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Corriere del Veneto 11.06.2014
Mose, strade, ospedali. Mezzo Veneto costruito con le false fatture Negli interrogatori di chi ha pagato le tangenti svelato il sistema: «Le opere servivano a far soldi» VENEZIA — Non c’è mattone, non c’è colonna, non c’è centimetro quadrato di cemento che non poggi su fatture false. Pagina dopo pagina, le trascrizioni delle deposizioni fatte ai pm lagunari che hanno aperto il vaso del Mose, raccontano di un Veneto interamente costruito su mazzette, regali e favori. E con un occhio di riguardo alle opere più convenienti. Non per i malati che hanno bisogno di ospedale, non per le imprese che hanno bisogno di infrastrutture e di certo non per i veneti. La convenienza era nella quantità di fatture gonfiate che si potevano staccare e nella percentuale di rimbalzo che portava più soldi nelle tasche di chi comandava la Regione. «La Valdastico Nord, a parte (Attilio) Schneck per motivi politici, non la vuole fare nessuno perché vanificherebbe un altro project importante che si chiama Valsugana», confessa ai pm l’ex segretaria di Giancarlo Galan Claudia Minutillo che spiega come la bacchetta magica dell’ex governatore fosse proprio il sistema dei project financing. Minutillo lascia intendere che già dieci anni fa le casse delle amministrazioni pubbliche erano in difficoltà finanziaria (meglio di adesso, ma pur sempre peggio degli anni Ottanta) e allora la soluzione indicata fu quella degli appalti in cambio di concessioni vantaggiose per i privati. «La più importante di tutti era la Pedemontana Veneta, poi portarono a casa il discorso dell'ospedale di Mestre e il Passante, che però era nato come project». E non solo. Le dichiarazioni di William Ambrogio Colombelli, presidente della Bmc di San Marino e tra i primi protagonisti della vicenda Mose ad essere sentito dai magistrati, sono una lunga lista di opere in cui sono state utilizzate fatture false. Le fatture, le consulenze fittizie, le regalie sono entrate nella progettazione del nuovo Terminal Ro-Ro sulle banchine di Fusina, nello studio e nella progettazione della complanare della A4 nel tratto tra Peschiera del Garda e Busa di Vigonza, nella consulenza tecnica del Gra di Padova e perfino nella valorizzazione del compendio immobiliare di via Torino a Mestre dove c’è l’attuale Mercato ortofrutticolo (Mof). Il sistema di corruzione era talmente consolidato che perfino lo studio di localizzazione della nuova sede di Marghera della Mantovani ha richiesto l’uso di fatture gonfiate. Lontano dalla laguna, dove arrivavano da Roma i soldi per costruire il Mose, le aziende consorziate pagavano chiunque per ottenere gli appalti. Con regole precise, quasi scritte. «C'era un intero controllo della filiera - contina Minutillo -: il presidente della Regione, l'assessore competente (Renato Chisso) e tutto l'apparato burocratico perché anche le nomine dei commissari erano politiche». Poco importa che si trattasse di un traforo come quello delle Torricelle di Verona, degli adeguamenti della Tangenziale di Vicenza o della realizzazione della Nogara Mare. E meno ancora che si trattasse di un ospedale come quello di Mestre o il futuro ospedale di Padova. Nessuno si è apparentemente posto la domanda a chi servisse una nuova struttura ospedaliera. Perfino la Bovis, la società che ha proposto il project dell’ospedale di Padova, avrebbe cercato un referente politico tramite la copertura del patron di Palladio Finanziaria Roberto Meneguzzo. Il sistema Galan descritto dalla sua ex segretaria appare come una macchina oliata capace di saltare a pié pari anche i pareri della Commissione Via «perché i dirigenti erano tutti scelti tra le persone più vicine, per cui era difficile che le cose potessero avere un intoppo, difficile », puntualizza Minutillo. Il sistema però non avrebbe mai potuto funzionare senza la sperimentazione fatta all’interno del Consorzio Venezia Nuova con le opere del Mose. Proprio quella montagna di soldi, quei cinque miliardi di denaro pubblico arrivati da Roma in laguna, hanno permesso a Mantovani, al Coveco, a Grandi Lavori Fincosit, a Mazzi Scarl e alle altre imprese di avere la liquidità necessaria per proporre i project financing e pagare le mazzette. Con lo svuotamento progressivo delle casse pubbliche il sistema dei project financing è stato reso possibile proprio dai soldi pubblici, quelli che arrivavano con i finanziamenti del Mose e che rotolavano tramite le consorziate in tutte le grandi opere venete. Ma non basta. Per accedere ai quei soldi nel lungo periodo serve anche il controllo sulle società giuste. «La Venezia-Padova era interessante per due motivi - dice Minutillo -: aveva i requisiti del concessionario e poteva partecipare alle gare». A quel punto il presidente di Mantovani Piergiorgio Baita poteva fare a meno degli intermediari per le concessioni e avrebbe permesso di andare all’assalto della Cav, la società partecipata al 50% dall’Anas e dalla Regione Veneto che controlla il Passante di Mestre. A sentire Minutillo proprio in quell’occasione ci furono delle tensioni: la Padova Venezia aveva un centinaio di milioni liquidi in cassa che l’allora presidente della Venezia Padova Lino Brentan aveva voluto tenere da parte per partecipare alle gare del Grande raccordo anulare di Padova e della Nogara Mare. «Quando si misero d’accordo - continua Minutillo - Baita favorì l'entrata nella Padova-Venezia anche del Gruppo Gavio attraverso la vendita di Enrico Marchi della Save e dell'Autorità portuale. I nuovi soci alla prima assemblea si divisero il capitale e si portarono a casa i soldi per ripagarsi immediatamente la partecipazione». Nel Veneto delle mazzette le altre aziende, quelle che non ruotavano attorno al Mose o non avevano legami cone le società consorziate, non sono mai riuscite a entrare negli appalti a meno di una vittoria al Tar. Poco importa che i preventivi fossero più bassi, le proposte progettuali più efficaci. E alle volte non servivano nemmeno le tangenti per far funzionare il sistema. I soldi pubblici sono serviti per favorire l’intero sistema: «Minutillo mi ha presentato l’amministratore delegato di Veneto Strade Silvano Vernizzi per gestire gli eventi fieristici ai quali Veneto Strade voleva partecipare - spiega Colombelli -. Abbiamo fatto un preventivo per circa 20 mila euro a fiera, una cosa perfettamente in linea, anzi leggermente al di sotto di quelli che erano i costi dell’allora Veneto Strade su determinate operazioni e abbiamo preso l’okay». Qui non c’era bisogno di sovrafatturazioni. Il contratto bastava e avanzava.
ASCA 10.06.2014 Mose: Zaia, nessuna responsabilita' per project financing (ASCA) - Venezia, 10 giu 2014 - La giunta Zaia non puo' essere posta sotto accusa per i project financing delle grandi opere. Lo ha detto lo stesso Luca Zaia, presidente del Veneto, in consiglio regionale, relazionando sui progetti che datano fin dagli ultimi anni '90 al 2009, governatore Giancarlo Galan. ''Tanto e' vero - ha aggiunto Zaia - che nelle circa 800 pagine dell'indagine ci sono testimonianze che dicono che non e' piu' come prima''. Zaia ha citato il progetto di finanza per la strada Nogare-Mare del 2004, per la Padana Inferiore del 1996, della 'Via del Mare' del 2007, della Valsugana del 2009, del passante Alpe Adria, dello stesso anno. ''Questa amministrazione - ha aggiunto il presidente - eredita progetti pari a 4 miliardi e 300 milioni di euro, sui quali non e' potuta intervenire in nessun modo''.
Messaggero Veneto 14.03.2014 Variante di Dignano, un altro comitato contro Dopo il via libera della Regione all’opera spunta il movimento “Carnia Cadore” «Lavori controversi e costosa che riduce le zone di esondazione del fiume» DIGNANO. Variante Sud: nuova puntata. Il comitato Interregionale Carnia-Cadore P.A.S. Dolomiti esprime «forte dissenso contro il metodo decisionistico antidemocratico adottato dall’assessore Santoro riguardo a un’opera tanto costosa e controversa». Inizia così una nota che porta la firma di Ira Conti, portavoce del suddetto comitato e che va ad aggiungersi alla presa di posizione contro il progetto già dichiarata da parte della consigliera del Movimento 5 Stelle Ilaria Dal Zovo. La posizione, ferma e decisa a favore della circonvallazione è stata invece comunicata ufficialmente dall’amministrazione e dal consiglio comunale di Dignano. L’opera in questione è affidata, in delegazione amministrativa intersoggettiva, a FvgStrade la quale dovrà esperire la gara europea per l’appalto dei lavori; appalto previsto entro l’anno. Va giù pesante il comitato Carnia-Cadore che si rivolge agli «egregi politici» definendoli «sordi conclamati, e sordi selettivi» rammentando loro che: «non desideriamo esautorarvi dalle vostre funzioni, anzi, vorremmo solamente vedervi fare quello per cui vi abbiamo scelto e sostenuto. Un caposaldo da cui partire – suggerisce la portavoce – è sicuramente quello di redigere, assieme alle popolazioni, un piano delle infrastrutture che innanzitutto tenga conto delle reali necessità attuali dei territori e che, mediante un serio confronto costi-benefici, possa vagliare e programmare concretamente le opere stradali da realizzare e come realizzarle. Ugualmente dicasi - dice Conti – per un Piano Energetico che programmi gli interventi nel campo della produzione energetica appunto, al fine elementare di non lasciare libero arbitrio ad un mercato il quale, per sua natura, non può svolgere una funzione pianificatrice a vantaggio della collettività». La contrarietà al progetto della Variante sud viene ancora sottolineata dal comitato in quanto: «ha l’effetto di ridurre le zone di esondazione per le piene del Tagliamento, minando in tal modo la sicurezza dei cittadini che vivono in prossimità del fiume, i quali - è scritto nella nota – consapevoli, chiedono una soluzione meno dispendiosa e impattante e nel contempo più sicura. Troppi gli esempi di denaro sprecato e di opere sovradimensionate o sbagliate – evidenzia Conti e che invita ad “andare a vedere la mastodontica variante di Socchieve in Carnia con cartelli posizionati sulle mega bretelle per Viaso ‘sud’ e iaso ‘nord’ (Viaso frazione di Socchieve, circa 50 abitanti!)». Maristella Cescutti
http://bellunopiu.it 17.01.2014 Per continuare a vivere in montagna, Redazione Belluno+ Non sono passati molti giorni dalle precedenti dichiarazioni del presidente di Assindustria Belluno Cappellaro, attraverso le quali attribuiva stupidamente le responsabilità del Black Out ai “comitati del no”, che ci ritroviamo a dover leggere sui quotidiani locali alcune sue affermazioni che dimostrano nuovamente l’arretratezza e la dannosità delle sue proposte avanzate per il “rilancio” del territorio. Cappellaro, nell’esplicitare la sua contrarietà nei confronti di Mountain Wilderness e alla loro idea di redigere un “libro nero” delle Dolomiti, pone al centro del dibattito, nuovamente, la necessità di realizzare il prolungamento dell’A27 e proseguire nella costruzione di nuove centrali idroelettriche del Bellunese, opere, che “servirebbero” a costruire un sviluppo del territorio “che punti sul turismo e sulla green economy, che sappia favorire l’imprenditorialità e la creazione di posti di lavoro e che riesca a coniugare così lo sviluppo economico con il rispetto per l’ambiente”. Come nell’occasione precedente, il presidente di Assindustria Belluno non manca di distorcere strumentalmente la realtà per perseguire esclusivamente i scopi dell’associazione che rappresenta, che cozzano terribilmente con le necessità di questo territorio. Partiamo dalla sua proposta di rilanciare la realizzazione di nuove centrali idroelettriche. Su questo punto, “dimentica”, come sempre, di contestualizzare il tema rispetto alla realtà generale del bellunese. Infatti, siamo costretti, nuovamente, a ricordargli come i nostri fiumi contribuiscano già ampiamente al sostentamento di quella che lui definisce “green economy”. Ciò che i movimenti di questo territorio stanno difendendo, è l’ultimo 10% di acqua non artificializzato per scopi idroelettrici e irrigui. Questo 10% rappresenta in larga parte, quei torrenti di alto valore ambientale, alcuni (pochi purtroppo) ancora incontaminati e che dovrebbero essere considerati un fior all’occhiello per il rilancio turistico del nostro territorio. Com’è possibile, infatti, pensare di coniugare un rilancio turistico di questi luoghi se allo stesso tempo siamo favorevoli alla definitiva moria delle sue arterie più significative, più suggestive? Inoltre, va sottolineato, come la realizzazione di queste opere abbia poco, per non dire nulla, a che fare con il rilancio occupazionale. Pochi, pochissimi posti di lavoro per un tempo molto limitato non possono essere considerati più importanti di un “potenziale turistico” e quindi occupazionale, rappresentato dalla bellezza dei nostri torrenti, di cui, fortunatamente, possiamo ancora godere, fino a quando non decideremo di comprometterli definitivamente. Ma perché, allora, Assindustria continua a voler puntare su queste centrali? Questo è il punto. Semplicemente, perché le centrali idroelettriche, grazie agli incentivi verdi, permettono enormi guadagni derivanti dalla rendita parassitaria e privatistica del bene comune acqua, a fronte di bassi investimenti ammortizzabili in pochissimo tempo. Siamo sul terreno classico dei rentier (redditieri) ovvero di quei soggetti che dipendendono dalle entrate derivanti da rendite, le quali, a loro volta, sono definite come “la remunerazione per il possesso delle risorse naturali” o come “il reddito derivante dai doni della natura”, che dovrebbero essere, invece, beni collettivi. Perché, allora, dovremmo accettare di ingrassare i conti correnti di questi signori, con il risultato di privatizzare questi beni e compromettere ulteriormente la possibilità di costruire un’economia diffusa attorno alle nostre bellezze naturali? Passando al secondo punto, ovvero, al prolungamento dell’A27, siamo di fronte alla stessa contraddizione che prevede, in forme diverse, lo stesso assunto ideologico: privatizzare i profitti e socializzare i costi. Lasciando stare l’impatto ambientale dell’opera (a proposito di turismo…) e la sua utilità (rimandiamo al sito del Comitato Per Altre Strade ricco di informazioni su questa questione), ci interessa sottolineare il meccanismo su cui questa “grande opera” si fonda, ovvero il cosiddetto project financing. Mancando qui lo spazio per approfondire il tema (rimandiamo all’articolo di Paolo Cacciari e ai siti di Altreconomia e Re:common), ci interessa sottolineare come lo strumento del project financing, sia alla base di quel meccanismo perverso che sta portando al costante e spropositato aumento delle tariffe autostradali, a fronte di lunghe concessioni di gestione delle autostrade, che garantiscono grandi profitti senza alcun rischio.Concludendo, lontani da sempre a posizioni estremiste di un certo ambientalismo elitario, molto spesso radicale nei contenuti e molto “moderato” nelle battaglie, vogliamo, però, sottolineare come i due pilastri del cosiddetto “rilancio del territorio” che continuamente vengono sbandierati da Cappellaro non sono altro che “grandi opere” che hanno lo scopo esclusivamente di difendere gli interessi dei suoi associati e nulla hanno a vedere con i “lodevoli” propositi con cui cerca di sostenere le sue posizioni. Ricordiamoci sempre che il modello turistico di Assindustria per il nostro territorio può essere riassunto dalla “grande” proposta che avevano fatto qualche anno fa di costruire due mega resort nel cuore delle Dolomiti. Do you remember Malga Ciapela? Una bella colata di 80.000 metri cubi di cemento per garantire lo svago a una “clientela selezionata”… Quello di cui abbiamo bisogno, non sono “grandi opere”, ma “opere grandi”, ovvero un ribaltamento della prospettiva, che metta al centro veramente la valorizzazione del territorio, creando un’economia diffusa (albergo diffuso, ciclo turismo, enogastronomia a km0 e sana…), sviluppando il potenziale di una nuova generazione di lavoratori cognitivi che si stanno affacciando anche nel bellunese (banda larga, promozione e marketing turistico…), dare uno nuovo slancio ai Parchi, difendere e potenziare una rete ferroviaria scadente senza nemmeno uno sbocco verso il Trentino (Feltre-Primolano per esempio). Semplicemente alcuni esempi di sviluppo sostenibile e intelligente, con prospettive durature nel tempo e non con la solita logica distruttiva che nulla a che vedere con gli interessi collettivi di questo territorio. Un modello, quello di Assindustria Belluno, che di fatto si traduce in molti soldi in poco tempo, sempre e solo per i soliti noti… e tutto il resto è ambientalismo irresponsabile e autolesionista…
Corriere delle Alpi 16.01.2014 LASEN: «LA POSIZIONE DI MW E’ LEGITTIMA» Per il consigliere Sergio Reolon è «inutile spaventare la gente» ma servono nuovi investimenti di Stefano Vietin BELLUNO «Io interpreto la posizione di Mountain Wilderness come una mossa preventiva» spiega Cesare Lasen, componente della commissione scientifica della Fondazione Dolomiti Unesco «in attesa che i politici prendano più decisamente in mano la situazione. MW fa parte dei soci sostenitori ed esprime una posizione più che legittima, che ovviamente va a confrontarsi con altre, con spirito costruttivo». Lasen rammenta proprio come, in un incontro dei soci sostenitori della Fondazione, un paio di mesi fa ad Auronzo, siano emerse chiaramente due posizioni, «l'una più orientata alla salvaguardia del territorio, l'altra più interessata allo sviluppo, anche grazie all'utilizzo, ovviamente regolamentato, del marchio Dolomiti Unesco. Penso sia giusto un confronto». «Le posizione ideologiche e gli atteggiamenti terroristici però non servono a nulla» commenta Sergio Reolon in merito all'ipotesi di libro nero avanzata da Mountain Wilderness «piuttosto lavoriamo insieme per riportare sulla montagna quell'attenzione che oggi manca». Reolon è reduce dalla presentazione del “manifesto del Pd delle Alpi”, un'iniziativa attivata mettendo insieme tutte le rappresentanze dell'arco alpino del suo partito. «Perché» sostiene amaramente, «il tema della montagna è drammaticamente sparito anche dall'agenda del Pd nazionale». A suo avviso «fino ad ora Dolomiti Unesco è stata un'occasione drammaticamente mancata, per la responsabilità primaria della Giunta provinciale a guida Bottacin, che non ci ha mai creduto; poi della gestione commissariale della Provincia. Adesso hanno da pochi giorni un nuovo segretario generale ed a breve entrerà in carica anche il nuovo presidente. Speriamo in un cambio di passo». Ma tornando al grido di allarme di Mountain Wilderness, Reolon è fermo. «Agitano fantasmi che non hanno senso: la prosecuzione dell'A27 fino a Pieve di Cadore non si farà mai; così come è impensabile il collegamento stradale Cadore-Comelico fino al confine con l’Austria, con il traforo del monte Cavallino. Inutile spaventare la gente. Piuttosto portino avanti le loro idee, aiutando far comprendere che l'abbandono della montagna è un danno per tutti e che dare servizi alle terre alte non è un costo, ma un investimento per il benessere anche della pianura». «Tutti insieme» conclude Lasen, «dobbiamo essere impegnati nella valorizzazione delle Dolomiti. Il riconoscimento dell'Unesco quale patrimonio dell'umanità dobbiamo continuare a meritarlo».
«SENZA SVILUPPO LA MONTAGNA MUORE» Confindustria replica al libro nero di Mountain Wilderness: “Questi ambientalisti sono autolesionisti e irresponsabili”. BELLUNO «Autolesionista e irresponsabile». Così Confindustria Belluno Dolomiti definisce la decisione di Mountain Wilderness di presentare un “libro nero” sul governo del territorio riconosciuto patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco, prima della visita della Commissione che dovrà valutare l’efficacia e la coerenza dei piani di gestione. Secondo l’associazione ambientalista, tutte le province e le regioni dell'area stanno approvando e sostenendo «progetti che ledono l'integrità di zone ancora libere e insistono nel promuovere, con nuove infrastrutturazioni, l'ulteriore antropizzazione e il consumo di territorio e paesaggi dell'alta montagna». Una posizione, questa, che non è piaciuta all’associazione industriali. «Nessuno mette in discussione la rilevanza strategica della difesa del territorio e del paesaggio», afferma il presidente Gian Domenico Cappellaro, «che va però inquadrata nell’ambito di uno sviluppo sostenibile della montagna, non nella sua trasformazione in un museo all’aria aperta, destinato a un inesorabile declino economico e sociale. Come ogni ideologia, anche l’ambientalismo intransigente e autoreferenziale si manifesta con supponenza e irragionevolezza, nell’illusione di poter imporre a tutti la propria visione delle cose, anche se questa va contro l’interesse generale delle comunità locali, soprattutto in un momento di grave crisi economica e occupazionale». «Per quanto sostenibile», aggiunge Cappellaro, «lo sviluppo deve essere tale e, per la montagna bellunese, non può prescindere né dalla valorizzazione delle risorse naturali, anche per la produzione di energia pulita, né dalla realizzazione di alcune opere fondamentali, come lo sbocco stradale a nord. Per i nostri territori non ci può essere futuro senza una crescita economica che garantisca occupazione e benessere diffuso. Dal manifatturiero al turismo, le aziende non possono però essere competitive senza infrastrutture adeguate. Si tratta, dunque, di scegliere: vogliamo montagne senza nuove strade e senza impianti di risalita, ma anche spopolate e abbandonate? Vogliamo corsi d’acqua con più pesci e paesi con sempre meno abitanti? Oppure vogliamo un territorio che punti sul turismo e sulla green economy, che sappia favorire l’imprenditorialità e la creazione di posti di lavoro e che riesca a coniugare così lo sviluppo economico con il rispetto per l’ambiente?». «Se vogliamo che la montagna viva», conclude il presidente dell’associazione industriali, «dobbiamo permettere alla nostra gente di vivere in montagna».
Corriere delle Alpi 15.01.2014 MOUNTAIN WILDERNESS, ECCO IL “LIBRO NERO” DELLE DOLOMITI Gli ambientalisti illustreranno alla commissione Unesco le incoerenze degli enti pubblici nella gestione del territorio di Stefano Vietina CADORE/COMELICO. «Non ce l'ho con la Fondazione Dolomiti Unesco, ce l'ho con i politici». Luigi Casanova, portavoce di Mountain Wilderness, attacca. Ha da poco diramato un duro comunicato in cui la sua associazione propone di redigere un libro nero, raccogliendo materiale istituzionale e informativo, per «illustrare un insieme preoccupante di incoerenze degli enti pubblici (le cinque provincie dolomitiche, ndr) nella gestione del territorio patrimonio dell’umanità». E minacciando di «portare questa dettagliata documentazione a Parigi prima della nuova visita della Commissione che dovrà valutare l’efficacia e la coerenza dei piani di gestione di Dolomiti Unesco». Lei ce l'ha con i politici, ma ha letto chi sarà il nuovo presidente della Fondazione? Il segretario politico della Sudtiroler Volkspartei, Richard Theiner. Un osso duro... «I politici trentini e bolzanini sono i peggiori, sono di una incoerenza massima: devastano le montagne mentre affermano la loro tutela». E quindi? «La Fondazione non è fatta solo di politici, per fortuna; e penso all'ottimo lavoro fatto da Paola Matonti e da Cesare Lasen. Noi chiederemo di istituire un tavolo di lavoro per poter dire la nostra, per confrontarci senza preconcetti». Nel comunicato parlate di rischi di “ulteriore antropizzazione e consumo di territorio e paesaggi di alta montagna”. Ma, almeno nelle Dolomiti bellunesi, il rischio è piuttosto lo spopolamento... «Noi siamo contro l'antropizzazione alle alte quote; la montagna va vissuta nelle valli, dove si possono costruire i servizi. Non è una posizione contro gli impianti sciistici, come qualcuno dice; prova ne sia l'accordo fatto in Marmolada per rilanciare quella zona. Gli impianti vanno bene dove sono, semmai si deve migliorarli, farli più efficienti; ma assolutamente nessuno nuovo». Infatti ve la prendete anche con quello che unirà la Croda Rossa a Monte Elmo, in Pusteria, dando vita a quel Giro delle Cime cui è legato lo sviluppo economico del Comelico. «Uno scempio, una sciagurata dimostrazione di assoluta arroganza degli amministratori locali e di quelli bolzanini». Scusi, ma lei c'era alla manifestazione di Sesto, quando buona parte della popolazione è scesa in piazza per dire sì proprio a quell'impianto? Non dovrebbero essere i locali a decidere del loro futuro? «Non siamo fondamentalisti, non vogliamo chiudere la montagna, ma la vogliamo vissuta in un certo modo. Il patrimonio va gestito dai residenti non in funzione propria, la montagna appartiene a tutti». Ma quanti sono gli iscritti di Mountain Wilderness? «Un migliaio circa; ma, con noi, nella nostra battaglia abbiamo anche gli ambientalisti. I Verdi a Bolzano hanno l'8%. La montagna è un bene di tutti, e dunque va salvaguardata». Nel Bellunese chiedete, ad esempio, ripristino e recupero dell’area delle Tre Cime di Lavaredo. Ma dove si dovrebbero mettere i parcheggi che ora sono al rifugio Auronzo? «Un altro scempio: basta portare le macchine sotto le Tre Cime. Non dico che si debba arrivare a piedi, ma si può pensare intanto ai pullman, lasciando le auto a Misurina; e poi anche ad una funivia, che è molto meno inquinante». Poi siete contrari al collegamento Cadore Comelico fino al confine: alternative? «Il potenziamento dei mezzi pubblici e della ferrovia Feltre-Belluno-Calalzo, facendola proseguire fino a Dobbiaco. Su questo anche Confindustria Belluno-Dolomiti è d'accordo».
Messaggero Veneto 11.01.2014 Forni di Sotto: nuova centralina, si discute per confrontarsi sul progetto di Gino Grillo. La richiesta da parte del Comune di costruire una nuova centrale idroelettrica sull’asta del Tagliamento ha smosso portatori di interesse da ogni parte non solo della Carnia. Presenti alla riunione tenutasi ieri nella sala consiliare del municipio fornese tecnici, studiosi, politici e associazioni convocati da entrambi i fronti: l’amministrazione comunale e le associazioni naturalistiche. Un folto pubblico ha ascoltato i pro e i contro su questa ennesima centralina idroelettrica. A richiedere la riunione il comitato Pas Dolomiti che ha formalizzato la domanda alla Regione per confrontarsi sul tema. Il clima a tratti piuttosto teso ha coinvolto in parte anche i tecnici che supportavano opinioni contrastanti gli uni dagli altri. Il sindaco Marco Lenna ha spiegato gli aspetti positivi che hanno indotto la maggioranza a dare il via a uno studio per ricavare una centrale che possa produrre energia elettrica i cui proventi darebbero sollievo non solo alle casse comunali, ma anche, scaduti i 15 anni durante quali obbligatoriamente la corrente prodotta dovrà essere ceduta al distributore nazionale, alla cittadinanza e agli operatori locali. «Si potrebbe ipotizzare – ha detto il sindaco – un collegamento con la cooperativa Idroelettrica di Forni di Sopra che distribuisce pure l’elettricità, per far calare il peso della bolletta. Penso in particolare alla Complast (azienda locale che dà lavoro ad oltre 100 persone) che consuma un megawatt di corrente elettrica». Di avviso avverso gran parte della platea; in particolare, le minoranze consiliari con Emo Ghedina e Gianni Nassivera hanno evidenziato la poca trasparenza data dalla maggioranza al progetto «mai discusso in consiglio comunale». Oggi esiste un’altra richiesta concorrenziale da parte di un consorzio privato e la concessione non potrà riguardare entrambi i progetti. Altre obiezioni hanno toccato la fruibilità turistica ambientale del posto, interessato da diversi Sic e dal patrimonio dell’umanità che sono le Dolomiti, nonché la presunta pericolosità della zona, non distante dalla frana del passo della Morte. Il progetto, per il quale sono stati spesi sinora circa 30 mila euro, prevede una spesa di 15 milioni, di cui 8 per una galleria sulla marocca di Sacrovint, antica frana, da ripartire in 15 anni.
Messaggero Veneto 08.01.2014 Parola alla gente per un’altra centralina Centralina idroelettrica del Passo della Morte all’esame della popolazione a Forni di Sotto venerdì, alle 10, nella sala consiliare del municipio Forni di Sotto. Centralina idroelettrica del Passo della Morte all’esame della popolazione a Forni di Sotto venerdì, alle 10, nella sala consiliare del municipio. Un’audizione pubblica richiesta alla Regione dal Comitato Pas (Per altre strade) contraria alla costruzione di una nuova centralina sull’asta del Tagliamento proposta dall’amministrazione comunale. «La costruzione delle centraline – è uno dei problemi posti dal comitato – porta sostanzialmente all’interruzione più o meno lunga, più o meno totale, del corso d’acqua, la quale provoca danni irreversibili al patrimonio ittico. Enormi sono i danni paesaggistici: una valle è tale perché percorsa dall’acqua che l’ha formata; togliere o ridurre al minimo il fiume è quindi il danno più grande che si possa fare al paesaggio di quella valle. Questo accade perché il deflusso minimo vitale previsto per legge è quasi sempre insufficiente e spesso non è rispettato. Consultando i vari progetti di derivazione disponibili, si scopre che il Dmv è spesso pari a 1/10 della portata originaria presente in alveo; decisamente troppo poco per mantenere in vita un torrente». Sarebbero troppe ormai le opere di captazione sull’asta del fiume friulano, uno dei pochi considerato ancora naturale in Europa, e la centralina non sarebbe essenziale per l’economia e la vita del paese. Il comitato Pas chiede una moratoria alla concessione di ogni derivazione, «in attesa di un piano regionale energetico il quale faccia chiarezza riguardo la vera necessità e utilità di nuovi impianti. Per quale motivo si afferma che c’è bisogno di un nuovo piccolo impianto quando da oltre 60 anni questa comunità contribuisce abbondantemente alla produzione energetica di Edipower a Sauris?». (g.g.)
http://bellunopiu.it 28.12.2013 BLACK OUT E CAZZATE: I DELIRI DI CAPPELLARO Redazione Belluno+ Il presidente degli industriali bellunesi Cappellaro non perde occasione per esternare i suoi sterili, strumentali e spesso mistificatori pensieri sulle questioni relative al nostro territorio. Oggi, sui quotidiani locali, infatti, sono apparse alcune sue dichiarazioni che hanno dell’incredibile, deliri che rasentano il ridicolo e che non dovrebbero essere presi sul serio se non fosse che sono stati pronunciati proprio dal numero uno di Assindustria Belluno. Cappellaro, infatti, ha attribuito la responsabilità del black out, che ha coinvolto una parte consistente della provincia di Belluno, ai numerosi comitati che lottano in favore della salvaguardia del nostro territorio unico al mondo. Semplicemente una cazzata senza fondamento. Il black out, infatti, è stato causato da dei guasti alla rete di distribuzione dell’energia elettrica dovuti all’intensa nevicata dei giorni scorsi. Non c’è quindi, nessun tipo di correlazione tra questa causa e quanto stanno sostenendo le lotte dei comitati territoriali bellunesi, in primis il Comitato Bellunese Acqua Bene Comune che è stato velatamente “tirato in ballo” . Il comitato infatti, sta battagliando contro l’iper-sfruttamento idroelettrico del bacino idrografico della Piave. Quel bacino che ha il pessimo primato di essere il più artificializzato d’Europa per scopi irrigui e soprattutto idroelettrici, proprio perché contribuisce a una produzione energetica di gran lunga superiore alle necessità del territorio (con ingenti guadagni soprattutto per Enel) senza che, oltretutto, vi sia (oggi possiamo dirlo visto quanto è successo) un’adeguata manutenzione delle rete di distribuzione. Il signor Cappellaro dovrebbe prendersela, perciò, con i suoi colleghi industriali che non sono stati in grado di pianificare un’adeguata manutenzione e salvaguardia della rete esistente nonostante gli ingenti guadagni che la produzione energetica bellunese garantisce al settore. “Caro” Cappellaro, sono i bellunesi che dovrebbero essere incazzati nei confronti dell’incapacità espressa dai suoi colleghi che invece di pensare alla realizzazione di nuovi elettrodotti, sarebbe meglio provvedessero all’interramento di quelli esistenti, in vista di una più oculata politica d’incentivazione della decentralizzazione della produzione energetica e di una conseguente realizzazione di micro reti distributive che ci permetterebbero di essere maggiormente indipendenti dalle grandi multinazionali del settore. Ma questo lei non lo vuole, perché significherebbe incidere sugli ingenti profitti dei suoi colleghi, tant’è che lei e la sua associazione continuate a sostenere e a difendere la realizzazione di inutili (dal punto di vista occupazionale ed energetico), ma molto dannose “centrali” idroelettriche sui nostri fiumi. Complimenti! Sarebbe meglio, perciò, che rivolgesse le sue attenzioni (e invettive) nei confronti di chi non sta realizzando quelle opere infrastrutturali che realmente servirebbero al territorio, dal potenziamento della linea ferroviaria e del trasporto pubblico su gomma (in contrasto con quanto sta facendo la Regione… ), alla realizzazione della variante Longarone-Castellavazzo (dove c’erano già a disposizione ingenti somme e oggi non avremmo più le code…) che avrebbe risolto gran parte dei problemi della ss51 Alemagna alla quale si è ( e avete…) preferito il faraonico, stupido, dannoso (e per il momento, morto) progetto del prolungamento dell’A27, passando per il potenziamento della rete ciclabile, visto l’enorme indotto che in altri territori sta producendo il ciclo turismo. Per non parlare della banda larga, infrastruttura fondamentale dal punto di vista della circolazione e valorizzazione di due “merci” sempre più fondamentali per la produzione: la comunicazione e soprattutto la “conoscenza”…!
