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Tesi di laurea - Cecilia Alzetta

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FEBBRAIO

Corriere delle Alpi  22.02.2011

Ghezze: «Unesco, troppi vincoli»

E alle Regole: «Avete nelle vostre mani il futuro della comunità»

Assurdo escludere il passo Giau una delle aree più belle del mondo. Solo il 10% degli impianti passerà sulla zona «protetta»

Alessandra Segafreddo

CORTINA. «Il collegamento tra San Vito e il Civetta va fatto per il futuro delle nostre valli». Torna a dirsi favorevole agli impianti di risalita intervallivi Enrico Ghezze, presidente degli Impianti a fune di Cortina, San Vito, Auronzo e Misurina.

E’ un fiume in piena Ghezze. Stavolta non si limita a sottolineare le opportunità economiche e turistiche che il collegamento porterebbe, ma attacca chi si dice contrario per motivi Unesco, invitando le Regole al “sì”.

Andiamo per ordine. Nei giorni scorsi l’architetto Cesare Micheletti, uno dei tre esperti che hanno preparato il dossier della candidatura delle Dolomiti per conto delle cinque Provincie interessate, ha detto che, in caso di realizzazione degli impianti, l’area Unesco potrebbe essere ridotta al solo Pelmo. Nella stessa area, d’altra parte, in una fase iniziale della candidatura Unesco c’erano anche Averau, Nuvolau e passo Giau. Ma durante una visita della commissione Unesco sul Giau, i valutatori ritennero che la presenza della strada costituisse un pericolo per l’integrità dell’area e tutta quella zona venne esclusa. Ghezze non gliele manda a dire: «In fase di istruttoria, ci avevano detto, e lo avevano anche scritto, che l’Unesco non avrebbe comportato vincoli, anzi avrebbe incrementato il turismo del 30% con una promozione adeguata e mirata. Il risultato è l’opposto. Leggendo Micheletti, poi, abbiamo l’esatto contrario: più vincoli e meno turismo. Mi fa sorridere per non dire altro il fatto che il passo Giau, che è il posto più bello del mondo e non solo delle Dolomiti, non sia stato inserito tra i patrimoni Unesco. Questo la dice lunga sui criteri adottati».

«Gli impianti ora sembrano disturbare», continua Ghezze, «ma in realtà le funivie erano state inserite nel dossier Unesco come mezzo ecocompatibile per far godere ai turisti delle bellezze paesaggistiche. Anche Messner, che ha sempre fatto guerra aperta agli impianti, alla fine ha proposto una funivia per il Rite. E verificando il progetto si evince che solo il 10% del percorso passerà sulla zona vincolata Unesco. Mi sembra assurdo che per una piccola parte di territorio si avanzino pretese assurde».
 Da Ghezze un monito anche le Regole di San Vito, Borca e Selva. Saranno loro, infatti, a dover decidere se concedere i terreni per realizzare il collegamento: «Come è successo 30 anni fa a Cortina, le Regole saranno protagoniste della decisione, dovendo esprimere un giudizio che va ben oltre il fatto che sono proprietarie dei terreni. Andranno a decidere l’economia e il futuro turistico di un’intera comunità. A Cortina di fatto, con il “no” al collegamento tra la Tofana e le Cinque Torri, si precluse la possibilità di collegarsi con la val Badia e con il centro del Dolomiti Super Ski: un tracollo per l’economia, di cui stiamo soffrendo ancora oggi. Mi auguro che a San Vito i regolieri la pensino in maniera diversa».

 

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Il Gazzettino-Bl  20.02.2011

CORTINA  Sventola dalla sede operativa

Sul "Comun vecio" la bandiera Unesco

La bandiera azzurra dell'Unesco è esposta al balcone del palazzo del Comun vecio, che guarda verso la chiesa parrocchiale e il campanile, assieme al tricolore ed al vessillo veneto. L'insegna, con il logo così poco gradito, addirittura contestato, è affissa alla porta, sul lato verso l'isola pedonale di corso Italia. Cortina si appresta ad accogliere così gli uffici della fondazione Dolomiti Unesco, sulla base della convenzione, con il comune, che è stata firmata l’1 febbraio, dal sindaco Andrea Franceschi e da Alberto Vettoretto, presidente della fondazione.

«Con la disponibilità della nuova sede operativa - dichiarò l'assessore provinciale Vettoretto, nella sua veste di presidente della fondazione - possiamo portare avanti i programmi che l'Unesco ci ha indicato, così come facciamo da tempo. Certo, potendo disporre della sede, ci sarà una forte accelerazione».

Negli uffici di Cortina opererà Giovanni Campeol, segretario della fondazione, assieme alle collaboratrici, giovani stagiste, individuate nel frattempo. Da parte sua, il Comune di Cortina ha provveduto a sistemare i locali, dove prima c'era l'ufficio lavori pubblici, le scale di accesso, gli arredi, la dotazione tecnologica. L'inizio dell'attività, l'apertura dell'ufficio al pubblico, dovrebbe essere ormai prossima, questione di giorni. Nella sua sede di Cortina, la fondazione Dolomiti Unesco coordinerà il lavoro, le iniziative, le proposte che perverranno dalle cinque province, in tre regioni, coinvolte nel grande progetto, nel riconoscimento delle Dolomiti quale sito naturale, patrimonio dell'umanità. (M.Dib.)

 

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Corriere delle Alpi  19.02.2011

Lettere

AMBIENTE E UNESCO

Caro assessore, abbiamo distrutto tutto

Bando alle sudditanze l’Unesco dovrebbe ringraziarci e non noi ringraziare l’Unesco perché come Italia abbiamo salvaguardato i nostri patrimoni ambientali e storici. E’ questa, in sintesi la prima parte della replica che l’assessore provinciale al turismo - cultura e presidente dell’omonima Fondazione Alberto Vettoretto ha rivolto all’architetto paesaggista Cesare Micheletti (uno degli esperti che ha preparato il dossier che ci ha portato al riconoscimento delle Dolomiti patrimonio dell’umanità).

Tuttavia l’amministratore non si è fermato qui aggiungendo altre affermazioni, a riguardo dell’ambito, dove dovrebbe essere realizzato il collegamento sciistico Pelmo-Rocchette -Mondeval, del tipo «le popolazioni hanno diritto di continuare a vivere e di migliorare le loro condizioni di vita. Attività umana, questa, che pur sviluppata da millenni ha fatto si che le Dolomiti continuassero ad esistere e a essere conosciute nel mondo». Ma egregio assessore dovevano essere spianate le nostre stupende montagne?

Ironia a parte, lei dovrebbe rendersi conto di come la questione sia posta in maniera completamente errata. Proprio perché la sudditanza prefigurata è solamente uno slogan come le forti opposizioni e i vincoli blanditi nelle fasi precedenti al riconoscimento Unesco.

Semmai ci troviamo di fronte a delle opportunità ed anche problematiche che come popolazioni e provincia non riusciamo a gestire al meglio. Si tratta, infatti, della nostra concezione di sviluppo troppo legata alla distruzione e cementificazione del territorio. L’assessore ha ragione quando afferma che per «millenni si è sviluppata un’attività umana che ha salvaguardato le Dolomiti», salvo poi distruggere in pochi decenni, quelli del dopoguerra, interi paesi e vallate con una miriade di seconde case, asfalti e altri pericolosi interventi che compromettono la stabilità dei versanti.

E, dunque, perché non comprendere come si sia di fronte ad una necessità fondamentalmente culturale, in altre parole, di mettere in atto, per la nostra stessa sopravvivenza di popolazione montana, uno sviluppo compatibile e non consumistico e di consumo del nostro stupendo e unico territorio.

Proprio l’area di Mondeval è una sintesi di quanto dovremo fare e sviluppare perché contiene tutte quelle valenze richieste dal turismo che non vuole ne, pretende stravolgimenti e modificazioni irreversibili. Dobbiamo anzitutto ricordarci dei patrimoni archeologici e di vita preistorica, in esso contenuti, e solo in piccola parte portati alla luce. Tanto per fare un esempio, siamo talmente distratti che abbiamo già abbandonato nel dimenticatoio il Museo di Archeologico di Selva di Cadore “Vittorino Cazzetta” con l’importantissima sepoltura mesolitica proveniente proprio da Mondeval. La Bit (Borsa Internazionale del Turismo) ora in corso, potrebbe aiutarci a crescere e a riflettere sul turismo del presente e futuro.  Eugenio Padovan

 

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Corriere delle Alpi  18.02.2011

Visalli: manca un progetto turistico

L’ex assessore attacca Vettoretto dopo le dichiarazioni sull’Unesco

Occorre essere aperti ai confronti Se le Dolomiti sono patrimonio dell’umanità possono discuterne tutti Non possiamo chiuderci

Marcella Corrà

BELLUNO. Mancanza di coinvolgimento e mancanza di un progetto. Sono le principali osservazioni, verrebbe da dire le accuse, che rivolge Irma Visalli alla attuale gestione della partita Unesco. Gli esempi non mancano: dalla questione dell’Expo internazionale di Assisi, alla scelta della sede. «I territori non vengono coinvolti e per questo non hanno ancora visto concretamente quali sono i vantaggi del marchio».

Il ragionamento parte ovviamente dal progettato collegamento San Vito - Pescul e dalle dichiarazioni pubblicate sul Corriere delle Alpi di ieri e rilasciate dal segretario generale della Fondazione Giovanni Campeol. Una dichiarazione molto tecnica ma finalmente una presa di posizione della Fondazione Unesco, dopo giorni in cui tutti hanno parlato e sparlato del progetto.

«Tutti sappiamo - esordisce la Visalli - che quelle sono aree tutelate già attualmente. E tutti sappiamo che l’Unesco non toglie nulla e non dà nuovi vincoli. Non è davvero questo l’argomento principale. Ci dobbiamo domandare se avere il marchio Dolomiti Unesco è più o meno importante che avere nuovi impianti e come averli soprattutto».

Ma Irma Visalli va oltre, e va alla base del problema, il tipo di sviluppo turistico che vogliamo per la provincia.

«Tra gli impegni che ci siamo presi con la candidatura, c’è quello di un turismo sostenibile e consapevole, che potrebbe essere vincente, economicamente parlando. Gli impianti? Possono andare bene, ma cosa ci vuole attorno? Ci vogliono le passeggiate culturali, il divertimento per i bambini, quello per i giovani, la sentieristica, le opportunità per gli scienziati. Sono tutti elementi di un turismo sostenibile che va al di là dello sciatore pendolare che utilizza gli impianti e se ne va alla fine della giornata. Un tipo di turismo, quello sostenibile, da cui possiamo uscire vincenti».

