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Tesi di laurea - Cecilia Alzetta

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APRILE

Corriere delle Alpi  27.04.2011

In arrivo da Roma 5 milioni a sostegno delle Dolomiti Unesco

Si punta su tre settori: vacanze attive, natura e promozione del brand

BELLUNO. Cinque milioni e 150 mila euro di finanziamenti ministeriali in arrivo per la promozione delle Dolomiti Unesco. Il tutto grazie al progetto presentato dal Veneto, regione capofila, assieme a Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. La notizia è arrivata ieri dall’assessore veneto al turismo e alla montagna Marino Finozzi, anche se i membri della Fondazione Unesco lo avevano saputo già la settimana scorsa, quando l’amministratore regionale era venuto in visita a Belluno.

In quell’occasione aveva incontrato gli assessori delle altre regioni al passo Pordoi. «Il progetto», ha detto Finozzi, «ha già avuto un primo via libera informale. Nei giorni scorsi è stata inviata la richiesta ufficiale, ora attendiamo il finanziamento per partire con questo progetto di rilancio dell’area dolomitica».

Il piano interregionale mira alla promozione delle attività turistiche della montagna estiva. Ogni soggetto metterà finanziamenti secondo le proprie possibilità, ma tutti hanno condiviso le linee guida: vacanza attiva, vacanza natura, programmi per la crescita della professionalità degli operatori.

In particolare, la Regione del Veneto ha chiesto al ministero del Turismo per il progetto Dolomiti Unesco un finanziamento di 1,6 milioni di euro, cui si aggiungeranno 3 milioni richiesti dalla Provincia di Trento, 300mila da Bolzano e 200mila dal Friuli Venezia Giulia. «Il Veneto», afferma Finozzi, «ha raccolto le indicazioni delle diverse amministrazioni per lo sviluppo sostenibile dell’attività turistica del sistema Dolomiti».

Il primo target è quello del vacanziere attivo: la proposta individuata riguarda il potenziamento dell’offerta bikers e il trekking di montagna. Accanto a questi due prodotti se ne affianca un terzo, riferito al cicloturismo.

Il secondo target riguarda le famiglie con figli: la proposta privilegia il prodotto vacanza-natura soprattutto nelle aree dei Parchi Naturali, valorizzando un turismo che sia rispettoso dell’ambiente e sensibile alle tematiche di salvaguardia e tutela del territorio.

Le finalità del progetto riguarderanno anche azioni promozionali su alcuni mercati esteri e sul mercato italiano, per il potenziamento e la diffusione del brand Dolomiti, come concetto di area e non tanto di suddivisione amministrativa.

«Con queste proposte», ha spiegato l’assessore Finozzi, «puntiamo ad allungare la durata della stagione estiva, privilegiando alcuni prodotti appetibili anche negli altri mesi (vacanza attiva e vacanza natura) e a rafforzare l’offerta riqualificando il fattore umano».

«Non possiamo che essere soddisfatti delle risorse che arriveranno», commenta l’assessore provinciale Alberto Vettoretto. «Lavoreremo in sinergia e con profitto con le altre Regioni e Province per rendere ancora più appetibili e attrattive le Dolomiti».

 

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Il Gazzettino  27.04.2011

Dolomiti, 5 milioni per la promozione

Unesco, primi fondi dal ministero del Turismo. Federalberghi: «Finalmente»

Roberta De Salvador

Cinque milioni e 150 mila euro di euro per le Dolomiti Unesco. A tanto ammonta il gruzzolo che il Ministero del Turismo dovrebbe concedere per la promozione delle montagne di Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia.

Il progetto che permetterà di avere questi fondi sul territorio - anche se non è chiaro quando - si focalizzerà sulla stagione estiva e prevede di raggiungere due segmenti turistici. Il primo obiettivo, infatti, è quello del vacanziere attivo: si cercherà di potenziare l'offerta dedicata ai ciclisti e il trekking di montagna. Il secondo target, invece, si concentrerà sulle famiglie con figli: la proposta avrà un occhio di riguardo tutto incentrato sui parchi naturali e le loro iniziative, valorizzando un turismo che sia rispettoso dell'ambiente. Per Marino Finozzi, assessore regionale del comparto si tratta di «proposte che puntano ad allungare la durata della stagione estiva e a rafforzare l'offerta riqualificando il fattore umano», visto che rientrano nel computo anche programmi per la crescita della professionalità degli operatori.

