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MARZO

La Vita Cattolica  31.03.2007

Gli amministratori locali di Carnia e Cadore esigono chiarimenti sulla nuova arteria di collegamento tra la A27 e la A23

Autostrada, l’Anas spieghi

I primi cittadini dei comuni della Carnia, insieme ai loro colleghi del Cadore e ai presidenti delle Comunità montane della Carnia, del Comelico e Sappada, della Valle del Boite e del Centro Cadore, chiederanno un incontro, attraverso una lettera predisposta in questi giorni e indirizzata a Ugo Dibennardo, capo compartimento dell'Anas del Triveneto, al fine di conoscere nei dettagli il progetto relativo all'autostrada Carnia-Cadore.

A comunicarlo è il presidente della Comunità montana della Carnia, Lino Not, in seguito all'incontro svoltosi nei giorni scorsi a Calalzo, che visto la partecipazione, fra gli altri, dei sindaci di Tolmezzo, Sergio Cuzzi, di Cavazzo Carnico, Dario Iuri, e di Preone, Valentina Pellizzari, oltre ai rappresentanti delle amministrazioni di Verzegnis e Forni di Sotto e che ha permesso agli amministratori camici e cadorini di fare il punto sulla questione autostrada e sui temi legati alla viabilità.

«Non esiste né un fronte del no né un fronte del sì - fa sapere Not - in merito alla possibile realizzazione della struttura di collegamento fra la A27 e la A23. Ciò che è emerso dall'incontro è invece la volontà dei sindaci e degli amministratori delle comunità montane di esaminare il progetto nel dettaglio, per poter ragionare in maniera chiara su dati reali. Quel che è certo è che i primi cittadini e gli amministratori di Carnia e Cadore stanno seguendo con interesse e partecipazione la questione, e sono consapevoli dell'importanza di ricoprire un ruolo fondamentale nella gestione delle decisioni che riguardano il futuro del territorio».

Il primo passo da compiere, in quest'ottica, secondo Not, è legato al confronto con il responsabile dell'Anas, che dovrebbe essere organizzato a Forni di Sopra non appena Dibennardo darà la sua disponibilità.

«La riunione di Calalzo - prosegue Not - ha rappresentato un importante momento di confronto e credo possa essere il primo di una serie di incontri che serviranno ai sindaci e agli amministratori camici e cadorini per confrontarsi su progetti legati alla viabilità ma, anche, per portare avanti iniziative di sviluppo che accomunino i due territori, entrambi a forte vocazione turistica».

 

 

Messaggero Veneto  30.03.2007

Autostrada Carnia-Cadore, appello all'Anas

Gli amministratori chiedono di conoscere il progetto. Not (Comunità montana): necessario un confronto

TOLMEZZO. I primi cittadini dei Comuni della Carnia, insieme ai loro colleghi del Cadore e ai presidenti delle Comunità montane della Carnia, del Comelico e Sappada, della Valle del Boite e del Centro Cadore chiederanno un incontro, attraverso una lettera predisposta in questi giorni e indirizzata a Ugo Dibennardo, Capo compartimento dell'Anas del Triveneto, al fine di conoscere nei dettagli il progetto relativo all'autostrada Carnia­Cadore. Ad affermarlo è il presidente della Comunità montana della Carnia, Lino Not in seguito all'incontro svoltosi nei giorni scorsi a Calalzo, che visto la partecipazione, fra gli altri, dei sindaci di Tolmezzo Sergio Cuzzi, di Cavazzo Carnico Dario Iuri e di Preone Valentina Pellizzari oltre ai rappresentanti delle amministrazioni di Verzegnis e Forni di Sotto e che ha permesso agli amministratori carnici e cadorini di fare il punto sulla questione autostrada e sui temi legati alla viabilità.

«Non esiste né un fronte del no né un fronte del sì - fa sapere Not - in merito alla possibile realizzazione della struttura di collegamento fra la A27 e la A23.

Ciò che è emerso dall'incontro è invece la volontà dei sindaci e degli amministratori delle Comunità montane di esaminare il progetto nel dettaglio, per poter ragionare in maniera chiara su dati reali. Quel che è certo è che i primi cittadini e gli amministratori di Carnia e Cadore stanno seguendo con interesse e partecipazione la questione, e sono consapevoli dell'importanza di ricoprire un ruolo fondamentale nella gestione delle decisioni che riguardano il futuro del territorio».

Il primo passo da compiere, in quest'ottica, secondo Not, è legato al confronto con il responsabile dell'Anas, che dovrebbe essere organizzato a Forni di Sopra non appena Dibennardo darà la sua disponibilità. «La riunione di Calalzo - prosegue Not - ha rappre­sentato un importante momento di confronto e credo possa essere il primo di una serie di incontri che serviranno ai sindaci e agli amministratori carnici e cadorini per confrontarsi su progetti legati alla viabilità ma, anche, per portare avanti iniziative di sviluppo che accomunino i due territori, entrambi a forte vocazione turistica».

 

 

Il Gazzettino  30.03.2007

Viabilità in Cadore

L'ex sindaco: «L'autostrada ci divide, puntiamo su ferrovie e Magnifica»

San Vito

«Ma stiamo forse esagerando sulla questione della grande viabilità che lambisce o che entra in Cadore, un tema che, tra l'altro, ci fa perdere di vista le circonvallazioni dei paesi, sempre più necessarie»: se lo sta chiedendo anche Vittore De Sandre, sindaco di San Vito per lunghi anni, in particolare negli anni cruciali dei ventilati collegamenti transfrontalieri (la Venezia - Monaco, chi se la ricorda?). «Ho qualche dubbio sulla volontà politica degli amministratori di raggiungere a tutti i costi un risultato perché il terreno è minato, controverso, opinabile; parlando di autostrada il Cadore è portato fatalmente a dividersi. È un argomento destinato ad acuire le divergenze tra i favorevoli e i contrari, senza peraltro convincere sulla bontà della soluzione che alla fine sarà adottata». De Sandre volge lo sguardo indietro e torna ai tempi di Mario De Nard, anni Ottanta, quando più che l'autostrada era la ferrovia a tener banco. «Ce la volevano togliere (quella che giungeva a Calalzo) ed è stata solo l'unità del Cadore, compatto e deciso, a farcela conservare. Direi che sulla ferrovia il Cadore potrebbe trovare una sorprendente e soprattutto univoca sinergia: perchè non provarci ancora?», è la proposta di De Sandre, che si è detto convinto che il collegamento su rotaia Calalzo - Dobbiaco potrebbe registrare un'apprezzabile convergenza di intenti. Poi alza il tiro e chiama in causa la Magnifica Comunità. «Quello della grande viabilità potrebbe essere un argomento gestito autorevolmente da un ente da tutti riconosciuto e rispettato; anche ieri, secondo me, toccava alla Magnifica cercare la soluzione di un altro grosso nodo: quello della unificazione delle tre Comunità Montane cadorine, argomento che tenne banco lungamente una ventina di anni fa e sul quale lo storico ente comunitario poteva, ma ancora può, inserirsi con il carisma che le viene dalla storia millenaria alle sue spalle, rivestita però di abiti moderni». Per le circonvallazioni dei paesi, De Sandre stempera le difficoltà che qualcuno dipinge insormontabili per la loro realizzazione: «L'obiettivo è quello di portare il traffico all'esterno dei centri abitati, con strade normali e incroci a raso, non infrastrutture faraoniche; non mi si dica che questo non si può fare; certo che verrebbe "sprecato" un po' di territorio, magari già vincolato all'edilizia speculativa, ma se vogliamo veramente le circonvallazioni...».   Bortolo De Vido

 

 

Il Gazzettino  29.03.2007

Consiglio unanime sul futuro dell'A27

Longarone. Maggioranza e minoranza hanno sottoscritto in pieno l'ordine del giorno del comitato sul prolungamento autostradale

Il consiglio comunale di Longarone ha detto sì all'ordine del giorno sul prolungamento dell'autostrada A27. Una decisione unanime che ha visto in piena sintonia il sindaco Pierluigi De Cesero, promotore dell'odg, e il gruppo di minoranza guidato da Piergiacomo De Luca e Mario Guarino. «Il documento considera il prolungamento autostradale quale soluzione possibile non certamente unica. Fondamentale è che si agisca in fretta e che gli organi competenti ci facciano vedere eventuali studi di fattibilità per poter dare il nostro contributo nel pieno rispetto dell'impatto territoriale»…  Roberto Padrin

 

 

Il Gazzettino  28.03.2007

Sul prolungamento della A27 da Pian di Vedoia a Tolmezzo il Comitato dei primi cittadini favorevoli si appella al Cadore per un approfondimento comune

Prove di accordo tra i sindaci sull'autostrada

De Cesero: «Pronti anche a sottoscrivere regole per garantire un progetto condiviso e compatibile»

Longarone

Il Comitato dei sindaci per il prolungamento dell'autostrada da Pian di Vedoia e Tolmezzo tende la mano al Cadore, piuttosto perplesso sullo studio di fattibilità di cui si parla da qualche tempo. Secondo il primo cittadino, Pierluigi De Cesero, uno dei fautori del rinnovato impegno locale in tema di viabilità, ci sono punti in comune da approfondire dopo l'incontro di lunedì sera in municipio senza entrare nel dettaglio di un progetto ancora da realizzare.

«A questo punto l'incontro con il gruppo di Fop (sindaco di Calalzo, ndr) diventa fondamentale». Il sindaco di Longarone si dice pronto a sottoscrivere delle regole d'oro per garantire una progettualità compatibile e quindi tracciare un percorso condiviso. Intanto il Comitato pensa all'approvazione di un ordine del giorno nei consigli comunali dei Comuni che ne fanno parte, augurandosi che anche altre amministrazioni lo condividano.

Il prossimo passo del Comitato sarà quello di chiedere un incontro con l'assessore regionale Renato Chisso, che di recente ha presentato l'iniziativa a Belluno, per conoscere lo stato di fatto del progetto e quindi formulare proposte in base alle esigenze della popolazione locale.  R.P.

 

 

Il Gazzettino  28.03.2007

Prolungamento A27. I sindaci a favore del proseguo dell'autostrada vogliono un confronto con quelli contrari

Il comitato tende la mano al Cadore

Richiesto un incontro con l'assessore regionale Chisso. Pronto un ordine del giorno

Longarone

«Il Comitato per l'autostrada mi ha incaricato di prendere contatti con il gruppo di sindaci guidato dal primo cittadino di Calalzo, Piermario Fop, per un momento di confronto in quanto siamo convinti di avere dei punti di contatto su cui lavorare».

Sono le parole del sindaco di Longarone, Pierluigi De Cesero, il quale, a nome dei colleghi, tende la mano ai sindaci del Cadore contrari all'iniziativa dell'autostrada, all'indomani dell'incontro che si è tenuto lunedì sera nella sede minucipale di Longarone. Una decina i sindaci presenti all'incontro che ha permesso di fare un ulteriore passo in avanti.

«Noi abbiamo sempre parlato di ipotesi di prolungamento dell'autostrada senza entrare nei dettagli progettuali che vanno dal ripristino del progetto della vecchia Venezia-Monaco o di altri tracciati. Nessuna soluzione va scartata a priori. L'incontro con il gruppo di Fop a questo punto diventa fondamentale. Ci sono sicuramente dei punti di contatto tra i due comitati che vogliono innanzitutto il rispetto dell'ambiente e da qui partiremo per un confronto che sia costruttivo. Noi diamo la nostra totale disponibilità e siamo pronti a mettere nero su bianco una sorta di "regole d'oro" su cui muoverci. Ribadisco che oltre al tratto autostradale non vanno esclusi dai ragionamenti progettuali tutti quei tratti ad essa collegati a partire dalla Macchietto-Venas».

Il Comitato per l'autostrada ha concordato inoltre di far approvare ai rispettivi consigli comunali un ordine del giorno favorevole all'ipotesi di prolungamento autostradale prendendo spunto da quello approvato dal consiglio provinciale.

«Abbiamo stilato un ordine del giorno che può essere approvato non solo dai Comuni coinvolti dal passaggio dell'autostrada, ma da tutte le amministrazioni dove viene indicato l'impegno alle istituzioni competenti (Provincia, Regione, Governo) a costituire un tavolo di lavoro tecnico-politico finalizzato a supportare le iniziative volte alla definizione di determinazioni foriere di un progetto compatibile alle esigenze di sviluppo della comunità bellunese».

Il Comitato ha infine affrontato anche il tema progettuale.

«Non abbiamo ancora avuto incontri con gli enti competenti e ora ci muoveremo per fissarne uno con l'assessore regionale Chisso per fare il punto della situazione - conclude De Cesero - Vorremmo sapere se ci sono dei progetti in atto da essere presentati o se poter venire a conoscenza di eventuali studi di fattibilità in modo da poter avanzare delle richieste in base alle esigenze dei nostri territori».  Roberto Padrin

 

 

Il Gazzettino  27.03.2007

Ambiente, nasce la rete dei comitati

Primo incontro regionale sabato a Gemona. Convocato da "Assieme per il Tagliamento"

Gemona

"Carissimi esponenti di comitati ed associazioni di protezione ambientale del Friuli Venezia Giulia, davanti all'evidenza di una politica del territorio sempre più insostenibile ci pare fondamentale trovare un momento di incontro per mettere a punto strategie e sinergie. L'esperienza di questi anni di attività ci ha infatti insegnato che possiamo spuntarla solo se impariamo a mettere in rete conoscenze, capacità, percorsi". Carta e penna metaforicamente in mano, Franca Pradetto di "Assieme per il Tagliamento", scrive, invita e chiama a raccolta le forze, per concretizzare e allargare un'unione che già ha avuto modo di manifestarsi in solidarietà e iniziative comuni tra comitati vari ad esempio nelle questioni elettrodotti e autostrada."Siamo convinti - spiega la Pradetto - che, aldilà delle singole questioni puntuali che ci vedono impegnati, esista un denominatore comune che va affrontato e combattuto unanimemente, ovvero il metodo antidemocratico con cui la regione prende le decisioni strategiche, ascoltando le grandi lobby economiche ed ignorando la voce dei portatori di interessi diffusi, delle piccole economie locali, dei cittadini impegnati a salvaguardare l'integrità culturale, sociale ed ambientale delle comunità friulane. Per questi motivi - continua - abbiamo deciso di provare a riunire in un coordinamento tutte le entità impegnate nella difesa dei territori del Friuli Venezia Giulia, da Muggia al Tarvisiano, dalla Bassa Friulana al Cansiglio, al Passo della Mauria, ad Aviano eccetera".I soggetti coinvolti e chiamati a raccolta tramite lettera e passaparola, si incontreranno per la prima volta a Gemona sabato prossimo alle 18 nella sala della locale Comunità montana e ognuno di loro avrà modo di presentarsi con un breve intervento che illustri la propria attività e il relativo stato delle cose. In quella sede, se emergerà la volontà comune di proseguire con il coordinamento, l'assemblea deciderà il dove, il quando e il come dei successivi incontri. L'obiettivo ultimo non sarà quello di creare un organo che si sostituisca alle varie associazioni e ai diversi comitati, bensì quello di "supportare tutti gli aderenti nelle iniziative e di provare ad organizzare una grande manfestazione unitaria, in grado di impensierire più efficacemente i decisori politici".  Francesca Spangaro

 

 

Il Gazzettino  25.03.2007

Pieve. Altre nubi su Villapera

«All'orizzonte i cantieri per i collegamenti A27»

Granzotto:

"Padroni a casa nostra": uno slogan caro al Carroccio, ma che giovedì sera, nella sala consigliare del municipio di Pieve, ha ben rappresentato gli umori del sindaco della cittadina, Roberto Granzotto, all'incontro da lui stesso convocato per fare il punto sulla situazione dei lavori pubblici, e in particolare per presentare agli operatori economici invitati il progetto di consolidamento dei Forti di Monte Ricco e Batteria Castello. Non poteva mancare una riflessione del primo cittadino sulla mobilitazione che si è creata soprattutto da parte dei villeggianti di Casa Santa Chiara contro l'insediamento a Villapera dell'impianto destinato alla miscelazione di materiali inerti. Granzotto ha invitato tutti ad una riflessione: «Mi attendo che gli stessi prendano posizione sull'ipotesi di collegamento tra la A27 e la A23. Sappiano i cittadini che se ci sarà uno svincolo a Caralte dovranno essere allestiti dei cantieri per il conferimento dei materiali, stoccaggio dei camion e quanto può essere a servizio di un'infrastruttura come quella. E questi cantieri dove li piazzeranno? Considerate le notevoli dimensioni che richiederanno, non credo proprio che nella frazione del comune di Perarolo ci sia lo spazio. Di là del Piave non è possibile, la zona non è servita da strade. Dopo ci siamo noi. La zona immediatamente più vicina è Villapera. I prossimi amministratori ci pensino». Altre ombre, quindi, sulla sorte di un'area che pur bellissima e salubre rischia di diventare un cantiere a cielo aperto e non limitarsi ai 700 metri quadrati che occuperà la ditta che in questi giorni si sta insediando nell'area su cui vanta tutti i diritti per farlo...  Eleonora Riva

 

 

Corriere delle Alpi  24.03.2007

Il collegamento A23/A27

Nessuna pregiudiziale dai sindaci del Friuli «ma serve al più presto un incontro con l'Anas»

di Francesco Dal Mas

CENTRO CADORE. «Sul progettato collegamento tra A27 ed A23 non ci sono assolutamente né sì e né no pregiudiziali, ma vogliamo solamente che ci sia chiarezza».

Così si sono espresso ieri i sindaci friulani. I primi cittadini dei Comuni della Carnia, insieme ai loro colleghi del Cadore e ai presidenti delle Comunità montane della Carnia, del Comelico e Sappada, della Valle del Boite e del Centro Cadore chiederanno un incontro, attraverso una lettera predisposta in questi giorni e indirizzata a Ugo Dibennardo, Capo compartimento dell'Anas del Triveneto, al fine di conoscere nei dettagli il progetto relativo all'autostrada Carnia-Cadore. Ad affermarlo è il presidente della Comunità montana della Carnia, Lino Not, in seguito all'incontro svoltosi nei giorni scorsi a Calalzo, che visto la partecipazione, fra gli altri, dei sindaci di Tolmezzo Sergio Cuzzi, di Cavazzo Carnico Dario Iuri e di Preone Valentina Pellizzari oltre ai rappresentanti delle amministrazioni di Verzegnis e Forni di Sotto e che ha permesso agli amministratori carnici e cadorini di fare il punto sulla questione autostrada e sui temi legati alla viabilità. Un incontro che non ha certamente risolto i mille problemi sul tappeto, ma che è quantomeno servito a schiarirsi vicendevolmente le idee. «Non esiste né un fronte del no e né un fronte del sì», fa sapere Not, «in merito alla possibile realizzazione della struttura di collegamento fra la A27 e la A23. Ciò che è emerso dall'incontro è invece la volontà dei sindaci e degli amministratori delle Comunità montane di esaminare il progetto nel dettaglio, per poter ragionare in maniera chiara su dati reali. Quelli che tutto sommato al momento non ci sono ancora. Quel che è certo è che i primi cittadini e gli amministratori di Carnia e Cadore stanno seguendo con interesse e partecipazione la questione, e sono consapevoli dell'importanza di ricoprire un ruolo fondamentale nella gestione delle decisioni che riguardano il futuro del territorio».

Il primo passo da compiere, in quest'ottica, secondo Not, è legato al confronto con il responsabile dell'Anas, che dovrebbe essere organizzato a Forni di Sopra non appena Dibennardo darà la sua disponibilità. «La riunione di Calalzo», prosegue Not, «ha rappresentato un importante momento di confronto e credo possa essere il primo di una serie di incontri che serviranno ai sindaci e agli amministratori carnici e cadorini per confrontarsi su progetti legati alla viabilità ma, anche, per portare avanti iniziative di sviluppo che accomunino i due territori, entrambi a forte vocazione turistica».

 

 

Carta Qui Estnord  24.03.2007

DOLOMITI

Altre strade in Carnia

Tra Carnia e Cadore c'è grande fermento contro il progetto della nuova autostrada ponte nelle Alpi-Tolmezzo. Sta infatti nascendo un nuovo comitato: si chiamerà Pas Dolomiti, che sta per «Per altre strade» dal nome dell'omonimo comitato carnico, con lo scopo di unire le forze e le mobilitazioni tra la Carnia e il Cadore.

 

Un sindaco su un’autostrada

Il primo cittadino di Calalzo di Cadore Piermario Fop, guida la protesta contro l’autostrada, in nome di una montagna diversa

di Zenone Sovilla

Non ha esitazioni, il sindaco di Calalzo Piermario Fop: il progetto di un collegamento autostradale dal Cadore alla Carnia risponde a logiche strettamente mercantili per la creazione di un nuovo corridoio internazionale di traffico pesante, in questa epoca di delocalizzazioni produttive e caroselli impazziti di merci, materie prime e semilavorati.

II primo cittadino del comune bellunese è una delle figure istituzionali che affrontano con maggiore profondità e sguardo critico la voglia di cemento degli industriali che, forti di uri intesa di massima tra le due Regioni interessate, intendono ottenere il prolungamento dell'attuale A27 Venezia-Belluno, fino a collegarla con la A23 Palmanova-Udine-Tarvisio.

La grande opera proposta è una striscia di asfalto, con tunnel e viadotti, lunga oltre ottanta chilometri, nelle valli dolomitiche tra Veneto e Friuli, in parte lungo il corso del Piave, attraverso il Cadore e la Carnia [traforo sotto il passo della Mauria], fino a Tolmezzo. Costo previsto: oltre due miliardi di euro. La vicenda torna ciclicamente all'ordine del giorno e ora a farsene paladino è il presidente dell'Assindustria bellunese, Valentino Vascellari, che proprio lungo l'asse in questione, a Ospitale di Cadore, ha la sua azienda che produce energia dalla combustione di biomasse e rifiuti.

Al di là degli appetiti imprenditoriali per appalti e subappalti milionari, chi vuole questa nuova autostrada insiste sulla necessità di decongestionare il traffico nella A23, in Friuli, e quindi nell'area di Mestre, creando in una fascia settentrionale un percorso est-ovest che poi si collegherebbe alla nuova pedemontana veneta.

Insomma, ai montanari bellunesi e friulani si propina come "opportunità di progresso» il disegno di usare i loro territori per fini estranei...

Lo scopo di deviare in parte verso la Carnia e il Cadore i grandi flussi di traffico è chiaro. Dall'Est Europa arrivano quantità enormi di autotreni, dunque un'infrastruttura del genere, una volta completata, potrebbe facilmente significare 30-35 mila passaggi quotidiani di veicoli. Non dimentichiamo, poi, che già oggi esiste un problema di Tir che provengono dall'Austria, attraversano Cortina d'Ampezzo e la Valboite, per proseguire verso sud: anche questa dinamica negativa sarebbe alimentata dalla nascita lungo il tragitto di una nuova autostrada. La reazione a catena sarebbe incontrollabile.

Altro che vantaggi per le popolazioni: si prefigurano scenari simili a quelli che inducono da anni i cittadini e le amministrazioni pubbliche di altri territori, per esempio le valli del Brennero, a contrastare il grave impatto sanitario e ambientale dell'inquinamento causato dal trasporto su gomma. Nel caso bellunese appare incomprensibile che forze locali offrano il territorio alle rotte continentali dei Tir...

Infatti, il Brennero e Tarvisio sono due esempi di valli massacrate e distrutte dai corridoi internazionali di traffico. Non vedo perché dovremmo accodarci a questa devastazione. E mi stupisce che non si colga con maggiore lucidità la contraddizione fra un progetto del genere e l'esigenza di sostenibilità di un'area delicata come le Dolomiti, in procinto, tra l'altro, di diventare patrimonio dell'umanità dell'Unesco.

La colgono i comitati e i sindaci, come lei, che si stanno di nuovo mobilitando proponendo altro...

L'impegno dei cittadini è un apporto prezioso nelle dinamiche democratiche e in questa vicenda è fondamentale il ruolo della rete di amministratori pubblici e gruppi di base, sia nel versante bellunese sia in quello friulano. Davanti agli annunci roboanti degli industriali emerge, invece, la difficoltà di forze come la Margherita o i Ds che assumono atteggiamenti ambigui [o in qualche caso addirittura favorevoli], perchè temono di perdere consensi in un confronto imposto dai fautori di una visione «sviluppista» che riciclano ricette obsolete, nel l'epoca dell'effetto serra, cui si stenta a contrapporre con forza l'esigenza di un progetto sociale ed economico proiettato nel futuro, per un benessere diffuso che tenga conto delle peculiarità dell'ambiente montano

Ecco, vediamo appunto uno scenario alternativo a questi piani "archeologici" di cementificazione...

È paradossale che, durante la presentazione del progetto, esca a un certo punto una diapositiva che parla di «valorizzazione delle bellezze naturali attraversate dall'auto strada». Qui evidentemente ci sono anche ipocrisia e malizia nel cercare di vendere illusioni ai cittadini per mascherare altri interessi.

In realtà, per il turismo nei territori interessati il problema non è arrivare ma trovare un sistema organizzato [alberghi, ristoranti, agriturismi, infrastrutture per i tempo libero eccetera] di elevata qualità, in grado di proporre al meglio il patrimonio naturale e di trattenere l'ospite. Oggi, a contrario, il turista viene sempre più indotto a un «mordi e fuggi» frenetico incoraggiato dal «modello autostrada».

Non è un caso che valli dolomitiche che hanno raggiunto la saturazione turistica, come Fiemme e Fassa in Trentino, oggi si vedono costrette a correre ai ripari proprio sulla mobilità, di fronte a scenari alpini con distese di macchine, stile ingorgo milanese, che rischiano di allontanare il turista in cerca di relax e paesaggi incontaminati, non di immersioni nello

Infatti, sul piano della viabilità bisogna investire per migliorare quella esistente e ridurre la presenza di veicoli nei centri abitati, ma evitando opere che richiamano traffico in transito, specie se pesante.

Poi, resta la grande partita dei trasporti collettivi, compresa la ferrovia, che va valorizzata anche nel suo ruolo turistico [guardiamo a che cosa succede in Svizzera o in Austria] e qui è interessante il progetto del treno Venezia-Cortina lanciato dalla Provincia di Belluno.

Nel caso del Cadore, va sottolineato che paghiamo il costo della crisi dell'occhialeria, un settore che ha dato tanto nei decenni scorsi ma che contestualmente ha significato un freno del turismo. Perciò ora, anche come Comunità montana, stiamo cercando di organizzare un percorso di riflessione sul futuro, e in aprile avremo qui il noto meteorologo Luca Mercalli. Si tratta di costruire progetti di qualità, per coniugare economia e sostenibilità ecologica.  

 

Il Gazzettino  22.03.2007

Lettere

Caro presidente Reolon mi permetta di dubitare della sua buona fede

Caro presidente della Provincia (Sergio Reolon), siccome, conoscendola, non posso dubitare della sua intelligenza, mi permetta però di dubitare della sua buona fede quando afferma che l'autostrada dovrà essere "condivisa, inserita nel territorio e senza ricadute negative sull'ambiente" (Il Gazzettino 28/02/07).

Stiamo parlando di un progetto che per essere economicamente sostenibile dovrà trasformare le valli del Piave e del Tagliamento in un nuovo Passante di Mestre e Lei ci parla di "condivisione e di rispetto per l'ambiente". Ma siamo seri!

La mia convinzione (che, per fortuna, divido con molti) è che questo collegamento autostradale sia strategico specialmente per progettisti, co­struttori e gestori di autostrade e per la lobby del cemento a loro collegata, e invito lei e i sostenitori del progetto a dimostrare - dati alla mano - il contrario.

Caro presidente, se veramente le sta a cuore il futuro di questa provincia torni alla sua battaglia di sempre, che è quella per il prolungamento e il potenziamento della ferrovia in tutte le direzioni possibili: verso Cortina, verso nord e verso est, allo scopo di incentivare una mobilità di tipo diverso, il turismo internazionale e lo spostamento graduale delle merci dalla gomma alla rotaia.

Lo faccia, e noi le garantiamo tutto il nostro appoggio a questi progetti che saranno condivisi, inseriti nel territorio e con limitate ricadute negative sull'ambiente.

Giovanna Deppi.  Domegge di Cadore

 

 

Anche la Provincia nella corrente di pensiero dell'autostrada "ecologica"

Tutto ci saremmo potuti aspettare, ma il fatto che l'Amministrazione Provinciale ritenesse corretto aprire una discussione sull'idea di "autostrada ecologica" va oltre qualsiasi fantasiosa ipotesi.

Tracciato condiviso e non impattante dovrebbero essere, se ho ben capito, i parametri da rispettare per giungere a un così eclatante risultato.

Prima questione, già poco condivisa, riguarda il "sicuramente costosissimo" progetto presentato in provincia. Ottanta chilometri di percorso quasi completamente in galleria, speriamo da non elettrificare. Tra­lascio qualsiasi ovvio commento per passare al secondo punto. Si ipotizza il passaggio giornaliero di decine di migliaia di veicoli, molti dei quali mezzi pesanti. Dato accolto con raggelante e incosciente tranquillità. Amen.

Ma per non tralasciare nulla cerchiamo anche di cogliere l'aspetto umano della vicenda, visto che stiamo parlando di un affaruccio da alcuni (quanti?) miliardi di euro.

Dell'indotto economico-politico, nulla da dire. Ce n'è abbastanza, data l'italica cultura, da smuovere non montagne ma intere dorsali. La domanda essenziale da porci, come semplici cittadini, riguarda però la scelta vera per gli anni a venire.

Economie che sappiamo integrarsi con le vite e con il territorio oppure sfruttamento piratesco di risorse vitali e non rinnovabili?

È evidente, non appena ci si libera dal ristretto e povero ambito fatto di asfalti, cementi e bitumi, che aria, acqua e ambiente vivo vanno gestiti solo con la necessaria autonomia locale, ma anche con una prospettiva a lungo termine capace di costruire -nuove opportunità ed equilibri altri.

Difficile però avere risposta a questa domanda essenziale, la discussione dovrebbe potersi basare su una chiarezza di posizioni politiche per ora vaga se non del tutto inesistente. Al contrario ciò che appare evidente è come si stia formando qui in provincia una corrente, non si sa se d'aria o di pensiero, che ritiene inesistente il problema dell'inquinamento atmosferico.

Anche la discussione inerente alle primarie del centrosinistra a Belluno ci ha reso recentemente edotti su quest'ultima allegra opinione. Potrei citare dati, documenti, innumerevoli articoli dei quotidiani locali. Ma penso non servirebbe, frequentiamo letture diverse.

Barbieri Moreno.  Coordinatore provinciale Verdi

 

 

Corriere delle Alpi  22.03.2007

«Tanti buoni motivi per essere contro»

Il sindaco Fon illustra i suoi perchè dell'avversione all'autostrada

Calalzo. «Prolungamento anche solo fino a Macchietto, orientamenti di CIPRA e UE, difficoltà di finanziamento, politica-spettacolo: ecco tutti i dubbi derivanti dal progetto-Mainardi». Presa visione del piano di prolungamento dell'A27 verso il Cadore, il sindaco di Calalzo, Piermario Fop, ribadisce la sua contrarietà. «I 36.000 veicoli al giorno», afferma, «necessari perché si regga economicamente l'o­perazione-prolungamento fino a Macchietto dove li troviamo? E, ammesso che si trovino, una volta giunti a Macchietto dove vanno? In Valboite, a incrementare il traffico già insostenibile di quest'area? Più le strade sono comode e larghe più vi si infilano i TIR, è come il principio dei vasi comunicanti. I sindaci della Valboite, credendo di risolvere il problema con le circonvallazioni, lo amplificheranno. Diverrebbe necessaria allora la realizzazione di piccole circonvallazioni con molte rotonde strette, per ostacolare i camion, come avviene in Austria. Per il Cadore centrale ovviamente vale lo stesso discorso: anche noi rischiamo di diventare corridoio di transito».

