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Tesi di laurea - Cecilia Alzetta

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MAGGIO

Corriere delle Alpi  29.05.2007

«Sono opere che non devono esserci imposte »

Il movimento cadorino "No A27" reduce dal convegno "La valle si fà autostrada?"

CADORE. «Le grandi opere, specie quelle a cui si affida la soluzione di tanti e importanti problemi, non vanno imposte o presentate come cosa decisa e compiuta : devono piuttosto essere condivise e sostenute dalle popolazioni locali interessate» . Dopo il convegno interregionale "La valle si fa autostrada?" tenutosi a Enemonzo (UD), il movimento cadorino "No A27" ribadisce la necessità di confronto. E di approfondimento sul dibattuto tema del collegamento autostradale Veneto-Friuli, Cadore-Carnia, A27-A23. «Fin dal momento i cui la stampa ha iniziato a parlare del collegamento tra Amaro e Pian di Vedoia come di una possibilità reale», affermano quelli del Comitato, «un'opera non solo auspicabile ma giudicata strategica da parte dei presidenti delle due Regioni interessate, sono sorte domande e interrogativi tra i più disparati» .

«Sul fatto che l'inizio dei lavori fosse da ritenersi ormai imminente o più o meno lontano, su effettiva disponibilità di finanziamenti, su costi , tempi di realizzazione e ultimazione dei lavori, impatto ambientale, intensità del traffico che comporterà l'infrastruttura, possibile alternative, sua reale utilità e ricadute sui territori interessati dalla grande arteria ; nella vicina Carnia friulana, inoltre, non è mancato un serrato dibattito sulle conseguenze per l'economia del comprensorio e in particolare della Val Tagliamento. Al naturale scetticismo di chi ha ben presenti le difficoltà finanziarie che sta attraversando il Paese, si sono contrapposti una serie di comunicati e dichiarazioni da parte dei proponenti e dei sostenitori del progetto» . Facendo un passo indietro nel tempo, «si è cominciato nel 2004 con l'annuncio del protocollo d'intesa tra i presidenti regionali, l'allora ministro delle Infrastrutture Lunardi e l'Anas», ricorda il movimento , «nel 2005 è stata la volta della consegna dello studio di fattibilità dell'opera, alla fine del 2006 risale invece l'inserimento del collegamento tra le opere ritenute prioritarie a seguito di un incontro tra Illy e Di Pietro ; infine, recentemente , è stata resa pubblica la posizione degli industriali veneti , che si dichiarerebbero disponibili a finanziare in parte la sua realizzazione . . .» . E dall'altra parte? «Stanno gli oppositori del progetto», è la replica, «o, più semplicemente, tutti coloro che vorrebbero vedere chiaro in quest'operazione, riunendosi in incontri e assemblee pubbliche, costituendosi in Comitato e affidando a volantini e lettere i loro dubbi e perplessità : fino ad oggi, comunque, la questione del collegamento A27-A23 si è sviluppata su due binari rigorosamente separati, privi di incontro e verifica . La stessa assemblea di Villa Santina dello scorso gennaio, pur risultando utile e facendo registrare una grande partecipazione, si è rivelata in questo senso un'occasione mancata : in questa situazione di stallo e incomunicabilità, i Comitati presenti sul territorio e che hanno a cuore la montagna, assieme a Legambiente, hanno ripreso la propria iniziativa, per cominciare a dare delle risposte ai vari problemi, in modo che opinione pubblica e amministratori locali abbiamo elementi di giudizio e dati concreti di valutazione» . Andrea Bressan

 

 

Messaggero Veneto  29.05.2007

La ricerca della Fondazione Nord Est. Sentite mille aziende fra il Friuli Vg, Veneto e Trentino sullo stato delle infrastrutture e della logistica

Trasporto merci: urge un’alternativa ai Tir

Più dell’80% dei prodotti si sposta su gomma, soltanto lo 0,6% su rotaia

TREVISO. Un impresa su quattro del Nord Est lamenta la

riduzione dei propri risultati finanziari a causa dei costi del 'trasporto merci: va trovata una soluzione al "tutto gomma" cui sono costrette per mancanza di alternative; è tempo di pensare a un sistema intermodale.

E' quanto emerge dalla ricerca sullo stato attuale delle infrastrutture e del sistema dei trasporti nel Nord Est promossa dalla Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, realizzata dalla Fondazione Nord Est e presentata ieri a Treviso nella sede di Unindustria. Lo studio ha interessato un campione di mille titolari di imprese tra il Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino Alto Adige. Tutte aziende con più di dieci dipendenti e di tutti i settori da quello industriale a quelli commerciali, dei servizi alle imprese e alle persone. L'indagine ha permesso di fare il punto su alcuni problemi che oggi interessano l'organizzazione dei trasporti nella nostra area e su alcune proposte utili a sostenere un consono riequilibrio tra le differenti modalità di gestione del flusso merci.

Ecco cosa emerge. Tanto per cominciare e come si diceva, uno su quattro lamenta una riduzione dei propri risultati finanziari annui a causa dei costi sostenuti per il trasporto delle merci e delle inefficienze che ne derivano. Tale percezione è particolarmente radicata negli operatori del sistema manifatturiero. Ma non solo: otto imprese su dieci, per la gestione del trasporto delle merci, si appoggiano, per forza di cose, in modo preponderante alla rete stradale (più dell'80% delle merci si muove su gomma). Tale funzione è trasferita in modo crescente a soggetti esterni, soprattutto nelle imprese più grande e strutturate, in modo da contenere i costi e le inefficienze. Il ricorso al tutto gomma, poi, è in realtà figlio dell'assenza di reali e praticabili alternative (solo lo 0,6% va su treno). Le altre modalità di trasporto delle merci non incontrano le reali esigenze delle imprese serve dunque un riequilibrio tra le differenti modalità di trasporto, un riequilibrio che può discendere solo dalla riorganizzazione del settore cargo su rotaia, nel segno di una maggiore offerta dei servizi e di un suo consistente orientamento all'intermodalità secondo il modello già sperimentato dell'autostrada del mare.

Per quanto riguarda, invece, l'opera infrastrutturale prioritaria per l'economia del Nord Est quella più sentita è il passante di Mestre; opera auspicata in Veneto (il 60% degli intervistati) almeno quanto in Friuli Venezia Giulia. Nella nostra regione, poi, altrettanta importanza si da alla terza corsia autostradale. Altro aspetto particolarmente importante è la disponibilità dimostrata da più della metà degli intervista­ti a considerare una compartecipare al finanziamento di una o più grandi opere che insistono sul territorio di riferimento, ma tale scelta non può che discendere da adeguate garanzie di remunerazione dell'investimento stesso.

«Insomma - ha spiegato Federico Ferraro, responsabile le dell'area studi della Fonda­zione Nord Est -mentre l'Unione europea spinge per il trasporto delle merci su rotaia, il Nord Est - come peraltro, il resto del Paese - resta "incastrato" nel "sistema gomma" e non a caso il passante di Mestre resta l'opera più importante per tutte le imprese. Un sistema però che non può bastare se il Nord Est d'Italia vuole essere la vera porta verso Est». «Se vogliamo diventare la piattaforma a livello europeo per gli scambi con l'Est - ha aggiunto il vicepresidente di Confindustria Veneto, Stefano Catozzo - non dobbiamo spostare la gomma da questa a quella strada, ma va progettato un futuro capace di favorire l'intermodalità e l'utilizzo della strada ferrata o del mare. Quindi servono Corridoio 5 e alta velocità; servono piattaforme logistiche sulle nostre coste. Oggi Trieste, Ravenna e Venezia hanno porti troppo piccoli e fondali bassi per essere all'altezza. Si potrebbe pensare anche a una sola piattaforme al largo della costa, collegata con la ferrovia e, una volta a terra, su gomma».

 

 

Corriere delle Alpi  29.05.2007

lnfrastrutture, piombo ai piedi per le imprese venete

Fondazione Nordest: quasi il 30% denuncia un calo dei ricavi per colpa di logistica e trasporti

TREVISO — Imprese vittime e anche (loro malgrado) carnefici della questione infrastrutture . Nel Nord Est quasi il 3O% di loro denuncia una riduzione dei ricavi per colpa delle drammatiche carenze di collegamenti nel territorio . E al tempo stesso, 1'82% delle aziende - una quota bulgara - confessa di far ricorso ai mezzi su gomma per la spedizione delle proprie merci . Fornendo un consistente contributo al caos sull'asfalto, ma solo «per mancanza di alternative » (oltre i1 42% delle risposte) . Se ancora esisteva qualche dubbio, la Fondazione Nordest provvede a fugarlo : la sua indagine su un campione di mille imprese del Triveneto, finanziata da Cariparo (Intesa Sanpaolo), rileva con la forza dei numeri quanto sia decisiva e influente per la competitività l'insufficienza di strade, porti e ferrovie (e anche della èonnessione tra sistemi diversi) . Daniele Marini, il direttore della Fondazione, ricorda che «il Nord Est , dopo l'allargamento Ue del 2004, è la piattaforma per gli scambi commerciali verso l'Europa orientale» . Crocevia tra il famoso (o famigerato ) Corridoio V e i porti dell'Adriatico, rappresenta «il cuore del - la Middle Europe» . Andrea Tomat, presidente degli industriali di Treviso e della Fondazione Nordest, invita a «sollevare la questione di una progettualità più ampia», oltre le contingenze del Passante o della Pedemontana. E Confindustria Veneto, per bocca del responsabile di settore, Stefano Catozzo, individua una possibile soluzione, che poi è quella del governatore Galan : «Fare della annunciata società di gestione del Passante l'operatore unico per le infrastrutture del Nord Est» .

L'indagine rivela anche movimenti significativi nell'organizzazione delle imprese : «C' è una crescente esternalizzazione dei trasporti e della logistica verso servizi più integrati e avanzati», spiega Federic o Ferraro, il curatore della ricerca. Le aziende più grandi e dinamiche ormai si affidano a gestori specializzati, dal padroncino alla grande società di logistica : lo fa il 57,6% delle imprese con più di 100 dipendenti. Il caos trasporti rappresenta un costo, ma genera anche un business.

Per una svolta occorre tradurre in fatti l'ormai antico slogan dell'intermodalità : il 24,3% degli imprenditori chiede di «integrare i servizi ferro - viari ad altre modalità di trasporto», mentre per i127,3% è prioritario «incrementare il numero di collegamenti e destinazioni», il che significa realizzare le opere in programma. In cima alle quali, manco a dirlo, c'è i1 completamento del Passante per venet i (61,2%) e friulani (60,8%) è la priorità assoluta, mentre il tunnel del Brennero lo è, ovviamente, per trentini e friulani.

«Il vero buco nero resta la Tav», sottolinea Catozzo analizzando la situazione . Mancano i soldi statali, il governo guarda altrove e l'appello - per questa e altre opere – corre alle banche . «Noi di Intesa Sanpaolo - risponde Rinaldo Panzarini, direttore generale Cariparo - ci siamo, grazie alla nuova realtà integrata Opi-Biis, banca leader nel credito per le opere pubbliche» . Ma Andrea Tomat aggiunge : «Forse le risorse finanziarie non sono più nemmeno il primo dei problemi. Occorre sviluppare un progetto strategico» .  Claudio Trabona

 

 

Corriere delle Alpi  26.05.2007

Sul raccordo autostradale il distinguo di fondo

Vivace ma senza "colpi di teatro" il faccia a faccia tra i tre candidati sindaco

di Vittore Doro

PIEVE DI CADORE. Due sì (" La Giovane Pieve" e "Pieve Cambia") ed un nì ("Insieme") al raccordo autostradale A27/A23 rappresentano il momento politico più importante dell'incontro di giovedì sera al CosMo, dove (moderatore Pierluigi Svaluto) si è svolto l'attesissimo faccia a faccia tra i tre candidati sindaco di Pieve . L'attesa era tanta ; per questo, nella sala, già molto prima dell'inizio dell'incontro, tutti i 220 posti a sedere erano occupati . Ed anche lungo le pareti c'era una corposa fila di persone

Un'attesa che non è certamente andata delusa, visto che i tre contendenti (al di là di un'ottima dialettica nell'illustrare i contenuti programmatici), hanno saputo catturare l'attenzione della platea grazie alla loro spiccata personalità. Pubblico che è rimasto per oltre un'ora e mezza senza fiatare, ascoltando quanto avevano da dire i candidati e partecipando anche attivamente nei momenti in cui c'è stato dibattito. Una serata chiaramente positiva, confermata dai giudizi lusinghieri del pubblico .

«I tre candidati si sono comportati con vera signorilità» , è stato il commento unanime , «e, pur confermando e difendendo a spada tratta ognuno le proprie posizioni, hanno dimostrato rispetto per le altrui convinzioni». Passando sul piano amministrativo-politico, come accennato la differenza più rilevante emersa tra le tre liste è stata quella sulla viabilità e sul raccordo autostradale A27/A23 . Mentre le due nuove liste hanno una posizione quasi comune in favore dell'autostrada, Maria Antonia Ciotti, candidata del gruppo che rappresenta la continuità amministrativa della gestione Granzotto, evidenzia più di qualche riserva.

«Su questo argomento», ha affermato Antonia Ciotti, «dichiarandomi contraria ad un progetto calato dall'alto, penso sia importante dare invece priorità alle circonvallazioni dei paesi . E, anche se non sono pregiudizialmente contraria al collegamento autostradale , ritengo sia opportuno effettuare degli studi specifici e valutare fino in fondo il discorso dell'impatto ambientale» .

Sull'argomento, Lorenzet e De Lorenzo (pur con qualche sfumatura diversa) hanno invece sostenuto che «senza una migliore viabilità, che solo un raccordo autostradale può offrire, non può esserci uno sviluppo per il Cadore come la storia appena passata ha dimostrato» . De Lorenzo ha anche chiosato affermando che «se quando fu realizzata la Ss51 di Alemagna ci fossero stati tutti gli attuali vincoli, quella strada sarebbe ancora sulla carta». Nessuno dei tre candidati è però stato in grado di spiegare in maniera esaustiva come fare per fare arrivare in montagna dei vantaggi a livello economico , invertendo l'attuale trend in base al quale oggigiorno dalle terre alte tutti prendono senza mai dare nulla. Una necessità sulla quale i tre candidati hanno convenuto, senza peraltro un qualche slancio programmatico capace di infiammare la platea . I programmi delle tre liste del resto sono ormai noti, perché presentati a più riprese nelle varie frazioni. Ma per i cittadini era importante notare il confronto tra i vari modi di impostare la soluzione dei molti problemi posti sul tappeto . Da Antonia Ciotti, assessore uscente, è arrivata la conferma della continuità amministrativa annunciata sin dall'inizio, mentre da Osvaldo De Lorenzo è arrivata la concretezza tipica dell'industriale e dell'uomo d'azione, che ha saputo anche catturare la simpatia della sala grazie ad alcune battute molto indovinate.

Alberto Lorenzet, matricola in questi incontri, ha saputo destreggiarsi con maestria , anche se in qualche momento ha denunciato qualche schematismo derivante dalla sua formazione culturale . La conclusione non può essere che una: tutti e tre candidati hanno dimostrato di essere all'altezza della situazione

 

 

Corriere delle Alpi  26.05.2007

Le elezioni amministrative

Al lavoro per la ferrovia tra Venezia e Cortina

Il ministro dei trasporti Bianchi si impegna per realizzare il prolungamento

di Irene Aliprandi

BELLUNO. «Il governo si impegna a lavorare per realizzare la Venezia-Cortina» . E' più di una promessa quella di Alessandro Bianchi, il ministro dei trasporti arrivato in città ieri per chiudere la campagna elettorale di Maria Cristina Zoleo e della lista Belluno Democratica - la Sinistra. Al centro dell'interesse suscitato nel ministro, c'è la ferrovia dalla laguna alle Dolomiti .

Il ministro Bianchi ha parlato della visione di mobilità del governo Prodi : non solo grandi infrastrutture, non solo nuove strade, ma politiche di mobilità che partano dal trasporto pubblico : «Fare opere è un grande affare e non può essere fine a se stesso. Bisogna assicurare la mobilità di persone e merci secondo tre criteri: sicurezza, efficienza e sostenibilità . Il piano prevede la soddisfazione dell'utente e la remuneratività per chi svolge il servizio» . Il governo è impegnato soprattutto sul fronte della sicurezza, per fermare quella che nei numeri si esprime come una vera e propria guerra: 5 mila morti l'anno sulle strade, non più accettabili. Poi la sostenibilità, in termini di risparmio energetico e contro l'inquinamento. Per riuscire in tutto questo gli indirizzi sono due : costruire nuove linee ferroviarie e sfruttare meglio le infrastrutture esistenti . Bianchi è fiducioso del nuovo piano industriale delle ferrovie dove si spinge per i cargo, si migliora la qualità del servizio per i pendolari e si acquistano nuovi treni. 11 governo ha stanziato 300 milioni per mille nuovi treni in 5 anni e ci saranno novità nella prossima finanziaria . In questo senso la Venezia - Cortina , tratta in parte da rinnovare e in parte da fare ex novo si integra coi piani del governo: «Prendo impegni formali con la Provincia di Belluno, per studiare il tracciato migliore e per dare attuazione a questa idea che valorizza il territorio e le sue potenzialità . E' confermato anche l'impegno per il Col Cavalier».

Il ministro parla poi dei referendum per il distacco dal Veneto: «I motivi ci sono, ma da qui ad alzarsi la mattina e organizzare un referendum per andare altrove, mi dà delle perplessità. Ormai ad ogni seduta del consiglio dei ministri arriva una richiesta del genere. Va fatto un ridisegno organico, la politica del fai da te non è quella giusta» .

Bianchi era stato a colloquio poco prima con l'assessore provinciale alla mobilità Quinto Piol e con il presidente della Provincia Sergio Reolon, che dice : «Guardiamo al territorio partendo dalle sue potenzialità, ma per riuscirci serve una rete di trasporti, che nasca da una politica della mobilità, che vada oltre le grandi opere. Per noi va potenziato il trasporto pubblico su gomma e rotaia . Questa provincia ha bisogno di una grande opera , di una spina dorsale : un collegamento ferroviario efficiente e moderno tra Venezia e Cortina». Maria Cristina Zoleo ha ricordato come solo il centrosinistra possa restituire passione per la politica, mentre Lorenzo Rispoli ha battuto sulla necessità di una rete di collegamenti reale .

