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APRILE Il Gazzettino 29.04.2007 Enemonzo. Il collegamento A23-A27 ritenuto per ora impossibile da Petris«Autostrada? Irrealizzabile» «Sulle infrastrutture sbagliato il "muro contro muro"» «Non userò il bilancino del farmacista, nè farò un ragionamento di circostanza». Apre così il consigliere regionale Renzo Petris il suo intervento nel corso del dibattito tenutosi ieri ad Enemonzo dopo le relazioni del convegno "La valle si fa autostrada?". E anche se nelle cinque ore fitte fitte di opinioni, dissertazioni, informazioni c'è stato di che scrivere un libro, alla fine un po' le attenzioni si concentrano su quei minuti. Primo perchè, come sottolinea in apertura Marco Lepre di Legambiente, è un peccato che l'incontro gemello di fine gennaio a Villa Santina fosse andato per così dire sprecato causa la mancanza di rappresentanti politici e, secondo, perchè al momento del dibattito in sala di politici locali ci sono praticamente solo Petris e Fabio D'Andrea, e quando la moderatrice informa che Di Centa, Marsilio e Cuzzi hanno scritto per scusarsi dell'assenza, qualcuno tra il brusio generale lamenta la partenza anticipata degli onorevoli Tondo e Lenna. Poi, oltre al fatto che su ogni sedia c'è la risposta all'intervento di Petris sul forum telematico, è in quei minuti che si accendono di più gli animi, in particolare quando questi sottolinea come "la giusta dialettica sulle infrastrutture debba essere intesa non come muro del no bensì come mediazione e che allo stesso modo in cui questa viene pretesa dai comitati venga anche riconosciuta nella direzione opposta". Riguardo l'ipotetico collegamento A23-A27 in particolare "i numeri sono tali per cui nella contingenza del momento credo sia un'opera irrealizzabile, mentre a volte c'è chi ragiona come se domattina dovessero aprirsi i cantieri. I comitati offrano piuttosto il loro supporto ai sindaci nella battaglia per i punti neri della viabilità montana". Tutti temi che sono stati i cardini del pomeriggio, assieme anche al ruolo degli stessi comitati, con il rappresentante del ministero per l'ambiente Erasmo Venosi a rispondere a Petris affermando che "questi evidentemente occupano un vuoto pneumatico determinato dagli stessi partiti e dalla crisi della rappresentanza". Al centro dell'attenzione, ci sono stati anche i cambiamenti climatici, le considerazioni di Venosi sull'effetto nimby in un mondo troppo pieno e su una concezione neoclassica della politica che non si confronta con i limiti allo sviluppo, il monito di D'Andrea a guardare non a Tarvisio bensì alla negletta Val Canale per ogni confronto, il suo invito a individuare un definito progetto di sviluppo per la montagna. E infine l'elogio del consigliere regionale Metz alla qualità del convegno, il suo richiamo ad autostrade digitali per la montagna e non a tracciati veloci che saltano il territorio.
Il Messaggero Veneto 27.04.2007 Lettera del consigliere Renzo Petris Dibattito La Carnia può fare a meno di quell'autostrada di Alfio Anziutti Desidero intervenire per aggiungere qualcosa al singolare punto di vista del "vicepresidente del gruppo consiliare regionale dei Ds" Renzo Petris, in merito all'autostrada da lui accettata "senza se e senza ma". Ci troviamo in presenza di uno strano concetto di democrazia partecipata, rimasugli forse di letture giovanili, che si fonda sulla contrapposizione "parlamentarismo - assemblearismo" (forse non ricorda che la Costituente era un'assemblea) e sul principio di una acritica acquiescenza dei "rappresentati" (così ci chiama) su ogni decisione che dall'alto viene calata dai "rappresentanti": decisioni sulle quali è sì permesso discutere, ma solamente per accettarle. Forse alcuni "rappresentati" la pensano diversamente da questo vizio populista della delega, che, invece di agevolare la partecipazione quotidiana dei cittadini (forse pericolosa per i privilegi), punta solamente a chiamarli ogni cinque anni alle urne. Io credo che il ruolo virtuoso svolto dai "Comitati popolari" contro certa arroganza del potere serva a contribuire a informare la gente, fornendo ulteriori notizie che la politica (quella con la p minuscola) cerca di nascondere, facendo bene alle istituzioni perché le costringe a ragionare e a uscire dal "Palazzo". Petris, retoricamente, chiede: le grandi opere servono al paese o ne possiamo fare a meno? Ma certo che la Carnia può fare a meno dell'impattante autostrada! Che è tutto fuorché, come vuole far credere Petris, "moderna". Dovrebbe saperlo, infatti, che l'Europa (Italia compresa) si è impegnata a non realizzare nuove autostrade transfrontaliere, perché dannose e col rischio quindi di costruire ruderi. Voglio ricordare al ds regionale Petris che tra le "grandi opere" necessarie (dal suo punto di vista, ovviamente) c'era il tanto famoso quanto necessario "Ponte sullo Stretto", voluto da Forza Italia (che in Sicilia ha fatto il pieno di voti), ma poi cancellato dai Ds nazionali, ritenendo più importante infrastrutturare la Sicilia con ferrovie e viabilità normale. E quello, guarda caso, che chiedono l'Europa e il "Comitato Pas-Dolomiti" per la Val Tagliamento. Ricordo in proposito che da decenni si parla del superamento dei vergognosi cinque "punti neri" della statale 52 e che la galleria del Passo della Morte, cominciata nel 1993, è ancora da completare per mancanza di fondi: perché non spendere la mostruosa somma di due miliardi e mezzo di euro (per gli 85 Km da Longarone a Cavazzo) "modernizzando" finalmente la viabilità normale della vallate carniche, costruendo sì autostrade ma... telematiche, fornendo servizi, non togliendo acque e ospedali, sostenendo nuove tecnologie e non vecchi profitti. Queste sì sono opere strategiche per la Carnia (sulle quali potrebbe maggiormente impegnarsi il "nostro"), necessarie a collegare l'economia e la società di un territorio e non solo ad attraversarlo passandoci sopra con i Tir: come insegnano l'Europa e il "Comitato Cipra". Perché è a questo che serve l'autostrada, a vuotare le nostre vallate di storia, salute e bellezze naturali per riempirle di polvere, benzene per soddisfare altri interessi, non certo quelli della Carnia e del Cadore. Terre che "già hanno dato" alla collettività, attraverso parecchie servitù (altro che «non nel proprio orto»!),accanto a servizi, peraltro, che intendono continuare a svolgere, tra cui quello di conservare e far godere un ambiente salubre e incontaminato a uso di chi visita la montagna e che l'autostrada inquinerebbe per sempre (assieme alle coscienze, all'aria, alle acque!): un raro patrimonio da consegnare alla generazioni future, oltre che base indispensabile per ogni seria proposta turistica. Al "sì e basta" del consigliere regionale Petris, che spero non sia quello dei Ds, i cittadini, i loro comitati, i Comuni contrappongono pacatamente la difesa dei loro territori in linea europea sul "Protocollo trasporti", che prevede per le Alpi una "Mobilità dolce" alternativa alle autostrade del devastante effetto serra. Queste sono, credo, le informazioni da fornire ai cittadini non ricordandosi di loro solo per le elezioni regionali del 2008, usando il "mercato del consenso" per demonizzare i comitati e creando confusione tra i cittadini. Cosa che peraltro non fa il suo collega di partito e presidente del gruppo regionale Ds Travanut, che si è schierato a fianco del comitato contro il megacementificio-autostradale di Torviscosa. Invece di assumere posizioni di retroguardia sul futuro della Carnia a difesa di altri interessi e non quelli della montagna (com'è appunto quella di farlo passare sopra la soluzione finale dell'impatto autostradale), non sarebbe male dare un'occhiatina oltre confine e poi, capito come funzionano le cose, impegnarsi ad applicare, almeno in regione se non in Italia, il "Protocollo trasporti" dell'Unione europea. Consigliere comunale Comitato "Per altre strade - Dolomiti"
Messaggero Veneto 24.04.2007 La Carnia e l'autostrada
Il Gazzettino 26.04.2007 lettere Da più parti si levano voci... Da più parti si levano voci in merito all'ipotesi del
prolungamento dell'autostrada, si fanno convegni e come di consueto si
enfatizzano i pro ed i contro. Desidero esporre delle considerazioni che non
nascondo essere nettamente di parte, in quanto cittadino di Domegge di Cadore,
che sarà il comune maggiormente danneggiato dalla ventilata realizzazione
dell'autostrada. Il discorso dovrebbe finire qui perché credo non esista alcuna
possibilità che l'amministrazione comunale dia il proprio assenso (nella
sciagurata ipotesi dovranno i cittadini in prima persona farsi carico
dell'opposizione). I progetti prevedono l'attraversamento del torrente Talagona
con un viadotto avente la funzione di "presa d'aria" tra due lunghe
gallerie. In sintesi un camino che scaricherebbe tonellate di fumi, polveri e
quant'altro lungo l'asta del torrente che forma la valle omonima. La Val
Talagona (battezzata la valle silente dai pionieri dell'alpinismo) è profonda
nove chilometri ed è sbarrata dalla catena dolomitica degli Spalti di Toro.
