Home Page
per ogni contatto  peraltrestrade@libero.it          sezione Cadore  gd-pas@libero.it

 

Home Chi siamo Novità Comunicati Stampa Rassegna Stampa Documenti Contributi Autostrada Iniziative Foto Video Statuto Contatti Links

Tesi di laurea - Cecilia Alzetta

Cosa dicono, Rassegna stampa, Varie

2003    2004    2005    2006    2007  2008    2009    2010  2011  ultime...

gennaio     febbraio     marzo     aprile    maggio    giugno    luglio    agosto    settembre    novembre    dicembre

 

OTTOBRE

Il Gazzettino  27.10.2007

Pordenone

Mauro Corona si schiera con Tondo, poi riceve Illy

Erto Casso

Nostro inviato

Mai svegliare il can che dorme, son quasi sempre guai. E in effetti Mauro Corona mai si sarebbe sognato di convocare una conferenza stampa nel suo laboratorio di Erto, non fosse che, nel municipio del paese, che dista solo dieci metri, ieri mattina si era data appuntamento la Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia al gran completo. Così, quando telecamere e cronisti, in attesa della fine dei lavori dell'esecutivo, lo hanno raggiunto per un saluto, il poliedrico artista ha colto l'occasione che attendeva da anni, avendo già annunciato la propria personale battaglia contro chi ha autorizzato l'invasione dei Tir in Valcellina in numerose apparizioni televisive. Ma un conto è mandarlo a dire, un altro togliersi il sassolino dalla scarpa a casa propria.

«Se Renzo Tondo si propone come candidato della Casa delle libertà alle elezioni regionali lo stravoto e farò campagna elettorale in suo favore in tutto il Friuli Venezia Giulia» ha esordito lo scrittore. Una dichiarazione d'affetti da un lato, «è un amico, mio e della nostra montagna», ma un attacco frontale dall'altro verso «chi ha permesso che ci massacrassero coi Tir senza fare nulla». «Per la prima volta ha precisato Corona passo di là, con la destra, lo faccio in maniera convinta». Prima di congedarsi, ha poi difeso il presidente della Provincia di Udine, Strassoldo, al centro del caso politico di questi giorni: «Il suo è stato un gesto nobile, d'altri tempi. Ha messo nero su bianco, ma nessuno l'ha capito. Di solito promettono l'anima in nero, mentre lui l'ha scritto. Ha tutta la mia solidarietà, non si pugnala un uomo alle spalle».

Quindi ha tranquillamente ricevuto Illy (ignaro del sostegno appena garantito a Tondo) nel suo studiolo. Cinque minuti di convenevoli e la dedica reciproca nei rispettivi libri. Poi il commiato, senza parlare di politica. «Perché ha spiegato Corona avevo assicurato al mio amico sindaco di non rovinargli la festa con qualche sceneggiata».  Lorenzo Padovan

 

Messaggero Veneto  27.10.2007

E lo scrittore Mauro Corona incontra Illy: Strassoldo fa bene, nel 2008 voto Tondo

ERTO E CASSO. «Alle prossime elezioni se si candida stravoto Renzo Tondo e gli faccio campagna elettorale in tutta la regione». Inatteso "spot" dello scrittore Mauro Corona a favore dell'ex presidente della Regione, il forzista Renzo Tondo, proprio nel giorno della visita al suo paese di Riccardo Illy. Mentre si accingeva a riceverlo nel laboratorio artistico, Corona ha spiegato: «Se Tondo si candida alle regionali lo stravoto e farò campagna elettorale in suo favore in tutta la regione». Per Corona sarà la «prima volta che passo di là, a destra. Del resto - ha spiegato - qui ci massacrano coi tir, perchè la gente ormai è pavida, ha voglia di stare in pace, davanti alla tv, al calcio e con una donnina al fianco. Un comportamento troppo remissivo». Corona ha ironizzato: «Nemmeno all'epoca del disastro del Vajont ho visto tante auto blu, al massimo ce n'era qualcuna dei ministri. Hanno dovuto spostare anche gli apecar. Ma finalmente si sono degnati di mettere piede in valle, meglio tardi che mai». Corona ha donato il suo ultimo libro "Cani, camosci e cuculi (e un corvo)" a Illy, che lo ha omaggiato a sua volta, con tanto di dedica («Con gratitudine per quanto fa per promuovere la sua montagna»), del suo "La rana cinese". «Questo suo poco apparire - ha detto Corona di Illy - nasconde una grande forza e lo ammiro». Lo scrittore ha pure stilizzato un biglietto "istantaneo" all'assessore Enzo Marsilio. Naturalmente soddisfatto Tondo, che di Corona ha letto tutti i libri: «La stima è reciproca e incondizionata, abbiamo fatto tante iniziative insieme. E ha saputo avvicinare mio figlio alla lettura».

