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GIUGNO

Konrad  06.2007

Effetto Serra?

ALTRO ASFALTO

La folle idea di una nuova autostrada per collegare Carnia e Cadore

Da molti anni I'IPCC ("braccio scientifico" delle Nazioni Unite per lo studio dei cambiamenti climatici) richiama l'attenzione dei Governi e delle opinioni pubbliche di tutto il mondo sulla crescente drammaticità degli sconvolgimenti climatici - già in atto - dovuti all'accumulo di "gas ad effetto serra" nell'atmosfera. L'ultimo rapporto IPCC, divulgato nelle scorse settimane, ha accentuato l'allarme, ottenendo stavolta maggiore attenzione che in passato e indicando il da farsi: ridurre del 60 per cento almeno le emissioni di "gas serra" (in primis l'anidride carbonica, C02, prodotta in ogni genere di combustione) entro il 2050. Facile adirsi, ma difficile a farsi, naturalmente.

Tuttavia alcune ricette sono note da tempo, sia per quanto concerne le cose da fare, sia per quelle da evitare. Vanno innanzitutto eliminati gli sprechi energetici (lampadine a basso consumo al posto di quelle a incandescenza, uso di elettrodomestici e caldaie ad elevata efficienza, coibentazioni, ecc.), sostituendo nel contempo le fonti energetiche più inquinanti (metano a posto del carbone e del petrolio, e poi solare, eolico, geotermia e biomasse al posto dei combustibili fossili, ecc.). Tutti, ovviamente, devono fare la loro parte, i cittadini nei comportamenti e negli stili di vita, le industrie nei cicli produttivi, le amministrazioni pubbliche e le attività di servizio nei rispettivi campi. Una delle principali fonti di C02 è rappresentata dal traffico su gomma, che si regge quasi completamente sui derivati del petrolio: incide, a seconda dei Paesi, dal 20 al 40 per cento sul totale delle emissioni di "gas serra". Questo settore presenta anche il trend di crescita maggiore, nel contributo percentuale alle emissioni (si pensi a quanti SUV ci sono in giro e a quanto consumano...). Da un lato va perciò incentivata la produzione di automezzi con consumi, e conseguenti emissioni di anidride carbonica, sempre minori. Dall'altro lato però, e soprattutto, va fatto ogni sforzo per evitare l'incremento dei volumi di traffico (merci e passeggeri) su gomma, sostituendolo con modalità di trasporto a minore impatto ambientale (ferrovie sulle medie e lunghe distanze, metro, tram, biciclette, ecc. nei centri abitati e non solo, e così via). Ricette, anche in questo caso, tutt'altro che nuove. Tutto sta ad applicarle in concreto e soprattutto a non contraddirle con scelte trasportistiche legate a logiche del passato, come la costruzione di nuove autostrade o l'ampliamento di quelle esistenti. Perché una cosa è certa: la costruzione di nuove infrastrutture viarie "produce" nuovo traffico e quindi ulteriori emissioni inquinanti, C02 compresa. Per esempio: c'è la linea ferroviaria "Pontebbana", completata pochi anni fa superando molte difficoltà tecniche e finanziarie, che serve la direttrice Udine­Austria e funziona però (per carenza di traffico) a meno del 20 per cento della propria capacità: potrebbe certo in grado di assorbire gran parte del traffico merci diretto a nord e che oggi intasa la A 23. II presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Illy, da molti anni ama presentarsi come il paladino delle ferrovie (ma solo di quelle ad alta velocità), accampando anche motivazioni "ecologiche". Contemporaneamente, però, si fa paladino di nuove strade e autostrade qui e là (perfino in Ungheria), del Ponte sullo Stretto di Messina e dulcis in fundo di un'autostrada nuova di zecca in montagna. Nell'aprile 2004, infatti, il Nostro firmava a Gorizia con il presidente del Veneto, Galan, e con l'allora ministro delle Infrastrutture, Lunardi, un protocollo d'intesa per la costruzione di un-Opera Strategica", cioè il collegamento autostradale tra la A 27 e la A 23. Si tratta di 85 chilometri di autostrada, di cui 43 in galleria, per congiungere Cadore e Carnia, tra Pian di Vedoia (poco a nord di Belluno) e Tolmezzo, percorrendo parte della valle del Piave e poi - superato in galleria il passo della Mauria - l'alta valle del Tagliamento. Una bazzecola, insomma, il cui costo è stimato pari a 2,25 miliardi di Euro (circa 4.400 miliardi di vecchie lire).

Questa almeno la cifra stimata nello studio di fattibilità, redatto nel 2005 su incarico dell'ANAS. Stima però, come accade di norma in Italia, soggetta a futuri incrementi anche di tre o quattro volte, per le "sorprese" che emergono quando dallo studio di fattibilità si passa prima al progetto preliminare, poi a quelli definitivo ed esecutivo.

Nel luglio 2006 la Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia preparava un Protocollo d'intesa con il Governo, nel quale - insieme a varie altre opere stradali e autostradali - era inserita anche la nuova autostrada Carnia-Cadore: si chiedeva al presidente del Consiglio dei ministri di impegnarsi a favorirne la costruzione. II WWF denunciava pubblicamente i contenuti dell'Intesa e si appellava a Prodi (ed ai consiglieri regionali del Friuli Venezia Giulia) affinchè non fosse sottoscritta o venisse almeno rivista nei contenuti. Nel settembre 2006 il Protocollo era però firmato. Nel novembre 2006 il ministro delle Infrastrutture, Di Pietro, divulgava quindi un rapporto sulle "Infrastrutture Strategiche", redatto d'intesa con le Regioni, nel quale per il Friuli Venezia Giulia compare nuovamente - insieme ad altre opere viarie e ad una sola ferrovia (la linea ad alta velocità Venezia-Trieste) - l'autostrada Carnia-Cadore, ipotizzando il ricorso al project financing per la sua realizzazione. L'opera verrebbe cioè costruita con fondi di privati, i quali si rivarrebbero dell'investimento incassando i pedaggi dei veicoli in transito per un congruo numero di anni. Ovvio però, hanno chiarito i veneti, che l'investimento "privato" dovrebbe essere garantito dallo Stato: insomma, se i pedaggi si rivelassero insufficienti a coprire l'ammortamento dei costi di costruzione e gestione, pagherebbe Pantalone. Questa è l'Italia: anche nel decantato Nord Est, si privatizzano i profitti e si pubblicizzano le perdite... Peccato però che il "protocollo trasporti", derivato dalla Convenzione delle Alpi (ratificata anche dall'Italia), imponga un blocco alla costruzione di nuove autostrade in ambito alpino. Peccato che le popolazioni delle aree interessate, soprattutto in Carnia, non vogliano sentir parlare della nuova arteria stradale. La vogliono fortemente, tuttavia, gli industriali del Bellunese (per raggiungere più rapidamente i mercati del centro-nord Europa) e quelli camici. Di fronte al crescere delle opposizioni, Illy ha tentato una maldestra correzione di rotta, proponendo di recente una superstrada al posto dell'autostrada (ma i documenti sottoscritti con Prodi e Di Pietro di autostrada parlano...), benché l'impatto sull'ambiente non differisca quasi per nulla.

Già, perché costruire autostrade o superstrade in delicati ambiti di montagna, com'è soprattutto l'alta valle dei Tagliamento, comporta anche - emissioni di C02 a parte - enormi impatti sul territorio e sull'ambiente naturale. Lo studio di fattibilità dell'ANAS non li considera affatto.  Dario Predonzan

 

 

Il Gazzettino  26.06.2007

Fistarol e Paniz Un "patto" per il territorio

Belluno

Gli industriali cercano una sinergia con i parlamentari della provincia per vincere quattro battaglie importanti per la sopravvivenza del territorio: specificità, infrastrutture, sicurezza idraulica e meno burocrazia. Per questo ieri pomeriggio i rappresentanti delle imprese hanno incontrato gli onorevoli Maurizio Paniz e Maurizio Fistarol. Un tentativo di aprire un canale di confronto, nella speranza di ottenere maggiore attenzione da Roma.

 

Parlamentari e industriali alla ricerca di sinergie

Fistarol e Paniz presenti al confronto sui temi caldi del momento: infrastrutture, burocrazia eccessiva, sicurezza idraulica del Rai

Specificità, infrastrutture, sburocratizzazione e sicurezza idraulica del Rai. Gli industriali cercano una sinergia con i parlamentari della provincia per vincere la battaglia su quattro temi fondamentali per il Bellunese. Promosso dalla Piccola impresa di Assindustria Belluno, si è svolto ieri pomeriggio un incontro tra i rappresentanti delle diverse sezioni della stessa Assindustria, con il presidente Valentino Vascellari in testa, e due dei parlamentari bellunesi: Maurizio Fistarol, della maggioranza di centrosinistra, e Maurizio Paniz, della minoranza di centrodestra. «Abbiamo voluto aprire un canale di confronto con la politica spiega Enrico Triches, presidente del Consiglio della Piccola Impresa di Assindustria. Quello che intendiamo è una via di comunicazione che vogliamo snella, incentrata su temi concreti e destinata ad avere continuità nel tempo. Una sorta di tavolo permanente, insomma, che ci permetta di tornare a confrontarci con chi ci rappresenta a Roma per fare il punto della situazione. Quattro sono stati i temi che abbiamo proposto ai nostri parlamentari: la specificità del nostro territorio, che ci costringe a un surplus di fatica per rimanere al passo con il mercato; le infrastrutture, sia materiali come il collegamento A23-A27, che immateriali, come la banda larga; l'eccessiva burocrazia che ci obbliga a concentrarci sugli adempimenti formali piuttosto che sulla produttività delle nostre aziende; la sicurezza idraulica del canale Rai, una zona dove lavorano circa 2mila persone e per la quale, nonostante gli sforzi di Assindustria e imprenditori, il consorzio per il quale si è formato l'apposito comitato ancora non riesce a partire. Dal dibattito prosegue Triches è emersa la fortissima preoccupazione degli imprenditori bellunesi che non vedono, da parte del mondo politico nazionale, gesti tangibili per un reale cambiamento di rotta nella direzione della concretezza e dell'attenzione al mondo dell'impresa media e piccola, tessuto connettivo dell'economica nazionale. Dei due parlamentari intervenuti al nostro incontro conclude Triches apprezziamo la disponibilità dimostrata nel lavorare insieme a noi e l'impegno a continuare sulla strada del confronto».

«Si è trattato di un incontro utile per essere aggiornati sui temi che più preoccupano gli industriali commenta Maurizio Paniz. La collaborazione di tutti è necessaria per far sì che questa provincia non scompaia. La montagna per questo paese rappresenta una risorsa».

