News e comunicati



Mondiali: ore contate per il nuovo presidente

Pubblicato il 10/Mag/2017 in news

Dal Gazzettino del 9 maggio 2017 –

Mondiali: ore contate per il nuovo presidente

DE MENECH La nomina del nuovo presidente della fondazione Cortina 2021, che organizzerà i Campionati del mondo di sci alpino, dovrà attendere ancora, almeno sino a giovedì 11 maggio, quando il Comitato olimpico italiano avrà il suo consiglio nazionale elettivo. «In queste settimane siamo stati tutti molto impegnati, in altri adempimenti, a cominciare dal Coni e dal suo presidente Giovanni Malagò, che sta per affrontare il rinnovo del consiglio.

Poi dovremo trovare il tempo per la nomina del presidente della fondazione Cortina 2021», ricorda Roger De Menech, il deputato bellunese incaricato dal governo italiano di occuparsi dei Mondiali sulla Tofana. «Ci stiamo muovendo con molta tranquillità, in modo che, quando sarà il momento, possiamo indicare il nome giusto. In quanto ai nomi, di certo non ne aggiungo di nuovi, a quelli che già si fanno». È trascorso più di un mese dalle dimissioni dell’imprenditore veneto Riccardo Donadon, giunte improvvise il 3 aprile. Nei giorni successivi, a Cortina per partecipare alle giornate di accoglienza alla campionessa paralimpica Bebe Vio, il presidente della Federazione italiana sport invernali Flavio Roda assicurò che, appena dopo Pasqua, sarebbe stato designato il nuovo presidente, di certo veneto.

Da allora sono trascorse altre tre settimane. Ci sono state soltanto voci, indiscrezioni, candidature proposte. L’avvocato Ivone Cacciavillani ha suggerito il cadorino Bortolo Mainardi. C’è chi vorrebbe Maurizio Paniz. All’interno della Fondazione c’è chi vedrebbe di buon occhio Alberto Ghezze, che riassume in sé diverse potenzialità: è veneto; è un fedelissimo del presidente Roda, che lo ha collocato lì; è un tecnico che conosce a fondo lo sci internazionale; è di Cortina, tanto da poter tacitare chi lamenta una scarsa rappresentanza locale, negli organismi decisionali.

Luca Lotti, ministro dello sport, ha ribadito l’appoggio dell’esecutivo ai Mondiali di Cortina, con altri 40 milioni di euro a disposizione delle opere, degli impianti da realizzare in paese, oltre ai 170 milioni per le strade. Ed ha pure annunciato la nomina di un commissario ad acta. «Sono due ruoli ben diversi ammonisce De Menech perché il presidente è una figura organizzativa, voluta da Coni e Fisi. Il commissario, per il quale dobbiamo attendere la conversione in legge del decreto governativo, è una figura tecnica, operativa, che dovrà seguire le opere pubbliche necessarie».

Menorello: «Sulla Pedemontana il governo trovi i fondi»

Pubblicato il 8/Mag/2017 in news

Dal Corriere delle Alpi de 7 maggio 2017 –

Menorello boccia Zaia
«Sulla Pedemontana il governo trovi i fondi»
Il deputato ha interrogato i ministri Delrio e Padoan «C’è bisogno di un altro finanziamento»

PADOVA Dopo aver aperto il fronte del referendum sull’autonomia del Veneto, Domenico Menorello porta in Parlamento un’altra questione strategica del Veneto: la Pedemontana. E chiede al governo cosa intenda fare: se esista o meno la possibilità di assegnare nuovi fondi pubblici dopo i 615 milioni già stanziati dai governo Letta e Renzi. Il ministro Delrio è stato categorico: «Non siamo un bancomat» aveva detto a Vicenza ma il braccio di ferro è iniziato. Il deputato del gruppo Civici e Innovatori, raccoglie l’appello di Arsenale 2022 che per evitare l’addizionale Irpef prevista dal presidente della regione Luca Zaia «ha chiesto al governo un significativo contributo economico».

