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MARZO La Vita Cattolica 31.03.2007 Gli amministratori locali di Carnia e Cadore esigono chiarimenti sulla nuova arteria di collegamento tra la A27 e la A23 Autostrada, l’Anas spieghi I primi cittadini dei comuni della Carnia, insieme ai loro colleghi del Cadore e ai presidenti delle Comunità montane della Carnia, del Comelico e Sappada, della Valle del Boite e del Centro Cadore, chiederanno un incontro, attraverso una lettera predisposta in questi giorni e indirizzata a Ugo Dibennardo, capo compartimento dell'Anas del Triveneto, al fine di conoscere nei dettagli il progetto relativo all'autostrada Carnia-Cadore. A comunicarlo è il presidente della Comunità montana della Carnia, Lino Not, in seguito all'incontro svoltosi nei giorni scorsi a Calalzo, che visto la partecipazione, fra gli altri, dei sindaci di Tolmezzo, Sergio Cuzzi, di Cavazzo Carnico, Dario Iuri, e di Preone, Valentina Pellizzari, oltre ai rappresentanti delle amministrazioni di Verzegnis e Forni di Sotto e che ha permesso agli amministratori camici e cadorini di fare il punto sulla questione autostrada e sui temi legati alla viabilità. «Non esiste né un fronte del no né un fronte del sì - fa sapere Not - in merito alla possibile realizzazione della struttura di collegamento fra la A27 e la A23. Ciò che è emerso dall'incontro è invece la volontà dei sindaci e degli amministratori delle comunità montane di esaminare il progetto nel dettaglio, per poter ragionare in maniera chiara su dati reali. Quel che è certo è che i primi cittadini e gli amministratori di Carnia e Cadore stanno seguendo con interesse e partecipazione la questione, e sono consapevoli dell'importanza di ricoprire un ruolo fondamentale nella gestione delle decisioni che riguardano il futuro del territorio». Il primo passo da compiere, in quest'ottica, secondo Not, è legato al confronto con il responsabile dell'Anas, che dovrebbe essere organizzato a Forni di Sopra non appena Dibennardo darà la sua disponibilità. «La riunione di Calalzo - prosegue Not - ha rappresentato un importante momento di confronto e credo possa essere il primo di una serie di incontri che serviranno ai sindaci e agli amministratori camici e cadorini per confrontarsi su progetti legati alla viabilità ma, anche, per portare avanti iniziative di sviluppo che accomunino i due territori, entrambi a forte vocazione turistica».
Messaggero Veneto 30.03.2007 Autostrada Carnia-Cadore, appello all'Anas Gli amministratori chiedono di conoscere il progetto. Not (Comunità montana): necessario un confronto TOLMEZZO. I primi cittadini dei Comuni della Carnia, insieme ai loro colleghi del Cadore e ai presidenti delle Comunità montane della Carnia, del Comelico e Sappada, della Valle del Boite e del Centro Cadore chiederanno un incontro, attraverso una lettera predisposta in questi giorni e indirizzata a Ugo Dibennardo, Capo compartimento dell'Anas del Triveneto, al fine di conoscere nei dettagli il progetto relativo all'autostrada CarniaCadore. Ad affermarlo è il presidente della Comunità montana della Carnia, Lino Not in seguito all'incontro svoltosi nei giorni scorsi a Calalzo, che visto la partecipazione, fra gli altri, dei sindaci di Tolmezzo Sergio Cuzzi, di Cavazzo Carnico Dario Iuri e di Preone Valentina Pellizzari oltre ai rappresentanti delle amministrazioni di Verzegnis e Forni di Sotto e che ha permesso agli amministratori carnici e cadorini di fare il punto sulla questione autostrada e sui temi legati alla viabilità. «Non esiste né un fronte del no né un fronte del sì - fa sapere Not - in merito alla possibile realizzazione della struttura di collegamento fra la A27 e la A23. Ciò che è emerso dall'incontro è invece la volontà dei sindaci e degli amministratori delle Comunità montane di esaminare il progetto nel dettaglio, per poter ragionare in maniera chiara su dati reali. Quel che è certo è che i primi cittadini e gli amministratori di Carnia e Cadore stanno seguendo con interesse e partecipazione la questione, e sono consapevoli dell'importanza di ricoprire un ruolo fondamentale nella gestione delle decisioni che riguardano il futuro del territorio». Il primo passo da compiere, in quest'ottica, secondo Not, è legato al confronto con il responsabile dell'Anas, che dovrebbe essere organizzato a Forni di Sopra non appena Dibennardo darà la sua disponibilità. «La riunione di Calalzo - prosegue Not - ha rappresentato un importante momento di confronto e credo possa essere il primo di una serie di incontri che serviranno ai sindaci e agli amministratori carnici e cadorini per confrontarsi su progetti legati alla viabilità ma, anche, per portare avanti iniziative di sviluppo che accomunino i due territori, entrambi a forte vocazione turistica».
Il Gazzettino 30.03.2007 Viabilità in Cadore L'ex sindaco: «L'autostrada ci divide, puntiamo su ferrovie e Magnifica» San Vito «Ma stiamo forse esagerando sulla questione
della grande viabilità che lambisce o che entra in Cadore, un tema che, tra
l'altro, ci fa perdere di vista le circonvallazioni dei paesi, sempre più
necessarie»: se lo sta chiedendo anche Vittore De Sandre, sindaco di San Vito
per lunghi anni, in particolare negli anni cruciali dei ventilati collegamenti
transfrontalieri (la Venezia - Monaco, chi se la ricorda?). «Ho qualche dubbio
sulla volontà politica degli amministratori di raggiungere a tutti i costi un
risultato perché il terreno è minato, controverso, opinabile; parlando di
autostrada il Cadore è portato fatalmente a dividersi. È un argomento
destinato ad acuire le divergenze tra i favorevoli e i contrari, senza peraltro
convincere sulla bontà della soluzione che alla fine sarà adottata». De
Sandre volge lo sguardo indietro e torna ai tempi di Mario De Nard, anni
Ottanta, quando più che l'autostrada era la ferrovia a tener banco. «Ce la
volevano togliere (quella che giungeva a Calalzo) ed è stata solo l'unità del
Cadore, compatto e deciso, a farcela conservare. Direi che sulla ferrovia il
Cadore potrebbe trovare una sorprendente e soprattutto univoca sinergia: perchè
non provarci ancora?», è la proposta di De Sandre, che si è detto convinto
che il collegamento su rotaia Calalzo - Dobbiaco potrebbe registrare
un'apprezzabile convergenza di intenti. Poi alza il tiro e chiama in causa la
Magnifica Comunità. «Quello della grande viabilità potrebbe essere un
argomento gestito autorevolmente da un ente da tutti riconosciuto e rispettato;
anche ieri, secondo me, toccava alla Magnifica cercare la soluzione di un altro
grosso nodo: quello della unificazione delle tre Comunità Montane cadorine,
argomento che tenne banco lungamente una ventina di anni fa e sul quale lo
storico ente comunitario poteva, ma ancora può, inserirsi con il carisma che le
viene dalla storia millenaria alle sue spalle, rivestita però di abiti moderni».
Per le circonvallazioni dei paesi, De Sandre stempera le difficoltà che
qualcuno dipinge insormontabili per la loro realizzazione: «L'obiettivo è
quello di portare il traffico all'esterno dei centri abitati, con strade normali
e incroci a raso, non infrastrutture faraoniche; non mi si dica che questo non
si può fare; certo che verrebbe "sprecato" un po' di territorio,
magari già vincolato all'edilizia speculativa, ma se vogliamo veramente le
circonvallazioni...».
Il Gazzettino 29.03.2007 Consiglio unanime sul futuro dell'A27 Longarone. Maggioranza e minoranza hanno
sottoscritto in pieno l'ordine del giorno del comitato sul prolungamento
autostradale
Il Gazzettino 28.03.2007 Sul prolungamento della A27 da Pian di Vedoia a Tolmezzo il Comitato dei primi cittadini favorevoli si appella al Cadore per un approfondimento comune Prove di accordo tra i sindaci sull'autostrada De Cesero: «Pronti anche a sottoscrivere regole per garantire un progetto condiviso e compatibile» Longarone Il Comitato dei sindaci per il prolungamento dell'autostrada da Pian di Vedoia e Tolmezzo tende la mano al Cadore, piuttosto perplesso sullo studio di fattibilità di cui si parla da qualche tempo. Secondo il primo cittadino, Pierluigi De Cesero, uno dei fautori del rinnovato impegno locale in tema di viabilità, ci sono punti in comune da approfondire dopo l'incontro di lunedì sera in municipio senza entrare nel dettaglio di un progetto ancora da realizzare. «A questo punto l'incontro con il gruppo di Fop (sindaco di Calalzo, ndr) diventa fondamentale». Il sindaco di Longarone si dice pronto a sottoscrivere delle regole d'oro per garantire una progettualità compatibile e quindi tracciare un percorso condiviso. Intanto il Comitato pensa all'approvazione di un ordine del giorno nei consigli comunali dei Comuni che ne fanno parte, augurandosi che anche altre amministrazioni lo condividano. Il prossimo passo del Comitato sarà quello di chiedere un incontro con l'assessore regionale Renato Chisso, che di recente ha presentato l'iniziativa a Belluno, per conoscere lo stato di fatto del progetto e quindi formulare proposte in base alle esigenze della popolazione locale. R.P.
Il Gazzettino 28.03.2007 Prolungamento A27. I sindaci a favore del proseguo dell'autostrada vogliono un confronto con quelli contrari Il comitato tende la mano al Cadore Richiesto un incontro con l'assessore regionale Chisso. Pronto un ordine del giorno Longarone «Il Comitato per l'autostrada mi ha incaricato di prendere contatti con il gruppo di sindaci guidato dal primo cittadino di Calalzo, Piermario Fop, per un momento di confronto in quanto siamo convinti di avere dei punti di contatto su cui lavorare». Sono le parole del sindaco di Longarone, Pierluigi De Cesero, il quale, a nome dei colleghi, tende la mano ai sindaci del Cadore contrari all'iniziativa dell'autostrada, all'indomani dell'incontro che si è tenuto lunedì sera nella sede minucipale di Longarone. Una decina i sindaci presenti all'incontro che ha permesso di fare un ulteriore passo in avanti. «Noi abbiamo sempre parlato di ipotesi di prolungamento dell'autostrada senza entrare nei dettagli progettuali che vanno dal ripristino del progetto della vecchia Venezia-Monaco o di altri tracciati. Nessuna soluzione va scartata a priori. L'incontro con il gruppo di Fop a questo punto diventa fondamentale. Ci sono sicuramente dei punti di contatto tra i due comitati che vogliono innanzitutto il rispetto dell'ambiente e da qui partiremo per un confronto che sia costruttivo. Noi diamo la nostra totale disponibilità e siamo pronti a mettere nero su bianco una sorta di "regole d'oro" su cui muoverci. Ribadisco che oltre al tratto autostradale non vanno esclusi dai ragionamenti progettuali tutti quei tratti ad essa collegati a partire dalla Macchietto-Venas». Il Comitato per l'autostrada ha concordato inoltre di far approvare ai rispettivi consigli comunali un ordine del giorno favorevole all'ipotesi di prolungamento autostradale prendendo spunto da quello approvato dal consiglio provinciale. «Abbiamo stilato un ordine del giorno che può essere approvato non solo dai Comuni coinvolti dal passaggio dell'autostrada, ma da tutte le amministrazioni dove viene indicato l'impegno alle istituzioni competenti (Provincia, Regione, Governo) a costituire un tavolo di lavoro tecnico-politico finalizzato a supportare le iniziative volte alla definizione di determinazioni foriere di un progetto compatibile alle esigenze di sviluppo della comunità bellunese». Il Comitato ha infine affrontato anche il tema progettuale. «Non abbiamo ancora avuto incontri con gli enti competenti e ora ci muoveremo per fissarne uno con l'assessore regionale Chisso per fare il punto della situazione - conclude De Cesero - Vorremmo sapere se ci sono dei progetti in atto da essere presentati o se poter venire a conoscenza di eventuali studi di fattibilità in modo da poter avanzare delle richieste in base alle esigenze dei nostri territori». Roberto Padrin
Il Gazzettino 27.03.2007 Ambiente, nasce la rete dei comitati Primo incontro regionale sabato a Gemona. Convocato da "Assieme per il Tagliamento" Gemona "Carissimi esponenti di comitati ed associazioni di protezione ambientale del Friuli Venezia Giulia, davanti all'evidenza di una politica del territorio sempre più insostenibile ci pare fondamentale trovare un momento di incontro per mettere a punto strategie e sinergie. L'esperienza di questi anni di attività ci ha infatti insegnato che possiamo spuntarla solo se impariamo a mettere in rete conoscenze, capacità, percorsi". Carta e penna metaforicamente in mano, Franca Pradetto di "Assieme per il Tagliamento", scrive, invita e chiama a raccolta le forze, per concretizzare e allargare un'unione che già ha avuto modo di manifestarsi in solidarietà e iniziative comuni tra comitati vari ad esempio nelle questioni elettrodotti e autostrada."Siamo convinti - spiega la Pradetto - che, aldilà delle singole questioni puntuali che ci vedono impegnati, esista un denominatore comune che va affrontato e combattuto unanimemente, ovvero il metodo antidemocratico con cui la regione prende le decisioni strategiche, ascoltando le grandi lobby economiche ed ignorando la voce dei portatori di interessi diffusi, delle piccole economie locali, dei cittadini impegnati a salvaguardare l'integrità culturale, sociale ed ambientale delle comunità friulane. Per questi motivi - continua - abbiamo deciso di provare a riunire in un coordinamento tutte le entità impegnate nella difesa dei territori del Friuli Venezia Giulia, da Muggia al Tarvisiano, dalla Bassa Friulana al Cansiglio, al Passo della Mauria, ad Aviano eccetera".I soggetti coinvolti e chiamati a raccolta tramite lettera e passaparola, si incontreranno per la prima volta a Gemona sabato prossimo alle 18 nella sala della locale Comunità montana e ognuno di loro avrà modo di presentarsi con un breve intervento che illustri la propria attività e il relativo stato delle cose. In quella sede, se emergerà la volontà comune di proseguire con il coordinamento, l'assemblea deciderà il dove, il quando e il come dei successivi incontri. L'obiettivo ultimo non sarà quello di creare un organo che si sostituisca alle varie associazioni e ai diversi comitati, bensì quello di "supportare tutti gli aderenti nelle iniziative e di provare ad organizzare una grande manfestazione unitaria, in grado di impensierire più efficacemente i decisori politici". Francesca Spangaro
Il Gazzettino 25.03.2007 Pieve. Altre nubi su Villapera «All'orizzonte i cantieri per i collegamenti A27» Granzotto: "Padroni a casa nostra": uno slogan caro al Carroccio, ma che giovedì sera, nella sala consigliare del municipio di Pieve, ha ben rappresentato gli umori del sindaco della cittadina, Roberto Granzotto, all'incontro da lui stesso convocato per fare il punto sulla situazione dei lavori pubblici, e in particolare per presentare agli operatori economici invitati il progetto di consolidamento dei Forti di Monte Ricco e Batteria Castello. Non poteva mancare una riflessione del primo cittadino sulla mobilitazione che si è creata soprattutto da parte dei villeggianti di Casa Santa Chiara contro l'insediamento a Villapera dell'impianto destinato alla miscelazione di materiali inerti. Granzotto ha invitato tutti ad una riflessione: «Mi attendo che gli stessi prendano posizione sull'ipotesi di collegamento tra la A27 e la A23. Sappiano i cittadini che se ci sarà uno svincolo a Caralte dovranno essere allestiti dei cantieri per il conferimento dei materiali, stoccaggio dei camion e quanto può essere a servizio di un'infrastruttura come quella. E questi cantieri dove li piazzeranno? Considerate le notevoli dimensioni che richiederanno, non credo proprio che nella frazione del comune di Perarolo ci sia lo spazio. Di là del Piave non è possibile, la zona non è servita da strade. Dopo ci siamo noi. La zona immediatamente più vicina è Villapera. I prossimi amministratori ci pensino». Altre ombre, quindi, sulla sorte di un'area che pur bellissima e salubre rischia di diventare un cantiere a cielo aperto e non limitarsi ai 700 metri quadrati che occuperà la ditta che in questi giorni si sta insediando nell'area su cui vanta tutti i diritti per farlo... Eleonora Riva
Corriere delle Alpi 24.03.2007 Il collegamento A23/A27 Nessuna
pregiudiziale dai sindaci del Friuli «ma serve al più presto un incontro con
l'Anas» di Francesco Dal Mas CENTRO CADORE. «Sul progettato collegamento tra A27 ed A23 non ci sono assolutamente né sì e né no pregiudiziali, ma vogliamo solamente che ci sia chiarezza». Così si sono espresso ieri i sindaci friulani. I primi cittadini dei Comuni della Carnia, insieme ai loro colleghi del Cadore e ai presidenti delle Comunità montane della Carnia, del Comelico e Sappada, della Valle del Boite e del Centro Cadore chiederanno un incontro, attraverso una lettera predisposta in questi giorni e indirizzata a Ugo Dibennardo, Capo compartimento dell'Anas del Triveneto, al fine di conoscere nei dettagli il progetto relativo all'autostrada Carnia-Cadore. Ad affermarlo è il presidente della Comunità montana della Carnia, Lino Not, in seguito all'incontro svoltosi nei giorni scorsi a Calalzo, che visto la partecipazione, fra gli altri, dei sindaci di Tolmezzo Sergio Cuzzi, di Cavazzo Carnico Dario Iuri e di Preone Valentina Pellizzari oltre ai rappresentanti delle amministrazioni di Verzegnis e Forni di Sotto e che ha permesso agli amministratori carnici e cadorini di fare il punto sulla questione autostrada e sui temi legati alla viabilità. Un incontro che non ha certamente risolto i mille problemi sul tappeto, ma che è quantomeno servito a schiarirsi vicendevolmente le idee. «Non esiste né un fronte del no e né un fronte del sì», fa sapere Not, «in merito alla possibile realizzazione della struttura di collegamento fra la A27 e la A23. Ciò che è emerso dall'incontro è invece la volontà dei sindaci e degli amministratori delle Comunità montane di esaminare il progetto nel dettaglio, per poter ragionare in maniera chiara su dati reali. Quelli che tutto sommato al momento non ci sono ancora. Quel che è certo è che i primi cittadini e gli amministratori di Carnia e Cadore stanno seguendo con interesse e partecipazione la questione, e sono consapevoli dell'importanza di ricoprire un ruolo fondamentale nella gestione delle decisioni che riguardano il futuro del territorio». Il primo passo da compiere, in quest'ottica, secondo Not, è legato al confronto con il responsabile dell'Anas, che dovrebbe essere organizzato a Forni di Sopra non appena Dibennardo darà la sua disponibilità. «La riunione di Calalzo», prosegue Not, «ha rappresentato un importante momento di confronto e credo possa essere il primo di una serie di incontri che serviranno ai sindaci e agli amministratori carnici e cadorini per confrontarsi su progetti legati alla viabilità ma, anche, per portare avanti iniziative di sviluppo che accomunino i due territori, entrambi a forte vocazione turistica».
Carta Qui Estnord 24.03.2007 DOLOMITI Altre strade in Carnia Tra Carnia e Cadore c'è grande fermento contro il progetto
della nuova autostrada ponte nelle Alpi-Tolmezzo.
Sta infatti nascendo un nuovo
comitato:
si chiamerà Pas Dolomiti, che sta per «Per altre strade» dal nome dell'omonimo comitato carnico,
con lo scopo
di unire le forze e le mobilitazioni tra
la
Un sindaco su un’autostrada Il primo cittadino di Calalzo di Cadore Piermario Fop, guida la protesta contro l’autostrada, in nome di una montagna diversa di
Zenone Sovilla Non
ha esitazioni, il sindaco di Calalzo Piermario Fop: il progetto di un
collegamento autostradale dal Cadore
alla Carnia risponde a logiche strettamente mercantili per la creazione di un nuovo
corridoio internazionale di traffico pesante, in questa epoca di delocalizzazioni
produttive e caroselli impazziti di merci, materie prime e semilavorati. II primo cittadino del comune bellunese
è una delle figure istituzionali che affrontano con maggiore profondità e sguardo critico la voglia di cemento degli industriali
che, forti di uri intesa
di massima tra le due Regioni
interessate, intendono ottenere il prolungamento dell'attuale A27
Venezia-Belluno, fino a collegarla con la A23 Palmanova-Udine-Tarvisio. La grande opera proposta è una striscia di
asfalto, con tunnel e viadotti, lunga oltre ottanta chilometri, nelle valli dolomitiche tra
Veneto e Friuli, in parte lungo il corso del
Piave, attraverso il Cadore e la Carnia [traforo sotto il passo della Mauria],
fino a Tolmezzo. Costo previsto: oltre due
miliardi di euro. La vicenda torna
ciclicamente all'ordine del giorno e
ora a farsene paladino è il
presidente dell'Assindustria bellunese,
Valentino Vascellari, che proprio lungo
l'asse in questione, a Ospitale di Cadore, ha
la sua azienda che produce energia dalla
combustione di biomasse e rifiuti. Al di là degli appetiti imprenditoriali per appalti
e subappalti milionari, chi vuole questa
nuova autostrada insiste sulla necessità di decongestionare il traffico nella A23,
in Friuli, e quindi nell'area di Mestre, creando in una fascia settentrionale un percorso
est-ovest che poi si collegherebbe alla
nuova pedemontana veneta. Insomma, ai montanari bellunesi e friulani
si propina come "opportunità di progresso» il disegno di usare i loro territori per
fini estranei... Lo scopo di deviare in parte verso la Carnia e
il Cadore i grandi flussi di traffico è chiaro. Dall'Est Europa arrivano quantità enormi
di autotreni, dunque un'infrastruttura del genere, una volta completata, potrebbe facilmente significare 30-35
mila passaggi quotidiani di veicoli. Non dimentichiamo, poi, che già oggi esiste un problema di Tir che
provengono dall'Austria, attraversano Cortina d'Ampezzo e la Valboite, per proseguire
verso sud: anche questa dinamica negativa sarebbe alimentata dalla nascita lungo
il tragitto di una nuova autostrada. La reazione a catena sarebbe incontrollabile. Altro che vantaggi per le popolazioni: si prefigurano
scenari simili a quelli che inducono da anni i cittadini e le amministrazioni
pubbliche di altri territori, per esempio le valli del Brennero, a contrastare il grave
impatto sanitario e ambientale dell'inquinamento causato dal trasporto su gomma.
Nel caso bellunese appare incomprensibile che forze locali offrano il territorio
alle rotte continentali dei Tir... Infatti, il Brennero e Tarvisio sono due esempi
di valli massacrate e distrutte dai corridoi internazionali di traffico. Non vedo
perché dovremmo accodarci a questa devastazione. E mi stupisce che non si colga con
maggiore lucidità la contraddizione fra un
progetto del genere e l'esigenza di sostenibilità
di un'area delicata come le Dolomiti,
in procinto, tra l'altro, di diventare patrimonio dell'umanità dell'Unesco. La colgono i comitati e i sindaci, come lei, che
si stanno di nuovo mobilitando proponendo
altro... L'impegno dei cittadini è un apporto prezioso
nelle dinamiche democratiche e in questa vicenda è fondamentale il ruolo della
rete di amministratori pubblici e gruppi di base, sia nel versante bellunese sia in quello
friulano. Davanti agli annunci roboanti degli industriali emerge, invece, la difficoltà
di forze come la Margherita o i Ds che assumono atteggiamenti ambigui [o in qualche caso addirittura favorevoli], perchè temono
di perdere consensi in un confronto imposto dai fautori di una visione «sviluppista»
che riciclano ricette obsolete, nel l'epoca dell'effetto serra, cui si stenta a
contrapporre
con forza l'esigenza di un progetto sociale ed economico proiettato nel futuro,
per un benessere diffuso che tenga conto delle peculiarità dell'ambiente montano Ecco, vediamo appunto uno scenario alternativo
a questi piani "archeologici" di cementificazione... È paradossale che, durante la presentazione
del progetto, esca a un certo punto una diapositiva
che parla di «valorizzazione delle bellezze
naturali attraversate dall'auto strada».
Qui evidentemente ci sono anche ipocrisia e malizia nel cercare di
vendere illusioni ai cittadini per mascherare
altri interessi. In realtà, per il turismo nei territori interessati
il problema non è arrivare ma trovare un sistema organizzato [alberghi, ristoranti, agriturismi, infrastrutture per i tempo
libero eccetera] di elevata qualità, in grado
di proporre al meglio il patrimonio naturale e di trattenere l'ospite. Oggi, a contrario,
il turista viene sempre più indotto a un «mordi e fuggi» frenetico incoraggiato dal «modello autostrada». Non è un caso che valli dolomitiche che hanno
raggiunto la saturazione turistica, come Fiemme e Fassa in Trentino, oggi si vedono
costrette a correre ai ripari proprio
sulla mobilità, di fronte a scenari alpini
con distese di macchine, stile ingorgo
milanese, che rischiano di allontanare il
turista in cerca di relax e paesaggi incontaminati,
non di immersioni nello Infatti, sul piano della viabilità bisogna investire
per migliorare quella esistente e ridurre la presenza di veicoli nei centri abitati,
ma evitando opere che richiamano traffico in transito, specie se pesante. Poi, resta la grande partita dei trasporti collettivi, compresa la ferrovia, che va valorizzata
anche nel suo ruolo turistico [guardiamo
a che cosa succede in Svizzera o in
Austria] e qui è interessante il progetto del treno Venezia-Cortina
lanciato dalla Provincia di Belluno. Nel caso del Cadore, va sottolineato che paghiamo
il costo della crisi dell'occhialeria, un settore che ha dato tanto nei decenni scorsi ma che
contestualmente ha significato un freno del turismo. Perciò ora, anche
come Comunità montana, stiamo cercando di organizzare un percorso di riflessione
sul futuro, e in aprile avremo qui il noto
meteorologo Luca Mercalli. Si tratta di costruire
progetti di qualità, per coniugare economia
e sostenibilità ecologica.
Il Gazzettino 22.03.2007 Lettere Caro
presidente Reolon mi permetta di dubitare della sua buona fede Caro presidente della Provincia (Sergio Reolon), siccome, conoscendola, non posso dubitare della sua intelligenza, mi permetta però di dubitare della sua buona fede quando afferma che l'autostrada dovrà essere "condivisa, inserita nel territorio e senza ricadute negative sull'ambiente" (Il Gazzettino 28/02/07). Stiamo parlando di un progetto che per essere economicamente sostenibile dovrà trasformare le valli del Piave e del Tagliamento in un nuovo Passante di Mestre e Lei ci parla di "condivisione e di rispetto per l'ambiente". Ma siamo seri! La mia convinzione (che, per fortuna, divido con molti) è che questo collegamento autostradale sia strategico specialmente per progettisti, costruttori e gestori di autostrade e per la lobby del cemento a loro collegata, e invito lei e i sostenitori del progetto a dimostrare - dati alla mano - il contrario. Caro presidente, se veramente le sta a cuore il futuro di questa provincia torni alla sua battaglia di sempre, che è quella per il prolungamento e il potenziamento della ferrovia in tutte le direzioni possibili: verso Cortina, verso nord e verso est, allo scopo di incentivare una mobilità di tipo diverso, il turismo internazionale e lo spostamento graduale delle merci dalla gomma alla rotaia. Lo faccia, e noi le garantiamo tutto il nostro appoggio a questi progetti che saranno condivisi, inseriti nel territorio e con limitate ricadute negative sull'ambiente. Giovanna Deppi. Domegge
di Cadore
Anche
la Provincia nella corrente di pensiero dell'autostrada "ecologica" Tutto ci saremmo potuti aspettare, ma il fatto che l'Amministrazione Provinciale ritenesse corretto aprire una discussione sull'idea di "autostrada ecologica" va oltre qualsiasi fantasiosa ipotesi. Tracciato condiviso e non impattante dovrebbero essere, se ho ben capito, i parametri da rispettare per giungere a un così eclatante risultato. Prima questione, già poco condivisa, riguarda il "sicuramente costosissimo" progetto presentato in provincia. Ottanta chilometri di percorso quasi completamente in galleria, speriamo da non elettrificare. Tralascio qualsiasi ovvio commento per passare al secondo punto. Si ipotizza il passaggio giornaliero di decine di migliaia di veicoli, molti dei quali mezzi pesanti. Dato accolto con raggelante e incosciente tranquillità. Amen. Ma per non tralasciare nulla cerchiamo anche di cogliere l'aspetto umano della vicenda, visto che stiamo parlando di un affaruccio da alcuni (quanti?) miliardi di euro. Dell'indotto economico-politico, nulla da dire. Ce n'è abbastanza, data l'italica cultura, da smuovere non montagne ma intere dorsali. La domanda essenziale da porci, come semplici cittadini, riguarda però la scelta vera per gli anni a venire. Economie che sappiamo integrarsi con le vite e con il territorio oppure sfruttamento piratesco di risorse vitali e non rinnovabili? È evidente, non appena ci si libera dal ristretto e povero ambito fatto di asfalti, cementi e bitumi, che aria, acqua e ambiente vivo vanno gestiti solo con la necessaria autonomia locale, ma anche con una prospettiva a lungo termine capace di costruire -nuove opportunità ed equilibri altri. Difficile però avere risposta a questa domanda essenziale, la discussione dovrebbe potersi basare su una chiarezza di posizioni politiche per ora vaga se non del tutto inesistente. Al contrario ciò che appare evidente è come si stia formando qui in provincia una corrente, non si sa se d'aria o di pensiero, che ritiene inesistente il problema dell'inquinamento atmosferico. Anche la discussione inerente alle primarie del centrosinistra a Belluno ci ha reso recentemente edotti su quest'ultima allegra opinione. Potrei citare dati, documenti, innumerevoli articoli dei quotidiani locali. Ma penso non servirebbe, frequentiamo letture diverse. Barbieri Moreno. Coordinatore provinciale Verdi
Corriere delle Alpi 22.03.2007 «Tanti buoni motivi per essere contro» Il sindaco Fon illustra i suoi perchè dell'avversione
all'autostrada Calalzo. «Prolungamento
anche solo fino a Macchietto, orientamenti di CIPRA e UE, difficoltà di finanziamento, politica-spettacolo: ecco tutti i dubbi derivanti dal progetto-Mainardi». Presa visione del piano di prolungamento dell'A27 verso il Cadore, il sindaco di Calalzo, Piermario Fop, ribadisce la sua contrarietà. «I 36.000 veicoli al giorno», afferma, «necessari perché si regga economicamente l'operazione-prolungamento fino a Macchietto dove li troviamo? E, ammesso che si trovino, una volta
giunti a Macchietto dove vanno? In Valboite, a
incrementare il traffico già
insostenibile di quest'area? Più le
strade sono comode e larghe più vi si infilano i TIR, è
come il principio dei vasi comunicanti.
