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OTTOBRE Il Gazzettino-Bl 25.10.2011 Lettere AMBIENTALISMO NOI, GLI INDIGNATI A DIFESA DELLE ALPI Gran parte del mondo ambientalista internazionale osserva con attenzione l’alimentarsi dell’indignazione nei confronti del mondo politico che sta scuotendo le democrazie occidentali. Ovunque i movimenti ambientalisti sono alleati del popolo degli indignati, ne sono parte costituente, colonna vertebrale. Da decenni l’ambientalismo propone altro modo di vivere, quindi di consumare, di rapportarsi fra cittadini e istituzioni, fra cittadini e beni naturali. Da decenni stiamo proponendo sobrietà, cultura del limite, rispetto dei tempi di vita. Nonostante tanto lavoro, nei fatti siamo rimasti minoranza culturale, fino a oggi, fino allo scoppio delle contraddizioni di una società esagerata, affamata di potere, di gloria, narcisistica. Una società che ha umiliato l’essere umano e offeso la natura. Come ieri ancora oggi noi della Cipra (Commissione internazionale per la protezione delle Alpi) siamo fra i tanti indignati. Siamo indignati dal comportamento dei vigliacchi, dei tanti violenti che utilizzano cortei non-violenti per scatenare la loro rabbia, la loro insoddisfazione, i loro tormenti, con aggressività contro le persone e i vari corpi di polizia dello Stato e violando beni pubblici e privati. Siamo indignati nei confronti della classe politica che governa l’occidente che non rispetta l’ambiente, gli animali, le risorse naturali, che trasforma i beni pubblici in occasioni di sfruttamento per scopi privati. In pochi decenni i cambiamenti climatici faranno perdere al pianeta terra il 40 per cento della biodiversità oggi presente, entro il 2050 il 50 per cento sulle Alpi. Siamo indignati nei confronti di un mondo politico pigro e cinico, perché delude e allontana in modo scientifico i cittadini dall’impegno sociale, dalla partecipazione attiva alle scelte. Siamo ancora una volta indignati nei confronti della classe politica perché allontana, in modo scientifico i cittadini dall’impegno sociale, dalla partecipazione attiva alle scelte. Siamo indignati nei confronti di questa classe politica che è convinta ancora oggi che l’auto e le strade alimentino sviluppo e costruiscano qualità del vivere. Siamo indignati nei confronti della casta militare e dell’industria bellica, preoccupata unicamente di diffondere il più possibile nuovi scenari di guerre per poter mantenere in vita un sistema sociale basato sulle ingiustizie, e sulla sopraffazione del forte contro i deboli. E sostiene un sistema, l’industria delle armi, mentre oltre un miliardo di persone nel pianeta soffre la fame e muore di malattie semplici da debellare (malaria, parassitosi varie, Tbc). Siamo indignati nei confronti di una classe imprenditoriale che ha come scopo prioritario quello di cancellare diritti acquisiti dai lavoratori (vedi Marchionne) per rivolgere al basso il potere di acquisto e il livello di diritti del mondo del lavoro, per equipararci tutti alla situazione vissuta con tragicità nei paesi sottosviluppati. Una imprenditoria che ovunque, nei confronti della natura, si comporta come un parassita: ha spremuto ogni risorsa naturale e umana, poi il mondo finanziario, e oggi si scatena contro i servizi pubblici (Baumann). Per demolirli, privatizzandoli. Siamo indignati nei confronti di un mondo del lavoro che ancora vede troppi operai morire nei cantieri. Siamo indignati contro questa classe politica che sul cinismo e sulla sopraffazione ha costruito le fondamenta della sua struttura portante a scapito della dignità delle persone, dei principi di equità, del rispetto della natura, del paesaggio, delle culture, quindi dell’umanità intera. Oggi è necessario, un dovere prioritario della politica, dare urgenti risposte concrete a tutti, basate sul rispetto, sulla sobrietà assoluta, onde evitare che il nostro pianeta sia portato irreversibilmente verso la catastrofe, culturale, etica e naturale. Luigi Casanova vicepresidente Cipra Italia
