea», precisa meglio l’assessore bellunese, «è quella di creare dei servizi fruibili a tutti, attraverso la creazione di un collegamento da un lato tra Calalzo e Cortina, utilizzando anche la ferrovia esistente, con un servizio di trasporto via terra tramite pullman verso Dobbiaco, e dall’altro lato, da Calalzo verso Santo Stefano, San Candido e Dobbiaco. Si tratta di una sorta di trasporto ad anello, che possa collegare le aree di confine tramite un sistema che sia anche rispettoso dell’ambiente. Infatti, se ora i lavoratori che ogni giorno vanno nella provincia contermine per il loro lavoro utilizzano l’automobile, quando i nuovi collegamenti saranno pronti, potranno usufuirne, salvaguardando l’ambiente, visto che i mezzi ormai sono tutti ecocompatibili» Il sistema allo studio andrebbe a completare quel quadro che vede anche il potenziamento delle piste ciclabili tra il territorio bellunese e le aree confinanti. Il progetto, che rientra «in quelli Interreg a cofinanziamento all’80% tra Regione e Unione Europea, dovrà servire per imprimere una svolta turistica a questo territorio e soprattutto alla parte alta della nostra provincia, come ad esempio il Comelico, attraverso la creazione di una sinergia tra i tre attori interessati», sottolinea con soddisfazione De Zolt che aggiunge: «Possiamo dire che si è dato il via al progetto di studio di questo nuovo collegamento. E quella di ieri è stata praticamente la prima riunione. Nei prossimi incontri che seguiranno, dovremo stabilire le modalità e i criteri da adottare per far partire questo nuovo sistema». Il piano Interreg prevede lo stanziamento, già attuato dalla Regione Veneto,
di complessivi 300mila euro, di cui soltanto 114mila serviranno per mettere in
piedi lo studio. (p.d.a.)
Il Gazzettino-Bl 11.09.2010 LA PROVINCIA Tutte le
osservazioni spedite in Regione: svincolo a Rivalgo, variante per Venas e
traforo di Cadola L’A27 condivisa inviata a Venezia Marco D’Incà La Provincia ha inviato ieri, in Regione, le osservazioni al progetto di prolungamento dell’A27: «Ora è tutto nero su bianco. Questo documento - commenta l'assessore provinciale alla viabilità, Ivano Faoro - raccoglie in sintesi i pareri di tutte le istituzioni locali interessate dal tracciato. Il testo presentato a Venezia è stato condiviso, in linea generale, da ogni parte politica ed è frutto di una serie di incontri con i Comuni». Le richieste che arriveranno agli uffici regionali sono di varia natura: «Lo svincolo di Pian de l'Abate potrebbe essere localizzato nell'area di Rivalgo-Rucorvo, per consentire un agevole collegamento alla prevista variante Rivalgo-Venas. Senza precludere, tuttavia, un futuro prolungamento dell'autostrada verso nord o verso est». Rimane aperta la finestra per inserire altre opere migliorative: la già citata Rivalgo-Venas e la circonvallazione in Val Boite, infatti, potranno scongiurare eventuali congestioni del traffico attratto dalla nuova infrastruttura. Fondamentale sarà anche il collegamento con la viabilità di scorrimento veloce della Valbelluna - grazie a un insieme di interventi per strade extra-urbane che uniscano le direttrici Valsugana e Alemagna - e quello con la Valle di Zoldo e la Valcellina, prevedendo la messa a punto di un'adeguata unione tra lo svincolo di Longarone e la strada provinciale 251. Un altro nodo cruciale riguarda la «galleria di Cadola che, con la realizzazione del tunnel del Col Cavalier, possa garantire un allacciamento diretto fra il capoluogo bellunese, la direttrice della Valbelluna e la A27». Verrà richiesta anche una modifica della bozza di convenzione: «Precisamente l'articolo 5, comma E. Lo scopo è di garantire che la statale Alemagna possa continuare a svolgere le proprie funzioni di collegamento fra i vari capoluoghi comunali». Da rimarcare anche l'ultima osservazione: «Le amministrazioni locali dovranno avere la facoltà di poter realizzare interventi di miglioramento della viabilità parallela alla nuova autostrada, dei sistemi di trasporto pubblico e di quello ferroviario». Sul prolungamento è intervenuto con una nota anche Angelo Levis per l’Idv, dicendo «che l’opera non è la soluzione alle aspettative della provincia» e assicurando «vigilanza» sul progetto e i suoi passaggi. Non è da escludere che in questi giorni possa tenersi qualche manifestazione di protesta.
PIEVE Gli operatori economici: «Morti con le tangenziali» «Con questo paradiso dolomitico si potrebbe ambire a molto più turismo e in tutte le stagioni». Queste le parole di Stefano Pompanin, presidente del Comitato operatori economici (Coe) di Pieve. «Purtroppo con la caduta dell'occhialeria ci siamo trovati «orfani» di qualcosa. Quando giravano i soldi in queste zone venivano impiegati anche per promuovere il turismo. Ora è proprio la promozione ciò che manca di più. È la pubblicità che spinge la gente a visitare nuove località. E poi gente porta gente. Ne è un esempio il Monte Rite». Per quanto riguarda la viabilità e il prolungamento dell'autostrada A27, Pompanin sostiene: «Sicuramente permetterà di evitare le lunghe code dei weekend, ma a mio parere il problema verrà spostato solo venti chilometri più in su. Sarà poi importante capire cosa si farà in Centro Cadore». Posizione contraria invece verso le circonvallazioni che, a suo dire, faranno morire i paesi. «Non posso dar torto al sindaco Ciotti perché a Pieve era necessaria, ma dopo la creazione della circonvallazione la piazza è meno popolata. La realtà di Pieve è comunque fiorente, ma per molti altri paesi non è così. Le circonvallazioni dovrebbero servire a deviare solo il traffico pesante dai centri abitati. Se non c'è il passaggio di auto di cosa vivranno i nostri paesi? Le nostre strade devono diventare un'attrattiva per i giri turistici, come sul lago di Garda». L'obiettivo degli operatori economici si pongono è di riuscire a lavorare dodici mesi all'anno, non solo in stagione. E le idee non sembrano mancare: dall'offerta di pacchetti turistici 3x2 nella bassa stagione, all'ospitare squadre per i ritiri estivi, all'ampliare l'offerta alberghiera e i centri benessere. Stefania Mattea
Messaggero Veneto 10.09.2010 Forni di Sotto, no del Comitato Pas al prolungamento dell autostrada A 27 FORNI DI SOTTO. No al prolungamento dell’autostrada A 27 da Belluno a Pieve di Cadore. Lo hanno ribadito, spiega il Comitato Per Altre Strade (Pas) di Forni di Sotto, durante una riunione tenutasi a Ponte nelle Alpi, alla presenza di cittadini, associazioni, comitati e di un certo numero di amministratori e di politici. Un progetto che interessa direttamente anche la nostra regione, lungo la valle del Tagliamento, in quanto questo tratti successivamente dovrebbe collegarsi con l’autostrada A 23 di Amaro. Un progetto che a suo tempo l’assessore Riccardo Riccardi ha dichiarato che è “posticipato” nel computo delle priorità regionali, ma non accantonato. Il Veneto, tuttavia, ha deciso di andare avanti con il prolungamento dell’A27 fino alle porte del Cadore e da qui la riunione dell’altro giorno. Secondo Pas il progetto del proseguimento dell’autostrada sino a Pieve presenterebbe molte lacune, tra le quali, sarebbe emerso, «sotto l’aspetto ambientale, perché si propone di trasformare la valle del Piave in un corridoio per il traffico internazionale, e perché in aperta contraddizione con il recente riconoscimento Unesco delle Dolomiti come Patrimonio dell’Umanità» e inoltre non risolverebbe i problemi di mobilità e di viabilità attuali, ma ne creerebbe di nuovi. «Un progetto – spiega Ira Conti di Pas – che contrasta con le direttive europee che prevedono un progressivo spostamento del traffico merci dalla strada alla rotaia, ed è stato proposto in spregio alla Convenzione delle Alpi che pone il veto ad ogni nuovo attraversamento autostradale delle Alpi». Che privatizzerebbe gli utili lasciando al pubblico gli eventuali deficit economici. (g.g.)