 

 

Il Gazzettino  26.05.2007

Bianchi: «Mobilità, non grandi opere»

Il ministro dei Trasporti per il potenziamento dei treni, tavolo con le autonomie locali

C'è un filo diretto ideale tra il ministro ai trasporti Alessandro Bianchi e il presidente della Provincia di Belluno Reolon. Che passa attraverso la valorizzazione del territorio e del trasporto pubblico. "Una cosa sono le infrastrutture - ha spiegato Bianchi ieri a Belluno per sostenere Maria Cristina Zoleo - un altro i trasporti e la mobilità. Spesso si confondono, ma penso il vero obiettivo non è concepire le grandi opere per il solo gusto di farle, ma dare un vero supporto alla mobilità dei cittadini e delle merci. Creare un efficiente sistema sostenibile che sia anche remunerativo per chi lo svolge". Bianchi non ha fatto promesse, ma in una provincia tra le ultime in Italia per infrastrutture, conviene che una linea ferrata moderna tra Venezia e Cortina non sia un'utopia. "Mi impegno per mettermi ad un tavolo con le autorità locali per trovare il percorso migliore che valorizzi questo territorio. Perchè è necessario costruire nuovi tratti di ferrovia, ma è anche opportuno utilizzare meglio quelli che già ci sono". Bianchi promette anche treni nuovi per i pendolari e anticipa che nelle prossime finanziarie ci saranno stanziamenti importanti, 300 milioni di euro, per l'acquisto di treni nuovi. "Ci vorranno anche interventi per far rispettare gli orari a vantaggio dei pendolari - spiega - così come dovrà essere riorganizzato il sistema di trasporto pubblico locale investendo sulla metropolitana di superficie. Buone nuove anche per il traforo di Col Cavalier: nelle prossime settimane andrà all'approvazione il piano quinquennale dell'Anas che prevede al suo interno il tunnel per la circonvallazione di Belluno. E conviene con il presidente Reolon sul buon lavoro fatto in sinergia tra governo, Provincia e Regione per ottenere questo risultato. Prima di lasciare Belluno Bianchi ha lanciato un messaggio in vista delle amministrative di domani e lunedì. "Il buon risultato che farà il centrosinistra anche a Belluno servirà a rafforzare il nostro buon modo di governare a Roma per ricostruire la fiducia dei cittadini nella politica".  Maurizio Dorigo

 

 

Bellunopop  24.05.2007                            www.bellunopop.it 

Autostrada, progetto da archeologia industriale...

Appare davvero sintomatico della crisi politica e culturale l'atteggiamento di una parte della classe dirigente bellunese, che asseconda acriticamente i pruriti d'asfalto degli industriali che vogliono prolungare l'autostrada verso Cadore e Carnia per farci passare ogni giorno migliaia di autotreni.
Si tratta di un quadro surreale: mentre gli effetti negativi dell'attuale modello di produzione, trasporto e consumi accelerano e si misurano quotidianamente sulla pelle degli esseri umani, c'è ancora chi non trova di meglio che riproporre ricette vecchie di trent'anni, anacronistiche e sepolta dalla realtà, dal collasso ambientale e sociale con tutte le sue drammatiche conseguenze.

Proporre, oggi, nuove colate di cemento per far correre i Tir per le industrie (magari quelle che chiudono qui per delocalizzare all'Est) e incentivare l'uso dell'automobile equivale a proiettare la provincia di Belluno verso un passato decadente e fallimentare, un tuffo nell'archeologia che tanti danni ha prodotto e continua a causare in questo colpo di coda del modello "sviluppista" insediatosi nella seconda metà del secolo scorso e che nella fattispecie ha bisogno di uno nuovo corridoio di transito mercantile: chi se ne importa dei danni provocati ai territori attraversati, basta convincere le popolazioni che veder sfrecciare in continuazione lunghe file di Tir diretti verso la pianura si chiama "sviluppo".

Costruire nuove autostrade, oggi, sarebbe come investire sui treni a vapore: significa non aver compreso che la sfida del progresso significa trovare il coraggio di costruire, a mano a mano, i percorsi di un presente e di un futuro di sostenibilità, sobrietà e benessere diffuso.
La provincia di Belluno, fin qui in parte risparmiata dalle dinamiche sviluppiste che hanno devastato largamente le pianure e i fondovalle italiani, si trova in una posizione favorevole per cogliere questa sfida storica, per gettare fondamenta profonde di un futuro fatto di attività economiche a basso impatto ambientale, di risparmio e produzione "pulita" di energia, di orientamento del consumismo materiale verso il godimento sobrio della natura e della sfera culturale e sociale.

Belluno è dotato di un patrimonio umano e ambientale in grado di porre le premesse per affrontare questa grande avventura collettiva. Una sfida ineludibile, di fronte alle emergenze dell'ecosistema (modificazioni climatiche, questione idrica, inquinamento dell'aria e sue conseguenze sanitarie) e della sostenibilità sociale (povertà, precarietà, diseguaglianze, crescita dell'individualismo egoista e crisi del senso civico e di appartenenza alla comunità). Arriverà, prima o poi, il momento di calarsi appieno dentro questa dimensione; non si potrà più far finta di non vedere, continuare nelle faccende dello "sviluppo" come se non fossero queste stesse la causa principale della catastrofe annunciata.

Meglio agire oggi o aspettare che il quadro degeneri e travolga i nostri figli o noi stessi fra qualche anno o decennio?
Una comunità attenta al suo benessere dovrebbe orientarsi - se non altro per istinto di conservazione - verso questo orizzonte, faticoso, certo, perché mette in discussione molti vecchi e deleteri riflessi condizionati e perché richiede il coinvolgimento dell'intero corpo sociale. Faticoso, ma anche entusiasmante, se la consapevolezza diffusa della responsabilità storica cui siamo chiamati, saprà riscaldare i cuori e aprire le menti: in fondo, non capita spesso, nella storia, di poter contribuire a una "rivoluzione" democratica come quella cui la società umana è chiamata, per evitare l'estinzione o il tonfo nelle caverne, ma anche per costruire un nuovo benessere, davvero sostenibile e accessibile a tutti.
Se una classe dirigente non se ne rende conto, per i suoi limiti o perché risponde a interessi estranei al benessere delle comunità che governa, va semplicemente mandata a casa alla prima tornata alle urne...  Zenone Sovilla

 

Il Gazzettino  23.05.2007

Il sindaco di Longarone replica al presidente Reolon che nei giorni scorsi ha sollevato dubbi sui tempi di realizzazione del collegamento fra la A27 e la A23

«Sull'autostrada la Provincia rispetti i sindaci»

De Cesero: «La sua posizione è personale e solitaria perché il consiglio si è espresso favorevolmente all’unanimità»

Il sindaco di Longarone, Pierluigi De Cesero, rientrato da un viaggio di lavoro, presa consapevolezza della posizione del presidente della Provincia sulla questione autostrada, non ci sta e ribatte con veemenza. «Se il presidente della Provincia non vuole che si parli di autostrada per evidenti ragioni, abbia il coraggio di dirlo apertamente e di assumersi la responsabilità anche di una decisione che potrebbe rilevarsi impopolare, ma che di certo sarebbe molto più rispettabile che addurre motivazioni, a volte anche sarcastiche, nei confronti di chi per una volta su questo territorio riesce finalmente a formare un comitato del sì a qualcosa.

«Vorrei chiedere al presidente della Provincia il rispetto per gli amministratori locali che, attenti ad interpretare le esigenze del proprio territorio, compensano ad un vuoto amministrativo di dimensioni sovracomunali che competerebbe invece all'ente Provincia. La realtà è che c'è un fronte di amministratori che responsabilmente vuole cominciare a discutere circa la soluzione del prolungamento autostradale, anche se questa non dovesse trovare realizzazione nel brevissimo periodo. Questa iniziativa sarebbe dovuta partire, infatti, dall'organo provinciale preposto alla gestione della viabilità e delle relative problematiche, ma evidentemente si è più propensi ad assumere una posizione di "galleggiamento", tipica di chi ha bisogno di prendere tempo, ma questo fa parte di cose già viste. Invece noi "umili" amministratori locali, siamo stufi delle politiche del "no a tutto e a prescindere", siamo pronti a qualsiasi confronto, nel rispetto dei ruoli e delle opinioni di tutti. Presenteremo alla Regione un documento di impegno sia per la viabilità complementare, sia per il rispetto dei nostri territori su cui viviamo.

«Tuttavia, arrivare addirittura a ritenere, come fa il presidente Reolon, che un comitato del sì generi solamente un comitato del no, mi sembra quantomeno scontato e retorico, in quanto sappiamo entrambi che, qualora fosse stato presentato un qualsiasi progetto di prolungamento dell'A27, un comitato del no sarebbe comunque e inevitabilmente nato. La differenza è che c'è un comitato che si è creato per fare qualcosa e questo evidentemente sconquassa l'attività della Provincia. Sarà il tempo a dirci quale sarà la sorte viabilistica dei nostri territori. Penso di poter dire che la posizione di Reolon sia personale e solitaria, in quanto in consiglio provinciale c'è stata una espressione di piena condivisione da parte di tutte le forze politiche, a sostegno dell'ipotesi di prolungamento dell'arteria autostradale, di cui il territorio saprà esserne riconoscente».De Cesero chiude così: «Voglio tranquillizzare il presidente Reolon, qualora ci fossero concrete possibilità che il primo tronco autostradale venga portato avanti: il Comune di Longarone sarà il primo a saper rinunciare responsabilmente a ciò che ha ottenuto con grande fatica. Nei territori interessati sta cambiando il vento e, forse è questa la cosa che più preoccupa il presidente della Provincia».  Roberto Padrin

 

 

Il Gazzettino  22.05.2007

Donati: non ci sono soldi per la bretella A23-A27

Trieste

«Né il tratto Tav del Friuli Venezia Giulia, né il collegamento autostradale A27-A23 sono nella lista» delle opere della Legge obiettivo per le quali «vi è un qualche iter di approvazione» per un totale di 90 miliardi di euro: lo ha affermato, ieri, a Trieste, Anna Donati, presidente della commissione Lavori pubblici e Comunicazione del Senato. Donati ha ricordato che la lista contenuta nella delibera Cipe «approvata dal precedente Governo di Centrodestra, oggi costa 173 miliardi di euro».

«Il 30 giugno - ha aggiunto Donati - il Governo presenterà al Parlamento il Dpef (Documento di programmazione economico-finanziaria) insieme all'allegato infrastrutture: un documento ricognitivo in cui il Governo dovrà ricomprendere una drastica selezione delle opere dentro la legge Obiettivo, oltre a un'indicazione sul superamento procedurale della legge stessa. Perché noi riteniamo che due aspetti fondamentali debbano essere ricompresi: la valutazione d'impatto ambientale, che deve essere fatta sul progetto definitivo; e l'istituzione della Conferenza dei servizi, dove gli enti locali hanno diritto di esprimersi». L'altolà della senatrice Donati rischia di complicare i piani della Regione Veneto: giusto sabato l'assessore alla Mobilità del Veneto, Renato Chisso, s iera detto «determinato a partire subito, non tra dieci anni, almeno per quanto riguarda il prolungamento dell'A27 fino a Caralte».

 

 

Il Gazzettino  22.05.2007

Da Venezia fuoco incrociato su Reolon

L’assessore regionale alla viabilità lo attacca sull’autostrada, il vicepresidente sull’emergenza siccità

Le dichiarazioni di Sergio Reolon che, da quanto riportato ieri dal quotidiano "La Tribuna", sarebbe intenzionato a chiudere i rubinetti alla pianura, attribuendo poi all'assessore regionale Renato Chisso la volontà di posticipare di dieci anni la questione del collegamento A27-A23, scatenano il putiferio in Regione. Duro l'attacco inferto al presidente della Provincia, sia da Luca Zaia, vicepresidente della giunta Veneta, sia da Chisso. Il primo lo accusa di non aver ancora capito di essere un uomo di governo, e non di opposizione, il secondo di non saper ascoltare. L'invito è quello di «rimettere i piedi per terra» e di lavorare di più affinché il «suo» governo si dia da fare per risolvere i problemi del nord. Reolon si difende affermando che le dichiarazioni sull'acqua sono state pubblicate prive del contesto in cui erano state pronunciate, definendo anche fuorviante l'invito a chiamare il causa il governo centrale, essendo il demanio idrico di esclusiva competenza della Regione.

«È deplorevole la mancanza di solidarietà nei confronti della pianura - attacca Zaia -. Tra le altre cose egli dichiara "... i trevigiani si scordino di poter ottenere acqua da noi nelle prossime settimane, per l'irrigazione". Reolon, che continua a parlare da uomo di opposizione, non ha ancora capito o fa finta di non capire, di essere uomo di governo e di rappresentare, agli occhi di tutti, proprio quelli di Roma che non ci danno il federalismo, l'autonomia e l'unica cosa che sanno fare è prendere provvedimenti contro il nord. Invece di perdere tempo in minacce e facendo il corvo del malaugurio - ha aggiunto Zaia - si preoccupi di dire al suo governo che bisogna far pulire al più presto gli invasi alpini».«Ancora una volta - ribatte piccato Reolon - Zaia individua come unica soluzione alla crisi idrica l'intervento sui laghi alpini, dunque a esclusivo carico del Bellunese. In questa visione non vengono tenute in alcun conto le misure previste nel piano del bacino del Piave, elaborato quasi 10 ani fa e tutt'ora disatteso. È pura demagogia prospettare facili soluzioni in una materia tanto complessa, sulla quale il governo centrale non ha alcuna competenza».

L'assessore alla mobilità, Chisso, consiglia Reolon di rimettere i piedi per terra. «Invece di pontificare - dice l'assessore - dovrebbe ascoltare bene quello che dice il suo territorio e quello che dico anche io, che sono il migliore interprete di me stesso». Chisso apre così la sua replica rispetto alle affermazioni del presidente della Provincia riportate ieri dalla stampa, secondo le quali lo stesso Chisso gli avrebbe detto che del collegamento A27 - A23 «se ne parlerà tra dieci anni». «Su questo versante, come ho ribadito più volte a tutti, sono determinato a partire subito, non tra dieci anni, almeno per quanto riguarda il prolungamento dell'A27 fino a Caralte. In tutti gli incontri che ho avuto anche nei giorni scorsi nel bellunese ho riscontrato che le categorie economiche e gli amministratori locali sono sostanzialmente e in maniera concorde dalla mia parte sulla linea del fare e fare presto. Vorrà dire che, d'ora in poi, quando parlerò con Reolon, provvederò a registrare la telefonata, così non ci saranno dubbi di sorta. Aggiungo anche, come hanno evidenziato tutti gli esponenti del territorio bellunese da me incontrati, che la candidatura di Cortina ai mondiali di sci nel 2013 può essere sostenuta solo se ci saranno infrastrutture adeguate, sia sul versante ferroviario, sia soprattutto per quanto concerne le strade. Questa carenza è stata a suo tempo tra i motivi della bocciatura della candidatura olimpica».

 

 

Il Gazzettino  22.05.2007

PONTE NELLE ALPI

Sulla A27 Mozione ritirata è subito polemica L'opposizione attacca il sindaco

Ponte nelle Alpi

(gis) Adolfo Bortoluzzi, coordinatore del "Centro democratico pontalpino" che in consiglio comunale a Ponte è presente con i consiglieri Vittorio Fregona e Vito Vottre, dice la sua sulla questione della mozione relativa al prolungamento della A27, presentata dal sindaco Fulvio De Pasqual nel corso del consiglio comunale del 10 maggio, e poi ritirata.

«L'opposizione ha manifestato sostegno alla posizione del sindaco per l'avvio di uno studio di fattibilità che dovrà garantire un'adeguata valutazione che riduca al minimo l'impatto ambientale dell'opera, mantenendo lo status attuale di bretella autostradale che consente il transito gratuito nel tratto Cadola-Pian di Vedoia. Questo per non gravare ulteriormente sul traffico veicolare del centro di Ponte, in continuità con la scelta dell'amministrazione Fregona di deviare il traffico pesante sulla citata bretella, al momento l'unico atto forte di tutela della salute pubblica intrapreso dalle ultime amministrazioni». «Una posizione che -dice Bortoluzzi- intende dare un contributo alla risoluzione dei problemi di viabilità nell'ottica anche di garantire le necessarie prospettive di sviluppo alla comunità pontalpina. Esse passano anche attraverso la realizzazione di opere come il collegamento tra la A23 e la A27 e altre minori, ma non per questo meno importanti come la galleria di Cadola con sbocco sulla sinistra Piave che alleggerirebbe notevolmente il traffico sul tratto Cadola-Rione Santa Caterina».

Bortoluzzi interpreta infine quanto accaduto fra il sindaco e la sua maggioranza: «Le divergenze di opinioni emerse nel corso del consiglio tra il sindaco e la maggioranza che lo sostiene (anche questo in continuità con i dinieghi storicamente calati a sinistra sullo sviluppo della viabilità) hanno decretato il ritiro della mozione, evidenziando una posizione priva di prospettive per i nostri cittadini e che irride le aspettative degli abitanti dei comuni limitrofi. Per tale motivo, ritenendo tale studio assolutamente necessario per garantire le prospettive di sviluppo della nostra comunità, l'opposizione di Ponte nelle Alpi si riserva di ripresentare la mozione nel prossimo consiglio comunale e di mettere in atto tutte quelle iniziative, politiche e popolari che possano evitare che ancora una volta sia messo il veto su un'opera così importante, come già successo a suo tempo per la Venezia-Monaco».