Corriere delle Alpi 09.10.2011 Le Dolomiti superano l’esame dell’Unesco La verifica è conclusa. Worboys: «Questo bene deve restare Patrimonio dell’Umanità» BELLUNO. Le Dolomiti hanno superato l’esame. Si è conclusa ieri, a Cortina, la visita di Greame Worboys, il verificatore dell’Iucn che insieme all’Unesco dovrà confermare, o rimandare, il riconoscimento ottenuto nel giugno 2009. Le preoccupazioni alla vigilia erano molte, soprattutto per la polemica scatenata dal segretario generale con le sue dimissioni, ma le parole pronunciate da Worboys di fronte al cda della Fondazione non hanno bisogno di interpretazioni: «Non ho alcun dubbio sul fatto che questo bene deve rimanere Patrimonio dell’Umanità». Nel momento decisivo sono state le stesse Dolomiti a dare il meglio: in una sola settimana l’australiano dell’Iucn ha potuto vivere l’estate e subito dopo l’inverno; dalla luce intensa che colora le rocce, alla tempesta di neve caduta ieri a Cortina proprio mentre Worboys usciva dal Comun Vecio e restava, letteralmente, senza parole. Tre i punti analizzati dal verificatore: i progressi fatti nella Fondazione, nel piano di gestione e nel turismo. Volendo cercare un settore da migliorare, si può citare il rilievo di Worboys sulla comunicazione: «Non è facile, ma bisogna comunicare i valori del Patrimonio (Dolomiti) alla gente e credo che ciò si possa fare in un tempo ragionevole di cinque anni». A parte questo, la relazione preliminare del verificatore è positiva su tutti i fronti: «Una missione di successo, ho visto attuati gli obiettivi della Fondazione per un sistema di gestione comune attraverso una governance efficiente con politiche comuni», ma non è mancato un incoraggiamento fuori dalla formalità: «Mi spiace non essere anch’io con voi per condividere la prosecuzione di questo entusiasmante e straordinario progetto». La relazione di Worboys, sintetica e molto precisa ha messo in evidenza l’importanza di comprendere tutti i valori che stanno intorno alle Dolomiti: «Perché se non si conoscono le montagne e i valori intrinseci non si possono gestire le montagne e in questi sei giorni mi avete aiutato a comprendere meglio. Il vostro contributo è stato molto professionale, la Fondazione ha fornito un supporto molto efficace e così tutte le Province, le Regioni, i Comuni e gli esperti dei settori, geologi, geomorfologi e paesaggisti». Oltre alla Fondazione, Worboys ha accertato come ci siano molte reti a diversi stadi di sviluppo, alcune avanzate, altre meno: «Vedo l’attuazione degli obiettivi della Fondazione. Tutto è molto positivo e capisco anche che le persone dei vari territori stanno trovando un metodo di lavoro comune». Riguardo alla gestione operativa, Worboys considera positiva l’installazione di pannelli illustrati lungo le strade. Smentendo il fiume di bocciature, Worboys ha definito «bello» il logo. «Quello che avevo più bisogno di capire è cosa significa per questo sito “protezione”. I valori del Patrimonio mondiale sono protetti molto bene in questa particolare area: la tutela delle qualità naturali, la gestione dei flussi turistici, lo staff e il coordinamento tra gli staff. Vedo progresso, si va verso un’idea e le persone hanno a cuore i valori dele Dolomiti». Anche il rappresentante del ministero dell’ambiente, Ottavio Di Bella, ha ringraziato le Province, le Regioni e tutti gli esperti per la conduzione della missione: «Qui ci sono risposte che danno lustro al nostro Paese».