I sindaci della Valboite, credendo di
risolvere il problema con le circonvallazioni,
lo amplificheranno. Diverrebbe necessaria allora la realizzazione
di piccole circonvallazioni con molte
rotonde strette, per ostacolare i camion, come avviene in Austria. Per il
Cadore centrale ovviamente vale lo stesso
discorso: anche noi rischiamo di
diventare corridoio di transito». CIPRA. «Non
mi risulta che la Convenzione delle Alpi», prosegue Fop, «sia favorevole alla realizzazione di grandi
strutture per la viabilità su gomma,
tutt'altro; se mai viene ribadita la necessità di sviluppare politiche della
mobilità basate sul trasporto pubblico,
in particolare il treno». INVESTIMENTI. «Quali
privati», si chiede
il sindaco di Calalzo, «sarebbero disponibili a finanziare 900 milioni di
euro per arrivare con l'autostrada fino
a Macchietto? Hanno delle garanzie
sui flussi di transito? Personalmente ne dubito. Quanto al settore pubblico,
non pare disposto a investire un
solo euro su quest'opera, almeno fino a che
ci sarà questo governo. Il direttore generale dell'Anas lo ha detto
in modo molto chiaro, io ne sono stato testimone diretto. La stessa UE
ha a disposizione per infrastrutture
e trasporti circa 600 miliardi di euro, e probabilmente ha opere ben più importanti
da finanziare, senza contare che la
sua politica è più orientata al
trasporto su rotaia che su gomma». IMPATTO AMBIENTALE. «Si sta perdendo di vista il fatto che su un'opera come questa»,
sottolinea il primo cittadino, «va condotta una seria valutazione di impatto
ambientale, e ho qualche dubbio che essa possa essere condotta
dallo studio Mainardi. Attraversare con un'opera del genere le Dolomiti, non credo risulti facile».
Corriere delle Alpi 21.03.2007 L'auto viene prima della nostra salute Lettere
Il Gazzettino 20.03.2007 Pieve. Il sindaco propone l'alternativa «Superstrada invece dell'autostrada» Granzotto sulle posizioni di Illy Un contributo di idee al dibattito sul chiacchierato collegamento tra le autostrade A27 Mestre-Belluno e A23 Udine-Carnia-Tarvisio arriva anche dal comune di Pieve dove il suo sindaco, Roberto Granzotto, lancia un'alternativa al prolungamento della A27 da Longarone sino a Tolmezzo attraverso il passo della Mauria. «Volevo vedere il progetto prima di esprimermi - afferma - e ora che l'ho visto posso dire che condivido quanto ha detto il Governatore del Friuli, Riccardo Illy: preferirei una superstrada. Se proprio dobbiamo sbucare in Friuli, che senso ha da Longarone salire fino al Mauria per poi ridiscendere di latitudine? Non si potrebbe arrivare in Friuli da Longarone-Castellavazzo senza fare chilometri e chilometri verso il Cadore per poi ritornare a Sud per collegare l'A27 all'A23? Che io sappia uno o due anni fa sul tavolo di alcuni sindaci del Friuli c'era uno studio di questo tipo, ipotesi che permetterebbe alla nostra autostrada di collegarsi con l'A23 e di rispettare un pò di più l'ambiente cadorino, oltrechè di risparmiare chilometri di asfalto per salire a nord e poi ridiscendere a sud. La mia è una semplice riflessione, senza alcuna pretesa che sia la soluzione migliore, solo un contributo al dibattito». «Immagino di essere stato annoverato tra i partiti del "no all'autostrada" - prosegue il primo cittadino - visto quanto ha affermato di recente l'on. Maurizio Paniz e il mancato invito alla riunione di Longarone. "Partito del no" è un'accezione negativa coniata per bollare i seguaci di un'idea "contraria allo sviluppo" secondo l'equazione: no all'autostrada uguale no allo sviluppo. Io però non ho mai detto no allo sviluppo del Cadore, nè mi oppongo a che migliori la viabilità! Mi sento di appartenere al "partito del sì" allo sviluppo, al miglioramento, al rispetto dell'ambiente, alla spesa di denaro pubblico con lungimiranza ed accortezza e sono contrario ad ogni sperpero di denaro». Granzotto, per vedere risolto il problema del traffico che appesantisce le strade del Cadore, rilancia l'idea delle circonvallazioni: «Dico sì al miglioramento della viabilità, sì alle circonvallazioni che lambiscano i nostri paesi, sì al rispetto dell'ambiente. Mi dispiace che qualcuno abbia l'esclusiva della verità non accettando posizioni diverse, legittime in quanto espresse da rappresentanti dei cittadini che argomentano i loro "distinguo", che vengono bollati come retrogradi, convinti che la crescita turistica passi attraverso l'autostrada». Il prossimo 16 marzo, nel municipio di Calalzo, si terrà un incontro tra i sindaci del Cadore e della Carnia allo scopo di capire meglio la posizione degli amministratori interessati al passaggio dell'autostrada. Eleonora Riva
Corriere delle Alpi 17.03.2007 Il vertice di ieri «I comitati del sì o del no sono poco utili,
è necessario che abbiamo dei chiarimenti» «Non abbiamo mai visto lo studio di fattibilità, anche se chiesto da tempo» «Fronte comune per migliorare la viabilità» A Calalzo si sono incontrati sindaci e
amministratori del Cadore e della Carnia Calalzo. C'erano quasi più amministratori della Carnia che del Bellunese al
vertice di Calalzo, convocato dal sindaco Piermario Fop per parlare del collegamento A27 - A23, del prolungamento dell'autostrada
e soprattutto del complesso problema
dei collegamenti viari nelle zone di
montagna. «Una riunione molto positiva» esordisce
Fop, che non vuol sentire parlare di fronte del no e di fronte del sì. «Non è utile e non ha senso» precisa infatti.
Utile invece è un approfondimento che dovranno fare gli amministratori della Carnia, del Comelico e del Cadore su
tutta la viabilità, cominciando dallo studio di fattibilità per il proseguimento dell'autostrada. «Come amministratori del Cadore abbiamo
chiesto all'Anas di poter vedere questo
studio che è stato presentato alla stampa. Non ci hanno ancora risposto. Per
gentile concessione dei sindaci della Carnía, abbiamo potuto vederlo. Ma quello che chiediamo è un incontro con il capocompartimento Anas, Dibennardo, che è lo stesso sia per il Friuli che per il Veneto. Con lui
vogliamo fare un discorso complessivo, che
va al di là del problema A27 e che
riguarda tutta la viabilità
intervalliva delle nostre zone». In Carnia stanno perfino peggio, come viabilità,
di come si sta nel Bellunese, dove pure nel corso degli anni qualcosa è stato realizzato. Ma con i sindaci e gli amministratori della Carnia
si è parlato anche di altro, non solo di strade. «E' emersa da parte di
tutti l'intenzione di parlare di sviluppo complessivo, andando oltre i problemi della viabilità». «Sull'autostrada non abbiamo preso posizione.
Anche perchè c'è davvero troppa
confusione, anche sul progetto. Non si sa quali sono le intenzioni, quale è
il tracciato. Prima abbiamo bisogno di avere tutti questi chiarimenti. E li chiederemo all'Anas». Fop ricorda come l'autostrada in ogni caso non può
risolvere tutti i problemi della viabilìtà della parte alta della provincia.
Sì rischia di restare ad attendere una soluzione, mentre ì problemi dì mobilità tra le vallate, i collegamenti tra i paesi continuano e anzi si aggravano. «Su questi argomenti, dalla riunione è uscita
una posizione comune. Una unità di intenti. Abbiamo preso coscienza della necessità di fare un fronte comune su tutte le problematiche dei
nostri territori, in modo trasversale, dal
Cadore alla Carnia e magari anche alla
Pusteria». Alla riunione di Calalzo erano presenti
per la Comunità della valle del Boite il sindaco di San Vito, per il Centro Cadore, Da Deppo,
mancavano i rappresentanti del Longaronese. Presenti tutti i sindaci del Centro Cadore, da Valle a Vigo. E molti primi cittadìni, presidenti di Comunità montane, assessori e vice sindaci di molti paesi della Carnia.
L’Amico del Popolo 17.03.2007 Iintervista - Parla l’architetto che
è stato Commissario per le grandi opere Architetto Mainardi, oggi abbiamo uno studio di
fattibilità dell’Anas sul proseguimento dell’autostrada fino a Tolmezzo.
Lei ha dimostrato, con una relazione tecnica, che la realizzazione del tronco
“A” (Pian di Vedoia - Cadore) si pagherebbe con i pedaggi. E il 3 marzo
l’assessore regionale Chisso ha annunciato di voler partire subito. Non c’è
male, come risultato del suo impegno da Commissario per le grandi opere. Proprio l’assessore Chisso, insieme con lei, ha
insistito sulla necessità di pensare alle opere complementari all’autostrada.
È un tema che sta a cuore agli amministratori locali ma, a quanto pare, anche
alla Regione. Prima di tutto il raccordo con Belluno. Usando la sua
immagine, qui l’aorta c’è già, però manca la vena. E poi, proseguendo verso Nord? La terza “opera complementare”? E infine? Lei ha mostrato che il tronco “A” da Pian di
Vedoia a Caralte si pagherebbe con i pedaggi. E gli altri due tronchi, fino a
Tolmezzo? A proposito di Tolmezzo e Carnia. Là i sindaci sono
molto preoccupati, perché se da noi il tracciato è tutto in galleria, lungo il
Tagliamento l’Anas lo ha disegnato in buona parte sull’alveo del fiume. In centro Cadore il tracciato dell’Anas per la nuova
autostrada prevede tre possibilità: direttamente in tunnel da Caralte verso
Forni di Sopra; oppure con un casello a Lorenzago; oppure con una serie di
tunnel e piccoli viadotti restando in riva al lago del Centro Cadore, dalla
parte opposta ai paesi. Quale le piace di più? Dunque lei eviterebbe anche quei pochi viadotti
necessari all’ipotesi lungo il lago? Quindi i timori dei Sindaci del Centro Cadore sono
infondati?
Il Gazzettino 17.03.2007 Calalzo. Al tavolo di lavoro convocato da Fop esce una posizione possibilista sul collegamento A23-A27 I sindaci non scartano l'autostrada Collegamento tra A27 e A23, non c'è alcun "fronte del no". Tra tanti punti di domanda sull'ipotesi d'infrastruttura più chiacchierata del bellunese, il tavolo di lavoro convocato ieri dal sindaco di Calalzo, Piermario Fop, ha partorito una certezza: niente prese di posizioni ufficiali che a priori scartano l'ipotesi di un collegamento tra le autostrade Mestre-Belluno e Udine-Carnia-Tarvisio. Su un altro punto i sindaci e presidenti delle Comunità Montane del Cadore e della Carnia intervenuti nel tardo pomeriggio nella sala consigliare del municipio calaltino sono d'accordo: creare un tavolo di lavoro permanente in cui i rappresentanti dei due territori, entrambi a forte vocazione turistica, possano portare avanti un'idea di sviluppo comune. «È stato un incontro proficuo - afferma il sindaco di Calalzo - in quanto ci ha permesso di concordare alcuni punti che vorremmo sviluppare». Su una cosa sono tutti d'accordo: «Gli amministratori dei territori devono essere i principali protagonisti, procedere passo passo con unità di intenti precise» spiega ancora Fop, annunciando che a breve «sarà organizzato un incontro con un tecnico dell'Anas, probabilmente in Carnia, per approfondire la tematica». Lino Paolo Fedon, sindaco di Domegge, ha sottolineato che «l'autostrada pare calibrata su interessi che stanno al di sopra del Cadore. Sembra essere sostenuta da chi vuole una valvola di sfogo alla Mestre-Trieste». Il "fronte degli amministratori locali", insomma, vuole fare gli interessi delle rispettive popolazioni, e non quelli di politici o industriali.«I più preoccupati - ha affermato il primo cittadino di Pieve, Roberto Granzotto - sono i sindaci della Carnia perché nel loro territorio l'opera passerebbe tutta fuori terra. A differenza nostra, la Regione Friuli Venezia Giulia e l'Anas hanno illustrato loro il progetto. Nonostante la precisa richiesta formulata all'Anas da parte del presidente della Comunità Montana Centro Cadore, Flaminio Da Deppo, a noi non è ancora stata ancora data la possibilità di capire più approfonditamente il progetto». All'incontro hanno partecipato i rappresentanti di cinque amministrazioni della Carnia più il presidente della Comunità Montana locale, tutti i sindaci del Centro Cadore eccetto Auronzo e le Comunità Montane del Centro Cadore e Val Boite. Assente, causa malattia, il presidente della Comunità Montana Comelico e Sappada. Il passo successivo sarà un incontro tecnico per comprendere i dettagli dell'ipotesi di collegamento. Agli amministratori preme sposare una viabilità che piaccia prima di tutto ai propri cittadini. Eleonora Riva
CARTA Qui EstNord 17.03.2007 L’autostrada
sopra le Dolomiti Di Zenone Sovilla Squartare con un’
autostrada
il cuore delle Dolomiti creando un nuovo corridoio per i Tir? In Veneto
gli industriali, la Regione
di Galan e alcuni sindaci bellunesi compiacenti [come Pierluigi
De Cesero a Longarone)
ci riprovano. A farne le spese sarebbero i delicati luoghi di montagna
che si estendono verso
nordest, tra Veneto e Friuli, risalendo il corso del Piave, attraverso il Cadore e la Carnia,
fino a Tolmezzo. L'obiettivo
è prolungare Fattuale A27
Venezia-Belluno, fino a collegarla con la A23
Palmanova-Udine-Tarvisio. Il
progetto preliminare, basato su un accordo di massima fra
le due Regioni, risale alla fine del
2005 e prevede un'infrastruttura lunga
85 chilometri, di cui 42 in galleria e
sei in viadotto, oltre ad almeno sette
svincoli. Costo previsto: 2,149
miliardi di euro. A dire il vero, nei
giorni scorsi il presidente friulano
Riccardo Illy ha in parte frenato gli entusiasmi, ipotizzando
«solo» una «superstrada». Si tenta di rendere desiderabile agli occhi dei
montanari varie
forme di «colonizzazione» dei territori spacciandole per occasioni straordinarie
di «sviluppo». In questo caso si tratta di un progetto di archeologia trasportistica [nell'epoca
della crisi
petrolifera ed ecologica] che in salse diverse, ma restando nel paradigma chementista,
echeggia da quarant'anni, fin dai tempi della «Venezia-Monaco». Un progetto che risponde alle logiche di alcuni settori
industriali [si
veda l'assalto dei Tir alle strade italiane] più che alle esigenze economiche e
sociali di aree come il Bellunese
o la Carnia. Senza contare che la striscia di asfalto, una
volta realizzata, potrebbe
riaccendere vecchi appetiti, come un collegamento diretto fra Belluno e l'Austria,
bucando le Dolomiti. Sull'importanza di uno «sbocco a nord» insiste il nuovo presidente degli industriali bellunesi, Valentino Vascellari, che
si è guadagnato una zelante attenzione dei
media locali: il Gazzettino nei giorni scorsi
ha già pubblicato un editoriale in
cui si definisce questo progetto «una
partita da vincere, un'opera
strategica per la provincia e chiave per l'intero Nordest». Quando
si dice il giornalismo critico.
Alto Friuli 03.2007 Autostrada
con il Cadore, prese di posizione ancora
discordanti Tra
i comitati per il no e l'Idea -
superstrada di Illy, procede lo
studio della questione Passare
subito dalla
discussione
ai fatti. L'autostrada s'ha da fare. È un messaggio forte
e chiaro quello che giunge dal Veneto. Politici
ed amministratori locali al di là del Passo
Mauria chiedono in maggioranza un'accelerata
al progetto di raccordo autostradale
tra l'A27 e l'A23, o meglio tra Cadore e Carnia. Nelle
ultime settimane
si è assistito ad un crescendo di
prese di posizione, seguitate alla presentazione dell'approfondimento
tecnico-economico apportato
dall'ex commissario per le grandi
opere nel nordest Bortolo Mainardi, allo studio di fattibilità
eseguito dall'Anas
nel 2004. Prima gli industriali, con Montezemolo
e il presidente delle delegazione
bellunese Valentino Vascellari, che si dicono
pronti a sostenere economicamente
"un'opera necessaria per aprirsi all'Europa"; attraverso il project
financing. A sostenerli l'assessore regionale
alla mobilità del Veneto Renato
Chisso che, ipotizzandone una
realizzazione a stralci da ultimarsi entro
il 2013 (ipotetici mondiali di sci a Cortina), ha ribadito la volontà
della Regione di andare avanti, partendo
subito con la realizzazione del primo
tronco, quello tra Pian di Vedoia e
Caralte. E poi ancora i 14 sindaci locali, da
Longarone a
Perarolo, da Castellavazzo
a Lorenzago, a Sappada uniti in un
comitato istituzionale per il sì all'autostrada. Nel
frattempo, al di qua del passo, dove sta battagliando
per il no il comitato Pas, Per altre
strade, di Forni di Sopra e Sotto, e gran parte dei comuni della Val
Tagliamento non sembrano
molto propensi
all'infrastruttura, gli
entusiasmi vengono smorzati da
parte della Regione Friuli
Venezia Giulia (la quale con il Veneto
ha stipulato negli scorsi anni
un accordo di programma in merito), prima con
l'assessore regionale ai trasporti
Sonego che spiega «non vale proprio la pena
di parlarne, non certo adesso. Un'autostrada non si realizza certo domani
mattina», poi con il governatore Illy «più
che ad un'autostrada penso ad una
superstrada, concertata con gli Enti locali». Ipotesi
questa subito bocciata da parte veneta,
poiché «la soluzione autostrada è l'unica
in grado di essere realizzata in tempi brevi
perchè appetibile ad investitori privati».
Nell'attesa di giungere al primo atto concreto,
il 16 marzo i sindaci di Carnia e centro
Cadore si sono ritrovati a Calalzo per riflettere sul da farsi.
Beppe Grillo sostiene il comitato “Pas” Se sei impegnato in una battaglia contro qualcosa, e
quel qualcosa magari è legato all'ambiente, alle infrastrutture,
agli enti locali, cosa potresti chiedere di più dell'attenzione e della solidarietà di Beppe Grillo? Provatelo a
domandare a quelli del comitato "Pas" acronimo di Per altre strade,
vale a dire gli oppositori del progetto di raccordo autostradale A23-A27 Tolmezzo-Belluno che proprio
martedì 20 febbraio, durante il secondo spettacolo udinese del tour "Reset'; si sono visti chiamare sul palco
del Camera dal comico-guru genovese davanti a
quattromila persone, per esporre le
ragioni della loro protesta, per far
sentire la loro voce. Vi risponderanno
sicuramente che è stata una cassa di
risonanza incredibile ed inaspettata, tra l'altro finita subito sul web
attraverso il sito di video gratuiti "youtube". Prendendo ad esempio un progetto simile, la BroniMortara, bretella autostradale di
50 chilometri presentata nel pavese,
Grillo ha denunciato nel suo classico
stile "arrabbiato"
l'inutilità di certe tratte stradali,
«progettate senza dire un c..o», ed ha poi chiamato sul palco (come
ha fatto lunedì con un cittadino di
Resia e continuerà a farlo durante
tutto il tour per far da megafono alle
tante piccole o grandi questioni italiche) Alfio Anziutti, presidente del comitato
di Forni di Sotto che da alcuni mesi
a questa parte sta conducendo una
campagna informativa sui rischi che quel progetto di autostrada in
Carnia potrebbe avere. Anziutti, per nulla
emozionato con microfono in mano, ha
spiegato la situazione «perché anche
i friulani sappiamo che le nostre
montagne sono in pericolo; siamo
un'area integra e non ci sentiamo per
nulla isolati - ha
poi aggiunto - con quest'opera inutile
e dannosa che ci passerà sopra le
teste corriamo il rischio di diventare
solamente un effetto collaterale dell'ambiente». Scrosci di applausi e a fine serata con gli altri colleghi dell'associazione di nuovo fuori dal palasport a consegnare volantini, la
battaglia continua.
Il Gazzettino 16.03.2007 Dal meeting dei giovani imprenditori «Con questa viabilità siamo tagliati fuori» Chiesti collegamenti più veloci Cortina L'imprenditoria del Nord Est chiede nuove strade, nuovi collegamenti veloci fra una regione e l'altra, ma soprattutto fra quest'area e il resto d'Europa. Lo hanno detto, a gran voce, i rappresentanti delle associazioni Giovani imprenditori di Confindustria, nel corso del loro meeting annuale a Cortina. Francesca Polli, presidente dei Giovani imprenditori del Trentino Alto Adige, ha detto: «A noi interessa che le cose vengano fatte. Come girano le persone, devono girare le merci. Noi siamo una regione di confine quindi, se rimaniamo tagliati fuori dal resto d'Europa, poco ci interessa essere bravi, crescere, andare avanti. Questo è il futuro; se non abbiamo i mezzi per farlo, perché mancano le vie di comunicazione e basta un ambientalista, un Verde, la decisione di un comune piccolissimo per bloccare tutto, allora non ha senso parlare di sviluppo nel futuro». Sulla stessa linea Marina Pittini, presidente dei Giovani imprenditori del Friuli Venezia Giulia, che entra nel merito dei contrasti fra le regioni. «Non può stupire il fatto che una regione dica: -Noi siamo disposti a farcela da soli, la strada, perché noi abbiamo imprenditori con tantissime capacità, che hanno voglia di crescere ed invece sono vincolati da uno dei tanti limiti di questo stato: la mancanza di infrastrutture. Al di là di come si risolverà la tensione fra Veneto e Friuli, all'interno del governo italiano, penso che purtroppo questa è una conseguenza della carenza politica del nostro stato». Da Gaetano Marangoni, presidente dei Giovani imprenditori del Veneto, un appello a chi amministra e governa. «Vogliamo ricordare alle istituzioni che ciò che ci rende competitivi, rispetto ad altri paesi, è il fatto di essere più veloci di loro. Compito delle istituzioni è favorire la maggiore velocità della comunità che stanno amministrando, che stanno governando». Marco Dibona
Il Gazzettino 16.03.2007 Oggi a Calalzo incontro sulla A27 Calalzo Franco Roccon, sindaco di Castellavazzo, non sarà presente oggi a Calalzo all'incontro sulla proposta di prolungamento della A27 verso il Cadore. Comunicandolo al collega Fop, Roccon precisa di condividere «la necessità di sviluppare progetti viari di penentrazione per i nostri territori che aiutino l'intera economia montana ad invertire la tendenza allo spopolamento dovuto proprio alla lontananza e alla lunga percorrenza dai centri di studio, di lavoro e di qualsiasi altro interesse. I troppi no di questi decenni hanno contribuito a rendere il nostro territorio sempre più povero e abbandonato dalle popolazioni prive di servizi».