 

 

Il Gazzettino  22.05.2007

CALALZO Per l’ex consigliere De Bon

Innovazione viaria «Ipotesi da bocciare»

«Passaggio che sa di autostrada»

Calalzo

Calalzo sito Unesco, Calalzo attraversata da quella che la Provincia ha chiamato "Innovazione Viaria": ipotesi molto chiacchierate nel paese centro cadorino che l'ex gruppo di maggioranza, per voce dell'ex consigliere Guglielmo De Bon, si chiede se siano compatibili scendendo a difesa della popolazione e del territorio: «Calalzo non è il parco giochi di tutti. Ci preoccupa la Provincia di Belluno - afferma De Bon - che prima fa dichiarare la Val d'Oten patrimonio dell'Umanità e poi nel "Piano Territoriale di Coordinamento - Ipotesi A", vi prevede il passaggio di quella che viene chiamata un'innovazione viaria che sa tanto di autostrada Venezia - Monaco. Che l'Unesco lo sappia? Dall'alto i poteri forti imperano nella valle come grandi predatori, l'uno all'insaputa dell'altro». Secondo quindi l'ex amministrazione, troppa poca chiarezza c'è ancora fra i cittadini di Calalzo sui vincoli, tutele o intenzioni di sviluppo di importanti infrastrutture. «La gente non sa che cosa accadrà alle proprietà che molti posseggono a monte dell'ex bar Alpino -, spiega ancora De Bon aggiungendo che «noi ci eravamo adoperati per facilitare ai cittadini i recupero urbanistico dei fabbricati rurali nella valle, mentre i divieti e i vincoli dell'Unesco vanno a sovrapporsi a quelli delle aree Zps e dei Sic. Molti calaltini si chiedono ancora se si potrà fare ancora legna o andare a funghi, e se il traffico per Praciadelan subirà limitazioni. O ancora, se la caccia sarà vietata». Malgrado le numerose tutele«nella valle si svolgono ancora le esercitazioni militari dove con cannoni e mitragliatrici - prosegue De Bon - l'esercito scatena l'artiglieria. Chiedo al sindaco Piermario Fop ed al Presidente della Provincia Sergio Reolon il perché di una perimetrazione pluri-vincolistica che solo in quel di Calalzo scende dalle quote dei rifugi alpini per giungere alle porte del paese". Tutto ciò, sempre secondo l'ex maggioranza, precluderebbe qualsiasi serio progetto di sviluppo turistico. «In questo momento economicamente così difficile - conclude De Bon - anziché ripartire col turismo in Val d'Oten e attorno al lago del Centro Cadore, da Belluno e Venezia arrivano divieti e prescrizioni».  Eleonora Riva

 

 

Corriere delle Alpi  21.05.2007

Telefonata a Radio Rai

Da Deppo dice un secco no all'autostrada

CADORE. Fulminea partecipazione a una trasmissione della Rai, venerdì scorso, per il presidente della Comunità montana Centro Cadore, Flaminio Da Deppo. Sul canale di Radio3, in mattinata, è andato in onda il programma "RadioTre Mondo", per l'occasione condotto dal giornalista Gianantonio Stella, sul tema «II Nordest è ancora la locomotiva d'Italia?».

Le riflessioni degli ospiti in studio (tra cui l'imprenditore Mario Carraro) erano incentrate su quanto attualmente rimanga del "fenomeno-Nordest" e sulle nuove prospettive economiche, e di pianificazione urbanistica, che l'area deve sapersi dare per assicurarsi un futuro migliore. Tra le telefonate in diretta, quella di Da Deppo, che non ha sottolineato come «il Veneto vada effettivamente ridise­nato, in diversi sensi: in particolare la sua parte più settentrionale, il bellunese, può contare su un'alta qualità della vita, ma tutto quello che al momen­to viene proposto a questa zona sono questioni di viabilità e in particolare una nuova autostrada; se prendiamo però in considerazione la bellezza delle no­stre aree, e più in generale della regione, come punto di riferimento, allora si comprenderà che il Bellunese ha bisogno di ben altro, per non rivelarsi come una semplice appendice, bensì come un elemento essenziale, del Veneto. Quanto all'opportunità di fare ricerca applicata all'economia, piuttosto che di aprire nuove fabbriche e far sorgere ulteriori capannoni, proprio la ricerca ha bisogno di particolare tranquillità, ed è questo di cui c'è bisogno in Cadore».

Una tesi fatta propria dagli ospiti: «Un territorio va vissuto facendo i conti con le sue caratteristiche e la sua natura, anche in base alla sua relativa difficoltà di accesso», ha affermato Carraro, «no dunque a un'invasione turistica incontrollata verso Cortina e Cadore: raggiungere tali località di villeggiatura di montagna solo in un'ora e mezza, partendo dalla pianura tramite uno sconvolgimento viario, rappresenterebbe un fenomeno innaturale». (a.b.)

 

 

Corriere delle Alpi  19.05.2007

L’autostrada? «Anche Chisso dice che se ne parlerà fra dieci anni»

BELLUNO. «Non ho alcuna intenzione di spaccare la provincia su un tema su cui non c’è non solo niente di reale, ma neanche di ipotetico». Il tema è l’autostrada, e Reolon va giù di liscio e di ruvido. Primo: «Tutti sanno che non ritengo l’autostrada una soluzione per i problemi di questa provincia». Secondo: «Ma se il territorio mi indica l’autostrada, questa sarà nel Piano strategico». Terzo: «Se la Regione e lo Stato la considereranno strategica per il complesso degli scambi internazionali, non possiamo metterci contro, ma solo avere le garanzie che l’impatto ambientale sia il più ridotto possibile e che l’opera sia collegata all’”ammagliamento” del territorio, cioè alla viabilità interna della provincia». Quanto alla possibilità che si faccia davvero, Reolon è scettico. Anzi, dire scettico è un eufemismo. Tant’è che cita nientemeno che Chisso, l’assessore regionale. Lo cita tra virgolette, dice che gliel’ha detto proprio lui. Citiamo anche noi: «Dice Chisso che se non saranno i privati a finanziarla, lo farà la Regione? Gliel’ho chiesto, a Chisso. Ha risposto:”Stai tranquillo che per dieci anni non se ne parla”». Punto, a capo. In verità, Chisso ha annunciato che la Regione farà un bando. Chiosa Reolon: «Un bando per chiedere se c’è qualcuno interessato a spendere 2 o 3 miliardi di euro. Pensate che qualcuno risponderà? Se poi succederà, vedremo». Per Reolon quel bando è come le grida manzoniane, e lui non ha intenzione di fare la parte di uno dei polli di Renzo. Vedremo? Nel vocabolario di Reolon vuol dire”contratteremo”. Però fra un bel po’ di anni. Assindustria invece ci crede, e va avanti, e dice che c’è una banca europea pronta a finanziare l’autostrada. Non fino a Tai soltanto: no, fino a Tarvisio. Reolon non va in battaglia: «Vedremo». Per intanto, Reolon è più che sicuro su un fatto: «Se va avanti l’autostrada, gli 80 milioni di euro del piano triennale Anas, concordati tra Provincia di Belluno e governo, per la variante di Longarone si spostano immediatamente su altre opere necessarie in provincia». Messaggio a Longarone, che con il sindaco De Cesero fa da capofila dei”Comuni per il sì”? «La cosa mi pare ovvia. E mi pare anche evidente che De Cesero sbaglia alla grande: mette in piedi il comitato per il sì, così naturalmente il giorno dopo nasce il comitato per il no. Così si va a uno scontro frontale. Chi viene a metterci i soldi sapendo di dover affrontare un iter così incerto? E volete che parli di autostrada? Ma fatemi il piacere...».

 

 

Il Gazzettino  19.05.2007

«L'autostrada? Non è necessaria»

Reolon sul collegamento A27- A23: «Ma se è ritenuta utile allo sviluppo non ci opponiamo»

Il presidente Sergio Reolon (nella foto) è soddisfatto di come sta evolvendo la situazione sul fronte dell'autonomia e del riconoscimento della specificità della provincia. Stiamo assistendo a un'evoluzione con brusche accelerazioni, ha detto ieri durante un incontro con i giornalisti. Il fatto positivo è che ogni atto, frutto di questa evoluzione, non genera reazioni contrarie, ma atti di emulazione che vanno tutti nello stesso senso. Basti pensare a quanto è successo negli ultimi 10 giorni: Enrico Letta a Belluno ha presentato il fondo di cooperazione interregionale; è stato firmato dalle sette province venete un documento congiunto con il quale si pone il problema di dare al Veneto una nuova organizzazione per superare il centralismo regionale, definendo nuovi poteri e nuove risorse per il sistema delle autonomie e in particolare delle province; è stata sancita l'intesa tra la Provincia di Trento e la Regione Veneto che detta le coordinate della cooperazione fra i territori confinanti. Secondo Reolon queste tre diverse iniziative sono la prova che a tutti i livelli si è cominciato a lavorare per riconoscere un'attenzione particolare alle zone montane. Sto guardando con interesse anche al quadro nazionale. Questo paese così com'è non tiene più. Qualsiasi riforma proposta da qualsiasi governo viene bloccata perché lo stato è molto corporativo. Se negli ultimi giorni si è aperto un tavolo sul federalismo fiscale tra stato e regioni il merito è di Lamon e delle iniziative di questa provincia. Il centro non è più in grado di fare le riforme. Da una zona di periferia coma la nostra è scattata la molla che ha obbligato il governo a fare sul serio: si è capito che la questione del federalismo fiscale non è più rinviabile. Reolon non ha risparmiato le critiche nei confronti della Regione: Spero che il consiglio regionale non si arrocchi su visioni arretrate e che acceleri l'approvazione di uno statuto per una regione delle autonomie in grado di attuare il federalismo al proprio interno. Reolon ha parlato anche del piano strategico e delle critiche di Assindustria: E' normale che dentro un piano così articolato ci siano delle discordanze. Riguardo all'autostrada ribadisco che non la ritengo necessaria, però se il territorio la considererà un'opera utile allo sviluppo economico non potremo opporci: ci impegneremo a verificare che la progettazione abbia il minor impatto possibile e che sia una via di collegamento e non di attraversamento. Sarebbe una servitù: in cambio si dovrebbero portare interventi infrastrutturali. Secondo Reolon la questione autostrada è, ad oggi, alquanto aleatoria: Lo stesso assessore regionale Chisso mi ha confermato che per dieci anni non se ne parlerà.  Andrea Ciprian

 

 

Il Gazzettino  18.05.2007

Belluno

IL FRONTE DEL NO

Nasce Peraltrestrade «Montagna dimenticata o troppo sfruttata»

Intanto si muove il fronte del no. Il Comitato Pas (Per Altre Strade Dolomiti Carnia-Cadore), strumento di aggregazione di singoli cittadini di Carnia e Cadore ma non solo nato a Lorenzago l'11 marzo, ha l'obiettivo dichiarato di «diffondere dati e informazioni sulle grandi opere autostradali programmate nelle nostre valli e sulle loro ricadute economiche, sociali e ambientali». Ha programmato cinque serate (ore 20.30) di informazione e scambi di idee. Venerdì 1 giugno in municipio a Calalzo, mercoledì 6 giugno nella sala cultura di largo Poste a Cortina, venerdì 8 giugno nella sala della biblioteca di Auronzo, mercoledì 13 giugno nella sala convegni di Longarone, venerdì 15 giugno nela sede della Comunità montana Comelico-Sappada a Santo Stefano di Cadore.

«La nostra montagna o è stata abbandonata - si legge su di un comunicato - o ha visto prevalere il modello di sfruttamento intensivo delle risorse ambientali e turistiche imposto dalle città di pianura. Alla vigilia di grandi mutamenti attesi in campo climatico ed energetico la montagna può offrire nuove opportunità di pensiero e di azione. Tutto dipende dalle scelte che saprà compiere».

 

 

Corriere delle Alpi  18.05.2007

De Cesero è sicuro

L'autostrada arriverà a Macchietto

«Il tronco si farà perché si autosostiene economicamente»

 

«Il tronco fino al Cadore si sostiene economicamente ma dovrà essere realizzata la viabilità complementare » Svaluto Ferro: «Ok, ma Perarolo ha già dato molto »

«L'A27 proseguirà fino a Macchietto»

De Cesero sicuro dopo l'incontro con Chisso «Se non sí va avanti, blocco l'Alemagna»

di Enrico Costa

BELLUNO. L'A27 proseguirà . Che l'investimento (900 milioni di euro) sia sostenibile per i privati l'ha ribadito per l'ennesima volta l'assessore regionale Renato Chisso. I sindaci bellunesi, però, ora gli chiedono voce in capitolo sul tracciato e che l'autostrada porti a traino la viabilità complementare. Leggi opere come il ponte

di Soverzene, la Macchietto-Venas, la sistemazione della galleria del Comelico . I  13 primi cittadini pro-autostrada e Chisso si sono incontrati a Longarone . «Il primo tratto si può fare, fino a Macchietto o Rivalgo»,  conferma Pierluigi De Cesero, «ma non ci accontentiamo di questo e Chisso si è impegnato a valutare le nostre richieste».  Spostare l'uscita equivale a spostare l'imbuto . Per questo servono altre opere .

All'incontro erano presenti i sindaci di Ponte nelle Alpi , Longarone, Soverzene, Castellavazzo, Ospitale, Cibiana , Valle, Vodo, Lorenzago, Comelico Superiore, Santo Stefano, Sappada, San Pietro . Mancava Perarolo, perché sindaco e vicesindaco erano indisponibili. Dall'altra parte del tavolo, con Chisso, anche Bortolo Mainardi, già commissario per le grandi opere del Nordest .

«Il tronco tra Pian di Vedoia e il Cadore si farà perché si autosostiene economicamente senza l'impegno del pubblico», riferisce il sindaco di Longarone, «ma noi sindaci chiediamo, e lo metteremo per iscritto, che a questo si aggiunga parallelamente l'impegno per la viabilità complementare. Sarebbe inutile un' arteria a scorrimento veloce senza, ad esempio, Macchietto- Venas e sistemazione della provinciale 251» .

De Cesero non molla la presa sul proseguimento dell'autostrada, tanto che «se non si va avanti sono pronto a bloccare l'Alemagna nei giorni caldi». Ma contemporaneamente tiene in ballo l'ipotesi variante . L'alternativa alla statale 51 è nei piani dell'Anas. «Se va avanti l'autostrada»,  precisa il sindaco, «si blocca la variante e si tengono i fondi nel territorio» .

L'autostrada proseguirà al ritmo di 40,5 milioni di euro a chilometro. Il primo tratto, a seconda della destinazione preferita, sarà di 20 o 23 chilometri. Totale compreso tra 800 e 900 milioni che il privato, secondo le stime, sarebbe disposto a investire in cambio di concessione trentennale. Queste le cifre . E i tempi? «Chisso aspetterà fino al 31 dicembre», risponde De Cesero , «se quel giorno i privati non avranno dimostrato interesse, partirà la gara europea» .

Il progetto dovrà passare il vaglio dei comuni, soprattutto dei cinque interessati direttamente. Per De Cesero «il tracciato è tutto da vedere» e pianta i primi paletti : l'A27 passerà in sinistra orografica del Piave «prima o dopo Longarone» . Non cederà un metro nella zona fieristica .

Pieve di Cadore e Calalzo rappresentano i comuni critici, «ma non contrapposti» . Delicata la posizione di Perarolo. «Disponibili al dialogo», conferma il vicesindaco Pier Luigi Svaluto Ferro, «partecipiamo con occhio critico perché il nostro territorio ha già dato molto . Niente in contrario a superare Longarone e arrivare a Rivalgo . Personalmente sceglierei poi di proseguire verso l'Austria piuttosto che dare sfogo al traffico pesante di Tarvisio» .

 

 

Corriere del Veneto  18.05.2007

«Prolungate l'A27 o bloccheremo le auto»

LONGARONE. Non ne possono più del traffico che ammorba il paese e mette a rischio la sicurezza . Traffico che ai territori attraversati porta solo danni e nessun beneficio tanto che il sindaco di Soverzene sta seriamente pensando di chiudere le su e strade nei fine settimana e quello di Longarone non nasconde intenzioni ancora più forti fino a minacciare di bloccare i lunghi serpentoni di veicoli se non si troverà una soluzione . Ma la soluzione potrebbe essere a breve, questo quanto è emerso dalla riunione di Longarone fra i sindaci favorevoli al proseguo dell'autostrada e l'assessore regionale Chisso . Se entro dicembre non ci saranno i finanziatori interessati al progetto sarà la Regione a indire un bando europeo per la costruzione del tronco Pian di Vedoia ingresso in Cadore dell'A27 . Una finanziaria di progetto affidata ai privati, l'intervento costerà qualcosa come 41 milioni di curo al chilometro, la lunghezza sarà fra 20 e 22 chilometri la maggior parte dei quali in galleria. Il sindaco di Longarone Pierluigi De Cesero, che coordina il comitato dei sindaci per l'autostrada (sono 14 da Ponte nelle Alpi al Comelico ) ha però preteso un impegno dalla Regione : in contemporanea ai lavori per la grande viabilità si dovrà intervenire anche sulla viabilità ordinaria con le migliorie necessarie ed indispensabili a cominciare dalla variante Macchietto Venas .  Giuditta Bolzonello

 

 

Il Gazzettino  18.05.2007

L'assessore ha comunicato ai sindaci che se entro il 31 dicembre non si saranno fatti avanti i privati sarà l'ente veneto a procedere autonomamente

Autostrada, la prima mossa della Regione

Chisso: «Pronti a indire l'appalto-concorso per progettare il prolungamento dell'A27» . De Cesero: «Il territorio sarà coinvolto»

Longarone

La Regione Veneto ha fissato il 31 dicembre 2007 come data entro la quale eventuali cordate di privati potranno presentare un proprio piano di intervento per il prolungamento dell'A27. Se entro tale data nessuno si sarà fatto avanti, la Regione Veneto si è impegnata ad indire l'appalto-concorso per la progettazione e la realizzazione dell'opera. Lo ha annunciato ieri il sindaco di Longarone, Pierluigi De Cesero nel corso di una conferenza stampa indetta all'indomani dell'incontro tra i 13 sindaci del comitato per l'autostrada e l'assessore regionale alla viabilità, Renato Chisso. Lo stesso assessore ha parlato anche di costi precisando che ci vorranno tra i 40 e i 41 milioni di euro a chilometro per il primo tratto dall'attuale uscita di Pian de Vedoia a Rivalgo. Totale quasi 23 chilometri per un importo complessivo superiore agli 800 milioni di euro.

Piena soddisfazione è stata manifestata dallo stesso De Cesero. «Abbiamo avuto ulteriori garanzie da parte dell'assessore che l'intervento si farà. Da parte nostra abbiamo avanzato la richiesta, peraltro subito accettata, di poter concordare le soluzioni migliori dal punto di vista ambientale e urbanistico nei singoli territori». Alla riunione non ha preso parte alcun rappresentante del Comune di Perarolo di Cadore.

 

«Avanti con l'autostrada, ma insieme ai Comuni»

La Regione rompe gli indugi: «Se non si muovono i privati procederemo noi». Costerà 40 milioni di euro al chilometro

Un nuovo importante passo in avanti è stato fatto sul prolungamento dell'A27. La Regione Veneto ha fissato il 31 dicembre 2007 come data entro la quale eventuali cordate di privati potranno presentare un proprio piano di intervento. Se entro tale data nessuno si sarà fatto avanti, la Regione Veneto si è impegnata ad indire l'appalto-concorso per la progettazione e la realizzazione dell'opera. Lo ha annunciato ieri il sindaco di Longarone, Pierluigi De Cesero nel corso di una conferenza stampa indetta all'indomani dell'incontro tra i 13 sindaci del comitato per l'autostrada e l'assessore regionale alla viabilità, Renato Chisso. Lo stesso assessore ha parlato anche di costi precisando che ci vorranno tra i 40 e i 41 milioni di euro a chilometro per il primo tratto dall'attuale uscita di Pian de Vedoia a Rivalgo. Totale quasi 23 chilometri per un importo complessivo superiore agli 800 milioni di euro.