Corriere Delle Alpi 28.12.2013 «LA COLPA E’ DEI COMITATI DEL NO» BELLUNO Tutta colpa dei Comitati, secondo Confindustria Belluno Dolomiti, che si concentra sui disagi patiti dai turisti. «La chiusura della statale di Alemagna proprio nel giorno di santo Stefano e il guasto alla rete elettrica in Cadore sono un danno enorme per l’economia bellunese, soprattutto per il comparto turistico. Sarebbe facile dare la colpa alla “tempesta di Natale”, ma la verità è che questo territorio paga le conseguenze di una cattiva gestione e, soprattutto, dello strapotere dei comitati del no a qualsiasi opera di interesse pubblico», dice il presidente Gian Domenico Cappellaro, della «nevicata ampiamente prevista» che, a fine dicembre in montagna, «non può certo essere considerata un evento eccezionale». «Le previsioni meteorologiche – afferma Cappellaro – erano note da giorni. Come è possibile che non si sia agito tempestivamente e in modo efficace per evitare la chiusura della statale 51 di Alemagna, la principale strada di accesso per i turisti? Cos’è che non ha funzionato? Di chi sono le responsabilità? Forse, l’Anas dovrebbe dare qualche spiegazione ai bellunesi». Ma il presidente dell’associazione industriali punta il dito anche contro «coloro che si oppongono, per interessi personali o per ragioni ideologiche, a qualunque opera di interesse pubblico. Non è più tollerabile che una minoranza rumorosa di cittadini impedisca la realizzazione di infrastrutture strategiche per lo sviluppo economico del territorio. Come possiamo pensare di essere competitivi se abbiamo strade inadeguate e una rete ad alta tensione vecchia di cinquant’anni?».
Corriere del Veneto 08.11.2013 Romea Commerciale: un giorno Nefasto Comunicato stampa Opzione Zero (08 novembre 2013 pdf) LA GRANDE OPERA Nuova Romea, arriva l'ok da Roma. Lupi: «Sarà pagata dai privati» Il Cipe approva il progetto preliminare. Zaia: «Buon giorno per il Veneto». Chisso: «Pronta entro il 2021» VENEZIA - «È un buon giorno per il Veneto. L'approvazione dell'itinerario autostradale Orte-Mestre, che per noi e per l'Emilia Romagna significa Nuova Romea, dà una ulteriore accelerazione al completamento del programma di ammodernamento infrastrutturale del nostro territorio, garantendo più mobilità, più sicurezza, migliori collegamenti con Chioggia e con l'area naturalistica del delta del Po». Così il presidente del Veneto Luca Zaia ha reso noto l'approvazione da parte del Cipe del progetto preliminare dell'opera, sulla base anche delle prescrizioni della Regione. «Migliorare le infrastrutture per recuperare la carenza che abbiamo nei confronti del resto d'Italia e d'Europa è una necessità per la nostra economia, per la nostra comunità e per il nostro sistema produttivo, ma l'approvazione di oggi mi conferma ancora di più nell'esigenza che, oltre a quanto già programmato per rimettere ordine in un sistema rimasto in arretrato - ha ribadito Zaia - quello che ci serve per il futuro non è ulteriore asfalto ma più sicurezza del territorio dal punto di vista idrogeologico. Non si cresce in un territorio minacciato e il nostro impegno, non da oggi, riguarda appunto gli interventi di contrasto, prevenzione e tutela dagli eventi con i quali una natura in cambiamento può danneggiarci. Noi stiamo facendo la nostra parte, ma lo Stato deve impegnarsi seriamente la sua, andando oltre le parole». «La Nuova Romea, che collegherà Mestre a Ravenna fornendo una dorsale strategica al collegamento tra il Veneto e il Sud Italia e tra questo è l'Europa centrale e dell'Est, sarà pronta entro il 2021. Io ci conto, il Veneto ci conta». Lo afferma con soddisfazione l'assessore alle politiche della mobilità Renato Chisso. «Per questo risultato - aggiunge Chisso - voglio ringraziare il ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi e il presidente del Consiglio Enrico Letta. L'approvazione dell'opera, sulla quale tanti si erano cimentati in passato, si è infatti sbloccata perchè sono riusciti ad applicare, per la prima volta, il sistema della fiscalizzazione. E ringrazio anche l'ex ministro dello sviluppo economico Corrado Passera - conclude Chisso - che questo sistema ha ideato e normato». «La novità di quest'opera è che si tratta di un'opera di interesse pubblico realizzata in project financing, il cui costo quindi è completamente coperto da capitali privati. Il contributo dello Stato è indiretto e si concretizza nella forma della defiscalizzazione per Ires e Irap». Lo afferma il ministro dei Trasporti e infrastrutture Maurizio Lupi in una nota sull'approvazione del progetto da parte del Cipe della Orte-Mestre, il cui costo - precisa la nota - ammonta a 9 miliardi e 844 milioni di euro. «Nel decreto del fare - precisa Lupi - abbiamo abbassato da 500 a 200 milioni di euro la soglia di costo delle opere alle quali sarà possibile applicare la norma sulla defiscalizzazione, rendendo così accessibile questo importante strumento non solo a grandi opere come la Orte-Mestre, ma anche a opere più piccole e puntuali sul territorio». L'opera - precisa la nota - è un'autostrada di 396 km che collega la dorsale tirrenica con quella adriatica in direzione nord-sud attraversando 5 regioni (Lazio, Umbria, Toscana, Emilia Romagna e Veneto), interessando 11 provincie e 48 comuni. Il costo complessivo dell'opera ammonta a 9 miliardi e 844 milioni di euro. I tempi di realizzazione prevedono ora l'approvazione da parte della Corte dei conti, un bando internazionale pubblico bandito entro l'aprile 2014 con sei mesi di tempo per l'assegnazione e l'inizio dei lavori - la cui durata è prevista in sei anni - nel primo trimestre del 2015. (Ansa)
Corriere delle Alpi 30.09.2013 SOLIDARIETA’ AL SINDACO DI PIEVE DI CADORE comunicato stampa PAS Dolomiti 05 ottobre 2013 (pdf) Pieve, lettera di minacce per il “no” alla superstrada La missiva è arrivata in municipio: «Distruggeremo l’ospedale del Cadore» Il sindaco: «Intimidazioni anonime, vengano di persona se hanno il coraggio» di Stefano Vietina PIEVE DI CADORE. Minacce al sindaco di Pieve di Cadore. Una lettera dattiloscritta, datata settembre 2013, è giunta in municipio venerdì. È indirizzata alla “Sig.ra Ciotti Antonia” ed è stata protocollata con numero 10199. A scatenare la sequela di minacce, con antipatici riferimenti personali e familiari contro il sindaco, è stata la recente posizione della Ciotti in merito all'ipotesi di strada intervalliva che, attraversando il Comelico, dovrebbe unire Veneto ed Austria e rappresentare lo snodo centrale della Venezia-Monaco, di cui si parla da decenni. “Se lei non la smette di remare contro una più necessaria viabilità verso il Cadore che sia autostrada o superstrada almeno fino a pian dell'abate, lungo l'asta del Piave in viadotto a m. 7-8 dal letto del Piave, e anche fuori del suo comune territoriale, le assicuriamo che da parte nostra faremo di tutto perché l'ospedale di Pieve diventi un pronto soccorso, faremo spostare l'elisoccorso a Belluno, così assisterà alla decadenza ulteriore di Pieve a un cronicario”. Questo dunque il tono della lettera (gli errori di battitura sono riportati esattamente come nella lettera battuta a macchina): nessun veto alla superstrada da parte del sindaco Maria Antonia Ciotti o ci saranno ripercussioni sull'ospedale di Pieve. Ma il testo non finisce qui, prosegue con un attacco personale al primo cittadino. “Sappia”, prosegue il la lettera, “che abbiamo conoscenze e amicizie altolocate politicamente e sanitariamente in Regione e poi a Roma. Ora responsabilità di vedere chiuso l'ospedale entro 1 anno sarà solo e unicamente SUA. San Vito di Cadore, Sett. 2013”. Seguono due firme, a prima vista redatte dalla stessa mano e con due cognomi tipici proprio di San Vito. Il sindaco Maria Antonia Ciotti non si meraviglia dell'attacco. «Io sono sempre stata per il dialogo e anche sulla questione della superstrada, tornata d'attualità una settimana fa, ho detto quello che penso: ovvero che a mio avviso sono altre le priorità, come ad esempio l'attraversamento di Tai, e che ogni intervento in Cadore dovrà essere ben valutato a livello di impatto ambientale. Cose ovvie, mi pare, perché è naturale che interventi viari di questo tipo vadano concordati con le comunità locali. A fronte di questa mia posizione dialettica, prendo atto che mi ritrovo di fronte a una lettera intimidatoria e offensiva anche per la mia comunità. Queste persone abbiamo il coraggio di venire da me e di parlarmi guardandomi negli occhi. Io sono tutti i giorni in ufficio». Conosce i due che hanno firmato la lettera? «No. Ma credo si tratti di firme false per nascondere un messaggio anonimo, di chi non ha coraggio di venire in municipio a parlarmi direttamente». Perché la provenienza da San Vito, che è una zona che non risulterebbe interessata dal tracciato della superstrada? «Penso si tratti di un depistaggio per nascondere la vera residenza del mittente che, a meno dalla calligrafia, pare essere uno solo». Una persona che conosce bene la situazione della sua famiglia, poiché cita anche suo padre e la sua attività lavorativa. «Sì, senza dubbio conosce la nostra storia, che peraltro è quella di una normale famiglia». Ha già denunciato il fatto alle forze dell'ordine o pensa di farlo? «Da un lato non voglio dare troppo peso alla cosa. Dall'altro, però, si parla dell'ospedale, un bene comune che va salvaguardato. Quindi vedremo cosa fare nelle prossime ore».
Corriere delle Alpi 29.09.2013 Intervalliva, Mainardi spegne ogni entusiasmo «Ci sarebbe da mettersi d’accordo con Lienz, ma la cosa è molto problematica Però l’ostacolo maggiore è economico: il progetto costa e non è remunerativo» di Francesco Dal Mas PIEVE DI CADORE La superstrada intervalliva verso Lienz ha, al momento, assai poche probabilità di vedere la luce. Lo afferma con decisione l’architetto Bortolo Mainardi, commissario della Tav fra Mestre e Venezia, già progettista del collegamento tra Pian di Vedoia ed Amaro, quindi tra l’A26 e l’A23. «Non voglio entrare ovviamente nel merito della necessità o della opportunità di questa strada; intendo parlare solo della fattibilità tecnica, prima ancora che economica. La Regione Veneto», spiega Mainardi, «e la Comunità locale non possono procedere fino al confine senza un accordo con le istituzioni di Lienz, perché le infrastrutture intervallive, previste dalla Convenzione delle Alpi, pongono questa specifica condizione: l’intesa fra le parti interessate». Un’intesa che non sarà per niente facile trovare, anzitutto per le posizioni “ambientaliste” degli austriaci. Che, se da una parte temono maggiori flussi di traffico, dall’altra vogliono anche trattenere i turisti nelle loro valli. «In ogni caso», prosegue Mainardi, «dovrà essere la Regione Veneto a calciare la prima palla al centro». Ovvero? Dovrà deliberare che questa direttrice s’ha da fare. Il commissario dubita però fortemente che maturi questa decisione mentre non si è ancora rinunciato al passante tra Pian di Vedoia e Macchietto. Anzi, il passante non è stato affatto stoppato. Bene, una volta deliberata l’infrastruttura, sarà da inserirla in un progetto Interreg, tra Italia ed Austria. E poi aspettare che Bruxelles si convinca a sottoscriverlo. Questo, ovviamente, a prescindere dal project financing. Al riguardo Mainardi ha le idee chiare: e osserva che, allo stato delle cose, i presupposti economici sono tutt’altro che certi. «Non c’è traffico a sufficienza per motivare degli investitori ad aderire ad un’opera che difficilmente sarà remunerativa e che costa tanti soldi». Il traffico turistico, infatti, non è tale da assicurare la copertura dell’investimento. E’ vero che il Cadore e le Dolomiti sono invase dai tedeschi, ma non sono numeri da giustificare il previsto sfondamento sotto il monte Cavallino. «In tempi come questi, oltretutto, non ci sono assolutamente risorse pubbliche a disposizione». Il Comune di Cibiana è del parere che eventuali fondi si possano impegnare nel ponte tra Venas e Cibiana. Magari anche nella direttrice tra Macchietto e Venas, piuttosto che in un’opera non strettamente indispensabile. Cortina confida invece nella circonvallazione. E via elencando. «Non si faranno né il ponte né la circonvallazione, a meno che gli ampezzani non se la finanzino». E per il ponte? «Non penso che a Cibiana ci siano investitori pronti a scucire fior di milioni per il ponte. D’altra parte, il progetto è fermo da 30 anni…». Uno stop generalizzato, dunque? «So che Veneto Strade ha fatto, per conto del governo l’elenco di tutte le opere incompiute in regione. Mi risulta che ci sono dentro anche gli interventi nel Bellunese. Ma, sinceramente, questi non sono i tempi dell’illusione».
Corriere delle Alpi 27.09.2013 Superstrada: l’Alto Adige sbatte la porta L’assessore Pichler Rolle (presidente Fondazione Unesco): “E’ come un fantasma che tenta di uscire dalla bottiglia” Di Stefano Vietina COMELICO «L'intervalliva? L'ho scritto anche su Facebook, mi sembra di vedere tanti dilettanti allo sbaraglio...”. Oscar De Bona, presidente di “Longarone Fiere” (ma in passato anche presidente della Provincia di Belluno ed Assessore regionale ai flussi migratori), ed oggi membro del Consiglio di amministrazione di Veneto Strade, commenta stupito l'ipotesi di far proseguire l'A27 lungo il Cadore ed il Comelico. «Ormai», dice, «non è più pensabile far passare un provvedimento di queste dimensioni senza avere il consenso dei sindaci e senza aver preventivamente avviato un'ampia consultazione del territorio». «Non ho seguito direttamente gli sviluppi della vicenda, ma vorrebbero passare anche in Alto Adige?», chiede stupito Elmar Pichler Rolle, atteso oggi a “Longarone Fiere” per inaugurare l'Expo delle Dolomiti, in qualità di presidente della Fondazione Dolomiti Unesco; ma che è anche assessore della Provincia di Bolzano alla tutela del paesaggio. «Quello del prolungamento della A27, comunque, è un fantasma», spiega con un'immagine, «che ogni tanto cerca di uscire dalla bottiglia, presentandosi sotto varie spoglie. Ma stia sicuro che nella bottiglia lo facciamo ritornare subito!». Insomma, nessuno spiraglio da parte dell'Alto Adige. «Anche perché», soggiunge Pichler Rolle, « la Convenzione delle Alpi parla chiaro e non consente l’attraversamento dell’arco alpino con nuove via di grande comunicazione». «Mi sembra di notare un'enorme contraddizione», prosegue De Bona, « da un lato tutti si dicono d'accordo sulla tutela del territorio, sulla difesa del paesaggio, sulla necessità di garantire la qualità dell'aria; poi all'improvviso, ecco però che spunta fuori un progetto come questo». Ed allora come se ne esce? «Per principio non sono contrario ad esaminare le proposte, anche perché poi c'è sempre tempo per dire di no. Quindi che facciano vedere i veri progetti, uscendo dagli equivoci degli annunci e delle anticipazioni. Di certo va stigmatizzato l'atteggiamento, a mio avviso completamente sbagliato, di chi crede si possa far passare un progetto del genere sulla testa di chi in quelle valli ci vive e teme di veder compromesso irrimediabilmente il suo habitat. Troppo facile dire di sì per chi abita lontano dai paesi interessati dal tracciato». Dopo le anticipazioni dei giorni scorsi, immediato era stato il veto dei sindaci di Pieve di Cadore, Maria Antonia Ciotti, Santo Stefano, Alessandra Buzzo, e soprattutto Comelico Superiore, Mario Zandonella Necca. Quest'ultimo, in particolare, in una nota aveva rispedito al mittente il progetto di collegamento Italia-Austria con transito dal Comelico, tramite il traforo del Cavallino. «Un'ipotesi», ribadiva Zandonella Necca, «da sempre contrastata dai comuni diretti interessati, sia sul versante italiano che su quello austriaco». Favorevoli al cosiddetto “sfondamento a Nord” si sono detti invece, dalle colonne del “Corriere delle Alpi”, Domenico Cappellaro, Presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, e il sindaco di San Pietro, Silvano Pontil Scala. LA TEMPISTICA Entro ottobre dovrebbe essere presentato in Regione il progetto, con capofila Grandi lavori Fincosit spa, Impresa Mantovani e Maltauro, per il prolungamento dell’attuale passante Alpe Adria da Macchietto di Perarolo al Comune di Comelico Superiore, nei pressi di Padola. Quaranta chilometri per un costo complessivo di un miliardo di euro. Non la vecchia idea di un'autostrada, ormai non più praticabile; piuttosto quella di un cosiddetto “collegamento intervallivo”, con l'utilizzo della viabilità esistente ed il traforo di dieci chilometri del monte Cavallino per raggiungere la valle di Lienz. Ipotesi affascinante per chi desidera accorciare i tempi di percorrenza da Venezia a Monaco; allarmante per chi in quelle valli ci vive e teme che il Comelico venga trasformato in breve in un'arteria di transito, senza alcun beneficio dal punto di vista turistico ed anzi scontando uno scempio dal punto di vista ambientale. L'idea insomma sarebbe quella di un terzo valico delle Alpi, dopo quelli di Brennero e Tolmezzo. Ma da questo punto di vista la Convenzione delle Alpi ha già detto stop.
Corriere delle Alpi 22.09.2013 Venezia-Monaco: un coro di proteste contro il “project” Stupiti e infuriati i sindaci Zandonella Necca, Ciotti e Buzzo «E anche i sindaci dell’OstTirol diranno certamente di no» di Stefano Vietina CADORE / COMELICO «E' veramente sorprendente che, a distanza di pochi mesi dalla definitiva ratifica del Protocollo trasporti della Convenzione delle Alpi da parte di tutti i membri e del consiglio dell’UE, ed a pochi giorni dallo scioglimento della Società Venezia-Monaco proprio a seguito di tale accordo, resusciti l’idea del collegamento Italia-Austria via Comelico». Mario Zandonella Necca, sindaco di Comelico Superiore, affida ad una nota ufficiale la replica piccata all'articolo apparso ieri sul “Corriere delle Alpi” dal titolo “Un project per unire Veneto e Austria. In Regione la proposta di Fincosit, Maltauro e Mantovani per prolungare l’A27 lungo il Cadore. Schiaffo all’Alto Adige.” Stupore e indignazione che condivide con i colleghi di Pieve, Maria Antonia Ciotti, e di Santo Stefano , Alessandra Buzzo. «Non eravamo al corrente di nulla», commenta quest'ultima con tono allarmato, «chiederemo immediatamente lumi per capirne qualcosa di più. Di certo si tratta di argomento delicatissimo, come ovvio, per l'ambiente. I nostri sono territori fragili, da tutelare». «La nostra montagna ha bisogno di collegamenti migliori, nessuno lo nega», soggiunge Maria Antonia Ciotti, « ma senza nessuna opera cementizia. Mi chiedo come dovrebbe diventare il Comelico secondo questa ipotesi, di cui peraltro veniamo a sapere solo oggi». «Del traforo del Cavallino si è molto parlato in questi ultimi 20 anni: un'ipotesi», prosegue Zandonella Necca, «da sempre contrastata dai Comuni diretti interessati sia sul versante italiano e sia su quello austriaco: se conosco un po' cosa pensano i colleghi sindaci dell'OstTirol sul tema, credo proprio che diranno 'nein'. E fa altresì specie sentire un ex sindaco (di Mareno di Piave, ndr) oggi promotore del progetto nella sua veste di parlamentare europeo (il riferimento è all'europarlamentare Pdl Antonio Cancian che ha definito il “collegamento necessario ma da condividere”, ndr), parlare di coinvolgimento delle comunità locali. Peccato che di queste intenzioni sue, della Mantovani, Grandi Lavori Fincosit SpA e di Maltauro non si sia saputo nulla fino all'articolo del “Corriere delle Alpi”: ma forse intendono coinvolgerci quando tutto è già pianificato...!». Il timore espresso con estrema chiarezza, insomma, è quello che si voglia trasformare il Comelico in una via di transito, con danni ambientali ben comprensibili e nessun vantaggio in tema di turismo. «Dice bene il giornale», continua il sindaco di Comelico Superiore, «che “a nessuno sfugge che si tratta semplicemente dell'ultimo tassello della Venezia Monaco...” che, estromessa definitivamente dalla porta principale dalla Convenzione delle Alpi, rientra dalla finestra sotto più dimesse spoglie di collegamento intervallivo: una superstrada è un'arteria importante: l'idea di aggirare i limiti della Convenzione delle Alpi definendo un'arteria del genere semplicemente un adeguamento ed un allargamento di una tratto intervallivo fa torto all'intelligenza di chi conosce le nostre valli e soprattutto di noi che ci viviamo. In questa proposta per altro si coglie un dato significativo ed insieme preoccupante: sono le grandi Società private che dettano l'agenda delle opere alla politica, attraverso un'azione di lobbing che passa sopra le teste della popolazione interessata: una cosa francamente inammissibile». Al tirar delle somme, dunque, niente spazi di trattativa. «Per quanto mi riguarda l'unico intervento serio per migliorare la viabilità interregionale sarebbe la realizzazione della seconda canna dei 4km della galleria del Comelico ed una seria sistemazione dei 20 km del tratto S. Stefano-Passo di Montecroce; ma per questi interventi non ci sono i soldi dei grandi finanziatori. In ogni caso contatterò subito i colleghi di Sesto, Sillian, della valle del Gail e della Lesachtal cui invierò l'articolo del giornale e concorderemo il da farsi». Sulla stessa linea gli altri due sindaci interpellati. « A noi interessa piuttosto», spiega Maria Antonia Ciotti, una sistemazione urgente e funzionale del tratto verso Cortina, perché qui si trova il vero imbuto. Si arriva a picchi di 400/500 automezzi al giorno che transitano a Tai, secondo i dati Anas. Ma servono comunque strade che si armonizzino con la montagna». «Le comunicazioni stradali vanno bene, ma certo», chiude Alessandra Buzzo, «non possiamo trasformare il Comelico in una via di transito per chi deve andare velocemente da Monaco da Venezia». Insomma questo progetto rischia di rappresentare sì uno schiaffo, ma non per l'Alto Adige, quanto piuttosto per il Comelico e il Cadore.
Corriere delle Alpi 21.09.2013 Un project per unire Veneto e Austria In Regione la proposta di Fincosit, Maltauro e Mantovani per prolungare l’A27 lungo il Cadore. Schiaffo all’Alto Adige di Daniele Ferrazza VENEZIA Non un’autostrada ma un collegamento intervallivo che usa la viabilità esistente e, in prospettiva, si spinge sotto il monte Cavallino con un traforo di dieci chilometri che sbocca nella valle di Lienz. Una strada turistica destinata ad aprire l’unico valico internazionale del Veneto. La proposta è pronta, con tanto di planimetrie, sezioni, profili altimetrici, fotografie e piano finanziario. Ed entro il mese di ottobre la nuova «Intervalliva» sarà presentata formalmente alla Regione perché ne prenda atto e ne dichiari il pubblico interesse. Si tratta niente più che di un progetto di finanza per una superstrada destinata ad aprire un collegamento diretto, attraverso il Veneto, tra Italia ed Austria. Ma a nessuno sfugge che si tratta semplicemente del penultimo tassello (ma l’ultimo italiano) della Venezia-Monaco, il progetto autostradale che il 22 dicembre del 1960 confluì nella costituzione della Società per l’Autostrada di Alemagna che nel tempo acquisì fino a 108 enti pubblici distribuiti nelle province di Padova, Treviso, Belluno, Vicenza, Venezia e Pordenone. Posto in liquidazione da pochi giorni il «contenitore», l’idea in realtà non è mai stata così vicina dalla sua realizzazione. Il progetto di finanza che sta per essere presentato - capofila le imprese Grandi lavori Fincosit spa, Impresa Mantovani, ma anche Maltauro – prevede il prolungamento dell’attuale Passante Alpe Adria (approvato dal Cipe lo scorso gennaio, i lavori dovrebbero iniziare nel 2014) da Macchietto di Perarolo di Cadore al Comune di Comelico Superiore, in prossimità di Padola. Quaranta chilometri il cui costo dovrebbe superare di poco il miliardo di euro. La maggiore novità è rappresentata proprio dalla possibilità che sia il Veneto ad aprire il cosiddetto «terzo valico» delle Alpi, dopo quelli di Brennero e Tolmezzo. Questa ipotesi taglierebbe fuori del tutto l’attraversamento dell’Alto Adige, che ha sempre trovato nel governatore Luis Durnwalder uno strenuo oppositore, in nome della «intangibilità» delle Alpi e sarebbe «solo» competenza dei veneti. Il traforo del monte Cavallino (2.689 metri sul livello del mare)è naturalmente lo scoglio più grosso, non solo perché è necessario il contributo austriaco ma anche per i costi. Il progetto di finanza prevede un pagamento del pedaggio su tutta la strada, con l’esclusione dei residenti nel Cadore. Il modello di strada è quello della Felbertauernstraße, i 36 chilometri e mezzo (con un tunnel di cinque) che congiungono Lienz a Kufstein. Il pedaggio si paga a una barriera. La strada prevede una corsia per ogni senso di marcia e la realizzazione di una terza corsia in larga parte del tracciato. Con l’utilizzo della sede stradale esistente, risagomata e allargata, sarebbe evitato anche l’ostacolo della Convenzione delle Alpi (approvata dal Senato, ma non dalla Camera) che impedisce l’attraversamento dell’arco alpino con nuove strade di «grande comunicazione». Se fosse realizzato, il collegamento tra Venezia e Monaco di Baviera comporterebbe una distanza di poco più di 400 chilometri e un tempo di percorrenza appena superiore alle quattro ore.
La Tribuna di Treviso 21.09.2013 Un project per unire Veneto e Austria In Regione la proposta di Fincosit, Maltauro e Mantovani per prolungare l’A27 lungo il Cadore. Schiaffo all’Alto Adige di Daniele Ferrazza VENEZIA Non un’autostrada ma un collegamento intervallivo che usa la viabilità esistente e, in prospettiva, si spinge sotto il monte Cavallino con un traforo di dieci chilometri che sbocca nella valle di Lienz. Una strada turistica destinata ad aprire l’unico valico internazionale del Veneto. La proposta è pronta, con tanto di planimetrie, sezioni, profili altimetrici, fotografie e piano finanziario. Ed entro il mese di ottobre la nuova «Intervalliva» sarà presentata formalmente alla Regione perché ne prenda atto e ne dichiari il pubblico interesse. Si tratta niente più che di un progetto di finanza per una superstrada destinata ad aprire un collegamento diretto, attraverso il Veneto, tra Italia ed Austria. Ma a nessuno sfugge che si tratta semplicemente del penultimo tassello (ma l’ultimo italiano) della Venezia-Monaco, il progetto autostradale che il 22 dicembre del 1960 confluì nella costituzione della Società per l’Autostrada di Alemagna che nel tempo acquisì fino a 108 enti pubblici distribuiti nelle province di Padova, Treviso, Belluno, Vicenza, Venezia e Pordenone. Posto in liquidazione da pochi giorni il «contenitore», l’idea in realtà non è mai stata così vicina dalla sua realizzazione. Il progetto di finanza che sta per essere presentato - capofila le imprese Grandi lavori Fincosit spa, Impresa Mantovani, ma anche Maltauro – prevede il prolungamento dell’attuale Passante Alpe Adria (approvato dal Cipe lo scorso gennaio, i lavori dovrebbero iniziare nel 2014) da Macchietto di Perarolo di Cadore al Comune di Comelico Superiore, in prossimità di Padola. Quaranta chilometri il cui costo dovrebbe superare di poco il miliardo di euro. La maggiore novità è rappresentata proprio dalla possibilità che sia il Veneto ad aprire il cosiddetto «terzo valico» delle Alpi, dopo quelli di Brennero e Tolmezzo. Questa ipotesi taglierebbe fuori del tutto l’attraversamento dell’Alto Adige, che ha sempre trovato nel governatore Luis Durnwalder uno strenuo oppositore, in nome della «intangibilità» delle Alpi e sarebbe «solo» competenza dei veneti. Il traforo del monte Cavallino (2.689 metri sul livello del mare)è naturalmente lo scoglio più grosso, non solo perché è necessario il contributo austriaco ma anche per i costi. Il progetto di finanza prevede un pagamento del pedaggio su tutta la strada, con l’esclusione dei residenti nel Cadore. Il modello di strada è quello della Felbertauernstraße, i 36 chilometri e mezzo (con un tunnel di cinque) che congiungono Lienz a Kufstein. Il pedaggio si paga a una barriera. La strada prevede una corsia per ogni senso di marcia e la realizzazione di una terza corsia in larga parte del tracciato. Con l’utilizzo della sede stradale esistente, risagomata e allargata, sarebbe evitato anche l’ostacolo della Convenzione delle Alpi (approvata dal Senato, ma non dalla Camera) che impedisce l’attraversamento dell’arco alpino con nuove strade di «grande comunicazione». Se fosse realizzato, il collegamento tra Venezia e Monaco di Baviera comporterebbe una disanza di poco più di 400 chilometri e un tempo di percorrenza appena superiore alle quattro ore.