Secondo la Visalli si deve smettere di dire o sì o no. Bisogna partire dal chiedersi come si vogliono fare le cose.

«Quando abbiamo affrontato e discusso i contenuti della candidatura, abbiamo insistito perchè l’accessibilità fosse tenuta in considerazione, le strade ma non solo quelle. La natura senza l’uomo non esiste».

La sfida non manca di certo. Ma è una sfida alla quale bisogna essere aperti, non chiusi. E qui la Visalli prende in esame le dichiarazioni dell’assessore al turismo Alberto Vettoretto, pubblicate anche queste sul Corriere delle Alpi di ieri, in cui l’assessore, che è anche presidente della Fondazione, in pratica zittisce l’architetto Micheletti, uno dei tre esperti che hanno preparato il dossier della candidatura Unesco e che era intervenuto nei giorni scorsi sull’argomento del futuro turistico del Bellunese e del collegamento San Vito - Pescul. Vettoretto in pratica ha spiegato che è inopportuno che sull’argomento si esprima chi ha lavorato alla candidatura.

«E’ una dichiarazione incredibile se si pensa che lo stesso ministero dell’Ambiente ha dichiarato come sia importante che gli esperti continuino a dare il loro contributo di competenze e di professionalità. Vettoretto parla come politico, ma ce l’ha una politica turistica per questa provincia?».

Visalli ribadisce l’importanza di essere aperti ai confronti, alle riflessioni di tutti: «Siamo un patrimonio dell’Umanità? Ebbene allora possono venire anche dall’altra parte del mondo a dire la loro».

Resta il nodo del futuro del turismo: «Nella distribuzione dei compiti tra le varie Province del sito Unesco, quella di Belluno si dovrebbe occupare della promozione. Ma nello stesso tempo sta pensando di smantellare gli uffici turistici, che dovrebbero essere il nodo strategico di qualsiasi progetto in questo settore, soprattutto quando si parla di promozione. Per non parlare poi degli alberghi, che protestano perchè si vuole far pagare loro il marchio Unesco, mentre si dà il patrocinio alla festa di Capodanno di Longarone, o ai mondiali di bocce di Feltre. Tutto bene, è certamente meglio che a conoscere le Dolomiti Unesco siano più persone possibili. Ma ci vuole ben altro».

 

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Corriere delle Alpi  17.02.2011

IMPIANTI DI SCI

Dibattito acceso sul collegamento tra San Vito e Selva di Cadore, scende in campo la Fondazione

Campeol: «Sono luoghi già tutelati»

Il segretario Unesco: i progetti dovranno passare quattro valutazioni

L’integrità morfologica biologica e paesaggistica deve essere mantenuta Su questo vigileremo

Marcella Corrà

BELLUNO. «L’Unesco, in quanto organo di natura culturale, scientifica ed educativa, non può e non deve imporre nuovi vincoli ma stimolare, raccomandare, suggerire quelle azioni che consentano di coniugare il mantenimento del bene e la sua fruizione in una dimensione molto più ampia di quella finora avvenuta, ovvero “...a mantenere il Valore Universale Eccezionale e le condizioni di integrità del bene in previsione dell’aumento dei visitatori a seguito dell’iscrizione...”». Il segretario generale della Fondazione Unesco, Giovanni Campeol, interviene nella discussione, che il Corriere delle Alpi ha avviato da parecchie settimane, sulla possibile costruzione di nuovi impianti di risalita e di piste di sci all’interno di una delle aree più importanti del sito Unesco, tra San Vito e Selva di Cadore. Una discussione che va al di là dell’area geografica interessata ma coinvolge l’intera provincia e il futuro del turismo. Per settimane abbiamo pubblicato vari articoli di favorevoli e di contrari al progetto, senza che questo suscitasse neppure un rigo di commento a livello provinciale o di Fondazione. A scuotere Palazzo Piloni è stato invece l’intervento di Cesare Micheletti, uno dei tre esperti che hanno preparato il dossier della candidatura delle Dolomiti a patrimonio dell’umanità per conto delle cinque Provincie interessate.

E in due giorni, ecco le repliche di Ivano Faoro, pubblicata sul giornale di ieri, quello di Alberto Vettoretto, in qualità di presidente della Fondazione e dello stesso segretario generale Campeol.

Cominciamo da quest’ultimo. Campeol ribadisce quello che si è sempre detto: l’Unesco non impone vincoli, non boccia progetti urbanistici, non taglia le gambe all’imprenditoria locale. L’Unesco si limita a dire se i progetti che si vogliono fare sono compatibili con i principi che hanno consentito di inserire l’area in questione tra quelle con marchio Unesco.

Spiega Campeol: «In relazione al progetto per la realizzazione degli impianti sciistici tra San Vito di Cadore e Selva di Cadore, è necessario ricordare che la strumentazione urbanistica vigente prevede tutta una serie di vincoli che devono essere rispettati e che sono stati recepiti nei documenti della candidatura. La presenza di questo ampio e stratificato sistema vincolistico presuppone che qualsiasi intervento di natura progettuale o pianificatoria deve essere soggetto ai procedimenti di valutazione ambientale che, nel caso in oggetto, riguardano la Valutazione Ambientale Strategica (VAS), la Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA), la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e la Relazione paesaggistica».

Anche di questo si è parlato ampiamente in passato, durante la presentazione della candidatura e nel momento in cui sono state inserite le aree: i vincoli c’erano già, le aree inserite erano già ampiamente tutelate, non dall’Unesco, ma dalle leggi europee, nazionali e regionali.

Continua il segretario generale: «Si tratta di quattro procedimenti di valutazione che permettono di verificare la compatibilità ambientale complessiva del progetto. Trattandosi di un intervento che coinvolge delle baffer zone di un sito seriale del patrimonio Dolomiti Unesco, sarà necessario che le strutture decisionali tengano in particolare attenzione le tematiche paesaggistiche e geomorfologiche, ovvero i criteri per i quali il sito è stato inserito nella WHL (la lista Unesco, ndr.), anche dal punto di vista dell’integrità».

E’ questo il punto nodale, l’integrità del bene. Secondo Micheletti, sulla base di quello che i valutatori Unesco hanno accettato che fosse inserito nelle aree, le piste di sci e gli impianti non sono compatibili. E non perchè lo dice Micheletti, ma perchè è stato ampiamente dimostrato dalla esclusione attuale dalle aree Unesco di tutti gli impianti di risalita e di tutte le piste di sci, con una sola vera eccezione che è la Marmolada.

Campeol spiega cosa si intende per integrità del bene: «Esso va declinato secondo questi principi: con integrità morfologica si deve intendere che la forma delle strutture montane non venga modificata cambiandone in modo rilevante le forme e le dimensioni; con integrità paesaggistica si deve intendere che la percezione della qualità del paesaggio, letto attraverso opportuni coni ottici così come definiti nelle linee guida dal Dpcm 12.12.2005 e nella Convenzione europea del paesaggio, allo stato ex ante una trasformazione, deve rimanere la stessa; con integrità biotica si deve intendere che le specie e gli habitat non debbano subire modificazioni irreversibili, ovvero significative».

Cosa farà la Fondazione Unesco? «La Fondazione, nel suo ruolo di monitoraggio delle trasformazioni, verificherà che le condizioni vengano rispettate e nel caso ciò non avvenisse suggerirà quelle che potranno essere le mitigazioni e le compensazioni».

Se il progetto si dimostrerà compatibile con il sistema ambientale e rispettoso dei criteri per i quali il sito è stato inserito nella lista, ovviamente la Fondazione prenderà atto della trasformazione creata. E potrà spiegare a livello nazionale e internazionale la bontà dell’intervento, conclude Campeol.

 

 

«L’Unesco deve ringraziare l’Italia»

Vettoretto ritiene non opportuno l’intervento di Micheletti

«Il sito è un territorio dove le popolazioni vogliono vivere»

BELLUNO. Bando alle sudditanze: non siamo noi a dover ringraziare l’Unesco che ci ha inserito nella lista dei beni patrimonio dell’Umanità, dandoci la possibilità di essere conosciuti in tutto il mondo. E’ l’Unesco invece che deve ringraziare l’Italia che ha saputo conservare nel tempo il proprio patrimonio culturale e ambientale per poterlo così far conoscere al mondo.

Questo non lo diciamo noi, naturalmente. Lo dice Alberto Vettoretto, presidente della Fondazione Unesco, replicando all’articolo apparso alcuni giorni sulle pagine di questo giornale, frutto di una lunga chiacchierata con l’architetto paesaggista Cesare Micheletti.

Vettoretto parte prima di tutto dalla considerazione che «il sito delle Dolomiti, per quanto inserito nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco, è un territorio, cioè un ambito nel quale le popolazioni hanno diritto di continuare a vivere e di migliorare la loro condizione di vita. Attività umana, questa, che pur sviluppata da millenni ha fatto sì che le Dolomiti continuassero ad esistere e ad essere conosciute nel mondo».

Da questo quadro generale Vettoretto scende nel particolare, cioè replica a Micheletti, senza peraltro nominarlo. Dice Vettoretto: «Non appare opportuno l’intervento di coloro che, pur avendo collaborato all’elaborazione dei documenti di candidatura, continuano a manifestare perplessità sulla capacità progettuale dei territori, soprattutto della provincia di Belluno, simulando a più riprese scenari nei quali si prevede (quasi si invoca) che l’Unesco International sia pronta ad eliminare parti di territorio dei siti, così come oggi individuati. Non appare opportuno, se non sconveniente, che detti soggetti elaborino le classifiche di qualità nelle quali immancabilmente la provincia di Belluno si colloca tra i “cattivi” mentre Trento e Bolzano, da una parte, e Pordenone ed Udine dall’altra, si collocano tra i “buoni”».

Cosa ha detto di così sconvolgente Micheletti da suscitare una simile replica? Ha risposto prima di tutto a specifiche domande di chi si chiede cosa potrebbe accadere al sito Unesco, area 1, se gli impianti San Vito - Pescul saranno realizzati. E ha portato la sua opinione e le sue conoscenze per una migliore comprensione del problema, non solo sul futuro del sito, ma soprattutto sul futuro del turismo: mettendo anche in guardia, certo, da un tipo di turismo che insegue la costruzione degli impianti, di fronte a scelte diverse che si possono fare.

Delle discussioni non bisognerebbe mai avere paura.

