Il punto della situazione
2 - 21.02.2007 -
Per uno sviluppo utile del
secondo punto della situazione, successivo alla riunione di Villa Santina e che
dovrebbe introdurre la riunione che si terrà a Forni di Sopra, sarà
innanzitutto necessario, rischiando un’antipatica coda polemica, puntualizzare
alcune situazioni. Naturalmente l’azzardo non è gratuito ma finalizzato al
perseguimento della massima chiarezza e motivato dalla tensione libertaria ed
apolitica che muove i diversi comitati carnici. Quindi, non essendo vincolati da
censure sovrastrutturali di genere, siano esse politiche, economiche o di
spazio, ci permettiamo di puntualizzare, allo scopo di mantenere la dovuta
memoria storica di quanto accaduto durante il percorso.
Si è innanzitutto dimostrata
infondata l’accusa che era stata fatta nella riunione di Ampezzo ad uno degli
organizzatori, trattato da bugiardo per aver accennato ad un piano relativo alle
aree svantaggiate, dove le aziende dei territori aventi queste
caratteristiche avrebbero avuto, per gli anni 2007/2013, la possibilità di
godere di aiuti di Stato in deroga alle norme di tutela della concorrenza
emanate dall’Unione Europea, anticipando che pochi comuni in Carnia sarebbero
stati individuati quali possibili beneficiari : nei fatti avevano ragione i
rappresentanti dei comitati, essendo stati esclusi dalla possibilità di
ottenere detti contributi (50% al posto del 15%) più dei due terzi dei comuni
della Carnia. La Regione ha infatti ritenuto di attribuire caratteristica di
area svantaggiata a Trieste, Monfalcone, Gorizia, Osoppo, Buia, Maiano, Lignano
…. Inutile chiedersi a questo punto chi fosse in malafede e superfluo per i
nostri politici insistere sull’equazione Autostrada = Sviluppo.
Gli investimenti veri, infatti,
piovono su aree già sviluppate, cui il resto della Carnia dovrebbe essere
tangibilmente asservito concedendo, senza levare il capo, passaggi di
elettrodotti e veloci autostrade, propedeutici all’ulteriore evoluzione
economica delle aree stabilite, non della Carnia, e che causeranno l’ulteriore depauperamento delle già
poche risorse presenti nella nostra terra ; ed è equazione nota anche ai
politici carnici, ma che, al momento, purtroppo, sembra non interessarli.
Villa Santina.
Qualcuno ha suggerito si sarebbe
dovuto cominciare con un minuto di silenzio : l’avrebbe consentito
l’ennesimo episodio di discutibile gestione della proprietà pubblica avvenuto
nel comune di Villa Santina, l’ennesimo colpo alla democrazia di cui spesso
ultimamente i comitati sono stati testimoni e vittime e che, nello specifico, si
è tradotto nel rifiuto del sindaco del paese di mettere a disposizione dei
comitati spontanei carnici l’ampia sala comunale, richiesta per informare i
cittadini dello sviluppo di un progetto che pur li riguarda direttamente. Certo
non è necessario aver fatto studi classici per intuire il mandato storico prima
greco, poi romano degli odierni Comuni, cui certamente non dovrebbe fare difetto
la piena disponibilità anche dei propri immobili se dedicati a dibattiti che da
vicino riguardano la popolazione.
Si è invece optato per la
simonia dell’informazione – proponendo l’affitto della sala - che alcuni
comitati hanno rifiutato per principio, intenzionati od offrire il loro impegno
in contesti successivi.
La serata, ad ogni buon conto,
si è comunque rivelata interessante per quanti vi hanno potuto partecipare (la
sala offerta era infatti più piccola di quella inizialmente richiesta e diversi
non hanno potuto assistere) e formativa per il proseguo dei nostri dibattiti.