Potrebbe diventare una discarica di fumi e veleni con la certezza della sua
morte ambientale, la chiusura dei suoi due rifugi ed il totale abbandono di
boschi e pascoli. Essendo l'unica ed ultima risorsa rimasta al comune di Domegge,
non penso che assisteremo ad un suicidio. Se questa esposizione può essere
dettata dal sentimento affettivo, desidero completare il ragionamento con un
documento il cui contenuto deve essere attentamente valutato. E' un intervista
al presidente della Regione Veneto Galan, pubblicata dal Gazzettino il 2
dicembre 2004, il quale dice: «Quando dico che serve una strada che porti a
nord, non è per portare la gente a Cortina, ma per fare in modo che un'azienda
di Monaco o Dusseldorf scelga il porto di Venezia e non quello di Rotterdam per
le proprie merci». Sorgono immediate tre considerazione: 1) quando si parla di
togliere dall'isolamento la provincia di Belluno, si mente sapendo di mentire,
perché come visto, ben altro è lo scopo che va nel senso negativo opposto al
termine isolamento; 2) appare evidente che il nostro destino sarà quello di
vedere una lunga fila di autotreni (sono previsti uno ogni due secondi nei due
sensi di marcia) che allieteranno le nostre notti insonni con effetto
amplificatore dato che la valle è abbastanza stretta ed incavata tra i monti;
3)se quanto citato è il pensiero/scopo del presidente Galan e del business
costruttivo, credo ne sia venuta meno la consistenza poiché non credo che i tir
che entreranno in Italia da Tarvisio abbiano alcun interesse a risalire la Val
Tagliamento e scendere per il Cadore. Credo sia più breve e logico il tragitto
Tarvisio-Udine Venezia. Non è che si creerà una devastante opera
sottoutilizzata? Considerato inoltre che si è già raggiunta la curva massima
di estrazione del petrolio, c'è l'ipotesi che quando l'autostrada sarà
terminata potremo trovarci in una fase economica recessiva. Mi rivolgo pertanto al buon senso che la gente di montagna ha
sempre profuso nella sua storia plurimillenaria per prendere posizione avversa
all'autostrada; cosa che sta già facendo con molto più impegno di noi il
comitato carnico "Per altre strade".
Il Diari 04.2007 Autocè? “Nissun no nus à domandàt nuie” Ogni dì che al passe il fumeron che al involute la
cuistion dal colegament autostradàl fra il Cjadovri e Damàr, par unî
"A27" (Vignesie-Belum) e "A23" (UdinTarvis), al devente
plui peni. Par verificà cemút che a intindin di movisì i sindics, devant des
pressions contrariis des istituzions centràls e dai comitàts popolàrs, o vin
interpelàt un scjaput di aministradórs, di ca e di là de Maurie Ogni dì che al passe il fumeron che al involuce la cuistion dal colegament autostradàl fra il Cjadovri e Damàr, par uni "A27" (Vignesie-Belum) e "A23" (Udin-Tarvis), al devente plui penc. Si moltiplichin lis riunions, i documents e i comitàts, ma lis informazions e i dàts su la opare a restin scjars e ben ben confusionàts (par un esempli, no si sa se i 35-40 mil "Tir" di passac ogni dì che e à scrit cierte stampe a son chei preventivàts o chei che a saressin necessaris par justificà la realizazion sul pian economie ...). De infrastruture che e varès di colegà lis areis industriàls dal Venit sul confin di Tarvis, passant la Maurie (midiant di un trafór) e dute la part alte dal cjanàl dal Tiliment (ce in galarie ce su viadots), si cjacare aromaí dal 2004, cuant che e je jentrade tal plan strategjic des grandis oparis dal guvier Berlusconi. Sul plan locàl ché sielte, che e jere stade condividude di Renzo Tondo cuant che al jere president de Regjon, e je stade confermade di Riccardo Illy che le à metude dentri tal so "protocol" dal 2006 cul guvier Prodi. Ma il passac de politiche ai progjets nol è mai stàt fat, gjavàt un "progjet di fatibilitàt" che in Friúl al à tacàt a zirà tal 2005 ma che in Venit nol à mai vùt difusion uficiàl. Al pont che, par vélu in man, i sindics dal Cjadovri a àn scugnút fàsal puartà dai coleghis cjargnei ae riunion dai 16 di Marc, cuant che si son dàts dongje a Calalzo. Intant di ca e di là de Maurie, a son nassúts come foncs i comitàts popolàrs contraris ae opare, biel che lis categoriis imprenditoriàls a argagnavin sù lis amministrazions regjonàls, di ca e di là de Livence, un "pressing" simpri plui fuart a pro dal colegament, culminàt cul intervent dal president talian Luca Cordero di Montezemolo, intant de assemblee dai industriài belumats dai 26 di Fevràr. Par verificà cemút che a intindin di movisi i sindics, devant des pressions contrariis des instituzions centràls e dai comitàts popolàrs, o vin interpelàt un scjaput di ministradòrs, di ca e di là de Maurie. Luche Nazzi
LINO NOT, president de Comunitàt di Mont de Cjargne «E je ore di finile di fà cjacaris e di "sbarà" numars di ogni fate. Noaltris sindics o volìn ciarece par che o podìn cjapàsi sù lis nestrís responsabilìtàts. Par che, dopo de riunion di Calalzo, o vin decidút di domandà un incuintri uficiàl cui responsabil dal compartiment tecnic de Anas dal Nordest, Ugo Di Bennardo. Al è probabil che si cjatarìn dopo Pasche, a For Disore». Lino Not, president de Comunitàt di Mont cjargnele e sindic di Davàr, prin di dut al crót che al sedi necessari «creà un front unitari dai sindics, cence cjapà posizion ni pal "sì" ni pal "no"» fintremai che la cuistion no sarà sclaride. «I tecnics a àn di pandinus la logjiche vere di cheste infrastruture: ce obietîfs di trafic che e smire, cuàl saressial l'aument veicolàr previodùt, ce colegaments cu la viabilitàt ordenarie che a saressin programats... O savìn benon trope bisugne che e à la statàl 52; di jessi regolade, massime di Vile fintremai a la Maurie, e o sàvìn - ancje che e je destinade a resta in gjestion ae Anas ancje dopo dal I di Zenàr dal 2008, cuant che invezit chés altris stradis a passaran sot de aministrazion regjonàl». De bande de Regjon friùl Vj, Not al dîs che no son formis pression a pro de opare: «L`assessór Lodovico Sonego nus à dit par cumò di confrontàsi cun serenitàt fra di noaltris sindics». PAOLO IUSSA, sindic di Denemonc II sindic di Denemonc, Paolo lussa, al è stuf di riunions e di cjacaris. «A son mès che si riunissisi di un continui par discori di une opare che a volaran al mancul 25 agn par progjetàle e po par realizàle - dissal - Cumò avonde. O condivît in plen il paré dai sindics dal cjanàl dal Tiliment - al zonte lussa -. Si à di tacà comedant i cussì clamàts "ponts neris" de statàl e nó si batarìn ancje par otignî il trafór de Maurie. Pal rest, no stin a contà sflocjis. La pression de Regjon le vin vude e ancje se cumò l'assessòr Sonego al pense di plui aes votazions dal 2008 che no ae autostrade, 2 més indaùr nus veve dit che o vin par fuarce di meti dentri tai gnùfs plans domandàts de riforme urbanistiche regjonài la prevision de autostrade. E par plasè che no stedin a tirà fùr la storie de superstrade che e sarès miór de autostrade. Ché sì che e fiscarès dut il teritori e che si scugnarès fale passà framiec dai paîs». ANDREA GHIDINA, sindic di For Disot Promotór di un document unitari dai sindics de valade dal Tiliment al è il sindic di For Disot, Andrea Ghìdìna, che si lamente ancje lui pe confusion che e regne su la cuistion e che ur pant solídaritàt ai aministradòrs cjadovrins pal brut spieli di mancjade transparence de bande dai sorestants dal Venit. «In face di cheste situazion, no o intindìn di ribalta il probleme. 