Corriere delle Alpi 15.03.2007 Prolungare l’autostrada «Verso Cortina? Meglio il Friuli» Per il sindaco Silver De Zolt è il collegamento naturale Santo Stefano. «Tutte le opinioni sono utili al dibattito sull'autostrada e al miglioramento della nostra viabiità, ma sull'ipotesi avanzata dal presidente della Comunità Montana di Centro Cadore Flaminio Da Deppo, mi pongo una domanda: una volta portato il traffico autostradale fino a Cortina cosa si sarà raggiunto? A Cortina per andare dove?» Così De Zolt sul progetto autostrada. «No: rimango dell'ipotesi che il collegamento naturale dell'A27 sia con il Friuli»: convinto della sua opinione il sindaco di Santo Stefano Silver De Zolt, che commenta l'idea di Da Deppo di creare il collegamento autostradale, andando verso Cortina. «Perché portare il traffico fino a Cortina senza uno sbocco autostradale come è invece quello previsto dal collegamento tra l'A27 e l'A23 che è una idea organica alla possibilità di congiungersi con il traffico proveniente da est dall'Austria e dalla Germania?». Insomma il sindaco di Santo Stefano ribadisce il suo pensiero: «L'autostrada è un treno che non si può perdere, naturalmente bisogna discutere del progetto, approfondirlo con le amministrazioni locali, trovare il modo di ridurre l'impatto ambientale al minimo, rafforzare la viabilità attuale potenziando la galleria del Comelico come opera prioritaria, ma sul senso del progetto mi sembra ci sia oramai un ampia convergenza». Piuttosto, il sindaco teme «che queste diverse vedute possano dare la sensazione che non vi sia una condivisione del progetto e quindi "dividit ed impera" si rischia che salti tutto, sarebbe un grave errore». Più polemico il sindaco di san Pietro Silvano Piontil Scala: «Non voglio entrare nel merito della idea di andare con l'autostrada a Cortina esposta da Flaminio Da Deppo perché credo che sia una operazione strumentale al fatto che alcuni l'autostrada non la vogliono affatto e vogliono dare l'idea che non vi sia un accordo sul territorio così da porgere il fianco ad una eventuale cancellazione dell'opera dalle priorità». Quanto al progetto «Esiste un idea di fondo che è quella dello sbocco nord collegando l'A27 e l'A23 collegandoci con l'est Europa da dove verrà il turismo del futuro, ma è stato chiaramente detto che il percorso dell'autostrada può essere sviluppato insieme e rivisto e migliorato. Per questo vorrei sapere su quali basi il sindaco di Domegge, Fedon paventa spaventosi dissesti per il suo comune, quando vi sono margini di manovra molto ampi per definire percorso svincoli ed altro?». Alessandro Mauro
Corriere delle Alpi
14.03.2007 «Che l'autostrada sia opera
strategica sinceramente è tutto da dimostrare...» Nota del gruppo “No A27” Cadore. «Il collegamento tra A27 e A23 come opera strategica per Cadore, Bellunese e intero Nordest? Sinceramente è tutto ancora da dimostrare...». Nell'ambito dell'acceso dibattito sull'autostrada, torna a far sentire la propria voce di assoluto dissenso il movimento "No A27", nato qualche anno fa quando i propositi per un proseguimento dell'arteria verso il nord della provincia si facevano sempre più insistenti. «I cosiddetti "industriali riuniti" e altri soggetti», afferma il Comitato in una nota alla luce delle ultime prese di posizioni, «tornano a chiedere a gran voce questo collegamento, ma netto è il sospetto che l'opera di riveli "strategica" specialmente per progettisti, costruttori e futuri gestori. In occasione del convegno di Calalzo sulla viabilità, nel 2003 ("Le Alpi-Esperienza di viabilità a confronto", ndr), invitati e presenti anche amministratori pubblici friulani, alcuni sindaci della Carnia, coinvolta tanto quanto e ancor più del . Cadore nella vicenda-autostrada, si erano resi protagonisti di alcuni interventi che ci erano rimasti particolarmente impressi. II tema? L'impatto negativo che l'A23 verso Tarvisio e Villach ha avuto su tutte le zone da essa attraversate: l'ennesima testimonianza che non va sottovalutata e anzi presa seriamente in considerazione, anche alla luce del fatto che le voci fortemente contrarie all'operazione viaria tra Cadore e Carnia sembrano conoscere attualmente sempre meno spazio». Tutto da dimostrare innanzitutto, secondo il movimento cadorino, «che il collegamento rappresenti davvero un'operazione strategica a beneficio dell'intero Nordest, come affermato ultimamente da Assindustria. L'unico aspetto purtroppo certo è l'impatto pesantissimo, dal punto di vista ambientale ma probabilmente anche socio-economico», recita ancora la nota, «che l'arteria causerà ai danni del territorio attraversato». Quanto all'autostrada friulana, «l'A23 Alpe Adria», ricordano quelli del Comitato rifacendosi ai giudizi espressi da alcuni amministratori della Carnia, «fu realizzata nel periodo immediatamente successivo al terremoto, con una funzione di viabilità soprattutto turistica tra Austria e centri balneari di Friuli Venezia Giulia e Veneto. Oggi però Tarvisio è divenuto la valvola di sfogo di tutto il traffico pesante proveniente dal nordest e dall'area dei Balcani, e nel corso del tempo l'autostrada ha causato notevoli danni a diverse comunità dell'Alto Friuli, non facendo registrare alcuna ricaduta economica sul territorio. Tutti gli otto Comuni che sorgono nei 70 km della vallata fino a Tarvisio hanno conosciuto una crisi fortissima di qualunque attività connessa a turismo e commercio, perché il traffico transita direttamente dal confine di Stato alle località di destinazione. Senza contare che pure la vecchia viabilità, ovvero la strada statale, oggigiorno è comunque satura di autotreni, tanto da dover fare i conti non solo con l'inquinamento da emissioni, che superano facilmente i limiti di guardia, ma anche con l'inquinamento acustico, non poco dannoso per qualsiasi zona che abbia vocazione turistica, Cadore compreso». In conclusione, «se industriali, politici e associazioni pensano a un'opera veramente strategica», ribadisce il Comitato, «concentrino allora i loro sforzi sul trasferimento del traffico delle merci dalla gomma alla rotaia, piuttosto che immolare ampie parti di territorio sull'altare di uno sviluppo miope, superato e assolutamente insostenibile». Andrea Bressan
Corriere delle Alpi 13.03.2007 Lettere L'autostrada uno scempio per le nostre montagne Il Presidente della comunità montana Centro Cadore Da Deppo e il sindaco di Domegge Fedon, sono contrari a che la A27 passi per il Centro Cadore. Ciò comporterebbe lo scempio del territorio. E hanno ragione. Da Deppo suggerisce di farla proseguire verso Cortina, ma Cortina non la vuole. Mi sembra la lotta per lo stoccaggio dei rifiuti, ognuno propone di scaricarli nel comune vicino; ora i rifiuti sono una realtà e da qualche parte vanno messi; se l'autostrada nessuno la vuole sul suo territorio (e con ragione) si fa a meno di farla e, secondo me, visto che danneggerebbe molto e risolverebbe poco, si può anche farne a meno. Certo esistono alcune strozzature, ma queste si possono facilmente risolvere in loco con pochi danni per l'ambiente e con spesa limitata. Con la viabilità esistente (e con la costruenda galleria di Macchietto) in trenta minuti si arriva da Pian di Vedoia a Pieve; per guadagnare alcuni minuti è inutile distruggere intere vallate. Sì, perché per realizzare tale opera si dovrebbero scalzare parecchie montagne geologicamente instabili. Ci siamo dimenticati del Vajont? E per fare quest' opera dovremmo scalzare parecchi Toc. La preoccupazione di Fedon per lo scempio ambientale che ne deriverebbe è più che giustificato. Tutto il costone dalla diga di Sottocastello al Cridola verrebbe sconvolto, e questo si ripeterebbe, passato il Cridola, sul territorio di Lorenzago. La preoccupazione degli industriali ha forse qualche ragione di essere, velocizzare per arrivare primi. Ma conviene, per guadagnare alcuni minuti distruggere un territorio? La questione come detto prima si potrebbe risolvere con alcuni interventi locali di poco impatto ambientale. Per quanto riguarda il tursmo, non sarà certo l'autostrada che lo svilupperà. E mi spiego. Per incrementare il turismo è necessario un territorio bello, gradevole e possibilmente incontaminato e naturalmente alcune strutture di supporto. II turista per godere le bellezze locali ha bisogno di viaggiare "lentamente", ampi spazi e ampie prospettive; visto questo, gli verrà voglia anche di fermarsi per approfondire la conoscenza e magari durante il suo "lento" viaggio avrà l'esigenza e il piacere di fermarsi in qualche ristorante per rinfrancare lo stomaco e lo spirito: questo è alla base del turismo. O l'autostrada entrerà in un buco a Sottocastello, ne uscirà e ne entrerà in un altro, così non vedrà niente e tirerà dritto. Ora, arrivato a Pieve, il fortunato e "lento" viaggiatore, può ammirare davanti a sè il centro Cadore. Vedrà il lago (Enel permettendo), Domegge e la sua chiesa sullo sfondo, con alle spalle il Tudaio, alla sinistra Grea e le Marmarole, sulla destra gli sterminati costoni d'abeti, gli spalti di Toro la val Talagona, unica e incantevole, il Cridola. Ora ditemi voi se il viandante entrando a Pieve in galleria avrà la possibilità di vedere tutto questo. Vedrà solo un tunnel dopo l'altro e i mostruosi squarci prodotti dagli sbancamenti, e voi pensate che questo si fermerà? Ultima considerazione. II suolo, la terra, i boschi, i pascoli, i monti sono unici, sacri, distrutti non rinasceranno in eterno, e poi, sono di proprietà di chi su di essi per secoli ha fatto la sua vita e da essi ha tratto sostentamento e conforto e su di esso dovrà continuare a viverci. L'economia, mostro sacro alla quale tutto si deve sacrificare, può essere gestita anche in altro modo. E, visto che questo trend economico non può durare, avremo ancora bisogno, per sopravvivere di terra, suolo, boschi, pascoli. II territorio è servito, e servirà ancora per vivere e sarà indispensabile, in esso si potrà seminare, raccogliere e vivere. Sull'autostrada non cresce e non crescerà mai nulla, serve solo ad andare più veloci e correre sempre più in fretta. E per arrivare dove? Enrico Teza. Belluno
Corriere
delle Alpi 11.03.2007 Operatori turistici furibondi «A27-A23: ora Da Deppo renda conto» Le opinioni espresse dal presidente della Cm scatenano il putiferio PIEVE Dl CADORE. Il presidente della Cm Centro Cadore
è contestato anche dagli operatori
turistici del territorio di competenza
a causa delle sue dichiarazioni sull'autostrada. Riunitisi all'hotel Ferrovia di Calalzo, dopo due
ore di discussione, gli operatori hanno
deciso di chíedere un incontro urgente a Da Deppo per
analizzare le conseguenze delle posizioni da lui
assunte sulla stampa.
L'incontro è stato chiesto con una
lettera aperta avente per oggetto "Autostrade
in Cadore
e Cortina" che è stata inviata
per conoscenza anche
al presidente e all'assessore al Turismo della Provincia;
all'assessore al Turismo della Regione;
ai consiglieri ' regionali; ai sindaci dell'Altobellunese; alle
associazioni di categoria e alle aziende turistico
, alberghiere di Cadore,
Valboite e Cortina. «Dopo aver letto l'intervento del presidente Da Deppo», scrivono g i operatori turistici «non
possiamo esimerci dall'esprimere il nostro stupore '' e
la preoccupazione per le continue
proposte che si susseguono sulla
stampa ad opera degli amministratori
locali. Ci preoccupa», prosegue .
la lettera, «che l'avvicendarsi
di posizioni contrastanti conduca all'unico risultato di
ritardare ogni decisione sul miglioramento della viabilità in Cadore. Ci stupiamo soprattutto che
il presidente della Cm Centro Cadore assuma
ma posizioni personali senza alcun tipo
di concertazione e non riteniamo politicamente ' corretto
che i nostri rappresentanti
istituzionali propongano
soluzioni non dibattuti in pubblici incontri alla presenza dei
rappresentanti de le categorie economiche, di sindacati dei lavoratori, di
pendolari e delle altre istituzioni pubbliche e private d rettamente o indirettamente
interessate. Si chiede, pertanto, la convocazione di un riunione urgente con il
presi dente della Cm Centro Cadore per
analizzare insieme le conseguenze
di simili atteggiamenti». Non era mai
sui cesso che un amministratore cadorino venisse così pesai
temente censurato dagli operatori
della sua zona e che fosse chiamato
a rispondere del suo operato. (v.d.)
Messaggero Veneto 11.03.2007 Carnia-Cadore Ecco chi pagherà quell'autostrada Assistiamo in questi giorni ad un vero e proprio pressing , da parte degli industriali del nordest, in favore della realizzazione di una autostrada che dovrebbe collegare il comune di Amaro con il Comune di Belluno. Le spinte più forti vengono ora dagli industriali bellunesi. “Non ci sono soldi”dice il viceministro dei trasporti. “I soldi li troviamo noi” risponde il presidente degli industriali di Belluno. Hanno fretta. Bisogna capirli. Pare che gli industriali veneti abbiano scoperto la possibilità di fare ottimi affari costruendo infrastrutture. Non importa se un’opera sia utile o dannosa. E’ importante che sia garantita dallo stato che per trent’anni o più, coprirà le eventuali perdite d’esercizio. Ma alla fine chi paga? Il giornalista Renzo Mazzaro , sul Mattino di Padova del 22-2-2007, ci dà una risposta con l’esempio della Pedemontana Veneta. …………la società Pedemontana Veneta, è una SPA a maggioranza pubblica nata nel 2002 per promuovere la costruzione di una superstrada a pagamento tra Spresiano(TV) e Montecchio(VI), lunga 94 chilometri e 900metri. Appalto che vale1,9miliardi di euro. Più 243.75 milioni di euro di contributo pubblico stanziati dallo stato con la finanziaria 1999. Più altri 10.2 milioni di euro di contributo minimo l’anno, che potrà variare a seconda degli automezzi che utilizzeranno la futura arteria prevista a pagamento. Se i pedaggi di trent’anni (tanto dura la concessione) saranno ritenuti insufficenti dal gestore, ovvero se passeranno meno di 840 milioni di veicoli all’anno, la Regione si impegna a integrare il contributo, attingendo ai soldi delle tasse pagate dai contribuenti che già pagano il pedaggio. Solo a queste condizioni il gestore, che poi è anche il costruttore, ma anche il progettista (fa tutto lui), trova interessante anticipare 1,9 miliardi di euro del project financing la procedura di affidamento è in corso…… Abbiamo capito. Direttamente o indirettamente quest’opera la pagheranno tutti i cittadini. Ma se gli industriali devono curare i loro interessi, i politici della nostra Regione che si professa autonoma, con le elezioni alle porte, dovrebbero occuparsi di altri interessi, quelli dei loro amministrati. Caro Presidente Illy, cari assessori, quando venite in Carnia per i vostri doveri istituzionali, non guardate l’orologio, ma fermatevi. Fate come facevate in campagna elettorale quando vi fermavate ad ascoltare i bisogni della gente. E se vi è possibile rispondete a questa domanda: perché dovremmo sacrificare il nostro ambiente per una opera che l’Unione Europea considera già ora superata dalla movimentazione delle merci su rotaia? Remo Brunetti Cavazzo Carnico
Lettera all'amministrazione comunale di Villa Santina Il convegno Val Tagliamento, tutela ambientale: quali proposte di viabilità
per la Carnia promosso dai comitati a difesa del Tagliamento svoltosi a Villa lo
scorso 26 gennaio, serviva ad illustrare e discutere il progetto di autostrada
che dovrebbe unire la Carnia al Cadore. L'iniziativa ha avuto successo. Il
riscontro numerico dei partecipanti - il centro sociale era pieno - era riflesso
della qualità dei contenuti e dei convenuti: il sindaco di Calalzo,
l'eurodeputato Sepp Kusstascher, il consigliere al Ministero per l'Ambiente
Andrea Ferrara a dire dei foresti. Uniti ai locali - l'ingegnere Alessandro
D'Agostino, Franca Pradetto del comitato "Assieme per il Tagliamento"
hanno illustrato le ipotesi dei tracciati, discusso le conseguenze di quest'autostrada
sul territorio, e ragionato attorno alla necessità e convenienza di un opera
dal notevolissimo impatto ambientale.
Corriere delle Alpi
10.03.2007 E poi una stoccata polemica: «Io non
mi sono mai permesso di dire cos'è meglio per il bene degli altri..» «L’autostrada fino a Cortina? Assurdo» Il sindaco Giacobbi boccia senza mezzi termini là proposta di Da
Deppo Cortina.
«L'autostrada verso Cortina?
Assolutamente no, non la : vogliamo
ora e mai la vorremo». La proposta
del presidente della Cm Centro Cadore,
Flaminio Da Deppo, per un prolungamento dell'A27 attraverso la Valboite
sino alle porte dell'Ampezzano, piuttosto che di collegamento con
l'A23 tramite Mauria e Carnìa, provoca un accalorato
rifiuto da parte del sindaco Giacomo Gìacobbi. «Cortina :
storicamente ha sempre detto»,
esordisce il
sindaco, «che l'autostrada non
la vuole proprio, arrivi anche essa solo alle sue porte.
Sinceramente non so quali "benefici"
possano mai sortire dalla proposta dì Da Deppo
per i paesi della Valboite, ma
non posso che ribadire, ferma e definitiva contrarietà
a ogni simile ipotesi" Ma Giacobbi va subito oltre...<Addirittura>, sottolinea, «abbiamo da sempre : contestato qualsiasi soluzione che si rifaccia pure alle cosiddette "strade europee" di' grande collegamento, figuriamoci come potrebbe mutare adesso il nostro atteggiamento riguardo addirittura ad un tracciato autostradale. Impossibile ; un tale genere di percorso viario in Valboite, area di incomparabile bellezza e delicatezza; ambientale; si rischierebbe si trasformarla la in un corridoio di transito. E poi si sa come vanno queste faccende: la periferia di' Cortina diverrebbe una specie di imbuto, e qualcuno penserebbe bene di fare proseguire l'autostrada oltre. Qui non siamo
al Brennero, né intendiamo diventare snodo nevralgico di un valico addirittura
transfrontaliero». Più o meno le stesse affermazioni che provengono a turno dagli amministratori stratori di Cadore centrale, Auronzo-Misurina e Comelico... «In ogni caso non mi pare corretto», incalza il sindaco, «trasferire certe problematiche da una valle all'altra, io non mi permetto di affermare cosa è opportuno sia fatto in proposito in Cadore o altrove, mi limito a ribadire con forza cosa non deve assolutamente essere realizzato sul nostro territorio. Approfitto di quest'occasione, anzi, per confermare il mio personale rispetto per le idee " espresse a riguardo dai sindaci altobellunesi, Indistintamente, siano essi favorevoli o meno al prolungamento dell'A27; né intendo sbilanciarmi nell'affermare che lo stesso progetto-Mainardi (A27 verso l'A23, attraverso il Cadore centrale e la Carnìa, ndr) sia giusto o sbagliato». E allora?: «Allora "sì" per quanto ci riguarda, alle circonvallazioni leggere degli abitati della Valbaite», conclude Giacobbi, «e ok a un tracciato moderno, leggero e turistico che coinvolga anche che Cortina, con Venezia come riferimento di partenza; “no”, alla stessa ferrovia verso Alto Adige e Dobbiaco, se dovesse comportare una trasformazione del nostro territorio in un corridoio di transito; e "no" soprattutto all'autostrada in Ampezzo».
L'Amico del Popolo 10.03.2007 Autostrada, la Regione ha deciso di partire Ci sono i numeri per finanziare l'opera, senza aspettare soldi dallo Stato Il collegamento delle autostrade A27 e A23 tra Veneto e Friuli Venezia Giulia è un’opera strategica, agganciata funzionalmente al Corridoio 5. Ma se per l’intero tracciato è necessario il finanziamento pubblico da parte dello Stato, per quanto riguarda il tronco da Pian di Vedoia a Pieve di Cadore, che è in grado di sostenersi con la finanza di progetto (project financing), il Veneto è pronto a partire. Lo ha annunciato l’assessore alla mobilità e alle infrastrutture Renato Chisso sabato 3 marzo a Belluno, presentando lo studio di fattibilità per il completamento della A27 e il collegamento con la A23 che la Regione ha commissionato a Bortolo Mainardi, già commissario straordinario per le grandi opere nel Nordest. Erano presenti anche i consiglieri regionali Dario Bond e Gianpaolo Bottacin. L’assessore Chisso ha ricordato che il presidente del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, è d’accordo sul progetto di collegamento, tanto che nel 2004 è stato firmato un protocollo d’intesa (insieme al Ministero delle infrastrutture e trasporti, all’Anas e al Veneto) per dare avvio allo studio di fattibilità. «Le sollecitazioni su questo tema di questi ultimi giorni da parte degli industriali e degli amministratori locali bellunesi», ha aggiunto Chisso, «ci hanno convinto ad accogliere la sfida lanciata dal territorio, approfittando del fatto che lo studio affidato qualche mese fa a Mainardi era pronto. Abbiamo deciso di fare una proposta concreta, in quanto ci sono le possibilità per cominciare». Lo stesso Mainardi ha poi illustrato i risultati dello studio di fattibilità che prevede tre tronchi funzionali per la realizzazione di un tracciato di 85 chilometri complessivi con sette svincoli. Il primo tronco (“A”) da Pian di Vedoia a Pieve di Cadore-Caralte di 22,7 km, per metà in galleria; il secondo (“B”) da Caralte a Forni di Sopra, di 22,8 km di cui oltre 18 in galleria; il terzo (“C”) da Forni di Sopra alla A23 nel comune di Tolmezzo, di quasi 40 km (12,3 in galleria). Il costo dell’intero intervento si aggirerebbe sui tre miliardi di euro. Il costo del solo tronco “A” è invece di circa 900 milioni di euro. L’analisi costi-benefici, anche sul piano trasportistico, depone a favore della realizzazione del progetto, soprattutto in ragione della previsione che entro il 2015 ci sarà nel tronco “A” un raddoppio dei veicoli di passaggio: dagli attuali 15-20 mila al giorno, a 32-38 mila. Per questo troncone dell’opera, interamente in territorio veneto, ci sono quindi i presupposti per rendere appetibile il project financing. Chisso ha quindi ribadito la volontà del Veneto di partire comunque su questa strada, mettendo sul tappeto un’ipotesi di concessione autostradale regionale. La Regione si metterà inoltre al lavoro confrontandosi con sindaci e amministrazioni locali, per vedere come inserire l’opera nel territorio. «Incalzeremo il governo, che comunque considera prioritaria quest’opera, per le risorse pubbliche necessarie all’intero collegamento A27-A23», ha concluso l’assessore, «ma non attenderemo che arrivino per partire con il primo lotto. Andremo avanti anche con tutte le opere complementari che, come per il Passante di Mestre, avranno un’ulteriore ricaduta positiva per il territorio».
La Vita Cattolica 10.03.2007 GLI IMPRENDITORI
INSISTONO PER L'AUTOSTRADA. IL VENETO VA
AVANTI. ILLY REPLICA: MEGLIO UNA
SUPERSTRADA Per la
Carnia-Cadore comuni al referendum II sindaco di Forni
di Sopra propone una
consultazione popolare. Preoccupazione
per l'impatto ambientale TRE MILIARDI (leggere bene: 6 mila miliardi
di vecchie lire) ancora non ci sono. Però l'autostrada attraverso la Carnia, da Amaro a Longarone, sembra già
a portata di mano. Così vuol far credere
il dibattito apertosi dopo che la Regione Veneto ha assicurato che con
la cosiddetta «finanza di progetto» si
realizzerà il primo tratto, da Pian di Vedoia,
a Macchietto, alle porte del Cadore.
C'è anche una data: il 2013, quando a
Cortina si svolgeranno i campionati del
mondo di sci. Il percorso è stato
presentato il 3 marzo a Belluno. Il 16
marzo, peraltro, s'incontreranno i
sindaci del Cadore e della Carnia per
pronunciarsi. Ma è proprio di un'autostrada che ha
bisogno la Carnia per il suo sviluppo?
No, basta una superstrada, ha risposto il presidente della Regione, Riccardo
Illy, a chi gli poneva questo interrogativo. «Una superstrada? E chi la paga? E più finanziabile un'autostrada»,
ha replicato Andrea Riello, presidente
di Confindustria Veneto, confermandoci, a margine di un meeting con
i Giovani imprenditori a Cortina, che
le associazioni industriali di Udine,
Pordenone, Belluno e perfino Treviso
riusciranno a trovare le risorse, a partire dalla progettazione. La Vita Cattolica è
andata sul territorio ed
ha chiesto al sindaco del comune più
interessato, quello di Forni di Sopra, che cosa esattamente ne pensa. Autostrada,
superstrada o nessuno delle
due. Assolutamente di buon senso la risposta di Luigino Antoniacomi, primo
cittadino di Forni di Sopra. Lei
e la sua gente quanto ci mette a scendere a Udine? «Se non c'è
traffico almeno un'ora e mezza». Quindi un'autostrada vi farebbe comodo. «Calma. Il 7 febbraio ho convocato i consiglieri comunali per sentire da ciascuno
di loro che cosa ne pensano. I pro
sono tanti quanti i contro. Se oggi
facessimo un referendum - e
al momento opportuno lo indiremo -,
il paese
si spaccherebbe a metà. Forse prevarrebbe di stretta misura la posizione
di contrarietà» L'imprenditoria
carnica e quella cadorina
sostengono che è indispensabile quest'arteria. «Per noi è
indispensabile la sistemazione
dell'attuale viabilità, che potrebbe farci risparmiare circa 30 minuti solo a scendere a Tolmezzo. La statale 52 ha
troppe curve. Ci sono dei "punti neri" che attendono da anni di essere risolti; l'Anas promette e continua a rimandare.
Presso la galleria di San Lorenzo, al Passo della Morte, i lavori sono iniziati ancora 14 anni fa. E sono fermi.
Il traforo del passo della Mauria lo stanno promettendo da una ventina d'anni». Non ci sono i
soldi. «Ma li trovano,
pure, per l'autostrada?
Io, per la verità, non sono pregiudizialmente
contrario. Però temo, come ogni altro
concittadino, che il nastro d'asfalto attraversi il paese e che porti in
valle viadotti; piloni e quant'altro». Teme anche che i turisti, una volta saliti
sulla Carnia-Cadore, si fionderebbero ai piedi delle Dolomiti? «In parte sì. E anche
vero, però, che con buone strade, come verso lo Zoncolan, i paesi si riempiono di villeggianti
di sabato e di domenica». Una superstrada sarebbe meno impattante
di un'autostrada? «Assolutamente no, perché anche una
superstrada non potrebbe avere meno
di quattro corsie. E ci sarebbe il rischio
che l'arteria attraversi il paese. Prospettiva, questa, contro la quale ci opponiamo
con tutte le nostre forze». Visto che la regione Veneto si è già mossa,
voi che cosa intendete fare? «Quanto ci diranno
che cosa esattamente
vogliono fare, piglieremo il progetto e lo sottoporremo a referendum. Anzitutto
a Forni di Sopra. Ma ritengo che un'analoga iniziativa sarà assunta anche dagli altri comuni». Gli
Imprenditori L’autostrada farà crescere le imprese Altro che autostrada. Marina
Pittini, presidente regionale dei giovani
di Confindustria, l'ha ribadito a Cortina d'Ampezzo,
a margine del meeting al quale hanno
partecipato, come relatori, sia il
presidente Montezemolo che Roberto Siagri, dell'Eurotech.
«Noi imprenditori - ci ha detto
Pittini - abbiamo
molte potenzialità di crescita, ma siamo bloccati dalla mancanza di
infrastrutture. Abbiamo tanta voglia di
crescere. È per questo che le nostre associazioni si sono fatte avanti
anche per il collegamento autostradale
attraverso la montagna». Collegamento
sollecitato anche dal presidente di
Confindustria, Montezemolo. Che alla domanda
de «la Vita Cattolica» su che cosa si attende dal «nuovo» esecutivo
ha risposto: «Chiediamo che continui la
crescita delle nostre imprese». I
giovani imprenditori del Nordest hanno discusso a Cortina di «Equity e non equíty»
ed in particolare se è utile andare
in Borsa. «Andare in Borsa ed aprirsi ai capitali di rischio -
ci ha spiegato Marina Pittini -
è uno strumento importantissimo per noi aziende,
anche se non l'unico. Dobbiamo confrontarci con competitors dì tutto il mondo,
che hanno altri costi, dai servizi alle materie prime. Va ribadito,
comunque, che la crescita dimensionale delle imprese è un vincolo obbligatorio».
Qui Veneto «Non
aspetteremo i soldi del Governo» Il collegamento delle autostrade A27 e A23 tra Veneto e
Friuli-Venezia Giulia è opera
strategica, agganciata funzionalmente al Corrìdoio 5. Ma se per l'intero tracciato
è necessario il finanziamento
pubblico da
parte dello Stato,
per quanto riguarda il tronco
da Pian di Vedova a Pieve di
Cadore nel bellunese, che è in grado di
sostenersi con
la finanza di progetto (project
financing), il Veneto è pronto a
partire. Lo afferma l'assessore alla mobilità
e alle infrastrutture, Renato Chisso, che a Belluno ha presentato lo studio di fattibilítà
per il completamento della
A27 e il collegamento
con la A23 che la Regione ha commissionato a Bortolo Mainardi, già commissario straordinario
per le grandi opere. L'assessore
Chisso ha ricordato che il presidente Illy è d'accordo sul progetto di collegamento. «Le sollecitazioni
su questo tema
di questi ultimi giorni da parte
degli industriali e degli amministratori locali bellunesi
- ha
aggiunto Chisso -
ci hanno
convinto ad accogliere la
sfida lanciata dal territorio, approfittando del fatto che lo studio
affidato qualche mese fa
a Mainardi era pronto. Abbiamo deciso di fare una proposta
concreta, in quanto ci sono
le possibilità per cominciare». Mainardi spiega che lo studio
di fattibilità che prevede tre
tronchi funzionali per la realizzazione di un tracciato di
85 km con sette svincoli. Il primo
tronco (A) da Pian di Vedoia a Pieve di Cadore-Caralte
di 22,7 km, per metà in galleria; il secondo (B) da Caralte
a Forni di Sopra, di 22,8 km di cui
oltre 18 in galleria; il terzo (C) da Forni di Sopra alla A23
nel comune di Tolmezzo, di quasi 40 km
(12,3 in galleria). Il costo
dell'intero intervento si aggirerebbe
sui tre miliardi di euro. Il costo del
solo tronco A (Logarone-Macchietto/Caralte)
- è invece di circa
900 milioni dì euro. .
Nuova autostrada, ascoltare
il territorio Nuovamente si
levano voci, da parte del mondo
imprenditoriale veneto, a sostegno del progetto di autostrada di collegamento
tra là A27 e la A23. Ciò non può
che aumentare il nostro sconcerto,
soprattutto in considerazione del fatto che allo stato attuale non
esistono progetti, studi di fattibilità presentati o fatti propri dalle amministrazioni competenti. Non è
possibile non tenere in considerazione
le esperienze già maturate in diversi contesti nazionali: nessun progetto
calato od imposto dall'alto può
sperare di perseguire risultati; l'opinione
dei comitati, delle forme spontanee
che le popolazioni locali esprimono deve rappresentare in modo certo
il punto di riferimento per la politica
della nostra regione. Ogni comunità
locale esprime, attraverso tali forme,
una propria legittima idea del territorio che vive: gli interventi
infrastrutturali che si propongono
devono saper dialogare con i territori
che vogliono
attraversare. E opinione delle
popolazioni locali, le iniziative che
i comitati esprimono anche in Carnia rappresentano il valore migliore di
quelle comunità. Solo a partire da questa
consapevolezza è possibile costruire processi democratici
di governo del territorio.
