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SETTEMBRE Il Gazzettino-Bl 30.09.2011 FONDAZIONE UNESCO Fiduciosa attesa dei controlli del verificatore Greame Worboys «Dolomiti, patrimonio nella rete» Mauro Gilmozzi: «Nonostante i litigi, in due anni abbiamo realizzato parecchio» La speranza è che Greame Worboys, incaricato dall'Unesco di verificare da domani il rispetto dei parametri che hanno consentito due anni fa alle Dolomiti di entrare nell'elenco delle meraviglie del mondo, chiuda un occhio sui giochi di potere, gli sgambetti e i contrasti interni che hanno caratterizzato, in questi mesi, l'attività della Fondazione. L'auspicio è che comprenda l'alto livello di litigiosità della politica italiana, in grado di mettere il becco ovunque. Ma un punto è certo: il valore per cui le Dolomiti sono diventate patrimonio dell'umanità non viene messo in discussione. A dirlo è il consigliere della Fondazione Dolomiti Unesco, Mauro Gilmozzi: «Da un punto di vista naturalistico e della pianificazione non è cambiato assolutamente nulla - spiega l'assessore all’urbanistica della Provincia di Trento - il quadro giuridico e di tutela è rimasto invariato. La vera sfida era di creare quella rete che l'Italia aveva promesso di costruire in occasione della candidatura. E io credo che sia stato fatto un grandissimo lavoro. Siamo riusciti a coinvolgere tutta una serie di soggetti che vanno dalle università ai musei, dalle aziende di promozione turistica ai parchi, dai Comuni alle associazioni di vario genere e abbiamo dato una sede e un logo alla Fondazione». Ma non tutto è filato liscio, le polemiche sul marchio, ad esempio, hanno costretto l'autore, il designer aostano Arnaldo Tranti, a ritoccarlo per ammorbidire l'«effetto grattacielo». L'ultima guerra, che si è consumata all'interno della Fondazione, ha portato alle dimissioni del segretario generale, Giovanni Campeol, per diversità di vedute con il presidente, Alberto Vettoretto. Contrasti che il cda pare aver accantonato in queste ore in attesa dell'arrivo del verificatore Unesco. Gilmozzi non ha dubbi: «Sono convinto che l'osservatore apprezzerà il lavoro svolto», conclude.
Il Gazzettino 29.09.2011 Dolomiti, ora l’Unesco verifica Le Dolomiti si mettono in vetrina per la prima "Expo" del territorio con il marchio Unesco ma - contrariamente a quanto si sarebbe pensato due anni fa i riflettori sulle montagne più belle del mondo potrebbero mettere in luce crepe, rughe e tutto il posticcio di questo apparato. La "Fondazione Dolomiti-Dolomiten-Dolomites-Dolomitis Unesco" (si sono messe assieme le province di Trento, Bolzano, Belluno, Udine, Pordenone e le regioni Veneto e Friuli V.G. e nessuno ha rinunciato alla propria parlata) sarà in vetrina - e sotto la lente d’ingrandimento - anche di un signore che si chiama Greame Worboys ed è l'ispettore australiano dell'Unesco. Avrà il compito di verificare, fino all’8 di ottobre, se la Fondazione ha rispettato la serie di parametri imposti dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per mantenere il famoso appellativo "patrimonio dell’Umanità". Sono in molti a sospettare che l’esame di autunno non sarà facile per le montagne che anche Reinhold Messner dice essere proprio ineguagliabili. Perchè è vero che l’Expo - presentata a palazzo Balbi a Venezia dagli assessori regionali Manzato e Finozzi, dal presidente di Longarone Fiere Oscar De Bona e dal sindaco del paese che ospiterà la kermesse, Roberto Padrin (e ci sono anche le altre regioni a dare una mano) - è uno sforzo importante per illustrare territorio e valenze culturali e paesaggistiche. Ma finora La Fondazione Dolomiti ha fatto parlare di sè più per beghe, ripicche, confusioni organizzative e crisi che per progetti e iniziative. Basta partire dalla fine, dalle dimissioni il 24 agosto del segretario Giovanni Campeol (un veneto strappato con le unghie e i denti alle altre aree che in quanto a campanilismo mica scherzano). Ha lasciato senza dire niente per settimane , salvo poi lasciar capire che c’erano stati contrasti col Presidente della Fondazione Dolomiti l’assessore provinciale al turismo della provincia di Belluno Alberto Vettoretto. «Divergenze sull’applicazione della strategia di gestione» è stata la motivazione ufficiale. Il primo accusava l’altro di non aver accolto i programmi, il secondo controbatteva sostenendo che il segretario non aveva fatto che due robe su dieci. E a Bolzano e Trento ora si sfregano le mani perchè in un colpo si prenderanno le due cariche ormai impossibili per Belluno che ha consumato tutte le sue cartucce nella lotta titanica segretario-presidente. Questo "colpo basso" alla macchina della Fondazione (Vettoretto farà tutto lui fino alla fine dell’anno se non cambia qualcosa prima) non è stato l’unico. Si unisce ai primitivi contrasti per le divisioni di ruoli e sedi quando gli accordi tra province e regioni arrivavano sempre dopo estenuanti trattative. Così adesso il governatore altoatesino Luis Dürnwalder, già poco tenero ai tentennamenti dell’avvio è stato costretto a ripetere: «Basta fazioni nell’ente, basta lotte dietro le quinte, così non si va avanti» Greame Worboys magari non ha come compito principale di verificare il livello della litigiosità del Cda. Ma quello dell’efficienza dalla Fondazione sì, perchè l’Unesco è come un prof, di quelli che bocciano. E poco importa che per il week end siano attesi migliaia di visitatori ai 150 spazi espositivi di Longarone, i 24 workshop su produzioni, attività e particolarità legate all'ambiente montano. Per troppi la Fondazione è quella il cui "logo" assomigliava allo sky-line di New York, alle polemiche perchè i sindaci vogliono chiudere una volta i passi ai ciclisti, poi a quelli che corrono a piedi e poi ai biker. Non sono state distrutte queste montagne in due anni di Fondazione. No. esclusa qualche orribile frana. Ma se Worboys troverà qualche cosa di nuovo ed efficente è pregato di farlo sapere a tutti. Adriano Favaro
