News e comunicati



Treno: l’assessore De Berti auspica la modernizzazione degli impianti esistenti

Pubblicato il 20/Lug/2017 in news

Dal Gazzettino di giovedì 20 luglio 2017

 

Il Vajont di cemento che può divorare una fetta di Veneto

Pubblicato il 20/Lug/2017 in news

Dal Corriere delle Alpi di giovedì 20 luglio 2017
Tre progetti ad alto impatto minacciano la Bassa Padovana
Il Vajont di cemento che può divorare una fetta di Veneto
Cittadini e istituzioni uniti in una rivolta senza precedenti
Il Castello del Catajo, a Battaglia Terme, è un complesso monumentale voluto nel Cinquecento dalla famiglia Obizzi, a suo tempo completato in soli tre anni, e via via ampliato in fasi successive estendendosi su oltre 30mila metri quadrati arrivando a contare 350 stanze; è arricchito da uno dei cicli pittorici più grandi d’Italia, opera dello Zelotti, allievo del Veronese. Rimasto abitato dagli stessi Obizzi fino agli inizi dell’Ottocento, il Catajo era passato poi agli Asburgo-Este, e quindi ereditato dall’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria. Confiscato dall’Italia dopo la Grande Guerra, era passato nel 1929 in mani private, scivolando lentamente nell’oblio.
Lo ha restituito all’antico splendore un imprenditore, Sergio Cervellin, che l’ha acquistato all’asta per 2 milioni 750 mila euro, e che ha avviato radicali restauri tuttora in corso; ma già ora il complesso è visitabile.di Francesco JoriUn Vajont di cemento, che altro? La Bassa Padovana di oggi come la Longarone di ieri: in simultanea, e da tre lati, un’autentica alluvione di nuovi insediamenti rischia di devastare un territorio pazientemente modellato nei secoli dall’opera laboriosa dell’uomo: contribuendo così ad assegnare al Veneto l’ignobile record di un degrado che viene da lontano. Tre micidiali ondate successive si profilano all’orizzonte, complice la leggerezza di troppe amministrazioni pubbliche interessate solo all’incasso immediato, senza preoccuparsi di rapinare letteralmente il futuro alle generazioni che verranno.Agrologic, Monselice, polo logistico e di lavorazione dell’agroalimentare: 300 mila metri quadri di cui 133 mila occupati da capannoni alti fino a 32 metri, 280 milioni di investimento. Centro commerciale, Due Carrare: 32 mila metri quadri alti due piani, il più grande del Veneto, a ridosso di un gioiello come il Castello del Catajo, 150 milioni. Terza corsia sull’A13 tra Padova e Monselice: 130 mila metri quadri di superficie occupata, 170 milioni. In tutto, uno tsunami da oltre 400mila metri quadri, con un giro d’affari di almeno 600 milioni. E un territorio violentato.In questa devastazione si mescolano vecchia e nuova incultura ambientale, ma anche vecchie e nuove furbizie. Evidenti, l’una e le altre, soprattutto nel caso di Due Carrare: dove ancora nel 1994 venne cambiata la destinazione d’uso di un’ampia area tra il casello autostradale di Terme Euganee e il Catajo, da agricola a commerciale. Non una novità, certo: anzi, l’ennesima manifestazione di un male antico.
Nel giro di appena vent’anni, tra il 1961 e il 1981, il Veneto ha perso più terreno agricolo di quanto non fosse capitato nei due millenni precedenti, denunciava già diverso tempo fa Nico Luciani, allora direttore della Fondazione Benetton. E l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale, organismo del ministero dell’Ambiente), nel suo ultimo rapporto segnala che in Italia la cementificazione divora 4 metri quadrati al secondo, pari a 35 ettari al giorno, e che negli ultimi 25 anni è stato perso un quarto della superficie coltivabile. In questo autentico saccheggio attuato dai moderni lanzichenecchi spalleggiati da sindaci ignavi, Lombardia e Veneto sono l’epicentro italiano; con l’aggravante, per il Veneto, di avere metà degli abitanti, quindi di diventare la maglia nera nella quota pro capite della devastazione: quasi 2 mila ettari sono andati cementificati negli ultimi 25 anni, e nella graduatoria la peggiore è Padova con ormai il 19 per cento di suolo complessivo consumato.
Qui si inserisce la questione specifica della Bassa Padovana, dove le tre questioni prima enunciate si tengono in modo stretto: un polo logistico-industriale e un mega centro commerciale a distanza di una manciata di chilometri spianano la strada alla terza corsia autostradale, non motivata dal minimo dato legato al traffico, anzi. Con il risultato di deturpare in modo irrimediabile un territorio nel quale è incastonato un autentico gioiello: il castello del Catajo, straordinario complesso monumentale, da poco restituito alla comunità grazie all’intelligente restauro di un privato. Il quale ha già fatto pubblicamente sapere che, se aprirà il nuovo mega centro commerciale proprio sotto le sue finestre, chiuderà i battenti per esplicita incompatibilità ambientale: o l’uno o l’altro.
Per tutto questo, contro le tre alluvioni di cemento che si profilano all’orizzonte, si è saldato per la prima volta un inedito e robusto fronte trasversale, in cui accanto alle associazioni ambientaliste in prima linea da sempre, si sono schierati sindaci, associazioni del commercio, sindacati, settori della politica, semplici cittadini auto-mobilitati. Con un fiorire di iniziative spontanee che mirano a costruire un argine a prova d’urto.L’esito peraltro non è per nulla scontato. Sul lato opposto si trovano grosse realtà immobiliari e delle costruzioni, che peraltro fanno il loro mestiere: è la politica che non deve sbragare. O almeno non dovrebbe.
E invece in troppi casi traccheggia tra forma e interesse: da una parte il delirio dell’Italia del Tar West, dove le sentenze dei Tar spesso confuse e contraddittorie vengono usate come un alibi; dall’altra l’utile derivante dai proventi di nuovi insediamenti produttivi e commerciali, in tempi di vacche gracili per i Comuni. Con decisioni destinate a ricadere non solo sulle generazioni future, che si ritroveranno una Spoon River di cimiteri di cemento; ma anche a quelle presenti, perché già oggi la crisi manifesta dei centri commerciali sta falcidiando posti di lavoro.C’era una volta il Veneto di Palladio: sul quale grava oggi l’epitaffio di Virgilio, “parce sepulto”.
Francesco Jori