Il Gazzettino 10.03.2007 «Il corridoio 5 può passare per Udine» Arnaldo Baracetti propone un tracciato alternativo da Venezia che taglia fuori Trieste Nuovo veemente attacco del Comitato per il rilancio e l'autonomia del Friuli alla Regione guidata da Riccardo Illy. Nel corso dell'incontro di ieri, convocato per illustrare il documento di politica economica sulle grandi infrastrutture, l'ex parlamentare Arnaldo Baracetti ha proposto un tracciato del Corridoio 5 che taglierebbe fuori Trieste. «Perché bisogna passare per forza dalla Bassa, con quelle gallerie di decine di chilometri? Esiste - ha detto l'ex esponente comunista, autonomista di spicco della sinistra friulana - un tracciato alternativo che da Venezia porta a Udine e da qui a Pontebba, Tarvisio, Graz, la Slovenia e l'Ungheria. L'obiettivo resterebbe lo stesso, perché non se ne discute?». Implicita la risposta: perché non fa piacere al presidente che ieri si è visto attribuire la responsabilità della politica «dirigista» della Regione. Il Comitato chiede al governo regionale una serie di garanzie prima di procedere con le grandi opere sul territorio friulano, e ieri è tornato a proporre una Carta per la tutela dei patrimoni del territorio (nel quale vengano definiti gli ambiti territoriali che non vanno messi in gioco), un patto istituzionale per rispettare quei vincoli e un'authority neutrale che garantisca «qualità, indipendenza e correttezza del processo di partecipazione e di valutazione ambientale». Stringi stringi, il concetto è: ascoltate la gente, prima di decidere sulle nostre teste. Tutte le proteste dei comitati popolari (ieri presenti all'incontro con diversi loro esponenti), secondo Baracetti dipendono «dalla politica centralista della Regione, che invece dovrebbe occuparsi solo di strategia e non mettere mano nella gestione». Tesi analoga a quella da tempo portata avanti dal presidente della Provincia Marzio Strassoldo. «È in Friuli che vogliamo decidere cosa fare, non accettiamo più il centralismo regionale», ha detto ancora lo scatenato Baracetti. Non meno netto l'intervento di Adriano Ceschia, il sindacalista della Uil che segue da tempo l'attività del Comitato. «So che Illy bollerà queste affermazioni - ha detto - Esiste una sorta di "mandato divino": la capacità sta da una parte sola». «Ogni giorno la Regione accumula figuracce, specie con il suo assessore ai Trasporti», ha rincarato la dose Renzo Pascolat, che ha posto l'accento sul tema dello scalo ferroviario di Cervignano «per il quale negli anni Settanta si fece una grande battaglia e che è rimasto al palo». Pascolat ha proposto una grande assemblea tra il Comitato (quello degli autonomisti) e i comitati che si battono contro Corridoio 5, casse di espansione ed elettrodotti. Sandro Fabbro, il docente universitario che ha elaborato uno dei documenti approvati dalla costituente autonomista, ha etichettato il «pensiero di natura illyana» come una «deriva tecnocratica del modernismo». Mentre il presidente del comitato Gianfranco D'Aronco, nel chiudere l'incontro, ha fatto notare che «se ci verrà chiesto come sempre di sacrificarci per l'interesse generale, al suo interno dovrà esserci anche il nostro interesse». Ce n'era abbastanza per suggerire a Paolo Menis, consigliere regionale della Margherita - invitato all'incontro anche per le sue posizioni sulle casse di espansione - un prudente silenzio. Francesco Antonini
Il Gazzettino 10.03.2007 Consultare la gente anche con i referendum Roberto Dominici, l'estensore del documento di quattro pagine presentato ieri nella sede della Regione in via San Francesco, ha insistito sulla necessità di coinvolgere le popolazioni delle località interessate alle grandi opere, siano esse casse di espansione, elettrodotti o autostrade. Oltre alle forme classiche di espressione del consenso (dibattito in consiglio comunale), potrebbe essere utilizzato - ha chiarito Dominici - anche lo strumento del referendum, «laddove questo si rivelasse possibile e opportuno».
Il Gazzettino 10.03.2007 «Mentre il mondo si sforza di progredire,...» «Mentre il mondo si sforza di progredire, Piol continua la sua battaglia di retroguardia chiedendo più soldi per fare nuove arterie, perché la provincia di Belluno ha la maggiore estensione stradale del Ven\eto. Perché questo è, di fatto, il suo ragionamento, che dimentica come al Bellunese abbiamo per questo assegnato una consistente e adeguata quota di finanziamenti per la manutenzione». Renato Chisso, assessore alle politiche della mobilità del Veneto, non nasconde il fastidio per un "rimprovero" che considera oggettivamente ingiustificato «che non tiene conto dell'oggettivo impegno della Regione a favore della nostra provincia montana, per la quale auspico amministratori di buon senso e propensi a collaborare per il bene comune piuttosto che a blaterare e continuare una guerra che considero finite da tempo, probabilmente per l'ansia di apparire sui media. Piol finge di non sapere che Belluno è la provincia dove abbiamo profuso il maggiore lavoro per recuperare il gap infrastrutturale - ribadisce Chisso - con risultati che sono sotto gli occhi di tutti, mentre stiamo operando per dargli una nuova grande viabilità strategica finalizzata ad avvicinare il Cadore e il suo sistema turistico - economico alla pianura e per collegare direttamente la provincia con il Friuli e da qui con l'Austria». «Ci dia una mano per questo obiettivo, e si sforzi di capire che abbiamo fatto di tutto e di più per infrastrutturare il bellunese come merita, tanto che questa provincia è quella con il maggior numero di nuovi interventi e chilometri di strade realizzati, sia sotto il versante regionale sia per quanto riguarda la residua viabilità ANAS». «Lo so bene che ci sono ancora parecchie cose da fare, e non solo nel bellunese» sottolinea Chisso.
Il
Nuovo 09.03.2007 Ecco
perché le ultime dichiarazioni degli
industriali veneti in merito al progetto dell'autostrada che dovrebbe
collegare Longarone a Tolmezzo devono
essere piovute sui comitati e le associazioni
che si battono contro
il progetto come una doccia
gelata: il presidente dell'Assindustria bellunese Valentino
Vascellari ha
infatti
annunciato il reperimento delle
risorse necessarie a finanziare l'opera tramite il cosiddetto
"project financing". "Non è vero che non ci sono i mezzi finanziari per sostenere
quest'opera -
ha dichiarato Vascellari -:
noi li abbiamo trovati.
Ora il governo deve dire chiaramente se quest'opera, che
siamo in grado di realizzare con pochi ausili, la vuole veramente o
no". L'investimento proposto ai privati
dagli industriali si ripagherebbe
infatti negli anni grazie ai pedaggi, visto che - sostengono loro - quegli
85 chilometri di autostrada
diventerebbero entro il 2020 uno dei tratti
più percorsi del Nordest. Ma anche
uno dei più costosi: lo studio di
fattibilità elaborato dall'Anas
prevede infatti che una buona parte dell'opera sia realizzata in galleria
e i costi previsti si aggirano
sui due miliardi di euro. Alle dichiarazioni degli industriali
si aggiungono poi quelle dell'assessore
regionale del Veneto Con questi annunci, dunque, il
dibattito sull'infrastruttura viaria
destinata ad attraversare intere vallate del
Cadore e della Carnia, dividendo a
metà paesi e intaccando
paesaggi e panorami ancora inalterati, potrebbe
essere arrivato ad un punto di svolta.
Se l'aspetto finanziario sembrerebbe
essere, almeno in parte, superato, rimane
da risolvere quello poitico, che
attualmente vede due fronti su
posizioni diametralmente opposte. Da una parte ci sono le le giunte
regionali del Fvg e del Veneto,
convinte sostenitrici L'improvvisa
accelerata proveniente dal Veneto non
è infatti
piaciuta ai sindaci cadorini ma nemmeno a chi -come il comitato "Per altre strade" - si batte contro il progetto e nutre forti perplessità
su modalità, tempi e
costi di realizzazione dell'opera. "Avendo vinto le elezioni - dice il comitato rivolgendosi a Chisso -, il nostro assessore si permette di snobbare il consenso di coloro che Egli è pagato per rappresentare, ma, afferma, lo ricercherà "in corso d'opera". Con tanti cari saluti al dibattito, alla trasparenza, alla democrazia e ai diritti dei montanari". "Gli industriali - conclude il comitato - vogliono l'autostrada. E perché mai i politici dovrebbero impegnarsi a valutare seriamente se questa è - un'opera realmente utile al Paese o preoccuparsi di ciò che pensa la gente?":
Il Gazzettino 09.03.2007 Viabilità. Lettera all'assessore veneto Renato Chisso. Contestato opportunità, tempi e costi dell'opera Carnia-Cadore, stop del comitato "Per Altre Strade" contro il collegamento tra A27 e A23: «Un nastro d'asfalto» Carnia (FS) "E così, leggendo Il Gazzettino di domenica 4 marzo, abbiamo saputo che l'assessore regionale del Veneto Renato Chisso ha deciso: l'autostrada "Carnia-Cadore" tra A27 e A23 si fa, checchè ne dica chicchessia, cominciando col primo tronco Pian de Vedoia-Caralte. Se proprio deve, assessore, la faccia, ma la preghiamo, eviti tutte queste fandonie". Il Comitato Pas - Per altre strade - risponde a quanto apparso sulle pagine di questo giornale in merito al discusso progetto autostradale. Risponde perchè, spiega, ci tiene a fare alcune precisazioni. Sui tempi, in primo luogo. "L'assessore parla di 4 anni: ci farebbe un esempio italiano di 23 chilometri di autostrada completati in questo tempo? Non considerando inoltre che da Longarone a Caralte ci sono 12 chilometri di gallerie e 1,5 di viadotto e che nessuno può dare per scontato ciò che si trova all'interno delle montagne. Basti pensare al Passo della Morte, non ancora completato entro il quadruplo dei tempi previsti. Inoltre lo studio di fattibilità dell'Anas prevede per quel tratto un tempo di realizzazione pari a 10 anni, riducibili del 12\% lavorando su tre turni". Per il Comitato non è nemmeno chiaro il riferimento ai mondiali di sci di Cortina. "Ma quali certezze ci sono? E poi non si diceva che Cortina è soffocata dalle auto? Ci accusano sempre di essere troppo sospettosi, sarà per questo che vediamo nella storia dei mondiali l'ultima scialuppa per far passare in fretta qualcosa di altrimenti improponibile?". Ci sono poi i numeri,ovvero le 32300 auto a giorno: secondo il comitato se tutte viaggiassero a 130 km/h ciò corrisponderebbe ad una vettura ogni 128 metri, su ciascuna delle due carreggiate, dalle 7 del mattino alle 11 di sera,per ogni giorno dell'anno. "A questo punto", concludono, "potremmo chiederle tre corsie". Dulcis in fundo, loro, i costi, i 900 milioni previsti. "Quando mai si è rispettato un preventivo? Si fa presto a dire che si soldi non sono un problema visto che nessun privato sborserebbe un centesimo, bensì gli istituti di credito, i quali anticiperebbero il denaro solo dietro alla garanzia dello stato. E chi pagherebbe nel caso ventilato di una defiscalizzazione e rifiscalizzazione di scopo per le imprese che sostengono il progetto se non coloro a cui il sistema fiscale deve garantire un sistema sanitario decente, trasporti e pubblica istruzione?". E il commiato. "L'abbiamo forse tediata, gentile assessore. Se le cose andranno come lei spera, avremo modo, in futuro, di soffermarci su altri conti altrettanto salati: sarà ciò che dovranno pagare le comunità, sfregiate da questo pernicioso nastro d'asfalto".
Corriere delle Alpi 08.03.2007 Autostrada: se i conti non tornano Va bene che i
conti sono solo
in preventivo, dunque possono cambiare.
Ma quelli che ci sono tornano o no?
Parliamo dell' ipotizzato
collegamento autostradale tra
Pian di Vedoia e Tolmezzo via Mauria,
il cui «Studio di dettaglio del piano
di fattibilità dell'Anas» è stato illustrato
pochi giorni fa dall'ex commissario
alle grandi opere del Nord Est,
Bortolo Mainardi, ora libero professionista.
L'intero progetto costerà «poco più» di 3 miliardi
di euro per 85 chilometri di tracciato diviso in tre
tronchi. Il primo da Pian di Vedoia a
Caralte è di 22,7 chilometri di cui 12,2
in tunnel, 4,3 su ponti e viadotti,
6,2 in sede naturale. Il secondo da Caralte a
Forni di Sopra è lungo 22,8
chilometri di cui 18,23 in
tunnel, 2 su viadotti, 2,7 ; su sede
naturale. Il terzo, da Forni a Tolmezzo è di 39,5 chilometri di cui 12,3
in tunnel, 0,3 su viadotto, 27 in
sede naturale. Ora, se il costo complessivo coincide con quello indicato dal
piano di fattibilità dell'Anas (a suo tempo
coordinato dall'allora commissario Mainardi),
cioè 3,5 miliardi di euro, i 900 milioni
indicati per il primo tratto basteranno? II costo
a chilometro per l'intera opera è di circa
42 milioni a chilometro mentre il primo tratto
ne costerebbe 39,5. E' una media, beninteso,
però anche nel primo tratto i chilometri in
tunnel sono tanti, e sono, in
assoluto e in proporzione, tanti, rispetto
agli altri due, anche quelli su
viadotti. C'è un
secondo dato fornito. Riguarda la valutazione del numero dei veicoli
previsti sull'autostrada. Lo studio Mainardi
calcola tra 32 mila e 38 mila al
giorno i veicoli previsti tra 2015 e
2020 solo sul primo tratto (Pian di Vedoia-Caralte) per un
incasso annuo da pedaggi tra 31 e 37 milioni
di euro. Ora, lo studio
di fattibilità dell'Anas, reso noto il 15 giugno 2005, indicava
una media di 26 mila veicoli al
giorno, con soglia minima a 20 mila, per essere economicamente
sostenibile. Che cosa è cambiato in
un anno e mezzo? Sarà una coincidenza,
ma solo con una cifra tra 32 mila e 38
mila si arriva a coprire in 30 anni (la durata della
ipotizzata concessione) il costo dell'opera (parliamo sempre solo del
primo tratto) che, per Mainardi «verrebbe praticamente
(praticamente? ndr) realizzato
da privati». Nella migliore delle
ipotesi . (37 milioni di euro
di entrate da pedaggi) alla fine dei 30 anni
banche e imprese (non si sa ancora quali sono) che ci mettono
i soldi avranno incassato 1.100
milioni di euro dai pedaggi (a valori attuali, senza
contare inflazione, altri costi e
imprevisti). Nella peggiore delle
ipotesi, fanno 930 milioni di euro. Giusto quanto costerebbe
l'opera, secondo la stima di Mainardi. Ma diamo pure
per buona quella previsione di traffico, calcolata, si ritiene, in base
ai tassi di incremento annuo. Per
la valle del Piave tra Pieve di
Cadore e Longarone (avete presente com'è fatta?, in
alcuni punti è larga 100 metri) dovrebbero dunque passare
ogni giorno in media 32-38 mila auto
e camion. Facciamo due conti: la
forbice va da 1.333 a 1.583 veicoli l'ora,
tra 22 e 27 al minuto, uno ogni due
secondi. Attenzione:
si parla di media. Visto che di notte
il traffico cala (e i camion non
circolano), durante il giorno quelle
cifre quasi raddoppiano. Sull'Autobrennero, dove non sanno più come salvarsi dall'inquinamento
da traffico, ne passano
all'altezza di Trento, per l'appunto 37
mila al
giorno. Da dove dovrebbero
arrivare, a Belluno, tutte quelle auto? Tanto più che si prevede
di costruire il primo tratto
(a spese dei privati) e poi fermarsi lì, domani si vedrà. Come si paga? Con un project
financing. Suona bene, però non è mica una formula magica. La si presenta così: l'opera
non costa niente, la fanno
i privati, una volta tanto non paga Pantalone. Traduzione: fino a Caralte è così, da Caralte
in poi paga lo Stato. Lo
fa capire l'assessore regionale
Renato Chisso, secondo cui «si possono avere
motivi di fiducia anche per il tracciato
restante: il Friuli è in perfetta
sintonia con noi, entrambe le Regioni
vogliono questo collegamento». Intanto partiamo,
poi si vedrà. Anche perché arrivati
alle porte del Cadore, si pensa di
andare a nord in altri modi. L'idea c'è,
eccome. L'aveva «confessata» il
compianto Celeste Bortoluzzi,
all'epoca presidente degli industriali,
ancora il 12 dicembre 2004: «Quando saremo
arrivati a Lorenzago, sarà un niente proseguire effettivamente
verso nord (non
est, ndr). Lienz
infatti si sta accorgendo di
essere rimasto isolato e presto solleciterà
un collegamento». Magari con «il traforo
del monte Cavallino direzione Lienz»
(Mainardi, 3
marzo 2007)
perchè
l'Austria ha bocciato solo
l'autostrada «ma non il collegamento tra le
valli». Allora: l'idea 'non è nata per
fermarsi a Caralte, però può
girare anche da un'altra parte. E
perché altrimenti anche il ministro Di
Pietro l'ha messa tra le prime otto
opere del Piano quinquennale per le infrastrutture approvato dal
Cipe? Opera strategica nazionale perché «ad avere bisogno di uno sbocco
a nord non è il Bellunese, ma l'intero Veneto»
(Luigi Curto, presidente dell'Unione artigiani, dopo l'incontro
con Mainardi, 13
aprile 2004);
perché è «un
asse che si inserisce nei corridoi paneuropei che si snodano verso l'est, sarà parte di un
sistema
logistico territoriale
a livello internazionale e collegherà intere economie» (Mainardi, 30 ottobre 2004); perché «la bretella servirà
inoltre a migliorare la viabilità
tra i due valichi alpini del Brennero e di Tarvisio» (Chisso, 30 novembre 2006). Dunque l'idea sarebbe quella
di collegare
i flussi nord-sud,
con l'effetto di scaricare
su Belluno parte del traffico di attraversamento. Confidando che masse di turisti
si fermino anche sulle Dolomiti
(«intercettare i flussi», ecc.). Aggiungiamo: arriverebbe volentieri anche qualche
Tir, visto che accorcia la strada:
passa da Tolmezzo, viene giù di qui e si
infila nella Pedemontana Veneta o il
Passante di Mestre e poi via dritti a Verona e Milano. O no? E fortuna che «l'impatto ambientale
sarà zero» (Galan,
5 aprile 2004). Lo scempio del
Fadalto? Non si ripeterà e comunque «quei viadotti sono
di una bellezza folgorante».
Solo dal «punto di vista ingegneristico», s'intende (sempre Galan). Meno male. Anche
la diga del Vajont era un
capolavoro di ingegneria. Infatti
è ancora lì. Intanto l'autostrada è stata inserita, atto dovuto, anche nel
Ptpc (Piano territoriale provinciale di
coordinamento) come una delle ipotesi
da discutere. Insieme alle altre. Ma
se le cose restano così sarà
difficile che se ne discuta davvero.
E' partito, guidato dal sindaco di
Longarone Pierluigi De Cesero, il «Fronte
del sì». Qualcuno farà il «Fronte
del no». E spazi per discuterne
davvero non ce ne saranno più. Del resto, anche Chisso ha chiuso la
porta al dialogo: «Ci sarà da discutere,
un'opera si può sempre migliorare, ma è inutile ragionare se farla o
non farla». Ancora: «Non ricerchiamo il consenso
a priori, lo dobbiamo ottenere ma si
può anche sviluppare in corso
d'opera. Non possiamo fermarci solo perché
qualcuno non è d'accordo». Più chiaro di
così. Decisionista, il Chisso. E' il modo
più sicuro per far alzare
un muro di sbarramento. Tav insegna. O non sarà poi proprio questo che qualcuno cerca?
Intanto, di altre strade, ferme da decenni aspettando
l'autostrada, non si parla più.
Toni Sirena
Corriere delle Alpi 08.03.2007 Il prolungamento dell’A27 «L’autostrada? Meglio verso Cortina» La proposta dei
presidente della Cm Centro Cadore Da Deppo: «Puntiamo verso nord» «Più efficace, economica e semplice rispetto a un tracciato in gran parte in galleria» Cadore.
«Sì al
proseguimento
dell'A27 verso i nostri territori,
ma a questo punto con un po' più di coraggio: ovvero non per un collegamento con l'A23, difficoltoso e abbastanza
inutile, ma direttamente sino alle
porte di Cortina». Il
presidente
della Comunità montana del Centro Cadore, Flaminio Da Deppo, rende pubblica la sua posizione
sul dibattito in corso sul prolungamento dell'autostrada. La
sua idea farà sgranare gli occhi a più
di qualcuno, ma Da Deppo motiva in maniera circostanziata la proposta. «Partiamo»,
spiega, «dal benestare dei
sindaci del Cadore centrale al proseguimento dell'A27
almeno sino a Rivalgo, così non si
dirà che siamo rimasti in pochi amministratori pubblici ancora a nicchiare.
Dopo di che, però, non si guardi a est, verso Carnia e Tarvisio, bensì a nord, verso Cortina,
attraverso la Valboite. Mi sembra
un'ipotesi più coraggiosa, oltre
che più logica,
pratica e percorribile». Quanto
ai motivi: «Primo, giungendo
sino a Rivalgo e sterzando a nord-ovest,
si risparmierebbe uno scempio
nei confronti di piccoli paesi come
Caralte. Secondo, l'arteria
risolverebbe una volta per tutte i problemi di traffico
della Macchietto-Venas e della
statale 51, se permettete ben più
congestionata di automezzi (specie nei
periodi turistici) rispetto al resto
della viabilità cadorina. Terzo, verrebbe
messa a tacere qualsiasi necessità di
circonvallazione in Val Boite. Quarto,
sia inserita parallelamente a tale opera
la ferrovia Calalzo-Cortina, quella sì da far scendere al
più presto verso Dobbiaco. Quanto a
Cortina, beneficerebbe
alla grande della
nuova opera
viaria». Come? «L'autostrada
fino alle porte dell'Ampezzano», insiste
Da Deppo, «e sottolineo
"fino alle porte" e non oltre per
il momento (per
ovvi motivi ambientali),
sarebbe il migliore
viatico in.
vista della candidatura
ai campionati mondiali
di sci 2013, un'opera da leggere nell'ambito di una Valorizzazione e riqualificazione
generali dell'area, compreso il rinnovamento degli impianti di risalita. In secondo
luogo, faciliterebbe l'avvicinamento
alla conca da parte dei turisti, compresi-
gli stranieri dei vari pacchetti "Venezia-Dolomiti".
Certo, ci vuole po' di coraggio a
intraprendere un'opera del genere, ma
una cosa simile è stata attuata in Val
d'Aosta, dove si è scelto di portare
l'autostrada sino alle porte di Courmayeur». Si rende conto che la sua ipotesi potrebbe suscitare sorpresa
e parecchi dissensi,
a cominciare dall'Altobellunese? «E
perché? Garantisco che i sindaci del Centro Cadore vedrebbero di buon occhio l'operazione
A27 verso Cortina e
lo stesso mi sento di poteraffermare per gli amministratori
del Comelico-Sappada. Per non parlare di quei sindaci della Val Boite che stanno già
manifestando entusiasmo nei confronti dell'idea di prolungamento dell'autostrada. Così
il sindaco di Longarone potrebbe incassare a riguardo
un unanime consenso, da nord a sud...
Visto inoltre che sul tema-autostrada
si sta ragionando per singoli tratti, della
serie "intanto arriviamo fino a...
poi vedremo...", allora dico: che c'è
di meglio che puntare seriamente verso
nord? Intanto, arriviamo alle soglie di
Cortina, magari in un giorno neanche
troppo lontano riusciremo a
ottenere un vero e proprio sfondamento
ancor più in direzione-nord». E il
collegamento con l'A23? «Inutile,
difficile da realizzare e probabilmente inattuabile. Perché industrie e viaggiatori
del Veneto dovrebbero avventurarsi su un'A27 in gran parte in galleria nell'Altobellunese,
quando l'accesso diretto all'A23 resta tutto sommato piuttosto comodo, in
pianura? Inoltre: ci si rende
conto che la stessa A23 non conduce in realtà a nord bensì
a est? A meno che qualcuno
non confonda Villach con Monaco di Baviera, l'Austria più orientale e la Slovenia
con la Germania e il Nord Europa.
Solo una
decisa opzione
per un'A27 verso Cortina
confermerebbe lo spirito della vecchia idea della Venezia-Monaco,
in direzione
sud-nord...
Ultimo aspetto, ma
non meno importante: in Carnia il collegamento tra A27 e A23 non è gradito e d'altronde
(motivi ambientali a parte)
perché dovrebbe esserlo, visto che quell'area può già contare sull'A23 per scendere
verso la pianura? Lo stesso
presidente del Friuli Venezia Giulia, IIly, con il tempo sembra farsi sempre più
cauto, non volendo scontentare una discreta fetta della popolazione». In conclusione? «Prendiamo coraggio
e puntiamo verso Val Boite e Cortina,
con 1'A27: una scelta logica e
razionale, oltre che più economica e
più semplice anche dal punto di vista
tecnico-logistico, rispetto a un collegamento
A27-A23 destinato a correre in buona parte in galleria.
In Centro Cadore non siamo disposti a
subire scelte, ma siamo disponibili a discutere
su qualsiasi ipotesi concordata, che
venga però incontro pure alle esigenze
della viabilità generale dell'Altobellunese
e permetta di ragionare sul suo
sviluppo».
Corriere delle Alpi 07.03.2007 Autostrada. Paniz
bacchetta i
soliti incerti Si dice sorpreso delle dichiarazioni «di coloro che, avendo incarichi istituzionali, dovrebbero esser ben felici che qualcuno si prenda l'onere anche finanziario di incentivare la prosecuzione dell'autostrada verso il Cadore», dice Maurizio Paniz che continua «e che invece continuano ad alimentare solo il partito del "no". Anzichè lamentarsi e individuare i soliti "se" e i soliti "ma", farebbero bene a ringraziare la Regione che ha impegnato le proprie risorse verso il Bellunese per favorire la realizzazione rapida dell'opera in anticipo rispetto ai mondiali di sci di Cortina 2013».
Corriere delle Alpi 07.03.2007 «Sì ma non a scatola chiusa» I sindaci di Sappada, Santo Stefano e Comelico puntualizzano «Noi non l'avremo in casa, ma l'impatto
ambientale sia minimo» Comelico/Sappada. Sorpresa in Comelico e a Sappada:
tutti vogliono l'allungamento dell'autostrada ed il collegamento tra A27 e A23. Forse anche perché non
insisterà su quel territorio... Il sindaco
di Sappada, Gianluca Piller Roner,
anch'egli presente alla riunione
dell'altra sera e firmatario del "sì" all'autostrada,
spiega le sue ragioni. «Quella dell'altra
sera è stata una riunione utile, che
va nella direzione di una cooperazione
tra i sindaci. Sì all'autostrada, certo; ma l'importante è valutare
nel dettaglio il percorso e non
"abbandonare" i sindaci ed i comuni sui quali
insisterà l'opera. Non
abbandonarli nel senso che bisogna
creare le condizioni, sia ambientali
e sia di viabilità locale, perché l'autostrada diventi un'opportunità». Insomma niente progetti calati dall'alto. «Al momento nessuno conosce bene nè il percorso e nè dove saranno gli svincoli. Credo che l'importante sarà proprio la definizione di questi due aspetti. Dobbiamo dare ai sindaci garanzie del minimo impatto ambientale». Dal punto di vista turistico lei ritiene
che Sappada avrà più possibilità se
questo progetto andrà avanti? «Io
credo di sì», dice il sindaco, «non
dimentichiamoci che andremmo a
collegarci ad un
"corridoio" sempre più importante, quello che viene dall'Est Europa
e dalla Germania. Per il Comelico, poi, significherebbe avere l'autostrada
a pochi minuti... senza avere di fatto
l'autostrada in casa. E' estremamente
chiaro che non si può chiudere la
porta in faccia a questo grande
progetto», precisa Piller Roner, «ma
neanche accettarlo a scatola chiusa». Sulla stessa lunghezza d'onda il sindaco
di San Pietro, Silvano Pontil
Scala. «Siamo favorevoli sia per i tanti che dal Comelico vanno fino a Longarone
a lavorare ogni giorno e sia per le
possibilità di sviluppo che l'autostrada potrebbe portare. Non dimentichiamo
che ridurre le distanze dai centri dei servizi e amministrativi
favorirà anche chi decide di vivere
in montagna. La provincia deve
diventare più piccola. Dire no a
questo progetto non si può. Naturalmente vanno potenziate anche le vie
ordinarie. Ma questo è un lavoro che bisogna
fare senza dimenticare che potremmo utilizzare come volano per risolvere
alcuni problemi anche i possibili mondiali di
Cortina». Anche il sindaco di Santo
Stefano, Silver De Zolt, non ha
esitazioni. «L'autostrada? Un sì
quasi incondizionato. E' chiaro però che, prioritariamente,
il sì all'autostrada richiede che si
risolvano gli annosi problemi della
viabilità ordinaria. Anzi, l'autostrada
deve essere l'opportunità per fare
alcune cose improrogabili. In primis
la galleria del Comelico ed il tratto
stradale che dalla galleria porta a Santo Stefano. Si tratta di
opere urgenti e necessarie». Torniamo all'autostrada; dove preferirebbe
lo svincolo? «Di questo non si è
parlato. Appare chiaro che le terre alte
da Cortina a Sappada avrebbero
bisogno di una uscita il più funzionale
possibile. Ma non ho la minima idea.
Tutto questo bisognerà verificarlo e
concordarlo. Ma l'altra sera ho visto
davvero un bel clima e spero che
questa volta possa essere quella buona».
Il Gazzettino 07.03.2007 Prolungamento A27 Paniz contro il "partito dei no" «Così non aiutate l'ambiente» Pieve di Cadore La possibilità di un prolungamento della A27 non registra solo assensi e dissensi tra i rappresentanti degli enti locali interessati, ma anche forti prese di posizione di fronte a quest'ultimi. Non si fa attendere quello dell'onorevole Maurizio Paniz, che ha consensato in un comunicato il suo pensiero. «Leggo con sorpresa e con dispiacere - esordisce l'avvocato esponente di Forza Italia - le dichiarazioni di coloro che, avendo incarichi istituzionali, dovrebbero essere ben felici che qualcuno si prenda l'onere, anche finanziario, di incentivare la prosecuzione dell'autostrada verso il Cadore e che invece continuano ad alimentare solo il partito del "no", come è d'abitudine. Il Cadore ha bisogno di tutte le iniziative utili per favorire la propria crescita turistica: fra queste anche l'autostrada verso Lorenzago e la Carnia, che eviterà le code di ogni fine settimana senza penalizzare l'ambiente, totalmente protetto da lunghi tratti in galleria, come i progetti hanno ben evidenziato. Anziché lamentarsi e individuare i soliti "se" e i soliti "ma", farebbero bene a ringraziare la Regione Veneto che ha impegnato, una volta di più, le proprie risorse verso il Bellunese per favorire la realizzazione rapida dell'opera, comunque in anticipo rispetto agli auspicati mondiali di sci di Cortina del 2013, e l'arch. Bortolo Mainardi, il cui studio di fattibilità e di utenza ha convinto, dati alla mano, qualche scetticismo di troppo!».
