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Tesi di laurea - Cecilia Alzetta

 

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Il Gazzettino   19.11.2005

Tolmezzo Il presidente Strazzaboschi interviene su viabilità e grandi opere in Carnia

“Qui basta la terza corsia”  Autostrade e traforo, per la Cna è solo un effetto elettorale

  «Periodicamente, specie con l'approssimarsi delle elezioni, ci viene detto che si farà il traforo di Monte Croce Carnico, quello del Monte Rest e, novità, anche l'autostrada Amaro­Forni di Sopra. Forse perché Trento e Sud Tirolo non permettono la costruzione di ulteriori infrastrutture verso il Brennero e così gli industriali veneti pensano di arrivare a Tarvisio dalla nostra parte, grazie alla bontà del Friuli?». Se lo chiede Delio Strazzaboschi, presidente del Cna della Carnia, secondo il quale quello che serve davvero in Carnia è la terza corsia, o una superstrada, fra Arta Terme e Sutrio, tra Villa Santina e Ampezzo, fra Villa Santina e Ovaro. I residenti avrebbero così la possibilità di sorpassare i numerosi autotreni senza correre rischi. «AI momento c'è solo l'oggettiva sottrazione di tempo alla vita di tutti, a causa di chi esercita, peraltro legittimamente, forse l'unica libertà ancora in circolazione, cioè quella economica –dice Strazzaboschi-. Non c'è solo la rappresentanza degli interessi. Il punto è che esiste una dimensione comunitaria del benessere che è del tutto assente dall'ideologia del pensiero unico per cui, se le singole imprese possono espandersi all'infinito nel mercato globale, tutto il resto non conterebbe. Ma questo non è vero -prosegue Strazzaboschi-. Ciò che vale per una parte non vale necessariamente per il tutto, basti pensare all' ambiente, che per la montagna è davvero la prima risorsa. Non può però essere imputata alle imprese l'esplosione dei costi sociali derivanti dalla pressione del traffico commerciale odierno su una viabilità montana di 50 anni fa». Secondo la Cna, quindi, infrastrutture e servizi alle persone sono le vere cause del mancato recupero demografico montano. «In passato si poteva dire che la presunta politica della montagna era governata da coloro che praticamente abitavano in città afferma il presidente-. Oggi forse non più, ma anche aguzzando la vista non si vedono le differenze: evidentemente i drammatici problemi della viabilità non sono percepiti come tali. Ma migliaia di abitanti della montagna si spostano ogni giorno in condizioni infrastrutturali incivili. Se alla politica è rimasta davvero una briciola di dignità -conclude Strazzaboschi-, si eviti di continuare ad offendere l'intelligenza di queste persone con proposte tanto altisonanti quanto profondamente sbagliate». B.T.

 

 

Messaggero Veneto  18.10.2005

LA VIABILITA’ DEL FUTURO

Carnia-Cadore: autostrada da 2,2 miliardi

L’Anas ha presentato il piano: 85 chilometri, la metà in tunnel

Udine. Sarà difficile, è vero, che gallerie, viadotti e svincoli tra Cadore e Carnia vengano realizzati almeno prima di una ventina d'anni. Ma intanto, dopo l'accordo di programma firmato tra le Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto un anno fa a Gorizia, qualcosa di concreto si muove nella lunga strada che dovrebbe portare al collegamento tra le autostrade A23 e la A27, con tanto di realizzazione del traforo della Mauria. L'Anas ha infatti presentato lo studio di fattibilità di un'opera che costerà non meno di 2,2 miliardi di euro: Poco meno della metà dell'appalto principe dei prossimi anni, quello del ponte sullo Stretto di Messina.

I ponti di domanda sull'opera, va detto, sono ancora molti: a partire dalla definizione del tracciato attraverso il confronto con le amministrazioni dei comuni interessati (10) fino al vero e proprio Himalaya da superare: il reperimento delle risorse. Non una montagna di poco conto.

Ma qualcosa, come si diceva all'inizio, tra Friuli e Veneto si sta muovendo. Intanto da alcuni anni sull'opera c'è l'attenzione del Governo grazie al Commissario per le Opere strategiche nel Triveneto, Bortolo Mainardi, ex sindaco di Lorenzago di Cadore, guarda caso uno dei comuni interessati al passaggio dell'autostrada Poi c'è la continua pressione da parte del mondo economico di due Regioni, in primis le associazioni degli industriali. I veneti, dopo aver sognato  per anni il completamento della A27, ora ferma alle porte di Belluno, fino in Austria e quindi al cuore dell'Europa per assicurarsi una valida alternativa al Brennero, spingono perla soluzione carnica e il collegamento alla A23; i friulani invece vedono nello sbocco al Veneto e alla ricca (anche se un po' in declino) economia cadorina un treno da non perdere, forse l'ultimo, per il rilancio della Carnia e in particolare della val Tagliamento. Turismo, artigianato, industria: difficile ora capire chi ci guadagnerebbe di più con il passaggio dell'autostrada Intanto, sulla carta, lo studio Zollet di Belluno, ha completato il lavoro commissionato dall'Anas. Lo studio di fattibilità dei professionisti veneti parte da un presupposto: il miglioramento necessario della grande viabilità montana per bilanciare il previsto aumento esponenziale di traffico tra la pianura veneta e quella friulana di qui a 20 anni. II collegamento tra Friuli e Cadore, dunque, sarebbe la ciliegina sulla torta di un riassestamento della viabilità del Nord­Est, che prevede la realizzazione della pedemontana veneta, del passante di Mestre e del completamento del corridoio 5. La "via a nord", insomma, eviterebbe il congestionamento delle arterie della pianura.

Attraverso un'autostrada divisa in tre tronconi della lunghezza di 85 chilometri, da Pian di Vedoia, alle porte di Longarone nella valle del Piave, ad Amaro e allo svincolo dell'A23 ad Amaro. Autostrada che consentirebbe un passaggio medio di 32 mila veicoli l'anno nella valle del Piave e 23mila nel restante tracciato. Nello studio sono state prese in considerazione diverse ipotesi di tracciato, anche se alla fine almeno nella valle del Piave (22Km), l'unica alternativa possibile per non pregiudicare il delicato ecosistema è quella di un percorso per gran parte in galleria (12 km) sulla sinistra Piave. Poi il passaggio in Friuli sotto la Mauria (in quel tratto ben 18 chilometri di tunnel) e lo sbocco in val Tagliamento. Lo studio per i restanti 40 chilometri ha lasciato aperte tre ipotesi, anche se quella meno impattante sembra essere quella di un tracciato sulla destra del Tagliamento (12 Km di galleria). Fin qui un primo "schizzo" delle infrastrutture. Per le pennellate definitive (progetto definitivo) e la realizzazione dell'opera, se ci sarà, passeranno molti anni. Per non pregiudicare l'ambiente di due valli sarà necessario, infatti, realizzare metà dell'opera in galleria Con un incremento di costi (come detto oltre due miliardi di euro) che potrebbe essere decisamente fuori portata per le attuali casse dello Stato.  Antonio Simboli

- La storia

Il patto Stato-Regioni nel 2004

L'autostrada A27 non era nemmeno arrivata a Belluno che già in Cadore si , cercavano soluzioni per realizzare un sogno: un coli amento veloce per il Nord Europa alternativa al Brennero. Tra uno stop "ambientale" e un altro, da oltre una decina d'anni l'alternativa per gli industriali veneti è diventata l'autostrada A23 attraverso un coli amento con la Mauria E gli industriali veneti strada facendo hanno trovato un alleato nel Commissario per le Grandi opere, Mainardi, oltre naturalmente ai colleghi friulani (nella foto il presidente,Giovanni Fantoni). Poi gli alleati sono aumentati ancora. Il 5 aprile 2004, infatti, le Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia hanno stipulato  con il Ministro delle infrastrutture uno studio di fattibiiità per il collegamento delle due autostrade. L'opera, insomma, ad alto livello è considerata strategica

- I costi

Cantiere da 36 milioni al Km

I costi? Esorbitanti. L'opera potrebbe arrivare a costare anche oltre due miliardi di euro, meno della metà del "pesante" appalto del ponte sullo Stretto. I tecnici dell'Anas hanno elaborato diverse soluzioni tecniche nei ; tre tronconi di tracciato in cui sono stati , divisi gli 85 chilometri di autostrada. La  prima parte del tracciato da Longarone a Lorenzago sarà lunga 22 chilometri, 12 dei quali in galleria e potrebbe costare poco meno di 700 milioni di euro. Poi la seconda parte (nella sostanza il traforo della Mauria), che avrà .una lunghezza di quasi 23 chilometri, ben 18 dei quali in tunnel. Costo di questa frazione quasi 800 milioni. Poi l'ultima parte, quella della val Tagliamento, (l'autostrada dovrebbe passare sulla destra del fiume) con 12 chilometri di gallerie e 27 in piano (dei 35 totali): costo 700 milioni. Tre gli svincoli a Forni di Sotto, Preone, Soechieve.

  - I caselli

In Carnia previsti tre svincoli

La mappa del traffico fra 15 anni sul nuovo tratto autostradale? Lo studio di fattibilità realizzato dall'Anas prevede un flusso di veicoli da Friuli e Veneto e viceversa di 23 mila auto e camion al giorno. In particolare, in direzione ovest si dirigeranno oltre 12 mila veicoli, 10.700 in direzione opposta. Questo per far salire il totale, come detto, a 23 veicoli al giorno. Nella prima parte del tracciato, invece, quella della valle dei Piave, i veicoli giornalieri che utilizzeranno l'autostrada saranno oltre 32 mila, esattamente ripartiti nelle due direzioni. Evidente infatti il vantaggio che il collegamento con il Cadore porterà proprio alle aziende attive in quei paesi. Rilevante anche il, passaggio di turisti diretti nelle località turistiche del Veneto.

 

Gli industriali: sarà un’infrastruttura fondamentale per tutto l’Alto Friuli

Udine. «L'autostrada sarebbe un'occasione di sviluppo irripetibile per la Carnia e in generale l'Alto Friuli». Venerdì il presidente dell'Associazione industriali della Provincia di Udine era a Tolmezzo per assistere alla presentazione dello studio di fattibilità del collegamento tra le autostrade A23 e la A27. Segno evidente di quanto il mondo economico friulano consideri fondamentale la realizzazione dell'infrastruttura. «Le due Regioni hanno adottato l'opera - spiega Giovanni Fantoni - e questo è già un fatto importante. L'autostrada garantirebbe uno sbocco necessario per il Bellunese alle aziende friulane, mentre quelle venete potrebbero raggiungere più facilmente i mercati del centro Europa trasportando le loro merci attraverso il valico di Coccau». Traffici di merci, nuovi mercati da aggredire più facilmente con i propri prodotti, ma non solo. Per gli industriali friulani l'autostrada sarebbe anche un'incredibile occasione di sviluppo, specie turistico, perla Carnia. «Pensiamo a quanto potrebbe giovare al turismo delle valli della Carnia o a Forni di Sopra che, secondo lo studio di fattibilità, potrebbe beneficiare anche di un casello -continua Fantoni -. Ritengo che l'importanza del miglioramento degli assi viari, e in questo caso della realizzazione dell'autostrada, sia condivisa da tutte le associazioni di categoria». Fantoni entra poi anche nel merito del tracciato. «Per quanto riguarda la val Tagliamento - continua il presidente dell'Associazione degli industriali - sono state presentate tre ipotesi di tracciato, anche se il più indicato sembra essere il percorso che corre alla destra del Tagliamento. Ora dovrà esserci il confronto con gli enti locali, attraverso il quale si dovrà scegliere il tracciato migliore». «Il mio augurio - continua Fantoni - è che al termine di questo confronto possa maturare una proposta non anche pergli svincoli da realizzare, scelta questa molto impor­tante e, ovviamente, che sta più a cuore agli imprenditori». Sulla tempistica Fantoni non si vuole esprimere, anche se si augura che «la realizzazione dell'autostrada venga inserita al più presto. tra le opere prioritarie dell'Anas». «La nuova infrastruttura - chiudeFantoni- consentirà la nascita di poli produttivi di dimensioni limitate che i rispecchino le caratteristiche del territorio. Grosse aziende in arrivo? Non sarà così, imprese come la De Longhi se ne andrebbero lo stesso da Ampezzo». Come dire, l'autostrada non frenerà la delocalizzazione delle aziende in cerca di una diminuzione del costo del lavoro, ma rafforzerà la presenza delle aziende in grado di portare in Carnia alto  valore aggiunto dei prodotti. (a.s.)

