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INTERVENTO DELLE ASSOCIAZIONI E DEI COMITATI ALL'INCONTRO IN PROVINCIA DI BELLUNO CON IL PRESIDENTE REOLON 05 aprile 2007 foto leggi l'articolo del Gazzettino
Al sig. Presidente Della Provincia Sergio Reolon Lega Ambiente WWF Italia Nostra Cipra Mountain Wilderness Cai Tam Cooperativa Sociale
Samardanda Bici Libere Pro natura Gruppo Promotore Parco Marmarole Amici della Bicicletta FIAB CTG Belluno Rete Cittadina Attiva Comitato Amici del Parco Acqua Bene Comune e del Comitato del Cadore e della Carnia P.A.S. DOLOMITI
(Per Altre Strade Dolomiti)
Belluno, 05 04 07 Sig. Presidente, Così, per un problema totalmente localistico, che potrebbe essere risolto con soluzioni altrettanto localistiche, si è scatenato il solito bailamme di opinioni cui siamo spettatori da quasi 40 anni. Soltanto che questa volta, sig Presidente, si è aggiunta una voce importante, quella della Provincia, che mai – perché da Lei presieduta - avremmo pensato potesse sbilanciarsi nella direzione così anacronistica e poco lungimirante a favore di un progetto autostradale. Non siamo pregiudizialmente contrari all’utilizzo dell’auto e
all’adeguamento delle strade, negando una situazione in essere. Oggi c’è
effettivamente l’esigenza di regolamentare e gestire un’ incredibile mole di
veicoli che per diverse necessità – lavoro o tempo libero che siano – si
muovono e devono muoversi su un territorio limitato e delicato come quello
montano. Ma siamo altrettanto sicuri, sig. Presidente, che questa situazione non
è destinata a perpetuarsi all’infinito. Il futuro, non troppo lontano, non è
per l’automobile ed il traffico privato, non lo può essere pena il collasso
totale, planetario si potrebbe dire. Di esempi di questa prospettiva, tutt’altro
che fornita da isteriche cassandre, ne
sono piene varie località anche poco lontane dalla nostra realtà. Le nuove
strade, come dice una massima dei Colloqui di Dobbiaco, chiamano nuovo traffico
e poi ancora traffico e non bastano quindi mai. Ovvia
la necessità un po’ ovunque, di allargare, prolungare, collegare…con
tutte le conseguenze anche nefaste per ambiente e salute, conseguenze che sono
sotto gli occhi di tutti; ricadute negative
che possono essere riassunte in un’unica parola: invivibilità! Nello scenario che possiamo immaginare per il Cadore e la Carnia attraversate
da un’ autostrada, oltre a tutti i problemi legati alla sua costruzione che
sconvolgerebbe per un lungo periodo la vita quotidiana della gente, c’è pure
il rischio tutt’altro che remoto di un’opera
destinata a restare un colossale, inutile e devastante monumento di
dissacrante gravità. Ben altre erano le prospettive che, fino a poco tempo fa, giungevano da
questo
Palazzo. Certo ognuno di noi auspica una sistemazione adeguata della viabilità
provinciale, tale da eliminare i colli di bottiglia (Longarone è uno di questi,
forse il principale, e l’urgenza più pressante)
e i cosiddetti “buchi neri” sparsi qua e là, uno dei quali (il
collegamento più snello con il Cadore stesso) sta per essere risolto con la
prossima inaugurazione della galleria di Macchietto. Ma nella discussione politica ed imprenditoriale sulla viabilità e sulla
mobilità si doveva prestare più
attenzione soprattutto alla nostra disgraziatissima
ferrovia : come abbiamo sostenuto in questa sede non più tardi di
qualche mese fa, stia pur certo che se per malaugurata scelta il treno
dovesse un giorno fermarsi al capolinea di Belluno invece che di Calalzo, vedrebbe calare sopra di sè
una definitiva ed inamovibile pietra tombale. Altro che prolungamento a nord e
collegamento ideale per i futuri campionati sciistici di Cortina! Inutile poi che, da più parti, e nel clima euforico “pro autostrada” che ha dilagato anche all’interno di queste mura,
si affermi che anche il treno troverà una sua collocazione.
