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Tesi di laurea - Cecilia Alzetta

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AGOSTO

Il Gazzettino-Bl  31.08.2011

CAI Riunione plenaria dopo le dimissioni del segretario Giovanni Campeol

«Pronti a salvare l’Unesco»

I gruppi regionali del Club alpino ora chiedono il ripristino della sede

I gruppi regionali del Club alpino italiano, che operano nel territorio delle Dolomiti, auspicano che venga ripristinata al più presto la funzionalità operativa della Fondazione Unesco, nella sua sede di Cortina d'Ampezzo. Il timore nasce all'indomani delle dimissioni del segretario Giovanni Campeol.

«Il riconoscimento delle Dolomiti, quale patrimonio dell'umanità - scrive il Cai - aveva aggiunto un importante motivo di coesione tra i club alpini della regione dolomitica, caratterizzato da incontri per dibattere le comuni tematiche, in un'ottica di totale apertura e collaborazione».

Proprio il 27 agosto, al centro Crepaz, che il Cai gestisce al passo Pordoi, si è svolto un confronto, da tempo programmato, che ha coinciso con le notizie provenienti dalla fondazione Unesco e che i presidenti dei club hanno ritenuto preoccupanti. Le dimissioni del segretario Giovanni Campeol sono state oggetto di attenta valutazione ed approfondimento tra i presidenti dei cinque club e dei loro collaboratori, presenti all'incontro.

«Consapevoli dell'impegno già profuso nei due anni di riconoscimento delle Dolomiti, patrimonio dell'umanità - si scrive ancora - a sostegno delle finalità ed obiettivi che l'Unesco richiede, e disponibili con le proprie risorse umane e competenze alla continuità della fase gestionale, i gruppi regionali del Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Alto Adige del Club alpino italiano, unitamente alla Sat di Trento e ad Avs di Bolzano, auspicano che venga ripristinata al più presto la funzionalità operativa della fondazione Unesco e che si tragga nuovo impulso, al fine di massimizzare le potenzialità del riconoscimento ottenuto a favore e nell'interesse delle popolazioni dolomitiche».

Proprio nella sede di Cortina, che il comune ha accolto nel palazzo del Comun Vecio, venne presentata, un mese fa, l'iniziativa "Montagna amica e sicura, voluta dal Cai, con le guide alpine e il soccorso alpino, per diffondere la cultura della sicurezza, ed altre attività sono alla studio, in accordo con l'Unesco.

 

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Corriere delle Alpi  31.08.2011

«La Fondazione Unesco torni operativa»

L’appello dei vertici dei gruppi Cai della regione dolomitica

BELLUNO. «Chi di dovere deve ripristinare al più presto la funzionalità operativa della Fondazione Unesco».

Anche i Cai della regione dolomitica scendono in campo dopo la bufera (non di neve) abbattutasi nei giorni scorsi sui vertici della Fondazione. Club alpini che si sono riuniti lo scorso sabato al Centro Crepaz del Cai al Passo Pordoi per un confronto - da tempo programmato - che ha coinciso con le notizie ritenute preoccupanti dai presidenti dei Club.

Le dimissioni del segretario della Fondazione, Giovanni Campeol, sono state oggetto di attenta valutazione e approfondimento.
«Consapevoli dell’impegno già profuso nei due anni di riconoscimento delle Dolomiti patrimonio dell’umanità a sostegno delle finalità ed obiettivi che l’Unesco richiede e disponibili con le proprie risorse umane e competenze alla continuità della fase gestionale», dicono quelli del Cai, con i suoi gruppi regionali del Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Alto Adige, unitamente alla Sat (Trento) e ad Avs (Bolzano), «auspichiamo che venga ripristinata al più presto la funzionalità operativa della Fondazione Unesco e che si tragga nuovo impulso al fine di massimizzare le potenzialità del riconoscimento ottenuto a favore e nell’ interesse delle popolazioni dolomitiche».

 

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Il Gazzettino-Ud  31.08.2011

Lettere

Club alpini Dolomiti

UNESCO, serve nuovo impulso

Il riconoscimento delle Dolomiti patrimonio dell’umanità aveva aggiunto un importante motivo di coesione tra i Club alpini della Regione Dolomitica, caratterizzato da incontri per dibattere le comuni tematiche in un’ ottica di totale apertura e collaborazione. Il 27 agosto al Centro Crepaz del Cai al Passo Pordoi si è svolto un confronto - da tempo programmato - che ha coinciso con le notizie provenienti dalla Fondazione Unesco e che i presidenti dei Club hanno ritenuto preoccupanti.

Le dimissioni del segretario della Fondazione Giovanni Campeol sono state oggetto di attenta valutazione ed approfondimento tra i presidenti dei 5 club e dei loro collaboratori presenti all’incontro.

Consapevoli dell’impegno già profuso nei due anni di riconoscimento delle Dolomiti Patrimonio dell’Umanità a sostegno delle finalità ed obiettivi che l’Unesco richiede, e disponibili con le proprie risorse umane e competenze alla continuità della fase gestionale, il Club Alpino Italiano nei suoi Gruppi regionali del Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Alto Adige, unitamente alla SAT (Trento) e ad AVS (Bolzano) e che rappresentano ben 165.000 soci, auspicano che venga ripristinata al più presto la funzionalità operativa della Fondazione Unesco e che si tragga nuovo impulso al fine di massimizzare le potenzialità del riconoscimento ottenuto a favore e nell’interesse delle popolazioni dolomitiche.  Club Alpini della regione Dolomitica

 

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Il Gazzettino-Ud  30.08.2011

Lettere

Pedemontana

NO ALLA NUOVA AUTOSTRADA

Nel corso dei mesi estivi, il Comitato Arca ha privilegiato gli incontri con le amministrazioni della Pedemontana nord-orientale: così in successione, ha incontrato i sindaci di Forgaria, Catstelnovo, Pinzano, Ragogna e Vito d’Asio, mentre quello di Clauzetto, pur sollecitato, si è mostrato scarsamente interessato all’approfondimento delle tematiche che Arca ha proposto ai suoi colleghi.

Le quali tematiche sono essenzialmente due: l’approfondimento dell’impatto generato dalla ipotetica costruzione della nuova autostrada Cimpello-Gemona e i progetti di sviluppo per quel comprensorio pedemontano che, per evitare la sua emarginazione economica e sociale, dovrà reperire da sé le forze e le idee per rilanciarsi.

I due temi hanno trovato largo interesse in tutti i sindaci fatta eccezione per quello di Vito D’Asio il quale ha ascoltato con cortese pazienza ma senza prospettare alcuna collaborazione con il Comitato. Gli altri invece hanno soprattutto apprezzato il ruolo di stimolo avuto da Arca e, in futuro, di possibile coordinamento che potrebbe esercitare nella predisposizione di progetti di sviluppo sostenibili per la Pedemontana. A proposito dei quali, il Comitato sta già studiando e avanzando un ventaglio di proposte.