«Auspico che occasioni di confronto come questa si possano ripetere ha affermato Maurizio Fistarol. Come parlamentari bellunesi da soli possiamo fare poco. Quello che possiamo fare è costruire consenso all'interno dei gruppi e delle commissioni parlamentari, con chi ha problematiche analoghe alle nostre».  Ilario Tancon

 

 

Il Gazzettino  23.06.2007

CALALZO Riunione con la Provincia

I sindaci pianificano le strategie future

Soddisfatto Reolon: «C’è condivisione»

(si.p.) E dopo la riunione sui laghi, via con quella sul piano strategico. Sergio Reolon ieri pomeriggio ha incontrato i sindaci e i presidenti delle Comunità montane della parte alta della provincia, da Longarone, Zoldo, fino al Cadore e Comelico, nella sala del Municipio di Calalzo, per decidere come sarà il territorio da qui a venti anni. Le indicazioni degli amministratori locali entreranno a far parte del piano strategico della Provincia. Al centro del dibattito le infrastrutture mancanti: l'autostrada e la sua finanziabilità, la Macchietto-Venas, i problemi legati alla statale 51 di Alemagna, la viabilità del Comelico e il progetto turistico della ferrovia. Tenendo conto dell'importante passaggio della candidatura di Cortina ai mondiali di sci del 2013 che porterà obbligatoriamente a pensare interventi strutturali di grande importanza. «Ogni amministratore locale dovrà ora definire le proprie scelte per il territorio - annuncia il presidente della Provincia - così da poter uscire dall'immobilismo di questi ultimi anni. Occorre per far questo uscire dalle logiche autostrada sì, autostrada no. Bisogna ragionare su ciò che serve realmente. Prendere atto delle ragioni degli altri abbandonando le sterili posizioni». Sergio Reolon è entusiasta della riunione: «C'è stata una grande partecipazione. È emersa la volontà di tutti, credo che ci siano le premesse in tempi brevi per una posizione unitaria e condivisa sulle scelte da fare». La Provincia ora aprirà un tavolo di riflessione sul piano strategico mentre alla Regione sarà chiesto uno studio sulla ricaduta sia sull'apparato economico sia sull'impatto ambientale dell'autostrada.

Soddisfatto anche Pierluigi De Cesero, sindaco di Longarone, fra i principali sostenitori dell'autostrada. «Auspico che ciò che è stato detto in questa prima riunione rispecchi la reale volontà di agire. Credo che siano emerse idee favorevoli tali da permettere pian piano di sistemare tutti i pezzi della viabilità provinciale. Il resto sono ragionamenti teorici».

Nel corso del dibattito è stata considerata anche la ferrovia «anche per me - aggiunge De Cesero - è più un sogno che una realtà. Ma devo ammettere che, per quanto riguarda la metropolitana di superficie, sono assolutamente favorevole.

 

 

Il Gazzettino  22.06.2007

Mainardi critica il governo che vuole ratificare i protocolli europei: «Ma non bloccheranno l’opera». La Regione conferma: gara di progetto entro l’anno

«A27-A23, dannosi i vincoli della Convenzione»

Avanti piano per il prolungamento dell'autostrada (primo tronco Pian di Vedoia-Caralte). Piano perché la Regione Veneto resta in attesa di proposte di costruzione da parte di società private che, in cambio dell'investimento, l'avranno in concessione per un lungo periodo. Conferma l'assessore regionale Renato Chisso che, se entro dicembre nessuno si sarà fatto avanti, la Regione indirà l'appalto concorso. Il project financing è una procedura interessante, in quanto consente di realizzare opere altrimenti non finanziabili dagli enti pubblici, ma molto complessa. In ogni caso le proposte, con o senza bando della Regione, andranno valutate e scelte con una gara. Solo dopo si metterà in moto la procedura di pubblica utilità, la valutazione di impatto ambientale e una gara definitiva in cui il proponente, se il suo sarà stato un progetto adeguato alle linee guida, godrà del diritto di prelazione.

Ma, al di là dei tempi della gara, si è addensata qualche nuvola intorno all'operazione, notata dall'assessore regionale Oscar De Bona a Roma discutendo della Convenzione delle Alpi che l'Italia non ha ancora recepito e che in settembre sarà affrontata dalla Consulta delle Regioni in tutti i suoi otto protocolli. Bortolo Mainardi, già commissario straordinario per le opere strategiche del Nordest nel governo Berlusconi e ora rappresentante veneto nella commissione nazionale infrastrutture di Confindustria, coordinatore dello studio di fattibilità dell'autostrada , afferma di fronte all'intenzione del governo di ratificare il protocollo dei trasporti: «C'è da rimanere quantomeno attoniti di fronte a tanto autolesionismo. Mi chiedo come mai Svizzera e Francia non l'abbiano fatto».

«Se questa politica diventerà legge italiana con l'approvazione dei due rami del parlamento, ci sarà un sostanziale divieto di costruire nuove strade di grande comunicazione attraverso le Alpi e per le comunicazioni intra alpine le progettazioni dovranno passare al vaglio di verifiche di merito sull'opportunità economica oltre che sul contenimento dell'impatto ambientale. Siamo di fronte, pertanto, a ulteriori vincoli, dei quali non si sentiva la mancanza, per la costruzione di infrastrutture. Non è che il collegamento A27-A23 o la Valdastico o i tratti di Alta Velocità in Piemonte non si possano più fare: certo che affidare anche un parere sui nostri progetti a una commissione europea nella quale sei Paesi su sette sono aldilà delle Alpi non mi pare proprio un interesse nazionale dell'Italia! Dopo i vari problemi sul Corridoio 5 mi pare che ce ne stiamo creando ulteriori, invece di rendere più fluido il trasferimento delle nostre merci verso i mercati centro-europei. Poi, se il nostro ministro dell'Ambiente esulta perché finalmente si potranno "... meglio proteggere i nostri orsi e lupi che sconfinano in Austria e Germania...", allora ogni considerazione diventa superflua».

 

 

Il Gazzettino  20.06.2007

Sono già 14 i pareri positivi dei Comuni bellunesi interessati al prolungamento dell’autostrada da Pian di Vedoia verso la Carnia, mentre in Ampezzo si cercano alternative alla tangenziale

Nuova A27, consensi in Cadore ma Cortina tace ancora

Cortina d'Ampezzo

Nostro servizio

In provincia di Belluno aumenta il numero di amministrazioni comunali favorevoli al prolungamento dell'autostrada A27 verso nord. Fra Valbelluna e Cadore sono già 14 i Comuni che considerano il raccordo dell'attuale caposaldo autostradale di Pian di Vedoia con la viabilità europea come la soluzione ideale per lo sviluppo di questo estremo lembo del Veneto, incuneato fra Sudtirolo, Friuli ed Austria. L'ultimo, in ordine di tempo, è stato il consiglio comunale di Vodo di Cadore, il più piccolo paese della valle del Boite, un pugno di case sulla strada di Alemagna, poche centinaia di anime che convivono ogni giorno con il traffico di passaggio, diretto o proveniente da Cortina.

E proprio dalla valle d'Ampezzo si attende una risposta, chiesta a gran voce dal sindaco Guido Calvani e dal consigliere Domenico Belfi, ex sindaco e già presidente della Comunità montana. Ma la nuova amministrazione di Cortina, del sindaco Andrea Franceschi, insediato da una decina di giorni, non risponde: «Sull'autostrada A27 non abbiamo ancora una posizione, ma l'avremo presto, non appena ci riuniremo, al rientro dalle ferie di tutti gli amministratori e i dirigenti del Comune», ammette il giovane sindaco di 28 anni. Negli anni Sessanta e nel decennio successivo in paese si dibatteva con toni accesi sul prolungamento dell'autostrada di Alemagna, con i timori per i viadotti a riempire la valle. Oggi la situazione è diversa, nessuno ipotizza più il passaggio dell'arteria fra Tofana e Cristallo; gli anni scorsi si alzarono voci a favore, se non proprio di entusiasmo, per la possibilità di avere un collegamento verso Nord a poche decine di chilometri, oltre Pieve, in Centro Cadore.

«Sulla viabilità, noi siamo pienamente d'accordo di tener conto delle esigenze complessive del territorio nel quale siamo inseriti - precisa Franceschi - e ben venga la disponibilità al dialogo, al confronto. Credo che si debba avere un'idea complessiva, un progetto unitario di tutto l'asse viario che scende la valle, da Cortina a Tai. Noi siamo d'accordo, ma bisogna vedere se loro lo sono. Ci sono state posizioni divergenti, su altri temi, da parte dei paesi vicini. Penso al Piano neve della Regione; in quel caso è stato proprio il Comune di Vodo a temporeggiare».

Se l'autostrada è un'eventualità ritenuta lontana, ben più vicina è la questione della tangenziale, una variante alla strada che ora porta il traffico fra le case e i monumenti delle piazze. La recente campagna elettorale ha spazzato l'ipotesi di un intervento massiccio, da 400 milioni di euro, progettato da Anas e ministero delle Infrastrutture, tanto agognato dall'amministrazione precedente. «Noi siamo contrari ai megaprogetti, alla rovina del nostro territorio, che è la maggiore risorsa di cui disponiamo - ripete Franceschi - ma siamo favorevoli a soluzioni meno impattanti, a misura di Cortina».

Miglioramenti alla viabilità esistente, dunque, anche con la costruzione di brevi gallerie, a cominciare dall'ingresso in paese.

«La variante in galleria di Zuel è la priorità. Poi si dovrà studiare bene la realtà, studiare i flussi di traffico, sapere quanti sono i Tir, da dove arrivano, dove vanno, perché passano per Cortina. Solamente con tutti i dati a disposizione è possibile dare una risposta credibile alle tante domande sulla mobilità».   Marco Dibona

 

 

Il Gazzettino  20.06.2007

Vodo chiede chiarezza ma Franceschi tace sul prolungamento A27

Cortina d'Ampezzo

Mentre salgono a 14 i Comuni fra la Valbelluna e il Cadore favorevoli al prolungamento dell'autostrada - l'ultimo a pronunciarsi è stato il consiglio comunale di Vodo di Cadore - Cortina nicchia. Il sindaco Andrea Franceschi rinvia una decisione al rientro dei suoi assessori dalle ferie. «Siamo per il confronto su di un'idea complessiva». Secco il no, invece, alla tangenziale e sì a soluzioni più contenute. Delle circonvallazioni ha parlato anche il sindaco di Vodo, che ritiene necessarie in tutti i paesi della Valboite, oltre che la Macchietto-Venas.