Messaggero Veneto 28.09.2011 Dolomiti, un patto per il rilancio Ieri la firma (Provincia, ateneo, Fondazione) per la salvaguardia del bene riconosciuto dall’Unesco. di Domenico Pecile UDINE. Un patto a tre tra Provincia di Udine, università di Udine e Fondazione Dolomiti Unesco. È stato sottoscritto ieri mattina, a palazzo Belgrado, sede della Provincia di Udine, con l’obiettivo dello sviluppo della rete del patrimonio paesaggistico delle Dolomiti. Attraverso la convenzione della durata di un anno, sottoscritta sempre ieri mattina, è stato formalizzato il coinvolgimento dell’ateneo friulano che, grazie al progetto “Paesaggio e paesaggi nelle Dolomiti” affiancherà la Provincia di Udine, referente per le attività di coordinamento relative alla tutela e alla valorizzazione del sito. L’accordo (sottoscritto dal presidente di palazzo Belgrado, Pietro Fontanini ieri sostituito per impegni istituzionali dall’assessore alla Montagna, Luca Marcuzzo, dal rettore dell’ateneo, Cristiana Compagno, e dal presidente della Fondazione, Alberto Vettoretto. «Oggi – è stato il commento del presidente Vettoretto – abbiamo posto le basi per dare inizio a una serie di lavori i cui risultati saranno visibili in maniera evidente nei prossimi anni». La Fondazione Dolomiti Unesco, il cui Cda si è riunito subito dopo la sottoscrizione dell’accordo a palazzo Belgrado, è stata istituita nel maggio dello scorso anno con lo scopo di contribuire allo sviluppo conservativo e durevole del bene “Dolomiti” che è stato inserito nel Word Heritage List nel giugno del 2009, in qualità di sito “seriale” per la sua ampia estensione territoriale. Tra gli obiettivi delle medesima Fondazione, creare una rete di collaborazione tra gli enti (le province di Udine, Pordenone, Belluno, Trento, Bolzano, la Regiione Friuli-Vg e il Veneto) che governano le diverse porzioni del bene di loro competenza al fine di assicurare l’efficacia e l’adeguatezza delle misure di salvaguardia e di promozione. Insomma, nell’ambito del Piano di gestione ogni Provincia è responsabile di una rete funzionale, vale a dire che è il referente gestionale di quella specifica rete e si fa carico del raccordo con gli altri enti al fine di sviluppare le attività in maniera coordinata e condivisa. Intanto, alla fine della prossima settimana alla Fiera di Longarone andrà in scena la prima edizione dell’Expo dedicato alle Dolomiti. Da domenica è fissata poi la prima ispezione Unesco per il sito Dolomiti con la presenza del valutatore Unc, Greame Worboys, che sarà accolto domenica a Belluno e il giorno successivo, il 3 ottobre, sarà invece a Cimolais per la valutazione delle Province di Udine e Pordenone. «A poco più di un anno dal riconoscimento da parte dell’Unesco – è stato il commento dell’assessore provinciale Marcuzzo – è più che positivo il bilancio del lavoro fin qui svolto. Grazie a questo documento, la Provincia si avvale delle massime competenze tecnico-scientifiche messe disposizione dall’università di Udine per addivenire alle linee guide per la tutela e la valorizzazione del Bene patrimonio dell’umanità in stretta relazione con le altre Province interessate e la Fondazione Dolomiti». Lo stesso assessore Marcuzzi ha poi illustrato le modalità del finanziamento. «L’Unesco – ha precisato – non concede fondi, ma i soci (imprese di tutti i generi, da quelle turistico-alberghiere a quelle della produzione di prodotti locali) che decideranno di usufruire del marchio Unesco contribuiranno con una quota e in base al reddito. L’obiettivo è dunque anche quello di poter contare su un numero crescente di soci che decideranno di poter utilizzare il marchio Unesco».
«Ricadute positive per l’intero Friuli» Il presidente Fontanini e il rettore Compagno: l’università sarà il valore aggiunto UDINE. «Ci saranno ricadute positive per il Friuli, sia per la nostra Provincia, sia per quella di Pordenone». Ne è certo il presidente di palazzo Belgrado, Pietro Fontanini che ha evidenziato «Quello che abbiamo sottoscritto oggi sia un progetto che permette all’università del Friuli di entrare dalla porta principale in questa importante partita gestendo un’analisi che varcherà i confini dello stesso Friuli estendendosi su tutto il territorio delle Dolomiti». Fontanini si è detto convinto che «assieme all’università friulana potremo andare molto avanti. Personalmente, sono molto convinto e anche fiducioso che questo lavoro produrrà benefici anche a Udine e Pordenone anche se il nostro ruolo è di fatto più contenuto rispetto alle altre province del Veneto». Secondo Fontanini «siamo soltanto all’inizio eppure il lavoro sta già dando i suoi primi, significativi risultati. Le possibilità che questo accordo ci offrono sono enormi e mi auguro che saremo in grado di coglierle davvero tutte. Insomma, si tratta di un’altra grande opportunità per la nostra montagna». Da parte sua, nel sottolineare il radicamento dell’ateneo di Udine rispetto al territorio in cui opera, il rettore Cristiana Compagno, ha informato che saranno impegnati tre Dipartimenti dell’università di Udine: quello Economico-statistico, quello delle Scienze umane e quello delle Scienze agrarie. «Uno sforzo multidisciplinare – ha aggiunto la Compagno – volto appunto allo sviluppo armonico del paesaggio. Anzi, una sorta di Laboratorio scientifico di carattere multidisciplinare per lo sviluppo della rete del paesaggio». Per la Compagno, l’accordo sottoscritto con Provincia e Fondazione Unesco è la sottolineatura della «riaffermazione del ruolo dell’Università di Udine e nata al servizio del territorio». In base all’accordo illustrato, dunque, dal professor Mauro Pascolini, dunque, l’università si impegna a definire le linee guida per la definizione del percorso tecnico scientifico. L’ateneo udinese sarà il braccio operativo a disposizione delle mission che la Fondazione ha affidato alle Province di Udine e Pordenone.