0 savin che la viabilitàt pal nestri cjanàl e je une emergjence e alore o domandìn che lis autoritàts competentis a frontín prin di dut i "ponts crítícs", cemút che al domande il teritori. Ai è di slargjà il toc de statàl fra Denemonc e Vile; si à di elimínà la rive disore Socléf; si àn di fa i trafórs de Ma urie e dal Rest. De autostrade o cjacararìn cuant che nus presentaran i studis e i numars sui beneficis che e podarès puartànus. Par cumò e je une cuistion che no nus interesse. Ma se par càs I'íter al ves di vé un svilup, alore o pratindìn che i ents locài a sedin clamàts dentri e ducj a àn di savé za che nà o refudìn il model imponùt al Cjanàl dal Fier. Jo o cràt che, in prevision des votazions regjonàls dal 2008, la cuistíon si cuietarà e noi sarà un màl vé devant un an di rìflession e di confront dulà che i candidàts a varan di pandi i Iòr programs e i lòr progjets». EUGENIO BENEDETTI, sindic di Dimpec «Parcè varessino di discori di autostrade se nissun no nus à domandàt nuie e se no vin in man nancje une cjarte? Lis nestris necessitàts lis vin scritis tal document firmàt di ducj i sindics dal cjanàl - For Disore, For Disot, Sauris, Dimpec, Socléf, Preon, Denemonc e Vile -, il rest a son cjacaris». Ancje il sindic di Dimpec, Eugenio Benedetti, al è dentri tal partît di chei "stufs di tabaià dibant", tant e tant cuntune vene pessimiste plui marcade, par vie che al tonte: «Se la autostrade e covente pardabon par dute la Italie, par amor o par fuarce, o varìn di glotìle e alore al è miór preocupàsi di cjatà lis compensazions justis e di cjatà il percors che al fàs mancul dam. Par altri - al tonte -, no mi scompon masse ancje parce che duci san che la Anas no à bècs nancje par fa manutenzions, figuràsi par un progjet che a coventaressin 30-40 agns par rivà insom. Par gno cont, o vin di profità di cheste ocasíon no dome par "sblóca" ducj i progjets par míorà la statàl 52 za pronts pal cantîr, ma ancje par scancelà dal dut la idee de superstrade, ipotizade tal Plan urbanistic regjonàl vieri, che no je mai stade comencade ma che ancjemò in zornade di vué nus inderede cun vìncui urbanistics» PIERMARIO FOP, sindic di Calalzo (Cjadovri) Di là de Maurie, il síndic di Calalzo Piermario Fop al è deventàt un pont di riferiment pal moviment dai sindics. Li dal so municipi al à organizade la prime riunion dai aministradòrs dal Cjadovri e de Cjargne e dì li al è partît un coordenament che al varès di là di là de emergjence autostrade par interessà altris setórs di colaborazion e di condivísion politiche. «Par me un amínistradór al à di rispuíndi prìn dì dut ae domande: cuàl isal l'interès dal gno teritori? E alore, sun cheste cuístion, no rivi a capi ben ce che al è daúr a capità – al declare Fop -. Ca di noaltris fint vuè noi è stàt organizàt nissun incuintri uficíàl ni cu la Provincie, ni soredut cu la Regjon e cu la Anas e nissun no nus à mostràt nissun "progjet dí fatibilitàt". Te riuníon dai sindics che o vin organizàt a Calalzo fra aminístradórs cjadovrìns e cjargneì o sin stàts ducj dacuardi che al covente miorade la viabilitàt ordenarie, che e je disastrose. Sun chest o volìn impegnàsi par otignî intervents che a sedin funzionài pes nestris esigjencis locàls. Sperìn che il front al restí unît ancje se, come che al sucèt fra poiitics, ancje fra di noaltris andè 3 categoriis di sindics: chei che no ur interesse masse la cuístion, chei che a son in buíne fede e chei che a pensin pe cariere». COMITATS IN RET Te stesse maniere che al è daùr a nassi un coordenament fra aministradòrs cjarniei e cjadovrins, a son daùr a deventà plui profonts ancje i rapuarts fra i comitàts popolàrs di ca e di là de Ma urie. Un segnal fuart al è vignùt de clape “Per altre strade”, nassude in Cjarnie ma di calchi setemane deventade “Per altre strade Dolomit”. Tal so sìt internet e proferìs une grande documentazion sul progjet di colegament autostradàl, ancje il document cu lis ipotesis de Anas e dal commissari di guvier per oparis strategjichis, che al cjacarave di une infrastrutture di 85 Km cun 42 km di galariis, 6,4 km di viadots e 7 svincui, cuntun cost di 2.149 miliarts di euros.
Il Gazzettino 23.04.2007 volantino Il noto climatologo l’altra sera a Domegge: «Le terre alte sono da numero chiuso, i piani regolatori devono difenderci» Mercalli: «Giù le mani dalla montagna» «Bisogna imparare a vendere ospitalità ed atmosfera ad una pianura devastata che punta solo sul petrolio» Domegge «La montagna è da numero chiuso. Non ti
permette di fare più quello che vuoi. I Piani regolatori devono adeguarsi a
questa necessità, Non per isolarci, ma per difenderci». Un'ora e mezza di
dotta esposizione quella di Luca Mercalli, climatologo e presidente della Società
meteorologica italiana, sabato a Domegge, dalla quale sono emersi scenari
preoccupanti. Numeri e prospettive che ci dicono che è giunto il momento di
fermarci e di cambiare rotta. «Smettiamola di fare gli americani. C'è bisogno
di nuove idee, di contributi per dare sbocco al futuro della montagna. Non
dobbiamo accontentarci di essere qualificati come cittadini di serie B,
schiacciati da economie sleali». Introdotto dal giornalista Rai, Luca Ginetto,
Mercalli ha salutato il folto pubblica della sala, ricordando da dove viene e le
battaglie che lì, in Val di Susa, sono ancora all'ordine del giorno, come il no
all'alta velocità. «Non esistono ricette salvavita, ma modelli da seguire
questo si». E ha spiegato come, a 630 metri di quota,ad Occidente, sulle Alpi
Gialle a Bussoleno dove insiste la stazione meteorologica, sia possibile
recuperare una vecchia cascina, ristrutturarla, dotarla di pannelli solari (
produciamo più energia di quanta ne consumiamo) coltivandone il terreno tutt'attorno
a patate, incentivando la pastorizia ovina, bovina e commercializzando il ricco
raccolto di castagne. «Ma non siamo isolati, c'è Internet. Con poca spesa e
una buona linea telefonica ADSL a banda larga, possiamo lavorare anche dodici
ore al giorno». Spiega: «la città è penetrata nella montagna a viva forza.