Il Veneto è capofila di questo progetto, del quale sono già stati condivisi i principi con le realtà limitrofe al bellunese e per il quale si attende solo il finanziamento. La Regione ha chiesto al ministro Michela Vittoria Brambilla per il progetto Dolomiti Unesco un finanziamento di 1,6 milioni di euro, cui si aggiungeranno 3 milioni richiesti dalla Provincia di Trento, 300 mila da Bolzano e 200 dal Friuli Venezia Giulia. Soddisfatti gli albergatori bellunesi che da tempo attendono con ansia che dalle parole si passi ai fatti.

«Finalmente la macchina inizia a partire - dice Gildo Trevisan di Federalberghi Belluno-: siamo contenti che la politica si attivi per sfruttare le opportunità offerte dall'Unesco e restiamo disponibili a suggerire azioni per la progettualità». A spiegare come sarà utilizzata parte delle risorse destinate al Bellunese è l'assessore provinciale e presidente del cda della Fondazione, Alberto Vettoretto: «Faremo a breve delle riunioni con i diversi attori per concertare le azioni. Una parte del denaro che arriverà, comunque, sarà destinata alla fiera delle Dolomiti Unesco che ci sarà in autunno a Longarone». Tra le finalità del progetto ci sono, infatti, anche azioni promozionali su alcuni mercati esteri e sul mercato italiano, per il potenziamento e la diffusione del marchio Dolomiti.

 

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Messaggero Veneto  27.04.2011

5 milioni alle Dolomiti

TRIESTE Cinque milioni e 150 mila euro di finanziamenti ministeriali in arrivo per la promozione delle «Dolomiti Unesco» grazie al progetto di eccellenza presentato da Veneto (regione capofila), assieme a Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. «Il progetto - ha annunciato l'assessore veneto al Turismo Marino Finozzi al Consiglio di amministrazione della Fondazione riunito per l'occasione a Passo Pordoi, a cavallo tra Veneto e Trentino - ha già avuto un primo via libera informale. Nei giorni scorsi è stata inviata la richiesta ufficiale, attendiamo il finanziamento per partire con questo grande progetto di rilancio dell'area dolomitica». Il progetto interregionale Dolomiti mira soprattutto alla promozione le attività turistiche della montagna estiva. «Ciascuno dei soggetti metterà finanziamenti secondo le proprie possibilità, ma tutti hanno condiviso le linee guida: vacanza attiva, vacanza natura, programmi per la crescita della professionalità degli operatori». In particolare la regione Veneto ha chiesto al ministero del Turismo per il progetto «Dolomiti Unesco» un finanziamento di 1,6 milioni di euro, cui si aggiungeranno 3 milioni richiesti dalla Provincia di Trento, 300 mila da Bolzano e 200 mila euro dal Friuli Venezia Giulia. «Il Veneto - afferma ancora l'assessore veneto Finozzi - ha raccolto le indicazioni delle diverse amministrazioni per lo sviluppo sostenibile dell'attività turistica del sistema Dolomiti». Finalità del progetto anche azioni promozionali su alcuni mercati esteri e sul mercato italiano, per il potenziamento e la diffusione del brand Dolomiti, come concetto di area e non tanto di suddivisione amministrativa.

 

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Il Gazzettino  21.04.2011

VIABILITÀ  La Provincia approva l’accordo di programma con la Regione Veneto: dall’A27 a Sagrogna

Traforo di Cadola si parte col progetto

Maurizio Dorigo

Si torna a parlare del traforo di Cadola e il collegamento con la provinciale della Sinistra Piave. Il passo avanti lo fa la giunta provinciale, che ieri ha approvato l'accordo di programma con la Regione Veneto e i Comuni di Ponte nelle Alpi e Belluno per realizzare la galleria che dall'A27d ovrebbe portare a Sagrogna. Palazzo Piloni ha messo la firma sulla casella di sua competenza, in attesa dell'approvazione degli altri soggetti interessati. Venezia dovrebbe dare il suo benestare in settimana, poi toccherà anche alle due amministrazioni pontalpina e bellunese interessate al tracciato.