Dopo la visita, Corona ha espresso solidarietà al presidente della Provincia di Udine, Marzio Strassoldo: «Non si pugnala un uomo alle spalle. Mi dispiace per quanto gli sta accadendo. Il suo - ha aggiunto riferendosi al "contratto" con l'ex vicesindaco di Udine, Tavoschi - è un gesto nobile. Ha messo nero su bianco un patto rispetto a chi promette l'anima in nero». Strassoldo «mi stava simpatico già da quando ritirò in Valcellina il premio "Leone Magno", circa 25 anni fa. Ci ammonì di salvaguardare la valle dal traffico pesante. Aveva già capito che sarebbe stata regalata ai Tir». (e.l)

 

 

Corriere delle Alpi  27.10.2007

L'intervento

La montagna sarà una risorsa per il «terzo Veneto»

OSCAR DE BONA*

«Una politica territoriale per la montagna veneta deve considerare non solo la diversità rispetto all’esterno, alla pianura, ma anche la differenziazione al suo interno: in una stessa provincia, dove le vallate affrontano diversi processi di sviluppo o di declino, che conservano in maggiore o minore misura una significativa cultura locale o attivano azioni di resistenza al declino, ma addirittura in una stessa vallata che, come spesso accade, può essere colpita dall’abbandono nelle frazioni più alte, ma essere area di urbanizzazione nel fondovalle..... Il sistema degli obiettivi e delle azioni del Ptrc si fonda su alcuni principi imprescindibili. In primo luogo il riconoscimento della fragilità del territorio montano e dell’importanza del presidio dell’uomo a garanzia di manutenzione del territorio; poi la necessità di comprendere e tutelare una civiltà alpina che è in realtà un insieme variegato di culture (si pensi alle numerose minoranze presenti nella montagna veneta, dai Lessini a Sappada); il riconoscimento dello straordinario valore ambientale di questi territori, preziosi habitat per specie rare e protette; infine, ma non ultima, la necessità della responsabilizzazione delle amministrazioni e degli abitanti nella gestione sostenibile del proprio territorio; la necessità di orientare il turismo verso modi di frequentazione rispettosi della natura, delle tradizioni e della cultura locale; l’opportunità di seguire strategie di sviluppo economico integrato, capace di allontanare il rischio della “monocoltura turistica”, anche lavorando in sinergia con le attività primarie e puntando sull’innovazione del terziario avanzato e sullo scambio di buone pratiche tra aree alpine».

Sono questi alcuni passaggi significativi del documento preliminare del Piano territoriale regionale di coordinamento adottato dalla giunta regionale nell’agosto di quest’anno e pubblicato come supplemento al Bur n. 86 in data 2 ottobre 2007.

Il governo regionale ha messo al centro delle politiche di pianificazione del territorio veneto la montagna come una delle tre principali linee di progetto, accanto alla città e al paesaggio, che devono contraddistinguere il sistema degli obiettivi cui orientare lo sviluppo futuro. In questo senso le montagne da aree svantaggiate sono riconsiderate una risorsa vera per disegnare il “terzo Veneto”, che vede nella cultura, nell’ambiente e nell’innovazione gli assetti portanti di una nuova civitas.

L’incontro che si è tenuto a Belluno il 4 ottobre scorso, al quale ho partecipato, rappresenta sicuramente un punto fermo di questo orientamento: i responsabili del settore pianificazione della Regione Veneto e quelli per le Province che, insieme ai rappresentanti delle Comunità montane e di altri esperti, hanno potuto discutere a lungo sui problemi che caratterizzano molte aree della montagna ma anche sulle forme di valorizzazione e di sviluppo che questo territorio può conoscere, non solo come riserva naturale dallo straordinario valore ambientale, ma come insieme variegato di culture che ha elaborato nel tempo forme avanzate di equilibrio nel rapporto uomo natura.
Di qui la necessità di garantire un’economia integrata, in cui tutti i settori siano rappresentati.

L’incontro di Belluno è il primo di una serie di incontri “Montagne del Veneto” che avranno come protagonista questa realtà fondamentale della nostra regione, destinata sempre più a qualificarsi da area-limite di confine ad area di apertura e comunicazione tra il sud e il nord Europa, luogo di opportunità e di crescita dell’intero sistema territoriale veneto nello spazio europeo.

Fondamentale a questo scopo è la fattiva collaborazione che si è instaurata tra gli apparati tecnici regionali e quelli provinciali (di tutte le province del Veneto), senza la quale ogni sforzo di investire in questa risorsa straordinaria sarebbe probabilmente destinato a fallire.
Su questi presupposti i tavoli di lavoro provinciali definiranno in concreto gli strumenti necessari per un nuovo sviluppo sostenibile della nostra montagna.  * Assessore regionale del Veneto

 

 

Corriere delle Alpi  25.10.2007

Macchietto-Venas, a Roma nulla si è mosso

Dal Bur del Friuli Venezia Giulia un passo avanti per il collegamento autostradale

