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INTERVENTO DELLE ASSOCIAZIONI E DEI COMITATI

ALL'INCONTRO IN PROVINCIA DI BELLUNO CON IL PRESIDENTE REOLON

05 aprile 2007

foto            leggi l'articolo del Gazzettino

 

Al sig. Presidente Della Provincia Sergio Reolon

  Da parte di

 

Lega Ambiente

WWF

Italia Nostra

Cipra

Mountain Wilderness

Cai Tam

Cooperativa Sociale Samardanda

Bici Libere

Pro natura

Gruppo Promotore Parco Marmarole

Amici della Bicicletta

FIAB

CTG Belluno

Rete Cittadina Attiva

Comitato Amici del Parco

Acqua Bene Comune

 

e del

Comitato del Cadore e della Carnia P.A.S. DOLOMITI   (Per Altre Strade Dolomiti)

 

                                                                                                                                                                                                            Belluno, 05 04 07

Sig. Presidente,

  Siamo qui rappresentanti le Associazioni che operano  nella nostra Provincia e nell’area dolomitica e i Comitati del Cadore e della Carnia: alcuni responsabili hanno delegato ad altre persone in quanto – pur desiderandolo - non hanno potuto assentarsi dal lavoro, come invece la maggior parte dei presenti; altri,  in prossimità delle feste pasquali sono già lontani da Belluno, ma ci hanno assicurato la loro presenza seppur virtuale “nello spirito”.

  Perché siamo qui, Lei si chiederà? In primis perché siamo preoccupati, poi perché sfiduciati. Preoccupati, molto seriamente, per il futuro della nostra Provincia che comprende realtà ambientali e umane tra le più pregevoli di tutto l’arco alpino e dolomitico. Sfiduciati in quanto ci sentiamo molto traditi dalle aspettative che l’Ente da Lei presieduto pareva invece riservare su temi cari al mondo ambientalista e civile. Non per nulla, all’indomani del insediamento della Sua persona, ci siamo anche ritrovati qui con un certo entusiasmo per congratularci, nella certezza che molte problematiche - che ancora affliggono il nostro territorio - sarebbero state affrontate e vagliate (finalmente) con una luce ed un interesse fondamentalmente diverso e lungimirante. Ci sbagliavamo?  Forse è prematuro esprimere giudizi finali, certo alcuni accadimenti molto recenti e alcune prese di posizioni ci sconcertano e – per l’appunto – ci deludono non poco.

  Da un paio di mesi si è scatenato nuovamente il dibattito su “autostrada sì - autostrada no”,  discussione  seguita ad una proposta ben precisa del Sindaco di Longarone. Questi, visto la periodica – praticamente settimanale – congestione del suo paese dovuta al traffico veicolare proveniente da e per il Cadore e lo Zoldano, ha invocato la più radicale delle soluzioni. Ma la scelta autostradale è volta a risolvere il problema della mobilità  a favore unicamente del traffico automobilistico, convogliando e concentrando le risorse soltanto in questa direzione (e probabilmente distogliendole almeno in parte da scelte più adatte ai tempi futuri). Di fatto si è  riesumato il  progetto dell’autostrada che sembrava tramontato quasi definitivamente al termine della precedente legislatura nazionale, e anche provinciale.

Così, per un problema totalmente localistico, che potrebbe essere risolto con soluzioni altrettanto localistiche, si è scatenato il solito bailamme di opinioni cui siamo  spettatori da  quasi 40 anni. Soltanto che questa volta, sig Presidente, si è aggiunta una voce importante, quella della Provincia, che mai – perché  da Lei presieduta - avremmo pensato potesse sbilanciarsi nella direzione così anacronistica e poco lungimirante a favore di un progetto autostradale.

  Sia ben chiaro: coloro che qui sono presenti – ed anche quelli che non hanno potuto essere presenti – non rappresentano il ”partito del no” (come sostiene qualcuno sia per comodità che per gettare facile discredito sui cosiddetti ambientalisti).

Non siamo pregiudizialmente contrari all’utilizzo dell’auto e all’adeguamento delle strade, negando una situazione in essere. Oggi c’è effettivamente l’esigenza di regolamentare e gestire un’ incredibile mole di veicoli che per diverse necessità – lavoro o tempo libero che siano – si muovono e devono muoversi su un territorio limitato e delicato come quello montano. Ma siamo altrettanto sicuri, sig. Presidente, che questa situazione non è destinata a perpetuarsi all’infinito. Il futuro, non troppo lontano, non è per l’automobile ed il traffico privato, non lo può essere pena il collasso totale, planetario si potrebbe dire. Di esempi di questa prospettiva, tutt’altro che fornita da isteriche cassandre,  ne sono piene varie località anche poco lontane dalla nostra realtà. Le nuove strade, come dice una massima dei Colloqui di Dobbiaco, chiamano nuovo traffico e poi ancora traffico e non bastano quindi mai. Ovvia  la necessità un po’ ovunque, di allargare, prolungare, collegare…con tutte le conseguenze anche nefaste per ambiente e salute, conseguenze che sono  sotto gli occhi di tutti; ricadute negative  che possono essere riassunte in un’unica parola: invivibilità!

