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Tesi di laurea - Cecilia Alzetta

 

Il quarto Punto della situazione  05 aprile 2007

 

Sono oramai passati alcuni mesi dall’inizio di questa avventura. Su quello che inizialmente era un guscio di noce che, almeno nelle intenzioni, doveva cercare di frapporsi al dilagante maroso, al desiderio politico di un’autostrada, sono fortunatamente saliti in molti. E il guscio si è fatto dapprima scialuppa, cercando ed acquisendo consensi nell’intento di soccorrere, com’ è tradizione di queste imbarcazioni, la Val Tagliamento dalla minaccia di sfacelo ambientale, culturale e sociale nel quale un’opera come il collegamento A23-A27  la farebbe precipitare, evitando possibilmente la consegna di questa trista dote alle generazioni a venire.

Poi, nel corso del tempo, nonostante ancora schernita e sbatacchiata dai frangenti mediatici, dagli attacchi gratuiti e dai venti politici contrari, sulla nostra scialuppa si sono aggregati capaci rematori che, assieme agli altri, hanno contribuito a stabilizzarla, dandole nuova forza e contribuendo ad aggredire ed analizzare con maggior attenzione ed organizzazione le diverse voci che perorano la causa di un rapido inizio dei cantieri.

Siamo così passati da PAS – comitato No Autostrada Carnia Cadore – a PAS DOLOMITI, con intenti anche diversi, per lo scambio di esperienze e future relazioni interculturali con le genti a noi confinanti, a dimostrazione che distanze risibili come quelle che dividono noi dai nostri vicini, non solo si possono superare, ma addirittura diventano, come in questo caso, giusta ragione di intenti comuni, unione e programmi futuri.

Leggendo i giornali, sembra vi sia un disegno comune e preciso nel far coincidere, quale postulato, i comitati spontanei in genere, e la loro eventuale opposizione a qualche progetto, ad una sorta di ottusità gratuita, di incapacità cognitiva, da evidenziarsi con malcelato fastidio ogniqualvolta il proponente di turno si trovi dinnanzi ad un “fronte” del No ; e di come diventi quasi obbligatoria, pena l’essere considerati pericolosi integralisti, la disponibilità a trattare spazi relativi alle opere in discussione, che comunque dovranno essere concessi per avere il diritto ad essere considerati “i buoni cittadini, degni di mediare”.

Indipendentemente dalla convinzione vi possa essere campo anche per un sereno, deciso e ben argomentato libero dissentire, ci permettiamo di aggiungere innanzitutto che sarebbe obbligo dei proponenti aprirsi alla discussione, senza indurre privati cittadini a riunirsi in un comitato ed a ricercare la documentazione necessaria ad informare la popolazione su quali siano o meno le intenzioni dei comuni referenti politici ; poi, considerando la generale tendenza delle grandi opere,  una volta insediate, a modificare radicalmente un territorio, può accadere non vi siano possibilità di discussione o ampi margini di trattative, soprattutto quando vengono messe in discussione la salute e l’economia di un territorio, oppure quando sia dato intuire che l’opera “proposta” nasce per utilità politiche, per servitù di passaggio piuttosto che per utilità reali e comprovate.

Va detto infatti, ripetendolo senza alcun timore reverenziale nei confronti dei politici, degli industriali oppure dei personaggi di rilievo che alternativamente sostengono la sterilità del fronte del NO, che tutti noi, loro compresi, non sopravvivremo allo sconcio d’asfalto a noi imposto, eredità che lasceremo invece a quanti ci succederanno e dai quali certamente saremo ricordati per essere stati gli ultimi ad aver potuto beneficiare di un ambiente che ancora possiamo definire non deturpato, di un ecosistema che non solo sopravvive ma che comincia a suscitare gli interessi delle comunità scientifiche e naturalistiche e che, nonostante le magnifiche opportunità, abbiamo accettato di offrire in libagione ad un progetto primariamente politico e privo di qualsiasi contenuto di valore reale per le nostre genti, controsenso storico in un’Europa che oramai si indirizza alla tutela di aree simili alla nostra, ed in definitiva, vero anacronismo economico ed ambientale essendo circondati da Stati che sempre più investono per le comunicazioni su rotaia, citando Germania e Francia, stati fondatori dell’Europa Unita assieme all’Italia, ed Austria e Svizzera, stati vicini che abbatteranno, nel prossimo futuro, di un ulteriore 10 % il limite fissato per il traffico su gomma.

