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NOVEMBRE

Corriere delle Alpi  27.11.2007

Prade nella diversità lo segue: «Quello che si fa qui lo decidiamo noi»

Fop: «L’autostrada non si farà vendiamo le quote della società»

BELLUNO. La Società per l’autostrada di Alemagna non ha senso e l’opera non si farà mai perché non serve. Piermario Fop, sindaco di Calalzo, chiede al Consorzio Bim e a tutti i colleghi cadorini di rinunciare alle quote della società e di provare a venderle alla Provincia di Treviso. Una proposta, non una provocazione, che aprirà un confronto tra i sindaci, anche se ieri alla fine si è deciso di votare le modifiche statutarie e di partecipare alla prossima assemblea dei soci di Alemagna spa. Il cda infatti sta per convocare i soci, entro metà dicembre, per approvare il nuovo statuto e le linee di indirizzo con le quali si intende rilanciare la società. A sostenere Fop, anche se partendo da un diverso approccio, c’è anche il sindaco di Belluno Antonio Prade.
 Gli enti locali bellunesi detengono il 13,94% delle quote della società per l’autostrada, di cui il 3,9% del Consorzio Bim. Il presidente Giovanni Piccoli lancia la proposta: «Serve una grande discussione sull’autostrada».
 Fop (nella foto) racconta la sua esperienza: «Si fa un sacco di demagogia sull’autostrada, ma essa ci distrae da altre cose che invece si potrebbero fare». Intervistato da una società interessata come esponente del “no”, Fop è stato poi invitato a Venezia, a Palazzo Balbi, per un dibattito con i massimi esponenti della Regione, dell’Anas e delle Società autostradali insistenti nel Veneto, per parlare di capitalismo nelle reti e delle problematiche nelle grandi infrastrutture. «Ho scoperto che manca totalmente una programmazione e per questo le banche non investono e quindi mancano i soldi», racconta Fop. «Poi si è parlato delle opere che servono davvero. L’Alemagna non è nell’elenco e anzi i presenti hanno affermato che la società andrebbe chiusa “perché non serve e non si farà mai”. Dobbiamo lavorare a obiettivi raggiungibili», insiste Fop, «e dagli altri sindaci vorrei rispetto per i territori devastati dall’autostrada». Fop accusa la Provincia di aver steso una delibera di “assoluta ambiguità” e annuncia la volontà di vendere le quote del Cadore. Gli fa eco Prade: «Cosa è successo in 40 anni? O si porta a casa qualcosa subito e è ora di archiviare definitivamente. Sul merito ha ragione Fop: qui decidiamo noi». Prade critica il Piano strategico della Provincia: «Atto politico non istituzionale. Dobbiamo poter argomentare senza vincoli: siano i Comuni a determinare le scelte». (i.a.)

 

 

Carta EstNord  23.11.2007

MONTAGNA  Rolling stones

Le montagne rimangono ai margini di una crescita pensata a misura di un territorio piatto. Ecco perché sono fallite le politiche perla montagna. Un'intervista a Franceschino Barazzutti

di Gianni Belloni

Franceschino Barazzutti, portavoce dell'associazione culturale Movimento Mont, è stato per lunghi anni sindaco di Cavazzo Carnico, è presidente dell'associazione dei sindaci della ricostruzione del Friuli terremotato. È stato consigliere regionale del Pdup e successivamente leader dei Verdi. Ci incontriamo nella sua casa di Tolmezzo, in una bella e pungente mattina d'autunno.

Le montagne sono poste a corona della pianura e caratterizzano il paesaggio del Friuli Venezia Giulia. Lo stesso si può dire per le politiche regionali?

No, decisamente no. La politica regionale interviene saltuariamente per tamponare falle che sorgano oggettivamente, perché il territorio è disastrato per una trascuratezza secolare. Al fondo c'è un atteggiamento complessivo, una cultura per cui la montagna «pesa».