 

 

Il consigliere querese di Sel: «Le montagne non sono grattacieli»

Alberti guida la protesta sul web contro il logo Dolomiti Unesco

QUERO. Un nuova petizione contro il discusso logo della fondazione Dolomiti patrimonio dell’Unesco. A promuoverla è il consigliere querese e rappresentante di Sel, Vittorio Alberti. La petizione, che esprime contrarietà per il logo e per il cda della fondazione che lo ha avvallato, è stata pubblicata in rete sabato scorso sul portale firmiamo.it e ha già raccolto un buon numero di adesioni. Da quando nello scorso novembre la fondazione ha scelto il logo del designer Arnaldo Tranti per promuovere le montagne patrimonio dell’Unesco, la polemica è all’ordine del giorno con numerose prese di posizione. Una precedente petizione on line, promossa per bloccare l’utilizzo del logo aveva superato le 3 mila firme di contrarietà. La fondazione ha però sempre difeso la scelta e il 10 febbraio ha confermato la scelta del logo chiedendo al grafico di apportare una correzione ottica. Quest’ultima scelta ha quindi nuovamente scatenato il popolo dei contrari, dando luogo alla petizione denominata “Le dolomiti non sono grattacieli”. Alberti giudica insufficiente la scelta di apportare una correzione. «Questi politici del consiglio della fondazione», si legge nelle note che invitano alla firma, «sono ciechi e non conoscono cosa significa ambiente montano, viverci e percepire le montagne nel proprio cuore e nella propria mente». (i.d.t.)

 

 

Lettere

AUTOSTRADE

A27, nuovo asfalto da parte dei politici

A27. Ricordiamo l’esperienza del passante di Mestre – Venezia.

Il comunicato stampa emesso dal comitato Per Altre Strade, pubblicato dal Corriere delle Alpi il 6/2/2011, ha documentato come meglio non si poteva l’armata brancaleone di pareri, progetti, controprogetti, possibilità, varianti, consensi e dissensi, riferiti al prolungamento dell’autostrada A 27 fino a Monaco.

Tutti pareri politici. Nessun parere tecnico.

Il comitato ha citato sette politici (Zaia, Chisso, Faoro, Mainardi, Toscani Padrin, Roccon) che pongono nuovo asfalto nella centralità dei loro ragionamenti riferiti alla A27. Propongo, per la legge del contrappasso, che il Comitato “Per Altre Strade” ipotizzi una tavola rotonda su base volontaria, reale o differita, con altrettanti sette tecnici chiamati ad esprimere un autorevole parere sul progetto. Un geologo (per lo studio del terreno e delle rocce dolomitiche), un ingegnere stradale (per la progettazione vera e propria), un paesaggista (per l’impatto estetico che avrà il nuovo tracciato) un demografo (per il conseguente sviluppo urbanistico), un economista (per lo sviluppo economico riferito a Cadore e Comelico), un avvocato (per i contenziosi legali conseguenti gli espropri), uno storico (per la perdita dell’identità culturale e paesaggistica).

Poi, dalla felice sintesi dei pareri di questi sette esperti nelle loro rispettive discipline, si vada a referendum nell’intero Cadore e in Germania. Tenendo presente l’esperienza del passante di Mestre - Venezia a due anni dall’inaugurazione. Il traffico globalmente considerato è migliorato ma i tanti paesi attraversati (Pianiga, Mirano, Mira, Spinea, Martellago, Salzano, Scorzè, Zero Branco, Mogliano, Preganziol, Casale sul Sile e Quarto d’Altino) sono strozzati da rumore e inquinamento, con conseguente crollo di valori immobiliari.

Mi risponderà qualcuno dei politici chiamati in causa? Ne dubito. Perché il peso elettorale dello scrivente è pari a zero. E quando il potere non è minacciato, il manovratore di turno può fare quello che vuole. Nel pieno rispetto della democrazia più rappresentativa, ovviamente.  Oscar de Gaspari

 

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Corriere delle Alpi  16.02.2011

Faoro su S. Vito-Pescul

«Sarebbe follia togliere la tutela Unesco»

SAN VITO DI CADORE. Impianti di risalita fuori dai siti Unesco? L’intervista di Cesare Micheletti, pubblicata ieri su questo giornale, ha provocato la reazione dell’assessore provinciale all’ambiente, Ivano Faoro: «Gli impianti di risalita dovrebbero portare i siti riconosciuti dall’Unesco alla esclusione? Sarebbe una follia. Chi parla sa “zero” della nostra montagna».

In realtà Cesare Micheletti, trentino, è uno dei tre esperti che hanno preparato il dossier per la candidatura Dolomiti Unesco, quindi non è un sicuramente un profano. Ma l’assessore continua: «Mi domando come si possa pensare di impedire la realizzazione di un impianto sciistico sulle nostre montagne. Il riconoscimento Unesco non deve insegnarci come gestire le nostre montagne, perché è da centinaia di anni che le abitiamo e non abbiamo certo bisogno di qualcuno che ci venga a dire come conservare un bene che già abbiamo tutelato e conservato così a lungo. È evidente che chi parla lo fa senza conoscere la storia e neppure la vita della nostra realtà».

«Gli impianti sciistici hanno avuto, nel tempo, un ruolo chiave sia per la nostra economia, sia aver dato un motivo ai giovani per rimanere qui a lavorare, altrimenti avrebbero cercato fortuna altrove, abbandonando il Bellunese - ha proseguito Faoro -. Certo, con i fondi che hanno sempre avuto a disposizione i nostri confinanti avremmo potuto permetterci altri investimenti, ma così non è stato».

In realtà, come era chiaramente illustrato nell’articolo, l’Unesco non impedisce nulla, semplicemente non include nei siti tutelati aree con impianti di risalita. Già adesso tutti gli impianti delle Dolomiti (con tre esclusioni, Marmolada, funivia di Tofana e Rosetta) non sono compresi nei siti Unesco. Se il collegamento S. Vito - Pescul venisse realizzato, quell’area potrebbe essere stralciata.

 

 

Impianti di sci fuori dall’Unesco

Micheletti: «Ci sono forme diverse di turismo, in Alto Adige e in Friuli»

Sulla spinosa vicenda il parere dell’architetto trentino che è tra gli autori del dossier a sostegno della candidatura

Marcella Corrà

Dicono i favorevoli al collegamento sciistico tra San Vito e Pescul: guardate cosa fanno in Alto Adige, lì non si creano troppi problemi, dove ci sono da fare impianti di risalita, li fanno.

E’ proprio così? Ed è quello degli impianti l’unico modello di sviluppo turistico per le nostre montagne?

La partita di San Vito, sempre che proceda oltre il semplice studio di fattibilità attuale, si intreccia con il riconoscimento Unesco delle Dolomiti, che vedrà la sua prima verifica tra qualche mese. La costruzione degli impianti va a cozzare con il riconoscimento e se dovessero essere davvero realizzati anche per stralci, la zona interessata (ed è l’ipotesi più ottimistica) potrebbe essere stralciata dalle aree riconosciute come patrimonio dell’Umanità.

«Una delle possibili conseguenze - ipotizza Cesare Micheletti - è che l’area venga ridotta al solo Pelmo. Nella stessa zona, d’altra parte, in una fase iniziale della candidatura Unesco c’erano anche Averau, Nuvolau e passo Giau. Venne la commissione Unesco in sopralluogo e li portammo sul passo Giau. Durante la visita i valutatori ritennero che la presenza della strada costituisse un pericolo per l’integrità dell’area, e tutta quella zona venne esclusa».

Cesare Micheletti se ne intende di Dolomiti Unesco. E’ uno dei tre esperti che ha messo a punto il dossier della candidatura, insieme a Piero Gianolla, dell’Università di Ferrara e a Mario Panizza, dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Micheletti è trentino, architetto paesaggista e membro della Presidenza nazionale dell’Associazione italiana di Architettura del Paesaggio.

Nel sito Dolomiti Unesco sono compresi solo tre impianti di risalita, la funivia della Marmolada, quella che porta a Cima Rosetta nelle Pale di San Martino e la funivia della Tofana. Molto si è discusso attorno alla Marmolada. Comprenderla o non comprenderla, vista la presenza delle piste, dello sci sul ghiacciaio e appunto della funivia?

Spiega Micheletti: «Gli impianti di Rosetta e Tofana sono di puro arroccamento, non servono piste e non sono neppure aperti tutto l’anno. La discussione attorno alla Marmolada è invece emblematica di quello che potrebbe essere l’atteggiamento Unesco sulle aree sciabili. Premesso che è difficile pensare a un riconoscimento Unesco alle Dolomiti senza la Marmolada, la montagna è stata mantenuta all’interno delle aree riconosciute in virtù di un progetto (trentino) di riorganizzazione complessiva di tutta l’area, di una razionalizzazione degli impianti, di una revisione delle piste. E soprattutto si è ragionato in prospettiva. E cioè: quale futuro ci sarà per lo sci, nel caso specifico in Marmolada, tra dieci, venti o trent’anni? Lo sci estivo non si pratica più e quello invernale risentirà della prevista riduzione del ghiacciaio. Quindi la funivia potrà avere sempre di più un ruolo divulgativo, di conoscenza del territorio, di accessibilità ad un Patrimonio che è dell’Umanità».

Micheletti porta l’esempio del trenino della Jungfrau, sulle Alpi Svizzere, che porta in quota oltre 500.000 persone all’anno. Pur essendo al centro di un sito Unesco, è accettato per la divulgazione, la conoscenza scientifica (conduce ad un osservatorio astronomico) e la promozione dei valori Unesco che esso porta con sè.

E dunque il collegamento San Vito - Pescul, come può essere considerato dall’Unesco?

«Se si fa una valutazione comparata, tra le aree comprese e quelle non comprese, direi che il carosello sciistico previsto assomiglia molto di più ad alcune aree dolomitiche che sono state escluse. C’è una sola conclusione, di tipo assolutamente scientifico, che posso trarre: quel tipo di impianto non incontra il requisito dell’integrità del paesaggio che è uno degli aspetti fondamentali grazie a cui abbiamo ottenuto il riconoscimento».

L’Unesco sta bene attento a quanto accade nei siti riconosciuti o sotto esame. La città di Dresda, dopo la costruzione di un ponte, è stata cancellata dall’elenco. Le isole Eolie sono state messe nella “lista rossa” a causa di una serie di inadempienze, anche se ora ne sono uscite.

Ma l’Unesco, come detto e ribadito in tutte le occasioni, non mette vincoli, non pone nuove tutele, non frena le decisioni delle comunità locali. Può solo decidere se esse siano compatibili con i principi che sono alla base del riconoscimento che concede.