Il ministro Di Pietro ha voluto capire qualcosa di più sul ponte di Cibiana  

di Francesco Dal Mas

PIEVE DI CADORE. La Macchietto-Venas? E’ di là da venire. Il ministro Di Pietro ha chiesto informazioni all’Anas soltanto sul ponte di Cibiana. Per quanto riguarda, invece, il collegamento autostradale tra Macchietto ed Amaro, in Carnia, gli ambientalisti di “Pas Dolomiti” ammettono di aver preso conoscenza, con viva preoccupazione, del Bur della Regione Friuli Venezia Giulia.
Perché nel Bollettino ufficiale regionale compare l’adozione del Piano territoriale regionale che prevede il collegamento autostradale A23 e A27. Ma andiamo con ordine.
Macchietto-Venas. Nel corso di una recente visita a Mestre, il ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro aveva ricevuto un dossier dal sindaco di Cibiana, Guido De Zordo, con il sollecito a prevedere nel Piano Anas il passante del Cadore da Macchietto a Venas, per lo più in galleria. Un progetto esiste già. De Zordo, in considerazione del confermato arrivo dell’autostrada A27 fino a Macchietto e della candidatura di Cortina per i campionati mondiali di sci, sta facendo pressing sulla sospirata circonvallazione. Di Pietro ha risposto. Ha infatti chiesto all’Anas qual è lo stato dell’arte sul ponte di Cibiana, non trovando riscontro sulla variante. Ai piedi del monte Rite c’è soddisfazione per l’interessamento del ministro, ma non manca «un pizzico di delusione», perché il ponte è di competenza di Veneto Strade e questa sarà, appunto, la probabile risposta dell’Anas, mentre l’attesa è crescente proprio per la circonvallazione.
Autostrada. Nel Piano territoriale regionale del Friuli Venezia Giulia il collegamento autostradale tra l’A23 Palmanova-Tarvisio e la A27 Venezia-Belluno viene recepito sulla base dello studio predisposto dall’Anas.
«Praticamente viene confermato in toto l’intero studio di fattibilità che abbiamo più volte contestato, con tutte le varianti di tracciato in esso contenute - protestano gli ambientalisti di “Pas Dolomiti” - il che vuol dire che l’intera vallata del Tagliamento, sia in destra che in sinistra orografica, dovrà adeguare gli strumenti urbanistici, inserendo tale previsione infrastrutturale». Ovvero, «ancora una volta sarà l’Anas a disporre dei nostri territori e non il contrario».
Il Ptr, per ora, è soltanto adottato. E quindi c’è spazio per la speranza, oltre che per la contestazione. «Ora si apre la fase delle osservazioni (c’è tempo fino al prossimo 18 dicembre)», annota “Pas Dolomiti”, «dopo di che le osservazioni, anche quelle dei Comuni, se ci saranno, dovranno essere valutate e possono ovviamente anche essere accolte. Inoltre sarà necessaria un’intesa con il ministero dei beni culturali e con quello dell’ambiente, per dare valenza di piano paesaggistico al Ptr. Anche i due ministeri possono ovviamente mettere in discussione - ed è la speranza del mondo ambientalista - i contenuti del Ptr. Ci sono insomma ancora diversi passaggi da fare prima di considerare definitivi i contenuti del Ptr».

 

 

Il Sole 24 Ore  24.10.2007

Governatori,a metà mandato. Il bilancio dell'attività

Regioni in ritardo sulle infrastrutture

Promosse le Giunte di Trento, Bolzano e del Friuli-Venezia Giulia sull'economia

E ancora il nodo delle grandi infrastrutture il principale problema che assilla l'economia nordestina . I giudizi del mondo imprenditoriale sullo stato di attuazione dei programmi dei "governatori" sono centrati su questo punto . Ma mentre per il Veneto la giunta guidata da Giancarlo Galan è giunta a metà mandato e quindi resta ancora molto da fare, per le Province Autonome di Trento e Bolzano e per la Regione a statuto speciale Friuli-Venezia Giulia sono prossime le elezioni. La giunta llly così come le giunte Dellaia Trento e Durnwalder a Bolzano raccolgono un' ampio consenso da parte del mondo imprenditoriale, anche se permangono le critiche per gli eccessi burocratici e l'alto livello di spesa.

 

Mobilità e federalismo priorità del Veneto

Le imprese e le forze sociali dettano l'agenda a Giancarlo Galan

Valeria Zanetti

PADOVA

Infrastrutture viarie e federalismo. Sono le priorità che categorie produttive, forze sociali e politiche individuano per dare un futuro al Veneto e per centrare alcuni degli obiettivi che al governatore, Giancarlo Galan, aveva inserito nel programma di governo dell'ottava legislatura 2005-2010, arrivata ormai a metà mandato. Alcuni obiettivi sono stati raggiunti.

«Per rispondere alla domanda di infrastrutture è stata espletata la gara per la Pedemontana, dato il via al lotto 29 per la A28 Portogruaro-Pordenone-Conegliano, inaugurata la bretellina Quarto d'Altino-A27 Mestre-Belluno del Passante che sarà aperto tra 250 giorni», elenca Remo Sernagiotto, capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale. E ancora: «è diventato operativo il nuovo piano di sviluppo rurale 2007-201, è stata programmata l'uscita della chimica da Marghera, gradualmente e senza licenziamenti, votata la Legge Galan a salvaguardia del litorale e della conservazione dell'Alto Adriatico. Ma soprattutto stiamo completando in prima commissione consiliare il dibattito sul federalismo e sulle nuove deleghe necessarie al Veneto, ad esempio su scuola e sicurezza, da chiedere al Governo centrale».

