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FEBBRAIO
Corriere delle Alpi 28.02.2007 lettera aperta a Enzo Friso, di Piermario Fop A27-A23 Uno sbocco per l'economia Enzo
Friso Il presidente di Assindustria, Vascellari, affermava che non si può immaginare uno sviluppo economico del nostro territorio «senza uno sbocco a Nord». Dal
canto loro, gli operatori turistici riuniti pochi giorni fa a Pieve di Cadore,
hanno manifestato un convinto «sì» al raccordo autostradale A27-A23. Del
resto, in uno studio promosso dalla Magnifica comunità del Cadore, già nel
1995, e realizzato da un gruppo di liberi professionisti con il coordinamento di
Progetto Europa, trattando del problema viario del Cadore, si afferma che «se
la situazione di stasi per non dire di paralisi del sistema genera spesso un
senso di frustrazione e di compressione di energie imprenditoriali e di gestione
del territorio, non per questo si deve rinunciare a pensare soluzioni globali in
materia di trasporti. Il tema soffre spesso un eccesso di polarizzazione tra i
sostenitori di interventi radicali, da un lato, e i difensori delle ragioni di
tutela ambientale dall’altro. In questo lavoro si sostiene la necessità di
determinare in tempi rapidi un avanzamento delle realizzazioni nell’area,
seguendo il metodo di intervenire con il minimo di interferenza ambientale, su
collegamenti stradali motivati dal bisogno di ottenere percorrenze ridotte
rispetto ai tempi medi attualmente in vigore». Un paio di settimane fa, come ha riportato il Corriere delle Alpi, a Villa Santina, in provincia di Udine, si è svolto un convegno dal titolo “Parliamo dell’ipotesi di collegamento autostradale Carnia-Cadore”. Al convegno è intervenuto anche Piermario Fop, sindaco di Calalzo e vice presidente della Comunità montana Centro Cadore, il quale avrebbe dichiarato che «non corrisponde affatto al vero quanto affermato dalla Regione Friuli, e cioè che l’autostrada servirebbe alle industrie del Cadore. Da anni, infatti», ha sottolineato Fop, «queste aziende, trasformate in multinazionali, hanno delocalizzato altrove la produzione, lasciando l’intera area in una situazione di grave depressione. Il Cadore punta ora sul turismo ecosostenibile per la sua ripresa e l’autostrada costituirebbe dunque anche per quelle comunità un enorme danno economico, oltre che ambientale». Al sindaco Piermario Fop, persona che conosco e apprezzo, mi permetterei ricordare che, secondo gli ultimi dati della Camera di Commercio, nel territorio delle due Comunità Montane in questione vi è ancora un discreto numero di piccole imprese manifatturiere che hanno saputo sopravivere alla crisi e che danno lavoro a molta gente dell’area. Penso sarebbe conveniente ascoltare, al riguardo, anche la loro opinione e quella dei rappresentanti dei lavoratori. Così come sarebbe utile conoscere cosa pensano quelle imprese che, situate fuori dell’area, danno lavoro a centinaia di persone che continuano ad abitare in Cadore e Comelico. Voglio dire gente che ama la propria terra natia, almeno tanto quanto certamente l’ama Piermario Fop.
Messaggero Veneto 28.02.2007 Il presidente Vascellari: interverremo in project financing, in giugno spiegheremo il progetto. Il Fvg non sapeva nulla Industriali veneti: paghiamo noi l’autostrada Carnia-Cadore Udine.
La Provincia di Belluno ha i
soldi per realizzare il tratto autostradale
BellunoTolmezzo, ma chiede al
governo di sostenere quest'opera. La
notizia - che coglie quasi di sorpresa
i rappresentanti friulani - è stata
ribadita lunedì pomeriggio a Belluno dal presidente
degli Industriali di quella provincia, Valentino Vascellari, al presidente
nazionale Luca Cordero di Montezemolo. La
"Tolmezzo-Belluno" è un tratto autostradale
da, più o meno, 2 miliardi di euro. Un'opera logisticamente seconda soltanto al Corridoio
5 che, dati alla mano, è destinata a diventare una delle arterie più trafficate e importanti del
Nord Est, secondo Vascellari «l'autostrada verso la nuova Europa». Un'opera che, come la tratta
ad alta velocità, è stata contestata da molti, ambientalisti intesta, ma
proprio come il Corridoio 5 riveste un'importanza enorme
per l'economia e la crescita della provincia
di Belluno e per l'intero Friuli Venezia Giulia
Di questo tratto autostradale- che unirebbe
la A27 alla A23-, il Friuli Venezia Giulia e
il Veneto discutono da anni, ma il primo via libera è arrivato, due anni fa, a
Gorizia, con la firma di un protocollo
d'intesa fra Illy, Galan e Lunardi. Lunedì, come si diceva, ecco l'importante
novità: «Non è vero, come sostiene qualcuno,
che non ci sono i mezzi finanziari per quest'opera
- ha
detto Vascellari -: infatti
le associazioni degli imprenditori si sono impegnate
a trovarle e tramite il project financing le
abbiamo
trovate. A questo punto il governo deve dire chiaramente se quest'opera, che siamo
in grado di realizzare con pochi ausili centrali, la vuole veramente o no.
Serve un segnale
forte che tenga conto della necessità di collegamento espressa da una vasta area interregionale».
A chi chiede a Vascellari di spiegare chi
e come interverrebbe investendo in questo
progetto, il presidente degli industriali di Belluno spiega: «La prima settimana di giugno
riuniremo le parti per presentare la nostra
revisione del progetto e per dimostrare la sostenibilità». L'investimento
proposto ai privati dagli Industriali bellunesi si ripagherebbe negli anni grazie
ai pedaggi: quegli 85 chilometri, la gran parte in galleria, secondo alcune stime realizzate dall'Anas
si trasformerebbero infatti entro il 2020 in uno dei tratti più percorsi del Nord
Est Lo studio di fattibilità-quello su cui ha lavorato, modificandolo, l'Assindustria bellunese - prevede il collegamento dal Cadore fino a Tolmezzo passando sotto la Mauria e in gran parte in galleria (quasi la metà); quindi un intervento a bassissimo impatto ambientale, ma ovviamente ad alto costo. Questo progetto è entrato nella programmazione dello Stato; nelle opere di legge obiettivo, inserito nel Dps di due anni fa e poi "dimenticate". «La proposta di Vascellari è molto interessante-ha commentato il presidente degli Industriali friulani, Giovanni Fantoni-, ma non ne conosciamo i particolari. Da anni, assieme ai colleghi del Veneto, sosteniamo questo intervento che speriamo di avviare al più presto». L'esigenza di infrastrutture è stata ribadita da tutti i rappresentanti degli Industriali del Triveneto a Montezemolo. Renato D’Aargento
Il Gazzettino 28.02.2007 A23-A27 L'assessore Sonego: "Non vale la pena parlarne adesso" Tolmezzo Collegamento autostradale A27-A23 da Ponte nelle Alpi a Tolmezzo: toni entusiasti a Belluno, clima decisamente smorzato nel Friuli Venezia Giulia. Una visione della monumentale opera viaria che sembra perdere progressivamente verve lungo l'asse cadorino-carnico. L'assessore regionale a Viabilità e Trasporti, Lodovico Sonego, interviene infatti senza troppa enfasi su un argomento che affronta quasi con stupore alla luce delle dichiarazioni del presidente della Provincia di Belluno, Sergio Reolon. «Mi viene da ridere - esordisce - Non riesco a comprendere tutto questo indaffararsi sul tema, soprattutto considerando il fatto che parliamo di un'opera che si potrà realizzare solo da qui a un tot di anni. L'unico che ha un motivo per agitarsi è Mainardi» conclude, riferendosi allo Studio omonimo che si occupa dell'approfondimento di fattibilità economica e di compatibilità ambientale affidato dalla Regione Veneto in base al precedente esame di fattibilità portato avanti dall'Anas. Quindi, l'assessore Sonego aggiunge: «Non vale proprio la pena di parlarne - precisa ancora una volta - Non certo adesso. Un'autostrada non si realizza certo domani mattina».
Il Gazzettino 28.02.2007 L'autostrada non è alternativa alla ferrovia Provincia e industrali premono per i progetti di collegamento con la Carnia Belluno Nostra redazione «Sono pronto ad assumermi l'onere di cercare una condivisione sul prolungamento dell'autostrada, di "avvicinare" la sua fattibilità, ma l'opera deve essere condivisa, inserita nel territorio e senza ricadute negative sull'ambiente». Sergio Reolon esce allo scoperto sul tema del collegamento fra A27 e A23, da Ponte nelle Alpi e Tolmezzo. L'ordine del giorno unanime della Provincia e l'accelerazione degli Industriali, che proprio ai massimi livelli appoggiano lo studio di fattibilità e sono pronti anche a reperire i finanziamenti, il presidente chiarisce anche come questa struttura non sia alternativa alla ferrovia. «Non ho mai affermato una cosa del genere. Sono dell'avviso che si tratti di due modalità importanti, da valutare intorno a un tavolo. Quello del treno Venezia-Cortina è il più grande progetto turistico che si possa dare alla provincia di Belluno. Nello stesso tempo chiedo alla Regione Veneto di discutere con noi sul tracciato e sui finanziamenti dell'autostrada». Palazzo Piloni vorrebbe che queste due infrastrutture facessero parte di un «pacchetto importante», come quello sollecitato dal capo del governo Prodi nell'incontro di fine anno sul Passo Campolongo. Sulla ferrovia non ci piove. Ma sull'autostrada Reolon mette tre punti interrogativi: l'opera va «condivisa», deve avere essere coerente con l'idea di collegare il territorio e non di attraversarlo per interessi altrui, non può essere d'impatto negativo sull'ambiente materia prima del turismo. «Sono stato sempre convinto che la provincia non abbia bisogno di una struttura che la percorra per servire gli altri territori, ma anche che un collegamento con il Friuli sotto la Mauria sia importante, come lo è il collegamento con l'autostrada e, a sud, con la pedemontana. E' nel nostro Piano strategico il tema della viabilità e della mobilità in Valle del Boite. Dipende da come si fanno questi interventi. Finora mi era rifiutato di discutere, perché da trent'anni ci si azzuffa e ci si divide sulla Venezia-Monaco, un'autostrada che non era fattibile. La preclusione era sulla divisione della provincia, non sulla fattibiltà. Ora qualche cosa è cambiato». Com'è noto, lo studio di fattibilità dell'Anas attende ora l'approfondimento di fattibilità economica e di compatibilità ambientale affidato dalla Regione Veneto allo Studio Mainardi e quello chiesto dalle Associazioni industriali di Belluno, Treviso, Pordenone e Udine allo studio De Beaumont di Verona. C'è anche un istituto di credito tedesco pronto a finanziare una cordata di imprenditori che fossero pronti a realizzare l'opera e a gestirla. E c'è l'accordo fra le Regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia e del Governo, che ha inserito l'opera nel libro delle priorità firmato dal ministro Di Pietro in novembre. «Chiedo alla Regione Veneto di discutere con noi sul tracciato e sui finanziamenti». Flavio Olivo
Il Gazzettino 28.02.2007 Il presidente della Provincia esce allo scoperto sul progetto di prolungamento dell'A27, mentre in Cadore si salda il fronte del no Autostrada, sì di Reolon con tre paletti Belluno La Provincia è pronta a giocare la partita sull'autostrada, ma a tre condizioni: che l'opera sia condivisa, che serva da collegamento del territorio e non da attraversamento per interessi altrui, che non sia impattante dal punto di vista ambientale. Il presidente, Sergio Reolon, affronta il tema ritenendo che oggi sia cambiato qualche cosa rispetto agli sterili dibattiti del passato su iniziative irrealizzabili, che hanno solo diviso il Bellunese. Il collegamento fra l'A27 e l'A23 va inserito in un unico pacchetto insieme con il treno Venezia-Cortina, «il più grande progetto turistico che si possa dare a questa provincia», anche in vista dei possibili mondiali di sci a Cortina nel 2013. E le due grandi opere «non sono alternative». Secondo Reolon, disposto ad assumersi l'impegno di lavorare "per", se si parte con dei precisi paletti, bisogna sedersi intorno a un tavolo anche con la Regione Veneto, per discutere sul tracciato e sui finanziamenti. Il traforo sotto la Mauria, e quindi un collegamento con il Friuli e l'Est europeo, rientra nel Piano strategico della Provincia insieme al collegamentro tra Feltrino e Pedemontana. Intanto a Calalzo si è tenuto un incontro per discutere del tema. Si sono levate voci contro il progetto, perché l'autostrada è considerata come portatrice di maggiore traffico, inquinamento e di un turismo "mordi e fuggi". De Vido e Olivoa
Il Gazzettino 28.02.2007 Incontro in Cadore "Il prolungamento finirebbe per aumentare il traffico favorendo un turismo mordi e fuggi" Migliorare l'attuale rete viaria, realizzare le circonvallazioni dei centri abitati (a cominciare da quella di Longarone-Castellavazzo), potenziare la tratta ferroviaria Padova-Calalzo pensando al suo prolungamento fino a Dobbiaco: i molti "no" al progetto della grande viabilità attraverso il Cadore,in pratica della prosecuzione della A27, sono emersi nel corso di un incontro tenutosi a Calalzo, dove si è cercato di riannodare le fila di chi non condivide l'idea che lo sviluppo del territorio passi solamente attraverso il prolungamento dell'autostrada. C'erano molti giovani, anche, che hanno espresso preoccupazione per la crisi occupazionale che ha colpito il Cadore e per l'indebolimento delle naturali potenzialità che mette a rischio la stessa permanenza della gente sul territorio. L'idea di fondo parte dalla risorsa ambiente: è quella l'importante opportunità di sviluppo economico complementare alle attività tradizionali, a patto però che siano conservate e valorizzate le aree di pregio storico e naturalistico. L'autostrada nel Cadore, lo si è ribadito con forza, sarebbe destinata ad aumentare il traffico di transito, ad incentivare il turismo "mordi e fugggi", a deturpare ulteriormente un ambiente alpino estremamente fragile e a distogliere importanti risorse diversamente usate a tutelare il quadro esistente. Ma a chi preme questa autostrada? Secondo quanto è emerso dall'incontro, soprattutto a coloro che hanno a cuore gli interessi della pianura, che non hanno alcuna remora a "colonizzare" il Cadore, così come hanno fatto per la risorsa acqua, che una dissennata politica ha incanalato soprattutto verso i consorzi irrigui della pianura, impoverendo gli alvei dei torrenti montani, aumentando i dissesti idrogeologici, mortificando i bacini idrici ridotti spesso a miserevole spettacolo antiestetico. Da Calalzo è giunta anche la proposta conclusiva: quella di sensibilizzare le amministrazioni locali e le varie organizzazioni presenti sul territorio a prendere coscienza della particolarità del Cadore, che «ha bisogno, soprattutto quando si parla di mobilità generale e di utilizzo del suo territorio, di uno sviluppo condiviso e compatibile, che passi innanzitutto attraverso la sua delicata e pregiata area ambientale». Bortolo De Vido
Il Gazzettino 27.02.2007 Il presidente di Assindustria rilancia gli 80
chilometri d'autostrada per il 70% in tunnel che dovrà collegare la A23 alla A27 con un
costo di oltre due miliardi di euro «A giugno il progetto del passo della Mauria» Vascellari: attendiamo lo Stato, ma Veneto e Friuli
possono anche fare da sole». Intanto a Mainardi tocca dare l'ok finanziario Belluno. Nostro inviato Autostrade, Belluno stringe i
tempi. «A giugno vogliamo presentare
ufficialmente la revisione del nostro progetto di collegamento tra A23 e a 27, sotto
il passo della Mauria, finalmente
Belluno e il veneto potranno avere uno sbocco autostradale diretto verso l'estero». Il leader degli industriali Valentino
Vascellari non vuole più
perdere tempo. Incassato l'appoggio del presidente di Confindustria
Luca Cordero di Montezemolo
- «Purtroppo
le infrastrutture
sono, per il Nordest, il problema centrale. Credo
che la Venezia-Monaco sia un'infrastruttura
fondamentale per il Paese e
logicamente
per il Nordest. Farò la mia parte a
Roma per supportare questa iniziativa»
- ora stringe
i tempi delle intese a livello locale
per superare lo storico gap del
Bellunese, ai primi posti per
industrializzazione in Italia e
penultima - avanti solo a Ragusa - per
dotazione di strade, ferrovie, aeroporti,
collegamenti telematici: «Tra due
settimane l'ex commissario per il passante di Mestre,
Bortolo Mainardi, dovrebbe consegnare
alla Regione Veneto lo stato di fattibilità finanziaria
di quest'opera autostradale lunga 80
chilometri (i170% dei quali da
percorrere in tunnel), dal costo
ipotizzato di oltre due miliardi di
euro interamente già coperti dal project
financing di una primaria banca
tedesca». Insomma, gli industriali sono
pronti a consegnare al Nordest e
all'Italia un'autostrada chiavi in mano. «Il governo deve dire chiaramente
se quest'opera, che siamo in grado di
realizzare con pochi ausili centrali,
la vuole o no. Serve un segnale forte,
ma ricordo come abbia già
ricevuto l'appoggio dell'Anas e che potrebbe ottenere il
via libera autonomamente dalle
Regioni Veneto e Friuli Venezia
Giulia - sottolinea il presidente di Assindustria Belluno
- le attuale competenze permettono anche questo. A parole
i presidenti Galan e Illy sono
d'accordo, ora vediamo di passare ai fatti». Il progetto è stato promosso anche
dalle associazioni di Treviso,
Pordenone e Udine. «Da anni stiamo lavorando a quest'ipotesi a stretto contatto con
i colleghi veneti - sottolinea
Adalberto Valduga, fresco presidente
della Confindustria del Friuli - Venezia
Giulia - ora tocca
allo Stato e alle Regioni, noi la
nostra parte l'abbiamo fatta e
continueremo a farla cercando di
sensibilizzare gli enti pubblici.