IL PROGETTO Via alla raccolta di tutti i dati reperibili sul paesaggio UDINE. Ecco, in sintesi, la proposta operativa illustrata ieri dal professor Pascolini. Una fase iniziale prevede la raccolta ragionata di tutto il materiale che le singole realtà hanno già prodotto e contemporaneamente la ricognizione della bibliografia esistente ai fini anche di una analisi dei diversi approcci metodologici al concetto di paesaggio, basandosi anche su lavori e ricerche già svolte all’interno delle Università e degli Istituti di ricerca, nazionali ed internazionali. «Di estrema importanza – ha detto Pascolini – sarà la possibilità di avere a disposizione quanto già messo in essere nelle diverse realtà istituzionali ed in particolare quanto sviluppato sull’area Whs. In questa fase sarà necessario prevedere lo svolgimento di incontri presso le altre amministrazioni per una serie di contatti utili nella fase di verifica. Uno step successivo – ha scritto ancora – sarà quello di mettere a punto una metodologia per individuare elementi del paesaggio prevedendo anche l’utilizzo delle moderne tecnologie e di banche dati di immagini telerilevate». Un’altra fase – ha detto ancora – sarà di implementare alcuni modelli di riferimento al fine di testare le diverse modalità possibili di catalogazione dei dati raccolti per predisporre le linee guida richieste nell’asse del Piano di Gestione destinato alla conservazione e gestione del patrimonio paesaggistico. Per questa specifica fase risulterà fondamentale l’attivazione di una rete degli attori locali. «La fase finale prevede la redazione delle linee guida. Le indicazioni definite dall’Unesco e i documenti connessi alla gestione delle Dolomiti come Patrimonio dell’umanità individuano tra i fattori portanti del sistema quello della valorizzazione e tutela del paesaggio, in una prospettiva non tanto di singolo bene e del suo contesto territoriale, ma in una direzione che veda la nascita di una rete gestionale che riunisca i diversi attori in una dimensione interprovinciale e interregionale. Pascolini ha rimarcato che «la presente proposta progettuale si prefigge alcuni obiettivi generali ed altri specifici. Tra i primi è quello di dare risposta alle strategie e indicazioni date dall’Unesco al momento del riconoscimento del Whs, e di individuare delle strategie generali condivise per la gestione, tutela e valorizzazione del paesaggio. Tra i secondi invece di fornire consulenza e supporto alla Provincia, e quindi alla Fondazione, nel suo ruolo di responsabile della Rete funzionale del Patrimonio paesaggistico». In specifico, «l’obiettivo che si intende perseguire sono è la redazione di linee guida, inizialmente a livello di indirizzo generale, nelle diverse declinazioni previste dal piano di gestione. A completamento, interesse del gruppo di ricerca è pure quello di testare una serie di modalità e di percorsi di condivisione che permettano una corretta gestione dei beni seriali. La proposta progettuale consta di quattro fasi».
Il Gazzettino-Bl 25.09.2011 DOLOMITI UNESCO La vendita
del logo porterà soldi in cassa «Ci salva il marchio» Il presidente Vettoretto: la Fondazione si reggerà da sola Logo Dolomiti Unesco, al via la fase due. Placate le critiche con il restyling del marchio per ammorbire l'«effetto grattacielo», la Fondazione gioca la carta della licenza d'uso per autofinanziarsi. Sarà proprio il marchio a portare nelle casse dell'organismo le risorse necessarie per camminare con le proprie gambe, senza soldi pubblici. Ne è convinto il presidente della Fondazione Dolomiti Unesco e assessore provinciale al turismo, Alberto Vettoretto. Per mesi il logo è stato al centro di polemiche per le montagne più simili allo skyline di New York che alle Dolomiti. Critiche che si sono placate solo dopo che l'autore, il designer valdostano Arnaldo Tranti, ha modificato il suo disegno inserendo più curve e meno grattacieli. «Attualmente - spiega Vettoretto - la Fondazione è finanziata interamente con fondi pubblici (dai 10 mila euro delle Province ai 100 mila euro delle Regioni all'anno). A questa fase ne seguirà una seconda: potremo vendere l'uso del marchio che abbiamo registrato per introitare risorse. Abbiamo già preso contatti con alcune aziende. Quel famoso marchio «bistrattato» consentirà alla Fondazione di navigare da sola senza contributi pubblici, se non minimi, e questo era l'obbiettivo del marchio». Ecco come funziona. «La Fondazione - prosegue il presidente - concede la licenza d'uso del marchio Unesco a pagamento a enti o aziende che ne fanno richiesta. L'utilizzo è gratuito per i Comuni, i consorzi di promozione turistica e in generale per gli enti non a scopo di lucro, a pagamento per le aziende a seconda se sono micro, piccole, medie o grandi imprese. Il costo varia anche a seconda della produzione industriale per cui è prevista una piccola percentuale sul fatturato dell'anno precedente». I moduli e il tariffario sono disponibili sul sito. «L'operazione è appena partita - conclude Vettoretto - abbiamo avuto dei contatti e, dopo l'ispezione del delegato Unesco Greame Worboys, si punterà in maniera particolare su questo».