Autonomia e federalismo, soprattutto fiscale, secondo Sernagiotto, sono i temi che intercettano la volontà di maggioranza ed opposizione. «Solo il 25% del Pil prodotto rimane sul territorio : lo squilibrio con le vicine Regioni a Statuto speciale e macroscopico e deve essere superato a piccoli passi, senza scontri istituzionali», aggiunge.

Molto resta comunque ancora da fare per attuare il programma della legislatura . «Occorre avere un disegno, dare una linea di sviluppo a questa regione, mentre basta analizzare i bilanci degli ultimi anni per accorgersi che manca un indirizzo verso il quale far confluire le risorse», attacca Giampietro Marchese, vicepresidente del consiglio veneto, in quota Ulivo . «Invece mancano il piano energetico regionale (reclamato tra l'altro recentemente anche dai costruttori di Ance Veneto, n .d.r.), le leggi quadro, dall'artigianato al commercio . In due anni e mezzo il consiglio ha approvato 34 provvedimenti contro circa il doppio della precedente legislatura», afferma.

«Occorre cambiare velocità - rileva Raffaele Zanon, consigliere regionale di Alleanza nazionale - Questo è il momento opportuno per dare un segnale tutte le commissioni consiliari sono scadute, vanno rinnovate con figure che garantiscano una tempistica certa e maggiore produttività per assicurare al Veneto tre nuove leggi quadro, su commercio, cultura (intesa soprattutto come motore di sviluppo turistico), ed immigrazione. E per arrivare alla definizione dello Statuto, senza, il quale la Regione non potrà mai aspirare ad alcuna forma di autonomia .

Un traguardo che deve essere accompagnato, secondo Achille Variati, capogruppo del Pd in consiglio regionale, da «una legge elettorale, con l'elezione diretta dei consiglieri attraverso la preferenza, eliminando il listino».

Le carenze infrastrutturali Proprio sulla viabilità, nodo nevralgico dello sviluppo del Veneto, insistono categorie produttive e sindacati. Andrea Riello, presidente degli industriali veneti, chiede sul pianti logistico l'avvio del sistema portuale ed aeroportuale dell'Alto Adriatico, l'alta capacità, il Corridoio V, «Tutti obiettivi incalza da definire, programmare e sostenere da subito» .

Stessa indicazione viene dai sindacati: la Cisl veneta pungola la Regione sulla necessità di garantire la crescita delle imprese, e dunque di sostenere il lavoro, attraverso il potenziamento di infrastrutture materiali ed immateriali. «Occorre l'alta velocità ferroviaria almeno fino a Venezia: raddoppiare le linee funzionanti, potrà migliorare la mobilità locale.

Bisogna anche completare le strade: che dovevano essere ultimate ancora 20 anni fa, migliorando il sistema logistico, integrando trasporto su gomma e rotaia e creando nuove piattaforme», suggerisce Franca Porto, segretaria generale di Cisl Veneto.

Azioni da accompagnare ad interventi sulle infrastrutture immateriali (scuole, tecnologia, reti informatiche, innovazione, ricerca) e sul welfare : «la Regione ipotizza Porto - insieme ad imprenditori e sindacato potrebbe sperimentare ammortizzatori sociali in grado di ridurre l'impatto sul mercato del lavoro prodotto da eventuali momenti di crisi futura».

«Al Veneto - analizzano Marchese e Variati - manca un piano regionale sulla mobilita che potenzi gli spostamenti delle merci su rotaia e dei passeggeri attraverso metropolitane di superficie e mezzi pubblici, gestiti da aziende di trasporto locale». Per quanto riguarda le grandi infrastrutture, in vece, conclude Marchese «si stanno realizzando solo quelle progettate nelle precedenti legislature, dalla Pedemontana al Passante di Mestre. Intanto restano al palo il Gradi Padova, la Nogara-Mare o le autostrade che dalla A4 porterebbero al litorale adriatico».

 

 

Il Messaggero Veneto  24.10.2007

Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Veneto, Lombardia e Liguria contestano il blocco delle autorizzazioni per la viabilità e la logistica

Lodovico Sonego: ancora troppo lontana la liberalizzazione del sistema ferroviario

Regioni del Nord contro Pecoraro Scanio

La sfida al ministro: federalismo infrastrutturale per realizzare le grandi opere

VERONA. Federalismo infrastrutturale: è in sintesi la proposta-provocazione lanciata ieri dalle cinque regioni del Nord (Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto e Friuli Venezia Giulia) che si sono riunite a Verona. L´obiettivo è sbloccare la realizzazione delle grandi opere che rappresentano l´elemento chiave della questione settentrionale. La proposta ruota attorno alla richiesta fondamentale di maggior potere per scegliere, trovare sul mercato le risorse finanziarie e realizzare le opere strategiche.

Opere che sono richieste - è stato coralmente sottolineato - dai singoli cittadini e dalle piccole e medie imprese. Nel mirino degli assessori ai trasporti è finito il ministero dell´ambiente di Alfonso Pecoraro Scanio, accusato apertamente di bloccare le procedure per le nuove infrastrutture. Sono stati inoltre evidenziati alcuni aspetti di fortissima criticità rappresentati degli innumerevoli e costosissimi contenziosi, spesso dal destino incerto, e dalla complessità delle procedure di approvazione.

