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DICEMBRE

Corriere delle Alpi  29.12.2007

«L’economia rallenta, ma tiene il passo»

Nel rapporto di Doglioni l’invito a ristrutturare: «Basta colate di cemento»

La Camera di Commercio presenta l’analisi del 2007 con un calo del manufatturiero Il presidente punta sul turismo e sul rispetto del territorio «La montagna non basta più»

Enrico Costa

BELLUNO. L’economia bellunese rallenta rispetto al 2006, ma tiene nonostante l’euro forte e le difficoltà dei trasporti. Le esportazioni crescono e c’è piena occupazione. Le sfide aperte riguardano l’edilizia, il commercio e il turismo. Così nell’analisi di fine anno del presidente della Camera di Commercio, Paolo Doglioni, emergono messaggi come «basta costruire: mettiamo a posto le case vecchie» e «la montagna non basta più: il turista vuole anche cultura, intrattenimento e prodotti del territorio».

Nello scenario internazionale si vedono la crisi del mercato immobiliare Usa, il rincaro del prezzo delle materie prime, l’euro forte sul dollaro. Fattori che incidono sul panorama bellunese, ma non lo offuscano. L’economia della provincia, spiegano i dati della Camera di commercio, è improntata al manifatturiero, che incide per il 27,5 %. Questo dato colloca Belluno al terzo posto nel Veneto dopo Vicenza e Treviso. Solo l’1% dell’economia provinciale è fatta dall’agricoltura, mentre il 9,2% dal comparto edile (con la percentuale più alta a livello regionale).

L’andamento dell’industria manifatturiera, però, dice che mentre nel 2006 si toccò una crescita del 9,5%, ora si cala a ritmi del -2,6%. «Ripiegamento fisiologico verso la media regionale», tranquillizza l’ente camerale.

«La nostra industria è matura», è l’analisi di Doglioni, «non potrà accogliere nuove imprese, ma rafforzare l’esistente». Abbassando la lente sui vari settori, si nota che «i risultati migliori spettano ad occhialeria e meccanica, mentre tessile e trasporti sono in difficoltà».

L’artigianato avanza tra luci e ombre. «La crescita è generalizzata in tutti i settori e vanno meglio i comparti rivolti all’export», afferma Doglioni, ma c’è una «pesante situazione dell’autotrasporto, che in provincia somma alla concorrenza delle imprese dell’Est europeo e all’aumento del gasolio anche il costo aggiuntivo di una viabilità insufficiente». «Fate strade senza rovinare il territorio», è il messaggio del presidente camerale, che non disdegnerebbe «trasporto delle merci su rotaia verso nord e verso est». Per quanto riguarda l’ediliza, c’è un continuo calo della domanda e un aumento dl costo dei mutui. «L’edilizia dovrebbe orientarsi al recupero e all’ampliamento dell’esistente sulla base di incentivazioni che dovrebbero provenire dalle istituzioni pubbliche», sostiene Doglioni.

Cresce l’occupazione nel commercio, ma non la domanda delle famiglie bellunesi. La Camera di commercio chiede di puntare sulla «sopravvivenza dei piccoli negozi di montagna». La novità è l’indotto positivo della mostra su Tiziano. Il turismo rimane una potenzialità, da “coltivare” anche grazie all’agroalimentare.

 

 

Messaggero Veneto  22.12.2007

Firmato il nuovo patto, catasto trasferito: sì a terza corsia, porti e scuola federale

UDINE. Trasferimenti in materia di catasto sottoscritti e - immediata­mente varati - dal consiglio dei ministri. E ancora garanzie sulla terza corsia, sia in merito al tracciato sia alla nomina del commissario, che sarà il presidente dell'Anas. E ancora passi avanti verso la scuola federale e la riorganizzazione del porto di Trieste e delle zone franche. E' questo il nocciolo dell'atto aggiuntivo al Protocollo d'intesa tra la Presidenza del Consiglio dei ministri e la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, il cosiddetto patto Illy-Prodi, firmato ieri a Roma, al termine della riunione del consiglio dei ministri dal premier Romano Prodi e dal presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Riccardo Illy. Un documento diviso in 18 articoli, con cui il governo sottoscrive gli impegni prioritari anche in materia di casse di espansione e fondi per la montagna friulana.

«L'atto aggiuntivo - ha spiegato il " presidente Illy - contiene una serie di misure che, quando attuate, renderanno l'autonomia del Friuli Venezia Giulia ancora più significativa e potranno consentire una serie di benefici per i cittadini e per le imprese».