L’europarlamentare Cancian «Collegamento necessario importante la condivisione» CONEGLIANO Fa parte di quella lobby informale che, da sempre, si occupa di infrastrutture. Il trevigiano Antonio Cancian, ingegnere, ex sindaco di Mareno di Piave ed oggi europarlamentare del Pdl, conosce il progetto destinato a sostituire la vecchia autostrada Venezia Monaco con una «Intervalliva» che attraversa il Cadore e il Comelico lungo la viabilità esistente. Da mezzo secolo si parla della Venezia Monaco: ed ora? «La Venezia Monaco era un’idea di mezzo secolo fa, molto suggestiva, sposata dal Veneto. Ma in realtà era stata ispirata inizialmente dai tedeschi». Perché è importante? «Perché, in un’ottica europea, le connessioni tra le regioni sono fondamentali ed economicamente strategiche. Per noi questo pezzetto di strada consente al Veneto di arrivare direttamente in Tirolo e, di conseguenza, in Baviera. Costituisce un’alternativa, seppure minore, ai valichi esistenti. Rinunciarvi sarebbe un delitto». E di fronte all’ostilità del territorio? «Sono convinto che il progetto vada condiviso con le comunità. Oggi bisogna tener conto di una triplice sostenibilità: economica, ambientale e sociale. Non è pensabile che il territorio non sia coinvolto e non è possibile calare dall’alto i progetti». L’autostrada è tramontata definitivamente? «Credo di sì. Il progetto è completamente superato: dai costi ma anche dalla Convenzione delle Alpi, che impedisce di pensare a nuovi strade di grande comunicazione. Il progetto della Intervalliva ha in vantaggio di lavorare sull’esistente e di avere costi più accettabili e un inserimento più appropriato». Nei fatti, però, consentirebbe di avere una Venezia Monaco, seppur diversa dall’idea autostradale. «Da un certo punto di vista, il collegamento tra Venezia e Monaco potrebbe davvero essere a portata di mano. Credo che si potrebbe vederlo in tempi non lontani. Ma non è più il progetto di una volta». La nuova Intervalliva arriverebbe a Padola, nel Comelico. Da qui le alternative sono: proseguire verso Dobbiaco, in Alto Adige, oppure realizzare il traforo del Cavallino. Quale delle due è meglio? «Finora l’Alto Adige si è mostrato contrario. Ma io spero si possa ragionare con il nuovo presidente della Provincia di Bolzano, serenamente e senza preclusioni, e superare gli ostacoli. Anche perché in fondo il nuovo tracciato sfiora l’Alto Adige e soprattutto non ha un impatto autostradale. Sarebbe anche più ragionevole in termini di costi rispetto al tunnel del Monte Cavallino». (d.f.)
La Tribuna di Treviso 12.09.2013 Autostrada, chiude la «scatola» ma non l’idea Sciolta la società Venezia-Monaco, ma un gruppo di imprese sta definendo il progetto di finanza BELLUNO Dopo più di mezzo secolo, si conclude l’avventura della Società per l'Autostrada «Alemagna», costituita nel 1960 per stimolare la realizzazione della Venezia Monaco. Ma l’idea del prolungamento del collegamento tra il Cadore e l’Austria è tutt’altro che sepolta: dopo il via libera al progetto che porterà l’autostrada fino a Tai di Cadore, mancano poco più di trenta chilometri al confine austriaco. E un gruppo di imprese, sostenute da una discreta lobby veneto europea, stanno lavorando a un progetto di finanza che potrebbe trovare un equilibrio entro pochi mesi. Nel cassetto finisce, per ora, solamente la società costituita mezzo secolo fa da un drappello di enti pubblici istituzionali per la promozione del progetto. L’assemblea straordinaria della società, riunitasi ieri, ha deciso lo scioglimento dopo le defezioni della Provincia di Venezia e il sostanziale disinteresse degli altri enti per questo strumento. «Una decisione non certo facile, che nostro malgrado abbiamo dovuto prendere – osserva Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso e presidente della Società Alemagna –. Per ragioni diverse, la società che avevamo rilanciato ha subito una fase di stasi, specie in seguito alla sottoscrizione da parte del Governo del Protocollo Trasporti attuativo della Convenzione delle Alpi in cui si stabilisce il limite alla realizzazione di nuovi assi stradali di grande comunicazione attraverso le Alpi. Ora dovremo trovare nuove strategie e non è detto che la società non possa ricrearsi se torneranno vivi i presupposti. È un peccato, perchè il progetto era condiviso dai territori e sarebbe stato di grande incentivo per il turismo». La Società per l'Autostrada di Alemagna fu costituita il 22 dicembre 1960. La Provincia di Treviso partecipava fin dalla costituzione con il 4,12% del capitale sociale. Il capitale sociale complessivo ammonta ad euro 312.000,00 per un totale di 1.200.000 di azioni. Ne facevamo parte inizialmente anche le Province di Venezia e di Belluno, le Comunità montane, Amministrazioni Comunali bellunesi, Fondazione Cassamarca di Treviso, Autorità Portuale di Venezia e l'associazione Industriali di Belluno . «Lo scioglimento della società Alemagna è l’esito scontato di un disegno privo di un’intesa con l’Austria» commenta Simonetta Rubinato, deputato del Pd che da tempo promuove la liberalizzazione del tratto Mogliano-Vittorio Veneto. «Messo da parte questo progetto irrealizzabile sollecito la Provincia di Treviso e la Regione Veneto a perseguire un piano utile invece al territorio, quale quello della piena utilizzazione dell’A27, un’asse autostradale sottoutilizzato. Muraro e Zaia aprano un tavolo con il Ministero delle Infrastrutture e con la Concessionaria autostradale. L’A27 – osserva Rubinato – già pagata dalla collettività, ha le potenzialità di sopportare fino al triplo dell’attuale traffico». (d.f.)
Corriere delle Alpi 12.09.2013 Doglioni: «Quella strada sarebbe stata utile a Belluno» BELLUNO È un pezzo di storia politica e amministrativa del Bellunese degli ultimi 50 anni che sparisce. Ieri il consiglio di amministrazione della Società per l’autostrada di Alemagna ha decretato la fine della spa. Una fine più che annunciata ormai, dopo che molti soci avevano lasciato la società. Alla riunione di ieri erano presenti per il Bellunese il consigliere Paolo Doglioni, il presidente della Camera di Commercio Luigi Curto e l’assessore Santesso per il Comune di Belluno. «Condivido in pieno la necessità di Belluno di avere una apertura a nord» spiega Paolo Doglioni. «Se invece di chiamarsi Venezia - Monaco si fosse chiamata Monaco - Venezia, ce l’avremmo già da anni. Ora mancano i soldi e ci sono degli ostacoli tecnici per gli enti che fanno parte della società e quindi gioco forza abbiamo dovuto chiuderla». Il presidente della spa, Leonardo Muraro (presidente della Provincia di Treviso) sarà ora il liquidatore. «Questa strada poteva essere utile a Venezia ma anche a Belluno», è il parere di Doglioni. «Avrebbe potuto captare i flussi turistici importanti per tutta la regione. Certo doveva essere realizzata senza snaturare il nostro ambiente». La società aveva un capitale sociale di 312mila euro. Vi facevano parte decine di enti, amministrazioni pubbliche, le Camera di commercio. Nonostante non abbia mai realizzato neppure un metro di strada, ha avuto delle spese, non per il Cda che non ha mai percepito compensi. L’anno scorso il bilancio ha chiuso con un rosso di 2000 euro. Ad impedire la costruzione dell’autostrada, in primo luogo, la Convenzione delle Alpi che vieta altri collegamenti transfrontalieri.
Il Gazzettino Bl 12.09.2013 Autostrada, chiude la «scatola» ma non l’idea Sciolta la società Venezia-Monaco, ma un gruppo di imprese sta definendo il progetto di finanza BELLUNO Dopo più di mezzo secolo, si conclude l’avventura della Società per l'Autostrada «Alemagna», costituita nel 1960 per stimolare la realizzazione della Venezia Monaco. Ma l’idea del prolungamento del collegamento tra il Cadore e l’Austria è tutt’altro che sepolta: dopo il via libera al progetto che porterà l’autostrada fino a Tai di Cadore, mancano poco più di trenta chilometri al confine austriaco. E un gruppo di imprese, sostenute da una discreta lobby veneto europea, stanno lavorando a un progetto di finanza che potrebbe trovare un equilibrio entro pochi mesi. Nel cassetto finisce, per ora, solamente la società costituita mezzo secolo fa da un drappello di enti pubblici istituzionali per la promozione del progetto. L’assemblea straordinaria della società, riunitasi ieri, ha deciso lo scioglimento dopo le defezioni della Provincia di Venezia e il sostanziale disinteresse degli altri enti per questo strumento. «Una decisione non certo facile, che nostro malgrado abbiamo dovuto prendere – osserva Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso e presidente della Società Alemagna –. Per ragioni diverse, la società che avevamo rilanciato ha subito una fase di stasi, specie in seguito alla sottoscrizione da parte del Governo del Protocollo Trasporti attuativo della Convenzione delle Alpi in cui si stabilisce il limite alla realizzazione di nuovi assi stradali di grande comunicazione attraverso le Alpi. Ora dovremo trovare nuove strategie e non è detto che la società non possa ricrearsi se torneranno vivi i presupposti. È un peccato, perchè il progetto era condiviso dai territori e sarebbe stato di grande incentivo per il turismo». La Società per l'Autostrada di Alemagna fu costituita il 22 dicembre 1960. La Provincia di Treviso partecipava fin dalla costituzione con il 4,12% del capitale sociale. Il capitale sociale complessivo ammonta ad euro 312.000,00 per un totale di 1.200.000 di azioni. Ne facevamo parte inizialmente anche le Province di Venezia e di Belluno, le Comunità montane, Amministrazioni Comunali bellunesi, Fondazione Cassamarca di Treviso, Autorità Portuale di Venezia e l'associazione Industriali di Belluno . «Lo scioglimento della società Alemagna è l’esito scontato di un disegno privo di un’intesa con l’Austria» commenta Simonetta Rubinato, deputato del Pd che da tempo promuove la liberalizzazione del tratto Mogliano-Vittorio Veneto. «Messo da parte questo progetto irrealizzabile sollecito la Provincia di Treviso e la Regione Veneto a perseguire un piano utile invece al territorio, quale quello della piena utilizzazione dell’A27, un’asse autostradale sottoutilizzato. Muraro e Zaia aprano un tavolo con il Ministero delle Infrastrutture e con la Concessionaria autostradale. L’A27 – osserva Rubinato – già pagata dalla collettività, ha le potenzialità di sopportare fino al triplo dell’attuale traffico». (d.f.)
Sciolta la società Alemagna, nata per realizzare la Venezia-Monaco L'assemblea straordinaria della Società per l'aAutostrada "Alemagna", costituita nel lontano 1960, ha deliberato lo scioglimento della società L'assemblea straordinaria della Società per l'Autostrada “Alemagna”, costituita nel 1960, ha deliberato lo scioglimento della società. “Una decisione non certo facile, che nostro malgrado abbiamo dovuto prendere – spiega Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso e presidente della Società Alemagna – Per diverse cause, infatti, la società che avevamo rilanciato ha subito una fase di stasi, specie in seguito alla sottoscrizione da parte del Governo del Protocollo Trasporti attuativo della Convenzione delle Alpi in cui si stabilisce il limite alla realizzazione di nuovi assi stradali di grande comunicazione attraverso le Alpi. Ora dovremo trovare nuove strategie e non è detto che la società non possa ricrearsi se torneranno vivi i presupposti. È un peccato, perchè il progetto era condiviso dai territori e sarebbe stato di grande incentivo per il turismo”. LA REALIZZAZIONE La Società per l'Autostrada di Alemagna venne costituita il 22 dicembre 1960 con l'obiettivo di realizzare la Venezia-Monaco. La Provincia di Treviso partecipava fin dalla costituzione con il 4,12% del capitale sociale. Il capitale sociale complessivo ammonta ad euro 312.000,00 per un totale di 1.200.000 di azioni. Dal 2006 il presidente della Provincia di Treviso Leonardo Muraro aveva proposto di rilanciare la società e l'allora assessore provinciale alle partecipate Marzio Favero ne era diventato presidente. Dal 2009 è lo stesso Muraro a reggere la presidente della società, continuando l'azione di rilancio, promuovendo la partecipazione e la proroga della società sino al 2050. All'azione di rilancio concorronevano le Province di Venezia e di Belluno, le Comunità montane, Amministrazioni Comunali bellunesi, Fondazione Cassamarca di Treviso, Autorità Portuale di Venezia e l'associazione Industriali di Belluno con il subentro nella compagine sociale.
Corriere delle Alpi 03.09.2013 Venezia-Monaco: un’opportunità Lo dice Zaia: «Vogliamo portare la montagna nel cuore della Mitteleuropa» BELLUNO. Il presidente Luca Zaia è intervenuto anche sulla questione dell’autostrada Venezia-Monaco, alla luce dell’intenzione di molti soci di uscirne, una mossa che darebbe il via allo scioglimento della società Autostrada di Alemagna. «Come Regione siamo fermi sul progetto di un asse viario che vada da Belluno a Monaco, ma siamo aperti a valutazioni di proposte migliorative: sul vecchio tracciato, da Belluno a Monaco ci sarebbe una distanza di 213 km, il che significherebbe portare questo territorio nel cuore pulsante della Mitteleuropa». Per Zaia, che rilancia l’idea della prosecuzione della A27, «la vera sfida della Venezia-Monaco è trasformare il territorio in un attore protagonista della Mitteleuropa, un ruolo che il bellunese sarebbe in grado di ricoprire alla grande, grazie alle sue montagne e alle sue attività». Zaia ha poi parlato anche della situazione critica in cui versano due grandi imprese del Bellunese, come l’Acc e l’Ideal Standard. «Per loro le prospettive sono quelle dettate dai mercati», ha sottolineato il governatore, «ma come Regione stiamo seguendo passo passo quanto avviene tramite l’assessore Elena Donazzan. Sicuramente», ha proseguito Zaia, «la vicenda dell’Acc resta emblematica sugli equilibri che legano aziende italiane e altre straniere», ha detto riferendosi all’ex consorella austriaca. Poi ha evidenziato la propria fiducia nell’amministratore straordinario Maurizio Castro per risollevare le sorti dello stabilimento zumellese. Il governatore ha poi fatto riferimento anche alla sanità e alle schede ospedaliere. «Noi continuavamo a dire che i bellunesi non dovevano preoccuparsi, invece si sono scritte pagine e pagine su una paventata chiusura di ospedali. Come possiamo fare questo, quando sappiamo che il territorio montano è difficile? Come potevamo permettere di chiudere un punto nascita impedendo alle donne di avere un servizio dove abitano? Alle istituzioni o ci si crede o no». (p.d.a.)
Corriere delle Alpi 05 marzo 2013 Treni, un referendum tra i cadorini I sindaci ribadiscono il no all’autostrada e preparano la battaglia: «Vogliamo capire quali sono le corse “irrinunciabili”» di Francesco Dal Mas Macché autostrada, «non la vogliamo e non ci sono i fondi per realizzarla»; avanti tutta, invece, con la ferrovia. Ieri mattina, a poche ore dal no degli ambientalisti e degli alpinisti del Cai-Tam e di “Per altre strade Dolomiti” al “passante Alpe Adria”, gli otto sindaci dei Comuni della Comunità montana del Centro Cadore si sono incontrati a Calalzo per minacciare una “marcia” su Venezia se la Regione non riuscirà a convincere Trenitalia a mantenere almeno i convogli definiti “irrinunciabili”. Si tratta, in estrema sintesi, di quei treni che vengono utilizzati dai pendolari, soprattutto studenti, per andare a scuola a Longarone e a Belluno e per far ritorno a casa. Verrà indetto al più presto una specie di referendum sulle corse insostituibili e sugli orari più adatti. Trenitalia, infatti, ha allo studio la riorganizzazione delle corse e la sostituzione dei convogli, per esempio da Conegliano, con dei pullman. Una prospettiva, questa, che ridurrebbe ancora di più, e anche drasticamente, il numero dei passeggeri. «Il proseguimento dell’autostrada è improponibile, anzitutto dal punto di vista finanziario; i conti non tornerebbero in nessun caso, neppure aumentando astronomicamente il pedaggio», conferma Luca De Carlo, sindaco di Calalzo, anche a nome dei colleghi riuniti con lui, «e questo lo dicono, prima ancora di noi, gli stessi progettisti, a partire dal cadorino Bortolo Mainardi. Quindi, a parte ogni altra valutazione d’impatto ambientale e sulle possibili infiltrazioni criminali, questa autostrada non si farà mai». Ma, insistono i sindaci, il Cadore, l’Ampezzano, il Comelico non possono rimanere isolati. Ed ecco allora i riflettori accesi sulla tratta ferroviaria verso Ponte nelle Alpi e, da una parte, in direzione di Venezia, e dall’altra, di Padova. Gli otto sindaci del Cadore temono che la semplificazione immaginata dalle Ferrovie dello Stato, con i treni sostituiti dai pullman, provochi in breve tempo la desertificazione. Ciò che loro assolutamente non vogliono. D’altra parte, mantenere le corse come sono, alcune davvero con pochissimi viaggiatori, è impossibile in tempi di crisi come questi; dovrebbero pagare i veneti, attraverso la Regione. Ciò che si è messa a punto nel vertice di ieri mattina è stata dunque una sorta di mediazione. «Chiediamo alle Ferrovie dello Stato di mantenere le corse necessarie all’utenza quotidiana, potenziando i treni e facendoli viaggiare nelle ore più adeguate, senza scambi e attese impossibili nelle stazioni». Nei prossimi giorni De Carlo chiederà, a nome degli altri sindaci, di essere ricevuto dall’assessore regionale ai trasporti, Renato Chisso, per chiedere che la Regione condivida questa ristrutturazione. Altrimenti? “Non occorre anticiparlo: ci sarà una generale ribellione». E’ da anni, però, che De Carlo e gli amministratori si stanno battendo contro la chiusura della stazione ferroviaria di Calalzo e la riduzione delle corse. «Poco, purtroppo, siamo riusciti ad ottenere. Non solo dalle Ferrovie dello Stato, ma dalla stessa società Dolomitibus, la quale organizza corse parallele ai treni». Metà studenti del Cadore raggiungono Belluno in treno, metà in corriera, evidentemente negli stessi orari. I sindaci non vogliono più i doppioni, chiedono l’integrazione. Sollecitano Trenitalia, ad esempio, ad organizzare treni specifici per le università di Padova, Venezia e Trieste, la domenica sera per raggiungere le città interessate e al rientro a casa dei ragazzi, il venerdì. «Non possiamo penalizzare questi giovani con viaggi di 4 ore, a volte 5 e 6, per attendere le coincidenze. E ancora, per esemplificare: non è possibile che il treno in partenza alle 18.40 da Venezia abbia soltanto due vagoni e sia così pieno da dover saltare Mestre. E’ scandaloso, da parte di Trenitalia, e la Regione non può stare alla finestra». Già ieri pomeriggioDe Carlo ha telefonato ai suoi colleghi dell’Ampezzano e del Comelico raccogliendo la solidarietà necessaria. Nei prossimi giorni i sindaci promuoveranno una specie di referendum presso le loro popolazioni per individuare le corse irrinunciabili e sottoporle alla Regione e a Trenitalia. Analogo pressing sul sindaco di Vittorio Veneto, Gianantonio Da Re, perché la protesta salga anche da questa città.
La Tribuna di Treviso 08.04.2013 Addio all’autostrada Venezia-Monaco Oltre 46 anni senza essere approdati a nulla, ora si scioglie la società Alemagna Il sogno di collegare Venezia a Monaco di Baviera con una lunga pista di asfalto che avrebbe alimentato commercio e turismo nacque forse ben prima del 1967, ma è di quell’anno la nascita della società «Alemagna» che fino ad oggi è stata mantenuta in vita per alimentare un sogno mai realizzato ed ora cede alla realtà: tante parole, nessun fatto. Alla cordata (o al carrozzone), per cinquantun anni partecipano soggetti pubblici e privati. Ad oggi, nell’assemblea c’è la Provincia di Treviso, che con Leonardo Muraro presiede la società, c’è il Comune di Treviso, c’è la provincia di Venezia, quella di Belluno, Padova, la Regione Veneto, una sfilza di piccole amministrazioni locali e poi camere di Commercio di Veneto, Friuli, Trentino. Negli anni tutti, chi più chi meno, han capito che il piano non reggeva, ma l’Alemagna è sempre rimasta lì con i suoi 312.000€ in cassa e la sua ridda di slogan politici a sostenerla. Più di avvicinavano le elezioni, più il progetto veniva risfoderato, soprattutto dalla Lega che ne ha fatto un vero cavallo di battaglia nonostante nessuno avesse intenzione di muovere un dito per fondare, scavare, investire. In primis poi la provincia di Bolzano che alla fine ha messo tutti in riga dicendo, in soldoni: «non ci sono soldi, non c’è ambiente da sacrificare». E così, pochi giorni fa, la camera di commercio di Bolzano ha inviato a tutti una lettera in cui chiedeva una sorta di assunzione di responsabilità. Il messaggio doveva suonare più o meno così: «se non se ne fa nulla, come pare, la chiudiamo?». E le risposte sono iniziate a fioccare, a catena, da Cencenighe e Treviso dove la giunta, guardata in faccia la realtà, ha analizzato la «proposta di scioglimento della Società, dismissione della partecipazione» e ha dato il suo via libera. «Ala fine a che serviva? Siamo fermi da 50 anni» sottolinea l’assessore al bilancio Fulvio Zugno. L’ultima parola spetta ora al consiglio comunale di Treviso,domani. Ma non sembra ci saranno dubbi o ripensamenti. Giova sapere che dopo due bilanci in rosso, non c’è più il segno meno davanti al saldo: +617 euro nel 2011. (f.d.w.)
Il Gazzettino 07.04.2013 guarda l'intevista a margine del convegno “A27, no al prolungamento” Per chi sono le grandi opere? Non certo per il territorio. Non hanno dubbi gli organizzatori del convegno che si è tenuto ieri a Pieve di Cadore al Cosmo con il patrocinio del comune di Pieve e di quello di Ponte nelle Alpi. La questione è stata sviluppata da esperti come Giorgio Pizziolo, docente ordinario di analisi e pianificazione territoriale all'università di Firenze, ed Elena Gerebizza, impegnata in campagne pubbliche per fermare i mercati finanziari nell'ambito della gestione delle risorse naturali. A ascoltarli una platea di studenti, un'ottantina dell'ultima classe delle superiori. Quasi scontato che parlando di grandi opere in generale si finisca, nel locale, per affrontare la vicenda A27 nel proseguo oltre Pian di Vedoia. Un'opera che non si deve fare dicono dal Comitato Per Altre Strade. «Da anni studiamo questi progetti -spiega Giovanna Deppi di Pas Dolomiti- e ci siamo resi conto che non sono per la popolazione, noi abbiamo bisogno di una viabilità più scorrevole e la otteniamo con la circonvallazione di Longarone e migliorando la ferrovia». Sono inutili e dannosi, progetti faraonici, in un territorio tanto bello quanto delicato, aggiunge Deppi: «L'A27 non sta in piedi sotto il profilo ambientale ma nemmeno economico. Si basa su presupposti che non sono reali, servono 38 mila passaggi al giorno per renderla economicamente sostenibile quando oggi se ne contano 10, 12 mila ma solo per venti giorni l'anno, questo non è fare l'interesse della popolazione, del territorio». Al Cosmo la lezione agli studenti perchè sono loro il futuro e sul futuro peseranno le scelte attuali. In in mondo governato dalla «finanza» la gente alza il capo e dice stop. Il denaro pubblico viene dirottato verso i mercati finanziari a scapito di scuole e ospedali, enti locali e messa in sicurezza del territorio. Ma Pas Dolomiti, Git Banca Etica, Samarcanda Commercio Equo e Solidale e il Gruppo di Acquisto Solidale El Ceston stanno in guardia anche se non contro tutto, a prescindere. Non intendono bloccare l'economia, ci sono altre strade. Pierpaolo Collarin di Banca Etica: «Bisogna fare opere sentite dal territorio, magari polverizzate non concentrate su pochi autori, anche discutibili, che hanno tutto in mano. Piccoli interventi da progettare insieme alla gente, certo è più complesso da avviare ma più efficace e più controllabile». Insomma, Per Altre Strade.
Corriere delle Alpi 05.03.2013 Treni, un referendum tra i cadorini di Francesco Dal Mas I sindaci ribadiscono il no all’autostrada e preparano la battaglia: «Vogliamo capire quali sono le corse “irrinunciabili”» Macché autostrada, «non la vogliamo e non ci sono i fondi per realizzarla»; avanti tutta, invece, con la ferrovia. Ieri mattina, a poche ore dal no degli ambientalisti e degli alpinisti del Cai-Tam e di “Per altre strade Dolomiti” al “passante Alpe Adria”, gli otto sindaci dei Comuni della Comunità montana del Centro Cadore si sono incontrati a Calalzo per minacciare una “marcia” su Venezia se la Regione non riuscirà a convincere Trenitalia a mantenere almeno i convogli definiti “irrinunciabili”. Si tratta, in estrema sintesi, di quei treni che vengono utilizzati dai pendolari, soprattutto studenti, per andare a scuola a Longarone e a Belluno e per far ritorno a casa. Verrà indetto al più presto una specie di referendum sulle corse insostituibili e sugli orari più adatti. Trenitalia, infatti, ha allo studio la riorganizzazione delle corse e la sostituzione dei convogli, per esempio da Conegliano, con dei pullman. Una prospettiva, questa, che ridurrebbe ancora di più, e anche drasticamente, il numero dei passeggeri. «Il proseguimento dell’autostrada è improponibile, anzitutto dal punto di vista finanziario; i conti non tornerebbero in nessun caso, neppure aumentando astronomicamente il pedaggio», conferma Luca De Carlo, sindaco di Calalzo, anche a nome dei colleghi riuniti con lui, «e questo lo dicono, prima ancora di noi, gli stessi progettisti, a partire dal cadorino Bortolo Mainardi. Quindi, a parte ogni altra valutazione d’impatto ambientale e sulle possibili infiltrazioni criminali, questa autostrada non si farà mai». Ma, insistono i sindaci, il Cadore, l’Ampezzano, il Comelico non possono rimanere isolati. Ed ecco allora i riflettori accesi sulla tratta ferroviaria verso Ponte nelle Alpi e, da una parte, in direzione di Venezia, e dall’altra, di Padova. Gli otto sindaci del Cadore temono che la semplificazione immaginata dalle Ferrovie dello Stato, con i treni sostituiti dai pullman, provochi in breve tempo la desertificazione. Ciò che loro assolutamente non vogliono. D’altra parte, mantenere le corse come sono, alcune davvero con pochissimi viaggiatori, è impossibile in tempi di crisi come questi; dovrebbero pagare i veneti, attraverso la Regione. Ciò che si è messa a punto nel vertice di ieri mattina è stata dunque una sorta di mediazione. «Chiediamo alle Ferrovie dello Stato di mantenere le corse necessarie all’utenza quotidiana, potenziando i treni e facendoli viaggiare nelle ore più adeguate, senza scambi e attese impossibili nelle stazioni». Nei prossimi giorni De Carlo chiederà, a nome degli altri sindaci, di essere ricevuto dall’assessore regionale ai trasporti, Renato Chisso, per chiedere che la Regione condivida questa ristrutturazione. Altrimenti? “Non occorre anticiparlo: ci sarà una generale ribellione». E’ da anni, però, che De Carlo e gli amministratori si stanno battendo contro la chiusura della stazione ferroviaria di Calalzo e la riduzione delle corse. «Poco, purtroppo, siamo riusciti ad ottenere. Non solo dalle Ferrovie dello Stato, ma dalla stessa società Dolomitibus, la quale organizza corse parallele ai treni». Metà studenti del Cadore raggiungono Belluno in treno, metà in corriera, evidentemente negli stessi orari. I sindaci non vogliono più i doppioni, chiedono l’integrazione. Sollecitano Trenitalia, ad esempio, ad organizzare treni specifici per le università di Padova, Venezia e Trieste, la domenica sera per raggiungere le città interessate e al rientro a casa dei ragazzi, il venerdì. «Non possiamo penalizzare questi giovani con viaggi di 4 ore, a volte 5 e 6, per attendere le coincidenze. E ancora, per esemplificare: non è possibile che il treno in partenza alle 18.40 da Venezia abbia soltanto due vagoni e sia così pieno da dover saltare Mestre. E’ scandaloso, da parte di Trenitalia, e la Regione non può stare alla finestra». Già ieri pomeriggioDe Carlo ha telefonato ai suoi colleghi dell’Ampezzano e del Comelico raccogliendo la solidarietà necessaria. Nei prossimi giorni i sindaci promuoveranno una specie di referendum presso le loro popolazioni per individuare le corse irrinunciabili e sottoporle alla Regione e a Trenitalia. Analogo pressing sul sindaco di Vittorio Veneto, Gianantonio Da Re, perché la protesta salga anche da questa città.