Il summit scaligero, promosso da Federmobilità e Italia in Movimento, si è concluso con l´annuncio della imminente stesura di un manifesto delle Regioni del nord. Manifesto che si articolerà sui seguenti punti chiave: poteri di scelta e di realizzazione delle infrastrutture; federalismo fiscale, che riguardi da subito Tpl e ferrovie locali, quindi dai porti si allarghi alle grandi infrastrutture; "Eurovignette" ovvero fissazione di percentuali minime di prelievo mirato sui pedaggi autostradali da destinare al finanziamento di ferrovie; chiusura dell´Anas.

Secondo Luigi Merlo, assessore ai trasporti della Liguria, che ha promosso il summit di Federmobilità a Verona, i progetti per opere in tutto il nord evidenziano un fabbisogno finanziario pari a 100 miliardi di euro, con un costo ormai insopportabile derivante dal deficit logistico. Merlo ha citato il caso delle fusioni fra multiutilities nel nord come esempio da seguire anche nel campo dei trasporti e delle infrastrutture. Per Daniele Borioli, del Piemonte, è essenziale un nuovo ruolo della finanza: «Siamo ancora lontani - ha affermato - da un vero impegno sulle infrastrutture, anche se la Cassa depositi prestiti ha aperto una linea di lavoro sul project finance e la Compagnia San Paolo ha avviato importanti studi sul tema dei collegamenti fra porti e retroporti. E´ necessario - ha concluso - che si crei un federalismo dei poteri per costruire un sistema di governo adatto alla realizzazione».

Per Raffaele Cattaneo, assessore della Lombardia, la questione infrastrutture è il cuore della questione settentrionale. Ciò è dimostrato dallo squilibrio fra il Pil che vede le regioni del nord ai primi posti, e la dotazione infrastrutturale che le relega agli ultimi. Centro destra e sinistra riformista - ha detto - registrano su questi temi identiche vedute. E´ quindi necessario spingere ancora di più il federalismo che «articola il Paese e non lo disarticola». Secondo Renato Chisso (Veneto) questa convergenza esiste perché è la gente e la piccola impresa che lo chiedono. In Veneto ci sono infrastrutture finanziate per 3,5 miliardi di cui solo 430 milioni derivanti da risorse pubbliche. Inoltre in approvazione figurano 3,1 miliardi con soli 100 milioni di risorse regionali. Ma il blocco - ha denunciato Chisso - è a Roma e in particolare il ministero dell´ambiente. Queste opere devono trovare rapidamente posto nelle procedure della legge obiettivo. L´assessore del Fvg, Lodovico Sonego, è intervenuto sul tema delle liberalizzazioni ferroviarie, accusando di eccesso di formalità e di scarsa sostanza la dichiarata apertura del mercato italiano.

Il summit si è concluso con l´intervento del presidente di Federmobilità, Alfredo Peri, assessore ai trasporti dell´Emilia Romagna, che ha sottolineato come le infrastrutture nel Nord non siano solo necessarie per soddisfare la domanda nazionale ed evitare peraltro un rischiosissimo black out della mobilità, ma specialmente per proiettare il Paese in uno scenario globale di competitività.

 

 

Il Gazzettino  23.10.2007

Infrastrutture

Mainardi: «Italia al suicidio economico»

BELLUNO - Un'analisi impietosa sulla situazione deficitaria delle infrastrutture italiane, e un confronto - basato sui dati - con quanto sta accadendo in materia di mobilità in Europa. Bortolo Mainardi, già Commissario per le grandi opere del Nordest, ha messo nero su bianco quel va ripetendo da tempo in convegni, riunioni e vertici, sia politici che tecnici: ha scritto un opuscolo edito da Assindustria Belluno, intitolato "Infrastrutture e mobilità tra genesi e realtà", che spiega senza mezzi termini come il nostro Paese si sia votato al "suicidio" economico.

La tesi di Mainardi è che in Italia la capacità di gestire la comunicazione ha la prevalenza sull'oggettiva valutazione tecnica dell'importanza e della fattibilità di un'opera . Il Belpaese fino agli anni '70 era all'avanguardia in Europa nella politica infrastrutturale, mentre negli ultimi 30 anni è piombato in fondo alla classifica europea nella qualità e quantità della rete stradale e autostradale, ma anche in quella ferroviaria . Non risparmia critiche ad un certo ambientalismo «frutto di convenienze politiche» e clamorosamente a-scientifico, e ad «aristocrazie occulte» nelle varie Soprintendenze e Commissioni per la Valutazione di Impatto Ambientale che secondo l'ex Commissario si porrebbero di fronte ad un'opera non con la dovuta oggettività ma con pregiudizi e riflessi condizionati contro le opere in sé.

