Lettera
aperta al Ministro Alfonso Pecoraro
Scanio.
Egregio Ministro,
avremmo voluto incontrarLa durante la Sua visita in Friuli Venezia Giulia di
questi giorni; prendiamo atto, con rammarico,
che non Le è stato possibile trovare uno spazio per incontrare le
associazioni ambientaliste ed i comitati impegnati a tutela della Carnia e
dell’area del Tagliamento..…Ricorda il Tagliamento? Per il momento esso
mantiene la corona di “re dei fiumi alpini” e continua a svolgere la sua
funzione di insostituibile corridoio biologico tra Europa continentale e
Mediterraneo…ma per quanto tempo ancora? E per quanto tempo ancora le
Associazioni di protezione ambientale e
i Comitati spontanei si dovranno battere quotidianamente per difendere
principi che dovrebbero essere costituzionalmente garantiti, e che invece appaiono subordinati ad interessi affatto
collettivi .
Unanimemente abbiamo dovuto prendere atto
come l’attuale Giunta regionale rappresenti, senza dubbio, il punto più basso
nella storia del Friuli Venezia Giulia sotto il profilo della tutela
dell’ambiente, della trasparenza e in materia di diritto di partecipazione
della popolazione. Si invoca l’Europa solo a vantaggio delle categorie
economiche forti dimenticando le direttive europee che tutelano i cittadini
proprio dalla prepotenza politica di tali categorie, le quali vorrebbero far
coincidere l’interesse pubblico con il loro (qualcuno ha sentito parlare della
Direttiva AArhus e della Legge Italiana n°108/91 che ne recepisce il contenuto
garantista in materia ambientale?) Mentre
dall’Europa calano direttive, protocolli, raccomandazioni ed incentivi, volti
ad impedire che si dia fondo a ciò che resta del nostro patrimonio naturale e
del paesaggio, qui prendono corpo progetti di casse di espansione, là dove il
fiume si apre alla pianura nella sua massima ampiezza golenare, corridoi ad alta
velocità, a spaccare i paesi, giganteschi elettrodotti, a solcare splendide
valli alpine, autostrade transalpine, a sventrare le montagne e violentare
l’ultimo fiume naturale delle Alpi, cave di gesso, a spianare i rilievi,
cementifici per servire il tutto. I paesaggi selvaggi e quelli agresti,
l'aria pulita, l'acqua potabile e quella vitale dei fiumi, ciò che resta della
cultura delle genti di montagna e di pianura di questa regione, stanno per
essere sacrificati alle ragioni del lucro e della grande impresa. Siamo terra di
frontiera, dove chi detiene il potere pianta la bandierina del “progresso” e
dello “sviluppo”, e si accaparra ciò che è utile ai propri interessi.
Naturalmente le bandierine sono tutte in mano a chi detiene la forza economica,
e quindi noi, abitanti dei comuni rivieraschi del più importante fiume alpino,
e di alcune delle ultime valli incontaminate d'Europa, non abbiamo voce in
capitolo. Questo perchè il nostro enorme capitale non è quotato in borsa, ma
patrimonio di tutti...e quindi di nessuno.
Lo spettro di una “soluzione finale”
ambientale si aggira per il Friuli; questa terra che lo scrittore Ippolito Nievo
chiamava “un piccolo compendio dell’universo” per la ricchezza di ambienti
diversi che esso raccoglie all’interno dei suoi confini, che va dalle praterie
alpine, ai dolci pendii delle colline moreniche, agli aspri magredi, alle verdi
e rigogliose risorgive, alla macchia mediterranea della costa..
Le promettiamo che ci batteremo con tutte le
nostre forze come stanno facendo moltissimi comitati disseminati in questo
nostro martoriato paese. I politici,soprattutto in campagna elettorale, si
riempiono la bocca di tante parole roboanti, ma chi veramente lotta per salvare
il salvabile sa quanto essi siano distanti e sordi. Possediamo pochi mezzi e
competenze, ma forse disponiamo di qualcosa che voi “grandi” avete perso per
strada: l'amore per ciò che muove le nostre azioni e la perfetta indifferenza
verso le grandi strategie della politica e dell’ economia: crediamo che
"crescere" non significhi più aumento del PIL, ma possibilità di
vita per le prossime generazioni.
La
salutiamo e le facciamo tanti auguri per il Suo non facile lavoro, nella
speranza che Lei possa cogliere e apprezzare come merita, il fattore che
accomuna l’opera dei tanti comitati che si battono per contrastare la
devastazione del nostro ambiente naturale; noi
non difendiamo il nostro cortile ma il nostro territorio,
patrimonio di tutti gli esseri viventi che respirano sulla terra!