www.sbilanciamoci.info 08.09.2010 Una Scia di cemento sull'Italia Basta una segnalazione, si può costruire. Il governo cambia le procedure
per avviare i cantieri, con grave rischio di abusi, sprawl urbano e scarsa
qualità edilizia Via la Dia, arriva la Scia. Non è un gioco
di parole ma un’altra norma approvata nella manovra Tremontii
a fine luglio che permette ai costruttori di avviare cantieri, senza
autorizzazione, senza dichiarazione ma con una semplice Segnalazione certificata
di inizio attività (S.C.I.A) E solo dopo, nei sessanta giorni successivi le
amministrazioni pubbliche potranno intervenire a fermare i cantieri, se
riscontrano difformità con le norme, con l’antisismica, con i piani
regolatori, con i regolamenti edilizi, quando ormai il danno è già costruito e
lo scempio già in piedi. La Scia è stata alla fine esclusa per le aree
vincolate ma solo a seguito della campagna delle associazioni ambientaliste e
delle proteste di autorevoli intellettuali. Ma resta la gravità di una norma che
aumenterà abusi, sprawl urbano, periferie informi e scarsa qualità edilizia:
un altro tassello dell’aggressione sistematica al territorio, alle città, al
suolo agricolo ed al paesaggio. La Dia consentiva di presentare i progetti e
di attendere un tempo (diverso tra le diverse regioni) entro il quale se
l’amministrazione non interveniva, scattava il silenzio assenso ed i cantieri
potevano essere avviati. Con la Scia invece i cantieri partono nello stesso
momento della segnalazione e l’intervento dell’amministrazione pubblica è a
cantiere aperto, molto più difficile da attuare, stante anche i tagli che gli
enti locali hanno subito nella stessa manovra Tremonti, con l’impossibilità
di potenziare uffici e personale per la vigilanza ed i controlli. Senza
dimenticare che solo pochi mesi fa era stata abolita la Dia per tutte le opere
interne, anche quelle rilevanti, come se non fosse indispensabile un minimo di
controllo almeno per la parte che riguarda la sicurezza, le norme antisismiche
ed il patrimonio tutelato. Resta da capire come la norma impatterà con
le regioni e la loro autonomia in materia urbanistica, se vi saranno ricorsi o
adeguamenti normativi regionali. Anche la positiva esclusione delle aree
vincolate che comprende il 47% del territorio italiano, non fa i conti con la
mancanza di piani paesistici in attuazione della legge Galasso da parte di
diverse regioni che rende inapplicabili le tutele. E con il fatto che la stessa
manovra Tremonti riduce del 50% le risorse per i parchi italiani (nel 2009 erano
già scarse pari a 54 milioni di euro), che sono circa il 10% del territorio
italiano, dandogli un colpo mortale e mettendoli nella impossibilità di
vigilare sul proprio patrimonio naturale ed ambientale. Nella stessa legge si semplificano
ulteriormente le procedure per la Conferenza dei servizi, come ha denunciato il
Wwf, indebolendo le amministrazioni preposte alla tutela per l’ambiente e la
salute, incluse le Soprintendenze già alle prese con tagli del personale e
l’introduzione dell’autorizzazione paesaggistica semplificata prevista per
interventi di lieve entità, che rischia di allentare tutti i controlli. E’ la
controriforma che cerca di mettere in un angolo uno degli ultimi baluardi
preposti alla tutela del paesaggio e del patrimonio storico, che dal 1 gennaio
2010 aveva visto aumentare i poteri delle Soprintendenze con la nuova disciplina
di rilascio dell’autorizzazione paesaggistica. Ed è sempre la stessa norma Tremonti
approvata a luglio che consente l’accatastamento di case “fantasma” che
secondo l’ultimo censimento dell’Agenzia del territorio sono 2.868.000 unità
immobiliari: facile immaginare non si sia trattato solo di evasione delle tasse
ma anche di abusivismo edilizio. Già il provvedimento sul federalismo
demaniale, voluto dalla Lega, approvato da governo e parlamento, con il voto
favorevole dell’Idv, consentirà vendita e valorizzazione di un patrimonio
comune in modo diseguale tra le diverse regioni, e visti i problemi di cassa
delle istituzioni locali, aumenteranno cubature e speculazioni, come già è
successo con gli oneri concessori destinati alla spesa corrente e non più solo
a opere di urbanizzazione nelle periferie e nelle nuove aree di intervento
edilizio. Non solo, come ha sottolineato Sauro Turroni, ex senatore verde,
vengono anche ignorati gli effetti sul demanio fluviale, dove di fatto si
smembrano le autorità di bacino, assegnando i fiumi “affluenti” e di
modeste dimensioni agli enti locali, che potranno autorizzare escavazioni di
sabbia e ghiaia (materia prima per il cemento!). In questo modo si distrugge
anche il principio della gestione unitaria dei fiumi e delle acque, ottenuto con
tante battaglie nel 1989, con la Legge 183 per la difesa del suolo. Norme che aggraveranno una situazione già
degenerata, aumentando il consumo di suolo, le periferie degradate senza identità
e servizi, la perdita di bellezza e di storia millenaria del nostro
straordinario patrimonio italiano. Utile e ben documentato è il dossier recentemente presentato da Legambiente “Un’altra casa? Il diluvio del cemento ed i problemi delle città italiane”, che fa non solo fa il punto sul consumo di suolo degli ultimi 15 anni, ma sottolinea anche i problemi di accesso alla casa che vivono molto cittadini, la crisi in atto nell’edilizia con 15.000 imprese che hanno chiuso i battenti, la pessima qualità del costruito, avanzando proposte concrete per un cambiamento positivo degli anni a venire. Si propongono regole per fermare il consumo di suolo, costruire edilizia di qualità e sociale, riqualificare quella esistente, demolire e ricostruire quella fatiscente, realizzare servizi ed infrastrutture per la riqualificazione urbana. Secondo Legambiente sono 4 milioni le abitazioni costruite tra il 1995 ed il 2009 per oltre 3 miliardi di metri cubi, che si può stimare oggi abbia superato in Italia i 21.000 chilometri quadrati (il 7%), con un incremento annuo di circa 500 km quadrati, più o meno come tre volte la superficie del comune di Milano. Un milione di case sono vuote, risultato di una speculazione edilizia che non soddisfa la domande di case per giovani, anziani ed immigrati, in un paese che ha il primato europeo dell’abusivismo edilizio e dove la deregulation totale del settore è l’unica risposta del governo Berlusconi, mentre nel resto dell’Europa si va nella direzione opposta. Vorrei sottolineare il punto di vista di Legambiente, che ritiene che il tema “casa” e più in generale le questioni edilizie ed urbanistiche, non possano essere risolte a livello locale e comunale, ma che servano livelli superiori come le regioni, per vigilare, operare e dare slancio alle nuove idee di riqualificazione. Lo sottolineo perché mi pare una novità per Legambiente, che aveva storicamente visto nel decentramento un elemento positivo di responsabilità. Che purtroppo spesso non funziona e che è