Le casse di espansione. Tra i punti inseriti nel documento, c'è la questione delle casse d'espansione del fiume Tagliamento. Al Governo si chiede un impegno a chiarire la sua posizione sul piano stralcio, che prevede appunto la realizzazione della casse, se in sostanza si intende confermarne l'attualità o modificarlo invece nei contenuti.

La terza corsia. Sul problema della terza corsia dell'autostrada «A4», nell' Atto aggiuntivo è stata inserita la nomina di un commissario per l'approvazione più rapida del progetto, così come convenuto di recente con il ministro per le Infrastrutture Antonio Di Pietro.

Scuola federale. Vi è inoltre l'impegno ad avviare il percorso per il trasferimento alla Regione anche delle competenze in materia di istruzione, che consentirà di gestire in modo migliore un servizio essenziale per la competitività territoriale del Friuli Venezia Giulia, adattandolo alle specifiche esigenze di alcune aree (montagna) e all' insegnamento delle lingue minoritarie.

Montagna. Sono prese in considerazione anche misure speciali per le aree più fragili della regione, in particolare la montagna. Oltre a un piano di investimento e sviluppo, il protocollo si impegna a accelerare la realizzazione del collegamento fra la A27 e la A23

Caserme. È stato infine inserito nell'Atto aggiuntivo anche il trasferimento di ulteriori beni immobili dallo Stato alla Regione, non solo quelli dismessi dal ministero della Difesa ma anche alcuni che sono di competenza di altre amministrazioni centrali, come il Castello di Udine, che la Regione poi trasferirà al Comune.

Porti e zone franche. Parte il tavolo di confronto sul trasferimento delle concessioni portuali alla Regione. Il governo si dichiara disponibile a concertare con Trieste le nuove aree.

 

 

La Vita Cattolica  22.12.2007

Quel piano territoriale non va

Elaborare un piano più vicino alle reali esigenze della montagna e affidare alla Comunità montana, quale ente di coordinamento e raccordo fra l'amministrazione regionale e i comuni, il ruolo di impostare gli indirizzi strategici dello stesso. È questa la richiesta fatta alla Regione dalla Comunità montana della Carnia, il cui consiglio ha approvato all'unanimità le osservazioni al Piano territoriale regionale, lo strumento di programmazione che delinea la strategia di sviluppo del territorio, definendo gli obiettivi per assicurare la coesione sociale, accrescere la qualità e l'efficienza del sistema territoriale e garantire la qualificazione e la valorizzazione delle risorse sociali ed ambientali. Le indicazioni sono state redatte, nel corso di quattro incontri che si sono svolti nelle ultime settimane, dai tecnici e dagli amministratori del comuni del comprensorio e dell'ente.

«Nella redazione del Ptr - spiega Marino Pavoni, assessore alle politiche comunitarie e informatizzazione della Comunità montana - i comuni e la Comunità non sono stati coinvolti. Lo dimostra il fatto che il documento presenta alcuni aspetti poco chiari e non risponde realmente alle esigenze del territorio. Ne è un esempio la parte relativa al paesaggio e alle zone agricole che non tiene conto, ad esempio, delle necessità delle attività agricole ed economiche. Tutelare il paesaggio montano è fondamentale, tuttavia dobbiamo coniugare questa visione stereotipata dell'area montana con le specificità del territorio, che solo i comuni e la comunità montana conoscono in maniera approfondita».

Fra le osservazioni inserite nel documento approvato dal consiglio, rientra la differenziazione fra le aree agricole di montagna e di pianura, gli ambiti territoriali forestali, il progetto di costruzione dell'autostrada e dell'elettrodotto ma, anche, lo stralcio dell'indicazione grafica di ristrutturazione della linea ferroviaria Carnia-Tolmezzo per il traffico merci a favore della sua sostituzione con l'indicazione di viabilità ciclabile ad integrazione della rete delle ciclovie regionali o di recupero ferroviario a fini turistici.

«Abbiamo, inoltre, richiesto alla Regione - continua Pavoni - la possibilità di avere la delega dai comuni per stabilire gli indirizzi di strategia relativi alla pianificazione del territorio carnico, proponendo la redazione dei piani strutturali. In questo modo, potremo aiutare le amministrazioni comunali nella redazione dei loro piani locali mantenendo una visione di insieme propria di tutto il comprensorio».