 

Il sindaco Calvani allinea il proprio ai 14 Comuni di Valbelluna e Valboite che ritengono necessario l’intervento

Prolungamento A27, Vodo dà l'ok

Resta l’incognita di Cortina che non pare favorevole alla progettata circonvallazione

Vodo

Sì di Vodo al prolungamento dell'autostrada ma Cortina da che parte sta? Al termine di un lungo e appassionato intervento del sindaco Guido Calvani a favore del prolungamento della A 27, anche il consiglio comunale di Vodo si è allineato con i 14 Comuni della Valbelluna e del Cadore che considerano la realizzazione del prolungamento del raccordo autostradale A 27 come la soluzione ideale al modello di sviluppo socioeconomico e ambientale della provincia. «Si devono incoraggiare i collegamenti con l'arco alpino e più in generale con l'est europeo, adatti a risolvere e a superare l'emergenza di una viabilità compromessa dai nodi stradali che condizionano pesantemente sia il traffico che la qualità della vita di chi abita a ridosso della statale, da Longarone in su»: per Calvani l'insufficiente sistema provinciale della mobilità esige urgenti provvedimenti per attenuare i fattori a rischio, per eliminare le situazioni di emergenza e garantire la corretta fruibilità del territorio, senza con questo compromettere la vocazione turistica dei paesi. «Ma oltre al prolungamento dell'autostrada, servono altri due interventi fondamentali: la realizzazione della bretella Macchietto - Venas e delle circonvallazioni dei paesi della valle del Boite o almeno di quelli che soffrono maggiormente del carico veicolare». Interessante a questo punto conoscere esattamente la posizione della nuova amministrazione di Cortina, che non risulta favorevole alla sua circonvallazione così come è stata progettata. L'argomento è stato sviscerato dall'assessore Nico Belfi, già presidente di comunità montana, che ha chiesto che Andrea Franceschi chiarisca la sua posizione in merito alla priorità della Macchietto - Venas e all'esecuzione delle circonvallazioni dei paesi della vallata, compresa Cortina. «Il tassello della viabilità è ormai a larghe maglie e nessuno può più chiamarsi fuori o considerare solo la propria realtà, piccola o grande che sia», ha detto Belfi, insistendo che Cortina faccia sapere come la pensa al riguardo. «Circa il prolungamento dell'autostrada, soluzione ormai dovuta, chiedo solo che le modalità del radicale intervento siano concordate con i rappresentanti del territorio su cui passerà; ma dico anche che lo sfondamento a nord potrebbe avvenire con una ferrovia e questa sarebbe soluzione complementare da non trascurare». Poi il consiglio, votando un ordine del giorno letto dal sindaco Calvani, ha detto un sì unanime alla prosecuzione dell'autostrada che oggi termina a Pian di Vedoja.   Bortolo De Vido

 

 

Alto Friuli  06.2007

«lo, udinese ma carnico d'adozione, sento ancora fortissimo il richiamo di questa terra»

Santuz, presidente di Autovie venete, interviene sulla questione autostrada Carnia - Cadore

di Ivo Del Fabbro

Abbiamo realizzato un'intervista a tutto campo con il Presidente di Autovie Venete, Giorgio Santuz. Ve la riportiamo qui di seguito.

«La Carnia è un luogo strano, ma davvero. Un territorio incantevole e affascinante, inizialmente difficile da comprendere, fatto di tantissime piccole peculiarità, tutte importanti, tutte preziose, tutte uniche, e di altrettante "mini comunità" sospettose, diffidenti, che si guardano in cagnesco l'una con l'altra, ma pronte, quando c'è un'emergenza, a sostenersi con forza.

Sono nato a Udine, in Borgo Grazzano, ma della Carnia mi sento figlio a tutti gli effetti, perché in Carnia ho trascorso gran parte della mia adolescenza e giovinezza. A Villa Santina ho frequentato gli ultimi anni delle scuole elementari, a Tolmezzo invece, le scuole medie, ospite del Collegio dei Salesiani e anche quando la mia famiglia ha deciso di rientrare a Udine, la città è diventata, per me, solo una sorta di seconda casa. Cuore e testa sono rimasti in Carnia, dove ho sempre trascorso le vacanze e coltivato le amicizie più vere. Compagni di scuola e d'avventure sono stati tanti grandi protagonisti della politica e della storia carniche, così come compagni di collegio sono state altrettante personalità, dall'attuale vescovo Pietro Brollo ai "rampolli" della famiglia Larice. E proprio il mio "sentirmi" carnico mi ha spinto ad accettare la proposta di far parte del Consiglio Comunale di Villa Santina per due mandati, quando sindaco era il mitico Sergio Giatti, così come ho sem­pre cercato, quando ero sottosegretario ai Lavori Pubblici, di migliorare la viabilità del territorio, nella convinzione che un più facile accesso alla montagna, è condizione indispensabile per il suo sviluppo.

Ho anche acquistato casa a Sauris, dove mi "ritiro" non appena gli impegni me lo consentono. Un legame, quello con la montagna carnica e con le sue genti che si è andato rafforzando negli anni, indipendentemente dalla frequenza dei miei soggiorni. Ci sono stati, infatti, lunghi periodi in cui ne sono rimasto lontano, e questo, probabilmente me l'ha resa ancora più cara. Ho imparato ad apprezzarne di più l'asprezza, a capire meglio i sottili meccanismi che regolano la convivenza, a sorridere delle incongruenze e ad accettare la riservatezza e il carattere schivo di queste genti.

Credo che il collegamento tra la Carnia e il Cadore (A22-A27), sarebbe una tappa importante nel miglioramento della viabilità locale, ma sono realista e quindi consapevole che mancano le risorse. Lo ha confermato di recente, del resto, anche il sottosegretario ai trasporti Cesare De Piccoli, quindi mi pare sciocco alimentare speranze. A questo punto ritengo che, come ha chiarito anche l'assessore Sonego, valga la pena migliorare il più possibile la rete esistente e accelerare al massimo i lavori dei cantieri attualmente aperti in Carnia dallAnas»..

 

 

Corriere delle Alpi  15.06.2007

L’intervento

Autostrada, no al prolungamento

Il gruppo provinciale PRC è contrariato dal comportamento del consigliere De Cesero sulla questione del prolungamento dell'A27 verso il Friuli. La continua polemica e le varie prese di posizione sulla questione, sviliscono il dibattito e ampliano le fratture su un argomento tanto delicato come quello dell'Autostrada.

Il consigliere De Cesero ha chiesto, e ottenuto con un voto unanime, l'apertura di un confronto reale e positivo su un progetto ipotetico di tracciato. Confronto che noi del PRC siamo disposti a tutt'oggi affrontare nelle sedi opportune come le commissioni provinciali e il consiglio medesimo. A tutt'oggi non esiste da parte del consiglio provinciale un solo documento a favore del prolungamento dell'autostrada. Lo stesso piano strategico è un documento ancora in piena discussione.

Viste comunque le reiterate azioni del consigliere al di fuori di questi contesti, e la sua assoluta mancanza di volontà verso quel medesimo ordine del giorno, il PRC avrà di conseguenza una posizione fortemente negativa nei confronti del prolungamento dell'autostrada in tutte le sedi preposte. No che rimarrà invariato fino all'accettazione da parte di De Cesaro, e dei sostenitori del prolungamento dell'autostrada, di un'analisi di costi e benefici dell'operazione in questione.

Quell'ordine del giorno votato all'unanimità, quindi, non obbliga alcuno se non il medesimo consigliere a proporsi come mediatore tra le diverse opinioni in merito all'autostrada. Opinioni ampiamente rappresentate in consiglio provinciale quel giorno. Infatti in quella sede il PRC ha espresso i propri dubbi, ma nel contempo si è reso disposto ad analizzare, congiuntamente agli altri, la situazione presente e futura.

Convinti che tutto questo sia divenuto banale spot elettorale e bassa propaganda, causando così un'evidente umiliazione all'istituzione del consiglio provinciale, e una difficilmente sanabile frattura tra oppositori e fautori dell'autostrada, proponiamo comunque al consigliere De Cesero un confronto aperto, non solo sull'autostrada, ma anche sulle opere accessorie, in sede di costituzione del Piano strategico come da lui proposto in quell'ordine del giorno. Ribadiamo con forza la nostra posizione, fino ad ora negativa, convinti che l'unica autostrada a basso impatto ambientale è quella che non si fa. Siamo disposti al confronto, ma non siamo disposti alla travisazione delle nostre parole. Ci siamo impegnati nella discussione senza pregiudiziali e non alla supina accettazione di giochi di potere costruiti intorno alle reali necessità del territorio come oggi invece sta avvenendo.

Marco Bortoluzzi, Renato Vignato     Gruppo provinciale PRC

 

 

Il Gazzettino 13.06.2007

Il Consiglio dei ministri ha ratificato l'intesa sulla Convenzione delle Alpi per mitigare gli effetti negativi e i raschi derivanti da traffico veicolare sull 'arco alpino

«Roma firma il protocollo "verde", A23-A27 a rischio»

L'assessore De Bona studia le contromisure per domani alla Conferenza Stato-Regioni . Vertice fra industriali e Regione Friuli

Il Consiglio dei ministri ratifica il protocollo sulla mobilità della Convenzione delle Alpi e la Regione Veneto si prepara a fronteggiare la possibilità che su Belluno ricadano nuovi vincoli ambientali, in primis il blocco del prolungamento autostradale A27-A23 . L'assessore regionale Oscar De Bona, che sarà delegato al tavolo della Conferenza Stato-Regione che si terrà domani, giovedì, a Roma, in queste ore sta valutando la situazione, cercando di prepararsi ad una possibile offensiva che fermi, per l'ennesima volta, il progetto di uno sbocco a nord .

L'Italia non aveva mai apposto la sua firma di ratifica . Il protocollo, siglato nel 2000, impegna i Paesi alpini a ridurre gli effetti negativi e i rischi derivanti dal traffico nelle Alpi a un livello tollerabile per l'uomo, per la fauna, per la flora e l'habitat naturale attraverso , per esempio, la maggiore efficienza dei sistemi di trasporto, il passaggio a vettori con minore impatto ambientale, la promozione del trasporto pubblico locale e del trasferimento del trasporto merci da strada a rotaia.

De Bona si dice «preoccupato» per i riflessi che l'operazione potrebbe avere sulla provincia dolomitica. «La ratifica del protocollo afferma l'assessore regionale - potrebbe precludere la possibilità di realizzare il progetto di collegamento autostradale A27-A23 . Stiamo valutando come poterci muovere» .

Non aggiunge altro al delicato tema, restando in attesa di capire cosa emergerà dalla Conferenza Stato-Regioni . Appare più tranquillo, invece, Bortolo Mainardi, già commissario straordinario per le grandi opere del nordest, protagonista dell'intesa siglata qualche anno fa tra le Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia e il Ministero dei Trasporti per la realizzazione del prolungamento autostradale che attraverso il centro Cadore, il passo Mauria e la Carnia porterebbe dritto al valico di Tarvisio (Udine) . Secondo Mainardi l'adesione del protocollo non dovrebbe costituire ostacolo al progetto. I dubbi, per il momento, restano all'ordine del giorno . Intanto gli Industriali hanno incontrato la Regione Friuli sollecitando la priorità del collegamento autostradale nel Piano territoriale. L.M.