Tutela contro sviluppo, dunque? Dipende come sempre dal tipo di sviluppo. E si torna dunque alla domanda iniziale. Fare come in Alto Adige. «L’Alto Adige - spiega Micheletti - negli anni 80 si è dotato di un piano urbanistico che ha puntato al mantenimento dei valori paesaggistici del territorio: ha rinforzato le infrastrutture per il turismo attraverso la presenza degli alberghi mentre ha bloccato completamente le seconde case. Oltre il limite dell’abitato non si è costruito nulla. Il Trentino ha seguito questa strada dal 2005, quando si è dotato di norme per regolamentare il fenomeno della residenza per vacanze.

Dalla parte opposta, il Friuli ha scelto un altro tipo di turismo, in cui le infrastrutture sono meno presenti, e ha ricercato dei modelli alternativi: penso al caso dell’albergo diffuso di Sauris, che ha dato una risposta efficace al problema dell’abbandono. Ma sempre sul fronte degli impianti, vorrei citare il caso dell’Alpe di Siusi, dove un impianto ha tolto completamente il traffico turistico. Si pensava che senza le auto l’Alpe di Siusi sarebbe morta, è invece una delle poche zone in attivo. E chi guarda a Bolzano, dovrebbe sapere che di recente è stata bloccata la costruzione di un impianto e di una pista sulle pendici del Catinaccio. Ci sono modelli di sviluppo non tradizionali, innovativi, a cui bisognerebbe guardare, piuttosto che cercare di copiare quello che è stato fatto venti o trent’anni fa, e che dovunque si sta riconsiderando».

Il tratto più caratteristico dello sviluppo turistico bellunese degli ultimi decenni è invece dato dalle seconde case. «Le seconde case portano soldi immediati alle casse dei Comuni, ma quelle case restano per sempre. E anche i costi che comportano restano per sempre: manutenzione di strade, di acquedotti, di fognature, di servizi. Alla fine ci sono più spese che introiti. Una amministrazione, sia comunale che provinciale, non può ragionare in termini di breve periodo, ma di medio e di lungo periodo».

Probabilmente uno degli scopi del collegamento previsto tra San Vito e Pescul è arrivare ad essere collegati al grande circuito sciistico del Civetta e quindi del Dolomiti Superski, ossia al più grande carosello delle Alpi, una ricca tavola imbandita a cui San Vito vorrebbe partecipare. «Anche qui, servirebbe un po’ di prospettiva», conclude Micheletti. «Il payoff del Dolomiti Superski da quest’anno è “fermati e guarda”. E’ un invito che mette in luce una prospettiva diversa di turismo: uno sviluppo che non si basa solo sulle portate orarie o sulle piste, ma sulla consapevolezza che al cliente occorre dare dell’altro, non solo impianti».

 

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Corriere delle Alpi  11.02.2011

La Fondazione ha chiesto modifiche all’autore del logo. Vettoretto: «Solo questioni tecniche»

Unesco, la sede pronta tra 10 giorni

Quasi conclusi i lavori al Comun vecio di Cortina, l’ingresso entro il 20

BELLUNO. Tra dieci giorni la Fondazione Unesco prenderà possesso della sua sede operativa, il vecchio municipio di Cortina. Nei giorni scorsi ci sono stati altri sopralluoghi, spiega l’assessore provinciale Vettoretto, nel corso dei quali si è constatato che sono stati sistemati i locali e realizzati gli impianti. Insomma tutto è quasi pronto per accogliere il segretario generale della Fondazione Giovanni Campeol e un’altra persona: per il momento è questo l’organico della Fondazione. Non si parla ancora invece di altre assunzioni, dopo che nell’ultima riunione del Cda si era deciso il contenuto dei bandi per rimpinguare la pianta organica. Ieri il Cda si è riunito nella sede legale, che è Palazzo Piloni, per discutere attorno a delle questioni tecniche. La prima riguardava il logo Unesco. A Belluno è arrivato ieri l’autore del logo, Arnaldo Tranti, designer valdostano. Gli è stato chiesto di rivedere il logo, presentando delle proposte che saranno poi prese in esame dal consiglio di amministrazione.

Niente di particolare, assicura Vettoretto. Ci si è solo accorti che passando da un formato grande ad uno piccolo, il marchio perdeva di incisività. Sono degli adeguamenti, quelli richiesti, che dovrebbero consentire un utilizzo più semplificato, tanto nelle dimensioni maggiori che in quelle minori.

Se le modifiche apportate saranno accettate dal Cda, si procederà a realizzarle.

Altro argomento trattato ieri, lo stato del cronoprogramma concordato con il ministero dell’Ambiente nella recente visita a Roma.

«Abbiamo fatto il punto su quanto stiamo realizzando» si limita a dire Vettoretto.

Curiosa scenetta fuori da Palazzo Piloni, appena prima dell’inizio della riunione del consiglio di amministrazione. La Polizia provinciale, chiamata dal presidente Bottacin, ha provveduto a far spostare la macchina con autista dell’assessore altoatesino Laimer, che partecipava alla riunione e che era in divieto di sosta. Nessuna multa, solo la richiesta di spostarsi.

 

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Il Gazzettino-Bl  11.02.2011

FONDAZIONE UNESCO  Il cda ha chiesto al designer delle modifiche

Bolzano vuol cambiare logo

No fermo di Belluno. Vettoretto: «È già stato depositato»

Consiglio d'amministrazione con sorpresa, ieri, per la Fondazione Dolomiti Unesco a palazzo Piloni: oltre ai 5 assessori che lo compongono, a prendere parte alla riunione c'è stato anche Arnaldo Tranti, il contestato designer vincitore del bando di gara per il marchio Unesco.

«È stato un cda rapido e di natura squisitamente tecnica e rapido», ha detto il presidente di turno della Fondazione e assessore al turismo Alberto Vettoretto. La discussione pare si sia incentrata sulla resa di grandi proporzioni del marchio stesso, che rischia di essere percepito come un grattacielo. «Mi è stato chiesto di apportare una correzione ottica per fare in modo che in grande non perda il suo messaggio», ha detto Tranti. Allargando le proporzioni, quelli che sono piccoli tratti diventano finestre giganti e al professionista è stato chiesto di intervenire.

Tra i corridoi di palazzo, però, circolava voce di una proposta dell'assessore di Bolzano Michl Laimer, di cambiare in toto il marchio e ricominciare da capo. La proposta non ha trovato conferme ufficiali, se non un auspicio del governatore Luis Durnwalder, mentre il designer ha rimandato alla politica la decisione, strategicamente indicando che dal punto di vista comunicativo, non sarebbe una grande mossa. Lo stesso Vettoretto lo ha sottolineato dicendo che «un marchio se è registrato non si può cambiare». Il presidente della Provincia di Belluno, Gianpaolo Bottacin, non ha perso l'occasione per segnalare anche tramite Facebook, la presenza di un'auto blu altoatesina mal parcheggiata davanti a Palazzo Piloni.

Nel cda di ieri, comunque, è stata discussa anche la bozza del piano di lavoro proposta dal Ministero dell'Ambiente che prevede il cronoprogramma delle attività fino a giugno 2012, ma la Fondazione preferisce non far trapelare ulteriori particolari. Unica certezza, pare sia quella della sede operativa nel Comun Vecio di Cortina d'Ampezzo, dove si stanno attrezzando gli uffici e Vettoretto prospetta l'ultima settimana di febbraio come quella del trasloco definitivo.

 

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Il Gazzettino-Bl  06.02.2011

PERALTRESTRADE

«Autostrada a nord? Meglio il treno e le circonvallazioni»

Dal Comitato Peraltrestrade riceviamo e pubblichiamo. «Dopo aver letto le ultime dichiarazioni dei nostri Amministratori sul prolungamento della A27 dobbiamo, ancora una volta, manifestare stupore e indignazione. Il fatto che decisioni così vincolanti per il nostro futuro e così impattanti per la nostra valle, siano delegate a una classe politica decisa a costruire un’arteria, comunque e a prescindere, genera sgomento. Riassumendo infatti risulta che: il presidente Zaia vuole il prolungamento in direzione Monaco; l’assessore regionale Chisso sostiene il “Passante Alpe Adria”; l’assessore provinciale Faoro è aperto a qualsiasi idea purché si faccia presto; il consigliere Anas Mainardi dopo essere stato inizialmente un progettista e poi un sostenitore della soluzione autostradale ora, assieme all’ex assessore regionale Pra, rispolvera la vecchia ipotesi del monte Cavallino; il sindaco di Castellavazzo è in disaccordo con il cantieramento a stralci; il vice presidente del Consiglio regionale Toscani ammette che non ci sono soldi in cassa; il sindaco di Longarone si preoccupa di non creare problemi al confinante Castellavazzo in barba al tappo che si sposterà in Cadore. I sindaci di Comelico, Centro Cadore e Cortina si sono espressi negativamente rispetto al prolungamento dell’A27 ma sembra che i loro pronunciamenti non abbiano peso, alla faccia del federalismo. E’ possibile andare avanti così? Anche la politica e gli affari devono avere una dignità! Meglio sarebbe guardare a circonvallazione e ferrovia».

 

 

LE PROPOSTE  Dal turismo ormai al collasso alle ferrovie, l’allarme e i rimedi del consigliere Reolon

«Questa provincia ormai sta morendo»

Belluno, per Sergio Reolon, è una provincia destinata a morire se la politica non agisce da subito.

«Stiamo perdendo quote di mercato nel turismo dentro l'area dolomitica: se negli anni novanta Belluno rappresentava il 30%, oggi siamo al 10%, mentre crescono le percentuali del Trentinto Alto Adige» spiega il consigliere regionale Pd. Per Reolon la questione non è la mancanza di promozione: «C'è un problema di adeguamento delle strutture e degli impianti di risalita che non potrà essere risolto senza un aiuto pubblico».

La proposta che auspica sia presa in considerazione da più forze politiche è creare un fondo di rotazione di 10 milioni di euro annui nei prossimi 3 anni per contributi senza interessi per questo scopo. L'urgenza vera, però, è sul fondo della legge 18, l'unica dedicata al bellunese, senza finanziamenti perché i 4 milioni che la foraggiavano, a dicembre sono finiti nel calderone dei 35 milioni di euro di Veneto sviluppo per un fondo di garanzia alle imprese, che non sta riscuotendo grandi consensi nemmeno a detta dell'assessore regionale Marino Finozzi.