Per quello che riguarda invece la posizione sul progetto autostradale Cimpello-Gemona, assodata la ferma contrarietà di Forgaria e Pinzano – che sono le comunità che pagheranno il più alto costo in termini di consumo e degrado irreversibile del territorio nonché di inquinamento - i sindaci di Castelnovo e Ragogna si sono riservati di approfondire lo studio che ARCA ha compiuto sui documenti ufficiali disponibili, accettando di buon grado la proposta del Comitato di svolgere sui loro territori incontri di informazione e dibattito con la popolazione nei prossimi mesi di settembre e ottobre.

Alberto Durì presidente, Stefania Garlatti Costa portavoce

 

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Il Gazzettino-Bl  29.08.2011

DIMISSIONI CAMPEOL  Il commento di Irma Visalli, "madre" del riconoscimento internazionale

«Il marchio Unesco non è in pericolo»

Sono giorni concitati per la Fondazione Dolomiti Unesco che si sta preparando per l'ispezione del verificatore Unesco, Greame Worboys, prevista tra poche settimane.

Il parere del'ex assessore provinciale Irma Visalli che ha coordinato tutto il processo della candidatura fino al riconoscimento.

Cosa succederà dopo l'uscita di Campeol?

«La squadra tecnica che ha portato al riconoscimento è in campo e questo lascia ben sperare. Certo, questa vicenda delle dimissioni del segretario generale non è sicuramente una bella cosa, a livello di immagine e di senso di responsabilità dei singoli soggetti, ma non bisogna essere pessimisti e affrontare le difficoltà senza darsi le mazzate sui piedi».

C'è il rischio che ad ottobre la commissione Unesco sospenda la procedura del riconoscimento del patrimonio?

«A mio avviso è difficile perché, prima di togliere il riconoscimento, bisogna compiere delle azioni gravissime sul territorio e il valore per cui le Dolomiti sono diventate patrimonio dell'umanità non è messo in discussione. Ciò non toglie che in occasione della proclamazione a Siviglia sono stati messi in evidenza alcuni passi da compiere. Uno di questi era la creazione della Fondazione. E questo è stato fatto. Ce ne sono altri su cui lavorare. Ogni Provincia ha assunto la gestione di un tema: Bolzano lo sviluppo e il turismo sostenibile, Belluno la promozione turistica, Trento la formazione e la geologia, Udine il paesaggio e Pordenone i parchi e le aree protette. Secondo me siamo indietro sulla messa in rete di alcune azioni. Anche quest'anno abbiamo visto delle iniziative promozionali delle singole province, il che è positivo, ma non abbiamo visto il coordinamento tra le singole azioni. È possibile che nell'analisi del valutatore ci siano delle raccomandazioni e probabilmente una nuova verifica a tempi non troppi distanti».

Le polemiche di questi mesi influiranno sull'analisi del valutatore?

«Io credo che questi siano scienziati più attenti alle cose concrete che ai litigi tra uno e l'altro. L'importante è che adesso si faccia un grande sforzo. Le Dolomiti patrimonio umanità devono uscire dalle sgrinfie delle logiche politiche. Questa candidatura era servita a far collaborare le varie Province per cui io spero che si continui ad andare in questa direzione».

 

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Corriere delle Alpi  28.08.2011

Il commento

Fondazione Unesco serve un progetto

Alberto Faustini
Colpiscono due immagini, in questi giorni. Quella della Fondazione Dolomiti Unesco, che inciampa ogni giorno in qualcosa, dovendo buona parte della sua popolarità ai suoi malanni più che ad una forza che non s’è ancora nemmeno intravista. E quella di Canale d’Agordo che ritrova il suo Papa, quell’Albino Luciani che in fondo è anche un simbolo della forza e anche della fragilità di queste nostre incantevoli montagne.

Della tutela delle Dolomiti, del rilancio di una nuova concezione del rapporto fra uomo e montagna, della valorizzazione di un tesoro senza eguali nel mondo, non parla nessuno. Sono tutti troppo occupati a bisticciare sulle sedi, a realizzare loghi che sembrano codici a barre, a trovare intese che producono poi ulteriori litigi, dimissioni e improbabili accordi, come quello che ha portato alla nomina di tre tecnici per non fare la figura dei peracottari quando, fra qualche giorno, vi sarà l’ispezione della delegazione dell’Unesco. Mai visto un parto così complicato: l’unione (di persone, di territori, di impostazioni), di solito, fa la forza. Questa volta produce solo debolezze. Ed è opportuno che ci si fermi a ridisegnare il futuro: senza un progetto davvero condiviso, è un’«affondazione», più che Fondazione.

Merita ben altro sguardo e ben altra attenzione, invece, l’uomo che per un istante ha reso popolari in ogni angolo del mondo questi luoghi: Albino Luciani. Nella vita professionale mi sono imbattuto più volte nella sua vita e nelle sue opere. Ricordo bene i suoi parenti e i luoghi della sua infanzia, riscoperti mentre questa comunità aspettava con ansia - nel decennale della morte del pontefice dei 33 giorni - la visita di Papa Wojtyla. Ricordo le contraddizioni, la profondità di un uomo che la storiografia tende banalmente a ricordare solo come il Papa del sorriso.

Molte cose si potrebbero dire, del Papa di cui si è iniziato a celebrare il centenario. Ma è fondamentale che queste celebrazioni servano anche per comprendere la statura di un uomo che usava il sorriso come velo, ma che dietro quel velo celava una grande profondità, una grande libertà, una grande indipendenza. Papa Giovanni Paolo I scriveva di anima, chiedeva alla Chiesa ricca di finanziare quella povera, cercava il dialogo - e ascoltava tutti - negli anni della contestazione. Papa Giovanni Paolo I voleva capire i segreti e le storture del Vaticano e cambiarne il passo. I suoi scritti, il ricordo dei suoi gesti, ci restituiscono un pontefice capace di rivoluzioni silenziose e morto prima di poterle anche solo impostare. Non dimentichiamolo. E non riduciamolo nella dolcezza di un sorriso.

 

 

Le reazioni alla scelta dei tre saggi. Visalli: «La Provincia di Belluno ne esce male e la colpa è di Vettoretto»

Unesco, Campeol prende tempo

L’ex segretario non ha ancora deciso se incontrare il cda della Fondazione

Alessia Forzin

BELLUNO. Si è preso ancora qualche giorno per pensare se chiarire o meno le sue posizioni Giovanni Campeol, ex segretario della Fondazione Dolomiti Unesco. Le sue dimissioni sono arrivate mercoledì scorso via mail, e Campeol non ha spiegato se non con un generico «divergenze con il presidente della Fondazione» la sua scelta.