 

 

Il Gazzettino 13.06.2007

«Autostrada, dal Friuli via libera »

Vertice fra industriali e Regione confinante . Presto il progetto sarà presentato in pubblico

(i.t.) Gli industriali continuano a lavorare per la realizzazione del collegamento autostradale tra A23 e A27. Sabato scorso, Valentino Vascellari, presidente di Assindustria Belluno, ha incontrato Lodovico Sonego, assessore regionale alla pianificazione territoriale, energia, mobilità e infrastrutture di trasporto del Friuli Venezia Giulia. Con Vascellari c'erano anche i rappresentanti degli industriali di Treviso, Pordenone e Udine, le realtà che, con Belluno, sono interessate a una maggiore interazione del Nord Est con l'Europa centro orientale, interazione che il collegamento tra A23 e A27 favorirebbe di molto.«La Regione Friuli Venezia Giulia sta predisponendo il proprio piano territoriale spiega il presidente di Assindustria Belluno Con la delegazione delle altre associazioni degli industriali abbiamo voluto conoscere quale sia l'atteggiamento che gli amministratori friulani hanno relativamente a un'opera la cui importanza noi riteniamo assoluta. La nostra richiesta è quella che la Regione Friuli, come del resto ha già fatto il Veneto, inserisca nel piano territoriale il collegamento tra A27 e A23 come opera prioritaria. Ci pare di poter dire che l'atteggiamento degli amministratori friulani sia positivo in questo senso. Credo che nel giro di qualche mese l'inserimento dell'opera all'interno del piano possa divenire realtà».

A breve dovrebbe anche essere presentato lo studio che Assindustria Belluno, assieme alle associazioni industriali di Treviso, Pordenone e Udine, ha predisposto per dimostrare la finanziabilità del collegamento. «Dimostreremo come l'opera sia finanziabile ha affermato Valentino Vascellari presentando il dettaglio dei dati e l'istituto di credito, una banca europea, che si è resa disponibile a finanziare l'opera. E' un contributo che vogliamo dare all'ente pubblico». Alla presentazione, pensata per giugno ma non ancora confermata, dovrebbero intervenire sia il governatore del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, che quello del Veneto, Giancarlo Galan.Per quanto riguarda le Regione Veneto, è da ricordare come, in una delle recenti visite in provincia, l'assessore alla mobilità Renato Chisso abbia affermato che «come Regione siamo intenzionati a procedere nei tempi più brevi e nei modi più opportuni per dare avvio al collegamento tra le autostrade A27 e A23». E' da ricordare, inoltre, come la Regione Veneto ha fissato il 31 dicembre 2007 come data entro la quale eventuali cordate di privati potranno presentare un proprio piano di intervento.

 

 

Il Gazzettino  12.06.2007

La questione autostrada alla Sala dei Popoli

(r .p .) Si parlerà di autostrada domani, mercoledì 13 giugno, alle 20 .30 nella Sala Popoli d'Europa di Longarone, nell'incontro pubblico organizzato da "Per Altre Strade Dolomiti Carnia-Cadore", il comitato nato a Forni di Sotto nel maggio del 2006 unitosi da qualche mese al movimento cadorino contro il prolungamento dell'A27.

Dopo gli appuntamenti di Calalzo, Cortina e Auronzo, il Comitato ha scelto proprio Longarone per illustrare le motivazioni di contrarietà all'ipotesi di collegamento autostradale A27-A23 (devastazione dell'ecosistema, problemi di traffico e altri ancora) . Al tempo stesso verranno lanciate delle proposte di miglioramento della viabilità locale, a cominciare dalla circonvallazione di Longarone, oltre all'impegno alla salvaguardia del territorio e al conseguente rilancio della sua economia . Verrà inoltre illustrato un elaborato di studio di fattibilità della viabilità locale e di sviluppo della rete ferroviaria . Dopo l'incontro di Longarone "Per Altre Strade Dolomiti", strumento di aggregazione di singoli cittadini e, in particolare, della Carnia e del Cadore, si ritroverà per un nuovo incontro venerdì 15 giugno presso la sede della Comunità Montana Comelico-Sappada di Santo Stefano di Cadore .

 

 

Il Gazzettino  07.06.2007

Lettera al Ministro

Il Comitato protezione delle Alpi contro il prolungamento dell'A27

CORTINA - La Cipra Italia, comitato nazionale della Commissione Internazionale per la protezione delle Alpi, già nel corso del 2005, intervenendo in materia critica sul progetto di variante all'abitato di Cortina, aveva espresso preoccupazione per il prolungamento della A27 in direzione del valico internazionale di Tarvisio considerandolo per l'onerosità, i tempi e le difficoltà realizzative, la "risposta sbagliata" alla domanda di mobilità. Alla luce delle ultime novità, la Cipra Italia si fa risentire ribadendo che eventuali investimenti in infrastrutture di trasporto nel bellunese dovrebbero essere piuttosto destinati all'ammodernamento ed alla prosecuzione della linea ferroviaria Calalzo-Dobbiaco. Con una lettera inviata al Ministro per le Infrastrutture Di Pietro, la Cipra boccia l'ipotesi di collegamento della A27 con la A23, ritenendo sovrastimati i flussi di traffico previsti dai promotori dell'opera per giustificarla economicamente e non attendibile l'ipotesi sostenuta dall'assessore veneto ai Trasporti Renato Chisso che l'opera sia indispensabile ad un collegamento trasversale Est-Ovest tra la A23 e la A22 del Brennero attraverso la Valle del Boite e la Val Pusteria. «Il prolungamento autostradale - si evidenzia - porterebbe, come succede per altre strade, a generare nuovo traffico su strada. Senza contare che sul versante tarvisiano esiste una linea ferroviaria che nonostante sia stata di recente potenziata, risulta essere molto sottoutilizzata». Per la Cipra Italia il progetto appare in contraddizione con gli indirizzi della UE orientati all'intermodalità mediante spostamento delle merci dalla gomma alla rotaia. «Inoltre, a prescindere dalla reale quantità di merce che potrà essere trasportata, le vallate dell'Alto Piave, Cadore e Valle del Boite, diventerebbero un corridoio di transito. Oltre a trarre minimi vantaggi, vedrebbero pregiudicate le proprie potenzialità economiche legate alle bellezze paesaggistiche e ambientali». Cipra Italia ritiene, a questo punto, che sia necessario un confronto con la popolazione locale prima di effettuare le scelte.  Nives Milani

 

 

ItaliaOggi  06.06.2007

La presidente della commissione ll. pp. del senato si appella al governo ma Di Pietro diserta l 'incontro

Piano dei verdi contro le autostrade

Donati: occorre short list di opere e superare la legge obiettivo

di Andrea Battistuzzi

No a tutte le nuove autostrade, maggiore potere decisionale ad autorità locali e alla valutazione di impatto ambientale e potenziamento delle vecchie strade statali con l'introduzione del pedaggio . È, in sintesi, la strategia per le infrastrutture dei prossimi dieci anni dei Verdi, presentata ieri a Roma dalla presidente della commissione lavori pubblici del senato e responsabile trasporti e infrastrutture dei Verdi, Anna Donati, e dal capogruppo alla camera Angelo Bonelli, Un piano che i Verdi puntano a inserire nel prossimo Dpef e che potrebbe sostituire la discussa legge obiettivo del 2001 .

Anzi, i Verdi hanno chiesto al governo di selezionare le opere strategiche e di indicare gli stanziamenti necessari per la loro realizzazione e di superare così la legge obiettivo . Non solo, ma anche di recepire e attuare la direttiva Eurovignette con tassazione del traffico pesante e la ratifica dei protocolli in attuazione della convenzione per la protezione delle Alpi, non ché la direttiva per la Valutazione ambientale strategica su piani e programmi. Lo ha detto Donati al convegno, ieri a Roma, intitolato «Cantieri utili per la mobilità sostenibile», al quale era annunciata la partecipazione anche del ministro delle infrastrutture, Antonio Di Pietro, che invece non si è visto, mentre hanno mantenuto il loro impegno i colleghi di governo Alessandro Bianchi, titolare del dicastero dei trasporti, e il responsabile dell'ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. Le risorse che servono per l'attuazione della proposta dei Verdi sulle infrastrutture, da realizzare in dieci anni, sono pari a 114,4 miliardi di euro, pari a circa 11 miliardi annui contro i 173 stimati dal Cipe per l'attuazione delle opere approvate nella passata legislatura e che, secondo il comitato interministeriale, avrebbero una copertura effettiva per soli 36 miliardi (di cui 10 dei privati) .

Queste risorse», ha detto Donati, «non potranno provenire esclusivamente dallo stato» . In sintesi, la proposta dei Verdi si articola in due segmenti e ha un orizzonte temporale di dieci anni : gli interventi utili e prioritari per la mobilità sostenibile (72,5 miliardi di euro in dieci anni) e le opere infrastrutturali utili per il riequilibrio modale (41, 9 miliardi in dieci anni) . In conclusione, le proposte dei Verdi mirano a «selezionare le ope e incluse nella legge obiettivo, indicare un ordine di priorità , escludendo allargamenti della lista per nuove opere ; finanziare interventi e investimenti utili con priorità alla mobilità urbana, al trasporto ferroviario, alla sicurezza stradale, alle vie del mare, alla portualità, alla logistica e intermodalità» .

Il ministro dei trasporti Bianchi ha affermato che «la proposta dei Verdi è molto ragionevole perché cerca di indicare in quel grande minestrone che è la legge obiettivo quali sono gli interventi utili, cioè le opere da mandare avanti, e quelli invece che è meglio dismettere. E le autostrade? Progetti vecchi e in molti casi inutili. Come nel caso della Tibre-Mantova-Verona, che, secondo i Verdi, non avrebbe sufficiente traffico per richiedere l'investimento così come la Valdastico e la Mantova-Cremona. Niente da fare nemmeno per la autostrade costiere, come il Corridoio Tirrenico, l 'Automaremma, che i Verdi vorrebbero sostituire con il potenziamento dell'Aurelia a pedaggio.