Nello scenario che possiamo immaginare per il Cadore e la Carnia attraversate da un’ autostrada, oltre a tutti i problemi legati alla sua costruzione che sconvolgerebbe per un lungo periodo la vita quotidiana della gente, c’è pure il rischio tutt’altro che remoto di un’opera   destinata a restare un colossale, inutile e devastante monumento di dissacrante gravità.

Ben altre erano le prospettive che, fino a poco tempo fa, giungevano da questo                    Palazzo.

Certo ognuno di noi auspica una sistemazione adeguata della viabilità provinciale, tale da eliminare i colli di bottiglia (Longarone è uno di questi, forse il principale, e l’urgenza più pressante)  e i cosiddetti “buchi neri” sparsi qua e là, uno dei quali (il collegamento più snello con il Cadore stesso) sta per essere risolto con la prossima inaugurazione della galleria di Macchietto.

Ma nella discussione politica ed imprenditoriale sulla viabilità e sulla mobilità si doveva  prestare più attenzione soprattutto alla nostra disgraziatissima  ferrovia : come abbiamo sostenuto in questa sede non più tardi di qualche mese fa, stia pur certo che se per malaugurata scelta il treno  dovesse un giorno fermarsi al capolinea di  Belluno invece che di Calalzo, vedrebbe calare sopra di sè una definitiva ed inamovibile pietra tombale. Altro che prolungamento a nord e collegamento ideale per i futuri campionati sciistici di Cortina!

Inutile poi che, da più parti, e nel clima euforico “pro autostrada” che  ha dilagato anche all’interno di queste mura,  si affermi che anche il treno troverà una sua collocazione.  E’ un intento lodevole, ma un ritornello che da troppo tempo sentiamo cantare da chiunque, ingannevole specchietto delle allodole, che ci convince poco.  Ben altri e tutto sommato semplici interventi pro-ferrovia potrebbero intanto portare a questo  settore del vitale ossigeno da cui poi ripartire per mete più ambiziose, sulle quali non vogliamo oggi ripeterci.  Su questo ci siamo infatti  già confrontati ottenendo finora generici quanto – almeno per il momento - inattuabili intendimenti sui quali d’altro canto è facile trovarsi d’accordo.

Ci dà poi fastidio, e non poco, l’atteggiamento di molti personaggi,  dai progettisti ai responsabili della classe imprenditoriale, che vorrebbero ripartire il territorio attraversato dalla futura autostrada in virtù di una classifica di “merito ambientale”, ovvero non sia mai che la nuova via incida territori “eletti” ed affermati turisticamente! Gli altri luoghi, pur dotati di qualità ambientali tutt’altro che disprezzabili, non possono pertanto “competere” con i primi, ma possono, anzi devono, venire  “sacrificati” alla giusta causa del benessere collettivo, a favore cioè  di un territorio ben più ampio:  probabilmente – si dice – nel nome di interessi addirittura europei!

I latori di questo messaggio danno per scontato pertanto che  il progetto autostradale non sia un misero disegno su un foglio, bensì il preludio ad una prossima  fase esecutiva sicuramente a breve.   Orbene,  mentre queste persone, così autorevoli, si premurano ad affermare che, in funzione della spartizione ambientale sopra ricordata “ verranno usate le pantofole per il nostro territorio”, salvaguardando cioè le realtà pregiate turisticamente rispetto ad altre, ammettono senza volerlo ciò  che tutti noi temiamo: per i luoghi attraversati l’autostrada non è  un intervento indolore, né  durante la sua costruzione, né in seguito durante la sua esistenza, un’ esistenza destinata ad essere   praticamente perenne (ci permetta il seguente paragone: se sono giunte a noi le opere dell’impero romano, non sono forse destinate a perdurare quasi in eterno i viadotti in cemento?).

  L’autostrada provocherebbe uno sfacelo  anche nel  tessuto economico e sociale delle zone attraversare (industria alberghiera in primis), con conseguenze negative  oggi non facilmente valutabili.

In altre realtà simili, dove l’autostrada una volta costruita , ahi per loro, se la devono tenere, le popolazioni di molte vallate continuano non a vivere , bensì a sopravvivere in un continuo estenuante sforzo di mitigazione degli effetti nefasti derivanti dall’opera (dalla polveri sottili, al rumore, all’inquinamento generale dell’aria, allo scadimento del valore urbanistico, ecc.). 