Il Gazzettino-Ud 24.09.2011 FORNI DI SOPRA Martedì incontro in Provincia Dolomiti, decolla la Fondazione. Udine referente per il paesaggio FORNI DI SOPRA - (d.z.) Si è tenuto ieri a Forni di Sopra, nella sede del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, il primo incontro tematico della "Fondazione Dolomiti-Dolomiten-Dolomites-Dolomitis Unesco", promosso in collaborazione tra le Province di Udine e Pordenone. Tra gli obiettivi che la Fondazione si è posta c'è anche quello di istituire appositi tavoli con gli enti locali, con gli enti parco, nonché con altre amministrazioni e istituzioni pubbliche e private e con le associazioni portatrici di interesse, per avviare un confronto aperto. L'incontro era finalizzato in particolare ad evidenziare il ruolo e le attività della Fondazione e delle Province aderenti, nonché degli enti e delle associazioni, all'interno delle future attività relative alla gestione delle reti funzionali. Sono stati illustrati poi il Regolamento di utilizzo dei marchi e il Regolamento per i sostenitori. Prossimo appuntamento martedì 27 settembre alle 10.30 nel Salone del Consiglio di palazzo Belgrado a Udine quando il presidente della Provincia Pietro Fontanini, l'assessore alla montagna Luca Marcuzzo, il magnifico rettore dell'Università degli Studi di Udine Cristina Compagno e il presidente della Fondazione Dolomiti Unesco Alberto Vettoretto illustreranno i dettagli dell'accordo di collaborazione per lo sviluppo della rete del patrimonio paesaggistico delle Dolomiti. La Provincia di Udine, infatti, supportata dalla Fondazione Dolomiti, intende sviluppare tale rete insieme all'Università di Udine che ha elaborato il progetto "Paesaggio e paesaggi nelle Dolomiti". Nell'ambito del piano di gestione ogni Provincia è responsabile di una rete funzionale, ovvero è il referente gestionale di quella specifica rete e si fa carico del raccordo con gli altri enti al fine di sviluppare le attività in maniera coordinata e condivisa; in particolare la Provincia di Udine è referente per la Rete del Patrimonio paesaggistico.
Il Gazzettino-Ud 23.09.2011 FORNI DI SOPRA Dolomiti friulane, il Wwf attacca la Regione FORNI DI SOPRA- (d.z.) «Grottesco e schizofrenico». Così il Wwf denuncia il «taglio dei fondi all'ente Parco delle Dolomiti friulane effettuato dalla Regione, che allo stesso tempo promuove la cementificazione delle montagne friulane». È di ieri la notizia della protesta dell'ente Parco contro il drammatico taglio dei finanziamenti: «La finanziaria regionale - commenta il Wwf - ha ormai eliminato del tutto le spese di investimento a favore dell'ente (320.000 euro spariti dal bilancio), ha decurtato le spese di gestione (da 1080 a 920 mila euro) e si prepara a ridurle ancora (sino alla soglia dei 600 mila). Tutto ciò avviene nonostante il Parco rappresenti un presidio non solo ambientale ma socio-economico per il territorio e nonostante il rapporto correttamente quantificato tra investimento ambientale e ritorno economico dell'investimento stesso sia stato stimato in 1 a 7, e sia dunque molto più elevato del rapporto (1:3) conseguibile con l'investimento in impianti di risalita e piste». Il riferimento è al progetto dell'ex Oda presentato proprio la scorsa settimana con la partnership pubblico-privata tra Promotur-Comune e Gruppo Moro. «In questo contesto di attacco alle montagne friulane - , conclude l'associazione - organizzare conferenze ed imbandire rinfreschi per festeggiare la Fondazione Dolomiti Unesco suona oggi offensivo». Alle 18.30 di stasera a Forni la presentazione della Fondazione.
Il Gazzettino-Bl 23.09.2011 IL CASO Presentazione della Fondazione Unesco Wwf : «Dolomiti sfregiate»
Corriere delle Alpi 20.09.2011 Il Comitato acqua bene comune torna all’attacco e promette battaglia Acqua, appello ai sindaci Bonan: «Cittadini coinvolti nella gestione del servizio» BELLUNO. Una lettera ai sindaci dell’Ato perchè convochino consigli comunali aperti, dove gli amministratori possano confrontarsi coi cittadini per decidere insieme quale modello di gestione pubblica del servizio idrico integrato è possibile. Una lettera alla Regione Veneto affinchè introduca nello statuto un articolo che difenda i beni comuni, tra cui l’acqua. Infine, la denuncia della manovra finanziaria appena approvata che, contrariamente a quanto deciso dal referendum, impone una privatizzazione di alcuni beni primari (ad esclusione dell’acqua). Questi i punti su cui si concentrerà la battaglia del Comitato bellunese Acqua bene comune, che ieri si è ritrovato in piazza Duomo «in quanto luogo simbolico di snodo istituzionale tra Provincia, Prefettura, Comune e Ato», ha precisato Walter Bonan. Il referendum. Immediata è scattata la denuncia contro il decreto legge 138, che raccoglie la manovra ferragostana del governo: «In modo centralistico si riproprone in modo vincolante quello che il referendum aveva abolito, cioè la privatizzazione dei servizi pubblici locali, dal ciclo dei rifiuti al trasporto, entro il marzo 2012», ha detto Bonan, che su questo promette battaglia. Il servizio idrico. Sulla gestione del servizio idrico integrato il Comitato lancia l’appello a sindaci e amministrazioni comunali, affinchè «le soluzioni arrivino da un processo di discussione trasparente e condivisa. Solo coinvolgendo la popolazione, si potrà davvero passare da un servizio pubblico a un governo partecipato dei beni comuni, dove i cittadini siano protagonisti attivi. Dobbiamo recuperare la coesione del nostro territorio su questi problemi». La remuneratività. Col referendum è sparita dalla bolletta dell’acqua la remuneratività del capitale investito, che nel 2011 avrebbe fruttato al gestore circa 4.2 milioni di euro. «Questi andranno recuperati tramite la fiscalità generale, la Cassa depositi e prestiti e altre forme di compartecipazione, non certo caricandoli sulla fattura. Resta aperta la questione degli aumenti, che scatteranno dal prossimo anno e che saranno alleggeriti per le famiglie numerose, senza pensare ai nuclei con portatori di handicap e anziani», ha precisato Guido Mattera della Federconsumatori. La Regione. Il Comitato ha chiesto alla Regione di introdurre nello statuto un articolo di tutela dei beni comuni: «Dovrà comprenda anche il consumo del territorio e l’uso indiscriminato dell’acqua tramite derivazioni o centrali idroelettriche, che stanno mettendo a rischio i nostri corsi d’acqua». Che fine farà l’Ato?. A dicembre scadono gli Ato. «Concordano
le Province e i Comuni che a prendersi in capo le competenze dell’Ambito
territoriale sia la Regione?», conclude Bonan. (p.d.a.)