Piena soddisfazione è stata manifestata dallo stesso De Cesero. «Abbiamo avuto ulteriori garanzie da parte dell'assessore che l'intervento si farà. L'accordo sull'idea c'è, ora si tratta di valutare quello sul tracciato. Da parte nostra abbiamo avanzato la richiesta, peraltro subito accettata, di poter concordare le soluzioni migliori dal punto di vista ambientale e urbanistico nei singoli territori. L'impegno sull'idea autostrada permetterà nel contempo la sistemazione anche della viabilità complementare dalla Machietto-Venas alla zona del Comelico dove vi sono molti problemi a cominciare dalla galleria di Santo Stefano».

Alla riunione non ha preso parte alcun rappresentante del Comune di Perarolo di Cadore. «Perarolo è in una posizione attendista e credo che una decisione definitiva verrà presa nel momento in cui si andrà ad analizzare il tracciato. Il primo tratto di 23 chilometri riguarda direttamente cinque Comuni, che dovranno dare il loro parere tecnico e urbanistico, ma andrà a coinvolgere tutta la parte alta della provincia. I dati che abbiamo parlano chiaro. Su 280 giorni all'anno presi in considerazione, la media dei passaggi giornalieri all'uscita dell'autostrada è di 18-20 mila e una proiezione al 2020, quindi neppure molto lontana, parla di 30-38 mila passaggi con problemi di traffico stanziante notevolissimi. Per questo bisogna muoversi in fretta e la Regione sta dimostrando la propria attenzione alla delicata questione».

Le prossime tappe? «Inanzitutto c'è l'impegno daparte dei sindaci del comitato di trovare un accordo sulle valutazioni dei tratti interessati in modo da avere le idee chiare sul tracciato. Poi dovremo realizzare un documento in merito alla viabilità complementare che dovrà essere recepito dalla Regione. Infine tenere alta l'attenzione sulla progettualità che deve tenere conto delle esigenze del territorio».

Nel frattempo procede anche lo studio di fattibilità della variante all'Alemagna di Longarone. «L'intervento è inserito nel piano triennale dell'Anas e in questo momento si sta procedendo all'indagine geognostica del terreno. E' chiaro che l'una esclude l'altra, ma l'indagine potrebbe essere molto utile anche nel caso di prolungamento autostradale».  Roberto Padrin

 

 

Il Gazzettino  18.05.2007

ALEMAGNA ADDIO

Intanto sulla società Venezia-Monaco viene messa una bella pietra tombale

Belluno

Alemagna addio. Nell'arco, di due, massimo tre mesi, la società nata nel 1960 con l'obiettivo di realizzare l'autostrada Venezia-Monaco, cesserà di esistere. «Sarà messa in liquidazione», dice Andrea Ferrazzi, vicepresidente dell'Amministrazione provinciale di Venezia. Che rincara: «La società ha fallito la sua missione sociale, il prolungamento da Pian di Vedoia, dove finisce l'A27, e Monaco di Baviera non è stato fatto e, se mai un giorno si dovesse fare, non necessariamente servirà questa spa». Ferrazzi l'altra mattina ha riunito a Mestre alcuni amministratori pubblici per cercare di accelerare la messa in liquidazione della spa: «Tutti d'accordo, compresa la Regione Veneto. Solo la Provincia di Treviso, rappresentata dall'assessore alle Società partecipate, ha espresso contrarietà alla messa in liquidazione dell'Alemagna. Non si capisce il motivo - dice Ferrazzi - ma noi non ci fermiamo». L'Alemagna è nata nel 1960, doveva cessare la sua funzione nel 2010. All'epoca si stimò che mezzo secolo sarebbe bastato per costruire un'autostrada, il collegamento tra Pian di Vedoia, dove finisce l'A27, e Monaco di Baviera. Ma in cinquant'anni non è stato posato un solo centimetro di asfalto, in compenso la spa ha continuato a esistere.

 

 

Il Nuovo  18.05.2007

A Tolmezzo presentato il Piano per la montagna. Fuori dalla sala la contestazione dei movimenti.

Una presentazione blindata

Situazione davvero inedita e imbarazzante quella verificatasi il 15 maggio a Tolmezzo. Per la presentazione degli esiti di "un percorso concertativo che ha coinvolto, insieme alle amministrazioni comunali e agli altri enti pubblici del territorio, oltre 100 soggetti attivi in Carnia" è stato organizzato un convegno ad invito, supercontrollato dalle forze dell'ordine, ove numerosi intervenuti sono stati rispediti a casa da un servizio d'ordine agguerrito, composto da poliziotti con manganello e funzionari della Comunità montana della Carnia. Alla sala di via "Carnia Libera" hanno potuto accedere esclusivamente gli invitati ed anche i cronisti hanno avuto il loro bel daffare per seguire l'evento, se non erano stati precedentemente "accreditati" tramite invito dell'ufficio stampa. La contraddizione di una "presentazione a porte chiuse" è stata contestata dai rappresentanti di tutti i comitati popolari attivi nelle situazioni di maggiore frizione fra ambientalisti e amministrazione regionale. Con i loro leader erano presenti "Carnia in movimento", "Movimento Mont", "Peraltrestradedolomiti", il "Comitato per la tutela delle acque del Tagliamento", nonché esponenti dei comitati anti "Tav" e contro il cementificio, gli elettrodotti, i rigassificatori e le cave. Presi di mira dai loro slogan soprattutto Riccardo Illy, Lodovico Sonego e Gianfranco Moretton che, a detta dei manifestanti, vorrebbero ridurre la "Carnia colonia d'Italia", tramite "progetti montagna fatti a Trieste". La provocazione è stata raccolta in modo diverso dai relatori che hanno presentato in sala la "Proposta di Piano di azione locale", approvato dopo due anni di commissioni e consultazioni dalla Comunità montana, ed ora in attesa dei finanziamenti che dovrebbero cominciare ad arrivare dopo la riforma della legge regionale 33 sulle Comunità montane. Il presidente dell'ente comprensoriale carnico Lino Not, dopo aver sollecitato l'applauso dei presenti all'ingresso di Riccardo Illy, ha respinto l'accusa di non aver garantito un’ampia consultazione di tutta la popolazione" ed ha rivendicato alla Comunità montana il merito di avere seguito la vera "strada partecipativa". Sulla stessa lunghezza d'onda l'assessore alla montagna Enzo Marsilio. Nonostante le polemiche di questi giorni - ha detto - non si può proprio affermare che questo sia "un documento di sviluppo calato dall'alto". II presidente Illy, dal canto suo, ha tagliato corto, suscitando qualche mugugno: "Vi ringrazio per la calorosa accoglienza da parte vostra e per quella rumorosa di pochi altri". A nome dei "tecnici" dell'Università friulana, che hanno assistito la Comunità montana nel percorso di costruzione del Pal" su incarico della Regione, Roberto Chiesa ha chiarito che "è stata ricercata una partecipazione oggettiva" e che la modalità seguita ha mirato a "far emergere tuttti i punti di vista, pur non facendo partecipare tutti i soggetti" interessati. Degli 8 ambiti di lavoro, 6 sono stati sviluppati tramite "tavoli di lavoro" che si sono riuniti per 3 volte (servizi locali alla persona; agricoltura; legno; turismo; industria, artigianato e commercio; saperi e competenze) e 2 no (energia e tutela risorse ambientali). Ora però, ha concluso, occorre che la dimensione partecipativa non si fermi. (In)

 

 

Corriere delle Alpi  17.05.2007

Autostrada, pronto un piano di finanziabilità

Vascellari: «I dati dimostrano che si può fare». E spunta una banca europea «Ma attenti, bisogna intervenire anche sulla viabilità interna»

BELLUNO. L’autostrada si può fare senza soldi pubblici, quantomeno con fondi molto ridotti. Lo sostiene l’Associazione industriali che ha pronto uno studio finanziario che verrà illustrato in giugno in una iniziativa alla quale verranno invitati anche i presidenti del Veneto Galan e del Friuli Venezia Giulia Illy. E non si parla solo di prolungamento dell’A27 fino a Tai di Cadore.

 Lo studio comprende anche il tratto di collegamento con il Friuli: «L’aggancio con la A27 è essenziale», spiega il presidente di Assindustria Valentino Vascellari. E il motivo è presto detto: il progetto si paga se si garantiscono pedaggi, e quindi adeguati flussi di traffico. Bortolo Mainardi aveva presentato il suo studio di fattibilità complessivo, commissionatogli dalla Regione. Adesso si aggiunge lo studio di Assindustria, centrato sugli aspetti finanziari. «Dimostreremo, dati alla mano, la finanziabilità dell’opera», afferma Vascellari, «senza fondi pubblici. C’è una banca europea disponibile a finanziare. La presenteremo quel giorno. Se c’è un piano finanziario credibile, i finanziamenti arrivano. Per la parte pubblica i soldi possono essere molto pochi». Vascellari non anticipa i dettagli. Ma si capisce che l’opera si pagherebbe con i pedaggi. Per Assindustria l’autostrada servirà a collegare la provincia con le grandi direttrici di traffico, dunque anche a portare turismo. «Ma attenzione», avverte Vascellari. «Non bisogna trascurare la viabilità ordinaria interna alla provincia». Le cose dovrebbero marciare, insomma, di pari passo. Altrimenti l’effetto tappo è garantito. Vascellari lo spiega con un esempio: «Se avessimo un collegamento viario adeguato tra Centro Cadore e Cortina, daremmo una risposta anche ai problemi del turismo». Come dire che Cortina e Cadore potrebbero integrarsi con reciproco vantaggio in un unico bacino turistico. A condizione che per coprire quei trenta chilometri ci si impieghi un tempo normale, 15-20 minuti. E la supervariante di Cortina? «Non l’abbiamo mai appoggiata. A Cortina non c’è traffico di transito, solo di destinazione. Ma a causa dell’insufficienza dei collegamenti Cortina non riesce a trarre beneficio dal bacino del Centro Cadore». Autostrada sì, insomma, ma anche collegamenti interni. Per questi ultimi, però, i fondi necessari sono tutti di parte pubblica.

 

L’assessore Chisso

«Il collegamento con l'A23 è essenziale per la provincia»

BELLUNO. «Come Regione siamo intenzionati a procedere nei tempi più brevi e nei modi più opportuni per dare avvio al collegamento tra le autostrade A27 e A23, opera che le comunità e l'economia bellunesi considerano concordemente essenziali per la provincia. Oggi iniziamo il confronto su quelli che potranno essere gli eventuali interventi complementari per il miglior inserimento dell'intervento e la sua massima funzionalità rispetto alle esigenze dei singoli territori interessati». Lo ha detto l'assessore alla politiche della mobilità del Veneto Renato Chisso, incontrando ieri a Belluno i sindaci dei circa venti comuni della provincia potenzialmente interessati al tracciato.

L'assessore era accompagnato dal consigliere regionale Dario Bond, ed era presente anche l'architetto Bortolo Mainardi, già commissario straordinario per le grandi opere, cui la Regione ha commissionato lo studio di fattibilità del collegamento. Su questa iniziativa nel Bellunese c'è un ampio consenso ed è sostenibile con la finanza di progetto. «Noi abbiamo accolto la sfida e siamo intenzionati ad andare avanti», ha detto Chisso, «tenendo conto delle esigenze delle comunità locali, anche in considerazione del fatto che i tempi sono maturi anche tenendo conto del fatto che l'opera è funzionale pure al settore turistico e all'eventuale candidatura olimpica di Cortina, che dovrà essere supportata da un sistema infrastrutturale adeguato».

 

 

Il Gazzettino  17.05.2007

Parla Chisso

«Puntiamo al prolungamento dell'A27 è essenziale per la comunità e il turismo»

La Regione crede nel prolungamento autostradale e pensa già al suo finanziamento. Lo ha annunciato ieri a Belluno l'assessore regionale alla mobilità Renato Chisso incontrando i sindaci dei venti comuni interessati dal tratto stradale. «Come Regione siamo intenzionati a procedere nei tempi più brevi e nei modi più opportuni per dare avvio al collegamento tra le autostrade A27 e A23, opera che le comunità e l'economia bellunesi considerano concordemente essenziali per la provincia - ha spiegato Chisso in una nota stampa - Oggi iniziamo il confronto su quelli che potranno essere gli eventuali interventi complementari per il miglior inserimento dell'intervento e la sua massima funzionalità rispetto alle esigenze dei singoli territori interessati».

Nella sua visita l'assessore era accompagnato dal consigliere regionale Dario Bond, presente anche l'architetto Bortolo Mainardi, già commissario straordinario per le grandi opere, cui la Regione ha commissionato lo studio di fattibilità del collegamento.

«Abbiamo accolto la sfida e siamo intenzionati ad andare avanti - ha detto Chisso - tenendo conto delle esigenze delle comunità locali, anche in considerazione del fatto che i tempi sono maturi e l'opera è funzionale pure al settore turistico e all'eventuale candidatura olimpica di Cortina, che dovrà essere supportata da un sistema infrastrutturale adeguato».

«Ragioneremo in concreto per lotti funzionali - spiega Chisso - rispetto ai quali per il primo tronco c'è già uno studio che dimostra la sostenibilità di un project financing».

Nel pomeriggio l'Assessore, con Bond e Mainardi, ha incontrato anche i rappresentanti delle organizzazioni imprenditoriali di Belluno, Treviso, Udine e Tolmezzo, che hanno ribadito l'interesse a realizzare il collegamento sottolineando la necessità di un incontro a tempi ravvicinati tra il presidente Giancarlo Galan e il collega del Friuli Venezia Giulia Riccardo Illy, sulla base di una proposta complessiva e condivisa da tutto il sistema imprenditoriale interessato.

 

 

Il Gazzettino  17.05.2007

Incontro ieri del presidente di Assindustria Belluno, Valentino Vascellari, con i giornalisti per riflettere sulle principali tematiche che interessano il territorio

«Nel turismo la Provincia ha mancato di coraggio»

Critiche al Piano strategico e poi l’annuncio: «A giugno presenteremo uno studio per il rilancio del collegamento autostradale»

«La società bellunese sta sbagliando politica turistica. Per far ripartire la macchina occorre potenziarne il motore, vale a dire la ricettività alberghiera». Valentino Vascellari, presidente di Assindustria Belluno, ha incontrato ieri i giornalisti per Il caminetto del presidente, un incontro a trecentosessanta gradi sull'economia, e non solo, della provincia. Ampio spazio al turismo, una realtà che la settimana scorsa, in occasione della Giornata dell'economia, il presidente della Camera di commercio Terribile aveva definito «potenziale» e caratterizzata dall' «immobilismo». «Stiamo sbagliando, a tutti i livelli, politica turistica afferma Vascellari Abbiamo commesso un errore clamoroso in passato: credere nelle seconde case. E ora ci ritroviamo ad essere l'unica provincia del Veneto in cui il turismo è in calo. Occorre far ripartire il motore, migliorando la ricettività: degli alberghi a cinque stelle, ma anche dei bed&breakfast. Ci devono essere maggiore offerta e concorrenza, condizioni indispensabili per avere una migliore qualità. Oltre alla ricettività, serve anche lavorare di più sulle interconnessioni, materiali e immateriali, su attrezzature e impianti». Vascellari punta l'indice anche contro il Piano strategico della Provincia: «Ha recepito scarsamente le nostre proposte. A mio avviso occorreva più coraggio perché era il tema più importante da mettere a fuoco».Relativamente alle infrastrutture, Assindustria a giugno presenterà il proprio studio per il collegamento tra A23 e A27, nel corso di un incontro al quale interverranno anche i governatori di Veneto e Friuli Venezia Giulia. «Dimostreremo come l'opera sia finanziabile ha detto Vascellari con il dettaglio dei dati e l'istituto di credito, una banca europea, che si è resa disponibile a finanziare l'opera. È un contributo che vogliamo dare all'ente pubblico. Attenzione però: le grandi strade da sole non bastano. Occorre anche la viabilità di contorno. Prendete ad esempio Cortina: non riesce a sfruttare il grande bacino ricettivo del Centro Cadore a causa di un collegamento carente»....Ilario Tancon

 

 

Messaggero Veneto  17.05.2007

Sì del Veneto alla "Tolmezzo-Belluno

VENEZIA. «Come Regione siamo intenzionati a procedere nei tempi più brevi e nei modi più opportuni per dare avvio al collegamento tra le autostrade A27 e A23 (la "Tolmezzo-Belluno"), opera che le comunità e l'economia bellunesi considerano concordemente essenziali per la provincia. Oggi iniziamo il confronto su quelli che potranno essere gli eventuali interventi complementari per il miglior inserimento dell'intervento e la sua massima funzionalità rispetto alle esigenze dei singoli territori interessati». Lo ha detto l'assessore alla politiche della mobilità del Veneto Renato Chisso incontrando ieri a Belluno i sindaci dei circa venti comuni della provincia potenzialmente interessati al tracciato. Su questa iniziativa nel bellunese c'è un ampio consenso ed è sostenibile con la finanza di progetto: «Noi abbiamo accolto la sfida e siamo intenzionati ad andare avanti -ha detto Chisso -tenendo conto delle esigenze delle comunità locali, anche in considerazione del fatto che i tempi sono maturi anche tenendo conto del fatto che l'opera è funzionale pure al settore turistico ed alla eventuale candidatura olimpica di Cortina, che dovrà essere supportata da un sistema infrastrutturale adeguato. Avendo chiara l'unitarietà dell'opera - ha concluso - è opportuno ragionare in concreto per lotti funzionali, rispetto ai quali per il primo tronco c'è già uno studio che dimostra la sostenibilità di un project financing».