Ad oggi del traforo di Cadola esiste uno studio di fattibilità che individua il percorso della nuova viabilità: una galleria a due canne di circa tre chilometri all'uscita del casello autostradale di Cadola e la viabilità di raccordo alla provinciale 1 della Sinistra Piave, all'altezza della fontana di Sagrogna.

Il costo dell'opera è preventivato attorno agli 80 milioni di euro. E qui cominciano i problemi. Il traforo dovrebbe infatti essere finanziato nell'ambito delle opere accessorie al prolungamento dell'autostrada A27 verso il Cadore, quindi affidato al project financing con l'apporto di capitale privato. Quindi il collegamento verso Belluno dipenderà dall'effettiva realizzazione del nuovo tronco autostradale da Pian di Vedoia a Macchietto.

«Intanto - afferma l'assessore provinciale alla mobilità Ivano Faoro - c'è questo passo in avanti che prevede l'accordo sul tracciato da parte di tutti i soggetti interessati. Una volta approvato il documento di programma, si dovrà procedere alla redazione del progetto preliminare del tunnel di Cadola». A predisporre il progetto sarà Veneto Strade, l'agenzia per le opere viarie della Regione Veneto, così come è accaduto per l'altra grande opera del Col Cavalier, i cui lavori stanno procedendo speditamente lungo la provinciale 1.

Veneto Strade sarà quindi il soggetto attuatore anche del collegamento da Cadola a Sagrogna. «Un'opera importante - commenta il presidente della Provincia Gianpaolo Bottacin - attesa da anni, per la quale oggi abbiamo messo un nuovo tassello». Ipotizzare i tempi di realizzazione è ancora prematuro».

 

 

«Montagna senza infrastrutture»

Confindustria e Anef bussano alla Regione

Donazzan: sintesi dei progetti e professionalità

«Un euro speso per lo skipass, ne genera altri 100 nell'indotto, dal maestro di sci fino ad arrivare all'albergo. Se si ferma il settore funiviario, il turismo montano va a rotoli». In tempi di tagli da lacrime e sangue, l'Associazione nazionale esercenti funiviari del Veneto lancia un appello alla Regione. Ieri i rappresentanti delle società di impianti a fune si sono dati appuntamento nella sede di Confindustria Belluno Dolomiti. Presente l'assessore regionale Elena Donazzan e per l'Anef Veneto il presidente Renzo Minella e Giovanni Viel. Assente giustificato l'assessore al turismo Marino Finozzi con cui è previsto un incontro ad Asiago sul riparto dei fondi Fas (per le aree sottoutilizzate).

«Da Agordo fino a Sappada - ha dichiarato l'assessore provinciale Silver De Zolt - gli impianti a fune sono una linfa importante». Secondo il presidente degli industriali bellunesi, Domenico Cappellaro, lo sviluppo del settore turistico passa anche attraverso il potenziamento delle infrastrutture.

«Secondo la classifica de «Il Sole 24 Ore» - ha esordito - Belluno è in fondo alla lista ed è una fra le 15 provincie italiane più industrializzate». Da qui una serie di proposte: dal prolungamento dell'A27 all'estensione della banda larga, dall'unificazione degli enti che si occupano di promozione turistica all'adeguamento delle linee guida nel settore alberghiero. «È il caso, ad esempio, dei locali dedicati ai centri benessere: in Trentino-Alto Adige le norme urbanistiche consentono di offrire questi servizi anche in locali seminterrati, sfruttando così una volumetria altrimenti improduttiva».

«Per tutto quello che servirà a far crescere una vocazione manifatturiera e turistica di qualità, io ci sono - ha detto l'assessore regionale Elena Donazzan - ma bisogna fare sintesi dei vari progetti, investire sulla professionalità e avere una visione del futuro».