Menorello chiede quindi ai ministri delle Infrastrutture e dell’Economia se «intendano assumere ogni iniziativa utile alla realizzazione dell’opera nel rispetto della disciplina delle procedure pubbliche, per evitare un ingiusto aggravio del carico fiscale dei veneti, in ultima istanza e se del caso assicurando un positivo riscontro alla richiesta di un contributo statale straordinario». Nel piano strategico delle gran di opere pubbliche, la Pedemontana viene citata ma senza finanziamenti, dato che il ministro Delrio ritiene conclusa la fase straordinaria di supplenza dello Stato nei confronti degli obblighi in carico al privato che ha vinto il project. Menorello non si rassegna e nella sua interrogazione ripercorre tutte le tappe: «La Pedemontana Veneta è un’arteria lunga 94,747km (alla quale si aggiungono 53km di viabilità secondaria) e attraverserà il Vicentino e il Trevigiano connettendosi a 3 autostrade (A4, A31 e A27). I costi previsti nel 2003 erano di 895 milioni, poi saliti a 1,7 miliardi di euro, divenuti nel 2013 ben 2,6 miliardi fino alla quantificazione di 3,301 miliardi di euro come si legge nella recente relazione della Corte dei Conti».

Sul banco degli imputati finisce la Regione Veneto che non ha «azionato i rimedi propri di una concessione assegnata sulla base di una procedura ad evidenza pubblica, ma ha posto le ritenute disfunzioni a carico della fiscalità generale, ripristinando (dopo otto anni) l’addizionale Irpef, per pagare il mutuo che la stessa Regione dovrà accendere, con una rata annua da 16,5 milioni, per concedere ai costruttori dell’aggiudicatario consorzio Sis un contributo da 300milioni di euro, che si aggiunge ai 615milioni già sborsati dallo Stato». Il governo accoglierà l’appello?

(al.sal.)

Indagine della Corte del Conti sul project financing Protonico

Pubblicato il 6/Mag/2017 in news

Dal Corriere delle Alpi del 7 maggio 2017 –

Aperta un’istruttoria sul centro progettato a Mestre, mai costruito ma per il quale l’Usl ha pagato 5,8 milioni
Protonico, ora indaga la Corte dei Conti
I magistrati hanno avviato l’inchiesta sul project della sanità che si è chiuso con un nulla di fatto e con un atto transattivo tra l’ente pubblico e il Consorzio Ptc

VENEZIA La Corte dei Conti del Veneto ha aperto un’inchiesta sul Centro Protonico dell’ospedale di Mestre. Un’istruttoria che intende fare piena luce su una vicenda iniziata 12 anni fa con l’ideazione della struttura di cura e conclusasi nei mesi scorsi con il pagamento da parte delle casse pubbliche di 5,8 milioni di euro a favore dei privati costruttori. Che però quel Centro non l’hanno mai costruito. Ora la magistratura contabile vuole capire se c’è stato un danno erariale e se la decisione di realizzare il Centro era manifestamente infondata. Un lavoro complesso quello della Procura contabile anche perché deve scandagliare un vasto arco temporale e valutare responsabilità in capo a diversi soggetti che si sono succeduti alla guida degli enti pubblici.

La vicenda del Centro Protonico è emblematica e riassume la parabola della finanza di progetto. Un formula che tanto piaceva all’ex governatore Giancarlo Galan il quale l’ha usata abbondantemente, soprattutto in sanità, costruendo opere altrimenti irrealizzabili. Il fatto è che i project hanno finito per indebitare oltremisura il pubblico e l’impatto economico si è fatto sempre più pesante, con canoni annui da versare ai privati divenuti insostenibili. Come, appunto, quello per il Centro Protonico: 30 milioni all’anno per 14 anni da pagare al Consorzio costruttore. Una cifra che – assicurano gli addetti ai lavori – avrebbe sbancato le casse dell’Usl e della Regione. Un costo che evidentemente non spaventava l’allora dg dell’Azienda veneziana Antonio Padoan il quale spinse fortemente per tale opera. Era il 2005, si riteneva che il Centro avrebbe richiamato 1.500 pazienti all’anno e che avrebbe avuto il riconoscimento regionale con relativi finanziamenti. L’incarico venne assegnato al Consorzio Ptc Veneto (Condotte d’Acqua, Gemmo, Medipass, Varian) che però non iniziò mai i lavori; con l’arrivo di Luca Zaia al governo del Veneto, infatti, i project passarono sotto la lente.