Province e Comuni hanno già espresso il loro via
libera, vediamo gli altri. soggetti
cosa faranno». In ogni caso l'asfalto non basta.
«Migliorare i collegamenti ferroviari
con Belluno è una priorità, soprattutto nell'ambito del trasporto delle persone - tuona
Vascellari - per favorire il
pendolarismo dei cervelli e intercettare il turismo leggero, ma
anche per agevolare la mobilità locale».
M.Cr.
Il Gazzettino 27.02.2007 "Il mio impegno per la A27-A23, la formazione e il turismo" (lm) «Infrastrutture, infrastrutture, infrastrutture». Luca Cordero di Montezemolo parte da qui, dalla richiesta "una e trina" lanciata dagli industriali bellunesi, per dire che il collegamento A27-A23, per Roma, deve essere «la priorità. I soldi? Si trovano». Infrastrutture che vanno intese anche come reti di telecomunicazione. Ma è sull'education che Montezemolo mette paletti precisi, trovando una chiave di volta per Belluno, dicendo «basta alle università condominiali» per valorizzare le specificità territoriali. «Servono centri di eccellenza - ha detto -, non solo per l'istruzione universitaria, ma anche per quella tecnica. Abbiamo bisogno di giovani preparati, non bastano solo gli ingegneri. Vanno trovate materie specifiche per questo territorio». Montezemolo fa riferimento al turismo, ma anche all'ambiente due punti che più di ogni altro richiedono eccellenza anche per l'interdipendenza tra loro. «Il rischio del degrado ambientale - ha proseguito - deve essere affrontato con competenze scientifiche. Stessa cosa vale per il turismo che richiede infrastrutture, servizi competitivi, ma anche know-how, capacità imprenditoriale, e qui entra in gioco la formazione». Creare dunque specializzazione territoriali che sappiano valorizzare le specificità, ma in modo aperto, ovvero facendone punto di forza nei difficili scenari dell'internazionalizzazione dentro ai quali, ha detto Aldo Bonomi direttore del consorzio Aaster, «si può vincere solo se si è leader in un segmento di produzioni complesse specializzate e non standardizzate». E Belluno è leader soprattutto nell'occhiale, «perché dietro agli occhiali - ha proseguito Montezemolo - c'è tutto: colore, materiali, design, macchinari di produzione, marketing». Altro grande tema, sul quale ha promesso il suo impegno, è quello di avviare «un confronto serio sul rapporto tra regioni a statuto speciale e regioni a statuto ordinario». Uno scarto che su Belluno pesa come un macigno.
COMITATO Cadore NOA27 VERBALE incontro 26.02.2007 Incontro
organizzativo del 26/02/07 -
Lo scopo della riunione era quello di riannodare le fila dei
molti che non condividono l’idea che lo sviluppo del nostro territorio passi
solamente per la proposta del prolungamento dell’autostrada. -
Erano presenti all’incontro molti ragazzi, persone di mezza
età e persone più anziane. -
Si è ripreso a ragionare attorno al manifesto che era proprio
del movimento di opinione sorto alcuni anni fa sempre attorno ai vari problemi
che ancora oggi tengono le pagine dei giornali. -
Il testo condiviso dell’impegno di tutti è quello che si
trova, in sintesi, in calce alla
presente. -
La riunione si è conclusa con la disponibilità di alcune
persone a svolgere la funzione di coordinamento del movimento di opinione che
nei prossimi giorni e mesi si impegnerà nella sensibilizzazione della
popolazione del Cadore sui vari temi di interesse generale. SI
ESPRIME forte
preoccupazione per il susseguirsi delle informazioni che quotidianamente
appaiono sulla stampa locale relative a progetti di grande viabilità (proseguimento
A27) Tale
progetto, se realizzato, anziché un avanzamento economico e sociale, come
propagandato, provocherebbe un indebolimento delle potenzialità naturali di
sviluppo del Cadore e, di conseguenza, metterebbe a rischio la stessa permanenza
sul loro territorio delle Comunità locali; SI
CONDIVIDONO le
seguenti valutazioni o
l’intera area del Cadore
dal punto di vista geografico, storico e culturale presenta una propria
specificità ed identità; o
la risorsa ambiente è
un’importante opportunità di sviluppo economico complementare a quelle
tradizionali a patto che siano conservate e valorizzate le aree di pregio
storico e naturalistico; o
le arterie a scorrimento
veloce come l’autostrada sono in contrasto con questa opportunità di sviluppo
del Cadore perchè altro non farebbero che aumentare il traffico in transito,
incentivare il turismo "mordi e fuggi", deturpare ulteriormente un
ambiente alpino estremamente fragile e distogliere importanti risorse destinate,
o da destinare, all’adeguamento dell’esistente; o
la volontà di realizzare il
proseguimento di una direttrice autostradale è finalizzato esclusivamente allo
sviluppo ed agli interessi della pianura e costituirebbe un’ulteriore
"colonizzazione" del nostro territorio; o
già nel passato la
subordinazione agli interessi della pianura ha comportato la
"colonizzazione" dell’acqua. I risvolti negativi di tale politica
sono oggettivamente sotto gli occhi di tutti: impoverimento degli alvei, aumento
del dissesto idrogeologico, realizzazione di bacini idrici che non tengono conto
delle esigenze dell’economia turistica dell’Alto bellunese, ma solo delle
esigenze produttive di altri (Consorzi irrigui della pianura); o
la necessità di garantire
lo sviluppo del tessuto produttivo industriale del comprensorio del Cadore e la
necessità di garantire il territorio sia da un punto di vista ambientale che
produttivo-turistico può trovare una
risposta adeguata nel miglioramento della rete viaria attuale con la
realizzazione delle circonvallazione dei centri abitati (in particolare quelle
di Longarone e Castellavazzo) e con il potenziamento e prolungamento della
tratta ferroviaria Padova-Calalzo in direzione Dobbiaco; CI
SI IMPEGNA A -
Sensibilizzare
la popolazione del Cadore (e non solo) organizzando occasioni di approfondimento
e confronto; -
Stimolare
le Amministrazioni locali e le organizzazioni politiche a livello locale,
regionale e nazionale perché prendano coscienza della particolarità del Cadore
e si impegnino in modo chiaro ed efficace a tutela del suo
territorio e per un suo sviluppo
condiviso e compatibile; -
Ricercare
e proporre idee per un modello di sviluppo compatibile con la delicata e
pregiata area ambientale del Cadore sia in termini di mobilità generale sia in
termini di utilizzo del territorio; -
Coordinarsi
con altri comitati o gruppi di cittadini già esistenti che condividano le
stesse finalità.
Il Gazzettino 25.02.2007 Fatti nostri La partita da vincere è il prolungamento dell'A27 Belluno Dite la verità: non ne potete più di politici, amministratori, rappresentanti delle categorie che parlano di "gioco di squadra". Che poi sarebbe quell'espressione anche abusata con la quale gli esponenti di un territorio indicano agli altri la retta via, la soluzione per fare un salto di qualità e raggiungere un determinato obiettivo. A maggior ragione infastidisce che ricorrano a questo concetto quei politici che pontificano sul gioco di squadra, ma poi applicano rigorosamente una tattica molto speculativa, una sorta di catenaccio all'italiana: «se un certo risultato viene raggiunto è merito nostro e della nostra capacità di aggregare i vari soggetti, se viceversa i progetti non vanno a buon fine è colpa "degli altri" (la Regione, lo Stato, l'Anas, gli imprenditori ecc.)», di solito istituzioni di colore politico opposto che come il destino hanno un comportamento cinico e baro. Poi basta un giornale e una televisione compiacenti per la propagazione del messaggio e il gioco (di squadra, ma a sfondo elettorale in questo caso) è fatto. Considerate queste righe una sorta di manuale di sopravvivenza per relazionarvi con gli incantatori di serpenti e i loro affiliati, perchè quanto sopra serve in realtà per sottolineare che non vogliamo buttare via il bambino con l'acqua sporca. C'è un "gioco di squadra" reale, positivo, utile al territorio che, almeno sporadicamente, gli amministratori riescono a mettere in pratica, superando divisioni politiche e tentazioni di protagonismo. Sulla questione del Col Cavalier, ad esempio, l'azione sinergica degli amministratori c'è stata: una volta tanto si può parlare di un finanziamento record (si parla di una cinquantina di milioni) portato a casa grazie alla spinta lobbystica dei bellunesi, dell'assessore veneto Oscar De Bona e dei consiglieri regionali Dario Bond, Guido Trento e Giampaolo Bottacin. I quali spesso se ne dicono di tutti i colori, ma che nell'occasione hanno "giocato" veramente per Belluno. Un'altra questione dimostra che, se è importante la sinergia tra soggetti non solo istituzionali diversi, è altrettanto decisiva la determinazione di chi agisce sul territorio nel cercare di cambiare un certo stato (negativo) di cose. Forse qualcuno non l'ha capito, ma lo "sbarco" della Sovrintendenza nel Bellunese - con l'apertura di un ufficio a Feltre - è un fatto se non storico sicuramente di alto valore simbolico. Ilbla bla blasul decentramento pesa forse quanto quello sul gioco di squadra, ma in questa occasione in sei mesi si è passati da una legittima protesta collettiva a una proposta operativa concretizzatasi in un risultato immediato. Se Belluno ha "sorpassato", per ammissione dello stesso sovrintendente Guglielmo Monti, province come Treviso e Padova, lo si deve alla determinazione di Assindustria che non è si fermata al tiro al piccione su Venezia ma ha aperto un dialogo costruttivo con la stessa Sovrintendenza. La Provincia, cogliendo la validità dell'operazione, ha fatto il resto e presto tecnici degli enti, professionisti, cittadini invece che a Venezia potranno portare a Feltre le loro istanze. Queste esperienze possono e devono servire da riferimento per realizzare nel Bellunese un'opera strategica per la provincia e chiave per l'intero Nordest, ossia il prolungamento dell'A27 fino all'A23 e alla Carnia. Il sì unanime all'opera in Consiglio Provinciale ha fatto cadere le ultime incertezze: il territorio ha in mano le carte buone, ora deve giocarle bene. E senza trucchi. Tiziano Graziottin
Il Gazzettino 25.02.2007 Assindustria porta alla ribalta nazionale il "caso Belluno" Belluno Non sarà una relazione "soft" quella di Valentino Vascellari, presidente di Assindustria Belluno, all'assemblea degli imprenditori in programma per domani pomeriggio dalle 15 al teatro comunale, intitolata "Specificità e globalità. Il caso Belluno Dolomiti". Il titolo dell'assemblea, che sarà caratterizzata dalla presenza del presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, dice già molto: la provincia è diventata un "caso". Ma il tempo della sopportazione, del "paga e tasi", è finito anche a Belluno. «Da un lato - spiega Vascellari - pensiamo che debba restare qui quel surplus di denaro che attraverso la fiscalità viene invece destinato al centro. Non chiediamo i privilegi delle province confinanti, che come noto ricevono più di quello che danno, ma nemmeno di essere sempre considerati una provincia dalla quale "portar via" risorse. Dall'altro specificità significa riconoscere che Belluno è diversa dalle altre province: alcune competenze tipiche delle nostre montagne vanno gestite in loco, e questo consentirebbe di valorizzare le risorse naturali, l'economia e il turismo». Ma la vera sfida è il prolungamento autostradale dell'A27 con l'aggancio alla A23: ora per Vascellari si sono create le condizioni giuste. Tiziano Graziottin
Il Gazzettino 25.02.2007 Belluno Nostra Redazione "Specificità... Belluno Nostra redazione "Specificità e globalità. Il caso Belluno Dolomiti". Il titolo scelto da Assindustria Belluno per l'assemblea generale di domani pomeriggio al teatro comunale, caratterizzata dalla presenza del presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, dice già molto: la provincia è diventata un "caso". E di questo parlerà diffusamente nella sua relazione il presidente degli industriali italiani, che secondo indiscrezioni si soffermerà anche sulla ormai inaccettabile forbice tra le capacità produttive del territorio bellunese e la sua lacrimevole dotazione infrastrutturale. «Privata del riconoscimento della specificità - recita il testo di Assindustria che presenta l'assemblea - Belluno è considerata una provincia a cui portar via, anzichè un'economia su cui investire e un patrimonio ambientale a cui dare. Tutto questo mentre ai territori dolomitici confinanti vengono garantiti privilegi al di sopra delle logiche economiche e istituzionali». È di venerdì la diffusione dei dati della relazione sullo stato della montagna: mentre il Veneto nel 2005 investiva 17 milioni di euro per le sue terre alte, la sola Provincia di Bolzano ne stanziava 134. Considerando anche Trento, per ogni euro destinato dal Veneto alla montagna ce ne sono almeno 10 messi sul piatto dalla regione confinante. Ma il tempo della sopportazione, del "paga e tasi", è finito anche a Belluno. «Da un lato - spiega il presidente di Assindustria Belluno, Valentino Vascellari, che aprirà i lavori alle 15 - pensiamo che debba restare qui quel surplus di denaro che attraverso la fiscalità viene invece viene destinato al centro. Non chiediamo i privilegi delle province confinanti, che come noto ricevono più di quello che danno, ma nemmeno di essere sempre considerati una provincia dalla quale "portar via" risorse. Dall'altro specificità significa riconoscere che Belluno è diversa dalle altre province: alcune competenze tipiche delle nostre montagne vanno gestite in loco e questo consentirebbe di valorizzare le risorse naturali, l'economia e il turismo». Assindustria gioca su due piani: rilanciando con forza le istanze degli imprenditori per un verso (e la presenza di Montezemolo a Belluno sarà un megafono di queste richieste), ma anche assumendo un ruolo da protagonista, assolutamente centrale, nella "battaglia per le infrastrutture", vedi la questione strategica del prolungamento dell'autostrada A27 fino all'A23. «Il ministro Di Pietro - spiega ancora Vascellari - ha inserito il percorso A27-A23 tra le priorità, le Regioni Veneto e Friuli ci credono, la nostra Provincia a sorpresa ha assunto una posizione favorevole. Credo stia maturando il convincimento che è un'opera strategica non solo per Belluno ma per tutto il Nordest. Siamo riusciti a "trascinare" le associazioni industriali di Treviso, Udine e Pordenone: siamo convinti non solo della fattibilità tecnica dell'operazione ma anche della sua assoluta sostenibilità economica. Abbiamo tutti gli elementi in mano - a cominciare dalle analisi sui flussi di traffico - per affermare che quest'opera può essere fatta attraverso il project financing, drenando risorse pubbliche molto limitate». Il presidente Montezemolo terrà la relazione conclusiva al termine di una tavola rotonda, moderata da Enrico Cisnetto, alla quale interverranno tra gli altri il presidente della Commissione parlamentare attività produttive Daniele Capezzone e il componente della Commissione bilancio Bruno Tabacci. Tiziano Graziottin
Il Gazzettino 25.02.2007 Assindustria corre sull'autostrada verso la Carnia Belluno Domani arriva Luca Cordero di Montezemolo, leader di Confindustria. Dopo la visita del ministro Padoa Schioppa un altro pezzo da 90 dell'economia italiana in città: presidente Vascellari, Belluno non è più periferia dell'impero? «Diciamo che oggi Belluno è un caso, e forse questo aiuta. La questione Lamon e tutto quel che è andato dietro ha dato evidenza a un problema, questo ha indotto persone che hanno ruoli di primissimo piano a livello nazionale a venire qui per capire da vicino. Siamo un caso a livello politico, sociale ed economico». E i vostri associati come guardano alle inquietudini di Lamon, Sovramonte e degli altri comuni? «Tutti dicono che era ora che qualcuno protestasse, il disagio gli imprenditori lo vivono realmente ed è di tutta la provincia, anche se nelle aree di confine si avverte in maniera più forte».... La lingua batte dove il dente duole: parliamo di infrastrutture? «Parliamo di ritardo nella realizzazione delle reti informatiche, con molte aree industriali ancora prive di Adsl, ad esempio. Parliamo di una rete ferroviaria che c'è ma che non si riesce a far funzionare. Parliamo, soprattutto, di strade inadeguate». Se non altro il dibattito sul prolungamento sull'autostrada A27 si è rianimato, e forse non si tratta solo di parole. Il pronunciamento unanime del Consiglio Provinciale di Belluno è stato una svolta importante, l'ha detto anche l'assessore regionale Chisso. «In effetti si è creato il clima migliore, per certi aspetti in maniera persino inaspettata. E' maturata la consapevolezza che lo "sfondamento" a nord non si sarebbe mai potuto fare, e devo dare atto a Mainardi che optando per la virata ad est si sono creati presupposti di consenso importanti. Il ministro Di Pietro ha inserito il percorso A27-A23 tra le priorità, le Regioni Veneto e Friuli ci credono, la nostra Provincia a sorpresa pare aver assunto una posizione favorevole. Credo stia maturando il convincimento che è un'opera strategica non solo per Belluno ma per tutto il Nordest». E voi vi state spendendo molto. «Siamo riusciti a "trascinare" le associazioni industriali di Treviso, Udine e Pordenone: siamo convinti non solo della fattibilità tecnica dell'operazione ma anche della sua assoluta sostenibilità economica. Mi creda: abbiamo tutti gli elementi in mano per affermare che quest'opera può essere fatta, tra l'altro drenando risorse pubbliche molto limitate». Tiziano Graziottin...
