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LUGLIO Corriere delle Alpi 30.07.2011 Zaia finisce tra i «pirati» del territorio Legambiente lo boccia senza scusanti per avere riproposto l'allungamento della A27 BELLUNO. Legambiente consegna la pagella alle Alpi italiane e piovono promozioni ma anche pesanti bocciature. Ben 9 vessilli quest'anno andranno ai "pirati" delle montagne: e una sarà del governatore del Veneto, Luca Zaia. Motivazione: per aver riproposto, in continuità con la precedente giunta, il prolungamento di un'opera inutile e dannosa al territorio bellunese come la A27. Nell'illustrare i perchè della bocciatura a carico di Zaia, Legambiente rimarca come la Regione Veneto, «nonostante il no di Austria e Alto Adige al prolungamento della A27 concepita come rilevante, nuovo corridoio autostradale transalpino, vorrebbe invece realizzare 21 chilometri di nuova autostrada da Pian di Vedoia a Caralte, per un costo di 1200 milioni di euro da racimolare attraverso il sistema del project financing. Si tratta di un'opera inutile e dannosa che va a vantaggio solo dei costruttori, perché, venuto meno lo sbocco verso nord in direzione Monaco per l'opposizione delle regioni confinanti, il prolungamento non provocherebbe altro che la creazione di un imbuto di traffico nel Cadore, solo una ventina di chilometri a nord dell'attuale termine autostradale, con costi ambientali enormi. Inoltre», scrive Legambiente, «il progetto contrasta con le direttive europee che prevedono un progressivo spostamento del traffico merci dalla strada alla rotaia, nonché prefigura un conclamato conflitto con la Convenzione Internazionale per la Protezione delle Alpi, che impone alle parti contraenti, tra cui l'Italia, di astenersi dal realizzare nuove grandi vie di attraversamento stradale transalpino. A queste ragioni, si aggiunge un problema di insostenibilità economico-finanziaria che risulta evidente analizzando i parametri che emergono dagli studi presentati agli enti locali. I flussi di traffico stimati, infatti, sono stati calcolati dando per scontato che il prolungamento giungesse a Monaco, ed è per questo motivo che nella bozza di convenzione tra Regione e privati questi ultimi sostengano la necessità che, nel caso in cui il traffico reale non corrispondesse a quello previsto, la Regione eroghi un contributo pubblico per garantire "l'equilibrio finanziario". In parole povere, si privatizzano i profitti e si socializzano le perdite. Ma il piano economico dell'opera si spinge ben oltre. Infatti, per i 21 km del nuovo tratto, sono previste tariffe esorbitanti: 6,5 euro per i veicoli leggeri e 23,8 per i veicoli commerciali, con l'obbligatorietà da parte degli automobilisti non residenti e di tutti i mezzi pesanti di viaggiare in autostrada, mentre per l'attuale SS 51 sono previsti abbassamenti dei limiti di velocità, per "sollecitare" gli stessi automobilisti bellunesi a utilizzare il prolungamento autostradale. Infine, ciò che rende il progetto anche un vero affronto alla dignità del territorio bellunese, è la richiesta, presente nella bozza di convenzione, di vietare qualsiasi attività in concorrenza con l'autostrada o che potrebbe determinare una diminuzione del suo bacino d'utenza. Tradotto significa vietare qualsiasi miglioria sulla viabilità ordinaria, ma anche lo stop a qualunque ipotesi di rilancio della linea ferroviaria. Tre imprese private avranno perciò la possibilità di condizionare le scelte strategiche sulla mobilità del territorio bellunese», conclude Legambiente, «a discapito di enti e comunità locali che verranno ulteriormente espropriate del proprio potere decisionale. Di fronte a ciò, molti cittadini e comitati si sono già schierati nettamente contro il progetto».