CIPRA. «Non mi risulta che la Convenzione delle Alpi», prosegue Fop, «sia favorevole alla realizzazione di grandi strutture per la viabilità su gomma, tutt'altro; se mai viene ribadita la necessità di sviluppare politiche della mobilità basate sul trasporto pubblico, in particolare il treno».

INVESTIMENTI. «Quali privati», si chiede il sindaco di Calalzo, «sarebbero disponibili a finanziare 900 milioni di euro per arrivare con l'autostrada fino a Macchietto? Hanno delle garanzie sui flussi di transito? Personalmente ne dubito. Quanto al settore pubblico, non pare disposto a investire un solo euro su quest'opera, almeno fino a che ci sarà questo governo. Il direttore generale dell'Anas lo ha detto in modo molto chiaro, io ne sono stato testimone diretto. La stessa UE ha a disposizione per infrastrutture e trasporti circa 600 miliardi di euro, e probabilmente ha opere ben più importanti da finanziare, senza contare che la sua politica è più orientata al trasporto su rotaia che su gomma».

IMPATTO AMBIENTALE. «Si sta perdendo di vista il fatto che su un'opera come questa», sottolinea il primo cittadino, «va condotta una seria valutazione di impatto ambientale, e ho qualche dubbio che essa possa essere condotta dallo studio Mainardi. Attraversare con un'opera del genere le Dolomiti, non credo risulti facile».

POLITICA-SPETTACOLO. «L'impressione è che la corsa forsennata a spararla sempre più grossa, sul tema-autostrada, sia connessa alla vici­nanza di consultazioni elettorali: per l'ennesima volta con la politica-spettacolo si cerca di illudere i poveri elettori, sempre più disorientati. Emerge perciò come necessaria, anche in Cadore, una mobilitazione forte di amministrazioni locali e popolazione, per rivendicare il diritto a non essere presi in giro e per chiedere politiche reali su viabilità ordinaria, ferrovia, infrastrutture tecnologiche come la banda larga, con aiuti sostanziali alle infrastrutture turistiche e alla preparazione culturale della nostra gente. Infine un'idea: e se 2 miliardi di euro fossero investiti per un reale sviluppo dei territori che si vorrebbe far attraversare dall'autostrada?».  Andrea Bressan

 

 

Corriere delle Alpi  21.03.2007

L'auto viene prima della nostra salute

Lettere

Sono schifato! Sono schifato dal fatto che si riescano a trovare subito milioni e milioni di euro per il prolungamento dell'autostrada, mentre nella nostra provincia si stanno chiudendo gli ospedali perché non ci sono soldi. Ci stanno privando della Sanità, un diritto sacrosanto a cui ogni cittadino che paga le tasse (qui tutti lavorano e le pagano) dovrebbe aver diritto. Invito a meditare tutti, dal politico, all'operaio, dall'industriale al commerciante, la salute è la prima cosa nella nostra vita, se manca l'autostrada viviamo tutti lo stesso, ma se ci manca un ospedale efficiente e vicino, sarà dura solo pensare di avere bisogno di un'urgenza sanitaria.  Giuseppe Pais Becher. Auronzo

 

 

Il Gazzettino  20.03.2007

Pieve. Il sindaco propone l'alternativa

«Superstrada invece dell'autostrada»

Granzotto sulle posizioni di Illy

Un contributo di idee al dibattito sul chiacchierato collegamento tra le autostrade A27 Mestre-Belluno e A23 Udine-Carnia-Tarvisio arriva anche dal comune di Pieve dove il suo sindaco, Roberto Granzotto, lancia un'alternativa al prolungamento della A27 da Longarone sino a Tolmezzo attraverso il passo della Mauria. «Volevo vedere il progetto prima di esprimermi - afferma - e ora che l'ho visto posso dire che condivido quanto ha detto il Governatore del Friuli, Riccardo Illy: preferirei una superstrada. Se proprio dobbiamo sbucare in Friuli, che senso ha da Longarone salire fino al Mauria per poi ridiscendere di latitudine? Non si potrebbe arrivare in Friuli da Longarone-Castellavazzo senza fare chilometri e chilometri verso il Cadore per poi ritornare a Sud per collegare l'A27 all'A23? Che io sappia uno o due anni fa sul tavolo di alcuni sindaci del Friuli c'era uno studio di questo tipo, ipotesi che permetterebbe alla nostra autostrada di collegarsi con l'A23 e di rispettare un pò di più l'ambiente cadorino, oltrechè di risparmiare chilometri di asfalto per salire a nord e poi ridiscendere a sud. La mia è una semplice riflessione, senza alcuna pretesa che sia la soluzione migliore, solo un contributo al dibattito». «Immagino di essere stato annoverato tra i partiti del "no all'autostrada" - prosegue il primo cittadino - visto quanto ha affermato di recente l'on. Maurizio Paniz e il mancato invito alla riunione di Longarone. "Partito del no" è un'accezione negativa coniata per bollare i seguaci di un'idea "contraria allo sviluppo" secondo l'equazione: no all'autostrada uguale no allo sviluppo. Io però non ho mai detto no allo sviluppo del Cadore, nè mi oppongo a che migliori la viabilità! Mi sento di appartenere al "partito del sì" allo sviluppo, al miglioramento, al rispetto dell'ambiente, alla spesa di denaro pubblico con lungimiranza ed accortezza e sono contrario ad ogni sperpero di denaro». Granzotto, per vedere risolto il problema del traffico che appesantisce le strade del Cadore, rilancia l'idea delle circonvallazioni: «Dico sì al miglioramento della viabilità, sì alle circonvallazioni che lambiscano i nostri paesi, sì al rispetto dell'ambiente. Mi dispiace che qualcuno abbia l'esclusiva della verità non accettando posizioni diverse, legittime in quanto espresse da rappresentanti dei cittadini che argomentano i loro "distinguo", che vengono bollati come retrogradi, convinti che la crescita turistica passi attraverso l'autostrada». Il prossimo 16 marzo, nel municipio di Calalzo, si terrà un incontro tra i sindaci del Cadore e della Carnia allo scopo di capire meglio la posizione degli amministratori interessati al passaggio dell'autostrada.  Eleonora Riva

 

 

Corriere delle Alpi  17.03.2007

Il vertice di ieri

«I comitati del sì o del no sono poco utili, è necessario che abbiamo dei chiarimenti»

«Non abbiamo mai visto lo studio di fattibilità, anche se chiesto da tempo»

«Fronte comune per migliorare la viabilità»

A Calalzo si sono incontrati sindaci e amministratori del Cadore e della Carnia

Calalzo. C'erano quasi più amministratori della Carnia che del Bellunese al vertice di Calalzo, convocato dal sindaco Piermario Fop per parlare del collegamento A27 - A23, del prolungamento dell'autostrada e soprattutto del complesso problema dei collegamenti viari nelle zone di montagna.

«Una riunione molto positiva» esordisce Fop, che non vuol sentire parlare di fronte del no e di fronte del sì.

«Non è utile e non ha senso» precisa infatti. Utile invece è un approfondimento che dovranno fare gli amministratori della Carnia, del Comelico e del Cadore su tutta la viabilità, cominciando dallo studio di fattibilità per il proseguimento dell'autostrada.

«Come amministratori del Cadore abbiamo chiesto all'Anas di poter vedere questo studio che è stato presentato alla stampa. Non ci hanno ancora risposto. Per gentile concessione dei sindaci della Carnía, abbiamo potuto vederlo. Ma quello che chiediamo è un incontro con il capocompartimento Anas, Dibennardo, che è lo stesso sia per il Friuli che per il Veneto. Con lui vogliamo fare un discorso complessivo, che va al di là del problema A27 e che riguarda tutta la viabilità intervalliva delle nostre zone».

In Carnia stanno perfino peggio, come viabilità, di come si sta nel Bellunese, dove pure nel corso degli anni qualcosa è stato realizzato.

Ma con i sindaci e gli amministratori della Carnia si è parlato anche di altro, non solo di strade. «E' emersa da parte di tutti l'intenzione di parlare di sviluppo complessivo, andando oltre i problemi della viabilità».

«Sull'autostrada non abbiamo preso posizione. Anche perchè c'è davvero troppa confusione, anche sul progetto. Non si sa quali sono le intenzioni, quale è il tracciato. Prima abbiamo bisogno di avere tutti questi chiarimenti. E li chiederemo all'Anas».

Fop ricorda come l'autostrada in ogni caso non può risolvere tutti i problemi della viabilìtà della parte alta della provincia. Sì rischia di restare ad attendere una soluzione, mentre ì problemi dì mobilità tra le vallate, i collegamenti tra i paesi continuano e anzi si aggravano.

«Su questi argomenti, dalla riunione è uscita una posizione comune. Una unità di intenti. Abbiamo preso coscienza della necessità di fare un fronte comune su tutte le problematiche dei nostri territori, in modo trasversale, dal Cadore alla Carnia e magari anche alla Pusteria».

Alla riunione di Calalzo erano presenti per la Comunità della valle del Boite il sindaco di San Vito, per il Centro Cadore, Da Deppo, mancavano i rappresentanti del Longaronese. Presenti tutti i sindaci del Centro Cadore, da Valle a Vigo.

E molti primi cittadìni, presidenti di Comunità montane, assessori e vice sindaci di molti paesi della Carnia.

 

 

L’Amico del Popolo  17.03.2007

Iintervista - Parla l’architetto che è stato Commissario per le grandi opere
Mainardi: il Centro Cadore è un giardino. Dopo Caralte l’autostrada deve sparire

Architetto Mainardi, oggi abbiamo uno studio di fattibilità dell’Anas sul proseguimento dell’autostrada fino a Tolmezzo. Lei ha dimostrato, con una relazione tecnica, che la realizzazione del tronco “A” (Pian di Vedoia - Cadore) si pagherebbe con i pedaggi. E il 3 marzo l’assessore regionale Chisso ha annunciato di voler partire subito. Non c’è male, come risultato del suo impegno da Commissario per le grandi opere.
«Parlando da Bellunese, sono soddisfatto di aver contribuito ad arrivare fin qua. Non ho dubbi: il 3 marzo 2007 è una data storica per la provincia di Belluno. E vorrei che i lettori apprezzassero il grande impegno dell’assessore Renato Chisso, oggi ci sono pochi uomini in politica che come lui hanno ancora il gusto e la responsabilità del “saper fare”».

Proprio l’assessore Chisso, insieme con lei, ha insistito sulla necessità di pensare alle opere complementari all’autostrada. È un tema che sta a cuore agli amministratori locali ma, a quanto pare, anche alla Regione.
«Certo, d’altra parte l’esperienza del Passante di Mestre insegna. Nella nostra provincia il discorso delle “complementari” è fondamentale, perché da un lato abbiamo una morfologia che ci esalta - penso alle nostre splendide Dolomiti - dall’altro ci condanna. Ma ci aiuta anche a riflettere. Ecco: io immagino l’autostrada come l’aorta del corpo della provincia. Per portare il sangue dappertutto, però, abbiamo bisogno delle vene. Questa è la funzione delle arterie complementari, da realizzare a supplemento del nuovo sistema di viabilità. La Regione è molto attenta a questo aspetto, tanto che nella relazione commissionata - uno dei punti che dovevo trattare era proprio sulle opere complementari nel Bellunese a fianco dell’autostrada. Ne ho indicate quattro».

Prima di tutto il raccordo con Belluno. Usando la sua immagine, qui l’aorta c’è già, però manca la vena.
«La complementare più urgente è la Cadola-Belluno, cioè il collegamento con la “capitale” attraverso le gallerie di Cadola e di Col Cavalier. C’è già il consenso sui tracciati, basta partire. Superata Belluno, anche per la Val Belluna c’è consenso sul tracciato dei Comuni: è quello presentato a Sedico con l’allora Sottosegretario Aldo Brancher».

E poi, proseguendo verso Nord?
«Poi è da studiare bene lo svincolo di Longarone, perché lì si gioca l’accesso alla valle di Zoldo e, verso Est, si possono discutere con la Regione Friuli soluzioni di miglioramento nel raccordo con la Val Cellina».

La terza “opera complementare”?
«C’è il delicato punto di Caralte. Qui bisogna assolutamente che gli amministratori e i soggetti economici della Valle del Boite convergano su un tracciato, perché a tutt’oggi siamo a zero. Si parla tanto del tunnel Macchietto- Venas, ma io mi chiedo: spendiamo 200 milioni di euro e dopo dove andiamo, una volta che sbuchiamo a Venas? Abbiamo ancora tutta la valle davanti, prima di Cortina».

E infine?
«Da ultimo ho indicato la direttrice su cui Veneto Strade ha già uno studio avanzato, che era stato preparato in previsione del traforo del monte Cavallino, nella prospettiva di connettere direttamente il Cadore e l’Ost Tirol. Da Pieve, restando sulla destra orografica del lago di Centro Cadore, si supera in tunnel quasi tutta la vallata connettendosi con l’ampia circonvallazione di Lozzo. Dal casello di Caralte, dunque, una direttrice veloce porterebbe in direzione Cortina, l’altra verso Auronzo e Comelico».

Lei ha mostrato che il tronco “A” da Pian di Vedoia a Caralte si pagherebbe con i pedaggi. E gli altri due tronchi, fino a Tolmezzo?
«Presto potrò essere più preciso, perché sto svolgendo un lavoro analogo a quello che mi è stato commissionato dalla Regione, riferito proprio ai tronchi “B” e “C”. Questa volta l’incarico mi è stato dato dalle quattro associazioni degli industriali di Belluno, Udine, Pordenone e Treviso. Devo consegnare la mia relazione entro il 20 maggio».

A proposito di Tolmezzo e Carnia. Là i sindaci sono molto preoccupati, perché se da noi il tracciato è tutto in galleria, lungo il Tagliamento l’Anas lo ha disegnato in buona parte sull’alveo del fiume.
«È vero, così com’è stato previsto, in Carnia, il tracciato avrebbe un impatto abbastanza rilevante. Ma bisogna considerarlo un’ipotesi di studio, bisogna fare bene, si può fare meglio. Ci sono margini per discutere, secondo me. Tenendo presente, però, che per “nascondere” la strada i costi lievitano».

In centro Cadore il tracciato dell’Anas per la nuova autostrada prevede tre possibilità: direttamente in tunnel da Caralte verso Forni di Sopra; oppure con un casello a Lorenzago; oppure con una serie di tunnel e piccoli viadotti restando in riva al lago del Centro Cadore, dalla parte opposta ai paesi. Quale le piace di più?
«Non ho dubbi: l’ipotesi migliore, ottimale, è la prima: un solo casello per il Cadore, a Caralte, dove il tracciato va comunque spostato un po’ per diminuire l’impatto sull’abitato. E poi da Caralte in tunnel fino ad Andrazza, frazione di Forni di Sopra. L’autostrada non si vedrà nemmeno».

Dunque lei eviterebbe anche quei pochi viadotti necessari all’ipotesi lungo il lago?
«Certo. L’ho sempre detto: il Centro Cadore è un giardino, e i giardini non si calpestano».

Quindi i timori dei Sindaci del Centro Cadore sono infondati?
«Lo ripeto: il loro territorio non verrà nemmeno toccato».

 

 

Il Gazzettino  17.03.2007

Calalzo. Al tavolo di lavoro convocato da Fop esce una posizione possibilista sul collegamento A23-A27

I sindaci non scartano l'autostrada

Collegamento tra A27 e A23, non c'è alcun "fronte del no". Tra tanti punti di domanda sull'ipotesi d'infrastruttura più chiacchierata del bellunese, il tavolo di lavoro convocato ieri dal sindaco di Calalzo, Piermario Fop, ha partorito una certezza: niente prese di posizioni ufficiali che a priori scartano l'ipotesi di un collegamento tra le autostrade Mestre-Belluno e Udine-Carnia-Tarvisio. Su un altro punto i sindaci e presidenti delle Comunità Montane del Cadore e della Carnia intervenuti nel tardo pomeriggio nella sala consigliare del municipio calaltino sono d'accordo: creare un tavolo di lavoro permanente in cui i rappresentanti dei due territori, entrambi a forte vocazione turistica, possano portare avanti un'idea di sviluppo comune. «È stato un incontro proficuo - afferma il sindaco di Calalzo - in quanto ci ha permesso di concordare alcuni punti che vorremmo sviluppare». Su una cosa sono tutti d'accordo: «Gli amministratori dei territori devono essere i principali protagonisti, procedere passo passo con unità di intenti precise» spiega ancora Fop, annunciando che a breve «sarà organizzato un incontro con un tecnico dell'Anas, probabilmente in Carnia, per approfondire la tematica». Lino Paolo Fedon, sindaco di Domegge, ha sottolineato che «l'autostrada pare calibrata su interessi che stanno al di sopra del Cadore. Sembra essere sostenuta da chi vuole una valvola di sfogo alla Mestre-Trieste». Il "fronte degli amministratori locali", insomma, vuole fare gli interessi delle rispettive popolazioni, e non quelli di politici o industriali.«I più preoccupati - ha affermato il primo cittadino di Pieve, Roberto Granzotto - sono i sindaci della Carnia perché nel loro territorio l'opera passerebbe tutta fuori terra. A differenza nostra, la Regione Friuli Venezia Giulia e l'Anas hanno illustrato loro il progetto. Nonostante la precisa richiesta formulata all'Anas da parte del presidente della Comunità Montana Centro Cadore, Flaminio Da Deppo, a noi non è ancora stata ancora data la possibilità di capire più approfonditamente il progetto». All'incontro hanno partecipato i rappresentanti di cinque amministrazioni della Carnia più il presidente della Comunità Montana locale, tutti i sindaci del Centro Cadore eccetto Auronzo e le Comunità Montane del Centro Cadore e Val Boite. Assente, causa malattia, il presidente della Comunità Montana Comelico e Sappada. Il passo successivo sarà un incontro tecnico per comprendere i dettagli dell'ipotesi di collegamento. Agli amministratori preme sposare una viabilità che piaccia prima di tutto ai propri cittadini.  Eleonora Riva

 

 

CARTA Qui EstNord  17.03.2007

L’autostrada sopra le Dolomiti

Di Zenone Sovilla

Squartare con un’ autostrada il cuore delle Dolomiti creando un nuovo corridoio per i Tir? In Veneto gli industriali, la Regione di Galan e alcuni sindaci bellunesi compiacenti [come Pierluigi De Cesero a Longarone) ci riprovano. A farne le spese sarebbero i delicati luoghi di montagna che si estendono verso nordest, tra Veneto e Friuli, risalendo il corso del Piave, attraverso il Cadore e la Carnia, fino a Tolmezzo. L'obiettivo è prolungare Fattuale A27 Venezia-Belluno, fino a collegarla con la A23 Palmanova-Udine-Tarvisio. Il progetto preliminare, basato su un accordo di massima fra le due Regioni, risale alla fine del 2005 e prevede un'infrastruttura lunga 85 chilometri, di cui 42 in galleria e sei in viadotto, oltre ad almeno sette svincoli. Costo previsto: 2,149 miliardi di euro. A dire il vero, nei giorni scorsi il presidente friulano Riccardo Illy ha in parte frenato gli entusiasmi, ipotizzando «solo» una «superstrada».

Si tenta di rendere desiderabile agli occhi dei montanari varie forme di «colonizzazione» dei territori spacciandole per occasioni straordinarie di «sviluppo». In questo caso si tratta di un progetto di archeologia trasportistica [nell'epoca della crisi petrolifera ed ecologica] che in salse diverse, ma restando nel paradigma chementista, echeggia da quarant'anni, fin dai tempi della «Venezia-Monaco». Un progetto che risponde alle logiche di alcuni settori industriali [si veda l'assalto dei Tir alle strade italiane] più che alle esigenze economiche e sociali di aree come il Bellunese o la Carnia. Senza contare che la striscia di asfalto, una volta realizzata, potrebbe riaccendere vecchi appetiti, come un collegamento diretto fra Belluno e l'Austria, bucando le Dolomiti. Sull'importanza di uno «sbocco a nord» insiste il nuovo presidente degli industriali bellunesi, Valentino Vascellari, che si è guadagnato una zelante attenzione dei media locali: il Gazzettino nei giorni scorsi ha già pubblicato un editoriale in cui si definisce questo progetto «una partita da vincere, un'opera strategica per la provincia e chiave per l'intero Nordest». Quando si dice il giornalismo critico.

In questo circo mediatico, anche la Provincia di Belluno [centrosinistra] si lancia nelle acrobazie e, da contraria all'autostrada, diventa possibilista con cautela, temendo l'impopolarità di un no a pochi mesi dal delicato voto comunale a Belluno e a Feltre.Tuttavia, il presidente Sergio Reolon [Margherita] ha subordinato il suo sì a criteri di «condivisione» con le comunità interessate e di «compatibilità» ambientale. Paletti non da poco, soprattutto se si tiene conto che molte delle comunità interessate non ne vogliono sapere di diventare un cantiere per vent'anni e, poi, un corridoio per i bisonti della strada.

 

 

Alto Friuli  03.2007

Autostrada con il Cadore, prese di posizione ancora discordanti

Tra i comitati per il no e l'Idea - superstrada di Illy, procede lo studio della questione

Passare subito dalla discussione ai fatti. L'autostrada s'ha da fare. È un messaggio forte e chiaro quello che giunge dal Veneto. Politici ed amministratori locali al di là del Passo Mauria chiedono in maggioranza un'accelerata al progetto di raccordo autostradale tra l'A27 e l'A23, o meglio tra Cadore e Carnia.

Nelle ultime settimane si è assistito ad un crescendo di prese di posizione, seguitate alla presentazione dell'approfondimento tecnico-economico apportato dall'ex commissario per le grandi opere nel nordest Bortolo Mainardi, allo studio di fattibilità eseguito dall'Anas nel 2004. Prima gli industriali, con Montezemolo e il presidente delle delegazione bellunese Valentino Vascellari, che si dicono pronti a sostenere economicamente "un'opera necessaria per aprirsi all'Europa"; attraverso il project financing. A sostenerli l'assessore regionale alla mobilità del Veneto Renato Chisso che, ipotizzandone una realizzazione a stralci da ultimarsi entro il 2013 (ipotetici mondiali di sci a Cortina), ha ribadito la volontà della Regione di andare avanti, partendo subito con la realizzazione del primo tronco, quello tra Pian di Vedoia e Caralte. E poi ancora i 14 sindaci locali, da Longarone a Perarolo, da Castellavazzo a Lorenzago, a Sappada uniti in un comitato istituzionale per il sì all'autostrada.

Nel frattempo, al di qua del passo, dove sta battagliando per il no il comitato Pas, Per altre strade, di Forni di Sopra e Sotto, e gran parte dei comuni della Val Tagliamento non sembrano molto propensi all'infrastruttura, gli entusiasmi vengono smorzati da parte della Regione Friuli Venezia Giulia (la quale con il Veneto ha stipulato negli scorsi anni un accordo di programma in merito), prima con l'assessore regionale ai trasporti Sonego che spiega «non vale proprio la pena di parlarne, non certo adesso. Un'autostrada non si realizza certo domani mattina», poi con il governatore Illy «più che ad un'autostrada penso ad una superstrada, concertata con gli Enti locali». Ipotesi questa subito bocciata da parte veneta, poiché «la soluzione autostrada è l'unica in grado di essere realizzata in tempi brevi perchè appetibile ad investitori privati». Nell'attesa di giungere al primo atto concreto, il 16 marzo i sindaci di Carnia e centro Cadore si sono ritrovati a Calalzo per riflettere sul da farsi.

 

Beppe Grillo sostiene il comitato “Pas”

Se sei impegnato in una battaglia contro qualcosa, e quel qualcosa magari è legato all'ambiente, alle infrastrutture, agli enti locali, cosa potresti chiedere di più dell'attenzione e della solidarietà di Beppe Grillo? Provatelo a domandare a quelli del comitato "Pas" acronimo di Per altre strade, vale a dire gli oppositori del progetto di raccordo autostradale A23-A27 Tolmezzo-Belluno che proprio martedì 20 febbraio, durante il secondo spettacolo udinese del tour "Reset'; si sono visti chiamare sul palco del Camera dal comico-guru genovese davanti a quattromila persone, per esporre le ragioni della loro protesta, per far sentire la loro voce. Vi risponderanno sicuramente che è stata una cassa di risonanza incredibile ed inaspettata, tra l'altro finita subi­to sul web attraverso il sito di video gratuiti "youtube". Prendendo ad esempio un progetto simile, la Broni­Mortara, bretella autostradale di 50 chilometri presentata nel pavese, Grillo ha denunciato nel suo classico stile "arrabbiato" l'inutilità di certe tratte stradali, «progettate senza dire un c..o», ed ha poi chiamato sul palco (come ha fatto lunedì con un cittadino di Resia e continuerà a farlo durante tutto il tour per far da megafono alle tante piccole o grandi questioni italiche) Alfio Anziutti, presidente del comitato di Forni di Sotto che da alcuni mesi a questa parte sta conducendo una campagna informativa sui rischi che quel progetto di autostrada in Carnia potrebbe avere. Anziutti, per nulla emozionato con microfono in mano, ha spiegato la situazione «perché anche i friulani sappiamo che le nostre montagne sono in pericolo; siamo un'area integra e non ci sentiamo per nulla isolati - ha poi aggiunto - con quest'opera inutile e dannosa che ci passerà sopra le teste corriamo il rischio di diventare solamente un effetto collaterale dell'ambiente». Scrosci di applausi e a fine serata con gli altri colleghi dell'associazione di nuovo fuori dal palasport a consegna­re volantini, la battaglia continua.

 

 

Il Gazzettino  16.03.2007

Dal meeting dei giovani imprenditori

«Con questa viabilità siamo tagliati fuori»

Chiesti collegamenti più veloci

Cortina

L'imprenditoria del Nord Est chiede nuove strade, nuovi collegamenti veloci fra una regione e l'altra, ma soprattutto fra quest'area e il resto d'Europa. Lo hanno detto, a gran voce, i rappresentanti delle associazioni Giovani imprenditori di Confindustria, nel corso del loro meeting annuale a Cortina.

Francesca Polli, presidente dei Giovani imprenditori del Trentino Alto Adige, ha detto:

«A noi interessa che le cose vengano fatte. Come girano le persone, devono girare le merci. Noi siamo una regione di confine quindi, se rimaniamo tagliati fuori dal resto d'Europa, poco ci interessa essere bravi, crescere, andare avanti. Questo è il futuro; se non abbiamo i mezzi per farlo, perché mancano le vie di comunicazione e basta un ambientalista, un Verde, la decisione di un comune piccolissimo per bloccare tutto, allora non ha senso parlare di sviluppo nel futuro».

Sulla stessa linea Marina Pittini, presidente dei Giovani imprenditori del Friuli Venezia Giulia, che entra nel merito dei contrasti fra le regioni.

«Non può stupire il fatto che una regione dica: -Noi siamo disposti a farcela da soli, la strada, perché noi abbiamo imprenditori con tantissime capacità, che hanno voglia di crescere ed invece sono vincolati da uno dei tanti limiti di questo stato: la mancanza di infrastrutture. Al di là di come si risolverà la tensione fra Veneto e Friuli, all'interno del governo italiano, penso che purtroppo questa è una conseguenza della carenza politica del nostro stato».

Da Gaetano Marangoni, presidente dei Giovani imprenditori del Veneto, un appello a chi amministra e governa.

«Vogliamo ricordare alle istituzioni che ciò che ci rende competitivi, rispetto ad altri paesi, è il fatto di essere più veloci di loro. Compito delle istituzioni è favorire la maggiore velocità della comunità che stanno amministrando, che stanno governando».  Marco Dibona

 

 

Il Gazzettino  16.03.2007

Oggi a Calalzo incontro sulla A27

Calalzo

Franco Roccon, sindaco di Castellavazzo, non sarà presente oggi a Calalzo all'incontro sulla proposta di prolungamento della A27 verso il Cadore. Comunicandolo al collega Fop, Roccon precisa di condividere «la necessità di sviluppare progetti viari di penentrazione per i nostri territori che aiutino l'intera economia montana ad invertire la tendenza allo spopolamento dovuto proprio alla lontananza e alla lunga percorrenza dai centri di studio, di lavoro e di qualsiasi altro interesse. I troppi no di questi decenni hanno contribuito a rendere il nostro territorio sempre più povero e abbandonato dalle popolazioni prive di servizi».

 

 

Corriere delle Alpi  15.03.2007

Prolungare l’autostrada

«Verso Cortina? Meglio il Friuli»

Per il sindaco Silver De Zolt è il collegamento naturale

Santo Stefano. «Tutte le opinioni sono utili al dibattito sull'autostrada e al miglioramento della nostra viabi­ità, ma sull'ipotesi avanzata dal presidente della Comunità Montana di Centro Cadore Flaminio Da Deppo, mi pongo una domanda: una volta portato il traffico autostradale fino a Cortina cosa si sarà raggiunto? A Cortina per andare dove?» Così De Zolt sul progetto autostrada.

«No: rimango dell'ipotesi che il collegamento naturale dell'A27 sia con il Friuli»: convinto della sua opinione il sindaco di Santo Stefano Silver De Zolt, che commenta l'idea di Da Deppo di creare il collegamento autostradale, andando verso Cortina.

«Perché portare il traffico fino a Cortina senza uno sbocco autostradale come è invece quello previsto dal collegamento tra l'A27 e l'A23 che è una idea organica alla possibilità di congiungersi con il traffico proveniente da est dall'Austria e dalla Germania?». Insomma il sindaco di Santo Stefano ribadisce il suo pensiero: «L'autostrada è un treno che non si può perdere, naturalmente bisogna discutere del progetto, approfondirlo con le amministrazioni locali, trovare il modo di ridurre l'impatto ambientale al minimo, rafforzare la viabilità attuale potenziando la galleria del Comelico come opera prioritaria, ma sul senso del progetto mi sembra ci sia oramai un ampia convergenza».

Piuttosto, il sindaco teme «che queste diverse vedute possano dare la sensazione che non vi sia una condivisione del progetto e quindi "dividit ed impera" si rischia che salti tutto, sarebbe un grave errore».

Più polemico il sindaco di san Pietro Silvano Piontil Scala: «Non voglio entrare nel merito della idea di andare con l'autostrada a Cortina esposta da Flaminio Da Deppo perché credo che sia una operazione strumentale al fatto che alcuni l'autostrada non la vogliono affatto e vogliono dare l'idea che non vi sia un accordo sul territorio così da porgere il fianco ad una eventuale cancellazione dell'opera dalle priorità».

Quanto al progetto «Esiste un idea di fondo che è quella dello sbocco nord collegando l'A27 e l'A23 collegandoci con l'est Europa da dove verrà il turismo del futuro, ma è stato chiaramente detto che il percorso dell'autostrada può essere sviluppato insieme e rivisto e migliorato. Per questo vorrei sapere su quali basi il sindaco di Domegge, Fedon paventa spaventosi dissesti per il suo comune, quando vi sono margini di manovra molto ampi per definire percorso svincoli ed altro?».  Alessandro Mauro

 

 

Corriere delle Alpi  14.03.2007

«Che l'autostrada sia opera strategica sinceramente è tutto da dimostrare...»