«Sembra che abbia in mano qualcosa che nessuno sa, comportandosi in questo modo», azzarda Irma Visalli. Bisognerà comunque attendere almeno fino alla prossima settimana per sapere cosa avrà intenzione di fare Campeol, e se deciderà di spiegarlo anche al cda della Fondzione, che vuole aprire un confronto con l’ex segretario.

Il giorno dopo la nomina del triumvirato che si occuperà di traghettare la Fondazione fino all’ispezione del delegato dell’Unesco, all’inizio di ottobre, c’è chi approva la scelta fatta dal cda (pur con qualche riserva) e chi invece chiede a Campeol un ripensamento. E’ il caso di Dario Bond, capogruppo Pdl in Regione, che rimane sulle posizioni già espresse nei giorni scorsi: «Penso che Campeol dovrebbe tornare ad essere il segretario della Fondazione», spiega. «Se così non fosse, si aprirebbero mille scenari, ma tutti negativi per la provincia di Belluno».

La soluzione del triumvirato dev’essere quindi provvisoria per Bond, che chiede anche che «all’interno del cda abbiano un maggior peso il presidente della giunta o del consiglio provinciale dell’amministrazione che detiene la presidenza».

Tra le righe si legge un po’ di sfiducia nei confronti di Vettoretto, manifestata anche da Irma Visalli: «Il cda ha trovato la soluzione giusta nell’individuare queste tre persone, che avevano già seguito la vicenda della candidatura e quindi conoscono la situazione», dice. «Ma la Provincia di Belluno ne esce malissimo da questa vicenda. E la colpa è di chi non ha saputo gestire i rapporti, e tenere insieme tutti i pezzi». Cioè il presidente di turno, Vettoretto. «Il problema è che quando manca un progetto politico ognuno si sente autorizzato a fare quel che vuole. Campeol si è dimesso in un momento delicatissimo, ma l’ha fatto perchè la guida della Fondazione è debole. Prova ne è anche il fatto che il comitato scientifico non abbia potuto lavorare finora. La responsabilità è di chi ha in mano il gruppo». Il danno ora è grave, Belluno ha perso in credibilità e «è stato distrutto molto del lavoro fatto».

 

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Corriere delle Alpi  27.08.2011

Tre «saggi» per la Fondazione

Al posto del segretario scelti Cesare Lasen, Paola Matonti e Sergio Bergnach

UNESCO  Il consiglio di amministrazione si è riunito ieri a Longarone. Malumori nel comitato scientifico

Alessia Forzin

LONGARONE. La Fondazione Dolomiti Unesco ha deciso. A sostituire Giovanni Campeol fino all’ispezione dei delegati dell’Unesco sarà un trio composto da tre tecnici: Cesare Lasen, Paola Matonti e Sergio Bergnach. Tre saggi, uno per regione.

Il cda si è riunito ieri al palafiere di Longarone. I primi ad arrivare, poco prima delle 14.30, sono stati i friulani, con gli assessori Giuseppe Verdichizzi (Pordenone) e Luca Marcuzzo (Udine). A ruota il trentino Mauro Gilmozzi e l’altoatesino Michl Laimer. Quindi il presidente di turno della Fondazione Alberto Vettoretto. Tra le mani il cda aveva una patata bollente: risolvere nel più breve tempo possibile la questione delle dimissioni del segretario. Non si poteva aspettare, non c’è tempo: il 2 ottobre arriverà dall’Australia il delegato dell’Unesco Greame Worboys, per verificare che i siti patrimonio dell’umanità abbiano ancora i requisiti necessari per far parte della World Heritage List.

Ci sono volute più di tre ore per arrivare alla decisione: come da statuto i poteri in capo al segretario passano al presidente della Fondazione e al cda, che sarà affiancato almeno fino all’ispezione di Worboys da un’unità di coordinamento tecnico amministrativo. Ne franno parte la trentina Paola Matonti, coordinatrice del gruppo tecnico che ha seguito l’iter di candidatura, il bellunese Cesare Lasen, membro del Comitato scientifico, e l’architetto friulano Sergio Bergnach, in rappresentanza del comitato dei tecnici delle cinque Province e delle due Regioni.

«Non ci saranno spese aggiuntive per la Fondazione», ha precisato il presidente Vettoretto. «I dettagli sono ancora da decidere, ma quel che conta, adesso, è superare questo momento, difficile e delicato. «Non c’è un minuto da perdere, e lo abbiamo dimostrato oggi», ha aggiunto l’assessore trentino Mauro Gilmozzi. «Ora basta con le polemiche, andiamo avanti. Abbiamo voluto dare continuità alla Fondazione».

Con la nomina di Lasen, tra gli altri, il Comitato scientifico (nato in maggio) potrà avere voce in capitolo all’interno della Fondazione. I quattro membri erano stati convocati ieri per le 16, per incontrare il cda. C’erano Lasen, Annibale Salsa, Mauro Pascolini e Marco Tonon. Assente giustificato Roland Della Giacoma. Il comitato scientifico attendeva risposte, perchè ai membri ancora non era chiaro il proprio ruolo.

A un mese dalla visita dell’ispettore, ma soprattutto a tre mesi abbondanti dalla sua istituzione, nessuno ha potuto muovere un dito, perchè nessuno ha avuto in mano uno straccio di documentazione. Pur avendo sollecitato i propri assessori di riferimento per ottenere qualche carta. Quindi nessuno ha potuto lavorare. Qualcuno azzarda un «Forse nella Fondazione è entrata troppo la politica». Si è sentito anche mormorare un «So più cose per vie traverse che da questi (del cda, ndr)». Il malumore si percepiva, così come qualche critica.

Ieri però i quattro rappresentanti hanno avuto qualche chiarimento in merito al loro ruolo, come dice Lasen: «Ci hanno chiarito alcuni dettagli. Io lavorerò nel gruppo di coordinamento anche a nome dei miei colleghi per superare quest’emergenza. Ora conta solo superare l’esame di ottobre».

 

 

Il Cda vuole chiudere la vicenda dimissioni

«Campeol chiarisca i motivi della sua decisione con noi Non ci sono state diatribe»

Gilmozzi e Vettoretto sorpresi: «Sempre dato massima disponibilità»

LONGARONE. Perchè Giovanni Campeol si è dimesso? A sentire i membri del Cda non lo sanno neanche loro. Vettoretto dice di avergli sempre dato «la massima disponibilità», Gilmozzi ammette «devo ancora capire cosa sia successo. Ovvio che all’interno del Cda ci siano punti di vista diversi, e non rinuncerò mai a esporre la mia opinione, ma problemi grossi con Campeol non ce ne sono stati». Gilmozzi si dice dunque sorpreso per le dimissioni, un po’ come Vettoretto.