 

“Una svolta per la Carnia nel rispetto della natura”

Il sindaco di Tolmezzo: ora però i progetti

Tolmezzo. «Aspettiamo di guardare i progetti, ma l'autostrada è una grande opportunità per la Carnia». Sergio Cuzzi, primo cittadino di Tolmezzo, sottolinea però anche l'importanza vitale della salvaguardia della Val Tagliamento, la più ricca paesaggisticamente e turisticamente dell'intero territorio. « Si tratta solo di un progetto di massima I primi cittadini in questa fase sono solo interessati dal tragitto e dagli svincoli. Serve un progetto più dettagliato sul quale dibattere serenamente. A nessuno sfugge l'importanza, non solo per la Carnia, ma anche per i rapporti fra Carnia e Cadore, fra Friuli e Veneto che questa infrastruttura comporta. Un vantaggio sicuro per l'economia locale, soggetta ai tempi e ai costi del trasporto su ruote attuali». «D'altro canto prosegue Cuzzi- la zona Amaro-Cavazzo-Tolmezzo se ne avvantaggerebbe ancora di più di quanto non lo sia ora con il solo svincolo di Amaro. Svincolo non ancora sfruttato a dovere, se non dall'Agemont, che ha saputo sfruttare la vicinanza dell'uscita autostradale per avvicinarsi all'Europa». «Non lo ha saputo sfruttare certamente il centro commerciale, e nemmeno il turismo con un grande albergo nei pressi - chiude Cuzzi -. Se oltre allo svincolo, si aggiunge una biforcazione autostradale di importanza europea, le prospettive per queste località diventano senz'altro vantaggiosissime». «Ma, soprattutto, il problema da chiarire è l'impatto ambientale che potrebbe subire la valle del Tagliamento un patrimonio irrinunciabile che deve essere salvaguardato».  (g.g.)

I sindaci avvertono: attenzione all’ambiente

Sono undici gli enti locali friulani interessati alla grande opera. L'esempio di Amaro: la nostra zona industriale ha decollato con il casello

Comuní prontí a discutere del tracciato. Ampezzo: non serve, basta migliorare la statale

  Forni di Sopra. Perplessità, ma nessuna voglia di sembrare di essere contro il progresso. Questo in sintesi il pensiero dei primi cittadini della val Tagliamento sull'eventualità che l'Anas possa costruire l'autostrada per il Cadore. Le perplessità riguardano innanzi tutto l'impatto ambientale che una simile struttura può rappresentare per un territorio tutto sommato ancora vergine, ma d'altro canto si è consci che il progresso transita per le grandi vie di comunicazione. Ne è convinto il sindaco di Amaro, Silvano Tomaciello. «Senza il casello ad Amaro, il nostro Comune sarebbe rimasto il più povero della Carnia. Ora invece è il primo paese industriale dell'Alto Friuli». «L'autostrada potrebbe portare fuori la Carnia dall'attuale tunnel senza uscita in cui si trova». Sull'altro piatto della bilancia Tomaciello pone l'attenzione che gli amministratori devono usare in simili frangenti. «Bisogna saper limitare i danni da un punto di vista ambientale. Ci vorranno tempi lunghi. Nel frattempo speriamo di non commettere gli errori del passato, dividendoci fra amministruttori locali, sbarrandoci dietro veti e campanilismi, ma bisogna eh  si sappia cogliere l'opportunità che questa occasione ci offre». Pare un po' scettico Eugenio Benedetti, primo cittadino di Ampezzo, che vede tempi lunghi per la realizzazione di simili opere. «A noi serve una viabilità migliore dell'attuale. Non credo che a nessuno serva un'autostrada per recarsi quotidianamente al lavoro a Tolmezzo. Ci serve invece una migliore strada statale 52». L'autostrada soddisfa quindi esigenze internazionali, non locali. «Spero che comunque questa tratta autostradale non faccia passare in secondo piano il problema dell'attuale viabilità della Val Tagliamento». «In senso generale, credo che un'autostrada in loco possa avvicinare la Carnia all'Europa. Dobbiamo però vigilare all'impatto ambientale che questa potrà produrre sul nostro territorio. Fin quando si viaggia in galleria non ci saranno problemi, bisognerà però vagliare che i viadotti non deturpino troppo le vallate». Preoccupata per l'impatto antropico si dice Valentina Pellizzari, sindaco di Preone, dove dovrebbe sorgere uno svincolo che in futuro potrebbe collegare la zona con il Pordenonese. «Ci hanno detto di parlarne in consiglio comunale. Speriamo che poi le istanze anche dei piccoli comuni, qual è il nostro, vengano tenute nelle dovute attenzioni». Più possibilista il suo collega di Socchieve, Luciano Mazzolini, che vede nello svincolo di Preone un'opportunità per collegarsi con la ricca zona industriale del Pordenonese, attualmente raggiungibile solo per il tormentato passo del Monte Rest

 

 

Comune di Forni di Sopra   17.10.2005

Autostrada a Forni

E’ stato presentato venerdì scorso nella sede della Comunità montana della Carnia, alla presenza dell'assessore regionale alla mobilità e infrastrutture Lodovico Sonego, lo studio di fattibilità per il collegamento ira le autostrade A23 Palmanova-Tarvisio e A27 Venezia-Belluno. L'ipotesi è stata realizzata dall'Anas, che ha dato incarico di progettazione allo Studio Zollet di Belluno, a seguito del protocollo d'intesa firmato a Gorizia nell'aprile del 2004 dal ministro Pietro Lunardi, dai presidenti del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, e del Veneto, Giancarlo Galan e dal presidente dell'Anas, Vincenzo Pozzi. I o studio è stato illustrato dal Capo Compartimento Anas del Triveneto, Ugo Dibennardo, che ha evidenziato «l'importarne sinergia creatasi tra le due regioni Friuli» e ha ribadito il programma di investimenti triennali e decennali a favore della viabilità montana. Lo studio prevede la realizzazione di tre tronchi funzionali; che coinvolgono i territori di due province, Udine e Belluno, e di 19 Comuni, 8 veneti e 11 friulani (Forni di Sopra, Forni di Sotto, Ampezzo, Socchieve, Enemonzo, Preone, Villa Santina, Verzegnis, Cavazzo Carnico, Tolmezzo, Amaro). La metà del tracciato totale (85 chilometri) verrebbe realizzato in galleria (42,6 km); esigua, invece, la percentuale dei viadotti (6,4 km). Gli svincoli previsti nell'ipotesi di sistema autostradale, con regime di pedaggio, sono sette. Si tratta, dunque, di un'opera impegnativa, che, «nel caso di realizzazione inserirebbe tutta la Carnia in un contesto di collegamenti viari di livello internazionale e permetterebbe di collegare la valle dei Piave con quella de! Tagliamento e Tarvisio», ha spiegato Sonego. Il collegamento genererebbe un effetto di rete tra le direttrici Trieste-Venezia-Padova ed i valichi del Brennero e di Tarvisio con ridistribuzione dei traffici. «Desideriamo ora mettere a disposizione degli amministratori locali e di tutti i soggetti interessati le caratteristiche dello studio, affinché inizi un cammino di condivisione dei suoi contenuti. Qualora - ha detto Sonego - vi lesse consenso, il passo successivo sarebbe V inserimento nella programmazione pluriennale dello Stato». Ora inizieranno le discussioni di fattibilità in seno al nostro Comune, onde valutare tutte le opportunità e le controindicazioni che l'opera potrebbe dare alla nostra comunità ed al nostro territorio. Ci sono già alcune grosse perplessità relativamente ed un tratto di autostrada in viadotto che dovrebbe passare in un punto molto visibile della nostra valle. In tal senso, chi volesse esprimere la propria opinione può scrivere a: info@fornidisopra.org.

 

 

Corriere delle Alpi  15.10.2005

Collegamento A27-A23

Presentato lo studio di fattibilità

Tempi lunghi per l'autostrada

Serviranno due anni solo per il progetto esecutivo

di Francesco Dal Mas

TOLMEZZO. Non dispiace ai friulani il collegamento autostradale tra 1'A23 e 1'A27. Ma alla presentazione dello studio di fattibilità, ieri a Tolmezzo, regnava più la sfiducia che l'ottimismo. Tempi troppo lunghi e un sacco di investimenti: il preventivo è di 2 miliardi e 200 mila euro. «E' una prospettiva interessante ma chissà mai se verrà realizzata», ha commentato Lino Not, sindaco di Ovaro e presidente della Comunità montana, dopo l'illustrazione del progetto da parte del Capo dipartimento Anas del Triveneto, Ugo Dibennardo, e le parole di incoraggiamento dell'assessore regionale alla viabilità, Lodovico Sonego, Ds. Soltanto per il passaggio dallo studio preliminare al progetto esecutivo ci vorranno non meno di due anni, forse tre.

Ieri, infatti, gli amministratori locali hanno ricevuto i materiali sui quali discutere nelle loro comunità. Con tre ipotesi di tracciato. E, quindi, con cifre di costi differenti, che possono arrivare anche ai 3 miliardi di euro. II grande assente del vertice carnico era l'ingegner Mainardi, supercommissario alle grandi opere, impegnato a Verona. Lo studio è stato pertanto spiegato da Dibennardo, che ha evidenziato «l'importante sinergia creatasi tra le due regioni, Veneto e Friuli» e ha ribadito il programma di investimenti triennali e decennali a favore della viabilità montana. Escluso, comunque, il tunnel sotto il passo Monte Croce Carnico, che era stato ipotizzato come una possibile alternativa al traforo del monte Cavallino, partendo guarda caso sempre dalla bretella autostradale. Con un investimento di circa 4.300 miliardi delle vecchie lire viene messa in conto la realizzazione di tre tronchi funzionali, che coinvolgono i territori di due province, Udine e Belluno, e di 19 Comuni, 8 veneti (da Longarone in sù) e 11 friulani (Forni di Sopra, Forni di Sotto, Ampezzo, Socchieve, Enemonzo, Preone, Villa Santina, Verzegnis, Cavazzo Carnico, Tolmezzo, Amaro). La metà del tracciato totale (85 chilometri) verrebbe realizzato in galleria (42,6 km); esigua, invece, la percentuale dei viadotti (6,4 km). Gli svincoli previsti nell'ipotesi di sistema autostradale, con regime di pedaggio, sono sette.