Nota del gruppo “No A27”

Cadore. «Il collegamento tra A27 e A23 come opera strategica per Cadore, Bellunese e intero Nordest? Sinceramente è tutto ancora da dimostrare...». Nell'ambito dell'acceso dibattito sull'autostrada, torna a far sentire la propria voce di assoluto dissenso il movimento "No A27", nato qualche anno fa quando i propositi per un proseguimento dell'arteria verso il nord della provincia si facevano sempre più insistenti. «I cosiddetti "industriali riuniti" e altri soggetti», afferma il Comitato in una nota alla luce delle ultime prese di posizioni, «tornano a chiedere a gran voce questo collegamento, ma netto è il sospetto che l'opera di riveli "strategica" specialmente per progettisti, costruttori e futuri gestori. In occasione del convegno di Calalzo sulla viabilità, nel 2003 ("Le Alpi-Esperienza di viabilità a confronto", ndr), invitati e presenti anche amministratori pubblici friulani, alcuni sindaci della Carnia, coinvolta tanto quanto e ancor più del . Cadore nella vicenda-autostrada, si erano resi protagonisti di alcuni interventi che ci erano rimasti particolarmente impressi. II tema? L'impatto negativo che l'A23 verso Tarvisio e Villach ha avuto su tutte le zone da essa attraversate: l'ennesima testimonianza che non va sottovalutata e anzi presa seriamente in considerazione, anche alla luce del fatto che le voci fortemente contrarie all'operazione viaria tra Cadore e Carnia sembrano conoscere attualmente sempre meno spazio». Tutto da dimostrare innanzitutto, secondo il movimento cadorino, «che il collegamento rappresenti davvero un'operazione strategica a beneficio dell'intero Nordest, come affermato ultimamente da Assindustria. L'unico aspetto purtroppo certo è l'impatto pesantissimo, dal punto di vista ambientale ma probabilmente anche socio-economico», recita ancora la nota, «che l'arteria causerà ai danni del territorio attraversato». Quanto all'autostrada friulana, «l'A23 Alpe Adria», ricordano quelli del Comitato rifacendosi ai giudizi espressi da alcuni amministratori della Carnia, «fu realizzata nel periodo immediatamente successivo al terremoto, con una funzione di viabilità soprat­tutto turistica tra Austria e centri balneari di Friuli Vene­zia Giulia e Veneto. Oggi però Tarvisio è divenuto la valvola di sfogo di tutto il traffico pesante proveniente dal nordest e dall'area dei Balcani, e nel corso del tempo l'autostrada ha causato notevoli danni a diverse comunità dell'Alto Friuli, non facendo registrare alcuna ricaduta economica sul territorio. Tutti gli otto Comuni che sorgono nei 70 km della vallata fino a Tarvisio hanno conosciuto una crisi fortissima di qualunque attività connessa a tu­rismo e commercio, perché il traffico transita direttamente dal confine di Stato alle località di destinazione. Senza contare che pure la vecchia viabilità, ovvero la strada statale, oggigiorno è comunque satura di autotreni, tanto da dover fare i conti non solo con l'inquinamento da emissioni, che superano facilmente i limiti di guardia, ma anche con l'inquinamento acustico, non poco dannoso per qualsiasi zona che abbia vocazione turistica, Cadore compreso». In conclusione, «se industriali, politici e associazioni pensano a un'opera veramente strategica», ribadisce il Comitato, «concentrino allora i loro sforzi sul trasferimento del traffico delle merci dalla gomma alla rotaia, piuttosto che immolare ampie parti di territorio sull'altare di uno sviluppo miope, superato e assolutamente insostenibile».  Andrea Bressan

 

 

Corriere delle Alpi  13.03.2007

Lettere

L'autostrada uno scempio per le nostre montagne

Il Presidente della comunità montana Centro Cadore Da Deppo e il sindaco di Domegge Fedon, sono contrari a che la A27 passi per il Centro Cadore. Ciò comporterebbe lo scempio del territorio. E hanno ragione. Da Deppo suggerisce di farla proseguire verso Cortina, ma Cortina non la vuole.

Mi sembra la lotta per lo stoccaggio dei rifiuti, ognuno propone di scaricarli nel comune vicino; ora i rifiuti sono una realtà e da qualche parte vanno messi; se l'auto­strada nessuno la vuole sul suo territorio (e con ragione) si fa a meno di farla e, secondo me, visto che danneggereb­be molto e risolverebbe poco, si può anche farne a meno.

Certo esistono alcune strozzature, ma queste si possono facilmente risolvere in loco con pochi danni per l'ambiente e con spesa limitata. Con la viabilità esistente (e con la costruenda galleria di Macchietto) in trenta minuti si arriva da Pian di Vedoia a Pieve; per guadagnare alcuni minuti è inutile distruggere intere vallate.

Sì, perché per realizzare tale opera si dovrebbero scalzare parecchie montagne geologicamente instabili. Ci siamo dimenticati del Vajont? E per fare quest' opera dovremmo scalzare parecchi Toc.

La preoccupazione di Fedon per lo scempio ambientale che ne deriverebbe è più che giustificato.

Tutto il costone dalla diga di Sottocastello al Cridola verrebbe sconvolto, e questo si ripeterebbe, passato il Cridola, sul territorio di Lorenzago.

La preoccupazione degli industriali ha forse qualche ragione di essere, velocizzare per arrivare primi. Ma conviene, per guadagnare alcuni minuti distruggere un territorio?

La questione come detto prima si potrebbe risolvere con alcuni interventi locali di poco impatto ambientale.

Per quanto riguarda il tursmo, non sarà certo l'autostrada che lo svilupperà. E mi spiego. Per incrementare il turismo è necessario un ter­ritorio bello, gradevole e possibilmente incontaminato e naturalmente alcune strutture di supporto. II turista per godere le bellezze locali ha bisogno di viaggiare "lentamente", ampi spazi e ampie prospettive; visto questo, gli verrà voglia anche di fermarsi per approfondire la conoscenza e magari durante il suo "lento" viaggio avrà l'esigenza e il piacere di fermarsi in qualche ristorante per rinfrancare lo stomaco e lo spirito: questo è alla base del turismo.

O l'autostrada entrerà in un buco a Sottocastello, ne uscirà e ne entrerà in un altro, così non vedrà niente e tirerà dritto. Ora, arrivato a Pieve, il fortunato e "lento" viaggiatore, può ammirare davanti a sè il centro Cadore. Vedrà il lago (Enel permettendo), Domegge e la sua chiesa sullo sfondo, con alle spalle il Tudaio, alla sinistra Grea e le Marmarole, sulla destra gli sterminati costoni d'abeti, gli spalti di Toro la val Talagona, unica e incantevole, il Cridola.

Ora ditemi voi se il viandante entrando a Pieve in galleria avrà la possibilità di vedere tutto questo. Vedrà solo un tunnel dopo l'altro e i mostruosi squarci prodotti dagli sbancamenti, e voi pensate che questo si fermerà?

Ultima considerazione. II suolo, la terra, i boschi, i pascoli, i monti sono unici, sacri, distrutti non rinasceranno in eterno, e poi, sono di proprietà di chi su di essi per secoli ha fatto la sua vita e da essi ha tratto sostentamento e conforto e su di esso dovrà continuare a viverci.

L'economia, mostro sacro alla quale tutto si deve sacrificare, può essere gestita anche in altro modo. E, visto che questo trend economico non può durare, avremo ancora bisogno, per sopravvivere di terra, suolo, boschi, pascoli.

II territorio è servito, e servirà ancora per vivere e sarà indispensabile, in esso si potrà seminare, raccogliere e vivere.

Sull'autostrada non cresce e non crescerà mai nulla, serve solo ad andare più veloci e correre sempre più in fretta. E per arrivare dove?  Enrico Teza. Belluno

 

 

Corriere delle Alpi  11.03.2007

Operatori turistici furibondi

«A27-A23: ora Da Deppo renda conto»

Le opinioni espresse dal presidente della Cm scatenano il putiferio

PIEVE Dl CADORE. Il presidente della Cm Centro Cadore è contestato anche dagli operatori turistici del territorio di competenza a causa delle sue dichiarazioni sull'autostrada. Riunitisi all'hotel Ferrovia di Calalzo, dopo due ore di discussione, gli operatori hanno deciso di chíedere un incontro urgente a Da Deppo per analizzare le conseguenze delle posizioni da lui assunte sulla stampa. L'incontro è stato chiesto con una lettera aperta avente per oggetto "Autostrade in Cadore e Cortina" che è stata inviata per conoscenza anche al presidente e all'assessore al Turismo della Provincia; all'assessore al Turismo della Regione; ai consiglieri ' regionali; ai sindaci dell'Alto­bellunese; alle associazioni di categoria e alle aziende turistico , alberghiere di Cadore, Valboite e Cortina. «Dopo aver letto l'intervento del presidente Da Deppo», scrivono g i operatori turistici «non possiamo esimerci dall'esprimere il nostro stupore '' e la preoccupazione per le continue proposte che si susseguono sulla stampa ad opera degli amministratori locali. Ci preoccupa», prosegue . la lettera, «che l'avvicendarsi di posizioni contrastanti conduca all'unico risultato di ritardare ogni decisione sul miglioramento della viabilità in Cadore. Ci stupiamo soprattutto che il presidente della Cm Centro Cadore assuma ma posizioni personali senza alcun tipo di concertazione e non riteniamo politicamente ' corretto che i nostri rappresentanti istituzionali propongano soluzioni non dibattuti in pubblici incontri alla presenza dei rappresentanti de le categorie economiche, di sindacati dei lavoratori, di pendolari e delle altre istituzioni pubbliche e private d rettamente o indirettamente interessate. Si chiede, pertanto, la convocazione di un riunione urgente con il presi dente della Cm Centro Cadore per analizzare  insieme le conseguenze di simili atteggiamenti». Non era mai sui cesso che un amministratore cadorino venisse così pesai temente censurato dagli operatori della sua zona e che fosse chiamato a rispondere del suo operato. (v.d.)

 

 

Messaggero Veneto  11.03.2007

Carnia-Cadore

Ecco chi pagherà quell'autostrada

Assistiamo in questi giorni ad un vero e proprio pressing , da parte degli industriali del nordest, in favore della realizzazione di una autostrada che dovrebbe collegare il comune di Amaro con il Comune di Belluno.

Le spinte più forti vengono ora dagli industriali bellunesi. “Non ci sono soldi”dice il viceministro dei trasporti.

“I soldi li troviamo noi” risponde il presidente degli industriali di Belluno. Hanno fretta. Bisogna capirli. Pare che gli industriali veneti abbiano scoperto la possibilità di fare ottimi affari costruendo infrastrutture. Non importa se un’opera sia utile o dannosa. E’ importante che sia garantita dallo stato che per trent’anni o più, coprirà le eventuali perdite d’esercizio. Ma alla fine chi paga? Il giornalista Renzo Mazzaro , sul Mattino di Padova del 22-2-2007, ci dà una risposta con l’esempio della Pedemontana Veneta.

…………la società Pedemontana Veneta, è una SPA a maggioranza pubblica nata nel 2002 per promuovere la costruzione di una superstrada a pagamento tra Spresiano(TV) e Montecchio(VI), lunga 94 chilometri e 900metri.

Appalto che vale1,9miliardi di euro. Più 243.75 milioni di euro di contributo pubblico stanziati dallo stato con la finanziaria 1999. Più altri 10.2 milioni di euro di contributo minimo l’anno, che potrà variare a seconda degli automezzi che utilizzeranno la futura arteria prevista a pagamento. Se i pedaggi di trent’anni (tanto dura la concessione) saranno ritenuti insufficenti dal gestore, ovvero se passeranno meno di 840 milioni di veicoli all’anno, la Regione si impegna a integrare il contributo, attingendo ai soldi delle tasse pagate dai contribuenti che già pagano il pedaggio. Solo a queste condizioni il gestore, che poi è anche il costruttore, ma anche il progettista (fa tutto lui), trova interessante anticipare 1,9 miliardi di euro del project financing la procedura di affidamento è in corso……

Abbiamo capito. Direttamente o indirettamente quest’opera la pagheranno tutti i cittadini. Ma se gli industriali devono curare i loro interessi, i politici della nostra Regione che si professa autonoma, con le elezioni alle porte, dovrebbero occuparsi di altri interessi, quelli dei loro amministrati. Caro Presidente Illy, cari assessori, quando venite in Carnia per i vostri doveri istituzionali, non guardate l’orologio, ma fermatevi. Fate come facevate in campagna elettorale quando vi fermavate ad ascoltare i bisogni della gente. E se vi è possibile rispondete a questa domanda: perché dovremmo sacrificare il nostro ambiente per una  opera che l’Unione Europea considera già ora superata dalla movimentazione delle merci su rotaia?  Remo Brunetti  Cavazzo Carnico

 

 

Villa notizie  03/04.2007

Lettera all'amministrazione comunale di Villa Santina

Il convegno Val Tagliamento, tutela ambientale: quali proposte di viabilità per la Carnia promosso dai comitati a difesa del Tagliamento svoltosi a Villa lo scorso 26 gennaio, serviva ad illustrare e discutere il progetto di autostrada che dovrebbe unire la Carnia al Cadore. L'iniziativa ha avuto successo. Il riscontro numerico dei partecipanti - il centro sociale era pieno - era riflesso della qualità dei contenuti e dei convenuti: il sindaco di Calalzo, l'eurodeputato Sepp Kusstascher, il consigliere al Ministero per l'Ambiente Andrea Ferrara a dire dei foresti. Uniti ai locali - l'ingegnere Alessandro D'Agostino, Franca Pradetto del comitato "Assieme per il Tagliamento" hanno illustrato le ipotesi dei tracciati, discusso le conseguenze di quest'autostrada sul territorio, e ragionato attorno alla necessità e convenienza di un opera dal notevolissimo impatto ambientale.

Un'assemblea siffatta ha avuto ed ha - comunque la si pensi in merito al progetto - effetti positivi. Ragionare attorno ad iniziative che interessano la popolazione di un intera regione, ancorché il territorio del nostro comune, è un buon esercizio democratico: si consente la partecipazione e si tenta il coinvolgimento di tutti gl'interessati, in un momento in cui c'è carenza di spazi di confronto.

Stupisce, dunque, che un'iniziativa come questa non sia stata sostenuta dal Comune di Villa Santina. Ciascuna amministrazione locale potrebbe e dovrebbe promuovere occasioni di confronto, moltiplicare le possibilità di incontro, tanto più per questioni che riguardano in misura così invasiva il nostro territorio. Spiace soprattutto sapere che l'iniziativa doveva essere effettivamente organizzata in forma congiunta col Comune, e che questo si sia svincolato dall'impegno.

I dubbi sulla validità del progetto autostradale, come è stato dimostrato nel convegno, sono troppi per tacerli. Ma non è soltanto questo che
preoccupa. Tormenta soprattutto il metodo, perseguito di questi tempi con tenacia un po' ovunque e ad ogni livello: elettrodotti, basi militari, cave, corridoi intercontinentali, autostrade si presentano come cosa fatta, prima di aver coinvolto la popolazione locale. La mancanza di confronto - democratico, pacifico, sui fatti - spaventa e impedisce la condivisione delle scelte che ci riguardano.

L'amministrazione locale dovrebbe essere parte attiva nel promuovere questo tipo d'iniziative. I motivi che hanno indotto il Comune a svicolare dal convegno possono essere soltanto ipotizzati, e forse sarebbe interessante tentare d'indagarli a fondo.

Rimane, alla fine, la scelta dell'amministrazione: francamente sbagliata, a
prescindere dall'utilità e dall'inutilità dell'autostrada

 

 

Corriere delle Alpi  10.03.2007

E poi una stoccata polemica: «Io non mi sono mai permesso di dire cos'è meglio per il bene degli altri..»

«L’autostrada fino a Cortina? Assurdo»

Il sindaco Giacobbi boccia senza mezzi termini là proposta di Da Deppo

Cortina. «L'autostrada verso Cortina? Assolutamente no, non la : vogliamo ora e mai la vorremo». La proposta del presidente della Cm Centro Cadore, Flaminio Da Deppo, per un prolungamento dell'A27 attraverso la Valboite sino alle porte dell'Ampezzano, piuttosto che di collegamento con l'A23 tramite Mauria e Carnìa, provoca un accalorato rifiuto da parte del sindaco Giacomo Gìacobbi.

«Cortina : storicamente ha sempre detto», esordisce il  sindaco, «che l'autostrada non la vuole proprio, arrivi anche essa solo alle sue porte. Sinceramente non so quali "benefici" possano mai sortire dalla proposta dì Da Deppo per i paesi della Valboite,  ma non posso che ribadire, ferma e definitiva contrarietà a ogni simile ipotesi"

Ma Giacobbi va subito oltre...<Addirittura>, sottolinea, «abbiamo da sempre : contestato qualsiasi soluzione che si rifaccia pure alle cosiddette "strade europee" di' grande collegamento, figuriamoci come potrebbe mutare adesso il nostro atteggiamento riguardo addirittura ad un tracciato autostradale. Impossibile ; un tale genere di percorso viario in Valboite, area di incomparabile bellezza e  delicatezza; ambientale; si rischierebbe si trasformarla la in un corridoio di transito. E poi si sa come vanno queste  faccende: la periferia di' Cortina diverrebbe una specie di imbuto, e qualcuno penserebbe bene di fare proseguire l'autostrada oltre.

Qui non siamo al Brennero, né intendiamo diventare snodo nevralgico di un valico addirittura transfrontaliero».

Più o meno le stesse affermazioni che provengono a turno dagli amministratori stratori di Cadore centrale, Auronzo-Misurina e Comelico... «In ogni caso non  mi pare corretto», incalza il sindaco, «trasferire certe problematiche da una valle all'altra, io non mi permetto di affermare cosa è opportuno sia fatto in proposito in Cadore o altrove, mi limito a ribadire con forza cosa non deve assolutamente essere realizzato sul nostro territorio. Approfitto di quest'occasione,  anzi, per confermare il mio personale rispetto per le idee " espresse a riguardo dai sindaci altobellunesi, Indistintamente, siano essi favorevoli  o meno al prolungamento dell'A27; né intendo sbilanciarmi nell'affermare che lo stesso progetto-Mainardi (A27 verso l'A23, attraverso il Cadore centrale e la Carnìa, ndr) sia giusto o sbagliato».

E allora?: «Allora "sì" per quanto ci riguarda, alle circonvallazioni leggere degli abitati della Valbaite», conclude Giacobbi, «e ok a un tracciato moderno, leggero e turistico che coinvolga anche che Cortina, con Venezia come riferimento di partenza; “no”, alla stessa ferrovia verso Alto Adige e Dobbiaco, se dovesse comportare una trasformazione del nostro territorio in un corridoio di transito; e "no" soprattutto all'autostrada in Ampezzo».

 

 

L'Amico del Popolo  10.03.2007

Autostrada, la Regione ha deciso di partire

Ci sono i numeri per finanziare l'opera, senza aspettare soldi dallo Stato

Il collegamento delle autostrade A27 e A23 tra Veneto e Friuli Venezia Giulia è un’opera strategica, agganciata funzionalmente al Corridoio 5. Ma se per l’intero tracciato è necessario il finanziamento pubblico da parte dello Stato, per quanto riguarda il tronco da Pian di Vedoia a Pieve di Cadore, che è in grado di sostenersi con la finanza di progetto (project financing), il Veneto è pronto a partire.

Lo ha annunciato l’assessore alla mobilità e alle infrastrutture Renato Chisso sabato 3 marzo a Belluno, presentando lo studio di fattibilità per il completamento della A27 e il collegamento con la A23 che la Regione ha commissionato a Bortolo Mainardi, già commissario straordinario per le grandi opere nel Nordest. Erano presenti anche i consiglieri regionali Dario Bond e Gianpaolo Bottacin. L’assessore Chisso ha ricordato che il presidente del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, è d’accordo sul progetto di collegamento, tanto che nel 2004 è stato firmato un protocollo d’intesa (insieme al Ministero delle infrastrutture e trasporti, all’Anas e al Veneto) per dare avvio allo studio di fattibilità. «Le sollecitazioni su questo tema di questi ultimi giorni da parte degli industriali e degli amministratori locali bellunesi», ha aggiunto Chisso, «ci hanno convinto ad accogliere la sfida lanciata dal territorio, approfittando del fatto che lo studio affidato qualche mese fa a Mainardi era pronto. Abbiamo deciso di fare una proposta concreta, in quanto ci sono le possibilità per cominciare».

Lo stesso Mainardi ha poi illustrato i risultati dello studio di fattibilità che prevede tre tronchi funzionali per la realizzazione di un tracciato di 85 chilometri complessivi con sette svincoli. Il primo tronco (“A”) da Pian di Vedoia a Pieve di Cadore-Caralte di 22,7 km, per metà in galleria; il secondo (“B”) da Caralte a Forni di Sopra, di 22,8 km di cui oltre 18 in galleria; il terzo (“C”) da Forni di Sopra alla A23 nel comune di Tolmezzo, di quasi 40 km (12,3 in galleria). Il costo dell’intero intervento si aggirerebbe sui tre miliardi di euro. Il costo del solo tronco “A” è invece di circa 900 milioni di euro.

L’analisi costi-benefici, anche sul piano trasportistico, depone a favore della realizzazione del progetto, soprattutto in ragione della previsione che entro il 2015 ci sarà nel tronco “A” un raddoppio dei veicoli di passaggio: dagli attuali 15-20 mila al giorno, a 32-38 mila. Per questo troncone dell’opera, interamente in territorio veneto, ci sono quindi i presupposti per rendere appetibile il project financing.

Chisso ha quindi ribadito la volontà del Veneto di partire comunque su questa strada, mettendo sul tappeto un’ipotesi di concessione autostradale regionale. La Regione si metterà inoltre al lavoro confrontandosi con sindaci e amministrazioni locali, per vedere come inserire l’opera nel territorio. «Incalzeremo il governo, che comunque considera prioritaria quest’opera, per le risorse pubbliche necessarie all’intero collegamento A27-A23», ha concluso l’assessore, «ma non attenderemo che arrivino per partire con il primo lotto. Andremo avanti anche con tutte le opere complementari che, come per il Passante di Mestre, avranno un’ulteriore ricaduta positiva per il territorio».

 

 

La Vita Cattolica  10.03.2007

GLI IMPRENDITORI INSISTONO PER L'AUTOSTRADA. IL VENETO VA AVANTI. ILLY REPLICA: MEGLIO UNA SUPERSTRADA

Per la Carnia-Cadore comuni al referendum

II sindaco di Forni di Sopra propone una consultazione popolare. Preoccupazione per l'impatto ambientale

TRE MILIARDI (leggere bene: 6 mila miliardi di vecchie lire) ancora non ci sono. Però l'autostrada attraverso la Carnia, da Amaro a Longarone, sembra già a portata di mano. Così vuol far credere il dibattito apertosi dopo che la Regione Veneto ha assicurato che con la cosiddetta «finanza di progetto» si realizzerà il primo tratto, da Pian di Vedoia, a Macchietto, alle porte del Cadore. C'è anche una data: il 2013, quando a Cortina si svolgeranno i campionati del mondo di sci. Il percorso è stato presentato il 3 marzo a Belluno. Il 16 marzo, peraltro, s'incontreranno i sindaci del Cadore e della Carnia per pronunciarsi.

Ma è proprio di un'autostrada che ha bisogno la Carnia per il suo sviluppo? No, basta una superstrada, ha risposto il presidente della Regione, Riccardo Illy, a chi gli poneva questo interrogativo. «Una superstrada? E chi la paga? E più finanziabile un'autostrada», ha replicato Andrea Riello, presidente di Confindustria Veneto, confermandoci, a margine di un meeting con i Giovani imprenditori a Cortina, che le associazioni industriali di Udine, Pordenone, Belluno e perfino Treviso riusciranno a trovare le risorse, a partire dalla progettazione.

La Vita Cattolica è andata sul territorio ed ha chiesto al sindaco del comune più interessato, quello di Forni di Sopra, che cosa esattamente ne pensa. Autostrada, superstrada o nessuno delle due. Assolutamente di buon senso la risposta di Luigino Antoniacomi, primo cittadino di Forni di Sopra.

Lei e la sua gente quanto ci mette a scendere a Udine?

«Se non c'è traffico almeno un'ora e mezza».

Quindi un'autostrada vi farebbe comodo.

«Calma. Il 7 febbraio ho convocato i consiglieri comunali per sentire da ciascuno di loro che cosa ne pensano. I pro sono tanti quanti i contro. Se oggi facessimo un referendum - e al momento opportuno lo indiremo -, il paese si spaccherebbe a metà. Forse prevarrebbe di stretta misura la posizione di contrarietà»

L'imprenditoria carnica e quella cadorina sostengono che è indispensabile quest'arteria.

«Per noi è indispensabile la sistemazione dell'attuale viabilità, che potrebbe farci risparmiare circa 30 minuti solo a scendere a Tolmezzo. La statale 52 ha troppe curve. Ci sono dei "punti neri" che attendono da anni di essere risolti; l'Anas promette e continua a rimandare. Presso la galleria di San Lorenzo, al Passo della Morte, i lavori sono iniziati ancora 14 anni fa. E sono fermi. Il traforo del passo della Mauria lo stanno promettendo da una ventina d'anni».

Non ci sono i soldi.

«Ma li trovano, pure, per l'autostrada? Io, per la verità, non sono pregiudizialmente contrario. Però temo, come ogni altro concittadino, che il nastro d'asfalto attraversi il paese e che porti in valle viadotti; piloni e quant'altro».

Teme anche che i turisti, una volta saliti sulla Carnia-Cadore, si fionderebbero ai piedi delle Dolomiti?

«In parte sì. E anche vero, però, che con buone strade, come verso lo Zoncolan, i paesi si riempiono di villeggianti di sabato e di domenica».

Una superstrada sarebbe meno impattante di un'autostrada?

«Assolutamente no, perché anche una superstrada non potrebbe avere meno di quattro corsie. E ci sarebbe il rischio che l'arteria attraversi il paese. Prospettiva, questa, contro la quale ci opponiamo con tutte le nostre forze».

Visto che la regione Veneto si è già mossa, voi che cosa intendete fare?

«Quanto ci diranno che cosa esattamente vogliono fare, piglieremo il progetto e lo sottoporremo a referendum. Anzitutto a Forni di Sopra. Ma ritengo che un'analoga iniziativa sarà assunta anche dagli altri comuni».

Gli Imprenditori

L’autostrada farà crescere le imprese

Altro che autostrada. Marina Pittini, presidente regionale dei giovani di Confindustria, l'ha ribadito a Cortina d'Ampezzo, a margine del meeting al quale hanno partecipato, come relatori, sia il presidente Montezemolo che Roberto Siagri, dell'Eurotech. «Noi imprenditori - ci ha detto Pittini - abbiamo molte potenzialità di crescita, ma siamo bloccati dalla mancanza di infrastrutture. Abbiamo tanta voglia di crescere. È per questo che le nostre associazioni si sono fatte avanti anche per il collegamento autostradale attraverso la montagna».

Collegamento sollecitato anche dal presidente di Confindustria, Montezemolo. Che alla domanda de «la Vita Cattolica» su che cosa si attende dal «nuovo» esecutivo ha risposto: «Chiediamo che continui la crescita delle nostre imprese». I giovani imprenditori del Nordest hanno discusso a Cortina di «Equity e non equíty» ed in particolare se è utile andare in Borsa. «Andare in Borsa ed aprirsi ai capitali di rischio - ci ha spiegato Marina Pittini - è uno strumento importantissimo per noi aziende, anche se non l'unico. Dobbiamo confrontarci con competitors dì tutto il mondo, che hanno altri costi, dai servizi alle materie prime. Va ribadito, comunque, che la crescita dimensionale delle imprese è un vincolo obbligatorio».

 

Qui Veneto

«Non aspetteremo i soldi del Governo»

Il collegamento delle autostrade A27 e A23 tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia è opera strategica, agganciata funzionalmente al Corrìdoio 5. Ma se per l'intero tracciato è necessario il finanziamento pubblico da parte dello  Stato, per quanto riguarda il tronco da Pian di Vedova a Pieve di Cadore nel bellunese, che è in grado di sostenersi con la finanza di progetto (project financing), il Veneto è pronto a partire.

Lo afferma l'assessore alla mobilità e alle infrastrutture, Renato Chisso, che a Belluno ha presentato lo studio di fattibilítà per il completamento della A27 e il collegamento con la A23 che la Regione ha commissionato a Bortolo Mainardi, già commissario straordinario per le grandi opere. L'assessore Chisso ha ricordato che il presidente Illy è d'accordo sul progetto di collegamento.

«Le sollecitazioni su questo tema di questi ultimi giorni da parte degli industriali e degli amministratori locali bellunesi - ha aggiunto Chisso - ci hanno convinto ad accogliere la sfida lanciata dal territorio, approfittando del fatto che lo studio affidato qualche mese fa a Mainardi era pronto. Abbiamo deciso di fare una proposta concreta, in quanto ci sono le possibilità per cominciare».

Mainardi spiega che lo studio di fattibilità che prevede tre tronchi funzionali per la realizzazione di un tracciato di 85 km con sette svincoli. Il primo tronco (A) da Pian di Vedoia a Pieve di Cadore-Caralte di 22,7 km, per metà in galleria; il secondo (B) da Caralte a Forni di Sopra, di 22,8 km di cui oltre 18 in galleria; il terzo (C) da Forni di Sopra alla A23 nel comune di Tolmezzo, di quasi 40 km (12,3 in galleria). Il costo dell'intero intervento si aggirerebbe sui tre miliardi di euro. Il costo del solo tronco A (Logarone-Macchietto/Caralte) - è invece di circa 900 milioni dì euro.            .

«Incalzeremo il governo, che comunque considera prioritaria quest'opera, per le risorse pubbliche necessarie all'intero collegamento A27­A23 - ha concluso l'assessore - ma non attenderemo che arrivino per partire con il primo lotto».

 

 

Nuova autostrada, ascoltare il territorio

Nuovamente si levano voci, da parte del mondo imprenditoriale veneto, a sostegno del progetto di autostrada di collegamento tra là A27 e la A23.

Ciò non può che aumentare il nostro sconcerto, soprattutto in considerazione del fatto che allo stato attuale non esistono progetti, studi di fattibilità presentati o fatti propri dalle amministrazioni competenti.

Non è possibile non tenere in considerazione le esperienze già maturate in diversi contesti nazionali: nessun progetto calato od imposto dall'alto può sperare di perseguire risultati; l'opinione dei comitati, delle forme spontanee che le popolazioni locali esprimono deve rappresentare in modo certo il punto di riferimento per la politica della nostra regione.

Ogni comunità locale esprime, attraverso tali forme, una propria legittima idea del territorio che vive: gli interventi infrastrutturali che si propongono devono saper dialogare con i territori che vogliono attraversare. E opinione delle popolazioni locali, le iniziative che i comitati esprimono anche in Carnia rappresentano il valore migliore di quelle comunità. Solo a partire da questa consapevolezza è possibile costruire processi democratici di governo del territorio.