Non è caduto dalle nuvole, invece, Michl Laimer (Bz), che nei giorni scorsi aveva detto che nel Cda c’erano diverse incomprensioni tra il segretario e il duo Gilmozzi - Vettoretto. Ma il passato è passato.

Il cda vuole comuqnue chiarire la situazione, e chiederà a Campeol un incontro chiarificatore, per capire quali ragioni lo abbiano portato ad abbandonare baracca e burattini proprio adesso. Il gruppo dei “tre saggi” rimarrà in carica fino a ottobre, ma non è escluso che il loro incarico si protragga al 31 dicembre. (a.f.)

 

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Il Gazzettino  27.08.2011

FONDAZIONE Veloce soluzione dopo le dimissioni improvvise del segretario generale Campeol

Unesco, un triumvirato alla guida

Con Cesare Lasen per il Veneto ci saranno la trentina Matonti e il friulano Bergnach

VERTICE La riunione del consiglio di amministrazione che si è svolta oggi

Sarà un triumvirato a guidare la Fondazione Dolomiti Unesco dopo le improvvise dimissioni del segretario generale Giovanni Campeol. O meglio, come vuole lo statuto i poteri passano tutti nelle mani del presidente e al consiglio di amministrazione, che ieri pomeriggio nel corso di una riunione-fiume hanno deciso di risolvere l’impasse affidando il timone tecnico a un’unità di coordinamento.

Del gruppo fa parte anche la trentina Paola Matonti. La ex dirigente generale della Provincia, da qualche anno in pensione, aveva seguito l’iter di candidatura fino al riconoscimento delle Dolomiti patrimonio mondiale e dunque conosce bene la materia ed ha una rete di contatti che le possono permettere di fare un buon lavoro in tempi brevi. Assieme a lei terranno le redini Cesare Lasen, veneto, membro del Comitato scientifico e l’architetto Sergio Bergnach, friulano, in rappresentanza del Comitato dei tecnici delle cinque Province e delle due Regioni.

«L’unità di coordinamento svolgerà in via temporanea le funzioni tecnico organizzative necessarie a garantire la piena operatività della Fondazione, con particolare riguardo alla programmazione della visita ispettiva, secondo le modalità che saranno definite dal Consiglio di amministrazione» recita un comunicato diramato al termine del consiglio di amministrazione, tenuto ieri a Longarone Fiere.

La visita a cui si fa riferimento è quella del verificatore Unesco Greame Worboys, l’australiano che guiderà l’ispezione in programma tra il 2 e l’8 ottobre 2011. Dall’esito di quei controlli dipenderà la conferma o meno del riconoscimento dell’organizzazione internazionale. Un passaggio molto importante dopo anni di sforzi per arrivare a questo traguardo. Da qui lo sconcerto, ribadito anche ieri dai membri del cda, per l’addio di Campeol in un momento così delicato.

Con il segretario dimissionario si cercherà già nei prossimi giorni di verificare le ragioni del clamoroso passo promuovendo un incontro diretto. Ma intanto si è deciso di non perdere tempo e garantire la piena operatività della Fondazione.

Soddisfatto al termine dell’incontro l’assessore Mauro Gilmozzi, membro del consiglio in rappresentanza del Trentino, convinto che nonostante l’incidente Campeol non ci sia alcun rischio di bocciatura da parte dell’Unesco.

«Non è che in due anni le Dolomiti siano state distrutte o si sia trascurata la loro tutela, la vera sfida - spiega - era vedere se si riusciva a mettere insieme la Fondazione e a costruire. C’è voluto tempo, le province non sono tutte uguali e non hanno gli stessi poteri, si sono dovuti superare conflitti di varia natura, ma alla fine la Fondazione c’è ed è operativa. Ha un comitato scientifico, si è data un’organizzazione, ha i suoi regolamenti, ha costruito delle reti. È stato fatto un lavoro enorme e ora col regolamento per i soci sostenitori è anche pronta ad accogliere gli apporti esterni».

Clima positivo dunque ieri nel cda, anche se un sassolino dalla scarpa Gilmozzi se lo toglie: «Checchè ne dica la Provincia di Belluno - afferma - non abbiamo mai fatto scelte orientate a favore di una parte».

Quanto alle critiche degli ambientalisti, in particolare di Casanova per Mountain Wilderness, di essere stati tenuti ai margini l’assessore usa bastone e carota.

«Il catastrofismo casanoviano lo conosco da trent’anni e in situazioni di difficoltà certo sarebbe preferibile avere una mano piuttosto che un calcio nel sedere. Credo comunque che non perdere neanche un minuto sia una garanzia anche per le associazioni ambientraliste, che ora potranno diventare soci sostenitori e partecipare ai processi di costruzione del progetto di valorizzazione e tutela delle Dolomiti».

 

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Il Gazzettino  26.08.2011

Dopo le dimissioni del segretario della Fondazione Unesco prende credito l’ipotesi del numero due gradito a Trento

Dietro a Campeol Micheletti in "pole"

Telefono spento. All'indomani della decisione di lasciare l'incarico, il segretario della Fondazione Dolomiti Unesco, Giovanni Campeol, non si è fatto trovare. Pare stia considerando l'idea di indire, nelle prossime ore, una conferenza stampa per spiegare le ragioni della sua scelta. Nel frattempo circolano alcune ipotesi sulle ragioni che lo hanno portato ad abbandonare improvvisamente la segreteria dell'ente e pare stia già girando il nome del possibile successore. Si tratta di Cesare Micheletti, architetto paesaggista, uno degli esperti del dossier della candidatura e uno dei quattro consulenti della Fondazione. È il secondo il lizza nel bando dopo Campeol e toccherebbe a lui entrare di diritto nella segreteria dell'ente. Ma la partita che si è giocata, in questi mesi, tra litigi interni e boicottaggi vari, è tutta politica. A monte ci sarebbero le gelosie tra Trento e Bolzano. Micheletti sarebbe gradito ai trentini che in questo modo avrebbero un peso maggiore all'interno della Fondazione senza attendere i prossimi 7 anni quando toccherà a loro occupare la poltrona della presidenza. E nel mondo politico le reazioni all'uscita di Campeol non si sono fatte attendere. Decisione «poco opportuna» per il presidente della Provincia di Belluno, Gianpaolo Bottacin, che arriva a poche settimane dalla visita degli ispettori Unesco. «Credo che per senso di responsabilità chi ha un ruolo tecnico dovrebbe rimanere in carica ed eventualmente dare le dimissioni dopo». Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente del Consiglio provinciale, Stefano Ghezze. «Se la richiesta di un maggior «contributo spese», avanzata dallo stesso segretario, va letta come una forzatura nei confronti del Consiglio d'amministrazione della Fondazione, allora credo che dinanzi ad un simile atteggiamento forse non abbiamo poi molto da rimpiangere con le dimissioni di Campeol».