Il Corriere delle Alpi 04.03.2013 «Basta asfalto, l’A27 non deve proseguire» Le associazioni ambientaliste a Perarolo per manifestare contro il tratto da Pian di Vedoia a Caralte PERAROLO. Dalla “via regia”, tra Valle di Cadore e Perarolo, lo sguardo spazia verso Caralte e i boschi a protezione del paese. Il sole splendido li illumina di luce, per cui appaiono ancora di una bellezza quasi prepotente. E pazienza per quell’ardito Ponte Cadore, perdonato perché appunto ardito. A Maria Grazia Brusegan, mentre accelera il passo con gli amici di Tam-Cai, di “Vivere l’ambiente” e di “per altre Strade Dolomiti”, viene spontaneo chiedersi: perché dobbiamo asfaltare questi spazi ancora wilderness? La Val Montina, questa sì davvero selvaggia, è lì, ad un passo. La domanda è superflua, la risposta è infatti: il no al proseguimento dell’autostrada A27 non può essere che evidente. Un no rotondo, senza se e senza ma. Specie alla luce delle inchieste di questi giorni sulla Mantovani. E il rischio di infiltrazioni mafiose nelle grandi opere al Nord. «Come dimenticare il grido d’allarme lanciato all’epoca da Montanelli sulle cosche che si nascondevano dietro il ‘mostro’ dell’A27?», rievoca Toio de Savorgnani, di Mountain Wilderness. E ancora: «Non si dimentichi neppure la minaccia dell’Unesco: toglierà la sua tutela dalle Dolomiti se saranno asfaltate». Nell'ambito delle manifestazioni del 150° anniversario dalla fondazione del Club alpino italiano, la Commissione Tutela Ambiente Montano (TAM) ha promosso una ricerca su tutto il territorio nazionale delle peculiarità della montagna italiana, raccogliendo e mappando 150 casi - numero simbolico legato al festeggiamento in corso in casa Cai - e predisponendo per ogni situazione una scheda e un evento. Tra i 12 casi veneti c’è, appunto, quello del prosieguo dell’A27 da Pian di Vedoia a Caralte. Ambientalisti ed alpinisti hanno compiuto una ricognizione, in mattinata, nella valle del Fadalto. De Savorgnani, Giovanna Deppi e Antonio Genova li hanno accompagnati tra i piloni dei viadotti. «Ci sembrava di penetrare in una selva di cemento», ammette Brusegan. «Quei pilastri di cemento sono indubbiamente suggestivi, imponenti, nemmeno tanto lugubri bombardati dai raggi del sole, ma sicuramente e comunque esagerati. Sarebbe un disastro piantumare anche la valle del Piave di questi fantasmi». E per vedere l’”effetto che fa”, gli escursionisti sono saliti poi a Perarolo dove la Cooperativa “le Mat” li ha fatti toccare con mano che cos’è un turismo sostenibile, alternativa radicale al turismo mordi-e- fuggi di un’autostrada che non ti permetterebbe nulla di residenziale. Suggestivo, davvero, percorrere la storica “via regia”, magari facendo memoria degli antichi romani che conquistarono l’Europa “senza le barbarie devastanti e cementificatrici di oggi”. I rappresentanti di “Per altre strade” hanno spiegato ogni aspetto del futuro “passante Alpe Adria”. «Per i paesi attraversati dal passanti accadrà ciò che è avvenuto in Val Lapisina: la desertificazione dei servizi, delle attività commerciali e produttive», lancia l’allarme Brusegan. «Tra Vittorio Veneto, il Faldalto, Santa Croce al Lago, la maggior parte delle case sono chiuse e abbandonate, non ci sono scuole, pochissimi i bar, non esistono negozi, hanno chiuso le poste, i pochi alberghi e ristoranti che sono rimasti attraversano difficoltà indicibili, perfino le Ferrovie dello Stato hanno allo studio la chiusura di corse dei treni. Vogliano che altrettanto accada tra Pian di Vedoia ed il Cadore?». Ma, appunto, c’è anche il pericolo della criminalità arrembante: «Magari più sofisticato del passato, ma il malaffare è sempre in agguato, come denunciava Montanelli», conclude De Savorgnani. Francesco Dal Mas
Corriere delle Alpi 04.03.2013 «Dalla Bmc fatture false per tutti» La superteste Vanessa Renzi, segretaria di William Colombelli, svela il grande sistema di frode fiscale di Francesco Furlan VENEZIA. Oltre ad abbattere i ricavi per pagare meno tasse, a cosa servivano i fondi neri ottenuti con il giro di false fatture portato alla luce dalla guardia di finanza? Difficilmente Piergiorgio Baita, difeso dagli avvocati Piero Longo e Paola Rubini, nell’interrogatorio fissato per oggi risponderà alle domande del pubblico ministero veneziano Stefano Ancilotto, che ha coordinato l’indagine che ha portato all’arresto, oltre che dell’amministratore delegato 64enne della Mantovani, anche di Claudia Minutillo, 48 anni, già segretaria dell’ex governatore veneto Giancarlo Galan e amministratore delegato di Adria Infrastrutture, di Wiliam Colombelli, 49 anni, console di San Marino ora sospeso, e presidente della Bmc Broker di San Marino, sospettata di essere la società cartiera, e infine di Nicolò Buson, 56 anni, direttore amministrativo della Mantovani, tutti accusati di associazione per delinquere e frode fiscale. Anche Buson, come Baita, sarà interrogato oggi. È l’uomo su cui punta l’accusa per ottenere nuovi riscontri al meccanismo ricostruito dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Venezia e Padova, e che vedeva la Bmc, dopo il pagamento della fattura, restituire alla società l’80% - tramite la Minutillo, che era intestataria di due conti correnti, ma poteva operare su quattro - per trattenere per sé, a titolo di provvigione, il 20%. Il Gip Alberto Scaramuzza, nell’ordinanza di custodia cautelare, sottolinea «l’esistenza di un’attività sistematica di falsificazione della documentazione necessaria a far risultare una partecipazione della Broker alle attività di progettazione in realtà da parte della Broker inesistenti». Ma l’indagine della Guardia di Finanza sta cercando di fare chiarezza anche sui versamenti fatti da altre società alla Broker di San Marino, tra le quali Veneto Strade (2,1 milioni di euro in sette anni per eventi fieristici) la società pubblica braccio operativo dell’assessorato regionale alla Mobilità guidato da Renato Chisso, che già ha salutato con favore l’apertura, domani, di una commissione d’inchiesta regionale. In un passaggio dell’ordinanza, la teste principale dell’inchiesta, Vanessa Renzi, segretaria di Colombelli, spiega: «Voglio precisare che quanto ho detto con riferimento alla Mantovani e alla Adria infrastrutture vale anche per tutte le altre società ovvero Consorzio Venezia Nuova, Thetis, Palomar, Dolomiti rocce, Veneto strade, Veneto acque, Passante di Mestre. Il mio riferimento specifico alla Mantovani deriva dal fatto che è il maggior “cliente” di Bmc. In pratica le fatture emesse nei confronti di ciascuna di queste società sono relative ad operazioni inesistenti e a fittizie consulenze in realtà mai poste in essere». La Guardia di Finanza sta anche cercando di capire anche di quali protezioni godesse Baita, che come emerge dalle intercettazioni era a conoscenza di una verifica fiscale sui conti della società e stava lavorando per depistare i finanzieri, ad esempio ritoccando documenti fiscali.
La Tribuna di Treviso 04.03.2013 Protesta sotto il viadotto: Stop al cantiere dell’A27 Vittorio Veneto. Passeggiata degli ambientalisti per salvare le Dolomiti. «No alla prosecuzione dell’autostrada, sarà uno scempio per le nostre terre» di Francesco Dal Mas VITTORIO VENETO. Scatta da Vittorio Veneto, in particolare dalla Val Lapisina attraversata dai viadotti dell’autostrada, l’opposizione al proseguimento dell’A27. Ieri mattina si sono presentati numerosi ambientalisti e alpinisti del Cai, della Tam, la Commissione tutela dell’ambiente del Club alpino, di Mountain Widerness e di “Per altre strade Dolomiti”, ai piedi dei piloni per sostenere che un altro disastro ambientale così pesante non deve ripetersi in Cadore, con la prosecuzione dell’autostrada che oggi si ferma a Pian di Vedoia. I contestatori hanno percorso alcuni chilometri, da Savassa fino alle fonti del Meschio e davanti a loro Vittorio De Savorgnani, dell’associazione “MW”, ha sostenuto che il no all’asfaltatura delle Dolomiti ha pure altre ragioni, compresa quella degli eventuali appetiti della criminalità. «In queste ore si parla delle indagini sulla leadership della Mantovani, società coinvolta nella progettazione del Passante Alpe Adria, ovvero della prosecuzione da Pian di Vedoia, ma non bisogna dimenticare che all’epoca dell’attraversamento della Val Lapisina Montanelli scrisse delle infiltrazioni mafiose dentro il mostro che avanzava verso le Dolomiti». Infiltrazioni che possono rinnovarsi e che proprio loro, per primi, gli ambientalisti, intendono combattere prima ancora che si concretizzino. Nell'ambito delle manifestazioni del 150° anniversario dalla fondazione del Club alpino italiano, la Commissione Tutela Ambiente Montano (Tam) ha promosso una ricerca su tutto il territorio nazionale delle peculiarità della montagna italiana, raccogliendo e mappando 150 casi - numero simbolico legato al festeggiamento in corso in casa Cai - e predisponendo per ogni situazione una scheda e un evento. Tra i 12 casi veneti c’è, appunto, quello del prosieguo dell’A27. «In val Lapisina, ci sembrava di penetrare in una selva di cemento», ammette Maria Grazia Brusegan, coordinatrice della ricognizione di verifica e protesta. «Quei pilastri di cemento sono indubbiamente suggestivi, imponenti, nemmeno tanto lugubri bombardati dai raggi del sole, ma sicuramente e comunque esagerati. Sarebbe un disastro piantumare anche la valle del Piave di questi fantasmi». E per vedere l’”effetto che fa”, gli escursionisti sono saliti poi a Perarolo dove la Cooperativa “le Mat”. «Tra Vittorio Veneto, il Faldalto, Santa Croce al Lago, la maggior parte delle case sono chiuse e abbandonate», è il grido d’allarme di Brusegan, «non ci sono scuole, pochissimi i bar, non esistono negozi, hanno chiuso le poste, i pochi alberghi e ristoranti rimasti attraversano difficoltà indicibili, perfino le Ferrovie dello Stato hanno allo studio la chiusura di corse dei treni. Vogliano che accada anche tra Pian di Vedoia e il Cadore?».
Corriere delle Alpi 03.03.2013 ARRESTI ECCELLENTI > L’AUTOSTRADA Lavori A27, fondi neri per 600 mila euro Sotto inchiesta il progetto di prolungamento da Pian di Vedoia a Pieve di Cadore: la Mantovani avrebbe usato false fatture Seicentomila euro di fondi neri nell’ambito delle attività di consulenza e progettazione del tratto autostradale Pian di Vedoia-Pieve di Cadore. È quanto emerge dall’inchiesta della Procura veneziana sulla Mantovani spa, l’asso pigliatutto delle infrastrutture venete il cui presidente Piergiorgio Baita è finito in carcere a Belluno con l’accusa di una frode fiscale da 10 milioni di euro. La somma, contestata dagli uomini della Guardia di Finanza, fa riferimento a un giro di fatture fasulle usate dalla Mantovani nei suoi bilanci ed emesse da un’azienda di San Marino, la Bmc Broker di William Colombelli che metteva in conto servizi e lavori in realtà mai effettuati. A questo gruppo di false fatture, apparterebbero - secondo gli inquirenti - anche due documenti contabili che portano le date del 4 giugno e del 4 settembre 2007, del valore di 300 mila ciascuno. Le fatture in questione risultano emesse dalla Bmc Broker a seguito dell’affidamento alla stessa (da parte della Mantovani) di un’attività di collaborazione nella redazione del progetto relativo al prolungamento di Pian di Vedoia a Pieve di Cadore, denominato tratto A, inserito nel più vasto collegamento tra A27 e A23. Ebbene, secondo gli investigatori, la Bmc Broker non ha mai fatto i lavori indicati. Diversi gli elementi in base ai quali la Finanza arriva a tali conclusioni. Primo fra tutti il fatto che quegli stessi, identici, interventi sono stati eseguiti in parte da dipendenti della Mantovani e in parte da altre società (di Padova, Milano, Rovigo) che li hanno regolarmente fatturati. I nomi di tali aziende figurano in un elenco di operatori interpellati dalla Mantovani per la predisposizione del progetto preliminare e la Bmc Broker non vi figura. Possibile che sia stata dimenticata? Il punto è che essa non compare neppure nella documentazione che la Mantovani presenta alla Regione Veneto nell’agosto 2007. Ma non basta: gli investigatori hanno chiesto ai referenti delle società che hanno lavorato al progetto se avevano conosciuto gli uomini della Broker. La risposta? Negativa, nessuno li ha mai visti alle riunioni operative, né ha mai collaborato con loro. E ancora: la relazione inviata dalla Broker alla Mantovani è pressoché identica a quella firmata da un’altra società. Per gli inquirenti la conclusione è che tra la Broker e la Mantovani esistesse un vero e proprio accordo per la predisposizione di documenti inerenti a rapporti commerciali inesistenti. Il risultato? Da un lato il fittizio aumento dei costi permetteva alla Mantovani di abbattere le imposte (e quindi di frodare il fisco), dall’altro si potevano costituire fondi neri. Fondi la cui destinazione è ancora da accertare. Cartelline uguali e protocollo sbagliato, ecco cosa ha insospettito la Finanza Gli investigatori ritengono false le due fatture emesse nel 2007 dalla Bmc Broker di San Marino e usate dalla Mantovani, anche in base alle modalità con le quali esse sono state catalogate e archiviate nell’azienda di Piergiorgio Baita. Più precisamente: sia la documentazione inviata dalla Mantovani alla Bmc, sia quella di Bmc a Mantovani, è stata rinvenuta in uguali cartelle di plastica di colore nero: per gli investigatori ci sarebbe stata pertanto un’unica mano nella predisposizione dei due fascicoli. In altre parole, per la Guardia di Finanza, la documentazione all’apparenza proveniente dalla società di San Marino era stata in realtà formata nella sede della Mantovani. Gli investigatori definiscono tale elemento «un sintomo» dell’inesistenza delle operazioni indicate in fattura. Incongruenze sono state rilevate inoltre nei numeri di protocollo: in un caso tale numero rinvia non alla Bmc, ma a un soggetto diverso e non coinvolto nel progetto. (s.t.) di Sabrina Tomè
La Tribuna di Treviso 02.03.2013 A27 Il Cai visita i piloni-obbrobrio del viadotto VITTORIO VENETO. Per il Club alpino italiano la Val Lapisina con i piloni di sostegno dei viadotti autostradali (in foto) è un obbrobrio ambientale. E domani porterà da tutta Italia i suoi militanti per constatarne l’impatto. Nell'ambito delle manifestazioni del 150° anniversario dalla fondazione del Cai, la Commissione tutela ambiente montano (Tam) ha promosso una ricerca su tutto il territorio nazionale delle peculiarità della montagna, raccogliendo e mappando 150 casi - numero simbolico legato al festeggiamento in corso - e predisponendo per ogni caso una scheda e un evento. Tra i 12 casi prescelti per rappresentare il Veneto (che riguardano sia criticità che situazioni positive), vi è appunto anche la Val Lapisina, attraversata dai piloni dell’autostrada A27. Domani mattina, escursionisti ed ambientalisti, provenienti da tutta Italia, percorreranno in lungo e in largo la valle sopra Vittorio Veneto. Poi andranno verso il Cadore. (f. d. m.)
Il Gazzettino 01.03.2013 Frode fiscale: arrestato Baita, numero uno della ditta che sta costruendo il Mose Oltre all'ad della Mantovani, in manette altre tre persone fra cui l'ex segretaria di Galan. 20 indagati e 45 perquisizioni VENEZIA - Sono complessivamente 4 le persone arrestate
dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Venezia
nell'ambito dell'inchiesta della magistratura su una frode fiscale che ha
portato stamani in carcere l'ad della Mantovani (la società che sta
costruendo il Mose di Venezia), Piergiorgio Baita, 64enne residente a
Mogliano (Treviso). In manette finisce anche Claudia Minutillo, 49enne ex
segretaria mestrina dell'ex presidente della Regione Giancarlo Galan. La ricostruzione Due inchieste diverse portano alla luce lo scandalo.
Due inchieste, una veneziana legata ad un filone relativo ad una precedente
indagine per tangenti e l'altra padovana scaturita da una verifica fiscale,
hanno portato alla scoperta di un sistema di una società sanmarinese di
"creazione" di fatture fasulle. Per la società guidata da Baita consulenze fantasma o fatte in realtà da altri. Piergiorgio Baita, Ad della Mantovani, coinvolto negli anni Novanta in Tangentopoli, e Claudia Minutillo, ex segretaria di Giancarlo Galan e Ad di Adria Infrastrutture, erano sotto il mirino dei finanzieri di Venezia in un filone di indagine che aveva portato nel 2011 all'arresto, per tangenti, tra gli altri, l'ex Ad dell'autostrada Venezia-Padova, Lino Brentan. Ma è stato l'accertamento fiscale alla Mantovani dei finanzieri padovani che ha aperto un nuovo fronte, facendo scoprire che nel 2005 la Bmc aveva emesso fatture per oltre 10 milioni di euro nei confronti delle società del "Gruppo Mantovani", indicando nell'oggetto attività tecniche che in realtà venivano svolte da altre società italiane (che a loro volta emettevano regolare fattura); in altri casi le consulenze non erano mai state fatte Ecco come funzionava il giro di fatture false. Le
fatture false sarebbero state pagate tramite bonifico bancario su conti
bancari sammarinesi e, a stretto giro, gli importi sarebbero stati prelevati
in contanti per la quasi totalità (esclusa la "commissione") da Colombelli e
poi ridati in Italia e all'estero a Baita e alla Minutillo che avrebbe
ricevuto e utilizzato fatture per circa 2 milioni.
Corriere del Veneto 28.02.2013 L'INCHIESTA Mantovani, maxi frode fiscale e fondi neri In carcere Baita e l’ex assistente di Galan Con il presidente arrestati il direttore finanziario e un faccendiere. L’azienda: «Abnorme» Sospetti di tangenti, la Finanza indaga sugli appoggi politici. Sequestrati beni per 8 milioni VENEZIA - Le strade su cui viaggiamo, gli ospedali in cui veniamo curati, il Mose che ci riparerà dall’acqua alta. E perfino la piastra dell’Expo di Milano. Lo zampino della società Mantovani, colosso delle costruzioni con sede nella zona industriale di Padova, era quasi ovunque nella nostra regione, e non solo. Un asso pigliatutto, soprattutto dopo che al vertice era arrivato Piergiorgio Baita. Ma secondo la procura della Repubblica di Venezia, dietro ai lustrini degli appalti, dei cantieri super-efficienti e dei tagli di nastri, ci sono anche molte ombre: quelle dell’evasione fiscale, ma anche il sospetto di un giro vorticoso di fondi neri e (forse) di mazzette. Così ieri mattina all’alba gli uomini del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Venezia e di Padova si sono presentati a casa del 65enne manager a Mogliano Veneto: lui si è stupito di vederli, loro lo hanno arrestato a vent’anni di distanza da quando finì in manette all’epoca di Tangentopoli. Poi le stesse fiamme gialle hanno arrestato altre tre persone: Claudia Minutillo, 49enne amministratore delegato di Adria Infrastrutture e, come Baita, vicinissima all’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan, di cui è stata segretaria; il direttore finanziario di Mantovani, il 56enne Nicolò Buson; il console onorario di San Marino, il 49enne William Ambrogio Colombelli. Per tutti l’accusa è di associazione per delinquere finalizzata all’evasione fiscale Il metodo, secondo gli investigatori, era semplice. Colombelli, che a San Marino aveva fondato e amministrava la società Bmc Broker, faceva fatture false a svariate società del gruppo Mantovani (tra cui, oltre alla capofila, anche Palomar, Dolomiti Rocce, Talea, Tressetre) o ad Adria Infrastrutture. Poi, pochi giorni dopo il pagamento, andava in banca a prelevare in contanti una somma leggermente inferiore (la differenza era la «stecca» per il servizio), che poi prendeva altre strade. Quali, lo scrive chiaramente il gip di Venezia Alberto Scaramuzza nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato ai 4 arresti, su richiesta del pm lagunare Stefano Ancilotto: «Le ingenti somme venivano poi riconsegnate al Baita e alla Minutillo in Italia e solo in minima parte depositate su altri conti personali esteri a San Marino». Bmc era dunque una società «cartiera », ma il sospetto degli inquirenti è che il flusso non si fermasse lì. «Di fronte a fondi neri di queste dimensioni, quella politica è una strada che non possiamo ignorare: indagheremo», ammette il colonnello Renzo Nisi, che guida il Nucleo di Venezia, rispondendo a una domanda diretta sul punto. Di fronte al gip Scaramuzza sono state per ora portate le prove di una cinquantina di fatture false emesse dal 2005 al 2010 a Mantovani e Adria Infrastrutture, per un totale di circa 10 milioni di euro, anche se il magistrato per una decina di queste ha dichiarato la prescrizione, essendo risalenti al 2005 e ai primi mesi del 2006. Il gip, oltre a disporre gli arresti, ha ordinato il sequestro preventivo, finalizzato alla futura confisca, di beni degli indagati per quasi 8 milioni di euro: nel mirino sono finiti, oltre ai conti correnti, anche 5 immobili di proprietà di Baita (uno a Mogliano, uno a Treviso, due a Lignano Sabbiadoro e uno a Venezia), due di Minutillo (uno a Mestre e uno a Jesolo), uno di Buson (a Padova) e una barca di Colombelli. Sono inoltre indagate una ventina di persone e sono state eseguite 45 perquisizioni sia presso persone, che presso società. Nella lista dei clienti non ci sono infatti solo Mantovani e Adria Infrastrutture, ma anche società regionali come Veneto Strade e Veneto Acque. L’indagine è partita da un doppio spunto investigativo: da un lato Venezia aveva sviluppato la vicenda delle tangenti della Venezia-Padova, che aveva portato all’arresto di Lino Brentan (già condannato in primo grado per corruzione), dall’altro Padova aveva in corso una verifica fiscale su Mantovani dalla fine del 2010. «E’ subito emersa la stranezza dei rapporti tra Bmc e Mantovani - ha spiegato il tenente colonnello Giovanni Parascandolo - visto che agli ingenti rapporti corrispondevano fatture del tutto generiche e ingiustificate. E così oltre all’accertamento fiscale abbiamo comunicato ai colleghi di Venezia i gravi reati riscontrati». Intercettazioni, sequestro di email e anche delle registrazioni operate all’insaputa di Baita e Minutillo dallo stesso Colombelli—e poi sequestrate un anno fa dalla Finanza — avrebbero completato il quadro, oltre a rogatorie internazionali a San Marino, Svizzera, Germania, Canada e Croazia. «La collaborazione con gli stati esteri è stata fondamentale e ha garantito informazioni essenziali», ha sottolineato il procuratore capo di Venezia Luigi Delpino. «Le vicende sono da tempo oggetto di verifiche e approfondimenti da parte degli inquirenti, nel corso delle quali sono sempre stati forniti i chiarimenti e le informazioni richiesti - replica Mantovani in una nota - Desta quindi sorpresa e amarezza l'abnormità dei provvedimenti cautelari assunti dagli inquirenti». Già oggi saranno interrogati Minutillo e Colombelli, mentre Baita e Buson dovrebbero essere sentiti domani. Alberto Zorzi, Roberta Polese
Il Corriere delle Alpi 26.02.2013 Escursione col Cai sui luoghi della possibile “nuova” A27 PIEVE DI CADORE. “A27: prolungamento fino a Pieve di Cadore, ma chi lo vuole?”. Questo il titolo, certamente provocatorio, dell'escursione organizzata per domenica 3 marzo dal Cai in collaborazione con il movimento “Per altre strade Dolomiti”. Nell'ambito delle manifestazioni per il 150° anniversario dalla fondazione del Club Alpino Italiano, la commissione Tutela ambiente montano (Tam) ha infatti promosso una ricerca su tutto il territorio nazionale delle peculiarità della montagna, raccogliendo e mappando 150 casi, numero simbolico legato al festeggiamento in corso in casa Cai, e predisponendo per ogni caso una scheda e un evento. Per la conoscenza e la promozione dei 150 casi, la commissione ha anche programmato un calendario di escursioni, una per ogni aspetto individuato, per le prime domeniche di ogni mese, partendo da marzo e per finire a settembre 2013.Tra i 12 casi prescelti per rappresentare il Veneto, che riguardano sia criticità e sia situazioni positive, il primo riguarda l’emergenza ambientale costituita dal progetto di prolungamento dell’autostrada A27 da Pian di Vedoia (Ponte nelle Alpi-Belluno) sino a Caralte, nel Comune di Perarolo, alle porte di Pieve di Cadore, ossia il primo stralcio del progettato collegamento di 85 km con l’autostrada A23 Palmanova-Tarvisio, attraverso il Cadore e la Carnia. Domenica prossima si terrà dunque questa prima escursione che porterà i partecipanti nei luoghi interessati dall’infrastruttura. Nella mattinata si camminerà su un percorso sotto i piloni della Val Lapisina e, nel pomeriggio, si percorrerà un tratto cadorino sull’antica strada di Alemagna, tra Greola e la Cavallera, in un'area di pregio. I partecipanti, in compagnia di operatori Tam e di componenti di “Per altre strade Dolomiti”, il comitato che ha collaborato all’iniziativa, non solo potranno visitare aree di pregio ambientale, ma anche apprezzare valori storici, culturali, archeologici ed artistici che, secondo gli organizzatori, «rischiano di venire banalizzati e soffocati dal cemento e dal traffico causati da una grande opera inutile, dannosa, costosissima ed ingannevole». Il gruppo dei partecipanti verrà portato anche a Pieve, alla casa di Tiziano e in Magnifica; e poi a Lagole, a Valle ed infine a Perarolo. (a.s.)
Il Gazzettino 10.01.2013 DOSOLEDO Il movimento Pas Cadore-Carnia ha spiegato le ragioni del no in un incontro in Comelico «Un’autostrada che vada oltre Pian di Vedoia è follia» Quando si parla di autostrada o superstrada come sbocco a nord del Veneto, in Comelico si pensa al traforo del Cavallino, più volte prospettato negli anni Novanta e ogni tanto riaffiorante nelle ipotesi dei fautori del prolungamento della A27 dopo Pian di Vedoia. Questa minaccia è stata evocata anche durante l'incontro organizzato dal movimento Pas Cadore-Carnia nella sala del museo Algudnei di Dosoledo, dove una cinquantina di persone ha potuto prendere visione del progetto autostradale che dovrebbe congiungere Longarone a Tolmezzo. Il primo stralcio, per il quale ci sarebbe un pool di imprese disposte a finanziare l'opera in accordo con la Regione Veneto ed il ministero dei Trasporti, farebbe arrivare l'autostrada alle porte di Pieve di Cadore. Le immagini e le sintesi illustrate da Giovanna Deppi, da Piermario Fop e Gianni Monico hanno fatto capire ai presenti «quanto distruttiva dell'ambiante sarebbe la serie di opere da realizzare per questo tronco autostradale e quanto irrealistico esso sia per i costi e per l'utilizzo futuro». Non meno insensato «del ponte sullo stretto di Messina». A ritenerlo irrealistico è lo stesso coordinatore del progetto, l'architetto cadorino Bortolo Mainardi, che, dopo aver caldeggiato per anni lo sfondamento a est, ora lo valuta impraticabile per la mancanza di euro. Sulla «follia» dell'autostrada fino a Caralte si sono dichiarati d'accordo tutti gli intervenuti. Secondo il sindaco di Comelico Superiore, Mario Zandonella Necca, c'è la necessità di sistemare la viabilità esistente e pensare ad eventuali scambi intermodali, per garantire al turista l'arrivo sulle piste da sci o nelle località di villeggiatura senza per forza dover utilizzare l'automobile. Anche Alessandra Buzzo, sindaco di Santo Stefano, ha espresso il suo categorico rifiuto ad ogni progetto di nuove strade. Il dissenso storico del Cai per nuovi attraversamenti stradali delle Alpi è stato sottolineato da Bruno Zannantonio. «Anche se l'ammissione della mancanza di fondi farebbe sperare in positivo - ha osservato Gianni Monico - i cadorini non devono mai abbassare la guardia e lottare vigili per la difesa delle loro bellezze paesaggistiche». (L.E.C.)
Il Gazzettino 10.01.2013 Un altro passo in avanti per il "Passante Alpe Adria", vale a dire il prolungamento dell’A27 (in foto) da Pian di Vedoia fino a Pian de l’Abate, poco più di 20 chilometri di nuova autostrada: ieri la giunta regionale del Veneto ha approvato la delibera proposta dall’assessore alle Infrastrutture, Renato Chisso, che esprime parere favorevole al progetto preliminare, recependo di fatto le richieste dei Comuni interessati. In particolare, viene accolta la richiesta del Comune di Perarolo di far terminare la nuova autostrada "oltre la frazione di Caralte", così da salvaguardarne l’abitato. Ma accolte sono state anche le richieste degli altri Comuni, soprattutto per quanto riguarda l’adeguamento della viabilità ordinaria. Ed è stato pure raccomandato di verificare, nelle successive fasi progettuali, la fattibilità di un nuovo intervento per migliorare il collegamento diretto tra la città di Belluno e la rete autostradale. Val la pena ricordare che l’opera (inserita in Legge Obiettivo) interessa il territorio di cinque comuni bellunesi: Ponte nelle Alpi, Longarone, Castellavazzo, Ospitale di Cadore, Perarolo di Cadore. Qualche dato tecnico: lunghezza 20,7 km dei quali 11 in galleria e 3,5 con ponti e viadotti. Tre svincoli: Pian di Vedoia, Longarone, Perarolo. Di questo prolungamento dell’autostrada A27 d’Alemagna da Pian di Vedoia fino a Perarolo, con successiva connessione alla statale 51, se ne parla dal 2007, quando l’opera - da realizzarsi in finanza di progetto - venne proposta da tre società private (Fincosit, Adria Infrastrutture, Mantovani. «Di questo intervento c’è bisogno», ha detto l’assessore Chisso ricordando le «quattro ore di coda registrate l’altra settimana per scendere dalla montagna». Da rilevare che i residenti potranno usare questo tratto di autostrada gratuitamente, anche se le forme di esenzione del pedaggio devono ancora essere disciplinate. Per procedere, infatti, serviva il parere della Regione "sentiti i Comuni nel cui territorio si realizza l’opera". I Comuni sono stati sentiti, le loro richieste sono diventate prescrizioni della Regione e, a questo punto, deve solo solo esprimersi il Cipe: se dal Comitato interministeriale per la programmazione economica arriverà un sì, allora si potrà andare in gara.
IL PARERE DELLA GIUNTA VENETA Via libera al prolungamento della A27 VENEZIA - Un altro passo in avanti per il "Passante Alpe Adria", vale a dire il prolungamento dell’A27 da Pian di Vedoia fino a Pian de l’Abate, poco più di 20 chilometri di nuova autostrada: ieri la giunta regionale del Veneto ha approvato la delibera proposta dall’assessore alle Infrastrutture, Renato Chisso, che esprime parere favorevole al progetto preliminare, recependo di fatto le richieste dei Comuni interessati. In particolare, viene accolta la richiesta del Comune di Perarolo di far terminare la nuova autostrada "oltre la frazione di Caralte", così da salvaguardarne l’abitato. Ma accolte sono state anche le richieste degli altri Comuni, soprattutto per quanto riguarda l’adeguamento della viabilità ordinaria. L’opera (inserita in Legge Obiettivo) interessa il territorio di cinque comuni bellunesi: Ponte nelle Alpi, Longarone, Castellavazzo, Ospitale di Cadore, Perarolo di Cadore. Qualche dato tecnico: lunghezza 20,7 km dei quali 11 in galleria e 3,5 con ponti e viadotti. Tre svincoli: Pian di Vedoia, Longarone, Perarolo. L’opera - da realizzarsi in finanza di progetto - venne proposta nel 2007 dalle società private Fincosit, Adria Infrastrutture, Mantovani. A questo punto, deve solo solo esprimersi il Cipe: se dal Comitato interministeriale per la programmazione economica arriverà un sì, allora - ha detto Chisso - si potrà andare in gara. (al.va.)
CONFINDUSTRIA DOLOMITI «Ora, speriamo che il Cipe approvi e in tempi brevi» Soddisfazione dagli industriali bellunesi. I primi passi verso il prolungamento della A27 raccolgono i consensi convinti di Confindustria Belluno Dolomiti. «Un'ottima notizia dalla Regione - il primo commento di Giandomenico Cappellaro, presidente degli industriali -. È un ulteriore tassello che ci fa fare un importante passo avanti e che fa ben sperare sull'intenzione e la volontà di arrivare in fondo al progetto. Auspichiamo che l'iter si concluda favorevolmente il prima possibile, compresa l'approvazione da parte del Cipe, per arrivare finalmente alla fase operativa». Portare l'autostrada da Pian di Vedoia fino a Tai di Cadore rappresenta un tassello imprescindibile per la viabilità e anche per l'economia bellunese. Non ha alcun dubbio al riguardo Cappellaro. «Il prolungamento dell'A27 è un punto cruciale per la viabilità bellunese e contribuirebbe significativamente alla riduzione di quel gap infrastrutturale (materiale e immateriale) che la nostra provincia sconta nei confronti del resto della regione. La realizzazione del Passante, infatti, migliorerà il collegamento fra la Val Belluna e l'area del Cadore e del Comelico, offrendo una alternativa efficace alla statale 51, unica arteria che mette in comunicazione le due parti della provincia». «Naturalmente - aggiunge Cappellaro - l'autostrada non risolve tutti i problemi della viabilità provinciale. Non dimentichiamo che tra le priorità da affrontare c'è anche la soluzione del nodo di Feltre e più in generale di un efficace collegamento tra il feltrino, il resto della provincia in destra Piave nonché lo sbocco a sud verso Treviso». (D.T.)
