la valle si fa
autostrada?
Cavalese, 30 aprile 2007
Carnia:
le vallate si fanno autostrade.
La
follia delle Autostrade nelle Alpi Orientali.
di Luigi Casanova _CIPRA
Incredibile l’insieme delle letture politiche e delle scelte
infrastrutturali che uniscono la Provincia Autonoma di Trento alla regione
Friuli Venezia Giulia. Se da noi Dellai viene chiamato “Il Principe”, in
quel di Venezia Galan viene soprannominato “il Doge” ed Illy, governatore
regionale di centrosinistra “Principe asburgico”. Ma non sono solo i
nominogli ad unire politici di centrodestra e centrosinistra, ma anche le
decisioni politiche. Il collegamento autostradale dell’A27 con l’A23
(Belluno – Carnia, l’Alemagna modificata) è oggi voluto ed imposto da un
patto sottoscritto fra Illy e Galan ed entusiasticamente benedetto dal ministro
Antonio di Pietro.
In Trentino la terza corsia dell’Autobrennero e
la realizzazione della Valdastico sono volute dall’asse Dellai e governatori
delle province della pianura veneto lombarda, patto sancito proprio in questi
giorni con la vittoria di Silvano Grisenti sull’altotesino Ferdinand Willeit
nella corsa alla Presidenza dell’Autostrada.
Nella regione autonoma Friuli Venezia Giulia in
pochissimi anni sono nati e si sono ben strutturati 25 comitati spontanei che
hanno aperto un severo conflitto con l’amministrazione regionale. Come accade
in Trentino, si pensi all’inceneritore, alla Valdastico, al potenziamento
delle aree sciabili di Folgaria, Val della Mite, Tremalzo, Passo Rolle. Ed anche
in Friuli questi comitati non vengono ascoltati, né mai ricevuti. Come sta
avvenendo in Trentino una gran parte di cittadini che hanno sostenuto con
convinzione prima l’Ulivo e poi i governatori di centro sinistra stanno
cercando altre forme di rappresentatività ( si voterà nel giugno 2008). E come
ancora avviene in Trentino questi cittadini, dai rappresentanti dei partiti,
anche dai DS, finiscono gettati nel limbo dei disfattisti, dei malati della
sindrome di Nimby, del partito del NO.
Come in Trentino anche in Friuli il programma
degli interventi sul territorio non è patrimonio del confronto politico, ma
viene deciso nelle sedi delle forze imprenditoriali, Confindustria e artigiani.
La società civile, i cittadini che reclamano servizi e formazione vengono
costretti al ruolo di spettatori. Il mondo contadino viene cancellato o
asservito con qualche regalo nell’elargizione della risorsa idrica.
E’ il triste quadro che è emerso da un convegno
tenutosi ad Enemonzo in Carnia alla presenza di oltre 200 persone che
riflettevano sulla opportunità del collegamento autostradale che dovrebbe unire
l’A27 da Pian di Vedova con l’A23 a Cavazzo (Tolmezzo).
Un tratto breve, 85 chilometri dei quali 13 in
galleria per il traforo della Mauria, un tratto che se realizzato porterebbe
traffico ed inquinamento in vallate oggi libere (siamo nelle valli che il papa
sceglie come luogo di riposo, Lorenzago di Cadore). Si aprirebbe uno squarcio
ambientale in un paesaggio, quello del basso Comelico e della Carnia, oggi
ancora integro, capace di attrarre turismo di qualità, di illustrare
l’identità autentica delle popolazioni alpine, ricco di vegetazione
estremamente varia e di qualità. L’autostrada andrebbe a violare il Parco
naturale delle Dolomiti fiulane.
I costi previsti, solo quelli della struttura e
basati su un progetto preliminare, sono di 2148 milioni di euro, 25 milioni al
Km, una cifra sicuramente inadeguata e pronta a prestarsi al gioco dei soliti
processi moltiplicatori tipici nella costruzione di infrastrutture in Italia.
La follia di questa previsione di autostrada è
inserita nel sottoutilizzo e nell’abbandono nel quale viene lasciata la
presente rete ferroviaria. La ferrovia di Pontebba è sfruttata solo al 20%
delle potenzialità di trasporto merci, quella che da Belluno arriva a Calalzo
è trascurata, ma sono ad oggi presenti le condizioni per proseguirla fino a
Cortina e Dobbiaco chiudendo così un anello strategico dei collegamenti nelle
Dolomiti orientali
L’autostrada non trova solo opposizioni. Ben 14
sindaci del Cadore la sostengono convinti che la struttura liberi i paesi dal
traffico turistico che settimanalmente li attraversa. Il sindaco di Calalzo è
lasciato solo nella richiesta di potenziamento della ferrovia. Nella parte
friulana altri sindaci parlano di “deriva ambientalista” della protesta in
alcuni casi dopo aver patteggiato con la giunta regionale concessioni importanti
nei piani regolatori. Questi sindaci non si rendono conto che con un autostrada
i loro territori saranno semplicemente saltati, cancellati dalla memoria del
turismo e che rimarrà ricchezza di polvere ed inquinamento, diverranno banali
corridoi di transito delle produzioni della pianure che troveranno sfogo verso
il nord Europa. Ad allarmare è la totale assenza di una discussione di progetto
per la montagna, invece di costruire una scala di priorità sui reali bisogni
delle vallate si accetta quasi a scatola chiusa ogni proposta proveniente dai
poteri forti, si tratti dell’assalto con impianti sciistici alla foresta del
Consiglio o delle rocce di sella Nevea o di devastanti autostrade. Manca una
scelta di base, un ragionamento su cosa realmente vogliano i comuni di montagna.
Mentre i Verdi regionali e Rifondazione Comunista stanno seriamente valutando
l’ipotesi di uscire dalla giunta Illy i DS locali sono appiattiti sul loro
governatore, non solo, si gettano nella mischia a combattere in prima persona i
comitati popolari, questi ultimi in gran parte costituiti da cittadini che nel
recente passato li hanno sostenuti.
Mentre al governo domina la “politica del
bullismo regionale e provinciale”, i comitati fanno supplenza della democrazia
sempre più assente. Devono fare informazione, presentare pubblicamente e
correttamente i progetti (tenuti sempre più nascosti), chiamano la popolazione
al dovere civico della politica partecipata, alla chiarezza del confronto sui
problemi reali. Drastica la
conclusione di un intervento che ricordando ai DS le scritture di Gramsci
conclude: “anche da cittadino libero mi sento sempre più in carcere”.
Luigi Casanova