Il Gazzettino 25.02.2007 Forni di Sotto Documentazione Le Dolomiti friulane patrimonio Unesco Ufficializzata la richiesta Forni di Sotto Con la firma apposta a Belluno dal vicepresidente della Provincia di Udine Paride Cargnelutti, è stato compiuto il passo ufficiale che ha portato alla candidatura delle Dolomiti a patrimonio dell'umanità dell'Unesco. Il dossier e il piano di gestione elaborati da un gruppo di esperti di fama internazionale nominati dalle cinque province promotrici dell'iniziativa (Udine, Pordenone, Belluno, Trento e Bolzano), comprendono, tra le aree proposte, anche una porzione delle Prealpi Carniche coincidente con il Sic ed il Parco delle Dolomiti Friulane. Il materiale scientifico, tramite i Ministeri dei Beni e attività Culturali e dell'Ambiente, è stato inviato a Parigi, dove sarà al vaglio della speciale commissione dell'Unesco che entro giugno si esprimerà in maniera definitiva formulando il giudizio finale sulla proposta. È da diversi mesi che la Provincia di Udine, in collaborazione con le altre istituzioni del territorio dolomitico, sta lavorando per mettere a punto tutti i dettagli della candidatura, che per l'assessore provinciale Vittorio Caroli, referente per Udine, rappresenta "un passo concreto volto alla valorizzazione del territorio montano". Da quanto emerso durante il periodo di elaborazione del progetto, le montagne friulane sono state apprezzate in particolare per l'elevato grado di wilderness e di naturalità. I fattori morfologici e storici che hanno determinato uno scarso sviluppo di questi territori hanno permesso altresì di conservarne l'integrità diventando così ora un valore aggiunto verso uno sviluppo sostenibile. Per questo esiste, tra i sostenitori istituzionali della candidatura, un cauto ottimismo sul buon esito della stessa.
Il Gazzettino 21.02.2007 Prolungamento della A27. L'Udc veneto appoggia il sindaco di Longarone Pieno appoggio del gruppo regionale dell'UDC all'ordine del giorno che chiede il proseguimento dell'A27, presentato nei giorni scorsi in Consiglio provinciale a Belluno dal Sindaco di Longarone Pierluigi De Cesero, è stato reso noto, in una nota, dal capogruppo dell'UDC a palazzo Ferro-Fini Onorio De Boni e dall'assessore regionale Stefano Valdegamberi. «Il gruppo consiliare regionale dell'UDC - affermano - si farà interprete della proposta bellunese presso gli altri gruppi regionali di maggioranza e di opposizione perché aderiscano a questa iniziativa che apre una nuova, importante, fase nel fondamentale settore della viabilità. Il prolungamento dell'autostrada A 27, così come proposto, ha evidenti ricadute positive non solo per il territorio bellunese, ma per tutto il Veneto, poiché costituisce una via alternativa e un corridoio strategico nei collegamento tra pianura veneta e il resto dell'Europa centro orientale».
Partito rifondazione Cominista 20.02.2007 Autostrada Carnia-Cadore per chi? Ultimamente si sente parlare, sempre più spesso, di collegamento autostradale tra la Carnia e il Cadore: una “grande opera” che rientrava già nella legge obbiettivo del Governo Berlusconi, con un protocollo d’intesa siglato nel 2004 tra il Ministero delle Infrastrutture (Lunardi), la Regione Veneto (Galan), la Regione Friuli Venezia Giulia (Illy) e l’A.N.A.S, che in sostanza dava il via allo studio di fattibilità. Cambiato il Governo, nell’ottobre 2006, viene firmato un accordo tra Prodi e Illy che conferma la volontà di realizzare l’autostrada. Si tratta di un collegamento tra la A27 (Venezia-Belluno) e la A23 (Palmanova-Tarvisio) della lunghezza di 85 km, di cui circa la metà in galleria e il restante tra viadotti e in sede, che dovrebbe attraversare un’ampia area del territorio della Carnia: dal Passo della Mauria, tagliando tutta l’Alta Val Tagliamento e andando a immettersi nella A23 al casello di Amaro, consentendo così il collegamento con l’Austria. Dobbiamo innanzi tutto considerare l’ambiente in cui verrebbe realizzata: un territorio per lo più incontaminato, sede di uno dei fiumi più studiati a livello europeo per la propria naturalità e struttura paesaggistica, al cui interno è inserito anche il Parco Regionale delle Dolomiti friulane. Un’opera dal costo faraonico, 2,2 miliardi di euro (che sicuramente, come sempre accade, lieviterebbe a dismisura), decenni di lavori che oltre a produrre un notevole disagio causeranno un notevole inquinamento, con la produzione di milioni di metri cubi di inerti. Un’opera che, anche se venisse realizzata, porterebbe solamente un enorme danno ambientale e un ulteriore isolamento delle popolazioni locali. E’necessario progettare uno “sviluppo” diverso, che considera l’ambiente e il paesaggio non solo come nuove zone da cementificare ma come bene della collettività, agevolando le popolazioni che vi abitano e che contribuiscono, con la loro presenza, a tutelare e preservare il territorio. La ricchezza di queste zone sono proprio l’ambiente incontaminato, il paesaggio, i ritmi di vita più lenti e forse questo è l’unico sviluppo economico realizzabile e sul quale è utile investire. Utile sarebbe, per le comunità che in questi luoghi risiedono ma anche per chi decide di visitarli, investire per migliorare la viabilità ordinaria e potenziare i servizi pubblici di trasporto. Prima di pensare e progettare grandi e piccole opere su un qualsiasi territorio ci si dovrebbe interrogare sull’effettiva utilità, valutando i pro e i contro, sempre ascoltando le popolazioni locali e decidendo di concerto con le stesse. L’autostrada Carnia-Cadore, che rientra nelle opere accessorie del corridoio V, considerati i costi, i tempi di realizzazione, il traffico potenziale sicuramente si rivelerebbe un’opera anti-economica e comunque difficilmente otterrebbe finanziamenti dalla comunità europea che, come ci dicono da più parti, non ha una copertura finanziaria per queste infrastrutture. In tutta Europa e forse in primis proprio in Austria c’è la volontà di trasferire le merci da gomma a rotaia e questo dovrà avvenire sicuramente in futuro, sia per l’inquinamento che il trasporto su gomma produce sia perchè fra alcuni decenni la disponibilità di greggio del pianeta sarà drasticamente ridotta, con costi di trasporto non più sostenibili. A chi giova quindi l’autostrada? Sicuramente ai soliti affaristi, ingordi di finanziamenti pubblici; infatti anche se l’autostrada non si farà i progetti, gli studi di fattibilità, i sondaggi verranno ugualmente pagati profumatamente con soldi pubblici. Ci vorrebbe solo un po’ di buon senso. E non mi riferisco a quello per gli affari. Paolo Duzzi Responsabile regionale politiche per la montagna PRC
Il Gazzettino 18.02.2007 Il tema impatto ambientale Imprese, patto in autostrada Studio sulla Carnia - Cadore Belluno Le
Regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia concessionarie e una cordata di
imprenditori triveneti disposti a costruire: ecco l'anello forte in cui credono
gli Industriali per rendere possibile il collegamento autostradale fra A27 e A23
fra Ponte nelle Alpi e Tolmezzo. Valentino Vascellari, presidente degli
industriali bellunesi, si dice convinto che la finanza di progetto possa essere
la soluzione concreta per un'opera, del costo ipotizzato di 2,2 miliardi di euro
dal libro delle priorità infrastrutturali scritto dal ministro Di Pietro in
novembre, difficilmente affrontabile da un ente pubblico. Le quattro
Associazioni - con Belluno anche Treviso, Pordenone e Udine - hanno affidato
allo studio di ingegneria De Beaumont di Verona, esperto in fatto di trasporti,
uno studio sulla sostenibilità economica dell'intervento e per una visione
critica del tracciato ipotizzato dallo studio di fattibilità dell'Anas. È
statao incaricato lo studio Mainardi di coordinare il lavoro, nel senso di fare
anche da collettore dei problemi e delle istanze. Il tracciato, che misura 85
chilometri, per metà in galleria, oggi è un segno sulla carta, che anche la
Regione Veneto intende approfondire. Il segretario generale di Viabilità e
trasporti Regione Veneto, Silvano Vernizzi, definisce l'inxarico un «approfondimento
sulla sostenibilità economica, in quanto un'opera del genere difficilmente potrà
essere realizzata, se non attraverso il project financing e quindi dovrà essere
appetibile nel ritorno economico della gestione». Il
dirigente conferma che la Regione considera «strategico» il prolungamento «sia
per Belluno che per il Veneto», perché il tragitto per l'Austria diventerebbe
«più corto» rispetto all'attuale direttrice dell'A23. Del resto lo stesso
assessore regionale, Renato Chisso, parlando dauna Tv provata veneta, ha
ribadito il forte interesse regionale al collegamento. Le quattro associazioni
industriali hanno aperto (prima della Regione) una sorta di percorso parallelo.
Ne spiega la ragione Vascellari: «Vogliamo dimostrare, e ci stiamo riuscendo,
che l'opera è autofinanziabile con i pedaggi e che l'intervento pubblico può
essere marginale. Immagino peraltro che la Società autostrade non perderà
l'occasione». Lo studio di fattibilità prevede tre stralci: il primo fra il
casello di Pian di Vedoia e Macchietto, parte in alveo del Piave e parte in
galleria sulla sinistra orografica; il secondo fino a Forni di sopra con un
tunnel sottopassando il valico della Mauria, il terzo di completamento fino a
Tolmezzo. Scriveva il ministro che «la bretella di collegamento consentirebbe
una migliore distribuzione della mobilità tra i due valichi alpini del Brennero
e di Tarvisio», oltre che «integrare il Bellunese e la Carnia nella direttrice
trasversale che dall'Austria raggiunge il Veneto Orientale». Sullo
studio, che qualche giorno il Sovrintendente ai beni architettonici e il
paesaggio del Veneto orientale, Guglielmo Monti ha giudicato potenzialmente
pericoloso per il suo impatto ma non valutabile senza un progetto, i pareri dei
Comuni interessati non sono univoci, specie quelli cadorini che temono l'impatto
paesaggistico e viario degli svincoli. Mainardi, «da tecnico», sostiene che i
timori per l'ambiente non sono che «ecofandonie, figlie di retaggi ideologici».
Il Gazzettino 18.02.2007 Le associazioni degli imprenditori delle province di Belluno, Treviso, Udine e Pordenone hanno commissionato uno studio di fattibilità ad un super-esperto Prolungamento A27, il rilancio degli industriali Vascellari: "Vogliamo dimostrare la sostenibilità economica del collegamento con l' A23". La Regione:"Opera strategica per il Nordest" Belluno Gli Industriali contano molto sul
prolungamento dell'A27. E sognano che un giorno siano le Regioni Veneto e
Friuli-Venezia Giulia a diventare concessionarie e che una cordata di
imprenditori del Triveneto si accollino i costi dell'opera attingendo risorse da
«un'Istituto finanziario tedesco disposto a finanziarla». Parallelo allo
studio commissionato dalla Regione Veneto allo studio Mainardi ve n'è uno
precedente delle Associazioni di Belluno, Treviso, Pordenone e Udine al super
esperto di trasporti De Beaumont di Verona. «Vogliamo dimostrare la
sostenibilità economica del collegamento con l'A23, ma anche dare una visione
critica ma costruttiva del tracciato» spiega il presidente di Assindustria
Belluno, Valentino Vascellari, precisando che «lo studio Mainardi fa da
coordinamento sui vari problemi del territorio». Nel
frattempo la Regione Veneto, per bocca del segretario generale del Territorio,
Silvano Vernizzi, conferma «l'importanza strategica sia per Belluno che per il
Nordest» dell'autostrada, «scorciatoia» verso nord. Quello dato allo stesso
Mainardi è «l'incarico di approfondimento dello studio di fattibilità
incentrato soprattutto sulla sostenibilità economica dell'opera attraverso la
finanza di progetto», indispensabile per inserire il progetto nel Piano
regionale dei trasporti, adottato dalla giunta ma non ancora dal consiglio.
Siamo nella fase delle osservazioni». Il dirigente conferma anche che la
Regione «non ha affatto rinunciato all'ipotesi di uno sfondamento diretto a
Nord attraverso il Cadore». Parlando
a Telenordest, l'assessore Renato Chisso ha ribadito che la Regione considera
strategico il collegamento e salutato con favore l'ordine del giorno unanime del
consiglio provinciale di Belluno per una soluzione viaria.
