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AGOSTO Il Gazzettino 24.08.2007 L’incontro Montezemolo elogia Cortina: «Qui l'ambiente è preservato» La provincia di Belluno, così come l'Italia intera, ha bisogno di nuove infrastrutture. Su questo assioma si sono trovati d'accordo Valentino Vascellari, presidente dell'Assindustria bellunese, e Luca Cordero di Montezemolo, presidente nazionale di Confindustria, intervenuti ieri al confronto inserito nella rassegna Cortina InConTra. «Il problema delle infrastrutture nel nostro Paese presenta tre aspetti - ha affermato Montezemolo - che sono la disponibilità di denaro, lo snellimento delle procedure e la cultura politica di fondo. Per il denaro, noi viviamo in un paese che ha un'enorme imposizione fiscale, ma una scarsa disponibilità economica, per gli investimenti. In quanto alle procedure, la priorità è la riforma dello stato, per evitare i veti incrociati di troppi enti, che si frappongono anche quando vengono trovati i denari. Infine il tema politico: bisogna rinnovare una cultura di fondo, superare l'ostilità di certi partiti, che stanno al governo, si deve capire che quella delle infrastrutture è una delle grandi emergenze, non riguarda la destra o la sinistra, ma il futuro dell'Italia». Ha concluso con un apprezzamento per Cortina, che raggiunge frequentemente, anche nel fuori stagione: «Ogni volta resto emozionato, per la bellezza di uno dei luoghi turistici in cui è stato preservato il paesaggio». Infrastrutture, spallata di Assindustria Vascellari chiama, Montezemolo risponde: «Certi interventi non possono più essere rimandati» «La carenza di infrastrutture è drammatica, anche per molti territori del nord Italia, non soltanto nelle regioni del sud. Pensiamo al collegamento da Belluno a Milano: non è pensabile che, per decollare dall'aeroporto della Malpensa, sia necessario partire da qui la sera prima». Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Fiat, Ferrari e Confindustria, ha risposto così alla sollecitazione che gli è stata sottoposta dal presidente di Assindustria Belluno Valentino Vascellari, intervenuto ieri al confronto fra gli imprenditori e il loro presidente nazionale, inserito nella rassegna Cortina InConTra. «Come al sud, anche qui, in queste aree così mal servite dalle reti di comunicazione, fare gli imprenditori è eroismo - ha sostenuto Vascellari - in aree in cui lo sviluppo è visto con timore dalla pubblica opinione, o da una parte di essa. Come è possibile operare con una tale carenza di infrastrutture? Cosa possiamo fare per modificare questo clima ostile allo sviluppo?» Vascellari ha dunque ripreso l'argomento che aveva trattato a Cortina il 30 luglio scorso, di fronte al vice ministro dei Trasporti Cesare De Piccoli, lamentando l'arretratezza dei collegamenti. Secondo la risposta di Montezemolo, il problema della carenza delle infrastrutture in Italia presenta tre aspetti: «Il primo è la disponibilità di denaro per realizzarle - ha spiegato - perché noi viviamo in un Paese su cui grava un'enorme imposizione fiscale, ma che ha una scarsa disponibilità per gli investimenti e per sostenere la spesa sociale. Troppo denaro viene utilizzato per pagare il debito pubblico, per gli stipendi, per le spese improduttive di uno stato predone. In secondo luogo, anche quando si trova il denaro, rimane da superare il problema dei veti incrociati, dei troppi enti che hanno competenze sul territorio: comuni, circoscrizioni, province, regioni, comunità montane, talvolta all'altitudine delle spiagge. E' un problema di procedure: per ridurle, bisogna semplificare lo Stato. Infine il terzo tema, quello politico, con la cultura di fondo di certi partiti, che sono ostili alle nuove