La Vita Cattolica 29.07.2011 A Passo Mauria nuova speculazione edilizia Versione integrale della lettera di Alfio Anziutti pubblicata sul "Giornale aperto" Stando a martellanti notizie di stampa sono in atto contatti, incontri e telefonate tra operatori privati veneti e organismi pubblici locali (Comune-Regione-Promotur) per avviare una incerta mega-operazione immobiliare alle falde del Passo della Mauria a mt. 1090. Un intervento, per dimensioni strutturali e finanziarie, insolito e preoccupante alle nostre latitudini: dove giacciono quegli Euro?. Si tratta del recupero della dismessa colonia montana (ODA) della Diocesi di Gorizia costruita negli anni ’50 ed ora in stato di abbandono. Un intervento auspicabile certo, col fine però di attivare una attività di prodotti particolari, un albergo di qualità, un luogo di cura, una sede per incontri, una scuola legata ai saperi della montagna, un ritiro sportivo, una azienda agro/zootecnica; oppure, ancora, una sede staccata del centro di ricerca di Trieste, una sede di studio e lavoro per i giovani montanari di tutto il mondo (vedi don Di Piazza!). Così si tutela la montagna, non riempiendola di cemento ma di gente per 365 giorni all’anno. Insomma una struttura collettiva, un centro di produzione legato magari alla “Festa delle erbe di montagna” che si tiene a giugno in paese, una iniziativa di qualità inserita nella comunità fornese, non un abnorme mostro di importazione avulso dalla nostra realtà, dalle nostre tradizioni e dimensioni: che sono poi gli invalicabili limiti fisici prima che sociali di questa vallata alpina che ha nelle Dolomiti, patrimonio Unesco dell’Umanità, non certo nella crassa speculazione il suo più prezioso bene. Più si aggiungono brutture, più si tolgono bellezze: elementare! Ma, sempre dalla stampa, pare che l’appetito sia altro. Si sta spingendo, come al solito, verso il baratro della via più banale e improduttiva per la montagna: quella dei devastanti “secondi/terzi/quarti alloggi”, utilizzati forse per 30 giorni all’anno, cui si chiede una vagonata di soldi pubblici per sostenerne i profitti: come se l’attuale crisi economica non esistesse! La proposta in atto dovrebbe utilizzare i circa 20.000 mc. esistenti per la fruizione collettiva, servizi e offerte commerciali, attività turistiche. [Forni di Sopra con i suoi 1000 abitanti ha venduto ad estranei 1300 seconde case!] Accanto a questi 20.000 mc., già di per sé immensi, sarebbero previsti altri tre blocchi residenziali per ulteriori 36.000 mc. (48 appartamenti): cemento fresco di cui proprio Forni non sente la mancanza, avendone digerito già a sufficienza, col rischio che diventi in breve una cattedrale, magari anche brutta, senza fedeli. Un investimento (IMM.RE GESTIM Srl di Treviso) si dice, di 19 milioni (?): un bella botta di “denaro fresco”. Ma una botta maggiore di impatto ambientale e sociale la subirà Forni di Sopra. Tale intervento infatti, così come ipotizzato, andrebbe a ferire questa vallata, dove le antiche attività commerciali delle frazioni, bar-alberghi-negozi, verrebbero danneggiate da una fagocitante struttura concorrenziale spostando clienti e flussi dal centro storico ad una distante periferia, facendo diventare Forni un paese di transito e dunque morire la sua già debole comunità. Cose difficili da immaginare già come ipotesi: sempre che di questi tempi (?) la cosa funzioni. Ma non è finita qui. Pare che a tutto questo popò di roba si chieda, per essere realizzato, una iniezione regionale, il tramite è Promotur, di 12 milioni sempre di Euro! Una sorta di tassa che i cittadini della Regione sono chiamati a versare per questa incerta iniziativa. Si arrangino i cassintegrati, le aziende in crisi, i servizi carenti, le famiglie in difficoltà, i negozi di montagna, gli artigiani. Si tratta forse di aiutare dei filantropi, dei benefattori che dedicano il loro tempo al bene dell’umanità o, in questo caso, di noi poveri montanari? Beh, l’esperienza dovrebbe averci vaccinati in tema di “valorizzazioni turistiche”, almeno i più informati di noi. Per questi e altri motivi è bene che i soldi pubblici (in questi grami tempi finanziari poi!), magari reclamizzati come sostegno alla montagna, siano “veramente” impiegati a beneficio dei montanari, delle loro attività produttive, delle loro aziende in difficoltà (commerciali e industriali), della loro diffusa economia, completando i collegamento ADSL, migliorando i necessari servizi, mantenendo i loro presìdi sociali: la sanità che decade, le scuole che chiudono. Non credo che simili mega-operazioni salveranno la montagna carnica, dove il denaro dei cittadini verrebbe speso (tramite Promotur) per nuovi impianti (rapidi ruderi), con ripide piste che taglieranno i costoni di storiche frane, di zone fragili e delicate. I politici, i geologi, gli Ispettorati Forestali, l’Arpa, la Magistratura hanno memoria delle alluvioni del 1748, 1882, 1951, 1966? Noi montanari si! E sappiamo cos’hanno provocato proprio in quei luoghi. Tali interventi potrebbero diventare il paradigma di come certi uomini (nomi e cognomi!) a digiuno di cultura e umiltà montanara hanno voluto violentare la montagna e la sua dinamica stabilità, e di come poi la natura da par suo ha pensato a ripristinare gli antichi equilibri con “bòas, stùas e slàcs”. Le iniziative utili invece, come proposto sopra, sono ben altre. Come si possono, infatti, giustificare simili cifre quando si chiudono scuole, Comunità