Il Gazzettino 18.02.2007 Le quattro associazioni imprenditoriali di Belluno, Treviso, Pordenone e Udine sono disponibili a investire sul collegamento tra A23 e A27 Ponte delle Alpi-Tolmezzo, industriali in pista Il costo dell’opera si aggira sui 2,2 miliardi: le Regioni Veneto e Friuli potrebbero diventare concessionarie della tratta Le Regioni Veneto e
Friuli-Venezia Giulia concessionarie e una cordata di imprenditori triveneti disposti a costruire: ecco l'anello forte in cui credono gli
industriali per rendere possibile il collegamento autostradale
fra A27 e A23 fra Ponte nelle Alpi e
Tolmezzo. Valentino Vascellari, presidente dell'Associazione
provinciale, si dice convinto che la
finanza di progetto possa essere la
soluzione concreta per un'opera, del
costo ipotizzato di 2,2 miliardi di euro dal
libro delle priorità infrastrutturali
scritto dal ministro Di
Pietro in novembre,
difficilmente affrontabile da un ente
pubblico. «Potrebbero
essere proprio le due Regioni a
diventare concessionarie una volta tanto, visto il rapporto di odio e amore con
l'Anas. E mi piacerebbe che fosse una cordata di imprenditori
a realizzare l'opera. Sappiamo di un
istituto finanziario tedesco,
disposto a concedere prestiti a 30-40 anni». A riprova di quanto l'Associazione industriali tenga a questa partita è un incarico tecnico, affidato qualche tempo fa. Anzi, si tratta di quattro Associazioni, perché accanto a Belluno ci sono quelle di Treviso, Pordenone e Udine, segno di una coralità di vedute. «Allo studio di ingegneria De Beaumont di Verona, esperto in fatto di trasporti, abbiamo affidato uno studio sulla sostenibilità economica dell'intervento e per una visione critica del tracciato ipotizzato dallo studio di fattibilità dell'Anas. Abbiamo anche incaricato lo studio Mainardi di coordinare il lavoro nel senso di fare anche da collettore dei problemi e delle istanze». Il tracciato, che misura 85 chilometri, per metà in galleria, oggi è un segno sulla carta, che anche la Regione Veneto intende approfondire. Come abbiamo già riferito, è stato incaricato lo stesso studio di Bortolo Mainardi- ex commissario straordinario per le opere del Nordest, per quello che il segretario generale di Viabilità e trasporti in Regione, Silvano Vernizzi, definisce un «approfondimento complessivo, in particolare sulla sostenibilità economica, in quanto un'opera del genere difficilmente potrà essere realizzata, se non attraverso il project financing e quindi dovrà essere appetibile nel ritorno economico della gestione». Il dirigente conferma che la Regione considera «strategico» il prolungamento «sia per Belluno che per il Veneto», perché il tragitto per l'Austria diventerebbe «più corto» rispetto all'attuale direttrice dell’A23 Del resto lo stesso Assessore regionale, Renato Chisso, parlando a Telenordest, ha rìbadito il forte interesse regionale al collegamento e sottolineato l'ordine del giorno unitario approvato dalla Provincia su proposta del sindaco di Longarone e di altri esponenti dell'opposizione. Vernizzi non nasconde anche il fatto che la Regione «non abbia accantonato l'ipotesi di sfondare a nord direttamente dal Veneto con due i alternative». Com'è noto, questa soluzione è osteggiata dall'Alto Adige e dall'Austria, oltre che da alcuni sindaci locali. L'approfondimento chiesto a - Mainardi è ritenuto indispensabile per «inserire tutte queste ipotesi nel Piano regionale dei trasporti, adottato dalla giunta veneta, che dovrebbe essere approvato entro l'estate dal consiglio regionale valutando tutte le osservazioni di enti e associazioni». Solo dopo la giunta potrà decidere se finanziare o meno anche il progetto o se lasciarlo a carico degli investitori eventualmente disposti a realizzare l'autostrada. Dal canto loro, le quattro
associazioni industriali hanno aperto
(prima della Regione) una sorta di percorso
parallelo. Ne spiega la ragione Vascellari: «Vogliamo dimostrare, e ci stiamo
riuscendo, che l'opera è autofinanziabile
con i pedaggi e che l'intervento
pubblico puó essere marginale. Immagino peraltro che la Società autostrade non perderà l'occasionne». Lo studio di fattibilità prevede tre stralci: il primo fra il casello di Pian di Vedoia e Macchietto, parte in alveo del Piave e parte in galleria sulla sinistra orografica; il secondo fino a Forni di Sopra con un tunnel sottopassando il valico della Mauria, il terzo di completamento fino a Tolmezzo. Scriveva il ministro che «la bretella di collegamento consentirebbe una migliore distribuzione della mobilità tra i due valichi alpini del Brennero e di Tarvisio», oltre che «integrare il Bellunese e la Carnia nella direttrice trasversale che dall'Austria raggiunge il Veneto Orientale». Sullo studio, che qualche giorno il Sovrintendente ai beni architettonici e il paesaggio del Veneto orientale, Guglielmo Monti ha giudicato potenzialmente pericoloso per il suo impatto ma non valutabile senza un progetto, i pareri dei Comuni interessati non sono univoci, specie quelli cadorini che temono l'impatto paesaggistico e viario degli svincoli. Mainardi, «da tecnico», sostiene che i timori per l'ambiente non sono che «ecofandonie, figlie di retaggi ideologici». Secondo l'ex assessore provinciale Dino Fava, per conto della Cipra, le proiezioni di traffico calcolate su dati Istat non giustificherebbero l'intervento dal punto di vista economico. Flavio Olivo
Movimento Mont L'Autostrada della Val Tagliamento
Con l’autostrada sono andati via veloci: l’hanno inserita nel patto Illy-Prodi delle grandi opere per il Friuli. Ma, oltre al metodo, vediamo la sostanza: a che ed a chi serve l’autostrada? Una prima mezza risposta la troviamo sulla pagina economica del Messaggero Veneto del 26.11.06, che scrive “Un’opera logisticamente seconda soltanto al Corridoio 5 che, dati alla mano, è destinata (assieme alla Gemona-Sequals) a diventare una delle arterie più trafficate ed importanti del Nord-Est”. Ma la risposta ci viene dalla pagina “attualità” dello stesso quotidiano del 18. 11.06., che sul ruolo di questa autostrada scrive “per una migliore distribuzione della mobilità tra i due valichi alpini del Brennero e di Tarvisio”. Due sono le deduzioni: La prima: autostrada “seconda” solo al Corridoio 5. Quindi con transiti molto elevati, che non possono essere sostenuti dal solo traffico locale. La seconda: questa autostrada accoglierà i traffici convogliati dal Brennero su Tarvisio, quindi sarà funzionale ad altri e non alla gente della Val Tagliamento. Ma che c’entra la nuova autostrada con il dirottamento dei traffici dal Brennero sul valico di Tarvisio dal momento che c’è già l’autostrada Tarvisio-Venezia-Trieste? C’entra, c’entra! Vediamo. Nella logica della Regione e dell’ANAS l’autostrada della Val Tagliamento ha un senso economico e funzionale dirottando su di essa principalmente il traffico pesante discendente da Tarvisio o da Mestre diretto a Tarvisio allo scopo di alleggerire dallo stesso l’autostrada Trieste-Mestre ed, in particolare nel periodo estivo, favorire il traffico turistico estivo dei centri balneari. La Val Tagliamento dovrebbe quindi tenersi il traffico principalmente pesante con relativo inquinamento, che non è la migliore prospettiva, particolarmente per il centro turistico di Forni di Sopra. Dovrebbe tenersi ciò che le più civili e turistiche valli austriache rifiutano. E’ la logica dell’uso delle valli della Carnia a puro scopo di transito per interessi altrui, come è per l’oleodotto e l’elettrodotto. E’ la logica che ha distrutto il Canal del Ferro. Ma c’è una domanda di ordine più generale sulla mobilità. A che serve questa nuova autostrada se si costruiscono la terza corsia sulla Trieste-Mestre, la Cimpello- Gemona, il corridoio transeuropeo 5, mentre la nuova ferrovia pontebbana è di gran lunga sottoutilizzata? A che serve il mozzicone di nuova strada da Carnia fermata alla Vinadia? Ma ci si deve interrogare anche su che senso abbia costruire nuove autostrade ed aumentare i trasporti su gomma quando lo stesso recente rapporto sull’ambiente della Commissione Europea disegna un quadro prossimo venturo tragico, le cui prime avvisaglie si fanno già sentire? Nel nome di un mal inteso progresso verso dove sta correndo pazzamente questa umanità senza interrogarsi? Che cosa vuol essere la Val Tagliamento? Quale modello di vita si propongono i suoi abitanti? Al turista, che vuole soggiornare in montagna, interessa innanzitutto un ambiente pulito e sano, una località tranquilla da raggiungere preferibilmente attraverso una strada dignitosa che si snodi tra i paesi offrendo i bei paesaggi della valle, anzichè arrivare mezzora prima in autostrada! Le località turistiche della Val Tagliamento devono valutare anche che l’autostrada non svaluti invece quello che già hanno. I lavori edili della SADE e dell’autostrada Udine Tarvisio dovrebbero insegnarci a non puntare sulla ricaduta positiva in loco e che, comunque, dopo il loro compimento restano solo i danni. Alla Val Tagliamento non serve un’autostrada, basta ampliare, rettificare, migliorare e sistemare l’attuale, a meno che governo, Illy e compagni non vogliano con soldi pubblici soddisfare gli appetiti dei soliti costruttori edili, che non a caso sono in prima fila a volerla. Anche in questo caso è bene ricordare che fattore fondamentale dello sviluppo durevole di un territorio sono le capacità di chi lo vive. Un solo esempio: nel vicino Cadore è nata e cresciuta la più potente industria mondiale dell’occhiale pur in assenza di autostrade. Associazione Politico Culturale per la Montagna
L'amico del Popolo 17.02.2007 Dalla Carnia emerge la richiesta di sedersi al tavolo di Regione e Governo Autostrada, è ora di entrare in gioco “L’Amico” pubblica il dettaglio del tracciato in quattro pagine speciali Già sul finire del 2005, ben più di un
anno fa, la Comunità montana della Carnia ha chiesto e ottenuto dall’Anas il
progetto dell’Autostrada Pian di Vedoia-Tolmezzo, mentre in provincia di
Belluno ancora non si è vista copia dello studio. E’ un fatto grave, perché
in tutti questi mesi si sarebbe potuto avviare un dibattito sul tema. E invece
nulla. E’ persino cambiato il governo centrale e il nuovo ministro Antonio Di
Pietro ha confermato l’interesse dell’Italia per la realizzazione
dell’opera. Ma intanto a Belluno nemmeno si sa qual’è la linea su cui c’è
perfino un accordo Veneto-Friuli. Il progetto
dell’autostrada In provincia di Belluno se ne parla da un paio
d’anni, ma non era mai stato diffuso in pubblico.
Il documento della Provincia a sostegno dell’autostrada Troppo traffico SOTTOLINEATA la perdurante penalizzazione che subisce il territorio provinciale per la consistenza del traffico lungo la SS 51 di Alemagna, stante l'inadeguatezza del tracciato stradale e delle intersezioni dei vari pettini stradali (SP 251, SS 51, SS 51 BIS), che comporta la concentrazione dei flussi con un congestionamento ormai esasperante, con significative ricadute negative sulla qualità della vita delle comunità locali (inquinamento, stress, mobilità pericolosa e limitata); Troppo isolati EVIDENZIATA l'insufficienza strutturale del sistema provinciale per la mobilità e l'assenza di un'adeguata connessione con le aree limitrofe della pedemontana veneta, con le province di Pordenone, Udine, Trento e Bolzano, nonché di idoneo collegamento verso il Nord Europa; RICHIAMATE le varie conferenze programmatiche tenutesi negli ultimi anni in provincia; Importanza Europea RICORDATA, altresì, l'iniziativa del giornale diocesano "L'Amico' del Popolo", che fece sottoscrivere, in data 12 giugno 2000, dalle organizzazioni economiche, sindacali e dai rappresentanti locali del Governo Nazionale, del Governo Regionale e dagli amministratori locali, un Ordine del Giorno per l'inserimento dell'asse di Alemagna nella rete transeuropea dei trasporti; RICORDATI gli impegni assunti negli ultimi anni da parte sia del Governo centrale che regionale e locale; Territorio a rischio RECLAMATA l'esigenza di dover urgentemente procedere all'eliminazione o attenuazione dei fattori di rischio, per superare le ricorrenti situazioni di emergenza cui è sottoposta la viabilità provinciale e garantire una corretta fruibilità del territorio in regime di idonea scorrevolezza, senza per questo penalizzare l'aspetto turistico e la possibilità di mantenere viva l'attrattiva dei piccoli centri montani della nostra provincia; tenendo conto dell'importante esigenza di migliorare, insieme all'attraversamento, i collegamenti interni; CONSIDERATI i progetti in itinere volti al superamento di tale situazione drammatica; CONSIDERATO altresì fondamentale preservare il territorio da future trasformazioni ambientali dannose e degraanti; No impatti negativi RICHIAMATA dunque la necessità di operare una scelta definitiva e, possibilmente, risolutiva senza creare impatti negativi al territorio; Piano strategico CONSIDERATO che è in corso di redazione il Piano Strategico (PS) in cui le opzioni relative alla mobilità sono conseguenti al modello di sviluppo confrontato con il territorio e interagenti con gli aspetti socialieconomici ed ambientali della nostra provincia; CONSIDERATO che, è in corso di redazione il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) DELIBERA Soluzione idonea 1. di IMPEGNARE, per tutte le ragioni in premessa, L'Amministrazione Provinciale a implementare il PS definendo le strategie di sviluppo della mobilità nella parte alta della provincia di Belluno e delle conseguenti necessarie infrastrutture; di considerare la realizzazione del prolungamento del raccordo autostradale A 27, quale possibile soluzione idonea al modello di sviluppo sociale - economico e ambientale di questa provincia e, volta a creare adeguati collegamenti con l'arco alpino e più in generale l'Europa, nonché quale requisito importante per lo sviluppo turistico - economico dei nostri territori, nonché adatta a risolvere e superare l'emergenza connessa con l'impraticabilità del tratto Longarone Rivalgo, uno dei primari punti neri della viabilità provinciale; 2. di IMPEGNARE l'Amministrazione Provinciale di Belluno a coordinare un tavolo di lavoro con la Regione Veneto, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, l'ANAS, la Società Veneto Strade Spa, le Ferrovie dello Stato, i Presidenti delle Comunità Montane e i Sindaci dei Comuni della Provincia di Belluno, i rappresentanti bellunesi al Parlamento e i Consiglieri regionali bellunesi, affinché affianchino e supportino le iniziative volte alla definizione di determinazioni foriere di un progetto compatibile alle esigenze di sviluppo della comunità bellunese; 3. di IMPEGNARE l'Amministrazione Provinciale ad attivarsi nei confronti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per l'inserimento nel prossimo Piano Triennale dell'Anas delle necessarie risorse per "soccorrere" le richieste della comunità bellunese, da troppo tempo disattese; 4. di INVIARE il presente Ordine del Giorno a tutte le componenti
istituzionali menzionate al precedente punto 2.
La Vita Cattolica 17.02.2007 Il viceministro dei trasporti, De Piccoli, fa
sapere che non ci sono i soldi per il collegamento tra Carnia e Cadore Avanti con la viabilità ordinaria Lautostrada? Un’abbaglio II viceministro: «Mi fa piacere che anche le
amministrazioni locali siano
consapevoli della delicata fase che attraversiamo e che si rendano conto che abbiamo altre urgenze» La montagna non ha bisogno di nuove illusioni.
La Carnia tanto meno. Ed il collegamento autostradale tra l'A23 e l'A27 è oggi un abbaglio. Non lo dicono
gli ambientalisti, ma un autorevole
rappresentante del Governo, il viceministro
ai trasporti Cesare De Piccoli. «Non ci sono
i soldi», dichiara. E il progetto base prevede una spesa di 2,2 milioni di euro. Tanto vale, dunque, proseguire con
i cantieri Anas che nei giorni scorsi
sono stati visitati dall'assessore
regionale Lodovico Sonego. Che è uno
«sponsor» del collegamento autostradale, ma che si rende conto della carenza di risorse,
per cui non spinge. La «verità» di De Piccoli «Non ci sono i soldi per il collegamento autostradale
tra l'A27 e l'A23», afferma il viceministro
ai Trasporti. «Questa è la verità ad oggi. Se
poi si vuole che io dica di sì, perché può far comodo,
io rispondo: non dico di no al collegamento
autostradale». Solo l'1% delle «grandi
opere» cantierate nel 2001 dalla legge Obiettivo ha visto la luce. Ed il
motivo di tanto ritardo sono, appunto, le
difficoltà finanziarie. Si possono fare tutti i progetti che si vogliono
- ne è stato incaricato l'ex commissario
straordinario Mainardi -, ma
ci vorranno anni perché gli 85 chilometri di autostrada nelle
viscere delle Dolomiti possano diventare
una realtà. «Mi fa piacere che anche le
amministrazioni
locali siano consapevoli della delicata fase
che attraversiamo e che si rendano conto che abbiamo altre urgenze». Ad
insistere per il collegamento autostradale ed in particolare per il
traforo del passo della Mauria sono soprattutto gli imprenditori, sia della Carnia che
della provincia di Belluno. «Gli
imprenditori, però, sanno fare di conto - puntualizza De Piccoli -, per
cui non dovrebbero chiedere l'impossibile. Almeno ciò che oggi
è impossibile. E il politico che chiede, dovrebbe
anche dire come si finanzia quest'opera». Il Veneto insiste Il collegamento autostradale è previsto da un protocollo d'intesa sottoscritto a Gorizia nel
2004 dai presidenti delle regioni Riccardo Illy
e Giancarlo Galan e dall'allora ministro delle
Infrastrutture, Piero Lunardi. Nelle settimane scorse la giunta regionale del
Veneto ha incaricato Bortolo Mainardi, ex commissario straordinario
per le grandi opere nel Triveneto
durante il governo Berlusconi, di dare un'accelerata
allo studio di fattibilità predisposto nel 2005. Studio che mette in conto 85 chilometri
di asfalto autostradale in tre lotti: il primo da Pian di Vedoia di Ponte nelle Alpi a Macchietto,
per i154% in galleria sulla sinistra orografica del Piave, il secondo da Macchietto
a Forni di Sopra interamente in tunnel sotto il passo della Mauria e il terzo
che raggiunge
Amaro raccordandosi con l'autostrada A23. Lo scorso novembre Di Pietro ha definito
il programma delle «Priorità infrastrutturali» e vi ha inserito la nuova autostrada, stimando
il costo in 2,2 miliardi, da affrontare «ricorrendo al project financing». Un passaggio
importante, ma la prospettiva è tutt'altro che rassicurante. Ci sono società disposte a farsi
carico di questo onere, sapendo che la nuova
arteria non disporrà di un traffico sufficiente
per far tornare i conti, in termini di pedaggio? Nei giorni scorsi il Consiglio
provinciale di Belluno ha messo le
mani avanti: sollecitando la realizzazione dell'infrastruttura.
«Si può chiedere tutto - è stato il commento
di De Piccoli - ma bisogna fare i
conti con la realtà». I cantieri Anas
Corriere delle Alpi 15.02.2007 L'amministratore cadorino: «La viabilità va migliorata, ma questo progetto avrebbe conseguenze negative sull'ambiente» «L'autostrada porta solo traffico» Il no del sindaco di Calalzo Pop al collegamento tra
A27eA23 Calalzo. «Due svincoli, diversi viadotti sopra le nostre
vallate e poi traffico, smog e rumore. Per evitare questo ribadisco
la mia contrarietà al progetto di collegamento tra A27 e A23, che ho potuto visionare in una
riunione in Friuli».