realizzazioni, ma che stanno al governo. Bisogna capire che quella delle infrastrutture è una delle grandi emergenze e non è di destra, né di sinistra, ma riguarda il futuro dell'Italia». Nel suo saluto, Vascellari ha ricordato: «Il presidente Montezemolo aiuta molto Cortina ed il comitato promotore dei Mondiali 2013 di sci alpino. Avrà modo di vedere che Cortina saprà rispondere alle sue aspettative». A proposito della sua assidua frequentazione di Cortina, a conclusione del suo intervento, durato quasi due ore, a Montezemolo è stato chiesto che cosa farebbe, se fosse lui il sindaco del paese, quale sarebbe la prima emergenza da affrontare. Evitando la risposta diretta, ha detto: «Per quanto riguarda l'amministrazione di Cortina conosco il nuovo sindaco, ho qui il mio amico Enrico Valle, lascio a loro il compito. Da parte mia, ogni volta che vengo qui sono emozionato, per la bellezza dei luoghi, per l'atmosfera che vi si respira. Ogni tanto ho bisogno di tornare qui, anche per stare fuori dalla mondanità. Mi piace tutto, di questo posto. In particolare, credo che sia una delle località turistiche in Italia in cui si è preservato di più il paesaggio, si è tutelato meglio l'ambiente». Marco Dibona
Il Gazzettino 22.08.2007 La proposta Metropolitana di montagna attraverso le località dolomitiche Cortina Non sono mancati spunti, aneddoti ma anche battute divertenti nell' incontro all' hotel Concordia promosso da Radio Cortina intitolato "Minacce e assalti alle Dolomiti". Relatori competenti hanno sviluppato tematiche note e meno note e non è mancata anche una novità. A Bolzano, nel corso dei lavori per la mediazione sul progetto di potenziamento dell'aeroporto a San Giacomo, è stata presentata l'idea di realizzare un aeroporto in quota sul Colle a 1500 metri, in alternativa alla struttura esistente a fondovalle. Tale ipotesi renderebbe possibile la realizzazione di un collegamento ferroviario veloce con Cortina d'Ampezzo. Una sorta di metropolitana di montagna, già di per sé un'attrazione che, dall'aeroporto in quota, passando per la Val di Fiemme e la Val di Fassa, attraversando Livinallongo e Colle Santa Lucia, raggiunge direttamente rinomate località turistiche e i più importanti caroselli di impianti di risalita nell'affascinante mondo delle Dolomiti. La prospettata linea metrò di montagna, per quanto riguarda il percorso del territorio trentino, potrebbe sostituire in gran parte una delle quattro linee ferroviarie previste nel nuovo Piano urbanistico provinciale di Trento. Rientra nella stessa ottica di intenti la proposta di interscambio con la rete stradale e ferroviaria straordinariamente agevole a beneficio di un bacino d'utenza che va ben oltre i confini regionali. Francesco Borzaga, presidente del WWF Trentino-Alto Adige ha ammesso di conoscere poco la realtà di Cortina, ma ha anche aggiunto di aver avuto arrivando qui, la sensazione di una montagna tutelata, di un "borgo" straordinariamente ben tenuto al contrario di quanto avviene nella sua regione, dove per costruire impianti di risalita, funiviari di collegamento e addirittura intere nuove realtà turistiche, si sta distruggendo l'ambiente. Pier Maria Gaffarini del Dipartimento di Urbanistica dell'Università di Padova con una dotta relazione, premettendo di non essere un ambientalista, ha toccato argomentazioni attuali ma anche trascorse, nel caso specifico, rifacendosi ad un volume del 1974, alla Venezia- Monaco per la quale ha ricordato, un bellunese, assessore regionale Veneto, ebbe a dire:"«vi faremo un'autostrada soft, anzi light». Gaffarini si è detto contrario al progetto di variante all'abitato di Cortina Franceschi-Lunardi interrogandosi sulla destinazione dell'enorme quantità