Cinquant'anni di industrializzazione ci hanno ridotto davvero male. La nostra ma
anche la vostra del Cadore è ancora la vera cultura alpina. Riflettete
sull'opportunità di insistere e di combattere. Niente impianti sciistici a
grande portata che non riducono le code, ma le fanno salire solo un po' più in
alto. Più alberi invece». Mercalli a lungo ha parlato di energie alternative
con un riferimento specifico a "Casa Klima". «Bolzano è
all'avanguardia in Italia e in Europa. Dobbiamo copiare quel modello che per i
nuovi edifici pubblici diventa con maggio, obbligatorio. Questo dimostra quanta
attenzione abbia quella regione per l'ambiente». Una bottiglia di plastica di
acqua minerale è diventata poi oggetto di ilarità, quando Mercalli ha
sottolineato come che per arrivare sino a Domegge, avesse fatto un lungo
viaggio. «Viene da Salisburgo. Un rifiuto in più da riciclare. Ma vale la pena
acquistare acqua così lontano? Non è più buona quella del sindaco?». Un
concetto basilare di sopravvivenza turistica che Mercalli ha spiegato è che la
montagna «deve imparare a vendere ospitalità ed atmosfera ad una pianura
devastata che ci vuole imporre l'eredità sterile del petrolio. Esiste un limite
a tutto. Ciò non significa che dobbiamo vivere miseramente. Qui c' è ancora un
barlume di saggezza. Esercitiamola e mettiamola in pratica». La seconda parte della serata è stata
dedicata al clima, a questo caldo così anomalo, ai ghiacciai che si ritirano
come la Marmolada, a questa delicata fase del nostro tempo. Sta per verificarsi
un'altra estate 2003, con temperature pesanti e le conseguenze che conosciamo».
Sì ma con grande riserva alle biomasse, si all'energia alternativa, eolica e
solare, per un futuro di autosufficienza per la montagna. «In Italia siamo 60
milioni di persone che nel contesto mondiale contano poco. Quando giungerà il
momento della resa dei conti in cui il poco petrolio rimasto dovrà essere
spartito, noi saremo come la mosca su una mucca. Con un colpo di coda la si
scaccia». Dal pubblico domande sul Protocollo di Kyoto che secondo Mercalli non
è stato un bluff. Ed un no deciso per l'autostrada verso la Carnia.
Corriere delle Alpi 22.04.2007 Pieve di Cadore, nell'incontro Bortolo Mainardi nega stravolgimenti ambientali nei futuri collegamenti viari Metti il tunnel tra A27 e A23 Sulla rotaia: «Quanto pensate duri quella dí Calalzo?» PIEVE DI CADORE. «Il progresso e lo Sviluppo (li un territorio)). ha affermato Bortolo Mainardi parlando davanti al volto pubblico invitato dai Lions Club, nella sala del nuovo palazzo CosMo a Pieve di Cadore, «non arrivano a caso, ma sono il frutto di una serie di azioni che fanno accorciare le distanze e di conseguenza portano l'aumento degli scambi e della ricchezza». L'incontro voluto dai Lions cadorini per sensibilizzare i giovani sulle tematiche di questo tipo, riguardava "infrastrutture e mobilità porlo sviluppo". Ferrovia non proprio utile. strade da potenziare: Mainardi non manca di suggerire la sua, sull'onda anche delle spinte confindustriali locali per una viabilità più snella. Un tema senz'altro affascinante che è stato affrontato dal conferenziere analizzando la storia dell'uomo e il progredire del suo sviluppo sul territorio. Mainardi ha parlato di quella grande struttura pubblica realizzata dai romani che è stata la loro rete stradale che ha poto non solamente i soldati, ma ha consentito anche alle merci ed alle persone, di circolare nel mondo conosciuto. Scendendo poi dal tempo antico al tempo attuale, Mainardi ha analizzato la situazione attuale italiana verificando che «alla fine degli anni 50, cioè tra il 1935 e il 1964» ha affermato «l'Italia è riuscita a dire un'autostrada lunga più di 800 km, stabilendo con gli un vero record mondiale. Oggi, ha aggiunto, lo stesso tempo - 8 anni - non è stato sufficiente per costruire la variante di valico tra Firenze e Bologna. L'Italia da prim'attrice com'era negli anni '60 e '70, con la disgraziata decisione di non costruire più autostrade, si è lasciata superare persino dalla Spagna che ha oggi una rete autostradale doppia a quella italiana. Per quanto riguarda il Veneto e il Cadore», ha proseguito, «noi stiamo viaggiando ancora sulla rete stradale che è stata realizzata due secoli fa, e la stessa strada di Alemagna è stata realizzata nel 1931. Da allora, a parte qualche piccola rettifica, le auto continuano a correre su questa rete stradale, anche se il loro numero è aumentato a dismisura. Voglio anche affermare», ha aggiunto «per chi ama il treno, che la ferrovia oggi non riesce più a far diminuire il traffico sulle strade e questo mezzo di trasporto tanto importante, oggi si pone solo come alternativa all'aereo. Per quanto riguarda la ferrovia che arriva Calalzo, se guardate i vagoni vi accorgerete che i passeggeri sono molto rari e l'introito che ne deriva copre appena il 10% del costo della linea ferroviaria. Quanto pensate che l'amministrazione delle Ferrovie dello Stato possa tenere ancra in vita questa linea?». Solo al termine del suo intervento Mainaedi ha accennato al by-pass da realizzare a cavallo delle autostrade A27 ed A23, spiegando che non ci sarà stravolgimento del territorio perché per un terzo correrà solamente in galleria. «Ben più gravi» ha affermato, «sono le conseguenze sull'ambiente a causa delle emissioni degli scarichi delle auto incolonnate ad ogni fine settimana». La conferenza e lo stesso Bortolo Mainardi sono stati introdotti dal presidente del Lions Club, Carlo Costare Dorigon. Al termine della relazione di Mainardi, e prima del dibattito pubblico, è intervenuto Pio Benvegnù, vice presidente di Assindustria, che ha mostrato brevemente la posizione dell'associazione relativamente alle argomentazioni presentate dal relatore, e alla difficoltà che incontrano le imprese per operare in questa situazione, dove la burocrazia rallenta lo svolgimento di tutte le attività. Vittore Doro
Il Gazzettino 17.04.2007 Enemonzo. Confronto sul collegamento con il CadoreL'autostrada nella valle i nuovi timori della Carnia Una foto che da Esemon guarda verso i prati che affiancano l'attuale arteria stradale. Poi un'altra a fianco, identica, ma con sullo sfondo, accanto ai boschi e alla base delle montagne, un viadotto autostradale. E una domanda: "La valle si fa autostrada?". È questo il titolo che è stato scelto per l'ennesimo incontro di informazione dibattito sull'ipotesi di collegamento autostradale Carnia-Cadore tra la A23 e la A27, che si terrà ad Enemonzo, nel centro sociale, sabato 28 aprile alle 14.30. Organizzato da Movimento Mont, Comitato Per Altre Strade e Legambiente, l'incontro si aprirà con il saluto del sindaco di Enemonzo Paolo Iussa e le introduzioni di Alfio Anziutti del Pas Dolomiti e di Marco Lepre del Circolo Legambiente della Carnia.Sarà poi la volta delle relazioni che entreranno subito nel vivo con la presentazione dello studio di fattibilità dell'opera da parte dell'ingegner Alessandro D'Agostino. Andrea Wehrenfennig parlerà nello specifico dei flussi di traffico nelle Alpi Orientali, mentre Luigi Casanova illustrerà il protocollo trasporti della Convenzione delle Alpi e della Commissione Internazionale Protezione Alpi.In seguito sarà la volta di Erasmo Venosi con la valutazione di impatto ambientale delle grandi opere, mentre le conclusioni saranno affidate a Franceschino Barazzutti del Movimento Mont. Gli organizzatori hanno invitato il presidente della Regione Illy, i parlamentari Di Centa, Lenna e Tondo, gli assessori regionali Marsilio e Sonego, i consiglieri regionali Della Pietra, Franzil, Martini, Menis, Metz e Petris, gli assessori provinciali D'Andrea e Caroli, nonchè il presidente della comunità montana della Carnia Not, tutti i sindaci e gli assessori locali della Val Tagliamento. F.S.