Alessandro Metz  consigliere regionale Verdi

 

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Il Gazzettino  10.03.2007

«Il corridoio 5 può passare per Udine»

Arnaldo Baracetti propone un tracciato alternativo da Venezia che taglia fuori Trieste

Nuovo veemente attacco del Comitato per il rilancio e l'autonomia del Friuli alla Regione guidata da Riccardo Illy.

Nel corso dell'incontro di ieri, convocato per illustrare il documento di politica economica sulle grandi infrastrutture, l'ex parlamentare Arnaldo Baracetti ha proposto un tracciato del Corridoio 5 che taglierebbe fuori Trieste. «Perché bisogna passare per forza dalla Bassa, con quelle gallerie di decine di chilometri? Esiste - ha detto l'ex esponente comunista, autonomista di spicco della sinistra friulana - un tracciato alternativo che da Venezia porta a Udine e da qui a Pontebba, Tarvisio, Graz, la Slovenia e l'Ungheria. L'obiettivo resterebbe lo stesso, perché non se ne discute?». Implicita la risposta: perché non fa piacere al presidente che ieri si è visto attribuire la responsabilità della politica «dirigista» della Regione.

Il Comitato chiede al governo regionale una serie di garanzie prima di procedere con le grandi opere sul territorio friulano, e ieri è tornato a proporre una Carta per la tutela dei patrimoni del territorio (nel quale vengano definiti gli ambiti territoriali che non vanno messi in gioco), un patto istituzionale per rispettare quei vincoli e un'authority neutrale che garantisca «qualità, indipendenza e correttezza del processo di partecipazione e di valutazione ambientale». Stringi stringi, il concetto è: ascoltate la gente, prima di decidere sulle nostre teste.

Tutte le proteste dei comitati popolari (ieri presenti all'incontro con diversi loro esponenti), secondo Baracetti dipendono «dalla politica centralista della Regione, che invece dovrebbe occuparsi solo di strategia e non mettere mano nella gestione». Tesi analoga a quella da tempo portata avanti dal presidente della Provincia Marzio Strassoldo. «È in Friuli che vogliamo decidere cosa fare, non accettiamo più il centralismo regionale», ha detto ancora lo scatenato Baracetti.

Non meno netto l'intervento di Adriano Ceschia, il sindacalista della Uil che segue da tempo l'attività del Comitato. «So che Illy bollerà queste affermazioni - ha detto - Esiste una sorta di "mandato divino": la capacità sta da una parte sola». «Ogni giorno la Regione accumula figuracce, specie con il suo assessore ai Trasporti», ha rincarato la dose Renzo Pascolat, che ha posto l'accento sul tema dello scalo ferroviario di Cervignano «per il quale negli anni Settanta si fece una grande battaglia e che è rimasto al palo». Pascolat ha proposto una grande assemblea tra il Comitato (quello degli autonomisti) e i comitati che si battono contro Corridoio 5, casse di espansione ed elettrodotti.

Sandro Fabbro, il docente universitario che ha elaborato uno dei documenti approvati dalla costituente autonomista, ha etichettato il «pensiero di natura illyana» come una «deriva tecnocratica del modernismo». Mentre il presidente del comitato Gianfranco D'Aronco, nel chiudere l'incontro, ha fatto notare che «se ci verrà chiesto come sempre di sacrificarci per l'interesse generale, al suo interno dovrà esserci anche il nostro interesse».

Ce n'era abbastanza per suggerire a Paolo Menis, consigliere regionale della Margherita - invitato all'incontro anche per le sue posizioni sulle casse di espansione - un prudente silenzio.

Francesco Antonini

 

 

Il Gazzettino  10.03.2007

Consultare la gente anche con i referendum

Roberto Dominici, l'estensore del documento di quattro pagine presentato ieri nella sede della Regione in via San Francesco, ha insistito sulla necessità di coinvolgere le popolazioni delle località interessate alle grandi opere, siano esse casse di espansione, elettrodotti o autostrade. Oltre alle forme classiche di espressione del consenso (dibattito in consiglio comunale), potrebbe essere utilizzato - ha chiarito Dominici - anche lo strumento del referendum, «laddove questo si rivelasse possibile e opportuno».

 

 

Il Gazzettino  10.03.2007

«Mentre il mondo si sforza di progredire,...»

«Mentre il mondo si sforza di progredire, Piol continua la sua battaglia di retroguardia chiedendo più soldi per fare nuove arterie, perché la provincia di Belluno ha la maggiore estensione stradale del Ven\eto. Perché questo è, di fatto, il suo ragionamento, che dimentica come al Bellunese abbiamo per questo assegnato una consistente e adeguata quota di finanziamenti per la manutenzione».

Renato Chisso, assessore alle politiche della mobilità del Veneto, non nasconde il fastidio per un "rimprovero" che considera oggettivamente ingiustificato «che non tiene conto dell'oggettivo impegno della Regione a favore della nostra provincia montana, per la quale auspico amministratori di buon senso e propensi a collaborare per il bene comune piuttosto che a blaterare e continuare una guerra che considero finite da tempo, probabilmente per l'ansia di apparire sui media. Piol finge di non sapere che Belluno è la provincia dove abbiamo profuso il maggiore lavoro per recuperare il gap infrastrutturale - ribadisce Chisso - con risultati che sono sotto gli occhi di tutti, mentre stiamo operando per dargli una nuova grande viabilità strategica finalizzata ad avvicinare il Cadore e il suo sistema turistico - economico alla pianura e per collegare direttamente la provincia con il Friuli e da qui con l'Austria». «Ci dia una mano per questo obiettivo, e si sforzi di capire che abbiamo fatto di tutto e di più per infrastrutturare il bellunese come merita, tanto che questa provincia è quella con il maggior numero di nuovi interventi e chilometri di strade realizzati, sia sotto il versante regionale sia per quanto riguarda la residua viabilità ANAS».

«Lo so bene che ci sono ancora parecchie cose da fare, e non solo nel bellunese» sottolinea Chisso.

 

 

Il Nuovo  09.03.2007

  Autostrada Carnia-Cadore, il Veneto ingrana la quinta

  Gli industriali bellunesi hanno annunciato di aver reperito i fondi necessari per il nuovo asse autostradale e la Regione governata da Galan vuole dare subito il via al primo troncone.

  Se c'era un solido appiglio a cui il fronte del no all'autostrada Carnia-Cadore si era aggrappato con tutte le sue forze, quello era la mancanza di fondi necessari per finanziarie la mega opera viaria: le richieste di finanziamenti comunitari per la costruzione di nuove opere viarie - aveva ribadito recentemente anche l'europarlamentare Sepp Kusstatscher, membro della commissione trasporti della Ue,

Ecco perché le ultime dichiarazioni degli industriali veneti in merito al progetto dell'autostrada che dovrebbe collegare Longarone a Tolmezzo devono essere piovute sui comitati e le associazioni che si battono contro il progetto come una doccia gelata: il presidente dell'Assindustria bellunese Valentino Vascellari ha infatti annunciato il reperimento delle risorse necessarie a finanziare l'opera tramite il cosiddetto "project financing". "Non è vero che non ci sono i mezzi finanziari per sostenere quest'opera - ha dichiarato Vascellari -: noi li abbiamo trovati. Ora il governo deve dire chiaramente se quest'opera, che siamo in grado di realizzare con pochi ausili, la vuole veramente o no".

L'investimento proposto ai privati dagli industriali si ripagherebbe infatti negli anni grazie ai pedaggi, visto che - sostengono loro - quegli 85 chilometri di autostrada diventerebbero entro il 2020 uno dei tratti più percorsi del Nordest. Ma anche uno dei più costosi: lo studio di fattibilità elaborato dall'Anas prevede infatti che una buona parte dell'opera sia realizzata in galleria e i costi previsti si aggirano sui due miliardi di euro.

Alle dichiarazioni degli industriali si aggiungono poi quelle dell'assesso­re regionale del Veneto

Con questi annunci, dunque, il dibattito sull'infrastruttura viaria destinata ad attraversare intere vallate del Cadore e della Carnia, dividendo a metà paesi e intaccando paesaggi e panorami ancora inalterati, potrebbe essere arrivato ad un punto di svolta. Se l'aspetto finanziario sembrerebbe essere, almeno in parte, superato, rimane da risolvere quello po­itico, che attualmente vede due fronti su posizioni diametralmente opposte.

Da una parte ci sono le le giunte regionali del Fvg e del Veneto, convinte sostenitrici

L'improvvisa accelerata proveniente dal Veneto non è infatti piaciuta ai sindaci cadorini ma nemmeno a chi -come il comitato "Per altre strade" - si batte contro il progetto e nutre forti perplessità su modalità, tempi e costi di realizzazione dell'opera.

"Avendo vinto le elezioni - dice il comitato rivolgendosi a Chisso -, il nostro as­sessore si permette di snobbare il consenso di coloro che Egli è pagato per rappresentare, ma, afferma, lo ricercherà "in corso d'opera". Con tanti cari saluti al dibattito, alla trasparenza, alla democrazia e ai diritti dei montanari". "Gli industriali - conclude il comitato - vogliono l'autostrada. E perché mai i politici dovrebbero impegnarsi a valutare seriamente se questa è - un'opera realmente utile al Paese o preoccuparsi di ciò che pensa la gente?":

 

 

Il Gazzettino  09.03.2007

Viabilità. Lettera all'assessore veneto Renato Chisso. Contestato opportunità, tempi e costi dell'opera

Carnia-Cadore, stop del comitato

"Per Altre Strade" contro il collegamento tra A27 e A23: «Un nastro d'asfalto»

Carnia

(FS) "E così, leggendo Il Gazzettino di domenica 4 marzo, abbiamo saputo che l'assessore regionale del Veneto Renato Chisso ha deciso: l'autostrada "Carnia-Cadore" tra A27 e A23 si fa, checchè ne dica chicchessia, cominciando col primo tronco Pian de Vedoia-Caralte. Se proprio deve, assessore, la faccia, ma la preghiamo, eviti tutte queste fandonie". Il Comitato Pas - Per altre strade - risponde a quanto apparso sulle pagine di questo giornale in merito al discusso progetto autostradale. Risponde perchè, spiega, ci tiene a fare alcune precisazioni. Sui tempi, in primo luogo. "L'assessore parla di 4 anni: ci farebbe un esempio italiano di 23 chilometri di autostrada completati in questo tempo? Non considerando inoltre che da Longarone a Caralte ci sono 12 chilometri di gallerie e 1,5 di viadotto e che nessuno può dare per scontato ciò che si trova all'interno delle montagne. Basti pensare al Passo della Morte, non ancora completato entro il quadruplo dei tempi previsti. Inoltre lo studio di fattibilità dell'Anas prevede per quel tratto un tempo di realizzazione pari a 10 anni, riducibili del 12\% lavorando su tre turni".

Per il Comitato non è nemmeno chiaro il riferimento ai mondiali di sci di Cortina. "Ma quali certezze ci sono? E poi non si diceva che Cortina è soffocata dalle auto? Ci accusano sempre di essere troppo sospettosi, sarà per questo che vediamo nella storia dei mondiali l'ultima scialuppa per far passare in fretta qualcosa di altrimenti improponibile?". Ci sono poi i numeri,ovvero le 32300 auto a giorno: secondo il comitato se tutte viaggiassero a 130 km/h ciò corrisponderebbe ad una vettura ogni 128 metri, su ciascuna delle due carreggiate, dalle 7 del mattino alle 11 di sera,per ogni giorno dell'anno. "A questo punto", concludono, "potremmo chiederle tre corsie". Dulcis in fundo, loro, i costi, i 900 milioni previsti. "Quando mai si è rispettato un preventivo? Si fa presto a dire che si soldi non sono un problema visto che nessun privato sborserebbe un centesimo, bensì gli istituti di credito, i quali anticiperebbero il denaro solo dietro alla garanzia dello stato. E chi pagherebbe nel caso ventilato di una defiscalizzazione e rifiscalizzazione di scopo per le imprese che sostengono il progetto se non coloro a cui il sistema fiscale deve garantire un sistema sanitario decente, trasporti e pubblica istruzione?".

E il commiato. "L'abbiamo forse tediata, gentile assessore. Se le cose andranno come lei spera, avremo modo, in futuro, di soffermarci su altri conti altrettanto salati: sarà ciò che dovranno pagare le comunità, sfregiate da questo pernicioso nastro d'asfalto".

 

 

Corriere delle Alpi  08.03.2007

Autostrada: se i conti non tornano

Va bene che i conti sono solo in preventivo, dunque possono cambiare. Ma quelli che ci sono tornano o no? Parliamo dell' ipotizzato            collegamento autostradale tra Pian di Vedoia e Tolmezzo via Mauria, il cui «Studio di dettaglio del piano di fattibilità dell'Anas» è stato illustrato pochi giorni fa dall'ex commissario alle grandi opere del Nord Est, Bortolo Mainardi, ora libero professionista. L'intero progetto costerà «poco più» di 3 miliardi di euro per 85 chilometri di tracciato diviso in tre tronchi. Il primo da Pian di Vedoia a Caralte è di 22,7 chilometri di cui 12,2 in tunnel, 4,3 su ponti e viadotti, 6,2 in sede naturale. Il secondo da Caralte a Forni di Sopra è lungo 22,8 chilometri di cui 18,23 in tunnel, 2 su viadotti, 2,7 ; su sede naturale. Il terzo, da Forni a Tolmezzo è di 39,5 chilometri di cui 12,3 in tunnel, 0,3 su viadotto, 27 in sede naturale. Ora, se il costo complessivo coincide con quello indicato dal piano di fattibilità dell'Anas (a suo tempo coordinato dall'allora commissario Mainardi), cioè 3,5 miliardi di euro, i 900 milioni indicati per il primo tratto basteranno? II costo a chilometro per l'intera opera è di circa 42 milioni a chilometro mentre il primo tratto ne costerebbe 39,5. E' una media, beninteso, però anche nel primo tratto i chilometri in tunnel sono tanti, e sono, in assoluto e in proporzione, tanti, rispetto agli altri due, anche quelli su viadotti.

C'è un secondo dato fornito. Riguarda la valutazione del numero dei veicoli previsti sull'autostrada. Lo studio Mainardi calcola tra 32 mila e 38 mila al giorno i veicoli previsti tra 2015 e 2020 solo sul primo tratto (Pian di Vedoia-Caralte) per un incasso annuo da pedaggi tra 31 e 37 milioni di euro.

Ora, lo studio di fattibilità dell'Anas, reso noto il 15 giugno 2005, indicava una media di 26 mila veicoli al giorno, con soglia minima a 20 mila, per essere economicamente sostenibile. Che cosa è cambiato in un anno e mezzo? Sarà una coincidenza, ma solo con una cifra tra 32 mila e 38 mila si arriva a coprire in 30 anni (la durata della ipotizzata concessione) il costo dell'opera (parliamo sempre solo del primo tratto) che, per Mainardi «verrebbe praticamente (praticamente? ndr) realizzato da privati». Nella migliore delle ipotesi . (37 milioni di euro di entrate da pedaggi) alla fine dei 30 anni banche e imprese (non si sa ancora quali sono) che ci mettono i soldi avranno incassato 1.100 milioni di euro dai pedaggi (a valori attuali, senza contare inflazione, altri costi e imprevisti). Nella peggiore delle ipotesi, fanno 930 milioni di euro. Giusto quanto costerebbe l'opera, secondo la stima di Mainardi.

Ma diamo pure per buona quella previsione di traffico, calcolata, si ritiene, in base ai tassi di incremento annuo. Per la valle del Piave tra Pieve di Cadore e Longarone (avete presente com'è fatta?, in alcuni punti è larga 100 metri) dovrebbero dunque passare ogni giorno in media 32-38 mila auto e camion. Facciamo due conti: la forbice va da 1.333 a 1.583 veicoli l'ora, tra 22 e 27 al minuto, uno ogni due secondi. Attenzione: si parla di media. Visto che di notte il traffico cala (e i camion non circolano), durante il giorno quelle cifre quasi raddoppiano.

Sull'Autobrennero, dove non sanno più come salvarsi dall'inquinamento da traffico, ne passano all'altezza di Trento, per l'appunto 37 mila al giorno. Da dove dovrebbero arrivare, a Belluno, tutte quelle auto? Tanto più che si prevede di costruire il primo tratto (a spese dei privati) e poi fermarsi lì, domani si vedrà.

Come si paga? Con un project financing. Suona bene, però non è mica una formula magica. La si presenta così: l'opera non costa niente, la fanno i privati, una volta tanto non paga Pantalone. Traduzione: fino a Caralte è così, da Caralte in poi paga lo Stato. Lo fa capire l'assessore regionale Renato Chisso, secondo cui «si possono avere motivi di fiducia anche per il tracciato restante: il Friuli è in perfetta sintonia con noi, entrambe le Regioni vogliono questo collegamento». Intanto partiamo, poi si vedrà. Anche perché arrivati alle porte del Cadore, si pensa di andare a nord in altri modi. L'idea c'è, eccome. L'aveva «confessata» il compianto Celeste Bortoluzzi, all'epoca presidente degli industriali, ancora il 12 dicembre 2004: «Quando saremo arrivati a Lorenzago, sarà un niente proseguire effettivamente verso nord (non est, ndr). Lienz infatti si sta accorgendo di essere rimasto isolato e presto solleciterà un collegamento». Magari con «il traforo del monte Cavallino direzione Lienz» (Mainardi, 3 marzo 2007) perchè l'Austria ha bocciato solo l'autostrada «ma non il collegamento tra le valli».

Allora: l'idea 'non è nata per fermarsi a Caralte, però può girare anche da un'altra parte. E perché altrimenti anche il ministro Di Pietro l'ha messa tra le prime otto opere del Piano quinquennale per le infrastrutture approvato dal Cipe? Opera strategica nazionale perché «ad avere bisogno di uno sbocco a nord non è il Bellunese, ma l'intero Veneto» (Luigi Curto, presidente dell'Unione artigiani, dopo l'incontro con Mainardi, 13 aprile 2004); perché è «un asse che si inserisce nei corridoi paneuropei che si snodano verso l'est, sarà parte di un sistema logistico territoriale a livello internazionale e collegherà intere economie» (Mainardi, 30 ottobre 2004); perché «la bretella servirà inoltre a migliorare la viabilità tra i due valichi alpini del Brennero e di Tarvisio» (Chisso, 30 novembre 2006).

Dunque l'idea sarebbe quella di collegare i flussi nord-sud, con l'effetto di scaricare su Belluno parte del traffico di attraversamento. Confidando che masse di turisti si fermino anche sulle Dolomiti («intercettare i flussi», ecc.). Aggiungiamo: arriverebbe volentieri anche qualche Tir, visto che accorcia la strada: passa da Tolmezzo, viene giù di qui e si infila nella Pedemontana Veneta o il Passante di Mestre e poi via dritti a Verona e Milano. O no?

E fortuna che «l'impatto ambientale sarà zero» (Ga­lan, 5 aprile 2004). Lo scempio del Fadalto? Non si ripeterà e comunque «quei viadotti so­no di una bellezza folgorante». Solo dal «punto di vista ingegneristico», s'intende (sempre Galan). Meno male. Anche la diga del Vajont era un capolavoro di ingegneria. Infatti è ancora lì.

Intanto l'autostrada è stata inserita, atto dovuto, anche nel Ptpc (Piano territoriale provinciale di coordinamento) come una delle ipotesi da discutere. Insieme alle altre. Ma se le cose restano così sarà difficile che se ne discuta davvero. E' partito, guidato dal sindaco di Longarone Pierluigi De Cesero, il «Fronte del sì». Qualcuno farà il «Fronte del no». E spazi per discuterne davvero non ce ne saranno più. Del resto, anche Chisso ha chiuso la porta al dialogo: «Ci sarà da discutere, un'opera si può sempre migliorare, ma è inutile ragionare se farla o non farla». Ancora: «Non ricerchiamo il consenso a priori, lo dobbiamo ottenere ma si può anche sviluppare in corso d'opera. Non possiamo fermarci solo perché qualcuno non è d'accordo». Più chiaro di così.

Decisionista, il Chisso. E' il modo più sicuro per far alzare un muro di sbarramento. Tav insegna. O non sarà poi proprio questo che qualcuno cerca? Intanto, di altre strade, ferme da decenni aspettando l'autostrada, non si parla più.  Toni Sirena

 

 

Corriere delle Alpi  08.03.2007

Il prolungamento dell’A27

«L’autostrada? Meglio verso Cortina»

La proposta dei presidente della Cm Centro Cadore Da Deppo: «Puntiamo verso nord»

«Più efficace, economica e semplice rispetto a un tracciato in gran parte in galleria»

Cadore. «Sì al proseguimento dell'A27 verso i nostri territori, ma a questo punto con un po' più di coraggio: ovvero non per un collegamento con l'A23, difficoltoso e abbastanza inutile, ma direttamente sino alle porte di Cortina».

Il presidente della Comunità montana del Centro Cadore, Flaminio Da Deppo, rende pubblica la sua posizione sul dibattito in corso sul prolungamento dell'autostrada. La sua idea farà sgranare gli occhi a più di qualcuno, ma Da Deppo motiva in maniera circostanziata la proposta.

«Partiamo», spiega, «dal benestare dei sindaci del Cadore centrale al proseguimento dell'A27 almeno sino a Rivalgo, così non si dirà che siamo rimasti in pochi amministratori pubblici ancora a nicchiare. Dopo di che, però, non si guardi a est, verso Carnia e Tarvisio, bensì a nord, verso Cortina, attraverso la Valboite. Mi sembra un'ipotesi più coraggiosa, oltre che più logica, pratica e percorribile».

Quanto ai motivi: «Primo, giungendo sino a Rivalgo e sterzando a nord-ovest, si risparmierebbe uno scempio nei confronti di piccoli paesi come Caralte. Secondo, l'arteria risolverebbe una volta per tutte i problemi di traffico della Macchietto-Venas e della statale 51, se permettete ben più congestionata di automezzi (specie nei periodi turistici) rispetto al resto della viabilità cadorina. Terzo, verrebbe messa a tacere qualsiasi necessità di circonvallazione in Val Boite. Quarto, sia inserita parallelamente a tale opera la ferrovia Calalzo-Cortina, quella sì da far scendere al più presto verso Dobbiaco. Quanto a Cortina, beneficerebbe alla grande della nuova opera viaria».

Come?

«L'autostrada fino alle porte dell'Ampezzano», insiste Da Deppo, «e sottolineo "fino alle porte" e non oltre per il momento (per ovvi motivi ambientali), sarebbe il migliore viatico in. vista della candidatura ai campionati mondiali di sci 2013, un'opera da leggere nell'ambito di una Valorizzazione e riqualificazione generali dell'area, compreso il rinnovamento degli impianti di risalita. In secondo luogo, faciliterebbe l'avvicinamento alla conca da parte dei turisti, compresi- gli stranieri dei vari pacchetti "Venezia-Dolomiti". Certo, ci vuole po' di coraggio a intraprendere un'opera del genere, ma una cosa simile è stata attuata in Val d'Aosta, dove si è scelto di portare l'autostrada sino alle porte di Courmayeur».

Si rende conto che la sua ipotesi potrebbe suscitare sorpresa e parecchi dissensi, a cominciare dall'Alto­bellunese?

«E perché? Garantisco che i sindaci del Centro Cadore vedrebbero di buon occhio l'operazione A27 verso Cortina e lo stesso mi sento di poteraffermare per gli amministratori del Comelico-Sappada. Per non parlare di quei sindaci della Val Boite che stanno già manifestando entusiasmo nei confronti dell'idea di prolungamento dell'autostrada. Così il sindaco di Longarone potrebbe incassare a riguardo un unanime consenso, da nord a sud... Visto inoltre che sul tema-autostrada si sta ragionando per singoli tratti, della serie "intanto arriviamo fino a... poi vedremo...", allora dico: che c'è di meglio che puntare seriamente verso nord? Intanto, arriviamo alle soglie di Cortina, magari in un giorno neanche troppo lontano riusciremo a ottenere un vero e proprio sfondamento ancor più in direzione-nord».

E il collegamento con l'A23?

«Inutile, difficile da realizzare e probabilmente inattuabile. Perché industrie e viaggiatori del Veneto dovrebbero avventurarsi su un'A27 in gran parte in galleria nell'Altobellunese, quando l'accesso diretto all'A23 resta tutto sommato piuttosto comodo, in pianura? Inoltre: ci si rende conto che la stessa A23 non conduce in realtà a nord bensì a est? A meno che qualcuno non confonda Villach con Monaco di Baviera, l'Austria più orientale e la Slovenia con la Germania e il Nord Europa. Solo una decisa opzione per un'A27 verso Cortina confermerebbe lo spirito della vecchia idea della Venezia-Monaco, in direzione sud-nord... Ultimo aspetto, ma non meno importante: in Carnia il collegamento tra A27 e A23 non è gradito e d'altronde (motivi ambientali a parte) perché dovrebbe esserlo, visto che quell'area può già contare sull'A23 per scendere verso la pianura? Lo stesso presidente del Friuli Venezia Giulia, IIly, con il tempo sembra farsi sempre più cauto, non volendo scontentare una discreta fetta della popolazione».

In conclusione?

«Prendiamo coraggio e puntiamo verso Val Boite e Cortina, con 1'A27: una scelta logica e razionale, oltre che più economica e più semplice anche dal punto di vista tecnico-logistico, rispetto a un collegamento A27-A23 destinato a correre in buona parte in galleria. In Centro Cadore non siamo disposti a subire scelte, ma siamo disponibili a discutere su qualsiasi ipotesi concordata, che venga però incontro pure alle esigenze della viabilità generale dell'Altobellunese e permetta di ragionare sul suo sviluppo».

 

 

Corriere delle Alpi  07.03.2007

Autostrada. Paniz bacchetta i soliti incerti

Si dice sorpreso delle dichiarazioni «di coloro che, avendo incarichi istituzionali, dovrebbero esser ben felici che qualcuno si prenda l'onere anche finanziario di incentivare la prosecuzione dell'autostrada verso il Cadore», dice Maurizio Paniz che continua «e che invece continuano ad alimentare solo il partito del "no". Anzichè lamentarsi e individuare i soliti "se" e i soliti "ma", farebbero bene a ringraziare la Regione che ha impegnato le proprie risorse verso il Bellunese per favorire la realizzazione rapida dell'opera in anticipo rispetto ai mondiali di sci di Cortina 2013».

 

 

Corriere delle Alpi  07.03.2007

«Sì ma non a scatola chiusa»

I sindaci di Sappada, Santo Stefano e Comelico puntualizzano

«Noi non l'avremo in casa, ma l'impatto ambientale sia minimo»

Comelico/Sappada. Sorpresa in Comelico e a Sappada: tutti vogliono l'allungamento dell'autostrada ed il collegamento tra A27 e A23. Forse anche perché non insisterà su quel territorio... Il sindaco di Sappada, Gianluca Piller Roner, anch'egli presente alla riunione dell'altra sera e firmatario del "sì" all'autostrada, spiega le sue ragioni. «Quella dell'altra sera è stata una riunione utile, che va nella direzione di una cooperazione tra i sindaci. Sì all'autostrada, certo; ma l'importante è valutare nel dettaglio il percorso e non "abbandonare" i sindaci ed i comuni sui quali insisterà l'opera. Non abbandonarli nel senso che bisogna creare le condizioni, sia ambientali e sia di viabilità locale, perché l'autostrada diventi un'opportunità». Insomma niente progetti calati dall'alto. «Al momento nessuno conosce bene nè il percorso e nè dove saranno gli svincoli. Credo che l'importante sarà proprio la definizione di questi due aspetti. Dobbiamo dare ai sindaci garanzie del minimo impatto ambientale». Dal punto di vista turistico lei ritiene che Sappada avrà più possibilità se questo progetto andrà avanti? «Io credo di sì», dice il sindaco, «non dimentichiamoci che andremmo a collegarci ad un "corridoio" sempre più importante, quello che viene dall'Est Europa e dalla Germania. Per il Comelico, poi, significherebbe avere l'autostrada a pochi minuti... senza avere di fatto l'autostrada in casa. E' estremamente chiaro che non si può chiudere la porta in faccia a questo grande progetto», precisa Piller Roner, «ma neanche accettarlo a scatola chiusa».

Sulla stessa lunghezza d'onda il sindaco di San Pietro, Silvano Pontil Scala. «Siamo favorevoli sia per i tanti che dal Comelico vanno fino a Longarone a lavorare ogni giorno e sia per le possibilità di sviluppo che l'autostrada potrebbe portare. Non dimentichiamo che ridurre le distanze dai centri dei servizi e amministrativi favorirà anche chi decide di vivere in montagna. La provincia deve diventare più piccola. Dire no a questo progetto non si può. Naturalmente vanno potenziate anche le vie ordinarie. Ma questo è un lavoro che bisogna fare senza dimenticare che potremmo utilizzare come volano per risolvere alcuni problemi anche i possibili mondiali di Cortina». Anche il sindaco di Santo Stefano, Silver De Zolt, non ha esitazioni. «L'autostrada? Un sì quasi incondizionato. E' chiaro però che, prioritariamente, il sì all'autostrada richiede che si risolvano gli annosi problemi della viabilità ordinaria. Anzi, l'autostrada deve essere l'opportunità per fare alcune cose improrogabili. In primis la galleria del Comelico ed il tratto stradale che dalla galleria porta a Santo Stefano. Si tratta di opere urgenti e necessarie». Tor­niamo all'autostrada; dove preferirebbe lo svincolo? «Di questo non si è parlato. Appare chiaro che le terre alte da Cortina a Sappada avrebbero bisogno di una uscita il più funzionale possibile. Ma non ho la minima idea. Tutto questo bisognerà verificarlo e concordarlo. Ma l'altra sera ho visto davvero un bel clima e spero che questa volta possa essere quella buona».

 

 

Il Gazzettino  07.03.2007

Prolungamento A27

Paniz contro il "partito dei no" «Così non aiutate l'ambiente»

Pieve di Cadore

La possibilità di un prolungamento della A27 non registra solo assensi e dissensi tra i rappresentanti degli enti locali interessati, ma anche forti prese di posizione di fronte a quest'ultimi.

Non si fa attendere quello dell'onorevole Maurizio Paniz, che ha consensato in un comunicato il suo pensiero. «Leggo con sorpresa e con dispiacere - esordisce l'avvocato esponente di Forza Italia - le dichiarazioni di coloro che, avendo incarichi istituzionali, dovrebbero essere ben felici che qualcuno si prenda l'onere, anche finanziario, di incentivare la prosecuzione dell'autostrada verso il Cadore e che invece continuano ad alimentare solo il partito del "no", come è d'abitudine. Il Cadore ha bisogno di tutte le iniziative utili per favorire la propria crescita turistica: fra queste anche l'autostrada verso Lorenzago e la Carnia, che eviterà le code di ogni fine settimana senza penalizzare l'ambiente, totalmente protetto da lunghi tratti in galleria, come i progetti hanno ben evidenziato. Anziché lamentarsi e individuare i soliti "se" e i soliti "ma", farebbero bene a ringraziare la Regione Veneto che ha impegnato, una volta di più, le proprie risorse verso il Bellunese per favorire la realizzazione rapida dell'opera, comunque in anticipo rispetto agli auspicati mondiali di sci di Cortina del 2013, e l'arch. Bortolo Mainardi, il cui studio di fattibilità e di utenza ha convinto, dati alla mano, qualche scetticismo di troppo!».

