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FEBBRAIO

 

Corriere delle Alpi  28.02.2007                             lettera aperta a Enzo Friso, di Piermario Fop

A27-A23

Uno sbocco per l'economia

Enzo Friso

Dopo che con un voto unanime il consiglio provinciale ha espresso un parere favorevole all’ipotesi di collegamento tra A27 e A23, un dibattito si è aperto che merita alcune considerazioni. Una nuova opera viene da alcuni considerata unicamente sotto il profilo del possibile costo ambientale, per quanto minimo possa essere. Non si valutano i costi per il territorio, l’economia e la società per la mancata realizzazione degli stessi interventi. Quando si hanno responsabilità nell’amministrazione della cosa pubblica, vi è il dovere di analizzare anche le ricadute economiche e territoriali dei progetti infrastrutturali per quantificare i “costi del non fare”. Ciò vale non solo per le aree interessate, ma anche per il resto della provincia, dove la gente ha bisogno di lavorare e progredire per assicurare un avvenire dignitoso ai propri figli nella terra dove sono nati.

Il presidente di Assindustria, Vascellari, affermava che non si può immaginare uno sviluppo economico del nostro territorio «senza uno sbocco a Nord».

 Dal canto loro, gli operatori turistici riuniti pochi giorni fa a Pieve di Cadore, hanno manifestato un convinto «sì» al raccordo autostradale A27-A23. Del resto, in uno studio promosso dalla Magnifica comunità del Cadore, già nel 1995, e realizzato da un gruppo di liberi professionisti con il coordinamento di Progetto Europa, trattando del problema viario del Cadore, si afferma che «se la situazione di stasi per non dire di paralisi del sistema genera spesso un senso di frustrazione e di compressione di energie imprenditoriali e di gestione del territorio, non per questo si deve rinunciare a pensare soluzioni globali in materia di trasporti. Il tema soffre spesso un eccesso di polarizzazione tra i sostenitori di interventi radicali, da un lato, e i difensori delle ragioni di tutela ambientale dall’altro. In questo lavoro si sostiene la necessità di determinare in tempi rapidi un avanzamento delle realizzazioni nell’area, seguendo il metodo di intervenire con il minimo di interferenza ambientale, su collegamenti stradali motivati dal bisogno di ottenere percorrenze ridotte rispetto ai tempi medi attualmente in vigore».
 Dal canto suo, il rapporto di ricerca dell’Anapia, reso pubblico alla fine 2006, e patrocinato dall’amministrazione provinciale, la Cisl provinciale, le Comunità montane Centro Cadore e Comelico e dalle amministrazioni comunali di Pieve di Cadore e Santo Stefano di Cadore, sul problema viario dell’area affermava che, mentre sono efficienti i collegamenti interni, «più carenti sono i collegamenti esterni e sono del tutto assenti altre infrastrutture di trasporto». Elencando poi le infrastrutture di trasporto programmate a livello nazionale e regionale, riferiva in particolare che «è altresì in corso uno studio di fattibilità, promosso congiuntamente dalle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia, sull’allacciamento del Cadore, all’altezza di Lorenzago di Cadore, alla A23 Udine-Tarvisio, tramite un traforo sul Passo della Mauria; infine, la stessa Regione del Veneto ha elaborato un progetto preliminare per un nuovo collegamento ferroviario Calalzo-Cortina Dobbiaco. Tali opere, pur non toccando tutte direttamente l’area, la avvicinano di fatto ai principali assi viari».

Un paio di settimane fa, come ha riportato il Corriere delle Alpi, a Villa Santina, in provincia di Udine, si è svolto un convegno dal titolo “Parliamo dell’ipotesi di collegamento autostradale Carnia-Cadore”. Al convegno è intervenuto anche Piermario Fop, sindaco di Calalzo e vice presidente della Comunità montana Centro Cadore, il quale avrebbe dichiarato che «non corrisponde affatto al vero quanto affermato dalla Regione Friuli, e cioè che l’autostrada servirebbe alle industrie del Cadore. Da anni, infatti», ha sottolineato Fop, «queste aziende, trasformate in multinazionali, hanno delocalizzato altrove la produzione, lasciando l’intera area in una situazione di grave depressione. Il Cadore punta ora sul turismo ecosostenibile per la sua ripresa e l’autostrada costituirebbe dunque anche per quelle comunità un enorme danno economico, oltre che ambientale».

Al sindaco Piermario Fop, persona che conosco e apprezzo, mi permetterei ricordare che, secondo gli ultimi dati della Camera di Commercio, nel territorio delle due Comunità Montane in questione vi è ancora un discreto numero di piccole imprese manifatturiere che hanno saputo sopravivere alla crisi e che danno lavoro a molta gente dell’area. Penso sarebbe conveniente ascoltare, al riguardo, anche la loro opinione e quella dei rappresentanti dei lavoratori.

Così come sarebbe utile conoscere cosa pensano quelle imprese che, situate fuori dell’area, danno lavoro a centinaia di persone che continuano ad abitare in Cadore e Comelico. Voglio dire gente che ama la propria terra natia, almeno tanto quanto certamente l’ama Piermario Fop.

 

 

Messaggero Veneto  28.02.2007

Il presidente Vascellari: interverremo in project financing, in giugno spiegheremo il progetto. Il Fvg non sapeva nulla

Industriali veneti: paghiamo noi l’autostrada Carnia-Cadore

Udine. La Provincia di Belluno ha i soldi per realizzare il tratto autostradale Belluno­Tolmezzo, ma chiede al governo di sostenere quest'opera. La notizia - che coglie quasi di sorpresa i rappresentanti friulani - è stata ribadita lunedì pomeriggio a Belluno dal presidente degli Industriali di quella provincia, Va­lentino Vascellari, al presidente nazionale Luca Cordero di Montezemolo.

La "Tolmezzo-Belluno" è un tratto autostradale da, più o meno, 2 miliardi di euro. Un'opera logisticamente seconda soltanto al Corridoio 5 che, dati alla mano, è destinata a diventare una delle arterie più trafficate e importanti del Nord Est, secondo Vascellari «l'autostrada verso la nuova Europa». Un'opera che, come la tratta ad alta velocità, è stata contestata da molti, ambientalisti intesta, ma proprio come il Corridoio 5 riveste un'importanza enorme per l'economia e la crescita della provincia di Belluno e per l'intero Friuli Venezia Giulia Di questo tratto autostradale- che unirebbe la A27 alla A23-, il Friuli Venezia Giulia e il Veneto discutono da anni, ma il primo via libera è arrivato, due anni fa, a Gorizia, con la firma di un protocollo d'intesa fra Illy, Galan e Lunardi. Lunedì, come si diceva, ecco l'importante novità: «Non è vero, come sostiene qualcuno, che non ci sono i mezzi finanziari per quest'opera - ha detto Vascellari -: infatti le associazioni degli imprenditori si sono impegnate a trovarle e tramite il project financing le abbiamo trovate. A questo punto il governo deve dire chiaramente se quest'opera, che siamo in grado di realizzare con pochi ausili centrali, la vuole veramente o no. Serve un segnale forte che tenga conto della necessità di collegamento espressa da una vasta area interregionale». A chi chiede a Vascellari di spiegare chi e come interverrebbe investendo in questo progetto, il presidente degli industriali di Belluno spiega: «La prima settimana di giugno riuniremo le parti per presentare la nostra revisione del progetto e per dimostrare la sostenibilità».

L'investimento proposto ai privati dagli Industriali bellunesi si ripagherebbe negli anni grazie ai pedaggi: quegli 85 chilometri, la gran parte in galleria, secondo alcune stime realizzate dall'Anas si trasformerebbero infatti entro il 2020 in uno dei tratti più percorsi del Nord Est

Lo studio di fattibilità-quello su cui ha lavorato, modificandolo, l'Assindustria bellunese - prevede il collegamento dal Cadore fino a Tolmezzo passando sotto la Mauria e in gran parte in galleria (quasi la metà); quindi un intervento a bassissimo impatto ambientale, ma ovviamente ad alto costo. Questo progetto è entrato nella programmazione dello Stato; nelle opere di legge obiettivo, inserito nel Dps di due anni fa e poi "dimenticate". «La proposta di Vascellari è molto interessante-ha commentato il presidente degli Industriali friulani, Giovanni Fantoni-, ma non ne conosciamo i particolari. Da anni, assieme ai colleghi del Veneto, sosteniamo questo intervento che speriamo di avviare al più presto». L'esigenza di infrastrutture è stata ribadita da tutti i rappresentanti degli Industriali del Triveneto a Montezemolo.  Renato D’Aargento

 

 

Il Gazzettino  28.02.2007

A23-A27

L'assessore Sonego: "Non vale la pena parlarne adesso"

Tolmezzo

Collegamento autostradale A27-A23 da Ponte nelle Alpi a Tolmezzo: toni entusiasti a Belluno, clima decisamente smorzato nel Friuli Venezia Giulia. Una visione della monumentale opera viaria che sembra perdere progressivamente verve lungo l'asse cadorino-carnico.

L'assessore regionale a Viabilità e Trasporti, Lodovico Sonego, interviene infatti senza troppa enfasi su un argomento che affronta quasi con stupore alla luce delle dichiarazioni del presidente della Provincia di Belluno, Sergio Reolon.

«Mi viene da ridere - esordisce - Non riesco a comprendere tutto questo indaffararsi sul tema, soprattutto considerando il fatto che parliamo di un'opera che si potrà realizzare solo da qui a un tot di anni. L'unico che ha un motivo per agitarsi è Mainardi» conclude, riferendosi allo Studio omonimo che si occupa dell'approfondimento di fattibilità economica e di compatibilità ambientale affidato dalla Regione Veneto in base al precedente esame di fattibilità portato avanti dall'Anas.

Quindi, l'assessore Sonego aggiunge: «Non vale proprio la pena di parlarne - precisa ancora una volta - Non certo adesso. Un'autostrada non si realizza certo domani mattina».

 

 

Il Gazzettino  28.02.2007

L'autostrada non è alternativa alla ferrovia

Provincia e industrali premono per i progetti di collegamento con la Carnia

Belluno

Nostra redazione

«Sono pronto ad assumermi l'onere di cercare una condivisione sul prolungamento dell'autostrada, di "avvicinare" la sua fattibilità, ma l'opera deve essere condivisa, inserita nel territorio e senza ricadute negative sull'ambiente». Sergio Reolon esce allo scoperto sul tema del collegamento fra A27 e A23, da Ponte nelle Alpi e Tolmezzo. L'ordine del giorno unanime della Provincia e l'accelerazione degli Industriali, che proprio ai massimi livelli appoggiano lo studio di fattibilità e sono pronti anche a reperire i finanziamenti, il presidente chiarisce anche come questa struttura non sia alternativa alla ferrovia. «Non ho mai affermato una cosa del genere. Sono dell'avviso che si tratti di due modalità importanti, da valutare intorno a un tavolo. Quello del treno Venezia-Cortina è il più grande progetto turistico che si possa dare alla provincia di Belluno. Nello stesso tempo chiedo alla Regione Veneto di discutere con noi sul tracciato e sui finanziamenti dell'autostrada».

Palazzo Piloni vorrebbe che queste due infrastrutture facessero parte di un «pacchetto importante», come quello sollecitato dal capo del governo Prodi nell'incontro di fine anno sul Passo Campolongo. Sulla ferrovia non ci piove. Ma sull'autostrada Reolon mette tre punti interrogativi: l'opera va «condivisa», deve avere essere coerente con l'idea di collegare il territorio e non di attraversarlo per interessi altrui, non può essere d'impatto negativo sull'ambiente materia prima del turismo.

«Sono stato sempre convinto che la provincia non abbia bisogno di una struttura che la percorra per servire gli altri territori, ma anche che un collegamento con il Friuli sotto la Mauria sia importante, come lo è il collegamento con l'autostrada e, a sud, con la pedemontana. E' nel nostro Piano strategico il tema della viabilità e della mobilità in Valle del Boite. Dipende da come si fanno questi interventi. Finora mi era rifiutato di discutere, perché da trent'anni ci si azzuffa e ci si divide sulla Venezia-Monaco, un'autostrada che non era fattibile. La preclusione era sulla divisione della provincia, non sulla fattibiltà. Ora qualche cosa è cambiato».

Com'è noto, lo studio di fattibilità dell'Anas attende ora l'approfondimento di fattibilità economica e di compatibilità ambientale affidato dalla Regione Veneto allo Studio Mainardi e quello chiesto dalle Associazioni industriali di Belluno, Treviso, Pordenone e Udine allo studio De Beaumont di Verona. C'è anche un istituto di credito tedesco pronto a finanziare una cordata di imprenditori che fossero pronti a realizzare l'opera e a gestirla. E c'è l'accordo fra le Regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia e del Governo, che ha inserito l'opera nel libro delle priorità firmato dal ministro Di Pietro in novembre.

«Chiedo alla Regione Veneto di discutere con noi sul tracciato e sui finanziamenti».

Flavio Olivo

 

 

Il Gazzettino  28.02.2007

Il presidente della Provincia esce allo scoperto sul progetto di prolungamento dell'A27, mentre in Cadore si salda il fronte del no

Autostrada, sì di Reolon con tre paletti

Belluno

La Provincia è pronta a giocare la partita sull'autostrada, ma a tre condizioni: che l'opera sia condivisa, che serva da collegamento del territorio e non da attraversamento per interessi altrui, che non sia impattante dal punto di vista ambientale. Il presidente, Sergio Reolon, affronta il tema ritenendo che oggi sia cambiato qualche cosa rispetto agli sterili dibattiti del passato su iniziative irrealizzabili, che hanno solo diviso il Bellunese. Il collegamento fra l'A27 e l'A23 va inserito in un unico pacchetto insieme con il treno Venezia-Cortina, «il più grande progetto turistico che si possa dare a questa provincia», anche in vista dei possibili mondiali di sci a Cortina nel 2013. E le due grandi opere «non sono alternative».

Secondo Reolon, disposto ad assumersi l'impegno di lavorare "per", se si parte con dei precisi paletti, bisogna sedersi intorno a un tavolo anche con la Regione Veneto, per discutere sul tracciato e sui finanziamenti. Il traforo sotto la Mauria, e quindi un collegamento con il Friuli e l'Est europeo, rientra nel Piano strategico della Provincia insieme al collegamentro tra Feltrino e Pedemontana.

Intanto a Calalzo si è tenuto un incontro per discutere del tema. Si sono levate voci contro il progetto, perché l'autostrada è considerata come portatrice di maggiore traffico, inquinamento e di un turismo "mordi e fuggi".  De Vido e Olivoa

 

 

Il Gazzettino  28.02.2007

Incontro in Cadore

"Il prolungamento finirebbe per aumentare il traffico favorendo un turismo mordi e fuggi"

Migliorare l'attuale rete viaria, realizzare le circonvallazioni dei centri abitati (a cominciare da quella di Longarone-Castellavazzo), potenziare la tratta ferroviaria Padova-Calalzo pensando al suo prolungamento fino a Dobbiaco: i molti "no" al progetto della grande viabilità attraverso il Cadore,in pratica della prosecuzione della A27, sono emersi nel corso di un incontro tenutosi a Calalzo, dove si è cercato di riannodare le fila di chi non condivide l'idea che lo sviluppo del territorio passi solamente attraverso il prolungamento dell'autostrada.

C'erano molti giovani, anche, che hanno espresso preoccupazione per la crisi occupazionale che ha colpito il Cadore e per l'indebolimento delle naturali potenzialità che mette a rischio la stessa permanenza della gente sul territorio. L'idea di fondo parte dalla risorsa ambiente: è quella l'importante opportunità di sviluppo economico complementare alle attività tradizionali, a patto però che siano conservate e valorizzate le aree di pregio storico e naturalistico.

L'autostrada nel Cadore, lo si è ribadito con forza, sarebbe destinata ad aumentare il traffico di transito, ad incentivare il turismo "mordi e fugggi", a deturpare ulteriormente un ambiente alpino estremamente fragile e a distogliere importanti risorse diversamente usate a tutelare il quadro esistente.

Ma a chi preme questa autostrada? Secondo quanto è emerso dall'incontro, soprattutto a coloro che hanno a cuore gli interessi della pianura, che non hanno alcuna remora a "colonizzare" il Cadore, così come hanno fatto per la risorsa acqua, che una dissennata politica ha incanalato soprattutto verso i consorzi irrigui della pianura, impoverendo gli alvei dei torrenti montani, aumentando i dissesti idrogeologici, mortificando i bacini idrici ridotti spesso a miserevole spettacolo antiestetico.

Da Calalzo è giunta anche la proposta conclusiva: quella di sensibilizzare le amministrazioni locali e le varie organizzazioni presenti sul territorio a prendere coscienza della particolarità del Cadore, che «ha bisogno, soprattutto quando si parla di mobilità generale e di utilizzo del suo territorio, di uno sviluppo condiviso e compatibile, che passi innanzitutto attraverso la sua delicata e pregiata area ambientale».  Bortolo De Vido

 

 

Il Gazzettino  27.02.2007

Il presidente di Assindustria rilancia gli 80 chilometri d'autostrada per il 70% in tunnel che dovrà collegare la A23 alla A27 con un costo di oltre due miliardi di euro

«A giugno il progetto del passo della Mauria»

Vascellari: attendiamo lo Stato, ma Veneto e Friuli possono anche fare da sole». Intanto a Mainardi tocca dare l'ok finanziario

Belluno. Nostro inviato

Autostrade, Belluno stringe i tempi. «A giugno vogliamo presentare ufficialmente la revisione del nostro progetto di collegamento tra A23 e a 27, sotto il passo della Mauria, finalmente Belluno e il veneto potranno avere uno sbocco autostradale diretto verso l'estero».

Il leader degli industriali Valentino Vascellari non vuole più perdere tempo. Incassato l'appoggio del presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo - «Purtroppo le infrastrutture sono, per il Nordest, il problema centrale. Credo che la Venezia-Monaco sia un'infrastruttura fondamentale per il Paese e logicamente per il Nordest. Farò la mia parte a Roma per supportare questa iniziativa» - ora stringe i tempi delle intese a livello locale per superare lo storico gap del Bellunese, ai primi posti per industrializzazione in Italia e penultima - avanti solo a Ragusa - per dotazione di strade, ferrovie, aeroporti, collegamenti telematici: «Tra due settimane l'ex commissario per il passante di Mestre, Bortolo Mainardi, dovrebbe consegnare alla Regione Veneto lo stato di fattibilità finanziaria di quest'opera autostradale lunga 80 chilometri (i170% dei quali da percorrere in tunnel), dal costo ipotizzato di oltre due miliardi di euro interamente già coperti dal project financing di una primaria banca tedesca».

Insomma, gli industriali sono pronti a consegnare al Nordest e all'Italia un'autostrada chiavi in mano.