Si ha l'impressione a volte che gli interventi avvengono solo quando c'è il pericolo che la montagna precipiti a valle e che si intervengo per non venire travolti. Di piani per la montagna, nella mia lunga vita, ne ho viste a bizzeffe, con denominazioni più o meno fiorite, ma la sostanza è sempre quella.

Oggi si è scoperto il turismo, sembra questa la chiave di volta. Penso che il turismo possa avere un ruolo importante, ma occorre vedere quale turismo vogliamo e poi legato a cosa. In montagna hanno ammazzato l'agricoltura, non ci sono prodotti tipici e il turista non viene certo qui per mangiare la mozzarella. Prendiamo l'esempio del latte Carnia, un bel logo che richiama direttamente le nostre montagne: in realtà lo stabilimento è a Campoformido, nella bassa friulana, il latte non so da dove venga, quel che è certo è che non viene da queste montagne.

È come se vi avessero sottratto un marchio?

Certo. C'è un altro caso clamoroso: anche il formaggio Montasio, si fa a Campoformido e Montasio è il nome di una montagna che è qui, in Carnia, dove un tempo si produceva un formaggio tipico di queste zone.

Resiste solo il prosciutto Sauris grazie all'intelligenza e la tenacia di un imprenditore locale in un borgo in quota di poche centinaia di persone.

Una data importante nella storia recente della Carnia è la grande manifestazione che si è svolta a Tolmezzo nel dicembre del 2005 contro l'elettrodotto dove si è assistito ad un grande coinvolgimento degli abitanti per le sorti del loro territorio. Questi movimenti sono un segno di una progettualità altra?

Sono una reazione a quella che è una vera e propria sopraffazione di un potere regionale, e non solo, che proprio perché considera questa zona depressa economicamente e politicamente la ritengono già a priori al servizio delle scelte dei poteri forti.

L' elettrodotto e l'autostrada Cadore - Carnia sono due infrastrutture che sembrano condividere la stessa logica: attraversare i luoghi e i territori e non servirli.

Certo! La montagna è un peso, politicamente conta poco, perché siamo in pochi e perché i nostri rappresentanti non vogliono contare, e così siamo ridotti a territorio di transito, punto e basta.

La gente ha reagito perché i progetti proposti sono del tutto illogici e la gente ha davanti agli occhi l'esperienza del Canal del Ferro, la valle che da Amaro va a Tarvisio, in cui prima, quando per la valle passava la storica ferrovia Venezia - Vienna, le cose andavano bene, ma quando poi nella ricostruzione del dopo terremoto si è lanciata l'autostrada, la nuova ferrovia e l'ammodernamento delle zone industriali nel fondo valle, è iniziato il declino.

Le nuove infrastrutture - l'autostrada e la nuova ferrovia - hanno messo in ginocchio l'economia della valle che si è ridotta ad un'area di passaggio.

L'impresa diventa l'ideologia dominante, questo è un dato evidente. Ma rispetto ai problemi della montagna questa ideologia mostra le corde.

Non c'è dubbio. Prendiamo l'esempio di Osoppo, lì esiste una zona industriale, è stata costruita per contenere a suo tempo l'emigrazione, tutto ciò che sta sopra Osoppo viene considerato area a servizio di quelle attività produttive, come manodopera, come risorse, eccetera.

Sono state costruite le zone industriali nei fondo valle e le montagne si sono spopolate. Un altro esempio di come non si riesca, per limiti culturali evidenti, ad elaborare una politica seria per la montagna è il turismo.

L'obiettivo dello sviluppo del turismo si traduce solo in investimenti infrastrutturali e immobiliari: a Passo Pramollo, a Sella Nevea, sullo Zoncolan. Si cerca di adattare, anche plasticamente nel caso dello Zoncolan, la montagna alla pista da sci o alle residenze immobiliari per i turisti.

Quando si parla di Carnia l'elemento che salta agli occhi è quella di una forte coscienza dell'identità locale. Lei valuta questo come una risorsa o come un rischio di chiusura?