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Messaggero Veneto  19.04.2011

Con i forconi per difendere l'acqua

Cercivento, Ligosullo e Forni Avoltri non cedono le reti idriche a Carniacque. Comitati e cittadini: difenderemo la Carnia

CERCIVENTO Scade l'ultimatum di Carniacque spa ma i tre comuni di Cercivento, Ligosullo e Forni Avoltri non cedono le loro reti idriche. È stato presidiato ieri da un centinaio di manifestanti (200 per gli organizzatori, 90 per la Questura) il municipio di Cercivento per ribadire il "No all'acqua privata". Sebbene la società che gestisce il ciclo integrato delle acque avesse, con il suo presidente Paolo Albano, chiarito che non ci sarebbe stato alcun atto impositivo ieri alla scadenza dell'ultimatum e che nessuno si sarebbe presentato per costringere i tre sindaci a consegnare alla società le loro reti idriche, i comitati la gente del posto, alcuni "armati" simbolicamente con forconi, controllati dalle forze dell'ordine, hanno dato vita a un sit-in davanti al comune di Cercivento, divenuto simbolo di questa, e di altre proteste della Carnia, per impedire a eventuali rappresentanti di Carniacque di prelevare le reti dell'acqua ancora gestite dalle amministrazioni comunali. A dare man forte ai comuni i comitati (Carniainmovimento, Pas-Dolomiti, Movimento Mont, Wwf ed altri) che negli ultimi tempi hanno alzato la voce contro la gestione privatistica delle acque, contro gli elettrodotti e il progetto del pompaggio delle acque del lago di Cavazzo. Raggiante di questo ennesimo successo Renato Garibaldi di Carniainmovimento, ha ammonito: «Non si illudano, non cederemo: quando si presenteranno per acquisire definitivamente le reti idriche, troveranno la gente inferocita a contrastare questo ladrocinio». Corre su internet la protesta, al pari del nord Africa. «Non abbiamo mobilitato i nostri sostenitori con le solite 7 mila email, ma lo faremo per il referendum di giugno: un governo che non ascolta i cittadini e che li costringe a un referendum per salvare l'acqua, è delegittimato». «La nostra non è una battaglia ambientalista locale, ma è una scelta di vita, un progetto di sviluppo delle nostre terre». «Una prepotenza - ha detto Franceschino Barazzutti - una società per azioni, commerciale, di diritto privato, si permette di avanzare un'intimazione a un Comune, un ente pubblico di rango costituzionale. La Repubblica prevede lo Stato, le regioni, le province e i comuni e non prevede né Ato, né Carniacque».

Roberto Pizzutti del Wwf ha detto che «fin quando Carniacque troverà un gruppo compatto come il nostro dovrà fare i conti con la propria coscienza, perché non potranno fare i prepotenti». Cristian Morassi, vicesindaco ha espresso la sua rabbia: «Essere qui oggi non è inutile. Ciò che mi fa rabbia è che le amministrazioni che negli anni hanno messo a posto acquedotti e fognature debbano ora regalarle a gente di fuori». Gino Grillo

 

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Il Gazzettino  15.04.2011

TANGENZIALE  Per Paniz il progetto di 480 milioni andava accolto e poi modificato

«Con Anas persi i soldi»

Il deputato: troppe occasioni sfuggite al Bellunese

Flavio Olivo

In questi tempi di crisi, rinunciare a un finanziamento è un lusso che nessuno, specie un ente pubblico, dovrebbe permettersi. Vale anche per la tangenziale di Cortina. È questo il senso dell’intervento settimanale di Maurizio Paniz ieri ai microfoni di Radio Cortina, quando ha ribadito ciò che poco prima aveva detto al sindaco Andrea Francesci in un caffè di Roma. Così si è tornati a parlare del tormentato progetto finito di recente anche davanti al Tar a causa del ricorso di alcuni abitanti dell’ex clinica Crignes.

«Il sindaco mi ha invitato a bere un caffè - racconta l’onorevole - e gli ho detto semplicemente che non era il caso di rinunciare ai 480 milioni dell’Anas e al suo progetto di tangenziale». La tiratina d’orecchi è arrivata in diretta nel corso di una lunga intervista anche su altri temi. Paniz, che in questo momento è sulla cresta dell’onda dopo essere riuscito a far votare alla Camera il processo breve, è tornato a parlare dei bellunesi, stigmatizzando il fatto che «non si dovrebbero sempre lamentare» e che «tutti i treni di passaggio vanno presi». Sempre che i soldi ci siano davvero.