«Il governo deve dire chiaramente se quest'opera, che siamo in grado di realizzare con pochi ausili centrali, la vuole o no. Serve un segnale forte, ma ricordo come abbia già ricevuto l'appoggio dell'Anas e che potrebbe ottenere il via libera autonomamente dalle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia - sottolinea il presidente di Assindustria Belluno - le attuale competenze permettono anche questo. A parole i presidenti Galan e Illy sono d'accordo, ora vediamo di passare ai fatti».

Il progetto è stato promosso anche dalle associazioni di Treviso, Pordenone e Udine. «Da anni stiamo lavorando a quest'ipotesi a stretto contatto con i colleghi veneti - sottolinea Adalberto Valduga, fresco presidente della Confindustria del Friuli - Venezia Giulia - ora tocca allo Stato e alle Regioni, noi la nostra parte l'abbiamo fatta e continueremo a farla cercando di sensibilizzare gli enti pubblici. Province e Comuni hanno già espresso il loro via libera, vediamo gli altri. soggetti cosa faranno».

In ogni caso l'asfalto non basta. «Migliorare i collegamenti ferroviari con Belluno è una priorità, soprattutto nell'ambito del trasporto delle persone - tuona Vascellari - per favorire il pendolarismo dei cervelli e intercettare il turismo leggero, ma anche per agevolare la mobilità locale».  M.Cr.

 

 

Il Gazzettino  27.02.2007

"Il mio impegno per la A27-A23, la formazione e il turismo"

(lm) «Infrastrutture, infrastrutture, infrastrutture». Luca Cordero di Montezemolo parte da qui, dalla richiesta "una e trina" lanciata dagli industriali bellunesi, per dire che il collegamento A27-A23, per Roma, deve essere «la priorità. I soldi? Si trovano». Infrastrutture che vanno intese anche come reti di telecomunicazione. Ma è sull'education che Montezemolo mette paletti precisi, trovando una chiave di volta per Belluno, dicendo «basta alle università condominiali» per valorizzare le specificità territoriali. «Servono centri di eccellenza - ha detto -, non solo per l'istruzione universitaria, ma anche per quella tecnica. Abbiamo bisogno di giovani preparati, non bastano solo gli ingegneri. Vanno trovate materie specifiche per questo territorio». Montezemolo fa riferimento al turismo, ma anche all'ambiente due punti che più di ogni altro richiedono eccellenza anche per l'interdipendenza tra loro. «Il rischio del degrado ambientale - ha proseguito - deve essere affrontato con competenze scientifiche. Stessa cosa vale per il turismo che richiede infrastrutture, servizi competitivi, ma anche know-how, capacità imprenditoriale, e qui entra in gioco la formazione». Creare dunque specializzazione territoriali che sappiano valorizzare le specificità, ma in modo aperto, ovvero facendone punto di forza nei difficili scenari dell'internazionalizzazione dentro ai quali, ha detto Aldo Bonomi direttore del consorzio Aaster, «si può vincere solo se si è leader in un segmento di produzioni complesse specializzate e non standardizzate». E Belluno è leader soprattutto nell'occhiale, «perché dietro agli occhiali - ha proseguito Montezemolo - c'è tutto: colore, materiali, design, macchinari di produzione, marketing». Altro grande tema, sul quale ha promesso il suo impegno, è quello di avviare «un confronto serio sul rapporto tra regioni a statuto speciale e regioni a statuto ordinario». Uno scarto che su Belluno pesa come un macigno.

 

 

COMITATO Cadore NOA27  VERBALE incontro 26.02.2007

Incontro organizzativo del 26/02/07

-     Lo scopo della riunione era quello di riannodare le fila dei molti che non condividono l’idea che lo sviluppo del nostro territorio passi solamente per la proposta del prolungamento dell’autostrada.

-     Erano presenti all’incontro molti ragazzi, persone di mezza età e persone più anziane.

-     Si è ripreso a ragionare attorno al manifesto che era proprio del movimento di opinione sorto alcuni anni fa sempre attorno ai vari problemi che ancora oggi tengono le pagine dei giornali.

-     Il testo condiviso dell’impegno di tutti è quello che si trova, in sintesi,  in calce alla presente.

-     La riunione si è conclusa con la disponibilità di alcune persone a svolgere la funzione di coordinamento del movimento di opinione che nei prossimi giorni e mesi si impegnerà nella sensibilizzazione della popolazione del Cadore sui vari temi di interesse generale.

SI ESPRIME

forte preoccupazione per il susseguirsi delle informazioni che quotidianamente appaiono sulla stampa locale relative a progetti di grande viabilità (proseguimento A27)

Tale progetto, se realizzato, anziché un avanzamento economico e sociale, come propagandato, provocherebbe un indebolimento delle potenzialità naturali di sviluppo del Cadore e, di conseguenza, metterebbe a rischio la stessa permanenza sul loro territorio delle Comunità locali;

SI CONDIVIDONO

le seguenti valutazioni

o    l’intera area del Cadore dal punto di vista geografico, storico e culturale presenta una propria specificità ed identità;

o    la risorsa ambiente è un’importante opportunità di sviluppo economico complementare a quelle tradizionali a patto che siano conservate e valorizzate le aree di pregio storico e naturalistico;

o    le arterie a scorrimento veloce come l’autostrada sono in contrasto con questa opportunità di sviluppo del Cadore perchè altro non farebbero che aumentare il traffico in transito, incentivare il turismo "mordi e fuggi", deturpare ulteriormente un ambiente alpino estremamente fragile e distogliere importanti risorse destinate, o da destinare, all’adeguamento dell’esistente;

o    la volontà di realizzare il proseguimento di una direttrice autostradale è finalizzato esclusivamente allo sviluppo ed agli interessi della pianura e costituirebbe un’ulteriore "colonizzazione" del nostro territorio;

o    già nel passato la subordinazione agli interessi della pianura ha comportato la "colonizzazione" dell’acqua. I risvolti negativi di tale politica sono oggettivamente sotto gli occhi di tutti: impoverimento degli alvei, aumento del dissesto idrogeologico, realizzazione di bacini idrici che non tengono conto delle esigenze dell’economia turistica dell’Alto bellunese, ma solo delle esigenze produttive di altri (Consorzi irrigui della pianura);

o    la necessità di garantire lo sviluppo del tessuto produttivo industriale del comprensorio del Cadore e la necessità di garantire il territorio sia da un punto di vista ambientale che produttivo-turistico può trovare una risposta adeguata nel miglioramento della rete viaria attuale con la realizzazione delle circonvallazione dei centri abitati (in particolare quelle di Longarone e Castellavazzo) e con il potenziamento e prolungamento della tratta ferroviaria Padova-Calalzo in direzione Dobbiaco;

CI SI IMPEGNA  A

-     Sensibilizzare la popolazione del Cadore (e non solo) organizzando occasioni di approfondimento e confronto;

-     Stimolare le Amministrazioni locali e le organizzazioni politiche a livello locale, regionale e nazionale perché prendano coscienza della particolarità del Cadore e si impegnino in modo chiaro ed efficace a tutela del suo territorio e per un suo sviluppo condiviso e compatibile;

-     Ricercare e proporre idee per un modello di sviluppo compatibile con la delicata e pregiata area ambientale del Cadore sia in termini di mobilità generale sia in termini di utilizzo del territorio;

-     Coordinarsi con altri comitati o gruppi di cittadini già esistenti che condividano le stesse finalità.

 

 

Il Gazzettino  25.02.2007

Fatti nostri

La partita da vincere è il prolungamento dell'A27

Belluno

Dite la verità: non ne potete più di politici, amministratori, rappresentanti delle categorie che parlano di "gioco di squadra". Che poi sarebbe quell'espressione anche abusata con la quale gli esponenti di un territorio indicano agli altri la retta via, la soluzione per fare un salto di qualità e raggiungere un determinato obiettivo. A maggior ragione infastidisce che ricorrano a questo concetto quei politici che pontificano sul gioco di squadra, ma poi applicano rigorosamente una tattica molto speculativa, una sorta di catenaccio all'italiana: «se un certo risultato viene raggiunto è merito nostro e della nostra capacità di aggregare i vari soggetti, se viceversa i progetti non vanno a buon fine è colpa "degli altri" (la Regione, lo Stato, l'Anas, gli imprenditori ecc.)», di solito istituzioni di colore politico opposto che come il destino hanno un comportamento cinico e baro. Poi basta un giornale e una televisione compiacenti per la propagazione del messaggio e il gioco (di squadra, ma a sfondo elettorale in questo caso) è fatto. Considerate queste righe una sorta di manuale di sopravvivenza per relazionarvi con gli incantatori di serpenti e i loro affiliati, perchè quanto sopra serve in realtà per sottolineare che non vogliamo buttare via il bambino con l'acqua sporca. C'è un "gioco di squadra" reale, positivo, utile al territorio che, almeno sporadicamente, gli amministratori riescono a mettere in pratica, superando divisioni politiche e tentazioni di protagonismo. Sulla questione del Col Cavalier, ad esempio, l'azione sinergica degli amministratori c'è stata: una volta tanto si può parlare di un finanziamento record (si parla di una cinquantina di milioni) portato a casa grazie alla spinta lobbystica dei bellunesi, dell'assessore veneto Oscar De Bona e dei consiglieri regionali Dario Bond, Guido Trento e Giampaolo Bottacin. I quali spesso se ne dicono di tutti i colori, ma che nell'occasione hanno "giocato" veramente per Belluno.

Un'altra questione dimostra che, se è importante la sinergia tra soggetti non solo istituzionali diversi, è altrettanto decisiva la determinazione di chi agisce sul territorio nel cercare di cambiare un certo stato (negativo) di cose. Forse qualcuno non l'ha capito, ma lo "sbarco" della Sovrintendenza nel Bellunese - con l'apertura di un ufficio a Feltre - è un fatto se non storico sicuramente di alto valore simbolico. Ilbla bla blasul decentramento pesa forse quanto quello sul gioco di squadra, ma in questa occasione in sei mesi si è passati da una legittima protesta collettiva a una proposta operativa concretizzatasi in un risultato immediato. Se Belluno ha "sorpassato", per ammissione dello stesso sovrintendente Guglielmo Monti, province come Treviso e Padova, lo si deve alla determinazione di Assindustria che non è si fermata al tiro al piccione su Venezia ma ha aperto un dialogo costruttivo con la stessa Sovrintendenza. La Provincia, cogliendo la validità dell'operazione, ha fatto il resto e presto tecnici degli enti, professionisti, cittadini invece che a Venezia potranno portare a Feltre le loro istanze. Queste esperienze possono e devono servire da riferimento per realizzare nel Bellunese un'opera strategica per la provincia e chiave per l'intero Nordest, ossia il prolungamento dell'A27 fino all'A23 e alla Carnia. Il sì unanime all'opera in Consiglio Provinciale ha fatto cadere le ultime incertezze: il territorio ha in mano le carte buone, ora deve giocarle bene. E senza trucchi.  Tiziano Graziottin

 

 

Il Gazzettino  25.02.2007

Assindustria porta alla ribalta nazionale il "caso Belluno"

Belluno

Non sarà una relazione "soft" quella di Valentino Vascellari, presidente di Assindustria Belluno, all'assemblea degli imprenditori in programma per domani pomeriggio dalle 15 al teatro comunale, intitolata "Specificità e globalità. Il caso Belluno Dolomiti". Il titolo dell'assemblea, che sarà caratterizzata dalla presenza del presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, dice già molto: la provincia è diventata un "caso". Ma il tempo della sopportazione, del "paga e tasi", è finito anche a Belluno. «Da un lato - spiega Vascellari - pensiamo che debba restare qui quel surplus di denaro che attraverso la fiscalità viene invece destinato al centro. Non chiediamo i privilegi delle province confinanti, che come noto ricevono più di quello che danno, ma nemmeno di essere sempre considerati una provincia dalla quale "portar via" risorse. Dall'altro specificità significa riconoscere che Belluno è diversa dalle altre province: alcune competenze tipiche delle nostre montagne vanno gestite in loco, e questo consentirebbe di valorizzare le risorse naturali, l'economia e il turismo». Ma la vera sfida è il prolungamento autostradale dell'A27 con l'aggancio alla A23: ora per Vascellari si sono create le condizioni giuste.  Tiziano Graziottin

 

 

Il Gazzettino  25.02.2007

Belluno Nostra Redazione "Specificità...

Belluno

Nostra redazione

"Specificità e globalità. Il caso Belluno Dolomiti". Il titolo scelto da Assindustria Belluno per l'assemblea generale di domani pomeriggio al teatro comunale, caratterizzata dalla presenza del presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, dice già molto: la provincia è diventata un "caso". E di questo parlerà diffusamente nella sua relazione il presidente degli industriali italiani, che secondo indiscrezioni si soffermerà anche sulla ormai inaccettabile forbice tra le capacità produttive del territorio bellunese e la sua lacrimevole dotazione infrastrutturale.

«Privata del riconoscimento della specificità - recita il testo di Assindustria che presenta l'assemblea - Belluno è considerata una provincia a cui portar via, anzichè un'economia su cui investire e un patrimonio ambientale a cui dare. Tutto questo mentre ai territori dolomitici confinanti vengono garantiti privilegi al di sopra delle logiche economiche e istituzionali». È di venerdì la diffusione dei dati della relazione sullo stato della montagna: mentre il Veneto nel 2005 investiva 17 milioni di euro per le sue terre alte, la sola Provincia di Bolzano ne stanziava 134. Considerando anche Trento, per ogni euro destinato dal Veneto alla montagna ce ne sono almeno 10 messi sul piatto dalla regione confinante. Ma il tempo della sopportazione, del "paga e tasi", è finito anche a Belluno.

«Da un lato - spiega il presidente di Assindustria Belluno, Valentino Vascellari, che aprirà i lavori alle 15 - pensiamo che debba restare qui quel surplus di denaro che attraverso la fiscalità viene invece viene destinato al centro. Non chiediamo i privilegi delle province confinanti, che come noto ricevono più di quello che danno, ma nemmeno di essere sempre considerati una provincia dalla quale "portar via" risorse. Dall'altro specificità significa riconoscere che Belluno è diversa dalle altre province: alcune competenze tipiche delle nostre montagne vanno gestite in loco e questo consentirebbe di valorizzare le risorse naturali, l'economia e il turismo».

Assindustria gioca su due piani: rilanciando con forza le istanze degli imprenditori per un verso (e la presenza di Montezemolo a Belluno sarà un megafono di queste richieste), ma anche assumendo un ruolo da protagonista, assolutamente centrale, nella "battaglia per le infrastrutture", vedi la questione strategica del prolungamento dell'autostrada A27 fino all'A23. «Il ministro Di Pietro - spiega ancora Vascellari - ha inserito il percorso A27-A23 tra le priorità, le Regioni Veneto e Friuli ci credono, la nostra Provincia a sorpresa ha assunto una posizione favorevole. Credo stia maturando il convincimento che è un'opera strategica non solo per Belluno ma per tutto il Nordest. Siamo riusciti a "trascinare" le associazioni industriali di Treviso, Udine e Pordenone: siamo convinti non solo della fattibilità tecnica dell'operazione ma anche della sua assoluta sostenibilità economica. Abbiamo tutti gli elementi in mano - a cominciare dalle analisi sui flussi di traffico - per affermare che quest'opera può essere fatta attraverso il project financing, drenando risorse pubbliche molto limitate».

Il presidente Montezemolo terrà la relazione conclusiva al termine di una tavola rotonda, moderata da Enrico Cisnetto, alla quale interverranno tra gli altri il presidente della Commissione parlamentare attività produttive Daniele Capezzone e il componente della Commissione bilancio Bruno Tabacci.  Tiziano Graziottin

 

 

Il Gazzettino  25.02.2007

Assindustria corre sull'autostrada verso la Carnia

Belluno

Domani arriva Luca Cordero di Montezemolo, leader di Confindustria. Dopo la visita del ministro Padoa Schioppa un altro pezzo da 90 dell'economia italiana in città: presidente Vascellari, Belluno non è più periferia dell'impero?

«Diciamo che oggi Belluno è un caso, e forse questo aiuta. La questione Lamon e tutto quel che è andato dietro ha dato evidenza a un problema, questo ha indotto persone che hanno ruoli di primissimo piano a livello nazionale a venire qui per capire da vicino. Siamo un caso a livello politico, sociale ed economico».

E i vostri associati come guardano alle inquietudini di Lamon, Sovramonte e degli altri comuni?

«Tutti dicono che era ora che qualcuno protestasse, il disagio gli imprenditori lo vivono realmente ed è di tutta la provincia, anche se nelle aree di confine si avverte in maniera più forte».

...

La lingua batte dove il dente duole: parliamo di infrastrutture?

«Parliamo di ritardo nella realizzazione delle reti informatiche, con molte aree industriali ancora prive di Adsl, ad esempio. Parliamo di una rete ferroviaria che c'è ma che non si riesce a far funzionare. Parliamo, soprattutto, di strade inadeguate».

Se non altro il dibattito sul prolungamento sull'autostrada A27 si è rianimato, e forse non si tratta solo di parole. Il pronunciamento unanime del Consiglio Provinciale di Belluno è stato una svolta importante, l'ha detto anche l'assessore regionale Chisso.

«In effetti si è creato il clima migliore, per certi aspetti in maniera persino inaspettata. E' maturata la consapevolezza che lo "sfondamento" a nord non si sarebbe mai potuto fare, e devo dare atto a Mainardi che optando per la virata ad est si sono creati presupposti di consenso importanti. Il ministro Di Pietro ha inserito il percorso A27-A23 tra le priorità, le Regioni Veneto e Friuli ci credono, la nostra Provincia a sorpresa pare aver assunto una posizione favorevole. Credo stia maturando il convincimento che è un'opera strategica non solo per Belluno ma per tutto il Nordest».

E voi vi state spendendo molto.

«Siamo riusciti a "trascinare" le associazioni industriali di Treviso, Udine e Pordenone: siamo convinti non solo della fattibilità tecnica dell'operazione ma anche della sua assoluta sostenibilità economica. Mi creda: abbiamo tutti gli elementi in mano per affermare che quest'opera può essere fatta, tra l'altro drenando risorse pubbliche molto limitate».  Tiziano Graziottin

...

 

Il Gazzettino  25.02.2007

Forni di Sotto Documentazione

Le Dolomiti friulane patrimonio Unesco

Ufficializzata la richiesta

Forni di Sotto

Con la firma apposta a Belluno dal vicepresidente della Provincia di Udine Paride Cargnelutti, è stato compiuto il passo ufficiale che ha portato alla candidatura delle Dolomiti a patrimonio dell'umanità dell'Unesco. Il dossier e il piano di gestione elaborati da un gruppo di esperti di fama internazionale nominati dalle cinque province promotrici dell'iniziativa (Udine, Pordenone, Belluno, Trento e Bolzano), comprendono, tra le aree proposte, anche una porzione delle Prealpi Carniche coincidente con il Sic ed il Parco delle Dolomiti Friulane.