diventato un “padroni a casa nostra” per aumentare la scia del cemento e dell’asfalto, l’altra faccia della Legge obiettivo che esclude gli enti locali dalle decisioni. Il Dossier Legambiente raccoglie anche molti dati disaggregati per regione su consumo di suolo, patrimonio edilizio e disagio abitativo, ed anche molte storie di ordinaria speculazione edilizia e consumo di suolo sparsi ad ogni latitudine dell’Italia. Tempi duri dunque per ambiente territorio e paesaggio, ma si moltiplicano anche reazioni civili ed iniziative locali, oltre al lavoro di associazioni ambientaliste, per la tutela della bellezza e del paesaggio. E’ una positiva novità, anche se per ora non c’è ascolto dalla politica e nelle istituzioni, ostaggio della cultura della cementificazione. Basta leggere il libro appena pubblicato “La Colata. Il partito del cemento che sta cancellando l’Italia ed il suo futuro” curato da Ferruccio Sansa e scritto da diversi autori che raccoglie dal nord al sud, da destra a sinistra, la febbre del mattone, del cemento e dell’asfalto, ma anche le indignate reazioni di cittadini, associazioni e comitati, per contrastare il degrado, il consumo di suolo, la perdita di bellezza ed identità, per avere una visione chiara di quanto sta accadendo. O seguire da vicino il prezioso lavoro di Edoardo Salzano, con il sito Eddyburg, che raccoglie quotidianamente articoli, recensioni, iniziative, proposte su urbanistica, società e politica (urbs, civica, polis) con molte antenne sul territorio, i progetti devastanti, le regole deformate, impegnato a contrastare il degrado e l’esclusione, promuovendo la cultura dell’abitare e del governare il territorio. C’è indignazione e partecipazione nel Paese reale contro questi scempi e questa cultura del cemento e si moltiplicano documentari , dossier, gruppi su Facebook, seminari, scuole estive, rete di cittadini. Da oltre un anno è stato lanciato il manifesto nazionale del movimento Stop al consumo di territorio, partito dalla preziosa esperienza di Domenico Finiguerra, sindaco del Comune di Cassinetta di Lugagnano, che ha adottato un Piano Regolatore/Territoriale a “crescita zero”. Un movimento in rete che raccoglie esperienze ed iniziative reali di impegno contro il consumo di suolo ed il degrado del territorio e che si ritroverà a Sarzana il 18 e 19 settembre, per mettere a fuoco le future iniziative comuni.
Corriere delle Alpi 10.09.2010 Faccia a faccia a Bolzano tra il presidente della Provincia e il collega
altoatesino Luis Durnwalder Durni apre le porte ma chiude l’A27 Bottacin soddisfatto: «Comincerà una nuova stagione di collaborazione»
Cristian Arboit BELLUNO. Ladini, A27, parco delle Tre Cime, ma anche lavori sulle strade di confine e cultura. Luis Durnwalder ha aperto le porte del suo studio al collega Bottacin. «Per Belluno ho sempre tempo», avrebbe detto accogliendo l’ospite. Il governatore altoatesino ha ribadito il suo no all’autostrada, ma si è detto pronto a collaborare su altri fronti. Intanto la giunta Bottacin si sposterà per un giorno a Bolzano. Da una parte il presidente leghista di una provincia semplicemente ordinaria, dall’altro il governatore dell’Swp - partito di centrosinistra - di una provincia autonoma in una regione a statuto speciale. Due mondi paralleli che ieri si sono incontrati per parlare di un futuro insieme. Niente referendum, sia inteso, solo eventuali accordi e patti fra gentiluomini. Meglio la bici. Il buon Durni - con la consueta schiettezza altoatesina - ha ribadito il suo no al progetto dell’autostrada (tanto per mettere fin da subito le cose in chiaro), poi si è detto pronto ad appoggiare il disegno di una grande ciclabile attraverso le Dolomiti. Ma di strade si è parlato anche in altri termini, come conferma un soddisfatto Bottacin: «Pensiamo a un intervento congiunto sulle strade di confine». In altri termini, Bolzano sarebbe disposta a co-finanziare i tratti di confine, come già avviene del resto con la provincia autonoma di Trento. Sempre in materia di infrastrutture si è parlato anche della tratta ferroviaria Dobbiaco-Venezia. Le Tre cime. Durante l’incontro si è toccata una spinosa questione, quella del parco delle Tre Cime. Per gli altoatesini il genitivo “di Lavaredo”, si sa, è sempre stato un optional. Il compromesso però è servito: «Non si esclude un parco transprovinciale», afferma Bottacin, reduce da un colloquio con il sindaco di Auronzo. Durnwalder, dal canto suo, si è detto pronto ad «approfondire». E i ladini? Ad accompagnare Bottacin in terra altoatesina l’assessore alle minoranze linguistiche Daniela Templari, promotrice dell’incontro. E proprio per i ladini potrebbero esserci delle novità sul fronte della comunicazione. Tra le proposte più concrete emerse ieri c’è la copertura della Ladinia con le trasmissioni della Rai ladina. La televisione di Stato a Bolzano infatti trasmette in tre lingue: italiano, tedesco e, appunto, ladino. I soldi. Un conto sono le idee, un altro le risorse, ma un aiuto stavolta potrebbe arrivare da Roma e dall’attivazione del fondo che tanto ha fatto parlare l’inverno scorso, ovvero l’accordo Calderoli per le aree di confine, quei quaranta milioni di euro che le Province autonome dovranno impegnarsi a trasferire alle realtà ordinarie limitrofe. «Dobbiamo trovare dei progetti che portino benefici da entrambe le parti», afferma Bottacin. La giunta a Bolzano. A confermare l’avvio di una nuova stagione di collaborazione, la possibilità di riunire la giunta provinciale di Belluno - che da mesi girovaga per i comuni della provincia - a Bolzano. Durni è pronto ad accogliere i colleghi ordinari. Insomma, giunta ordinaria in provincia autonoma. Questa davvero non si era mai sentita.
A CASTELLAVAZZO Prolungamento A27 stasera la minoranza incontra i cittadini CASTELLAVAZZO. Stasera alle 20,30, in sala Zattieri a Codissago, il gruppo di minoranza incontra la popolazione per presentare il progetto del prolungamento dell’A27. La serata è preparata con il comitato Pas “Per altre strade”. Il progetto principale prevede che, di fronte a Codissago, le corsie dell’autostrada attraversino il corso del Piave spostandosi sulla sinistra e, in prossimità dell’abitato, entrino in galleria per proseguire fino a Macchietto. «Pensavamo che, data l’importanza del tema, dovesse essere l’amministrazione ad informare i cittadini», dice il capogruppo di minoranza Marcello Mazzucco, «ma finora il sindaco non è intervenuto».
Il Gazzettino-Bl 10.09.2010 CASTELLAVAZZO Prolungamento A27, oggi incontro Stasera alle 20.30 la sala del Museo degli Zattieri, a Codissago, ospiterà un incontro informativo sul tema «Prolungamento autostradale A27 - A23». L'assemblea, aperta a tutta la popolazione, è stata promossa dal gruppo consiliare di minoranza del Comune di Castellavazzo e dal comitato «Peraltrestrade». L'accento verrà posto soprattutto sull'impatto ambientale dell'infrastruttura. (M.D.I.)