di materiale di scavo che ne sarebbe scaturita. Dino Fava ha soprattutto spiegato la nascita di Cipra Italia di cui è fondatore e membro, lasciando subito la parola a Claudio Agnoli, un po' il portavoce della neonata "Per altre strade"-Dolomiti", associazione che si batte contro il prosieguo dell'A27. Si è parlato della necessità di avere un 'economia integrata, ma anche di trasporto su rotaia per togliere dalla strada l'enorme quantità di Tir, di aumento esponenziale del traffico inevitabile con la realizzazione di nuove strade e si è anche puntualizzato che in fin dei conti, pure i sindaci delle valli interessate chiedono in sostanza piuttosto che un'autostrada, delle circonvallazioni che permettano di liberare i centri cittadini dalle automobili. Nives Milani
Il Gazzettino 21.08.2007 Veneto, l'assessore Chisso replica a Variati (Pd) «Niente colate di cemento ma servono infrastrutture» Quando si parla di arterie stradali e impatto ambientale è bene evitare le ipocrisie politiche. L'assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso così risponde al capogruppo del Partito democratico in Regione, Achille Variati, che nei giorni scorsi ha sottolineato alcuni nodi aperti sullo scenario delle infrastrutture regionali, quali la compatibilità ambientale delle arterie stradali in fase di realizzazione e l'assenza di un trasporto pubblico locale su rotaia che possa dirsi veramente tale. «Sono temi importanti sui quali si devono evitare le ipocrisie politiche che colgo in alcuni esponenti regionali del Pd - sottolinea Chisso - Variati parla della necessità di rivedere le programmazioni in essere, per evitare il rischio che in breve tempo la pianura Padana si trasformi in una colata di cemento dalla Lombardia fino al Veneto orientale. Giusto, ma sono considerazioni un tantino esagerate e sembrano attribuire alle sole infra-strutture il grande consumo di territorio degli ultimi decenni. Per quanto riguarda il Veneto, la Giunta ha lavorato sue due fronti: nell'adeguamento della viabilità esistente e nella realizzazione del pacchetto delle grandi opere previste dalla legge obiettivo. Nel primo caso sono state utilizzate le risorse del bilancio regionale con l'obiettivo di mettere in sicurezza soprattutto quelle preesistenti situazioni di pericolosità». L'assessore considera poi come le opere della legge obiettivo, non solo rappresentino gli strumenti necessari per lo sviluppo della regione, ma siano anche priorità condivise dai governi regionali e nazionali: «Sono interventi attesi da tutti che vedono frenati i loro programmi di sviluppo proprio dall'attuale situazione di carenza infrastrutturale. Stiamo lavorando su scenari ancora d'emergenza, ma il salto di qualità negli sviluppi successivi è previsto in un documento frutto di tre anni di riflessione, il Piano regionale dei trasporti. E Variati lo dovrebbe sapere perché questo piano "giace" in Consiglio. Alcune idee di prospettiva noi le abbiamo colte, ora bisogna che l'assemblea legislativa favorisca questo processo». Ma Chisso fa anche una riflessione sulle attuali strutture logistiche e gli interporti. «Tutti abbiamo in mente l'obiettivo, cioè spostare la mercé dalle strade alle ferrovie, ma non basta dirlo e per farlo servono interventi che stiamo sostenendo da anni: senza l'alta capacità ferroviaria è illusorio spostare quote significative di traffico stradale pesante, all'interno di una rete che sappiamo carente, mentre ci sono problematiche sull'autostrada viaggiante che devono essere risolte dalla divisione Cargo delle Ferrovie - sottolinea l'assessore - In ogni caso, il percorso è lungo e va fatto anche attuando politiche di dialogo con le associazioni dei vari settori della produzione».