Il materiale scientifico, tramite i Ministeri dei Beni e attività Culturali e dell'Ambiente, è stato inviato a Parigi, dove sarà al vaglio della speciale commissione dell'Unesco che entro giugno si esprimerà in maniera definitiva formulando il giudizio finale sulla proposta.

È da diversi mesi che la Provincia di Udine, in collaborazione con le altre istituzioni del territorio dolomitico, sta lavorando per mettere a punto tutti i dettagli della candidatura, che per l'assessore provinciale Vittorio Caroli, referente per Udine, rappresenta "un passo concreto volto alla valorizzazione del territorio montano". Da quanto emerso durante il periodo di elaborazione del progetto, le montagne friulane sono state apprezzate in particolare per l'elevato grado di wilderness e di naturalità.

I fattori morfologici e storici che hanno determinato uno scarso sviluppo di questi territori hanno permesso altresì di conservarne l'integrità diventando così ora un valore aggiunto verso uno sviluppo sostenibile. Per questo esiste, tra i sostenitori istituzionali della candidatura, un cauto ottimismo sul buon esito della stessa.

 

 

Il Gazzettino  21.02.2007

Prolungamento della A27. L'Udc veneto appoggia il sindaco di Longarone

Pieno appoggio del gruppo regionale dell'UDC all'ordine del giorno che chiede il proseguimento dell'A27, presentato nei giorni scorsi in Consiglio provinciale a Belluno dal Sindaco di Longarone Pierluigi De Cesero, è stato reso noto, in una nota, dal capogruppo dell'UDC a palazzo Ferro-Fini Onorio De Boni e dall'assessore regionale Stefano Valdegamberi. «Il gruppo consiliare regionale dell'UDC - affermano - si farà interprete della proposta bellunese presso gli altri gruppi regionali di maggioranza e di opposizione perché aderiscano a questa iniziativa che apre una nuova, importante, fase nel fondamentale settore della viabilità. Il prolungamento dell'autostrada A 27, così come proposto, ha evidenti ricadute positive non solo per il territorio bellunese, ma per tutto il Veneto, poiché costituisce una via alternativa e un corridoio strategico nei collegamento tra pianura veneta e il resto dell'Europa centro orientale».

 

 

Partito rifondazione Cominista  20.02.2007

Autostrada Carnia-Cadore per chi?

Ultimamente si sente parlare, sempre più spesso, di collegamento autostradale tra la Carnia e il Cadore: una “grande opera” che rientrava già nella legge obbiettivo del Governo Berlusconi, con un protocollo d’intesa siglato nel 2004 tra il Ministero delle Infrastrutture (Lunardi), la Regione Veneto (Galan), la Regione Friuli Venezia Giulia (Illy) e l’A.N.A.S, che in sostanza dava il via allo studio di fattibilità. Cambiato il Governo, nell’ottobre 2006, viene firmato un accordo tra Prodi e Illy che conferma la volontà di realizzare l’autostrada. Si tratta di un collegamento tra la A27 (Venezia-Belluno) e la A23 (Palmanova-Tarvisio) della lunghezza di 85 km, di cui circa la metà in galleria e il restante tra viadotti e in sede, che dovrebbe attraversare un’ampia area del territorio della Carnia: dal Passo della Mauria, tagliando tutta l’Alta Val Tagliamento e andando a immettersi nella A23 al casello di Amaro, consentendo così il collegamento con l’Austria. Dobbiamo innanzi tutto considerare l’ambiente in cui verrebbe realizzata: un territorio per lo più incontaminato, sede di uno dei fiumi più studiati a livello europeo per la propria naturalità e struttura paesaggistica, al cui interno è inserito anche il Parco Regionale delle Dolomiti friulane. Un’opera dal costo faraonico, 2,2 miliardi di euro (che sicuramente, come sempre accade, lieviterebbe a dismisura), decenni di lavori che oltre a produrre un notevole disagio causeranno un notevole inquinamento, con la produzione di milioni di metri cubi di inerti. Un’opera che, anche se venisse realizzata, porterebbe solamente un enorme danno ambientale e un ulteriore isolamento delle popolazioni locali. E’necessario progettare uno “sviluppo” diverso, che considera l’ambiente e il paesaggio non solo come nuove zone da cementificare ma come bene della collettività, agevolando le popolazioni che vi abitano e che contribuiscono, con la loro presenza, a tutelare e preservare il territorio. La ricchezza di queste zone sono proprio l’ambiente incontaminato, il paesaggio, i ritmi di vita più lenti e forse questo è l’unico sviluppo economico realizzabile e sul quale è utile investire. Utile sarebbe, per le comunità che in questi luoghi risiedono ma anche per chi decide di visitarli, investire per migliorare la viabilità ordinaria e potenziare i servizi pubblici di trasporto. Prima di pensare e progettare grandi e piccole opere su un qualsiasi territorio ci si dovrebbe interrogare sull’effettiva utilità, valutando i pro e i contro, sempre ascoltando le popolazioni locali e decidendo di concerto con le stesse. L’autostrada Carnia-Cadore, che rientra nelle opere accessorie del corridoio V, considerati i costi, i tempi di realizzazione, il traffico potenziale sicuramente si rivelerebbe un’opera anti-economica e comunque difficilmente otterrebbe finanziamenti dalla comunità europea che, come ci dicono da più parti, non ha una copertura finanziaria per queste infrastrutture. In tutta Europa e forse in primis proprio in Austria c’è la volontà di trasferire le merci da gomma a rotaia e questo dovrà avvenire sicuramente in futuro, sia per l’inquinamento che il trasporto su gomma produce sia perchè fra alcuni decenni la disponibilità di greggio del pianeta sarà drasticamente ridotta, con costi di trasporto non più sostenibili. A chi giova quindi l’autostrada? Sicuramente ai soliti affaristi, ingordi di finanziamenti pubblici; infatti anche se l’autostrada non si farà i progetti, gli studi di fattibilità, i sondaggi verranno ugualmente pagati profumatamente con soldi pubblici. Ci vorrebbe solo un po’ di buon senso. E non mi riferisco a quello per gli affari.

Paolo Duzzi Responsabile regionale politiche per la montagna PRC

 

 

Il Gazzettino 18.02.2007

Il tema impatto ambientale

Imprese, patto in autostrada

Studio sulla Carnia - Cadore

Belluno

Le Regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia concessionarie e una cordata di imprenditori triveneti disposti a costruire: ecco l'anello forte in cui credono gli Industriali per rendere possibile il collegamento autostradale fra A27 e A23 fra Ponte nelle Alpi e Tolmezzo. Valentino Vascellari, presidente degli industriali bellunesi, si dice convinto che la finanza di progetto possa essere la soluzione concreta per un'opera, del costo ipotizzato di 2,2 miliardi di euro dal libro delle priorità infrastrutturali scritto dal ministro Di Pietro in novembre, difficilmente affrontabile da un ente pubblico. Le quattro Associazioni - con Belluno anche Treviso, Pordenone e Udine - hanno affidato allo studio di ingegneria De Beaumont di Verona, esperto in fatto di trasporti, uno studio sulla sostenibilità economica dell'intervento e per una visione critica del tracciato ipotizzato dallo studio di fattibilità dell'Anas. È statao incaricato lo studio Mainardi di coordinare il lavoro, nel senso di fare anche da collettore dei problemi e delle istanze. Il tracciato, che misura 85 chilometri, per metà in galleria, oggi è un segno sulla carta, che anche la Regione Veneto intende approfondire. Il segretario generale di Viabilità e trasporti Regione Veneto, Silvano Vernizzi, definisce l'inxarico un «approfondimento sulla sostenibilità economica, in quanto un'opera del genere difficilmente potrà essere realizzata, se non attraverso il project financing e quindi dovrà essere appetibile nel ritorno economico della gestione».

Il dirigente conferma che la Regione considera «strategico» il prolungamento «sia per Belluno che per il Veneto», perché il tragitto per l'Austria diventerebbe «più corto» rispetto all'attuale direttrice dell'A23. Del resto lo stesso assessore regionale, Renato Chisso, parlando dauna Tv provata veneta, ha ribadito il forte interesse regionale al collegamento. Le quattro associazioni industriali hanno aperto (prima della Regione) una sorta di percorso parallelo. Ne spiega la ragione Vascellari: «Vogliamo dimostrare, e ci stiamo riuscendo, che l'opera è autofinanziabile con i pedaggi e che l'intervento pubblico può essere marginale. Immagino peraltro che la Società autostrade non perderà l'occasione». Lo studio di fattibilità prevede tre stralci: il primo fra il casello di Pian di Vedoia e Macchietto, parte in alveo del Piave e parte in galleria sulla sinistra orografica; il secondo fino a Forni di sopra con un tunnel sottopassando il valico della Mauria, il terzo di completamento fino a Tolmezzo. Scriveva il ministro che «la bretella di collegamento consentirebbe una migliore distribuzione della mobilità tra i due valichi alpini del Brennero e di Tarvisio», oltre che «integrare il Bellunese e la Carnia nella direttrice trasversale che dall'Austria raggiunge il Veneto Orientale».

Sullo studio, che qualche giorno il Sovrintendente ai beni architettonici e il paesaggio del Veneto orientale, Guglielmo Monti ha giudicato potenzialmente pericoloso per il suo impatto ma non valutabile senza un progetto, i pareri dei Comuni interessati non sono univoci, specie quelli cadorini che temono l'impatto paesaggistico e viario degli svincoli. Mainardi, «da tecnico», sostiene che i timori per l'ambiente non sono che «ecofandonie, figlie di retaggi ideologici».

 

 

Il Gazzettino 18.02.2007

Le associazioni degli imprenditori delle province di Belluno, Treviso, Udine e Pordenone hanno commissionato uno studio di fattibilità ad un super-esperto

Prolungamento A27, il rilancio degli industriali

Vascellari: "Vogliamo dimostrare la sostenibilità economica del collegamento con l' A23". La Regione:"Opera strategica per il Nordest"

Belluno

Gli Industriali contano molto sul prolungamento dell'A27. E sognano che un giorno siano le Regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia a diventare concessionarie e che una cordata di imprenditori del Triveneto si accollino i costi dell'opera attingendo risorse da «un'Istituto finanziario tedesco disposto a finanziarla». Parallelo allo studio commissionato dalla Regione Veneto allo studio Mainardi ve n'è uno precedente delle Associazioni di Belluno, Treviso, Pordenone e Udine al super esperto di trasporti De Beaumont di Verona. «Vogliamo dimostrare la sostenibilità economica del collegamento con l'A23, ma anche dare una visione critica ma costruttiva del tracciato» spiega il presidente di Assindustria Belluno, Valentino Vascellari, precisando che «lo studio Mainardi fa da coordinamento sui vari problemi del territorio».

Nel frattempo la Regione Veneto, per bocca del segretario generale del Territorio, Silvano Vernizzi, conferma «l'importanza strategica sia per Belluno che per il Nordest» dell'autostrada, «scorciatoia» verso nord. Quello dato allo stesso Mainardi è «l'incarico di approfondimento dello studio di fattibilità incentrato soprattutto sulla sostenibilità economica dell'opera attraverso la finanza di progetto», indispensabile per inserire il progetto nel Piano regionale dei trasporti, adottato dalla giunta ma non ancora dal consiglio. Siamo nella fase delle osservazioni». Il dirigente conferma anche che la Regione «non ha affatto rinunciato all'ipotesi di uno sfondamento diretto a Nord attraverso il Cadore».

Parlando a Telenordest, l'assessore Renato Chisso ha ribadito che la Regione considera strategico il collegamento e salutato con favore l'ordine del giorno unanime del consiglio provinciale di Belluno per una soluzione viaria.   Flavio Olivo

 

 

Il Gazzettino  18.02.2007

Le quattro associazioni imprenditoriali di Belluno, Treviso, Pordenone e Udine sono disponibili a investire sul collegamento tra A23 e A27

Ponte delle Alpi-Tolmezzo, industriali in pista

Il costo dell’opera si aggira sui 2,2 miliardi: le Regioni Veneto e Friuli potrebbero diventare concessionarie della tratta

Le Regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia concessionarie e una cordata di imprenditori triveneti disposti a costruire: ecco l'anello forte in cui credono gli industriali per rendere possibile il collegamento autostradale fra A27 e A23 fra Ponte nelle Alpi e Tolmezzo. Valentino Vascellari, presidente dell'Associazione provinciale, si dice convinto che la finanza di progetto possa essere la soluzione concreta per un'opera, del costo ipotizzato di 2,2 miliardi di euro dal libro delle priorità infrastrutturali scritto dal ministro Di Pietro in novembre, difficilmente affrontabile da un ente pubblico.

«Potrebbero essere proprio le due Regioni a diventare concessionarie una volta tanto, visto il rapporto di odio e amore con l'Anas. E mi piacerebbe che fosse una cordata di imprenditori a realizzare l'opera. Sappiamo di un istituto finanziario tedesco, disposto a concedere prestiti a 30-40 anni».

A riprova di quanto l'Associazione industriali tenga a questa partita è un incarico tecnico, affidato qualche tempo fa. Anzi, si tratta di quattro Associazioni, perché accanto a Belluno ci sono quelle di Treviso, Pordenone e Udine, segno di una coralità di vedute. «Allo studio di ingegneria De Beaumont di Verona, esperto in fatto di trasporti, abbiamo affidato uno studio sulla sostenibilità economica dell'intervento e per una visione critica del tracciato ipotizzato dallo studio di fattibilità dell'Anas. Abbiamo anche incaricato lo studio Mainardi di coordinare il lavoro nel senso di fare anche da col­lettore dei problemi e delle istanze».

Il tracciato, che misura 85 chilometri, per metà in galleria, oggi è un segno sulla carta, che anche la Regione Veneto intende approfondire. Come abbiamo già riferito, è stato incaricato lo stesso studio di Bortolo Mainardi- ex commissario straordinario per le opere del Nordest, per quello che il segretario generale di Viabilità e trasporti in Regione, Silvano Vernizzi, definisce un «approfondimento complessivo, in particolare sulla sostenibilità economica, in quanto un'opera del genere difficilmente potrà essere realizzata, se non attraverso il project financing e quindi dovrà essere appetibile nel ritorno economico della ge­stione».

Il dirigente conferma che la Regione considera «strategico» il prolungamento «sia per Belluno che per il Veneto», perché il tragitto per l'Austria diventerebbe «più corto» rispetto all'attuale direttrice dell’A23 Del resto lo stesso Assessore regionale, Renato Chisso, parlando a Telenordest, ha rìbadito il forte interesse regionale al collegamento e sottolineato l'ordine del giorno unitario approvato dalla Provincia su proposta del sindaco di Longarone e di altri esponenti dell'opposizione.

Vernizzi non nasconde anche il fatto che la Regione «non abbia accantonato l'ipotesi di sfondare a nord direttamente dal Veneto con due i alternative». Com'è noto, questa soluzione è osteggiata dall'Alto Adige e dall'Austria, oltre che da alcuni sindaci locali. L'approfondimento chiesto a - Mainardi è ritenuto indispensabile per «inserire tutte queste ipotesi nel Piano regionale dei trasporti, adottato dalla giunta veneta, che dovrebbe essere approvato entro l'estate dal consiglio regionale valutando tutte le osservazioni di enti e associazioni». Solo dopo la giunta potrà decidere se finanziare o meno anche il progetto o se lasciarlo a carico degli investitori eventualmente disposti a realizzare l'autostrada.

Dal canto loro, le quattro associazioni industriali hanno aperto (prima della Regione) una sorta di percorso parallelo. Ne spiega la ragione Vascellari: «Vogliamo dimostrare, e ci stiamo riuscendo, che l'opera è autofinanziabile con i pedaggi e che l'intervento pubblico puó essere marginale. Immagino peraltro che la Società autostrade non perderà l'occasionne».

Lo studio di fattibilità prevede tre stralci: il primo fra il casello di Pian di Vedoia e Macchietto, parte in alveo del Piave e parte in galleria sulla sinistra orografica; il secondo fino a Forni di Sopra con un tunnel sottopassando il valico della Mauria, il terzo di completamento fino a Tolmezzo. Scriveva il ministro che «la bretella di collegamento consentirebbe una migliore distribuzione della mobilità tra i due valichi alpini del Brennero e di Tarvisio», oltre che «integrare il Bellunese e la Carnia nella direttrice trasversale che dall'Austria raggiunge il Veneto Orientale».