La Fondazione è promossa, il sollievo di Vettoretto «Siamo uniti e forti». Si chiude il periodo più difficile dopo le dimissioni di Campeol BELLUNO. Cautela e scaramanzia sarebbero superflue. Alberto Vettoretto, presidente della Fondzione Dolomiti Unesco, non è tipo da slanci in avanti, ma non ha nessun tentennamento nel dichiarare: «L’esame è passato. Ormai è sicuro e forse non ci saranno nemmeno prescrizioni». Aggredito dall’ex segretario generale Giovanni Campeol, che ha usato toni davvero duri nei suoi confronti, Vettoretto mantiene la linea e non entra nella polemica, anche perché ieri, dopo la relazione di Worboys, tutti i membri del consiglio d’amministrazione hanno espresso parole di ringraziamento per l’articolato lavoro svolto dalla segreteria della Fondazione stessa, dagli uffici, dai consulenti esprimendo anche parole di stima per il presidente Alberto Vettoretto: «Che ha saputo guidare con successo anche questa importante e delicata fase della Fondazione». Un vero sollievo per l’assessore provinciale al turismo, inevitabilmente messo alla prova del nove dalla verifica di questa settimana: «Si chiude una fase che non è stata facile», ammette Vettoretto, «l’abbiamo superata con unità e forza e abbiamo capito che in questo modo possiamo arrivare dove vogliamo». Da domani il lavoro ricomincia, ma con nuovi obiettivi: «Il cda si riunirà nei prossimi giorni per dare le linee guida del futuro per la valorizzazione del bene». L’esito finale della verifica di Worboys arriverà presto, forse nel giro di due settimane, con la relazione finale dell’Unesco sui primi due anni di “prova”. Chi temeva che il “basso profilo” scelto dalla Fondazione fosse eccessivo, si sbagliava, perché pare che l’australiano dell’Iucn abbia apprezzato soprattutto la semplicità. «E’ rimasto molto colpito dalla bellezza del paesaggio», racconta Vettoretto che ha accompagnato Worboys per tutta la settimana: «ma ancora di più dalla semplicità della gente che ha conosciuto, perché anche lui è così: pieno di curiosità e di domande, ma al tempo stesso molto concreto».
La tutela La relazione dell’australiano è positiva su tutto l’unico rilievo riguarda la comunicazione La visita Un viaggio in cinque province La visita dell’ispettore Unesco Greame Worboys è iniziata una settimana fa, con gli incontri istituzionali a Palazzo Piloni e la visita alla Expo delle Dolomiti di Longarone. E poi per sei intensi giorni in giro per le Dolomiti, nelle cinque province. Dopo Pordenone e Udine, il valutatore ha visitato martedì il Parco Dolomiti con una puntata al Centro visite di Valle Imperina e una escursione a malga Pramper. Nell’occasione si è confrontato anche con i vertici dei parchi e della Regione. Il giorno successivo è arrivato al Parco di Paneveggio in Val Canali. In provincia di Trento si è fermato due giorni, escursioni e voli in elicottero. Un giorno lo ha dedicato anche alla provincia di Bolzano, partendo dal lago di Carezza e spostandosi poi in Val Pusteria e in val Fiscalina. Nelle diverse realtà ha incontrato amministratori, politici e rappresentanti di enti e associazioni impegnati in campo turistico e naturale.
Il Gazzettino-Bl 09.10.2011 Partecipazione. Primo impegno sabato a Roma Gli "indignados" bellunesi "Uniti per i beni comuni" «Uniti per i beni comuni»: a Belluno è partito ieri un laboratorio per progettare un modello gestionale dei beni comuni diverso dall'attuale. «Non è il comitato "Acqua bene comune" trasformato in altro, ma nasce proprio da quell'esperienza - spiega Guido Mattera di Federconsumatori -. L'intento è quello di far sì che ci sia maggiore partecipazione nelle scelte che riguardano tutti noi». Il primo impegno del nuovo «congresso» sarà a stretto giro, come indicava ieri pomeriggio la cassetta per la raccolta offerte all'esterno di una sala Muccin piena di gente: sabato 15 ottobre a Roma si terrà la manifestazione nazionale «Uniti per i beni comuni» all'interno della giornata europea United for global change (Uniti per il cambiamento globale) e da Belluno e Feltre partiranno alcuni bus per partecipare alla manifestazione (Lorenzo 3333771872 o Nico 3381672562). Costruire un'alternativa al modello di governo e sviluppo per beni come acqua, gas, elettricità, ma anche diritti come istruzione e lavoro, presuppone una progettualità e il primo punto per «Uniti per i beni comuni» è che bisogna crearla insieme. «C'è un'assenza di democrazia reale e un vuoto di visione strategica nel nostro territorio - spiega Valter Bonan, del comitato "Acqua bene comune" -. Vogliamo tornare protagonisti e prendere in mano il nostro futuro, ma va fatta un'agenda di priorità». L'idea è quella di togliere l'autoreferenzialità della politica odierna per rendere più permeabili le istituzioni alle richieste della società. Come? «Attraverso uno spazio comune - precisa Nico Paulon del Blitz -: non è un tentativo di lista per inserirsi da qualche parte». Il filone che segue «Uniti per i beni comuni» è quello degli indignados, che dalla Spagna sono arrivati fino a Wall Street pochi giorni fa. «La crisi ha prodotto una trasformazione nella psiche: prevale sempre più il mors tua, vita mea - afferma Benedetto Calderone, operaio -. La politica siamo noi, non possiamo lamentarci se non partecipiamo quando ci ritroviamo uno Scillipoti in Parlamento o l'esercito al governo».