 

 

La soluzione

Oggi il cda a Longarone Fiere deciderà il nome

La Fondazione Dolomiti Unesco non può rimanere a lungo senza un segretario e i consiglieri dovranno trovare al più presto una soluzione. Sarà questo il punto all'ordine del giorno del cda convocato per il primo pomeriggio di oggi a Longarone Fiere. Nel frattempo, ieri, il capogruppo del Pdl in Consiglio regionale, Dario Bond, che ha chiesto a Campeol di ritirare le sue dimissioni. «Certo - spiega- mi rendo conto che per un uomo pragmatico certi meccanismi della politica siano difficili da digerire, ma so che aveva iniziato un ottimo lavoro e sono pronto a mettere a disposizione le mie risorse, il mio tempo e le mie energie per arrivare a una soluzione definitiva che non può prescindere dal rafforzamento della figura del segretario come organo super partes. Le Dolomiti Unesco hanno bisogno di una guida sicura e autorevole. Campeol era e rimane la persona giusta».

 

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Corriere delle Alpi  26.08.2011

Unesco, le dimissioni del segretario scatenano le polemiche: «Ha scelto il momento peggiore»

Campeol: non torno indietro

Già oggi la Fondazione potrebbe trovare il sostituto

BELLUNO. All’inizio di ottobre Greame Worboys arriverà in ispezione per conto dell’Unesco, e bisogna trovare al più presto un segretario per la Fondazione. Quello che c’era, Giovanni Campeol, si è dimesso mercoledì. Oggi il cda si riunisce per «prendere atto delle dimissioni e trovare una persona di fiducia che gestisca la Fondazione fino a ottobre», spiega l’assessore altoatesino Michl Laimer. Poi verrà fatto un nuovo bando. La persona in questione deve «conoscere l’operato della Fondazione, l’Unesco, e deve sapersi muovere con il ministero dell’Ambiente». Qualche nome in ballo di sicuro c’è, ma Laimer non si sbottona. E intanto Campeol parla solo di dissidi e promette di spiegare tutto in seguito.

 

 

Oggi il cda cercherà il sostituto

Laimer: «Chiedeva un aumento di stipendio e non eravamo d’accordo»

UNESCO Sul segretario una pioggia di critiche: «Ha scelto il periodo peggiore con l’ispezione alle porte»

Alessia Forzin

BELLUNO. E’ l’orologio ora a preoccupare i membri del consiglio di amministrazione della Fondazione Unesco. All’inizio di ottobre Greame Worboys arriverà in ispezione per conto dell’Unesco, e bisogna trovare al più presto un segretario per la Fondazione.

Quello che c’era, Giovanni Campeol, si è dimesso mercoledì. Oggi il cda si riunisce per «prendere atto delle dimissioni e trovare una persona di fiducia che gestisca la Fondazione fino a ottobre», spiega l’assessore altoatesino Michl Laimer. Poi verrà fatto un nuovo bando. La persona in questione deve «conoscere l’operato della Fondazione, l’Unesco, e deve sapersi muovere con il ministero dell’Ambiente». Qualche nome in ballo di sicuro c’è, ma Laimer non si sbottona.

Sulle motivazioni che hanno spinto Campeol a prendere la sua decisione, invece, Laimer spiega che «la questione è anche economica, perchè il segretario aveva chiesto un aumento di stipendio e il cda non era d’accordo». Anche, ma non solo. Alla base della scelta ci sarebbero infatti grosse divergenze con Alberto Vettoretto (presidente di turno della Fondazione), ma anche con l’assessore trentino Gilmozzi. Ciascuno ha il suo carattere, e su questo non ci piove, forse Campeol chiedeva più autonomia e libertà, e i rapporti si sono pian piano logorati. Fino alla decisione del segretario di dimettersi.

Quel che sconcerta un po’ tutti, da Bolzano a Belluno, è il momento scelto da Campeol per saltare giù dalla nave: «Non poteva essere peggiore», prosegue Laimer, «con l’ispezione all’inizio di ottobre». Dello stesso avviso anche il presidente della Provincia di Belluno Gianpaolo Bottacin: «E’ stato poco opportuno e poco responsabile. Se c’erano delle incomprensioni, non è da ieri. Perchè dimettersi proprio adesso?».

Anche Irma Visalli (Pd) si dice «costernata e allibita». Le dimissioni di Campeol non hanno lasciato indifferente nessuno, e se da un lato c’è chi, come Laimer, si dice «non sorpreso, perchè erano molte le divergenze e il cda lo sapeva», altri sbarrano gli occhi, di fronte alla scelta di Campeol e alle motivazioni addotte per motivarla.

«Se il problema è di soldi e rapporti con la Provincia di Belluno, perchè a lei spetta la presidenza della Fondazione, non c’è nulla di più grave», continua la Visalli. «Manca totalmente una guida politica da parte di chi è oggi presidente». La Provincia, secondo la Visalli, «ne esce malissimo. Eravamo davanti a tutti, dalla candidatura alla costituzione della Fondazione, e oggi siamo diventati gli ultimi, quelli che creano problemi. Questa amministrazione non doveva far altro che proseguire sulla strada che era già stata tracciata, e ora deve assumersi le responsabilità di quello che sta distruggendo».

Il danno, però, ormai è fatti, e la Fondazione deve provare a rimediare. Worboys, all’inizio di ottobre, valuterà se le Dolomiti hanno i requisiti per restare nell’Unesco. E avere una Fondazione (è uno dei parametri) priva di una guida non sarà un bel biglietto da visita.

 

 

Moltissime le reazioni, dalla politica a Mw

Gli ambientalisti vogliono essere più coinvolti e informati

BELLUNO. Cambiare passo, condividere le scelte e informare la società del suo operato. E’ quanto chiede Mountain Wilderness alla Fondazione Dolomiti Unesco. A MW non interessa entrare nel merito delle dimissioni del segretario Campeol, perchè la preoccupazione più grande, oggi, è «ridare credibilità al progetto Dolomiti Unesco e alla Fondazione, e rendere pubblici e partecipati i singoli progetti di gestione dei nove siti patrimonio dell’umanità».

Ad oggi, infatti, la società civile poco sa dell’operato della Fondazione: non si conosce «il piano di candidatura, in quanto la Fondazione non lo ha ancora reso pubblico, e tradotto, nel sito», continua MW. «E in nessuna delle cinque province cittadini, volontari, associazioni o Comuni conoscono il piano generale di gestione delle Dolomiti né i singoli piani delle nove aree che rientrano nell’Unesco».