I Verdi rivendicano così i successi dell' ultimo anno, dalla cancellazione del ponte sullo Stretto alla revoca dei contratti Tav della Milano-Genova e Milano-Padova-Verona, e la coerenza con il programma dell'Unione che parlava di superamento della legge obiettivo . Il nodo delle infrastrutture è arrivato così al pettine del Dpef, che dovrà contenere, stando propri o alla legge obiettivo, un annesso dedicato alle opere pubbliche. Il ministro Bianchi sta predisponendo un documento che privilegerà il trasporto di massa puntando sulle propulsioni alternative, sul trasporto intermodale e sulle autostrade del mare, nell'attesa del piano generale della mobilità che traccerà le linee guida fino al 2020. Capitolo a parte avranno i 10 milioni di pendolari, citati da Bianchi fin dal suo insediamento e per i quali il ministro dei trasporti ha annunciato ieri di volere nella manovra 2008 un fondo appositamente dedicato. (riproduzione riservata )

 

 

Corriere delle Alpi  04.06.2007

L'annuncio di Chisso sul finanziamento dell'opera solleva preoccupazioni: «Territorio da difendere»

«Sono scelte da fare insieme»

Sulla Macchietto-Venas i dubbi degli amministratori

BELLUNO. La notizia data dall'assessore regionale Chisso (che ci sono i soldi per la Macchietto - Venas) solleva dubbi e preoccupazioni negli amministratori, anche tra coloro che quella strada hanno caldeggiato da tempo . Incertezza sui tempi che sono legati al finanziamento dell'opera più costosa, il prolungamento della A27, ma soprattutto sui modi: «Le scelte vanno prese insieme alle comunità» dicono alcuni sindaci. E anche la Provincia intende discutere della viabilità in Cadore con una serie di incontri che stanno per partire .

 

«La Regione investe qui? Finamente»

Sul finanziamento della Macchiato-Venas i dubbi e le richieste degli amministratori

di Cristina Contento

BELLUNO. Pronti i soldi per la Macchietto-Venas? In pochi ci credono ma se l'assessore Chisso dice così. Quanto basta per riaprire il dibattito sulla viabilità dell'Alto Bellunese . Ma ci sono troppi forse. Sarebbe meglio, secondo qualcuno, portare avanti piccole opere di miglioria della viabilità. E' ironico l'assessore provinciale Quinto Piol : «Molto bene: abbiamo scoperto che se viene fatta l'autostrada, viene fatta anche la Macchietto-Venas . Per l'A27 ci sarebbero i soldi privati (900 milioni di euro, ndr), e ora ci sarebbero anche quelli della Regione : sono contento se la Regione finanzia le strade bellunesi, poi sulla soluzione effettiva il dibattito è aperto anche nel piano strategico: vanno fatte delle scelte e le faremo insieme al territorio» .

«Sulla viabilità del Cadore si sta studiando, nel piano strategico provinciale, la soluzione migliore : qui si inserisce una proposta che vede 3500 milioni di euro per il collegamento A27-A23, più 900 milioni di fondi privati» .

La Macchietto-Venas è una delle tre ipotesi, per risolvere la viabilità del Cadore, inserite nel piano strategico : «Per quel che ci riguarda le scelte saranno fatte col territorio» assicura Piol «poi se i finanziamenti ci sono ben vengano, ma non mi risulta ci siano già» . Altre due ipotesi sono la messa in  sicurezza dell'esistente con le circonvallazioni da Tai a Cortina e terza ipotesi, in galleria : direttrice Calalzo-Ponte Marogna e l'altra verso Palus San Marco, sempre in galleria, con sbocco a Dogana Vecchia.

«L'autostrada è nel preliminare del piano strategico della Provincia dove ci sono tutte le proposte in atto e in discussione, con esclusione proprio della parte alta perché non c'è accordo sul territorio», continua Piol . «Ora stiamo definendo le scelte per la Valboite che saranno definite con le comunità interessate : entro giugno faremo degli incontri e si sceglierà. Quanto alla Macchietto-Venas, ripeto, è una delle proposte e a questo punto non possiamo che essere contenti che la Regione metta a disposizione dei fondi in previsione della candidatura dei mondiali del 2013» .

Ma i conti non tornano per il sindaco di Valle di Cadore , Matteo Toscani, primo sostenitore della Macchietto-Venas. Non vuole smentire De Zordo che ha dato la notizia del finanziamento, ma sui soldi di Chisso ha qualche dubbio, se non altro perchè non basterebbero : «Il prolungamento A27 da Ponte a Caralte costa 700 milioni di euro e le opere collaterali erano state stimate nel 10 per cento dell'importo. Dunque ritengo che per tutto il territorio ci sarebbero 70 milioni di euro , quando sappiamo che la Macchietto-Venas costa 250 milioni da sola». Dunque «ce ne passano» di milioni, secondo Toscani . Per lui comunque quel tratto è un'ottima soluzione : «Se Chisso ha detto che ci sono i fondi mi fa piacere, ma la cosa è da verificare prima di essere troppo ottimisti e, per l'ennesima volta, farci inutili illusioni. E' importante che non si vada avanti con fronti del sì o del no ma compatti con una proposta innanzitutto utile al territorio cadorino e a chi vi abita» .

Il sindaco Toscani sostiene , comunque, nell'immediato , opere un po' meno «impegnative» : «La messa in sicurezza della statale . E su questo fronte mi sento di esprimere un moderato ottimismo : mi riferisco al nostro progetto per mettere in sicurezza 8 chilometri di statale, senza modificare il tracciato. Sembra vi sia la possibilità di finanziamento: prima di fare voli pindarici sulla viabilità, non possiamo dimenticarci dei muri che cadono lungo le strade e dei ponti non del tutto in sicurezza, dei punti neri dove a malapena si riesce a transitare» . Primo stralcio di 4 milioni di euro, quello di cui parla Toscani. Punti critici? Palazzo Costantini, la curva della macelleria . . . Vie «terrestri» .

 

 

da Perarolo

«Ma va difeso il territorio»

Svaluto «frena» e chiede «scelte fatte con la gente »

BELLUNO. Le strade servono ma non si può disfare il territorio . E soprattutto : «Devono servire alla nostra gente, per risolvere i nostri nodi viari» . Ne è sempre più convinto il vice sindaco di Perarolo , Pierluigi Svaluto, che alla notizia dei fondi per la Macchietto-Venas spiega la sua posizione «non perchè sia contrario ma perchè le scelte siano fatte dal basso e non calate dall'alto». «Avevamo appoggiato l'iniziativa di collegamento verso la valle del Boite» spiega Svaluto, «Iniziativa che partiva dalla Comunità montana Valboite: Perarolo aveva chiesto eventualmente la disponibilità a ragionarci su . Occorre capire i termini della questione perchè credo che si stia facendo confusione senza partire da un progetto condiviso». Secondo Svaluto, il discorso è quello della «Rivalgo-Venas, non tanto della Macchietto-Venas perch è non ci sono gli spazi tecnici per fare la connessione con la viabilità esistente o futura.

Noi, considerata la richiesta dei Comuni della Valboite, abbiamo detto che siamo disposti a discutere . Ma con l'idea di partire dal basso e non dall'alto : dobbiamo sederci e studiare un progetto di crescita di tutta l'alta provincia, compreso anche come si andranno a inserire le infrastrutture, che hanno impatto, su territori che valgono e che sono belli» . Dunque: Svaluto invita a valutare le idee di ognuno, a vedere «cosa vuole il territorio, pensando che la vocazione delle nostre valli è quella di partenza e arrivo più che di transito del traffico : una viabilità che garantisca allora , quotidianamente, una mobilità a chi ci vive . Non siamo contro ma teniamo presente che il nostro Comune sta pagando ancora i disagi di una viabilità che è a servizio di territori che stanno a monte del nostro paese» . Oggi questo si traduce nella battaglia per «le migliorie degli svincoli: non sappiamo ancora se lo svincolo di Rivalgo sarà fatto e con quali ipotesi, per esempio . Avremo piacere di conoscere quale è la pianificazione futura : se poi non è impattante per il territorio e l'economia, daremo il nostro giudizio . Purchè siano scelte condivise. Ma, ripeto: il nostro territorio non deve essere lo sfogo di altri contermini . E' talmente fragile e delicato che bisognerà pensare anche a quanta gente vogliamo» . (cri.co.)

 

 

Il Sole 24 ore  04.06.2007

Zanardo lungo le direttrici della mobilità : integrazione, business, formazione e ambiente

Logistica: tra potenzialità e squilibri

È solo di un paio di settimane fa la notizia che il Politecnico di Milano ha istituito a Piacenza il primo Corso di laurea in Ingegneria e Trasporti d'Italia . Un segnale importante – esordisce l'ing . Damaso Zanardo, presidente dello storico Gruppo Zanardo – che significa che, finalmente, si comincia ad andare nella giusta direzione. Patrocinata da Assologistica - di cui il Gruppo Zanardo è socio – l'iniziativa è espressione diretta di quella volontà di intervento tanto auspicata per risanare una delle evidenti e quanto mai sentite carenze del sistema della logistica nazionale . Perché la logistica ha un'identità specifica propria e, come tale, chiede professionalità e competenze cui il sistema formativo deve rispondere . Questo – spiega Zanardo – è, dunque, un primo passo per colmare quella 'lacuna culturale che, affiancata al gap infrastrutturale e logistico, separa l'intero Bel Paese dal continente europeo, ma non basta : è necessario intervenire affinché il progetto si allarghi anche alle altre Università e bisogna cominciare a pensare di istituire la figura del Perito in Logistica anche nelle scuole medie. L'invito, quindi, è esplicito: investire nell'innovazione e nei servizi della mobilità, nella ricerca di soluzioni ad hoc per la movimentazione come nel settore della formazione universitaria per dare vita e consolidare una rinnovata 'forma mentis' che interpreti correttamente lo sviluppo, la trasformazione economica e il rilancio dell'intero territorio. Un territorio che, in termini di infrastrutture logistiche, è indubbiamente ben posizionato . I Nordest, infatti, si avvale di 3 porti principali (Ravenna, Venezia e Trieste), 3 secondari (Chioggia, Porto Nogaro e Monfalcone), 5 aeroporti ma anche 5 interporti e una serie di Poli logistici distribuiti un po' su tutto il Triveneto. Inoltre, i fattori che possono portare la logistica a confermarsi come settore determinante del sistema locale ci sono proprio tutti : dal policentrismo industriale con elevatissime capacità produttive al potere d'acquisto della comunità locale, avvalorato dal reddito procapite più alto d'Europa. I conti, dunque, sono presto fatti : oggi più che mai e, progressivamente, sempre di più mobilità, trasporti e logistica assurgono al ruolo di cardini fondamentali nel panorama economico-produttivo del Nordest e, naturalmente, nazionale . In questo quadro complessivo caratterizzato da indiscutibili valori aggiunti 'naturali', non mancano però le note dolenti . Logisticamente – prosegue Zanardo – nel Nordest viene gestito soltanto un terzo dei volumi di beni consumati o prodotti e la reale competitività del territorio tende a rimanere inespressa . Come emerso a Verona, nel corso della recente tavola rotonda 'Infrastrutture e Logistica' organizzata dalla Regione Veneto nell'ambito del Forum sulla competitività, tra il 1990 e il 2003 il Veneto ha registrato un aumento del traffico automobilistico leggero del 61 %, passando da 164 mila veicoli al giorno a 265 mila, e di quello pesante del 102%, passando da 122 mila veicoli al giorno a 246 mila . Questa rilevazione, oltre tutto, raddoppia se la riferiamo al traffico autostradale dell'AO Venezia-Trieste che, nello stesso periodo, ha fatto registrare un aumento del 208% . I motivi di tale incremento possono essere ricondotti in parte al progressivo aumento dello sviluppo industriale del territorio, ma e soprattutto nell'apertura dei mercati dell'Est europeo . Un trend, dunque, in costante e repentina crescita alle cui criticità - auspica Zanardo – bisogna rispondere rapidamente . Bando alla retorica, ma la logistica ha bisogno di concretezza, di progettualità fattiva e, soprattutto, di servizi che permettano un utilizzo reale delle reti infrastrutturali a disposizione . E vero – prosegue – ci vuole un coordinamento generale, e serve la 'mano pubblica' per coordinare il tanto auspicato 'fare squadra' : perché 'fare integrazione' è la soluzione che può portare beneficio e business sul territorio . Senza trascurare – continua – un ulteriore fondamentale aspetto: se i nostri beni, prodotti e/o confezionati nel Nordest, transiteranno nei nostri porti avremmo anche i benefici per le transazioni assicurative e finanziarie già oggi oltre 7000 mld di euro annui . Dividere lungo direttrici diverse il traffico locale da quello di attraversamento, promuovere e incentivare un servizio di traghetto tra Monfacone/Ravenna in andata e ritorno, cercare di dirottare su rotaia il traffico passante, come peraltro awiene in Austria o nel Tirreno, sono 'passaggi obbligati' , oltre che un'esigenza . Come fondamentale è obbligare – conclude Damaso Zanardo – i nostri organi di vigilanza a fare i debiti controlli imponendo il rispetto delle leggi . La pesante congestione dei trasporti e le conseguenti difficoltà di accesso alle grandi aree urbane , oltre agli ingenti costi per gli operatori, impattano violentemente la qualità della vita di tutti e le condizioni generali ambientali e di inquinamento. Basta, dunque, con la concorrenza sleale e via dalle strade camion e autisti non a norma : se c'è applicazione delle regole, tutti saranno costretti a cercare vie alternative.