Quello sul Centro venne stoppato perché ritenuto troppo oneroso e i pazienti potenziali in numero di gran lunga inferiore rispetto a quelli previsti. I privati risposero con le cause e una richiesta danni di 60 milioni. Lo scorso anno si è arrivati alla transazione: l’ Usl ha versato al Consorzio 5,8 milioni (ricevuti dalla Regione) e ha chiuso il contenzioso. Tutto finito, dunque? Non proprio. Perché la Procura della Corte dei Conti, guidata dal procuratore Paolo Evangelista, vuole ora vederci chiaro. E capire se quei quasi 6 milioni di euro pagati dal pubblico per un Centro che non è mai stato costruito, siano un danno erariale o meno. L’istruttoria è molto complessa, avvertono i magistrati di Palazzo Camerlenghi, perché non si tratta soltanto di stabilire se c’è stato il danno, ma anche a chi imputare eventuali responsabilità. Questo significa andare a vedere se all’epoca in cui venne decisa la costruzione del Centro, essa non era irragionevole e se lo è diventata successivamente per l’intervento di elementi imprevedibili.

Quanto ad eventuali responsabilità, sono di chi avviò il Centro o di chi ha successivamente gestito il project ? Interrogativi sui quali stanno lavorando i magistrati contabili già da alcune settimane. Va ricordato che il procuratore Evangelista ha una competenza specifica in materia: si occupò infatti del Centro Protonico di Trento. L’intervento della Corte trentina contribuì a rimettere in carreggiata la struttura facendola funzionare secondo criteri di tutela della spesa pubblica. E oggi Trento è uno dei centri di riferimento per la cura delle neoplasie infantili.

Sabrina Tomè

Lamon, Anello ferroviario dolomitico, convegno

Pubblicato il 6/Mag/2017 in eventi, news

Dal Gazzettino del 7 maggio 2017 –

Anello ferroviario dolomitico, convegno

Il Comune invita numerosi esperti a confrontarsi sulla tematica

LAMON –  Dai fondi di confine alle opere senza confini – Il ring ferroviario delle Dolomiti è il titolo del convegno che si terrà a Lamon, venerdì 12 maggio dalle 14, al Centro giovani di via Ferd. L’iniziativa, del Comune, punta l’attenzione sull’attualissima tematica dell’anello ferroviario delle Dolomiti e, più in particolare, sulla tratta che interessa il comprensorio del Cismon e cioè la Feltre-Valsugana che potrebbe avere un avvenire economico e turistico.
L’iniziativa inizierà con i saluti del sindaco Vania Malacarne e di Roger De Menech, deputato e presidente del Fondo comuni di confine. Alle 14.30 interverrà l’ingegnere Ezio Facchin, nato a Lamon e residente a Bolzano, commissario straordinario del Governo per le opere di accesso al tunnel del Brennero. Alle 14.50 inizierà la tavola rotonda con Martin Ausserdorfer (presidente Strutture trasporto Alto Adige), Raffaele De Col (responsabile dipartimento infrastrutture e mobilità della Provincia di Trento), Gabriele Pupolin (ex dirigente Rete ferroviaria italiana). Dalle 15.50 sono previsti gli interventi di Mauro Gilmozzi (assessore alle infrastrutture e all’ambiente della Provincia di Trento), di Florian Mussner (assessore all’istruzione e cultura ladina, beni culturali e musei, viabilità e mobilità della Provincia di Bolzano), di Daniela Larese Filon (presidente della Provincia di Belluno), di Valter Bonan (assessore all’ambiente e turismo di Feltre). Infine, ci saranno i contributi dei senatori Raffaela Bellot e Giovanni Piccoli e dei deputati Federico D’Incà e Simonetta Rubinato. Per concludere, alle 16.30 dibattito e alle 16.45 conclusioni con proposte.