Corriere delle Alpi 06.03.2007 Ne fanno parte 14 primi cittadini. De Cesaro avverte: «Ma dovranno realizzarla come vogliamo noi» L’autostrada piace ai sindaci E’ nato a Longarone il comitato per il sì al collegamento E la Provincia
attacca la Regione: «Pochi soldi per
le nostre strade» BELLUNO. 14 sindaci
uniti per
l'autostrada. A Longarone è nato
il fronte istituzionale per il sì al
collegamento A27-A23: «Ma sarà come
la vogliamo noi», dice il coordinatore
De Cesero, che lo presenta come fronte
«aperto, non partitico, ma politico».
Intanto Piermario Fop ha organizzato
un incontro a Calalzo tra i sindaci del Cadore
centrale e della Carnia per discutere insieme
dell'ipotesi di collegamento. Sempre in tema
di viabilità, la Provinicia ha attaccato
la Regione: «Belluno ancora una volta
è stata penalizzata dalla Regione, che
non ha rispettato il parametro dell'estensione stradale. Ci hanno
riservato 40 milioni in meno del
dovuto».
La viabilità
del futuro Ieri il primo
incontro a Longarone. De Cesero: «Prima di tutto siamo i tutori del nostro
territorio. Tra poco si muoveranno anche i cittadini» E’ nato il comitato pro-autostrada E' formato da 14 sindaci: «Ma dovranno realizzarla come vogliamo o
noi» di Enrico Costa Longarone. 14 sindaci
uniti per l'autostrada. In municipio
di Longarone è nato il fronte
istituzionale per il sì al collegamento A27-A23. De Cesero, il coordinatore, lo
presenta come fronte «aperto, non partitico, ma politico». Scontata l'adesione dei 13 invitati,
ma si aggiunge anche Ponte. Tra i fautori dell'autostrada
interregionale che guarda a
est ci sono sindaci di comuni che saranno attraversati da
tunnel o viadotti, come Longarone,
ma anche sindaci interessati
dalle propaggini che l'autostrada promette,
ovvero il potenziamento della
viabilità nelle valli. C'è Cibiana, ad esempio. De Zordo
è il primo a uscire dalla
sala del nuovo comitato e conferma: «Nessuna preclusione all'autostrada, ma vogliamo
vedere come sarà realizzata.
Sono da valutare l'impatto ambientale e le uscite. La nostra speranza è che l'autostrada
porti alla Macchietto-Venas e quindi al ponte di Cibiana». Gli altri «pettini» attesi
sono la galleria Santo Stefano-Comelico
Superiore e la direttrice della Val Boite. Per quanto riguarda la variante di
Longarone, De Cesero stoppa
tutto: «Se va avanti l'autostrada la
variante non si fa». Nella lista degli invitati non
ci sono Calalzo e Pieve di Cadore.
De Cesero glissa sul punto e rilancia sul fronte popolare che dovrebbe aggiungersi
a quello istituzionale. «Tra una ventina di giorni ci sarà un'iniziativa che parte dalla
gente, vedrete», annuncia, «sono stato
invitato a prenderne parte». L'obiettivo non è solo l'autostrada,
ma l'autostrada «come vogliamo noi».
I sindaci con la loro iniziativa non
sottoscrivono nessun progetto. Pochi
rimandi agli studi di fattibilità
presentati sabato da Chisso e firmati
da Bortolo Mainardi, già commissario straordinario
per le grandi opere del Nord Est. «Siamo
prima di tutto i tutori del nostro
territorio», spiega il sindaco di Longarone. I comuni si sono ritrovati uniti, dunque, anche per una sorta di mutuo
soccorso da
giocare nei
prossimi sviluppi del progetto:
«Nel prossimo incontro parleremo dei vincoli che vogliamo porre alle scelte progettuali». La parte alta della provincia
conta nel comitato pro-autostrada
anche Santo Stefano, Comelico Superiore, San Pietro,
Sappada, Vodo, Valle. Da Lorenzago Mario
Tremonti è «favorevolissimo all'idea
del collegamento al Friuli», ma «devo
capire dove sarà lo svincolo, perché mi sarebbe difficile dare l'ok se
fosse in mezzo alla valle Cridola». Nel Longaronese il fronte conta anche su Ospitale, Soverzene
e Castellavazzo. Roccon, in particolare, sottolinea che il fronte «va al di là degli schieramenti».
Ponte nelle Alpi
ha già l'autostrada, ma il sindaco De Pasqual ieri ha partecipato
sia perché interessato alla Cadola-Belluno, «un'opera collaterale da finanziare»,
sia perché il capogruppo Udeur alla Camera e membro della commissione
trasporti, Fabris, è «un fautore dell'autostrada». Viabilità in Cadore Il progetto-autostrada in primo piano Fop ha l'impressione netta «che
si voglia dare alla vicenda un'accelerazione
inopportuna» «Confrontandoci serenamente forse
troveremo delle soluzioni meno
invasive e lo stesso valide» «Ragioniamo insieme sul prolungamento» Il sindaco di Calalzo chiama a raccolta i
colleghi del comprensorio e camici Calalzo. «Un incontro a Calalzo tra
i sindaci del Cadore centrale e della
Carnia per discutere insieme
dell'ipotesi di collegamento tra le
autostrade A27 e A23 nei nostri territori». L'iniziativa transprovinciale,
mai attuata prima, proviene dal
sindaco del paese centrocadorino Piermario
Fop, e mira a riunire venerdì 16
marzo gli amministratori pubblici locali
delle due regioni confinanti direttamente
interessati alla grande opera viaria.
«Attualmente assistiamo a un prolungato
dibattito sulla questione», spiega
Fop, «e a un susseguirsi di voci favorevoli
o contrarie all'idea, tutte caratterizzate
da dichiarazioni di impegno "responsabile";
spesso ipocrita, sulla tutela del patrimonio naturale delle nostre vallate.
Adesso pare addirittura esista già una
disponibilità di possibili finanziatori, il quadro in cui viene inserita
l'opera è quello di un'opportunità. di sviluppo economico
dei territori provinciale e cadorino,
di una risoluzione dei loro problemi di viabilità da e verso nord». Ma,
secondo Fop e
non solo, «tali accelerazioni non
sembrano utili per una serena e responsabile
presa di posizione, a scapito di un approfondimento necessario per capire meglio
di cosa stiamo parlando: urge invece svolgere ragionamenti che vadano oltre
l'opera in sé e che si rivelino occasioni di riflessione su quale sviluppo
vogliamo per le nostre terre». Ma che
genere di approfondimento? «Non solo
tra i soggetti che finora si sono espressi
con tanta assiduità sui media», puntualizza
Fop, «ma soprattutto tra i sindaci
del Centro Cadore, che vedono interessati
i loro Comuni dalla grande struttura viaria, e tra i sindaci della Carnia, coinvolti
ancor più nel passaggio dell'autostrada. Non mi sembra infatti corretto
che primi cittadini e amministratori di vallate.
vicine, non toccate direttamente dal passaggio della grande arteria, si
incontrino tra loro per esprimere, mi sembra,
posizioni condivise di sostegno al progetto
di prolungamento, chiedendo addirittura in cambio interventi sul proprio
territorio, oltre che anticipando valutazioni
che spetterebbero prima a chi si
troverebbe a fare i conti con i maggiori
danni dalla realizzazione dell'opera». Da
qui la decisione di indire urgentemente l'incontro del 16. «La riunione»,
anticipa Fop, «non intende creare un "fronte del
no" in alternativa a quella "del sì" del
sindaco di Longarone, ma piuttosto per capire: sono sicuro che confrontandoci
tra amministratori riusciremo a sviluppare ragionamenti condivisi e tali
da rivelare una portata maggiore di un semplice
"sì" o "no" all'autostrada. Ecco che anzi
l'autostrada stessa, da problema, potrebbe
diventare occasione utile per conoscerci
e sviluppare progetti tra vallate adiacenti,
che insieme potrebbero costituire un
fronte condiviso per un modello di sviluppo che forse non necessita di una
viabilità troppo invasiva». Andrea
Bressan LA CM ORGANIZZA UNA SERIE DI INCONTRI «A27-A23: quello dell'impatto ambientale non è
il solo problema che c'è da affrontare» CADORE. Anche la Comunità
montana si mobilita sul tema-autostrada,
promovendo una serie di incontri di approfondimento. "Trasformazione del
clima e suo influsso su paesaggio e turismo", "Scenari
energetici e di trasporto per i primi
50 anni degli anni 2000",
"Come si delinea una valutazione
di impatto ambientale" sono
alcuni dei temi che saranno presto affrontati in una serie di conferenze organizzate dalla Cm, «per contribuire
alla discussione in corso sul
collegamento A27-A23: si tratta di
argomenti sino a oggi toccati solo
marginalmente», viene precisato, «ma
che sono di fondamentale
importanza per delineare il quadro
di insieme che potrebbe crearsi da adesso a tra circa 15-20 anni, quando l'ipotetica
autostrada dovrebbe entrare
in funzione». Il primo tema, "La trasformazione del clima...", sarà
affrontato il 21 0 22
aprile in un incontro pubblico da Luca
Mercalli, presidente della Società
Meteorologica Italiana; gli altri due argomenti
verranno sviluppati in altrettanti
incontri in fase di organizzazione, sempre
aperti al pubblico, che si terranno subito
prima o poco dopo. «Il problema, infatti», si insiste, «non è quello se l'autostrada
serva adesso ma se servirà tra 15-20
anni, quando, dopo infiniti disagi
dovuti a motivi logistici e operativi, verrà,
forse, completata. Ci stiamo dunque domandando come saranno Cadore e Provincia
di Belluno a quell'epoca; e come
diventeranno durante i 20 anni di
attesa del completamento della infrastruttura.
Siamo proprio sicuri che si attuerà
con certezza il miglioramento della
viabilità ordinaria su cui confidiamo
molto? E siamo convinti che il Cadore
e la sua politica di sviluppo debbano
passare attraverso la
"scorciatoia" dell'autostrada?».
(a.b.)
Il Sole 24 ore 06.03.2007 Autostrade. Lite sul collegamento tra la A23 e la A27 Braccio di ferro Veneto-Friuli Elena Ragusin CORTINA D'AMPEZZO. Dal nostro inviato La Regione
Veneto rompe gli indugi e si impegna a
realizzare subito la tratta di sua
competenza del collegamento autostradale
tra l'A27
che da Mestre attualmente si snoda
sino a Longarone e la A23, che collega
il Friuli con il confine austriaco. L'annuncio a
sorpresa è stato dato dall'assessore
veneto alla Viabilità Renato Chisso,
proprio all'indomani dalle
dichiarazioni del presidente della Giunta
regionale del Friuli Venezia Giulia
Riccardo Illy, che nello scorso fine
settimana incontrando i sindaci dei
Comuni della Carnia interessati al troncone friulano
dell'infrastruttura che rientra
nell'ambito delle "bretelle"
del Corridoio 5, aveva dichiarato che probabilmente la Regione si
orienterà per una soluzione che preveda non
un'autostrada bensì una superstrada Quella del
Veneto è stata dunque una risposo a
stretto giro di posta, che imprime
una forte accelerazione al progetto
relativo al tronco A:22 km di nuova
autostrada del tracciato che va da Pian
di Vedoia (alle porte di Longarone) a
Caralte, nei pressi di Tai di Cadore
in direzione Cortina d'Ampezzo, per
cui si prevede un investimento di 900
milioni di curo e introiti previsti di pedaggi
tra i 31 ai
37 milioni
di euro l'anno.
Un tratto autostradale, ha spiegato
l'assessore Chisso, Me
non ha
bisogno di intervento
pubblico ma è in grado di sostenersi
con un'operazione di project financing.
Il bando di gara, secondo l'assessore
potrebbe essere lanciato entro
dicembre con l'obiettivo di
realizzare questo tratto di autostrada
entro quattro anni. Il progetto è
fortemente sostenuto dagli industriali
veneti che già da tempo avevano
avanzato la disponibilità a
impegnarsi nel project financing.
Qualcosa però potrebbe cambiare, se la Regione Friuli Venezia Giulia dove,
rivedere i suoi orientamenti menti
decidendo di realizzare nel suo
territorio non una tratta autostradale (che potrebbe essere
data in concessione) bensì una superstrada.
Il Gazzettino 06.03.2007 Ieri a Longarone il vertice dei primi cittadini intenzionati ad attivarsi per contribuire alla realizzazione del prolungamento della A27: «Importante la collaborazione tra enti» Autostrada, 14 sindaci nel comitato per il sì Incontri sul territorio per definire le soluzioni progettuali migliori. Assindustria "boccia" l'ipotesi superstrada: «Irrealizzabile» Longarone Una compatta dichiarazione d'intenti ha tenuto a battesimo ieri a Longarone il primo tavolo del Comitato istituzionale che vuole reggere alto il vessillo del sì al prolungamento della A27. Erano presenti i primi cittadini della stessa Longarone e di tutta la parte alta della provincia interessata dalle grandi manovre: Soverzene, Castellavazzo, Ospitale, Perarolo, Valle, Vodo, Cibiana, Santo Stefano, Comelico Superiore, Lorenzago, San Pietro e Sappada. L'incontro ha permesso di stabilire quali saranno le linee guida del tavolo nel futuro prossimo, ma ha evidenziato soprattutto la compattezza dei presenti nel voler affrontare le problematiche singole e comuni che, inevitabilmente, sorgeranno quando sarà fatta una precisa scelta progettuale. «Vogliamo muoverci in totale sincronia -ha affermato Luigi De Cesero, sindaco di Longarone e portavoce del Comitato- perchè fare squadra è l'unico modo per ottenere risultati importanti. Il problema di un territorio dovrà essere il problema di tutti e con questo spirito si potranno raggiungere grandi traguardi». Punto focale dell'incontro, la necessità di tenere alta l'attenzione anche sulla viabilità complementare di ogni area, dalla quale non si può prescindere, anche ragionando in un'ottica più ampia. «Da parte nostra -ha precisato ancora De Cesero- vogliamo farci tutori dei nostri territori senza accettare ciò che ci verrà proposto dall'alto, ma chiedendo un serio confronto perchè la collaborazione fra enti è fondamentale». Il prossimo incontro è fissato per la fine del mese. Intanto Assindustria boccia l'ipotesi superstrada: «Rischia di essere finanziata solo con soldi pubblici e quindi è difficilmente realizzabile». R. Padrin
Il Gazzettino 06.03.2007 «Sì alla A27, ma saremo i tutori del territorio» I sindaci si propongono come sentinelle per garantire la compatibilità del progetto con la percorrenza complementare È composto da 14 sindaci della parte alta della provincia il Comitato istituzionale per il fronte del sì al prolungamento della A27, che ha avuto il suo battesimo ieri nella sede municipale di Longarone. Promotore e coordinatore dell'iniziativa lo stesso sindaco di Longarone, Pierluigi De Cesero, che ha chiamato attorno a sè i primi cittadini di Soverzene, Castellavazzo, Ospitale, Perarolo, Valle, Vodo, Cibiana, Santo Stefano, Comelico Superiore, Lorenzago, San Pietro e Sappada, cui si è aggiunto anche il sindaco di Ponte nelle Alpi. Un incontro molto importante che ha messo in luce unità di intenti gettando le basi per il futuro. Alla fine De Cesero si è fatto portavoce del pensiero di tutti i presenti favorevoli al prolungamento dell'autostrada, a patto di poter garantire in fase progettuale la piena tutela del territorio in base a esigenze non solo di tipo ambientale. «Il Comitato -ha sottolineato De Cesero- è compatto e favorevole alla soluzione autostradale purchè il progetto venga condiviso anche dagli stessi sindaci che conoscono da vicino le problematiche e le esigenze del territorio. Fondamentale sarà anche che le scelte progettuali tengano conto della viabilità complementare di ogni singola area. E mi riferisco ai progetti della direttrice della Val Boite, della Macchietto-Venas, della galleria di Comelico Superiore e di Santo Stefano, della Cadola-Belluno e del ponte di Soverzene. Strade e interventi da cui non si può prescinere in fase progettuale. Tutto ciò è emerso da questo primo incontro. A questo punto ogni sindaco avrà il compito di fare le proprie valutazioni portandole a un successivo incontro fissato per la fine del mese. È la prima volta che si forma un gruppo istituzionale così forte, che auspichiamo possa ampliarsi a livello istituzionale. Tengo a precisare che non si tratta di un gruppo partitico, ma semplicemente politico». Sul tema autostrada, De Cesero conferma anche il sostegno della gente comune. «Ho già incontrato diverse persone e gruppi spontanei pronti a dar vita a iniziative di sostegno che quanto prima potremo toccare concretamente con mano. Da parte nostra garantiamo di farci tutori dei nostri territori non accettando un progetto calato dall'alto, ma chiedendo il confronto con Regione Veneto e Ministero delle Infrastrutture cui spetteranno le scelte progettuali». Sulle singole problematiche De Cesero conferma compattezza: «Ci sarà anche un confronto interno. Se ad esempio c'è un problema in un territorio, dovremo cercare una soluzione alternativa sostenendola tutti insieme. Con questo spirito ci muoveremo e con grande soddisfazione posso assicurare che tutti i primi cittadini presenti hanno dato la loro disponibilità a operare in questo modo. Finalmente facciamo squadra e questo è un segnale fondamentale per ottenere un risultato importante». Roberto Padrin
Il Gazzettino 06.03.2007 Assindustria Belluno «La superstrada escluderebbe il privato e quindi i capitali» «È preferibile l'autostrada alla superstrada. La prima soluzione, infatti, garantisce l'intervento dei privati e dunque la realizzazione in tempi brevi; l seconda rischia di essere una soluzione finanziata solo con soldi pubblici e, dunque, difficilmente realizzabile». Così Valentino Vascellari, presidente di Assindustria Belluno, sulle dichiarazioni del presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, che venerdì, nel corso di un incontro con gli amministratori della Carnia, aveva detto di "pensare a una superstrada" per il collegamento A27-A23. «Da un punto di vista tecnico - spiega Vascellari - credo che la differenza tra autostrada e superstrada non sia poi molta. Ma c'è una differenza sostanziale che non si può ignorare: la superstrada non ha pedaggio, mentre l'autostrada sì. L'autostrada, dunque, garantisce degli introiti che sono appetibili per gli investitori privati. La superstrada, non prevedendo pedaggio, questi introiti non li garantisce e, dunque, è difficile pensare che dei privati siano disposti a investire le loro risorse in essa. Per la superstrada è logico supporre che i finanziamenti sarebbero esclusivamente pubblici. Logico supporre, di conseguenza, che i tempi di realizzazione dell'opera si allungherebbero notevolmente. Temo che se pensiamo alla soluzione superstrada - prosegue Vascellari - tra 40 o 50 anni saremo ancora qui senza collegamento A27-A23. In ogni caso è fondamentale trovare un accordo con il Friuli». Sabato, nel corso di un incontro al Genio Civile di Belluno, l'assessore regionale veneto alla viabilità, Renato Chisso, aveva annunciato l'intenzione di procedere subito alla realizzazione del primo tronco dei tre ipotizzati per il collegamento fra Pian di Vedoia e Tolmezzo, quello fino a Caralte. «Benissimo - commenta Vascellari - L'importante è iniziare e che questo sia solo il primo passo dell'intera opera». Ilario Tancon
Il Gazzettino 06.03.2007 «Per salvare la montagna ci vogliono collegamenti veloci» «Al di là della diatribe, su questioni di lana caprina, è importante che le zone di montagna dispongano a fondovalle di arterie di collegamento scorrevoli e sicure, come possono essere le autostrade, e che l'interno sia lasciato integro, dal punto di vista ambientale, per la fruzione dei turisti e delle popolazioni locali». Per Guido De Zordo, sindaco di Cibiana, paese fortemente penalizzato dalla morfologia e dalla logistica, potrebbero bastare delle superstrade, ma chiaramente i finanziamenti per questo tipo di intervento non ci sono; bisogna quindi affidarsi alla soluzione più radicale, quella dell'autostrada, per la cui realizzazione è più facile trovare le disponibilità del privato. «Se è vero, come si sente predicare da tutti i pulpiti, che la montagna va salvata soprattutto per i giovani che vogliono restarci, non si capisce come mai si debba negare il ruolo fondamentale dei collegamenti veloci che avvicinano la pianura alla montagna e facilitano gli insediamenti produttivi tra le valli e sotto montagne dai nomi famosi. Vedo inoltre - ha detto De Zordo -, che il Cadore è incuneato tra due regioni a statuto speciale che hanno posto la tutela ambientale al vertice ma che di autostrade, di superstrade e di circonvallazioni ne hanno a iosa per cui credo che il collegamento autostradale non debba essere considerato un nemico, e solo un nemico, dell'economia e della attitudine alla trasformazione, come si sostiene quando si delineano i modelli dello sviluppo futuro, ma uno stimolo vigoroso a cambiare e ad agire».E a proposito degli scenari turistici che si stanno aprendo sul Cadore, De Zordo ha parlato della forte incidenza dei mercati dell'est, con turisti sempre più presenti nei paesi che si sono sforzati di correre con i tempi e di dotarsi di infrastrutture adeguate: «Le strade sono chiamate arterie proprio perchè trasportano linfa vitale e mettono in collegamento organismi diversi e lontani: dovremmo dire di no a questa ennesima possibilità offerta al Cadore di togliersi dall'isolamento? So che qualche collega sindaco teme che il proprio paese venga "tagliato fuori", ma si tratta di far valere, in sede di progettazione e quindi ben avanti rispetto ai nostri discorsi attuali, diritti che nessuno potrà negare puntando a realizzare le uscite in corrispondenza con i nostri paesi, almeno quelli più importanti». Bortolo De Vido
Il Gazzettino 06.03.2007 «Noi vogliamo preservare il valore storico di Caralte» Autostrada fino a Caralte? No, grazie! La netta contrarietà al progetto arriva proprio dal vice sindaco di Perarolo Pier Luigi Svaluto Ferro, che si fa portavoce del Comune nel quale dovrebbe fermarsi, con un enorme svincolo all'altezza dell'abitato di Caralte, il primo tratto del prolungamento autostradale Pian di Vedoia-Tolmezzo. «Sono rimasto molto stupito nell'apprendere che l'amministrazione comunale di Perarolo sarebbe tra i sostenitori. In realtà abbiamo solo aderito all'incontro di Longarone tra i sindaci interessati, così come parteciperemo a quello convocato dal sindaco di Calalzo, contrario all'opera, ma solo perchè desideriamo vedere e discutere. Se accogliere l'invito del sindaco di Longarone significa essere favorevoli, allora si parte col piede sbagliato. Non ci siamo pronunciati sul progetto, visto che non abbiamo visto nulla di concreto, ma penso sia intanto opportuno fare un serio ragionamento sul futuro del nostro territorio. Nessuna posizione preconcetta, nessun no pregiudiziale, ma vogliamo sapere cosa lasceremo ai nostri figli e nipoti. Vogliamo distruggere un territorio dal forte valore storico e ambientale come Caralte, disgregare una comunità locale, dire ai suoi abitanti di fare le valigie? Vorrei ricordare che il mio comune ha già pagato un prezzo altissimo alla nuova viabilità da Longarone a Tai, non ancora finita e per il miglioramento della quale a tutt'oggi stiamo ancora lottando, quella nuova strada che doveva essere il fiore all'occhiello del Cadore e della quale ora si vedono i gravi limiti, nonché i danni, dovuti a una pianificazione errata in partenza, fatta con progetti di larga massima sui quali dare un assenso. Se Longarone o la valle del Boite hanno gravi problemi, non è incrementando il traffico che si risolvono, e nemmeno si possono spostare un po' più a nord o un po' più a sud, ma vanno affrontati in loco. Dobbiamo guardarci bene - conclude Svaluto Ferro - da un ragionamento campanilistico, dall'essere contrari o favorevoli a seconda che l'autostrada passi nel proprio comune o in quello accanto. Nessuna contrarietà verso nuove infrastrutture, purchè si trovino soluzioni adeguate al territorio. Aspettiamo delucidazioni, ma certamente non potremo subire passivamente la distruzione del nostro territorio". Gianluca Zandanel
Il Gazzettino 06.03.2007 Con il dibattito sempre più incandescente... Con il dibattito sempre più incandescente sul prolungamento autostradale A27-A23, la Provincia si appresta ad incontrare gli Enti locali e le associazioni socio-economiche e culturali della provincia, per definire quali saranno le grandi scelte da inserire nel Piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp). Approvato in questi giorni il documento preliminare, col quale si determinano gli indirizzi sui quali si intende costruire l'assetto urbanistico, e quindi la crescita economica e sociale della provincia nei prossimi vent'anni, ora si apre la fase delle consultazioni col territorio. Tre i filoni di lavoro: ruolo della provincia, settore produttivo e infrastrutture. Tutto sarà filtrato attraverso un dei piani di valutazione ambientale strategica e uno cosiddetto di perequazione che distribuisca armonicamente la crescita sul territorio. Entro la metà del mese arriverà anche l'assessore regionale Renzo Marangon per illustrare ai Comuni i criteri dei Pati (Piani di assetto intercomunale), strumenti ritenuti più idonei alla programmazione rispetto ai singoli Pat comunali e per questo sostenuti con finanziamenti regionali. «Si tratta di una fase epocale per l'urbanistica - ha detto l'assessore provinciale Irma Visalli - che vede Regione, Province e Comuni elaborare contemporaneamente i nuovi piani urbanistici in forza della legge regionale 11/04». Una "congiunzione" che dovrebbe dare buoni frutti, permettendo a Belluno di rivendicare la sua natura interamente alpina e quindi di specificità rispetto al Veneto. Una delle grandi questioni da affrontare sarà proprio il prolungamento dell'autostrada attraverso il Centro Cadore e la Carnia. E non sarà una scelta "strategica" facile visto che il territorio si divide ampiamente tra favorevoli e contrari. La grande novità, tuttavia, sarà costituita dal passaggio delle competenze urbanistiche alla Provincia che, una volta approvato il Ptcp, si sostituirà alla Regione nell'approvazione dei Piani regolatori comunali oggi denominati Pat (Piani di assetto territoriale) e dei Pati per quei comuni che scelgono di avvalersi di un Piano intercomunale. Tra gli indirizzi contenuti nel preliminare vi è anche quello, come già anticipato dal Gazzettino, di limitare la costruzione dei seconde case per i non residenti. «In questa prima fase - ha concluso la Visalli - siamo chiamati a condividere gli obiettivi, successivamente si arriverà alla definizione del Piano. È chiaro che sulle posizioni diverse si discuterà, ma alla fine le decisioni andranno prese».