 

 

Corriere delle Alpi  06.03.2007

Ne fanno parte 14 primi cittadini. De Cesaro avverte: «Ma dovranno realizzarla come vogliamo noi»

L’autostrada piace ai sindaci

E’ nato a Longarone il comitato per il sì al collegamento

E la Provincia attacca la Regione: «Pochi soldi per le nostre strade»

BELLUNO. 14 sindaci uniti per l'autostrada. A Longarone è nato il fronte istituzionale per il sì al collegamento A27-A23: «Ma sarà come la vo­gliamo noi», dice il coordinatore De Cesero, che lo presenta come fronte «aperto, non partitico, ma politico». Intanto Piermario Fop ha organizzato un incontro a Calalzo tra i sindaci del Cadore centrale e della Carnia per discutere insieme dell'ipotesi di collegamento. Sempre in tema di viabilità, la Provinicia ha attaccato la Regione: «Belluno ancora una volta è stata penalizzata dalla Regione, che non ha rispettato il parametro dell'estensione stradale. Ci hanno riservato 40 milioni in meno del dovuto».

 

La viabilità del futuro

Ieri il primo incontro a Longarone. De Cesero: «Prima di tutto siamo i tutori del nostro territorio. Tra poco si muoveranno anche i cittadini»

E’ nato il comitato pro-autostrada

E' formato da 14 sindaci: «Ma dovranno realizzarla come vogliamo o noi»

di Enrico Costa

Longarone. 14 sindaci uniti per l'autostrada. In municipio di Longarone è nato il fronte istituzionale per il sì al collegamento A27-A23. De Cesero, il coordinatore, lo presenta come fronte «aperto, non partitico, ma politico». Scontata l'adesione dei 13 invitati, ma si aggiunge anche Ponte.

Tra i fautori dell'autostrada interregionale che guarda a est ci sono sindaci di comuni che saranno attraversati da tunnel o viadotti, come Longarone, ma anche sindaci interessati dalle propaggini che l'autostrada promette, ovvero il potenziamento della viabilità nelle valli.

C'è Cibiana, ad esempio. De Zordo è il primo a uscire dalla sala del nuovo comitato e conferma: «Nessuna preclusione all'autostrada, ma vogliamo vedere come sarà realizzata. Sono da valutare l'impatto ambientale e le uscite. La nostra speranza è che l'autostrada porti alla Macchietto-Venas e quindi al ponte di Cibiana». Gli altri «pettini» attesi sono la galleria Santo Stefano-Comelico Superiore e la direttrice della Val Boite. Per quanto riguarda la variante di Longarone, De Cesero stoppa tutto: «Se va avanti l'autostrada la variante non si fa».

Nella lista degli invitati non ci sono Calalzo e Pieve di Cadore. De Cesero glissa sul punto e rilancia sul fronte popolare che dovrebbe aggiungersi a quello istituzionale. «Tra una ventina di giorni ci sarà un'iniziativa che parte dalla gente, vedrete», annuncia, «sono stato invitato a prenderne parte».

L'obiettivo non è solo l'autostrada, ma l'autostrada «come vogliamo noi». I sindaci con la loro iniziativa non sottoscrivono nessun progetto. Pochi rimandi agli studi di fattibilità presentati sabato da Chisso e firmati da Bortolo Mainardi, già commissario straordinario per le grandi opere del Nord Est. «Siamo prima di tutto i tutori del nostro territorio», spiega il sindaco di Longarone. I comuni si sono ritrovati uniti, dunque, anche per una sorta di mutuo soccorso da giocare nei prossimi sviluppi del progetto: «Nel prossimo incontro parleremo dei vincoli che vogliamo porre alle scelte progettuali».

La parte alta della provincia conta nel comitato pro-autostrada anche Santo Stefano, Comelico Superiore, San Pietro, Sappada, Vodo, Valle. Da Lorenzago Mario Tremonti è «favorevolissimo all'idea del collegamento al Friuli», ma «devo capire dove sarà lo svincolo, perché mi sarebbe difficile dare l'ok se fosse in mezzo alla valle Cridola».

Nel Longaronese il fronte conta anche su Ospitale, Soverzene e Castellavazzo. Roccon, in particolare, sottolinea che il fronte «va al di là degli schieramenti». Ponte nelle Alpi ha già l'autostrada, ma il sindaco De Pasqual ieri ha partecipato sia perché interessato alla Cadola-Belluno, «un'opera collaterale da finanziare», sia perché il capogruppo Udeur alla Camera e membro della commissione trasporti, Fabris, è «un fautore dell'autostrada».

 

Viabilità in Cadore

Il progetto-autostrada in primo piano

Fop ha l'impressione netta «che si voglia dare alla vicenda un'accelerazione inopportuna»

«Confrontandoci serenamente forse troveremo delle soluzioni meno invasive e lo stesso valide»

«Ragioniamo insieme sul prolungamento»

Il sindaco di Calalzo chiama a raccolta i colleghi del comprensorio e camici

Calalzo. «Un incontro a Calalzo tra i sindaci del Cadore centrale e della Carnia per discutere insieme dell'ipotesi di collegamento tra le autostrade A27 e A23 nei nostri territori». L'iniziativa transprovinciale, mai attuata prima, proviene dal sindaco del paese centrocadorino Piermario Fop, e mira a riunire venerdì 16 marzo gli amministratori pubblici locali delle due regioni confinanti direttamente interessati alla grande opera viaria. «Attualmente assistiamo a un prolungato dibattito sulla questione», spiega Fop, «e a un susseguirsi di voci favorevoli o contrarie all'idea, tutte caratterizzate da dichiarazioni di impegno "responsabile"; spesso ipocrita, sulla tutela del patrimonio naturale delle nostre vallate. Adesso pare addirittura esista già una disponibilità di possibili finanziatori, il quadro in cui viene inserita l'opera è quello di un'opportunità. di sviluppo economico dei territori provinciale e cadorino, di una risoluzione dei loro problemi di viabilità da e verso nord». Ma, secondo Fop e non solo, «tali accelerazioni non sembrano utili per una serena e responsabile presa di posizione, a scapito di un approfondimento necessario per capire meglio di cosa stiamo parlando: urge invece svolgere ragionamenti che vadano oltre l'opera in sé e che si rivelino occasioni di riflessione su quale sviluppo vogliamo per le nostre terre». Ma che genere di approfondimento? «Non solo tra i soggetti che finora si sono espressi con tanta assiduità sui media», puntualizza Fop, «ma soprattutto tra i sindaci del Centro Cadore, che vedono interessati i loro Comuni dalla grande struttura viaria, e tra i sindaci della Carnia, coinvolti ancor più nel passaggio dell'autostrada. Non mi sembra infatti corretto che primi cittadini e amministratori di vallate. vicine, non toccate direttamente dal passaggio della grande arteria, si incontrino tra loro per esprimere, mi sembra, posizioni condivise di sostegno al progetto di prolungamento, chiedendo addirittura in cambio interventi sul proprio territorio, oltre che anticipando valutazioni che spetterebbero prima a chi si troverebbe a fare i conti con i maggiori danni dalla realizzazione dell'opera». Da qui la decisione di indire urgentemente l'incontro del 16. «La riunione», anticipa Fop, «non intende creare un "fronte del no" in alternativa a quella "del sì" del sindaco di Longarone, ma piuttosto per capire: sono sicuro che confrontandoci tra amministratori riusciremo a sviluppare ragionamenti condivisi e tali da rivelare una portata maggiore di un semplice "sì" o "no" all'autostrada. Ecco che anzi l'autostrada stessa, da problema, potrebbe diventare occasione utile per conoscerci e sviluppare progetti tra vallate adiacenti, che insieme potrebbero costituire un fronte condiviso per un modello di sviluppo che forse non necessita di una viabilità troppo invasiva».  Andrea Bressan

 

LA CM ORGANIZZA UNA SERIE DI INCONTRI

«A27-A23: quello dell'impatto ambientale non è il solo problema che c'è da affrontare»

CADORE. Anche la Comunità montana si mobilita sul tema-autostrada, promovendo una serie di incontri di approfondimento. "Trasformazione del clima e suo influsso su paesaggio e turismo", "Scenari energetici e di trasporto per i primi 50 anni degli anni 2000", "Come si delinea una valutazione di impatto ambientale" sono alcuni dei temi che saranno presto affrontati in una serie di conferenze organizzate dalla Cm, «per contribuire alla discussione in corso sul collegamento A27-A23: si tratta di argomenti sino a oggi toccati solo marginalmente», viene precisato, «ma che sono di fondamentale importanza per delineare il quadro di insieme che potrebbe crearsi da adesso a tra circa 15-20 anni, quando l'ipotetica autostrada dovrebbe entrare in funzione». Il primo tema, "La trasformazione del clima...", sarà affrontato il 21 0 22 aprile in un incontro pubblico da Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana; gli altri due argomenti verranno sviluppati in altrettanti incontri in fase di organizzazione, sempre aperti al pubblico, che si terranno subito prima o poco dopo. «Il problema, infatti», si insiste, «non è quello se l'autostrada serva adesso ma se servirà tra 15-20 anni, quando, dopo infiniti disagi dovuti a motivi logistici e operativi, verrà, forse, completata. Ci stiamo dunque domandando come saranno Cadore e Provincia di Belluno a quell'epoca; e come diventeranno durante i 20 anni di attesa del completamento della infrastruttura. Siamo proprio sicuri che si attuerà con certezza il miglioramento della viabilità ordinaria su cui confidiamo molto? E siamo convinti che il Cadore e la sua politica di sviluppo debbano passare attraverso la "scorciatoia" dell'autostrada?». (a.b.)

 

 

Il Sole 24 ore  06.03.2007

Autostrade. Lite sul collegamento tra la A23 e la A27

Braccio di ferro Veneto-Friuli

Elena Ragusin

CORTINA D'AMPEZZO. Dal nostro inviato

La Regione Veneto rompe gli indugi e si impegna a realizzare subito la tratta di sua competenza del collegamento autostradale tra l'A27 che da Mestre attualmente si snoda sino a Longarone e la A23, che collega il Friuli con il confine austriaco.

L'annuncio a sorpresa è stato dato dall'assessore veneto alla Viabilità Renato Chisso, proprio all'indomani dalle dichiarazioni del presidente della Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia Riccardo Illy, che nello scorso fine settimana incontrando i sindaci dei Comuni della Carnia interessati al troncone friulano dell'infrastruttura che rientra nell'ambito delle "bretelle" del Corridoio 5, aveva dichiarato che probabilmente la Regione si orienterà per una soluzione che preveda non un'autostrada bensì una superstrada

Quella del Veneto è stata dunque una risposo a stretto giro di posta, che imprime una forte accelerazione al progetto relativo al tronco A:22 km di nuova autostrada del tracciato che va da Pian di Vedoia (alle porte di Longarone) a Caralte, nei pressi di Tai di Cadore in direzione Cortina d'Ampezzo, per cui si prevede un investimento di 900 milioni di curo e introiti previsti di pedaggi tra i 31 ai 37 milioni di euro l'anno. Un tratto autostradale, ha spiegato l'assessore Chisso, Me non ha bisogno di intervento pubblico ma è in grado di sostenersi con un'operazione di project financing. Il bando di gara, secondo l'assessore potrebbe essere lanciato entro dicembre con l'obiettivo di realizzare questo tratto di autostrada entro quattro anni.

Il progetto è fortemente sostenuto dagli industriali veneti che già da tempo avevano avanzato la disponibilità a impegnarsi nel project financing. Qualcosa però potrebbe cambiare, se la Regione Friuli Venezia Giulia dove, rivedere i suoi orientamenti menti decidendo di realizzare nel suo territorio non una tratta autostradale (che potrebbe essere data in concessione) bensì una superstrada.

«Non entro nel merito di decisioni tecniche - ha affermato il presidente degli industriali veneti Andrea Riello a Cortina d'Ampezzo in occasione della riunione dei Giovani imprenditori del Triveneto - ma certo è che soluzioni diverse da un collegamento interamente autostrdale cambierebbero le valutazioni dei potenziali investitori».

 

 

Il Gazzettino  06.03.2007

Ieri a Longarone il vertice dei primi cittadini intenzionati ad attivarsi per contribuire alla realizzazione del prolungamento della A27: «Importante la collaborazione tra enti»

Autostrada, 14 sindaci nel comitato per il sì

Incontri sul territorio per definire le soluzioni progettuali migliori. Assindustria "boccia"  l'ipotesi superstrada: «Irrealizzabile»

Longarone

Una compatta dichiarazione d'intenti ha tenuto a battesimo ieri a Longarone il primo tavolo del Comitato istituzionale che vuole reggere alto il vessillo del sì al prolungamento della A27. Erano presenti i primi cittadini della stessa Longarone e di tutta la parte alta della provincia interessata dalle grandi manovre: Soverzene, Castellavazzo, Ospitale, Perarolo, Valle, Vodo, Cibiana, Santo Stefano, Comelico Superiore, Lorenzago, San Pietro e Sappada.

L'incontro ha permesso di stabilire quali saranno le linee guida del tavolo nel futuro prossimo, ma ha evidenziato soprattutto la compattezza dei presenti nel voler affrontare le problematiche singole e comuni che, inevitabilmente, sorgeranno quando sarà fatta una precisa scelta progettuale. «Vogliamo muoverci in totale sincronia -ha affermato Luigi De Cesero, sindaco di Longarone e portavoce del Comitato- perchè fare squadra è l'unico modo per ottenere risultati importanti. Il problema di un territorio dovrà essere il problema di tutti e con questo spirito si potranno raggiungere grandi traguardi». Punto focale dell'incontro, la necessità di tenere alta l'attenzione anche sulla viabilità complementare di ogni area, dalla quale non si può prescindere, anche ragionando in un'ottica più ampia. «Da parte nostra -ha precisato ancora De Cesero- vogliamo farci tutori dei nostri territori senza accettare ciò che ci verrà proposto dall'alto, ma chiedendo un serio confronto perchè la collaborazione fra enti è fondamentale». Il prossimo incontro è fissato per la fine del mese. Intanto Assindustria boccia l'ipotesi superstrada: «Rischia di essere finanziata solo con soldi pubblici e quindi è difficilmente realizzabile».  R. Padrin

 

 

Il Gazzettino  06.03.2007

«Sì alla A27, ma saremo i tutori del territorio»

I sindaci si propongono come sentinelle per garantire la compatibilità del progetto con la percorrenza complementare

È composto da 14 sindaci della parte alta della provincia il Comitato istituzionale per il fronte del sì al prolungamento della A27, che ha avuto il suo battesimo ieri nella sede municipale di Longarone. Promotore e coordinatore dell'iniziativa lo stesso sindaco di Longarone, Pierluigi De Cesero, che ha chiamato attorno a sè i primi cittadini di Soverzene, Castellavazzo, Ospitale, Perarolo, Valle, Vodo, Cibiana, Santo Stefano, Comelico Superiore, Lorenzago, San Pietro e Sappada, cui si è aggiunto anche il sindaco di Ponte nelle Alpi. Un incontro molto importante che ha messo in luce unità di intenti gettando le basi per il futuro.

Alla fine De Cesero si è fatto portavoce del pensiero di tutti i presenti favorevoli al prolungamento dell'autostrada, a patto di poter garantire in fase progettuale la piena tutela del territorio in base a esigenze non solo di tipo ambientale.

«Il Comitato -ha sottolineato De Cesero- è compatto e favorevole alla soluzione autostradale purchè il progetto venga condiviso anche dagli stessi sindaci che conoscono da vicino le problematiche e le esigenze del territorio. Fondamentale sarà anche che le scelte progettuali tengano conto della viabilità complementare di ogni singola area. E mi riferisco ai progetti della direttrice della Val Boite, della Macchietto-Venas, della galleria di Comelico Superiore e di Santo Stefano, della Cadola-Belluno e del ponte di Soverzene. Strade e interventi da cui non si può prescinere in fase progettuale. Tutto ciò è emerso da questo primo incontro. A questo punto ogni sindaco avrà il compito di fare le proprie valutazioni portandole a un successivo incontro fissato per la fine del mese. È la prima volta che si forma un gruppo istituzionale così forte, che auspichiamo possa ampliarsi a livello istituzionale. Tengo a precisare che non si tratta di un gruppo partitico, ma semplicemente politico».

Sul tema autostrada, De Cesero conferma anche il sostegno della gente comune. «Ho già incontrato diverse persone e gruppi spontanei pronti a dar vita a iniziative di sostegno che quanto prima potremo toccare concretamente con mano. Da parte nostra garantiamo di farci tutori dei nostri territori non accettando un progetto calato dall'alto, ma chiedendo il confronto con Regione Veneto e Ministero delle Infrastrutture cui spetteranno le scelte progettuali».

Sulle singole problematiche De Cesero conferma compattezza: «Ci sarà anche un confronto interno. Se ad esempio c'è un problema in un territorio, dovremo cercare una soluzione alternativa sostenendola tutti insieme. Con questo spirito ci muoveremo e con grande soddisfazione posso assicurare che tutti i primi cittadini presenti hanno dato la loro disponibilità a operare in questo modo. Finalmente facciamo squadra e questo è un segnale fondamentale per ottenere un risultato importante».  Roberto Padrin

 

 

Il Gazzettino  06.03.2007

Assindustria Belluno

«La superstrada escluderebbe il privato e quindi i capitali»

«È preferibile l'autostrada alla superstrada. La prima soluzione, infatti, garantisce l'intervento dei privati e dunque la realizzazione in tempi brevi; l seconda rischia di essere una soluzione finanziata solo con soldi pubblici e, dunque, difficilmente realizzabile». Così Valentino Vascellari, presidente di Assindustria Belluno, sulle dichiarazioni del presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, che venerdì, nel corso di un incontro con gli amministratori della Carnia, aveva detto di "pensare a una superstrada" per il collegamento A27-A23. «Da un punto di vista tecnico - spiega Vascellari - credo che la differenza tra autostrada e superstrada non sia poi molta. Ma c'è una differenza sostanziale che non si può ignorare: la superstrada non ha pedaggio, mentre l'autostrada sì. L'autostrada, dunque, garantisce degli introiti che sono appetibili per gli investitori privati. La superstrada, non prevedendo pedaggio, questi introiti non li garantisce e, dunque, è difficile pensare che dei privati siano disposti a investire le loro risorse in essa. Per la superstrada è logico supporre che i finanziamenti sarebbero esclusivamente pubblici. Logico supporre, di conseguenza, che i tempi di realizzazione dell'opera si allungherebbero notevolmente. Temo che se pensiamo alla soluzione superstrada - prosegue Vascellari - tra 40 o 50 anni saremo ancora qui senza collegamento A27-A23. In ogni caso è fondamentale trovare un accordo con il Friuli».

Sabato, nel corso di un incontro al Genio Civile di Belluno, l'assessore regionale veneto alla viabilità, Renato Chisso, aveva annunciato l'intenzione di procedere subito alla realizzazione del primo tronco dei tre ipotizzati per il collegamento fra Pian di Vedoia e Tolmezzo, quello fino a Caralte. «Benissimo - commenta Vascellari - L'importante è iniziare e che questo sia solo il primo passo dell'intera opera».  Ilario Tancon

 

 

Il Gazzettino  06.03.2007

«Per salvare la montagna ci vogliono collegamenti veloci»

«Al di là della diatribe, su questioni di lana caprina, è importante che le zone di montagna dispongano a fondovalle di arterie di collegamento scorrevoli e sicure, come possono essere le autostrade, e che l'interno sia lasciato integro, dal punto di vista ambientale, per la fruzione dei turisti e delle popolazioni locali». Per Guido De Zordo, sindaco di Cibiana, paese fortemente penalizzato dalla morfologia e dalla logistica, potrebbero bastare delle superstrade, ma chiaramente i finanziamenti per questo tipo di intervento non ci sono; bisogna quindi affidarsi alla soluzione più radicale, quella dell'autostrada, per la cui realizzazione è più facile trovare le disponibilità del privato. «Se è vero, come si sente predicare da tutti i pulpiti, che la montagna va salvata soprattutto per i giovani che vogliono restarci, non si capisce come mai si debba negare il ruolo fondamentale dei collegamenti veloci che avvicinano la pianura alla montagna e facilitano gli insediamenti produttivi tra le valli e sotto montagne dai nomi famosi. Vedo inoltre - ha detto De Zordo -, che il Cadore è incuneato tra due regioni a statuto speciale che hanno posto la tutela ambientale al vertice ma che di autostrade, di superstrade e di circonvallazioni ne hanno a iosa per cui credo che il collegamento autostradale non debba essere considerato un nemico, e solo un nemico, dell'economia e della attitudine alla trasformazione, come si sostiene quando si delineano i modelli dello sviluppo futuro, ma uno stimolo vigoroso a cambiare e ad agire».E a proposito degli scenari turistici che si stanno aprendo sul Cadore, De Zordo ha parlato della forte incidenza dei mercati dell'est, con turisti sempre più presenti nei paesi che si sono sforzati di correre con i tempi e di dotarsi di infrastrutture adeguate: «Le strade sono chiamate arterie proprio perchè trasportano linfa vitale e mettono in collegamento organismi diversi e lontani: dovremmo dire di no a questa ennesima possibilità offerta al Cadore di togliersi dall'isolamento? So che qualche collega sindaco teme che il proprio paese venga "tagliato fuori", ma si tratta di far valere, in sede di progettazione e quindi ben avanti rispetto ai nostri discorsi attuali, diritti che nessuno potrà negare puntando a realizzare le uscite in corrispondenza con i nostri paesi, almeno quelli più importanti».  Bortolo De Vido

 

 

Il Gazzettino  06.03.2007

«Noi vogliamo preservare il valore storico di Caralte»

Autostrada fino a Caralte? No, grazie! La netta contrarietà al progetto arriva proprio dal vice sindaco di Perarolo Pier Luigi Svaluto Ferro, che si fa portavoce del Comune nel quale dovrebbe fermarsi, con un enorme svincolo all'altezza dell'abitato di Caralte, il primo tratto del prolungamento autostradale Pian di Vedoia-Tolmezzo. «Sono rimasto molto stupito nell'apprendere che l'amministrazione comunale di Perarolo sarebbe tra i sostenitori. In realtà abbiamo solo aderito all'incontro di Longarone tra i sindaci interessati, così come parteciperemo a quello convocato dal sindaco di Calalzo, contrario all'opera, ma solo perchè desideriamo vedere e discutere. Se accogliere l'invito del sindaco di Longarone significa essere favorevoli, allora si parte col piede sbagliato. Non ci siamo pronunciati sul progetto, visto che non abbiamo visto nulla di concreto, ma penso sia intanto opportuno fare un serio ragionamento sul futuro del nostro territorio. Nessuna posizione preconcetta, nessun no pregiudiziale, ma vogliamo sapere cosa lasceremo ai nostri figli e nipoti. Vogliamo distruggere un territorio dal forte valore storico e ambientale come Caralte, disgregare una comunità locale, dire ai suoi abitanti di fare le valigie? Vorrei ricordare che il mio comune ha già pagato un prezzo altissimo alla nuova viabilità da Longarone a Tai, non ancora finita e per il miglioramento della quale a tutt'oggi stiamo ancora lottando, quella nuova strada che doveva essere il fiore all'occhiello del Cadore e della quale ora si vedono i gravi limiti, nonché i danni, dovuti a una pianificazione errata in partenza, fatta con progetti di larga massima sui quali dare un assenso. Se Longarone o la valle del Boite hanno gravi problemi, non è incrementando il traffico che si risolvono, e nemmeno si possono spostare un po' più a nord o un po' più a sud, ma vanno affrontati in loco. Dobbiamo guardarci bene - conclude Svaluto Ferro - da un ragionamento campanilistico, dall'essere contrari o favorevoli a seconda che l'autostrada passi nel proprio comune o in quello accanto. Nessuna contrarietà verso nuove infrastrutture, purchè si trovino soluzioni adeguate al territorio. Aspettiamo delucidazioni, ma certamente non potremo subire passivamente la distruzione del nostro territorio".  Gianluca Zandanel

 

 

Il Gazzettino  06.03.2007

Con il dibattito sempre più incandescente...

Con il dibattito sempre più incandescente sul prolungamento autostradale A27-A23, la Provincia si appresta ad incontrare gli Enti locali e le associazioni socio-economiche e culturali della provincia, per definire quali saranno le grandi scelte da inserire nel Piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp).

Approvato in questi giorni il documento preliminare, col quale si determinano gli indirizzi sui quali si intende costruire l'assetto urbanistico, e quindi la crescita economica e sociale della provincia nei prossimi vent'anni, ora si apre la fase delle consultazioni col territorio. Tre i filoni di lavoro: ruolo della provincia, settore produttivo e infrastrutture. Tutto sarà filtrato attraverso un dei piani di valutazione ambientale strategica e uno cosiddetto di perequazione che distribuisca armonicamente la crescita sul territorio.

Entro la metà del mese arriverà anche l'assessore regionale Renzo Marangon per illustrare ai Comuni i criteri dei Pati (Piani di assetto intercomunale), strumenti ritenuti più idonei alla programmazione rispetto ai singoli Pat comunali e per questo sostenuti con finanziamenti regionali.

«Si tratta di una fase epocale per l'urbanistica - ha detto l'assessore provinciale Irma Visalli - che vede Regione, Province e Comuni elaborare contemporaneamente i nuovi piani urbanistici in forza della legge regionale 11/04».

Una "congiunzione" che dovrebbe dare buoni frutti, permettendo a Belluno di rivendicare la sua natura interamente alpina e quindi di specificità rispetto al Veneto.

Una delle grandi questioni da affrontare sarà proprio il prolungamento dell'autostrada attraverso il Centro Cadore e la Carnia. E non sarà una scelta "strategica" facile visto che il territorio si divide ampiamente tra favorevoli e contrari.

La grande novità, tuttavia, sarà costituita dal passaggio delle competenze urbanistiche alla Provincia che, una volta approvato il Ptcp, si sostituirà alla Regione nell'approvazione dei Piani regolatori comunali oggi denominati Pat (Piani di assetto territoriale) e dei Pati per quei comuni che scelgono di avvalersi di un Piano intercomunale.

Tra gli indirizzi contenuti nel preliminare vi è anche quello, come già anticipato dal Gazzettino, di limitare la costruzione dei seconde case per i non residenti.

«In questa prima fase - ha concluso la Visalli - siamo chiamati a condividere gli obiettivi, successivamente si arriverà alla definizione del Piano. È chiaro che sulle posizioni diverse si discuterà, ma alla fine le decisioni andranno prese».

 

 

Il Gazzettino  05.03.007

Collegamento A27-A23, facciamo chiarezza

Presto un convegno su pro e contro del collegamento tra A23 e A27. Lo auspica il consigliere di minoranza Luca De Carlo, che a tal proposito annuncia la presentazione negli uffici comunali calaltini di una mozione affinché dell'organizzazione dell'evento si faccia promotore il comune stesso.Secondo De Carlo è fondamentale «fare chiarezza su quali siano, al di là di prese di posizioni ideologiche, i motivi che spingono alcuni a sostenere il progetto e taluni altri ad osteggiarlo».Il consigliere vede efficace un incontro se partecipano «la Provincia, le Comunità Montane ed i Comuni interessati al progetto, cosi come le varie categorie produttive, le pro loco e naturalmente i comitati a favore ed anche quelli contro tale opera».Oltre a rappresentare ottima occasione di dibattito, l'incontro avrà lo scopo d'informare i cittadini: «Si potrebbe così sapere quale sia il reale grado di conoscenza del progetto da parte della popolazione e quale sia l' orientamento. Su questo tema, a mio avviso, c'è parecchia confusione ed i pareri sono molto discordanti anche in paese più per le prese di posizione a priori che a seguito di opportuna consapevolezza. Personalmente - conclude - sono convinto che la crisi che la montagna sta vivendo imponga la massima attenzione verso qualsiasi possibilità di sviluppo anche a medio lungo termine fermo restando la tutela del nostro territorio per cui ogni approfondimento risulta di massima importanza».  Eleonora Riva

 

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Corriere delle Alpi  04.03.2007

L'assessore regionale Chisso convinto: «Con il project financing si può partire entro l'anno». Servono 900 milioni

«L’A27 subito a Caralte»

Presentato lo studio di Mainardi per il collegamento con l'A23

Nel piano di Veneto Strade c'è anche il ponte di S. Pietro in Campo ma tra le opere non immediate

BELLUNO. Da Pian di Vedoia a Caralte l'au­tostrada può sostenersi con un project finan­cing la Regione Veneto intende lanciarlo en­tro fine anno. Le recenti sollecitazioni degli in­dustriali e della politica locale hanno prodotto . l'effetto acceleratore sul progetto per il colle­gamento tra la A27 e la A23. Dopo il protocollo d'intesa del 2004, firmato dalle Regioni Veneto e Friuli, dall'Anas e dal governo, quell'idea ap­pena abbozzata sulla carta ha preso forma e ie­ri l'assessore regionale Renato Chisso è salito a Belluno per presentare l'approfondimento di dettaglio dello studio di fattibilità, affidato nel novembre scorso all'architetto Bortolo Mainardi, già commissario straordinario per le grandi opere del Nord Est. Ieri Mainardi ha illustrato il disegno del tracciato, da Pian di Vedoia a Tolmezzo, complessivamente lungo 85 chilometri e sviluppato tutto in sinistra Pia­ve, con sette svincoli. Un percorso che vede il 50 per cento del suo sviluppo in galleria.

 

La viabilità del futuro

di Irene Aliprandi

«Subito l’autostrada fino a Caralte»

Presentato dalla Regione lo studio di Mainardi per il collegamento tra la A27 e la A23

Il primo tronco si può sostenere in project financing. Chisso: «Si parte entro l’anno»

BELLUNO. Da Pian di Vedoia a Caralte l'autostrada può sostenersi con un project financing la Regione Veneto intende lanciarlo entro fine anno. Le recenti sollecitazioni degli industriali e della politica locale hanno prodotto l'effetto acceleratore sul progetto per il collegamento tra la A27 e la A23. Dopo il protocollo d'intesa del 2004, firmato dalle Regioni Veneto e Friuli, dall'Anas e dal governo, quell'idea appena abbozzata sulla carta ha preso forma e ieri l'assessore regionale Renato Chisso è salito a Belluno per presentare l'approfondimento di dettaglio dello studio di fattibilità, affidato nel novembre scorso all'architetto Bortolo Mainardi, già commissario straordinario per le grandi opere del Nord Est.

II progetto. Ieri Mainardi ha illustrato il disegno del tracciato, da Pian di Vedoia a Tolmezzo, complessivamente lungo 85 chilometri e sviluppato tutto in sinistra Piave, con sette svincoli. II percorso si divide naturalmente in tre tronconi: il primo (A) da Pian di Vedoia a Caralte attraverso la valle del Vajont è lungo 22,7 chilometri, ha due svincoli (Longarone e Caralte-Pieve di Cadore), 12,2 chilometri in otto gallerie, 4,3 chilometri su 12 tra ponti e viadotti e 6,2 chilometri su sede naturale. A Pieve di Cadore l'innesto con l'Alemagna. II secondo tronco (B) va da Caralte ad Andrazza di Forni di Sopra e si sviluppa per lo più in galleria, sotto la Cridola, 18,2 chilometri di tunnel su 22,8 in tutto, con 2 chilometri circa di viadotti, 2,7 in sede naturale e due svincoli (Lorenzago di Cadore e Forni di Sopra). II terzo tronco (C) collega Forni con Tolmezzo e dunque l'autostrada A23. E' il pezzo più lungo con 39,5 chilometri, ma anche il meno complicato, con 12,3 chilometri in galleria, 0,3 in viadotto, 27 in sede naturale e tre svincoli.