 

 

Il Sole 24 ore  04.06.2007

Il vice presidente Confindustria Veneto reclama risposte concettualmente innovative

Le autostrade non bastano.

Urgono ferrovia e porti

Passante di Mestre, Pedemontana, completamento dell'A28 tra Conegliano e il Friuli, la Valdastico Sud, la terza corsia sulla Venezia Trieste? Opere lungamente attese, importanti e necessarie . Ma in prospettiva questo non ci può bastare . II futuro del trasporto merci ha assoluto bisogno anche della ferrovia ; la logistica del terzo millennio di strutture e porti capaci di competere con gli scali che trattano milioni di TEU all'anno . E questa la logica con cui Stefano Catozzo, vicepresidente Confindustria Veneto e responsabile della Commissione infrastrutture, ha deciso di affrontare la questione delle infrastrutture nella sua regione e in tutto il Nordest: è su questo asse, infatti, che si gioca il futuro di questa zona d'Italia . Le considerazioni diffuse tra gli imprenditori sono la migliore riprova: ma siamo sicuri – si dicono – che il manifatturiero in Veneto sia ancora possibile? Non è il caso di delocalizzare definitivamente oltre le Alpi? È intercettando questi interrogativi e provando sulla sua pelle il significato di un sistema di trasporto sempre più precario che Catozzo si sente in dovere, senza sterili polemiche, di porre domande precise alla classe politica e alle altre forze economiche e sociali, avanzando anche meditate proposte innovative . Se ne discuterà pure in un convegno che si svolgerà il prossimo 16 giugno a Padova, promosso proprio da Confindustria . È chiaro che le opere prospettate dalla 'legge obiettivo' solo in parte saranno realizzate, e le fortunate le abbiamo citate poc'anzi - inzia Catozzo. Esse però potranno recuperare solo in parte il ritardo infrastrutturale che il Veneto ha accumulato a causa di decenni di immobilismo. Per la Nuova Romea e per l'intero pacchetto ferroviario, la prospettiva concreta è rinviata data da destinarsi. A preoccupare maggiormente Catozzo è che oggi non si pensi in termini seri al potenziamento del sistema ferroviario. Come possiamo pensare di rispondere ai continui aumenti del traffico di transito – si chiede– solo potenziando la viabilità di gomma? Ci si è forse dimenticati che la Val Padana è tra le aree più inquinate d'Europa? Ci vogliamo dimenticare la crescita esponenziale del traffico merci dall'Est, dai Balcani e da Cindia, realtà dovei tassi di sviluppo sfiorano le due cifre annue? Catozzo non si ferma , perché la materia è di quelle decisive . E punta anche sulla logistica , per cui il Veneto dovrebbe essere piattaforma strategica rispetto alle merci in arrivo dall'Estremo Oriente . Bene, dice il vicepresidente di Confindustria Veneto, ma su quali porti, su quali basi tale piattaforma trova supporto? L'esponente di Confindustria è impietoso nel suo realismo: i porti di Shangai, Hong Kong, Los Angeles movimentano 20 milioni di TEU (la misura standard per i container) , Venezia, Trieste e Ravenna sì e no 200 mila all'anno, cui si aggiungonoproblemi legati ai fondali, agli spazi attrezzati, alle attrezzature di supporto . E a fronte di queste analisi che da Confindustria Veneto arrivano puntuali 'suggerimenti' . Sul fronte viario – sottolinea Catozzo il contenimento dei costi e le esigenze ambientali ci impongono di non prescindere dalla linea ferroviaria TransPadana, quella cioè a servizio del Corridoio 5, e da un suo utilizzo intenso per il traffico merci (container , autostrada viaggiante, traffici specializzati e jnnovativi).Trenitalia dovrà riuscire a fornire le risposte attese, altrimenti la liberalizzazione ferroviaria perseguita dall'Unione Europea – evidenziano dal quartier generale degli industriali – consentirà ad altri vettori, italiani ed esteri, di dare vita a sistemi logistici finalmente moderni. Per Confindustria Veneto non si può restare con le mani in mano nemmeno sul fronte della rete portuale . Occorre pensare come trasformare l'esistente in un porto nuovo, capace di ricevere e gestire merci su grande scala . Catozzo puntualmente anticipa un'obiezione, legata al reperimento dei finanziamenti per strategie tanto fondamentali quanto costose. E evidente che sono necessarie risorse ingenti – commenta infatti– ma è altrettanto evidente che potranno avere origine pubblica solo in misura decrescente. In sostanza – aggiunge – dobbiamo coinvolgere i mercati finanziari privati, italiani e internazionali . Si spiega in questo quadro il valore strategico dell'ipotizzata società autostradale, mista tra Anas e Regione, che riunisca in un solo attore logistico le autostrade che operano lungo l'asse Milanto-Trieste e che, attraverso le risorse derivanti dalla concessione autostradale, riesca a far decollare quelle infrastrutture in grado di dare risposte credibili per il futuro del Veneto . Nel concreto, esemplifica Catozzo, non è che si chiede a chi gestisce le autostrade di diventare gestore di ferrovie o di porti, di occuparsi cioè di erogare servizi, ma di diventare invece un sorta di banca, i cui finanziamenti potrebbero essere ripagati con un prolungamento delle concessioni oggi detenute . Prese di posizione precise , analisi senza sconti, proposte che scompaginano l'esistente, quelle prospettate dal vicepresidente Confindustria Veneto e responsabile Commissione infrastrutture, Stefano Catozzo. Perché – conclude – vorrei risposte concettualmente innovative, prima di rassegnarmi a un Veneto in declina.

 

 

Corriere delle Alpi  03.06.2007

«P.A.S. DOLOMITI» : PRIMO INCONTRO A CALALZO

Sul tema autostrada, un no «non pregiudiziale»

E il rilancio della razionalizzazione dell'attuale

CALALZO. «Non sono pregiudizialmente contrario alla possibilità di costruire il raccordo autostradale A27/A23», ha affermato il sindaco di Domegge, Lino Paolo Fedon, intervenendo al dibattito organizzato venerdì a Calalzo dal comitato "P .A.S . Dolomiti", «ma è da valutare a fondo l'impatto ambientale di una tale realizzazione. Ma ci vorrebbe un progetto diverso : quello che stiamo esaminando mi pare inaccettabile . La mia affermazione è comunque a titolo puramente personale . Ho richiesto, anche a pagamento, una una copia dell'elaborato; ma ho potuto finora prenderne visione solamente grazie all'organizzazione che voi qui rapprentate» .

Giovanna Deppi, aiutandosi col computer, ha presentato quindi una sintesi approfondita del progetto elaborato dallo studio Zollet di Santa Giustina e dei costi necessari per realizzare un'opera che potrebbe essere costruita in un arco minimo di 15-20 anni . E' seguito un intervento molto preciso e documentato di Giovanni Monico . «E' dal 1993», ha affermato, «che studio il fenomeno del traffico in Valboite, e sono arrivato alla conclusione che nei momenti di punta è talmente intenso da diventare insopportabile . Dalla mia analisi», ha proseguito, «risulta però che la maggior parte del traffico che intasa le nostre strade è un traffico locale, e quindi non è eliminabile con la costruzione di un'autostrada, ma solo con una razionalizzazione del transito attraverso i paesi» . Dopo un breve intervento di Nino Condotti, che ha sollecitato una maggior utilizzazione della ferrovia, c'è stato l'intervento più approfondito della serata, quello di Pierluigi Svaluto , ex sindaco di Perarolo . Partendo da una posizione che ha affermato «non pregiudiziale», Svaluto ha analizzato nel dettaglio sia il piano provinciale dei trasporti e sia i piani di interconnessione internazionale tra le grandi vie di comunicazione, arrivando alla conclusione che questa proposta del raccordo autostradale non servirebbe a nessuno, «anche perché», ha detto, «ci sono aziende turistiche cadorine che vorrebbero attraverso questa autostrada poter continuare a vendere sottocosto l'accoglienza del Cadore ad un turismo dell'est, molto povero . Mi rendo però conto che è necessario velocizzare i collegamenti, realizzando delle arterie che consentano una bel mobilità molto più veloce» .

Prossimo incontro del P .A .S . mercoledì a Cortina, alle 20,30 nella sala Cultura di largo Poste. (v.d .)