IN COMMISSIONE CONGIUNTA Esaminato
il Piano regionale di valutazione sul prolungamento «L’A27 non vada oltre Rivalgo» Le osservazioni della Provincia di Belluno per il prolungamento dell'A27 sono state condivise ieri in una commissione consiliare congiunta (urbanistica, ambiente e trasporti), ma la minoranza è scettica. La possibilità di chiedere modifiche allo studio di impatto ambientale, presentato a luglio dall'assessore regionale Renato Chisso, scadono oggi. Poi si passerà al via libera della Giunta regionale e al vaglio del Comitato interministeriale prima dell'appalto. Fermarsi a Rivalgo, anziché andare a compromettere un'area di pregio come Pian dell'Abate, e fare un raccordo con la Val Zoldana sono due delle richieste. C'è poi il nodo del traffico di Ponte nelle Alpi, così l'ormai storico progetto del traforo di Cadola è stato inserito tra le opere di compensazione, oltre alla possibilità di sviluppare una rete ferroviaria in alternativa. Diverse osservazioni riguardano anche Logarone sul viadotto in modo che non copra la visuale del Vajont e sulla questione del pedaggio in zona industriale. Dubbioso il Pd con Mirco Costa, che si chiede a cosa serva utilizzare le commissioni su osservazioni già decise, e Irma Visalli che ha chiesto che fine abbiano fatto i 150.000 euro stanziati dalla Regione per valutare l'impatto sociale economico del prolungamento.
Il Gazzettino-Bl 09.09.2010 IL PROGETTO In Regione
documento congiunto con i radicali Prolungamento A27, verdi contrari Torna a far parlare di sè il prolungamento dell'autostrada a27 fino a Macchietto. Radicali e Verdi si sono uniti per presentare in un unico documento le osservazioni alla Direzione dei Lavori Pubblici della Regione Veneto contestando l'opera. Piuttosto che l'autostrada, meglio una linea ferroviaria fino a Dobbiaco, decisamente più eco-compatibile, sostengono le due formazioni politiche. Questo permetterebbe un collegamento della provincia di Belluno con l'Europa con un risparmio di costi per realizzare l'impianto, oltre che in termini di impatto ambientale. La nuova infrastruttura che dovrebbe prolungare l'a27 da Pian di Vedoia fino a Macchietto, nel comune di Perarolo di Cadore, non costerà 1,2 miliardi di euro, come detto dall'assessore regionale Renato Chisso, nella presentazione dello studio di impatto ambientale che si è tenuta a luglio a Longarone, ma, secondo non meglio precisate stime di Verdi e Radicali, si aggirerà sui 4,5 miliardi di euro. Un importo troppo elevato per costruire circa 20 chilometri di nuova rete viaria. Più di metà della strada verrebbe scavata producendo grandi quantità di materiali da smaltire e un'altra significativa parte sarebbe su viadotto ed ostruirebbe il paesaggio. Una via ad alto scorrimento, dicono i firmatari del documento inviato in Regione, esiste già ed è la strada statale 51 d'Alemagna, che per non essere più intasata dal traffico avrebbe bisogno solamente di tratti di circonvallazione per bypassare alcuni paesi. L'appello finale alla giunta Zaia è, quindi, quello di desistere, vista anche la creazione di gruppi e comitati auto-organizzati contrari all'opera, perché creare ulteriori tensioni nelle comunità di montagna già segnate dallo spopolamento che rischia di cancellare per sempre tradizioni antiche. «A queste i politici - dicono Verdi e Radicali - si richiamano solo per aumentare il loro consenso, ma poi se ne disinteressano in favore della speculazione legate alle infrastrutture e agli appalti pubblici». Oggi, intanto, in Provincia si riunirà la commissione consiliare d'intesa (urbanistica, ambiente e trasporti) per approfondire l'analisi sul progetto.
Corriere delle Alpi 08.09.2010 Andrea Franceschi incaricato di farsi avanti con Provincia, Regione ed
Anas per portare il messaggio dell’unità del territorio Viabilità e A27, i sindaci fanno fronte comune I primi cittadini del Cadore e della Valboite riuniti a Tai per
discutere del prolungamento Alessandra Segafreddo PIEVE DI CADORE. La Valboite e il Cadore scriveranno a Provincia, Regione ed Anas per far sapere che la parte alta del Bellunese agirà all’unisono, cercando soluzioni condivise da tutti ai problemi della viabilità. E’ questa la decisione presa ieri sera dai sindaci di tutta l’area riuniti alla sala Coletti di Tai per valutare una posizione comune sul progetto di prolungamento dell’autostrada A27. Quello di ieri sera a Tai di Cadore è stato un primo momento di confronto, dal quale è comunque scaturita una decisione operativa: affidare al sindaco di Cortina, Andrea Franceschi, il ruolo di capofila nei confronti degli enti superiori. Sarà lui a mantenere i contatti con Provincia, Regione ed Anas. «Durante l’incontro», dichiara Franceschi, «non abbiamo affrontato questioni specifiche, riservandoci di farlo durante un prossimo incontro, durante il quale ogni amministrazione presenterà i propri progetti in merito alla viabilità. Siamo comunque tutti d’accordo di andare avanti insieme e di trovare una soluzione unitaria, soprattutto alla luce del futuro prolungamento dell’A27. Tra qualche settimana ci troveremo nuovamente per analizzare i vari progetti che poi condivideremo con Provincia, Regione e Anas. Da parte mia sono soddisfatto del fatto che, su un tema così importante come quello della viabilità, ci sia la volontà di lavorare insieme per risolvere i punti critici, che soprattutto durante i picchi stagionali di traffico creano molti disagi ai cittadini che abitano sul nostro territorio». Come sottolineato da Franceschi, ieri sera durante il vertice non si è scesi nel dettaglio delle questioni che toccano i singoli comuni ma si è deciso comunque di fare un primo passo, di lanciare un primo segnale di unità di intenti e di decisione su un tema fondamentale come quello della viabilità. Per questo l’assemblea dei primi cittadini ha dato incarico allo stesso Franceschi di assumere un ruolo da “portavoce”. Compito al quale Franceschi intende adempiere già da oggi, quando invierà la prima lettera a Provincia, Regione e Anas.
L’ITER In scadenza il termine per le osservazioni Vittore Doro PIEVE DI CADORE. Scadrà venerdì il termine dei 60 giorni per le osservazioni al progetto preliminare del prolungamento fino a Macchietto dell’autostrada A27, presentato a Longarone il 15 luglio. Dal giorno successivo, sabato, potranno presentare osservzioni e proposte solo la commissione regionale Via (Valutazione impatto ambientale) e il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica). Al termine di questa seconda fase, se non ci saranno impedimenti tali da far rigettare il progetto, ci dovrebbe essere l’emissione del bando e quindi l’assegnazione dei lavori. Di fronte alle novità che avanzano, così, i sindaci cadorini e della Valboite intendono muoversi compatti. «Intendiamo discutere a fondo per trovare una posizione comune», sottolinea il sindaco di Pieve, Maria Antonia Ciotti, «senza sollevare polemiche su un argomento fondamentale all’economia del territorio, come la viabilità». Sul fronte del prolungamento autostradale si sta muovendo anche il vicepresidente del consiglio regionale, il cadorino Matteo Toscani, ma intanto il sindaco Ciotti fissa un primo punto fermo: «Le circonvallazioni devono essere fatte al più presto, perché rappresentano l’emergenza vera della viabilità della Valboite e del Cadore».