Un emendamento al bilancio collegato al turismo riguarderà anche la ristrutturazione dei tipici tabià. E sui trasporti Reolon attacca senza mezzi termini l’assessore regionale Renato Chisso: «Sta prendendo per i fondelli i bellunesi da 15 anni è l'autostrada ne è la dimostrazione: è 4 anni che dice che entro 6 mesi parte il project financing». Per la ferrovia, invece, il consigliere annuncia un emendamento per creare corse veloci verso Venezia e Padova, visto che ora i treni che partono da Belluno si trasformano in mezzi per i pendolari da Conegliano e Montebelluna con il risultato che «15 anni fa per Venezia ci si metteva 1 ora e 40, oggi 2.10. Ho fatto un’interrogazione - chiede rivolto a Chisso - sulla volontà di mantenere operativa la Calalzo Ponte nelle Alpi a settembre e attendo ancora risposta». Non manca un appunto alla questione demanio idrico: «Nel bilancio regionale ci sono 4 dei 12 milioni concordati lo scorso anno con la provincia di Belluno, senza contare gli arretrati, mi stupisco che l'amministrazione non dica nulla».

 

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Corriere delle Alpi  06.02.2011

Lettere

AUTOSTRADA

Cresce l’indignazione verso i nostri amministratori

Dopo aver letto sulla stampa le ultime dichiarazioni dei nostri amministratori sul prolungamento dell’autostrada A27, dobbiamo ancora una volta manifestare il nostro stupore e la nostra preoccupata indignazione.

Il fatto che decisioni così vincolanti per il nostro e altrui futuro e così impattanti per la nostra valle siano delegate a una classe politica decisa a costruire un’arteria, comunque e a prescindere, genera sgomento e rabbia anche di fronte alla sostanziale diversità (o confusione?) di contenuti e strategie insite nelle suddette dichiarazioni.

Di comune a tutte le ipotesi c’è chen se tale infrastruttura dovesse venir messa in cantieren sarà essenzialmente l’alta valle del Piave a sopportarne il peso e le conseguenze.

Riassumendo infatti risulta che: il presidente Zaia vuole il prolungamento in direzione Monaco incurante della netta opposizione di Alto Adige e Tirolo Austriaco; l’assessore regionale Chisso sostiene il “Passante Alpe Adria” quale sbocco necessario a nord; l’assessore provinciale Faoro è aperto a qualsiasi idea purché la realizzazione dell’opera sia veloce ed efficace; il consigliere Anas Mainardi, dopo essere stato inizialmente un progettista e poi un sostenitore della soluzione autostradale, ora, assieme all’ex assessore regionale Pra, rispolvera la vecchia ipotesi del monte Cavallino, che prevede un collegamento turistico attraverso il Comelico; il sindaco di Castellavazzo è in disaccordo con il cantieramento a stralci; il vice presidente del consiglio regionale Toscani ammette che non ci sono soldi in cassa ma che bisogna migliorare la viabilità a monte dell’autostrada; il sindaco di Longarone si preoccupa di non creare problemi al confinante Castellavazzo in barba al tappo che si sposterà in Cadore.

I sindaci di Comelico, Centro Cadore e Cortina si sono espressi negativamente rispetto al prolungamento dell’A27, ma sembra che i loro pronunciamenti non abbiano peso, alla faccia del “padroni a casa nostra” e del tanto sbandierato federalismo.

E’ possibile andare avanti così? Anche la politica e gli affari devono avere una dignità!

E’ già tardi, ma cominciamo piuttosto a progettare circonvallazioni, collegamenti ferroviari e mobilità sostenibile che rispondano alle nostre esigenze reali oggi e a quelle dei nostri discendenti negli anni a venire.

Per Altre Strade Dolomiti

 

 

Valico turistico, Pontil Scala sbotta

San Pietro. Il sindaco se la prende con chi dice di no per partito preso «Almeno abbiano la correttezza di andare a vedere progetti e futuri vantaggi»

Alessandro Mauro

SAN PIETRO. Autostrada e valico turistico sul Cavallino: perché dire di no senza vedere almeno il progetto? Questa la posizione del sindaco di San Pietro, Silvano Pontil Scala, che critica i colleghi di Comelico Superiore e San Nicolò per quello che, a suo giudizio, «è un no a priori, senza avere nè visto il progetto e nè valutato le opportunità che offre. Faccio un esempio», dice Silvano Pontil Scala, «pensiamo ad un valico turistico che possa passare per Val Visdende o per il Cavallino e collegare il Comelico all’Austria. Un valico dove passano solo automobili e motociclette a pagamento, non sarebbe un’idea da valutare? Insomma, qualcuno direbbe di no ad una specie di strada delle Tre Cime in Comelico? Io», aggiunge Silvano Pontil Scala, «sarei più prudente nel bocciare idee senza avere visto progetti ed avere approfondito il dibattito».

Il sindaco di San Pietro aggiunge che forse di parla troppo di autostrada, «anche perchè la gente non ci crede più; in ogni caso, prima di dire no, sarebbe sempre meglio valutare un eventuale progetto. Se l’impatto ambientale fosse ridotto al minimo, per esempio, perché dire di no? Ad Auronzo, la strada delle Tre Cime rende un milione di euro l’anno. Qualcuno si sentirebbe di bocciare un progetto simile per il Comelico? In fondo», e qui la polemica è con il presidente della Comunità Montana, Mario Zandonella Necca, «un valico turistico potrebbe avere un impatto non meno dirompente di una pista da sci che devasta l’habitat naturale del Gallo Forcello, tutelata dal progetto “Natura2000”».

Pontil Scala si riferisce alla pista da sci di collegamento tra il Comelico e l’Alta Pusteria, voluta fortemente da Comelico Superiore.

«Sia chiaro che sono in pieno accordo con Mario Zandonella Necca sulla pista di sci. Ma allora perché non valutare anche la possibilità da fare dei valichi turistici tra il Comelico e l’Austria? E poi», conclude Pontil Scala, «chi ci garantisce che l’autostrada o il valico turistico non siano meno devastanti per il territorio delle piste di sci? Inoltre potrebbero rendere anche di più ai Comuni. Quindi, prima di usare due pesi e due misure, forse sarebbe meglio confrontarsi e magari valutare i progetti senza correre a dire dei no a priori per fare piacere non si sa bene a chi».

Insomma il tema della viabilità e del suo sviluppo divide ed appassiona sempre di più il Comelico, terra di confine e di transito.

 

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Corriere delle Alpi  04.02.2011

Piol (Pd): «Il project è solo un inganno»

L’ex assessore sul prolungamento della A27: «Ora si va al vedo»

BELLUNO. A27, verifica o inganno? Se lo chiede Quinto Piol, responsabile trasporti del Pd e ex assessore provinciale. «Fra qualche mese ci sarà il bando per il prolungamento fino a Rivalgo. Lo ha promesso l’assessore Chisso», ricorda Piol. «Poi i soggetti interessati potranno presentare le offerte, quindi entro la fine dell’anno sapremo se c’è qualche privato disponibile a realizzare l’opera completamente a proprie spese. A quel punto finalmente dopo tante chiacchiere (l’offerta di project-financing risale al 2007) si arriverà al “vedo”. Sono sempre più convinto che il project financing completamente a carico del privato non stia in piedi. Basta leggere le carte e le dichiarazioni degli autorevolissimi “tecnici”: quello del progetto di collegamento A27-A23 che parla della necessità di un finanziamento pubblico, del più recente parere del Nucleo di valutazione tecnica regionale che parla di fattibilità finanziaria “al limite” e, per ultimo, le dichiarazioni del consigliere Anas Bortolo Mainardi che propone “un contributo pubblico a sostegno del project”. Sono sempre più convinto», continua Piol, «che il tutto si confermerà come un inganno politico posto in atto dalla Regione sulla testa dei bellunesi: sparare alto (Venezia - Monaco) e rilanciare, provocare, incolpare gli altri, trovare il nemico esterno (Dunwalder, Austria) o interno (ambientalisti) per coprire le proprie incapacità di dare risposte concrete al territorio. Puntare sull’impossibile per evitare di parlare e fare le cose necessarie e possibili (varianti stradali e ferrovia). Lo stesso Mainardi propone di lavorare per i collegamenti intervallivi e verso l’esterno e le varianti. Tutte cose unanimemente individuate e concordate, e contenute nel Ptcp approvato dalla Provincia nel 2009. Sulle infrastrutture viarie nel 2008 i bellunesi hanno trovato, per la prima volta, l’unità e non devono, ora, cadere nel tranello di chi tenta da fuori di dividerli per costruire la scusa per non fare niente per il nostro territorio. Aspettiamo ancora qualche mese», è l’invito di Piol. «Ma non con le mani in mano. Chi ha il ruolo e il dovere, istituzionale e politico, di rappresentare il territorio bellunese deve stare alle calcagna di Regione, Anas e governo nazionale per evitare altre lungaggini e, una volta verificato che il project non è praticabile, tornare immediatamente alla soluzione “variante” e pretenderne il finanziamento ancora più arrabbiati perchè ci hanno fatto perdere altri cinque anni». (i.a.)

 

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Corriere delle Alpi  03.02.2011

Zaia crede nello sbocco a Nord

Il governatore: «La Venezia-Monaco serve»

Autostrada A27 il parere della Via in giunta regionale

BELLUNO. La giunta veneta, su iniziativa dell’assessore Chisso, ha fatto proprio il parere favorevole di compatibilità ambientale, con raccomandazioni e prescrizioni, espresso dalla Commissione regionale Via sul progetto del “Passante Alpe Adria. Belluno - Cadore”. Il provvedimento di giunta, che sarà ora trasmesso al ministero dell’Ambiente, formalizza il parere regionale nella procedura di valutazione d’impatto ambientale prevista dalla Legge Obiettivo. Sarà inoltre trasmesso al Cipe per l’approvazione definitiva del progetto.

Il prolungamento della A27 è inserito nel Programma delle infrastrutture allegato al Documento di programmazione economica e finanziaria del 2009 come opera strategica di interesse nazionale, da Ponte nelle Alpi sino a Perarolo, lungo un tracciato che si estende per circa 20 km, con una sezione larga 25 metri, con doppia corsia per senso di marcia, corsia di emergenza, sparti-traffico centrale e banchina laterale. Sono previsti due svincoli autostradali, oltre a quello di Pian di Vedoja: a Longarone e a Pian de l’Abate.