A fine gennaio il sindaco di Calalzo Piermario Fop ha partecipato a un incontro sul raccordo
autostradale
a Villa Santina, nella Carnia confinante con il Cadore. «Invitato dagli organizzatori», racconta in un intervento consultabile anche nel sito internet www.comune.calalzo.bl.it/home.php), «ho avuto modo di capire, finalmente, in che cosa consista lo studio di fattibilità riguardante l'ipotesi di completamento tra le autostrade A23 e A27. Finora, nessun amministratore pubblico del Cadore centrale, infatti, sembra abbia avuto la possibilità di vedere ufficialmente il progetto. Personalmente ne sono rimasto stupito, perché, nonostante le rassicurazioni che il territorio centrocadorino non verrebbe toccato dalla grossa arteria di comunicazione, in realtà ho visto che, secondo il piano, la nostra area verrebbe interessata da due svincoli autostradali (uno a Caralte, l'altro a Lorenzago) e da alcuni viadotti di attraversamento delle valli che incrociano la vallata del Piave sulla sinistra orografica del fiume. Penso ad esempio alla Val Talagona, con gli Spalti di Toro sullo sfondo». E l'esito della riunione tenutasi
in Friuli? «Nell'occasione
non ho mancato di evidenziare», dice ancora il sindaco di Calalzo, «il
fatto che, con la crisi del settore
dell'occhialeria, le comunità del Cadore centrale hanno necessità di
veder rilanciati altri settori economicoproduttivi. Uno in particolare,
il turismo, che può contare sul nostro splendido ambiente
naturale. E il turismo non può certo essere promosso
all'ombra di un'autostrada. Piuttosto, va valorizzata una ricettività
sostenibile ed eco-compatibile». «Non per niente», continua Fop, «i nostri territori sono pressoché interamente soggetti a vincoli "Sic" e "Zps", oltre che essere stati proposti all'Unesco come patrimonio dell'Umanità, dunque assolutamente da salvaguardare». Fop ribadisce che «l'autostrada
diventerebbe un corridoio di transito
per molti mezzi su gomma leggeri e pesanti,
a vantaggio di altri territori lontani da noi. Qui, infatti, rimarrebbero solo traffico, fumi ed emissioni,
rumore». Quanto al da farsi, «i Comuni di Calalzo, Domegge
e Pieve»,
ricorda il sindaco, «con deliberazioni
consiliari risalenti al 2001 hanno espresso forte
contrarietà al prolungamento della
A27, in modo chiaro e motivato. E nel
2003 fu organizzato proprio a Calalzo
un convegno con la partecipazione di
molti rappresentanti di territori
attraversati da autostrade. Ne emerse che
non vi era alcun vantaggio economico
per le aree di appartenenza, bensì
solo evidenti danni. Quello che sostengo
è che è sicuramente indispensabile migliorare la viabilità ordinaria,
soprattutto nei punti critici dell'Altobellunese
(Longarone, Castellavazzo), ma non mi
sembra davvero necessario devastare il
territorio. Sono del tutto d'accordo
con le indicazioni riportate dall'Unione Europea nel "Libro bianco dei Trasporti": il problema è ridurre il traffico su gomma, migliorando i servizi pubblici e in particolare
il trasporto su rotaia. Questo per
motivi legati ad inquinamento, salute
dei cittadini e tutela ambientale. E francamente un'autostrada attraverso il Cadore è in contrasto
con tutto questo».
Corriere delle Alpi 14.02.2007 Prospettive pessime emergono dal vertice del consorzio Centro Cadore «L’autostrada ci serve» Il comparto
turistico lancia un grido d'allarme Pieve di Cadore. La
velocizzazione del traffico automobilistico in Cadore ed un convinto
«sì» al raccordo autostradale A27/A23.
Sono le richieste degli operatori turistici
per allontanare la crisi nella quale
sta precipitando il comparto. E' quanto emerso dall'incontro tra gli
addetti al settore (prevalentemente
albergatori) tenutosi lunedì
all'hotel Al Pelmo. Convocato per
organizzare l'assemblea generale del consorzio
Centro Cadore Turismo che si terrà
entro febbraio a Pieve di Cadore, il direttivo
dell'associazione ha subito rivolto la
sua attenzione al delicato problema viario, argomento in questi giorni di
svariati articoli di stampa (con scambi di
battute tra favorevoli e contrari) ma
anche nei pensieri del consiglio
provinciale (su iniziativa, tra gli
altri, dei consiglieri Pierluigi De Cesero e Matteo Toscanì). E' stata una discussione essenziale, che ha fatto emergere una posizione
univoca. «Il Cadore», hanno
affermato più
operatori, «oggi è fermo. Colpa del
mercato turistico troppo frastagliato, che sposta
anche la
tradizionale clientela cadorina verso le regioni
limitrofe, quando non addirittura in
Austria». Sono numerosi gli esempi
verificatisi quest'inverno, specialmente
con i turisti dell'Est. Oggi gran
parte di questi sciatori si ferma in
Austria, perché il percorso è più breve e si guadagnano almeno due giornate
sulle piste. «C'è un'agenzia polacca
che da oltre 5 anni portava almeno tre
pullman di sciatori in Centro Cadore»,
è stato rilevato, «per la classica
settimana bianca: 7 notti più i
viaggi. In pratica 7 giorni sulle piste. Quest'anno ha scelto invece
l'Austria: viaggio più corto, costo della vacanza
uguale: perciò vacanze più lunghe».
«Al turismo cadorino», ha affermato
Gino Mondin, «serve una viabilítà più
veloce. Lo stesso Messner lo ha detto in relazione al
monte Rite. L'autostrada tra il
Cadore e la Carnia è ormai indispensabile,
com'è indispensabile un
collegamento veloce tra Calalzo e
Cortina. Dove corra la strada, lascio decidere
ai tecnici; a noi basta che si faccia».
«Unica condizione», ha aggiunto
Liberale Fiori, «che si tenga conto del panorama: una promozione
gratuita che conta molto di più di qualsiasi depliant». «Oggi,
ha affermato Gildo Trevisan,
citando un comunicato della Regione,
«si sta pensando dì indennizzare gli impianti di risalita per il mancato
introito dovuto alla carenza di neve.
Tutto giusto, per carità: ma perchè
nessuno pensa anche al comparto
dell'accoglienza, che ha avuto gli
stessi, identici problemi e che sta sopravvivendo a fatica? Mistero...».
Dall'incontro è anche emerso che la politica
non aiuta molto il turismo cadorino. Nemmeno nella promozione.
«Se oggi il Centro Cadore ha una qualche stagione turistica invernale», è
stato detto, «è solo grazie all'ex
sindaco di Pieve, Roberto Faccin, che a suo tempo ha finanziato
con 5 milioni di lire una
spedizione di albergatori nei paesi dell'Est, favorendo l'inizio del movimento turistico che
ha dato da vivere agli operatori in
questi anni. Dopo di lui, più nulla». (v.d.)
Messaggero Veneto 12.02.2007 Comunicato Stampa Il consiglio vuole esaminare i progetti dell’autostrada Forni di Sopra. L'autostrada
che dovrebbe collegare Belluno con Amaro lungo la Valle del Tagliamento
approda in consiglio
comunale a Forni di Sopra.
A seguito delle varie
voci che oramai giravano perii
paese e per la vallata, con costituzioni di
comitati pro e contro l'infrastruttura,
il Comune di Forni di Sopra ha voluto indire
una riunione di consiglio
sull'argomento, e la popolazione
era stata invitata, per un primo
approccio con questo problema. Il sindaco Luigino Antoniacomi
ha illustrato il progetto
di massima, spiegando che la riunione doveva solamente portare alla luce il problema, senza adivenire
ad alcuna delibera,
seppure di massima, sulla
validità o meno dell'opera, ma semplicemente per verificare gli umori della
popolazione e le valutazioni dei
consiglieri stessi. Il consiglio si è diviso a metà,
ma tutti hanno rilevato
la necessità di una migliore viabilità verso il fondovalle e verso il Cadore. Ricadute
positive da questa infrastruttura
potrebbero venire, secondo i favorevoli,
dal fatto che per completare l'opera
sarebbero necessari diversi anni
di lavoro, e quindi con ricadute anche
per le ditte locali, ed il turismo.
Il Gazzettino 11.02.2007 Dopo l'ordine del giorno di assenso del consiglio provinciale, il collegamento autostradale A27-A23 torna a far discutere Sindaci divisi sullo sbocco a nord No di Fedon e Antoniol, Manfreda cauto. Solo Tremonti dice sì: "Peccato però che non ci siano i soldi"
Il Gazzettino 11.02.2007 La discussion su la A27 AURONZO - "A ce fei stradone che va n Friul?" i dis n tante, visto che à ciapou fogo dagnoo la discussion sula union dela A27 che finise a Pian de Vedoia con la A23 che da Udin la va a Tarvisio. L dis de ese cognosù come "Jaco De Tone" e che i suoi vece i era de Perarol e che i avea betù su una siega a Monguelfo n Pusteria. L se tien n bon de avé le radis cadorine e de parlà ladin. Can che l ciata n cadorin l domanda sempro come va dale nostre parte e l à sientiu anche lui sti dis parlà del colegamento col Friul. Por laoro de legname l va tante ote n Austria e n Slovenia. Proprio por amor dela tera dei suoi vece bisnone l se nteresa sempro del Cador e l fei n pei de considerazion da n cianton diverso dal nostro. N sto modo l ciacolea: "A parte che podarae nteresà anche l me mestier, ma ei podù vede n fenomeno che é davoi soziede soraduto nel turismo. Por di, n chesto periodo se te vas a Lienz, te vede pasà n grumo de machine slovene e croate che se ferma davante ale grose boteghe por comprà roba, come sci, scarpoi, tute e chel che vien davoi. La gran parte la va n pusteria, spezialmente a Plan de Corones agnò che e duto n parlà slavo e ungheres". Continua Jaco: "Curios come che son, ei avù modo de sientì n pei de luore, e n sloven agnò che tante ote compro faghere. I dis che, a parte che i se ciata meo con i prezie e con la qualità dei servizie, i va n pusteria porcè che è pi comodo come strade. Na ota ruade a Graz, Klagenfurt e Villach i rua da noi come bale de sciopo por spittal. Ogni ota l viado é meo por i continue laore che i é davoi fei sula strada. Se continua n sto modo ei paura che l Cador perde ancora de pì colpe". Quanto a come se podarae vede sta grosa strada l mena la testa: "Da chel che ei podù capì, se se vo avé dele strade bone e fate n poco tempo là n Cador, agnò che é da deventà mate por pasà por i paese no solo d'istiade, ocore pensà ale autostrade. Basta vede quanto à volù col sorgioze por bete a posto la strada che vien su da Belun. Capiso che la val del Piave la é pì strenta de chela del Rienza, ma n Putseria no che no i à perdù tempo. Oltre duto i è stade atente che no la sede n pui n ten ocio. Daspò bastarae di a vede ce che i é davoi fei da Brunico po ruà n Val Badia". Gianfranco Giuseppini
Il Gazzettino 10.02.2007 Il sindaco di Vodo favorevole alla A27 verso ì Friuli «Quel prolungamento risolve
i nostri problemi» Vodo. Anche il sindaco di Vodo, Guido Calvani,
dice sì all'autostrada che prolunghi l'A27
verso il Friuli e quindi l'Austria. «La
decisione unanime del Consiglio
Provinciale opportunamente stimolato dalla proposta del sindaco di
Longarone PierLuigi De Cesero, conferma la
convergenza degli amministratori sulla
soluzione prospettata e votata
all'unanimità che mette l'accento sulla necessità della provincia di
trovare uno sbocco a nord attraverso una
dorsale di collegamento di minimo
impatto ambientale. Una soluzione sulla
quale anche il Comune di Vodo vuole
esprimere il suo apprezzamento per una
serie di motivi che muovono dalla certezza
che essa rappresenterà l' incentivo per assicurare una più appetibile
qualità della vita per le popolazioni dell'alta provincia
di Belluno attraverso una migliore
viabilità di connessione tra le
vallate alpine». Queste le motivazioni che inducono il primo
cittadino li Vodo a sostenere la volontà Espressa dalla Provincia. Dice anche: «circa
la situazione del Cadore e della Valle del
Boite n particolare, il prolungameno della A27
in quella direzione rappresenta la
chiave di volta per la soluzione degli annosi problemi che assillano da tempo gli amministratori. Il traffico pesante potrà
contare almeno su due opzioni di
transito e sicuramente alleggerirà il
carico della 51 di Alemagna, restando impregiudicata
la urgenza di realizzare
le circonvallazioni dei paesi e
di continuare a puntare alla bretella
Macchietto-Venas come ad una ulteriore possibilità dì diluire i
passaggi, oggi insopportabili del traffico su gomma. Con plauso per la scelta del consiglio provinciale, esprimo la
convinzione che grossi temi viari richiedano la massima convergenza degli
schieramenti, nell'interesse vitale della qualità
della vita delle popolazioni che
abitano la montagna».
L'amico del Popolo 10.02.2007 Finalmente reso pubblico in Consiglio provinciale il tracciato di massima predisposto dall’Anas per continuare l’A27 L’autostrada per Tolmezzo sarà quasi tutta in galleria Approvato all’unanimità l’ordine del giorno a sostegno dell’autostrada, presentato dal consigliere De Cesero Colpo di scena in Consiglio provinciale. Venerdì 2 febbraio è stato approvato all’unanimità l’ordine del giorno a sostegno del proseguimento dell’autostrada, presentato dal consigliere di opposizione Pierluigi De Cesero, sindaco di Longarone. Negli stretti spazi riservati al pubblico si respirava un insolito clima di partecipazione, che forse ha un po’ condizionato la maggioranza. E il presidente Sergio Reolon, sempre molto critico sulla continuazione dell’A27, non ha nascosto la sua sorpresa constatando la presenza, in fondo all’aula, dei rappresentanti delle categorie produttive e, soprattutto, del presidente della Camera di commercio Paolo Terribile, sostenitore convintissimo dell’opera. Segni inequivocabili: la questione interessa, eccome. Bisogna dire che De Cesero ha cominciato bene. Con un progetto
di massima già messo nero su bianco, per la prima volta siamo davanti a
un’occasione storica e bisogna che il Consiglio provinciale “batta un
colpo”, ha detto il sindaco di Longarone. L’ordine del giorno aveva già
ricevuto le adesioni esterne delle categorie economiche. Asso nella manica:
viene distribuito a tutti i consiglieri - finalmente - il benedetto progetto su
cui c’è già il consenso bipartisan del presidente del Veneto Giancarlo Galan
(centrodestra), del presidente del Friuli Riccardo Illy (centrosinistra), del
precedente ministro per le infrastrutture Pietro Lunardi (centrodestra) e
dell’attuale ministro per le infrastrutture Antonio Di Pietro
(centrosinistra). Progetto che non era mai stato mostrato in pubblico. Quasi
illegibile sulla cartina di De Cesero, ma quanto basta per capire che il
tracciato esiste. E’ quello che “L’Amico del Popolo” propone nella
cartina (leggibile) qui a fianco. Ed effettivamente è un tracciato che corre
quasi tutto in galleria, proprio come aveva detto mille volte l’allora
commissario per le grandi opere nel Nordest Bortolo Mainardi. E’ proprio ciò che sta a cuore a Reolon. E Matteo Toscani sindaco di Valle di Cadore, consigliere di opposizione, sprona: cominciamo a valutare il progetto, cerchiamo di essere sicuri che prima serva a noi e poi al Veneto. Il traffico aumenterebbe, perciò ci vuole un ragionamento anche sulla viabilità complementare. Su queste basi c’è di che dialogare. A mostrarsi non prevenuto comincia Michele Dal Farra della Margherita, poi l’assessore Quinto Piol, il consigliere Marco Bortoluzzi di Rifondazione comunista («Le vie di comunicazione sono sinonimo di sviluppo, diamoci un programma condiviso e scegliamo le priorità d’intervento»), poi Reolon stesso: «E’ un dibattito condizionato dai pregiudizi che gli altri abbiano i pregiudizi». Toscani ammette, non si aspettava un sì; anche Addamiano (Alleanza nazionale) ammette e registra per la prima volta il superamento dei vecchi schemi. Reolon: «Il nostro è un voto favorevole, ma io non avrei presentato l’ordine del giorno, perché questo sì rischia di condizionare il dibattito più ampio che è in atto per il Piano strategico».
Il Gazzettino 09.02.2007 L'ex assessore Fava: Sarebbe diseconomico e inquinante Belluno Il collegamento autostradale fra A27 e A23 non si giustifica per il traffico, quindi è diseconomico. E, per giunta, aggiunge inquinamento. E' questo il ragionamento che l'ex assessore provinciale all'ambiente, Dino Fava, fa per confutare la tesi della necessità del prolungamento da Pian di Vedoia a Tolmezzo. Ricordando che l'ordine del giorno di recente approvato dal consiglio provinciale «nella sostanza replica quello del luglio 2000», entra nel merito con una serie di dati.«L'opera costerebbe 2,1 miliardi, ma per farli rientrare nelle casse degli investitori pubblici o privati, il flusso di traffico dovrà ammontare a 26 mila veicoli al giorno (7, 8 milioni l'anno), secondo le stime degli esperti sulle autostrade in genere». Fava sostiene, come ha scritto al ministro Di Pietro, che si tratti di valori «sovrastimati» rispetto alle «condizioni reali». Ricorrendo a delle proiezioni sulla scorta di dati forniti nel 1994 a supporto dell'ordine del giorno sul Piano triennale dei trasporti, l'Istat stimava in 25 milioni di tonnellate di merci nette l'import-export veneto col resto del mondo, di cui 360 mila attribuibili alla provincia di Belluno. «Nel 2020, anno in cui si stima che possa essere completata l'opera - afferma Fava - e volendo considerare una crescita annua del 3\%, si arriverebbe a 50 milioni trasportabili con 2 milioni di camion da 25 tonnellate, cioè 8 mila al giorno, che sono meno di un terzo dei 26 mila stimati come necessari per ripagare l'investimento fra A27 e A23. Dove si troveranno i soldi mancanti?». Sulla questione ambientale, l'ex assessore osserva che «l'alta capacità ferroviaria tra Milano e Venezia sposterà dalla strada alla rotaia 10 mila auto e 4 mila camion al giorno, sottraendo 250 mila tonnellate di Co2 e 2000 di Co all'anno. Invece con l'autostrada nuova aumenteranno sia il traffico che l'inquinamento (167 mila tonnellate di Co2 e 9000 di Co nel caso dei 26 mila veicoli)».