 

 

Il Gazzettino  22.12.2007

Approvato il decreto di attuazione, si riapre il dialogo fra Stato e Friuli Vg. Ma resta il nodo dei tributi dei pensionati

Terza corsia, il commissario lo fa l'Anas

Venezia-Trieste, il Consiglio dei ministri accelera l’iter e dichiara lo stato di emergenza da traffico

Udine

Nostra redazione

Non è ancora pace, ma comunque si registra maggior distensione tra il governatore del Friuli Venezia Giulia Riccardo Illy e il premier Romano Prodi. Ieri, Illy ha partecipato alla riunione del Consiglio dei ministri nella quale è stato approvato un decreto di attuazione dello Statuto di autonomia che consente il trasferimento di nuove competenze alla Regione in materia di catasto.

Al termine della riunione, Prodi e Illy hanno firmato un "Atto aggiuntivo" al Protocollo d'intesa tra la Presidenza del Consiglio dei ministri e la Regione siglato un anno fa, «contenente - ha precisato Illy - una serie di misure che, quando attuate, renderanno l'autonomia del Friuli Venezia Giulia ancora più significativa e potranno consentire una serie di benefici per i cittadini e per le imprese».

Tra le novità, alcune riguardano anche il Veneto, a partire dalla realizzazione della terza corsia dell'autostrada Venezia-Trieste. Pur confermando l'opportunità che, a livello di progetto, le opere relative all'A4 e quelle dell'Alta velocità ferroviaria procedano di pari passo, si è condivisa l'esigenza che la terza corsia debba partire con la massima sollecitudine, trovando la copertura economica per quelle parti che riguardano le "interferenze" con la linea Tav, in un intervento finanziario che non impegni Autovie venete.

Il governo, nel documento siglato ieri, ha preso anche atto della richiesta di Illy, presentata assieme al governatore del Veneto, Giancarlo Galan, affinchè sull'A4, nella tratta Quarto d'Altino-San Donà di Piave, si dichiari lo stato di emergenza sulla scorta delle ragioni di urgenza e di pericolo derivanti dal blocco oramai quotidiano del traffico, dagli enormi danni per l'economia dei territori e dall'elevatissima incidentalità, così come prospettati dalle medesime Regioni. Ed in cambio, il presidente del Friuli Venezia Giulia ha dato il proprio assenso alla nomina del presidente dell'Anas Pietro Ciucci quale commissario straordinario, cui demandare anche il coordinamento generale delle diverse tratte autostradali interessate dalla terza corsia.

Un impegno riguarda anche lo sviluppo dell'area montana. E proprio in relazione a questo tema, ecco ribadire la strategicità del collegamento tra le autostrade A27 e A23 (la cosiddetta Carnia-Cadore tra Belluno e Tolmezzo), già individuato nel protocollo originario ed inserito nel Piano territoriale regionale. Per questo Regione Fvg e Governo hanno concordato sulla necessità di accelerare l'avvio delle ulteriori fasi progettuali, anche attraverso il comune concorso ai necessari interventi finanziari. Illy ha potuto anche affrontare con Prodi, presente anche il ministro dell'Economia e delle Finanze Tommaso Padoa-Schioppa, la questione delle compartecipazioni della Regione ai tributi trattenuti ai pensionati.

«Ho ribadito - ha detto Illy nonostante le rassicurazioni fornite da Prodi - che ritengo la legge Finanziaria nazionale 2008 incoerente con il decreto 137 del 31 luglio di quest'anno, che prevede appunto questa misura di compartecipazione. Di conseguenza, se la Finanziaria non sarà modificata con un successivo provvedimento, la Regione sarà costretta a impugnarla davanti alla Corte costituzionale». «Inoltre, per quanto riguarda l'aspetto politico di questa vicenda - ha aggiunto Illy - devo tener conto dell'atteggiamento del Governo, per cui al momento provo forte disagio all'idea di una mia eventuale ricandidatura nel 2008».

Lorenzo Marchiori

 

 

Il Gazzettino  19.12.2007

Piano territoriale

I temi paesaggistici slittano a marzo

Udine

«Abbiamo intenzione di approvare il Piano Territoriale Regionale in gennaio, senza la valenza paesaggistica, che sarà approvata a fine marzo. Le osservazioni possono certamente contribuire a migliorare il lavoro».

Lo ha affermato l'assessore regionale, Lodovico Sonego, al convegno "Paesaggio, storia e risorsa del Friuli Venezia Giulia," scopo del quale era il confronto, tra i tecnici e gli esperti, sui contenuti paesaggistici del Ptr. Il Friuli Venezia Giulia si trova, oggi, ad essere al centro della nuova Europa. I cambiamenti geopolitici ed economici obbligano, quindi, anche ad un ripensamento dell'urbanistica del territorio regionale.