 

La generazione precedente alla nostra, memore di guerre e privazioni, in momenti di recessione economica ed emigrazione, accettò di barattare l’acqua, ovunque prelevata con rapace capillarità prima da Sade poi da Enel, con la promessa di lunghi periodi di tranquillità economica, pane e lavoro. Tutti conoscono quanto accadde, quale fu il corrispettivo versato, mentre, di converso, solo pochi oramai ricordano d’aver visto funzionare i mulini ad acqua, il trasporto fluviale del legname e d’aver udito l’”eterno canto del fiume Tagliamento”, ridotto, nella parte montana, a miserrimo rigagnolo.

Se quanti ci hanno preceduto avessero avuto la forza di non cedere alle lusinghe della ditta, alle promesse dei politici ed alle pressioni dei potenti, ora nel Tagliamento avremmo ancora dell’acqua e noi, con molte probabilità, saremmo una comunità molto più ricca di quanto non siamo e comunque con alternative diverse dalle attuali, se non altro da un punto di vista prettamente turistico.

Oppure, nel caso qualcuno dovesse non convenire completamente, com’è lecito, allora riguardo allo status quo potremmo aggiungere la necessità di rammentare agli attuali gestori il rispetto delle leggi relative al minimo deflusso vitale ed un necessario ed equo ritocco delle percentuali anoressiche che vengono annualmente versate ai comuni dove avvengono le captazioni, a fronte di guadagni iperbolici.

La storia ci offre così la possibilità di un paradigma negativo, che ha contribuito non poco ad impoverire la nostra comunità : acqua concessa sottocosto “per il bene comune”, l’energia, e finita ora, per gli effetti della globalizzazione, nelle salde mani di una cordata formata da società spagnole e francesi, banche svizzere e municipalizzate piemontesi, che, in aggiunta, hanno immediatamente provveduto ad una corposa riduzione del personale. Quale allora il vantaggio, a distanza di alcune decadi ?.

Anche ora ci viene prospettato, con uguale richiamo da merli, un futuro di piena occupazione, una grande possibilità d’affrancamento ; così l’Autostrada, oppure, per dirla con il nostro governatore, la superstrada, diviene la nuova e definitiva Opportunità della Val Tagliamento, la panacea capace di estirpare d’un solo colpo tutti i mali che da sempre ci affliggono, occasione che solo intelletti retrogradi e reazionari potrebbero non cogliere.

Nondimeno è dal nostro passato che vengono chiari ammonimenti, indicandoci quale unico e valido metro atto a misurare i benefici delle grandi opere - progetti che portano a rivolgimenti epocali di un territorio - quello estremamente dilatato dei tempi storici, non esistendo epistemologia alcuna in grado di rassicurarci sugli effetti economicamente positivi di tale progetto ; a meno che gli abitanti della Val Tagliamento non vogliano considerare positivo, economicamente vantaggioso e di per sé gratificante soddisfare innanzitutto Cortina, che necessita di adeguati collegamenti per approntare al meglio i suoi mondiali 2013 e per questo perora a gran voce la causa dell’asfalto - ben s’intende in casa altrui- per le migliaia che potranno velocemente accorrere e la felicità dei proprietari di immobili, quotati (CorSera\Veneto\Belluno) 11.000 Euro\mq. ; poi del serraglio degli industriali, politici ed aggregati con tessera, che vendono come fondamentale il progetto di posare l’economia della Valle e della Carnia sul cardine del traforo delle dolomiti del Monte Cridola, per inciso definite dal Berti “Belle, fra le più belle dolomiti”, con conseguente passaggio di innumerevoli automezzi (32000 pro die) che, nel loro immaginario, dovrebbero costituire fonte di ricchezza .

Ma tutte queste persone probabilmente non sanno chi sia il Berti e per le dolomiti, ed il territorio in generale, provano un certo, diffuso disinteresse.

Ma se il futuro è nella mente di chi lo immagina, ebbene i nostri pensieri sono proiettati ad una diversa concezione della vita in Carnia, nella Valle del Tagliamento in particolare, dal futuro per noi immaginato da persone che non vivono la nostra realtà.

Il comitato per il No all’opera infatti, comitato PAS, ha provveduto a dimostrare come i tornanti e le distanze possano venire superati dal desiderio di condividere un progetto : non solo crediamo superflua, anzi dannosa un’autostrada, soprattutto in termini turistici, altresì persuasi che tale opera possa seriamente compromettere un modello di vita standardizzato e sul quale si sostiene ora parte dell’economia locale, ma, come già anticipato, stiamo provvedendo a dotarci di finalità culturali, affinché l’infelice occasione presentatasi divenga pretesto per scambi interculturali continui sul territorio della rappresentanza di Peraltrestrade Dolomiti, esteso da Cortina alla Val Tagliamento tutta.