 

 

Il Gazzettino  17.05.2007

Il vicesindaco Cacitti interviene sulla contestazione a Illy

«La Regione è stata arrogante»

Tolmezzo

(d.z.) Strascichi polemici in seguito al contestato incontro di presentazione del Piano di azione locale, avvenuto martedì a Tolmezzo. Ad intervenire è il vicesindaco Luigi Cacitti. «Le dichiarazioni fatte a mezzo stampa dal presidente Illy, in merito alla contestata riunione, dimostrano e confermano che le responsabilità di aver voluto fare una riunione sul progetto montagna a porte chiuse sono totalmente riconducibili a chi ha organizzato l'evento - apre l'esponente di Forza Italia - questa è l'ennesima dimostrazione dell'arroganza politica del nostro assessore regionale Marsilio, che pur di non confrontarsi con la gente che ha contribuito a farlo eleggere quattro anni fa, preferisce indire le riunioni con inviti a persona, guardandosi bene dall'invitare gente scomoda e pronta a mettere in discussione le scelte attuate o in fase di attuazione da parte della regione«.

«È scandaloso che dopo più di un anno che si chiede di avere un confronto con Illy e Marsilio sulle varie vicende che interessano il nostro territorio e mi riferisco in particolare alla cava di Raveo, alle paventate autostrade e agli ormai certi elettrodotti, i due rappresentati regionali scelgano di venire in Carnia per parlare solo di quello che a loro sta comodo per poi scomparire nel nulla attraverso le scale di servizio della Comunità Montana - prosegue Cacitti - purtroppo nel contesto mi meraviglia sempre di più anche il comportamento del presidente della Comunità Montana Lino Not, il quale pur avendo richiesto personalmente più volte ai due esponenti politici regionali, di poter avere un confronto con i sindaci locali sulle varie problematiche senza però mai ottenere neppure risposta, li ospita senza fare neppure una piega».

«La scelta fatta dall'amministrazione comunale di Tolmezzo di disertare la riunione vuol essere un chiaro segnale e ai segnali seguiranno i fatti», conclude Cacitti.

 

 

Messaggero Veneto  16.05.2007

Tolmezzo, dai Comitati fischi a Illy

Protesta per la presentazione a porte chiuse del Piano per la Montagna

In piazza una quarantina di manifestanti: «Esclusi dal dibattito» Il governatore: non sapevo che la riunione fosse solo ad invito

Tolmezzo. Il presidente della Regione Illy e l’assessore Marsilio, nel capoluogo carnico per la presentazione del Progetto montagna, sono stati accolti da fischi e contestazioni da parte di una quarantina di persone (una ventina secondo fonti della questura) che protestavano contro l’esclusione della popolazione dall’evento, ma anche contro le grandi opere appoggiate dall’esecutivo regionale in questo momento.
Una protesta rumorosa che è proseguita ininterrotta, sotto le finestre della Comunità Montana della Carnia, durante le due ore in cui Illy si è trattenuto nell’edificio che ha lasciato verso le 17, uscendo da una porta secondaria. A sollevare il caso, qualche settimana fa, è stato Renato Garibaldi (discendente dell’eroe dei due mondi), esponente di “Carnia in movimento”, che spiega: «dopo essermi visto accordare un incontro con la popolazione sul Progetto montagna, mi comunicano, senza giustificazioni, che l’incontro si sarebbe tenuto con il presidente Illy, a porte chiuse, su invito e senza di noi». Dal comitato contro gli elettrodotti alla No Tav, dal comitato (Pas) contro la l’autostrada Carnia-Cadore fino a quello in difesa del bacino montano del Tagliamento, dal comitato contro il cementificio di Torviscosa a quello contro la cava di Raveo sotto la Comunità Montana ci sono davvero tutti.
All’arrivo, verso le 15, il presidente Riccardo Illy trova ad attenderlo i manifestanti con fischietti, campane, pentole e striscioni che, passando ad appena qualche metro da lui, tra due nutrite ali di folla saldamente contenute dalle forze dell’ordine, gli urlano il loro disappunto. Illy si ferma per un istante tra i manifestanti e non appena prosegue, le file si serrano e avanzano verso di lui. Senza grosse difficoltà, né resistenze la trentina di uomini, tra carabinieri e poliziotti, coordinati sul posto dal capitano della compagnia dei carabinieri di Tolmezzo, Mauro Bonometti, e dal Commissario di polizia di Tolmezzo, dottor Alessandro Miconi trattengono il loro passo, evitando ogni contatto. Il sindaco di Tolmezzo, Sergio Cuzzi, decide di non partecipare alla presentazione del Progetto Montagna e raggiunge, accolto da un applauso, i manifestanti. «Credo – spiega – che la Regione abbia commesso un errore di comunicazione clamoroso. Non si può escludere la gente dalla discussione in questo modo. Non mi interessa partecipare ad una riunione dove mi sentirei assediato. Non ha senso. Sarebbe stato importante per la popolazione ascoltare la presentazione del Progetto montagna, se no non è chiaro neppure di cosa stiamo parlando né perché».
Giacomo Ivano Del Fabbro, responsabile per la politica della montagna dell’Udeur, chiede addirittura «le dimissioni di Illy e della Giunta, per l’atteggiamento inconcepibile che vede un progetto sulla montagna presentato in sordina e all’oscuro di tutti». Per Lino Pecol del Comitato Contro la Cava di Raveo, come anche per Alvio Anzutti del Pas, «stanno discutendo il progetto della nostra casa e per il momento dicono che non è affar nostro. La nascita di tutti questi comitati evidenzia che troppi problemi sono irrisolti e urla la crisi della politica».
Da Tolmezzo, il governatore Illy replica di avere scoperto, dice, «leggendo un volantino che era previsto per il 12 maggio un incontro aperto al pubblico e che questo incontro è stato rinviato al 15 maggio – spiega Illy –. Non avevo alcuna informazione in proposito ed ero stato invitato per la data di oggi. Di tutto il resto non ero al corrente. Sono stato sorpreso – aggiunge il presidente del Friuli Venezia Giulia – dal contenuto del volantino che parlava di un incontro a porte chiuse. Non ero a conoscenza nemmeno di questo. Quando mi invitano – precisa – vado e basta, senza pensare al fatto che un incontro sia a porte chiuse o aperte, che per me non fa alcuna differenza». Illy aggiunge che «il fondamento della protesta, che vedeva anche persone giunte da altre parti della regione, è dunque sbagliato: se chi mi ha invitato ha spostato l’incontro già previsto, io non lo sapevo».  Tanja Ariis

 

Il Comune con i dimostranti

Sindaco e vice di Tolmezzo non vanno al convegno Cacitti: completamente ignorati i nostri problemi

Tolmezzo. La giunta regionale si incontra a Tolmezzo per spiegare agli amministratori locali il progetto montagna: l’amministrazione di Tolmezzo diserta la seduta e si schiera con gli esclusi, con i Comitati e cittadini lasciati fuori dalla sede della riunione nel palazzo della Comunità Montana della Carnia. Una decisione che va fuori dai canoni dell’istituzionalità.
«Una scelta voluta appositamente - ha ribadito Luigi Cacitti, vicesindaco di Tolmezzo - in quanto il presidente Riccardo Illy e l’assessore alla montagna Enzo Marsilio hanno evitato di incontrare la popolazione». Una riunione «cui si poteva accedere solo se espressamente invitati, in segno di disprezzo delle regole democratiche di convivenza».
I rappresentanti dei vari comitati sorti recentemente in Carnia infatti sono dovuti rimanere all’esterno, dove hanno manifestato, con l’appoggio della giunta della città (che è di centro-destra), contro i delegati della Regione. «Non si può non incontrare - questa la dichiarazione rilasciata a fine riunione dal vicesindaco della città - tutte le rappresentanze del territorio per dibattere argomenti di così grande importanza per il territorio. Illy e Marsilio hanno volutamente ignorato i problemi della nostra zona montana. Ci sono questioni più importanti dei soliti finanziamenti, quali gli elettrodotti, le autostrade, l’aperture di cave, la sanità, dove si prospetta la chiusura dell’azienda sanitaria con trasferimento a Udine o a Trieste. L’amministrazione di Tolmezzo, in questa occasione, si è fatta portavoce non solo della città, ma del territorio, pretendendo che siano sentite le opinioni di tutti gli attori del territorio carnico».
Un appunto Cacitti lo rivolge pure a Lino Not, presidente dell’ente sovracomunale carnico. «E’ un anno che chiediamo al presidente Not di indire un incontro con la Regione per dibattere questi importanti temi per la nostra montagna, richiesta che non è mai stata esaudita». «Scelte così importanti per la nostra terra - ha concluso Cacitti - vanno affrontate in maniera diversa da come hanno voluto dimostrare Illy e Marsilio». (g.g.)

 

Pubblico escluso, contestato il presidente Che risponde: non lo sapevo, ero un invitato

Fra i manifestanti di Tolmezzo anche ambientalisti e il comitato anti-cementificio

TOLMEZZO. Una quarantina di persone - venti, secondo quanto riferito dalla Questura di Udine - hanno contestato ieri pomeriggio a Tolmezzo il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, che con l’assessore regionale alla montagna, Enzo Marsilio, ha raggiunto la sede della Comunità montana della Carnia, dove sono state presentate le azioni di sviluppo della zona montana previste dal Piano di azione locale. I manifestanti, appartenenti ai comitati della Carnia contro la costruzione di infrastrutture come gli elettrodotti, hanno accolto l’arrivo del governatore usando dei fischietti ed esponendo uno striscione. «Abbiamo innanzitutto voluto contestare il fatto che la presentazione del Piano di azione locale per la montagna carnica è stata fatta a porte chiuse» ha spiegato Carlo Visentini della Rete per gli spazi sociali della Venezia Giulia che, insieme ad altri rappresentanti dei comitati contro Tav, elettrodotti e cementificio di Torviscosa (Udine) sono giunti con i loro striscioni anche da altre parti della regione.
Da Tolmezzo, il governatore replica che di avere scoperto, dice, «leggendo un volantino che era previsto per il 12 maggio un incontro aperto al pubblico e che questo incontro è stato rinviato al 15 maggio – spiega Illy –. Non avevo alcuna informazione in proposito ed ero stato invitato per la data di oggi. Di tutto il resto non ero al corrente. Sono stato sorpreso – aggiunge il presidente del Friuli Venezia Giulia – dal contenuto del volantino che parlava di un incontro a porte chiuse. Non ero a conoscenza nemmeno di questo. Quando mi invitano – precisa – vado e basta, senza pensare al fatto che un incontro sia a porte chiuse o aperte, che per me non fa alcuna differenza». Illy aggiunge che «il fondamento della protesta, che vedeva anche persone giunte da altre parti della regione, è dunque sbagliato: se chi mi ha invitato ha spostato l’incontro già previsto, io non lo sapevo».

 

 

Il Gazzettino  16.05.2007

FISCHIETTI E TENSIONE

Il sindaco con i Disobbedienti: «Esclusi dall'incontro»

Tolmezzo

Fischietti, tamburi, megafoni, cori e grida ininterrotte. L'onda lunga delle manifestazioni contro cementifici, grandi opere e contro la giunta Illy, si è spinta sino a Tolmezzo, dove ieri si parlava di montagna con annessi e connessi. Una contestazione annunciata dai comitati locali che si oppongono ad elettrodotti, cave, autostrada, supportata dalla presenza di delegazioni degli altri movimenti regionali e dai Disobbedienti triestini. Una quarantina in tutto, sorvegliati a vista dalle forze dell'ordine. Motivo della protesta, l'esclusione dei cittadini dall'incontro, la partecipazione solo su invito.«È stata sbattuta la porta in faccia alla popolazione, un fatto sconcertante; non ci consentono più nemmeno di venire a conoscenza di cosa decidono sopra le nostre teste - ha affermato Renato Garibaldi, leader del movimentismo locale che ieri ha guidato la protesta - una giunta regionale ed un governatore che ancora una volta ha dato dimostrazione di non rispettare la gente, di prevaricarla con arroganza, di violare le più banali regole di democrazia, continuando a perseguire una politica impositiva».

Garibaldi racconta i retroscena dell'incontro di ieri: «Eravamo stati noi ad organizzare una discussione sul progetto montagna per sabato scorso, Not e Marsilio ci avevano garantito la loro presenza, poi il passo indietro e la contro-organizzazione di questo incontro. Ed infine la nostra esclusione».Dalle 14.30 i comitati si sono radunati nell'atrio del centro direzionale, incominciando da subito a far sentire la loro voce. "Vergogna" e "rispetto" i cori lanciati al momento dell'arrivo di Illy, seguiti poi da alcuni momenti di tensione, quando alcuni manifestanti hanno cercato di avvicinarlo per parlargli, altri da dietro si sono accalcati attorno e per prevenire ogni contatto le forze dell'ordine si sono frapposte fra le due controparti, formando un cordone di protezione.Ad affiancare i manifestanti, pur avendo l'invito per accedere alla presentazione, anche l'intera giunta comunale di Tolmezzo, con in prima fila il sindaco Cuzzi e il vice Cacitti.«Noi non ci stiamo a questo metodo di coinvolgimento; lasciare fuori la gente dal dibattito che la riguarda direttamente - motiva il primo cittadino - non è pratica che ci si addice; se è questa la strada che gli amministratori locali hanno scelto per il territorio, noi ci chiamiamo fuori». Illy ha replicato di non aver organizzato l'incontro, di non sapere nulla di precedenti accordi e di non aver posto condizioni: «Ho cercato di parlare con i manifestanti per comrpendere le loro ragioni, ma i fischi lo hanno reso impossibile».  D.Z.

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Il Gazzettino  15.05.2007

Progetto montagna fra le proteste

Illy e Marsilio presentano il piano in Carnia, si mobilitano i comitati locali

Tolmezzo

Oggi da Tolmezzo il rush finale del lungo percorso intrapreso a fine 2004, che dovrebbe portare all'applicazione del Nuovo Progetto Montagna. Nel capoluogo carnico infatti, prima tappa di un percorso itinerante che toccherà anche le altre tre Comunità montane regionali, la Comunità montana della Carnia con il suo presidente Lino Not, alla presenza del presidente Riccardo Illy e dell'assessore regionale alla montagna Enzo Marsilo, presenterà il proprio Pal, il piano di azione locale, ovvero lo strumento che, secondo le modifiche alla legge regionale 33 (in via d'approvazione), stabilirà le macro aree di interventi programmati per il territorio.«Siamo in dirittura d'arrivo - annuncia l'assessore Marsilio - dopo questo iter che è stato indubbiamente lungo, perchè partito dal basso e perchè partecipato a tutti i livelli, queste nostre linee strategiche destinate a fornire alla montagna della regione, un modello di sviluppo flessibile in grado di differenziarsi per singola aree, potranno finalmente essere testate». Di pari passo alla presentazione di questi Pal, in consiglio regionale dovrebbe essere licenziato entro l'estate il decreto contenente le "Norme per lo sviluppo e la valorizzazione del territorio montano, poi "la fase più delicata, la fissazione dei singoli progetti, delle priorità, lo stanziare dei soldi, il vero banco di prova per tutti gli attori che hanno partecipato alla cabina di regia (associazioni di categoria, sindacati, enti pubblici) - spiega Marsilio - perchè compartecipando alle scelte non potranno più chiamarsi fuori se qualcosa non funzionerà, ed alcuni alibi cadranno".Una volta che i Pal saranno validati da un accordo di programma tra la Regione e le Comunità montane, entrerà in azione il Fondo montagna regionale per i finanziamenti che anticipa Marsilio «tra stanziamenti regionali e fondi di obiettivi comunitari, dovrebbe raggiungere i 25-30 milioni di euro annui, da ripartire tra i quattro enti comprensoriali».Oggi all'arrivo di Illy, si annunciano contestazioni da parte dei comitati locali sorti contro gli elettrodotti, che chiamano tuitti alla mobilitazione alle 14.45 sotto la sede della Comunità montana e sono seccati anche e soprattutto perchè il confronto pubblico con i rappresentanti della Regone è saltato. "Lasciateci decidere il nostro modello di sveiluppo", è una delle parole d'ordine.

«Non possiamo chiuderci in una campana di vetro, sostenibilità non significa difendere l'ambiente dicendo di no a priori a tutte queste opere indispensabili per rimanere al passo con i tempi - risponde indirettamente Marsilio - occorre mediare, i due modelli possono convivere, si tratta di trovare la soluzione migliore».  David Zanirato

 

 

Messaggero Veneto  15.05.2007

Comitati, oggi manifestazione a Tolmezzo

Alcuni esponenti saranno davanti alla Comunità montana dove parleranno Illy e Marsilio

Tolmezzo. I rappresentanti del comitato contro il cementificio di Torviscosa saranno presenti oggi a Tolmezzo, dove si terrà il convegno sullo sviluppo dell’area montana, per sostenere i comitati della Carnia sorti a seguito delle vicende cava di Raveo, casse di espansione del Tagliamento, nuovi progetti viari e autostradali, ma soprattutto a sostenere il neonato comitato contro la realizzazione di un impianto di biodisel ad Arta, impianto che dovrebbe essere ubicato proprio nelle vicinanze delle terme.
All’iniziativa di protesta porteranno gli striscioni coniati per il Forum del G8: «Illy Cement», «meno cemento più salute», «Illy go home», come del resto i carnici hanno fatto in occasione della manifestazione di Torviscosa del 25 aprile. Sarà questa un’ulteriore occasione per manifestare il proprio dissenso, soprattutto a fronte «della caparbietà del presidente della Regione Illy che continua a parlare di noi come di "minoranza rumorosa", non accorgendosi, forse perchè non vuol vedere, che con il suo atteggiamento questa "minoranza" sta diventando sempre di più una grande maggioranza». I comitati intanto restano in attesa di decisioni, pronti ad affilare le armi dei ricorsi al Tar e degli esposti alla Procura.
Oggi, come accennato, alle 15 nella sala convegni della Comunità montana della Carnia si terrà la presetanzione del “Piano di azione locale”, il documento elaborato dalla Comunità montana della Carnia che specifica obiettivi, strategie, competenze e risorse economiche degli interventi predisposti nell'ambito del Nuovo Progetto Montagna.