Io la vedo come una risorsa. Questa nostra caratteristica non l'abbiamo persa nemmeno quando la nostra gente, i «cramars», giravano tutta l'Europa e, tornando, portavano dall'Europa quello che di meglio trovavamo in giro come gli innesti con i quali innestare peri e meli, ma anche innesti metaforici: la storia del socialismo in Carnia trova le radici negli emigrati che stavano in Germania. L'identità si è costruita di questi apporti plurali.

In val Pesarina c'era una forte presenza anarchica grazie a gente che aveva conosciuto Anna Kuliscioff, Michail Bakunin, era gente che sapeva il fatto proprio. Noi vogliamo che siano conosciute queste cose. La battaglia che facemmo per avere la provincia dell'alto Friuli, qualche anno fa, con tutti i limiti dell'istituzione provincia, era un modo per vedere riconosciuta una forma istituzionale di autogoverno. È una comunità che ha una storia e che si riconosce. Per chi vuole usare il territorio solo per transiti noi diciamo di no.

Un altro tema di conflitto storico che ha attraversato queste zone è quello dell'acqua.

Nella nostra concezione l'acqua era una dea, i nostri vecchi avevano una cura certosina per la manutenzione dei torrenti. La fontana del paese era un luogo fondamentale di incontro sociale e vigeva una forma di autogoverno della risorsa acqua. Con la legge Galli, il governo regionale procede a duna applicazione rigida e delimita gli ambito territoriali a livello di provincia per cui i paesi carnici condividono lo stesso Ato con Lignano.

Viene la gestione ai comuni e, a Udine, costituiscono una società di gestione, la «Carnia Acque» che gestisce una cinquantina di comuni della Carnia e del Tarvisiano. Le persone che prima se aveva un problema incontrava il sindaco o il consigliere comunale per strada e il problema era risolto, adesso, dalle valli, magari anziana, deve scendere giù a Tolmezzo.

Complicare il mondo e la vita alle persone: questo hanno fatto! Abbiamo raccolto, su 30 mila elettori, 6 mila firme perché venisse lasciata, nel rispetto dei principi generali, la gestione lasciarle ai comuni. La petizione non è stata neppure esaminata.

 

ALTRE STRADE

Contrapporsi al progetto di costruzione del collegamento autostradale tra la Carnia e il Cadore. Questo il principale obiettivo del comitato Per Altre Strade - Dolomiti, nato ufficialmente nel marzo 2007 [ma già attivo dal 2005]. II comitato unisce idealmente i paesi della Val Tagliamento con quelli della Valle del Piave e del Boite, fino a Cortina, allo scopo di unire culture diverse e condividere percorsi comuni. «Per noi il progetto del collegamento autostradale è inaccettabile - sottolinea Ma­rio Comis - Ci battiamo per un rinnovamento, in difesa della montagna, ma senza che si debba costruire alcuna autostrada». Il progetto prevede una infrastruttura lunga 85 chilometri, di cui 42 in galleria e 6 su viadotto. Il tutto per un costo di circa 3 miliardi di euro. Tale progetto si concretizza con un accordo tra i due governatori del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, e del Veneto, Giancarlo Galan, allo scopo di trovare una alternativa alla contestata ipotesi di costruzione di un'altra autostrada che da Belluno, passando per Cortina D'Ampezzo, doveva raggiungere l'Austria. Il nuovo progetto prevede il congiungimento dell'autostrada A23 con la A27, allo scopo di permettere alle merci venete di raggiungere l'Austria e i paesi dell'Est. Del «patto tacito» tra i due governatori regionali e del progetto autostradale tra la Carnia e il Cadore, le popolazioni locali non erano state né informate, né coinvolte. «L'alternativa che noi riteniamo essere la più rispettosa dell'ambiente montano - spiega Mario Comis, - è la revisione della attuale della statale 52, per permettere un flusso adeguato, rapido e comodo, dei mezzi pesanti che devono raggiungere i paesi con più industrie, come Cortina d'Ampezzo. Tutto ciò in linea con il Protocollo di Kyoto, con il Protocollo dei Trasporti [Convenzione delle Alpi], con le direttive europee in materia d'inquinamento e di difesa degli ecosistemi naturali». C'è tempo fino al 12 dicembre perché le amministrazioni comunali presentino osservazioni per la modifica del Piano Territoriale Regionale, prima della sua approvazione. Se il progetto dell'autostrada dovesse essere approvato all'interno dei Piano territoriale regionale, basterebbero dieci anni per realizzarlo.

