Il punto della situazione 1 -
13.01.2007 -
Comincia
finalmente a farsi sentire il rumore del confronto ; si è infine acceso il
contraddittorio durante l’incontro informativo che i comitati hanno inteso
organizzare giovedì 11 gennaio nel Palazzo Unfer di Ampezzo .
L’intento di “Per altre Strade”,
Moviment Mont, del “Comitato di difesa del Territorio” e di quello “di
tutela delle Acque del Bacino Montano del Tagliamento”, promotori della
riunione, certo era informativo,
caratterizzato dalla necessità di trattare fatti avvenuti e progetti di
possibile realizzazione sui quali, come evidenziato, o non esiste per i Carnici
alcun tipo di informazione, oppure essa langue, per essere successivamente
gestita in modo discutibile allo scopo di rendere possibili alle amministrazioni
comunali passaggi che, proprio in forza di queste ragioni, avvengono
surrettiziamente, anche se tali decisioni trattano in modo importante il futuro
delle genti in Carnia.
Ed è per il
vasto insieme degli argomenti, per la loro portata e per l’immediata capacità
di incidere pesantemente sulla vita della popolazione Carnica, che alcuno dei
gruppi organizzatori intende permettere che in futuro, di tali provvedimenti i
Carnici non siano quantomeno informati, pur essendo alto il rischio di essere
additati - nella migliore delle
ipotesi - quali ottusi e fanatici ambientalisti,
estremisti politici o bugiardi demagoghi esperti di retorica,
oppure - nel peggiore dei casi - incapaci di comprendere le superiori e
delicate questioni di interesse economico e geopolitico, ed esclusi
conseguentemente a priori da qualsiasi ragionamento riguardi prospettive future,
causa la manifesta incapacità di intendere e di volere.
Sono state infatti lanciate in queste
direzioni le accuse ai Comitati fatte dal segretario della delegazione degli
industriali di Tolmezzo, signor Luigi Bonanni, che a quella di essere bugiardi
nel modo di esporre e trattare i vari argomenti, aggiunge pure di essere pervasi
da manifesto populismo, portatori
quindi, di proposte di facile presa .
Bonanni ha
inoltre dato agli astanti dimostrazione di coerenza democratica e lungimiranza
politica quando, in un curioso atteggiamento dicotomico che lo vede schierarsi
con il comitato del “No alla Cava di Raveo” pur identificandosi appieno con
il progetto del tratto autostradale di collegamento A23 – A27, rifiutava di
spiegare l’improrogabile necessità di realizzare un’opera da 6.OOO miliardi
di vecchie lire, adducendo “non essere quella la sede opportuna per
discuterne”, ed evidenziando altresì chiaramente il contagio della
“Sindrome di Estraneità”, di cui atavicamente hanno sofferto i Carnici e
che i comitati si ripropongono di debellare.
Vi è infatti la
certezza che la vastità della Carnia, la sua storia e la scarsa densità di
popolazione giochino ancora un ruolo fondamentale di divisone e disinteresse che
fa il gioco di quanti, disattendendo le puntuali promesse fatte durante il
periodo elettorale, non difendono gli interessi dei Carnici oppure ne hanno una
visione davvero singolare, come particolari sono i progetti condivisi dai vari
schieramenti politici ed inerenti il futuro di questa terra e delle sue genti.
Dal punto di
vista dei comitati, allineati dalla visione d’insieme delle problematiche
attuali, risulterebbe essere una chiara anomalia l’ipotesi, ad esempio, che
gli abitanti del comune di Raveo, distante 2000 metri in linea d’aria dal
tratto autostradale in progetto, possano pensare di essere infastiditi dalle
polveri sollevate e dal traffico inerente la cava, potendosi però ritenere
estranei dalle ricadute correlate al passaggio quotidiano di 35000 autoveicoli,
per la maggior parte pesanti.
Con questa
visione globale del Giardino di Carnia, sono così state presentate ai
partecipanti situazioni già in essere, progetti in divenire e proposte per la
loro risoluzione che pretendono di avere, per il numero sempre maggiore di
abitanti che le condivide, pari dignità rispetto a quelle fin’ora di fatto
presentate, quali decisioni compiute, alle Genti di Carnia.
Si è così
discusso del Monte Tamai e dei lavori del comprensorio dello Zoncolan, che pur
nella necessaria comprensione degli interessi economici e turistici, sembrano
essere stati realizzati senza considerazione alcuna dell’ambiente circostante
e dell’opinione di chi quelle zone le conosce e le vive quotidianamente ; il
risultato di quest’opera, utile solo se inserita con intelligenza nel contesto
ambientale, risulta invece aver sfigurato parte del territorio e devastato in
modo irreparabile un particolare habitat di diverse specie animali, come già
comunicato ai disinteressati rappresentanti di Promotour dalle associazioni
preposte.
Dal punto di vista dei comitati, la varietà
delle situazioni, una volta considerate nel loro insieme, danno l’impressione
di un accerchiamento cui la zona montana dell’alto Friuli sta soccombendo per
mancanza d’unione, disinteresse degli eletti e carenza di strategia politica :
l’elettrodotto della Val del But ; il passaggio della gestione tecnica e
commerciale delle acque dai comuni a ditte esterne ; la mancata applicazione
della legge regionale relativa al minimo deflusso vitale ; le concessioni
sconsiderate della regione inerenti l’utilizzo degli ultimi corsi d’acqua
per la produzione di energia elettrica ; la cava di Raveo ed il collegamento
autostradale A23-A27 dimostrerebbero infatti l’incapacità di opporre, anche
ai “poteri forti”, un reale progetto di sviluppo globale, rendendo di fatto
nuovamente tutta la Carnia terra di conquista.