 

 

Corriere delle Alpi  03.06.2007

Macchietto-Venas, «I soldi ora ci sono »

E' l'assicurazione data dall'assessore Chisso al sindaco di Cibiana Guido De Zordo

Potrebbe essere il primo passo per trattenere Reinhold Messner in cima al monte Rite

di Francesco Dal Mas

CIBIANA . Mobilità più facile per trattenere il "re degli ottomila" in cima al monte Rite. Reinhold Messner non ha ancora ottenuto il collegamento verso l'Est Europa, con l'autostrada o la superstrada. Intanto, però, potrà contare sulla direttrice Macchietto-Venas, invocata a Cibiana soprattutto per il nuovo ponte che metterà a disposizione del paese . L'assessore ragionale alla Mobilità, Renato Chisso, a margine del recente vertice sul proseguimento del1'A27 da Pian di Vedoia quanto meno fino a Rivalgo (c'è infatti da vincere la ritrosia di Perarolo per lo svincolo nel proprio territorio) ha assicurato il sindaco di Cibiana, Guido De Zordo, e i suoi collaboratori che la sospirata circonvallazione sulla dorsale a valle del Boite finalmente si farà. Attenzione, però : i tempi non saranno certamente brevissimi. Bisognerà intanto aspettare che si materializzi il nuovo tronco autostradale . L'assegnazione possibile dei campionati mondiali di sci 2013 a Cortina potrebbero essere un buon incentivo sulla strada verso il traguardo? «Lo speriamo», si augura De Zordo . Di certo si sa che lo studio progettuale dell'ultimo tratto di A27 sarà accompagnato da quello per la Macchietto-Venas . E la spesa? 120 milioni di euro saranno a carico della società costruttrice, altri 100 probabilmente li investirà la Regione Veneto . Non si tratterà, evidentemente, di un'autostrada . Ma Cibiana - come afferma il sindaco De Zordo - si accontenterebbe anche di una strada purché comoda e che, evidentemente, comprenda il nuovo ponte . In attesa che maturi questa prospettiva, la società "Veneto Strade" intende metter mano, dal prossimo anno, al cantiere del recupero alla sicurezza dell'attuale strada che da Venas porta a Cibiana . Lo studio per il primo stralcio è stato presentato nei giorni scorsi, dopo qualche mese di gestazione . Propone un primo investimento di 4 milioni di euro, di cui uno e mezzo per lo svincolo di Venas; un'opera complessa, considerata l'area d'intervento di ristrette dimensioni. Gli altri lavori riguarderanno soprattutto l'allargamento della sede stradale, in modo da far passar e comodamente le corriere . Oggi, infatti, l'automobilista che incrocia un pullman deve fermarsi e spesso è costretto a far manovra. Il cantiere parte da Venas ed arriva a poche centinaia di metri dopo il ponte basso, fino alla prima rampa per Cibiana . Il ponte, però , non sarà oggetto di interventi. Quanto ad opere di mobilità, ieri è stato attivato il parcheggio di passo Remauro. Si tratta di 180 posti macchina .

«Questo intervento», afferma Mauro Pupulin, del Comune di Cibiana, «testimonia di come si possano fare grandi opere anche sulle terre alte senza devastare l'ambiente . Il park, infatti, è invisibile» . Non lo si nota dalla strada , nemmeno dalla mulattiera che porta al Rite, se non per pochi metri di tracciato . L'impianto libera il passo dall'assedio delle macchine e dei pullman che per anni hanno invaso la sede stradale ed i prati. Nel frattempo Cibiana è stata dotata, in paese, di altre due aree attrezzate per la sosta delle macchine . Complessivamente sono stati messi a disposizione 260 posti auto . La spesa complessiva è stata di 750 mila euro . «Sono dati sui quali è opportuno riflettere», sottolinea Pupulin, «in montagna costa tutto di più , anche realizzare un parcheggio. Abbiamo speso 3 mila euro a posto macchina . La differenza con la pianura è immediatamente intuibile» .

 

 

Corriere delle Alpi  03.06.2007

«Bisogna capire cosa si vuole fare»

Consigli al comparto turistico dall'esperto Renato Andreoletti

PIEVE DI CADORE . «Ciò che serve al Cadore in questo momento», ha affermato Renato Andreoletti, direttore della rivista Hotel Domani, « è un studio che indichi chiaramente dove vuole andare questa importante zona delle Dolomiti. Un obiettivo chiaro, che oggi manca, è il punto decisivo per riportare in zona gli investimenti necessari per rinnovare le strutture turistiche che oggi sono piuttosto malandate» . Renato Andreoletti si è fermato a Pieve proveniente da Sappada, dove ha tenuto alcuni incontri finalizzati al rilancio del turismo .

Lei parla di investimenti, ma quali?

 «Come accennavo, è indispensabile che sia elaborato un piano grazie al quale sia possibile intravvedere le linee da seguire . Partiamo da lontano : l'attuale politica regionale sul turismo va completamente rivista perché è stata impostata per sviluppare le spiagge e i laghi, per i quali è stato elaborato un progetto preciso, mentre la montagna è stata tenuta di riserva. Per questo importante territorio, la Regione non ha mai provveduto ad elaborare un piano specifico» .

Perchè afferma questo?

«Mentre una delle condizioni essenziali per la sopravvivenza della montagna e per lo sviluppo del suo turismo è l'accessibilità senza problemi, la Regione, elaborando il piano dei trasporti con la metropolitana di superficie, ha fermato questa struttura a Ponte nelle Alpi, dimenticandosi completamente delle Dolomiti e della necessità sempre più impellente di potersi muovere velocemente e senza automobile lungo le sue vallate» .

Cosa si dovrebbe fare?

«Innanzitutto sono da ripensare la concezione di albergo e la sua localizzazione . Oggi non è più possibile mantenere gli alberghi all'interno dei centri abitati, sia perché non possono avere spazi per ampliarsi e sia perchè non possono usufruire dei servizi necessari per moderno funzionamento; tra cui, ai primi posti, ci sono i parcheggi . In realtà , anche se è molto difficile pensare questo in una zona ormai antropizzata come il Cadore, l'albergo del futuro deve nascere in aree attrezzate e isolate». (v.d.)

 

 

Corriere delle Alpi  02.06.2007

Il dibattito sul tema della viabilità

«A27: prima di tutto una riflessione»

Il sindaco Fop torna a invocare più raziocinio e meno preconcetti

di Andrea Bressan

CALALZO. «Sull'A27-A23 meno divisioni , più reale riflessione e ricerca di uniti di intenti, tra i sindaci di Cadore e Bellunese». Il primo cittadino di Calalzo, Piermario Fop, torna a inserirsi nel dibattito sul prolungamento dell'autostrada, invocando una maggior condivisione di intenti tra le Amministrazioni coinvolte : «Dal dibattito in corso sul collegamento A27-A23», spiega il primo cittadino cadorino in una lettera aperta indirizzata a presidente della Provincia, i sindaci della provincia e della Carnia, presidenti delle Cm, «derivano non poche perplessitì ». «Sembra che da una parte ci sia chi vuole portare avanti progetti e costruire "sviluppo", dall'altra chi vuole bloccare tutto opponendosi allo "sviluppo" stesso . Non credo sia cosE notoriamente infatti non condivido l'idea del prolungamento autostradale, eppure credo di appartenere al "fronte del sE' come molti altri sindaci del Cadore, un "sE' a qualcosa che possa portare beneficio alla gente che popola la nostra terra, da realizzare coerentemente con la tutela della salute pubblica e della risorsa-ambiente, imprescindibile elemento di benessere e sviluppo futuro . Necessario dunque tenere in maggior considerazione le valutazioni degli studiosi . Il "fronte del sE da formare dovrebbe riflettere su tali circostanze e ricercare soluzioni compatibili, guardando avanti e non indietro» . Nello specifico dell'autostrada, «costruire un'infrastruttura di cemento di portata enorme, che si sviluppa su lunghi viadotti attraverso il Piave e in lunghe gallerie che perforano le montagne, e su cui dovrebbero correre oltre 35 .000 automezzi al giorno per rendere economica la loro realizzazione», puntualizza Fop, «non mi sembra vada nella giusta direzione» . Tra le soluzioni alternative, «noi del "fronte del sE' dovremmo dire "sE' al miglioramento della viabilità ordinaria, che si può realizzare a breve-medio termine», rilancia il sindaco di Calalzo, «convergere sulle priorità da indicare all'ANAS, vigilare affinché correndo dietro alla "chimera-autostrada" non vengano perduti i finanziamenti che spetterebbero alla nostra provincia. Non è un sindaco, per quanto intraprendente e "in carriera", che riesce da solo o con pochi altri a raggiungere risultati positivi per la nostra gente, ma tutti insieme dobbiamo lavorare per trovare soluzioni unitarie .

Senza contare che bastano alcune amministrazioni locali e un movimento spontaneo ben organizzato che si oppongano, per bloccare o ritardare la realizzazione di qualsiasi cosa». Da qui la richiesta di Fop «di non portare affrettatamente nei consigli comunali eventuali odg a sostegno del prolungamento, ma di approfondire prima la questione e di capire le reali conseguenze per la popolazione ; di riflettere sulle priorità da condividere tra Comelico-Sappada, Cadore, Val Boite e Valle del Piave, in vista di un documento davvero unitario ; di allargare la discussione a una visione strategica su viabilità-mobilità da qui a 20-30 anni, rivolgendosi a nuovi modelli di sviluppo compatibili con le trasformazioni in atto» .

 

 

Dopo i recenti summit in Carnia

«Continuiamo ad avere le idee piuttosto confuse»

«Non avere ancora visto ufficialmente lo studio» è un ostacolo in più

CALALZO. Primo bilancio sulla vicenda-autostrada, da parte del sindaco di Calalzo Fop, in seguito ai confronti tra amministratori pubblici del Cadore e della Carnia. Le prime conclusioni da trarre?

«Allo stato attuale», spiega, «non à possibile esprimere alcuna valutazione . né positiva né negativa; bisogna piuttosto approfondire la questione, perché mancano molte conoscenze in merito» .

«Agli amministratori del Cadore non e stato ancora presentato ufficialmente alcuno studio . ne essi hanno avuto modo di parlare con Regione e Anas. Solo rivolgendosi ai sindaci della Carnia, abbiamo potuto prendere visione del progetto di fattibilita, da cui peraltro è impossibile avere un quadro significativo sull'impatto per le vallate del Cadore . Si capisce solo che obiettivi principali sono un flusso di traffico tale da giustificare un "project financing" e l’interesse di decongestionare la pianura friulana e veneto-orientale distribuendo parte del traffico da e per Tarvisio attraverso le valli della Carnia e del Piave» . Quanto agli amministratori locali. «e necessario si rendano protagonisti delle scelte che riguardano i territori di competenza», secondo Fop, «con decisioni a reale vantaggio dei cittadini . Indispensabile . inoltre . ricercare e mantenere l'unita tra gli amministratori cadorini e carsici, sviluppando valutazioni di interesse comune e sostenendo ulteriori progetti in tutte le sedi con metodo unitario. Si è deciso cosE di individuare nelle quattro Comunità montane coinvolte (Val Boite. Centro Cadore . Comelico-Sappada . Carnia . ndr-) i riferimenti dei Comuni per confronti e approfondimenti» . (n .b. )

 

 

L’ Amico del Popolo  02.06.2007

Autostrada, il collegamento A27-A23 nelle Reti transeuropee di trasporto?