Treno delle Dolomiti: Sindaci in attesa di vedere i progetti

Pubblicato il 20/Lug/2017 in news

Treno delle Dolomiti: Sindaci in attesa di vedere i progetti
Belfi: «Sbocco a nord fondamentale». Sala: «La ferrovia va benissimo»
Prima aspettiamo di visionare i progetti. Poi, a ragion veduta, avremo modo di esprimere dei giudizi». È il commento unanime di alcuni dei sindaci della Valle del Boite all’indomani della presentazione, da parte della Regione, degli studi progettuali per due ipotesi di collegamento da Calalzo a Cortina attraverso il Treno delle Dolomiti.«Non voglio fare alcuna polemica, ma sono rimasto un po’ spiazzato nel veder invitati alcuni sindaci e altri no. Ma la Regione avrà avuto i suoi motivi», afferma Domenico Belfi, primo cittadino di Vodo.
Alla riunione di lunedì sono stati infatti convocati soltanto i sindaci dei due Comuni che costituiscono il punto di arrivo e di partenza del Treno delle Dolomiti: Calalzo e Cortina. L’assessore regionale ai trasporti, Elisa De Berti, ha spiegato che quello dell’altro ieri era solo il primo di una serie di incontri e ha assicurato che tornerà in Cadore per incontrare tutti: sindaci, ma anche associazioni di categoria e operatori turistici. «Anche come presidente dell’Unione Montana Valle del Boite, resto in attesa di conoscere tutti i dettagli dei due progetti», dice ancora Belfi. Il sindaco fa comunque già presente che, in linea di principio, è sempre stato favorevole al collegamento tra Calalzo e la Val Pusteria. «Uno sbocco verso nord è fondamentale», mette in risalto. «Il Treno delle Dolomiti troverà in me un sostenitore. Se poi passerà per la Val Boite o per la Val Ansiei non è l’aspetto primario.
L’importante è che il progetto si concretizzi sul serio». «Come Unione Montana ci siamo mossi da tempo con la Regione per vedere i progetti», fa eco Marianna Hofer, sindaco di Valle. «Comunque c’è tempo, siamo ancora a livello di preliminare. Speriamo comunque di avere presto informazioni dettagliate». «La ferrovia va benissimo», aggiunge Bortolo Sala, primo cittadino di Borca. «Al momento, senza aver visto le carte progettuali, è difficile fare valutazioni. Prima di decidere un tracciato oppure l’altro bisognerà fare attente analisi».
A ritenere il Treno delle Dolomiti un’opera necessaria è il sindaco di Lozzo, Mario Manfreda. «Un intervento indispensabile, che ci collega a Venezia e all’Alto Adige», sottolinea. «Da come ho potuto capire, si tratta anche di un’opera che sarà sostenibile dal punto di vista ambientale, e questo è molto importante. Per quanto riguarda il tracciato, personalmente penso che passare per Auronzo avvicinerebbe il Comelico. Ora si tratta di valutare i pro e i contro di entrambi i percorsi. Attendiamo l’arrivo dell’assessore in Cadore».
Martina Reolon

