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Cosa dicono, Rassegna stampa, Varie 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 ultime... Corriere delle Alpi 10.03.2010 Via libera della Regione Veneto allo statuto BELLUNO. Via libera allo statuto della Fondazione “Dolomiti - Dolomiten - Dolomites - Dolomitis Unesco” da parte della giunta regionale. Il governo veneto ha espresso il voto favorevole alla proposta dell’assessore Oscar De Bona: «Con la creazione di questo soggetto unico di riferimento per il governo del bene Dolomiti Unesco», ha spiegato De Bona, «si è inteso assicurare la tutela, la valorizzazione e la promozione di questo Patrimonio dell’umanità nel rispetto di quei valori per cui è stato iscritto nella lista Unesco. Ora si può arrivare alla firma dal notaio e quindi costituire gli organismi in grado di operare e di avviare le iniziative atte a raccogliere le aspettative che tale riconoscimento ha alimentato». Il compito della Fondazione è quello di coordinare e gestire il sistema di governance delle Dolomiti patrimonio mondiale. I soci fondatori sono la Regione del Veneto con la Provincia di Belluno, la Regione autonomia del Friuli Venezia Giulia con le Province di Pordenone e Udine, le Province autonome di Trento e di Bolzano. «Il riconoscimento Unesco», prosegue De Bona, «rappresenta l’opportunità di condividere a livello territoriale un progetto di sviluppo sostenibile basato sull’idea di “montagna delle identità”, dove il senso del limite assieme alla valorizzazione del territorio e delle culture è centrale per assicurare la partecipazione di tutti e per veicolare al meglio obiettivi e significati. L’iscrizione delle Dolomiti nel Patrimonio mondiale si configura, in definitiva, come un’occasione straordinaria per ragionare sui temi della montagna e sulla specificità anche culturale del territorio dolomitico. Ma con il preciso impegno che l’uomo possa vivere a prosperare senza eccessivi vincoli». «Apprendo con soddisfazione la notizia dell’approvazione dello Statuto», commenta l’assessore provinciale Toscani. «La presenza della Regione Veneto nella Fondazione è fondamentale. In sua assenza, l’amministrazione provinciale non avrebbe potuto prendere decisioni in materia di pianificazione».
Il Gazzettino-Bl 10.03.2010 DOLOMITI UNESCO Ok allo Statuto della Fondazione La giunta regionale ha approvato lo Statuto della Fondazione “Dolomiti – Dolomiten – Dolomites – Dolomitis Unesco”. Il governo veneto ha espresso il voto favorevole alla proposta di Oscar De Bona, delegato dal presidente Galan. «Con soggetto unico di riferimento – ha detto De Bona - si è inteso assicurare la tutela e la promozione del patrimonio Unesco». Ora mancano solo gli organismi operativi. Soddifatto anche il consigliere Dario Bond che auspica la definizione rapida di una sede.
Il Gazzettino-Bl 07.03.2010 VIABILITÀ In attesa del Consiglio anche la maggioranza
"scricchiola" Cortina Tangenziale, è bufera Ghedina firma la richiesta della seduta straordinaria con l’opposizione Marco Dibona La tangenziale di Cortina torna in consiglio comunale. A rispolverare la questione, una delle più importanti per la vita del paese, sono stati i due gruppi di minoranza, che hanno chiesto di parlarne pubblicamente, dopo quasi un anno di silenzio. Il 29 aprile 2009, infatti, ci fu la presentazione pubblica del progetto, da parte dell’Anas, un passaggio della complessa procedura di un’opera pubblica di quella dimensione. Poi, a metà maggio, il Comune organizzò un sondaggio fra i residenti: 995 i voti a favore, il 71.78% dei votanti; 385 i contrari 385, il 27.77%. Da allora soltanto una breve comunicazione del sindaco, nel consiglio comunale del 10 luglio: Andrea Franceschi assicurò che, una volta ricevuto dall’Anas il progetto completo, sarebbe stato esaminato congiuntamente, dai gruppi consiliari e dalla commissione urbanistica. Questo non è mai accaduto, così i due gruppi di minoranza hanno chiesto di convocare il consiglio, e la domanda è firmata pure da Pietro Ghedina, uno dei consiglieri di maggioranza. Il progetto è a Cortina già dallo scorso autunno, i due gruppi di minoranza lo hanno