Corriere delle Alpi 17.08.2007 Un centinaio protestano e appendono striscioni contro i rumori Sit-in ambientalista al casello dell’A27 FARRA D’ALPAGO. Ferragosto in strada, anzi in autostrada, per un centinaio di residenti della Val Lapisina e di ambientalisti bellunesi e trevigiani. Il 15 agosto hanno manifestato, davanti al casello dell’A27, in Fadalto, contro il collegamento con l’A27, in Cadore ed in Carnia, nonché contro la società autostradale che a due anni dalle sollecitazioni non ha ancora risolto il problema dell’inquinamento acustico proveniente dal passaggio soprattutto di moto e di veicoli pesanti sui viadotti. Una cinquantina di persone ha fatto una ricognizione, nella mattinata, tra i borghi della valle, constatando che i rumori dell’autostrada si avvertono in misura pesante anche nelle aree più distanti, perché rimbalzano sui pendii del monte Visentin. A mezzogiorno l’appuntamento sulle aiuole spartitraffico davanti all’ingresso autostradale del Fadalto. Sono stati esposti numerosi striscioni che hanno incuriosito i numerosi automobilisti di passaggio: “Mai più così”, “Più cervello meno cemento”, “Ci avete rovinato la valle”. Sono stati distribuiti anche volantini con le ragioni della protesta; resiste ancora la paura di nuove escavazioni e soltanto il Piano d’area può in tal senso rassicurare. Bruno Salvador, portavoce del “Comitato Fadalto”, che ha firmato la protesta, ha riassunto il significato dell’iniziativa, osservando che ogni anno si aggiungono nuovi motivi di disagio. «La Val Lapisina, che è stata abusata con la costruzione dell’autostrada, è pienamente solidale - ha sottolineato - con le popolazioni del Cadore e della Carnia contrarie al nuovo collegamento autostradale». Per quanto riguarda le problematiche locali, è stato sollecitato il Comune di Vittorio Veneto alla pulizia della più importante area di parcheggio lungo la statale di Alemagna, dove nei giorni scorsi sono state scaricate onduline di eternit, accanto alle quali i turisti si sono fermati a bivaccare. E’ stato poi rilanciato l’allarme per i motociclisti che continuano a fare le corse lungo i tornanti del Fadalto, nonostante sia aumentata la sorveglianza. Francesco Dal Mas
La Repubblica 15.08.2007 Un’umanità che non sa salvare se stessa Le illusioni sull'ambiente di Giovanni Sartori La Terra è ammalata, il clima è impazzito, le risorse si assottigliano. Pian piano (troppo piano) se ne stanno accorgendo un po’ tutti. Ma la gente non vuole sapere; vuole sperare. E così la gente «rimuove» le cattive notizie. Chi ne dà notizia è un catastrofico, un apocalittico, e magari anche un uccello di malaugurio. Ma se una cattiva notizia è vera, allora è vera. Ed è purtroppo vero—la scienza è pressoché unanime nel certificarlo— che siamo al cospetto di una catastrofe ecologica che andrà a rendere invivibile anche la vita dell’uomo. Comincio dalla notizia più sconfortante: che i più indifferenti al loro stesso destino sono i giovani. Gli spregiati anziani si battono, in definitiva, per le generazioni future (al momento della resa dei conti loro, gli anziani del Duemila, non ci saranno più). Ma i giovani se ne sbattono, non gliene frega niente. Il documentario americano di Al Gore, Una verità scomoda, sul riscaldamento globale è stato visto da molta gente; ma, a quanto pare, da un pubblico tutto al di sopra dei 40 anni, nessuno, o quasi, sotto. Il cosiddetto popolo di Seattle gira il mondo diffondendo sciocchezze sul capitalismo e sulla globalizzazione, senza capire che la loro causa dovrebbe essere di salvare la Terra e, con essa, se stessi. Però anche tra i quarantenni in su l’istinto è di «struzzeggiare». Anche se l’evidenza scientifica sul collasso ecologico è ormai schiacciante, per il grosso pubblico ogni pretesto è buono per non crederci. Il dibattito si svolge su tre fronti: 1) la fallibilità delle previsioni, 2) l’incertezza sulle cause, e quindi sulle «colpe», 3) l’efficacia dei rimedi. Se queste tre indagini vengono pasticciate, allora «l’ambientalista scettico» ha buon gioco nel far confusione. Ma se vengono separate, allora si vede subito che bara al gioco. 1. Nelle previsioni bisogna distinguere tra prevedere un trend, una linea di tendenza, e prevedere una scadenza. Le previsioni sbagliate sono quasi sempre le seconde. Il che non vuol dire che siano sbagliate per eccesso di pessimismo. Al momento risultano semmai sbagliate per ottimismo. Per esempio, la Terra si sta scaldando più rapidamente del previsto. E lo stesso vale per l’esaurimento del petrolio, che potrebbe avvenire anzitempo. Invece la previsione di un trend è raramente sbagliata. Perché in questo caso non anticipiamo il «quando» di un evento, ma che avverrà. E il punto è che lo sbaglio cronologico (di date) non scredita la credibilità di un andamento. 