 

 

Messaggero Veneto  13.05.2007

I comitati del no: «Giunta eco-insostenibile»

Circa un migliaio di persone ha sfilato a Trieste contro le grandi opere in regione

Marcia ambientalista nel capoluogo Fvg nel giorno di chiusura del Forum G8

dall’inviato Paolo Mosanghini
Circa mille persone, (600 secondo la questura, almeno il doppio secondo gli organizzatori), hanno manifestato ieri pomeriggio partendo dal piazzale della stazione ferroviaria di Trieste, attraversando le vie del centro della città, con sosta davanti al palazzo della Giunta e a quello del consiglio regionale in piazza Oberdan.
Il corteo si è aperto con uno striscione che ha riassunto buona parte dei no: «Tav, rigassificatori, basi militari, autostrade, elettrodotto, cementificio: questo sviluppo non è sostenibile». Poi ogni comitato ha “approfondito” il tema. «Torviscosa 1304 gatti dicono no al dementificio», e ancora «Di chi no si passe». Sfilano i rappresentanti del comitato dal Molin di Vicenza, quelli di No Tav, i ricercatori della Sissa, i contrari alla cava di Raveo, il Comitato tutela acque del bacino montano del Tagliamento, chi non vuole l’autostrada Carnia-Cadore, Via le bombe Comitato di Pordenone, no al Corridoio 5. Ci sono anche il comitato Sos Muggia, qualche bandiera della pace e di Rifondazione comunista, i sindacati Rdb del Fvg e i Cobas, i Comitati che difendono la scuola pubblica, quelli che non vogliono i rigassificatori e il terminal. I più bersagliati, oltre al presidente Illy, sono gli assessori Moretton e Sonego; i loro nomi più volte vengono pronunciati al microfono, con l’invito a lasciare la Giunta.
La sfilata va avanti quasi due ore; i manifestanti gridano slogan al microfono, inframmezzati dalla musica di Bob Marley. Circa trecento uomini delle Forze dell’ordine in tenuta antisommossa scortano il corteo, presidiando in particolare l’area del consiglio regionale, che è stata transennata, il palazzo della Giunta e l’ex consolato americano. Ci sono anche alcuni esponenti politici: il presidente regionale dei Verdi Gianni Pizzati, i consigliere regionali Alessandro Metz (Verdi) e Igor Kocijancic e Pio De Angelis di Rc, aderenti alla mozione «essere comunisti». Su questi temi il partito è spaccato.
«Non ci interessava contestare il Forum G8 Unesco - ha precisato Andrea Olivieri dell’Associazione Ya Basta - ma le politiche di gestione del territorio della Giunta Illy». Olivieri ha anche attaccato la posizione dell’assessore regionale di Rifondazione, Roberto Antonaz, affermando che ormai «è disposto ad accettare tutto, dalla Tav ai cementifici».
Carlo Visintini, portavoce dei manifestanti e rappresentante della Casa della cultura di Trieste, spiega: «A chi pensa che il territorio possa essere spremuto senza che i sindaci e la popolazione possa dire nulla rispondiamo uniti con questa manifestazione. Dobbiamo difendere i nostri territori da progetti devastanti, che in questo momento vedono come nodo centrale il cementificio di Torviscosa. Ma è anche un problema di democrazia negata».
In piazza Oberdan prendono il microfono i rappresentanti dei comitati, c’è chi dice di aver votato per Illy, «ma si è pentito». Come l’ex sindaco di Cavazzo ed ex consigliere regionale Franceschino Barazzutti: «In Carnia stanno distruggendo il territorio, basta non ne possiamo più di Illy. Non si è mai vista tanta prepotenza e tanta indifferenza. Vadano a casa. Il “principe” comanda e i chierichetti alzano la mano. Non sono a priori contrario alla infrastrutture, ma discutiamo, vediamo quali servono». Il suo intervento rissume la posizione di tutti, seppur con temi ambientali diversi. Ribadisce i problemi di Torviscosa e della Bassa anche Settimo Mareno, portavoce del Comitato che si oppone al cementificio: «In Regione si sta consumando la fase politica, in piazza quella interlocutoria. Se approvano la delibera i Comuni ricorreranno al Tar, mentre noi potremo pensare anche a un esposto alla Procura della repubblica. Lunedì (domani, ndr) saremo in commissione e ne vedremo delle belle», anticipa.
E dopo gli interventi, per proseguire simbolicamente la protesta, un gruppo di ragazzi ha deposto tredici barattoli di caffè Illy riempiti di cemento davanti alla sede dl consiglio regionale del Fvg.
 
 

 

Il Gazzettino  13.05.2007

È sceso in piazza il disagio della sinistra che votò per l’attuale presidente e ora lo espone in divisa da pilota nei manifesti. De Toni: «Vogliono uno sviluppo ottocentesco»

Mille in corteo: «Illy Sonego Moretton go home»

Slogan della Rete ambientalista contro la Regione, ma nessun momento di tensione a Trieste. Età media molto alta

Trieste

Nostro inviato

Quanto differente questo sabato di manifestazione da quei giorni del 2001 quando - allora si chiamava "G7 ambiente" e ministro era un tale che si chiamava Willer Bordon - un disagio spettrale aveva accompagnato le manifestazioni di protesta che avrebbero preceduto la brutta vicenda di Genova. La protesta di ieri della Rete ambientalista è nata da altre radici, quelle più forti e profonde del territorio, del luogo dove vive la gente che ieri (in maggioranza) si è fatta vedere con un'età media molto alta, idee molto precise, voglia di "lottare" rispettando la democrazia.Il cronista ha visto un migliaio di persone manifestare per la città, da piazza Libertà a piazza Oberdan. Gli organizzatori si sono sgolati per dire «siamo oltre 1500» prima e «oltre 2000» dopo. Ma non sono un centinaio di persone in più o meno che spostano i termini di questo confronto che ha puntato dritto verso Illy, Giunta e Consiglio regionale. Ma che ha cercato anche di scovare tutte le contraddizioni della sinistra.

Anche di quella sinistra che - per capirci - aveva votato Illy e che adesso lo porta nei manifesti dove viene fotografato in divisa da pilota e invitato a tornare a casa, "Go home"."Illy, Sonego, Moretton, goooohome" per tenere la rima. Striscioni uguali ai cori. Slogan e comizi. Dei comitati contro la Tav, del cementificio di Torviscosa, delle basi militari, della cava di Raveo, dei rigassificatori nel golfo di Trieste, E poi dei comitati contro la base di Vicenza e contro l'autostrada Cadore-Carnia. I politici? Visto il presidente regionale dei Verdi, Gianni Pizzati, e il consigliere regionale dei Verdi, Alessandro Metz. Nessun momento di tensione, mai. Nemmeno quando il corteo sfila di fronte ai carabinieri in assetto da guerriglia, nemmeno quando si passa davanti (via Roma 15) alla sede dell'associazione italo-americana, già sede del consolato Usa. Nemmeno quando si sfiora il Consiglio regionale per fermarsi davanti all'edificio della giunta. Ed è la fine del corteo, sono le voci e i brevi comizi di chiusura che insegnano di più sul futuro di questa protesta.

«Noi lunedì saremo in quell'edificio - dicono Paolo De Toni e Settimo Mareno indicando la sede della giunta regionale - e faremo pelo e contropelo portando le carte dell'Arpa dove si dimostrano i pericoli del cementificio di Torviscosa. Vogliono proporre uno sviluppo ottocentesco!». In questa frase urlata dai portavoce della Bassa Friulana c'è l'altra contraddizione che questo corteo ha portato ala luce. Una regione lanciatissima verso la ricerca e lo sviluppo tecnologico e scientifico, "regione della conoscenza", ma che deve fare i conti con le voci ambientaliste e con chi chiede che si rispetti di più il territorio. Ieri, da qualsiasi parte si guardi questa vicenda, c'erano voci adulte e mature a raccontare disagi e sofferenze. E qualche riflessione critica l'hanno data anche i ricercatori della Sissa (scuola di studi avanzati): «In testa ai documenti del G8 si legge che "viviamo in un'economia basata sulla conoscenza". Economia, capite, non società!». Siamo alla fine. Parlano quelli della no Tav di Porpetto che urlano contro l'arroganza del potere. Parla Marina Sassini che racconta di aver vinto il ricorso contro lo Stato perché a Genova è stata picchiata dalla polizia. E sullo sfondo resta la frase di Alessandro Metz, consigliere verde: «Il vero test è il cementificio. Se si dirà "sì" noi usciamo dalla giunta».  Adriano Favaro

 

 

Il Gazzettino  13.05.2007

Forum G8, no global contro la giunta Illy «Distrugge l'ambiente e il nostro futuro»

Trieste

Nostro inviato

«Si ricorda cos'è la sigla TLT?». Ehm.... «Vuol dire Territorio Libero di Trieste. Era il 1947 e Trieste era sotto protezione dell'Onu». Vorrebbe ritornare a quella condizione? «Vorrei che ci governassimo da soli. Vorrei che non distruggessero il porto o lo bloccassero col rigassificatore, vorrei che non ci fosse questa città in mano alla speculazione edilizia. Vorrei...».

Cristina Frezza è una signora fiorentina, non giovanissima, che vive da 37 anni a Trieste e con la sua amica Meggi Pepeu gira vicino alla statua di bronzo della principessa Sissy (un'austriaca che aveva passioni per le indipendenze dell'Ungheria!), vicino alla stazione ferroviaria con un piccolo cartello al collo: TLT. «Sì. Protestiamo per difendere la nostra città e il territorio». Nessun no global come quelli visti tante volte in giro. Nessuna tensione. Il corteo di ieri a Trieste organizzato dalla Rete ambientalista è stato tutto contro i progetti di Illy e la giunta regionale. «Non contestiamo il Forum G8-Unesco - spiega Andrea Olivieri dell'associazione Ya Basta - ma le politiche di gestione del territorio della Giunta Illy». Il G8 è servito come calamita: c'è mezzo mondo, arriviamo noi e quindi di noi dovete parlare. Allora si parla di quelli di Torviscosa che non vogliono un nuovo cementificio «grande come 30 campi da calcio e con ciminiere alte 70 metri, con mille camion al giorno che si muoveranno».

Allora parla Lorenza di Bagnaria Arsa che con il marito «è da un anno che giriamo a protestare contro la Tav. Ma quelli che vivono in questa regione sanno che cosa vuol dire Tav? Sanno che non si fermerà, sanno che sarà una specie di muro alto sette metri che solcherà il territorio come la muraglia cinese». E giù una serie di lamentele e proteste. Uguali a quelle di Alessandro Vidal che regge lo striscione: "Voi siete impegnati a salvare la poltrona e la faccia, noi a tutelare le condizioni di vita, vergognatevi". ("Vergognatevi" è slogan che ricorre più spesso nei comizi volanti). Parla anche Alessandro Metz, consigliere dei Verdi in Regione. «Il detonatore di questo sistema è stata la richiesta di costruire un cementificio a Torviscosa. Se passa noi usciamo dalla giunta». Eccolo il filo rosso politico. La sinistra che protesta è composta in parte da gente che ha votato Illy. E che adesso è scontenta. Non sarà una marcia che deposita una dozzina di barattoli di caffè "Illy" riempiti di cemento davanti alla sede del Consiglio regionale del Friuli a cambiare la dimensione del dibattito politico in corso. Ma l'agenda dei comitati "no Tav, no rigassificatori, no autostrada Carnia Cadore, no bombe a Pordenone, no cave a Raveo, no base Usaf di Vicenza" è legata a passione per la propria terra. I molti anziani e le famiglie ieri a Trieste non sembravano in preda a furori ideologici, quanto piuttosto a concreti interessi per il loro futuro. E per modelli di sviluppo morbidi, come quelli sui quali il Forum Unesco a Trieste ha discusso per tre giorni.  Adriano Favaro

 

 

Il Gazzettino  12.05.2007

In consiglio la maggioranza ottiene il ritiro dell’ordine del giorno

Il prolungamento dell'A27 con la A23 fa traballare la poltrona del sindaco

Ponte nelle Alpi

Tre. Sono tre i punti all'ordine del giorno del consiglio comunale tenutosi giovedì sera a Ponte nelle Alpi che la maggioranza ha deciso di ritirare.

Oltre ai due che prevedevano la discussione dell'accordo e della convenzione con la Buzzi-Unicem, su cava di Vich e tutela dell'ambiente, l'assemblea consiliare ha ritirato anche il punto che prevedeva l'approvazione di un ordine del giorno sul prolungamento dell'A27 e del collegamento con la A23.

L'ordine del giorno era stato proposto dalla Provincia che, peraltro, non aveva invitato i vari consigli comunali a fare altrettanto.

Fra questi recentemente aveva preso l'iniziativa l'amministrazione comunale di Longarone.

E, a posteriori, è possibile dire che giovedì sera in consiglio comunale di Ponte è arrivato un ordine del giorno non condiviso da molti.

Diverse le opinioni. Nella maggioranza a spingere per la sua approvazione era il sindaco, Fulvio De Pasqual, convinto che il prolungamento dell'autostrada potrebbe accelerare, su un'altra sponda, l'ottenimento della realizzazione del traforo di Cadola. Con lui, a sostenere l'ordine del giorno in discussione, anche i consiglieri presenti sui banchi della minoranza.

Il resto della maggioranza, invece, era di opinione diversa. Ed ha sottolineato come il prolungamento dell'autostrada, che da un certo tratto in poi diventerebbe a pagamento, potrebbe non essere indolore per le possibili ricadute del traffico su Ponte e le sue frazioni.

Per questo, su iniziativa del capogruppo Pier Paolo Collarin, la maggioranza ha poi proposto e deciso di rinviare la discussione e di presentare in una successiva occasione un nuovo ordine del giorno che contenga anche una serie di preoccupazioni che il prolungamento autostradale comporterebbe per il territorio come ad esempio l'aumento del traffico e del conseguente livello di inquinamento.

 

 

Messaggero Veneto  12.05.2007

La manifestazione si tiene nella giornata conclusiva del Forum G8 Unesco. Il corteo partirà nel primo pomeriggio dal piazzale della stazione.

I comitati del no oggi in Piazza a Trieste

Udine. Almeno mille persone - secondo le previsioni degli organizzatori - sfileranno oggi a Trieste contro "Lo sviluppo sostenibile", iniziativa promossa dall'omonima rete regionale. Hanno dato l'adesione circa trenta associazioni. Per la protesta è stata scelta la giornata conclusiva del Forum G8 Unesco, ospitato alla Stazione Marittima di Trieste. Durante l'incontro internazionale i rappresentanti di 22 Governi di vitti i contenenti hanno discusso di educazione, innovazione e ricerca per lo sviluppo.

Arriveranno manifestanti anche da altre regioni, ma l'obiettivo principale - spiegano i rappresentanti dei comitati del Friuli Venezia Giulia - è protestare contro la politica della giunta regionale, «per nulla sensibile alle tematiche ambientali», e vengono portati a esempio il cementificio di Torviscosa, l'autostrada Cadore-Carnia, i rigassificatori, la Tav il Corridoio 5 e altre grandi infrastrutture previste nel territorio del Friuli Venezia Giulia.

Il corteo della protesta partirà alle 15 da piazza Libertà a Trieste a; (davanti alla stazione FS) e si snoderà fino a piazza Oberdan, di fronte al palazzo della Regione.

I comitati del no, compreso quello del cementificio di Torviscosa, che si è organizzato con striscioni e magliette, hanno .lanciato l'«appello alla mobilitazione». «Dalle sponde del Tagliamento al litorale carsico, dalla Carnia alla Bassa Friulana, centinaia di persone si incontrano per discutere dei problemi comuni, dall'inquinamento alla viabilità, dalla qualità della vita fino alla riconversione delle servitù militari, ovunque si formano comitati, gruppi e associazioni che si battono per una diversa idea di sviluppo e per la difesa degli spazi e dei beni comuni», si legge nell'appello degli organizzatori.

Rifondazione comunista è divisa sulla manifestazione. Alcuni esponenti di Rc -tra i quali il consigliere regionale Pio DeAngelis e diversi rappresentanti della Bassa di Rifondazione comunista - annunciano la presenza alla manifestazione criticando «la posizione assunta dalla segreteria regionale del partito», che ha scelto di non aderire alla protesta.

Alla manifestazione hanno aderito, tra gli altri, Pas-Dolomiti (comitato contro la realizzazione dell'autostrada Carnia-Cadore), No Tav Porpetto, No TavBassa friulana, Comitato contro il parcheggio di via Cellottini Monfalcone, Comitato Aria nostra (contro l'inceneritore) di Spilimbergo, associazione Ya basta! di Monfalcone, Rete degli spazi sociali Venezia Giulia, associazione A sud Fvg, gruppo Ian Malcolm-Sissa (scuola internazionale di studiavanzati) di Trieste, Sinistra Ecosolidale-Friuli, Movimento per l'ecologia sociale del Friuli, Comitato per la salvaguardia del litorale carsico.

Inoltre, da Padova si muoveranno i comitati che stanno gestendo l'occupazione di diversi edifici; da Venezia ci sarà una delegazione di «No Mose»; da Vicenza i rappresentanti del comitato «dal Molin»; da Capodistria i comitati contrari al rigassificatore che dovrebbe essere costruito in Slovenia.