Messaggero Veneto 09.02.2007 Associazione dei Comuni il sindaco Benedetti è stato eletto presidente AMPEZZO. Eugenio Benedetti, sindaco di Ampezzo, è stato eletto presidente dell'Associazione dei Comuni dell'alta val Tagliamento. La nomina è avvenuta durante la seduta della conferenza dei servizi dei sindaci interessati all'unione sovracomunale. Oltre ad Ampezzo ne fanno parte Forni di Sopra, Forni di Sotto, Sauris, Socchieve e Preone. Prende così un avvio concreto una convenzione che vuole ottimizzare spese e servizi per i cittadini del Comuni interessati. «Uno degli obiettivi che ci siamo preposti - ha illustrato il neo presidente - e che dovremo perseguire nei prossimi due anni, sarà quello legato alla promozione e allo sviluppo del territorio». La nuova norma regionale, come ha proseguito Benedetti, in materia di riforma dell'urbanistica regionale prevede la possibilità, tra l'altro, di far svolgere funzioni di pianificazione sopracomunale alle Unioni dei Comuni e alle Associazioni intercomunali, ossia alle Aip, formate da almeno 5 Comuni. Fra gli obiettivi che l'Associazione intende perseguire si annovera il miglioramento delle risorse economiche e finanziarie per promuovere attraverso i metodi della programmazione con i livelli istituzionali sovra comunali, uno sviluppo equilibrato e sostenibile dal punto di vista ambientale l'area dell'alta Val Tagliamento, valorizzare il senso di appartenenza delle municipalità e qualificare ed ammodernare i servizi offerti dalle singole amministrazioni. «Sono strumenti importanti - ha proseguito Benedetti - che l'Associazione dovrà far propri per darsi un assetto urbanistico integrato, individuando le scelte comuni per valorizzare tutte le potenzialità che il territorio nel suo insieme offre, dall'ambiente al turismo, all'agricoltura, all'occupazione, alla viabilità, interessata da ben tre arterie». Di queste, autostrada fra Belluno e La Carnia, superstrada e statale 52 Carnica, secondo l'amministratore: «Due sono sulla carta da anni, mentre una, la statale 52 Carnica, langue da anni, ridotta ormai alla stregua di una mulattiera che attende da circa 50 anni interventi urgenti di rettifica nei tratti più pericolosi, i punti neri di Enemonzo, Socchieve ed Ampezzo».
Comune di Calalzo di Cadore 07.02.2007 Autostrada? Autostrada A27/A23 Ho paretecipato al convegno di Villa Santina di venerdì 26/01/07, invitato dagli organizzatori per capire, finalmente, in che cosa consiste lo Studio di Fattibilità dell' "ipotesi di completamento tra le autostrade A23 e A27". Finora nessun amministratore del Centro Cadore ha avuto la possibilità di vederlo ufficialmente.
Sono rimasto stupito perchè, nonostante le rassicurazioni che il territorio
del Centro Cadore non sarebbe toccato dalla grossa arteria di comunicazione,
in realtà, lo stesso sarebbe interessato da due svincoli autostradali
(uno a Caralte ed uno a Lorenzago) ed alcuni viadotti di
attraversamento delle valli trasversali a quella del Piave sulla
sinistra Piave, uno ad esempio della Val Talagona con gli Spalti di Toro sullo
sfondo.
Ho evidenziato nella riunione il fatto che con la crisi dell'occhialeria le
Comunità del Centro Cadore hanno necessità di un rilancio di altre forme
economiche ed una in particolare, grazie alla fortuna del nostro ambiente
naturale, è quella del turismo che non si può fare all'ombra dell'autostrada
ma valorizzando un turismo sostenibile ed ecocompatibile ( i nostri territori
son pressochè tutti zone SIC e ZPS e sono stati proposti all'UNESCO come
patrimonio dell'Umanità).
L'autostrada diventerebbe un corridoio di transito di molti mezzi leggeri e
pesanti a vantaggio di altri territori lontano da qui. Qui rimarrebbero solo
traffico, fumi, rumore.
Il Comune di Calalzo, quello di Domegge e quello di Pieve di Cadore con
deliberazioni consigliari del 2001 hanno espresso forte contrarietà al
prolungamento della A27 in modo chiaro e motivato.
Nel 2003 era stato organizzato un convegno a Calalzo con la partecipazione di
molti rappresentati di territori attraversati da autostrade ed era emerso che
non c'era stato nessun vantaggio economico per i loro territori ma solo danni.
Quello che sostengo è che sicuramente è necessario migliorare la viabilità
ordinaria soprattutto nei punti critici (Longarone - Castellavazzo) non è
assolutamente necessario devastare il territorio.
Son assolutamente d'accordo con le indicazioni della UE nel suo Libro Bianco
dei Trasporti, il problema è ridurre il traffico su gomma migliorando
i servizi pubblici ed in particolare il trasporto su rotaia per
motivi di inquinamento e quindi di salute e anche per motivi di tutela
ambientale. L'Autostrada è in contrasto con tutto questo.
Il Sindaco
Il Gazzettino 06.02.2006 Borca. La Comunità montana della Valle del Boite d'accordo con il consiglio provinciale sul prolungamento della A27 e l'esigenza di uno sbocco a nord con una bretella «Alemagna sempre più bollente, urge una soluzione» Il presidente Dalus: «Ci vuole un progetto radicale, non un palliativo, che vada incontro alle attese di abitanti e amministratori» Borca (Bdv) Anche la comunità montana della valle del Boite è d'accordo sulla risoluzione adottata dal consiglio provinciale sul prolungamento della A27 e che accoglie l'esigenza di trovare uno sbocco a nord con una dorsale di collegamento di minimo impatto ambientale. Il presidente dell'ente, Luciano Dalus, punta l'attenzione sulle opzioni che un corridoio di transito a est dell'alta provincia offre al traffico pesante. «Noi della valle del Boite ne sappiamo qualcosa, in tema di code, di inquinamenti, di qualità della vita», commenta, ponendosi sulla linea già espressa dal sindaco di Vodo e che punta decisamente alla qualità della vita che ogni scelta, ogni decisione deve assicurare alla gente che vive lungo una valle di grande suggestione estetica ma mortificata da un traffico che periodicamente diventa insostenibile. «L'orientamento sottoscritto da tutti i consiglieri provinciali non deve far dimenticare alcune nostre priorità, indicate ripetutamente come irrinunciabili: l'esecuzione delle circonvallazioni dei paesi e la realizzazione della bretella Macchietto Venas, un'altra opzione che consentirà al traffico, in particolare a quello diretto lungo i paesi della Valboite e verso Cortina, di diluirsi e di essere scorrevole in ogni periodo dell'anno». Per Dalus il carico dell'Alemagna dei giorni di punta è giunto a livelli terrificanti: con l'apertura dell'ultima galleria che sfocerà a Macchietto, la Longarone-Tai diventerà un corridoio arroventato. «Per questo abbiamo bisogno di soluzioni radicali e non palliativi che vadano incontro alle attese degli amministratori e delle popolazioni. La mancanza di fondi, indicata da qualcuno come la ragione della difficoltà ad inserire i progetti nei piani pluriennali Anas, non può più essere accettata».
Corriere delle Alpi 05.02.2007 Il vice ministro De Piccoli spegne le illusioni:«Troppe le difficoltà finanziarie, il governo ha altre urgenze» A23-A27, «non ci sono soldi» Il collegamento
autostradale è sempre più
lontano Belluno. «Le
priorità sono altre. Non ci sono fondi per
il collegamento autostradale tra l'A27
e l'A23». Lo afferma il viceministro
alle infrastrutture Cesare De Piccoli.
Che aggiunge: «Se poi si vuole un sì, perché può far comodo,
io rispondo: non dico no al collegamento autostradale». De Piccoli ne ha
parlato a Treviso. II braccio destro del ministro
Di Pietro ha osservato che solo l'1% delle "grandi opere"
cantierate nel 2001 ha visto la luce a
causa delle difficoltà finanziarie del governo. Poi
ci sono le priorità e De Piccoli esemplifica citando il Col Cavalier: «Questa
infrastruttura è senz'altro più importante, come riconoscono anche le
amministrazioni locali».
Collegamento A23-A27, non ci sono soldi Il vice ministro De Piccoli parla chiaro «Le
priorità sono altre, come il col Cavalier» Belluno. «Non ci sono i soldi per il collegamento
autostradale tra l'A27 e l'A23». Lo afferma il viceministro alle infrastrutture, Cesare De Piccoli. Che aggiunge: «Questa
è la verità ad oggi. Se poi si vuole che io dica di sì, perché può far comodo, io rispondo:
non dico di no al collegamento autostradale». De Piccoli rie ha parlato a Treviso,
incontrando i giornalisti. Facendo il punto
sulla realizzazione dei progetti previsti
dalla Legge Obiettivo, il braccio destro
del ministro Di Pietro ha osservato che
solo l'1% delle "grandi opere" cantierate
nel 2001 ha visto la luce. E il motivo di tanto ritardo sono,
appunto, le difficoltà finanziarie che si
trova ad affrontare il governo. Quindi
non è assolutamente il caso di
farsi soverchie illusioni. Si possono
fare tutti i progetti che si vogliono -
ne è stato incaricato l'ex commissario straordinario
Mainardi -, ma ci
vorranno anni perché gli 85
chilometri di autostrada nelle viscere
delle Dolomiti possano diventare
una realtà. «Mi fa piacere che anche le amministrazioni locali
siano consapevoli della delicata
fase che attraversiamo e che si rendano
conto che abbiamo altre urgenze», ha sottolineato il vice ministro alle infrastrutture. De Piccoli esemplifica, citando
il Col Cavalier, a Belluno. «Questa infrastruttura è senz'altro più importante, come riconoscono
anche le amministrazioni locali, a cominciare
dalla provincia. Ci abbiamo investito
50 milioni di euro. Non sono bruscolini». De Piccoli sa bene che gli operatori
economici del Bellunese
e dell'Alto Friuli insistono perché la nuova direttrice autostradale trovi finalmente
realizzazione, superando
il "collo di bottiglia" oggi rappresentato dal passo della Mauria. «Anche gli, imprenditori, però,
sanno fare i conti», aggiunge De Piccoli,
«per cui non
dovrebbero chiedere
l'impossibile.
Almeno ciò che oggi
è impossibile. E il politico che chiede, dovrebbe anche dire come si finanzia quest'opera». Un'analisi, quella del viceministro,
pienamente condivisa da Sergio
Reolon, presidente
della Provincia di Belluno. «Oggi ci sono appunto altre necessità. E lo sanno bene
anche gli operatori economici». L'autostrada rientra in un protocollo
d'intesa sottoscritto dai governatori Galan e
IIly, con l'allora ministro Lunardi
a Gorizia, ancora nel 2005. Nei giorni scorsi si sono fatti
sentire anche sindaci e Comitati
del mondo ambientalista della val Tagliamento e della Carnia, sostenendo che
si tratta di un'opera improponibile,
tra l'altro perché sarebbe un danno per il turismo
della montagna friulana. «Ne guadagnerebbe solo Cortina», è stato detto durante
un convegno, «neppure il Cadore
avrebbe vantaggi, sicuramente non il Friuli Venezia Giulia». De Cesero chiede al governo di non mettere le mani avanti «Oggi il territorio è a favore i fondi poi si
troveranno» Belluno. «Poche scuse!». Pierluigi De
Cesero, sindaco di Longarone, replica
alle dichiarazioni del viceministro
De Piccoli sul collegamento delle autostrade A27-A23. «Al di là della lira,
se governo si assume responsabilità di
dire no perché mancano fondi, è un
falso problema. La mia iniziativa tendeva
a capire se territorio è favorevole o
no. Come si fa il collegamento e con quali fondi è compito del governo.
Oggi l'ente Provincia, che esprime
tutto territorio bellunese, ha dato parere
favorevole, ora c'è da capire quando e come. All'inizio i soldi non ci
sono mai, ma se ci credi li vai a cercare. Sappiamo benissimo che costa molto, ma qui si tratta di un'autostrada e il governo dovrebbe ragionare in termini di project
financing, capire cioè quale investimento può
essere conveniente anche col sostegno
dei privati. II viceministro
fa un ragionamento spot, estemporaneo
e che comunque non mi interessa, quello che volevo era capire cosa en
pensa questa provincia». De Cesero ricorda che, dopo il voto dell'altro
giorno, la Provincia ha il mandato di
guardare il progetto e capire come si
potrebbe realizzare. «Il territorio,
o chi lo rappresenta, non è più
contrario, è ovvio che ci vuole tempo
e che forse non lo farà questo governo,
ma almeno cominciamo a ragionare su un progetto preliminare. Sappiamo
benissimo che non ci sono i fondi per
partire subito, ma fino a ieri non
potevamo nemmeno chiedere nulla. E' il primo "clic" per
superare il problema, è una questione
politica, il passo fondamentale è
stato fatto. Pensiamoci insieme,
valutiamo, parliamone, anche
cancellando il passato, perché c'è
una storia lunga otto anni non sempre priva di incoerenze, ma non mi
interessa chi avrà la primogenitura. Però»,
conclude De Cesero, «non voglio che il governo metta subito le mani
avanti dicendo: tanto non ci sono
soldi. Bisogna cominciare un lavoro
che durerà più del mandato di questo
governo. Il vero risultato è avere avuto l'unanimità in Provincia. Io
mi confronterò volentieri anche con chi resta
contrario». (La.)
Il Gazzettino 05.02.2007 Autostrada sì, autostrada no. Mentre la battaglia prosegue... Belluno. Autostrada sì, autostrada no. Mentre la battaglia prosegue sul fronte politico l'albergatore calaltino Gino Mondin, dell'Hotel Ferrovia, si chiede se la stessa politica stia dalla parte del turismo, che vede come l'unico settore in grado di reggere il futuro dell'economia del Cadore, o se sia invece una battaglia d'interessi tra poltrone e partiti.Il progetto del prolungamento dell'autostrada da Pian di Vedoia a Tolmezzo, collegamento tra la A27 e la A23, oggi è fermo alla fase di studio di fattibilità da parte del commissario di governo per le opere strategiche nel Nordest. L'albergatore, stanco di sentire le lamentele dei turisti «ma quanto traffico», «quante curve», «quanta strada», alzerebbe paletta verde all'ipotesi autostrada «per far arrivare i pullman dei turisti dell'est e i turisti che atterrano con l'aereo all'aeroporto di Venezia nel minor tempo e con i minori disagi».Competitività, per Mondin, è anche questo, e porta a suo sostegno una sequela di considerazioni, a sua detta condivisibili da quanti, in Cadore, si sono dedicati al turismo in tempi non sospetti e continuano a farlo anche in tempi magri.«Evidentemente non tutti i nostri amministratori sono a conoscenza delle difficoltà di gestione dei nostri alberghi e dei problemi che attualmente crea questo tipo di viabilità. Vengo subito al dunque. Sono d'accordo con l'autostrada perché l'innalzamento delle temperature porterà la scomparsa degli impianti al di sotto dei 1600 metri. Questo sarà un vantaggio per il centro Cadore perché diventerà competitivo nel mercato del turismo invernale e sciistico almeno quanto tutti gli altri paesi del comprensorio».Anche più di Cortina?«Sì, perché i turisti - afferma ancora Mondin - potranno beneficiare di prezzi più vantaggiosi. Salire su una navetta o pullman per percorrere dieci minuti o mezz'ora sarà la stessa cosa, quando il turista non potrà più scegliere l'albergo con gli impianti di risalita che partono dalla porta della camera. Parliamo del centro Cadore, una zona fortunata perché centrale a tutti gli impianti di risalita».Per il futuro Mondin, proprio alla luce delle sue considerazioni, è ottimista: «Sono albergatore da trentacinque anni. In Cadore si viveva bene di turismo, fino a qualche anno fa. Ora è chiaro che è crisi nera, ma di turismo si può ricominciare a parlare in maiuscolo. Raggiungere presto e bene i nostri alberghi è una soluzione e il settore pubblico, in questo senso, è l'unico che può venirci incontro. Mi stupisco che molti amministratori non siano d'accordo. Evidentemente non tutti capiscono o hanno i problemi di noi pochi, ma per questo indispensabili, operatori della filiera turistica». Eleonora Riva
Corriere delle Alpi 04.02.2007 «Un'autostrada potrà farci solo bene» Gino Mondin ribatte con energia agli argomenti
del
"fronte del no" Calalzo. «Non
è giusto
dare spazio solo a chi è contro
il prolungamento dell'autostrada A27»,
afferma Gino Mondin, proprietario dell'hotel
Ferrovia di Calalzo, uno dei migliori
del Centro Cadore, «io, albergatore ormai
da 35 anni, ricordo che negli anni'70 il Cadore viveva
anche di turismo». Mondin racconta poi
che, al suo arrivo sulle Dolomiti,
ha dovuto fare subito una scelta ben
precisa. «Pochi
albergatori», spiega, «curavano il
filone dei rappresentanti del
commercio. Mi sono fatto due conti, e
ho capito che era la strada giusta per
me. E, fino a qualche anno fa, i
fatti mi hanno dato ragione. Ora, con
lo scivolamento a Longarone delle
grandi aziende degli occhiali,
abbiamo perso anche questa clientela. In pratica, grazie alle leggi del dopo-Vajont,
il Cadore è diventato più povero e si
è "ingrassato" il Longaronese». Oggi è possibile ricominciare
col turismo in Cadore? «Io
dico di sì. Innanzitutto
l'innalzamento della temperatura ci
agevola perché tra pochi anni tutti
gli impianti
di risalita saranno sopra i 1600
metri. Perciò il turista avrà bisogno di un mezzo
di trasporto per raggiungere gli impianti. Per il Centro
Cadore, ed in particolare per Calalzo
e Pieve, ci sarà la possibilità di
variare l'offerta a costi vantaggiosi». Ma le strade oggi non sono
adeguate... «Ecco
l'importanza
di un'autostrada che può far
arrivare negli alberghi i turisti dall'Est Europa e dagli aeroporti nel minor tempo possibile. Questo è
l'unico modo per poter tenere aperti
gli alberghi». Sarà sufficiente? «Ci
troviamo al
centro di un comprensorio
che offre molte possibilità: solo da noi è possibile cambiare pista di discesa ogni giorno. Lo
sciatore
quando si alza può scegliere dove sciare, scegliendo ogni giorno una località differente:
oggi a Cortina, domani
ad Auronzo, dopodomani a Sappada o Casera Razzo. Tutte le nostre località
sciistiche sono raggiungibili
in poco tempo, tante volte è molto più facile raggiungere le piste migliori dal Centro Cadore che non dal
centro di Cortina». E per chi non scia? «Proprio
per chi non scia e accompagna
solamente gli
sciatori,
grazie all'innalzamento
della temperatura, le vacanze in Centro Cadore potranno dimostrarsi ancora più appetibili. Tutta la zona
ha delle preziosità ambientali
ed una vocazione museale
di prim'ordine; e quindi il turismo culturale può trovare un suo sviluppo importante. La
vicinanza con
Pieve, patria di Tiziano, potrebbe dimostrarsi importante anche per richiamare turismo
culturale nel mio albergo. Calalzo poi
ha Lagole, che in questi giorni è entrata
nei primi 100 "luoghi del cuore" del Fai». Chi dovrebbe appoggiare questi
discorsi? «L'iniziativa
dovrebbe partire da noi operatori,
perché i nostri amministratori non
hanno i nostri problemi. Per loro i127
arriva comunque...». E' d'accordo con il tracciato dell'autostrada proposto? «Per il tracciato lasciamo che a decidere siano i tecnici e gli amministratori», conclude Mondin, «penseranno loro a trovare la soluzione. L'importante è farla l'autostrada». (v.d.)