Mainardi non lesina accuse sui tempi di avviamento, progettazione, condivisione, appalto e realizzazione di ogni opera in Italia, un iter definito un autentico «sfinimento», per l'intreccio di quei piccoli e grandi poteri che si aggrovigliano nella sovrapposizione degli interessi tra mercato e politica. Una chiara planimetria con indicate tutte le 28 grandi opere avviate nel Nordest completa il libro del professionista che fu il coordinatore del Programma delle Opere Strategiche nel 2000-2001, che stese la prima bozza di quella che poi diventò la Legge Obbiettivo e che oggi è considerato tra gli esperti più preparati nella politica delle infrastrutture.

 

 

Il Gazzettino  18.10.2007

Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, con 28 voti favorevoli e 18 contrari, ha approvato il Documento di programmazione economica. Il rosso di bilancio sale a 1607 milioni

Primo ok alla Finanziaria, più investimenti e debito record

Trieste

Nostro servizio

Maggioranza e opposizione compatte. Il primo documento di programmazione economica e finanziaria regionale (Dpefr) è passato ieri con i voti di Intesa Democratica (28 sì) e la contrarietà del centrodestra, a cui si è aggiunta la dipietrista Battellino (in totale 18 i no).

Un maxi-emendamento tratta gli Enti regionali per il diritto allo studio universitario (Erdisu) di Trieste e di Udine con particolare attenzione ai loro obiettivi strategici delineati per punti; l'attività dell'Arpa con il potenziamento degli strumenti di monitoraggio; gli indirizzi di spesa dell'Agenzia regionale del lavoro e della formazione professionale; i criteri entro i quali si dovranno muovere le società partecipate della Regione, che dovranno anche perseguire il contenimento della spesa relativa ai propri organi, con uno sguardo in particolare a Friulia Holding, ma anche a Promotur, Finest e Autovie Venete con relativo programma di investimenti.

Renzo Petris (Ds-Pd) ha affermato che «la Regione non ha il potere di aumentare o creare nuove tasse; l'Irap è al minimo, lo 0,9\%, e la montagna ha ottenuto il massimo sostegno possibile». Sull'ambiente si è soffermato Alessandro Metz (Verdi). «Si scrive nel Dpefr di tutelare "le zone di rara bellezza ambientale" e si fa riferimento, evidentemente, alle lagune di Marano e Grado. Ma poi, cosa facciamo? Costruiamo là vicino un cementificio o la vetreria. Parliamo della Carnia? E allora gli elettrodotti o il collegamento Carnia-Cadore, dove li mettiamo? Trieste? Come si fa a convivere col cancro della Ferriera, proprio in centro città? Con queste premesse il progetto complessivo del Dpefr ha difficoltà a decollare». Francesco Cardella

 

 

Corriere delle Alpi  17.10.2007

Costi esorbitanti, tempi quasi biblici, impatto ambientale e ricadute economiche da verificare

Viabilità, «Pas Dolomiti» vede nero

Tutte le controindicazioni d'ipotetico collegamento A27-A23

CADORE. "Per Altre Strade Dolomiti" ha riassunto in un corposo documentaria situazione del progettato collegamento  A27-A23 e delle altre ipotesi di viabilità riguardanti la parte alta della provincia di Belluno e la Carnia friulana . Il sodalizio intende rendere noto, in particolare, «in cosa consista il progetto, chi lo ha voluto, quale impatto avrebbe un'opera di questo tipo su ambiente e economia locali, quali i costi da sostenere, quali le alternative», riferendosi alle posizioni di Governo, Regioni Veneto e Friuli, Provincia bellunese, Comuni dell'alta valle del Piave. Secondo l'indagine di "PAS Dolomiti", redatta con il supporto di tecnici qualificati, «lo studio di fattibilità», viene spiegato, «prevede 10 anni di lavori per la tratta Pian di Vedoia-Pieve di Cadore più 6 mesi per il collaudo ; altri 10 anni per la tratta Pieve-Forni di Sopra, circa 15 anni tra Forni e Tolmezzo. A nostra valutazione, per realizzare i 23 km tra Pian di Vedoia e Caralte saranno necessari non meno di 15 anni dall'apertura dei cantieri; improbabile che le due canne di gallerie da 12 km ciascuna sulla sinistra Piave possano essere agibili per gli eventuali campionati di sci di Cortina del 2013 ; se tutto va bene per quella data potrebbe essere pronta al massimo la variante di Longarone sulla SS51, e sarebbe già un successone. E' stato calcolato, inoltre, che risultato dei lavori saranno circa 8 milioni di tonnellate di materiali da smaltire, dunque la "51" sarà percorsa da almeno 270 .000 viaggi di mezzi pesanti, con il continuo attraversamento dell'alveo del Piave . Da tenere conto, inoltre, degli 800.000 mc di calcestruzzo, e di cantieri ogni 7-10 km destinati ad ospitare alloggiamenti, mense, uffici, magazzini, officine, impianti; in conseguenza dei lavori, dovranno integrarsi nel territorio per almeno 15 anni alcune centinaia di maestranze di tutte le nazionalità, europee ed extraeuropee» . Tutto inoltre lascerebbe pensare, secondo "PAS Dolomiti", «di voler partire con i lavori e di arrivare in un primo momento almeno a Caralte, mantenendo aperte tutte le possibilità di proseguimento, non solo in direzione della Carnia, ma anche per l'Austria e la Germania . Per potersi sostenere economicamente, inoltre, i passaggi sull'infrastruttura dovrebbero essere almeno 32-38.000 al giorno, ovvero 11-14 milioni all'anno. Quanto ai costi, secondo lo studio di fattibilità ammonterebbero a circa 945 milioni di euro secondo le stime del 2004, ma da aggiornare fino a 1 miliardo e 200 milioni di euro». Sarebbero tutte da verificare, infine, le ricadute positive  dell'imponente opera per l'economia del territorio. (a. b. )