Si riapre la finestra delle Reti transeuropee di Trasporto. E la domanda sorge spontanea: il collegamento autostradale fra l'A27 e l'A23 può essere riconosciuto fra le arterie di importanza europea?

L'iniziativa tocca in primo luogo alla Regione e poi al Governo. Lo spiega il parlamentare europeo Udc Iles Braghetto, annunciando che il 24 maggio Strasburgo ha approvato il regolamento finanziario, per le reti transeuropee di trasporto:. «Per essere finanziabili i progetti, pre­sentati dalle Regioni per le tratte di loro competenza, ,devono avere l'accordo del Governo, il quale propone alla Commissione europea l'inserimento di tali progetti nel Mip, Piano europeo multiannuale».

Non c'è da farsi illusioni, perché le Reti transeuropee sono individuate da tempo e la finestra che ora si è aperta riguarda il finanziamento dei progetti relativi alle infrastrutture comprese nelle reti, con un occhio di riguardo per le opere ferroviarie. Ottomila miliardi di euro, del resto, non sono molti, distribuiti in tutta l'Europa: con quei soldi l'Unione intende finanziare al 30% i progetti prioritari interessati da tratte transfrontaliere. Ma l’80% di quei soldi se ne  andrà per i progetti prioritari (in Italia supertunnel del Brennero e Tav Lione­Torino-Trieste), anche se c'è la volontà di definire più precisamente i bottlenecks (cioè le strozzature) includendo anche le barriere naturali.

I tempi sono stretti. Ancora Braghetto: «Dal 24 maggio le Regioni avranno due mesi di tempo per presentare alla Commissione europea i progetti per il cofinanziamento». E poi non se ne parlerà più fino al 2014.

Ma l'inserimento è possibiIe?

«Quei soldi 'andranno'" tutti sui grandi "corridoi"», ci spiega il presidente della Commissione Trasporti del Parlamento europeo Paolo Costa, che abbiamo raggiunto al telefono a Creta. «Semmai possono avere qualche possibilità le proposte di adduzione ferroviaria verso quei corridoi. Vedrei più favorito, eventualmente, un progetto di collegamento ferroviario attraverso la Valsugana».

Bortolo Mainardi, Commissario perle grandi opere nel Nordest con il governo Berlusconi, valuta l'ipotesi con interesse, «purché non rallenti la volontà e la capacità di fare presto che la Regione Veneto ha».

L'assessore Chisso, per parte, sua, conferma la volontà della Regione: «Come ho ribadito più volte a tutti, sono determinato a partire subito, non tra dieci anni almeno per quanto guarda il prolungamento delI'A27 fino a Caralte. In tutti gli incontri che ho avuto anche nei giorni scorsi nel bellunese», ha sottolineato Chisso, «ho riscontrato che le categorie economiche e gli amministratori locali sono sostanzialmente e in maniera concorde dalla mia parte sulla linea del fare e fare presto. Aggiungo anche, come hanno evidenziato tutti gli esponenti del territorio bellunese da me incontrati, che la candidatura di Cortina ai mondiali di sci nel 2013 può essere sostenuta solo se ci saranno infrastrutture adeguate, sia sul versante ferroviario, sia soprattutto per quanto concerne le strade. Questa carenza è stata a suo tempo tra i motivi della bocciatura della candidatura olimpica. La sostenibilità finanziaria per il primo tratto del collegamento tra le due autostrade e il consenso manifestato sulla questione», ha concluso Chisso, «sono un'occasione che non possiamo perdere per abbreviare i tempi del fare».

 

Venezia-Cadore-Tarvisio

Un'arteria europea

Correva l'anno 2000 e "L'Amico del Popolo" si faceva promotore dell'inserimento della "direttrice di Alemagna tra le Reti transeuropee di trasporto (Ten-T). Il 12 giugno si riunirono in Prefettura i rappresentanti della politica e del mondo economico bellunese, per siglare un documento, con la richiesta al Governo.

E il Governo ascoltò. Il 20 dicembre di quell'anno la Gazzetta Ufficiale pubblicava le nuove proposte italiane per l'aggiornamento delle Reti transeuropee: soltanto otto  e una di queste era la "direttrice di Alemagna". Ma l'Europa non recepì nessuna delle otto proposte stradali italiane. Tuttavia, non si puntava tanto a ottenere finanziamenti europei, quanto piuttosto a mettere nero su bianco l'importanza europea dell'asse che da sempre; collega Venezia alle Dolomiti e al mondo tedesco. Si trattava di riaccendere i riflettori su: una via, l'Alemagna, totalmente oscurata negli ultimi decenni dal valico del Brennero.

E in effetti quella dichiarazione di importanza fatta dal Governa, firmata dall'allora ministro Vincenzo Visco i riflettori li riaccese: la direttrice di Alemagna" entrò nell'elenco delle infrastrutture strutture primarie dell'accordo quadro Regione­Governo Governa del 2001, interpretata come asse autostradale: stradale: «Il Governo e la Regione si impegnano a verificare la possibilità per la continuazione dell' asse autostradale A27 verso nord».

Quella verifica fu poi messa tra i compiti del Commissario per le grandi opere del Nordest. E' Bortolo Mainardi ipotizzò una correzione del percorso per evitare i «no» di Bolzano, puntando a nordest, cioè verso Tolmezzo e Tarvisio. Le verifiche portarono a un giudizio positivo, rafforzato dal progetto preliminare dell'Anas: il proseguimento verso nord e verso Tolmezzo si può fare.

L'Europa capirà che questa arteria riveste un interesse europeo?

 

 

La Vita Cattolica  02.06.2007

La Regione Veneto «frena» sul collegamento autostradale tra Amaro e il Bellunese

Autostrada? Tra 10 anni

Mancano ancora finanziamenti sufficienti al prolungamento della A27 verso Cortina. Impensabile trovarli prima di 10 anni per la Carnia

L'autostrada attraverso la Carnia? Se ne riparlerà fra 10 anni. Lo lascia intendere Renato Chisso, assessore regionale veneto alla mobilità. Il quale ha pure dato il via al tratto autostradale fra Pian di Vedoia e Macchietto. Pian di Vedoia è alle porte di Longarone, Macchietto alle porte del Cadore. Negli incontri ufficiali il Veneto afferma: «Come Regione siamo intenzionati a procedere nei tempi più brevi e nei modi più opportuni per dare avvio al collegamento tra le autostrade A27 e A23, opera che le comunità e l'economia bellunesi considerano concordemente essenziali per la provincia».

«Noi abbiamo accolto la sfida e siamo intenzionati ad andare avanti - aggiunge Chisso - tenendo conto delle esigenze delle comunità locali, anche in considerazione del fatto che i tempi sono maturi e che l'opera è funzionale pure al settore turistico ed alla candidatura di Cortina per i mondiali di sci, che dovrà essere supportata da un sistema infrastrutturale adeguato. Avendo chiara l'unitarietà dell'opera - conclude - è opportuno ragionare in concreto per lotti funzionali, rispetto ai quali per il primo tronco c'è già uno studio che dimostra la sostenibilità di un project financing».

E per gli altri tronchi? A tempo debito - risponde Chisso - si vedrà. Poi, lontano dai microfoni, aggiunge: fra 10 anni ne riparleremo. Gli imprenditori friulani specificatamente pordenonesi ed udinesi - insistono. Hanno incontrato Chisso insieme ai colleghi bellunesi. Hanno sottolineato, in quella sede, la necessità di un incontro a tempi ravvicinati tra il presidente Giancarlo Galan e il collega del Friuli-Venezia Giulia Riccardo Illy, sulla base di una proposta complessiva e condivisa da tutto il sistema imprenditoriale interessato. Chisso, però, prende tempo. Anche perché i costi sono davvero proibitivi. La spesa per allungare l'autostrada fino a Macchietto è infatti di 900 milioni di euro. L'A27 procederà al ritmo di 40,5 milioni di euro al chilometro. E il primo tratto sarà di 20 chilometri, al massimo di 23. Le risorse non le metterebbe il pubblico, bensì il privato, in cambio di una concessione trentennale. Usiamo il condizionale, perché alcuni privati si sono fatti avanti, ma non ancora tutti coloro che ci vorrebbero. E se per la direttrice verso Cortina (città di forte richiamo) si constatano difficoltà, immaginarsi per il prosieguo verso il Friuli.

 

 

Il Gazzettino  01.06.2007

Prolungamento A27, il consiglio approva l'ipotesi

Lorenzago

Un consiglio comunale abbastanzatranquillo quello che si ètenuto lunedì sera a Lorenzago . Approvati all'unanimità i primi due punti all'ordine del giorno che prevedevano la lettura e approvazione dei verbali della seduta precedente ed espressione di solidarietà nei confronti del Comando dei Vigili del Fuoco di Belluno, si è passati al terzo punto che trattava l'ipotesi di prolungamento dell ' autostrada A27 . Il Sindaco ha fatto una breve storia dei problemi e dei tanti programmi e progetti proposti e mai realizzati circa la viabilità in provincia e soprattutto in Cadore fin dagli anni '70 quando si prospettava

la costruzione della Venezia- Monaco . Alla fine è stata approvata (due astensioni) l'ipotesi di prolungamento dell'autostrada A27 . Poi si è parlato dei criteri da adottare per la formazione del piano commerciale che regolerà l'insediamento delle attività commerciali . Il sindaco ha dato lettura dei suggerimenti ricevuti dall'Associazione commercianti che consiglia locali con una superficie massima di 200 mq. ; la minoranza ha consigliato di prevedere, in caso di future esigenze, la possibilità di ampliamento delle attività esistenti e di prevedere la possibilità che eventuali varianti al piano necessarie in futuro, siano di competenza esclusiva del Consiglio comunale . La progettazione del Piano con i criteri esposti sono approvati all'unanimità. Più lunga è stata la discussione sull' esame della proposta di modifica delle opere di urbanizzazione primaria e della convenzione per l'attuazione

del Piano di Lottizzazione di iniziativa privata riguardante un zona residenziale di espansione in Via Rivadò . In pratica la proprietà proponeva all'Amministrazione comunale di modificare la convenzione a suo tempo sottoscritta e allegata al progetto, chiedendo di anticipare i tempi di rilascio dell'agibilità

dei fabbricati costruiti, in cambio della costruzione in un secondo tempo di un superiore numero di parcheggi di quelli previsti, ma con soluzioni tecniche diverse da quelle di progetto . Il Consiglio non ha ravvi - sato in questa operazione un rilevante interesse pubblico e pertanto la proposta è stata respinta all'unanimità .

La variazione di bilancio in seguito all'avvenuta assegnazione di 100 .000 euro da parte della Regione, che verranno distribuiti per interventi di spese straordinarie in occasione della vacanza di Papa Benedetto XVI secondo il programma concordato dal Comitato costituito ad hoc, approvata all'unanimità.  Gian Franco Mainardi