E fa un altro esempio: lo studio di fattibilità degli impianti di collegamento fra San Vito e Selva di Cadore, molto criticato nelle ultime settimane. «In questo momento di crisi del turismo, il carosello fra la Valle del Boite e la Val Fiorentina sarebbe un’opportunità in più».

Tornando alla circonvallazione di Cortina, il deputato afferma: «Se fossimo in Sicilia, non si rinuncerebbe a tante risorse. Credo che, al di là della bontà o meno del progetto, si sarebbe potuto accettare quel finanziamento e poi, casomai, apportarvi le modifiche ritenute necessarie». «Vanno prese al volo queste occasioni. Troppi lamenti, mentre questa è oggi la seconda provincia più finanziata d’Italia». Non è stato possibile ieri parlare col sindaco di Cortina, ma si ricorderà come il progetto sia stato ridimensionato (il Comune ne ha messo in cantiere uno proprio) a causa dell’impatto ambientale e della forte opposizione in consiglio anche da parte di alcuni consiglieri di maggioranza poi rientrati.

 

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Terra Nordest  12.04.2011

Beni comuni Cervicento, Forni Avoltri e Ligosullo: tre piccoli comuni friulani contro la privatizzazione

Carnia in lotta per l’acqua

Giannandrea Mencini

A pochi mesi dal referendum per l’acqua pubblica, dalla Carnia (Friuli Venezia Giulia) ci arriva notizia della lotta contro la  privatizzazione di questo bene comune da parte di tre piccoli comuni della provincia di Udine: Cervicento, Forni Avoltri, Ligosullo. Alle 10 del 18 aprile, la società Carniacque SpA di Tolmezzo farà “visita” al Municipio di Cervicento per la “presa in consegna” delle reti acquedotti e fognatura comunali come da deliberazioni dell’Ambito Territoriale Ottimale (ATO) 3 Centrale Friuli e contro la volontà espressa dai Consigli Comunali dei paesi citati e da numerose petizioni dei cittadini utenti del Servizio idrico integrato di questi tre Comuni. Il tutto malgrado siano ancora pendenti i ricorsi legali dei Comuni presso il Tribunale Superiore acque pubbliche di Roma contro la scelta dell’ATO 3 Centrale Friuli. Intervento, quello di Carniaque, che avviene malgrado la facoltà data dall’ancora vigente art. 148 c.5 del D L.gs 152/2006, in base al quale i consigli comunali avevano a suo tempo deliberato all’unanimità di applicare, riservandosi la gestione in proprio del Servizio idrico, in quanto aventi tutti i requisiti previsti da tale norma per poterlo fare ( Comuni appartenenti a Comunità montane di popolazione inferiore ai 1000 abitanti ), tranne ovviamente l’assenso dell’ATO 3 Centrale Friuli che ha incredibilmente agito differentemente dagli altri ATO di tutta Italia che, in casi analoghi, hanno invece prontamente disciplinato l’applicazione di tale norma in favore dei piccoli Comuni montani che lo avevano richiesto (ad esempio l’ATO3 Torinese, l’ATO Marche Macerata ecc…). A tutto questo si aggiunge la incertezza sul futuro delle stesse ATO e la forte opposizione della popolazione che è a conoscenza della situazione venutasi a creare. Così i sindaci dei tre comuni hanno scritto al Prefetto esternando le loro preoccupazioni sull’intera vicenda mentre i comitati per l’acqua pubblica, le associazioni e i singoli cittadini, si stanno organizzando per resistere in modo pacifico e non violento alla visita della Società Carniacque e dare l’appoggio ai Sindaci in lotta per l’acqua pubblica. Appuntamento il 18 aprile alle 9 a Cervicento armati di fischietti, pentole, coperchi e cartelli.