Sullo studio, che qualche giorno il Sovrintendente ai beni architettonici e il paesaggio del Veneto orientale, Guglielmo Monti ha giudicato potenzialmente pericoloso per il suo impatto ma non valutabile senza un progetto, i pareri dei Comuni interessati non sono univoci, specie quelli cadorini che temono l'impatto paesaggistico e viario degli svincoli. Mainardi, «da tecnico», sostiene che i timori per l'ambiente non sono che «ecofandonie, figlie di retaggi ideologici». Secondo l'ex assessore provinciale Dino Fava, per conto della Cipra, le proiezioni di traffico calcolate su dati Istat non giustificherebbero l'intervento dal punto di vista economico. Flavio Olivo

 

 

Movimento Mont

L'Autostrada della Val Tagliamento      

L'AUTOSTRADA CAVAZZO CARNICO-MAURIA-BELLUNO

Di come risolvere il problema del miglioramento della viabilità della Val Tagliamento Regione ed ANAS si sono guardati bene dal discutere preliminarmente con chi nella valle ci vive e con i comuni. Hanno invece commissionato e pagato il progetto di fattibilità, hanno individuato e concordato tre varianti, hanno deciso  che fosse un’autostrada e solo poi l’assessore regionale Sonego è salito a Tolmezzo a presentare il progetto. Bella partecipazione! Stesso copione adottato per l’elettrodotto. Poi a sostenere la bontà della soluzione “autostrada” si stanno dando da fare gli industriali ed i proconsoli di Illy in Carnia.
Con l’autostrada sono andati via veloci: l’hanno inserita nel patto Illy-Prodi delle grandi opere  per il Friuli.
Ma, oltre al metodo, vediamo la sostanza: a che ed a chi serve l’autostrada?
Una prima mezza risposta la troviamo sulla pagina economica del Messaggero Veneto del 26.11.06, che scrive “Un’opera logisticamente  seconda soltanto al Corridoio 5 che, dati alla mano, è destinata (assieme alla Gemona-Sequals) a diventare una delle arterie più trafficate ed importanti del Nord-Est”.
Ma la risposta ci viene dalla pagina “attualità” dello stesso quotidiano del 18. 11.06., che sul ruolo di questa autostrada scrive “per una migliore distribuzione della mobilità tra i due valichi alpini del Brennero e di Tarvisio”.
Due sono le deduzioni:
La prima: autostrada “seconda” solo al Corridoio 5. Quindi con transiti molto elevati, che non possono essere sostenuti dal solo traffico locale.
La seconda: questa autostrada accoglierà i traffici convogliati dal Brennero su Tarvisio, quindi sarà funzionale ad altri e non alla gente della Val Tagliamento.
Ma che c’entra la nuova autostrada con il dirottamento dei traffici dal Brennero sul valico di Tarvisio dal momento che c’è già l’autostrada Tarvisio-Venezia-Trieste? C’entra, c’entra! Vediamo.
Nella logica della Regione e dell’ANAS l’autostrada della Val Tagliamento ha un senso economico e funzionale dirottando su di essa principalmente il traffico pesante discendente da Tarvisio o da Mestre diretto a Tarvisio allo scopo di alleggerire dallo stesso l’autostrada Trieste-Mestre ed, in particolare nel periodo estivo, favorire il traffico turistico estivo dei centri balneari.
La Val Tagliamento dovrebbe quindi tenersi il traffico principalmente pesante con relativo inquinamento, che non è la migliore prospettiva, particolarmente per il centro turistico di Forni di Sopra. Dovrebbe tenersi ciò che le più civili e turistiche valli austriache rifiutano. E’ la logica dell’uso delle valli della Carnia a puro scopo di transito per interessi altrui, come è per l’oleodotto e l’elettrodotto. E’ la logica che ha distrutto il Canal del Ferro.
Ma c’è una domanda di ordine più generale sulla mobilità. A che serve questa nuova autostrada se si  costruiscono la terza corsia sulla Trieste-Mestre, la Cimpello- Gemona, il corridoio transeuropeo 5, mentre la nuova ferrovia pontebbana è di gran lunga sottoutilizzata? A che serve il mozzicone di nuova strada da Carnia fermata alla Vinadia?
Ma ci si deve interrogare anche su che senso abbia costruire nuove autostrade ed aumentare i trasporti su gomma quando lo stesso recente rapporto sull’ambiente della Commissione Europea disegna un quadro prossimo venturo tragico, le cui prime avvisaglie si fanno già sentire?
Nel nome di un mal inteso progresso verso dove sta correndo pazzamente questa umanità senza interrogarsi?
Che cosa vuol essere la Val Tagliamento? Quale modello di vita si propongono i suoi abitanti?
Al turista, che vuole soggiornare in montagna, interessa innanzitutto un ambiente pulito e sano, una località tranquilla da raggiungere preferibilmente attraverso una strada dignitosa che si snodi tra i paesi offrendo i bei paesaggi della valle, anzichè arrivare mezzora prima in autostrada!
Le località turistiche della Val Tagliamento devono valutare anche che l’autostrada non svaluti invece quello che già hanno.
I lavori edili della SADE  e dell’autostrada Udine Tarvisio dovrebbero insegnarci a non puntare sulla ricaduta positiva in loco e che, comunque, dopo il loro compimento restano solo i danni.
Alla Val Tagliamento non serve un’autostrada, basta ampliare, rettificare, migliorare e sistemare l’attuale, a meno che governo, Illy e compagni non  vogliano con soldi pubblici soddisfare gli appetiti dei soliti costruttori edili, che non a caso sono in prima fila a volerla.
Anche in questo caso è bene ricordare che fattore fondamentale dello sviluppo durevole di un territorio sono le capacità di chi lo vive. Un solo esempio: nel vicino Cadore è nata e cresciuta la più potente industria mondiale dell’occhiale pur in assenza di autostrade.

Associazione Politico Culturale per la Montagna

 

 

L'amico del Popolo  17.02.2007

Dalla Carnia emerge la richiesta di sedersi al tavolo di Regione e Governo

Autostrada, è ora di entrare in gioco

“L’Amico” pubblica il dettaglio del tracciato in quattro pagine speciali

Già sul finire del 2005, ben più di un anno fa, la Comunità montana della Carnia ha chiesto e ottenuto dall’Anas il progetto dell’Autostrada Pian di Vedoia-Tolmezzo, mentre in provincia di Belluno ancora non si è vista copia dello studio. E’ un fatto grave, perché in tutti questi mesi si sarebbe potuto avviare un dibattito sul tema. E invece nulla. E’ persino cambiato il governo centrale e il nuovo ministro Antonio Di Pietro ha confermato l’interesse dell’Italia per la realizzazione dell’opera. Ma intanto a Belluno nemmeno si sa qual’è la linea su cui c’è perfino un accordo Veneto-Friuli.
Il sindaco di Cavazzo Carnico, Dario Iuri, autorizza “L’Amico” alla pubblicazione del tracciato: lo facciamo in quattro pagine estraibili, in mezzo al fascicolo “Dai nostri paesi”, nella convinzione che sia giunto il momento di prendere in mano, come Bellunesi, la questione.
Il sindaco Iuri è preoccupato per come si presenta il progetto nella Val Tagliamento, con molti tratti allo scoperto, sull’alveo del fiume. Ci svela che, delle quattro ipotesi, l’Anas preferisce senza dubbio quella con il minor numero di viadotti, che costano troppo. E questo fa gioco alla provincia di Belluno: a detta di Iuri l’impatto della nuova autostrada a nord di Longarone sarebbe praticamente inesistente perché tutta in galleria. Iuri teme venga presa d’assalto dal traffico pesante, ma capisce l’esigenza della provincia di Belluno di collegarsi all’asse di Tarvisio: oggi Carnia e Cadore sono collegate in modo pessimo, improponibile.
Dalla Carnia emerge una richiesta: gli enti locali interessati si siedano al tavolo con le Regioni e il Governo.

Il progetto dell’autostrada
DA PIAN DI VEDOIA A TOLMEZZO

In provincia di Belluno se ne parla da un paio d’anni, ma non era mai stato diffuso in pubblico.
E’ il progetto del prolungamento dell’A27, l’autostrada che sale da Venezia e oggi si ferma a Pian di Vedoia. Lo studio di fattibilità è stato commissionato da Bortolo Mainardi quando era Commissario di governo per le opere strategiche nel Nordest. Lo ha realizzato l’Anas, Direzione centrale programmazione e progettazione, con l’assistenza fornita dallo Studio Zollet di Santa Giustina Bellunese.
Il futuro dell’A27, oggi, non guarda più verso Monaco di Baviera ma verso Tarvisio e l’Europa centro-orientale. Lo studio dell’Anas propone un tracciato che da Pian di Vedoia si dirige verso nord fino a lambire il Cadore e poi, attraverso il traforo sotto la Mauria, percorre la valle del Tagliamento (Forni di Sopra, Forni di Sotto) fino a superare Tolmezzo per raccordarsi all’autostrada A23 Udine-Tarvisio (confine con l’Austria). Da Tarvisio a Villach sono pochi minuti di viaggio; da lì in un’ora si raggiunge Salisburgo oppure, in un paio d’ore, Vienna. Il progetto ha già ricevuto il «sì» dei due presidenti del Veneto e del Friuli (Galan e Illy, il primo di centrodestra, l’altro di centrosinistra) e dei due ministri dei trasporti che si sono avvicendati un questi ultimi anni (Lunardi e Di Pietro).
E in provincia di Belluno? Le categorie economiche non hanno dubbi e si sono più volte espresse a favore, in testa la Camera di Commercio. Silenzio, invece, da parte dell’Amministrazione provinciale, almeno fino all’ordine del giorno approvato venerdì 2 febbraio. La posizione del presidente Sergio Reolon è sempre stata chiara: finché non vedo, non giudico.
Insomma, era ora che il progetto fosse tirato fuori dal cassetto. Perché la popolazione bellunese possa vederlo e valutarlo, e altrettanto possano fare i rappresentanti politici. Con questa finalità L’Amico del Popolo ha deciso di pubblicarlo in questo inserto speciale.
Il progetto, con le mappe dei tracciati, ci è stato fornito da Dario Iuri sindaco di Cavazzo Carnico, in provincia di Udine (ringraziamo anche la signora Conti del “blog” «Per altre strade»): la Comunità montana della Carnia lo ha ottenuto dallo studio di ingegneria Zollet ancora sul finire del 2005, con l’autorizzazione dell’Anas, e lo ha messo a disposizione delle amministrazioni locali.

 

Il documento della Provincia a sostegno dell’autostrada

  Ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio provinciale di Belluno venerdì 2 febbraio 2007

 

Troppo traffico

SOTTOLINEATA la perdurante penalizzazione che subisce il territorio provinciale per la consistenza del traffico lungo la SS 51 di Alemagna, stante l'i­nadeguatezza del tracciato stradale e delle intersezioni dei vari pettini stradali (SP 251, SS 51, SS 51 BIS), che comporta la concentrazione dei flussi con un congestionamento ormai esasperante, con significative ricadute negative sulla qualità della vita delle comunità locali (inquinamento, stress, mobilità pericolosa e limitata);

Troppo isolati

EVIDENZIATA l'insufficienza strutturale del sistema provinciale per la mobilità e l'assenza di un'adeguata connessione con le aree limitrofe della pedemontana veneta, con le province di Pordenone, Udine, Trento e Bolzano, nonché di idoneo collegamento verso il Nord Europa;

RICHIAMATE le varie conferenze programmatiche tenutesi negli ultimi anni in provincia;

Importanza Europea

RICORDATA, altresì, l'iniziativa del giornale diocesano "L'Amico' del Popolo", che fece sottoscrivere, in data 12 giugno 2000, dalle organizzazioni economiche, sindacali e dai rappresentanti locali del Governo Nazionale, del Governo Regionale e dagli amministratori locali, un Ordine del Giorno per l'inserimento dell'asse di Alemagna nella rete transeuropea dei trasporti;

RICORDATI gli impegni assunti negli ultimi anni da parte sia del Governo centrale che regionale e locale;

Territorio a rischio

RECLAMATA l'esigenza di dover urgentemente procedere all'eliminazione o attenuazione dei fattori di rischio, per superare le ricorrenti situazioni di emergenza cui è sottoposta la viabilità provinciale e garantire una corretta fruibilità del territorio in regime di idonea scorrevolezza, senza per questo penalizzare l'aspetto turistico e la possibilità di mantenere viva l'attrattiva dei piccoli centri montani della nostra provincia; tenendo conto dell'importante esigenza di migliorare, insieme all'attraversamento, i collegamenti interni;

CONSIDERATI i progetti in itinere volti al superamento di tale situazione drammatica;

CONSIDERATO altresì fondamentale preservare il territorio da future trasformazioni ambientali dannose e degra­anti;

No impatti negativi

RICHIAMATA dunque la necessità di operare una scelta definitiva e, possibilmente, risolutiva senza creare impatti negativi al territorio;

Piano strategico

CONSIDERATO che è in corso di redazione il Piano Strategico (PS) in cui le opzioni relative alla mobilità sono conseguenti al modello di sviluppo confrontato con il territorio e interagenti con gli aspetti sociali­economici ed ambientali della nostra provincia;

CONSIDERATO che, è in corso di redazione il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP)

 

DELIBERA

 

Soluzione idonea

1. di IMPEGNARE, per tutte le ragioni in premessa, L'Amministrazione Provinciale a implementare il PS definendo le strategie di sviluppo della mobilità nella parte alta della provincia di Belluno e delle conseguenti necessarie infrastrutture; di considerare la realizzazione del prolungamento del raccordo autostradale A 27, quale possibile soluzione idonea al modello di sviluppo sociale - economico e ambientale di questa provincia e, volta a creare adeguati collegamenti con l'arco alpino e più in generale l'Europa, nonché quale requisito importante per lo sviluppo turistico - economico dei nostri territori, nonché adatta a risolvere e superare l'emer­genza connessa con l'impraticabilità del tratto Longarone Rivalgo, uno dei primari punti neri della viabilità provinciale;

  Tavolo di Lavoro

2. di IMPEGNARE l'Amministrazione Provinciale di Belluno a coordinare un tavolo di lavoro con la Regione Veneto, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, l'ANAS, la Società Veneto Strade Spa, le Ferrovie dello Stato, i Presidenti delle Comunità Montane e i Sindaci dei Comuni della Provincia di Belluno, i rappresentanti bellunesi al Parlamento e i Consiglieri regionali bellunesi, affinché affianchino e supportino le iniziative volte alla definizione di determinazioni foriere di un progetto compatibile alle esigenze di sviluppo della comunità bellunese;

  Risorse

3. di IMPEGNARE l'Amministrazione Provinciale ad attivarsi nei confronti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per l'inserimento nel prossimo Piano Triennale dell'Anas delle necessarie risorse per "soccorrere" le richieste della comunità bellunese, da troppo tempo disattese;

4. di INVIARE il presente Ordine del Giorno a tutte le componenti istituzionali menzionate al precedente punto 2.

 

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La Vita Cattolica  17.02.2007

Il viceministro dei trasporti, De Piccoli, fa sapere che non ci sono i soldi per il collegamento tra Carnia e Cadore

Avanti con la viabilità ordinaria

Lautostrada? Un’abbaglio

II viceministro: «Mi fa piacere che anche le amministrazioni locali siano consapevoli della delicata fase che attraversiamo e che si rendano conto che abbiamo altre urgenze»

La montagna non ha bisogno di nuove illusioni. La Carnia tanto meno. Ed il collegamento autostradale tra l'A23 e l'A27 è oggi un abbaglio. Non lo dicono gli ambientalisti, ma un autorevole rappresentante del Governo, il viceministro ai trasporti Cesare De Piccoli. «Non ci sono i soldi», dichiara. E il progetto base prevede una spesa di 2,2 milioni di euro. Tanto vale, dunque, proseguire con i cantieri Anas che nei giorni scorsi sono stati visitati dall'assessore regionale Lodovico Sonego. Che è uno «sponsor» del collegamento autostradale, ma che si rende conto della carenza di risorse, per cui non spinge.

La «verità» di De Piccoli

«Non ci sono i soldi per il collegamento au­tostradale tra l'A27 e l'A23», afferma il viceministro ai Trasporti. «Questa è la verità ad oggi. Se poi si vuole che io dica di sì, perché può far comodo, io rispondo: non dico di no al collegamento autostradale». Solo l'1% delle «grandi opere» cantierate nel 2001 dalla legge Obiettivo ha visto la luce. Ed il motivo di tanto ritardo sono, appunto, le difficoltà finanziarie. Si possono fare tutti i progetti che si vogliono - ne è stato incaricato l'ex commissario straordinario Mainardi -, ma ci vorranno anni perché gli 85 chilometri di autostrada nelle viscere delle Dolomiti possano diventare una realtà. «Mi fa piacere che anche le amministrazioni locali siano consapevoli della delicata fase che attraversiamo e che si rendano conto che abbiamo altre urgenze». Ad insistere per il collegamento autostradale ed in particolare per il traforo del passo della Mauria sono soprattutto gli imprenditori, sia della Carnia che della provincia di Belluno. «Gli imprenditori, però, sanno fare di conto - puntualizza De Piccoli -, per cui non dovrebbero chiedere l'impossibile. Almeno ciò che oggi è impossibile. E il politico che chiede, dovrebbe anche dire come si finanzia quest'opera».

Il Veneto insiste

Il collegamento autostradale è previsto da un protocollo d'intesa sottoscritto a Gorizia nel 2004 dai presidenti delle regioni Riccardo Illy e Giancarlo Galan e dall'allora ministro delle Infrastrutture, Piero Lunardi. Nelle settimane scorse la giunta regionale del Veneto ha incaricato Bortolo Mainardi, ex commissario straordinario per le grandi opere nel Triveneto durante il governo Berlusconi, di dare un'accelerata allo studio di fattibilità predisposto nel 2005. Studio che mette in conto 85 chilometri di asfalto autostradale in tre lotti: il primo da Pian di Vedoia di Ponte nelle Alpi a Macchietto, per i154% in galleria sulla sinistra orografica del Piave, il secondo da Macchietto a Forni di Sopra interamente in tunnel sotto il passo della Mauria e il terzo che raggiunge Amaro raccordandosi con l'autostrada A23. Lo scorso novembre Di Pietro ha definito il programma delle «Priorità infrastrutturali» e vi ha inserito la nuova autostrada, stimando il costo in 2,2 miliardi, da affrontare «ricorrendo al project financing». Un passaggio importante, ma la prospettiva è tutt'altro che rassicurante. Ci sono società disposte a farsi carico di questo onere, sapendo che la nuova arteria non disporrà di un traffico sufficiente per far tornare i conti, in termini di pedaggio? Nei giorni scorsi il Consiglio provinciale di Belluno ha messo le mani avanti: sollecitando la realizzazione dell'infrastruttura. «Si può chiedere tutto - è stato il commento di De Piccoli - ma bisogna fare i conti con la realtà».

I cantieri Anas

Avanti tutta, quindi, con i cantieri in corso, da parte dell'Anas. Il punto è stato fatto nei giorni scorsi dall'assessore Sonego e dai mas­simi dirigenti Anas. La galleria San Lorenzo, lunga 2,2 chilometri, in località Passo della Morte sostituirà due pericolosi tornanti in una zona particolarmente franosa. I lavori strutturali sono completati, stanno per partire quelli per l'impiantistica elettrica. La galleria che ha comportato una spesa complessiva di oltre 46 milioni di euro sarà aperta al traffico ai primi del mese di agosto. La galleria «Variante di Tors», lunga 1,5 chilometri, sarà aperta al traffico a fine luglio ed ha comportato un costo di 35 milioni di euro, eliminando il tratto della statale su cui incombe un ver­sante franoso. I lavori in corso ad Arta Terme, per una spesa di un milione 346 mila euro contribuiranno, oltre che a mettere in sicurezza il tracciato stradale, a migliorare il volto stesso della località termale della Carnia e sono funzionali a quelli che sta realizzando il Comune per nuovi parcheggi sotterranei e per l'arredo urbano del centro. Essi porteranno un significativo contributo sia agli abitanti che al turismo, ha detto Sonego.  Franceso Dal Mas

 

 

Corriere delle Alpi  15.02.2007

L'amministratore cadorino: «La viabilità va migliorata, ma questo progetto avrebbe conseguenze negative sull'ambiente»

«L'autostrada porta solo traffico»

Il no del sindaco di Calalzo Pop al collegamento tra A27eA23

Calalzo. «Due svincoli, diversi viadotti sopra le nostre vallate e poi traffico, smog e rumore. Per evitare questo ribadisco la mia contrarietà al progetto di collegamento tra A27 e A23, che ho potuto visionare in una riunione in Friuli». A fine gennaio il sindaco di Calalzo Piermario Fop ha partecipato a un incontro sul raccordo autostradale a Villa Santina, nella Carnia confinante con il Cadore.