I costi. Un percorso che vede il 50 per cento del suo sviluppo in galleria e un altro 8 per cento su viadotto non può che avere costi importanti: 40,5 milioni di euro a chilometro, 900 milioni di euro solo per il primo tronco, oltre 3 miliardi di euro in totale. La stima della mobilità, contenuta nell'ambito dello studio di Mainardi, evidenzia però un elemento fondamentale: la sostenibilità economica del tronco A attraverso un project financing, cioè senza necessità di intervento pubblico. II volume di traffico previsto tra i12015 e i12020 infatti è pari a circa 32-38 mila auto al giorno (sempre per il tronco A), con incassi da pedaggio medi annui previsti tra i 31 e i 37 milioni di euro.

La realizzazione. Questi dati dimostrano che, con una concessione autostradale regionale di trent’anni, il primo tratto di prolungamento autostradale da Pian di Vedova a Caralte potrebbe essere realizzato praticamente per intero da privati. «Noi abbiamo interesse a farla», dice l'assessore Chisso, «e la faremo». Chisso - assicura che questa non è una vaga promessa: la Regione Veneto è in attesa di manifestazioni di interesse, che considera certe e a breve, tanto che il bando per il project financing potrebbe essere lanciato entro fine anno. Un primo prolungamento dell'autostrada, fino alle porte del Cadore, è quindi dietro l'angolo.

Le tappe. Da qui in avanti è compito della politica dettare i tempi: «Inizieremo subito a dialogare con il territorio, i sindaci dei Comuni interessa­ti, la Provincia, gli industriali. Ci sarà da discutere, un'opera si può sempre migliorare, ma è inutile ragionare se farla o non farla», dice Chisso che non teme eventuali opposizioni, se limitate. «Veneto, Friuli e Stato considerano quest'opera strategica, inserita nel Corridoio 5, ma c'è di più: il Veneto vuole partire subito con il primo tratto. L'analisi dei passaggi dimostra che l'opera si sostiene con una concessione regionale, si può partire immediatamente. Sarà più difficile trovare le risorse per completare il collegamento tra le due autostrade, ma incalzeremo il governo. Nel frattempo però partiamo».

Le opere complementari. Mainardi ha ipotizzato anche altre quattro interventi compensativi del territorio, complementari all'autostrada. La priorità è la Cadola­Belluno con i trafori di Cadola e del Col Cavalier. La seconda è la sistemazione della Val Boite, con il superamento dei centri abitati. La terza è un'ipotesi decennale e riguarda il collegamento intervallivo tra il Cadore e l'Austria, attraverso il traforo del monte Cavallino direzione Lienz. «L'idea di un'autostrada è stata bocciata dall'Austria», ricorda Mainardi, «ma non il collegamento tra le valli, pre­visto anzi dalla convenzione delle Alpi». Infine si pensa anche di poter attivare risorse per l'adeguamento degli aspetti critici legati agli svincoli per la Val Cellina e la Val Zoldana a Longarone.

 

Le Reazioni

Il capoluogo è favorevole

BELLUNO. Nell'affollata conferenza stampa di presentazione del progetto, molti hanno voluto essere presenti, a partire dai consiglieri regionali Dario Bond e Gianpaolo Bottacin e, oltre all'assessore Gamba la giunta comunale era presente in forma massiccia. «Anche il Comune di Belluno appoggia il progetto per il prolungamento dell'autostrada», dice il vicesindaco Franco Gidoni, soddisfatto che già altre amministrazioni comunali abbiano preso posizione su questo tema così importante per lo sviluppo dell'intera provincia. «Il capoluogo», commenta Gidoni, «ha il dovere di appoggiare qualsiasi iniziativa che sia utile alla crescita economica del bellunese. II prolungamento dell'autostrada è un'opera che darà respiro a tutta la provincia». II vicesindaco Franco Gidoni sottolinea anche l'importanza di fare squadra su questioni importanti come questa. «Per realizzare progetti di ampio respiro che richiedono notevoli risorse economiche», conclude, «è fondamentale che politici e amministratori superino le divisione di parte per perseguire un obiettivo comune. Mi rendo conto che questa è una considerazione che si ripete spesso, ma sono altrettanto certo che solo con l'unità e la chiarezza di intenti si possa finalmente ottenere quei risultati che i cittadini si aspettano da tempo».

 

 

Corriere del Veneto (Corriere della Sera)  04.03.2007

Tre miliardi per l'autostrada verso il Friuli "Pronta entro i mondiali di sci del 2013"

L'assessore regionale Chisso spiega il raccordo tra A27 e A13

Belluno E’ in arrivo l'autostrada che proseguirà oltre la barriera di Pian di Vedova, il cui tracciato porterà verso nord, alleggerendo il traffico sull'Alemagna. L'opera è strategica e l'intenzione è di concluderla in tempo per i12013, quando i mondiali di sci potrebbero disputarsi a Cortina.

Nel 2006 l'assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso ha affidato all'allora commissario straordinario per la grandi opere Bortolo Mainardi l'incarico di preparare uno studio di fattibilità che ieri è stato presentato a Belluno. Perché tanta fretta per l'ufficializzazione di questo lavoro? E' lo stesso Chisso a spiegare che nell'ultimo periodo si è sentito tirare un po' troppo per la giacca, sono state molte le sollecitazioni partite da Belluno per uno sviluppo della viabilità verso nord: da quelle di Confindustria, con Montezemolo e Vascellari, a quelle dei sindaci dell'alto bellunese a cominciare dal primo cittadino di Longarone De Cesero. Un tempo lo chiamavano sbocco a nord, oggi è il collegamento fra le autostrade A27-A23, fra Veneto e Friuli. E' un'opera strategica, agganciata funzionalmente al Corridoio' 5, già inserita nelle legge Obiettivo, gia riconosciuta strategica anche dal Governo con il ministro Antonio Di Pietro. «Come opera strategica ha un suo sviluppo nel tempo attraverso la realizzazione per stralci», ha spiegato Mainardi puntualizzando che strategica non significa di emergenza anche se, a fronte di un un'ora e venti minuti impiegati per fare poco più di 40 chilometri sulla statale di Alemagna, l'emergenza in realtà è quotidiana.

Se per l'intero tracciato Veneto-Friuli è necessario il finanziamento pubblico da parte dello Stato, per quanto riguarda il tronco da Pian di Vedova a Caralte, ingresso del Cadore, le dinamiche illustrate ieri aprono un nuovo scenario: quel tratto di autostrada non ha bisogno di danaro pubblico, è in grado di sostenersi con un'operazione di project financing. Servono 900 milioni di euro per il collegamento dalla barriera dell'A27 al Cadore. L'opera per il 50% del tracciato, di 22 chilometri e 700 metri, si svilupperà in galleria. «Gli industriali dichiarano che sono pronti a partire, bene lo siamo anche noi - assicura l'assessore Chisso - ci hanno lanciato la sfida che noi accogliamo. Se domani qualcuno viene avanti interessato al progetto la Regione è pronta ad accoglierlo e ad accompagnarlo perché abbiamo superato la fase del farla o non farla, adesso si va avanti». Chisso ha ricordato che il presidente del Friuli, Riccardo IIly, è d'accordo sul progetto di collegamento, e che nel 2004 a Gorizia è stato firmato un protocollo d'intesa, insieme al ministero delle infrastrutture e trasporti, all'Anas e al Veneto, per dare avvio allo studio di fattibilità.

E' stato l'architetto Mainardi ad illustrare i risultati dello studio di fattibilità che prevede tre tronchi funzionali per la realizzazione di un tracciato di 85 chilometri totali con sette svincoli per un costo complessivo di tre miliardi di euro. Per il troncone interamente in territorio veneto ci sono tutti i presupposti per rendere appetibile il project financing. C'è una data all'orizzonte che potrà far accelerare tempi e lavori, il 2013 anno in cui Cortina potrebbe avere il mondiali di sci alpino. «Se tutto andrà come auspichiamo sarà pronta per quell'occasione» ne è certo Mainardi. Quanto alla risorse è lo stesso Chisso a non avere dubbi: «Attorno al Veneto si stanno concentrando interessi da tutta Europa, le risorse sui progetti forti ci sono». Ha quindi ribadito la volontà del Veneto di partire comunque su questa strada, mettendo sul tappeto un'ipotesi di concessione autostradale regionale. Secondo i calcoli elaborati dallo studio di fattibilità e le proiezioni del traffico, dato in continuo aumento, il tratto tutto bellunese dal 2015-2020 potrà introitare da 31 a 37 milioni di euro all'anno di pedaggi. Ora la Regione si metterà al lavoro confrontandosi con l'amministrazione provinciale e con sindaci per vedere come inserire l'opera nel territorio. Alla presentazione di ieri erano assenti, c'erano solo i rappresentanti del comune capoluogo con l'assessore alla mobilità Paolo Gamba mentre il vice sindaco Franco Gidoni ha fatto sapere che approva l'operazione. Ma in Cadore ci sono molti contrari a questa opera? «Quando si parte c'è sempre qualcuno contro - ammette Chisso - ma non ci fermeremo, non cerchiamo il consenso a priori, lo cerchiamo in corso d'opera. Non ci fa paura un Comune contro e non possiamo aspettare di avere tutti a favore per partire».

La Regione inoltre incalzerà il governo per le risorse pubbliche necessarie all'intero collegamento A27-A23 per il quale sono necessari tre miliardi di euro. Ma non si aspetteranno quei finanziamenti per partire con il primo lotto. Anzi, si andrà avanti anche con tutte le opere di complemento a cominciare dal superamento del Col Cavalier a Belluno per il quale entro giugno sarà pronto il finanziamento. Priorità inoltre al collegamento Cadola di Ponte nelle Alpi Belluno, da definire l'innesto con la Val Cellina e i collegamenti verso la Valle del Boite e Cortina.  Giuditta Bolzonello

  La scheda tecnica

- IL TRACCIATO

85 chilometri, questo lo sviluppo ', del collegamento fra le autostrade A27 A23 fra Veneto e Friuli. Tre i tronconí, il Pian di Vedova Caralte per 22 chilometri e700 metri, Caralte Forni di Sopra per 22 e 800 metri, Forni di Sopra Tolmezzo 39 chilometri. Dalla barriera di Pian di Vedova a Caralte ingresso del Cadore ci saranno 6 chilometri e 200 metri in sede naturale, 12 e 200 metri in galleria, 4 e 250 metri fra ponti e viadotti.

- LE GALLERIE

Saranno otto le gallerie, la più corta avrà uno sviluppo di 470 metri la più, lunga di 2200. Fra ponti e viadotti se ne conteranno 12, il più lungo sarà di 1200 metri. Dall'attuale barriera di Pian di Vedova per otto chilometri si svilupperà fra la statale di Alemagna e il fiume Piave, superata la zona industriale di Longarone attraverserà il fiume per entrare in galleria. Il percorso a quel punto resterà sempre sulla sinistra orografica del Piave fra gallerie e tratti in sede naturale. A Caralte è previsto lo svincolo di uscita per Cadere Cortina.

 

 

Il Gazzettino  04.03.2007                                                  comunicato del sindaco di Calalzo di Cadore

Sindaci cadorini e carnici intorno ad un tavolo...

Sindaci cadorini e carnici intorno ad un tavolo per confrontarsi intorno l'argomento che si sta prendendo ampi spazi di vita politica lungo la direttrice istituzionale del territorio bellunese: il collegamento autostradale tra la A27 e la A23. Sarà una riunione riservata ai primi cittadini del centro Cadore e della Carnia, e si terrà venerdì 16 marzo nel municipio di Calalzo con un solo scopo: capire meglio la posizione degli amministratori interessati in relazione alla più chiacchierata ipotesi di infrastruttura del momento.

Sul fronte del no si è ufficialmente e più volte schierato il sindaco di Calalzo, Piermario Fop, vice presidente della Comunità montana, che spiega come «il quadro entro il quale viene inserita questa grande idea è quello dell'opportunità di sviluppo economico del territorio provinciale e del Cadore e la risoluzione dei suoi problemi di mobilità. Mi sembra che l'accelerazione impressa alla questione non sia utile ad una serena e responsabile presa di posizione, ma che sia necessario approfondire di più l'idea per capire meglio di che cosa stiamo parlando. E' necessario, secondo me, svolgere ragionamenti che vadano oltre l'opera in sé, per diventare occasioni di riflessione su quale sviluppo noi vogliamo per le nostre terre, per il Cadore».

Il tavolo è aperto, dunque, ai vicini di casa, i carnici, che come i cadorini saranno i primi e altrettanto vicini soggetti interessati dal passaggio delle corsie del collegamento. «L'approfondimento - motiva Fop - non va fatto solo tra i soggetti che finora si sono espressi con tanta assiduità, ma soprattutto tra i sindaci che vedono interessato il territorio del loro comune al passaggio della grande struttura». «Non mi sembra corretto che colleghi sindaci di vallate vicine non toccate direttamente dal passaggio della grande arteria si incontrino tra loro ed esprimano, sembra, posizioni condivise di sostegno al progetto di prolungamento chiedendo addirittura in cambio degli interventi sul proprio territorio, anticipando valutazioni che spetterebbero prima a chi potrebbe avere i maggiori danni dalla realizzazione di quest'opera». L'incontro si propone anche come ideale momento per iniziare un dialogo che potrebbe portare futuri benefici per entrambi i territori: «L'autostrada stessa, da problema - conclude Fop - potrebbe diventare occasione utile per conoscerci e sviluppare progetti tra vallate adiacenti che insieme potrebbero fare fronte comune per attuare un modello di sviluppo condiviso che, forse, non necessita di una viabilità particolarmente invasiva per svilupparsi».  Eleonora Riva

 

 

Il Gazzettino  04.03.2007

Il costo, 900 milioni per poco meno di 23 chilometri di autostrada. Oltre metà dell'arteria in galleria

Cadore-Carnia, il Veneto accelera

La Regione pronta ad accogliere le proposte dei privati per il primo tratto Pian di Vedoia-Caralte

Belluno

Nostra redazione

La Regione Veneto raccoglie la sfida degli imprenditori e imprime un colpo di acceleratore sull'ipotesi di collegare l'A27 con la A23 (Cadore-Carnia). Senza aspettare il Friuli, è pronta a realizzare il primo dei tre tronchi in provincia di Belluno. Lo ha annunciato ieri l'assessore Renato Chisso presentando l'approfondimento tecnico-economico apportato dall'ex commissario per lo opere straordinarie del Nordest, Bortolo Mainardi, allo studio di fattibilità eseguito dall'Anas nel 2004. Sollecitata dal vertice di Confindustria, dalle associazioni di Belluno, Treviso, Pordenone e Udine che hanno commissionato uno studio a De Beaumont di Verona, di fronte all'ordine del giorno unitario della Provincia, Palazzo Balbi ha reagito. «Gli industriali hanno detto di essere pronti e chiedono a Governo e Regione di esprimersi. Bene: non solo ribadiamo di volerla fare, ma il Veneto vuole partire subito con un'autostrada regionale. I costi del tratto bellunese si possono sostenere con il project-financing, mentre l'intero tratto. del costo di 3 miliardi, richiederebbe risorse pubbliche e forse due o tre anni di tempo per reperirle».

La sostenibilità economica del primo tronco, da Pian di Vedoia a Caralte, molto conosciuto da chi frequenta le Dolomiti e Cortina, viene data per scontata dall'analisi di Mainardi. I volumi di traffico, proiettati nel 2020, parlano di 32.300 veicoli medi sul tronco ipotizzato, «incrementi importanti» per gli incassi dei pedaggi stimati in 31-37 milioni annui. I costi(900 milioni per 22,7 chilometri, 40,5 al chilometro) si ripagherebbero in 20-24 anni». Questo primo tronco prevede 8 gallerie fra 470 metri e 2,2 chilometri) e 12 fra ponti e viadotti della lunghezza massima di 1,2 chilometri. Per il 54 per cento, quindi, l'autostrada correrà in galleria. Da Pian di Vedoia prosegue in destra Piave lambendo la zona industriale di Longarone (svincolo), attraversa il fiume ed entra in galleria all'altezza della gola che scende dal Vajont per restare quasi sempre dentro la montagna, tranne quando deve superare le gole in viadotto, fino a Caralte dov'è previsto lo svincolo per il Cadore e Cortina.

Lo studio di fattibilità prevede altri due tronchi, da Caralte a Forni di Sopra (22,8 km, gran parte in galleria) e dal Forni di sopra a Tolmezzo (39,5 km). Il tracciato misura complessivamente 85 chilometri, di cui 42,7 in galleria, 35,9 in sede e 6,4 in viadotti, con un totale di 7 svincoli. Sebbene questi costi siano quindi ritenuti sopportabili dai privati attraverso un project financing, è evidente che eventuali banche pronte a finanziare l'opera (e ce ne sono) vorrebbero delle garanzie pubbliche. Ecco perché una delle strade suggerite dallo studio è quella che la Regione emetta dei bond a tassi defiscalizzati per finanziare quei 50-100 milioni da investire. Un'altra forma di incentivazione dell'opera potrebbe essere l'istituzione di una tassa di scopo e uno sconto sull'Irap regionale per le imprese che nella zona interessata lavorano o che sarebbero pronte a venire.

Chisso è sicuro che gli investitori privati non mancherebbero: «Sul Veneto si concentra l'attenzione di mezza Europa. Per la Pedemontana, che andrà in appalto a breve, ci sono anche due imprese spagnole. Per il raccordo anulare di Padova e l'idrovia fino a Mestre accanto all'offerta della Società autostrade vi è quella di Astaldi e di Condotte. Da domani, chi vuole, può chiedere di fare l'autostrada. In ogni caso indiremo anche una gara per la manifestazione d'interesse e una seconda per scegliere il preliminare vincente e affidare la concessione per un massimo di 40 anni». Mainardi ritiene che l'opera potrebbe essere realizzata in 4-5 anni (lavorando 24 ore su 24), in tempo per i mondiali di sci che nel 2013 Cortina d'Ampezzo vorrebbe ospitare.

A chi gli chiede se il Friuli, che per bocca del presidente Illy afferma di preferire una superstrada, abbia fatto retromarcia e si spieghi così la partenza solitaria del Veneto, Chisso risponde: «C'è perfetta sintonia con Illy. Entrambe le Regioni vogliono il collegamento. Noi partiamo prima e basta, senza attendere i contributi pubblici. Caso mai facciamo della sana concorrenza, nella speranza di dare una spinta all'intero progetto».

Ma il problema del consenso esiste a livello locale. «Noi non lo cerchiamo a priori - taglia corto Chisso - ma in corso d'opera. Pur sapendo che i quattro sindaci maggiormente interessati sono d'accordo, lo ricercheremo anche con gli altri aprendo subito un confronto con loro e con la Provincia».  Flavio Olivo

 

 

Il Gazzettino  04.03.2007

Belluno. La Regione Veneto accelera...

La Regione Veneto accelera sull'austostrada. Raccogliendo la sfida degli imprenditori, annuncia l'intenzione di procedere subito alla realizzazione del primo tronco dei tre ipotizzati per il collegamento fra Pian di Vedoia e Tolmezzo. E' stato l'assessore regionale Renato Chisso a dirlo ieri nella sede del Genio civile durante la presentazione dello studio Mainardi. Ignorando le dichiarazioni del presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, che ora preferisce una superstrada, esclude anche che i vicini di casa abbiano cambiato idea. «Con il presidente Illy siamo in perfetta sintonia sulla necessità del collegamento. Solo che noi vogliamo partire prima, senza contributi pubblici. Diversamente dovremmo aspettare due o tre anni per reperire i fondi. L'intero collegamento costerebbe sui 3 miliardi e richiederebbe una partecipazione pubblica».

In ogni caso la garanzia del pubblico sarebbe importante per l'accesso al credito. E questa garanzia la Regione potrebbe metterla con 50-100 milioni reperibili emettendo dei regional bond o istituendo una tassa di scopo e riducendo l'Irap per le imprese bellunesi della zona e per quelle che lì vogliono venire. Intanto venerdì 16 a Calalzo si riuniranno i sindaci del Centro Cadore e delle Carnia, non per un fronte del no aprioristico e alternativo al sì ma per capire.  Olivo e Riva

 

 

Il Gazzettino  04.03.2007

Chisso: «Partiamo subito col tratto bellunese»

L'assessore regionale, in città per il prolungamento dell'A27, s'impegna anche a trovare i soldi per il Col Cavalier

«Dagli imprenditori è venuto un forte richiamo a impegnarci per l'autostrada. Bene: noi accettiamo la sfida di Cordero di Montezemolo e di Vascellari, dicendo senza esitazione che il Veneto non solo è deciso a farla ma a farla subito». Nella sede istituzionale del Genio civile, l'assessore regionale alla viabilità, Renato Chisso, è venuto ad annunciare la novità di voler in ogni modo iniziare la realizzazione cominciando dal tronco bellunese, con le implicazioni che potrà avere anche sul capoluogo. Bortolo Mainardi, già commissario straordinario per le infrastrutture del Nordest, ha illustrato l'approfondimento tecnico-economico sullo studio di fattibilità ripercorrendo l'ipotesi di tracciato ormai noto. Il tronco A, quello che la Regione vuole affrontare subito, misura 22,7 chilometri da Pian di Vedoia a Caralte: a sud di Fortogna un tratto naturale lambisce la zona industriale di Longarone, dov'è previsto uno svincolo. Poi un viadotto di 1,2 km attraversa il Piave e porta a una galleria che inizia alla confluenza della valle del Vajont. Il tracciato resta in destra orografica, dalla parte opposta dei centri abitati e della statale d'Alemagna, per tutti i restanti 12 chilometri coperti con sette gallerie o alcuni viadotti (max 600 metri) per superare le gole fino a Caralte, dov'è previsto il secondo svincolo a servizio di Cadore e Cortina.

L'impatto sulla città riguarda il raccordo Cadola-Belluno, vecchio sogno irrealizzato dai tempi del mondiali di calcio 1990 e la galleria sotto il Col Cavalier. Questa è una delle quattro opere complementari indicate da Mainardi, naturalmente da finanziare con interventi pubblici, che come le dita si dipartono da una mano. Le altre sono la viabilità da Macchietto (un po' prima di Caralte) a Cortina Cortina con le circonvallazioni dei paesi di cui si discute da anni, l'ipotesi di un collegameno veloce verso Lienz con un traforo sotto il Cavallino, idea ancora coltivata dalla Regione nonostante il veto austriaco, e un miglioramento dell'allaccio con la val Cellina. Il collegamento della Val Belluna, invece, resta ancora una volta sullo sfondo, perché ritenuto meno fondamentale nel contesto austostradale.

All'incontro era presente, con i consiglieri regionali Bond e Bottacin, anche l'assessore comunale Paolo Gamba, raggiante per i 15 milioni inseriti nel piano triennale delle opere regionali per la strada fra il ponte Sarajevo e S. Pietro in Campo e quindi il ponte sul Piave per passare a Levego in Sinistra Piave verso Ponte nelle Alpi e per l'impegno ribadito da Chisso sul Col Cavalier. «Ho dato la mia parola. Entro giugno troveremo la somma (50 milioni) o nei fondi che dobbiamo contrattare con lo Stato o nelle risorse per Veneto Strade. Invece nel project financing dell'autostrada reperiremo le risorse per il tratto da Cadola al traforo».  Flavio Olivo

 

 

www.friul.net  04.03.2007

Menacis autostradals

A son zornadis di grandis discussions, tal Belumat, a rivuart dal progjet par colegâ lis autostradis “A27” e “A23”, traviersant lis monts cjadorinis e cjargnelis (di Pian di Vedoia a Damâr, passant pe Maurie e pal cjanâl dal Tiliment). La Regjon Venit, grant “sponsor” dal progjet, bramât dai industriâi venits par puartâ tal Todesc i siei camions, ai 3 di Març, e à presentât un studi ch’al previôt un anticip dal 80% dal cost preventivât di 2,2 miliarts di une bancje europeane. Chel altri 20% a varessin di tirâlu fûr Venit e Friûl-V. J. Domandât su la cuistion Riccardo Illy al à dit che, salacôr, al sarès miôr di “contentâsi” di une “superstrade”.

 

 

Alcune considerazioni alle osservazioni di Mainadi al Corriere delle Alpi  04.04.2007:

  1. i 36.000 veicoli al giorno necessari perchè si regga economicamente l'operazione prolungamento fino a Macchietto (primo stralcio) dove si trovano?
  2. ammesso che si trovino, una volta a Macchietto dove vanno? Val Boite, ad incrementare il traffico già nsostenibile di quella valle? più le strade sono comode e larghe più vi si infilano i TIR, è come il principio dei vasi comunicanti. I Sindaci della Val Boite, credendo di risolvere il problema con le circonvallazioni lo amplificheranno fino a renderlo ingestibile. Sarebbero necessarie piccole circonvallazioni con molte rotonde strette per ostacolare i TIR, come in Austria. Centro Cadore? Vale lo stesso discorso della Val Boite. Rischiamo di diventare un corridoio di transito.
  3. Traffico di transito o con destinazione Cortina, Auonzo, Sappada?
  4. Non mi risulta che la Convenzione delle Alpi (CIPRA) sia favorevole alla realizzazione d grandi strutture per la viabilità su gomma, tutt'altro. Si ribadisce la necessità di sviluppare politiche della mobilità basate sul trasporto pubblico, in particolare il treno (anche per le merci)
  5. quali privati sono disponibili a finanziare 900 milioni di € per il tratto di autostrada che finisce a Macchietto? Hanno delle garanzie sui flussi di transito? Ne dubito.
  6. il pubblico, almeno fino a che ci sarà questo governo non è disposto a investire un € su quest'opera. Il Direttore Generale dell'ANAS l'ha detto in modo molto chiaro ed io ne sono testimone diretto. La UE ha a disposizione per i trasporti di tutta Europa circa 600 mld di € e, probabilmente, ha infrastrutture più importanti da finanziare, senza contare che la politica dei trasporti europea è rivolta al ferro e non alla gomma.
  7. si sta perdendo completamente di vista che su un'opera come questa va condotta una Valutazione di Impatto Ambientale seria che ho qualche dubbio possa essere condotta dallo studio Mainardi, Attraversare le Dolomiti ( patrimonio dell'Umanità - sito UNESCO?) oltre che zone SIC e ZPS con un'opera del genere non credo sia facile.
  8. ho l'impressione che, sempre di più, la corsa forsennata a spararla sempre più grossa sia connessa alla vicinanza di consultazioni elettorali e, per l'ennesima volta, con la politica spettacolo si cerca di illudere i poveri cittadini elettori, per la verità sempre più disorientati. 
  9. necessaria una mobilitazione forte delle amministrazioni e delle popolazioni per rivendicare il diritto a non essere prese in giro dalla "politica spettacolo" e per richiedere politiche reali adeguate e fattibili di rilancio della mobilità e dell'economia con investimenti sulla viabilità ordinaria, sulla ferrovia, sulle infrastrutture tecnologiche come la banda larga, con aiuti sostanziali alle infrastrutture turistiche e dell'accoglienza in genere, con investimenti sullo sviluppo culturale delle popolazioni. Se 2 mld di € fossero investiti per lo sviluppo dei territori che si vorrebbe far attraversare dalla autostrada?

Piermario Fop

 

 

Il Piccolo  04.03.2007

In Veneto via libera allo studio di fattibilità per il collegamento fra la A23 e la A27

«Strategico» l'asse con la Venezia-Belluno

VENEZIA II collegamento delle autostrade A27 e A23 tra Veneto e Friuli Venezia Giulia è un'opera strategica, agganciata funzionalmente al Corridoio 5.

Ma se per l'intero tracciato è necessario il finanziamento pubblico da parte dello Stato, per quanto riguarda il tronco da Pian di Vedova a Pieve di Cadore nel bellunese, che è in grado di sostenersi con la finanza di progetto (project financing), il Veneto è pronto a partire.

Lo ha annunciato l'assessore alla mobilità e alle infrastrutture Renato Chisso ieri a Belluno, presentando lo studio di fattibilità per il completamento della A27 e il collegamento con la A23 che la Regione ha commissionato a Bortolo Mainardi, già commissario straordinario per le grandi opere. Erano presenti anche i consiglieri regionali Dario Bond e Gianpaolo Bottacin.

Chisso ha ricordato che il presidente del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, si è d'accordo sul progetto di collegamento, tanto che nel 2004 è stato firmato un protocollo d'intesa (insieme al Ministero delle infrastrutture e trasporti, all'Anas e al Veneto) per dare avvio allo studio di fattibilità.

«Le sollecitazioni su questo tema di questi ultimi giorni da parte degli industriali e degli amministratori locali bellunesi - ha aggiunto - ci hanno convinto ad accogliere la sfida lanciata dal territorio, approfittando del fatto che lo studio affidato qualche mese fa a Mainardi era pronto. Abbiamo deciso di fare una proposta concreta, in quanto ci sono le possibilità per cominciare». Lo stesso Mainardi ha poi illustrato i risultati dello studio di fattibilità che prevede tre tronchi funzionali per la realizzazione di un tracciato di 85 km. complessivi con sette svincoli.

II primo tronco (A) da Pian di Vedoia a Pieve di Cadore-Caralte di 22,7 km., per metà in galleria; il secondo (B) da Caralte a Forni di Sopra, di 22,8 km. di cui oltre 18 in galleria; il terzo (C) da Forni di Sopra alla A23 nel comune di Tolmezzo, di quasi 40 km. (12,3 in galleria).

Il costo dell'intero intervento si aggirerebbe sui tre miliardi di euro.

 

 

Il Cadore  03.03.2007

“IL CADORE" SERVE DAVVERO?

Il Presidente di una Comunità Montana, esprimendo il proprio punto di vista su di un articolo apparso nel numero di gennaio, invita l'editore de IL CADORE a rivedere la recente linea editoriale, coinvolgendo nel suo dissenso Sindaci e Presidenti dell'intero Cadore.

Non mi soffermo sulla "questio" della lettera (già pubblicizzata su un quotidiano) se sia più produttiva amministrativamente l'attuale suddivisione del territorio in tre Comunità Montane o se invece sia più economico l'accorpamento di più paesi in un unico Comune. Si sa che ogni soluzione "vexata est". Quindi, se i 'politici' hanno il diritto e l'obbligo di intervenire sull'argomento, altrettanto apprezzabili sono i "contributi" dei nostri collaboratori. Passo invece all'ultima frase della lettera che `richiama' la linea editoriale del giornale, cogliendo così il pretesto per una spiegazione ai lettori tutti.

Che il mensile sia cambiato nella forma e nella sostanza, non v'è dubbio: è diventato un giornale locale d'opinione, con organizzazione autonoma ed obiettivi di mercato. Passaggio necessario e dimostratosi vincente, visto l'apprezzamento dei lettori. Non è invece cambiata (e non poteva esserlo) la linea editoriale di questo giornale storico, che non è una definita linea politica e che è improntata a pacata ed onesta discussione di quanto succede sul nostro territorio, per cavarne il meglio che i cittadini esprimono e realizzano.