Corriere delle Alpi 03.02.2007 Il Consiglio Provinciale Collegamento A27-A23, tutti d'accordo Votato all'unanimità l'ordine del giorno
presentato da De Cesero BELLUNO. La Provincia è favorevole all'ipotesi di collegamento
tra A27 e A23. II
prolungamento
dell'autostrada «non è più un tabù», commenta raggiante Pierluigi De Cesero dopo
il voto unanime del consiglio
provinciale sul suo ordine del giorno, arricchito
da un tracciato sulla carta e
da una cifra buttata
là: «Duemila miliardi di lire». La giunta ora è formalmente
impegnata a «implementare
il Piano strategico» pensando alla mobilità della «parte alta»,
ma anche a «considerare la
realizzazione del prolungamento
del raccordo autostradale A27» per lo «sviluppo
sociale, economico e ambientale della
provincia». II voto di ieri ha seguito il dibattito
del "disgelo". La minoranza di centrodestra si aspettava
di trovare la giunta di centrosinistra
rigida e contraria. Sorpreso soprattutto Matteo
Toscani: «Prendo atto che l'amministrazione non ha pregiudizi
e considero questo voto un punto di
partenza». Per l'assessore alla viabilità Quinto Pilo «non
c'è granché di nuovo» nell'impegno preso ieri, alla luce di quanto si sta inserendo
nel Piano strategico
provinciale in cui il collegamento sarebbe contemplato. Più
scettico il presidente Reolon che
da una parte ricorda documenti datati 1999
in cui da assessore ai Trasporti parlava
di «collegamenti verso nord e verso
est attraverso il traforo della Mauri»,
dall'altra prende atto della linea
rossa sulla carta presentata da De
Cesero, uno studio di fattiabilità
«fantomatico, che finora nessuno ci ha ufficialmente
spiegato». «I1 nostro voto è favorevoe», dichiara Reolon
di fronte ai quindici consiglieri presenti, «ma chiediamo che l'opera venga
realizzata nel contesto della
viabilità
provinciale». Il presidente
è favorevole al collegamento
autostradale verso il Friuli, Tarvisio e l'est europeo,
ma non avrebbe portato la questione al voto in consiglio,
perché «in atto c'è una discussione
più ampia». Secondo De
Cesero servirebbe un miliardo di euro
per collegare le due autostrade. L'ambiente
sarebbe tutelato dal «54% di percorso in galleria». Le
categorie economiche, inoltre,
sostengono a gran voce l'iniziativa,
tanto che al sindaco sono arrivati «molti
fax di presidenti concordi» e ieri ad
assistere al consiglio c'erano funzionari dell'Assindustria e anche
il presidente della Camera di commercio (che non ha mai
nascosto la sua posizione pro-autostrada). Si scalda
dunque il dibattito sulle vie di
comunicazione bellunesi. Treno navetta Feltre-Calalzo, variante di
Longarone, traforo Col Cavalier, Macchietto-Venas
sono sul piatto del Piano strategico.
«Tutto deve far parte della maglia
della viabilità interna alla
provincia», è la posizione di Piol.
L'autostrada non è nei piani della
Provincia come «fine a sé stessa»,
ma c'è. (e.c.)
Il Gazzettino 03.02.2007 A sorpresa il Consiglio provinciale ha votato ieri all'unanimità un documento favorevole al prolungamento dell'A27 L' autostrada mette tutti d'accordo Di fronte ai rappresentanti delle categorie impegno ufficiale a costituire un tavolo con Ministro e Regioni Belluno All'inizio della discussione, maggioranza e minoranza si sono guardate in cagnesco. Immaginavano insormontabili divisioni ideologiche sul prolungamento dell'autostrada. Invece, alla fine, stemperate le diffidenze, seppur con filosofie diverse, si sono ritrovate concordi sul fatto che questa provincia ha bisogno di uno sbocco a nord che diventi la dorsale di collegamento non solo col Corridoio V Lisbona-Kiev, ma anche di sviluppo per costruire una viabilità migliore di connessione tra le valli. L'ordine del giorno presentato dal consigliere di minoranza e sindaco di Longarone Pierluigi De Cesero, e sottoscritto anche da altri consiglieri di opposizione, col quale si intendeva "stanare" l'Amministrazione provinciale obbligandola a quel pronunciamento mai arrivato in questi anni, è passato col voto unanime, compreso quello di Rifondazione Comunista. A supportare l'azione di De Cesero, tra il pubblico c'era anche il presidente della Camera di commercio, Paolo Terribile, e altri rappresentanti della associazioni di categoria, con Assindustria in testa. Un segnale chiaro sulla necessità di lavorare su quella proposta nata nell'aprile 2004 da un accordo di programma tra le Regione Veneto, Friuli Venezia Giulia, e Ministero delle Infrastrutture. Un'opera che sia il governo Berlusconi, sia quello Prodi ritengono strategica e prioritaria. Palazzo Piloni si impegna così ufficialmente a coordinare un tavolo di lavoro con la Regione Veneto, il Ministero delle Infrastrutture, l'Anas, Veneto Strade, Ferrovie e amministratori locali, regionali e nazionali, per definire un progetto compatibile con le esigenze di sviluppo della provincia. Marsiglia L.
Il Gazzettino 03.02.2007 «Ma il progetto non l'abbiamo mai visto» Belluno «Non ci siamo mai
pronunciati su quel progetto, perché, nonostante il nostro impegno per riuscire
a visionare il tracciato, nessuno è mai stato in grado di fornircelo». Quinto Piol, assessore provinciale ai
trasporti, ha risposto così all'accusa di silenzio su un progetto nato nel
2004, sotto la regia di Bortolo Mainardi, da uno storico accordo di programma
tra le Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia e Ministero delle Infrastrutture.
Al tracciato, che corre quasi per intero in galleria lungo il centro Cadore,
collegando la A27 (pian di Vedoia) alla A23 (Tolmezzo) attraverso il traforo
della Mauria, era stato allegato anche uno studio di fattibilità che ne
tracciava costi (2 mila miliardi di vecchie lire) e benefici, mettendoci dentro
anche il come reperire i fondi, ovvero attraverso la formula del project
financing. Le cordate interessate c'erano e ci sono. E ieri De Cesero lo ha
fatto capire. Ma l'obiettivo dell'ordine del giorno era esclusivamente quello di
stabilire se Palazzo Piloni fosse favorevole o meno. E ieri De Cesero ha voluto
tagliare la testa al toro portando in consiglio gli elaborati tecnici che, a
differenza di Piol, pare sia riuscito ad avere. Si tratta di un'opera talmente
importante che anche il Governo Prodi, sulla scia di quanto fatto dal suo
predecessore, l'ha dichiarata di interesse nazionale. A perorare la causa
davanti al nuovo premier, lo stesso governatore del Friuli, Riccardo Illy.
Insomma, nell'autorevole cordata di centrosinistra, Reolon rischiava di essere
controcorrente.Alla seduta di ieri era presente anche il presidente della Camera
di Commercio, Paolo Terribile, che tuttavia, dopo quasi tre ore di attesa
ascoltando un infuocato dibattito sul polo scolastico di Agordo, è stato
costretto ad alzare bandiera bianca, affidando agli altri rappresentanti di
categoria il compito di testimoniare con la loro presenza la necessità di
accendere i motori sull'argomento. «Trent'anni fa abbiamo perso l'occasione
della Venezia-Monaco, che il governo tedesco era pronto a finanziare - ha
esordito De Cesero -, oggi rischiamo di perdere anche questa possibilità. Siamo
in un momento storico in cui il consiglio provinciale non può non prendere
posizione». L'esordio del consigliere non ha richiamato
subito l'attenzione di Reolon che, seduto tra il pubblico, ha dichiarato che «un
ordine del giorno non si nega a nessuno». Ma alla fine, il documento,
sottoscritto anche da Matteo Toscani, Ennio Vigne, Renato Pesavento e Raffaele
Addamiano, ha rotto la diffidenza, con Michele Dal Farra (Margherita) a fare da
piroscafo e a trascinare la maggioranza su un argomento che, come ha poi
dichiarato Reolon ormai alle strette, non riteneva fosse da affrontare in
assenza di sostanziali novità. La soluzione viaria, ha spiegato il presidente,
trova comunque spazio all'interno del Piano strategico. «Dirò di più - ha
aggiunto sentendosi accusato di indifferenza - io stesso, nel '99, avevo
previsto il collegamento attraverso la Mauria inserendolo nelle osservazioni al
Piano regionale dei trasporti. Se poi l'altro giorno ho reagito con
insofferenza, questo è dovuto al fatto che da anni si continua a parlare dello
stesso argomento senza che ci siano segnali concreti. E in assenza di questi non
era mia intenzione aprire un dibattito su un argomento che rischia di dividere». L'ordine del giorno è passato all'unanimità
e la giunta Reolon si è così impegnata ad attivarsi nei confronti del
Ministero per l'inserimento nel prossimo Piano triennale dell'Anas delle risorse
necessarie per «soccorrere» le necessità del Bellunese.
La Vita Cattolica 03.02.2007 Dall’assemblea di Villa Santina un «No» inequivocabile al collegamento veloce fra Carnia e Cadore «Un’autostrada inutile» «Va sistemata la viabilità ordinaria» I grandi capi e gli industriali
mancavano. Mancava la il governo regionale
(presenti solo i consiglieri Franzil,
Martini, Menis e Metz). Mancavano anche i rappresentanti
di Anas. Nonché il sindaco padrone di casa. Mancava parte del tavolo, ma s'è
dibattuto comunque. Di futuro della vallata, di turismo, di economia. Di
sviluppo. Con un comun denominatore: il super
collegamento veloce fra Carnia e Cadore, l'anello mancante
fra la A23 e la A27. Alla
fine, i comitati «Assieme per il Tagliamento», «Per altre strade» e «Carnia in movimento»,
assieme alle associazioni Wwf e Lipu, organizzatori
del meeting «Val Tagliamento, tutela
ambientale: quali proposte di viabilità per
la Carnia?», svolto venerdì 26 gennaio a Villa
Santina, hanno emesso il seguente comunicato:
«I' autostrada Carnia-Cadore è inutile e costituirebbe un danno
irreparabile per l'ambiente e per le comunità
locali. Va, invece, avviata subito la sistemazione della viabilità ordinaria
sullo stesso asse, promessa fatta da decenni
da Anas e mai mantenuta; è questo ciò
che realmente serve alle nostre comunità». In
sintesi, stando al progetto caldeggiato dalla Regione e supportato da un protocollo d'intesa
con il Governo, la A27 si prolungherebbe sino a Tai di Cadore e da lì si
svilupperebbe una «bretella» che, grazie al
traforo della Mauria, giungerebbe sino a Tolmezzo per connettersi
alla A23. Tradotto in cifre:
85 km di asfalto. Luciano Zorzenone del
Coordinamento dei comitati Friuli-V.G. spiega: «L orientamento è negativo
per diversi fattori. Oltre all'impatto ambientale,
con terrapieni per fare la carreggiata, che danneggerebbero l'alveo del
fiume, il discorso è economico: è una
strada per il Cadore. Ma Forni di Sotto, Forni Avoltri, dove le
mettiamo? Cioè, vogliamo darci la zappa sui
piedi?». «Perché
mai dovremmo fare un regalo a Cortina
d'Ampezzo? - continua a chiedersi l'esponente
del Cordicom -. Si tratta di stravolgere
un territorio: il progetto dal punto di vista
tecnico è una cosa oscena. È un libro dei sogni,
fondato su un transito veicolare notevole,
che neppure il passante di Mestre
reggerebbe il conforto». Dal punto di vista autorizzativo, planimetrie e preventivi di spesa sono fermi al Cipe, il comitato interministeriale per la programmazione economica, inseriti in una lista di priorità dal ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro. «Ma sul tavolo del ministro dell'Ambiente non è ancora arrivato alcun carteggio», si è affrettato a spiegare Andrea Ferrara, consigliere presso lo stesso dicastero. E anche in Europa si marcia contromano. A fronte di vessanti richieste di finanziamenti comunitari per la costruzione di strutture viarie, non ci sarebbe neppure una sufficiente copertura economica. A Villa Santina, l'eurodeputato Sepp Kusstatscher (Verdi), componente della commissione trasporti a Bruxelles, ha infiammato gli animi: «Stupisce che si senta parlare di quest'opera, quando nei bilanci Ue c'è solo un miliardo, mentre per soddisfare tutti i collegamenti di cui si parla, di miliardi ne servirebbero almeno 600. Stupisce anche che si parli di autostrada e di trasporto su gomma, visti gli attuali allarmi climatici. Di queste opere si valuta prima la fattibilità tecnica, poi la finanziabilità, ma non ci si interroga mai sulla loro sostenibilità etica e sulla effettiva utilità per le comunità interessate». Come
faranno le occhialerie del Cadore a gestire
il know-how, senza l'arteria? «Il problema non esiste», ha tagliato secco il sindaco di Calalzo e
vicepresidente della comunità montana
cadorina, Pier Mario Fop. «Da anni infatti queste aziende, trasformate in multinazionali, hanno
delocalizzato altrove la produzione,
lasciando l'intera area in una situazione di grave depressione - ha fatto
sapere-. Il Cadore punta ora nel turismo
eco-sostenibile. E un'autostrada non
aiuta». «Partiamo da un dato di fatto -
ha puntualizzato Franca Pradetto, di
"Assieme per il Tagliamento"
-: la viabilità carnica è piena di
buchi neri. Che si aspetta a trovare
una soluzione? Questo non significa un
no su tutti i fronti all'autostrada: chiediamo che si faccia una verifica
per vedere se serve per lo sviluppo del territorio e nel qual caso
chiediamo che si adattino scelte eco-compatibili. I nostri politici parlano
di uscire dall'isolamento, ma noi non ci
sentiamo isolati. Anzi: è bypassando tutte le località
della Val Tagliamento, com'è successo in
Canal del Ferro, che cadremo questo rischio». E Zorzenone aggiunge: «Non capisco questa corsa al nuovo, quando basterebbe modernizzare l'esistente. Se vogliono puntare sul turista, bisognerà pur che anche questo abbia una sua tranquillità di passaggio fra le diverse località». Oscar Puntel
Il
nUoVo
02.02. 2007 Da Tolmezzo a Longarone passando per Ampezzo,
Forni di Sopra e diverse località del Cadore attraverso 85 km di gallerie,
viadotti e ponti: è la nuova autostrada che Friuli Venezia Giulia e Veneto
vorrebbero realizzare a collegamento delle due zone montane. Sebbene ancora nella fase embrionale del
progetto di fattibilità, l’autostrada che la Regione Friuli Venezia Giulia
guidata da Riccardo Illy e la Regione Veneto di Giancarlo Galan vorrebbero
realizzare a collegamento tra Carnia e Cadore sta già incontrando numerosi
ostacoli: in primis, la contrarietà dei Comuni che verranno interessati dalla
nuova viabilità, da Tolmezzo a Longarone passando per un ampio tratto della Val
Tagliamento. In secondo luogo, la certezza che le richieste di finanziamenti
comunitari per la costruzione di nuove opere viarie sono ormai prive di
copertura economica. A sostenerlo è stato l’europarlamentare
Sepp Kusstatscher, membro della commissione trasporti della Commissione Europea,
intervenuto ad un incontro pubblico organizzato da alcune associazioni e
comitati che da tempo cercano di sensibilizzare la popolazione su un progetto su
cui finora l’amministrazione regionale non ha ritenuto di divulgare alcuna
informazione. E proprio nel corso di questo incontro -
tenutosi a Villa Santina alla presenza di oltre 200 persone, tra cui
rappresentanti delle forze politiche, amministratori e soprattutto tanti
cittadini interessati al futuro del proprio territorio ma caratterizzato anche
dal forfait dell’ultimo minuto degli assessori regionali Lodovico Sonego e
Enzo Marisilio che inizialmente avevano dato la propria disponibilità a
partecipare - è stato presentato per la prima volta il tracciato della nuova
viabilità come da progetto dell’Anas. Si tratterebbe di una infrastruttura lunga
85 km - 42 dei quali in galleria, 6,4 su viadotto e 7 svincoli (per un costo
totale che supera i 2 miliardi di euro) - destinata a congiungere l’autostrada
A23, casello di Amaro, con l’A27 che termina a Belluno, passando per diversi
comuni della val Tagliamento (tra cui Villa Santina, Socchieve, Forni di Sopra e
Forni di Sotto) e percorrendo un ampio tratto del cadorino, da Lorenzago a Pieve
di Cadore. Un’infrastruttura, insomma, che - a detta di molti osservatori -
avrebbe conseguenze devastanti sull’ambiente alpino e interferirebbe in
maniera disastrosa con il delicato e ricchissimo ecosistema del Tagliamento;
un’infrastruttura che soprattutto rischia di sventrare due vallate che invece
stanno pensando a tutt’altro per promuovere e rivitalizzare i propri
territori, come hanno chiarito durante l’incontro i sindaci di Socchieve e di
Calalzo di Cadore Luciano Mazzolini e Pier Mario Fop. “Quello
che i Comuni carnici vogliono - spiega Franca Pradetto, presidente
dell’associazione Assieme per il Tagliamento - è che venga sistemata la
viabilità ordinaria e con urgenza: non avere, tra vent’anni, un’autostrada
che ritengono inutile e dannosa per l’ambiente e per le comunità locali”. “La Regione - continua la Pradetto -
sostiene questo progetto con la necessità di togliere i comuni montani
dall’isolamento ma i sindaci sostengono di non sentirsi affatto isolati. Anzi,
temono che sarà proprio questa nuova autostrada ad isolarli, bypassandoli come
è successo a Pontebba con l’A4. Diversamente, credono che l’unica
prospettiva di sviluppo sia legata al turismo e alla valorizzazione del
territorio e dell’ambiente”. E lo sventramento e lo stravolgimento della
valle e il conseguente passaggio quotidiano di centinaia di tir e vetture non
andrebbero certamente nella direzione di uno sviluppo ecosostenibile
dell’area. Preoccupazioni, queste, che condividono
anche i Comuni cadorini: secondo il sindaco di Calalzo, non corrisponderebbe
affatto al vero quanto affermato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, e cioè
che l’autostrada servirebbe alle industrie del Cadore; da anni infatti queste
aziende - ha detto Fop -, trasformate in multinazionali, hanno delocalizzato
altrove la produzione, lasciando l’intera area in una situazione di grave
depressione. Il Cadore punta ora nel turismo ecosostenibile per la sua ripresa e
l’autostrada costituirebbe dunque anche per quelle comunità un enorme danno
economico, oltre che ambientale. C’è poi un’altra fortissima perplessità
legata al progetto della nuova viabilità, destinata a bucare in ampi tratti le
montagne nostrane che però - ricorda la Pradetto – “sono ricche di sorgenti
e si trovano in piena zona sismica: le infiltrazioni creano perciò seri motivi
di sicurezza e questo è il motivo per cui la Galleria del Diavolo di Forni di
Sopra è ferma da 16 anni”. Considerando che degli 85 km di autostrada, ben 42
sono previsti in galleria, l’ipotesi della nuova autostrada diventa perciò
quasi fantascientifica. Eppure, i timori che venga davvero
realizzata restano: “In fondo - ricorda la Pradetto - il progetto è inserito
nel protocollo d’intesa Stato-Regione firmato da Illy e Prodi lo scorso
ottobre”. Un protocollo che all’articolo “Grandi opere” impegna lo Stato
a “favorire, in ossequio al protocollo stipulato a Gorizia in data 5 aprile
2004 tra l’allora Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti ed i
Presidenti delle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia, la realizzazione del
collegamento di connessione tra la A23 e la A27 attraverso il traforo della
Mauria”.