«Invitato dagli organizzatori», racconta in un intervento consultabile anche nel sito internet www.comune.calal­zo.bl.it/home.php), «ho avuto modo di capire, finalmente, in che cosa consista lo studio di fattibilità riguardante l'ipotesi di completamento tra le autostrade A23 e A27. Finora, nessun amministratore pubblico del Cadore centrale, infatti, sembra abbia avuto la possibilità di vedere ufficialmente il progetto. Personalmente ne sono rimasto stupito, perché, nonostante le rassicurazioni che il territorio centrocadorino non verrebbe toccato dalla grossa arteria di comunicazione, in realtà ho visto che, secondo il piano, la nostra area verrebbe interessata da due svincoli autostradali (uno a Caralte, l'altro a Lorenzago) e da alcuni viadotti di attraversamento delle valli che incrociano la vallata del Piave sulla sinistra orografica del fiume. Penso ad esempio alla Val Talagona, con gli Spalti di Toro sullo sfondo».

E l'esito della riunione tenutasi in Friuli?

«Nell'occasione non ho mancato di evidenziare», dice ancora il sindaco di Calalzo, «il fatto che, con la crisi del settore dell'occhialeria, le comunità del Cadore centrale hanno necessità di veder rilanciati altri settori economi­coproduttivi. Uno in particolare, il turismo, che può contare sul nostro splendido ambiente naturale. E il turismo non può certo essere promosso all'ombra di un'autostrada. Piuttosto, va valorizzata una ricettività sostenibile ed eco-compatibile».

«Non per niente», continua Fop, «i nostri territori sono pressoché interamente soggetti a vincoli "Sic" e "Zps", oltre che essere stati proposti all'Unesco come patrimonio dell'Umanità, dunque assolutamente da salvaguardare».

Fop ribadisce che «l'autostrada diventerebbe un corridoio di transito per molti mezzi su gomma leggeri e pesanti, a vantaggio di altri territori lontani da noi. Qui, infatti, rimarrebbero solo traffico, fumi ed emissioni, rumore».

Quanto al da farsi, «i Comuni di Calalzo, Domegge e Pieve», ricorda il sindaco, «con deliberazioni consiliari risalenti al 2001 hanno espresso forte contrarietà al prolungamento della A27, in modo chiaro e motivato. E nel 2003 fu organizzato proprio a Calalzo un convegno con la partecipazione di molti rappresentanti di territori attraversati da autostrade. Ne emerse che non vi era alcun vantaggio economico per le aree di appartenenza, bensì solo evidenti danni. Quello che sostengo è che è sicuramente indispensabile migliorare la viabilità ordinaria, soprattutto nei punti critici dell'Altobellunese (Longarone, Castellavazzo), ma non mi sembra davvero necessario devastare il territorio. Sono del tutto d'accordo con le indicazioni riportate dall'Unione Europea nel "Libro bianco dei Trasporti": il problema è ridurre il traffico su gomma, migliorando i servizi pubblici e in particolare il trasporto su rotaia. Questo per motivi legati ad inquinamento, salute dei cittadini e tutela ambientale. E francamente un'autostrada attraverso il Cadore è in contrasto con tutto questo».

 

 

Corriere delle Alpi  14.02.2007

Prospettive pessime emergono dal vertice del consorzio Centro Cadore

«L’autostrada ci serve»

Il comparto turistico lancia un grido d'allarme

Pieve di Cadore. La velocizzazione del traffico automobilistico in Cadore ed un convinto «sì» al raccordo autostradale A27/A23. Sono le richieste degli operatori turistici per allontanare la crisi nella quale sta precipitando il comparto. E' quanto emerso dall'incontro tra gli addetti al settore (prevalentemente albergatori) tenutosi lunedì all'hotel Al Pelmo. Convocato per organizzare l'assemblea generale del consorzio Centro Cadore Turismo che si terrà entro febbraio a Pieve di Cadore, il direttivo dell'associazione ha subito rivolto la sua attenzione al delicato problema viario, argomento in questi giorni di svariati articoli di stampa (con scambi di battute tra favorevoli e contrari) ma anche nei pensieri del consiglio provinciale (su iniziativa, tra gli altri, dei consiglieri Pierluigi De Cesero e Matteo Toscanì).

E' stata una discussione essenziale, che ha fatto emergere una posizione univoca. «Il Cadore», hanno affermato più operatori, «oggi è fermo. Colpa del mercato turistico troppo frastagliato, che sposta anche la tradizionale clientela cadorina verso le regioni limitrofe, quando non addirittura in Austria». Sono numerosi gli esempi verificatisi quest'inverno, specialmente con i turisti dell'Est. Oggi gran parte di questi sciatori si ferma in Austria, perché il percorso è più breve e si guadagnano almeno due giornate sulle piste. «C'è un'agenzia polacca che da oltre 5 anni portava almeno tre pullman di sciatori in Centro Cadore», è stato rilevato, «per la classica settimana bianca: 7 notti più i viaggi. In pratica 7 giorni sulle piste. Quest'anno ha scelto invece l'Austria: viaggio più corto, costo della vacanza uguale: perciò vacanze più lunghe». «Al turismo cadorino», ha affermato Gino Mondin, «serve una viabilítà più veloce. Lo stesso Messner lo ha detto in relazione al monte Rite. L'autostrada tra il Cadore e la Carnia è ormai indispensabile, com'è indispensabile un collegamento veloce tra Calalzo e Cortina. Dove corra la strada, lascio decidere ai tecnici; a noi basta che si faccia». «Unica condizione», ha aggiunto Liberale Fiori, «che si tenga conto del panorama: una promozione gratuita che conta molto di più di qualsiasi depliant». «Oggi, ha affermato Gildo Trevisan, citando un comunicato della Regione, «si sta pensando dì indennizzare gli impianti di risalita per il mancato introito dovuto alla carenza di neve. Tutto giusto, per carità: ma perchè nessuno pensa anche al comparto dell'accoglienza, che ha avuto gli stessi, identici problemi e che sta sopravvivendo a fatica? Mistero...». Dall'incontro è anche emerso che la politica non aiuta molto il turismo cadorino. Nemmeno nella promozione. «Se oggi il Centro Cadore ha una qualche stagione turistica invernale», è stato detto, «è solo grazie all'ex sindaco di Pieve, Roberto Faccin, che a suo tempo ha finanziato con 5 milioni di lire una spedizione di albergatori nei paesi dell'Est, favorendo l'inizio del movimento turistico che ha dato da vivere agli operatori in questi anni. Dopo di lui, più nulla». (v.d.)

 

 

Messaggero Veneto  12.02.2007                                    Comunicato Stampa

Il consiglio vuole esaminare i progetti dell’autostrada

Forni di Sopra. L'au­tostrada che dovrebbe collegare Belluno con Amaro lungo la Valle del Tagliamento approda in consiglio comunale a Forni di Sopra. A seguito delle varie voci che oramai giravano perii paese e per la vallata, con costituzioni di comitati pro e contro l'infra­struttura, il Comune di Forni di Sopra ha voluto indire una riunione di consiglio sull'argomento, e la popolazione era stata invitata, per un primo approccio con questo problema.

Il sindaco Luigino Antoniacomi ha illustrato il progetto di massima, spiegando che la riunione doveva solamente portare alla luce il problema, senza adivenire ad alcuna delibera, seppure di massima, sulla validità o meno dell'opera, ma semplicemente per verificare gli umori della popolazione e le valutazioni dei consiglieri stessi.

Il consiglio si è diviso a metà, ma tutti hanno rilevato la necessità di una migliore viabilità verso il fondovalle e verso il Cadore. Ricadute positive da questa infrastruttura potrebbero venire, secondo i favorevoli, dal fatto che per completare l'opera sarebbero necessari diversi anni di lavoro, e quindi con ricadute anche per le ditte locali, ed il turismo.

I contrari ribattono invece che i fumi di scarico, i rumori e la cementificazione potrebbero danneggiare un paesaggio ancora integro, in particolare in prossimità del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane. Rilevato che mancano particolari importanti, sui metodi adottati per la stesura del piano di fattibilità dell'opera, circa gli impatti ambientali, geologici ed economici che l'opera potrà avere sul paese e sull'intera vallata, il consiglio comunale ha deciso di richiedere ulteriori informazioni chiedendo che su questa importante infrastruttura si tenga conto anche della volontà della popolazione dei paesi interessati. (g.g)

 

 

Il Gazzettino  11.02.2007

Dopo l'ordine del giorno di assenso del consiglio provinciale, il collegamento autostradale A27-A23 torna a far discutere

Sindaci divisi sullo sbocco a nord

No di Fedon e Antoniol, Manfreda cauto. Solo Tremonti dice sì: "Peccato però che non ci siano i soldi"

Lorenzago

«Ho il timore che questa sia l'ennesima presa in giro». Così sbotta il sindaco di Lorenzago, Mario Tremonti di fronte ai nuovi colpi d'ala sull'ipotesi di collegamento fra l'autostrada A27 di Alemagna e l'A23 Udine-Tarvisio. Già, perchè a fronte di alcune posizioni favorevoli alla realizzazione viaria, ultima quella della Provincia di Belluno, sul piano finanziario a frenare gli entusiasmi, salta fuori puntualmente la mancanza di soldi. Lo conferma Tremonti: «Me l'ha riferito con certezza un sottosegretario». Quanto al dibattito in corso, il primo cittadino di Lorenzago lo paragona alla situazione dell'asino di Buridano che muore di fame in attesa che il padrone decida se sia meglio dargli la paglia o il fieno (leggi autostrada o ferrovia). «Confermo quanto a suo tempo ho dichiarato. Si fanno solamente chiacchiere. Troppe, inutili e inconcludenti. Ormai durano da 40 anni».Anche Mario Tremonti è uno dei tanti pendolari che quotidianamente scende dal Cadore a Belluno e prova sulla sua pelle le difficoltà di collegamento, nonostante gli ultimi miglioramenti sulla statale 51. Dichiara fra lo sconsolato e lo spazientito: «Impiego più tempo oggi con una strada nuova, ma già vecchia e inadeguata fin dalla sua entrata in servizio, che non quando c'era la storica "Cavallera". Ed è tutto dire».

Se Tremonti è favorevole praticamente senza riserve, non così lo sono alcuni suoi colleghi del Centro Cadore. Lino Paolo Fedon, sindaco di Domegge non ha esitazioni di dare il suo diniego nel caso sia costruito il viadotto sul Talagona. «Se invece il tracciato prevede una soluzione in galleria, sono più possibilista. Comunque sia, la condizione essenziale è che l'opera sia a basso o ancor meglio a bassissimo impatto ambientale. Da quanto ho potuto vedere nel progetto di fattibilità, da parte mia c'è il no».

Il sindaco di Auronzo, Walter Antoniol, dichiara di essere solidale con la presa di decisioni dei suoi colleghi del Centro Cadore perchè è convinto, che se anche la Val d'Ansiei è in un certo qual modo discosta dal collegamento, fa parte sempre di un unico territorio. Così per rinforzare la sua presa di posizionee chi ha orecchi intenda: «Siamo stati sempre contrari alle opere di grande viabilità sul nostro territorio, di conseguenza non è difficile capire la posizione di chi dissente. Tuttavia, se l'autostrada dovesse interessare solo marginalmente il Cadore, sono più possibilista. Ben venga il dibattito perchè è tempo di sciogliere finalmente il nodo e chiarire i dubbi».

Per il sindaco di Lozzo, Mario Manfreda si tratta principalmente di salvaguardare un ambiente delicato: «L'argomento non è mai stato affrontato nè dall'Amministrazione, nè dal Consiglio, per cui le mie sono solamente riflessioni personali. Credo che le decisioni debbano essere prese di comune accordo, visto che il territorio è tutt'uno. Ciò dopo aver valutato attentamente tutti gli elementi e il rapporto costi ambientali-benefici economici».

Inizia dunque ancora una volta il dibattitto sulle grandi opere viarie che interessano il Cadore. In Carnia già si sono mossi con un comitato che ha tenuto una riunione con lapresentazione del progetto di fattibilità a Villa Santina. Prossimamente, come annunciato dal sindaco di Calalzo, Piermario Fop, se ne terrà una anche nel comune cadorino sempre con l'elaborato progettuale sotto la lente d'ingrandimento. Fra la gente dei paesi l'impressione generale rilevata è che ancora una volta si tratti, non tanto di botti carnevaleschi, quanto elettorali in vista del prossimo appuntamento di rinnovo amministrativo locale.  Gianfranco Giuseppini

 

 

Il Gazzettino  11.02.2007

La discussion su la A27

AURONZO - "A ce fei stradone che va n Friul?" i dis n tante, visto che à ciapou fogo dagnoo la discussion sula union dela A27 che finise a Pian de Vedoia con la A23 che da Udin la va a Tarvisio. L dis de ese cognosù come "Jaco De Tone" e che i suoi vece i era de Perarol e che i avea betù su una siega a Monguelfo n Pusteria. L se tien n bon de avé le radis cadorine e de parlà ladin. Can che l ciata n cadorin l domanda sempro come va dale nostre parte e l à sientiu anche lui sti dis parlà del colegamento col Friul. Por laoro de legname l va tante ote n Austria e n Slovenia. Proprio por amor dela tera dei suoi vece bisnone l se nteresa sempro del Cador e l fei n pei de considerazion da n cianton diverso dal nostro.

N sto modo l ciacolea: "A parte che podarae nteresà anche l me mestier, ma ei podù vede n fenomeno che é davoi soziede soraduto nel turismo. Por di, n chesto periodo se te vas a Lienz, te vede pasà n grumo de machine slovene e croate che se ferma davante ale grose boteghe por comprà roba, come sci, scarpoi, tute e chel che vien davoi. La gran parte la va n pusteria, spezialmente a Plan de Corones agnò che e duto n parlà slavo e ungheres".

Continua Jaco: "Curios come che son, ei avù modo de sientì n pei de luore, e n sloven agnò che tante ote compro faghere. I dis che, a parte che i se ciata meo con i prezie e con la qualità dei servizie, i va n pusteria porcè che è pi comodo come strade. Na ota ruade a Graz, Klagenfurt e Villach i rua da noi come bale de sciopo por spittal. Ogni ota l viado é meo por i continue laore che i é davoi fei sula strada. Se continua n sto modo ei paura che l Cador perde ancora de pì colpe".

Quanto a come se podarae vede sta grosa strada l mena la testa: "Da chel che ei podù capì, se se vo avé dele strade bone e fate n poco tempo là n Cador, agnò che é da deventà mate por pasà por i paese no solo d'istiade, ocore pensà ale autostrade. Basta vede quanto à volù col sorgioze por bete a posto la strada che vien su da Belun. Capiso che la val del Piave la é pì strenta de chela del Rienza, ma n Putseria no che no i à perdù tempo. Oltre duto i è stade atente che no la sede n pui n ten ocio. Daspò bastarae di a vede ce che i é davoi fei da Brunico po ruà n Val Badia".  Gianfranco Giuseppini

 

 

Il Gazzettino  10.02.2007

Il sindaco di Vodo favorevole alla A27 verso ì Friuli

«Quel prolungamento risolve i nostri problemi»

Vodo. Anche il sindaco di Vodo, Guido Calvani, dice sì all'autostrada che prolunghi l'A27 verso il Friuli e quindi l'Austria. «La decisione unanime del Consiglio Provinciale opportunamente stimolato dalla proposta del sindaco di Longarone PierLuigi De Cesero, conferma la convergenza degli amministratori sulla soluzione prospettata e votata all'unanimità che mette l'accento sulla necessità della provincia di trovare uno sbocco a nord attraverso una dorsale di collegamento di minimo impatto ambientale. Una soluzione sulla quale anche il Comune di Vodo vuole esprimere il suo apprezzamento per una serie di motivi che muovono dalla certezza che essa rappresenterà l' incentivo per assicurare una più appetibile qualità della vita per le popolazioni dell'alta provincia di Belluno attraverso una migliore viabilità di connessione tra le vallate alpine».

Queste le motivazioni che inducono il primo cittadino li Vodo a sostenere la volontà Espressa dalla Provincia. Dice anche: «circa la situazione del Cadore e della Valle del Boite n particolare, il prolungameno della A27 in quella direzione rappresenta la chiave di volta per la soluzione degli annosi problemi che assillano da tempo gli amministratori. Il traffico pesante potrà contare almeno su due opzioni di transito e sicuramente alleggerirà il carico della 51 di Alemagna, restando impregiudicata la urgenza di realizzare le circonvallazioni dei paesi e di continuare a puntare alla bretella Macchietto-Venas come ad una ulteriore possibilità dì diluire i passaggi, oggi insopportabili del traffico su gomma. Con plauso per la scelta del consiglio provinciale, esprimo la convinzione che grossi temi viari richiedano la massima convergenza degli schieramenti, nell'interesse vitale della qualità della vita delle popolazioni che abitano la montagna».

 

 

L'amico del Popolo  10.02.2007

Finalmente reso pubblico in Consiglio provinciale il tracciato di massima predisposto dall’Anas per continuare l’A27

L’autostrada per Tolmezzo sarà quasi tutta in galleria

Approvato all’unanimità l’ordine del giorno a sostegno dell’autostrada, presentato dal consigliere De Cesero

Colpo di scena in Consiglio provinciale. Venerdì 2 febbraio è stato approvato all’unanimità l’ordine del giorno a sostegno del proseguimento dell’autostrada, presentato dal consigliere di opposizione Pierluigi De Cesero, sindaco di Longarone.

Negli stretti spazi riservati al pubblico si respirava un insolito clima di partecipazione, che forse ha un po’ condizionato la maggioranza. E il presidente Sergio Reolon, sempre molto critico sulla continuazione dell’A27, non ha nascosto la sua sorpresa constatando la presenza, in fondo all’aula, dei rappresentanti delle categorie produttive e, soprattutto, del presidente della Camera di commercio Paolo Terribile, sostenitore convintissimo dell’opera. Segni inequivocabili: la questione interessa, eccome.

Bisogna dire che De Cesero ha cominciato bene. Con un progetto di massima già messo nero su bianco, per la prima volta siamo davanti a un’occasione storica e bisogna che il Consiglio provinciale “batta un colpo”, ha detto il sindaco di Longarone. L’ordine del giorno aveva già ricevuto le adesioni esterne delle categorie economiche. Asso nella manica: viene distribuito a tutti i consiglieri - finalmente - il benedetto progetto su cui c’è già il consenso bipartisan del presidente del Veneto Giancarlo Galan (centrodestra), del presidente del Friuli Riccardo Illy (centrosinistra), del precedente ministro per le infrastrutture Pietro Lunardi (centrodestra) e dell’attuale ministro per le infrastrutture Antonio Di Pietro (centrosinistra). Progetto che non era mai stato mostrato in pubblico. Quasi illegibile sulla cartina di De Cesero, ma quanto basta per capire che il tracciato esiste. E’ quello che “L’Amico del Popolo” propone nella cartina (leggibile) qui a fianco. Ed effettivamente è un tracciato che corre quasi tutto in galleria, proprio come aveva detto mille volte l’allora commissario per le grandi opere nel Nordest Bortolo Mainardi.
De Cesero tocca le corde giuste: sottolinea che l’impegno per l’autostrada non dovrà far venire meno la manutenzione e il miglioramento del resto della viabilità ordinaria, perché l’autostrada non potrà essere intesa come alternativa alle altre opere. Per questo, afferma De Cesero, sarà necessaria la verifica e l’appoggio della Provincia. «Io sono per l’autostrada e sono anche per le varianti, anche per le soluzioni alternative interne alla nostra provincia», sottolinea De Cesero con enfasi.