Durante la riunione si è
innanzitutto potuto capire che “decisioni assunte senza la capacità di
coinvolgere le popolazioni locali sono destinate a fallire”, come spiegava il
direttore generale di Agenda 21 dott. Gianni Lidiano Cavallini, essendoci, dalla
riunione di Rio de Janerio, un’attenzione particolare “al contesto
partecipativo delle popolazioni locali che subiscono nel territorio delle opere
di forte impatto ambientale”.
Per questi motivi, riportava
ancora il direttore, i Comuni sono demandati ed obbligati a provvedere ad
informare le popolazioni, informazioni che fino ad ora i Comitati hanno
denunciato inesistenti o volutamente insufficienti, quando ancora non
smaccatamente di parte.
Diventa quindi necessario si
costituiscano comitati, rappresentanze civili, di quartiere, politiche oppure
economiche in quanto, proprio dalla diversità dei soggetti verranno tratte
precise indicazioni sull’autentica partecipazione a quello che attualmente è
un progetto in divenire, dando modo di valutare se sia o meno giustificata
l’approvazione di tale programma sulla base delle attuali caratteristiche di
viabilità, dei reali interessi socio-economici, della situazione oggettiva
delle necessità di spostamento merci e dei flussi di persone all’interno di
un territorio e di un’attenta relazione ambientale.
L’insieme di queste azioni,
unitamente alla necessaria decisione locale, costituisce per Agenda 21, garante
per la Regione del rispetto delle normative comunitarie, la base per
l’approvazione di qualsiasi progetto che ricada nell’ambito territoriale
della Regione. Abbiamo addirittura avuto modo di capire che il livello di
competenze di Agenda 21, se attivata da un’eventuale forum, diventa sovrano
nel senso di una decisione finale sull’opportunità economica e sociale di
eventuali opere che ricadano nell’ambito territoriale.
Di seguito la presentazione del
progetto dell’opera dell’ing.Alessandro D’Agostino, dalla quale sono
emerse interessanti annotazioni che si traducono brevemente “nella funzionalità
strategica di collegamento al progetto del corridoio 5 ed alla Gemona-Sequals”,
con buona pace di quanti, fino ad ora, pensavano a quest’opera come alla prova
definitiva della sensibilità dei politici regionali e provinciali riguardo
all’annoso problema dei collegamenti in Carnia, nella Val Tagliamento in
particolare : è ormai chiaro che la realizzazione di questa “muraglia
cinese”, fisica nonché ambientale, dipenda da interessi diversi da quelli
degli abitanti locali ; resta da stabilire, per quanti ancora sono indecisi, se
valga la pena cogliere l’opportunità di un intervento economico di tipo
Keinesiano – con nessuna garanzia per le imprese del luogo essendo la gara
d’appalto sicuramente aperta a ditte di tutta Europa – oppure se valga la
pena di perseguire progetti diversi, richiedendo in questo caso gli aiuti dovuti
ad un’area come quella Carnica dove, non ci stancheremo mai di dirlo, il
reddito pro-capite è fra i più bassi che si possano trovare fra le popolazioni
montane d’Europa.
Un altro problema evidenziato
dallo studio del progetto “collegamento A23-A27” è certamente quello di
lambire aree di tutela paesaggistica e di sforare in aree di tutela ambientale :
come bene ha infatti ricordato il membro della Commissione Trasporti U.E., il
trentino Sepp Kusstatscher, un siffatto progetto cozza contro tutte quelle che
sono le normative relative al rispetto ambientale riguarda certamente
l’impatto ambientale aggiungendo, da buon trentino coerentemente schierato a
favore dell’ambiente, che a questo punto “le popolazioni hanno il diritto
civico di protestare”.
A prescindere quindi
dall’analisi economica, che già seriamente mette in dubbio la sostenibilità
economica del progetto, è stato certamente interessante sapere che
l’autostrada correrà in galleria e rilevati – non piloni, al fine di
abbattere i costi - ; che il 50 % dei rilevati ricade nelle aree di rispetto
fluviale e che le piattaforme di rilevato sono larghe una sessantina di metri,
con altezze variabili dagli otto ai 16 metri : l’immagine di una fila di alti
condomini costruiti a catena sul Tagliamento è appropriata.