«Le Dolomiti devono restare patrimonio Unesco» L’ispettore Worboys ha terminato il viaggio fra le province: mi spiace non condividere con voi questo progetto «Le Dolomiti devono restare patrimonio dell'umanità». Si è conclusa così ieri a Cortina dopo pranzo l'ispezione di Greame Worboys, il valutatore inviato da Parigi per la visita di verifica del bene Dolomiti. Il geologo d'origini australiane era arrivato domenica scorsa a Belluno per visitare l'expo longaronese dedicata alla montagna, il Vajont, il Parco delle Dolomiti friulane, trasferirsi poi nella provincia di Udine, Trento e, infine, Bolzano per poi rientrare nella sede della Fondazione a Cortina. Un lungo tour del quale gli assessori delle cinque province si dicono soddisfatti. «Mi spiace non condividere con voi questo progetto» è un'altra delle frasi che Worboys ha pronunciato e sembra essere rimasta nella testa degli amministratori locali, dei tecnici e dei referenti ministeriali che hanno accompagnato il valutatore nella sua ispezione. Pare che sia stato apprezzato lo sforzo di continuare, nonostante ordinamenti e normative diverse, dal 2004 ad oggi a difendere il bene con una governace unica fatta di più soggetti, non senza difficoltà. Basti ricordare oltre alle polemiche del logo, le dimissioni del segretario generale, Giovanni Campeol, quest'estate alla vigilia della visita. Della questione «Non ne è mai stata fatta menzione» stando a Giuseppe Verdichizzi, referente politico per la provincia di Pordenone, ma anche Mauro Gilmozzi, assessore trentino minimizza: «Lo abbiamo sostituito in meno di 24 ore con altre persone del coordinamento». Quanto al futuro segretario il presidente della Fondazione Dolomiti Unesco, il bellunese Alberto Vettoretto spiega: «Si respira un'aria positiva, ci godremo questo risultato prima di cominciare a riparlare in cda della nuova nomina».
Messaggero Veneto 06.10.2011 Guerra dell’acqua, appello alla Regione Udine, i Comitati e gli ambientalisti: Edipower rischia lo smembramento con gravi conseguenze per tutto il Friuli. di Domenico Pecile UDINE. È una guerra titanica. Tra potenti. Tra multinazionali. In ballo ci sono miliardi di euro per la gestione dell’acqua. Ed è una guerra che coinvolge e coinvolgerà pesantemente anche il Friuli. Ed è soprattutto una guerra – sostengono i Comitati che contrastano il progetto di potenziamento della centrale di Somplago mediante pompaggio, Legambiente e il wwf – che viene combattuta a livello nazionale e internazionale nell’assoluto silenzio della Regione Fvg. Tutto ha origine dalle trattative in corso tra la francese Edf e gli azionisti italiani per il riassetto azionario di Edison. Riassetto che finisce per coinvolgere la controllata Edipower (la società proprietaria delle rete degli impianti idroelettrici ex Enel) al punto da prevedere lo smembramento della stessa e, quindi, del sistema delle sue centrali idroelettriche sull’asta del Tagliamento e del Cellina e delle varie altre minori nella nostra regione. Edipower, infatti, viene coinvolta perché la sua struttura azionaria è la seguente: 50% Edison; 20% Alpiq, società svizzera; 20% A2a, società delle municipalizzate riunite di Brescia e Milano; 10% Iren, società delle municipalizzate riunite dio Torino, Genova, Reggio Emilia, Parma e Piacenza. Secondo i Comitati Wwf e Legambiente – che ieri hanno indetto una conferenza stampa nella sede udienese della Regione (presenti Giorgio Cavallo di Legambiente; il consigliere regionale della Lega, Enore Picco; l’ex presidente del Bit Tagliamento, Franceschino Barazzutti; Valentino Rabassi del Comitato per la difesa e lo sviluppo del lago; Dino Rabassi già sindaco di Trasaghis, dello stesso Comitato; Loredano Tomat già sindaco di Trasaghis, dello stesso Comitato) – nello smembramento che si sta profilando, le centrali idroelettriche, a causa dei loro costi di