E’ proprio ciò che sta a cuore a Reolon. E Matteo Toscani sindaco di Valle di Cadore, consigliere di opposizione, sprona: cominciamo a valutare il progetto, cerchiamo di essere sicuri che prima serva a noi e poi al Veneto. Il traffico aumenterebbe, perciò ci vuole un ragionamento anche sulla viabilità complementare.

Su queste basi c’è di che dialogare. A mostrarsi non prevenuto comincia Michele Dal Farra della Margherita, poi l’assessore Quinto Piol, il consigliere Marco Bortoluzzi di Rifondazione comunista («Le vie di comunicazione sono sinonimo di sviluppo, diamoci un programma condiviso e scegliamo le priorità d’intervento»), poi Reolon stesso: «E’ un dibattito condizionato dai pregiudizi che gli altri abbiano i pregiudizi». Toscani ammette, non si aspettava un sì; anche Addamiano (Alleanza nazionale) ammette e registra per la prima volta il superamento dei vecchi schemi. Reolon: «Il nostro è un voto favorevole, ma io non avrei presentato l’ordine del giorno, perché questo sì rischia di condizionare il dibattito più ampio che è in atto per il Piano strategico».

 

 

Il Gazzettino  09.02.2007

L'ex assessore Fava: Sarebbe diseconomico e inquinante

Belluno

Il collegamento autostradale fra A27 e A23 non si giustifica per il traffico, quindi è diseconomico. E, per giunta, aggiunge inquinamento. E' questo il ragionamento che l'ex assessore provinciale all'ambiente, Dino Fava, fa per confutare la tesi della necessità del prolungamento da Pian di Vedoia a Tolmezzo. Ricordando che l'ordine del giorno di recente approvato dal consiglio provinciale «nella sostanza replica quello del luglio 2000», entra nel merito con una serie di dati.

«L'opera costerebbe 2,1 miliardi, ma per farli rientrare nelle casse degli investitori pubblici o privati, il flusso di traffico dovrà ammontare a 26 mila veicoli al giorno (7, 8 milioni l'anno), secondo le stime degli esperti sulle autostrade in genere».

Fava sostiene, come ha scritto al ministro Di Pietro, che si tratti di valori «sovrastimati» rispetto alle «condizioni reali». Ricorrendo a delle proiezioni sulla scorta di dati forniti nel 1994 a supporto dell'ordine del giorno sul Piano triennale dei trasporti, l'Istat stimava in 25 milioni di tonnellate di merci nette l'import-export veneto col resto del mondo, di cui 360 mila attribuibili alla provincia di Belluno.

«Nel 2020, anno in cui si stima che possa essere completata l'opera - afferma Fava - e volendo considerare una crescita annua del 3\%, si arriverebbe a 50 milioni trasportabili con 2 milioni di camion da 25 tonnellate, cioè 8 mila al giorno, che sono meno di un terzo dei 26 mila stimati come necessari per ripagare l'investimento fra A27 e A23. Dove si troveranno i soldi mancanti?».

Sulla questione ambientale, l'ex assessore osserva che «l'alta capacità ferroviaria tra Milano e Venezia sposterà dalla strada alla rotaia 10 mila auto e 4 mila camion al giorno, sottraendo 250 mila tonnellate di Co2 e 2000 di Co all'anno. Invece con l'autostrada nuova aumenteranno sia il traffico che l'inquinamento (167 mila tonnellate di Co2 e 9000 di Co nel caso dei 26 mila veicoli)».

 

 

Messaggero Veneto  09.02.2007

Associazione dei Comuni

il sindaco Benedetti è stato eletto presidente

AMPEZZO. Eugenio Benedetti, sindaco di Ampezzo, è stato eletto presidente dell'Associazione dei Comuni dell'alta val Tagliamento. La nomina è avvenuta durante la seduta della conferenza dei servizi dei sindaci interessati all'unione sovracomunale. Oltre ad Ampezzo ne fanno parte Forni di Sopra, Forni di Sotto, Sauris, Socchieve e Preone. Prende così un avvio concreto una convenzione che vuole ottimizzare spese e servizi per i cittadini del Comuni interessati. «Uno degli obiettivi che ci siamo preposti - ha illustrato il neo presidente - e che dovremo perseguire nei prossimi due anni, sarà quello legato alla promozione e allo sviluppo del territorio». La nuova norma regionale, come ha proseguito Benedetti, in materia di riforma dell'urbanistica regionale prevede la possibilità, tra l'altro, di far svolgere funzioni di pianificazione sopracomunale alle Unioni dei Comuni e alle Associazioni intercomunali, ossia alle Aip, formate da almeno 5 Comuni. Fra gli obiettivi che l'Associazione intende perseguire si annovera il miglioramento delle risorse economiche e finanziarie per promuovere attraverso i metodi della programmazione con i livelli istituzionali sovra comunali, uno sviluppo equilibrato e sostenibile dal punto di vista ambientale l'area dell'alta Val Tagliamento, valorizzare il senso di appartenenza delle municipalità e qualificare ed ammodernare i servizi offerti dalle singole amministrazioni. «Sono strumenti importanti - ha proseguito Benedetti - che l'Associazione dovrà far propri per darsi un assetto urbanistico integrato, individuando le scelte comuni per valorizzare tutte le potenzialità che il territorio nel suo insieme offre, dall'ambiente al turismo, all'agricoltura, all'occupazione, alla viabilità, interessata da ben tre arterie». Di queste, autostrada fra Belluno e La Carnia, superstrada e statale 52 Carnica, secondo l'amministratore: «Due sono sulla carta da anni, mentre una, la statale 52 Carnica, langue da anni, ridotta ormai alla stregua di una mulattiera che attende da circa 50 anni interventi urgenti di rettifica nei tratti più pericolosi, i punti neri di Enemonzo, Socchieve ed Ampezzo».

 

 

Comune di Calalzo di Cadore  07.02.2007

Autostrada?

Autostrada A27/A23

Ho paretecipato al convegno di Villa Santina di venerdì 26/01/07, invitato dagli organizzatori per capire, finalmente, in che cosa consiste lo Studio di Fattibilità dell' "ipotesi di completamento tra le autostrade A23 e A27".

Finora nessun amministratore del Centro Cadore ha avuto la possibilità di vederlo ufficialmente.

Sono rimasto stupito perchè, nonostante le rassicurazioni che il territorio del Centro Cadore non sarebbe toccato dalla grossa arteria di comunicazione, in realtà, lo stesso sarebbe interessato da due svincoli autostradali (uno a Caralte ed uno a Lorenzago) ed alcuni viadotti di attraversamento delle valli trasversali a quella del Piave sulla sinistra Piave, uno ad esempio della Val Talagona con gli Spalti di Toro sullo sfondo.
Ho evidenziato nella riunione il fatto che con la crisi dell'occhialeria le Comunità del Centro Cadore hanno necessità di un rilancio di altre forme economiche ed una in particolare, grazie alla fortuna del nostro ambiente naturale, è quella del turismo che non si può fare all'ombra dell'autostrada ma valorizzando un turismo sostenibile ed ecocompatibile ( i nostri territori son pressochè tutti zone SIC e ZPS e sono stati proposti all'UNESCO come patrimonio dell'Umanità).
L'autostrada diventerebbe un corridoio di transito di molti mezzi leggeri e pesanti a vantaggio di altri territori lontano da qui. Qui rimarrebbero solo traffico, fumi, rumore.
Il Comune di Calalzo, quello di Domegge e quello di Pieve di Cadore con deliberazioni consigliari del 2001 hanno espresso forte contrarietà al prolungamento della A27 in modo chiaro e motivato.
Nel 2003 era stato organizzato un convegno a Calalzo con la partecipazione di molti rappresentati di territori attraversati da autostrade ed era emerso che non c'era stato nessun vantaggio economico per i loro territori ma solo danni.
Quello che sostengo è che sicuramente è necessario migliorare la viabilità ordinaria soprattutto nei punti critici (Longarone - Castellavazzo) non è assolutamente necessario devastare il territorio.
Son assolutamente d'accordo con le indicazioni della UE nel suo Libro Bianco dei Trasporti, il problema è ridurre il traffico su gomma migliorando i servizi pubblici ed in particolare il trasporto su rotaia per motivi di inquinamento e quindi di salute e anche per motivi di tutela ambientale. L'Autostrada è in contrasto con tutto questo.

Il Sindaco

 

 

Il Gazzettino  06.02.2006

Borca. La Comunità montana della Valle del Boite d'accordo con il consiglio provinciale sul prolungamento della A27 e l'esigenza di uno sbocco a nord con una bretella

«Alemagna sempre più bollente, urge una soluzione»

Il presidente Dalus: «Ci vuole un progetto radicale, non un palliativo, che vada incontro alle attese di abitanti e amministratori»

Borca

(Bdv) Anche la comunità montana della valle del Boite è d'accordo sulla risoluzione adottata dal consiglio provinciale sul prolungamento della A27 e che accoglie l'esigenza di trovare uno sbocco a nord con una dorsale di collegamento di minimo impatto ambientale. Il presidente dell'ente, Luciano Dalus, punta l'attenzione sulle opzioni che un corridoio di transito a est dell'alta provincia offre al traffico pesante. «Noi della valle del Boite ne sappiamo qualcosa, in tema di code, di inquinamenti, di qualità della vita», commenta, ponendosi sulla linea già espressa dal sindaco di Vodo e che punta decisamente alla qualità della vita che ogni scelta, ogni decisione deve assicurare alla gente che vive lungo una valle di grande suggestione estetica ma mortificata da un traffico che periodicamente diventa insostenibile. «L'orientamento sottoscritto da tutti i consiglieri provinciali non deve far dimenticare alcune nostre priorità, indicate ripetutamente come irrinunciabili: l'esecuzione delle circonvallazioni dei paesi e la realizzazione della bretella Macchietto Venas, un'altra opzione che consentirà al traffico, in particolare a quello diretto lungo i paesi della Valboite e verso Cortina, di diluirsi e di essere scorrevole in ogni periodo dell'anno». Per Dalus il carico dell'Alemagna dei giorni di punta è giunto a livelli terrificanti: con l'apertura dell'ultima galleria che sfocerà a Macchietto, la Longarone-Tai diventerà un corridoio arroventato. «Per questo abbiamo bisogno di soluzioni radicali e non palliativi che vadano incontro alle attese degli amministratori e delle popolazioni. La mancanza di fondi, indicata da qualcuno come la ragione della difficoltà ad inserire i progetti nei piani pluriennali Anas, non può più essere accettata».

 

 

Corriere delle Alpi  05.02.2007

Il vice ministro De Piccoli spegne le illusioni:«Troppe le difficoltà finanziarie, il governo ha altre urgenze»

A23-A27, «non ci sono soldi»

Il  collegamento autostradale è sempre più lontano

Belluno. «Le priorità sono altre. Non ci sono fondi per il collegamento autostradale tra l'A27 e l'A23». Lo afferma il viceministro alle infrastrutture Cesare De Piccoli. Che aggiunge: «Se poi si vuole un sì, perché può far comodo, io rispondo: non dico no al collegamento autostradale». De Piccoli ne ha parlato a Treviso. II braccio destro del ministro Di Pietro ha osservato che solo l'1% delle "grandi opere" cantierate nel 2001 ha visto la luce a causa delle difficoltà finanziarie del governo. Poi ci sono le priorità e De Piccoli esemplifica citando il Col Cavalier: «Questa infrastruttura è senz'altro più importante, come riconoscono anche le amministrazioni locali».

 

Collegamento A23-A27, non ci sono soldi

Il vice ministro De Piccoli parla chiaro «Le  priorità sono altre, come il col Cavalier»

Belluno. «Non ci sono i soldi per il collegamento autostradale tra l'A27 e l'A23». Lo afferma il viceministro alle infrastrutture, Cesare De Piccoli. Che aggiunge: «Questa è la verità ad oggi. Se poi si vuole che io dica di sì, perché può far comodo, io rispondo: non dico di no al collegamento autostradale». De Piccoli rie ha parlato a Treviso, incontrando i giornalisti. Facendo il punto sulla realizzazione dei progetti previsti dalla Legge Obiettivo, il braccio destro del ministro Di Pietro ha osservato che solo l'1% delle "grandi opere" cantierate nel 2001 ha visto la luce.

E il motivo di tanto ritardo sono, appunto, le difficoltà finanziarie che si trova ad affrontare il governo. Quindi non è assolutamente il caso di farsi soverchie illusioni. Si possono fare tutti i progetti che si vogliono - ne è stato incaricato l'ex commissario straordinario Mainardi -, ma ci vorranno anni perché gli 85 chilometri di autostrada nelle viscere delle Dolomiti possano diventare una realtà.

«Mi fa piacere che anche le amministrazioni locali siano consapevoli della delicata fase che attraversiamo e che si rendano conto che abbiamo altre urgenze», ha sottolineato il vice ministro alle infrastrutture.

De Piccoli esemplifica, citando il Col Cavalier, a Belluno.

«Questa infrastruttura è senz'altro più importante, come riconoscono anche le amministrazioni locali, a cominciare dalla provincia. Ci abbiamo investito 50 milioni di euro. Non sono bruscolini».

De Piccoli sa bene che gli operatori economici del Bellunese e dell'Alto Friuli insistono perché la nuova direttrice autostradale trovi finalmente realizzazione, superando il "collo di bottiglia" oggi rappresentato dal passo della Mauria.

«Anche gli, imprenditori, però, sanno fare i conti», aggiunge De Piccoli, «per cui non dovrebbero chiedere l'impossibile. Almeno ciò che oggi è impossibile. E il politico che chiede, dovrebbe anche dire come si finanzia quest'opera».

Un'analisi, quella del vice­ministro, pienamente condivisa da Sergio Reolon, presidente della Provincia di Belluno. «Oggi ci sono appunto altre necessità. E lo sanno bene anche gli operatori economici».

L'autostrada rientra in un protocollo d'intesa sottoscritto dai governatori Galan e IIly, con l'allora ministro Lunardi a Gorizia, ancora nel 2005.

Nei giorni scorsi si sono fatti sentire anche sindaci e Comitati del mondo ambientalista della val Tagliamento e della Carnia, sostenendo che si tratta di un'opera improponibile, tra l'altro perché sarebbe un danno per il turismo della montagna friulana.

«Ne guadagnerebbe solo Cortina», è stato detto durante un convegno, «neppure il Cadore avrebbe vantaggi, sicuramente non il Friuli Venezia Giulia».

 

De Cesero chiede al governo di non mettere le mani avanti

«Oggi il territorio è a favore i fondi poi si troveranno»

Belluno. «Poche scuse!». Pierluigi De Cesero, sindaco di Longarone, replica alle dichiarazioni del viceministro De Piccoli sul collegamento delle autostrade A27-A23. «Al di là della lira, se governo si assume responsabilità di dire no perché mancano fondi, è un falso problema. La mia iniziativa tendeva a capire se territorio è favorevole o no. Come si fa il collegamento e con quali fondi è compito del governo. Oggi l'ente Provincia, che esprime tutto territorio bellunese, ha dato parere favorevole, ora c'è da capire quando e come. All'inizio i soldi non ci sono mai, ma se ci credi li vai a cercare. Sappiamo benissimo che costa molto, ma qui si tratta di un'autostrada e il governo dovrebbe ragionare in termini di project financing, capire cioè quale investimento può essere conveniente anche col sostegno dei privati. II viceministro fa un ragionamento spot, estemporaneo e che comunque non mi interessa, quello che volevo era capire cosa en pensa questa provincia».

De Cesero ricorda che, dopo il voto dell'altro giorno, la Provincia ha il mandato di guardare il progetto e capire come si potrebbe realizzare. «Il territorio, o chi lo rappresenta, non è più contrario, è ovvio che ci vuole tempo e che forse non lo farà questo governo, ma almeno cominciamo a ragionare su un progetto preliminare. Sappiamo benissimo che non ci sono i fondi per partire subito, ma fino a ieri non potevamo nemmeno chiedere nulla. E' il primo "clic" per superare il problema, è una questione politica, il passo fondamentale è stato fatto. Pensiamoci insieme, valutiamo, parliamone, anche cancellando il passato, perché c'è una storia lunga otto anni non sempre priva di incoerenze, ma non mi interessa chi avrà la primogenitura. Però», conclude De Cesero, «non voglio che il governo metta subito le mani avanti dicendo: tanto non ci sono soldi. Bisogna cominciare un lavoro che durerà più del mandato di questo governo. Il vero risultato è avere avuto l'unanimità in Provincia. Io mi confronterò volentieri anche con chi resta contrario». (La.)

 

 

Il Gazzettino  05.02.2007

Autostrada sì, autostrada no. Mentre la battaglia prosegue...

Belluno. Autostrada sì, autostrada no. Mentre la battaglia prosegue sul fronte politico l'albergatore calaltino Gino Mondin, dell'Hotel Ferrovia, si chiede se la stessa politica stia dalla parte del turismo, che vede come l'unico settore in grado di reggere il futuro dell'economia del Cadore, o se sia invece una battaglia d'interessi tra poltrone e partiti.Il progetto del prolungamento dell'autostrada da Pian di Vedoia a Tolmezzo, collegamento tra la A27 e la A23, oggi è fermo alla fase di studio di fattibilità da parte del commissario di governo per le opere strategiche nel Nordest. L'albergatore, stanco di sentire le lamentele dei turisti «ma quanto traffico», «quante curve», «quanta strada», alzerebbe paletta verde all'ipotesi autostrada «per far arrivare i pullman dei turisti dell'est e i turisti che atterrano con l'aereo all'aeroporto di Venezia nel minor tempo e con i minori disagi».Competitività, per Mondin, è anche questo, e porta a suo sostegno una sequela di considerazioni, a sua detta condivisibili da quanti, in Cadore, si sono dedicati al turismo in tempi non sospetti e continuano a farlo anche in tempi magri.«Evidentemente non tutti i nostri amministratori sono a conoscenza delle difficoltà di gestione dei nostri alberghi e dei problemi che attualmente crea questo tipo di viabilità. Vengo subito al dunque. Sono d'accordo con l'autostrada perché l'innalzamento delle temperature porterà la scomparsa degli impianti al di sotto dei 1600 metri. Questo sarà un vantaggio per il centro Cadore perché diventerà competitivo nel mercato del turismo invernale e sciistico almeno quanto tutti gli altri paesi del comprensorio».Anche più di Cortina?«Sì, perché i turisti - afferma ancora Mondin - potranno beneficiare di prezzi più vantaggiosi. Salire su una navetta o pullman per percorrere dieci minuti o mezz'ora sarà la stessa cosa, quando il turista non potrà più scegliere l'albergo con gli impianti di risalita che partono dalla porta della camera. Parliamo del centro Cadore, una zona fortunata perché centrale a tutti gli impianti di risalita».Per il futuro Mondin, proprio alla luce delle sue considerazioni, è ottimista: «Sono albergatore da trentacinque anni. In Cadore si viveva bene di turismo, fino a qualche anno fa. Ora è chiaro che è crisi nera, ma di turismo si può ricominciare a parlare in maiuscolo. Raggiungere presto e bene i nostri alberghi è una soluzione e il settore pubblico, in questo senso, è l'unico che può venirci incontro. Mi stupisco che molti amministratori non siano d'accordo. Evidentemente non tutti capiscono o hanno i problemi di noi pochi, ma per questo indispensabili, operatori della filiera turistica».  Eleonora Riva

 

 

Corriere delle Alpi  04.02.2007

«Un'autostrada potrà farci solo bene»

Gino Mondin ribatte con energia agli argomenti del "fronte del no"

Calalzo. «Non è giusto dare spazio solo a chi è contro il prolungamento dell'autostrada A27», afferma Gino Mondin, proprietario dell'hotel Ferrovia di Calalzo, uno dei migliori del Centro Cadore, «io, albergatore ormai da 35 anni, ricordo che negli anni'70 il Cadore viveva anche di turismo».