Corriere delle Alpi 09.01.2013 Prolungamento dell’A27 bocciato dal Pas Il comitato “Per altre strade” rifiuta un’opera «che non serve a nessuno» e che costerebbe 1,2 miliardi DOSOLEDO. «Il prolungamento dell'autostrada da Pian Di Vedoia a Caralte è un'opera inutile, costosissima, devastante, sconosciuta ai più e ingannevole». Non usano mezzi termini Piermario Fop, Gianni Monico e Giovanna Deppi, rappresentanti del Comitato Interregionale Carnia Cadore dell'associazione "Per Altre Strade" in occasione dell'incontro con amministratori e popolazione svoltosi al Museo Algudnei di Dosoledo. Forti dello studio del progetto che attualmente è al vaglio del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, i tre esponenti del Pas hanno evidenziato le contraddizioni di un progetto di cui non si comprende l'utilità per il Cadore e la montagna bellunese in generale. Partendo dalla premessa legata all'abbandono del vecchio progetto per l'autostrada Venezia-Monaco, il progetto di ripiego avviato nel 2004 con il governo Berlusconi investe il collegamento tra la A27 e la A23 attraverso Cadore e Friuli, per il Passo della Mauria. In tutto 85 chilometri il cui costo complessivo supera di molto i tre miliardi di euro. Il primo stralcio da Pian di Vedoia a Caralte prevede 20 chilometri di autostrada tra viadotti, gallerie e tratti sul greto del Piave con un costo superiore a 1,2 miliardi di euro. A chi giova tutto ciò? Fop, Deppi e Monico non hanno dubbi. Non certo alle popolazioni del Cadore e della montagna bellunese che vedranno calata dall'alto un'opera devastante sotto il profilo ambientale, i cui presupposti tecnici, economici e finanziari sono palesemente incoerenti. A partire dalla stima dei passaggi quotidiani che dovrebbe assicurare l'equilibrio finanziario del progetto. Peccato che la stima di 35.000/38.000 passaggi, al costo di circa 6 euro per le auto e 23 euro per furgoni e camion, citata nel progetto, sia chiaramente lontana da ogni aggancio con la realtà. Basti pensare che nei giorni di massimo afflusso di veicoli - vedi per esempio quelli delle festività natalizie - si raggiunge al massimo la quota di 10000 passaggi. Anche l'argomento legato alle lunghissime code sull'Alemagna, tipiche nei giorni di rientro dalle ferie, è poco sensato, visto che l'intervento proposto non farebbe che spostare le code da Pian di Vedoia a Caralte, dove comunque il flusso dei veicoli subirebbe il rallentamento. Quindi il dubbio del Pas è che il progetto con la relativa convenzione per il project financing dei privati venga fatto proprio per l'interesse di questi ad avviare un'opera che poi dovrà essere sostenuta dagli enti pubblici, in mancanza di un equilibrio finanziario. In sostanza un debito pubblico mascherato che verrà alla luce quando sarà troppo tardi per tornare indietro. «Non ci serve una grande opera» ha concluso Giovanna Deppi, «ma un'opera grande per realizzare gli interventi necessari per le circonvallazioni che mancano, per il potenziamento della ferrovia, per il miglioramento della viabilità esistente. Speriamo che i cadorini si rendano conto di questa situazione e facciano sentire la loro voce». All'incontro erano presenti i sindaci di Comelico Superiore e Santo Stefano di Cadore. Mario Zandonella ha ribadito che l'amministrazione comunale è stata sempre contraria al prolungamento dell'A 27 ed ora al progetto per il tratto Pian di Vedoia - Caralte. Anche Alessandra Buzzo ha sottolineato la necessità di un cambio di mentalità che porti i cadorini ad operare uniti per scelte che favoriscano la montagna e non l'affossino. Livio Olivotto
Regione, parere favorevole al prolungamento dell'A27 vai al comunicato stampa della Regione Veneto (09 gennaio 2013) La giunta regionale ha dato parere favorevole con prescrizioni al progetto di prolungamento dell’A27, un atto burocratico dovuto I soldi non ci sono, come hanno ribadito nei giorni scorsi sia Bortolo Mainardi e che Luca Zaia, ma il progetto va avanti. Un atto burocratico dovuto. La Giunta veneta ha espresso ieri parere favorevole, con prescrizioni, circa l’intesa con gli enti locali sulla localizzazione urbanistica del “Passante Alpe Adria – Prolungamento A27”. L’opera, la cui realizzazione è prevista con il metodo della finanza di progetto, interessa il territorio dei Comuni bellunesi di Ponte nelle Alpi, Longarone, Castellavazzo, Ospitale di Cadore e Perarolo di Cadore. Essa rappresenta il prolungamento dell’autostrada A27 “d’Alemagna” da Pian di Vedoia, nel Comune di Ponte delle Alpi, fino a Perarolo, con successiva connessione alla Strada Statale n. 51 “di Alemagna”. L’intervento – ha ribadito l’assessore regionale alle politiche della mobilità – ha lo scopo di migliorare il collegamento da e per l’alto bellunese ed il Cadore ed è compatibile con la più ampia proposta di collegamento interregionale fra la A27 e la A23 “Udine-Tarvisio” e con soluzioni di ammodernamento e potenziamento della viabilità intervalliva dell’Alto Bellunese. L’utilizzo sarà gratuito per i residenti. La lunghezza complessiva dell’infrastruttura sarà di circa 20,7 km, dei quali 11 in galleria , e 3,5 con ponti e viadotti. Sono previsti svincoli a Pian di Vedoia, a Longarone e in Comune di Perarolo. L’opera è inserita nel 8° Programma delle Infrastrutture Strategiche nazionali e, dunque, nella Legge Obiettivo, la cui procedura prevede che la Regione si pronunci sulla compatibilità ambientale (la Valutazione positiva di Impatto ambientale è stata formalizzata nel 2010) e sulla localizzazione urbanistica dell’intervento, formalizzata stamani sentiti gli enti locali. Il progetto preliminare passa ora al CIPE, che decide a maggioranza, con il consenso del Presidente della Regione, che si pronuncia sulla localizzazione sentiti i Comuni. Le prescrizioni riguardano la possibilità di prevedere, nella progettazione definitiva, il terminale nord dell’intervento oltre la frazione di Caralte, con innesto sulla S.S. 51 “di Alemagna” tale da limitare l’occupazione territoriale e da portare il traffico di attraversamento fuori dall’abitato di Caralte; la possibilità di prevedere la realizzazione di interventi complementari di adeguamento della viabilità ordinaria a Ponte nelle Alpi; l’adeguamento funzionale della viabilità ordinaria di accesso al previsto casello di Longarone, oltre ad altri interventi viari e ciclabili e al mantenimento dell’attuale campo sportivo di Fortogna; la possibilità di interventi di messa in sicurezza delle intersezioni con la viabilità locale lungo la S.S. 51 a Castellavazzo. E’ stato infine raccomandato di verificare, nelle successive fasi progettuali, la fattibilità di un nuovo intervento per migliorare il collegamento diretto tra la città di Belluno e la rete autostradale.
Corriere delle Alpi 07.01.2013 Sbocco a nord, a Dosoledo per dire no Prolungamento dell’A27, questa sera al museo Algudnei un convegno per fare il punto sulle iniziative di Peraltrestrade di Francesco Dal Mas COMELICO SUPERIORE. Dovrebbe passare attraverso queste valli il tentativo di sfondamento dell’A27 verso Nord e specificatamente del confine con l’Austria. Ma il Comitato interregionale Carnia-Cadore dell’associazione “Per altre strade Dolomiti” dice di no. Per questa sera ha organizzato a Dosoledo, in Comune di Comelico Superiore, un convegno alle 20.30, presso il museo Algudnei, al Palazzo della Regola di Dosoledo. Un appuntamento per dire di no al Passante Alpe Adria, ovvero al prolungamento dell’A27 da Pian di Vedoia a Macchietto. E poi un altro rotondo no contro il tratto successivo. Recentemente il Commissario Tav Venezia-Trieste, il cadorino Bortolo Mainardi, ha precisato che non ci sono i soldi neppure per realizzare i primi chilometri, al massimo per superare la cittadina di Longarone. Ma il Comitato ambientalista non ci crede. «Le forze estranee al territorio che, con grande dispendio di risorse e di energie, hanno spinto il progetto di prolungamento dell'A27 fino al traguardo del CIPE, fingendo di ignorare che si basava su presupposti economici che non erano credibili, ora ci vengono a dire che non ci sono soldi. Una cosa è certa» afferma “Per altre strade” «non ci facciamo illusioni, e non saranno le esternazioni di chi, a seconda dell’aria che tira, di volta in volta afferma tutto e il contrario di tutto, che fermeranno la nostra opera di informazione diretta a amministratori e cittadini, impegno che ci proponiamo invece di intensificare per far crescere la consapevolezza dei rischi che una grande opera inutile, devastante, costosissima e ingannevole rappresenta per il fragile territorio dolomitico, riconosciuto di pregio anche dall’Unesco, a fronte di ben miseri vantaggi». A leggere attentamente la “Bozza di Convenzione” inserita nella proposta di “Project Financing” che le imprese Fincosit, Adria e Mantovani hanno sottoposto alla Regione Veneto nel 2009, l’”affare” si presenta comunque appetibile per i proponenti, e allora ci si chiede perché gli investitori privati si siano tirati indietro proprio adesso che il progetto è in dirittura d’arrivo, essendo stato addirittura inserito nel Piano Triennale Anas 2012-2014. «Ma poiché, come diceva qualcuno più smaliziato di noi, a pensar male si fa peccato ma il più di volte ci si azzecca, sorge il dubbio che il motivo di questa defezione sulla linea del traguardo stia tutto nei riflettori che in questi ultimi tempi sono puntati sulla formula magica del “Project Financing”, in realtà un debito occulto». Il Comitato Carnia-Cadore, dunque, non si ferma. Questa sera dirà, come ha anticipato in un convegno, che «non saranno certo le esternazioni di chi, a seconda dell’aria che tira, di volta in volta afferma tutto e il contrario di tutto, che fermeranno la nostra opera di informazione diretta a amministratori e cittadini, impegno che ci proponiamo invece di intensificare per far crescere la consapevolezza dei rischi che una grande opera inutile, devastante, costosissima e ingannevole rappresenta per il fragile territorio dolomitico, riconosciuto di pregio anche dall’Unesco, a fronte di ben miseri vantaggi».
Corriere delle Alpi 06.01.2013 Prolungamento dell’autostrada C’è un incontro BELLUNO. Il prolungamento dell’autostrada A27 da Pian di Vedoia a Caralte sarà al centro di un dibattito, lunedì alle 20.30 al museo Algudnei di Comelico Superiore (Palazzo della Regola di Dosoledo). A scendere in campo è Per altre strade Dolomiti, il comitato interregionale Carnia-Cadore. «Le forze estranee al territorio che, con grande dispendio di risorse e di energie, hanno spinto il progetto di prolungamento dell'A27 fino al traguardo del Cipe, fingendo di ignorare che si basava su presupposti economici che non erano credibili, ora ci vengono a dire che "Non ci sono soldi per l'A27"» si scrive «Una cosa è certa: non ci facciamo illusioni, e non saranno le esternazioni di chi, a seconda dell’aria che tira, di volta in volta afferma tutto e il contrario di tutto, che fermeranno la nostra opera di informazione diretta ad amministratori e cittadini, impegno che ci proponiamo invece di intensificare».
Corriere delle Alpi 06.01.2013 Controesodo: colonna di 50 km BELLUNO Controesodo della Befana: si torna tutti in coda lungo l’Alemagna. Solito serpentone d’auto ieri, in direzione sud, da Pieve di Cadore/Tai fino all’innesto in A27 a Longarone. E non è mancato chi pensava di poter dribblare il traffico percorrendo la vecchia strada comunale Provagna/Soverzene ma rimanendo alla fine molto deluso: la vecchia comunale infatti è bloccata all’altezza del ponte sul Piave che è ancora chiuso per i problemi di staticità che si erano registrati durante la brutta giornata di maltempo del novembre scorso. Tutti in coda, dunque, già dalla tarda mattinata di ieri. A scendere si registravano colonne da Cortina (Acquabona) a San Vito, con molti rallentamenti nei centri abitati di Borca e Vodo. Nel pomeriggio la situazione è voltata al peggio già dalle 14.30 con la gente che s’è messa in strada per riprendere l’A27. Anche mezz’ora per percorrere quattro chilometri: una situazione davvero devastante per gli automobilisti, ma non certo nuova per la provincia che a ogni cambio di vacanzieri durante le feste, si ritrova a dover gestire la via crucis lungo la principale direttrice di marcia, l’Alemagna. E in queste occasioni, senza l’ausilio della protezione civile: il servizio sarebbe stato soppresso perchè troppo costoso. Non si sono verificati incidenti e a controllare il via vai di traffico non è mancata la pattuglia della polizia stradale della sezione di Belluno che ieri sera ha poi avuto il cambio dai colleghi del distaccamento Polstrada di Valle di Cadore. Un controesodo che ieri probabilmente è stato anticipato dal fatto che molti impianti da sci erano chiusi causa il forte vento che batteva l’alta provincia. Altri turisti invece sono arrivati in provincia: traffico intenso infatti s’è registrato venerdì in direzione opposta, cioè verso nord. Stagione, insomma, a pieno regime.
Corriere delle Alpi 02.01.2013 A4 e Passante di Mestre Maxi stangata al casello di Daniele Ferrazza PADOVA Nuova stangata ai caselli di mezzo Veneto. Con il nuovo anno sono aumentati i pedaggi delle principali tratte autostradali del Veneto. Tuona il segretario della Fit Cgil Ilario Simonaggio: «Aumenti esagerati, stiamo pagando con i pedaggi gli sproporzionati piani di investimento dei concessionari». Dal Passante di Mestre alla A13 Padova-Bologna, dalla A27 Mestre-Belluno alla A28 Conegliano-Pordenone tutte le autostrade hanno subito aumenti considerevoli: batte il record la Cav, concessionaria autostrade venete controllata dalla Regione, che ha ritoccato le tariffe dell 13,55 per cento. Non da meno Autovie venete, che gestisce la A4 da Mestre in direzione Trieste che registra un aumento del 12,63 per cento. Autostrade per l’Italia (gruppo Benetton), infine, ritocca mediamente i suoi pedaggi del 3,47 per cento. Restano immuni dagli aumenti, per ora, le tratte legate alla competenza dell’Autostrada Brescia-Padova perché la concessione è in scadenza e quindi non si conosce il futuro dell’infrastruttura. Percorrere interamente il Passante, ad esempio, costa da ieri due euro e settanta centesimi (da Dolo a Preganziol). Tutto in alto mare, per adesso, il problema dei cosiddetti «furbetti» della barriera di Dolo. Con un escamotage, infatti (uscendo e rientrando subito al casello) è possibile percorrere la Padova-Villabona con settanta centesimi anziché con 2,90 (che un automobilista paga se entra a Padova est ed esce a Villabona). Con una lettera alla Regione, la concessionaria Cav ha chiesto di sospendere l’aumento per questo tratto per trovare una soluzione che vada incontro ai pendolari che hanno chiesto che la tratta Padova-Venezia non costi più di un euro. Ma il ragionamento del segretario regionale della Cgil trasporti insiste: «La verità è che questi aumenti vanno semplicemente a pagare gli investimenti che i concessionari autostradali si sono impegnati a fare. Ma allora dov’è il rischio d’impresa se gli investimenti li paghiamo noi? Che cosa ci mette il privato?» si interroga Ilario Simonaggio. «Il Veneto corre troppo e stiamo facendo più autostrade di quante ne servirebbero in realtà, visto che sta cambiando anche il sistema generale di mobilità. Con la Nogara Mare, la Valdastico Sud, la Superstrada Pedemontana stiamo riempiendo il Veneto di infrastrutture stradali che arrivano in grave ritardo rispetto alle necessità e che soprattutto sono realizzate a carico degli automobilisti». Simonaggio rimprovera all’assessore regionale Renato Chisso di aver «preso gusto» a realizzare strade con un equilibrio finanziario precario: «Chisso sta dandosi da fare per fare troppe strade, scassando le casse pubbliche e infierendo sulle tasche degli automobilisti». Secondo il sindacalista, questi aumenti sono ingiustificati e pesano, appunto, solo sulle tasche dei pendolari che usufruiscono più spesso le tratte autostradali: «Bisogna cambiare modello di mobilità ed accorciare i tempi dei treni cadenzati che Chisso ora promette per il prossimo giugno. Del sistema metropolitano di superficie, invece, non si sente più parlare».
Corriere delle Alpi 31.12.2012 Autostrada di Alemagna, no di Cencenighe Il consiglio comunale delibera sulla proposta di liquidare la società: «Non ha più senso di esistere» di Matteo Manfroi CENCENIGHE. «Il comune di Cencenighe vanta un credito nei confronti della società Bim Gsp pari a 34.000 euro: posso dire che è stato formalizzato un piano di rientro che prevede il pareggio di bilancio in 5 anni. Sarà da vedere se verrà confermata anche la decisione di aumentare le bollette del 30%». È questo l’argomento principale dell’ultimo consiglio comunale di Cencenighe dell’anno 2012 convocato dal sindaco William Faè venerdì pomeriggio. Il capogruppo di minoranza Rizieri Ongaro è subito entrato in argomento: «Vorrei subito puntualizzare una cosa. Il “buco” di bilancio si è concretizzato a partire dall’anno 2010. Per quanto concerne la società Gestione Servizi Pubblici spa, più che continuare a porre dubbi sul lavoro e sulla “corretta” e trasparente gestione da parte del consiglio d’amministrazione, sarebbe opportuno a fronte del calo dei consumi d’acqua e di conseguenza del calo delle entrate, trovare le risorse per portare a compimento gli investimenti infrastrutturali previsti dal piano provinciale, invece di cercare i colpevoli di chissà quali reati». «Per quanto riguarda la questione relativa alla società Autostrada di Alemagna, con la proposta di messa in liquidazione e della cessione delle quote, la considerazione da farsi è di un significato politico ben preciso. La decisione sembrerebbe un atto di presunzione, vista la modesta quota d’azioni (pari a 61 euro, ndr), posseduta dal Comune di Cencenighe. Un’altra valutazione molto importante da fare è se si è favorevoli o contrari ad un’autostrada che colleghi il Veneto con il Centro Europa, per quanto riguarda lo spostamento di merci e persone, senza preconcetti, ma con un’analisi obiettiva dei svantaggi e vantaggi che tale grandissima opera comporterebbe per le imprese e tutti i cittadini veneti. Per questi motivi non recepiti dal sindaco mi vedo costretto a votare contro tale delibera», ha concluso Ongaro. Interpellato su questo punto il sindaco di Cencenighe Faè ha spiegato: «La maggioranza consigliare non è contraria a priori al proseguimento dell'autostrada A27, ma si oppone al mantenimento di una società che non ha più senso di esistere, se non per creare poltrone». Il tema delle quote della società autostradale è stato discusso anche in altri consigli comunali in provincia. Il consiglio comunale ha anche approvato all’unanimità un organo di controllo interno stabilito dalla nuova legge del governo Monti e il passaggio d’alcune funzioni comunali alla Comunità montana agordina per alleggerire i costi dei servizi.
Corriere delle Alpi 29.12.2012 Qualcosa di stabile c'è ancora, libertà e democrazia Esaurito il ciclone natalizio (o è stato solo un colpo di vento?) si sta per spalancare davanti un anno carico di cupi presagi, preannunci di un decalogo verso la povertà che all’Italia di qualche anno fa era sembrato a qualcuno solo uno slogan disfattistico. Oggi si pagano le conseguenze di una illusione indotta, e non c’è quasi angolo della società che non soffra delle pesanti restrizioni imposte da un’economia in grave affanno. E se i poveri Maya hanno deluso i creduloni del mondo, il rischio di un cataclisma berlusconiano sull’Italia non appare altrettanto aleatorio. Con la faccia di bronzo così propria della (brutta) politica, i responsabili della presente iattura sbraitano contro un governo costretto alle più dolorose e impopolari restrizioni proprio dalla loro insipienza, e contando sulla labile memoria degli italiani, li bombardano di menzogne e di promesse indecenti, proponendosi come alternative la cui credibilità poggia su presupposti già in passato sbugiardati dalla realtà. Tra un ex-comico che arringa le folle in cerca del nuovo e un leghista incravattato che brinda all’uscita di Monti, dimenticando di essere stato la stampella di quei governi che si sono occupati di molte cose, ma evidentemente non di una buona economia; con un Cavaliere a cui i ritocchi da cinese consiglierebbero di moderare le pulsioni, mentre invece ne accentuano le megalomania e la vocazione antidemocratica, il futuro del Paese si presenta nebuloso come non mai, e le ripetute rassicurazioni sull’intelligenza e sul discernimento degli italiani suonano agli orecchi di chi ha la memoria lunga assai poco convincenti (ma c’è di mezzo la teledipendenza!). Una conferma? Le ripetute rielezioni di un presidente del Consiglio che tra corna e cucù, colbacchi e bandane, bunga bunga e fidanzamenti senili ha trascinato sé stesso e l’Italia nel ridicolo e in una disistima planetaria. Ora va blaterando contro la Germania, contro l’euro, contro l’Imu, seguito dal codazzo delle Amazzoni e dagli irriducibili che antepongono alla perdita della decenza quella di un posto nel Palazzo. L’ingresso di Monti nell’agone elettorale spariglia i giochi della competizione, toccando anche qualche margine bersaniano: il Pd ha però dato una forte prova di compattezza e di senso democratico nelle recenti primarie, proponendosi come il vero e solido antagonista delle sconquassate compagnie della destra. E ora si accinge al nuovo passo della scelta dei candidati, un altro schiaffo ad un partito che sotto il nome pretenzioso di “Popolo della libertà” ha dovuto rinunciarvi, assoggettandosi alla volontà del suo autocrate. A Belluno i candidati sono rimasti in sei, quattro donne e due uomini, un rapporto che conferma semmai il peso della donna nella realtà locale: non dimentichiamo che Belluno è stata la terra di una Merlin, di una Bergoglio, di tante che dalla Resistenza alle battaglie delle pari opportunità non sono mai rimaste nelle retrovie. E ora che la Provincia continua a navigare nel grande mare delle inconcludenze, che anche a Lozzo di Cadore si pensa a traslocare di Regione (?), che non ci sono soldi per il passante “Alpe Adria” e la A27 resterà com’è (sai che dispiacere?), mentre intanto malgrado tutto e fortunatamente gli italiani continuano a sciare, l’appuntamento per la scelta dei candidati Pd costituisce in definitiva la garanzia che qualcosa di stabile c’è ancora, ovvero la libertà e la democrazia, in un Paese in cui per troppi si tratta di parole vuote di contenuto e da sfoggiare solo quando serve. Ennio Rossignoli
Corriere delle Alpi 27.12.2012 Zaia: «A27 senza soldi e senza consenso» Il presidente conferma le notizie date da Mainardi e a Messner dice: «Prima della funivia bisogna fare il ponte con Venas» di Francesco Dal Mas BELLUNO. Come il cadorino Bortolo Mainardi, commissario della Tav da Mestre a Trieste, anche Luca Zaia, governatore del Veneto, riconosce che ci sono difficoltà importanti per portare a casa il “Passante Alpe Adria”, da Pian di Vedoia a Macchietto. Lo stesso presidente della Regione conferma a Reinhold Messner, il fondatore del museo fra le nuvole recuperato dalle macerie di un forte grazie ai fondi della Regione, che non ci sono oggi i soldi per fare la funivia da passo Cibiana alla vetta. E per quanto riguarda la campagna di abbattimento dei cervi, in Cansiglio, manda a dire ad allevatori e sindaci che è inutile che insistono, lui non lascerà abbattere nemmeno un bambi. Presidente, con la tipica onestà cadorina, l’architetto Bortolo Mainardi fa capire che, ad oggi, siamo nell’impossibilità di realizzare il prolungamento dell’A27 fino alle porte del Cadore, perché mancano le risorse. «Ha ragione, ma fino a un certo punto. A mancare è soprattutto il consenso». Quello degli ambientalisti? «Non solo, anche quello, per esempio, del presidente Durnwalder e di altri amministratori. Se ci fosse questo consenso, le risorse per completare la Venezia-Monaco non sarebbe così difficile trovarle. Gli investitori sanno che questa sarebbe l’autostrada del business, sia commerciale che turistico. Quindi il project finanzing o altri strumenti non sarebbe difficile individuarli e concretizzarli». Il prolungamento da Pian di Vedoia a Macchietto non è oggi proponibile perché, come dice l’architetto Mainardi, non è praticabile il project financing in presenza di pedaggi quando mai contenuti? «Ribadisco, Mainardi ha ragione. Io insisto per rilanciare questa prospettiva infrastrutturale nel suo complesso. Spero che arrivino tempi migliori. D’altra parte, il Veneto consegna a Roma 16 miliardi di euro che vanno in mille rivoli. Se con in federalismo potessimo spenderli noi, saprei bene dove collocarli». Mainardi ha riserve anche sulla Tav. Invita a riconsiderare questo investimento, alla luce, appunto, delle disponibilità. «Non ha tutti i torti. È vero, la Ferrovia oggi è utilizzata solo al 40%. Noi dobbiamo lavorare per fare la Tav, ma anzitutto per valorizzare quello che c’è già». Presidente, non riesce a trovare neppure i 3 milioni che servono per fare la funivia del monte Rite, come sollecita Messner? «Dico a Messner che mi dispiace molto non essere il suo presidente, Durnwalder». Se lo fosse? «Se lo fossi, il grande Messner avrebbe già la funivia, magari anche con le pulegge dorate. Purtroppo siamo in Veneto. E, sinceramente, come sostiene il sindaco di Cibiana, prima della funivia bisognerebbe fare il ponte di collegamento con Venas». Per l’abbattimento dei cervi in sovrannumero dell’altopiano del Cansiglio, però, non mancano le risorse. Gli allevatori suoi amici, e così pure i sindaci, non le perdonano di fare l’ambientalista, anzi l’animalista. «Io animalista?! Il Cansiglio ha un grandissimo valore. La soluzione dei suoi problemi non passa per la campagna di abbattimento dei cervi. È vero, ce ne sono troppi, meno però che un anno fa. Dobbiamo semmai catturarli e portarli altrove, in altri parchi». Costa troppo. «Verificheremo. Il messaggio che uscirebbe da una caccia, che sia di selezione o meno, è che si fa razzia si fa razzia dei bambi. E questo non va bene, io non mi assumo la responsabilità di aver ucciso anche un solo bambi». L’alternativa? «Calcoliamo il danno e risarciamo gli allevatori. I miei tecnici dicono che se i cervi mangiassero anche tutto il fieno dei pascoli sui terreni della regione il danno sarebbe di 70, 80 mila euro. M’impegno a trovare una soluzione per il risarcimento. Ma non accetto l’abbattimento che rischierebbe di essere venduto come una carneficina, sarebbe un pessimo sistema per comunicare la bellezza del Cansiglio e il valore dell’Alpago».
Corriere delle Alpi 24.12.2012 Mainardi: «Non ci sono soldi per l’A27» Forse si può arrivare alla circonvallazione di Longarone. Secondo il commissario della Tav: «È inutile illudersi» di Francesco Dal Mas LONGARONE. Per Bortolo Mainardi, commissario della Tav, non ci sono dubbi: non ci sono le risorse per realizzare il Passante “Alpe Adria” da Pian di Vedoia a Macchietto. «È inutile illudersi. Se un piccolo sogno possiamo permettercelo è quello che con il project financing si possa allungare l’A27 fino a Longarone, poco sopra, quindi come circonvallazione a pagamento». Una doccia fredda, anzi gelida per colui che anni addietro aveva progettato il collegamento tra Pian di Vedoia ed Amaro, in Friuli, ovvero tra l’A27 e l’A23, per dare uno sbocco a Nord all’”incompiuta”, la Venezia Monaco. Per Mainardi non ci sono i soldi neppure per realizzare il sospirato ponte di Cibiana, come è negli auspici del sindaco Eusebio Zandenel. «In tempi come questi va fatta una grande operazione-verità: soldi pubblici per fare grandi opere non ce ne sono più. Lo testimoniano i ritardi per la stessa Tav». Di più: lo certifica pure la disponibilità di solo 2 miliardi per la Torino-Lione, come da recente accordi tra i governi italiano e francese. I 21 km di autostrada sono troppo costosi, a dire del professionista, e mai potrebbe compensarli il pedaggio a meno che non fosse astronomico e che tutto il traffico della statale fosse deviato sul passante. Cosa evidentemente impossibile. Basti solo ricordare che le due “canne” sotto la montagna costano 45 milioni a km. Impraticabile, quindi, anche il project financing. Non impossibile, invece, l’operazione fino al superamento di Longarone, quindi a Castellavazzo. Circa 21 chilometri di autostrada alpina, per oltre la metà in galleria: questo dovrebbe essere il passante ipotizzato dalla Regione. Il via libero della Commissione regionale di Valutazione di Impatto Ambientale regionale c’è stato, manca quello della Soprintendenza ai beni culturali, che non è scontato. Manca pure l’approvazione del progetto preliminare da parte del Cipe. Dopo si passerà alla gara europea per individuare a chi affidare la gestione e la realizzazione dell’opera, che è prevista in quattro anni. «Tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017 l’infrastruttura sarà terminata: modernissima, senza barriere e con una modernissima forma di esazione, sicura, utile a tutti, speriamo con il massimo allargamento della gratuità per i residenti»; così ha assicurato a suo tempo l’assessore regionale Renato Chisso. La realizzazione del Passante Alpe Adria, che comporterà un investimento da 1,2 miliardi di euro senza nessun costo per le casse pubbliche, «va anche colto come occasione per dare risposta alle richieste di infrastrutturazione delle comunità locali – aveva aggiunto Chisso – rispetto alle quali c’è la disponibilità della Regione a intervenire, anche verso l’Anas e il Governo, per risolvere le situazioni di pesantezza segnalate». Dal punto di vista delle procedure, l’intervento era inserito in Legge Obiettivo. L’opera avrebbe dovuto avere tre svincoli: quello all’altezza di Pian di Vedoia, a Longarone e, appunto, a Macchietto a Pian de l’Abate. Il tracciato interessa i Comuni di Longarone, Castellavazzo, Ospitale e Perarolo. La lunghezza complessiva dell’asse principale è di circa 20,7 km. Negli ultimi tempi si era discusso attorno ad una modifica, contestata da Perarolo, sull’ultimo svincolo.