Il Gazzettino 05.03.007 Collegamento A27-A23, facciamo chiarezzaPresto un convegno su pro e contro del collegamento tra A23 e A27. Lo auspica il consigliere di minoranza Luca De Carlo, che a tal proposito annuncia la presentazione negli uffici comunali calaltini di una mozione affinché dell'organizzazione dell'evento si faccia promotore il comune stesso.Secondo De Carlo è fondamentale «fare chiarezza su quali siano, al di là di prese di posizioni ideologiche, i motivi che spingono alcuni a sostenere il progetto e taluni altri ad osteggiarlo».Il consigliere vede efficace un incontro se partecipano «la Provincia, le Comunità Montane ed i Comuni interessati al progetto, cosi come le varie categorie produttive, le pro loco e naturalmente i comitati a favore ed anche quelli contro tale opera».Oltre a rappresentare ottima occasione di dibattito, l'incontro avrà lo scopo d'informare i cittadini: «Si potrebbe così sapere quale sia il reale grado di conoscenza del progetto da parte della popolazione e quale sia l' orientamento. Su questo tema, a mio avviso, c'è parecchia confusione ed i pareri sono molto discordanti anche in paese più per le prese di posizione a priori che a seguito di opportuna consapevolezza. Personalmente - conclude - sono convinto che la crisi che la montagna sta vivendo imponga la massima attenzione verso qualsiasi possibilità di sviluppo anche a medio lungo termine fermo restando la tutela del nostro territorio per cui ogni approfondimento risulta di massima importanza». Eleonora Riva
Corriere
delle Alpi 04.03.2007 L'assessore regionale Chisso convinto: «Con il project financing si può partire entro l'anno». Servono 900 milioni «L’A27 subito a Caralte» Presentato lo studio di
Mainardi per il collegamento con
l'A23 Nel piano di Veneto Strade c'è anche il ponte
di S. Pietro in Campo ma tra le opere non
immediate BELLUNO. Da Pian di Vedoia a Caralte l'autostrada può sostenersi con un project financing la Regione Veneto intende lanciarlo entro fine anno. Le recenti sollecitazioni degli industriali e della politica locale hanno prodotto . l'effetto acceleratore sul progetto per il collegamento tra la A27 e la A23. Dopo il protocollo d'intesa del 2004, firmato dalle Regioni Veneto e Friuli, dall'Anas e dal governo, quell'idea appena abbozzata sulla carta ha preso forma e ieri l'assessore regionale Renato Chisso è salito a Belluno per presentare l'approfondimento di dettaglio dello studio di fattibilità, affidato nel novembre scorso all'architetto Bortolo Mainardi, già commissario straordinario per le grandi opere del Nord Est. Ieri Mainardi ha illustrato il disegno del tracciato, da Pian di Vedoia a Tolmezzo, complessivamente lungo 85 chilometri e sviluppato tutto in sinistra Piave, con sette svincoli. Un percorso che vede il 50 per cento del suo sviluppo in galleria. La viabilità del futuro di Irene Aliprandi «Subito l’autostrada fino
a Caralte» Presentato dalla Regione lo studio di Mainardi per il collegamento tra la A27 e la A23 Il primo tronco si può sostenere in project financing. Chisso: «Si parte entro l’anno» BELLUNO. Da Pian di Vedoia
a Caralte l'autostrada può sostenersi con un project financing
la Regione Veneto intende lanciarlo
entro fine anno. Le recenti
sollecitazioni degli industriali e della politica locale hanno prodotto
l'effetto acceleratore sul progetto per il
collegamento tra la A27 e la A23. Dopo
il protocollo d'intesa del 2004,
firmato dalle Regioni Veneto e
Friuli, dall'Anas e dal governo,
quell'idea appena abbozzata sulla carta
ha preso forma e ieri l'assessore
regionale Renato Chisso è salito a Belluno
per presentare l'approfondimento di
dettaglio dello studio di fattibilità, affidato
nel novembre scorso all'architetto Bortolo Mainardi, già commissario straordinario
per le grandi opere del Nord Est. II progetto. Ieri Mainardi ha
illustrato il disegno del tracciato, da Pian
di Vedoia a Tolmezzo, complessivamente lungo 85 chilometri e sviluppato
tutto in sinistra Piave, con sette
svincoli. II percorso si divide
naturalmente in tre tronconi: il
primo (A) da Pian di Vedoia a Caralte attraverso
la valle del Vajont è lungo 22,7
chilometri, ha due svincoli
(Longarone e Caralte-Pieve di Cadore), 12,2 chilometri in otto
gallerie, 4,3 chilometri su 12 tra
ponti e viadotti e 6,2 chilometri su
sede naturale. A Pieve di Cadore l'innesto con l'Alemagna. II
secondo tronco
(B) va da Caralte ad Andrazza di Forni
di Sopra e si sviluppa per lo più in
galleria, sotto la Cridola, 18,2
chilometri di tunnel su 22,8 in tutto,
con 2 chilometri circa di viadotti, 2,7 in sede naturale e
due svincoli (Lorenzago di Cadore e Forni di Sopra). II terzo tronco (C) collega
Forni con Tolmezzo e dunque
l'autostrada A23. E' il pezzo più lungo con 39,5 chilometri, ma anche
il meno complicato, con 12,3
chilometri in galleria, 0,3 in
viadotto, 27 in sede naturale e tre
svincoli. I costi. Un percorso che
vede il 50 per cento del suo sviluppo
in galleria e un altro 8 per cento su viadotto non può che avere costi
importanti: 40,5 milioni di euro a chilometro,
900 milioni di euro solo per il primo
tronco, oltre 3 miliardi di euro in totale. La stima della mobilità,
contenuta nell'ambito dello studio di Mainardi,
evidenzia però un elemento
fondamentale: la sostenibilità economica
del tronco A attraverso un project
financing, cioè senza necessità di intervento pubblico. II
volume di traffico previsto tra
i12015 e i12020 infatti è pari a
circa 32-38 mila auto al giorno (sempre per il tronco A),
con incassi da pedaggio medi annui
previsti tra i 31 e i 37 milioni di
euro. La realizzazione. Questi
dati dimostrano che, con una concessione autostradale regionale di trent’anni,
il primo tratto di prolungamento autostradale da Pian di Vedova a Caralte
potrebbe essere realizzato praticamente per intero da privati. «Noi abbiamo interesse a farla», dice l'assessore
Chisso, «e la faremo». Chisso - assicura
che questa non è una vaga promessa: la Regione Veneto è in attesa di manifestazioni
di interesse, che considera certe e a breve, tanto
che il bando per il project financing
potrebbe essere lanciato entro fine
anno. Un primo prolungamento dell'autostrada,
fino alle porte del Cadore, è quindi
dietro l'angolo. Le tappe. Da qui in avanti è compito della
politica dettare i tempi: «Inizieremo
subito a dialogare con il territorio, i
sindaci dei Comuni interessati, la
Provincia, gli industriali. Ci sarà
da discutere, un'opera si può sempre
migliorare, ma è inutile ragionare se
farla o non farla», dice Chisso che
non teme eventuali opposizioni, se
limitate. «Veneto, Friuli e Stato
considerano quest'opera strategica, inserita
nel Corridoio 5, ma c'è di più: il
Veneto vuole partire subito con il primo tratto. L'analisi
dei passaggi dimostra che l'opera si
sostiene con una concessione
regionale, si può partire immediatamente. Sarà più difficile trovare
le risorse per completare il collegamento tra le due autostrade,
ma incalzeremo il governo. Nel frattempo però partiamo». Le opere complementari. Mainardi ha ipotizzato anche altre quattro interventi compensativi
del territorio, complementari all'autostrada.
La priorità è la CadolaBelluno
con i trafori di Cadola e del Col Cavalier.
La seconda è la sistemazione della Val
Boite, con il superamento dei centri abitati.
La terza è un'ipotesi decennale e riguarda il collegamento intervallivo
tra il Cadore e l'Austria, attraverso
il traforo del monte Cavallino
direzione Lienz. «L'idea di
un'autostrada è stata bocciata dall'Austria», ricorda
Mainardi, «ma non il collegamento tra le valli, previsto anzi dalla
convenzione delle Alpi». Infine si pensa anche
di poter attivare risorse per l'adeguamento
degli aspetti critici legati
agli svincoli per la Val Cellina e la
Val Zoldana a Longarone. Le Reazioni Il capoluogo è favorevole BELLUNO. Nell'affollata conferenza
stampa di presentazione del progetto,
molti hanno voluto essere presenti, a
partire dai consiglieri regionali Dario
Bond e Gianpaolo Bottacin e, oltre all'assessore
Gamba la giunta comunale era presente in forma
massiccia. «Anche il Comune di
Belluno appoggia il progetto per il
prolungamento dell'autostrada»,
dice il vicesindaco Franco Gidoni,
soddisfatto che già altre
amministrazioni comunali abbiano
preso posizione su questo tema così
importante per lo sviluppo dell'intera
provincia. «Il capoluogo», commenta
Gidoni, «ha il dovere di appoggiare qualsiasi iniziativa che sia utile
alla crescita economica del bellunese. II
prolungamento dell'autostrada è un'opera che
darà respiro a tutta la provincia».
II vicesindaco Franco Gidoni sottolinea
anche l'importanza di fare squadra su questioni importanti
come questa. «Per
realizzare progetti di ampio respiro
che richiedono notevoli risorse economiche», conclude, «è fondamentale
che politici e amministratori superino
le divisione di parte per perseguire
un obiettivo comune. Mi rendo conto
che questa è una considerazione che
si ripete spesso, ma sono altrettanto
certo che solo con l'unità e la chiarezza di intenti si possa finalmente
ottenere quei risultati che i cittadini si
aspettano da tempo».
Corriere del Veneto (Corriere della Sera) 04.03.2007 Tre miliardi per
l'autostrada verso il Friuli L'assessore regionale Chisso spiega il raccordo tra A27 e A13 Belluno –
E’ in arrivo l'autostrada
che proseguirà oltre la barriera di Pian
di Vedova, il cui tracciato porterà verso nord, alleggerendo il traffico sull'Alemagna.
L'opera è strategica e l'intenzione
è di concluderla in tempo per i12013,
quando i mondiali di sci potrebbero
disputarsi a Cortina. Nel 2006 l'assessore regionale alla Mobilità
Renato Chisso ha affidato all'allora
commissario straordinario per la
grandi opere Bortolo Mainardi l'incarico
di preparare uno studio di fattibilità
che ieri è stato presentato a Belluno. Perché
tanta fretta per l'ufficializzazione
di questo lavoro? E' lo stesso Chisso a
spiegare che nell'ultimo periodo si è sentito tirare un po'
troppo per la giacca, sono state molte
le sollecitazioni partite da Belluno
per uno sviluppo della viabilità
verso nord: da quelle di Confindustria, con Montezemolo e Vascellari,
a quelle dei sindaci dell'alto bellunese
a cominciare dal primo cittadino di Longarone De Cesero. Un tempo lo chiamavano
sbocco a nord, oggi è il collegamento
fra le autostrade A27-A23, fra Veneto
e Friuli. E' un'opera strategica,
agganciata funzionalmente al Corridoio' 5,
già inserita nelle legge Obiettivo,
gia riconosciuta strategica anche dal
Governo con il ministro Antonio Di Pietro.
«Come opera strategica ha un suo
sviluppo nel tempo attraverso la realizzazione
per stralci», ha spiegato Mainardi
puntualizzando che strategica
non significa di emergenza anche se, a
fronte di un un'ora e venti minuti impiegati per fare poco più di 40 chilometri
sulla statale di Alemagna, l'emergenza
in realtà è quotidiana. Se per l'intero tracciato Veneto-Friuli
è necessario il finanziamento pubblico
da parte dello Stato, per quanto riguarda il
tronco da Pian di Vedova a Caralte,
ingresso del Cadore, le dinamiche
illustrate ieri aprono un nuovo scenario:
quel tratto di autostrada non ha bisogno
di danaro pubblico, è in grado di
sostenersi con un'operazione di project financing. Servono 900 milioni di
euro per il collegamento dalla barriera
dell'A27 al Cadore. L'opera per il 50%
del tracciato, di 22 chilometri e 700 metri, si svilupperà in galleria.
«Gli industriali dichiarano che sono pronti
a partire, bene lo siamo anche noi -
assicura l'assessore Chisso - ci
hanno lanciato la sfida che noi
accogliamo. Se domani qualcuno viene avanti interessato
al progetto la Regione è pronta ad accoglierlo
e ad accompagnarlo perché abbiamo
superato la fase del farla o non
farla, adesso si va avanti». Chisso ha
ricordato che il presidente del Friuli, Riccardo
IIly, è d'accordo sul progetto di
collegamento, e che nel 2004 a Gorizia
è stato firmato un protocollo d'intesa,
insieme al ministero delle infrastrutture
e trasporti, all'Anas e al Veneto, per
dare avvio allo studio di fattibilità. E' stato l'architetto Mainardi ad illustrare
i risultati dello studio di fattibilità che prevede tre tronchi funzionali per la realizzazione di un tracciato di 85
chilometri totali con sette svincoli per un costo complessivo di tre miliardi di euro.
Per il troncone interamente in territorio veneto ci sono tutti i presupposti
per rendere appetibile il project
financing. C'è una data all'orizzonte
che potrà far accelerare tempi e lavori, il 2013 anno in cui Cortina potrebbe
avere il mondiali di sci alpino. «Se
tutto andrà come auspichiamo sarà
pronta per quell'occasione» ne è certo
Mainardi. Quanto alla risorse è lo stesso
Chisso a non avere dubbi: «Attorno al
Veneto si stanno concentrando
interessi da tutta Europa, le risorse sui
progetti forti ci sono». Ha quindi ribadito
la volontà del Veneto di partire comunque
su questa strada, mettendo sul tappeto
un'ipotesi di concessione autostradale
regionale. Secondo i calcoli elaborati dallo studio di fattibilità e
le proiezioni del traffico, dato in continuo aumento, il tratto tutto
bellunese dal 2015-2020 potrà introitare da
31 a 37 milioni di euro all'anno di
pedaggi. Ora la Regione si metterà al
lavoro confrontandosi con
l'amministrazione provinciale e con
sindaci per vedere come inserire
l'opera nel territorio. Alla presentazione di ieri erano assenti, c'erano
solo i rappresentanti del comune capoluogo
con l'assessore alla mobilità Paolo
Gamba mentre il vice sindaco Franco Gidoni ha fatto sapere che approva
l'operazione. Ma in Cadore ci sono
molti contrari a questa opera? «Quando si parte c'è sempre qualcuno contro
- ammette Chisso - ma
non ci fermeremo, non cerchiamo il
consenso a priori, lo cerchiamo in corso d'opera. Non
ci fa paura un Comune contro e non
possiamo aspettare di avere tutti a favore
per partire». La Regione inoltre incalzerà il governo
per le risorse pubbliche necessarie all'intero collegamento A27-A23 per il quale sono necessari tre miliardi di euro.
Ma non si aspetteranno quei finanziamenti
per partire con il primo lotto. Anzi, si andrà
avanti anche con tutte le opere di
complemento a cominciare dal
superamento del Col Cavalier a Belluno
per il quale entro giugno sarà pronto
il finanziamento. Priorità inoltre al collegamento Cadola di Ponte nelle
Alpi Belluno, da definire l'innesto con la Val
Cellina e i collegamenti verso la Valle del Boite e Cortina.
Giuditta Bolzonello - IL TRACCIATO 85 chilometri, questo lo sviluppo ', del collegamento fra le autostrade A27
A23 fra Veneto e Friuli. Tre i tronconí, il Pian
di Vedova
Caralte per
22 chilometri e700 metri, Caralte Forni di Sopra per 22 e 800 metri, Forni di Sopra Tolmezzo 39 chilometri.
Dalla barriera di Pian di Vedova a Caralte ingresso del Cadore ci saranno 6 chilometri e 200
metri in sede naturale, 12 e
200 metri
in galleria, 4 e 250 metri fra ponti e viadotti. - LE GALLERIE Saranno otto le gallerie, la più corta avrà uno sviluppo di 470 metri la più, lunga di 2200. Fra ponti e viadotti se ne conteranno 12, il più lungo sarà di 1200 metri. Dall'attuale barriera di Pian di Vedova per otto chilometri si svilupperà fra la statale di Alemagna e il fiume Piave, superata la zona industriale di Longarone attraverserà il fiume per entrare in galleria. Il percorso a quel punto resterà sempre sulla sinistra orografica del Piave fra gallerie e tratti in sede naturale. A Caralte è previsto lo svincolo di uscita per Cadere Cortina.
Il Gazzettino 04.03.2007 comunicato del sindaco di Calalzo di Cadore Sindaci cadorini e carnici intorno ad un tavolo... Sindaci cadorini e carnici intorno ad un tavolo per confrontarsi intorno l'argomento che si sta prendendo ampi spazi di vita politica lungo la direttrice istituzionale del territorio bellunese: il collegamento autostradale tra la A27 e la A23. Sarà una riunione riservata ai primi cittadini del centro Cadore e della Carnia, e si terrà venerdì 16 marzo nel municipio di Calalzo con un solo scopo: capire meglio la posizione degli amministratori interessati in relazione alla più chiacchierata ipotesi di infrastruttura del momento. Sul fronte del no si è ufficialmente e più volte schierato il sindaco di Calalzo, Piermario Fop, vice presidente della Comunità montana, che spiega come «il quadro entro il quale viene inserita questa grande idea è quello dell'opportunità di sviluppo economico del territorio provinciale e del Cadore e la risoluzione dei suoi problemi di mobilità. Mi sembra che l'accelerazione impressa alla questione non sia utile ad una serena e responsabile presa di posizione, ma che sia necessario approfondire di più l'idea per capire meglio di che cosa stiamo parlando. E' necessario, secondo me, svolgere ragionamenti che vadano oltre l'opera in sé, per diventare occasioni di riflessione su quale sviluppo noi vogliamo per le nostre terre, per il Cadore». Il tavolo è aperto, dunque, ai vicini di casa, i carnici, che come i cadorini saranno i primi e altrettanto vicini soggetti interessati dal passaggio delle corsie del collegamento. «L'approfondimento - motiva Fop - non va fatto solo tra i soggetti che finora si sono espressi con tanta assiduità, ma soprattutto tra i sindaci che vedono interessato il territorio del loro comune al passaggio della grande struttura». «Non mi sembra corretto che colleghi sindaci di vallate vicine non toccate direttamente dal passaggio della grande arteria si incontrino tra loro ed esprimano, sembra, posizioni condivise di sostegno al progetto di prolungamento chiedendo addirittura in cambio degli interventi sul proprio territorio, anticipando valutazioni che spetterebbero prima a chi potrebbe avere i maggiori danni dalla realizzazione di quest'opera». L'incontro si propone anche come ideale momento per iniziare un dialogo che potrebbe portare futuri benefici per entrambi i territori: «L'autostrada stessa, da problema - conclude Fop - potrebbe diventare occasione utile per conoscerci e sviluppare progetti tra vallate adiacenti che insieme potrebbero fare fronte comune per attuare un modello di sviluppo condiviso che, forse, non necessita di una viabilità particolarmente invasiva per svilupparsi». Eleonora Riva
Il Gazzettino 04.03.2007 Il costo, 900 milioni per poco meno di 23 chilometri di autostrada. Oltre metà dell'arteria in galleria Cadore-Carnia, il Veneto accelera La Regione pronta ad accogliere le proposte dei privati per il primo tratto Pian di Vedoia-Caralte Belluno Nostra redazione La Regione Veneto raccoglie la sfida degli imprenditori e imprime un colpo di acceleratore sull'ipotesi di collegare l'A27 con la A23 (Cadore-Carnia). Senza aspettare il Friuli, è pronta a realizzare il primo dei tre tronchi in provincia di Belluno. Lo ha annunciato ieri l'assessore Renato Chisso presentando l'approfondimento tecnico-economico apportato dall'ex commissario per lo opere straordinarie del Nordest, Bortolo Mainardi, allo studio di fattibilità eseguito dall'Anas nel 2004. Sollecitata dal vertice di Confindustria, dalle associazioni di Belluno, Treviso, Pordenone e Udine che hanno commissionato uno studio a De Beaumont di Verona, di fronte all'ordine del giorno unitario della Provincia, Palazzo Balbi ha reagito. «Gli industriali hanno detto di essere pronti e chiedono a Governo e Regione di esprimersi. Bene: non solo ribadiamo di volerla fare, ma il Veneto vuole partire subito con un'autostrada regionale. I costi del tratto bellunese si possono sostenere con il project-financing, mentre l'intero tratto. del costo di 3 miliardi, richiederebbe risorse pubbliche e forse due o tre anni di tempo per reperirle». La sostenibilità economica del primo tronco, da Pian di Vedoia a Caralte, molto conosciuto da chi frequenta le Dolomiti e Cortina, viene data per scontata dall'analisi di Mainardi. I volumi di traffico, proiettati nel 2020, parlano di 32.300 veicoli medi sul tronco ipotizzato, «incrementi importanti» per gli incassi dei pedaggi stimati in 31-37 milioni annui. I costi(900 milioni per 22,7 chilometri, 40,5 al chilometro) si ripagherebbero in 20-24 anni». Questo primo tronco prevede 8 gallerie fra 470 metri e 2,2 chilometri) e 12 fra ponti e viadotti della lunghezza massima di 1,2 chilometri. Per il 54 per cento, quindi, l'autostrada correrà in galleria. Da Pian di Vedoia prosegue in destra Piave lambendo la zona industriale di Longarone (svincolo), attraversa il fiume ed entra in galleria all'altezza della gola che scende dal Vajont per restare quasi sempre dentro la montagna, tranne quando deve superare le gole in viadotto, fino a Caralte dov'è previsto lo svincolo per il Cadore e Cortina. Lo studio di fattibilità prevede altri due tronchi, da Caralte a Forni di Sopra (22,8 km, gran parte in galleria) e dal Forni di sopra a Tolmezzo (39,5 km). Il tracciato misura complessivamente 85 chilometri, di cui 42,7 in galleria, 35,9 in sede e 6,4 in viadotti, con un totale di 7 svincoli. Sebbene questi costi siano quindi ritenuti sopportabili dai privati attraverso un project financing, è evidente che eventuali banche pronte a finanziare l'opera (e ce ne sono) vorrebbero delle garanzie pubbliche. Ecco perché una delle strade suggerite dallo studio è quella che la Regione emetta dei bond a tassi defiscalizzati per finanziare quei 50-100 milioni da investire. Un'altra forma di incentivazione dell'opera potrebbe essere l'istituzione di una tassa di scopo e uno sconto sull'Irap regionale per le imprese che nella zona interessata lavorano o che sarebbero pronte a venire. Chisso è sicuro che gli investitori privati non mancherebbero: «Sul Veneto si concentra l'attenzione di mezza Europa. Per la Pedemontana, che andrà in appalto a breve, ci sono anche due imprese spagnole. Per il raccordo anulare di Padova e l'idrovia fino a Mestre accanto all'offerta della Società autostrade vi è quella di Astaldi e di Condotte. Da domani, chi vuole, può chiedere di fare l'autostrada. In ogni caso indiremo anche una gara per la manifestazione d'interesse e una seconda per scegliere il preliminare vincente e affidare la concessione per un massimo di 40 anni». Mainardi ritiene che l'opera potrebbe essere realizzata in 4-5 anni (lavorando 24 ore su 24), in tempo per i mondiali di sci che nel 2013 Cortina d'Ampezzo vorrebbe ospitare. A chi gli chiede se il Friuli, che per bocca del presidente Illy afferma di preferire una superstrada, abbia fatto retromarcia e si spieghi così la partenza solitaria del Veneto, Chisso risponde: «C'è perfetta sintonia con Illy. Entrambe le Regioni vogliono il collegamento. Noi partiamo prima e basta, senza attendere i contributi pubblici. Caso mai facciamo della sana concorrenza, nella speranza di dare una spinta all'intero progetto». Ma il problema del consenso esiste a livello locale. «Noi non lo cerchiamo a priori - taglia corto Chisso - ma in corso d'opera. Pur sapendo che i quattro sindaci maggiormente interessati sono d'accordo, lo ricercheremo anche con gli altri aprendo subito un confronto con loro e con la Provincia». Flavio Olivo
Il Gazzettino 04.03.2007 Belluno. La Regione Veneto accelera... La Regione Veneto accelera sull'austostrada. Raccogliendo la sfida degli imprenditori, annuncia l'intenzione di procedere subito alla realizzazione del primo tronco dei tre ipotizzati per il collegamento fra Pian di Vedoia e Tolmezzo. E' stato l'assessore regionale Renato Chisso a dirlo ieri nella sede del Genio civile durante la presentazione dello studio Mainardi. Ignorando le dichiarazioni del presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, che ora preferisce una superstrada, esclude anche che i vicini di casa abbiano cambiato idea. «Con il presidente Illy siamo in perfetta sintonia sulla necessità del collegamento. Solo che noi vogliamo partire prima, senza contributi pubblici. Diversamente dovremmo aspettare due o tre anni per reperire i fondi. L'intero collegamento costerebbe sui 3 miliardi e richiederebbe una partecipazione pubblica». In ogni caso la garanzia del pubblico sarebbe importante per l'accesso al credito. E questa garanzia la Regione potrebbe metterla con 50-100 milioni reperibili emettendo dei regional bond o istituendo una tassa di scopo e riducendo l'Irap per le imprese bellunesi della zona e per quelle che lì vogliono venire. Intanto venerdì 16 a Calalzo si riuniranno i sindaci del Centro Cadore e delle Carnia, non per un fronte del no aprioristico e alternativo al sì ma per capire. Olivo e Riva
Il Gazzettino 04.03.2007 Chisso: «Partiamo subito col tratto bellunese» L'assessore regionale, in città per il prolungamento dell'A27, s'impegna anche a trovare i soldi per il Col Cavalier «Dagli imprenditori è venuto un forte richiamo a impegnarci per l'autostrada. Bene: noi accettiamo la sfida di Cordero di Montezemolo e di Vascellari, dicendo senza esitazione che il Veneto non solo è deciso a farla ma a farla subito». Nella sede istituzionale del Genio civile, l'assessore regionale alla viabilità, Renato Chisso, è venuto ad annunciare la novità di voler in ogni modo iniziare la realizzazione cominciando dal tronco bellunese, con le implicazioni che potrà avere anche sul capoluogo. Bortolo Mainardi, già commissario straordinario per le infrastrutture del Nordest, ha illustrato l'approfondimento tecnico-economico sullo studio di fattibilità ripercorrendo l'ipotesi di tracciato ormai noto. Il tronco A, quello che la Regione vuole affrontare subito, misura 22,7 chilometri da Pian di Vedoia a Caralte: a sud di Fortogna un tratto naturale lambisce la zona industriale di Longarone, dov'è previsto uno svincolo. Poi un viadotto di 1,2 km attraversa il Piave e porta a una galleria che inizia alla confluenza della valle del Vajont. Il tracciato resta in destra orografica, dalla parte opposta dei centri abitati e della statale d'Alemagna, per tutti i restanti 12 chilometri coperti con sette gallerie o alcuni viadotti (max 600 metri) per superare le gole fino a Caralte, dov'è previsto il secondo svincolo a servizio di Cadore e Cortina. L'impatto sulla città riguarda il raccordo Cadola-Belluno, vecchio sogno irrealizzato dai tempi del mondiali di calcio 1990 e la galleria sotto il Col Cavalier. Questa è una delle quattro opere complementari indicate da Mainardi, naturalmente da finanziare con interventi pubblici, che come le dita si dipartono da una mano. Le altre sono la viabilità da Macchietto (un po' prima di Caralte) a Cortina Cortina con le circonvallazioni dei paesi di cui si discute da anni, l'ipotesi di un collegameno veloce verso Lienz con un traforo sotto il Cavallino, idea ancora coltivata dalla Regione nonostante il veto austriaco, e un miglioramento dell'allaccio con la val Cellina. Il collegamento della Val Belluna, invece, resta ancora una volta sullo sfondo, perché ritenuto meno fondamentale nel contesto austostradale. All'incontro era presente, con i consiglieri regionali Bond e Bottacin, anche l'assessore comunale Paolo Gamba, raggiante per i 15 milioni inseriti nel piano triennale delle opere regionali per la strada fra il ponte Sarajevo e S. Pietro in Campo e quindi il ponte sul Piave per passare a Levego in Sinistra Piave verso Ponte nelle Alpi e per l'impegno ribadito da Chisso sul Col Cavalier. «Ho dato la mia parola. Entro giugno troveremo la somma (50 milioni) o nei fondi che dobbiamo contrattare con lo Stato o nelle risorse per Veneto Strade. Invece nel project financing dell'autostrada reperiremo le risorse per il tratto da Cadola al traforo». Flavio Olivo
www.friul.net 04.03.2007 Menacis autostradals A son zornadis di grandis discussions, tal Belumat, a rivuart dal progjet par colegâ lis autostradis “A27” e “A23”, traviersant lis monts cjadorinis e cjargnelis (di Pian di Vedoia a Damâr, passant pe Maurie e pal cjanâl dal Tiliment). La Regjon Venit, grant “sponsor” dal progjet, bramât dai industriâi venits par puartâ tal Todesc i siei camions, ai 3 di Març, e à presentât un studi ch’al previôt un anticip dal 80% dal cost preventivât di 2,2 miliarts di une bancje europeane. Chel altri 20% a varessin di tirâlu fûr Venit e Friûl-V. J. Domandât su la cuistion Riccardo Illy al à dit che, salacôr, al sarès miôr di “contentâsi” di une “superstrade”.
Alcune considerazioni alle osservazioni di Mainadi al Corriere delle Alpi 04.04.2007:
Piermario Fop
Il Piccolo
04.03.2007 In Veneto via libera allo studio di fattibilità per
il collegamento fra la A23 e la A27 «Strategico» l'asse con la Venezia-Belluno VENEZIA II collegamento delle autostrade A27 e A23
tra Veneto e Friuli Venezia Giulia è un'opera strategica, agganciata
funzionalmente al Corridoio 5. Ma se per l'intero tracciato è necessario il
finanziamento pubblico da parte dello Stato, per quanto riguarda il tronco da Pian
di Vedova a Pieve di Cadore nel bellunese, che è in grado di sostenersi con la
finanza di progetto (project financing), il Veneto è pronto
a partire. Lo ha annunciato l'assessore alla mobilità e alle
infrastrutture Renato Chisso ieri a Belluno, presentando lo studio di fattibilità per
il
completamento della A27 e il collegamento con la A23 che la Regione ha commissionato a Bortolo Mainardi, già
commissario straordinario
per le grandi opere. Erano presenti anche i consiglieri regionali
Dario Bond e Gianpaolo Bottacin. Chisso ha ricordato che il presidente del Friuli
Venezia Giulia, Riccardo Illy, si è d'accordo sul progetto di collegamento, tanto che
nel 2004 è stato firmato un protocollo d'intesa (insieme al Ministero delle
infrastrutture e trasporti, all'Anas e al Veneto) per dare avvio allo studio di fattibilità. «Le sollecitazioni su questo tema di questi ultimi
giorni da parte degli industriali e degli amministratori locali bellunesi -
ha aggiunto
- ci hanno
convinto ad accogliere la sfida lanciata dal territorio, approfittando del fatto che lo studio affidato
qualche mese
fa a Mainardi era pronto. Abbiamo deciso di fare una proposta concreta, in
quanto ci sono le possibilità per cominciare». Lo stesso Mainardi ha poi illustrato i risultati dello
studio di fattibilità che prevede tre tronchi funzionali per la realizzazione di un tracciato
di 85 km. complessivi con sette svincoli. II primo tronco (A) da Pian di Vedoia a Pieve di
Cadore-Caralte di 22,7 km., per metà in galleria; il secondo (B) da Caralte a Forni di
Sopra, di 22,8 km. di cui oltre 18 in galleria; il terzo (C) da Forni di Sopra
alla A23 nel comune di Tolmezzo, di quasi 40 km. (12,3 in galleria).