2. In materia di spiegazione causale, l’ambientalista scettico ci racconta che le oscillazioni climatiche ci sono sempre state, e quindi che sono causate da fattori naturali e astronomici che sfuggono al nostro controllo. Se così fosse, saremmo impotenti. Ma per fortuna non è così. Nell’ultimo milione di anni i cicli glaciali sulla Terra si sono ripetuti per durate medie di 100.000 anni; e la più recente «piccola era glaciale» copre un periodo di circa 500 anni con un massimo di raffreddamento tra il 1645 e il 1750. E questi richiami fanno già intravedere radicali differenze tra quei passati e il nostro presente. Il nostro cambiamento è velocissimo e cumulativo, il che induce a sospettare uno sviluppo lineare «senza ritorno », e cioè senza ciclicità. A conferma basta la logica, l’argomento che i fattori scatenanti dell’inquinamento dell’atmosfera e anche del suolo non esistevano in passato. L’inquinamento industriale, l’inquinamento da automobili, l’inquinamento da produzione di energia, e così via, sono una novità assoluta. Inoltre il problema non è soltanto un inquinamento riscaldante, ma anche un rapido esaurimento delle risorse, ivi incluse le risorse rinnovabili. Il nostro è ormai uno «sviluppo insostenibile », tale perché l’uomo consuma le risorse rinnovabili della Terra—specialmente l’acqua e il cibo—a un ritmo che già supera del 20 per cento la capacità che ha la Terra di rigenerarle. Unritmo che ha tutte le minacciose sembianze di una crescita esponenziale (come nella sequenza aritmetica 1, 2, 4, 8, 16...). Dunque che la nostra catastrofe ecologica sia causata da fattori cosmici non è soltanto smentito da tutta la scienza seria e dai milioni di dati che ha raccolto, ma risulta anche una tesi del tutto implausibile a lume di logica. 3. Veniamo ai rimedi. Ovviamente i rimedi dipendono dalle cause, e cioè dalla malattia che li richiede. Altrettanto ovviamente molti rimedi non rimediano: sono sbagliati o comunque insufficienti. L’aspirina non cura la polmonite. L’acqua è un rimedio per la sete ma non per la fame. In gergo tecnico le cause sono chiamate variabili indipendenti, che possono essere tantissime (multicausalità). Inoltre una variabile indipendente può risultare dipendente da una variabile che la precede. Ma niente paura. Il groviglio viene semplificato se ci chiediamo: qual è la variabile primaria che sta a monte di tutte le altre? E cioè la variabile che più e meglio fa variare tutte le altre? A mio avviso è la variabile demografica, la «bomba demografica», e cioè l’esplosione della popolazione. In un solo secolo la popolazione si è più che triplicata. Sono passate diecimila generazioni per farci arrivare a 2 miliardi di essere umani. Oggi siamo 6 miliardi e mezzo; e tra 50 anni potremmo essere 9 miliardi. Follia. Si risponde che ci salverà la tecnologia. Forse. Ma forse no. Perché un effetto collaterale della tecnologia è di aggravare il danno. L’uomo dell’età tecnologica ha, rispetto ai suoi antenati, un potere cento volte superiore (dico a caso) di danneggiare il suo habitat. Oggi ogni persona in più dei paesi sviluppati o in rapido sviluppo (Cina inclusa) inquina ed esaurisce le risorse naturali (mettiamo) 50 volte di più di un uomo di cinquecento anni fa. Comunque, ammettiamo — ottimisticamente — che la tecnologia ci possa salvare. Ma questa speranza è sottoposta a una condizione tassativa: fermare, e anzi fare retromarcia, sulla crescita della popolazione. Volendo, è l’intervento più facile e indolore: basta promuovere con risolutezza l’uso dei contraccettivi. Già, volendo. Senonché la Chiesa cattolica (non le altre religioni) non vuole, il piissimo presidente Bush non vuole, e i demografi (assieme a molti economisti) vogliono sempre più bambini per alimentare le pensioni. Si può essere più irresponsabili e dissennati di così? Non volere i contraccettivi equivale a condannare, nei prossimi decenni, due miliardi di persone a morire di sete, e un altro miliardo a morire di fame. Anche se queste sono stimeall’ingrosso, sono stime attendibili. Afronte delle quali non ci dovrebbero essere tabù (religiosi o emotivi) che tengano. Invece tengono. Ci siamo fregiati del titolo di homo sapiens sapiens. Ma un’umanità che non sa salvare se stessa da se stessa merita semmai il titolo di homo stupidus stupidus. Aproposito: buon ferragosto. Oggi siate lieti e spensierati. Se poi vi interessa il futuro, allora mi potete ancora leggere e «male dire» domani.