Infine, in una nota, Wwf e Legambiente del Fvg sostengono che «per i rigassificatori di Trieste bisognerebbe che i comuni esprimessero con forza la loro contrarietà ai progettati impianti, così come è avvenuto per i comuni della Bassa friulana contrari al cementificio di Torviscosa». Perle due associazioni ambientaliste, un simile atteggiamento potrebbe rallentare le decisioni della Giunta regionale. «L'espressione di un parere favorevole sui progetti da parte della Giunta regionale infatti - hanno ribadito le due associazioni ambientaliste - assumerebbe valenza di una drastica contrapposizione nei confronti dei Comuni e, quindi, di una irrispettosa sottovalutazione delle ragioni da questi esposte».  Paolo Mosanghini

 

 

Messaggero Veneto  10.05.2007

In migliaia alla protesta ambientalista di sabato

Appelli alla mobilitazione su Internet dei comitati. Si sfilerà anche contro il cementificio di Torviscosa. Il piano-sicurezza della Questura del capoluogo giuliano

Trieste. Alla vigilia del Forum Unesco sullo sviluppo sostenibile a Trieste, i comitati del no, compreso quello del cementificio di Torviscosa, hanno lanciato un «appello alla mobilitazione». I gruppi ecologisti che aderiscono alla protesta sono 22 e sabato pomeriggio manifesteranno per le vie di Trieste per richiamare l’attenzione sui modelli di sviluppo proposti dal G8. «Il vostro sviluppo non è mai sostenibile» sarà lo slogan dei manifestanti. Al corteo sono attese attese migliaia di persone».
L’evento preoccupa la questura del capoluogo giuliano, che ha approntato un apparato di sicurezza particolarmente incisivo. «La città non sarà blindata», si potrà circolare liberamente ha tranquillizzato il prefetto di Trieste Giovanni Balsamo. «Tutto è oramai ben definito e sono state individuate le misure di sicurezza». Sulla manifestazione di sabato il prefetto di Trieste manifesta fiducia «anche se - dice - è sempre un’incognita. Gli elementi di cui disponiamo ci inducono peraltro ad avere una certa dose di tranquillità, perchè mi sembra che prevalga la voglia di manifestare, ma nello stesso tempo anche di manifestare con le legittime modalità. Questa è l’indicazione che si coglie in questo momento e siamo fiduciosi che verrà confermata dai fatti».
I primi mezzi blindati di polizia e carabinieri sono intanto cominciati ad arrivare, mentre l’apparato di sicurezza messo a punto dalla Questura di Trieste sarà incisivo, ma discreto. Saranno circa 1.200 poliziotti e uomini dell’arma impegnati nei tre giorni del vertice che giungeranno da Padova e da Gorizia. Ci saranno anche i nuclei degli artificieri ed è già arrivato il “robot” per le operazioni più delicate. Alla manifestazione di sabato - che partirà da piazza Libertà - parteciperanno non meno di quattromila persone.
Una precauzione necessaria vista la mobilitazione dei gruppi ambientalisti. «Dalle sponde del Tagliamento al litorale carsico – si legge nell’appello alla mobilitazione diffuso sul sito Internet «Globalproject.info»–, dalla Carnia alla Bassa friulana, centinaia di persone si incontrano per discutere dei problemi comuni, dall’inquinamento alla viabilità, dalla qualità della vita fino alla riconversione delle servitù militari, ovunque si formano comitati, gruppi e associazioni che si battono per una diversa idea di sviluppo e per la difesa degli spazi e dei beni comuni», scrivono i promotori. «L’allargamento quantitativo che i comitati hanno avuto in questi ultimi 2 anni è conseguente alla carente rappresentanza di chi ci governa». «Sviluppo significa progresso - scrivono i comitati -. A quale progresso ci porterà un presidente di Regione come Riccardo Illy?».
«La giunta regionale insieme ai poteri forti dell’economia e della finanza - prosegue la nota - sta pianificando la lenta e inesorabile distruzione ambientale e sociale di questo piccolo e verde angolo d’Europa chiamato Friuli Vg, trasformando questa regione in un corridoio di transito, ma, come si sa, nei corridoi non dovrebbe abitare nessuno». Il documento si conclude con un primo elenco di adesioni alla marcia in programma sabato. Hanno aderito, tra gli altri Pas-Dolomiti (comitato contro la realizzazione dell’autostrada Carnia-Cadore), No Tav-Porpetto, No Tav-Bassa friulana, Comitato contro il parcheggio di via Cellottini-Monfalcone, Comitato Aria nostra (contro l’inceneritore)-Spilimbergo, ass. “Ya basta!”-Monfalcone, Rete degli spazi sociali-Venezia Giulia, ass. “A sud”-Fvg, gruppo “Ian Malcolm”-Sissa (scuola internazionale di studi avanzati)-Ts, Sinistra Ecosolidale-Friuli, Movimento per l’ecologia sociale-Friuli, Comitato per la salvaguardia del litorale carsico. Infine, alla protesta di sabato ha aderito anche il comitato contro il cementificio di Torviscosa.

 

 

Messaggero Veneto  08.05.2007

Nova autostrada: i sindaci vogliono chiarezza

Riuniti a Socchieve i primi cittadini dell'Alta Val Tagliamento per analizzare la situazione

L'ipotesi di un collegamento tra la A27 e la A23 ha suscitato molte perplessità tra la gente

Socchieve. I sindaci dell'Alta Valle del Tagliamento Luigino Antoniacomi di Forni di Sopra, Andrea Ghidina di Forni di Sotto, Eugenio Benedetti di Ampezzo, Luciano Mazzolini di Socchieve, Valentina Pellizzari di Preone, Paolo lussa di Enemonzo, Arturo De Prato di Villa Santina e Antonino Pecilè, assessore di Sauris, si sono riuniti nel municipio di Socchieve, per esaminare i problemi relativi alla viabilità della statale 52 Carnica.

I sindaci hanno ritenuto fissare urgentemente un incontro con i vertici dell'Anas e dell'assessorato alla Pianificazione Territoriale, energia, mobilità e infrastrutture di trasporto della Regione per illustrare le assolute priorità del territorio.

Con particolare riferimento allo studio di fattibilità del collegamento autostradale tra A27 e A23, i sindaci, consapevoli degli atti di indirizzo politico: protocolli d'intesa ed accordi di programma sottoscritti da presidenti del consiglio, ministri e presidenti di Regione, secondo i quali lo Stato e le due Regioni interessate ritengono che l'opera sia strategica e vada realizzata, chiedono, che vi sia d'ora in poi la massima trasparenza e la più ampia consultazione degli enti locali e che sia data ogni informazione circa le possibili ricadute economiche, e non solo, dell'opera. «Ciò anche allo scopo di evitare che si creino inutili e dannosi allarmismi nella popolazione. Chiedono che, in ogni caso, siano chiariti i presupposti economici e le reali necessità che hanno portato alla realizzazione dello studio di fattibilità e che siano chiariti gli eventuali ipotizzati benefici per il territorio ed anche, e soprattutto, i costi, non solo economici, ma anche ambìentali, con particolare riferimento all'impatto visivo e sulla salute dei cittadini».

Per quanto riguarda la statale è stata chiesta una rapida cantierizzazione dei lavori in corrispondenza dei "punti neri", già progettati e muniti delle necessarie autorizzazione e, a quanto risulta ai sindaci, già finanziati; una razionalizzazione dei diversi progetti di adeguamento della viabilità statale presentati nel corso degli anni e valutazione delle reali necessità nonché un nuovo impulso ai progetti di traforo sia del Passo della Mauria che del Passo Rest, ritenuti strategici per lo sviluppo dell'area.  Gino Grillo

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Il Piccolo  07.05.2007

G8, aspettando Prodi i comitati si organizzano

Riunione ieri alla Casa delle culture: «Protesteremo pacificamente contro rigassificatori e Tav»

Conto alla rovescia per il summit mondiale che si apre giovedì su educazione, innovazione e ricerca alla Stazione Marittima: 600 i delegati

Si apre oggi la settimana che vedrà Trieste ospitare il Forum G8-Unesco su educazione, innovazione e ricerca. Da giovedì a sabato sono attesi alla Stazione Marittima oltre seicento delegati di ventidue governi del mondo. È previsto che ad aprire l’assise sia Romano Prodi: ieri sera il portavoce del premier, Silvio Sircana, ha confermato che nell’agenda di Prodi per giovedì «c’è Trieste». In caso di imprevisti del presidente, arriverebbe il ministro Massimo D’Alema.
Il Forum mondiale svilupperà gli argomenti discussi al summit di San Pietroburgo «nella prospettiva dello sviluppo sostenibile», recitano le note ufficiali. Ma intanto prendono forma le contromanifestazioni organizzate dalla «Rete contro lo sviluppo insostenibile» che riunisce oltre una ventina di comitati e associazioni del Fvg e non solo. Una Rete che salda temi di attualità ambientale del nostro territorio - dai rigassificatori al cementificio di Torviscosa - a un più generale dissenso sulle modalità e sull’efficacia con cui i governi internazionali affrontano l’emergenza ambientale del pianeta. Una Rete, anche, che intreccia pezzi di sinistra critica a comitati di cittadini impegnati su tematiche locali.
A precedere gli appuntamenti della protesta dei prossimi giorni è stato ieri un happening tenuto alla Casa delle culture di via Orlandini, in Ponziana, dove esponenti di vari comitati e associazioni si sono ritrovati per conoscersi meglio, o - per dirla con il portavoce dei centri sociali Carlo Visintini - «per creare una rete di relazioni umane, di mutuo soccorso in regione». E allora: ciotole d’acqua per i cani; bambini incuriositi al suono della batteria; giovani dei centri e signore arrivate da Ronchi per i Comitati per la salvaguardia del litorale carsico. Dentro, postazioni internet e un banchetto di libri, dall’ultimo «Manituana» del collettivo Wu Ming a una biografia di Tina Modotti. Fuori, le panchine - come quelle segate in piazza Venezia - pronte per essere posizionate nel quartiere, e l’artista grafico Daniel Zezelj arrivato da Seattle per la «presenza-esibizione» sulla facciata della casa.
A fare festa in Ponziana (alla fine del pomeriggio secondo il Verde Alfredo Racovelli si sono totalizzati «qualche centinaio di partecipanti») sono arrivati esponenti del Comitato Pas Dolomiti contro il collegamento autostradale Carnia-Cadore, dei Comitati No Tav isontino e di Bagnaria Arsa, del Comitato contro il cementificio e di quelli per la salvaguardia del litorale carsico di Gorizia e Trieste. Nel mirino comune, «la giunta regionale insieme ai poteri forti dell’economia e finanza» che «stanno trasformando questa regione in un corridoio di transito» - di «merci, energia, capitali...» - laddove «nei corridoi non dovrebbe abitare nessuno», recita il volantino che alla giunta guidata da Riccardo Illy accomuna quella del sindaco Roberto Dipiazza nel «più totale disinteresse» verso «i temi ambientali». La Rete chiarisce: nessuna intenzione di rovinare il G8, ma la volontà di far sentire la propria voce contro rigassificatori, Tav, cementificio, autostrade...
E mentre tra le adesioni arriva quella del Presidio No Dal Molin contro il raddoppio della base Usa di Vicenza e quella del Movimento No Tav Val di Susa, alla Casa delle culture da ieri si trovano anche alcune schede informative prodotte dal gruppo «Ian Malcolm» (dal nome dello scienziato che nel film Jurassic Park mette in guardia dallo stravolgere la natura) che riunisce una decina di dottorandi e ricercatori (italiani e non) della Sissa, e che si è formato in vista del G8 Unesco aderendo alla Rete «anche per sfatare l’idea di contrapposizione tra chi si occupa di scienza e di ambiente», racconta Daniele De Martino. I materiali prodotti dal «Malcolm» - rigorosi anche nei richiami bibliografici - esulano dai temi locali. Segnalano per esempio che al G8 ci sarà «la compagnia privata che ha tentato di brevettare pezzi del genoma umano». E denunciano che mentre «lo stesso G8 afferma che farmaci e vaccini devono diventare beni pubblici», «si continuano a difendere i brevetti e la proprietà intellettuale a prezzo della vita di molti».  di Paola Bolis

 

 

Carta EstNord  05.05.2007

La resistenza al cemento in Friuli

di Emilio Ringatti

Sole a picco e un borino teso, che ha reso l'aria fresca a piacevole, gonfiando gli striscioni anti-Tav e facendo schioccare le bandiere alla insolita manifestazione del 25 aprile, che si è tenuta, con un atipico e colorato affollamento, sotto la torre fascista della fascistissima Torviscosa, voluta dal Duce negli anni trenta e costruita secondo i crismi di una «città ideale» razionalista, produttiva, in camicia nera.

Vento nuovo, con refoli e controrefoli provenienti da diverse zone del quadrante politico, anche tra gli oratori e le centinaia di persone che affollavano la piazza. Intanto c'erano soggetti politici che solo la prospettiva della devastante Tav e del cementificio, con tutto il contorno che le accompagnerebbe, ha spinto a salire spalla a spalla sullo stesso palco e a parlare davanti a bandiere della pace e a striscioni pieni di «No».

Tra gli altri c'erano, con le ombre corte disegnate sulla ghiaia dal sole che saliva verso il mezzogiorno, Alessandro Metz, dei Verdi; Mario Romolo Pischedda, sindaco di centrodestra di Villa Vicentina, uno dei 24 che hanno detto no al cemento; Renato Garibaldi, di Carnia in Movimento; Claudio Violino, della Lega nord; gli implacabili Paolo De Toni e Aldevis Tibaldi, che sono tra le voci più forti e documentate di questo Friuli che non conta e che fermenta, massa critica in espansione che risveglia vecchi militanti e attira giovani sotto i vessilli della decrescita.

E proprio il verde Alessandro Metz ha lanciato la sua bomba alla clorofilla, che rischia di scuotere la maggioranza illyrica: se in Regione passa il cementificio i Verdi abbandoneranno la giunta all'iceberg della crisi. L'imbarazzo politico rischia di creare difficoltà anche in casa Ds, con il capogruppo in Regione, Mauro Travanut, che si dichiara pro Tav e contro il cementificio, mentre il sindaco di Cervignano Pietro Paviotti si manifesta favorevole al restyling industriale.

Ma non tutti gli iscritti seguono la bandiera dello «sviluppo sostenibile», che sempre di più appare come un ossimoro che puzza di inceneritore come «guerra umanitaria» o «democrazia esportata a suon di bombe». I numerosi oratori hanno comunque recitato il menu che il pranzo tutto compreso offrirà agli abitanti di questa regione a rischio di diventare sempre di più un corridoio: dove passano tutti e dove è difficile abitare.

Quindi verranno serviti: Tav [con una paventata perforazione del Carso], cava di Raveo, vetreria, interporto ad Amaro, casse di espansione sul Tagliamento [che distruggerebbero uno dei più affascinanti paesaggi del Friuli], ventidue progetti di elettrodotti, impianti di rigassificazione sul fondale del golfo di Trieste, una nuova via di comunicazione tra Carnia e Cadore. Eccetera: cioè i problemi delle numerose discariche che «percolano» inquinando falde e creando viver reazioni di protesta nelle popolazioni che subiscono queste devastazioni del territorio. Quella di Manzinello, voluta fortemente dal ds Nevio Puntin, è stata posta sotto sequestro dai Noe dei carabinieri e dal Corpo forestale regionale.

Il Gip indaga, e si attendono sviluppi che potrebbero scovare responsabilità tra i tecnici-politici e i politici-tecnici, accoppiata vincente del «modello di sviluppo» proposto in questi anni.

Per concludere, una foto del popolo dei «no». La piazza era variegata come il palco: famiglie, agricoltori, giovani coi capelli lunghi, distinte signore, bambini, che hanno ascoltato con interesse e a tratti con entusiasmo l'appello a questa «nuova Resistenza».

Una bambina, ad un certo momento, ha chiesto alla zia cosa volesse dire lo slogan scandito a gran voce dai manifestanti: «Illy go home». Ha ascolta­to la risposta perplessa e ha commentato con un sorriso: «Beh, non gli dispiacerà molto. A Trieste ci abita già».

Come si dice: la voce dell'innocenza.

 

 

Messaggero Veneto  05.05.2007

I gruppi no-Tav in piazza il 12 maggio. Oggi il primo corteo in val Rosandra

I comitati del no: protesta al G8

Trieste. «E’ paradossale che al Forum Unesco su educazione, innovazione e ricerca, in programma a Trieste, a cercare le soluzioni ai grandi problemi ambientali ci siano le stesse persone che li hanno causati. O che pensano di causarli, come il presidente Illy o il sindaco di Trieste Dipiazza, con la costruzione della Tav, dei rigassificatori e del cementificio». Lo denuncia con forza la “Rete contro lo sviluppo insostenibile”, che raccoglie comitati, associazioni, singoli di tutta la Regione. In contemporanea al G8, in programma dal 10 al 12 maggio, la Rete ha programmato una serie di iniziative per promuovere «la difesa del territorio del Friuli Venezia Giulia» da scelte definite «devastanti». La presentazione è stata fatta ieri, a Trieste, fuori dalla sede del Consiglio regionale. Gli incontri e le manifestazioni serviranno «a sensibilizzare l’opinione pubblica - ha spiegato Carlo Visintini, portavoce della Rete - a far conoscere quelle porzioni di progetti che le Amministrazioni hanno rese note e che caleranno sulle teste dei cittadini».
«Il Forum è stato deciso l’anno scorso, alla presenza di ministri che hanno sostenuto il triangolo istruzione, ricerca, sviluppo. Oggi, con una capriola, i nostri esponenti politici hanno deciso di aprire al mercato, privatizzando l’istruzione con la creazione di fondazioni. Il degrado dell’istruzione è sotto gli occhi di tutti - hanno affermato gli esponenti della Rete - e il ministro competente, Giuseppe Fioroni, non si discosta dalla politica attuata da chi l’ha preceduto, Letizia Moratti».
Oggi, in anteprima, è in programma una Scampagnata No Tav in Val Rosandra, lungo la quale è previsto, se dovesse venir costruita la Tav, un traforo di decine di chilometri. Il 6 maggio, nel pomeriggio, è previsto un happening dal titolo Sviluppi imprevedibili presso la Casa delle Culture di Ponziana (Trieste).
L’11 maggio prossimo di terrà un’assemblea pubblica sul tema ’Imprevedibili sviluppi contro lo sviluppo insostenibile’, presso l’Aula Magna dell’Androna Baiocchi (Trieste). E, infine, il 12 maggio una manifestazione regionale a Trieste, con un corteo che partirà da piazza Libertà, di fronte alla stazione ferroviaria, in concomitanza con il Forum G8.  Sonia Sicco

 

 

Corriere delle Alpi  04.05.2007

Pneumatici squarciati: «E’ un’intimidazione»

Gianni Dilani la vittima. «Le mie idee ambientaliste danno fastidio a qualcuno»

CORTINA. Quattro pneumatici squarciati. Gianni Milani, direttore di Radio Cortina e del mensile Voci di Cortina, è stato vittima di un atto vandalico che ha tutte le carte in regola per essere considerato un gesto intimidatorio nei confronti del suo modo di agire. Da sempre Milani è un dichiarato ambientalista e fervido sostenitore del trasporto su rotaie per quanto riguarda le dibattute questioni sulla viabilità dolomitica. E proprio durante un convegno sul tema, è stato portato a termine il misfatto.

Uno dei suoi sogni e riportare il treno a Cortina e farlo proseguire verso Dobbiaco. E da anni si batte per far conoscere, attraverso i suoi editoriali e con iniziative spontanee. le alternative possibili all'asfaltificazione e allargamento delle strade statali che dal Nordest arrivano in vall Boite e a Cortina. II risultato di ampliamenti e prolungamenti stradali sulla A27 a suo avviso diventerebbero un vero e proprio scempio alle Dolomiti e porterebbero solo un via vai di traffico pesante diretto verso nord, che per il momento ha altre alternative più comode ma con percorsi più lunghi. «Non ho mai avuto oltre a qualche intelligente discussione con politici e tecnici comunali e provinciali alterchi o battibecchi sull'argomento tali da sentirmi seguito, controllato o odiato. A volte fa parte del gioco essere criticato o tutt'al più snobbato».

