Dal Corriere delle Alpi del 27 dicembre 2016 –

Mazzacurati, 54 milioni in 30 anni fra gli stipendi e le parcelle d’oro

Ricostruite tutte le cifre del contratto da top manager dell’ex direttore del Consorzio Venezia Nuova. Un assegno da 50 mila euro al mese e lo 0,4 per cento sul valore degli appalti con un tetto di 400 mila

VENEZIA 50 mila euro al mese di solo stipendio. Più rimborsi, benefit e «premi di risultato»: 200 mila euro l’anno in caso di bilancio in pareggio, lo 0,4 per cento sui valori dei contratti firmati dal Consorzio anche se con un «tetto massimo di 400 mila euro». 54 milioni in trent’anni, di cui 32 negli ultimi otto. Sempre senza contare gli «extra».

Emergono i particolari del contratto dorato che il padre padrone del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati aveva strappato per sè. Il direttore-presidente gestiva in regime di monopolio assoluto e senza controlli i miliardi del Mose. E di soldi parlava spesso, anche nelle frequentissime telefonate con la moglie Rosangela Taddei. Stipendi, rimborsi, case, mutui da pagare per le case dei cinque figli. Ma anche biglietti aerei, pranzi, motoscafi. Non solo per servizio. «La Taddei dimostra», scrive in una intercettazione del 22 ottobre 2010 agli atti dell’inchiesta il maresciallo della Finanza Gennaro Ruopolo, «come abbia a sua discrezione l’uso dell’autista e dei motoscafi pagati dal Consorzio Venezia Nuova». Motoscafi che vengono messi a disposizione anche di amici e familiari. Come il nipote che arriva per la Mostra del Cinema (settembre 2011). O la moglie che si sposta per le vie di Roma (giugno 2010). O, ancora, i biglietti aerei per tutta la famiglia. La moglie Rosangela, la figlia di lei, l’avvocato Marina Elettra Snow.

La stessa che adesso ha inviato tramite ufficiale giudiziario dagli Usa la richiesta al Consorzio commissariato di corrispondere la parte della liquidazione (un milione di euro su sette) che era stata bloccata al loro arrivo dai commissari Luigi Magistro, Giuseppe Fiengo e Francesco Ossola. Una liquidazione stabilita pochi giorni dopo l’uscita di scena di Mazzacurati – dimessosi nel giugno 2013 e arrestato due settimane dopo per turbativa d’asta, dando il via all’inchiesta sul Mose – dal nuovo Cda. In realtà firmata dal vicepresidente Alessandro Mazzi – anch’egli arrestato nell’inchiesta Mose – e Romeo Chiarotto, titolare della Mantovani. Dal 4 febbraio del 2005 il presidente-direttore ha percepito una quota fissa di 600 mila euro l’anno (50 mila al mese). Oltre alla percentuale sui «valori degli atti attuativi firmati da Consorzio e Magistrato alle Acque, con un tetto di 400 mila euro.

E 200 mila euro l’anno – solo questi il doppio di un dirigente d’azienda – in caso di pareggio o attivo di bilancio. Il bilancio del Consorzio, che godeva di stanziamenti dello Stato, è stato sempre in pareggio. Fino all’arrivo dei commissari che hanno contestato alle imprese danni e mancati pagamenti. Infine, Mazzacurati poteva contare sul rimborso di tutte le spese come direttore. Tra gli stipendi, la cifra maggiore è stata percepita nel 2009 (tre milioni e mezzo di euro), poi nel 2008 (2 milioni 986 mila), nel 2007, 2011 e 2013 (2 milioni e 700 mila). Nel 2006, quando Mazzacurati compare al vertice dei contribuenti veneziani con una cifra appena sotto un milione di euro, il Consorzio gli ha corrisposto «solo» un milione 417 mila euro. Dunque, quasi 22 milioni negli otto anni tra il 2005 e il 2013, a cui vanno aggiunti i sei della buonuscita e i 10 milioni di compensi integrativi per «l’impegno profuso e i risultati ottenuti nel Comitatone».

Cifre consistenti. Che avevano consentito a Mazzacurati di acquistare numerose proprietà e case tra Venezia, Londra, la Sardegna, Cortina, Roma, San Diego (California). I soldi sono uno dei principali argomenti delle conversazioni al telefono. Il 1 novembre del 2011 la moglie lo chiama preoccupata. Vorrebbe comprare un’altra casa. «Abbiamo già abbastanza case», frena l’ingegnere. Lei insiste. Parla della crisi e dice che «lei pensa di portare i suoi soldi fuori dall’Italia, in Svizzera o a Dubai. Oppure li ritira e li mette in valigia». Mazzacurati si oppone: «Con una cifra così liquida ci arrestano», registra nei verbali il maresciallo Antonio Notaro.

Pochi giorni dopo la moglie annuncia che ha trovato la casa: costa 2,8 milioni di euro. Per questo vuole vendere la casa in Sardegna (1,8 milioni di euro). La Jolla, in California, è la residenza attuale dell’ingegnere, imputato e principale accusatore del Mose, che e n’è andato in America dopo aver testimoniato in fase istruttoria dell’inchiesta.

Alberto Vitucci