 

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Il Gazzettino-Ud  09.04.2011

Acqua, i sindaci temono disordini

I sindaci che intimoriti da eventuali reazioni popolari allertano il prefetto e il questore, i comitati che annunciano sit-in di protesta e lanciano l'idea dello sciopero delle bollette. Si fa sempre più arroventato il clima attorno alla vicenda dei tre sindaci "resistenti" di Ligosullo, Cercivento e Forni Avoltri, che stanno battagliando per poter continuare a gestire in economia il rispettivo servizio idrico ma che il 4 aprile scorso, come riportato dal Gazzettino, hanno ricevuto l'intimazione da parte di Carniacque a consegnare fisicamente il 18 aprile prossimo le rispettive infrastrutture idriche e fognarie di proprietà comunale. «Ciò nonostante - scrivono i tre primi cittadini nella lettera inviata alle autorità - siano ancora pendenti i ricorsi legali dei nostri Comuni al Tribunale superiore delle acque di Roma». Dario De Alti, Manuele Ferrari e Giorgio Morocutti richiamano la Legge 42/2010 che ha previsto e la soppressione degli attuali Ato in tutta Italia e segnalano come sia «del tutto inopportuna e intempestiva quindi questa iniziativa di Carniacque per questa "visita" di presa in consegna degli impianti comunali, che continuano pur sempre ad essere gestiti a norma di Legge dai nostri Comuni, con l'osservanza di tutti i requisiti igienico sanitari, sia nel rispetto dei limiti tabellari di Legge relativamente nei punti di scarico delle acque reflue urbane». Carniacque «non ha alcun titolo legale per questa presa in possesso degli impianti - attaccano - contro la volontà delle Amministrazioni comunali proprietarie e ricorrenti, in quanto non rappresenta in alcun modo, né un Ente pubblico gerarchicamente superiore ai Comuni e costituzionalmente tutelato, né è soggetto esecutore di sentenza giudiziaria. Qualora Carniacque non dovesse desistere dal suo proposito di coattiva presa in possesso degli impianti comunali - concludono i sindaci - noi non possono escludere anche possibili disordini e manifestazioni di protesta della cittadinanza». Da parte dei comitati sono già annunciate manifestazioni: «Come volevasi dimostrare - spiega Ira Conti, del Comitato Pas - gettata la maschera ecco la vera faccia dei privatizzatori dell'acqua. Noi non ci dobbiamo arrendere».

Franceschino Barazzutti, del movimento Mont lancia la proposta di uno sciopero delle bollette di Carniacque: «Vanno toccati sui soldi. Vengano a staccare l'acqua a interi paesi, se hanno coraggio, ne verrebbe un bel caso nazionale e mediatico d'esempio anche per altre realtà». Di questo tema si parlerà tra l'altro durante il convegno del 16 aprile sulla gestione dell'acqua in Trentino, fissato per le 9.30 nella sala della Comunità montana della Carnia a Tolmezzo.

 

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Messaggero Veneto  06.04.2011

I sindaci della Carnia sono divisi sull'elettrodotto

Posizioni diversificate sulle ipotesi aerea e interrata della Wurmlach-Somplago. Si temono gravi ripercussioni sull'ambiente e restano dubbi sull'utilità della linea

di Gino Grillo

CERCIVENTO. Il sindaco di Cercivento Dario De Alti, uno fra i più contrari all'elettrodotto Wurmlach-Somplago, non ha dubbi: l'elettrodotto, per non determinare impatti ambientali sul territorio montano, deve essere solamente interrato.

La decisione della Regione di accogliere in parte le scelte delle popolazioni della valle del Bût che si sono schierate contro il passaggio aereo dei cavi dell'alta tensione, licenziando in giunta un provvedimento che salvaguardia, con una soluzione che vede interrare i cavi per 12.8 chilometri nella zona a confine con l'Austria verso Malga Pramosio, è vista come un segno distensivo, di buona volontà e potrebbe far ritornare al tavolo delle trattative i primi cittadini di Cercivento e di Paluzza «con pari dignità fra Regione e amministrazioni comunali», ha affermato il sindaco Elia Vezzi, che a suo tempo aveva dichiarato di non voler più sedersi al tavolo delle trattative in quanto il "no" del suo Comune era definitivo.

Rimangono dubbi sull'effettiva necessità di un elettrodotto. «Manca un piano energetico complessivo regionale», afferma Vezzi, e sulle ricadute che questo avrà sull'occupazione e sul minor costo energetico per le industrie del posto che, stanti le sentenze della Comunità europea in fatto di energia, non andrebbe a determinare oneri più bassi per la cordata Fantoni-Pittini-Burgo. Meglio, comunque, una linea interamente interrata, «ma se i Comuni di Cavazzo Carnico e Tolmezzo proseguono nelle loro intenzioni a favore della soluzione aerea, lo facciano pure: saranno loro a dover rispondere successivamente ai loro cittadini».