La situazione idrogeologica
dell’area interessata dall’intervento è stata presentata dal geologo Lucio
Zanier. Ha innanzitutto informato, al pari dell’ingegnere, che la relazione di
progetto, nonostante i quattro tracciati esposti, non risulta essere
sufficientemente particolareggiata nelle indicazioni di attraversamento delle
vallate e nelle indicazioni relative alle svariate gallerie.
Avendo comunque definito
l’area interessata come la destra idrogeologica del Tagliamento, ha provveduto
ad un’analisi tenendo conto delle caratteristiche di questa zona, volutamente
sorvolando sulle considerazioni relative alla pericolosità
di lunghi tratti in galleria in un’area riconosciuta come altamente
sismica.
Ne è emerso che, per le
caratteristiche meccaniche del terreno e per la presenza di rocce carbonatiche,
fratturate, nelle quali facilmente si incuneano i flussi idrici che dilatano le
rocce dando luogo al fenomeno del carsismo, l’opera risulterebbe essere più
pericolosa, dannosa e costosa di quanto non sia possibile immaginare ad una
prima e superficiale analisi. O comunque più di quanto non sia dato sapere
leggendo il progetto..
L’esempio eclatante ci viene
dal passato, e precisamente dall’esperienza vissuta durante i lavori di
intercettazione delle acque dell’allora Sade, a causa dei quali, nel Comune di
Socchieve, sparirono “almeno una settantina di sorgenti naturali”. Lungo la
Val Tagliamento, dove il 75 % delle acque è già stato captato, scavi in
galleria come quelli progettati, alla luce di queste affermazioni, potrebbero
risultare addirittura destabilizzanti per i nostri bacini naturali di
approvvigionamento.
L’ulteriore riflessione del
geologo è stata indirizzata ai basamenti sui quali correrebbe l’autostrada :
premettendo infatti che per mettere a regime gli alvei dei fiumi sarebbe
necessario, al momento attuale, togliere decine di migliaia di metri cubi di
materiale, chiedeva come sarebbe stato possibile per i responsabili dell’opera
assumersi la responsabilità di posare, a ridosso del corso d’acqua, queste
imponenti strutture che, oltre al problema dell’impatto ambientale, potrebbero
essere causa di ulteriori nefaste ricadute, comprensibili semplicemente
osservando quanto accaduto in Europa negli ultimi anni, con le disastrose
alluvioni che hanno colpito zone che vanno dall’Italia, alla Spagna, alla
Francia, ai paesi dell’est europeo ; situazioni che il nostro governatore
Riccardo Illy, primo sostenitore del progetto, dovrebbe farsi ben spiegare nel
corso di una prossima visita al centro operativo della Protezione Civile del
Friuli V.G. (Gazzettino 20.02.07) e farne partecipe anche l’assessore
Gianfranco Moretton, altro sostenitore accanito dell’opera in questione, che
pure lo ha accompagnato durante l’impegno, nell’evidenza di una visita al
sito della Protezione Civile squisitamente istituzionale più che formativo .
Per rimanere poi su binari
sopranazionali, nel corso della riunione gli astanti hanno avuto modo di sentire
di come l’Italia vanti il record europeo di infrazioni alle leggi comunitarie,
non solo relative alle grandi opere, nonostante le pacate affermazioni del
nostro governatore, e di quanto diverrebbe complicato, per la realizzazione di
quest’opera, non ragionare sui sistemi di vincolo europei.
Le continue interferenze con
ambiti dedicati alla tutela ambientale infatti, consentirebbero alle
associazioni spontanee eventuali ricorsi alla corte europea, indicando
chiaramente che un siffatto progetto deve per forza essere gradito a quanti
saranno destinati a subirlo, pena uno stillicidio antieconomico cui certamente
andrebbero incontro le lobbyes politiche ed economiche che stanno premendo per
la sua realizzazione.