Ora, qualcuno potrebbe non essere d'accordo che la Magnifica Comunità, composta dai rappresentanti delle istituzioni locali, lasci spazio al libero opinionismo che talvolta potrebbe sconfinare nella critica o lasci passare l'idea di voler interagire sugli obiettivi `sensibili' del territorio, preferendo costoro un foglio che si dedichi solamente ad annotazioni storiche e culturali ed alla corrispondenza con i cadorini lontani, diretto da un giornalista che faccia solo da assemblatore.

Pensiero legittimo, che la Magnifica Comunità in qualità di `editrice' potrebbe anche fare proprio, scelta che comunque cozzerebbe proprio contro l'essenza della testata che (Gianpietro Talamini docet fin dal 1868) è sempre stata palestra di dibattito civile oltre che culturale. Equesto il valore intrinseco de IL CADORE e nessuno dovrebbe chiedere l'omogeneizzazione.

Un CADORE cosi serve davvero, Naturalmente. Non forniamo verità rivelate, né abbiamo soluzioni già pronte, però nemmeno risentiamo di sudditanze politico-ideologiche, cerchiamo semplicemente di far parlare tutti e su tutto.

Diversamente, che giornale sarebbe?  Renato De Carlo  Direttore responsabile

 

Sempre più dibattuti i temi sulle strade e ferrovia E' necessario cercare un metodo di discussione e lavoro

PROLUNGAMENTO STRATEGICO

Gli imprenditori disponibili a investire sul collegamento autostradale tra A23 e A27

Assindutria Belluno intende assumere un ruolo da protagonista nella battaglia per le infrastrutture. E il prolungamento dell'autostrada A 27 da Pian di Vedoia alla A23 è un obiettivo che il presidente Valentino Vascellari ritiene realizzabile, convinto come è non solo della fattibilità tecnica ma pure della sostenibilità economica, non per nulla ha chiesto il sostegno delle associazioni industriali di Treviso, Udine e Pordenone. Per il presidente è ormai inaccettabile questo divario tra le capacità produttive del territorio bellunese e la sua dotazione infrastrutturale, facendo intendere che l'autostrada sarebbe  un passo concreto per rilanciare l'economia della provincia anche sotto il profilo delle idee.

Il tracciato che da Ponte nelle Alpi va a Tolmezzo passando sotto il Passo Mauria copre 85 km, per metà in galleria, e oggi è un segno sulla carta, avversato pure da molti sindaci della vallata cadorina. Eppure Valentino Vascellari afferma di avere tutti gli elementi sulla fattibilità dell'opera, che può essere fatta attraverso un project financing di un gruppo di imprenditori, con il contributo delle Regioni Veneto e Friuli che potrebbero diventare concessionarie.

Assindustria ha già affidato tempo fa l'incarico tecnico ad uno studio di ingegneria di Verona esperto in fatto di tiasporti e incaricato Bortolo Mainardi ex commissario straordinario per le opere del Nordest di coordinare l'iniziativa. Lo studio di fattibilità prevede tre stralci: dal casello di Pian di Vedoia a Macchietto, parte nell'alveo del Piave e parte in galleria sulla sinistra orografica; il secondo fino a Forni di Sopra con un tunnel, sottopassando il valico della Mauria, il terzo fino a Tolmezzo (totale 85 km). Il costo complessivo dell'opera si ag­girerebbe sui 2,2 miliardi di euro.

La Regione considera strategico il prolungamento sia per Belluno che per il Veneto, perché il tragitto per l'Austria diventerebbe "più corto" rispetto all'attuale direttrice della A23. L'assessore Chisso ha annunciato che la Regione è pronta a realizzare il primo dei tre tronchi in provincia di Belluno, sull'approfondimento tecnico­economico presentato ai primi di marzo dallo studio Mainardi. Detto prolungamento autostradale da Pian di Vedoia a Caralte prevede 8 gallerie, 12 fra ponti e viadotti, lambendo sulla sinistra del Piave la zona industriale di Longarone e correndo quasi sempre in galleria fino a Caralte (22,7 km), dove è previsto uno svincolo. Il costo dei circa 900 milioni di euro è sostenibile con il project-financing e, secondo lo studio, verrebbe coperto dai pedaggi riscossi nell'arco di 20/24 anni.

 

 

AUTOSTRADA MEDICINA DANNOSA

Che i collegamenti stradali e ferroviari siano uno dei problemi più importanti del territorio cadorino è senza dubbio un dato di fatto, e il dibattito delle ultime settimane lo conferma. Far finta di nulla e opporsi ad ogni ipotesi di miglioramento è sterile ed inopportuno, così come sono da evitare lotte ideologiche o campanilistiche.

Ma per trovare delle soluzioni condivise e proponibili è necessario cercare un metodo di lavoro e discussione non basato su proposte miracolistiche e tendenti ogni volta ad azzerare il dibattito, come se tutto quello che si è detto e studiato fino a quel momento non fosse servito a nulla. G.Z.

Collegamento autostradale. A chi gioverebbe?

Come un fuoco che cova sotto la cenere, nelle ultime settimane si è nuovamente infiammato il dibattito sullo sbocco a nord per la provincia di Belluno, con un'offensiva in grande stile dei sostenitori del prolungamento dell'autostrada Mestre-Pian di Vedoia verso la Carnia e la A23 per Tarvisio. Sono stati proposti progetti ed ipotesi di tracciato, con tanto di svincoli, gallerie e una valutazione "alla buona" dell'impatto ambientale, ovviamente giudicato minimo. L'unico risultato agli atti però una delibera, votata all'unanimítà, del consiglio provinciale, che parla di un miglioramento dei collegamenti verso nord, di coinvolgimento di tutti gli enti interessati, di particolare attenzione alla tutela dell'ambiente, senza però parlare esplicitamente dì autostrada. Un documento generico, che lascerà probabilmente il tempo che trova, ma che dà l'occasione per riflettere sulla situazione della viabilità e su alcuni atteggiamenti mentali, quasi dei riflessi condizionati, che scattano in queste occasioni.

Che i collegamenti stradali e ferroviari siano uno dei problemi più importanti del territorio cadorino è senza dubbio un dato di fatto, e il dibattito delle ultime settimane lo conferma. Far finta di nulla e opporsi ad ogni ipotesi di miglioramento è sterile ed inopportuno, così come sono da evitare lotte ideologiche o campanilistiche. Ma per trovare delle soluzioni condivise e proponibili è necessario cercare un metodo di lavoro e discussione non basato su proposte miracolistiche e tendenti ogni volta ad azzerare il dibattito, come se tutto quello che si è detto e studìato fino a quel momento non fosse servito a nulla. Si potrebbe piuttosto cominciare con l'applicare alla questione uno dei principi fondamentali che regge la medicina fin dall'antichità: "che anzitutto la cura non faccia male". Che la medicina autostradale non sia dannosa è difficile da sostenere, anche nel caso di un percorso in galleria sotto la Mauria. Un'opera faraonica, costosissima, che non farebbe altro che aumentare il traffico e l'inquinamento, che certo le gallerie non evitano.

La medicina poi dovrebbe essere anche utile. Ma a chi gioverebbe? Non certo ai cadorini, ai quali sarebbe magari più utile un traforo sotto la Mauria piuttosto che una terza strada, dopo la vecchia Alemagna e la nuova strada a scorrimento veloce, tra Longarone e Tai. Perché allora non ripartire da quel documento della Magnifica Comunità di Cadore che ammoniva come il Cadore e il fragile territorio dolomitico non dovessero diventare un corridoio di transito per un traffico pesante che ha origine e destinazione lontane? Un documento attualissimo anche alla luce delle politiche sulla riduzione delle emissioni di gas serra nell'atmosfera e dello sforzo continuo di incentivare il trasporto merci su ferrovia a scapito di quello su gomma. Si potrebbe guardare al, da qualcuno vituperato, Alto Adige, che non cerca affatto di attirare nuovo traffico sul suo territorio. Certo, la risposta è sempre quella, lui un'autostrada ce l'ha, ma ne usa i proventi per finanziare il tunnel di base del Brennero, una galleria ferroviaria di 54 chilometri sotto le Alpi per farvi passare i treni merci, non certo per raddoppiare l'autostrada, dalla quale invece cerca di togliere traffico.

Resta il problema più importante, il traffico pesante lungo la valle del Boite, ma l'autostrada verso la Carnia non lo risolverebbe minimamente, anzi, lo peggiorereb­be, attirando altri camion che potrebbero utilizzare la nuova arteria da Caralte in giù. D'altra parte non è un mistero che il progetto di unire la A27 con la A23 sia solo un "surrogato" della vecchia "Venezia-Monaco", sepolta dal no di Sud Tirol e Austria. Forse bisognerebbe uscire definitivamente dalla mentalità della "grande opera", un'autostrada senza se e senza ma, magari anche sotto l'Antelao e verso non si sa bene dove, purché autostrada sia, una soluzione unica per tutti i mali, e fare i conti con le varie realtà e le relative soluzione, magari meno eclatanti, come la Macchietto-Venas, con un ponte che Cibiana aspetta da più di mezzo secolo, la ferrovia per Cortina, alcune circonvallazioni, giù giù fino alla rettifica di qualche curva o all'allargamento di qualche tratto. Una somma di cose che farebbe veramente la differenza rispetto ad un mostro di cemento che, oltre tutto, fagociterebbe anche tutte le poche risorse disponibili impedendo ogni altro intervento. Quelle cose concrete e necessarie delle quali sarebbe ora di occuparsi con determinazione, senza "scantonare" in soluzioni pericolose.  Gianluca Zandanel

 

 

Eccezionale attrattiva per il turismo una linea ferroviaria Venezia-Cortina

Se c'è un'opera condivisa da tutti e relativamente poco costosa da realizzare in Cadore, questa è la ferrovia da Calalzo a Cortina e Dobbiaco. Quello che manca è un reale interesse abbinato alla consapevolezza che una linea del genere potrebbe essere utile non solo ai cadorini che prendono il treno, ma soprattutto trasformarsi in un'attrattiva turistica di eccezionale nale valore. Ovviamente non si tratta di resuscitare il vecchio e glorioso trenino delle Dolomiti, ma nemmeno di realizzare una linea di pianura in mezzo alle montagne come si vuole fare in val di I Susa, con trafori lunghissimi per ' evitare pendenze elevate e trasportare merci in grande quantità.

Molto più semplicemente si potrebbe ripartire da Calalzo, con una linea a scartamento normale ed elettrificata che i treni potrebbero percorrere ad una velocità di 80 - 100 chilometri l'ora arrivando a Cortina e proseguendo verso Dobbiaco e l'Austria. Un modo per congiungere due realtà uniche come Venezia e le Dolomiti con un mezzo di trasporto che diverrebbe esso stesso un'attrattiva turistica, tra panorami mozzafiato e scenari incantevoli. Ne sanno qualcosa svizzeri, austriaci e tedeschi, che ogni anno riescono ad intercettare in questo modo milioni di turisti, grazie ad una politica incentrata sulla qualità del servizio, pubblicità accattivante ed offerte mirate. Impatto ambientale limitatissimo ed inquinamento praticamente nullo si aggiungono a costi di costruzione non impossibili, basti pensare che l'intero tratto da Calalzo a Cortina costerebbe praticamente come la tangenziale della stessa Cortina. Il tratto da Cortina a Dobbiaco consentirebbe pure di attirare turisti dal resto d'Europa con treni internazionali dedicati. D'altra parte esperimenti del genere non mancano nemmeno in Italia, ad esempio la Merano -Malles, dismessa dal 1990 dalle Ferrovie dello Stato e riaperta dalla provincia autonoma di Bolzano per servizi pendolari e turistici, con un successo oltre ogni aspettativa.

Lidea della Venezia - Cortina è stata rilanciata nei mesi scorsi dalla provincia di Belluno e ha ottenuto l'appoggio della Regione Veneto. Il rischio che la cosa rimanga un sogno resta però altissimo, intanto il servizio tra Calalzo e Venezia e tra Calalzo e Padova non migliora, gliora, con treni lenti e stazioni semi abbandonate. Da un lato si organizzano treni storici con notevole successo, ma dall'altro vengono soppressi convogli per mancanza di personale. La nuova galleria di Monte Zucco è un segno concreto e tangibile della volontà di tenere aperta la linea e mantenerla in sicurezza, ma il vero salto di qualità è ben al di la da venire.

 

 

Carnia in Movimento  03.03.2007

IL DUCA ILLY E LA CARNIA:

L’ELETTRODOTTO AEREO SI HA DA FARE

Il duca triestino Riccardo, che la storia non ricorderà certo come un emulo dell’omonimo mitico cavaliere e re britannico "Cuor di Leone", ma piuttosto del fratello Giovanni Senza Terra – tiranno noto più che altro per le gesta del suo principale nemico, Robin Hood - ha confermato che l’elettrodotto del suoi amici e colleghi industriali Pittini e Fantoni si farà e si farà come vogliono loro, nella formula più economica e veloce: aereo.

Quindi, nonostante le unanimi prese di posizione di tutti e 28 i sindaci della Carnia, della provincia di Udine, della Comunità montana e della popolazione che più volte ed in modo massiccio ha già detto no! al progetto proposto, il duca e la sua giunta di vassalli ha deciso di andare avanti.

Siamo sconcertati dall’atteggiamento della Regione; in questo modo si aumenta la già profonda spaccatura tra Trieste e la Carnia. I centri del potere politico triestino alleati dei gruppi industriali di Veneto e Friuli da una parte e le aree considerate marginali e di scarso interesse economico ed elettorale dall’altra .

Illy e i suoi assessori parlano la stessa lingua e purtroppo tacciono anche molti consiglieri regionali; penso al rappresentante triestino dei verdi ma non solo,  aumentando il nostro convincimento che il loro silenzio sia complicità.

Il concetto di intesa con le popolazioni residenti propagandato più volte da Illy e dalla sua corte ci ha fatto ridere all’inizio e adesso è divenuto un’insopportabile presa in giro. Sbandierano ai quattro venti che si cerca una soluzione condivisa e che non si procede senza i tavoli di concertazione, ma ci chiediamo dove hanno comprato il vocabolario lui e l’assessore Sonego.

Ormai è chiaro che i loro "tavoli" sono quelli dove loro decidono e i nostri sono quelli già apparecchiati dove ci servono quello che hanno scelto. Come trovano il coraggio di dirci che "ci sarà concertazione per una soluzione condivisa" quando tutti qui hanno già detto che di elettrodotto aereo neppure si parla. Cosa si dovrebbe condividere?

Per l’ennesima volta ribadiamo che il nostro processo di sviluppo non passa né attraverso l’autostrada Carnia-Cadore, né attraverso le cave-discariche, né attraverso i mega elettrodotti che servono solo ad aumentare i redditi di un’oligarchia di potenti. La nostra bolletta rimarrà invariata! Perché dovremmo accettare che le nostre valli vengano deturpate per sempre in nome degli interessi di pochi?

Siamo determinati a resistere e abbiamo stretto un patto di alleanza con la Carinzia che come noi non è disposta a dare carta bianca a imprenditori e politici senza scrupoli. Con loro ci stiamo organizzando per una manifestazione congiunta, decisi a non mollare, costi quel che costi.

www.carniainmovimento.it

 

 

Comune di Calalzo di Cadore

Provincia di Belluno

Il sindaco

sindaco@comune.calalzo.bl.it

www.belluno.calalzo.bl.it

 

Calalzo di Cadore, 3 marzo 2007

COLLEGAMENTO A27 –  A23

Riunione dei Sindaci del Centro Cadore e della Carnia - Venerdì 16 marzo

municipio del Comune di Calalzo per un approfondimento

 

In questi giorni si assiste ad un dibattito prolungato sulla questione autostrada e ad un susseguirsi di voci favorevoli e contrarie all’idea, tutte con l’impegno indispensabile (spesso ipocrita) della tutela del patrimonio naturale delle nostre valli dolomitiche.

Sembra addirittura che ci sia già la disponibilità di possibili  finanziatori.

Il quadro entro il quale viene inserita questa grande idea è quello dell’opportunità di sviluppo economico del territorio provinciale e del Cadore e la risoluzione dei suoi problemi di mobilità.

Mi sembra che l’accelerazione che la questione ha avuto non sia utile ad una serena e responsabile presa di posizione ma che sia necessario approfondire di più l’idea per capire meglio di che cosa stiamo parlando.

E’ necessario, secondo me, svolgere ragionamenti che vadano oltre l’opera in sé per diventare occasioni di riflessione su quale sviluppo noi vogliamo per le nostre terre, per il Cadore.

L’approfondimento, secondo me, non va fatto solo tra i soggetti che finora si sono espressi con tanta assiduità sui giornali ma soprattutto tra i Sindaci del Centro Cadore, che vedono interessato il territorio del loro comune al passaggio della grande struttura, con i  Sindaci della Carnia che ancora più del Cadore viene interessata dal passaggio dell’autostrada.

Non mi sembra francamente corretto che colleghi sindaci di vallate vicine, non toccate direttamente dal passaggio della grande arteria, si incontrino tra loro ed esprimano, sembra,  posizioni condivise di sostegno al progetto di prolungamento, chiedendo addirittura in cambio degli interventi sul proprio territorio, anticipando valutazioni che spetterebbero prima a chi potrebbe avere i maggiori danni dalla realizzazione di quest’opera.

Proprio per cercare di capire meglio la posizione degli amministratori interessati, venerdì 16 marzo presso il municipio di Calalzo, in una riunione riservata, si svolgerà una incontro tra i Sindaci del Centro Cadore e della Carnia per discutere dell’ipotesi di collegamento autostradale tra la A27 e la A23.

La riunione è indetta non per creare un “fronte del NO” in alternativa a quello “del SÌ” del Sindaco di Longarone, anche se la mia opinione in proposito è nota, ma per capire.

Sono sicuro che parlandoci tra Sindaci riusciremo a sviluppare dei ragionamenti condivisi che potrebbero avere una portata maggiore di un semplice “sì” o “no” all’autostrada.

Ecco che l’autostrada stessa, da problema, potrebbe diventare l’occasione utile per conoscerci e sviluppare progetti tra vallate adiacenti che insieme potrebbero fare fronte comune per attuare un modello di sviluppo condiviso che, forse, non necessita di una viabilità particolarmente invasiva per svilupparsi.    

Come Comunità Montana Centro Cadore, per contribuire alla discussione in corso ed aggiungere maggiori elementi per la valutazione, stiamo organizzando alcuni incontri che hanno lo scopo di sviluppare temi che fino ad oggi sono stati toccati marginalmente ma che sono di fondamentale importanza per delineare il quadro d’insieme che potrebbe esserci da adesso a tra 15/20 anni quando l’autostrada potrebbe entrare in funzione:  

-        La trasformazione del clima e il suo influsso sul paesaggio ed il turismo

-        Gli scenari energetici e trasportistici che si delineeranno in questi primi 50’anni del 2000

-        Come si fa una “valutazione di impatto ambientale”

 

Il primo tema sarà affrontato il 21 o il 22 aprile prossimi in un incontro pubblico dal dr. Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica italiana, ed esperto della trasmissione “Chetempochefa”.

Gli altri due temi saranno sviluppati in altrettanti incontri in fase di organizzazione che si terranno o subito prima o subito dopo, sempre aperti al pubblico.

Il problema infatti non è quello se l’autostrada serva adesso ma se servirà tra 15/20 anni quando sarà, dopo infiniti disagi dovuti a motivi logistici operativi, forse, completata.

Come sarà il Cadore e la Provincia di Belluno a quell’epoca?

E in questi 20’anni di intervallo in attesa dell’autostrada?

Ci sarà sicuramente il  miglioramento della viabilità ordinaria su cui tutti confidiamo molto.

L' ANAS, parole del Direttore Generale a Roma qualche giorno fa,  per la provincia di Belluno ha programmato di finanziare nel prossimo piano quinquennale la realizzazione della circonvallazione di Longarone - Castelalvazzo; la galleria del Comelico ed il Col Cavalier.

Il Cadore ha una politica di sviluppo. Non è certamente la scorciatoia dell'autostrada (scorciatoia? 15/20 anni).

Il problema è la crescita culturale della sua gente, il ritorno alla capacità di sacrificio, la ricerca innovativa, la cosapevolezza del proprio unico patrimonio ambientale e l'individuazione di strade per la sua valorizzazione, gli investimenti strutturali che sono la banda larga, le strutture ricettive, le attrezzature sportive e per il tempo libero, i luoghi per i giovani.

Molto si sta facendo e questa è l’occasione per la Comunità Montana ed i suoi Sindaci per esplicitarlo meglio ed informare puntualmente i cittadini che ci sono svariati progetti attuati ed in corso di realizzazione. Progetti che sono stati supportati e che hanno bisogno di essere supportati da finanziamenti pubblici e da una campagna mediatica che dia fiducia nella possibilità di superare il momento di transizione che stiamo vivendo e non faccia pensare alla gente che ciò sia facile e che da "fuori il Cadore" qualcuno o qualcosa ci venga in aiuto.

Non siamo in un video-gioco di una realtà virtuale che con tempi virtuali permetta di realizzare qualsiasi idea appena la si concepisce e che, se sbagliata, si possa azzerare tutto e ripartire da capo, anche se qualcuno vorrebbe farlo credere.

IL SINDACO

Piermario Fop

 

 

La Vita Cattolica  03.03.2007

Autostrada Carnia-Cadore. Montezemolo: i soldi li troviamo noi

Gli industriali sono risoluti: vogliono il collegamento tra I'A23 e I'A27, attraverso la Vai Tagliamento. Entro il prossimo mese di giugno sarà presentato il progetto, a cura delle Associazioni industriali di Belluno e Udine. «Stanno preparando un progetto, in gran parte autofinanziato, per aprire un ` varco autostradale verso ` l'Europa», conferma lo stesso presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo.

Ma dove trovare i 2 miliardi e 400 milioni di euro necessari? I soldi non rappresentano un problema, ha detto Montezemolo intervenendo, il 26 febbraio, all'assemblea degli industriali bellunesi. «Basta che tutti paghino le tasse. Oggi, invece, c'è troppa gente che non le paga». E in questo modo «fa concorrenza sleale a chi le paga», sono sempre parole del capo di Confindustria. Che ha posto, però, anche la necessità di tagliare la spesa. Tornando alla Carnia-Cadore, l'ex commissario Mainardi presenterà fra due settimana alla Regione Veneto lo studio di fattibilità.

 

 

Regione del Veneto  03.03.2007

AUTOSTRADE. CHISSO: PROJECT FINANCING PER TRONCO VENETO DEL COLLEGAMENTO A27-A23

COMUNICATO STAMPA N. 363 DEL 03/03/2007

 (AVN) – Belluno, 3 marzo 2007
Il collegamento delle autostrade A27 e A23 tra Veneto e Friuli Venezia Giulia è un’opera strategica, agganciata funzionalmente al Corridoio 5. Ma se per l’intero tracciato è necessario il finanziamento pubblico da parte dello Stato, per quanto riguarda il tronco da Pian di Vedova a Pieve di Cadore nel bellunese, che è in grado di sostenersi con la finanza di progetto (project financing), il Veneto è pronto a partire. Lo ha annunciato l’assessore alla mobilità e alle infrastrutture Renato Chisso oggi a Belluno, presentando lo studio di fattibilità per il completamento della A27 e il collegamento con la A23 che la Regione ha commissionato a Bortolo Mainardi, già commissario straordinario per le grandi opere. Erano presenti anche i consiglieri regionali Dario Bond e Gianpaolo Bottacin. L’assessore Chisso ha ricordato che il presidente del Friuli Venezia Giulia, Illy, è d’accordo sul progetto di collegamento, tanto che nel 2004 è stato firmato un protocollo d’intesa (insieme al Ministero delle infrastrutture e trasporti, all’ANAS e al Veneto) per dare avvio allo studio di fattibilità. “Le sollecitazioni su questo tema di questi ultimi giorni da parte degli industriali e degli amministratori locali bellunesi – ha aggiunto Chisso – ci hanno convinto ad accogliere la sfida lanciata dal territorio, approfittando del fatto che lo studio affidato qualche mese fa a Mainardi era pronto. Abbiamo deciso di fare una proposta concreta, in quanto ci sono le possibilità per cominciare”. Lo stesso Mainardi ha poi illustrato i risultati dello studio di fattibilità che prevede tre tronchi funzionali per la realizzazione di un tracciato di 85 km. complessivi con sette svincoli. Il primo tronco (A) da Pian di Vedoia a Pieve di Cadore-Caralte di 22,7 km., per metà in galleria; il secondo (B) da Caralte a Forni di Sopra, di 22,8 km. di cui oltre 18 in galleria; il terzo (C) da Forni di Sopra alla A23 nel comune di Tolmezzo, di quasi 40 km. (12,3 in galleria). Il costo dell’intero intervento si aggirerebbe sui tre miliardi di euro. Il costo del solo tronco A è invece di circa 900 milioni di euro. L’analisi costi-benefici, anche sul piano trasportistico, depone a favore della realizzazione del progetto, soprattutto in ragione della previsione che entro il 2015 ci sarà nel tronco A un raddoppio dei veicoli di passaggio: dagli attuali 15-20 mila al giorno, a 32-38 mila. Per questo troncone dell’opera, interamente in territorio veneto, ci sono quindi i presupposti per rendere appetibile il project financing. Chisso ha quindi ribadito la volontà del Veneto di partire comunque su questa strada, mettendo sul tappeto un’ipotesi concessione autostradale regionale. La Regione si metterà inoltre al lavoro confrontandosi con sindaci e amministrazioni locali, per vedere come inserire l’opera nel territorio. “Incalzeremo il governo, che comunque considera prioritaria quest’opera, per le risorse pubbliche necessarie all’intero collegamento A27-A23 – ha concluso l’assessore – ma non attenderemo che arrivino per partire con il primo lotto. Andremo avanti anche con tutte le opere complementari che, come per il Passante di Mestre, avranno un’ulteriore ricaduta positiva per il territorio”. 

A cura dell'Ufficio Stampa della Regione Veneto

 

 

L'Amico del Popolo  03.03.2007

Industriali. L'intervento del presidente di Assindustria Belluno

Vascellari: ridare dignità e prestigio a un'area che non ha eguali al mondo.

Le emergenze principali: infrastrutture, autonomia e turismo

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AUTOSTRADA
Per Vascellari «serve il collegamento autostradale verso l’Europa» per intercettare i flussi di merci e persone. «Stiamo valutando il progetto per il collegamento dell’autostrada A27 con la A23, sotto il passo della Mauria, un’opera di grande ingegneria, quasi interamente in galleria, che rispetta l’ambiente». Non è vero - ha poi aggiunto - che non ci sarebbero i mezzi finanziari. Nella cornice del project financing le abbiamo trovate. «Piuttosto - ha proseguito - il Governo deve dire chiaramente se quest’opera, che siamo in grado di realizzare con pochi ausili centrali, la vuole o no. Serve un segnale forte, che tenga conto della necessità di collegamento espressa da una vasta area interregionale. Ci diamo appuntamento in questo teatro la prima settimana di giugno per presentare la nostra revisione del progetto e per dimostrarne la sostenibilità ».

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Il Gazzettino  03.03.2007

Belluno. Autostrada, una banca "garante"

Coprirebbe circa l'80% del costo dell'opera, in project financing. Illy rilancia: Meglio una superstrada

C'è un istituto di credito europeo pronto a finanziare il prolungamento dell'A27 fino all'A23. Potrebbe anticipare una cifra pari all'80 per cento del necessario (2,2 miliardi di euro) al soggetto attuatore del collegamento autostradale da Pian di Vedoia a Tolmezzo. Il restante 20 per cento potrebbero metterlo le Regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia, secondo gli auspici degli Industriali, che potrebbero anche diventarne le concessionarie. Oggi la Regione Veneto presenta gli esiti di un approfondimento tecnico-economico sull'ipotesi di collegamento autostradale fra Pian di Vedoia e Tolmezzo, in base al quale sarebbe dimostrabile che i costi dell'opera si ripagherebbero coi pedaggi in qualche decennio. Saranno l'assessore Renato Chisso e l'architetto Bortolo Mainardi a illustrarlo alla stampa questa mattina a mezzogiorno nella sede del Genio civile. Lo studio di fattibilità dell'Anas avrà ora questo supporto.

Lunedì a Longarone si riuniranno i sindaci per aderire all'iniziativa. Sarebbero una dozzina quelli per il sì, fra i quali quelli di Soverzene, Ospitale e Perarolo, oltre che di Longarone che ha rilanciato la necessità di realizzare l'autostrada. Dal Friuli, dove alcuni amministratori della Carnia sono contrari per l'impatto giudicato troppo pesante, il presidente della Regione, Riccardo Illy, frena: «Pensiamo piuttosto a una superstrada per collegare l'A27 alla A23. Non significa che scartiamo la proposta degli Industriali, ma vogliamo una soluzione condivisa. L'interesse per rimuovere l'ostacolo della Mauria è forte, ma c'è anche la consapevolezza dei costi elevati».  F.Olivo

 

 

Il Gazzettino  03.03.2007

Belluno. A27-A23, ci sono soldi e voglia di farla

Nostra Redazione

Al di là delle Alpi c'è un istituto di credito europeo pronto a finanziare il prolungamento dell'A27 da Ponte nelle Alpi a Tolmezzo e alla A23. Al di qua il fronte dei sindaci favorevoli si sta allargando. Far quadrare il cerchio sembra meno difficile di un tempo, per lo meno sul versante bellunese. L'approfondimento tecnico-economico chiesto dalla Regione Veneto alla Società progetto architettura di Bortolo Mainardi è pronto. Oggi lo presenterà lo stesso Mainardi, già commissario straordinario per le opere del Nordest, con l'assessore regionale ai trasporti Renato Chisso. Contiene un'analisi di dati relativi ai flussi di traffico, che proverebbero la sostenibilità dell'autostrada da realizzare in project financing.

La banca tedesca sarebbe disposta a finanziare l'80 per cento di costi, stimati dal ministro Di Pietro nel libro delle priorità infrastrutturali in 2,2 miliardi di euro da reperire con la finanza di progetto. Dalla cifra si potrebbe rientrare nel giro di una ventina d'anni. Il presidente degli Industriali, Valentino Vascellari, uno dei promotori dell'iniziativa insieme con le associazioni provinciali di Treviso, Pordenone e Udine, sostiene che il 20 per cento restante potrebbe essere messo dalle due Regioni, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, che potrebbero una volta tanto essere le concessionarie del collegamento autostradale.

Come prevede la legge Merloni, sarà l'ente pubblico a mettere in gara l'opera, se ritenuta meritevole, ma il promotore potrà godere del diritto di prelazione. Quanto alla realizzazione dell'opera, potrebbero intervenire la Società autostrada, Veneto Strade, Autovie o cordate di imprenditori del Triveneto. Ora, di fronte a uno studio di fattibilità realizzato dall'Anas supportato dall'approfondimento tecnico, sarà possibile dare il via alla progettazione vera e propria.

Lunedì a Longarone s'incontreranno i sindaci per raccogliere la proposta rilanciata di recente dal primo cittadino Pierluigi De Cesero, che nei panni di consigliere provinciale di opposizione ha proposto un ordine del giorno accolto all'unanimità dal consiglio. Ve ne sarebbero una dozzina d'accordo con il progetto, di sicuro quelli interessati al primo stralcio (con Longarone, Soverzene, Ospitale e Perarolo) fino a Caralte. In questo tratto l'autostrada correrebbe per metà e oltre in galleria, sulla sinistra orografica del Piave. Il presidente della Provincia, Sergio Reolon, si è detto pronto a raccogliere i consensi intorno a quest'opera a condizione che sia condivisa, legata al territorio e non impattante dal punto di vista ambientale.