Il nuovo Ptr prevede la valorizzazione dei valori intrinseci (caratteri d'identità omogenei) di un determinato paesaggio. È stato siglato nel 2006 l'accordo per la predisposizione congiunta del piano in questione tra lo Stato (Ministero dell'Ambiente, tutela del territorio e del mare, Ministero per i Beni e le attività culturali) e la Regione. «Cerchiamo di definire delle regole predefinite, trasparenti e note, in base alle quali chiunque potrà a priori sapere le condizioni per un uso ragionevole del territorio. Con i due ministeri lavoriamo in un clima largamente positivo. Lo sforzo è quello di avere un Piano territoriale molto più autorevole, giuridicamente più forte, ma nello stesso tempo, anche amministrativamente, meno invasivo», ha spiegato l'assessore Sonego.

La valenza paesaggistica del Piano dovrebbe facilitare l'azione amministrativa dei Comuni. Nel corso del convegno sono emerse anche le preoccupazioni (presidente dell'Anci Fvg, Gianfranco Pizzolitto), provenienti dal territorio, nei confronti del nuovo piano urbanistico regionale. La complessità che si va a normare è, infatti, grande, la questione delicata ed i contenuti sono ancora da definire. Hanno, inoltre, partecipato al dibattito: il sindaco di Cividale, Attilio Vuga, Felice Capelluti (Ministero dell'Ambiente), Patrizia Miccoli (Ministero per i Beni culturali) e Dario Danese (Regione).

 

 

Il Gazzettino  18.12.2007

Carnia

Piano territoriale regionale, la Comunità montana vuole avere voce in capitolo

Tolmezzo

(d.z.) Elaborare un piano più vicino alle reali esigenze della montagna e affidare alla Comunità montana, quale ente di coordinamento fra Regione e Comuni, il compito di impostare gli indirizzi strategici attraverso Piani strutturali. È questa la richiesta fatta alla Regione dalla Comunità montana della Carnia, il cui consiglio ha approvato all'unanimità le osservazioni al Piano territoriale regionale, lo strumento di programmazione con il quale la Regione delinea la strategia di sviluppo del territorio. Le indicazioni sono state redatte, nel corso di quattro incontri che si sono svolti nelle ultime settimane, dai tecnici e dagli amministratori del comuni del comprensorio. «Nella redazione del Ptr - spiega Marino Pavoni, assessore alle politiche comunitarie della Comunità montana - i Comuni e la Comunità montana non sono stati coinvolti: lo dimostra il fatto che il documento presenta alcuni aspetti poco chiari e non risponde realmente alle esigenze del territorio. Ne è un esempio la parte relativa al paesaggio e alle zone agricole che non tiene conto, ad esempio, delle necessità delle attività agricole ed economiche. Tutelare il paesaggio montano è fondamentale, tuttavia dobbiamo coniugare questa visione stereotipata dell'area montana con le specificità del territorio, che solo i Comuni e la Comunità montana, che da alcuni anni svolge concretamente il ruolo di regia dello sviluppo territoriale, conoscono». Fra le osservazioni inserite nel documento approvato dal consiglio rientra la differenziazione fra le aree agricole di montagna e di pianura, gli ambiti territoriali forestali, il progetto di costruzione dell'autostrada e dell'elettrodotto, ma anche lo stralcio dell'indicazione grafica di ristrutturazione della linea ferroviaria Carnia-Tolmezzo per il traffico merci a favore della sua sostituzione con l'indicazione di viabilità ciclabile ad integrazione della Rete delle ciclovie regionali o di recupero ferroviario a fini turistici.

 

 

...e mentre l'italia viene messa in ginocchio dal traffico su gomma, dando dimostrazione di grande acume, il sig. Plazzotta rimarca l'utilità dell'autostrada...