gestione ovviamente minimi, sono quelle assolutamente più ambite, per cui sulle stesse si stanno allungando diverse mani, non soltanto quelle degli azionisti. Come riferito da Barazzutti, della partita ci dovrebbero essere anche la romana Acea e altre società. Da questo quadro incerto sia nelle sviluppo sia negli esiti, il grido di allarme dei Comitati degli ambientalisti. Spiega ancora Barazzzutti: «Imparando dalle province autonome di Terento e Bolzano è il caso che ad allungare la mano sulle centrali ubicate nel nostro territorio sia invece la nostra regione a statuto speciale di autonomia, mandando chiaramente a dire agli azionisti e potentati vari che non possono fare i propri comodi in casa nostra». Barazzutti, che sull’argomento lo scorso 21 settembre aveva scritto una lettera al presidente della Regione, Renzo Tondo, ricorda che qualche anno fa parlò con lo stesso Tondo prospettandogli l’acquisto di queste centrali da parte della Regione e degli imprenditori locali «che invece si ostinano ad acquistare l’energia elettrica in Austria e in Slovenia». Ma la risposta di Tondo – rivela Barazzutti – fu lapidaria: “Se lo Stato privatizza, come può la Regione, ente pubblico, comperare”? Invece, secondo i Comitati, Legambiente e Wwf, la Regione avrebbe dovuto acquistare così «oggi ci saremmo trovati un a situazione ben migliore sul piano energetico, ambientale, economico, gestionale e politico. Avrebbero fatto bene a comperare anche gli imprenditori, specialmente quelli che le centrali idroelettriche (come Somplago) le avevano a due passi dai propri stabilimenti e ora non avrebbero bisogno di disturbare le valli montane con impattanti elettrodotti dall’Austria». Intanto, sulla vicenda si è mosso il consigliere regionale della Lega Nord, Enore Picco, che ha presentato un’interrogazione per chiedere alla regione Fvg che ruolo abbia assunto nella vicenda Edison-Edf. Nel dettaglio, Picco chiede a a Tondo e all’assessore competente di sapere «se la Regione ha partecipato o preso parte alle trattative in corso per quanto riguarda il comparto idroelettrico Edipower regionale; quale posizione intenda adottare a tutela del territorio sul piano energetico, ambientale e politico e se non ritengano doveroso adottare politiche di tutela del patrimonio idrico regionale».
Correre delle Alpi 03.10.2011 Sito Unesco, parte la verifica Worboys: essere qui è un privilegio Il verificatore dell’Iucn inizia la sua visita e vuole salire sulle Dolomiti DOLOMITI UNESCO Ieri mattina una serie di incontri a Palazzo Piloni poi la tappa a Longarone per la prima Expo Irene Aliprandi LONGARONE. «Essere qui, circondato dalle Dolomiti, è un privilegio». Greame Worboys arriva all’Expo Dolomiti Unesco attorno alle 16, alla fine di una fitta serie di incontri tenuti in mattinata a Palazzo Piloni. La visita alla fiera però non è un momento di relax, perché il verificatore dell’Iucn è attento ad ogni dettaglio, dalla scelta dei colori alle strategie di comunicazione. L’inviato dell’Iucn (Unione mondiale per la conservazione della natura), organismo scientifico internazionale al quale l’Unesco si appoggia per la valutazione delle Dolomiti patrimonio dell’umanità, ha iniziato ieri la sua settimana in Italia. Nei prossimi giorni Worboys si sposterà nelle altre province, incontrando tutti i soggetti coinvolti nell’esperienza della Fondazione Dolomiti Unesco, ma anche altre realtà comunque legate alla storia, alla conservazione e alla divulgazione della cultura dolomitica. Il verificatore ha il compito di studiare le azioni fatte fino ad oggi, dal giorno del riconoscimento nel giugno 2009, quando l’Unesco ha dato alcune prescrizioni alle cinque Province dolomitiche e al ministero dell’Ambiente, che le ha coordinate nella candidatura. I dati e le sensazioni raccolte da Worboys, dunque, sono determinanti per il futuro delle Dolomiti