Il Gazzettino 16.04.2007 Longarone. L'assessore regionale alla viabilità si è detto disponibile a confrontarsi a maggio con i sindaci del comitato per il prolungamento dell'autostrada. Chisso pronto ad incontrare il fronte del sì De Cesero: «Quanto a Perarolo di Cadore, prendo atto del suo no, ma non vorrei che avesse frainteso i nostri obiettivi» L'assessore regionale alla viabilità, Renato Chisso incontrerà nel mese di maggio i primi cittadini del comitato per l'autostrada. Lo ha annunciato il sindaco di Longarone, Pierluigi De Cesero, promotore del gruppo. «Nei giorni scorsi in occasione della firma dell'accordo di programma che ha visto la Regione Veneto deliberare il contributo per la realizzazione della strada interna della frazione di Igne, mi sono incontrato con l'assessore Chisso, il quale ha subito manifestato la propria disponibilità ad incontrarci per affrontare la delicata questione - precisa De Cesero -. Da parte mia ho ribadito le nostre necessità legate all'individuazione di uno studio di fattibilità che determini un progetto di sistemazione del tratto di strada. Il nostro obiettivo è di far comprendere agli organi competenti (Regione Veneto e Veneto Strade) le esigenze dei territori che rappresentiamo all'interno di un progetto dove la prosecuzione dell'autostrada è considerata una soluzione ottimale, senza per questo scartare altre ipotesi che portino a risolvere una volta per tutte la situazione della viabilità nella parte alta della provincia di Belluno quale elemento di sviluppo per l'economia bellunese e di movimementazione di flussi viabilistici interni». De Cesero prende poi atto della decisione del Comune di Perarolo di Cadore di scegliere il fronte del no in merito all'ipotesi di prosecuzione autostradale. «Rispetto pienamente la loro decisione, ma non vorrei che non fosse stata capita in maniera approfondita la questione. Sembra che da notizie di stampa l'amministrazione comunale di Perarolo abbia scelto il fronte del no in quanto preoccupata in particolare da possibili interventi vincolanti sul proprio territorio. Qui si inserisce l'asimmetria informativa che ha portato l'amministrazione a ritenere quale unica ipotesi possibile quella attuale di collegamento tra l'A27 e la A23. Il problema di valutazione sta proprio qui in quanto è stato ribadito in tutte le sedi istituzionali che quel tracciato è solo una delle ipotesi, ma non l'unica. Del resto la forza del nostro gruppo è di poter essere protagonisti delle scelte nei nostri territori difendendo tutti assieme la sostenibilità di qualsivolglia progetto in rapporto ai nostri territori. Ovviamnente da parte mia non posso che limitarmi ad una constatazione lasciando necessariamente le valutazioni politiche ai colleghi dell'amministrazione di Perarolo. Inoltre, nei giorni scorsi, ho avuto anche un colloquio informale con il sindaco di Calalzo di Cadore, Fop, con il quale siamo pronti a confrontarci». Roberto Padrin
Messaggero Veneto 15.04.2007 Gemona. Ieri sera il secondo vertice fra tutte le associazioni. Alcuni comitati manifesteremo anche il 12 maggio a Trieste in occasione del G8 Proteste per l'ambiente, il forum si mobilita In piazza il 25 aprile contro il cementificio e il 1o maggio per fermare la Tav Si partirà il 25 aprile da Torviscosa dove i comitati scenderanno in piazza in opposizione al cementificio, passando poi per la manifestazione del primo maggio a Cervignano contro la Tav e infine per quella del 12 maggio a Trieste, in occasione del G8. Un punto quest'ultimo particolarmente caro all'associazione triestina Yabasta che grazie all'intervento di due ricercatori della Sissa è stato approfondito tanto da convincere gran parte dei comitati dell'importanza di esserci, a Trieste, il 12 maggio. La maggior parte dei sodalizi intervenuti ieri a Gemona (erano circa 25 quelli rappresentati) si sono quindi detti favorevoli alla mobilitazione in quella giornata, ma non sotto l'ala del Forum. Parteciperanno, quindi, come movimenti singoli. «Il 12 maggio ci saremo - ha detto Franca Pradetto di Assieme per il Tagliamento, facendo eco a molti altri rappresentanti di comitati come quelli contrari alla Tav e all'autostrada Carnia-Cadore) -, ma non possiamo pensare che la gente ci segua numerosa per manifestare contro le tematiche generali e di ampio respiro relative al G8. La massa critica possiamo farla solo se in piazza scendiamo per problemi ambientali legati al nostro territorio. Temi che alla gente stanno a cuore». Come le casse di espansione, il cementificio, la Tav. Diversamente dalla manifestazione sul G8, alla quale il Forum, come detto, non parteciperà (ai singoli comitati la scelta se aderire o meno), la discesa in piazza contro la politica ambientale perseguita dalla Regione, ombrello che mette insieme tutte le opere contro le quali si battono i comitati, sarà caratterizzata (salvo sorprese) dalla posizione unitaria del Forum, fronte unico che in quel caso si presenterà a Trieste con nome e cognome. Di quella manifestazione, però, ieri si è discusso poco o nulla. Recentemente annunciata dall'associazione Assieme per il Tagliamento a seguito dell'archiviazione dell'esposto del Wwf sulle casse di espansione da parte della Commissione europea, a oggi resta orfana di una data. Se ne riparlerà il 19 maggio quando il Forum si riunirà nuovamente a Gemona. «Pensavamo al 23 maggio-ha detto Franca Pradetto-, ma la data è troppo ravvicinata al 12. Dovremo quindi ridiscuterne insieme». Ed eccola la parola chiave: insieme. Quella che ieri sera, a tratti, sembra essere sfuggita di mano, ma che non mancherà a Trieste davanti al palazzo della Regione. Di quali saranno i modi e i tempi di quella mobilitazione si dovrà discutere, prendendo tra l'altro in considerazione le varie proposte emerse ieri durante il dibattito, non ultima quella di posizionare una tenda permanente fuori dal palazzo della Regione. Maura Delle Case
Il Gazzettino 15.04.2007 Il Forum dei comitati si spacca sulla manifestazione al G8 di Trieste Gemona Problemi di crescita per il "Forum dei comitati e delle associazioni impegnate nella salvaguardia dell'ambiente della regione", riunitosi ieri pomeriggio in Comunità montana. Se sulle manifestazioni del 25 aprile a Torviscosa e del 1. maggio a Cervignano, oltre che su una futura grande manifestazione davanti al palazzo della Regione di Trieste, le parti sembrano d'accordo per una partecipazione unitaria, i pareri si sono fatti divergenti riguardo alla manifestazione contro il G8 sullo sviluppo sostenibile, in programma a Trieste per il 12 maggio con la presenza, tra gli altri dei rappresentanti dell'Unesco e del presidente di Confindustria, Montezemolo. «Non tutti i gruppi e le associazioni - ha detto il moderatore Andrea Sandra - sono d'accordo nel manifestare uniteriamente di fronte a quell'evento. Dunque, il Forum non vi parteciperà in maniera unitaria, ma ogni comitato potrà scegliere di partecipare a titolo personale». La manifestazione contro il G8 era un proposta che arrivava dall'associazione triestina "Ya basta" che ieri ha comunque comunicato di aver aperto una petizione per creare un rete ad hoc e partecipare all'evento. Di fronte alle spiegazioni dei ricercatori della Sissa, Alberto Mazzoni e Luca Tornatore, presenti all'incontro di ieri, rispetto ai temi del G8 del 12 maggio ("privatizzazione della ricerca" e "green washing"), sono state diverse le volontà di partecipare espresse da parte dei Comitati: tra questi, i comitati "No Tav" della Bassa, ma anche di alcuni comitati della Carnia impegnati nella questione del collegamento stradale Carnia-Cadore. Da parte sua "Assieme per il Tagliamento" si è pure detto contrario ad una partecipazione unitaria di tutto il forum. «I movimenti ci saranno il 12 maggio - ha detto Paolo De Toni - ma i comitati hanno altre finalità rispetto ai movimenti, e altri modi di porsi»: fra i presenti c'è stato pure chi ha richiamato l'attenzione sull'organizzazione di manifestazioni pacifiche che non implichino il ricorso alla violenza. Il forum, che ha cancellato dai suoi punti all'ordine del giorno la data del 12 maggio, si ritroverà il prossimo 19 maggio sempre a Gemona. Ieri erano presenti i rappresentanti di 25 comitati, una ventina di membri di centri sociali. P.C.