Corriere delle Alpi 11.12.2012 Lettere A27, vogliamo conoscere i nomi di chi la vuole. E’ giusto ricordare ai bellunesi che il progetto A27, l’autostrada che dovrebbe arrivare fino a Monaco, è tutt’altro che defunto. Contrariamente a quanto dichiara sulla stampa del 21/9/2012 Marco Onida, segretario generale della Convenzione delle Alpi. Da oltre due mesi il progetto è affidato alle amorevoli cure del CIPE (Comitato Interministeriale Programmazione Economica). L’ultima novità è rappresentata dallo svincolo all’altezza della galleria di Caralte che dovrebbe rappresentare, per il momento, il punto finale di arrivo del nuovo manufatto. Come fa chiaramente intendere il protocollo della Convenzione delle Alpi. Ma nessuno è in grado di dire se il prolungamento della A 27 si fermerà definitivamente a Caralte. In tutti i casi lo svincolo cadorino è al tempo stesso assurdo e francamente poco veritiero quanto a destinazione finale. Assurdo, perché se il fine dichiarato è quello di liberare traffico veicolare da Pian de Vedoia ed oltre l’imbuto di Longarone, la zona industriale dello stesso paese potrebbe essere utilizzata, con le opportune varianti, quale circonvallazione idonea per alleggerire la coda dei 21 km, corrispondenti alla stessa distanza Longarone –Caralte. E poco veritiero. Perché nella mente dei progettisti e dei loro committenti, il fine ultimo della A27 è quello di procedere per tappe, come nel giro d’Italia, fino a Pieve di Cadore, per proseguire con altre direttrici passando magari via traforo monte Cavallino o Carnica. In tutti i casi il prolungamento autostradale non ha una progettualità conosciuta, completa, affidabile e rispettosa dell’ambiente. Non ha l’entusiastico consento dei residenti interessati dal tracciato. Registra l’opposizione del Comune di Pieve di Cadore e le tante condizioni sospensive di altrettanti Comuni delle Dolomiti. E’ ferocemente contestato dai Paesi Esteri con noi confinanti. Non è in grado di documentare l’effettiva utilità del suo stesso prolungamento, tenuto conto della crisi economica generale. Soddisfa una sola condizione. Quella di chi fa guadagni prosperando con l’asfalto e le devastazioni ambientali. Questo capitalismo immobiliare procede per obiettivi intermedi perché già quei paletti provvisori – se realizzati – fruttano lucrosi guadagni. La prima tappa potrebbe essere Caralte. Poi si vedrà. Poco importa se tra qualche anno cambieranno i parametri di valutazione ambientale ed economica e non si farà più nulla. Rendendo inutile, rispetto alla maestosità dell’arrivo a Monaco, lo svincolo di Caralte. Solo che una tappa del giro d’Italia costa alla collettività circa 200.000 euro. L’autostrada in parola un miliardo e 200 mila euro. La prima tappa ciclistica è pagata da sportivi e sponsor o più in generale dalla collettività locale. Quella di Caralte ed uscite successive, spaventosamente invasiva, è pagata non solo da tutta la cittadinanza nazionale attraverso la fiscalità statale e dai pedaggi che bisogna subire, obtorto collo, ma anche dall’ambiente circostante che verrà distrutto per sempre. Il tutto per arrivare a Caralte un quarto d’ora prima rispetto ai tempi di attuale percorrenza e senza quei dieci minuti di coda che potrebbero penalizzare l’automobilista nella settimana di ferragosto. Un bel risultato finale, indubbiamente. Insisto nella mia richiesta. L’autorità pubblica che darà il sì definitivo al progetto abbia la bontà di qualificarsi con nome, cognome e partito di appartenenza, motivando il voto. Oscar De Gaspari
Corriere delle Alpi 21.11.2012 Domegge: proposta di “5 stelle” Prolungamento dell’A27 «Si faccia un referendum” DOMEGGE. Parte da Domegge, dove lunedì sera si è riunito il coordinamento del Movimento 5 Stelle del Cadore, la proposta di indire un referendum sul gradimento tra la popolazione del progetto di prolungamento dell’A27. «In effetti, sinora, i pareri favorevoli o contrari sono arrivato solo dalla politica, con la sola presenza nel dibattito dell’associazione “PerAltre strade”, che da tempo segue l’evolversi del progetto e ne sta contrastando l’iter». « Alcuni Comuni, come Pieve», ha affermato Adriano Marengon, coordinatore del movimento in Cadore, «hanno già dato parere contrario, ed ugualmente ha fatto il Comune di Domegge alcuni anni fa. Nessuno sa però cosa ne pensano realmente i cittadini, anche perché sinora non sono sempre stati bene informati su ciò che comporterebbe il prolungamento dell’autostrada. Sabato saremo con un gazebo in piazza Tiziano, a Pieve, ed il problema del prolungamento sarà l’argomento principale. Vogliamo informare i cittadini sui motivi del nostro dissenso ed anche informarli sulle proposte che il Movimento 5 Stelle porterà avanti, anche nella campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento».(v.d.)
Corriere delle Alpi 13.11.2012 Infrastrutture e ambiente – Il dibattito di Aldo Comello PADOVA Dall’aula magna del Dipartimento di storia dove di consueto va in scena l’antico con la sua bellezza, ieri si è diffuso un coro a molte voci su “grandi opere a nordest”, un accavallarsi di opinioni ed immagini sulla Pedemontana, la superstrada stremata da un’ottantina di progetti che da Montecchio Maggiore porta a Spresiano, attraversando, in un percorso di circa 95 chilometri, ben 36 comuni. Un tempo era una bella campagna, abbracciata dall’orizzonte frastagliato dalle Prealpi e bagnata da fiumi a tratti irruenti, come l’Agno e dall’incedere maestoso e serpentino del Piave. Ma c’è anche un reticolo fitto di fossati. Questo paesaggio, come ha ricordato nella sua relazione introduttiva il prorettore vicario, Francesco Gnesotto, con i suoi colori, con la sonorità ipnotica delle acque, ha ispirato pittori come Giorgione, Jacopo Da Ponte, Cima da Conegliano. Ora cosa resta? Il territorio di una delle aree più ricche d’Italia è stato fatto a pezzi da un’industrializzazione tanto potente quanto disordinata. Nel film-documento di Angelo Zanella, dal suggestivo titolo di “Navigando a vista tra gli arcipelaghi di terraferma”, il caos salta agli occhi: si alternano capannoni industriali a terreni agricoli, una discarica si apre come un trabocchetto e un’orrenda cava di ghiaia costituisce una presenza inspiegabile, funghi residenziali sbocciano accanto ad insediamenti artigianali. È questo lo scotto da pagare allo sviluppo? E tuttavia va detto che l’idea della pedemontana nasce per sacrosante ragioni: un collegamento più celere, un rimedio alla congestione provocata dal traffico pesante sulle tre autostrade che la Pedemontana intercetta (A4, A31, A27). Questa superstrada a pagamento che prevede un investimento di oltre 2000 milioni di euro, a maggioranza privato, con lo strumento del project financing, per 60 chilometri sarà in trincea, completamente invisibile, quasi ci fosse un po’ di vergogna a mostrarsi. Ma questo comporta che i viaggiatori per due terzi del percorso procedono in un corridoio che lascia solo qualche finestra aperta su ciò che scorre attorno, case o alberi, fossati o chiese, piazze o campanili, un gioco a mosca cieca in cui la benda sugli occhi ti sarà tolta solo al traguardo. Vicenza e Treviso, i territori che la Pedemontana taglia e, nello stesso tempo cuce insieme, hanno uno sviluppo stradale superiore alla media italiana e viceversa uno sviluppo ferroviario decisamente inferiore. E allora perché si vuole una strada con il conseguente aumento di inquinamento e non una linea ferroviaria? Ma poi viene in mente il funzionamento delle ferrovie, i ritardi, le obliteratrici che non funzionano, la cronica mancanza di manutenzione. La Pedemontana prevede qualcosa come 3000 espropri ed ha più svincoli dei grani di un rosario, il che rende possibili imponenti straripamenti di traffico. Inoltre la sua celerità aprirà le porte da Thiene in poi a un’invasione massiccia di mezzi pesanti provenienti dall’estero. Eppure c’è anche il rovescio della medaglia. Stefano Cimatti, sindaco di Bassano, fa notare che l’opera, non lavoro ingegneristico, ma operazione culturale, porterà un indotto economico tale da favorire lo sviluppo e potrebbe collegarsi a altre realizzazioni infrastrutturali, vedi la metropolitana di superficie, idonee a creare nel veneto una mobilità più fluida. Ma non così. La Pedemontana andava progettata più a sud: una bretella di collegamento con Cittadella, e un percorso più breve. Poi un pensiero, agghiacciante come uno spettro: a Bassano e a Malo i corsi d’acqua sono pensili, non è che alla fine la grande opera indebolirà ancora di più il fragile tessuto idrogeologico? Francesco Jori che ha coordinato il dibattito ha ricordato che i romani con la Decima Regio avevano collegato il Veneto a Lubiana, realizzando duemila anni fa il corridoio 5.
Corriere delle Alpi 01.11.2012 VIVERE BENE, VIVERE A LUNGO, VIVERE IL FUTURO. Breve riflessione sul difficile problema della viabilità in montagna. In questo periodo si sono lette sulla stampa affermazioni diverse che riguardano il tema della viabilità, soprattutto in merito al progetto Alpe-Adria che prevederebbe un prolungamento dell’autostrada A27 lungo l’asta fluviale del Piave, passando dunque per Longarone, Ospitale, Perarolo per arrestarsi in Centro Cadore, in prossimità del Comune di Pieve (tutti - infatti – abbiamo ormai ben compreso che non si tratta più della storica autostrada Venezia-Monaco!). Da un lato la Regione Veneto sembra intenzionata a perseguire con ritmo serrato il progetto, dall’altro emergono posizioni di decisa contrapposizione, che hanno fra i capofila l’Associazione Peraltrestrade, a sostegno di una viabilità più sostenibile ed economicamente opportuna. Le ragioni della seria e convinta opposizione al progetto, sostenuta dal comitato e documentata rigorosamente da una mole consistente di dati tecnici ed economici, si può enucleare schematicamente nel modo seguente (riprendendo le informazioni divulgate nei giorni scorsi attraverso un volantino): - l’opera è inutile (nono fa che spostare 21 km più a nord il tappo di Longarone, senza affrontare i nodi strutturali della viabilità); - l’opera è dannosa (devastazione della Valle del Piave); - l’opera è costosissima (richiede un investimento di 1 miliardo 250 milioni di euro, con i quali si potrebbero risolvere i punti neri della viabilità e rivitalizzare la ferrovia in funzione di nuovi modelli di mobilità in sinergia con l’industria turistica); - l’opera è ingannevole (si basa su presupposti economici discutibili, tanto più in questa pesante fase di recessione economica). Si ha l’impressione, ahimè, di respirare un clima di guerra fredda, dove dialogo e confronto serio sono quasi del tutto assenti. Un dialogo che, in realtà, dovremmo volere in molti: in primo luogo noi montanari, ma anche tutti i veri appassionati dell’ambiente montano, come pure gli amministratori bellunesi, insieme a coloro che amministrano la montagna vivendo la quotidianità della pianura; un confronto puntuale e costruttivo, finalizzato ad individuare la direzione più equilibrata e salutare per il nostro futuro di popolazione che la montagna la abita. E’ indubbio che sia un momento importante per decidere quale potrà essere il destino del nostro amato Cadore; abbiamo di fronte un territorio per molti aspetti fragile, ma ad un tempo anche forte e sicuramente di grande attrattiva, come lo possono essere tutti i paesaggi dolomitici (che, in modo del tutto condivisibile, sono stati opportunamente inseriti all’interno dei Siti UNESCO per la straordinaria valenza geografico-paesaggistica che li caratterizza!) Colpiscono le parole del Ministro dell’Ambiente Giorgio Clini, presente all’apertura dell’ExpoDolomiti solo pochi giorni fa; il Ministro ha infatti auspicato che politici ed amministratori si facciano interpreti delle esigenze reali degli abitanti della montagna, che ascoltino proposte e sollecitazioni, prima di prendere iniziative riguardanti interventi infrastrutturali imponenti, che contribuiscono ulteriormente ed inesorabilmente a danneggiare l’ambiente, ormai troppo compromesso da decenni di cementificazione molte volte invasiva ed improvvisata, ma impossibile da rimuovere ormai… Certo, qualcosa si deve pur muovere, diciamo noi, che temiamo di essere “tagliati fuori” dal mondo in una fase drammatica per assenza di posti di lavoro; o che temiamo di imbatterci in una orrenda coda quando, usciti di casa per un’emergenza, dobbiamo recarci in ospedale a Belluno o a Treviso. Certo, qualcosa si deve pur muovere, dicono gli abitanti delle pianure che fuggono dall’afa insopportabile dei periodi estivi, anche solo per una giornata, o che vogliono fare la scappatina domenicale in montagna per godere di sole e neve sugli sci, ma che devono mettere in conto ore di fila lungo l’antica strada di Alemagna…certo, qualcosa si deve fare, non è possibile continuare così, interveniamo dunque! Trovare risposte adeguate che rispondano contemporaneamente ad esigenze di micro-viabilità per risolvere il dannoso problema delle code e degli intasamenti, e alle esigenze della macro-viabilità del Paese Italia, o dell’economia del Nordest, inserita in un contesto di rete internazionale europeo, non è certamente cosa facile. Per risolvere il pesante problema della micro-viabilità lungo l’Alemagna dall’uscita dell’autostrada in direzione di Longarone e del Cadore, non possiamo però non guardare con attenzione a quanto avviene concretamente nel territorio a noi confinante della Val Pusteria, in Alto Adige: lì, per risolvere in modo efficace il problema degli intasamenti e del passaggio attraverso i centri abitati, si sono realizzate puntuali circonvallazioni, non impattanti sul paesaggio. La prospettiva di una nuova strada, più larga e veloce, ma destinata a snaturare del tutto il paesaggio, non è mai stata presa in considerazione. Tutto questo, avrà pure un senso, no? Per quali ragioni non si può far tesoro di modelli come questi, in territori affini ai nostri? Perché, dunque, non si persegue la progettazione di circonvallazioni anche qui, per sbloccare i punti nodali del traffico, a partire, ad esempio, da quella di Longarone? C’è da stabilire quali sono le giuste priorità, ed anche questo non risulta certo cosa facile. Ma bisogna stare in guardia: che la tempestività della decisioni non risulti poi a scapito della vita di un territorio. Il rischio che corriamo è proprio questo: che si ragioni solo sul breve termine, quasi impulsivamente, senza un programma di vita per il futuro, delle genti e dei luoghi. Ma chi ragiona così, ci siamo chiesti, quali interessi intende perseguire? Tiene in giusta considerazione quali e quante saranno le risorse energetiche disponibili nei decenni a venire? Si consideri, ad esempio, quanto riferisce un esperto studioso quale Luca Mercalli, intervenuto a Belluno in occasione delle giornate di “Oltre le vette” per presentare il volume “Prepariamoci”, nel quale delinea prospettive di vita assai complesse, per non dire drammatiche, da gestire per l’umanità a causa della inevitabile, drastica riduzione delle fonti energetiche naturali, primo fra tutti il petrolio, da qui a qualche decina d’anni. Quali riflessioni, se di riflessione si può parlare, o quali finalità di stanno ponendo le Istituzioni e le comunità di cittadini per il prossimo divenire? Si parla un linguaggio comune o si adottano lingue diverse? Si uniscono le forze per far fronte, insieme, alla realtà in cui viviamo, che ci presenta nuove problematiche, inaspettate e forse impensabili anche pochi decenni fa (imprevedibili da noi, ma estensibili all’intero territorio del Nordest, per allargarsi all’Italia ed a tutto il mondo occidentale…) oppure il più forte va imponendo la sua logica sul più debole? La realtà di questo tempo difficile in cui viviamo, affaticato dalla pesantissima crisi economica, dal crollo di una logica produttiva che ha portato ad un modello di vita che, a detta degli studi più consolidati e onesti, non possiamo più perseguire, se vogliamo che la Terra e l’uomo proseguano un loro cammino in direzioni possibili, dovrebbe segnare in modo forte una battuta d’arresto. Fermarsi a capire significa riflettere sui progetti più utili da attuare, che non costino montagne di denaro, pubblico o veicolato al pubblico attraverso le manovre dei project financing, che non gravino per i tempi a venire sulle tasche della popolazione, oggi, nella congiuntura economica che stiamo vivendo, tanto appesantita da oneri fiscali necessari a rimettere in sesto l’intero Paese. Fermarsi a capire significa ragionare concretamente sulle effettive risorse energetiche che la Natura ci garantirà per il prossimo futuro, che si prospetta necessariamente diverso dal passato recente e dal presente. Stiamo attenti a non fare uso del termine SOSTENIBILITA’ in modo superficiale ed improprio, ma chiediamoci quanto i nostri territori saranno in grado, in futuro, di sostenere l’aggressione dell’uomo, che continua ad imporsi su di essi e sembra essersi dimenticato che, per vivere bene, l’unica opzione possibile rimane quella di trovare un armonioso rapporto con la Natura, tanto più lì dove il paesaggio, spettacolare, ma anche fragile e complesso, risulta essere la chiave vincente per costruire un’economia fondata sul turismo. Fortunatamente, in altri luoghi, in ambienti alpini simili al nostro, il dibattito sulle scelte da fare sta producendo nuovi ed interessanti indirizzi di intervento sul territorio, linee guida che riguardano, in primo luogo, la viabilità. La progettazione dei servizi viene infatti impostata tenendo conto della complessità di fattori che caratterizzano la vita – o spesso la sola sopravvivenza – di un territorio di montagna, che è un unicum, ha specificità sue, non mutuabili dalle logiche degli ambienti di pianura. Perché non aprirsi allora ad un confronto? Perché non seguire i suggerimenti del nostro vicino di casa, Lorenzo Dellai, presidente della Provincia di Trento che, come il Ministro Clini, è intervenuto a Longarone rinnovando l’invito a lavorare insieme per trovare risposte adeguate alle esigenze di vita delle aree montane? Alessandra Cason (Tai di Cadore – Belluno)
Corriere delle Alpi 26.10.2012 Previsti interventi su Cancia e sull’A27 Approvato ieri dalla commissione lavori pubblici della Regione il piano triennale delle opere 2012-2014 per 2.5 miliardi BELLUNO. Un impegno complessivo di circa 2,5 miliardi di euro è stato approvato in commissione Lavori pubblici della Regione Veneto per il triennio 2012/2014. Oltre a quelli relativi al patrimonio immobiliare della Regione, sono previsti interventi nel settore della difesa del suolo (476,3 milioni di cui 37,1di capitale privato) e su strade, autostrade e concessioni (1.852,4 di cui 1.627,5 di capitale privato). Difesa del suolo. Per quanto riguarda la difesa del suolo per la provincia bellunese, previste opere di difesa delle fasce costiere tra il Piave e il Livenza (19 mln) oltre alla mitigazione del rischio idrogeologico causato dal dissesto di Cancia a Borca di Cadore (stanziati 11.250.000 euro). Infrastrutture. Oltre al proseguimento dei lavori per il Sistema ferroviario metropolitano regionale, il cui avvio non è stato ancora possibile per la carenza di risorse e per il quale sono stati previsti 165 milioni di euro, gli interventi riguarderanno il Passante Alpe Adria - prolungamento A27. L’opera inserita nel Programma delle infrastrutture strategiche (Pis), ha lo scopo di migliorare il collegamento verso il Cadore tramite la prosecuzione dell’A27da Pian di Vedoia a Caralte, a sud di Pieve di Cadore. L’opera si inserisce nel piano di collegamento interregionale fra la A27 e la A23 Udine-Tarvisio. Attualmente è in corso l’iter di approvazione del progetto preliminare e dello studio di impatto ambientale. Inoltre, si prevede l’ ammodernamento della viabilità intervalliva nell’area nord della provincia di Belluno. Si tratta di un intervento che ha lo scopo di completare l’ammodernamento della rete viaria principale nella parte nord della provincia di Belluno in coerenza col progetto del passante Alpe Adria. Le vie da ammodernare sono quelle del Cadore, Comelico, e della Valle d’Ampezzo. Tali interventi sono finanziati interamente con capitale privato attraverso l’istituto del project financing.
Veneto, sui lavori pubblici programma da 2,5 miliardi Ok della commissione al piano 2012-2014: si punta su difesa del suolo e strade Risorse anche per l’Sfmr, Pedemontana, Gra di Padova e sistema tangenziali ORTE-MESTRE Rinvio al Cipe rabbia delle Regioni VENEZIA. Ribadiamo «l’assoluta necessità di procedere all’immediata approvazione del progetto preliminare del Corridoio di viabilità autostradale Dorsale Centrale Civitavecchia-Orte-Mestre, tratta E45-E55». È quanto scrivono i presidenti delle Regioni Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Veneto che in una lettera congiunta inviata ieri chiedono al governo «un forte e decisivo impegno» per «superare l’attuale fase di stallo». Nella missiva, indirizzata ai ministri Corrado Passera e Fabrizio Barca e al vice ministro Mario Ciaccia, i quattro presidenti esprimono «sconcerto» dopo aver appreso della cancellazione dall’ordine del giorno della seduta di oggi del Cipe, dell’esame del progetto preliminare relativo al corridoio autostradale Venezia-Civitavecchia. VENEZIA Una dote da 2,5 miliardi per difesa del suolo e infrastrutture. È stato approvato ieri in commissione il Programma triennale 2012-2014 degli interventi nel settore dei lavori pubblici. Oltre a quelli relativi al patrimonio immobiliare della Regione, previsti interventi nel settore della difesa del suolo (per 476,3 milioni di cui 37,1 milioni di capitale privato) e su strade, autostrade e concessioni (1,852 miliardi di cui 1,6 miliardi di capitale privato). Per quanto riguarda la difesa del suolo, gli interventi riguarderanno l’ampliamento e regimazione della cassa di espansione Prà dei Gai per la laminazione delle piene del fiume Livenza (55 mln); opere per la salvaguardia idraulica di san Bonifacio (48 mln); la messa in sicurezza del bacino Agno-Guà bacino Trissino (44,6 mln); interventi di sicurezza idraulica area metropolitana di Vicenza (41,5 mln); il risanamento ambientale del fiume Fratta-Gorzone (18 mln); consolidamento argini fiume Bacchiglione (15 mln); realizzazione opera invaso sul Lastego-Muson nel comuni di Fonte e Riese Pio X (13,8 mln); opere di difesa delle fasce costiere tra il Piave e il Livenza (19 mln); mitigazione rischio idrogeologico dissesto di Cancia a Borca di Cadore (11,2 mln); adeguamento argini fiumi Brenta, Bacchiglione e Garzone nei comuni di Chioggia e Codevigo (11 mln). Per quanto riguarda le infrastrutture, oltre al proseguimento dei lavori per l’Sfmr (165 mln), gli interventi riguarderanno la Superstrada Pedemontana Veneta; la Nuova strada regionale S.R. 10 Padana Inferiore; la realizzazione dell’autostrada regionale medio padana veneta a pedaggio Bogara-Mare Adriatico e collegamento ad ovest con la A22 del Brennero; la via del Mare-collegamento tra autostrada A4 e Jesolo e litorali; il nuovo sistema delle tangenziali venete Verona-Vicenza-Padova; il grande Raccordo anulare di Padova; il Passante Alpe Adria – prolungamento A27; la A4 Bibione: collegamento tra autostrada A4 e litorale Bibione; l’ammodernamento della SS47 della Valsugana tra Bassano del Grappa e confine regionale; ammodernamento della viabilità intervalliva nell’area nord della provincia di Belluno. Tali interventi sono finanziati interamente con capitale privato attraverso l’istituto del project financing, tranne le opere relative alla nuova Padana Inferiore, Pedemontana Veneta e l’autostrada Nogara - Mare Adriatico, che prevedono anche un contributo pubblico. (r.e.)
Il Gazzettino 26.10.2012 VENEZIA - Ribadiamo «l'assoluta necessità di procedere all'immediata approvazione del progetto preliminare del Corridoio di viabilità autostradale Dorsale Centrale Civitavecchia-Orte-Mestre, tratta E45-E55». È quanto scrivono i presidenti delle Regioni Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Veneto, Vasco Errani, Enrico Rossi, Catiuscia Marini e Luca Zaia, che in una lettera congiunta inviata ieri chiedono al Governo «un forte e decisivo impegno» per «superare l'attuale fase di stallo». Nella missiva i quattro presidenti esprimono «sconcerto» dopo aver appreso della cancellazione dall'ordine del giorno della seduta di oggi del Cipe, dell'esame del progetto preliminare relativo al corridoio autostradale Venezia-Civitavecchia. Un'opera «di preminente interesse nazionale», scrivono, per la quale «dopo numerosi rinvii» si era «concordemente stabilito» di avviare «il complesso percorso per la definizione dell'iter progettuale, condizione indispensabile per la sua effettiva realizzazione». Ieri, intanto, la commissione Lavori pubblici del consiglio regionale del Veneto ha approvato il piano delle opere per il triennio 2012/2014 per un impegno complessivo di circa 2,5 miliardi di euro. Previsti interventi nel settore della difesa del suolo (476,3 milioni di cui 37,1 di capitale privato) e su strade, autostrade e concessioni (1.852,4 di cui 1.627,5 di capitale privato). Tra le infrastrutture, il proseguimento dei lavori per l'Sfmr (165 mln), la Pedemontana Veneta, la nuova Padana Inferiore; l’autostrada regionale a pedaggio Nogara-Mare; la Via del Mare-collegamento tra autostrada A4 e Jesolo e litorali; il nuovo sistema delle tangenziali venete Verona-Vicenza-Padova; il grande Raccordo Anulare di Padova; il Passante Alpe Adria - prolungamento A27; la A4 Bibione; l'ammodernamento della SS47 della Valsugana tra Bassano del Grappa e confine regionale; ammodernamento della viabilità intervalliva nell'area nord della provincia di Belluno. Tali interventi sono finanziati interamente con capitale privato attraverso l'istituto del project financing, tranne le opere relative alla nuova Padana Inferiore, la Pedemontana Veneta e la Nogara Mare.
Corriere delle Alpi 06.10.2012 Autostrada A 27, il trionfo di Annibale. Il progetto dell’autostrada A 27 da Pian de Vedoia a Caralte, una infrastruttura di 21 chilometri, sta ultimando il suo iter procedurale. Nessuno parla. Tutta l’attenzione politica locale e la conseguente indignazione sono concentrate sugli scandali della Regione Lazio con annessi viaggi, cene, nepotismi, donnine. Mentre sullo scempio ambientale conseguente il prolungamento della A 27 non si muove un dito di protesta, non si pronuncia verbo, non si chiede trasparenza, non si organizzano manifestazioni, non si fa volantinaggio. Credo che il silenzioso cammino della A 27 verso una nuova colata di cemento sia ben più grave di un allegro sperpero di denaro pubblico con cene e vacanze esotiche. Il primo è danno irreversibile a carico di tutte le generazioni future. Il secondo è danno potenzialmente sanabile sia come giustizia offesa che come recupero di denaro pubblico, tutto imputabile ad un preciso momento storico di degrado e caduta di valori. La A 27, come correttamente segnala il Comitato Per Altre Strade Dolomiti è inutile (sposta 21 chilometri più a nord il tappo di Longarone), dannosa (devasta la valle del Piave compromettendo in futuro il centro Cadore, la Carnia, il Comelico), costosissima (1 miliardo e 250 mila euro la cui formula del project financing non esime da altissimi costi sociali), ingannevole (perché si basa su presupposti economici non credibili né verificabili, né documentati). Basta e avanza per suscitare tanti e gravi motivi di preoccupazione in chi ama la montagna, il fiume Piave, la natura, il rispetto dell’ambiente socio-economico, le vestigia del passato. Le opposizioni dei Consigli Comunali interessati dal nuovo tracciato tacciono o protestano con mille distinguo o chiedono opere complementari quali indennizzo per un non pronunciato danno ambientale. Annibale alle porte, titolavo sullo stesso argomento tre anni fa. Ricevetti qualche parola di solidarietà solo per l’originalità dell’accostamento storico. Da allora abbiamo subito le sconfitte della Trebbia, del Trasimeno, di Canne, ma la politica del Cadore, quella di Belluno e Venezia non sanno esprimere uno Scipione in grado di arrestare l’avanzante e barbarica cultura del cemento, dell’asfalto, della devastazione, della speculazione, dell’avidità del guadagno. Fuori di metafora locale, mi auguro che si costituisca qualche comitato in aiuto e supporto a Per Altre Strade Dolomiti. In grado di inventariare i consiglieri a favore e quelli contrari il progetto della A 27, pubblicando i loro nomi. Non servirà a nulla. Ma a devastazione ambientale compiuta sapremo chi ringraziare. Sperando che il futuro consegni i loro nomi ad una damnatio memoriae. Oscar de Gaspari
Corriere delle Alpi 01.10.2012 Dellai: «Abolire la Provincia? È una decisione scellerata» Il presidente del Trentino è intervenuto in uno dei convegni conclusivi di Expo Dolomiti Unesco E agli ambientalisti ha detto: «In passato abbiamo compiuto degli errori, cercheremo di non farli più» di Francesco Dal Mas LONGARONE. «La scelta del Governo di abolire la Provincia di Belluno è stata scellerata. E va recuperata politicamente». Il Lorenzo Dellai che non ti aspetti. E che si fa applaudire non solo da un Oscar De Bona, presidente di Longarone Fiere, ma anche da uno degli ambientalisti più puri e più duri, Luigi Casanova, portavoce di Cipra. Secondo il gran capo della Provincia di Trento, intervenuto ieri ad un convegno dell’Expo Dolomiti, che ha fatto record di presenze, poco meno di 20 mila, “sbaglia”, dunque Monti a sopprimere la provincia di Belluno e ad omologarla a quella di Treviso. Per Dellai, infatti, perché le terre di montagna vanno mantenute nelle loro identità, anche nelle loro diverse specificità, e quindi in tutta l’autonomia possibile. Altrimenti? «Altrimenti la montagna non si salva» e crea grossi problemi anche alla pianura, alla città. Pianura e città che, magari, vogliono le autostrade, come nel caso della Valdastico Nord e della Venezia Monaco. «Ma non è con nuove strade, peggio con le autostrade, che si risolvono i problemi della montagna». Se Luca Zaia si è detto “dispiaciuto” per il ricorso della Giunta Dellai contro lo sfondamento a Nord della Valdastico, Dellai ha fatto capire a longarone che quel ricorso non lo ritirerà. Ed ha invitato ad opporsi anche al proseguimento dell’A27. Peccato che non l’abbia sentito il sindaco di Longarone, Roberto Padrin, ieri a Milano per la presentazione del Giro d’Italia. «Il Passante Alpe Adria, fino alle porte del Cadore, è l’unica alternativa possibile al soffocamento da traffico di Longarone. La circonvallazione, infatti – ci ha detto al telefono – non è realizzabile, costa oltre 150 milioni. Che non ci sono». Applausi, dunque, per Dellai dagli ambientalisti presenti all’Expo, da Casanova a Giancarlo Gazzola e Toio De Savorgnani, per Mountain Wildernes, ad Antonio Zambon, già sindaco di Budoia e del Cai Friuli Venezia Giulia, a Francesco Pastorelli, direttore di Cipra. «La Fondazione Unesco Dolomiti è un chiaro invito alla conservazione delle terre alte. Nel passato abbiamo compiuto degli errori pure noi – ha aggiunto Dellai rivolto a Casanova e agli altri ambientalisti presenti -, cercheremo di non farli più. Di sicuro, però, abbiamo contribuito a mantenere il territorio, rispettando i limiti dello sviluppo e praticando la sobrietà». La sobrietà? «Sì, in montagna – ha spiegato ancora Dellai – mai si verificheranno comportamenti come quelli avvenuti in Lazio». La montagna, dunque, come esempio di virtuosità. Tutti ad assentire, anche quando il presidente trentino ha specificato che solo attraverso la conservazione del territorio nella sua autonomia, sarà possibile anche fare business. Business della sostenibilità, ovviamente. Dellai non ha affrontato la questione dei comuni di confine e del Fondo Letta-Brancher, ha invece fatto capire che le autonomie di Trento e di Bolzano, come quella del Friuli Venezia Giulia, si salveranno soltanto se sapranno essere solidali. Guarda caso proprio nei confronti del Bellunese. «Posso assicurare che l’amico Lorenzo quello che dice lo pratica», ha chiosato De Bona che dei 12 minuti di intervento del presidente trentino ha apprezzato soprattutto l’invito a “fare rete” nell’area Dolomitica. Per il presidente De Bona, dunque, la seconda edizione dell’Expo non poteva chiudersi con un bilancio più promettente: sul piano politico, oltre che dei numeri. «Lo stesso ministro Clini ha sottolineato l’efficacia di questo evento, invitandoci a continuare. E lui ha il palato delicato, perché assapora soprattutto l’aspetto culturale».