Il Gazzettino-Bl 20.09.2011 IL COMITATO In piazza Duomo
rilanciata la campagna dopo il decreto di agosto «Acqua, referendum calpestato» «Continua l'aggressione dei nostri fiumi con decine di richieste di nuove concessioni idroelettriche». Lo denuncia il Comitato acqua bene comune, che ha scelto la fontana di Piazza Duomo come «luogo simbolico di snodo istituzionale» per lanciare una nuova campagna di mobilitazione per la difesa dell'acqua e contro la privatizzazione dei servizi pubblici. «Prefettura, Comune, Provincia e Aato - spiega Valter Bonan - sono tutti enti che dovrebbero essere in campo per difendere la sovranità popolare e l'esito referendario. E invece, a tre mesi dalla consultazione referendaria, il governo, con il decreto legge 138 del 13 agosto, «ha deciso, in modo assolutamente centralistico e incostituzionale, di imporre agli enti locali di privatizzare alcuni servizi pubblici locali compreso il ciclo dei rifiuti e dei trasporti con scadenza a marzo del prossimo anno. Cerca di far rientrare dalla finestra quello che i cittadini avevano cacciato dalla porta». Ma le questioni messe sul piatto dal Comitato sono molte. «A dicembre scade la proroga dell'Aato. Siamo in ottobre e nessuno parla». E a fine anno c'è il rinnovo dei vertici di Bim Gsp. «Abbiamo inviato una comunicazione a tutte le amministrazioni per richiedere che vengano convocati dei consigli comunali, affinché si discuta quale modello gestionale adottare per il servizio idrico integrato. È inaccettabile che ci sia un'assemblea dell'Aato che va a deliberare un aumento delle tariffe da qui al 2033 e non abbia comportato la convocazione dei consigli comunali». Dal prossimo anno i cittadini pagheranno l'acqua 1,29 euro al metro cubo per arrivare ad un massimo di 1,81 al metro cubo nel 2019. «Se ci fosse stata la remunerazione del capitale investito tolta con il referendum - ha spiegato Guido Mattera della Federconsumatori di Belluno - il costo sarebbe stato di 2,43 euro al metro cubo». Una delegazione del coordinamento veneto del Comitato acqua bene comune ha incontrato, il 18 luglio a Venezia, la Commissione statuto per chiedere l'inserimento di un articolo ex novo «a tutela dei beni comuni», acqua in primis, ma anche per limitare il consumo del suolo. Ma c'è un'altra battaglia che il Comitato sta portando avanti per eliminare dal computo «i 158 milioni di metri cubi che erano impropriamente all'interno delle concessioni storiche dei consorzi irrigui che riguardano il bacino del Vajont e Pontesei».
Corriere delle Alpi 18.09.2011 Campeol affonda ancora su Vettoretto «Non sa cosa succede nella Fondazione che presiede» BELLUNO. «Salvate il soldato Vettoretto». Giovanni Campeol, ex segretario generale della Fondazione Dolomiti Unesco, controreplica alle parole del presidente, che ieri ha risposte alle accuse lanciate da Campeol. «Quanto afferma Vettoretto è la chiara dimostrazione che egli non conosce l’attività svolta dalla Fondazione da lui presieduta», scrive l’ex segretario. «Nel dossier elaborato di concerto con le Provincie, i consulenti e il ministero dell’Ambiente, quasi completato a giugno quale documento base per la verifica di ottobre, quasi tutte le reti funzionali di competenza della Fondazione erano state attivate con i relativi capitoli di spesa. Nel dossier», prosegue Campeol, «è chiaramente indicato che è sempre stato coinvolto il comitato tecnico, mentre il comitato scientifico non è mai stato coinvolto perché ci sono voluti mesi per nominarlo (a causa dell’incapacità di Vettoretto nel segnalare un nome per conto della Provincia di Belluno)». Dopo la sfiducia manifestata in CdA l’8 agosto, prosegue: «Nessuno con un minimo di dignità sarebbe rimasto. L’agguato architettato dal presidente Vettoretto è stato volutamente posto in essere, ben sapendo che me ne sarei andato. Non conoscendo nulla dell’attività della Fondazione (probabilmente non ha mai letto lo Statuto ne’ il Dossier del giugno 2011), Vettoretto, con atteggiamento puramente mistificatorio, dimentica che questo documento fondamentale era praticamente ultimato e tutti i contatti per la verifica di ottobre erano stati attivati». Per quanto riguarda l’Expo di Longarone, Campeol spiega che la Fondazione doveva solo inoltrare il denaro del ministero all’ente Fiera. «Più volte», dice, «ho posto il problema, ai membri del CdA in modo riservato ma chiaro, dell’inadeguatezza di Vettoretto a svolgere questo ruolo, anche alla luce della delegittimazione posta nei suoi confronti dal presidente della Provincia Bottacin, ma mi è stato detto di avere pazienza. Pazienza che ha avuto un limite quando Vettoretto ha costruito (ben suggerito) la mia delegittimazione nel CdA dell’8 agosto. In tal senso è a lui che vanno imputate le mie dimissioni». «Vettoretto cita cifre errate e si nasconde dietro il CdA per giustificare la sua incapacità o non volontà di cercare i fondi al fine di attivare i 13 progetti strategici. Il CdA ha caldamente invitato il Vettoretto a muoversi velocemente e con decisione per costruire “politiche” al fine di accedere ai fondi “Brancher” per realizzare le attività della Fondazione».