Il Cadore 03.03.2007 “IL
CADORE" SERVE DAVVERO? Il Presidente di una Comunità Montana, esprimendo il proprio punto di vista su di un articolo apparso nel numero di gennaio, invita l'editore de IL CADORE a rivedere la recente linea editoriale, coinvolgendo nel suo dissenso Sindaci e Presidenti dell'intero Cadore. Non mi soffermo sulla "questio" della lettera (già pubblicizzata su un quotidiano) se sia più produttiva amministrativamente l'attuale suddivisione del territorio in tre Comunità Montane o se invece sia più economico l'accorpamento di più paesi in un unico Comune. Si sa che ogni soluzione "vexata est". Quindi, se i 'politici' hanno il diritto e l'obbligo di intervenire sull'argomento, altrettanto apprezzabili sono i "contributi" dei nostri collaboratori. Passo invece all'ultima frase della lettera che `richiama' la linea editoriale del giornale, cogliendo così il pretesto per una spiegazione ai lettori tutti. Che il mensile sia cambiato nella forma e nella sostanza, non v'è dubbio: è diventato un giornale locale d'opinione, con organizzazione autonoma ed obiettivi di mercato. Passaggio necessario e dimostratosi vincente, visto l'apprezzamento dei lettori. Non è invece cambiata (e non poteva esserlo) la linea editoriale di questo giornale storico, che non è una definita linea politica e che è improntata a pacata ed onesta discussione di quanto succede sul nostro territorio, per cavarne il meglio che i cittadini esprimono e realizzano. Ora, qualcuno potrebbe non essere d'accordo che la Magnifica Comunità, composta dai rappresentanti delle istituzioni locali, lasci spazio al libero opinionismo che talvolta potrebbe sconfinare nella critica o lasci passare l'idea di voler interagire sugli obiettivi `sensibili' del territorio, preferendo costoro un foglio che si dedichi solamente ad annotazioni storiche e culturali ed alla corrispondenza con i cadorini lontani, diretto da un giornalista che faccia solo da assemblatore. Pensiero legittimo, che la Magnifica Comunità in qualità di
`editrice' potrebbe anche fare proprio, scelta che comunque cozzerebbe proprio
contro l'essenza della testata che (Gianpietro Talamini docet fin dal 1868) è
sempre stata palestra di dibattito civile oltre che culturale. Equesto il valore
intrinseco de IL CADORE e nessuno dovrebbe chiedere l'omogeneizzazione. Un CADORE cosi serve davvero, Naturalmente. Non forniamo verità rivelate, né abbiamo soluzioni già pronte, però nemmeno risentiamo di sudditanze politico-ideologiche, cerchiamo semplicemente di far parlare tutti e su tutto. Diversamente, che giornale sarebbe?
Renato De Carlo Direttore responsabile Sempre più dibattuti i temi sulle strade e ferrovia E' necessario cercare un metodo di discussione e lavoro PROLUNGAMENTO
STRATEGICO Gli imprenditori disponibili a investire sul collegamento autostradale tra A23 e A27 Assindutria Belluno intende assumere un ruolo da protagonista nella battaglia per le infrastrutture. E il prolungamento dell'autostrada A 27 da Pian di Vedoia alla A23 è un obiettivo che il presidente Valentino Vascellari ritiene realizzabile, convinto come è non solo della fattibilità tecnica ma pure della sostenibilità economica, non per nulla ha chiesto il sostegno delle associazioni industriali di Treviso, Udine e Pordenone. Per il presidente è ormai inaccettabile questo divario tra le capacità produttive del territorio bellunese e la sua dotazione infrastrutturale, facendo intendere che l'autostrada sarebbe un passo concreto per rilanciare l'economia della provincia anche sotto il profilo delle idee. Il tracciato che da Ponte nelle Alpi va a Tolmezzo passando sotto il Passo Mauria copre 85 km, per metà in galleria, e oggi è un segno sulla carta, avversato pure da molti sindaci della vallata cadorina. Eppure Valentino Vascellari afferma di avere tutti gli elementi sulla fattibilità dell'opera, che può essere fatta attraverso un project financing di un gruppo di imprenditori, con il contributo delle Regioni Veneto e Friuli che potrebbero diventare concessionarie. Assindustria ha già affidato tempo fa l'incarico tecnico ad uno studio di ingegneria di Verona esperto in fatto di tiasporti e incaricato Bortolo Mainardi ex commissario straordinario per le opere del Nordest di coordinare l'iniziativa. Lo studio di fattibilità prevede tre stralci: dal casello di Pian di Vedoia a Macchietto, parte nell'alveo del Piave e parte in galleria sulla sinistra orografica; il secondo fino a Forni di Sopra con un tunnel, sottopassando il valico della Mauria, il terzo fino a Tolmezzo (totale 85 km). Il costo complessivo dell'opera si aggirerebbe sui 2,2 miliardi di euro. La Regione considera strategico il prolungamento sia per Belluno che per il Veneto, perché il tragitto per l'Austria diventerebbe "più corto" rispetto all'attuale direttrice della A23. L'assessore Chisso ha annunciato che la Regione è pronta a realizzare il primo dei tre tronchi in provincia di Belluno, sull'approfondimento tecnicoeconomico presentato ai primi di marzo dallo studio Mainardi. Detto prolungamento autostradale da Pian di Vedoia a Caralte prevede 8 gallerie, 12 fra ponti e viadotti, lambendo sulla sinistra del Piave la zona industriale di Longarone e correndo quasi sempre in galleria fino a Caralte (22,7 km), dove è previsto uno svincolo. Il costo dei circa 900 milioni di euro è sostenibile con il project-financing e, secondo lo studio, verrebbe coperto dai pedaggi riscossi nell'arco di 20/24 anni.
AUTOSTRADA
MEDICINA DANNOSA Che i collegamenti stradali e ferroviari siano uno dei problemi più importanti del territorio cadorino è senza dubbio un dato di fatto, e il dibattito delle ultime settimane lo conferma. Far finta di nulla e opporsi ad ogni ipotesi di miglioramento è sterile ed inopportuno, così come sono da evitare lotte ideologiche o campanilistiche. Ma per trovare delle soluzioni condivise e proponibili è necessario cercare un metodo di lavoro e discussione non basato su proposte miracolistiche e tendenti ogni volta ad azzerare il dibattito, come se tutto quello che si è detto e studiato fino a quel momento non fosse servito a nulla. G.Z. Collegamento
autostradale. A chi gioverebbe? Come un fuoco che cova sotto la cenere, nelle ultime settimane si è nuovamente infiammato il dibattito sullo sbocco a nord per la provincia di Belluno, con un'offensiva in grande stile dei sostenitori del prolungamento dell'autostrada Mestre-Pian di Vedoia verso la Carnia e la A23 per Tarvisio. Sono stati proposti progetti ed ipotesi di tracciato, con tanto di svincoli, gallerie e una valutazione "alla buona" dell'impatto ambientale, ovviamente giudicato minimo. L'unico risultato agli atti però una delibera, votata all'unanimítà, del consiglio provinciale, che parla di un miglioramento dei collegamenti verso nord, di coinvolgimento di tutti gli enti interessati, di particolare attenzione alla tutela dell'ambiente, senza però parlare esplicitamente dì autostrada. Un documento generico, che lascerà probabilmente il tempo che trova, ma che dà l'occasione per riflettere sulla situazione della viabilità e su alcuni atteggiamenti mentali, quasi dei riflessi condizionati, che scattano in queste occasioni. Che i collegamenti stradali e ferroviari siano uno dei problemi più importanti del territorio cadorino è senza dubbio un dato di fatto, e il dibattito delle ultime settimane lo conferma. Far finta di nulla e opporsi ad ogni ipotesi di miglioramento è sterile ed inopportuno, così come sono da evitare lotte ideologiche o campanilistiche. Ma per trovare delle soluzioni condivise e proponibili è necessario cercare un metodo di lavoro e discussione non basato su proposte miracolistiche e tendenti ogni volta ad azzerare il dibattito, come se tutto quello che si è detto e studìato fino a quel momento non fosse servito a nulla. Si potrebbe piuttosto cominciare con l'applicare alla questione uno dei principi fondamentali che regge la medicina fin dall'antichità: "che anzitutto la cura non faccia male". Che la medicina autostradale non sia dannosa è difficile da sostenere, anche nel caso di un percorso in galleria sotto la Mauria. Un'opera faraonica, costosissima, che non farebbe altro che aumentare il traffico e l'inquinamento, che certo le gallerie non evitano. La medicina poi dovrebbe essere anche utile. Ma a chi gioverebbe? Non certo ai cadorini, ai quali sarebbe magari più utile un traforo sotto la Mauria piuttosto che una terza strada, dopo la vecchia Alemagna e la nuova strada a scorrimento veloce, tra Longarone e Tai. Perché allora non ripartire da quel documento della Magnifica Comunità di Cadore che ammoniva come il Cadore e il fragile territorio dolomitico non dovessero diventare un corridoio di transito per un traffico pesante che ha origine e destinazione lontane? Un documento attualissimo anche alla luce delle politiche sulla riduzione delle emissioni di gas serra nell'atmosfera e dello sforzo continuo di incentivare il trasporto merci su ferrovia a scapito di quello su gomma. Si potrebbe guardare al, da qualcuno vituperato, Alto Adige, che non cerca affatto di attirare nuovo traffico sul suo territorio. Certo, la risposta è sempre quella, lui un'autostrada ce l'ha, ma ne usa i proventi per finanziare il tunnel di base del Brennero, una galleria ferroviaria di 54 chilometri sotto le Alpi per farvi passare i treni merci, non certo per raddoppiare l'autostrada, dalla quale invece cerca di togliere traffico. Resta il problema più importante, il traffico pesante lungo la valle del Boite, ma l'autostrada verso la Carnia non lo risolverebbe minimamente, anzi, lo peggiorerebbe, attirando altri camion che potrebbero utilizzare la nuova arteria da Caralte in giù. D'altra parte non è un mistero che il progetto di unire la A27 con la A23 sia solo un "surrogato" della vecchia "Venezia-Monaco", sepolta dal no di Sud Tirol e Austria. Forse bisognerebbe uscire definitivamente dalla mentalità della "grande opera", un'autostrada senza se e senza ma, magari anche sotto l'Antelao e verso non si sa bene dove, purché autostrada sia, una soluzione unica per tutti i mali, e fare i conti con le varie realtà e le relative soluzione, magari meno eclatanti, come la Macchietto-Venas, con un ponte che Cibiana aspetta da più di mezzo secolo, la ferrovia per Cortina, alcune circonvallazioni, giù giù fino alla rettifica di qualche curva o all'allargamento di qualche tratto. Una somma di cose che farebbe veramente la differenza rispetto ad un mostro di cemento che, oltre tutto, fagociterebbe anche tutte le poche risorse disponibili impedendo ogni altro intervento. Quelle cose concrete e necessarie delle quali sarebbe ora di occuparsi con determinazione, senza "scantonare" in soluzioni pericolose. Gianluca Zandanel
Eccezionale
attrattiva per il turismo una linea ferroviaria Venezia-Cortina Se c'è un'opera condivisa da tutti e relativamente poco costosa da realizzare in Cadore, questa è la ferrovia da Calalzo a Cortina e Dobbiaco. Quello che manca è un reale interesse abbinato alla consapevolezza che una linea del genere potrebbe essere utile non solo ai cadorini che prendono il treno, ma soprattutto trasformarsi in un'attrattiva turistica di eccezionale nale valore. Ovviamente non si tratta di resuscitare il vecchio e glorioso trenino delle Dolomiti, ma nemmeno di realizzare una linea di pianura in mezzo alle montagne come si vuole fare in val di I Susa, con trafori lunghissimi per ' evitare pendenze elevate e trasportare merci in grande quantità. Molto più semplicemente si potrebbe ripartire da Calalzo, con una linea a scartamento normale ed elettrificata che i treni potrebbero percorrere ad una velocità di 80 - 100 chilometri l'ora arrivando a Cortina e proseguendo verso Dobbiaco e l'Austria. Un modo per congiungere due realtà uniche come Venezia e le Dolomiti con un mezzo di trasporto che diverrebbe esso stesso un'attrattiva turistica, tra panorami mozzafiato e scenari incantevoli. Ne sanno qualcosa svizzeri, austriaci e tedeschi, che ogni anno riescono ad intercettare in questo modo milioni di turisti, grazie ad una politica incentrata sulla qualità del servizio, pubblicità accattivante ed offerte mirate. Impatto ambientale limitatissimo ed inquinamento praticamente nullo si aggiungono a costi di costruzione non impossibili, basti pensare che l'intero tratto da Calalzo a Cortina costerebbe praticamente come la tangenziale della stessa Cortina. Il tratto da Cortina a Dobbiaco consentirebbe pure di attirare turisti dal resto d'Europa con treni internazionali dedicati. D'altra parte esperimenti del genere non mancano nemmeno in Italia, ad esempio la Merano -Malles, dismessa dal 1990 dalle Ferrovie dello Stato e riaperta dalla provincia autonoma di Bolzano per servizi pendolari e turistici, con un successo oltre ogni aspettativa. Lidea della Venezia - Cortina è stata rilanciata nei mesi scorsi dalla provincia di Belluno e ha ottenuto l'appoggio della Regione Veneto. Il rischio che la cosa rimanga un sogno resta però altissimo, intanto il servizio tra Calalzo e Venezia e tra Calalzo e Padova non migliora, gliora, con treni lenti e stazioni semi abbandonate. Da un lato si organizzano treni storici con notevole successo, ma dall'altro vengono soppressi convogli per mancanza di personale. La nuova galleria di Monte Zucco è un segno concreto e tangibile della volontà di tenere aperta la linea e mantenerla in sicurezza, ma il vero salto di qualità è ben al di la da venire.
Carnia in Movimento 03.03.2007 IL DUCA ILLY E LA CARNIA: L’ELETTRODOTTO AEREO SI HA DA FARE Il duca triestino Riccardo, che la storia non ricorderà certo come un emulo dell’omonimo mitico cavaliere e re britannico "Cuor di Leone", ma piuttosto del fratello Giovanni Senza Terra – tiranno noto più che altro per le gesta del suo principale nemico, Robin Hood - ha confermato che l’elettrodotto del suoi amici e colleghi industriali Pittini e Fantoni si farà e si farà come vogliono loro, nella formula più economica e veloce: aereo. Quindi, nonostante le unanimi prese di posizione di tutti e 28 i sindaci della Carnia, della provincia di Udine, della Comunità montana e della popolazione che più volte ed in modo massiccio ha già detto no! al progetto proposto, il duca e la sua giunta di vassalli ha deciso di andare avanti. Siamo sconcertati dall’atteggiamento della Regione; in questo modo si aumenta la già profonda spaccatura tra Trieste e la Carnia. I centri del potere politico triestino alleati dei gruppi industriali di Veneto e Friuli da una parte e le aree considerate marginali e di scarso interesse economico ed elettorale dall’altra . Illy e i suoi assessori parlano la stessa lingua e purtroppo tacciono anche molti consiglieri regionali; penso al rappresentante triestino dei verdi ma non solo, aumentando il nostro convincimento che il loro silenzio sia complicità. Il concetto di intesa con le popolazioni residenti propagandato più volte da Illy e dalla sua corte ci ha fatto ridere all’inizio e adesso è divenuto un’insopportabile presa in giro. Sbandierano ai quattro venti che si cerca una soluzione condivisa e che non si procede senza i tavoli di concertazione, ma ci chiediamo dove hanno comprato il vocabolario lui e l’assessore Sonego. Ormai è chiaro che i loro "tavoli" sono quelli dove loro decidono e i nostri sono quelli già apparecchiati dove ci servono quello che hanno scelto. Come trovano il coraggio di dirci che "ci sarà concertazione per una soluzione condivisa" quando tutti qui hanno già detto che di elettrodotto aereo neppure si parla. Cosa si dovrebbe condividere? Per l’ennesima volta ribadiamo che il nostro processo di sviluppo non passa né attraverso l’autostrada Carnia-Cadore, né attraverso le cave-discariche, né attraverso i mega elettrodotti che servono solo ad aumentare i redditi di un’oligarchia di potenti. La nostra bolletta rimarrà invariata! Perché dovremmo accettare che le nostre valli vengano deturpate per sempre in nome degli interessi di pochi? Siamo determinati a resistere e abbiamo stretto un patto di alleanza con la Carinzia che come noi non è disposta a dare carta bianca a imprenditori e politici senza scrupoli. Con loro ci stiamo organizzando per una manifestazione congiunta, decisi a non mollare, costi quel che costi.
Comune di Calalzo di Cadore Provincia di Belluno Il sindaco
Calalzo
di Cadore, 3 marzo 2007 COLLEGAMENTO
A27 – A23 Riunione
dei Sindaci del Centro Cadore e della Carnia - Venerdì 16 marzo municipio
del Comune di Calalzo per un approfondimento In questi giorni si
assiste ad un dibattito prolungato sulla questione autostrada e ad un
susseguirsi di voci favorevoli e contrarie all’idea, tutte con l’impegno
indispensabile (spesso ipocrita) della tutela del patrimonio naturale delle
nostre valli dolomitiche. Sembra addirittura
che ci sia già la disponibilità di possibili
finanziatori. Il quadro entro il
quale viene inserita questa grande idea è quello dell’opportunità di
sviluppo economico del territorio provinciale e del Cadore e la risoluzione dei
suoi problemi di mobilità. E’ necessario,
secondo me, svolgere ragionamenti che vadano oltre l’opera in sé per
diventare occasioni di riflessione su quale sviluppo noi vogliamo per le nostre
terre, per il Cadore. Proprio per cercare
di capire meglio la posizione degli amministratori interessati, venerdì 16
marzo presso il municipio di Calalzo, in una riunione riservata, si svolgerà
una incontro tra i Sindaci del Centro Cadore e della Carnia per discutere
dell’ipotesi di collegamento autostradale tra la A27 e la A23. La riunione è
indetta non per creare un “fronte del NO” in alternativa a quello “del SÌ”
del Sindaco di Longarone, anche se la mia opinione in proposito è nota, ma per
capire. Sono sicuro che
parlandoci tra Sindaci riusciremo a sviluppare dei ragionamenti condivisi che
potrebbero avere una portata maggiore di un semplice “sì” o “no”
all’autostrada. Ecco che
l’autostrada stessa, da problema, potrebbe diventare l’occasione utile per
conoscerci e sviluppare progetti tra vallate adiacenti che insieme potrebbero
fare fronte comune per attuare un modello di sviluppo condiviso che, forse, non
necessita di una viabilità particolarmente invasiva per svilupparsi.
Come Comunità
Montana Centro Cadore, per contribuire alla discussione in corso ed aggiungere
maggiori elementi per la valutazione, stiamo organizzando alcuni incontri che
hanno lo scopo di sviluppare temi che fino ad oggi sono stati toccati
marginalmente ma che sono di fondamentale importanza per delineare il quadro
d’insieme che potrebbe esserci da adesso a tra 15/20 anni quando
l’autostrada potrebbe entrare in funzione: -
La trasformazione del clima e il suo influsso sul paesaggio ed il turismo -
Gli scenari energetici e trasportistici che si delineeranno in questi
primi 50’anni del 2000 -
Come si fa una “valutazione di impatto ambientale” Il primo tema sarà
affrontato il 21 o il 22 aprile prossimi in un incontro pubblico dal dr. Luca
Mercalli, presidente della Società Meteorologica italiana, ed esperto della
trasmissione “Chetempochefa”. Gli altri due temi
saranno sviluppati in altrettanti incontri in fase di organizzazione che si
terranno o subito prima o subito dopo, sempre aperti al pubblico. Il problema infatti
non è quello se l’autostrada serva adesso ma se servirà tra 15/20 anni
quando sarà, dopo infiniti disagi dovuti a motivi logistici operativi, forse,
completata. Come sarà il
Cadore e la Provincia di Belluno a quell’epoca? E in questi
20’anni di intervallo in attesa dell’autostrada? Ci sarà
sicuramente il miglioramento della
viabilità ordinaria su cui tutti confidiamo molto. L' ANAS, parole del
Direttore Generale a Roma qualche giorno fa,
per la provincia di Belluno ha programmato di finanziare nel prossimo
piano quinquennale la realizzazione della circonvallazione di Longarone
- Castelalvazzo; la galleria del Comelico ed il Col Cavalier. Il Cadore ha una
politica di sviluppo. Non è certamente la scorciatoia dell'autostrada
(scorciatoia? 15/20 anni). Il problema è la
crescita culturale della sua gente, il ritorno alla capacità di sacrificio, la
ricerca innovativa, la cosapevolezza del proprio unico patrimonio ambientale e
l'individuazione di strade per la sua valorizzazione, gli investimenti
strutturali che sono la banda larga, le strutture ricettive, le attrezzature
sportive e per il tempo libero, i luoghi per i giovani. Molto si sta
facendo e questa è l’occasione per la Comunità Montana ed i suoi Sindaci per
esplicitarlo meglio ed informare puntualmente i cittadini che ci sono svariati
progetti attuati ed in corso di realizzazione. Progetti che sono stati
supportati e che hanno bisogno di essere supportati da finanziamenti pubblici e da
una campagna mediatica che dia fiducia nella possibilità di superare il momento
di transizione che stiamo vivendo e non faccia pensare alla gente che ciò sia
facile e che da "fuori il Cadore" qualcuno o qualcosa
ci venga in aiuto. Non siamo in un
video-gioco di una realtà virtuale che con tempi virtuali permetta di
realizzare qualsiasi idea appena la si concepisce e che, se sbagliata, si possa
azzerare tutto e ripartire da capo, anche se qualcuno vorrebbe farlo credere. IL
SINDACO Piermario
Fop
La Vita Cattolica 03.03.2007 Autostrada Carnia-Cadore.
Montezemolo: i soldi li
troviamo noi Gli industriali sono risoluti: vogliono
il collegamento tra
I'A23 e I'A27, attraverso la Vai Tagliamento. Entro il prossimo mese di giugno sarà
presentato il progetto, a
cura delle Associazioni industriali di Belluno e Udine. «Stanno
preparando un progetto, in gran
parte autofinanziato, per aprire un `
varco autostradale verso `
l'Europa», conferma lo stesso
presidente di Confindustria, Luca Cordero di
Montezemolo. Ma dove trovare i 2 miliardi e
400 milioni di euro necessari?
I soldi non rappresentano un
problema, ha detto Montezemolo intervenendo,
il 26 febbraio, all'assemblea degli
industriali bellunesi. «Basta che
tutti paghino le tasse. Oggi, invece, c'è
troppa gente che non le paga». E in questo modo «fa concorrenza sleale a
chi le paga»,
sono sempre parole del capo di Confindustria. Che ha posto, però, anche
la necessità di tagliare la spesa. Tornando alla Carnia-Cadore, l'ex commissario
Mainardi presenterà fra
due settimana alla Regione Veneto lo studio di fattibilità.
Regione del Veneto 03.03.2007 AUTOSTRADE. CHISSO: PROJECT FINANCING PER TRONCO VENETO DEL COLLEGAMENTO A27-A23 COMUNICATO STAMPA N. 363 DEL 03/03/2007 (AVN) – Belluno, 3 marzo 2007 A cura dell'Ufficio Stampa della Regione Veneto
Industriali. L'intervento del presidente di Assindustria Belluno Vascellari: ridare dignità e prestigio a un'area che non ha eguali al mondo. Le emergenze principali: infrastrutture, autonomia e turismo ... AUTOSTRADA ...
Il Gazzettino 03.03.2007 Belluno. Autostrada, una banca "garante" Coprirebbe circa l'80% del costo dell'opera, in project financing. Illy rilancia: Meglio una superstrada C'è un istituto di credito europeo pronto a finanziare il prolungamento dell'A27 fino all'A23. Potrebbe anticipare una cifra pari all'80 per cento del necessario (2,2 miliardi di euro) al soggetto attuatore del collegamento autostradale da Pian di Vedoia a Tolmezzo. Il restante 20 per cento potrebbero metterlo le Regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia, secondo gli auspici degli Industriali, che potrebbero anche diventarne le concessionarie. Oggi la Regione Veneto presenta gli esiti di un approfondimento tecnico-economico sull'ipotesi di collegamento autostradale fra Pian di Vedoia e Tolmezzo, in base al quale sarebbe dimostrabile che i costi dell'opera si ripagherebbero coi pedaggi in qualche decennio. Saranno l'assessore Renato Chisso e l'architetto Bortolo Mainardi a illustrarlo alla stampa questa mattina a mezzogiorno nella sede del Genio civile. Lo studio di fattibilità dell'Anas avrà ora questo supporto. Lunedì a Longarone si riuniranno i sindaci per aderire all'iniziativa. Sarebbero una dozzina quelli per il sì, fra i quali quelli di Soverzene, Ospitale e Perarolo, oltre che di Longarone che ha rilanciato la necessità di realizzare l'autostrada. Dal Friuli, dove alcuni amministratori della Carnia sono contrari per l'impatto giudicato troppo pesante, il presidente della Regione, Riccardo Illy, frena: «Pensiamo piuttosto a una superstrada per collegare l'A27 alla A23. Non significa che scartiamo la proposta degli Industriali, ma vogliamo una soluzione condivisa. L'interesse per rimuovere l'ostacolo della Mauria è forte, ma c'è anche la consapevolezza dei costi elevati». F.Olivo
Il Gazzettino 03.03.2007 Belluno. A27-A23, ci sono soldi e voglia di farla Nostra Redazione Al di là delle Alpi c'è un istituto di credito europeo pronto a finanziare il prolungamento dell'A27 da Ponte nelle Alpi a Tolmezzo e alla A23. Al di qua il fronte dei sindaci favorevoli si sta allargando. Far quadrare il cerchio sembra meno difficile di un tempo, per lo meno sul versante bellunese. L'approfondimento tecnico-economico chiesto dalla Regione Veneto alla Società progetto architettura di Bortolo Mainardi è pronto. Oggi lo presenterà lo stesso Mainardi, già commissario straordinario per le opere del Nordest, con l'assessore regionale ai trasporti Renato Chisso. Contiene un'analisi di dati relativi ai flussi di traffico, che proverebbero la sostenibilità dell'autostrada da realizzare in project financing. La banca tedesca sarebbe disposta a finanziare l'80 per cento di costi, stimati dal ministro Di Pietro nel libro delle priorità infrastrutturali in 2,2 miliardi di euro da reperire con la finanza di progetto. Dalla cifra si potrebbe rientrare nel giro di una ventina d'anni. Il presidente degli Industriali, Valentino Vascellari, uno dei promotori dell'iniziativa insieme con le associazioni provinciali di Treviso, Pordenone e Udine, sostiene che il 20 per cento restante potrebbe essere messo dalle due Regioni, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, che potrebbero una volta tanto essere le concessionarie del collegamento autostradale. Come prevede la legge Merloni, sarà l'ente pubblico a mettere in gara l'opera, se ritenuta meritevole, ma il promotore potrà godere del diritto di prelazione. Quanto alla realizzazione dell'opera, potrebbero intervenire la Società autostrada, Veneto Strade, Autovie o cordate di imprenditori del Triveneto. Ora, di fronte a uno studio di fattibilità realizzato dall'Anas supportato dall'approfondimento tecnico, sarà possibile dare il via alla progettazione vera e propria. Lunedì a Longarone s'incontreranno i sindaci per raccogliere la proposta rilanciata di recente dal primo cittadino Pierluigi De Cesero, che nei panni di consigliere provinciale di opposizione ha proposto un ordine del giorno accolto all'unanimità dal consiglio. Ve ne sarebbero una dozzina d'accordo con il progetto, di sicuro quelli interessati al primo stralcio (con Longarone, Soverzene, Ospitale e Perarolo) fino a Caralte. In questo tratto l'autostrada correrebbe per metà e oltre in galleria, sulla sinistra orografica del Piave. Il presidente della Provincia, Sergio Reolon, si è detto pronto a raccogliere i consensi intorno a quest'opera a condizione che sia condivisa, legata al territorio e non impattante dal punto di vista ambientale. Perplessità e contrarietà vengono dal Centro Cadore, dove alcuni paesi temono ripercussioni sul traffico e sull'aria in caso di svincoli e di eventuali ipotesi, che di recente il segretario generale di viabilità e trasporti della Regione Veneto ha detto di considerare ancora, di uno sfondamento autostradale verso l'Austria direttamente. Giudizi negativi vengono anche dal mondo ambientalista. Il percorso complessivo misura 85 chilometri. Proseguendo a nord di Ponte nelle Alpi lungo la valle del Piave, all'altezza di Perarolo piegherebbe a est traforando il passo della Mauria per sbucare a Forni di sopra e quindi scendendo fino a Tolmezzo per allacciarsi con la A23. L'assessore regionale alla viabilità, Lodovico Sonego, gela gli entusiasmi così: «Mi viene da ridere. Non capisco perché si parli tanto di un'opera realizzabile chissà fra quanti anni. Non ha senso parlarne, almeno adesso». Flavio Olivo
Il Gazzettino 03.03.2007 Il presidente del Friuli Venezia Giulia preoccupato per gli alti costi di un collegamento autostradale Ma Illy rilancia: meglio fare una superstrada Udine Nostra redazione Il Friuli Venezia Giulia «pensa a una superstrada» per il collegamento tra A27 e A23 Cadore-Carnia: lo ha comunicato questo pomeriggio il presidente del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, incontrando a Cavazzo Carnico, in provincia di Udine, gli amministratori locali, prima della riunione della Giunta regionale. A Illy il sindaco di Cavazzo, Dario Iuri, aveva espresso parere contrario al collegamento autostradale, previsto nello studio di fattibilità, a causa dell'impatto giudicato troppo pesante su aree importanti per le scelte di sviluppo del territorio. «In ogni caso - ha sottolineato il presidente regionale - ci sarà la concertazione con gli Enti locali per una soluzione condivisa». Soluzione che tenga conto del favore delle comunità locali interessate, dell'impatto ambientale e dei costi economici. Ciò non significa che la proposta avanzata dagli imprenditori di Belluno venga scartata dall'amministrazione regionale friulgiuliana. L'interesse per un collegamento più rapido che permetta di rimuovere l'ostacolo del Passo della Mauria è forte, ma c'è anche la consapevolezza dei costi che l'autostrada richiederebbe. Uno studio di fattibilità del collegamento autostradale tra l'A23 e l'27 era stato commissionato nel 2005 dall'allora ministro delle Infrastrutture e dall'Anas, con la partecipazione dell'architetto Bortolo Mainardi commissario governativo alle opere strategiche per il Nordest. Lo studio, presentato all'epoca alle Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto, prevedeva tre diverse soluzioni attraverso la Val Tagliamento e con il ricorso in modo consistente alle gallerie. Tanto che il costo del collegamento veniva stimato fra i 2 e i 3 miliardi di euro, cifra ritenuta non sostenibile con un investimento mirato a essere ricompensato solo dai pedaggi autostradali e che avrebbe reso necessario un cospicuo intervento pubblico a fondo perduto.