«In passato», prosegue Gianni Milani, «mi era stato già fatto un gesto simile, ma in quell'occasione credo che i motivi fossero futili e il gesto lo attribuii a qualche vandalo. Come giornalista sono a contatto con notizie e fatti che raccontano la modernizzazione dei paesi montani, le cui amministrazioni hanno spesso declinato la responsabilità di scelte importanti a chi non conosce la montagna. L'altra sera intorno alle venti ci siamo trovati con alcuni cittadini in una sala del municipio di Calalzo per prendere parte a una riunione sui provvedimenti adottati in merito al proseguimento della A27. Al termine della riunione, quando stavo per risalire in macchina per tornare a casa, mi sono accorto che i due pneumatici anteriori mi erano stati tagliati. Al momento non ho minimamente collegato la faccenda: ho pensato al gesto di un ubriaco o di qualche vandalo. Poi ieri, quando sono tornato a Calalzo per far riparare l'auto, mi sono accorto che mi erano stati tagliati anche i due pneumatici posteriori. Mi sono domandato quale vandalo sarebbe tornato sul posto del delitto se non un ignorante che aveva premeditato il danno. Non sono preoccupato, ma amareggiato, non pensavo che potessi dare fastidio a qualcuno con le mie idee, ma a questo punto credo che sia proprio così. Mi ha sollevato la solidarietà di tanti ascoltatori e sostenitori di alcune idee che sostengo da tempo, avendone i mezzi ma sopratutto un'opinione ben precisa e conosciuta. Tengo a precisare che la mia opinione non nasce a priori e contro qualcuno o qualcosa, ma solamente dopo anni di analisi e studi che sono stati appoggiati da comitati di studio e ricerca».

All'emittente cortinese sono arrivate decine di telefonate e sms dopo che l'editore ha raccontato, nella storica rassegna stampa del mattino di Radio Cortina, l'accaduto con dovizia di particolari e adagi coloriti e ironici. Una solidarietà che diventa sopratutto una denuncia contro un atto che, se non è da considerare intimidatorio, poco ci manca.

 

 

Il Friuli  04.05.2007

Molte grandi opere poca informazione

Nuova autostrada

La Carnia ringrazia

Cambia il Governo, ma la politica dei grandi appalti resta la stessa. Quando c'è di mezzo il bene comune, ci hanno detto tanti esponenti politici, non si può ragionare secondo logiche di schieramento. Ecco perché il nuovo protocollo siglato dal governatore Illy con Prodi ha confermato la nuova autostrada che solcherà le vallate della Carnia per collegare l'autostrada Udine-Tarvisio al Cadore, la stessa già inserita nella famigerata legge obbiettivo emanata dal Governo Berlusconi, la stessa che il Centro-sinistra aveva detto a più riprese di voler cancellare o quanto meno riscrivere. Ma sul bene comune non si discute, e così ora i carnici, dopo anni di battaglie per difendere le loro acque dalle captazioni e i primi scontri sugli elettrodotti, devono anche fare i conti con la nuova mega opera. Come al solito i conti sono da brividi: a preventivo 2, 2 miliardi di euro da spendere in 30 anni per realizzare 82 chilometri, gran parte dei quali in galleria o su viadot­to.

Ovviamente si parla, anche per questa autostrada, di project financing. E' la parola magica usata per rendere, sostenibile il progetto dal punto di vista economico. Qualche dubbio però è lecito perché la stessa parolina pare non aver funzionato nel settore della linea ferroviaria ad alta velocità, i cui costi ricadono interamente sulle spalle dei contribuenti. Ira Conti, portavoce del comitato Pas (Per altre strade) - Dolomiti conferma la forte contrarietà a questo nuovo progetto dove, per ora, l'unico fatto concreto è la totale mancanza di informazione e trasparenza: "Siamo venuti a sapere di quest'opera tramite i giornali e, tutt'ora, fatichiamo non poco ad ottenere informazioni più precise. Soltanto quando uno dei sindaci interessati ha potuto visionare il progetto, abbiamo appreso veramente di cosa si trattava. L'incertezza regna sovrana: da un lato si parla di vera e propria autostrada, mentre il governatore Illy afferma che si tratterà di una superstarda. Intanto la Regione Veneto va avanti a spron battuto. I veneti affermano che i soldi già li hanno e che prima o poi anche il Friuli li seguirà, ma a quanto pare non hanno fatto bene i conti con i valligiani".

Anche per l'autostrada della Carnia, al pari di altre grandi opere, le maggiori obiezioni riguardano la sua effettiva utilità: "Da anni chiediamo di mettere a posto i collegamenti che già esistono, ma gli interventi si vedono col contagocce. Poi saltano fuori con un progetto che costerà miliardi di euro e che chissà quanto durerà. Non vorrei che questo progetto sia semplicemente un modo per fare tanto polverone e per lasciare tutto così com'è, salvo poi dirci: non avete voluto l'autostrada, di cosa vi lamentate?".

 

 

Il Nuovo  04.05.2007

Una montagna di asfalto

Continua a far discutere in Carnia il progetto dell'autostrada che dovrebbe collegare Friuli e Cadore. I comitati chiedono un incontro urgente con l'Anas, i sindaci aspettano maggiori informazioni su una infrastruttura di cui ufficialmente non sanno quasi nulla.

di Luca Nazzi

Anche i comitati popolari che si oppongono al collegamento autostradale fra A27 Venezia-Belluno e A23 Udine-Tarvisio sollecitano un incontro urgente fra le Amministrazioni comunali della Val Tagliamento e l'Anas, affinché sia predi­sposto "un piano concreto sul riassetto della statale 52 Carnica". Questa, secondo gli ambientalisti, sarebbe l'unica vera soluzione in grado di fornire reali vantaggi al territorio.

Lo ha sottolineato il convegno del 28 aprile, organizzato a Enemonzo dall'associazione "Movimento - Mont", da "Legambiente" e da "Per Altre Strade-Dolomiti", il comitato carnico­cadorino che, nel sito internet www.peraltrestrade.it, presenta una notevole documentazione sul progetto, compreso il documento dell'Anas che parla di un'infrastruttura di 85 km con 42 km di gallerie, 6,4 km di viadotti e 7 svincoli, per un costo di 2.149 miliardi di euro.

Nonostante la concomitanza "Lino con l'inaugurazione della mostra d'arte di Illegio, l'appuntamento è stato molto affollato (oltre 200 i presenti, secondo gli organizzatori) e non è mancato il confronto fra le posizioni che si fronteggiano.

A sostenere le ragioni dell'autostrada, sponsorizzata dalle categorie imprenditoriali e dalla Regione Veneto, è giunto il consigliere regionale dei "Ds" Renzo Petris di Ampezzo, che ha ribadito il suo "sì" alla "Grande opera" e ha sottolineato i pericoli di una "deriva ambientalista".

Gli organizzatori hanno invece sostenuto la propria contrarietà, soffermandosi sui flussi di traffico, sui principi del Protocollo trasporti della Commissione per la protezione delle Alpi e sull'impatto ambientale temuto. I comitati hanno manifestato soddisfazione per essere riusciti ad offrire un contributo informativo "di qualità" su una questione finora avvolta in una coltre di fumo.

Non si sa ancora, ad esempio, se i 35-40 mila Tir giornalieri di cui la stampa ha scritto siano quelli preventivati o quelli necessari per giustificare economicamente la realizzazione, nonostante che l'infrastruttura di collegamento fra le aree industriali del Veneto e il confine di Tarvisio sia "all'ordine del giorno" dal 2004. Il passaggio dalla politica ai progetti, comunque, non è ancora avvenuto, fatta eccezione per un "progetto di fattibilità" del 2005.

Sulla necessità di fare ulteriormente luce insiste il presidente della Comunità montana della Carnia, Lino Not (assente a Enemonzo, perché ad Illegio). "È ora di finirla con le chiacchiere. Noi sindaci vogliamo chiarezza perché soltanto così possiamo prenderci le nostre responsabilità. Dopo la riunione dei sindaci svoltasi a Calalzo il 16 marzo, abbiamo richiesto un incontro ufficiale con il responsabile del compartimento tecnico dell'Anas del Nordest, Ugo Di Bennardo". Per il sindaco di Ovaro è necessario “creare un fronte unitario dei sindaci, senza prendere posizioni né per il "sì" né per il "no", finché la questione non sarà chiarita".

Sul fronte dei contrari al collegamento autostradale è schierato il sindaco di Calalzo, Piermario Fop, che è stato fra i protagonisti del convegno di Enemonzo. Nel suo municipio è stata organizzata la prima riumone degli amministratori del Cadore e della etti Carnia e da lì è partito un coordinamento che dovrebbe andare al di là dell'emergenza autostrada. "Secondo me un amministratore deve rispondere prima di tutto alla domanda: quale è l'interesse del mio territorio? E allora, posta questa domanda, non riesco a capire cosa stia accadendo. Qua da noi, fino a oggi, non è stato organizzato alcun incontro ufficiale e nessuno ci ha mostrato alcun "progetto di fattibilità". Nella riunione dei sindaci siamo stati d'accordo sul fatto che serve il miglioramento della viabilità ordinaria, che è disastrosa".

L'ospite del convegno, il sindaco di Enemonzo Paolo lussa, è stufo di riunioni. "Sono mesi che ci si riunisce per parlare di un'opera che necessiterà di 25 anni perché venga realizzata. Bisogna iniziare dai punti neri della statale e noi ci batteremo per ottenere il traforo della Mauria”.

Promotore di una posizine unitaria dei sindaci della vallata è anche il sindaco di Forni di Sotto, Andrea Ghidina. "Sappiamo che la viabilità nella nostra valle è un'emergenza e allora si affrontino prima di tutto i punti critici, come vuole il territorio. Sarebbero senz'altro utili anche i trafori della Mauria e del Rest. Dell'autostrada parleremo quando ci presenteranno studi e dati. Ma fin d'ora, rifiutiamo il modello Canal del Ferro".

"Perché dovremmo discutere dell'autostrada se non abbiamo in mano neanche una carta? Le nostre necessità le abbiamo scritte nel documento dei sindaci di Forni di Sopra, Forni di Sotto, Sauris, Ampezzo, Socchieve, Preone, Enemonzo e Villa Santina, il resto son chiacchiere": anche il sindaco di Ampezzo, Eugenio Benedetti, è schierato nel partito degli "stufi di parlare per niente", tanto più che "se l'autostrada sarà ritenuta necessaria per il Paese, per amore o per forza dovremo accettarla e allora è meglio preoccuparsi di trovare le compensazioni giuste e il percorso che faccia il minor danno.

Approfittiamo intanto di quest'occasione per cancellare del tutto l'idea della superstrada ipotizzata nel vecchio Piano urbanistico regionale, che non è mai cominciata ma che tuttavia comporta ancora vincoli urbanistici”.

 

 

Il Piccolo  04.05.2007

Dai no-Tav a Germinal 22 comitati e gruppi pronti a sfilare a Trieste

Nuove proteste in programma

Trieste. Ci sono i ricercatori della Sissa e gli ecologisti, la sinistra critica a e i pacifisti in guerra con George Bush, i comunisti «dissidenti» e gli anarchici, i centri sociali e i Cobas. Eppoi, anzi soprattutto, ci sono i comitati di cittadini «comuni» che combattono chi il cementificio, chi il rigassificatore, chi la Tav, chi le casse di espansione sul Tagliamento e chi l’autostrada Carnia-Cadore, ma che contestano tutti la Regione. E le sue politiche (non solo) ambientali.
Sono già 22 i comitati, le associazioni, i gruppi, i movimenti che danno vita alla «rete regionale contro lo sviluppo insostenibile». E non mollano, anzi rilanciano: si preparano, dopo le manifestazioni di Torviscosa e Cervignano, a «marciare» su Trieste. Approfittando dei riflettori accesi sul «G8 Unesco» che, dal 10 al 12 riunirà premier, ministri, premi Nobel, vogliono portare il proprio dissenso sin sotto il palazzo del Consiglio regionale: e infatti organizzano, per il 12, un corteo cittadino, con meta piazza Oberdan. Ne parleranno oggi in una conferenza stampa. Ma, già alla vigilia, confermano una mobilitazione regionale in più giornate contro quello che Carlo Visintini, a nome della «rete», definisce «un modello di sviluppo basato unicamente sullo sfruttamento senza fine del territorio». Dai no Tav di Porpetto e dell’Isontino a Carniainmovimento, dal comitato Aria nostra di Spilimbergo a quello per la salvaguardia del golfo di Trieste, da Ya Basta a Germinal, da Via le bombe a Sinistracritica, da Enosteria Ai popoli all’associazione A sud, gli aderenti della «rete» individuano sin d’ora i bersagli: le amministrazioni guidate da Riccardo Illy e Roberto Dipiazza che «si distinguono per il totale disinteresse nei confronti dei temi abientali e per la progressiva monetizzazione dei beni comuni in nome degli interessi di mercato».
La mobilitazione parte già sabato, con la scampagnata in Val Rosandra, contro la Tav. Prosegue domenica, in via Orlandini, a Ponziana, con un «happening» preparatorio in vista degli appuntamenti clou: l’assemblea pubblica dell’11 maggio e il corteo del 12 maggio. Entrambi in contemporanea con il «G8».

 

 

Messaggero Veneto  03.05.2007

«Grandi opere, Illy ascolti i cittadini»

I comitati del no chiedono più dialogo. «La salute viene prima del lavoro»

Cervignano. La contro-manifestazione del popolo dei "no", al cementificio, alla Tav, al Corridoio 5, alle Casse di espansione sul Tagliamento, all'autostrada Carnia-Cadore. La gente scesa in piazza il Primo maggio non è solo quella che reclama un luogo di lavoro più sicuro, ma soprattutto quella decisa a proseguire la propria battaglia a suon di "no", disegnati sui cartelli e gridati. Così la manifestazione che dovrebbe smuovere le sensibilità sul tema delle morti bianche, si trasforma nello sfogo del popolo dei contrari giunto in piazza per conquistare spazio e divenuto il centro della manifestazione. A Cervignano nella giornata della festa del lavoro, ci sono comitati in corteo, ma anche singole persone dalla Carnia all'Isontino passando per la Bassa friulana. Impugnati striscioni e megafoni, lanciano slogan contro le opere che proprio non vogliono vedere realizzate fuori la porta di casa.

Cementificio. I contrari al nuovo insediamento industriale Grigolin a Torviscosa avevano annunciato la loro presenza e chiesto una forte partecipazione, ottenendola. I cartelli più numerosi sono dunque dipinti per opporsi a que­ta realizzazione, mentre gli animi e i fischi contro i sindaci di Cervignano Pietro Paviotti e Torviscosa Roberto Duz, si accendono quando dal palco i sindacati danno voce anche a Settimo Mareno, portavoce del comitato contro il cementificio. Che arringa un discorso duro soprattutto all'indirizzo di Duz. «Perché già sfiduciato dai suoi cittadini - dice Mareno -, visto che abbiamo raccolto contro il cementificio 1.300 firme, più dei voti che Duz ottenne quando fu eletto sindaco». E dalla platea il "suo" popolo lo sostiene, brandendo cartelli come "Aria pulita, no al cementificio", "La Terra dà la vita, il cementificio la toglie", "Stop ai danni ambientali". «Non c'è mai stato un confronto con chi non è d'accordo con questa realizzazione - accusa Simonetta Canciani - perché Duz ha paura del confronto e con noi non l'ha mai accettato, nemmeno ora». Oltre a chi aderisce al comitato in piazza ci sono anche singoli cittadini. Come Franco Odilio che, con il figlio Franco Nicola, tiene un mano lo striscione "Meno cemento, più salute" e racconta di essere tra i manifestanti perché vive poco distante dalla Caffaro di Torviscosa. E gli basta. «Non vogliamo che nessuna industria chiuda dice Odilio-, ma non vogliamo nemmeno veder aperte nuove fabbriche che creino altri danni all'ambiente e ai cittadini».

Tav. Molte le bandiere, i cartelloni con scritte e foto, gli striscioni per dire "no" all'alta velocità. E accanto alla classico vessillo bianco con una croce rossa in diagonale disegnata sopra il muso di un treno, spiccano scritte come "Illy e Travanut non vi voteremo perché la Tav non la vogliamo". Uno dei primi gruppi a sistemarsi in corteo è il coordinamento regionale "No Tav" capeggiato da Gianpaolo Chendi. Che insieme ai colleghi di protesta esibisce un'unica, enorme scritta: "Basta" attorno alla quale sono sistemati il presidente Riccardo Illy dipinto come un collodiano pinocchio e diverse rane con il volto di assessori e consiglieri regionali. «Siamo qui perché ci opponiamo sia alla Tav sia al cementificio - afferma invece Angela Sepulcri del comitato "No Tav" di Bagnarla - anche perché riteniamo che le due cose siano legate. Perché il cementificio realizzato proprio in quella zona servirà per costruire la Tav. Non c'è altra ragione».

Corridoio 5. Arrivano soprattutto dall'Isontino e lamentano il mancato coinvolgimento delle comunità locali nelle decisioni che le riguardano. E sfilano con il tradizionale striscione bianco con la scritta rossa "No al Corridoio 5". «Siamo qui per appoggiare chi non vuole la Tav e il cementificio -dice Giorgina Ortiz del comitato contro il Corridoio 5-, ma anche perché convinti che la trasparenza sulle opere pubbliche non esiste più. Nei giorni scorsi, a esempio, l'assessore regionale Lodovico Sonego ha convocato alcuni sindaci affinché firmassero l'avvio delle opere per il Corriddoio 5 tra Ronchi e Trieste. I lavori stanno cominciando e nessuno sa nulla», chiosa la Ortiz.

Casse di espansione. Scendono in piazza per solidarietà, ma anche per ribadire il "No alle casse di espansione perché inutili e dannose". «Ci opponiamo a tutti quegli interventi che la Regione vuole creare sul fiume senza il minimo rispetto dell'ambiente e della popolazione-spiega Franca Pradetto presidente del comitato "Assieme per il Tagliamento" - e perché se 20 mila persone si sono già opposte alle casse, la Regione ha il dovere di ascoltarle».

Autostrada Carnia-Cadore. Sono forse il gruppo meno nutrito, ma ci sono anche loro. Quelli del comitato "Per altre strade Dolomiti" e che arrivano dalla Carnia per manifestare contro il collegamento tra questa zona e il Cadore. Portano con loro un unico striscione e hanno una triplice richiesta. «Siamo contrari al collegamento tra le autostrade A23 e A27 di 85 chilometri attraverso le nostre valli - afferma Simone Petris -, ma anche alla cava di Raveo e siamo venuti qui per gridarlo. E perché siamo convinti che questi danni ambientali debbano essere stoppati».  Anna Buttazzoni

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