Nella convinzione poi, di poter trovare nella storia e sul territorio la possibilità di sottrarci al pernicioso assolutismo politico imperante, proponiamo sia proprio l’attuale viabilità a diventare fonte di guadagno e volano propulsore.

La viabilità nella Val Tagliamento, intesa anche quale collegamento con il Cadore, ha una storia millenaria, riconosciuta dagli addetti ai lavori e sufficientemente documentata.

E’ stata innanzitutto un Corso Patriarcale, ai tempi della diocesi di Iulium Carnicum, l’attuale Zuglio, atta a collegare tutto il territorio di giurisdizione della diocesi, di cui faceva allora parte anche l’attuale Cadore.

Partendo un po’ sopra Caralte, la località dove, nelle intenzioni, si vorrebbe l’imbocco della galleria autostradale diretta verso il Friuli, suddetto corso patriarcale si biforcava per condurre in due direzioni : la prima verso Cortina, passando lungo la Val Boite, per poi continuare in direzione Dobbiacco e quindi congiungersi con il corso dell’Alemagna e risalire la Val Pusteria in direzione di Brunico ; interessante diventa a questo punto evidenziare la comune radice ladina delle popolazioni su questa direttrice, unite da simile cultura, usi e tradizioni e da un idioma che, nonostante i chilometri che dividono i diversi territori, rimane in molte zone del tutto simile e comprensibile. “La us dai ladins”, un giornale locale, meriterebbe di essere letto dalle genti carniche solamente a riprova di quanto ancora sono a noi vicini gli abitanti dell Pusterthal.

Oppure il corso patriarcale poteva condurre verso Iulium Carnicum attraversando il territorio Cadorino : da Pieve a Domegge ; da Domegge a Lozzo di Cadore, dove, in un tratto superiore, c’è ancora una parte lastricata di questo corso che evidenzia le grattate dei carri, in quel punto in palese, comune difficoltà.

La risalita verso il Passo della Mauria e la successiva discesa, avvenivano grossomodo sulla via esistente, essendovi necessità di frenare il possibile abbrivo causato dalla pendenza, con la presenza di numerosi tornanti ; nei punti più ostici ed impervi c’erano sempre dei muretti, dei paracarri, ed in questi punti si provvedeva a lastricare la strada, mentre, sui tratti normali, a coprire i due metri e mezzo della via, veniva usata terra battuta o ghiaia.

Una volta sul passo, approntandosi alla discesa, i viaggiatori avevano ed hanno - per il momento - davanti agli occhi una natura molto interessante e diversificata : una potente serie di strati sedimentari marini, evidentemente non rimasta orizzontale come originariamente deposta ma fortemente rialzata a nord, con gli strati che scendono trasversalmente alla valle, e rocce dolomitiche a sud ; il versante a sud, cioè il fianco destro, formato dalle imponenti scogliere dolomitiche della Cridola, dei Monfalconi, della Cimacuta ed il versante opposto, cioè il fianco sinistro, dominato da calcari massicci come il Clap Savon e il Clap Varmost, o dolomitici come quelli della giogaia Tiarfin Tudaio, che si alternano con calcari stratificati, calcari marnosi e marne più facilmente erodibili. Lungo l’asse della valle sono i gessi, ben evidenti nella discesa dal passo Ma uria.

Alla diversa natura e struttura dei suoi fianchi, la conca deve il fascino che dà il carattere composito del paesaggio, dove in un tutto armonioso si sposano due tipi di ben differente natura. Da un lato l’asprezza delle imponenti bancate dolomitiche, coronate dalle caratteristiche frastagliature multiformi ; dall’altro le balze ed i dossi, che dalla cresta di spartiacque col bacino di Sauris, scendono con gradini ondulati fino al Tagliamento.

Il bacino superiore del Tagliamento, come ebbe occasione di ricordare il senatore carnico Michele Gortani, offre inoltre un campo molto favorevole alle ricerche botaniche. Si ha infatti notizia di piante che ivi trovano, nella loro varietà, unica residenza in Italia : è il caso, ad esempio, della Primula Wulfeniana Venzoides, che convive in queste zone, sotto alle rocce, insieme alla profumata Daphne Cneorum L. , al Ccypripedium Calceolus, che qui prende il nome di “scarputa da la Madona”, ed al Sorbus Chamaemespilus Koch, chiamato “pàlombala”.