Treno delle Dolomiti: Zaia stringe i tempi e guarda a Bolzano

Pubblicato il 20/Lug/2017 in news

 Dal Corriere delle Alpi di mercoledì 20 luglio 2017
Treno delle Dolomiti: Zaia stringe i tempi e guarda a Bolzano

Si attende di capire cosa intende fare Kompatscher. E come risponderà il Bellunese alla duplice proposta.

Dagli 8 ai 10 anni per il collegamento ferroviario tra Calalzo e Cortina. Analogo il tempo previsto da Helmut Moroder, progettista per conto della Sad, per tracciare la ferrata da Bolzano a Cortina, attraverso la Val Gardena e la Val Badia. Ma sarà questo il tracciato che la Provincia di Bolzano sceglierà? È presto per dirlo. Arno Kompatscher, il presidente, ha trovato insoddisfacenti le ipotesi del Treno delle Dolomiti fino a Dobbiaco ed anche fino a Brunico; non tornano i conti del possibile numero di passeggeri. Conti che invece tornano considerando il potenziale delle valli ladine.Il governatore del Veneto Luca Zaia, presentando l’altro ieri a Belluno lo studio socio-economico del Treno delle Dolomiti, ha manifestato tutto il suo interesse per l’opzione Bolzano: intercettiamo in questo modo i turisti provenienti dal cuore dell’Europa.
Nel 2026, o al più tardi nel 2027, infatti, sarà aperto il tunnel del Brennero che consentirà l’arrivo delle Frecce Europee. Zaia ha dato tempi stretti ai sindaci del Bellunese per scegliere l’opzione più adeguata tra la Val D’Ansiei e la Val Boite. Entro il mese di settembre, l’assessore regionale ai Trasporti Elisa De Berti raccoglierà le indicazioni. La loro elaborazione proseguirà sino a fine anno. Il 2018, pertanto, sarà dedicato allo studio di fattibilità, che probabilmente si inoltrerà anche nel 2019. Tra il 2019 e il 2020 si passerà all’affidamento del progetto esecutivo, probabilmente con tanto di gara.La definizione di questo progetto, considerata la delicatezza del paesaggio attraversato, proseguirà, probabilmente, fino al 2021, se non addirittura oltre. I Mondiali di sci di Cortina potrebbero, quindi, essere la vetrina di presentazione del progetto esecutivo e della gara europea per la realizzazione dei lavori. Da un anno a un anno e mezzo ci va tutto per l’espletamento della gara stessa. Poi, via con il cantiere. Almeno cinque anni. «Ho parlato di 8-10 anni – puntualizza il governatore – se non ci saranno intoppi di sorta; se, cioè, i bellunesi confermeranno che questa opportunità appartiene davvero al loro bene comune e va perseguita senza tentennamenti. Ovviamente nella condivisione. Se invece si creeranno comitati – continua il presidente -, se ci saranno richieste di referendum, se qualcuno si alzerà improvvisamente ad obbiettare e magari ci sarà la gara al ricorso, allora è evidente che i 10 anni sono destinati a raddoppiare»
Il presidente della Regione, quindi, richiama alla massima concordia. Ma ecco le prime obiezioni. «Benissimo che Zaia, proprio come da sempre il M5S, descriva il Treno della Dolomiti come una grandissima opportunità per il nostro territorio ma è fondamentale, al contempo, che queste non siano solo parole al vento: chiedo dunque pubblicamente al Governatore della Regione Veneto dove verranno reperiti i fondi per la costruzione e la tempistica della durata e dell’avvio dei lavori», così il parlamentare dei Cinque Stelle, Federico D’Incà. Lo stesso ricorda che, in occasione di una conferenza stampa del 26 maggio, venne regalato al presidente Kompatscher, al presidente Rossi, al governatore Zaia e al ministro Delrio, un mattone affinché «fosse depositato il prima possibile», come prima pietra dell’intera opera. «È fondamentale comprendere dunque dove verranno reperiti i fondi», insiste D’Incà che evoca, contestualmente, l’interrogazione presentata al ministro dei Trasporti in merito al sistema ferroviario metropolitano regionale a cui mancano 194 milioni.
Francesco Dal Mas
treno delle dolomiti