Carta EstNord 14.04.2007 Movimenti Friuli Nasce il Forum dei comitati IN FRIULI È STATO COSTITUITO IL FORUM DEI COMITATI, che si sono riuniti il 31 marzo su iniziativa di Assieme per il Tagliamento, nei locali della Comunità montana a Gemona. Franca Pradetto, portavoce dell'associazione promotrice, sottolinea che il filo conduttore della lotta comune è l'impegno a ribaltare i processi decisionali opponendosi al «metodo antidemocratico con cui la Regione prende le decisioni strategiche ascoltando solo le grandi lobbies economiche, mentre ignora la voce dei cittadini, dei portatori di interessi diffusi, delle piccole economie locali, impegnati a salvaguardare l'integrità culturale, sociale e ambientale del Friuli Venezia Giulia». Trova così una forma più solida la collaborazione e il coordinamento delle varie lotte in corso, che comprendono - fra l'altro - l'opposizione all'eletrodotto Wiirmlach-Somplago [farnia Movimento], ai rigassificatori di Trieste, alla cementificazione dei parchi di Monfalcone, alla Tav; ma anche la salvaguardia del litorale carsino o il problema discariche a Firmano [Udine]. C'era, naturalmente, anche il gruppo Per Altre Strade che sta dando battaglia contro il progetto di prolungamento autostradale della A27 da Pian di Vedoia [Belluno] a Tolmezzo passando per Carnia e Cadore. E proprio questo sodalizio annuncia la nascita di Per Altre Strade [Pas] Dolomiti, un incontro oltre i confine delle province di Udine e di Belluno, «che unisce idealmente i paesi dalla Val Tagliamento fino a Cortina, allo scopo di cercare contatti unire culture e condividere percorsi comuni». Frattanto, il coordinamento delle associazioni ambientaliste bellunesi, insieme a una delegazione friulana, il 5 aprile scorso ha incontrato il presidente della Provincia, Sergio Reolon, cui ha manifestato netta contrarietà al progetto autostradale. Il nuovo corridoio internazionale per i tir richiesto dalle industrie di pianura, sarebbe dannoso per il territorio montano cui porterebbe solo traffico e inquinamento, senza benefici alla popolazione.
Il Gazzettino 12.04.2007 Cadore e viabilità Perarolo - Non sarà certo il consiglio
comunale di Perarolo a pronunciarsi a favore dell'autostrada, e chi pensava di
annoverare tra i favorevoli il comune cadorino, pesantemente toccato dai
tracciati ipotizzati, dovrà ricredersi. Questo il succo di un lungo dibattito
nel corso della seduta di martedì scorso, acceso da una polemica verso il
sindaco, "accusato" di non aver smentito una sua presunta disponibilità.
«Non c'era nulla da smentire - ha ribattuto Ruggero Lollato - in quanto agli
atti non c'è assolutamente nulla, quello che sappiamo a tutt'oggi lo dobbiamo
in gran parte alla stampa. Io stesso ho partecipato ad una sola riunione dei
sindaci dati per favorevoli all'autostrada tenutasi a Longarone e ho espresso
tutte le mie perplessità, anche sul fatto che l'autostrada debba puntare ad
est, e la netta contrarietà ad uno svincolo a Caralte». Sia dalla maggioranza
che dalla minoranza sono comunque arrivati inviti a smentire presunti pareri
favorevoli e fortissime critiche all'opera. «Rischiamo di essere travolti da
decisioni calate dall'alto - ha commentato il vicesindaco Pier Luigi Svaluto
Ferro - ed è chiaro che l'opera non serve a noi, ma ad altri soggetti, risponde
ad interessi politici ed economici a livello molto più ampio». Molta
l'incredulità su un progetto considerato inconsistente, «forse studi e
progetti servono soprattutto a chi li commissiona o li fa» ha commentato Angelo
Zangrando. «In ogni caso - ha aggiunto Pietro D'Olif - anche se l'opera non si
facesse mai, già oggi si producono dei danni gravissimi con discorsi di questo
tipo». «Dobbiamo essere noi a decidere il futuro del nostro territorio - ha
concluso Mario De Bona - Perarolo ha già dato abbastanza». I consiglieri
all'unanimità si sono detti favorevoli a discutere il problema in un'apposita
riunione per formulare poi un parere ufficiale.
La Vita Cattolica 07.04.2007 Di Pietro in visita a Trieste Solo con la finanza di progetto, che attinge ai privati, si potrà realizzare qualche tratto della futura autostrada della Carnia, dal Cadore ad Amaro. Fondi pubblici non ce ne sono per completare l'arteria. Lo ha ammesso a la Vita Cattolica il ministro alle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, che abbiamo incontrato durante le sue recenti visite a Venezia e Trieste per la sottoscrizione dei «Contratti di quartiere»… …Non ci sono, dunque, i soldi per fare il collegamento autostradale fra Amaro e Longarone? «Non possiamo immaginare di poterlo realizzare da noi perché si tratta di una spesa di 2 miliardi e 400 milioni di euro. L'Anas ha messo in piedi la procedura per il project financing. Vedremo quale tratto si potrà realizzare con i privati». Solo quello cadorino? «Verificheremo»… F.Dal Mas
Il Gazzettino 06.04.2007 leggi l'intervento delle associazioni e comitati Ambientalisti delusi dalla posizione di Reolon (R.G.) Deludente. É questo l'aggettivo usato dagli ambientalisti per definire l'incontro con il presidente della Provincia di Belluno Sergio Reolon, ieri pomeriggio, sul tema autostrada. «Eravamo coscienti di non poter far sposare a Reolon la nostra posizione in toto - afferma Augusto De Nato, portavoce del gruppo -, ma la speranza, come si dice, è l'ultima a morire. Abbiamo rilanciato quindi a favore dell'avvio di un più vasto e ampio confronto con l'intera cittadinanza, convinti come siamo che la nostra contrarietà all'autostrada sia condivisa da buona parte della popolazione». Reolon , da parte sua, ammette che «i miei dubbi sull'opera in questione sono ormai risaputi. Vero è, però, che io sono il presidente di tutti. E di tutti quindi sono tenuto a sentire la voce per poi indirizzare lo sviluppo della provincia nella strada richiesta a maggioranza». All'incontro di Palazzo Piloni erano presenti i rappresentanti bellunesi di Wwf, Cai, Legambiente, Italia Nostra, Ctg, Pronatura e di vari comitati locali. «E anche quelli di Samarcanda - sottolinea De Nato - che è un movimento culturale e sociale che ha fatto propria la problematica dell'autostrada. Non potevano mancare nemmeno gli ambientalisti della Carnia, dove si registrerà un vero e proprio sfregio indelebile. Ma una ferita significativa la subirà anche il nostro paesaggio. E pensare che la Provincia e varie altre realtà stanno lottando per far riconoscere le Dolomiti patrimonio Unesco. Ci sembra veramente un paradosso». Alla riunione gli ambientalisti hanno letto un documento, per voce di Giovanna Deppi, nel quale si conferma la contrarietà alla prosecuzione dell'autostrada. Auspicando invece un ragionamento a 360 gradi sulla mobilità della provincia e su ciò che realmente necessitano i bellunesi. Reolon ha spiegato che «il piano strategico della provincia di Belluno si dirige proprio in questo senso». Un progetto, quello del piano strategico, che gli ambientalisti sognano all'insegna di un sensibile cambio di rotta. Dal punto di vista della mobilità ma anche, più in generale, relativamente ad altre tematiche quali ad esempio quelle dell'acqua e dei rifiuti.