«La decisione della giunta», ha commentato Chisso, «è tappa importante del processo per la realizzazione di un’opera essenziale non solo per il bellunese ma anche a tutto il Veneto. Il Passante Alpe Adria rappresenta infatti un ulteriore passo per uno sbocco a Nord del quale la nostra regione, la sua economia e la provincia montana hanno bisogno per esercitare al meglio il ruolo strategico e naturale di area cerniera tra l’Europa, l’Adriatico e il resto del mondo».

«Quello dello sbocco a Nord del Veneto è un obiettivo che la Regione ha nel suo Dna», ha detto il presidente Luca Zaia, «e il Passante Alpe Adria ci consentirà di ragionare in termini più attuali sulle soluzioni possibili. Io resto convinto che la Venezia - Monaco abbia una sua logica, che si imporrà con il tempo a tutti gli attori del territorio interessato. L’allungamento della A27 sarà comunque un passo avanti; ma i lunghi viaggi si fanno sempre un passo alla volta». Il costo totale del progetto proposto è di circa un miliardo 400 milioni di euro, mentre i lavori di realizzazione dovrebbero durare 4 anni.

«Un’altra tappa importante per un’opera strategica per la viabilità bellunese». Così il vicepresidente del consiglio regionale Matteo Toscani (Lega Nord) definisce l’approvazione del progetto. «Il nuovo passante - aggiunge - potrà risolvere problemi atavici di congestionamento del traffico, nel tratto tra Longarone e Ponte nelle Alpi. Il prolungamento dell’autostrada permetterà di migliorare la situazione in modo significativo, anche se non risolverà tutti i problemi della viabilità nella parte alta della provincia. Serve anche un progetto complessivo e condiviso con le amministrazioni locali, che preveda l’adeguamento della viabilità ordinaria, sia verso Cortina d’Ampezzo sia verso Auronzo».

 

 

La consultazione a San Gregorio

Dal voto un «no» alla centrale

Contrario il 90%, esulta il comitato Acqua bene comune

Raffaele Scottini

SAN GREGORIO NELLE ALPI. Nove abitanti su dieci sono contrari alla centrale idroelettrica di Camolino-Busche. Il 90 per cento della cittadinanza che ha gonfiato le urne della consultazione popolare, ha votato “no” alla realizzazione del megaimpianto targato Enel e En&En: 389 su 434 cittadini che si sono espressi, a fronte di 43 favorevoli e due schede nulle. Un plebiscito, quello emerso ieri al termine dello spoglio seguito dal comitato dei garanti composto dal sindaco Ermes Vieceli, dai capigruppo di maggioranza Sandra Curti e di minoranza Marina Trevisan, oltre al presidente del comitato Acqua bene comune Valter Bonan (mancava invece un rappresentante di En&En).

L’esito del voto detta così la linea che seguirà l’amministrazione di fronte al progetto della centrale idroelettrica. Mentre gli altri comuni coinvolti (Santa Giustina, Cesio e Sospirolo) stanno presentando ad En&En le osservazioni dei propri abitanti, a prescindere dalla posizione che assumeranno loro nei confronti dell’opera, San Gregorio sosterrà la voce popolare che è si detta contraria a maggioranza schiacciante. Troppo impattante secondo l’opinione pubblica quella galleria lunga 11 chilometri che ospiterà una tubatura di quasi cinque metri di diametro per captare l’acqua rilasciata dalla diga della valle del Mis incanalandola fino a Busche. E per riuscirci, il tracciato provvisorio corre sotto le case di Velos (che il sindaco Vieceli chiede di deviare o di far passare più in profondità), e Anzaven (Cesio).

Sono schizzate fuori copiose le schede dalle urne, quasi come i torrenti Cordevole e Mis per i quali uno dei punti imprescindibili è l’assicurazione del deflusso minimo vitale. Le garanzie di sicurezza e salvaguardia del territorio vengono prima di tutto: questo il messaggio raccolto dalla politica sangregoriese.

Esulta il comitato Acqua bene comune che era ben rappresentato ieri allo spoglio delle schede e vede nella consultazione popolare una premessa importante per opporsi alla «speculazione» dei giganti dell’energia. Valter Bonan non manca di esprimere apprezzamenti nei confronti dell’amministrazione che, unica fra quelle interessate al passaggio della megacondotta nei rispettivi territori, «ha dato un segnale importante di trasparenza e democrazia facendo leva sull’impegno popolare per una difesa dei beni primari ed essenziali». Sempre per il presidente Bonan, l’esempio di San Gregorio sarebbe da esportare nei comuni limitrofi. «La società En&En ha più volte dichiarato tramite i suoi portavoce che ogni intervento è imprescindibile dal confronto sulla volontà dei cittadini interessati. A San Gregorio la voce dei cittadini sarà fatta valere. Altrove però non si è dato modo di sentirne l’espressione attraverso la consultazione popolare». Una modalità di voto che non ha inciso né sul bilancio né sull’organizzazione degli uffici amministrativi perché si è svolta in orario d’ufficio senza “rivoluzioni” né costi aggiuntivi.

Che la questione fosse particolarmente sentita dalla gente lo si era capito già nel corso del week-end, quando è stato raggiunto e superato il quorum del 25 per cento più uno degli iscritti alle liste elettorali con un giorno d’anticipo, prima del rush finale che ha portato l’afflusso al 33.5 per cento. L’obiettivo minimo di 325 votanti per sancire la validità della consultazione popolare è stato superato di slancio e l’esito pone una pietra miliare che conterà sul tavolo delle trattative tra società investitrice e comuni.

 

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Il Gazzettino-Bl  03.02.2011

L’AUTOSTRADA Progetto compatibile con l’ambiente. Il Comelico si ribella al tratto per l’Austria

Prolungamento A27, la Regione dà l’ok

 Alpe Adria, il sì della Regione. La giunta dà il parere di compatibilità ambientale in accordo alla commissione Via. L’assessore Renato Chisso dice: «Una tappa fondamentale». E il consigliere Matteo Toscani: «Opera strategica per tutto il Bellunese».

Ma dal Comelico vi è già uno stop. I sindaci di Santo Stefano, Comelico Superiore e San Nicolò affermano: «Autostrade mai». Un no secco anche a ipotesi di strade turistiche sotto il Cavallino.

 

VIABILITÀ La giunta dà il parere di compatibilità ambientale in accordo alla commissione Via

Alpe Adria, il sì della Regione

Chisso: «Una tappa fondamentale». Toscani: «Opera strategica per tutto il Bellunese»

Per la Regione il prolungamento dell’A27 è compatibile a livello ambientale. La Giunta veneta, su iniziativa dell’assessore alle politiche della mobilità Renato Chisso, ha fatto proprio infatti il parere favorevole, con tanto di prescrizioni e raccomandazioni, espresso dalla commissione regionale Via (Valutazione d’Impatto Ambientale) sul progetto del passante Alpe Adria – Belluno – Cadore. Il provvedimento di Giunta, che sarà ora trasmesso al ministero dell’Ambiente, formalizza il parere regionale nella procedura di valutazione d’impatto ambientale prevista dalla Legge Obiettivo. Sarà inoltre trasmesso al Cipe per l’approvazione definitiva del progetto.

Il passante Alpe Adria – Belluno – Cadore è inserito nel programma delle Infrastrutture allegato al documento di Programmazione economica e finanziaria del 2009 come opera strategica di interesse nazionale e riguarda il prolungamento dell’attuale asse autostradale A27, a partire da Ponte nelle Alpi fino a Perarolo, lungo un tracciato di circa 20 km, con una sezione larga 25 metri, doppia corsia per senso di marcia, corsia di emergenza, sparti-traffico centrale e banchina laterale. Sono previsti tre svincoli autostradali, a Pian di Vedoja, Ponte, a Longarone e a Pian dell’Abate, Perarolo.

«La decisione della giunta – commenta Chisso – è tappa importante del processo per la realizzazione di un’opera essenziale non solo per il Bellunese ma anche a tutto il Veneto. Il Passante Alpe Adria rappresenta un ulteriore passo per uno sbocco a Nord del quale la nostra regione, la sua economia e la sua provincia montana hanno bisogno, non da oggi, per esercitare al meglio il ruolo strategico e naturale di area cerniera tra l’Europa, l’Adriatico e il resto del mondo».

«Quello dello sbocco a Nord del Veneto è un obiettivo che la Regione ha nel suo Dna – ha detto il presidente Luca Zaia – e il passante Alpe Adria ci consentirà di ragionare in termini più attuali sulle soluzioni possibili. Resto convinto che la Venezia – Monaco abbia una sua logica, che si imporrà con il tempo a tutti gli attori del territorio interessato. L’allungamento dell’A 27 sarà comunque un passo avanti; ma i lunghi viaggi si fanno sempre un passo alla volta». Il costo totale previsto per il progetto proposto è di circa un miliardo 400 milioni di euro, mentre i lavori di realizzazione dovrebbero durare 4 anni. Al coro di voci si aggiunge anche quella di Matteo Toscani: «È un’altra tappa importante, un’opera strategica per la viabilità bellunese», il commento del vicepresidente del consiglio.  Si.P.

 

 

VIABILITA’  I sindaci di Santo Stefano, Comelico Superiore e San Nicolò

«Autostrade mai»

No anche a ipotesi di strade turistiche sotto il Cavallino

Il Comelico non vuole l'autostrada che arrivi sul suo territorio. E nemmeno una superstrada turistica che passi sotto il Cavallino. Ad esprimere la contrarietà alle ipotesi rilanciate in questi giorni sul prolungamento della A27, sono i sindaci dei Comuni eventualmente interessati a queste mega opere stradali, cioè Santo Stefano, San Nicolò e Comelico Superiore. «Sono scettica sull'ipotesi di nuove strade in questa valle - dice il sindaco di Santo Stefano, Alessandra Buzzo - e le priorità dovrebbero prevedere la sistemazione di quelle esistenti, in particolare il secondo tratto di galleria per arrivare alle porte di Santo Stefano. In Comelico più che di autostrade abbiamo bisogno di rilanciare l'economia».

Decisamente contrario il sindaco di San Nicolò, Giancarlo Ianese. «Sarebbe una follia solo il pensare a ponti e piloni che devastino i territori più belli di questo angolo del Comelico: la valle del Digon, i pascoli di Silvella. Mi pare che questa gente, che progetta la distruzione dell'ambiente altrui non sappia quello che dice. E poi a che cosa servirebbe una superstrada che attraversa il Comelico? A portare macchine e camion in transito, non certo a migliorare la nostra realtà produttiva».