...in Francia, invece, ancora attendono le sedia dal triangolo friulano. (vedi articolo M.V. 06.12.2007)

 

Messaggero Veneto  13.12.2007

Incontro di fine anno per le aziende di Carnia, Canal del Ferro e Valcanale: intrapreso un percorso di sviluppo che va seguito e sostenuto. II nodo infrastrutture

Assindustria delusa: Progetto montagna svuotato

Il capodelegazione: il 2007 è stato positivo, ma nella seconda parte ha registrato rallentamenti

TOLMEZZO. Decisamente fare l'imprenditore in montagna non è un mestiere facile e gli ostacoli invece di ridursi si moltiplicano: l'ultimo è il depotenziamento del Progetto montagna. «E stato cancellato l'asse privilegiato ed è diventato un mero riordino delle leggi presenti, senza alcun piano o provvedimento aggiuntivo»: lo ha detto Nicola Plazzotta, capo della delegazione di Tolmezzo dell'Assindustria friulana nel corso del rituale incontro di fine anno delle aziende associate della Carnia e Canal del Ferro-Valcanale. Occasione che peraltro ha fornito il de­stro per un bilancio tutt'altro che negativo, anche se l'orizzonte non è proprio sereno, ma lasciamo parlare Plazzotta: «L'economia della montagna ha subito nella seconda parte di quest'anno un leggero rallentamento nella crescita. Gli indicatori restano comunque positivi, in particolare l'export e gli ordini esteri. Più che all'espansione la situazione congiunturale risulta improntata alla tenuta. La spesa in macchinari e attrezzature appare condizionata dalle incertezze legate alla modesta crescita della domanda e al rafforzamento dell'euro, mentre il settore dell'edilizia ha gradualmente rallentato l'attività. Una discreta vivacità - ha poi sottolineato Plazzotta - continua a caratterizzare, per contro, altri settori quali le cartiere, il comparto delle costruzioni in legno e alcuni della meccanica, le occhialerie. Il 2007 è stato un anno caratterizzato dalla tenuta del livello occupazionale delle aziende montane. Le denunce di esuberi e il ricorso alla cassa integrazione sono stati molto limitati».

Poi Plazzotta ha ricordato, anzi quasi rivendicato che «gli investimenti in ristrutturazione e ammodernamento effettuati in questi anni dalle aziende della montagna hanno permesso alle stesse di rafforzare la propria struttura con il risultato di essere in grado di affrontare i cambiamenti di mercato». E in questo contesto si inserisce l'attività della delegazione che ha puntato su tre fattori fondamentali di sviluppo: il nuovo progetto montagna e il ruolo di Agemont; la filiera legno, le infrastrutture e la formazione.

Sul nuovo Progetto montagna, la delusione - come detto - non è stata nascosta, seppure la nuova proposta debba ancora essere sottoposta a una lettura approfondita: «Non c'è alcun accenno a interventi a favore delle piccole e medie imprese. Si tratta di un Progetto che, ad eccezione di qualche intervento in campo energetico, non ha risorse oltre agli investimenti ordinari». Da evidenziare che in sede di redazione del Piano di azione locale della Comunità montana della Carnia, la delegazione di Assindustria si è attivata affinché l'Agemont fosse dotata di strumenti e risorse adeguate alla sua funzione di "servizio" alle piccole e medie imprese della montagna, in particolare per ciò che concerne l'utilizzo delle nuove tecnologie, la promozione della crescita e lo sviluppo dell'edilizia sostenibile. «Al momento - ha detto un preoccupato Plazzotta - il risultato di questa azione appare deludente in quanto è stato riconosciuto all'Agemont un mero ruolo consultivo». Per centro, è stata espressa soddisfazione per l'approvazione della Carta degli aiuti a finalità regionale 2007-2013.

Plazzotta si è quindi soffermato sulle ipotesi della costituzione di un'Asdi (agenzia per lo sviluppo del distretto industriale) del legno della montagna. Si tratta di una iniziativa che Assindustria della montagna «sta seguendo con particolare attenzione sia per rilanciare le possibilità operative di intervento sino ad ora sviluppate da Legno servizi sia per assicurare un più completo approccio ai diversi problemi della filiera legno».

Le infrastrutture restano un tasto dolente, ma Plazzotta ha elencato gli interventi sui punti neri della viabilità in Carnia con alcune importanti opere concluse: una per tutte la Galleria di Nojaris. Inoltre, nel Piano territoriale regionale è stata inserita l'autostrada Carnia-Cadore. Opera sostenuta assieme alle altre associazioni di Belluno, Pordenone e Treviso: è stato presentato un progetto finanziario di sostenibilità dell'opera secondo il modello del project financing, quindi sono necessari finanziamenti pubblici per agevolare la realizzazione dell'opera.