Si è inoltre aggiunto che
l’impatto ambientale, per opere di questa portata, è di due diverse
tipologie: una paesaggistica, che immediatamente risulta anche agli occhi degli
sprovveduti, ed una ambientale, le cui ricadute vengono avvertite
nell’ecosistema di una zona nel corso degli anni ed equivalgono solitamente ad
un lento e drammatico percorso di impoverimento faunistico e vegetativo delle
aree interessate.
Cos’altro dire?. Che le strade
che il comitato desidera, quelle che potrebbero consentire ai
valligiani di trovare affrancamento nella loro terra, sono quelle dei più
utili e veloci collegamenti telematici, come sostenuto dall’amico Beppe Grillo
e come da anni và dicendo il nostro dottor Spaeth Walter ; e sono anche quelle
del ripristino dell’attuale Ss 52, più che sufficiente, dovesse venire
convenientemente rivisitata nei suoi punti critici, per la popolazione locale e
per soddisfare le necessità dei turisti che intendono visitarci ; che proprio
in forza di questo ragionamento ci sforziamo di informare - e continueremo a
farlo – allo scopo di far capire agli abitanti della Val Tagliamento che
l’autostrada è un’opera che non serve agli indigeni della valle, ma a
quanti in questo periodo stanno fortemente spingendo sull’acceleratore
invocandone l’attuazione : industriali veneti, friulani, politici regionali e
pure politici carnici, che dimenticano che la realizzazione di siffatto progetto
metterebbe definitivamente in ginocchio l’economia turistica ed agricola della
valle, riducendoci ad una riserva indiana e compromettendo pure gli investimenti
che la regione ha negli anni destinato a questi comparti ; che anche le realtà
industriali della Valle (Ampezzo, Sauris, Forni di Sotto) abbisognano, per il
trasporto dei loro prodotti e per la tipologia di questi, di semplici modifiche
ai punti critici ; che l’opera nasce già di per sé anacronistica, risultando
il nostro paese circondato da stati europei (vd. ad es. Austria e Svizzera) che
abbattono continuamente le percentuali di traffico su gomma, ricercando
continuamente di migliorare quelli su rotaia ; che la votazione
dell’amministrazione comunale di Forni di Sopra, pur se complessivamente
contraria all’autostrada, ancora non ci soddisfa pienamente : infatti, i pochi
che si sono rivelati a favore dell’opera non possono dirsi coerentemente anche
favorevoli – come accaduto - ad accogliere le direttive per rientrare fra i
paesi nominati “Perle delle Alpi”, restrittive soprattutto per quanto
concerne i collegamenti autostradali e le grandi opere : se sei sede di Parco
Naturale, se hai la fortuna di avere le dolomiti e se l’insieme permette la
possibilità di rientrare in un ristretto numero di paesi alpini in Europa, non
puoi coerentemente sostenere la possibilità che questo territorio sia
attraversato da un’autostrada da 30.000 passaggi quotidiani.
Meglio allora – se proprio è
il caso - una ferrovia, che potrebbe incentivare il turismo, comunque
consentendo il traffico delle merci con un basso impatto ambientale, che non
risulta contraddittorio con eventuali ambizioni turistiche.
Ma in questa battaglia non siamo
più soli : ha provveduto BEPPE GRILLO a darci visibilità ed uno spazio in
occasione della sua serata al PalaCarnera, Udine 20 febbraio, ed è ora un
sostenitore del comitato Per Altre Strade.
Continueremo quindi a visitare i
paesi della Val Tagliamento, nell’intento di evitare a monsignor Brollo il
pesante onere di dover benedire quest’opera ripetendo quanto già abbiamo
avuto modo di sentire : “quando una madre abbraccia suo figlio, non può
impedire che le si sgualcisca il vestito”.
Non sia mai per il collegamento autostradale A23 – A27.