Lettere PROLUNGAMENTO A27 L’autostrada sulla memoria La valle di Longarone, già dilaniata dal disastro del Vajont, subirà, in nome del profitto, un secondo scempio. Il prolungamento dell’autostrada A27, da Pian di Vedoia a Macchietto, smembrerà la valle deturpando il paesaggio e la visuale sulla gola del Vajont. Il tratto autostradale, che costerà un miliardo e duecento milioni di euro (spalmati su appena 22,6 km), sarà interamente finanziato da capitali privati tramite la finanza di progetto (project financing). Il continuo ricorso al project financing per la realizzazione di opere pubbliche di dubbia sostenibilità finanziaria potrebbe avere delle conseguenze esiziali per le generazioni future. Ciò nonostante, amministratori regionali e locali descrivono il finanziamento come un «treno da non perdere». In un politichese che non dà adito a fraintendimenti, puntualmente sottolineano come a questa locomotiva si possano agganciare altri «vagoni». Il ricorso a capitali privati obbliga gli enti locali a sottostare a qualsiasi diktat imposto dai promotori: il Comune di Longarone, da sempre fervido sostenitore del prolungamento della A27, non potrà interferire in alcun modo sul tracciato che proprio in questa vallata genererà un impatto ambientale devastante. A poco varranno sterili osservazioni redatte al fine di preservare la gola del Vajont: vista la conformazione della valle, l’autostrada impatterà inevitabilmente sulla diga (a meno che il progetto non sia modificato da Harry Potter). Il Comune di Longarone, alla luce del proprio passato, non dovrebbe ergersi ad ambasciatore dell’ambiente, difendendo il territorio da qualsiasi forma di speculazione? Mi pare che il canovaccio del Vajont si stia tristemente ripetendo (l’epilogo, quantomeno, sarà differente). Le stesse logiche che portarono alla costruzione della diga sostengono ora il prolungamento autostradale: la politica, pur di garantire il profitto ai soliti noti, è disposta a profanare l’ambiente e, di conseguenza, l’identità di chi lo popola (i soliti ignoti). Credo che l’unico modo di preservare la memoria consista, oltre che nell’istituire musei e fondazioni, nel tradurre in gesti concreti gli insegnamenti che abbiamo tratto dal passato e nello scardinare quei principi economici che fanno prevalere gli interessi di pochi a detrimento della collettività. È bene ricordare che, per snellire il flusso di traffico domenicale sulla Alemagna, sarebbe stata sufficiente, nell’interesse della collettività, una semplice variante che intercettasse le auto provenienti sia dal Cadore sia dallo Zoldano. Un’alternativa economica e di scarso impatto ambientale che, non consentendo l’aggancio di alcun «vagone» supplementare, non è mai stata caldeggiata da alcuno. Elettra Feltrin
Corriere delle Alpi 04.09.2010 Grillo: «Cemento implacabile» Il comico attacca Cortina. Franceschi: «Solo frasi fatte» Il sindaco ribatte alle parole pubblicate sul suo blog in internet: «Uscita
maldestra si informi prima» Alessandra Segafreddo CORTINA. Beppe Grillo attacca la Regina delle Dolomiti e il sindaco Andrea Franceschi replica con decisione. Il comico e attivista genovese ha pubblicato sul suo blog una nota riguardante Cortina. Il pezzo è intitolato «Cortina d’asfalto» ed è affiancato dal link ad un video di Youtube che propone la bellezza di Cortina, i suoi paesaggi, le sue crode. Poi l’affondo: «Il cemento nelle Dolomiti è implacabile, inarrestabile, inutile», scrive Grillo. E aggiunge: «Cortina d’asfalto con il suono dolce delle moto e dei Suv che ti raggiunge nei boschi. La natura italiana è diventata post-moderna, in futuro si scierà direttamente in macchina». Il sindaco Franceschi non ci va giù leggero, come spesso fa con chi attacca il paese: è ancora impressa nella memoria di molti la replica che Franceschi fece al re degli ottomila Reinhold Messner che aveva attaccato Cortina su per giù per lo stesso motivo. «Con quest’uscita maldestra», dichiara Franceschi, «Grillo si iscrive di diritto al club di coloro che parlano del nostro meraviglioso paese senza conoscerlo e utilizzando frasi fatte. Se si fosse informato meglio, infatti, saprebbe quali sforzi sta portando avanti la nostra amministrazione per difendere il territorio dalle speculazioni del passato. Sappiamo bene di avere il dovere morale di tutelare l’ambiente e lo stiamo facendo con tenacia e determinazione. Grillo come comico faceva ridere, come politico invece fa proprio piangere». Intanto i commenti sul blog www.beppegrillo.it si dividono tra favorevoli alla tesi di Grillo e contrari. Le dichiarazioni dell’attivista genovese sono state commentate anche su Facebook, il social netwoork dove sono in molti i cortinesi e i cadorini che non hanno per nulla accettato la critica di Grillo. La tesi dei contrari è invitare Grillo a scegliere altre mete per le vacanze e sottolinea la contraddizione interna alla sua tesi: «Se si vuole il turismo non si può pretendere che i turisti arrivino e riempiano un territorio senza farsi né vedere né sentire». Chi è favorevole a Grillo, invece, critica anche i cittadini dei comuni dolomitici. E’ il caso di Michele che, citato da Grillo nel suo post, scrive: «Io adoro il Cadore e le Dolomiti in generale. Il cemento arriva anche là. La strada Pieve-Cortina è assordante. Se sei nel bosco senti il rumore dei camion e delle moto sino al rifugio Venezia sotto il Pelmo. Tutto è cominciato con la costruzione dell’autostrada sino a Ponte. Una gettata di cemento che ha distrutto il Fadalto e il lago di S. Croce. Cortina è effettivamente intasata dai mezzi su gomma. O si risolve il problema facendo trasporto pubblico (han tolto il treno) o si bypassa Cortina con il minor danno possibile. Poi bisogna far cultura presso il turista e presso il residente che nel caso spesso è più zoticone del turista. Infatti la speculazione chi la approva se non il residente? I cortinesi son fortunati. Si piangono addosso e non sanno cosa rovinano».