esaminato, con una visione comune, tranne alcune sfumature. C’è però la consapevolezza che non basta quel progetto, fatto a stralci, per dare una risposta ai problemi reali della viabilità e della sosta in paese. «Il progetto inoltrato dall’Anas in autunno è sostanzialmente lo stesso che fu presentato alla popolazione ad aprile, un anno fa – commenta il consigliere Luigi Alverà, di Cortina Dolomiti – ma non sappiamo ancora quale sia la posizione della maggioranza. L’idea iniziale dell’Anas era già passata in consiglio comunale, dove si era chiesto di eliminare la bretella verso Alverà e di modificare lo svincolo a valle del centro, il cosiddetto "fagiolo". Il parere dei residenti, chiamati ad esprimersi, doveva essere il punto di partenza per un approfondimento urbanistico più organico, che prendesse in esame tutta la mobilità, le strade, i parcheggi. Invece non ne sappiamo più nulla. La commissione urbanistica non si riunisce da quasi un anno». Lo stesso gruppo di maggioranza è tutt’altro che coeso, su questo tema, con posizioni diverse, talora contrastanti fra i membri. Tanto è vero che il consigliere Ghedina ha firmato la richiesta della minoranza. Nel documento si chiede l’esame del progetto Anas, per la variante alla statale 51 di Alemagna; la verifica delle indicazioni urbanistiche sulla viabilità, da inserire nel Pat; l’illustrazione, da parte dell’assessore competente dello stato di attuazione delle previsioni progettuali e conseguente iter autorizzativo; la verifica delle interrelazioni fra i progetti della viabilità e il Piano neve regionale, per lo sviluppo di impianti di risalita.
Il Gazzettino 07.03.2010 elenco ferrovie abbandonate nordest AMBIENTE Visite
guidate, escursioni e incontri per la giornata delle "Ferrovie
dimenticate" Chiara Pavan Spariti mille chilometri di binari In bici, a piedi o a cavallo per riscoprire vecchi percorsi Lo scrittore Rumiz: «I miei migliori incontri in treno» Lungo quei percorsi dimenticati crescono boschi e giardini, spuntano antiche ville o graziose stazioni incustodite, si aprono paesaggi sconosciuti, spesso cancellati dalla memoria. Sono chilometri e chilometri di rotaie abbandonate che scorrono tra città e pianure, si arrampicano su montagne, valli e pendii e precipitano verso il mare, costeggiando fiumi, laghi e canali, collegando borghi, campagne e regioni. Ferrovie dimenticate: 6000 chilometri che attraversano l’Italia - e mille solo a Nordest -, quasi il trenta per cento di tutta la rete nazionale (16.529, secondo i dati 2008, 11.727 dei quali elettrificati e 4802 a trazione diesel). Per togliere queste vecchie rotaie dall’oblio e riappropriarsene, Legambiente celebra oggi, in occasione della terza edizione della Giornata nazionale delle "Ferrovie dimenticate", una serie di iniziative in tutte le regioni italiane: visite guidate, escursioni a piedi, in bicicletta o a cavallo, treni storici speciali, incontri culturali. Si potrà rivivere il tratto a cremagliera del trenino Piovene-Asiago sul tracciato della Vacca Mora, vagare lungo la camminata sull’Ostiglia-Treviso (4 chilometri dalla stazione di Cologna Veneta sino agli storici ponti in mattone e ferro dell'Ostiglia), oppure muoversi in bici per 40 chilometri sulla Sinistra Piave passando attraverso resti di castelli, chiesette e borghi antichi, oppure girovagare da Casarsa della Delizia fino a Pinzano al Tagliamento ammirando Valvasone, San Martino al Tagliamento, San Giorgio della Richinvelda e Spilimbergo, arrampicandosi anche sulla linea Carnica, da Carnia a Tolmezzo (i dettagli su www.ferroviedimenticate.it). «Si tratta di un patrimonio sconosciuto e inutilizzato che, con facilità, potrebbe essere trasformato in un affascinante percorso di mobilità dolce, dedicata a pedoni, ciclisti, escursionisti, anziani e disabili al sicuro dal traffico motorizzato. - dice Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente - In molte aree del Paese queste ferrovie potrebbero anche essere riattivate per fornire un servizio a basse emissioni di Co2. Ed essere un utile supporto al turismo sostenibile. Senza dimenticare che molte tratte possono ancora svolgere un ottimo servizio