Il Gazzettino-Bl 18.09.2011 IL CASO Botta e risposta fra il presidente Vettoretto e l’ex segretario
Campeol Fondazione Unesco, accuse al vetriolo «In questo momento sono ad Assisi al raduno mondiale dei siti Unesco. Mi sono fatto mettere via la rassegna stampa, chiederò un'eventuale registrazione e, se è stata lesa la mia persona o la Fondazione, interverrò per vie legali». Risponde tono su tono il presidente della Fondazione Dolomiti Unesco, Alberto Vettoretto, all'indomani del durissimo j'accuse dell'ex segretario generale, Giovanni Campeol. «Ha rotto i rapporti con tutti i consiglieri - precisa Vettoretto - non solo con il sottoscritto. Io non ho mai bloccato nessun progetto, anzi gli ho dato carta bianca». Campeol lo ha accusato di aver consegnato «la gestione in mano a Trento». «La Fondazione lavora per cinque province, sono attacchi di basso profilo», replica. «Mi viene anche un sospetto - aggiunge -. Nel cda del 4 agosto abbiamo approvato il premio di 17 mila e 500 euro, da qui alla fine dell'anno, e lui, guarda a caso, si è dimesso prima del consiglio di amministrazione successivo del 26. Su questo faremo le opportune verifiche. Tra l'altro il signor Campeol doveva dare due mesi di preavviso come da contratto e non li ha dati». «Non ho capito perché si senta offeso - ribatte Campeol - ho solo fatto delle affermazioni relative ai documenti e agli atti». E sulla corresponsione del premio non sembra essere preoccupato: «Va bene. Vuol dire che non mi pagheranno. Parlerò con il mio legale che segue le questioni relative al contratto». «In questo mese in cui non c'era - prosegue Vettoretto - posso dire che la Fondazione ha lavorato a pieno regime, ha portato avanti tante cose che lui non aveva fatto, compreso il Comitato scientifico». «Avevo già preso contatto direttamente con il Greame Worboys dell'Unesco per l'organizzazione della sua missione di ottobre (ci sono tutte le lettere) - risponde Campeol - e il Comitato scientifico non è mai stato coinvolto perché ci sono voluti mesi per nominarlo, a causa dell'incapacità di Vettoretto nel segnalare un nome per conto della Provincia di Belluno». Sulla ricerca dei finanziamenti (fondo Brambilla e fondo Brancher), Vettoretto dichiara: «Forse l'ex segretario non sa che i progetti che lui ha portato andavano ben oltre la soglia della possibilità del fondo Brambilla che si aggirava intorno ai 3 milioni di euro e che ancora oggi non sappiamo se saranno erogati. Lui aveva fatto un preventivo di 6 milioni di euro per progetti faraonici che non avevano nessun tipo di sviluppo e di copertura e che facevano solo tanto fumo e poco arrosto. Bisognava puntare su un progetto sicuro, finanziabile e condiviso», ha tagliato corto Vettoretto. Ma per l'ex segretario il presidente della Fondazione tenta solo di giustificare «la sua incapacità o non volontà di cercare i fondi». Nel frattempo Vettoretto sembra avere già le idee chiare sul successore di Campeol: «Non lo so se faremo un bando, procederemo alla nomina del nuovo segretario appena dopo la visita del delegato Unesco, ma ritengo che il segretario debba essere una persona assolutamente di mia fiducia».
FONDAZIONE UNESCO L’ex segretario rompe un silenzio durato tre settimane Campeol: «Vettoretto inadeguato» Dopo un silenzio stampa, durato oltre tre settimane, l'ex segretario generale della Fondazione Dolomiti Unesco, Giovanni Campeol, ha deciso ieri, dopo varie sollecitazioni, di vuotare il sacco e di spiegare le ragioni che lo hanno spinto a dimettersi. Dichiarazioni dai toni pesanti quelle di Campeol che ha sparato a zero contro il presidente della Fondazione e assessore al turismo della Provincia di Belluno, Alberto Vettoretto. «Si è dimostrato completamente inadeguato - ha tuonato l'ex segretario - è una grande sconfitta per Belluno con la gestione che ora è passata in mano a Trento». I tre saggi Paola Matonti, Cesare Lasen e Sergio Bergnach, nominati per la transizione immediatamente dopo le dimissioni di Campeol, sarebbero infatti molto graditi ai trentini. Un'occasione persa, per Campeol. «La Fondazione - ha spiegato - poteva permettere a Belluno, la prima Provincia ad esprimere un presidente, l'opportunità di pensare in grande. È come aver dato una caramella ad un asino. Un regalo della precedente amministrazione», che Vettoretto non avrebbe saputo cogliere. Alla base due visioni completamente opposte e «quella di Vettoretto era di fare il minimo indispensabile per non disturbare le altre amministrazioni provinciali». Campeol ha denunciato di aver dovuto lavorare il doppio e di essersi trovato da solo in molte decisioni. Sulla scelta della sede, caduta su Cortina e non adeguata per Campeol, Vettoretto avrebbe dimostrato «scarsità di autorevolezza politica». L'ex segretario ha parlato di «trappola» che il presidente avrebbe costruito ad hoc per costringerlo alle dimissioni. Il riferimento è ai soldi messi a disposizione dal ministro Brambilla, attraverso l'assessore regionale Finozzi, per i 13 progetti strategici presentati alla Regione che sarebbero serviti anche per l'ispezione del verificatore Unesco Greame Worboys prevista per ottobre. Solo l'Expo delle Dolomiti di Longarone è andata in porto, il resto è rimasto fermo. «La cosa è stata incredibile - ha spiegato -. Sono stato accusato, nel consiglio d'amministrazione dell'8 agosto, di non avere preparato la documentazione necessaria quando c'erano già gli accordi di programma. Ho detto che avrei messo questa cosa a verbale. La risposta è stata che, se lo avessi fatto, mi avrebbero sfiduciato». È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Corriere delle Alpi 17.09.2011 LA FONDAZIONE DOLOMITI UNESCO «Vettoretto è inadeguato al ruolo» Giovanni Campeol spiega perché si è dimesso e demolisce il presidente Il cda ha bocciato tutti i progetti Ho pagato il troppo attivismo e oggi