Il Nuovo 06.04.2007 Ambiente: chi era costui? di Lisa Peratoner Le ragioni dell'industria e del "progresso" prima di quelle dell'ambiente e della salute dei cittadini: le scelte politiche che hanno caratterizzato la gestione del territorio nella nostra regione negli ultimi anni ci hanno ormai abituati a questa scala di priorità. Gli esempi non mancano: gli elettrodotti destinati a spuntare come funghi sul territorio perchè le imprese della regione, energivore come poche nel resto d'Italia, proprio non possono farne a meno; i progetti di rigassificatori nel golfo di Trieste perché seno qui si muore di freddo e di fame, come Sonego insegna; il Corridoio 5 perché altrimenti perdiamo il treno dello sviluppo e diventiamo una regione da terzo mondo; l'autostrada Carnia-Cadore perchè cosa sarà mai qualche squarcio in più nelle montagne nostrane in cambio degli evidenti benefici per l'economia montana. E l'elenco potrebbe continuare a lungo. Prima l'economia, l'industria, imiti del progresso e dello sviluppo. Poi, eventualmente, il resto. E non è un caso se, nella prima bozza della Riforma urbanistica regionale, il legislatore aveva messo sullo stesso piano ("equiordinate") "la conservazione e la valorizzazione del territorio regionale" e "le migliori condizioni perla crescita economica del Friuli Venezia Giulia", finalità stratetighe cui viceversa - come aveva fatto notare l'architetto Edoardo Salzano - "la Costituzione, l'ordinamento giuridico della Repubblica e la coscienza civile attribuiscono ben differenti gerarchie e priorità". Un passo falso corretto in seconda istanza nella versione definitiva della legge ma che la dice lunga su quale sia la cultura dominante della classe politica che governa il Friuli Venezia Giulia. Non che prima fosse diverso: ma forse da un'amministrazione di centro-sinistra ci si sarebbe aspettati un segno di discontinuità. Per dirla alla Moretti, che dicesse qualcosa di sinistra. E non è solo una seppur minima attenzione alle ragioni dell'ambiente che sembra essere completamente mancata alla politica regionale degli ultimi anni: è il rispetto per la volontà delle comunità locali, è il confronto limpido e trasparente con chi, con le opere di cui la Regione vuole a tutti i costi dotare il territorio, dovrà fare i conti tutti i giorni. La vicenda del cementificio di Torviscosa è in tal senso emblematica: la Bassa friulana ha detto in coro "no grazie", i consigli comunali l'hanno bocciato, i cittadini non vogliono nemmeno sentirne parlarne. Il via libera della Commissione ambiente presieduta dall'assessore Moretton ad un impianto che non potrà non influire pesantemente su un territorio già penalizzato, suona perciò come l'ennesima decisione calata dall'alto sulle impotenti comunità locali. In nome di cosa, poi? Il richiamo al progresso e allo sviluppo, qui, sarebbe davvero fuori luogo.
Messaggero Veneto 05.04.2007 Petris: «Not si informi sui lavori sulla statale 52» Ampezzo. Il consigliere regionale Renzo Petris (Ds), interviene per replicare al presidente della Comunità montana della Carnia, Lino Not, in merito a una richiesta di chiarimenti all'Anas sul tracciato autostradale Carnia-Cadore. «Mandando messaggi equivoci - si legge in una nota-, il presidente fa finta di non sapere che esistono solo ed esclusivamente dei progetti di fattibilità, di cui è in possesso da almeno due anni. Personalmente trovo incoerente l'atteggiamento di Not Mi stupirei se le istituzioni non ragionassero sugli scenari futuri delle infrastrutture strategiche. Bene invece farebbe a chiedere chiarimenti sull'avvio dei lavori pereliminare i punti neri della strada statale 52, come più volte sollecitato dagli abitanti della Val Tagliamento».
Messaggero Veneto 04.04.2007 Lettere Carnia Attesa infinita per la statale 52 Sono trascorsi alcuni decenni da quando si ravvisò la necessità di eseguire un miglioramento della viabilità sulla statale 52 nel tratto Villa Santina-Lorenzago. E in questo tempo cosa si è fatto? Molto poco se non nulla. Si è allargato il ponte sul rio Degano a Villa Santina, si è tolta la strettoia a Enemonzo, "grazie" al terremoto del 1976, e la galleria del passo della Morte, venuta a costare il doppio rispetto alle previsioni e ora completata da oltre sei mesi, non viene aperta per mancanza di fondi per i lavori delle opere di aerazione e illuminazione. Possibile che se è stato fatto 30 non si sia capaci di fare 31? Si sveglino i responsabili e soprattutto gli amministratori. Ora da mesi si parla di un'ipotetica autostrada da realizzare sulla destra orografica del Tagliamento che dovrebbe collegare il casello di Amaro con quello di Longarone, provocando disastri ambientali ed economici a tutta la valle interessata. Non dovrebbe essere così invece per il vicino Veneto che troverebbe la via più breve e veloce per raggiungere l'Est Europa con le proprie merci e i commerci, tutto ciò evidentemente non a beneficio dei cittadini e dell'economia dell'Alto Tagliamento. Cosa direbbe Totò di fronte a una proposta così? Ma fammi il piacere! Come s'è accennato, da decenni le popolazioni dell'Alto Tagliamento invocano il miglioramento dell'attuale tratta Villa Santina-Lorenzago, ora le stesse popolazioni si chiedono: ma se non riescono nemmeno a mettere la luce nella galleria del passo della Morte (futura San Lorenzo)? Amministratori pubblici e Anas smettetela con gli articoli sulla stampa e i progetti per poi non realizzare niente. Ma fateci il piacere! Gianni Nassivera. Forni di Sotto
Il Gazzettino 04.04.2007 Domani alle 16 gli ambientalisti incontreranno a palazzo Ghidoni il presidente Reolon per ufficializzare la loro posizione: «Autostrada inutile e dannosa» Secondo le associazioni non rappresenta la soluzione ai problemi di sviluppo del territorio Il mondo ambientalista bellunese dice
"no" al collegamento dell´autostrada A23-A27. Una posizione ferma,
questa, che verrà ufficializzata di fronte al presidente della Provincia Sergio
Reolon domani alle 16, nel corso dell´incontro programmato a Palazzo Piloni. «Sul progetto -afferma Augusto De Nato,
portavoce delle associazioni ambientaliste (è responsabile del Wwf Feltre e
vicepresidente del Wwf Veneto)- esprimiamo la nostra decisa contrarietà. Questa
non è la soluzione al problema della mobilità che richiederebbe, invece, uno
studio più approfondito. La stessa Provincia, a suo tempo, aveva manifestato la
propria perplessità nei confronti dell´opera: notiamo invece il cambio di
rotta che non è condiviso da noi ma nemmeno da una grossa fetta della
popolazione». Alla riunione di domani parteciperanno i portavoce di vari
sodalizi ambientalisti tra cui Wwf, Cai, Legambiente, Gruppo Natura, Bici
Libere, Amici della Bicicletta, Comitato Acqua Bene Comune. «Ho chiesto al Cai
-spiega Roberto De Rocco, che è anche consigliere del Parco Nazionale Dolomiti
Bellunesi in rappresentanza delle associazioni ambientaliste- di redigere un
documento in cui venga espressa la solidarietà a favore dei sindaci il cui
territorio verrebbe interessato dal tragitto dell´autostrada. E a sostegno, più
in generale, di quanti non vedono di buon occhio la realizzazione di quest´opera.