 Il sindaco di Comelico Superiore e anche presidente della Comunità montana, Mario Zandonella Necca, si era opposto anche negli scorsi anni ad ogni ventilata ipotesi di traforo del monte Cavallino: «Pensare ad un terminale di autostrada in Comelico in attesa che dall'altra parte della catena montuosa di confine, cioè in Tirolo, cambino pensiero rispetto al ripetuto diniego ad ogni nuovo attraversamento stradale, è assurdo. Come è irragionevole pensare ad una strada di traffico leggero che passi sotto il Cavallino. Dall'altra parte c'è la Lesachtal, una valle simile al Comelico, circondata da montagne, non la pianura di Linz. Gli amministratori dei Comuni di Kartisch e Obertilliach, con i quali sono spesso in contatto, sono contrari ad ogni ipotesi di strada che passi per la loro valle. E in questo senso si sono espressi sia i rappresentanti politici del Tirolo, sia il governo centrale di Vienna. Basta pensare ad autostrade e superstrade, sistemiamo piuttosto quelle esistenti, per un migliore collegamento tra Pusteria e Comelico».

 

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Il Gazzettino  03.02.2011

Passante  Alpe-Adria, ok della giunta del Veneto

VENEZIA - La Giunta veneta ha recepito il parere favorevole di compatibilità ambientale della Commissione regionale VIA (Valutazione d'Impatto Ambientale) sul progetto del «Passante Alpe Adria - Belluno - Cadore. Il Passante Alpe Adria-Belluno-Cadore è inserito nel Programma delle Infrastrutture come Opera Strategica di Interesse Nazionale e riguarda il prolungamento dell'attuale asse autostradale A27, a partire dal Comune di Ponte nelle Alpi sino al Comune di Perarolo di Cadore. «La decisione della Giunta - ha commentato l’assessore Renato Chisso - è tappa importante del processo per la realizzazione di un'opera essenziale non solo per il Bellunese ma anche a tutto il Veneto». «Quello dello sbocco a Nord del Veneto è un obiettivo che la Regione ha nel suo DNA - ha detto dal canto suo il presidente Luca Zaia - e il Passante Alpe Adria ci consentirà di ragionare in termini più attuali sulle soluzioni possibili. Io resto convinto che la Venezia - Monaco abbia una sua logica, che si imporrà con il tempo a tutti gli attori del territorio interessato». Il costo totale previsto per il progetto proposto è di circa un miliardo 400 milioni di euro, mentre i lavori di realizzazione dovrebbero durare 4 anni.

 

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Corriere delle Alpi  02.02.2011

Viabilità

L’unico sbocco a Nord possibile è turistico

Mainardi spiega perché l’autostrada non si può fare e suggerisce il tunnel del Cavallino

Nei prossimi anni il finanziamento pubblico alle grandi opere non potrà andare oltre il 25%

BELLUNO. L’unico, realistico, sbocco a Nord per la Provincia di Belluno è il collegamento turistico con l’Austria attraverso il tunnel del Monte Cavallino. Ma bisogna programmarlo in fretta, altrimenti anche questa opportunità potrebbe sfumare per la maggiore intraprendenza delle Regioni confinanti. Il suggerimento arriva da Bortolo Mainardi, che torna sulla questione A27 spiegando perché, dal punto di vista puramente tecnico, l’autostrada non ha un futuro oltre Macchietto. Lo scenario ormai è chiaro, non resta che stabilire le priorità realizzabili e lavorare perché vengano finanziate.

Mainardi ha un osservatorio privilegiato, nel suo ruolo tecnico di componente del cda di Anas, della commissione Via-Vas al ministero dell’Ambiente e consulente per la realizzazione della terza corsia sull’A4 da Venezia a Trieste. E ci tiene a precisare che la sua analisi è tecnica: «La politica la conosco, ho provato a frequentarla ma nel praticarla ho dovuto riconoscere di non essere tagliato, sono sempre e ancora affascinato dalla sua simbologia, però la realtà e la gestione del potere ha un volto ben preciso da sempre nella storia e con il quale devi o meno saperti misurare».

Tempi duri per le grandi vie di comunicazione?

«Non vanno trattate solo come opere pubbliche. Sono investimenti sociali sul territorio che cambiano i connotati delle comunità attraversate. Ma se è vero che meno distanze fisiche = meno distanze economiche, è anche plausibile che non tutte le infrastrutture viarie servono allo stesso modo e non tutte servono a ogni costo».

In provincia di Belluno però servirebbero diverse opere. Qual è il ruolo di Anas oggi?

«L’Anas gestisce ancora l’asse di Alemagna (ss 50, 51, 51 bis e 52 Carnica) che dalla fine dell’800 ha perso progressivamente traffico, segnando la fine del canale di comunicazione attraverso le Dolomiti bellunesi. Negli anni ’80 lo Stato avviò attraverso l’Anas degli interventi, il tratto autostradale Vittorio Veneto-Pian di Vedoia e vari interventi tra i quali: la galleria del Comelico, la variante a Lozzo di Cadore, la variante a Pieve di Cadore, il Ponte Cadore, la galleria e tratto Caralte - Macchietto, la Ru Corvo - Rivalgo, la galleria e tratto a Ospitale, la galleria e tratto a Castellavazzo e altri minori. In quegli anni le infrastrutture viarie assorbivano il 90-100% di risorse pubbliche, oggi esse raggiungono al massimo il 75% e nei prossimi 10-20 anni il finanziamento pubblico possibile non andrà oltre il del 25% su PPP (paternariato pubblico privato).

Ralisticamente, quali prospettive ci sono per il completamento della Venezia-Monaco?

«Dal mio punto di vista, quindi non politico, il collegamento autostradale attraverso il bellunese con la rete autostradale europea la ritengo un’ipotesi ormai irrealistica. Il collegamento da Pian di Vedoia a Tolmezzo che avevo cercato di porre all’attenzione anche nazionale dal 2003, nel mio ruolo di Commissario straordinario per le grandi opere strategiche nel Nord-Est, direi che oggi è completamente scemato considerata anche l’ipotesi della Regione Friuli del collegamento da Cimpiello a Gemona (il bando di gara in project scade il 18 febbraio). Per far resistere ancora un’idea di collegamento tra la nostra provincia su valico confinario, suggerirei di avviare i contatti con la comunità di Lienz in Austria per riproporre una strada turistica sotto il Monte Cavallino. Direi anche di fare presto in quanto, il Friuli sta spingendo con la Carinzia per un’ipotesi di passaggio turistico sotto il Monte Croce Carnico e per l’Austria, una potrebbe escludere l’altra».

Ma il prolungamento della A27 si fara?

«Tra le priorità da non demordere, rimane il completamento dell’A27 fino alle porte del Cadore e risolvendo così anche il nodo di Longarone. In attesa della Via nazionale, suggerirei alla politica di verificare se esistono le condizioni per alcuni aspetti: un contributo pubblico da spalmare in cinque anni a sostegno del project con l’eventuale rimborso in clausola concessionaria (aiuterebbe il promotore a tenere basse le tariffe); realizzare in due lotti come consigliato nel parere del Nucleo Valutazione Verifica del 2009; avviare una verifica tra Regione e Anas sulla possibilità/opportunità di utilizzo della statale riclassificandola».

Quali sono secondo lei le altre priorità?

«Migliorare i collegamenti tra le vallate e con le provincie confinanti, modernizzando i tratti di più alta densità, cercando di coinvolgere l’interesse del mercato. Nel frattempo rimangono le annose necessità che dovrebbero essere poste su programmi quinquennali o decennali da concordare con la Regione, l’Anas, Veneto Strade e il ministero delle Infrastrutture. Mi vengono in mente: il collegamento con l’A27 tra Cadola e Col Cavalier; la messa in sicurezza della galleria del Comelico, le varianti sulla Valbelluna tra Busche, Sedico e Santa Giustina; la variante di Feltre Anzù-Nemeggio, alcuni tratti della Valle del Boite».

 

 

Venezia-Monaco, cinquant’anni di ostacoli

Bolzano, l’Austria e il Cadore: tutti contrari all’attraversamento

BELLUNO. La necessità di un collegamento autostradale veneto per il Nord Europa è storia antica. Nel 1960 alcune Camere di Commercio del Veneto costituirono “La Società per l’Autostrada di Alemagna Spa”. Nel 1961 la società presentò all’Anas la domanda per la concessione e gestione dell’infrastruttura Venezia-Monaco corredandola di un piano economico. Nel 1964 la società ottenne la partecipazione anche di Provincie, Comuni e istituti bancari della Regione e nel 1966 affidò la progettazione del tratto italiano (Mestre - Valle Aurina). Il progetto prevedeva otto tratti: Mestre - Conegliano Km 46,5, Conegliano - Vittorio Veneto Km 13, Vittorio Veneto - Ponte nelle Alpi Km 39,2, Ponte nelle Alpi - Tai di Cadore Km 34, Tai di Cadore - Auronzo Km 20,5, Auronzo - Passo Montecroce Km 31,3, Passo Montecroce - Brunico Km 36,5, Brunico - San Giovanni/Tures Km 24,6. In questa ipotesi progettuale dopo il confine a Carbonin, il tracciato passava per Dobbiaco e continuando per il versante sud della Val Pusteria arrivava a Brunico da dove erano previste due ipotesi: da Brunico al raccordo con l’A22 a Fortezza Km 29,2, o da Brunico verso Campo Tures (traforo Valle Aurina) Km 24,6, poi fino allo sbocco della Valle Zillertal sopra Mayrhofen in territorio Austriaco (per circa 83 Km) per innestarsi a Schwaz sull’autostrada austro tedesca prima della dogana di Kufstein.

«In questi cinquant’anni e oltre», ricorda Bortolo Mainardi, «sono state tante le problematiche emerse che non hanno aiutato la Regione Veneto nella definizione e realizzazione di questo sbocco a Nord». Solo per citarne alcune: il diniego da sempre dell’Alto Adige a un attraversamento autostradale del proprio territorio con reiterate prese di posizione anche contro un’autostrada che si fermi a Carbonin; la presa di posizione del consiglio comunale di Cortina contro qualsiasi tracciato autostradale (1967), la contrarietà del Centro Cadore per la Valle d’Ansiei (Auronzo), per Misurina fino a Carbonin, sia da Cimagogna, Passo Sant’Antonio superando il Passo Monte Croce fino a Dobbiaco. E ancora: il saldo negativo della valutazione tecnico economica di tutti i tracciati; il blocco per legge nazionale (1975) di costruzione di nuove autostrade; l’opposizione dell’Austria e dell’Ost-Tirol e infine il Protocollo Trasporti della Convenzione delle Alpi ratificato dall’Austria e dall’Italia (quand’era ministro il governatore Zaia, già passato al Senato).