I tecnici di Rfi sperimenteranno l’elettrificazione

Pubblicato il 20/Lug/2017 in news

Dal Gazzettino del 20 luglio 2017

Aeroporto Cortina: Zaia a favore

Pubblicato il 20/Lug/2017 in news

Dal Corriere delle Alpi del 19 luglio 2017
Aeroporto sull’esempio di quello di Asiago. Zaia: modello per Cortina
Per il 2021 a Cortina sarà pronto, probabilmente, solo il progetto esecutivo del Treno delle Dolomiti, mentre dovrebbe essere una realtà il nuovo aeroporto. È ottimista, o meglio fiducioso, il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. C’è l’ok dell’Enac, ma ci sono problemi da risolvere, come il contenzioso tra le Regole e il gruppo di investitori.«Io ho sempre sostenuto l’aeroporto e spero che il dibattito in corso con le Regole si risolva positivamente nell’interesse di Cortina. Il nuovo aeroporto ha necessità di prolungamento, ancorché contenuto, della pista perché la nuova elisuperficie deve essere degna di questo nome».L’investimento è tra i 20 e i 25 milioni di euro. Si prevedono 18 mila viaggiatori l’anno. È un numero sufficiente per far tornare i conti? «Ho in mente l’investimento fatto ad Asiago. Siamo partiti da un piccolo aeroporto e siamo arrivati ad uno scalo in gestione che ci dà circa 22 mila presenze l’anno. Questo è il modello a cui Cortina deve rifarsi». Lei crede che per il 2021 il nuovo scalo possa essere operativo? «Sì, lo credo. Abbiamo la fortuna che c’è un imprenditore che ci crede, quindi le componenti ci sono tutte. È il territorio che deve dire di sì».Il territorio, invece, tentenna. Lo stesso atteggiamento di titubanza che ha per il nuovo Codivilla Putti. Possiamo dire che il Treno delle Dolomiti e l’aeroporto saranno due volani anche per il nuovo centro di riabilitazione che lei già sogna superspecializzato, con pazienti in arrivo da tutta Europa? «Noi siamo impegnati con la gestione che verrà messa a gara. Nel frattempo c’è Oras che si sta occupando del passaggio dal pubblico-privato al pubblico, perché la gestione tornerà all’Usl dopodiché verrà fatta una gara». (fdm)

Treno delle Dolomiti. Confartigianato: «Flussi turistici da intercettare»