(v.b.)

Riparte l’iter per la riapertura dell’aeroporto di Cortina

Pubblicato il 28/Apr/2017 in news

Dal Corriere del Veneto del 27 aprile 2017 –

Il nuovo progetto è pronto, riparte l’iter per la riapertura dell’aeroporto di Cortina
Tra una settimana i documenti saranno consegnati all’Enac

CORTINA D’AMPEZZO L’aeroporto non è più un’idea. A Cortina d’Ampezzo il progetto definitivo è già pronto. «E sarà presentato all’Enac (l’ente nazionale per l’aviazione civile, ndr) nel tempo di una settimana. Forse qualche giorno di più o di meno, ma ci siamo». Parola di Filippo Carbonera, già promotore del Cortina airport restart comitee e ora ad della società che si deve occupare di tradurre il disegno in realtà, la Cortinairport. Carbonera è molto fiducioso. «Non c’è ragione per dire di no – continua -, alla fine si tratta di un’operazione a costo zero per lo Stato, e di un luogo, Fiames, già utilizzato in passato per lo stesso scopo».

Un progetto di massima era stato studiato più di un anno fa. Poi non se ne era più sentito parlare, anche a seguito delle polemiche sulla sicurezza. Erano stati rievocati gli incidenti del passato – quelli relativi al Twin Otter 100 (1967) e il Cessna 206 (1976) – che avevano portato alla chiusura della pista, nel 1976. «Ma era un’altra epoca – dice Carbonera –, oggi la tecnologia consente di realizzare piste del tutto sicure: ci sono i visori notturni e la guida senza pilota. È cambiato tutto. Inoltre, chi vorrà utilizzare la pista, dovrà essere munito di speciali certificazioni». Ma a che serve un aeroporto a Cortina? «Come dicevo, il mondo è cambiato: oggi i ricchi possono comprare tutto tranne il tempo. Noi possiamo accorciare il tempo degli spostamenti, allungando quello della permanenza. È un servizio ai ricchi ma, indirettamente, a tutta la città, soprattutto in vista dei mondiali del 2021».

La pista è attualmente lunga poco più di un km. Considerando tutto lo spazio necessario per il decollo, sarà portata a 1.580 metri. «E sarà larga 30 metri, per aerei di classe B; e cioè sino a 40 tonnellate. Ma la nostra idea è quella di far atterrare e decollare mezzi di 15 tonnellate, con 19 posti». Sta di fatto che sarà necessario estendere il tracciato. E qui ci sono di mezzo le Regole. «Alle Regole abbiamo presentato un primo progetto più corto di quello che illustreremo sia all’Enac, che alle stesse Regole. Ci avevano dato pochi mesi, e abbiamo sforato i termini. Inoltre, non potevano deliberare senza il progetto definitivo – continua -, ma nel frattempo era cambiata la normativa di riferimento, ora Easa (European aviation safety agency, ndr). Ma ora c’è un’importante apertura: le Regole dicono che dedicheranno una seduta all’analisi del piano, quando l’avranno in mano». Se Carbonera è l’ad, il presidente è il noto albergatore Gherardo Manaigo.

Il finanziatore, invece, è Bruno Zago, il «re della carta riciclata», perché amministratore delegato del gruppo Pro-gest di Ospedaletto d’Istrana (Treviso). Ma alla fine, quanto costerà l’intera operazione? «Tra i 15 e i 20 milioni di euro – afferma Carbonera –ma anche la progettazione è costata un po’. Collabora con noi un ingegnere specializzato in aeroporti, di cui non posso ancora rivelare il nome. Ma anche importanti consulenti, come il comandante di 747 Giuseppe Liva, o come gli esperti Paul Frei (elicotterista, ndr) e Gianvittorio Parolari». Tra i servizi aeroportuali: aree per i clienti, uffici, una sala riunioni, un salone per meeting, un locale di isolamento veterinario, aree di emergenza e altro. «E poi – conclude – importanti showroom, per prodotti di eccellenza del Made in Italy». A proposito di Cortina, infine, si presenta alle elezioni anche Gianpietro Ghedina, a capo della lista “Sistema Cortina”. Il programma sarà presentato nei prossimi giorni.
Marco de’ Francesco