Il Gazzettino 10.08.2007 «A27 “lunga” ora c’è condivisione» Reolon: «Anche i sindaci storicamente contrari punti a considerarla come una delle ipotesi sul tappeto» «Oggi possiamo dire che non c'è più un no pregiudiziale al prolungamento dell'A27 fino a Gosaldo, nemmeno da parte dei sindaci storicamente contrari all'avanzamento verso nord dell'infrastruttura» . Sergio Reolon, presidente della Provincia, ne parla come un suo fiore all'occhiello : la lunga serie di incontri con i presidenti delle Comunità Montane e con i sindaci ha prodotto risultati importanti. Non sarebbe corretto dire che "tutti i sindaci sono d'accordo" sul prolungamento del1'A27, ma per usare le parole dello stesso Reolon «è stata rimossa la contrapposizione aprioristica» . In altre parole: c'è disponibilità a considerare il prolungamento dell'A27 come una delle due ipotesi sul tappeto sul fronte infrastrutturale (l'altra, ovviamente, è la circonvallazione di Longarone). Merito, sostiene Reolon, della capacità di confrontarsi con pari dignità con tutti i soggetti interessati, senza far calare dall'alto i progetti sul territorio ma cercando una reale condivisione sugli stessi. «Rivendico con orgoglio e con soddisfazione - dice il nostro - che il metodo del dialogo, del confronto senza preclusioni e senza posizioni preconcette, in questo caso ha dato dei frutti importanti . Da parte dei sindaci oggi c'è una disponibilità che non c'era mai stata in passato, una sorta di apertura alla possibilità che l'autostrada sia prolungata fino a Rivalgo . Si chiede alla Regione uno studio che metta a fuoco le problematiche legate all'impatto ambientale, ma anche di sostenibilità sociale ed economica . Ma - e questa è la novità maturata attraverso il confronto - non c'è più, da parte di nessuno, una posizione aprioristicamente contraria al prolungamento dell'A27 . Il che non vuol dire che tutti siano d'accordo sulla opportunità di realizzare l'autostrada, ma che in un'ottica democratica ognuno si atterrà ai risultati di questo studio e lo ha messo nero su bianco . Se la Regione, alla luce di questa valutazione, tra le due opzioni (circonvallazione di Longarone da un lato, prolungamento A27 dall'altro) si orienterà sulla seconda, non ci saranno barricate». Già, perchè con lo stesso metodo Provincia, Comuni e Comunità Montane si sono positivamente confrontati sul dimensionamento e sugli interventi dell'Alemagna nelle due diramazioni verso Cortina (vedi la circonvallazione da Rivalgo, ex Macchietto, a Venas) e verso il Comelico . Ora si può e si devesperare che analoga apertura e disponibilità ci sia da parte delle istituzioni bellunesi sia nel confronto con la Regione che con le associazioni di categoria, in primis con Assindustria, che molto si è spesa in favore del prolungamento. «Ora possiamo dire - conclude Reolon - di avere delle idee condivise da mettere sul tavolo anche a Roma quando dovremo parlare di interventi prioritari e progetti da finanziare . E, ricordando le divisioni del passato, non è un traguardo di poco conto . Tiziano Graziottin