Nelle sue conclusioni, Plazzotta ha ribadito il fatto che «la montagna ha intrapreso un percorso di sviluppo che va seguito e sostenuto proprio per assicurare ad esso condizioni di stabilità e di prospettiva durevole. Questo dipende dagli uomini della montagna e tra essi dagli imprenditori. La montagna non ha bisogno e non ricerca il lamentazionismo. Ma restano le sue problematiche di fondo a partire dalle condizioni disagiate perché fare impresa in montagna non è la stessa cosa che in pianura dove le "reti" sono più facilmente realizzabili». (p.l.m)

 

 

Il Gazzettino  10.12.2007

COMITATI AMBIENTALI

San Vito - I comitati ambientali della provincia di Belluno scrivono una lettera aperta ai 4 ministri in arrivo a San Vito. «Questa - affermano - potrebbe essere un'importante occasione per avviare progetti, per "mettere in mostra" le bellezze del paesaggio bellunese, la qualità dei suoi prodotti tipici e le potenzialità turistiche (e non), o succederà come il solito una "commedia autoreferenziale", per compiacersi di quanto sia bella la provincia, con applausi, promesse e succulenti pranzi senza mai interrogarci come mai solo poche zone si sono sviluppate e come mai il turismo fino a ora promosso sia in piena crisi? L'evolversi della cultura e della sensibilità dei "turisti" e dei cittadini bellunesi richiede una maggiore attenzione alla qualità della vita e della gestione della montagna che non può essere intesa come un parco giochi della pianura, un turismo del mordi e fuggi che non valorizza il territorio e le sue tipicità. Tentare di far convivere un'idea di turismo della provincia di Belluno basato sulla valorizzazione del territorio, del paesaggio, delle biodiversità, della qualità della vita (di residenti e non) con l'insediamento e l'ampliamento di fonderie, con la cementificazione massiccia di aree ancora verdi, con nuove autostrade e l'escavazione di miniere e cave anche in zone protette è pura follia ed è avere poca memoria d'un passato che ci ha visto troppe volte piangere su disastri annunciati: un esempio su tutti il Vajont. Temiamo che la verità sia che la Provincia di Belluno è sottoposta a un continuo e duraturo massacro ambientale da parte di soggetti portatori d'interesse, che vengono favoriti da scelte amministrative poco lungimiranti. È sotto agli occhi di tutti la riduzione dei ghiacciai, delle precipitazioni nevose eppure si continua a parlare di nuove piste da sci e di turismo invernale come se la provincia di Belluno non potesse proporre altre vie di sviluppo. Gli esempi di altre realtà che hanno costruito altri modelli non mancano: dal turismo diffuso, alla valorizzazione dei prodotti tipici, dalla razionalizzazione, all'efficienza e al risparmio di energia, da un artigianato di qualità che unisce innovazione creatività e tradizione a industrie che sviluppano nuove tecnologie e non impattanti. Un futuro è possibile e garantito solo se si dice basta all'aggressione ambientale per scegliere una strategia che ponga la difesa del territorio e la difesa della salute dei cittadini come priorità. Dunque benvenuti in Provincia di Belluno, ma ricordatevi che la Provincia esiste e vuole continuare ad esistere».

 

 

Corriere delle Alpi  07.12.2007

Riello: «Con l’A27 si deve arrivare a Monaco»

Il presidente veneto di Confindustria è convinto «che i soldi si troveranno»

«Quando saremo al confine anche gli austriaci finiranno per accettare l’autostrada»