Pubblicato il 20/Lug/2017 in news

Dal Corriere delle Alpi del 19 luglio 2017

Confartigianato
Scarzanella: «Flussi turistici da intercettare»
Delle opportunità per la provincia di Belluno grazie alla realizzazione del treno delle Dolomiti parla anche Claudia Scarzanella, neo presidente di Confartigianato Belluno.«Oltre alle molteplici opportunità che il treno delle Dolomiti porterà al nostro territorio, di cui abbiamo letto sui quotidiani in questi giorni, c’è la previsione che riguarda l’inserimento nei flussi: quelli turistici, quelli economici e quelli sociali. È importante, per ovvi motivi, essere dentro questi flussi e perciò serve il nostro massimo impegno perché si creino le condizioni più favorevoli».«Il treno delle Dolomiti, in quanto grande progetto e servizio alla mobilità, permetterà alle terre alte la creazione di una situazione inedita che metterà le basi per un legame più stretto con la pianura e in particolare con Venezia».«Quante volte ci siamo detti che intercettare, anche in minima parte, i flussi turistici che fanno capo a Venezia (oltre 20 milioni di persone) consentirebbe un incremento considerevole di presenze nel nostro territorio. Il treno delle dolomiti, dentro il grande attrattore corso turistico costituito dalle Dolomiti, riassume in sé alcune importanti pre-condizioni: è una modalità comoda, economica, eco sostenibile che, come detto sopra, crea le condizioni più favorevoli per intercettare quei flussi di cui il bellunese abbisogna. Se quanto detto corrisponde alle nostre esigenze, noi bellunesi dovremo avere a cuore il progetto fugando tutti i pericoli che aspetti secondari o di dettaglio possano minarlo alle radici. Parlarne è doveroso, ma sempre con un occhio ai tempi: dieci anni da quando il progetto sarà approvato».

Alleanza contro l’Autostrada Alemagna, firma Memorandum

Pubblicato il 12/Lug/2017 in Comunicati, eventi

Incontro «Whatsalp» a Kartitsch/A: con forze congiunte contro la costruzione di nuove strade di transito attraverso le Alpi.

 

Il 7 luglio 2017 rappresentanti di comuni e della società civile del Veneto, dell’Alto Adige e del Tirolo orientale hanno sottoscritto a Kartitsch/A una dichiarazione congiunta contro l’estensione dell’autostrada Alemagna – prolungamento A27. Un sostegno all’iniziativa è venuto anche dal gruppo di escursionisti «whatsalp».


Di tanto in tanto si riaccende il dibattito sull’autostrada Alemagna, una nuova strada di grande comunicazione transalpina che dovrebbe collegare Monaco di Baviera con Venezia. Ultimamente il Parlamento europeo ha respinto alcuni passaggi del rapporto che fra l’altro ne prevedeva il prolungamento. Nonostante questo i lobbisti operanti a livello UE sollecitano l’approvazione del progetto. Peter Hasslacher, presidente della CIPRA Austria, sottolinea: «Dobbiamo restare sempre all’erta, perché un solo fallimento potrebbe vanificare la resistenza di molti anni.»
L’appello è stato ripreso e ribadito dal gruppo di escursionisti «whatsalp», che il 7 luglio 2017 ha fatto sosta a Kartitsch/A per richiamare l’attenzione sulla situazione. Un prolungamento della Alemagna in direzione Alto Adige interesserebbe direttamente il comune. Nella loro camminata da Vienna a Nizza, gli escursionisti di «Whatsalp» attraversano numerose strade transalpine di grande comunicazione, fra cui i Tauri, il Brennero e il Gottardo. Dominik Siegrist, membro di «whatsalp», ricorda: «Rispetto alla traversata delle Alpi TransALPedes 1992, il traffico è decisamente aumentato.» Da allora si sono aggiunte numerose strade.

In un memorandum congiunto, i critici della Alemagna chiedono l’osservanza rigorosa del Protocollo trasporti della Convenzione delle Alpi, in cui le Parti contraenti rinunciano a nuove strade di grande comunicazione transalpina. In tal modo resta escluso ogni nuovo collegamento di transito fra le autostrade del Brennero e dei Tauri. A Kartitsch i critici auspicano invece un programma comune di assetto territoriale e di sviluppo che favorisca il trasporto ferroviario.