Il più appassionato sostenitore del collegamento autostradale è il diessino Sonego, titolare della viabilità in Friuli-Venezia Giulia, che sta operando tenacemente anche sul fronte del Corridoio 5. «Si tratta di un'opera impegnativa», riconosce Sonego, che, «nel caso di realizzazione inserirebbe tutta la Carnia in un contesto di collegamenti viari di livello internazionale e permetterebbe di collegare la valle del Piave con quella del Tagliamento e Tarvisio». Sonego non ha dubbi: il collegamento genererebbe un effetto di rete tra le direttrici Trieste-Venezia-Padova e i valichi del Brennero e di Tarvisio con ridistribuzione dei traffici. «Desideriamo ora mettere a disposizione degli amministratori locali e di tutti i soggetti interessati le caratteristiche dello studio, affinché inizi un cammino di condivisione dei suoi contenuti. Qualora», ha detto Sonego, «vi fosse consenso, il passo successivo sarebbe l'inserimento nella programmazione pluriennale dello Stato».

Al vertice erano presenti anche il presidente degli industriali friulani, Giovanni Fantoni, nonché numerosi altri suoi colleghi. Che da anni stanno insistendo per il traforo del passo della Mauria. Ma che sono anche ben coscienti delle difficoltà a reperire i quattrini. A suo tempo non riuscirono a recuperare neppure quelli che bastavano per bucare la Mauria. Dibennardo dell'Anas ha assicurato, però, che anche questo problema è superabile. «Perché quest'autostrada la vogliono le due Regioni e il governo, che hanno sottoscritto un accordo a Gorizia»

 

 

Corriere delle Alpi  08.07.2005

L’intervento

L'autostrada è prioritaria

di Maurizio Paniz*

Ci siamo fortemente impegnati perché il prolungamento dell'autostrada A27 diventi una autentica realtà. Il sen. De Rigo e il consigliere regionale Dario Bond sono stati estremamente concreti e tempestivi, assieme a me, nel fare quanto è possibile, l'uno colloquiando ai più alti livelli nazionali e l'altro sensibilizzando l'assessore regionale Chisso ed il presidente Galan. II ministro Lunardi, del resto, è stato chiaro nel confermare, a margine di una recente visita ai cantieri del passante di Mestre, che si sarebbero trovate le risorse finanziarie per dotare il Bellenese di una infrastruttura che gran parte della popolazione vuole e considera essenziale per favorire lo sviluppo turistico del Cadore. Anche recentemente il ministro Lunardi mi ha confermato analogo impegno. Ora vi è un progetto di massima, l'individuazione di un corretto tracciato e delle sue possibili varianti, per cui è il momento di passare a una fase realizzativa ancora più concreta. II Cadore ha bisogno di evitare il traffico turistico festivo e di favorire una via di penetrazine a basso impatto ambientale; è possibile farlo con gli attuali strumenti tecnologici e con una attenzione alla progettazione. Va ringraziato il commissario Mainardi per l'impegno proiettato a individuare un tracciato corretto e rispettoso della bellezza dei nostri territori, ma l'esigenza di avere questa linea di comunicazione è assolutamente prioritaria, come altrettanto prioritaria è la prosecuzione dell'impegno perché si realizzino le altre infrastrutture già programmate per la provincia, alcune già in fase di realizzazione ed altre in fase di progettazione, come le circonvallazioni di alcuni paesi e la strada di scorrimento rapido da Cadola a Feltre.  *Deputato di Forza Italia

 

 

Corriere delle Alpi  24.06.2005

L'esponente dello Sdi avanza dubbi sulla fattibilità di un intervento così costoso .

«Prima la, strada Valbelluna»

Sul proseguimento dell'A27 interviene il senatore Crema

BELLUNO. La presentazione al Ministero delle Infrastrutture dello studio di fattibilità tra le autostrade A27 e A23 ha rimesso in moto la discussione attorno all'autostrada. «Un collegamento che, però, non è scontato e , neppure così vicino nel tempo - dice il senatore Giovanni Crema dello Sdi - lo hanno affermato gli stessi amministratori friulani intervenuti all'incontro con il supercommissario governativo alle grandi ; opere per il Nordest, ma il , dubbio si ripercuote su politici, amministratori, categorie  economiche e cittadini, preoccupati in modo particolare per i costi previsti, 3000 milioni di euro che nessuno sa oggi come e dove trovare. Seimila miliardi delle vecchie lire che potrebbero non arrivare mai, soprattutto se mancheranno, alla fine, le reali prospettive di ammortamento dei costi da parte di chi dovrà gestire il tratto autostradale». Il senatore Crema chiede di valutare bene i pro e i contro del progetto, per non creare ancora una volta facili illusioni magari in vista delle elezioni politiche del prossimo anno. «Sappiamo bene come molti dei progetti enunciati per il Bellunese siano miseramente naufragati per mancanza di denaro e convenienze economiche. Per questo bisognerà fare i conti con tutte le variabili, compresa l'utilità di un tracciato autostradale che, giocoforza, entrerà in forte concorrenza con l'autostrada che già corre verso la pianura: intendo l'attuale collegamento tra la A27 e la A28, che prima o poi vedrà il completamento con il tratto mancante tra Conegliano e Sacile e il proseguimento verso la A4 a Portogruaro. E che snellirà ulteriormente i tempi di percorrenza verso Udine e quindi il Friuli e quindi potrebbe rappresentare un'alternativa al futuro collegamento attraverso la Mauria».

Ma il senatore Crema si chiede anche che fine ha fatto il tanto sbandierato progetto della strada a scorrimento veloce in Valbelluna. «Ci eravamo lasciati in attesa di novità sui finanziamenti che l'onorevole Aldo Brancher avrebbe dovuto fornirci. Ma nessuno pare abbia più affrontato l'argomento. Non dimentichiamo che per i bellunesi è questa la priorità: un collegamento veloce attraverso la vallata bellunese in grado di dimezzare i tempi di percorrenza verso la pianura veneta. Non vorrei che il miraggio dell'autostrada attraverso la Mauria avesse il solo scopo di distrarre l'attenzione dal progetto viario della Valbelluna. A meno che non si attenda davvero di inserire l'opera quale integrazione al collegamento tra la A27 e la A23 per ottenerne il finanziamento».

 

 

Corriere delle Alpi  20.06.2005

Ambientalisti: «Il collegamento non si farà»

Baccichet (Legambiente): «Costa troppo, tutti quei soldi non si troveranno»

ALPAGO. Gli ambientalisti sono convinti: il collegamento autostradale tra Pian di Vedoia ed Amaro, in Carnia, non si farà.

«Costa troppo, 6mila miliardi di vecchie lire non si trovano, né oggi, neppure domani» rileva Moreno Baccichet di Legambiente, «e dal punto di vista geologico si presenteranno problemi insormontabili».

Siamo ai 1.750 metri di Col Corner, sopra Piancavallo. Alle nostre spalle ci sono il Consiglio e l'Alpago. E' da qui che dovrebbe passare il carosello sciistico tra il Pordenonese ed il Bellunese.

Centocinquanta tra alpinisti ed ambientalisti, che raddoppiano il tradizionale raduno di San Martino, in Consiglio, hanno sfidato temperature cocenti per ribadire il loro no allo "sfruttamento intensivo" dell'Alpago e di Piancavallo, attraverso impianti di risalite, nuove piste, addirittura funivie, come quella immaginata per il Nevegal dal lago di Santa Croce.

Ma la preoccupazione di queste ore è tutta per quanto succederà in Cadore ed in Carnia con la proposta autostrada di congiunzione tra 1'A27 e la A23.

«Un conto sono le migliorie alla viabilità intervalliva» sottolinea Vittorio De Savorgnani, di Mountain Wilderness «un altro è rilanciare l'autostrada, immaginando già che vi passino almeno 26 mila veicoli al giorno. L'impatto dal punto di vista dell'inquinamento è facilmente immaginabile». Ma quanti di queste macchine si fermerebbero in Cadore o in Carnia per fare turismo? Proprio questo, secondo Baccichet, è il problema: «Abbiamo dei disgraziati esempi in Val Canale e in Canal del ferro di paesi come Dogna, Chiusaforte, la stessa Pontebba, che stanno morendo proprio perché sono attraversate da un'autostrada, da circonvallazioni larghissime, da strade interne e dalla ferrovia. Non si ferma nessuno». Tuttavia le associazioni ambientaliste accettano che si apra un confronto: per vedere, per capire. Precisano che la loro contrarietà non è affatto pregiudiziale. Ma da Monte Corner rilevano che lo sviluppo per il Bellunese e la montagna friulana dev'essere diverso, alternativo alle grandi infrastrutture, ai megaimpianti come quelli ipotizzati in Alpago.

«L'agricoltura e la zootecnia di montagna, nonché il turismo naturalistico, sono opportunità che non abbiamo del tutto esplorato», afferma Antonio Zambon, sindaco di Budoia, che sta rilanciando nella sua parte di Consiglio proprio quest'esperienza, «Deve andare avanti il progetto di riserva naturalistica, sia nel Veneto che in Friuli. Magari una riserva interregionale. I nostri amministratori, a cominciare dal presidente della Regione Illy, sembrano convincersene ogni giorno di più».

A sostegno di questa alternatività di sviluppo è salito sul Monte Corner anche il Cai, con il dirigente regionale Faretto. «Le autostrade non collegano, ma isolano, come i fatti dimostrano. Le opportunità naturalistiche, invece, assolutamente no», è stato ripetutamente ribadito.  Francesco Dal Mas

 

 

Corriere delle Alpi  17.06.2005

Bando ai pregiudizi, secondo il presidente della Comunità montana Centro Cadore: «Tante verifiche» .

«Vogliamo vedere il progetto»

Flaminio Da Deppo chiede che sia presentato ai Comuni

di Francesco Dal Mas

BELLUNO. «L'autostrada Cadore-Carnia passa in galleria? Non mettiamoci il paraocchi dei pregiudizi e verifichiamo puntualmente quali sono i vantaggi e gli svantaggi. Semmai verranno trovate le risorse per costruirla».

L'invito alla "pragmaticità" è del presidente della Comunità montana del Centro Cadore, Flaminio Da Deppo, che sollecita per questo "la messa a disposizione del progetto (ancora nessuno l'ha visto)" affinché "i Comuni possano esaminarlo e dire la loro". Da Deppo confida le sue riflessioni nelle ovattate sale apollinee della Fenice, a Venezia, mentre il presidente della Regione, Giancarlo Galan, ed il suo vice, Luca Zaia, stanno per presentare una nuova campagna sul turismo veneto.

Zaia, a margine dei lavori, ammette che il progetto del collegamento autostradale con la Carnia e specificatamente con 1'A23 è una soluzione assai differente dalla direttrice Venezia-Belluno-Monaco. «Il percorso, infatti, viene allungato di oltre 200 chilometri», puntualizza. Conclusione: «Insisterò, prima che si prenda una decisione definitiva, perché sia nuovamente verificata la possibilità di andare direttamente a Nord».

Zaia, infatti, ricorda le migliaia di cartoline raccolte a sostegno dell'ipotesi autostradale per Monaco, attraverso in particolare le gelaterie. Ma, secondo Da Deppo, se c'è una possibilità "oggettivamente" da escludere, è proprio quella della direttrice che attraversa la val Punteria e l'Austria.

Lo stesso Reinhold Messner, peraltro, ha dichiarato recentemente a "Il Corriere delle Alpi" che sarà il primo a mettersi di traverso a questa ipotesi. Messaggio che gli ambientalisti hanno subito raccolto. E che rilanceranno in occasione del raduno di domenica prossima, sul Piancavallo, contro il prospettato collegamento sciistico tra la località pordenonese e l'Alpago.