nei territori marginali». Mentre l’Italia di oggi esalta privatizzazioni e treni superveloci (che superveloci poi non sono), le rotaie continuano ad accendere la fantasia di uno scrittore-giornalista curioso e originale come il triestino Paolo Rumiz, autore del bel libro-reportage "L’Italia in seconda classe" (Feltrinelli). «Odio le Ferrovie, ma amo i treni. In treno mi sono sempre accadute cose stupende - sospira divertito scendendo alla stazione di Asti dopo otto ore e mezzo di viaggio da Trieste - E se le strade non fossero così invivibili, credo che le ferrovie sarebbero state già abbandonate da tempo per i disservizi che ci infliggono». Ritardi cronici, pulizia scadente delle carrozze, sovraffollamento, gabinetti-latrine: «Vorrei che quegli ufficiali sanitari che vanno a cercare il pelo dell’uovo nei piccoli ristoranti di campagna, negli agriturismi o nelle pizzerie degli immigrati, andassero a vedere come sono fatti i wc dei treni di Trenitalia». Oltretutto, più si inaridisce la rete destinandola esclusivamente alle grandi linee, più si compensa il vuoto «con la pomposità degli annunci - aggiunge Rumiz - Latisana non è più Latisana, ma Latisana-Lignano-Bibione, ti pare di essere arrivato in un posto solo e invece sei in tre posti diversi contemporaneamente. Ed è tutto così: Cervignano-Aquileia-Grado, mica Cervignano. Viviamo nel mondo dell’apparenza, nella civiltà dell’apparenza che sostituisce la realtà. Siamo una banda di imbecilli, accettiamo tutto questo».
Messaggero Veneto 07.03.2010 Elettrodotto, stop dall Ue all Austria Carnia: lo stop all'elettrodotto arriva dall'Austria e a Tolmezzo incontro il 13/03/10 Mentre per sabato 13 marzo alle 20:30, presso la Comunità Montana a Tolmezzo, il comitato "Carnia in Movimento" organizza un incontro per illustrare alla popolazione lo scempio ambientale provocato dal nuovo tracciato, per sottolineare le pericolose inesattezze presenti nei progetti e per permettere alla gente di incontrare gli amministratori locali-provinciali e regionali, le novità arrivano dall'Austria dove i corrispondenti comitati per la difesa del territorio austriaco si sono rivolti alla Corte di Giustizia Europea. Potrebbe esserci una battuta d'arresto per quanto riguarda la costruzione dell'elettrodotto aereo di interconnessione transfrontaliera che da Wurmlach, in Austria, attraversando la valle del But, dovrebbe raggiungere Somplago. Ad annunciare il possibile rallentamento all'iter progettuale nel versante austriaco è Franceschino Barazutti, del comitato per la tutela delle acque del bacino montano e già sindaco di Cavazzo. «Sembrerebbe – ha detto Barazutti – che la Corte di giustizia europea abbia dato ragione ad alcuni comitati a difesa del territorio austriaco che si erano rivolti alla Corte affinchè sul progetto venisse svolta l'intera procedura di Valutazione d'impatto ambientale anche se, secondo leggi austriache questa non sarebbe necessaria per le tratte inferiori a 15 km». L'elettrodotto in Carinzia insiste sul territorio per 7,5 km soltanto, ma, stando a quanto riferito da Barazzutti, la Corte di giustizia europea ha disposto comunque lo studio di impatto ambientale. Ritorna perciò ad essere di grande attualità il tema legato all'elettrodotto aereo Somplago-Würmlach, vicenda che si trascina oramai dal 2005 e sui quali i comitati del no, specie “Carnia in movimento”, si oppone fortemente, tant'è che lo stesso comitato spontaneo intende mobilitarsi e organizzare una manifestazione per sabato prossimo in Comunità Montana a Tolmezzo. Dopo che la Società Alpe Adria Energia (costituita allo scopo dagli industriali Pittini e Fantoni e partecipata anche da Verbund Italia) ha presentato lo Studio di Impatto Ambientale per ottenere l’autorizzazione alla realizzazione dell’opera, Legambiente, in una memoria di 20 pagine, ha liquidato il progetto come “devastante”. Non è escluso, come auspicato dal governatore Tondo, che Pittini-Fantoni (che propongono elettrodotto aereo) e Burgo Group (che propone elettrodotto interrato) diano vita ad un'unica soluzione, questo per evitare che sulla Valle del But si intreccino due interconessioni energetiche.