CADORE. Industriali del Veneto a sorpresa: non basta il collegamento autostradale tra l’A27 e la A23, ovvero tra Macchietto ed Amaro, in Carnia. «Con l’A27 bisogna sfondare direttamente verso nord, per salire a Monaco». Parola di Andrea Riello, presidente di Confindustria regionale. E questa «è una priorità». Per Riello, infatti, Belluno «è una provincia a senso unico». Manca l’altra direzione di marcia. Ma se l’Austria non vuole far passare l’autostrada? Nessun timore, nessuna prudenza - suggerisce Riello - «intanto arriviamo con il proseguimento dell’A27 fino al confine e poi riusciremo a convincere anche gli austriaci». Le risorse? Non c’è dubbio, si troveranno. Capitali privati, ovviamente, se si riscontrerà la convenienza. «Il collegamento tra Venezia e Monaco ha una eccezionale straordinarietà, a cui non si può rinunciare». Il passante di Mestre si materializzerà fra 150 giorni, forse qualcuno in più, nessuna paura. Poi dovranno seguire la terza corsia dell’A4, fra Mestre e Trieste, e la Pedemontana. Bene, a quel punto bisognerà metter mano non solo al raccordo tra la grande incompiuta veneta e l’Autostrada Pontebbana, ma anche alla progettazione della “direttissima”. Riello ne ha parlato ieri ai giornalisti, presentando il bilancio 2007 dell’economia del Veneto. Che tira, ma che non è più una locomotiva come nei primi mesi di quest’anno. E’ stato lui stesso, peraltro, a far memoria delle «grandi attese infrastrutturali della provincia di Belluno». Una provincia che il presidente ha citato spesso, come punto di riferimento. Accendendo ovviamente i riflettori soprattutto sui colleghi dell’Assindustria. E riconoscendo loro che sono i più bravi o i meno costosi - di tutta Italia - a fare le buste paga. Tanto che se ne avvale la Luxottica, per i collaboratori di tutte le aziende del Paese. Se ne avvalgono tante associazioni territoriali. E le aziende di riferimento. Da qui la creazione di una nuova società, la Finar Edo. «Indubbiamente sono i più competitivi», rimarca il presidente degli industriali veneti. E per quanto riguarda l’area dolomitica, Riello ha parole di incoraggiamento per l’occhialeria. «Il bilancio del 2007 è positivo. Il Veneto ha registrato un buon andamento congiunturale in quasi tutti i settori industriali; solo negli ultimi mesi dell’anno ha subito un lieve rallentamento dovuto in parte alla crisi dei mercati finanziari, allo sfavorevole andamento del supereuro, all’inarrestabile crescita del prezzo del petrolio e di alcune materie prime. Settori come l’occhialeria e le calzature hanno manifestato nel corso dell’anno notevoli segnali di ripresa. Anche comparti solitamente considerati maturi, quali il Meccanico e l’Alimentare, hanno registrato un trend economico più che positivo. I settori tessile e abbigliamento continuano invece a soffrire la concorrenza dei mercati asiatici. Per quanto riguarda invece le esportazioni, che si sono assestate a livello regionale al +6,0 %, tutti i settori hanno registrato variazioni positive nel corso dell’anno, a conferma della vocazione e della spinta verso l’internazionalizzazione degli imprenditori veneti che puntano ad essere sempre più presenti sui mercati esteri; si distinguono tra questi con performance migliori il settore alimentare, del legno e della meccanica». E l’occupazione? «Ha raggiunto una situazione di stabilità con una variazione a fine d’anno del +0,6 % rispetto allo stesso trimestre 2006, avvicinando il tasso di disoccupazione della nostra regione ai suoi minimi storici». Discrete le previsioni per il nuovo anno.  Francesco Dal Mas

 

 

Il Gazzettino  07.12.2007

Mestre

Riello: aereoporti e autostrade...

Infrastrutture e multiutility: basta col pubblico, privato o regionalizzato è meglio.

Il presidente della Confindustria del Veneto Andrea Riello prende come modello la "privatizzazione" della Save e chiede di percorrere la stessa strada anche con l'aeroporto Catullo di Verona e le società autostradali del Nordest: «Sarebbe un passo decisivo per eliminare clientele e lotte per le poltrone, dando anche maggiore possibilità ad avviare quell'alleanza tra gli aeroporti del Nord che potrebbe coinvolgere anche Trieste e Bergamo».

Spazzar via Comuni e Province potrebbe essere anche la ricetta buona per dare maggiori risorse agli enti locali: «Veneto Sviluppo ha fatto bene a cedere la sua partecipazione in Save (in verità ha ceduto un quarto del 36,17\% della Marco Polo Holding, la finanziaria controllata dalla Finint di Enrico Marchi che ha in portafoglio la maggioranza dell'aeroporto di Venezia, il resto potrebbe venderlo a breve n.d.r.) ora ha una settantina di milioni a disposizione per investimenti a favore del territorio e della sua economia - tuona Riello - perché anche il Comune di Venezia non fa lo stesso col suo 14\%? Potrebbe avere 80 milioni a disposizione per i suoi cittadini».

Ovvio che anche la Provincia di venezia si ritrova seduta su oltre 70 milioni avendo in cassaforte il 12\% della Save. «I controlli sulle società di servizio non si fa sedendo nei consigli d'amministrazione ma con regole rigorose e certe, rispettando al concorrenza, magari anche varando un'authority regionale».