Aeroporto Cortina, la palla passa alle Regole

Pubblicato il 23/Apr/2017 in news

Dal Corriere delle Alpi del 22 aprile 2017 –

Il tema sarà portato in assemblea nelle comunicazioni: documentazione insufficiente per discuterne all’ordine del giorno

Aeroporto, la palla passa alle Regole
Il presidente del comitato: abbiamo elaborato un progetto praticamente definitivo che a giorni verrà presentato agli organi di Stato.

CORTINA La riattivazione dell’aeroporto di Cortina sarà uno dei temi che il presidente delle Regole, Gianfrancesco Demenego, porterà all’attenzione dei consorti nell’assemblea generale di domani alle 16,30 all’Alexander Girardi. Le Regole sono interessate sia in quanto proprietarie dei terreni posti a sud dell’avio superficie di Fiames, sia perché l’area è al confine con il Parco naturale gestito dalle Regole stesse. L’argomento non è stato inserito all’ordine del giorno, ma solamente nelle comunicazioni, in quanto, secondo quanto scritto sul foglio di presentazione degli argomenti da trattare in assemblea, inviato nei giorni scorsi ai regolieri, «la documentazione presentata dal Comitato entro il termine del Laudo del 31 gennaio non era sufficiente».

Le Regole avevano concesso qualche giorno in più ai proponenti di Cortinairport per completare la documentazione, «ma quanto consegnato non risponde ai requisiti minimi previsti per legge e necessari per avviare la pratica». Cortinairport Restart Committee, così, ieri ha preso posizione per sottolineare gli sforzi fatti. «In una prima presentazione della documentazione necessaria alla richiesta di una possibile cessione in utilizzo di una porzione di territorio a sud della attuale pista», sottolinea Fabrizio Carbonera, «dall’istituto regoliero ci sono stati richiesti una serie di documentazioni a corredo. La prima documentazione inviata che chiedeva solo la disponibilità alla cessione veniva considerata insoddisfacente, tanto che l’istituto provvedeva a richiedere una ulteriore cospicua integrazione comprendente anche progetti definitivi, definizioni operative e strutturali definitive, individuazione e definizione di aree certe in concambio dei terreni concessi ed altro che, in una situazione di incertezza del posizionamento della pista ed in merito alla normativa aeroportuale internazionale che stava traslando da Enac ad Easa, ci rendeva estremamente difficoltoso e in parte inutile dare conforto per tutto quanto richiesto». Un ulteriore sforzo è stato tuttavia fatto da Cortinairport elaborando anche un progetto «ancora più rispettoso dell’ambiente circostante con pesanti miglioramenti ed utilità anche in favore dell’istituto stesso», con circa 500 pagine di documenti e – sottolinea Carbonera – «una costosissima Valutazione di impatto ambientale, per legge non obbligatoria per il tipo di pista prevista dal progetto».

Carbonera sottolinea che dall’istituto regoliero è arrivata l’apertura ad «una possibile ipotesi di cessione dei terreni ed a una nuova presentazione straordinaria ai soci. Sulla base di questa risposta, Cortinarport ha provveduto ad elaborare un progetto praticamente definitivo che a giorni verrà presentato agli organi di Stato (Enac) per le concessioni aeronautiche e ha presentato fin dal febbraio al Comune una proposta commerciale ufficiale per la riattivazione delle attività aeronautiche e per l’affitto della zona aeroportuale».

«In qualsiasi momento Cortinairport si rende disponibile ad incontrare sia le forze economiche sia la cittadinanza e i componenti dell’antico sodalizio, per continuare quel discorso di collaborazione che ritiene sia necessario ed ineluttabile ogni qual volta si intraprendano strade che coinvolgono le realtà locali e sociali», si legge ancora nella nota firmata da Fabrizio Carbonera, presidente del Comitato.