Corriere delle Alpi 03.09.2010 AUTOSTRADA «Prolungare l’A27? Un’opera inutile» Levis (Idv): «Sarà un tronco morto e porterà solo disagi» Lina Pison BELLUNO. «Un’opera inutile». Non usa mezzi termini Angelo Levis, consigliere provinciale dell’Italia dei Valori, nel definire il progetto preliminare per il prolungamento dell’A27. La sonora bocciatura arriva a pochi giorni dalla scadenza dei termini per presentare le osservazioni in Regione e suona un po’ come un invito a farsi avanti: «chi non è d’accordo deve muoversi in fretta», dice Levis, «perchè temiamo che questa volta si possa davvero realizzare e non in tempi così lunghi». «No all’autostrada, sì alle circonvallazioni». Questa in estrema sintesi la posizione dell’Idv che ha messo sul piatto della bilancia i pro e i contro dell’opera e alla fine il giudizio è stato perentorio e negativo su tutti i fronti: dai flussi di traffico, giudicati troppo bassi per supportare delle spese di costruzione così elevate, al problema del traffico che non verrà risolto, ma solo spostato da Longarone a Pieve. «L’importo del pedaggio», continua Levis, «viene stabilito in base ai costi di costruzione della tratta e sarà, perciò, tra i più alti, se non il più alto d’Italia». «Noi non siamo per il no assoluto alle opere pubbliche», dichiara il consigliere provinciale, «purchè siano migliorative. L’autostrada non porterà nessun beneficio economico, non ci sarà occupazione e lavoro per le imprese bellunesi, ma solamente disagi». «Imprese, manodopera, tecnologia e struttura», si legge nel comunicato dell’Idv, «sono sempre esterni e, quindi, lo sono anche i profitti. Con quest’opera molti paesi rischierebbero di essere annientati o solo usati come corridoio di fuga del turista alla ricerca di tranquillità». Il progetto preliminare è stato presentato da un pool di 3 imprese con la formula del “project financing”: Adria Infrastrutture, Mantovani e Fincosit. «E’ quel tipo di finanziamento», spiega ancora Levis, «che ha delle beghe interne. I ricavi dei pedaggi saranno sempre e comunque in mano alle tre società, mentre il pubblico dovrà intervenire economicamente per coprire i costi». E a chi sostiene la necessità di avere uno sbocco a nord, il consigliere provinciale replica: «L’autostrada è un tronco morto». Come è noto Alto Adige e Tirolo si sono più volte espressi in modo contrario e il Friuli ha già detto che il passante di Adria non è una sua priorità. «Una delle clausole contenute nella delibera di giunta che ha dato il via alla procedura», puntualizza, «impone di non investire in opere in concorrenza con l’autostrada, questo significa che la ferrovia ce la scordiamo definitivamente quando i nostri paesi confinanti la accetterebbero e questo sarebbe il vero sbocco a nord». L’alternativa è quella di seguire «un altro percorso», sostengono gli esponenti dell’Italia dei Valori, «più a misura di territorio e di uomo fatto di passanti iniziando da quello di Longarone, creando opportunità di lavoro per le imprese e per chi ci abita».
Messaggero Veneto 02.09.2010 «Dolomiti: ci siamo siamo anche noi non solo Forni» Socchieve SOCCHIEVE. «Non sono solo Forni di Sopra e Forni di Sotto, ma anche Ampezzo e Socchieve nella nostra provincia i Comuni interessati per territorio dal riconoscimento dell’Unesco alle Dolomiti quale patrimonio dell’umanità». Interviene manifestando il suo disappunto il vicesindaco di Socchieve, Albino Toson, per il fatto che più volte in questi giorni, anche sulla stampa, quando si è parlato del prestigioso riconoscimento alle Dolomiti, Socchieve ed Ampezzo non siano stati minimamente citati. «Noi siamo la porta d’ingresso, dalla parte del Friuli, delle Dolomiti. Socchieve e Ampezzo fanno parte del territorio delle Dolomiti riconosciuto dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Eppure non veniamo mai citati e ciò rischia di generare nell’opinione pubblica un’idea sbagliata, che rischia di penalizzarci, quando invece un simile riconoscimento dovrebbe fungere per noi da volano. Oltretutto a Socchieve stiamo lavorando molto, come amministrazione comunale, – spiega Toson - per valorizzare al meglio il nostro territorio. Tra le iniziative che stiamo portando avanti sul territorio c’è anche un intervento sulla sentieristica, per il recupero di una serie di stradine che collegavano le frazioni e che offriranno un circuito di trekking molto allettante per i visitatori. Recupereremo anche i caratteristici muretti a secco della zona. Un altro aspetto poi che mi lascia davvero perplesso è il fatto che non si coinvolga il Corpo forestale come partner negli incontri finalizzati a trovare il miglior modo di conservare integro l’importante patrimonio riconosciuto dall’Unesco. La Forestale ha un ruolo importantissimo sul territorio che conosce molto bene, su cui vigila e di cui coglie tempestivamente mutamenti ed esigenze. Non capisco perché non sia venuto in mente a qualcuno di coinvolgerla». Tanja Ariis
Corriere delle Alpi 02.09.2010 A27: «Il prolungamento non regge» Peraltrestrade organizza stasera un nuovo confronto sul
progetto FORTOGNA. Il prolungamento dell’A27 non s’ha da fare. E’ chiara la posizione del Comitato Peraltrestrade, che dopo l’incontro di Polpet del 25 agosto scorso organizza un nuovo momento di spiegazioni e riflessioni stasera alle 20.30 nella sala parrocchiale di Fortogna. Obiettivo dell’incontro è un confronto aperto sui contenuti del progetto preliminare presentato da un pool di tre imprese che, sotto la copertura della formula della finanza di progetto si stanno spartendo i molti progetti infrastrutturali del Veneto: Grandi Lavori Fincosit, Adria Infrastrutture e Ing. E. Mantovani. A Polpet l’assemblea è stata molto partecipata, anche perchè il 10 settembre scadranno i termini per presentare in Regione delle eventuali osservazioni, e in molti hanno dimostrato il loro dissenso nei confronti dell’opera. Per Pas e per i Comitati affiliati, da qualsiasi parte lo si prenda, il progetto non regge. Non regge sotto l’?aspetto ambientale, non risolve nessuno dei problemi di mobilità e di viabilità sul tappeto e anzi ne crea di nuovi, non offre sbocchi per eventuali prolungamenti a nord o est, i pedaggi proposti per l’attraversamento della futura autostrada saranno troppo elevati, la bozza di convenzione vincolerebbe la Regione a una serie di concessioni e rischi da non sottovalutare. Tutte tematiche che verranno ampiamente illustrate anche questa sera a Fortogna. (a.f.)
Prima uscita di Campeol «E’ fortunato chi abita in un sito dell’Unesco» Il neo segretario della Fondazione non lascerà l’università ma è pronto a iniziare subito il lavoro Da destra a sinistra passando per il centro mette tutti d’accordo BELLUNO. «Abbiamo trovato la persona giusta, con un curriculum di tutto rispetto». Il presidente della Fondazione Dolomiti Unesco, l’assessore provinciale Alberto Vettoretto, ieri ha presentato ufficialmente il nuovo segretario generale dell’ente che deve gestire il sito Patrimonio dell’umanità. Giovanni Campeol è stato selezionato da una rosa di 14 candidati e deve mettersi subito al lavoro, perché nel giugno 2011 l’Unesco verificherà se sono stati fatti i passi richiesti all’atto del riconoscimento. Orgoglioso e onorato dell’incarico e della scelta unanime verso la sua figura, Campeol ha spiegato cos’è l’Unesco, «un’organizzazione governativa dell’Onu che promuove la scienza, la cultura e l’educazione», assicurando che il riconoscimento non genera vincoli, nè pianificazione territoriale. «Gli umani che vivono in un sito Unesco», dice Campeol, «sono fortunati perché possono cogliere le opportunità date dalla tutela dei valori e dalla promozione di quel luogo. L’Unesco è uno stimolo per le comunità locali, produce sviluppo e ricchezza». Campeol, 61 anni, nato a Belluno e vissuto per cinquant’anni a Treviso, oggi abita in città, ma conserva uno studio professionale nella Marca. Ricercatore allo Iuav di Venezia, con docenza in pianificazione urbanistica, il neo segretario ha un lunghissimo e variegato curriculum, con consulenze per le Via di grandi opere (come la A27) a una collaborazione con l’Unesco per il sito di Piazza Armerina in Sicilia. Ma non mancano le esperienze amministrative, con due anni da assessore ai lavori pubblici nella giunta del sindaco leghista di Treviso Gentilini a metà degli anni Novanta. Il segretario smentisce di essere iscritto all’Udc e di essere stato entrato nella commissione tecnica provinciale ambiente dietro indicazione di quel partito. Anche l’assessore Vettoretto assicura che l’Udc non c’entra niente, ma il consigliere provinciale del partito di Casini, Pierluigi De Cesero conferma: «Sì, ho dato io l’indicazione per Campeol perché lo conosco e lo considero molto valido». Pieno appoggio a Campeol arriva anche dal Partito democratico, che considera il segretario la continuità con l’amministrazione di centrosinistra: «Gli auguro buon lavoro», dice l’ex assessore all’Unesco e oggi consigliere Irma Visalli. «La partecipazione di Campeol nella costruzione del piano strategico come consulente della giunta Reolon è un positivo precedente, che potrà facilitare la traduzione di quanto il territorio bellunese aveva progettato per il proprio futuro e per le Dolomiti». Da destra a sinistra dunque Campeol raccoglie l’appoggio di tutto il consiglio provinciale, caso più unico che raro. Il segretario non lascerà i suoi impegni precedenti: «Il mio tempo prevalente verrà dedicato a questa esperienza, ma ritengo che mantenere il mio rapporto con l’università possa portare dei vantaggi». (i.a.)