E’ un intento lodevole, ma un ritornello che da troppo tempo sentiamo
cantare da chiunque, ingannevole specchietto delle allodole, che ci convince
poco. Ben altri e tutto sommato
semplici interventi pro-ferrovia potrebbero intanto portare a questo
settore del vitale ossigeno da cui poi ripartire per mete più ambiziose,
sulle quali non vogliamo oggi ripeterci. Su
questo ci siamo infatti già
confrontati ottenendo finora generici quanto – almeno per il momento -
inattuabili intendimenti sui quali d’altro canto è facile trovarsi
d’accordo. Ci dà poi fastidio, e non poco, l’atteggiamento di molti personaggi,
dai progettisti ai responsabili della classe imprenditoriale, che
vorrebbero ripartire il territorio attraversato dalla futura autostrada in virtù
di una classifica di “merito ambientale”, ovvero non sia mai che la nuova
via incida territori “eletti” ed affermati turisticamente! Gli altri luoghi,
pur dotati di qualità ambientali tutt’altro che disprezzabili, non possono
pertanto “competere” con i primi, ma possono, anzi devono, venire
“sacrificati” alla giusta causa del benessere collettivo, a favore
cioè di un territorio ben più
ampio: probabilmente – si dice
– nel nome di interessi addirittura europei! I latori di questo messaggio danno per scontato pertanto che
il progetto autostradale non sia un misero disegno su un foglio, bensì
il preludio ad una prossima fase
esecutiva sicuramente a breve. Orbene,
mentre queste persone, così autorevoli, si premurano ad affermare che,
in funzione della spartizione ambientale sopra ricordata “ verranno usate le
pantofole per il nostro territorio”, salvaguardando cioè le realtà pregiate
turisticamente rispetto ad altre, ammettono senza volerlo ciò
che tutti noi temiamo: per i
luoghi attraversati l’autostrada non è un
intervento indolore, né durante la
sua costruzione, né in seguito durante la sua esistenza, un’
esistenza destinata ad essere praticamente
perenne (ci permetta il seguente paragone: se sono giunte a noi le opere
dell’impero romano, non sono forse destinate a perdurare quasi in eterno i
viadotti in cemento?). In altre realtà simili, dove l’autostrada una volta costruita , ahi per
loro, se la devono tenere, le popolazioni di molte vallate continuano non a
vivere , bensì a sopravvivere in un continuo estenuante sforzo di mitigazione
degli effetti nefasti derivanti dall’opera (dalla polveri sottili, al rumore,
all’inquinamento generale dell’aria, allo scadimento del valore urbanistico,
ecc.). Nel mentre poi ci si preoccupa di tracciare l’autostrada nel territorio
classificato come “inferiore”, manifestando
quindi un’ evidente preoccupazione per un
intervento antropico tutt’ altro che effimero,
si esprime altrettanta implicita preoccupazione per la salute delle
popolazioni, ma con il “distinguo” anche qui implicito: meglio passare dove
vi sono paesi meno “importanti”
e dove la gente – duole dirlo –
vale ugualmente meno (!). Non ci vengano a dire che ciò non è vero e che non è stato detto. I fatti
parlano chiaro ed una simile conseguenza è d’altro canto inevitabile quando
si costruisce un‘ autostrada! Anzi, sempre
più si rafforza il concetto che per
il presunto bene collettivo – sovra geografico –
si deve penalizzare una fascia di cittadini, anche a costo di minarne
la qualità della vita: è
lo scotto da pagare in nome del progresso e, appunto, del bene di tutti.