Marina Menardi

Accordo Trenitalia-Dolomitibus, più bici sui treni

Pubblicato il 23/Apr/2017 in news

Dal Corriere delle Alpi del 22 aprile 2017 –

Accordo Trenitalia-Dolomitibus. Più bici sui treni

CALALZO Si consolida e si amplia il servizio di trasporto delle bici sui treni e sui pullman di Dolomitibus. L’opportunità organizzata ormai da due anni, da parte di Trenitalia, della società bellunese di trasporto pubblico e della Regione registrerà, per l’estate prossima, importanti novità. «Abbiamo raggiunto un accordo importante con Trenitalia e la Regione», annuncia Giuseppe Pat, presidente di Dolomitibus, «per cui dai primi giorni di giugno arriveranno i treni da Venezia e da Padova, ogni sabato e domenica, con le bici a bordo e, dalla stazione di Calalzo, faremo partire due autobus, con carrello al seguito, uno verso Cortina, Carbonin e Misurina, l’altro attraverso il Cadore, Auronzo, Misurina, che proseguiranno ciascuno, di ritorno verso Calalzo. Via Auronzo il primo, via Cortina il secondo». Si creerà, di conseguenza, un anello di trasporto pubblico che potrà essere utilizzato anche da qualsiasi altro viaggiatore, oltre agli appassionati di bike.

Quindi, qualsiasi utente che salirà, ad esempio, a Venezia, con “Unica Veneto” viaggerà fino a destinazione, prima con il treno e poi con il pullman, avendo la disponibilità a scendere in qualsiasi fermata programmata. Da Misurina, l’escursionista piuttosto che il ciclista avranno l’opportunità di salire, tanto per esemplificare, sino alle Tre Cime di Lavaredo. Le bicilette potranno essere noleggiate anche lungo i percorsi. Un accordo in questo senso è prossimo alla definizione tra la stessa società Dolomiti Bus e gli operatori turistici, i Consorzi in particolare. «Il cicloturismo sta crescendo con percentuali a due cifre ogni anno», sottolinea Pat, con soddisfazione. «La prossima estate potrebbe essere quella decisiva per il definitivo lancio». Il nuovo servizio sarà comunicato in via ufficiale dalla Regione attraverso l’assessore Elisa De Berti. Dolomitibus e Trenitalia, nel frattempo, stanno definendo tutti gli orari di arrivo e di partenza, concordandoli, tra l’altro, con le associazioni turistiche, gli albergatori, i rifugisti. Una grande manifestazione di apertura della nuova stagione sarà organizzata dalla Regione, da Trenitalia e da Dolomiti Bus, sempre ai primi di giugno, in collaborazione con tutti i Comuni interessati e le categorie economiche.

La prossima, insomma, sarà la stagione del turismo finalmente sostenibile. Per il primo settembre, intanto, sarà completato l’iter tecnico e funzionale della tessera elettronica “Unica Veneto”, il biglietto che vale tanto per Trenitalia che per Dolomitibus. Presentato a Belluno a febbraio, alla presenza, tra gli altri, del presidente della Regione Luca Zaia, ha registrato qualche difficoltà di implementazione che, però, adesso è in via di superamento. «Con l’avvio del nuovo anno scolastico», ha fatto sapere, in questi giorni, il presidente di Dolomitibus, «sono previsti gli ultimi adempimenti. Quindi, qualsiasi cliente potrà andare nelle biglietterie delle stazioni ferroviarie e di Dolomiti Bus e acquistare il tagliando o l’abbonamento».

La flotta Dolomitibus è stata attrezzata con i nuovi sistemi di bordo; adesso il problema è di far dialogare i sistemi a bordo macchine e a terra. I tecnici di Dolomitibus stanno inoltre lavorando per far partire, entro l’estate, l’app sul telefonino, in modo da acquistare più facilmente i biglietti, controllare gli orari, verificare i percorsi. Fino a questo momento sono state distribuite da Dolomiti Bus tre mila tessere, un po’ meno da Trenitalia.

