Bob Cortina, un danno naturalistico irrecuperabile,c.s.

Comunicato stampa del 09 marzo 2024
BOB Cortina: un danno naturalistico irrecuperabile per far posto a un’assurda pista da bob

Veronica Vecchi, presidente della Società Infrastrutture Milano Cortina 2020–2026 SpA (SIMICO), ha dichiarato alla stampa che gli alberi da eliminare per la costruzione della nuova pista da bob di Cortina non sono 2000 ma 560 larici e 260 piante di varie specie. Resta il fatto che, nell’appalto, all’impresa forestale aggiudicataria dei lavori di disboscamento (Impresa LCB Forestal Service di Luca Ghedina Brocco), il volume di legname da eliminare è di 2.200 mc, dato commerciale che si riferisce al solo legname da costruzione proveniente dal taglio di piante mature.

In realtà le piante che verranno tagliate saranno molto più numerose, perché un bosco è costituito anche da piante con diametri inferiori (sottomisure e rinnovamento) e da arbusti di vario tipo. Verranno inoltre rimossi lo strato erbaceo e il terreno vegetale con flora batterica e organismi animali per far posto a cemento, parcheggi e tribune. Il danno biologico reale viene sottaciuto e non verrà certamente compensato dal rimboschimento di qualche centinaio di piante.

Un “bosco” non è una “piantagione” di alberi ma un sistema dinamico e complesso ove elemento vegetale (alberi, arbusti, erbe ecc.), elemento minerale (suolo e sottosuolo) ed elemento animale (cervi, caprioli, volpi, uccelli ecc. ma anche vertebrati ed invertebrati) interagiscono in una successione di equilibri. Quel bosco è sparito per sempre e con lui le sue funzioni ecosistemiche: al suo posto, un impianto sportivo per pochi atleti destinato a fallire.

Pesanti le conseguenze sul paesaggio e sulla salute che il taglio del bosco di Ronco provocherà. Innanzitutto un danno naturalistico irrecuperabile perché il lariceto costituiva una rarità, probabilmente un ambiente unico in tutto l’arco alpino meridionale. Era un luogo di ricreazione e svago per ospiti e residenti in Cortina. Le sue piante monumentali, alte fino a 35 metri, colonnari, sono state un polmone di rigenerazione dell’aria in un contesto travolto dal traffico privato, in entrata e in uscita da Cortina verso il Cadore, verso Dobbiaco e verso il Passo Falzarego. Si pensi solo alla quantità di CO2 che l’insieme del bosco assorbe. Oltre all’assorbimento di ossido di azoto e delle polveri sottili, le nanoparticelle diffuse anche dal riscaldamento a legna.

Consumo di circa 7 ettari di suolo naturale, taglio di alberi centenari, un serpentone di cemento lungo 1.650 metri, costruzione di circa 18.000 mc di edifici, 21.890.000 litri d’acqua all’anno prelevati dall’acquedotto comunale, 2.000.000 di KWh all’anno per il funzionamento e la refrigerazione: è questo il modello di sostenibilità grazie al quale SIMICO spera di ottenere la certificazione ENVISION (sistema internazionale di rating dedicato alla progettazione e realizzazione di infrastrutture sostenibili)?

Infine, last but not least, esprimiamo apprensione relativamente all’antica frana su cui insiste il bosco di Ronco: ogni intervento superficiale di disboscamento con conseguente distruzione delle radici e dello strato fertile e compatto di terreno potrebbe rimetterla in lento movimento e questo sarebbe disastroso per la stabilità di tutto il versante.

L’opposizione dei cittadini a questo assurdo progetto aumenta man mano che pervicacemente la SIMICO manda avanti i lavori. Ne è prova l’accelerazione delle firme alla petizione https://www.change.org/NoPistaBobCortina

Italia Nostra sez. di Belluno
WWF Belluno-Treviso terre del Piave
Peraltrestrade Dolomiti
Ecoistituto del Veneto Alex Langer
Gruppo promotore Parco del Cadore