 

 

Chisso: «La A27 fino a Tai è cosa fatta»

E sui treni: «Le stazioni di Ponte e Belluno non si toccano»

Roberto De Nart

BELLUNO. «Il prolungamento dell’autostrada A27 fino a Tai di Cadore lo do per scontato. La procedura sta andando avanti, poi ci sarà il via libera del Cipe e quindi si potrà dare inizio alla gara d’appalto. Il tutto in 4-5 mesi. Abbiamo intenzione di arrivare al confine, come abbiamo fatto per la Valsugana».

Lo ha detto l’assessore regionale Renato Chisso all’incontro organizzato dal Circolo cultura e stampa bellunese, dal titolo “La montagna bellunese cerca il suo futuro”. A rafforzare l’ipotesi del prolungamento dell’A27 è intervenuto l’ex assessore regionale Floriano Pra, che ha sottolineato come «il progetto del traforo del monte Cavallino, che collega direttamente Santo Stefano di Cadore all’Austria, sia sempre valido e condiviso oltre confine».

La serata è stata introdotta dal presidente del Circolo Luigino Boito, che ha posto una serie di interrogativi, ai quali si sono aggiunti quelli del pubblico raccolti dal conduttore Andrea Cecchella. Al tavolo dei relatori, oltre a Chisso, c’era l’assessore regionale all’Energia e Lavori pubblici Massimo Giorgetti, dinanzi a una vasta platea per lo più formata da sindaci e amministratori bellunesi. L’assessore Chisso ha dato ampie rassicurazioni che i tagli del 25% programmati dalla Regione, non andranno a colpire alcuni settori delicati come l’assistenza, il lavoro, la sanità e il trasporto pubblico locale, per i quali il sacrificio sarà contenuto con decurtazioni del 6-7%.

Sul trasporto pubblico, Chisso ha detto che «Trenitalia ha sottovalutato il problema dei pendolari a vantaggio del medio raggio, della Freccia rossa. Ma che il contratto di servizio stipulato lega Trenitalia all’erogazione di un certo standard, tant’è che lo scorso anno, a ristoro dei disagi creatisi, i pendolari per 2 mesi hanno pagato solo il 10% della tariffa dell’abbonamento. Nei prossimi due anni, comunque», ha assicurato Chisso, «sono previste 100 nuove carrozze e 33 treni». E anche la cosiddetta metropolitana di superficie che per Belluno era inserita nella fase 3 è stata anticipata alla fase 2bis. Garanzie anche per le stazioni di Ponte e Belluno, che tre anni rimarranno sotto la gestione di Trenitalia e dunque non chiuderanno.

Chisso ha concluso dicendo che sono stati appaltati nel Bellunese a Veneto strade lavori per 250 milioni, una cifra che non ha pari nelle altre province venete. Massimo Giorgetti ha parlato di energia, sport e case popolari. «Si parta subito, è inutile aspettare un piano regionale dell’energia, che approveremo a stralci, dal fotovoltaico, alle biomasse. Avendo cura di salvaguardare le filiere locali con vincoli: è inutile, insomma, bruciare il legno che viene dall’Est Europa, piuttosto che il metano».

«Sappiamo che i comuni non hanno risorse, per questo abbiamo dato il via a bandi fino a 500mila euro per opere urgenti che ci verranno segnalate, finanziando l’80% per far lavorare le imprese locali. Lo stesso per i centri d’eccellenza come il centro tuffi di Belluno, il centro velico al lago di Santa Croce e il centro per lo sci di fondo a Sappada». Per quanto riguarda l’edilizia popolare, Giorgetti ha detto che saranno venduti gli alloggi popolari con più di 20 anni agli inquilini a prezzo calmierato. Con il ricavato di circa 500 milioni saranno acquistati nuovi appartamenti già presenti nel mercato. Per dare la possibilità di una casa a chi non ce l’ha.

 

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Corriere delle Alpi  01.02.2011

AUTOSTRADA

Castellavazzo dice no ai due lotti

Roccon e Padrin ieri a confronto con Chisso

BELLUNO. «Penso tutto il male possibile». Il sindaco di Castellavazzo, Franco Roccon, dice no all’ipotesi di dividere in due lotti il prolungamento dell’autostrada, avanzata dal consigliere Anas Bortolo Mainardi: «Questo è prenderci in giro ancora una volta, perché il primo lotto finirebbe alle porte di Castellavazzo e tutto il traffico si bloccherebbe da noi. Io voglio vedere risolti i miei problemi, non solo quelli degli altri. Chiedo un po’ di serietà e da parte nostra c’è il no secco. Questo non è fare squadra, è dividere le necessità».

Ieri sera Roccon e il sindaco di Longarone Roberto Padrin hanno avuto l’occasione di scambiare due parole con l’assessore regionale Renato Chisso, che ha cercato di rassicurarli. «Chisso ha ribadito che il progetto del prolungamento autostradale si trova a Roma», spiega Padrin, «per l’istruttoria della Via che, secondo le previsioni dovrebbe durare circa tre mesi, poi ci sarà anche il via libera del Cipe». L’iter quindi procede: «L’assessore ci ha rassicurati su tutto, l’opera può andare avanti e i tempi iniziano ad essere certi», dice ancora il sindaco di Longarone, che preferisce non sbilanciarsi sulla divisione in due parti del progetto. «Io mi auguro che l’intervento venga realizzato nel suo complesso subito, ma qualsiasi sia la decisione, adesso conta solo che l’iter vada avanti. Qualora si desidesse per l’opzione dei due stralci, l’importante è che il problema del traffico non venga spostato da Longarone a Castellavazzo, dove la strada è molto stretta e inadeguata. Comunque ho avuto ottime conferme dall’assessore Chisso e sono molto fiducioso».

E’ aperto a qualsiasi idea, purché renda la realizzazione dell’opera rapida ed efficace, l’assessore provinciale alla viabilità Ivano Faoro: «Non entro nelle modalità dell’appalto, ma se dividere il progetto in due lotti può servire, che si faccia pure», dice Faoro. «La Provincia ha svolto il suo ruolo: ha fatto le consultazioni con i sindaci interessati e ha mandato in Regione tutte le osservzioni al project financing. Venezia per fortuna le ha accolte tutte, ora se qualcuno ha delle idee per rendere più rapido l’intervento ben venga, non penso sia compito delle amministrazioni locali decidere su questo punto». (i.a.)

 

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Il Gazzettino-Bl  01.02.2011

L’INCONTRO

«A27, pedaggi certi e sbocco a nord»

Pedaggi troppo salati per percorrere il nuovo tratto dell’A27? «Non sarà così perché la condizione più importante che metteremo nel bando di gara saranno le tariffe». Così l’assessore regionale alla mobilità del Veneto, Renato Chisso, ieri al ristorante Al Borgo assieme al collega di giunta, l’assessore ai lavori pubblici Massimo Giorgetti, ha risposto ai timori sollevati più volte dal comitato Peraltrestrade Dolomiti, convinto che l’opera non sia sostenibile da un punto di vista finanziario. E a quanti non credono nel prolungamento dell’autostrada, Chisso ha più volte dichiarato: «Sbagliate perché l’iter è molto avanti».

Ed ha elencato le prossime tappe. «Il processo della Via nazionale (Valutazione di impatto ambientale) è in corso, la delibera regionale domani dovrebbe arrivare in giunta e nel giro di 4 mesi abbiamo il timbro del Cipe». Nel project financing sono scesi in campo tre soggetti privati, Grandi Lavori Fincosit spa, Adria Infrastrutture spa e Mantovani spa, per un tracciato di 21 chilometri da Pian di Vedoia a Macchietto.

Sugli sviluppi successivi dell’opera l’assessore regionale ha scartato l’ipotesi dello sbocco ad est. «Non ci sono i soldi». Ed ha lanciato la sfida di andare comunque verso nord, nonostante lo stop degli altoatesini. «Noi la portiamo al confine, poi si vedrà». Da qui l’ipotesi di arrivare direttamente in Austria passando per Santo Stefano di Cadore che, secondo Floriano Pra presente al convegno di ieri, potrebbe trovare l’appoggio dei sindaci della zona. In chiusura non è mancato un accenno al referendum per il distacco dal Veneto e alla richiesta fatta dall’ex assessore regionale a Chisso e Giorgetti. «Dovete prendere qui un impegno ed è l’approvazione dello Statuto regionale. Se prevedete per la provincia di Belluno qualche forma di specificità metterete a tacere gli animi». (L.P.)

 

 

PROVINCIA Da palazzo Piloni 2 mila euro per il capodannodi Longarone dal capitolo dedicato alle Dolomiti patrimonio

Con i soldi dell’Unesco il veglione con deejay

La promozione delle Dolomiti patrimonio Unesco a Belluno si fa anche pagando il capodanno di Longarone con il dj Tommy Vee: non proprio come la settimana "Dolomiti Unesco" ricca di escursioni, cultura, sport e cucina nei comuni montani presentata ieri a Pordenone che si svolgerà nel prossimo giugno. nel Bellunese si punta a ringiovanire il target dei turisti.

I duemila euro concessi dalla Provincia alla serata di capodanno con il dj veneziano, che si è svolta all'interno del palasport di Longarone sono, infatti, stati estratti dal capitolo di costo del bilancio 2010 «Dolomiti Unesco» dedicato all'attuazione di politiche condivise a seguito della proclamazione. «È vergognoso - dice basita Irma Visalli, assessore che nella passata amministrazione ha ottenuto il riconoscimento -. È un evento che non c'entra nulla con il patrimonio mondiale, un pasticcetto che dimostra con quanta leggerezza e superficialità la Provincia gestisce i soldi».

Anche se 2000 euro non sono molti, significano di questi tempi un certo impegno, ricorda la rappresentante Pd che si chiede: «Non si vogliono spendere 5 euro a persona per il referendum dell'autonomia, si definisce festicciola e non si degna d'un contributo l'anniversario dei 150 anni dell'Unità d'Italia e poi si finanzia il dj a Capodanno?».

I conti non quadrano per la Visalli che ha l'impressione che «ci si sia trovati il 29 dicembre (data della delibera) senza sapere che fare di quei soldi a bilancio». Andrebbe fatta un pò di chiarezza poi anche in merito ai compiti che spettano alla Fondazione e all'amministrazione. Fa rabbia all'ex assessore vedere che mancano le idee: «La delibera denuncia un'assenza di programmazione che si lega a tutto il comparto turistico e a quanto accade nella partecipata Dolomiti Turismo».

 

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