 

 

Corriere delle Alpi  03.11.2007

Pas Dolomiti lancia l’allarme: «E’ un passo avanti sostanziale»

«Il raccordo è già nel Ptr del Friuli»

CADORE. «Il collegamento A27/A23 è già nel piano territoriale regionale del Friuli: un procedimento che non tiene conto del parere di Comuni e popolazioni interessate e della Convenzione delle Alpi; ora rivolgeremo la nostra protesta ad “Agenda 21” e Comunità Europa». L’allarme è del Pas Dolomiti, il comitato che si oppone all’imponente opera viaria tra Cadore e Carnia. «Siamo venuti a conoscenza», spiega il sodalizio, «della pubblicazione sul Bur del nuovo Ptr della Regione Friuli: in esso è prevista, sulla base di uno studio di fattibilità redatto dall’Anas, la realizzazione dell’autostrada».  Secondo l’associazione, si tratta di un deciso passo avanti tecnico-formale in favore dell’A27-A23, che però suscita malcelata delusione. «Nella scorsa primavera una bozza era già stata inviata ai Comuni interessati dal progetto», afferma il Comitato, «certo anche a motivo dei diversi convegni di vallata da noi organizzati per informare la popolazione dell’esistenza e della portata dell’opera. Ebbene a tali incontri, pur puntualmente invitati, non sono mai intervenuti i soggetti istituzionali, che non hanno colto l’opportunità di un aperto confronto, perso l’occasione di poter informare la gente dei territori attraversati dal collegamento, e dunque scelto di non condividere le scelte politiche ed economiche che hanno condotto a determinate valutazioni. Ma refrattari al richiamo proveniente dal basso non si sono dimostrati solo i referenti regionali: anche i Comuni, con i loro sindaci, non hanno ancora provveduto a informare adeguatamente la popolazione. Il termine ultimo per depositare eventuali osservazioni riguardanti il piano dell’opera è fissato al 18 dicembre: ma la loro accettazione preventiva pare comunque subordinata all’approvazione del PTR». Ma cosa risulterebbe, di particolarmente grave, dal piano territoriale friulano? «Imprecisioni e falsità», secondo PAS Dolomiti, «per esempio nell’affermare che si è offerta a tutti i portatori di interessi la possibilità di esercitare il diritto a partecipare alle scelte decisionali inerenti al territorio, o nel definire lo stesso PTR quale occasione di confronto e impegno per tutti i cittadini, per un’interazione tra popolazione, Regione e strategie di sviluppo. In realtà le premesse relative a questo documento appaiono in netto contrasto con le procedure attuate e precedenti alla pubblicazione». Da qui la decisione di richiamare l’attenzione del direttore di “Agenda 21” sulla procedura attuata e sulle richieste conseguentemente inoltrate ai Comuni, annuncia PAS Dolomiti, «e l’intenzione di evidenziare nelle sedi opportune, previste dalla Comunità Europea, l’evidente inconciliabilità del piano territoriale del Friuli con le vigenti direttive della CE. Tutti gli altri programmi infatti prevedono per le zone montane, Carnia e Cadore compresi, uno sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale; per non parlare della Convenzione delle Alpi e del suo riferimento al Protocollo dei Trasporti, ratificato anche dall’Italia». (a.b.)