Non è raro incontrare specie nuove per il Friuli, quali la Chondrilla stipitata Schulz, che vive in prati acquitrinosi, il Carex Buxbaumii Whlnb, nei luoghi umidi alle radici del Varmòst, il Carex brachystachys Schr. nei luoghi acquitrinosi presso il dosso Varmòst, la Platanthera chlo rantha Cust. nei prati dello stesso monte, la Sesleria disticha Pers. nella china del Cimacuta, come lì si segnala la presenza dell’Empetrum nigrum.

Comunque, una volta valicato il passo ed oltrepassata la sorgente del Tagliamento, non appena la piana lo consentiva, il percorso della via piegava dall’attuale sede stradale per proseguire sulla sinistra orografica del Tagliamento ; attraversava le frazioni del paese di Forni di Sopra per dirigersi verso Andrazza e poi verso il “Castello di Saquidic”, costruzione risalente al 300 d.c., ultimamente riscoperta dalle belle arti ed ancora oggetto di studi accurati.

Scendendo verso il Ponte del Marodia si possono ancora notare almeno una trentina di metri di muro scalpellato ad arte e risalente all’età del corso e, più in basso, un ponte ancora integro utilizzato dai vescovi e dai viandanti durante il loro muoversi sul territorio.

Oltrepassato il P.sso della Morte e risalito il crinale fino a Cima Corso, la strada conduceva agli abitati di Ampezzo, di Socchieve, di Villa Santina, di Verzegnis e di Cavazzo per formare due ulteriori diramazioni : verso Formeaso e quindi Zuglio – Iulium Carnicum – che prima di essere diocesi era Municipio Romano e le cui proprietà si estendevano, come detto, fino a confinare con quelle dei conti di Brixen e dei nobili asserviti all’Austria, oppure in direzione di Aquileia, la cui giurisdizione copriva un territorio che si estendeva fino ai confini dell’attuale Lombardia.

Poi venne un’altra strada, detta “medioevale”, che poco si discostò, almeno inizialmente, dal corso patriarcale, ma che cominciò innanzitutto ad attraversare gli abitati nel frattempo creatisi, divenendo al contempo più ampia, più larga.

I territori attraversati e le genti unite da questa strada furono i medesimi toccati dall’altra, tant’è che in tempi successivi ed a noi più vicini, la medesima via venne detta anche “via degli emigranti”. Essa accompagnava coloro che, per guadagnarsi il pane erano “libars di scugnii làa” – liberi di doversene andare – ad oltrepassare il Passo della Mauria, per poi ridiscendere fino a Lorenzago. Qui, generalmente secondo la loro professione, si dividevano : la maggior parte dei tessitori si dirigeva verso Auronzo per arrivare, risalendo in direzione di Misurina, fino a Dobbiacco, dove si distribuivano lungo la Val Pusteria oppure ancora più in su, verso Brunico.

Gli scalpellini tagliapietre invece, prendendo la direzione del Comelico e risalendo la Val di Sesto raggiungevano S.Candido. Da qui si spostavano verso l’Austria, in direzione Lienz.

Il tutto naturalmente a piedi, giocando a “plecas”, con pietre piatte a fare da bocce e boccino, tanto per passare il tempo durante il lungo viaggio.

Dal 1873 al 1890, per volontà del governo si lavorò su questa strada, un tempo importante via di collegamento : venne quindi rivisitata quella medioevale, apportandovi le modifiche necessarie a rendere il percorso semplicemente più lineare.

Nel 1957, con grande gioia dei valligiani, essa venne asfaltata fino in Cadore.

Una rapida e breve parentesi merita il progettato collegamento ferroviario Trieste – Monaco, nei pensieri della “buonanima” che, forse preconizzando un possibile futuro su rotaie, già allora commissionò l’elaborazione del progetto dell’opera, invero durato cinque anni, dal 1923 al 1925, ed appaltato in diversi lotti ; a Forni di Sopra è ancora possibile notare, in alcuni punti, i paletti indicanti il percorso della ferrovia, progetto successivamente abbandonato per l’impegno profuso in scelte non altrettanto lungimiranti, dimostratesi anzi sciagurate per l’intera nazione.