E’ forse fare
demagogia l’affermare con forza che le uniche ricchezze della Carnia, la zona
montana d’Europa con il più basso reddito pro capite, siano l’ambiente e
l’acqua ?, e che proprio queste ricchezze vengano ora deturpate o svilite da
progetti insensati cui i delegati di questa terra non sanno o non vogliono
opporsi ?.
E’ retorica
affermare che l’elettrodotto della Val del But, fra i desiderata
dell’associazione degli industriali, non solo è opera sgradita alle genti del
luogo per lo scempio che provocherebbe, ma è frutto di un errore politico, di
una visione miope del futuro di quanti, nello specifico, anni fa si lasciarono
sfuggire l’occasione di una forte partecipazione improntata all’acquisizione
della centrale idroelettrica di Somplago ?; e che così facendo, non si
sarebbero ritrovati assoggettati, anni dopo, al ricatto di “energia contro
sicurezza dei posti di lavoro” da parte delle ferriere Pittini, ed avrebbero
potuto, al pari della cordata che riunisce municipalizzate milanesi, torinesi, E.de
France, Banche ecc., azzerare gli investimenti in breve tempo e soddisfare
qualsiasi esigenza energetica interna.
E’ fare populismo affermare che per la
Carnia - il bacino idrico del Friuli - sarebbe stato interessante ripetere per
la gestione delle acque quanto avviene in Trentino – Alto Adige, dove i comuni
al di sotto dei tremila abitanti continuano ad amministrare in proprio tale
risorsa? ; ed ancora, è un errore riflettere sulla reale possibilità che
eventuali ed importanti opere di intervento sugli acquedotti dei paesi, vengano
finanziate non dalle società cui è stata affidata la gestione tecnica e
commerciale ma dalla Regione, rendendo di fatto inutile il passaggio se
giustificato solo dall’insostenibilità dei costi da parte delle
amministrazioni comunali, come invece sosteneva durante l’incontro
l’assessore di Forni di Sotto ? .
Ricordando che l’estate scorsa la
nomeklatura politica ed industriale carnica si è recata a Tolmezzo a rendere
giusto omaggio alla figura di Michele Gortani, carnico prima d’ogni altra
cosa, la cui opera è ancora riconosciuta quale punto di riferimento negli
ambienti universitari, che a ragione sosteneva non vi fossero altre regioni
europee che potessero vantare la ricchezza del mantello vegetale della Carnia,
ed in particolare di quello diversificato dell’ambiente che va dal Pura al
Passo Mauria, diventa demagogia affermare che il professore avrebbe innanzitutto
accusato tutti i politici della sua terra e gli industriali presenti di
ipocrisia ideologica e si sarebbe poi grandemente disperato se avesse saputo di
un’autostrada che, violentando il territorio da Cavazzo a Tolmezzo, dovrebbe
attraversare prima il Parco delle Prealpi Carniche e, risalendo il corso del
Tagliamento, passare nel territorio del Parco delle Dolomiti Carniche, pur
concedendo a parziale contropartita la possibilità di sosta in un paio di
Autogrill ?
E se, come affermato dal magnifico rettore
dell’università di Udine, professor Furio Honsell (dal quale i comitati
contano di poter ottenere un contributo probante), “il Tagliamento non è solo
il fiume del Friuli, ma è il Friuli”, allora le annose richieste sulla
necessità del rispetto della legge relativa al “minimo deflusso vitale” –
richieste per le quali pochi politici si sono strenuamente battuti - non erano e
non sono frutto delle fantasie e ricerca di protagonismo di pochi, ma istanze
giustificate che riguardano la vita stessa , l’habitat ed il futuro del fiume,
che vengono ora peraltro sostenute da intellettuali privi di connotazione
politica.
Proprio la
connotazione politica dei comitati è infatti stata oggetto d’accusa, e sarà
da questo tipo di attacco che i comitati, oramai è certo, dovranno guardarsi.
Ma la
rappresentanza assolutamente trasversale, che va da un estremo politico
all’altro e che riunisce fedeli praticanti, laici convinti, iscritti a partiti
diversi e semplici ambientalisti nell’interesse della salvaguardia del
territorio Carnico, risorsa unica ed inalienabile, diviene l’indiscutibile
punto di forza di queste associazioni spontanee.
La convinzione
quindi di portare riflessioni tutt’altro che provinciali, settoriali,
populiste o demagogiche, farà sì che i Comitati continueranno le riunioni in
tutta la Carnia, sulla Val Tagliamento ora in particolare, mantenendo
coerentemente finalità ed obiettivi : informazione in funzione della difesa del
territorio.
Essendo poi stati
i rappresentanti locali finora assenti, i comitati, forti delle loro ragioni e
del loro seguito, convinti come sono che la Carnia abbia nel corso dei secoli
versato un tributo che giustifica pienamente il riconoscimento al proprio
diritto di sopravvivere, chiederanno conto direttamente al governatore degli
insensati progetti che personaggi dalla dubbia statura politica hanno accettato
di far cadere quale ulteriore fardello sulle larghe spalle della varia, ma non
stranita, popolazione di Carnia.