Nel mentre poi ci si preoccupa di tracciare l’autostrada nel territorio classificato come “inferiore”,  manifestando quindi un’  evidente  preoccupazione per  un intervento antropico tutt’ altro che effimero,  si esprime altrettanta implicita preoccupazione per la salute delle popolazioni, ma con il “distinguo” anche qui implicito: meglio passare dove vi sono  paesi meno “importanti” e  dove la gente – duole dirlo – vale ugualmente meno (!).

Non ci vengano a dire che ciò non è vero e che non è stato detto. I fatti parlano chiaro ed una simile conseguenza è d’altro canto inevitabile quando si costruisce un‘ autostrada! Anzi,  sempre più si rafforza il concetto che  per il presunto bene collettivo – sovra geografico –  si deve penalizzare una fascia di cittadini, anche a costo di minarne  la qualità della vita:  è lo scotto da pagare in nome del progresso e, appunto, del bene di tutti. 

Questo messaggio è  affatto criptato tra le righe di interventi e di opinioni, e pur non volendo esprimere commenti in merito, ci genera un ulteriore fastidio.

  Ma ciò non ricorda forse a scala locale quanto il  mondo occidentale riserva al cosiddetto terzo mondo, allorquando ad esempio si permette  di esportare rifiuti non graditi in quelle terre lontane o si presenta  a  pretenderne le ricchezze naturali?

Forse che anche nella nostra Provincia si voglia procedere a una “zonizzazione” di questo tipo a beneficio di un mostro anacronistico come l’autostrada?

  Non stiamo andando fuori tema, sig. Presidente.

Anzi, stiamo entrando probabilmente nel nocciolo della questione.

Con la decisione di rinverdire i fasti autostradali, come se l’orologio del tempo si potesse arretrare di quasi mezzo secolo,  i promotori e i sostenitori di quest’opera tentano di chiudere gli occhi di fronte alla nuova realtà, non della Provincia, non della Regione, nemmeno della Nazione Italia o dell’Europa intera, bensì del mondo!

  E’ con vanto – effimero e modesto fin che vuole, ma pur sempre con vanto – che ricordiamo come le Associazioni ambientaliste ed altri  avveduti cittadini abbiano da lungo tempo intravvisto e avvertito dei pericoli cui la Terra intera andava incontro.

Oggi questi pericoli sono toccati con mano da tutte le Nazioni e dalle loro genti, e non sono più considerate reminescenze di incubi notturni: sono tangibili e concreti fenomeni cui, effimera vanità a parte, eravamo stati inutili urlatori in passato.

  Non pare opportuno in questa sede parlare di effetto serra, di mutamenti climatici, di protocollo di Kyoto su cui importanti Nazioni ancora nicchiano.

Ci preme al contrario riaffermare, così come per fortuna oggigiorno da più parti della società - e non solo dai “verdi” -  si sostiene,  che i singoli comportamenti e ancor più quelli collettivi non sono insignificanti nel bilancio globale! 

E’ un tam tam continuo, vuoi dei politici più accorti e sensibili, vuoi dei mass-media.

  Ebbene, così come non possiamo sentirci lontani e non incisi da problemi così  vasti (viviamo pur tutti sotto uno stesso cielo!), così non dobbiamo e non possiamo non sentirci corresponsabili del decadimento della qualità ecologica generale,  dove cioè ogni singolo contributo è solo apparentemente poco significativo!

Non sono certo i gas serra generati qui nel nostro territorio dalle nostre attività a provocare tutti i mali del mondo, come non lo sono quelli generati altrove, ma attenzione, in questo ragionamento, cui umanamente chiunque  prima o poi cade per giustificare il suo stile di vita poco virtuoso, non si considera la “larga scala”!

E’ infatti in ambito globale che l’esempio citato  delle nostre emissioni è importante e va valutato,  poiché le singole azioni vanno sommate a decine di migliaia e forse di milioni di azioni analoghe.

Sono principi  questi solo apparentemente ovvi e scontati, che vengono  puntualmente disattesi  tanto nei “piccoli sistemi” degli atteggiamenti individuali quotidiani quanto e soprattutto nei “massimi sistemi” collettivi, rappresentati al vertice da  Enti come quello da Lei presieduto.

  Come  può entrare questo discorso nel dibattito sull’autostrada del Cadore? 

Abbiamo inteso “scomodare” i massimi sistemi per capire quanto sia grave anche solo averla pensata una simile opera, di fronte ad uno scenario che non può e non deve essere limitato ad una discussione che riguardi lo svincolo di Caralte,  il  viadotto del lago del Centro Cadore , il tunnel sotto la Mauria, o la devastazione del Tagliamento. 

La questione A27 – A23 infatti non è per noi un dettaglio tecnico, inteso come  per i progettisti nel “fare il meno male possibile” al territorio.