 

 

Friul.net  09.10.2007

ILLY AL VÛL L’AUTOSTRADE

Il president de Regjon Riccardo Illy, di chê strade da l’inaugurazion dal cantîr pal completament de autostrade fra Pordenon e Conean, tal mês di Setembar stât, al à pandût lis intenzions de sô zonte sul colegament fra A27 e A23, al ven a stâi su la gnove autostrade che ju industriâi venits e belumats a bramaressin par colegâ il Cjadovri cu l’autostrade Udin-Tarvis, fiscant fûr par fûr la val dal Tiliment. «Ancjemò no savìn, se cul sistem de autostrade statâl o di chê inter regjonâl – al à dit il sorestant triestin –, ma la Regjon Friûl-V. J. e smire di insisti sun chest progjet». Par Illy, a la barbe des protestis popolârs e des perplessitâts dai sorestants comunâi, si tratarès di un «servizi» par une «zone sotsvilupade economichementri» come la Cjargne.

 

 

Il Gazzettino  09.10.2007

L'intervento

Come informare gli abitanti sulle grandi opere pubbliche

di Gianluca Comin *

Lo sviluppo economico e industriale di un Paese moderno è strettamente legato alla realizzazione di infrastrutture e opere civili: impianti per il trattamento e/o lo smaltimento dei rifiuti, tratti stradali, reti ferroviarie o metropolitane, centrali elettriche, impianti di rigassificazione, metanodotti, impianti di telefonia e trasmissione dati e molto altro. Nella maggioranza dei casi, la realizzazione di queste opere subisce - in Italia in modo particolare - forti contestazioni che causano estenuanti trattative tra le parti, rivisitazioni dei piani di lavoro ed ostacoli nelle decisioni politico-istituzionali.

Una costante opposizione sul territorio che crea tensioni sociali, ritardi nello sviluppo, perdita di competitività e di denaro. La sfida è complessa: istituzioni, comunità locali ed imprese sono chiamate ad individuare un comune terreno di confronto, una procedura che riesca a superare la paralisi delle funzioni istituzionali e lo scetticismo dei gruppi coinvolti intorno la realizzazione delle infrastrutture necessarie per lo sviluppo economico del Paese. Anche se le modalità con cui le comunità si oppongono alla realizzazione di infrastrutture si esprime in diverse forme, è tuttavia evidente un comune denominatore: le forze sociali non delegano più le decisioni sul loro territorio ai rappresentanti istituzionali. La gente vuole capire, farsi un'opinione, avere un ruolo decisionale: in una parola vuole contare. Ma è solo lo spirito oppositore che contraddistingue la dialettica del nostro Paese o c'è una ragione più profonda per la paralisi decisionale sulle grandi opere ? Ferpi (Federazione Relazioni Pubbliche Italiana, che associa i professionisti della comunicazione) ed Eurisko hanno recentemente realizzato un'indagine dal titolo "Gli Italiani e le Infrastrutture" e i numeri emersi dalla ricerca sintetizzano la sensazione di esclusione vissuta dai cittadini. Infatti, se il 74\% degli italiani ritiene inadeguato il livello delle infrastrutture del Paese, una percentuale altrettanto alta (il 77\%) dichiara di non essere informato a sufficienza; e addirittura l'82\% afferma che una migliore comunicazione aiuterebbe ai fini del consenso sull'opera. Un dato su tutti è significativo: il 58\% degli intervistati dichiara che opere quali la Tav in Val di Susa, dovrebbero essere realizzate indipendentemente dal parere delle comunità locali, ma dopo aver tenuto conto delle istanze dei cittadini.In tutti i casi di tensioni sociali e proteste, nate attorno ai progetti infrastrutturali, si lamenta un'incapacità delle istituzioni, o delle associazioni di rappresentanza degli interessi, nell'ascolto preventivo dei cittadini e si denuncia il coinvolgimento successivo alla scelta intrapresa. Abitanti e cittadini reputano strade, reti ferroviarie o metropolitane, centrali elettriche, impianti di rigassificazione, metanodotti, indispensabili per la crescita del Paese, ma il 79\% degli intervistati ritiene imprese e istituzioni responsabili della inadeguatezza delle infrastrutture preesistenti ed una percentuale di poco inferiore denuncia una scarsa capacità informativa dei soggetti istituzionali e della Pubblica amministrazione sui grandi progetti.Media, Governo e amministrazioni locali sono gli attori cui, secondo l'opinione pubblica, spetta la responsabilità di informare su funzionalità, pregi e criticità delle grandi opere sollecitando consensi e selezionando sostenitori.Questi dati mettono in luce il dovere di avviare, ancor prima di un iter autorizzativo e normativo snello e ben identificato, un sistema di ascolto delle comunità locali e della cittadinanza, al fine di favorire il consenso intorno alla realizzazione delle grandi opere pubbliche . Un esempio che va in questa direzione viene dalla Francia con il "Dibattito pubblico". I progetti per le nuove opere vengono presentati, discussi in pubblico e condivisi con i cittadini, secondo un iter particolare che norma gli step precedenti alla stesura del progetto esecutivo. Il "dibattito" è aperto per quattro mesi in cui istituzioni, stato, attori economici, associazioni, stampa, cittadini e chiunque sia interessato può intervenire e chiedere chiarimenti sul progetto o modifiche. Una commissione creata ad hoc raccoglie le istanze e il committente è chiamato a trovare le soluzioni per mediare tra i vari interessi portati in campo. Le strade possono essere diverse; alla fine però la decisione è presa e il progetto non viene più messo in discussione: il dibattito sull'opportunità di un'opera, sulla definizione dei suoi dettagli e il confronto fra gli attori vengono istituzionalizzati. La regione Toscana, prima fra tutte, sta lavorando a un'ipotesi di Authority per la partecipazione ai progetti; l'Associazione Pimby (Please In My BackYard) ha lanciato un premio per le Pubbliche Amministrazioni che si confrontano con il proprio territorio per arrivare a decisioni condivise in tema di infrastrutture ed energia. Insomma, anche nel nostro Paese, la comunicazione sta muovendo i primi passi verso modelli strutturati di creazione del consenso. È questo il ruolo fondamentale che spetta alla comunicazione pubblica e istituzionale di domani: trasformare le parti coinvolte nel processo decisionale da soggetti antagonisti a collaborativi.