Firma del Memorandum contro i progetti Alemagna e Cavallino, Kartitsch (Osttirol, Austria) 7 luglio 2017

(postato sul sito Whats-alp)

Sulla Pusteria si abbatte una pioggia torrenziale mentre Anton con la sua nuova auto elettrica ci porta su a Sankt Oswald, frazione del comune di Kartitsch. Ci incontriamo al Gasthaus Dorfberg situato sopra il villaggio, da dove lo sguardo scivola sulla valle splendida e tranquilla, dove verrebbe costruita l’autostrada di Alemagna dall’Italia al Tirolo Orientale. È inimmaginabile che questo territoriopossa venir distrutto da un’autostrada. Al Gasthaus Dorfberg questa sera i/le rappresentanti dei Comuni e dell ong del Tirolo, Trentino-Alto Adige/Sudtirolo e Veneto firmano il Memorandum contro i progetti autostrada di Alemagna/traforo del Cavallino. Alle 19:30 il gruppo musicale dei Suonatori di corno da caccia di Kartitsch danno il segnale d’avvio e il sindaco del luogo Josef Ausserlechner saluta la cinquantina di ospiti presenti giunti dall’Italia e dall’Austria. Nel suo intervento ricorda che i progetti relativi all’Alemagna non sono affatto morti e incita i rappresentanti dei Comuni presenti ad opporsi compatti.

Di seguito Benedikt Sauer, che funge da moderatore traducendo perfettamente di volta in volta dal tedesco all’italiano e viceversa, intervista Dominik Siegrist, membro chiave del gruppo Whats-alp, sulle esperienze vissute finora nel loro tour attraverso le Alpi da Vienna a Nizza. Nel discorso entrano le grandi vie di comunicazione trasversale che il gruppo Whatsalp ha incontrato finora o incontrerà: la tangenziale sud di Vienna, l’autostrada Pyhrn, l’autostrada dei Tauri, il Brennero, il San Gottardo ecc. Dominik fa notare che dalla loro traversata delle Alpi nel 1992 TransALPedes è avvenuta la chiusura di una serie di passaggi e che il risultato è una crescita abnorme di altri. Secondo i dati del Rapporto sul traffico del Tirolo la q uantità di merci trasportata attraverso il Brennero è passata dai 15 milioni di tonnellate annue del 1990 ai 30 milioni di oggi, è cioè raddoppiata. Anche sugli altri assi di transito avviene un forte aumento. Se invece si vuole fare qualcosa contro questo stato di cose, l’opposizione all’Alemagna è molto importante, soprattutto a livello locale e regionale.

In qualità di iniziatore del Memorandum Peter Hasslacher, presidente del CIPRA Austria, ringrazia il gruppo internazionale che ha lavorato alla preparazione del testo per la fattiva collaborazione, in particolare Giovanna Deppi della provincia di Belluno. È stata una grande sfida trovare l’esatta formulazione nelle due lingue. Riassume in breve i contenuti del Memorandum. Alessandra Cason di Peraltrestrade legge 6 punti del Memorandum in italiano, Peter Hasslacher gli altri 6 in tedesco, mentre i presenti ricevono il testo scritto bilingue.

Seguono quindi alcuni interventi dei/delle rappresentanti dei Comuni e delle ong:

  • Renzo Bortolot della Magnifica Comunità di Cadore rifiuta i progetti dell’Alemagna e sostiene invece la realizzazione della Ferrovia delle Dolomiti fino a Cortina d’Ampezzo.

  • Ira Conti del Comitato per Altre Strade inquadra la problematica locale nella cornice di una più vasta emergenza planetaria.

  • Klaus-Peter Dissinger dell’Associazione per la Natura e l’Ecologia in Alto Adige/Sudtirolo chiede più regionalità e meno traffico e vuole trasferire il trasporto merci da gomma su rotaia come avviene in Svizzera.

  • Gerhard Unterweger dell’Arge Stop Transit mette in guardia da false promesse; molti esempi hanno dimostrato che le nuove autostrade non portano benefici economici alle regioni periferiche e non frenano assolutamente lo spopolamento.

Successivamente i/le rappresentanti presenti si accostano al tavolo per la firma del Memorandum, accompagnati dal suono solenne dei Suonatori di corna da caccia di Kartitsch, mentre i numerosi rappresentanti della stampa e dei media registravano e fotografavano l’evento. La serata si è conclusa con un piacevole convivio.