Francesco Dal Mas

La variante parta da Damos

Pubblicato il 22/Apr/2017 in news

Dal Corriere delle Alpi del 21 aprile 2017 –

La variante parta da Damos

PIEVE DI CADORE I rappresentanti delle oltre quaranta attività commerciali che hanno partecipato all’incontro promosso dal “Comitato Variante Tai di Cadore”, hanno detto sì alla costruzione in tempi brevi della galleria che dovrebbe liberare il centro del paese dal traffico pesante.

Non si trovano però d’accordo con il progetto presentato dall’Anas in municipio di Pieve. «Fatto salvo il desiderio di poter avere il centro abitato di Tai tranquillo e libero dal traffico asfissiante», spiegano Andrea Gracis e Renato Tabacchi, portavoci del comitato, «la popolazione si rende conto che oggi ciò è possibile solo realizzando un tunnel che impedisca l’attraversamento del paese da parte del traffico commerciale e turistico diretto a Cortina e nel Nord Europa». «Ma il progetto di variante presentato dall’Anas nei mesi scorsi», aggiungono, «pur essendo apprezzabile, specialmente nel lato verso Cortina, presenta delle problematiche da risolvere in fase di progettazione definitiva dell’opera». «Dalle notizie a nostra conoscenza», prosegue Tabacchi, «la Conferenza dei servizi Anas-Comuni, chiamata ad approvare i progetti definitivi ed esecutivi, dovrebbe svolgersi il prossimo mese di luglio. Ci sarebbe, pertanto, tutto il tempo necessario per presentare la nostra proposta per la modifica del progetto, che eliminasse le problematiche emerse in questi mesi. È per questo che abbiamo commissionato all’ingegnere Grazioso Piazza, lo stesso che ha relazionato durante l’incontro che si è svolto al Cos-Mo il 4 marzo, un progetto che consenta di capire e valutare quali sono e saranno i flussi di traffico che interessano la strada attuale e la variante alla strada statale n° 51 di Alemagna».

«Lo studio», aggiunge Gracis, «verrà a costare circa 3 mila, una cifra che potrà essere sostenuta dal Comitato solo se ci saranno numerose adesioni da parte delle attività produttive del territorio». «Il documento», prosegue Gracis, «dovrebbe servire come appoggio al progetto di modifica che il Comitato ha intenzione di portare alla Conferenza dei sindaci di luglio. A dire il vero, abbiamo già presentato la nostra proposta, ma nonostante sia trascorso già più di un mese, non abbiamo avuto riscontri». Qual è la vostra proposta? «Il progetto Anas prevede nella zona del Bar Ragno una rotonda di 70 metri, nella quale dovrebbe confluire tutto il traffico proveniente da Belluno, dal tunnel, da Auronzo, da Pieve e da Tai, traffico che dovrebbe essere poi smaltito verso le varie destinazioni, compresa la Val Boite. Così stando le cose, però, sulla rotonda andrebe a crearsi un intasamento notevole che rallenterebbe il suo smaltimento.

La proposta del Comitato sarebbe di anticipare l’ingresso del tunnel alla zona di Damos, per uscire come previsto dal progetto Anas alla colonia di Montagnana. È vero, la galleria sarebbe 400 metri più lunga, ma il maggior costo potrebbe essere in parte ammortizzato dal fatto che non servirebbe più realizzare la grande rotonda, visto che il traffico che non entra in galleria correrebbe sulla strada attuale, con un unico sovrapasso all’ingresso del tunnel». E per il traffico strettamente locale? «Sarebbe sufficiente una minirotonda all’uscita dell’attuale galleria di Pieve, che risolverebbe tutti i problemi».

«È necessario specificare», conclude Andrea Gracis, «che la proposta del Comitato nulla ha a che fare con la lista civica Progetto Cadore, anch’essa favorevole alla tangenziale».

Vittore Doro