Dario Iuri, primo cittadino di Cavazzo Carnico, ribadisce: «Ufficialmente non ne sappiamo nulla, ma la scelta operata dalla Regione, per quanto appreso dalla stampa, mi pare strana». Iuri conferma le scelte effettuate a suo tempo con il collega tolmezzino Dario Zearo, favorevoli anche al passaggio aereo delle linee elettriche, «ma - afferma - non si accettano elemosine, occorre rivedere le compensazioni». Zearo, infine, si barrica dietro un "no comment": «Non ho nulla da riferire in merito».

Ribadisce il suo no il sindaco di Zuglio, Elio Moser: «Siamo contrari sia all'elettrodotto aereo che a quello interrato, del quale non si conosce ancora la portata delle propagazioni dei campi magnetici». Una valle troppo stretta, quella del Comune a ridosso di Tolmezzo, già oberata da molte servitù. «Qualora dovessero però passare con l'elettrodotto, protesteremo, ma senza scendere in piazza».

Franceschino Barazzutti di Movimento Mont attacca il presidente della Regione Renzo Tondo. «All'ex carnico Tondo - afferma Barazzutti, sottolineandone la grande distanza dai suoi cittadini - non è bastata una manifestazione imponente a Paluzza, con oltre 2 mila persone scese in piazza per dire "o elettrodotto interrato o niente". Non gli sono bastate neppure le 4 mila persone a Tolmezzo. Da quanto Tondo è presidente della Regione non ne ha fatta una giusta. Il sospetto è che siccome è stato votato poco in Carnia, faccia qualche ripicca.

 

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Il Gazzettino-Ud  06.04.2011

Acquedotti, intimazione ai tre sindaci ribelli

Chiamati alla consegna delle reti entro il 18 aprile con la minaccia di sigillare i rubinetti in caso contrario

CERCIVENTO - d.z.) Fa registrare un nuovo capitolo la disfida della gestione in economia del servizio idrico in Carnia. Se nelle scorse settimane i tre sindaci "resistenti" di Cercivento, Forni Avoltri e Ligosullo avevano firmato davanti al loro legale la richiesta di impugnazione della delibera con la quale lo scorso 1 febbraio l'Autorità d'ambito Centrale Friuli ha invitato gli stessi amministratori a cedere, entro 15 giorni, i rispettivi acquedotti al gestore salvaguardato ovvero Carniacque, proprio ieri la stessa Spa ha inoltrato ai tre sindaci una lettera d'intimazione a consegnare fisicamente reti ed acquedotti entro il 18 aprile prossimo, "altrimenti ci minacciano - spiega il sindaco di Cercivento De Alti - di venirci a sigillare i rubinetti". Un ennesimo capitolo quindi di una vicenda che tra infiniti strascichi legali non sembra trovare una soluzione, almeno fino a quando non si pronuncerà il Tribunale superiore delle acque di Roma dove sono pendenti, e si attende per maggio una decisione, i ricorsi delle tre amministrazioni comunali avverso l'Ato Centrale Friuli per poter continuare a gestire da soli i propri acquedotti. A meno che la Regione non decida di fare chiarezza una volta per tutte legiferando sulla materia e sull'applicazione regionale della Legge Galli. «Continuano a pioverci addosso queste intimazioni - prosegue De Alti - che danno sempre più il senso di una volontà comune di zittire le nostre rivendicazioni, sostenute tra l'altro dai nostri concittadini. Ma noi non molleremo».

 

 

Elettrodotto, decisi a non mollare

I comitati che giurano di non voler mollare, i sindaci che rimangono sulle loro posizioni divergenti, le società proponenti che vedono complicarsi l'iter. L'ufficializzazione del parere favorevole all'elettrodotto della cordata Pittini-Fantoni-Burgo da parte della Giunta regionale, seppur condizionato dalle 25 prescrizioni messe nero su bianco, è stato così accolto senza grossi sconquassi dalle parti in causa. Stringato il commento del sindaco di Tolmezzo, Dario Zearo: «Non ho molto da dire, mi attengo a quanto enunciato dalla delibera della Giunta regionale che ho appreso dalla stampa e che condivido per alcune delle prescrizioni inserite, rimane il fatto che come amministrazione comunale di Tolmezzo siamo ancora in attesa di veder chiarire il capitolo compensazioni economiche per il nostro territorio; mi interessa capire - prosegue Zearo - che ricadute avremo per la pesante servitù civile che dovremmo sobbarcarci, dall'ultima nostra lettera inviata a dicembre al gruppo proponente assieme al collega di Cavazzo Iuri, non abbiamo avuto più alcuna notizia».