Il capitolo autostrade è quello che va di a Riello. «Siamo molto soddisfatti di come ha operato la Regione. Mancano 146 giorni all'apertura del Passante di Mestre, sarà difficile che questa scadenza venga rispettata ma anche se ci si metteranno 50 o cento giorni in più sarà un'opera realizzata finalmente e con il via libera alla società sulla Pedemontana Veneta rischiamo di vederla completata da vivi anche quella - la battuta tagliente dell'imprenditore veronese da 100 milioni di fatturato e 500 dipendenti - io sono per la privatizzazione e per il federalismo autostradale. L'alleanza tra Regione e Anas è strada giusta. Non vedo grandi problemi per la Valdastico Nord: il governo non ha rinnovato la concessione alla Brescia - Padova, che scade nel 2013, ma in ogni caso quest'operazione dovrà essere fatta, magari consegnando la gestione ad altri soggetti, soci privati, oppure la stessa alleanza Anas - Regione. In ogni caso la Valdastico Nord oppure la Bassano Trento vanno fatte, come il collegamento tra A27 e A23, la Nogara Mare, lo sbocco verso Monaco dopo Belluno. Vogliamo fare del Veneto un territorio competitivo, non di transito, un terra economicamente conveniente in cui le imprese non solo passano ma investono».

Ultima stoccata al "socialismo delle municipalizzate": «L'alleanza tra le varie società del Nordest ha senso solo se migliora i servizi e diminuisce i costi per la clientela, non mi interessano le questioni di difesa del territorio».

Quello che conta è l'efficienza e che le opere vengano fatte.  Maurizio Crema

 

 

Messaggero Veneto  06.12.2007                            comunicato stampa

La denuncia dell’Api: politica opposta da quella auspicata dall’Unione europea

Stop della Francia ai treni dal Distretto della sedia: altri 500 tir a ingolfare l’A4

di Renato D’Argenio

UDINE. Le Ferrovie francesi, il primo dicembre, hanno interrotto il traffico di sedie e mobili dal distretto della sedia: non è più conveniente. Una decisione che non soltanto penalizza dal punto di vista economico le imprese, costrette a optare per il trasporto su gomma, ma che contribuisce a ingolfare il traffico sulla A4, aggiungendo più di 500 Tir l’anno sulle strade del Fvg.

Nei giorni scorsi la Sncf-Societé Nationale des Chemin de Fer (le Ferrovie francesi) ha comunicato la decisione di interrompere dal primo dicembre 2007 le spedizioni di sedie e mobili da San Giovanni al Natisone e Cornuda (stazioni a servizio del Triangolo della Sedia) a varie destinazioni in Francia – per lo più nella zona di Lione – poiché «non remunerative», disdicendo il relativo «contratto con Trenitalia Cargo».

Alla richiesta di Trenitalia di prorogare il contratto almeno fino alla fine del 2007 e di fornire nuove quotazioni per il 2008 la Sncf ha risposto negativamente, adducendo questa motivazione: «non siamo in grado di produrre alcun tipo di quotazione per trasporti da effettuarsi oltre la scadenza contrattuale».

«Questa decisione - spiega l'Associazione Piccole e Medie Industrie di Udine - non riguarderebbe soltanto le spedizioni di sedie e di arredo in genere, ma si estenderebbe alla generalità delle spedizioni ferroviarie di beni destinati alla grande distribuzione in Francia. Si tratta - spiega Bernardino Ceccarelli, vicepresidente del sodalizio friulano - di una decisione molto grave, non solo perché penalizza il distretto della sedia e buona parte della produzione italiana di beni di consumo durevoli destinati al mercato transalpino, ma anche perché trasferisce dalla rotaia alla strada nuovi volumi di merci, andando a gravare su una viabilità nazionale, specie sull’A 4, che già si trova con un carico di traffico insostenibile. Le Ferrovie francesi, così facendo - prosegue Ceccarelli - seguono una politica esattamente opposta a quella propugnata dall’Unione europea e nominalmente da tutti gli Stati del continente, quella, cioè, di spostare dalla gomma alla ferrovia significative aliquote di traffico di merci, a dimostrazione di quanto i buoni propositi e le migliori dichiarazioni d’intenti confliggano con la realtà dei fatti e dei comportamenti concreti».

L’Associazione Piccole e Medie Industrie di Udine si sta attivando nelle più varie sedi affinché le Ferrovie d’Oltralpe rivedano le proprie decisioni e non appesantiscano ulteriormente una viabilità stradale già collassata. Nei prossimi giorni ci dovrebbe essere un incontro con alcuni resposnabili di Trenitalia «anche se non è semplice concordarlo – spiegano all’Api –».

Michele Bressan, titolare della Car-Express, società che gestisce la spedizione delle merci allo scalo di San Giovanni al Natisone, aggiunge: «Saranno più di 500 i Tir che ogni anno dovranno coprire quel servizio. Circa tre al giorno in partenza dal Triangolo della Sedia. Sembrano pochi, ma con le strade che abbiamo sono tantissimi».