Corriere delle Alpi 30.09.2012 Autostrada: si prolunga ma solo fino a Macchietto Però si dovrà tenere conto delle posizioni anche contrarie locali e nazionali Il presidente del Cai Martini: «I conti economici non tornano» LONGARONE. Apertura agli ambientalisti dal ministro Corrado Clini per il proseguimento dell’autostrada da Pian di Vedoia: si discuta con loro, è l’invito che rivolge alle autorità più direttamente coinvolte. Ma da quanto ha detto a margine dell’Expo Dolomiti, il passante Alpe Adria, fino alle Porte del cadore, s’ha da fare. Il prosieguo, invece no. In altre parole, non c’è sfondamento a Nord che tenga, come vorrebbe invece il presidente della Regione, Luca Zaia. E il primo, a precisarlo, a Longarone è il più diretto collaboratore di Clini per la Convenzione delle Alpi. «La Venezia Monaco, ovvero il prolungamento dal Cadore, non si farà mai, perché non è stato previsto in nessun obiettivo degli ultimi Governi – afferma Paolo Angelini, coordinatore ministeriale della Convenzione - e il protocollo dei trasporti, che sarà approvato in via definitiva dal Parlamento nelle prossime settimane, esclude ipotesi di nuovi attraversamenti autostradali delle Alpi». Gli ambientalisti – come il movimento “Peraltre strade” - sono contrarissimi. E non solo al collegamento con Monaco, anche al passante Alpe Adria. Il movimento lo precisa in un comunicato diffuso a poche ore dall’arrivo del ministro. Per il passante, invece, si dichiara disponibile Clini. «Il passante Alpe Adria, di circa 20 km, è parte integrante dell’opera identificata come completamento dell’A27 Alemagna e come collegamento con l’A23, a suo tempo considerata un’infrastruttura strategica dal Parlamento italiano con la cosiddetta legge obiettivo. Recentemente – puntualizza il ministro – la Commissione per la Valutazione dell’Impatto ambientale del ministero si è espressa con parere favorevole. Tuttavia, data la presenza di posizioni e opinioni contrastanti a livello nazionale e locale, su questo prolungamento è indispensabile per le autorità competenti tenere conto e rispettare anche le ragioni di chi si oppone al progetto». Secondo Clini, «con questa logica sarà possibile lavorare insieme per trovare le migliori soluzioni alle esigenze di sviluppo dell’imprenditoria veneta che, tuttavia, non possono rimanere condizionate da modelli di sviluppo di 40 anni fa». Importante, dunque, l’apertura del ministro dell’ambiente, che va pure oltre, in prospettiva: «Certamente il nostro impegno prioritario deve essere quello di valorizzare il trasporto su altre modalità, soprattutto per le merci. Il fatto è che oggi solo il 10% delle merci viaggia su treno mentre l’obiettivo sarebbe quello del 40% fa immaginare quale sia la mia propensione per nuove autostrade». A Longarone, ieri, c’era anche Umberto Martini, presidente generale del Cai. «Con uno studio di una quindicina d’anni fa il Cai scrisse all’epoca che per motivi d’impatto ambientale il prolungamento verso Nord non si sarebbe dovuto fare. Quindi la Venezia-Monaco, da allora, mi sembrava morta e sepolta. Oggi mi pare che non tornino neppure i conti economici: i benefici non sono assolutamente superiori ai costi». Ma c’è un’altra ragione per cui il presidentissimo del Club Alpino Italiano manifesta perplessità. «Il protocollo trasporti della convenzione delle Alpi vieta lo sconfinamento di eventuali autostrade. Il protocollo è stato ratificato dagli altri Paesi. Lo sarà prossimamente anche dal nostro parlamento. Quindi tutto si blocca». (fdm)
Corriere delle Alpi 29.09.2012 Movimento 5 Stelle in piazza per dire no all’autostrada DOMEGGE. Il movimento 5 Stelle Cadore sarà presente nella piazza principale di Domegge, davanti al municipio, oggi per tutta la mattinata con un proprio gazebo-punto informazioni. La volontà degli aderenti al gruppo guidato a livello nazionale da Beppe Grillo è quella di informare i cittadini sull’inutilità del prolungamento dell’autostrada A27. Un’opera infrastrutturale dai costi elevatissimi (oltre 1,2 miliardi di euro) con tempi di costruzione che si preannunciano decennali, con una gestione della quale non si conoscono i reali flussi di veicoli e il cui pedaggio, secondo la bozza di convenzione del “project financing“ allegata al progetto, sarebbe tra i più alti d’Italia. Un’opera reputata dunque «assolutamente inutile all’economia locale», si legge in una nota del movimento 5 Stelle Cadore, «che necessita invece di forme innovative e di una progettazione del suo futuro diversificata che valorizzi il suo patrimonio naturale riconosciuto di eccellenza addirittura dall’Unesco».
Corriere delle Alpi 26.09.2012 Prolungamento dell’AUTOSTRADA A27, Pd e Verso Nord contro Zaia Reolon e Puppato: «Esaminate anche i progetti alternativi» BELLUNO. Esaminare anche i progetti alternativi al prolungamento dell’A27. Lo chiedono, in un’interrogazione alla Giunta presentata oggi, i consiglieri regionali del Pd, Sergio Reolon e Laura Puppato. «La Regione ha il dovere di fermarsi: prima dell’invio al Cipe, siano considerati i progetti viari già previsti nel Piano territoriale di coordinamento provinciale di Belluno come alternativa al prolungamento dell’A27, opera di evidente forte impatto ambientale e paesaggistico per il territorio bellunese». Oltre a chiedere «a che punto si trova l’iter complessivo del progetto» e di «rendere noti tutti i contenuti del relativo project financing», i due consiglieri democratici sottolineano come «la Regione va avanti per conto suo, prevedendo investimenti che possono favorire aziende che hanno monopoli di tutti i project financing in Veneto, ma non di certo i bellunesi». E ricordano come «non solo la Regione ha già fatto perdere i finanziamenti inseriti nel piano quinquennale Anas per la variante di Longarone, ma ha abbandonato completamente il progetto per il potenziamento e lo sviluppo del servizio ferroviario nel bellunese». Sul tema interviene anche Maurizio Fistarol (Verso Nord): «Con quali soldi pensa Zaia di regionalizzare la linea ferroviaria Venezia – Belluno? Forse con quelli dello Stato?». «Sulla liberalizzazione del servizio ferroviario e sui disagi quotidiani subiti da migliaia di utenti siamo tutti d’accordo», afferma Fistarol. «Però le sparate estemporanee di chi ha responsabilità di governo servono a nulla se non a confondere».
Corriere delle Alpi 25.09.2012 Prolungamento a27 Il presidio del M5S «Un’opera inutile e che va fermata» PIEVE DI CADORE. Giornata di presidio contro il prolungamento dell’A27, da parte del Movimento 5 Stelle del Cadore, sabato, in Piazza Tiziano a Pieve. L’iniziativa, coordinata da Adriano Marangon, l’anima cadorina del movimento, ha previsto il montaggio di un gazebo informativo, presidiato da un gruppo di "stellini" ai quali si sono aggiunti anche aderenti ad altre associazioni che perseguono lo stesso obiettivo: impedire il prolungamento dell’autostrada A27 da Pian di Vedoia fino alle porte di Pieve. «Forse non tutti i cadorini sanno», ha spiegato Marengon, «che ad ottobre il Cipe si pronuncerà sul progetto “Prolungamento della A27 Longarone - Macchietto”. Tutto sta avvenendo nell’ immobilismo delle amministrazioni locali che fino ad oggi non hanno fatto sapere cosa realmente pensino e con quale posizione affrontino la tematica. Per questo ha aggiunto, Il Movimento 5 Stelle che da alcuni anni, insieme con altre associazioni, chiede che le amministrazioni e gli enti locali si facciano carico di approfondire le conoscenze su quest’opera che, a nostro parere, resta inutile. Oggi tutto tace, mentre il progetto sta per essere approvato con l’assenso della Regione Veneto, delle province della pianura e con la tacita conferma da parte dei comuni interessati. Stiamo per subire l’ennesimo sopruso ai danni dei nostri cittadini con un’opera inutile, non pensata a servizio del territorio, ma a favore dell’industrie del cemento. Un’opera costruita tra le più belle montagne del mondo, la cui valorizzazione non passa per un’autostrada, ma per un riconoscimento fondamentale: Dolomiti, Patrimonio dell’Unesco». I cittadini che hanno affollato il gazebo quest'anno sono triplicati.
Corriere delle Alpi 21.09.2012 Con il Protocollo Trasporti all'esame della Camera addio alla Venezia-Monaco Al convegno sui "villaggi degli alpinisti" a Cibiana, Marco Onida, segretario generale della Convenzione delle Alpi, spiega che il prolungamento della A27 non si farà per il divieto di collegamenti transnazionali che l'Italia si appresta a ratificare di Francesco Dal Mas CIBIANA. «L’autostrada A27? E’ morta e sepolta, come sfondamento del confine con l’Austria. Il Protocollo Trasporti, che l’Italia si appresta a ratificare, impedisce infatti qualsiasi attraversamento della frontiera». Parola di Marco Onida, segretario generale della Convenzione delle Alpi, tra i protagonisti del riuscito convegno sui “villaggi degli alpinisti”, ieri a Cibiana. Il protocollo ha ricevuto il benestare del Senato, l’altro ieri, e si appresta ora al varo definitivo, alla Camera. Un appuntamento che Onida ritiene al riparo da qualsiasi sorpresa, perché l’attuale presidenza della Convenzione è italiana, con il ministro Corrado Clini. Attenzione, però: il protocollo non vieta all’autostrada di procedere da Pian di Vedoia a Macchietto, neppure di salire ancora, fino al confine. Lo precisa lo stesso Onida. «La Convenzione delle Alpi non fa divieto di infrastrutture in questo territorio, all’interno dei singoli Stati. Impedisce solamente i collegamenti transnazionali». Dunque... «Dunque, il progetto del passante Alpe Adria, fino alle porta del Cadore, è in fase di valutazione conclusiva e di passaggio al Cipe. Passaggio che potrebbe avvenire nelle prossime settimane. Oltre è apparentemente tutto fermo». «In realtà, è allo studio», fa sapere l’ingegner Antonio Cancian, che è anche europarlamentare del Pdl, «una superstrada intervalliva, da dove arriverà il passante e fino ad un eventuale traforo del monte Cavallino». Non si tratterà, dunque, di un’autostrada, ma di una direttrice, modello pedemontana veneta, quindi con tanto di pedaggio, che arriverà fino in Comelico con l’obiettivo di sbucare a Lienz, sotto appunto la montagna del Cavallino. Al convegno di ieri a Cibiana era presente anche l’europarlamentare Giancarlo Scottà (Lega Nord) che, manifestando il suo «entusiasmo» per questa prospettiva infrastrutturale, assicurava che «sviluppandosi per la gran parte in galleria, non avrà nessuna ricaduta ambientale». Scottà e Cancian stanno portando avanti insieme il progetto. Ma Cancian precisa: «C’è chi vorrebbe il lungo tunnel, ma i costi sono troppo alti, e in tempi come questi è saggio essere prudenti. Allo studio, pertanto, c’è anche l’ipotesi alternativa, di passaggio della superstrada alla luce del sole. Anche in questo caso, però, l’aspetto ambientale sarebbe tenuto nel dovuto conto». Claudio Versolato, già presidente regionale del Cai e dirigente in pensione di una società autostradale, è in conflitto. «Come “caista” non posso che essere prudentissimo sull’ipotesi del proseguimento autostradale. Come tecnico del settore suggerisco comunque la galleria. E, in ogni caso, dico che è giusto prediporre il progetto, anche se in verità le risorse oggi mancano». «La verità è», insiste Onida, «che il protocollo impedisce di arrivare a Lienz, ovvero di sfondare il confine». Ma Cancian rimane comunque ottimista. «E’ vero, ci sono problemi, però si sta trattando per soluzioni accettabili da entrambe le parti. Anche Lienz, infatti, avrebbe interesse ad un collegamento col mare». Il no più determinato, oggi – lo ammettono un po’ tutti, a margine del convegno di Cibiana – è quello di Luis Durnwalder, con casa a Falzes, vicino a Brunico; per lui la Val Pusteria è sacra. Intanto i movimenti si apprestano a dare battaglia, sia “PeraltrestradeDolimiti” che i grillini cadorini. Che attendono al varco in particolare i sindaci, qualora concedessero il loro assenso. Bruno Zanantonio, dirigente Cai veneto, ieri ascoltava. E non annuiva. La posizione del Club alpino italiano è anch’essa sostanzialmente di contrarietà. A meno che la messa in sicurezza ambientale della futura “intervalliva” non sia davvero massima.
Corriere delle Alpi 19.09.2012 Prolungamento A27: il progetto va al Cipe e la protesta riparte “Peraltrestrade Dolomiti” e Grillini all’attacco della Regione «Passante Alpe Adria nocivo per le valli, costoso e inutile» di Francesco Dal Mas PIEVE DI CADORE. Il prolungamento dell’A27? Sembra “dormiente”, in questo periodo nessuno ne parla più, nemmeno in Regione. Eppure il progetto del “passante Alpe Adria”, voluto perentoriamente dall’assessore regionale Renato Chisso ancora ai tempi della presidenza di Giancarlo Galan, sta procedendo alla chetichella. Infatti, dopo aver ottenuto nel febbraio di quest’anno il parere positivo (seppur con prescrizioni) della commissione VIA, l’elaborato affronterà a breve l'ultimo passaggio, che è quello del CIPE, dove sarà deciso il fondo. Ecco, dunque, che il Comitato Interregionale Carnia-Cadore di “Peraltrestrade Dolomiti” ha ripreso immediatamente la sua mobilitazione. «La Regione», protesta il Comitato, «si ostina a portare avanti un progetto che non solo non scioglie i veri nodi strutturali della viabilità della parte alta della provincia (problemi che verrebbero meglio affrontati con una serie di circonvallazioni, in primis quelle di Longarone e di Castellavazzo, e con una rivitalizzazione della ferrovia in sinergia con altre modalità di trasporto e con l’industria turistica) ma ne innesca di nuovi, di grande impatto ambientale e sociale, assorbendo enormi risorse che non si capisce da dove saltino fuori, con ben poche prospettive di un ritorno economico». E gli amministratori locali che cosa stanno facendo? «Finalmente si riuniscono, discutono, non prendono posizione (salvo pochi) e convengono di chiedere un incontro con Chisso, assessore alla Mobilità e Infrastrutture della Regione Veneto, nonché primo sostenitore del progetto prolungamento A27 “Alpe-Adria”, che prevedibilmente si presenterà all’appuntamento con un bagaglio di allettanti compensazioni da offrire in cambio(un campo di bocce qua, una ciclabile là, un risanamento di buco di bilancio qua e là)». Scende in campo anche “il Movimento 5 Stelle Cadore”, sostenendo che le Dolomiti non trarrebbero sicuramente benefici da un’opera infrastrutturale «dai costi elevatissimi (oltre 1,2 miliardi di euro ) con tempi di costruzione decennali, con una gestione della quale non si conoscono i reali flussi di veicoli e il cui pedaggio, secondo la bozza di convenzione del “project financing” allegata al progetto, sarebbe in assoluto tra i più alti d’Italia». Quello che realmente dobbiamo prendere in considerazione – secondo i Grillini delle Dolomiti – «sono i punti neri della viabilità: quali Longarone/Castellavazzo, Tai, Valle di Cadore ed altri». Sono infatti sicuri che «non abbiamo bisogno di un’opera invasiva che miri ad attirare ulteriore traffico pesante transfrontaliero, abbiamo la necessità di creare una società diversa, legata al territorio, con alla base il cittadino e un patrimonio unico al mondo: le Dolomiti». Se ne parlerà, con ogni probabilità, anche domani, all’incontro stampa di Cibiana dei sindaci con i presidenti nazionali del Club alpino italiano e di quello austriaco, favorevoli entrambi alla convenzione delle Alpi che esclude nuovi nastri d’asfalto sulle terre alte.
Corriere delle Alpi 18.09.2012 Pieve di Cadore Grandi opere territori fragili: se ne parla giovedì sera PIEVE DI CADORE. «Dopodomani alle ore 21, nella sala pubblica Giovanni Coletti di Tai, Luca Giunti, guardiaparco nella Val di Susa e membro della Commissione tecnica della Comunità Montana Valle di Susa e Val Sangone», comunica l’ex sindaco di Calalzo, Piermario Fop, «s’incontrerà con la popolazione del Centro Cadore. Tema dell’incontro saranno le “grandi opere calate su territori fragili: gli esempi della Tav Torino-Lione e dell'A27 “Alpe-Adria”». L'incontro, organizzato dal gruppo di acquisto solidale "El Ceston"(associazione culturale, da Samarcanda Commercio Equo e Solidale e dal Comitato Peraltrestrade) costituirà l'occasione non solo per conoscere più da vicino l'esperienza della Tav Torino-Lione, ma anche per approfondire i punti di collegamento tra le grandi opere che riguardano il Paese in generale e la Provincia di Belluno in particolare, interessata dal prolungamento dell'A27 da Pian di Vedoia fino alle porte di Pieve di Cadore. Luca Giunti è guardiaparco dal 1987 al Parco naturale Orsiera Rocciavré e Riserve di Chianocco e Foresto. Ha conseguito la laurea magistrale in Scienze naturali all'Università di Torino ed attualmente collabora con la stessa , per la quale tiene un corso di fotografia naturalistica e lezioni su ricerche naturali ed ecologiche e sull’ educazione ambientale. Attualmente partecipa anche alle ricerche del Gruppo piemontese studi ornitologici, della Società botanica Alpi Cozie, del Gruppo ricerche erpetologiche, della Società meteorologica italiana, dell’ associazione Astrofili Segusini, dell'Istituto nazionale fauna selvatica e dell'Associazione italiana naturalisti. (v.d.)
Corriere delle Alpi 29.07.2012 Nuovo progetto per l’A27 ma Perarolo dice di no Anche Peraltrestrade è contrario e chiede ai sindaci del Bellunese di pronunciarsi Il primo cittadino Svaluto: «La Regione vuole andare avanti a tutti i costi» BELLUNO. C’è un nuovo progetto per il prolungamento dell’A27, ancora più penalizzante per l’ambiente e per i paesi. Ne è convinta l’associazione Peraltrestrade che ha lanciato l’allarme. Ne è convinto ancora di più il sindaco di Perarolo, Pierluigi Svaluto Ferro. Il progetto è stato presentato dai tecnici della Regione e dall’assessore Chisso in due distinti incontri nell’ultimo mese, uno con tutti i sindaci interessati da Ponte a Perarolo, e uno in cui i professionisti hanno parlato in modo specifico con ogni amministratore. «Nonostante le indicazioni della Commissione Via regionale» spiega Svaluto Ferro «i tecnici continuano ad andare avanti per la loro strada, che comunque mi sembra abbastanza incerta. Sta di fatto che ci hanno presentato delle modifiche al progetto iniziale, che sono sicuramente peggiorative per noi». Le novità principali, come spiega anche il movimento Peraltrestrade, consistono nello spostamento più a nord dello svincolo, nella zona industriale di Ansogne (vicino al nuovo distributore); un abbassamento di quota del tracciato; una nuova galleria sotto il colle di Caralte. «Mi sono chiesto - spiega ancora il sindaco di Perarolo - quale sia lo scopo di queste modifiche. E mi sono anche dato la risposta: non vorrei che queste modifiche fossero in funzione di un proseguimento dell’autostrada oltre Perarolo e Caralte, verso il Cadore, visto che lo sbocco in Friuli ormai è stato cassato». Il comune di Perarolo è contrario allo svincolo di Caralte, soprattutto nella nuova versione. «Abbiamo chiesto che lo svincolo sia a Rivalgo, dove la valle è più larga e dove ci sarebbe lo spazio per fare gli svincoli, spazio che ad Ansogne non c’è. Su questa linea sta anche la Commissione Via della Regione che ha posto delle prescrizioni recependo le nostre perplessità. Fare lo svincolo a Rivalgo darebbe la possibilità in futuro di decidere per una prosecuzione verso Venas. L’obiezione che ci hanno fatto è che il ministero dell’Ambiente non vuole due attraversamenti del Piave (uno è a Longarone)». Peraltrestrade ieri ha lanciato l’allarme (l’ennesimo) per chiedere alle amministrazioni del Cadore e del Bellunese intero quale sia la loro opinione su quello che sta accadendo. «Chiediamo cosa pensano di questa nuova variante, e che significato può avere nel contesto generale dell’opera; più in generale vogliamo sapere cosa pensano dell’autostrada, se la ritengono utile per lo sviluppo del nostro territorio, il Cadore, o al contrario dannosa». Svaluto Ferro è ormai convinto che il prolungamento dell’autostrada non sia per niente utile, ma sposti il problema più a nord, sconvolgendo il territorio di Perarolo. Va anche ricordato il costo dell’opera, 1200 milioni di euro. Si chiede l’associazione Peraltrestrade: «In momenti di crisi finanziaria come quella di oggi, chi investirebbe tanto su una autostrada dai flussi di traffico bassissimi? Ci vengono dubbi, anche per i tempi di costruzione della durata più che decennale, sia per la gestione (chi coprirebbe la prevedibile passività visto il sicuro troppo scarso flusso di mezzi,) sia per il pedaggio che secondo la bozza di convenzione per il project financing, sarebbe tra i più alti d’Europa». I punti neri della viabilità lungo l’asse del Piave e del Boite non mancano: Longarone, Tai, Valle. Ma potrebbero bastare delle varianti che costano tra l’altro molto meno. (ma.co.)
Corriere delle Alpi 21.04.2012 Cappellaro: «Con l’A27 nel cuore dell’Europa» Il presidente di Confindustria: «Strade e internet un gap per le aziende bellunesi» E sui suicidi per la crisi: «Dobbiamo fare quadrato e non permetterli più» BELLUNO. «Le aziende bellunesi non hanno nulla da invidiare a quelle tedesche in fatto di potenziale produttivo, di idee, di organizzazioni, di capitale umano e di capacità, tanto che nel 2011 abbiamo aumentato la nostra quota di esportazione in Germania del 19.5%. Quello che ci manca, però, sono le infrastrutture viarie e i supporti tecnologici per metterci in contatto col mondo, a cominciare dall’Adsl e dalla copertura della rete telefonica. Ma soprattutto ci servirebbero gli stessi aiuti economici che hanno Trento e Bolzano, verso i quali soffriamo di concorrenza sleale». Il presidente di Confindustria Belluno, Gian Domenico Cappellaro esordisce con queste parole all’assemblea pubblica organizzata al Teatro comunale dal titolo “Belluno-Germania: tra innovazione e lavoro. Un modello a zero spread”. Cappellaro, facendo trasparire tutta la sua carica emotiva e la preoccupazione per quanto sta accadendo, si sofferma sulla difficile situazione economica in cui versa non solo l’Italia, ma anche la provincia bellunese, facendosi interprete dello stato d’animo degli imprenditori, «da un lato frustrati per la farraginosità del la macchina amministrativa, dall’altro invece orgogliosi dell’impegno profuso in questo periodo di crisi». E chiede un «Paese rinnovato e credibile» all’interno di un modello «che combini la crescita con la disciplina fiscale». Non poteva mancare il riferimento ai gesti estremi di alcuni imprenditori soffocati dalla crisi, ribadendo con forza che «non dobbiamo più permetttere i suicidi». E gli applausi sono risuonati in platea. Il presidente di Confindustria Belluno sottolinea anche, senza mezzi termini, «la situazione tecnologicamente insostenibile del Bellunese», auspicando una collaborazione più stretta e stringente tra le varie imprese, invitando quindi tutte a fare rete e a collaborare insieme. Cappellaro punta sul prolungamento dell’A27, «utile a far uscire dall’isolamento la provincia e porla invece in una dimensione europea e internazionale. Con questa direttrice, il Bellunese diventerebbe la cerniera di collegamento tra l’Adriatico e il cuore dell’Europa e questo ci fornirebbe un’opportunità senza eguali per la nostra crescita» . Il presidente bellunese di Confindustria critica, poi, la riforma del mercato del lavoro («nella forma attuale è troppo rigida e non facilita le assunzioni»), e l’atteggiamento delle banche «ancora restie ad erogare crediti a costi accessibili alle imprese. Le nostre aziende sono sane, ma vrebbero bisogno di un sostegno per poter resistere». Il presidente fa anche riferimento alla specificità del territorio, contenuta nello statuto, invitando il governatore Zaia (presente al Comunale) a «non lasciarla lettera morta». E a questo proposito ribadisce la necessità di rinsaldare il ruolo della Provincia, o di qualunque ente ne acquisti le funzioni. Nel suo intervento, il capo degli industriali si sofferma anche sulla Fondazione Dolomiti Unesco, portandola ad esempio «di come la mancanza di condivisione di obiettivi non conduca lontano. La Fondazione Unesco è la prova di una occasione non sfruttata. Eppure le nostre imprese hanno una propensione naturale verso l’export pari al 43%». Infine, Cappellaro ribadisce l’importanza di fare rete: «È l’ unica possibilità per sviluppare una maggiore specializzazione, per competere nel mercato, per crescere».
Corriere delle Alpi 16.03.2012 Industriali: serve un progetto strategico BELLUNO. Un progetto strategico, condiviso, che guardi alla crescità della città e delle sue imprese. È quanto chiede il presidente di Confindustria Belluno, Giandomenico Cappellaro al futuro sindaco: «Il sindaco che sarà eletto nel nostro capoluogo dovrà avere un’identità decisa, con un progetto strategico mirato e quanto più condiviso, in grado di soddisfare le aspettative e le richieste dei cittadini, ma anche degli imprenditori e del tessuto economico che dovrà rappresentare. Le aziende chiedono sostegno per poter raggiungere in breve tempo traguardi e obiettivi già stabiliti: come il prolungamento dell’A27, un investimento che porterà benefici all’industria così come al turismo, ma soprattutto il riconoscimento della specificità della provincia di Belluno nello statuto regionale affinché venga attuato e riempito di contenuti reali.Senza dimenticare la necessità di una maggiore semplificazione burocratica, le imprese chiedono a gran voce di lavorare in sinergia con istituzioni e parti sociali al fine di migliorare l’economia della nostra provincia e di mantenere alto il livello di qualità e benessere che pone Belluno ai vertici delle classifiche nazionali per vivibilità».
Alto Friuli 13.03.2012 No agli americani sul Bivera,Antonaz interpella la Regione di David Zanirato No ad un poligono militare americano nell’area del Monte Bivera in Carnia. A chiedere che la Regione si opponga alla richiesta del Comando militare Usa per l’Europa, il consigliere regionale di Rifondazione Comunista-Federazione della Sinistra, Roberto Antonaz. “Nell’imminenza del trasferimento dalla Germania della 173esima Brigata aviotrasportata USA presso la caserma Ederle e la nuova Base Dal Molin di Vicenza – scrive Antonaz – il Comando della US Army europeo ha chiesto al Governo italiano l’utilizzo di nuovi poligoni di esercitazione, tra i quali è compresa l’area del monte Bivera a cavallo tra i Comuni di Forni di Sopra, Forni di Sotto e Sauris. Ma forse si dimentica – prosegue Antonaz – che questa area è classificata Sito di Interesse Comunitario (SIC) dall’Unione Europea per la ricchezza unica di flora e fauna e che la sua trasformazione in poligono causerebbe gravi disagi e danni economici non solo ai Comuni limitrofi, ma all’intera Carnia. Ricordo inoltre che negli anni ’70 un’analoga richiesta dell’Esercito italiano era rientrata grazie alla mobilitazione delle popolazioni locali e del vicino Veneto – aggiunge l’esponente di Rifondazione - ed anche in questo caso i Sindaci interessati hanno all’unanimità già espresso la loro netta contrarietà”. Attualmente la zona viene comunque utilizzata dal nostro esercito quale poligono di tiro, con obici e cannoni, anche se non a carattere permanente, ma grazie a una convenzione con la Regione. Secondo le notizie emerse in questi giorni sarebbero in corso progetti per l’acquisizione di immagini aeree di altre aree di interesse. In particolare, in Carnia si farà la mappatura del Monte Bivera (area di Sauris), nel Pordenonese interessa il poligono del Cellina Meduna, mentre in Cadore gli occhi elettronici saranno puntati sulla Val d’Oten (sopra Calalzo di Cadore). Secondo i progetti Nato il Bivera rientrerebbe in una rete di poligoni (Cao Malnisio in Valcellina, Monte Ciaurlec nella zona di Spilimbergo, il greto del Tagliamento nell’area di Maniago, il Dandolo sempre nel Maniaghese, Rivoli Bianchi di Venzone e Artegna) che andrebbero a disposizione delle unità militari, stimate in 4 mila militari entro la fine del 2013. La zona del Bivera, che interessa pure i comuni di Prato Carnico, Ovaro, Socchieve, era già stata individuata dall’esercito italiano, negli anni Settanta, per la creazione di un poligono permanente. La protesta però era esplosa. Migliaia di persone, provenienti dalla Carnia e dal Cadore, nel 1979 con azioni di disturbo attivo delle attività di sparo militare (venivano accesi dei fuochi all’interno dell’area soggetta alle esercitazioni, impedendole di fatto), fecero desistere il ministero dall’operazione. Oggi l’area, usata appunto saltuariamente dai militari italiani, è utilizzata principalmente per la monticazione e la forestazione. A tal proposito spesso accade che alcuni tronchi, se non addirittura l’intera partita di legname, venga rifiutato dalle segherie in quanto contenti schegge di proiettili.