Chissà come suonerebbe alle orecchie dei nostri eletti la proposta di prolungare il percorso ferroviario da Calalzo di Cadore alla stazione di Carnia, passando lungo la Val Tagliamento con l’intento di un basso impatto ambientale ? .

I nostri desideri e le nostre proposte per la viabilità stradale comunque, si fondano innanzitutto sulla semplice rivisitazione, per la parte friulana, dei conosciuti punti critici dell’attuale Ss 52, osservando inoltre, per il territorio del vicino Cadore, la possibilità di decongestionare il traffico con un più accorto utilizzo delle due strade che da Longarone conducono a Pieve di Cadore, trasformandole in due strade a senso unico e dotando Longarone della storica e dibattuta circonvallazione : un operazione certamente più semplice e meno costosa dell’ipotesi di un’autostrada, che comunque prevedrebbe il suddetto bypass. 

Grande beneficio, potrebbe poi venire dalla rivalutazione di quell’antica via di percorrenza, in modo tale da creare attorno ad essa, poco distante dal corso del Tagliamento, un interesse storico e turistico.

Una pista ciclabile – e non un’autostrada - capace di estendersi da Tolmezzo, possibilmente da Zuglio, fino al Cadore ed oltre, fino a Cortina, lungo la Pusteria, con zone di sosta ed installazioni   – sul territorio di nostra competenza – di artisti friulani che ricordino il nostro passato ; una via ciclabile sicura, adatta a gruppi e famiglie che si troveranno ad  attraversare, solo nel nostro territorio, due parchi, quello “intercomunale delle Colline Carniche” e quello delle “Dolomiti Friulane”, e potranno dirigersi verso una comune “strada delle Dolomiti”, panoramica, interculturale, d’interesse internazionale, storica : ebbene questa potrebbe diventare per la Val Tagliamento una valida alternativa economica ai desiderata delle associazioni industriali, considerando anche l’attuale ricettività lungo il percorso.

Se a questo aggiungiamo che lungo tutta la valle del ” fiume dei Tigli”, il Tagliamento, vi sono paesi che hanno ricchezze naturali, tradizionali ed artistiche che vanno semplicemente rivalutate, troviamo ulteriormente assurda anche la possibilità di considerare un’opera come la proposta “strada a grande percorrenza” l’unica possibile attuale soluzione per lo sviluppo del nostro territorio.

A chiusura, volentieri ricordiamo ancora Michele Gortani, figura poliedrica certamente da inserire nel ristretto numero di “giganti” che la nostra terra può annoverare, mai come ora compianto, che sosteneva come “la Carnia ancora non avesse rivelato tutti i suoi segreti ; e giova sperare che l’amore per le Alpi, ond’è animata la presente generazione, abbia a riaccendere nell’animo di taluno anche l’amore per i fiori e la natura, sì che si possa avere finalmente un elenco abbastanza completo di quelli che vivono nella nostra piccola patria e che l’altra contribuisca a fortificare le genti ed aiutarle a mantenere incontaminato lo splendido territorio che abitano”.

Un uomo d’altri tempi ?. Così non pensavano un paio d’anni fa i politici ed il variopinto mondo dell’intellighenzia regionale, accorsi assieme ad Andreotti a celebrarne la memoria a Tolmezzo, e  che stranamente coincidono con gli stessi che volentieri vedrebbero passare l’autostrada nella valle.

Si saranno forse precipitati ad onorare il politico senza aver colto, dell’uomo, l’essenza più carnica e profonda ?.

Il nostro borsino è rimasto dall’ultima volta invariato ; come ripromessoci, di seguito i nomi ed i cognomi di quanti hanno ufficialmente e personalmente preso posizione in relazione all’opera in discussione :

 

CONTRARI ALL’OPERA

il sindaco di Cavazzo Carnico DARIO IURI (febbraio dichiarazione stampa)

il triestino ALESSANDRO METZ -consigliere regionale- (01.03.07 dichiarazione stampa) ;

il carnico FABIO D’ANDREA -consigliere provinciale- (intervista del 07.03.07 rilasciata a VTC Treppo Carnico)

il sindaco di Calalzo di Cadore PIERMARIO FOP (marzo / dichiaraz. Stampa e convegni)

 

FAVOREVOLI

A favore dell’opera, oltre ai soliti ILLY & GALAN, i nostri consiglieri regionali RENZO PETRIS di Ampezzo (febbraio dibattito Telefriuli), LODOVICO SONEGO (dichiarazioni stampa), MARSILIO di Sutrio (dichiarazioni stampa)  MORETTON (dichiaraz.stampa)