Mondin racconta poi che, al suo arrivo sulle Dolomiti, ha dovuto fare subito una scelta ben precisa. «Pochi albergatori», spiega, «curavano il filone dei rappresentanti del commercio. Mi sono fatto due conti, e ho capito che era la strada giusta per me. E, fino a qualche anno fa, i fatti mi hanno dato ragione. Ora, con lo scivolamento a Longarone delle grandi aziende degli occhiali, abbiamo perso anche questa clientela. In pratica, grazie alle leggi del dopo-Vajont, il Cadore è diventato più povero e si è "ingrassato" il Longaronese».

Oggi è possibile ricominciare col turismo in Cadore? «Io dico di sì. Innanzitutto l'innalzamento della temperatura ci agevola perché tra pochi anni tutti gli impianti di risalita saranno sopra i 1600 metri. Perciò il turista avrà bisogno di un mezzo di trasporto per raggiungere gli impianti. Per il Centro Cadore, ed in particolare per Calalzo e Pieve, ci sarà la possibilità di variare l'offerta a costi vantaggiosi».

Ma le strade oggi non sono adeguate... «Ecco l'importanza di un'autostrada che può far arrivare negli alberghi i turisti dall'Est Europa e dagli aeroporti nel minor tempo possibile. Questo è l'unico modo per poter tenere aperti gli alberghi».

Sarà sufficiente? «Ci troviamo al centro di un comprensorio che offre molte possibilità: solo da noi è possibile cambiare pista di discesa ogni giorno. Lo sciatore quando si alza può scegliere dove sciare, scegliendo ogni giorno una località differente: oggi a Cortina, domani ad Auronzo, dopodomani a Sappada o Casera Razzo. Tutte le nostre località sciistiche sono raggiungibili in poco tempo, tante volte è molto più facile raggiungere le piste migliori dal Centro Cadore che non dal centro di Cortina».

E per chi non scia? «Proprio per chi non scia e accompagna solamente gli sciatori, grazie all'innalzamento della temperatura, le vacanze in Centro Cadore potranno dimostrarsi ancora più appetibili. Tutta la zona ha delle preziosità ambientali ed una vocazione museale di prim'ordine; e quindi il turismo culturale può trovare un suo sviluppo importante. La vicinanza con Pieve, patria di Tiziano, potrebbe dimostrarsi importante anche per richiamare turismo culturale nel mio albergo. Calalzo poi ha Lagole, che in questi giorni è entrata nei primi 100 "luoghi del cuore" del Fai».

Chi dovrebbe appoggiare questi discorsi? «L'iniziativa dovrebbe partire da noi operatori, perché i nostri amministratori non hanno i nostri problemi. Per loro i127 arriva comunque...».

E' d'accordo con il tracciato dell'autostrada proposto? «Per il tracciato lasciamo che a decidere siano i tecnici e gli amministratori», conclude Mondin, «penseranno loro a trovare la soluzione. L'importante è farla l'autostrada». (v.d.)

 

 

Corriere delle Alpi  03.02.2007

Il Consiglio Provinciale

Collegamento A27-A23, tutti d'accordo

Votato all'unanimità l'ordine del giorno presentato da De Cesero

BELLUNO. La Provincia è favorevole all'ipotesi di collegamento tra A27 e A23. II prolungamento dell'autostrada «non è più un tabù», commenta raggiante Pierluigi De Cesero dopo il voto unanime del consiglio provinciale sul suo ordine del giorno, arricchito da un trac­ciato sulla carta e da una cifra buttata là: «Duemila miliardi di lire».

La giunta ora è formalmente impegnata a «implementare il Piano strategico» pensando alla mobilità della «parte alta», ma anche a «considerare la realizzazione del prolungamento del raccordo autostradale A27» per lo «sviluppo sociale, economico e ambientale della provincia».

II voto di ieri ha seguito il dibattito del "disgelo". La minoranza di centrodestra si aspettava di trovare la giunta di centrosinistra rigida e contraria. Sorpreso soprattutto Matteo Toscani: «Prendo atto che l'amministrazione non ha pregiudizi e considero questo voto un punto di partenza».

Per l'assessore alla viabilità Quinto Pilo «non c'è granché di nuovo» nell'impegno preso ieri, alla luce di quanto si sta inserendo nel Piano strategico provinciale in cui il collegamento sarebbe contemplato. Più scettico il presidente Reolon che da una parte ricorda documenti datati 1999 in cui da assessore ai Trasporti parlava di «collegamenti verso nord e verso est attraverso il traforo della Mauri», dall'altra prende atto della linea rossa sulla carta presentata da De Cesero, uno studio di fattiabilità «fantomatico, che finora nessuno ci ha ufficialmente spiegato».

«I1 nostro voto è favorevo­e», dichiara Reolon di fronte ai quindici consiglieri presenti, «ma chiediamo che l'opera venga realizzata nel contesto della viabilità provinciale». Il presidente è favorevole al collegamento autostradale verso il Friuli, Tarvisio e l'est europeo, ma non avrebbe portato la questione al voto in consiglio, perché «in atto c'è una discussione più ampia».

Secondo De Cesero servirebbe un miliardo di euro per collegare le due autostrade. L'ambiente sarebbe tutelato dal «54% di percorso in galleria». Le categorie economiche, inoltre, sostengono a gran voce l'iniziativa, tanto che al sindaco sono arrivati «molti fax di presidenti concordi» e ieri ad assistere al consiglio c'erano funzionari dell'Assindustria e anche il presidente della Camera di commercio (che non ha mai nascosto la sua posizione pro-autostrada).

Si scalda dunque il dibattito sulle vie di comunicazione bellunesi. Treno navetta Feltre-Calalzo, variante di Longarone, traforo Col Cavalier, Macchietto-Venas sono sul piatto del Piano strategico. «Tutto deve far parte della maglia della viabilità interna alla provincia», è la posizione di Piol. L'autostrada non è nei piani della Provincia come «fine a sé stessa», ma c'è. (e.c.)

 

 

Il Gazzettino  03.02.2007

A sorpresa il Consiglio provinciale ha votato ieri all'unanimità un documento favorevole al prolungamento dell'A27

L' autostrada mette tutti d'accordo

Di fronte ai rappresentanti delle categorie impegno ufficiale a costituire un tavolo con Ministro e Regioni

Belluno

All'inizio della discussione, maggioranza e minoranza si sono guardate in cagnesco. Immaginavano insormontabili divisioni ideologiche sul prolungamento dell'autostrada. Invece, alla fine, stemperate le diffidenze, seppur con filosofie diverse, si sono ritrovate concordi sul fatto che questa provincia ha bisogno di uno sbocco a nord che diventi la dorsale di collegamento non solo col Corridoio V Lisbona-Kiev, ma anche di sviluppo per costruire una viabilità migliore di connessione tra le valli.

L'ordine del giorno presentato dal consigliere di minoranza e sindaco di Longarone Pierluigi De Cesero, e sottoscritto anche da altri consiglieri di opposizione, col quale si intendeva "stanare" l'Amministrazione provinciale obbligandola a quel pronunciamento mai arrivato in questi anni, è passato col voto unanime, compreso quello di Rifondazione Comunista. A supportare l'azione di De Cesero, tra il pubblico c'era anche il presidente della Camera di commercio, Paolo Terribile, e altri rappresentanti della associazioni di categoria, con Assindustria in testa. Un segnale chiaro sulla necessità di lavorare su quella proposta nata nell'aprile 2004 da un accordo di programma tra le Regione Veneto, Friuli Venezia Giulia, e Ministero delle Infrastrutture. Un'opera che sia il governo Berlusconi, sia quello Prodi ritengono strategica e prioritaria.

Palazzo Piloni si impegna così ufficialmente a coordinare un tavolo di lavoro con la Regione Veneto, il Ministero delle Infrastrutture, l'Anas, Veneto Strade, Ferrovie e amministratori locali, regionali e nazionali, per definire un progetto compatibile con le esigenze di sviluppo della provincia.  Marsiglia L.

 

 

Il Gazzettino  03.02.2007

«Ma il progetto non l'abbiamo mai visto»

Belluno

«Non ci siamo mai pronunciati su quel progetto, perché, nonostante il nostro impegno per riuscire a visionare il tracciato, nessuno è mai stato in grado di fornircelo».

Quinto Piol, assessore provinciale ai trasporti, ha risposto così all'accusa di silenzio su un progetto nato nel 2004, sotto la regia di Bortolo Mainardi, da uno storico accordo di programma tra le Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia e Ministero delle Infrastrutture. Al tracciato, che corre quasi per intero in galleria lungo il centro Cadore, collegando la A27 (pian di Vedoia) alla A23 (Tolmezzo) attraverso il traforo della Mauria, era stato allegato anche uno studio di fattibilità che ne tracciava costi (2 mila miliardi di vecchie lire) e benefici, mettendoci dentro anche il come reperire i fondi, ovvero attraverso la formula del project financing. Le cordate interessate c'erano e ci sono. E ieri De Cesero lo ha fatto capire. Ma l'obiettivo dell'ordine del giorno era esclusivamente quello di stabilire se Palazzo Piloni fosse favorevole o meno. E ieri De Cesero ha voluto tagliare la testa al toro portando in consiglio gli elaborati tecnici che, a differenza di Piol, pare sia riuscito ad avere. Si tratta di un'opera talmente importante che anche il Governo Prodi, sulla scia di quanto fatto dal suo predecessore, l'ha dichiarata di interesse nazionale. A perorare la causa davanti al nuovo premier, lo stesso governatore del Friuli, Riccardo Illy. Insomma, nell'autorevole cordata di centrosinistra, Reolon rischiava di essere controcorrente.Alla seduta di ieri era presente anche il presidente della Camera di Commercio, Paolo Terribile, che tuttavia, dopo quasi tre ore di attesa ascoltando un infuocato dibattito sul polo scolastico di Agordo, è stato costretto ad alzare bandiera bianca, affidando agli altri rappresentanti di categoria il compito di testimoniare con la loro presenza la necessità di accendere i motori sull'argomento.

«Trent'anni fa abbiamo perso l'occasione della Venezia-Monaco, che il governo tedesco era pronto a finanziare - ha esordito De Cesero -, oggi rischiamo di perdere anche questa possibilità. Siamo in un momento storico in cui il consiglio provinciale non può non prendere posizione».

L'esordio del consigliere non ha richiamato subito l'attenzione di Reolon che, seduto tra il pubblico, ha dichiarato che «un ordine del giorno non si nega a nessuno». Ma alla fine, il documento, sottoscritto anche da Matteo Toscani, Ennio Vigne, Renato Pesavento e Raffaele Addamiano, ha rotto la diffidenza, con Michele Dal Farra (Margherita) a fare da piroscafo e a trascinare la maggioranza su un argomento che, come ha poi dichiarato Reolon ormai alle strette, non riteneva fosse da affrontare in assenza di sostanziali novità. La soluzione viaria, ha spiegato il presidente, trova comunque spazio all'interno del Piano strategico. «Dirò di più - ha aggiunto sentendosi accusato di indifferenza - io stesso, nel '99, avevo previsto il collegamento attraverso la Mauria inserendolo nelle osservazioni al Piano regionale dei trasporti. Se poi l'altro giorno ho reagito con insofferenza, questo è dovuto al fatto che da anni si continua a parlare dello stesso argomento senza che ci siano segnali concreti. E in assenza di questi non era mia intenzione aprire un dibattito su un argomento che rischia di dividere».

L'ordine del giorno è passato all'unanimità e la giunta Reolon si è così impegnata ad attivarsi nei confronti del Ministero per l'inserimento nel prossimo Piano triennale dell'Anas delle risorse necessarie per «soccorrere» le necessità del Bellunese.   Lauredana Marsiglia

 

 

La Vita Cattolica  03.02.2007

Dall’assemblea di Villa Santina un «No» inequivocabile al collegamento veloce fra Carnia e Cadore

«Un’autostrada inutile»

«Va sistemata la viabilità ordinaria»

I grandi capi e gli industriali mancavano. Mancava la il governo regionale (presenti solo i consiglieri Franzil, Martini, Menis e Metz). Mancavano anche i rappresentanti di Anas. Nonché il sindaco padrone di casa. Mancava parte del tavolo, ma s'è dibattuto comunque. Di futuro della vallata, di turismo, di economia. Di sviluppo. Con un comun denominatore: il super collegamento veloce fra Carnia e Cadore, l'anello mancante fra la A23 e la A27.

Alla fine, i comitati «Assieme per il Tagliamento», «Per altre strade» e «Carnia in movimento», assieme alle associazioni Wwf e Lipu, organizzatori del meeting «Val Tagliamento, tutela ambientale: quali proposte di viabilità per la Carnia?», svolto venerdì 26 gennaio a Villa Santina, hanno emesso il seguente comunicato: «I' autostrada Carnia-Cadore è inutile e costituirebbe un danno irreparabile per l'ambiente e per le comunità locali. Va, invece, avviata subito la sistemazione della viabilità ordinaria sullo stesso asse, promessa fatta da decenni da Anas e mai mantenuta; è questo ciò che realmente serve alle nostre comunità». In sintesi, stando al progetto caldeggiato dalla Regione e supportato da un protocollo d'intesa con il Governo, la A27 si prolungherebbe sino a Tai di Cadore e da lì si svilupperebbe una «bretella» che, grazie al traforo della Mauria, giungerebbe sino a Tolmezzo per connettersi alla A23. Tradotto in cifre: 85 km di asfalto.

Luciano Zorzenone del Coordinamento dei comitati Friuli-V.G. spiega: «L orientamento è negativo per diversi fattori. Oltre all'impatto ambientale, con terrapieni per fare la carreggiata, che danneggerebbero l'alveo del fiume, il discorso è economico: è una strada per il Cadore. Ma Forni di Sotto, Forni Avoltri, dove le mettiamo? Cioè, vogliamo darci la zappa sui piedi?».

«Perché mai dovremmo fare un regalo a Cortina d'Ampezzo? - continua a chiedersi l'esponente del Cordicom -. Si tratta di stravolgere un territorio: il progetto dal punto di vista tecnico è una cosa oscena. È un libro dei sogni, fondato su un transito veicolare notevole, che neppure il passante di Mestre reggerebbe il conforto».

Dal punto di vista autorizzativo, planimetrie e preventivi di spesa sono fermi al Cipe, il comitato interministeriale per la programmazione economica, inseriti in una lista di priorità dal ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro.

«Ma sul tavolo del ministro dell'Ambiente non è ancora arrivato alcun carteggio», si è affrettato a spiegare Andrea Ferrara, consigliere presso lo stesso dicastero. E anche in Europa si marcia contromano. A fronte di vessanti richieste di finanziamenti comunitari per la costruzione di strutture viarie, non ci sarebbe neppure una sufficiente copertura economica.

A Villa Santina, l'eurodeputato Sepp Kusstatscher (Verdi), componente della commissione trasporti a Bruxelles, ha infiammato gli animi: «Stupisce che si senta parlare di quest'opera, quando nei bilanci Ue c'è solo un miliardo, mentre per soddisfare tutti i collegamenti di cui si parla, di miliardi ne servirebbero almeno 600. Stupisce anche che si parli di autostrada e di trasporto su gomma, visti gli attuali allarmi climatici. Di queste opere si valuta prima la fattibilità tecnica, poi la finanziabilità, ma non ci si interroga mai sulla loro sostenibilità etica e sulla effettiva utilità per le comunità interessate».

Come faranno le occhialerie del Cadore a gestire il know-how, senza l'arteria? «Il problema non esiste», ha tagliato secco il sindaco di Calalzo e vicepresidente della comunità montana cadorina, Pier Mario Fop. «Da anni infatti queste aziende, trasformate in multinazionali, hanno delocalizzato altrove la produzione, lasciando l'intera area in una situazione di grave depressione - ha fatto sapere-. Il Cadore punta ora nel turismo eco-sostenibile. E un'autostrada non aiuta».

«Partiamo da un dato di fatto - ha puntualizzato Franca Pradetto, di "Assieme per il Tagliamento" -: la viabilità carnica è piena di buchi neri. Che si aspetta a trovare una soluzione? Questo non significa un no su tutti i fronti all'autostrada: chiediamo che si faccia una verifica per vedere se serve per lo sviluppo del territorio e nel qual caso chiediamo che si adattino scelte eco-compatibili. I nostri politici parlano di uscire dall'isolamento, ma noi non ci sentiamo isolati. Anzi: è bypassando tutte le località della Val Tagliamento, com'è successo in Canal del Ferro, che cadremo questo rischio».

E Zorzenone aggiunge: «Non capisco questa corsa al nuovo, quando basterebbe modernizzare l'esistente. Se vogliono puntare sul turista, bisognerà pur che anche questo abbia una sua tranquillità di passaggio fra le diverse località».  Oscar Puntel

 

 

Il nUoVo  02.02. 2007

  la protesta dei sindaci della carnia e del cadore contro la nuova autostrada

Da Tolmezzo a Longarone passando per Ampezzo, Forni di Sopra e diverse località del Cadore attraverso 85 km di gallerie, viadotti e ponti: è la nuova autostrada che Friuli Venezia Giulia e Veneto vorrebbero realizzare a collegamento delle due zone montane.

  “Uno squarcio in  Val Tagliamento”

  Loro, i sindaci della Carnia e del Cadore, hanno già detto “no grazie”. No, perché è più urgente sistemare la viabilità ordinaria, in attesa di massicci interventi promessi da trent’anni e mai realizzati; no, perché le fantomatiche imprese che la nuova autostrada pretende di salvare dall’isolamento di fatto se ne sono già andate, delocalizzate a migliaia di chilometri di distanza; no, perché questo progetto rischia di compromettere l’ultima vera risorsa su cui i Comuni montani possono contare per garantirsi la sopravvivenza: l’ambiente, il paesaggio e le opportunità di sviluppo turistico ad essi legate.