Messaggero Veneto 13.03.2012 Poligono sul Bivera, Antonaz interroga TOLMEZZO. Il consigliere regionale Roberto Antonaz (Rifondazione Comunista-Federazione della Sinistra) ha presentato ieri un’interpellanza al presidente della giunta regionale, Renzo Tondo, sulla richiesta da parte del Comando militare Usa di un poligono di esercitazione nell’area del Monte Bivera. Antonaz evidenzia l’assurdità di proporre un poligono di tiro Usa in quell’area e in Carnia e chiede espressamente al governatore Tondo se una simile richiesta sia arrivata in Regione e se sia stato coinvolto il Comitato misto sulle servitù militari. Non solo, Antonaz vuole anche conoscere, indipendentemente dalle richieste pervenute o meno, la posizione della amministrazione regionale in merito e annuncia già l’intenzione di non mollare la presa sul tema, di voler risposte precise. Antonaz ricostruisce la questione, ricordando come nell’imminenza del trasferimento dalla Germania della 173esima Brigata aviotrasportata Usa presso la caserma Ederle e la nuova Base Dal Molin di Vicenza, il Comando militare Usa per L’Europa abbia chiesto al Governo italiano «l’utilizzo di nuovi poligoni di esercitazione, tra i quali è compresa l’area del monte Bivera a cavallo tra i Comuni di Forni di Sopra, Forni di Sotto e Sauris». Ma «il monte Bivera – osserva Antonaz - è classificato Sito di Interesse Comunitario (Sic) dall’Unione Europea per la ricchezza unica di flora e fauna e la sua trasformazione in poligono causerebbe gravi disagi e danni economici non solo ai Comuni limitrofi, ma all’intera Carnia. Negli anni ’70 un’analoga richiesta dell’Esercito italiano era rientrata grazie alla mobilitazione delle popolazioni locali e del vicino Veneto e anche in questo caso – avverte Antonaz - i sindaci interessati hanno all’unanimità già espresso la loro netta contrarietà». Tanja Ariis
Messaggero Veneto 29.02.2012 Poligono sul Bivera: la protesta in rete Preoccupazione in Carnia per l’ipotesi di arrivo dell’Us Army Molti i post sul sito del giornale, anche un gruppo Facebook SAURIS La discussione su un possibile poligono Usa sulle pendici del Monte Bivera, in Carnia, è sbarcata sul web. Oltre a un sito su Facebook, dedicato all’attuale poligono del monte Bivera, sono diverse le persone, favorevoli e contrarie, che hanno lasciato le loro impressioni sul sito internet del Messaggero Veneto. Prevalgono le prese di posizione contrarie, ma non mancano quella a favore del poligono, espresse ad esempio dal generale Willy Lenzini, ex comandante della Julia, che ha ricordato la manifestazione contro il poligono del 1979, precisando però come «in un paese democratico tutte le opinioni sono valide e degne di attenzione se sostenute da parametri di verità e correttezza meglio se pragmatiche nell’interesse di tutta la collettività che si chiama ormai Europa...se ci fermiamo al solo paesello rischiamo la disattenzione di tutti». I più però sono scettici sulla possibilità di Scettica sulla possibilità di fermare i militari “italiani o Nato” Orietta Cedolin, che si attira le critiche di chi vive nella zona interessata dalle esercitazioni. Maggiori le posizioni contrarie. “Fermiamoli” scrive Marco Buiani, e anche quelle antiamericane: «si parla di esercito americano - dichiara Massimiliano Visintin - che ha già stufato abbondantemente». Molti ancora temono ricadute negative per il turismo locale: Alvaro Colosetti chiede di non tornare indietro di 50-60 anni, quando le esercitazioni con i carri armati sul greto del Tagliamento fecero disamorare del Friuli i pochi turisti che rimanevano. La donna in Carnia è sempre stata la quarta colonna della casa? E questo viene rimarcato da una “battagliera” saurana, Noemi Letizia Miningher, che avverte di non volere militari sulla porta della propria casa: «Non vogliamo i militari sui nostri monti. Li fermeremo come li abbiamo fermati 30 anni fa». E molti guardano alla salvaguardia dell’ambiente e al possibile problema ambientale. «Rovinare l’ambiente naturale per 4 guerrafondai?» (Marco Chiandone) e “Raga ma dove stiamo arrivando!! Che si vergognino!! Forse l’ambiente saurino è troppo incontaminato, ma si riempiamolo di piombo», solo per citarne alcuni. Ora in Carnia si aspettano novità dalla Nato: arriveranno i soldati dell’Us Army a fare esercitazioni nel poligono del Bivera? Gino Grillo
Messaggero Veneto 28.02.2012 Da Amaro in Cadore: primo ok all’autostrada Il governo dà il via libera alla Valutazione d’impatto ambientale per l’opera Il Veneto ottiene da Monti il primo passo per collegare l’A23 con l’A27 TOLMEZZO Ok del governo al Via (Valutazione di impatto ambientale) per il prolungamento dell’autostrada A27 dell’Alemagna che si collegherà infine con la friulana A23 lungo la val Tagliamento, che da Tolmezzo porta al passo della Mauria. La notizia viene data da esponenti della Lega Nord della vicina regione Veneto che avevano sollecitato, nei giorni scorsi, il governo Monti con una interrogazione a risposta immediata per ottenere una celere approvazione del progetto preliminare del primo tronco del prolungamento della A27. La zona interessata in questa fase è quella che da Longarone collegherà la autostrada A27 con il Cadore. Si tratta di un’opera importantissima sollecitata da anni da politici ed industriali del Veneto e del Cadore con l’intento di trovare una via più spedita delle attuali arterie di comunicazione per raggiungere l’Europa e i Paesi dell’Est europeo in particolare. Gli esponenti leghisti – Gianpaolo Dozzo, Guido Dussin e Franco Gidoni – hanno rilasciato una dichiarazione nella quale considerano la realizzazione del prolungamento dell’autostrada sino al Cadore un fatto di grandissima rilevanza per tutto il Veneto e del bellunese in particolare, verso l’Europa. L’opera permetterà un collegamento diretto verso l’Austria attraverso le strade convenzionali e normali, già in essere, come pure un collegamento autostradale verso il Norico grazie a un collegamento con la A23 che da Udine collega con Tarvisio e l’Austria, transitando per Amaro dove le due infrastrutture dovrebbero collegarsi. Una bretella, questa, ancora da definire sul piano progettuale, non così su quello della possibilità e dell’opportunità, che diventa funzionale anche per le industrie del Cadore che assieme a quelle venete si sono dichiarate già da tempo interessate a intervenire anche direttamente con finanziamenti attraverso il cosiddetto project financing. Dopo l’approvazione data dalla commissione valutazione impatto ambientale del ministero dell’Ambiente che si è detta favorevole all’infrastruttura, i rappresentanti della Lega Nord veneta si augurano che il ministero delle infrastrutture proceda nel più breve tempo possibile alla conclusione dell’istruttoria in modo che il Cipe possa approvare il progetto, dando così la possibilità alla Regione Veneto di indire la gara europea per la concessione dell'infrastruttura, i cui oneri, grazie al project financing, saranno a totale carico dei privati e non dei cittadini. Il prolungamento dell’autostrada A27 viene visto come un supporto indispensabile per «l’industria bellunese e veneta; una soluzione improcrastinabile per porre fine alle lunghe code che si formano sulla strada statale 51 sita nel Veneto, in certi periodi dell'anno, a causa dell'attuale troncatura dell'autostrada». Gino Grillo
I sindaci d’accordo: assurdo un poligono Usa in Carnia «Assurdo proporre un poligono di tiro per i militari Usa in una zona dove l’Unione europea prevede un Sic per la sua ricchezza di flora e fauna». Questo il pensiero dei sindaci della zona di Gino Grillo SAURIS. «Assurdo proporre un poligono di tiro per i militari Usa in una zona dove l’Unione europea prevede un Sic, ossia un sito di particolare interesse comunitario per la sua ricchezza di flora e fauna». Questo, in sintesi, il pensiero dei primi cittadini di Forni di Sopra Fabio Colombo, Forni di Sotto Marco Lenna e di Sauris Stefano Lucchini sull’ipotesi del poligono a stelle e strisce previsto sulle pendici del monte Bivera. Zona per la quale è stata richiesta l’annessione nel patrimonio naturale dell’Unesco, e non ammessa solo perché, al contrario delle Dolomiti fornesi, non presentava una morfologia organica con il resto delle Dolomiti ammesse, e che si trova sul territorio di comuni inseriti nel contesto ambientale delle Perle delle Alpi. Lucchini precisa che al momento per la zona vale il disciplinare sottoscritto dall’esercito con la regione, che permette di usufruire del poligono, da parte dell’esercito italiano, su richiesta; il sindaco si riserva di avere maggiori notizie in merito cercando di contattare i v ertici militari interessati. Colombo ribadisce la contrarietà più assoluta al poligono, espressa anche nei recenti incontri avuto con Regione e militari. «Un’area Sic dev’essere vista come area di sviluppo turistico naturalistico a favore delle popolazioni della zona». «Appare incomprensibile – sbotta Lenna – il fatto che non ci permettano di recuperare o restaurare un’antica malga sulla zona, e che poi la stessa area sia concessa ai militari per sparare con obici e cannoni di elevata potenza». Lenna precisa inoltre ««lti comandanti Nato hanno ammesso durante un recente incontro che costa meno utilizzare poligoni già adottati, pieni di pietraie senza valenza naturalistica, siti nei pressi del lago Balaton in Ungheria, piuttosto che arrampicarsi su zone di grande valenza naturalistica nel cuore delle Alpi».
Messaggero Veneto 27.02.2012 Poligono militare dell’Us Army a Sauris La Carnia si mobilita C’è preoccupazione per il progetto nella zona del Bivera. L’associazione Pas lancia l’allarme, anche un volantinaggio di Gino Grillo FORNI DI SOPRA. Torna la preoccupazione in Carnia e nel vicino Veneto, per la zona del Monte Bivera. Mentre attualmente la Regione sta vagliando l’ipotesi di regolamentare l’area, inserita per la ricchezza unica di specie di flora e di fauna che si trovano nella zona a confine fra i comuni di Forni di Sopra, Forni di Sotto, Sauris e Cadore, nel Sito di interesse comunitario, l’associazione ambientalista “Per altre strade” (Pas) di Forni di Sotto lancia l’allarme sul fatto che i militari starebbero ritornando alla carica per utilizzare stabilmente la zona con un poligono a disposizione dei battaglioni Nato. Nei giorni scorsi a Sauris (località più vicina alla zona d’accesso all’area) sono comparsi diversi manifesti di protesta per mobilitare gli abitanti della Carnia. La zona del Bivera, che interessa pure i comuni di Prato Carnico, Ovaro, Socchieve, era già stata individuata dall’esercito italiano, negli anni Settanta, per la creazione di un poligono permanente. La protesta però era esplosa. Migliaia di persone, provenienti dalla Carnia e dal Cadore, nel 1979 con azioni di disturbo attivo delle attività di sparo militare (venivano accesi dei fuochi all’interno dell’area soggetta alle esercitazioni, impedendole di fatto), fecero desistere il ministero dall’operazione. Attualmente la zona viene però utilizzata dal nostro esercito quale poligono di tiro, con obici e cannoni, anche se non a carattere permanente, ma grazie a una convenzione con la Regione. Ora la Nato, secondo le indicazioni fornite, starebbe concentrando in una sede unica, alla caserma Ederle e all’aeroporto Dal Molin di Vicenza, la 173esima Brigata di Fanteria Aviotrasportata dell’Us Army che si compone di sei battaglioni, di cui due sono di stanza in Veneto, mentre gli altri quattro si trovano attualmente in Germania. Nel Triveneto dunque dovrebbero arrivare 4 mila militari entro la fine del 2013. Qui dovrebbe venire installata una rete di poligoni che andrebbero a disposizione delle unità militari: Cao Malnisio (Valcellina, l’unico che risponde agli standard Usa), Monte Ciaurlec (zona di Spilimbergo), il greto del Tagliamento (area di Maniago), il Dandolo (Maniago), Rivoli Bianchi di Venzone e Artegna. Nella nostra montagna, per dotare i soldati di nuove aree di addestramento, sarebbero in corso progetti per l’acquisizione di immagini aeree di altre aree di interesse. In particolare, in Carnia si farà la mappatura del Monte Bivera (area di Sauris), nel Pordenonese interessa il poligono del Cellina Meduna, mentre in Cadore gli occhi elettronici saranno puntati sulla Val d’Oten (sopra Calalzo di Cadore). L’avvento dei soldati statunitesnsi in zona sarebbe più consistente, in quanto la 173esima Brigata è costituita da battaglioni di paracadutisti che utilizzano armi leggere, ma anche di obici Howitzer, armi di due tonnellate di peso e con bocca di fuoco da 105 millimetri che richiedono vaste aree per gli addestramenti. Le prime avvisaglie sono già note in loco e la popolazione carnica, come si diceva, comincia a preoccuparsi per questi “Giochi di guerra in tempo di pace” come viene definito il progetto, che parte dal fatto che nel Triveneto, oltre ai poligoni già attivi, saranno presto a disposizione dei soldati a strisce e stelle anche altre aree.
Corriere delle Alpi 21.02.2012 Lettere Prolungamento Autostrada, chi ripaga dei danni ambientali? Leggo, sul "Corriere delle Alpi" del 18 febbraio, che la Commissione ministeriale di Valutazione impatto ambientale ha dato il via libera al prolungamento della autostrada A27 dopo Longarone, fino a Macchietto. I deputati della Lega Nord (Dozzo, Dussin, Gidoni) che hanno perorato la causa, commentano: «Un grande passo del Veneto e del bellunese verso l'Europa..». Sono affermazioni caratterizzate da stentorea certezza, nessun dubbio nè cautela. Dubbi che, invece, torno a ripropormi ogniqualvolta si riaffaccia questo problema dell'autostrada, e, così, ora, in attesa del razionale che ha guidato il parere della Commissione Ministeriale. 1) Siamo sicuri che possa essere un pezzo d'autostrada a far da "indispensabile supporto" all'industria veneta e bellunese? 2)Le code che ora si formano a monte di Longarone, si formerebbero, poi, da Macchietto verso Cortina e verso Auronzo, sempre ammesso che, nei prossimi anni, si continui ad avere analoghi flussi di traffico. Per quanto riguarda, infine, la nota dei succitati deputati secondo cui «la infrastruttura non costerà nulla ai cittadini in quanto interamente finanziata dai privati», anche ammesso e non concesso tale aspetto (il finanziamento privato è senza vincoli per il pubblico?), mi chiedo chi potrà ripagare i cittadini presenti e futuri dello scempio naturalistico che verrebbe prodotto nella terra delle Dolomiti, patrimonio Unesco (è solo una sigla di comodo?). Mi resta, infatti, un ulteriore dubbio perchè, dice l'articolo, " i deputati leghisti con una recente interrogazione, a risposta immediata, hanno sollecitato il Governo ad una veloce approvazione preliminare ..." dell'opera in questione. La fretta può esser cattiva consigliera anche di una rigorosa Commissione Ministeriale. Giovanni Cappellari Pedavena
Corriere delle Alpi 19.02.2012 Peraltrestrade è contro: «Non è prioritario» BELLUNO Un miliardo e 400 milioni di euro: questo il costo dei 20 chilometri di autostrada, tra Pian di Vedoia e Macchietto, prolungamento che ha ottenuto il via libera dalla Commissione di impatto ambientale del Ministero dell’Ambiente. Dopo l’annuncio arrivato da Roma, le reazioni non sono mancate. Prima quelle soddisfatte dell’assessore regionale Chisso e dei sindaci di Castellavazzo e Longarone, ora quelle decisamente contrarie di Peraltrestrade, l’associazione che da sempre si oppone al proseguimento della A27. «Fare per spendere è una pratica consolidata che ha raggiunto la sua massima espressione con il ponte sullo stretto di Messina e con la Tav, ma della quale troviamo conferma ora anche con il progetto del prolungamento della A27». L’opera, secondo l’associazione, rappresenta in realtà solo la circonvallazione di Longarone: «Ma è un’opera che rende a pagamento anche gli ultimi chilometri dell’attuale A27 che fungono da circonvallazione per Ponte nelle Alpi, oggi liberi da pedaggio e che costituirebbe soprattutto un tassello dello sfondamento a nord, reclamato a gran voce». Sfondamento a nord verso dove? Verso Dobbiaco, sempre che la Pusteria dica di sì (ha sempre detto di no); sotto il passo della Mauria (ipotesi però già scartata); sotto il monte Cavallino, per andare in Austria (superando il no austriaco e internazionale). «Al di là dei suoi possibili sbocchi, il progetto fatica a stare in piedi», dice Peraltrestrade. Nel senso che non si paga con il pedaggio. E inoltre «risulta difficile considerare prioritario un investimento di 1400 milioni di euro, per spostare un casello autostradale di una manciata di chilometri a nord». A parlare con grande soddisfazione della decisione del ministero dell’Ambiente è stata la Lega nord, che ha dato l’annuncio ieri e si è spesa spesso con i suoi rappresentanti. Peraltrestrade prende di mira Dussin. Il parlamentare leghista avrebbe detto al neo ministro per i rapporti con il Parlamento che il prolungamento dell’A27 costituisce un collegamento strategico per il Bellunese e per il resto del Vento. Peraltrestrade si chiede di quali pareri si avvale per dire questo, lo stesso Dussin. Intanto ieri si è parlato della decisione romana anche a Longarone. «Ciò significa che si va avanti con il progetto», spiega il sindaco di Longarone, Roberto Padrin. «Per Longarone è indispensabile per risolvere il problema del traffico. Ma non solo, credo anche per tutta la provincia». «L’importante adesso», aggiunge, «è avere la garanzia che i privati portino avanti l’impegno preso per la realizzazione del project financing».
Alto Adige 18.02.2012 Alemagna, Roma dice «sì» al prolungamento Passante Alpe Adria-Belluno-Cadore. Laimer: da noi non si passa BOLZANO. La Commissione Valutazione Impatto Ambientale del Ministero dell’Ambiente ha espresso parere favorevole al prolungamento della A27: il passante Alpe Adria-Belluno-Cadore. Lo rendono noto il presidente dei deputati della Lega Gianpaolo Dozzo e i deputati leghisti Guido Dussin e Franco Gidoni, che con una recente interrogazione a risposta immediata hanno sollecitato il Governo a una celere approvazione del progetto preliminare del primo tronco del prolungamento della A27. “La realizzazione del prolungamento della A27 ‘Passante Alpe Adria-Belluno-Cadore’ - spiegano - è importantissima per la regione, in quanto l’opera è vista come un grande passo del Veneto e del bellunese verso l’Europa. L’opera non solo si presenta funzionale sia per il collegamento con l’Austria, in prosecuzione verso nord con la viabilità ordinaria, sia per il collegamento con la A23, in prosecuzione verso est con la futura bretella, ma è anche funzionale per il Cadore”. “Del resto - proseguono - il prolungamento della A27 rappresenta un supporto indispensabile per l’industria bellunese e veneta, ed è una soluzione improcrastinabile per porre fine alle lunghe code che si formano sulla statale 51 in certi periodi dell’anno, a causa dell’attuale troncatura dell’autostrada”. I leghisti concludono: “Ci auguriamo che il ministero delle Infrastrutture proceda nel più breve tempo possibile alla conclusione dell’istruttoria in modo che il Cipe possa approvare il progetto”. “La nostra posizione è chiara: siamo contrari all’Alemagna e senza il nostro via libera l’opera non verrà mai realizzata». L’assessore Michl Laimer ha ribadito il no della Provincia al progetto dell’autostrada Venezia - Monaco, appunto l’autostrada d’Alemagna. «Purtroppo - ha spiegato Laimer - da molti anni assistiamo a un’operazione di strumentalizzazione politica dell’autostrada d’Alemagna, con la Venezia-Monaco che ciclicamente viene riportata all’attenzione dell’opinione pubblica. La giunta provinciale ribadisce il suo no ad ogni tipo di progetto riguardante nuove autostrade sul proprio territorio”. L’ipotesi di prolungare attraverso la Pusteria l’attuale percorso della A27 Mestre - Belluno, che dovrebbe poi entrare in Tirolo e raggiungere la Baviera, è dunque destinato a restare in un cassetto. “Senza il nostro consenso non si potrà mai fare nulla - ha concluso - e la nostra posizione non cambierà”. (da.pa)
Corriere delle Alpi 18.02.2012 Autostrada, via libera al prolungamento La commissione Valutazione di impatto ambientale del Ministero ha espresso parere favorevole al Passante Alpe Adria BELLUNO Primo via libera dal prolungamento della A27 dopo Pian di Vedoia. La Commissione Valutazione Impatto Ambientale del Ministero dell’Ambiente ha espresso parere favorevole al cosiddetto Passante Alpe Adria -Belluno-Cadore. La notizia arriva da Roma, dal presidente dei deputati della Lega Nord Gianpaolo Dozzo e dai deputati leghisti Guido Dussin e Franco Gidoni, che con una recente interrogazione a risposta immediata hanno sollecitato il Governo ad una veloce approvazione del progetto preliminare del primo tronco del prolungamento della A27. «La realizzazione del prolungamento della A27 Passante Alpe Adria - Belluno - Cadore - spiegano Dozzo, Dussin e Gidoni - è importantissima per la regione Veneto, in quanto l’opera è vista come un grande passo del Veneto e del bellunese verso l’Europa. L’opera non solo si presenta funzionale sia per il collegamento con l’Austria, in prosecuzione verso nord con la viabilità ordinaria, sia per il collegamento con la A23, in prosecuzione verso est con la futura bretella, ma è anche funzionale per il Cadore. Del resto - proseguono i deputati del Carroccio - il prolungamento della A27 rappresenta un supporto indispensabile per l’industria bellunese e veneta, ed è una soluzione improcrastinabile per porre fine alle lunghe code che si formano sulla strada statale 51 in certi periodi dell’anno, a causa dell’attuale troncatura dell’autostrada». «Ora che la Commissione Via del Ministero dell’Ambiente si è espressa favorevolmente ci auguriamo che il ministero delle Infrastrutture proceda nel più breve tempo possibile alla conclusione dell’istruttoria in modo che il Cipe possa approvare il progetto. Così la regione Veneto potrà finalmente indire la gara europea per la concessione dell’infrastruttura, la quale non costerà nulla ai cittadini in quanto interamente finanziata da privati attraverso il project financing».
TMNews 17.02.2012 Veneto/ Venezia-Monaco, Zaia: Altro passo avanti verso Europa Grazie ad ok Via su Passante Alpe Adria "E' un altro piccolo passo per avvicinare il Veneto al cuore dell'Europa: di strada ce n'è ancora molta da fare, ma andiamo avanti nella direzione di quella che a me piace chiamare la Venezia - Monaco, perché sono ancora convinto che quei 213 km che mancano siano un piccolo tragitto per unire due pezzi importanti dell'Europa". Il presidente Luca Zaia ha salutato con questo commento il voto positivo della Commissione nazionale di valutazione d'Impatto Ambientale sul progetto di prolungamento dell'Autostrada A 27 da Pian di Vedoia fino a Pian dell'Abate, a sud di Pieve di Cadore. "La nostra regione, la sua economia e il ruolo storico e geografico strategico rinnovato nell'Europa a 27 Stati membri - ha aggiunto Zaia - hanno bisogno di uno sbocco a Nord e questo pronunciamento favorevole va nella giusta direzione. L'auspicio è che i tempi per il completamento del percorso progettuale e realizzativo siano i più rapidi possibili. Trovo anche di buon auspicio che, nella stessa giornata in cui la Commissione nazionale abbia espresso Valutazione d'Impatto Ambientale favorevole al Passante Alpe Adria, l'amico Horst Lorenz Seehofer, già governatore della Baviera -ha concluso Zaia - sia stato designato presidente ad interim della Repubblica Federale Tedesca"
Ansa 17.02.2012 Infrastrutture Dalla commissione Via ok al prolungamento dell'A27 Il ministero dell'Ambiente ha espresso parere favorevole alla realizzazione dell'opera viaria. Verrà fatta in project financing VENEZIA - La Commissione Valutazione Impatto Ambientale del Ministero dell'Ambiente ha espresso parere favorevole al prolungamento della A27 - Passante Alpe Adria-Belluno-Cadore. Lo rendono noto il presidente dei deputati della Lega Nord Gianpaolo Dozzo e i deputati leghisti Guido Dussin e Franco Gidoni, che con una recente interrogazione a risposta immediata hanno sollecitato il Governo ad una celere approvazione del progetto preliminare del primo tronco del prolungamento della A27. «La realizzazione del prolungamento della A27 «Passante Alpe Adria-Belluno-Cadore» - spiegano Dozzo, Dussin e Gidoni - è importantissima per la regione Veneto, in quanto l'opera è vista come un grande passo del Veneto e del bellunese verso l'Europa. L'opera non solo si presenta funzionale sia per il collegamento con l'Austria, in prosecuzione verso nord con la viabilità ordinaria, sia per il collegamento con la A23, in prosecuzione verso est con la futura bretella, ma è anche funzionale per il Cadore. Del resto - proseguono i deputati del Carroccio - il prolungamento della A27 rappresenta un supporto indispensabile per l'industria bellunese e veneta, ed è una soluzione improcrastinabile per porre fine alle lunghe code che si formano sulla strada statale 51 in certi periodi dell'anno, a causa dell'attuale troncatura dell'autostrada». «Ora che la Commissione Valutazione Impatto Ambientale del Ministero dell'Ambiente si è espressa favorevolmente - concludono i parlamentari leghisti - ci auguriamo che il ministero delle Infrastrutture proceda nel più breve tempo possibile alla conclusione dell'istruttoria in modo che il Cipe possa approvare il progetto. Così la regione Veneto potrà finalmente indire la gara europea per la concessione dell'infrastruttura, la quale non costerà nulla ai cittadini in quanto interamente finanziata da privati attraverso il project financing».
Messaggero Veneto 17.02.2012 Motoslitte, quad e poligono militare: area Sic a rischio Poligono militare, ma anche attività turistico-sportive non vanno d’accordo con il Sic del Monte Bivera. Il Sito di interesse comunitario interessa tre comuni della Carnia: oltre a Sauris SAURIS Poligono militare, ma anche attività turistico-sportive non vanno d’accordo con il Sic del Monte Bivera. Il Sito di interesse comunitario interessa tre comuni della Carnia: oltre a Sauris, Forni di Sotto e Forni di Sopra. L’altra sera nei tre comuni si sono svolte delle riunioni fra gli addetti ai lavori e i portatori d’interesse della zona, assenti i militari che saranno incontrati in una seconda fase, per coniugare le esigenze di chi utilizza il territorio e le necessità di mantenere integro il Sic per poter accedere ai contributi comunitari per mantenere l’area protetta, dove esistono zone umide di torbiera, specie floreali e faunistiche uniche, tanto da essere considerate di interesse di tutta l’Unione Europea. Giunti alla fase valutativa, gli incontri avevano l’obiettivo di raccogliere le osservazioni per poter passare quindi alla fase attuativa. La zona, di montagna, è poco interessata dall’attività umana tradizionale. Molte le malghe e i pascoli abbandonati, che vedono la ricrescita di sottobosco e cespugli. Recentemente sono state interessate dalla creazione di piste forestali, che portano alle malghe dei comuni più turistici. Oltre all’impatto che i tiri di mortaio dei militari possono arrecare all’ambiente, è stato fatto osservare, la minaccia principale al sito è la nuova moda turistica che, in particolare sul versante di Sauris, vede accedere alla zona di Casera Mediana e della zona del Bivera diverse persone su mezzi motorizzati: quad durante l’estate e motoslitte durante l’inverno, che disturbano la fauna e danneggiano la flora. Criticata pure l’usanza di concedere autorizzazione ad entrare nella zona concessa da parte dei direttori delle riserve di caccia, a persone, non cacciatori, che utilizzano la scusa di portare foraggio agli ungulati durante i periodi nevosi. Gino Grillo
Il Gazzettino 02.02.2012 VIABILITÀ Il prolungamento verso Macchietto ieri al centro del dibattito nel "Question time" della Camera Autostrada A 27 dal ministro poche rassicurazioni «Ringraziamo per l'assicurazione formale del vostro impegno, ma una risposta positiva e l'approvazione in questo stesso momento del progetto sarebbero state ancora più gradite». Ha commentato così il parlamentare della Lega Nord, Guido Dussin, la risposta del neoministro per i Rapporti con il Parlamento, Dino Piero Giarda, interrogato ieri di fronte alle telecamere Rai nel corso del "Question time" alla Camera sullo stato dell'arte del passante Alpe Adria. Il bellunese insieme al resto del Veneto, continua a mordere il freno, ricordando a Roma la necessità del prolungamento dell'autostrada A27, in attesa il prossimo 10 febbraio del parere d'impatto ambientale, alla cui valutazione è impegnato in qualità di membro del gruppo istruttorio anche il commissario straordinario per la Tav, il cadorino Bortolo Mainardi. A pochi giorni dal via libera all'ulteriore tassello del sogno, anelato ormai da mezzo secolo, del collegamento verso Monaco, la provincia di Belluno come tutto il Nordest ha rinnovato ieri l'appello al Governo affinché il 2012 veda l'avvio del bando di gara per l'appalto dell'opera che consegnerà al nostro territorio altri 22 chilometri di autostrada fra Pian di Vedoia e Macchietto. «Siamo ben consapevoli della strategicità del collegamento per la Regione Veneto e soprattutto per la provincia di Belluno, in particolare per le industrie locali» ha rassicurato il ministro, rinnovando «il massimo impegno per coprire in tempi brevi l'iter istruttorio». «L'aggettivo locale non sia inteso come sinonimo di paesino» ha puntualizzato Dussin, che non ha nascosto la disattesa «dell'aspettativa per qualcosa di più che una rassicurazione formale». «L'impatto ambientale dell'opera sarebbe pari a zero - ha incalzato il rappresentante del Carroccio - considerato come la maggior parte del collegamento sarà costituito da tunnel». A lasciare l'amaro in bocca «per la mancata indicazione precisa sull'iter ancora in corso» è stato anche l'omesso riferimento alla possibilità di una co-partecipazione privata all'opera. «È favorevole a un intervento privato?» ha rilanciato Dussin, rimasto però inascoltato. «Diteci solo un sì e lo costruiremo noi a casa nostra» ha concluso il leghista. Ottimista sul prossimo avvio dei lavori si è detto, invece, l'assessore regionale alle infrastrutture, Renato Chisso. «Ho fiducia nel parere favorevole all'opera» si è sbilanciato ieri il rappresentante di palazzo Balbi, citando l'approssimarsi di quello che si annuncia ormai come il giorno della verità sul futuro prolungamento della A27.
Il Gazzettino 28.01.2012 A27 rinviato al prossimo 10 febbraio l'aggiornamento sulla compatibilità ambientale È stato rinviato al prossimo 10 febbraio l'aggiornamento sulla compatibilità ambientale del prolungamento dell'autostrada A27 da Pian di Vedoia a Macchietto. Slitta di qualche giorno, quindi, il parere sul passante Alpe Adria presentato ieri al Ministero dell'Ambiente dal gruppo istruttorio guidato da Antonio Grimaldi e di cui è membro anche il commissario straordinario per la Tav, già investito del ruolo per le Grandi opere, il cadorino Bortolo Mainardi. La commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale dell'opera ha preferito, infatti, posticipare l'esame del progetto per garantirne un maggiore approfondimento. Dopo il via libera del Comitato di coordinamento, spetterà al team istruttorio pronunciarsi per permettere alla giunta regionale di aprire il bando di gara per l'appalto dell'opera che, per circa un miliardo di euro, consegnerà alla nostra provincia altri 22 chilometri di autostrada, di cui più della metà in galleria. Oltre il 53% del prolungamento, infatti, sarà costituito da tunnel di collegamento fra Castellavazzo e Macchietto (frazione di Perarolo), mentre il restante percorso prenderà la forma di due viadotti che collegheranno Longarone a Pian di Vedoia. «La valutazione d'impatto ambientale che speriamo di ottenere fra pochi giorni - ha commentato il commissario straordinario, Bortolo Mainardi, raggiunto al telefono in una pausa della discussione romana - permetterà l'avvio dell'appalto e quindi dell'opera a beneficio della viabilità e occupazione locale. Abbiamo mantenuto l'impegno fissato per questo gennaio». Mainardi ricorda i termini annunciati per la presentazione della valutazione d'impatto ambientale anticipati lo scorso anno. Il 2013 potrebbe segnare, quindi, un altro piccolo passo verso la realizzazione del più ampio progetto noto come "Venezia-Monaco", accarezzato da più generazioni della politica veneta, dalla prima interrogazione in aula presentata nel 1969 dal parlamentare bellunese Protti. Nel 1972 il primo segmento s iè fermato a Vittorio Veneto e a Pian di Vedoia l’autostrada arrivò nel 1995.
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