«Mountain Wilderness è assolutamente contraria all'ipotesi autostradale - interviene Vittorio De Savorgnani -; non solo quella verso Nord, ma anche quella verso Est. La sorpresa, fra l'altro, è somma, perché nel vertice di Gorizia, in cui Lunardi, Galan e IIly si accordarono per sistemare la viabilità intervalliva, tutti si spesero per la superstrada. Non sappiamo, tra l'altro, dove riusciranno a recuperare 3 miliardi di euro, quindi 6 mila miliardi di vecchie lire».

Un problema, questo, che si pone anche il presidente della Regione Veneto, Galan. «E vero, ci sono difficoltà, il progetto non è immediatamente cantierabile. Però occorre sempre avere i progetti pronti; se non ci sono i progetti non partono neanche le realizzazioni. Se hai i grandi progetti determini il tuo futuro, altrimenti lo subisci».

Lunedì il ministro Lunardi sarà in visita ai cantieri del Mose e del passante di Mestre. Sarà l'occasione, per i massimi esponenti della Regione, di chiedere lumi anche per la Cadore-Carnia.

«E' importante, però, che prima di fare altri passi avanti, siano le comunità locali - insiste Da Deppo - a pronunciarsi. E' necessario, pertanto, che gli studi progettuali vengano messi a disposizione al più presto. E che la verifica sia condotta senza pregiudizi. Mi pare che, in ogni caso, il flusso di veicoli sia supervalutato, ipotizzandone 26 mila di passaggio al giorno. E questo è solo uno dei tanti aspetti da esaminare con la necessaria severità».

 

Corriere delle Alpi  16.06.2005

Autostrada, ora c’è lo studio di fattibilità

Collegamento tra Pian di Vedoia e Amaro con passaggio di 26 mila veicoli al giorno

di Francesco Dal Mas

BELLUNO. L'autostrada che c'è ma non si vede. E che costa: 3 miliardi di euro. Quattrini, ben s'intende, tutti ancora da trovare. Però una certezza c'è. L'Anas ha calcolato che i veicoli di passaggio sono al di sopra della soglia minima di 20 mila al giorno, potrebbero raggiungere una media di 26 mila. Ieri a Roma, l'Anas ed i dirigenti del ministero delle Infrastrutture hanno presentato, insieme al commissario Bortolo Mainardi, alle Regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia, lo studio di fattibilità del collegamento «autostradale» tra Pian di Vedoia, ed Amaro, casello dell'A23.

Lodovico Sonego, assessore diessino della vicina Regione, ha diffuso immediatamente una nota per far capire che lo studio lo soddisfa, salvo alcune prescrizioni. Nessun commento ufficiale, invece, da parte della Regione Veneto. Salvo un appunto strappato al telefono all'assessore Oscar De Bona. «L'Anas ha studiato anche l'ipotesi di una superstrada. Sembra, però, che il rapporto tra costi e benefici torni meglio con l'autostrada. In ogni caso, entrambi i percorsi sono in galleria: a una canna la superstrada, a due l'autostrada».

Quattro gli studi presentati. In tre è previsto un unico casello per il Cadore, a Macchietto; solo uno mette in conto un'uscita anche davanti a Pelos e Lorenzago. Prevedendo il dibattito che comunque si svilupperà, la Regione Veneto ha dato disposizione, attraverso l'assessore De Bona, al commissario Mainardi perché, una volta perfezionato il progetto, convochi tutti i Comuni e le altre istituzioni per raccogliere i primi contributi di analisi e di proposta.

Si diceva dei costi. Come saranno recuperate le risorse? II pedaggio garantirebbe la sopravvivenza con 26 mila veicoli circolanti al giorno. Le risorse per la costruzione, invece, vanno trovate raschiando il fondo del barile e appellandosi al capitale privato. Tre, peraltro, gli stralci da realizzare in tempi diversi. II primo sarebbe quello tra Pian di Vedoia e Macchietto; il progetto fa proprie le indicazioni date a suo tempo dalla Provincia al presidente di Autostrade, Gamberale. Ricordando che lo studio recupera il protocollo d'intesa tra la Regione Veneto e la Regione Friuli-Venezia Giulia sottoscritto l'anno scorso a Gorizia col ministro Lunardi, l'assessore friulano Sonego precisa che il progetto include anche il collegamento tra la Sequals-Gemona e la traversa montana A23-A27 passando con un traforo sotto il monte Rest. Come De Bona, anche Sonego, peraltro, puntualizza che «gli studi compiuti non si riferiscono certo a un sistema infrastrutturale di immediata realizzazione». Aggiunge, tuttavia, che «è bene che l'opera cominci a diventare oggetto di un confronto diffuso per valutarne l'inserimento nella programmazione regionale e nazionale». Par di capire, insomma, che l'entusiasmo maggiore per quest'opera arrivi da un governo di centrosinistra, quello appunto del Friuli-Venezia Giulia. Che, al tempo stesso, sollecita una condizione al governo. «La prosecuzione del dialogo con il governo per dare seguito all'esame della fattibilità dei due collegamenti, implica l'integrazione dell'intesa quadro Stato-Regione in materia di opere strategiche». Anche il Friuli, peraltro, conscio delle possibili opposizioni, fa sapere attraverso il suo assessore che «la Regione promuoverà, sia in Carnia che in Val Tramontina, appositi incontri con le comunità locali allo scopo di mettere a disposizione delle autorità e del pubblico le informazioni sul lavoro di fattibilità svolto dall'Anas e dal ministero».

 

«Basta con le autostrade attraverso le Alpi»

La Cipra Italia chiede investimenti sulla rete ferroviaria

BELLUNO. La Cipra Italia (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi) scende in campo a sostegno dei manifestanti italiani e francesi all'imbocco di Chamonix del tunnel del Monte Bianco per manifestare la loro indignazione contro l'aumento del trasporto pesante che rende sempre più invivibili e rischiose le valli del Monte Bianco. La Cipra Italia esprime anche una grande preoccupazione per le dichiarazioni di quanti nei giorni scorsi hanno affermato la necessità di realizzare un secondo tunnel dell'autostrada del Frejus. «L'Unione Europea ha già scritto a chiare lettere che la creazione di nuove capacità stradali ai valichi contrasta con gli obiettivi di trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia e alla navigazione. Il trasporto su strada è causa di severi rischi e costi pagati dall'intera comunità: questa è l'amara lezione degli incidenti ai tunnel del Monte Bianco e del Frejus. La vera sfida è quella di far sì che le ferrovie sappiano offrire servizi competitivi con l'autotrasporto, in termini di costi, di affidabilità e di puntualità delle consegne: per questo obiettivo le enormi infrastrutture da costruire nell'arco di decenni non rappresentano una priorità, invece occorrono subito investimenti sulla modernizzazione delle reti, del materiale e della logistica ferroviaria, interventi che quasi sempre si possono approntare in tempi brevi, finanziandoli con una equa tassazione del trasporto stradale, come avviene in Svizzera».

 

 

Corriere delle Alpi  05.06.2005

L’ipotesi autostradale fa proseliti, e Venezia dice che «è un progetto più praticabile»; ma Messner s’impunta: «La bloccherò e l’Ue farà lo stesso»

Attraverso il Cadore in autostrada?

Il 15, a Roma, la decisione sul collegamento in galleria tra A23 e A27

CIBIANA. Si deciderà il 15 giugno, a Roma, il futuro del collegamento via Cadore tra 1'A27 e 1'A23. Il commissario alle grandi opere, Bortolo Mainardi, ha convocato le Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia per presentare il progetto di superstrada con il pedaggio, come deciso l'anno scorso a Gorizia. Però con una subordinata: là trasformazione della superstrada in autostrada. Prospettiva contro la quale Reinhold Messner ha già preannunciato che scenderà in campo con tutte le sue forze.

«Sarò il primo a bloccarla», annuncia il re degli Ottomila. L'autostrada, tuttavia, non dispiacerebbe al neoassessore regionale Oscar De Bona. «Il progetto di collegamento allo studio ha una subordinata che sarebbe tale da renderlo più praticabile», ha detto De Bona, a margine dell'inaugurazione della nuova stagione del museo nelle nuvole sul monte Rite, a Cibiana. «Solo un'ipotesi autostradale, ad esempio, potrebbe trovare l'interesse della società Autostrade a collegare due direttrici da lei stessa gestite».

Quanto al maggiore impatto ambientale che l'autostrada avrebbe, De Bona lo nega decisamente: «E' quasi tutta in galleria e sarebbe più larga della superstrada di appena un metro. Molto, ma molto più impattanti sono le circonvallazioni che si vogliono fare in Centro Cadore». L'assessore regionale ammette, comunque, di non farsi illusioni: decidiamo oggi per infrastrutture che potrebbero materializzarsi fra una decina d'anni, in quanto oggi non ci sono le risorse. Quelle più certe sono dell'Anas, che ha già posto la priorità assoluta per la seconda "canna" verso il Comelico.

«E' importante, tuttavia», secondo De Bona, «che il progetto di collegamento si consolidi nella legge Obiettivo». II progetto, pertanto, va avanti. Sarà pronto, è l'ultima rassicurazione, entro il mese di luglio. II perfezionamento avverrà in base alle scelte che saranno fatte il 15 giugno. E' certo, comunque, che il percorso avverrà in galleria, a partire da Macchietto, e che avrà una finestra a Pelos, sotto Lorenzago, e una tra Forni di Sopra e Forni di Sotto.

Ma il tracciato come sarà: autostradale o superstradale? Ecco il punto. Pare che l'orientamento prevalente, alla vigilia del vertice, sia proprio quello per l'autostrada.

«Un'autostrada è improponibile, non fosse altro perché lo vieta la legge», s'impunta Messner, dai 2186 metri del monte Rite, richiamando al realismo. «Chi punta sull'autostrada non l'avrà mai. L'Ue si metterà di mezzo. E io sarò il primo a bloccarla».

Ma perché tanta determinazione? «Perché non è intelligente farla. Se l'autostrada del Brennero non esistesse, non sarebbe più possibile costruirla, perché la politica europea punta a trasbordare il traffico pesante sulle strade ferrate».

Considerate le sempre più scarse risorse a disposizione («e che in futuro saranno ancora meno, come anticipa l'andamento dei referendum sulla Costituzione»), difficoltà crescenti ci saranno anche per la ferrovia. «E' già stato deciso che si fa il tunnel di base sul Brennero, spazio per il resto non c'è. Non si può fare tutto; non ci sono i mezzi e non c'è neppure la volontà politica».

L'assessore De Bona, dal canto suo, ricorda che il presidente della società Autostrade ha già detto di non essere interessato a proseguire un'autostrada che fino alle porte del Cadore avrebbe un ritorno (dai pedaggi) limitato al 15% (del 50%, invece, se penetrasse fino alle porte di Belluno), per cui solo la chiusura tra A27 e A23 potrebbe rappresentare una reale convenienza.

Intanto, però, le piccole comunità aspettano (e da anni) la soluzione dei loro problemi. Prendiamo Cibiana, con il sospirato ponte per Venas. «Ci abbiamo rinunciato in attesa della Macchietto-Venas», ammette il sindaco Guido De Zordo, sperando che i tempi siano celeri. Ma l'assessore De Bona getta acqua sul fuoco degli entusiasmi: «La Macchietto-Venas non è, per quanto ne so, tra le priorità dell'Anas. E' già molto, e per questo dobbiamo lavorare, se riusciremo a inserirla nel piano decennale dell'ente». Significa che l'arteria, se tutto filerà liscio, potrebbe materializzarsi in una decina d'anni.