Sebbene ancora nella fase embrionale del progetto di fattibilità, l’autostrada che la Regione Friuli Venezia Giulia guidata da Riccardo Illy e la Regione Veneto di Giancarlo Galan vorrebbero realizzare a collegamento tra Carnia e Cadore sta già incontrando numerosi ostacoli: in primis, la contrarietà dei Comuni che verranno interessati dalla nuova viabilità, da Tolmezzo a Longarone passando per un ampio tratto della Val Tagliamento. In secondo luogo, la certezza che le richieste di finanziamenti comunitari per la costruzione di nuove opere viarie sono ormai prive di copertura economica.

A sostenerlo è stato l’europarlamentare Sepp Kusstatscher, membro della commissione trasporti della Commissione Europea, intervenuto ad un incontro pubblico organizzato da alcune associazioni e comitati che da tempo cercano di sensibilizzare la popolazione su un progetto su cui finora l’amministrazione regionale non ha ritenuto di divulgare alcuna informazione.

E proprio nel corso di questo incontro - tenutosi a Villa Santina alla presenza di oltre 200 persone, tra cui rappresentanti delle forze politiche, amministratori e soprattutto tanti cittadini interessati al futuro del proprio territorio ma caratterizzato anche dal forfait dell’ultimo minuto degli assessori regionali Lodovico Sonego e Enzo Marisilio che inizialmente avevano dato la propria disponibilità a partecipare - è stato presentato per la prima volta il tracciato della nuova viabilità come da progetto dell’Anas.

Si tratterebbe di una infrastruttura lunga 85 km - 42 dei quali in galleria, 6,4 su viadotto e 7 svincoli (per un costo totale che supera i 2 miliardi di euro) - destinata a congiungere l’autostrada A23, casello di Amaro, con l’A27 che termina a Belluno, passando per diversi comuni della val Tagliamento (tra cui Villa Santina, Socchieve, Forni di Sopra e Forni di Sotto) e percorrendo un ampio tratto del cadorino, da Lorenzago a Pieve di Cadore. Un’infrastruttura, insomma, che - a detta di molti osservatori - avrebbe conseguenze devastanti sull’ambiente alpino e interferirebbe in maniera disastrosa con il delicato e ricchissimo ecosistema del Tagliamento; un’infrastruttura che soprattutto rischia di sventrare due vallate che invece stanno pensando a tutt’altro per promuovere e rivitalizzare i propri territori, come hanno chiarito durante l’incontro i sindaci di Socchieve e di Calalzo di Cadore Luciano Mazzolini e Pier Mario Fop.

 “Quello che i Comuni carnici vogliono - spiega Franca Pradetto, presidente dell’associazione Assieme per il Tagliamento - è che venga sistemata la viabilità ordinaria e con urgenza: non avere, tra vent’anni, un’autostrada che ritengono inutile e dannosa per l’ambiente e per le comunità locali”.

“La Regione - continua la Pradetto - sostiene questo progetto con la necessità di togliere i comuni montani dall’isolamento ma i sindaci sostengono di non sentirsi affatto isolati. Anzi, temono che sarà proprio questa nuova autostrada ad isolarli, bypassandoli come è successo a Pontebba con l’A4. Diversamente, credono che l’unica prospettiva di sviluppo sia legata al turismo e alla valorizzazione del territorio e dell’ambiente”. 

E lo sventramento e lo stravolgimento della valle e il conseguente passaggio quotidiano di centinaia di tir e vetture non andrebbero certamente nella direzione di uno sviluppo ecosostenibile dell’area.

Preoccupazioni, queste, che condividono anche i Comuni cadorini: secondo il sindaco di Calalzo, non corrisponderebbe affatto al vero quanto affermato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, e cioè che l’autostrada servirebbe alle industrie del Cadore; da anni infatti queste aziende - ha detto Fop -, trasformate in multinazionali, hanno delocalizzato altrove la produzione, lasciando l’intera area in una situazione di grave depressione. Il Cadore punta ora nel turismo ecosostenibile per la sua ripresa e l’autostrada costituirebbe dunque anche per quelle comunità un enorme danno economico, oltre che ambientale.

C’è poi un’altra fortissima perplessità legata al progetto della nuova viabilità, destinata a bucare in ampi tratti le montagne nostrane che però - ricorda la Pradetto – “sono ricche di sorgenti e si trovano in piena zona sismica: le infiltrazioni creano perciò seri motivi di sicurezza e questo è il motivo per cui la Galleria del Diavolo di Forni di Sopra è ferma da 16 anni”. Considerando che degli 85 km di autostrada, ben 42 sono previsti in galleria, l’ipotesi della nuova autostrada diventa perciò quasi fantascientifica.

Eppure, i timori che venga davvero realizzata restano: “In fondo - ricorda la Pradetto - il progetto è inserito nel protocollo d’intesa Stato-Regione firmato da Illy e Prodi lo scorso ottobre”. Un protocollo che all’articolo “Grandi opere” impegna lo Stato a “favorire, in ossequio al protocollo stipulato a Gorizia in data 5 aprile 2004 tra l’allora Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti ed i Presidenti delle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia, la realizzazione del collegamento di connessione tra la A23 e la A27 attraverso il traforo della Mauria”.

E questo - premette il Protocollo - in nome dell’“obiettivo dello sviluppo sostenibile del sistema socio-economico della Regione Friuli Venezia Giulia”. Sviluppo sostenibile?

 

 

 

Il Gazzettino 02.02.2007

L'accelerata sul progetto di prolungamento...

L'accelerata sul progetto di prolungamento dell'A27 trova consenso anche fra i sindaci. E comincia dal sindaco di Castellavazzo, Franco Roccon, "vicino di casa" di Pierluigi De Cesero, sindaco di Longarone oggi «meno solo di anni fa»: «Risolverebbe un grosso problema. L'importante è che il traffico sia di transito. D'estate e d'inverno è impossibile vivere nei nostri paesi, peggio che peggio il mio, che è tagliato in due dall'Alemagna. Le posizioni strumentali degli ambientalisti sono superabili con le soluzioni tecniche. Non capisco perché da altre parti si faccia di tutto e di più, e qui non si riesce a piantare un palo. E' ora che i sindaci facciano squadra».

Sulla questione ambientale lo stesso Bortolo Mainardi, incaricato dalla giunta regionale di «verificare ogni utile possibilità nell'accelerare sull'opera autostradale di completamento dell'A27 con lo strategico collegamento con l'A23», «da tecnico» afferma che le «presunte devastazioni territoriali sono ecofandonie, in quanto figlie più di retaggi ideologici che di reali preoccupazioni su basi scientifiche per gli ecosistemi».

Dal Cadore, terra che sarebbe interessata dall'autostrada fra Perarolo e il Centro Cadore anche con ipotesi di svincoli per Pieve, Domegge e Lorenzago, interviene il sindaco di Valle, Matteo Toscani, in veste di consigliere provinciale come De Cesero, autore dell'ordine del giorno che si discuterà oggi pomeriggio in consiglio, sollecita la Provincia ad assumere una posizione. «E' doveroso che il consiglio provinciale si esprima sull'ipotesi di collegamento fra A27 e A23. Le motivazioni dell'assessore Piol nella precedente seduta sull'impossibilità di una valutazione per mancanza di elaborati appare strumentale, superficiale e utile solo a chi non vuole affrontare una discussione. L'ordine del giorno permetterà di esprimere un parere e costringerà allo scoperto chi non ha mai voluto affrontare il problema».

Toscani sostiene che andrebbe sfatato il mito per cui il Cadore sarebbe contrario in modo compatto. «Finora a parlare sono stati gli esponenti contrari, ma vi sono amministratori favorevoli all'ipotesi e, soprattutto, molti cittadini a ritenere la possibilità utile e importante per il nostro territorio. La discussione non è più rinviabile».

Con l'autostrada è inevitabile parlare di opere complementari: «L'attuale viabilità in valle del Boite e a Cortina dovrebbe essere radicalmente modificata a partire, per esempio, dalla realizzazione della Macchietto-Venas». Da Calalzo, paese che con Pieve e Domegge nel 2001 si erano espressi contro, interviene l'albergatore Gino Mondin dicendosi preoccupato per il futuro del turismo che l'autostrada favorirebbe. 

Flavio Olivo

 

 

Corriere delle Alpi  01.02.2007.

Il sindaco di Valle sollecita «una presa di posizione del consiglio provinciale»: «In Cadore tutti contrari? Non è vero»

«Autostrada? E’ ora di parlarne»

Toscani interroga palazzo Piloni sul collegamento A27-A23

di Vittore Doro

Valle. L'intervento del sindaco di Calalzo al convegno di Villa Santina dello scorso venerdì, dopo la relazione del presidente del Comitato Veneto «Autostrada SE», ha provocato reazioni tra gli amministratori cadorini. Il primo a muoversi è il sindaco di Valle, Matteo Toscani, che con un comunicato stampa ha chiesto che l'argomento sia portato in consiglio provinciale.

Consiglio dove è stato già depositato un ordine del giorno proposto dal sindaco di Longarone e consigliere provinciale Pierluigi De Cesaro, per chiedere che l'organismo si pronunci chiaramente, prendendo una posizione definitiva. «E doveroso che il consiglio provinciale bellunese prenda -posizione sul collegamento tra le autostrade A27 e A23 (da Ponte nelle Alpi a Tolmezzo)», scrive Toscani, «La discussione dell'ordine del giorno permetterà finalmente a chi ritiene di esprimere un giudizio in merito alla questione di poterlo fare e costringerà chi non ha mai voluto affrontare il problema ad uscire allo scoperto. La motivazione riferita nell'ultima seduta di consiglio da parte dell'assessore Quinto Piol circa l'impossibilità di una valutazione considerata la mancanza degli elaborati in sede provinciale appare strumentale, superficiale e utile solamente a chi non vuole affrontare una discussione».

Tra le affermazioni contenute nel comunicato, Toscani sottolinea che, secondo lui, «andrebbe sfatato il mito secondo cui il Cadore sarebbe contrario in modo compatto all'autostrada. Finora, a parlare sono stati gli esponenti contrari, ma vi sono amministratori favorevoli all'ipotesi e, soprattutto, molti cittadini ritengono la possibilità utile e importante per il nostro territorio. Per quanto mi riguarda», aggiunge Toscani, «credo non sia più rinviabile la discussione, ma penso altresì che vada fatta chiarezza anche per tutte le opere che, nel caso di un prolungamento autostradale, automaticamente dovrebbero essere considerate complementari. L'attuale viabilità in Valle del Boite e a Cortina, infatti, dovrebbe essere radicalmente modificata, a partire, per esempio, dalla realizzazione della Macchietto-Venas. Ben vengano quindi», conclude Toscani, «discussione e confronto. Importante è mantenere il dialogo, evitando approcci ideologici e considerazioni contrarie ancor prima di aver analizzato la proposta e sentito le ragioni dei favorevoli».

 

 

Corriere  01.02.2007

“Collegamento tra A27 e A23, si esprime il consiglio”

Belluno. «E' doveroso che il Consiglio provinciale dì Belluno si esprima sull'ipotesi di collegamento fra la A 27 e la A 23». Così il consigliere provìncìale Matteo Toscani, sindaco di Valle di Cadore, in vista della riunione del consiglio prevista per le 15.30 di domani. Riunìone che prevede tra l'altro la presentazione dell'ordine del giorno del consigliere Pierluigi De Cesero, il sindaco di Longarone, sulla necessità di fare scelte importanti per la viabilità. A tal proposito Toscani sostiene che «va sfatato il mito per cui il Cadore sarebbe contrario in modo compatto a tale ipotesi. Finora, a parlare sono stati gli esponenti contrari, ma vi sono amministratori favorevoli all'ipotesi e, soprattutto, molti cittadini a ritenere la possibilità utile ed importante per il nostro terrìtorio». Toscani ritiene inoltre che non sia più rinviabile la discussione, ma vada fatta chiarezza anche per tutte le opere che, nel caso di un prolungamento autostradale, automaticamente, dovrebbero essere considerate complementari.

 

 

 

Il Gazzettino  01.02.2007

Carnia

Martini: "La situazione della viabilità in montagna è drammatica"

Trieste

La situazione viaria in Carnia, a giudizio di Antonio Martini, ha raggiunto livelli drammatici, così il consigliere regionale della Margherita ha presentato un'interrogazione alla giunta Illy dove evidenzia i punti di maggiore criticità: il mancato completamento dei lavori della galleria della Morte tra Ampezzo e Forni di Sotto; l'incertezza di quelli dati per certi da decenni come la variante di Socchieve-strada statale 52 e di Tolmezzo sulla strada statale 52bis; le equivoche programmazioni di nuove opere come la Carnia-Cadore, già previste dal governo Mussolini.

Tutto ciò avviene senza alcuna certezza tecnico-finanziaria, crea tensioni nella pubblica opinione, così Martini vuol sapere come si comporterà la giunta nei confronti della nuova Anas e la invita a far chiarezza per dare certezze ad amministrazioni locali, utenti e pubblica opinione almeno riguardo alle due essenziali opere sulle statali 52 e 52 bis, arterie che anche per il futuro resteranno di competenza dell'Anas.

 

 

Il Gazzettino  01.02.2007

Belluno. Riprende quota il progetto...

Belluno . Riprende quota il progetto di prolugamento dell'A27. La giunta regionale ha incaricato la Società progetto architettura di Bortolo Mainardi di «verificare ogni possibilità utile ad accelerare» su questa strada. Entro marzo l'ex commissario per le opere straordinarie nel Nordest presenterà a Palazzo Balbi una relazione con analisi critiche sullo studio di fattibilità realizzato dall'Anas nel 2005 sotto il coordinamento dello stesso Mainardi. L'opera, divisa in tre stralci per complessivi 85 chilometri da Pian di Vedoia e Tolmezzo, è inserita nelle priorità infrastrutturali indicate in novembre anche dal ministro Di Pietro. Il suo costo stimato di 2,2 miliardi va affrontato con la finanza di progetto. Secondo Mainardi, il reperimento di una società pronta a finanziare e gestire l'intervento sarebbe l'ultimo dei problemi.

Domani la questione approda in consiglio provinciale con un ordine del giorno proposto dal sindaco di Longarone, paese assediato dal traffico, e condiviso dalla sua parte politica di opposizione e da alcuni sindaci. Per il presidente della Provincia, Sergio Reolon, si tratta solo di chiacchiere sulle quali non vale la pena discutere, perché non ci sarebbe «alcuna prospettiva concreta di realizzare il tracciato». Olivo

 

 

Il Gazzettino  01.02.2007

La Regione incarica l’ex commissario di fare uno studio di fattibilità

Uno sbocco a Nordest per la A27. Mainardi accelera, Reolon frena

Belluno

Riprende fiato anche a livello istituzionale l'idea dell'autostrada che prosegue verso nord. La giunta regionale veneta ha incaricato la Società progetto architettura di Bortolo Mainardi, ex commissario straordinario per le grandi opere nel Triveneto durante il governo Berlusconi, di verificare la possibilità di accelerare nel progetto di collegamento fra A27 e A23. Diviso ormai fra lo studio di Pieve di Cadore e Praga, dove ha aperto una società di infrastrutture, Mainardi torna a occuparsi della questione, che il sindaco di Longarone, Pierluigi De Cesero, ripropone domani con un ordine del giorno in consiglio provinciale che chiede un tavolo ai massimi livelli.

Da commissario aveva predisposto uno studio di fattibilità per l'Anas, ora cerca la via più breve per realizzare l'opera fra Pian di Vedoia e Tolmezzo. «Sto affrontando verifiche e analisi critiche dello studio di fattibilità da me coordinato nel 2005, sia dal punto di vista delle opere e dei collegamenti complementari con Val Belluna e Valboite-Cortina, sia per l'inserimento ambientale. Il lavoro sarà pronto a metà marzo». Com'è noto, lo studio prevede un tracciato di 85 chilometri diviso in tre lotti: il primo da Pian di Vedoia di Ponte nelle Alpi a Macchietto, per il 54% in galleria sulla sinistra orografica del Piave, il secondo da Macchietto a Forni di Sopra intera­mente in tunnel sotto il passo della Mauria e il terzo che raggiunge Tolmezzo raccordandosi con l'autostrada À23.

Condiviso dai governatori di Veneto e Friuli-Venezia Giulia, Galan e Illy, entrato in un protocollo d'intesa firmato nel 2004 anche dal ministro Lunardi che incaricava l'Anas di redigere uno studio di fattibilità, il progetto è oggi all'attenzione anche del governo Prodi. Il ministro Antonio Di Pietro, a pagina 45 del programma «Priorità infrastrutture» datato novembre 2006, prevede il collegamento fra il nord bellunese e la Carnia, «aree isolate dai grandi flussi di comunicazione, ai fini di una loro integrazione nella direttrice trasversale che dall'Austria raggiunge il Veneto Orientale». Di Pietro indica anche il «costo stimato di 2,2 miliardi» da affrontare «ricorrendo al project financing». Entrerà ugualmente nel Piano triennale dell'Anas in corso di redazione?

Certo sono lontanissimi gli anni in cui il governo tedesco era disposto a costruire la Venezia-Monaco a condizione di averne la gestione per una trentina d'anni, di mezzo c'è l'Austria assolutamente contraria e l'unica possibilità di uno sbocco a Nordest, se non a Nord, è quella la della Carnia e del confine di Tarvisio. Ma quale società può sobbarcarsi un impegno del genere e con quali garanzie di convenienza nella ge­stione? Mainardi: «Questo è l'ultimo dei problemi. Nel mio lavoro analizzerò l'aspetto legato ai flussi di traffico e indicherò prospettive concrete anche per il finanziamento». Caldeggiato da Assindustria, artigiani e commercianti bellunesi, il prolungamento non è gradito a tutti i sindaci interessati, sebbene oggi l'orientamento di alcuni sia mutato. I calvari domenicali dei pendolari dello sci e un traffico crescente anche di mezzi pesanti du­rante la settimana hanno reso la statale d'Alemagna, sia pure migliorata con una serie di varianti fra Longarone e Tai (l'ultima, a Macchietto, dovrebbe aprirsi entro l'anno), sempre più pro­blematica. Altri sindaci ritengono invece che l'autostrada porterà in ogni caso più traffico e inquinamento e che non serva al Bellunese. «Il prolungamento? Non ci sono novità - taglia corto il presidente della Provincia, Sergio Reolon - è un discorso che dal 1970 in poi serve solo per chiacchierare e io non ho voglia di aprire una discussione su un progetto che non ho mai visto e che non ha alcuna prospettiva».  Flavio Olivo


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