Il Gazzettino-Bl 06.03.2010 PONTE NELLE ALPI «La galleria di Cadola è una priorità» L'assessore regionale Oscar De Bona che ieri ha incontrato i consiglieri comunali di minoranza di Ponte nelle Alpi Idalgo De Pra, Adolfo Bortoluzzi e Giuseppe Trevisiol (VotoxPonte) ha detto: «Adesso in Val Belluna la precedenza spetta alla galleria di Cadola, un progetto che ha dovuto lasciare il passo ad altri, altrettanto importanti, come il tunnel del Col Cavalier e il futuro ponte tra Levego e San Pietro in Campo. Mi impegnerò e impegnerò i nuovi eletti in Regione affinché vengano unite le forze per recuperare quel progetto. E’ tempo di far saltare il tappo che impedisce il collegamento tra autostrada, capoluogo». (G.S.)
Il Gazzettino-Ud 06.03.2010 TRASAGHIS Gli ex sindaci in prima linea ricordano il precedente di Pinzano Referendum sulla centrale Proposta lanciata dal Comitato che sollecita ulteriori indagini Piero Cargnelutti La protesta contro il progetto di raddoppio della centrale Edipower sul lago dei Tre Comuni arriva in Regione. Ieri, in sala Kugy, gli ex sindaci della vallata e oggi rappresentanti di comitato Franceschino Barazzutti, Loredano Tomat, Dino Rabassi, Giorgio Deotto, accompagnati del consigliere regionale Enore Picco, si sono fatti sentire a gran voce in conferenza stampa, chiedendo un impegno da parte del presidente e “uomo di montagna” Renzo Tondo. Chiara la richiesta: «Chiediamo – ha detto Dino Rabassi – che vengano fatte ulteriori analisi per verificare gli effetti dell'intervento non solo sul lago ma su tutto il bacino del Tagliamento. La legge regionale 43 impone tali studi ulteriori a carico del privato che propone l'opera, dunque questi costi non andrebbero neanche a carico del pubblico. D'altro lato la legge nazionale 152 ricorda che le acque sono demanio dello Stato, il quale è tenuto a tutelarle». Si tratterebbe di analisi dettagliate per importi da 250 mila euro, ma, a detta di Rabassi, nelle percentuali previste dalla legge, rapportate al costo totale dell'intervento, Edipower potrebbe mettere a disposizione anche oltre 450 mila euro. E ieri a Udine, oltre a proporre un referendum e a promettere un'assemblea a cui tutti gli amministratori pubblici possano partecipare, si è ricordato il processo che negli anni Ottanta portò allo stop della diga di Pinzano. Con in mano studi e pubblicazioni di convegni fatti all'epoca, Barazzutti ha ricordato la storia di Giovanni Cedolini, allora sindaco di Forgaria che morì di infarto durante un incontro pubblico sulla questione: «Non pretendiamo che i sindaci della vallata facciano la stessa cosa ma che per lo meno non si continui a tacere come si è fatto finora. Oltretutto, ad oggi Edipower ancora non ha risposto alle richieste dei Comuni come compensazione all'opera, dunque proprio non capiamo cosa potrebbe guadagnarci la valle del lago da questo grande intervento che potrebbe avere ricadute molto forti sul territorio».