Il Gazzettino 02.02.2007 L'accelerata sul progetto di prolungamento... L'accelerata sul progetto di prolungamento dell'A27 trova consenso anche fra i sindaci. E comincia dal sindaco di Castellavazzo, Franco Roccon, "vicino di casa" di Pierluigi De Cesero, sindaco di Longarone oggi «meno solo di anni fa»: «Risolverebbe un grosso problema. L'importante è che il traffico sia di transito. D'estate e d'inverno è impossibile vivere nei nostri paesi, peggio che peggio il mio, che è tagliato in due dall'Alemagna. Le posizioni strumentali degli ambientalisti sono superabili con le soluzioni tecniche. Non capisco perché da altre parti si faccia di tutto e di più, e qui non si riesce a piantare un palo. E' ora che i sindaci facciano squadra». Sulla questione ambientale lo stesso Bortolo Mainardi, incaricato dalla giunta regionale di «verificare ogni utile possibilità nell'accelerare sull'opera autostradale di completamento dell'A27 con lo strategico collegamento con l'A23», «da tecnico» afferma che le «presunte devastazioni territoriali sono ecofandonie, in quanto figlie più di retaggi ideologici che di reali preoccupazioni su basi scientifiche per gli ecosistemi». Dal Cadore, terra che sarebbe interessata dall'autostrada fra Perarolo e il Centro Cadore anche con ipotesi di svincoli per Pieve, Domegge e Lorenzago, interviene il sindaco di Valle, Matteo Toscani, in veste di consigliere provinciale come De Cesero, autore dell'ordine del giorno che si discuterà oggi pomeriggio in consiglio, sollecita la Provincia ad assumere una posizione. «E' doveroso che il consiglio provinciale si esprima sull'ipotesi di collegamento fra A27 e A23. Le motivazioni dell'assessore Piol nella precedente seduta sull'impossibilità di una valutazione per mancanza di elaborati appare strumentale, superficiale e utile solo a chi non vuole affrontare una discussione. L'ordine del giorno permetterà di esprimere un parere e costringerà allo scoperto chi non ha mai voluto affrontare il problema». Toscani sostiene che andrebbe sfatato il mito per cui il Cadore sarebbe contrario in modo compatto. «Finora a parlare sono stati gli esponenti contrari, ma vi sono amministratori favorevoli all'ipotesi e, soprattutto, molti cittadini a ritenere la possibilità utile e importante per il nostro territorio. La discussione non è più rinviabile». Con l'autostrada è inevitabile parlare di opere complementari: «L'attuale viabilità in valle del Boite e a Cortina dovrebbe essere radicalmente modificata a partire, per esempio, dalla realizzazione della Macchietto-Venas». Da Calalzo, paese che con Pieve e Domegge nel 2001 si erano espressi contro, interviene l'albergatore Gino Mondin dicendosi preoccupato per il futuro del turismo che l'autostrada favorirebbe. Flavio Olivo
Corriere delle Alpi
01.02.2007. Il sindaco di Valle sollecita «una presa di
posizione del
consiglio provinciale»: «In Cadore tutti contrari? Non è vero» «Autostrada? E’ ora di parlarne» Toscani interroga palazzo Piloni sul collegamento A27-A23 di Vittore Doro Valle. L'intervento
del sindaco di Calalzo al convegno di
Villa Santina dello scorso venerdì, dopo la relazione del
presidente del Comitato Veneto «Autostrada SE», ha provocato
reazioni tra gli amministratori cadorini. Il primo a muoversi è il sindaco di
Valle, Matteo Toscani, che con un
comunicato stampa ha chiesto che l'argomento sia portato
in consiglio provinciale. Consiglio dove è stato già depositato
un ordine del giorno proposto dal sindaco di Longarone e consigliere provinciale
Pierluigi De Cesaro, per chiedere
che l'organismo si pronunci chiaramente, prendendo
una posizione definitiva. «E doveroso
che il consiglio provinciale bellunese prenda -posizione sul collegamento
tra le autostrade A27 e A23 (da Ponte
nelle Alpi a Tolmezzo)», scrive
Toscani, «La discussione dell'ordine
del giorno permetterà finalmente a chi
ritiene di esprimere
un giudizio in merito alla questione di poterlo fare e costringerà chi non ha mai
voluto affrontare il problema ad
uscire allo scoperto. La motivazione
riferita nell'ultima seduta di consiglio da parte dell'assessore Quinto Piol circa l'impossibilità di una
valutazione considerata la mancanza degli elaborati in sede provinciale appare strumentale, superficiale e utile
solamente a chi non vuole affrontare
una discussione». Tra le affermazioni contenute
nel comunicato, Toscani sottolinea che, secondo lui, «andrebbe sfatato il mito secondo
cui il Cadore sarebbe contrario in modo compatto all'autostrada. Finora, a parlare
sono stati gli esponenti contrari,
ma vi sono amministratori favorevoli all'ipotesi e, soprattutto, molti cittadini ritengono
la possibilità utile e importante
per il nostro territorio. Per quanto mi riguarda», aggiunge Toscani, «credo
non sia più rinviabile la discussione,
ma penso altresì che vada fatta chiarezza anche
per tutte le opere che, nel caso
di un prolungamento autostradale,
automaticamente dovrebbero essere considerate
complementari. L'attuale viabilità in Valle
del Boite e a Cortina, infatti,
dovrebbe essere radicalmente modificata,
a partire, per esempio, dalla realizzazione
della Macchietto-Venas. Ben vengano quindi»,
conclude Toscani, «discussione e
confronto. Importante è mantenere il
dialogo, evitando approcci ideologici
e considerazioni contrarie ancor prima
di aver analizzato la proposta e
sentito le ragioni dei favorevoli».
Corriere 01.02.2007 “Collegamento tra A27 e A23, si esprime il consiglio” Belluno. «E' doveroso che il Consiglio provinciale dì Belluno si esprima sull'ipotesi di collegamento fra la A 27 e la A 23». Così il consigliere provìncìale Matteo Toscani, sindaco di Valle di Cadore, in vista della riunione del consiglio prevista per le 15.30 di domani. Riunìone che prevede tra l'altro la presentazione dell'ordine del giorno del consigliere Pierluigi De Cesero, il sindaco di Longarone, sulla necessità di fare scelte importanti per la viabilità. A tal proposito Toscani sostiene che «va sfatato il mito per cui il Cadore sarebbe contrario in modo compatto a tale ipotesi. Finora, a parlare sono stati gli esponenti contrari, ma vi sono amministratori favorevoli all'ipotesi e, soprattutto, molti cittadini a ritenere la possibilità utile ed importante per il nostro terrìtorio». Toscani ritiene inoltre che non sia più rinviabile la discussione, ma vada fatta chiarezza anche per tutte le opere che, nel caso di un prolungamento autostradale, automaticamente, dovrebbero essere considerate complementari.
Il Gazzettino 01.02.2007 Carnia Martini: "La situazione della viabilità in montagna è drammatica" Trieste La situazione viaria in Carnia, a giudizio di Antonio Martini, ha raggiunto livelli drammatici, così il consigliere regionale della Margherita ha presentato un'interrogazione alla giunta Illy dove evidenzia i punti di maggiore criticità: il mancato completamento dei lavori della galleria della Morte tra Ampezzo e Forni di Sotto; l'incertezza di quelli dati per certi da decenni come la variante di Socchieve-strada statale 52 e di Tolmezzo sulla strada statale 52bis; le equivoche programmazioni di nuove opere come la Carnia-Cadore, già previste dal governo Mussolini. Tutto ciò avviene senza alcuna certezza tecnico-finanziaria, crea tensioni nella pubblica opinione, così Martini vuol sapere come si comporterà la giunta nei confronti della nuova Anas e la invita a far chiarezza per dare certezze ad amministrazioni locali, utenti e pubblica opinione almeno riguardo alle due essenziali opere sulle statali 52 e 52 bis, arterie che anche per il futuro resteranno di competenza dell'Anas.
Il Gazzettino 01.02.2007 Belluno. Riprende quota il progetto... Belluno Domani la questione approda in consiglio
provinciale con un ordine del giorno proposto dal sindaco di Longarone, paese
assediato dal traffico, e condiviso dalla sua parte politica di opposizione e da
alcuni sindaci. Per il presidente della Provincia, Sergio Reolon, si tratta solo
di chiacchiere sulle quali non vale la pena discutere, perché non ci sarebbe «alcuna
prospettiva concreta di realizzare il tracciato».
Il
Gazzettino 01.02.2007 La
Regione incarica l’ex commissario di fare uno studio di fattibilità Uno
sbocco a Nordest per la A27. Mainardi accelera, Reolon frena Belluno Riprende
fiato anche a livello istituzionale l'idea dell'autostrada che prosegue
verso nord. La giunta regionale veneta ha
incaricato la Società progetto architettura
di Bortolo Mainardi, ex commissario straordinario per le grandi opere
nel Triveneto durante il governo Berlusconi,
di verificare la possibilità di accelerare nel progetto di collegamento fra
A27 e A23. Diviso ormai fra lo studio di
Pieve di Cadore e Praga, dove ha aperto
una società di infrastrutture, Mainardi torna a occuparsi della questione,
che il sindaco di Longarone, Pierluigi De Cesero, ripropone domani con un
ordine del giorno in consiglio provinciale che chiede un tavolo ai massimi
livelli. Da
commissario aveva predisposto uno studio di fattibilità per l'Anas, ora
cerca la via più breve per realizzare l'opera fra
Pian di Vedoia e Tolmezzo. «Sto affrontando
verifiche e analisi critiche dello
studio di fattibilità da me coordinato
nel 2005, sia dal punto di vista delle opere e dei collegamenti
complementari con Val Belluna e
Valboite-Cortina, sia per l'inserimento
ambientale. Il lavoro sarà pronto a metà marzo». Com'è noto,
lo studio prevede un tracciato di 85
chilometri diviso in tre lotti: il primo da Pian di Vedoia di Ponte nelle
Alpi a Macchietto, per il 54% in galleria
sulla sinistra orografica del Piave,
il secondo da Macchietto a Forni di
Sopra interamente in tunnel sotto il
passo della Mauria e il terzo che
raggiunge Tolmezzo raccordandosi con l'autostrada À23. Condiviso
dai governatori di Veneto e Friuli-Venezia
Giulia, Galan e Illy, entrato in un
protocollo d'intesa firmato nel 2004
anche dal ministro Lunardi che incaricava l'Anas di redigere uno studio
di fattibilità, il progetto è oggi all'attenzione
anche del governo Prodi. Il ministro Antonio Di Pietro, a pagina 45 del programma
«Priorità infrastrutture» datato novembre 2006, prevede il collegamento
fra il nord bellunese e la Carnia, «aree
isolate dai grandi flussi di comunicazione,
ai fini di una loro integrazione nella direttrice trasversale che
dall'Austria raggiunge il Veneto Orientale». Di Pietro indica anche il «costo stimato
di 2,2 miliardi» da affrontare «ricorrendo
al project financing». Entrerà
ugualmente nel Piano triennale dell'Anas
in corso di redazione? Certo sono lontanissimi gli anni in cui il governo tedesco era disposto a costruire la Venezia-Monaco a condizione di averne la gestione per una trentina d'anni, di mezzo c'è l'Austria assolutamente contraria e l'unica possibilità di uno sbocco a Nordest, se non a Nord, è quella la della Carnia e del confine di Tarvisio. Ma quale società può sobbarcarsi un impegno del genere e con quali garanzie di convenienza nella gestione? Mainardi: «Questo è l'ultimo dei problemi. Nel mio lavoro analizzerò l'aspetto legato ai flussi di traffico e indicherò prospettive concrete anche per il finanziamento». Caldeggiato da Assindustria, artigiani e commercianti bellunesi, il prolungamento non è gradito a tutti i sindaci interessati, sebbene oggi l'orientamento di alcuni sia mutato. I calvari domenicali dei pendolari dello sci e un traffico crescente anche di mezzi pesanti durante la settimana hanno reso la statale d'Alemagna, sia pure migliorata con una serie di varianti fra Longarone e Tai (l'ultima, a Macchietto, dovrebbe aprirsi entro l'anno), sempre più problematica. Altri sindaci ritengono invece che l'autostrada porterà in ogni caso più traffico e inquinamento e che non serva al Bellunese. «Il prolungamento? Non ci sono novità - taglia corto il presidente della Provincia, Sergio Reolon - è un discorso che dal 1970 in poi serve solo per chiacchierare e io non ho voglia di aprire una discussione su un progetto che non ho mai visto e che non ha alcuna prospettiva». Flavio Olivo
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