 

 

Il Gazzettino  06.05.2005

Lettere

PROLUNGAMENTO A27

«CON L'AUTOSTRADA UN NUOVO IMPATTO AMBIENTALE»

Ho letto con interesse sul "Gazzettino" le prime concrete indicazioni riguardanti il possibile prolungamento dell'autostrada A27, nella prospettiva di un collegamento a Nord Est fra Veneto e Friuli e verso la frontiera. A titolo personale, mi permetto alcune considerazioni in merito.

Nell'esposizione di massima del tracciato si è posto l'accento sul fatto che l'opera, grazie al percorso prevalentemente in galleria, non comporterebbe impatto ambientale o strutture incompatibili con il paesaggio dolomitico. Sorgono però dei dubbi se si tiene conto della particolare conformazione geologica, caratterizzata da rocce gessose, esteso in modo continuo dallo Zoldano alla Carnia ed interessato fino in profondità da un complicato e precario sistema di cavità, faglie e fratture. Le perforazioni di altre gallerie nella zona hanno dimostrato che l'attraversa mento in sicurezza di tali strati rocciosi comporta notevoli lavori di rivestimento e consolidamento. Lo scavo degli ingenti volumi di materiale e lo smaltimento dei detriti richiederebbe un impressionante traffico di mezzi d'opera. Il fianco sinistro della valle non ha strade adeguate a questa esigenza, salvo utilizzare per il traffico di cantiere i due ponti esistenti sul lago in territorio di Domegge e le viabilità interne comunali. Ciò condizionerebbe per anni la mobilità locale e disturberebbe il già modesto turismo. Il disegno pubblicato è forzatamente approssimativo, però l'orientamento fa temere per il possibile coinvolgimento di due piccole valli integre, la Val Talagona e l'Anfela. È soltanto un dubbio da chiarire, e voglia il Cielo che nessuno pensi di rovinarle con viadotti, "finestre" e strade varie. Le Dolomiti hanno già dato un sostanzioso tributo per produzione elettrica e transito. Va ricordato che anche in prossimità di Ospitale si trovano siti di interesse archeologico.

Non si è parlato degli svincoli, ma è immaginabile che un casello verrebbe installato nella zona di Macchietto per servire il Cadore e l'Ampezzano. Dato che gli utenti non possono venire obbligati al pagamento automatizzato, esso costituirebbe un blocco per le abituali interminabili code in uscita dalla zona, attualmente diluite lungo 30 chilometri fra Tai e Pian di Vedoia. Non soltanto in alta stagione, ma anche nei fine settimana favorevoli ai flussi pendolari, le code causerebbero lo spostamento imprevedibile di grandi masse di veicoli verso la modesta viabilità ordinaria dei centri abitati, penalizzando la circolazione del posto (e la qualità di vita dei residenti) ancora peggio di quanto già ora non avvenga. Dovrebbero invece essere considerate prioritarie le circonvallazioni dei paesi, risolutive per liberarli da un crescente e variegato traffico. Non è malizioso supporre che il nuovo tratto, qualora realizzato, permetta in seguito di riproporre l'antico spettro del prolungamento verso l'Austria lungo l'asse del Cadore e Comelico, con tutti i conseguenti danni ambientali. L'opposizione di Sudtirolo ed Austria potrebbe un giorno finire. Ancora una volta si vuole puntare sul trasporto su gomma, ignorando soluzioni ecocompatibili di tipo ferroviario. Sembra però che si intendano eludere le indicazioni della Comunità Europea e del Protocollo sulle Alpi, orientato verso il trasporto su rotaia e contrario a nuove opere stradali.

Dopo le recenti serie di incidenti in galleria, è singolare riproporre l'azzardo fra veicoli entro decine di chilometri di budelli affondati nella montagna. Analogamente a quanto avviene sul Fadalto, gran parte dei mezzi pesanti in più finirebbe col venire instradata sulla viabilità ordinaria, riducendo l'utilità di un'arteria estremamente costosa. È lecito dubitare che un tale gigantesco stravolgimento nelle Dolomiti gioverebbe all'economia locale e Regionale, al mantenimento dell'occupazione e del tenore di vita di Cadorini e Bellunesi. Purtroppo nonostante le rassicurazioni e le buone intenzioni pubblicizzate, la vista dei guasti causati in zona dalla realizzazione di alcune importanti opere tende a rendere diffidenti. Vorrei si trattasse di semplice pessimismo.  Silvano Coffen Marcolin

 

 

Il Gazzettino  29.03.2005

Irritato il Presidente della Provincia Reolon: «Mainardi aveva garantito che saremmo stati i primi a vedere lo studio»

Prosecuzione A27, è già polemica

Gli Artigiani: «Ottimo tracciato, nessuno deve remare contro». Ma arrivano i primi no dei sindaci

«Finalmente. Adesso mi auguro che nessuno si metta a remare contro questo progetto e che si riesca a portare a termine l'opera nel più breve tempo possibile. La provincia di Belluno ha assoluta necessità di uno sbocco a nord». Questo il commento di Luigi Curto, presidente dell'Unione Artigiani di Belluno, sullo studio di fattibilità relativo alla prosecuzione della A27. Gli 84 chilometri da Pian di Vedoia a Tolmezzo, così come sono stati ipotizzati, lo trovano assolutamente favorevole: «Il tracciato mi sembra ottimo - spiega - perchè coniuga la necessità di darci lo sbocco a nord con una giusta attenzione per l'ambiente. La soluzíone delineata, con passaggio sotto la Mauria, mi sembra riduca al minimo l'impatto ambientale per i territori attraversati. E, dunque, la scelta mi sembra ottima: per questo mi auguro che, per una volta, il buon senso prevalga. Questa provincia ha bisogno di uscire dal suo isolamento, e anche ipotizzando per il bellunese un futuro turistico è fondamentale sostenerlo con un adeguato sviluppo delle infrastrutture». L'auspicio del presidente degli artigiani, dì una grande convergenza sul progetto di prosecuzione della A27 è destinato, però, a rimanere un'utopia: «Evidentemente Curto non sa come la pensano molti amministratori - commenta il sindaco di Pieve, Roberto Granzotto - Io, e come me molti altri primi cittadini, sono assolutamente contrario a una nuova autostrada. Non vogliamo altre arterie sul nostro territorio: fino a Macchietto ci sono già due strade statali e la ferrovia. Pensare di costruire anche l'autostrada in una valle di "500 metri" vuol dire ipotizzare uno scempio ambientale». «Il collegamento con la A23? E' una soluzione da tempo prospettata.

Per dare un giudizio definitivo aspettiamo però che ci venga presentato il progetto dettagliato - dice l'assessore provinciale alla viabilità Quinto Piol -. Mi sembra comunque che lo studio sia in linea con la nostra idea di un collegamento, e non di un attraversamento, della provincia». Lapidario, e un filino polemico, invece, il presidente della provincia Reolon: «Il commissario Mainardi aveva promesso che il progetto in primo luogo sarebbe stato sottoposto all'esame della provincia. Prendo atto che si è seguito un metodo non corretto, anticipando i contenuti dello studio alla stampa. Un giudizio? Lo darò dopo che ci avranno presentato lo studio e dopo aver consultato gli enti interessati». «Trovo positivo il fatto che si preveda la prosecuzione fino a Macchietto - osserva invece l'assessore Costola - , ipotesi che avevo inserito anche nel mio programma elettorale».  Elisabetta Gavaz

 

 

Il Gazzettino  27.03.2005

L’Anas ha completato il piano per raccordare la Mestre-Belluno con Palmanova-Tarvisio attraverso la Carnia: rientrerà nel Corridoio 5

Nasce l’autostrada che porta il Veneto a Nord

Ora il passo decisivo sarà quello di inserire il progetto tra le opere strategiche nazionali, ma già da qualche settimana l'Anas avrebbe completato lo studio di fattibilità sul prolungamento della A27 Mestre-Belluno fino a Tolmezzo, attraverso la valle del Piave, il passo della Mauria e la Carnia. Quasi un anno di lavoro, coordinato dal commissario per le opere strategiche del Nordest, il cadorino Bortolo Mainardi, che ha portato a stabilire che l'opera è "sostenibile" sul piano tecnico e finanziario.

Ottantacinque chilometri di nuova autostrada, che permetteranno di raggiungere l'innesto con la A23 Palmanova-Tarvisio in meno di 40 minuti. Ma, soprattutto, di togliere la pedemontana veneta e soprattutto la provincia di Belluno da quella specie di cul de sac in cui il Brennero e Tarvisio le avevano relegate. Perché è vero che la nuova autostrada non è il fantomatico «sbocco a nord» reclamato dal Veneto fin dagli anni Settanta, ma è altrettanto vero che comunque sarebbe possibile raggiungere il confine austriaco direttamente dalla Valbelluna, e da qui innestarsi nella più grande viabilità europea.

Anzi, il nuovo asse autostradale, come sottolineato dagli stessi esperti dell'Anas che hanno elaborato lo studio di fattibilità, andrebbe inquadrato nell'ormai famoso Corridoio 5. L'asse, cioè, che dovrebbe secondo l'Unione Europea collegare estovest tutta la parte meridionale del continente.

Per questa ragione, il traffico iniziale stimato sarebbe di circa 30 mila veicoli al giorno, che sarebbero in parte drenati alla attuale autostrada A4 Trieste-Torino. In altre parole, soprattutto con la realizzazione della Pedemontana Veneta e del Passante di Mestre, la funzione del nuovo tratto autostradale non sarà tanto quella di collegare la pianura veneta al Nord Europa, quanto piuttosto la parte orientale del continente con la pianura padana.

Non è un caso che, proprio un anno fa, i presidenti delle due regioni, Giancarlo Galan per il Veneto e Riccardo Illy per il Friuli Venezia Giulia, abbiano firmato a Gorizia un accordo sulla realizzazione dell'opera, impegnandosi a finan­ziarla.

Ma, nel dettaglio, come dovrebbe essere il nuovo tratto autostradale? Per l'Anas gli 85 chilometri dovrebbero essere divisi in tre «tronchi funzionali».

Nel primo, quello che dall'attuale uscita di Pian di Vedoia, tra Longarone e Ponte nelle Alpi, arriva fino a Macchietto di Perarolo di Cadore, il percorso è un po' obbligato. La stretta valle del Piave è infatti occupata sulla riva destra dalla vecchia e dalla nuova statale di Alemagna. Per questa ragione i tecnici hanno preferito la riva opposta. Dei 22 chilometri che dovranno essere realizzati, poco oltre la metà dovrà essere in galleria, ma sono previsti anche viadotti per complessivi 3 chilometri.

Il tratto più delicato è quello incluso nel secondo tronco, che da Macchietto arriva fino a Forni di Sopra, in provincia di Udine, perché deve affrontare il superamento del lago di Centro Cadore e del passo della Mauria, sfiorando tutto il confine settentrionale del Parco delle Dolomiti Friulane. Proprio per questa ragione, i progettisti hanno fatto massiccio ricorso alle gallerie. Al punto che i 22 chilometri in questione saranno percorsi quasi esclusivamente in tunnel. Ben 18, infatti, i chilometri "coperti", inframmezzati da piccoli tratti all'aperto per complessivi 4 chilometri.

Il terzo tronco è quello più lungo. Circa 40 chilometri che attraversano la Carnia, correndo sul fondovalle e passando un po' all'esterno di Ampezzo. Anche in questo caso ci saranno lunghi tratti in galleria, ma in proporzione il ricorso ai tunnel è molto meno massiccio. Appena, si fa per dire, 12 chilometri complessivi. Non ci saranno praticamente viadotti, mentre gran parte del tronco, 27 chilo­metri, sarà invece realizzato in rilevato.