Il Gazzettino-Bl 02.09.2010 L’INTERVISTA Piano di
gestione e promozione tra i suoi obiettivi: «Non governeremo il territorio» «L’Unesco non è un vincolo» Il neosegretario Giovanni Campeol: un sito patrimonio dell’umanità vende meglio la sua immagine Maurizio Dorigo «Un sito patrimonio dell'Umanità deve essere promozione e opportunità per il territorio. Non un vincolo». Parole del neosegretario della Fondazione Dolomiti Unesco, Giovanni Campeol, nominato martedì sera all'unanimità dal consiglio di amministrazione e presentato ufficialmente ieri a Palazzo Piloni. Un incarico di prestigio. «Ne sono onorato. Sia perchè sono stato nominato all'unanimità, sia per la novità di questa struttura. Sono davvero orgoglioso». È una bella sfida, quella che si appresta a vivere. «Certamente. Ma voglio subito precisare un concetto. L'Unesco è un'organizzazione governativa dell'Onu per lo sviluppo della scienza, della cultura e dell'educazione. Ha lo scopo di promuovere e stimolare, ma non governa i territori. Questo deve essere ben chiaro». Perchè lo dice? «Per mettere subito in chiaro che l'Unesco non pone vincoli o dettami su cosa non si deve fare. Far parte di un sito patrimonio dell'umanità significa promozione e opportunità e sta ai territori sviluppare l'economia e la ricchezza che derivano da un sito Unesco». Il suo sembra quasi un appello rivolto agli amministratori locali. «Questo è un sito antropico, ci vivono le persone. Credo che le amministrazioni dovrebbero recepire questo fatto. Proprio partendo dal concetto che è necessario puntare certamente sulla tutela, ovvero alla conservazione dei valori, ma anche guardare alle opportunità. Credo che sia necessario mettere d'accordo gli obiettivi pianificatori degli Enti locali con quelli dell'Unesco. Il punto di forza è l'appartenenza ad un territorio, ed è provato in altre aree che un sito all'interno dell'Unesco si "vende" meglio. L'immagine non è fattore secondario e il logo che andremo presto a definire sarà importantissimo». Lei sarà anche mediatore tra la Fondazione e gli enti locali? «La mia sarà una funzione eminentemente tecnico-amministrativa, io dipendo dal cda della Fondazione. Certo, se sarà necessario ci sarà anche mediazione, ma credo che le amministrazioni delle province interessate già si parlino a sufficienza. Lo stanno facendo da tempo». Uno dei suoi compiti più gravosi sarà il piano di gestione. «Il piano c'è già, dovremo implementarlo e migliorarlo nelle sue parti più deboli, in vista del recepimento da parte dell'Unesco previsto nel 2011». Sarà un segretario a tempo pieno? «Il mio tempo sarà dedicato principalmente a questo incarico. In caso potrei anche chiedere l'aspettativa all'Università, ma credo che un rapporto con l'ateneo potrebbe portare dei vantaggi anche qui».
Il Gazzettino-Bl 01.09.2010 PERALTRESTRADE Incontro sul prolungamento della A27 a Fortogna LONGARONE - Dopo il successo della serata di Polpet, il Comitato "Peraltrestrade" organizza per domani (ore 20.30) una nuova assemblea pubblica nella frazione longaronese di Fortogna: in sala parrocchiale si terrà l'incontro dal titolo "Prolungamento autostradale A27-A23: risolve i problemi o li crea?". «Nell'assemblea di Polpet - commentano proprio dal Comitato - c'è stato un confronto sui contenuti del progetto preliminare, presentato da un pool di imprese che, sotto la copertura della formula di finanza di progetto, si sta spartendo i molti piani infrastrutturali del Veneto. Dalle relazioni e dai numerosi interventi del pubblico è emerso ancora una volta che, da qualsiasi parte lo si analizzi, il progetto di prolungamento non regge». (M.D.I.)
Unesco, è Campeol il primo segretario Roberta De Salvador Trovato l'accordo sul segretario della Fondazione Dolomiti Unesco. Giovanni Campeol, 61 anni, bellunese di nascita, veneziano d'adozione - visto che la sua vita professionale si svolge all'Istituto universitario di architettura di Venezia (Iuav) - è il primo segretario della Fondazione Dolomiti Unesco. Al docente di tecniche e pianificazione urbanistica è andata, dunque, l'ambita carica per i primi 3 anni di vita della Fondazione che coinvolge 3 regioni e 5 province. La nomina di Campeol arriva dopo alcune vicende burrascose. All'inizio di luglio, infatti, sembrava spettasse a Belluno l'individuazione di una figura giusta per la Fondazione, ma Trento, Bolzano, Pordenone e Udine hanno preferito procedere con un bando pubblico che si è chiuso il 4 agosto scorso. Dopo una prima scrematura e la seconda fase di colloqui di fronte al consiglio d'amministrazione composto dagli assessori competenti delle cinque province interessate, ieri finalmente è arrivata la comunicazione ufficiale che la scelta era stata effettuata. A giocare a favore di Giovanni Campeol è stata, oltre alla vicinanza con il mondo accademico, una pregressa esperienza come consulente per l'organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura, che in inglese corrisponde proprio all'acronimo Unesco. Appassionato di archeologia e con una tesi in sociologia Campeol oggi è responsabile scientifico di numerosi progetti di ricerca nel campo ambientale. A lui spetterà l'arduo compito di gestire i rapporti di carattere tecnico-operativo con gli Uffici del Ministero dell'Ambiente e con l'ente sovrannazionale, ed infine curare il collegamento tra la Fondazione ed il Gruppo di lavoro interprovinciale. Dopo tre consigli d'amministrazione sostanzialmente orientati alla nomina del segretario, oggi la Fondazione può pensare, dunque, a lavorare per il piano di gestione delle Dolomiti patrimonio dell'Umanità, di cui il segretario sarà figura di riferimento. Il piano dovrà essere pronto entro il 2011, quando arriveranno i commissari internazionali per valutarlo. «Sono onorato che cinque province all’unanimità abbiano scelto il mio nome» commenta Campeol. Dopo tanti dissidi, un accordo finalmente. «M è perché sono vecchio». «È una sfida interessante - aggiunge - il sito è difficile, diviso fra più province e caratterizzato da tante differenze culturali. Ma questa per me è una ricchezza, un punto a favore».