nella lista dei beni Unesco. Questa settimana sarà quella decisiva, o in futuro ci saranno altri momenti di verifica? «Questa è una visita individuale», spiega l’australiano Greame Worboys, «cioè si tratta di un passaggio unico e non ne sono programmati altri, ma in questo momento è presto per dire cosa succererà. Quello che accadrà in futuro è ancora da determinare». La sua valutazione sarà nota già alla fine di questa settimana e ne parlerà insieme al consiglio di amministrazione della Fondazione, oppure bisognerà aspettare qualche tempo? «In questi giorni parlerò con tutti e al termine della mia visita vedrò di nuovo la Fondazione, ma ci vorrà un po’ di pazienza prima di avere un ragionamento complessivo. La mia missione prevede che io faccia un rapporto di tutto quanto ho potuto osservare in questi giorni alla fine della settimana. Consegnerò il mio rapporto all’Iucn che mi ha inviato qui e poi l’Iucn lo analizzerà insieme all’Unesco, che si occuperà della sintesi finale che vi verrà comunicata». Vedrà solo istituzioni e associazioni o farà anche una camminata sulle Dolomiti? «Farò sicuramente una visita sulle Dolomiti, perché essere qui è un privilegio e non voglio perdere questa occasione». Ha già una sua meta preferità? Dove le piacerebbe andare? «Ogni montagna delle Dolomiti è bellissima, non so dove potrò andare, ma non ho dubbi sul fatto che mi piacerà». Chi ci ha parlato però svela che Worboys ha mostrato particolare curiosità verso la Marmolada
Gli ambientalisti: «Ci sono grandi criticità» Strada delle Tre Cime, eliski sulla Marmolada, le piste sul Pelmo BELLUNO. Una giornata fitta di incontri, quella di ieri del delegato Unesco, Greame Worboys. Prima il consiglio di amministrazione e il comitato scientifico della Fondazione Unesco, poi nel primo pomeriggio e sempre a Palazzo Piloni, i rappresentanti di Cipra Italia e di Mountain Wilderness, e l’alpinista Ruggero Vaia. «Ci ha ascoltato con grande attenzione - commenta alla fine dell’incontro Luigi Casanova, vice presidente di Cipra Italia - e ha fatto molte domande. Da parte nostra gli abbiamo presentate le maggiori criticità. Non abbiamo nascosto naturalmente le difficoltà di far lavorare insieme cinque Province, ma non abbiamo neppure nascosto che ci aspettavamo più efficacia e più coraggio nel lavoro della Fondazione». Le associazioni ambientaliste hanno ribadito la loro richiesta di essere presenti fin dall’avvio dei piani di gestione delle nove aree tutelate. Tre i grandi problemi che sono stati sollevati e posti all’attenzione del verificatore Unesco. «Due riguardano le Tre Cime di Lavaredo. Noi auspichiamo - continua Casanova - che ci sia un superamento del problema della strada che arriva al rifugio Auronzo. Inoltre devono smetterla di allargare i sentieri attorno alle Tre Cime per farci delle piste per biciclette. Il tratto tra il rifugio Lacedelli e il rifugio Lavaredo è stato allargato con le ruspe e portato a due metri di larghezza. Abbiamo posto poi l’attenzione sul collegamento del Pelmo, che per fortuna è stato fermato. Ma non vogliamo che qualcuno ci riprovi». Altro tema, quello dell’Eliski e del ghiacciaio della Marmolada, che sono stati al centro anche dell’incontro di Ruggero Vaia, alpinista trentino. Molto più ampio il primo incontro del rappresentante dell’Unesco. Al suo arrivo ha trovato ad accoglierlo davanti a Palazzo Piloni il presidente della Provincia, il consiglio di amministrazione e il comitato scientifico della Fondazione Unesco, rappresentanti del ministero dell’Ambiente. Dopo il saluto di benvenuto di Bottacin ha preso la parola il presidente della Fondazione Vettoretto che ha illustrato brevemente la Fondazione presentando al verificatore Worboys i rappresentanti delle cinque Province che compongono il CdA. Erano presenti: per Bolzano l’assessore Michl Laimer, per Pordenone l’assessore