il vuoto è stato riempito dalla provincia di Trento Irene Aliprandi BELLUNO. «Inadeguato, inesistente, di bassa statura politica e anche un po’ invidioso». E’ totale e senza pietà la bocciatura di Alberto Vettoretto da parte di Giovanni Campeol, che dopo la raffica di mitra aggiunge un’altra accusa: «La presidenza della Fondazione Dolomiti Unesco non è più in mano a Belluno, se ne è appropriata la Provincia di Trento». Ieri l’ex segretario generale della Fondazione Unesco ha deciso di spiegare le ragioni delle dimissioni, presentate il 24 agosto. Campeol ha ricostruito i suoi dieci mesi di lavoro, sei davvero operativi. Il punto di partenza, citato da Campeol, è lo statuto della Fondazione Dolomiti Unesco: «Gli obiettivi della Fondazione spaziano dalla cooperazione tra gli enti alla necessità di esprimere pareri nell’ambito della pianificazione territoriale. Una struttura internazionale, autorevole e autonoma, insomma», invece: «La Fondazione è una struttura di basso profilo, con un approccio consociativistico, un luogo di continue mediazioni», dice Campeol, che si è sentito limitato in un ruolo di «passacarte». Sembra che «le differenze sostanziali» tra Campeol e il presidente Vettoretto si siano evidenziate subito: «Dalla vicenda della sede», ricorda. «Purtroppo, fin dal primo incontro, ho visto nel signor presidente una scarsa visione politica. La sede doveva essere centrale, urbana e facilmente raggiungibile. Belluno, la ex Banca d’Italia, era la sede giusta. Cortina è una scelta contraria ai criteri dell’Unesco», dice Campeol. «Mi ha molto colpito la scarsa autorevolezza di Vettoretto. In quel momento ho capito che il presidente non era adeguato al ruolo strategico. E’ come dare le caramelle agli asini: Vettoretto non si rende conto dell’immenso regalo che gli è stato donato dall’amministrazione precedente. Non è questione di colore politico, ma umano», ma Campeol ha tirato avanti. «Mi sono sostituito a lui, ho lavorato il doppio, ma alla fine non è mancata solo la copertura, mi sono venuti tutti contro». Campeol racconta di essere stato bloccato in ogni iniziativa: «Ho messo in piedi 13 progetti e ho avviato la ricerca di sponsor anche tra i miei contatti personali, ma il cda me li ha bocciati tutti. Comunicare il bene è un atto fondamentale, ma il mio attivismo mediatico non è stato capito dal presidente, forse per invidia. Vettoretto dovrebbe fare qualche corso di psicoanalisi». Campeol ricostruisce i mesi di lavoro raccontando di aver chiesto più volte a Vettoretto di trovare personale, ufficio stampa, legale: «Ho spiegato al presidente, con linguaggio semplice anche grammaticalmente, che il progetto non si poteva costruire solo con me, servivano altre figure», ma zero, Vettoretto non ha mai risposto e alla fine Campeol ha preso chi voleva lui. L’ex segretario critica il presidente anche per non essersi attivato nella ricerca di fondi, nel fondo Brancher e nel fondo Brambilla (7 più 3 milioni di euro). Ma anche Trento si è messa di traverso spesso, dal vietare l’armonizzazione dei dati ambientali al dire no al Galà delle Dolomiti: «Nel cda della Fondazione c’è un approccio minimalista atomistico locale». Poi venne il giorno della testa tagliata: «Abbiamo preparato il documento per la visita dell’ispettore Unesco e l’8 agosto l’ho portata in cda. Lì sono stato accusato di non aver fatto il documento, cioè la cosa più importante, eppure l’avevo consegnato da tempo. Sono stato sfiduciato a causa del mio attivismo, che ha disturbato soprattutto Vettoretto che non ha spessore, nè visione strategica in testa, tranne quella del suo quieto vivere». Per Campeol si aggiunge anche un “atto immorale”: quello di non aver inserito i nomi dei dipendenti e dei collaboratori della Fondazione nel nuovo sito: «Dimostra che Vettoretto, oltre a non avere statura politica, è moralmente una persona molto limitata». Secondo Campeol la vicenda della Fondazione Unesco è l’emblema del fallimento dell’amministrazione provinciale e: «Siccome Vettoretto è il vuoto, la sua funzione è stata presa da un’altra persona», cioè l’assessore provinciale di Trento Mauro Gilmozzi.
«Non ha fatto il lavoro necessario» L’assessore provinciale accusa il direttore di aver lasciato il caos BELLUNO. Sugli insulti è probabile che ci saranno conseguenze, ma Alberto Vettoretto risponde senza lasciarsi trascinare nel turpiloquio: «Avevamo riposto molte speranze e fiducia in Campeol, scelto anche per l’esperienza con l’Unesco, garanzia per i primi passi della Fondazione e in vista dell’ispezione di fine mese», invece: «Campeol doveva attivare e far funzionare le reti, accompagnare la Fondazione nei suoi primi passi, preparare i piani di gestione, ma non lo ha fatto». Vettoretto dice che Campeol: «Non ha mai coinvolto il comitato scientifico e tecnico e non ha portato avanti i progetti del cda». Il presidente della Fondazione e assessore provinciale al turismo aggiunge: «Il signor Campeol aveva tutti i margini di manovra, autonomia e sostegno: il cda chiedeva solo risultati, ma questi non sono arrivati e alla fine la mia pazienza ha raggiunto il limite». Vettoretto segnala che: «Campeol si è dimesso lasciando un gran caos e solo grazie al comitato creato dopo siamo riusciti a fare il lavoro necessario per superare l’ispezione dell’Unesco. L’ex segretario si è comportato in maniera gravissima, non ha fatto il lavoro richiesto, ha mollato l’Expo, la fiera di Assisi, tutte le scadenze più imminenti e ha lasciato una mole di lavoro da fare impressionante». Anche Vettoretto boccia Campeol: «Potevamo parlarne in cda, invece si è dimesso arrecando un danno, non a me, ma a tutti i bellunesi e al sito Unesco». Poi il presidente risponde all’attacco sui progetti non sviluppati: «Il cda ha ritenuto che, in una simile congiuntura economica, un Galà da 2 milioni di euro e un docu film da 6 milioni non fossero le priorità. C’era da fare un lavoro, meno chic ma più importante». Vettoretto di sicuro ci è rimasto male: «Io gli ho lasciato sempre spazio e ampia discrezionalità (poteva fare tutte le spese sotto i 25 mila euro senza chiedere autorizzazione a nessuno), oltre ad averlo coperto a lungo. Non si capisce perché stia agendo, chiaramente per la tempistica, con la volontà di mettere in difficoltà la Fondazione».