Il Gazzettino 04.08.2007 Sul tema del prolungamento A27-A23 Il Comitato Pas incalza il ministro «Opera che non porta sviluppo» CortinaIl Comitato Pas, "per altre strade" Dolomiti, ha incontrato a Cortina il ministro Cesare De Piccoli, al quale ha consegnato una sintesi delle osservazioni raccolte tra le popolazioni delle vallate dolomitiche, in occasione degli incontri promossi a giugno sul tema del progetto autostradale Carnia-Cadore. Al rappresentante del Governo, i rappresentanti hanno spiegato la loro posizione: «Siamo a favore delle grandi opere che promuovono il trasporto collettivo e riteniamo vecchia e sbagliata, in una economia globale, la logica, sposata da alcuni gruppi industriali veneti e friulani, che propone collegamenti come quello tra la A27 e la A23 per la mobilità individuale su gomma, utili a garantire la remunerazione dei capitali investiti e non il benessere collettivo. Il futuro del nostro territorio va cercato tra le migliori soluzioni che già vengono sperimentate nei Paesi che trainano il progetto europeo: qualità professionali dei singoli e qualità ambientali del territorio sono il nostro futuro. Scelte infrastrutturali di vecchio stampo contraddicono la possibilità di costruire un futuro di benessere. La proposta di costruire grandi opere autostradali con l'impiego enorme di risorse, convinti di favorire lo sviluppo, è un terribile abbaglio che verrebbe pagato non solo dalle popolazioni residenti nelle valli dolomitiche ma da tutti i cittadini. Non intendiamo essere portatori di una opzione ideologica, ma vogliamo dare voce a quanti vedono nelle Dolomiti una risorsa, non solo per i suoi abitanti, ma per tutta l'umanità».Nives Milani
La Vita Cattolica 04.08.2007 Autostrada in Carnia, Il Governo: prima di decidere sul collegamento ascoltiamo le comunità locali Gli industriali fanno pressing Ancora pressing dal Veneto e in particolare lare dal Bellunese per la nuova autostrada che dovrebbe attraversare la Carnia. Nonostante la contrarietà di larga parte della Val Tagliamento, in Friuli, e del Cadore, gli industriali chiedono a gran voce il collegamento tra l'A23 e l'A27. Hanno presentato, nei giorni scorsi, il progetto di fattibilità, per oltre 3 miliardi di euro. Costi molto alti perché il tracciato si svilupperebbe in galleria. Sostengono che l'infrastruttura è necessaria allo sviluppo e alzano le spalle quando il capo della Soprintendenza del Veneto, Guglielmo Monti, afferma che la colata d'asfalto sarebbe un affronto alla bellezza del territorio. A Cortina per un incontro, il viceministro alle infrastrutture, Cesare De Piccoli, ha osservato che comunque la si pensi, «è molto importante ascoltare le comunità locali». «Mi sta bene che le associazioni degli industriali si impegnino - ha aggiunto - ma poi occorre sentire le istituzioni, capire cosa ne pensino gli enti locali e le province interessate». De Piccoli ha precisato che fino a questo momento al ministero non esiste ancora un'istruttoria e lo stato dell'arte è ancora fermo «ad un protocollo d'intesa che risale al governo Berlusconi, e cioè tra l'allora ministro Pietro Lunardi ed i rappresentanti delle regioni». Dal canto suo, il presidente di Atlantìa, Gian Maria Gros-Pietro, la società che ha rilevato le ex Autostrade, ha puntualizzato: «Il collegamento tra la A27 e la A23 dovrà essere costruito con una gara europea alla quale certamente parteciperemo». Ricordando che una prima bozza di connessione era stata concepita molti anni fa dallo stesso gruppo, il presidente ha aggiunto che «il contratto dovrà essere scritto secondo regole che lo rendano presentabile ai mercati internazionali».
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