Perplessità e contrarietà vengono dal Centro Cadore, dove alcuni paesi temono ripercussioni sul traffico e sull'aria in caso di svincoli e di eventuali ipotesi, che di recente il segretario generale di viabilità e trasporti della Regione Veneto ha detto di considerare ancora, di uno sfondamento autostradale verso l'Austria direttamente. Giudizi negativi vengono anche dal mondo ambientalista. Il percorso complessivo misura 85 chilometri. Proseguendo a nord di Ponte nelle Alpi lungo la valle del Piave, all'altezza di Perarolo piegherebbe a est traforando il passo della Mauria per sbucare a Forni di sopra e quindi scendendo fino a Tolmezzo per allacciarsi con la A23. L'assessore regionale alla viabilità, Lodovico Sonego, gela gli entusiasmi così: «Mi viene da ridere. Non capisco perché si parli tanto di un'opera realizzabile chissà fra quanti anni. Non ha senso parlarne, almeno adesso».  Flavio Olivo

 

 

Il Gazzettino  03.03.2007

Il presidente del Friuli Venezia Giulia preoccupato per gli alti costi di un collegamento autostradale

Ma Illy rilancia: meglio fare una superstrada

Udine

Nostra redazione

Il Friuli Venezia Giulia «pensa a una superstrada» per il collegamento tra A27 e A23 Cadore-Carnia: lo ha comunicato questo pomeriggio il presidente del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, incontrando a Cavazzo Carnico, in provincia di Udine, gli amministratori locali, prima della riunione della Giunta regionale.

A Illy il sindaco di Cavazzo, Dario Iuri, aveva espresso parere contrario al collegamento autostradale, previsto nello studio di fattibilità, a causa dell'impatto giudicato troppo pesante su aree importanti per le scelte di sviluppo del territorio. «In ogni caso - ha sottolineato il presidente regionale - ci sarà la concertazione con gli Enti locali per una soluzione condivisa». Soluzione che tenga conto del favore delle comunità locali interessate, dell'impatto ambientale e dei costi economici. Ciò non significa che la proposta avanzata dagli imprenditori di Belluno venga scartata dall'amministrazione regionale friulgiuliana. L'interesse per un collegamento più rapido che permetta di rimuovere l'ostacolo del Passo della Mauria è forte, ma c'è anche la consapevolezza dei costi che l'autostrada richiederebbe.

Uno studio di fattibilità del collegamento autostradale tra l'A23 e l'27 era stato commissionato nel 2005 dall'allora ministro delle Infrastrutture e dall'Anas, con la partecipazione dell'architetto Bortolo Mainardi commissario governativo alle opere strategiche per il Nordest. Lo studio, presentato all'epoca alle Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto, prevedeva tre diverse soluzioni attraverso la Val Tagliamento e con il ricorso in modo consistente alle gallerie. Tanto che il costo del collegamento veniva stimato fra i 2 e i 3 miliardi di euro, cifra ritenuta non sostenibile con un investimento mirato a essere ricompensato solo dai pedaggi autostradali e che avrebbe reso necessario un cospicuo intervento pubblico a fondo perduto.

 

 

Messaggero Veneto  03.03.2007

Cavazzo Carnico. La Regione per quanto riguarda  il collegamento Carnia-Cadore sta pensando a una superstrada e non a a una autostrada

Linea aerea per l’elettrodotto dall’Austra

Lo ha detto il presidente Riccardo Illy al sindaco Iuri prima dei lavori della giunta

Cavazzo Carnico . Dovrebbe essere realizzato su linea aerea l'elettrodotto dall'Austria al Friuli: lo ha comunicato ieri il pomeriggio il presidente del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, gli amministratori locali, prima della riunione della Giunta regionale. Il presidente Illy ha citato le decisioni prese sul progetto dall'ente austriaco erogatore dell'energia elettrica.

Ha comunque aggiunto che: «ci sarà la concertazione con gli enti locali per una soluzione condivisa». Rispondendo a una sollecitazione del sindaco di Cavazzo, Dario Iuri, che ha espresso parere contrario al collegamento autostradale Cadore-Carnia, Illy ha precisato che per questo tratto la Regione «pensa a una superstrada e non - ha sottolineato - a una autostrada».

I Comuni di Cavazzo Carnico, Tolmezzo, Amaro e Verzegnis hanno dato vita nel corso del 2006 all'Associazione intercomunale della Conca tolmezzina, organismo previsto dalla legge regionale 1 dello scorso anno sul riordino delle Autonomie locali. Per questo motivo, al saluto del sindaco di Cavazzo Carnico, Dario Iuri, in apertura dei lavori della giunta regionale, hanno partecipato anche i sindaci Sergio Cuzzi, Silvano Tomaciello e Luciano Sulli.

«Stiamo pensando assieme al futuro di questo territorio - ha detto Turi - non come singole realtà ma come un'area che può sviluppare benessere per i propri abitanti senza penalizzare le singole peculiarità. Il sindaco ha quindi sottolineato le positive opportunità offerte dalla legge sulle autonomie locali per consentire un governo del territorio in associazione tra diversi enti locali».

Iuri ha quindi illustrato al presidente della Regione Riccardo Illy e alla giunta le linee di. sviluppo del Comune, di Cavazzo Carnico, riconosciuto "disastrato" dopo il terremoto del 1976 ed oggi ricostruito, con una sola opera che attende una definitiva sistemazione: la Pieve di Santo Stefano a Cesclans, perla quale si prevede il completamento nel corso di quest'anno. Il Comune, ha detto il sindaco, ha rinunciato ad attuare il suo piano per gli insediamen­ti industriali, considerata la vicinanza all'area industriale di Amaro, e punta quindi allo sviluppo delle attività agricole, zootecniche e turistiche. Considerato che negli ultimi anni la popolazione è stabile, con poco più di 1.800 abitanti, il Comune pensa a nuovi insediamenti abitativi, tra i quali anche un piccolo borgo, da realizzare in collaborazione con l'Ater di Tolmezzo, con le tecniche della bioedilizia ed in grado di ospitare 14 nuclei familiari. Iuri ha anche espresso la posizione del Comune sui progetti degli elettrodotti di collegamento tra Austria e Italia e sul collegamento tra le autostrade A27 e A23. Per quanto riguarda l'elettrodotto il Comune è favorevole solo nel caso sia realizzato con opera sotterranea. Sul tracciato del collegamento tra le due autostrade ha manifestato contrarietà a quello previsto nello studio di fattibilità, a causa di un impatto troppo pesante proprio su aree importanti per le scelte di sviluppo del territorio

 

 

Corriere delle Alpi  02.03.2007

«A27, ora via con il progetto»

De Ceffo va avanti e prepara un comitato, Fop dice no

Belluno. I cadorini non sono contrari al prolungamento dell'autostrada. Ne è convinto Pierluigi De Cesero, sindaco di Longarone e consigliere provinciale. La partita dell'A27 è ripartita anche grazie alla sua azione, che ha portato alla approvazione in consiglio provinciale di un ordine del giorno a sostegno del prolungamento dell'autostrada verso la A23.

«Un collegamento con la A23 è necessario. Come? Lo dobbiamo vedere dentro un progetto. E' questo che dobbiamo fare adesso: il proget­to. Mi arrabbio se sento dire che non ci sono soldi per prolungare l'autostrada. Se si ragiona così non si fa nulla, come è accaduto finora».

De Cesero è convinto di avere alle spalle molti amministratori: «Dodici, forse quindici sindaci la pensano come me». Lunedì pomeriggio si incontreranno in municipio a Longarone per far nascere il comitato a favore dell'autostrada.

Ma dove passerà l'autostrada? In tunnel partendo da Macchietto e forando la montagna verso la Carnia? O in costa fino in Cadore e più su, prima di attraversare le montagne e andare a incontrarsi con la A23?

«Non possiamo sapere ora, senza un progetto, quale è la soluzione migliore, fattibile. E' sicuro comunque che se il progetto porta alla distruzione del territorio sarò il primo a dire di no».

Tra i cadorini che vedono di buon occhio l'autostrada non c'è sicuramente Piermario Fop, sindaco di Calalzo.

L'intervento di Enzo Friso comparso su questo giornale nei giorni scorsi, ha sollecita­to il sindaco a rispondere.

«Sono fermamente convinto che un'opera come l'autostrada che si realizzerà da qui a 15 anni (se va bene), con nel frattempo infiniti disagi dovuti a motivi logistici operativi (vedi solo quello che sta comportando la realizzazione della galleria di Macchietto), non serva per nulla al Cadore. Non è una questione "ideologica" estremistica, iper ambientalista, di chi non capisce nulla di economia e presuntuosamente non vuole ascoltare quelli che invece di economia se ne intendono (industriali, sindacati) e che si trova per sbaglio a fare il sindaco di un paese del Cadore e amministratore dal 90. Sono un moderato e alla base di ogni mio ragionamento e comportamento c'è l'impegno all'ascolto e alla concertazione con la massima trasparenza.

Proprio perchè è un'opera grande, colossale per il nostro territorio, ed è per forza di cose un'opera invasiva, è necessario pensarci bene, è necessario che non ci siano solo adesioni entusiastiche al progetto ma anche siano in evidenza le opinioni di chi, con un movimento di opinione più diffuso di quello che sembra, cerchi di far presente le ricadute negative» spiega tra l'altro Fop.

«Io dico "non diciamo un no preconcetto all'autostrada ma neanche un sì". Ho visto lo studio di fattibilità. Oltre alla devastazione della Carnia (ma qualcuno potrebbe dire affari loro) ho visto quello che succederebbe a Caralte, alla val Talagona, a Lorenzago. Per giustificarsi dovrebbe avere dei flussi di traffico (per la maggior parte di transito) come quelli che oggi ci sono tra Venezia e Trieste. Fumi, rumore, polveri sottili... e facciamo le giornate senza auto per la nostra salute... non siamo ipocriti!».

Posizioni distanti, come si vede. De Cesero è convinto che un tabù si sia finalmente rotto, e che le condizioni di andare ad un progetto ormai ci siano tutte. E gli industriali hanno promesso i soldi.

 

 

Il Gazzettino  02.03.2007

Consenso unanime degli amministratori della Valboite e Cortina alla prosecuzione verso Tolmezzo. Ma a precise condizioni

Prolungamento A27, ok dai sindaci

Due richieste: realizzazione della Macchietto-Venas e delle circonvallazioni dei paesi

Borca

L'ipotesi di un'autostrada che si prolunga li ha compattati. Pur con accenti e motivazioni diverse, i sindaci (o i loro rappresentanti) della valle del Boite hanno ritrovato una unità di intenti che in più di qualche occasione era parsa vacillante. Ora costituiscono un fronte davvero unito. Questa volta, chiamati a manifestare chiaramente la loro valutazione sulla prosecuzione della A27, si sono espressi favorevolmente (ma a condizioni), consapevoli che la posta in gioco sia determinante anche se l'autostrada non passerà lungo il Boite.

«E' importante che la valle torni protagonista di scelte fondamentali per il suo sviluppo, ha detto Matteo Toscani (Valle), e che si batta sulla priorità delle opere complementari che sono la Macchietto - Venas e le circonvallazioni dei paesi. In provincia poi si parla spesso di piano strategico; ma sarà il Ptcp e guidare le scelte».«Non dobbiamo dimenticarci che Cortina ha puntato alcune delle sue carte sui campionati mondiali del 2013, fondamentali anche per il Cadore, ha detto Eusebio Zandanel (Cibiana); ci saranno grossi finanziamenti per le migliorie delle strutture di servizio e noi dovremo stare attenti a giocarci là il nostro ruolo di comprimari. Spero che anche la bretella Macchietto - Venas possa entrare, se non eseguita prima, nelle dotazioni a corredo dei mondiali di Cortina».«Il discorso dell'autostrada appare ciclicamente, come per magia. Questa volta tocca alla Carnia e a Tolmezzo essere coinvolti, ma vi assicuro che di là stanno ridendo perchè non sapevano nulla e sono sicuri che quell'autostrada non si farà. Sì incondizionato invece alle circonvallazioni e alla bretella, da realizzare in ogni caso, ha detto Sandro De Marchi (Borca); circa l'ipotesi della ferrovia, sostenuta da Reolon, nessuno ci ha mai chiesto se siamo d'accordo o no».«Mi dispiace, ma anche la provincia ha mancato nei nostri confronti, ha detto Luciano Dalus (Comunità montana), perchè ci aveva promesso che avrebbe curato l'esecuzione di uno studio sulla viabilità della nostra valle. L'hai visto, tu? Credo però che se siamo tutti uniti avremo anche autorevolezza e credibilità per attirare l'attenzione sulle nostre attese, che fondamentalmente sono quelle indicate. E' vergognoso, comunque, puntare ai mondiali per farsi fare le circonvallazioni».«La situazione della viabilità di vallata è oggi decisamente insostenibile e il traffico, autostrada o no, è destinato ad aumentare e quindi a peggiorare la situazione. L'interesse nato attorno alla A 27 costituisce comunque un treno che non ci possiamo permettere di perdere», ha detto Guido Calvani (Vodo), «in ogni caso sono sicuro che i previsti eventi sportivi di Cortina faranno migliorare le strutture di accoglienza e la viabilità della valle». «Attenzione a non chiedere troppo perchè si rischia di perdere tutto - ha detto Bruno Dimai (Cortina), - anche se io, nella mia lunga militanza amministrativa, non ho più fiducia nelle istituzioni. Non voglio illudermi ancora una volta; ma in questo caso Cortina è la capofila di un progetto che deve necessariamente coinvolgere anche gli altri paesi a lei vicini. Il turismo comunque sta andando male e non pensiamo che i mondiali siano il toccasana dell'economia. Dobbiamo tornare a coniugare al meglio turismo, ambiente e agricoltura. E noi dobbiamo stare più uniti, senza campanilismi fuori luogo e controproducenti. L'autostrada giusta era quella che passava per Auronzo».

«Ma le famose statistiche sui passaggi del traffico, chi le ha mai viste?», si è chiesto Piero De Vido (San Vito), concludendo l'incontro da lui promosso, «è quello il punto di partenza da cui devono muovere le nostre richieste all'Anas: sì all'autostrada, ma contemporaneamente sì alla Macchietto-Venas e alle circonvallazioni, da impostare subito».  Bortolo De Vido

 

 

Corriere delle Alpi  01.03.2007

Il futuro della montagna

Durante l'incontro i responsabili del movimento hanno sottolineato l'importanza di preservare l'ambiente dal turismo «mordi e fuggi»

«L’autostrada affosserebbe il Cadore»

Il comitato «No A27» torna alla carica: «Sistemate la rete viaria esistente»

Cadore. «Il prolungamento dell'autostrada tra le nostre montagne non rappresenta certo un veicolo di sviluppo per il Cadore». In un incontro tenutosi lunedì sera, il movimento popolare "No A27" rinserra subito le fila, riafferma il proprio fermo diniego all'operazione viaria e annuncia nuove iniziative per sensibilizzare la popolazione.

Scopo della riunione era riannodare i contatti tra i molti che non condividono l'idea «che lo sviluppo del nostro territorio passi solamente per il proseguimento dell'arteria viaria».

Presenti all'incontro anche molti giovani e anziani, si è ripreso a ragionare attorno al "manifesto" del movimento sorto qualche anno fa, riguardo una vicenda tutt'ora di stretta attualità per la popolazione bellunese e in particolare cadorina.

In sintesi, il comitato esprime «forte; preoccupazione per un progetto che, se realizzato, anziché un avanzamento economico e sociale, come propagginato da più parti, provocherebbe invece un indebolimento delle potenzialità naturali di sviluppo del Cadore, e, di conseguenza, metterebbe a rischio la stessa permanenza su questo territorio delle comunità locali». Condivise, inoltre, alcune valutazioni di fondo: «L'intera nostra area presenta una propria specificità e identità», afferma il documento finale, «dai punti di vista geografico, storico e culturale: la risorsa ambiente rappresenta un' importante opportunità di sviluppo economico, complementare a quelle tradizionali, a patto però che le aree di pregio storico-naturalistico siano conservate e valorizzate. In contrasto con tale ragionamento appaiono le arterie viarie a scorrimento veloce: non farebbero che aumentare il traffico in transito, incentivare il turismo "mordi e fuggi", deturpare ulteriormente un ambiente alpino estremamente fragile, distogliere importanti risorse destinate (o da destinare) all'adeguamento dell'esistente».

Secondo il comitato cadorino, inoltre, «la volontà di realizzare il proseguimento di una direttrice autostradale è finalizzato esclusivamente allo sviluppo e agli interessi della pianura e costituirebbe un'ulteriore "colonizzazione" del nostro territorio: è già accaduto nel passato a proposi­to dell'acqua e del suo sfruttamento, e i risvolti negativi di' tale politica sono oggettivamente sotto gli occhi di tutti, evidenziando impoverimento degli alvei, aumento del dissesto idrogeologico, realizzazione di bacini idrici che non tengono conto delle esigenze dell'economica turistica dell'Altobellunese, ma solo delle altrui esigenze produttive (consorzi irrigui di pianura)».

Dall'incontro, infine, è emersa la certezza «che le necessità di garantire lo sviluppo del tessuto produttivo industriale cadorino e di preservare il territorio dal punto di vista ambientale e turistico possano trovare una risposta adeguata nel miglioramento della rete viaria esistente: realizzazione di circonvallazioni dei centri abitati (in particolare a Longarone e Castellavazzo), potenziamento e prolungamento della tratta ferroviaria Padova-Calalzo in direzione Cortina-Alto Adige-Dobbiaco».  Andrea Bressan

 

I membri del movimento dettano le proprietà da affrontare

«Bisogna sensibilizzare popolazione e politici»

CADORE. «Un impegno in quattro punti contro il prolungamento dell'A27 in Cadore». E quanto emerso dalla riunione tra membri e simpatizzanti del comitato che da anni si batte contro ogni velleità di proseguimento dell'arteria viaria tra le Dolomiti bellunesi: «Primo impegno, sensibilizzare la popolazione del Cadore (e non solo) organizzando occasioni di approfondimento e di confronto; secondo, stimolare le amministrazioni e le organizzazioni politiche locali, regionali e nazionali affinché prendano coscienza della particolarità del nostro comprensorio e si impegnino a sua tutela, per uno sviluppo condiviso e compatibile; terzo impegno, ricercare e proporre idee per un modello di sviluppo adeguato alla delicata e pregiata area ambientale in cui viviamo, sia in termini di mobilità generale, sia in termini di utilizzo del territorio; quarto, coordinarsi con altri comitati già esistenti, anche di altre zone montane, che condividono le nostre stesse preoccupazioni e finalità». .

La riunione si è conclusa con la disponibilità di alcune persone a svolgere la funzione di coordinamento del movimento di opinione, che nel futuro anche immediato si impegnerà innanzitutto nella sensibilizzazione della popolazione del Cadore su vari temi di interesse generale. (a. b.)

 

 

Il Gazzettino  01.03.2007                                                     leggi il comunicato stampa integrale

Carnia. Il consigliere Mets contro il progetto dei bellunesi

Collegamento autostradale. I verdi regionali dicono "no"

Trieste

Belluno preme per i collegamenti autostradali, l'assesspore regionale Lodovico Sonego riponde che il problema non è all'ordine del giorno e ora si muovono i Verdi per mettere bene in chiaro la posizione del Friuli Venezia Giulia. Alessandro Metz, consigliere regionale dei Verdi, attacca: «Nuovamente si levano voci, da parte del mondo imprenditoriale veneto, a sostegno del progetto di autostrada di collegamento tra le A 27 e la A23. Ciò non può che aumentare il nostro sconcerto, soprattutto in considerazione del fatto che allo stato attuale non esistono progetti, studi di fattibilità presentati o fatti propri dalle amministrazioni competenti. Non è possibile non tenere in considerazione le esperienze già maturate in diversi contesti nazionali: nessun progetto calato od imposto dall'alto può sperare di perseguire risultati; l'opinione dei comitati, delle forme spontanee che le popolazioni locali esprimono devono rappresentare in modo certo il punto di riferimento per la politica della nostra regione».

E il consigliere prosegue rilevando che «ogni comunità locale esprime, attraverso tali forme, una propria legittima idea del territorio che vive: gli interventi infrastrutturali che si propongono devono saper dialogare con i territori che vogliono attraversare. L'opinione delle popolazioni locali, le iniziative che i comitati esprimono anche in Carnia rappresentano il valore migliore di quelle comunita». Solo a partire da questa consapevolezza è possibile costruire processi democratici di governo del territorio, chiude Metz.

Dunque la pressione della Provincia di Belluno e degli industriali a favore dell'autostrada di collegamento, trova per opra porte sbarrate.

 

 

Il Gazzettino  01.03.2007

Belluno. Autostrada, un fronte dei sindaci per il sì

Il fronte pro autostrada si allarga. Sarebbero una dozzina i sindaci convinti della necessità di un prolungamento dell'A27 da Pian di Vedoia a Tolmezzo, come ipotizzato da uno studio di fattibilità dell'Anas. Lunedì in municipio a Longarone si costituirà un comitato promotore che darà vita poi a un comitato più istituzionale. Il sindaco Pierluigi De Cesero, che con il suo ordine del giorno approvato poi all'unanimità dal Consiglio provinciale è riuscito a far riprendere il dibattito sulla mobilità e sullo sfondamento a nord, afferma che fra questa dozzina di Comuni favorevoli ci sono tutti quelli lungo l'asse interessato dal primo stralcio: oltre che Longarone, anche Soverzene, Ospitale e Perarolo.

Rassicura il presidente della Provincia, pronto ad aggregare il consenso a determinate condizioni, che la condivisione esiste, sia pure non ancora unanime, che sarebbe il primo a non volere un'opera che distrugge l'ambiente e che la sua territorialità starebbe nel fine di liberare le strade bellunesi dal traffico parassita. Ritiene anche che sia le circonvallazioni dei paesi che la ferrovia non siano alternativi ma vadano realizzati ugualmente. Intanto i Verdi non gradiscono la presa di posizione della Provincia e si chiedono se sia ancora governata dal centrosinistra. L'assessore regionale del Friuli gela gli entusiasmi: «Mi viene da ridere parlare di una cosa così lontana».  Olivo

 

 

Il Gazzettino  01.03.2007

Autostrada, nasce il Comitato dei sindaci

De Cesero: Le condizioni di Reolon non siano il pretesto per bloccare tutto. I verdi: Ma dove va la Provincia?

Nasce un Comitato per l'autostrada. E i sindaci che appoggiano l'ipotesi di un prolungamento sarebbero una dozzina. L'accelerazione degli ultimi tempi, condivisa anche dal presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, sta portando al risultato se non altro di affrontare il tema. L'intervento del presidente della Provincia, che si è dichiarato disponibile anche ad aggregare il consenso in presenza di determinate garanzie, trova il sindaco di Longarone soddisfatto quantunque un po' preoccupato.

«Le condizioni poste da De Bona - sostiene Pierluigi De Cesero, ispiratore dell'ordine del giorno e assente dall'incontro di Confindustria al Comunale perché impegnato all'estero - sono condivisibili, purché non diventino il pretesto per non fare nulla». Il consigliere provinciale analizza una per una le tre questioni partendo dall'impatto. «Compatibilità ambientale? Io per primo sarei contrario, se il progetto non rispettasse i luoghi. Il territorio? E' il motivo stesso per cui caldeggiamo quest'opera, che servirà a fluidificare i trasporti e liberare dal traffico parassita le nostre strade lasciandole a chi deve andare a lavorare. La condivisione? Da subito dico che, rispetto a un anno fa, una dozzina di sindaci interessati sono d'accordo, come lo sono quelli di Soverzene, Castellavazzo, Ospitale e Perarolo, vale a dire quelli dei Comuni attraversati dal primo tratto».

Le perplessità di De Cesero riguardano le alternative. «Credo che sia importante affermare che la ferrovia (benvenga!) non debba escludere l'autostrada, nel senso che le due opere dovrebbero camminare seguendo ognuna la propria evoluzione. E aggiungo anche che restano altrettanto importanti le varianti dei paesi».

Lunedì in municipio a Longarone si costituirà un comitato promotore, che a sua volta darà vita a un comitato istituzionale per portare avanti il progetto di fattibilità di questo collegamento fra Pian di Vedoia e Tolmezzo.

Sul progetto si dicono contrari i Verdi. Il loro coordinatore provinciale, Moreno Barbieri, è intervenuto per commentare causticamente le dichiarazioni di Reolon: «Non capiamo dove voglia andare la Provincia, che io pensavo amministrata dal centrosinistra. L'unico valore economico è stato fare il progetto e l'unico rientro economico dell'autostrada sarà per chi la costruisce. Io ci vedo solo lo scontro fra due modi di vedere: un'economia di rapina e un turismo diffuso ma sostenibile. Il mettere insieme l'autostrada con la ferrovia è la stessa, demagogica politica elettoralistica che copre la carenza di soluzioni».

Dal Friuli arriva il commento gelido dell'assessore regionale alla viabilità, Lodovico Sonego: «Mi viene da ridere. Non riesco a comprendere tutto questo indaffararsi sul tema, considerando il fatto che parliamo di un'opera realizzabile chissà fra quanti anni. Non vale la pena discuterne, non adesso».  Flavio Olivo

 

 

Il Gazzettino  01.03.2007

Sindaci Valboite

"Sì al prolungamento dell'autostrada, ma con le circonvallazioni"

Borca

(Bdv) I sindaci di Cortina e della valle del Boite dicono sì alla prosecuzione dell'autostrada verso Tolmezzo ma chiedono con forza le circonvallazione dei paesi e soprattutto la Macchietto - Venas; tanto che l'incontro di ieri sera, promosso da Piero De Vido, è parso occasione più per ribadire l'urgenza della realizzazione delle opere complementari che per discutere sulla opportunità o meno che la A 27 prosegua. Verrà stilato un documento, che tutti hanno richiesto sia "forte", da inoltrare all'Anas, ma nella sostanza non è mancata una nota di delusione e di sfiducia: «troppe volte ci hanno illluso con promesse e forse questa è l'ennesima fata morgana, hanno detto i sindaci, ma noi non possiamo perdere l'occasione di ribadire una posizione che già da vario tempo ci vede uniti: è dal 1981, dai tempi del presidente comunitario Mario De Nard, che la questione continua a rigirarsi nel calderone delle parole e delle promesse non mantenute. Adesso questo nostro sì alla autostrada deve avere una contropartita, un prezzo. E il conto che presentiamo è quello della Macchietto-Venas e delle circonvallazioni fino a Cortina. E' sulla strada, sulla nuova "piccola", rivoluzionaria viabilità, e non sulla sognata ferrovia, che si giocherà il futuro della nostra valle; se dovremo pagare un prezzo allo sviluppo e al riscatto di un turismo oggi languente quello purtroppo dovrà intaccare, sia pure in minima parte, il gruzzolo dell'ambiente». I sindaci hanno però colto tutta l'importanza di schierarsi da una parte o dall'altra e di rivendicare un ruolo essenziale, convinti che la scelta espressa deve andare a favore della qualità della vita delle popolazioni residenti. Anche in vista dello svolgimento di importanti eventi sportivi, come i mondiali di sci del 2013, che, se assegnati a Cortina, dovranno poter contare su una viabilità di vallata riveduta e corretta.

 

 

Lettera aperta a Enzo Friso, opinionista del Corriere delle Alpi  01.03.2007                      leggi l'articolo

Caro Enzo, come ben sai, purtroppo, non la penso affatto come te e sono fermamente convinto che un' opera come l'autostrada che si realizzerà da qui a 15 anni (se va bene), con nel frattempo infiniti disagi dovuti a motivi logistici operativi (vedi solo quello che sta comportando la realizzazione della galleria di Macchietto), non serva per nulla al Cadore.

Non è una questione "ideologica" estremistica, iper ambientalista, di chi non capisce nulla di economia e presuntuosamente non vuole ascoltare quelli che invece di economia se ne intendono (industriali, sindacati, ecc.) e che si trova per sbaglio a fare il Sindaco di un paese del Cadore e amministratore dal 90'.

Sai che sono un moderato e che alla base di ogni mio ragionamento e comportamento c'è l'impegno all'ascolto e alla concertazione con la massima trasparenza.

Proprio perchè è un' opera grande, colossale per il nostro territorio, ed è per forza di cose un'opera invasiva, è necessario pensarci bene, è necessario che non ci siano solo adesioni entusiastiche al progetto ma anche siano in evidenza le opinioni di chi, con un movimento di opinione più diffuso di quello che sembra, cerchi di far presente le ricadute negative. Soprattutto per il nostro territorio, perchè io sono un amministratore del Cadore. Di un Cadore in difficoltà che non ha bisogno di apparenti scorciatoie (utili per chi vuol fare carriera politica e che sta ondivagando alla ricerca di consensi soprattutto a destra perdendo quelli di centro sinistra e anche l'appoggio di quegli amministratori che non si fidano più, per la verità già dalle elezioni).

Io dico "non diciamo un no preconcetto all'autostrada ma neanche un sì."

Ho visto lo studio di fattibilità (che spero abbia visto anche tu), oltre alla devastazione della Carnia (ma qualcuno potrebbe dire AFFARI LORO) ho visto quello che succederebbe a Caralte, alla val Talagona, a Lorenzago. Per giustificarsi dovrebbe avere dei flussi di traffico (per la maggior parte di transito) come quelli che oggi ci sono tra Venezia e Trieste. Fumi, rumore, polveri sottili ...facciamo le giornate senza auto per la nostra salute ... non siamo ipocriti!!!

Siti SIC, ZPS, progetto UNESCO, sostegno al convegno della CIPRA a Belluno , e poi ... via all'autostrada. Mi sembra che ci sia un po' di confusione e molto, ma molto, tatticismo politico. Quello che la gente comune non vuole più, quello che viene condannato continuamente come degenerazione della politica.

Come ben sai non sono contrario al miglioramento della viabilità ordinaria ( parole del Direttore Generale dell'ANAS di fronte a me a Roma: per la provincia di Belluno sono in programma nel prossimo piano gli investimenti per la circonvallazione di Longarone - Castelalvazzo; la galleria del Comelico ed il Col Cavalier), sto lottando per la ferrovia, per il potenziamento del trasporto pubblico.

I prossimi programmi europei dal 2007 in poi sono per la maggior parte incentrati sul risparmio energetico e sulla riduzione dell'inquinamento oltre che verso il potenziamento del trasporto pubblico. E'  possibile che solo qui da noi si discuta ancora di autostrada che è la negazione di tutto questo?

Non mi tiro indietro, sarò un Donchisciotte, ma la democrazia è dialettica, sai che faccio fatica ad essere "tattico" perchè sono sincero, probabilmente non farò più il Sindaco di Calalzo, ne arriverà uno di destra che sosterrà l'autostrada, in provincia succederà lo stesso, oppure sarà confermato quello che c'è ma che differenza fa? Tattica, tattica, tattica = estema confusione = disaffezione. Questa non è la mia politica.

Scusami se sono stato frettoloso nell'analisi e superficiale, cercherò di essere più completo in futuro.

Mi hai tirato in ballo nell'articolo, mi costringi a risponderti sul giornale (anche se sono pigro), anche questa è democrazia.

Un saluto, ciao Piermario.

 

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