Il collega Dario De Alti, sindaco di Cercivento, attacca: «Ancora una volta non si parla di concertazione nè di dialogo ma ci tocca commentare scelte di altri che apprendiamo dai giornali; la Regione ha dimostrato per l'ennesima volta di ignorare l'autonomia decisione dei singoli Comuni senza del resto lavorare secondo una logica chiara e trasparente; si legge - prosegue De Alti - che verrà interrato un tratto della linea, ma non è chiaro quale, mi auguro che Tondo sia conscio che si renderà responsabile di questa opera verso le future generazioni». Renato Garibaldi, leader di "Carnia in movimento" paventa già nuove battaglie: «Non ci aspettavamo nulla di diverso, dopo le anticipazioni dei mesi scorsi - commenta - la Giunta regionale contraddice se stessa parlando di elettrodotto in parte aereo e in parte interrato. Ammette che si può fare interrato ma allora doveva imporlo su tutto il tracciato. Se no è come dire che la speculazione di un imprenditore vale più delle migliaia di persone scese in piazza per dire no ad ogni ipotesi di elettrodotto aereo. La protesta ora si infiammerà davvero - conclude - pensiamo a nuove iniziative eclatanti, anche ad occupazioni. Non siamo più la Carnia di 20 anni fa, siamo cittadini e non sudditi. Lo dimostreremo».

 

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Corriere delle Alpi  05.04.2011

«Dov’è il Festival delle Dolomiti?»

Visalli: «Lo aveva chiesto l’organismo di valutazione dell’Unesco assieme ad altre osservazioni che la Provincia non ha ascoltato»

BELLUNO. Un secondo compleanno con poche luci e tante ombre. L’ex assessore provinciale Irma Visalli non ci sta. Visto quanto si è spesa in passato per regalare alle Dolomiti il marchio Unesco, non riesce a tenere la bocca chiusa: «Manca tutto», dice, «la Provincia naviga a vista, non ha progetti per il turismo, non riesce a coordinarsi con gli altri soggetti, tutto è lasciato al caso. Occhio, perché si avvicina l’esame dello “Iucn”, l’organismo preposto dall’Unesco per fare valutazioni durante e dopo il riconoscimento. Non vorrei trovarmi di fronte a brutte sorprese, perché c’erano cose da fare, che chi di dovere non ha preso in considerazione. Mi riferisco all’avvio dei nove piani di gestione e allo studio di concrete poltiche di turismo sostenibile».

Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso della sopportazione, è rappresentata dallo scarno programma per il secondo compleanno del riconoscimento: «L’Unesco ci aveva invitato a organizzare una volta l’anno il “Festival delle Dolomiti world heritage”, un evento durante il quale le realtà comprese nel progetto potessero mettere in vetrina cosa si sta realmente facendo. Invece vedo che ognuno va avanti per conto proprio. Pordenone darà vita a una lodevole settimana di eventi, Trento e Bolzano faranno la loro parte, mentre Belluno è ferma al palo. Troppo facile pensare di cavarsela con l’inaugurazione della sede della Fondazione, con una mostra ad Agordo e con l’Expo delle Dolomiti a Longarone Fiere, anche perché l’Unesco non chiede mercati, bensì incontri scientifici, tavole rotonde e dimostrazioni del lavoro fatto».

«Ognuno va avanti per conto proprio», prosegue Visalli, «la cabina di regia della Fondazione non funziona. E’ tutto fermo e nel frattempo il turismo è in affanno per colpa della Provincia: lo dimostra la crisi di Dolomiti turismo e il mancato coinvolgimento degli albergatori. Manca la strategia per il turismo: serve un’operazione trasversale, con il coinvolgimento di tutte le forze del territorio, altrimenti tutto va a rotoli».

 

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