Montane, uffici, poste, presidi sanitari, fabbriche, negozi; quando si parla di dotare i 28 paesi della Carnia di un solo comune! Si vogliono ridurre gli spazi di democrazia, la partecipazione della gente, si vuol togliere dignità ai cittadini, umiliare la Carnia, madre del Friuli ed “eternamente celtica e ribelle”, come diceva il compianto Tito Maniacco. La montagna dell’intero arco alpino vive grazie a piccole, costanti iniziative diffuse nelle valli, di residenti sparsi sul territorio, non certo grazie a chi giunge da fuori, “incassa” e se ne va. Non è a questi bensì all’intero popolo delle terre alte di Carnia che la Regione deve rispondere. Cominciando col rivedere le scelte politiche che non sono più quelle impiantistiche e dei villaggi in quota funzionali ai “poteri forti”, quelli di uno sci legato a speculazioni aggressive e a costi, al pari delle gestioni, sempre più insostenibili, ma quella che aiuta (finché ci sono) le “vere” attività sostenibili di questi paesi, le presenze commerciali, le varie manualità montanare, i prodotti locali sempre più richiesti, la fruizione ambientale, la rete culturale. Non insomma il “mordi e fuggi” di interventi legati a “non-si-sa-cosa”, bensì un turismo naturalistico e storico/sociale che guardi al futuro, a sostegno dei montanari che resistono a presidio e sicurezza di questo vitale territorio carnico e dell’intera pianura friulana. L’esperienza mi dice che i politici di questa Regione non sanno esercitare le “buone pratiche” dell’ascolto dei “poteri deboli” e di conseguenza non capiscono, non conoscono, ignorano i problemi della montagna, quindi le scelte che adottano sono figlie di questa ignoranza se non di altri interessi. Le Associazioni e gli organi di informazione, visto quello che passa il convento della politica, hanno in questo momento storico grandi responsabilità e possibilità, per fare crescere i cittadini, per migliorare questa regione. Forni di Sopra, 25 luglio 2011 - Alfio Anziutti “Timilin”
Corriere delle Alpi 21.07.2011 «La Fondazione Unesco sarà un carrozzone» Secondo lo scrittore Erri De Luca non porterà grandi benefici al territorio AURONZO. La Fondazione delle Dolomiti Unesco come un carrozzone. A dirlo è Erri De Luca, lo scrittore ed alpinista che lunedì ha fatto tappa ad Auronzo: «Non porterà benefici al territorio, perchè solo per mantenersi in piedi, avrà bisogno del 95% delle risorse a disposizione». L’affermazione è arrivata in risposta ad uno spettatore che aveva chiesto cosa ne pensasse del fatto che dopo 2 anni dalla convenzione con l’Unesco, a livello pubblico non avessero fatto altro che litigare. «L’incontro con De Luca è stato entusiasmante», ha commentato l’assessore comunale alla cultura Tatiana Pais Becher, organizzatrice della giornata. L’appuntamento con lo scrittore, a causa del maltempo, è stato spostato dalla Foresta di Somadida, alla sala consigliare del municipio. «Non ci aspettavamo tanta gente», ha continuato l’assessore, «saranno state oltre 250 persone arrivate da Cortina e dal Cadore. Purtroppo tanti sono rimasti fuori». De Luca era ad Auronzo per parlare della giornata europea delle foreste, (quella di Somadida è stata presa a simbolo, ndr), ricordando l’importanza delle Dolomiti durante la prima guerra mondiale. Ha fatto, poi, un collegamento tra questo conflitto e quelli della ex Jugoslavia, dove ha fatto l’autista di convogli umanitari. «E’ stato un discorso a tutto campo», ha concluso l’assessore, «nel quale De Luca che riesce ad avere un feeling particolare con il pubblico, ha toccato tutti gli argomenti che oggi interessano l’ambiente». Lo scrittore ha anche parlato di Mauro Corona, sua grande amico: «Senza Mauro», ha affermato, «non avrei potuto scrivere “Il peso della farfalla”, il mio ultimo libro di racconti che si richiama alle conversazioni che ho avuto con lui. Insieme abbiamo trascorso giornate indimenticabili». «In questi giorni», ha proseguito, «sono in Alto Adige, dove rimarrò fino alla fine del mese. Sono giorni importanti che dedico all’arrampicata. Prima di andarmene ritornerò ad Auronzo per riascoltare Erica Bosiero, la giovane cantante che ha aperto l’incontro di oggi». (v.d.)
Il Gazzettino-Ud 13.07.2011 scarica il comunicato integrale (pdf) Barazzutti: «La Val Canale è stata come la Val di Susa» PONTEBBA - (d.z.) La Val Canale-Canal del Ferro? «La nostra Val di Susa». Ad affermarlo Franceschino Barazzutti, già presidente dell'Associazione dei sindaci della ricostruzione del Friuli che con una lettera aperta, chiamando in causa i fatti piemontesi di stringente attualità, ritorna al periodo post sisma del 1976 e alle scelte che allora si fecero in termini in infrastrutture, tra cui l'Autostrada Udine-Tarvisio e la ferrovia «Pontebbana». «La lungimiranza di allora ebbe la meglio sul rischio che la nuova ferrovia restasse senza uscita andando a sbattere contro il muro di Berlino e la cortina di ferro che allora dividevano l'Europa in due parti impermeabili - scrive Barazzutti - nonostante quel rischio, la decisione di costruirla fu unanime a tutti i livelli grazie anche al particolare clima della ricostruzione. Così, la nuova ferrovia, moderna e altamente veloce, fu. Ma com'è oggi quella ferrovia? - si chiede Barazzutti - È decisamente sottoutilizzata e per servizio passeggeri e per transito merci. E che cosa ha dato alla valle attraversata? Nulla. Anzi, ha tolto quasi tutto».
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