Giuseppe Verdichizzi, per Trento Mauro Gilmozzi, per Udine l’assessore Luca Marcuzzo. All’incontro c’erano anche Cesare Lasen (nomina di Belluno) e Marco Tonon (nomina di Pordenone), in rappresentanza del Comitato scientifico composto anche da Roland Dellagiacoma (nomina di Bolzano), Annibale Salsa (nomina di Trento), Mauro Pascolin (di Udine). I cinque assessori, rappresentanti delle Province e cioè soci fondatori della Fondazione e il dirigente Stefano Sisto rappresentante della Regione Veneto (membro del Consiglio direttivo) hanno sottolineato il valore del lavoro unitario fin qui svolto. Paola Matonti, a nome della Segreteria, ha illustrato brevemente la storia della candidatura e la composizione della Fondazione. Il valutatore si è congratulato per l’ottenimento del riconoscimento e ha parlato del senso positivo della sua visita nel comune obiettivo della valorizzazione del Bene e del funzionamento della Fondazione. Ha inoltre messo in rilievo come il lungo e importante lavoro fin qui svolto sia frutto di “un’unica mente”, benchè le Province siano cinque e le regioni due.
Si è parlato anche dei progetti futuri Le peculiarità delle aree sono state illustrate da politici e esperti Spiegati pure gli obiettivi della Fondazione BELLUNO. Sono stati i consulenti scientifici dell’iter di candidatura Cesare Micheletti (architetto del Paesaggio) Mario Panizza (geomorfologo) e Piero Gianolla (geologo) a presentare al valutatore IUCN, Greame Worboys, i nove gruppi dolomitici dal punto di vista scientifico. Un’area che, lo ricordiamo, è estesa per 231.000 ettari e occupa una superficie larga 145 chilometri e lunga 72. L’aspetto geologico è stato illustrato da Piero Gianolla, quello geomorfologico da Mario Panizza, mentre Cesare Micheletti ha presentato gli eccezionali fenomeni naturali, la bellezza naturale e l’importanza estetica. Gli studiosi hanno messo in evidenza l’unicità e la bellezza del Bene seriale Dolomiti. Sono stati poi presentati gli obiettivi della Fondazione (gestione e valorizzazione del Bene seriale) illustrando al verificatore le modalità con cui vengono perseguiti: in parte con attività svolte in modo diretto (conoscenza e divulgazione) e, in parte, avvalendosi delle strutture che fanno capo alle cinque Province.
Correre delle Alpi 02.10.2011 Dolomiti sotto esame Unesco, è la settimana decisiva Da oggi il verificatore dell’Iucn sarà in visita alle cinque province Il programma di Worboys inizia con il cda della Fondazione Un confronto anche con la Cipra BELLUNO. Inizia la settimana della verità per la Fondazione Dolomiti Unesco, che da oggi ospita il verificatore dell’Iucn Greame Worboys. Si tratta della prova decisiva, perché due anni fa l’Unesco aveva allegato alcune prescrizioni all’inserimento delle Dolomiti tra i siti patrimonio dell’umanità. Le cinque Province protagoniste di questo percorso, insieme al ministero dell’Ambiente, hanno realizzato i passaggi richiesti, a partire dalla creazione della Fondazione, ma sarà Worboys a dire se il lavoro risponde alle aspettative e le Dolomiti possono superare l’esame per una promozione definitiva. Oggi Worboys inizierà i suoi incontri alle 10, a Palazzo Piloni, con la riunione del consiglio di amministrazione della Fondazione e a seguire altri soggetti. Nel pomeriggio il verificatore sarà a Longarone Fiere per l’Expo delle Dolomiti Unesco e nei prossimi giorni farà tappa in tutte le cinque province. Sempre oggi, alle 14.30, Worboys incontrerà anche Cipra Italia (Commissione Internazionale per la protezione delle Alpi) che, tramite il suo vicepresidente Luigi Casanova e la delegata Renata Tavernar, illustrerà al Commissario le difficoltà incontrate dalla Fondazione nell’individuare i contenuti dei piani di gestione dei diversi siti. «L’incontro», dichiara Casanova, «sarà estremamente costruttivo, nonostante la espressa