Messaggero Veneto 06.03.2010 «La Regione faccia esaminare il progetto Edipower» Un appello al governatore Renzo Tondo affinchè la Regione affidi a una struttura specializzata, con costi a carico della proponente Edipower Spa, come prevede la stessa legge regionale 43/90, un approfondito esame critico del progetto sull'ampliamento della centrale di Somplago e delle sue ricadute ambientali, cui si aggiunge la richiesta agli amministratori locali di indire una consultazione popolare. Questo quanto chiesto dai comitati per la tutela delle acque del bacino montano del Tagliamento e per la difesa e sviluppo della Val del Lago, riuniti ieri in sala Kugy a Udine, nel palazzo della Regione di via Sabbadini. «Rivolgiamo un appello al presidente carnico Renzo Tondo – ha detto Franceschino Barazzutti del comitato per la tutela delle acque del bacino montano del Tagliamento – affinchè si adotti il criterio virtuoso utilizzato agli inizi degli anni '70 quando la stessa Regione propose il progetto per lo sbarramento a Pinzano per la difesa della bassa friulana dagli eventi di piena. Progetto ritirato dalla stessa Regione in seguito agli studi effettuati. Anche in questo caso, come allora fecero il presidente Biasutti e l'assessore ai lavori pubblici Comelli, si deve incaricare dei professionisti altamente specializzati per verificare le ricadute dell'opera sull'intera Val del Lago, sul lago stesso ma anche sul Tagliamento». Presto, come annunciato dal consigliere regionale Enore Picco, ma anche dai già sindaci di Trasaghis Dino Rabassi e Loredano Tomat, sarà organizzata una nuova assemblea pubblica dove saranno invitate a partecipare e a esporsi tutte le forze politiche: «Così che queste – puntualizza Barazzutti – dicano la loro sul progetto e si assumano le responsabilità davanti ai loro elettori». «Non siamo contrari a prescindere – ha detto Dino Rabassi – all'opera, però vogliamo che gli aspetti tecnici, molto carenti allo stato attuale, vengano approfonditi a carico della stessa proponente. La legge in questo senso parla chiaro: sono previsti oltre 400 mila euro per ulteriori verifiche». «Inoltre – ha detto Rabassi – l'opera è in contrasto con la legge regionale 152 del 2006, perciò mi auguro che chi di dovere intervenga». Nessuno ha verificato se ci sono delle alternative all'opera. Deve essere chiaro che se l'ampliamento dovesse essere realizzato, la scelta sarà definitiva e irrevocabile».
Corriere delle Alpi 05.03.2010 leggi la lettera del Corriere delle Alpi 25.02.2010 Lettere Meglio le tangenziali rispetto all’autostrada In una lettera pubblicata dal Corriere delle Alpi in data 25 febbraio, un lettore lancia un appello accorato a sindaci e autorità provinciali affinché si attivino per far finalmente partire i lavori di prolungamento dell’A27, superando ogni indugio legato alla scelta della direttrice (Monaco o Tarvisio). Prendendo spunto dal caso della Marcolìn, che, buona ultima, sta trasferendo armi bagagli e maestranze a Longarone, la sua convinzione è che sia proprio la mancanza di un collegamento veloce tra le città del Nord e i porti del Sud a far scappare le industrie dal Cadore e a mettere in crisi il comparto industriale locale, comparto dal quale dipenderebbe la nostra sopravvivenza, in presenza di un turismo troppo soggetto a stagionalità e in assenza di un’agricoltura di montagna possibile. La lettera non spiega attraverso quali meccanismi un nastro d’asfalto calato sulla parte alta della provincia potrebbe risolvere i problemi di un’economia in crisi (che prima di tutto è una crisi di identità), e non nascondiamo che ci piacerebbe conoscerli, anche perché tutti i nostri studi e i nostri approfondimenti ci portano a conclusioni ben diverse. L’affermazione infatti che un’autostrada contribuisca alla crescita economica e occupazionale delle regioni economicamente svantaggiate che attraversa manca di un qualsiasi presupposto scientifico, e la costruzione di una rete stradale di lunga percorrenza in regioni periferiche non favorisce né mette in