Crescere come comunità per “essere montagna”


da Amico del Popolo – 14 novembre 2019

Una riflessione che il mondo degli Appennini “offre” a quello dell’arco alpino in una chiave anche di carattere europeo
Crescere come comunità per «essere montagna»
Tra le proposte politiche quella di ridurre la tassazione delle attività produttive che
svolgono l’intero ciclo in montagna

Viene da due luoghi simbolici del pensiero profondo, quello che arricchisce le coscienze, la più recente
riflessione sugli scenari attorno ai quali le montagne italiane possono costruire un’agenda «culturale e
politica».
All’ombra delle Foreste Casentinesi Camaldoli e La Verna, l’ultimo fine settimana, hanno ospitato due
“paralleli” convegni impegnati a delineare un comune, condiviso, “manifesto” sul futuro delle Alpi e
degli Appennini nel contesto europeo. Promotrici di queste iniziative, la Società dei territorialisti (SdT) a
Camaldoli e la rete Slow Food per le foreste sostenibili riunita con Legambiente a La Verna sotto la
insegna di Oltreterra, punto d’incontro per «generare nuova economia per la montagna» partendo da chi la
montagna la abita e la vive. Il tutto corroborato da una collezione di buone pratiche che diventano
significative anche per l’arco alpino, soprattutto per le zone più legate al settore primario (agricoltura e
forestazione).

I territori montani – sostengono gli studiosi di SdT – esprimono «valore e potenzialità come spazio di vita
peculiare e unico per chi ci abita (o ci potrebbe abitare) e per chi ci lavora (o ci potrebbe lavorare) e come
ricco e specifico patrimonio territoriale (ambientale, paesaggistico, storico-culturale, urbano e rurale, di
saperi locali, di forme comunitarie di autogoverno) di cui siamo, allo stesso tempo, beneficiari e
responsabili ». Venendo ad Oltreterra, in sei anni di attività ha messo insieme 300 aziende agricole e 60
imprese artigiane per organizzare le cosiddette Festesagge (o sobrie), un’idea sviluppata dall’Ecomuseo
del Casentino per valorizzare l’«economia reale» della montagna appenninica. Un altro esempio virtuoso
di Oltreterra sono le «mense agricole scolastiche », un modello che “facilita” l’accesso delle produzioni
agricole locali nelle scuole. Il progetto ha il sostegno della Regione Emilia Romagna ed è già abbastanza
avanzato anche in Toscana, con “start up” locali (in particolare cooperative di comunità) che promuovono
l’educazione alimentare di alunni, genitori e operatori, la riduzione dello spreco alimentare, il recupero
della tradizione a tavola del territorio, la divulgazione di azioni possibili in altri territori montani.

«In questo modo, oltre che con la gestione sostenibile della foresta vista quale patrimonio ambientale ed
economico atto a generare occupazione », spiega Gabriele Locatelli di Slow Food, «puntiamo a dare
consapevolezza alle comunità che vivono in montagna offrendo soluzioni percorribili ai problemi che
incontrano nello svolgimento delle proprie attività e, soprattutto, riconoscere loro l’importanza strategica
di mantenere viva la montagna che amano a tal punto da non abbandonarla, nonostante tutto».
Fin qui il contributo culturale ed etico, cioè crescere come comunità per essere montagna. C’è poi, sul
tavolo, la proposta politica che i due antichi monasteri (il francescano La Verna e il benedettino
Camaldoli) hanno tenuto a battesimo. In sintesi: ridurre la tassazione delle attività produttive che svolgono
l’intero ciclo in montagna, sostenere la nascita di nuove imprese, facilitare l’ingresso delle produzioni
agricole locali di qualità nelle mense, scolastiche e non, mettere in pratica la gestione forestale sostenibile
(anche con lo strumento dei “contratti di foresta” che l’Ersaf Lombardia sta portando avanti, pare, con
successo), promuovere forme di turismo in grado di potenziare l’attività agricola e artigianale locale,
rafforzare l’autogoverno e la democrazia comunitaria, come ha ribadito Annibale Salsa, già presidente
nazionale del Cai. Un bauletto di idee, tutto sommato, non da poco.