Bisogna sfatare l´idea che essa possa rappresentare la soluzione ai problemi
economici e di sviluppo del nostro territorio». Il messaggio che gli ambientalisti vogliono
comunicare è semplice: ci si impegni a favore del cambiamento della cultura dei
trasporti piuttosto che dar vita a interventi estemporanei senza un filo
conduttore univoco. «Ciò su cui si deve lavorare -sottolinea Tiziana Stella,
del Comitato Acqua Bene Comune- è la mentalità delle persone, affinché venga
fatta propria la necessità di ridurre la mobilità superflua. Serve un´analisi
approfondita e dettagliata sulla viabilità esistente all´interno e all´esterno
della provincia per comprendere quali sono le reali necessità. Diciamo sì
quindi a un progetto organico e no a interventi occasionali estranei da una
visione complessiva». A presentare le ragioni degli ambientalisti al presidente
Reolon, domani, sarà Giovanna Deppi. All´incontro sarà presente anche una
delegazione di ambientalisti friulani.
Messaggero Veneto 01.04.2007 Costituito il forum dei comitali Gemona: ne faranno parte tutti gli enti del territorio. Tre manifestazioni a Cervignano, a Trieste e a Tolmezzo Gemona. "Rispetto". È sotto questa parola-bandiera che si sono ritrovati ieri pomeriggio, in sala della Comunità montana, 25 tra comitati e associazioni impegnati sul fronte della protezione ambientale in tutta la regione. Da questo incontro ha preso vita un forum dei comitati, inteso non come un'organizzazione verticistica, quanto come una rete permanente tra i tanti sodalizi, utile sia dal punto di vista dell'informazione (interna ed esterna) che da quello dell'organizzazione unitaria (questa la parola chiave) delle prossime manifestazioni. Discese in piazza che vedranno la partecipazione non più di un solo comitato alla volta, ma della cordata che ieri si è ritrovata a Gemona, appuntando sul calendario una serie di date. Il primo appuntamento sarà quello del primo maggio a Cervignano, una sorta di prova generale in vista della seconda manifestazione che interesserà direttamente Trieste, città simbolo perché residenza dell'amministrazione regionale. Nel capoluogo di regione i comitati si ritroveranno- come stabilito dall'ordine del giorno di ieri-il prossimo 12 maggio in occasione del G8 sullo sviluppo sostenibile programmato a Trieste a partire dal 10 maggio. Ma non è finita. I manifestanti torneranno, infatti, a protestare anche per la strade di Tolmezzo. Quando, però, è cosa ancora da stabilire. L'incontro di ieri è solo il primo della serie. Volontà del forum è infatti quella di dare continuità all'azione, «garantire reciprocamente -.come si legge sull'ordine del giorno - lo scambio d'informazioni e il supporto alle iniziative, a iniziare dalle prossime manifestazioni organizzate a Tolmezzo, Cervignano e Trieste». «Siamo convinti che, al di là delle singole questioni puntuali che ci vedono impegnati - dichiara Franca Pradetto, portavoce dell'associazione "Assieme per il Tagliamento" - esiste un denominatore comune che va affrontato e combattuto unanimemente: il metodo antidemocratico con cui la Regione prende le decisioni "strategiche" ascoltando solamente le grandi lobbies economiche, mentre ignora la voce dei cittadini - prosegue Pradetto - dei portatori di interessi diffusi, delle piccole economie locali, impegnati a salvaguardare l'integrità culturale, sociale ed ambientale del FriuliVenezia Giulia». Un passo, quest’ultimo, che è stato riportato nell'ordine del giorno condiviso ieri dai rappresentanti dei comitati. Come detto, sono tre gli appuntamenti fissati in piazza: Cervignano, Trieste e Tolmezzo. Rendez-vous che alla vigilia si annunciano partecipati, almeno stando alla riunione di ieri. «Nel luglio del'76 - ha detto un gemonese dalla platea - appendemmo sul palazzo della Regione un manifesto che recitava "edificio pericolante" Siamo pronti a tornarci». Sui dettagli , delle manifestazioni si discuterà sempre a Gemona, sempre in comunità montana, il prossimo 14 aprile. Maura Delle Case
Il Gazzettino 01.04.2007 Stretto un patto d'azione tra venticinque comitati per difendere l'ambiente Gemona Ambiente: i comitati impegnati contro le diverse grandi opere previste in regione vanno verso la creazione di una rete unitaria. È quanto si è deciso in un incontro svoltosi ieri pomeriggio nella sede della Comunità montana, promosso dal comitato "Assieme per il Tagliamento". Venticinque i comitati e le associazioni presenti, da "Carnia Movimento" contro l'eletrodotto Wrmlach-Somplago, a "Per Altre Strade" contro la tratta autostradale Amaro-Cadore, da quelli del No Tav della Bassa e dell'Isontino, a "Ambiente e sicurezza" con la discarica di Firmano, dai comitati contro la cementificazione dei parchi di Monfalcone e contro i rigassificatori e le antenne di Trieste, fino ad arrivare al Comitato in difesa delle fontane e della falda acquifera della Bassa, e al Comitato per la salvaguardia del litorale carsico. Sono intervenuti anche il presidente del Cordicom Luciano Zorzenone, e Marino Visintini di Legambiente. Dopo il lungo dibattito, le parti hanno steso un documento in cui si impegnano ad attivare un forum e una rete per lo scambio permanente di informazioni e a garantire supporto reciproco nelle prossime manifestazioni. In calendario per il futuro coordinamento c'è la manifestazione sul G8 ambiente e sicurezza a Trieste, già fissata per il 12 maggio. Proprio con il fine di organizzare la manifestazione, le parti si incontreranno nuovamente il prossimo 15 aprile. Tutti hanno dato la disponibilità a partecipare alla manifestazione del 1. maggio a Cervignano organizzata dai No Tav e dai movimenti che fanno riferimento a Paolo De Toni e a quella di Tolmezzo proposta da "Carnia Movimento", ancora da fissare: «Una manifestazione - ha detto il portavoce Renato Garibaldi - che ha il fine di chiedere rispetto alle forze politiche e alla regione verso le nostre opinioni per quanto riguarda il futuro del nostro territorio. Per tale manifestazione, ci sono già contatti con i comitati carinziani». Oggetto di dibattito è stata invece l'idea lanciata da "Assieme per il Tagliamento" di realizzare una grande manifestazione unitaria di fronte al consiglio regionale a Trieste: «In piazza a Trieste - ha detto la presidente di "Assieme per il Tagliamento", Franca Pradetto - ci dovremo arrivare con un documento in cui si devono essere delle richieste precise». Non ultima l'attenzione per l'arrivo del ministro Di Pietro lunedì a Trieste. «Sono 30 anni - ha commentato Paolo De Toni - che aspetto la nascita di un coordinamento». P.C.
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