volontà, sostenuta in modo particolare dalle province autonome di Trento e Bolzano di evitare ogni confronto costruttivo con Cipra, in violazione del protocollo di intesa dell’Unesco. Cipra porterà al commissario un documento nel quale si rende esplicita la volontà di essere coinvolta a pieno titolo nella costruzione, passo dopo passo, dei nove piani di gestione delle aree tutelate, chiederà politiche speciali di conservazione e sviluppo territoriale sulla base dei contenuti della Convenzione delle Alpi, chiederà partecipazione. Quanto avvenuto in questi mesi, sulle Tre Cime di Lavaredo, in Marmolada, lo scempio delle Dolomiti di Brenta con il collegamento Pinzolo - Campiglio, i voli elituristici in Dolomiti daranno spessore al confronto. In positivo Cipra chiederà l’elaborazione di specifiche reti di collaborazione fra enti nella Regione Dolomiti». Si tratta in particolare della rete della formazione e delle conoscenze, la rete delle riserve naturali e dei parchi attraverso la pianificazione di uno straordinario corridoio ecologico nelle Alpi dell’Est. E ancora, Cipra pensa alla rete dei lavori di qualità e innovazione, quindi di nuovo sviluppo, per mantenere i giovani a lavorare nelle vallate dolomitiche, in una prospettiva di solidarietà e al tempo stesso di autonomia per tutti i soggetti coinvolti.
Collegamento sciistico a Pian Cavallo: sale la protesta Le associazioni ambientaliste si danno appuntamento da tutto il Nordest, il 13 novembre Francesco Dal Mas TAMBRE D’ALPAGO. Gli ambientalisti si danno appuntamento, da tutto il Nordest, il 13 novembre in Val Palantina, a ridosso del monte Cavallo, per protestare contro l’ipotizzato collegamento sciistico fra Col Intes e Piancavallo, con pista in discesa da Forcella Palantina ed impianto di risalita, ai limiti della foresta del Cansiglio. «Sono in molti a ritenere che sia per la variabilità climatica (alle basse quote la neve è tutt’altro che “garantita”) sia per la crisi economica sempre più allarmante, il problema del collegamento sciistico dovrebbe essere “automaticamente” risolto, ma non è così - fanno sapere l’EcoIstituto e Mountain Wilderness, due delle asociazioni che promuovono la manifestazione -: il collegamento è inserito nel Piano Neve della regione Veneto (non ancora approvato), pur essendo definito ad alto impatto ambientale e pochi giorni fa è stato approvato il piano di assetto territoriale intercomunale dell’Alpago, dove il collegamento è presente tra le opere che si intendono realizzare, sebbene come progetto speciale, quindi soggetto ad un iter normale: in parole povere, per chi non conosce questi meccanismi, nel piano regolatore unico di tutto l’Alpago il collegamento c’è a metà, ma c’è. Due mezzi non possono dare come risultato finale un si definitivo?. Ma c’è un terzo fattore: il Friuli è talmente determinata ad ottenere il collegamento con l’Alpago per aumentare l’affluenza di sciatori al Pian Cavallo che sarebbe disponibile a finanziare l’opera, con 8 milioni di euro». Il tradizionale raduno ambientalista di San Martino si fa carico anche di altri obiettivi: da una parte contrastare la vendita dei beni del demanio regionale e dall’altra, impedire che il Comune di Fregona realizzi l’annunciato parco eolico sul monte Pizzoc, che fa da baluardo all’altopiano del Cansiglio. «La Regione Veneto possiede decine e decine di beni isolati che potrebbe vendere prima del Cansiglio, ma si propone di cominciare proprio da qua, da una delle più importanti proprietà regionali in Veneto - riflettono “MW” ed “Ecoistituto -. Perchè? Si vuole approfittare della scusa della crisi per svendere i gioielli di famiglia forse perchè c’è già qualche gruppo economico forte che si è fatto avanti? Quanto sono fondate le voci che parlano di capitali arabi o russi già interessati all’acquisto?”.
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