Ora, come detto, si tratta di passare dallo studio di fattibilità a quello preliminare. È in questa fase che si dovrà analizzare anche la delicatissima 'Valutazione di impatto ambientale". L'annuncio dovrebbe essere dato nel giro di poche settimane dal ministro delle Infrastrutture, Pietro Lunardi, assieme ai presidenti delle due

Regioni interessate. In quella fase dovrebbe essere anche più chiaro l'aspetto economico, che pare che i tecnici dell'Anas non abbiano ancora definito.

Mainardi stesso non vuole dire nulla in proposito («parlerà il ministro», dice) ma certo le decine e decine di chilometri di tunnel rappresentano un costo considerevole. Una stima approssimativa andrebbe ben oltre il miliardo e mezzo di euro, finanziati in buona parte da Autostrade per l'Italia, ma con il decisivo contributo di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Governo.  Ugo Pollesel

 

 

Messaggero Veneto  15.03.2005

Piano decennale. L’Anas in Friuli

Strade per un miliardo di euro. C’è anche il traforo della Mauria

UDINE. Le cifre e i progetti elencati in un documento diventeranno entro dieci anni progetti concreti con chilometri d'asfalto luccicante o si tratterà di uno (dei tanti) libri dei sogni di cui lo Stivale purtroppo è pieno? Il tempo ce lo dirà, intanto il piano della nuova viabilità Anas prevede nella sola provincia di Udine fino al 2012 investimenti per oltre 1 miliardo di euro.

Una cifra da capogiro, finora, come detto, messa solo sulla carta, ma comunque frutto di un lavoro preparatorio che indica chiaramente quali siano gli obiettivi della società pubblica che ha il compito di gestire le strade statali. Essenzialmente gli obiettivi in Friuli sono tre: ri­qualificare l'ormai datata statale Triestina (la numero 14 che taglia in due la Bassa friulana e, arrivando da Venezia e entrando in Friuli a Latisana, punta dritta a Trieste); completare "il ring" intorno a Udine con strade a scorrimento veloce tenendo lontano il traffico dai centri dell'hinterland del capoluogo friulano; migliorare la viabilità in montagna ristrutturando quella esistente e aprendo una via nuova verso ovest, rappresentata da quel traforo della Mauria ritenuto essenziale soprattutto dagli industriali veneti e friulani per garantire un più rapido e sicuro collegamento tra le due regioni e soprattutto garantire verso nord dal Ve­neto un'alternativa credibile alla via del Brennero.

REBUS FINANZIAMENTI. Le idee, quindi, l'Anas sembra averle chiare. Ora come detto occorrerà vedere in che misura quei progetti ambiziosi (spesso soltanto idee prive di progetti sulla carta) troveranno finanziamenti dallo Stato nei prossimi anni. E soprattutto occorrerà vedere se, di qui al 2012 (la durata del piano elaborato due anni fa e che già ha subito diversi ritocchi) all'Anas competerà ancora la gestione delle strade statali oppure anche in Friuli Venezia Giulia, come avvenuto per molti chilometri in Veneto, alla Regione attraverso una società creata ad hoc toccherà la gestione delle strade statali o parte di esse. Interrogativi non da poco da dipanare. Intanto, però, c'è quel piano con una ventina di progetti che, se trovassero applicazione sul campo, sono destinati a cambiare volto alla viabilità "che conta" in Friuli.

LA VAL TAGLIAMENTO. Dalla Bassa alla montagna, e in particolare alla val Tagliamento. Perché è sulla direttrice Villa Santina-Passo della Mauria che si concentreranno gli sforzi dell'Anas nei prossimi dieci anni. Sono otto i progetti per un totale di 506 milioni di euro che dovranno portare alla riqualificazione della statale 52 e alla realizzazione del traforo della Mauria. Si parte da Villla Santina con la realizzazione esterna all'abitato, costo previsto 25 milioni di euro. Un intervento atteso da tempo, come aveva ribadito nel recente incontro di Tolmezzo tra i sindaci della montagna e il capo compartimento Anas del Triveneto Ugo Dibbennardo, il primo cittadino di Villa Santina, Arturo De Prato. «Il traffico è raddoppiato negli ultimi due anni», aveva detto il sindaco, che aveva anche sottolineato la particolarità del centro carnico, all'incrocio in pratica di due strade statali, la 52 e la 355, quella che porta a Sappada. Salendo verso Ampezzo, quindi, il piano prevede la variante di Enemonzo dal chilometro 20 al chilometro 23 (40 milioni) e quella di Socchieve (dal km 24 a127) per 34,7 milioni. Quest'ultimo intervento da pochi giorni è entrato a far parte di un accordo di programma tra Regione e Governo, che prevede investimenti nell'area della montagna pari a oltre 71,5 milioni di euro nel periodo 2005-2007, di cui 63,2 a carico dello Stato e 8,3 di competenza regionale. Nella zona di Ampezzo, ancora, sono previste tre tranche di interventi per un totale di 230 milioni di euro. Il centro di Ampezzo, insomma, verrà completamente evitato dalla nuova statale 52, che si ricollegherà con la sede attuale poco prima del Passo della Morte e della galleria che, dopo un decennio di attesa, sarà ultimata entro la fine del 2006.

LAVORI IN CORSO. Proprio la realizzazione della variante del Passo della Morte (in galleria) è uno dei due cantieri "pesanti" attualmente aperti dall'Anas sulle statali in provincia di Udine (l'altro è la variante di Tors in val Degano). Tra i chilometri 41+600 e 44+400 è quasi pronta la galleria di San Lorenzo, la cui apertura è slittata per anni a causa di una serie di infiltrazioni d'acqua cui finalmente è stato posto rimedio. Assomiglierà, dunque, molto ad una strada a scorrimento veloce la statale 52 grazie ai nuovi investimenti, che prevedono anche la realizzazione della variante di Forni di Sopra (dal km 53+100 a156+200) con uno sforzo di 45 milioni di euro. E poi, sotto il passo, è prevista la costruzione del tunnel, invocato dagli industriali veneti e friulani. Piano decennale alla mano il traforo dovrebbe costare 133,7 milioni di euro. Fantascienza? La completa trasformazione della statale 52 in strada a scorrimento veloce, prevista almeno sulla carta dal piano decennale Anas, può essere senz'altro definita un'impresa ciclopica. Consentirebbe un ulteriore slancio all'economia delle valli montane permettendo agli imprenditori veneti di conquistare una via privilegiata verso l'Austria e quindi il nord dell'Europa attraverso l'allacciamento all'autostrada A23. Trovare finanziamenti a Roma per l'opera, nonostante gli illustri sponsor, non sarà impresa facile.

 

Corriere delle Alpi  07.03.2005

L'ALPINISTA E L'AUTOSTRADA

«Consulente sull'A21? II veto di Berlusconi»

Messner doveva occuparsi per conto di Lunardi del collegamento con l’A23

di Francesco Dal Mas

BELLUNO. «Berlusconi e Frattini non mi hanno voluto come consulente del ministro Lunardi per il collegamento tra 1'A27 e 1'A23. Ed io, per dignità, non ho accettato di fare il consulente dell'Anas, come mi era stato proposto in via subordinata». Reinhold Messner a ruota libera, ieri a Valle di Cadore dove ha incontrato gli amministratori di Cibiana.

Con il sindaco De Zordo e con rappresentanti di Valle ha parlato dei programmi della prossima stagione sul Monte Rite.

Messner, perché Berlusconi non l'ha voluta?

«Sul presidente del Consiglio è intervenuto Frattini e su Frattini sono intervenuti dei notabili di Bolzano, a cui non piacevo come consulente del ministro delle infrastrutture».

Ma il motivo?

«Non lo so. Lo immagino. Sono birichini, per usare un eufemismo. Volevano probabilmente che mi adeguassi al partito. Ma io ho sempre conservato una mia autonomia, anche quando stavo con i Verdi».

Non accadrebbe altrettanto con Lunardi?

«No, perché è un tecnico. E come tecnico ha tutto il mio apprezzamento. Come si può propormi di ripiegare su una consulenza con l'Anas?».

Rischia, dunque, di stopparsi il collegamento "eco-compatibile" che lei voleva tra l'autostrada A27 e la A23?

«Non lo so. Spero che lo si faccia e che quando avrò 90 anni mi si ricordi per quel che ho fatto per questa arteria che avrebbe il compito di sottrarre il Cadore alla marginalizzazione turistica e, quindi, dello sviluppo».

Lei fa capire che ci vorranno 30 anni per questa direttrice...

«Non lo so. Mi auguro prima. Spero che su questa necessità non si continui a fare i grandi giochi politici».

Va avanti il suo impegno sul Rite, che a suo tempo lei stesso aveva messo in qualche modo in discussione?

«Non mi sono mai disimpegnato. Ho detto, a suo tempo, che non mi piacevano le chiacchiere e che pretendevo i fatti. C'è chi fa il proprio dovere, come lo fanno gli amministratori di Cibiana. Ma anche i privati devono assumersi la loro responsabilità. Non può essere che io faccia quello sforzo sul Rite (quest'anno parte della mostra sarà dedicata al volo sulle Dolomiti, in tutti i suoi aspetti) e che il Comune mi supporti, mentre a valle stanno ad aspettare chissà che cosa. Vogliono capire, i cibianesi, che basterebbero mille posti letto attivi per vivere dignitosamente di turismo?».

E a Valle di Cadore?

«Di posti probabilmente ce ne vorrebbero 2 mila».

Ma a Valle non sta maturando neppure l'agriturismo che lei attende da almeno due anni.

«Attenzione, non è un albergo e non è nemmeno un ristorante. E' un semplice agriturismo in cui si possono gustare piatti a base di carne di yak. Ebbene, dopo tante chiacchiere, dopo tante promesse, non ho visto niente».

Di chi la colpa? Del Comune di Valle?

«I problemi sono complessi, me ne rendo conto, però mi aspettavo riscontri più puntuali sia da Roma (avevo ricevuto assicurazioni precise dal ministero delle risorse agricole) e anche dalla Regione».

Adesso ci sono le elezioni…

«Sì, ma non voglio fare politica».

Il boom di escursionisti sul Rite si ripeterà anche la prossima estate?

«Quale boom? Si è detto e scritto di 100 mila visitatori. Mai ce ne sono stati tanti. E sicuramente solo una minima parte ha riguardato il museo. II nostro impegno è di mantenerlo ai massimi livelli di qualità. Io mi impegno ancora per almeno una decina d'anni».

 

 

Messaggero Veneto  15.02.2005

In Val Tagliamento si punta al traforo della Mauria

Tra i punti più pericolosi della statale 52 anche il tratto tra Esemon e Enemonzo e prima di Ampezzo

FORNI DI SOPRA. Il primo progetto per una viabilità più consona con i tempi moderni sulla statale 52 Carnica, che da amaro arriva in Trentino lungo la Valle del Tagliamento, è già datato. Risale infatti agli anni '60, come confermano le cartine del progetto ancora appeso nei corridoi della Comunità montana della Carnia a Tolmezzo. Un tragitto che affiancava il corso del fiume Tagliamento, bypassando tutti i centri abitati. Quindi un collegamento con il Cadore attraverso il Passo Mauria, pensato sulla direttrice che aveva tracciato la ferrovia nei primi anni Venti: passaggio sotto il massiccio dolomitico del Giaf e collegamento direttamente con Calalzo di Cadore. Un progetto svanito perla non uniformi­tà di vedute degli amministratori locali che non vedevano di buon occhio i loro paesi tagliati fuori dall'arteria principale. Anche se l'attuale strada sarebbe comunque rimasta per il collegamento tra i paesi.