moto processi regionali di sviluppo, come molte esperienze dimostrano (un esempio è il Canal del Ferro, in direzione Tarvisio, a seguito dell’apertura dell’A23; altro esempio è il Fadalto). Con questo non intendiamo certamente negare la necessità di migliorare la viabilità ordinaria attraverso una serie di interventi attesi da anni, a superamento dei molti punti neri che ostacolano la fluidità degli spostamenti all’interno delle vallate, ma per questo non serve un’autostrada, bastano le circonvallazioni, a cominciare da quelle di Longarone-Castellavazzo, di Tai, e poi Valle e oltre. E per collegarci alle città del Nord sarebbe auspicabile un collegamento ferroviario Venezia-Cortina-Dobbiaco. Il tutto a costi infinitamente inferiori rispetto a quelli di un’infrastruttura autostradale, il cui impatto sotto l’aspetto ambientale, economico, sociale, della sicurezza e della salute - ci stiamo rendendo conto - viene ampiamente sottovalutato. Acconsentire a un’opera che trasformerebbe il nostro territorio in un banale corridoio di traffico internazionale, spacciata per una soluzione ai problemi locali, ma che nella sostanza mira solo a favorire interessi a noi estranei, sarebbe un po’ come ricorrere alla chemioterapia per curare un paziente affetto da bronchite. Non solo non risolverebbe il problema, ma farebbe anche danno. Meglio gli antibiotici; meglio le circonvallazioni. Comitato Per Altre Strade Dolomiti
Corriere delle Alpi 04.03.2010 L'intervento Convenzione delle Alpi: un errore stralciare il protocollo trasporti La Commissione Esteri della Camera ha approvato la Convenzione Internazionale delle Alpi stralciando il Protocollo trasporti. Come già espresso nel comunicato stampa emesso il 15 ottobre 2009 il Club Alpino Italiano manifesta preoccupazione e ribadisce la sua totale contrarietà allo stralcio del Protocollo. Il presidente generale del Cai Annibale Salsa ricorda che lo spazio alpino è uno spazio unitario. Per il presidente Salsa “non si possono introdurre elementi di discontinuità tra un versante e l’altro delle Alpi. Il trasporto su rotaia è garanzia di attraversamento morbido e a basso impatto ambientale, ancora di più per il trasporto merci”. I protocolli di attuazione della Convenzione delle Alpi, ratificati da tutti i Paesi alpini confinanti sono un insieme di misure per accrescere la competitività della montagna. In questo senso il Protocollo trasporti ne costituisce una parte e pertanto non va considerato singolarmente ma deve essere letto in chiave sistemica. Il Protocollo trasporti favorisce la realizzazione di un sistema di reti integrate di trasporto a livello transazionale per migliorare la mobilità nelle Alpi e la competitività dei Paesi alpini, Italia compresa. In coerenza con la politica comunitaria, il Protocollo punta a rafforzare il trasferimento del trasporto su mezzi alternativi alla gomma, specialmente su rotaia (compresi i corridoi TEN). Stralciarlo ci condanna a restare al di fuori della rete infrastrutturale dei Paesi alpini confinanti, causando un danno alla nostra economia, al territorio alpino e all’ambiente. L’articolo 11 del Protocollo trasporti non impedisce che vengano realizzate infrastrutture stradali per migliorare le reti di trasporto in territorio italiano. Per quanto riguarda le autostrade o i valichi transalpini poiché il Protocollo è già ratificato e attuato in tutti gli altri Paesi alpini, la possibilità di realizzare nuove autostrade per il transito transalpino è comunque preclusa. Lo sviluppo coerente delle Alpi, intese come sistema territoriale, richiede necessariamente la definizione e l’utilizzo di strumenti comuni e l’elaborazione congiunta di politiche e strategie capaci di esaltare la specificità del territorio, e il valore di una “carta” come la Convenzione delle Alpi va inteso in questo senso. L’Italia, Paese per cui le Alpi rappresentano un valore strategico, svolge un ruolo di primo piano nell’ambito della cooperazione internazionale sui trasporti nelle regioni alpine. Con lo stralcio del