Corriere delle Alpi 01.09.2010 Unesco, Campeol segretario Ricercatore con vari contatti politici, cda unanime E’ un esperto in valutazioni ambientali tra le quali anche quella per la
A27 ma Bottacin avrebbe voluto un manager Irene Aliprandi BELLUNO. Sessantunenne, compagno di scuola del segretario nazionale della Lega Nord Gian Paolo Gobbo, assessore ai lavori pubblici della giunta Gentilini a Treviso dal 1994 al 1996 come tecnico, iscritto dell’Udc, varie consulenze per il Partito democratico. E’ Giovanni Campeol il primo segretario della Fondazione Dolomiti Unesco. Giovanni Campeol, è nato a Belluno il 29 aprile del 1949, ha vissuto a lungo a Treviso ma da dieci anni è tornato a Belluno, dove abita con la moglie e due gemelle. Ieri Campeol è stato nominato all’unanimità dal consiglio di amministrazione della Fondazione Dolomiti Unesco (di cui fanno parte le cinque Province di Belluno, Bolzano, Pordenone, Trento e Udine), riunitosi nel tardo pomeriggio a Palazzo Piloni. La sua figura è stata scelta dopo due precedenti sedute del Cda in cui sono stati valutati quattordici candidati, secondo i requisiti richiesti dal bando chiuso il 4 agosto. Ricercatore con docenze in tecniche e pianificazione urbanistica allo Iuav di Venezia, Giovanni Campeol è un esperto di grandi opere e ha svolto diverse analisi e valutazioni ambientali di progetti, tra i quali il prolungamento della A27. In passato il neo segretario della Fondazione è stato consulente per l’Unesco, ma tra le sue numerosissime esperienze c’è anche la consulenza al Piano strategico territoriale della giunta provinciale di Sergio Reolon. Attualmente Campeol fa parte di una commissione tecnica ambientale della Provincia, su indicazione del gruppo dell’Udc. In qualità di segretario della Fondazione Dolomiti, Campeol avrà il compito di avviare la macchina operativa della Fondazione, curarne il coordinamento funzionale e organizzativo, attuare le deliberazioni del cda gestire i rapporti di carattere tecnico-operativo con gli Uffici del ministero dell’Ambiente e dell’Unesco ed infine curare il collegamento tra la Fondazione ed il gruppo di lavoro interprovinciale. I retroscena della riunione di ieri, tuttavia, rivelano un percorso non del tutto “netto” nella scelta di Campeol. A inizio riunione il presidente della Provincia Gianpaolo Bottacin, che non fa parte del cda della Fondazione, ha ribadito quanto già aveva affermato nei mesi scorsi e cioè la necessità che la nomina del segretario fosse “fiduciaria” per la Provincia di turno. Bottacin ha ricordato quindi di aver sempre pensato che alla direzione della Fondazione servisse un manager operativo più che un accademico. In ogni caso il suo assessore, Alberto Vettoretto, presidente della Fondazione, ha votato per Campeol in linea con i colleghi delle altre quattro Province. Oggi Campeol verrà presentato ufficialmente: «Sono onorato», ha detto ieri a caldo il segretario, «che cinque Province abbiano scelto il mio nome all’unanimità. Sono pronto per l’incarico, non mi spaventa, anche perché sono stato più volte consulente Unesco».
Il Trentino 01.09.2010 Fondazione Dolomiti, c è il segretario TRENTO. E’ Giovanni Campeol il primo segretario della Fondazione Dolomiti Unesco, la cui presidenza, in questi primi tre anni di vita, è assegnata alla Provincia di Belluno. E’ stato nominato ieri all’unanimità dal consiglio di amministrazione, di cui fanno parte le cinque Province di Belluno, Bolzano, Pordenone, Trento e Udine. Campeol è bellunese e ha 61 anni. La sua figura è stata scelta dopo due precedenti sedute del cda in cui sono stati valutati quattordici candidati, secondo i requisiti richiesti dal bando che si è chiuso lo scorso 4 agosto. Professore di tecniche e pianificazione urbanistica presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, Campeol è esperto di analisi e valutazione ambientale di progetti, piani e programmi anche nei Paesi in via di sviluppo. In passato è stato consulente per l’Unesco nonchè responsabile scientifico di numerosi progetti di ricerca nel campo ambientale. In qualità di segretario della Fondazione Dolomiti, avrà il compito di avviare la macchina operativa della Fondazione, curarne il coordinamento funzionale e organizzativo, attuare le deliberazioni del cda, gestire i rapporti di carattere tecnico-operativo con gli uffici del Ministero dell’ambiente e dell’Unesco ed infine curare il collegamento tra la Fondazione ed il gruppo di lavoro interprovinciale.
Alto Adige 01.09.2010 Fondazione Unesco: Campeol alla segreteria BELLUNO. Sessantunenne, compagno di scuola del segretario nazionale della Lega Nord Gian Paolo Gobbo, assessore ai lavori pubblici della giunta Gentilini a Treviso dal 1994 al 1996 come tecnico, iscritto dell’Udc, varie consulenze per il Partito democratico. E’ Giovanni Campeol il primo segretario della Fondazione Dolomiti Unesco. Nato a Belluno il 29 aprile del 1949, ha vissuto a lungo a Treviso ma da dieci anni è tornato a Belluno, dove abita con la moglie e due figlie gemelle. Ieri Campeol è stato nominato all’unanimità dal consiglio di amministrazione della Fondazione Dolomiti Unesco (di cui fanno parte le cinque Province di Belluno, Bolzano, Pordenone, Trento e Udine). La sua figura è stata scelta dopo due precedenti sedute del Cda in cui sono stati valutati 14 candidati, secondo i requisiti richiesti dal bando chiuso il 4 agosto. Ricercatore con docenze in tecniche e pianificazione urbanistica allo Iuav di Venezia, Campeol è un esperto di grandi opere e ha svolto diverse analisi e valutazioni ambientali di progetti, tra i quali il prolungamento della A27. In passato il neo segretario della Fondazione è stato consulente per l’Unesco. In qualità di segretario della Fondazione Dolomiti, Campeol avrà il compito di avviare la macchina operativa della Fondazione, curarne il coordinamento funzionale e organizzativo, attuare le deliberazioni del cda gestire i rapporti di carattere tecnico-operativo con gli Uffici del ministero dell’Ambiente e dell’Unesco e infine curare il collegamento tra la Fondazione e il gruppo di lavoro interprovinciale. I retroscena della riunione di ieri, tuttavia, rivelano un percorso non del tutto “netto” nella scelta di Campeol. Il presidente della Provincia di Belluno Gianpaolo Bottacin avrebbe voluto un manager operativo, più che un accademico. Il suo assessore, Alberto Vettoretto, presidente della Fondazione, ha votato per Campeol in linea con i colleghi delle altre quattro Province. Oggi Campeol verrà presentato ufficialmente: «Sono onorato», ha detto ieri a caldo il segretario, «che cinque Province abbiano scelto il mio nome all’unanimità. Sono pronto per l’incarico, non mi spaventa, anche perché sono stato più volte consulente Unesco». (i.a.)
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