Il 7 giugno il segretario dimissionario «aveva promesso a Cipra Italia e Mountain Wilderness la convocazione dell’associazionismo ambientalista per condividere linee di gestione e per ricercare intese e progetti di collaborazione. Ad oggi non ne sappiamo ancora nulla». L’Unesco però richiede come prioritario il processo partecipativo e di condivisione sui progetti dell’intera società civile. Il rischio, grosso, è che «la commissione Unesco sospenda la procedura del riconoscimento, come già avvenuto con le isole Eolie nel 2009».

Nella valanga scatenata dalle dimissioni intervengono anche il presidente del consiglio provinciale Stefano Ghezze e il capogruppo Pdl in Regione Dario Bond. «Non mi pare corretto abbandonare il proprio incarico a poche settimane dalla verifica degli ispettori dell’Unesco», dice Ghezze. «Il momento è delicato. Quello di Campeol è un comportamento che lascia perplessi, soprattutto se alla base ci sono mere questioni di soldi. Certo è noto che il segretario non abbia mai gradito la sede della Fondazione a Cortina, una scelta che ho sempre condiviso vista la centralità strategica della città sul piano turistico e non solo». Tra questo e la richiesta di aumentarsi lo stipendio, «forse non abbiamo molto da rimpiangere con le dimissioni di Campeol».

Dario Bond invece chiede a Campeol di ripensarci: «Abbiamo bisogno delle sue indiscusse capacità professionali soprattutto in un momento di difficoltà come quello attuale», dice. «Senza di lui la Fondazione si troverebbe in gravi difficoltà anche in vista della verifica da parte degli ispettori. Mi rendo conto che per un uomo pragmatico certi meccanismi della politica siano difficili da digerire. Ma gli chiedo di resistere e di trovare la forza per guardare avanti in nome di un’operazione che deve andare oltre i localismi e le questioni personali». (a.f.)

 

 

Giovanni Campeol è di poche parole

«Non tornerò indietro Ho esaurito il mio compito in questo organismo»

E annuncia una conferenza stampa «in cui dirò tutto»

BELLUNO. «Non tornerò indietro sulla mia decisione, che ho preso perchè non c’erano più le condizioni per lavorare. Il mio compito alla Fondazione si è esaurito». E’ di poche parole l’ormai ex segretario della Fondazione Dolomiti Unesco Giovanni Campeol, che non vuole aggiungere altro sulla famosa mail che ha inviato ai soci per rassegnare le sue dimissioni. «Se lo riterrò opportuno la prossima settimana convocherò una conferenza stampa, nel corso della quale vi renderò edotti su tutto quel che ho da dire», aggiunge con piglio accademico.
 Si presume ce ne sia, da dire, se Campeol, nominato all’unanimità dal cda dela Fondazione un anno fa, ha deciso di lasciare l’organismo a poco più di un mese dalla visita del delegato dell’Unesco, che dovrà valutare il rispetto di numerosi parametri. Campeol al momento ha la bocca cucita, ma sollecitato a dare qualche dettaglio ammette che «nessuno dei soci si è fatto vivo da quando ho mandato la mail. La mia decisione è comunque irrevocabile». (a.f.)

 

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Il Gazzettino  25.08.2011

Il segretario generale ieri mattina ha "lasciato" inviando una mail di poche righe al Consiglio

Fondazione Unesco l’addio di Campeol

Lina Pison

Nuovo terremoto nella Fondazione Dolomiti Unesco. Il segretario generale, Giovanni Campeol, ha annunciato, ieri mattina, le sue dimissioni. I motivi della decisione sono contenuti in una mail di 5 righe inviata a tutti i membri del consiglio d'amministrazione. A monte ci sarebbero delle divergenze con il presidente della Fondazione e assessore al turismo della Provincia di Belluno, Alberto Vettoretto, sia sulla strategia che sugli obiettivi della Fondazione. «In effetti - ha spiegato ieri il vice presidente della Fondazione, il bolzanino Michl Laimer - abbiamo constato tutti che nel cda c'è una certa disarmonia. In più c'era anche l'aspetto economico». Divergenze che riguardavano anche il rimborso delle spese per la trasferta a Cortina. «Il consiglio d'amministrazione - ha aggiunto l'assessore altoatesino - gli aveva proposto un premio a fine anno, ma lui aveva un'altra idea». «Il mio auspicio è che Campeol ci ripensi», è stato il commento del pordenonese Giuseppe Verdichizzi, consigliere della Fondazione. «Ero fuori e sono stato avvisato dal presidente Vettoretto. Venerdì abbiamo un cda in cui avremo l'occasione di capire bene cosa è successo e di chiarire. Credo che il modo migliore sia quello di incontrarsi di persona e di discutere». Alla mail farà seguito una lettera raccomandata che sarà inviata oltre ai membri del cda, ai presidenti delle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia e al ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo. Verso fine ottobre ci sarà la visita degli ispettori Unesco e tra i membri del cda non mancano le preoccupazioni.

«Siamo già in una fase organizzativa», ha spiegato Verdichizzi». «Non è il periodo ideale - ha concluso Laimer - per delle dimissioni, in questo momento era necessario avere un segretario. Quattro, infatti, sono le condizioni richieste dall'Unesco e tra queste rientra l'individuazione di un soggetto con cui interloquire».

 

 

LA SCHEDA

Due anni di continue sofferenze e contrasti

Era il 26 giugno 2009 quando il World Heritage Committee inserì ufficialmente le Dolomiti nella lista dei beni Patrimonio dell'Unesco. E il bilancio di questi due anni è tutt'altro che roseo. Due anni costellati da continui contrasti tra le cinque Province che fanno parte della Fondazione, Belluno, Bolzano, Trento, Pordenone e Udine. Polemiche prima sulla scelta della sede, poi sul logo criticato per le montagne più simili allo skyline di New York che alle Dolomiti e ritoccato per ammorbidire l'«effetto grattacielo».

La Federalberghi provinciale aveva addirittura chiesto l'azzeramento di tutti i vertici della Fondazione «per non aver prodotto in due anni nulla di concreto». A maggio di quest'anno un altro strappo con il consuntivo 2010 approvato, ma con l'astensione della Provincia di Belluno.

 

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Corriere delle Alpi  25.08.2011

Unesco, Campeol si è dimesso

Tra i motivi, i dissidi con il presidente della Fondazione Vettoretto

Alessia Forzin

BELLUNO. La Fondazione Unesco perde i pezzi. Il suo segretario, Giovanni Campeol, ha infatti rassegnato le dimissioni, informando con cinque righe via mail il presidente Alberto Vettoretto della decisione. Poco si sa per ora sui motivi che hanno spinto Campeol a lasciare la Fondazione, che si trova ora in acque agitate a poco più di un mese di distanza dalla verifica dell’Unesco.