Oggi, nel 2005, lungi ancora dal progettare una strada alternativa, si ancora parla del miglioramento dell'attuale sede della 52 Carnica. Unico lume per una viabilità più veloce verso la pianura friulana da un versante e verso l'Occidente d'Italia dall'altra, il progetto caldeggiato dall'Associazione degli industriale di Belluno, che ha riproposto anche in questi giorni l'applicazione del protocollo d'intesa sottoscritto il 5 aprile 2004 a Gorizia fra i presidenti delle due Regioni, Veneto e Friuli Venezia Giulia, per la realizzazione di un tratto di collegamento tra le autostrade A27 e A23 da Longarone a Tolmezzo.

Intanto l'Anas ha predisposto una serie di piani di intervento lungo l'attuale tracciato. Il primo punto dolente si rileva, nella vallata del Tagliamento, a Villa Santina, dove rimane il gap fra l'attuale superstrada con lo strozzamento all'altezza del Vinadia e l'attraversamento del centro abitato, nonostante fosse già finanziato nel 1998 con 2.5 miliardi di vecchie lire il bypass del paese attraverso la zona industriale. Verso Ampezzo, ancora, è pronto il progetto per i lavori di allargamento del piano viario nel tratto ponte di Villa Santina, Esemon di Sotto sino a Quinis, in comune di Enemonzo. Difficoltà burocratiche inerenti alle procedure di esproprio delle aree sarebbero la causa del mancato avvio dei lavori, previsto già per questo fine inverno. Sono stati stanziati fondi, invece, anche per il superamento del "punto nero" del "Crivel" di Socchieve. Due punti, questi di Esemon e del "Crivel", che hanno posto la zona diverse volte sotto la lente della cronaca nera per gli innumerevoli incidenti specialmente fra mezzi pesanti e autocorriere. Nei piani a breve termine dell'Anas, che i sindaci della zona attendono impazienti che si trasformino in cantieri, ci sono la soppressione dei tornanti e l'allargamento della strada fra Priuso di Socchieve e il comune di Ampezzo. Fervono invece i lavori per consegnare alla viabilità normale, entro Natale 2005, il tratto del traforo del passo della Morte. Qui si lavora per stabilizzare l'uscita della galleria verso Ampezzo, dove un tratto di 300 metri è soggetto alla pressione di un'imponente frana incombente. Vent'anni di lavoro e centinaia di milioni di euro già spesi suscitano perplessità sulla realizzazione dell'opera. Molti, infatti, fanno notare che con la somma spesa per i soli 2.8 Km del tunnel, si sarebbe potuta completare la viabilità alternativa lungo tutti i circa 70 chilometri che separano Amaro dal Cadore. Ultimo ostacolo, in terra friulana, il tratto della Mauria, che i cadorini chiamano "La Mulattiera", nonostante interventi di consolidamento delle sponde e di miglioramento del tratto in territorio veneto. Qui, come già evidenziato, si attende un collegamento fra le due autostrade, ma questo comporterà comunque il problema di realizzare una viabilità alternativa all'attuale statale 52 carnica.  Gino Grillo

 

 

Corriere delle Alpi  12.02.2005

Sì al collegamento A27-A23

Industriali di Belluno e Treviso scendono in campo

BELLUNO. «Sì al collegamento Longarone - Tolmezzo tra A27 e A23». Presa di posizione comune degli industriali di Belluno e Treviso: «L'opera merita l'inserimento nella legge obiettivo» dicono Assindustria Belluno e Unindustria Treviso. Domandano la realizzazione della connessione tra le 2 autostrade oggetto di protocollo d'intesa (5 aprile 2004 a Gorizia) tra i presidenti di Veneto e Friuli.

Una presa di posizione che nasce dalla consapevolezza che poter essere efficacemente connessi alla principale diramazione verso Nord-Est (la A23) del Corridoio V, maggiore asse viario subalpino, offrirebbe una risposta alla necessità di razionalizzare i crescenti flussi di traffico diretti verso settentrione, riducendo contemporaneamente i carichi veicolari che gravano oggi su Mestre e la A4.

«Con il prolungamento della A27, infatti» dichiara Andrea Tomat, presidente di Unindustria Treviso, «verrebbe ottimizzata l'architettura del sistema viario a scorrimento veloce in Veneto che vede la realizzazione del Passante di Mestre, il completamento della A28 sino a Conegliano e, soprattutto, la concretizzazione del progetto della "Pedemontana Veneta" che andrebbe ad intersecare verso nord: la A4 all'altezza di Montebello, la A31 "Valdastico" tra Thiene e Dueville, la A27 verso Spresiano».

E proprio quest'ultima strada, nella valutazione degli Industriali di Belluno e Treviso, potrebbe risultare beneficiaria dei vantaggi derivanti dal completamento della A27 verso Tolmezzo. Attraverso di essa il traffico intercettato in aree ad altissima densità demografica e produttiva, potrebbe trovare un valido sbocco in direzione nord, alternativo e piú conveniente (in termini di chilometraggio, di tempi di percorrenza e, quindi, di costi di trasporto) rispetto all'attuale necessità di raggiungere l'Autobrennero, da un verso, o la A23 tramite la A28 e la A4, dall'altro.

«Inoltre, la nostra provincia», dichiara Celeste Bortoluzzi, presidente di Assindustria Belluno «si troverebbe finalmente integrata in un sistema logistico moderno ed efficiente nella direttrice sud-nordest, che consentirebbe al proprio tessuto imprenditoriale di uscire da una marginalizzazione evidente rispetto alla pianura veneta».

«Non va sottovalutato poi», continua Bortoluzzi, «il significativo contributo all'economia locale che deriverebbe dalla possibilità di agevolare l'ingresso ad aree di assoluto pregio come le Dolomiti venete, ai flussi turistici provenienti da Germania e Austria nonché dai paesi emergenti dell'Est europeo, oggi prevalentemente lentemente diretti verso i lidi adriatici e le città d'arte del nord e del centro Italia».

Un'opera, quindi, necessaria allo sviluppo del Nord Est in questa fase di profonda trasformazione dell'economia ed in grado di potenziare la dotazione infrastrutturale del territorio. Un intervento, nella valutazione degli Industriali di Treviso e Belluno, che meriterebbe di essere inserita nell'elenco delle opere pubbliche di interesse strategico previsto dalla cosiddetta "legge obiettivo"

 

 

Il Gazzettino  09.02.2005

Carnia. Viabilità Passo della Mauria

Attesa per la strada che collega il Cadore

L’arteria chiesta da Giorgio Baiutti

Carnia

(pt) Integrare la viabilità tra Longarone e la Carnia attraverso il Passo della Mauria. La proposta arriva dal consigliere regionale Sdi-Margherita Giorgio Baiutti che sollecita un intervento atteso da tempo. «Si tratta - spiega - di approfondire nel dettaglio i possibili termini di un'intesa storica tra le due regioni interessate. L'accordo dovrà essere tradotto nel recepimento dei finanziamenti necessari alla sua realizzazione. Sarà importante anche avviare una discussine sulla previsione dei tempi di attesa e su quelli che porteranno alla definitiva concretizzazione del progetto». Baiutti, che più volte è intervenuto negli ultimi anni sull'integrazione viabilistica tra Cadore e Carnia, indica l'intesa quale presupposto imprescindibile per lo sviluppo del sistema imprenditoriale e turistico dell'Alto Friuli, anche in considerazione della crisi occupazionale scoppiata degli ultimi anni. «L'ipotesi di un collegamento anche non di tipo autostradale tra la A 27 e la A 23 - aggiunge - è stato ribadito nell'incontro di qualche settimana fa delle associazioni industriali di Belluno, Udine e Tolmezzo. La proposta non può che essere vista positivamente. Consentirebbe infatti di collegare l'area montana del Cadore pordenonese e della Carnia al futuro corridoio 5 lungo la direttrice che porta nell'Alto Friuli e quindi in Slovenia». L'invito è rivolto all'assessore regionale alla Viabilità: «Lodovico Sonego riferisca in quarta commissione la situazione relativa al futuro collegamento viario da Longarone alla Carnia attraverso il Passo della Mauria - chiede Baiutti - Ciò come previsto dalle preintese definite tra Governo, Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia, e Anas. La richiesta di audizione è utile a capire le azione che la Regione potrebbe porre in essere per velocizzare i procedimenti al fine di giungere a uno studio di fattibilità, un lavoro che consenta di coinvolgere da subito i tanti comuni interessati dall'importante infrastruttura».

La concretizzazione di questo progetto, secondo Baiutti, rende finalmente giustizia alle battaglie di tanti amministratori della Carnia. Molti sindaci infatti, nei decenni passati, si sono battuti per superare la marginalizzazione infrastrutturale della montagna friulana. «Causa quest'ultima non secondaria dello spopolamento - sottolinea il consigliere - ma anche del mancato insediamento di un numero maggiore di attività imprenditoriali e del parziale sviluppo economico e sociale».

 

 

Corriere delle Alpi  26.01.2005

«Comelico e Carnia collegati»

Così Silver De Zolt commenta i finanziamenti della 465

di Alessandro Mauro

SANTO STEFANO. «Si tratta di un risultato della massima importanza, soprattutto per lo sviluppo turistico del comprensorio del Comelico». Commenta così Silver De Zolt sindaco di Santo Stefano la notizia che lo Stato, con la prossima finanziaria, stanzierà un milione di euro per riaprire la strada 465 che conduce attraverso la Val Frison fino alla Forcella Lavardet e quindi collega il Comelico con la Val Pesarina e Sauris.

«La strada» ricorda De Zolt «è rimasta chiusa dall'alluvione del 1966 ed ora la sua ria­pertura potrà rappresentare un'importante occasione per rilanciare l'area di Casera Razzo e facilitare l'interscambio tra Comelico, Val Pesarina e Carnia. Vorrei ringraziare l'onorevole Paniz per questo finanziamento che verrà erogato nei prossimi tre anni a Veneto Strade e che condurrà alla riapertura della strada». Finanziamento erogato in tre rate: 400 mila euro nel 2005, 200 mila nel 2006 e 400 mila nel 2007. De Zolt fa notare come il risultato sia anche il frutto di un lavoro coordinato tra le istituzioni e gli enti. «II primo interessamento da parte nostra insieme alla provincia con la giunta De Bona avvenne un anno e mezzo fa quando ci incontrammo con Sonego, l'assessore ai trasporti del Friuli Venezia. La regione Friuli finanziò il progetto con 500.000 mila euro, quindi già disponibili. Anche l'attuale assessore provinciale Quinto Piol ha condiviso e portato avanti l'idea di riaprire la strada 465. La Provincia di Belluno dal canto suo ha già stanziato un finanziamento per completare l'opera». Così il quadro completo dei finanziatori che dovrebbe consentire di aprire al più presto i cantieri. «Ci saranno diversi interventi da fare per ricollegare i vari tratti e met­tere in sicurezza il tutto».

Spiega il sindaco: «Vi sono alcuni tratti già in buono stato come per esempio la parte dei tornanti e quella di Razzo altri invece sono dissestati come il tratto subito dopo Campolongo. Veneto Strade ha già presentato una proposta di intervento e quindi spero che i primi cantieri si possano aprire già a primavera».

Silver De Zolt vede quindi un comprensorio più unito e comunicante e quindi la possibilità di attivare importanti politiche per il turismo: «Di questi tempi è davvero importante ottenere finanziamenti come questo. Dal punto di vista naturalistico si tratta di posti molto belli e la naturale comunicazione tra la Val Pesarina e il Comelico ci consentirà una maggiore collaborazione sia economica che culturale e si apriranno quindi, con la strada, nuove prospettive di lavoro e di crescita».