La nostra visione si allarga ben oltre, guarda ad altri orizzonti e boccia senza possibilità di ripensamenti una simile opera!

Questo intervento sul nostro territorio non è davvero possibile, è insostenibile sia per le popolazioni del  Cadore che della Valle del Tagliamento e non per pregiudizio cieco od ideologico: il mondo va in un'altra direzione!  Come   farlo  intendere a tanti sordi? Noi, a livello di Associazioni, di Comitati e di semplici cittadini, stiamo forse  tentando di parlare con un linguaggio  così incomprensibile e desueto? Per quanto affermato fin ora, e La ringraziamo comunque per l’attenzione, ci pare  proprio di no. Al contrario, crediamo di essere stati più che chiari e, soprattutto, obiettivi sulla lettura di fondo del “problema della mobilità”:  stiamo insomma semplicemente interpretando i tempi attuali e “dove va il mondo”, auspicando che in molti ci seguano. 

Ci  permetta di affermarlo senza timore di passare per presuntuosi: non rivendichiamo nessuna primogenitura sui successi di veggenza avvenuti in passato, ma anteponendoci  pur di poco ai tempi, ancora una volta percepiamo intimamente la sicurezza delle nostre idee e vogliamo – questo sì – che le nostre intuizioni sfocino concretamente  a favore della collettività e per il bene dell’ambiente. 

  Abbiamo bisogno di proseliti,  anche di proseliti del mondo della politica, in modo da proseguire in questa direzione con le scelte più appropriate, e credevamo di annoverare anche Lei in questo campo di civile confronto.

Ci dispiacerebbe esserci sbagliati e non si affretti – La preghiamo – anzi eviti del tutto di fornire giustificazioni che sanno di aggiustamenti,  ricordo di  “galleggiamenti” politici d’altri tempi! 

Potrà affermare, ad esempio, come d’altronde hanno riportato i  giornali, che la nostra Provincia ha bisogno di risposte in fatto di mobilità e che l’autostrada è un’opera importante purché costruita  con precisi “paletti”.  Speriamo non ci dica così, avremmo sprecato le parole dette finora, che invece vogliono essere propositivo e umile strumento di allargamento degli orizzonti locali.

  Non Le chiediamo, su due piedi , un ripensamento sull’autostrada. Non vogliamo metterLa in questo imbarazzo, né è nostra intenzione mettere con le spalle al muro nessuno. Auspicare un suo “ritorno al passato” invece sì:  si conceda  una riflessione ed un approfondimento, anche ecologico-culturale su questo tema così straordinariamente importante per il futuro prossimo e remoto di queste terre!

Se poi questo si ripercuoterà in una revisione del problema della mobilità aderente all’evoluzione dei tempi, non potrà che suscitare il riconoscimento nostro e della maggioranza degli abitanti del Cadore.

Anche  i più tenaci  fautori dell’autostrada - ne siamo convinti – pur se “inquinati” da interessi particolaristici ed economici -  potrebbero ricredersi  se avessero vedute e traguardi più lungimiranti.

  Ma la coerenza dell’Amministratore sarebbe forse più apprezzata  dal semplice cittadino, cui viene quotidianamente propinata la “predica” sul comportamento ambientale: dal bollino blu dell’auto, alla raccolta differenziata, alla necessità di installare sistemi di riscaldamento a minor consumo ed impatto e a maggiore efficienza energetica,  e così via.  Salvo poi constatare che gli  esempi contrari a questa auspicata  nuova etica di cittadino “ecologico” provengono proprio dalle scelte di programmazione territoriale di chi lo governa.

  Concludiamo? Certo ne’ ora né oggi, ma quando di autostrada non si parlerà più!  Continueremo forti anche delle contraddizioni di chi vuol farci intendere che l’autostrada serve al Bellunese e alla sua gente.

Un solo esempio: fino all’altro giorno questo nastro d’asfalto veniva spacciato dagli imprenditori come indispensabile per l’industria locale, pena la rovina!

Non più tardi di dieci giorni or sono (v.Vascellari a Radio Cortina) si è  affermato esattamente il contrario: l’autostrada servirà per il turismo, quello dell’est soprattutto, la vera frontiera del futuro, e la nostra Provincia è la prima area dolomitica ad incontrare questa marea di potenziali clienti!

  Se ce ne fosse bisogno anche questa affermazione, ulteriore degno esempio di incoerenza e di idee poco chiare, ci rafforza nelle nostre convinzioni: l’autostrada è un affare grandioso per i progettisti e lo sarà altrettanto  per i realizzatori.

I concessionari invece forse dovranno fare i meglio i conti : i flussi di traffico prospettati sono ottimistici,  ma saranno – ahinoi - più che sufficienti  a cancellare il Cadore e la Carnia come li vediamo oggi, mentre gli agognati turisti  saranno indotti a correre oltre!