In ottobre è infatti atteso il delegato dell’Unesco Greame Worboys, per verificare che i siti entrati a far parte del patrimonio dell’umanità stiano rispondendo ai criteri richiesti dalla stessa Unesco.

La notizia delle dimissioni del segretario giunge dunque come un fulmine a ciel sereno a scuotere i Monti Pallidi. Domani si riunirà il cda della Fondazione per valutare la situazione che si è venuta a creare e stabilire le strategie future da adottare, anche in vista dell’appuntamento di ottobre.

Giovanni Campeol è stato nominato segretario della Fondazione Dolomiti Unesco più di un anno fa, votato all’unanimità dal consiglio di amministrazione, di cui fanno parte le cinque Province (Belluno, Bolzano, Trento, Pordenone e Udine). La sua nomina non aveva convinto alcuni, come il presidente della Provincia di Belluno Gianpaolo Bottacin, che non è mai stato un suo acceso sostenitore (avrebbe preferito un manager operativo) nè un suo difensore quando si sono scatenate le polemiche sugli aumenti di stipendio, o sul premio di 17.500 euro richiesto dal segretario, per raggiungere la “sede disagiata” della Fondazione (Cortina).

E potrebbe esserci anche la questione economica alla base delle dimissioni, non citata però nella mail di cinque righe inviata ai componenti del consiglio.

Il cda gli aveva proposto un premio una tantum all’anno, di 17mila euro, ma il segretario lo avrebbe ottenuto solo se avesse soddisfatto alcuni obiettivi, imposti dallo stesso cda. Il segretario sembra invece aver chiesto di incrementare di un terzo il suo compenso mensile, non trovando concorde il cda.

Alla base della decisione di abbandonare la Fondazione, nella mail si citano invece le divergenze con il presidente della Fondazione, Alberto Vettoretto, sulla strategia e sul ruolo di Campeol all’interno dell’organismo.

L’assessore provinciale all’ambiente di Bolzano Michl Laimer si dice non sorpreso: «Nel cda si era parlato di queste divergenze, ma mi stupisco per il momento scelto. Rimanere adesso senza direttore generale è assurdo».

Per parte bellunese, invece, Alberto Vettoretto ieri non ha ammesso nè smentito le dimissioni di Campeol. «Fino alla riunione del cda non parlo», ha detto. La riunione è in programma domani. Il tempo stringe, ottobre è, praticamente, dopodomani.

 

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Il Gazzettino  19.08.2011

Opera da 153 milioni

Tangenziale di Cortina, sì di governo e Regione

CORTINA - La circonvallazione di Cortina è fra le opere pubbliche dell'accordo fra Regione Veneto e Governo. I lavori, per un importo di 153 milioni di euro, potrebbero iniziare nel 2013 e finire nel 2021. L'accordo quadro, che contiene la nuova viabilità di Cortina, è stato firmato a Roma dall'assessore Renato Chisso per la Regione Veneto, e dai ministri Altero Matteoli, alle Infrastrutture e trasporti, Stefania Prestigiacomo, all'Ambiente, Raffaele Fitto, per i Rapporti con le Regioni, e da Silvio Berlusconi. Il consiglio comunale ampezzano approvò il nuovo studio di fattibilità della viabilità cittadina giusto un anno fa, il 19 agosto. Tornò in aula il 20 ottobre successivo, per degli aggiustamenti. Il 17 maggio 2011 la giunta veneta ha approvato lo schema di intesa generale per integrare il programma delle infrastrutture strategiche. La prima opera aggiunta all'elenco è proprio la nuova viabilità di Cortina. Il 16 giugno scorso è stato sottoscritto l'accordo quadro tra il governo e la Regione, che ha ratificato la delibera veneta. Nel programma pluriennale, l'opera risulta completata per il 2021. E a Cortina si confida nell'assegnazione dei Mondiali di sci alpino 2017, per accelerare ancor di più i tempi.  Marco Dibona

 

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Corriere delle Alpi  14.08.2011

«Treni, siamo alla resa finale»

Levis (Idv) si rivolgerà ai colleghi veneziani

BELLUNO. «I treni che non trasportano almeno trenta passeggeri vengono tagliati. Punto e basta».

Così ha detto l’assessore Chisso. E la dichiarazione ha sollevato la protesta di Reolon. Ora si muove anche Angelo Levis (capogruppo dell’Italia dei Valori in Consiglio provinciale).

«Specificità montana? Mobilità sostenibile? Roma-Calalzo? Metropolitana di superficie? Stazioni abbandonate? Convenzione internazionale per la protezione delle Alpi? L’unica risposta della Giunta Zaia è stato l’allungamento della A 27» spiega Levis.

«L’unica logica in tutto questo è di creare un imbuto di traffico nel Cadore, solo una ventina di chilometri a nord dell’attuale termine autostradale, con costi ambientali enormi. Ci dicono che quest’opera si farà attraverso il project financing. Peccato che gli amici veneziani non ricordino ai bellunesi che la Regione erogherà un contributo pubblico per garantire l’equilibrio finanziario instabile dell’operazione». «In ambito di commissione provinciale sul caso Dolomiti-bus ho chiesto maggiore integrazione con il trasporto ferroviario affinchè ciò portasse risparmi e nessun danno ai cittadini. Come sempre la problematica maggiore che si riscontra è l’avere una figura di dialogo con questa entità chiamata Trenitalia. Forse per qualcuno sarà opinabile che la metropolitana di superficie e il collegamento ferroviario verso Nord rappresentino la soluzione alla nostra viabilità. Di certo sono opere che rientrano in quelle convenzioni internazionali di sviluppo sostenibile».

Levis chiederà ai rappresentanti in regione dell’Italia dei Valori di farsi sentire contro l’ipotesi di tagli in favore di strade asfaltate, a costi esorbitanti per le tasche dei cittadini.

«Attendendo la scadenza dell’affidamento del materiale rotabile nel 2016 bisogna prepararsi al meglio. I progetti ci sono, basti pensare a quelli presentati pochi mesi da Confindustria Belluno e dalla Camera di Commercio, ma se i binari scompariranno poi il tutto sarà più difficile. Chi propone di fare l’autostrada non può pensare di essere sostenitore anche della ferrovia. Sta ai cittadini bellunesi decidere che modalità di sviluppo scegliere o almeno pretendere risposte certe dai propri rappresentanti».

 

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Il Gazzettino  13.08.2011

Giochi di guerra per i parà Usa

A Nordest presto numerosi poligoni di tiro per l’arrivo di 4mila soldati statunitensi dalla Germania

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Dario Furlan

Giochi di guerra in tempo di pace. Ma per le esercitazioni dei parà a Stelle e Strisce che arriveranno nel Triveneto (oltre a quelli che già ci sono) una fetta del Nordest dovrà mettere a disposizione nuovi siti. È dal crollo del Muro di Berlino che le Forze Armate Usa si stanno riorganizzando. Un colosso "pesante" in termini di oneri finanziari. E tra le varie ristrutturazioni una tra poco tempo potrebbe interessare da vicino proprio il Triveneto.