Messaggero Veneto 03.03.2007 Cavazzo Carnico. La Regione per quanto riguarda il collegamento Carnia-Cadore sta pensando a una superstrada e non a a una autostrada Linea
aerea per l’elettrodotto dall’Austra Lo ha
detto il presidente Riccardo Illy al sindaco Iuri prima dei lavori della giunta Cavazzo
Carnico . Dovrebbe
essere realizzato su linea aerea
l'elettrodotto dall'Austria al Friuli:
lo ha
comunicato ieri il pomeriggio il
presidente del Friuli Venezia Giulia,
Riccardo Illy, gli amministratori locali, prima della riunione della Giunta
regionale. Il presidente Illy ha citato le decisioni prese sul progetto
dall'ente austriaco erogatore dell'energia elettrica. Ha
comunque
aggiunto che:
«ci sarà la concertazione con
gli enti locali per una soluzione
condivisa». Rispondendo a una
sollecitazione del sindaco di Cavazzo, Dario
Iuri, che ha espresso parere contrario
al collegamento autostradale
Cadore-Carnia, Illy ha precisato che
per questo tratto la Regione «pensa a una
superstrada e non - ha
sottolineato - a
una autostrada». I
Comuni di Cavazzo Carnico,
Tolmezzo, Amaro e Verzegnis
hanno dato vita nel corso del
2006 all'Associazione intercomunale
della Conca tolmezzina, organismo previsto dalla
legge regionale 1 dello scorso anno sul riordino delle Autonomie locali. Per questo
motivo, al saluto del sindaco di
Cavazzo Carnico, Dario Iuri, in
apertura dei lavori della giunta
regionale, hanno partecipato anche i
sindaci Sergio Cuzzi, Silvano Tomaciello
e Luciano Sulli. «Stiamo
pensando assieme
al futuro di questo territorio -
ha detto Turi - non
come singole realtà
ma come un'area
che può sviluppare benessere per i
propri abitanti senza penalizzare le
singole peculiarità. Il sindaco ha quindi
sottolineato le positive opportunità offerte dalla legge
sulle autonomie locali per consentire un governo del territorio in associazione tra diversi enti locali».
Corriere
delle Alpi 02.03.2007 «A27, ora via con il progetto» De Ceffo va
avanti e prepara un comitato, Fop dice no Belluno. I
cadorini non sono contrari al
prolungamento dell'autostrada. Ne è
convinto Pierluigi De Cesero, sindaco
di Longarone e consigliere
provinciale. La partita dell'A27 è
ripartita anche grazie alla sua
azione, che ha portato alla
approvazione in consiglio provinciale di un ordine
del giorno a sostegno del prolungamento dell'autostrada
verso la A23. «Un
collegamento con la A23 è necessario. Come? Lo dobbiamo vedere dentro un progetto. E' questo che dobbiamo fare adesso: il
progetto.
Mi arrabbio se sento dire che non ci sono soldi per prolungare
l'autostrada. Se si ragiona
così non si fa nulla, come è accaduto finora». De Cesero è
convinto di avere alle spalle molti amministratori:
«Dodici, forse quindici
sindaci la pensano come me». Lunedì pomeriggio si incontreranno
in municipio a Longarone per far nascere il comitato
a favore
dell'autostrada. Ma dove passerà
l'autostrada?
In tunnel
partendo da Macchietto
e forando la montagna verso la Carnia? O in costa fino in Cadore e più su, prima
di attraversare le montagne
e andare a incontrarsi con la A23? «Non possiamo
sapere ora, senza un progetto, quale è la soluzione migliore, fattibile. E'
sicuro comunque che se il progetto
porta alla distruzione del territorio sarò il primo a dire di no». Tra i cadorini
che vedono di buon occhio
l'autostrada non c'è sicuramente Piermario Fop, sindaco di Calalzo. L'intervento di
Enzo Friso comparso su questo
giornale nei giorni scorsi, ha sollecitato
il sindaco a rispondere. «Sono
fermamente convinto che un'opera come l'autostrada che si realizzerà da qui
a 15 anni (se va bene), con nel
frattempo infiniti disagi dovuti a motivi logistici operativi
(vedi solo quello che sta comportando
la realizzazione della galleria di Macchietto),
non serva per nulla al Cadore. Non è una
questione "ideologica"
estremistica, iper ambientalista, di chi non capisce
nulla di economia e presuntuosamente non vuole ascoltare quelli che
invece di economia se ne intendono (industriali,
sindacati) e che si trova per sbaglio
a fare il sindaco di un paese del
Cadore e amministratore dal 90. Sono un moderato e alla base di ogni
mio ragionamento e comportamento c'è
l'impegno all'ascolto e alla concertazione con la massima trasparenza. Proprio perchè
è un'opera grande, colossale per il nostro territorio, ed è per forza di
cose un'opera invasiva, è necessario pensarci bene, è necessario che non ci
siano solo adesioni entusiastiche
al progetto ma anche siano in evidenza
le opinioni di chi, con un movimento
di opinione più diffuso di quello
che sembra, cerchi di far presente le
ricadute negative» spiega tra l'altro Fop. «Io dico
"non diciamo un no
preconcetto all'autostrada ma neanche un sì".
Ho visto lo studio di fattibilità.
Oltre alla devastazione della Carnia
(ma qualcuno potrebbe dire affari
loro) ho visto quello che succederebbe a Caralte, alla val Talagona, a Lorenzago. Per giustificarsi dovrebbe avere
dei flussi di traffico (per la maggior parte di transito)
come quelli che oggi ci sono tra
Venezia e Trieste. Fumi, rumore,
polveri sottili... e facciamo le
giornate senza auto per la nostra
salute... non siamo ipocriti!».
Il Gazzettino 02.03.2007 Consenso unanime degli amministratori della Valboite e Cortina alla prosecuzione verso Tolmezzo. Ma a precise condizioni Prolungamento A27, ok dai sindaci Due richieste: realizzazione della Macchietto-Venas e delle circonvallazioni dei paesi Borca L'ipotesi di un'autostrada che si prolunga li ha compattati. Pur con accenti e motivazioni diverse, i sindaci (o i loro rappresentanti) della valle del Boite hanno ritrovato una unità di intenti che in più di qualche occasione era parsa vacillante. Ora costituiscono un fronte davvero unito. Questa volta, chiamati a manifestare chiaramente la loro valutazione sulla prosecuzione della A27, si sono espressi favorevolmente (ma a condizioni), consapevoli che la posta in gioco sia determinante anche se l'autostrada non passerà lungo il Boite. «E' importante che la valle torni protagonista di scelte fondamentali per il suo sviluppo, ha detto Matteo Toscani (Valle), e che si batta sulla priorità delle opere complementari che sono la Macchietto - Venas e le circonvallazioni dei paesi. In provincia poi si parla spesso di piano strategico; ma sarà il Ptcp e guidare le scelte».«Non dobbiamo dimenticarci che Cortina ha puntato alcune delle sue carte sui campionati mondiali del 2013, fondamentali anche per il Cadore, ha detto Eusebio Zandanel (Cibiana); ci saranno grossi finanziamenti per le migliorie delle strutture di servizio e noi dovremo stare attenti a giocarci là il nostro ruolo di comprimari. Spero che anche la bretella Macchietto - Venas possa entrare, se non eseguita prima, nelle dotazioni a corredo dei mondiali di Cortina».«Il discorso dell'autostrada appare ciclicamente, come per magia. Questa volta tocca alla Carnia e a Tolmezzo essere coinvolti, ma vi assicuro che di là stanno ridendo perchè non sapevano nulla e sono sicuri che quell'autostrada non si farà. Sì incondizionato invece alle circonvallazioni e alla bretella, da realizzare in ogni caso, ha detto Sandro De Marchi (Borca); circa l'ipotesi della ferrovia, sostenuta da Reolon, nessuno ci ha mai chiesto se siamo d'accordo o no».«Mi dispiace, ma anche la provincia ha mancato nei nostri confronti, ha detto Luciano Dalus (Comunità montana), perchè ci aveva promesso che avrebbe curato l'esecuzione di uno studio sulla viabilità della nostra valle. L'hai visto, tu? Credo però che se siamo tutti uniti avremo anche autorevolezza e credibilità per attirare l'attenzione sulle nostre attese, che fondamentalmente sono quelle indicate. E' vergognoso, comunque, puntare ai mondiali per farsi fare le circonvallazioni».«La situazione della viabilità di vallata è oggi decisamente insostenibile e il traffico, autostrada o no, è destinato ad aumentare e quindi a peggiorare la situazione. L'interesse nato attorno alla A 27 costituisce comunque un treno che non ci possiamo permettere di perdere», ha detto Guido Calvani (Vodo), «in ogni caso sono sicuro che i previsti eventi sportivi di Cortina faranno migliorare le strutture di accoglienza e la viabilità della valle». «Attenzione a non chiedere troppo perchè si rischia di perdere tutto - ha detto Bruno Dimai (Cortina), - anche se io, nella mia lunga militanza amministrativa, non ho più fiducia nelle istituzioni. Non voglio illudermi ancora una volta; ma in questo caso Cortina è la capofila di un progetto che deve necessariamente coinvolgere anche gli altri paesi a lei vicini. Il turismo comunque sta andando male e non pensiamo che i mondiali siano il toccasana dell'economia. Dobbiamo tornare a coniugare al meglio turismo, ambiente e agricoltura. E noi dobbiamo stare più uniti, senza campanilismi fuori luogo e controproducenti. L'autostrada giusta era quella che passava per Auronzo». «Ma le famose statistiche sui passaggi del traffico, chi le ha mai viste?», si è chiesto Piero De Vido (San Vito), concludendo l'incontro da lui promosso, «è quello il punto di partenza da cui devono muovere le nostre richieste all'Anas: sì all'autostrada, ma contemporaneamente sì alla Macchietto-Venas e alle circonvallazioni, da impostare subito». Bortolo De Vido
Corriere delle Alpi 01.03.2007 Il futuro della montagna Durante l'incontro i responsabili del movimento hanno sottolineato l'importanza di preservare l'ambiente dal turismo «mordi e fuggi» «L’autostrada
affosserebbe
il Cadore» Il comitato «No A27» torna alla
carica: «Sistemate la rete
viaria esistente» Cadore. «Il prolungamento dell'autostrada tra le nostre
montagne non rappresenta certo un veicolo di sviluppo per il Cadore». In un incontro tenutosi lunedì
sera, il
movimento popolare "No A27" rinserra subito le fila,
riafferma il proprio fermo diniego all'operazione viaria e annuncia nuove iniziative per sensibilizzare la popolazione. Scopo della riunione era riannodare i
contatti tra i molti che non
condividono l'idea «che lo sviluppo
del nostro territorio passi solamente
per il proseguimento dell'arteria
viaria». Presenti all'incontro anche molti
giovani e anziani, si è ripreso
a ragionare attorno al "manifesto" del movimento sorto
qualche anno fa, riguardo
una vicenda tutt'ora di stretta
attualità per la popolazione bellunese e in
particolare cadorina. In sintesi, il comitato esprime
«forte; preoccupazione per un progetto che, se realizzato, anziché un avanzamento economico
e sociale, come propagginato
da più parti, provocherebbe invece un indebolimento delle potenzialità naturali di sviluppo del Cadore,
e, di conseguenza, metterebbe
a rischio la stessa
permanenza
su questo territorio delle comunità locali». Condivise, inoltre, alcune valutazioni
di fondo: «L'intera nostra
area presenta una propria specificità e identità», afferma il documento finale, «dai punti
di vista geografico, storico e culturale: la risorsa ambiente rappresenta un' importante
opportunità di sviluppo
economico,
complementare
a quelle tradizionali, a patto però che le aree di pregio storico-naturalistico siano
conservate e valorizzate. In contrasto con tale ragionamento
appaiono le arterie viarie a
scorrimento veloce: non farebbero che
aumentare il traffico in transito, incentivare
il turismo "mordi e fuggi", deturpare
ulteriormente un ambiente alpino
estremamente fragile, distogliere importanti
risorse destinate (o da destinare) all'adeguamento
dell'esistente». Secondo il comitato cadorino, inoltre, «la volontà di realizzare
il proseguimento di una direttrice autostradale è finalizzato
esclusivamente allo sviluppo e agli
interessi della pianura e
costituirebbe un'ulteriore
"colonizzazione" del nostro
territorio: è già accaduto
nel passato a proposito dell'acqua e del
suo sfruttamento, e i risvolti negativi
di' tale politica sono oggettivamente
sotto gli occhi di tutti, evidenziando impoverimento degli alvei, aumento del dissesto idrogeologico, realizzazione
di bacini idrici che non tengono
conto delle esigenze dell'economica
turistica dell'Altobellunese, ma solo
delle altrui esigenze produttive (consorzi
irrigui di pianura)». Dall'incontro, infine, è emersa la certezza «che le necessità
di garantire lo sviluppo del tessuto
produttivo industriale cadorino e di
preservare il territorio dal punto di vista
ambientale e turistico possano trovare una risposta adeguata
nel miglioramento della rete viaria
esistente: realizzazione di circonvallazioni dei centri abitati (in particolare a
Longarone e Castellavazzo), potenziamento e prolungamento
della tratta ferroviaria
Padova-Calalzo in direzione Cortina-Alto
Adige-Dobbiaco».
Andrea Bressan I membri del movimento dettano le proprietà da affrontare «Bisogna sensibilizzare popolazione e politici» CADORE. «Un impegno in quattro punti contro il prolungamento
dell'A27 in Cadore». E quanto emerso dalla riunione tra membri e simpatizzanti del comitato che da
anni si batte
contro ogni velleità di proseguimento dell'arteria viaria
tra le Dolomiti bellunesi: «Primo impegno, sensibilizzare la popolazione del Cadore (e non solo)
organizzando occasioni di approfondimento e di confronto; secondo, stimolare
le amministrazioni e le organizzazioni politiche locali, regionali e nazionali affinché prendano coscienza
della particolarità del nostro comprensorio e si impegnino a sua tutela,
per uno sviluppo condiviso e compatibile; terzo impegno, ricercare e proporre idee per un modello di
sviluppo adeguato
alla delicata e pregiata area ambientale in cui viviamo, sia in termini di
mobilità generale, sia in termini di utilizzo del territorio; quarto,
coordinarsi con altri comitati già esistenti, anche di altre zone montane, che
condividono le
nostre stesse preoccupazioni e finalità». .
Il Gazzettino 01.03.2007 leggi il comunicato stampa integrale Carnia. Il consigliere Mets contro il progetto dei bellunesi Collegamento autostradale. I verdi regionali dicono "no" Trieste Belluno preme per i collegamenti autostradali, l'assesspore regionale Lodovico Sonego riponde che il problema non è all'ordine del giorno e ora si muovono i Verdi per mettere bene in chiaro la posizione del Friuli Venezia Giulia. Alessandro Metz, consigliere regionale dei Verdi, attacca: «Nuovamente si levano voci, da parte del mondo imprenditoriale veneto, a sostegno del progetto di autostrada di collegamento tra le A 27 e la A23. Ciò non può che aumentare il nostro sconcerto, soprattutto in considerazione del fatto che allo stato attuale non esistono progetti, studi di fattibilità presentati o fatti propri dalle amministrazioni competenti. Non è possibile non tenere in considerazione le esperienze già maturate in diversi contesti nazionali: nessun progetto calato od imposto dall'alto può sperare di perseguire risultati; l'opinione dei comitati, delle forme spontanee che le popolazioni locali esprimono devono rappresentare in modo certo il punto di riferimento per la politica della nostra regione». E il consigliere prosegue rilevando che «ogni comunità locale esprime, attraverso tali forme, una propria legittima idea del territorio che vive: gli interventi infrastrutturali che si propongono devono saper dialogare con i territori che vogliono attraversare. L'opinione delle popolazioni locali, le iniziative che i comitati esprimono anche in Carnia rappresentano il valore migliore di quelle comunita». Solo a partire da questa consapevolezza è possibile costruire processi democratici di governo del territorio, chiude Metz. Dunque la pressione della Provincia di Belluno e degli industriali a favore dell'autostrada di collegamento, trova per opra porte sbarrate.
Il Gazzettino 01.03.2007 Belluno. Autostrada, un fronte dei sindaci per il sì Il fronte pro autostrada si allarga. Sarebbero una dozzina i sindaci convinti della necessità di un prolungamento dell'A27 da Pian di Vedoia a Tolmezzo, come ipotizzato da uno studio di fattibilità dell'Anas. Lunedì in municipio a Longarone si costituirà un comitato promotore che darà vita poi a un comitato più istituzionale. Il sindaco Pierluigi De Cesero, che con il suo ordine del giorno approvato poi all'unanimità dal Consiglio provinciale è riuscito a far riprendere il dibattito sulla mobilità e sullo sfondamento a nord, afferma che fra questa dozzina di Comuni favorevoli ci sono tutti quelli lungo l'asse interessato dal primo stralcio: oltre che Longarone, anche Soverzene, Ospitale e Perarolo. Rassicura il presidente della Provincia, pronto ad aggregare il consenso a determinate condizioni, che la condivisione esiste, sia pure non ancora unanime, che sarebbe il primo a non volere un'opera che distrugge l'ambiente e che la sua territorialità starebbe nel fine di liberare le strade bellunesi dal traffico parassita. Ritiene anche che sia le circonvallazioni dei paesi che la ferrovia non siano alternativi ma vadano realizzati ugualmente. Intanto i Verdi non gradiscono la presa di posizione della Provincia e si chiedono se sia ancora governata dal centrosinistra. L'assessore regionale del Friuli gela gli entusiasmi: «Mi viene da ridere parlare di una cosa così lontana». Olivo
Il Gazzettino 01.03.2007 Autostrada, nasce il Comitato dei sindaci De Cesero: Le condizioni di Reolon non siano il pretesto per bloccare tutto. I verdi: Ma dove va la Provincia? Nasce un Comitato per l'autostrada. E i sindaci che appoggiano l'ipotesi di un prolungamento sarebbero una dozzina. L'accelerazione degli ultimi tempi, condivisa anche dal presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, sta portando al risultato se non altro di affrontare il tema. L'intervento del presidente della Provincia, che si è dichiarato disponibile anche ad aggregare il consenso in presenza di determinate garanzie, trova il sindaco di Longarone soddisfatto quantunque un po' preoccupato. «Le condizioni poste da De Bona - sostiene Pierluigi De Cesero, ispiratore dell'ordine del giorno e assente dall'incontro di Confindustria al Comunale perché impegnato all'estero - sono condivisibili, purché non diventino il pretesto per non fare nulla». Il consigliere provinciale analizza una per una le tre questioni partendo dall'impatto. «Compatibilità ambientale? Io per primo sarei contrario, se il progetto non rispettasse i luoghi. Il territorio? E' il motivo stesso per cui caldeggiamo quest'opera, che servirà a fluidificare i trasporti e liberare dal traffico parassita le nostre strade lasciandole a chi deve andare a lavorare. La condivisione? Da subito dico che, rispetto a un anno fa, una dozzina di sindaci interessati sono d'accordo, come lo sono quelli di Soverzene, Castellavazzo, Ospitale e Perarolo, vale a dire quelli dei Comuni attraversati dal primo tratto». Le perplessità di De Cesero riguardano le alternative. «Credo che sia importante affermare che la ferrovia (benvenga!) non debba escludere l'autostrada, nel senso che le due opere dovrebbero camminare seguendo ognuna la propria evoluzione. E aggiungo anche che restano altrettanto importanti le varianti dei paesi». Lunedì in municipio a Longarone si costituirà un comitato promotore, che a sua volta darà vita a un comitato istituzionale per portare avanti il progetto di fattibilità di questo collegamento fra Pian di Vedoia e Tolmezzo. Sul progetto si dicono contrari i Verdi. Il loro coordinatore provinciale, Moreno Barbieri, è intervenuto per commentare causticamente le dichiarazioni di Reolon: «Non capiamo dove voglia andare la Provincia, che io pensavo amministrata dal centrosinistra. L'unico valore economico è stato fare il progetto e l'unico rientro economico dell'autostrada sarà per chi la costruisce. Io ci vedo solo lo scontro fra due modi di vedere: un'economia di rapina e un turismo diffuso ma sostenibile. Il mettere insieme l'autostrada con la ferrovia è la stessa, demagogica politica elettoralistica che copre la carenza di soluzioni». Dal Friuli arriva il commento gelido dell'assessore regionale alla viabilità, Lodovico Sonego: «Mi viene da ridere. Non riesco a comprendere tutto questo indaffararsi sul tema, considerando il fatto che parliamo di un'opera realizzabile chissà fra quanti anni. Non vale la pena discuterne, non adesso». Flavio Olivo
Il Gazzettino 01.03.2007 Sindaci Valboite "Sì al prolungamento dell'autostrada, ma con le circonvallazioni" Borca (Bdv) I sindaci di Cortina e della valle del Boite dicono sì alla prosecuzione dell'autostrada verso Tolmezzo ma chiedono con forza le circonvallazione dei paesi e soprattutto la Macchietto - Venas; tanto che l'incontro di ieri sera, promosso da Piero De Vido, è parso occasione più per ribadire l'urgenza della realizzazione delle opere complementari che per discutere sulla opportunità o meno che la A 27 prosegua. Verrà stilato un documento, che tutti hanno richiesto sia "forte", da inoltrare all'Anas, ma nella sostanza non è mancata una nota di delusione e di sfiducia: «troppe volte ci hanno illluso con promesse e forse questa è l'ennesima fata morgana, hanno detto i sindaci, ma noi non possiamo perdere l'occasione di ribadire una posizione che già da vario tempo ci vede uniti: è dal 1981, dai tempi del presidente comunitario Mario De Nard, che la questione continua a rigirarsi nel calderone delle parole e delle promesse non mantenute. Adesso questo nostro sì alla autostrada deve avere una contropartita, un prezzo. E il conto che presentiamo è quello della Macchietto-Venas e delle circonvallazioni fino a Cortina. E' sulla strada, sulla nuova "piccola", rivoluzionaria viabilità, e non sulla sognata ferrovia, che si giocherà il futuro della nostra valle; se dovremo pagare un prezzo allo sviluppo e al riscatto di un turismo oggi languente quello purtroppo dovrà intaccare, sia pure in minima parte, il gruzzolo dell'ambiente». I sindaci hanno però colto tutta l'importanza di schierarsi da una parte o dall'altra e di rivendicare un ruolo essenziale, convinti che la scelta espressa deve andare a favore della qualità della vita delle popolazioni residenti. Anche in vista dello svolgimento di importanti eventi sportivi, come i mondiali di sci del 2013, che, se assegnati a Cortina, dovranno poter contare su una viabilità di vallata riveduta e corretta.
Lettera aperta a Enzo Friso, opinionista del Corriere delle Alpi 01.03.2007 leggi l'articolo Caro Enzo, come ben sai, purtroppo, non la penso affatto come te e sono fermamente convinto che un' opera come l'autostrada che si realizzerà da qui a 15 anni (se va bene), con nel frattempo infiniti disagi dovuti a motivi logistici operativi (vedi solo quello che sta comportando la realizzazione della galleria di Macchietto), non serva per nulla al Cadore. Non è una questione "ideologica" estremistica, iper ambientalista, di chi non capisce nulla di economia e presuntuosamente non vuole ascoltare quelli che invece di economia se ne intendono (industriali, sindacati, ecc.) e che si trova per sbaglio a fare il Sindaco di un paese del Cadore e amministratore dal 90'. Sai che sono un moderato e che alla base di ogni mio ragionamento e comportamento c'è l'impegno all'ascolto e alla concertazione con la massima trasparenza. Proprio perchè è un' opera grande, colossale per il nostro territorio, ed è per forza di cose un'opera invasiva, è necessario pensarci bene, è necessario che non ci siano solo adesioni entusiastiche al progetto ma anche siano in evidenza le opinioni di chi, con un movimento di opinione più diffuso di quello che sembra, cerchi di far presente le ricadute negative. Soprattutto per il nostro territorio, perchè io sono un amministratore del Cadore. Di un Cadore in difficoltà che non ha bisogno di apparenti scorciatoie (utili per chi vuol fare carriera politica e che sta ondivagando alla ricerca di consensi soprattutto a destra perdendo quelli di centro sinistra e anche l'appoggio di quegli amministratori che non si fidano più, per la verità già dalle elezioni). Io dico "non diciamo un no preconcetto all'autostrada ma neanche un sì." Ho visto lo studio di fattibilità (che spero abbia visto anche tu), oltre alla devastazione della Carnia (ma qualcuno potrebbe dire AFFARI LORO) ho visto quello che succederebbe a Caralte, alla val Talagona, a Lorenzago. Per giustificarsi dovrebbe avere dei flussi di traffico (per la maggior parte di transito) come quelli che oggi ci sono tra Venezia e Trieste. Fumi, rumore, polveri sottili ...facciamo le giornate senza auto per la nostra salute ... non siamo ipocriti!!! Siti SIC, ZPS, progetto UNESCO, sostegno al convegno della CIPRA a Belluno , e poi ... via all'autostrada. Mi sembra che ci sia un po' di confusione e molto, ma molto, tatticismo politico. Quello che la gente comune non vuole più, quello che viene condannato continuamente come degenerazione della politica. Come ben sai non sono contrario al miglioramento della viabilità ordinaria ( parole del Direttore Generale dell'ANAS di fronte a me a Roma: per la provincia di Belluno sono in programma nel prossimo piano gli investimenti per la circonvallazione di Longarone - Castelalvazzo; la galleria del Comelico ed il Col Cavalier), sto lottando per la ferrovia, per il potenziamento del trasporto pubblico. I prossimi programmi europei dal 2007 in poi sono per la maggior parte incentrati sul risparmio energetico e sulla riduzione dell'inquinamento oltre che verso il potenziamento del trasporto pubblico. E' possibile che solo qui da noi si discuta ancora di autostrada che è la negazione di tutto questo? Non mi tiro indietro, sarò un Donchisciotte, ma la democrazia è dialettica, sai che faccio fatica ad essere "tattico" perchè sono sincero, probabilmente non farò più il Sindaco di Calalzo, ne arriverà uno di destra che sosterrà l'autostrada, in provincia succederà lo stesso, oppure sarà confermato quello che c'è ma che differenza fa? Tattica, tattica, tattica = estema confusione = disaffezione. Questa non è la mia politica. Scusami se sono stato frettoloso nell'analisi e superficiale, cercherò di essere più completo in futuro. Mi hai tirato in ballo nell'articolo, mi costringi a risponderti sul giornale (anche se sono pigro), anche questa è democrazia. Un saluto, ciao Piermario.
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