Questo messaggio è affatto
criptato tra le righe di interventi e di opinioni, e pur non volendo esprimere
commenti in merito, ci genera un ulteriore fastidio. Forse che anche nella nostra Provincia si voglia procedere a una
“zonizzazione” di questo tipo a beneficio di un mostro anacronistico come
l’autostrada? Anzi, stiamo entrando probabilmente nel nocciolo della questione. Con la decisione di rinverdire i fasti autostradali, come se l’orologio del
tempo si potesse arretrare di quasi mezzo secolo,
i promotori e i sostenitori di quest’opera tentano di chiudere gli
occhi di fronte alla nuova realtà, non della Provincia, non della Regione,
nemmeno della Nazione Italia o dell’Europa intera, bensì del mondo! Oggi questi pericoli sono toccati con mano da tutte le Nazioni e dalle loro
genti, e non sono più considerate reminescenze di incubi notturni: sono
tangibili e concreti fenomeni cui, effimera vanità a parte, eravamo stati
inutili urlatori in passato. Ci preme al contrario riaffermare, così come per fortuna oggigiorno
da più parti della società - e non solo dai “verdi” -
si sostiene, che i singoli
comportamenti e ancor più quelli collettivi non sono insignificanti nel
bilancio globale! E’ un tam tam continuo, vuoi dei politici più accorti e sensibili, vuoi
dei mass-media. Non sono certo i gas serra generati qui nel nostro territorio dalle nostre
attività a provocare tutti i mali del mondo, come non lo sono quelli generati
altrove, ma attenzione, in questo ragionamento, cui umanamente chiunque
prima o poi cade per giustificare il suo stile di vita poco virtuoso, non
si considera la “larga scala”! E’ infatti in ambito globale che l’esempio citato
delle nostre emissioni è importante e va valutato,
poiché le singole azioni vanno sommate a decine di migliaia e forse di
milioni di azioni analoghe. Sono principi questi solo
apparentemente ovvi e scontati, che vengono
puntualmente disattesi tanto
nei “piccoli sistemi” degli atteggiamenti individuali quotidiani quanto e
soprattutto nei “massimi sistemi” collettivi, rappresentati al vertice da
Enti come quello da Lei presieduto. Abbiamo inteso “scomodare” i massimi sistemi per capire quanto sia grave
anche solo averla pensata una simile opera, di fronte ad uno scenario che non può
e non deve essere limitato ad una discussione che riguardi lo svincolo di
Caralte, il
viadotto del lago del Centro Cadore , il tunnel sotto la Mauria, o la
devastazione del Tagliamento. La questione A27 – A23 infatti non è per noi un dettaglio tecnico, inteso
come per i progettisti nel “fare
il meno male possibile” al territorio. La nostra visione si allarga ben oltre, guarda ad altri orizzonti e boccia
senza possibilità di ripensamenti una simile opera! Questo intervento sul nostro territorio non è davvero possibile, è
insostenibile sia per le popolazioni del Cadore
che della Valle del Tagliamento e non per pregiudizio cieco od ideologico: il
mondo va in un'altra direzione! Come
farlo intendere a tanti
sordi? Noi, a livello di Associazioni, di Comitati e di semplici cittadini,
stiamo forse tentando di parlare
con un linguaggio così
incomprensibile e desueto? Per quanto affermato fin ora, e La ringraziamo
comunque per l’attenzione, ci pare proprio
di no. Al contrario, crediamo di essere stati più che chiari e, soprattutto,
obiettivi sulla lettura di fondo del “problema della mobilità”:
stiamo insomma semplicemente interpretando i tempi attuali e “dove va
il mondo”, auspicando che in molti ci seguano.
Ci permetta di affermarlo senza timore di passare per
presuntuosi: non rivendichiamo nessuna primogenitura sui successi di veggenza
avvenuti in passato, ma anteponendoci pur
di poco ai tempi, ancora una volta percepiamo intimamente la sicurezza delle
nostre idee e vogliamo – questo sì – che le nostre intuizioni sfocino
concretamente a favore della
collettività e per il bene dell’ambiente.
Ci dispiacerebbe esserci sbagliati e non si affretti – La preghiamo –
anzi eviti del tutto di fornire giustificazioni che sanno di aggiustamenti,
ricordo di “galleggiamenti”
politici d’altri tempi! Potrà affermare, ad esempio, come d’altronde hanno riportato i
giornali, che la nostra Provincia ha bisogno di risposte in fatto di
mobilità e che l’autostrada è un’opera importante purché costruita
con precisi “paletti”. Speriamo
non ci dica così, avremmo sprecato le parole dette finora, che invece vogliono
essere propositivo e umile strumento di allargamento degli orizzonti locali. Se poi questo si ripercuoterà in una revisione del problema della mobilità
aderente all’evoluzione dei tempi, non potrà che suscitare il riconoscimento
nostro e della maggioranza degli abitanti del Cadore. Anche i più tenaci fautori dell’autostrada - ne siamo convinti – pur se
“inquinati” da interessi particolaristici ed economici -
potrebbero ricredersi se
avessero vedute e traguardi più lungimiranti. Un solo esempio: fino all’altro giorno questo nastro d’asfalto veniva
spacciato dagli imprenditori come indispensabile per l’industria locale, pena
la rovina! Non più tardi di dieci giorni or sono (v.Vascellari a Radio Cortina) si è affermato esattamente il contrario: l’autostrada servirà
per il turismo, quello dell’est soprattutto, la vera frontiera del futuro, e
la nostra Provincia è la prima area dolomitica ad incontrare questa marea di
potenziali clienti!
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