* Presidente Federazione Relazioni Pubbliche Italiana-Ferpi

 

 

Corriere delle Alpi  03.10.2007

Complico Superiore

Zandonella Necca in consiglio rivendica la sua contrarietà storica alla necessità «di nuove arterie per più turismo»

Autostrada, la maggioranza ko

«Nell'odg nessun elemento critico su un tema così delicato»

COMELICO SUPERIORE. La questione dell'autostrada fa andare sotto la maggioranza di Complico Superiore . E successo l'altra sera in consiglio. Si discuteva un punto, presentato dalla giunta, per un sostanziale appoggio al collegamento A23-A27 . Ma il taglio, a detta della maggioranza del consiglio (ossia minoranza guidata da Rinaldo Tosone due consiglieri di maggioranza) era troppo orientato sui soli interessi di Longarone . Il testo era infatti praticamente simile a quello presentato da De Cesero al suo consiglio . «Il sindaco ha dato lettura di un odg che riprendeva pari pari quello votato dal consiglio comunale di Longarone. Non si fa così».

Così Mario Zandonella Necca, contrario all'autostrada da sempre e su posizioni critiche rispetto al prolungamento a nord, ha ribadito le ragioni della sua netta contrarietà ; ma soprattutto ha criticato i contenuti del documento posto al voto del consiglio e che, come egli stesso spiega, «non faceva minimamente cenno ad alcun elemento critico su un tema così importante, limitandosi a considerare al realizzazione del prolungamento del raccordo autostradale A27 quale possibile soluzione al modello di sviluppo socio ambientale di questa provincia e requisito importante per lo sviluppo dei nostri territori . Io, invece, rifiuto senza mezzi termini l'equazione più autostrade più turismo qualificato» . Ma, in realtà, il punto che ha convinto la maggioranza del consiglio a dire di no è stato che «il documento non faceva nessun accenno al ruolo del Cadore e del Comelico in tema di viabilità : un ordine del giorno che tra l'altro non teneva neppure nella minima considerazione il documento di sintesi sulla mobilità nell'alta provincia di Belluno, sottoscritto dalle quattro Comunità Montane presenti sul territorio, e che invece elaborava una scala di priorità centrate su alcune necessarie varianti ed adeguamenti migliorativi della viabilità esistente».

L'ex sindaco Zandonella Necca rivendica la sua contrarietà fin dagli anni novanta all'allora ipotizzato traforo del Cavallino e ricorda di avere creato «alleanze anche con i vicini comuni austriaci della Valle della Drava e di avere sottoscritto nel 2002, insieme con molti sindaci del Cadore, un documento di contrarietà all'inserimento della A27 tra le opere per lo sviluppo della rete europea dei trasporti ; un documento poi inviato alla Comissione Europea . Diversa la posizione di Rinaldo Tonon che ha rilevato tuttavia l'impossibilità di condividere il documento proposto dal sindaco «proprio per la sua vaghezza e l'assenza di proposte concrete ed ipotesi di fattibilità e senza alcuna seria valutazione delle problematiche che si porrebbero per il territorio del Cadore e del Comelico» . Insomma, ai voti, la maggioranza è andata sotto; ma nulla di grave per la stabilità della compagine di governo che, al contrario, su tutto il resto è ben salda . Il fatto ha dimostrato semmai che il consiglio comunale in certi posti è ancora soprattutto un luogo di discussione e di confronto e non, come oramai spesso accade, il luogo della ratifica delle decisioni della giunta.  Alessandro Mauro