protocollo questo ruolo è stato sminuito. Avevamo già ricordato come il Commissario europeo per i trasporti, Antonio Tajani ha presentato in sede comunitaria la proposta di Decisione del Consiglio per la ratifica del Protocollo trasporti. Nelle conclusioni della relazione (punto 3) si legge: «La convenzioni delle Alpi, e in particolare il protocollo sui trasporti, costituiscono uno strumento atto a sostenere la Comunità europea nel raggiungimento dell’obiettivo di una politica dei trasporti sostenibile in un’estesa zona transfrontaliera estremamente sensibile. La Comunità europea si impegna a conseguire gli obiettivi della convenzione e dei relativi protocolli e la firma del protocollo sui trasporti costituisce un chiaro segnale di tale impegno. La ratifica del protocollo da parte della Comunità europea servirà a sottolinearne gli sforzi volti a promuovere uno sviluppo sostenibile in questa importante regione di montagna». Nello stesso documento il punto 6 delle considerazioni recita: «Le disposizioni contenute nel protocollo sui trasporti sono in linea con la politica comune dei trasporti della Comunità e rispettano pienamente la strategia “Rendere i trasporti più ecologici” adottata di recente». Il Cai sostiene la Convenzione delle Alpi dal 1992, anno della sua entrata in vigore. La Convenzione ha lo scopo di tutelare le Alpi, favorendone uno sviluppo sostenibile che tenga conto tanto della salvaguardia delle risorse, quanto della necessità di consentirne un uso compatibile da parte dell’uomo e si compone di un accordo quadro e di vari protocolli di settore: pianificazione territoriale e sviluppo sostenibile, Protezione Natura e Tutela del Paesaggio, Agricoltura di Montagna, Foreste Montane, Turismo, Difesa del Suolo, Energia, Trasporti e Composizione delle Controversie. Inoltre, la Convenzione prevede altri protocolli dedicati a Popolazione e Cultura, Tutela dell’Aria, Idroeconomia ed Economia dei Rifiuti. Club Alpino Italiano
Il Gazzettino-Bl 04.03.2010 VIABILITÀ Ok all’atto di indirizzo per l’attraversamento sul Piave San Pietro in Campo-Sagrogna «Con il ponte anche il tunnel» La Regione mette 20 milioni, ma il Comune ne cerca altri 10 per la galleria artificiale Il consiglio comunale di Belluno ha approvato l’atto di indirizzo per la realizzazione del nuovo ponte sul Piave a San Pietro in Campo e il collegamento con l’attuale direttrice in sinistra Piave. L’intervento complessivo è stimato attorno ai 30 milioni di euro, di cui 12 relativi alla realizzazione del viadotto, compresi gli espropri e le spese tecniche, 5,7 milioni di euro serviranno per il collegamento verso est, in direzione Ponte nelle Alpi, mentre per la bretella verso Belluno la spesa preventivata è di 10,3 milioni. La Regione, tramite la società Cav che gestisce il Passante di Mestre, ha già previsto per il ponte e le opere accessorie 20 milioni di euro, che serviranno per la costruzione del viadotto e di una parte dei collegamenti alla provinciale della Sinistra Piave. «Ma noi contiamo di poterne avere una trentina – spiega l’assessore comunale Fabio De Re – visto che la nostra idea è di realizzare un collegamento verso Belluno che sia il meno impattante possibile sulla popolazione e sull’ambiente». L’idea è di una galleria artificiale che dalla prevista rotonda prima di Levego porti il traffico fino a bypassare l’abitato frazionale. Un tunnel lungo quasi 500 metri. «L’impegno – dice l’assessore Da Re - è quindi di trovare, tramite la Regione la somma mancante per la realizzazione dell’intero sistema di collegamento dal ponte alla direttrice della sinistra Piave, ma anche di poter avere una somma da parte per eventuali scogli a livello amministrativo e progettuale. Con Venezia è già aperto un tavolo, grazie anche alla disponibilità del consigliere regionale Dario Bond, che dovrà portare a Belluno la somma restante». E Bond non si fa attendere: «Per il 2011 spero di riuscire a portare altri 15 milioni». L’idea è di attingere ancora ai fondi Cav. Quanto al collegamento con la strada interna della Veneggia, l’assessore Da Re è chiaro. «Prima si deve fare il ponte sul Piave, poi si potrà lavorare al completamento di quell’arteria»