Il Gazzettino 06.09.2011 IL PROGETTO Al via "Car
pooling", iniziativa a favore della mobilità sostenibile Più treno e meno automobili La giunta pensa a park scambiatori e servizi web per chi vuole condividere
il viaggio Giovanni Santin Mobilità sostenibile? A Ponte nelle Alpi sì. Tramite il nuovo servizio "car pooling". Accadrà sabato 17 settembre quando nel comune pontalpino si arriverà appunto grazie al "car pooling", il servizio web per chi vuole condividere il viaggio, risparmiando sui costi e rispettando l'ambiente. L'iniziativa nasce nel contesto della cerimonia di premiazione della 5^ edizione del Premio comuni a cinque stelle che si terrà proprio a Ponte. Un evento che cade all'interno della settimana europea della mobilità sostenibile, appuntamento internazionale promosso dalla Commissione europea che ha l'obiettivo di incoraggiare i cittadini all'utilizzo di mezzi di trasporto alternativi all'auto privata per gli spostamenti quotidiani. E il Comune di Ponte, che fa parte dell'associazione dei Comuni virtuosi d'Italia, parteciperà con una serie di iniziative volte alla sensibilizzazione dei cittadini e alla loro partecipazione attiva sul tema della mobilità sostenibile. In particolare per sabato 17 settembre ha lanciato un'iniziativa rivolta a tutti i comuni finalisti che parteciperanno all'evento, i quali avranno la possibilità di arrivare a destinazione in car pooling con la ditta padovana Lincar.org. Per quel giorno sarà infatti attivata una tratta - che comprenderà l'andata e il ritorno - dalla stazione ferroviaria di Mestre a Ponte nelle Alpi. «È stata la stessa ditta padovana a cercarci - dice Ezio Orzes, assessore all'ambiente di Ponte - in quanto comune virtuoso». Ma a Ponte l'idea di ridurre il traffico è perseguita da anni: «La nostra intenzione è fare in modo che il parcheggio di Polpet, vicino alla stazione ferroviaria, diventi un parcheggio scambiatore, dove la gente lascia la propria macchina e da lì sale in treno». Un'idea non nuova, si diceva, tesa sempre a ridurre i flussi del traffico. Ma che, anche per lungaggini burocratiche, deve ancora concretizzarsi. E per il momento si comincia con il 17 settembre per un evento che sta richiamando su Ponte l'attenzione di moltissimi comuni italiani e operatori che vogliono essere presenti per promuovere i loro prodotti e servizi.
Corriere delle Alpi 04.09.2011 Unesco, lo staff Campeol lascia Altre tre dimissioni. Vettoretto: «Il lavoro non è compromesso» Irene Aliprandi BELLUNO. Si è dimesso per intero lo staff di collaboratori scelti da Giovanni Campeol per affiancarlo nella direzione della Fondazione Dolmiti Unesco, ma il presidente Alberto Vettoretto assicura che non ci saranno effetti negativi. «Sono arrivate le dimissioni dell’addetta stampa e di due collaboratori, ma non cambia nulla, perchè gli impiegati “veri”, quelli che stanno facendo da mesi una gran mole di lavoro, sono al loro posto. Le dimissioni di Campeol e del suo staff non compromettono l’attività». Al Comun Vecio di Cortina, cioè, restano due segretarie che godono della stima e della fiducia del cda: «In vista della verifica di ottobre da parte dell’Iucn dell’Unesco mi sento tranquillo», dice ancora Vettoretto, «perché gran parte del lavoro è stato fatto e in queste settimane resta solo da tirare le fila, mandare i documenti al ministero dell’ambiente e chiudere alcuni rapporti. Insieme al comitato scientifico e all’unità di coordinamento stiamo facendo tutto il necessario e siamo fiduciosi». Vettoretto ricorda che, oltre alla creazione della Fondazione (che era la prima e più importante richiesta dell’Unesco), sono state attivate le reti funzionali e sono state gettate le basi per tutto il percorso dei prossimi anni. Nel frattempo la Fondazione sta anche preprando il calendario per la visita di Greame Worboys, il delegato dell’Unesco: «Dovrebbe fermarsi per una settimana, dal 2 all’8 ottobre», dice Vettoretto, «e avrà incontri sia a Belluno che a Bolzano e con tutti gli organi della Fondazione, forse andrà anche in montagna a vedere qualche sito da vicino». Infine c’è la questione della Fiera, o Expo delle Dolomiti, in programma dal 30 settembre al 2 ottobre: «La Fiera si farà di sicuro», azzarda il presidente della Fondazione, «l’assessore regionale Finozzi ha mandato una comunicazione con la quale conferma l’impegno e comunque nei prossimi giorni ci vediamo e ne parliamo». L’incontro a Venezia è fissato per martedì e con Vettoretto, in Regione, andrà anche il presidente di Longarone Fiere Oscar De Bona: «I soldi per l’Expo fanno parte di un pacchetto di finanziamenti per il turismo», conclude Vettoretto, «il Fondo Brambilla, che la manovra ha messo in dubbio, ma io sono convinto che i soldi si possano garantire. Ne parleremo con l’assessore Finozzi e martedì potremo prendere una decisione definitiva, ma sono ottimista».
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