Si tratta del concentramento in sede unica (ovvero alla caserma Ederle e all'aeroporto Dal Molin di Vicenza) della 173esima Brigata di Fanteria Aviotrasportata. La grande unità dell'Us Army si compone di sei battaglioni, di cui due sono di stanza in Veneto, mentre gli altri quattro si trovano
attualmente in Germania. Alla Ederle è di casa anche il quartier generale della Setaf (Forza Tattica dell'Esercito Usa nel Sud Europa) che dal 2008 ha perso il «berretto marrone» di aerotrasportata, calzando quello nero. La Setaf non dispone di un proprio contingente, ma nella sua nuova veste è oggi responsabile dell'assistenza del personale Us Army che opera nel turbolento scenario del continente africano.

Ma quello che interessa da vicino il Triveneto e l’arrivo al Dal Molin (i lavori dovrebbero essere terminati nel settembre 2012) di altri 4 mila soldati che - secondo i generali Usa - potrebbero entrare per la fine del 2013. Il Progetto Dal Molin contempla, infatti, che vi venga insediato il «nido» dei quattro Battaglioni che emigreranno dalla Germania. Dai circa 1.500 soldati attualmente presenti alla Ederle si prevede che la popolazione in mimetica incrementerà a cinquemila unità. E l'aumentata presenza avrà significativi impatti sul Nordest anche in ordine all'utilizzo di aree e poligoni addestrativi. L'Accordo tecnico già stipulato fra i ministeri della Difesa americano e italiano stabilisce le modalità d'uso delle installazioni a beneficio dell'Esercito Usa dislocato a Vicenza.

Il documento rivela una dettagliata lista di poligoni messi a disposizione delle unità militari a stelle e strisce. Nel Friuli figurano: Cao Malnisio (Valcellina, l'unico che risponde agli standard Usa), Monte Ciaurlec (zona di Spilimbergo), il greto del Tagliamento (area di Maniago), il Dandolo (Maniago), Rivoli Bianchi di Venzone e Artegna. Per il Veneto sono indicati il greto del Piave (ma la zona non è precisata), Erbezzo (verona) e Fontaniva (Padova). Per l'Alto Adige si citano San Giorgio di Brunico, Dobbiaco e Salorno.

Ma con il progettato incremento della popolazione in mimetica presente nel Vicentino le esigenze addestrative aumenteranno in maniera esponenziale. Sono infatti in corso progetti per l'acquisizione di immagini aeree di altre aree di interesse. Nello specifico, in Carnia si farà la mappatura del Monte Bivera (area di Sauris), nel Pordenonese interessa il poligono del Cellina Meduna, mentre in Cadore gli occhi elettronici saranno puntati sulla Val d'Oten (sopra Calalzo).

La 173esima Brigata è costituita da Battaglioni di paracadutisti. Oltre alle armi leggere in dotazione, l'addestramento degli «Sky Soldiers» è improntato all'aviolancio di uomini ed equipaggiamenti. Ma faranno la loro comparsa in Italia anche gli obici Howitzer. Si tratta di pezzi da circa 2 tonnellate di peso e con bocca di fuoco da 105 millimetri. Insomma, una dotazione di uomini e mezzi che richiedono vaste aree per gli addestramenti. Zone che ora non sono sufficienti. Difficile pensare, però, che questa ricerca non sollevi un polverone. E non solo degli antimilitaristi.

 

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Corriere delle Alpi  04.08.2011

Dolomiti Unesco. Dal 2 all’8 ottobre la visita dell’incaricato Unesco, Greame Worboys

Fondazione, 2 mesi di passione

Mancano i piani di gestione e le strategie per il turismo sostenibile

M. Di Giangiacomo

BELLUNO. Due mesi di tempo per prepararsi all’“esame” dell’Unesco. E magari superarlo. È la prova che attende la Fondazione Dolomiti Unesco, in vista della visita, programmata per la prima decade di ottobre, dell’esaminatore: si tratta dell’australiano Greame Worboys.

L’agenda dei prossimi, pressanti impegni è stata stilata in occasione della prima riunione congiunta del comitato tecnico (composto da rappresentanti delle 5 Province e delle due Regioni che siedono nel consiglio d’amministrazione della Fondazione) e del comitato scientifico, composto dal biologo feltrino Cesare Lasen, dal museologo padovano Marco Tonon, dall’altropologo e past president del Cai Annibale Salsa, dal docente universitario friulano Mauro Pascolin e dall’altoatesino Roland Dellagiacoma, già direttore della Ripartizione natura e paesaggio della Provincia autonoma di Bolzano. All’incontro hanno poi preso parte anche due dei quattro consulenti della Fondazione, l’architetto Cesare Micheletti ed il geologo Mario Panizza.

«Il programma della visita di Worboys è molto fitto - spiega lo stesso Dellagiacoma -, lo scienziato australiano avrà un sacco di domande da farci, vale a dire le prescrizioni che erano state fatte all’atto del riconoscimento del sito. A cominciare dall’istituzione della Fondazione, avvenuta il 13 maggio del 2010. E fin qui ci siamo. Un ostacolo decisamente più difficile è sicuramente l’individuazione di una strategia generale di gestione dei siti, vale a dire accordi di governance per la gestione coordinata tra istituzioni ed enti che hanno una base giuridica diversa, che richiederà l’armonizzazione degli strumenti di pianificazione; e ancora il monitoraggio dello stato di conservazione del patrimonio e la garanzia del finanziamento della Fondazione».

«I membri del comitato tecnico assicurano che entro i termini saranno pronti i piani di gestione dei 9 siti - prosegue Dellagiacoma - così come la strategia per il turismo sostenibile, che è stata affidata alla Provincia autonoma di Bolzano e della quale è stata incaricata l’Eurac. A questa si ricollega la regolamentazione del traffico sui passi dolomitici, sulla quale sarà difficile se non impossibile avere un voto politico, ma ci sarà almeno una proposta».

Dellagiacoma non si nasconde che la strada della Fondazione Dolomiti Unesco è tutta in salita ed il tempo stringe.

«Abbiamo a disposizione solo due mesi, qualcuno in agosto non potrà andare in ferie, bisognerà correre - conclude -, ma mi sembra che la Fondazione abbia finalmente cambiato marcia. La sede operativa rimane Cortina, ma ora mi sembra chiaro che le 5 Province e le 2 Regioni andranno coinvolte maggiormente. Il solo fatto che d’ora in poi il comitato tecnico si riunirà ogni lunedì è un dato positivo».

 

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