Corriere delle Alpi 03.03.2010 «Sede della Fondazione al forte di Montericco» PIEVE DI CADORE. Pieve si ripropone come sede della Fondazione Unesco ed identifica nel forte di Montericco il sito ideale. «Con questa mia lettera, signor presidente della Provincia di Belluno, torno a riproporre, dopo aver sentito alcuni sindaci cadorini, che la sede Unesco venga stabilita a Pieve di Cadore che è la naturale capitale, per la sua storia e per la sua centralità, di questa nostra terra, circondata dalle Dolomiti più belle». La lettera è indirizzata a Gianpaolo Bottacin e, per conoscenza, anche ai parlamentari bellunesi. «Il Cadore», prosegue il sindaco Ciotti, «ha vissuto e vive una profonda crisi economica a causa della quasi totale scomparsa dell’industria dell’occhiale ed ha bisogno, più di ogni altra zona, di una veloce e rapida riconversione verso il settore turistico per una ripresa dell’economia». La Ciotti, come ha fatto in altre occasioni, ricorda poi che l’amministrazione comunale ha a disposizione un moderno centro che è il palazzo Cos-Mo, struttura che ospita anche l’unico museo al mondo che ricostruisce la storia dell’occhiale. Infine mette a disposizione per la sede Unesco la grande struttura dei forti di Montericco e di Batteria Castello, che attualmente sono in avanzata fase di restauro, e che, una volta ultimati, potrebbero rappresentare sotto tutti i punti di vista la soluzione ideale per una struttura che per funzionare ha bisogno di spazi e di servizi efficenti. «Non solo», aggiunge il vicesindaco Alberto Tabacchi, «questa potrebbe essere la soluzione ideale anche dal punto di vista economico perchè, essendo in via di ultimazione il recupero del forte di Montericco, per accogliere la sede Unesco non sarebbero necessarie spese aggiuntive. I lavori di recupero del forte di Montericco», prosegue Tabacchi, «dovrebbero concludersi entro il 2010, quindi in tempo per adattare la struttura anche alle esigenze della Fondazione Unesco». (v.d.)
La Tribuna di Treviso 01.03.2010 Venezia-Monaco, nuova linfa e un gruppo di lavoro Il presidente della Provincia di Treviso, Leonardo Muraro, ha partecipato all’assemblea straordinaria della società Alemagna Spa, della quale presiede il Cda. «Un’assemblea molto positiva, durante la quale sono emersi alcuni spunti importanti. Uno su tutti: rilanciare la Venezia-Monaco anche e soprattutto in vista della candidatura di Venezia per le Olimpiadi 2020», esordisce Muraro. «L’assemblea ha fatto subito registrare due note positive: la Provincia di Venezia ha deciso di non vendere più le proprie azioni, quindi conferma la partecipazione nell’azionariato per l’Autostrada Alemagna - aggiunge Muraro - Inoltre, è entrata anche Assindustria Belluno, il che testimonia la rivitalizzazione del progetto e la bontà dell’attività promossa dalla Provincia di Treviso negli ultimi anni. La mia proposta, condivisa da tutti i convenuti oggi, è quella di contattare subito il Commissario Europeo per la Mobilità per la presentazione di un progetto condiviso sulla Venezia-Monaco - continua Muraro - Ricordo che esiste già un documento firmato dall’allora europarlamentare Gian Paolo Gobbo. E poi la raccolta firme organizzata nel 2003 proprio dalla Provincia di Treviso dall’allora presidente Luca Zaia, che ha visto oltre 11.400 sottoscrizioni. La questione continua ad essere supportata, poi, dal Movimento Popolare per la Venezia-Monaco, un movimento spontaneo col quale ho avuto un incontro anche di recente. A fine assemblea, è stato costituito un gruppo di lavoro che avrà base a Belluno, non a caso il territorio interessato dall’opera, dal quale dovranno partire diverse proposte in merito al prolungamento dell’A27», chiude Muraro. La società Alemagna ha capitale sociale di 312 mila euro, la quota della Provincia di Treviso ammonta al 4,12%.
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