 

 

Il Gazzettino  22.01.2005

Le associazioni industriali di Belluno, Pordenone e Udine sollecitano il collegamento tra A27 e la A23

Autostrada, urge lo sbocco a nord

Belluno. Sì al progetto di collegamento tra la A27 Venezia-Belluno e 1'A23 Udine-Tarvisio, con il prolungamento della prima da Longarone a Tolmezzo passando nei pressi della Mauria, previsto dalle intese raggiunte tra Governo, Regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia nel corso di un incontro a Belluno, sottolineando la necessità di accelerare l'attuazione delle intese raggiunte a livello politico.

Il progetto - spiegano i tre presidenti in una nota congiunta - è finalizzato alla creazione di un sistema logistico integrato destinato a risolvere i problemi annosi di collegamento verso il nord del bellunese e di connessigne celere della Carnia, nonché della Val Cellina e della Val Tramontina, verso il Cadore. Servirà ad inserire l'area montana veneto-friulana, oggi isolata dai grandi sistemi di comunicazione, nella direttrice di traffico trasversale dall'Austria verso il Veneto orientale e verso il Corridoio V e costituirà una significativa occasione di rilancio per aree oggi non adeguatamente competitive. L'integrazione della provincia di Belluno e della Carnia in un sistema viario moderno ed efficiente nella direttrice sud-nordest, sostengono i tre presidenti, consente nuove opportunità di sviluppo al tessuto imprenditoriale locale nonché l'intercettazione dei flussi turistici provenienti da Germania e Austria nonché dai Paesi emergenti dell'est europeo, oggi prevalentemente diretti verso i lidi adriatici e le città d'arte del nord e del centro Italia.

Una più efficace attrazione delle regioni alpine del Veneto e del Friuli Venezia - Giulia ed una razionale integrazione delle stesse con i sistemi logistici contermini, in buona sostanza non può che costituire una fondamentale pre-condizione destinata in ogni caso a favorire l'insediamento di nuove attività umane e produttive a tutto vantaggio delle politiche di contrasto all'attuale spopolamento delle aree montane interessate e di supporto alle azioni di marketing territoriale già intraprese in ambito locale.

Il progetto di interconnessione tra A27 e A23 e la sua concreta realizzazione sono pertanto fattori di sviluppo da considerare di assoluta priorità per il sostegno dell'economia e del benessere delle popolazioni delle aree alpine interessate Di conseguenza le Associazioni di Belluno, Pordenone ed Udine confidano che alla prossima definizione dello studio di fattibilità faccia immediato seguito l'inserimento dell'opera nell'elenco delle opere pubbliche di interesse strategico previsto dalla cosiddetta "Legge Obiettivo".

 

 

Il Gazzettino  22.01.2005

Autostrade. Il progetto piace agli imprenditori di Belluno, Pordenone e Udine

“Sì al collegamento A27-A23”

Udine  nostra redazione

Le Associazioni Industriali di Belluno, Pordenone e Udine valutano con estremo favore il progetto di collegamento tra la A27 Venezia-Belluno e l'A23 Udine­Tarvisio, con il prolungamento della prima, in prossimità della Mauria, da Longarone a Tolmezzo, previsto dalle intese raggiunte tra Governo, Regioni Veneto e Fvg ed Anas. Così si sono espressi i presidenti delle tre Associazioni, Cesare Bortoluzzi per Belluno, Cinzia Palazzetti per Pordenone e Giovanni Fantoni per Udine, unitamente al Responsabile della viabilità della Delegazione di Tolmezzo dell'Assindustria friulana, Edy Tomat, che hanno sottolineato la necessità di accelerare l'attuazione delle intese raggiunte a livello politico.

Il progetto, finalizzato alla creazione di un sistema logistico, integrato destinato a risolvere i problemi annosi di collegamento verso nord del Bellunese e di connessione celere della Carnia, nonché della Val Cellina e della Vai Tramontina, verso il Cadore inserendo l'area montana veneto-friulana nella direttrice di traffico trasversale dall'Austria verso il Veneto orientale e verso il Corridoio V, "costituisce una significativa occasione di rilancio per aree oggi non adeguatamente competitive nei loro fattori di sviluppo economico e di valorizzazione turistica".

L'integrazione della provincia di Belluno e della Carnia "in un sistema viario moderno ed efficiente nella direttrice sud-nordest, consente nuove opportunità di sviluppo al tessuto imprenditoriale locale nonché l'intercettazione dei flussi turistici provenienti da Germania e Austria nonché dai paesi emergenti dell' Est europeo". Le tre Associazioni confidano che alla prossima definizione dello studio di fattibilità faccia immediato seguito l'inserimento dell'opera nell'elenco delle opere pubbliche di interesse strategico previsto dalla cosiddetta "Legge Obiettivo".

Assindustria friulana e Unindustria Pordenone hanno sottoscritto con Antex Point Triveneto. In pra­tica, la società del gruppo Antex elaborerà i cedolini delle paghe e calcolerà i contributi per gli associati delle due enti con le modalità più adatte alle specifiche esigenze aziendali sia per tipologia di servizio sia per costo.

 

 

Il Gazzettino  22.01.2005

Le Assind di Udine, Pordenone e Belluno

Industriali schierati a favore dell’autostrada della montagna

Belluno

Le Associazioni Industriali di Belluno, Pordenone e Udine valutano con estremo favore e sostengono il progetto di collegamento tra la A27 Venezia-Belluno e I'A23 Udine-Tarvisio, con il prolungamento della prima da Longarone a Tolmezzo passando nei pressi della Mauria, previsto dalle intese raggiunte tra Governo, Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia ed Anas. Lo rileva una nota diffusa dall'Assindustria di Belluno. La valutazione è stata espressa dai Presidenti delle tre Associazioni, Cesare Bortoluzzi per Belluno, Cinzia Palazzetti per Porde­none e Giovanni Fantoni per Udine, unitamente al Responsabile della viabilità della Delegazione di Tolmezzo dell'Assindustria friulana, Edy Tomat, che nel corso di un incontro svoltosi presso l'Assindustria bellunese hanno sottolineato la necessità di accelerare l'attuazione delle intese raggiunte a livello politico. Il progetto, infatti, è finalizzato alla creazione di un sistema logistico integrato destinato a risolvere i problemi annosi di collegamento verso il nord del bellunese e di connessione celere della Carnia, nonché della Val Cellina e della Val Tramontina, verso il Cadore. «Servirà - prosegue la nota - ad inserire l'area montana veneto-friulana, oggi isolata dai grandi sistemi di comunicazione, nella direttrice di traffico trasversale dall' Austria verso il Veneto orientale e verso il Corridoio V e costituirà una significativa occasione di rilancio per aree oggi non adeguatamente competitive nei loro fattori di sviluppo economico e di valorizzazione turistica».

L'integrazione della provincia di Belluno e della Carnia in un sistema viario moderno ed efficiente nella direttrice sud-nordest consente nuove opportunità di sviluppo al tessuto im­prenditoriale locale nonché l'intercettazione dei flussi turistici provenienti da Germania e Austria nonché dai paesi emergenti dell'est europeo, oggi prevalentemente diretti verso i lidi adriatici e le città d'arte del nord e del centro Italia. Di conseguenza le Associazioni di Belluno, Pordenone ed Udine confidano che alla prossima definizione dello studio di fattibilità faccia immediato seguito l'inserimento dell' opera nell'elenco delle opere pubbliche di interesse strategico previsto dalla cosiddetta «Legge Obiettivo».

 

 

Corriere delle Alpi  22.01.2005

L'obiettivo è «inserire l'area montana veneto-friulana, oggi isolata, nella direttrice trasversale verso il Corridoio V»

«Sì al collegamento A23-A27, e subito»

Documento congiunto di Assindustria Belluno, Udine, Pordenone

COMELICO. Le Associazioni Industriali di Belluno, Pordenone e Udine valutano «con estremo favore» e sostengono il progetto di collegamento tra la A27 Venezia-Belluno e l'A23 Udine-Tarvisio, con il prolungamento della prima da Longarone a Tolmezzo passando nei pressi della Mauria, previsto dalle intese raggiunte tra Governo, Regioni Veneto e Friuli ed Anas. Lo condividono i presidenti delle tre associazioni (Celeste Bortoluzzi per Belluno; Cinzia Palazzetti per Pordenone; Giovanni Fantoni per Udine), insieme al responsabile della viabilità della delegazione di Tolmezzo dell'Assindustria friulana, Edy Tomat, che, durante un incontro a Belluno, hanno sottolineato la necessità di accelerare l'attuazione delle intese raggiunte a livello politico.

 

II progetto, infatti, è finalizzato alla creazione di un sistema logistico integrato destinato a risolvere i problemi annosi di collegamento verso il nord del Bellunese e di connessione celere della Carnia, nonché della Val Cellina e della Val Tramontina, verso il Cadore. «Il progetto», si legge in una nota di Assindustria, «servirà ad inserire l'area montana veneto-friulana, oggi isolata dai grandi sistemi di comunicazione, nella diret­trice di traffico trasversale dall'Austria verso il Veneto orientale e verso il Corridoio V e costituirà una significativa occasione di rilancio per aree oggi non adeguatamente competitive nei loro fattori di sviluppo economico e di valorizzazione turistica. L'integrazione della provincia di Belluno e della Carnia in un sistema viario moderno ed efficiente nella direttrice sud-nordest», dice ancora la nota, «consente nuove opportunità di sviluppo al tessuto imprenditoriale locale nonché l'intercettazione dei flussi turistici provenienti da Germania e Austria nonché dai paesi emergenti dell'est europeo, oggi prevalentemente diretti verso i lidi adriatici e le città d'arte del nord e del centro Italia. Una più efficace attrazione delle regioni alpine del Veneto e del Friuli ed una razionale integrazione delle stesse con i sistemi logistici contermini, in buona sostanza non può che costituire una fondamentale precondizione destinata in ogni caso a favorire l'insediamento di nuove attività umane e produttive, quale che sia il modello economico che andrà ad imporsi nei mercati interno e internazionale nel prossimo futuro, a tutto vantaggio delle politiche di contrasto all'attuale spopolamento delle aree montane interessate e di supporto alle azioni di marketing territoriale già intraprese in ambito locale. Il progetto di interconnessione tra A27 e A23 e la sua concreta realizzazione sono pertanto fattori di sviluppo da considerare di assoluta priorità per il sostegno dell' economia e del benessere delle popolazioni delle aree alpine venete e friulane. Di conseguenza», conclude la nota, «le Associazioni di Belluno, Pordenone ed Udine confidano che alla prossima definizione dello studio di fattibilità faccia immediato seguito l'inserimento dell'opera nell'elenco delle opere pubbliche di interesse strategico previsto dalla cosiddetta "legge Obiettivo". La realizzabilità dell'infrastruttura va altresì apprezzata in relazione alle sue caratteristiche che sono tali da inserirla tra le spese in investimento che, in considerazione dei ritorni in termini sociali ed economici, potrebbero essere escluse, secondo le proposte, avanzate anche dal Governo italiano, in corso di discussione sulla riforma del Patto di stabilità e crescita, dal calcolo dei parametri di equilibrio tra PIL e deficit pubblico oggi fissato in un rapporto pari al 3%, o comunque ritenute compatibili con l'indebitamento per il loro effetto di miglioramento strutturale dell'economia».